Big agency editore
€4
CALABRIA
PRODUTTIVA
Anno 7 n°21
quadrimestrale di informazione - tariffa a regime libero-poste italiane - sped.in a.p.70% cns/cbpa-sud/cs/124/2006 valida dal 13/11/2006
www.calabriaproduttiva.it
Amalia Bruni e la neurogenetica
Sila, tra patate igp e fattorie aperte
Catanzaro, l'incanto delle Valli Cupe
Acri, il museo Vigliaturo
Luzzi, abbazia della Sambucina
Calabresi di Milano e Buenos Aires
Sommario
Aut. Tribunale di Cosenza
n°699 del 06/12/2001
Quadrimestrale - Anno 7 n°21
copertina ph. piesse
Editrice
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Coordinatrice Editoriale
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Hanno collaborato
Rossana De Angelis
Pier Paolo De Salvo
Franco Dionesalvi
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Terresa Grano
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Fotografie
A.R.N. - Ag. Zefiro (Bruno Coppola)
C. Candiloro
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Coop. Segreti Mediterranei
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Luigi Petrone - Piesse
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chiuso in redazione il 16 novembre 2007
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4 Calabria Produttiva
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espresso (costi da definire). Per qualsiasi chiarimento [email protected] oppure
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L’ editore
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28
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Guida alla casa perfetta
Giochi di colore su soffitti e...
Risorse
Porte aperte in fattoria
Risorse
Palazzo Castriota a Corigliano
Il buon mangiare
La patata silana
Castelli di Calabria
Morano Calabro
40
Santi di Calabria
Gioacchino da Fiore II parte
76
Le ricette di nonna Elisa
78
80
81
83
84
86/87
88
4 ricette tradizionali
Eventi
Sogni e segni di cambiamento
Storia e storie
Eran trecento, giovani...
Autori diCalabria
Franco Costabile
Personaggi
Francesco Perri - Vita di note
46
52
Abazia della Sambucina
58
66
Acri: Silvio Vigliaturo
Chiese e conventi
Ambiente
Le Valli Cupe
Musei di Calabria
Girovagando
Cariati
Calabria futura
Dieci anni di (r)esistenza
Calabria altrove
Italo Aloisio/Franco Arena
Personaggi
Aldo Oliverio - Calabria in vetrina
91
92
93
94
L’edicola
iNscena - 30x30
Calabria voli
Orari voli da e per Lamezia
Svago
Ne abbiamo per tutti...
Utilità
Tutti i CAP della Calabria
Editoriale
Carissimi Amiche ed Amici, consentitemi di aprire
questo editoriale con una confidenza. Mi risulta davvero difficile, in certi momenti, e soprattutto negli ultimi tempi, continuare a parlare di una Calabria produttiva; di conservare l’entusiasmo per le notizie, le persone, le situazioni belle e speranzose che pure si
riscontrano in mezzo alla dilagante negatività che
caratterizza il vissuto calabrese di ogni giorno, e purtroppo non solo quello. L’assoluta inadeguatezza, la
totale incapacità, l’aberrante volontà di soggetti (neanche più meritevoli di essere chiamate persone) di partito, che giocano alla Politica sulla vita, sul futuro e sui
sogni che pure la comunità calabrese sana ed onesta
continua a coltivare, hanno raggiunto livelli sommi di
insopportabilità. Ovunque è visibile il dilagare dell’indecenza, della spudoratezza, del meschino e volgare
tornaconto personale mascherati dalla difficoltà contingente a risolvere i troppi, grandi problemi ereditati
dal passato. Eppure, malgrado il propagarsi di questi
melmosi processi che mortificano ogni giorno di più le
intelligenze, le energie, le speranze calabresi migliori,
ci sono uomini e donne che vanno avanti, guardando
al futuro. È il caso di Amalia Bruni, la neurologa che
da anni conduce studi campali sulle demenze e
sull’Alzheimer e che, a Lamezia, ha fondato un’esemplare associazione per la ricerca ed il volontariato. È il
caso di Mario Grillo che, con l’aiuto di Albino Carli,
dopo decenni di lavoro e soddisfazioni professionali
in giro per il mondo, ritorna alla sua Sila e s’inventa le
“fattorie aperte”. È ancora il caso di Francesco Perri,
plurispecialista della Musica, che con un attivo di concerti, direzioni e composizioni internazionali, vive e
lavora in Calabria con una piccola grande orchestra di
belle speranze. E poi, ancora, è il caso di Aldo
Oliverio, il maestro vetrinista di Rocca di Neto, adottato da Magenta, al momento il professionista del settore più famoso e impegnato, in Italia ed all’estero.
Anche questo numero è ricco e sostanzioso. Abbiamo
spaziato dall’altopiano silano, con la preziosa coltivazione delle patate, all’incanto fatato delle Valli Cupe,
custodite con amorevole rispetto da Carmine Lupia, al
meraviglioso museo d’arte contemporanea di Acri,
dedicato a Silvio Vigliaturo, passando per l’eroe ottocentesco Falcone e gli straordinari protagonisti dell’esperienza consortile del Goel, nella Locride. Senza tralasciare le mille Calabrie del mondo, rappresentate in
questo numero dai nostri conterranei in Argentina.
Grazie a tutti loro. Grazie a tutti i calabresi che custodiscono con dignità l’appartenenza alla propria storia.
Un grazie speciale, ai collaboratori tutti e all’editore,
compagni di viaggio in questa meravigliosa avventura
che, nonostante tutto, è Calabria Produttiva. Grazie a
voi, Amiche ed Amici che ci leggete. Un gioioso e
sereno Natale, di cuore, dalla vostra Adele.
Calabria Produttiva 5
Chianu ʻe Piru
REDAZIONALE
REDAZIONALE
fiore dellʼagriturismo
C.da Piano di Pero
87045 Dipignano (Cs)
’Azienda agrituristica Chianu ‘e Piru
nasce dall’amore
della famiglia Colonna per
la natura, gli animali, la cucina tipica e i sapori di una
volta. A pochi chilometri
da Cosenza (12 Km) si può
trovare questo piccolo pa-
giocare all’aperto, vedere le
caprette e le pecore che pascolano libere nel recinto, i
cavalli che corrono liberi, le
oche, i maialini, i conigli e
altre specie. L’azienda agrituristica Chianu ‘e Piru organizza banchetti e
ricevimenti rurali per festeggiare tutte le vostre ricorrenze, compleanni,
anniversari, lauree, matrimoni, battesimi, comunioni
e cresime. Alla bellezza e
armonia dell’ambiente curato nei minimi particolari
si accompagna la bontà dei
piatti tipici, dagli antipasti
a base di salsiccia e sopres-
condi piatti sono la specialità di Aldo, come il capretto e l’agnello, nonché il
prosciutto intero al forno,
gli stinchi e l’arista di maiale. Milena prepara, invece, torte di mele e
crostate di frutta e di marmellata fatte in casa. Il
pasto viene accompagnato
dall’ottimo vino della casa
fatto con uve nero d’avola.
L’atmosfera che si respira
nell’azienda agrituristica
Chianu ‘e Piru è familiare e
accogliente. È possibile trascorrere un fine settimana
all’insegna del riposo, della
natura e del divertimento
cogliente bilocale attrezzato
con angolo cottura e stufa a
legna, bagno/doccia, televisione. L’appartamento può
essere prenotato per il solo
pernottamento, oppure con
la prima colazione, la
mezza pensione o la pensione completa.
radiso dove poter trascorrere una giornata a
contatto con la natura, godendo di una vista panoramica su tutta la vallata del
Busento, facendo una passeggiata lungo il sentiero
che porta alla Timpa e
l’arpe, provando l’esperienza di un giro a cavallo
in compagnia del maestro
Fabrizio, e gustando la cucina casereccia di Anna e
Franco. È il posto ideale
per i bambini che possono
sata fatte in casa con la
carne dei suini neri di Calabria allevati allo stato
semi brado, ai sott’olii e
sott’aceti, le ottime polpette di carne e frittelle con
verdure di stagione, le parmigiane e le frittatine fantasia. Tra i primi piatti, la
pasta e patate ara tiella di
Franco, alla pasta alla siciliana al forno di Anna, alla
lasagna casereccia, i fusilli
con zucchine e fiori di zucca,
e tante altre specialità. I se-
degustando tutti i piatti tipici e assaporando il buon
vino. Attualmente sono a
disposizione degli ospiti
quattro posti letto in un ac-
Per ulteriori informazioni
e per le prenotazioni telefonare ai numeri
0984/621674
329/7243524 - 320/4828370
L
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Calabria Produttiva
nella squisita frittuliata che
viene proposta nell’agriturismo, sempre su prenotazione, nel periodo
autunnale ed invernale.
Durante la frittuliata vengono servite le frittole, i
corie, u mussu, u pede, gli
ossi di soffritto, u figatu
‘ccuru picchiu e tutte ma
proprio tutte le parti del
maiale, accompagnate
dall’ottima minestra di
verza. Chiudono la frittuliata il sanguinaccio e i turdilli! A fine frittuliata è
possibile acquistare la gelatina e gli scarafogli!!!
Presso il punto vendita
dell’azienda agrituristica
Chianu ‘e Piru, all’interno
della stessa, è possibile acquistare prodotti tipici locali. Spiccano, per sapore e
genuinità, le salsiccie, le
soppressate e i capicolli
fatti con la carne dei suini
neri di Calabria e, volendo,
possono essere preparati
anche su ordinazione. Tutti
i salumi, preparati con dedizione e con accurata sapienza, ricordano i sapori
antichi. Antica è anche la
tradizione della famiglia
Colonna ed è rievocata
... e dal 2008 con noi volerete in alto
Calabria Produttiva
7
Giochi di colore
GUIDA ALLA CASA PERFETTA
di Rossanda De Angelis ph piesse
su soffitti e pareti
La tinteggiatura della casa è importante per personalizzare con colori e decori gli ambienti domestici.
Varietà cromatiche, decorazioni e tecniche differenti
per avere una casa che rifletta la nostra personalità
T
integgiare e decorare la casa rientra in
quel desiderio di
personalizzare gli spazi e
gli ambienti che viviamo
quotidianamente, per sentirli più familiari o, magari,
più congeniali ai nostri
umori o stati d’animo.
Colori, giochi d’ombre e di
luce sono gli effetti che una
pittura accuratamente
scelta può creare nei diversi locali, a seconda della
loro esposizione e struttura, avendo a disposizione
una molteplicità di materiali e di tecniche semplici
da applicare, magari per
sostituire il tradizionale
bianco, troppo neutro e
privo di coinvolgimento
emotivo. Pitture che offrono un elegante effetto
vellutato, altre che danno
un raffinato effetto perlato
oppure pitture a base di
minerali di calce, che offrono ai nostalgici la possibilità di creare sulle pareti i
chiaroscuri tipici dei muri
di una volta. Le pitture,
inoltre, svolgono un efficace ruolo disinfettante e
antimuffa, che protegge
dall’umidità quegli ambienti poco esposti a fonti
di luce e calore. Per gli interni di prestigio, c’è la
possibilità di usare pitture
che creano l’elegante effetto dello stucco veneziano classico, che
conferisce brillantezza e lucentezza. Anche se le pitture sono variegate e
numerose, le tecniche decorative permettono di personalizzare i propri spazi in
maniera estrosa e creativa.
E per chi vuole sperimentare il fai da te, è sempre
consigliabile la prima
prova su un foglio di carta,
proprio per non rischiare
di impiastricciare le pareti.
Tecniche decorative
8
Calabria Produttiva
Con la cienciatura a mettere si ottiene una finitura
versatile, veloce, di facile
esecuzione e che, nel fai da
te, non richiede attrezzi
Calabria Produttiva
9
GUIDA ALLA CASA PERFETTA
speciali. Si può ottenere sia
un effetto morbido, delicato e poco appariscente,
sia un effetto più aggressivo, incisivo, definito, secondo la gamma di colori e
il tipo di straccio usato. Si
esegue tamponando con
uno straccio, preferibilmente di cotone (non
troppo imbevuto di pittura), con leggeri tocchi
sulla parete mediante una
rotazione del polso e una
battitura a largo raggio. Per
aggiungere profondità, si
possono utilizzare due colori contemporaneamente
oppure mani distinte di
due diversi colori. Abitualmente, si procede usando
su un fondo tenue una pittura un po’ più scura.
La velatura è una tecnica
versatile e disinvolta, il cui
effetto può variare a seconda del modo in cui si rimuove la pittura. Si
possono utilizzare un
panno, un pennello da tappezziere o una pennellessa.
10 Calabria Produttiva
Ovviamente, ciascun attrezzo produrrà un diverso
aspetto e una diversa consistenza della superficie.
Con un panno si otterrà un
effetto molto raddolcito,
per l’assenza di pennellate.
In ogni caso, il risultato
sarà migliore se rimarrà
solo un sottile velo di pittura, che va ben lavorato
finché non è asciutto. Le
tinte chiare danno migliori
risultati con un fondo
bianco o bianco sporco: il
risultato sarà simile a
un’imbiancatura data un
po’ casualmente. In generale, i colori tenui sono più
adatti a case di campagna,
quelli più scuri e intensi ad
abitazioni urbane. Inoltre, è
una finitura adatta a pareti
in cattive condizioni. Le
pareti possono essere irregolari, con un intonaco a
tacche e grumi. Se però si
usano tonalità simili per il
fondo e per la pittura di velatura, qualsiasi imperfezione risulterà comunque
GUIDA ALLA CASA PERFETTA
attenuata, divenendo parte
della finitura e confondendosi con essa.
La tecnica della parato, invece, richiede concentrazione e mano ferma. Le
strisce devono essere parallele e non deviare irregolarmente a destra o a sinistra
della direzione principale.
La pittura è stesa con un
pennello comune, secondo
un movimento verticale,
mentre con un pennello da
battitura si trascina la pittura a strisce, conferendo
un aspetto variegato e
striato. A seconda dell‘ef-
fetto che si vuole ottenere o
della superficie, si sceglieranno i pennelli da utilizzare. La patinatura è uno
schema decorativo ottenibile con un comune pennello, con cui si rimuove
l’impregnante, che viene
steso in modo da creare
l’effetto di un intreccio,
concatenato come quello di
un canestro. È una finitura
moderna derivata dalla tecnica della velatura. Ha un
aspetto irregolare, di carattere rustico e suggerisce
l’idea delle stuoie di vimini; di conseguenza, per
questa decorazione si prestano meglio i colori a tinta
naturale, le varie tinte di
rosa e i colori “fangosi”.
Questa tecnica necessita di
un po’ di tempo per definire la struttura dello
schema, ma una volta capito, non sarà difficile ese-
guirla. La tecnica a pergamena o frottage, che tradotto letteralmente
significa “strofinare”, è
adatta soprattutto nel caso
di murali, i cui soggetti richiedano una consistenza
delle superfici mossa e irregolare. A pittura ancora
Calabria Produttiva
11
GUIDA ALLA CASA PERFETTA
fresca, mettete un foglio di
giornale sulla parete e strofinate delicatamente con le
mani: se la pittura che
avete usato è troppo densa,
si stenderà a forma di
chiazza sotto il giornale; se
invece è troppo diluita, il
frottage non riuscirà. Si
tratta di provare e riprovare finché si trova la giusta consistenza della
pittura, ottenendo casualmente effetti gradevoli e
non previsti.
La decorazione ornamentale rapper è una tecnica
estremamente facile e versatile che permette di ottenere effetti molto morbidi
ed eleganti. Sulla parete
precedentemente preparata
con il colore di base si
passa con un rullo di pelle
12 Calabria Produttiva
increspata la finitura decorativa, o in senso verticale
o incrociando verticalmente e orizzontalmente le
rullate.
Dopo aver intinto il rullo
nella bacinella contenente
la finitura decorativa
(smalto acrilico inodore o
vernice brillante per legno
ad acqua) si toglie eventualmente l’eccesso di prodotto passandolo su un
pezzo di cartone. Infine, ci
sono diversi tipi di rullo
che consentono decorazioni eterogenee: rullo a
nido d’ape grosso (water
line), rullo a nido d’ape
fine (mimosa), rullo scamosciato increspato (delta),
rullo di tela con frange in
pelle (blades-paddle). Ora
resta solo da scegliere!
RISORSE
di Adele Filice ph Eugenio Sciammarella
Da due anni, alcune aziende agricole e di allevamento silane promuovono la conoscenza del lavoro e dei prodotti con visite e
degustazioni. Da questʼanno, lʼiniziativa si
arricchisce con lʼesperienza di affiancare,
per un giorno, il fattore nelle sue occupazioni
Porte aperte in fattoria
14 Calabria Produttiva
I
mmaginate di essere su
un altopiano, magari
quello della Sila, nel
cuore della Calabria verde,
dove il vento solletica le
narici con l’odore delle
mammole o della resina di
pini ed abeti. Immaginate
di tuffare lo sguardo nello
smeraldo dei laghi, di osservare lente mandrie di
bovini che punteggiano i
prati; o ancora di spiare il
musetto curioso e lo
sguardo dolcissimo di un
daino o di un capriolo, il
guizzo iridato delle trote,
avendo attorno, a portata
di carezza, tanti domestici
animaletti che, nella fantasia dei bambini di città, vivono ormai solo in tivù o,
peggio, in scatole di latta,
vasetti di vetro o nei vassoi
dei supermercati. Immaginate ancora, di tornare indietro nel tempo e vivere la
naturalezza dei ritmi della
terra, scanditi dal sole e
della luna, dal bel tempo e
dalla pioggia. Aprite gli
occhi e, se non l’avete ancora fatto, prenotate, per la
prossima estate, una visita
alle “Fattorie aperte in Sila
(www.fattorieaperte.it) e
tutto quello che avete potuto immaginare potrete
viverlo e toccare con mano.
L’iniziativa, intrapresa da
appena due anni, sta registrando risultati sempre
più apprezzabili mentre
l’idea di aprire ai turisti ed
alle famiglie le porte delle
fattorie silane è nata con
molteplici obiettivi, il cui
comun divisore è la conoscenza dell’antico valore
del lavoro dei campi; di un
territorio unico nel suo genere, delle sue attività e dei
suoi prodotti; della qualità
di tali prodotti, il cui valore
aggiunto si esprime nei termini del rispetto di tradizioni centenarie. In più,
non è da trascurare
l’aspetto ludico, dove
svago ed apprendimento,
per chi ne ha voglia, avvengono all’aria aperta, in
case coloniche, stalle,
campi, orti e frutteti che si
Calabria Produttiva
15
RISORSE
RISORSE
mucche sull’altopiano silano
il lago arvo
16 Calabria Produttiva
presentano in tutta la loro
semplicità e soprattutto in
compagnia di uomini e
donne che lavorano duramente, con enorme passione. E di passione ne sa
qualcosa Mario Grillo promotore dell’iniziativa
insieme ad Albino Carli e
titolare di una fattoria biologica – che, dopo lavorato
nel settore bancario, come
analista funzionale nell’ambito del controllo di
gestione nazionale ed internazionale; dopo aver vissuto e lavorato a Siena, a
Milano, in Irlanda, in Slovacchia a macinare esperienze e ritmi incalzanti;
dopo aver respirato mondanità e benessere, con la
realizzazione professionale
e personale, si scopre mancante di un’indispensabile
serenità perché pensa continuamente alla sua terra;
con la moglie, donna in
carriera ed innamorata, de-
cide dopo grandi sofferenze di lasciare tutto e tornare in Calabria, dove
riprende in mano le sorti
dell’azienda di famiglia. Il
grande salto è compiuto;
dalla vita di professionista
affermato a Milano, in Calabria a fare il fattore! Il
dubbio che in testa gli serpeggi un po’ di follia, coglie spesso il Nostro ex
bancario; ma le cose vanno
abbastanza bene, il lavoro e
gli impegni sono infiniti
anche se i ritorni economici
assolutamente incomparabili a prima. Con la brillante idea di “Fattorie
aperte in Sila”, si mette in
moto un meccanismo che
genera lavoro, sinergia tra
gli operatori (sono infatti
sette le aziende che vi partecipano finora) e, forse,
l’inizio di quel progresso
che un autentico patrimonio come l’ambiente silano
aspetta da sempre. “Anche
quest’anno - dice Mario
Grillo - sono stati confermati
i risultati dello scorso anno;
abbiamo registrato circa
30.000 visitatori, tremila visite sul sito, tante richieste
alla proloco di Camigliatello e,
cosa più importante, i magazzini delle fattorie sono vuoti,
come non accadeva da tempo.
Intanto sono aumentate le richieste di adesione al circuito
di Fattorie aperte e, per l’edizione 2008, si è messo in movimento un complesso
meccanismo di promozione e
marketing con tour operators
nazionali ed internazionali.
Abbiamo partecipato con successo alla fiera specialistica
TTI di Rimini ed ora stiamo
realizzando dei pacchetti a
tema con un’offerta completa
in collaborazione con gli operatori alberghieri di Camigliatello”. Insomma, gli
ingredienti buoni per un
autentico boom ci sono
tutti: fiducia nell’iniziativa,
risultati incoraggianti e soprattutto, un inizio di sinergie tra pubblico e
privato – aziende, sindaci,
assessori provinciali e regionali – che, alle nostre latitudini, rappresenta un
evento prodigioso.
L’augurio per l’iniziativa,
per il territorio silano
e la regione tutta è che,
d’ora in avanti, questa sia
invece la normale
quotidianità.
Calabria Produttiva
17
Vivere ...naturalmente
REDAZIONALE
Qualcuno disse: Se quarantʼanni fa avessi detto
che a Maurizio (frazione di Bianchi - Cs) sarebbe
stata costruita una struttura come quella della Fattoria, non ci avrebbe creduto assolutamente nessuno che fosse stata una cosa possibile. Quindi
se qualcuno avesse avuto lʼidea di realizzare una
struttura come questa sarebbe stata accettata da
tutti con grande entusiasmo, ma, dati i tempi, era
una proposta di realizzazione priva di qualsiasi
speranza e perciò rimaneva un sogno”.
G
razie all’intraprendenza e all’amore
morboso per la propria terra, dove i proprietari erano e sono legati
sentimentalmente, la Fattoria è realtà. Una struttura
immersa nel verde rigoglioso della contrada Maurizio. Circondata da un
immenso castagneto, la
Fattoria ha un ruolo trainante e di primaria importanza nel territorio e
nell’ambito sociale di Bian-
18 Calabria Produttiva
chi (piccolo comune alle
pendici della Sila). La Fattoria, sapientemente gestita
dai proprietari, è costituita
da 2 sale per la ristorazione; la sala Iolanda capace di ospitare fino a 300
posti a sedere, e la sala Briganti fino a 140 posti a sedere.
Inoltre, nell’immediato futuro, sarà possibile alloggiare in 16 camere per un
totale di circa 50 posti.
L’attività che il turista può
svolgere all’interno della
Fattoria è caratterizzata dal
contatto diretto con la natura; passeggiate a cavallo,
pesca sportiva, tiro al piattello (affiliato F.I.T.A.V.),
giri in mountain bike e
trekking i principali servizi
da sviluppare in 40 ettari di
terreno che spazia dal pascolo al bosco, dal seminativo all’irriguo.
Come raggiungerci:
Autostrada A3 uscita
Altilia/Grimaldi direzione
Sila per Bianchi, a 5 minuti
In alto a dx
i titolari con il personale
In alto a sx
veduta del ristorante
In alto a dx centro pagina
sopra sala Briganti
sotto sala Iolanda
A alto a sx
insieme di prelibatezze
pronte da gustare
...E per albergo
RISORSE
testo Piero Sciammarella ph Luigi Petrone
una nobile dimora
Palazzo Castriota, a Corigliano
Calabro, è al centro di un intervento di restauro che trasformerà lʼaristocratica costruzione
in albergo di lusso. Atmosfere,
arredi, leggende dʼaltri tempi
ed un panorama che spazia
dal centro storico al mare daranno il benvenuto agli ospiti
22 Calabria Produttiva
L
’antico palazzo dei
Castriota sta per essere riportato allo
splendore d’altri tempi.
Dopo il Castello Ducale, un
altro rilevante edificio di
Corigliano viene restaurato
e restituito alla città. I lavori sono iniziati lo scorso
mese di aprile e procedono
alacremente. E presto il palazzo diventerà un albergo.
La richiesta di strutture ricettive è connessa all’esigenza di un turismo
sostenibile, che sappia
anche valorizzare il patrimonio immobiliare. La Calabria è ricca di borghi
antichi e affascinanti, ma
spesso non c’è per il turista
la possibilità di pernottarvi. A Corigliano, però,
qualcosa sta cambiando.
Grazie all’iniziativa di privati e al Programma Operativo Regionale (POR
2000-2006, asse IV, misura
4.4, azione 4.4.b, tipologia
4.4.b.2), l’edificio di Palazzo Castriota sta per essere trasformato in un
albergo di qualità. La primitiva costruzione del palazzo risale alla fine del
Cinquecento. Uno tra i
primi abitanti fu don Cesare Castriota, discendente
del celebre re albanese
Giorgio Castriota “Scanderberg”. I Castriota lo tennero per oltre tre secoli,
quando per ragioni ereditarie l’edificio passò dapprima ai Solazzi, poi al
conte d’Alife e infine al
duca di Bovino. Ceduto per
ragioni economiche, alla
fine del secolo scorso pervenne all’attuale proprietà.
Ora questo vecchio edificio
tardo-medievale viene finalmente ristrutturato. Palazzo Castriota è un
esempio di casa padronale
tipicamente calabrese.
Ampio, compatto, arioso.
L’edificio ha una forma che
ricorda la chiglia di una
nave e una doppia facciata,
l’una rivolta su una silenziosa piazzola a pochi passi
dal Castello, l’altra, più
ampia, rivolta verso il
Calabria Produttiva
23
RISORSE
mare. La posizione elevata
regala uno stupendo panorama del paese e della
costa. La costruzione ha
cominciato la sua metamorfosi. Le stanze di quelli
che un tempo erano il
Piano della servitù e il
Piano nobile si preparano a
diventare confortevoli
24 Calabria Produttiva
RISORSE
stanze d’albergo. L’ampia
scalinata interna porta ai
piani inferiori, i più antichi
poiché ricavati direttamente nella cinta muraria
tardo-medievale. Si scopre
che il palazzo fu edificato
direttamente sulla roccia,
come le fondamenta del castello normanno. I lavori di
rimozione del pavimento
hanno riportato alla luce
antichissimi reperti: contenitori del Seicento per la
conservazione di legumi e
granaglie, due enormi vasi
e grosse giare interrate, che
si ritiene risalgano ai primi
decenni del XVII secolo,
utilizzati per la raccolta
dell’olio. Luigi Petrone,
studioso del territorio, medico e padrone di casa, è
l’iniziatore dell’opera. Il
progetto di restauro è
dell’architetto Antonio
Aprelino e dell’ingegnere
Vincenzo Genovese. Esso
apporterà nuove destinazioni d’uso all’edificio, ma
Calabria Produttiva
25
RISORSE
le sue caratteristiche resteranno intatte. Tipicità,
quiete e accoglienza speciale sono le promesse
per i futuri ospiti. Ogni
stanza avrà una finestra
sul mare e un elemento
caratteristico: il soffitto
dipinto, un vecchio cassone, un armadio. Non ci
saranno due camere esattamente uguali, per rendere unica la
permanenza, personalizzando anche il servizio.
L’albergo sarà una tranquilla alternativa al soggiorno marino, ma senza
rinunciare a questa possibilità. Il palazzo avrà poi
le sue storie da raccontare
ai turisti. Come l’esorcismo di Donna Isabella
Gonzaga, che avvenne
nel 1640 in queste stanze.
Forse sono solo fantasie,
ma qualcuno giura che
sia tutto vero e che la
bella Isabella vaghi ancora nel palazzo.
26 Calabria Produttiva
IL BUON MANGIARE
Dalle Ande
allʼAltopiano silano
28 Calabria Produttiva
R
di Rossana De Angelis ph Piesse - Ag. Zefiro (per gentile concesione di Bruno Coppola)
Un po’ di storia
Eʼ questo il percorso che ha compiuto
la patata in casa nostra, dove i fertili terreni della Sila hanno accolto il tubero forestiero e lo hanno fatto diventare prelibato, ricercato ed oggi tutelato anche
dallʼIndicazione Geografica Protetta
imedio contro la carestia, riserva calorica, feticcio. La
patata ha una lunga storia
e una lunga serie di appellativi che possono descriverla. Originaria del Perù e
della Bolivia, era coltivata
già nel III millennio a.C.
dalle popolazioni andine.
Si ritiene che sia stata proprio essa - per la capacità
di vegetare ad altezze elevate e sopportare temperature molto basse - a
rendere possibile la sopravvivenza umana su quegli
altipiani prima della coltivazione del mais. Risalgono alla seconda metà del
XVI secolo, invece, le notizie della sua introduzione
in Europa. La celebrità e,
soprattutto, l’affidabilità
della patata, in campo nutrizionale, si affermano durante i periodi di guerra, a
causa della scarsità dei cereali. Scrivono gli storici
che le patate assunsero, col
tempo, una tale importanza che la Guerra di successione bavarese – durata
dal 1778 al 1779 - fu detta
anche “Guerra delle Patate” poiché gli eserciti, affamati e stanchi, iniziarono
a battersi per il possesso di
territori coltivati a patate,
piuttosto che per i motivi
dinastici legati all’origine
del conflitto. Ben presto,
perciò, l’Europa continentale iniziò una battaglia che
vedeva schierarsi gli agronomi piuttosto che i soldati, per imporre il tubero
nella panificazione, nelle
conserve e, soprattutto,
nella razione di minestra.
La patata ha incontrato,
però, resistenza e diffidenza, sia per l’aspetto inconsueto sia per
l’appartenenza alle Solanacee, piante dalle foglie velenose che evocavano la
stregoneria o erano considerate dannose per la salute. Peggio ancora è
accaduto in Italia, dove è
diventata un alimento comune soltanto nel XIX
Calabria Produttiva
29
IL BUON MANGIARE
secolo, molto tempo dopo
essere entrata nell’alimentazione quotidiana di altri
Paesi. Essa, inoltre, dava
un ulteriore problema, la
conservazione, dal momento che era molto più
deteriorabile del frumento
e dei cereali in genere.
Verso la fine del XVIII se-
30 Calabria Produttiva
IL BUON MANGIARE
colo furono sperimentati i
primi metodi per la produzione di farina e di fecola
per la panificazione. Molto
più tardi, durante la Prima
e la Seconda guerra mondiale, fu sperimentata la
conservazione per essiccamento, ma i prodotti così
ottenuti, utilissimi in quel
periodo, non incontrarono
consenso di gusto e sparirono dalla circolazione a
guerra finita. Nella seconda metà del Novecento
subentrano altri procedimenti, dalla liofilizzazione
alla surgelazione. Se si
pensa che, nel 1990, circa la
metà della produzione di
patate dei paesi industrializzati era sottoposta a processi di lavorazione e di
conservazione, e di questa
circa la metà veniva surgelata, ci si rende conto che la
storia della patata non è
poi finita così male. E a ragione, per l’umile e prezioso tubero, viste le sue
Calabria Produttiva
31
IL BUON MANGIARE
proprietà nutritive che la
indicano come ottima fonte
di amido, vitamine ( e B5)
sali minerali (magnesio, fosforo, ferro e zinco) e fibre.
La patata della Sila
In Calabria, la zona dell’altopiano silano, sia dal versante cosentino sia da
quello catanzarese, costituisce un piccolo, grande
giacimento di ricchezza
agro-alimentare, per la presenza di grandi estensioni
di terreno adibite alla coltivazione della pregiata “Patata della Sila”, cui il
Ministero delle Politiche
Agricole Alimentari e Forestali ha conferito il riconoscimento di Indicazione
Geografica Protetta (IGP)
in base al Regolamento
(CE) n. 510/2006. L’IGP
32 Calabria Produttiva
IL BUON MANGIARE
“Patata della Sila” è riservata esclusivamente al prodotto che risponde ai
requisiti stabiliti nel disciplinare di produzione e designa il tubero della specie
Solanum tuberosum, della
famiglia delle Solanacee ottenuto dalle varietà Agria,
Desirée, Ditta, Majestic,
Marabel, Nicola, che deve
presentare determinate caratteristiche fisiche. Allora,
come si può riconoscere
un’autentica patata della
Sila? Essa deve presentarsi
in forma tonda, tondaovale, lunga-ovale; calibro
compreso tra 28 mm e 42
mm (mezzanella o tondello) oppure tra 43 mm e
75 mm (prima) o ancora
oltre 76 mm (fiorone); buccia consistente dopo lo
sfregamento; polpa consistente. La patata silana non
ha solo questi “segni particolari” sulla carta d’identità, ma deve provenire
esclusivamente dai territori
dei ventisei comuni designati dalla delibera (Acri,
Aprigliano, Bocchigliero,
Celico, Colosimi, Longo-
bucco, Parenti, Pedace, Rogliano, San Giovanni in
Fiore, Serra Pedace, Spezzano della Sila, Spezzano
Piccolo (CS); comuni di
Albi, Carlopoli, Cicala,
Confluenti, Decollatura,
Magisano, Martirano, Martirano Lombardo, Motta
S.Lucia, Serrastretta, Sorbo
San Basile, Soveria Mannelli, Taverna (CZ).
Una delle caratteristiche
che rende specialissime le
patate silane è il terreno
della Sila, tendenzialmente
sabbioso, a grana fine e
quindi molto permeabile e
facilmente lavorabile.
Inoltre, esso è ben dotato di
sostanze organiche e
quindi garantisce una fertilità naturale. Da un punto
di vista climatico, l’altopiano della Sila è secco
d’estate e freddo d’inverno,
con temperature crescenti
nel periodo primaverile,
ideale per le semine.
La crescita delle piante è
anche favorita dall’escursione termica giornaliera e
dalla irradiazione solare
prolungata.
Oltre ad essere conosciuta
e consumata nei mercati regionali, la patata della Sila
è particolarmente rinomata
anche nei mercati della
Sicilia, della Puglia e
della Campania, che mantengono legami stabili di
commercio con i nostri territori fin dagli anni ‘50.
Il “Centro Silano di Moltiplicazione e Selezione delle Patate da seme”, con il compito
di preservare la qualità
della specie e favorire la
diffusione del seme certificato, nasce già nel 1955.
La coltivazione della patata
ha rappresentato da
sempre un’importante
fonte economica per
questo territorio e, nel
corso degli anni, le famiglie
contadine ne hanno continuamente tramandato la
coltivazione.
Calabria Produttiva
33
IL BUON MANGIARE
Il Consorzio dei
Produttori di Patate silane
Oggi, il destino della patata della Sila è affidato al
Consorzio Produttori di
Patate Altopiano Silano,
presieduto da Pietro Tarasi,
tra l’altro presidente provinciale della Coldiretti di
Cosenza. La situazione attuale della coltivazione e
della produzione è così illustrata dal presidente “La
coltivazione della patata silana ha consentito lo sviluppo
attuale di molte aziende che si
suddividono in strutture di
lavorazione, di conservazione,
con dimensioni aziendali abbastanza elevate - circa una
diecina di ettari di terreno dal momento che una maggiore estensione garantisce
una maggiore redditività. Le
vicende passate ci hanno permesso di costruire il presente,
che ci ha portato all’ottenimento dell’IGP e ad una produzione che si aggira sui
settecentomila quintali annui.
Grazie ad un Piano Integrato
di Filiera, molte aziende in
34 Calabria Produttiva
Sila si sono rinnovate, ristrutturate e si dirigono verso un
tipo di lavorazione orientato
alla qualità; tutto ciò consente
di guardare con serenità e fiducia in una maggiore redditività ai mercati che si
apriranno in futuro. Negli
anni passati, è accaduto che
molto prodotto che non era silano, veniva venduto per tale;
questa situazione ha incrinato
la credibilità presso i consumatori. Poi ci sono stati momenti in cui, per motivi di
politica territoriale, di relazioni sociali sul territorio tra
amministratori e produttori,
si sono create tensioni che
hanno indotto a dire che in
Sila si facevano imbrogli e
tutto questo si è trasformato
in un boomerang presso i consumatori. La costituzione di
un’IGP è anche un modo,
oggi, di riguadagnare la fiducia dei consumatori grazie
anche alla tracciabilità e rintracciabilità del prodotto”. Il
Consorzio ha tutti i numeri
per aspirare a diventare un
punto di riferimento: circa
quaranta aziende societarie
Curiosità
La patata silana è protagonista anche di numerose
sagre e pietanze tradizionali. A Camigliatello Silano,
dal 1978 si celebra, ad ottobre, l’ormai famosa Sagra
della Patata della Sila, insieme alla Mostra Mercato
della Patata e delle Macchine Agricole. A Parenti, dal
1980, l’ultima domenica di agosto si svolge un’importante manifestazione a carattere folcloristico e gastronomico, dove le famose “patate ‘mpacchiuse” (fette sottili
di patate fritte nell’olio di oliva che si amalgamano in
una pietanza morbida) da sole o in aggiunta di peperoni, cipolle o zucchine; la “pasta e patate ‘ntieddra”,
crocchette, patate al forno o cotte alla brace diventano i
protagonisti assoluti della festa, pronti a deliziare il palati del sempre più numeroso pubblico.
dove però sono presenti alcune cooperative che rappresentano più soci; di
fatto, dunque, sono presenti circa ottanta aziende;
una produzione - quella
che coinvolge il Consorzio
- di circa trecentomila quintali che rappresenta il 40-45
% di tutta la produzione di
massa silana. Per quanto riguarda il territorio, invece,
dei duemila ettari circa su
cui si estende la produzione, il consorzio rappresenta circa novecento
ettari. “Siamo ancora agli
inizi –conclude fiducioso il
presidente - ma lo sforzo e le
energie investite fanno ben
sperare che il Consorzio possa
rappresentare presto, quando
potrà lavorare a regime, non
solo la maggior parte dei produttori e del territorio ma soprattutto il soggetto
catalizzatore di interessi da
parte dei buyers”.
La sfida è lanciata ed un’altra, e più moderna, “battaglia” attende il gustoso
tubero di casa nostra.
CASTELLI DI CALABRIA
Il castello sul borgo
36 Calabria Produttiva
U
di Pier Paolo De Salvo ph piesse
L'incantevole centro di Morano, nei pressi del massiccio del Pollino, ancora oggi è sovrastato dai suggestivi resti della fortificazione che sorgeva sul tracciato della consolare Popilia. La sua storia s'intreccia
con le vicende più remote del territorio e della comunità
n cocuzzolo completamente ricoperto di case sulla
cui sommità sorgono i resti
dell’antico castello. Appare
così Morano Calabro a
guardarlo dal basso. Un
presepe di pietra con le sue
case abbarbicate l’un l’altra, quasi concatenate tra
loro alla collina. Pezzi di
storia millenaria che si
stringono in un abbraccio
solidale come a volersi
dare una maggiore forza e
sicurezza. E più su, dopo
un intricato dedalo di
strade e viuzze, il castello,
corona preziosa, emblema
di forza e potere con lo
sguardo proiettato a scrutare l’orizzonte di un paesaggio che è da sempre
strada di comunicazione. I
nomi Muranum e Summuranum che caratterizzarono
in passato l’attuale centro
urbano calabrese risalgono
all’epoca romana. Da qui
passava un tratto importante della consolare Popilia che collegava Reggio a
Capua. Nella Lapide di
Polla, una pietra miliare
del II secolo d.C. in cui
sono citate le stazioni della
via Popilia, compare anche
Muranum. Ma il territorio
doveva essere abitato
anche in epoca precedente
se si pensa che i siti romani, spesso e volentieri
insistevano su abitati già
presenti sul territorio. Un
avamposto che vigilava
anche il passaggio tra Ionio
e Tirreno attraverso il valico di Campotenese. E’
certo che i Sibariti, risalendo le acque del fiume
Sybaris mantenevano, grazie a questo passaggio, i
propri contatti con le colonie tirreniche di Lao e Scidro e più in là con
Posidonia, l’attuale Paestum. Nella stessa posizione degli attuali ruderi, i
Romani costruirono una
fortificazione che controllava strategicamente il passaggio. Saranno i
Normanni con la conquista
della Calabria a costruire, a
Calabria Produttiva
37
CASTELLI DI CALABRIA
CASTELLI DI CALABRIA
La Festa della Bandiera
CURIOSITÀ
Morano, una fortificazione
che per successive aggiunte
assumerà la connotazione
vera e propria del castello.
Tra storia e leggenda si riporta l’evento della conquista normanna
concomitante alla cacciata
dei Mori da Morano avvenuta nel 1076. Si fa risalire
proprio a questo evento la
presenza del moro nello
stemma cittadino. Del
resto, le lotte tra abitanti
del luogo e Saraceni erano
il tema dominante delle
scaramucce guerresche dell’epoca; tanto sulla costa
della Calabria quanto all’interno, dove le incursioni
piratesche spesso si spingevano con altrettanta forza
così da convincere i Normanni a operare un ampliamento delle
fortificazioni e degli avam-
38 Calabria Produttiva
posti di difesa a ridosso del
mare quanto nei centri più
interni. Idea che fu sposata
anche da Svevi, Angioini e
Aragonesi. Il primo feudatario del luogo, citato in
documenti risalenti al XII
secolo, è tale Apollonio di
Morano. Per consolidare
l’apparato difensivo territoriale si amplierà il castello di matrice normanna
sostituendo alla prima fortificazione una serie di torri
e di rinforzi, che con l’aggiunta di cinta murarie daranno alla costruzione
l’aspetto del maniero medievale. Tre di quelle torri
sono visibili ancora oggi e
assieme ai resti della cinta
muraria rinvenuti nell’abitato testimoniano quale
piccola città fortificata doveva essere all’epoca Morano. La cittadina crescerà
d’importanza tanto che gli
Aragonesi eleveranno il castello al rango di regio
come citato in un diploma
dell’Archivio l’Occaso di
Castrovillari. Nel periodo
tra il 1515 e il 1546 il castello riceverà nuove attenzioni attraverso una
ricostruzione operata da
architetti militari napoletani che lo caratterizzeranno con una pianta
rettangolare e sei torrioni
secondo i dettami più in
voga dell’epoca. È questo il
periodo della dominazione
dei Sanseverino, feudatari
investiti del feudo di Morano da Ferdinando I
d’Aragona che scacciò
dallo stesso possedimento i
Fasanella. Successivi proprietari del castello diventeranno, nel 1614, i principi
Spinelli di Scalea che ne
manterranno il possesso
fino al 1806. In questo periodo, le lotte napoleoniche
che imperversano sul territorio calabrese, porteranno
il castello ad essere cannoneggiato dai Francesi. Comincia così la lenta
decadenza e lo scempio del
castello. Sventrato dalle
granate francesi, questo
splendido maniero subirà
inesorabilmente le ingiurie
del tempo e degli elementi.
Ma anche degli uomini che
vi sottrarranno tufo e legname per nuove costruzioni che prenderanno vita
proprio dalle rovine del castello. L’epoca moderna ce
lo ha restituito malconcio,
ma ancora lì a testimoniare
sfarzi e potere di un passato moranese incredibilmente ricco di storia e
tradizioni antichissime.
Legata al castello, al potere
che esso rappresenta ed
alla strenua lotta che i Calabresi dovettero sovente ingaggiare con le
popolazioni moresche, per
difendere la vita e la libertà, è la rievocazione storica conosciuta come “Festa
della Bandiera”. Le sue origini, ancora oggi, non sono
del tutte chiare; si sa che
essa si svolse sin dall’antichità - molto verosimilmente
a partire dal XVI secolo,
anche se non esistono documenti storici a sostegno
della data – per rievocare
una battaglia, avvenuta nei
pressi di Morano, in cui i
Saraceni furono sconfitti,
ma sulla cui datazione gli
storici non sono affatto concordi, tanto da indicare tre
diversi anni: 827, 903 e
1077. Essa si celebra il 19
ed il 20 di maggio, in concomitanza con la festività
religiosa di San Bernardino
da Siena, patrono della
città. La Festa della Bandiera, peraltro soppressa
durante la dominazione
francese, e poi ripresa con
alterne vicende, ha sempre
osservato un preciso e
lungo rituale, come riporta
un Anonimo storico locale
che la descrive minuziosamente, in un regesto risalente al 1850
(www.prolocomorano.it). La
rievocazione storica, in sostanza, rimarca il sentimento d’identità e
l’impegno che la collettività
si assume per difendere il
paese.
Durante la cerimonia, il Mastrogiurato, rappresentante
la popolazione moranese,
in gran pompa e seguito
dalla sua famiglia e dalla
comunità, si reca nel piano
adiacente il castello per
fare solenne promessa di
difendere la città. Qui è ricevuto dal Notaro che sottoscrive l’impegno con atto
solenne, e dal Castellano
che custodisce i simboli cerimoniali: la bandiera
regia, la bandiera con la
testa di Moro, una pistola,
oggi sostituita da un sacco
di monete d’oro, un grosso
mazzo di chiavi ed uno di
candele, per rimarcare la
solenne promessa civile e la
fede religiosa nei confronti
del protettore celeste della
città.
Calabria Produttiva
39
Una vita di conflitti
SANTI DI CALABRIA
di Bonaventura Scalercio ph piesse
Parte II
Gli aspri scontri e i dissidi religiosi caratterizzarono tutta la vita di Gioacchino da Fiore che, pochi anni dopo
la morte, durante il IV Concilio Lateranense, venne anche tacciato di eresia per il contenuto dei suoi scritti
P
roseguiamo nel racconto
della figura di Gioacchino da Fiore, collocando il personaggio nel suo
tempo. Sono poche le notizie
relative alla prima metà della
sua vita. Ma c’è da sperare
che sempre maggiori elementi
possano venire alla luce, visto
che tanti studiosi nel mondo
lo hanno eletto ad oggetto del
proprio studio.
Le fonti coeve, utili per ricostruire la vita di Gioacchino, sono due: le notizie
fornite da Luca Campano,
suo scriba per un breve periodo e più tardi arcivescovo di Cosenza – e la
biografia di cui è autore un
altro discepolo (forse Ruggero di Aprigliano) pochi
anni dopo la morte dell’Abate. Tuttavia queste
opere ci sono giunte attraverso interpolazioni risalenti al XVI secolo. Allora
ancor più difficile è il raccapezzarsi su questa figura
così complessa. Si sa che
nasce a Celico, presso Cosenza, nel 1130 circa. Poco
si sa invece della sua giovinezza. Se certamente centrale è il viaggio in Oriente,
forse in Terrasanta (secondo alcuni studiosi, databile al 1167), osiamo
affermare, pur senza voler
negare la storicità del viaggio stesso, che il suo è soprattutto un itinerario
spirituale, grazie al quale
matura la determinazione
di abbracciare una vita dedita allo studio e alla spiritualità, abbandonando così
la carriera secolare avviata
nella cancelleria normanna
di Guglielmo I.
L’incontro-scontro con
l’ordine dei cistercensi
40 Calabria Produttiva
L’ideale del suo tempo è
quello monastico. Di particolare importanza appare
allora il rapporto di Gioacchino con l’ordine dei cistercensi; dopo aver
trascorso, di ritorno dalla
Terrasanta, un breve periodo da eremita, viene accolto nell’abbazia luzzese
Calabria Produttiva
41
SANTI DI CALABRIA
SANTI DI CALABRIA
san Bernardo di Chiaravalle - che definiscono Gioacchino “falso profeta”
attribuendogli inoltre una,
improbabile, origine
ebraica. Tuttavia, dopo
averlo accusato di “diserzione” in vita, gli stessi cistercensi giungeranno a
venerarlo successivamente
come beato. Occorre soffermarsi, a questo punto, sul
già citato soggiorno, dal
gennaio 1183 per un anno e
mezzo, a Casamari, abbazia nella diocesi laziale di
Veroli, quando già Gioacchino ha superato i cinquant’anni. Qui, infatti,
dispone di una ricca biblioteca ed è circondato da un
gruppo di monaci scrittori
(Luca, appunto, Giovanni e
Nicola) messi a sua disposizione dall’abate Geraldo.
A Calamari, Gioacchino ha
due visioni, una in occasione della Pasqua, l’altra
della Pentecoste. Coglie
«con gli occhi della mente»,
come racconta egli stesso,
la «concordia» tra l’Antico e
il Nuovo Testamento, alla
luce di un’inaspettata interpretazione del libro dell’Apocalisse. Tali visioni
sono fonte preziosa di ispirazione per la composizione delle sue opere se,
come si ritiene, proprio a
partire dal soggiorno di
Casamari, Gioacchino comincia a comporre i suoi
testi più importanti, dedicati al mistero trinitario.
Il rapporto dell’eremita
con i potenti del tempo
L’Abbazia Florense a San Giovanni in Fiore
della Sambucina, cistercense, e, successivamente,
in quella di “ispirazione cistercense” di Santa Maria
di Corazzo, della quale nel
1177 diviene abate (priore).
Per un anno e mezzo, dal
1183, soggiorna a Casamari, altra abbazia apparte-
42 Calabria Produttiva
nente all’ordine di Citeaux
(in latino Cistercium). Il
rapporto si configura però
ben presto come scontro,
sempre più duro. Tornato
in Calabria e persuaso
dell’avvicinarsi di un periodo di tribolazioni bibliche, poco dopo la Pasqua
del 1186, egli lascia Corazzo per un luogo isolato:
Petra Lata. Attratto dapprima dall’ordine che lo accoglie, Gioacchino se ne
distacca dunque ormai insofferente. Due anni dopo,
il papa lo esonera addirittura dai suoi doveri di
abate. Probabilmente, proprio nello stesso anno, Gioacchino fa i suoi primi
viaggi perlustrativi per le
montagne della Sila alla ricerca di un luogo (Fiore)
dove fondare il monastero
di San Giovanni. Ma nel
capitolo generale dell’or-
dine, svoltosi nel settembre
del 1192, si arriva allo scontro: gli viene intimato, insieme ad un suo valido
compagno, Rainero di
Ponza – con la minaccia di
essere considerati fugitivi –
di rientrare a Corazzo. Da
qui, si sono allontanati
mossi dalla volontà di gettare le basi di un nuovo
monachesimo purificato.
L’ostilità dell’ordine è attestata dalle parole di fuoco rivolte più tardi alla sua
persona da Goffredo di Auxerre, già segretario, verso
la metà del XII secolo, di
Egli è certo un “eremita”
sui generis. Oggetto di discussione storiografica è la
frequentazione con i potenti della terra, dai papi ai
sovrani. Nel giro di sei
anni incontra tre pontefici:
Lucio III a Veroli; Urbano
III a Verona; Clemente III a
Roma. Proprio a queste tre
figure si riferirà poi,
quando, ormai prossima la
morte, redigerà la letteratestamento in cui egli
stesso fissa il desiderio di
sottomettere i propri scritti
all’approvazione papale. È
in occasione del primo incontro, quello con Lucio III,
che Gioacchino dà una
prima grande prova di esegesi testamentaria; analizzando la profezia
conosciuta come Sibilla
Samia, opera un parallelo
tra le sette tribolazioni subite dagli Ebrei nel Vecchio
Testamento e quelle subite
dalla Chiesa (in quel momento lo scontro con l’impero): la sua conclusione –
non opporsi al potere temporale – ha evidentemente
risvolti politici ma anche
spirituali. A nostro avviso,
non può infatti essere compresa la pratica di vita eremitica di Gioacchino senza
un riferimento a quello che
crediamo sia il senso più
profondo dell’essere disponibili al soffio… dello Spirito santo. Sospinto da tale
soffio, egli “si muove”
tanto: e lasciandosi muovere, “muove” a sua volta.
Oltre a ricevere prove di
amicizia – sotto forma di
elargizioni di terre per le
sue fondazioni – da parte
di sovrani normanni (Tancredi e Costanza) ma non
solo, determinante è il suo
ruolo, tipicamente biblico,
di profeta che si rivolge ai
re (la storia si ripete: nel
1187 Gerusalemme è “caduta” per mano del Saladino). In questa veste,
incontra il sovrano inglese
Riccardo Cuor di Leone, a
Messina, in attesa di imbarcarsi per la crociata (la
terza, detta anche “Crociata dei re”), e l’imperatore Enrico VI impegnato,
con l’assedio di Napoli, nel
rivendicare il Regno di Sicilia in quanto marito della
normanna Costanza d’Altavilla. In entrambe le occasioni, i due potenti uomini
riflettono sulle parole visionarie del povero uomo disarmato: Enrico VI,
successivamente, gli riconoscerà pubblicamente il
Calabria Produttiva
43
SANTI DI CALABRIA
merito di avergli predetto
la vittoria, seppur conseguita dopo vicende sfavorevoli. Nell’agosto del 1196,
l’ultranovantenne Celestino III premia l’operato
del Nostro, riconoscendo il
nuovo ordine da lui fondato – secondo Francesco
Russo la data di nascita del
novus ordo è il 1189. Qualcuno potrebbe ironizzare:
c’è da chiedersi quanto il
papa sia stato cosciente di
ciò che faceva se, colpito da
una grave forma di dimi-
44 Calabria Produttiva
Navata centrale dell’Abbazia Florense
nuzione della memoria, appena un anno dopo, si raccontava malignamente, era
diventato oggetto di
scherno da parte dei visitatori stranieri. Gioacchino
muore il 30 marzo del 1202,
mentre sovrintende alla costruzione dell’eremo di San
Martino in Giove, presso
Pietrafitta; la salma viene
traslata in San Giovanni in
Fiore; recentemente, è stata
compiuta, su impulso dello
studioso medievalista Pietro De Leo, un’analisi dei
resti scheletrici conservati
nel reliquiario. Dopo la sua
morte, si apre il lungo capitolo del gioachimismo, che
giunge sino a noi in molte
versioni e interpretazioni.
Ma di questo parleremo
nella prossima e ultima
parte, dedicata alla “fortuna” dell’Abate calabrese;
mentre ora vogliamo almeno ricordare che, a tredici anni dalla sua
scomparsa, egli, o, meglio,
le sue opere furono oggetto
di discussione, e infine di
condanna, durante il IV
Concilio Lateranense (che
con i suoi 400 vescovi e 800
abati è considerato il più
frequentato del Medioevo):
precisamente nella terza e
ultima sessione del concilio
– svoltasi nel giorno 30 novembre 1215 – la sua opera,
come quella di Amalrico di
Bena, venne ridotta al
rango di eresia. In quello
stesso giorno veniva approvato solennemente il
Credo e “benedetta” la Crociata.
Fede, Spirito ed Arte
CHIESE E CONVENTI
di Antonio Scarcello ph Piesse
nella solitudine dei boschi
LʼAbbazia cistercense di Santa Maria della Sambucina
fu un importante centro religioso e di studio per tutta la
Calabria altomedievale. Fra le sue mura, dopo un breve eremitaggio, fu accolto e visse il noviziato Gioacchino
da Fiore
46 Calabria Produttiva
I
n un luogo appartato
della Sila greca, a poca
distanza dall’abitato di
Luzzi, in provincia di Cosenza e lontano dal consorzio umano, immersa nel
“deserto” lussureggiante e
incontaminato di secolari
castagni e sambuchi profumati, sorge la celebre abbazia di Santa Maria della
Sambucina, già cenacolo
dello spirito e fucina artistica e culturale di prim’ordine, ancorché luogo di
culto e centro di potere monastico assai influente, fino
ad almeno il secolo XVI.
Sulla data di fondazione
del monastero, ad oggi,
non si hanno notizie sicure.
E come spesso accade, la
mancanza di date storicamente inoppugnabili ha
dato vita ad una vexata
quaestio storiografica su cui
eruditi e storici hanno dibattuto appassionatamente
per decenni, proponendo
ora ipotesi plausibili e perspicaci, ora fantasiose congetture imperniate su
documenti pontifici e privilegi dei quali non v’è traccia nei repertori più
accreditati. Per alcuni studiosi si tratta della prima
fondazione cistercense in
Calabria, filia dell’abbazia
madre di Casamari, a sua
volta emanazione del
ceppo principale di Clairvaux. Per altri fu inizialmente benedettina, poi
cistercense. Padre F. Russo,
profondo conoscitore della
storia ecclesiastica della regione, nella Storia dell’Arcidiocesi di Cosenza ha scritto
che “verso il 1135 vennero
nella Valle del Crati i Cistercensi, inviati da San Bernardo. Fondarono l’Abbazia
della Sambucina, presso
Luzzi, che divenne il centro
economico e culturale più importante ed il perno della propaganda latina in tutta la
Calabria settentrionale”. Soltanto di recente, Pietro De
Leo, nel pregevole volume
Certosini e Cisterciensi nel
Regno di Sicilia, ha fissato
alcuni punti fermi dai quali
Calabria Produttiva
47
partire per ulteriori indagini. Tra questi, la indubitabile appartenenza del
monastero luzzese all’Ordo
Cisterciensis e la continuità
tra la stessa Sambucina e la
chiesa di Santa Maria Requisita, suffragata da una
donatio pro amina, nel dicembre 1145 pubblicata da
Alessandro Pratesi (Carte
latine di abbazie calabresi provenienti dall’Archivio Aldobrandini), la quale riporta la
notizia che Berta di Loritello, madre di Goffredo
conte di Catanzaro e di
Conza, concesse alla erigenda chiesa di Santa
Maria della Requisita – e
per essa all’abate Sigismondo ed alla comunità
monastica da lui diretta – il
terreno su cui costruire
l’abbazia. Ma se la reticenza delle carte superstiti
con ci consente di considerare chiusa la querelle sulle
origini della famosa badia,
ciò che ci preme sottolineare è il ruolo di primissimo piano che essa svolse
per lunghi secoli nelle vicende temporali e spirituali
della Calabria Citra. Insediatisi nella Val di Crati, intorno alla metà del XII
secolo (si vedano, al ri-
guardo, le Epistulae di San
Bernardo curate criticamente da Dom Leclerq)
chiamati dal sovrano Ruggero II “più per calcolo che
per lo zelo religioso” i monaci bigi incrementarono
notevolmente il loro patrimonio, acquisendo terreni
in tutta la Calabria settentrionale ed esercitando il
potere giurisdizionale su
vasi possedimenti, grancie
e filiazioni conventuali (ne
sono esempio le due abbazie di Santa Maria di Acquaformosa (CS) 1195, e
Sant’Angelo del Frigillo
(oggi Mesoraca, KR) 1202,
sorte sotto la reggenza di
Luca Campano) sparsi
entro e fuori dai confini regionali. Di notevole rilevanza anche la produzione
artistica e libraria prodotta
nello scriptorium sambucinese ed il ruolo tutt’altro
che trascurabile che i monaci ebbero “nell’orientare e
indirizzare le coscienze dei fedeli, alimentando anche i loro
modelli di culto e di spiritualità”. Tra i tanto motivi che
hanno reso celebre l’abbazia non va dimenticato
quello di aver ospitato nel
suo chiostro, tra il 1150 ed
il 1160 - quando era ancora
CHIESE E CONVENTI
un imberbe novicius attratto dall’abito cistercense e desideroso di
ascendere agli ordini
sacri - Gioacchino da
Fiore, il Veggente celichese divenuto abate e
poi fondatore dell’Ordine Florense, evocato
nella Commedia dantesca
e assurto al ruolo di auctoritas della civiltà religiosa del Medioevo
occidentale, per il messaggio profetico e la tensione spirituale dei suoi
scritti.
Nelle pagine precedenti:
a pag.46/47 veduta esterna dell’abbazia di Santa Maria della Sambucina
a pag.48/49 l’entrata dell’ abbazia
a pag.50 particolare dell’entrata
in questa pagina a sx
quadro all’interno dell’abbazia
a dx confessionale
Calabria Produttiva
51
AMBIENTE
AMBIENTE
di Rossana De Angelis ph Cooperativa Segreti Mediterranei
Una fiaba
da toccare con mano
Il territorio delle Valli Cupe, meta
ambita di numerosi turisti, è un
autentico scrigno di gioielli ambientali. Fiumi e canyons, rocce e
cascate, natura e borghi, storie e
leggende si fondono in uno scenario impareggiabile dove lʼumile bellezza naturale è padrona assoluta
canyon timpe rosse
52 Calabria Produttiva
C
ustodite nella Presila
catanzarese, le Valli
Cupe sono un favoloso patrimonio naturalistico. Le caratteristiche
geologiche ne fanno un
luogo di grande fascino,
meta di un turismo sostenibile. Un viaggio nelle Valli
Cupe è una esperienza indimenticabile. Nella Sila
Piccola, nei dintorni di Sersale e dei centri montani limitrofi, si ergono delle
meraviglie per cui queste
valli diventano sempre più
rinomate, i canyon. Quelli
delle Valli Cupe, di Barbaro, delle Timpe Rosse,
dell’Inferno, di Melissaro e
di Razzone e le gole del
Crocchio; unici in Italia per
le loro caratteristiche geo-
veduta dall’alto delle valli cupe
morfologiche e ricchi di
splendide specie vegetali.
Pareti aspre e monoliti impreziosiscono il suolo come
gioielli. Rarissima è, ad
esempio, la Felce bulbifera
(Woodwardia radicans), un
fossile vegetale ancora vivente risalente a circa 350
milioni di anni fa. Anche la
fauna locale vanta le sue
rarità, come la salamandrina dagli occhiali, il nibbio, il gufo reale, il
gheppio, il corvo imperiale,
l’avvoltoio egiziano e
molte altre specie. Le
piante tipiche della macchia mediterranea (albero
della manna, della gomma da
masticare, ma anche il rinomato albero della ciofeca)
ornano i sentieri che con-
ducono nei pressi delle
vecchie carvunere, le radure
dove si lavorava e si produceva il carbone. Le Valli
Cupe non sono soltanto
roccia e alberi. Sono anche
e soprattutto acqua. L’aggettivo “cupe”, infatti, richiama l’azione lenta e
corrosiva dell’acqua che
scava e buca la roccia. Cupare, nel dialetto locale
vuol dire proprio scavare,
ma con pazienza. E come
ogni canyon che si rispetti,
prima o poi esso ci conduce alle cascate, di cui le
Valli Cupe sono davvero
ricche. Un centinaio i corsi
di acqua spumeggiante. La
più alta è la Cascata Campanaro che, nonostante sia
protetta dalla natura incon-
taminata della zona, resta
comunque facilmente raggiungibile. Alta circa 22
metri, è immersa in una natura onirica. Il colore della
roccia che fa da sfondo al
salto dell’acqua si staglia
tra due specie di felci tropicali molto rare, la Felcetta
lanosa e la Pteride di Creta. E
non possono mancare gli
alberi, grandi, maestosi,
eterni si potrebbe dire. Il
Parco dei Giganti dei Melitani è proprio questo, una
foresta primigenia, unica in
Europa. Castagni plurisecolari di straordinaria bellezza, che sfiorano i dieci
metri di circonferenza. A
vegliare sugli altri sono il
Gigante Buono, “l’albero
del pane”, un castagno di
Calabria Produttiva
53
AMBIENTE
AMBIENTE
pareti nel canyon valli cupe
cascata campanaro
54 Calabria Produttiva
circa 500 anni, di oltre otto
metri di circonferenza,
adottato dai bambini delle
scuole elementari di Sersale. Buono perché un
tempo era parte di un castagneto che sfamava le popolazioni locali, che
usavano la farina di castagne come si fa oggi con
quella di grano. Come ogni
altro luogo, le Valli Cupe
raccontano anche la loro
storia. Zagarise, Cerva, Sersale, Cropani conservano le
loro tradizioni e sono
pronte a farle conoscere al
viaggiatore avido di curiosità. E come ogni tesoro che
si rispetti, anche le Valli
Cupe hanno il loro prezioso e fedele custode, Carmine Lupia, laureato in
agraria, profondo conosci-
tore di botanica e di questo
ambiente, il quale per farlo
conoscere ed accogliere i
viaggiatori, trasformando
anche questi in… una risorsa , ha creato una cooperativa, Segreti mediterranei
a.r.l.. Questa si fonda unicamente sul progetto di
“coniugare lo sviluppo sociale
ed economico con la salvaguardia del territorio e la valorizzazione delle risorse
locali”. Promozione del turismo naturalistico, ricerche di etnobotanica ed
etnozoologia, riscoperta
della memoria popolare locale che è espressione di
una cultura rurale e contadina caratterizzante il territorio sono le sue direttrici.
La cooperativa organizza
numerose attività, grazie
all’appoggio di associazioni che operano sul territorio: visite guidate,
escursioni in jeep o su
dorso d’asino, balneazione
fluviale nei luoghi delle cascate, corsi specifici per ap-
canyon valli cupe
Calabria Produttiva
55
AMBIENTE
AMBIENTE
cascata campanaro
cascata dell’inferno
passionati naturalisti. Gli
itinerari per le scuole, invece, comprendono anche
visite nelle fattorie e nei
luoghi dell’artigianato locale. Un modo per avvicinare viaggiatori e residenti
alla genuinità, alla semplicità ed alle meraviglie della
Natura.
Per saperne di più
Coop. Segreti Mediterranei
via C. Borelli VII^ Trav.
88054 - Sersale (Cz)
Tel. 333-8643601 - 333-6988835
Fax 0961-934165
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56 Calabria Produttiva
entrata canyon valli cupe
canyon valli cupe
Calabria Produttiva
57
Una Casa calabrese
MUSEI DI CALABRIA
di Teresa Grano ph Eugenio Sciammarella
per lʼarte senza tempo e confini
58 Calabria Produttiva
MUSEI DI CALABRIA
Il museo civico dʼarte contemporanea di Acri, dedicato
a Silvio Vigliaturo, accoglie le opere del maestro acrese insieme ad un laboratorio che ospita ogni anno
aspiranti giovani artisti. Una fucina dalle porte spalancate dove lʼarte vive, si respira e genera bellezza
N
el panorama composito delle realtà
museali calabresi, il
museo civico d’arte contemporanea “Silvio Vigliaturo” di Acri rappresenta
sicuramente un’eccezione,
e non solo per quella caratteristica strutturale che lo
colloca in una dimensione
sospesa, in bilico tra passato e futuro. L’intreccio tra
lo storico Palazzo Sanseverino Falcone e la disponibilità di uno spazio capace di
contenere le opere di uno
dei più importanti maestri
contemporanei della vetrofusione, si realizza a partire
dal bisogno precipuo di offrire, in itinere, un centro
espositivo e un laboratorio
per l’arte. Sono diverse le
sale del palazzo settecentesco adibite alla collezione
delle opere di Silvio Vigliaturo; nella suggestiva cornice di un edificio da poco
restituito alla cittadinanza,
particolare attenzione merita la grande sala del
piano mansardato, con
l’esposizione permanente
in cui si può ammirare una
selezione della vasta produzione del maestro dal
1961 al 2004; a questa si aggiungono poi tre sale, rispettivamente dedicate
all’esposizione temporanea
che raccoglie i suoi lavori
più recenti, alla direzione e
al bookshop.
Attraverso le duecentotrentasette opere donate alla
città di Acri da Silvio Vigliaturo, dal figlio Valerio,
direttore artistico del
museo, e dal suo curatore
Adriano Berengo della Berengo Fine Arts di Murano,
in provincia di Venezia, è
possibile ripercorrere la vicenda professionale ed
umana di un artista che
sembra ridefinire ogni
volta il suo rapporto con le
origini (Vigliaturo è nato
ad Acri nel 1949), a partire
da un anelante desiderio di
scoperta che plasma la mutevolezza delle sue creazioni e suggerisce nello
Calabria Produttiva
59
MUSEI DI CALABRIA
60 Calabria Produttiva
MUSEI DI CALABRIA
stesso tempo una tensione
continua. Ma il museo
vuole essere anche luogo di
condivisione progettuale,
con l’obiettivo di una compartecipazione che sia capace di stimolare
concretamente l’immaginario collettivo sul valore
universale dell’arte. A cominciare dagli studenti
delle scuole, coinvolti ogni
anno nei workshop, grazie
ai quali si possono affinare
le abilità manuali e le percezioni sensoriali. Poi, le
mostre. Quella sullo spazialismo veneto, ad esem-
pio, conclusasi lo scorso
settembre, ha consentito
uno sguardo prospettico su
un movimento culturale
particolarmente significativo del secondo dopoguerra, con l’esposizione
delle creazioni di Anton
Giulio Ambrosini, Edmondo Bacci, Mario De
Luigi, Bruno De Toffoli,
Ennio Finzi, Lucio Fontana,
Bruna Gasparini, insieme
alle grafiche di alcuni
grandi maestri dell’arte del
Novecento come Remo
Brindisi, Giorgio De Chirico, Salvatore Fiume, Re-
Calabria Produttiva
61
MUSEI DI CALABRIA
MUSEI DI CALABRIA
nato Guttuso e Francesco
Messina. Opere, queste,
che Germano Patrito, ex
sindaco di Chieri (To), la
città che ospita il laboratorio di vetro-fusione di Silvio Vigliaturo, ha donato
per l’occasione a quella di
Acri. Per il 24 novembre,
invece, è prevista l’inaugurazione della mostra “Le
montagne si incontrano”,
di Dorino Ouvrier, lo scultore valdostano conosciuto
a livello internazionale per
il taglio appassionato ed
originale delle sue forme.
Le sue sculture in legno e
in bronzo richiamano i
temi della terra e la fatica
dei campi, raccontano memorie della tradizione storica e materiale delle genti
di montagna nel flusso immaginifico di un sapere ancestrale che riconosce la
forza di un sostrato culturale comune, nonostante le
distanze geografiche. Il
messaggio che il museo
vuole veicolare riguarda
proprio la modernità scultorea di Ouvrier, “il fascino
di una natura rivisitata, la
modernità nelle radici della
tradizione”.
scultura di Dorino Ouvrier
62 Calabria Produttiva
Calabria Produttiva
63
MUSEI DI CALABRIA
64 Calabria Produttiva
MUSEI DI CALABRIA
La mostra resterà aperta al
pubblico fino al 16 febbraio
2008. Un altro importante
appuntamento è stato fissato per il mese di marzo
2008, quando il museo Vigliaturo ospiterà la prima
edizione della manifestazione “Triennale di arte
contemporanea”, con le
opere donate dagli artisti
che parteciperanno al progetto; da giugno a settembre 2008, invece, la mostra
“Pittori degli Dei”, “la più
antica arte moderna” degli
aborigeni australiani, con-
durrà i visitatori attraverso
un misterioso viaggio pittorico nella Terra di Arnen,
con una quarantina di
opere su tela e di oggetti
dipinti della collezione privata di Claudio Polles, l’artista italo-australiano che le
ha raccolte e collezionate
preoccupandosi inoltre di
immortalare gli autori con
il filtro sottile dello scatto
fotografico, fornendo così
un prezioso strumento conoscitivo per carpirne l’essenza e non solo la
bellezza.
Calabria Produttiva
65
GIROVAGANDO
di Pilerio Falcone ph piesse - candiloro
Le origini
Recenti ritrovamenti fanno
risalire l’origine di Cariati
alla civiltà brettia, ma non
mancano gli studiosi che
avanzano ipotesi di collegamento con l’epoca greca.
È certo, comunque, che in
età medievale, il Guiscardo, dopo lungo assedio, la conquistò per la sua
posizione strategica e da
allora Cariati fu soggetta al
dominio di molte famiglie
aristocratiche. Nel Trecento
fu possedimento dei Ruffo
di Montalto. Alla fine del
1400, alla morte di Marino
Marzano Ruffo, la cittàstato fu spezzettata e venduta prima alla famiglia
Riario, poi ai Coppola e
quindi ai Borgia d’Aragona, per passare infine
agli Spinelli fino all’eversione della feudalità. Sotto
i Francesi divenne Comune
e, nella metà del 1800, il
territorio cariatese fu attraversato dal nodo ferroviario che collegava Reggio
Calabria con Taranto. Il
nuovo collegamento diede
l’inizio ad un massiccio
movimento di emigrazione
mentre agli inizi del XX secolo tutto il comprensorio
subì le disastrose conseguenze del terremoto e di
una frana che ridusse in
macerie un’intera borgata.
Le tradizioni
economiche e religiose
La città sospesa
tra mare azzurro e mura antiche
66 Calabria Produttiva
Storicamente, l’economia
di Cariati si basava sull’agricoltura e la pesca. In
tempi relativamente recenti, si potevano ancora
vedere al lavoro alcuni mastri d’ascia intenti alla realizzazione di piccole
imbarcazioni. Attualmente,
a mantenere viva la tradizione, ne rimane solo uno
di loro, Antonio Montesano che costruisce barche
da pesca e per il piccolo diporto. Al momento, le attività economiche sono
ancora sostenute in buona
parte dall’agricoltura; sono
Calabria Produttiva
67
diverse, infatti, le aziende –
olivicole, vinicole e di trasformazione agroalimentare - che hanno raggiunto
importanti risultati anche
68 Calabria Produttiva
nell’esportazione all’estero.
Comincia a diffondersi, con
buon successo, l’agricoltura biologica. Discreti
sono i risultati nel settore
della pesca e del commercio ittico, mentre si avviano allo sviluppo anche
il turismo, l’agriturismo ed
il pesca-turismo imper-
niato su speciali tours su
pescherecci, in compagnia
di pescatori che offrono ai
turisti le emozioni della
pesca dal vivo ed il gusto
di una pietanza cucinata in
barca. Sono presenti alcune
aziende che lavorano gli
infissi metallici e risultano
ancora una risorsa i proventi degli emigrati. Anche
il comparto del terziario dà
il suo contributo all’economia locale e malgrado gli
sforzi e gli intenti, il paese
fa registrare un alto tasso
di disoccupazione giovanile. Un cenno a parte merita il settore
dell’artigianato, soprattutto
quello femminile, un
tempo molto più fiorente
rispetto ad oggi, quando al
telaio venivano confezionati interi corredi per le
spose. Oggi, la tradizione è
ancora viva, per quanto riguarda la realizzazione di
coperte e tappeti mentre
sono decisamente pochi gli
artigiani della terracotta
che confezionano per lo
più boccali ed utensili per
le bevande.
Per quanto riguarda le tradizioni religiose, il nome di
Cariati è immediatamente
associato a San Cataldo
protettore, il cui busto, in
occasione della festa che si
celebra il 10 maggio, viene
portato in processione
dalla Cattedrale al Santuario, nella marina, dove rimane per qualche
settimana.
Durante questo tempo
tutta la comunità cariatese
rende omaggio al Santo
mentre la serata conclusiva
dei festeggiamenti è allietata da spettacoli e tradizionali fuochi d’artificio.
Anticamente, il percorso
che oggi si effettua a terra,
avveniva per mare, con
una suggestiva processione
di barche, dove trovava
posto anche la banda musicale. Altre ricorrenze importanti sono il 6
novembre - festa di san
Leonardo che è patrono di
Cariati, quando alla celebrazione della messa segue
la processione con la banda
musicale – e il 16 agosto,
festa di San Rocco, durante
la quale, la statua del Santo
viene portata in processione sul mare e salutata, a
Calabria Produttiva
69
GIROVAGANDO
sera, dai fuochi artificiali
che ogni contrada prepara
per allestire un grande
spettacolo pirotecnico sulla
spiaggia. Ancora molto
sentite e partecipate sono le
70 Calabria Produttiva
GIROVAGANDO
tradizioni del periodo pasquale, soprattutto al Sabato Santo, quando
vengono portate in processione le statue del Cristo
Morto e dell’Addolorata.
I monumenti
e i luoghi dell’arte
Di particolare fascino, nel
centro storico di Cariati,
sono le mura d’epoca ara-
gonese che circondano la
cittadina e che servirono
anticamente alla sua difesa.
Esse sono inframmezzate
da torrioni e da antiche
porte d’accesso, a cui fanno
da complemento le viuzze
lastricate dei vicoli. Interessanti da visitare sono anche
le chiese, i palazzi nobiliari,
un importante sito di interesse archeologico e le at-
trazioni marittime, soprattutto la spiaggia, attrezzata
in molti punti con lidi,
punti di ristoro e un porticciolo turistico. Tra gli edifici religiosi più importanti,
sono da menzionare la cattedrale dedicata a san Michele Arcangelo, risalente
al XV secolo, il cui interno
a pianta basilicale presenta
tre imponenti navate divise
da variopinte colonne di
marmo; il santuario di san
Cataldo, alla marina, a tre
ingressi, dove si conservano diverse statue di santi
cari alla devozione caria-
Calabria Produttiva
71
GIROVAGANDO
tese. Al Quattrocento risale
pure la chiesa degli Osservanti, dedicata a santa Filomena, mentre del Seicento
sono le chiese di sant’Antonio, dell’Annunziata, della
Trinità e di Santa Maria
delle Grazie.
Di recente costruzione
sono invece gli edifici religiosi dedicati a Cristo Re,
la chiesa evangelica e il
Centro Missionario delle
suore di santa Gemma. La
sede vescovile, affianco
della Cattedrale, risale alla
metà del Seicento. Di parti-
72 Calabria Produttiva
GIROVAGANDO
colare interesse archeologico è la tomba brettia, rinvenuta alla fine degli anni
Ottanta, in località Salto,
che ha portato alla luce un
corredo funerario, suppellettili, recipienti, una corazza e dei cinturoni che gli
esperti fanno risalire al IV
secolo a.C.
La Gastronomia
La tavola cariatese è ricca
di alimenti semplici e gustosi, in particolare prodotti ittici e verdure.
Una specialità della zona è
la famosa sardella salata, le
alici appena nate, messe
sotto sale e condite con peperoncino ed olio, che si
adattano magnificamente
ad essere spalmate sui crostini di pane e a fare da ripieno nelle ciambelle salate
e nelle pizze rustiche.
Una particolare delizia, infatti conosciuta con il nome
di pitta con le dita, cioè impastata, come tradizione
vuole, dalle abili mani
delle massaie, utilizza la
sardella come ripieno di un
impasto di pane, dove la
sapida pietanza viene stesa
ed insaporita con origano
ed aglio e messa a cuocere
in forno, meglio se a legna.
Due piatti caratteristici del
luogo sono le alici scattiate
- alici di media grandezza,
fritte nell’olio d’oliva insaporito dall’aglio, a cui si
aggiunge poi il peperoncino rosso in polvere, un
po’ di aceto da fare evaporare e, come tocco finale,
una spolverata di origano e le melanzane ripiene alla
cariatese, dove la polpa
dell’ortaggio, scottato in
acqua calda salata, viene
mescolata ad uova, capperi, olive, acciughe salate
e mollica di pane e le melanzane ripiene sono cotte
nel sugo di pomodoro.
Per quanto riguarda i dolci,
di particolare bontà risultano i crustoli - tocchetti di
farina impastata con olio,
vino bianco, buccia e succo
d’arance, cannella, acqua e
sale che, una volta lavorati,
si tagliano come piccoli
tronchetti e si rigano come
gli gnocchi, vengono fritti
nell’olio di oliva e poi si insaporiscono, a piacere, nel
miele – e le crespelle a ventu
– un impasto di farina, zucchero, acqua olio e sale che
si fa cuocere prima in una
pentola sul fuoco, come accade per la preparazione
dei bigné, e poi fritta in abbondante olio, quando alla
pasta si dà la forma desiderata.
Le crespelle sono poi cosparse di zucchero.
Calabria Produttiva
73
GIROVAGANDO
GIROVAGANDO
Manifestazioni
Data
Festa di San Leonardo
6 novembre
9 e 10
maggio
Festa di San Cataldo
16 agosto
Festa di San Rocco
Festa di Madonna delle Grazie
8 settembre
Da visitare
Cattedrale
Chiesetta di Sant’Antonio
Chiesa deli Osservanti
Chiesa dei Francescani
Tomba Brezia (330 circa a.C.)
Ponte nuovo
Palazzo del Seminario
Palazzo Vescovile
Utilità
Municipio
Den. Abitanti
Sito internet
E-mail
Altimetria
CAP
Polizia Municipale
Inform. Turistiche
0983 96075
Cariatesi
nd
[email protected]
50m.s.l.m.
87062
0983 96079
nd
Accoglienza & Ricettività
Strutture
Berlin
Madonnina
Nettuno
Il Pettirosso
Ostello del Pellegrino
S. Cataldo
74 Calabria Produttiva
Telefono
0983 91686
0983 96687
0983 91459
0983 968171
0983 969488
0983 968575
Calabria Produttiva
75
I turdilli i na vota
LE RICETTE DI NONNA ELISA
LE RICETTE DI NONNA ELISA
Turdilli classici
Ingredienti
1 bicchiere di olio di semi
1 bicchiere pieno di uova
1 bicchiere di vermouth
miele d’api
1 arancia spremuta e la buccia grattugiata
2 bustine di lievito per dolci
farina q.b.
Preparazione
Sbattere bene tutti gli ingredienti.
Aggiungere la farina e impastare il tutto per
bene.
L’impasto deve essere morbido.
Fare gnocchi grossi e friggere in abbondante olio.
In una padella sciogliere il miele e passare i turdilli.
Nonna Elisa
augura a tutti i lettori di
trascorrere un buon Natale,
un felice anno nuovo e...
buon appetito
Pasta e mollica (tradizione antica natalizia)
Ingredienti
spaghettini
200 gr. di alici salate
200 gr. di mollica di pane
olio
pepe nero grattugiato
Preparazione
In una padella scaldare l’olio e le alici (lavate e senza lische).
Schiacciarle con la forchetta e farle sciogliere.
Aggiungere la mollica di pane con il pepe nero
e far soffriggere un po.
Rimestando bene lessare la pasta e condire.
Polpettone
Ingredienti
½ kg. di carne tritata di maiale
200 gr. di formaggio grattugiato
1 piatto di mollica di pane raffermo
uova q.b.
aglio grattugiato
prezzemolo tritato
sale q.b.
Preparazione
Impastare tutti gli ingredienti e farne un
polpettone (meglio se si fa il giorno prima).
Avvolgere in un canovaccio e lasciar riposare. In una teglia mettere abbondante olio e
aggiungere due spicchi di aglio, un rametto di
salvia, uno di rosmarino e un po di origano.
Cuocere per un’ora circa avendo cura nel girarlo, di
non romperlo e di aggiungere ogni tanto un po di
acqua. Quando è quasi cotto mettere un dado vegetale e
quando è quasi freddo tagliarlo a fette.
76 Calabria Produttiva
Ingredienti
2 bicchieri di vino bianco
1 bicchiere di olio
miele di fichi
farina q.b.
Preparazione
In una pentola mettere l’olio e il vino.
Portare ad ebollizione.
Togliere dal fuoco e mettere la farina girando il tutto con un mestolo.
Posare l’impasto su un tavolo e lavorare, con le mani,
aggiungendo, se occorre, altra farina. L’impasto deve
essere morbido.
Stendere l’impasto facendone degli gnocchi grossi lunghi 5-6 cm. Friggere in abbondante olio.
Riscaldare il miele e immergere i turdilli.
Spolverare con zucchero a velo.
È possibile sostituire il vino con dell’acqua usando le
stesse dosi.
Calabria Produttiva
77
Sogni e Segni di cambiamento
EVENTI
di Adele Filice ph per gentile concessione del Consorzio Goel
“Il sogno è lʼideale, la spinta alla santità, il non fare sconti sulle vette. Ma mai il sogno senza il segno. Sarebbe astrazione illusoria e alienante. Cʼè sempre bisogno
di concretizzare il sogno in un segno visibile e tattile:
un gesto, una passione che cambia, un volontariato…”.
S
ogni Irriverenti-Cantieri di cambiamento!
E’ stato questo il tema
dell’edizione 2007 per la
festa del Consorzio Goel
che, da cinque anni, si
svolge in agosto a Roccella
Jonica.
Appuntamento quanto mai
significativo, quest’anno,
con i sogni, in una Calabria
dove la contingenza imporrebbe di guardare con disicanto alla realtà e dove,
invece, uomini e donne
hanno imparato ad esercitare con maestria l’arte dei
sognatori.
Che possono essere, come
dice Flaiano, quelli “con i
piedi fortemente appoggiati
sulle nuvole”, ma che, in
questo caso, hanno la capacità di sapersi elevare per
osservare orizzonti più
ampi.
E se la capacità di elevarsi
è anche frutto del sostegno
di un uomo di fede qual è
monsignor Bregantini, è indubbio che le esperienze
maturate dai soci delle coo-
78 Calabria Produttiva
Monsignor Giancarlo M. Bregantini
perative consentono di
guardare con maggiore fiducia al futuro e coltivare
“il sogno della cooperazione” affinché tutto il territorio possa beneficiare
degli sforzi collettivi e
“l’ideale di cambiamento…
faccia diventare il sogno realtà
e…possa essere irriverente
verso una realtà di potere che
sembra invincibile”.
Il riferimento, neanche
tanto implicito, è a quella
parte di società rappresentata dalla malapolitica, che
consente la crescita rigogliosa di ‘ndrangheta e malaffare.
Da tempo, però, nella Locride, la società onesta sta
lanciando dei segnali e comincia a lasciare dei segni
concreti con l’impegno, il
lavoro, la produzione di
beni e servizi e la festa, momento simbolico e reale di
un raccolto di materia ed
idee, quando è già tempo
di pensare alla nuova semina.
È questo, in sintesi, il senso
della manifestazione estiva
che, anche quest’anno, si è
articolata in più giorni, con
dibattiti, discussione di
programmi, sfilate di
moda, esposizione di prodotti tipici e spettacoli sulla
spiaggia e sul lungomare.
I lavori si sono conclusi con
la discussione dei progetti
a breve scadenza; nei prossimi due anni, gli obiettivi
da raggiungere riguardano
la realizzazione di un turismo responsabile che, partendo dalla Locride possa
investire tutta la regione.
Da poco, informa Vincenzo
Linarello, presidente del
Consorzio, è stata autorizzata l’apertura di un’agenzia viaggi e di un tour
operator e presto sarà realizzato un marchio di turismo responsabile e di
pacchetti turistici da vendere in Italia.
Questo progetto segue
l’inaugurazione dell’hotel
Città del Sole, avvenuta a
luglio a Stilo, struttura 3
stelle, 80 posti letto, sala
conferenze e ristorante che
presto sarà affiancata da un
ristorante-caffè culturale.
La Locride, dunque, punta
moltissimo sul turismo responsabile, per diffondere
la conoscenza di un territorio che lotta, che vuole
cambiare e che già oggi è in
grado di offrirsi ai visitatori col suo bagaglio di immense risorse umane ed
ambientali.
Sono ancora tanti i problemi che soffocano la crescita delle cooperative e
con esse quella della migliore società: scarse opportunità di sviluppo per
le cooperative sociali che, a
stento, possono sostenersi;
scarsa formazione manageriale della classe dirigente;
povertà di capitali, difficoltà a dialogare in maniera pulita con le
istituzioni, a parte qualche
raro esempio di amministrazione comunale.
Ciò nonostante, per il Consorzio sono in crescita tutti
i numeri a cominciare dal
EVENTI
capitale sociale, per passare
al valore della produzione,
ai costi di produzione e finire al numero dei soci.
Un faticoso trend ma in salita che, in questi giorni subisce una violenta battuta
d’arresto sul piano dell’entusiasmo e della speranza,
col trasferimento di monsignor Bregantini in Molise.
Il buon pastore, l’appassionato giardiniere, il fiducioso contadino della
Calabria se ne va, per obbedienza.
Ma il buon senso ed una
speranza autentica suggeriscono, pur tra enormi difficoltà che vengono dallo
sgomento e dal senso di
abbandono contingenti, di
continuare a curare, ancora
con più amore, i semi che
lui ha piantato.
Calabria Produttiva
79
Eran trecento, giovani e forti
STORIA E STORIE
di Teresa Grano
e cʼera un calabrese
Della spedizione di Carlo Pisacane, ricordata da Luigi Mercantini nella Spigolatrice di Sapri, fece parte anche un nobile acrese
rivoluzionario, a cui il paese ha dedicato un monumento nel 1888
C
i sono tanti modi per
raccontare la vicenda dell’eroe
acrese Giovambattista Falcone. Si può inquadrare la
narrazione nell’ambito di
quel sussulto risorgimentale caro alla storiografia
ufficiale, o inseguire la prospettiva di un’indagine capace di rivelare le
sfaccettature di un periodo
storico scandito da tensioni ideali e passioni politiche. Al pari dei suoi
compagni più fedeli, Carlo
Pisacane e Giovanni Nicotera, Falcone era pervaso
da sentimenti di libertà e
giustizia sociale di chiara
ispirazione socialista: la
spedizione di Sapri, di cui
egli fu uno degli artefici,
racchiudeva, infatti, tutto il
bisogno di liberare le genti
del Mezzogiorno dall’oppressione feudale e del governo borbonico. Dopo
aver lasciato Acri, dov’era
nato nel 1836, e la sua facoltosa famiglia, nell’aprile
1856, Falcone si era imbarcato da Paola per Napoli.
Gli insegnamenti dell’abate
Antonio Mirabelli, del
poeta Vincenzo Padula e di
suo zio, Biagio Giannone,
avevano esercitato un’influenza profonda sulla sua
formazione intellettuale.
Partendo dalla causa patriottica, sembrava necessario pensare anzitutto alla
risoluzione delle più impellenti questioni economiche e sociali. Da Napoli a
Malta, in un affannoso peregrinare per scampare agli
arresti della polizia, dopo
la feroce repressione scatenata dal re, uscì incolume
80 Calabria Produttiva
dall’attentato dell’amico
Agesilao Milano. Poi fu a
Genova, dove nel 1850 Pisacane aveva concertato
con Mazzini una spedizione insurrezionale nel
Napoletano. Il piroscafo
postale Cagliari, partito la
sera del 25 giugno 1857, era
diretto a Tunisi. Il dirottamento era stato studiato
nei minimi particolari: “sarebbe partita una grossa
barca, carica di armi e di uomini, che avrebbe aiutato i
compagni del piroscafo a impadronirsene, per procedere
poi verso Ponza”. Falcone fu
nominato segretario di Pisacane. All’alba del 27 giugno, circa trecento detenuti
furono liberati dal penitenziario politico situato nell’isola. I membri della
spedizione si mossero
quindi alla volta di Sapri,
nel golfo di Policastro, con
l’intenzione di fomentare la
rivolta antiborbonica. Effettuato lo sbarco, il piccolo
esercito contò di entrare
prima nella cittadina, per
poi fare tappa a Torraca e a
Padula, dove lo scontro
sanguinoso tra patrioti e
forze borboniche spinse Pisacane, Falcone e i pochi rimasti a proseguire per
Sanza. Il drammatico eccidio fu consumato proprio
in questa località il 2 luglio
1857, quando il comandante della guardia urbana, Michele La Veglia,
ordinò alle truppe di sparare. Alle loro spalle, il popolo aizzato dal prete
Francesco Bianco. Nel momento in cui Carlo Pisacane fu raggiunto da un
colpo di fucile, Falcone
estrasse la pistola per reagire. “Non si versa mai sangue fraterno!”gridò
Pisacane. Così anche Falcone cadde ferito, per essere poi finito a colpi di
ronca dai servi contadini,
ovvero quei fratelli che,
nell’illusione della rivoluzione, il giovane sognatore
calabrese aveva immaginato di redimere.
Essenze di Calabria in versi
AUTORI DI CALABRIA
di Franco Dionesalvi
Franco Costabile è stato il cantore per eccellenza della
Calabria e dei suoi sentimenti; dopo una dolorosa esistenza morì suicida e Giuseppe Ungaretti compose
lʼepitaffio che oggi si legge sulla sua tomba, a Sambiase
S
e volete capire la Calabria, i sorrisi e le lacrime, le tensioni e le
frustrazioni, le speranze
della regione, attraverso la
poesia, dovete leggere i
versi di Franco Costabile.
Perché egli meglio di
chiunque altro ha saputo
incarnare nelle sue parole i
ritmi, le passioni e i tormenti della Calabria e dei
suoi abitanti. E soprattutto
i ritmi, scanditi, come nella
poesia che qui pubblichiamo, in quell’incedere
cadenzato del treno, nel risuono polveroso della ferraglia sulle rotaie, mentre il
mondo scorre intorno e si
può vedere dai vetri appannati del finestrino; e il
protagonista è l’emigrante,
costretto a marciare e viaggiare per dare risposta ai
bisogni primari suoi e della
sua famiglia.
Oppure, in un’altra sua famosa lirica, “Rosa nel bicchiere”, brevi ed essenziali
strofe danno delle percezioni folgoranti e complessive della vita nella nostra
terra, come degli haiku occidentali, come dei flash
che riescono però a zummare dall’universale al dettaglio, e poi di nuovo
allargarsi a restituire a quel
particolare una significazione più ampia, una valenza simbolica che
consente di diversamente
interpretare tutto l’insieme:
“Scialli neri / il tuo mattino /
di emigranti. / Calabria, /
pane e cipolla”. I dolori, le solitudini, ma ancora la luce del
cielo e della fiamma interiore:
“Francesco di Paola / il tuo
sole. / Calabria / casa sempre
aperta”. E l’usanza popo-
lare di mettere un fiore in
un contenitore casuale, ed
esporlo sul davanzale, è
un’immagine attraverso la
quale il poeta apre uno
squarcio su quel mondo e
ce lo fa capire, ci trasmette
la sua emozione e la sua
profonda comprensione:
“Un arancio /il tuo cuore, /
succo d’aurora. / Calabria, /
rosa nel bicchiere”. Franco
Costabile nacque a Sambiase nel 1924. Non frequentò la società letteraria,
visse appartato.
Ciò nonostante fu notato, e
così si esprimeva Libero Bigiaretti: “Buon per lui gli
studi letterari non lo hanno
fatto diventare un letterato,
cioè nulla hanno potuto contro la sua natura di paesano
meridionale. Nella veemenza
del suo risentimento (un dolore più antico di lui, un bisogno di giustizia inappagato da
secoli) non troviamo enfasi
oratoria, ma la misteriosa
forza di persuasione di una
poesia naturale”.
Si trasferì a Roma, e lì lavorò come insegnante. Si
impegnò in battaglie politiche e sindacali, militò nella
sinistra. Pubblicò le raccolte di poesia “Via degli
ulivi” e “La rosa nel bicchiere”, con la quale ottenne il “premio Lentini”.
Ma i suoi tormenti interiori
e la sua ansia di giustizia
non trovarono sbocchi sufficienti, e nel 1965, a Roma,
morì suicida. La sua resta
una vicenda emblematica,
intrisa di sofferenza, ma capace anche di rischiarare,
in profondità, una percezione delle cose più intensa
e più vivida. E dopo la sua
morte diversi critici nazio-
nali hanno studiato e valorizzato le sue poesie, e,
anche al di fuori dell’ambiente poetico, la sua fama
si è affermata: una compagnia cosentina, il Centro
RAT, gli ha dedicato uno
spettacolo teatrale, ed
anche il turismo ha puntato su di lui, infatti esiste
un Parco Letterario dedicato a Costabile.
È auspicabile che i giovani
si accostino alla poesia di
Costabile, che dà un esempio di come, attraverso
versi secchi ed essenziali
(come la gente di Calabria)
si possa comunicare tutto
un mondo.
da “MIO SUD”
Mio sud,
pianura mia, mia carretta lenta.
Anime di emigranti
Vengono la notte a piangere
sotto gli ulivi,
e domani alle nove il sole già brucia,
i passeri a mezz’ora di cammino
non hanno più niente da cantare.
Mio sud,
mio brigante sanguigno,
portami notizie della collina.
Siedi, bevi un altro bicchiere
E raccontami del vento di quest’anno.
Mio treno di notte
lento nella pianura
Battipaglia… Salerno…
mio paesano, stanco sulla valigia,
cane vagabondo.
Mio questurino
davanti a un'ambasciata,
potevi startene adesso in collina
a dare sotto le foglie il verderame,
sentire l'aria la terra,
le ragazze dell'altro versante darti una voce.
Potevi essere anche un perito agrario
se a casa potevano,
intenderti di migliorìe, d'allevamenti,
e pensare un trapianto a primavera.
O forse eri solo un manovale, lavoravi a giornate,
forse non lavoravi.
Adesso un silenzio, il giorno:
da qui a lì, e niente succede.
Franco Costabile
Calabria Produttiva
81
LE AVVENTURE DI
Vita di note
PERSONAGGI
ATTENTI A QUEI DUE
Siamo Partiti
abbiamo attraversato l’ Italia
siamo atterrati a Milano
destinazione RHO
abbiamo fatto
una bella figura
(come siamo abituati a fare)
e hanno fatto una
GRAN BELLA FIGURA
(come sono abituati a fare
i nostri beneamati politici)
abbiamo lavorato tanto
e dopo aver distribuito circa 30.000 copie
tra riviste, guide turistiche e altro,
non sapevamo più dove sbattere la testa
di Adele Filice ph per gentile concessione Francesco Perri
Eʼ quella di Francesco Perri, pianista, direttore, compositore e ricercatore del patrimonio musicale calabrese e non solo che, con la sua orchestra si avvia ad essere il Morricone o il Piovani di casa nostra
N
ei suoi ricordi più
vivi c’è un pianoforte verticale che il
papà, oggi scomparso,
portò a casa prima di qualunque altro mobile o
pezzo d’arredo, tanta era la
passione per la musica, che
suonava ad orecchio. “La
vita lo aveva costretto a fare
scelte diverse da quelle artistiche (era insegnante di italiano
e latino) ed il pallino della
musica gli era sempre
rimasto”. Così confida Francesco Perri - maestro in
Pianoforte, Composizione,
Strumentazione e Direzione d’orchestra, nonché
dottore in Filosofia e in
Dams - ricordando la presenza di quel piano, poco
ingombrante nello spazio
fisico della casa, enorme in
quello della memoria e per
la futura carriera, su cui,
sin da bambino, trovandoselo davanti, vi ha sempre
suonato qualcosa. Una vita
di sacrifici, “solo due o tre
partite di pallone, giusto il
tempo di rompermi le mani” e
poi musica, musica, musica, fino ai risultati di
oggi, che parlano da soli.
Francesco Perri è direttore
dell’orchestra SerrEnsem-
ble, nata nel 1999, col duplice intento di essere
punto di riferimento per i
giovani musicisti calabresi
e di dotare la regione di
un’orchestra stabile.
Quest’ultimo obiettivo non
è mai stato raggiunto ma la
Serrensemble resiste e si indirizza sempre più decisamente verso l’esecuzione
di colonne sonore per il cinema e la televisione. Per
quanto riguarda l’attività
di composizione “ho musicato il film “I Pagliacci” –
continua Perri - uscito in
agosto; prima c’era stato
“Uno scatto nell’Agri” coprodotto dalla Regione Basilicata e Francis Coppola; adesso
esce, a Roma, “Texas al di là
del buio” mentre è già in circuito l’ultimo film di Dario
Argento, dove ho collaborato;
inoltre, è stato trasmessa la
fiction su san Giuseppe Moscati dove ho inserito un
brano di Giuseppe Giacomantonio”.
Ed a proposito di musicisti
nostrani, anche questo è lavoro per il Nostro: rivalutare, con la ricerca, i
numerosi musicisti calabresi, su cui esiste corposo
materiale da scoprire e ca-
talogare e che, invece, giace
dimenticato negli archivi.
“Riscoprire il nostro patrimonio genetico musicale continua Francesco - è fondamentale e, a tal proposito,
ho in mente una stesura della
storia dei musicisti calabresi.
Sino ad oggi, ho trattato argomenti su Quintieri, Giacomantonio e la storia della
musica in Calabria, in un lavoro iniziato nel ’99 in cui cominciavo ad avere una visione
generale del percorso musicale
dei nostri autori. Oggi mi ritrovo partiture inedite di Giacomantonio, Quintieri,
Capizzano che sto facendo conoscere al pubblico nei miei
concerti. Il riscontro è positivo, perché ci si rende conto
che il nostro patrimonio, pur
non essendo paragonabile a
quello di Milano, Venezia o
Napoli, pure esiste e, se c’è,
vuol dire che ci sono state persone che hanno fatto musica e
che bisognerebbe far conoscere, far sentire”. Ed anche
qui, l’impegno di Francesco Perri, come autore letterario e discografico
rasenta lo stacanovismo; al
suo attivo, ha una cinquantina di composizioni di cui
quarantadue pubblicate e
le altre inedite, di vario genere mentre, per il futuro,
intende assolutamente portare a termine i lavori editoriali e discografici sulla
letteratura musicale calabrese. Ma non finisce qui.
Francesco Perri è direttore
artistico delle Giornate rendaniane, nonché socio onorario dell’associazione “A.
Rendano”; socio fondatore
dell’Accademia “E. Sabato”
per cui ha studiato e sta facendo ricerche sui musicisti
calabresi autori di tango; è
direttore artistico del
ProvinciaTangoFestival; ha
eseguito, come pianista, e
diretto concerti in tutto il
mondo e non pago di tutto
ciò, tira fuori un sogno dal
cassetto: un film su San
Francesco, le cui riprese
dovrebbero iniziare a
marzo, tra Calabria, Sicilia
e la Francia perché “l’idea
che sia passato l’anno del cinquecentenario senza fare nulla
proprio non mi va. Bisognerà
lasciare un segno per questo
evento straordinario”.
E conoscendo la granitica e
serena determinazione del
Maestro, ci sono pochi
dubbi che non sarà così.
alla prossima avventura
Calabria Produttiva
83
Dieci anni di (r)esistenza
CALABRIA FUTURA
di Adele Filice e Rossana De Angelis ph per gentile concessione dell’ ARN
e di successi
Sono quelli celebrati per la ricerca sulle demenze e sullʼAlzheimer dal Centro regionale per la ricerca neurogenetica e lʼomonima associazione di volontariato. Il
punto della situazione e i programmi futuri con Amalia Bruni, pasionaria della ricerca e della buona vecchiaia
A
nche in Calabria si
fa ricerca ad altissimi livelli, con
équipes di lavoro internazionali e risultati di sommi
interesse ed utilità, non
solo per la comunità scientifica mondiale ma anche
per quella civile. E’ questo,
in sintesi, il motivo che ha
spinto, quest’anno, il Centro Regionale e l’Associazione per la Ricerca
Neurogenetica (ARN), a celebrare il decennale di attività, con un focus
sull’invecchiamento cerebrale, la malattia di Alzheimer e altre demenze. Cuore
e motore, del Centro e
dell’Associazione da lei
stesa fondata, Amalia
Bruni, neurologa di formazione, oggi scienziata e ricercatrice, donna di gran
carattere e maggior cuore
da sempre che, alla calabrese capatosta, aggiunge
mediterranea dolcezza e
teutonica volontà. L’inizio
della conversazione non
può che riguardare un consuntivo dell’attività “ricco e
corposo – esordisce la dottoressa Bruni - perché siamo
nati come Centro all’indomani di un risultato che era
l’isolamento della Presenilina”. A questa, prosegue la
dottoressa, hanno fatto seguito altre tappe importanti (che hanno portato
all’identificazione di geni
diversi ma tutti responsa-
bili dell’Alzheimer, come la
Nicastrina e la Sortilina 1 e
2, ndr). Inoltre, sono state
individuate altre forme di
demenza: una patologia
fronto-temporale di alcune
famiglie di Bivongi; una
malattia spino-cerebellare,
la Sca 17; nuove mutazioni
genetiche e nuovi casi di
pazienti con Alzheimer ad
esordio molto avanzato; è
stato condotto uno studio
su seimila pazienti provenienti da tutto il mondo,
che ha portato all’individuazione della Sortilina ed
ora “stiamo lavorando tantissimo – conclude l’elenco la
dottoressa - sulle demenze
fronto-temporali, che non
sono ancora codificate; questa
Il tavolo dei lavori all’Unical nella
prima giornata del convegno. La prima a sx è la dott.ssa Amalia Bruni
84 Calabria Produttiva
modalità di interesse non investe solo la ricerca di laboratorio ma anche quella clinica
perché tali aspetti sono intrecciati e le ricadute del nostro
lavoro devono riflettersi sui
pazienti e sulle loro famiglie”.
Pazienti e famiglie, parole
chiave nel vocabolario
umano e professionale
della Bruni che ci tiene a
sottolineare come il lavoro
sia condotto non su ma con
i malati e i familiari. A tal
proposito, ella racconta,
con giustificata fierezza, un
episodio da considerare
simbolico per la sua attività, riguardante gli abitanti di Bivongi.
L’assessore comunale alla
Sanità si presenta da lei
come delegato del sindaco
per farle presente che
anche lì sono a conoscenza
dei suoi studi, che la comunità bivongese ha grossi
problemi di invecchiamento e nessuno sa cosa
fare. La dottoressa Bruni
avvia una ricerca e, attraverso delle analisi, effettua
una raccolta di dati molto
interessanti sulla popolazione anziana, che porta all’identificazione della
patologia fronto-temporale.
“La disponibilità delle persone
– continua Amalia Bruni ha consentito uno scambio di
informazioni con cui abbiamo
costruito insieme un pezzo di
ricerca; lì noi siamo stati solo
uno strumento, la scoperta
della ricerca è una loro conquista, anche se a noi ha permesso di farci nuove
domande, di identificare
nuovi bisogni collettivi. Que-
CALABRIA FUTURA
sta è anche la famosa integrazione socio-sanitaria, che non
c’è mai. Attraverso le ricerche
e le risposte che ne vengono
fuori, noi cerchiamo di trasferire delle informazioni ai sindaci che ne possono far tesoro
per meglio operare verso la
collettività. La ricerca è tutto
questo, non solo la nostra attività di laboratorio. Innescare
questa capacità di processo
culturale all’interno di una
collettività, significa tanto; significa che ognuno, nel suo
ambito, può fare ricerca perché questa è la molla della conoscenza, del futuro, della
buona soddisfazione personale. Credo siano queste le
cose fondamentali e questo benessere psichico si traduce in
una collettività più felice, in
maggiori determinazione e
forza che possiamo esprimere
come calabresi”.
Concetti e pensieri ineccepibili, che hanno come rovescio di medaglia la nota
sempre dolente, dei finanziamenti. Una sorpresa,
dunque, é la notizia che “il
Centro può disporre – informa la dottoressa - di un
budget di 500 mila euro
l’anno, con un collegato alla
finanziaria, sollecitato da due
consiglieri regionali, Pacenza
e Borrello, i quali hanno proposto, in totale autonomia,
una modifica ed una legge regionale nuova, votata all’unanimità. Tutto ciò significa che
possiamo stare ragionevolmente sereni per il futuro; ma
questo non diminuisce la nostra voglia di partecipare a
progetti europei, del ministero, delle fondazioni bancarie. Io mi auguro di avere
tanti filoni di ricerca da seguire, con i vari fondi a cui
poter attingere, per avere
tanti ragazzi da mandare in
giro a prepararsi ancora di
più. È decisamente controtendenza la previsione che
tanti giovani e brillanti intelletti possano fare esperienza altrove e poi tornare
in Calabria, a lavorare e
fare ricerca; viene spontaneo chiedersi, da questo
versante, cosa rappresenta
il Centro. “Intanto - risponde la Bruni - costituisce
uno stimolo costante per la
collettività, dove stimolo significa dimostrare a noi stessi
che qui si può fare ricerca,
senza emigrare; bisogna guardarsi intorno, avere molta
forza di volontà e determinazione perché è certo che qui si
trovano più ostacoli rispetto a
fuori, ma questo è messo nel
conto. L’amore che abbiamo
per la nostra terra, però, è talmente forte che desideriamo
non solo interessarci di
scienza ma fare sì che questa
possa essere fruita dai calabresi, in termini di cultura, di
globalità; per rivendicare una
capacità propositiva; perché
noi calabresi ce l’abbiamo,
connaturata nel dna, ma ci
sentiamo ultimi della lista per
le vicende poco gratificanti e
gradevoli che ci stanno intorno. Quindi, se si riesce a
stabilire un legame a livello
culturale (la scienza che rientra in una dimensione più
ampia di cultura), tra chi fa
scienza, chi fa cultura, chi fa
impresa, abbiamo la possibilità di mostrare un’immagine
differente di questa terra, dove
si può lavorare. E’ importante
il forte legame che abbiamo
con l’Unical, non solo di istituzioni ma soprattutto di persone che sono in sintonia
sulla modalità di attrarre il
patrimonio intellettivo dei
giovani, di dar loro la possibilità di formarsi”. E se occorressero altre dimostrazioni
a sostegno di tali affermazioni, è sufficiente sapere,
come sottolinea la dottoressa Bruni, che sono numerose le famiglie, anche
non direttamente assistite
da lei, che chiedono l’analisi neuro-patologica post
mortem per i loro congiunti
poiché “la gente ha perfettamente capito che, per queste
malattie, la diagnosi vera arriva solo dopo la morte e questo può dare un impulso
straordinario alla ricerca, allo
studio e di conseguenza alla
cura, quando ci sarà. Quindi
il bisogno non è solo quello
immediato, personale o sociale
ma quello di avere un panorama quanto più ampio possibile, in cui tutte le domande
possano essere soddisfatte,
anche quelli che sono punti
interrogativi dibattuti”.
Un bel salto nella mentalità
della popolazione calabrese, storicamente poco o
niente avvezza a pensare in
termini di bene comune,
forse perché comincia a diventare comunemente diffuso il desiderio di una
buona e bella vecchiaia. “Io
stessa - confida la Nostra ho sempre detto che lavoravo
per la mia vecchiaia e vorrei
trovare un farmaco prima di
diventare sufficientemente demente per poterlo fare; se riusciamo ad identificare le cause
di determinate malattie, identificando il meccanismo patogenetico, diciamo che abbiamo
la possibilità, tra qualche
anno, di avere dei farmaci, il
nostro più grande desiderio”.
In conclusione? “Sono consapevole - afferma con evidente sincerità Amalia
Bruni - che il livello della nostra ricerca, del lavoro, delle
prestazioni sono assolutamente alti, ma io voglio guardare avanti non indietro e
quindi i paragoni li faccio con
chi è più bravo di noi”.
Cronache da una Calabria
straordinariamente normale!
La dott.ssa Amalia Bruni in visita all’Unical
Calabria Produttiva
85
Il futuro è unità
CALABRIA ALTROVE
Frequenze calabresi
CALABRIA ALTROVE
di Adele Filice ph Angel Hector Coccimiglio
a Buenos Aires
Eʼ operante da quasi un anno, presso la grande comunità dei calabresi in
Argentina, una nuova associazione
che vuole aiutare soprattutto i giovani a trovare un lavoro. Un gruppo di imprenditori e le loro famiglie uniti da
obiettivi di sostegno e collaborazione
S
ono diverse decine di
migliaia i calabresi
che oggi vivono in
Argentina, riuniti in associazioni e fondazioni che
hanno in comune lo scopo
di riannodare i fili, un
tempo spezzati, con la madrepatria calabrese. Nondimeno, la volontà di darsi
degli obiettivi nuovi e diversi è sempre viva, per
cui, ancora attualmente,
può capitare di dover registrare la nascita di una
nuova associazione.
Ed è proprio quello che è
accaduto per “Calabria
Unita”, un nuovo sodalizio
presieduto da Italo Aloisio
che si pone, tra gli obiettivi
principali, quello di aiutare
i giovani, attraverso percorsi di formazione professionale, ad inserirsi nella
realtà lavorativa argentina
e non solo. Fermi e concreti, a tal proposito, gli intenti del presidente che si
prefigge di “parlare con i
fatti e non con le parole”.
Infatti, nei primi mesi di
quest’anno hanno già preso
l’avvio dei corsi per la preparazione di idraulici, gassisti, arredatori di interni
ed esterni, addetti alla confezione di abbigliamento
femminile e maschile mentre sono in programma
altri corsi di meccanica automobilistica ed arti visive.
Pragmatismo puro, a giudicare da questi primissimi
risultati, forse anche grazie
alle stesse esperienze del
presidente che arrivato in
Argentina, da Aiello Calabro, nei primi anni Cinquanta, è stato sempre
impegnato in diverse attività – ha esercitato il mestiere di sarto, ha gestito un
bar, poi si è dato all’imprenditoria, realizzando
un’azienda di rivestimenti,
ha aperto una catena di negozi nel settore edile - e
non ha mai fatto mancare il
suo contributo nella causa
degli emigrati.
L’Associazione è nata sulla
spinta originaria di un
gruppo di calabresi, oggi
Italo Aloisio
86 Calabria Produttiva
oltre il migliaio, che si
erano trovati uniti nell’intento di costituire un
sodalizio di mutuo soccorso, se così possiamo definirlo. L’associazione,
infatti, oltre agli obiettivi
prima precisati, offre ai
suoi iscritti – molti dei
quali imprenditori e loro
familiari – la possibilità di
usufruire di servizi agevolati per l’acquisto di medicinali, per la
intermediazione con gli
enti pubblici e per le operazioni nel settore turistico,
attraverso sconti ed agevolazioni varie. Alla notizia
della nascita di questa
nuova associazione, non
sono mancati i commenti
entusiastici di alcuni amministratori regionali calabresi. L’occasione è
di Adele Filice ph Angel Hector Coccimiglio
Amabile ed impegnata conversazione con Franco
Arena, giornalista e conduttore radiofonico calabro-argentino che racconta del suo programma e delle idee
sulla cooperazione tra Calabria e calabresi allʼestero
propizia per ricordare sommessamente a lorsignori
che, se i calabresi di Calabria, nell’immediato, non
hanno molte possibilità di
cambiare le regole del
gioco – e dunque hanno
margini d’intervento minimi per scegliere un loro
rappresentate politico hanno sicuramente puntati
addosso gli occhi delle diverse comunità di calabresi
all’estero e con le sacrosante rivendicazioni da
questi portate avanti, la nostalgia e talvolta la rabbia
che anima chi è stato costretto a lasciare la propria
terra, per inventarsi la vita
ed il futuro in un altro
posto del mondo, forse è il
caso che la politica ritorni
ad essere una cosa seria;
servizio e non privilegio.
L
’occasione è stata di
quelle da non perdere. Il nostro sempre
errante direttore commerciale, Angel Hector Coccimiglio - formidabile lettore,
amante della scrittura e del
giornalismo, che ha conosciuto e ha dialogato con
José Luis Borges (e scusate
se è poco) e che mantiene
solidi legami con la “sua”
terra d’oltreoceano - ha incontrato Franco Arena, uno
dei giornalisti di punta di
Radio Splendid, che trasmette da Buenos Aires e
che, ogni domenica mattina, con il programma Italia Tricolore, rinsalda i
legami con i calabresi di
tutto il mondo, attraverso
interviste a politici, uomini
di cultura e di arte e personaggi di spicco di vario genere. Da una chiacchiera
all’altra, la conversazione
Franco Arena
si è dipanata tra pubblico e
privato, tra storia recente e
cronaca. Il nostro corregionale, originario del Vibonese, ricorda come la
prima domenica di luglio
del 1995 sia andata in onda
la prima puntata della trasmissione, che prese vita
da un’idea sua e dell’imprenditore Domenico Pugliese “persona di grande
sensibilità – racconta Arena
- due volte presidente dell’associazione calabrese, che ha
adottato la filosofia che <<al
tramonto della vita, un uomo
deve dare tutto quello che la
vita gli ha dato>>. Il programma era di intrattenimento di informazione; “io
sono giornalista – prosegue
il Nostro - specializzato nelle
inchieste; dunque, non aspetto
la notizia, la vado a cercare” e
pescava nella calabresità
per mantenere vivi i le-
gami.
“Abbiamo creato una redazione con tutta la comunità
con cui lavoro da 40 anni e
siamo noi a pagare la trasmissione e le spese, i collegamenti
anche sui cellulari”.
Un bell’esempio di abnegazione e desiderio di libertà, di voler sapere e
voler informare; è inevitabile che il discorso scivoli
sulla condizione dei calabresi all’estero, sulle continue richieste, quasi
sempre disattese, di una
maggiore collaborazione
tra governo calabrese ed
associazioni e comunità
all’estero.
E qui viene fuori tutta la
grinta del giornalista di
razza.
“Io mi domando spesso - continua Arena - se gli italiani
all’estero, ed in particolare i
calabresi per la Calabria,
siamo una risorsa o un peso.
Se abbiamo il diritto al voto
abbiamo anche altri diritti e
doveri.
Noi siamo stati i veri ambasciatori dell’Italia, abbiamo
fatto conoscere il made in
italy in tutto il mondo…
Oggi, non chiediamo l’impossibile, ma cose che si possono
risolvere con la volontà del
funzionario di turno.
Io non ho mai chiesto una lira
di sovvenzione per la radio,
anche nei peggiori momenti
che ha vissuto l’Argentina.
Se siamo una risorsa, dobbiamo avere l’appoggio del governo calabrese anche perché
ci sono tante cose che noi calabresi all’estero possiamo aiutare a sviluppare in
Calabria; mancano solo l’intelligenza, la volontà, ma è
necessario mettersi d’accordo”.
Intelligenza, volontà…Parole strane per il vocabolario dei nostri politici!
Calabria Produttiva
87
Calabria... in vetrina
PERSONAGGI
PERSONAGGI
di Adele Filice ph Aldo Oliverio
Aldo Oliverio è uno dei professionisti più apprezzati del
momento, nellʼarte della vetrinistica. Una storia umile
alle spalle, i sacrifici e lʼaffermazione, il successo e lʼorgoglio di essere un calabrese, e famoso, nel mondo
U
na produzione calabrese esiste anche
per un settore apparentemente lontano dai canoni classici della
produttività regionale, qual
è l’arte vetrinistica, che
trova la massima espressione - in tutti i sensi - in
Aldo Oliverio, maestro richiesto da maisons e griffes
come Alviero Martini, Annabella, Bassetti, Richard
Ginori, Krizia, Trussardi,
Valentino, Versace, solo
per citarne qualcuna. La
storia del maestro Oliverio
è simile, in origine, a quella
di tanti corregionali partiti
dal paesello per cercare migliore fortuna altrove.
Rocca di Neto lo vede nascere ed accoglie i giochi
della sua infanzia; Magenta
- dove si trasferisce con la
88 Calabria Produttiva
Per tre anni, varcati i cancelli della fabbrica magentina, anziché tornare a casa,
Aldo si reca a Milano, per
apprendere gli insegnamenti dell’arte, in una routine faticosa ed
appassionante che lo vede
impegnato letteralmente
dall’alba a notte fonda. I
primi frutti, però, maturano subito e già durante il
corso, il suo nome inizia a
circolare ed importanti
firme della moda chiedono
il suo intervento, in occasione di fiere nazionali ed
estere. La stura al genio è
data! Da quel momento è
un susseguirsi di successi,
affermazioni e riconoscimenti. Viaggi di perfezionamento e di lavoro in
famiglia appena quattordicenne - gli dà lavoro in
una fabbrica di macchine
da caffè. Ma la vita dell’operaio sta stretta ad
Aldo, e non per la fatica che non ha mai spaventato
ne lui né la sua famiglia,
soprattutto mamma Domenica Leotta e papà Armando - quanto per le
angustie e le mortificazioni, a cui deve sottoporre
la fantasia, l’inventiva, la
creatività che scorrono
nelle sue vene.
La grande occasione si presenta nel 1978, con un
corso per vetrinista - organizzato dal Comune di Milano, e pubblicizzato con
dei depliants che arrivano
per caso anche nelle mani
di Aldo - che il Nostro decide subito di frequentare.
Messico; il Circolo della
Stampa di Milano che, nel
1992, gli tributa il massimo
riconoscimento del settore,
il titolo di Maestro d’arte
vetrinistica e da lì ha inizio
una nuova stagione per il
Maestro, che ora può dedicarsi anche all’insegnamento della “sua”
disciplina.
Poi, ancora, nel 1994, il
primo premio al “Futur
Shop” di Milano, la prima
rassegna vetrinistica a livello mondiale dove Aldo
Oliverio, grazie alla sua
arte impareggiabile, difende i colori nazionali e
sbaraglia la concorrenza,
con l’allestimento di una
vetrina preparata per la
ditta Ballerina. All’anno
scorso, invece, data il
primo corso per il Maestro
Oliverio, in Russia, dove il
made in Italy, anzi… in Calabria è particolarmente
apprezzato.
Di queste ultime settimane
è la designazione a presidente della Commissione
di Didattica Artistica dell’Accademia di Vetrinistica
Italiana, che prima aveva
visto Oliverio nel ruolo di
consigliere.
Il segreto del successo? Innato senso del colore, valorizzazione della luce e
degli oggetti essenziali e
poi passione viscerale e
creatività, creatività, creatività! Che il nostro vuole
elargire a piene mani, con
l’insegnamento nell’Accademia e con corsi che “possono aprire – come afferma
egli stesso – prospettive del
tutto nuove e gratificanti ai
giovani calabresi. Perché chiamare persone che vengono da
fuori regione e non darsi la
possibilità di fare un lavoro
interessante, diverso e pieno
di soddisfazioni?”.
Aldo Oliverio ha già tenuto
dei corsi a Crotone, ma non
fa mistero che accoglie-
rebbe volentieri l’invito ad
insegnare in altre città della
Calabria. Per i giovani di
talento e belle speranze di
casa nostra, allora, un indirizzo per il futuro può essere senz’altro
www.vetrinisticaitaliana.it.
Calabria Produttiva
89
L’EDICOLA
Stavolta la nostra Edicola presenta due riviste degne d’attenzione, diverse e affini allo
stesso tempo. Si consiglia la lettura a un pubblico più o meno adulto. Dipende dai gusti.
3
0x30 è la testata. Una
rivista insolita, anche
nel formato. Quadrato
in/formato recita, infatti, il
sottotitolo. E “recita” è il
giusto verbo perché questo
fantastico bimestrale è nato
in occasione dei trent’anni
di attività del Centro RAT di Cosenza.
In abbinamento con Il Quotidiano, al modico prezzo di € 2,
quasi cinquanta pagine di goduria per gli occhi e per la
mente! Naturalmente, per gli appassionati. Ebbene, sì,
30x30 è una rivista di settore davvero ben fatta.
Approfondimenti e storia del teatro in scena, legati al centro RAT e non solo.
E una impaginazione grafica d’impatto.
Direttore responsabile è Alessandro Chidichimo.
Diverse le rubriche fisse, ottimi gli approfondimenti e gli
speciali: dossier è la prima rubrica e, secondo noi, la migliore. Un lungo approfondimento di storia e analisi critica
condensate, per riportare il lettore nell’atmosfera composta e meditativa del teatro; dell’utopia mancante apre alla riflessione su temi sociali, non seppellitemi vivo è, invece,
l’angolo delle interviste agli artisti; nel ventre della bestia e il
velo e la sfida mettono in discussione i temi caldi della cultura; cani randagi affronta in modi diversi l’arte di autoprodursi e cavarsela da soli; al di là del mare è un viaggio in
luoghi diversi del globo, mentre dentro è un viaggio in un
medium prescelto. Si chiude con il belvedere, una vetrina
per appuntamenti imperdibili.
Ogni rubrica si caratterizza per il colore della pagina e per
il gioco di rimbalzi tra figure e testi.
Un ottimo esempio di editoria di qualità.
L'autore dell'opera presente sulla copertina nel riquadro è
di Bruno La Vergata, fotografata da Claudio Valerio.
L'opera realizzata per la copertina è stata creata in esclusiva per la nascita della rivista.
E' prevista per Natale una mostra al Teatro dell'Acquario,
a Cosenza, dove si esporranno tutte le illustrazioni, foto e
opere originali che hanno "colorato" le pagine di "30x30".
Finora ne sono usciti due numeri.
I lettori se ne aspettano altri.
Segnaliamo
Ogni domenica dalle ore 14.00 alle
16.00 italiane (ore 10.00/12.00 in Argentina) va in onda Italia Tricolore su
Radio Splendid AM 990, un programma condotto da Franco Arena
(nativo di Vibo Valentia). Dieci anni
nella stazione radiale più ascoltata dell'Argentina. www.amsplendid.com.ar
F
inalmente si va InScena! Una nuova rivista mensile di arte,
musica, spettacolo, costume e società nasce
quest’anno e viaggia in
allegato alla Gazzetta del
Sud. E porta sempre ai
suoi lettori un omaggio!
Ogni mese un cd di band
emergenti, locali o nazionali. Non è da tutti!
Costo esiguo (€1,50, escluso il quotidiano) per cinquanta
pagine di approfondimenti culturali.
Direttore responsabile è Manuela Iatì, la redazione è a
Reggio Calabria.
Approfondimenti, interviste, speciali e molto altro ancora
per una rivista che si mostra promettente.
Diverse sono le rubriche fisse:
- iNcittà è l’approfondimento dedicato alla cultura urbana,
per cui ogni città calabrese ha il suo spazio, relativo agli
avvenimenti che ospita;
- iNcopertina è uno speciale sull’artista che si mostra per
primo, in copertina, appunto, spesso con tanto
di intervista;
- iNesclusiva parla da sé.
Grande spazio è riservato alla musica locale e nazionale
(Musica iNCalabria, Musica dal mondo, iNclassifica), ma c’è
spazio anche per il teatro (iNteatro), la danza (iNballo), il cinema (cinemaiN, iNproiezione) e la moda (iNpasserella).
In Costume e Società si fa, invece, il punto su fenomeni contemporanei. E per finire: il cibo con le ricette di una ormai
celebre zia iNes e l’oroscopo del Mago Varenne!
Unica pecca: una impaginazione talvolta troppo ariosa.
Ma si perdona facilmente!
E voi lettori, che volete di più?
Calabria Produttiva
91
CALABRIA VOLI
ph piesse
LAMEZIA
SACAL AIRPORT
Le informazioni contenute in questa pagina sono pubblicate grazie alla Torrefazione Caffè Arnone
VOLI DI
LINEA
periodo 29/10/2007 - 29/03/2008
partenze da Lamezia Terme
partenze per Lamezia Terme
destinazione partenza arrivo
Bergamo
Bologna
16.45 18.25
13.20 14.45
11.00
21.15
14.20
Milano Lin.
18.00
Londra SNT
Monaco
Pisa
Roma
Torino
Venezia
Verona
Zurigo
mar. gio. sab.
16.00
19.40
13.00 15.00
15.30 17.00
11.35 13.10
12.05 13.40
06.35
06.50
11.20
14.55
15.00
19.00
19.10
giorno
13.10 ven.
23.30 lun.
Milano Malp. 06.15 08.05
07.40
08.10
12.35
16.10
16.05
20.05
20.25
10.30 12.10
16.00 17.30
08.45 10.15
Ne abbiamo per tutti...
gio.
dom.
ven.
lun. mer.dom.
escluso dom.
lun. mer. ven. dom.
sab. dom.
19.50 22.10 gio.dal13-12al10-01
21.15 23.30 dom.
da
Bergamo
Bologna
partenza arrivo
14.40 16.20
15.30 16.55
06.35
16.50
11.00
Milano Linate 11.55
15.50
Milano Malp. 21.40
Londra SNT
Monaco
Pisa
Roma
Torino
mar. gio. sab.
10.35 ven.
20.45 lun.
12.35
13.35
17.25
23.25
10.15 12.15
12.45 14.45
09.35 11.10
10.05 11.40
08.40
09.20
13.05
17.15
20.35
21.20
giorno
09.55
10.30
14.15
18.25
21.45
22.25
16.35 18.15
gio.
dom.
ven.
lun. mar.dom.
escluso dom.
Venezia
13.40 15.10
Zurigo
16.55 19.10 gio.dal13-12al10-01
18.00 20.00 dom.
Verona
13.40 15.10
lun. mer. ven. dom.
sab. dom.
Società Aeroportuale Calabrese S.p.A.
c/o Aeroporto Internazionale 88040 Lamezia Terme (CZ) tel.+39 0968.414333
Ridi che fa
bene allo
spirito.
il tuo Omar
Antico proverbio cinese:
se non hai bocca Lidi con occhi,
se non hai occhi Lidi con naso,
se non hai naso Lidi con olecchie,
se non hai neanche oLecchie,
Che cavolo Lidi a fare?
È Pasqua e il maresciallo Cataldo,
con sotto braccio un bell'uovo di
pasqua acquistato per la moglie,
va al bar per farsi un bicchierino.
Entra: "un marsala, per favore".
E il barista: “all'uovo?”
Il carabiniere: no!!! A me!
Guardo il sole e vedo te....
guardo il mare e vedo te....
guardo il prato e vedo te....
CAVOLO SPOSTATI che devo fare
la foto!!!!
Lo zio anziano incontra dopo due
anni il nipote: "caro nipotino è da
tanto tempo che non ti vedo, dove
sei stato in questi due anni?"
E il nipote: "sono stato alla facoltà
di medicina".
E lo zio: " a poverino e, dimmi
adesso stai bene???".
Una signora catanzarese telefona
al dottore e dice : “dottore dottore
me figghiu si manciau 1 euru, lei
pensa ca mori???”. E Il dottore: “signora in italia s'anna mmuccatu i
miliardi e ancora su tutti vivi!!!”.
Un appuntato chiede al maresciallo:
- Signore cosa vuol dire "pourquoi"?
Il maresciallo: Perché...
- Così... curiosità mia...
Lettera scritta dalla mamma al figlio militare nell’Arma:
Caro figlio,
ti scrivo queste poche righe perche tu sappia che ti ho scritto. Se ricevi questa lettera, vuol dire che è arrivata. Se non la ricevi, fammelo sapere, così
te la rimanderò. Scrivo lentamente perché so che tu non sai leggere in
fretta. Qualche tempo fa tuo padre ha letto sul giornale che la maggior
parte degli incidenti capitano entro un raggio di un chilometro dal luogo di
abitazione. Allora abbiamo deciso di traslocare un po' più lontano. La
nuova casa è meravigliosa. C'è una lavatrice, ma non sono sicura che funzioni. Proprio ieri ci ho messo dentro il bucato, ho tirato lo scarico e poi il
bucato è sparito completamente.
Il tempo qui non è troppo brutto. La settimana scorsa ha piovuto due volte:
la prima volta per tre giorni e la seconda per quattro. A proposito della
giacca che mi avevi chiesto, tuo zio Pasquale mi ha detto che spedirtela
coi bottoni sarebbe costato molto caro (per via del peso dei bottoni). Allora
li ho staccati. Se pensi di riattaccarli, te li ho messi tutti nella tasca interna.
Tuo fratello Gianni ha fatto una grossa sciocchezza con la macchina: è
sceso e ha chiuso di scatto la portiera lasciando dentro le chiavi. Allora è
dovuto rientrare a casa a prendere il secondo mazzo di chiavi, e così
anche noi abbiamo potuto scendere dalla macchina.
Se vedi Margherita salutala da parte mia. Se non la vedi, non dirle niente.
7
1
9
2
3
7
2
8
2
2
2
3
4
SVAGO
7
7
1
9 1 5
7
5
9
7
6
1
9
Facciamo il SUDOKU. Ecco come si gioca
Le origini del Sudoku sono antichissime. Il nome è giapponese ed è composto da “su” (numero) e “doku” (singolo). Il Sudoku classico è composto da
una griglia di 9x9 quadrati nei quali bisogna scrivere un solo numero da 1 a
9. La griglia è suddivisa in 9 sezioni di 3x3 quadrati. L’unica regola è che in
ogni quadrato dovrà essere apposto un solo numero che non dovrà mai scontrarsi con uno che si trova sulla stessa direzione sia verticale che orizzontale.
Un consiglio:
scrivete con una matita, perchè se sbagliate potrete correggere.
Riccardo Albini esperto di giochi, in merito al Sudoku dice: “La vera grande
differenza tra le parole crociate e il Sudoku sta nel fatto che le prime ti chiedono cosa sai, il secondo ti chiede come ragioni”.
Buon divertimento
La soluzione è a pagina 96
La tua mamma che ti vuole tanto bene!
PS volevo metterti anche un po' di soldi, ma avevo gia chiuso la busta.
92 Calabria Produttiva
Calabria Produttiva
93
UTILITÀ
CAP Cosenza
Cap
87010
87020
87041
87031
87020
87070
87070
87040
87042
87032
87071
87051
87033
87030
87021
87050
87043
87060
87020
87020
87060
87060
87052
87061
87030
87070
87062
87063
87030
87050
87050
87011
87040
87040
87070
87012
87053
87050
87070
87044
87010
87040
87022
87010
87030
87050
87064
Localita'
ACQUAFORMOSA
ACQUAPPESA
ACRI
AIELLO CALABRO
AIETA
ALBIDONA
ALESSANDRIA CARRETTO
ALTILIA
ALTOMONTE
AMANTEA
AMENDOLARA
APRIGLIANO
BELMONTE CALABRO
BELSITO
BELVEDERE MARITTIMO
BIANCHI
BISIGNANO
BOCCHIGLIERO
BONIFATI
BUONVICINO
CALOPEZZATI
CALOVETO
CAMIGLIATELLO
CAMPANA
CAMPORA S. GIOVANNI
CANNA
CARIATI
CARIATI MARINA
CAROLEI
CARPANZANO
CASOLE BRUZIO
CASSANO ALLO IONIO
CASTIGLIONE COSENTINO
CASTROLIBERO
CASTROREGIO
CASTROVILLARI
CELICO
CELLARA
CERCHIARA DI CALABRIA
CERISANO
CERVICATI
CERZETO
CETRARO
CIVITA
CLETO
COLOSIMI
CORIGLIANO CALABRO
94 Calabria Produttiva
87065
87100
87060
87060
87023
87045
87030
87030
87013
87030
87050
87010
87030
87030
87072
87010
87024
87034
87020
87020
87035
87014
87015
87050
87010
87040
87030
87066
87010
87040
87060
87020
87030
87010
87060
87050
87040
87040
87050
87040
87060
87040
87046
87070
87016
87026
87010
87070
CORIGLIANO C. STAZ.
COSENZA
CROPALATI
CROSIA
DIAMANTE
DIPIGNANO
DOMANICO
DONNICI
FAGNANO CASTELLO
FALCONARA ALBANESE
FIGLINE VEGLIATURO
FIRMO
FIUMEFREDDO BRUZIO
FIUMEFREDDO MARINA
FRANCAVILLA MARITTIMA
FRASCINETO
FUSCALDO
GRIMALDI
GRISOLIA
GUARDIA PIEMONTESE
LAGO
LAINO BORGO
LAINO CASTELLO
LAPPANO
LATTARICO
LAURIGNANO
LONGOBARDI
LONGOBUCCO
LUNGRO
LUZZI
MACCHIA ALBANESE
MAIERÀ
MALITO
MALVITO
MANDATORICCIO
MANGONE
MARANO MARCHESATO
MARANO PRINCIPATO
MARZI
MENDICINO
MIRTO CROSIA
MONGRASSANO
MONTALTO UFFUGO
MONTEGIORDANO
MORANO CALABRO
MORMANNO
MOTTAFOLLONE
NOCARA
87073
87020
87060
87050
87027
87020
87040
87040
87050
87050
87050
87050
87060
87070
87028
87036
87074
87017
87054
87040
87070
87067
87010
87050
87055
87040
87040
87010
87030
87047
87030
87010
87040
87060
87069
87010
87037
87060
87070
87038
87018
87020
87010
87020
87010
87010
87020
87020
ORIOLO
ORSOMARSO
PALUDI
PANETTIERI
PAOLA
PAPASIDERO
PARENTI
PATERNO CALABRO
PEDACE
PEDIVIGLIANO
PIANE CRATI
PIETRAFITTA
PIETRAPAOLA
PLATACI
PRAIA A MARE
RENDE
ROCCA IMPERIALE
ROGGIANO GRAVINA
ROGLIANO
ROSE
ROSETO CAPO SPULICO
ROSSANO
ROTA GRECA
ROVITO
SAN GIOVANNI IN FIORE
SAN IPPOLITO DI COSENZA
SAN LORENZO DEL VALLO
SAN MARTINO DI FINITA
SAN PIETRO IN AMANTEA
SAN PIETRO IN GUARANO
SAN VINCENZO LA COSTA
SAN BASILE
SAN BENEDETTO ULLANO
SAN COSMO ALBANESE
SAN DEMETRIO CORONE
SAN DONATO DI NINEA
SAN FILI
SAN GIORGIO ALBANESE
SAN LORENZO BELLIZZI
SAN LUCIDO
SAN MARCO ARGENTANO
SAN NICOLA ARCELLA
SAN SOSTI
SANGINETO
SANT'AGATA DI ESARO
SANTA CATERINA ALBANESE
SANTA DOMENICA TALAO
SANTA MARIA DEL CEDRO
87048
87056
87010
87010
87060
87029
87057
87030
87050
87070
87019
87058
87050
87040
87010
87060
87010
87020
87075
87050
87060
87020
87076
87040
SANTA SOFIA D'EPIRO
SANTO STEFANO ROGLIANO
SARACENA
SARTANO
SCALA COELI
SCALEA
SCIGLIANO
SERRA D'AIELLO
SERRA PEDACE
SIBARI STAZIONE
SPEZZANO ALBANESE
SPEZZANO DELLA SILA
SPEZZANO PICCOLO
TARSIA
TERRANOVA DA SIBARI
TERRAVECCHIA
TORANO CASTELLO
TORTORA
TREBISACCE
TRENTA
VACCARIZZO ALBANESE
VERBICARO
VILLAPIANA
ZUMPANO
CAP Catanzaro
Cap
88011
88050
88050
88040
88050
88012
88060
88061
88050
88021
88070
88050
88062
88040
88100
88060
88060
88050
88064
88040
88040
88020
Localita'
ACQUARO
ALBI
AMARONI
AMATO
ANDALI
ARENA
ARGUSTO
BADOLATO
BELCASTRO
BORGIA
BOTRICELLO
CARAFFA DI CATANZARO
CARDINALE
CARLOPOLI
CATANZARO
CENADI
CENTRACHE
CERVA
CHIARAVALLE CENTRALE
CICALA
CONFLENTI
CORTALE
88051
88022
88075
88060
88041
88042
88043
88050
88046
88060
88060
88045
88024
88040
88065
88020
88060
88046
88050
88025
88050
88040
88040
CROPANI
CURINGA
CUTRO
DAVOLI
DECOLLATURA
FALERNA
FEROLETO ANTICO
FOSSATO SERRALTA
FRONTI
GAGLIATO
GASPERINA
GIMIGLIANO
GIRIFALCO
GIZZERIA
GUARDAVALLE
IACURSO
ISCA SULLO IONIO
LAMEZIA TERME
MAGISANO
MAIDA
MARCEDUSA
MARCELLINARA
MARTIRANO
CAP Crotone
Cap
88824
88833
88817
88822
88834
88833
88813
Localita'
BELVEDERE SPINELLO
CACCURI
CARFIZZI
CASABONA
CASTELSILANO
CERENZIA
CIRÒ
88811
88836
88900
88812
88842
88841
88817
CIRÒ MARINA
COTRONEI
CROTONE
CRUCOLI
CUTRO
ISOLA CAPO RIZZUTO
MELISSA
UTILITÀ
88040
88040
88060
88060
88040
88046
88047
88060
88020
88050
88060
88050
88040
88040
88048
88050
88040
88040
88020
88040
88060
88067
88066
MARTIRANO LOMBARDO
MIGLIERINA
MONTAURO
MONTEPAONE
MOTTA SANTA LUCIA
NICASTRO
NOCERA TERINESE
OLIVADI
PALERMITI
PENTONE
PETRIZZI
PETRONÀ
PIANOPOLI
PLATANIA
SAMBIASE
SAN FLORO
SAN MANGO D'AQUINO
SAN MICHELE
SAN PIETRO A MAIDA
SAN PIETRO APOSTOLO
SAN SOSTENE
SAN VITO SULLO IONIO
SANT’ANDREA APOSTOLO
88060
88100
88028
88060
88050
88050
88029
88040
88054
88040
88050
88050
88068
88049
88050
88069
88060
88055
88056
88060
88050
88020
88050
SANTA CATERINA IONIO
SANT'ELIA
SANT'EUFEMIA LAMEZIA
SATRIANO
SELLIA
SELLIA MARINA
SERRA SAN BRUNO
SERRASTRETTA
SERSALE
SETTINGIANO
SIMERI E CRICHI
SORBO SAN BASILE
SOVERATO
SOVERIA MANNELLI
SOVERIA SIMERI
SQUILLACE
STALETTÌ
TAVERNA
TIRIOLO
TORRE DI RUGGIERO
VALLEFIORITA
VENA DI MAIDA
ZAGARISE
88838
88818
88837
88821
88835
88831
88817
MESORACA
PALLAGORIO
PETILIA POLICASTRO
ROCCA DI NETO
ROCCABERNARDA
SAN MAURO MARCHESATO
SAN NICOLA DELL'ALTO
88832
88825
88831
88816
88814
88823
88819
SANTA SEVERINA
SAVELLI
SCANDALE
STRONGOLI
TORRE MELISSA
UMBRIATICO
VERZINO
Calabria Produttiva
95
CAP Vibo Valentia
UTILITÀ
Cap
89832
89832
89817
89822
89818
89863
89816
89832
89833
89862
89823
89814
89851
Localita'
ACQUARO
ARENA
BRIATICO
BROGNATURO
CAPISTRANO
CARONITI
CESSANITI
DASÀ
DINAMI
DRAPIA
FABRIZIA
FILADELFIA
FILANDARI
89843
89815
89851
89831
89851
89863
89844
89811
89843
89852
89823
89819
89824
89844
FILOGASO
FRANCAVILLA ANGITOLA
FRANCICA
GEROCARNE
IONADI
IOPPOLO
LIMBADI
LONGOBARDI
MAIERATO
MILETO
MONGIANA
MONTEROSSO CALABRO
NARDODIPACE
NICOTERA
89861
89812
89834
89813
89866
89841
89842
89851
89010
89900
89821
89843
89822
89822
PARGHELIA
PIZZO
PIZZONI
POLIA
RICADI
ROMBIOLO
SAN CALOGERO
SAN COSTANTINO
SAN COSTANTINO CALABRO
SAN GREGORIO D'IPPONA
SAN NICOLA DA CRISSA
SANT'ONOFRIO
SERRA SAN BRUNO
SIMBARIO
89831
89831
89822
89864
89843
89861
89821
89834
89800
89811
89867
89868
89867
SORIANELLO
SORIANO CALABRO
SPADOLA
SPILINGA
STEFANACONI
TROPEA
VALLELONGA
VAZZANO
VIBO VALENTIA
VIBO VALENTIA MARINA
ZACCANOPOLI
ZAMBRONE
ZUNGRI
Cap
89030
89040
89020
89040
89031
89060
89011
89010
89030
89032
89040
89060
89033
89035
89034
89036
89030
89050
89040
89052
89020
89010
89040
89030
89060
89030
Localita'
AFRICO
AGNANA CALABRA
ANOIA
ANTONIMINA
ARDORE
BAGALADI
BAGNARA CALABRA
BARRITTERI
BENESTARE
BIANCO
BIVONGI
BOCALE SECONDO
BOVA
BOVA MARINA
BOVALINO
BRANCALEONE
BRUZZANO ZEFFIRIO
CALANNA
CAMINI
CAMPO CALABRO
CANDIDONI
CANNITELLO
CANOLO
CARAFFA DEL BIANCO
CARDETO
CARERI
89030
89060
89053
89041
89040
89021
89022
89030
89050
89012
89010
89050
89030
89050
89054
89055
89061
89040
89020
89013
89042
89043
89050
89023
89044
89045
89046
CASIGNANA
CATAFORIO
CATONA
CAULONIA
CIMINÀ
CINQUEFRONDI
CITTANOVA
CONDOFURI
COSOLETO
DELIANUOVA
FAVAZZINA
FEROLETO CHIESA
FERRUZZANO
FIUMARA
GALATRO
GALLICO
GALLINA
GERACE
GIFFONE
GIOIA TAURO
GIOIOSA IONICA
GROTTERIA
LAGANADI
LAUREANA DI BORRELLO
LOCRI
MAMMOLA
MARINA GIOIOSA ION.
89020
89054
89020
89020
89063
89010
89010
89040
89064
89065
89014
89030
89015
89040
89066
89010
89010
89040
89039
89024
89040
89050
89100
89051
89053
89066
89067
MAROPATI
MARTONE
MELICUCCÀ
MELICUCCO
MELITO PORTO SALVO
MESSIGNADI
MOLOCHIO
MONASTERACE
MONTEBELLO IONICO
MOTTA SAN GIOVANNI
OPPIDO MAMERTINA
PALIZZI
PALMI
PAZZANO
PELLARO
PELLEGRINA
PIMINORO
PLACANICA
PLATÌ
POLISTENA
PORTIGLIOLA
R.C. VILLA SAN GIUSEPPE
REGGIO CALABRIA
REGGIO CALABRIA ARCHI
REGGIO CALABRIA CATONA
REGGIO CALABRIA PELLARO
RAVAGNESE
89040
89016
89060
89047
89060
89050
89025
89030
89050
89056
89027
89040
89040
89020
89057
89050
89050
89030
89026
89017
89069
89030
89020
89050
89010
89058
89028
89020
89048
89020
89058
89030
89040
89049
89029
89010
89010
89018
RIACE
RIZZICONI
ROCCAFORTE DEL GRECO
ROCCELLA IONICA
ROGHUDI
ROSALÌ
ROSARNO
S.AGATA DEL BIANCO
S.ALESSIO IN ASPROM.
S.CRISTINA D'ASPROM.
S.EUFEMIA D'ASPROM.
S.GIOVANNI DI GERACE
S.ILARIO DELLO IONIO
S.PIETRO DI CARIDÀ
S.STEFANO IN ASPROM.
SALICE CALABRO
SAMBATELLO
SAMO
SAN FERDINANDO
SAN GIORGIO MORGETO
SAN LORENZO
SAN LUCA
SAN PROCOPIO
SAN ROBERTO
SCIDO
SCILLA
SEMINARA
SERRATA
SIDERNO
SINOPOLI
SOLANO
STAITI
STIGNANO
STILO
TAURIANOVA
TERRANOVA SAPPO MINULIO
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96 Calabria Produttiva
soluzione del sudoku a pagina 93
7
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4
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2
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1
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5
2
9
7
4
7
1
3
5
6
8
9
8
6
2
4
7
3
5
3
4
7
1
2
9
Difronte ad un buon caffè il
mio pensiero vola verso quelle
aziende che nell’anno 2007
hanno reso possibile la pubblicazione
di CALABRIA PRODUTTIVA,
ai nostri sempre più affezionati lettori
e a tutta la redazione.
A tutti auguro Buon Natale e Felice anno nuovo
Piero Sciammarella
Sappiamo bene che ciò che facciamo
non è che una goccia nellʼoceano.
Ma se questa goccia non ci fosse
allʼoceano mancherebbe.
Madre Teresa di Calcutta
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