1
Rev. 15.09.07 - xxx Pag.
del 07/09/2015
INDICE (provvisorio)
degli argomenti
Lavori in corso
P.S.:ci sono un sacco di errori. Li leveremo presto.
INDICE
degli argomenti
Pag.
"
"
"
"
"
"
"
"
"
"
"
"
"
"
"
"
"
"
"
"
2
4
7
38
142
144
155
156
157
161
185
186
199
- INTRODUZIONE
- ELENCO DEGLI AUTORI di questo libro! I 100+
- NCIURIE
- MODI DI DIRE, DETTI, FILASTROCCHE, CANZONI
- FATTI CURIOSI
- FATTI MEMORABILI
- LEGGENDE
- Ricette tipiche Buccheresi
- CONTRADE E LUOGHI
- VOCABOLI
- FESTIVITÀ BUCCHERESI
- ORAZIONI
- BUCCHERI MIA (ANTOLOGIA 1985-86 alunni I^ B)
201 - Il fidanzamento
202 - Il matrimonio
203 - Filastrocche buccheresi
208 - Poesie dialettali buccheresi
211 - DEPLIANT PUBBLICITARIO (Anno Scolastico 1993-94 alunni II^ B)
xxx - NIVINAGGHI
xxx - FONTI STORICHE(APPENDICE STORICA INEDITA)
xxx - APPENDICE BIBLIOGRAFICA!
2
INTRODUZIONE
Autori di questa raccolta sono “i vecchi” Siciliani in generale e di Buccheri in
particolare, oltre ai volenterosi, senza l'ausilio dei quali non sarebbe stato possibile
stilarla. Li elenchiamo di seguito e spero non ce ne vorranno coloro che pur avendo
collaborato non sono stati citati per nostro difetto di memoria. Un lavoro notevole
era stato fatto precedentemente da Tanino Cannata, da Tanina Spanò e da Gina
Giucastro che avevano stilato una loro raccolta indipendente di nciurie oltre che di
"antichi detti" e che sono stati integrati nel presente volume, come pure le circa 200
nciurie citate da Leonardo Arminio nel suo ormai mitico e classico libro sulla storia
di Buccheri. Altre nciurie sono state reperite nel Rivelo del 1474 e delle quali si era
persa completamente la memoria.
Di questa raccolta fanno parte anche le trascrizioni tratte dalla tesi di Laurea di
Sebastiano Centorbi (1997-98) e due volumi di "raccolte" di tradizioni degli alunni
della scuola media di Buccheri negli anni 1985-86 e 1987-88 alla cui stesura
contribuì una delle nostre autrici, Rosetta D'aquino. Questi lavori, che ci teniamo a
segnalare da subito, sono stati trascritti a mano e pertanto se vi trovate degli errori
non sono da ascrivere alla stesura originale bensì al nostro lavoro di trascrizione.
I Diritti d'Autore di questo libro, sentiti moltissimi tra questi, vengono dirottati verso
una "Conservazione della memora" storico-architettonica di Buccheri, ovvero al
restauro della Chiesa di Santa Maria Maddalena!
Ero indeciso se finire qui l'introduzione aggiungendo solo le poche righe della NOTA
FINALE oppure se continuare con questa INTRODUZIONE per cercare di spiegare il
senso e lo scopo di questo libro.
Ho scelto di continuare perché, ai posteri l'ardua sentenza, normalmente nei libri di
"memorie" a volte sono più esplicative le note e le introduzioni che il vero e proprio
testo.
Da dove è nata l'idea di questo libro?
Intanto diciamo chiaro e subito che quel detto "Nemo Propheta in Patria" calza a
pennello anche a Buccheri, perché se ci fate caso, gli unici autori "di rilievo" che ne
parlano (anche andandoli a cercare nel lontano passato) sono tutti personaggi NON
BUCCHERESI, a cominciare, senza andare troppo lontani nel tempo, dal Guarrella
per finire ai nostri contemporanei Leonardo Arminio e Luigi Lombardo. Hanno tutti
fatto un lavoro NOTEVOLISSIMO intendiamoci e (diciamocelo subito) anche
FATICOSISSIMO per loro che non essendo del luogo non hanno avuto "iniettato"
nelle loro vene fin da bambini ciò che noi nativi, cresciuti, pasciuti e seminati in
questi luoghi abbiamo praticamente fusi nel nostro IO tutte le tradizioni che i nostri
padri e le nostre madri ci hanno INIETTATO giorno dopo giorno durante i lunghi
giorni della nostra infanzia!
Un esempio per tutti!
Le cosiddette 'nciurie di Buccheri!
Immagino già l'enorme fatica di Arminio per riuscire a "decifrare", chiedendole ai
"pochi dotti do chian'e canali" quelle circa duecento che lui ha citato nel suo libro.
3
Lavoro immane, certo, per lui... per quelle sia pur pochissime 'nciurie che è riuscito
a raccogliere e a trascrivere. Eppure sarebbe bastato che qualsiasi "villico" gli avesse
parlato per qualche mezza giornata per sciorinargliene almeno il triplo o il
quadruplo!
L'idea dunque del "Salviamo la nostra memoria" nasce proprio da lì!
Quanti fra voi, buccheresi purosangue, che magari vantate secoli di appartenenza a
questa terra sarete rimasti un po' "delusi" dal fatto che proprio la vostra 'nciuria non
era citata? Nè quella di vostra madre! Né quella dei vostri nonni... e ve la sarete
cavata (come me) con una scrollata di spalle e un sorriso sebbene delle almeno 6 o 7
nciurie che mi appartengono, non ne è stata citata neanche una. Per contro vedere
storpiato un famoso barbiere di Buccheri "Varba e nasu" in BARBANNASO, beh
diciamocelo chiaramente, ha fatto scattare in noi la molla di indagare ulteriormente
per vedere quante 'nciurie erano state "dimenticate"!
UN NUMERO ENORME!!!
Ci siamo dunque messi al lavoro e SENZA FATICA ALCUNA alcuna abbiamo
raccolto, nel giro di pochi giorni, circa 600 nciurie, fra le più famose e popolari.
Pochi giorni dopo Tanino Cannata mi dice di avere anche lui una sua raccolta di
'nciurie (circa 700) che mi dà immediatamente e che io integro alla mia lista facendo
balzare il totale a circa 1000. Subito dopo anche Tanina Spanò, (la moglie di Ciccio
Santini) ci mette a disposizione la sua lista di altrettante nciurie e altre 200 circa si
aggiungono alla nostra base. Le ultime sono state aggiunte in diversi anni di
"raschiamento del barile", anche reperendole dal Rivelo del 1474.
Al momento di iniziare a scrivere questa prefazione eravamo arrivati a quota 1288
prima di assestarci alle ATTUALI 1344 grazie all'integrazione tratta dall'elenco della
Preside Giucastro, ovvero circa 7 VOLTE TANTO le scarne 200 citate nel libro di
Arminio.
Dalle raccolta delle nciurie ai modi di dire e ai riferimenti storici che molti citano ma
nessuno mai ha riportato in maniera organica il passo è stato breve e così, da una
semplice raccolta di fogli con le nciurie siamo passati alla stesura di questo "libro".
Ma non è finita.
Verso i primi di settembre del 2015 (esattamente la mattina del 10 Settembre)
parlandone con Gina Giucastro, mi dice che anche lei aveva raccolto, oltre alle
nciurie, anche una miriade di altre chicche tipiche buccheresi degne di essere
salvate dalla crudele distruzione del Tempo che incalza veloce e devastatore
soprattutto della nostra memoria. E... neanche a farlo apposta mi dice che aveva
pensato (già molti anni fa) di intitolare questa raccolta "Sarba ca Truovi", ovvero, se
ci fate caso, quasi una trascrizione fedele dialettale di quello che noi avevamo
pensato come nostro titolo... e così... prima ancora di metterci a trascrivere i suoi
fogli nel nostro file abbiamo "corretto" il titolo di questo libro in TITOLO e
(Sottotitolo):
SARBA CA TRUOVI
(Salviamo la nostra memoria)
4
NOTA FINALE 1:
Una considerazione particolare riguarda quelle 'nciurie dei cosiddetti "trapiantati" ovvero di gente che
nata in altri luoghi oggi abita a Buccheri a tutti gli effetti e quindi ci siamo preoccupati di inserirle. Non
solo, ma ove possibile (e autorizzati dagli stessi) ne abbiamo indicati anche nome e cognome.
Ai "precisini del caspio" che avrebbero voluto che li escludessimo da questa lista... ribadiamo soltanto un
concetto:
Se si va sufficientemente indietro nel tempo scoprirete che siamo TUTTI (nessuno escluso)
dei TRAPIANTATI.
Viceversa non abbiamo inserito (per scelta) coloro che solo di passaggio hanno abitato a Buccheri per
brevi periodi, come ad esempio, e lo citiamo per tutti) non troverete la 'nciuria "Panî 'i frümmentü"
sebbene il personaggio di che trattasi ha abitato a Buccheri, ospite del sottoscritto per un breve periodo
e fino a qualche anno addietro è stato Sindaco di Licata - proprio lui... parlo di Angelo Biondi!
5
NOTA TECNICA:
La cosa più difficile nel riprodurre un idioma particolare o anche una lingua è la
fonetica.
Le codifiche canoniche della fonetica sono troppo astruse e impegnative per chiunque e
troppo spesso inquinano il testo di così tanti segni aggiuntivi che nella maggior parte
dei casi lo rendono illeggibile.
Il primo pensiero che ci siamo dati è stato quello di rendere agevole e semplice la
lettura.
A questo scopo abbiamo introdotto pochissimi caratteri speciali che riproducessero con
una codifica semplice (utf8) quei (fortunatamente pochi) fonemi particolari della
lingua parlata siciliana in generale e buccherese in particolare.
L'esperienza ci insegna che qualche fonema (tipo dd e ggh di viddanu e negghia)
difficilmente si impareranno da adulti se non si sono imparati da bambini.
Per conoscere l'esatta pronuncia dei caratteri speciali che abbiamo introdotto sarà
possibile cliccare sulla parola che li contiene nel file html apposito che è in
preparazione.
I nuovi caratteri introdotti sono i seguenti:
c
c̑h
c̑h
C
+0311
ç
Ç
; di c
c̑hiana, ac
c̑c
c̑hianarî --> suono intermedio tra chi e ghi
; di çiuri ---> ç = suono molto simile al gruppo sc di scena
Đ
đ
0110
0111
; di vîđđanu, ađđumarî ---> simile a dd ma con la lingua
; retratta e piu' palatale
Ǥ
ǥ
01e4
01e5
; di uoǥǥhiu, cuoǥǥhî --> simile al gruppo ggh ma piu palatale
Î
î
00ce
00ee
; di Îđđo, Îđđa ---> suono intermedio tra e ed i
; in alcuni casi sarebbe piu opportuno usare ê
ü
014e
; di ünnî, üra ---> ü = suono intermedio tra o e u
Š
š
0160
Ŧ
ŧ
0166
Ź
ź
0179
; di šŧratunî --> s strascicata e t vicina a d
; di ŧrî, ŧrenu
; di źappa (zeta dura a inizio parola quasi raddoppiata
; rispetto alla zeta normale)
'=========================================================
Per non appesantire troppo il testo, questi accenti sono riportati solo in alcune parole. Del resto chi è
Siciliano (ed in particolare di Buccheri) sa esattamente come si pronunciano certe parole, mentre per
altri lettori può bastare la presenza del fonema solo in alcune di queste.
6
ELENCO DEGLI AUTORI
DI QUESTA RACCOLTA I 100+
Ecco l'elenco degli autori di queste memorie, citati in rigoroso ordine alfabetico
1)- Acciarito Maria (cl. 1942)
- Airo Farulla Angelina
- Alderuccio Maurizio (cl. 1971)
- Amato Franca (cl. 29 + 26 - perché ha sempre 29 anni)
- Amato Francesco (n. 1/8/1936)
- Amato Grazia, New York, USA
- Amato Jennifer (cl. 1979)
- Assenza Laura (cl. 1952)
- Assenza Lucia (cl. 1944)
10)- Assenza Maria (cl. 1938)
- Atanasio Franco Cucchi
- Barberi Giuseppe (cl. 1939)
- Basili Angelo
- Battaglia Giuseppe (cl. 1942)
- Battaglia Viviana
- Benintende Sebastiano (Nello)
- Brodo Grazia (cl. 1934)
- Brullo Giusy
- Buccheri Giuseppe (cl. 1938)
-- Bucchieri Flavio (27/7/1969)
- Bucchieri Francesco (13/1/1932)
- Bucchieri Graziella
- Buscema Gaetano (c. 1945)
- Buscema Jose
- Calisti Franceso (Via Mugnai 36 - cl. 1928)
- Calisti Giuseppe (cl. 1939)
- Cannata Gaetano
- Cappello Nunzio (cl. 1933 Via Marconi 30)
- Cataldo Dora cl. 1948
-- Cataldo Giuseppe (Pippo Rasula - cl. 1941)
- Cataldo Paolo (cl. 1949)
- Cataldo Pietrina (cl. 1945)
- Cataldo Salvatore
- Centorbi Sebastiano
- Chilin Sonia (cl. 1973)
- Ciurcina Angelo (cl. 1947)
- Ciurcina Maria (Cl. 1942)
- Ciurcina Giuseppe (cl. 1948 - Pippu causi i sita)
- Costantino Vincenzo
-- Crusca Franca
D'Angelo Gaetano (cl. 1947)
- D'Aquino Angelo (cl. 1942)
- Daquino Rosetta (20/04/1974)
7
- Di Benedetto Giovanni (02/01/1930)
- Di Benedetto Giuseppe (1947? 1949?)
- Di Bennardo Diane
- Di Pietro Vito (cl. 1934)
- Festa Giovanni (cl. 1927)
- Filippone Rosetta (cl. 1930)
-- Filippone Vito Michelangelo detto Angelo papa (cl. 1933)
-- Fisicchia Debora
- Fortunato Orazio (cl. 1954)
- Gambilonghi Francesco (cl. 1955)
- Gambilonghi Giuseppe (n. 09/08/1938)
- Gambilonghi Vito (cl. 1946)
- Garfì Ornella
- Giarratana Giuseppe
- Giarratana Vito
- Giarrusso Giovanni (cl. 1941)
-- Gissara Ginetta (cl. 1966)
- Gissara Raimondo
- Gissara Vito (cl. 1936)
- Giucastro Gina (cl. 1945)
- Glorioso Paola
- Guzzardi Lucia (n. 2/3/1934)
- Guzzardi Santo (cl. 1933)
- Guzzardi Teresa (cl. 1939)
- Iannello Marilena e Elio
- Ingannè Maurizio
-- Ingannè Salvina
- Interlandi Francesco (cl. 1963)
- Iurato Giuseppe (cl. 1934)
- La Ferlita Aurora (cl. 1950)
- La Rocca Salvatore (cl. 1928)
- Lorefice Giancarlo
- Lorefice Vito (cl. 1933)
- Malignaggi Sebastiano (n. 25/12/1939)
- Margherita Vituzzo (cl. 1926)
- Martellaro Gaetano (Tanü Martillanü cl. 1944)
-- Mazza Francesco
- Mazzone Gino (cl. 1939)
- Mazzone Giovanni (cl. 1933)
- Mazzone Giuseppe
- Mazzone Graziella (cl. )
- Mazzone Vito (cl. 1957)
- Merlo Vincenzo (cl. 1951)
- Moncada Francesco (cl. 1931)
- Musarra Francesco
- Musco Salvatore (cl. 1936)
-- Nigro Liliana
8
- Occhipinti Fabio (n. 8/5/1972)
- Paparone Maria Grazia
- Pappalardo Salvatore (n. 12/10/1935)
- Pavano Salvatore (cl. 1967)
- Pavone-Salafia Salvatore (cl. 1930)
- Petrella Franca (cl. 1947)
- Petruzzello Franco (cl. 1959)
- Pirrone Caterina (cl. 1972)
- Pisano Nello (cl. 1938)
100)- Ramondetta Concita (cl. 1966)
- Ramondetta Pietro (cl. 1943)
- Randone Giusy
- Randone Maria Grazia
- Randone Vito (cl. 1938)
- Ripa Joe
- Salamone Vittorio (cl. 1955)
- Salerno Franca
- Santoro Francesco (cl. 1939)
- Salvia Francesco (cl. 1946 - alla sua memoria)
- Scollo Francesco (Ciccio Scollo 'u Mascarü)
-- Scollo Vittoria (cl. 1945)
- Sognatrice21 (cl. 1994)
- Spanò Tanina (8/3/1944)
- Spina Gaetano
- Tarascio Giuseppe (cl. 1959)
- Tarocca Clementina
- Tavano Tania
- Tavano Vito
- Terzo Massimiliano (cl. 1969)
- Terzo Salvatore
-- Trapani Nella (cl. 1935)
- Trigili Francesco (papaređđa - cl. 1927)
- Trigili Gaetano
- Trigili Giuseppe Gaetano
- Trigili Luciano
- Trigili Vito (cl. 1933)
- Vacirca Ciccio e Giovanni (Fratelli Gemelli -i menzi - n. 8/11/1929) contateli bene
sono 2.)
- Vacirca Giovanni (detto Bausu - cl. 1959)
- Vacirca Giuseppe (cl. 1922)
-- Valenti Rosetta
- Vinci Vito (cl. 1946)
- Viola Grace
- Zaffarana Gaetano (cl. 1934)
- Zappulla Pietro (cl. 1920)
ecc. ecc. ecc.
9
10
==========================================================
Elenco aggiornato al 10 Settembre 2015
NCIURIE di Buccheri
:===(Tot. 1342)===
abbìa abbìa
acqualuorü (Silvestro)
africanü (don Pîppinü l'afrîcanü)
alluccalapuni (ammuccalapuni?)
a'lüvota
angilieđđu (o iancilieđđu?)
angilu(zzu?) (dal Rivelo del 1474 - ANGILU DI CATALDO dittu ANGILU(?) )
appunta lemmî (alias tirìu)
arancinü ch'e pierî
armaruzzü
arrivat'a'ncertü puntü
ass'i bastünî
aucieddu
aušŧina
avvücatü (Sebastiano Giarrusso)
babbaluciu
babbaü
babbeü (vitu babbeü - de' pe)
babbîtta
babbü
bacchetta
baciacanî
bacîüscîü (moglie di Cicci'ü bassü)
bacù
bađđazza
bađđottu (fiǥǥhiü da signürina)
badoo̱ glîü
baffîtta
baffü
baggiana (Razzieđđa, moglie di Di Santo)
baiascierî (Don Pippino Nicolosi - falegname, cercava fîmmînî)
baiü
baiuzzü
ballacaziza
ballarina (ballerinu - Salvatore Centorbi)
ballünî
16)
11
balura
bamminü
bananî bananî (rampino)
bancorî
banditü
baracca
barbaianca (o varbaianca?)
barbannasü (e' varb'e nnasü?)
barbarrussa (o varbarussa?)
barbascia
barbetta (Turiđđu Incardona zio di per cui)
barbiî
barîlottu (Ciccinu Guzzardi)
50) barunieđđu birbanti (Iano Barbanti)
barünîttü
bascuglia (Ciccio Barberi)
basiliscu
bassü
batìa (o badia)
batîssa
battalüsü
battî lî zzocchîlî
bausü
batìa (Cicciu Batìa)
baveđđa
beccü
beđđamatrî
beđđü
beđđü'mprimma (marito della giarratenesa)
beđđupierî
bellü ggiüvînî
berlusconi (Paolo Ciurcina)
bertinotti (Vito Fisicaro)
biddazzu
bîđđicc̑ cc̑hia (Di Genti)
bîdella (o bitella)
bîllinü (Gambilonghi)
billütü
bînantî
bînîrittü
biondinü
biondu
biribiđđino
12
bîrrîtta
bîrsaglierî (Ciccinu)
bîttuzza (Gambilonghi)
biünnü
blù blù
boccia (alias funciutu -Floresta-
discendente da Lucrezia Borgia traslitterato in Boccia, avevano
l'albergo Sicilia agli inizi di Via Umberto vicino Piazza Roma, dove ora c'è la CGIL)
bomminutu (Attualità)
bonaccristü (Gaetano - parentî da pe')
boscu (dal Rivelo del 1474 - JOANNI DI CURRAU DICTU BOSCU)
bracazza
brancaforte
brasîttü
brasuzzu
brescianü (Gotti)
brîgadierî (Peppino Amato)
brünnü
bruorü
bu bbu' (Maestro Tanu Franco)
bucalünî
buccierî (o puccierî)
100) buccinü
büffa (Turi Pavano)
büffina (sorella di Turi büffa)
büffü (era un altro che suonava bene il tamburo a orecchio)
bufulinü
buǥǥhiurü
bummî
bünaca
bünacazza
buoi i natalî (Vacirca)
buriđđarü (Di Pasquale - Biagio 'u buriddaru parente de' menzi)
burieđđü
burzillina
buscara
buscîmîsî
115cacadînarî
cacaleü
cacamarrüggiü
cacaruo̱ ttî
cacasimmula
cacaulivi
13
cacici
caciü (parent'i fauciazza - via Garibaldi)
cagghiu
cagnuolü
caicc̑ cc̑hi (i caicc̑ cc̑hi - erano due fratelli)
calabbrîsî
calanŧrünî
caliarü
calicci a pašŧa (era una variante di culici a pasta o era uno diverso?)
Turi Terzo : Turi Calicci a pasta è il padre di Angelina Carullo, buccherese che vive in Australia, dove Turi, ca sunava u trummuni na banna 'i Bucchieri si trasferì dopo essere stato in Argentina. Chistu mu cuntà sa figghia. A 'nciuria ci a misunu pirchì quannu sunava a banna e passava vicinu 'i 'n casa ci ricìa a sa mamma, o
a sa mugghieri: Calicci a pasta ca stai vinennu!
campanieđđa (Francesco D'Amico - era un valente mietitore...)
campiera (abitava in via Umberto vicino alla casa di Longo)
campüleđđa
canalî
canalîttü (Vito Montemagno)
canalü (canala ---> moglie do' sbirrü)
cancîllierî
canîǥǥhiottü
canîttü
canna sciaccata (cantava ed era stonato)
cannîzzarü ('mpari Peppi u cannizzarü)
cannola
canoǥǥhiülü
canta
cantatüre (cantatüra)
cantüna ('a cantüna)
capitanü (Ciccio Frazzetto e Tano Rametta)
capitanarü
capitanazzü
capitanittü
cappîđđarü
cappiđđina
capulilla
caraccü (Cicciü caraccü - abitava in via Torino)
caracò
caracoi
caramantî
caramello (nciuria moderna - Carmelo Nicotra)
carbunîtta
carcarazza
14
carcaterra
cardašcia
cardiđđü (Di Santo)
carîna (Di Pasquale)
carmîlinü
carmînîttü (Sebastiano Amato)
carmînuzzü
carnîbella
carnitta
carpîteđđa
carrettü (don Pippinu - vendeva vino e faceva da mangiare ai carrettieri a lifisa )
carrialeffa (nonna di Graziella Garfì)
carricünî (grosso carico, ovvero come un asso di denari)
carrieđđü
carrozza
carrualî
cartaggirünîsî (faceva il fabbro)
carulina
carusieđđü ('Raziu carusieđđu)
casalotü
casca rabbia (Gaetano Moncada)
caschitta (dal Rivelo del 1474 - COLA CAPPELLU dictu CASCHITTA)
cašciazza
cassarîsî
castellanu (dal Rivelo del 1474 - JOANNI RANDUNI alias lu CASTELLANU)
catanîsî
catînazzarü
caüra caüra (o cauri cauri?)
causîpersî
causîcarutî
causî i'sîta
cavađđarü
cavagna
cavalierî (Tosto -> Dio-nni-scanza)
cavateđđa
cavour (Salvia, nonno di Angelo e Franco Ciurcina)
cazusarü
cazzalora (o cazzaluora - peppi)
cazzola (moglie di enricü 'ccillenza)
cazzüna
200)ccc̑ hiappa iammîrî
ccc̑ hiappîtta
ccc̑ hittiera
15
cciappieđđa (o ciappiedda)
ccîllenza
cciùcciù (Barberi)
c'è
celentanü
centumuǥǥhierî
centupeđđî
cernî
cernîrîna
cesîrî (cicciü parma)
cessi (tanu cessi - 'nciuria moderna)
cc̑ hiancatarü
chianitta
cc̑ hiaramüntanü
chiccu (dal Rivelo del 1474 - ANTONIO DI MALLU dittu lu CHICCU)
chircu
cc̑ hirmia
ciancataru
cianci (Antonio Garfì suocero di Ciccinu u mulinaru)
ciancianao̱ nna
cianciminestra
ciarameđđa
ciaramîrarü (Ierna Salvatore, marito di Maria Gissara)
ciaraülu
ciarmirinü
ciatacarbünî (Francesco Amato nonno di Vitü tronü)
ciatarieđđa
ciaura culi (Maestro Lo Faro)
ciaura sticc̑ cc̑hi (Pisano)
cîcala
cîcalîtta
cîccalamamma
ciccallazza
ciccapaüla
cîccarieđđü
cîccazzü (ciccazza)
ciccieđđa
ciccineđđa
ciccüpippina
ciccülìa
ciccüramunnü
ciccütiđđü
cicîrîttü
16
cicirinella
cicirü (don Turiddü Nasca - Giaquinta)
cicîrünî
cicüriara
cicüriünî (Pippo Rasula jr. cl. 1946 fratello di Sebastiano)
cîgna
cîmînü (Barberi)
cinqucentu ('a cinqucentu - anni '70)
cintü
ciociüla (o ciocila)
ciolla (tavano)
cîpè
cipüđđa
cipüđđarü
cipüđđazza
cîrasa
cirma --- cirmia
cirucîca
cîrüsîtta (a cîrüsîtta)
citarra (ciccu)
citarređđa
citrolu
ciucciü
ciüra (ciurî)
cc̑ iürdianü
ciürisü (Costantino - salsiccia in spagnolo)
ciuzza (Tanuzzu)
civalupa
civisarü
cocü (o coca-Melodia-c.da difesa- una moglie di IangiluDdia- episodio della capra che si mangiava la pasta)
cocülü
cocülü fattü a manü
cođđü loncü
cođđü niürü (faceva il molinaro)
coeli (celi - Bucchieri)
coffa
cola
confucio ('nciuria moderna - Turi Cantale alias confusione)
confusione ('nciuria moderna - Turi Cantale alias confucio)
conte di montecrišŧo
continentala (madre di Maria Cutrona, moglie di Cicciu cappiđđaru)
coppa (Ribera o D'Angelo)
coppüla torta
17
corpumortu
corsü (Cataldo Vito e Turi)
corvü (corüvü)
cotîlasacchî
craparü
crezia
criscinna
crünarü
cruci
crucilìa
cua babbîgna
300)cuccu
cucütriǥǥhiü ('nciuria moderna - Franco Pennisi)
cüđđîrîtta --- cüđđürîtta
cüđđîttü 'i giarra
cudduredda
cuddurunazzu
cüđđurünî --- cüđđîrünî
cuis (cuissa)
culici a pašŧa (era una variante di calici a pasta o era uno diverso?)
cull'anchi taǥǥhiati (fratello di sbiezi)
culocciü
culu ccc̑ hiattü
culutu
culu vasciü
cümàggesa
cümàmaruzza
cümànina (Roccuzzo)
cümàturiđđa
cümmîsanü
cümmusantarü
cunà
cuniǥǥhia
cuoǥǥhi ficü (Fontana)
cuoǥǥhi šcorpî
cuoriü sîccü
cüppînarü
cura (padre di Maria Cutrona moglie di Cicciu cappiđđaru)
curatrîttü
curatrü
curciü (Vito Pavano u cummusantaru)
cürdarü
cürraü (o curraia, suocera di Mazzone)
18
currierî
cürritürî
cürsü
cürtîsî
cütî cütî
cutiđđa
cutiđđierî
cutipè
cutipilla (Grazia Brodo, una delle autrici di queste memorie)
cuŧrera
cütrüncünî (Don Gaetano Di Corrado padre di sasizzieđđa)
cuvalova (o cuvalora?)
344)'da
luci (Vicenzu da luci - Assenza)
dante (Di Genti -marito di Milina a carîna-Di Pasquale-emigrò in america)
daziü
đđiđđì
đđiđđiriđđì
deci liri (Franca Loncü deci liri)
decü
de' monichi (Teresa)
diana (a diana oppure a' riana - moglie di Titta Battaglia)
diarrea
dibbillizza
dîitta (Cataldo - abitava in via I. Barberi)
dilîcatu (alias bucaluni)
dimaiüra
di maria (dal Rivelo del 1474 - JOANNI DI Vintura alias DI MARIA)
di miluna (dal Rivelo del 1474 - JOANNI DI RIVERA alias DI MILUNA)
diu m'aiuta
dio-nni-scanza (alias cavaleri - Tosto)
diurru (dal Rivelo del 1474 - ANTONIO DE SILVESTRO DIURRU)
dommarianu
donnaita
donnamariana
donnamarianna
donnamincc̑ hia (Turi donnamincc̑ hia)
donn'angîla
donnannuzzu
donna piangentî
donnuminucü
dulianü (Alderuccio - padre di Francesco trascinacriti)
dulurî 'i testa
19
374)e
canî (Maria - Frociano?)
375)faccetta
nera
facciazza
faccîbbeđđa
faccîcuotta (Linzitto)
facci di piru
faccîlürda
faccirossa
faccîrrüssa
facc' î 'scacciünî
facc̑ ianü (o fascianü)
faliseu
famiǥǥhia (Ciccio Gissara)
faranna (Salvia)
farînazzü (Digenti)
fauciazza
fazziü
feđđa e mancia (Gambilonghi)
fetü
fezza
ficca (cocülü)
ficupala
fifì
fiǥǥh'i Gesù Crišŧü
fiǥǥhîttü
fiǥǥhiü da buscîmîsa (Bordonaro)
400)fiǥǥhiü unucü î dü pînzionî ('nciuria moderna)
filamena (filomena o filümena)
fîleccia
fîlîciazzü
fîlîcîtà
filinia (manecc̑ cc̑hia)
filucaninu
fînta (era ppi ffînta)
firrara
firricamaneđđi
firricatünnü
fîrrîsî
fîzzara (moglie di saccu vacanti)
fofò (Ciccinu Fallisi)
fòrbicia (alias scaticc̑ cc̑hiu)
20
forno (o furnu - don Raimondo Ganci)
fracco
fraǥǥhiüntü
franca
francafüntîsî
frascatülara
fratinannu
frazziodu
frazzuđđü (o prazzuđđü)
frinkiî (sentita per la prima volta nell'estate 2010. Sapete chi è.)
friscü
früntazzü
fuddianü (Franco)
fulicia (e' mascia fulicia?)
fummîrarü
füncia (Vitu füncia)
funciazza (Pierino Paradiso)
funciđđa ('nciuria moderna - Peppe Zappulla)
funcia 'i porcü
funciutü (alias boccia)
fantanieri (alias u buscimisi - Don Nino Trigila)
fürchittünî
furmicula o furmiola (Di Pietro)
fürtünatü
439)garibaldina
(Milina Ramondetta)
gemelli diversi ('nciuria moderna - Cirma & Alderuccio)
gesù nel tempio (nciuria moderna)
giammaria
giannîttullu
giarra
giarratanîsî
gibîllinü
giems braun (nciuria moderna - Mazzone)
giǥǥhiü
giǥǥhiütu (Ciccino Ribera crucilia)
gillü
gillorma
giochi preziosi ('nciuria moderna - alias preziüsü o manecc̑ cc̑hia)
gion coffi ('nciuria moderna - manciünî alias miglio verde)
giogliü
gionson (o Johnson)
giovînezza dî bellezza (Ermelinda Rosa Salvia - figlia di faranna)
21
gisierî
gittì
giuda
giurgintanü
giusariü (Salvatore Di Santo - bisnonno di Trigili)
giuvannieđđa (mamma di metru cubbu - giuvannieđđu: Terranova)
gnaccü
gnesta
gnè gnè
gnogna (Teresa a gnogna)
gnücchîttüni
gnürapaüla
gnürî
greca
grillu
guardavasciü
guardiafili (o vardiafili)
guardia notturnu (Don Nino Trigila)
475)iàchîla
iađđazzü
iađđina
iađđîttü
iađđîneđđa
iađđuzzu (mamma di Salvatore Manfredi)
ialofrü
iammürü
iancîlieđđü
ianciuluddia
iappu (padre del Dr. Galia - iappa: madre di Terranova)
iaquina
iarozzü
iatinnu (dal Rivelo del 1474 - IOANNI DI RIDOLFU DITTU LU IATINNU?)
iattîttü
iattuffü
if-of
immîrutü
innara
itu buzieri (Tano Lombardo)
495)kunta
496)la
kinte
bruna
22
labbrazzü
laciđđünî 'mbriacü
lacqualuora
500)l'acquarè (Vitu)
laliuzzü (venditore ambulante di SR P.za Matrice. laliazzi - vendevano pipi)
lallà (o llallà)
lampiünarü
lappazza (Franco Ribera)
lapünî
lasagna
lavaŧricî
leciü (o lesciu)
levantî (Tanu - aveva una mula mirrina -o storna- e abitava in via Sabauda)
lîccîsî
licüddianü (nonno di Pantorno)
lîsa
lîseü
lîttîchierî
liünî 'i san Marcü
livatrici(u)
lizzurü (Carnevale - via Castello)
llampaü vilî (era apprendista sarto da cacici)
llatta mînnî (nonna di Ercole Garasi)
llîcca e mancia (nciuria moderna - P. Barberi)
llillirillì (nciuria diversa da đđiđđiriđđì)
llollü (turi u llollü)
llullù
loca
loncü (lonca)
luca
lücanna
lucrezia
lughatu (dal Rivelo del 1474 - JOANNI RANDUNI alias LUGHATU)
lumiarü
lümmarda (o lümbarda)
lupü
lüpîttü (Turi Garfì)
lupü münarü
luterza
luvota (o livota)
531)m'abbìü
macabbeo
('ntî na rutta)
23
macala
macca
maešŧrü
mafalda
maggiunieffa
magnifica
ma ià (o mma-ià) (Adamo)
maiali (dal Rivelo del 1474 - CHICCU CAPPELLU dittu LU MAJALI)
maialuffü
maionna
maiorca (Vacirca)
maišŧra (Mantalena a maišŧra)
maiürî
malacarnî
malanara (ciccu malanara, forse mala annara o sono due nciurie diverse?)
malatesta
malavita
malatü
mamiaü (Garfì o Montalto?)
mammalamentü (mamma e lamentü)
mammalîttü
mamma mè
mammana
manazza
mancia cevisi
mancia ciciri
mancia favi (i Franco)
mancia ficü
mancia fulippü
manciapipi (ardenti)
manciašciuttu
manciasülü
manciünî
mancünazzü
manecc̑ cc̑hia
manîcc̑ cc̑hc̑itta
manintesa
m'annacatî (Mazzone)
manubianca
manumorta
manüšŧisa
manuzza
marcantoni (zona Castello)
24
marcellü
marchettu
marcia realî (alias faranna figlio di Regina Elena e padre di diversi: cavour, mazzini, princ.umberto ecc.)
marcü (ovvero sürdü - alias mîrruzzü)
marescialla (marascialla Atanasio - marasciallu Salvatore Pennisi)
maresciall 'i campagna
maresciallazzu (mar. Zappulla)
mariannina (Turi Mariannina emigrato a N.Y.-Suo figlio ha sposato la figlia del designer Toscani)
mariannù (Vito Ramondetta)
marinarî (erano due sorelle)
marinü (D'Angelo)
mariolü (Casella)
mariulina
marmürarü
marpiünî
marređđa
martîllanü (Martellaro)
marturana
maruzzeđđa (Gaetano Assenza - Via Matteotti 6)
marzedda
mascaratü
mascarü (Scollo)
masciafulicia
masciana (o masciaiana?) (Trigili)
600)masciaquina
masciancilu (Tanu)
masciantuninü
masciantunittü
mascignazi
mascîmarianü
mascimarii
mascîmartinü
mascimattè
masciamatü (Amato)
mascipaüla
mascicinti
masciücurraü
mascifilici
masciüfulippü
masciümantalena
mascimè (o masciumenu - Carmelo Vacirca)
masciünanni
masciünirìa (D'Angelo)
25
masciüpapè (nonno di Guglielmo Battaglia)
masciüpietrü
masciuseppî (faceva il sagrestano abitava in via Bilingeli)
masciuvitu (u panittieri)
masî (masa)
massara
massararà (Lia)
mašŧricieđđa
mašŧricinti
mašŧrittü (tavano)
mašŧrü rüppü
matarazzü
mattuliđđa (o duî di bastünî)
maua (mała - picciriđđa, moglie di i. stuperna)
mazza (a mazza)
mazzacana (Manfredi)
mazzaredda
mazzini (Vito Salvia, figlio di faranna)
mazzîtta
mazzola (Don Nino Trigila e fratelli)
mazzotta
mbò mbò
mbriachittü (Lombardo)
menefrigo (Francesco Cataldo)
menza lîngua (alias pirü buǥǥhiurü)
menzî --- mînzanî
menzü nasü (Mangiameli)
merrü
metrü cubbü
micci
mîcücü
miglio verde ('nciuria moderna - manciünî alias gion coffi)
mignattaro
milinciana (o mulinciana)
mîlinü (o miscuottü Mellin - Nino Franco fu Salvatore)
miliđđîsî
mîlîtîđđîsî
milìu (Cascio detto caciü)
milliccuccu (Francesco - abitava al castello)
mînaürü
mîncc̑ hiunutu
minîca
mînnacca
26
minnichino
minnilicc̑ cc̑hiu (Francesco Calisti)
mînnî lürdî
mînuola
mînzînü (Brodo)
mîraculü
mîrîcanü
mirrina
mîrruzzü (Assenza)
mîšcuottü
miss (a missi)
missînîsa
mister click ('nciuria moderna - Seby Scollo)
mistizzu
mîšŧoccü (Türî mîšŧoccü)
mmacciata (o mpacciata)
mma'ià
mmarmîrarü
mmerda
mmîlînaü
mmüccalapünî
modellišŧa
mođđü
monich'î casa
monobraccio ('nciuria moderna - Cicciu)
mononeurone ('nciuria moderna - Vitu)
montagne verdi ('nciuria moderna alias muntagnîsî)
monücü (Gaetano Fontana detto u monücü)
monücü truzzuariü
moresta (moglie di Ciccio Carrello - carrieđđu)
morta cannîlî
mosè (Vacirca)
mostrü ('nciuria moderna - Turi)
moto-topo ('nciuria moderna)
mpacciacasî
mpanateđđa
mprena ciocca
mpriachîtta (o mbriachîtta)
700)muciđđa (aveva i baffi da gatto e una figlia Genoveffa, l'altra era moglie di Benintende)
muciü (faceva lo stagnino, abitava a matrici)
mügna (nonna di tanü u viscu - cumà razia a mügna)
mülacciünî (Or. Carnibella)
mulina a ventü (ciccina a mülînara)
27
mulînarü
mulü
münachîttü
münnü (Pippinü ü münnü)
muntagnîsî
muntrîssanü
muntura veccc̑ hia
munzignarü (don Nunzio Abate)
murè (Gambilonghi)
murîcanü
murisino
mürüđđa
müsca (moglie di Taninu Bancori)
muscatedda
müschîǥǥhiünî
mussülîccü
muštazza
muštazzuta
musulinu (cicciu musulinu (fratello di Tanu Amato?))
müzzünî (turi)
725)naferma
(o naferna - era uno col naso schiacciato)
na fiacca (da 'na fiaccüla)
nafita (Di Santo o naficu?)
nanà
nanècciccina (Turi)
nànfüra (Savasta)
nanîtta (Vastianeđđa Lo Pizzo mamma di Vito Ripa (Alis))
nannümà (Randone Francesco - via Torino)
nappa (Peppi nappa)
napülîtana
nardîttü
našca (Turi nasca de' sapunari - nonno di Pippo Iurato)
nasca cc̑ cc̑hiancata
nasca 'e trümma
nasca torta
nasch'i fürnü
naschi lürdi (Mariu)
naschi šŧrîttî (Pippu)
našchinü
naschitta
nas'i canî
nazarenü
28
ncia' ncia'
ncillü
necca
neǥǥhia (Gambilonghi)
nera
ngaloppa (o ncaloppa)
'ngignieri de' lavori a spasso (Peppe sarafino) - ved. paǥǥhialuora
nguè nguè
nichîlî
nîcuddemmî
niculetta (Trigili - 'mpari Brasi)
nieggia tîrranîa
nieppüla
nîncunancü
ninnapirciata (Spanò)
nirìa
niürü (Paolo - fratello di Vito minauro)
nnacü nnacü
nnammüratü
nnicca
nnicchi nnicchi
nnicc̑ cc̑hiü (Trapani)
nnicu nnacü
nninna
non mica mi scantü (alias vitü tralana)
ntilliggia
ntrallazzišŧa
ntrüllünî (derivato d'a fiǥǥhi'e ntrüllünî - ved. Detti)
ntunuzzü
nucci'o papà (Cagliostro)
nuzzentî
nzì nzi (o zì zi?)
780)ora
ora
orbadusci (dal Rivelo del 1474 - JOANNI LU MAZUNI DITTU ORBADUXI)
omü di baragna (russava forte)
783)pacc̑ cc̑hianü
pachinîsa
paǥǥhialuora ('ngignieri paǥǥhialuora - Garfì)
paǥǥhiaređđa (moglie di Alfio Barberi)
paǥǥhiazzü
paǥǥhiocca
29
paladinu
palatorta
palaüniota
palazzülîsî
palermisà (cantava 'na sarma siminaiu e na sarma fici...)
palermîtanü
paliđđa (Salvatore Pisana)
palümmarü (Vito Trigili)
palümmü
panara (Rosa, moglie di Turi Marino)
pancari
pancc̑ hiovü
800)pancio
panî abbüđđatü (abbüđđava u panî 'nno vinü)
panî caürü
panîttî
pannazzü
panniera (suocera d'o maešŧrü Barberi)
pannizzü
pantalîünî
pantanü
panzaliscia (abitava a uritü)
panzazza
panz'î caniǥǥhia
panz'e iađđina
papa
papacc̑ cc̑hia
papaleü
papalia
papaređđa
papavita
papîttü
pappaciünî
pappacorda
paracocciu (faceva il "fante" ovvero il manovale del torchio nel trappeto)
parma (Don Ramünnü Parma)
parponcc̑ hiü
parra parra (Gaetano Gambilonghi fratello di Ciccinu u collucature)
parrapulitü
parrina (Ciccio Gambilonghi collocatore)
parrînîttü (Cicciu, nipote di P. veruveruè)
parücü
passarieđđü (Michele Gervasi)
30
passiata ('nciuria moderna -alias cülocciü - Turi Cappellü)
passülünî
pašŧasciutta
pašŧarü
paštizzü
pataciünî
patacò
patata (Enzu Pararisu)
patr'abbunnanzia
patriaffiü ('mpari vitu patriaffiu)
patriarca
patrînnò
patriraffiü
patrischietti
patrîvita
paulinü
paulîttü
pavüna (nonna di Giardina)
pè
pecüra (o piecüra)
peppîninü
perciazzucchi
per cui (Turiđđo Incardona)
persü
pertîca lièggia
pesciolino ('nciuria moderna - Giaquinta)
petra (Cataldo)
pezza abbagnata
pì (Turi pì - aveva 5 capre 'o cašŧieđđu)
piazzetti
piccinittü (Malignaggi)
picciuni
piccole cose
pichìa
picc̑ hiucc̑ hiü
picinonna (tanu - via Di Corrado)
picìu
picu
pîcüređđa
pieraciotü
pieri i buoi
pieri i iađđina
pieripuliti (Veneziano moglie di Santoro - cuđđiritta)
31
pievîra ianca (o pieürü iancü)
pidazzu
pidura
piǥǥhi'e porta (era uno spione, successivamente emigrato in america)
piǥǥhiülü piǥǥhiülü (Francesco D'Aquino suocero di Masino Aloe)
pignatîttü (Di Benedetto)
pilaneta (Taneđđa)
pilatü
pilissî
pìllara (a pillara)
piluccc̑ hiera
pilusieđđü (stacìa a marunnuzza)
pilüsü (Ciccio Garfì)
pînencü
pînnavaria
pînnisa
pîntirinü (Cicciü - faceva il bigliettaio d'autobus e abitava a Costa Casalî)
pintü
piola (mosè - Vacirca)
pîpîciunî (Vitu pîpîciunî)
pipirinü
pippina (Vicenzu pippina)
pîppussu (Pippo Ravalli)
pîralîsî
pirazzü
pîrîcüđđü
900)piripicc̑ cc̑hiu
piritara (cumà Vastiana)
pîrü
pîrübuǥǥhiurü
pirüprainü
pîscî (cicciu
pisciacanî
piscia curierî (curiera era la banda in cuoio che sollevava la coda dei muli)
piscianterra
pisciapaǥǥhia
pisciaparieđđi
pisciasali
pišciatü
pisciauovî
pista pista (alias iachîla
pišŧola
pitecü (Ciccü)
32
pitisü
pitittü
pîtontü
pîtređđa
pîtrella (Petrella)
pîtrotta
pittî (pitta)
piula --- pivîla
piü piü
pîvîrara
pîvîrarü
pizzara (moglie di pistola)
pîzzola (Cataldo)
pîzzülünî
pizzü rüssü (Nino Paradiso)
pocavita
poncc̑ hiü
porch'e sporca
porch'i parmentü
porch'i saia
porcü spinü (D. Barberi)
porrü (a porra D'Aquino)
porta a pasta (Vastianeđđa)
pover'ommü (in via Mugnai - cianc'aǥǥhia na muǥǥhieri ammalamenti)
prainü (o perü prainü - Tanu Catalano)
prazzuđđü (o frazzuđđü) (abitava in via Gissara)
principe umberto (Saru uciđđazza figlio di faranna)
priscü (Turi)
prîziüsü ('nciuria moderna - alias giochi preziosi o manecc̑ cc̑hia)
prüvinciala (Bufalino)
prüvîrenzia
püccialiaü (abitava a' uritü)
puccierî (o buccierî)
puđđašceđđa
puđđašcia
puđđîcinü
puđđiŧrü
puđđiŧrazzü
pudditrittu
puđđizzüni
püđđü
pülacca
puliciarü (Giovanni u puliciaru sua mamma era faccibeđđa, aveva il forno)
33
puntiđđü
pupa'î tamburieđđü
pupu
pupu dî pezza
pupülürdü
pürcarü
puricc̑ cc̑hittü (Gissara)
purpittara (Razieđđa - aveva una butia in via Bilingeli)
purpù (Mariannina a purpù - vedere episodio della crozza)
purtieđđa
puruocc̑ cc̑hiü --- pîruocc̑ cc̑hiü
pušpîrarü
puštierî
putenzia
puzzuluni
975)quannü
mai
quarara
quaraređđa (alias zazzarünî - trapiantato)
quarararü
quararünî
quartarünî
quello che c'è c'è
982)raciateđđa
(è ratatteđđa?)
radiü (Tanu radiu)
rafalà
raffielî
raimundu (dal Rivelo del 1474 - MACIU DI GALIA dictu RAIMUNDU)
ralüggiarü
rambamba (vardava carrobbi)
ramünnü
rammüvecc̑ cc̑hiü
rampinü
ranatü
randazzîsî
rannomao
rappaü
raspa portî (Turi D'Aquino, fratello do sbirru)
rasula
rarî culî
rattateđđa (è raciateđđa?)
1000)rattamuschè ('nciuria moderna - da Rat Musque - Di Pietro)
34
rauneđđa
rausanü
re dî coppî
regina elena (mamma di faranna)
rentî i pievîra (alias rîpîzzata)
ricciü (fratello di Raimondo Frazzetto firricatünnü)
ricotti cauri cauri
rifuggiatü
riggieri
riggiu
ringo (Vito Paternò - u baiu)
rînîšcü
rîparantî
rîpîtta
rîpîzzata
rîpuđđü
rîrünî 'i carrettü (o scüffara - avia u culu commü nü rîrünî 'i carrettü)
rischiatutto (Ciccio Buccheri)
ritundu (dal Rivelo del 1474 - JOANNI DI GALIA dittu RITUNDU)
rîzulîsa
rizza (a rizza)
rîzzîttü
robbabbuoi
rocciülü
roggiü (Peppi roggiü - Via Piave 39)
romana
rošcü
rossa
ruđđülüsü
rüppîcorda
rüssü
rüvina (Giüvanni)
ruvîttîtta (via Colonna)
1034)sacchina
saccü pirciaü
saccü vacanti
salagiochî
salamuciu
salarsi (Moglie di Don Nino Trigila)
salatü (donna Martuzza Ramondetta in Salerno)
sampalîsî
sanarî (o sanarü e sanara)
35
sanbasà (Tanu Vinci)
sancaliara (o sancaliatü)
san giuseppî (Randone)
san gnabbichîttü
santacrüciarü
santantoni (vitu santantoni)
sant'i Buscemma (camminava sulla neve a piedi nudi e i cani randagi e feroci glieli leccavano)
santinîttü
sapünarü
sarafinü
sarausanü
sarbatü
sarrišŧanü(a)
sartü (Paolo)
sasizzeđđa (Pippo Di Corrado)
sasizzünî
sauta lieggiü (parente di marcellü)
sautizza (o sausizza)
šballatü
sbamba (o svampa) (Salvatore D'Aquino)
šberla (no sbella - era mia nonna in seconda ahahahahah )
sbiezi (Fontana, alias iađđittu, fratello di cull'anchi taǥǥhiati)
šbirrü
šcacceđđa
šcacciünî
šcaǥǥhiunî
šcalabbrinü
šcancîa e mancia
šcancîlavorgia
scancilitta
šcanna vipîrî (Peppi)
šcanza fatica (alias bummi)
scapüla
scarparîttü
scarpazza
scarpîsciotî
scarpitta
scarpittî 'i pîlü (Pippinü u münnü)
scarrucciü (nonno di N. Benintende - ...a nonna di Ribera)
scarsü (Amato - padre di Franca, Lina e Turi)
scasciabanchi (Vito Vacirca - Via Bilingeli)
scassamargi
šcassamortü
36
scassa (Mariannina a scassa o ttettè)
šcaticc̑ cc̑hiü
šcerba amara
šceriffü (suocero di kennedy - don Carmelo Buccheri)
šcerra
schîcciü (A. Barberi)
schînü tortü
sciacca
sciaccabbanchi (variante di scasciabanchi?)
šciaccafavî
šciaccalimarrî
šciaccalossü
šciaccazza
šciama (Guzzardo)
1100)šciancatü
šcianchitta (crucilìa)
sciardea (stava in via Gitana - parallela via Umberto - vicino st. d. p.)
sciaveria(o)
sciaverini
sciolla
šcippa cîcîrî
scirruzza
sciurau (cu setti crivi)
šciurtînîsî
sciüscia luci
scocca
scorcia povîrî (notaio Messina - esattore)
scorcia scecchî
scorpü (Turi)
scuffara (sinonimo di rîrünî 'i carrettü - iai u culü commü nü rîrünî 'i carrettü)
scüǥǥhiünatü
šcüla buttiǥǥhi
scupittazza
scurcitta
scürdiotü
scurpiddu
scürpîtta
šcîvel (moglie di marcellü)
sdirrupa paǥǥhia
secülü
sena (Lanteri)
senza fünnü
senza salî (alias cicculia)
37
senz'ossî
sfrazzettî
sgancaratü
sgrancia
šgümmàü (o šgümmatü)
sîcaretta
sîcca_sîcca (Francesco Cantale)
sìchinsi
siggiarü
signurina (signurinü)
sillabariü (don Gaetano maestro di scuola comunale)
sìnnücü (ziu ciccu - venne con la fascia da carabiniere e ferito in guerra alla mano)
šmammanücü
sola
sopü
špađđuzza
spampinatü
sparacallonca
sparacardiđđi
sparaciaüli
spara na canna
sparatü (Giglio - C.)
spatiliu
špatüla
špatüliđđa
špatüòlü
špaventü
špecc̑ cc̑hiü
spezzacatena
špina
šŧađđünara
stalluni (dal Rivelo del 1474 - JOANNI DI MIGLIURI lu STALLUNI)
štancafurrizzî
štîcc̑ cc̑hiera
štîcc̑ cc̑h'i scecca (Francesco Maenza)
štîđđü
šŧiricallonca (Vinci)
šŧîzzana
šŧoccafisse
šŧoccüla (o stocchila?)
šŧroppa (Pippina Nicastro)
šŧrunziđđü
štüperna
38
šŧüppaǥǥhiü
štuvaleđđa
sucasîmmüla (Musco - guardiano notturno)
suffiziü
superba
super pippo (alias iancilüddia - Seby Ciurcina)
surc'i chiesa (Salamone)
sürdü
sürella (Mazzone, abitava in via N.Cappello. Il figlio insegnava al Cutelli di Catania)
sutera
svalvolato ('nciuria moderna - S. Ippolito)
svîdîsî (Pippo Vacirca, abitava a Malmo)
1184)tabacchina
taccardè
taccia
tacci e puncirincincì
tađđarita
taddemmü
taǥǥhia e cusi
taǥǥhia nasi
taǥǥhiarîtta (era una donna minuta, quanto un piccolo tagliere)
tamango
tamburinierî
tamburinü
tanone
tarambana
tarantina
taratozzü
1200)tatalina
tatocciü (Giaquinta)
tavano
tencc̑ hia
tennera (Vituzza - Via Garibaldi)
teresina
termînî
terravecchia
teštadîferrü (test'e ferrü)
tešŧalonca
tešŧa rossa
tešŧ'e milinciana
tešŧ'e porcü ('nciuria moderna alias tešt'e ferrü - alias cürtisi)
tiđđü
39
tignusieđđü
tignüsü
tîmpünî
tîntü
tira lana
tira l'ossî
tira tira
tiriticcc̑ hiü
tîrîtîrî (pronuncia tutte le i vicini a una e, "teretere" e senza accenti)
tiritulla
tirìu ('mpari vitu riparava piatti e paracqua in via Trieste 16 - sua moglie era maestra serale)
tîstünî (Giuseppe Gambilonghi detto Vito faceva il ferroviere)
titì
titîrî
tocca e leva (Giangravè)
tòcchîmî (Cîcco)
topolino (Enrica Attualità)
totürü (o totira)
traccalazza (La Ferlita)
tralana (fornaia)
tranchilla (Turi Garfì di N.Y.)
trannu
ŧrapîtanella --- capîtaneo̱ lla
ŧrašcinacritî (Francîsco - marito di Maria e' canî)
travana
tricche ballacche
ŧrîccotta
ŧrîcculî (alias culu vasciü)
triešŧina
trincü (Peppî sarafinü)
ŧrîppizzî
ŧrî quart'i carüsü (Francesco Cappello figlio di Salvatore)
ŧrîrîcinü (variante ŧrîrîcinü ammîsca ammîsca)
ŧrîttešŧî
ŧronü
trüitt'e ma'nnannü
trünzü
ttettè (Mariannina tettè - altro nome della scassa)
turtagna
tufanü
tuppü rossü
tuppü tîsü
turamula (donna Brasina)
40
turcu
turiđđîttü
1259)ucca
abbüđđata
uccatorta (Fontana)
uccazza (o vuccazza)
uccierî (o puccierî o buccierî)
uccilemmî
ucîđđarü
ucîđđazza
ulissî (Cicciu)
ümmîra (-ombra- Turi Corridore, abitava in via Mugnai ultima casa a sinistra)
un sordü cü tutta a lazzata
uocc̑ cc̑hîpipi
uocc̑ cc̑hipisciati
uocc̑ cc̑hîrussî
uocc̑ cc̑hitorti
uomo ragno ('nciuria moderna - Ramondetta)
uomü d'onorî
uricc̑ cc̑hia
uricc̑ cc̑hia taǥǥhiata (bisnonno di Gaetano Buscema)
uricc̑ cc̑hieđđa
ušca
ustina (a-ustina?)
üttîǥǥhiünî 'i mulinü
1281)vacantünî
(Peppî sciollü)
vaccü
vađđarüsü
vaìna (Costa)
vancilišŧa (Galioto)
varba ianca (Mastrü Giuseppe Migliüri - era una specie di amministratore dei feudali)
varba luvata
varb'e nasü
varbieri
varbiritti
varbitta
vardeđđa (Giansiracusa)
vardiafili (o guardiafili)
vardünarü (Via N. Cappello)
vašciü
vasa vasa
vašŧazzotta
41
vedüva 'llegra
vennîtîla (Giardina)
1300)vero vero è (padre Pennisi veroveroè)
vertîlî sîcchî
vicariotü (Lo Pizzo condannato a 30 anni per furto di 50 lire e omicidio ne sconto' solo 22 per amnistia)
vîcc̑ cc̑hîttü
vicînzinü
viđđana (Vita a viđđana)
villieri (don Ciccinu - Via Catania)
vînnaranna (o viniranna)
vîrtulinu (ex sindaco di Buccheri Vito Quartarone Dott. in Scienze Politiche)
vîsazza
viscarana
viscü
vîtîđđazzü
vitina
vitò
vitünî
vizzia
vîzzînîsî
volontà
votaranza
1320)zacaredda
źa mà
zanna
zapaterü (Vito Ramondetta)
źappîteđđa
źappüllîtta (Mia nonna Maria Maddalena)
źa rosa
zaurdu
zazà
zazzarünî (alias quaraređđa - trapiantato)
źiccannina (Raziü ziccannina)
źilla
źîmmüsü (abitava in via Aldaresi, mmenz'a zzîmma?)
zizì
zoccü
źoppa(ü)
źuccara (o zucchira)
źücchîtta
źuccutorto
źu nè
42
źuppîttü
źoppü (cicciü u źoppü)
1342)zuzzurü (Vito Gissara)
43
===========================================
MODI DI DIRE, DETTI, FILASTROCCHE, CANZONI
'=A============
A bon cavalierî
nün manca cavađđü.
;---------------------A büttana cu iè?
-A ciüra!
(Costei aveva la nomea
di essere una puttana
e se anche altre facevano le stesse cose...
la nomea rimaneva solo alla ciura).
;---------------------A carnî süpra l'ossî
valî cent'ünzi
;---------------------A' caruta de' rannili
si viruni i purtusi
;---------------------Accatta e pentîtî!
;---------------------Accatta lîgnî a dü lirî o fasciü
e vennî ccînnîrî a dü sordî o munniü
L'esatta pronuncia di questo detto, nell'idioma buccherese,
è precisamente come indicato:
-lirî : la prima i è esattamente come la i italiana, la seconda,
(ovvero la î) è un suono intermedio fra i ed e.
-munniü : la prima u è esattamente come le u italiana, la seconda,
44
(ovvero la ü) è un suono intermedio fra la o e la u,
o come la umlat tedesca, mentre la i è identica all'italiano.
;---------------------A cchî ffa farî
u malü cchîffarî!!!
;---------------------A cciaccarîtta
(sî n'annà a cciaccarîtta =
se nè andato al cimitero - è morto.)
;----------------------Accumpagnamu la vergînîtà!
-Po' essîrî sì, po' essîrî no!
Era una cantilena che si "cantava" (canto e contro-canto) dietro il funerale di
una giovinetta di 13-14 anni che non aveva una buona fama.
Questa cantilena l'ho sentita per la prima volta a Licata negli anni '70 ma non
l'avevo riportata qui perché pensavo non fosse "buccherese" e invece, proprio
l'altro ieri (6 Giugno 2015) citandola scherzosamente ad uno dei nostri
"autori" (Vito Di Pietro) che è una memoria storica di Buccheri, mi ha
confermato che questa cantilena era usata anche da noi, ovviamente in tono
scherzoso!
;---------------------A chîđđî bbonî
sî manciün'i canî
;---------------------A chî 'nnaviumü vistü
scecchî a fiera?
;---------------------A cianciananna
ciancì 'ncìü
e nün ciancì ccc̑hiù
45
;---------------------a corda rüppî rüppî
a šciuǥǥhî cu ncî cürpî
;---------------------A cosa quaǥǥhià
;---------------------Acqua davanti e ventu d'arrieri
;---------------------Acqua e sülî fa lavürî
sülî e ventü fa frummentü
;---------------------Acqua passata
n'macina (o nun macina) mulinü
;---------------------A cu ni duna
e a cu ni prümmetti
;---------------------A cu spura all'aria
ci torna nna faccî.
;---------------------Ađđüvaiü 'mporcü pi fiǥǥhiü
(variante: era mieǥǥhiü c'ađđüvava -oppure sprücc̑cc̑hiava- 'mporcü)
;---------------------A faccî ca nünn'è vista (o bista)
valî cent'ünzî.
46
;----------------------A fammî su mancia vivü
;----------------------A fimmina fa a casa
;----------------------A fî pürcariüsa
;----------------------A fiǥǥhia da iatta piǥǥhia surcî
(variante: accc̑hiappa)
;-------------------------Ah se sapìa, Santu Sapìa
;-------------------------A giugnu
a fauci è nno pugnu
;----------------------A iađđina ca camîna
porta a vozza cc̑hina
;----------------------Aiai, aiai, aiai
Chi müǥǥhieri ca capitai
Quannü u riavülü a vistî nura
tantü u cacazzü ca piǥǥhiaü
ca sütt'o liettü s'ampürtusaü
;----------------------A iatta s'allîcca a faccî
e cancia ü tempü
47
;----------------------A iatta prîscialuora
fa i fiǥǥhî uorbî
;---------------------Aiutîtî ca Diü t'aiuta
;---------------------Allatta e cc̑hiancî
;---------------------Allisciari u mussu
;---------------------All'uoccc̑hiü do patrüni
ancrassa u cavađđü
;---------------------A lonca distanza sî vîrî u cavađđü
;---------------------A lü bisognü sî vîrî l'amicü
;---------------------A mala erba nun muorî mai
;---------------------A maomà Ommò
(sentita realmente in una sala da ballo
di Licata nel 1970 -alla Giummarella-)
-Signorina, vuol ballare con me?
-A mao mà ün mmò!
(mia madre non vuole)
Una possibile traslittarezione buccherese
48
foneticamente simile ma incomprensibile
per chi non e' del luogo, potrebbe essere:
"ma mamma'mmuolî"
;---------------------Amarü cü ià bîsognü
;---------------------A matinata fa a iürnata
;---------------------Amici e parentî
'nci'accattarî
nè ci vennîrî
nentî
Variante:
Amici e parenti
Nne cià ccatta
nne ci vennî
;---------------------Amicü cu tuttî
cünfirenza a nuđđü
;---------------------Amicü e vardîtî
;---------------------A mieǥǥhiu parola è chîđđa ca nunn'e ditta
;-------------------------A mincc̑hia 'nculu i l'aütrî
è n'fil'i capiđđü
(variante: è n'filü i'ina oppure è n'fil'î sîta)
49
;-------------------------Ammuccia ammuccia
ca tutti u sanü
(variante: ca tuttü parî)
;---------------------Ammuccia ü süli ca rîtî
;---------------------Ammutta funmmu ca sdanca
;---------------------A mortî è caprîcciüsa
lascia a veccc̑hia e piǥǥhia a carüsa
;---------------------A m'parmü do ma culu
cu si füttî füttî
;-------------------------A muǥǥhierî do latrü
nunn'ü riri semprî
;---------------------A mula sciuogghi
;---------------------A 'nculu o gguvernu!
;---------------------Ancüra passü passü
;----------------------
50
Ancüra s'ampararî a caminarî
e già vuolî cürrîrî
;---------------------Annai pî füttîrî
e mi truvai futtutü
(notare come per la ü nella parola füttîrî si usa il suono intermedio
fra u e o, mentre nella parola futtutü le prime due u si pronunciano
esattamente come l'italiano e solo l'ultima ü si pronuncia quasi come una o.
;-------------------------A nottî è fatta pe lupî
;---------------------A nottî porta cünsigǥhiü
;---------------------Ansîgnîtî l'artî
e mettîla da partî
;----------------------Anu passatu i ruoi
cancia u tempu
(La migrazione delle gru a fine agosto - primi settembre indicava
l'approssimarsi dell'autunno)
;----------------------A pievîra pi dirî me
persî ü muziünî
;---------------------A pignata quann'è taliata
nunn'u buǥǥhî mai
(Variante:
A pignata n'cumuni
51
nun bugghi)
;-------------------------A richinnicchi
a mentrî chi!
;---------------------A ricotta ca nun quagghia
e u cani ca s'allicca
(variante: idda ca nun quagghia e a iatta ca s'allicca)
;---------------------Armamînî e partìti
variante: armamînî e ìtici
;----------------------Arü tarü
catirü catarü
settî fiǥǥhi avia lu maiarü
fîcî la guerra cu Batù
arü tarü catirü catù
cornî e curniǥǥhi
ŧri aǥǥhi e ŧri spiccc̑hi
spiccc̑hi di speccc̑hi
spiccc̑hi e bacù
arü tarü catirü catù
(Liliana Nigro)
;----------------------Arrivürdà a pievîra o lupu
;----------------------A santi e picciriđđi
nun prummettîrî nentî
52
;----------------------A sordü a sordü
sî fa a lira
;---------------------A štoria da mamma me'
;---------------------A tagghiu do' muragghiuni
;---------------------A tempu di china
macari i strunzi
vienunu a galla
;---------------------Attacca u sceccü ünn'u vuolî ü patrünî
;----------------------Attentü ca tî cotîlî i rentî
;----------------------A tuttu c'è rimediü
ŧranni a mortî
;-------------------------A ucca è quantu n'anieddu
ma cunsumma quantu n'castieddu
;-------------------------A veccc̑hia nnî 'mmoscü
e' trüvarura!
;-----------------------
53
A vo' e di la vo'
tuttî dormunü ie tu no
e sse šŧu figǥhiü
nün mmuolî durmìrî
natîcaređđî ss'a qquantü n'avîrî
e nnavîrî cinqucentü
fiǥǥhiü d'orü
e fiǥǥhiü d'argentü
;---------------------Avotîla ca s'abbrucia
;---------------------Avvücatü
de caüsî persî.
(variante: de caüsî carutî)
;----------------------
54
'=B============
Babbaluci a sucarî e fîmmînî a baciarî
su dü cosî ca m'ponü saziarî
(variante: ...ca n'saziunü mai)
;-------------------------Bacù bacù, mi futtišŧî na vota
e nün mi füttî ccc̑hiù.
;----------------------Barbainî e cađđemmîssenzî
Era un modo per scaricare qualcuno troppo "curioso" che chiedeva
al contadino di ritorno dalla campagna:
-Cümparî? chî pürtatî?
(con sottintesa la richiesta... -Ah dacîtîmmîllî düî!)
E il contadino, scarpe grosse e cervello fino, rispondeva:
-Barbainî e cađđemmîssenzî.
Ovvero cose inesistenti ma assimilabili alle Pante fin troppo facili
da interpretrare (e anche volgari) la cui frase completa era:
"Pantî, coppil'i minchî accussì tantî"
accompagnata col gesto della mano sinistra sul braccio destro.
;----------------------Bbe bbe ccì ccì
iu' cürpanza
nü'nnî vuoǥǥhiü
Frase realmente pronunciata ai primi degli anni '60 da Nino Franco junior
(figlio da catanisa) mentre eravamo nell'aia in contrada Pizzitto e "giocavamo"
a lanciare a mo' di lancia i "trarenti" mentre i nostri genitori non c'erano.
Durante un lancio da parte mia della trarenta di legno di suo padre, questa,
sbattendo contro una pietra, si ruppe e allora lui preoccupato del rimprovero
(e delle legnate) che suo padre gli avrebbe dato disse quella frase,
chiedendomi (indirettamente) di assumermene la responsabilità.
All'arrivo di suo padre io, che ero più grandicello, dissi semplicemente che "la
trarenta" si era rotta e suo padre se ne uscì con una alzata di spalle dicendo:
-Tantu era già menza rutta... e c'iavia datu na menza aggiustata, ura ni fazzo
'mmanucu pa zzappa.
55
;------------------------Beddu sciaccquatunazzu
;------------------------Bîđđîzzî e dînarî
nün sî ponü ammücciarî
(variante: Bîđđîzzî e rîcchizzî
nün sî ponü ammücciarî)
;------------------------Birra mîssina
düppiü malatü
türî Bamminü
co culu cacatü
(La ripeteva da bambino Turi Gnaccü, papà di Liliana Nigro,
leggendo l'insegna "Birra Messina Doppio Malto"
nel bar do' cazüsarü))
;-------------------------Bon tempü e malü tempü
nün dura tutt'ü tempü
;-------------------------Breterebrè
ca passa lu re
;---------------------Bucchierî è nnümmînatü
se nun cc̑hiuovî
è annüvülatü
;-------------------------Büǥǥhi büǥǥhi quararünî
ca ma nuoria iappî n'baciünî
se a m'affiǥǥhiu nün ciù ricü
56
m'an'a taǥǥhiarî lu piđđicü. (variante: biđđicü)
(la suocera pentita, che prima faceva
'u cuvircieđđü alla nuora e poi decide
di dire tutto al figlio tradito)
;-------------------------Burieddu sciunnatu
;---------------------Büttanî facîtî facîtî
ca ccc̑hiü 'ssai nî facîtî
ccc̑hiü furtuna avîtî
;--------------------------
57
'=C============
C'a fimmina
mancu u diavulu ci potti
Si racconta che un giorno il Diavolo sia andato a circuire la Donna. Costei si
fece trovare prona a 4 zampe e nuda, fingendo di pascere sull'erba fresca.
Allora il Diavolo cercando la testa, prendeva in mano la chioma dei capelli e
diceva:
"-Se questa e' la coda, la testa starà dall'altra parte?"
Quindi andava dall'altra parte, ma non ve la trovava e ripeteva la stessa frase,
ritornando dalla parte opposta.
Alla fine sconsolatò abbandonò il cimento dicendole:
-Vattinni mala criatura ca tu si cc̑hiù diavul'i mia.
;-------------------------Cala ossü cala ossü
cala tu
ca sî ccc̑hiù rossü
Si racconta che un tempo, quando Gesù girava per la terra e andava di casa in
casa vestito da viandante, in una casa di poveri contadini vi fu accolto e
invitato a desinare. Prima di iniziare la frugale cena il capo famiglia recitò la
preghiera, che diceva appunto così:
Cala ossü cala ossü, cala tu ca sî ccc̑ hiù rossü.
Il Signore gli chiese ragione di quella preghiera e quegli gli rispose che a lui
era stato insegnato a pregare così. Il Signore allora lo benedisse e benedisse
anche quella casa dicendogli che lui era un perfetto Cristiano, perché non
importano le parole, ma la devozione con cui si prega e importanti sono pure
le nostre azioni per fare di noi dei veri Cristiani.
Una successiva aggiunta riguarda il tizio che gli aveva insegnato a pregare in
quel modo. Costui infatti, che conosceva bene il Paternostro, convinto che i
posti in Paradiso fossero limitati e per evitare che la famiglia di quel villico li
occupasse senza lasciarne disponibili per lui, gli aveva insegnato quella falsa
preghiera, così, pensava, sarà la mia preghiera, quella giusta, che il Signore
ascolterà.
Il Signore invece proprio a lui che pure pregava in modo corretto, lo
scaraventò all'inferno, mentre quella povera e umile famiglia l'accolse in
Paradiso.
Morale della favola: non importano le parole, ma lo spirito col quale si prega.
58
;-------------------------Caliti vasciu ca passa a cc̑hina
;---------------------Camîna camîna
mî scurì
nna mmoscü
;---------------------Campa cavađđü ca l'erba crîscî
;----------------------Canî c'abbaia nun müzzîca
;----------------------Canî ca nün canoscî patrünî
;----------------------Canî 'i l'ürtülanü
nne nî mancia nne nî fa manciarî
;----------------------Cani pitulanti e dulenti
iu' t'attacco pi li rampi e pi li renti
e tu a mia non mi poi nne fari nne diri nenti
(Si tratta di uno scongiuro che Vito Cođđuloncu insegnò a Liliana Nigro da
bambina perché lei aveva paura dei cani).
Liliana sostiene, ed io non ne dubito, che da allora in avanti ha sempre
funzionato.
Ma io che mi chiamo Vito e che conosco benissimo i cani e il loro linguaggio,
so per certo che quando un cane si sente ripetere queste parole, la guarda e
pensa tra sè e sè: -Povira criatùra... si scanta di mia... facciamole gli
occhi dolci va... così speriamo che prenda coraggio.)
59
;----------------------Cappîđđazzü paia tuttü
;----------------------Carìnü l'armî 'nno 'nfernü
Frase che ripeteva sempre il maestro Vito Giaquinta alla chiusura delle urne
la prima sera delle elezioni, ad indicare che ormai il grosso era fatto e che
l'indomani, se anche si fosse continuato a votare fino alle 14, si trattava ormai
di ben poca cosa.
;----------------------C'arrasà ü lavürî?
;----------------------Casa (o 'Ccatta casa) quanto ci stai
terra, tutta chîđđa ca vîrî cu l'uocchî
;----------------------Catellî e pišŧola
Era una frase offensiva che da bambini ripetevamo ad altri bambini per
definirli "idioti".
;----------------------Caterina Caterina
ti do questa rosa
come segno del mio amor
dimmi se nel tuo cuor
c'e' un po' del tuo amor
(Tanu Martillanu)
;---------------------C'è füđđa e mala vinnîta
;----------------------
60
C'è n'erba all'ortü
ca rîsuscita ü mortü
;---------------------Cent'annî d'amurî e n'üra dî sdiegnü
;---------------------Centü abbagnünü e unü asciuva
(Dicesi così delle piogge estive)
;---------------------Cc̑chiappîrî e ficu sîcchî
La frase completa è : -Nun mi parrari di ccc̑hiappiri e ficu sicchi.
Stava ad indicare delle cose incomprensibili oltre che fasulle e inutili.
;---------------------Cc̑hiancî u bbonü ppo tîntü
;---------------------Cc̑hianciti picciriđđi
ch'e mammi v'accattunu i pupiđđi
;---------------------Chî arrasà u lavürî?
(I fili di grano nei campi, sono tutti alla stessa altezza?)
Un "nobile" lo ripeteva ad un plebeo se questi si prendeva troppe confidenze.
Altra variante dallo stesso significato, ma in genere detto a qualcuno
appartenente alla stessa classe sociale: -C'annammu a scola ansemmili?
;----------------------Chicchirichì u iađđü carì
carì nna pignata
su mancianü cü ssa cügnata
;-----------------------
61
Chîđđa è 'na gnesta.
;----------------------Chiđđü ca fai
fattü iai
;----------------------Chiđđü ca si simìna
s'arricuoǥǥhi
;----------------------Chî fîmmü a scola ansemmîlî?
;----------------------Chî l'avì cu minkia?
(Era la risposta di rimando che molti contadini usavano per rispondere a
qualche "nobile" che li approcciava con alterigia per richiamare la loro
attenzione, ed era una risposta soft e canzonatoria che "sostituiva" la più
sgradevole: "Chî minkia vülîtî?").
;----------------------Chî piǥǥhiammü accurzü?
;----------------------Chîssa di lüntanu
ià na bella vicinanza.
(Frase che ripeteva spesso Vito Taratozzü, sarto,
per indicare qualcuna che da lontano sembrava
una bellezza, ma da vicino era decisamente brutta).
;----------------------Chîssa è Petra
ca nün piǥǥhia lippü
;-----------------------
62
Chîssa ià a nasca all'aria
ma cu si criri?
ca nuddu ci po'
;----------------------Chîssa l'uovü 'nna curbieđđa
nün ci 'ü fa.
;----------------------Chîssu e nentî
su parentî
;-------------------------Chîssu è santu ca nun sura
;-------------------------Chîssü porta picca 'ngrüppa
;----------------------Chîsta è a zita
;-------------------------Chitî chituzzî e pastasciutta (variante mancia sciutta)
chitî chituzzî e pastasciutta
(Si recitava così un ritornello mentre si solleticava sotto il mento il ragazzo
che per penitenza doveva seguire la mano che lo solleticava indietreggiando
e... senza ridere... altrimenti pagava il pegno).
;-------------------------Cc̑hiù annintra (anfünnü o avantî) annîmmü
e cc̑hiù pîscî pîǥǥhîmmü
;-------------------------Cc̑hiù scur'i manzannottî
63
nün po' farî
;-------------------------Chi vucca duci ca iai
;---------------------Chi vuol bere a questa fonte
si deve mettere a cul'a ponte
e per essere più sicuro
mettersi spalle al muro
per non prenderla nel culo.
(M.llo Astorina a proposito
dello schizzetto de' Canali)
;-------------------------Ci'appizzai rammü e stagnü
;----------------------Ci'avutà un burieđđu e morsi
;----------------------Cichesse!
Era un modo di scacciare i gatti. Le varianti per scacciare altri animali erano
le seguenti:
-Passe ca!!! (Per scaccaiore i cani)
-Sciò! Sciò! (Per scaccaiore le galline o altri volatili)
-A-Uriaccattè! (Oppure Te-Uriaccattè! Per scacciare le mucche)
-Gèèè! (Per scacciare le capre).
...
;----------------------Ci fai niesciri
i scagghiuni 'i fora
;--------------------------
64
Ci fieti ancüra a vücca di latti
;----------------------Ci ni finu
di li cani
;----------------------Ci rissi u sceccu o buoi:
-Sucari ma poi
;-------------------------Ci sunu fiǥǥhi e fiǥǥhiastri
;---------------------Ci surà u scagghiuni
;-------------------------Co iaddu
o senza iaddu
Diu fa iornu
;---------------------Commü fai
fattü iai
;----------------------Cricch'e croccu
e manich'î sašcu
;---------------------Cu accurza allonca
(e cu allonca accurza)
A volte a prendere la strada più breve bisogna superare tante di quelle
difficoltà che si finisce per impiegare più tempo per il tragitto.
65
;-------------------------Cu acchiappa n'turcu è sua
(variante licatese o di altri luoghi: cu aggarra n'turcu è sua)
Quando i turchi invadevano le città siciliane -più frequentemente quelle
costiere- per fare razzìa, gli abitanti andavano a nascondersi nelle campagne.
Poi arrivava l'esercito regolare che metteva i turchi in rotta in un fuggi fuggi
generale. A quel punto gli abitanti del luogo uscivano allo scoperto e si davano
alla caccia dei turchi, per farne degli schiavi, e la regola che tutti gridavano in
coro era proprio quella:
-Cu acchiappa n'turcu è sua;(diventa suo schiavo).
(Val la pena ricordare che nel Rivelo del 1474 nella sola Buccheri vennero
dichiarati ben 21 schiavi, prevalentemente turchi o comunque arabomusulmani.)
;-------------------------Cu a'ccippunatu la figghia mia!
Cu a'ccippunatu la figghia mia!
...
(Si raccontava a Buccheri nel periodo delle "mogli calabresi" che in Calabria
era usanza, per chi avesse una figlia da maritare, di mettere fuori un cippo di
legno con accanto una scure. Chi era interessato al fidanzamento, durante la
notte prendeva la scure e con un colpo ben assestato la piantava nel cippo.
L'indomani il padre della ragazza con il cippo e la scure sulle spalle andava in
giro per il paese e ripeteva a voce alta quel ritornello. A quel punto il giovane
intenzionato si faceva avanti e si procedeva a ufficializzare il fidanzamento).
;-------------------------Cu am'presta 'ncinn'arresta
Resta 'mmonucu
senza testa
;---------------------Cu am'presta sordî all'amicü
perdî i sordî e macarî l'amicü
;--------------------------
66
Cu arrîsîca arrüsîca
;---------------------Cu arrispietta u canî
arrispietta o patrünî
(Aggiunta da me:
Iù i cani i rispiettu a tutti
macari a chiddi ca ianu patruni
ca nun su miritassunu:)
;---------------------Cu arriva primma macìna
(variante: cu primma arriva primma macìna)
;---------------------Cu a sa a sa
a cart'a musica
;---------------------Cu campa paia
;---------------------Cu cancia a vecchia ca nuova
peggiü truova
;----------------------Cu cerca truova
;---------------------Cu ci'appennî a cianciana a iatta?
;-------------------------Cu cünta ci mettî a iünta
;----------------------
67
Cücüzza cücüzza
cu parra appüzza
;---------------------Cu dî mulî (o di scecchî)
i fa cavađđî
i primmi caucî
sü i sua
;---------------------Cu dî spîranza campa
dîspîratü muorî
;---------------------Cu dispriezza accatta
;---------------------Cu è fissa
sta a so casa
;-------------------------Cu è riccu d'amici è scarsu di guai
;-------------------------Cu è saziü
nün crîrî a cu ià fammî
;---------------------Cu è surdu
uorbu e mutu
campa cent'anni
;-------------------------Cu fa benî
muorî ammazzatü
68
(variante:
Cu fa malî muorî ammazzatu)
;---------------------Cu fa centü e nün fa uno
nün fa mierütü a nîssunü
;----------------------Cu füttî füttî
Diü pîrdüna a tuttî
;---------------------Cu ià cc̑cc̑hiu salî conza a mînestra
;---------------------Cu ià culü cünsidîra
;-------------------------Cu ià dînarî assai semprî cunta
cu ià muǥǥhierî beđđa semprî canta
;---------------------Cu ià lîncüa arriva a Roma
variante: Cu ià lîncüa passa ü marî
;---------------------Cu ià manî e pierî
nn'à bisognu di scaffierî (staffiere)
;---------------------Cu ià pampèra
s'a sona
;--------------------Cu ià pînsierî
69
nün dormî a nottî
;--------------------Cu iappî nappî, iappî nunn'appî
Cu iappî iappî, nunn'appî nappî
(E' una variante giocosa e scioglilingua del famoso:
Cu n'appî n'appî de cassat'î Pasqua).
U iappu (plurale iappî, che non ha riscontro nella lingua siciliana ufficiale)
a Buccheri indicava una specie di corta mantellina.
Iappu (verosimilmente derivante dall'abitudine di indossare questa
mantellina) è anche la 'nciuria di Galia (padre del Dr. Galia e fratelli) vissuto
tra la fine dell'800 e i primi del 900).
Il gioco di parole consiste nei diversi significati che queste assumono a
seconda della posizione nella frase:
-Iappî (Ebbe) con Iappî (Mantelline Corte)
e...
-(nun) N'appî (Non ne ebbe) con Nappî (Nappe, Scodelle).
Tradotta letteralmente in italiano la frase suona così:
Chi ebbe scodelle, mantelle non ebbe
Chi ebbe mantelle, non ebbe scodelle
;--------------------Cu iappî panî morsî
cu iappî lucî campà
;--------------------Cu ià u bonü
e nün sü piǥǥhia
si chiamma sceccü
attaccatü a paǥǥhia
;--------------------Culü ca nun s'ha vistü braca
quannü sa vîrî tutta s'a caca
70
;---------------------Cu lu dammî dammî e tè
l'amicizia semprî c'è
Cu lu dammi dammi e dammi
tuttî l'amici
diventüno strannî
;---------------------Cu mali fa, mali aspetta
;----------------------Cu mancia fa müđđîchî
;---------------------Cu mancia patati campa cent'anni
;----------------------Cu mancia sulu s'affuva
;---------------------Cu manìa mielî s'allîcch'e itî
;---------------------Cumannari è mieǥǥhiu do futtiri
;-------------------------Cumarî d'ünnî sîtî
ŧrapanîsa
dî đđa beđđa citatî bbünnanziüsa
unnî lî fîmmînî vanü n'cammisa
ie cu lî mînnî î ncc̑hianü
ie nautra cosa...
(La cantava mentre lavorava Angelo Filippone... mastro, a cui ho avuto la
ventura di fare il manovale all'età di 13 anni per diversi mesi).
71
;--------------------------Cumariiii u facistü u ci cosa?
-U ci chi?
-A u ci sucu!
(Una comare do castieđđü
abbannìa all'autra d'a lîfîsa)
;--------------------------Cumari unn'annai?
-E vui unn'annai?
-Iù vaiu unn'annai vui, vui unn'annai?
-Iù vaiu nno' rinali unn'annai vui!
(Dialogo pungente e sarcastico fra due comari, Donna Raziedda a Cernirina e
Donna Brasina a Specchia.)
;-------------------------Cu mettî tempü
perdî tempü
;--------------------------Cümparî Giüvanni, chî ià a scecca vostra?
-Ià a'rancü (sî cotîla tutta)
;-------------------------Cu muorî arrîfrîsca (e s'annaccuitìa)
;-------------------------Cu na fiǥǥhia fi centu ienniri
;-------------------------Cu na itata 'i mieli
s'acchiappunu centu muschi
;--------------------------
72
Cu n'appi campa filici
cu nunn'appi perdi puri l'amici
;-------------------------Cu n'appî n'appî
de cassat'î Pasqua
;-------------------------Cu nascî tünnü
nün po' muorîrî quatratü
;-------------------------Cu niesci arriniesci
;-------------------------Cu nün sa lieggirî a so' scrittura
iè sceccü di natura
;---------------------------Cu nün tî canosci t'accatta carü
;---------------------------Cu n'uovu
Manciu iu
e tuttu u munno
(Non e' un assurdo perche'
tuttu u munnu
ha il seguente significato:
lo mondo della buccia.)
(Era una "perla" di Peppe Sarafino che ripeteva spesso).
;---------------------------Cu paia primma
mancia pîscî fîtüsü
;----------------------------
73
Cu picca ià carü tienî
;---------------------------Cu picciriđđî sî cürca
cacatü sî truova
;---------------------------Cu pievira si fa
lupu si lu mancia
;---------------------------Cu prattica co zoppu all'annu zoppichìa
;---------------------------Cu primma nün pensa
all'urtümü süspira
(variante: Cu primma pensa, doppu nun suspira)
;---------------------------Cu püncîrî si sentî
niescî 'nchianü (variante: ...niesci fora)
;---------------------------Cürchîtî a cüđđüra
;---------------------------Curchiti prestu e susiti matinu
se vuoi tieniri a bada u vicinu
;---------------------------Curnutü e mazziatü (variante: Curnutu e vastuniatu)
;---------------------------Curnutu pacinziusu
74
;----------------------Cü s'annamüra di capiđđî e di rentî
'ns'annammürat'i nentî
;---------------------------Cu sarba truova
;---------------------------Cu s'assîmîǥǥhia
si piǥǥhia
;---------------------------Cu sî vardà sî sarvà
;---------------------------Cu spartî ià a mieǥǥhiü partî
;---------------------------Cu sta nna mannira
mancia ricotta
;---------------------------Cu ti sa t'arrobba
;----------------------Cu ti vuoli beni ti fa chianciri
cu ti vuoli mali ti fa ririri
;---------------------------Cu troppu vuoli
nenti ià
;-----------------------
75
Cu sulu ioca
cu nuddu si sciarria
;----------------------Cu va pianu, va sanu, va luntanu
(e perdi u trenu)
;---------------------------Cu vicini e cu parenti
'nci'accattari nne ci vinniri nenti
;---------------------------Cu vuoli a Cristu
su'nnapprieia
(variante: u Santu)
;-------------------------Cu vuolî troppü
nun piǥǥhia nentî
;---------------------------Cu vuoli va
cu nu'mmuoli manna
;----------------------Dammî tempü ca tî perciü
ci dissî a stîzzana a petra.
;---------------------------Dduòcu ci vuoli n'paccu di linùsa
;---------------------------Dduocu si fermunu i treni!
;---------------------------Dici na cosa
76
e ni fa n'autra
;----------------------Di iornu nunn'i vuoǥǥhiu
e a sira sfardo l'uoǥǥhio
;---------------------------Di patruni
addivintai iarzuni
;----------------------Diu ni scanza do tintu arrinisciutu
;---------------------------Dove entra la donna entra la serpe
Dove entra il prete la scomunica
Dove entra il farmacista la rovina della casa.
(Era questo un detto della "Buccheri bene" o se preferite, della comunità colta
che si fregiava di parlare in italiano. Il volgo lo imitava e a parte qualche lieve
differenza d'accento, sostanzialmente lo ripeteva allo stesso modo).
;---------------------------Dümanî ie' dümînîca
taǥǥhîmmü a tešŧa a Minîca
Minîca non c'e'
taǥǥhîmmü a tešŧa o re
u re e' malatü
taǥǥhimmü a tešŧa o surdatu
u surdatü e' a farî a guerra
tip-tî tap-tî u culü 'nterra
;----------------------Dümanî ie' sabbbütü
m'angignü l'abbîtü
mi ni vaiü a villa
e parü na cutipilla
77
;----------------------(banditore):
Dumanî tuttî i curnuti
at'a nniescîrî cch'e capucci
tuttî o chian'e canalî
c'ana' ffarî u cînsîmentü!!!
Marito alla moglie:
-Attia... chi m'ha ffattü cornî tu?
Moglie al marito:
-Beđđamatrî santissima... no!
com'e' ca poi pînzarî na cos'e chissa?
ti lu ggiurü maritü mia...
ma pirchì mi rici stî cosî?
Marito:
-Ma nentî... domanî an'a ffarî u cînsîmentü
e tuttî i curnutî an'a niescîrî ch'e capucci,
iù vulia sapîrî se mi l'avia mettîrî...
Finale della moglie:
-...ah beh se e' pîcchîssü...
tu ppi ssi e ppi nno... mîttîtîllü!!!
;----------------------Duna 'ncorpu o circu
e 'ncorpu o timpagnu
;----------------------Durassi tantu na mala vicina
quantu a nivi marzulina...
;----------------------E chi cculu e chi mînnî c'avia
purî mammesa ci lu dicìa
;----------------------E chi ti niesci da vucca?
78
Vilenu?
;---------------------E comu dissi u sceccu a lu mulu:
-Tira caru fratellu, ca simmu nati ppi dari lu culu
;----------------------E cu lu zzichi
zzichi zzichi zzachi
tu m'hai rotto l'anchî
e m'hai ferito il cuor
questa e' la storia
del nostro amor.
Allacciamin'o scacciuni
cu na feđđ'e pruvuluni
se ci metti a murtatella
tu ti fai a ucca bella
se ci metti u salaminu
tu ci sputi e iù ma
...min...u 'e culu zzichi zichi zzichi zzachi
(in memoria di Ciccio Salvia -Uciđđazza- che me l'ha insegnata quando
eravamo ragazzini)
;----------------------E la vo
e di la vo
tutti dormünü ie...e tu no.
E se stu fiǥǥhiu non muoli durmiri
naticaređđi ssa quantü n'aviri
ie n'aviri cinqucento
fiǥǥhiü d'orü
fiǥǥhiü d'argentü.
;----------------------E tempi de canonici 'i lignu
;----------------------E tempi di quannu Betta filava
79
;-----------------------E ura commü facimmü?
-Commü ficinü a'ntichi:
si taǥǥhianü i panzi
e si lascianü i piđđichi.
(Variante: Lascianü i porti aperti
e si nni ierü)
;----------------------E üra m'a minü!
;-------------------------Fa benî e scordîtîllü
fa malî e pensîcî
;----------------------Fa ciauru 'i fissa
;----------------------Faccî ca 'nn'è vista (o bbista)
valî cent'ünzî (variante: è disiata)
;----------------------Facîstî u tronü primma di farî u lampü
;----------------------Fa ddiebbiti fa ddiebbiti
'nti farî mal'appatiri
pîrchî ch'e troppî ddiebbitî
'ncalera 'nci po' irî.
;---------------------Fa i cosî
cchiù ca pî fforza
;----------------------
80
Fai scorci? (Variante: Chi ci fai scorci?)
;----------------------Fa l'arti ca sai,
se nunn'arricchisci camperai.
(Variante: Fa u mistierî ca sai
se nunn'arricchisci camperai)
;----------------------Falla commü vuoi
e' semprî cücüzza
mmisturî mettîccînî na vîsazza
semprî cücüzza iè.
(La seconda parte me l'ha insegnata Rosetta Filippone - N. Y. cl. 1930)
;---------------------Fa n'mmiaggiu e du surbizi
;---------------------Fa' oggi chiđđu c'a ffari dumani
variante (do lagnusu)
Nun fari oggi chiđđu ca n'autro po' fari dumani.
;----------------------Fatta a lîggî
truvatü l'ingannü
;----------------------Fattî a nnommina
e cürchîtî. (variante: e bbo cürchîtî)
;---------------------Fatti 'ngratü
se vuoi essîrî amatü
81
;---------------------Fattu a matula
Fattu cchiù ca pi forza.
;---------------------Fa u travaǥǥhiü do lagnüsü
(variante: Nun fari comm'o lagnüsü)
;---------------------Fa n'mmiaggiü e du surbizi
;-------------------------Fiǥǥhi e fiǥǥhiastri
;-------------------------Fiǥǥhi nichi peni nichi
fiǥǥhi ranni peni ranni
;---------------------Fiǥǥhia da iađđina ianca
;---------------------Fiǥǥh'i buttana
;----------------------Fîmmînî e ommînî
dommînî mîsdommînî
Si recitava così uno scongiuro che tendeva a sottolineare che giammai uomini
e donne dovevano stare insieme, specialmente i bambini e le bambine che per
questo anche a scuola venivano tenuti in classi separate, maschile e
femminile. (Si tratta di una traslitterazione buccherese tratta da un passo del
Requiem in latino dona eis Domine. Le vecchiette infatti, durante i funerali
recitavano il brano Requiem aeternam dona eis Domine nel buccherese
Recula Materna Domini Misdomini.)
82
;----------------------Fîmmînî, pretî e farmacistî
semprî a larga sî ci'à starî
;----------------------Finì a cani e iatti.
Finì a fietü.
Finì a schifìü.
;----------------------Fisti a cursa d'o sceccu
;---------------------Fra di loro cobis
Sperlinga nicabis
(Era un detto la cui prima parte -Fra di loro cobis- si ripeteva (in particolare la
ripeteva sempre Michelangelo Filippone detto Papa, che abitava a
Sant'Antoni) quando si voleva "denunciare" qualche accordo di alcuni a danno
di altri. Il detto completo con "Sperlinga nicabis" indicava da un lato il fatto
storico di Sperlinga che non accettò di ribellarsi agli Angioini, e dall'altro il
fatto che chi lo ripete si dichiara -come Sperlinga- estraneo e contrario a
quell'accordo.
Il detto originale in latino citava così: Quod siculis placuit, sola Sperlinga
negavit.)
;---------------------Frisca comu na rosa
(variante: friscu/a comu n'quart'i pollu)
;----------------------Fu lucî e si iarsî
fu ccînnîrî e sî persî
;----------------------Funci e niri
piǥǥhili quann'i viri
83
;----------------------Ǥǥhia nnîmmü đđa?
;---------------------Gilusu di culu
iarrusu sicuru
;-------------------------gnagna (gnagna cuotta)
;---------------------Ià a testa cchiù dura di na cantuniera
;----------------------Iađđina senza lunaru
(Gallina senza un posto fisso dove deporre le uova, ovvero senza fissa dimora).
;---------------------Ia' ǥǥhi vuoǥǥhiu vinirî mîremmî
;-------------------------Iaggia aperta
ucieđđu mortu
;---------------------Iai millî cannî
dî raggiünî
(Canna era una misura di lunghezza equivalente a circa 2 metri e 62 mm.)
;---------------------Iai a facci i stagnu (o stagnata)
(variante: iai a facci i cartaggirunisi)
84
;-------------------------Iaiu fammi
Nunn'avimmu
Ann'arrubbimu?
Non sacciu a via
Caminàti cu mmia.
Era una variante per descrivere le dita della mano:
Nel primo caso (Iaiui fammi) si alzava il pollice da solo per indicare la
desolazione.
Nel secondo caso (Nunn'avimmu) si roteavano a destra e sinistra pollice e
indice, per indicare che si era carenti di tutto. Ancora oggi si usa quel gesto
per indicare che manca qualcosa, es. senza denari.
Nel terzo caso (Ann'arrubbimmu) si roteavano in avanti le tre dita, (medio
seguito da indice e da pollice), gesto che indica ancora oggi la ruberia.
Nel quarto caso (Nun sacciu a via) indica il gesto inutile di aprire le prime
quattro dita della mano ad esclusione del mignolo, e che indicano che il
quarto non serve a niente.
L'ultimo, il mignolo, se li trascina tutti con sè dicendo (Caminàti cu mia) e
roteando tutte le cinque dita della mano indica un gesto di "completezza" e
allo stesso tempo facendo risaltare l'arguzia e la bravura del più piccolo.
;---------------------Iaiü na fammi canina canina
Visti nu sceccu e mi parsi iađđina
;---------------------Iaiü na muđđacchia...
(variante: Iaiu na llanna...)
;---------------------Iallù ie' mmè
(a Vitu Puđđu si chiedeva l'ora:
-Vito chi ura sunu?
E lui rispondeva cosi
-Ia llu' ie' mme (l'una e mezza)
85
;---------------------Ià 'mprazzü loncü e unu curtü
loncü pî pîǥǥhiarî, curtü nno darî
;----------------------Ianü 'nne natü
e c'iaccattimü a vaccaređđa
;----------------------Iappi di muoriri
;----------------------Ià settî spiritî comm'e iattî
;----------------------Ià trî pierî nna fossa
;----------------------Ia' u carbünî bagnatü.
;---------------------Iauta iauta quantu m'palazzu
caru n'terra e nenti mi fazzu
(l'oliva)
;---------------------I campanî s'ana ssentîrî tuttî (düî).
;---------------------I caruti
ansignunu a caminari
;-----------------------
86
I cchiacchîrî su cchiacchîrî
a butiara vuol'î picciulî
;---------------------I cincü (5) itî da manü:
1) itu itieđđü
2) scocca d'anieđđü (itu d'anieđđü)
3) loncü vîđđanü
4) llîcca piattî
5) šcaccia puruocc̑cc̑hi
;----------------------I corni su comm'e renti
fanu mali quannu spuntunu,
ma appuoi servunu ppi manciari
;-------------------------I cosi an'aviri i pieri
pi' caminari
;-------------------------I cosi ch'e cosi
e i ciaramiri supr'e casi
;-------------------------I cosi si ricunu na vota sula
;----------------------I cunti (di 'na vincita) si fanu 'nne scali
;----------------------Iđđü u sa ünni si cürca u liebbrü
;----------------------I disgrazi nun mmienuno mai suli
(paruno anfilati ca uǥǥhia)
87
;----------------------Iè cchiù lalia
da fammî 'i innarü
(variante da quartiere a quartiere:
laria, laglia)
;----------------------I guai da pignata
i sà a cucchiara c'a rimina
;----------------------I muri vecchi
fanu a panza.
;----------------------(i mesi dell'anno)
Innarü
frîvarü
marzü
aprilî
maiü
giugnü
giugniettü
aüstü
settemmîrî
ottovîrî
novemmîrî
dicemmîrî
;----------------------Ie nünn'era na bomma
ie iera na vuttîǥǥhîtta
ie avia a tešŧa rüssa
(Fatto realmente accaduto a Buccheri, nell'immediato dopoguerra: due
vecchietti, moglie e marito vanno a lavare i panni a Passo Marino, a un tratto
lei gli chiede di levarsi “i causi 'i tila” per lavarglieli e lui rimase mezzo nudo a
88
bighellonare, quando vide un ordigno per terra e dice alla moglie:
-Guarda qui che ho trovato! 'Na buttiǥǥhitta ca testa russa.
Lei da lontano gli lancia uno sguardo e continua a lavare i panni, lui cerca di
aprirla e ad un tratto quella esplode.
Durante le visite funebri la gente chiedeva chiarimenti alla moglie, (la cui
storia dell'esplosione della bomba si riseppe per tutto il paese), ma la moglie
ostinata continuava a controbattere piangendo e cantando questo ritornello).
;----------------------I guai (i vai) da pignata
i sa a cucchiara ca'rrimina
;----------------------I mali cumpagnuni
portunu l'ommu a riuni
;----------------------Innaru siccu
massaru riccu
;----------------------Ioca cu l'ossi
'i ziccanninni
(Gioco inutile e senza valore. Ziccanninni sono i semi di carrubba.)
;-------------------------Iocu di mani
iocu di viđđani
;----------------------I paroli nun fanu purtusi
;----------------------I ricchî su sarbünü
e i povîrî u iettunü
(il muco del naso)
89
(i ricchi usavano il fazzoletto,
i poveri usavano le mani e
lo gettavano per terra)
;----------------------I sordi fanu sordi
'o riccu ricchizzi
'o povuru puvirtà
;----------------------I sordi fanu vieniri a vista all'uorbi
(variante: i lignati fanu vieniri..."
;----------------------I sordi ianu l'ali
si n'avuoluno come nenti
;----------------------I sordi si ni vanu commu l'acqua.
;----------------------Iù a chissu
primma u canuscìa
e oggi iè comm'a primma
(Detto che ripeteva spesso Vito Taratozzo, sarto)
;----------------------Iu' aźzappava
îđđü vînnî
ie nî mîsümü n'cuštionî
ie ci resi 'ncorp'i zappa
(Alla domanda del giudice:
-Ma allora l'hai ammazzato tu?
lui continua a ripetere la frase:
-Nossignuri signor giudice...
Iu' zzappava
90
Iđđu vinni ... ecc. ecc.)
(variante:
iu' cia'nnaiu
îđđu vînnî
e nî misumu n'cuštionî)
;----------------------Iucari cu du par'i carti
;----------------------Iù mi manciu u pipi
e a tia t'abbrusca u culu
;----------------------Iurnata rutta
perdila tutta
(o rumpila tutta)
;----------------------Iù u nasu l'aiu finu
subbutu u capisciu
;----------------------Laceđđunî mbriacü
;-----------------------Lamentiti se vuoi stari bbonu
;-----------------------L'appî ta mà
(Si trattava dei lacci del Cristo alla colonna
-un po' di spago- che si dava ai fedeli
di Santa Maria Maddalena.
L'appî ta mà... era la risposta che si dava
91
ai ragazzini della parrocchia di Sant'Antonio
che innocentemente ne chiedevano un po'...)
;-----------------------L'arbulu pecca
e a ramma ricivi
;---------------------Lascia chi manciari
nun lasciari travaǥǥhiari
;---------------------L'arbulu s'ađđizza quann'è nicu
;---------------------Lavari a testa 'o tignusu
è tempu persu.
;---------------------Lieviti truzzuariu
nun ci firricari tunnu
;----------------------Lincua ca nun parra
è mala sirvura
(variante: testa ca nun parra si chiamma cucuzza)
;---------------------Llampaü cacîciazzü
e semprî u stîssu sî
e chî t'avia fattü
m'affiǥǥhiü Vašŧianü?
Realmente accaduto negli anni '50, o forse poco prima.
Un ragazzo, di nome Sebastiano muore, come si moriva un tempo, molto
giovane, e come si usava un tempo, mentre passava per le strade, le donne,
che avevano avuto dei morti recenti raccomandavano al morto attuale di
92
portare dei messaggi ai loro congiunti deceduti precedentemente.
E c'era la vedova cha mandava a dire al marito che gli alberi di ulivo erano
stati potati, un'altra che la vigna l'aveva venduta, ecc. ecc. ecc.
Fu allora che Don Vito Cacici, sarto, che abitava a Strata Ranni, disse loro
così:
-Ma scusate, perché non ci scrivete un pizzino. Il ragazzo come può ricordarsi
tutti questi messaggi?
Finì a gran risata, e la madre risentita, cantando, gli pianse addosso questo
ritornello (cantato):
Llampaü cacîciazzü
chî t'avia fattü
m'affiǥǥhiü Vašŧianü?
;-----------------------L'occasioni fa l'ommu latru
;-----------------------L'ommu pa parola
U buoi pe corni
;-----------------------L'ommu proponi
Diu disponi
;-----------------------Luavî, Luavî
ca m'a ffiǥǥhiu pî mia
ha prîaü
Ultima frase pronunciata dalla mamma di San Pietro prima di precipitare
definitivamente all'inferno.
Si racconta che la madre di San Pietro, essendo una donna malvagia, alla fine
della sua vita sia finita all'inferno.
Dopo diverse preghiere e intercessioni di San Pietro, finalmente il Signore gli
dà una possibilità di salvarla e gli dice:
"Vedi i resti di questa cima di porro? Ebbene una volta mentre lo mondava,
passò un porco e lei glielo diede da mangiare... questa è l'unica e sola buona
azione della sua vita... tieni, porgiglielo, dille di aggrapparvisi e potrai tirarla
93
su in Paradiso."
San Pietro va nel grande baratro e chiama sua madre, la quale accorre
insieme ad altre anime... Le porge la cima di porro e la invita ad aggrapparsi
per poterla tirare su. Lei si aggrappa, ed essendo solo anima, ovviamente
leggera, lui poteva tirarla su se lei lo avesse lasciato fare... ma mentre l'anima
saliva su in cielo, altre anime cercarono di aggrapparsi a lei (e alla sua veste...
ovviamente ormai solo allo stato immateriale) e allora lei iniziò a scalciare e a
rigettarle sotto nell'inferno dicendo quella famosa frase:
Luavî, Luavî
ca m'a ffiǥǥhiu pî mia
ha prîaü
Ma nello scalciare, la cima di porro si ruppe e così lei riprecipitò all'inferno
insieme alle altre anime e non ne potè mai più risalire.
E allora suo figlio, sconsolato, disse:
"-Sei proprio una donna malvagia... e quindi meriti davvero di stare
all'inferno..."
Nota di uno degli autori (cioè di me stesso):
Questa "storiella" me la raccontò diverse volte mia madre (Grazia Franco cl.
1908) quando ero bambino, alla quale a sua volta era stata raccontata quando
era lei bambina. Non so se altri ne hanno memoria, ma io sì e quindi volentieri
la cito e ne descrivo l'origine, non fosse altro per annoverarla fra le saggezze
popolari che invitava tutti alla bontà ed alla solidarietà.
;-----------------------(i iornî da sîmana)
Lunî
martî
mercülî (o mercürî)
iovî
vennîrî
sabbütü
dümînîca
;----------------------L'uocchiü do patrüni
'ngrassa ü cavađđü
94
;---------------------Lupü (o ommü) 'î mala cuscienza
commü opîra accussì pensa.
;----------------------Lupü nün mancia lupü
;----------------------Lu ventü mîna e lu massarü spaǥǥhia!!!
Lestü lestü, ca nî nî iemü a lu rîposü!!!
(Era un "ritornello" cantato che ripetevano i viđđani nell'aia mentre i muli
"pisavano" il grano)
;----------------------Macari c'o piviraru si viesti di sita
fieti sempri di latti e lazzata
;----------------------Macari i pulici ianu a tussi
;----------------------Macari i muri ianu uricchi
;----------------------M'acchianunu i bilii
da ucca l'arma
;---------------------Mali nun fari e
paura nunn'aviri
;---------------------Mancia cu quattrü ianchî
;----------------------
95
Mancia ficü
e 'nzîra ficü
(Gli innesti agli alberi di fico si fanno quando i fichi sono maturi, tra Luglio e
Settembre)
;---------------------Mancia pani e cipuđđa
;----------------------Mancî panî 'i Scurdia
;----------------------M'annannü campà finü a novant'annî
-Pîcchî fumava?
-No. Pîcchî sî facia i cazzî sua
(Omaggio a Cicciu Uciđđazza, uno dei miei più cari amici d'infanzia, che me la
raccontò da bambino.)
;---------------------Ma patrî cü lü mietîrî murìü
e si lü mietî cü lü sîmînaü.
Na sarma sîmînaiü
e na sarma fîcî
cü nün mî tienî
ca ci iettü lucî.
;---------------------Marianu ci rissi a li buttani:
-La vita si piǥǥhia commu vieni
(Liliana Nigro quale possibile epitaffio dedicato al nonno
Don Turiđđu Nichili)
;---------------------Maria Rosa llallà - Maria Rosa llallà
sciuscia a forgia llallà
ca ti rugno na cosa llallà
96
(Era una cantilena che canticchiava un fabbro a sua figlia Maria Rosa).
;---------------------Maronna 'o Carmunu! (esclamazione)
;---------------------M'assun 'a ciuncari i manu
;---------------------M'briachi, schecchi e picciriđđi Diu l'aiuta
variante:
Scecchi e picciriđđi Diu l'aiuta
;---------------------Mercülî intra
sîmana fora
;---------------------Mettîtî cu chîđđî mieǥǥh'i tia
e paicî i spîsî.
(Era questa una frase che mi ripeteva mio padre spesso, vedendo che mi
sceglievo certi amici... diciamo non proprio perfetti, al ché io gli replicavo
CONVINTO: VIRI CA NUN C'È NUDDI MIEGGHIU DI MIA, e quindi c'a fari?
A'rristare senz'amici?
E lui rimaneva senza parole... ahahahahahah)
;---------------------Mettîtî đđuocü
e fa müstü
;---------------------Metti u pani 'e renti
c'a fammi s'arrisenti
;----------------------
97
Mî custà quanto na germania
;---------------------Mi dissi m'a mamma, m'a duna
tanticc̑cc̑hia d'abbastanza addimura?
(Lo diceva la madre alla piccola figlia ingenua
quando doveva discutere argomenti che
la piccola non poteva ascoltare. E la mandava
fuori da amiche o parenti).
;----------------------Mi dissî ma mamma
mu 'mpresta ü cruscentî?
Era un modo scherzoso e metaforico su come far risalire ad altri la
responsabilità delle proprie azioni. Nel caso in specie, si mandavano i figli più
piccoli a farsi "imprestare" u cruscenti (il lievito) dalla famiglia che si sapeva
aveva fatto recentemente il pane. Era quello un modo di cooperare che
consentiva alla collettività di avere sempre il lievito fresco, passandoselo di
casa in casa sotto forma di panetto che le famiglie "più benestanti" lasciavano
abbondante, per "aiutare" quelle più povere che invece ne conservavano una
formella più piccola.
Successivamente divenne un modo scherzoso e metaforico su come cambiar
discorso se qualcosa ci riguardava in modo pungente.
;----------------------Mieǥǥhiu aviri ca disiari
;----------------------Miegghiu fariti n'mistitu
ca n'vitariti a manciari
;----------------------Mieǥǥhiu na vota giarniari
ca centu voti arrussicari
;-----------------------
98
Mieǥǥhiu nivuro pani
ca nivira fammi
;----------------------Mieǥǥhiu 'nniavulu tricent'unzi
no nu sceccu tri dinari
;----------------------Mieǥǥhiu nunn'ancuminciari
ca lasciari i cosi a metà
;----------------------Mieǥǥhiu oggi n'uovu
ca dumani a iađđina
;----------------------Mieǥǥhiu perdiri
ca straperdiri
;-------------------------Mieǥǥhiu sulu ca mal'accumpagnatu
;----------------------Mieǥǥhiu u tintu canusciutu
ca u tintu a pruvari
;---------------------Mi fanu l'uocchi pupi pupi!
;---------------------Mi pari 'n coculu
di commu ci firrichi tunnu
;----------------------
99
Mi resi minchia
ppi sasizza
;-------------------------Mî pürtà a 'ncugna mmurü
;----------------------'Mmuccia mmuccia
ca tuttü parî
;----------------------Monîchî 'o sculu
Si racconta che nel retro del vecchio convento dei Cappuccini, vicino
all'attuale cimitero, vi "appendessero" per farli essiccare (e scolare) i monaci
defunti secondo una tecnica che potrebbe essere simile, o quasi, a quella
adottata nel convento dei Cappuccini di Palermo dove sono visibili tutt'oggi i
resti "essiccati" di cadaveri plurisecolari, e non solo di monaci.
;---------------------Morti disiata nu'mmieni mai
;----------------------Mort'i fammî
e sîcch'i sîtî
;----------------------Mortu u fiǥǥhiozzu
nun simmu cchiù cumpari
;---------------------Mu mmuccià Ccicciü
(il libro) me l'ha nascosto Ciccio, (il suo fratello maggiore).
Giustificazione vera di un ragazzino di scuola elementare al fatto di essere
andato a scuola senza il libro di letture. Per decenza citiamo solo le iniziali dei
loro nomi e cognomi:
100
C. R. (o meglio F. R.) il fratello maggiore.
P. R. (o meglio G. R.) il fratello minore.
G. R. la sorella, più grande di entrambi, era mia coetanea e compagna di
scuola.
;---------------------Munti cu munti
non s'aiunciunu mai
;---------------------Muorî Sanzunî
ccu tutt'i filistei.
(Molti lo pronunciavano filisDei con la D)
;---------------------Muovîtî fermü
;---------------------Mutu cu sa u iocu
;---------------------Na bona parola 'ncosta nenti
e vali assai
;---------------------Na manu lava l'autra
e tutti dui lavuno a facci
;---------------------Nanna e Cucca n'addumminü
e iù 'mmi potti farî
mancü 'mpiccicünitt'î cionnu
Un ragazzino "ciocciu" che abitava a Via 'e Du Mariti, si lamentava così del
fatto che si metteva a letto con le due sorelle maggiori (di cui una era
conosciuta come "a Iađđineđđa") e siccome quelle russavano lui non riusciva a
dormire.
101
;----------------------Na nuci sula
intra n'saccu
nun fa scrusciu
;----------------------Nappaüra
(a nappaura) è la traslazione fonetica di NO PAURA, ma nel significato esteso
indicava un invito a non preoccuparsi troppo di un qualche evento negativo,
nel significato più proprio di: Fa nulla, non ti preoccupare.
;--------------------Na sarma sîmînaiü
e na sarma fîcî
cü nün mi tienî ca
cci iettü luci?
...continua...
;----------------------Natali co suli
Pasqua co tizzuni
;-------------------------Na vecchia nni mmoscu
e' truvarura
;----------------------N'casa commü na iađđina
n'cc̑hianü commü na rîggina
;---------------------(chi)
'Ncinnerunu casi?
'ncinnerunu palazzi?
quali minchi, quali cazzi
102
nni na stadda nasciu Gesù
(Probabilmente traslato da versi di Micio Tempio o di qualche altro poeta
siciliano, a Buccheri era divenuto un detto molto popolare).
;-------------------------Ni misumu l'acqua rintra
e i tubbi 'nchianu (fora)
(variante: e a pila fora)
;-------------------------Ninna nanna ninnaaaa
nanna oooooo
e šŧü fiǥǥhiu beđđü
si fa a vovò (la vò)
;---------------------Ni vuoi si rici 'e malati
;---------------------Niuru cu niuru nun tinci
;---------------------'NNa chiana di Catania
'mparrinu macabbunno
va ncuitannu fimmini
e ppi circari u cunnu
Na picciuttieđđa schietta
s'avia a cunfissari
Stu pezzu di parrinu
ci fici stu parrari
-Fiǥǥhia chi l'hai beđđu
-Fiǥǥhia chi l'hai beđđu
-Quannu n'ama manciari
-Stu beđđu picciunieđđu?
-E caliti i mutanni
-E isiti a cammisa
-E fammi arrifriscari
103
-Stu pezz'i cosa tisa
-E lieviti di supra
-Tutta mi stai ammaccannu
-Chi iè ssu pezz'i cosa
-Ca ci stai appuntiđđannu?
-E zittiti babbazza
-Nun fari la minchiuna
-Ca đđa rintra la vulissutu
-Cu tutti li cuǥǥhiuna
-E primma o doppu nasci
-'Mparrinu macabbunnu
(Tanu Spina)
;---------------------'Nn'aprili nun luvari
a settemmiri nun mittìri
(Il vestiario: non va alleggerito ai primissimi tepori d'Aprile né appesantito
alle prime frescure di Settembre)
;---------------------Nna vucca chiusa
nun trasuno muschi
;---------------------Nne calatî
tuttî i Santî aiutünü
(quando tutto e' facile -nelle cose in discesatutti i Santi danno una mano)
;---------------------Nnè di rittü, nnè di cc̑cc̑hiattü
Nnè rittü, nnè tortü
;---------------------Nnè iabbü
104
nnè maravîǥǥhia (nnè valia)
;---------------------Nne' iatta fu
nne maggiü fîcî
;---------------------NNe iù lietu
nne tu cuntentu
;---------------------'NNe paisi i l'uorbi, biatu cu ia' n'uocchiu sulo
;----------------------Nne parentî
nun c'iaccattarî
mai nentî
...
pîrchî sünü caraviǥǥhiari
;---------------------Nnicca nnicca
a ta mamma cî sappî 'i picca
;---------------------Nni n'ura Diu lavura
;---------------------NNo muru vasciu
si cci'appoggiunu tutti
;---------------------'Nsîgnîtî l'artî
e mettîla da partî
;----------------------
105
Nuđđu ammiscatu cu nenti!
;---------------------Nuđđu fa nenti ppi nenti
;---------------------Nun cacari unni manci
(variante ingentilita: nn'u sputari nno piattu unni manci)
;----------------------Nun c'e' cchiu surdu
di cu nun muoli sentiri
;---------------------Nun c'è chi talè talè!
;---------------------Nun c'e' peggiu
dill'ira do giustu
;----------------------Nün c'e' peggiü
do tîntü arrînisciutü
;---------------------Nun ci tuccari u culu a cicala
;---------------------Nun cririri
a tuttu chiđđu ca si rici
;----------------------Nün dirî nentî
ca nentî sî sa (o sî sapî)
106
;---------------------Nün farî all'autrî
chiđđü ca nün muoi sîrî fattü tu.
;---------------------Nün farî cosa o fünnü
ca sî sa pî tutt'ü münnü
;---------------------Nun mi tuccari ca mi scozzulu
;---------------------Nun muoli mettiri 'gnitu a mođđu
;---------------------Nunn'accattari na iatta nno saccu
;---------------------Nunn'aiu fiǥǥhi e a chianciri niputi
;---------------------Nunn'arrusbiǥǥhiari
u cani ca dormi
;---------------------Nunn'è mari e fa l'unna
nunn'è pieura e si tunna
nunn'è porcu e ià i n'siti
(spighe di frumento)
;---------------------Nunn'è tutt'oru chiđđu ca luci
;----------------------
107
Nun'niesciri fuora do siminatu
;---------------------Nün'nî pütîtî farî
panî anzemmîlî
;----------------------Nun parrari nno bummulu
ca non ti capiscio
;----------------------Nun ponu stari du iađđi
nno stissu iađđinaru
;----------------------Nün sa farî
mancü a O co' bîcchierî
;----------------------Nün sî minchia ppo ma culü
(Variante: Niaütrî panî ansemmîlî nün'nnî pütîmmü farî)
;----------------------Nun si po aviri
a vutti china e a muǥǥhieri 'mpriaca
;----------------------Nun si po' piǥǥhiari
u cielu a pugni
;----------------------Nunn'u stuzziniari
u cani ca dormi
(variante:
Nu' stuzziniari
108
u cani ca dormi)
;----------------------Nun t'antricari
unni nun t'appartieni
(variante: fatti i cazzi tua)
;----------------------Nun ti fari mettiri a musca supr'o nasu
;----------------------Nün tî piǥǥhiü
se nün t'assîmîǥǥhiü
;----------------------Nün tràsîrî 'i ünnî niscistî
evita la suorü
a zia se vuolî iđđa
e tuttî l'aütrî a rîncü a rîncü
;----------------------Nuttata persa è fiǥǥhia fimmina
;----------------------'Nzîra ficü
e mancia ficü
E' un modo di dire mnemonico
per ricordare ai contadini che
gli innesti dei fichi si effettuano
nel periodo della loro maturazione
ovvero nei mesi di luglio-agosto.
;----------------------O curchîtî
a cüđđüra
109
;----------------------O fai l'artî o chiürî a butìa
(variante: O sai l'artî...)
;----------------------O fu 'TTega o Rubbeca
(O è stata Tega o è stata Rebecca).
E' un gioco di parole che considera
Tega nome proprio di persona al pari
di Rubbeca (Rebecca).
O è stata l'una o l'altra, e quindi
Se non e' stata fregatura (Futtega)
è stato vero e proprio furto (Rubbeca).
;----------------------Oggi a mia
dumani a tia
;----------------------Oggi nasciunu tutti
cull'uocchi aperti
(Na vota nasciunu cull'uocchi chiusi)
;---------------------Oh Giuvannî
a la porta rannî
ppî du ranî dî panza
tî ne vai all'inferno!!!
(ricordare episodio della predica
su Giovanni Battista e sul tale che teneva nascosti
2 grani di panza nella vuttirina
durante la messa di Venerdi Santo)
;-----------------------Oh Turi, Turi i truvasti i muli?
-Ora... nzu!
110
Si racconta che un padre e suo figlio persero i muli
in mezzo alla nebbia in una grande vallata.
Allora il padre va in una direzione verso sud
mandando il figlio nell'altra verso nord.
Sempre avvolti dalla nebbia ed essendo molto distanti
il padre grida fortissimo per farsi sentire, al figlio,
se per caso li avesse trovati.
Il figlio, mezzo scemo, rispondeva molto flebilmente:
-Ora... nzu.
Che significava:
-Ancora no.
Il padre ovviamente non lo sentiva
e continuava a gridargli sempre la stessa domanda.
;----------------------Ogni cosa vieni a fini
(variante: ogni desideriu vieni a fini)
;----------------------Ogni fitucu di musca
è (fa) sustanza.
;----------------------Ogni lassata è persa
;----------------------Ogni 'mpedimentu
è giuvamentu
;----------------------Ogni pilu ti pari n'trau
;----------------------Ogni principio è forti
ogni cosa vieni a fini
111
;----------------------Ogni promessa è diebbito
;----------------------Ogni Santu ià i sa' divoti
;----------------------Ogni tînta acqua
lieva a sîrî
;----------------------Ognunu ià i guai sua
cu cchiù ppicca cu cchi'assai
;----------------------Ognunu piscia e sa talìa
(variante: ...e sa scutòla)
;-------------------------Ognuno ppi sé
Dio ppi tutti
;----------------------Ognunu sa i fatti sua
;----------------------Ognunu tira l'acqua o so mulinu
;----------------------Ognunu avanta a robba sua
;-----------------------
112
O iornü nün nî vuoǥǥhiü
a sîra šfardü l'uoǥǥhiü
;----------------------Ommu avvisatu
menzu sarvatu
;----------------------Ommu di vinu
nun vali 'ncarrinu
(Un uomo ubriaco non vale un Carlino)
;----------------------Ommu gilusu muori curnutu
;----------------------'O peggiu nun c'e' mai fini
;---------------------O riccü rîcchîzzî
o povürü püvîrtà
;---------------------P'a Cannalora u mmernu è fora
Pi' San Brasi u mmernu trasi
;-------------------------Panî crüsta e müđđîcünî
;----------------------Panî duru e cutieđđü ca n'taǥǥhia
;----------------------Panî duru: m'anforza ü culu
pipi sbiezi e vinü cîtüsü:
113
era vecchiu e dîvîntai carüsü
(Una giovane donna volendo sbarazzarsi del marito anziano gli dava da
mangiare pane duro, peperoncino piccante e vino acetoso, il vecchio si
scherniva ribaltando anzi a suo vantaggio la cattiveria della moglie.)
;-------------------------Pani schittu cala rittu
;-------------------------Pantî, coppil'i minchî accussì tantî
(vedere anche Barbainî e Cađđemmîssenzî)
;-------------------------Panza mia fatti visazza
(si diceva così di fronte a una tavola imbandita con ogni ben di Dio)
;-------------------------Parî na iađđina
cu l'uoü autaü (aütatü)
;----------------------Parra picca e senti assai
;----------------------Parra sulu quannu piscia u iađđu
(o a iađđina)
;-------------------------Passata a cinquantina
n'mmalannu ogni matina
;----------------------Pati u giustu
ppo' piccaturi
114
;----------------------Patti primma
amicizia lonca
;----------------------Peđđi pi peđđi
mieǥǥhiu a tua c'a mia
;----------------------Pensa a' saluti
;----------------------Pensa ü malî ca bbenî ti vienî
;-----------------------Permette un abballo?
-iù vî ringraziü a voscenza
dell'onore che mi state danno
in primis in prims
ca nün vî canüsciü
fozza fozza
ballarî nün sacciü
chî nnicchî nacchî
ballarî cü vüî?
(La Rocca Salvatore - cl. 1928)
;----------------------Persünü ii̍ mulî
ie cercünü î cavîšŧrî
;----------------------Petra ca nün piǥǥhia lippü
;----------------------Petru sona e Gaetanu canta
115
;----------------------Piǥǥhiari iatti a pilari
;----------------------Piǥǥhiari u cielu a pugni
;----------------------Pi na manu
( variante scherzosa: pi na manu e pi m'pieri )
;----------------------Pî Santa Lucia
nî mancîmmü a cuccìa
;----------------------Pista e mmutta
(variante: pista e 'ncugna)
;---------------------Pista l'acqua nno murtaru
(variante: co murtaru)
;---------------------Pi' sucu 'i mafia
;---------------------Pi tutti i Santi
u friddu è canti canti
;-------------------------Porci e mariti
comm'insigni
si ni vanu
116
;----------------------Porta picca 'ncruppa
;----------------------Ppüppa ppüppa Michelancilü
Ppüppa tu!!!
(Si tratta di Michelangelo Fava trisavolo degli odierni Fava nonchè primo
cugino di mia nonna materna che essendo magrolino veniva trattato meglio,
nel senso che l'osso col quale veniva fatto il bollito gli veniva dato a spolpare
per primo essendo quello che ne aveva più bisogno.)
Il detto rimase a indicare, (per lo meno nella mia famiglia, e non solo), un
benevolo rimprovero verso chi faceva delle particolarità nel distribuire
qualcosa.
;----------------------Prestu, prestu ca la cira squagghia...
;----------------------Primma di canusciri n'amicu
ti cià manciari ansemmili
na sarma 'i sali
;---------------------Primma di Natali nné friddu nné fammi
doppu Natali c'è friddu e a fammi
;----------------------Primmu annu: cuori a cuori
Secunno annu: culu cu culu
Terzu anno: pirati nno culu.
;----------------------Privu da vista di l'uocchi!!
Quantu stimmu a vista i l'uocchi!
Uorbu di l'uocchi comm'a Masi!
117
;---------------------Puoi curriri quantu vuoi
sempri cca' t'aspettu
;-------------------------Pur mancè, pur mancè, pur mancè!
Purrrpu purrrpuuu purrrpuuu!
Chituzze, chituzze!
(Era un richiamo che le nostre mamme usavano per richiamare le galline
quando portavano loro da maniare, in genere la caniglia impastata con acqua
tiepida e deriva dal Francese Puor Manger che vuol dire proprio: "[Venite] Per
mangiare").
;-------------------------Quannu a iatta nun c'è
i surci abballunu
;----------------------Quannu arriva a cannalora
da lu mmernu simmu fora
ma se chiuovi e tira ventu
nni lu mmernu simmu dentru
;----------------------Quannü a varba 'î l'aütrî
a vîrî farî
metti a tua a rîmuđđarî
;----------------------Quannu i lignati ci vuonu
su mieǥǥhiu do pani
;----------------------Quannü la fammî c'è
lü panî cala
118
Quannü la sîrî c'è
l'acqua sa bbona
;----------------------Quannü muoro iù chianciti tutti...
u tabbutü m'ata ffari di ricottî,
ri latü e llatü cordî ri sasizza
pi ccapizzü dü cappünî cuotti
pi cummuoǥǥhiü pisciruovi fritti
pi ccannilî dü picciuttieđđî (beđđi)
pi iacqua binirîtta, vinü fortî.
(Derivata da Santo Lombardo-Canicattini, in effetti era recitata con piccole
varianti un po' ovunque in provincia)
;----------------------Quannü muorü iù
muorî tuttu ü münnü
;----------------------Quannu niesci pari nu ruettu
ampinci a tutti bbanni
;----------------------Quannü penzü ca sîgnü monîca
iettü fuocü sutt'a tonîca
quannü trasü nna sarristia
mî parî ca sîgnü nn'a vicaria
(Angelo Filippone detto Papa)
;----------------------Quannu si mancia
nun si parra
;----------------------Quannü u diavülü accarîzza
vuole l'arma
119
;----------------------Quannü u sceccü
nün muolî bîvîrî
a matüla ci frischi
;----------------------Quannu u suli spunta,
spunta ppi tutti
;----------------------Quanta cunfirenza?
Signu a mugghieri 'i Turi Assenza
;----------------------Quant'è beđđü stü chiarü dî luna,
pî bbuffüniarî i fîmmînî a st'üra.
Quant'è beđđü stü cielü stîllatü,
vattînnî, curnutü, ca t'haiü prüvatü!
(Grazia Amato, N.Y-USA)
;----------------------Quant'è lariu
stu (virduraru?)
;----------------------Quant'è soru
(Variante: Talìa quant'è soru)
;----------------------Quantu m'piddìcu di iatta
;---------------------Quantü tî vuoǥǥhiü benî,
sciatü dî l'arma mia!
Quannü ammazzü u porcü
a funcia a dugnü a tia.
120
;----------------------Quantu vali a bona nnommina
nun ci valunu
tutti i ricchizzi i stu munnu
;----------------------Recula materna
dominî misdominî
e luce perpetua
luce adesso
refrescant in pace
amen
Veniva davvero recitata così la preghiera ai defunti dalle nostre donne,
soprattutto durante le preghiere dei morti che si effettuavano al cimitero di
fronte alle lapidi o al cumulo di terra se il defunto era seppellito sotto terra.
Ovviamente i veri versi in latino sono ben altra cosa:
Réquiem aetérnam,
dona eis, Dómine,
et lux perpétua lúceat eis.
Requiéscant in pace.
Amen.
;----------------------Rîcott'e mielî
bîvîcî benî
;------------------------Rifriscu e sullievu
;------------------------Rimmi rimmi apuzza nica
unni vai accussì matina
nun c'è cimma ca russìca
nni li munti cca vicinu
121
;------------------------Risparmiamu e cumpariemu
;------------------------Rispetta l'amicu quanno l'hai
quannu u perdi nun lu troverai
;----------------------Risu senza ragiuni,
o di pazzu o di minchiuni
;------------------------Rosa spinosa
donna amorosa
;------------------------Saccu vacanti
nun po stari a ritta
;------------------------Sa fî tutta na tirata
;---------------------Santa Lucia a marî stacìa
orü taǥǥhiava e sîta cusìa
passa lü maistrü e cî dissî
-Lucia cchî fai?
-iaiü l'ucc̑cc̑hiuzzî malatî
-vai nîll'ortü mia e cuoǥǥhi
finocchi e dattîrî,
cü lî manü lî cc̑hiantai
cü lî perî lî pistai...
...continua...
;-------------------------
122
Santa Rusalia
cu tocca a porta mia
nne forza nne valia
;------------------------S'antracc̑cc̑hia e niescî
;------------------------Santü ca nün sura
(santo che non fa miracoli)
;------------------------Santu Piu
se mi faciti 'ncranare lu cicerculu miu
vi ni rugnu menzu munnìu
(Era un verso che i contadini di Buccheri facevano ai contadini della vicina
Buscemi rimarcando persino la cadenza dialettale - i e u chiuse esattamente
come in italiano ed e aperta. Cicerculu=ceci.)
;------------------------Sarba a pezza
pi quannu vieni u purtusu
;-------------------------Sarba chi manciari
e no chi travaǥǥhiari
;------------------------Sa squarà
;-------------------------Sbaragna a farina
quannu a maiđđa è china
;-----------------------
123
Scalarm'o priatuoriü
;----------------------Scaticc̑cc̑hiü scaticc̑cc̑hiü
scarsî i panî
e lîcchî 'i sticc̑cc̑hiü
;------------------------Scecchi e picciriđđi
Diu l'aiuta
;----------------------Scialamu cumpari
;----------------------Scînnî scînnî tirrinieđđü
ca tî sonü la maŧrocchîla
bbuuummm bbuuummm
(Si recitava questo verso, forte nell'orecchio di chi stava sotto, quando si
giocava a "scinni e travacca", ovvero un gioco che consisteva nel saltare in
groppa ad un altro che doveva resistere "al carico" fin quando quello di sopra,
stanco, non avesse perso l'equilibrio e fosse sceso o caduto dal groppone.
Quindi si sarebbero invertite le parti.)
;--------------------------Scupa nuova scrusciu fa
;--------------------------Scüzzülarî rüsariü
;--------------------------Se a corda si tira troppu si rumpi
;---------------------Se a 'mmiria fossî vađđîra
124
l'avîssünü tuttî
(variante: fossumu tutti vađđarusi)
;--------------------------Se ma'nnannu nun fossi mortu
fussi ancura vivu
;--------------------------Se fai u braü
ti fazzü farî zitü
ca fiǥǥhî 'e Nŧrüllünî
chîđđü ca sa paŧrî
sona a pîpita
;----------------------Se nun mi viri t'arrobbu
se mi viri ti staiu iuchenno
(variante: staio buffunienno, o staiu schirzenno)
;----------------------Se nunn'amprena
arrîfrîšca
Da un fatto realmente accaduto al sottoscritto.
Anni 50: mio padre aveva preso accordi co' Ciuri per portargli la nostra
capretta a far montare dal suo "becco".
La capretta, di nome Ninetta, che mi seguiva come un cagnolino, la portai io
una sera nella sua "stalla" sulla sinistra verso la fine di via Castello, all'età di
nove anni, ed esattamente nell'estate del 1956 (verso metà agosto).
Ninetta era nata il 15 gennaio di quell'anno ed era la prima volta che la si
faceva montare. Se non ché al momento di lasciargli la capretta arriva un
altro contadino con aria prepotente e con un'altra capra adulta il quale si
china nel deretano della mia capretta e le apre con le dita il "fiorellino"
dicendogli:
-Chista ciaurieđđa non è ancora pronta, chista nunn'amprena. Facci
muntari 'a mia ch'è già pronta.
La risposta do' Ciuri, uomo d'onore che aveva già dato la parola a mio padre,
fu netta e inconfutabile:
125
-Ah se nunn'amprena... arrîfrîšca.
E lo mandò via prendendo in consegna la mia capretta che fu ben contenta di
trascorrere la sua prima notte di nozze con quel mitico "becco" che tutti
chiamavano con un sorriso malizioso e a doppio senso: "U beccu 'i Ciuri".
;----------------------Se nünn'è pürtîcatü
è porcü salatü
;----------------------Senza dinari nun si canta missa
e u parrinu senza stola nun cunfessa
;----------------------Senza gn'elutu
(senza alito - privo di segni di vita)
;----------------------Se puti a innaru
inchi u panaru.
;----------------------Servi all'ommu tua
co viziu sua
;----------------------Se ti fermi
ti quaǥǥhia u sangu
;----------------------Se tî mancî carnî 'i venerdì
tî cammîra
;-----------------------Setti sarm'i favî
126
fan'o Mazzarinu
-Se gn'ià ncarma a lupa
...
-Acîtu mi resti
-bîvîrî ti l'hai
-a nisciuta nî nî parramu
-se mi ci truvatî...
(messa cantata, canto e controcanto
fra il prete e il sagrestano.
Nel secondo verso il sagrestano per errore aveva messo dell'aceto
al posto del vino.)
;----------------------Se vuoi perdiri l'amicü
fallo zitu
;----------------------Se vuoi starî bbonü lamentîtî
;-------------------------Se vuoi vacci
Se nün'mmuoi manna
;----------------------S'i annà (S'i n'annà) a cciaccarîtta
;----------------------Sî cc̑cc̑hiu tortü
da via 'e Notü
;----------------------Si chiurî na porta
e s'arrapî m'purticatü
;-----------------------
127
Sî comm'a iatta
co pürmünî nna vücca
;----------------------Sî commü l'uovo
cchiù cuocî cchiù duru addiventî
;-------------------------Si dici u piccatü
no u piccatüri
;----------------------Si fa vieniri i stinnicchi
(fingere malessere e svenimenti)
;----------------------Si fi u sangü acqua
;----------------------Sîgnurî
facîtî starî bbonü o riccü
ca nüi püvirieđđî
ci sîmmü abbîtuatî a triviliarî
(Preghiera della sera e invocazione al Signore)
;----------------------Sî n'annà crai crai e morsî
;----------------------Si ni fa fari
di li cani
;----------------------Si piǥǥhià u itü
cu tutt'a manü
128
;-------------------------Si po' abballari a nura
(variante: si po' iucari a nura)
;-------------------------Si sa unni sî nasci
e nun si sa unni sî muori
;----------------------Si scanta i l'ümmira sua
;----------------------Si resi (o si tirà) a zzappa nne pieri)
;----------------------Sî sentî nell'aria na bella armünia
ebbiva Maria e cchi la creò
e senza Maria camparî nun sî pò
(continua...)
(Versetto cantato dalle donne durante
la novena al santuario della Madonna delle Grazie).
;-------------------------Si spagghia
quannu mina u ventu
;-------------------------Si spartunu u sonnu
;-------------------------Si stira
ammentr'i c'o ferru è cauru
(A Buccheri, dove per stirare veniva usato il ferro da stiro
129
a carbonella, era inteso esattamente nello stirare i vestiti
e non come nel resto della Sicilia intende il proverbio siciliano
che lo riferisce al ferro del fabbro che va "stirato", ovvero
schiacciato e allungato mentre questo e' ancora rovente.)
;-------------------------Siti commu 'o sicchiu e a corda
;---------------------Spara a ccu višŧi
e n'zerta a ccu nu'mmišŧî
...
continua così:
'a manciato carni cuotta cu paroli sacri
a bivuto acqua ca nun posa nne' 'ncielu nne 'nterra
a manciatu pani di tri anni
cauru e friscu di tri iorni
(E' la storia di un cacciatore che spara a un lupo
e per errore colpisce un coniglio. Il lupo fugge e lui
entra in una chiesa abbandonata e cuoce il coniglio
accendendo un fuoco coi fogli del libro della messa,
beve acqua dall'acquasantiera e per finire
s'incammina e nei tre giorni successivi
si ferma a chiedere del pane a tre fornaie diverse
che stranamente, pur abitando molto distanti tra di loro
si chiamano tutte e tre Anna.)
;-------------------------Sparagna a farina
quannu a maiđđa è china
;-------------------------Ssa ünnî ci luciüni i pierî
;-------------------------Šŧaiu porta cü füncia
co' Münachîttü
130
;--------------------------Stennî u pierî pî quantu po' a iamma
(variante: Nun fari u passu cchiù loncu da iamma)
;-------------------------Stravìlla, stravìlla!
;-------------------------Stuppa mi restî
e stuppa ti filaiu
(Era la risposta metaforica riferita ad una filatrice che alle lamentele finali del
cliente per il filo troppo ruvido si era difesa così, facendo risalire alla materia
prima il motivo della sua ruvidezza).
;---------------------Sülü a' mortî
nun c'e' rimediü
;----------------------Sülü nunn'è bbonü mancü m'Pararisü
(Da soli non si sta bene neanche in Paradiso).
;----------------------Sünü cchiu ssai i vücî ch'e nücî
(Troppo chiacchierìo e poca sostanza)
;--------------------------Süpra mennîlî minnülicchi
(Sopra le disgrazie capitano sempre altre disgrazie)
Variante: I disgraziî su anfîlatî ca ügghia
;--------------------------Sürca, 'Mbruòciü, ca è beđđü brurüsü.
131
(Lo si diceva a chi colava sempre il muco dal naso ed aveva
il vizio di risucchiarlo con le narici, anzicchè soffiarlo).
variante:
Sürca, 'Mbruòciü, ca è beđđü quaǥǥhiatü.
;--------------------------Surdu commu na campana (sciaccata)
;-------------------------Sütt'o liettü
da źza Mattia
ncünîcchiünî
cüttünî cüttünî
cuǥǥhìa
;----------------------Sütt'o liettü
da źza Cîcca
c'è na iatta sîcca sîcca
cu parra primma
s'ann'allîcca
;----------------------Ta fai 'ntrummari
darrier'a Maronna?
(Era un modo volgare di chiedere alle ragazzine coetanee, e non solo, di
andare a fare sesso nella campagna dietro la Chiesa della Madonna,
generalmente poco accessibile e quindi un luogo solitario).
;----------------------Talî mamma talî fiǥǥhia
e anche:
Talî patrî tali fiǥǥhiu
;----------------------Talìti u immu tua
132
;----------------------Ta manciasti a carni?
Ura caca l'ossu
(variante: a sasizza)
Si diceva ironicamente alle donne incinte
che dovevano partorire da un momento all'altro.
;---------------------T'ansignarî e t'a perdirî
;-------------------------Tantî cc̑cc̑hettî
tantî büttünî
;----------------------Tanti su i ccc̑hianati
tanti su i scinnuti
;----------------------Tanti testi tanti mazzi
;-------------------------Tantu a quartara
va all'acqua
fin'a ca si sciacca
(variante: o si rumpi o si sciacca)
;----------------------Tantu campai e visti
finu ca visti
n'puddicinu ca tussi
;----------------------Tantü pî parrarî
133
;----------------------Tantü trunà ca cc̑hiuoppî
;----------------------Tantu va a quartara all'acqua
ca si rumpi o si sciacca
;---------------------T'arrobba cü tî sa
;----------------------Testa ca nün parra
si cc̑hiamma cücüzza
(variante: Ucca ca nun parra...)
;----------------------Tîntü cü nünn'à a nuđđü
;----------------------Ti parru fiǥǥhia
sentimi nuora
;----------------------Ti portu a đđiđđà,
ti mettü 'nto cc̑cc̑hià cc̑cc̑hià,
ti fazzü u ppà ppà,
ti rugnü u 'mprù 'mprù,
e t'accattü i ppappè.
(Grazia Amato, N.Y., USA)
;----------------------Tirà a petra e s'ammuccià a manu
;----------------------Tira buoi
134
quantu puoi
;----------------------Tira ccc̑hiu ssai 'mpîlü dî fîmmîna
ca centü par'î buoi
;-------------------------Tisa tisa
comm'a zita di Avula
;-------------------------Tîsca patîsca
se nunn'e' chîsta
è chîsta-a cca
;-------------------------Torna sceccu
'o to' patruni
;---------------------Trapitanella trapitanà (trapulitana)
Ta facišŧi co surdatü
e ti tinci u mussu pittatü
Trapitanella trapitanà
commu ti fišŧi trapitanà
che sordi do sürdatü
ti tincišŧi u mussu pittatü
che sordi do tinenti
ti fišŧi a pirmanenti
o trapitanella
commü ti fišŧi trapitanà
;----------------------Trasî marba (marva)
e niešcî špina
;-----------------------
135
Tri su li putenti:
U re, u papa e cu'nn'a nnenti.
;----------------------Trullallà, trullallà
e lu pieri mi passà
;---------------------Tu fai purtusi
e iđđü fa caviǥǥhi
;----------------------Tu ppî ssi e ppî nno na lavata o culu rattîlla.
E' questa una frase pronunciata dalla "cuniǥǥhia" (la sarta di Piazza Toselli) a
una delle sue lavoranti apprendiste.
Nell'immediato dopoguerra (1945) un soldato, fidanzato di nascosto con una
di queste, (a Buccheri c'era un accampamento dell'esercito fino agli anni '50),
le chiese di poterla vedere la sera della festa e di passeggiare con lei, fino a
"Pressü Marenü". Alla titubanza della ragazza lui le disse:
"-Non preoccuparti, faremo solo l'amore platonico".
La ragazza l'indomani raccontò la cosa alla mastra "cuniǥǥhia" e le chiese di
spiegarle cosa fosse l'amore platonico. La cuniǥǥhia, dopo aver riflettuto a
lungo le disse:
"Fiǥǥhia mia, io sacciu tante cose di commmü si fa l'amürî, ma questo
amore platonico propriü nünn'ü sacciu com'è; ma sai chî tî ricu?
Tu ppî ssi e ppî nno na lavata o culu rattîlla."
La frase rimase ad indicare che è sempre meglio essere preparati "al peggio".
;----------------------Türî nanà
passa ü trenü e sî nî va.
Sî nî va a Palazzuolo...
... (continua) ...
;----------------------Tuttü u münnü
136
e' paisi
;----------------------U bon giornü sî vîrî da matina
;----------------------U buoi dici curnutu o scecco
;----------------------U cacatü sta süspîsü
(Traslazione di chi ha il carbone bagnato e sta in apprensione)
;----------------------U cani ca ià fammi
si mancia macari i cipuđđi
;----------------------U cani muzzia (o muzzica) o strazzatu
;----------------------U cancià
pi scorc'i luppini
;----------------------Ucca baciata
nun perdi vintura
;-------------------------Ucca duci e culu amaru
;---------------------U curnutü o so' paisî
;-----------------------
137
U friddu 'i marzu
trasi nno cornu d'o buoi
;----------------------U fuirî è vîrgogna (o virivogna)
ma è sarvament'î vita
;----------------------1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
uǥǥhia
duǥǥhia
triǥǥhia
quattrü
quatriǥǥhia
cincü
niǥǥhiotta
nüvîna e
dîcîna
(Era un modo truffaldino di contare fino a 10 dei mercanti che truffavano i
contadini analfabeti che sapevano contare al massimo fino a 5, dando loro
l'impressione di essere loro contadini a trarre beneficio da questo presunto
errore iniziale di conta.)
;----------------------U liettu è fattu i rosa
se nun si dormi s'arriposa
(Questa frase la ripeteva sempre mia zia Giovannina (Franco) 'a spađđuzza,
sorella di mia madre che per diversi mesi mi accudì bambino mentre mia
madre stava male e/o in ospedale).
;---------------------U liettu metti affettu
;----------------------U lupü cancia ü pîlü
ma no u viziü
;-----------------------
138
U lupü î mala cüscienza
commü opîra
accüssì pensa
;---------------------Unni mi cc̑hiuovi
mi sciđđica
;---------------------Unni ti facisti a stari
ti fai u mmernu
;----------------------Unni tî nî vai maritü mia?
-A paǥǥhia bbüttana, a paǥǥhia!!!
E' la storia di una moglie che ripeteva continuamente al marito di amarlo
perdutamente.
Una volta lui confida la cosa a suo compare il quale gli suggerisce di fingersi
morto per vedere realmente come si fosse comportata la moglie. Se non ché
lei non solo prese la cosa con una certa strafottenza, ma addirittura anziché
fargli un funerale di prima classe con tanto di bara lucida in legno, a chi le
chiese dove lo dovevano mettere indicò loro un riruni (quello per portare a
casa la paglia) e finalmente quando finita la funzione del funerale lo stavano
portando al cimitero, lei fingendo di piangerlo gli gridò dietro:
-Unni tî nî vai maritü mia?
Lui finalmente, sciolta la riserva e fingendo di "risuscitare", le rispose:
-A paǥǥhia bbüttana, a paǥǥhia!!!
;---------------------Un patri mantieni a centu fiǥǥhi
e centu fiǥǥhi nun ponu campari un patri
;---------------------Unu è picca
e dui su assai
(I figghi... nel senso che due dello stesso sesso sono troppi)
139
;---------------------Uoccc̑hi cc̑hinî e panza vacantî
;---------------------Uoccc̑hî e dînarî
sü fortî a scipparî
;----------------------Uoccc̑hiu ca nun miri
cuori ca nun duoli
;----------------------Uoǥǥhiü ca carî
nno' piattü
(era una traduzione dall'italiano della frase:
Olio che cade nel piatto
che detta velocemente di seguito
assume tutto un altro significato)
;---------------------Uorb' dî l'uocc̑cc̑hi
m'a ciuncari a ucca
;---------------------Uorbü, nî vuoi lumiera?
(cieco ne vuoi luce di lanterna?)
Non e' esattamente un termine buccherese,
quello buccherese, per indicare la stessa cosa,
ovvero l'offerta a qualcuno di qualcosa
che gli è assolutamente inutile,
dovrebbe essere:
Uorbü ni vuoi uoǥǥhiü?
(Uoǥǥhiü per il lucignolo, ovviamente)
140
;---------------------U picca m'abbasta
U'ssai m'assupeccc̑hia
;---------------------U pignatittü mi büǥǥhi
U pignatittü mi büǥǥhi
...
Era un ritornello che si canticchiava da bambini o si dava da ripetere come
penitenza alle ragazzine e il cui significato era presumibilmente proprio quello
che malignamente tutti pensavamo.
;----------------------U pirü quann'è fatto
cari sülü (d'a maccc̑hia)
;----------------------U pisci fieti da testa
;---------------------U pisci rossü (o ranni)
si mancia ü pisci nicü
;---------------------U porta nni na cint'a 'i manü
;----------------------U povurü 'nnavia e lîmosîna facia
;---------------------U re cornî nün'nî fa
;---------------------U rispiettu è musuratu
cu ni porta n'ha purtatu
141
;---------------------U sancu se nun s'arrusti
nun si mancia
;---------------------U sceccü a porta e u sceccü s'a mancia
o anche:
U sceccü a porta e u sceccü s'a bivi
;---------------------U sceccü avantatü
si cürca
;-------------------------U sceccü do francafuntîsî
A quannü a quannü
s'avia luvatü u viziü di manciarî...
morsî.
;-------------------------U Sîgnürî duna panî a cu nunn'a i rentî.
;---------------------U sticcc̑hiü nunn'ha ossî
e rümpî l'ossî
;---------------------U supeccc̑hiü rümpî u cüpeccc̑hiü
;---------------------U tempü è galantuomü
;------------------------Utte uttè...
142
a mamma nun c'è
à iutu o mulinu
porta u saccu chino...
Chinu di stuppa
chiti chituzzi
chiti chituzzi
(Utte Uttè deriva dal francese Où T'es[?] che vuol dire proprio DOVE SEI[?]
risalente alla dominazione francese.)
;------------------------Uttî cc̑hina
e muǥǥhieri 'mbriaca
;---------------------U vastünî ansigna o iarzünî
;----------------------U venner'è santu
(Ie u sabbutu iè accattari!)
Era una battuta un po' scema di qualche contadino "laico" che a sentir
nominare il Venerdì Santo (U Vennir'e Santu) replicava con quella battuta
sarcastica. Ovvero traslava il significato di Venniri (venerdì) in Vendere e
quindi ne associava la santificazione al Sabato per Comprare).
;----------------------U viristi u voi?
Nne' aieri nne' oi.
(Questa francamente non so se sia originaria di Licata e successivamente
importata a Buccheri, ma l'ho sentita in entrambi i posti esattamente alla
stessa maniera, ovviamente per questione di rima).
La traduzione, riferita a chi fa promesse a vanvera, è una metafora da
rinfacciare a qualcuno: Hai visto il bue? Né ieri né oggi!
;-----------------------
143
'=V============
Va a piǥǥhiarî l'acqua co panarü
;---------------------Va ca m'abbiü
Va ca m'abbiü
m'abbiü 'n dî na sümaǥǥhia
o m'abbìu nnî na rutta.
(lo ripeteva sempre 'mpari Turi m'abbiü
a cui rimase appunto la nciuria m'abbiü).
;---------------------Vai ann'arrierî comm'o curdarü
;----------------------Vali ccc̑hiù n'amicü 'ncc̑hiazza
ca cent'ünzi intra a cascia
;----------------------Valî 'n sordü
cu tutt'a lazzata
;---------------------Vali quantu u dui i coppi
quannu a briscula
iè a bastuni
;---------------------Via Pruvulazzü, nummurü a müzzü.
Via movibile, numero trasportabile
a šŧrada o' Püzzü.
;-----------------------Vienî ü canî stranü
e caccia ü paisanü
144
;-----------------------Viestîtî vastünî ca parî barünî
(variante: Viestîtî fürcünî...)
;-----------------------Vinü bbattiatü
(vino allungato con l'acqua)
;-----------------------Visti i stîđđî 'i manziornü
;-------------------------Vitü puđđitrü
monîch'e llatrü
t'arrubbašŧî i cc̑hiav'î san Pietrü
ti mîttîštî darrier'o quaŧrü
Vitü puđđitrü
monîch'e llatrü
;---------------------------Vitü Vitü
mettîtî a mođđü
e fattî źzitü
vîrî ca passa ta ccumparî
rrapîcî a porta
e fallo cacarî (passari)
;---------------------------Vîzzînîsî, ch'e cornî tîsî
(variante: ch'e corn'appîsî)
strazza linzuolî
e fa cammisî
;---------------------------Vo' cüntîccîlla a cu nün tî canoscî
;----------------------------
145
Vo' cürchîtî a cüđđüra
La frase presumibilmente deriva dall'invito, oltraggioso, rivolto a qualcuno di
andare a dormire "da solo, perché tanto nessuno ti vuole", e quindi di
assumere la posizione "attorcigliata" su se stessi a cuđđura, appunto, che
sarebbe sconsigliata se si dormisse nello stesso letto con un'altra persona).
;---------------------------Vo' fatica, vo' fatica
se vuoi campari!
Si racconta che ai tempi in cui le Chiese rimanevano sempre aperte e
soprattutto quando le cassette delle offerte erano aperte, da qualche tempo il
sagrestano, incaricato di raccoglierle al mattino e di portarle in sagrestia, non
ne trovò più, oppure trovava ben miseri oboli rispetto all'abbondanza di oboli
dei giorni precedenti. Fattosi furbo, praticò un piccolo foro dietro il telone che
stava dietro il Crocifisso sull'altare e finita l'ultima funzione, fingendo di
allontanarsi vi si nascose dietro. Dopo un bel po' di tempo, quando ormai dalla
chiesa erano usciti da tempo tutti i fedeli, vide entrare un tizio che si avvicinò
all'altare, si inginocchiò davanti al Crocifisso e gli rivolse una preghiera in
questi termini:
"O' Signore, grazie per i soldi che mi fate trovare qui, sapete io devo campare
e non posso faticare troppo ché mi stanco presto e poi non posso dire le
preghiere a Voi."
Va per prendere i soldi ma con sua sorpresa trovò la cassetta vuota, ché il
sagrestano, furbescamente, aveva svuotato prima di nascondersi e allora
rivolto al Signore gli fa:
"Non mi volete dare i soldi? E ora conme faccio per campare?"
Il sagrestano allora con tono di voce Altisonante e Solenne gli fa:
"Vo' fatica, vo' fatica se vuoi campari!"
E quello allora di rimando:
"Minchia chi siti tortu! Ora capisciu picchì vi misunu n'cruci!"
;---------------------------Voscenza binirica
(variante: Vossìa binirica)
;----------------------------
146
Vo' sciuscîci u culü e palümmî
Si tratta probabilmente di una trasformazione della battuta:
Vo' frisca
in quanto esistevano all'epoca dei fischietti a forma di uccelli e in particolare a
forma di piccioni ai quali soffiandoci dal "culo" emettevano il caratteristico
fischio.
Altro probabile significato potrebbe indicare semplicemente l'atto di soffiarci
in culo per determinarne il sesso. Cosa del resto abbastanza inutile visto che i
colombi venivano usati come cibo per farli arrosto e conoscerne il sesso era
perfettamente inutile.
;---------------------------Vota e rivota
è semprî chîđđa
;----------------------Vücca dücî e culü amarü
;---------------------------Vücî dî populü
vücî dî Diü
;---------------------------Vuoi a luna nno püzzü
;-------------------------Zicchi e dinari su forti a scippari
;---------------------------Zîttîtî babba
ch'è fatta a musura
(la mincc̑hia...
detto a lei che gemeva e si lamentava...)
147
;----------------------------Ziu Vitü commü successi?
-Saccü francü e chiccü nenti!!!
(Il mugnaio Zio Vito Fava a qualcuna "disponibile" rendeva sia il macinato che
la "molitura" ovvero la "crescita" di volume della farina che di norma andava
al mugnaio quale mercede per il suo lavoro).
Nel caso specifico una volta una ragazza gli disse:
"Sali tu (sul solaio) che poi vengo io".
Lui salì ma la ragazza tolse la scala e scappò via, sia col macinato che con la
"molitura".
Il detto riguarda sia la domanda della cliente successiva che la risposta di ziu
Vitu.
Parafrasando un proverbio si potrebbe dire:
la farina del diavolo se ne va in crusca
oppure anche:
curnutu e mazziatu
;---------------------------Zoccu fai
fattu iai
;---------------------------Zuccuru nun guasta bevanda
;--------------------------
148
'=============================================
FATTI CURIOSI
1) Era il 10 dicembre dell'anno 1950. Un giovane 28enne era fidanzato (di
nascosto) con una ragazza che però non poteva sposare per via delle difficoltà
economiche del momento. A quel punto decide di farsi prestare 15.000 lire da
un barista abbastanza benestante dicendogli chiaramente che doveva
"fuirsene" con una ragazza della quale, per questioni di riservatezza, non gli
dice il nome. Il barista glieli dà volentieri, riconoscendolo come un gran
lavoratore (quando il lavoro c'era) e come un ragazzo serio. Le 15 mila lire
dovevano servire per pagarsi l'albergo dove restare nascosti per alcuni giorni
(circa 6000 lire) e le restanti lire per le prime spese necessarie per mettere su
il minimo indispensabile per i primissimi tempi.
La sorpresa il barista la ebbe quando la mattina della scoperta "fuitina" si
rese conto che la ragazza fuiuta era SUA FIGLIA!
Il giovane era infatti Ciccio Bucchieri e il barista era don Ciccinu Ripa.
P.S.: Fatti e numeri sono stati confermati dal "giovane" (co-Autore di questo
libro) al quale ci siamo rivolti per avere conferma del fatto "leggendario" e lui
ci ha confermato tutto tranne la diceria che parlava di 150 mila lire. Si
trattava in realtà di "soli" 15 mila lire.
2) Verso gli anni 20-30 del XX° sec. tre amici si "spartiunu u sonnu" ed erano
legatissimi fra di loro. Di mestiere facevano i iurnatari ed erano inseparabili
anche nel lavoro nel senso che se offrivano il lavoro a uno questi non
accettava se non prendessero a giornata anche gli altri due. Il fatto notevole
era che due di loro erano valentissimi (molto muscolosi e forzuti) mentre il
terzo era mingherlino e deboluccio, ma... come se fossero una sola persona gli
altri due sopperivano alle carenze del più debole. Insieme formavano una
squadra INEGUAGLIABILE e nessun altro gruppo di tre mietitori, nemmeno
scelti fra i valentissimi avrebbe eguagliato la loro bravura ed efficienza.
Quella squadra divenne presto un mito e la cosa, risaputa dal "barone" ??? di
un paese vicino (forse Vizzini) offrì loro un lavoro "stabile" e ben retribuito
che li avrebbe tenuti attivi come mietitori per tutta l'estate.
Accettarono, ovviamente, ma durante il primo giorno di lavoro il barone
osservò attentamente la scena della mietitura e si rese conto che i due valenti
si erano messi in mezzo quello mingherlino e che mentre i due riuscivano a
dare 3 colpi di falce "piena" quello mingherlino ne riusciva a dare solo una
"scarsa" e così a fine giornata, al momento di pagarli, ai due "valenti" diede la
paga convenuta ma a quello scarso diede metà paga dicendogli per giunta che
l'indomani non lo avrebbe voluto più al lavoro. A quel punto i due "valenti"
minacciarono il barone e lo obbligarono a pagargli il convenuto, non solo, ma
dopo che il barone ebbe sborsato il resto al loro amico abbandonarono il
campo e lo mandarono come suol dirsi eufemisticamente a quel paese(1)
149
ritornando a fare "i iurnatari" occasionali a come capitava, cioè quasi sempre.
Uno dei due "valenti" successivamente fece di mestiere il mugnaio (classe
1910) ed era il padre di Angelino D'Aquino che abita a strata ranni di fronte
alla farmacia.
'------------1) A fanculo.
150
'============================================
FATTI MEMORABILI, EROICI, MARTIRI E PERSONAGGI ILLUSTRI
FRANCESCO BUCCHERI Nato a Buccheri il 7 dicembre 1922, figlio di Paolo e di Fallisi Francesca.
Era soldato nella 44^ sezione sanità della famosa Divisione ACQUI.
Cadde in Grecia, a Cefalonia – località Francata - il 21 settembre 1943
a seguito di fucilazione dei tedeschi.
Aveva 20 anni.
Il Comune di Buccheri gli intitolò una via.
Ritira la pergamena e il dvd il nipote dott. Franco Elia. (0933-51444 casa/ 0360648490 cell.)
GAETANO BARRILE – aviere di Governo Nato a Buscemi (Siracusa) il 1 agosto 1922, figlio di Salvatore e Salonia Francesca, la famiglia
si trasferì in seguito a Buccheri. Cadde in località Borgata Santi Filippo e Giacomo (prov.
Ascoli Piceno) il 12 settembre 1943, in seguito a combattimento contro i tedeschi.
Faceva parte della 2^ Compagnia Battaglione Reclute.
Aveva 21 anni.
E’ decorato medaglia d’argento al valor militare – alla memoria – dal Presidente della
Repubblica con la seguente motivazione:
“Nel corso di uno scontro a fuoco con una autocolonna nemica assalitrice, partecipava
attivamente all’azione di difesa e di contrattacco, terminata con la cattura dell’autocolonna,
dimostrando abnegazione, aggressività e coraggio. Nonostante fosse ferito, persisteva nel
combattimento fino a quando una raffica ne stroncava la giovane vita”.
E’ sepolto nel cimitero di Borgo Solestà (Ascoli Piceno), campo militare, quadrato n.4, cippo
n.20.
Il Comune di Buccheri gli intitolò una via.
Ritira la pergamena e il dvd la nipote Concetta Giaquinta (cell.3409446314); ritira il dvd il
nipote Salvatore Barrile. (0931-878496-Grasso Franca-).
GAETANO TAMBURINO
Nato a Buccheri il 9 settembre 1923, figlio di Francesco e di Vaina Sebastiana.
Partigiano, faceva parte dell’XI Divisione Garibaldina “Cuneo” – 15^ Brigata d’assalto
“Saluzzo”.
Negli ultimi giorni del marzo 1944 vi fu una grande operazione di rastrellamento da parte dei
tedeschi (nome in codice “Wien/Victor”) nelle valli nord-occidentali della provincia di Cuneo.
Alcuni partigiani, probabilmente 11 o 12, durante un ripiegamento dalla Val Varaita, vengono
catturati sulle montagne a sud-ovest di Oncino e fucilati sul posto. Tra questi vi era il
partigiano Gaetano TAMBURINO.
Alle ore 16,00 del 1 aprile 1944 fu rinvenuto cadavere nei pressi della regione Alpe Bulè.
Aveva 21 anni.
Il Comune di Buccheri gli intitolò una via.
Ritira la pergamena e il dvd il nipote Salvatore Bordonaro. (095-940884).
151
IL COMUNE DI BUCCHERI
riconoscente e con profonda ammirazione,
è fiero ed onorato di consegnare questa pergamena
per ricordare che il Paese non dimentica il patriota
ed eroe
Francesco BUCCHERI
che
nella
II
guerra
mondiale
combattè
il
nazifascismo e s’immolò per riscattare la dignità e la
libertà della nostra Patria.
Buccheri, 2 giugno 2010.
IL VICE SINDACO
Gianni Garfì
IL SINDACO
Gaetano Pavano
152
AL SIGNOR SINDACO DEL COMUNE DI BUCCHERI
96010 BUCCHERI
Oggetto: Consegna documentario su dvd “World war II – Europa – Italy – Sicily
– Buccheri dagli anni ’20 agli anni ‘60”
^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Dopo circa due anni di appassionate ricerche a 360 gradi, ho realizzato un
documentario su dvd, contenente foto d’epoca con musiche ed effetti sonori, il cui
titolo è sopra indicato.
Una buona metà delle foto mi è stata fornita dai nostri compaesani, che – a mia
richiesta – si sono mostrati disponibili oltre ogni misura, consegnandomi anche interi
album di foto di famiglia per la scannerizzazione, permettendomene la divulgazione; il
che fa loro onore.
Le ricerche di foto e di notizie sono state faticose e lunghe interessando, tra gli altri,
anche l’Imperial War Museum di Londra, il De Cou archive degli USA, istituti
nazionali per la resistenza, associazioni ed enti istituzionali di diversa natura e, prima
fra tutti, la gente di Buccheri.
E’ stato un lavoro duro e appassionante.
Il documentario è stato realizzato selezionando accuratamente quasi 4000 foto,
scegliendo poi musiche ed effetti sonori adatti.
Con la presente, consegno il documentario su dvd a Lei, quale massimo rappresentante
di tutti i cittadini di Buccheri, affinchè, ove lo ritenga, riproduca le copie che desidera
e le distribuisca gratuitamente ai nostri concittadini affinchè possano vederlo al
computer o alla tv in famiglia col lettore dvd.
Alcune caratteristiche tecniche:
Gigabyte originari: 4,17; commutati col programma NERO: gb 1,24;
durata: 0.33.42.
Cordiali saluti.
Buccheri, 15 maggio 2010.
Tanino Cannata
Via Gramsci, 1-b
96010 Buccheri
E-mail: [email protected]
153
'===============================
AMADORE Vito, classe 1921
A soli vent’anni fu chiamato alle armi. Combattè prima in Francia,
poi a Genova. Dopo l’8 settembre 1943 l’intera compagnia fu
disarmata da due soli tedeschi. Patì la fame mangiando solo mele e
pesche, quando li trovava. Nel caos di quell’epoca lavorò di
nascosto in campagna per più di un anno. Finita la guerra si
presentò alla sua Compagnia a Cesano di Roma e fu congedato.
Nel 1948, e cioè dopo tre anni dalla fine della guerra, lo Stato gli
fece causa perché, dopo l’armistizio e la fuga del re e dei generali,
aveva portato con sé il fucile, che poi aveva abbandonato assieme
alla divisa militare per non farsi prendere prigioniero dai tedeschi.
Per questo motivo doveva pagare 1000 lire di multa, oppure doveva
andare in prigione per 5 giorni. Dopo una riunione familiare, scelse
di pagare la multa.
CAPPELLO Francesco Nunzio, classe 1922
Soldato, dall’Agosto 1942 al 17 Agosto 1943 fu di stanza a prima a
Genova Nervi
a difesa delle coste liguri. Poi partecipò alla
campagna di guerra in Jugoslavia. Il giorno dopo l’8 settembre
1943 fu preso prigioniero dai tedeschi ed internato a Ludwigsburg,
in Germania, dove fu costretto a lavorare giorno e notte in una
fabbrica tedesca per aerei. Soffrì la fame e dormiva per terra.
Cercava patate nelle buche lasciate dai bombardamenti degli
americani, ma i tedeschi le pestavano per non farglieli mangiare. In
uno dei pesanti bombardamenti aerei alleati, un giorno, con lo
spostamento d’aria, si trovò catapultato dentro un bunker. Si salvò,
nonostante le migliaia di bombe che cadevano dall’alto. Dopo la
fuga dei tedeschi, tornò a piedi a Genova attraverso il Brennero il
16 Aprile 1945 e fu assegnato alla Guardia di Finanza di Genova,
dove rimase fino al congedo.
E’ stato decorato con la Croce al merito, per le campagne di guerra
dal 1943 al 1945.
154
DIPIETRO Francesco, classe 1917
Soldato in Grecia per tre anni, dopo l’armistizio dell’8 settembre
1943, la fuga e il vile silenzio del re, dei generali e capi militari, fu
preso prigioniero dai tedeschi e deportato in Germania, ad
Amburgo, in un campo di concentramento dove soffrì per altri due
anni, costretto a lavorare in una fabbrica tedesca di munizioni. Ai
prigionieri davano un pane ogni tre giorni, ma lo dovevano
mangiare subito, altrimenti glielo rubavano. Si sentiva un re
quando poteva mangiare bucce di patate, racimolate dai prigionieri
polacchi. Poi gli aerei alleati bombardarono il campo di
concentramento, ma lui riuscì a salvarsi.
Nel 1949 partì per l’Argentina, dove si sposò. Fu primo nella gara
nazionale del lavoro, avendo lavorato per tre giorni e tre notti di
seguito; e vinse il premio nazionale di diecimila dollari, con cui
comprò la casa.
GISSARA Sebastiano, classe 1922
Chiamato alle armi nel Maggio 1943, fu condotto a Noventa
Padovano, nel Veneto, nella IV Compagnia Sanità, come aiutante
dell’ospedale militare da campo e collaborava con le crocerossine
del reparto medicina. Dopo l’armistizio dell’8 Settembre 1943 e lo
sbandamento generale delle Forze Armate italiane, si diresse nel
Padovano a piedi, nonostante il freddo e la neve. Lì fu ospitato in
una fattoria, e lui ed altri, per non morire di fame, erano costretti a
rubare il mangime ai porci. Dopo la ritirata dei tedeschi, fu
denunziato per avere aiutato un soldato tedesco. Per questo fu
preso prigioniero, spogliato degli abiti e costretto ad indossare la
divisa dei deportati per essere internato in Germania nei campi di
concentramento. Sì, aveva aiutato un tedesco. Ma come?
donandogli il sangue perché era in fin di vita: aveva fatto un gesto
altamente umanitario. Per fortuna, prima della partenza dei
prigionieri, si sentì chiamare all’altoparlante; uscì dalla fila, si
155
presentò ed ebbe la sorpresa di ritrovare il tedesco a cui aveva
donato il sangue. Quest’ultimo, che era un ufficiale e che
precedentemente aveva annotato il suo nome in un’agenda, lo salvò
dalla deportazione riuscendo a farlo scappare.
Dopo alcuni mesi fu mandato in convalescenza a Buccheri fino a
quando finì la guerra.
MAZZONE Orazio, classe 1918
Chiamato alle armi a Piacenza, fu assegnato al reparto sussistenza
– magazzino viveri – e vi stette per ben sette anni. Dopo lo
sbandamento generale dell’8 Settembre 1943, essendo ancora in
divisa, fu preso prigioniero prima dai partigiani e successivamente
dai fascisti. Durante tali periodi fu costretto a dormire all’aperto e a
soffrire la fame. Gli aerei alleati bombardavano continuamente di
notte e si salvò per miracolo. La sua famiglia non ebbe più notizie
per lunghi anni, tanto che lo
diedero per disperso. Per
sopravvivere, aveva approntato un chiosco di frutta e verdura, che
fu completamente annientato dalle bombe aeree. Dopo molte altre
peripezie, riuscì a tornare a Buccheri con i più svariati mezzi di
trasporto.
SCOLLO Sebastiano, classe 1921
Il 3 Gennaio 1941 partì soldato per Milano, quindi fu trasferito a
Bologna. Dopo l’8 Settembre 1943 e lo sbandamento generale
dell’esercito, lavorò presso una famiglia in una campagna del
Veronese. Lì assistette alla ritirata di una lunga autocolonna di
tedeschi, che portarono via carretti, cavalli ed altro alla famiglia
che l’ospitava, prendendo prigioniero il loro figlio più grande. Poco
dopo l’autocolonna fu annientata dai lanciafiamme americani. Egli
si trovò nel bel mezzo della battaglia e, siccome aveva per mano un
bambino di 4 anni, figlio della famiglia dove lavorava, ebbe la
prontezza di rifugiarsi sotto un ponte vicino, coprendo col suo
corpo il bambino, che così fu salvato. Nella confusione, un tedesco,
che si era nascosto in un pagliaio, poco dopo uscì con le mani in
156
alto in segno di resa. Ma i genitori lo volevano uccidere per
vendicarsi del figlio preso prigioniero dai tedeschi poco prima. Ma
Scollo li convinse a non ucciderlo e a lasciarlo andare, salvandogli
così la vita, come aveva fatto col loro figlioletto.
Finita la guerra, tornò in Sicilia. Alla stazione di Vizzini campagna
trovò tanti parenti e Buccheresi ad attenderlo perché avevano
saputo anzitempo la notizia del suo ritorno.
VACIRCA Francesco, classe 1922
Il 12 Luglio del 1943 quando gli inglesi occuparono Buccheri, egli si
trovava qui in licenza. Quindi fu trasferito a Siracusa, poi in Puglia
e quindi a Montecassino, dove vide la totale distruzione di quel
paese e fu costretto, assieme ai suoi compagni d’armi,
a
camminare sopra i cadaveri per salvarsi dai pesanti
cannoneggiamenti tedeschi. Dopo fu condotto al Lido di Venezia,
dove, per fortuna, era trattato con dignità dagli alleati. Infatti, non
aveva neanche l’obbligo del saluto verso i superiori perché
capirono che aveva combattuto a Montecassino, luogo divenuto
ormai celebre per la battaglia contro i tedeschi.
VACIRCA Sebastiano, classe 1921
Il 9 Gennaio 1941 partì a Genova dove lavorò nel mulino militare.
La flotta navale anglo-americana bombardava continuamente
l’importante porto e la città. Tra la Piazza De Ferraris e la stazione
marittima le incursioni aeree mietevano morti a centinaia. Le
bombe sembravano un terremoto; il terrore s’impadroniva della
popolazione: sembrava l’inferno. L’8 Settembre 1943 i suoi
superiori scapparono lasciando lui e gli soldati senza ordini. Lo
stesso giorno fu preso prigioniero dai tedeschi e messo in un
campo. I civili porgevano di nascosto le scale ai prigionieri e così
potè fuggire. Una ragazza diede abiti civili a lui e ad un altro
buccherese, Gianfriddo Carmelo, con cui divise paure, disgrazie e
fame. A Viareggio salì su un treno stracolmo verso la Sicilia. Ma la
157
corsa s’interruppe perché fecero saltare i binari. Per bere si
accontentava di acqua mista a carbone. A Firenze fu preso
prigioniero dai tedeschi; ma di notte, a seguito di un’incursione
aerea alleata, i tedeschi scapparono ed ebbe via libera anche lui.
Passò per Roma, Avellino e Caserta, in treno e a piedi. Dovette
attraversare a piedi tutte le gallerie dei treni fra Caserta e la
Calabria. Dormiva all’aperto. Un capitano italiano gli puntò la
pistola per farlo scendere da un camion dov’era salito. Invece,
alcuni soldati, alleati e di colore, lo fecero salire sui loro camion
fino a Scilla. Lì un barcaiolo gli fece attraversare lo stretto di
Messina verso la Sicilia; chiedeva due lire a chi le aveva; lui gliene
diede quattro. Quando sbarcò sulla spiaggia siciliana piena di
ciottoli, si addormentò e, raccontava, “quei ciottoli mi parevano un
letto di rose”. Su un camion di legname passò per Alì. Poi incontrò
un camion di suore, che lo condusse fino a Catania Bicocca. Lì
riuscì a salire su un treno merci accalcandosi tra la folla di un carro
bestiame e così arrivò a Lentini, dove un carrettiere gli diede un
passaggio fino al ponte S. Giovanni. Stanco e stremato, la mattina
arrivò a Buccheri sano e salvo.
ZAPPULLA Pietro, classe 1920
Soldato, fu condotto in guerra ad El Alamein in Africa, dove faceva
la staffetta in mezzo alle bombe e granate che sibilavano e
scoppiavano da ogni parte. Il nemico inglese bombardava con gli
aerei dalle 7 del mattino alle 7 di sera. E’ vivo per miracolo. Infatti
le contraeree italiane raggiungevano l’altezza di 500 metri, mentre
gli aerei inglesi bombardavano a tappeto dall’altezza di 1500 metri.
Purtroppo, l’organizzazione bellica italiana lasciava molto a
desiderare, tanto che i soldati italiani avevano i fucili, ma non
avevano le cartucce. Praticamente, erano disarmati.
Il 10 Ottobre 2011 è stato decorato con la Croce e medaglia al
merito di guerra e autorizzato a fregiarsi con due stellette
d’argento, in riconoscimento delle sue doti di soldato valoroso per i
sacrifici sofferti nell’adempimento del suo dovere nel periodo
bellico 1940-43, e con la gratitudine dell’Esercito Italiano.
158
GIAQUINTA Orazio Vito, classe 1920
Sposatosi con Trigili Maddalena nel Maggio del 1940, fu chiamato
alle armi nel 1941 in fanteria, prima a L’Aquila, quindi a Chieti,
dove, per un’infezione allo stomaco, ebbe un forte deperimento
organico.
Non ottenne il trasferimento, nonostante le pressanti richieste
avanzate dalla giovane moglie.
Cessò di vivere a soli 22 anni. E’sepolto nel sacrario militare di
Chieti.
Il suo nome è ricordato tra i caduti nella lapide del Comune in
Piazza Toselli.
CRESCIMONE Salvatore, classe 1915
Nato a Caltagirone, si sposò a Buccheri con Dipietro Grazia il 2
Novembre 1941. Era arruolato come militare a Canicattini Bagni,
ma si trovava a Buccheri quando il paese fu occupato dagli inglesi.
Non volendo farsi prendere prigioniero, tornò a Canicattini Bagni al
suo reparto. Ma qui gl’inglesi presero prigionieri tutti i militari,
compreso lui, e li condussero su una nave per essere tradotti
altrove. Ma la nave fu bombardata, colò a picco, non si salvò
nessuno e di lui non si ebbero più notizie.
Dopo anni fu dichiarata la sua morte presunta per eventi bellici.
Il suo nome è ricordato tra i caduti e dispersi nella lapide del
Comune in Piazza Toselli.
GARFI’ Gaetano, classe 1914
Il 7 Ottobre 1942 dalla licenza agricola che aveva avuto, rientrò a
Messina nella XII compagnia Sanità. Il 18 Ottobre 1942 partì per la
campagna di Russia.
Il 20 Ottobre infatti risultava nella 873.ma Compagnia - Ospedale
da campo.
159
Scriveva sempre cartoline e lettere a sua moglie dalla 115^
Compagnia Sanità. In una di questa si legge: “Speriamo Dio che
abbiamo la vittoria e ritornare presto a casa”. Dai suoi scritti,
gelosamente conservati dal figlio Salvatore, risulta con certezza
che il 20 Ottobre passò per Vienna, Austria; il 21 Ottobre attraversò
la Cecoslovacchia; dal 22 al 24 Ottobre passò per la Polonia; il 25
Ottobre e il 6 Novembre 1942 scriveva dalla lontana Ucraina.
Da allora, di questo nostro concittadino e padre di famiglia, non si
seppe più nulla. Purtroppo, risultarono negative anche le
consultazioni delle schede individuali dei prigionieri di guerra,
reperite negli archivi di Mosca.
Nonostante il lungo e accurato interessamento del figlio Salvatore
presso il Ministero della Difesa, non si è avuto alcun esito: infatti,
risultò disperso in Russia per eventi bellici il 18 Dicembre 1942,
giusto verbale di irreperibilità in data 21 Giugno 1943.
Il 6 Novembre 1942 dall’Ucraina aveva scritto ancora alla moglie
una cartolina, nella quale l’ultima parola fu: “Addio”.
Il suo nome è ricordato tra i caduti e dispersi nella lapide del
Comune in Piazza Toselli.
.
=============
L'Italia è orgogliosa della pagina che i nostri soldati hanno scritto,
fra le più gloriose della nostra millenaria storia.
Onore ai Caduti e ai Dispersi; onore a tutti coloro che tennero alta
la dignità della Patria.
Il loro ricordo ispiri a tutti noi coraggio e fermezza per raggiungere
la pace in tutto il mondo.
==============================
160
Tratto dalla "Monografia di Buccheri" -1908- di Vincenzo
Guarrella Ottaviano:
[Buccheri] Sin dal 1820 prese parte ai moti patriottici per conseguire la
Costituzione, e la casa del dotto grecista Giuseppe Ferla divenne il convegno di
tutti i liberali.
Nel 1837, allorché infierivano le persecuzioni contro i patrioti, le famiglie
Aldaresi e Pisano molti ne accolsero nel loro seno per sottrarli ai furori della
tirannide, tra cui il prof. S. Chindemi e il fu Marchese San Giuliano padre
dell'attuale ambasciatore a Londra.
Nel 1848 fu tra i primi Comuni ad inalzare il vessillo della riscossa, ma
sventuratamente venne in quell'epoca turbato da gravi intestine discordie.
Anche nel 1860 fece lo stesso, ed essendosi il generale Nicolò Fabrizi qui
recato, v'ebbe splendide accoglienze in casa del notar G. Zappulla, e fu seguito
da baldi giovani lieti d'indossar la camicia rossa, tra cui Cascio Giuseppe e
Cataldo Salvatore.
161
'=====================
LEGGENDE
A storia da Mamma Me'
Esistono due versioni.
La prima narra di una bimba che cadde all'interno di una
niviera (o una grotta) a passo Marino ( dopo la chiesa della
Madonna ), morì dopo giorni e nella sua agonia ripeté
parecchie volte piangendo il richiamo straziante "Mamma
me'... mamma me'... mamma me'..." ed ancora oggi, molti
sostengono che avvicinandosi in quella zona, si sentono
quelle grida.
La seconda versione, uguale nella prima parte, narra che la
bimba non morì, riuscì a sopravvivere nutrendosi di
scarafaggi ed altri animaletti e successivamente venne
salvata ed adottata da una famiglia di Buccheri. Tale evento
causò un trauma tale alla bambina che per tutta la vita
visse ripetendo sempre quel richiamo "Mamma me'... mamma
me'... mamma me'..."
'-------------------La leggenda ppi scantesimari i sordi da cost'o Cavazzu
Occorre una suora incinta di 9 mesi a cavallo di una scecca zoppa
che risalga tutta la costa in una notte di luna piena dopo la
mezzanotte.
(Probabilmente c'è un riferimento reale coi soldi trovati davvero
verso il 1904, venuti alla luce dopo una frana di grosse
proporzioni a seguito delle piogge torrenziali di quell'anno. I
soldi furono trovati dai "notabili" di Buccheri e come ci
riferisce il Guarrella si trattava di parecchi Pegasi ed altre
monete d'argento. Forse era il tesoro di Siracusa nascosto durante
le guerre fratricide di 20 secoli prima quando il Senato si
trasferì nella vicina Casmene e (per anni) continuò a deliberare
da lì). In ogni caso prendetela solo come una mia ipotesi,
peraltro plausibilissima.
162
'=====================================
Piatti e alimenti tipici Buccheresi
cassati
cipuddi
cudduruni frittu
facc'i vecchia
funciddi
mafarda
mpanati
pagnuccata
pani co pipi
pani frittu cu l'uovu
pan'i spagna
pimmamuri
pipi duci
pipi sbiezi
pisciruovu
santarosa
scacciuni
scuziaruni
sfinci
sparici
uovu (cruru, bugghiutu, arrustutu, frittu)
163
CONTRADE E LUOGHI
(TOT. XXX)
addalatra
albîrî (all'arbîlî)
a'osü
a'uritü
bausü
baüsîttü
batìa
bülîmentü
bragnulina
brincieli
brîvarüra
brîvîrünî
buccagnieđđî
canalî
canalî î san giorgiü
cappuccinî
casagîlardü
casalin'i fauciazza (Poggio dolce)
cašŧieđđü
cava
cavazzü
cavîtta
ccîffîttü
cîmîterü
cc̑hiana
cc̑hianotta
cc̑hianü a curtî (di fronte a tarrabbuou un tempo vi si celebravano i
processi)
cc̑hiazza
cc̑hiazzîtta
cc̑hiusa rannî
cc̑iummî rannî
ciumittü
culazz'a maronna
culazzu'a matricî
cošta bbausî
cošta casalî
cošta pîrü
164
cošta ruttî
cozz'a cc̑hiana
crucîfissü (curcîvissü)
cruoci ('e cruoci) - Monte Croce
darrierî a maronna
du' cciffitti
farca
funtanieđđî
(o)frascînü
frîscalia
Giricò (doppü de' cruoci)
Irara (u cc̑hianitt'a irara)
laurenzü
lîfîsa
macellü
mannîr'a cc̑hiana
maronna
marunnuzza
margiü
margiü rabbielî
mašŧrieđđü
mazarinü
mulîtta
münîzzarü
müntaa̱ gna
müntîlaurü (montiraülü)
muntisardu (ved. denuncia contro Maura Martinello)
mürbanü
(e)muoǥǥhî
officina
ortü princîpî
paŧrî fulippü (a funtana 'i patri fulippü)
pararisü
pašqualîttü
peŧra 'o nannü
pierücî (Poggio dolce)
165
pîneta
pizzanchira
pizz'îpaisî
pîzzîttü
praa̱ zzü
pressü marea̱ nü
raccaüta (e fil'i raccauta)
raimelî
rapürdüne
rîzuolü
rutta fezza
rutta 'i san Nicola
rutta rannî
sacramentü
san giüvannî
santa maa̱ ria
santa niria
sant'antonî
santa maria mantalena
santa vennîra
šcalî
silvia
süarera
šŧrata e du mariti
šŧrata o püzzü
šŧrata rannî
šŧrîtta
tađđarita
tarrabbuoü (terrabbuoü)
tempu russu (timpa rossa)
travana
trîppizzî (località specifica d'o pizzittu)
trî šŧratunî
üfra
uritu (a'uritu)
ütara î büccagnieđđî
ütara o ciaraülü
(o)vošcu 'o pisanu
villa (a'villa)
166
vîrnera
zoccu
źzott'u î iađđinî
źzott'u ruvettu
167
VOCABOLI
- Tot XXX
Citiamo solo alcuni vocaboli fra cui i più tipicamente buccheresi anche perché esistono già parecchi
dizionari siciliani che bene o male li contengono tutti.
A
accattari
accc̑hianare
accc̑hiappare
accupare
accupazioni
accupuri
accussì
acqualuoru
acquieri
addenzia
addîmürare
ađđumarî
ađđumatü
addunarisi
ađđuvari
aierî
all'aüŧraierî
allîccarî
a mentrî chi (mentrî chi)
amminchialutu
ammucciari
ampaiari
ancüra
annîvülatü (annuvulatu)
annumani (o' nnumani)
annunniari ('nnunniari)
antupparî - v. (detto anche 'ntuppari) tappare, otturare, nascondere alla vista
anzaiari - v. (provare un indumento o indossare per la prima volta)
arichinnicchi - avv. (detto anche adichinnicchi) ma quando mai? Deriva dal
latino...
acquieri (o iacquieri)
arma (pi l'arm'i ma'nnannu)
arraggiatü
arrancarî
arrussicari (arrussiari o russiari)
168
assamentrî --- nel contempo, mentre
assassì --- ved. assamentrî
B
babbalucî
babbalucieđđî
bađđottula
baraǥǥhi
baragna (na baragna î ruvettî)
barbainî (e cađđemmissenzi)
battalî
battalüsü
beccü
beđđü
bînirica
bommi
brocchili
buffazza
büǥǥhîrî
bünaca
burieđđü
C
cacoccîla
cađđemmîssenzî (e barbainî)
caǥǥhia (Vergogna - chissa nunn'ha caghhia= non ha vergogna)
calacausi (calacausi e simenza)
calantruni
calia
cammila (camüla)
cammisa
campaniari
camüla
camürra
camurrìa
caniǥǥhia
caniǥǥhiotta
caniǥǥhiuola
169
cannarozzü
cannizzü
canoǥǥhiulü
cantastoriî
cantunieri
carannili
carannîlünî
carbünchiü
carcopü - carcopî
cardeđđa
cardünî
carpaǥǥhiu
carpìta
carrabbinieri
carramattella
carrara o carrata
carrinu - carrinieđđu
carüsü (carüsîttü)
carusieđđü
catabbrasimu
catabümmülü
catalettü
cavađđü
cavateđđü
cavetta
cavistru
cavîtta
cazüsa
cazüsarü
cazzaluora
ccetta
ccettü
cciaccarîtta
ccimmili
ccippuni
ccc̑hiappiri
cerniri
cc̑hiana
cc̑hianata
cchiappiri 'i ficu sicchi
cc̑hiuriri
cc̑hiusa
cc̑hiusu
ciarameđđa
170
ciaramiro
ciaramitaru
ciaü
cîaüla
cîaürieđđü
cicerculu (o ciciri = ceci o una loro variante- per est.: cervello)
cîcîlabbieđđa
ciciri (o cicerculu)
cicuoria
cimiddiari
cîpüđđa
cocülü (o strummulu)
commusantu (o cummusantu)
conca
cosi ruci
crapa
crapîtta
crapünî
crastü
crastünî
criata (serva)
crîstamîgnü
croccu
cruscente
cuasari --- calzette
cuccc̑hiaru
cuccc̑hiarinu (cuccc̑hiariđđinu)
cuccc̑hiaruni
cucuzzeddi
cüđđana
cuđđuruni (o cuđđiruni)
cufinü
cüfünî --- cüvünî
cuǥǥhiuni
cuǥǥhiunutu
cügnata (cügnateđđa)
cugnintura
culapasta (sculapasta)
cumedia (aquilone)
cummusantaru
cüncc̑hiürîrî
cüncc̑hiurutü
171
cuoǥǥhîrî
curbieđđa --- cürbieđđa
curigghiuni
curina
curtigghiu
curtigghiaru
cursè
cuttinina
cüttünî
cuttura
cutturiari
cüvîrcieđđu
D
darrierî
đđa'ncaü
đđieđđîra
dümanî
doppüdümanî
dücî
F
faccî
facc'i vecchia
farca --- (femmina del falco... 'a farca deriva dalla falconara che c'era in quel
posto)
fasciedda (na fasciedda 'e ricotta)
faücî --- falce
fîcürinia pl. fîcüriniî --- fichi d'india
ferotü --- visitatore della fiera (famosa la fiera di Buccheri).
fesî --- modello di piccone con un'estremità a punta e l'altra a taglio.
ficu e ficu sicchi --- fichi e fichi essiccati
ficu pala --- varietà di fico d'india
ficurinii --- fichi d'india
172
fraccü --- magro
framelîca (framelücü) --- fragile
frarî --- fratello
frascatularu
frenü --- fieno e freno
frümmentü --- frumento
funci --- funghi
funciddi --- funghetti ma in realtà indicano un dolce di mandorle e nocciole a
forma di fungo.
furammi
furcieđđa
fürchîttünî
fürcünî
fürchîǥǥhiünî
G
giàcchîta
giallognulu
giallü
gioccu
giuccarî
giugniettu (luglio)
gnaccü
gnaccacanî
gnagna (gnagna cuotta)
gniđđüzzü
gnieđđü gniđđittü
gnücchîttieđđü
gnogna
I
ià ---- iù
iabba! - iabbü! (esclamazione)
iabbü --- fare il verso
iaia dücî --- iaia rücî --- iaria dücî
iađđazzü
iađđina --- iađđina giuppina
iađđineđđa
173
iađđittü
iađđuzzu
iaǥǥhî
iamma
iammürü
ianciülü
iancü
iancu manciari (biancu manciari)
iacquieri (o acquieri)
iardinü
iarozzü (4 iarozzi = 1 munniu) --- Unità di misura di volume pari a circa 1 litro.
Esattamente 1,074566 lt.
iatta --- gatta
iattaluoru
iattü iattîttü
iattuffü
iarzana
îđđa îđđu îđđî
imenta
immü
immîrutü
imperiale (portapacchi auto)
innarü
intra
iommürü
iornu
ippünî --- giacchettino femminile
iriđđu
iurnata
iurnataru
L
laceđđa
larma
launaru
laürî --- lavürî
laürüncc̑hia
liamma
lîcaccia
174
limarrazza --- nevischio
limma
limma surda
lippu
llappusü
llîcca llîcca
llîcca sapünî (coltello)
lliccuzzu (ci sai a' lliccuzzu)
lummi
lünarü (o lüvarü)
luppinî
lupü (lupu munaru)
luvotî
M
macabbeü (o maccabbeü) --- idiota, scemotto, o giù di lì.
macabbünnü --- vagabondo... nel senso di scansafatiche.
macarî --- anche, pure
manciarura --- mangiatoia per il bestiame (muli, asini, cavalli ecc.)
manicüla --- cazzuola
ma'nnannu --- mio nonno
ma'nnannucu --- mio bisnonno
ma'nnannacu --- mio trisavolo
ma'nnannucazzu --- mio quadrisavolo
mannarini --- mandarini
mannîra --- derivato da "mandria" ma il significato è più propriamente l'ovile.
mantalînarü --- devoto appartenente alla congrega di S. Maria Maddalena.
manteca --- lucido per scarpe (deriva dallo spagnolo, erroneamente tradotto
come burro, in realtà si trattava di un grasso animale estratto da certi tessuti
adiposi degli animali morti). Personalmente l'ho visto fare a certi contadini
negli anni '50 in contrada Piana dove, nelel "praie" vi si gettavano le carcasse
degli animali domestici morti per malattia o per vecchiaia, tipo asini, muli,
175
ecc. In pratica i contadini estraevano dalle carcasse degli animali il grasso
che poi usavano per "lucidare" i loro scarponi.
manü --- mano
manü morta --- mano morta nel doppio significato: rendita esclesiastica e
mano che fingendo nonchalance si muoveva in direzione delle chiappe o di
altre appendici erogene delle fanciulle.
maneđđa --- piccola traversa
maraviǥǥhia --- meraviglia
maređđi
maronna
marrabbieđđu --- ved. fesî
marruggiu
martieddu
marunnuzza
marva
matapullista
matarazzu
matrocchîla
mazzacana
mbroǥǥhiü
mbrüǥǥhiü
mbrüǥǥhiüne
mbrüǥǥhiüsü
mennili
mentri chi
mieli
mincc̑hia
mincc̑hiuni
mincc̑hiunutu
mîremmî
meroǥǥhe
merrü
miscuottü
'mmacchiatu o ammacchiatu (rovinato)
mmardünaa̱ rî
mmiscatura (parte della tagghia)
mmüccalapüa̱nî
176
'mpanati
mpazzutü
'mpigni
mproǥǥhi (o mbroǥǥhi)
mpurtusaa̱ ri
mpuruǥǥhio
müccatüa̱re --- maccatüa̱rî
muđđîcunî
mulacciüa̱nî
muǥǥhierî
mulü
münaa̱ rü --- lua̱ pü münaa̱ rü
munnari
munnìü (4 iarozzi)
muntagnisi
münti
munzignaru
muraǥǥhiüni
mürga (o mürîva?)
murü
mustacchiuni
muzziünî (o muzzicuni)
N
nannu
nannucu
nannacu
nannucazzu
ncaǥǥhiarî
ncantesimatu
'ncarmari (se gn'ancarma a lupa)
nciovi
ncrucchittari
'ncuppulari
nîürü
nieggia
nivîlî
nivinaǥǥhia
'nnammüratü
'nnamuri
nnimmülü
nnizioni
nnunniari (annunniari)
'ntacca
177
'ntüniaa̱ rü
'ntoppari (ved. antuppari)
'ntüppatieđđî
'nturciniarî
'nŧrapunura
nuci
nuciddi
nuzzuliddu (ppi conchi)
'nzalata
'nzimigghiari
'nzimmilari
O
oriü
orü
P
pagghia
pagghialuora
pagghiocca
pagnuccata
pagnotta
paliari
pampera
pampina
pampuǥǥhia
panarü panarittu
pancc̑hiou
pan'î sîmmîla
pan'î Spagna
pannizzo
paparrina
parapiriti (così era definito il cappotto)
parieđđa
parmentu
parrarî
parrinu
parrittieri
partüallü -- partüallî
passiarura
pastaru
pastunî
pastura
patati
178
patr'abbunnanzia
persichî
petra
picitollu
picitonna (a vigilia 'i Natali)
pîcünî
pîmmamürî
pîmmamürina
piniari
pipi
pipi sbiezi
pisciruovu
pitruđđa
persücü -- persîchî
pîvîrarü, peoraro
picü
pierî
pievîra --- piecüra
pinnila
pitecu
pitontu
pümmarorî
püđđasceđđa
püđđašcia
poürü e pazzü
puđđîcinü
puđđiŧrü
puđđizzuni
puntiddu
purtieđđu
purtusu
puruoccc̑hiu
puzzuluni
Q
quagghiari
quagghiata
quagghiu
quaranturi
quartara
quartaredda
quartarüni
179
quasetta --- calzetta
R
raggia
raloggiu
rampinü
rasula
regna (na regna 'e frümmentü o di frenü)
ricotta salara
rifriscu e sullievu
rînnîrura
rittü
roncula
russicari (o arrussicari)
rüssü
rümmülü
rüppü
rutta
rüttü
S
sacchina
sampugna
sannîlî
sarma (16-sirici- tummuli)
sarmentü
sarristanü
sarristìa
sasizza
saut'e metti (o scinn'e travacca)
sautari
sbaǥǥhiari
sbaǥǥhiü
sbampari (sbampari u luci)
sbapurari
sbelgi
sberla
sbrođđa (v. šbrüđđarî - sbiancare - ripulire)
sbruffìa --- piove poco
scacciuni
scalarmü (scalarm'o priatuoriü)
180
scal'e sangn'abbücü (La Via Lattea)
scaluni
scaniari
scaniatürî
scannarî
scannieđđî
scantatü, scantü
sceccü
sciacca
sciaccare
sciamunitu
sciarra
sciarriari
sciarrinu
scîcchîgnü
sciđđicaluora
sciđđicari
sciđđucu
scinniri
scinnuta
scippari
scirbari
sciuoǥǥhiri
sciunnare
scorpu - scurpittu
scramuzzuni
scroccc̑hili
scrucchittari
sculapasta (culapasta)
scunchiurutu
scurdari
scürdiotü
scurieđđa
scurpiuni
scuvarina
scuziaronî
scuzzaria
scuzzulari
sedda
seggia
sidduni
siggitta
sîgnarürî
sîgnürî
181
sîgnüruzzü
simenza (calacausi e simenza)
sirbietta
spagghiari
spàrici
spiccc̑hiarî
spîrîcuddiarî
špîrura
spruccc̑hiari
squacquaraddiarî
stinnicchi --- farisi vieniri i stinnicchi: fingere malessere e svenimenti
stiricallonca
strena (strenna -> epifanìa)
stunarî
stunato
šŧraqquarî
šŧrîncipiettu
šŧrîppa
šŧroppa
šŧrümmülü (cocülü)
sumagghia (sumagghiuni)
T
tacca (fettuccina per le galline)
tacchiato (ricoperto di macchie)
tađđ'i cucuzzeđđa
tađđu
tagghia ("registro" dei fabbri-ferrai per le inferrature dei muli/asini/cavalli)
taǥǥhiari
tagghittu
taǥǥhiu
taǥǥhiuni
tarmünü
tašcappanü
timpa - timpuni
tinnirummi
tirri
tîrruzzu
tizzuni
tümmülü
trappitarü
ŧrappitü
trapulieri
trarenta
182
travaccari (scinni e travacca o sauta e metti)
ŧrî
trocchila (o matrocchila) --- era il triccheballacche
truppicari --- (inciampare)
trüscia --- (fagotto)
truzzuariü (Monücü truzzuariü)
tummulu (4 munnìi)
turciuni
turuźzü
U
ücchîla üccüla
uccierî
ucieđđü
üđđa
üǥǥhia
ünnî
ünn'è
uocc̑cc̑hiü
uoǥǥhiu
uoü --- uovü (fritto e bugghiuru)
uricc̑cc̑hia
urmu (senza aver bevuto nulla)
usca
uscari
V
vaddarusu
vađđîra
valìa
varagnari
varba
varbierî
varbüscia
vardünî
vastarî
vastasî
vastasuni
vastiana - vastianü - vastianeđđa
vastünachî
vastünî
vastuniari
vennîrî
vicariotu
183
vîrdî
vertîlî --- piccola bisaccia. Come doppio senso (i vertili) indicano i coglioni.
vîsazza --- bisaccia
viestiî --- bestie (da soma o da tiro... muli, asini, cavalli...)
vitieđđî --- vitelli
vitiđđuzzü --- vitellini
voscenza --- abbreviazione di Vostra Eccellenza.
vossìa --- Voi come forma di riguardo al posto di voscenza.
vuoǥǥhiü uoǥǥhiü --- olio
vuttirina --- pettorale (formato anche dalla semplice camicia abbottonata era
la parte del petto dove si trasportavano, più o meno nascosti, oggetti di vario
genere).
Z
źzappa --- zappa
źzappîtta --- piccola zappa
źzappünî --- grande zappa
źzappünieđđü --- zappa di piccolissime dimensioni
zzîcca --- zecca
zziccanninni (oss'i ziccanninni) --- semi di carrubo
zzimma --- sporcizia
zzotta --- frusta
zzottu --- fossa o fossato
zzuccarina --- diabete
184
zzuccurü --- zucchero
185
FESTIVITÀ BUCCHERESI
1) Capulannu
2) Bifania
3) Sant'Antoni
4) Cannalora
5) San Brasi
6) Carruvali
7) San Giuseppi
8) Pasqua
9) Luni'i Pasqua
10) San Francisch'i Paula
11) Primmu Maggiu
12) Festa da' Pruvirenzia
13) Fiera da' Pruvirenzia
14) 'Scinzioni
15) CurpusDomini
16) Santu Vitu
17) San Giuvanni (è festa ranni)
18) Santa Maria Mantalena
19) Maronna 'e Maggiu
20) Menz'Austu
21) Tutt'i Santi
22) I Morti
23) SanMartinu
24) Mmaculata
25) Santa Lucia
26) Natali
27) Patr'Abbunnanzia
28) Sant'Ambruociu
186
ORAZIONI
'====================
A BAMMINA
Oh Maronna do mantu celesti
V'invocu ogni matina e a vespri.
Do' Figghiu priziusu c'aviti 'mprazzu
e chiddu ca prieiu e tantu ringraziu.
Sta lodi Vi vuogghiu dedicari
picchì a fidi mia a' sempri aumintari.
Bedda Matri mia, na cosa vi vuogghiu addumannari
ca i figghi nostri di ogni sorti ata putiri vardari;
cu amuri e affettu ranni V'hannu a vinerari
e sempri n'to cuori V'hannu a purtari.
Santa Vergini Maria
arriurdatiVi dell'aiutu ca v'addumannu pi' mia,
l'arma nun a' finiri mai di putiriVi ringraziari
picchì nella Vostra Razia continuu sempri a spirari.
'====================
187
DIO TI SALVI, O REGINA (Salve Regina)
Dio Ti salvi o Regina
Gradite ed ascoltate,
e Madre universale
O Vergine Maria
per cui favor si sale
dolce, clemente e pia
in Paradiso.
gli affetti nostri.
Voi siete di gioia e riso
per tutti gli sconsolati
per tutti i disperati
unica speme.
A Voi sospira e geme
il nostro afflitto cuore
in un mare di dolore
e di amarezza.
O Maria, Madre di dolcezza
gli occhi Vostri son pietosi,
materni e amorosi,
a noi porgete.
Noi miseri accogliete
sotto il Vostro santo velo
il Vostro Figlio in cielo
a noi mostrate.
Voi dei nemici nostri
a noi date vittoria
e poi l'eterna gloria
in Paradiso.
Evviva Maria,
Maria sempre viva!
Evviva Maria
e Chi la creò
e senza Maria
salvar non ci si può.
Risuoni nell'aria,
la bella armonia:
evviva Maria
e Chi la creò!
E senza Maria
salvar non ci si può.
Sotto come veniva cantata dai nostri avi).
Diu Ti sarvi o Regina e Matri univirsali pi' cui favuri si sali in Pararisu.
Vui siete di gioia e risu, pi' tutti li scunsulati pi' tutti i dispirati unica
spemi. A Voi suspira e gemi u nostru affritto cuori nni mari di duluri e
d'amarizza. O Maria, Matri di durcizza l'uocchi Vostri su' pietusi,
materni e amurusi, a nui purgite. Nui miseri accuglite sutt'u Vostro
santu velu u Vostru Figgghiu n'cielu a nui mustrati. Graditi e ascutati, o
Vergini Maria duci, climenti e pia l'affetti nostri.
Voi de' nimici nostri a nui dati vittoria e poi l'eterna gloria in Pararisu.
Ebbiva Maria, Maria e sempri viva! Ebbiva Maria e Chi la criò e senza
Maria sarvari nun si pò. Risuoni nell'aria, na bella armonia: ebbiva
Maria e Chi la criò! E senza Maria sarvari nun si pò.
'====================
188
'================================
Preghiere della sera:
;===========
Cu Gesu mi curcu,
cu Gesu mi staiu,
sennu cu Gesu
paura nunn'aio
;===========
Gesù, Giuseppe e Maria
alluntana i mmiriusi
e la mala genti
da casa mia
;===========
Iù mi curcu pi durmiri,
nni lu sonnu pozzu muriri,
se nu'mm'arrivo a cunfissari
pirdunatimi Signuri
;===========
Nni stu liettu mi curcu iù
cincu santi mi truovu iù
dui da testa e dui de' pieri
nni lu menzu c'è lu Signuri Diu.
Cu Gesù mi curcu
e cu Gesù mi staiù
sennu cu Gesù
paura nunn'aiu
Iu sacciu la iurnata
ma nun sacciu la nuttata
mi raccumannu a Vui
Matri Annunziata.
Nunziatedda di l'Anciulu Santu
Anciulu Santu custudisci a mia
s'a fattu beni in Grazia di Diu
apritimi li porti
di lu Santu Pararisu.
(Rosetta Daquino)
189
2)
;==============================
Preghiere e scongiuri per le tempeste:
;===========
N'angilu do cielu
cià calatu na stola cruciata
na testa lucentissima,
Spiritu Santu spera,
Spiritu Santu libera,
ppi la vostra Santa podestà...
( si ripete 5 volte )
;===========
Bedda Matri di Bon Boscu
di Bon Boscu siti murata
siti stella matutina e di razzii caricata
susiti angilu e nun durmiri
e tri nivuli viri viniri
una di acqua
una di ventu
una di rannuli traunari.
(Quindi fare croci con la mano sinistra tenendo un coltello in mano)
;===========
Pigghia n'cutieddu
spaccala n'menzu
iettila nni la chiù funna cava
unni n'ci luci luna
unni n'ci canta iaddu
unni n'cè nessuna anima criatura.
(Si ripete tutta per tre volte).
;===========
Pasqua di duminica
Natali nunn'ha iurnata
di iovi l'Ascinsioni
190
ti scungiuru tentazioni ('ntantazioni)
(Si ripete per tre volte e si fa la croce con un coltello tenendolo nella mano
sinistra).
;===========
;==============================
'================================
Preghiera di zia DDia
(Sentita dalla compianta Donna DDia nel 1971)
Cu li larmuzzi mia li pieri abbagnu,
cu lacrimi suspiru e mi cunfunnu.
Diu mi chiama e la Cruci mi spagna
e aiu piccati assai, perciò nun miegnu.
- “Si hai piccati assai nun mi n’allagnu,
beni ti vuogghiu e pi figghia ti tiegnu;
pigghia stu sancu mia e fattini magnu.
Sarba a Ddiu e vieni a lu ma regnu”.
Varda chi tirruri senti l’anima mia
quannu si parti pi comunicari,
intra c’è la cortesia, c’è lu nostru Ddiu generali.
A vui mi raccumannu vergini Maria,
sta razzia m’ata a-ccuncieriri eternamenti
di putiri sarvari l’anima mia.
Santu Nicola di Roma vinìa,
‘ntesta purtava na nobili cruna.
Nn’a putìa né strinciri né allargari
pi li setti piccati murtali.
Ulìa diri setti voti centu
si t’abbasta l’arma a lu sapiri mia.
Diu crià l’ommu cu travagghiu e stentu
cu lu santu sancu ca spargìa.
Diu fici lu munnu ‘nti mmumentu
e ‘nti mmumentu lu biniricìu.
A chi ti servi stu travagghiu e stentu;
si travagghi pi lu corpu e no pi Ddiu.
Sia lodatu e ringraziatu lu santu sacramentu.
Viva Maria matri di Diu.
191
'====================
Orazioni di Santa Brigida:
Delle Orazioni di Santa Brigida, 15 in tutto, esistono parecchie
trascrizioni ed edizioni molto diverse tra loro. Ma quella in dialetto
siciliano (e Buccherese in particolare) sono state reperite da Maria
Acciarito che riportiamo di seguito alla pos. N. 1.
Subito dopo, per dovere di cronaca, riportiamo anche quelle (diverse) in
cui ci siamo imbattuti durante le nostre ricerche.
1) Orazione Buccherese:
Parti di Santa Briccita
Briccita santa 'nginucchiunu stava
davanti a un Crucifissu ca chiangiva,
la Santa Passioni cunsidrava,
la cruna di li spini si mintiva,
e cu na manu na torcia addumava,
cu l'antra manu un libbru ca liggiva:
Gesù ti pregu di la me 'ntinzioni:
rivelami la Santa Passioni.
Lu Crucifissu ca c'arrispunniu,
t'annu ca santa Briccita parlau,
ci cuntà li flagelli ca patìu
e la Passioni ci la rivilau.
Briccita cadì 'nterra e scanuscìu,
tuttu lu pettu 'i larmi si lavau.
Briccita do stillariu 'nnammurata
ti vogliu dari socchi ti prumisi,
a cu si penti di li so' piccata
l'abbrazzu e mi lu portu 'mparadisi.
Quannu ddu Giuda maccu mi tradìu
t’annu du muffuluna mi jittàu,
chisti sunu li peni ch’haju patutu:
setti surdati attaccavanu a mia
Deci pugna a li labbra m'hanu datu
setti voti cadivu pi la via.
'Nta setti mazzi di spini mi 'nfasciàru
unu chi mi battìa cu la catina
non putìa stari susutu a la matina
192
ca era niru chiù di lu cravuni.
'Nta 'dda notti ca mi fracillaru
tri ossa di la spadda mi niscèru.
T’annu spuntò la stidda matutina.
pi 'na parola 'i me' matri mischina
appi seicentuvinti muffuluni.
Pilatu s’affaccia’ di lu barcuni
e contra di li Judei si misi a diri:
Ch'ancora vi ni vuliti saziàri?
Chi omu è chissu e lassatulu jiri
È fracillatu e non po' chiù campari!
Rispunnìu la turba ‘ncoscienti:
lu vulèmu nui crucificari
Comu di novu m'appiru a 'n putìri
di novu si mittèru a fracillari.
Quannu a monti Carvaniu mi 'nchianàru
'na corda a lu coddu m’attaccàru
e tutti li capiddi mi scipparu
na cruci nda li spaddi mi minteru
pi tutta la città mi cunnucèru
ddà m'hannu datu na spinta mortali
m'hannu siccatu li nerbi e li vini
cadìu ddà'nterra cu tutta la cruci
era tanta pisanti la me' cruci
la facci e li jinocchia mi scurciài,
di nudda cosa a mia mi ni dispiaci
quantu ch’appressu a mia me' matri duci
acchianava e chiangìa senza cunsolu,
dicennu : figghiu miu moru moru-.
Cu pi quaranta jorna si la dici
la Vergini Maria lu binidici,
cu pi quaranta jorna la dirà
peni d'infernu non ni passirà,
cu pi quaranta jorna la fa diri
peni d'infennu non ni po' patìri,
e tri jorna prima di lu so muriri
Santa Briccita ci lu sapi a diri.
Chista è a prijera do Signuri nostru,
dicemmu n’Avirmaria e Paternostru.
193
'---------------------Quella che segue (almeno in teoria) dovrebbe essere la raccolta completa
delle Orazioni di Santa Brigida (di Autore e di trascrittore ignoto) che
riportiamo per dovere di completezza, compresi i commenti e i suggerimenti:
ORAZIONI DI SANTA BRIGIDA SOPRA LA PASSIONE DI NOSTRO
SIGNORE GESU’ CRISTO
(Da recitare ogni giorno per un anno intero senza interruzione)
Santa Brigida, desiderosa da molto tempo di sapere il numero dei colpi che Nostro Signore
Gesù Cristo aveva
ricevuto durante la sua Passione, apparve Gesu’ che le disse: “ figlia mia, ho ricevuto sul
mio corpo 5480 colpi. Se tu vorrai onorarli, dirai ogni giorno 15 pater e ave con le orazioni
seguenti che ti do, durante un anno. Trascorso un anno tu avrai salutato ognuna delle mie
piaghe”
Promesse di Gesù
1. Libertà dal purgatorio di 15 anime della sua stirpe;
2. E 15 giusti della sua stirpe saranno confermati e conservati in grazia;
3. E 15 peccatori della sua stirpe si convertiranno;
4. La persona che le dirà avrà il primo grado di perfezione;
5. E 15 giorni prima di morire riceverà il mio prezioso corpo, di modo che sarà liberata dalla
fame eterna e berrà il mio Prezioso Sangue perché non abbia sete eternamente;
6. E 15 giorni prima di morire avrà una amara contrizione di tutti i suoi peccati e una
perfetta conoscenza di essi;
7. Metterò il segno della mia croce Vittoriosa davanti a lei per soccorrerla e difenderla
contro gli attacchi dei suoi nemici;
8. Prima della sua morte io verrò a lei con la mia amatissima e dilettissima Madre;
9. E riceverò benignamente la sua anima e la condurrò alle gioie eterne;
10. E conducendola fino là, le darò con singolare tratto a bere alla fonte della mia Deità, ciò
che non farò con quelli che non hanno recitato queste orazioni;
11. Perdonerò tutti i peccati a chiunque è vissuto per 30 anni in peccato mortale se dirà
devotamente queste orazioni;
12. E lo difenderò dalle tentazioni;
13. E gli conserverò i suoi cinque sensi;
14. E lo preserverò dalla morte improvvisa;
15. E salverò la sua anima dalle pene eterne;
16. E la persona otterrà tutto quello che domanderà a Dio e alla Vergine Maria;
17. E se è vissuto, sempre secondo la sua volontà e se è dovuto morire l’indomani, la sua
vita si prolungherà;
18. Tutte le volte che reciterà queste orazioni guadagnerà indulgenze:
19. E sarà sicura di essere aggiunta al coro degli Angeli;
20. E chi insegnerà queste orazioni ad un altro, avrà gioia e merito senza fine che saranno
stabili in terra e dureranno eternamente in Cielo;
194
21. Dove sono e saranno dette queste orazioni, Dio è presente con la sua Grazia.
Prima orazione.
O Signore Gesù Cristo, eterna dolcezza di coloro che ti amano, giubilo che trapassa ogni
gioia ed ogni desiderio, salute ed amore di coloro che si pentono, ai quali dicesti: “Le mie
delizie sono con i figlioli degli uomini“, essendoti fatto uomo per loro salvezza ricordati di
quelle cose che ti mossero a prendere la carne umana e di quello che sopportasti dal
principio della tua incarnazione fino al salutifero tempo del tuo patire, ab aeterno ordinato
nel Dio Uno e Trino. Ricordati del dolore che, come affermi tu stesso, ebbe l’anima tua,
quando dicesti: “Mesta è l’anima mia fino alla morte“ quando nell’ultima cena che tu facesti
coi tuoi discepoli, dando loro per vivanda il corpo e sangue tuoi, lavando i loro piedi e
amorevolmente consolandoli predicesti la tua imminente Passione. Ricordati del tremito,
dell’angustia e dolore che sopportasti nel santissimo corpo, prima di andare sul patibolo
della Croce, quando dopo l’avere tu fatto tre volte orazione al Padre, pieno di sudor di
sangue, ti vedesti tradito da uno dei tuoi discepoli, preso dal tuo popolo eletto, accusato da
falsi testimoni, iniquamente da tre giudici condannato a morte, nel più solenne tempo della
Pasqua, tradito, burlato, spogliato dei tuoi vestiti, percosso nella faccia (con gli occhi
bendati), legato alla colonna, flagellato e coronato di spine. Concedimi adunque, ti prego
dolcissimo Gesù, per le memorie che serbo di queste pene, prima della mia morte,
sentimenti di vera contrizione, una sincera confessione e remissione di tutti i miei peccati.
Amen. O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore! Amen. O Gesù, Figlio di
Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi
di noi pietà. Pater, Ave.
Seconda orazione.
O Gesù, vera letizia degli Angeli e Paradiso di delizie, ricordati degli orribili tormenti che
provasti, quando i nemici tuoi, come ferocissimi leoni, avendoti circondato con schiaffi,
sputi, graffi ed altri inauditi supplizi, ti lacerarono; e per le ingiuriose parole, per le aspre
percosse e durissimi tormenti, con i quali i nemici tuoi t’afflissero, io ti supplico che voglia
liberarmi dai miei nemici così visibili come invisibili, e concedi che sotto l’ombra delle ali
tue io ritrovi la protezione dell’eterna salute. Amen. O Signore Gesù Cristo, abbi
misericordia di me peccatore. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute
degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà. Pater, Ave.
Terza orazione
O Verbo incarnato. Onnipotente creatore del mondo, che sei immenso, incomprensibile e
puoi racchiudere l’universo nello spazio di un palmo, ricordati dell’amarissimo dolore che
sopportasti quando le santissime tue mani e piedi furono confitti con chiodi acuminati sul
legno della croce. Oh! Qual dolore provasti, o Gesù, allorché i perfidi crocifissori
dilaniarono le tue membra e sciolsero le congiunture delle tue ossa, tirarono il
tuo corpo per ogni verso, a loro piacere. Ti prego per la memoria di questi dolori
sopportatida te sopra la croce, che tu mi voglia concedere ch’io ti ami e tema quanto si
195
conviene. Amen. O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. O Gesù, Figlio
di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo,
abbi di noi pietà. Pater, Ave.
Quarta orazione
O Signore Gesù Cristo Celeste Medico, ricordati delle sofferenze e dei dolori che sentisti
nelle tue già lacerate membra, mentre si levava in alto la croce. Dai piedi alla testa eri tutto
un cumulo di dolori; e nondimeno ti scordasti di tanta pena, e porgesti pietosamente
preghiere al Padre per i nemici tuoi dicendo: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello
che fanno“. Per questa smisurata carità e misericordia e per la memoria di questi dolori
concedimi di ricordarmi della tua amatissima Passione, affinché essa mi giovi per una piena
remissione di tutti i miei peccati. Amen. O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me
peccatore. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini
crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà. Pater. Ave.
Quinta orazione
Rammentati, o Signore Gesù Cristo, specchio di eterna chiarezza, dell’afflizione che avesti
quando, veduta la predestinazione di quelli eletti che, mediante la tua Passione, dovevano
salvarsi, prevedesti ancora che molti non ne avrebbero profittato. Pertanto ti chiedo per la
profondità della misericordia che mostrasti non solo nell’aver dolore dei perduti e disperati,
ma nell’adoperarla verso il ladrone quando gli dicesti: “Oggi sarai meco in paradiso“, che tu
vogliapietoso Gesù, adoperarla sopra di me al punto della mia morte. Amen. O Signore Gesù
Cristo, abbi misericordia di me peccatore. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per
la salute degli uomini crocifisso, ragnante ora in cielo, abbi di noi pietà. Pater, Ave.
Sesta orazione
O Gesù Re amabile, ricordati del dolore che provasti, quando nudo e disprezzato pendesti in
Croce, senza avere, fra tanti amici e conoscenti che t’erano d’intorno, chi ti consolasse,
eccetto la tua diletta Madre, alla quale raccomandasti il discepolo prediletto, dicendo:
“Donna, ecco il tuo figlio; ed al discepolo: ecco la tua Madre“. Fiducioso ti prego,
pietosissimo Gesù, per il coltello del dolore che allora le trapassò l’anima, che tu abbia
compassione di me nelle afflizioni e tribolazioni mie così del corpo come dello spirito, e mi
consoli, porgendomi aiuto e gaudio in ogni prova ed avversità. Amen. O Signore Gesù
Cristo, abbi misericordia di me peccatore. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per
la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà. Pater, Ave.
Settima orazione
O Signore, Gesù Cristo, fonte di dolcezza inestinguibile che mosso da intimo affetto di
amore, dicesti in Croce: “Io ho sete, cioè desidero sommamente la salute del genere umano”,
accendi, ti preghiamo, in noi il desiderio di operare perfettamente,spegnendo del tutto la sete
delle concupiscenze peccaminose e il fervore dei piaceri mondani. Amen. O Signore Gesù
Cristo, abbi misericordia di me peccatore. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per
196
la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà. Pater, Ave.
Ottava orazione
O Signore Gesù Cristo, dolcezza dei cuori e soavità grandissima delle menti, concedi a noi
miseri peccatori, per l’amarezza dell’aceto e del fiele che per noi gustasti nell’ora della tua
morte, che in ogni tempo, specialmente nell’ora del morirenostro, noi ci possiamo cibare del
Corpo e Sangue tuo non indegnamente, ma in rimedio e consolazione delle anime nostre.
Amen. O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. O Gesù, Figlio di Dio,
nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di
noi pietà. Pater, Ave.
Nona orazione
O Signore Gesù Cristo, giubilo della mente, ricordati dell’angustia e dolore che patisti
quando per l’amarezza della morte e l’insulto dei giudei gridasti al Padre tuo: “Eloi, Eloi,
lamma sabactani; cioè: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Per questo ti
chiedo che nell’ora della mia morte tu non mi abbandoni. Signor mio e Dio mio. Amen. O
Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. O Gesù, Figlio di Dio, nato da
Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà.
Pater, Ave.
Decima orazione
O Signore Gesù Cristo, principio e termine ultimo del nostro amore, che dalla pianta dei
piedi alla cima del capo ti sommergesti nel mare dei patimenti ti prego, per le larghe e
profondissime tue piaghe, che mi voglia insegnare ad operare perfettamente con vera carità
nella legge e nei precetti tuoi. Amen. O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me
peccatore. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini
crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà. Pater, Ave.
Undicesima orazione
O Signore Gesù Cristo, profondo abisso di pietà e di misericordia io ti domando, per la
profondità delle piaghe che trapassarono non solo la carne tua e le midolla delle ossa, ma
anche le più intime viscere, che ti piaccia sollevare me, sommerso nei peccati e nascondermi
nelle aperture delle tue ferite. Amen. O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me
peccatore. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini
crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà. Pater, Ave.
Dodicesima orazione
O Signore Gesù Cristo, specchio di verità, segno d’unità e legame di carità, abbi in mente le
innumerevoli ferite di cui fu ricoperto il tuo Corpo, lacerato dagli empi Giudei e
imporporato del tuo stesso preziosissimo Sangue. Scrivi, ti prego, con quello stesso Sangue
nel cuore mio le tue ferite, affinché, nella meditazione del tuo dolore e del tuo amore, si
rinnovi in me ogni giorno il dolore del tuo patire, si accresca l’amore, ed io perseveri
197
continuamente nel renderti grazie sino alla fine della mia vita, cioè fino a quando io non
verrò da te, pieno di tutti i beni e di tutti i meriti che ti degnasti donarmi dal tesoro della tua
Passione. Amen. O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. O Gesù, Figlio
di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo,
abbi di noi pietà. Pater, Ave.
Tredicesima orazione
O Signore Gesù Cristo, Re invittissimo ed immortale, rammentati del dolore che sentisti
quando, essendo tutte le forze del Corpo e del Cuore tuo venute meno, inchinando il capo
dicesti: “Tutto è compiuto“. Perciò ti prego per tale angustia e dolore, che tu abbia
misericordia di me nell’ultima ora della mia vita, quando sarà l’anima mia turbata dall’ansia
dell’agonia. Amen. O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. O Gesù,
Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in
cielo, abbi di noi pietà. Pater, Ave.
Quattordicesima orazione :
O Signore Gesù Cristo, Unigenito dell’altissimo Padre, splendore e figura della sostanza
sua, ricordati dell’umile preghiera con la quale raccomandasti lo spirito tuo dicendo: “Padre,
raccomando nelle tue mani lo spirito mio” . E dopo piegato il capo e aperte le viscere per
riscattare, esclamando mandasti fuori l’ultimo respiro. Per questa preziosissima morte ti
prego, Re dei Santi, che mi faccia forte nel resistere al diavolo, al mondo ed alla carne,
affinché morto al mondo, io viva a te solo, e tu riceva nell’ultima ora della mia vita lo spirito
mio, che dopo lungo esilio e pellegrinaggio desidera di ritornare alla sua patria. Amen. O
Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore. O Gesù, Figlio di Dio, nato da
Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà.
Pater, Ave.
Quindicesima orazione
O Signore Gesù Cristo, vera e feconda vita, ricordati dell’abbondante effusione del sangue
tuo, allorché piegato il capo sulla Croce, il soldato Longino ti squarciò il costato da cui
uscirono le ultime gocce di sangue ed acqua. Per questa amarissima Passione ferisci, ti
prego, dolcissimo Gesù, il cuor mio, affinché, giorno e notte io versi lacrime di penitenza e
di amore: convertimi totalmente a te perché il mio cuore sia perpetua abitazione di te e la
conversione mia ti piaccia e ti sia accetta, ed il termine della mia vita sia lodevole, per
lodarti insieme con tutti i Santi in eterno. Amen. O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di
me peccatore. O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini
crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà. Pater, Ave.
Chiusura:
O Signore mio Gesù Cristo, Figlio di Dio vivo, accetta questa preghiera con lo stesso
immenso amore, col quale sopportasti tutte le piaghe del tuo Santissimo Corpo; abbi di noi
198
misericordia, ed a tutti i fedeli, vivi e defunti, concedi la tua misericordia, la tua grazia, la
remissione di tutte le colpe e pene, e la vita eterna. Amen.
199
SCUOLA MEDIA STATALE "G. DELEDDA"
BUCCHERI
'=========================
BUCCHERI MIA
Breve antologia di
Tradizioni popolari
a cura degli
alunni della I° B
'========================
Anno Scolastico 1985 - 86
200
Questa raccolta di
I) Filastrocche
2) Ninne nanne
3) Giochi e conte
Canti popolari
Poesie popolari
Proverbi
Indovinelli
Piatti tipici buccheresi
9) Rricostruzione glottologica del linguaggio buccherese è stata ideata dagli alunni della scuola
media "G. Deledda" di Buccheri sulla realtà ambientale storica CULTURALE DEL LORO
PICCOLO PAESE MONTANO.
Semu tutti
diciannovi carusi
abbastanza spiritusi
ca pi farivi arricriari
vi vulemu prisintari
chisti beddi cumpusizioni
ca su poi trarizioni
do chiù beddu
paisi muntanu
ca Buccheri è numinatu
201
IL FIDANZAMENTO
Figghiuzza,
quannu 'nchiesa tu trasisti
e cu l'ucchiuzzi li lampu addunasti
quannu la manu nfrunti ti mittisti
tutti di iacqua e rosi la lavasti
quannu ni ddu vancu t'assittasti
ammenzu a tanti ciuri ti mittisti.
Arrivannu a menza missa t'autasti
n'angilu do cielu mi paristi
s'accapà la missa e ti ni isti
li genti senza cosi li lassasti
Questo componimento dialettale prelude l'incontro e l'innamoramento fra due giovani. Quando i
genitori della ragazza si accorgevano che un ragazzo dava qualche occhiata alla loro figlia, facevano
finta di niente perché sapevano che era di buona famiglia . Quindi permettevano al giovane qualche
serenata notturna e ne erano compiacenti. La mattina seguente parlavano con le comari come se
nulla fosse accaduto la sera rpecedente. La cosa è risaputa dal vicinato che fa: "I matrimoni: u patri i
addota e u vicinatu li marita". Trascorso un po' di tempo i genitori del ragazzo mandavano a casa
dell'amata una comare chiamata "missaggiera", per sapere cosa la famiglia avrebbe dato in dote alla
figlia e si stabiliva l'entrata del giovane fidanzato in casa della fidanzata. Per questa occasione
venivano infitati amici e parenti dei fidanzati che, seduti a circolo nella stanza, (i parenti della zita di
fronte a quelli dello zito) ascoltavano le parole del padre della ragazza:
"amici e canuscenti, vi fazzu sapiri ca ma'ffigghia è zita"
Dopo queste parole il fidanzato metteva l'anello alla fidanzata, che serviva a "sangariari" la promessa
solenne della ragazza cioè di essere la fidanzata e la futura sposa fedele del fidanzato. Dopo gli
scambi di auguri venivano offerte agli invitati, calia, funciddi e spinnagghi. Subito dopo si aprivano le
danze, e i primi a ballare erano i fidanzati e dopo gli invitati. Questa era un'altra occasione per il
corteggiamento di un'altra ragazza da parte dei giovanotti. Se un giovane voleva ballare con una
ragazza schietta doveva chiedere il permesso al padre dicendo queste parole: "Ci permittiti ca ballu
cu vostra figglhia?" e se il padre gli dava il suo consenso, potevano ballare.
Dopo il fidanzamento il ragazzo andava a trovare la fidanzata ognis era, per farsi invitare a cena e
conoscere meglio la casa. Quando i fidanzati uscivano erano seguiti dai parenti che si disponevano
in fila secondo il grado di parentela. I giovani aspettavano con ansia il aftidico giorno, e soprattutto i
genitori della ragazza. Per timore che la figlia rimanesse schietta e senza la possibilità di procurarsi
un nuovo fidanzato.
202
Il matrimonio
Tuttavia bisognava aspettare il periodo favorevole al matrimonio, perché non tutti i mesi dell'anno
erano prestabiliti alla celebrazione delle nozze, come maggio o agosto, così pure alcuni giorni della
settimana come martedì e venerdì. Prima delle nozze i due giovani venivano "appizzati" cioè i loro
nomi venivano affissi al comune e alla chiesa. Tre giorni prima del matrimonio la ragazza esponeva il
suo corredo sul letto della madre e lo mostrava ai vicini e ai parenti. Il corridoio era formato da
lenzuola, da federe e da coperte, che contemporaneamente venivano esposte anche dal fidanzato e
dopo averlo mostrato si offriva della calia (ceci abrustoliti). Quando il fatidico giorno arrivava la casa
della sposa era piena di comari, che l'aiutavano a vestirsi. Una delle comari era chiamata comare
dell'oro, perché era lei a portare le fedi. La sposa indossava un vestito bianco e un velo trattenuto da
una coroncina di fiori di zagara. Lo sposo era vestito con un abito elegante e portava in mano un
mazzolin di fiori. La sposa veniva accompagnata dal padre, invece lo sposo dalla madre. Mentre la
sposa entrava in chiesa diceva: "trasuti intra sta chiesa papali e trovu u fissa ca m'ha campari".
Dopo la cerimonia agli sposi che uscivano dalla chiesa venivano lanciate manciate di frumento e
qualche moneta. Si passa poi al trattenimento durante il quale venivano offerti: "spinnagghi".
Quindi si aprivano danze a suon di "mandolini e friscaluti", e la sposa lanciava alle ragazze schiette "a
licaccia" (reggicalze) e chi la prendeva per prima si sarebbe sposata entro l'anno. Quando giungeva
notte gli sposi venivano lasciati soli e chiusi in casa per tre giorni e la suocera provvedeva al loro
mantenimento e li svegliava con la formula tipica: "Bon luvata zita, aieri schietta e oggi maritata".
203
FILASTROCCHE
BUCCHIRISI
Filastrocca di li ziti
Chi ci pensi quann'erumo ziti?
ni manciaumu i favi caliati
e ura ca semu spusati,
cauci, pugni e timpulati
============================
FILASTROCCA DI SAN MARTINU
-Chi porti dduocu?
-Pani e vinu
-A cu lu porti?
-A San Martinu
-E ti duna?
-N'carusieddu
-Lieva lieva stu martieddu.
=========================
C'era 'na vota nu re,
bafé, biscottu e mané
c'avia na figghia
bafigghia biscotta e manigghia
aviva n'aceddu
bafeddu biscottu e maneddu
'St'aceddu
bafeddu biscottu e maneddu
un'gniornu si nni sbulò
Allura u re
bafé biscottu e mané
dissi a li so surdati
bafati biscotti e manati
"Cu trova l'aceddu
bafeddu biscottu e maneddu
cci rugnu ppi spusa a me figghia
bafigghia biscotta e manigghia"
Parteru i surdati
bafati, biscotti e manati
ma nuddu truvò l'aceddu
204
fabeddu biscottu e maneddu
Allura curriu u carusu
bafusu, biscottu e manusu;
truvò l'aceddu
bafeddu, biscottu e maneddu
e cci u purtò o re,
bafé biscottu e mané:
"Ora datimi a vostra figghia,
bafigghia biscottu e manigghia!"
Ma u re
bafé biscottu e mané:
"A te, carusu
bafusu, biscuttu e manusu,
iù t'haiu a dari a me figghia,
bafigghia biscott'e manigghia?
Vattinni cani rugnusu
bafusu biscottu e manusu,
ca vuoi pi spusa a me' figghia
bafigghia biscotta e manigghia,
pi n'aceddu
bafeddu biscotto e maneddu!
Vattinni, ti dugnu n'carrinu
bafinu biscottu e maninu;
========================
A serie d'e nummiri
1) Ummula
2) Tummula
3) Trimmula
4) Quala
5) Qualigghia
6) Linticchia
7) Fasola
8) Puseddu
9) Munnanu
10 Mureci
11) esu deci
'==============================
Chiovi, chiovi, chiovi
a iatta fa li ova
205
u surci si marita ca coppula di sita.
'===========================
Aviti vistu
ngn'adduzzu cumari?
l'aviti vistu passari di cca?
Tutti li strati m'ha fattu girari
uora m'affruntu a passari di cca
'===========================
Trilli trilli tri cannelli
ciciri cuotti e campanelli,
lu ucieddu supra u mari
quantu pinni po' purtari?
Po' purtari na pistola,
chidda i rintra e chidda i fora.
Di fora quaranta:
a iaddina canta,
canta lu jaddu affacciatu a finestra
cu tri palummi n'testa:
jaddu jaddina Palermu e Missina
'==============================
Ti maritasti e ti pigghiasti a chissu
vieni a festa e nun ti runa spassu
ti pighhiasti a n'tintu mastricieddu
ca nun potti campari na iaddina e n'gnaddu.
A primma sira s'ampignà u nieddu
ppi ddà zona i casicavaddu.
(U zu Ciccu Di Silvestro)
'====================
Amu saputu ca ti maritasti
cu l'aiutu di Diu, bonu facisti,
ammusciammillu chissu ca ti pigggiasti
s'è miegghiu di mia commu dicisti.
Su mmucca muschi unn'uncuntrasti
chi fusti uorba ca nunn'u viristi?
Ura ca nni so manu capitasti
dimmi a virità si ti ni pintisti.
(U zu Ciccu Di Silvestro)
206
====================
Canzuni d'amuri
Cugghiennu st'alivuzza
nti l'arbiruzzi sta' fina a la sira
cantennu na canzuna
tantu chiaramente ca
iù cu l'uocchi ci tiegnu la miracoli
Cu la sa faccitta fina
cu la sa biddizzi rari
cu la sa beddu cuori
cu la sa fari m'ancatina
e iù de sa biddizzi m'annamuru
'==========================
Vinni la primavera
li mennuli su n'ciuri
a mia n'focu d'amuri
u cori m'addumò.
L'aceddi s'assicutunu
facennu discurseddi
Ah quanti cosi beddi
ca ti fanu 'n unna! ('nnammurà'? o 'nnunnià?)
Si maritau Rosa,
Saridda e Pippinedda
e iù ca sugnu bedda
mi vogghiu marità.
(mmi potti marita')
'=======================
Buccheresina mai
Quando il sole a Buccheri tramonta
Dalla piana un incanto mi par
E il castello una storia racconta
ai suoi figli che stanno a sognar.
Dalla chiara Matrice si sente
una lieta campana suonar
207
e dal apsso marino (risponde) si sente
un motivo che fa ridestar.
L'acqua chiara 'e canali ogni sera
lenta acqua lenta mormora amor,
una bella carusa sincera
fa sognare felice il suo cuor.
Buccheresina mia,
Buccheresina mia,
della sicilia tu sei il mio (il più) bel fiore.
Gli oliveti nellimmensa distesa,
sono avvolti tra un verde color,
i balconcini diq uesto paese
sono tutti adornati di fior.
Dalla vecchia badia con clamor
l'orologio si sente suonar
e quel suono risveglio del cuore,
è un risveglio di felicità.
Buccheresina mia,
Buccheresina mia--della sicilia tu sei il mio (il più) bel fiore.
===========================
208
POESIE DIALETTALI BUCCHERESI
A schiettulidda
quannu cuoigghi i funci,
n'chianu s'assetta
si passa l'amanti.
Sa mamma ci dici:
"Chi nun t'affrunti,
trasi cca rintra
e lieviti davanti"
Beh! Sta ammma mia
quant'è prurenti
chi nun ci pensa
do to tempu avanti
una matruzza
facitimi i cunti
mi maritati
e mi lievu davanti.
(U zu Ciccu Di Silvestro)
==================
Varda a chi statu
ca signu arridduttu;
né maritatu, né zitu,
né schiettu
arridduciuru signu
na cannila
ca senza fuocu
u ma cuori adduma.
(U zu Ciccu Di Silvestro)
==================
NINNI NANNI
BUCCHIRISI
Ruormi, ruormi
tesoru miu,
mentri ruormi
iu travagghiu
e ti fazzu
a camicina,
e ti la metti
dumani matina.
209
====================
San Giuseppi
di ca passau
e di stu figghiu
m'addumannau
iù ci rissi
ca durmia
- lassulu stari
lu gioia miu '======================
Ninna ò ninna ò
tutti dormunu e tu no
tutti dormunu li genti
sulu stu figghiu non dormi nenti.
(variante: E se stu figghiu non moli durmiri
naticareddi ss'a quantu n'aviri
e n'aaviri cibcucentu
figghiu d'oru
figghiu d'argentu)
'===========================
La ò e di la ò
tutti dormunu e tu no,
e se tu nun voi durmiri
naticareddi ssa quantu n'aviri.
e n'aaviri cibcucentu
figghiu d'oru
figghiu d'argentu.
'===============
San Franciscu di Paula
cunzamici la taula
mittimmici pani e pisci,
ca sta figghia s'addurmisci.
'=================
Ninna, ninna
nanna
chista figghia
210
è di la mamma,
di la mamma
e di la zia
di tutti chiddi
di casa mia.
211
Scuola Media Statale
"Grazia Deledda"
Buccheri
Depliant Pubblicitario
Ideato dai docenti Gionfriddo e
Giucastro e realizzato con la collaborazione
degli alunni della classe II B.
Anno Scolastico 1993/94
212
213
214
NIVINAǤǤHI
(Indovinelli)
;----------------------A buttan'e ta'ma'
ià l'uocchi a fissariddà
vieni u curnutu i ta' pa'
cià scarica e si ni va'
(a scupetta)
;----------------------Aiai, aiai, aiai
fammî spüǥǥhiarî
ca tî fazzü arricriarî
(a ficurinia)
;----------------------A za cicca si šŧinniccc̑hia,
U zü ciccü ci'àccravacca
tutta para la scunquassa
(u Scaniatürî)
;---------------------Camînennü camînennü
ma vaiü tücchennü
(a sacchetta)
;----------------------Cappottu virdi
fodira russa
e buttini niuri
(Il cocomero)
;----------------------Cincu ricotti
intra na cavagna
215
(il guanto)
;---------------------Cu na vistina
viestî a cincu fiǥǥhi
(Il guanto)
;---------------------Don Marianü don Marianü
chî facîtî nnî stü chianü?
nné manciatî nné bîvîtî
e cchiü lloncü vî facîtî
(l'asparago)
;---------------------------Iaiu na cosa cu tanti biddizzi
ogni annu
ci tagghiu li trizzi
e fa ddivintari
l'ommini pazzi
(Vino)
;---------------------Iaiu na cosa mi scantu a tuccalla
ci tagghiu la testa
ci tagghiu la cura
e truovu na bedda signura.
(la fico d'india)
;---------------------Iaiu n'canuzzo attaccat'o palazzu
né mancia, né bivi
u Signuri pruvviri
(forno)
;----------------------Iaiu 'ntiriticchiü
ca ci va
216
nasü, culü e sticchiü
(il vaso da notte)
;---------------------Ie' tünnu e nunn'e' monte
è verde e non è prato
è rosso e non è fuoco
è nero e non è carbüne
nunn'è funtana ma duna acqua
(il cocomero)
;----------------------M'accurza davantî
e m'allonca darrierî
(nivinaǥǥhia: la strada)
;---------------------Nivinagghia nivinagghia
u fa nna pagghia
(gallina)
;----------------------nunn'ha punta e percia u muru.
;----------------------O scuru va
o scuru vieni
fa a iurnata
a si ni vieni
(l'aratro)
;---------------------Pilu piliccu
'nto culu t'a ficcu
e cu tantu pilicchiari
n'to culu t'a ficcai
(la cruna dell'ago)
217
;---------------------Pîlü cü pîlü
s'ancücchiünü a nottî
(Le palpebre)
;---------------------Quann'era schîttülidda
era bedda e russülidda
üra ca mî marîtaiü
nîvîra addîvîntaiü
(La pentola -un tempo erano di terracotta smaltata rossa-)
;---------------------Settî e ottü... n'cappottü
(arancia - partuallo)
;----------------------Sono alto quanto un palazzo
cascü n'terra e nentî mî fazzü
quando mi tolgo l'abito verde
divento la prima chiacchierona
(la noce)
NOTA: Mi è stata riferita esattamente così come l'ho trascritta sopra. Ma
penso che in buccherese stretto sarebbe più corretta così:
Sîgnü iauta quantü m'palazzü
carü n'terra e nentî mî fazzü
quannü mi lievo l'abbütü vîrdî
addîventü a primma chiacchiarüna
(la noce)
;-------------------------Sunu tanti purcidduzzi
quannu pisciunu
pisciunu tutti.
(i ciaramiri de tetti)
218
;-------------------------Trullallà, trullallà
cchiù nuova è
cchiù scrüsciü fa
(la scopa)
;----------------------U parrinü cu sa'suorü
ü düttürî cu sa'mmuǥǥhierî
aviunü quattrü pümmî
sî nî mancianü unü all'unü
e ci n'arristà unü.
(variante: ü farmacista al posto del dottore)
(La moglie del dottore era sorella del prete)
;----------------------
219
FONTI STORICHE
Riportiamo qui tutte le fonti storiche che parlano di Buccheri, iniziando dal
libro più antico di tutti che citiamo per primo e che chiameremo S-1 :
Il libro di Ruggero - XII° secolo- di Abū ‘Abd Allāh Muhammad
ibn Muhammad ibn ‘Abd Allah ibn Idrīs al-Siqillī (il Siciliano),
detto anche Idrīsī, Edrisi, El Edrisi, Ibn Idris, Hedrisi o al-Idrīsī o,
in latino Dreses, e in arabo:
‫أبو عبد الله محمد بن محمد ابن عبد الله بن إدريس الصقلي‬
Per quanto riguarda gli altri Autori (Testi) useremo una sigla via via crescente tipo S-2
S-3 ecc. e riporteremo nell'Appendica Storica Bibliografica il riferimento esatto.
S-1 ; Edrisi, 1150 ca.:
Buccheri, casale che sorge su terreno piano, è un abitato prospero per la sua
produzione granifera e fruttifera e gode di buon prestigio; il suo territorio verso
ovest giunge ai confini della pineta chiamata al - Binìt. Da Buccheri corrono venti
miglia in direzione nord per Lentini, per Buscemi sette miglia ma verso sud. I
territori di queste due ultime località essendo confinanti si addentellano.
S-2 ; Rocco Pirri, 1644:
SYRACUSANAE ECCLESIAE
...
IV. BUCCHERIUM olim Buker Saracenicum
oppidum in colle parum edito haerens, à
familia Montisalti ad Morrham hodie; sub
Hieronymo, ab ann. 1627. 20. Martii honore
Principatus cohonestatum, lares 906 cives
3388 numerat.
Buccheri, città Saracena, un tempo detta Buker, costruita su un colle poco
elevato, [è passata] dalla famiglia Montisalti (Montalto), oggi ai Morra;
sotto Geronimo, dal 20 Marzo 1627 salita agli onori di un fragile Principato,
conta 906 case (o fuochi) e 3388 abitanti.
Paroch. templum D. Ambrosio Episc. Mediol.
dicatum est. In eo cum ann. 1570 (ut perhibet
hist. Capuccinorum) sermonem haberet
I
220
La Chiesa Parrocchiale fu dedicata a S. Ambrogio, Vescovo di Milano. In essa
nell'anno 1570 (come testimonia la Storia dei Capuccini) si ebbe un sermone
A- ad populum in Quadrigesima F. Stephanus de
Buccherio Capuc. peccati feditatem amplificans
extenso digito ad accensam templi lampadem
ait:
A- [rivolto] al popolo durante la Quaresima il Frate Capuccino Stefano di
Buccheri facendo risaltare le brutture (sporcizia) dei peccati, indicando col
dito esteso una lampada accesa della Chiesa disse:
sicut si extinguerentur lampas ista in tenebris
essemus, et ellychnius illius magnum nostris naribus
transmitteret fastorem, ita et anima peccatoris
gratia Dei destituta.
Mox divinitus extincta
lampade tenebris obrutus populus malum
sentiit odorem. Subdit Concionator: adveniente
deinde divina gratia, ac si lampas accenderetur,
anima illuminatur. Statim lampas accensa
B- et splendorem, et odorem emisit. Iterum
invehens contra peccatores estenso digito
simulachrum Crucifixi indicavit his verbis:
Respicite ò peccatores hunc pium, clementem Christum
manus cruci affixas habentem, in die univerlalis
judicii ipsemet ira contra vos accensus eadem
manum vulnerata vos maledices. Buccherenses
Crucifixum illum respicientes, illius manum
extensam è cruce sublatam sicque remansisse viderunt.
Hoc sane Crucifixi signum ibidem,
non tanta, ut deceret, veneratione recolitur.
C- Admirabile quid etiam an. 1637. die jovis tertio
Sept. ibidem evenit. Cum solita populi devotione
ac pietate Sacramentum Eucharistic ad
aegrotantem quemdam nomine Conradum Fasium
deferretur, in foro oppidi Caprea quaedam
alligata, ut mactaretur, genua flexit
et sanctissimum sacr. respiciens veneratur; eo
221
porro tempore, cum in tota Sicilia praecepto
Quaestitorum de rebus fidei templa triduo pannis
viduitatis ob sacrilegium sacrae hostie in Civitate
Aleocatae, induebantur, et sonitu campanarum
D- privabantur. Caprea tunc soluta à
domino illius Josepho de Aquino data est
Ecclesiae.
2. Carmelite an. 1614. in templo S. Maria de
Gratia, an. 1622. in aliud S. Joannis, ubi hodie
degunt, trasmigrarunt.
3. Capuccini an. 1620. in S. Maria de Gratia
loco à Carmelitanis cesso, inde an. 1626. novum
habuere domicilium, Capuccinis sacerdotibus
pietate praeclaris laetatur Buccherium i.
F. Stephano, de quo iam diximus. 2. F. Silvestro,
qui an. 1571. abdormivit in domino. 3.
F. Cemente Laico; is perpetuo virginitatis odore
sommaeque humilitatis exemplo claruit
ad coelum volavit an. 1576.
4. Moniales Benedict. coenobium an. 1583. auctoritate
Jo. de Horoseo Episc. aere publico opera
Gregorii de Bernardo extructum in D. Maria
Annuntiata habent.
S-3 ; Vito Amico, 1858:
Buccheri. Lat. Bucher. Sic. Buccheri (V.N.) Città saracenica, nella comarca di
Noto, e per la provincia chiesastica di Siracusa; occupa i faticosi colli detti
dell'Alloro, reputati i più alti di tutta la regione; sono accessibili cessando il
verno, e da quivi una amenissima ed ampia pittura si scorge, da una parte del
monte Etna sino alle basse radici, dall'altra della spiaggia meridionale ed
orientale sino al promontorio Pachino.
Sin dai tempi dei Normanni rifulse degli onori di Contado, poi nel 1627 si
ebbe il titolo di Principato per opera di Girolamo Morra che erane il Signore.
Sorgeva un tempo in un'erta, a mezzogiorno, dove sono gli avanzi di antica
rocca; ora in un seno di monti, rivolto a Nord, bagnato dalle acque del fiume
che scorre dal fonte Canale, non poco accresciute nell'inverno dalle piogge e
dalle nevi, e che vi hanno il loro corso verso Ovest. Occorre colà un lungo ed
ampio ponte, che congiunge i lati dei monti, e la città, che stendesi dall'una e
222
dall'altra parte in due regioni. Corrisponde al ponte ad oriente una piazza,
dove sorge la Madrice Chiesa dedicata a S. Ambrogio Vescovo, con diritti
parrocchiali, e diretta da un Sacerdote col titolo di Beneficiale, secondo il
costume di tutta la Diocesi; le è suffraganea la Chiesa di S. Maria Maddalena,
dove amministransi i Sacramenti alla gente dell'altra parte, ed altre undici.
Abitavano i Minori Cappuccini sotto i confini del paese, e vi si stabilirono sin
dal 1620, frequentando per gli ufficii divini la Chiesa di S. Maria della Grazia,
occupata gran tempo dai Carmelitani; ma poi stabilirono un novello domicilio
in sito più alto a Settentrione, 300 passi discosto dalle mura. I Carmelitani,
abbandonato l'antico sito, costruironsi nel 1622 presso la Chiesa di S.
Giovanni, cui dettero il nome di S. Maria di Monte Carmelo, ma vennero poi a
mancare per povertà di rendite, e gli eremiti supplirono nel luogo.
Nel 1433 fabbricato a spese pubbliche, in alto sito, verso mezzogiorno, un
Monastero, per opera di Gregorio de Bernardo, alla Chiesa di S. Maria
Annunziata, vi si costituirono le Monache sotto la regola di San Benedetto: gli
eremiti finalmente, detti di S. Maria di Fonte Aurato si han fuori le mura case
decenti.
Ad un mezzo miglio sotto il colle è una sacra grotta appellata di S. Niccola,
celebre per religione, e più per antichità; vi si ammirano varie pitture di greca
mano; ed affermano essere stata la prima Chiesa dei Cristiani, prima dei
Saraceni, poiché dicesi essere stata negli antichi tempi e la città e la rocca,
opera dei Leontini, quantunque debba attribuirsene il nome ai Saraceni.
S. Maria del titolo dell'Immacolata Concezione oggi è la patrona tutelare della
città; pure versantisi parte dei cittadini nella primaria divozione di S. Maria
Maddalena, parte del Mart. S. Vito, ne celebrano a gara con fiere i giorni
festivi.
Si ha la città insegna propria, cioè tre colonnette con due spade
incrocicchiate, ed una corona. Secondo leggi comuni, l'annuo magistrato civile
è ad arbitrio del Principe. Il Vicario del Vescovo però esercita giurisdizione
sullo spirituale.
Va bella di uomini chiarissimi: Stefano dei Minori Cappuccini, predicatore di
insigne pietà, di cui il Pirri contaci meraviglie, nelle Not. sulla chiesa di
Siracusa. Silvestro e Clemente, del medesimo Ordine, commendati negli
Annali per innocenza di vita ed esimia virtù. Giuseppe Riccio enumerato dal
Mongitore tra i sicoli scrittori per le tragedie che diede alla luce.
Si ha un territorio fecondissimo e ridondante di olio, vino, biade, pascoli; ma i
suoi colli sono coperti nell'inverno di molta neve, che perciò conservasi in
gran copia nelle grotte, poi smerciata dagli abitanti con non piccolo guadagno
nelle parti vicine.
Contavansi nel secolo XVI 810 case, 3029 anime, nel censo susseguente
eransi diminuite le case a 762, e gli abitanti a 2992, ma si sono oggi
aumentate a 3444. Militavano di questi sotto la bandiera Provinciale ed il
Prefetto di Caltagirone 37 fanti e 5 cavalli. Si hanno i Signori di Buccheri il
XXVII posto nel Parlamento, tra i Principi.
223
Ne è questa la serie. Sotto i Normanni impadronivasi della città Roberto
Paternò, che leggo spesso scritto nei diplomi di quei Principi. Il di lui figlio
Costantino è detto Conte di Buccheri in una lapide rinvenuta a mio tempo in
Catania, di cui arrecai nella storia, dove Matilde pone un epitaffio nel 1160 al
marito Costantino di Paternò figlio di Roberto, Conte di Buccheri e di
Partanna, in armi famoso. Confermano ciò antichi scrittori di questa famiglia,
che notano apposti un tempo gli stemmi di famiglia Paternò nel castello della
città. Nel 1240 Alaimo Leontino dicesi Signore di Buccheri, Palazzolo, e
Odegrillo; attestano essersi in questi tempi stabiliti in Catania i Leontini;
forse dunque il padre di Alaimo si ebbe Buccheri dagli eredi di Costantino, o
per dote, o per vendita. Non ricavasi però dagli antichi scrittori avere ottenuto
la città i predecessori di Alaimo per beneficio del Re Ruggiero, come attesta il
Mugnos nel suo Teatro delle famiglie. Morì intanto Costantino, come dalla
citata epigrafe, dopo il medesimo Ruggiero. Fu anche Alaimo, come diremo,
Borgomastro di Ficarra per dritto di moglie; aveva perduto sotto i Francesi
queste Signorie; non solo perciò aderì a Pietro Aragona, ma tra i primi
fabbricò la ribellione da Carlo: ottenne poi dall'Aragona, e Buccheri e gli altri
suoi dritti; tuttavia sotto Giacomo, figliuolo di Pietro, come Reo di Maestà,
perdette coi beni la vita. Piegò allora Buccheri a Riccardo di Montalto
catanese, cui successe il figliuolo Gerardo, confermato nel 1313 da Federico
II. Ebbe a successore Giovannuccio, che nel 1339 disse omaggio a Pietro II, e
quantunque secondogenito, fu preposto dal padre al primogenito Riccardo;
Regio Maresciallo sotto Federico II, di molto aiuto gli fu.
Non è qui fuor di proposito notare un mio errore; poiché nelle note al Fazello
Dec. 2, lib. 9, cap. 6, n. 3, scrissi, essere stato Rolando Aragona, Signore di
Buccheri e Prefetto di Siracusa, e falsamente accusai l'autore di
dimenticanza.
Nacque da Giovannuccio Giovanni, registrato al censo del re Martino del 1408
ed altrove, tra i catanesi feudatarii. Dopo tre anni vennegli tolta la Signoria di
Buccheri, perché ribelle alla regina Bianca, ed investitone Antonio Barresi
conte di Militello; ma ritornato in grazia, e restituito nei suoi beni, ebbesi a
successore il figlio Giovannuccio II, da cui Giovanni, che professò obbligazione
nel 1453 sotto Alfonso. Crede Barberi, superstite nel 1508 Cataldo figliuolo di
Giovanni e di Violanta, ma rinvengo altrove intromettersi Troisio e Filippo, ed
esser provenuto da Giovanni IV il padre di Cataldo, il quale dicesi Barone di
Buccheri nei regii libri del 1557; succedettegli Girolamo a cui poscia
Vincenzo; da lui Isabella figliuola ed erede, che prese a marito Girolamo
Morra nobile napoletano, donde nacque Girolamo II, che ottenne il primo nel
1627 i titoli di Principe di Buccheri, e presa in moglie Giovanna Rizzo, generò
Visconte Morra, il quale comprossi il diritto di Spada per 6000 scudi sborsati
al regio Questore e si ebbe da Isabella Di Giovanni il figlio Francesco Principe
di Castelrao per dritto di madre, poi marito a Felicia Cottone; nacque da
questi Isabella Morra, che maritata a Domenico di Giovanni Principe di
Trecastagne, partorì Anna Maria Signora di Buccheri, Gran Croce di S.
224
Giovanni di Gerusalemme; da cui e Giuseppe Agliata Borgomastro di
Villafranca nacque Domenico, e da questo Giuseppe, costituito nel 1752
Principe di Buccheri per donazione della nonna. Dissi di già del fonte Birigeri,
che è appresso Buccheri, e le acque che scorrono nel mezzo del paese
spettano al capo destro del fiume S. Leonardo o di Regina(1).
(1) Il comune di Buccheri che dipendeva dal circondario di Palazzolo fu elevato a capo-luogo
di circondario con Real Decreto del 15 ottobre 1852; comprendesi nella diocesi provincia e
distretto di Noto, da cui dista 24 m. non rotabili, 53 rotabili, 91 non rotabili da Palermo, 16
non rotabili dal mare Jonio; l'aria ne è buona, abbondante e buona l'acqua. Vi ha una celebre
fiera per la festività del SS. Crocifisso in ogni anno, che comincia nel lunedì che precede la
domenica di Pentecoste e dura per 11 giorni: il negozio è per il bestiame, per tessuti ed altre
merci. Ne ascendeva la popolazione nel 1798 a 4198, a 4213 nel 1831, a 4239 nel fine del
1852. Ne costa il territorio di salme 3062,369 , cioè 0,375 in giardini, 0,799 in orti alberati,
2,269 in orti semplici, 0,272 in canneti, 24,421 in seminatorii alberati, 1266,547 in
seminatorii semplici, 1,613 in sommaccheti, 6,031 in ficheti d'India, 5,092 in alberi misti,
304,054 in boscate, 3,029 in suoli di case.
È un composto di antiche lave, tufo basaltico e calcareo, ed oltre del marmo cotognino vi si
rinvengono degli avanzi organici fossili tra i quali Salen coastatus, Sucina hiatelloides,
commutata, transversa, Cardium tuberculatum, Arca antiquata, Avicula tarentina, Pecten
cristatus, Nalica millepunctata Cuillerminii, Trochus rugosus, Turritella subangolata,
Plurotoma cataphrata, turricula, fusus Politus, Triton corrugatum, chenapus pes graculi,
Strombus cornatus, Buccinum prismaticum, semistriatum, tenebra duplicata, Valuta
rarispina, Marginella ansigulata, Conus, Brocchii, dentalium sexangulare, vertebre di pesci
ec.
S-4 ; March. di Villabianca, 1775:
Buccheri.
Con titolo, e dignità di Contea fiorì anticamente lo Stato di Buccheri fin
d'allora, quando era in dominio dell'antichissima Famiglia di Paternò, che oggi
risiede in Catania col carteggio di numerosi Capi di Casa. Dal fu vecchio
Roberto Paternò fin dai tempi dei Re Normanni ritenevasi detta Contea in
retaggio di sua Prosapia: siccome dal di lui figlio Costantino successivamente
posseduta venne, che di Buccheri si disse Conte, e Signore col dominio
insieme da lui tenuto dello Stato, e Vassallaggio di Partanna. Per prova quindi
di tal notizia dalli nostri Scrittori unanimamente ci viene esposto in elogio
della Famiglia Paternò, essersi un tempo colà osservato posto in luogo
pubblico nel Castello di questa Terra lo stemma antichissimo gentilizio
Paterniano, facendoci essi Autori pur leggere nel tempo istesso
separatamente il qui seguente Epigramma, che vivente il Regio Istoriografo P.
Abate Amico su di un antico marmo per fortuna fu discoverto in una cava di
fabbriche della surriferita Città di Catania (a):
Constantino de Paternione, Militi, Viro armis egregio, Buccherii, et Partannae Comiti, Roberti filio, Matilde uxor mae-
225
stissima posuit die 8 Aprilis 1168.
(a) Sic. Nobile par.2 lib. 2 V. Carcaci. Append. Tom. I.
Trovai poscia nell'anno 1240 essere stato Signore di Buccheri il famoso Alaimo
Leontino, che fu Maestro Giustiziero della nostra Sicilia, il quale possedeva
ancora per sua buona sorte gli ampj Feudi, e Stati di Palazzolo, e delli Dorilli,
colla Terra finalmente della Ficarra, che gli era pervenuta in dote dalla celebre
Macalda Scaletta sua nobile consorte. Il padre di questo Alaimo credesi averne
fatto la prima volta acquisto sia per dote avutane dagli eredi di Costantino
Paternò, o sia in forza di Atto di vendizione, che nol so dire, posteriormente da
lui sortita. Ne' tempi degli Angioini non più Buccheri lasciato venne in potere
del Leontini, come si era osservato per il passato, ma nel braccio del Real Fisco
aggregato si vide, avendone fatta perdita esso Alaimo, per avere intrapresa
allora gloriosamente la protezione del Paese, fattosi Padre della Patria
coll'espulsion de' Franzesi nel famoso Vespro Siciliano. Non sortì però così a'
tempi del Re Pietro d'Aragona, perché per grazia di tal Sovrano nel premiero
suo dominio, e nell'istessa antica sua investitura di Buccheri esso di Leontini
venne riposto. Incontratosi però egli col Re Giacopo d'Aragona figlio di detto
Pietro con aperto reato di fellonia, venne sbalzato dal dominio di questo feudo
altra volta, perduto avendo altresì la vita, col duro supplizio di restare affogato
in mare (a). Allora fu, che per ottenere lo Stato di Buccheri l'antica famiglia de
i Signori Montalti, sortito avendolo la prima volta Gerardo Montalto Baron
Catanese figlio di Riccardo Signore della Terra chiamata Regina nella Calabria
per privilegio speditogli il Re Federigo II d'Aragona sotto l'anno 1313 a 25
Febbraio, in premio de' suoi servigi prestatigli come Generale in quei tempi de'
più benemeriti della Corona (b). Rilevato costui si vede nel retaggio di questo
Stato da un tale di Giovannuccio Montalto, che per tal feudo prestò l'omaggio
suo baronale al Re Pietro II l'anno 1337 in presenza del suo germano Riccardo
giuniore in forza della legge a suo favore lasciata dal diletto suo genitore. Da
questo Giovannuccio sortì il secondo Giovanni, il quale al tempo stesso che
Barone di Buccheri fioriva, illustrò sua persona col sublime posto di Maresciallo
d'armi sotto il Re Federigo il Semplice. Se ne morì egli nel 1365, e così diè
luogo a succedere nella stessa investitura il figlio chiamato Trogisio. Conseguì
queso Signore la carica Militare di Comandante di Truppe dall'accennato Re
Federigo nel detto anno 1365, ottenendo insieme la concessione di cento oncie
d'oro in ciascun anno sopra la Portulania della Terra di Augusta. Si congiunse
indi in matrimonio con Agatuzza Scalone figlia di Roberto Gran Cancelliere, e
Pronotajo del nostro Regno, così costando da i capitoli di maritaggio, che
coscrisse egli in Catania a dì 9 Ottobre 13 Ind. 1375 per gli atti del Notar Pietro
Tuscia della medesima Città. Nacque poscia da sì illustri consorti il fu Barone
Giovanni Montalto, l'istesso Cavaliere io dico, che nel 1392 ottenne dal Re
Martino la Baronia, e il Casale di Racalmaimone, essendo stato egli altresì quel
Barone, che registrato viene nell'Atto del servigio Militare generale di Regno,
che allo stesso Real Sovrano dal nostro Baronaggio prestato venne sotto l'anno
226
1408.
(a) Presso me stesso ne' sette Offizi di Sicilia capit. del Maestro Giustiziero t. 1. f. 80.
(b) Storia della Famiglia Montalto del Gennaro lib. 1 f. 39.
Per causa finalmente di rea fellonia, creduta da lui commessa ai danni
dell'accennato Monarca, passò questo Stato di Buccheri dalla Casa Montalto
alla Prosapia Barrese, essendosi veduto il fu Antonio Barrese Conte di Militello
Val di Noto col vanto glorioso di suo primiero acquistatore per grazia della
Regina Bianca di Navarra. Non andò guari però, che discolpato essendosi delle
passate sue accuse, il Montalto già condannato, ebbe egli luogo di ripigliarselo
dalle mani del novello concessionario Barrese, quanto che poi di fatto esercitò
il suo diritto di possessione nell'atto di abbandonare questa vita, che fu quello
di lasciarlo in retaggio a Giovannuccio Montalto e Barrese sua degna prole.
Investissene quindi questo terzo Giovanni mel 1453 a dì 13 Luglio sotto il Re
Alfonso, e susseguentemente ne tenne egli mentre visse felicemente la
Signoria. Successor poi di costui fiorì Cataldo, così costando da un Atto di
procura a prender possesso del suo Feudo di Racalmaimone, fatto da lui in
persona di Rinaldo Carueni presso gli atti di Notar Pino di Cocona di Trapani
nell'anno 1458. Da Cataldo nacque Girolamo, il quale investendosi del
vassallaggio di Buccheri l'anno 1530, e restando unito in consorzio a Giovanna
Alagona, diè con essa i natali a Vincenzo, e Cataldo, e anche a due femmine
per nome Beatrice e Isabella; furon tutti e quattro questi Signori e Signore,
successivamente Padroni del presente Stato di Buccheri; imperciocché da
Vincenzo primogenito morto senza prole, fu trasferita la successione in
Cataldo: da costui in seguito che non ebbe moglie, se ne passò ella a Beatrice,
e da questa Dama, che visse celibe ad Isabella finalmente fu tramandata.
Contrasse quindi questa ultima eredera il solenne suo maritaggio con
Girolamo Morra nobile Napoletano, che fu questi figlio di Jacopo, e d'Ippolita
Galeota jugali nobili entrambi, che si vantavano del seggio Capoano di Napoli;
trasfuso ella avendo con tal parentado in Casa dello sposo il ricco, e poderoso
patrimonio del presente Stato di Buccheri(a), che per il passato da' suoi
Bisavoli per più di un secolo era stato posseduto.
(a) Gennari Fam. Montalto lib. 2. f. 60.61. e 65. Append. Tom I.
Ottenne poscia l'investitura di novello successor di Buccheri in tempi posteriori
il nobile Girolamo Morra, come erede esso della detta Isabella, e che il titolo di
Principe fu il primo a possedere su la detta sua Baronia nel 1627(a) come fu
detto nella mia Sicilia. Per la continuazione storica quindi del Capitolo Buccheri
dell'istessa Opera, in questa Appendice va rimesso il curioso Leggitore al titolo
premesso di Villafranca, qui soltanto dicendosi, qualmente il Principe di
Buccheri riguardo alla semplice graduazione del titolo oggi è il vivente
Giuseppe Agliata e Colonna il nipote primogenito di Villafranca,
investitosene detto giovinetto Signore in Palermo a 16 Maggio 1772 mercé la
227
donazione che gliene fece la Principessa di Villafranca sua bisavola Anna Maria
Agliata e di Giovanni Principessa eredera, e padrona attuale dello Stato, e
Terra di Buccheri.
ISCRIZIONI DI FAMIGLIA
Leonardi Montalti
Patritii egregii, qui anno 1384
Dux Remp. gessit, statuam in alia Templi
Parte prius locatam, et ipsius instauratione
Inde summotam, magnifici Templi curatores
Hic reponendam curarunt 1579.
Nelle Lapidi della statua di detto di Montalto esistente nella Chiesa Cattedrale
di Genova presso il Gennaro Fam. Montalto lib. I. f. 24.
SCRITTURA VOLANTE
Capitoli matrimoniali di Gerardo Montalto, che fu poi Signore di
Buccheri con Maria d'Alagona in Notar Matteo Sighera di Palermo nel 1305.
(a) Amico Lexic. Topograph. Sic. Val. Neti V. Buccher.
S-5_a ; Filadelfo Mugnos, 1655:
DELLA FAMIGLIA MONT'ALTO
Dicono molt'antichi scrittori ch'inanzi il reggimento Normanno nel Regno di
Napoli la famiglia Mont'alto era signora della Terra e Castello di Mont'Alto.
Nondimeno sotto il Re Guglielmo il buono si leggono i seguenti feudatarij,
Dominus Paulus d'Aquinus Baro Rocelle, Dominus Adenulfus de Stipite Baro de
Berefro, Dominus Transmundus de Mont'alto Baro Santi Iuliani, Dominus
Guglielmus de Anglono qui tenebat Loritu, Dnus Gualtierus Gentilis qui tenebat
Machilas.
E nel 1197, regnando Henrico sesto Imperadore, Aluita di Senerala moglie di
Goffredo Mont'alto diede ad Atanasio Abate di S. Benedetto quattro case, ed
un casalino in Bitonto, le quali poi gli le confirmò Ruggiero Mont'alto figlio di
Goffredo, ed Aluita Signori di San Giuliano.
Da questo Ruggiero ne nacque Giacomo Signor di Cerignola, e di Mont'alto,
che procreò Troisio Stipendiario del Re Carlo d'Angiò, il quale fece a Ruggero
signor di Mont'alto, e Riccardo, che per gravi disgusti ch'ebbe con quel Re
passò in Sicilia a' servigi militari del Re don Giaime, in ricompensa de' quali
n'acquistò la Baronia di Buccheri, d'Odrogrillo, ed altri Feudi, ch'erano stati
confiscati ad Alaimo Leontino Mastro Giustiziero del Regno.
Ne nacquero da Riccardo, Giurdano, che successe a Don Ramondo Calcerano
de Cartella suocero, nel Contado di Catanzaro, e Girardo nella Baronia di
Buccheri. Questi procreò Giovannuzzo signor di Buccheri Cavaliero d'autorità, e
228
valore soccorse Iaci, ed altre Terre del contorno assaltati all'improvviso d'una
armata Francese, e nella lettera che fa il Re Federico terzo a Nicolò Abbate
impressa nel mio Vespro Siciliano, nomina le persone signalate, e primi del
Regno, che vennero in quel soccorso; Orlando d'Aragona, il Conte Emanuele, e
Francesco Ventimiglia, Matteo Moncada Conte d'Agusta, Bonifacio d'Aragona,
Giovanni Barrese, Giovanni Mont'alto, Guglielmo Rosso, Giovanni Blasco, ed
Artale d'Alagona.
Procreò Giovanni, a Fra Francesco, Fra Matteo Cavalieri Gerosolomitani, e
Giovanni signor di Buccheri, il quale fece Ramondi Contestabile di Provenza, e
Giovannuzzo signor di Buccheri, che generò Fra Ruggiero Cavaliero
Hospitalario gra' Comendatore, e primo gran Croce c'habbi havuto la Sicilia, e
Troisio signor di Buccheri.
Seguì a Troisio nella Baronia di Buccheri, e del Prato Filippo suo figlio, che
procreò Paolo, Battista, Raffaele Cavalier di San Giovanni, Giovanni signor di
Buccheri, e di Ragalmaimuni, Serena, Antonio Conte d'Amantea, e Duca di
Genova, e Troisio signor del Prato Molocca, e di Chimusa, che procreò Gio:
Baron de' predetti feudi; e Straticò di Messina. Questi fece a Guglielmo
Bernardino signor di Polligione, e progenitore della famiglia Mont'alto di
Poligione, ed Antonio Barone di Prato Molocea, e Chimusa.
D Guglielmo Bernardino, ne nacquero Raffaele Reggente di Napoli. Da Antonio,
Gio:Battista Baron del Prato Molocca, Fra Luiggi, e Fra Honofrio Cavalieri di
Malta. Don Francesco Baron di Casalgerardo; e 'l Reggente Ludovico Baron
delle Xare che procreò Lucretia Duchessa di Traietto, e Gio: Massimo signor
d'Arienzo.
Dal predetto Gio:Massimo, Virgilio signor della Pietra morta, e di Fragnito, dal
quale Massimo primo duca di Fragnito, e questi al Duca Fabritio, che fece al
vivente Duca Don Massimo.
Il prenarrato Gio:Battista Baron di Prato Molocca in Siragusa, figlio d'Antonio,
procreò Girolamo che successe nella Baronia, Fra Antonio, e Fra Michele,
Cavalier di Malta. Girolamo fece a Gio:Battista Barone di detti feudi, e Fra
francesco Cavalier di Malta. Dal Gio:Battista, ne nacque il Barone don Antonio,
che procreò don Gioseppe, che successe nella Baronia, e 'l Commendator Fra
Gio: e don Gioseppe procreò il Barone don Antonio.
Da Francesco signor di Casalgerardo altro figlio d'Antonio, ne nacquero don
Antonio, don Guglielmo Comendator di San Giacomo della Spada, pretore di
Palermo, e Mastro Rationale della Zecca di Napoli; il quale procreò Fra Gio:
Battista Cavaliere di Malta, don Antonio Capitano di Palermo, e don Francesco.
Dal Predetto don Francesco ne nacque don Cesare chiarissimo Dottore, e
costui a Fra don Ferdinando, e Fra don Cesare postumo Cavalieri di Malta
viventi oltre le femine.
Ha goduto questa famiglia così in Napoli, come in Sicilia supremi carichi,
percioché Antonio Mont'alto fu Avvocato Fiscale, e Vicario Generale del Regno
di Sicilia nel 1538.
Giovanni Mont'alto Baron di Buccheri fu di molta stima appresso il Re Federico
229
terzo che gli scrisse di Messina, accioché si ritrovasse in Palermo per la festa
della Madonna nella sua coronatione, per guardia della sua persona, e nella
lettera si leggono, (in qua solent huius Regni Principes incoronari) fu egli gran
Siniscalco del regno, ed in molti importanti affari intervenne.
Hebbe Troisio Mont'alto, per le lettere rege titolo di Famigliare regio, e
Consigliero, regio e servì il Re con una compagnia di Cavalli, contra il Conte
Henrico Rosso, Giovanni Charamonte, e Berardo Spadafora; e possedè mentre
visse nel suo Stato il mero, e misto impero, e l'hebbero anche i suoi posteri.
Antonio, e Troisio Mont'alto Baroni di Buccheri, hebbero anche il titolo di regij
Cavalieri, e Consiglieri. Ludovico Mont'alto per la sua molto prudenza, e
dottrina fu Avvocato Fiscale, e Reggente della Vicaria di Napoli, hebbe in conto
di servigi onze 30 di rendita sovra gl'introiti del Cargator di Agrigento nel 1518,
i quali uffici egli rilasciò ad Antonio Mont'alto suo nipote, il quale andò a chetar
i tumulti del Regno con carico di Capitan d'Arme con ampia potestà, andò
poscia Reggente in Spagna nel 1540, ed hebbe per moglie Antonia Castellar, e
Perapertusa.
Da Giovanni Mont'alto Baron di Buccheri, ne pervenne don Cataldo, che se ne
investì nel 1557, a costui successe suo figlio don Girolamo, al quale suo figlio
do' Vincenzo; e molt'altri cavalieri fiorirono da questa chiarissima famiglia i
quali fecero congiungimenti matrimoniali con le prime famiglie nobili del
Regno.
In Napoli come s'ha detto ha goduto i primi uffici, e carichi di quello
amplissimo Regno, Giacomo di Mont'alto Marchese di Vairano fiorì nel 1322, fu
cavaliero di molto valore, e fra i cavalieri stipendiati del Re Rubberto si
leggono, Filippo di Sanguineto, Giordano Capazzo, Nicolò di Merafelione, e
Troisio di Mon'alto Cavalieri regij.
Riccardo, e Gerardo di Mont'alto resisterono grandimente alle forze del Re
Carlo 2, e per via di Ruggiero di Sanseverino Conte di Massino, e Ruggier di
Loria Ammiraglio all'hora del Regno di Napoli, si pacificarono con Re, dal quale
ottenne il Castello, e Terra della Regina nel Giustiziariato della Valle, per loro
successori ancora il Castello, e terra di Mont'alto con tutti i suoi giuriditioni, e
pertinenze con la giuriditione di Capitano.
Gerardo hebbe un figlio naturale chiamato Riccardo, che gli fu legittimato dal
Re conseguì parimente la remissione di Ruggiero lo nepote figlio di Guglielmo
suo figlio, e' Castelli d'Albidona, d'Ordello, d'Amiadolara, di Castrovillaro, ed
altre Terre.
Il re Carlo secondo chiama alla Corte Pietro di Gennizero, Nicolò Egittio,
Ruggiero di Mont'alto, Rubberto di Sappino suoi Cavalieri, e Consiglieri per
disporre i negotij del Regno, e no' puoco si prevalse il Re Rubberto, di Ramondo
di Mont'alto regio cavaliero, e Contestabile di Provenza, e di Folqualqueiro
sopra le cose di guerra, e di Bernabò Mont'alto parimente. E per una lettera il
medesimo Re Rubberto chiama parente affine della Regina Sanchia sua moglie
al medesmo Raimondo egli diede onze 100 di rendita d'oro. La Contessa
Margarita Chiaramonte diede con licenza della Regina a Giacopella Mont'alto
230
sua nepote onze mille d'oro; a costei fu fratello uterino Francesco della Ratta
signor de' primi del Regno. Azzolino di Mont'alto fu nepote del detto Raimondo,
Paolo, Raffaele, e Battista di Mont'alto Duce di Genova, in ricompensa di
serviggi acquistò la Terra della Montea di Calabria, e nel privilegio si legge:
Attendentes grata omnia, et accepta servitia per Magnificum, et Eminentem
dominum Antonium de Mont'alto Ducem Ianue amicum nostrum carissimum.
Bernardino di Mont'alto hebbe confirmato il feudo di Polligione. Raffaele fu
promosso nell'ufficio di Reggente della Vicaria. E il Reggente Lodovico fu
ammesso nel seggio di Nodo (Noto?) a 28 di marzo, nel 1520 e molt'altri
Cavalieri di grido fiorirono ne' Regni di Napoli. Se volesse raccontare
minutamente i successi di questa casa non abbastirebbe un mediocre libro;
tuttavia il contenuto di lei l'ho causato d'autentichi (autentici) privilegij, e
scritture causati dalle Regie Cancellerie di Sicilia, e di Napoli, raccolte nelle
prove dell'Abiti de' pronominati Cavalieri Gerosolomitani, i quali furono Fra
Matteo, Fra Francesco, Fra Ruggiero gran Comendatore, Fra Luigi, Fra Honofrio,
furono nell'assedio di Rodi, Fra Antonio, e Fra Michele, Fra Francesco, Fra
Gio:Battista Comendatore, Fra don Gio:Battista, Fra don Cesare, Fra don
Ferdinando.
L'arme di questa famiglia sono tre pali rossi con altre tanti d'argento.
S-5_b ; Filadelfo Mugnos, 1655:
DELLA FAMIGLIA MORRA, OVER DI MORRA.
Mostra la famiglia di Morra, la sua antica origine da persone militari essendo
l'armi di lei due fiocchi d'argento incrociati in campo vermiglio negl'angoli de'
quali si veggono quattro stelle di sproni d'oro, segno manifesto della sua
antica Cavalleria.
Vogliono alcuni ch'ella trahesse origine da' Goti, perchioché quando Totila Re
de' Goti partì da Sicilia con Narsete Eunuco general Capitano dell'Imperador
Giustiniano nell'impresa d'Italia fra i valorosi Capitani, che furono posti alle
frontiere de' Regni furono Ruggiero, ch'ebbe la cura di Taranto, e Norra
d'Acerenza i quali dopo la rotta, e morte di Totila rimasero questi Capitani in
Italia a' stipendi dell'imperadore.
Onde i descendenti di Morra continuarono per cognome il nome del loro
progenitore.
Da' più illustri di questa famiglia furono edificate due Terre col nome di Morra
una nella Provincia d'Apruzzo, e l'altra nel Principato, le quali per molti
centinaia d'anni, vissero sotto il Dominio de' Signori della casa Morra. E per
quel che s'ha d'antica traditione a' tempi de' primi Re Normanni un ramo di lei
traspiantato nella Città di Benevento fundò ivi la sua nobil pianta, ove fu
231
sempre riguardevole; ed in esso s'innestò, e spense la nobilissima famiglia
Epifania, che molto tempo prima haveva tenuto il principato di quella Città.
Oltre che nell'anno 1086 vi fu Vittore terzo sommo Pontefice, e finalmente
ultimò questa casa quel chiarissimo Iureconsulto Roffredo Epifanio, il quale
diede l'unica sua figlia per moglie a Francesco di Morra, a' cui figlioli
pervennero poscia tutte le facoltà di Roffredo. Si che fin a' tempi nostri ne
serbano alcune reliquie, e si ne vede anche la Cappella nella Chiesa di San
Domenico di quella Città, ove sta sepolto il predetto Roffredo, che morì negli
anni del Signore 1220. E nel suo Sepolcro si legge il seguente Epitafio.
Ille ego qui Mundum famosus lege replevi
Roffredus tumulus me capit isse brevis
Discete legentes quod nec sapientia legum
Resistit morti, nec summa potentia Regum.
L'arme della famiglia Epifania si veggono scolpiti in alcuni luoghi di detta
Chiesa, e sono tre Anelli d'oro, l'un separato dall'altro posti in campo azzurro.
Ma ritornando alla famiglia di Morra, che stabilendosi in Benevento partorì
molti uomini illustri, fra i quali fu Abberto, che per la sua dottrina, e bontà di
vita, d'Adriano quarto Papa fu creato Cardinal di Santa Chiesa, e poscia nel
1187, promosso nella dignità Pontificia col nome di Gregorio VIII.
Gli fu parimente Pietro Cardinale di Sant'Angelo creato da Innocentio 3, nel
1025; huomo di molte lettere, e di molta prudenza, compilò il libro dell'Epistole
decretali, e mandò fuori sotto nome d'Innocentio, dal quale Pontefice fu
mandato legato a Filippo Re di Francia per comporre la pace fra lui, e Riccardo
Re d'Inghilterra, e celebrò in questa legatione un consiglio in Montepostulano
col intervento di cinque Arcivescovi, e molto Vescovi, ed Abbati.
Ultimo di questo ramo fu Lucio di Morra, che essendo assai ricco, havendo una
sol figlia volendo ravvivar la sua famiglia, che in Benevento si spegneva, diede
quella per moglie a Camillo di Morra.
In un antico instrumento fatto nel tempo del Re Mal Guglielmo circa l'anno
1160. Si legge di Ruggiero di Morra figlio di Loffredo, ch'ambedue vengono
honorati col titolo di Signori. Questi dona alla Chiesa di Santa Maria di Perno un
ampio territorio sito in luogho detto Silvamunda per remissione dell'anime sua,
di suo padre, e di sua moglie Mansella, ch'era dell'antica, e nobile famiglia
Valuana in cui tra l'altre dignità v'era all'hora Riccardo Gra' Contestabile del
Regno.
...(omissis)...
Girolamo fu virtuoso Cavaliero, passò in Sicilia con il signor Marc'Antonio
Colonna, con la cui voluntà si casò con Isabella Mont'alto di don Girolamo
signore di Bucchero(i), per lo che acquistò quella Baronia, e procreò don
Fabritio, dal quale don Girolamo primo Principe di Buccheri, don Giacomo
Referendario don Giulio Cavaliero di Malta, don Valerio, e donna Isabella,
moglie di don Blasco Caetano.
232
Il Principe di Buccheri don Girolamo procreò don Antonio, e donna Leonora.
Don Antonio si casò con la figlia di don Visconte Rizzo Barone delle Mirij, e
procreò il vivente Principe don Visconte cavaliero assai virtuoso, e da bene
acquistò il mero, e misto impero sovra il suo Principato di Buccheri, ed have
goduto molti supremi carichi nel Regno e donna Maria.
Ho ritrovato parimenti assai antica la famiglia Morra nella città di Siragusa, ove
Giovanni Morra fu Senatore nel 1421, ed alcuni suoi posteri fiorirono
nobilmente.
S-6_a ; Francesco Aprile, 1725:
... Durante i Vespri Siciliani...
A.C. 1298: Si resero alla violenza prepotente dell'Armi della Lega Buscemese,
Palazzolo, Sortino, Ferla, Buccheri, Terre del Val di Noto, non molte lontane da
Siracusa.
I Buccheresi, irritati dalla costumata insolenza de' Francesi, ebbero cuore, e
forze non solamente da liberarsi dalla Tirannide della milizia del Presidio; ma
tolto loro quanto aveano, li posero in fuga. Accorsevi il Conte d'Urgel, per
vendicarne il disonore, e la perdita degli espulsi: ma gli Abitatori, confidati
nella fortezza della Rocca, sostennero bravamente i primi assalti: non potendo
però lungamente reggere alla difesa, elessero più tosto d'abbandonare le loro
stanze, che di soggiacere a' memici cotanto indiscreti. Onde caricatisi del
migliore de' loro mobili, presa di notte la fuga, lasciarono vote le loro Case.
...
I Cittadini di Patti, emulando l'esempio de' Buccheresi, fecero fronte al Presidio
della loro città, e'l costrinsero a ritirarsi nella Rocca...
S-6_b ; Francesco Aprile, 1725: Pag. 387-388
A.C. 1693: Sonate le ore quattro e mezza di notte dell'Orologio Italiano del
Venerdì 9 Gennaio diede le prime scosse l'orribil Tremuoto...
Estinti nelle rovine del Terremoto a Buccheri, Tabella a pag. 388: 450 - 1000
S-6_c ; Francesco Aprile, 1725: Pag. 548
A.C. 1575: Francesco di Sciacca Definitore della Provincia di Sicilia de' PP.
Capuccini Religioso di ammirabile astinenza, poiché per anni 30 prendeva il
cibo soltanto in due giorni della settimana né questo era altro, che pane:
flagellavasi sette volte in ogni giorno, e ne' venerdì con rami spinosi di
Melograno, scorrendone il sangue in gra' copia. A quest'asprezza di vita
corrispondeva l'interna mortificazione delle passioni, e l'ornamento delle virtù
più sode, specialmente il divoto culto della SS. Vergine, che più volte il consolò
colla sua presenza. In Buccheri fe' che da se stessa si smorzasse una lampana,
e si riaccendesse; per mostrare l'oscurità, e 'l fetore dell'Anima peccatrice: e lo
233
splendore, e la bellezza della grazia di Dio. Operò il Signore a sua intercessione
molti miracoli. In età d'anni 70 fu chiamato a ricevere la mercede di sì lunghe
fatiche.
S-6_d ; Francesco Aprile, 1725: Pag. 550
A.C. 1577. Clemente di Buccheri Capuccino Laico: la cui angelica castità fu
manifestata da celeste visione.
S-7 ; Jean Levesque de Burigny, 1788: Pag. 238
Buccheri, Terra, ch'era Contea, oggi Principato del Signore di Villafranca. Nel
tempo de' Saraceni chiamavasi Bucher. Stassi in una vallata sulle colline, che
continuano l'alta Montagna Lauro, la quale nel verno mostrasi sulla cima
sempre coverta di neve. Conservata nelle grotte; se ne fa poi un gran traffico
co' paesi circonvicini. L'orribil fragore che sentesi nelle di lui falde, allorché
soffia il vento, dà chiarissimo indizio, che siavi al di dentro qualch'antro molto
vasto, il di cui adito frattanto non apparisce. La circondano buoni terreni
pell'uve, pascoli, ed ulivi. Gli abitanti in numero 3399, ànno la principale
Chiesa col titolo di S. Ambrogio, il Convento de' Cappuccini, ed un Chiostro di
Religiose, che praticano la regola di S. Benedetto. Ove risedeano i Carmelitani,
trovasi adesso un Romitaggio, ed un altro n'esiste fuori la Terra col titolo di S.
Maria di Fonte d'Oro(*).
(*Nota: Alcuni storici la riportano come Santa Maria Fontana Aurata, ed altri la storpiano in
Stanta Maria Fontana Murata, ma è indubbio che si tratti della stessa Chiesa i cui resti
sono ancora oggi visibili in contrada Santa Maria, ed esattamente nel punto indicato da
Vito Di Pietro, uno dei nostri Co-Autori che verso la metà del secolo scorso vi lavorò come
operaio per il recupero dell'acqua di quella sorgente da servire all'acquedotto Comunale.
L'esatta ubicazione della Chiesa è stata individuata grazie alle sue indicazioni. )
S-8 : (La Vita di san Francesco di Paola) Di Giuseppe M.
PERRIMEZZI, 1764: Pag. 342
Consolò Francesco le tristezze di D. Visconte Morra, e di D. Isabella, sua moglie, Principi di
Buccheri, e Castro Rao, in Messina; facendo, che questa partorisse un maschio, di poi che fec'ella
voto di vestirlo per un anno del suo abito, e cominciò per questo effetto i tredici Venerdì col suo
marito.
Stesso miracolo, riportato però in maniera molto più approfondita in un testo di 33 anni prima:
S-9 : (Vita e miracoli di S. Francesco di Paola) Di Isidoro Toscano,
Gasparo Massi - 1731: Pag. 521
100. Per ultimo fra gli altri favori, e grazie concesse da Dio per l'intercessione del glorioso S.
Francesco di Paola a' suoi divoti, singolarissima stimasi quella fatta alli Signori D. Isabella, e Don
234
Visconte Morra Principi di Buccheri, e Castro Rao, i quali mesti vivendo senza prole; si
votirono(votarono) a questo Santo, aggiungendo voti a voti, e preghiere a preghiere,
promettendogli, che se loro concedesse Dio la grazia d'un maschio gli avriano posto nome
Francesco, e vestitolo per alcun tempo del suo divoto abito; e cominciando con quella ferma
speranza la divozione de' tredici Venerdì con buon numero di lumi nell'Altare di sua Cappella,
cantando le Messe, e ricevendo per ogni volta la Sacra Eucarestia, non senza la preparazione di
lagrime, e pari divozione. Non andò molto, che la Principessa fu gravida, quale ricevendo il tutto
dalla mano del Santo, non con meno fervore seguiva le sue cominciate divozioni de' Venerdì.
S'approssimava tuttavia il tempo del parto, e cominciò a sentire i dolori. il Signor Principe altrettanto
divoto, dispose prima, che da Napoli venisse gran quantità di saia(*) del colore di quella Religione,
che chiamano della Costa, per ornare divotamente le mura della camera, ed anticamera, e
far'apparecchio d'altri ornamenti per il letto, ogni cosa di seta del medesimo colore del Santo
Glorioso. Onde per mostrare Dio, che veramente per la di lui intercessione era ottenuto quel parto,
venendo l'ora, volle D. Isabella che le fosse portata la Reliquia del suo Cappuccio, che nella Sagrestia
de' Padri si conserva, e s'onora in una cassetta d'argento, ed essa con tutti i dolori venerava con
l'intimo del suo cuore: in breve partorì un maschio d'esquisite bellezze, ed a suo tempo solennemente
portato al Sacro Fonte, ne portò il nome di Francesco, il quale dal reverendissimo Padre CLAUDIO
D'ORKAMPS Generale di questo Ordine, che era in Messina, nella Cappella del Glorioso Santo, fu
benedetto secondo le cerimonie, e riti dell'Ordine; ed oggi riconosce, e riverisce l'effigie del Santo
nella sua Cappella, e lo dimostra spesso col dito.
(*) La saia è un tipo di intreccio tessile caratterizzato da una rigatura diagonale. Si chiama
anche saglia, sargia, spiga, diagonale, levantina, batavia.
S-10_a : Della Sicilia Nobile: Parte II Libro I - 1754 - Pag. 72
Buccheri - Terra Baronale col mero, e misto Impero nella Valle di Noto, posta
in un Colle alquanto rilevato. Fu antico Casale de' Saraceni, da' quali fu
appellata Bucher, secondo il loro idioma(b). Di quella fa menzione un diploma
di Alessandro III Papa nel 1198(c). Fu Feudo di Casa Montalto, da cui l'ereditò
la Morra(d). Quindi di tal Famiglia trovo registrate le investiture prima a
nome di Riccardo Montalto, che fu il primo suo concessionario, come per
privilegio del Re Federigo, indi di Gerardo a primo Febbraio 1339, ed un'altra
ne osservo spedita a Giovanni sotto il dì 13 Luglio 1453, cui succedette
Cataldo Montalto, che ne prese l'investitura a' 4 Dicembre 1478. Viene ella
popolata da 2992 Anime, che vi tengono 813 Fuochi. Comprende 14 Chiese
insieme con la Parrocchiale sotto titolo di S. Ambrogio. Evvi un Convento di
Cappuccini, ed un Monastero di Donne regola di S. Benedetto. È Dioc. di
Siracusa.
Il servigio militare del Principe suo Signore prestar si dee con Cavalli otto.
Giolamo Morra primo Principe, titolo concessogli dal Serenissimo Re
Filippo IV a 20 Marzo 1627 esecutorio a 13 Novembre di detto anno, che
entrando nel talamo nuziale con Giovanna Rizzo figlia di Visconte B. delli
Mirrii, procreò
Visconte Morra e Rizzo, come per la investitura, che questi prese il
giorno 16 Settembre 1640. Comprò egli il mero e misto Impero per il governo
235
di questo Stato pagandone il prezzo di scudi 6000, come per contratto a' 12
Agosto 1645. Ammogliossi la prima volta in Laura Marziano, morta la quale
prese nella seconda Isabella di Giovanni e Rau, figlia di Placido, primo P. di
Castrorao, parto della quale fu
Francesco Morra e di Giovanni, la cui investitura vedesi spedita sotto
il dì 4 Ottobre 1653 successe egli nello Stato, e Vassallaggio di Castrorao.
Stabilì sue nozze con Felice Cottone e la Rocca figlia eredera di Carlo Cottone
e Curtelli, fratello del P. di Castenuovo, e da questa ottenne una figlia, che
ebbe nome
Isabella Morra e Cottone, quale maritandosi con Domenico di Giovanni e
Micciché P. di Tre Castagne, immantinente di questo rimase vedova; quindi
passò ella al secondo letto con Francesco Bonanni e del Bosco Principe di
Roccafiorita, lasciando figlia sua primogenita creata col suo primo sposo
Anna Maria di Giovanni e Morra, che successe nel Principato di questa
Terra dopo la morte di Francesco Morra suo Avolo: indi conchiuse sue nozze
con Giuseppe Agliata P. di Vilalfranca, defunto il quale, fece donazione di
questo titolo a Filiberto Emanuele Cottone, Cavaliere Gerosolomitano, C. di
Bavuso, che ne prese l'invest. a 25 Aprile 1730. Questi fu uno dei Vicari
generali Comandanti de' Cordoni pe'l contagio di Messina, e se ne morì a 12
Agosto 1744, onde il cennato titolo tornò altra volta alla testè menzionata P.
Anna Maria Agliata e di Giovanni, oggi vivente, ed attuale P. di Buccheri,
Villafranca, Castrorao, e tre Castagne ec. Gode ella il primogenito
Domenico Agliata, e di Giovanni, P. di Villafranca, Cavaliere dell'Ordine
di S. Gennaro ec., che stringendosi in sposo con Vittoria Di Giovanni Duchessa
di Saponara, ottenne da essa in figlio
Giuseppe Agliata e di Giovanni, il quale per donazione dell'Ava ha
pigliato solo di questo titolo l'invest. a' 18 Marzo 1751.
S-10_b : Della Sicilia Nobile: Parte II Libro I - 1754 - Pag. 111
Domenico di Giovanni e Micciché, che conseguì in dote lo Stato di Buccheri da
Isabella Morra e Cottone sua sposa, figlia di Francesco P. di Buccheri,
lasciando entrambi Eredera la vivente Anna Maria di Giovanni e Morra P. di
Tre Castagne, avendone ottenuta la invest. a dì 20 Novembre 1700. Questa
celebrò sue nozze con Giuseppe Agliata P. di Villafranca, e porta i titoli di P. di
Buccheri, di Castrorao, di B. e Signore di Pedara(a), di Viagrande(b), e delli
Merij(c),
...
S-10_c : Della Sicilia Nobile: Parte II Libro I - 1754 - Pag. 38
Domenico Alliata, Paruta, e di Giovanni, vivente attuale P. di Villafranca, come
per la sua investit. a 15 Dicembre 1728. Egli è P. di Buccheri, di Tre Castagne,
e di Castrorao, d'Ucria, e di Montereale D. della Sala di Paruta, e di Saponara,
B. e Signore della Pedara, Viagrande, e delli Mirij, della Foria di Salerno...
236
S-11 : La Sicilia In Prospettiva Volume 2 - 1704 - Di Giovanni
A. Massa
BUCCHERI, terra così detta da Buker voce saracina. Lat. Bucherium, Fazel
Boccherium, Selvaggio Buchirium, Brietio, ma si stima scorrettione di stampa
Bucheria, Diploma di Alessandro III l'anno 1169. Il nome gentile Lat.
Buccherensis, Pirri.
S-12 : Viaggio alle due Sicilie ossia il giovine antiquario. 1825 - Di Girolamo Orti
(Da Buscemi...) Progredimmo verso il piano Buccheri. Al suono dei nostri
campanelli ragazze, e ragazzetti di dieci, o dodic'anni ignudi o tutt'al più con
un cinto alle reni, e con ambre, a guisa d'amuleti, appese al collo, uscivano in
folla dai vicoli ad ammiarre il nostro imponente, e rumoroso equipaggio, come
per costà cosa assai rara. Soffermatasi in Buccheri la lettica, allora si fu, che
cinti o quasi imprigionati da preti, monaci, e quantità di popolo udimmo
intorno richiedersi l'un l'altro e ripetere: "Chisti Signuri sunnu ngrisi, taliani,
o ustriaci?" Una cara fragranza intanto di pane appena sfornato conforta il
nostro stomaco, che per istrada erasi, quasi per tre giorni successivi,
sostenuto dalle saporite corteccie e del succo de' grossi cedri di Avola,
supplendoci essi, come agli Indiani il cocco, di bevanda, e di cibo. Ecco di
fatto varie fanciullette inseguirci con grandi ciambelle di pane, di che pronti ci
procacciammo. Seguimo quinci il viaggio per colli or coltivati, ed ora infertili,
e sparsi di pietre basaltiche e di ossidiane, e viaggiando spesso all'ombra di
siepi, e boschi altissimi di agave, e fichi d'India.
S-13 : Tommaso Fazzello - Storia di Sicilia, Deche due:
Tradotte in Lingua Toscana, Volume 7: Pag. 131
In questo tempo Buscemi, Palazzolo, Sortino, Ferla e Buccheri, castelli fra
terra, per paura della guerra si resero al re Jacopo: ma pochi giorni dopo,
essendo ritornato Buccheri sotto la fede e divozion di Federigo, il re Jacopo vi
mandò il conte d'Urgello il quale l'assaltò con molta bravura, contra il quale
assalto quei di dentro con sassi, con travoni e con arme fecero grandissima
resistenza, e costrinsero i nemici a partirsi di quivi con poco loro onore: ma
dubitandosi essi poi di qualche altro assalto maggiore, come quelli che non
avean capitano alcuno si partiron di notte, ed abbandonarono il castello, il
quale rimase in tutto voto d'abitatori.
S-14 : Viaggi in Italia, Volume 26 - 1832 - Di Francesco
Gandini: Pag. 88
Sei miglia a mezzogiorno di Pedagaggi è il picciolo paese di Buccheri in mezzo
237
a una contrada così volcanica che vi sembra essere sopra le falde dell'Etna. La
vegetazione, i frutti e le donne di Buccheri non meno che di Sortino, hanno un
carattere deciso e generale di beltà; esso ha la causa nella situazione e natura
dei luoghi. Fuori Buccheri si eleva la colossale montagna detta Monte Lauro; è
una enorme estensione tagliata, ed isolata da ogni parte, formata da un
grande strato volcanico che riposa sopra una base calcaria. La vista da sopra
Monte Lauro è estesissima. In altezza è poco inferiore a S. Venera, e dal suo
vasto piano alto si veggono egualmente sensibilmente elevati gli oggetti
lontani rappresentati dai raggi che ivi arrivano da un mezzo più denso.
(Sulla bellezza delle donne di Buccheri, stessa considerazione di F. Ferrara)
S-15 : I Campi Flegrei della Sicilia - 1810 - Di Francesco
Ferrara, Antonio Zacco: Pag. 91 e seguenti.
Da Pedagaggi a Buccheri. Monte Lauro.
Se da Pedagaggi si va al mezzogiorno per alcune miglia il terreno è calcareovolcanico, e si veggono in alcuni siti ammassi di lave intorno a terre formate
da scorie rosse, arene e lave petrose rosse, e il tutto mostra che ivi ci furono
dei crateri. Le alture però a mano sinistra sono calcaree, ed esse sono formate
dallo strato calcareo che a poca distanza dietro di esse fanno la base di S.
Vennera.
A man sinistra si vede una valle scavata nel terreno basso, e quindi ai lati
bassi; dall'alto sino al basso non mostra nei fianchi tagliati a piombo che più di
50 strati grossi, e sovente di una grande picciolezza orizzontali, e paralleli di
materia calcarea assai conchigliare. I strati nel fianco orientale, essendosi
rotti inegualmente in distanza dalla perpendicolare formano dei gradini, ed
alcune figure bizzarre; è detta Valle Pupi. (È forse la stessa detta Valle Cupa?)
Il fondo di questa valle è volcanico, ed è lo stesso strato che fa la parte bassa
della montagna di S. Venera.
Il terreno si eleva, e diviene tutto calcareo; ma due miglia prima di Buccheri,
che ne ha 6 da Pedagaggi, ricomincia il volcanico. Si presentano in faccia
serie di alture che da oriente vanno verso libeccio, e che sono tutte
volcaniche; le lave scendono da esse, si ammontano o si distendono per
coprire quei contorni; l'aspetto di quel tratto è così volcanico, le lave sono così
copiose, e così nere che pare affatto di essere sopra le falde dell'Etna, e
vedere delle correnti uscite di recente dal seno del volcanico. Tutte queste
materie volcaniche al basso si vanno a perdere da ogni parte sotto lo strato
calcareo.
Presso Buccheri, oltre le lave si veggono grandi ammassi di tufo composte da
frammenti di scorie di lave di masse di calcareo, e di ceneri, il tutto
agglutinato da una pasta calcarea, e dal ferro delle ceneri volcaniche.
Il paese è fabbricato tutto di lave del contorno, e posto al piede di una delle
alte montagne di cui ho parlato; essa da occidente a mezzogiorno è cinta da
238
una profonda valle che mostra la di lei struttura di strati alternati di calcareo,
e di volcanico; la sommità è volcanica. A tramontana tutto è volcanico, ma
l'altura che domina il paese dall'altra parte è calcarea, e lo strato calcareo che
la forma si estende sino a Buscemi, e Palazzolo, che sono a qualche distanza a
scirocco di Buccheri.(a)
(a) La vegetazione, i frutti e le donne di Buccheri egualmente che a Sortino, hanno un
carattere di belllo così deciso che costringono a cercare la ragione; essa si trova nella
situzione del paese, e nella natura del terreno che l'attornia.
Lasciando Buccheri subito a man destra si scende in una valle a fondo
calcareo, dopo la quale comincia il piede di Monte Lauro.
Questa immensa Montagna deve considerarsi come una grande ed alta
estensione di terra tagliata da ogni parte, ed isolata. La base sino alla metà
dell'altezza è di calcareo a grossi strati orizzontali; il resto è intieramente
volcanico. Il piano superiore che può avere tre miglia di lunghezza è sparso di
varie alture di lave di scorie, di arene, e ceneri, ora isolate, ed ora unite per le
loro basi; in molti siti vi si veggono ammassi di scorie e di arene rosse, e di
pozzolane, e il tutto attesta l'esistenza in essi delle bocche che un tempo
vomitarono quei fiumi infuocati di lave, che dopo aver coperto quello spazio, si
distesero sino al basso e si ammontarono le une sopra le altre.
È da lungo tempo che i vicini abitanti assicurano sentirsi in varie parti di
questa colossale Montagna a certe epoche fragori sotterranei come di venti
che fossero chiusi nelle cavità del Monte, e che fremessero per uscire. Monte
Lauro è poco più basso di S. Vennera, sebbene i vicini vogliono che lo superi, e
che almeno lo eguagli. L'inverno è coperto di neve che conservano per l'està
chiuse in alcune fosse. La strada che battono coloro che vengono da quella
parte della Sicilia meridionale, è sopra di questa montagna. Sopra questa
pianura si ha una vista assai estesa; sopra di essa più che a S. Vennera ho
provato l'illusione ottica di vedere avvicinati, ed un poco elevati sopra il loro
vero sito gli oggetti lontani.
Copiose acque scorrono dal seno di Monte Lauro. Le produzioni volcaniche vi
sieguono nella parte del mezzogiorno sino ai feudi presso i paesi di
Monterosso, e di Giarratana; dove però le alture, e le montagne sono
intieramente calcaree.
S-16 : Memorie istoriche di quanto è accaduto in Sicilia 1740 - Di Giovanni Battista Caruso (barone di Xiureni.) Pag.
85 e seg.
Ma se tale è la lode, che dà l'Istoria a Giovanni Chiaramonte, parlasi
altrimenti però da' Scrittori di questo tempo di Giovanni Barrese Barone di
Pietraperzia, riguardevole anch'egli per nascita, e per ricchezza tra' Baroni
Siciliani: mentre quel che fusse il motivo, lasciatosi egli sedurre dalle
239
promesse, o dall'Almirante, ò dal Re Giacomo si dichiarò in suo favore, e
facilitò a' nemici, mentre durava ancora l'assedio in Siracusa, l'acquisto di
alcuni Castelli sù le montagne vicine, cioè a dire di Buscemi, di Palazzolo, di
Buccheri, e della Ferla, che si stimò importante per gli viveri, che ne cavò il
campo degli nemici. Il Re D. Federico intanto, il quale era venuto in Catania
per assistere più da vicino alle cose di Siracusa, il valore di D. Blasco di
Alagona, e la fedeltà dei Siciliani sompensarono in gran parte a questi
svantaggi; poiché non solo quei di Buccheri ritornarono all'obbedienza del Re,
ma itovi con alcune compagnie di Cavalli il Conte di Urgel per ordine del Re
d'Aragona fu obbligato non senza danno a ritirarsi.
S-17 : Della Sicilia nobile, Volume 2 - 1757 - Di Francesco
Maria Emanuele e Gaetani Villabianca. Pag. 544 e seg.
Casalgerardo
Feudo posto in faccia della città di Vizzini, e'l nome appellativo che tiene
congiunto col proprio, mostra di essere stato uno degli antichi Casali, che enl
territotio sursero di essa Città. Possedevasi anticamente dagli eredi Accardo
di Barba, così costando dal ruolo Mescicà(?) de' feudatarj del Regno del 1296.
1.7 Heredes quondam Accardi de Barba de Noto, pro feudis Tabanae ec.
Casalis Gerardi ec.
Fu posseduto successivamente da Dionisio di Barba, la cui figlia Violante per
mancanza di maschi divenne eredera, e come tale unitamente con Bartolomeo
Landolina suo consorte ebbe luogo di farne la vendizione a Targisio Montalto
Padrone del Castello di Buccheri per gli atti di Notar Manfrido di Salvo di
Buccheri a dì 16 Dicembre 1369. Trovo poi che nell'anno 1508 possedendosi
tal Baronia da Antonio Montalto per diritto ereditario di esso Targisio, espose
questi a' Governanti di questo Regno di aver egli in quella succeduto pella
morte del suo genitore, e però a lui spettando la concessione dell'investitura,
l'ebbe accordata col privilegio della clausola del gius francorum. Menò egli in
isposa Costanza, di cui non si fa il cognome, ed ebbe in figlio Gutterre, che
unissi in maritaggio con Giovanna Daniele. Da tal coppia derivò Costanza, che
fu dotataria del presente Feudo, quando divenne sposa di Artalluccio di
Alagona, così costando dall'atto di sposalizio celebrato nel dì 2 Marzo del
1532. Fu prole di costoro Girolamo di Alagona e Montalto, il quale nel 1573,
fece vendizione di essa Baronia a Giambattista Bonanni B. di Canicattini, e di
Riccafossa per gli atti di Notar Vincenzo Leone di Siracusa sotto li 18
Novembre 1573. Ma perché era essa un Feudo soggetto a fedecommesso,
ebbe luogo a rivendicarla Maria d'Alagona moglie di Vincenzo d'Alagona da
potere di Pietro Bonanni(a), per atto degli 8 Dicembre 1634 come quella, che
n'era la erede sustituta essendo figlia di Giuseppe, e figlio questi del
summentovato Girolamo alienante, chiaro documenti di ciò essendo la
240
sentenza della Regia Gran Corte, che fu profferita per detta causa nel
sopracitato anno 1634. Da questi consorti finalmente venne al mondo Lucia,
che divenendo erede di essi suoi genitori per mancanza di maschj nella
presente Baronia, recolla in dote a
Giuseppe Lucchese e Lucchese suo consorte(b), unitamente colla
Baronia di Bibino Magno, e col diritto altresì di rivendicare la Terra e Stato di
Palazzolo posseduta una volta dalla famiglia Alagona. Fu figlio questo
Giuseppe di Francesco Lucchese, che fu Capitan d'armi a' Guerra nella Città
di Naro, ed unito videsi in maritaggio con Caterina Lucchese, il di cui genitore
fu Matteo quarto B. di Camastra, e della Dammisa(c). Ebbe concesso il
presente titolo dal Ser.mo Re Filippo IV per privilegio del dì primo Agosto
1662 esecut. a 5 Marzo 1663, Da esso respirò vita
Niccolò Lucchese ed Alagona, la cui invest. cadde nel dì 20 Novembre
1669. Sortì costui i governi del Monte della Pietà di Palermo nel 1697, e della
Compagnia della Pace nel 1707. Fu sua mogliera Marianna Retana e Grillo,
figlia di Giovanni Retana e Sotelo Cavaliere di Calatrava, e Conservatore del
Real Patrimonio(d), e di Angelica Grillo jugali, figlia questa di Antonio B. di
Moriella, che gli recò in dote il retaggio de' Feudi del quinto del Pantano, di
Moriella(e), e di Donna Maria(f). Cessò di vivere nella succennata città di
Palermo a 20 Dicembre 1745 dapoiché diede i natali a
Giuseppe Lucchese Palli Alagona e Retana primo D. di Alagona, e
vivente M. di Casalgerardo, come per la sua invest. degli 8 Marzo 1724. È B.
di Bibino Magno ec.(a). Ammogliato vedesi con Girolama Reggio e
Branciforte, figlia di Stefano primo P. di Jaci.(b)
S-18 : Historia cronologica delli signori vicere di Sicilia, dal
tempo che mancò la - 1697 - Di Vincenzo Auria. Pag. 296
Sotto gli Aragonesi, Alaimo Leontino, Signor di Buccheri e di Palazolo,
nell'anno 1283 [fu Maestro Giustiziere del Regno di Sicilia](*)
(Nota*) E verosimilmente lo fu fino al 1293 anno in cui fu nominato Mattheo Termine,
della nobile famiglia di Palermo.
'===============================
ALTRE FONTI BIBLIOGRAFICHE.
In merito alla fondazione di Buccheri citiamo pari pari il lavoro fatto da
Sebastiano Centorbi nella sua tesi di Laurea anno accademico 1997-1998.
Altre notizie ed altre ipotesi sono rinvenibili nel libro di L. Arminio: Buccheri,
Dalla Contea al Principato - 1990.
F-1 : Aspetti della Religiosità popolare di Buccheri - 1998 -
241
Di Sebastiano Centorbi. Pag. 16
CENNI STORICI
Non possediamo notizie storiche certe riguardo a Buccheri la cui fondazione si
attribuisce ai Siculi. La sua storia pertanto risale ad epoche lontane e si fonde
con il mito. Già sul nome infatti molte sono le supposizioni e le illazioni.
Secondo un'antica leggenda, riportata dallo scrittore greco Diodoro Siculo, il
pastore greco Dafni (mitico pastore di Sicilia, figlio di Ermete, inventore del
canto bucolico e personaggio di un idillio di Teocrito), pascolava armenti e
buoi su questi altipiani ricoperti di lauri e pini a cui sembra legato l'etimo del
nome del paese. Dunque l'origine sarebbe mitologica e deriverebbe dalla
combinazione dei nomi greci "Bous ed Hera", cioè "I buoi della dea Era"(1).
Anche Santo Policastro in "De veteribus recentioribus rebus siculis"(2)
conferma che Buccheri, nata come terra di pascoli e di grandi armenti, di
estesi e ricchi allevamenti, fu fondata dai Siculi, in epoca non precisata e da
essi chiamata Bos Heraei cioè "Bue degli Erei", ed i quali attribuirono un
carattere sacrale al monte Lauro. Furono i greci a colonizzare l'attuale nucleo
storico di Buccheri, il colle Tereo, che chiamarono "Bous Eras" o "Buccheras"
successivamente mutato in "Buccherium" al tempo dei romani; ed in
"Buccherea" nel III secolo d.C. Gli arabi, conquistato il colle Tereo, lo
denominarono "Buker", i normanni lo chiamarono "Buccherium". Infine si
chiamò Buccheri, nome che ancora oggi si conserva.
1) Cfr. L. Lombardo, Buccheri alal città e al territorio, Comune di Buccheri, Utopia Edizioni,
1988, pag. 7
2)Cfr. S. Policastro, De veteribus recentioribus rebus siculia, Edizioni Accademia
Internazionale Siculo-Normanna, Catania 1976, èag. 259.
3) Cfr. V. Guarrella, Monografia di Buccheri, Ragusa 1908 pagg. 17-23.
'=========================
STORIA!
Il Marchese di Villabianca nella sua Sicilia Nobile, a Pag. 204 ne
parla così:
Parlando di Comitini, prima dice:
Gaspare Bellacera successivamente ne fu Barone, lo stesso dico,
ch'ebbe anche la Baronia di Pedagaggi, morto in Palermo l'anno
1627, nella Chiesa dell'Olivella sotterrato; e questa n'è la memoria
sepolcrale, che di lui esiste nella detta Chiesa, rilevata da una
pietra marmorea, ch'è di rpesente mancante di parole e ci darattere
242
fatto illeggibile:
En hic D. Gaspar Bacellera Pedagaggi, et Comitini Baro, Urbis
biennius Senat. in demoreui Secreti locum subrogatus perq..... ann.
olim S. Bartolomei.... mox huius Magni Hospitalis...... ubi jacet
Hospitalar.... Vixit annos 50. Obiit..... Octobris M.DC.XXVII...............
Patri venerat.
243
APPENDICE STORICA BIBLIOGRAFICA
Il libro di Ruggero - XII° secolo - di Abū ‘Abd Allāh
Muhammad ibn Muhammad ibn ‘Abd Allah ibn Idrīs al-Siqillī
(il Siciliano), detto anche Idrīsī, Edrisi, El Edrisi, Ibn Idris,
Hedrisi o al-Idrīsī o, in latino Dreses, e in arabo:
‫أبو عبد ال محمد بن محمد ابن عبد ال بن إدريس الصقلي‬
S-1 :
Edrisi nacque a Ceuta, 1099 circa e morì in Sicilia nel 1164. È stato un geografo e
viaggiatore arabo. Dopo aver viaggiato per tutti i paesi del mar Mediterraneo, giunse
in Sicilia e si stabilí a Palermo presso la corte normanna di re Ruggero II, intorno al
1145.
S-2 : Sicilia sacra disquisitionibus et notitiis illustrata - 1644 / 1733 - di
Rocco Pirri: Vol. 1 - Pag. 681 e seg.
S-3 : Dizionario topografico della Sicilia - 1858 - di Vito Amico: Vol. 1 Pag. 162 e seg.
S-4 : Della Sicilia nobile (Appendice) - 1775 - di Francesco Maria
Emanuele e Gaetani (march. di Villabianca.) Pag. 89 e seg.
S-5 : Teatro genealogico delle famiglie Nobili Titolate feudatarie - 1655 di Filadelfo Mugnos. Vol. 2, Pag. 183 e seg.
S-6 : Della cronologia universale della Sicilia - 1725 - di Francesco
Aprile. Pag. 164. 548. 550. 387-388.
S-7 : Storia generale di Sicilia - 1788 - di Jean Levesque de
Burigny. Pag. 238
S-8 : La Vita di san Francesco di Paola, fondatore dell o
́ rdine
de ́ Minimi - 1764 - Di Giuseppe M. PERRIMEZZI
S-9 : Vita, e miracoli, di S. Francesco di Paola fondatore
244
dell'ordine de' Minimi - 1731 - Di Isidoro Toscano, Gasparo Massi
S-10 : Della Sicilia Nobile: Parte II Libro I - 1754 - March. di
Villafranca
S-11 : La Sicilia In Prospettiva Volume 2 - 1704 - Di Giovanni
A. Massa
S-12 : Viaggio alle due Sicilie ossia il giovine antiquario. 1825 - Di Girolamo Orti
S-13 : Tommaso Fazello - Storia di Sicilia, Deche due:
Tradotte in Lingua Toscana, Volume 7
S-14 : Viaggi in Italia, Volume 26 - 1832 - Di Francesco
Gandini
S-15 : I Campi Flegrei della Sicilia - 1810 - Di Francesco
Ferrara, Antonio Zacco
S-16 : Memorie istoriche di quanto è accaduto in Sicilia 1740 - Di Giovanni Battista Caruso (barone di Xiureni.)
S-17 : Della Sicilia nobile, Volume 2 - 1757 - Di Francesco
Maria Emanuele e Gaetani Villabianca (marchese di)
S-18 : Historia cronologica delli signori vicere di Sicilia 1697 - Di Vincenzo Auria
S-19 :
S-20 :
'=================================
ALTRE FONTI BIBLIOGRAFICHE:
F-1 : Aspetti della Religiosità popolare di Buccheri - 1998 Di Sebastiano Centorbi.
245
APPENDICE
PROVVISORIO
Allisciari u mussu
Pistari l'acqua co murtaru
aviri u malabbentu
nunn'attintari
cacamarruggiu
siri sbintatu
abbruscari u mussu
si 'un gnammuru
stai friscu
siri a'mmenz'i na strata
ci arristanu sulu l'uocchi ppi chianciri
amminnicarisi
ciann'a' a tracchetta a tracchetta
Sì, ficchiti ann'intra
mancia pani a trarimentu
mancia pani 'i scurdia
si ni turnà ch'e vertili n'coddu
allamiau (allamiatu)
246
allammicatu
ittari i cani appressu
arristà cun na pezza davanti e n'autra darrierri
fari a minchiunata
fari a 'lliffiata
fari a minestra maritata (o ministrata?)
Vuoi a minestra ministrata?
25) chiuriri n'uocchiu
manc'a li cani
fari spinciri u pilu
28? anniccari?
anculiari
Mancu ppi sonnu
30) Mancu oppi tuttu l'oro do munno
turtainu (turtagnu?)
ammucca lapuni
ucca averta
ntuntutu
35) Ntontu
chinu finu a curma
tistazza dura
ucca ranni
piettu strittu
strincipiettu
loncu e minchiuni
ncrasciata
raddusa
ruddulusa
si nu beddu rumanieddu
allimmiari
allicca piatti
247
purtari al'loncu
muoviti fermu
manìeti
50) rifardu
arriminiti
arrifriscatu
cauriatu
scunchiurutu
'mbrugghiuni
firrica maneddi
firrica tunnu
stratariu
rumpiri l'uovi nno panaru
annuvina vintura
niura 'mpiddata
62) Iancu sdillavato
rumpiscarpi (rumpiscatuli?)
64) Natich'i pezza
siri senza ucca
Ci vinni di l'arma
ne iabbu nne maravigghia
naschi lurdi
nasu finu
iai i naschi aperti
povir'e pazzu
chinu i ventu
si' alluciatu
ti fazzu viriri i surci virdi
trapanatu
facc'i n'tagghiu
248
saccu 'i ventu
sacch'i sonnu
fari cariri a facci n'terra
sduvacari
nunn'a' pili nna lincua
s'i na cosa fitusa
facc'i stagno
facci tosca
85) mettiri a spurazza nno nasu
c'iappizzà rammu e stagnu
limma surda
scubbiliari
scatinniari
100) manu lonchi
alluncari i manu
addizzari i uricchi
addumari u luci
pigghiari u luci ch'e man'i lautri
stratariu
105) pieri loncu
ariusa (iariusa)
ziccusa
è rruttu nn'o menzo
fari 'mpraculi
sauta fossi
stari cu du pieri int'a na scarpa
nanfarusu
ucca lurda
aviri a nanfira
?115? aviri o ??? nna testa (a mazzina?)
cosa tinta
249
cosa bbona
cosa lurda
cos'i nenti
120) minchiunuta
cosa ranni
cos'e picca
lignu tortu
smirdiari
scruccuni
ommu tintu
ommu bbonu
fimmina tinta
ommu tortu
sdillavari
130) scaliari
scaniari
testa persa
testa lieggia
mussu tortu
anturciniari u mussu
tuscunazzu
taliari cu l'uocchi torti
cosa persa
causi persi
scannaliatu
140) scunchiurutu
250
141) Cutuliari
cunnuliari
Ci carì d'i l'ariu
ampitrari
ampiantari
allurdiari
annittari
scummigghiari a pignata
?146?? mastia rappu
pistari l'acqua nno murtaru
pist'e mmutta (pist'e ncugna)
148??
149??
puricchiusa
bidduna
biddazza
laliazzu
aviri i manu mugni
aviri i manu pirciati
babbasuni (babbasunazzu)
ballesumu
fari lass'e pigghia
arrizzari u pilu
mancia pani a trarimentu
160) u pigghia pe' mecci
caravigghiatu
aviri milli canni di raggiuni
163) scuncitari
sdilluncatu
fari niesci l'ugni 'i nchianu (nna canna?)
251
166?
167 unniedda
maccaturi
cauru 'i pilu
mancu ppi testa
a picca a picca
a bbonu a bbonu
tintu arrinisciutu
mascaratu
ruddilusu
pigghiarisi na pulici all'anca
uccazzutu
buriddaru
179???
180) pieri lisi
aviri a bbotta n'ta testa
che spaddi o muru
spartiri a differenza
luvarisi a vita
cianci minestra
186) pasta addimura
Mamma mia
Bedda matri
Bedda matri santissima
Lisciu comu a pagghia
Lisciu commu 'n'coddu i buttigghia
Scarica

degli argomenti Lavori in corso PS:ci sono un sacco di errori. Li