in collaborazione con
COLDIRETTI
RAVENNA
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RAVENNA:
PER UNA SPESA ‘GREEN’ A NATALE
REGALA CIBO DEL TERRITORIO
Fino al 23 dicembre la ‘Campagna è Amica sotto l’albero’
con il primo Mercato a KM Ø di Porta Adriana
A Natale regala cibo del territorio con ‘Campagna Amica sotto l’albero’,
la prima edizione del mercato agricolo a km zero di Porta Adriana. Inaugurato l’8 dicembre alla presenza dell’assessore comunale all’Agricoltura
Massimo Cameliani, il mercato prosegue tutti i giorni, fino al 23 di questo
mese, portando nel cuore di Ravenna le eccellenze enogastronomiche
della nostra provincia e animando quotidianamente, dalle 15 alle 19, le
giornate dello shopping natalizio.
Un’occasione d’oro, dunque, per chi
punta alla riscoperta della tradizione
a tavola o è in cerca di doni e omaggi
che ricordino i sapori e i profumi
della tradizione del territorio. Al
Mercato di Porta Adriana è infatti
possibile trovare regali ad “originalità garantita” per tutte le tasche:
dai vini autoctoni ai salumi di Mora
romagnola, dai formaggi freschi e
stagionati alla dolcezza del miele e
delle confetture artigianali. Eccellenze genuine, sostenibili e garantite
dagli agricoltori aderenti alla rete di
Campagna Amica-Coldiretti, il primo
e unico circuito di vendita diretta
che consente al consumatore di fare
acquisti in modo responsabile comprando prodotti agricoli di stagione,
selezionati con cura, sempre freschi
e di origine controllata e certificata.
E non è tutto, perché al Mercato sarà
possibile anche degustare sul posto
e acquistare ottimo cibo da passeggio - dalle crepes alle confetture e
gelatine di vino, alle sfiziose creme di marroni. Non mancheranno poi
tipici momenti di animazione romagnol-natalizia a rendere ancor più
unica la presenza di ‘Campagna Amica’ e dei produttori agricoli nel
cuore del centro storico bizantino.
UN MERCATO A PORTA ADRIANA PER UN MOTIVO IN PIÙ,
MA FORSE E’ IL PIU’ IMPORTANTE!
Un chilo di ciliegie o pesche dal Cile
che devono percorrere quasi 12mila
chilometri con un consumo di 6,9 chili
di petrolio e l’emissione di 21,6 chili di
anidride carbonica, ma anche i mirtilli
argentini e l’anguria dal Brasile salgono
nell’ordine sul podio della black list
dei cibi che sulle tavole nazionali delle
feste sprecano energia, inquinano il
Natale e contribuiscono all’emissione
di gas ad effetto serra. In occasione
della conferenza Onu sul clima di Parigi è importante anche evidenziare il
contributo che stili di vita piu’ sobri e
responsabili possono dare per contrastare i cambiamenti climatici e salvare
il pianeta, considerato che il 40% delle emissioni sono legate ai trasporti,
tra i quali quelli agroalimentari. E’ stato calcolato che un chilo di ciliegie
dal Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12mila
chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l’emissione di 21,6
chili di anidride carbonica, mentre un chilo di mirtilli dall’Argentina deve
volare per piu’ di 11mila chilometri con un consumo di 6,4 kg di petrolio
che liberano 20,1 chili di anidride carbonica e l’anguria brasiliana viaggia
per oltre 9mila km, brucia 5,3 chili di petrolio e libera 16,5 chili di anidride
carbonica per ogni chilo di prodotto, attraverso il trasporto con mezzi
aerei. Il consumo durante le feste di Natale di prodotti fuori stagione
provenienti di migliaia di chilometri di distanza è una tendenza snob
in forte ascesa che concorre a far saltare il budget dei cenoni con prezzi
superiori fino ad oltre dieci volte a quelli di mele, pere, kiwi, uva, arance
e clementine Made in Italy e appare del tutto ingiustificata perché si
tratta spesso di prodotti poco gustosi e saporiti, essendo stati raccolti
ad un grado di maturazione incompleto per poter resistere a viaggi di
migliaia di chilometri percorsi su mezzi inquinanti che liberano nell’aria
gas ad effetto serra. E allora, coscienti di che cosa sta accadendo attorno
a noi che, volenti or nolenti, determina effetti climatici devastanti sulla
nostra attività, non camuffando, anzi, le motivazioni imprenditoriali,
con il Mercato di Porta Adriana vogliamo dare la nostra testimonianza
su come si può concretamente portare a soluzione una questione che
rischia di divenire un dramma per l’umanità. Saranno determinanti le
piccole azioni da realizzare giorno dopo giorno, consapevoli che mentre non incrementiamo l’inquinamento, oltre a qualche soldo speso in
meno a gioco lungo preveniamo effetti meteorologici non calcolabili,
determinando nel contempo virtuosismi reddituali che interessano
positivamente l’economia locale.
Walter Luchetta – Direttore Coldiretti Ravenna
setteserequi · 11 dicembre 2015 · Numero 47
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SPECIALE AGROALIMENTARE | Parlano i presidenti di Agrintesa e Terremerse, Raffaele Drei e Marco Casalini
«Il futuro passa da alleanze e innovazione»
Christian Fossi
All’agricoltura romagnola servono alleanze per una politica
commerciale innovativa che
promuova quantità di prodotto appetibili a mercati ben più
ampi e profittevoli di quello piccolo e stagnante domestico. Per
questo serve un ripensamento
del settore frutticolo in grado
capace di valorizzare le eccellenze e premiare gli imprenditori che vengono da anni difficili,
soprattutto per quanto riguarda
le colture tipiche del nostro territorio: le pesche e nettarine. E’
questa la fi losofia di fondo che le
cooperative agricole Agrintesa
di Faenza e Terremerse di Bagnacavallo hanno messo in atto
nel 2015 e consolideranno nel
2016 per dare respiro e soddisfazione ai propri soci.
RAFFAELE DREI
MARCO CASALINI
QUI AGRINTESA
«Nonostante le produzioni autunnali siano ancora da commercializzare, pensiamo che
globalmente il 2015 sia migliorativo rispetto al de profundis
del 2014, soprattutto grazie ad
una qualità migliore dei prodotti». Raffaele Drei, presidente di
Agrintesa (cooperativa agricola
che conta circa 4.000 soci e un
fatturato di circa 250 milioni di
euro nel 2014, «verosimilmente
in incremento di circa il 10% nel
2015»), illustra così un bilancio
ancora molto preconsuntivo
dell’anno che sta per terminare.
Ancora una volta «pesche e nettarine hanno sofferto fino a due
terzi della campagna estiva ed è
una specie che in Romagna continua a non dare soddisfazioni
ormai da parecchi anni - continua il numero uno di via Galilei
-. Gli altri prodotti hanno avuto
quotazioni di mercato migliori e
assistiamo a un deciso miglioramento rispetto a dodici mesi fa.
Chiaramente un terzo dei nostri prodotti, quelli autunnali e
invernali, sono ancora da commercializzare, quindi trarre un
bilancio è prematuro».
A riprendersi sono state «susine
e albicocche che hanno messo
a segno un’annata positiva per
quanto riguarda le quotazioni, ma abbiamo avuto quantità
scarse - spiega Drei -. L’orticolo,
sia fresco che industriale, ha risentito dell’estate calda e siccitosa: abbiamo avuto meno quantità, ma quotazioni buone».
Nelle colture autunnali-invernali ci sono le prime vere novità.
«Sulle pere abbiamo innovative
politiche commerciali portate
da nuovi soggetti come Opera
e Origine che già stanno dando i primi risultati in termini di
quotazioni pur in un contesto
non facile - analizza il numero
uno della cooperativa faentina
-, dove anche i calibri non sono
eccezionali per via dell’estate
torrida. I kiwi, dal punto di vista commerciale, vengono da
tre annate positive e questo ha
generato molto entusiasmo. La
produzione è in forte aumento,
sia a livello nazionale che europeo. Per questo il settore va
ridisegnato in termini commerciali e si segnala la necessità di
una qualificazione della politica
commerciale. Dal punto di vista
della qualità è un’annata eccellente».
Le novità del 2016 sono legate
«al consolidamento di Opera
e Origine dopo l’avvio di corsa nel 2015 - conclude Drei -.
Come soci di Opera, speriamo
in un’ulteriore aggregazione
del prodotto pera e che questa
esperienza possa essere replicata su altre produzioni a partire
dai kiwi che nel giro di pochi
anni passeranno da 5 milioni
di quintali a 6 a livello nazionale. Nel 2016 assisteremo già
all’esplosione dei kiwi gialli e si
vedranno anche gli sviluppi di
questa coltura. Serve maggiore
coesione e nuove alleanze».
QUI TERREMERSE
«E’ prematuro fare un bilancio
definitivo, ma è stato un anno
complessivamente migliore del
2014, anche se aspettiamo la
commercializzazione dei prodotti autunnali e invernali per
capire quanto». E’ ottimista
Marco Casalini, presidente della cooperativa Terremerse (circa
5.600 soci, «in costante crescita
grazie anche a nuove zone di
espansione e, soprattutto, a nuovi servizi: ad esempio sono circa
mille le aziende agricole romagnole che si sono fatte socie negli ultimi due anni e mezzo per
conferire cereali»), nell’inquadrare la stagione appena terminata che dovrebbe confermare
all’incirca i 170 milioni di fatturato del 2014.
Un risultato positivo figlio di
un’annata in crescita per quanto
riguarda la frutticoltura, «con
pesche e nettarine in lieve miglioramento ma ancora in forte
sofferenza, mentre le albicocche
e le altre frutte estive hanno segnato performance interessanti
anche se a macchia di leopardo - continua Casalini -. Come
interessanti sono le quantità e
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qualità delle colture invernali e c’è molta attesa per la loro
commercializzazione: speriamo
che le pere godano dei benefici
delle nuove integrazioni, mentre
per i kiwi sarà un anno in cui le
quantità sono in forte crescita».
Bene sono andate le colture orticole, «sia nel fresco che nell’industria, col pomodoro che ha visto un’ottima annata per qualità
e quantità. Soddisfazioni continuano a darcele i cereali, in crescita grazie ai servizi a 360° che
riusciamo a dare ai soci».
A fronte di una situazione frutticola comunque ancora difficile,
«abbiamo messo in campo importanti capacità e competenze
per riprogettare il settore, senza
guardare solo l’oggi, ma anche a
5 anni e più - spiega il presidente
di Terremerse -. Va in questa direzione l’alleanza con Apo Fruit, con un nuovo modello molto
innovativo. Il futuro dei nostri
campi passa da un ripensamento globale».
E’ più in sofferenza il reparto
carni, «che si sta riposizionando,
con nuovi prodotti precotti che
stanno dando buoni risultati. E’
un mercato difficile, ma il fatturato è in tenuta sui 25/26 milioni
di euro».
Sempre più rilievo stanno assumendo le agroforniture, «che
crescono anche in nuove zone di
espansione e chiuderanno l’anno sopra i 70 milioni di euro con
l’obiettivo di raggiungere i 100
milioni entro due anni».
Nuove colture sono già in pista
e rappresentano più di una sfida
per il futuro: «Il noce in Romagna e il melograno al sud possono essere un interessante mercato in crescita».
Futuro che passa, secondo Casalini, «per una cooperativa che
sappia essere, senza sostituirsi
alle imprescindibili associazioni
di categoria, al centro dei servizi richiesti dagli agricoltori,
fornendo sempre più soluzioni
multi-business integrate».
[email protected]
setteserequi · 11 dicembre 2015 · Numero 47
40 Speciale agroalimentare
Barbara Fichera
Cala il numero delle aziende
agricole in provincia e aumentano le dimensioni di quelle che
sopravvivono. Secondo l’ultimo
censimento infatti, le aziende
sono diminuite del 23,6% passando dalle 11.738 del 2000 a
9.000 nel 2010 con un aumento
della dimensione media aziendale di circa il 30% «a dimostrazione di come sia sempre
più necessario - secondo Fabrizio Rutisticali direttore di Cia
(Confederazione Italiana Agricoltori) di Ravenna - raggiungere un assestamento strutturale
più solido. Non a caso mentre
tutte le aziende con meno di 30
ettari di superficie utile (Sau) diminuiscono, aumentano quelle
più grandi che ora rappresentano più del 54% della Sau totale».
La pesante crisi che ha investito
il comparto ortofrutticolo negli
ultimi anni, ha portato a una
riduzione della superficie a frutteto del 15% secondo i dati Cia,
mentre per Massimiliano Pederzoli, presidente di Coldiretti
Ravenna fino ad ora «sono oltre
un migliaio gli ettari espiantati
anche se i numeri sono destinati, purtroppo, a salire».
Manca infatti il censimento
completo perché in campagna
si sta ancora abbattendo. «Nel
futuro è prevedibile un’ulteriore drastica diminuzione della
superficie destinata a pesco e
nettarine - aggiunge Rusticali a favore di altre colture arboree
che hanno registrato migliori
performance in termini di reddito come mele, pere, kiwi giallo, susino e albicocco».
Dello stesso parere anche Pederzoli secondo cui «pesche e
nettarine vengono sostituite con
i seminativi in aziende che non
vogliono più investire oppure
si piantano albicocche, susine,
pere, mele e kiwi andando così a
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Tra le novità noce, melograno, mandorlo, nocciolo, luppolo, bambù gigante, Paulownia, e kiwi rosso
Aziende agricole più grandi e solide,
meno peschi, più orticole e seminativi
foto tassinari
intasare i comparti che ora funzionano».
Secondo Rusticali «è quindi auspicabile una politica di controllo delle produzioni perché non
si ripeta quanto avvenuto per
pesche e nettarine».
Buone prospettive offre invece il
settore delle orticole (oggi circa
7.000 ettari) con superfici in aumento grazie anche alla presenza sul territorio di importanti
industrie di trasformazione. «Le
colture più importanti sono pomodoro, pisello, patate, cipolla,
fagiolino e fagiolo, spinacio, bieta e cicoria. Il trend dei prossimi
anni - precisa Rusticali - sarà
in aumento per la disponibilità
di terreni idonei alle colture e
per i redditi che sono di norma
soddisfacenti. In crescita anche
pomodoro, cipolla e patate».
Ci sono poi nuove colture ancora tutte da scoprire per gli
agricoltori ravennati come noce,
melograno, mandorlo, nocciolo,
luppolo, bambù gigante, Paulownia, e kiwi rosso. Secondo
Danilo Verlicchi, direttore di
Confagricoltura Ravenna «specie per il mandorlo ci sono per
noi prospettive interessanti. Si
tratta di una coltura totalmente
meccanizzabile e le tecniche di
coltivazione sono molto simili
Un anno d’attività in tutto il mondo per Cso
Manca poco alla fine del 2015 e
si tirano le somme dell’attività di
Cso, il Centro Servizi Ortofrutticoli di Ferrara che associa 63
imprese della filiera Ortofrutta
nazionali, dalla produzione al
packaging alle tecnologie. Il Cso
è il tavolo comune dell’ortofrutta italiana e svolge, per i
suoi associati, importanti attività nell’ambito della analisi
economica del mercato, nell’ambito della promozione e
valorizzazione dei prodotti e nell’ambito dell’internazionalizzazione. Ed il 2015 ha visto il raggiungimento di importanti obiettivi e risultati su tutti i fronti da parte da parte del Cso che, sul piano statistico economico gestisce
una banca dati unica in Europa che raccoglie le elaborazioni statistiche relative alle previsioni di produzione, rilevamento dei consumi, analisi dei catasti aziendali, analisi
dell’andamento dell’export. La conoscenza del mercato e
la quantificazione esatta dei prodotti da commercializzare è uno degli elementi strategici per aumentare la competitività delle aziende ed il Cso anche nel 2015 ha puntualmente approfondito tutte le conoscenze per gestire
al meglio l’offerta e la domanda di prodotti. Il Cso svolge
anche un ruolo importante nell’ambito della valorizzazione dei prodotti italiani ed incentivo ai consumi.
Nel 2015, anno di Expo ha realizzato una iniziativa di grande impatto a Milano la prima settimana di settembre con
la presenza dei Soci finanziatori del Progetto Fruitness
che hanno ospitato e premiato in sette giornate, grandi
sportivi che hanno lanciato importanti messaggi a favore
del consumo di Frutta. Il centro ha organizzato nel 2015
una iniziativa collettiva con 37 aziende a Fruitlogistica
Berlino realizzando lo Stand Italy, in grado di accogliere
oltre 1000 operatori specializzati e presentare il meglio
dell’ortofrutta italiana nel mondo.
Cso, nell’ambito delle attività di internazionalizzazione
ha ottenuto, nel 2015, un finanziamento europeo per un
progetto di promozione dell’ortofrutta di durata triennale
e del valore di 5 milioni di euro in Cina, Emirati Arabi, Nord
America e Giappone. Grazie a questo progetto denomi-
nato «Freshness From Europe»
le aziende socie di Cso co-finanziatrici hanno già preso parte a
diverse iniziative fieristiche nel
mondo come Asia Fruit Logistica ad Hong Kong, Wop a Dubai,
e Pma negli Usa organizzando la
presenza collettiva e la relativa comunicazione.
Sempre in un’ottica di internazionalizzazione non va dimenticato inoltre l’importante lavoro svolto da Cso per
coordinare, a livello nazionale, i dossier tecnici per aprire
nuovi mercati e, nel corso del 2015 le attività su questo
fronte si sono intensificate perché l’apertura di nuovi
mercati di sbocco è sempre più strategica per l’export
ortofrutticolo italiano. Un altro importante obiettivo di
Cso per il 2015 è la chiusura del progetto Batteriosi Kiwi
realizzato con il Cra, nell’ambito del quale è stato possibile mettere a punto un catasto degli impianti nazionale
fondamentale strumento per monitorare la progressione
della pericolosa patologia. Il Centro Servizi Ortofrutticoli
è attivo anche sul mercato europeo, con il Progetto Fruitness che coinvolge la Germania, Svezia, Danimarca e Polonia e Regno Unito che ha visto centrare tutti gli obiettivi prefissati in un crescendo di attività promozionali e
di comunicazione concentrate soprattutto in Germania e
molto apprezzate dai consumatori europei.
In Italia il Cso ha proseguito il Progetto Ortofrutta d’Italia, volto a promuovere i valori della stagionalità, della territorialità, della provenienza e della salubrità delle
frutta e verdura italiane in un mercato, come quello nazionale che è tutt’ora il primo mercato d’Europa in termini
di consumi. «Credo - ribadisce il presidente Paolo Bruni
- che stiamo percorrendo la strada giusta per fornire al
sistema ortofrutticolo organizzato italiano servizi innovativi, dinamismo e concretezza in un momento come
quello attuale, in cui è indispensabile fare tesoro della
informazione, elaborare idee innovative e ampliare il più
possibile la visione strategica in un’ottica di globalità
che pur sappia valorizzare la grande unicità dell’offerta
italiana». I.P.
a quelle del pesco. Con le nuove varietà che fioriscono circa
un mese, un mese e mezzo dopo
rispetto a quelle tradizionali si
potrebbe ovviare anche al problema delle gelate primaverili».
Sul noce qualcosa si sta invece
già muovendo. «Ci sono alcuni soci - precisa Verlicchi - che
stanno mettendo giù un po’ di
piante, ma siamo ancora agli
inizi per parlare di risultati».
Continua intanto a calare il
prezzo della terra in Italia, confermando nel 2014, per il terzo
anno consecutivo, secondo i dati
Crea-Inea, una contrazione dello 0,6%, con una media di circa
30mila euro a ettaro per i terreni
della pianura romagnola. «Sembra che il mercato fondiario non
riesca più a generare interesse
negli investitori. Colpa della
crisi di liquidità che ha investito
famiglie e imprese conclude Rusticali -, ma anche della tassazione Imu sui terreni, senza contare
che l’accesso al credito resta un
punto dolente».
Secondo il direttore di Cia «gli
imprenditori più dinamici cercano di aumentare la dimensione aziendale con produzioni
più intensive diversificando le
attività o prendendo in affitto i
terreni».
Cambio alla presidenza di Ugc dopo 20 anni
Baroncini al posto di Di Tirro
antonio baroncini con l’assessore regionale all’agricoltura
simona caselli. sotto il consiglio direttivo provinciale ugc
Il consiglio direttivo della Unione generale coltivatori (Ugc) Cisl
provinciale riunito il 23 novembre
scorso, ha eletto presidente Antonio
Baroncini di Bagnara di Romagna,
tecnico agricolo con già una lunga
esperienza nel settore e appassionato conoscitore delle problematiche dell’agricoltura romagnola.
Sostituisce così Gennaro Di Tirro,
dimessosi per pensionamento dopo
quasi 40 anni dedicati alla organizzazione, di cui circa 20 in qualità di
presidente provinciale e regionale.
Il consiglio della Ugc Cisl ha sottolineato come «le difficoltà del settore
sono note a tutti anche se non sem-
pre sono riconosciute adeguatamente dalle istituzioni e dall’opinione
pubblica - commentano in una nota
-. C’è pertanto molto lavoro da fare
per portare l’attenzione sui problemi della categoria e tutelare adeguatamente le famiglie contadine che
sono un soggetto fondamentale della economia del nostro territorio. In
questo lavoro una grande attenzione andrà dedicata ai rapporti unitari con le altre organizzazioni agricole per una migliore efficacia degli
interventi. L’unità della categoria è
fondamentale per una presenza ed
una proposta adeguata nel mondo
sindacale e politico».
setteserequi · 11 dicembre 2015 · Numero 47
Speciale agroalimentare
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41
IMPRESE | Il consorzio vitivinicolo ha presentato i risultati della gestione 2014/2015 e del bilancio sociale
Cevico supera i 131 milioni, cresce l’export
Il Gruppo Cevico di Lugo, presieduto da Ruenza Santandrea, chiude il
bilancio 2014/2015 con un fatturato
consolidato (Cevico, Le Romagnole, Cantina dei Colli Romagnoli, Le
Romagnole Due, Due Tigli, Rocche
Malatestiane, Sprint Distillery, Winex, Tenuta Masselina e Medici Ermete & Figli) pari a 131,25 milioni
(+3%), un patrimonio netto salito
a 68,08 milioni di euro (+2,1%), ed
un utile di 826.000 euro. Un trend
di crescita di lungo periodo che in
cinque anni ha visto salire il fatturato del gruppo cooperativo di 38,8
milioni di euro (nel 2010 era a quota
92,75 milioni).
L’export supera quota 31 milioni di
euro con un incremento del 50%
nell’imbottigliato (Medici Ermete
& Figli compresi) e una riduzione
del 6% nello sfuso, confermandosi
un segmento fondamentale per l’agroalimentare nazionale, anch’esso
con una crescita di lungo periodo
che in cinque anni l’ha visto salire
di oltre 10 milioni di euro. Il dato
dello sfuso è fortemente influenzato
dalla riduzione dei prezzi di vendita.
E sempre al di fuori dei confini
nazionali, quest’anno a Xiamen in
Cina è stato inaugurato il quinto
wine bar a marchio «Tot i de», che
affianca i due del Giappone (Tokio e
Hiroshima) e i due a Seul in Corea.
Importanti nel 2015 il lancio di nuovi prodotti come leva strategica per
affrontare un mercato sempre più
competitivo. Dopo le novità 2014
da sinistra: mario lusetti (legacoop), ruenZa santandrea (cevico), riccardo
cotarella (assoenologi) e giovanni luppi (legacoop agroalimentare) (foto beretta)
nella linea Vigneti Galassi (Lambrusco e Pignoletto spumante Doc),
nel 2015 la linea Cantine Ronco ha
visto il lancio degli spumanti Romance, della tradizionale bottiglia
costolata con tappo meccanico e
del Sancrispino piccolo formato con
pratico tappino avvitabile.
A presentare i dati all’assemblea generale dei soci svoltasi a Lugo sono
stati il direttore generale Lauro Giovannini e il direttore amministrativo Massimo Gallina. «Evidente il
successo di un modello, quello cooperativo - commentano dal quartier
generale di via Fiumazzo -, che nel
caso di Cevico associa oltre 5.000
viticoltori a conduzione diretta dei
vigneti e che pone l’azienda lughese
tra i primi player del vino a livello
nazionale. Il tutto per un grande
vigneto di 7.000 ettari, con 1,3 milioni di quintali di uva lavorata». Il
Gruppo Cevico opera su due stabilimenti di confezionamento (Lugo e
Forlì) a conduzione diretta, con un
terzo a Reggio Emilia gestito dalla
società Medici Ermete & Figli. La
capacità diretta di stoccaggio è di
oltre 750.000 ettolitri, mentre le associate «Le Romagnole» e «Cantina
dei Colli Romagnole» operano su
18 cantine di vinificazione ubicate
in tutto l’asse romagnolo. Ben 24 i
marchi gestiti, di cui uno dedicato
alle produzioni biologiche, con un
imbottigliamento annuo che supera
i 630mila ettolitri di vino.
Ai lavori a Lugo hanno partecipato
Riccardo Cotarella Presidente Assoenologi, che ha parlato della competitività dei vini romagnoli, Tiziana
Sarnari della direzione Ismea, Giovanni Luppi presidente Legacoop
Agroalimentare e Mauro Lusetti,
presidente nazionale Legacoop, che
ha sottolineato l’esempio virtuoso
del consorzio.
La presidente Ruenza Santandrea
ha evidenziato come «l’impegno
al sostegno dei prezzi nell’imbottigliato ha permesso una liquidazione
ai soci che, pur in presenza di forte
riduzione dei prezzi dei vini sfusi,
ha consentito un 15/20% in più del
mercato». Aggiungendo che «c’è
tanto futuro nella nostra identità
più classica, e Cevico è pronta a narrare un territorio che in prospettiva
può andare molto oltre i numeri positivi presentati oggi all’assemblea
di bilancio. La comunità di questi
5.000 viticoltori ha un radicamento sul territorio e un patrimonio di
identità che ne fa la protagonista di
una storia che la Romagna deve ancora raccontare nella sua integrità.
Serve uno scatto di volontà unitaria
delle cooperative e dei viticoltori per
un obiettivo unificante di crescita
del valore delle Doc e Igt Romagnole che vada al di là delle divisioni in
microzone. Queste ultime sono sì
un valore nella biodiversità, ma non
devono impedire una politica unitaria della gestione dell’immagine di
una Romagna vinicola che ha tutti i
requisiti per proporsi al mondo per
ottima qualità e prezzo corretto».
In coerenza con questo percorso al
termine dell’Assemblea è stato annunciato per il 2016 il «Premio miglior carta dei vini dell’Emilia Romagna» dedicato al ristorante con
la carta dei vini maggiormente in
grado di trasmettere i valori dell’enologia regionale.
setteserequi · 11 dicembre 2015 · Numero 47
42 Pubblicità redazionale
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Intervista a Paolo Pasquali, presidente di Confagricoltura Ravenna, con proposte per il futuro dei nostri campi
«Rinnoviamo colture, commerciale e programmazione»
Riduzione delle produzioni, riconversione colturale, politiche
commerciali innovative ed attente ai gusti dei consumatori, una
programmazione efficace con il
coinvolgimento di OP, grande distribuzione, istituti di ricerca e
assessorati all’Agricoltura sono
fondamentali per l’ortofrutta ravennate. Secondo Paolo Pasquali,
presidente di Confagricoltura Ravenna, molta importanza rivestirà
sempre più l’innovazione, fatta di
tecniche nuove e di precisione, a
patto che le aziende agricole abbiano dimensioni sopra l’asticella
dell’economicità.
Quanto contano le aggregazioni
per la nostra agricoltura?
«Le strategie di commercializzazione dei prodotti attraverso
nuove aggregazioni verticali, cioè
di prodotto, sono fondamentali.
Confagricoltura, Cia e Copagri
hanno molto creduto, ad esempio,
nel progetto Opera del dr. Granata, ex direttore generale del Consorzio Melinda che pur non avendo raggiunto le percentuali che
avremmo voluto, è stata l’unica
novità di rilievo nella commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli negli ultimi decenni. Obiettivo
primario di questo progetto, che
ha utilizzato risorse umane, logistica e strutture già esistenti, è
il perseguimento di un modello di
marketing innovativo, ottenibile
solo con l’aggregazione di prodotto finalizzata al sostegno dei prezzi di una produzione che esprime
l’80% della produzione mondiale
delle pere principalmente in quattro provincie a cavallo tra l’Emilia
e la Romagna: Ravenna, Bologna,
Modena e Ferrara. È impensabile immaginare la soluzione dei
problemi di commercializzazione
di milioni di quintali di prodotto
senza puntare sul sostegno del
prezzo attraverso la ricerca di
nuovi mercati. I nostri agricoltori
sono bravi a produrre ma abbiamo
molta strada da fare sulla vendita
del prodotto».
Quali altri progetti avete realizzato?
«Le organizzaioni agricole Confagricoltura, Cia e Copagri si riconoscono nel coordinamento politico
di Agrinsieme che si pone come
obiettivo quello di affrontare in
modo univoco le strategie sindacali, fiscali e di interlocuzione con
consorzi di vario genere, le amministrazioni locali, la Regione e il
Ministero. Il modello e l’efficacia
di Agrinsieme sta dimostrando ai
vari livelli che se le problematiche
agricole sono comuni a tutti, le
vecchie logiche di appartenenza
prioritariamente politica, stanno
lasciando il posto alla necessità di
fare pesare la nostra rappresentanza in modo pragmatico e determinato. Non importa tanto la militanza in un’unica organizzazione
professionale, ma la condivisione
di strategie ed obiettivi e le nostre
basi sociali sono pronte a questo
rinnovamento culturale».
Quale ruolo devono avere i soci
delle organizzazioni professionali nelle strutture economiche?
«Noi chiediamo esplicitamente
ai nostri soci di essere protagonisti critici, di svolgere il proprio
ruolo propulsivo, di essere attenti
nell’analisi dei risultati ottenuti dalle realtà economiche nelle
quali figurano come amministratori ma anche di partecipare consapevolmente alle grandi scelte
dell’immediato futuro come le politiche aggregative della Camera
di Commercio, dei Consorzi di Difesa e continuando a partecipare
alla vita dei Consorzi di Bonifica
nei quali a breve ci sarà il rinnovo
delle cariche sociali».
Quali problemi restano ancora
aperti?
«Uno dei più grossi resta l’aspetto fiscale che ci sta letteralmente
massacrando. Tanto per fare un
esempio, il frutteto, ma non solo
quello, per i proprietari ad aliquota piena, paga 600 euro di Imu
ettaro/anno, cifra che varia leggermente a seconda dei comuni.
Questo provoca un innalzamento
del prezzo degli affitti che rappresenterebbero uno strumento indispensabile, nella loro flessibilità,
per l’accorpamento delle aziende. Le realtà imprenditoriali nel
nostro territorio negli ultimi decenni sono molto mutate, passando dalla mezzadria alla famiglia
diretto-coltivatrice per giungere
alla moderna impresa agricola,
nella quale ad essere determinante non è la capacità di apporto
di lavoro manuale ma la specifica
capacità imprenditoriale. Su questo concetto si fonda il ruolo delle
organizzazioni professionali che
possono giocare un ruolo importante che va oltre la semplice proposizione dei servizi». (ba.fi.)
A cura di Confagricoltura Ravenna
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setteserequi · 11 dicembre 2015 · Numero 47
Economia
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IMPRESE | Dalla festa al pala Cattani agli sbocchi in Serbia, fino al nuovo locale in centro a Faenza nel 2016
Gemos festeggia i 40 con tante idee per il futuro
Christian Fossi
La cooperativa faentina di ristorazione collettiva Gemos festeggia
i 40 anni di attività in uno dei periodi migliori della sua storia e lo
fa con diverse iniziative: un libro
(«Tutti a tavola»), un’opera in ceramica dell’artista Alberto Mingotti e
un evento speciale sabato 12 al pala
Cattani di Faenza che si concluderà
con un concerto «a sorpresa», visto
che sul nome dell’artista, «uno dei
più grandi cantautori italiani», c’è
stretto riserbo per motivi contrattuali. Ma forse il modo migliore
di festeggiare il 40° è lo sguardo al
futuro della cooperativa: una nuova
casa per Bontavola in centro a Faenza a inizio 2016 e potenziare i progetti di espansione in Serbia su tutti.
Dunque la cooperativa di produzione lavoro faentina, fondata da
14 persone il 23 dicembre del 1975,
arriva al compleanno con numeri
di tutto rispetto: 37 milioni di euro
di fatturato, oltre 780 lavoratori (di
cui 495 soci, su un totale di 580 se
si aggiungono i sovventori) che producono e vendono 20mila pasti al
giorno. «Attraversiamo un periodo
sereno, nonostante abbiamo vissuto la crisi in prima linea - afferma
il presidente Carlo Dalmonte, alla
guida di Gemos da nove anni -. Produciamo e vendiamo 20mila pasti
al giorno e l’attenzione alla qualità
è cruciale, visto che se ne sbagli anche solo uno è un grosso problema.
Abbiamo procedure certificate, ma
soprattutto una cultura della qualità insita nei nostri soci e lavoratori
grazie a un grande lavoro su professionalità, formazione e sicurezza. Il
l’opera di alberto mingotti inaugurata dal presidente carlo dalmonte (foto tassinari)
2015 è stato un anno complesso, con
tante gare d’appalto in scadenza che
per la maggior parte abbiamo confermato, aggiungendone anche di
nuove. Importante è anche il primo
passo all’estero che abbiamo fatto
con la neonata Gemos Balkans, una
società controllata al 100% che gestisce un bar all’interno di un complesso Fca in Serbia».
«I numeri e il bilancio sano di Gemos sono il miglior modo di festeggiare 40 anni di vita - conferma il
presidente di Confcooperative Ravenna, Raffaele Gordini - e confer-
ma che la cooperazione è uno strumento efficiente, efficace e capace di
dare soddisfazioni».
In Gemos è anche molto importante
l’impegno alla riduzione degli sprechi, conferendo le eccedenze a realtà
associative caritatevoli.
PROGETTI 2016
«Prevediamo un 2016 in crescita auspica Dalmonte -, grazie a nuove
idee che potrebbero prendere forma a breve». Il progetto più vicino
è sicuramente il nuovo locale Bon-
Sabato 12 spettacolo e concerto a sorpresa
L’appuntamento per celebrare i 40 anni della cooperativa Gemos è sabato 12 dicembre dalle ore 20.30 al pala Cattani di Faenza (apertura
cancelli alle 19.45). L’ingresso è gratuito e aperto a tutti: è necessario
l’invito che si può ritirare nei self service Bontavola, RiRò e L’Isola del
Ristoro. Si inizia con una performance di artisti circensi prima della lotteria dedicata a soci e dipendenti. Chiuderà il concerto «di uno dei più
grandi cantautori italiani». Info: 0546/600711, [email protected].
IMPRESE | Cmc premiata in Francia per Expo
La Cmc di Ravenna è stata premiata dal Governo francese durante la
consegna delle medaglie agli attori
del successo del Padiglione della
Francia a Expo 2015, insieme ai
membri del raggruppamento d’imprese che ha progettato, realizzato
e curato la manutenzione. I soci travanini e il
della cooperativa Marco Travanini ministro le foll
(dir. tecnico), Massimo Gori (vice) e Maurizio Montanari
(resp. manutenzione) hanno ricevuto la nomina al grado
di Cavalieri del Merito Agricolo per il «servizio eccezionale reso all’agricoltura nell’ambito di Expo Milano 2015».
La destinazione definitiva del Padiglione, che ha vinto la
medaglia d’oro del Bie per l’architettura più bella di Expo
Milano 2015 e ricevuto la menzione d’onore della rivista
Exhibitor Magazine, verrà stabilita entro la fine dell’anno,
a conclusione di un concorso lanciato da FranceAgriMer.
tavola che nei primi mesi del nuovo
anno dovrebbe trovare una nuova
casa nel cuore di Faenza al posto del
self service di piazzetta Carlo Zauli
(dietro il seminario). «Le trattative
sono avanzate, ma non abbiamo ancora firmato alcun contratto, quindi è prematuro parlare di dettagli.
Stiamo cercando una sede adeguata
per un presidio importante nel cuore della città. Sicuramente sarà un
presidio».
Gli obiettivi più importanti sono
legati allo sviluppo del progetto
legato a Gemos Balkans. «Stiamo
ragionando su come dare gambe
e ampliare il progetto - anticipa
Dalmonte -, proprio a partire dalle
tante fabbriche italiane presenti in
Serbia».
IL LIBRO
Il compito della memoria è assegnato al libro «Tutti a tavola» a cura di
Elio Pezzi con le foto attuali del fotografo bolognese Mario Rebeschini.
Il libro, edito da Itaca, è suddiviso
IMPRESE | Deco, cresce lo spaccio aziendale
Panettoni, pandori e biscotti trascinano i consumi nel piccolo spaccio aziendale di San
Michele, a fianco degli stabilimenti dove Deco Industrie
sforna migliaia di frollini e
crostini per i grandi distributori italiani e stranieri.
«Sono aumentati i clienti conferma Roberto Minotti,
responsabile dello spaccio -:
ci chiamano da tutta Italia
per acquistare i nostri prodotti. In generale, rispetto
allo scorso anno c’è stato un
aumento del 5%. Il negozio è aperto tutti i giorni e durante
la settimana abbiamo una clientela locale, mentre per il fine
settimana arrivano persone fuori regione: ci sono camionisti che acquistano su commissione per familiari e parenti».
VENDITA E RIPARAZIONE BATTERIE
E CARICABATTERIE DI OGNI GENERE
in 7 capitoli e 18 box nei quali vengono ripercorsi i momenti salienti
della vita della cooperativa grazie
alla testimonianza di 26 persone,
tra cui 11 dei 14 fondatori. «Queste
tre iniziative hanno obiettivi diversi - spiega Dalmonte -. Con questo
volume vogliamo lasciare memoria
del nostro passato e del nostro presente alle future generazioni di Gemos, grazie ad un libro che racconta
la storia e il percorso intrapreso da
questa cooperativa e dalle persone
che ne hanno fatto parte». «Dal libro emerge che la convivialità è un
aspetto che appartiene al Dna di
Gemos - illustra Pezzi -. Ci sono testimonianze che raccontano come i
soci si siano messi in gioco».
L’OPERA IN CERAMICA
Raffigura un uomo e una donna intenti a consumare il loro pasto, l’altorilievo in ceramica dell’artista faentino Alberto Mingotti che si può
ammirare nella parete di ingresso
della sede di Gemos in via della
Punta 21 a Faenza. L’opera è stata
scelta tramite un concorso lanciato
a inizio anno. «E’ stato un modo
per sostenere e valorizzare l’arte e
gli artisti del territorio», sottolinea
il presidente Dalmonte. Ceramica e
cibo «sono un connubio importante
da sempre - spiega Claudia Casali,
direttrice del Mic di Faenza -. La
scelta da parte di Mingotti di celebrare un momento di vita mi sembra un messaggio molto puntuale».
D’altronde «la ceramica caratterizza
da secoli questa città - conclude l’artista -. Volevo rappresentare il momento conviviale per eccellenza».
LAVORO | Proteste contro i tagli ai patronati
lugo (foto beretta)
Sabato 5 dicembre gli operatori dei patronati tornano nelle
piazze per protestare contro i tagli previsti dal Governo. La
giornata di mobilitazione segue quella dello scorso 27 novembre. Venerdì 11 dicembre si terrà un presidio regionale
di fronte alla Prefettura di Bologna.
faenZa (foto tassinari)
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RAVENNA: PER UNA SPESA `GREEN` A NATALE REGALA CIBO