Corso di RAGIONERIA 2
TEORIA GENERALE DEL
BILANCIO
Prof.ssa FRANCESCA MARIA CESARONI
Università degli Studi di Urbino – Facoltà di Economia
Sede di Fano
Anno Accademico 2011-12
1
ARGOMENTI TRATTATI NEL MODULO
 Funzioni e finalità del bilancio d’esercizio
 Principali teorie di bilancio
 Fine α
 Fine β
2
ALCUNE QUESTIONI FONDAMENTALI
IN TEMA DI BILANCIO
 A chi serve il bilancio?
 A che cosa serve il bilancio? Qual è la sua
funzione?
 Quali sono i principi/criteri che devono guidare
la redazione del bilancio?
 Quali sono le “aree” del bilancio più soggette
alla discrezionalità dei redattori?
3
PREMESSA
1) L’impresa è un sistema socio-economico
FINALIZZATO
Finalità/Mission/Obiettivi generali
Il potere di governo è detenuto dal
SOGGETTO ECONOMICO
persona o gruppo di persone
che di fatto detengono il
SUPREMO POTERE VOLITIVO
e determinano gli INDIRIZZI DI
FONDO della gestione
Prende le decisioni strategiche, con le quali sono
definiti: i fini dell’azienda, gli obiettivi generali, le
strategie generali
Controlla il funzionamento del sistema aziendale,
esercitando il suo potere di influenza
4
2) L’impresa è un sistema
APERTO
Scambia con l’esterno prodotti,
risorse finanziarie, servizi, materiali,
energia, informazioni, ecc.
Fornitori
Stato/Enti
pubblici
Clienti
FORZE OPPONENTI
ESTERNE
Sindacati
AZIENDA
Finanziatori
Concorrenti
Comunità
Hanno delle attese nei confronti dell’azienda, soprattutto
in termini di comportamenti e risultati
Riducono l’area di manovra del soggetto economico
5
3) L’impresa è un sistema
COMPLESSO
E’ composta da vari centri di decisione
(manager), di controllo (azionisti) e di
esecuzione (lavoratori)
FORZE OPPONENTI INTERNE
Si influenzano reciprocamente e nutrono aspettative nei confronti
dell’azienda
6
FORZE OPPONENTI INTERNE ed ESTERNE
PORTATORI DI INTERESSI (STAKEHOLDER)
Hanno bisogno di informazioni sullo stato e sull’evoluzione
prospettica della gestione, allo scopo di orientare in modo
consapevole decisioni e comportamenti nei confronti
dell’azienda.
Il principale strumento di comunicazione a disposizione
dell’azienda è il
BILANCIO D’ESERCIZIO
7
FUNZIONI FONDAMENTALI DEL BILANCIO
D’ESERCIZIO
FUNZIONE FONDAMENTALE:
Informare gli stakeholder sul comportamento e sui risultati aziendali
Affermazione eccessivamente vaga, non utile a indirizzare la
compilazione del documento
Necessità di chiarire QUAL E’ IL FINE DEL BILANCIO
E’ possibile individuare due principali finalità attribuibili al bilancio
d’esercizio
8
1° Finalità
Il bilancio d’esercizio è:
Fornire agli
stakeholder
informazioni neutrali,
che consentano di
controllare l’operato
degli amministratori
 uno strumento di controllo
 una resa di conto neutrale da
parte degli amministratori
 uno strumento passivo di
informazione: gli amministratori
con il bilancio non possono
influenzare il comportamento e le
scelte degli stakeholder
9
2° Finalità
Il bilancio d’esercizio è:
 uno strumento di politica
Consentire agli
amministratori di
influenzare la
condotta e le decisioni
degli stakeholder
aziendale
 strumento di gestione
 uno strumento di
comportamento (cioè di strategia
aziendale)
 uno strumento attivo di
informazione: amministratori/
soggetto economico perseguono
propri obiettivi
10
 Le due finalità sono difficilmente conciliabili (forse opposte)
 Il soggetto economico aspira ad utilizzare il bilancio come
strumento di politica aziendale per poter perseguire più
facilmente gli obiettivi imprenditoriali di profitto e di sviluppo, grazie
alla possibilità di incidere sui comportamenti degli stakeholder
 Gli stakeholder aspirano a tenere sotto controllo il soggetto
economico e perciò desiderano un bilancio neutrale per poter
prendere liberamente e consapevolmente le proprie decisioni
 I legislatori di quasi tutti i paesi vedono il bilancio come
strumento neutrale e passivo di informazione economica,
finanziaria e patrimoniale
 Qualunque norma lascia degli spazi, più o meno ampi, alla
discrezionalità e a politiche di bilancio
11
Come può il soggetto economico influenzare i
comportamenti e le scelte degli stakeholder?
Tramite il bilancio il soggetto economico può incidere su:
 entità del reddito esposto in bilancio
 entità dei dividendi distribuiti
 entità dell’autofinanziamento utilizzabile per effettuare
investimenti
 struttura finanziaria dell’impresa (grado di indebitamento)
 valore del valutation ratio (rapporto tra valore economico e
valore contabile dell’azienda)
12
1° IPOTESI
REDDITO
adeguato
CAPITALE PROPRIO
a
CAPITALE DI CREDITO
INVESTIMENTI
INDISPENSABILI
AUTOFINANZIAMENTO
adeguato
DIVIDENDI
normali e
consueti
b
VALUATION
RATIO
c
d
LEVERAGE (CC/CP)
13
a Se l’azienda distribuisce dividendi equiparati a quelli della
concorrenza e a quelli distribuiti negli anni passati allora, a meno
di eventi esterni particolari, il Valutation ratio resta a livelli di
sicurezza. Gli azionisti sono tranquilli e non c’è una reazione che
induce a cedere le azioni
b Se il Valutation ratio è sicuro è possibile per l’azienda reperire
sul mercato finanziamenti a titolo di capitale di rischio.
Quindi aumentano le risorse disponibili per effettuare
investimenti.
c Se l’autofinanziamento è adeguato rispetto alle esigenze
finanziarie dell’azienda, e se l’azienda non ha problemi a reperire
capitale proprio sul mercato finanziario, allora il capitale di credito
e il leverage possono essere mantenuti a livelli di sicurezza
(CC/CP)
a Se il leverage è contenuto, allora l’azienda si presenta
all’esterno più solida e ciò contribuisce a mantenere stabile il
valuation ratio, a parità di altre condizioni
14
2° IPOTESI
REDDITO
inadeguato
AUTOFINANZIAMENTO
DIVIDENDI
Inconsistenti
insufficiente
a
c
Riduzione
del
VALUATION
RATIO
b
CAPITALE DI CREDITO
INVESTIMENTI
INDISPENSABILI
CAPITALE PROPRIO
d
LEVERAGE (CC/CP)
15
a Se l’azienda distribuisce dividendi inconsistenti si riduce il
Valutation ratio perché l’azienda perde credibilità nel mercato
finanziario
b Se il Valutation ratio è si riduce aumenta la difficoltà
dell’azienda a reperire sul mercato finanziamenti a titolo di
capitale di rischio.
c Se l’autofinanziamento è inadeguato rispetto alle esigenze
finanziarie dell’azienda, e se non ci sono possibilità di aumentare
il capitale di rischio, diventa inevitabile aumentare il ricorso al
capitale di credito, con la conseguenza che il leverage aumenta.
a Se il leverage aumenta si indebolisce la solidità dell’azienda,
peggiora la sua reputazione sul mercato finanziario e si riduce
ulteriormente il valuation ratio.
16
NATURA DEL REDDITO D’ESERCIZIO E DEL
CAPITALE DI FUNZIONAMENTO
Il reddito d’esercizio e il capitale di funzionamento non sono
grandezze determinabili in modo oggettivo ed univoco.
Esistono infatti tanti valori possibili e ragionevoli.
QUANTITA’ MISURA: la cui entità può essere determinata
oggettivamente (es. peso di una merce, volume di un fabbricato,
denaro in cassa)
QUANTITA’ STIMATE: di cui esiste una misura vera ed oggettiva,
ma per motivi vari (di tempo, di economicità) si procede ad una
stima (es. consistenza del magazzino, n° di persone in uno stadio)
QUANTITA’ ASTRATTE: non esiste una quantificazione oggettiva,
vera ed unica, ma tanti valori diversi, definiti in base a ipotesi e
congetture (es. quote di ammortamento, costo di prodotto, reddito
d’esercizio).
17
REDDITO
=
D’ESERCIZIO
REDDITO
D’ESERCIZIO
CAPITALE DI
FUNZIONAMENTO
CAPITALE DI
FUNZIONAMENTO
INIZIALE
-
CAPITALE DI
FUNZIONAMENTO
FINALE
Quantità astratta la quale può
assumere valori diversi in virtù di ipotesi,
previsioni e congetture soggettive che si
effettuano in sede di determinazione
della competenza economica dei costi
e dei ricavi (ONIDA)
Non esiste un solo valore del reddito
d’esercizio (un reddito vero), ma
esistono più valori.
Il reddito d’esercizio pertanto non ha
una sola espressione quantitativa, ma
più espressioni quantitative.
18
Il reddito d’esercizio varia in funzione delle ipotesi e delle
previsioni – soggettive – con cui si correlano costi e ricavi.
La gestione aziendale si svolge nel tempo senza soluzione di
continuità, e solo alla fine del suo ciclo di vita si può quantificare
oggettivamente un reddito globale.
Esercizio x
Esercizio x+1
Esercizio x+2
Esercizio x+3
Il calcolo del reddito di un esercizio, pertanto, è una convenzione,
determinabile solo mediante astrazioni che stabiliscono i criteri di
imputazione di costi e di ricavi.
19
ESEMPIO
Nel primo anno di attività un’impresa svolge le seguenti operazioni:
 Acquisto di merci
50
 Acquisto di un impianto
1250
 Vendita di merci
200
 Non ci sono rimanenze finali
 La durata fisica stimata dell’impianto è di 5 anni.
Conto Economico 1° esercizio
Acquisti
50
Ammortamento
x
Vendite
200
Reddito d’esercizio f(x)
20
Il valore di X dipende da:
 Previsione della durata fisica del bene (grado di utilizzo, luogo di
utilizzo, perizia degli utilizzatori)
 La stima della casa costruttrice è definita prendendo degli
standard che potrebbero divergere da quelli della nostra impresa.
 Previsione della vita economica del bene (evoluzione
tecnologica del settore, correlazione della capacità produttiva
della macchina con la capacità commerciale dell’impresa,
provvedimenti delle AA.PP in materia di sanità, ambiente,
sicurezza del lavoro)
 Previsione dell’andamento dei ricavi e dei costi nel tempo
 Ipotesi sulla correlazione fra ricavi e costi (competenza
economica)
21
I
II
III
IV
V
TOTALE
Ricavi
200
200
600
1000
1000
3000
Costi
variabili
50
50
150
250
250
750
Costi fissi
pluriennali
x
x
x
x
x
1250
REDDITO
TOTALE
PREVISTO
f(x)
f(x)
f(x)
f(x)
f(x)
1000
REDDITO D’ESERCIZIO MEDIO = 1000 : 5 = 200
Come si ripartiscono i costi fissi?
a) A quote costanti (250 annui)
b) A quote decrescenti (perché il rendimento della macchina tende a
diminuire)
c) A quote crescenti (perché i ricavi aumentano nel tempo)
d) In base ai costi variabili
22
CONCLUSIONI
Il reddito d’esercizio è una quantità astratta (Onida),
pensata (Zappa).
Il processo conoscitivo del valore del reddito non è un
PROCESSO DI DETERMINAZIONE
ma è
un PROCESSO DI INDIVIDUAZIONE di un valore tra i tanti
possibili e ragionevoli, effettuato in ragione della complessiva
economia dell’azienda.
23
REDDITO, CRITERI DI VALUTAZIONE E FINI
DI BILANCIO
Valore del
reddito e del
capitale di
funzionamento
dipende
da
Criteri di
valutazione
impiegati
dipende
da
Criteri di
determinazione
della
competenza di
costi e ricavi
dipende
da
Significato
economico
attribuito al reddito
determina
il
=
Fine assegnato
al bilancio
24
Quali significati possono essere attribuiti al
reddito d’esercizio?
 Indicatore delle condizioni più o meno favorevoli
incontrate nel tempo dalla gestione
 Indicatore del reddito distribuibile
 Indicatore complessivo di economicità
 Indicatore del valore sociale creato dall’azienda
 Ecc.
25
I FINI ASSEGNABILI AL BILANCIO
FINE α
Il Conto Economico deve evidenziare in modo
neutrale le condizioni più o meno favorevoli incontrate
nel tempo dalla gestione
Necessità di eliminare dalla redazione del bilancio ogni elemento
di discrezionalità
FINE β Il Conto Economico deve rappresentare un indicatore
di economicità aziendale
Deve essere espressione dell’attitudine dell’azienda a sviluppare,
almeno nel medio-lungo termine, un volume di ricavi tale da
coprire tutti i costi ed assicurare una congrua remunerazione al
capitale di rischio (in posizione residuale)
26
IL FINE α
FINE DEL
BILANCIO
Il reddito d’esercizio è un indicatore neutrale
delle condizioni più o meno favorevoli
incontrate nel tempo dalla gestione
1. Tempo fisico
POSTULATI DI
BILANCIO
(Principi
generali)
2. Costanza
3. Neutralità
4. Autonomia degli esercizi
5. Competenza economica obiettiva
CRITERI
PARTICOLARI DI
VALUTAZIONE
27
PRINCIPI GENERALI RISPETTO AL FINE α
1) PRINCIPIO DEL TEMPO FISICO: Tutti i periodi sono uguali e
vanno trattati allo stesso modo. Non si considerano i fenomeni
economici, politici, sociali che differenziano un anno dall’altro (es.
prezzo del petrolio, crisi politiche, scioperi, ecc.)
ESEMPIO: Si considerino 2 periodi:
Anno X
Anno X+1
- Congiuntura sfavorevole
- Congiuntura favorevole
- Calo produzione e vendite
- Aumento produzione e vendite
- Effettuati molti investimenti
- Effettuati pochi investimenti
Criterio di ammortamento a quote costanti, perché (X) e (X+1)
sono composti dallo stesso numero di giorni (tempo fisico)
ELIMINAZIONE DI OGNI DISCREZIONALITA’
28
2) PRINCIPIO DELLA COSTANZA: La forma e la struttura dei
conti, nonché i criteri particolari di valutazione delle singole poste,
devono rimanere costanti nel tempo.
I risultati dei singoli periodi sono fra loro confrontabili
3) PRINCIPIO DELLA NEUTRALITA’: Il bilancio è una neutrale
resa di conto. La discrezionalità degli amministratori deve essere
eliminata. Sono vietate politiche di bilancio.
4) PRINCIPIO DELL’AUTONOMIA DEGLI ESERCIZI: L’unitarietà
della gestione nel tempo fisico comporta che:
 Non si considerano le relazioni tra costi e ricavi sostenuti e
conseguiti in periodi diversi (es. costi sostenuti in relazione a
programmi pluriennali)
 Si spezza l’unitarietà economica della gestione.
29
5) PRINCIPIO DELLA COMPETENZA ECONOMICA OBIETTIVA:
 i costi variabili sono imputati in base alla quantità prodotta e
venduta (valore obiettivo)
 i costi comuni pluriennali anticipati (es. le immobilizzazioni
tecniche) e gli oneri ammortizzabili sono ripartiti tra i vari esercizi
in proporzione al decorrere del tempo, e quindi a quote costanti
 i costi fissi, relativi a fattori remunerati a scadenze prestabilite,
indipendentemente dai volumi di produzione e vendita, sono
imputati nel periodo cui nominalmente si riferiscono (stipendi, affitti,
interessi) cioè quello in cui si sopportano le relative uscite
monetarie.
30
ESEMPIO
STATO PATRIMONIALE t0
Immobilizzazioni
tecniche 1000
Capitale sociale
800
Riserva legale
160
Riserva statutaria
TOTALE ATTIVITA’ 1000
40
TOTALE PASSIVITA’ 1000
Si ipotizzi quanto segue:
1. La vita economica delle immobilizzazioni tecniche è di 5 anni
2. Il capitale netto è pari a 1000
3. L’eventuale perdita di un esercizio è coperta con gli eventuali utili degli
esercizi successivi
4. Gli utili eccedenti le perdite pregresse sono immediatamente distribuiti
5. Non si considera la variabile fiscale
6. La remunerazione congrua del capitale proprio è pari al 10%
31
7. Nel corso dei 5 anni i costi ed i ricavi si sono distribuiti come segue:
t1
t2
t3
t4
t5
Quantità prodotte
100
200
300
300
100
Prezzo unitario di vendita
10
10
10
10
10
Costo variabile unitario
8
8
8
8
8
Costi fissi d’esercizio
100
100
100
100
100
Immobilizzazioni tecniche
?
?
?
?
?
32
Applicando il Fine α si avrà:
t1
t2
t3
t4
t5
TOTALE
Ricavi
1000
2000
3000
3000
1000
10000
Costi variabili
800
1600
2400
2400
800
8000
MARGINE
D’ESERCIZIO
200
400
600
600
200
2000
Costi fissi d’esercizio
100
100
100
100
100
500
MARGINE DI
CONTRIBUZIONE
100
300
500
500
100
1500
Immobilizzazioni
tecniche
200
200
200
200
200
1000
RISULTATO
- 100
100
300
300
- 100
500
Costi comuni pluriennali anticipati imputati a quote costanti
33
REDDITIVITA’ MEDIA = 500/5 ANNI = 100
ROE MEDIO = 100/1000 = 0,1 = 10%
CE1
800
100
200
1000
100
ROE1=
(100)/1000=
-10%
CE2
1600
100
200
100
2000
ROE2=
(100)/900=
11%
CE3
2400
100
200
300
3000
ROE3=
(300)/1000=
30%
CONGRUO
CE4
2400
100
200
300
3000
ROE4=
(300)/1000=
30%
CE5
800
100
200
1000
100
ROE5=
(1100)/1000=
-10%
Risultati economici molto oscillanti nel tempo
34
IL FINE β
FINE DEL
BILANCIO
POSTULATI DI
BILANCIO
(principi
generali)
Il reddito d’esercizio è un indicatore di
economicità aziendale, intesa come l’attitudine
della gestione a produrre nel m/l termine ricavi
tali da coprire tutti i costi e garantire una
remunerazione almeno congrua
1. Tempo economico
2. Unitarietà della gestione
3. Valutazione a sistema
4. Programmazione pluriennale
5. Competenza economica perequata
CRITERI
PARTICOLARI DI
VALUTAZIONE
35
PRINCIPI GENERALI RISPETTO AL FINE β
1) PRINCIPIO DEL TEMPO ECONOMICO: i periodi non sono tutti
uguali ma vengono qualificati dai differenti fenomeni economici,
politici, sociali che vi si manifestano.
2) PRINCIPIO DELL’UNITARIETA’ DELLA GESTIONE: la massa
dei costi si contrappone alla massa dei ricavi ed i periodi favorevoli
sono collegati ai periodi sfavorevoli e viceversa.
3) PRINCIPIO DELLA VALUTAZIONE A SISTEMA: Ogni iniziativa
economica deve essere considerata in modo sistematico e
complessivo, non esercizio per esercizio, ma in relazione ad un
certo lasso temporale di riferimento.
4) PRINCIPIO DELLA PROGRAMMAZIONE PLURIENNALE: La
redazione del bilancio deve essere inserita nella più ampia
programmazione pluriennale dell’azienda.
36
5) PRINCIPIO DELLA COMPETENZA ECONOMICA
PEREQUATA:
 La competenza economica dei costi e dei ricavi è determinata in
base alle dinamiche ed alle relazioni causa-effetto che si
instaurano nel divenire della gestione;
 E’ necessario influenzare la distribuzione dei costi e dei ricavi nel
tempo. Tale manovra di perequazione non implica soggettività, ma
piuttosto la necessità di rappresentare la redditività media
prospettica con corrette politiche di bilancio.
Ad esempio, gli ammortamenti dovrebbero essere assegnati non
in base a rigidi piani prestabiliti, ma in relazione all’andamento
della gestione, facendo gravare quote più elevate negli esercizi più
favorevoli, in modo da poter attenuare il carico negli esercizi più
critici.
37
ESEMPIO
STATO PATRIMONIALE t0
Immobilizzazioni
tecniche 1000
Capitale sociale
800
Riserva legale
160
Riserva statutaria 40
TOTALE ATTIVITA’ 1000
TOTALE PASSIVITA’ 1000
Si ipotizzi quanto segue:
1. La vita economica delle immobilizzazioni tecniche è di 5 anni
2. Il capitale netto è pari a 1000
3. L’eventuale perdita di un esercizio è coperta con gli eventuali utili degli
esercizi successivi
4. Gli utili eccedenti le perdite pregresse sono immediatamente distribuiti
5. Non si considera la variabile fiscale
6. La remunerazione congrua del capitale proprio è pari al 10%
38
7. Nel corso dei 5 anni i costi ed i ricavi si sono distribuiti come segue:
t1
t2
t3
t4
t5
Quantità prodotte
100
200
300
300
100
Prezzo unitario di vendita
10
10
10
10
10
Costo variabile unitario
8
8
8
8
8
Costi fissi d’esercizio
100
100
100
100
100
Immobilizzazioni tecniche
?
?
?
?
?
39
Come si ripartiscono tra i vari esercizi i costi fissi ed i costi comuni
pluriennali anticipati?
t1
t2
t3
t4
t5
TOTALE
Ricavi
1000
2000
3000
3000
1000
10000
Costi variabili
800
1600
2400
2400
800
8000
MARGINE
D’ESERCIZIO
200
400
600
600
200
2000
Costi fissi d’esercizio
?
?
?
?
?
500
MARGINE DI
CONTRIBUZIONE
100
300
500
500
100
1500
Immobilizzazioni
tecniche
?
?
?
?
?
1000
RISULTATO
100
100
100
100
100
500
500/5=100
REDDITO MEDIO
ROE MEDIO
100/1000 = 10%
40
BILANCIO
INDICATORE DI
ECONOMICITA’
AZIENDALE
Se il reddito è concepito come un indicatore dell’economicità di
m/l termine dell’economicità aziendale, allora è necessario
procedere alla perequazione dei redditi in sede di
programmazione, verificando i costi economicamente sostenibili
in ogni esercizio.
Il bilancio deve quindi evidenziare una redditività prospettica
congrua.
41
t1
t2
t3
t4
t5
TOTALE
Ricavi
1000
2000
3000
3000
1000
10000
Costi variabili
800
1600
2400
2400
800
8000
MARGINE
D’ESERCIZIO
200
400
600
600
200
2000
Costi fissi d’esercizio
-
100
200
200
-
500
MARGINE DI
CONTRIBUZIONE
200
300
400
400
200
1500
Immobilizzazioni
tecniche
100
200
300
300
100
1000
RISULTATO
100
100
100
100
100
500
Nel tempo economico la gestione è considerata unitaria e va
considerata a sistema poiché è rilevante il reddito complessivo
da essa generato. Quindi i costi fissi ed i costi delle
immobilizzazioni tecniche devono essere perequati in modo che
sia evidenziato il reddito medio.
42
CONCLUSIONI SULLA TEORIA GENERALE DEL
BILANCIO D’ESERCIZIO
Qualunque modello contabile deve essere analizzato e,
eventualmente, criticato secondo la seguente logica
1. Individuare la
FINALITA’ DI BILANCIO
2. Definire coerentemente
precisi
POSTULATI DI BILANCIO
(PRINCIPI GENERALI)
3. Scegliere applicabili
CRITERI PARTICOLARI DI
VALUTAZIONE DELLE
POSTE PATRIMONIALI
43
Con questa logica è possibile individuare le incongruenze
e i limiti di qualsiasi modello contabile ad oggi
concretamente applicato
FINE α
FINE β
PRINCIPI PRINCIPI
FISCALI CIVILISTICI
PRINCIPI
INTERNAZIONALI
BILANCIO
44
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100