Racc.ta a.r.
Alla PROCURA DELLA REPUBBLICA
presso il TRIBUNALE DI ASCOLI PICENO
Piazza Orlini
63100 – ASCOLI PICENO
ESPOSTO
I sottoscritti:
Romualdo Fanesi nato a Zara il 17 agosto 1939 residente in Grottammare, Via Ugo
Foscolo n° 84 Codice Fiscale: FNSRLD39M17M149V
Nazzareno Torquati, nato a San Benedetto del Tronto il 29 novembre 1952 ivi
residente in Via P.S. Damiani n° 51, Codice Fiscale TRQNZR52S29H769J
Emidio Grossi, nato a San Benedetto del Tronto il 29 maggio 1936 ivi residente
in Via Botticelli n° 46, Codice Fiscale: GRSMDE36E29H769H
Domenico Grossi, nato a San Benedetto del Tronto il 17 gennaio 1941
residente in Acquaviva PicenaVia Falcone n° 8, Codice Fiscale:
GRSDNC41A17H769T
Elio Del Zompo, nato a San Benedetto del Tronto il 11 novembre 1941 ivi
residente in Via Luigi Ferri n° 82, Codice Fiscale: DLZLEI41S11H769N
Nicola Romani, nato a San Benedetto del Tronto il 17 gennaio 1941 ivi residente
in Via Alcide De Gasperi n° 32, Codice Fiscale: RMNNCL38T15H769H
Danilo Guidotti, nato a San Benedetto del Tronto il 10 dicembre 1937 ivi
residente in Via Botticelli n° 52, Codice Fiscale: GDTDNL37T10H769R
Giuseppe Ricci, nato a San Benedetto del Tronto il 2 settembre 1947 ivi
residente in Via Lombardia n° 75, Codice Fiscale: RCCGPP47P02H769K, in
proprio e nella sua qualità di Presidente della Associazione Imprenditori Turistici
Balneari - ITB
espongono quanto segue:
premessa
- In data 26.02.2008 veniva firmato un Accordo di programma Quadro tra il
Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, la Regione Marche e
i Comuni costieri delle Marche, sede di porti regionali finalizzato a dare attuazione
“agli interventi di messa in sicurezza e bonifica delle aree portuali marchigiane,
favorendo una gestione integrata ambientalmente compatibile dei sedimenti
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rimossi attraverso la valorizzazione degli stessi”, per interventi di ripascimento,
recupero delle frazioni sabbiose nonché refluimento in cassa colmata”;
- l’urgenza veniva ulteriormente “segnalata”: dalla Società di Gestione del Porto
(GESTIPORT), dalle rappresentanze sindacali dei pescatori, dal Consorzio delle
Imprese e dalle Associazioni nautiche del Comune di Senigallia;
- a seguito di ciò, la Giunta Regionale della Regione Marche, con delibera N.167
del 9.2.2009, nel prendere atto delle “difficoltà di navigazione all’interno dell’area
portuale di Senigallia” e della conseguente urgenza di “provvedere all’escavazione
parziale” dello stesso, manifestava “la propria disponibilità all’utilizzo delle risorse
finanziarie che l’amministrazione comunale di Senigallia aveva messo a
disposizione dell’APQ per l’esecuzione di lavori urgenti di escavo”, e l’Ufficio del
Genio Civile del Provveditorato interregionale alle Opere Pubbliche per l’EmiliaRomagna e le Marche, tra quelle inizialmente previste lungo la costa
marchigiana: Ancona (zona frana), Falconara (zona Montecatini), Fano (due
interventi), San Benedetto del Tronto), “individuava” la cassa di colmata,
realizzata nel porto di San Benedetto del Tronto
effetti realizzata)
(tra l’altro unica in
“come area di possibile conferimento dei fanghi di
dragaggio delle aree interne del porto di Senigallia”;
- al riguardo, la Regione Marche ha richiesto, con nota del 18 novembre 2008 alla
Capitaneria di Porto ed al Comune di San Benedetto del Tronto la disponibilità a
ricevere i suddetti materiali del dragaggio, e le suddette amministrazioni hanno
risposto positivamente alla richiesta di collaborazione manifestata dalla
Regione;
- al contrario di quanto avvenuto nel Comune di Senigallia, la “disponibilità”
da parte del Comune di San Benedetto del Tronto è stata data senza che
venisse sentito alcuno: né le Società all’interno della Gestione del Porto, né le
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rappresentanze sindacali dei pescatori, né il Consorzio delle Imprese e/o le
Associazioni nautiche del Comune di San Benedetto del Tronto;
- né in Ancona, né a Falconara-Fano, né a Pesaro-Senigallia è stata realizzata
alcuna cassa di colmata;
- la delibera anzidetta veniva predisposta e sottoscritta dal Responsabile del
Procedimento Ing. Vincenzo Marzialetti e dal Dirigente del Servizio Arch. Rodolfo
Novelli, nonché dal Segretario della Giunta Dott. Bruno Brandoni;
- a seguito di quanto sopra, si dava inizio alle operazioni di “conferimento dei
fanghi di dragaggio delle aree interne del porto di Senigallia” quantificati in 2530 mila metri cubi, destinati a riempire la cassa di colmata;
- questa decisione - che in via generica nasce dalle difficoltà pratiche nel
progettare siti di conferimento del materiale dragato inquinato, che inizialmente era
diretta alla cassa di colmata da costruire all’interno del porto di Ancona (come
disposto dall’accordo di programma del 26.2.2008) che poi, per difficoltà (???!) di
vario genere non è stata più realizzata, è confluita in un Protocollo di Intesa,
finalizzato alla elaborazione di un progetto esecutivo di lavori urgenti di
escavazione di parte dei fondali del porto di Senigallia, per la messa in sicurezza e
bonifica di una parte dell’area portuale, con l’individuazione del Porto di San
Benedetto del Tronto (“che ha dato la sua disponibilità – come sopra detto unitamente alla Capitaneria di Porto”, “condividendo il progetto);
- nello stabilire i ruoli: la Regione Marche avrebbe svolto un ruolo di
coordinamento, al Provveditorato Interregionale OO.PP. Emilia Romagna e Marche
si sarebbe occupata della progettazione esecutiva dei lavori, il Comune di
Senigallia avrebbe svolto tutte le fasi ulteriori necessarie, come stazione appaltante
per l’effettuazione della gara e l’aggiudicazione dei lavori;
- tutto ciò nell’ambito di un’ottica, secondo cui: “Il materiale di dragaggio portuale è
una risorsa preziosa, non un rifiuto. Va riutilizzato e non disperso in mare…
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L’obiettivo è quello di promuovere l’adozione delle migliori tecniche per la difesa
della costa e la tutela dell’ambiente”, anche tenendo conto del “Codice ambiente”
(decreto Lgs 152/2006), che introduce classi di qualità del materiale, sulla base
della caratterizzazione dello stesso, con possibilità di gestione compatibile che
prevede la possibilità di “stoccare i sedimenti inquinanti in
casse marine”,
come scritto nel Decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del
mare;
- per chi ancora non le conosce, queste sono le casse di colmata: grandi vasche
costiere protette da sbarramenti, impermeabilizzate da teli di plastica e destinate a
diventare in futuro suoli utilizzabili per scopi portuali. In realtà, discariche a cielo
aperto con vista sul mare, riempite di fanghi industriali, liquami tossici e veleni
vari dragati dalle aree industriali e portuali più devastate, con quantitativi di metalli,
pcb e idrocarburi contaminati anche 100 mila volte superiori ai limiti europei, che
rischiano di inquinare ancora di più i nostri mari;
- una vasca di colmata è stata realizzata a San Benedetto del Tronto: obiettivo
noto – si diceva – era soltanto quello di dragare il porto togliendo la sabbia in
eccesso, non adatta al ripascimento;
- dopo la suddetta delibera e dopo il Decreto del dirigente del P.F. Difesa della
Costa Regione Marche – Vincenzo Marzialetti – n.54 del 30.04.2009, che ha
autorizzato al deposito in cassa di colmata a San Benedetto del Tronto, nel
quale – altresì - si legge esattamente, relativamente al previsto trasbordo nella
cassa di colmata dei Ancona, che: “il crono programma relativo alle attività
dell’accordo hanno subito una traslazione…”, si è dato seguito all’appalto dei lavori
ed al successivo Affidamento alla Ditta esecutrice;
- la caratterizzazione dell’area del porto di Senigallia risulterebbe essere stata
effettuata da ARPAM secondo le modalità indicate da ISPRA nel piano di
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caratterizzazione ed i risultati della caratterizzazione sarebbero stati trasmessi da
ARPAM ad ISPRA secondo quanto previsto dall AdP;
- la caratterizzazione dei sedimenti del porto di Senigallia sarebbe stata eseguita
conformemente a quanto previsto dalle Linee Guida Regionali adottate da D.G.R.
n.255 del 23.2.2009 ed i risultati avrebbero confermato che i materiali da dragare
rientrano nella classe B, per cui sarebbe praticabile l’opzione di gestione:
“Refluimento all’interno di vasche di colmata o strutture di contenimento poste in
ambito marino costiero, con impermeabilizzazione laterale e sul fondo, prevedendo
anche il riutilizzo della superficie (destinazione d’uso finale: suolo).
L’ISPRA in data 22.4.2009 esprimeva parere favorevole di competenza indicando
che i sedimenti del Porto di Senigallia sarebbero stati compatibili al refluimento
nella cassa di colmata;
-
il
dragaggio
doveva
avvenire
unicamente
all’interno
di
un’area
specificatamente indicata del Porto di Senigallia (Darsena ex Cantiere
navalmeccanico” e non in altre.
%%%
Queste le premesse del resoconto di una “storia” che deve essere l’occasione per
svolgere una disamina approfondita perché è doveroso e di interesse pubblico che
il “materiale fangoso” che viene sversato nella cassa di colmata del molo nord del
porto non sia tale da contaminare l’ambiente marino circostante, e che lo stesso
sia “sversato” con tutte le dovute cautele e precauzioni, con tutti i controlli
necessari ed indispensabili a tal fine.
Ciò, in quanto:
= la Ditta esecutrice dei Lavori, che risulterebbe essere la Cooperativa San
Martino di Marghera, sta tuttora riempiendo la cassa di colmata di
“materiale” proveniente dal porto di Senigallia;
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= l’esame di un campione del fango depositato, secondo il rapporto di prova
n.14501 (che si allega) consegnato al Laboratorio Bucciarelli di Ascoli Piceno
contiene tra l’altro: escherichia coli (100 unità su grammo), streptococchi
fetali (40 unità per grammo), piombo (9,840 parti per milione), mercurio (0,290
parti per milione), cadmio (0,820 parti per milione) e spore di batteri mesofili
anerobi (96.000 unità formanti colonie per grammo): percentuali – forse
anche tutte legittimate – ma in ogni caso allarmistiche;
= quello che proviene dal Porto di Senigallia, tutt’altro che essere soltanto
“fanghi”, in realtà è un coacervo di
materiali di ogni genere:
plastica, vestiario, reti, stracci, traversine di ferro, tonnellate
di cavi di acciaio e perfino binari ferroviari, e
tutto quanto altro
possibile e non descrivibile e/o inquadrabile in un genere specifico, tutto
quindi,
e non solo “fanghi”, o meglio quei fanghi, che la legge prevede
possano rientrare nei “sedimenti” compatibili al reflui mento nella cassa di
colmata”, anche perché in nessuna parte del decreto n.152/2006 o nel
successivo n.4 del 1.1.2008, vi è spazio per materiale “ulteriore”, oltre ai
“fanghi”;
- nè è dato sapere quale incidenza possa avere l’introduzione di tali altri
“materiali” sulla composizione chimica nell’unione con gli altri elementi che
compongono quei “fanghi”;
- né un’analisi di questo tipo risulta essere stata fatta dall’ARPAM (e/o dagli
altri Organi deputati alla cura ed alla salvaguardia dell’Ambiente e della vita
umana!!) che si è limitata a far sapere, sia pure “indirettamente” che “la
sabbia” in essa trasbordata è perfettamente compatibile al
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conferimento nelle vasche di colmata, non essendo “un
rifiuto speciale”.
Questo è stato detto dall’Assessore competente alla stampa riscontrando le
contestazioni mosse, ma è stato contraddetto – subito dopo – dalla stessa
ARPAM che ha invece riconosciuto e confermato che la vasca di colmata è in
realtà una “discarica speciale”;
- il Codice della Navigazione ha demandato al comandante del Porto la
vigilanza sulla sicurezza di tutte le operazioni che sono svolte sulle navi in
rada o agli ormeggi; il comandante deve vigilare sull’operato delle stesse,
monitorando tutte le operazioni ivi svolgentesi nell’ambito dei poteri
ordinativi ad esso attribuiti – qualora opportuno e necessario, e tutto questo
in un’ottica di gestione della sicurezza e dell’igiene del lavoro a bordo delle
navi in ormeggio, all’uopo supportato dai tecnici di porto che coadiuvano il
comandante in questi compiti.
Proprio a tal fine, ci si chiede se siano stati e/o vengano effettuati tutti i controlli
necessari cautelativi all’interno dell’imbarcazione-pontone che sta effettuando i
lavori di cui sopra, nella quale stanno lavorando delle persone palesemente
sottoposte alle esalazioni ed agli odori provenienti dai “materiali” che
trasbordano, a stretto contatto, sia con le “polveri” da essi provenienti, che
possono essere facilmente inalate, sia con lo stesso “materiale” inquinato;
- oltre ciò, vi sono persone (come tutte quelle che generalmente transitano
per lavoro sulla banchina e nel porto) che possono attestare che il materiale
trasbordato “aleggia” e “sgocciola” continuamente sopra la banchina, a
stretto contatto con operatori, pescatori, persone, visitatori e quant’altro ed a
stretto contatto con “il pescato” dei vari pescherecci, con tutte le
conseguenze derivanti, come anche visibile dalle foto qui allegate;
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- inoltre, vi sono persone che hanno più volte visto “sciacquare” in mare le
“ganasce” “sgocciolanti”, così versando a mare il residuale ormai liquido!
- ma c’è di più: il suddetto progetto esecutivo dell’Ing. Mastrangelo, dell’Ing.
Mastroberti e dell’Ing. Valenza, pur essendo stato adeguato alle prescrizioni
suggerite in sede di conferenza dei servizi (5.5.2009) che richiedevano la
“copertura” della cassa di colmata, dopo il suo riempimento, ora prevede
soltanto una “chiusura superficiale” con “materiale grossolano” inerte di
cava (breccia e sabbia) “per evitare la dispersione in aria dei materiali fini”;
- ma tale “copertura” – ovviamente – è prevista per la sola ipotesi di
riempimento totale della vasca di colmata, e non prima, sempre ammesso – e
non concesso – che si riesca a riempirla tutta con i “fanghi di Senigallia”!
- ne consegue che – fino a quando questo non accadrà – la vasca rimarrà
“aperta” con inevitabile dispersione in aria dei materiali fini: il fango infatti si
asciugherà, si seccherà e volerà via;
- altrettanto ovviamente, le eventuali mareggiate – nell’approssimarsi della
stagione autunnale ed invernale – potranno portar via il materiale “altamente
inquinante” traslato nella cassa di colmata!
- il progetto esecutivo di cui sopra non prevede la solidificazione del
“materiale” inquinante: unico sistema per impedire che “il materiale”
trasbordi e diventi oltre che solido anche impermeabile;
- d’altra parte, questa operazione avrebbe un costo non inferiore alle 700-800
mila euro, che attualmente la Regione risulterebbe non possedere, né tanto
meno il Comune di Senigallia!!! E allora??????
- ed allora la vasca di colmata rimarrà aperta fino a data da destinarsi, con
conseguente rischio e pericolo per la salute pubblica, per il nostro mare, per
San Benedetto;
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- tra il “materiale” trasbordato nella vasca di colmata, vi sono – come sopra
detto - traversine in ferro e rotaie. Poiché questo è materiale pesante che va
a fondo, oltretutto modificandosi, finendo per andare a “forare” anche il
tessuto impermeabilizzato, finendo nel mare, a ridosso del porto, del nostro
porto, a contatto con la nostra vita, con il nostro pescato!
- ancora,
le operazioni di trasbordo vengono effettuate proprio
in corrispondenza della presa a mare dell'acqua salata a
servizio del mercato ittico (!!!) ,
con grave conseguente “rischio
chimico” di contatto con “il pescato” e quindi con il pesce “venduto” al
pubblico, data la vicinanza delle manovre operative.
% % %
Tutto quanto sopra esposto - lungi dall’intento di voler fare attacchi politici o di
creare allarmismi sociali – unicamente con lo scopo di fare tutto il possibile o
comunque del nostro meglio, per evitare di aumentare il rischio di dispersione di
sostanze cancerogene nell’eco-sistema marino e nell’ambiente circostante, anche
nel rispetto delle normative europee (la direttiva sulle acque di Bruxelles n.60/2000
che raccomanda di ridurre entro il 2020 le emissioni di sostanze “prioritarie
pericolose” (derivanti dalla sintesi di materiali organici prodotti dall’uomo) che si
annidano nei fanghi di dragaggio: muoversi e trasportarli, significa aumentare
ancora di più l’inquinamento marino!
Ricordiamo che la recente Direttiva n.2008/99/CE ha introdotto l’obbligo degli
Stati membri di sanzionare a libello penale una serie di condotte illecite
anche di persone giuridiche e/o Enti, nei vari settori della tutela
dell’inquinamento (acque, aria e rifiuti) al fine di attuare una efficace
protezione di beni fondamentali, quali l’eco-sistema, l’ambiente, la salute e la
pubblica incolumità.
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Pertanto tutto ciò premesso, i sottoscritti tutti, come sopra generalizzati,
presentano questo esposto, con il quale hanno precisato tale situazione, fin d’ora
dichiarando la propria volontà di trasformare tale esposto in formale
denuncia/querela
qualora dovessero essere riscontrati e/o accertati ipotesi di reati nella fattispecie
sopra esposta, nei confronti di tutte le persone, gli enti e/o organi coinvolti nella
vicenda, e/o comunque di chiunque altro dovesse essere ritenuto responsabile
nel caso di specie per i reati eventualmente dalla stessa ravvisati.
A tal fine, con estrema urgenza:
= previa acquisizione di tutta la documentazione relativa, attinente il suddetto
progetto, e quindi previa acquisizione del progetto esecutivo anzidetto,
= considerando che detto progetto esecutivo non prevede la “solidificazione”
del materiale inquinante e che quindi, in tal modo, la cassa di colmata, non
ermeticamente chiusa e “sigillata” potrebbe in realtà costituire un gravissimo
pericolo per l’ambiente e la salute pubblica, anche perché soggetta ai vari
fenomeni atmosferici ed a mareggiate, che potrebbero disperdere nell’aria e
nell’ambiente circostante, oltre che nel mare, materiale altamente inquinante
Si chiede
= che il Giudice Voglia provvedere
ad accertare, verificare, controllare, le
caratteristiche dei “materiali” finora trasbordati nella vasca di colmata,
trattandosi non soltanto di “fanghi”, anche ai fini dell’accertamento e del
controllo della esatta zona di provenienza, rispetto a quella prevista;
= accertare quindi il grado di
inquinamento dei materiali trasbordati e
soprattutto se la normativa esistente consente a quella “miscellanea” di materiali
che ad oggi viene versata “legittimamente” nella cassa di colmata, possa
rientrare o meno tra i “fanghi” previsti dalla legge;
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= nonché accertare e verificare tutte le conseguenze derivanti dall’immissione di
traversine, rotaie e similari nella vasca di colmata;
= con richiesta - in ogni caso - di accertamento e controllo delle condizioni di
igiene e sicurezza e/o a difesa della salute, di tutte quelle persone che stanno
lavorando all’interno delle imbarcazioni-pontone che stanno eseguendo i lavori
anzidetti di trasbordo, in relazione ai “materiali” che prelevano, portano e
trasbordano;
= comunque ordinare lo spostamento del trasbordo dei “fanghi” anzidetti, al fine
di evitare qualsiasi contatto con la presa a mare dell'acqua salata a servizio del
mercato ittico;
Chiedendo altresì
= l’intervento di tutti gli organi competenti affinché controllino costantemente
tutte le operazioni anzidette, al fine di evitare conseguenze dannose in ambito
circostante e/o comunque a chiunque circola in ambito portuale;
= l’intervento di tutti gli organi competenti affinché controllino costantemente
che tutte le operazioni anzidette si svolgano nel rispetto delle regole e delle
normative all’uopo previste;
= l’intervento di tutti gli organi competenti affinché controllino costantemente
che tutte le operazioni esecutive anzidette si svolgano nel rispetto delle leggi in
materia di sicurezza e tutela della salute del lavoratore, con riferimento a tutti
coloro che operano e lavorano all’interno delle imbarcazioni-pontoni che stanno
eseguendo i lavori di prelievo-trasporto-trasbordo;
- nonché, l’intervento di tutti gli organi competenti - nel caso in cui la vasca di
colmata di San Benedetto del Tronto dovesse comunque “permanere” e
rimanere nella zona portuale nord, e data la potenzialità inquinante di materiale
destinato a rimanere “scoperto” a tempo indefinito, con gravissime ripercussioni
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sulla salute pubblica e sull’ambiente - affinché deliberino e provvedano a che la
stessa sia “solidificata” entro brevissimo tempo, per evitare rischi di
inquinamenti, considerando che il pericolo cagionato dai materiali contenuti
nella cassa di colmata è caratterizzato già soltanto dalla “potenzialità” dello
stesso di diffondersi ampiamente nello spazio circostante (art.449 c.p.) in
mancanza della “solidificazione” prevista per legge
“polverizzazione”
(essendo
–
che impedisce la
stata soltanto questa “accortezza” e condizione,
unica a legittimare l’esistenza della “cassa di colmata”, questa vera e propria
“discarica” marina,
creata
persino in controtendenza con le normative
europee, anche perché non affatto sicure, a rischio continuo di versamenti o
sgocciolamenti di percolato) e considerando - nel caso di specie - la ricorrenza
di un giudizio di probabilità relativo all’ “attitudine” di un certo fatto a ledere e/o
mettere in pericolo un numero non individuabile di persone, non venendo meno
la qualificazione di grave pericolo, anche se l’evento non si verifica e/o non si sia
verificato, essendo sufficiente – per la sua sussistenza – soltanto la prova che
dal fatto derivi un pericolo per l’incolumità e la salute pubblica e non
necessariamente anche il danno, e la “potenzialità” espansiva del nocumento.
Con ogni altro provvedimento necessario e/o opportuno nel caso di specie.
Chiedendo, comunque, di essere informato, in caso di archiviazione.
San Benedetto del Tronto/Ascoli Piceno, lì
Romualdo Fanesi
Nazzareno Torquati
Emidio Grossi
Domenico Grossi,
Elio Del Zompo
Nicola Romani,
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Danilo Guidotti
Giuseppe Ricci
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