l’editorial o scorso anno, prima di Venezia, l’addio a Tullio Kezich. Quest’anno siamo più tristi e più soli perché dopo Tullio (e dopo Furio Scarpelli) anche Suso Cecchi D’Amico se n'é andata. Un addio discreto, senza applausi e senza clamori. Senza presenze istituzionali (che gaffe, quelle assenze al suo funerale…) ma in una formula familiare che ancora una volta ha segnato con un filo di orgoglioso distacco lo stile di un cinema che evoca il ricordo e la memoria dei capolavori. Non c’è più Suso Cecchi, ma il cinema si comporterà come se ci fosse ancora, lei con la certezza della sua forza culturale, della sua raffinatezza, di una mitologia che già appartiene alla leggenda. Sì perché la Signora del Cinema Italiano, la grande scrittrice che dava del lei perfino ad un grande amico e complice come Luchino Visconti, ha portato con sè negli anni la stessa aura di immortalità dei suoi capolavori. Alla vigilia della Mostra 67, che guarda ai giovani e cerca di rinfrescare campo e Controcampo italiani averla persa rende più vuota la casa ma Marco Muller l’ha comunque riempita di novità: cinema italiano all’insegna della sorpresa e della memoria, del ricordo e del futuro, degli esordi e delle celebrazioni. La scelta di una madrina poco più che rivelata da un talento già sicuro incoraggia il percorso di Venezia. E anche noi, i giornalisti del cinema, guardiamo avanti segnalando una coppia di sicuro successo: a Nicole Grimaudo, rivelata da Baarìa e Mine vaganti dopo un timido esordio ne Il giorno perfetto e a Michele Riondino, il tarantino shooting star di quest’anno, va il nostro Premio "Guglielmo Biraghi". Per il "Bianchi" abbiamo invece puntato su Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, una coppia da Oscar che amiamo molto, considerati i 12 Nastri d’Argento e ora il Premio per due alla carriera che ritirano a Venezia. Ma di Venezia approfittiamo anche per un’incursione all’insegna dei Nastri d’Argento: A Tilda Swinton, che raggiunge il suo regista giurato Luca Guadagnino, va l’omaggio di un Nastro non ritirato a Taormina. E a Quentin Tarantino il Nastro d’Argento per il miglior film extraeuropeo, Bastardi senza gloria. Guardando avanti. Verso un’annata che in sintonia con la Mostra del Cinema ci auguriamo ricca di novità e di promesse per domani, di temi e di spunti, di novità soprattutto che oltre i film portino buone notizie per l’industria che alla legge chiede almeno le norme per poter camminare senza troppe incertezze sulle sue gambe… L SUCCESSO ANCHE INTERNAZIONALE PER I NASTRI D'ARGENTO IN TV Dopo il debutto su RaiUno, sabato 31 Luglio, con una dedica speciale a Suso Cecchi D'Amico, Nastri d'Argento nel mondo con Rai International che li ha rilanciati, insieme ad un breve speciale dedicato anche alla loro storia, curato da Susanna Rotunno. I telespettatori statunitensi li hanno visti a New York e Los Angeles in prima serata Sabato 14 Agosto . Nel giorno di Ferragosto replica a Los Angeles e New York in seconda serata (alle 22.30). Debutto nelle capitali dell'Africa sempre sabato 14 Agosto in prima serata (20.30 con replica notturna all'1.30) e in Australia Domenica 15 in prima serata (20.30). Per il Premio del Sngci, per il cinema italiano ma anche per la Sicilia e per Taormina Arte, partner da sempre della manifestazione realizzata con il sostegno del MiBAC, un effetto in più di forte visibilità internazionale. I Nastri d'Argento 2010 sono stati presentati in tv da Alessandra Martines, con la regia di Marco Aleotti. Oltre il 10 per cento l'ascolto della seconda serata su RaiUno. Main sponsor della manifestazione 2010: BNL Gruppo BNP Paribas, L'Oréal Professionnel e Blu Panorama. 1 34 L’EDITORIALE VENEZIA 67 4 UNA MostrA... dI scoNfINAtA gIoVINEZZA Tutti i film, gli autori, i protagonisti le star e gli eventi in programma in copertina Natalie Portman in Black Swan Si ringrazia l'ufficio stampa del film Punto e Virgola di Laura Delli Colli con Francesca Palmieri 10 L’anno di Isabella La Ragonese diventa madrina... di Maurizio Di Rienzo 12 14 18 Vento di novità così cambia orizzonti MENSILE DI INFORMAZIONE CINEMATOGRAFICA del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani Direzione, redazione e amministrazione Cso V. Emanuele II, 349 00186 Roma tel 06 682 10 523 fax 06 682 13 275 [email protected] www.cinegiornalisti.com www.cinegiornalisti.org Direttore responsabile Laura Delli Colli (presidente SNGCI) Condirettore Romano Milani (segretario generale SNGCI) Comitato editoriale (Direttivo SNGCI) Laura Delli Colli Fulvia Caprara Franco Mariotti Romano Milani Franco Cicero Maurizio Di Rienzo Francesco Festuccia Baba Richerme Teresa Marchesi Francesco Norci Antonella Amendola Mario Di Francesco (ex presidente) Carlo Muscatello (Fnsi) controcampo italiano Non solo una sfida a sette Progetto Grafico Maria Teresa Pizzetti Impaginazione Benedetta Gavazzi Foto di attualità Pietro Coccia Selezioni Composit Stampa Selegrafica 80 Pubblicità A.P.S. Advertising s.r.l. Via Tor De' Schiavi, 355 00171 Roma Tel. 06 89015166 Fax. 06 89015167 [email protected] www.apsadvertising.it Registrazione Tribunale di Roma n. 14474 del 31/3/1972 Ennio flaiano Il meglio è passato… Un film di Rolandi e Della Casa 36 38 I Venice days Giornate nel segno dell'attualità settimana della critica Quel Mazzacurati 25 anni dopo L’AddIo 52 suso cecchi d’Amico Lunga vita al cinema di una Grande Signora di Giorgio Gosetti ANNIVErsArI 56 tre quarti di secolo con il centro sperimentale La storia in un libro e presto in una mostra Il "Premio Bianchi" A fErrEttI & Lo schIAVo Storia di Dante da Cinecittà a Hollywood sPEcIALE gIffoNI 21 «I nostri primi 40 anni» Intervista con Claudio Gubitosi Il "Premio Biraghi" grIMAUdo E rIoNdINo Due shooting star di talento 26 28 La retrospettiva 2010 Omaggio ai comici dimenticati L’Ultimo gattopardo Tornatore racconta Lombardo a cura di Romano Milani 32 Vittorio gassman Una vita da mattatore E torna Profumo di donna 62 di Francesca Pierleoni Un festival diverso nel racconto di un cronista “storico” di Tonino Pinto L'Album e il carnet del 2010 le rubriche 74 78 80 cINENEWs cINEcArNEt cINEAPPUNtAMENtI VENEZIA 67 Dal 1°all'11 Settembre al Lido un programma che ringiovanisce le scelte e il cinema italiano. In rassegna un'aria di novità che guarda al futuro. E rubando il titolo all'Avati che non c'è... Mostra ricca e di Laura Delli Colli 11 gIorNate IN NuMerI con Francesca Palmieri di sconfinata giovinezza Alba rohrwacher in La solitudine dei numeri primi 83 nuovi lungometraggi nelle quattro sezioni ufficiali di cui: 79 in prima mondiale e 4 in prima internazionale Venezia 67 24 lungometraggi in concorso, tutti in prima mondiale Fuori concorso 27 lungometraggi di cui 23 in prima mondiale orizzonti 21 lungometraggi tutti in prima mondiale Controcampo italiano 12 lungometraggi tutti in prima mondiale 4 cinemagazine Una volta non sarebbe suonato così ma quella mezz’età che faceva sorridere con i ritornelli di un umorista dimenticato come Marcello Marchesi quest’anno ringiovanisce la Mostra di Venezia che apre con un bel film internazionale, lasciando all’Italia quattro titoli in concorso, un Controcampo affollato e una retrospettiva che recupera le risate del cinema comico di ieri. E con l’età media di una classe artistica neanche cinquantenne schiera oltre 40 in una rassegna «all’insegna della sobrietà», come tengono a precisare il Presidente della Biennale Paolo Baratta e il Direttore Marco Muller. A loro il compito di guidare in porto, dall'1 al 12 Settembre, un’autentica corazzata e, con la Mostra un cinema che sa reinventarsi, dando sempre più attenzione alle diverse anime della creatività, con la rinnovata sezione ‘Orizzonti’ che si apre da quest’anno anche alle opere fuori formato. Un’edizione, la numero 67, costata 12 milioni di euro, con 83 lungometraggi nelle quattro sezioni ufficiali, una sala in meno per le proiezioni (la Perla 2) e con qualche novità. Per esempio, l’accordo triennale con l’Anica per incontri sulla produzione cinematografica, una garanzia per fare quel punto sul mercato che al Lido non c’è, nonostante l’assenza di una vera e propria struttura commerciale. Dal 1° Settembre, comunque, in gara si sfida «la generazione degli autori 30enni e 40enni con i quali» dice per primo Muller «faremo i conti nel futuro». A cominciare dagli italiani, che sono quattro: oltre le polemiche, gli equivoci e il balletto delle indiscrezioni e delle smentite sul titolo di Pupi Avati, poi rimasto fuori dal concorso, i già annunciati Saverio Costanzo (La solitudine dei numeri primi), Carlo Mazzacurati (La passione) e Mario Martone (Noi credevamo), più la ‘sorpresa’ Ascanio Celestini (La pecora nera), il titolo che, alla fine, ha indirettamente silurato l’ipotesi Avati. Solo un cenno, inevitabile, sulla sua esclusione dal copncorso nella conferenza stapa fiume dell’annuncio ufficiale, a Roma: «Avati non è stato escluso per la sua presenza. Gli abbiamo proposto un regalissimo fuori concorso insieme a Scorsese e Bellocchio, con una serata di gala, ma ha preferito non accettare». Su questa decisione, chiarisce ancora Muller, «la politica non c’entra nulla. Del resto» chiude con una battuta ironica «l’Alzheimer, cinemagazine 5 Noi credevamo: in questa pagina due scene dal film al quale è dedicato il suo Una sconfinata giovinezza, è di destra o di sinistra?». Madrina giovanissima Isabella Ragonese, nel poker di italiani Saverio Costanzo presenta La solitudine dei numeri primi, dal best-seller di Paolo Giordano con Alba Rohrwacher e Luca Marinelli nel ruolo dei protagonisti Alice e Mattia, strettamente uniti eppure irrimediabilmente divisi, come due numeri primi vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero. A produrre il film, interpretato anche da Isabella Rossellini, Offside, Bavaria Pictures, Le Films des Tournelles e Le Pacte, con la collaborazione di Sky e Medusa, che lo distribuisce dal 10 settembre. Nello stesso mese, esce il 24 La passione di Carlo Mazzacurati (al Lido anche fuori concorso con Sei Venezia e alla Sic con Notte italiana, suo esordio del 1987), IN CoNCorso Black Swan di Darren Aronofsky La pecora nera di Ascanio Celestini Somewhere di Sofia Coppola Happy few di Antony Cordier La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo Ovsyanki (Silent souls) di Aleksei Fedorchenko Promises written in water di Vincent Gallo Road to nowhere di Monte Hellman Balada triste de trompeta di Álex de la Iglesia Venus noire di Abdellatif Kechiche Post mortem di Pablo Larraín Barney’s Version di Richard J. Lewis Noi credevamo di Mario Martone La passione di Carlo Mazzacurati Jûsan-nin no Shikaku (13 Assassins) di Takashi Miike 6 cinemagazine prodotto da Fandango e Rai Cinema, con Silvio Orlando nei panni del regista Gianni Dubois, ex promessa del cinema da anni alle prese con agenti e produttori senza scrupoli, che finalmente ottiene la sua grande, forse ultima, occasione: girare un film con una popolare e amata giovane attrice del piccolo schermo, nel film Cristiana Capotondi. Tra gli altri attori, Kasia Smutniak, Stefania Sandrelli, Corrado Guzzanti, Giuseppe Battiston e Marco Messeri. Dal presente al passato: il Risorgimento fa da sfondo a Noi credevamo di Mario Martone, ambientato nel 1848, sulle vicende di un gruppo di rivoluzionari mazziniani. Prodotto da Palomar con Rai Cinema, Rai Fiction e con Les Films d’Ici e Arte France, il flm si ispira al romanzo di Anna Banti e racchiude quattro episodi che rievocano altrettante Potiche di François Ozon Meek’s cutoff di Kelly Reichardt Miral di Julian Schnabel Noruwei no mori (Norwegian Wood) di Anh Hung Ttran Attenberg di Athina Rachel Tsangari Di renjie zhi tongtian diguo (Detective dee and the mystery of phantom flame) di Tsui Hark Drei di Tom Tykwer Essential Killing di Jerzy Skolimowski FuorI CoNCorso Legend of the Fist: The Return of Chen Zhen di Andrew Lau (Serata d’apertura) Machete di Robert Rodriguez (Film d’apertura Mezzanotte) The Tempest di Julie Taymor (Film di chiusura) La Passione pagine oscure del processo per l’Unità d’Italia. Nel cast, Michele Riondino, Luigi Lo Cascio, Toni Servillo, Luca Zingaretti, Francesca Inaudi, Anna Bonaiuto, Valerio Binasco e anche Luca Barbareschi. Outsider dell’ultim’ora, arriva tra i quattro in concorso Ascanio Celestini regista e interprete (con Giorgio Tirabassi e Maya Sansa) del film tratto dal suo libro La pecora nera che racconta, a metà strada tra commedia e tragedia, le vite di chi ha conosciuto l’esperienza nel manicomio, sceneggiatura dello stesso Celestini con Wilma Labate e Ugo Chiti, con la fotografia intensa di Daniele Ciprì. A produrre, Madeleine con Rai Cinem, distribuzione Bim. Bella selezione annunciata anche fuori concorso, con undici pellicole. Tra queste, Sorelle Mai di Marco Bellocchio, di Vittorio racconta Gassman - Una vita da mattatore di Giancarlo Scarchilli The Town di Ben Affleck I’m Still Here: The Lost Year of Joaquin Phoenix di Casey Affleck Sorelle mai di Marco Bellocchio Niente paura - Come siamo come eravamo e le canzoni di Luciano Ligabue di Piergiorgio Gay Dante Ferretti - Production Designer di Gianfranco Giagni Notizia dagli scavi di Emidio Greco The Last Movie di Dennis Hopper Gorbaciof di Stefano Incerti That Girl in Yellow Boots di Anurag Kashyap Yongxin Tiao di Stanley Kwan Sei Venezia di Carlo Mazzacurati Zebraman di Takashi Miike fatto uno sviluppo di Sorelle, presentato nel 2006 al Festival di Roma, «un piccolo film di fantasia, non documentario e tanto meno documentario nostalgico», come lo ha definito il regista. Le protagoniste sono due anziane sorelle che sono le vere sorelle di Bellocchio, Maria Luisa e Letizia, con i figli Elena e Pier Giorgio; Donatella Finocchiaro invece è Sara, la madre di Elena. Grande attesa, tra i titoli fuori concorso, per Vallanzasca, gli angeli del male di Michele Placido, destinato a far rumore, prodotto da Cosmo Production e Fox, protagonista Kim Rossi Stuart, anche in veste di sceneggiatore, con Filippo Timi, Paz Vega, Valeria Solarino e Francesco Scianna. Il film, la cui uscita è prevista il 17 dicembre, è tratto dal libro ‘Il fiore del male - Bandito a Milano’ Zebraman 2 di Takashi Miike Tungngaan 3D dei fratelli Pang Vallanzasca - Gli angeli del male di Michele Placido All Inclusive 3D di Nadia Ranocchi e David Zamagni Raavanan di Mani Ratnam 1960 di Gabriele Salvatores La prima volta a Venezia di Antonello Sarno A Letter to Elia di Martin Scorsese e Kent Jones Shock Labyrinth 3D di Takashi Shimizu Surviving Life di Jan Svankmajer L’ultimo Gattopardo: ritratto di Goffredo Lombardo di Giuseppe Tornatore Passione di John Turturro La pecora nera Outsider dell’ultim’ora, dal teatro alla Mostra arriva La pecora nera Celestini: non siamo tutti matti ma… «Non voglio dire che siamo tutti matti, ma che viviamo tutti negli stessi meccanismi, gli stessi influssi, sotto i quali alcuni soccombono». Così Ascanio Celestini a proposito dei temi, tra realtà e follia, sui quli si muove La pecora nera, il suo film d’esordio alla regia, con il quale arriva, da outsider, in concorso alla Mostra di Venezia, e poi subito in sala distribuito da Bim. ‘«Sono onorato e molto felice che l’opera di un autore come me che lavora in un altro campo, il teatro, sia stata riconosciuta come un vero film». «La pecora nera, girato nel padiglione otto dell’ex manicomio di Roma, di Santa Maria della Pietà, “è un progetto a cui lavoro da otto anni, è partito con una lunga ricerca, interviste nei manicomi in tutt’Italia» spiega ancora. «È diventato uno spettacolo teatrale, poi un libro. Farne un film non è stato molto differente. Ho cercato di mantenere il suo carattere di storia orale, che descrive poco e evoca molto’’. Sia gli attori non professionisti, tra cui Alberto Paolini, un vero ex paziente che ha vissuto per 45 anni dentro un manicomio, «che i professionisti, come Giorgio Tirabassi e Maya Sansa, hanno sposato la causa. Non ho cercato di dirigerli, ho cercato di spiegare loro cosa succedesse nel manicomio, lasciandoli liberi’’. A Celestini è sempre interessato raccontare “come l’individuo una volta ‘istituzionalizzato’ venga ‘plasmato’. Come a volte si usino delle tecniche simili a quelle dei campi di concentramento. Sono partito dal desiderio di raccontare la fine dei manicomi, ma mi sono reso conto di come per le persone che ne siano usciti, e anche per noi, l’alienazione continui. Infatti, in tutto il film, fino alla fine, non è chiarissimo chi sia il paziente’’. Lope di Andrucha Waddington Space Guy di Zhang Yuan Reing of Assassins di John Woo e Su Chao-Pin Raavan di Mani Ratnam CoNtroCaMPo ItalIaNo In concorso I baci mai dati di Roberta Torre (film di apertura) Venti sigarette di Aureliano Amadei Il primo incarico di Giorgia Cecere A woman di Giada Colagrande Tajabone di Salvatore Mereu Ma che storia di Gianfranco Pannone Into Paradiso di Paola Randi fuori concorso Tarda estate di Antonio Di Trapani e Marco De Angelis Il loro Natale di Gaetano Di Vaio Ward 54 di Monica Maggioni Flaiano: il meglio è passato di Gianfranco Rolandi e Steve Della Casa Se hai una montagna di neve, tienila all’ombra di Elisabetta Sgarbi e Eugenio Lio Fughe e approdi di Giovanna Taviani CortoMetraggI Come un soffio di Michela Cescon Sposerò Nichi Vendola di Andrea Costantino Bassa marea di Roberto de Paolis Achille di Giorgia Farina Niente orchidee di Simone Godano e Leonardo Godano cinemagazine 7 Black Swan di Aronofsky apre la Mostra The Tempest di Julie taymor la chiude VENEZIA 67 e parte dall’infanzia del ‘bel Renè’, tra piccoli furti e la prima rapina in banca, passando per l’ascesa nella malavita milanese e i primi omicidi, concentrandosi soprattutto sul periodo che va dai suoi 24 anni ai 34, quelli della sua irresistibile ascesa con i suoi crimini prima di essere arrestato. Tra gli altri titoli, L’ultimo Gattopardo: ritratto di Goffredo Lombardo di Giuseppe Tornatore, Dante Ferretti – Scenografo Italiano. Dante Ferretti Production Designer di Gianfranco Giagni, in programma venerdì 10 presentato in anteprima internazionale proprio dal nostro Premio “Pietro Bianchi” dedicato –ne parliamo ampiamente in questo umero- a Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. E, ancora: Niente paura di Piergiorgio Gay, prodotto da Lionello Cerri e dedicato a Luciano Ligabue con le testimonianze di Carlo Verdone, Fabio Volo e Paolo Rossi, Vittorio racconta Gassman di Giancarlo Scarchilli, realizzato a dieci anni dalla scomparsa del grande attore, con la collaborazione del figlio Alessandro, Passione di John Turturro, che rivisita il mito della canzone napoletana, Notizie degli scavi di Emidio Greco, con Ambra Angiolini e Giuseppe Battiston, 1960 di Gabriele Salvatores, con Giuseppe Cederna, Gorbaciof di Stefano Incerti, con Toni Servillo, Sei Venezia di Carlo Mazzacurati, La prima volta a Venezia con il quale torna a Venezia il documentario di montaggio di Antonello Sarno e All Inclusive 3D di Nadia Ranocchi e David Zamagni. A completare il cartellone nazionale, in Orizzonti ci sono Malavoglia di Pasquale Scimeca e i documentari Per questi stretti morire (ovvero cartografia di una passione) di Giuseppe Gaudino e Isabella Sandri e El Sicario Room 164 di Gianfranco Rosi, mentre in Controcampo Italiano sette sono i lungometraggi in gara (I baci mai dati, 20 sigarette, Il primo incarico, A Woman, Tajabone, Ma che storia, Into Paradiso), cinque i corti (Come un soffio, Sposerò Nichi Vendola, Bassa marea, Achille, Niente orchidee) e sei le opere fuori concorso (Ward 54, Flaiano: il meglio è passato, Il loro Natale, Tarda estate, Se hai una montagna di neve, tienila all’ombra e Fughe e approdi). Dall’Italia al cinema internazionale, l’America arriva in concorso – a scegliere i vincitori, la giuria presieduta da Quentin Tarantino e composta da Gabriele Salvatores, Luca Guadagnino, Guillermo Arriaga, Ingeborga Dapkūnaitū, Arnaud Desplechin e Danny Elfman con cinque film: Black Swan di Darren Aronofsky, già Leone d’Oro nel 2008 con The Wrestler, con Natalie Portman e Vincent Cassel, al quale è affidata l’apertura, Somewhere di Sofia Coppola, con Stephen Dorff, Benicio Del Toro, Elle Fanning e anche Laura Chiatti, Valeria Marini e Simona Ventura, Promises Written in Water di Vincent Gallo, in cui recita Sage Stallone, figlio di Sylvester, Road to nowhere di Mon- te Hellman e Meek’s Cutoff di Kelly Reichardt. Tra le coproduzioni, in cui partecipa anche l’Italia, Miral di Julian Schnabel, con Freida Pinto, Willem Dafoe e Vanessa Redgrave, e Barney’s Version di Richard J. Lewis, con Dustin Hoffmann e Paul Giamatti. Tra i rivali, i francesi Potiche di Francois Ozon, Happy Few di Antony Cordier e Venus Noire di Abdel Kechiche, il russo Silent Souls di Aleksei Fedorchenko, lo spagnolo Balada Triste de Trompeta di Alex de la Iglesia, Post Mortem di Pablo Larrain (Cile/Messico/Germania), 13 Assassins di Miike Takashi (Giappone/ Gran Bretagna), il giapponese Norwegian Wood di Tran Ahn Hung, il greco Attenberg di Athina Rachel Tsangari, il tedesco Drei di Tom Tykwer e il cinese Detective Dee and the Mistery of Phantom Flame di Tsui Hark. Fuori concorso, Legend of the Fist: A Letter to Elia di Martin Scorsese (che non sarà a Venezia, impegnato sul set di The Invention of Hugo Cabret) e Kent Jones, The Return of Chen Zhen di Andrew Lau, che rende omaggio a Bruce Lee nel 70.mo anniversario della nascita, Machete di Robert Rodriguez, The Tempest di Julie Taymor, con Helen Mirren, scelto per la chiusura, The Town di Ben Affleck, I’m Still here: the Lost Year of Joaquin Phoenix di Casey Affleck, The Last Movie di Dennis Hopper (1971), The Girl in Yellow Boots di Anurag Kashyap, Showtime di Stanley Kwan, Zebraman di Miike Un anno ricco di debutti e all'insegna del cinema giovane Opere prime in concorso Ascanio cELEstINI La pecora nera (Italia) 2 fuori concorso casey AffLEcK I’m Still Here (Usa) Nadia rANocchI david ZAMAgNI All Inclusive (Italia) 8 cinemagazine 3 in orizzonti Lluís gALtEr Caracremada (spagna) João NIcoLAU A Espada e a Rosa (Portogallo) Maher sAMrA Sheoeyin Kenna (Libano) 5 in controcampo Italiano Aureliano AMAdEI 20 sigarette (Italia) giorgia cEcErE Il primo incarico (Italia) Antonio dI trAPANI Marco dE ANgELIs Tarda estate (Italia) Monica MAggIoNI Ward 54 (Italia) Paola rANdI Into Paradiso (Italia) Opere secOnde 3 in concorso (Venezia 67) Antony cordIEr Happy Few (francia) richard J. LEWIs Barney’s Version (canada) Athina rachel tsANgArI Attenberg (grecia) 1 fuori concorso Ben AffLEcK The Town (Usa) 2 in orizzonti Amit dUttA Nainsukh (svizzera) Laura Amelia gUZMÁN Israel cÁrdENAs Jean gentil (repubblica dominicana) Takashi (2004), The Child’s Eye 3D dei fratelli Pang, Raavanan di Mani Ratnam, Shock Labirynth 3D di Takashi Shimizu, Surviving Life di Jan Svankmayer, Lope di Andrucha Waddington, Space Guy di Zhang Yuan e Reign of Assassins di John Woo, Leone d’Oro alla carriera 2010. Per dirla con il Presidente della Biennale Paolo Baratta, comunque, a dispetto di molti titoli e di un budget milionario,mai come quest’anno la parola d’ordine è sobrietà. La Mostra numero 67 dovrà fare a meno di una sala, la Perla 2, “casa” delle due sezioni indipendenti, la Settimana della critica e le Giornate degli autori. E sembra rinunciare al mercato, con la scelta di una versione “virtuale” dell’ Industry Office. I 12 mlilioni di euro di costi (di cui 10 di spese vive) provengono dallo Stato (circa 8 milioni di euro) e dagli sponsor privati, fedelissimi partner di ogni anno che hanno rinnovato la loro fiducia. «Ma qualche sforbiciata alle risorse c’è stata», ha spiegato Baratta fin dalla conferenza stampa romana dell’annuncio del programma. Gli autori e i critici si dovranno riadattare alle tradizionali sale, la Darsena e la Volpi senza la Perla 2. E il nuovo Palazzo del cinema sitta alla primavera 2012. Sobrietà anche per la serata inaugurale: niente cena sulla spiaggia, ma un buffet più tradizionale, senza i costi della struttura coperta che negli ultimi anni ha assicurato la cena placèe per ospiti e sponsor. Tutto all’Hotel Excelsior che resta un punto fermo ma avrà, presto, il suo restyling come il resto nel quadrato della Mostra. Nel capitolo Industry, la novità è la videolibrary on demand: ua definitiva rinuncia a creare il mercato del Lido? «Per noi è importante dare opportunità di informazione ma si vedrà, tutto dipende dalla presenza degli operatori» Come dice Muller, del resto «Il vero mercato della Mostra è a Toronto. Noi facciamo proiezioni per compratori importanti creando interesse per i film, poi a Toronto si chiudono i contratti. Com’è accaduto per The Hurt Locker, per esempio. Un film che dalla Mostra, a sorpresa, è volato agli Oscar». Black Swan, l’atteso nuovo film del regista americano Darren Aronofsky, già Leone d’oro alla 65. Mostra nel 2008 per The Wrestler, è il film d’apertura della 67. Mostra di Venezia, presentato in prima mondiale la sera dell’1 settembre in Sala Grande, dopo la cerimonia di apertura. «Io, attori e troupe, siamo tutti particolarmente emozionati dell’invito della Mostra - ha dichiarato Aronofsky - È un onore tornare a calcare l’imprescindibile tappeto rosso del Lido». La pellicola, che fa parte della sezione competitiva, è un thriller psicologico ambientato nel mondo del balletto newyorkese, Black Swan ha per protagonista Natalie Portman, nel ruolo di Nina, una prima ballerina che si trova imprigionata in una ragnatela di competizione con una nuova rivale nella compagnia (Mila Kunis). Nel cast, anche Vincent Cassel, Barbara Hershey e Winona Ryder. Il film è scritto da Mark Heyman e Andres Heinz e John McLaughlin, prodotto da Protozoa Pictures e Phoenix Pictures e distribuito da Fox Searchlight Pictures insieme a Cross Creek Pictures. The Tempest, diretto dalla regista statunitense di cinema e teatro Julie Taymor, è il film di chiusura (Fuori Concorso) della 67. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, interpretato da Helen Mirren, Russell Brand, Alfred Molina, Djimon Hounsou, David Strathairn, Chris Cooper, Alan Cumming, Ben Whishaw, Reeve Carney e Felicity Jones. La pellicola, nuovo adattamento cinematografico che celebra il 400.mo anniversario del capolavoro shakespeariano, viene presentato in prima mondiale sabato 11 settembre in Sala Grande, dopo la fine della cerimonia di premiazione. Julie Taymor ripropone una delle più amate opere del Bardo in una nuova stimolante trasposizione e ha cambiato sesso al mago Prospero - Prospera ha il volto di Helen Mirren - ma è solo una delle sfaccettature della sua reinterpretazione. Il viaggio di Prospera si snoda, infatti, dalla vendetta al perdono, in un intreccio di romanticismo, colpi di scena e atmosfere fantastiche. Anche la sceneggiatura è firmata da Julie Taymor, mentre le musiche originali sono di Elliot Goldenthal, collaboratore di vecchia data della regista e già vincitore di un premio Oscar. I costumi sono stati disegnati dal tre volte premio Oscar Sandy Powell e anche il montaggio è di un premio Oscar, la canadese Françoise Bonnot. Il film uscirà negli Stati Uniti nel dicembre 2010. cinemagazine 9 VENEZIA 67 Ancora una siciliana dopo Maria Grazia Cucinotta: Ragonese superstar, madrina della Mostra 2010 nell'anno de La nostra vita. E del primo Nastro d'Argento. L'anno di Isabella di Maurizio di rienzo Tutta la vita davanti • La nostra vita • Due vite per caso Venezia ringiovanisce la Mostra e anche la madrina dell’edizione 67: è Isabella Ragonese, applaudita alla Mostra, lo scorso anno, nel film rivelazione di Controcampo italiano Dieci inverni di Valerio Mieli e premiata proprio agli ultimi Nastri d’argento per le interpretazioni in La nostra vita di Daniele Luchetti e Due vite per caso di Alessandro Aronadio. A lei il compito diaprire e chudere la 67.ma Mostra a partire dalla serata di mercoledì 1 settembre, sul palco della Sala Grande in occasione della cerimonia di inaugurazione, seguita dalla proiezione del film di apertura, in concorso, Black Swan di Darren Aronofksy. L’11 settembre condurrà invece la cerimonia di chiusura, in occasione 10 cinemagazine della quale saranno annunciati i Leoni e gli altri premi della giuria del Concorso Venezia 67. Isabella, siciliana rivelata dal film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti, è legata a Venezia fin dall’esordio al cinema: dopo il teatro, il primo film che ha interpretato è stato infatti Nuovomondo di Emanuele Crialese, Leone d’Argento alla Mostra del 2006. Il successo e il film che l’ha fatta subito notare dalla critica è però Tutta la vita davanti del 2008 in cui è Marta, neolaureata in Filosofia teoretica ma soprattutto precaria, ruolo con cui diventa il simbolo di una generazione, e per il quale riceve il premio Biraghi, poi un premio a Capri e soprattutto una candidatura ai David di Donatello come miglior attrice. Vince inoltre il Premio Kinéo ‘Diamanti al Cinema Italiano’ come artista esordiente dell’anno e ai Golden Graal il Premio ‘Anna Magnani’ e il Premio Astro Nascente per il Cinema. Nel 2009 mette nuovamente d’accordo critica e pubblico la sua interpretazione in Dieci inverni di Valerio Mieli e il suo talento ha trovato inoltre importanti conferme in Viola di mare di Donatella Maiorca, Oggi sposi di Luca Lucini, La nostra vita di Daniele Luchetti e Due vite per caso di Alessandro Aronadio., quelliquesti ultimi- che le hanno fatto vicere il Nastro ex aequo con Lunetta Savino ed Elena Sofia Ricci. Che programmi ha e come si racconta Isabella Ragonese? «Finora mi sono affidata all’istinto» ama confessare negli incontri, ormai molti, che siglano i suoi impegni tra un film e l’altro. Da Taormina a Giffoni, da Cannes a Vasto, in piena estate, ha raccontato di aver lavorato con registi più importanti e («e in quel caso ti senti più protetta, li conosci già, puoi vedere i loro film precedenti….») ma anche di aver dato fiducia, inevitabilmente, ai più giovani: «Sì, con loro a volte è un salto nel buio e per un attore significa dare più più tempo, più energia… Però ci si incontra con lo stile, le passioni… Mieli e Aronadio, per esempio, mi hanno colpito entrambi perché pur essendo all’esordio sanno bene cosa vogliono, hanno idee chiare e una cultura cinematografica molto forte il primo più preparato sul cinema francese e orientale, l’altro su quello europeo…» Poi ci sono le altre passion, quelle personali: per esempio Montalbano e Camilleri. Che fanno parte della sua cultura siciliana doc. «Con Montalbano mi sono fatta un regalo: sono pazza della serie, senza dubbio la migliore che c’è» confessa Isabella. Che si è conquistata un ruolo ne L’età del dubbio: «chissà, magari per poterlo raccontare un giorno ai miei figli…». Da siciliana dice che i libri e la serie «Hanno aiutato molto la nostra terra: quella di Camilleri è una Sicilia che non esiste, letteraria, che coglie perfettamente, però, la nostra essenza..» Ora dopo un’estate ricca di festival arriva Venezia: «Un po’ mi tremano i polsi, datemi il tempo di arrivarci,e, di rendermene conto…So solo che la Mostra scegliendo me ha voluto dare un segnale preciso: un premio simbolico alla nuova generazione …A Venezia ho debuttato con Nuovomondo, torno in un Festival e in una città che mi ha sempre portato fortuna”. Sì, alla Mostra arriva da star: gli stilisti già fanno a gara per vestirla, lei che la prima volta ai Nastri d’argento è arruvata a Taormina senza neanche la valigia, persa in aereoporto. Emozionata e felice farà un red carpet da principessa. Ora ha davvero tutta la vita davanti, magari per caso come il titolo del suo ultimo film. «E pensare» dice partendo «che sono stata una dilettante di successo…» cinemagazine 11 L'iraniana shirin Neshat presidente della giuria TUTTI I FILM IN PROGRAMMMA Lungometraggi Catherine Breillat, La Belle Endormie (The Sleeping Beauty) (Francia) Hong Sang-soo, Okieui young-hwa (Oki’s Movie) (Corea del Sud) John Akomfrah, The Nine Muses (Regno Unito) Noël Burch, Allan Sekula, The Forgotten Space (Olanda/Austria) Amit Dutta, Nainsukh (India) Lluís Galter, Caracremada (Spagna) Giuseppe Gaudino, Isabella Sandri, Per questi stretti morire - Cartografia di una passione (Italia) José Luis Guerin, Guest (Spagna) Laura Amelia Guzmán, Israel Cárdenas, Jean Gentil (Repubblica Domenicana) Huang Wenhai, Xifang qu ci bu yuan (Reconstructing Faith) (Cina) Huang Wenhai, Qiao (Crust) (Cina) Patrick Keiller, Robinson in Ruins (Regno Unito) Marianne Khoury, Mustapha Hasnaoui, Zelal (Egitto) Kim Gok, Kim Sun, Bangdokpi (Anti Gas Skin) (Corea del Sud) Paul Morrissey, News from Nowhere (Stati Uniti) João Nicolau, A Espada e a Rosa (The Sword and the Rose) (Portogallo) F. J. Ossang, Dharma Guns (Francia) Nicolas Pereda, Verano de Goliat (Messico) Gianfranco Rosi, El Sicario, Room 164 (Francia) Maher Abi Samra, Sheoeyin kenna (When We Were Communists) (Libano) Pasquale Scimeca, Malavoglia (Italia) Sono Sion, Tsumetai Nettaigyo (Cold Fish) (Giappone) cortometraggi e mediometraggi Doug Aitken, House (Usa) Victor Alimpiev, Slabyj Rot Front (Weak Rot Front) (Russia) Yuri Ancarani, Il Capo (Italia) Mauro Andrizzi, En el futuro (Argentina) Martin Arnold, Shadow Cuts (Austria) Guillermo Arriaga, El Pozo (Messico) Nuntanat Duangtisarn, Woman I (Tailandia) FLATFORM, Non si può far nulla contro il vento (Italia) Vincent Gallo, The Agent, (Stati Uniti) Hund & Horn, Mouse Palace (Austria) Chaisiri Jiwarangsan, Nok Ka Mhin (Four Seasons) (Tailandia) Isaac Julien, Better Life 12 cinemagazine (Regno Unito) VENEZIA 67 Rustam Khamdamov, Brilianty (Diamonds) (Russia) Korpys/Löffler, Atom (Germania) Clara Law, Chi Di (Red Earth) (Hong Kong) Armin Linke, Francesco Mattuzzi, Future Archaeology (Italia) Bertrand Mandico, Lif og daudi Henry Darger (The Life and Death of Henry Darger) (Francia) Jesse McLean, Magic for Beginners (Usa) Galina Myznikova, Sergey Provorov, Voodushevlenie (Inspiration) (Russia) Manoel de Oliveira, Painéis de Säo Vicente de Fora, Visäo Poética (The Panels of Säo Vicente de For a, A Poetic Vision) (Portogallo) David OReilly, The External World (Germania) Laila Pakalnina, Pa Rubika Celu (On Rubiks’ Road) (Lettonia) Rafael Palacio Illingworth, Man in a Room (Usa) Arnaud des Pallières, Diane Wellington (Francia) Jean-Gabriel Périot, Les Barbares (The Barbarians) (Francia) Sasha Pirker, The Future will not be capitalist (Austria) Luiz Pretti, O mundo é belo (Brasile) Nicolas Provost, Stardust (Belgio) SJ Ramir, Cold Clay... Emptiness (Nuova Zelanda) Emily Richardson, The Futurist (Regno Unito) Roee Rosen, Tse (Out) (Israele) Josh e Ben Safdie, John’s Gone (Usa) SEMICONDUCTOR, Indefatigable (Ecuador) Sun Xun, 21 ke (21 G) (Cina) Elina Talvensaari, Miten marjoja poimitaan (How to Pick Berries) (Finlandia) Oleg Tcherny, La linea generale (Francia) Peter Tscherkassky, Coming Attractions (Austria) Hannes Vartiainen, Pekka Veikkolainen, Erään Hyönteisen tuho (The Death of an Insect) (Finlandia) Atsushi Wada, Haru no shikumi (Mechanic of Spring) (Giappone) Olivier Zabat, Fading (Francia) Ishtiaque Zico, 720 Degrees (Bangladesh) Georgios Zois, Casus Belli (Grecia) Con Tarantino poker di italiani in giuriai nelle diverse sezioni della Mostra Una sezione interamente rinnovata Apre La Belle Endormie di Breillat Vento di novità per orizzonti I film fuori concorso Douglas Gordon, K.364 A Journey by Train (Regno Unito) Ken Jacobs, A Loft (Stati Uniti) Isaac Julien, The Leopard (Regno Unito) Carlo Liberatore, Matteo Di Bernardino, Antonio Iacobone, Stefano Ianni, Marco Castellani e altri, Un anno dopo – Progetto Memory Hunters 1 (Italia) Malavoglia di Pasquale Scimeca e i documentari Per questi stretti morire (ovvero cartografia di una passione) di Giuseppe Gaudino e Isabella Sandri e El Sicario Room 164 di Gianfranco Rosi (che trionfò con Below Sea Level in Orizzonti Doc, nel 2008) sono i titoli italiani della sezione Orizzonti che da quest’anno, rinnovata, si apre a tutte le opere ‘fuori formato’ con un più ampio sguardo verso le vie nuove dei linguaggi espressivi che confluiscono nel cinema, che si inaugura con La Belle endormie (La bella addormentata) di Catherine Breillat e si chiude con Okhui-ui yeonghwa (Oki’s Movie) del coreano Hong Sang-soo. Nella selezione trovano spazio lungometraggi, medio e cortometraggi, firmati, tra gli altri, da Paul Morrissey, Manoel De Oliveira, Guillermo Arriaga, Vincent Gallo e Laila Pakalnina. Come spiega il direttore della Mostra Marco Muller, «Orizzonti si reinventa. Abbiamo seguito i linguaggi espressivi nella loro graduale liberazione da ogni definizione. È della fluidità del cinema contemporaneo che volevamo rendere conto, con stili e sguardi molto diversi tra loro sull’audiovisivo e sul mondo. Abbiamo lavorato a scontornare quelli che erano i vecchi Orizzonti, così che potessero rappresentare un altro punto di vista, un’altra immagine di ciò che viene proposto complessivamente dalla Mostra». Quentin e gli altri Sono ben quattro quest’anno gli italiani chiamati a valutare le opere della 67.ma Mostra del Cinema, nelle diverse sezioni competitive: Gabriele Salvatores e Luca Guadagnino (giuria internazionale del Concorso), Pietro Marcello (Orizzonti) e Jasmine Trinca (Premio Venezia Opera Prima ‘Luigi De Laurentiis’). Quentin Tarantino guida la giuria di Venezia 67, composta dunque dai ‘nostri’ Salvatores (premio Oscar nel 1991 per Mediterraneo, reduce dal successo di Happy Family) e Guadagnino (legato a Venezia fin dal suo esordio nella regia, nel 1999, con The Protagonists, lo scorso anno in Orizzonti con Io sono l’amore), affiancati dal messicano Guillermo Arriaga (sceneggiatore dei film di Alejandro Gonzáles Iñárritu Amores Perros, 21 grammi e Babel, che ha debuttato nella regia con The Burning Plain, a Venezia nel 2008), dall’attrice lituana Ingeborga Dapkūnaitū (Il sole ingannatore, Moskva, Mission: Impossibile, Sette anni in Tibet), dal regista e sceneggiatore francese Arnaud Desplechin (a Venezia nel 2004 con Rois et Reine e nel 2007 con il documentario L’Aimée) e da Danny Elfman (musicista e cantante statunitense divenuto negli anni ’80 uno dei compositori di colonne sonore più importanti della sua generazione, autore in particolare delle musiche dei film di Tim Burton). Nella serata conclusiva della Mostra, l’11 settembre, la giuria internazionale assegnerà ai lungome- traggi i premi ufficiali: il Leone d’Oro per il miglior film, il Leone d’Argento per la migliore regia, il Premio Speciale della Giuria, la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, il Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente, l’Osella per il miglior contributo tecnico, l’Osella per la migliore sceneggiatura. In ‘Orizzonti’, invece, con il presidente Shirin Neshat (regista iraniana Leone d’Argento per la miglior regia nel 2009 col suo primo lungometraggio Donne senza uomini), c’è anche Pietro Marcello, scoperto a Venezia nel 2007 con il documentario d’esordio Il passaggio della linea, presentato proprio in ‘Orizzonti’ e vincitore di numerosi riconoscimenti quest’anno con La bocca del lupo. Insieme a lui, la regista e sceneggiatrice tunisina Raja Amari, presente nel 2009 a Venezia in Orizzonti con Dohawa (Buried Secrets), il regista filippino Lav Diaz, premiato due volte a Orizzonti con Death in the Land of Encantos, Menzione Speciale 2007, e con Melancholia, Premio Orizzonti 2008, e il critico cinematografico austriaco Alexander Horwath, dal 2002 direttore del Museo del Cinema di Vienna e dal 1992 al 1997 direttore della Viennale. La sezione da quest’anno si apre a tutte le opere ‘fuori formato’, con un più ampio sguardo verso le vie nuove dei linguaggi espressivi che confluiscono nel cinema e sono stati assorbiti la sezione CortoCortissimo e tutti gli Eventi Speciali. La Giuria internazionale assegnerà – senza possibilità di ex aequo - quattro nuovi Premi: Premio Orizzonti (riservato ai lungometraggi), Premio Speciale della Giuria Orizzonti (riservato ai lungometraggi), Premio Orizzonti Cortometraggio, Premio Orizzonti Mediometraggio. Infine, per quanto riguarda la giuria internazionale del Premio Venezia Opera Prima ‘Luigi De Laurentiis’, al presidente Fatih Akin, regista tedesco di origine turca vincitore lo scorso anno con Soul Kitchen del Premio Speciale della Giuria, si uniscono l’attrice italiana Jasmine Trinca, Premio Marcello Mastroianni nel 2009 per Il grande sogno, il regista Stanley Kwan, uno dei principali esponenti della nouvelle vague hongkonghese, il regista israeliano Samuel Maoz, Leone d’Oro a Venezia l’anno scorso con la sua opera prima Lebanon, e l’indiana Nina Lath Gupta, vero e proprio ‘motore’ delle nuove forme di produzione e distribuzione del cinema indipendente. La giuria assegnerà senza possibilità di ex aequo, tra tutte le opere prime di lungometraggio nelle diverse sezioni competitive della Mostra (Selezione ufficiale e Sezioni autonome e parallele), il Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis e 100.000 USD messi a disposizione da Filmauro di Aurelio e Luigi De Laurentiis, che saranno suddivisi in parti uguali tra il regista e il produttore. cinemagazine 13 Controcampo italiano, non solo sfida a sette VENEZIA 67 AperturA con i bAci di robertA torre Controcampo italiano, la sezione competitiva che fa il punto sulle tendenze del cinema italiano e quest’anno propone sette lungometraggi, al via con I baci mai dati di Roberta Torre, protagonista alla Mostra fin dai suoi esordi, quando negli anni ‘90 presentò i suoi primi corti, poi nel 1997 con il suo film d’esordio Tano da morire (che vinse il Premio Luigi De Laurentiis per l’opera prima) e nel 2000 con Sud Side Stori. La pellicola, interpretata da Donatella Finocchiaro, Pino Micol, Giuseppe Fiorello, Carla Marchese, Valentina Giordanella, Martina Galletta e Alessio Vassallo, con la partecipa- 14 cinemagazine zione straordinaria di Piera Degli Esposti, viene proiettata in prima mondiale venerdì 3 settembre, in Sala Grande. Il film, prodotto da Amedeo Bacigalupo e da Roberta Torre per Nuvola Film e Rosettafilm, racconta la vicenda di Manuela, tredicenne cresciuta in fretta in un sobborgo di una grande città del sud Italia, che un giorno s’inventa di poter fare miracoli e viene creduta. Da quel momento, un’umanità affamata e bisognosa le chiede di tutto e sua madre si accorge di poterne fare un business, fino a quando quello che sembra un evento straordinario e inspiegabile accadrà sul serio. Tra gli altri titoli, 20 sigarette di Aureliano Amadei, sulla strage di Nassirya, con Vinicio Marchionni, Carolina Crescentini e Giorgio Colangeli; Il primo incarico di Giorgia Cecere, con Isabella Ragonese; A Woman di Giada Colagrande, con Willem Dafoe, Jess Weixler, Stefania Rocca e Michele Venitucci; Tajabone di Salvatore Mereu; Ma che storia, documentario di Gianfranco Pannone; Into Paradiso di Paola Randi, con Gianfelice Imparato e Peppe Servillo, che arriva in sala distribuito da Cinecittà Luce. A decidere il vincitore, senza possibilità di exaequo, una giuria presieduta da Valerio Mastandrea e composta da Susanna Nicchiarelli, che trionfò nel 2009 con Cosmonauta, e dal presidente dell’Ente dello Spettacolo e direttore della Rivista del cinematografo Dario Edoardo Viganò. Tra i cortometraggi, invece, Come un soffio di Michela Cescon, che si è messa dietro la macchina da presa per dirigere Valeria Golino e Alessio Boni,Sposerò Nichi Vendola di Andrea Costantino, Bassa marea di Roberto De Paolis, Achille di Giorgia Farina, con Lando Buzzanca e Monica Scattini, e Niente orchidee di Simone e Leonardo Godano, con Giuseppe Fiorello, Valeria Solarino, Nello Mascia e Miriana Raschillà. Fuori concorso, infine, Ward 54, documentario di Monica Maggioni, Tarda estate di Antonio Di Trapani e Marco De Angelis, Flaiano: il meglio è passato di Gianfranco Rolandi e Steve Della Casa e Il loro Natale di Gaetano Di Vaio. E ancora Se hai una montagna di neve tienila all’ombra di Elisabetta Sgarbi e Eugenio Lio e Fughe e approdi di Giovanna Taviani. Infine, è una Ragonese ineditala protagonistade Il primo incarico di Giorgia Cecere, storia d'amore e di difficile emancipazione in una Puglia del 1953. Una scuola sperduta, un altopiano, ma non è un salto nel buio. (fr,palm.) Molti documentari e film evento. Presiede la giuria Valerio Mastandrea, con Susanna Nicchiarelli e Dario Edoardo Viganò In alto, Isabella ragonese e francesco chiarello in Il primo incarico e qui accanto Come un soffio. Nella pagina a fianco, da sinistra, Beppe fiorello e donatella finocchiaro protagonisti de I baci mai dati e 20 sigarette cinemagazine 15 Il Premio Pietro Bianchi Consegna in Sala Grande al Lido Venerdì 10 Settembre. Con l’anteprima mondiale del film di Cinecittà Studios, prodotto da Nicoletta Ercole con Flavia Parnasi, con la regia di Gianfranco Giagni, che racconta la storia di un successo internazionale Una coppia da Premio Oscar festeggiata con il riconoscimento alla carriera più ambito promosso dal Sngci. E con un'anteprima mondiale del film dedicato all'arte straordinaria delle loro scenografie. Ferrettistyle Dante & Francesca, grande cinema per due di Francesca Pierleoni Va all’arte straordinaria e al genio di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo il “Premio Pietro Bianchi“ 2010 che il Sngci assegna, come ogni anno d’intesa con la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica per festeggiare a Venezia una personalità del cinema italiano. Due, insieme, i protagonisti ai quali quest’edizione dei Premio promosso dai giornalisti cinematografici rende omaggio, celebrando una coppia da Oscar che, lanciando un ponte ideale tra Cinecittà e Hollywood, ha dato corpo ai sogni di un genio visionario come Federico Fellini come alla creatività di Martin Scorsese, l’ultimo grande regista conquistato dall’arte delle loro più recenti invenzioni scenografiche. In occasione del “Premio Bianchi”, assegnato negli anni ai più importanti autori italiani, a pochissimi attori ed ora straordinariamente alla creatività geniale di due artisti internazionali come Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo il Sngci presenta alla Mostra in anteprima mondiale il film Dante Ferretti:scenografo italiano-Dante Ferretti:production designer, in programma per Controcampo Italiano (fuori concorso) dopo la consegna del Premio, nella mattinata di Venerdì 10 Settembre , in Sala Grande. I due Oscar, nel 2005, per le scenografie di The Aviator di Martin Scorsese e nel 2008 per Sweeney Todd di Tim Burton, arrivati dopo quindici anni di candidature, sono stati una vera e propria consacrazione nello star system non solo hollywoodiano ma internazionale per Dante Ferretti che insieme alla set decorator Francesca Lo Schiavo (al suo fianco dal 1981 per La pelle di Liliana Cavani) ha dato forma ai sogni felliniani e alle visioni di registi come Martin Scorsese, Marco Ferreri, Liliana Cavani, Terry Gilliam e Tim Burton. In tutto sedici le nomination agli Oscar che hanno arricchito una collezione di premi vinti in tutto il mondo fra i quali spiccano tre Bafta e quattro David di Donatello. E un record assoluto di riconoscimenti avuti dalla stampa cinematografica italiana con ben dodici Nastri d’argento nell’arco di quasi venticinque anni: dai felliniani La città delle donne (1980), E la nave va (1984), Ginger e Fred (1986), alle vittorie per Il nome della rosa (1987), Le avventure del Barone di Munchausen (1990), L’età dell’innocenza (1994), Intervista col vampiro (1995), Casino (1997), Al di là della vita e Titus (2000), Gangs of New York (2003), al Nastro speciale per The Aviator (2006) e quello per The black Dahlia (2007). Un amore per il set nato all’età di 13 anni, per Dante Ferretti, guardando i peplum e grandi film hollywoodiani come La tunica di Henry Kostner. «Chi vuol fare cinema» racconta Ferretti «si identifica con l’attore, io invece volevo lavorare dietro la macchina da presa: quando ho sentito la parola scenografo è stata una folgorazione». Maceratese, classe 1943, Ferretti ha esordito nel 1969 nella Medea di Pier Paolo Pasolini, ed è stato uno dei collaboratori più fedeli di Fellini, con il quale ha firmato sei film, tra i quali Prova d’orchestra, E la nave va, Ginger e Fred. Nel ricordare il lavoro al fianco di tanti grandi autori (fra gli altri, anche Bellocchio, Scola, Ferreri, Zeffirelli), Ferretti ha più volte sottolineato di aver appreso molto da tutti. «Per Fellini dovevo diventare attore, cercavo di essere lui, mi ha insegnato a dire le bugie; mentre Pasolini mi ha portato a conoscere, negli otto film realizzati insieme, tutto il suo mondo». Della collaborazione con Elio Petri, Ferretti ricorda soprattutto l’emozione nel creare il set di Todo modo: «Quelle scene, ha raccontato, sono nate dopo molte ricerche. Avevamo pensato ad un albergo, poi ci è venuta l’idea di creare delle catacombe moderne, di ricorrere al cemento armato per rappresentare un mondo claustrofobico». Verso la metà degli anni ’80, Ferretti comincia a lavorare su set in- ternazionali. È il 1986 quando collabora con il regista Jean-Jacques Annaud per Il nome della rosa, tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco. Nel 1989 e nel 1990 ottiene due nomination all’Oscar insieme a Francesca Lo Schiavo per Le avventure del Barone di Munchausen di Terry Gilliam e Amleto di Franco Zeffirelli. Il debutto a Hollywood è con Martin Scorsese, conosciuto anni prima sul set del film di Fellini La città delle donne. Lo scenografo diventa per il regista di Taxi driver un collaboratore indispensabile in otto film: da L’età dell’innocenza che gli vale la terza nomination dell’Academy, fino a Shutter Island e al nuovo progetto, Hugo Cabret, film attualmente in lavorazione, con Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ben Kingsley, Christopher Lee, Jude Law e Johnny Depp. È il primo film in 3d del cineasta, impegnato da alcune settimane tra la Francia e la Gran Bretagna. Tratto dal bestseller di Brian Selznick The Invention of Hugo Cabret, il film scritto da John Logan (The Aviator) e Scorsese (che ne è anche uno dei produttori con Johnny Depp) è la storia di Hugo Cabret, un orfano dodicenne che vive in segreto in una stazione ferroviaria nella Parigi degli anni ‘30. Ferretti ne ha disegnato le suggestioni e gli ambienti, arredati come sempre da Francesca Lo Schiavo. E ancora una volta insieme, ricevono il prestigioso Premio Pietro Bianchi del SNGCI. «Esiste una relazione importante tra la storia, gli attori e la scena. Scena e arredamento devono essere parte della storia» spiega Francesca Lo Schiavo. E Ferretti aggiunge: «Tutti i miei successi appartengono anche a lei, che nonostante i traguardi raggiunti insieme, mi ha fatto sempre restare con i piedi per terra. Lei è un’arredatrice di grande talento e con un gusto finissimo per i dettagli. Per questo è adorata da registi perfezionisti come Martin Scorsese. Non devo farle altri complimenti perché i premi che ha ricevuto parlano da soli...». Un successo che è il frutto di una grande creatività e di un’intesa che consente alle loro scenografie di affrontare sfide sempre più emozionanti e preziose. Tra queste, anche la realizzazione delle scenografie di Cinecittà World che sorgerà a Roma, sulla via Pontina, nell’area di Castel Romano, ex studios Dino De Laurentiis. A Ferretti è stato affidato il progetto creativo del primo parco a tema in Italia dedicato al cinema, un progetto da 4 milioni di visitatori all’anno, che fa parte di parte di un piano complessivo di 500 milioni di euro di investimenti, su un’area di 150 ettari. Inserito dal Comune di Roma. Nelle 23 priorità del II Polo Turistico della Capitale, sarà una sintesi tra cultura, cinema e divertimento. Dante Ferretti è inoltre impegnato a Rimini nella realizzazione del nuovo Museo Fellini. Nella pagina accanto Sweeney Todd In alto da sinistra: Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, The Aviator, Il nome della Rosa e Titus Il Premio Pietro Bianchi In anteprima internazionale, fuori concorso l'omaggio di Controcampo con il film inedito di Gianfranco Giagni Dante Ferretti: Scenografo italiano Storia straordinaria di uno scenografo diventato production designer. dA CINeCIttà ALLA conquistA di Hollywood 18 cinemagazine «Sono convinto che alla fine di questo viaggio che è durato più di quarant’anni, il tempo della carriera di Ferretti, lo spettatore si accorgerà che raccontare la sua storia ed il suo lavoro è diventato anche il pretesto per raccontare un mestiere, quello dello scenografo, nel quale l’eccellenza italiana come accade per i costumisti, i musicisti, i direttori della fotografia continua ad essere un esempio per chi fa cinema in tutto il mondo» . Cocì racconta il senso dl film che arriva a Venezia il regista Gianfranco Giagni che Nicoletta Ercole ha chiamato a realizzare, per Cinecittà Studios, con un’infinità di collaborazioni e partnership importanti (da una new entry nella produzone, nnamorata del cinema come Flavia Parnasi a Carla Fendi). Giagni, romano, già assistente di Mauro Bolognini e di Alberto Negrin ha nel suo curriculum almeno tre titoli interessanti che sono un preedente importante per questa regia: Il dottor Divago sulla straordinaria produzione di Pietro Notarianni, Rosabella, la storia italiana di Orson Welles, film di culto per gli appassionati del suo cinema, e, soprattutto, Sartoria Tirelli: Vestire il cinema, di quattro anni fa, un film sul costume italiano che ha girato il mondo. Da dove ha cominciato con Ferretti? «Forse da Martin Scorsese. O meglio ancora proprio da Ferretti, ultimo discendente di una stirpe di grandi scenografi italiani- si dovrebbe dire oggi art director internazionali.- famosi in tutto il mondo, da Piero Gherardi a Danilo Donati a Mario Garbuglia». Ferretti ha iniziato lavorando a fianco di Pier Paolo Pasolini, diventando lo scenografo prediletto di Federico Fellini e poi continuando a lavorare con alcuni grandi maestri del cinema di oggi: Scorsese appunto, ma anche Tim Burton, e Terry Gilliam, Brian De Palma, Julie Taymor. Le sue scenografie lo hanno portato a vincere due Academy Awards (per The Aviator e Sweeney Todd), tre Bafta Awards, cinque David di Donatello e dodici Nastri d’Argento. «Quando l’ho incontrato per la prima volta a Cinecittà per proporgli il documentario, ho avuto l’impressione di avere di fronte il Cinema, nella sua vera essenza e commistione di arte e artigianato» racconta Giagni. E aggiunge: «Dante, come dice Tornatore nel documentario, realizza scenografie che non si lasciano imprigionare dai limiti del fotogramma». Forse è questo il segreto di quella straordinaria capacità condivisa da anni con Francesca Lo Schiavo di dare corpo ai sogni dei registi più visionari… «Lo vedevo camminare per il suo studio e mi sembrava un uomo apparentemente ruvido, diretto, che però si muoveva con un grazia inaspettata attraverso le centinaia di suoi disegni, di libri, di fotografie che lo circondavano» spiega Giagni. E allora ho pensato quanto questa sua immagine corrispondesse al suo lavoro di scenografo, che ha anche fare con qualcosa di solido, ben piantato per terra, fatto di materiali e di misure geometriche e quanto questo sia necessario per arrivare alla bellezza, alla grazia, alla poesia di una scenografia. Elementi fondamentali per qualsiasi grande film» . Delle sue scenografie parlano registi come Martin Scorsese, Terry Gilliam, Julie Taymor, Jean Jacques Annaud, Liliana Cavani, Giuseppe Tornatore; produttori come Harvey Weinstein; costumisti e arredatori premi Oscar come Gabriella Pescucci e Francesca Lo Schiavo; attori come Leonardo Di Caprio; amici come Valentino Garavani e Carla Fendi. E, al di là delle fotografie e dei fuoriset e dei materiali di repertorio che ho inserito, è stato emozionante entrare in contatto con gli enormi bozzetti di Ferretti, pieni di colori e di passione verso il proprio mestiere. I testimoni e i film, insieme naturalmente a Ferretti stesso, hanno trasformato il documentario in un viaggio: «quello di un adolescente che, partito da una piccola città delle Marche, da uomo arriva a Cinecittà e poi conquista l’ America». Nel film Nel film, un viaggio con alcune tappe precise: innanzitutto Cinecittà dove Ferretti ha il suo studio e dove ha realizzato alcune delle scenografie più importanti per Fellini, Terry Gilliam, Martin Scorsese, Marco Ferreri, Elio Petri. Poi le Marche e Macerata in particolare (La filmcommission regionale è tra i partner produttivi del film), lì dov’ è cominciata la storia di Ferretti, adolescente innamorato di cinema, pittura e architettura. A Torino il racconto del il Ferretti non soltanto scenografo cinematografico, ma capace di ristrutturare in modo geniale il Museo Egizio. Infne a New York, l’incontro con alcuni dei registi ed un produttore fondamentali per la vita professionale di Ferretti come Martin Scorsese, Harvey Weinstein, Julie Taymor. Un viaggio affascinante che conquista gli spettatori proprio come lo sguardo e l’architettura di una coppia straordinaria come Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo ha conquistato il mondo, non solo del cinema. (l.d.c) cinemagazine 19 Il Premio GuGlielmo BiraGhi Grimaudo & Riondino shooting star di talento... Va a loro il riconoscimento che il Sngci dedica agli attori più giovani. La consegna l'8 settembre. E la sera prima festa di mezzanotte per due Dai tempi di un esordio televisivo già lontano (era a Non è la Rai) alla felina compostezza dell’amorosa commedia dell’anno, Mine vaganti di Ferzan Ozpetek sono passati 16 anni, più di metà della vita, per la siciliana Nicole Grimaudo, attrice precoce prolifica e già preziosa. Con Ozpetek già nel 2008 nel complesso Un giorno perfetto aveva dato sensazione di nuova maturità espressiva e in Baària ha poi colorato di nero il senso della passione; per arrivare al personaggio di sofferta spettatrice di girotondi di bugie, verità, amori e morte in Mine vaganti in cui la Grimaudo dà molto lavorando in sottrazione pur con qualche guizzo di follia che la fa notare anticonformista e controcorrente in una provicia che le va stretta come le scarpe che si sfila in una sequenza che esalta la bellezza delle sue gambe lunghe. È un momento di consapevolezza e di crescita per Nicole, bella e aspra , già 21 presenze in opere per la tv di genere diverso (da Ultimo a il bello delle donne, da Nell’albo del Premio dieci anni di attori già diventati "grandi"... 2001 Jasmine trinca e Jamie bell 2002 Adriano Giannini 2003 nicoletta romanoff e silvio Muccino 2004 Alice teghil e corrado Fortuna 2005 Valeria solarino e riccardo scamarcio due R.I.S a un episodio di Coliandro fino a più significative prove in Gino Bartali, Medicina generale e Il mostro di Firenze) lavorava giovanissima in alcuni film quali Tu ridi dei Taviani e Liberi di Tavarelli lasciando intravvedere grinta sensibilità e duttilità pronte ad altri salti. Come infatti accaduto dal 2008 in poi… E ora più cinema per lei ci si aspetta. Da un altro Sud, il cuore di Taranto, viene la consapevole sfrontatezza e la pragmatica umiltà del fare (e scegliere) di un altro 30enne, teatrante di razza come Michele Riondino, diplomato alla Silvio d’Amico, poi ventenne formato alla scuola scenica di Bellocchio, Patroni Griffi, Dante, Baliani. Dopo qualche fiction e i corti, Riondino si rivela di colpo: nel 2008 eccolo antagonista diabolicamente simpatico ne ‘Il passato è una terra straniera’ e per come costruisce e snoda il suo ruolo di psyco-specchio dell’errabondo Elio Germano, padroneggiando da manovratore luciferino, o se preferite, come un vero e proprio Lu- 2006 cristiana capotondi e nicolas Vaporidis 2007 elio Germano 2008 Luca Argentero, isabella ragonese Andrea Miglio risi e Valentina Lodovini 2009 Laura chiatti cignolo sulla via del male, le notti di Bari e ispaniche, Michele Riondino fa capire che c’è, eccome. Il suo talento si conferma nel ruolo di sbandante fotografo di cronaca anticamorra anni ’80 di Fortapasc, sorta di anti Iago per l’involontariamente eroico giornalista Siani di Libero De Rienzo. E nel ruolo di piccolo boss con spunti d’ironica follia in Marpiccolo girato nella sua città. Ed è soprattutto in Dieci inverni che lui rompe certi schemi cine-romantici e dà spessore smarrito ma congruo, realistico quanto romanzesco, al decennio di amore non amore narrato nel premiato film di Mieli; agisce di fino e di stomaco con la partner Isabella Ragonese in un andirivieni di sfumature e rimandi comico-drammatici. Riondino, "shooting star" alla Berlinale 2010, ci sorprenderà ancora in "Noi credevamo" di Martone ora in concorso alla Mostra e in altri film che sta vivendo come frutto di un cammino che lascia prevedere un bel successo in arrivo. (Mau Di R) Il Premio GuGlielmo BiraGhi Nicole, Nel 1994, durante un viaggio a Roma, per andare a trovare le due sorelle studentesse all’università (la maggiore, Maria Vittoria, è la sua agente), un’idea pazza, di quelle che a volte segnano il destino: un po’ per passione, un po’ per gioco Nicole Grimaudo decide di partecipare ai provini per ‘Non è la Rai’. Gianni Boncompagni, regista della trasmissione, sceglie anche lei e Nicole entra nel gruppone delle 140 ragazze della scelta finale. Il debutto come attrice arriva due anni dopo, nel 1996, con il film tv Sorellina e il principe del sogno di Lamberto Bava, al quale segue la fiction Racket, al fianco di Michele Placido. Nel 1998, si aprone le porte del grande schermo: Nicole interpreta infatti la figlia di Pirandello in Tu ridi dei fratelli Taviani, oltre a Jolly Blu di Stefano Salvati. Nel 1999, è sul set di Ferdinando e Carolina di Lina Wertmüller. Inoltre, si avvicina anche al teatro, diretta da nomi importanti: nel 1995 recita ne Il giardino dei ciliegi, regia di Gabriele Lavia, e nel 1999 e nel 2001 in Amadeus, regia di Roman Polanski. Al cinema torna nel 2003, con Liberi di Gianluca Maria Tavarelli e Perduto amor di Franco Battiato. Tra le produzioni televisive, lavora per Questa casa non è un albergo, per le miniserie L’amore oltre la vita, Un posto tranquillo, Il bell’Antonio, con Daniele Liotti, per L’ispettore Coliandro e Il bello delle donne. E ancora, tra il 2006 e il 20009, gira R.I.S. - Delitti Imperfetti, Gino Bartali - L’intramontabile, Medicina generale, con la regia di Renato De Maria, e Il Mostro di Firenze di Antonello Grimaldi, in onda su Foxcrime. Il 2008 segna il suo ritorno sul grande schermo con Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek, e nel 2009 è nel cast corale di Baarìa di Giuseppe Tornatore, film d’apertura della 66.ma Mostra di Venezia. Nello stesso anno, è di nuovo sul set con Ozpetek per Mine vaganti, del quale è protagonista insieme, tra gli altri, a Riccardo Scamarcio, Ennio Fantastichini e Alessandro Preziosi. Per questo film (che ha vinto cinque Nastri d’argento, due David di Donatello e il Premio Speciale della Giuria al Tribeca Film Festival, ottenendo un grande successo anche a Los Angeles), Nicole Grimaudo ha ricevuto il Globo d’Oro 2010 come ‘Attrice rivelazione’. A Tornatore deve il lancio internazionale, a Ozpetek il nuovo look che l’ha trasformata anche fisicamente in una delle attrici giovani più eleganti e interessanti della stagione. Anche se la mutazione le è costata un bel taglio di capelli… 22 cinemagazine noi credevamo... in michele Un anno dopo il successo con Dieci inverni di Valerio Mieli, al fianco di Isabella Ragonese che quest’anno ritrova al Lido nel ruolo di madrina, Michele Riondino torna al Lido per una doppia occasione: Noi credevamo di Mario Martone, uno dei quattro titoli italiani in concorso, e ricevere, insieme a Nicole Grimaudo, il Premio Gugliemo Biraghi 2010 dedicato alle giovani promesse, assegnato dal Sngci. Sette mesi prima, a febbraio, l’attore, nato a Taranto, che a Roma ha frequentato l’Accademia d’Arte Drammatica ‘Silvio D’Amico’, ha portato il suo talento fuori dai confini, approdando alla vetrina della Berlinale e rappresentando il nostro paese come Shooting Star, importante esperienza arrivata dopo due anni intensi di lavoro. Dopo i primi passi mossi in teatro (con Bellocchio, Patroni Griffi e Emma Dante), alcuni ruoli sul piccolo schermo e il debutto al cinema nel 2001 con Uomini & donne, amori & bugie, esordio alla regia di Eleonora Giorgi, il successo è arrivato proprio nel 2008, con Il passato è una terra straniera di Daniele Vicari, presentato al Festival del Film di Roma, nel quale porta Elio Germano in un torbido vortice di autodistruzione, e con Fortapàsc di Marco Risi, sul caso di Giancarlo Siani, in cui interpreta il suo collega fotografo. Nel 2009, viene diretto da Alessandro Di Robilant in Marpiccolo, in concorso nella sezione ‘Alice nella Città’ all’ultimo Festival del film di Roma, e dall’esordiente Valerio Mieli, che con Dieci inverni viene applaudito alla Mostra del Cinema di Venezia e fa il giro di tanti festival internazionali. Quest’anno, già protagonista della ‘prospettiva’ di Maremetraggio, a Trieste, e del ciclo d’incontri con gli studenti di ‘Aspettando il Festival’, Riondino per Martone in Noi credevamo veste i panni di un soldato che diserta l’esercito sabaudo per unirsi ai garibaldini, al fianco di Toni Servillo, Luca Zingaretti, Anna Bonaiuto, Luigi Lo Cascio e Francesca Inaudi. «Il film racconta trent’anni fondamentali per la storia d’Italia – dice rIoNdINo Mina vagante a tempo di record… l’attore - Parla di tradimenti, congiure e dell’amor di patria. C’è molta azione, tra bombe e sparatorie». Un ruolo del tutto diverso è quello che ha invece in Henry di Alessandro Piva, tratto dall’omonimo romanzo di Giovanni Mastrangelo, «una storia tragicomica sull’eroina, dove sono un tossicodipendente», come spiega. Nel cast, anche Carolina Crescentini, Anita Caprioli, Claudio Gioè, Paolo Sassanelli e Dino Abbrescia. Oltre al cinema, c’è spazio anche per la televisione: l’attore ha girato la fiction in sei puntate Il segreto dell’acqua di Renato De Maria, con Riccardo Scamarcio, «storia di un agente della Dia – anticipa che da Roma viene trasferito a Palermo, dove ritrova dopo molti anni il padre che è capomafia». E questo, non c’è dubbio, è il suo anno: premi, rassegne omaggi. Dall’esordio a Berlino come shooting star dell’anno alla “prospettiva” che gli ha dedicato Maremetraggio alla passerella veneziana. Un red carpet che continua… cinemagazine 23 M E D U S A F I L M - V I A A U R E L I A A N T I C A 4 2 2 - 4 2 4 , 0 0 1 6 5 R O M A - T E L + 3 9 0 6 6 6 3 9 0 1 W W W. M E D U S A . I T SOMEWHERE di SOFIA COPPOLA con Stephen Dorff, Elle Fanning, Benicio del Toro, Laura Chiatti LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI di SAVERIO COSTANZO con Luca Marinelli, Alba Rohrwacher, Isabella Rossellini SHARM EL SHEIKH di UGO FABRIZIO GIORDANO con Enrico Brignano, Maurizio Casagrande, Giorgio Panariello, Laura Torrisi, Cecilia Dazzi, Michela Quattrociocche, Elena Russo SENTIMENTALE DRAMMA SENTIMENTALE COMMEDIA STANNO TUTTI BENE A NATALE MI SPOSO di PAOLO COSTELLA con Massimo Boldi, Nancy Brilli, Vincenzo Salemme, Enzo Salvi, Elisabetta Canalis, Massimo Ceccherini INCONTRERAI UNO SCONOSCIUTO ALTO E BRUNO ALDO, GIOVANNI e GIACOMO di KIRK JONES con Robert De Niro, Kate Beckinsale, Drew Barrymore, Sam Rockwell SENTIMENTALE COMMEDIA di WOODY ALLEN con Anthony Hopkins, Antonio Banderas, Naomi Watts, Freida Pinto COMMEDIA ROMANTICA LA VITA FACILE di LUCIO PELLEGRINI con Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi, Vittoria Puccini DRAMMA SENTIMENTALE VINCENZO SALEMME BACIATO DALLA FORTUNA TIT. PROVV. di PAOLO COSTELLA con Vincenzo Salemme, Alessandro Gassman, Asia Argento, Nicole Grimaudo, Alessandro Giacobazzi, Dario Bandiera COMMEDIA THE BEAVER di JODIE FOSTER con Mel Gibson, Jodie Foster UN FILM DI FICARRA E PICONE con Salvo Ficarra e Valentino Picone 24 cinemagazine COMMEDIA ROMANTICA COMMEDIA BENVENUTI AL SUD LAST NIGHT di LUCA MINIERO con Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, Alessandro Siani, Valentina Lodovini di MASSY TADJEDIN con Keira Knightley, Sam Worthington, Eva Mendes, Griffin Dunne, Guillaume Canet FANTASY-AVVENTURA COMMEDIA COMMEDIA ROMANTICA ANIMAZIONE CHECCO ZALONE FEMMINE CONTRO MASCHI IMMATURI THE SPECIAL RELATIONSHIP Miss Adèle e L’ENIGMA DEL FARAONE di LUC BESSON con Louise Bourgoin, Mathieu Amalric, Gilles Lellouche, Philippe Nahon LA BANDA DEI BABBI NATALE OGGI È UNA BELLA GIORNATA COMMEDIA COMMEDIA SEASON OF THE WITCH L’ULTIMA SFILATA di DOMINIC SENA con Nicolas Cage, Ron Perlman, Stephen Graham, Claire Foy di CARLO VANZINA con Vanessa Hessler THE NEXT THREE DAYS THRILLER-AVVENTURA THRILLER UN FILM DI LARRY CROWNE LEONARDO PIERACCIONI regia di PAOLO GENOVESE con Aldo, Giovanni e Giacomo di LEONARDO PIERACCIONI di TOM HANKS con Tom Hanks, Julia Roberts COMMEDIA COMMEDIA ROMANTICA TIT. PROVV. di GENNARO NUNZIANTE con Luca Medici di FAUSTO BRIZZI con Salvo Ficarra, Valentino Picone, Nancy Brilli, Serena Autieri, Francesca Inaudi, Claudio Bisio, Emilio Solfrizzi, Luciana Littizzetto COMMEDIA di PAOLO GENOVESE con Raoul Bova, Ricky Memphis, Ambra Angiolini, Luca e Paolo, Barbora Bobulova, Giulia Michelini, Luisa Ranieri, Anita Caprioli WINX CLUB 3D MAGICA AVVENTURA di IGINIO STRAFFI di RICHARD LONCRAINE con Michael Sheen, Dennis Quaid COMMEDIA DRAMMATICO SE SEI COSÌ, TI DICO SÌ RED CUBA TE ESPERA di EUGENIO CAPPUCCIO con Emilio Solfrizzi, Belen Rodriguez, Cristina Capotondi di ROBERT SCHWENTKE con Bruce Willis, Morgan Freeman, John Malkovich, Helen Mirren di DARIO BALDI con Enrico Brignano, Francesco Pannofino, Aurora Cossio THRILLER COMMEDIA ACTION COMMEDIA THIS MUST BE THE PLACE SEX 3D PASSENGERS di FAUSTO BRIZZI di GABRIELE MUCCINO con Keanu Reeves COMMEDIA COMMEDIA SENTIMENTALE di PAUL HAGGIS con Russell Crowe, Elizabeth Banks, Liam Neeson di PAOLO SORRENTINO con Sean Penn, Frances McDormand DRAMMA CREDITI NON CONTRATTUALI MEDUSA FILM LISTINO 2010-11 VENEZIA 67 Il cinema comico italiano nella retrospettiva della Mostra di Venezia così ridevamo Celebrazione in ritardo per un genere che recupera a Venezia il cinema più popolare e per molti attori spesso dimenticati Un azzardo e un’autentica riscoperta che farà senza dubbio sorridere il presidente della giuria di Venezia 67 Quentin Tarantino la scelta della Mostra di dedicare al cinema comico italiano, un genere troppo spesso rimasto nell’ombra, e ai suoi protagonisti, in particolare ai grandi dimenticati, la retrospettiva intitolata ‘La situazione comica (1937-1988’), curata da Marco Giusti, Domenico Monetti e Luca Pallanch e realizzata dalla Biennale di Venezia in coproduzione con il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. In programma, la proiezione di circa trenta opere dagli anni ‘30 ai pieni anni ‘80 e alcuni dei più popolari comici italiani (da Diego Abatantuono a Lino Banfi, da Lando Buzzanca a Christian De Sica, da Enrico Montesano a Renato Pozzetto, da Gigi Proietti a Carlo Verdone e Paolo Villaggio) saranno alla Mostra per ricordare film e interpreti del passato che hanno caratterizzato la storia della comicità nel nostro cinema. Inoltre, Alessandro Gassman, Gianmarco e Ricky Tognazzi presentano opere dei loro padri, Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, e testimo- 26 cinemagazine ni eccellenti tra registi, sceneggiatori e attori della nostra comicità (Lorenza Indovina, Mario Monicelli, Marco Risi, Emanuele Salce, Franca Valeri, Carlo ed Enrico Vanzina) ‘scortano’ al Lido i film della retrospettiva. ‘La situazione comica’, che rappresenta un ideale proseguimento delle retrospettive degli ultimi anni (da Italian Kings of the B’s - Storia segreta del cinema italiano nel 2004, fino a Questi fantasmi 2. Cinema italiano ritrovato nel 2009), si divide in due programmi, uno più legato al cinema del passato (in Sala Volpi, Palazzo del Cinema) e uno più contemporaneo (in Sala Perla). Il programma in Sala Volpi include 20 lungometraggi, oltre ad alcuni episodi, in un arco temporale che va dagli anni ‘30 fino alla metà degli anni ‘70: tra questi, Tutta la città canta, rara incursione nel comico del maestro del cinema di paura Riccardo Freda; L’onorata società, una delle prime prove della coppia Franchi-Ingrassia, lanciati da Domenico Modugno, qui attore e produttore, e diretti da uno dei futuri mattatori della Banda Arbore, Riccardo Pazzaglia; Io non spezzo... rompo, con uno strabiliante Alighiero Noschese che fa il verso al Volontè di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto; l’inedito Gassman de Lo scatenato dell’outsider Franco Indovina. Il programma in Sala Perla invece include 7 lungometraggi ed è più legato alla contemporaneità (anni ‘70-’80): popolari comici italiani hanno scelto, nella loro filmografia, un’opera alla quale sono particolarmente legati e che in molti casi rappresenta un autentico cult (come Febbre da cavallo, Eccezzziunale... veramente o Vacanze di Natale, il capostipite del più fortunato filone del cinema italiano contemporaneo). Come gli scorsi anni, i film presentati sono oggetto di un accurato lavoro di preservazione e talvolta di restauro e dopo la Mostra saranno proiettati nel circuito culturale in Italia e all’estero. La situazione comica comprende una duplice programmazione: alla Sala Volpi 19 film – più 3 episodi e un ciclo, a cura della Cineteca di Bologna, di comiche del muto – che ripercorrono la storia della comicità in Italia dal 1910 al 1977; alla Sala Perla 7 film che segnano il passaggio dalla comicità puramente cinematografica a una commistione di linguaggi fra cinema e televisione. Anche quest’anno alla base della programmazione c’è un lungo lavoro di ricerca e selezione con autentiche rarità: Botta e risposta (1950) di Mario Soldati è una delle prime testimonianze della Hollywood sul Tevere con Louis Armstrong che si esibisce con la sua orchestra e con numerosi cantanti e ballerini americani. Prodotto da Dino De Laurentiis, sceneggiato da Giovannini e Garinei, Steno, Monicelli, Maiuri e Marcello Marchesi, è un film corale in cui spicca la presenza, prima della serie di Don Camillo, di Fernandel, un pellegrino che giunge a Roma da Parigi per l’Anno Santo. Accanto a lui Nino Taranto, Enrico Viarisio, Dante Maggio, Isa Barzizza, Renato Rascel, Carlo Dapporto, Claudio Villa. L’eroe sono io (1952) di Carlo Ludovico Bragaglia è una variante comica de Lo sceicco bianco di Fellini: Righetto (Renato Rascel) vende gelati a Villa Borghese e sogna di diventare un divo dei fotoromanzi, ma non è all’altezza di Bob D’Alba (Achille Togliani). L’Italia del dopoguerra riprende a sognare con i suoi improbabili eroi e scenografie di cartapesta. Cinque ore in contanti (1960) di Mario Zampi è un caso unico di humour inglese applicato al cinema italiano. Zampi, produttore e regista ciociaro trasferitosi con successo in Inghilterra, dove si fa apprezzare per alcune commedie, gira nei dintorni di Bolzano un film in doppia versione, italiana e inglese, con trio straordinario: Ernie Kovacs, la stella televisiva dell’Ernie Kovacs Shaw in onda su Nbc, Cyd Charisse e George Sanders, supportati, nella versione italiana, da Vittorio Caprioli, Vittorio Coop, Arnoldo Foà, Francesco Mulè e Riccardo Garrone. Il titolare di un’agenzia funebre si fa mantenere da ricche vedove conosciute ai funerali, finché si innamora di una di loro… una commedia al vetriolo sull’avidità e le multiformi espressioni della personalità umana. Il mantenuto (1961), prima regia di Ugo Tognazzi (di cui ricorre nel 2010 il ventennale dalla morte), una divertente commedia degli equivoci con una prostituta (Ilaria Occhini) che spaccia per suo protettore un uomo che porta a spasso il cane (ovviamente Tognazzi) e brevissima apparizione di Raimondo Vianello nella parte di un automobilista; Lo scatenato (1967) di Franco Indovina, in cui Vittorio Gassman, alias Bob Chiaramonte, attore di belle speranze ridottosi a lavorare solo per la pubblicità, è ossessionato dalla presenza di improbabili animali in una società sempre più caotica, ben colta dagli sceneggiatori Tonino Guerra e Luigi Malerba; L’onorata società (1961), altro film d’esordio, anzi di esordi: prima regia di Riccardo Pazzaglia e primo film da protagonisti per Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, lanciati da Domenico Modugno (amico di Pazzaglia dai tempi in cui erano entrambi allievi al Centro Sperimentale di Cinematografia), prima farsa sulla mafia, con cameo di Vittorio De Sica, capo dell’onorata società; Io non spezzo… rompo (1971) di Bruno Corbucci, il più divertente dei 7 film della coppia – lanciata da Dino De Laurentiis, prima di trasferirsi negli Stati Uniti – Alighiero Noschese-Enrico Montesano, nelle vesti di due improbabili poliziotti, con il grande imitatore che prende a modello linguistico il Volonté di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto e interroga i figli travestendosi da Mike Bongiorno; infine, i due episodi La lepre e la tartaruga di Alessandro Blasetti (dal film Le quattro verità, 1962), che rivela le doti naturali di Monica Vitti per la commedia (così dichiaro l’attrice: «il mio maestro all’Accademia, Sergio Tofano, me lo ripeteva sempre: “Sei fatta per la commedia!”. Lo capì Blasetti, che mi affidò un ruolo in un film a sketches»), e La manina di Fatma di Vittorio Caprioli (dal film I cuori infranti, 1963), grande interpretazione di Franca Valeri (che ha festeggiato pochi giorni i suoi 90 anni) e omaggio ad Aldo Giuffrè recentemente scomparso. Due storie di donne che fanno di tutto per riconquistare il loro uomo, con le armi della simpatia la Vitti, con armi vere la Valeri, proprietaria di un baraccone da fiera e tiratrice provetta. Il programma della Sala Volpi comprende poi le versioni restaurate dalla Cineteca Italiana de Gli allegri masnadieri (1937) di Marco Elter con i fratelli De Rege, e di 6x8/48 (Tutta la città canta) (1943-45), curiosa incursione nella comicità del maestro del thriller e dell’horror Riccardo Freda; alcuni capisaldi della comicità, come Tempo massimo (1934), con Vittorio De Sica, e Imputato alzatevi! (1939), con Macario, entrambi di Mario Mattoli, Non ti pago! (1942) di Carlo Ludovico Bragaglia, che vede riuniti tre fratelli De Filippo, Eduardo, Peppino e Titina, Guardie e ladri (1951) di Mario Monicelli e Steno, con Totò e Aldo Fabrizi, Lo scapolo (1955) di Antonio Pietrangeli, con Alberto Sordi, di cui viene proposta anche la travolgente deposizione di Nando Moriconi in Un giorno in pretura (1954) di Steno; e alcune variazioni sul tema della comicità: Tino Scotti signor “Ghe pensi mi!” in È arrivato il cavaliere! (1950) di Steno e Monicelli, la pochade Le pillole di Ercole (1960), primo film italiano di Luciano Salce, con Nino Manfredi che duetta con Francis Blanche e Vittorio De Sica, Il giovedì (1964) di Dino Risi, una delle più ispirate interpretazioni di Walter Chiari, un padre separato alle prese con la visita settimanale al figlio, Il domestico (1974) di Luigi Filippo d’Amico, tragicomica storia d’Italia dalla seconda guerra mondiale agli anni Settanta vissuta attraverso le avventure di un uomo (Lando Buzzanca all’apice del successo) al servizio degli altri. Chiude il programma della Sala Volpi Casotto (1977) di Sergio Citti che rifà il verso a decine di film balneari, irridendo con la sua vena caustica le domeniche d’agosto degli italiani. Con un cast memorabile che solo il genio istintivo di Citti poteva assemblare: Gigi Proietti, Franco Citti, Ninetto Davoli, Jodie Foster, Paolo Stoppa, Flora Mastroianni, Michele Placido, Anna e Mariangela Melato, Ugo Tognazzi, Carlo Croccolo e, dulcis in fundo, Catherine Deneuve, in un’indimenticabile apparizione onirica. cinemagazine 27 Alla Mostra il 7 l’omaggio d'autore di Giuseppe Tornatore al grande Lombardo e alla gloriosa storia della Titanus GOFFREDO, “L'ULTIMO Alla Mostra del cinema di Venezia, il 7 settembre come evento speciale, arriva l’omaggio di Giuseppe Tornatore al produttore Goffredo Lombardo, tra le glorie del cinema italiano con la sua Titanus, nato a Napoli nel 1920 e morto a Roma nel 2005, Leone d’oro alla carriera nel 1995 e Premio Bianchi del Sngci, proprio a Venezia l’anno prima, nel 2004. Sarà una cavalcata d’autore nel grande cinema con lo scudo della Titanus, dai film di Raffaello Mata- 28 cinemagazine razzo negli anni ‘50, come Catene e I figli di Nessuno, alla collaborazione con Luchino Visconti per i capolavori Rocco e i suoi fratelli e Il Gattopardo, con Federico Fellini per Casanova fino alla svolta tv con la fiction d’autore negli anni Ottanta. Il legame tra Tornatore e Lombardo risale alla meta’ degli anni ‘80 e si e’ interrotto solo alla morte del produttore cinque anni fa: a lui (e a Riccardo Tozzi all’epoca direttore di Reteitalia/Fininvest) il regista premio Oscar per Nuovo cinema Paradiso deve l’esordio con Il camorrista, tratto dal romanzo di Giuseppe Marrazzo ispirato alla figura di Raffaele Cutolo, ritirato dopo due mesi di distribuzione e una querela. A quel produttore che credette nel giovane regista trentenne, Peppuccio Tornatore, premiato poi con il primo Nastro d’Argento, il primo premio in assoluto della sua vta, vuole dedicare l’omaggio, considerando Goffredo Lombardo, l’ultimo Gatto- gattoPardo” a cura di Romano Milani pardo. A produrre il film è stato il figlio Guido Lombardo oggi a capo della Titanus, la piu’ antica casa cinematografica italiana fondata nel 1904 da Gustavo Lombardo al quale si deve tra l’altro il debutto cinematografico e la scoperta diTotò. «Tornatore è un conoscitore del cinema della Titanus e di Goffredo che ha sempre considerato un grande amico e consigliere sin dagli anni del Camorrista, per lui questo documentario è proprio omaggio» ha anticipato Enrico Lucherini, storico press agent della Titanus e soprattutto grande amico personale della famiglia Lombardo. Sono circa cinquanta le interviste realizzate negli studi Elios della Via Tiburtina a Roma, di proprietà Titanus, moltissime le scene dalla filmografia di Lombardo. Di lui parlano Sophia Loren, Mario Monicelli, Dario Argento, Alain Delon, Virna Lisi che fu protagonista dell’ultimo film di Luigi Comen- cini Buon Natale Buon Anno, e poi Christian De Sica, Lina Wertmuller, Riccardo Tozzi che fu complice della sua svolta ‘televisiva’ degli anni ‘90. A Venezia un evento speciale, presente Giuseppe Tornatore che proprio negli stessi giorni è anche presidente della giuria del Premio Campiello. Il film, prima di andare in tv, sarà visto nelle scuole di cinema e nelle università, mentre per il prossimo autunno a Roma ci sarà una proiezione di gala. cinemagazine 29 Piccolo vademecum per seguire il film: così era Mister titanus a Lombardo Film, nasce nel 1917, nel 1929 il debutto dello scudo Titanus. È Gustavo Lombardo ad avvicinare Toto’ al cinema. «Mio padre conobbe il principe De Curtis in un ristorante di Napoli» ricordava Goffredo «una corte sfrenata durante tutto il pranzo fino al dessert quando riusci’ a strappargli la firma per la partecipazione al film ‘Fermo con le mani!’». L offredo, nel 1938 è stato il piu’ giovane laureato italiano con una tesi sul diritto d’autore nell’opera cinematografica. Alla morte del padre prende la guida della Titanus. E il figlio d’arte che si dimostra all’altezza del padre. Anche perchè promuove film a basso costo ma anche una sorta di ‘nouvelle vague’ italiana con registi sconosciuti come Olmi o Zurlini. G mava definirsi produttore “alla vecchia maniera” e rischiava in proprio, con una presenza forte, sempre in prima persona. In qualche caso arrivava persino a riscrivere i dialoghi. Con Rocco e i suoi fratelli diretto da Luchino Visconti affrontò un processo che duro’ dieci anni ed infinite battaglie legali. Ma anche con il Gattopardo e Sodoma e Gomorra non ando’ meglio. A l Gattopardo resta uno dei suoi film piu’ amati: due miliardi il budget iniziale sforato dopo le prime settimane di riprese perchè Luchino Visconti, con la sua perfezione quasi mania- I 30 cinemagazine cale, chiese di rifare la facciata del Palazzo di Donnafugata, di nascondere l’asfalto troppo moderno nelle piazze e nelle terrazze delle autentiche case aristocratiche recuperando i lastricati originali e le pavimentazioni. La sequenza finale del ballo duro’ ben 36 giorni di riprese. È entrata nella leggenda ,a cura maniacale del set: Visconti faceva arrivare quotidianamente fiori freschi da Sanremo con aerei privati), candele e camini sempre accesi... con 40 gradi all’ombra. Nel 1963 il Gattopardo ottenne la Palma d’Oro a Cannes, tre Nastri d’argento e il David di Donatello. opo la proiezione del film Lombardo disse subito a Luchino Visconti che non aveva fatto solo un bel film. Ma qualcosa di più raccontava. «Era riuscito a farmi sentire personaggio, mi aveva trascinato di prepotenza nella storia, mi aveva fatto pensare in siciliano, accecato con la forza del suo sole, stordito con il profumo delle zagare...». D l presidente della Metro Goldwin Mayer lo incitò a produrre a Hollywood: «Ma come facevo ad abbandonare l’Italia?» raccontava Lombardo, Non ebbe un attimo di esitazione. E restò a Roma pensando forse a quello che il padre gli raccontava a proposito di Nelson e della battaglia di Trafalgar Square: «L’Inghilterra non vi chiede eroismi si aspetta da voi semplicemente che facciate il proprio dovere». Un motto importato dalla famiglia Titanus. Ancora oggi I cinemagazine 31 VENEZIA 67 Alla Mostra di Venezia, anche l'omaggio a Vittorio Gassman con un film di Gaetano Scarchilli voluto dal figlio Alessandro e il restauro di Profumo di donna Il buio e il miele con Dino Risi Un film che ha conquistato anche l’America nella versione con Al Pacino del 1992. Dino Risi offre a Gassman un copione scritto sul romanzo Il buio e il miele (1969) di Giovanni Arpino e la storia del capitano Fausto G., cieco in seguito a una esplosione, e del suo viaggio da Torino a Napoli, con tappe a Genova e a Roma, in compagnia del giovane attendente che educa non tanto sentimentalmente ma sessualmente (era Alessandro Momo) trasformandolo nei suoi occhi offre a Gassman un persoag- gio dei migliori. Fausto sembra pieno di vita ma in realtà ha deciso il suicidio e l’ansia di cercare una donna nasconde il progetto di morte. È uno dei film che di più ha segnato la trasformazione della risata in un cinema drammatico, sempre sul filo tra la commedia e la tragedia, iun dramma della solitudine segnato da un sarcasmo che solo Risi avrebbe potuto regalare a Gassman ripagato da una delle sye migliori interpretazioni La versione hollywoodiana si chiamava, come tutti ricordiamo, Scent of a Woman. Una Vita da MATTATORE Immagini da il Tigre con Eleanor Parker; La grande guerra con Alberto sordi, A dieci anni dalla scomparsa di Vittorio Gassman, la Biennale di Venezia e la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica rendono omaggio al grande attore con un programma speciale: l’1 settembre, giorno della nascita di Gassman, proiezione in prima mondiale (Sala Perla) di Vittorio racconta Gassman, una vita da Mattatore (80’), film-confessione di 32 cinemagazine Vittorio Gassman realizzato da Giancarlo Scarchilli con la collaborazione di Alessandro Gassman; il giorno prima, il 31 agosto all’Arena di Campo San Polo, proiezione della versione restaurata di Profumo di donna (1974) di Dino Risi, con Vittorio Gassman (Premio miglior attore a Cannes e David di Donatello), Alessandro Momo e Agostina Belli, con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale di Roma che ha fornito la copia della pellicola. Vittorio racconta Gassman, una vita da Mattatore, ideato da Alessandro Gassman insieme a Giancarlo Scarchilli, è un originalissimo lungometraggio che ricostruisce il percorso professionale e umano del Mattatore attraverso materiali I Soliti ignoti con Marcello Mastroianni e carla gravina e Riso amaro inediti, di repertorio, filmini di famiglia e, soprattutto, dalla voce di Vittorio Gassman stesso e di suo figlio Alessandro, con la ‘partecipazione straordinaria’ di importanti colleghi ed amici, come Agostina Belli, Sergio Castellitto, Dino De Laurentiis, Giancarlo Giannini, Roberto Herlitzka, Mario Monicelli, Ornella Muti, Jacques Perrin, Anna Proclemer, Gigi Proietti, Fran- cesco Rosi, Ettore Scola, Jean-Louis Trintignant, Carlo Verdone, Paolo Virzì. A partire dalle esperienze teatrali di Vittorio Gassman, dall’Amleto del 1952, il film prende per mano gli spettatori per portarli attraverso diversi piani temporali e narrativi nei luoghi e nei ricordi amati dal grande Vittorio. Nelle immagini, documenti inediti, interviste, brani di pellicole popolarissime o dimenticate e spezzoni di repertorio dalle Teche Rai (come lo storico Mattatore del 1959, o i rari materiali ritrovati, riguardanti l’autobiografia di Vittorio Gassman). «Un film che intende sfatare molti luoghi comuni su mio padre - dice Alessandro Gassman - come il fatto che fosse l’ultimo degli attori classici, quando fu sopra tutto il primo degli innovatori». cinemagazine 33 VENEZIA 67 Un documentario di Giancarlo Rolandi e Steve Della Casa, prodotto da Maurizio e Manuel Tedesco per Baires con Rai movie Ennio Flaiano il meglio è passato… «Sono nato a Pescara in un 1910 così lontano e pulito che mi sembra di un altro mondo. Mio padre commerciante, io l’ultimo dei sette figli della sua seconda moglie, Francesca, una donna angelica che le vicende familiari mi fecero conoscere troppo poco e tardi. A cinque anni fui mandato nelle Marche, a Camerino, presso una famiglia amica, che si sarebbe presa cura di me. Vi restai due anni. A sette anni sapevo fare un telegramma. Ho fatto poi anni di pensionato e di collegio in altre città, Fermo, Chieti, Senigallia, persino Brescia, nel 1922. Il 27 ottobre dello stesso anno partivo per Roma, collegiale, in un treno pieno di fascisti che facevano la Marcia» Così scriveva di sé Ennio Flaiano. E quel ragazzino in divisa da collegio che chiude Otto e1/2 suonando il piffero assomiglia troppo al piccolo Flaiano che frequentava il Collegio Nazionale di Fermo. Suso Cecchi d’Amico ricordava che Flaiano, vedendo il finale, mormorasse «M’ha rubato anche l’infanzia…» Sarà anche per qualche piccolo Sì, Ennio Flaiano merita, a cent’anni dalla nascita, un documentario affettuoso, ma non celebrativo, che cerchi di raccontare la grandezza e la profondità della sua penna nella cultura italiana del novecento. Ci provano insieme Giancarlo Rolandi e Steve Della Casa, con Maurizio Tedesco e Rai Movie al debutto proprio con Il meglio è passato, in programma tra i titoli di Controcampo. Il fatto è che il cinque di marzo del duemiladieci sono stati celebrati i primi cent’anni dalla nascita di Flaiano, e in cent’anni la sua popolarità è stata in costante aumento… Dicono Rolandi, Della Casa e Tedesco: «Non c’è presentatore, politico, giornalista, flaneur, valletta o casalinga di Voghera che non abbia pronta sulla punta della lingua una battuta, un aforisma, un mottetto à la Flaiano; spesso non si tratta neanche di parole dello scrittore pescarese, ma attribuirle a lui è segno di spirito, arguzia, cultura: «Come avrebbe detto Flaiano… il giudizio penetrante…. la satira tagliente…» «Però accade che si metta a fuoco un Flaiano «ad uso Bagaglino», battutista comodo, suggeritore efficace in buca, lingua affilata da sputasentenze al momento opportuno, magari prima di uno stacchetto pubblicitario… Ed è triste vedere la memoria di Ennio Flaiano ridotta a poche frasi riportate, palleggiate, logorate, estratte dal contesto ed involgarite». Dall’altro lato c’è il culto da parte di tanti verso una figura che ingigantisce col passare degli anni: e quindi libri ristam- pati, studi, convegni. Ed anche con questa prospettiva può capitare di perdere di vista il Flaiano reale. Ma chi era veramente Ennio Flaiano? Cosa pensava quella notte a bordo dell’aereo che lo riportava a Roma, mentre tutta la banda felliniana andava ad Hollywood? Come in un flashback, in questo documentario senza alcun desiderio di agiografia e santificazione, ecco il tentativo di esplorare una vicenda umana ed artistica con le contraddizioni e le intuizioni, i ritratti impietosi, le analisi feroci, la poesia. Ma torniamo a quell’aereo: Angelo Rizzoli capitanava la banda che andava dietro alle cinque nomination per Otto e mezzo: oltre al “commenda”, c’erano Fellini e Masina, attori, sceneggiatori, tecnici, organizzatori e un codazzo di varia umanità, che prendeva posto a bordo del Constellation, per arrivare a Hollywood via New York; un gruppo variegato e chiassoso che sembrava quasi un proseguimento del film. Ma allo scalo di New York, un uomo scese dall’aereo, si recò al banco dell’Alitalia e prese un volo che lo riportò a Roma. Quell’uomo era Ennio Flaiano: con Fellini lavoravano insieme da quasi vent’anni ma dopo quel volo transatlantico, i contatti cessarono definitivamente. Perché Flaiano scese da quell’aereo riattraversando in tutta fretta l’Atlantico? Anticonformista vero, allergico alle bandiere e alle pose d’artista, critico feroce di tutto ciò che suonava artificioso, retorico, fasullo; ha lasciato traccia di sé in infiniti articoli, diversi libri, un solo romanzo, alcuni spettacoli teatrali e in moltissimi film. La sua visione lucida e dolente, l’umorismo affilato, il disagio per l’affermazione della società consumistica, avida e volgare è una lezione: chissà, forse anche su quell’aereo Flaiano aveva colto un lampo di conformismo, lui che ha visto in anticipo i difetti e i vizi della società italiana. Quell che ora – ora più che mai – appaiono chiaramente ed allora erano nascosti. E il perché del grande successo postumo, come d’incanto, appare svelato… risarcimento ma è indubbio che, nell’anno dell’anniversario de La Dolce vita si parli tanto anche di lui... 34 cinemagazine cinemagazine 35 TUTTI I TITOLI venice days selezIoNe uFFICIale la VIda de los PeCes THE LIFE OF FISH di Matias Bize; Cile, Prima mondiale le BruIt des glaCoNs THE CLINK OF ICE di Bertrand Blier; Francia, Prima internazionale et IN terra PaX di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini (opera prima); Italia, Prima mondiale Notre etraNgere THE PLACE IN BETWEEN di Sarah Bouyain (opera prima); Burkina Faso/Francia, Prima mondiale l’aMore BuIo di Antonio Capuano; Italia, Prima mondiale PeQueNas VoCes di Jairo Carrillo e Oscar Andrade (opera prima); Colombia, Prima mondiale tHe HaPPy Poet di Paul Gordon; USA, Prima internazionale NoIr oCeaN di Marion Hänsel; Belgio/Francia/Germania, Prima mondiale CIrKus ColuMBIa di Danis Tanovic; Bosnia Herzegovina/Francia/GB/Slovenia/ Germania/Belgio/Serbia, Prima internazionale INCeNdIes di Denis Villeneuve; Canada/Francia, Prima mondiale CoguNluK/MaJorIty di Seren Yüce (opera prima); Turchia, Prima mondiale CIelo seNza terra HEAVEN WITHOUT HEARTH di Giovanni Maderna e Sara Pozzoli; Italia, Prima mondiale Le Giornate degli Autori, tra cronaca e presente Venice Days di AttuALità con L’uLtiMo di Francesca Palmieri Giornate degli Autori nel segno dell’attualità: sì, quest’anno parlano il linguaggio del presente, tra problematiche e violenza, i dodici film (quattro le opere prime) della settima edizione dei Venice Days, sezione indipendente della Mostra del Cinema presieduta da Roberto Barzanti, diretta da Giorgio Gosetti e promossa insieme ad Anac e Centoautori. Nel programma caratterizzato da «singolarità, diversità e varietà», come ha spiegato Gosetti, l’Italia partecipa con tre titoli, tutti che affondano le radici nella cronaca, a cominciare da Et in terra pax, esordio dei giovani Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, ambientato al Corviale, degradata borgata romana che fa eco alle Vele di Gomorra, una storia di adolescenza negata e di speranza tradita girata con una telecamera digitale e raccontata «con parole ed estetica molto duri», come dicono gli autori. Napoli fa invece da sfondo a L’amore buio di Antonio Capuano, 36 cinemagazine che porta sullo schermo uno stupro (la violenza nei confronti delle donne è il tema ricorrente di quest’anno, al centro di ben tre titoli) compiuto da un ‘branco’ di adolescenti, tra palazzi borghesi, rabbia e il carcere di Nisida. Nel cast del film, che arriverà nelle sale distribuito da Fandango, al fianco di Valeria Golino, Luisa Ranieri e Fabrizio Gifuni c’è anche Corso Salani, per l’ultima volta sul set. Infine, ci si sposta al Nord, a Milano, con Cielo senza terra di Giovanni Maderna e Sara Pozzoli, racconto a più voci che parte dalla realtà documentaria e intreccia tre storie di vita, lavoro e solitudine. A produrlo, la Quarto Film in collaborazione con la Vivo Film di Gregorio Paonessa. Tra le altre opere, provenienti da dodici nazionalità, quelle dirette da registi affermati sono Le bruit des glacons di Bertrand Blier (scelto per l’apertura) che Gosetti ha definito «una commedia letale», con i nuovi divi del cinema fran- cese Jean Dujardin e Albert Dupontel; Cirkus Columbia, che segna il ritorno in Bosnia del premio Oscar Danis Tanovic, una storia di solitudini e speranze a metà tra commedia e dramma che si svolge nella ex Jugoslavia alla vigilia della prima guerra balcanica; Noir Ocean di Marion Hänsel, grande autrice dell’avanguardia europea che si è ispirata a due dei racconti di ‘Océan Pacifique’ di Hubert Mingarelli, alle prese con marinai giovani a bordo di una fregata della marina francese al largo delle coste della Polinesia. Tra le nuove leve, invece, Majority di Seren Yuce (Turchia), secondo i selezionatori «una commedia triste o una tragedia divertente», Pequenas voces di Jairo Carrillo e Oscar Andrade (Colombia), primo film d’animazione che approda alle Giornate, La vida de los peces di Matias Bize (Cile), Notre etrangere di Sarah Bouyain (Burkina Faso/Francia), The Happy Poet di Paul Gordon e CoRso salani Incendies di Denis Villeneuve (Canada/Francia). Ancora da annunciare, un evento speciale a sorpresa. E ancora, le sezioni ‘Ritratti e paesaggi italiani’ (con La vita al tempo della morte di Andrea Caccia, Il sangue verde di Andrea Segre, Lisetta Carmi. Un’anima in cammino di Daniele Segre e l’olandese Scena del crimine di Walter Stokman) e ‘Spazio aperto’, composta dagli italiani Capo Dio Monte di Pappi Corsicato, La svolta. Donne contro l’Ilva di Valentina d’Amico, Vomero Travel di Guido Lombardi, Fate la storia senza di me di Mirko Capozzoli e È stato morto un ragazzo di Filippo Vendemmiati, insieme a Hitler a Hollywood di Frédéric Sojcher (Belgio/Francia). Oltre alle proiezioni (che quest’anno, per l’inagibilità della Sala Perla 2, hanno luogo in Sala Darsena e in Sala Volpi, in condivisione con la Settimana della Critica), a completare il cartellone ci sono incontri e dibattiti quotidiani promossi da Anac e Centoautori, la conferma del progetto ‘100+1. Cento film e un paese, l’Italia’, guidato da Fabio Ferzetti e realizzato con la Provincia di Roma e Cinecittà Luce (l’8 settembre, al Lido saranno rivelati e analizzati i risultati del questionario compilato da circa 2.000 studenti sulle opere e i protagonisti del periodo 1942-1978) e, per rafforzare sempre di più il legame delle Giornate con l’Europa, al tradizionale premio Label Europa Cinemas (Programma MEDIA) assegnato al miglior film europeo della selezione, si aggiunge una menzione speciale alla creatività da parte dei 27 giovani spettatori provenienti da tutti i paesi dell’Unione Europea (il progetto è sostenuto dal Parlamento Europeo). Inoltre, vengono presentati i tre film finalisti del Prix Lux – Parlamento Europeo (anno 2009-2010): Akadimia Platonos (Grecia/Germania), Die Fremde (Germania) e Illégal (Belgio/ Francia/Lussemburgo). rItrattI e PaesaggI ItalIaNI la VIta al teMPo della Morte LIFE IN THE TIME OF DEATH di Andrea Caccia; Italia, Prima mondiale Il saNgue Verde di Andrea Segre; Italia, Prima mondiale lIsetta CarMI. uN’aNIMa IN CaMMINo di Daniele Segre; Italia, Prima mondiale sCeNa del CrIMINe di Walter Stokman; Olanda, Prima mondiale sPazIo aPerto HItler a Hollywood di Frédéric Sojcher; Belgio/Francia - Produzione: Saga Film CaPo dIo MoNte di Pappi Corsicato; Italia Produzione: Pappi Corsicato in associazione con Augusto Storero la sVolta. doNNe CoNtro l’IlVa di Valentina d’Amico; Italia - Produzione: Filmare srl Perdere il proprio posto di lavoro: non è solo cronaca dall’Occidente ai tempi della crisi. VoMero traVel di Guido Lombardi; Italia - Produzione: Indigo Film, Figli del Bronx Fate la storIa seNza dI Me di Mirko Capozzoli; Italia - Produzione: FOURLAB S.r.l. e’ stato Morto uN ragazzo di Filippo Vendemmiati; Italia Produzione: Promo Music cinemagazine 37 Evento Speciale d’apertura per i 25 anni della Settimana della Critica Notte italiana di Carlo Mazzacurati, il suo esordio cult del 1987 Il buio di Massimo Coppola tra LA settimAnA deLLA criticA I sette FIlM IN CoNCorso Angèle et Tony (Angèle e Tony) di Alix Delaporte - Francia, 2010 Hai paura del buio di Massimo Coppola Italia, 2010 Hitparzut X (tit. intl.: Naomi) di Eitan Zur - Israele-Francia, 2010 Hora proelefsis (Terra madre) di Syllas Tzumerkas - Grecia, 2010 Martha (id.) di Marcelino Islas Hernández Messico, 2010 Oča (Papà) di Vlado Škafar Slovenia, 2010 Svinalängorna (tit. intl.: Beyond ) di Pernilla August - Svezia, 2010 FIlM dI aPertura Evento speciale 25ma Settimana Internazionale della Critica Notte italiana di Carlo Mazzacurati - Italia, 1987 Film di chiusura – Fuori Concorso Limbunan (La stanza della sposa) di Gutierrez Mangansakan II 38 cinemagazine Filippine, 2010 Massimo Coppola con Hai paura del buio, in concorso, e Carlo Mazzacurati con Notte italiana, il suo film d’esordio del 1987, come Evento Speciale d’apertura, sono i registi che rappresentano l’Italia alla Sic (Settimana Internazionale della Critica), giunta al traguardo della 25.ma edizione promossa dal Sncci presieduto da Bruno Torri. Coppola, regista e autore televisivo torna al Lido dopo aver presentato nel 2007 il documentario Bianciardi!, e firma il suo primo lungometraggio di finzione, in sala a fine settembre con Bim, prodotto dalla Indigo Film di Nicola Giuliano e Francesca Cima, che dopo La ragazza del lago di Andrea Molaioli e La doppia ora di Giuseppe Capotondi, Coppa Volpi a Ksenia Rappaport, puntano nuovamente su un debutto. Al centro della vicenda, due giovani donne, una rumena e un’italiana, i cui destini di solitudine si incrociano quan- do la prima, Eva, decide di partire da Bucarest e va a Melfi, cittadina lucana dove ha sede lo stabilimento della Fiat in cui lavora Anna, una giovane operaia che vive con il padre disoccupato, la madre e la nonna inferma. Le due donne si specchiano l’una nell’altra, tra inquietudini lavorative e sentimentali, e attraverso le loro vite il regista traccia un ritratto dell’Italia contemporanea. Il nostro Paese com’era 25 anni fa è anche al centro del film di Mazzacurati, prodotto dalla Sacher di Nanni Moretti e Angelo Barbagallo, film dimenticato e che a Venezia arriva con una nuova copia ristampata in 35 mm, mentre Fandango ne sta preparando l’uscita in Dvd. Notte italiana, film moderno e simbolico, «è stato scelto come titolo d’apertura per festeggiare un autore che ha mosso nella Sic i suoi primi passi, così come Sergio Rubini, Paolo Benvenuti, Roberta Torre (in Contro- i magnifici 7 della SIC campo italiano con Baci rubati) e Vincenzo Marra», come spiega Francesco Di Pace, delegato generale della Commissione di selezione di cui fanno parte anche Cristina Paternò, Goffredo De Pascale, Anton Giulio Mancino e Angela Prudenzi. Il film, un mix di commedia e noir tra racconto ottocentesco e cinema classico, parla del degrado politico, morale ed economico che ha poi portato allo scandalo ‘Mani pulite’, protagonista Marco Messeri nei panni di un avvocato, una sorte di Philip Marlowe del Polesine che affonda le mani nel marcio della società, alla ricerca della verità. Tra gli altri film in cartellone, i sette in gara che concorrono insieme agli altri esordi della Mostra per il Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima ‘Luigi De Laurentiis’, hanno come filo rosso il tema della crisi economica e quello della famiglia, con le donne spesso protagoniste delle storie raccontate, tra inquietudine, traumi familiari e desiderio di un futuro migliore. Ad esempio, il francese Angèle et Tony della giovane Alix Delaporte, che vinse nel 2006 un Leone d’oro alla Mostra con un suo cortometraggio, è incentrato su una madre (Clotilde Hesme) che, dopo essere uscita dal carcere, lotta per ottenere l’affidamento del figlio attraverso un matrimonio combinato. È invece una donna alle prese con un passato tormentato per la sua infanzia difficile il personaggio interpretato da Noomi Rapace (l’attrice della trilogia Millennium) nello svedese Beyond di Pernilla August, attrice di Con le migliori intenzioni e di Una soluzione razionale, l’anno scorso alla Sic, che per il suo esordio alla regia ha scelto un dramma familiare tratto dal romanzo di Susanna Alakoski. Dal Messico arriva poi Martha di Marcelino Islas Hernández, ritratto di una donna di 70 anni che unisce grottesco, commedia nera e dramma, mentre la famiglia torna nel greco Hora proelefsis (Terra madre) di Syllas Tzumerkas che si sviluppa in trent’anni di storia del paese, fino alle recenti manifestazioni di piazza per la grave crisi economica, parlando di conflitti generazionali. Questa tematica è presente anche nello sloveno Oča (Papà) di Vlado ūkafar, che pone a confronto un padre assente e suo figlio. E ancora, in concorso c’è l’israeliano Hitparzut X (Naomi) di Eitan Zur, un noir classico su un omicidio che compie un anziano professore dopo aver scoperto il tradimento della sua giovane moglie. Infine, fuori concorso, viene presentato in prima internazionale il filippino Limbunan di Gutierrez Mangansakan. Un’altra storia al femminile che parla di tradizioni e del dramma eterno della schiavitù della donna (fr.palm.) cinemagazine 39 VENEZIA 67 Lancia, main sponsor Lancia, per il quinto anno consecutivo, è main sponsor della 67ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica e per l'occasione espone al Lido la speciale Delta "Hard Black" autografata da personaggi famosi del mondo dello spettacolo, del cinema e dell'industria, intervenuti all'ultimo Festival di Cannes e anche ai Nastri d'Argento a Taormina, un vero e proprio "pezzo unico" destinato ad un'asta benefica per Mandela. A Venezia torna anche il Lancia Cafè, sulla terrazza dell'Hotel Excelsior, soprattutto sede per gli incontri di talent, produttori, media e per le interviste one-to-one di registi e attori, che durante la manifestazione ospita eventi e momenti d'incontro organizzati da Lancia e anche da case di produzione, riviste e istituzioni. Lancia consolida così il proprio legame con il mondo del cinema, un rapporto molto stretto come dimostrano sia la partecipazione diretta di alcune sue vetture in pellicole famose, sia il supporto che, dal 2006, il brand assicura ai principali festival. Dal 2008, Lancia Delta auto ufficiale delle rassegne cinematografiche più prestigiose, oltre che protagonista di spot pubblicitari con Richard Gere e del rivoluzionario placement nel film Angeli e Demoni. Nastro Azzurro, con il Sngci per il Biraghi Nastro Azzurro, brand del Gruppo Peroni per il secondo anno torna alla 67. ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, come official sponsor. Sul sito nastroazzurro.it news sul mondo del cinema e una sezione dedicata alla Mostra, durante e dopo il Festival. E con Nastro Azzurro, festa per i premiati del Biraghi. Kodak per Controcampo italiano Anche per la Mostra numero 67, Kodak è a sostegno di Controcampo italiano. Al regista vincitore Kodak, offre un premio del valore di 40 mila euro in pellicola cinematografica negativa nei formati 35 o 16 mm, che gli permetterà di girare un altro lungometraggio. Come dice Giosi Gallotti, Mediterranean Cluster General Manager per Kodak Entertainment Imaging, «Siamo orgogliosi di sostenere e dare maggiore risalto al cinema italiano che negli ultimi anni ha dato prova delle sue potenzialità creative regalandoci film di grande contenuto, in un panorama internazionale come la Mostra Kodak, inoltre, come di consueto, alla Mostra per offrire un supporto sia commerciale che comunicazionale ai professionisti del cinema. Il Premio L'Oréal Paris per il Cinema Per il terzo anno, durante la Mostra del Cinema di Venezia, Premio L'Oréal Paris per il Cinema, destinato alle giovani attrici che si sono distinte per il loro talento, la bellezza ed una stagione cinematografica brillante. Le vincitrici delle scorse edizioni sono state Cristiana Capotondi , in un'annata che ha abbinato il brand al Premio Biraghi del Sngci, poi Carolina Crescentini, mentre per il 2010 la sfida è tra la francese Cècile Cassel, sorella di Vincent, che nel 2009 è stata co-protagonista di due film italiani (Ex di Fausto Brizzi e Barbarossa di Renzo Martinelli); Laura Chiatti, alla quale il Sngci ha attribuito dopo il Biraghi la Stella d'Argento a Taormina con L'Oréal Professionnel per Io, loro e Lara di Carlo Verdone)e ancora Diane Fleri, Vittoria Puccini e Isabella Ragonese. A MaNI ratNaM IL PREMIO JAEGER-LECOULTRE glory to tHe FIlMMaKer 2010 Va al cineasta indiano Mani Ratnam il premio JaegerLeCoultre Glory to the Filmmaker 2010, istituito dalla Biennale di Venezia, organizzato in collaborazione con Jaeger-LeCoultre, per il sesto anno sponsor della Mostra, e dedicato a una personalità che abbia segnato in modo originale il cinema contemporaneo. In occasione della consegna del riconoscimento, che negli anni precedenti è andato a Takeshi Kitano, Abbas Kiarostami, Agnès Varda e Sylvester Stallone, in programma la presentazione dell’ultimo atteso film di Mani Ratnam, Raavan, accompagnato dal regista e delle superstar del cinema indiano Aishwarya Rai, Abhishek Bachchan, Vikram e A. K. Rahman. Animato dalle musiche del due volte premio Oscar A. R. Rahman, il film, un liberissimo adattamento del poema epico “Ramayana” di Valmiki, fonde dramma, azione, commedia romantica e musical, narrando di un fuorilegge che per vendetta rapisce la moglie del poliziotto che ha ucciso sua sorella, trascinandola in un viaggio in cui si rinnova il costante, epico scontro fra bene e male. Spiega Marco Muller: «All’inizio della sua carriera Mani Ratnam girava film solo nella sua lingua madre, il tamil, ma è diventato ben presto uno tra i pochi cineasti del Sud dell’India capaci di gestire con intelligenza l’assalto al mercato cinematografico dell’India intera. Fra i più straordinari innovatori del cinema indiano di oggi, Ratnam si è battuto per introdurre il concetto di autorialità nel cinema contemporaneo di Bollywood. I numeri musicali delle sue pellicole, fra i più impressionanti della più recente produzione di Mumbai e Madras, hanno influenzato lo stile di tanti altri registi in India e i suoi più celebri film sono entrati a far parte dell’immaginario cinematografico del sub-continente indiano». A John Woo il Leone d’oro alla carriera Va al regista e produttore asiatico-hollywoodiano John Woo, uno tra i maggiori innovatori del linguaggio cinematografico contemporaneo che è riuscito a far coincidere Oriente e Occidente, il Leone d’Oro alla carriera della 67. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Negli ultimi decenni, con la sua rivoluzionaria concezione della messa in scena e del montaggio, Woo ha rinnovato dalle fondamenta, portandolo alla più estrema stilizzazione prossima alle arti visive, il film d’azione, tanto in Asia (con titoli come A Better Tomorrow, 1986; The Killer, 1989; Bullet in the Head, 1990; Hard Boiled, 1991; il recente kolossal La battaglia dei tre regni), che a Hollywood (tre film fra tutti: Face/Off, 1997; Mission Impossible 2, 2000; Windtalkers, 2002). Nei suoi film gangsteristici e bellici, ha saputo trasfigurare il movimento iperbolico e la violenza attraverso un’originale carica poetica e romantica, sostenuta da una tensione figurativa personale, mescolando i generi e unendo il rispetto di valori classici, come l’amicizia virile e l’onore, ai ritmi vertiginosi e alle coreografie tipiche delle arti marziali. Regista, produttore con la sua Lion Rock, autore di videogiochi e di romanzi a fumetti, Woo è considerato uno dei maestri che hanno contribuito a cambiare il linguaggio del cinema contemporaneo, amato da Martin Scorsese, Olivier Assayas, Jonathan Demme, John Landis, Sam Raimi e Quentin Tarantino per il suo cinema d’azione coreografato come un balletto e per l’uso radicalmente innovativo del montaggio. Il regista torna alla Mostra per la quarta volta: nel 2004 era stato il “padrino” della Storia segreta del cinema asiatico, nel 2006 aveva firmato uno degli episodi di All the Invisible Children e nel 2007 ha prodotto Blood Brothers, lungometraggio d’esordio di Alexi Tan, film di chiusura della 64.ma Mostra. cinemagazine 41 VENEZIA 67 Casa Ozpetek, cucina di famiglia con trailers film fest in the World tappa (anche gastronomica) a Venezia con un doppio omaggio dal 2 al 4 nello spazio di cinecittà Luce di Laura Delli Colli Una scena di Mine vaganti di ferzan ozpetek Il testo qui a fianco è tratto dal catalogo di trailers film fest a Venezia ASSAGGI DI CINeMa CON Dopo i festival di Berlino e Cannes, Trailers FIlmfest in the World arriva a Venezia. per promuovere attraverso il cinema italiano un altro elemento di forza del made in Italy: la qualità dei prodotti e della buona tavola raccontata attraverso i film. Stefania Bianchi, che con Buonitalia promuove il progetto ha un nuovo calendario di programmi e progetti, d’intesa con Cinecittà Luce, nello spazio del quale anche il Sngci è media partner dove tra il 2 e il 4 si terranno incontri e anche degustazioni, non solo di cinema, arricchendo di immagini e suggestioni come in un happy hour, quello che del film è un vero e proprio assag- 42 cinemagazine gio: il trailer. Trailers Filmfest in the World si compone in effetti di raccolte che vanno dal dopoguerra fino ai nostri giorni, ma anche di incontri e omaggi dedicati alle grandi personalità del nostro cinema e alle sue new entry. Per raccontare l’evoluzione della società italiana, per rivedere e ricordare in un brevissimo spazio le principali produzioni di una cultura cinematografica che ha sempre raccontato il proprio tempo e la propria vita. E che, come l’Italia che si gusta e si racconta intorno ad una tavola accende qualche emozione in più. Dedicate a Venezia in particolare al territorio, con la celebrazione di una tradizione lo- cale raccontata nelle immagini di trailer dedicati ai luoghi del prosecco visti con un occhio cinematografico nella terra digrandi autori veneti. Ma soprattutto con un confronto a distanza tra due tavole cinematografiche preziose: quella del Gattopardo, per dedicare alla memoria di Visconti nello sguardo recentemente perduto di Suso Cecchi D’Amico, una serata ispirata al cinema e al suo sapore anche letterario. E l’ultima tavola, pugliese, del cinema contemporaneo attento al gusto e alla convivialità: ovviamente quella di Mine vaganti, con un omaggio al cinema di Ferzan Ozpetek, invitato a Venezia. gusto I L P R O G R A M M A 2 Settembre 11:00 - spazio cinecittà Luce “Viva il prosecco. Abbasso lo champagne” incontro con Francesco Festuccia “osterie Venete” di emilio Marsili “un assaggio di autentiche emozioni” 3 Settembre 12:00 - spazio cinecittà Luce “omaggio a ferzan ozpetek” una selezione di trailer e presentazione del libro “Il gusto del cinema. Almanacco 2010-2011” incontro con il regista. con una degustazione ispirata ai suoi film 4 Settembre 2:00 - spazio cinecittà Luce “omaggio a Luchino Visconti” “senso e sapori” – trailers e degustazione ispirata ai suoi grandi film. La cucina di casa Ozpetek, praticamente all’ingresso di casa, ha un tavolo grande, col piano di legno grezzo. È lì che nascono idee, sceneggiature, amicizie. Lì che si consuma quotidianamente il piccolo rito di un pranzo o una cena dove l’amicizia incontra il lavoro, il cinema la realtà, la quotidianità ogni piccola sequenza che entra nel racconto cinematografico con naturalezza, perché tutto ciò che si consuma davvero in una giornata, perfino un piatto di spaghetti sconditi, sembra destinato a entrare nei film di Ferzan Ozpetek. Personalmente l’ho capito guardando i suoi film. Ne ho avuta la certezza riguardandoli con un’attenzione speciale per scrivere la sua biografia (Ferzan Ozpetek, Ad occhi aperti- Mondadori) quando un anno fa il MoMa di New York ha deciso di dedicargli l’onore di una rassegna monografica. Ne ho avuto conferma mentre, intervistandolo proprio per il libro, lo distraeva, a un passo dal tavolo dove stavamo lavorando, il meraviglioso pollo allo zenzero -con riso bianco a parte- che Ferzan teneva d’occhio ai fornelli mentre mi raccontava di sè. Sì, alle 13.30 di un giorno d’estate a casa Ozpetek se ricordo un’immagine giusta per raccontare com’è nato il nostro incontro per mettere insieme il racconto della sua vita e della sua storia cinematografica è un’istantanea di Ozpetek in un mix di vita e cinema, come in una scena di di Saturno contro, mentre tra richieste, curiosità, domande, buttiamo insieme un occhio in padella... La cucina di casa, quel tavolo col piano di legno grezzo: dicono le sue attrici che è da lì che si entra nel suo mondo e nella sua confidenza. In effetti è proprio così e in quella casa che non ha più segreti per chi ha visto i suoi film, c’è la sua storia, il suo privato, il suo cinema: il lavandino dove Davide (Pierfrancesco Favino) scola gli spaghetti in Saturno contro, è proprio quello. Come sono gli stessi il tavolo e la sedia rossa sul- la quale si accascia, per un malore fulminante, il compagno amatissimo di Davide (Luca Argentero). Da quando è uscito il film, quella sedia resta spesso vuota. La cucina invece è affollatissima, soprattutto quando si lavora ad un progetto. E accade così oggi che Ozpetek condivide le sceneggiature con Ivan Cotroneo come quando lavorava alla scrittura con Gianni Romoli, l’autore, tra l’altro, delle “vere” polpette che trionfano sulla tavola de Le fate ignoranti... Ferzan Ozpetek, la memoria e la vita, il suo mondo e gli amici, il profumo di zenzero dai fornelli e quello dei dolci che arriva dalla mitica pasticceria accanto al portone (è la pasticceria che ha firmato i famosi dolci de La finestra di fronte) Tutto come nei suoi film. Anche nelle confidenze rubate tra una sequenza e l’altra. E a proposito del rapporto con il cibo, nel suo cinema, qualche piccola notazione: intanto, sul set di Ferzan, a differenza di quanto avviene di solito, in scena si mangia davvero. Tra i collaboratori del regista c’è nella troupe una persona, una ragazza, più chef, cuoca creativa, che semplice stylist destinata a confezionare piatti da guardare, che prepara davvero quello che si mangia a tavola o nelle scene in cui la tavola è in primo piano: gli arancini di Saturno contro o i tramezzini di Mine vaganti (ah, quanti per quella scena tra Nicole Grimaudo e Riccardo Scamarcio...) fino alla quantità dei piatti pugliesi, dagli antipasti ai dolci, con un assoluto trionfo per Ciceri e tria, la pasta e ceci con i rombi di pasta metà cotti insieme ai ceci, metà fritti, che è tradizionale a Lecce dov’è stato girato Mine. Sì, la tavola è un momento centrale per Ozpetek della giornata anche sul set: a Lecce nei giorni delle riprese, niente “cestino” (è il pasto tradizionale di chi lavora nel cinema, in esterni, in versione normale o “in bianco” col riso e il formaggino...) ma la convenzione con un piccolo ristorante, per tutta la troupe. Per mangiare come a casa. cinemagazine 43 Visconti, il mondo che non cambia in quel pasticcio profumato… Un mese intero per girare la scena del ballo, settimane per ricostruire la scena più regale e indimenticabile del cinema che celebra il gusto e la tradizione: ancora accende gli occhi di stupore ed è un trionfo di sicilianità e di opulenza la tavola del Gattopardo che a Cannes nell’ultimo restauro voluto da Martin Scorsese (con Gucci e le due grandi Cineteche italiane, quella Nazionale di Roma e Bologna) ha consumato il suo ennesimo trionfo. A Venezia una serata omaggio, con una ricostruzione che sembra allontanare la povertà della cucina di Ossessione (quegli involtini e il piatto di minestra che Clara Calamai consuma in solitudine…) o l’ uovo fresco, appena forato, che per l’insegnante di Bellissima è un simbolo di ricchezza. Il pane diviso dalla madre in Rocco e i suoi fratelli, la ricchezza decadente de La caduta degli dei la risata squillante di Angelica capace di conquistare Tancredi e lo zio affascinante con la sua freschezza perfino stonata con l’elaborata cucina che esprime ricchezza, tradizione, la storia di una famoglia e di una Sicilia che tramonta e resiste... Visconti e la tavola:un’ esplosione di tensioni irrisolte nel Gruppo di famiglia in un interno, una flute di champagne per l’ansia di morte di Ludwig, il rosso delle fragole mature sulla spiaggia abbagliante di Morte a Venezia. E un pasticcio che profuma quando il coltello del Principe di Salina lo incide nelle pagine del libro come nella scena a tavola del pranzo più famoso del grande cinema d’autore di ieri. quando s ordi incontrò Lino, a s olighet to. il ricordo in un libro VIVa Il ProseCCo. AbbAsso Lo cHAMpAGne… di Paola Comin Prosecco contro champagne: una sfida possibile? È quello che si chiede il libro intervista di Francesco Festuccia ad uno dei più noti produttori di prosecco, Gianluca Bisol. Un libro per riscoprire i segreti di un vino che ha stregato perfino Alberto Sordi. Sì, proprio a Solighetto, nella “Locanda da Lino”, bellissima costruzione rossa, anticamente stazione di posta per i viaggiatori e cambio di cavalli, Sordi si è abbandonato, tra pochi amici, in una splendida giornata del settembre del 2001, ad una delle più belle, autentiche e sentite lodi per il Prosecco: «Vedi, il nostro paese sa produrre nettari come questo, un vino leggero ma 44 cinemagazine con una grande anima, che ti infonde allegria, appaga il palato e si sposa con tutti i cibi. Il Prosecco non ha veramente nulla da invidiare agli Spumanti e meno ancora al tanto decantato Champagne. La differenza la fa solo la grande capacità dei francesi di saper vendere bene i loro prodotti. Osserva come un francese porterebbe a tavola una bottiglia di Champagne. Intanto la terrebbe tra le braccia come se fosse un Bambinello e la poggerebbe delicatamente sulla tavola, per iniziare subito dopo la cerimonia a sfilare la stagnola intorno al tappo, svitare con movimenti sicuri e misurati la gabbietta e, lentamente ma molto lentamente, in religioso e ammirato silenzio, spingere il tappo fino a farlo uscire con un impercettibile “pluff”. Dopo averlo annusato ci servirà un liquido che, suggestionati da tanta referente cerimonia, non saremmo portati che a definire un nettare... » E un italiano? «Con pochi gesti strapperebbe la stagnola e, dopo aver distrutto la gabbietta, lascerebbe che il tappo esplodesse andando a sbattere contro il soffitto... il primo vino uscito di getto, si verserebbe sul tavolo e, a quel punto, come da italica tradizione - si spiega nel libro- tutti intingerebbero la punta delle dita sulla candida schiuma e toccandosi le orecchie esclamerebbero “Allegria, porta bene!” e berrebbero distratti, senza apprezzare fino in fondo il magnifico vino che stanno gustando…» cinemagazine 45 VENEZIA 67 nasce il premio per il cinema delle pari opportunità Il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna assegnerà durante la 67° Mostra di Venezia il Premio Pari Opportunità al film della selezione ufficiale che meglio rappresenti lo spirito delle pari opportunità e della lotta alle discriminazioni. "Il cinema, con il suo linguaggio accattivante, capace di parlare a tutti, e in particolare ai giovani, può essere un ulteriore strumento di costruzione della società: le storie narrate sul grande schermo, filtrate dalla sensibilità dei registi, portano alla nostra coscienza la consapevolezza di realtà che spesso facciamo fatica ad immaginare, o alle quali non prestiamo la dovuta attenzione", ha spiegato il ministro, che ha voluto il nuovo premio in collaborazione con Cinecittà Luce. «Vogliamo rivolgere a tutti un invito a guardare, riflettere e poi, a immaginare nuove, possibili forme di società, di convivenza. Perché solo il cinema è capace di momenti di accelerazione che superano il quotidiano, proponendo soluzioni inedite e futuribili, insinuando nell'immaginario collettivo germi di progresso che aiutano a costruire il domani e a prendere coscienza del proprio ruolo nel mondo. Ecco perché affidiamo a un premio per le pari opportunità e a una manifestazione di grande spessore e prestigio come il festival di Venezia questo messaggio positivo, certi di veicolarlo con effica- cia, e di farlo arrivare a destinazione», conclude il ministro.Il Premio consiste in un'opera donata da una decana dell’arte contemporanea come Maria Lai. La premiazione il 10 settembre alle ore 15.30 presso gli spazi di Cinecittà Luce dell'Hotel Excelsior al Lido di Venezia. La giuria del premio sarà composta da personalità che si sono distinte in vari settori: il regista Mimmo Calopresti, la giornalista e presidente del SNGCI Laura Delli Colli, la giornalista e critico Anselma Dell'Olio, il filosofo Umberto Galimberti, la giornalista, autrice e conduttrice televisiva Lorena Bianchetti e la fotografa Elisabetta Catalano. Presidente della giuria è il capo del settore legislativo del ministero per le Pari Opportunità, Francesca Quadri. Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News Noi credevamo di Martone è il film più lungo Il film piu’ lungo della selezione è Noi Credevamo di Mario Martone (204 minuti), nel concorso ufficiale di Venezia 67, mentre il piu’ breve è il film di ricerca britannico The futurist di Emily Richardson (4 minuti), in Orizzonti. In totale, nelle diverse sezioni, ci sono 19 lungometraggi documentari. Le opere prime sono 11 di cui una in concorso (La pecora nera di Ascanio Celestini), due fuori concorso, tre in Orizzonti, cinque in Controcampo italiano. Le opere seconde invece sono sei: tre in concorso, una fuori concorso e due in Orizzonti. Quattro i film in 3d, fra i quali l’italiano All inclusive 3D di Nadia Ranocchi e David Zamagni (Orizzonti). Fra i registi della Mostra con piu’ di un’opera in programma, ci sono Takashi Miike (13 As- 46 cinemagazine sassins a Venezia 67 e la doppietta ‘Zebraman’ e Zebraman 2: Attack on zebra city’ fuori concorso); Carlo Mazzacurati( ‘La passione’ a Venezia 67 e ’Sei Venezia’ fuori concorso, cui si aggiunge l’opera prima Notte italiana, evento speciale alla Settimana Internazionale della Critica); Vincent Gallo (Promises Written in Water a Venezia 67 e The agent in Orizzonti, entrambi con il figlio di Sylvester Stallone, Sage). Machete di rodriguez film di Mezzanotte Machete, il nuovo atteso film d’azione di Robert Rodriguez, estensione del finto trailer in apertura dell’acclamato Grindhouse - Planet Terror diretto da Rodriguez con Ethan Maniquis, viene presentato in anteprima mondiale al Lido di Venezia come film di Mezzanotte nella serata d’apertura. In uscita il 3 settembre negli Stati Uniti con 20th Century Fox, Machete è proiettato in anteprima mondiale per il pubblico e per tutti gli accreditati mercoledì 1 settembre in Sala Grande. Rodriguez, il regista che ha scritto un nuovo capitolo della storia del cinema d’azione - da El Mariachi (1992) a Dal tramonto all’alba (1996), C’era una volta in Messico (2003) e Sin City (2005) – dirige qui un grande cast, capitanato dal messicano Danny Trejo (già nel finto trailer di Grindhouse) nel ruolo del leggendario vendicatore Machete Cortez. Al suo fianco Jessica Alba, Michelle Rodriguez, Cheech Marin, Steven Seagal, Jeff Fahey, Don Johnson, Lindsay Lohan e Robert De Niro, nei panni del corrotto senatore McLaughlin. Girato nell’autunno del 2009, il film è sce- neggiato dallo stesso Robert Rodriguez, anche produttore con Elizabeth Avellan, Aaron Kaufman, Iliana Nikolic e Rick Schwartz. Più di 80 i film Italia e usa in testa Nelle quattro sezioni ufficiali i nuovi lungometraggi sono 83 (otto in piu’ dell’anno scorso), di cui 79 in prima mondiale e quattro in prima internazionale. Gli italiani, rispetto al 2009 quasi raddoppiano, da 22 (di cui 18 lungometraggi), a 41 di cui 29 lungometraggi. Venezia 67 presentera’ in tutto 23 lungometraggi in concorso, tutti in prima mondiale. L’eta’ media dei cineasti in gara per il Leone d’oro è la piu’ bassa di sempre, 47 anni. Si va dal cileno Pablo Larrain, 34 anni allo statunitense Monte Hellman, 78 anni. Fuori concorso saranno in programma 27 lungometraggi di cui 23 in prima mondiale; in Orizzonti 21, tutti in prima mondiale e in Controcampo italiano 12, tutti in prima mondiale. I selezionatori hanno visionato 4251 opere (392 in piu’ del 2009), da 102 Paesi (l’anno scorso erano 74), di cui 2395 lungometraggi (nel 2009 erano 2208), 416 mediometraggi (nel 2009 erano 311) e 1440 cortometraggi. Dopo l’Italia, fra i 34 Paesi (nel 2009 erano 27) presenti alla Mostra, i piu’ rappresentati sono gli Stati Uniti con 19 film di cui 13 lungometraggi; seguiti dalla Francia, 11 film; sette per Giappone e Cina; la Gran Bretagna con sei; quattro per Austria, Russia e Spagna; India, Germania e Hong Kong con tre; due per Finlandia, Corea del Sud, Grecia, Messico, Tailandia e Portogallo. Fra gli assenti eccellenti dalla selezione, il cinema scandinavo (mancano Svezia, Norvegia, Danimarca), Iran e Turchia. Legend of the Fist il ritorno di Bruce lee Il nuovo film di Andrew Lau, Jingwu fengyun – Chen Zhen (Legend of the Fist: The Return of Chen Zhen), ideale terzo episodio della saga di Chen Zhen, l’eroe portato sullo schermo da Bruce Lee in Dalla Cina con furore (1972), è il secondo film della serata d’apertura (Fuori Concorso), in occasione dell’anniversario del 70° compleanno di Bruce Lee, proiettato in prima mondiale in Sala Grande (Palazzo del Cinema) mercoledì 1 settembre alle ore 22. La pellicola ha un cast “allstars”: oltre al superdivo Donnie Yen nel ruolo di Chen Zhen, Shu Qi, il “Dana Andrews honkonghese” Anthony Wong e la nuova star comica della Cina continentale Huang Bo. In omaggio a Bruce Lee, nato nel 1940, Jingwu Fengyun riporta sullo schermo l’eroe di arti marziali Chen Zhen e in questo nuovo episodio il classico film di kung-fu incontra un inedito mix di elementi dai serial di agenti segreti e supereroi. Come afferma il regista, «Chen Zhen è stato l’eroe di tutti noi. La sfida più grande è stata descrivere questo personaggio per la nuova generazione e ho cercato di distaccarmi dai precedenti Chen Zhen della storia del cinema, puntando ad una vera e propria svolta nell’equilibrio tra azione e dramma, nei costumi, nelle scenografie e nelle scene d’azione». Progetto Memory Hunters nella sezione orizzonti Nella sezione Orizzonti, è in programma il documentario Un anno dopo – Progetto Memory Hunters 1 di Carlo Liberatore, Matteo Di Bernardino, Antonio Iacobone, Stefano Ianni, Marco Castellani e altri, prima tappa, supervisionata da Gianfranco Rosi e Stephen Natanson, del progetto Memory Hunters (Cacciatori di memoria) che si propone di seguire negli anni, grazie agli studenti del III anno dell’Accademia dell’Immagine e ai loro docenti, la ricostruzione dell’Aquila e della sua identità. I giovani cineasti scelgono le immagini giuste per recuperare la memoria della vita precedente della città e dei suoi abitanti prima del terremoto del 6 aprile. cinemagazine 47 VENEZIA 67 il presidente Francesco Gesualdi presenta le nuove iniziative e illustra il bilancio delle attività il 9 alla Villa degli Autori Fondazione Rossellini: Festa a Venezia per il primo compleanno A un anno dalla sua istituzione la Fondazione Roberto Rossellini per l’Audiovisivo sceglie Venezia per presentare i nuovi progetti e le attività realizzate nel suo primo anno di vita. Appuntamento alla Villa degli Autori sede dei Venice Days di cui la Fondazione è, per il secondo anno, partner.il 9 Settembre con la conferenza stampa sui risultati relativi ad alcune attività lanciate nel corso di questo primo anno si iniziative. Per esempio lo Sportello Cinema che - con lo slogan “Utile al cinema. Utile a chi lo finanzia” – è nato per agevolare i produttori cinematografici nella ricerca di finanziamenti pubblici e privati e che fin dalla sua ufficiale “apertura”, lo scorso 14 luglio. Poi l’Osservatorio Rossellini – Oiam Osservatorio Internazionale sull’Audiovisivo e la Multimedialità - la Fondazione insieme a IsiCult (Istituto italiano per l’Industria Culturale) e Luiss Business School - innovativo laboratorio di ricerca e comparazione internazionale dei mercati del cinema, della televisione e dei new media. Un’iniziativa d’avanguardia che studia i trend internazionali dell’audiovisivo e della multimedialità, sia a livello artistico che economico, con l’obiettivo di individuare le migliori strategie per l’internazionalizzazione del made in Italy audiovisivo. Infine, “L’Osservatorio Rossellini”, una newsletter che contiene contributi delle maggiori personalità del settore e che aggiorna sui risultati dello stesso Osservatorio. La Fondazione, poi, avendo tra i suoi obiettivi anche quello di promuovere la cultura e l’opera del grande maestro a cui è ispirata, ha bandito un concorso per la Miglior Tesi di Laurea sulla vita e l’opera del regista di Roma città aperta e ha sostenuto l’Enciclopedia Audiovisiva della Storia di Roberto Rossellini, un prezioso progetto che la Rossellini Film & Tv - di Renzo Rossellini e Eduardo Rumolo - ha realizzato per Cinecittà Luce – con il sostegno, oltre che della Fondazione Roberto Rossellini per l’Audiovisivo, anche del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – e che contiene l’intera opera del Maestro. Tra gli eventi organizzati, bilancio del RomaFictionFest, decisamente positivo, con oltre 36mila presenze nella quarta edizione che si è svolta in luglio arricchita dall’Industry Week 2010, alla sua seconda edizione. Sempre attenta all’evoluzione del mercato e delle tecnologie dell’audiovisivo la Fondazione Roberto Rossellini per l’Audiovisivo è tra i collaboratori e sostenitori degli eventi AnicaIncontra, organizzati durante la Mostra del Cinema di Venezia, che promuovono tre seminari dedicati all’analisi di importanti aspetti del business cinematografico: 00 “L’export di cinema italiano: dinamiche e volumi commerciali” il 6 settembre alle 10; “Cinema e finanza: per una cultura industriale del settore” il 7 settembre lle 11.00; “Cinema e territorio” l’ 8 settembre di nuovo alle 11.00. Infine la presenza della Fondazione al Lido di Venezia la vede anche partner del film “Dante Ferretti-Scenografo italiano” diretto da Gianfranco Giagni, prodotto da Nicoletta Ercole per Cinecittà Studios e Nicomax Cinematografica e da Flavia Parnasi per Combo Film e realizzato con il sostegno oltre che della Fondazione Roberto Rossellini per l’Audiovisivo, anche della Fondazione Carla Fendi, di Marche Film Commission, di Film Commission Torino Piemonte e la partecipazione di Rai Cinema, Cinecittà Luce, Studio Universal e che sarà presentato, in occasione del Premio Pietro Bianchi del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, il 10 settembre alle 12.15 in Sala Grande. Il documentario dedicato a Dante Ferretti rientra tra alcuni degli impegni e degli obiettivi che la Fondazione si è posta sin dalla propria istituzione. Tra i suoi settori infatti c’è quello della Internazionalizzazione, ovvero della promozione dell’audiovisivo made in Italy nel mondo e il sostegno ad opere ed eventi di alta qualità artistica e culturale capaci di rappresentare, oltre i confini italiani, le produzioni e i talenti più eccellenti del nostro paese. Sono state già individuate le aree che si ritengono più in grado di accoglierlo: Stati Uniti, Francia, Paesi del Mediterraneo (Marocco, Tunisia, Egitto), Asia (Cina e India), Emirati Arabi. La Fondazione Roberto Rossellini per l’Audiovisivo ha come soci fondatori la Regione Lazio, la Camera di Commercio di Roma e come soci il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Ministero degli Affari Esteri, l’Anica e L’Agis-Anec Lazio. roMa lazIo FIlM CoMMIssIoN ECCO TUTTI GLI APPUNTAMENTI Quattro a Venezia i film che hanno ricevuto il sostegno di Roma & Lazio Film Commission: 20 sigarette (in concorso perControcampo Italiano) opera prima di Aureliano Amadei, con Vinicio Marchioni e Carolina Crescentini. Prodotto da Tilde Corsi, Gianni Romoli, Claudio Bonivento, sulla strage di Nassirya, tratto libro del stesso regista, che l ha vissuto quegli annii in prima persona. Poi Notizie degli scavi (Fuori Concorso) di Emidio Greco con Giuseppe Battiston e Ambra Angiolini. Film d’amore e solitudini, tratto dall’omonimo racconto di Franco Lucentini è prodotto con il contributo del MIBAC · Et in terra pax (in concorso Giornate degli Autori) opera prima di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, con Maurizio Tesei, Ughetta D’Onorascenzo, Michele Botrugno, Fa- approfondimento sulle linee di finanziamento del Programma MEDIA dell’Unione Europea, per fornire a distributori, produttori televisivi e cinematografici e organizzatori di festival le informazioni necessarie per poter beneficiare dei sostegni comunitari. In un clima informale, MEDIA DESK Italia e Antenna MEDIA Torino, i due uffici di rappresentanza del Programma MEDIA in Italia, in collaborazione con Roma & Lazio Film Commission e le Giornate degli Autori, sarà possibile confrontarsi su progetti specifici per i quali i partecipanti vogliano richiedere un sostegno MEDIA, sui requisiti necessari per candidarsi e sui casi di successo dei bandi degli ultimi anni. Gli incontri si svolgono in due date, il 5 e 6 settembre dalle ore 10 alle ore 12 presso la Villa degli Autori.. 48 cinemagazine bio Gomiero: storia di adolescenza negata e di speranza tradita sullo sfondo del paesaggio delle periferie metropolitane di Corviale. E ancora La Balena di Rossellini (Spazio Aperto - Giornate degli Autori) di Claudio Bondì. Uno dei più suggestivi sogni di Roberto Rossellini, svelato nel film-documento diretto da Claudio Bondì collaboratore del maestro, verrà proiettato in prima assoluta, nello “spazio aperto” alle Giornate degli Autori all’interno di una giornata dedicata all’attività di Roma & Lazio Film Commission. Il film ideato (e mai realizzato) da Rossellini durante un viaggio in Cile nell’ottobre del 1971, apologo sulla ricchezza e sulla povertà. Nel documentario Bondì ripercorre questo episodio attraverso le testimonianze e i ricordi di Renzo Rossellini, Adriano Aprà, Enrico Ghezzi, Emidio Greco, Franco Ferrarotti e la voce di Salvador Allende. “La balena” è prodotto da Alessandro Bonifazi e Bruno Tribbioli per la Blue Film. Due, poi, le iniziative annunciate con MEDIA DESK Italia·: il 3 settembre alle ore 16 nello pazio Cinecittà Luce l'EUROPEAN DISTRIBUTION FORUM, moderato da Enrico Magrelli, incontro sulla distribuzione transnazionale dei film europei volto ad analizzare il ruolo del Programma MEDIA dell'Unione Europea negli ultimi vent'anni per il Cinema del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, si alterneranno le testimonianze dei professionisti del settore che in questi anni hanno svolto un ruolo centrale nella distribuzione di cinema europeo. Il 5 e 6 settembre poi avranno luogo le COLAZIONI CON MEDIA, incontri di Et in terra pax cinemagazine 49 50 cinemagazine cinemagazine 51 È scomparsa a 96 anni. Con lei si chiude una stagione irripetibile omaggi e ricordi: dal presidente napolitano a Monicelli, Virzì, Zeffirelli un’icona che ha segnato oltre mezzo secolo di cinema Elegante, colta, raffinata esce di scena L'addio a Suso Cecchi D’Amico Addio alla regina della scrittura cinematografica. Suso Cecchi D’Amico, la più grande e non solo la più longeva tra le grandi firme della sceneggiatura italiana è morta a Roma a 96 anni. Con lei si una stagione indimenticabile del cinema italiano, non solo per la sua grande complicità con Luchino Visconti, ma per la raffinatezza, la qualità assoluta della scrittura, le intuizioni di costume, l’eleganza e insieme la modernità di uno stile che al cinema ha portato in dote il bagaglio di una cultura multiforme, frutto di una grande famiglia di intellettuali, per sempre consegnata all’immortalità delle opere che le sopravvivono. Suso, all’anagrafe Giovanna Cecchi, era figlia di Emilio, grande scrittore e letterato. Era nata a Roma nel 1914. Fin dagli esordi come giornalista volle aggiungere alla sua firma il cognome materno eredità di una grande tradizione teatrale. La sua firma, con il nomignolo familiare di «Suso», compare però la prima volta al cinema in calce al film di Renato Castellani Mio figlio professore, nel 1946, l’avvio della grande stagione neorealista a fianco di maestri come Luigi Zampa, Ennio Flaiano, Cesare Zavattini. Suso Cecchi 52 cinemagazine D’Amico è stata al fianco di Antonioni, Rosi, Blasetti, Zeffirelli. Come una rande quercia nel giardino delle intelligenze del cinema, ha formato generazioni di sceneggiatori che da lei hanno imparato l’arte della scrittura ma anche il grande rispetto per un mondo in cui la sua verve toscana non ha mai smentito la cultura delle forme, per esempio con l’uso del “lei” anche in un’amicizia e una complicità letteraria come quella che la legò a Luchino Visconti. Con lui un autentico sodalizio fi da quando la volle al suo fianco nel 1950 per Bellissima, fino al tentativo mai andato in porto di realizzare un progetto cinematografico dalla Recherche di Proust. Maestra della «bella prosa», di una tecnica raffinata, Suso diviene una garanzia internazionale per i copioni più impegnativi anche in tv. Anche per questo la sua carriera è costellata di premi, dai molti Nastri d’Argento – il primo nel ’47 per il sggetto- assegnati dai giornalisti cinematografici ai suoi soggetti e alle sue sceneggiature al Leone d’oro alla carriera del 1994, a Venezia, l’ultimo grande premio che la vide protagonista anche davanti alle telecamere (l.d.c.) la Sceneggiatrice Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato tra i primi ad esprimere il proprio sincero dolore. Un cordoglio non rituale, come quello che si respirava nella Chiesa romana degli Artisti, in Piazza del Popolo, dove Ermanno Olmi, con mite severità, ha tristemente officiato l’elegante riservatezza di un ultimo addio affiancato da Masolino, il figlio critico teatrale e scrittore che ha chiesto a tutti di risparmiare alla sua cifra di under statement il fragore di un applauso. Dice Napolitano, salutandone l’arte e la raffinatezza: «Suso Cecchi D’Amico è stata grande protagonista delle stagioni più alte della storia del cinema italiano». Ricorda Mario Monicelli, più che un amico, un fratello e un complice: «Ho vissuto 50 anni con lei. Entravo ed uscivo da casa sua con la naturalezza di chi ci vive. Eravamo come una famiglia. La sua scomparsa mi lascia molto solo, ma dobbiamo piegarci al volere degli anni». «Sì, più che aver lavorato con lei, posso dire di aver vissuto con lei» racconta ancora Monicelli. «Suso era molto socievole…Si passavano ore, spesso le prime ore della mattina, a parlare di tutto, dalle nostre cose alla politica. Ed era lì, in quegli incontri, che nascevano le idee… In fondo i racconti nascevano dalla collaborazione, da un continuo intrecciarsi di spunti». «Le sceneggiature che mi sono rimaste più nel cuore? Forse Speriamo che sia femmina, I soliti ignoti, La ragazza con la pistola…». «Con Suso se ne va un pezzo importante di una generazione straordinaria…» Lo pensa anche Paolo Virzì che la ricorda, ai tempi degli studi al Centro Sperimentale di Cinematografia, come una donna colta, spiritosa e raffinata ma anche elegante, intelligente, mai retorica. E anche «bellissima da guardare, capace di portare la vecchiaia in modo splendido». Dice ancora Virzì: «è difficile parlare di lei oggi… Viene in mente quel suo sguardo ironico, così refrattario alla retorica… Però ci mancherà tanto». Profondamente erudita, non si prendeva così sul serio. Era operosa e allegra, aveva una grande passione, la sensazione di aver avuto il privilegio di fare un mestiere di- vertente». Per Carlo Vanzina, che ha trascorso molte vacanze con i D’Amico, legato alla famiglia da un rapporto di grande amicizia, «Suso Cecchi D’Amico non solo ha scritto grandi film drammatici come quelli di Visconti, ma è stata una delle creatrici della commedia all’italiana, basta pensare a I soliti ignoti». «Sì, Suso è stata un punto fermo per tutti. Grande amica di mio padre Steno diceva che il cinema si scriveva con gli occhi e aveva ragione. Lo sceneggiatore non deve scrivere un testo letterario perchè sa che poi le sue parole si leggeranno con le immagini. È un lavoro in cui si va a sottrarre, non ad aggiungere, e lei era meravigliosa nel saperlo fare, in tutti i due registri, comico e drammatico». Dall’ufficialità il commento del Sindaco di Roma, Alemanno: «Suso Cecchi D’Amico è stata espressione dell’eccellenza cinematografica italiana e un fiore all’occhiello per Roma, sua città natale». E Franco Zeffirelli: «Andare da lei era come un pellegrinaggio in un porto sicuro. Di destra o di sinistra eravamo tutti innamorati di lei. Era una mamma e una sorella per tutti - afferma il regista - Nei momenti di difficoltà bastava chiamarla per avere un consiglio. Non posso dimenticare quando la sera, nelle giornate più tristi, la cercavo e lei riusciva sempre incredibilmente a tirarmi su. Aveva la capacità di dare affetto a tutti. Ricordo che il vecchio Alessandro Blasetti non faceva un passo senza di lei, ma anche i registi avveniristici e, non da ultimo, Pier Paolo Pasolini erano tra i tanti frequentatori della sua casa». Dice anche Cristina Comencini: «Tutta la mia vita è legata a lei. È stata una delle più grandi donne che abbia mai incontrato, in quella generazione, che comprendeva anche mio padre, in grado di coniugare qualità e popolarità». Ermanno Olmi, parlando al suo funerale: «Si dice che le grandi personalità lascino un vuoto.Lei, Suso, ci lascia un mondo ricco, pieno dei suoi film straordinari che non dimenticheremo. Ricordiamola senza rumore, discretamente. Con il silenzio e la discrezione che lei avrebbe certamente amato più di ogni celebrazione rituale…» cinemagazine 53 Lunga vita al cinema di una grande Signora di Giorgio Gosetti La sua firma in calce a una sceneggiaturaè stata per decenni il marchio di garanzia del cinema italiano. La sua volitiva ed elegante presenza ha caratterizzato più di un’epoca e la sua femminilità discreta e intransigente sono state la migliore risposta al maschilismo della grande Cinecittà e dell’Italietta tra gli anni ‘40 e i nostri giorni. Il cinema di Suso Cecchi d’Amico (nata Giovanna Cecchi, romana, figlia del grande letterato Emilio Cecchi) è intimamente suo e ne porta i segni come una griffe di alta qualità, anche quando i nomi che le si affiancavano erano quelli di Zavattini, Rossellini, Visconti, Antonioni, Monicelli, Rosi o Comencini. Ha attraversato stili, idee, personaggi ed epoche cruciali con una coerenza che rimarrà esemplare. Suso Cecch D’Amico aveva appena compiuto 96 anni, nata il 21 luglio del 1914, figlia di una personalità di spicco della borghesia intellettuale d’inizio secolo (che la introdusse alla cultura inglese e la iscrisse al liceo francese di Roma) e della pittrice Leonetta Pieraccini, ragione per la quale non le fu difficile durante la guerra Giovanna trovare rifugio nella casa di campagna dello zio, poi primo sindaco della Firenze liberata. Temperamento ribelle, antifascista per formazione nonostante avesse trovato impiego al Ministero delle 54 cinemagazine Corporazioni per interessamento del gerarca Giuseppe Bottai, la giovane Suso, non ancora sceneggiatrice, mosse i primi passi nel mondo della celluloide all’indomani della guerra, scrivendo per Renato Castellani il copione di Mio figlio professore (1946). Nel frattempo aveva sposato il musicologo Fedele d’Amico e messo al mondo i primi due figli (ne avrà tre, Masolino, Caterina e Silvia). I suoi primi compagni di lavoro erano Ennio Flaiano (uno degli amici più cari), Alberto Moravia, Ugo de Benedetti, Piero Tellini e anche due grandi attori come Aldo Fabrizi e Anna Magnani. Furono proprio loro, secondo i racconti diventati ormai leggenda nell’avventurosa storia del cinema italiano, a metterla in contatto con Cesare Zavattini che la volle al suo fianco per Ladri di biciclette (è sua l’invenzione del furto della bicicletta), Miracolo a Milano, Le mura di Malapagà. Vince il primo Nastro d’argento con Vivere in pace di Luigi Zampa nel 1947. Sebbene il suo contributo sia visibile nel cinema di molti tra i massimi autori italiani, in primis l’Antonioni del primo periodo, è con Luchino Visconti che stringe un sodalizio umano e artistico incomparabile. I due si incontrano per il copione della Carrozza del santissimo sacramento poi realizzato da Jean Renoir e nel 1951 realizzano Bellissima. Da allora non si lasceranno praticamente più, fino al copione di La Recherchè, il sogno incompiuto di Visconti. Non si contano i capolavori che recano la firma di Suso Cecchi d’Amico, da Senso al Gattopardo, da Salvatore Giuliano a Cuore, da Gesù di Nazareth a Speriamo che sia femmina. Ma la signora D’Amico non aveva negato, specie negli ultimi anni, il suo magistero di esperienza e stile anche ad autori giovani come Maurizio Sciarra (La stanza dello scirocco), Cristina Comencini (La fine è nota), i fratelli Frazzi (Il cielo cade). Un impegno di una vita, suggellato nel 1994 alla Mostra di Venezia con il Leone d’oro alla carriera. Non si tirava indietro anche nelle grandi battaglie politiche e culturali a tutela dei diritti della cultura e del cinema italiano. Aveva modi da gran signora ed eloquio spiccio ‘risciacquato in Arno’, amava le lunghe estati nella sobria casa di Castiglioncello e le lunghe sere a discutere di cinema e vita insieme ai figli e ai loro amici. Chi l’ha conosciuta e ha avuto la fortuna d frequentare la sua casa sa quanto amasse avidamente la vita e ne guardasse le ricorrenti follie con un pò di ironico distacco intriso di elegante umorismo. Sì, Suso Cecchi D’Amico, grande spirito e una famiglia di donne solidamente consegnate al mestiere e al gusto del buon cinema, amava il bel cinema e dal cinema è stata sempre ripagata come si deve alla più grande donna di Cinecittà. cinemagazine 55 anniveRsaRi 1935-2010. Settantacinque anni di vita, storia e film. il Centro Sperimentale di Cinematografia compie tre quarti di secolo e annuncia a Venezia i festeggiamenti ufficiali, il 23 Settembre a Roma A scuola di talento nella fabbrica del cinema In queste pagine, giulietta Masina, francesca Bertini e giovanna ralli. Queste, come le foto delle pagine seguenti fanno parte della Mostra celebrativa dei 75 anni che sarà inaugurata a roma il 23 settembre al centro sperimentale 56 cinemagazine Dal 13 aprile 1935, quando è nato da una costola della Scuola Nazionale di Cinematografia, costituita tre anni prima presso la Regia Accademia di S. Cecilia a Roma, il Centro Sperimentale di Cinematografia, Scuola Nazionale di Cinema, ha formato oltre tremila allievi e ha dato al cinema italiano e mondiale centinaia di registi, attori, tecnici. Una fabbrica di talenti come Michelangelo Antonioni, Steno, Luigi Zampa, Pietro Germi, Nanni Loy, Folco Quilici, Marco Bellocchio, Liliana Cavani, Carlo Verdone, Francesca Archibugi, Paolo Virzì, ma anche un trampolino di lancio per i giovani come Gabriele Muccino e Fausto Brizzi, una scuola di formazione per attrici e attori come Arnoldo Foà, Alida Valli, Clara Calamai, Domenico Modugno, Claudia Cardinale, Carla Gravina, Raffaella Carrà, Paola Pitagora, Francesca Neri, Enrico Lo Verso, Stefania Rocca, i giovanissimi Riccardo Scamarcio, Alba Rohrwacher e Carolina Crescentini; direttori della fotografia spesso premiati con l’Oscar: Gianni Di Venanzo, Pasqualino De Santis, Nestor Almendros, Luciano Tovoli, Vittorio Storaro, Giuseppe Lanci; tra gli scenografi, Mario Garbuglia e Beni Montresor; Dino De Laurentiis tra i produttori; molti, infine, coloro che sono divenuti celebri scrittori, come Gabriel Garcia Marquez, Susanna Tamaro e Melania Mazzucco. In un volume curato da Alfredo Baldi, e con una Mostra, rassegne, una giornata intera di festeggiamenti ufficiali il 23 Settembre nella sua sede romana, il Centro, minacciato dai tagli e molto amato dai suoi studenti che per difenderne l’integrità e il primato sono scesi perfino in lotta quest’anno, guarda avanti ma non perde la memoria. Nel volume a cura di Baldi, per esempio,ripercorre sinteticamente, ma al tempo stesso con la necessaria completezza, attraverso un racconto in stile piano e scorrevole, i suoi primi tre quarti di secolo senza dimenticare tutte le sue realtà, oltre la scuola, dal prestigio della Cineteca Nazionale, oggi uno tra i più eminenti archivi d’Europa, alla Biblioteca, alle attività editoriali, antiche quanto il Centro e con una storia gloriosa alle spalle, finoalle “new entries”, le sedi regionali della Scuola - Torino, Milano e Palermo - e le attività di produzione culturale. Più di metà del volume è dedicata alle testimonianze sul Centro, quelle di molti ex allievi oggi in piena attività sui set: da Roberto Faenza a Peter Del Monte, da Arnaldo Catinari a Francesca Neri, da Paolo Virzì a Fausto Brizzi, da Riccardo Scamarcio ad Alba Rohrwacher, a Carolina Crescentini. Poi le appassionate testimonianze degli attuali docenti della Scuola, ormai autorevoli personalità del cinema italiano: dal preside scenografo Andrea Crisanti a Roberto Faenza, Giancarlo Giannini, Roberto Perpignani, Giuseppe Rotunno, Federico Savina, Piero Tosi. Un percorso affascinante e insolito, un sentiero poco esplorato, una piccola, ma completa “storia del cinema italiano” per dirla con Baldi, lungo tre quarti di secolo. cinemagazine 57 L'avventurosa storia della prestigiosa Scuola Nazionale del cinema italiano negli estratti dal libro di Alfredo Baldi che la celebra in quest'anticipazione a "Cinemagazine" Tre quarti di secolo insegnando i mestieri del set Tra l’agosto e il settembre 1930 su molte riviste di cinema appare la notizia che il 28 luglio, il ministro Giuseppe Bottai e il sottosegretario Alessandro Lessona hanno costituito ufficialmente la Scuola Nazionale di Cinematografia. All’avvenimento viene dato particolare risalto sulla rivista fondata e diretta da Alessandro Blasetti, «cinematografo». La scuola è la prima del genere e la presidenza viene assunta dallo stesso ministro Bottai il quale nomina preside lo scrittore Corrado Pavolini. L’11 novembre poi è istituita ufficialmente la Scuola Nazionale di Cinematografia presso la Regia Accademia di Santa Cecilia, in Roma. La presidenza della Scuola è assunta dal presidente dell’Accademia, il conte Enrico di San Martino, personalità di prestigio della cultura dell’epoca; la direzione e il corso di “arte scenica”, cioè recitazione, sono affidati a uno scrittore di teatro, il conte Guglielmo Zorzi, mentre 58 cinemagazine il corso di dizione è tenuto dall'attrice teatrale Teresa Franchini: formazione dei soli attori con corsi che durano sette mesi, cinque di teoria, gli ultimi due di pratica, al termine dei quali è rilasciato un diplomar. Giungono, da tutta Italia, ben 485 domande e il 26 marzo 1932 hanno inizio le lezioni, con 28 allievi. La realtà della Scuola, tuttavia, non corrisponde ai programmi e alle aspettative. L’anno successivo, 1933, la direzione della Scuola è affidata ad Alessandro Blasetti, che si impegna a far girare un film agli allievi, sotto la sua direzione, nei teatri di posa della Cines, la cui collaborazione è stata nuovamente assicurata. La costituzione, nel settembre 1934, del Sottosegretariato per la Stampa e la Propaganda e, nel suo ambito, della Direzione Generale per la Cinematografia, mostra un nuovo interesse del regime per le problematiche legate alla creazione e al mantenimento del con- senso popolare. La Scuola Nazionale di Cinematografia, che per tre anni aveva vissuto stentatamente, quasi ignorata dagli stessi organismi statali da cui dipendeva, diviene oggetto di immediato interesse da parte del sottosegretario Galeazzo Ciano, genero di Mussolini, e del direttore generale della Cinematografia Luigi Freddi, uomo politico vicino al Duce, molto influente in campo cinematografico. Tra gli attori dell’epoca il Centro laurea Walter Lazzaro, Otello Toso, Maria Denis, Andrea Checchi; tra i registi, Vinicio Marinucci, po destinato a diventare a lungo Presidente del Sngci, e Primo Zeglio, Luigi Zampa.. Tra le curiosità nel 1932 fece domanda di ammissione, non accolta, la diciannovenne Elsa Morante, mentre nel maggio 1934 non si presentò al colloquio la signorina Romilda Villani, proprio lei, la mamma di Sophia Loren che sarebbe nata due anni dopo Chiarini e Freddi preparano il progetto didattico della nuova scuola e il 13 aprile 1935 un decreto del Prefetto di Roma modifica in Centro Sperimentale di Cinematografia la denominazione della Scuola Nazionale di Cinematografia. Il Centro è ufficialmente nato. Dipende dal Sottosegretariato per la Stampa e la Propaganda e ha la sua sede a Roma, in Villa Umberto I, ora Villa Borghese, nei locali dell’Aranciera. Per 50 allievi il primo bando Il 18 aprile viene pubblicato il primo bando di concorso del Centro, pubblicizzato ampiamente dalla stampa. Ai corsi, ma alla fine ne entrano 131e gli insegnamenti sono affidati tra gli altri ad Alessandro Blasetti, Antonio Valente, Teresa Franchini, Corrado Pavolini, Jacopo Comin, Giuseppe Capponi e Pietro Aschieri, Enrico Prampolini e così via. A via Tuscolana si va alla fine del 1939. Su una superficie di 38.400 metri quadrati di terreno la superficie coperta è di circa 5000 metri quadrati, di cui 1250 occupati da un grande teatro di posa, uno dei maggiori d’Europa all’epoca. La nuova sede viene solennemente inaugurata il 16 gennaio 1940 da Mussolini, accompagnato dai gerarchi più in vista: Alessandro Pavolini, ministro della Cultura Popolare, e Giuseppe Bottai, ministro per l’Educazione Nazionale. Nel maggio del 1940 inizia ufficialmen- te l’attività dei teatri di posa del Centro con la lavorazione del film La peccatrice, nel quale sono coinvolti numerosi allievi, delle sezioni artistiche come di quelle tecniche. La regia è di Amleto Palermi, la sceneggiatura di Palermi con Umberto Barbaro, Luigi Chiarini e Francesco Pasinetti, i tre intellettuali che esprimevano la linea culturale dell’istituto. Via delle cinque lune, primo film diretto da Chiarini con il concorso di docenti, allievi ed ex allievi dell’istituto, nasce un anno dopo . E Chiarini su «Bianco e Nero» puntualizza: «Questo primo film interamente girato negli stabilimenti del Centro Sperimentale di Cinematografia, va dunque considerato come una produzione tipica del Centro stesso, realizzata allo scopo di concretare i risultati ottenuti attraverso un’accurata preparazione ed una intensa attività». Anche ne La bella addormentata, realizzato nella primavera 1942 e anch’esso diretto da Chiarini, sono impegnati gli allievi e i teatri di posa del Centro. Nel 1943, infine, Chiarini dirige al Centro un terzo film, La locandiera. L’edizione è però interrotta dal precipitare della guerra e dall’armistizio dell’8 settembre 1943, così che il film vede la luce solo nel Natale del 1944, nella Repubblica di Salò. La caduta del regime fascista il 25 luglio 1943 è salutata con entusiasmo dagli ambienti antifascisti del cinema, soprattutto tra gli ex allievi del Centro legati alla rivista «Cinema», come Giuseppe De Santis, Michelangelo Antonioni, Gianni Puccini, Massimo Mida. Per la storia escono dal CSC nel 1936 Corrado Alvaro, Pietro Ingrao, Domenico Paolella, Gianni Puccini e Cesare Giulio Viola (tutti allievi di regia); nel 1937 Elena Zareschi (recitazione), Mario Pannunzio, Stefano Vanzina (Steno) e Luigi Zampa (regia), Sante Monachesi (scenografia); nel 1938 Gianni Agus, Clara Calamai, Andrea Checchi, Dino De Laurentiis, Arnoldo Foà, Pietro Germi, Mariella Lotti, Elli Parvo, Massimo Serato e Alida Valli (recitazione), Vittorio Cottafavi (regia), Vittorio Nino Novarese, vincitore di due premi Oscar per i costumi nel dopoguerra (scenografia); nel 1939 Otello Toso (recitazione); nel 1940: Carla Del Poggio e Irasema Dilian (recitazione), Massimo Mida (regia), Gianni Di Venanzo (fotografia); nel 1941 Adriana Benetti (recitazione), Michelangelo Antonioni, Giuseppe De Santis e Sergio Sollima (regia); nel 1942 Leopoldo Trieste (regia), Luigi Scaccianoce (scenografia), Massimo Dallamano (fotografia); nel 1943, infine, Achille Togliani (recitazione), Maurizio Barenson (regia), Flavio Mogherini (scenografia). cinemagazine 59 Alla fine del 1947 il consiglio direttivo accetta le dimissioni di Barbaro, sostituito nella direzione del Centro dal giovane Francesco Pasinetti. Critico e storico del cinema, regista e sceneggiatore, era stato insegnante di storia del cinema fin dal 1935. Poi con la scomparsa di Pasinetti arriva Giuseppe Sala, legato ad Andreotti. Chiarini conserva la direzione di «Bianco e Nero», ma poco dopo è sollevato anche da quell’incarico. Tra gli allievi di questi primi anni nel 1947 Angelo Maria Ripellino in regia; nel 1948 Renato De Carmine, Maria Grazia Francia e Fulvia Franco in recitazione, Lucio Fulci e Gian Luigi Polidoro in regia, Pasqualino De Santis in fotografia, Gianni Polidori in scenografia; nel 1949 Marco Vicario e Carlo Hintermann in recitazione, Nanni Loy e Francesco Maselli in regia, Mario Garbuglia in scenografia, Ugo Pericoli in costume; nel 1950 Antonello Falqui in regia. Tra il 1953 e il 1958 escono dal Centro numerosi allievi che si affermeranno nella professione. Nel 1953 terminano gli studi di recitazione Vittorio Congia e Antonio Cifariello; nel 1954 Nestor Almendros quelli di fotografia, Luigi Di Gianni, Sergio Capogna, Yasuzo Masumura e Marco Leto di regia; nel 1955 Gabriel Garcia Marquez studi regia, Lucia Mirisola si diploma in costume, Gianni Minervini 60 cinemagazine in produzione; nel 1956 Juan Manuel Puig e Umberto Lenzi in regia; nel 1957 Claudia Cardinale e Carla Gravina in recitazione, Veliko Bulajic, Ernesto Gastaldi e Tonino Valerii in regia, Vera Marzot in costume; nel 1958 Marina Malfatti in recitazione, Luis Font, Gianfranco Mingozzi e Franco Rossetti in regia, Luciano Tovoli in fotografia. Nel 1968 la gestione commissariale, è affidata a Roberto Rossellini, a cui vengono affiancati Floris L. Ammannati e Fernaldo Di Giammatteo. Nel 1959 si diplomano Rosalba Neri in recitazione e Giuseppe Ferrara in regia; nel 1960 Graziella Granata e Raffaella Carrà in recitazione e Vittorio Storaro in fotografia; nel 1961 Enzo Battaglia, Liliana Cavani e István Gaál in regia, Francesco Bronzi in scenografia; nel 1962 Stefano Satta Flores in recitazione, Silvano Agosti, Paul Bartel, Marco Bellocchio e Gustavo Dahl in regia; nel 1963 Paola Pitagora in recitazione, Luigi Perelli in regia, Giuseppe Lanci in fotografia; nel 1965 Roberto Faenza in regia; nel 1966 Emidio Greco in regia e Delia Boccardo in recitazione; nel 1967 Enzo Porcelli in produzione. Alla fine del 1968 è approvato il nuovo Statuto del Centro e Rossellini è nominato presidente, con Floris Ammannati e Fernaldo Di Giammatteo vicepresidenti. Ma il periodo rosselliniano si chiude con molte polemiche: sono pochi gli allievi di quegli anni che riescono ad affermarsi nella professione: Olimpia Carlisi, attrice, e Peter Del Monte, regista, diplomati nel 1969; il regista Mario Garriba, nel 1971, ii registi Carlo Verdone e Vito Zagarrio nel 1974. Nel maggio 1978 entra in vigore il “nuovo” Statuto del CSC, ma la gestione straordinaria continua, Dopo quasi quattro anni di attesa, nel febbraio 1982 il ministro Nicola Signorello nomina finalmente il consiglio; presidente è Giovanni Grazzini, Enrico Rossetti è vicepresidente, Ernesto G. Laura è nominato direttore generale. Tra gli allievi di questo periodo oltre alla scrittrice Susanna Tamaro,Stefano Reali, diplomato nel 1980, e Francesca Archibugi, che realizza nel 1982 come saggio di diploma il cortometraggio La guerra appena finita. Passano gli anni e nel settembre 1988 il ministro dello Spettacolo scioglie il consiglio d’amministrazione e nomina commissario straordinario la regista Lina Wertmüller, assistita dai subcommissari Rocco Moccia e Caterina d’Amico. Alla fine del 1988, con l’impulso della Wertmüller e l’appassionata direzione di Caterina d’Amico, riprende l’attività didattica e si apre il biennio 1988-1990. Poi nell’aprile 1998 si insedia il nuovo consiglio presieduto da Lino Miccichè. Durante le gestioni Grazzini, Wertmüller, Bini, Caldiron e Miccichè, sono usciti dal Centro numerosissimi allievi che si sono poi affermati nella professione. Nel 1985 Bruno Pupparo si era diplomato in tecnica del suono, Gianluca Arcopinto in produzione, Arnaldo Catinari, Fabio Iaquone e Fabio Zamarion in fotografia; nel 1987 si diplomano Iaia Forte e Francesca Neri in recitazione, Heidrun Schleef in regia, Paolo Virzì e Doriana Leondeff in sceneggiatura, Francesca Calvelli e Jacopo Quadri in montaggio, Maurizio Forestieri in cinema d’animazione; nel 1990 Enrico Lo Verso in recitazione, Gianfranco Pannone in regia, Francesco Bruni, Luigi Guarnieri e Melania Mazzucco in sceneggiatura, Alessandro Piva in montaggio; nel 1991 termina regia Gabriele Muccino e nel 1992 Gianni Zanasi; nel 1994 Paola Minaccioni si diploma in recitazione, Paolo Franchi in regia, Francesca Cima e Nicola Giuliano in produzione; nel 1996 completano gli studi le attrici Irene Ferri, Maddalena Maggi e Stefania Rocca; nel 1997 si diplomano Salvatore Mereu, Francesco Munzi ed Eros Puglielli in regia; nel 1998 Sonia Aquino e Gioia Spaziani in recitazione; nel 1999 Costanza Quatriglio in regia. Nell’aprile 2002, alla scadenza del quadriennio, il consiglio di amministrazione è rinnovato completamente ed è nominato presidente Francesco Alberoni, che chiama in consiglio Dante Ferretti, Carlo Rambaldi, Giancarlo Giannini, Gavino Sanna. Il principale obiettivo conseguito nel 2009 è la riforma del sistema didattico della Scuola Nazionale di Cinema di Roma, in coincidenza con l’avvicendamento nella direzione. Oggi Andrea Crisanti, prestigioso scenografo, è preside dopo Giuseppe Cereda (vicepreside è Giovanni Oppedisano.) Esteso al Nord e in Sicilia, il Centro ha moltiplicato le sue opzioni. In questi ultimi anni, docenti di riferimento della Scuola Nazionale di Cinema sono Giuliano Montaldo (ora sostituito da Roberto Faenza), Giancarlo Giannini, Giuseppe Rotunno, Piero Tosi, Andrea Crisanti, Federico Savina, Roberto Perpignani (ora Annalisa Forgione), Francesco Bruni (ora Franco Bernini) e Domenico Maselli. Ma hanno contribuito all’attività didattica del Centro, sia nella sede di Roma sia in quelle regionali, autori, professionisti e artisti come Gianni Amelio, Nicolò Ammanniti, Giorgio Arlorio, Marco Bellocchio, Paolo Benvenuti, Bruno Bozzetto, Cristina Comencini, Paola Cortellesi, Flavio De Bernardinis, Aurelio De Laurentiis, Steve Della Casa, Matteo Garrone, Enrico Ghezzi, Franco Giraldi, Nicola Giuliano, Marco Giusti, Carlo Lizzani, Giuseppe Lanci, Mario Maldesi, Umberto Marino, Vera Marzot, Andrea Molajoli, Vincenzo Mollica, Nanni Moretti, Marco Müller, Maurizio Nichetti, Ermanno Olmi, Giuseppe Piccioni, Francesco Piccolo, Domenico Procacci, Gabriele Salvatores, Daniele Segre, Mario Sesti, Paolo Sorrentino, Luciano Tovoli, Riccardo Tozzi, Lina Wertmüller, Maurizio Zaccaro. E da due anni si produce: la CSC Production srl è un valore aggiunto anche sul mercato. Presidente della società è lo stesso Francesco Alberoni, amministratore delegato è Marcello Foti, direttore generale Elisabetta Bruscolini. Nel 2010 vanno segnalati altri straordinari risultati raggiunti dalla Scuola. Sia il David di Donatello che il Nastro d’argento per il miglior regista esordiente sono stati assegnati a Valerio Mieli per il film Dieci inverni., prodotto dal CSC. E nella stessa “cinquina” di Mieli c'era Susanna Nicchiarelli, diplomata nel 2003, con il suo film d’esordio Cosmonauta. Nicola Nocella, diplomato nel 2006, ha ricevuto, durante l’annuncio delle candidature ai Nastri d’argento 2010, la menzione speciale come miglior attore esordiente per il film Il figlio più piccolo di Pupi Avati e ha vinto il Globo d’oro come miglior attore emergente. Uno speciale Globo d’oro, infine, è stato assegnato alla SNC come eccellenza del cinema italiano. La nomina del nuovo conservatore della Cineteca Nazionale, Enrico Magrelli, ha dato nuovo impulso al suo rilancio cinemagazine 61 SPECIALE Apre l'Album 2010 l'intervista con il direttore Claudio Gubitosi: «È straordinario che il Festival continui a crescere nonostante le difficoltà generali del cinema e delle rassegne che ne parlano». Il prossimo traguardo? La formazione. GIFFONI I nostri primi Solo una tappa. Andiamo avanti… di Francesca Pierleoni 62 cinemagazine «Quarant’anni sono importanti, ammetto che pensare di averli vissuti fa effetto, ma sono solo una tappa. Non amo le celebrazioni, io guardo sempre avanti verso il futuro». Così, chiusa l’edizione più importante, celebrativa e ricca di spunti, personaggi e naturalmente di film, il direttore del Festival, di Giffoni Claudio Gubitosi, ne parla con Cinemagazine festeggiando l’importante anniversario raggiunto con la manifestazione nata nel 1971. Anche quest’anno, Giffoni ha ottenuto un grande successo, con oltre 10.000 presenze al giorno per un totale di 150 mila presenze; 162 film in programma (63 lungometraggi e 99 cortometraggi in concorso, e fuori concorso, 11 anteprime delle major); oltre 3000 i giurati dai 3 ai 23 anni provenienti da 43 nazioni e 150 città italiane, e una copertura mediatica che ha visto Giffoni seguito da 54 network televisivi. Per Gubitosi «Il bilancio di questa 40/a edizione è soprattutto emotivo: quello che portano a casa i ragazzi. Tante esperienze, incontri, le diversità che diventano partecipazione, 1.500 famiglie che hanno adottato questi ragazzi, culture, religioni tutte qui unite in un unico interesse: quello di partecipare ad un grande evento, parlando, cinemagazine 63 giffoni film festival esprimendosi ed essere protagonisti». Spiega con un filo di emozione Gubitosi: «Ho la possibilità di incontrare i ragazzi tutti i giorni, li guardo, e quando vedo che sorridono so che sono felici - ha spiegato - Inoltre sono contento di vedere che il Festival diventa sempre più forte ogni anno che passa, gli artisti hanno voglia di essere presenti a Giffoni, il che significa che abbiamo costruito una filiera che funziona». «Sì, la cosa più importante è che in un momento di difficoltà generale Giffoni continui a crescere, una soddisfazione assoluta e una straordinaria risposta alla crisi di tutti. Il prossimo traguardo è la Giffoni Multimedia Valley, un grande progetto che consentirà l’ingresso nel mondo della formazione e della produzione di film, fiction e cartoni. Avrà cineteche, due sale di produzione e un museo del cinema. I lavori dovrebbero finire nel 2014 e alla posa della prima pietra, il 15 settembre, ci sarà il presidente Napolitano. Mi sembra incredibile che stiamo riuscendo finalmente a farla nascere quando penso che 40 anni fa, all’inizio, da veri pionieri non avevamo neanche una linea telefonica nostra». Qual è il segreto di un successo che è cresciuto nel tempo e ha consolidato formula e richiamo internazionale? «In un momento difficile come quello di oggi abbiamo saputo accettare tutte le sfide, reagendo proprio in un momento di grande confusione dove l’arte in generale, patrimonio universale di questo Paese, deve far sentire forte la voce del disagio e di non essere considerati un lusso superfluo. Giffoni ha dimostrato di essere un generatore di risorse anche creative, umane, sociali, ed è un evento esportabile ovunque, dagli Stati Uniti all’Australia. Per il 2011 ci hanno chiesto di creare una versione del Giffoni in Bahrein e ci sono accordi con il Tribeca Film Festival e con una kermesse che si svolgerà a Doha». Questo, aggiunge Gubitosi «è un festival a impatto zero sull’ambiente, costa 1/4 degli altri grandi festival italiani, ma c’è una restituzione totale attraverso il movimento turistico e economico che genera e ogni anno produce 250 giornate di attività». E per la prossima edizione di Giffoni, sono già state annunciate le date, dal 20 al 30 luglio 2011 e il tema: Il Link. «lo abbiamo scelto – ha detto Gubitosi - perché sempre di piu’ sono fondamentali, in questo Festival, le connessioni ed i legami che queste generano - ha concluso Gubitosi - Tra i ragazzi, che vengono da tutte le parti del mondo; tra le idee, che possono nascere solo dal confronto; tra la realta’ locale e quella globale, con cui ognuno di noi, nel terzo millennio, è ormai chiamato a confrontarsi». Giovanni Veronesi e Valeria Solarino in cattedra: masterclass per due Dall'Album del festival Claudio Gubitosi con Claudia Pandolfi 64 cinemagazine Anche Giovanni Veronesi e Valeria Solarino sono stati tra i protagonisti di una Masterclass. Lui ha subito ironizzato sulla Mostra e sui registi che vi partecipano e anche sui premi: «Non voglio essere rivalutato. Se mi invitano da vecchio, m’arrabbio!», ha detto, aggiungendo poi, sempre con ironia: «Se decidono di darmi il Leone alla Carriera ad ottant’anni, giuro che glielo tiro dietro! Ma se me lo danno domani, lo prendo subito!». Valeria, che ha anticipato il nuovo film di Michele Placido su Vallanzasca ha parlato invece molto del cinema italiano: «Non conoscevo bene Vallanzasca. È stato difficile ma Michele è un grande regista, crede profondamente in quello che fa e capisce un attore perché lui lo è per primo. La pellicola susciterà molte polemiche, ma spero che alla critica piacerà per quello che è», ha spiegato del Vallanzasca. Poi, sul cinema italiano: «Non mancano i giovani talenti e la cultura c’è, ma bisogna educare le nuove generazioni all’arte. Quando il pubblico richiederà cultura allora ci saranno meno tagli». Prossimamente, Valeria Solarino sarà al Teatro Stabile di Torino. cinemagazine 65 Susan Sarandon Premio Truffaut alla carriera «Sogno un film con Bertolucci» Tra le star dell’edizione quarantenne Susan Sarandon, dal cast di Wall Street: il denaro non dorme mai di Oliver Stone, è arrivata a Giffoni conquistata dalla formula del festival e ha piantato con il direttore Claudio Gubitosi il primo di 40 alberi di leccio, che porteranno i nomi di altrettanti piccoli giurati del Festival, che saranno poi trasferiti dalla guardia forestale nel Parco Nazionale del Cilento, dove potrà nascere un vero e proprio “bosco incantato” in cui i ragazzi di ogni parte d’Italia possano piantare un albero della propria regione di provenienza. «Mi sarebbe piaciuto girare con alcuni grandi registi italiani» ha raccontato l’attrice incontrandoi ragazzi.«Sogno in particolare un film con Bernardo Bertolucci: per lavorare con li corro anche subito». Ospite d’eccezione per ritirare il Premio Truffaut alla carriera, Susan Sarandon è profondamente legata all’Italia: suo nonno paterno era di Ragusa e sposo’ una giovane di Firenze e sua figlia è nata dall’unione con il regista Franco Amurri. L'attrice ha parlato dei suoi futuri impegni: «Sarò una madre di due fratelli scapestrati, uno fragile e smidollato e uno prepotente e dominatore, nel film Jeff who lives at home, una commedia scritta, prodotta e diretta dai fratelli Mark e Jay Duplass». L’attrice ha poi affrontato l’attualità e la politica, sul presidente Obama, sulla guerra («Bisognerebbe lasciare l’ Afghanistan. Non è una guerra giusta, troppe vite umane e troppi soldi spesi») e sulla pena di morte, tema al centro di Dead man walking, diretto dall’ex marito Tim Robbins, che interpretò con Sean Penn. 66 cinemagazine Martin Luther King per Samuel L. Jackson? Ha annunciato che è protagonista di ben dieci film appena interpretati: Samuel L. Jackson ha svelato anche che dibaver letto un copione per The Mountain Top, sull’ultima notte di Martin Luther King, «ma non posso ancora confermare nulla». Tanti i generi che l’attore, molto amato dal pubblico dei teengers ha sperimentato, nel tempo: «Ho lavorato in film come Ironman, che appartiene al filone dei supereroi, e sono felice di aver girato anche Snakes on a plane, un ‘crazy film’, così come di essere stato diretto da registi del calibro di Spike Lee (con Jungle Fever vinse il premio a Cannes) e Quentin Tarantino (Pulp Fiction). Oggi i generi che vanno per la maggiore sono i teen-movies e i film con vampiri, è molto più difficile produrre film con tematiche più mature, oltre a promuovere un cinema indipendente». Importante per l’attore afro-americano è il legame tra le nuove generazioni e il grande schermo: «Spero davvero che i ragazzi si affaccino al cinema, perché hanno occhi vergini e un animo pulito». Truffaut anche per il “professor” Ligabue Premio Truffaut anche per il Liga che ha partecipato ad una Masterclass coi i giurati del festival davanti ad un pubblico da stadio (oltre 2mla persone). A loro Luciano Ligabue ha dato qualche anticipazione sul documentario Niente paura, diretto Piergiorgio Gay e prodotto da Lionello Cerri, in arrivo fuori concorso alla 67° Mostra di Venezia, poi in sala il 9 settembre con Bim. «I veri protagonisti del documenta- rio sono le persone comuni e altri personaggi più noti (tra gli altri, Carlo Verdone, Fabio Volo, Paolo Rossi), io sono solo il sottofondo. Ho letto alcuni articoli della Costituzione e partendo da questi ho detto la mia», ha spiegato il rocker, anche scrittore e regista. Il progetto è nato un anno e mezzo fa, racconta: «Quando Piergiorgio Gay e Lionello Cerri me ne parlarono, ho pensato fosse davvero molto ambizioso e complesso. Parlare del nostro paese, delle sue storie e delle sue trasformazioni attraverso anche la mia voce e le mie canzoni mi sembrava davvero molto impegnativo, ma mi sono fidato e sono contento. Ho dato l’autorizzazione per usare alcuni delle mie canzoni ed altre le ho riadattate in versione acustica. Adesso sono molto curioso di vedere e capire le reazioni degli spettatori. Si tratta di un atto d’amore per l’Italia». Mr.Avatar: «Qui a Giffoni è come un concerto rock!» Segnando un vero e proprio record, non solo per il Festival, Sam Worthington, subito ribattezzato ‘Mister Avatar’, è rimasto sul red carpet del Festival per ben 32 minuti, concedendosi generosamente a giornalisti, fotografi e soprattutto ai giurati della Cittadella. «Giffoni? E’ come stare a un concerto rock», ha commentato entusiasta. «I ragazzi mi hanno ispirato, capisco perché questo festival sta ormai crescendo in maniera esponenziale». Tra i nuovi impegni, nei prossimi mesi girerà il film fantasy The Last Days of American Crime, adattamento di un fumetto americano. cinemagazine 67 giffoni film festival Michele Riondino dal Cilento al Lido Ha raccontato ai ragazzi i suoi esordi, poi gli impegni attuali Michele Riondino, che a Giffoni ha annuciato il premio che riceverà a Venezia, il nostro Biraghi con Nicole Grimaudo. «Ho cominciato suonando la chitarra e cantando verso i quindici anni con un forte desiderio di fare qualcosa di artistico» ha raccontato i ragazzi del Festival. Tornando al presente, per Noi credevamo di Mario Martone, in concorso al Lido, ha ammesso di aver «dovuto studiare molto per entrare nella parte e il confronto con personaggi come Mazzini, Crispi e Cavour non è certo facile». Omaggio a Carlo Rambaldi da parte del figlio Victor In anteprima mondiale il documentario L’occhio, la mano, il viaggio, in cui il genio di Carlo Rambaldi rivive attraverso gli occhi di suo figlio Victor. «Questo documentario vuole mostrare il suo lato più sconosciuto, quello di un artista alla continua ricerca di un’assoluta e, per certi aspetti, irripetibile originalità», ha detto l’autore, ricordando il progetto multimediale che celebra Carlo Rambaldi nel 55° anniversario della sua carriera. con un libro ed una mostra itinerante che dal 68 cinemagazine 2011 al 2013 toccherà diverse città italiane e straniere. Isabella Ragonese «Tra tante vite la mia» Isabella Ragonese al premio Giffoni Experience: «Mi ha colpito che una ragazza ha detto di essersi appassionata alla mia filmografia solo dopo aver visto La nostra vita di Daniele Luchetti. Aver motivato qualcuno a vedere altri film mi ha quasi commossa». «Non so cosa mi aspetta al Lido ma questa manifestazione, ha rappresentato già molto per la mia carriera». Scorciatoie in corto per la Omaggio Maria Rosaria Omaggio ha fatto da madrina al filmaker romano Simone Barbetti per il cortometraggio Scorciatoie, nel quale interpreta la madre del protagonista, presentato nella sezione Verso Sud. Nel cast del corto, anche Elda Alvigini (I Cesaroni) e Tommaso Ramenghi (Lavorare con lentezza di Guido Chiesa). Piera Degli Esposti e la pena di morte Una commossa Piera Degli Esposti ha accompagnato il corto Come si deve di Davide Minnella, in cui ha il ruolo di una cuoca di un carcere di massima sicurezza che ha come compito quello di preparare l’ultimo pasto per i condannati a morte: «Far vedere a Giffoni questo film è stata un’esperienza unica: tutti i ragazzi dicono no alla pena di morte», Nicolas Vaporidis: Produrmi? Una svolta! Nicolas Vaporidis: «Ho deciso di produrmi da solo ed è stata una grande svolta. Abbiamo cercato fondi e alla fine la Medusa ha sposato il nostro progetto, Tutto l’amore del mondo Tra le sue nuove sfide, ha detto di essere affascinato dal cinema statunitense: «Direi di si a qualunque proposta. Adoror Sofia Coppola, Tarantino e Martin Scorsese». Ficarra e Picone tra tv, teatro e cinema Salvo Ficarra e Valentino Picone : «Siamo a un festival per ragazzi molto importante visto che i giovani sono il nostro futuro». Poi hanno scherzato sulla loro esperienza cinematografica: «Facciamo cinema commerciale. Lo scopo principale dei nostri film? E’ innanzitutto, inevitabilmente, l’incasso!». Caterina Murino contro tutti i "tagli" Caterina Murino: «L’Italia sta vivendo un momento poco felice a causa della politica. All’estero, ad esempio in Francia, hanno più cura per la propria cinematografia, a differenza del nostro paese in cui si chiudono 400 teatri in un anno», denuncia l’attrice, impegnata nelle riprese di un film per la Bbc con Rufus Sewell. Ambra tra teatro, con Bellocchio, e cinema Ambra Angiolini: «Porterò sul palcoscenico una rivisitazione del film di Marco Bellocchio I pugni in tasca. Sarà lo stesso a Marco a seguire le scene, mentre la regia è affidata a Stefania De Santis». E il cinema? Tre i nuovi film in uscita: Immaturi di Paolo Genovese, Tutti al mare di Matteo Cerami e Notizie degli scavi di Emidio Greco, fuori concorso alla Mostra. Per il fran finale De Sica e Pupi Avati Christian De Sica e Pupi Avati sono stati gli ospiti di chiusura a Valle Piana: l’attore, a dicembre in sala con Natale in Sudafrica, ha ricevuto il Premio Giffoni Experience 2010, arrivato dopo il Nastro D’argento come Miglior protagonista (insieme a Elio Germano) proprio per Il figlio più piccolo di Pupi Avati. Il regista, a Giffoni, ha tenuto l’ultima Masterclass in cartellone. Conquistando il pubblico e anche… i figli più piccoli Dai tempi dell’ufficio al bar al formato kolossal di oggi, la leggenda della rassegna che ha conquistato anche Truffaut. Ecco Giffoni raccontata da un cronista “storico” Un angolo di Paradiso nel Paese dei Festival di Tonino Pinto Sono arrivato a Giffoni per la prima volta 35 anni fa, alle tre del pomeriggio di una giornata con 40 gradi all’ombra, a bordo di una BMW fiammante. Ero alla fine di una stagione intensa di lavoro, allora al Tg3, e quell’incarico l’avevo accettato, come succede spesso prima delle vacanze, un po’ per forza. Allora l’ufficio del Festival era in una scuola. Ricordo di esserci andato dal paese vicino, dove c’era l’unico albergo: cerco di entrare per parlare con la redazione e mettermi al lavoro ma è tutto chiuso. «Ora di pranzo», mi spiegano laconicamente. Mi riparo dal caldo rovente in una pasticceria a due passi e per fortuna mi riconoscono. Conquisto un tavolo, un telefono... Insomma, quel bar diventa il mio ufficio… Ma l’arrabbiatura mi è passata quando ho capito che anche in quella pasticceria è nata l’utopia di questo festival che ha un pregio assoluto, mai smentito nei suoi primi quarant’annI: una formula straordinaria, essenziale, come l’ha definita per primo Truffaut, che funziona dall’Africa al Giappone, e dall’anno prossimo anche in Bahrein perché Giffoni sa parlare ai ragazzi. Lo scopo del Festival, del resto, è chiaro: avvicinare i ragazzi non solo al cinema ma anche un confronto generazionale attraverso i temi che si trattano. Si sono innamorati di questo festival personaggi di tutto il mondo, come Meryl Streep, Robert de Niro, che un anno preferì venire qui piuttosto che andare a Venezia. E anche Carlo Rambaldi. Da quella scuola e quell’ufficio in pasticceria, certo, è cambiato molto: si è arrivati in 40 anni a una città del cinema vera e propria che ospita durante il festival 3000 bambini da tutto il mondo e da 150 città italiane. Vengono proposte anteprime e arrivano decine di ospiti. Quest’anno si è andati da Susan Sarandon, anche lei subito conquistata da Giffoni a Isabella Ragonese, la madrina di Venezia quest’anno. Dal mio secondo anno a Giffoni, ho iniziato a farne parte. Claudio Gubitosi mi chiese di condurre le conferenze stampa con tutti i divi e a me è venuta l’idea di fare delle ‘non conferenze stampa’, incontri molto informali e amichevoli, che permettessero di far uscire dalle parole qualcosa di diverso. Ed è puntualmente successo, perfino Meryl Streep ne è stata conquistata e, a sorpresa, si è messa a cantare O Sole mio. I grandi divi a Giffoni li ho visti cambiati, più veri, finalmente liberi da molti condizionamenti dei loro entourage. Li ho visti letteralmente ricaricarsi di vita, grazie a tutta l’energia che viene dai ragazzi, dalle loro curiosità, dal loro entusiasmo… Sarà forse perché il linguaggio e lo stile dei grandi festival istituzionali e di quelli che vogliono imitarli sceglie soprattutto il tappeto rosso, il gossip, la promozione, ma qui la curiosità spinge a guardare cosa c’è dietro e a raccontare solo la facciata. Auguri, Giffoni angolo di paradiso nel Paese dei Festival... cinemagazine 69 70 cinemagazine cinemagazine 71 LOCARNOFILMFEST Grande stagione per l’Italia nella 63.ma edizione del Festival Lassù qualcuno ci ama… Festeggiati Rosi alla carriera e Chiara Mastroianni . E a p p l a u s i a l d e b u t t o c i n e m a t o g r a f i c o d i Va l e r i a G o l i n o Squadra italiana decisamente forte quella che Locarno ha presentato nel corso del festival che ha concluso la sua 63.ma edizione. Con il film in concorso (Pietro di Daniele Gaglianone), uno fuori gara (il documentario Io sono Tony Scott. La storia del più grande clarinettista del jazz di Franco Maresco), l’attrice Anita Caprioli nella giuria di ‘Cineasti del presente’, l’omaggio a Corso Salani, un cortometraggio (Armandino e il Madre, debutto dietro la macchina da presa di Valeria Golino) l’Excellence Award Moët&Chandon 2010 è stato inoltre consegnato a Chiara Mastroianni e un titolo italiano è spuntato anche nella sezione ‘Pardi di domani’ (La Diarchia di Ferdinando Cito Filomarino, con Riccardo Scamarcio). Nell’anno che ha segnato il debutto di Olivier Père alla direzione artistica, in competizione, insieme ad altri 19 titoli, l’Italia è tornata in concotso con Pietro, girato a Torino, prodotto da Babydoc film e la Fabbrichetta e interpretato da Pietro Casella, Francesco Lattarulo e Fabrizio Nicastro, una storia sul difficile rapporto tra due fratelli che la Lucky Red ha portato in sala dal 20 agosto e del quale il venditore internazionale Ellipsis ha acquistato i diritti mondiali. E’ invece dedicato alla vita di Tony Scott, di origini siciliane, morto a Roma nel 2007, Io sono Tony Scott. La storia del più grande clarinettista del jazz, firmato da Franco Maresco dopo la 72 cinemagazine rottura del sodalizio artistico con Daniele Ciprì, prodotto da Cinico Cinema, Rai Cinema e Sicilia Film. Tra le attrici che hanno partecipato alla manifestazione, oltre ad Anita Caprioli che ha valutato le opere della sezione ‘Cineasti del presente’ riservata da quest’anno alle opere prime e seconde, Chiara Mastroianni il 6 agosto ha ricevuto l’Excellence Award Moët & Chandon 2010, che premia ogni anno uno o più interpreti di spicco della scena internazionale, e ha anche incontrato il pubblico. Come ha detto Père, Chiara Mastroianni, anche nel cast di Homme au bain di Christophe Honoré, «si è dimostrata all’altezza della sua eredità grazie ad una filmografia esigente e prestigiosa, che l’ha vista lavorare con alcuni dei più grandi maestri del cinema e con i migliori registi contemporanei». Per ricordare Corso Salani, invece, che nel 2007 con lo sperimentale Imatra – Confini d’Europa #3 si era aggiudicato a Locarno il premio speciale della giuria Ciné Cinémas, sono stati presentati in ‘Programmi speciali’ Gli occhi stanchi e I casi della vita. L’italia è stata anche rappresentata dal critico Enrico Ghezzi nel ruolo di attore in Les champs brûlants di Catherine Libert e Stefano Canapa (fuori gara), al fianco di Isabella Sandri e Beppe Gaudino, e da Uomini contro di Francesco Rosi in ‘Piazza Grande’. Il Festival, che ha puntato sul cinema europeo ma anche su quello americano indipendente, ad esempio con la commedia romantica Cyrus, interpretata da Marisa Tomei e John C. Reilly, anche al centro di un omaggio speciale, e che ha assegnato il Pardo d’onore al regista svizzero Alain Tanner e al cinese Jia Zhang-ke (del quale sono stati proiettati Platform, del 2000, e il documentario I Wish I Knew), ha poi ospitato proiezioni nella celebre Piazza Grande (tra le quali Mammuth, con Gérard Depardieu, Letters to Juliet, con Amanda Seyfried, Gael Garcìa Bernal, Franco Nero e Vanessa Redgrave, e L’Arnacoeur), la retrospettiva dedicata al maestro della commedia Ernst Lubitsch che ha dato agli spettatori la possibilità di riscoprire in 35mm tutti i film conservati sino ad oggi, e il workshop di coproduzione ‘Open Doors’, con 12 progetti di film provenienti da diversi paesi dell’Asia Centrale e una retrospettiva di titoli accompagnati da importanti autori come Djamshed Usmonov e Aktan Arym Kubat. Tra le sezioni in cartellone, due quelle indipendenti: la selezione di documentari della Settimana della critica e Appellations Suisse, una rassegna delle migliori produzioni svizzere dell’anno. E anche quest’anno eventi, mostre e tavole rotonde hanno completato il programma, mentre il premio Raimondo Rezzonico per il Miglior produttore indipendente è stato attribuito all’israeliano Menahem Golan, fondatore della società Cannon con il cugino Yoram Globus. (fr,palm.) cinemagazine 73 Prima edizione a Ventotene. Un’idea di Loredana Commonara e Mario Sesti con Angela Prudenzi e la figlia del regista, Linda. Bellocchio in giuria al Torino Film Fest Marco Bellocchio sarà il presidente della giuria del concorso internazionale alla 28.ma edizione del Torino Film Festival (26 novembre/4 dicembre), diretto da Gianni Amelio. Il regista era stato ospite l’anno scorso della sezione ‘Figli e Amanti’, in cui aveva proposto un film del passato e dialogato con il pubblico. Con lui, a valutare le opere in gara, c’è anche lo scrittore americano Joe R. Lansdale, autore di, tra gli altri libri, La notte del drive-in, Il mambo degli orsi, Bad Chili, La sottile linea scura, Rumble Tumble, Capitani oltraggiosi e In un tempo freddo e oscuro. Cado dalle nubi di Gennaro Nunziante, fortunato esordio sul grande schermo di Checco Zalone, Globo d’Oro come migliore attore rivelazione in un ifilm che ha ricevuto due candidature (come miglior commedia e miglior canzone originale) ai Nastri d’Argento assegnati dal Sngci. Bilancio positivo per l’Italia a Bruxelles Il cinema italiano a Bruxelles ha decisamente un suo pubblico costante e crescente (al 50% non italiano). I film presentati da gennaio a giugno, uno al mese (Diverso da chi? persone e anche il sito www. sintesi-cinemaitalien.be è visitato da molti appassionati che si registrano anche su Facebook Non solo: i distributori belgi seguono con attenzione l’interesse del pubblico, e gli acquisti dei diritti di film italiani sono aumentati. Anche per questo, l’Associazione Sintesi Europa ha deciso di continuare l’esperienza che fino al 2010 ha relizzato grazie comunque al sostegno della Commission Communautaire française de la Région de Bruxelles-Capitale, della Banca Monte Paschi Belgio e dell’Alitalia; sulla Monte-Carlo compie 10 anni Il Monte-Carlo Film Festival de la Comédie spegne le sue prime dieci candeline dal 23 al 27 novembre, traguardo importante nell’anno in cui la Mostra di Venezia organizza la retrospettiva ufficiale sul cinema comico e i suoi protagonisti, in particolare i grandi dimenticati. Ezio Greggio, ideatore della manifestazione di cui è il presidente, in collaborazione con Mario Monicelli, è fiero di aver inventato una formula vincente: il Monte-Carlo Film Festival ha nel tempo promosso le commedie proponendole all’interesse del mondo della comunicazione, di compratori e distributori che hanno potuto così conoscere anche le produzioni cinematografiche indipendenti tenendo a battesimo film diventati poi campioni d’incassi come Il mio grosso grasso matrimonio greco o tra gli italiani,, Lezioni di cioccolato e, ultimo esempio, 74 cinemagazine cinenews in presenza di Luca Argentero; Si può fare; Dieci inverni; La bella gente; Io, loro e Lara in presenza di Carlo Verdone; e Mine vaganti) hanno avuto complessivamente più di 3500 spettatori, un successo ottenuto soprattutto per l’informazione che vola sul web: pur non avendo un sostegno finanziario adeguato, la newsletter mensile di Sintesi Europa che produce la rassegna italiana, arriva ad un numero incalcolabile di diffusione dell’informazione fatta dall’Ambasciata d’Italia, dal Consolato d’Italia, dall’Istituto Italiano di Cultura, dall’ICE; e sulla disponibilità di Cinecittà Luce e dei distributori italiani e francesi. Riccardo Tozzi una lotteria al cinema? «Credo che sia assolutamente necessario trovare dei meccanismi sostitutivi capaci di garantire al cinema italiano le risorse che fino a ieri erano messe a disposizione dal FUS. Con i produttori stiamo studiando l’ipotesi di organizzare una lotteria sul modello inglese in grado di produrre queste risorse. Personalmente sono convinto che il progetto sia realizzabile ed anche in tempi brevi»: lo ha detto al Giornale dello Spettacolo Riccardo Tozzi, presidente dei produttori dell’Anica convinto che «dal punto di vista produttivo e creativo il cinema italiano goda di ottima anche se manca un’offerta legale di cinema in rete ed è quasi assente una concreta repressione nei confronti della pirateria». A Gianni Minà Il Premio Mezzogiorno Franco Nero sul set con Pasquale Squitieri Presentato nell’ambito della rassegna Le Radici in Cielo, a Roma, nel chiostro di San Salvatore in Lauro, il docufilm Cielo no tiene frontera di Fulvio Benelli, anche autore insieme ad Antonio Fancello, protagonisti nove personaggi che raccontano i percorsi della loro spiritualità. Tra questi, Franco Battiato, il poeta dorgalese Pietro Sotgia, la direttrice del Man di Nuoro Cristiana Collu, Paolo Dall’Oglio, gesuita e ‘anima’ dell’eremo di Mar Musa in Siria, Johannes Kopp, padre Pallottino e insegnante di meditazione zen, il jazzista Paolo Fresu, lo scrittore Marcello Fois, Giampaolo Berto, pittore eclettico e allievo di De Chirico, e Moreno Miorelli, poeta, artista e inventore del Festival di Topolò, sul confine italo-sloveno. La fotografia dell’opera, una coproduzione N’UR srl e luOgo srl., è firmata da Daniele Baldacci, mentre le musiche da Mokadelic, Michael Delia, Marco Erroi, Battista Giorda- Due nuovi progetti da regista tra i quali, L’ostaggio, da una sceneggiatura di Elio Petri per Franco Nero (che sta per tornare sul set come attore per Pasquale Squitieri in Father, storia di un padre apparentemente integerrimo, che in realta’ prepara il giovane protagonista (Andrea Fachinetti) a uccidere, Franco Nero è stato recentemente nel cast di Letters to Juliet, commedia romantica con Amanda Seyfried in uscita ora in Italia, cointerprete è’ Vanessa Redgrave, madre del figlio Carlo, avuto nel 1969. Dopo una separazione durata, almeno ufficialmente, molti anni, in cui sono comunque rimasti amici, i due attori si sono ‘risposati’ 4 anni fa con una cerimonia ‘volutamente senza vincoli legali, ma basata sull’impegno e l’amore’, ha spiegato recentemente la Redgrave. È andato a Gianni Minà il Premio Vittorio Mezzogiorno 2010. Fortemente voluto dalla figlia Giovanna, il riconoscimento è stato istituito nel 2004, a dieci anni dalla prematura scomparsa dell’attore, ed è stato già vinto da: Ascanio Celestini, Teresa Saponangelo, Cristiana Capotondi, Davide Enia, Valerio Mastandrea, Federica Festa, Arturo Cirillo, Elena Borgogni, Oscar De Summa, Mirko Feliziani e Angelo Romagnoli. Premio Speciale 2010 a Michele Placido e a Raffaele La Capria. Docufilm sulla spiritualità a Roma no e Carlo Brignola. La rassegna ‘Le Radici in Cielo’, che si è chiusa il 3 luglio con la prima esecuzione assoluta di Regio Coelis del Maestro Battista Giordano, è ideata e organizzata da Antonio Fancello con la sua ‘N’UR’ - per andare ‘alla ricerca del sacro nel quotidiano’ Nichetti a Fiuggi con Agata e Ulisse Maurizio Nichetti è stato tra gli ospiti del Fiuggi Family Festival, dove ha presentato Agata e Ulisse, film per la televisione realizzato due anni dopo Dr. Clown, interpretato da Elena Sofia Ricci e Antonio Catania. Ci sono voluti tre anni di lavoro per realizzare l’idea di una serie sul paranormale, nata cinque anni fa da un soggetto di Fausto Brizzi e Marco Martani. «Piaceva l’idea, ma mancava la chiave giusta» ha raccontato Nichetti . «Abbiamo lavorato negli ultimi tempi a diverse stesure, fino a quando, prima di girarla, abbiamo trovato questa chiave un po’ magica sulla falsa riga di un giallo». Un Disaster movie per Lars Von Trier Lars Von Trier è di nuovo sul set per Melancholia, un ‘disaster movie’ con risvolti psicologici sul set fino all’8 settembre. Tra gli interpreti, dopo il controverso Antichrist, il regista ha chiamato ancora Charlotte Gainsbourg e con lei Kirsten Dunst, Kiefer Sutherland, Charlotte Rampling, John Hurt e Alexander Skarsgrd. La trama è top secret, Von Trier ha solo anticipato che «È una bellissima opera sulla fine del mondo. Mai più happy end». Il film è una coproduzione franco-tedesca- A Lunetta Savino e Sergio Rubini il Premio Germi Sedicesima edizione del Ventotene Film Festival con il Premio Pietro Germi e l’omaggio ai due vincitori, Lunetta Savino e Sergio Rubini, nella giornata conclusiva della manifestazione diretta da Loredana Commonara, che ha ideato il riconoscimento, quest’anno al suo debutto, insieme a Mario Sesti. A scegliere i vincitori una giuria presieduta da Mario Monicelli, che è stato uno dei compagni di strada e degli amici più vicini a Germi, e composta da Linda Germi, figlia del regista,da Loredana Commonara, dal direttore artistico del premio Mario Sesti e da Angela Prudenzi. «Germi è stato uno dei protagonisti più importanti della grande stagione del cinema italiano del dopoguerra, un regista speciale che si era fatto da solo» ricorda Monicelli, con lui, come aiuto, nel primo film d’esordio, Il Testimone, e che lo sostituì in quello che doveva essere il suo ultimo film, Amici miei, mai girato da Germi che morì prima delle riprese. Non bisogna dimenticare,poi, che proprio Germi è stato il vero inventore della commedia all’italiana, che non esisterebbe senza Divorzio all’italiana». Soddisfazione da Sergio Rubini: «Per me è un vero onore ricevere questo premio» ha detto ricevendo il riconoscimento «non solo perché considero molti film di Germi dei grandi classici del cinema italiano del dopoguerra ma perché quando ho realizzato il mio primo film come regista, La stazione, avevo naturalmente in mente lo straordinario protagonista del Ferroviere» E Lunetta Savino: «Sto rivedendo tutti i suoi film e Il ferroviere è senz’altro fra i miei preferiti…Certo, la critica di sinistra, all’epoca, non aveva capito molto di questo grande artista. Ne L’uomo di paglia, modernissimo è il protagonista, un operaio che tradisce la moglie, che era inaudito per l’epoca…». Il premio nasce anche dal desiderio di Linda Germi di esplorare la possibilità di iniziative che potessero riportare alla luce il valore e il prestigio del nome di uno dei più importanti registi italiani del dopoguerra. E proprio Linda, che ha affiancato Mario Sesti in un lavoro di riscoperta e lettura critica che ha portato, nel 1997, alla pubblicazione di ‘Tutto il cinema di Pietro Germi’ (Baldini e Castoldi, premiato come miglior libro di cinema dell’anno ad Assisi), ha spiegato: «Alla fine degli anni ‘90, diversi elementi, forse occasionali, come il restauro di alcuni film di mio padre come Signore e Signori o Un maledetto imbroglio, i libri e il documentario di Sesti sul suo cinema e la retrospettiva che gli dedicò a Siena Carlo Verdone, mi hanno spinta come non era mai successo prima verso una conoscenza più approfondita e accurata dei suoi film. Per questa ragione ho voluto un’iniziativa che, anno dopo anno, potesse consolidarne la memoria, un premio semplice ma serio, qualità che sarebbero piaciute molto a mio padre, fosse il passo iniziale più giusto». cinemagazine 75 La “sconfinata giovinezza” di Pupi Avati: una serata da mattatore a L’altrocinema di San Salvo «Per la prima volta racconto un amore assoluto» di Iolanda Catena Di Una sconfinata giovinezza, suo nuovo film con Francesca Neri e Fabrizio Bentivoglio, destinato a uscire sulla scia delle polemiche che hanno accompagnato il no in concorso alla 67.ma Mostra di Venezia, Pupi Avati ha parlato appassionatamente al pubblico di San Salvo, vicino a Pescara, ospite della 13.ma edizione de L’altrocinema Film Festival, con la direzione artistica di Franco Mariotti. «È la prima storia d’amore, un amore assoluto, in senso totale, che affronto», ha raccontato il regista, per una sera autentico entertainer, nel corso di un lungo, applauditissimo incontro con il pubblico condotto da Laura Delli Colli, presidente del Sngci, nella serata inaugurale della manifestazione. E ha subito aggiunto, rompendo il silenzio dell’attesa: «E’ una storia struggente in cui purtroppo due persone adulte e senza figli si trovano a dover fronteggiare un grave problema di salute: l’afasia di lui che preluderà all’alzheimer, poi una vera e propria regressione che lo porterà a diventare teneramente ingestibile come quel bambino che la coppia non ha mai avuto». Una storia intima e delicatissima per due meravigliosi interpreti capaci di mettersi in gioco con una disponibilità assoluta, finoa recitare invecchiati, con i capelli bianchi. «E la figura che affido a Francesca Neri diventa centrale: con una straordinaria bravura di Fabrizio, il personaggio di Francesca si trasforma e diventa, da quello di una moglie adorante che con suo marito ha condiviso il dolore della mancanza di un figlio, nel ruolo attento e premuroso di una madre». Pupi Avati a San Salvo ha inaugurato una bella retrospettiva dei suoi film con alcuni dei suoi titoli più significativi e molti ospiti, da Nicola Nocella, protagonista de Il figlio più piccolo, a Sandra Milo, a molti amici del Bar Margherita fino al gran finale con i provini in piazza per tanti aspiranti attori in cerca di un futuro e di una scrittura. Il regista si è poi a lungo soffermato sulla sua storia, fin dagli esordi con Balsamus, l’Uomo di Satana, nel 1968, alle prese con una troupe romana, lui bolognese e inesperto, in cui trovò il coraggio di dire ‘Azione!’ grazie alla guida esperta del suo primo direttore della fotografia. Emozioni, ricordi, memoria perché «tutto nella mia filmografia è autobiografico», ha raccontato Avati. «Tutto ciò che vivo prima o poi entra nei miei film. E mi piacerebbe che oggi al mio cinema venisse riconosciuta dal grande pubblico una cifra particolare. Come una firma che renda ogni film ‘mio’ fin da una sola inquadratura, dai tratti, dal tono di voce, degli attori, dalla calligrafia… Ma c’è ancora tempo e non sono ancora convinto di aver fatto il mio film ideale: la mia felicità sta nell’aspettare». 76 cinemagazine danese-svedese-italiana. A rappresentare il nostro paese, la Bim di Valerio De Paolis. L’uscita è prevista per maggio 2011, quando si svolgerà il festival di Cannes dove il regista ha partecipato con tutte le sue opere. Avati per la giuria di CortoLovere Pupi Avati sarà il presidente di giuria della 13.ma edizione di CortoLovere, il Festival Internazionale di cortometraggi in programma a Lovere, sul Lago d’Iseo, dal 23 al 25 settembre, con numerose novità. Tra queste, la presenza della giornalista Rai Carmen Lasorella, direttore generale di “San Marino Rtv”, e il coinvolgimento del Comune di Iseo che ospiterà la serata di apertura della manifestazione, durante la quale saranno proiettati i cortometraggi vincitori delle precedenti edizioni. È nata l’Associazione Amici di Anna Magnani È stata creata l’Associazione Amici di Anna Magnani, che rende omaggio alla grande attrice: presidente onorario Franca Valeri, è gidata da Massimo Rendina con il vicepresidente Gian Luigi Rondi. Con il supporto, tra gli altri, di Maurizio Costanzo, Silvia D’Amico Bendicò e Giancarlo Governi, tutti impegnati nella prim battaglia vinta, la correzione della targa della via intitolata alla Magnani a Roma, che conteneva un errore sulla data di nascita. Tra i nuovi obiettivi, la posa di una targa commemorativa a Palazzo Altieri, in cui l’attrice ha vissuto a lungo, e la creazione di un cinema e teatro che portino il suo nome. A promuovere l’iniziativa, Matteo Persica, giovane appassionato di ci- nema che sta scrivendo un libro sull’attrice, con numerose testimonianze. TrailersFilmFest le locandine finaliste In attesa dell’ottava edizione del TrailersFilmFest, che si terrà a Catania dal 23 al 25 settembre, è partito, in collaborazione con MYmovies. it, il concorso per assegnare il Premio Miglior locandina italiana della stagione cinematografica 2009/2010. Il pubblico potrà votare online la locandina più originale ed efficace dal sito www.mymovies. it e dal sito ufficiale del festival, scegliendo tra le quindici finaliste. L’art director della Miglior locandina sarà premiato in una delle serate del festival. In gara, si sfidano le locandine di Cosmonauta, Baarìa, La doppia ora, Good morning Aman, Cado dalle nubi, La prima cosa bella, L’uomo che verrà, Mine vaganti, Piazza Giochi, Cosa voglio di più, Happy family, Le quattro volte, Sono viva, Baciami ancora e Io sono l’amore. Il Premio si inserisce all’interno della sezione del festival ‘Trailers professional’. La Siciliana Ribelle uscito in America La Siciliana Ribelle è uscito in America il 4 agosto, distribuito da Music Box Film : il film d’esordio di Marco Amenta, in America The Sicilian Girl, dopo aver partecipato a più di cinquanta festival nel mondo, vincendo numerosi premi, è stato proiettato al Film Forum ed è poi approdato, tra le tante città, a Los Angeles, Chicago, San Diego, San Francisco, Washington, Philadelphia e Seattle. ‘Padrino’ eccellente della sua pellicola, liberamente ispirata alla storia di Rita Atria, in America è l’attore premio Oscar Peter Fonda: come ha raccontato il regista, «Fonda, che ha apprezzato il mio film, ha deciso di sostenermi e mi ha presentato agenti e produttori a Los Angeles per il mio prossimo progetto su Yunus, il Banchiere dei Poveri, premio Nobel per la Pace, in cui avrà anche un ruolo». ‘Bimbi belli’: ha vinto La pivellina La pivellina ha trionfato alla sesta edizione della rassegna ‘Bimbi belli - Esordi nel Cinema Italiano’, che è tornata a Roma, a luglio, al Cinema Nuovo Sacher, con proiezioni e dibattiti condotti da Nanni Moretti: il film di Tizza Covi e Rainer Frimmel ha vinto i premi assegnati dalla giuria popolare per la Migliore pellicola, la Migliore attrice (Patrizia Gerardi) e il miglior dibattito. Filippo Timi, protagonista de La doppia ora, si è invece distinto come Miglior attore. Briganti e Salce a Santa Marinella E’ stato inaugurata da Briganti! di Pasquale Squitieri, sul tema ‘Il cinema e l’Unità d’Italia’, con gli interventi del regista e di Ernesto G. Laura, la sesta edizione del Santa Marinella Film Festival, che si è concliusa il 1° agosto, diretto da Ernesto Nicosia, mentre coordinatore è Claudio Storani. La manifestazione ha ricor- dato il 150° anniversario dell’impresa garibaldina che portò alla conquista del Regno di Napoli e all’annessione delle altre regioni dell’Italia centrale da parte del Regno di Sardegna, soffermandosi sull’inizio del processo di unificazione e in particolare sul fenomeno del ‘brigantaggio’, al centro del film d’apertura di Squitieri e di quello di chiusura, Il brigante di Tacca del Lupo di Pietro Germi. Tra queste due pellicole, si è articolata la rassegna che ha comprendeva dodici titoli del giovane cinema italiano come La straniera di Marco Turco e La pivellina di Tizza Covi e Rainer Frimmel, La fisica dell’acqua di Felice Farina, L’uomo fiammifero di Marco Chiarini, Complici del silenzio di Stefano Incerti, Il compleanno di Marco Filiberti, Viola di mare di Donatella Maiorca, Good morning Aman di Claudio Noce, L’ultima villeggiatura di Eleonora Giorgi, Una notte blu cobalto di Daniele Cangemi e Un amore di Gide di Diego Ronsisvalle, quest’ultimo inedito insieme a Pietralata di Gianni Leacche. A completare il programma del festival, la presentazione della nuova monografia ‘Luciano Salce, una vita spettacolare’, scritta da Andrea Pergolari ed Emanuele Salce, che sono intervenuti a Santa Marinella, e la proiezione delle opere brevi dell’associazione ‘Cortoacquario’. Via dal Consiglio dei ministri al nuovo decreto Bondi sul cinema. Polemiche suiminori. e il controllo dei genitori? DIVIeTO Ai minori di 10 ANNI e TAx CReDIT AssiCurATo Dopo mesi di rinvii e attese il Consiglio dei ministri ha dato via libera prima delle ferie al disegno di legge presentato dal ministro dei Beni culturali,on. Sandro Bondi, con le nuove norme sui finanziamenti al cinema e agli enti culturali. Sorpresa e molte perplessità sulla proposta di introdurre un nuovo divieto ai minori di 1° anni, autentica penalizzazione per gli esercenti.Cauta soddisfazione di alcune categorie tecniche, invece, per l’approvazione in esame preliminare del disegno di legge con il quale il ddl compie il primo passo di un’azione complessiva che ridisegna le politiche e gli strumenti dell’intervento statale nel settore cinematografico. Al decreto seguirà infatti, con una specifica disposizione, il rinnovo del tax credit per il triennio 2011-2013, molto atteso dai produttori italiani. Per quanto riguarda le novità integrative alla Legge Urbani sul Cinema come ha spiegato il MiBAC in una nota, il provvedimento prevede che l’intervento diretto dello Stato sia focalizzato, a partire dal 2011, sulle opere prime e seconde, i cortometraggi e i documentari, mentre nel settore della promozione l’intervento statale sara’ riservato ai soli enti ed eventi con rilevanza internazionale o nazionale, con l’obiettivo di snellire le procedure e migliorare la gestione delle risorse, eliminando gli sprechi nell’assegnazione dei fondi pubblici statali. La composizione della Commissione per la cinematografia è oltre ridotta in ragione delle nuove e limitate funzioni. Con il provvedimento - prosegue la nota - si interviene anche sulla revisione cinematografica, prevedendo, oltre al nulla osta alla visione per tutti, ai minori degli anni 14 e ai minori degli anni 18, l’ulteriore soglia relativa ai minori di anni 10. «In questo modo» spiega il Ministero allineando il nostro sistema a quelli della gran parte degli altri Paesi «si intende assicurare una tutela più puntuale e efficiente della sensibilità dei minori di età infantile e preadolescenziale, ampliando al contempo, con una maggiore articolazione, la platea di film la cui visione altrimenti risulterebbe limitata ai maggior di 14 anni’’. Soddisfazione del ministro per l’impegno assunto in seno al Consiglio dei Ministri in favore di un prossimo provvedimento d’urgenza con cui provvedere al rinnovo per il triennio 2011-2013 del tax credit per garantire nuove e più moderne forme di finanziamento dell’attività cinematografica, consolidando i risultati di quella che, afferma la nota del MiBAC «si dimostra un’autentica rivoluzione copernicana del sostegno pubblico al settore. Con le agevolazioni fiscali per il cinema si punta sull’incentivo alla produttività del settore e si supera infatti la logica assistenzialistica dei contributi diretti, compensando la contrazione delle risorse pubbliche disponibili’». cinemagazine 77 cinecarnet foto di Pietro Coccia ALGhEro i dieci anni del GRAND PRIx CORALLO Grande successo per la decima edizione del Grand Prix Corallo Città di Alghero al Forte della Maddalena. Anche al Presidente del Sngci, Laura Delli Colli è andato uno dei riconoscimenti dell’anno, che ha premiato, per la stampa. anche Antonella Amendola di Oggi, membro del Direttivo Nazionale del Sindacato. Per le Fiction è stato l’anno di Tutti pazzi per amore 2, trasmessa su RaiUno; presenti il produttore Caro Bixio e gli attori Sonia Bergamasco, Nicole Murgia e Marco Brenno. A Fabrizio Gifuni premio un premio per il suo Basaglia, in C’era una Volta la città dei matti; a Daniela Poggi per Il commissario Vivaldi 2 e il pro- duttore Sergio Giussani della Sachafilm. All’attore Simone Mori Grand Prix Corallo Simone Mori per il cast di “Romanzo Criminale”. Grand Prix Corallo anche a due dei volti più familiari di Sky Tg24: Paola Saluzzi e Andrea Bonini. A Fioretta Mari, attrice di teatro, di cinema e insegnante di dizione ad Amici di Maria De Filippi. Per la Catalogna alla redazione sportiva della Tv IB3 e all’attore Xabier Elorriaga. Premi speciali anche per l’ex nazionale di nuoto Edmondo Mingione, per il maestro di musica Marco Piras, e per il conduttore di Telelombardia Eugenio Ban. Come di consueto premi anche per i migliori sportivi sardi dell’anno, fra i quali: Dinamo Basket Sassari, Rally del Corallo, Cagliari Calcio, Tennis Club Alghero, Torres Calcio Femminile. Premio speciale “Vanni Sanna” al giornalista Fiorentino Pironti e al giocatore del Cagliari, Dario Del Fabro mentre il premio speciale “Coni” è stato assegnato a Luca Manca. L’organizzazione, curata dalla Asd Valverde di Costantino Marcìas, ha affidato la conduzione della serata a Daniele Piombi e Nicola Nieddu. Momenti di spettacolo Kelly Joyce e fra gli altri Sabrina Mura, Mariano Melis e il trombettista Giuseppe Manca. Per lo sport, premiati Lea Pericoli e Nicola Pietrangeli, ambasciatori del tennis italiano in tutto per la fiction Magna Grecia Film Festival tUtti i costUmi sotto il caPitello… Miglior Film LA PRIMA COSA BeLLA di Paolo Virzì Premio della Giuria popolare JOHN RABe di Florian Gallenberger Miglior Attore VALeRIO MASTANDReA (La prima cosa bella) Migliore Attrice STeFANIA SANDReLLI (La prima cosa bella) Miglior Scenografo TONINO ZeRA (La prima cosa bella) Miglior Costumista NANA’ CeCCHI (Christine Cristina) Premio speciale della Giuria per la regia STeFANIA SANDReLLI (Christine Cristina) Menzione speciale per l’interpretazione femminile: VALeRIA SOLARINO (Viola di mare) Gladiatore Sannita: ELIo GErMANo Premio Mustilli: VITTorIo STorAro Gran finale con i Capitelli d’oro per la XIVma edizione del Sannio Film Fest, idiretto da Remigio Truocchio, che ha illuminato le piazze di Sant’Agata de’ Goti (Bn) dal 22 al 29 luglio. Sull’ultimo red carpet registi, attori, costumisti e scenografi a cominciare da una star come Stefania Sandrelli premiata, dal presidente dell’Agis Paolo Protti, per la sua splendida interpretazione nell’ultimo film di Paolo Virzì, La prima cosa bella, ma anche per la regia di Christine Cristina. Premiato con il ‘Gladiatore sannita 2010’ Elio Germano. Madrina della serata, poi, Valeria Solarino, menzione speciale per Viola di Mare. Il premio per le migliori scenografie è andato invece a Tonino Zera per La prima cosa bella mentre per i costumi è stata premiata Nanà Cecchi per gli abiti di Christine Cristina. Ca- pitello d’oro poi a Valerio Mastandrea come miglior attore e Premio Mustilli per il direttore della fotografia Vittorio Storaro. Per la sezione Prémiere la giuria popolare ha premiato infine ‘John Rabe’ di Florian Gallenberg come miglior film. Il festival si era aperto con l’anteprima nazionale di The Young Victoria, diretto dal francese Jean Marc Vallée, iOscar realizzati dalla Presidente del Sannio film festival, Sandy Powell, Tra i protagonisti di quest’edizione, Sergio Rubini e Ferzan Ozpetek, protagonista della retrospettiva 2010, per una sera al Festival (intervistato da Laura Delli Colli) con il suo costumista Alessandro Lai. Tra le iniziative speciali di quest’anno il gemellaggio tra gli studenti del Campus della fondazione ‘Ravello’ e quelli di Sant’Agata. rai Trade firma la ‘Colonna d’oro’ internazionale E porta un esordiente nel mondo Rai Trade ha deciso di aggiungere un riconoscimento in più al Magna Graecia Film Festival firmando una Colonna d’oro tra quelle assegnate dalla giuria e portando nel mondo l’opera prima prescelta. «Esiste una creatività italiana di esordienti poco noti sulla quale si basa il successo del nostro cinema di domani» dice Carlo Nardello, Amministratore Delegato di Rai Trade. Ne abbiamo avuto la prova con lo straordinario e più che meritato successo, lo scorso anno, di una bella opera prima come “Dieci Inverni” di Valerio Mieli, co- 78 cinemagazine prodotto da Rai Cinema con il Centro Sperimentale di Cinematografia. È questa l’idea del Magna Graecia Film Festival che ha più colpito la nostra immaginazione: il mercato va avanti e ha bisogno di costanti iniezioni di nuova creatività. Il Magna Graecia è una splendida piazza naturale per la promozione del nostro futuro. Gli esordienti, anche nel caso di film che hanno goduto di una scarsa visibilità nelle sale, hanno a Soverato una nuova possibilità e sarà nostro compito distribuirne uno nel mondo”. cinemagazine 79 biografilm festival 6a edizione dal 9 al 14 giugno bologna I dieci film in gara saranno scelti fra gli oltre 400 arrivati. Tema conduttore di quest’anno sarà Italia ‘60 - il bello, il boom e la dolce vita’, cui verranno riservate cinque serate speciali dedicate a personaggi simbolo del periodo: John Lennon (di cui si celebrano i 30 anni dall’assassinio); Armando Testa, Peter Sellers, Fabrizio De André e Diabolik. Ci saranno altri due omaggi fuori concorso, a due personaggi che hanno, a loro modo, ‘fatto’ il Paese: Massimo D’Azeglio, nell’ambito dei 150 anni dell’Unità d’Italia e Alberto Manzi (il maestro televisivo di ‘Non e’ mai troppo tardi’). bellaria film festival 28a edizione dal 3 al 6 giugno 2010 bellaria igea marina Si premia il meglio della produzione italiana del film documentario attraverso i concorsi Anteprima Doc, Casa Rossa Doc e Corto Doc, cui si aggiunge in questa nuova edizione Crossmedia, nuova frontiera del web documentario e dei nuovi linguaggi narrativi emersi nella Rete. Ospite del festival sarà il regista Marco Tullio Giordana del quale nella sezione Festa di Compleanno, saraà proposto Maledetti vi amerò, in occasione dei trent’anni dall’uscita. Evento speciale sarà W Solidarnosc, una selezione di film d’autore e documentari polacchi sull’evento di 30 anni fa, che verrà ricordato anche in un convegno, cui parteciperanno registi polacchi e intellettuali italiani. Fra le altre sezioni: Dissonanze, sugli autori che hanno usato la musica nel cinema come chiave per decifrare la realtà; Nuove identità , rassegna internazionale di documentari; Le opere e i giorni, dedicata al documentario storico. arcipelago - festival internazionale di Cortometraggi e nuove immagini 18a edizione dal 18 al 24 giugno roma Le solite note”è il tema del 13° Concorso Video RegionaleVideoRome, una delle sezioni di Arcipelago. Fra le altre il Concorso Video Nuovi Italiani: storie di ordinaria integrazione, che mira a rendere visibile la buona integrazione, rivol- 80 cinemagazine cine appunta menti giugno 2010 gendosi a chiunque, filmmaker professionisti, comuni cittadini, scolaresche, membri dell’associazionismo e del volontariato - voglia testimoniare, attraverso la realizzazione di un breve video, le numerose storie di migranti integrati ed onesti - la maggioranza - di cui si parla poco perché non fanno notizia. brooklyn international film festival 13a edizione dal 4 al 13 giugno new york (usa) Il festival dedicato al cinema indipendente di tutto il mondo, ha ricevuto per quest’edizione, intitolata ‘Stunt’, 2.400 film da 92 Paesi. La rassegna presenterà 120 premiere. «Con Stunt, il festival vuole fare un’istantanea ad alcuni dei temi più caldi dei nostri tempi, con un’attenzione marcata al peso di essere su una rotta di collisione con la storia – spiega il direttore esecutivo del festival Marco Ursino - partendo dalla consapevolezza che mai come ora le nostre azioni singole e organizzate possano influenzare il nostro sviluppo locale e globale, invitiamo tutti a discutere con noi di temi locali di proporzioni planetarie». incontri cinematografici di stresa dal 14 al 20 giugno stresa All’edizione 2010 partecipano cinque lungometraggi per ciascuno dei paesi coinvolti: per l’Italia Velma del regista friulano Piero Tomaselli; per la Svizzera Cargo di Ivan Engler e Ralph Etter, primo lungometraggio di fantascienza interamente girato in studio; per il Belgio francofono, il pluripremiato Amer di Hélène Cattet e Bruno Forzani, omaggio al cinema erotico-fantastico degli anni ‘70; per il Portogallo, l’anteprima mondiale (che inaugura il festival lunedì 14) di Occhi, thriller psicologico di Lorenzo Bianchini. La rassegna ha come obiettivo promuovere collaborazioni e progetti di co-produzione internazionale con l’Italia. Tra le novità del 2010, il focus sul cinema portoghese, con la partecipazione dell’ICAIstituto do Cinema Audiovisual, insieme a un pool di produttori portoghesi, e un analogo focus sul Belgio, inoltre è previsto un incontro sulle nuove tendenze della produzione italiana incentrato sulla missione produttiva di Cinecittà Luce. napoli film festival 12a edizione dal 5 all’11 giugno napoli Tante le novità di quest’anno la prestigiosa opportunità di approdare al Festival del cortometraggio di Clermont Ferrand, la più importante vetrina europea di corti. Quest’anno le opere che partecipano al concorso Schermo Napoli Corti, realizzate da registi campani o che abbiano come tema la Campania, potranno infatti essere selezionate per la rassegna della cittadina francese. Invece le opere della sezione SchermoNapoli Documentari avranno come vetrina ulteriore Italian Doc Screening. Le sezioni competitive saranno: Nuovo Cinema Italia, concorso per lungometraggi indipendenti italiani; Europa, Mediterraneo, per lungometraggi provenienti dai Paesi Europei bagnati dal mare nostrum; SchermoNapoli Documentari e SchermoNapoli Corti su opere prodotte a Napoli o su Napoli; SchermoNapoli Scuola: cortometraggi e documentari prodotti dalle scuole di Napoli; SchermoNapoli Quick: cortometraggi realizzati durante una maratona di 50 ore partendo da temi assegnati