l’editorial
o scorso anno, prima di Venezia, l’addio a Tullio Kezich. Quest’anno siamo più
tristi e più soli perché dopo Tullio (e dopo Furio Scarpelli) anche Suso Cecchi
D’Amico se n'é andata. Un addio discreto, senza applausi e senza clamori.
Senza presenze istituzionali (che gaffe, quelle assenze al suo funerale…) ma
in una formula familiare che ancora una volta ha segnato con un filo di orgoglioso
distacco lo stile di un cinema che evoca il ricordo e la memoria dei capolavori. Non
c’è più Suso Cecchi, ma il cinema si comporterà come se ci fosse ancora, lei con la
certezza della sua forza culturale, della sua raffinatezza, di una mitologia che già
appartiene alla leggenda.
Sì perché la Signora del Cinema Italiano, la grande scrittrice che dava del lei perfino
ad un grande amico e complice come Luchino Visconti, ha portato con sè negli anni la
stessa aura di immortalità dei suoi capolavori. Alla vigilia della Mostra 67, che guarda
ai giovani e cerca di rinfrescare campo e Controcampo italiani averla persa rende più
vuota la casa ma Marco Muller l’ha comunque riempita di novità: cinema italiano
all’insegna della sorpresa e della memoria, del ricordo e del futuro, degli esordi e delle
celebrazioni.
La scelta di una madrina poco più che rivelata da un talento già sicuro incoraggia il
percorso di Venezia. E anche noi, i giornalisti del cinema, guardiamo avanti segnalando
una coppia di sicuro successo: a Nicole Grimaudo, rivelata da Baarìa e Mine vaganti
dopo un timido esordio ne Il giorno perfetto e a Michele Riondino, il tarantino shooting star di quest’anno, va il nostro Premio "Guglielmo Biraghi". Per il "Bianchi" abbiamo invece puntato su Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, una coppia da Oscar che
amiamo molto, considerati i 12 Nastri d’Argento e ora il Premio per due alla carriera
che ritirano a Venezia.
Ma di Venezia approfittiamo anche per un’incursione all’insegna dei Nastri d’Argento:
A Tilda Swinton, che raggiunge il suo regista giurato Luca Guadagnino, va l’omaggio
di un Nastro non ritirato a Taormina. E a Quentin Tarantino il Nastro d’Argento per il
miglior film extraeuropeo, Bastardi senza gloria.
Guardando avanti. Verso un’annata che in sintonia con la Mostra del Cinema ci auguriamo ricca di novità e di promesse per domani, di temi e di spunti, di novità soprattutto che oltre i film portino buone notizie per l’industria che alla legge chiede almeno
le norme per poter camminare senza troppe incertezze sulle sue gambe…
L
SUCCESSO ANCHE INTERNAZIONALE
PER I NASTRI D'ARGENTO IN TV
Dopo il debutto su RaiUno, sabato 31 Luglio, con una dedica speciale a Suso Cecchi
D'Amico, Nastri d'Argento nel mondo con Rai International che li ha rilanciati, insieme
ad un breve speciale dedicato anche alla loro storia, curato da Susanna Rotunno.
I telespettatori statunitensi li hanno visti a New York e Los Angeles in prima serata
Sabato 14 Agosto . Nel giorno di Ferragosto replica a Los Angeles e New York in seconda serata (alle 22.30). Debutto nelle capitali dell'Africa sempre sabato 14 Agosto in
prima serata (20.30 con replica notturna all'1.30) e in Australia Domenica 15 in prima
serata (20.30).
Per il Premio del Sngci, per il cinema italiano ma anche per la Sicilia e per Taormina
Arte, partner da sempre della manifestazione realizzata con il sostegno del MiBAC, un
effetto in più di forte visibilità internazionale. I Nastri d'Argento 2010 sono stati presentati in tv da Alessandra Martines, con la regia di Marco Aleotti. Oltre il 10 per cento
l'ascolto della seconda serata su RaiUno. Main sponsor della manifestazione 2010:
BNL Gruppo BNP Paribas, L'Oréal Professionnel e Blu Panorama.
1
34
L’EDITORIALE
VENEZIA 67
4
UNA MostrA...
dI scoNfINAtA gIoVINEZZA
Tutti i film, gli autori, i protagonisti
le star e gli eventi in programma
in copertina Natalie Portman in Black Swan
Si ringrazia l'ufficio stampa del film Punto e Virgola
di Laura Delli Colli
con Francesca Palmieri
10
L’anno di Isabella
La Ragonese diventa madrina...
di Maurizio Di Rienzo
12
14
18
Vento di novità
così cambia orizzonti
MENSILE
DI INFORMAZIONE
CINEMATOGRAFICA
del Sindacato
Nazionale Giornalisti
Cinematografici Italiani
Direzione, redazione
e amministrazione
Cso V. Emanuele II, 349
00186 Roma
tel 06 682 10 523
fax 06 682 13 275
[email protected]
www.cinegiornalisti.com
www.cinegiornalisti.org
Direttore responsabile
Laura Delli Colli
(presidente SNGCI)
Condirettore
Romano Milani
(segretario generale SNGCI)
Comitato editoriale
(Direttivo SNGCI)
Laura Delli Colli
Fulvia Caprara
Franco Mariotti
Romano Milani
Franco Cicero
Maurizio Di Rienzo
Francesco Festuccia
Baba Richerme
Teresa Marchesi
Francesco Norci
Antonella Amendola
Mario Di Francesco
(ex presidente)
Carlo Muscatello (Fnsi)
controcampo italiano
Non solo una sfida a sette
Progetto Grafico
Maria Teresa Pizzetti
Impaginazione
Benedetta Gavazzi
Foto di attualità
Pietro Coccia
Selezioni
Composit
Stampa
Selegrafica 80
Pubblicità
A.P.S. Advertising s.r.l.
Via Tor De' Schiavi, 355
00171 Roma
Tel. 06 89015166 Fax. 06 89015167
[email protected]
www.apsadvertising.it
Registrazione
Tribunale di Roma
n. 14474 del 31/3/1972
Ennio flaiano
Il meglio è passato…
Un film di Rolandi e Della Casa
36
38
I Venice days
Giornate nel segno dell'attualità
settimana della critica
Quel Mazzacurati 25 anni dopo
L’AddIo
52
suso cecchi d’Amico
Lunga vita al cinema
di una Grande Signora
di Giorgio Gosetti
ANNIVErsArI
56
tre quarti di secolo
con il centro sperimentale
La storia in un libro e presto in una mostra
Il "Premio Bianchi"
A fErrEttI & Lo schIAVo
Storia di Dante da Cinecittà a Hollywood
sPEcIALE gIffoNI
21
«I nostri primi 40 anni»
Intervista con Claudio Gubitosi
Il "Premio Biraghi"
grIMAUdo E rIoNdINo
Due shooting star di talento
26
28
La retrospettiva 2010
Omaggio ai comici dimenticati
L’Ultimo gattopardo
Tornatore racconta Lombardo
a cura di Romano Milani
32
Vittorio gassman
Una vita da mattatore
E torna Profumo di donna
62
di Francesca Pierleoni
Un festival diverso
nel racconto di un cronista “storico”
di Tonino Pinto
L'Album e il carnet del 2010
le rubriche
74
78
80
cINENEWs
cINEcArNEt
cINEAPPUNtAMENtI
VENEZIA 67
Dal 1°all'11 Settembre
al Lido un programma
che ringiovanisce le scelte
e il cinema italiano.
In rassegna un'aria di novità
che guarda al futuro.
E rubando il titolo
all'Avati che non c'è...
Mostra ricca e
di Laura Delli Colli
11 gIorNate IN NuMerI
con Francesca Palmieri
di sconfinata
giovinezza
Alba rohrwacher in La solitudine dei numeri primi
83 nuovi lungometraggi nelle quattro sezioni ufficiali di cui:
79 in prima mondiale e 4 in prima internazionale
Venezia 67
24 lungometraggi in concorso,
tutti in prima mondiale
Fuori concorso
27 lungometraggi di cui 23 in prima mondiale
orizzonti
21 lungometraggi tutti in prima mondiale
Controcampo italiano
12 lungometraggi tutti in prima mondiale
4 cinemagazine
Una volta non sarebbe suonato così ma quella mezz’età che
faceva sorridere con i ritornelli di un umorista dimenticato come
Marcello Marchesi quest’anno ringiovanisce la Mostra di Venezia che apre con un bel film internazionale, lasciando all’Italia
quattro titoli in concorso, un Controcampo affollato e una retrospettiva che recupera le risate del cinema comico di ieri.
E con l’età media di una classe artistica neanche cinquantenne schiera oltre 40 in una rassegna «all’insegna della sobrietà», come tengono a precisare il Presidente della Biennale
Paolo Baratta e il Direttore Marco Muller. A loro il compito di
guidare in porto, dall'1 al 12 Settembre, un’autentica corazzata e, con la Mostra un cinema che sa reinventarsi, dando
sempre più attenzione alle diverse anime della creatività, con
la rinnovata sezione ‘Orizzonti’ che si
apre da quest’anno anche alle opere
fuori formato. Un’edizione, la numero
67, costata 12 milioni di euro, con 83
lungometraggi nelle quattro sezioni ufficiali, una sala in meno per le proiezioni (la Perla 2) e con qualche novità.
Per esempio, l’accordo triennale con
l’Anica per incontri sulla produzione cinematografica, una garanzia per fare
quel punto sul mercato che al Lido non
c’è, nonostante l’assenza di una vera e
propria struttura commerciale.
Dal 1° Settembre, comunque, in gara si
sfida «la generazione degli autori 30enni e 40enni con i quali» dice per primo
Muller «faremo i conti nel futuro». A cominciare dagli italiani, che sono quattro:
oltre le polemiche, gli equivoci e il balletto delle indiscrezioni e delle smentite
sul titolo di Pupi Avati, poi rimasto fuori
dal concorso, i già annunciati Saverio
Costanzo (La solitudine dei numeri primi), Carlo Mazzacurati (La passione) e
Mario Martone (Noi credevamo), più la
‘sorpresa’ Ascanio Celestini (La pecora
nera), il titolo che, alla fine, ha indirettamente silurato l’ipotesi Avati. Solo un
cenno, inevitabile, sulla sua esclusione
dal copncorso nella conferenza stapa
fiume dell’annuncio ufficiale, a Roma:
«Avati non è stato escluso per la sua presenza. Gli abbiamo proposto un regalissimo fuori concorso insieme a Scorsese
e Bellocchio, con una serata di gala, ma
ha preferito non accettare». Su questa
decisione, chiarisce ancora Muller, «la
politica non c’entra nulla. Del resto» chiude con una battuta ironica «l’Alzheimer,
cinemagazine 5
Noi credevamo: in questa pagina due scene dal film
al quale è dedicato il suo Una sconfinata
giovinezza, è di destra o di sinistra?».
Madrina giovanissima Isabella Ragonese, nel poker di italiani Saverio Costanzo
presenta La solitudine dei numeri primi,
dal best-seller di Paolo Giordano con Alba Rohrwacher e Luca Marinelli nel ruolo dei protagonisti Alice e Mattia, strettamente uniti eppure irrimediabilmente
divisi, come due numeri primi vicini ma
mai abbastanza per toccarsi davvero. A
produrre il film, interpretato anche da Isabella Rossellini, Offside, Bavaria Pictures,
Le Films des Tournelles e Le Pacte, con
la collaborazione di Sky e Medusa, che
lo distribuisce dal 10 settembre. Nello
stesso mese, esce il 24 La passione di
Carlo Mazzacurati (al Lido anche fuori
concorso con Sei Venezia e alla Sic con
Notte italiana, suo esordio del 1987),
IN CoNCorso
Black Swan di Darren Aronofsky
La pecora nera di Ascanio Celestini
Somewhere di Sofia Coppola
Happy few di Antony Cordier
La solitudine dei numeri primi
di Saverio Costanzo
Ovsyanki (Silent souls) di Aleksei Fedorchenko
Promises written in water di Vincent Gallo
Road to nowhere di Monte Hellman
Balada triste de trompeta di Álex de la Iglesia
Venus noire di Abdellatif Kechiche
Post mortem di Pablo Larraín
Barney’s Version di Richard J. Lewis
Noi credevamo di Mario Martone
La passione di Carlo Mazzacurati
Jûsan-nin no Shikaku (13 Assassins)
di
Takashi Miike
6 cinemagazine
prodotto da Fandango e Rai Cinema,
con Silvio Orlando nei panni del regista
Gianni Dubois, ex promessa del cinema
da anni alle prese con agenti e produttori
senza scrupoli, che finalmente ottiene
la sua grande, forse ultima, occasione:
girare un film con una popolare e amata
giovane attrice del piccolo schermo, nel
film Cristiana Capotondi. Tra gli altri attori, Kasia Smutniak, Stefania Sandrelli,
Corrado Guzzanti, Giuseppe Battiston e
Marco Messeri. Dal presente al passato:
il Risorgimento fa da sfondo a Noi credevamo di Mario Martone, ambientato
nel 1848, sulle vicende di un gruppo di
rivoluzionari mazziniani. Prodotto da Palomar con Rai Cinema, Rai Fiction e con
Les Films d’Ici e Arte France, il flm si ispira al romanzo di Anna Banti e racchiude
quattro episodi che rievocano altrettante
Potiche di François Ozon
Meek’s cutoff di Kelly Reichardt
Miral di Julian Schnabel
Noruwei no mori (Norwegian Wood)
di Anh Hung Ttran
Attenberg di Athina Rachel Tsangari
Di renjie zhi tongtian diguo
(Detective dee and the mystery
of phantom flame) di Tsui Hark
Drei di Tom Tykwer
Essential Killing di Jerzy Skolimowski
FuorI CoNCorso
Legend of the Fist: The Return of Chen
Zhen di Andrew Lau (Serata d’apertura)
Machete di Robert Rodriguez
(Film d’apertura Mezzanotte)
The Tempest di Julie Taymor (Film di chiusura)
La Passione
pagine oscure del processo per l’Unità
d’Italia. Nel cast, Michele Riondino, Luigi
Lo Cascio, Toni Servillo, Luca Zingaretti,
Francesca Inaudi, Anna Bonaiuto, Valerio Binasco e anche Luca Barbareschi.
Outsider dell’ultim’ora, arriva tra i quattro
in concorso Ascanio Celestini regista e
interprete (con Giorgio Tirabassi e Maya Sansa) del film tratto dal suo libro
La pecora nera che racconta, a metà
strada tra commedia e tragedia, le vite di chi ha conosciuto l’esperienza nel
manicomio, sceneggiatura dello stesso
Celestini con Wilma Labate e Ugo Chiti,
con la fotografia intensa di Daniele Ciprì.
A produrre, Madeleine con Rai Cinem,
distribuzione Bim.
Bella selezione annunciata anche fuori
concorso, con undici pellicole. Tra queste, Sorelle Mai di Marco Bellocchio, di
Vittorio racconta Gassman - Una vita da
mattatore di Giancarlo Scarchilli
The Town di Ben Affleck
I’m Still Here: The Lost Year of Joaquin
Phoenix di Casey Affleck
Sorelle mai di Marco Bellocchio
Niente paura - Come siamo come
eravamo e le canzoni di Luciano Ligabue
di Piergiorgio Gay
Dante Ferretti - Production Designer
di Gianfranco Giagni
Notizia dagli scavi di Emidio Greco
The Last Movie di Dennis Hopper
Gorbaciof di Stefano Incerti
That Girl in Yellow Boots di Anurag Kashyap
Yongxin Tiao di Stanley Kwan
Sei Venezia di Carlo Mazzacurati
Zebraman di Takashi Miike
fatto uno sviluppo di Sorelle, presentato
nel 2006 al Festival di Roma, «un piccolo film di fantasia, non documentario e
tanto meno documentario nostalgico»,
come lo ha definito il regista. Le protagoniste sono due anziane sorelle che
sono le vere sorelle di Bellocchio, Maria
Luisa e Letizia, con i figli Elena e Pier
Giorgio; Donatella Finocchiaro invece è
Sara, la madre di Elena.
Grande attesa, tra i titoli fuori concorso,
per Vallanzasca, gli angeli del male
di Michele Placido, destinato a far rumore, prodotto da Cosmo Production
e Fox, protagonista Kim Rossi Stuart,
anche in veste di sceneggiatore, con
Filippo Timi, Paz Vega, Valeria Solarino
e Francesco Scianna. Il film, la cui uscita
è prevista il 17 dicembre, è tratto dal
libro ‘Il fiore del male - Bandito a Milano’
Zebraman 2 di Takashi Miike
Tungngaan 3D dei fratelli Pang
Vallanzasca - Gli angeli del male
di Michele Placido
All Inclusive 3D
di Nadia Ranocchi e David Zamagni
Raavanan di Mani Ratnam
1960 di Gabriele Salvatores
La prima volta a Venezia
di Antonello Sarno
A Letter to Elia
di Martin Scorsese e Kent Jones
Shock Labyrinth 3D di Takashi Shimizu
Surviving Life di Jan Svankmajer
L’ultimo Gattopardo:
ritratto di Goffredo Lombardo
di Giuseppe Tornatore
Passione di John Turturro
La pecora nera
Outsider dell’ultim’ora, dal teatro alla Mostra arriva La pecora nera
Celestini: non siamo tutti matti ma…
«Non voglio dire che siamo tutti matti, ma che viviamo tutti negli stessi meccanismi, gli stessi influssi, sotto i quali alcuni soccombono». Così Ascanio Celestini a proposito dei temi, tra realtà e follia, sui quli si muove La pecora nera, il suo film d’esordio alla regia, con il quale arriva, da outsider,
in concorso alla Mostra di Venezia, e poi subito in sala distribuito da Bim. ‘«Sono onorato e molto
felice che l’opera di un autore come me che lavora in un altro campo, il teatro, sia stata riconosciuta
come un vero film». «La pecora nera, girato nel padiglione otto dell’ex manicomio di Roma, di Santa Maria della Pietà, “è un progetto a cui lavoro da otto anni, è partito con una lunga ricerca, interviste nei manicomi in tutt’Italia» spiega ancora. «È diventato uno spettacolo teatrale, poi un libro.
Farne un film non è stato molto differente. Ho cercato di mantenere il suo carattere di storia orale,
che descrive poco e evoca molto’’. Sia gli attori non professionisti, tra cui Alberto Paolini, un vero
ex paziente che ha vissuto per 45 anni dentro un manicomio, «che i professionisti, come Giorgio
Tirabassi e Maya Sansa, hanno sposato la causa. Non ho cercato di dirigerli, ho cercato di spiegare
loro cosa succedesse nel manicomio, lasciandoli liberi’’. A Celestini è sempre interessato raccontare “come l’individuo una volta ‘istituzionalizzato’ venga ‘plasmato’. Come a volte si usino delle tecniche simili a quelle dei campi di concentramento. Sono partito dal desiderio di raccontare la fine
dei manicomi, ma mi sono reso conto di come per le persone che ne siano usciti, e anche per noi,
l’alienazione continui. Infatti, in tutto il film, fino alla fine, non è chiarissimo chi sia il paziente’’.
Lope di Andrucha Waddington
Space Guy di Zhang Yuan
Reing of Assassins
di John Woo e Su Chao-Pin
Raavan di Mani Ratnam
CoNtroCaMPo ItalIaNo
In concorso
I baci mai dati di Roberta Torre
(film di apertura)
Venti sigarette di Aureliano Amadei
Il primo incarico
di Giorgia Cecere
A woman di Giada Colagrande
Tajabone di Salvatore Mereu
Ma che storia di Gianfranco Pannone
Into Paradiso di Paola Randi
fuori concorso
Tarda estate di Antonio Di Trapani
e Marco De Angelis
Il loro Natale di Gaetano Di Vaio
Ward 54 di Monica Maggioni
Flaiano: il meglio è passato
di Gianfranco Rolandi e Steve Della Casa
Se hai una montagna di neve,
tienila all’ombra
di Elisabetta Sgarbi e Eugenio Lio
Fughe e approdi di Giovanna Taviani
CortoMetraggI
Come un soffio di Michela Cescon
Sposerò Nichi Vendola di Andrea Costantino
Bassa marea di Roberto de Paolis
Achille di Giorgia Farina
Niente orchidee di Simone Godano e Leonardo Godano
cinemagazine 7
Black Swan di Aronofsky
apre la Mostra
The Tempest
di Julie taymor la chiude
VENEZIA 67
e parte dall’infanzia del ‘bel Renè’, tra
piccoli furti e la prima rapina in banca,
passando per l’ascesa nella malavita
milanese e i primi omicidi, concentrandosi soprattutto sul periodo che va dai
suoi 24 anni ai 34, quelli della sua irresistibile ascesa con i suoi crimini prima
di essere arrestato. Tra gli altri titoli, L’ultimo Gattopardo: ritratto di Goffredo Lombardo di Giuseppe Tornatore,
Dante Ferretti – Scenografo Italiano.
Dante Ferretti Production Designer
di Gianfranco Giagni, in programma
venerdì 10 presentato in anteprima internazionale proprio dal nostro Premio
“Pietro Bianchi” dedicato –ne parliamo
ampiamente in questo umero- a Dante
Ferretti e Francesca Lo Schiavo. E, ancora: Niente paura di Piergiorgio Gay,
prodotto da Lionello Cerri e dedicato a
Luciano Ligabue con le testimonianze di
Carlo Verdone, Fabio Volo e Paolo Rossi, Vittorio racconta Gassman di Giancarlo Scarchilli, realizzato a dieci anni
dalla scomparsa del grande attore, con
la collaborazione del figlio Alessandro,
Passione di John Turturro, che rivisita il
mito della canzone napoletana, Notizie
degli scavi di Emidio Greco, con Ambra
Angiolini e Giuseppe Battiston, 1960
di Gabriele Salvatores, con Giuseppe
Cederna, Gorbaciof di Stefano Incerti,
con Toni Servillo, Sei Venezia di Carlo
Mazzacurati, La prima volta a Venezia
con il quale torna a Venezia il documentario di montaggio di Antonello Sarno e
All Inclusive 3D di Nadia Ranocchi e
David Zamagni.
A completare il cartellone nazionale, in
Orizzonti ci sono Malavoglia di Pasquale Scimeca e i documentari Per questi
stretti morire (ovvero cartografia di
una passione) di Giuseppe Gaudino e
Isabella Sandri e El Sicario Room 164 di
Gianfranco Rosi, mentre in Controcampo Italiano sette sono i lungometraggi
in gara (I baci mai dati, 20 sigarette, Il
primo incarico, A Woman, Tajabone,
Ma che storia, Into Paradiso), cinque
i corti (Come un soffio, Sposerò Nichi
Vendola, Bassa marea, Achille, Niente
orchidee) e sei le opere fuori concorso
(Ward 54, Flaiano: il meglio è passato,
Il loro Natale, Tarda estate, Se hai una
montagna di neve, tienila all’ombra e
Fughe e approdi).
Dall’Italia al cinema internazionale,
l’America arriva in concorso – a scegliere i vincitori, la giuria presieduta da
Quentin Tarantino e composta da Gabriele Salvatores, Luca Guadagnino,
Guillermo Arriaga, Ingeborga Dapkūnaitū,
Arnaud Desplechin e Danny Elfman con cinque film: Black Swan di Darren
Aronofsky, già Leone d’Oro nel 2008
con The Wrestler, con Natalie Portman e Vincent Cassel, al quale è affidata l’apertura, Somewhere di Sofia
Coppola, con Stephen Dorff, Benicio
Del Toro, Elle Fanning e anche Laura
Chiatti, Valeria Marini e Simona Ventura,
Promises Written in Water di Vincent
Gallo, in cui recita Sage Stallone, figlio
di Sylvester, Road to nowhere di Mon-
te Hellman e Meek’s Cutoff di Kelly
Reichardt. Tra le coproduzioni, in cui
partecipa anche l’Italia, Miral di Julian
Schnabel, con Freida Pinto, Willem Dafoe e Vanessa Redgrave, e Barney’s
Version di Richard J. Lewis, con Dustin
Hoffmann e Paul Giamatti. Tra i rivali,
i francesi Potiche di Francois Ozon,
Happy Few di Antony Cordier e Venus
Noire di Abdel Kechiche, il russo Silent Souls di Aleksei Fedorchenko, lo
spagnolo Balada Triste de Trompeta di
Alex de la Iglesia, Post Mortem di Pablo
Larrain (Cile/Messico/Germania), 13
Assassins di Miike Takashi (Giappone/
Gran Bretagna), il giapponese Norwegian Wood di Tran Ahn Hung, il greco
Attenberg di Athina Rachel Tsangari,
il tedesco Drei di Tom Tykwer e il cinese Detective Dee and the Mistery
of Phantom Flame di Tsui Hark. Fuori
concorso, Legend of the Fist: A Letter to Elia di Martin Scorsese (che
non sarà a Venezia, impegnato sul set
di The Invention of Hugo Cabret) e
Kent Jones, The Return of Chen Zhen
di Andrew Lau, che rende omaggio a
Bruce Lee nel 70.mo anniversario della
nascita, Machete di Robert Rodriguez,
The Tempest di Julie Taymor, con Helen Mirren, scelto per la chiusura, The
Town di Ben Affleck, I’m Still here: the
Lost Year of Joaquin Phoenix di Casey Affleck, The Last Movie di Dennis Hopper (1971), The Girl in Yellow
Boots di Anurag Kashyap, Showtime
di Stanley Kwan, Zebraman di Miike
Un anno ricco di debutti e all'insegna del cinema giovane
Opere prime
in concorso
Ascanio cELEstINI
La pecora nera
(Italia)
2 fuori concorso
casey AffLEcK
I’m Still Here
(Usa)
Nadia rANocchI
david ZAMAgNI
All Inclusive
(Italia)
8 cinemagazine
3 in orizzonti
Lluís gALtEr
Caracremada (spagna)
João NIcoLAU A Espada
e a Rosa (Portogallo)
Maher sAMrA
Sheoeyin Kenna (Libano)
5 in controcampo Italiano
Aureliano AMAdEI
20 sigarette (Italia)
giorgia cEcErE
Il primo incarico (Italia)
Antonio dI trAPANI
Marco dE ANgELIs
Tarda estate (Italia)
Monica MAggIoNI
Ward 54 (Italia)
Paola rANdI
Into Paradiso (Italia)
Opere secOnde
3 in concorso
(Venezia 67)
Antony cordIEr
Happy Few (francia)
richard J. LEWIs
Barney’s Version (canada)
Athina rachel tsANgArI
Attenberg
(grecia)
1 fuori concorso
Ben AffLEcK
The Town (Usa)
2 in orizzonti
Amit dUttA
Nainsukh (svizzera)
Laura Amelia gUZMÁN
Israel cÁrdENAs
Jean gentil
(repubblica dominicana)
Takashi (2004), The Child’s Eye 3D
dei fratelli Pang, Raavanan di Mani Ratnam, Shock Labirynth 3D di Takashi
Shimizu, Surviving Life di Jan Svankmayer, Lope di Andrucha Waddington,
Space Guy di Zhang Yuan e Reign of
Assassins di John Woo, Leone d’Oro
alla carriera 2010.
Per dirla con il Presidente della Biennale
Paolo Baratta, comunque, a dispetto di
molti titoli e di un budget milionario,mai
come quest’anno la parola d’ordine è
sobrietà. La Mostra numero 67 dovrà
fare a meno di una sala, la Perla 2, “casa”
delle due sezioni indipendenti, la Settimana della critica e le Giornate degli
autori. E sembra rinunciare al mercato,
con la scelta di una versione “virtuale”
dell’ Industry Office. I 12 mlilioni di euro
di costi (di cui 10 di spese vive) provengono dallo Stato (circa 8 milioni di euro)
e dagli sponsor privati, fedelissimi partner di ogni anno che hanno rinnovato
la loro fiducia. «Ma qualche sforbiciata
alle risorse c’è stata», ha spiegato Baratta fin dalla conferenza stampa romana
dell’annuncio del programma. Gli autori
e i critici si dovranno riadattare alle tradizionali sale, la Darsena e la Volpi senza
la Perla 2. E il nuovo Palazzo del cinema
sitta alla primavera 2012. Sobrietà anche
per la serata inaugurale: niente cena sulla spiaggia, ma un buffet più tradizionale,
senza i costi della struttura coperta che
negli ultimi anni ha assicurato la cena
placèe per ospiti e sponsor. Tutto all’Hotel Excelsior che resta un punto fermo ma
avrà, presto, il suo restyling come il resto
nel quadrato della Mostra. Nel capitolo Industry, la novità è la videolibrary on
demand: ua definitiva rinuncia a creare il
mercato del Lido? «Per noi è importante
dare opportunità di informazione ma si
vedrà, tutto dipende dalla presenza degli operatori» Come dice Muller, del resto
«Il vero mercato della Mostra è a Toronto.
Noi facciamo proiezioni per compratori
importanti creando interesse per i film,
poi a Toronto si chiudono i contratti.
Com’è accaduto per The Hurt Locker,
per esempio. Un film che dalla Mostra, a
sorpresa, è volato agli Oscar».
Black Swan, l’atteso nuovo film del regista
americano Darren Aronofsky, già Leone d’oro
alla 65. Mostra nel 2008 per The Wrestler, è il
film d’apertura della 67. Mostra di Venezia,
presentato in prima mondiale la sera dell’1
settembre in Sala Grande, dopo la cerimonia
di apertura. «Io, attori e troupe, siamo tutti
particolarmente emozionati dell’invito della
Mostra - ha dichiarato Aronofsky - È un onore tornare a calcare l’imprescindibile tappeto
rosso del Lido».
La pellicola, che fa parte della sezione competitiva, è un thriller psicologico ambientato
nel mondo del balletto newyorkese, Black
Swan ha per protagonista Natalie Portman,
nel ruolo di Nina, una prima ballerina che si
trova imprigionata in una ragnatela di competizione con una nuova rivale nella compagnia (Mila Kunis). Nel cast, anche Vincent
Cassel, Barbara Hershey e Winona Ryder.
Il film è scritto da Mark Heyman e Andres
Heinz e John McLaughlin, prodotto da Protozoa Pictures e Phoenix Pictures e distribuito da Fox Searchlight Pictures insieme a
Cross Creek Pictures.
The Tempest, diretto dalla regista statunitense di cinema e teatro Julie Taymor, è il film
di chiusura (Fuori Concorso) della 67. Mostra
Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, interpretato da Helen Mirren, Russell
Brand, Alfred Molina, Djimon Hounsou, David Strathairn, Chris Cooper, Alan Cumming,
Ben Whishaw, Reeve Carney e Felicity Jones.
La pellicola, nuovo adattamento cinematografico che celebra il 400.mo anniversario
del capolavoro shakespeariano, viene presentato in prima mondiale sabato 11 settembre in Sala Grande, dopo la fine della cerimonia di premiazione.
Julie Taymor ripropone una delle più amate opere del Bardo in una nuova stimolante
trasposizione e ha cambiato sesso al mago
Prospero - Prospera ha il volto di Helen Mirren - ma è solo una delle sfaccettature della
sua reinterpretazione. Il viaggio di Prospera
si snoda, infatti, dalla vendetta al perdono, in
un intreccio di romanticismo, colpi di scena
e atmosfere fantastiche. Anche la sceneggiatura è firmata da Julie Taymor, mentre le
musiche originali sono di Elliot Goldenthal,
collaboratore di vecchia data della regista e
già vincitore di un premio Oscar. I costumi
sono stati disegnati dal tre volte premio
Oscar Sandy Powell e anche il montaggio è
di un premio Oscar, la canadese Françoise
Bonnot. Il film uscirà negli Stati Uniti nel
dicembre 2010.
cinemagazine 9
VENEZIA 67
Ancora una siciliana
dopo Maria Grazia Cucinotta:
Ragonese superstar, madrina
della Mostra 2010 nell'anno
de La nostra vita.
E del primo Nastro d'Argento.
L'anno di
Isabella
di Maurizio di rienzo
Tutta la vita davanti • La nostra vita • Due vite per caso
Venezia ringiovanisce la Mostra e anche la madrina dell’edizione 67: è Isabella Ragonese, applaudita alla Mostra,
lo scorso anno, nel film rivelazione di
Controcampo italiano Dieci inverni di
Valerio Mieli e premiata proprio agli ultimi Nastri d’argento per le interpretazioni in La nostra vita di Daniele Luchetti e
Due vite per caso di Alessandro Aronadio. A lei il compito diaprire e chudere la 67.ma Mostra a partire dalla serata
di mercoledì 1 settembre, sul palco
della Sala Grande in occasione della
cerimonia di inaugurazione, seguita
dalla proiezione del film di apertura, in
concorso, Black Swan di Darren Aronofksy. L’11 settembre condurrà invece
la cerimonia di chiusura, in occasione
10 cinemagazine
della quale saranno annunciati i Leoni e
gli altri premi della giuria del Concorso
Venezia 67. Isabella, siciliana rivelata dal
film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti, è
legata a Venezia fin dall’esordio al cinema: dopo il teatro, il primo film che ha
interpretato è stato infatti Nuovomondo di Emanuele Crialese, Leone d’Argento alla Mostra del 2006. Il successo
e il film che l’ha fatta subito notare dalla
critica è però Tutta la vita davanti del
2008 in cui è Marta, neolaureata in Filosofia teoretica ma soprattutto precaria, ruolo con cui diventa il simbolo di
una generazione, e per il quale riceve
il premio Biraghi, poi un premio a Capri
e soprattutto una candidatura ai David
di Donatello come miglior attrice. Vince
inoltre il Premio Kinéo ‘Diamanti al Cinema Italiano’ come artista esordiente
dell’anno e ai Golden Graal il Premio
‘Anna Magnani’ e il Premio Astro Nascente per il Cinema. Nel 2009 mette
nuovamente d’accordo critica e pubblico la sua interpretazione in Dieci
inverni di Valerio Mieli e il suo talento
ha trovato inoltre importanti conferme
in Viola di mare di Donatella Maiorca,
Oggi sposi di Luca Lucini, La nostra
vita di Daniele Luchetti e Due vite per
caso di Alessandro Aronadio., quelliquesti ultimi- che le hanno fatto vicere
il Nastro ex aequo con Lunetta Savino
ed Elena Sofia Ricci.
Che programmi ha e come si racconta
Isabella Ragonese? «Finora mi sono
affidata all’istinto» ama confessare negli
incontri, ormai molti, che siglano i suoi
impegni tra un film e l’altro. Da Taormina
a Giffoni, da Cannes a Vasto, in piena
estate, ha raccontato di aver lavorato
con registi più importanti e («e in quel
caso ti senti più protetta, li conosci già,
puoi vedere i loro film precedenti….») ma
anche di aver dato fiducia, inevitabilmente, ai più giovani: «Sì, con loro a volte è un salto nel buio e per un attore significa dare più più tempo, più energia…
Però ci si incontra con lo stile, le passioni… Mieli e Aronadio, per esempio, mi
hanno colpito entrambi perché pur essendo all’esordio sanno bene cosa vogliono, hanno idee chiare e una cultura
cinematografica molto forte il primo più
preparato sul cinema francese e orientale, l’altro su quello europeo…» Poi ci
sono le altre passion, quelle personali:
per esempio Montalbano e Camilleri.
Che fanno parte della sua cultura siciliana doc. «Con Montalbano mi sono
fatta un regalo: sono pazza della serie,
senza dubbio la migliore che c’è» confessa Isabella. Che si è conquistata un
ruolo ne L’età del dubbio: «chissà, magari per poterlo raccontare un giorno ai
miei figli…». Da siciliana dice che i libri e
la serie «Hanno aiutato molto la nostra
terra: quella di Camilleri è una Sicilia
che non esiste, letteraria, che coglie
perfettamente, però, la nostra essenza..» Ora dopo un’estate ricca di festival arriva Venezia: «Un po’ mi tremano
i polsi, datemi il tempo di arrivarci,e, di
rendermene conto…So solo che la Mostra scegliendo me ha voluto dare un
segnale preciso: un premio simbolico
alla nuova generazione …A Venezia ho
debuttato con Nuovomondo, torno in
un Festival e in una città che mi ha sempre portato fortuna”. Sì, alla Mostra arriva da star: gli stilisti già fanno a gara per
vestirla, lei che la prima volta ai Nastri
d’argento è arruvata a Taormina senza
neanche la valigia, persa in aereoporto.
Emozionata e felice farà un red carpet
da principessa. Ora ha davvero tutta
la vita davanti, magari per caso come
il titolo del suo ultimo film. «E pensare»
dice partendo «che sono stata una dilettante di successo…»
cinemagazine 11
L'iraniana shirin Neshat presidente della giuria
TUTTI I FILM IN PROGRAMMMA
Lungometraggi
Catherine Breillat,
La Belle Endormie
(The Sleeping Beauty) (Francia)
Hong Sang-soo,
Okieui young-hwa (Oki’s Movie)
(Corea del Sud)
John Akomfrah,
The Nine Muses
(Regno Unito)
Noël Burch, Allan Sekula,
The Forgotten Space
(Olanda/Austria)
Amit Dutta, Nainsukh (India)
Lluís Galter, Caracremada
(Spagna)
Giuseppe Gaudino,
Isabella Sandri,
Per questi stretti morire - Cartografia di una passione (Italia)
José Luis Guerin, Guest
(Spagna)
Laura Amelia Guzmán,
Israel Cárdenas, Jean Gentil
(Repubblica Domenicana)
Huang Wenhai, Xifang qu ci bu
yuan (Reconstructing Faith) (Cina)
Huang Wenhai, Qiao (Crust)
(Cina)
Patrick Keiller, Robinson
in Ruins (Regno Unito)
Marianne Khoury, Mustapha Hasnaoui, Zelal (Egitto)
Kim Gok, Kim Sun, Bangdokpi
(Anti Gas Skin) (Corea del Sud)
Paul Morrissey, News from
Nowhere (Stati Uniti)
João Nicolau, A Espada e a Rosa
(The Sword and the Rose)
(Portogallo)
F. J. Ossang, Dharma Guns
(Francia)
Nicolas Pereda,
Verano de Goliat (Messico)
Gianfranco Rosi, El Sicario,
Room 164 (Francia)
Maher Abi Samra, Sheoeyin kenna
(When We Were
Communists) (Libano)
Pasquale Scimeca,
Malavoglia (Italia)
Sono Sion, Tsumetai Nettaigyo
(Cold Fish) (Giappone)
cortometraggi e mediometraggi
Doug Aitken, House (Usa)
Victor Alimpiev, Slabyj Rot Front
(Weak Rot Front) (Russia)
Yuri Ancarani, Il Capo (Italia)
Mauro Andrizzi,
En el futuro (Argentina)
Martin Arnold,
Shadow Cuts (Austria)
Guillermo Arriaga,
El Pozo (Messico)
Nuntanat Duangtisarn,
Woman I (Tailandia)
FLATFORM, Non si può far nulla
contro il vento (Italia)
Vincent Gallo,
The Agent, (Stati Uniti)
Hund & Horn, Mouse Palace
(Austria)
Chaisiri Jiwarangsan, Nok Ka Mhin
(Four Seasons) (Tailandia)
Isaac Julien, Better Life
12 cinemagazine
(Regno
Unito)
VENEZIA 67
Rustam Khamdamov, Brilianty
(Diamonds) (Russia)
Korpys/Löffler, Atom (Germania)
Clara Law, Chi Di (Red Earth)
(Hong Kong)
Armin Linke, Francesco Mattuzzi,
Future Archaeology (Italia)
Bertrand Mandico, Lif og daudi
Henry Darger (The Life and Death
of Henry Darger) (Francia)
Jesse McLean,
Magic for Beginners (Usa)
Galina Myznikova, Sergey Provorov, Voodushevlenie (Inspiration)
(Russia)
Manoel de Oliveira, Painéis de Säo
Vicente de Fora, Visäo Poética
(The Panels of Säo Vicente de For a, A
Poetic Vision) (Portogallo)
David OReilly, The External World
(Germania)
Laila Pakalnina, Pa Rubika Celu
(On Rubiks’ Road) (Lettonia)
Rafael Palacio Illingworth,
Man in a Room (Usa)
Arnaud des Pallières,
Diane Wellington (Francia)
Jean-Gabriel Périot,
Les Barbares
(The Barbarians) (Francia)
Sasha Pirker, The Future will not
be capitalist (Austria)
Luiz Pretti, O mundo
é belo (Brasile)
Nicolas Provost, Stardust (Belgio)
SJ Ramir, Cold Clay...
Emptiness (Nuova Zelanda)
Emily Richardson,
The Futurist (Regno Unito)
Roee Rosen, Tse (Out) (Israele)
Josh e Ben Safdie,
John’s Gone (Usa)
SEMICONDUCTOR,
Indefatigable (Ecuador)
Sun Xun, 21 ke (21 G) (Cina)
Elina Talvensaari,
Miten marjoja poimitaan
(How to Pick Berries) (Finlandia)
Oleg Tcherny, La linea
generale (Francia)
Peter Tscherkassky,
Coming Attractions (Austria)
Hannes Vartiainen, Pekka Veikkolainen, Erään Hyönteisen tuho
(The Death of an Insect) (Finlandia)
Atsushi Wada, Haru no shikumi
(Mechanic of Spring) (Giappone)
Olivier Zabat, Fading (Francia)
Ishtiaque Zico, 720 Degrees
(Bangladesh)
Georgios Zois, Casus Belli (Grecia)
Con Tarantino poker di italiani in giuriai
nelle diverse sezioni della Mostra
Una sezione interamente rinnovata
Apre La Belle Endormie di Breillat
Vento di
novità per
orizzonti
I film fuori concorso
Douglas Gordon, K.364 A Journey
by Train (Regno Unito)
Ken Jacobs, A Loft (Stati Uniti)
Isaac Julien, The Leopard
(Regno Unito)
Carlo Liberatore,
Matteo Di Bernardino,
Antonio Iacobone, Stefano Ianni,
Marco Castellani e altri,
Un anno dopo – Progetto Memory
Hunters 1 (Italia)
Malavoglia di Pasquale Scimeca e i documentari Per questi
stretti morire (ovvero cartografia di una passione) di Giuseppe
Gaudino e Isabella Sandri e El Sicario Room 164 di Gianfranco
Rosi (che trionfò con Below Sea Level in Orizzonti Doc, nel 2008)
sono i titoli italiani della sezione Orizzonti che da quest’anno,
rinnovata, si apre a tutte le opere ‘fuori formato’ con un più ampio
sguardo verso le vie nuove dei linguaggi espressivi che confluiscono nel cinema, che si inaugura con La Belle endormie (La
bella addormentata) di Catherine Breillat e si chiude con Okhui-ui yeonghwa (Oki’s Movie) del coreano Hong Sang-soo.
Nella selezione trovano spazio lungometraggi, medio e cortometraggi, firmati, tra gli altri, da Paul Morrissey, Manoel De Oliveira,
Guillermo Arriaga, Vincent Gallo e Laila Pakalnina. Come spiega
il direttore della Mostra Marco Muller, «Orizzonti si reinventa. Abbiamo seguito i linguaggi espressivi nella loro graduale liberazione da ogni definizione. È della fluidità del cinema contemporaneo
che volevamo rendere conto, con stili e sguardi molto diversi tra
loro sull’audiovisivo e sul mondo. Abbiamo lavorato a scontornare quelli che erano i vecchi Orizzonti, così che potessero rappresentare un altro punto di vista, un’altra immagine di ciò che viene
proposto complessivamente dalla Mostra».
Quentin e gli altri
Sono ben quattro quest’anno gli italiani
chiamati a valutare le opere della 67.ma
Mostra del Cinema, nelle diverse sezioni competitive: Gabriele Salvatores e
Luca Guadagnino (giuria internazionale
del Concorso), Pietro Marcello (Orizzonti) e Jasmine Trinca (Premio Venezia
Opera Prima ‘Luigi De Laurentiis’).
Quentin Tarantino guida la giuria di Venezia 67, composta dunque dai ‘nostri’
Salvatores (premio Oscar nel 1991 per
Mediterraneo, reduce dal successo di
Happy Family) e Guadagnino (legato a
Venezia fin dal suo esordio nella regia,
nel 1999, con The Protagonists, lo
scorso anno in Orizzonti con Io sono l’amore), affiancati dal messicano Guillermo Arriaga (sceneggiatore
dei film di Alejandro Gonzáles Iñárritu
Amores Perros, 21 grammi e Babel,
che ha debuttato nella regia con The
Burning Plain, a Venezia nel 2008),
dall’attrice lituana Ingeborga Dapkūnaitū
(Il sole ingannatore, Moskva, Mission:
Impossibile, Sette anni in Tibet), dal
regista e sceneggiatore francese Arnaud Desplechin (a Venezia nel 2004
con Rois et Reine e nel 2007 con il
documentario L’Aimée) e da Danny
Elfman (musicista e cantante statunitense divenuto negli anni ’80 uno dei
compositori di colonne sonore più importanti della sua generazione, autore
in particolare delle musiche dei film di
Tim Burton). Nella serata conclusiva
della Mostra, l’11 settembre, la giuria
internazionale assegnerà ai lungome-
traggi i premi ufficiali: il Leone d’Oro per
il miglior film, il Leone d’Argento per la
migliore regia, il Premio Speciale della
Giuria, la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, la Coppa Volpi
per la migliore interpretazione femminile, il Premio Marcello Mastroianni a
un giovane attore o attrice emergente,
l’Osella per il miglior contributo tecnico,
l’Osella per la migliore sceneggiatura.
In ‘Orizzonti’, invece, con il presidente
Shirin Neshat (regista iraniana Leone
d’Argento per la miglior regia nel 2009
col suo primo lungometraggio Donne
senza uomini), c’è anche Pietro Marcello, scoperto a Venezia nel 2007 con
il documentario d’esordio Il passaggio
della linea, presentato proprio in ‘Orizzonti’ e vincitore di numerosi riconoscimenti quest’anno con La bocca del
lupo. Insieme a lui, la regista e sceneggiatrice tunisina Raja Amari, presente
nel 2009 a Venezia in Orizzonti con
Dohawa (Buried Secrets), il regista
filippino Lav Diaz, premiato due volte
a Orizzonti con Death in the Land of
Encantos, Menzione Speciale 2007,
e con Melancholia, Premio Orizzonti
2008, e il critico cinematografico austriaco Alexander Horwath, dal 2002
direttore del Museo del Cinema di Vienna e dal 1992 al 1997 direttore della
Viennale. La sezione da quest’anno si
apre a tutte le opere ‘fuori formato’, con
un più ampio sguardo verso le vie nuove dei linguaggi espressivi che confluiscono nel cinema e sono stati assorbiti
la sezione CortoCortissimo e tutti gli
Eventi Speciali. La Giuria internazionale assegnerà – senza possibilità di ex
aequo - quattro nuovi Premi: Premio
Orizzonti (riservato ai lungometraggi),
Premio Speciale della Giuria Orizzonti (riservato ai lungometraggi), Premio
Orizzonti Cortometraggio, Premio Orizzonti Mediometraggio.
Infine, per quanto riguarda la giuria internazionale del Premio Venezia Opera
Prima ‘Luigi De Laurentiis’, al presidente Fatih Akin, regista tedesco di origine
turca vincitore lo scorso anno con Soul
Kitchen del Premio Speciale della Giuria, si uniscono l’attrice italiana Jasmine
Trinca, Premio Marcello Mastroianni
nel 2009 per Il grande sogno, il regista Stanley Kwan, uno dei principali
esponenti della nouvelle vague hongkonghese, il regista israeliano Samuel
Maoz, Leone d’Oro a Venezia l’anno
scorso con la sua opera prima Lebanon, e l’indiana Nina Lath Gupta, vero
e proprio ‘motore’ delle nuove forme
di produzione e distribuzione del cinema indipendente. La giuria assegnerà
senza possibilità di ex aequo, tra tutte le
opere prime di lungometraggio nelle diverse sezioni competitive della Mostra
(Selezione ufficiale e Sezioni autonome
e parallele), il Leone del Futuro - Premio
Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis e 100.000 USD messi a disposizione
da Filmauro di Aurelio e Luigi De Laurentiis, che saranno suddivisi in parti
uguali tra il regista e il produttore.
cinemagazine 13
Controcampo
italiano, non
solo sfida a sette
VENEZIA 67
AperturA con i bAci di robertA torre
Controcampo italiano, la sezione
competitiva che fa il punto sulle tendenze del cinema italiano e quest’anno propone sette lungometraggi, al via
con I baci mai dati di Roberta Torre,
protagonista alla Mostra fin dai suoi
esordi, quando negli anni ‘90 presentò i suoi primi corti, poi nel 1997 con
il suo film d’esordio Tano da morire
(che vinse il Premio Luigi De Laurentiis
per l’opera prima) e nel 2000 con Sud
Side Stori. La pellicola, interpretata
da Donatella Finocchiaro, Pino Micol,
Giuseppe Fiorello, Carla Marchese,
Valentina Giordanella, Martina Galletta
e Alessio Vassallo, con la partecipa-
14 cinemagazine
zione straordinaria di Piera Degli Esposti, viene proiettata in prima mondiale
venerdì 3 settembre, in Sala Grande. Il
film, prodotto da Amedeo Bacigalupo
e da Roberta Torre per Nuvola Film
e Rosettafilm, racconta la vicenda di
Manuela, tredicenne cresciuta in fretta
in un sobborgo di una grande città del
sud Italia, che un giorno s’inventa di
poter fare miracoli e viene creduta. Da
quel momento, un’umanità affamata
e bisognosa le chiede di tutto e sua
madre si accorge di poterne fare un
business, fino a quando quello che
sembra un evento straordinario e inspiegabile accadrà sul serio.
Tra gli altri titoli, 20 sigarette di Aureliano Amadei, sulla strage di Nassirya,
con Vinicio Marchionni, Carolina Crescentini e Giorgio Colangeli; Il primo
incarico di Giorgia Cecere, con Isabella Ragonese; A Woman di Giada
Colagrande, con Willem Dafoe, Jess
Weixler, Stefania Rocca e Michele
Venitucci; Tajabone di Salvatore Mereu; Ma che storia, documentario di
Gianfranco Pannone; Into Paradiso di
Paola Randi, con Gianfelice Imparato e Peppe Servillo, che arriva in sala
distribuito da Cinecittà Luce. A decidere il vincitore, senza possibilità di exaequo, una giuria presieduta da Valerio
Mastandrea e composta da Susanna
Nicchiarelli, che trionfò nel 2009 con
Cosmonauta, e dal presidente dell’Ente dello Spettacolo e direttore della Rivista del cinematografo Dario Edoardo
Viganò.
Tra i cortometraggi, invece, Come
un soffio di Michela Cescon, che si
è messa dietro la macchina da presa
per dirigere Valeria Golino e Alessio
Boni,Sposerò Nichi Vendola di Andrea
Costantino, Bassa marea di Roberto
De Paolis, Achille di Giorgia Farina, con
Lando Buzzanca e Monica Scattini, e
Niente orchidee di Simone e Leonardo Godano, con Giuseppe Fiorello, Valeria Solarino, Nello Mascia e Miriana
Raschillà. Fuori concorso, infine, Ward
54, documentario di Monica Maggioni,
Tarda estate di Antonio Di Trapani e
Marco De Angelis, Flaiano: il meglio è
passato di Gianfranco Rolandi e Steve
Della Casa e Il loro Natale di Gaetano Di
Vaio. E ancora Se hai una montagna
di neve tienila all’ombra di Elisabetta
Sgarbi e Eugenio Lio e Fughe e approdi di Giovanna Taviani. Infine, è una
Ragonese ineditala protagonistade Il
primo incarico di Giorgia Cecere, storia
d'amore e di difficile emancipazione in
una Puglia del 1953. Una scuola sperduta, un altopiano, ma non è un salto nel
buio. (fr,palm.)
Molti documentari
e film evento.
Presiede la giuria
Valerio Mastandrea,
con Susanna Nicchiarelli
e Dario Edoardo
Viganò
In alto, Isabella ragonese e francesco chiarello in
Il primo incarico e qui accanto Come un soffio. Nella pagina a fianco, da sinistra, Beppe fiorello e donatella finocchiaro protagonisti de I baci mai dati e 20 sigarette
cinemagazine 15
Il Premio Pietro Bianchi
Consegna in Sala Grande al Lido Venerdì 10 Settembre. Con l’anteprima mondiale
del film di Cinecittà Studios, prodotto da Nicoletta Ercole con Flavia Parnasi, con
la regia di Gianfranco Giagni, che racconta la storia di un successo internazionale
Una coppia da Premio Oscar
festeggiata con il riconoscimento
alla carriera più ambito
promosso dal Sngci.
E con un'anteprima mondiale del film
dedicato all'arte straordinaria
delle loro scenografie.
Ferrettistyle
Dante & Francesca, grande cinema per due
di Francesca Pierleoni
Va all’arte straordinaria e al genio di
Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo il
“Premio Pietro Bianchi“ 2010 che il Sngci assegna, come ogni anno d’intesa
con la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica per festeggiare a Venezia
una personalità del cinema italiano. Due,
insieme, i protagonisti ai quali quest’edizione dei Premio promosso dai giornalisti cinematografici rende omaggio,
celebrando una coppia da Oscar che,
lanciando un ponte ideale tra Cinecittà e
Hollywood, ha dato corpo ai sogni di un
genio visionario come Federico Fellini
come alla creatività di Martin Scorsese, l’ultimo grande regista conquistato
dall’arte delle loro più recenti invenzioni
scenografiche. In occasione del “Premio
Bianchi”, assegnato negli anni ai più importanti autori italiani, a pochissimi attori
ed ora straordinariamente alla creatività
geniale di due artisti internazionali come
Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo il
Sngci presenta alla Mostra in anteprima
mondiale il film Dante Ferretti:scenografo
italiano-Dante Ferretti:production designer, in programma per Controcampo
Italiano (fuori concorso) dopo la consegna del Premio, nella mattinata di Venerdì 10 Settembre , in Sala Grande.
I due Oscar, nel 2005, per le scenografie di The Aviator di Martin Scorsese
e nel 2008 per Sweeney Todd di Tim
Burton, arrivati dopo quindici anni di
candidature, sono stati una vera e propria consacrazione nello star system
non solo hollywoodiano ma internazionale per Dante Ferretti che insieme alla
set decorator Francesca Lo Schiavo (al
suo fianco dal 1981 per La pelle di Liliana Cavani) ha dato forma ai sogni felliniani e alle visioni di registi come Martin
Scorsese, Marco Ferreri, Liliana Cavani,
Terry Gilliam e Tim Burton. In tutto sedici le nomination agli Oscar che hanno
arricchito una collezione di premi vinti
in tutto il mondo fra i quali spiccano tre
Bafta e quattro David di Donatello. E un
record assoluto di riconoscimenti avuti
dalla stampa cinematografica italiana
con ben dodici Nastri d’argento nell’arco di quasi venticinque anni: dai felliniani
La città delle donne (1980), E la nave
va (1984), Ginger e Fred (1986), alle
vittorie per Il nome della rosa (1987),
Le avventure del Barone di Munchausen (1990), L’età dell’innocenza (1994),
Intervista col vampiro (1995), Casino
(1997), Al di là della vita e Titus (2000),
Gangs of New York (2003), al Nastro
speciale per The Aviator (2006) e quello
per The black Dahlia (2007).
Un amore per il set nato all’età di 13 anni,
per Dante Ferretti, guardando i peplum
e grandi film hollywoodiani come La
tunica di Henry Kostner. «Chi vuol fare
cinema» racconta Ferretti «si identifica
con l’attore, io invece volevo lavorare
dietro la macchina da presa: quando
ho sentito la parola scenografo è stata
una folgorazione».
Maceratese, classe 1943, Ferretti ha
esordito nel 1969 nella Medea di Pier
Paolo Pasolini, ed è stato uno dei collaboratori più fedeli di Fellini, con il quale
ha firmato sei film, tra i quali Prova d’orchestra, E la nave va, Ginger e Fred. Nel
ricordare il lavoro al fianco di tanti grandi
autori (fra gli altri, anche Bellocchio, Scola, Ferreri, Zeffirelli), Ferretti ha più volte
sottolineato di aver appreso molto da
tutti. «Per Fellini dovevo diventare attore,
cercavo di essere lui, mi ha insegnato a
dire le bugie; mentre Pasolini mi ha portato a conoscere, negli otto film realizzati
insieme, tutto il suo mondo». Della collaborazione con Elio Petri, Ferretti ricorda
soprattutto l’emozione nel creare il set
di Todo modo: «Quelle scene, ha raccontato, sono nate dopo molte ricerche.
Avevamo pensato ad un albergo, poi ci
è venuta l’idea di creare delle catacombe moderne, di ricorrere al cemento
armato per rappresentare un mondo
claustrofobico». Verso la metà degli anni
’80, Ferretti comincia a lavorare su set in-
ternazionali. È il 1986 quando collabora
con il regista Jean-Jacques Annaud per
Il nome della rosa, tratto dall’omonimo
romanzo di Umberto Eco. Nel 1989 e nel
1990 ottiene due nomination all’Oscar
insieme a Francesca Lo Schiavo per Le
avventure del Barone di Munchausen
di Terry Gilliam e Amleto di Franco Zeffirelli. Il debutto a Hollywood è con Martin
Scorsese, conosciuto anni prima sul set
del film di Fellini La città delle donne.
Lo scenografo diventa per il regista di
Taxi driver un collaboratore indispensabile in otto film: da L’età dell’innocenza che gli vale la terza nomination
dell’Academy, fino a Shutter Island e al
nuovo progetto, Hugo Cabret, film attualmente in lavorazione, con Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ben Kingsley,
Christopher Lee, Jude Law e Johnny
Depp. È il primo film in 3d del cineasta,
impegnato da alcune settimane tra la
Francia e la Gran Bretagna.
Tratto dal bestseller di Brian Selznick
The Invention of Hugo Cabret, il film
scritto da John Logan (The Aviator) e
Scorsese (che ne è anche uno dei produttori con Johnny Depp) è la storia di
Hugo Cabret, un orfano dodicenne che
vive in segreto in una stazione ferroviaria nella Parigi degli anni ‘30. Ferretti ne
ha disegnato le suggestioni e gli ambienti, arredati come sempre da Francesca Lo Schiavo.
E ancora una volta insieme, ricevono il
prestigioso Premio Pietro Bianchi del
SNGCI. «Esiste una relazione importante
tra la storia, gli attori e la scena. Scena e
arredamento devono essere parte della
storia» spiega Francesca Lo Schiavo. E
Ferretti aggiunge: «Tutti i miei successi
appartengono anche a lei, che nonostante i traguardi raggiunti insieme, mi ha
fatto sempre restare con i piedi per terra.
Lei è un’arredatrice di grande talento e
con un gusto finissimo per i dettagli. Per
questo è adorata da registi perfezionisti
come Martin Scorsese. Non devo farle
altri complimenti perché i premi che ha
ricevuto parlano da soli...». Un successo
che è il frutto di una grande creatività e
di un’intesa che consente alle loro scenografie di affrontare sfide sempre più
emozionanti e preziose.
Tra queste, anche la realizzazione
delle scenografie di Cinecittà World
che sorgerà a Roma, sulla via Pontina,
nell’area di Castel Romano, ex studios
Dino De Laurentiis.
A Ferretti è stato affidato il progetto creativo del primo parco a tema in Italia dedicato al cinema, un progetto da 4 milioni
di visitatori all’anno, che fa parte di parte
di un piano complessivo di 500 milioni di
euro di investimenti, su un’area di 150 ettari. Inserito dal Comune di Roma. Nelle
23 priorità del II Polo Turistico della Capitale, sarà una sintesi tra cultura, cinema
e divertimento. Dante Ferretti è inoltre
impegnato a Rimini nella realizzazione
del nuovo Museo Fellini.
Nella pagina accanto Sweeney Todd
In alto da sinistra:
Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo,
The Aviator, Il nome della Rosa e Titus
Il Premio Pietro Bianchi
In anteprima internazionale, fuori concorso
l'omaggio di Controcampo
con il film inedito di Gianfranco Giagni
Dante Ferretti: Scenografo italiano
Storia straordinaria di uno scenografo
diventato production designer.
dA CINeCIttà
ALLA conquistA
di Hollywood
18 cinemagazine
«Sono convinto che alla fine di questo
viaggio che è durato più di quarant’anni, il tempo della carriera di Ferretti, lo
spettatore si accorgerà che raccontare
la sua storia ed il suo lavoro è diventato anche il pretesto per raccontare un
mestiere, quello dello scenografo, nel
quale l’eccellenza italiana come accade per i costumisti, i musicisti, i direttori
della fotografia continua ad essere un
esempio per chi fa cinema in tutto il
mondo» . Cocì racconta il senso dl film
che arriva a Venezia il regista Gianfranco
Giagni che Nicoletta Ercole ha chiamato
a realizzare, per Cinecittà Studios, con
un’infinità di collaborazioni e partnership
importanti (da una new entry nella produzone, nnamorata del cinema come
Flavia Parnasi a Carla Fendi).
Giagni, romano, già assistente di Mauro
Bolognini e di Alberto Negrin ha nel suo
curriculum almeno tre titoli interessanti
che sono un preedente importante per
questa regia: Il dottor Divago sulla straordinaria produzione di Pietro Notarianni, Rosabella, la storia italiana di Orson
Welles, film di culto per gli appassionati
del suo cinema, e, soprattutto, Sartoria
Tirelli: Vestire il cinema, di quattro anni
fa, un film sul costume italiano che ha
girato il mondo.
Da dove ha cominciato con Ferretti?
«Forse da Martin Scorsese. O meglio
ancora proprio da Ferretti, ultimo discendente di una stirpe di grandi scenografi
italiani- si dovrebbe dire oggi art director
internazionali.- famosi in tutto il mondo,
da Piero Gherardi a Danilo Donati a Mario Garbuglia».
Ferretti ha iniziato lavorando a fianco di
Pier Paolo Pasolini, diventando lo scenografo prediletto di Federico Fellini e
poi continuando a lavorare con alcuni
grandi maestri del cinema di oggi: Scorsese appunto, ma anche Tim Burton,
e Terry Gilliam, Brian De Palma, Julie
Taymor. Le sue scenografie lo hanno
portato a vincere due Academy Awards
(per The Aviator e Sweeney Todd), tre
Bafta Awards, cinque David di Donatello
e dodici Nastri d’Argento.
«Quando l’ho incontrato per la prima
volta a Cinecittà per proporgli il documentario, ho avuto l’impressione di avere di fronte il Cinema, nella sua vera essenza e commistione di arte e artigianato» racconta Giagni. E aggiunge: «Dante,
come dice Tornatore nel documentario,
realizza scenografie che non si lasciano
imprigionare dai limiti del fotogramma».
Forse è questo il segreto di quella straordinaria capacità condivisa da anni con
Francesca Lo Schiavo di dare corpo ai
sogni dei registi più visionari…
«Lo vedevo camminare per il suo studio
e mi sembrava un uomo apparentemente ruvido, diretto, che però si muoveva con un grazia inaspettata attraverso le centinaia di suoi disegni, di libri, di
fotografie che lo circondavano» spiega
Giagni. E allora ho pensato quanto questa sua immagine corrispondesse al
suo lavoro di scenografo, che ha anche fare con qualcosa di solido, ben
piantato per terra, fatto di materiali e di
misure geometriche e quanto questo
sia necessario per arrivare alla bellezza,
alla grazia, alla poesia di una scenografia. Elementi fondamentali per qualsiasi
grande film» .
Delle sue scenografie parlano registi come Martin Scorsese, Terry Gilliam, Julie
Taymor, Jean Jacques Annaud, Liliana
Cavani, Giuseppe Tornatore; produttori
come Harvey Weinstein; costumisti e
arredatori premi Oscar come Gabriella Pescucci e Francesca Lo Schiavo;
attori come Leonardo Di Caprio; amici
come Valentino Garavani e Carla Fendi.
E, al di là delle fotografie e dei fuoriset
e dei materiali di repertorio che ho inserito, è stato emozionante entrare in
contatto con gli enormi bozzetti di Ferretti, pieni di colori e di passione verso
il proprio mestiere. I testimoni e i film,
insieme naturalmente a Ferretti stesso,
hanno trasformato il documentario in
un viaggio: «quello di un adolescente
che, partito da una piccola città delle
Marche, da uomo arriva a Cinecittà e
poi conquista l’ America». Nel film
Nel film, un viaggio con alcune tappe
precise: innanzitutto Cinecittà dove Ferretti ha il suo studio e dove ha realizzato
alcune delle scenografie più importanti
per Fellini, Terry Gilliam, Martin Scorsese, Marco Ferreri, Elio Petri. Poi le
Marche e Macerata in particolare (La
filmcommission regionale è tra i partner
produttivi del film), lì dov’ è cominciata la
storia di Ferretti, adolescente innamorato di cinema, pittura e architettura. A Torino il racconto del il Ferretti non soltanto
scenografo cinematografico, ma capace di ristrutturare in modo geniale il Museo Egizio. Infne a New York, l’incontro
con alcuni dei registi ed un produttore
fondamentali per la vita professionale di
Ferretti come Martin Scorsese, Harvey
Weinstein, Julie Taymor.
Un viaggio affascinante che conquista
gli spettatori proprio come lo sguardo e
l’architettura di una coppia straordinaria come Dante Ferretti e Francesca Lo
Schiavo ha conquistato il mondo, non
solo del cinema. (l.d.c)
cinemagazine 19
Il Premio GuGlielmo BiraGhi
Grimaudo & Riondino
shooting star di talento...
Va a loro il riconoscimento
che il Sngci dedica agli attori
più giovani. La consegna
l'8 settembre. E la sera prima
festa di mezzanotte per due
Dai tempi di un esordio televisivo già
lontano (era a Non è la Rai) alla felina
compostezza dell’amorosa commedia dell’anno, Mine vaganti di Ferzan
Ozpetek sono passati 16 anni, più di
metà della vita, per la siciliana Nicole Grimaudo, attrice precoce prolifica e già
preziosa. Con Ozpetek già nel 2008 nel
complesso Un giorno perfetto aveva dato sensazione di nuova maturità
espressiva e in Baària ha poi colorato di
nero il senso della passione; per arrivare
al personaggio di sofferta spettatrice di
girotondi di bugie, verità, amori e morte
in Mine vaganti in cui la Grimaudo dà
molto lavorando in sottrazione pur con
qualche guizzo di follia che la fa notare
anticonformista e controcorrente in una
provicia che le va stretta come le scarpe
che si sfila in una sequenza che esalta la bellezza delle sue gambe lunghe.
È un momento di consapevolezza e di
crescita per Nicole, bella e aspra , già 21
presenze in opere per la tv di genere diverso (da Ultimo a il bello delle donne, da
Nell’albo del Premio dieci anni di attori già diventati "grandi"...
2001 Jasmine trinca e Jamie bell
2002 Adriano Giannini
2003 nicoletta romanoff
e silvio Muccino
2004 Alice teghil e corrado Fortuna
2005 Valeria solarino
e riccardo scamarcio
due R.I.S a un episodio di Coliandro fino
a più significative prove in Gino Bartali,
Medicina generale e Il mostro di Firenze)
lavorava giovanissima in alcuni film quali
Tu ridi dei Taviani e Liberi di Tavarelli
lasciando intravvedere grinta sensibilità
e duttilità pronte ad altri salti. Come infatti
accaduto dal 2008 in poi… E ora più cinema per lei ci si aspetta.
Da un altro Sud, il cuore di Taranto, viene
la consapevole sfrontatezza
e la pragmatica umiltà del fare (e scegliere) di un altro 30enne, teatrante di razza
come Michele Riondino, diplomato alla
Silvio d’Amico, poi ventenne formato alla
scuola scenica di Bellocchio, Patroni
Griffi, Dante, Baliani. Dopo qualche fiction e i corti, Riondino si rivela di colpo:
nel 2008 eccolo antagonista diabolicamente simpatico ne ‘Il passato è una
terra straniera’ e per come costruisce
e snoda il suo ruolo di psyco-specchio
dell’errabondo Elio Germano, padroneggiando da manovratore luciferino, o
se preferite, come un vero e proprio Lu-
2006 cristiana capotondi
e nicolas Vaporidis
2007 elio Germano
2008 Luca Argentero, isabella ragonese
Andrea Miglio risi
e Valentina Lodovini
2009 Laura chiatti
cignolo sulla via del male, le notti di Bari
e ispaniche, Michele Riondino fa capire
che c’è, eccome. Il suo talento si conferma nel ruolo di sbandante fotografo di
cronaca anticamorra anni ’80 di Fortapasc, sorta di anti Iago per l’involontariamente eroico giornalista Siani di Libero
De Rienzo. E nel ruolo di piccolo boss
con spunti d’ironica follia in Marpiccolo
girato nella sua città. Ed è soprattutto in
Dieci inverni che lui rompe certi schemi
cine-romantici e dà spessore smarrito
ma congruo, realistico quanto romanzesco, al decennio di amore non amore
narrato nel premiato film di Mieli; agisce
di fino e di stomaco con la partner Isabella Ragonese in un andirivieni di sfumature e rimandi comico-drammatici.
Riondino, "shooting star" alla Berlinale 2010, ci sorprenderà ancora in "Noi
credevamo" di Martone ora in concorso
alla Mostra e in altri film che sta vivendo
come frutto di un cammino che lascia
prevedere un bel successo in arrivo.
(Mau Di R)
Il Premio GuGlielmo BiraGhi
Nicole,
Nel 1994, durante un viaggio a Roma, per andare a trovare
le due sorelle studentesse all’università (la maggiore, Maria
Vittoria, è la sua agente), un’idea pazza, di quelle che a volte
segnano il destino: un po’ per passione, un po’ per gioco Nicole
Grimaudo decide di partecipare ai provini per ‘Non è la Rai’.
Gianni Boncompagni, regista della trasmissione, sceglie anche
lei e Nicole entra nel gruppone delle 140 ragazze della scelta
finale. Il debutto come attrice arriva due anni dopo, nel 1996,
con il film tv Sorellina e il principe del sogno di Lamberto Bava,
al quale segue la fiction Racket, al fianco di Michele Placido.
Nel 1998, si aprone le porte del grande schermo: Nicole interpreta infatti la figlia di Pirandello in Tu ridi dei fratelli Taviani, oltre
a Jolly Blu di Stefano Salvati. Nel 1999, è sul set di Ferdinando
e Carolina di Lina Wertmüller. Inoltre, si avvicina anche al teatro,
diretta da nomi importanti: nel 1995 recita ne Il giardino dei ciliegi, regia di Gabriele Lavia, e nel 1999 e nel 2001 in Amadeus,
regia di Roman Polanski. Al cinema torna nel 2003, con Liberi
di Gianluca Maria Tavarelli e Perduto amor di Franco Battiato.
Tra le produzioni televisive, lavora per Questa casa non è
un albergo, per le miniserie L’amore oltre la vita, Un posto
tranquillo, Il bell’Antonio, con Daniele Liotti, per L’ispettore
Coliandro e Il bello delle donne. E ancora, tra il 2006 e il 20009,
gira R.I.S. - Delitti Imperfetti, Gino Bartali - L’intramontabile,
Medicina generale, con la regia di Renato De Maria, e Il Mostro
di Firenze di Antonello Grimaldi, in onda su Foxcrime.
Il 2008 segna il suo ritorno sul grande schermo con Un
giorno perfetto di Ferzan Ozpetek, e nel 2009 è nel cast
corale di Baarìa di Giuseppe Tornatore, film d’apertura della
66.ma Mostra di Venezia. Nello stesso anno, è di nuovo sul
set con Ozpetek per Mine vaganti, del quale è protagonista
insieme, tra gli altri, a Riccardo Scamarcio, Ennio Fantastichini
e Alessandro Preziosi. Per questo film (che ha vinto cinque
Nastri d’argento, due David di Donatello e il Premio Speciale
della Giuria al Tribeca Film Festival, ottenendo un grande successo anche a Los Angeles), Nicole Grimaudo ha ricevuto
il Globo d’Oro 2010 come ‘Attrice rivelazione’. A Tornatore
deve il lancio internazionale, a Ozpetek il nuovo look che l’ha
trasformata anche fisicamente in una delle attrici giovani più
eleganti e interessanti della stagione. Anche se la mutazione
le è costata un bel taglio di capelli…
22 cinemagazine
noi credevamo... in
michele
Un anno dopo il successo con Dieci
inverni di Valerio Mieli, al fianco di Isabella
Ragonese che quest’anno ritrova al Lido
nel ruolo di madrina, Michele Riondino
torna al Lido per una doppia occasione: Noi credevamo di Mario Martone,
uno dei quattro titoli italiani in concorso,
e ricevere, insieme a Nicole Grimaudo,
il Premio Gugliemo Biraghi 2010 dedicato alle giovani promesse, assegnato
dal Sngci. Sette mesi prima, a febbraio,
l’attore, nato a Taranto, che a Roma ha
frequentato l’Accademia d’Arte Drammatica ‘Silvio D’Amico’, ha portato il suo
talento fuori dai confini, approdando alla
vetrina della Berlinale e rappresentando
il nostro paese come Shooting Star, importante esperienza arrivata dopo due
anni intensi di lavoro. Dopo i primi passi
mossi in teatro (con Bellocchio, Patroni
Griffi e Emma Dante), alcuni ruoli sul piccolo schermo e il debutto al cinema nel
2001 con Uomini & donne, amori & bugie, esordio alla regia di Eleonora Giorgi,
il successo è arrivato proprio nel 2008,
con Il passato è una terra straniera di
Daniele Vicari, presentato al Festival del
Film di Roma, nel quale porta Elio Germano in un torbido vortice di autodistruzione, e con Fortapàsc di Marco Risi, sul
caso di Giancarlo Siani, in cui interpreta il
suo collega fotografo.
Nel 2009, viene diretto da Alessandro
Di Robilant in Marpiccolo, in concorso
nella sezione ‘Alice nella Città’ all’ultimo
Festival del film di Roma, e dall’esordiente Valerio Mieli, che con Dieci inverni
viene applaudito alla Mostra del Cinema
di Venezia e fa il giro di tanti festival internazionali. Quest’anno, già protagonista
della ‘prospettiva’ di Maremetraggio, a
Trieste, e del ciclo d’incontri con gli studenti di ‘Aspettando il Festival’, Riondino
per Martone in Noi credevamo veste i
panni di un soldato che diserta l’esercito sabaudo per unirsi ai garibaldini, al
fianco di Toni Servillo, Luca Zingaretti,
Anna Bonaiuto, Luigi Lo Cascio e Francesca Inaudi. «Il film racconta trent’anni
fondamentali per la storia d’Italia – dice
rIoNdINo
Mina vagante a tempo di record…
l’attore - Parla di tradimenti, congiure e
dell’amor di patria. C’è molta azione, tra
bombe e sparatorie». Un ruolo del tutto
diverso è quello che ha invece in Henry
di Alessandro Piva, tratto dall’omonimo
romanzo di Giovanni Mastrangelo, «una
storia tragicomica sull’eroina, dove sono
un tossicodipendente», come spiega.
Nel cast, anche Carolina Crescentini,
Anita Caprioli, Claudio Gioè, Paolo Sassanelli e Dino Abbrescia.
Oltre al cinema, c’è spazio anche per la
televisione: l’attore ha girato la fiction in
sei puntate Il segreto dell’acqua di Renato De Maria, con Riccardo Scamarcio,
«storia di un agente della Dia – anticipa che da Roma viene trasferito a Palermo,
dove ritrova dopo molti anni il padre che
è capomafia». E questo, non c’è dubbio,
è il suo anno: premi, rassegne omaggi. Dall’esordio a Berlino come shooting
star dell’anno alla “prospettiva” che gli ha
dedicato Maremetraggio alla passerella
veneziana. Un red carpet che continua…
cinemagazine 23
M E D U S A F I L M - V I A A U R E L I A A N T I C A 4 2 2 - 4 2 4 , 0 0 1 6 5 R O M A - T E L + 3 9 0 6 6 6 3 9 0 1 W W W. M E D U S A . I T
SOMEWHERE
di SOFIA COPPOLA
con Stephen Dorff, Elle Fanning,
Benicio del Toro, Laura Chiatti
LA SOLITUDINE DEI
NUMERI PRIMI
di SAVERIO COSTANZO
con Luca Marinelli, Alba Rohrwacher,
Isabella Rossellini
SHARM EL SHEIKH
di UGO FABRIZIO GIORDANO
con Enrico Brignano, Maurizio Casagrande,
Giorgio Panariello, Laura Torrisi, Cecilia Dazzi,
Michela Quattrociocche, Elena Russo
SENTIMENTALE
DRAMMA SENTIMENTALE
COMMEDIA
STANNO TUTTI BENE
A NATALE MI SPOSO
di PAOLO COSTELLA
con Massimo Boldi, Nancy Brilli,
Vincenzo Salemme, Enzo Salvi,
Elisabetta Canalis, Massimo Ceccherini
INCONTRERAI
UNO SCONOSCIUTO
ALTO E BRUNO
ALDO, GIOVANNI e GIACOMO
di KIRK JONES
con Robert De Niro, Kate Beckinsale,
Drew Barrymore, Sam Rockwell
SENTIMENTALE
COMMEDIA
di WOODY ALLEN
con Anthony Hopkins, Antonio Banderas,
Naomi Watts, Freida Pinto
COMMEDIA ROMANTICA
LA VITA FACILE
di LUCIO PELLEGRINI
con Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi,
Vittoria Puccini
DRAMMA SENTIMENTALE
VINCENZO SALEMME
BACIATO DALLA FORTUNA
TIT. PROVV.
di PAOLO COSTELLA
con Vincenzo Salemme, Alessandro Gassman,
Asia Argento, Nicole Grimaudo,
Alessandro Giacobazzi, Dario Bandiera
COMMEDIA
THE BEAVER
di JODIE FOSTER
con Mel Gibson, Jodie Foster
UN FILM DI
FICARRA E PICONE
con Salvo Ficarra e Valentino Picone
24 cinemagazine
COMMEDIA ROMANTICA
COMMEDIA
BENVENUTI AL SUD
LAST NIGHT
di LUCA MINIERO
con Claudio Bisio, Angela Finocchiaro,
Alessandro Siani, Valentina Lodovini
di MASSY TADJEDIN
con Keira Knightley, Sam Worthington,
Eva Mendes, Griffin Dunne, Guillaume Canet
FANTASY-AVVENTURA
COMMEDIA
COMMEDIA ROMANTICA
ANIMAZIONE
CHECCO ZALONE
FEMMINE
CONTRO MASCHI
IMMATURI
THE SPECIAL
RELATIONSHIP
Miss Adèle e
L’ENIGMA DEL FARAONE
di LUC BESSON
con Louise Bourgoin, Mathieu Amalric,
Gilles Lellouche, Philippe Nahon
LA BANDA
DEI BABBI NATALE
OGGI È UNA BELLA
GIORNATA
COMMEDIA
COMMEDIA
SEASON OF THE WITCH
L’ULTIMA SFILATA
di DOMINIC SENA
con Nicolas Cage, Ron Perlman,
Stephen Graham, Claire Foy
di CARLO VANZINA
con Vanessa Hessler
THE NEXT
THREE DAYS
THRILLER-AVVENTURA
THRILLER
UN FILM DI
LARRY CROWNE
LEONARDO PIERACCIONI
regia di PAOLO GENOVESE
con Aldo, Giovanni e Giacomo
di LEONARDO PIERACCIONI
di TOM HANKS
con Tom Hanks, Julia Roberts
COMMEDIA
COMMEDIA ROMANTICA
TIT. PROVV.
di GENNARO NUNZIANTE
con Luca Medici
di FAUSTO BRIZZI
con Salvo Ficarra, Valentino Picone, Nancy Brilli,
Serena Autieri, Francesca Inaudi,
Claudio Bisio, Emilio Solfrizzi, Luciana Littizzetto
COMMEDIA
di PAOLO GENOVESE
con Raoul Bova, Ricky Memphis,
Ambra Angiolini, Luca e Paolo,
Barbora Bobulova, Giulia Michelini,
Luisa Ranieri, Anita Caprioli
WINX CLUB 3D
MAGICA AVVENTURA
di IGINIO STRAFFI
di RICHARD LONCRAINE
con Michael Sheen, Dennis Quaid
COMMEDIA
DRAMMATICO
SE SEI COSÌ, TI DICO SÌ
RED
CUBA TE ESPERA
di EUGENIO CAPPUCCIO
con Emilio Solfrizzi, Belen Rodriguez,
Cristina Capotondi
di ROBERT SCHWENTKE
con Bruce Willis, Morgan Freeman,
John Malkovich, Helen Mirren
di DARIO BALDI
con Enrico Brignano, Francesco Pannofino,
Aurora Cossio
THRILLER
COMMEDIA
ACTION
COMMEDIA
THIS MUST BE
THE PLACE
SEX 3D
PASSENGERS
di FAUSTO BRIZZI
di GABRIELE MUCCINO
con Keanu Reeves
COMMEDIA
COMMEDIA SENTIMENTALE
di PAUL HAGGIS
con Russell Crowe, Elizabeth Banks,
Liam Neeson
di PAOLO SORRENTINO
con Sean Penn, Frances McDormand
DRAMMA
CREDITI NON CONTRATTUALI
MEDUSA
FILM
LISTINO
2010-11
VENEZIA 67
Il cinema comico italiano nella retrospettiva della Mostra di Venezia
così ridevamo
Celebrazione in
ritardo per un genere
che recupera a
Venezia il cinema
più popolare
e per molti attori
spesso dimenticati
Un azzardo e un’autentica riscoperta
che farà senza dubbio sorridere il presidente della giuria di Venezia 67 Quentin
Tarantino la scelta della Mostra di dedicare al cinema comico italiano, un genere troppo spesso rimasto nell’ombra, e ai
suoi protagonisti, in particolare ai grandi
dimenticati, la retrospettiva intitolata ‘La
situazione comica (1937-1988’), curata
da Marco Giusti, Domenico Monetti e
Luca Pallanch e realizzata dalla Biennale
di Venezia in coproduzione con il Centro
Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. In
programma, la proiezione di circa trenta
opere dagli anni ‘30 ai pieni anni ‘80 e
alcuni dei più popolari comici italiani (da
Diego Abatantuono a Lino Banfi, da Lando Buzzanca a Christian De Sica, da Enrico Montesano a Renato Pozzetto, da
Gigi Proietti a Carlo Verdone e Paolo Villaggio) saranno alla Mostra per ricordare
film e interpreti del passato che hanno
caratterizzato la storia della comicità
nel nostro cinema. Inoltre, Alessandro
Gassman, Gianmarco e Ricky Tognazzi
presentano opere dei loro padri, Vittorio
Gassman e Ugo Tognazzi, e testimo-
26 cinemagazine
ni eccellenti tra registi, sceneggiatori
e attori della nostra comicità (Lorenza
Indovina, Mario Monicelli, Marco Risi,
Emanuele Salce, Franca Valeri, Carlo ed
Enrico Vanzina) ‘scortano’ al Lido i film
della retrospettiva.
‘La situazione comica’, che rappresenta un ideale proseguimento delle retrospettive degli ultimi anni (da Italian Kings
of the B’s - Storia segreta del cinema
italiano nel 2004, fino a Questi fantasmi
2. Cinema italiano ritrovato nel 2009), si
divide in due programmi, uno più legato
al cinema del passato (in Sala Volpi, Palazzo del Cinema) e uno più contemporaneo (in Sala Perla). Il programma in Sala
Volpi include 20 lungometraggi, oltre ad
alcuni episodi, in un arco temporale che
va dagli anni ‘30 fino alla metà degli anni
‘70: tra questi, Tutta la città canta, rara
incursione nel comico del maestro del
cinema di paura Riccardo Freda; L’onorata società, una delle prime prove della
coppia Franchi-Ingrassia, lanciati da Domenico Modugno, qui attore e produttore, e diretti da uno dei futuri mattatori
della Banda Arbore, Riccardo Pazzaglia;
Io non spezzo... rompo, con uno strabiliante Alighiero Noschese che fa il verso
al Volontè di Indagine su un cittadino
al di sopra di ogni sospetto; l’inedito
Gassman de Lo scatenato dell’outsider
Franco Indovina. Il programma in Sala
Perla invece include 7 lungometraggi ed
è più legato alla contemporaneità (anni
‘70-’80): popolari comici italiani hanno
scelto, nella loro filmografia, un’opera
alla quale sono particolarmente legati
e che in molti casi rappresenta un autentico cult (come Febbre da cavallo,
Eccezzziunale... veramente o Vacanze
di Natale, il capostipite del più fortunato
filone del cinema italiano contemporaneo). Come gli scorsi anni, i film presentati sono oggetto di un accurato lavoro
di preservazione e talvolta di restauro e
dopo la Mostra saranno proiettati nel circuito culturale in Italia e all’estero.
La situazione comica comprende una
duplice programmazione: alla Sala Volpi
19 film – più 3 episodi e un ciclo, a cura
della Cineteca di Bologna, di comiche
del muto – che ripercorrono la storia della comicità in Italia dal 1910 al 1977; alla
Sala Perla 7 film che segnano il passaggio dalla comicità puramente cinematografica a una commistione di linguaggi fra
cinema e televisione. Anche quest’anno
alla base della programmazione c’è un
lungo lavoro di ricerca e selezione con
autentiche rarità: Botta e risposta (1950)
di Mario Soldati è una delle prime testimonianze della Hollywood sul Tevere
con Louis Armstrong che si esibisce con
la sua orchestra e con numerosi cantanti
e ballerini americani. Prodotto da Dino
De Laurentiis, sceneggiato da Giovannini e Garinei, Steno, Monicelli, Maiuri e
Marcello Marchesi, è un film corale in cui
spicca la presenza, prima della serie di
Don Camillo, di Fernandel, un pellegrino
che giunge a Roma da Parigi per l’Anno
Santo. Accanto a lui Nino Taranto, Enrico
Viarisio, Dante Maggio, Isa Barzizza, Renato Rascel, Carlo Dapporto, Claudio Villa. L’eroe sono io (1952) di Carlo Ludovico Bragaglia è una variante comica de Lo
sceicco bianco di Fellini: Righetto (Renato Rascel) vende gelati a Villa Borghese
e sogna di diventare un divo dei fotoromanzi, ma non è all’altezza di Bob D’Alba
(Achille Togliani). L’Italia del dopoguerra
riprende a sognare con i suoi improbabili eroi e scenografie di cartapesta.
Cinque ore in contanti (1960) di Mario
Zampi è un caso unico di humour inglese applicato al cinema italiano. Zampi,
produttore e regista ciociaro trasferitosi
con successo in Inghilterra, dove si fa
apprezzare per alcune commedie, gira
nei dintorni di Bolzano un film in doppia
versione, italiana e inglese, con trio straordinario: Ernie Kovacs, la stella televisiva dell’Ernie Kovacs Shaw in onda su
Nbc, Cyd Charisse e George Sanders,
supportati, nella versione italiana, da Vittorio Caprioli, Vittorio Coop, Arnoldo Foà,
Francesco Mulè e Riccardo Garrone. Il
titolare di un’agenzia funebre si fa mantenere da ricche vedove conosciute ai
funerali, finché si innamora di una di loro…
una commedia al vetriolo sull’avidità e le
multiformi espressioni della personalità
umana. Il mantenuto (1961), prima regia
di Ugo Tognazzi (di cui ricorre nel 2010
il ventennale dalla morte), una divertente commedia degli equivoci con una
prostituta (Ilaria Occhini) che spaccia
per suo protettore un uomo che porta
a spasso il cane (ovviamente Tognazzi)
e brevissima apparizione di Raimondo
Vianello nella parte di un automobilista;
Lo scatenato (1967) di Franco Indovina,
in cui Vittorio Gassman, alias Bob Chiaramonte, attore di belle speranze ridottosi a lavorare solo per la pubblicità, è ossessionato dalla presenza di improbabili
animali in una società sempre più caotica, ben colta dagli sceneggiatori Tonino
Guerra e Luigi Malerba; L’onorata società (1961), altro film d’esordio, anzi di
esordi: prima regia di Riccardo Pazzaglia
e primo film da protagonisti per Franco
Franchi e Ciccio Ingrassia, lanciati da
Domenico Modugno (amico di Pazzaglia
dai tempi in cui erano entrambi allievi al
Centro Sperimentale di Cinematografia),
prima farsa sulla mafia, con cameo di Vittorio De Sica, capo dell’onorata società;
Io non spezzo… rompo (1971) di Bruno
Corbucci, il più divertente dei 7 film della
coppia – lanciata da Dino De Laurentiis,
prima di trasferirsi negli Stati Uniti – Alighiero Noschese-Enrico Montesano,
nelle vesti di due improbabili poliziotti,
con il grande imitatore che prende a modello linguistico il Volonté di Indagine su
un cittadino al di sopra di ogni sospetto
e interroga i figli travestendosi da Mike
Bongiorno; infine, i due episodi La lepre
e la tartaruga di Alessandro Blasetti (dal
film Le quattro verità, 1962), che rivela
le doti naturali di Monica Vitti per la commedia (così dichiaro l’attrice: «il mio maestro all’Accademia, Sergio Tofano, me
lo ripeteva sempre: “Sei fatta per la commedia!”. Lo capì Blasetti, che mi affidò un
ruolo in un film a sketches»), e La manina di Fatma di Vittorio Caprioli (dal film I
cuori infranti, 1963), grande interpretazione di Franca Valeri (che ha festeggiato
pochi giorni i suoi 90 anni) e omaggio ad
Aldo Giuffrè recentemente scomparso.
Due storie di donne che fanno di tutto
per riconquistare il loro uomo, con le
armi della simpatia la Vitti, con armi vere
la Valeri, proprietaria di un baraccone da
fiera e tiratrice provetta. Il programma
della Sala Volpi comprende poi le versioni restaurate dalla Cineteca Italiana de
Gli allegri masnadieri (1937) di Marco
Elter con i fratelli De Rege, e di 6x8/48
(Tutta la città canta) (1943-45), curiosa
incursione nella comicità del maestro
del thriller e dell’horror Riccardo Freda;
alcuni capisaldi della comicità, come
Tempo massimo (1934), con Vittorio De
Sica, e Imputato alzatevi! (1939), con
Macario, entrambi di Mario Mattoli, Non
ti pago! (1942) di Carlo Ludovico Bragaglia, che vede riuniti tre fratelli De Filippo,
Eduardo, Peppino e Titina, Guardie e ladri (1951) di Mario Monicelli e Steno, con
Totò e Aldo Fabrizi, Lo scapolo (1955) di
Antonio Pietrangeli, con Alberto Sordi, di
cui viene proposta anche la travolgente
deposizione di Nando Moriconi in Un
giorno in pretura (1954) di Steno; e alcune variazioni sul tema della comicità:
Tino Scotti signor “Ghe pensi mi!” in È
arrivato il cavaliere! (1950) di Steno e
Monicelli, la pochade Le pillole di Ercole (1960), primo film italiano di Luciano
Salce, con Nino Manfredi che duetta
con Francis Blanche e Vittorio De Sica, Il
giovedì (1964) di Dino Risi, una delle più
ispirate interpretazioni di Walter Chiari,
un padre separato alle prese con la visita
settimanale al figlio, Il domestico (1974)
di Luigi Filippo d’Amico, tragicomica storia d’Italia dalla seconda guerra mondiale agli anni Settanta vissuta attraverso le
avventure di un uomo (Lando Buzzanca
all’apice del successo) al servizio degli
altri. Chiude il programma della Sala Volpi Casotto (1977) di Sergio Citti che rifà il
verso a decine di film balneari, irridendo
con la sua vena caustica le domeniche
d’agosto degli italiani. Con un cast memorabile che solo il genio istintivo di Citti
poteva assemblare: Gigi Proietti, Franco
Citti, Ninetto Davoli, Jodie Foster, Paolo
Stoppa, Flora Mastroianni, Michele Placido, Anna e Mariangela Melato, Ugo Tognazzi, Carlo Croccolo e, dulcis in fundo,
Catherine Deneuve, in un’indimenticabile apparizione onirica.
cinemagazine 27
Alla Mostra il 7
l’omaggio d'autore
di Giuseppe Tornatore
al grande Lombardo
e alla gloriosa storia
della Titanus
GOFFREDO, “L'ULTIMO
Alla Mostra del cinema di Venezia, il 7
settembre come evento speciale, arriva l’omaggio di Giuseppe Tornatore
al produttore Goffredo Lombardo, tra
le glorie del cinema italiano con la sua
Titanus, nato a Napoli nel 1920 e morto a Roma nel 2005, Leone d’oro alla
carriera nel 1995 e Premio Bianchi del
Sngci, proprio a Venezia l’anno prima,
nel 2004. Sarà una cavalcata d’autore
nel grande cinema con lo scudo della Titanus, dai film di Raffaello Mata-
28 cinemagazine
razzo negli anni ‘50, come Catene e I
figli di Nessuno, alla collaborazione
con Luchino Visconti per i capolavori
Rocco e i suoi fratelli e Il Gattopardo, con Federico Fellini per Casanova
fino alla svolta tv con la fiction d’autore
negli anni Ottanta. Il legame tra Tornatore e Lombardo risale alla meta’ degli
anni ‘80 e si e’ interrotto solo alla morte
del produttore cinque anni fa: a lui (e
a Riccardo Tozzi all’epoca direttore di
Reteitalia/Fininvest) il regista premio
Oscar per Nuovo cinema Paradiso
deve l’esordio con Il camorrista, tratto
dal romanzo di Giuseppe Marrazzo
ispirato alla figura di Raffaele Cutolo,
ritirato dopo due mesi di distribuzione
e una querela. A quel produttore che
credette nel giovane regista trentenne, Peppuccio Tornatore, premiato poi
con il primo Nastro d’Argento, il primo
premio in assoluto della sua vta, vuole dedicare l’omaggio, considerando
Goffredo Lombardo, l’ultimo Gatto-
gattoPardo”
a cura di Romano Milani
pardo. A produrre il film è stato il figlio
Guido Lombardo oggi a capo della
Titanus, la piu’ antica casa cinematografica italiana fondata nel 1904 da
Gustavo Lombardo al quale si deve
tra l’altro il debutto cinematografico e
la scoperta diTotò. «Tornatore è un conoscitore del cinema della Titanus e di
Goffredo che ha sempre considerato
un grande amico e consigliere sin dagli anni del Camorrista, per lui questo
documentario è proprio omaggio» ha
anticipato Enrico Lucherini, storico
press agent della Titanus e soprattutto
grande amico personale della famiglia
Lombardo.
Sono circa cinquanta le interviste realizzate negli studi Elios della Via Tiburtina a Roma, di proprietà Titanus,
moltissime le scene dalla filmografia
di Lombardo. Di lui parlano Sophia
Loren, Mario Monicelli, Dario Argento,
Alain Delon, Virna Lisi che fu protagonista dell’ultimo film di Luigi Comen-
cini Buon Natale Buon Anno, e poi
Christian De Sica, Lina Wertmuller,
Riccardo Tozzi che fu complice della
sua svolta ‘televisiva’ degli anni ‘90. A
Venezia un evento speciale, presente
Giuseppe Tornatore che proprio negli stessi giorni è anche presidente
della giuria del Premio Campiello. Il
film, prima di andare in tv, sarà visto
nelle scuole di cinema e nelle università, mentre per il prossimo autunno a
Roma ci sarà una proiezione di gala.
cinemagazine 29
Piccolo vademecum per seguire il film:
così era Mister titanus
a Lombardo Film, nasce nel 1917, nel 1929 il debutto dello
scudo Titanus. È Gustavo Lombardo ad avvicinare Toto’
al cinema. «Mio padre conobbe il principe De Curtis in un ristorante di Napoli» ricordava Goffredo «una corte sfrenata durante tutto il pranzo fino al dessert quando riusci’ a strappargli
la firma per la partecipazione al film ‘Fermo con le mani!’».
L
offredo, nel 1938 è stato il piu’ giovane laureato italiano
con una tesi sul diritto d’autore nell’opera cinematografica. Alla morte del padre prende la guida della Titanus. E il
figlio d’arte che si dimostra all’altezza del padre. Anche perchè promuove film a basso costo ma anche una sorta di
‘nouvelle vague’ italiana con registi sconosciuti come Olmi
o Zurlini.
G
mava definirsi produttore “alla vecchia maniera” e rischiava in proprio, con una presenza forte, sempre in prima
persona. In qualche caso arrivava persino a riscrivere i dialoghi. Con Rocco e i suoi fratelli diretto da Luchino Visconti
affrontò un processo che duro’ dieci anni ed infinite battaglie
legali. Ma anche con il Gattopardo e Sodoma e Gomorra non
ando’ meglio.
A
l Gattopardo resta uno dei suoi film piu’ amati: due miliardi
il budget iniziale sforato dopo le prime settimane di riprese
perchè Luchino Visconti, con la sua perfezione quasi mania-
I
30 cinemagazine
cale, chiese di rifare la facciata del Palazzo di Donnafugata,
di nascondere l’asfalto troppo moderno nelle piazze e nelle
terrazze delle autentiche case aristocratiche recuperando i
lastricati originali e le pavimentazioni. La sequenza finale del
ballo duro’ ben 36 giorni di riprese. È entrata nella leggenda
,a cura maniacale del set: Visconti faceva arrivare quotidianamente fiori freschi da Sanremo con aerei privati), candele
e camini sempre accesi... con 40 gradi all’ombra. Nel 1963
il Gattopardo ottenne la Palma d’Oro a Cannes, tre Nastri
d’argento e il David di Donatello.
opo la proiezione del film Lombardo disse subito a Luchino Visconti che non aveva fatto solo un bel film.
Ma qualcosa di più raccontava. «Era riuscito a farmi sentire
personaggio, mi aveva trascinato di prepotenza nella storia, mi
aveva fatto pensare in siciliano, accecato con la forza del suo
sole, stordito con il profumo delle zagare...».
D
l presidente della Metro Goldwin Mayer lo incitò a produrre
a Hollywood: «Ma come facevo ad abbandonare l’Italia?»
raccontava Lombardo, Non ebbe un attimo di esitazione. E
restò a Roma pensando forse a quello che il padre gli raccontava a proposito di Nelson e della battaglia di Trafalgar
Square: «L’Inghilterra non vi chiede eroismi si aspetta da voi
semplicemente che facciate il proprio dovere». Un motto
importato dalla famiglia Titanus. Ancora oggi
I
cinemagazine 31
VENEZIA 67
Alla Mostra di Venezia,
anche l'omaggio
a Vittorio Gassman
con un film
di Gaetano Scarchilli
voluto dal figlio
Alessandro e il restauro
di Profumo di donna
Il buio e il miele con Dino Risi
Un film che ha conquistato anche
l’America nella versione con Al Pacino
del 1992. Dino Risi offre a Gassman un
copione scritto sul romanzo Il buio e
il miele (1969) di Giovanni Arpino e
la storia del capitano Fausto G., cieco
in seguito a una esplosione, e del suo
viaggio da Torino a Napoli, con tappe
a Genova e a Roma, in compagnia del
giovane attendente che educa non tanto
sentimentalmente ma sessualmente (era
Alessandro Momo) trasformandolo nei
suoi occhi offre a Gassman un persoag-
gio dei migliori. Fausto sembra pieno di
vita ma in realtà ha deciso il suicidio e
l’ansia di cercare una donna nasconde
il progetto di morte. È uno dei film che
di più ha segnato la trasformazione della
risata in un cinema drammatico, sempre
sul filo tra la commedia e la tragedia, iun
dramma della solitudine segnato da un
sarcasmo che solo Risi avrebbe potuto
regalare a Gassman ripagato da una delle
sye migliori interpretazioni La versione
hollywoodiana si chiamava, come tutti
ricordiamo, Scent of a Woman.
Una Vita da
MATTATORE
Immagini da il Tigre con Eleanor Parker; La grande guerra con Alberto sordi,
A dieci anni dalla scomparsa di Vittorio
Gassman, la Biennale di Venezia e la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica rendono omaggio al grande attore
con un programma speciale: l’1 settembre, giorno della nascita di Gassman,
proiezione in prima mondiale (Sala Perla)
di Vittorio racconta Gassman, una vita
da Mattatore (80’), film-confessione di
32 cinemagazine
Vittorio Gassman realizzato da Giancarlo
Scarchilli con la collaborazione di Alessandro Gassman; il giorno prima, il 31
agosto all’Arena di Campo San Polo,
proiezione della versione restaurata di
Profumo di donna (1974) di Dino Risi,
con Vittorio Gassman (Premio miglior
attore a Cannes e David di Donatello),
Alessandro Momo e Agostina Belli, con
il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale di Roma che ha
fornito la copia della pellicola.
Vittorio racconta Gassman, una vita da
Mattatore, ideato da Alessandro Gassman insieme a Giancarlo Scarchilli, è
un originalissimo lungometraggio che
ricostruisce il percorso professionale e
umano del Mattatore attraverso materiali
I Soliti ignoti con Marcello Mastroianni e carla gravina e Riso amaro
inediti, di repertorio, filmini di famiglia e, soprattutto, dalla voce di Vittorio Gassman
stesso e di suo figlio Alessandro, con
la ‘partecipazione straordinaria’ di importanti colleghi ed amici, come Agostina
Belli, Sergio Castellitto, Dino De Laurentiis, Giancarlo Giannini, Roberto Herlitzka,
Mario Monicelli, Ornella Muti, Jacques
Perrin, Anna Proclemer, Gigi Proietti, Fran-
cesco Rosi, Ettore Scola, Jean-Louis
Trintignant, Carlo Verdone, Paolo Virzì. A
partire dalle esperienze teatrali di Vittorio Gassman, dall’Amleto del 1952, il film
prende per mano gli spettatori per portarli
attraverso diversi piani temporali e narrativi nei luoghi e nei ricordi amati dal grande
Vittorio. Nelle immagini, documenti inediti,
interviste, brani di pellicole popolarissime
o dimenticate e spezzoni di repertorio
dalle Teche Rai (come lo storico Mattatore del 1959, o i rari materiali ritrovati, riguardanti l’autobiografia di Vittorio Gassman).
«Un film che intende sfatare molti luoghi
comuni su mio padre - dice Alessandro
Gassman - come il fatto che fosse l’ultimo
degli attori classici, quando fu sopra tutto
il primo degli innovatori».
cinemagazine 33
VENEZIA 67
Un documentario
di Giancarlo Rolandi
e Steve Della Casa, prodotto
da Maurizio e Manuel Tedesco
per Baires con Rai movie
Ennio Flaiano
il meglio è passato…
«Sono nato a Pescara in un 1910 così lontano e pulito che mi sembra di un altro mondo. Mio padre commerciante,
io l’ultimo dei sette figli della sua seconda moglie, Francesca, una donna angelica che le vicende familiari mi fecero
conoscere troppo poco e tardi. A cinque anni fui mandato nelle Marche, a Camerino, presso una famiglia amica,
che si sarebbe presa cura di me. Vi restai due anni. A sette anni sapevo fare un telegramma. Ho fatto poi anni di
pensionato e di collegio in altre città, Fermo, Chieti, Senigallia, persino Brescia, nel 1922. Il 27 ottobre dello stesso
anno partivo per Roma, collegiale, in un treno pieno di fascisti che facevano la Marcia»
Così scriveva di sé Ennio Flaiano. E quel ragazzino in divisa da collegio che chiude Otto e1/2 suonando il piffero
assomiglia troppo al piccolo Flaiano che frequentava il Collegio Nazionale di Fermo. Suso Cecchi d’Amico ricordava che Flaiano, vedendo il finale, mormorasse «M’ha rubato anche l’infanzia…» Sarà anche per qualche piccolo
Sì, Ennio Flaiano merita, a cent’anni dalla
nascita, un documentario affettuoso, ma
non celebrativo, che cerchi di raccontare la grandezza e la profondità della sua
penna nella cultura italiana del novecento. Ci provano insieme Giancarlo Rolandi
e Steve Della Casa, con Maurizio Tedesco e Rai Movie al debutto proprio con
Il meglio è passato, in programma tra i
titoli di Controcampo. Il fatto è che il cinque di marzo del duemiladieci sono stati
celebrati i primi cent’anni dalla nascita di
Flaiano, e in cent’anni la sua popolarità
è stata in costante aumento… Dicono
Rolandi, Della Casa e Tedesco: «Non
c’è presentatore, politico, giornalista, flaneur, valletta o casalinga di Voghera che
non abbia pronta sulla punta della lingua
una battuta, un aforisma, un mottetto à
la Flaiano; spesso non si tratta neanche
di parole dello scrittore pescarese, ma
attribuirle a lui è segno di spirito, arguzia,
cultura: «Come avrebbe detto Flaiano… il
giudizio penetrante…. la satira tagliente…»
«Però accade che si metta a fuoco un
Flaiano «ad uso Bagaglino», battutista
comodo, suggeritore efficace in buca,
lingua affilata da sputasentenze al momento opportuno, magari prima di uno
stacchetto pubblicitario… Ed è triste vedere la memoria di Ennio Flaiano ridotta a
poche frasi riportate, palleggiate, logorate, estratte dal contesto ed involgarite».
Dall’altro lato c’è il culto da parte di tanti
verso una figura che ingigantisce col
passare degli anni: e quindi libri ristam-
pati, studi, convegni. Ed anche con questa prospettiva può capitare di perdere
di vista il Flaiano reale.
Ma chi era veramente Ennio Flaiano?
Cosa pensava quella notte a bordo
dell’aereo che lo riportava a Roma,
mentre tutta la banda felliniana andava
ad Hollywood? Come in un flashback,
in questo documentario senza alcun
desiderio di agiografia e santificazione,
ecco il tentativo di esplorare una vicenda umana ed artistica con le contraddizioni e le intuizioni, i ritratti impietosi, le
analisi feroci, la poesia.
Ma torniamo a quell’aereo: Angelo Rizzoli capitanava la banda che andava
dietro alle cinque nomination per Otto
e mezzo: oltre al “commenda”, c’erano
Fellini e Masina, attori, sceneggiatori,
tecnici, organizzatori e un codazzo di
varia umanità, che prendeva posto a
bordo del Constellation, per arrivare
a Hollywood via New York; un gruppo
variegato e chiassoso che sembrava
quasi un proseguimento del film. Ma
allo scalo di New York, un uomo scese
dall’aereo, si recò al banco dell’Alitalia
e prese un volo che lo riportò a Roma.
Quell’uomo era Ennio Flaiano: con
Fellini lavoravano insieme da quasi
vent’anni ma dopo quel volo transatlantico, i contatti cessarono definitivamente. Perché Flaiano scese da
quell’aereo riattraversando in tutta
fretta l’Atlantico?
Anticonformista vero, allergico alle
bandiere e alle pose d’artista, critico
feroce di tutto ciò che suonava artificioso, retorico, fasullo; ha lasciato traccia di sé in infiniti articoli, diversi libri, un
solo romanzo, alcuni spettacoli teatrali
e in moltissimi film.
La sua visione lucida e dolente, l’umorismo affilato, il disagio per l’affermazione della società consumistica, avida e
volgare è una lezione: chissà, forse anche su quell’aereo Flaiano aveva colto
un lampo di conformismo, lui che ha visto in anticipo i difetti e i vizi della società italiana. Quell che ora – ora più che
mai – appaiono chiaramente ed allora
erano nascosti. E il perché del grande
successo postumo, come d’incanto,
appare svelato…
risarcimento ma è indubbio che, nell’anno dell’anniversario de La Dolce vita si parli tanto anche di lui...
34 cinemagazine
cinemagazine 35
TUTTI I TITOLI
venice days
selezIoNe uFFICIale
la VIda de los PeCes
THE LIFE OF FISH di Matias Bize;
Cile, Prima mondiale
le BruIt des glaCoNs
THE CLINK OF ICE di Bertrand Blier;
Francia, Prima internazionale
et IN terra PaX
di Matteo Botrugno
e Daniele Coluccini (opera prima);
Italia, Prima mondiale
Notre etraNgere
THE PLACE IN BETWEEN
di Sarah Bouyain (opera prima);
Burkina Faso/Francia,
Prima mondiale
l’aMore BuIo
di Antonio Capuano;
Italia, Prima mondiale
PeQueNas VoCes di Jairo Carrillo e
Oscar Andrade (opera prima);
Colombia, Prima mondiale
tHe HaPPy Poet di Paul Gordon;
USA, Prima internazionale
NoIr oCeaN di Marion Hänsel;
Belgio/Francia/Germania, Prima mondiale
CIrKus ColuMBIa di Danis Tanovic;
Bosnia Herzegovina/Francia/GB/Slovenia/
Germania/Belgio/Serbia,
Prima internazionale
INCeNdIes di Denis Villeneuve;
Canada/Francia, Prima mondiale
CoguNluK/MaJorIty di Seren Yüce
(opera prima); Turchia, Prima mondiale
CIelo seNza terra
HEAVEN WITHOUT HEARTH
di Giovanni Maderna e Sara Pozzoli;
Italia, Prima mondiale
Le Giornate degli Autori,
tra cronaca e presente
Venice
Days
di AttuALità con L’uLtiMo
di Francesca Palmieri
Giornate degli Autori nel segno dell’attualità: sì, quest’anno parlano il linguaggio del presente, tra problematiche e
violenza, i dodici film (quattro le opere
prime) della settima edizione dei Venice
Days, sezione indipendente della Mostra del Cinema presieduta da Roberto
Barzanti, diretta da Giorgio Gosetti e
promossa insieme ad Anac e Centoautori. Nel programma caratterizzato da
«singolarità, diversità e varietà», come
ha spiegato Gosetti, l’Italia partecipa
con tre titoli, tutti che affondano le radici
nella cronaca, a cominciare da Et in
terra pax, esordio dei giovani Matteo
Botrugno e Daniele Coluccini, ambientato al Corviale, degradata borgata romana che fa eco alle Vele di Gomorra,
una storia di adolescenza negata e di
speranza tradita girata con una telecamera digitale e raccontata «con parole
ed estetica molto duri», come dicono
gli autori. Napoli fa invece da sfondo
a L’amore buio di Antonio Capuano,
36 cinemagazine
che porta sullo schermo uno stupro (la
violenza nei confronti delle donne è il
tema ricorrente di quest’anno, al centro
di ben tre titoli) compiuto da un ‘branco’ di adolescenti, tra palazzi borghesi,
rabbia e il carcere di Nisida. Nel cast del
film, che arriverà nelle sale distribuito da
Fandango, al fianco di Valeria Golino,
Luisa Ranieri e Fabrizio Gifuni c’è anche
Corso Salani, per l’ultima volta sul set.
Infine, ci si sposta al Nord, a Milano, con
Cielo senza terra di Giovanni Maderna e Sara Pozzoli, racconto a più voci
che parte dalla realtà documentaria e
intreccia tre storie di vita, lavoro e solitudine. A produrlo, la Quarto Film in collaborazione con la Vivo Film di Gregorio
Paonessa.
Tra le altre opere, provenienti da dodici nazionalità, quelle dirette da registi
affermati sono Le bruit des glacons
di Bertrand Blier (scelto per l’apertura)
che Gosetti ha definito «una commedia
letale», con i nuovi divi del cinema fran-
cese Jean Dujardin e Albert Dupontel;
Cirkus Columbia, che segna il ritorno
in Bosnia del premio Oscar Danis Tanovic, una storia di solitudini e speranze a metà tra commedia e dramma
che si svolge nella ex Jugoslavia alla
vigilia della prima guerra balcanica;
Noir Ocean di Marion Hänsel, grande autrice dell’avanguardia europea
che si è ispirata a due dei racconti di
‘Océan Pacifique’ di Hubert Mingarelli,
alle prese con marinai giovani a bordo
di una fregata della marina francese al
largo delle coste della Polinesia. Tra le
nuove leve, invece, Majority di Seren
Yuce (Turchia), secondo i selezionatori
«una commedia triste o una tragedia
divertente», Pequenas voces di Jairo
Carrillo e Oscar Andrade (Colombia),
primo film d’animazione che approda
alle Giornate, La vida de los peces di
Matias Bize (Cile), Notre etrangere di
Sarah Bouyain (Burkina Faso/Francia),
The Happy Poet di Paul Gordon e
CoRso salani
Incendies di Denis Villeneuve (Canada/Francia). Ancora da annunciare, un
evento speciale a sorpresa.
E ancora, le sezioni ‘Ritratti e paesaggi
italiani’ (con La vita al tempo della morte di Andrea Caccia, Il sangue verde di
Andrea Segre, Lisetta Carmi. Un’anima in cammino di Daniele Segre e
l’olandese Scena del crimine di Walter
Stokman) e ‘Spazio aperto’, composta
dagli italiani Capo Dio Monte di Pappi
Corsicato, La svolta. Donne contro
l’Ilva di Valentina d’Amico, Vomero Travel di Guido Lombardi, Fate la storia
senza di me di Mirko Capozzoli e È
stato morto un ragazzo di Filippo Vendemmiati, insieme a Hitler a Hollywood
di Frédéric Sojcher (Belgio/Francia).
Oltre alle proiezioni (che quest’anno,
per l’inagibilità della Sala Perla 2, hanno
luogo in Sala Darsena e in Sala Volpi, in
condivisione con la Settimana della Critica), a completare il cartellone ci sono
incontri e dibattiti quotidiani promossi
da Anac e Centoautori, la conferma del
progetto ‘100+1. Cento film e un paese, l’Italia’, guidato da Fabio Ferzetti e
realizzato con la Provincia di Roma e
Cinecittà Luce (l’8 settembre, al Lido
saranno rivelati e analizzati i risultati del
questionario compilato da circa 2.000
studenti sulle opere e i protagonisti del
periodo 1942-1978) e, per rafforzare
sempre di più il legame delle Giornate
con l’Europa, al tradizionale premio Label Europa Cinemas (Programma MEDIA) assegnato al miglior film europeo
della selezione, si aggiunge una menzione speciale alla creatività da parte
dei 27 giovani spettatori provenienti
da tutti i paesi dell’Unione Europea (il
progetto è sostenuto dal Parlamento
Europeo). Inoltre, vengono presentati i
tre film finalisti del Prix Lux – Parlamento Europeo (anno 2009-2010): Akadimia Platonos (Grecia/Germania), Die
Fremde (Germania) e Illégal (Belgio/
Francia/Lussemburgo).
rItrattI e PaesaggI ItalIaNI
la VIta al teMPo della Morte
LIFE IN THE TIME OF DEATH
di Andrea Caccia;
Italia, Prima mondiale
Il saNgue Verde
di Andrea Segre; Italia,
Prima mondiale
lIsetta CarMI. uN’aNIMa
IN CaMMINo di Daniele Segre;
Italia, Prima mondiale
sCeNa del CrIMINe
di Walter Stokman; Olanda,
Prima mondiale
sPazIo aPerto
HItler a Hollywood
di Frédéric Sojcher;
Belgio/Francia - Produzione: Saga Film
CaPo dIo MoNte
di Pappi Corsicato; Italia
Produzione: Pappi Corsicato in associazione
con Augusto Storero
la sVolta. doNNe CoNtro l’IlVa
di Valentina d’Amico; Italia - Produzione:
Filmare srl
Perdere il proprio posto di lavoro: non è solo
cronaca dall’Occidente ai tempi della crisi.
VoMero traVel di Guido Lombardi; Italia
- Produzione: Indigo Film,
Figli del Bronx
Fate la storIa seNza dI Me
di Mirko Capozzoli; Italia - Produzione:
FOURLAB S.r.l.
e’ stato Morto uN ragazzo
di Filippo Vendemmiati; Italia
Produzione: Promo Music
cinemagazine 37
Evento Speciale
d’apertura per
i 25 anni della
Settimana della Critica
Notte italiana
di Carlo Mazzacurati,
il suo esordio cult
del 1987
Il
buio
di Massimo Coppola tra
LA settimAnA deLLA criticA
I sette FIlM IN CoNCorso
Angèle et Tony (Angèle e Tony)
di Alix Delaporte - Francia, 2010
Hai paura del buio
di Massimo Coppola Italia, 2010
Hitparzut X (tit. intl.: Naomi)
di Eitan Zur - Israele-Francia, 2010
Hora proelefsis (Terra madre)
di Syllas Tzumerkas - Grecia, 2010
Martha (id.)
di Marcelino Islas Hernández
Messico, 2010
Oča (Papà) di Vlado Škafar
Slovenia, 2010
Svinalängorna (tit. intl.: Beyond )
di Pernilla August - Svezia, 2010
FIlM dI aPertura
Evento speciale 25ma
Settimana Internazionale della Critica
Notte italiana
di Carlo Mazzacurati - Italia, 1987
Film di chiusura – Fuori Concorso
Limbunan
(La stanza della sposa)
di Gutierrez Mangansakan II
38 cinemagazine
Filippine, 2010
Massimo Coppola con Hai paura del
buio, in concorso, e Carlo Mazzacurati
con Notte italiana, il suo film d’esordio del 1987, come Evento Speciale d’apertura, sono i registi che rappresentano l’Italia alla Sic (Settimana
Internazionale della Critica), giunta al
traguardo della 25.ma edizione promossa dal Sncci presieduto da Bruno
Torri. Coppola, regista e autore televisivo torna al Lido dopo aver presentato
nel 2007 il documentario Bianciardi!,
e firma il suo primo lungometraggio di
finzione, in sala a fine settembre con
Bim, prodotto dalla Indigo Film di Nicola Giuliano e Francesca Cima, che
dopo La ragazza del lago di Andrea
Molaioli e La doppia ora di Giuseppe Capotondi, Coppa Volpi a Ksenia
Rappaport, puntano nuovamente su
un debutto.
Al centro della vicenda, due giovani
donne, una rumena e un’italiana, i cui
destini di solitudine si incrociano quan-
do la prima, Eva, decide di partire da
Bucarest e va a Melfi, cittadina lucana
dove ha sede lo stabilimento della Fiat
in cui lavora Anna, una giovane operaia
che vive con il padre disoccupato, la
madre e la nonna inferma.
Le due donne si specchiano l’una
nell’altra, tra inquietudini lavorative e
sentimentali, e attraverso le loro vite
il regista traccia un ritratto dell’Italia
contemporanea.
Il nostro Paese com’era 25 anni fa è
anche al centro del film di Mazzacurati,
prodotto dalla Sacher di Nanni Moretti
e Angelo Barbagallo, film dimenticato
e che a Venezia arriva con una nuova
copia ristampata in 35 mm, mentre
Fandango ne sta preparando l’uscita
in Dvd. Notte italiana, film moderno e
simbolico, «è stato scelto come titolo
d’apertura per festeggiare un autore
che ha mosso nella Sic i suoi primi
passi, così come Sergio Rubini, Paolo
Benvenuti, Roberta Torre (in Contro-
i magnifici 7 della SIC
campo italiano con Baci rubati) e Vincenzo Marra», come spiega Francesco Di Pace, delegato generale della
Commissione di selezione di cui fanno
parte anche Cristina Paternò, Goffredo De Pascale, Anton Giulio Mancino
e Angela Prudenzi.
Il film, un mix di commedia e noir tra
racconto ottocentesco e cinema classico, parla del degrado politico, morale
ed economico che ha poi portato allo
scandalo ‘Mani pulite’, protagonista
Marco Messeri nei panni di un avvocato, una sorte di Philip Marlowe del Polesine che affonda le mani nel marcio
della società, alla ricerca della verità.
Tra gli altri film in cartellone, i sette in
gara che concorrono insieme agli altri
esordi della Mostra per il Leone del
Futuro - Premio Venezia Opera Prima
‘Luigi De Laurentiis’, hanno come filo
rosso il tema della crisi economica
e quello della famiglia, con le donne spesso protagoniste delle storie
raccontate, tra inquietudine, traumi
familiari e desiderio di un futuro migliore. Ad esempio, il francese Angèle
et Tony della giovane Alix Delaporte,
che vinse nel 2006 un Leone d’oro alla
Mostra con un suo cortometraggio,
è incentrato su una madre (Clotilde
Hesme) che, dopo essere uscita dal
carcere, lotta per ottenere l’affidamento del figlio attraverso un matrimonio
combinato.
È invece una donna alle prese con un
passato tormentato per la sua infanzia
difficile il personaggio interpretato da
Noomi Rapace (l’attrice della trilogia
Millennium) nello svedese Beyond di
Pernilla August, attrice di Con le migliori intenzioni e di Una soluzione
razionale, l’anno scorso alla Sic, che
per il suo esordio alla regia ha scelto
un dramma familiare tratto dal romanzo di Susanna Alakoski.
Dal Messico arriva poi Martha di Marcelino Islas Hernández, ritratto di una
donna di 70 anni che unisce grottesco, commedia nera e dramma, mentre la famiglia torna nel greco Hora
proelefsis (Terra madre) di Syllas Tzumerkas che si sviluppa in trent’anni
di storia del paese, fino alle recenti
manifestazioni di piazza per la grave
crisi economica, parlando di conflitti
generazionali. Questa tematica è presente anche nello sloveno Oča (Papà)
di Vlado ūkafar, che pone a confronto
un padre assente e suo figlio.
E ancora, in concorso c’è l’israeliano Hitparzut X (Naomi) di Eitan Zur,
un noir classico su un omicidio che
compie un anziano professore dopo
aver scoperto il tradimento della sua
giovane moglie.
Infine, fuori concorso, viene presentato in prima internazionale il filippino
Limbunan di Gutierrez Mangansakan.
Un’altra storia al femminile che parla
di tradizioni e del dramma eterno della
schiavitù della donna (fr.palm.)
cinemagazine 39
VENEZIA 67
Lancia, main sponsor
Lancia, per il quinto anno consecutivo, è main sponsor della
67ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica e per l'occasione espone al Lido la speciale Delta "Hard Black" autografata da personaggi famosi del mondo dello spettacolo, del
cinema e dell'industria, intervenuti all'ultimo Festival di Cannes
e anche ai Nastri d'Argento a Taormina, un vero e proprio "pezzo unico" destinato ad un'asta benefica per Mandela.
A Venezia torna anche il Lancia Cafè, sulla terrazza dell'Hotel
Excelsior, soprattutto sede per gli incontri di talent, produttori, media e per le interviste one-to-one di registi e attori, che
durante la manifestazione ospita eventi e momenti d'incontro
organizzati da Lancia e anche da case di produzione, riviste e
istituzioni. Lancia consolida così il proprio legame con il mondo del cinema, un rapporto molto stretto come dimostrano
sia la partecipazione diretta di alcune sue vetture in pellicole
famose, sia il supporto che, dal 2006, il brand assicura ai principali festival. Dal 2008, Lancia Delta auto ufficiale delle rassegne cinematografiche più prestigiose, oltre che protagonista
di spot pubblicitari con Richard Gere e del rivoluzionario placement nel film Angeli e Demoni.
Nastro Azzurro, con il Sngci per il Biraghi
Nastro Azzurro, brand del Gruppo Peroni per il secondo anno
torna alla 67. ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, come official sponsor. Sul sito nastroazzurro.it
news sul mondo del cinema e una sezione dedicata alla Mostra, durante e dopo il Festival. E con Nastro Azzurro, festa per
i premiati del Biraghi.
Kodak per Controcampo italiano
Anche per la Mostra numero 67, Kodak è a sostegno di Controcampo italiano. Al regista vincitore Kodak, offre un premio
del valore di 40 mila euro in pellicola cinematografica negativa
nei formati 35 o 16 mm, che gli permetterà di girare un altro lungometraggio. Come dice Giosi Gallotti, Mediterranean Cluster
General Manager per Kodak Entertainment Imaging, «Siamo
orgogliosi di sostenere e dare maggiore risalto al cinema italiano che negli ultimi anni ha dato prova delle sue potenzialità
creative regalandoci film di grande contenuto, in un panorama
internazionale come la Mostra Kodak, inoltre, come di consueto, alla Mostra per offrire un supporto sia commerciale che
comunicazionale ai professionisti del cinema.
Il Premio L'Oréal Paris per il Cinema
Per il terzo anno, durante la Mostra del Cinema di Venezia, Premio L'Oréal Paris per il Cinema, destinato alle giovani attrici che
si sono distinte per il loro talento, la bellezza ed una stagione
cinematografica brillante. Le vincitrici delle scorse edizioni
sono state Cristiana Capotondi , in un'annata che ha abbinato
il brand al Premio Biraghi del Sngci, poi Carolina Crescentini,
mentre per il 2010 la sfida è tra la francese Cècile Cassel, sorella di Vincent, che nel 2009 è stata co-protagonista di due
film italiani (Ex di Fausto Brizzi e Barbarossa di Renzo Martinelli); Laura Chiatti, alla quale il Sngci ha attribuito dopo il Biraghi la
Stella d'Argento a Taormina con L'Oréal Professionnel per Io,
loro e Lara di Carlo Verdone)e ancora Diane Fleri, Vittoria Puccini e Isabella Ragonese.
A MaNI ratNaM
IL PREMIO JAEGER-LECOULTRE
glory to tHe FIlMMaKer 2010
Va al cineasta indiano Mani Ratnam il premio JaegerLeCoultre Glory to the Filmmaker 2010, istituito dalla
Biennale di Venezia, organizzato in collaborazione con
Jaeger-LeCoultre, per il sesto anno sponsor della Mostra,
e dedicato a una personalità che abbia segnato in modo
originale il cinema contemporaneo. In occasione della
consegna del riconoscimento, che negli anni precedenti è
andato a Takeshi Kitano, Abbas Kiarostami, Agnès Varda e
Sylvester Stallone, in programma la presentazione dell’ultimo atteso film di Mani Ratnam, Raavan, accompagnato
dal regista e delle superstar del cinema indiano Aishwarya
Rai, Abhishek Bachchan, Vikram e A. K. Rahman. Animato
dalle musiche del due volte premio Oscar A. R. Rahman,
il film, un liberissimo adattamento del poema epico “Ramayana” di Valmiki, fonde dramma, azione, commedia
romantica e musical, narrando di un fuorilegge che per
vendetta rapisce la moglie del poliziotto che ha ucciso
sua sorella, trascinandola in un viaggio in cui si rinnova il
costante, epico scontro fra bene e male.
Spiega Marco Muller: «All’inizio della sua carriera Mani
Ratnam girava film solo nella sua lingua madre, il tamil,
ma è diventato ben presto uno tra i pochi cineasti del
Sud dell’India capaci di gestire con intelligenza l’assalto al
mercato cinematografico dell’India intera. Fra i più straordinari innovatori del cinema indiano di oggi, Ratnam si è
battuto per introdurre il concetto di autorialità nel cinema
contemporaneo di Bollywood. I numeri musicali delle sue
pellicole, fra i più impressionanti della più recente produzione di Mumbai e Madras, hanno influenzato lo stile
di tanti altri registi in India e i suoi più celebri film sono
entrati a far parte dell’immaginario cinematografico del
sub-continente indiano».
A John Woo
il Leone d’oro
alla carriera
Va al regista e produttore asiatico-hollywoodiano John Woo, uno tra i maggiori innovatori del linguaggio cinematografico contemporaneo che è riuscito a far coincidere Oriente e Occidente,
il Leone d’Oro alla carriera della 67.
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Negli ultimi decenni, con la sua
rivoluzionaria concezione della messa
in scena e del montaggio, Woo ha rinnovato dalle fondamenta, portandolo
alla più estrema stilizzazione prossima
alle arti visive, il film d’azione, tanto in
Asia (con titoli come A Better Tomorrow, 1986; The Killer, 1989; Bullet in
the Head, 1990; Hard Boiled, 1991; il
recente kolossal La battaglia dei tre
regni), che a Hollywood (tre film fra tutti:
Face/Off, 1997; Mission Impossible 2,
2000; Windtalkers, 2002).
Nei suoi film gangsteristici e bellici, ha
saputo trasfigurare il movimento iperbolico e la violenza attraverso un’originale
carica poetica e romantica, sostenuta
da una tensione figurativa personale,
mescolando i generi e unendo il rispetto di valori classici, come l’amicizia virile
e l’onore, ai ritmi vertiginosi e alle coreografie tipiche delle arti marziali.
Regista, produttore con la sua Lion
Rock, autore di videogiochi e di romanzi a fumetti, Woo è considerato uno dei
maestri che hanno contribuito a cambiare il linguaggio del cinema contemporaneo, amato da Martin Scorsese,
Olivier Assayas, Jonathan Demme,
John Landis, Sam Raimi e Quentin Tarantino per il suo cinema d’azione coreografato come un balletto e per l’uso radicalmente innovativo del montaggio.
Il regista torna alla Mostra per la quarta
volta: nel 2004 era stato il “padrino”
della Storia segreta del cinema asiatico, nel 2006 aveva firmato uno degli
episodi di All the Invisible Children e
nel 2007 ha prodotto Blood Brothers,
lungometraggio d’esordio di Alexi Tan,
film di chiusura della 64.ma Mostra.
cinemagazine 41
VENEZIA 67
Casa Ozpetek,
cucina di famiglia
con trailers film fest in the World
tappa (anche gastronomica) a Venezia
con un doppio omaggio
dal 2 al 4 nello spazio di cinecittà Luce
di Laura Delli Colli
Una scena di Mine vaganti
di ferzan ozpetek
Il testo qui a fianco è tratto
dal catalogo di
trailers film fest a Venezia
ASSAGGI DI CINeMa CON
Dopo i festival di Berlino e Cannes,
Trailers FIlmfest in the World arriva a
Venezia. per promuovere attraverso
il cinema italiano un altro elemento di
forza del made in Italy: la qualità dei prodotti e della buona tavola raccontata attraverso i film. Stefania Bianchi, che con
Buonitalia promuove il progetto ha un
nuovo calendario di programmi e progetti, d’intesa con Cinecittà Luce, nello
spazio del quale anche il Sngci è media
partner dove tra il 2 e il 4 si terranno incontri e anche degustazioni, non solo di
cinema, arricchendo di immagini e suggestioni come in un happy hour, quello
che del film è un vero e proprio assag-
42 cinemagazine
gio: il trailer. Trailers Filmfest in the World
si compone in effetti di raccolte che
vanno dal dopoguerra fino ai nostri giorni, ma anche di incontri e omaggi dedicati alle grandi personalità del nostro
cinema e alle sue new entry. Per raccontare l’evoluzione della società italiana,
per rivedere e ricordare in un brevissimo spazio le principali produzioni di una
cultura cinematografica che ha sempre
raccontato il proprio tempo e la propria
vita. E che, come l’Italia che si gusta e
si racconta intorno ad una tavola accende qualche emozione in più. Dedicate a Venezia in particolare al territorio,
con la celebrazione di una tradizione lo-
cale raccontata nelle immagini di trailer
dedicati ai luoghi del prosecco visti con
un occhio cinematografico nella terra
digrandi autori veneti.
Ma soprattutto con un confronto a distanza tra due tavole cinematografiche
preziose: quella del Gattopardo, per
dedicare alla memoria di Visconti nello
sguardo recentemente perduto di Suso
Cecchi D’Amico, una serata ispirata al
cinema e al suo sapore anche letterario.
E l’ultima tavola, pugliese, del cinema
contemporaneo attento al gusto e alla
convivialità: ovviamente quella di Mine
vaganti, con un omaggio al cinema di
Ferzan Ozpetek, invitato a Venezia.
gusto
I
L
P
R
O
G
R
A
M
M
A
2 Settembre 11:00 - spazio cinecittà Luce
“Viva il prosecco. Abbasso lo champagne” incontro con Francesco Festuccia
“osterie Venete” di emilio Marsili
“un assaggio di autentiche emozioni”
3 Settembre 12:00 - spazio cinecittà Luce
“omaggio a ferzan ozpetek”
una selezione di trailer e presentazione del libro
“Il gusto del cinema. Almanacco 2010-2011”
incontro con il regista. con una degustazione
ispirata ai suoi film
4 Settembre 2:00 - spazio cinecittà Luce
“omaggio a Luchino Visconti”
“senso e sapori” – trailers e degustazione
ispirata ai suoi grandi film.
La cucina di casa Ozpetek, praticamente
all’ingresso di casa, ha un tavolo grande,
col piano di legno grezzo. È lì che nascono idee, sceneggiature, amicizie. Lì che si
consuma quotidianamente il piccolo rito
di un pranzo o una cena dove l’amicizia
incontra il lavoro, il cinema la realtà, la quotidianità ogni piccola sequenza che entra nel
racconto cinematografico con naturalezza,
perché tutto ciò che si consuma davvero in
una giornata, perfino un piatto di spaghetti
sconditi, sembra destinato a entrare nei
film di Ferzan Ozpetek. Personalmente l’ho
capito guardando i suoi film. Ne ho avuta la
certezza riguardandoli con un’attenzione
speciale per scrivere la sua biografia (Ferzan Ozpetek, Ad occhi aperti- Mondadori)
quando un anno fa il MoMa di New York ha
deciso di dedicargli l’onore di una rassegna monografica. Ne ho avuto conferma
mentre, intervistandolo proprio per il libro,
lo distraeva, a un passo dal tavolo dove
stavamo lavorando, il meraviglioso pollo
allo zenzero -con riso bianco a parte- che
Ferzan teneva d’occhio ai fornelli mentre mi
raccontava di sè.
Sì, alle 13.30 di un giorno d’estate a casa
Ozpetek se ricordo un’immagine giusta
per raccontare com’è nato il nostro incontro per mettere insieme il racconto della
sua vita e della sua storia cinematografica
è un’istantanea di Ozpetek in un mix di vita
e cinema, come in una scena di di Saturno contro, mentre tra richieste, curiosità,
domande, buttiamo insieme un occhio in
padella... La cucina di casa, quel tavolo col
piano di legno grezzo: dicono le sue attrici
che è da lì che si entra nel suo mondo e nella sua confidenza. In effetti è proprio così e
in quella casa che non ha più segreti per chi
ha visto i suoi film, c’è la sua storia, il suo privato, il suo cinema: il lavandino dove Davide
(Pierfrancesco Favino) scola gli spaghetti in
Saturno contro, è proprio quello. Come
sono gli stessi il tavolo e la sedia rossa sul-
la quale si accascia, per un malore fulminante, il compagno amatissimo di Davide
(Luca Argentero). Da quando è uscito il film,
quella sedia resta spesso vuota. La cucina
invece è affollatissima, soprattutto quando
si lavora ad un progetto. E accade così oggi
che Ozpetek condivide le sceneggiature
con Ivan Cotroneo come quando lavorava
alla scrittura con Gianni Romoli, l’autore, tra
l’altro, delle “vere” polpette che trionfano
sulla tavola de Le fate ignoranti... Ferzan
Ozpetek, la memoria e la vita, il suo mondo
e gli amici, il profumo di zenzero dai fornelli
e quello dei dolci che arriva dalla mitica pasticceria accanto al portone (è la pasticceria
che ha firmato i famosi dolci de La finestra di
fronte) Tutto come nei suoi film. Anche nelle
confidenze rubate tra una sequenza e l’altra. E a proposito del rapporto con il cibo,
nel suo cinema, qualche piccola notazione: intanto, sul set di Ferzan, a differenza di
quanto avviene di solito, in scena si mangia
davvero. Tra i collaboratori del regista c’è
nella troupe una persona, una ragazza, più
chef, cuoca creativa, che semplice stylist
destinata a confezionare piatti da guardare,
che prepara davvero quello che si mangia
a tavola o nelle scene in cui la tavola è in
primo piano: gli arancini di Saturno contro
o i tramezzini di Mine vaganti (ah, quanti
per quella scena tra Nicole Grimaudo e
Riccardo Scamarcio...) fino alla quantità dei
piatti pugliesi, dagli antipasti ai dolci, con un
assoluto trionfo per Ciceri e tria, la pasta e
ceci con i rombi di pasta metà cotti insieme ai ceci, metà fritti, che è tradizionale a
Lecce dov’è stato girato Mine. Sì, la tavola
è un momento centrale per Ozpetek della
giornata anche sul set: a Lecce nei giorni
delle riprese, niente “cestino” (è il pasto tradizionale di chi lavora nel cinema, in esterni,
in versione normale o “in bianco” col riso e
il formaggino...) ma la convenzione con un
piccolo ristorante, per tutta la troupe. Per
mangiare come a casa.
cinemagazine 43
Visconti, il mondo che non cambia
in quel pasticcio profumato…
Un mese intero per girare la scena del
ballo, settimane per ricostruire la scena
più regale e indimenticabile del cinema
che celebra il gusto e la tradizione: ancora accende gli occhi di stupore ed è
un trionfo di sicilianità e di opulenza la
tavola del Gattopardo che a Cannes
nell’ultimo restauro voluto da Martin
Scorsese (con Gucci e le due grandi
Cineteche italiane, quella Nazionale di
Roma e Bologna) ha consumato il suo
ennesimo trionfo.
A Venezia una serata omaggio, con una
ricostruzione che sembra allontanare
la povertà della cucina di Ossessione
(quegli involtini e il piatto di minestra
che Clara Calamai consuma in solitudine…) o l’ uovo fresco, appena forato,
che per l’insegnante di Bellissima è
un simbolo di ricchezza. Il pane diviso
dalla madre in Rocco e i suoi fratelli,
la ricchezza decadente de La caduta
degli dei la risata squillante di Angelica
capace di conquistare Tancredi e lo zio
affascinante con la sua freschezza perfino stonata con l’elaborata cucina che
esprime ricchezza, tradizione, la storia
di una famoglia e di una Sicilia che tramonta e resiste...
Visconti e la tavola:un’ esplosione di
tensioni irrisolte nel Gruppo di famiglia
in un interno, una flute di champagne
per l’ansia di morte di Ludwig, il rosso
delle fragole mature sulla spiaggia abbagliante di Morte a Venezia. E un pasticcio che profuma quando il coltello
del Principe di Salina lo incide nelle pagine del libro come nella scena a tavola
del pranzo più famoso del grande cinema d’autore di ieri.
quando s ordi incontrò Lino, a s olighet to. il ricordo in un libro
VIVa Il ProseCCo. AbbAsso Lo cHAMpAGne…
di Paola Comin
Prosecco contro champagne: una sfida possibile? È quello che si chiede il libro intervista di Francesco Festuccia ad uno dei più
noti produttori di prosecco, Gianluca Bisol.
Un libro per riscoprire i segreti di un vino
che ha stregato perfino Alberto Sordi.
Sì, proprio a Solighetto, nella “Locanda da
Lino”, bellissima costruzione rossa, anticamente stazione di posta per i viaggiatori e
cambio di cavalli, Sordi si è abbandonato,
tra pochi amici, in una splendida giornata
del settembre del 2001, ad una delle più
belle, autentiche e sentite lodi per il Prosecco: «Vedi, il nostro paese sa produrre
nettari come questo, un vino leggero ma
44 cinemagazine
con una grande anima, che ti infonde allegria, appaga il palato e si sposa con tutti i
cibi. Il Prosecco non ha veramente nulla da
invidiare agli Spumanti e meno ancora al
tanto decantato Champagne. La differenza
la fa solo la grande capacità dei francesi di
saper vendere bene i loro prodotti. Osserva come un francese porterebbe a tavola
una bottiglia di Champagne. Intanto la
terrebbe tra le braccia come se fosse un
Bambinello e la poggerebbe delicatamente sulla tavola, per iniziare subito dopo la
cerimonia a sfilare la stagnola intorno al
tappo, svitare con movimenti sicuri e misurati la gabbietta e, lentamente ma molto
lentamente, in religioso e ammirato silenzio, spingere il tappo fino a farlo uscire
con un impercettibile “pluff”. Dopo averlo
annusato ci servirà un liquido che, suggestionati da tanta referente cerimonia,
non saremmo portati che a definire un
nettare... » E un italiano? «Con pochi gesti
strapperebbe la stagnola e, dopo aver distrutto la gabbietta, lascerebbe che il tappo esplodesse andando a sbattere contro
il soffitto... il primo vino uscito di getto,
si verserebbe sul tavolo e, a quel punto,
come da italica tradizione - si spiega nel
libro- tutti intingerebbero la punta delle
dita sulla candida schiuma e toccandosi le
orecchie esclamerebbero “Allegria, porta
bene!” e berrebbero distratti, senza apprezzare fino in fondo il magnifico vino
che stanno gustando…»
cinemagazine 45
VENEZIA 67
nasce il premio per il cinema delle pari opportunità
Il ministro per
le Pari Opportunità Mara
Carfagna assegnerà durante la 67°
Mostra di Venezia il Premio Pari Opportunità al film della selezione ufficiale che
meglio rappresenti lo spirito delle pari
opportunità e della lotta alle discriminazioni. "Il cinema, con il suo linguaggio
accattivante, capace di parlare a tutti,
e in particolare ai giovani, può essere
un ulteriore strumento di costruzione
della società: le storie narrate sul grande schermo, filtrate dalla sensibilità dei
registi, portano alla nostra coscienza la
consapevolezza di realtà che spesso
facciamo fatica ad immaginare, o alle
quali non prestiamo la dovuta attenzione", ha spiegato il ministro, che ha
voluto il nuovo premio in collaborazione
con Cinecittà Luce. «Vogliamo rivolgere
a tutti un invito a guardare, riflettere e
poi, a immaginare nuove, possibili forme di società, di convivenza. Perché
solo il cinema è capace di momenti di
accelerazione che superano il quotidiano, proponendo soluzioni inedite e
futuribili, insinuando nell'immaginario
collettivo germi di progresso che aiutano a costruire il domani e a prendere
coscienza del proprio ruolo nel mondo.
Ecco perché affidiamo a un premio per
le pari opportunità e a una manifestazione di grande spessore e prestigio come
il festival di Venezia questo messaggio
positivo, certi di veicolarlo con effica-
cia, e di farlo arrivare a destinazione»,
conclude il ministro.Il Premio consiste
in un'opera donata da una decana
dell’arte contemporanea come Maria
Lai. La premiazione il 10 settembre alle
ore 15.30 presso gli spazi di Cinecittà
Luce dell'Hotel Excelsior al Lido di Venezia. La giuria del premio sarà composta da personalità che si sono distinte in
vari settori: il regista Mimmo Calopresti,
la giornalista e presidente del SNGCI
Laura Delli Colli, la giornalista e critico Anselma Dell'Olio, il filosofo Umberto Galimberti, la giornalista, autrice e
conduttrice televisiva Lorena Bianchetti
e la fotografa Elisabetta Catalano. Presidente della giuria è il capo del settore
legislativo del ministero per le Pari Opportunità, Francesca Quadri.
Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News Venezia News
Noi credevamo di
Martone
è il film più lungo
Il film piu’ lungo della selezione è Noi Credevamo di Mario
Martone (204 minuti), nel concorso ufficiale di Venezia 67,
mentre il piu’ breve è il film di
ricerca britannico The futurist
di Emily Richardson (4 minuti), in Orizzonti. In totale, nelle
diverse sezioni, ci sono 19
lungometraggi documentari.
Le opere prime sono 11 di cui
una in concorso (La pecora
nera di Ascanio Celestini), due
fuori concorso, tre in Orizzonti,
cinque in Controcampo italiano. Le opere seconde invece sono sei: tre in concorso,
una fuori concorso e due in
Orizzonti. Quattro i film in 3d,
fra i quali l’italiano All inclusive
3D di Nadia Ranocchi e David Zamagni (Orizzonti). Fra i
registi della Mostra con piu’
di un’opera in programma, ci
sono Takashi Miike (13 As-
46 cinemagazine
sassins a Venezia 67 e la doppietta ‘Zebraman’ e Zebraman
2: Attack on zebra city’ fuori
concorso); Carlo Mazzacurati(
‘La passione’ a Venezia 67 e
’Sei Venezia’ fuori concorso,
cui si aggiunge l’opera prima
Notte italiana, evento speciale
alla Settimana Internazionale
della Critica); Vincent Gallo
(Promises Written in Water
a Venezia 67 e The agent in
Orizzonti, entrambi con il figlio
di Sylvester Stallone, Sage).
Machete di rodriguez
film di Mezzanotte
Machete, il nuovo atteso
film d’azione di Robert Rodriguez, estensione del finto
trailer in apertura dell’acclamato Grindhouse - Planet
Terror diretto da Rodriguez
con Ethan Maniquis, viene
presentato in anteprima
mondiale al Lido di Venezia
come film di Mezzanotte
nella serata d’apertura. In
uscita il 3 settembre negli
Stati Uniti con 20th Century
Fox, Machete è proiettato
in anteprima mondiale per il
pubblico e per tutti gli accreditati mercoledì 1 settembre
in Sala Grande. Rodriguez,
il regista che ha scritto un
nuovo capitolo della storia
del cinema d’azione - da El
Mariachi (1992) a Dal tramonto all’alba (1996), C’era
una volta in Messico (2003)
e Sin City (2005) – dirige
qui un grande cast, capitanato dal messicano Danny
Trejo (già nel finto trailer di
Grindhouse) nel ruolo del
leggendario vendicatore
Machete Cortez. Al suo fianco Jessica Alba, Michelle
Rodriguez, Cheech Marin,
Steven Seagal, Jeff Fahey,
Don Johnson, Lindsay Lohan e Robert De Niro, nei
panni del corrotto senatore
McLaughlin. Girato nell’autunno del 2009, il film è sce-
neggiato dallo stesso Robert
Rodriguez, anche produttore
con Elizabeth Avellan, Aaron
Kaufman, Iliana Nikolic e Rick
Schwartz.
Più di 80 i film
Italia e usa in testa
Nelle quattro sezioni ufficiali
i nuovi lungometraggi sono 83 (otto in piu’ dell’anno
scorso), di cui 79 in prima
mondiale e quattro in prima
internazionale. Gli italiani,
rispetto al 2009 quasi raddoppiano, da 22 (di cui 18
lungometraggi), a 41 di cui
29 lungometraggi. Venezia 67 presentera’ in tutto
23 lungometraggi in concorso, tutti in prima mondiale. L’eta’ media dei cineasti
in gara per il Leone d’oro è
la piu’ bassa di sempre, 47
anni. Si va dal cileno Pablo
Larrain, 34 anni allo statunitense Monte Hellman,
78 anni. Fuori concorso
saranno in programma 27
lungometraggi di cui 23 in
prima mondiale; in Orizzonti
21, tutti in prima mondiale
e in Controcampo italiano
12, tutti in prima mondiale.
I selezionatori hanno visionato 4251 opere (392 in
piu’ del 2009), da 102 Paesi (l’anno scorso erano 74),
di cui 2395 lungometraggi
(nel 2009 erano 2208), 416
mediometraggi (nel 2009
erano 311) e 1440 cortometraggi. Dopo l’Italia, fra i
34 Paesi (nel 2009 erano
27) presenti alla Mostra, i
piu’ rappresentati sono gli
Stati Uniti con 19 film di cui
13 lungometraggi; seguiti
dalla Francia, 11 film; sette per Giappone e Cina;
la Gran Bretagna con sei;
quattro per Austria, Russia
e Spagna; India, Germania e
Hong Kong con tre; due per
Finlandia, Corea del Sud,
Grecia, Messico, Tailandia
e Portogallo. Fra gli assenti
eccellenti dalla selezione, il
cinema scandinavo (mancano Svezia, Norvegia, Danimarca), Iran e Turchia.
Legend of the Fist
il ritorno di Bruce lee
Il nuovo film di Andrew Lau,
Jingwu fengyun – Chen
Zhen (Legend of the Fist:
The Return of Chen Zhen),
ideale terzo episodio della
saga di Chen Zhen, l’eroe
portato sullo schermo da
Bruce Lee in Dalla Cina con
furore (1972), è il secondo
film della serata d’apertura
(Fuori Concorso), in occasione dell’anniversario del
70° compleanno di Bruce
Lee, proiettato in prima mondiale in Sala Grande (Palazzo del Cinema) mercoledì 1
settembre alle ore 22.
La pellicola ha un cast “allstars”: oltre al superdivo
Donnie Yen nel ruolo di
Chen Zhen, Shu Qi, il “Dana Andrews honkonghese”
Anthony Wong e la nuova
star comica della Cina continentale Huang Bo.
In omaggio a Bruce Lee,
nato nel 1940, Jingwu Fengyun riporta sullo schermo
l’eroe di arti marziali Chen
Zhen e in questo nuovo
episodio il classico film di
kung-fu incontra un inedito
mix di elementi dai serial
di agenti segreti e supereroi. Come afferma il regista,
«Chen Zhen è stato l’eroe di
tutti noi. La sfida più grande
è stata descrivere questo
personaggio per la nuova
generazione e ho cercato
di distaccarmi dai precedenti Chen Zhen della storia del cinema, puntando
ad una vera e propria svolta
nell’equilibrio tra azione e
dramma, nei costumi, nelle
scenografie e nelle scene
d’azione».
Progetto
Memory Hunters
nella sezione orizzonti
Nella sezione Orizzonti, è in
programma il documentario
Un anno dopo – Progetto
Memory Hunters 1 di Carlo
Liberatore, Matteo Di Bernardino, Antonio Iacobone,
Stefano Ianni, Marco Castellani e altri, prima tappa,
supervisionata da Gianfranco Rosi e Stephen Natanson, del progetto Memory
Hunters (Cacciatori di memoria) che si propone di seguire negli anni, grazie agli
studenti del III anno dell’Accademia dell’Immagine e ai
loro docenti, la ricostruzione
dell’Aquila e della sua identità. I giovani cineasti scelgono le immagini giuste per
recuperare la memoria della
vita precedente della città
e dei suoi abitanti prima del
terremoto del 6 aprile.
cinemagazine 47
VENEZIA 67
il presidente Francesco Gesualdi presenta le nuove iniziative
e illustra il bilancio delle attività il 9 alla Villa degli Autori
Fondazione
Rossellini:
Festa a Venezia per il primo compleanno
A un anno dalla sua istituzione la Fondazione Roberto Rossellini per l’Audiovisivo sceglie Venezia per presentare i
nuovi progetti e le attività realizzate nel
suo primo anno di vita. Appuntamento alla Villa degli Autori sede dei Venice Days di cui la Fondazione è, per il
secondo anno, partner.il 9 Settembre
con la conferenza stampa sui risultati relativi ad alcune attività lanciate nel
corso di questo primo anno si iniziative.
Per esempio lo Sportello Cinema che
- con lo slogan “Utile al cinema. Utile a
chi lo finanzia” – è nato per agevolare i
produttori cinematografici nella ricerca
di finanziamenti pubblici e privati e che
fin dalla sua ufficiale “apertura”, lo scorso 14 luglio. Poi l’Osservatorio Rossellini – Oiam Osservatorio Internazionale
sull’Audiovisivo e la Multimedialità - la
Fondazione insieme a IsiCult (Istituto italiano per l’Industria Culturale) e Luiss Business School - innovativo laboratorio di
ricerca e comparazione internazionale
dei mercati del cinema, della televisione
e dei new media. Un’iniziativa d’avanguardia che studia i trend internazionali
dell’audiovisivo e della multimedialità,
sia a livello artistico che economico,
con l’obiettivo di individuare le migliori
strategie per l’internazionalizzazione del
made in Italy audiovisivo. Infine, “L’Osservatorio Rossellini”, una newsletter
che contiene contributi delle maggiori
personalità del settore e che aggiorna
sui risultati dello stesso Osservatorio. La
Fondazione, poi, avendo tra i suoi obiettivi anche quello di promuovere la cultura e l’opera del grande maestro a cui è
ispirata, ha bandito un concorso per la
Miglior Tesi di Laurea sulla vita e l’opera
del regista di Roma città aperta e ha sostenuto l’Enciclopedia Audiovisiva della
Storia di Roberto Rossellini, un prezioso
progetto che la Rossellini Film & Tv - di
Renzo Rossellini e Eduardo Rumolo - ha
realizzato per Cinecittà Luce – con il sostegno, oltre che della Fondazione Roberto Rossellini per l’Audiovisivo, anche
del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – e che contiene l’intera opera del
Maestro. Tra gli eventi organizzati, bilancio del RomaFictionFest, decisamente
positivo, con oltre 36mila presenze nella
quarta edizione che si è svolta in luglio
arricchita dall’Industry Week 2010, alla
sua seconda edizione. Sempre attenta
all’evoluzione del mercato e delle tecnologie dell’audiovisivo la Fondazione
Roberto Rossellini per l’Audiovisivo è tra
i collaboratori e sostenitori degli eventi
AnicaIncontra, organizzati durante la
Mostra del Cinema di Venezia, che promuovono tre seminari dedicati all’analisi
di importanti aspetti del business cinematografico: 00 “L’export di cinema italiano: dinamiche e volumi commerciali” il
6 settembre alle 10; “Cinema e finanza:
per una cultura industriale del settore” il
7 settembre lle 11.00; “Cinema e territorio” l’ 8 settembre di nuovo alle 11.00. Infine la presenza della Fondazione al Lido
di Venezia la vede anche partner del film
“Dante Ferretti-Scenografo italiano” diretto da Gianfranco Giagni, prodotto da
Nicoletta Ercole per Cinecittà Studios
e Nicomax Cinematografica e da Flavia
Parnasi per Combo Film e realizzato con
il sostegno oltre che della Fondazione
Roberto Rossellini per l’Audiovisivo,
anche della Fondazione Carla Fendi, di
Marche Film Commission, di Film Commission Torino Piemonte e la partecipazione di Rai Cinema, Cinecittà Luce,
Studio Universal e che sarà presentato,
in occasione del Premio Pietro Bianchi
del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, il 10 settembre alle
12.15 in Sala Grande. Il documentario
dedicato a Dante Ferretti rientra tra alcuni degli impegni e degli obiettivi che
la Fondazione si è posta sin dalla propria istituzione. Tra i suoi settori infatti c’è
quello della Internazionalizzazione, ovvero della promozione dell’audiovisivo
made in Italy nel mondo e il sostegno ad
opere ed eventi di alta qualità artistica e
culturale capaci di rappresentare, oltre i
confini italiani, le produzioni e i talenti più
eccellenti del nostro paese. Sono state
già individuate le aree che si ritengono
più in grado di accoglierlo: Stati Uniti,
Francia, Paesi del Mediterraneo (Marocco, Tunisia, Egitto), Asia (Cina e India),
Emirati Arabi. La Fondazione Roberto
Rossellini per l’Audiovisivo ha come soci
fondatori la Regione Lazio, la Camera
di Commercio di Roma e come soci il
Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Ministero degli Affari Esteri, l’Anica e
L’Agis-Anec Lazio.
roMa lazIo FIlM CoMMIssIoN
ECCO TUTTI GLI APPUNTAMENTI
Quattro a Venezia i film che hanno ricevuto il sostegno di Roma & Lazio Film
Commission: 20 sigarette (in concorso
perControcampo Italiano) opera prima
di Aureliano Amadei, con Vinicio Marchioni e Carolina Crescentini. Prodotto
da Tilde Corsi, Gianni Romoli, Claudio
Bonivento, sulla strage di Nassirya, tratto libro del stesso regista, che l ha vissuto quegli annii in prima persona. Poi
Notizie degli scavi (Fuori Concorso) di
Emidio Greco con Giuseppe Battiston
e Ambra Angiolini. Film d’amore e solitudini, tratto dall’omonimo racconto di
Franco Lucentini è prodotto con il contributo del MIBAC · Et in terra pax (in
concorso Giornate degli Autori) opera
prima di Matteo Botrugno e Daniele
Coluccini, con Maurizio Tesei, Ughetta
D’Onorascenzo, Michele Botrugno, Fa-
approfondimento sulle linee di finanziamento del Programma MEDIA dell’Unione Europea, per fornire a distributori,
produttori televisivi e cinematografici e
organizzatori di festival le informazioni
necessarie per poter beneficiare dei
sostegni comunitari. In un clima informale, MEDIA DESK Italia e Antenna
MEDIA Torino, i due uffici di rappresentanza del Programma MEDIA in Italia, in
collaborazione con Roma & Lazio Film
Commission e le Giornate degli Autori,
sarà possibile confrontarsi su progetti
specifici per i quali i partecipanti vogliano richiedere un sostegno MEDIA, sui
requisiti necessari per candidarsi e sui
casi di successo dei bandi degli ultimi
anni. Gli incontri si svolgono in due date,
il 5 e 6 settembre dalle ore 10 alle ore 12
presso la Villa degli Autori..
48 cinemagazine
bio Gomiero: storia di adolescenza negata e di speranza tradita sullo sfondo
del paesaggio delle periferie metropolitane di Corviale. E ancora La Balena
di Rossellini (Spazio Aperto - Giornate
degli Autori) di Claudio Bondì. Uno dei
più suggestivi sogni di Roberto Rossellini, svelato nel film-documento diretto
da Claudio Bondì collaboratore del maestro, verrà proiettato in prima assoluta,
nello “spazio aperto” alle Giornate degli
Autori all’interno di una giornata dedicata all’attività di Roma & Lazio Film Commission. Il film ideato (e mai realizzato)
da Rossellini durante un viaggio in Cile
nell’ottobre del 1971, apologo sulla ricchezza e sulla povertà. Nel documentario Bondì ripercorre questo episodio
attraverso le testimonianze e i ricordi di
Renzo Rossellini, Adriano Aprà, Enrico
Ghezzi, Emidio Greco, Franco Ferrarotti
e la voce di Salvador Allende. “La balena” è prodotto da Alessandro Bonifazi e
Bruno Tribbioli per la Blue Film.
Due, poi, le iniziative annunciate con
MEDIA DESK Italia·: il 3 settembre alle
ore 16 nello pazio Cinecittà Luce l'EUROPEAN DISTRIBUTION FORUM,
moderato da Enrico Magrelli, incontro
sulla distribuzione transnazionale dei
film europei volto ad analizzare il ruolo
del Programma MEDIA dell'Unione Europea negli ultimi vent'anni per il Cinema
del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, si alterneranno le testimonianze dei
professionisti del settore che in questi
anni hanno svolto un ruolo centrale nella
distribuzione di cinema europeo.
Il 5 e 6 settembre poi avranno luogo le
COLAZIONI CON MEDIA, incontri di
Et in terra pax
cinemagazine 49
50 cinemagazine
cinemagazine 51
È scomparsa a 96 anni. Con lei si chiude una stagione irripetibile
omaggi e ricordi: dal presidente napolitano a Monicelli, Virzì,
Zeffirelli un’icona che ha segnato oltre mezzo secolo di cinema
Elegante, colta, raffinata
esce di scena
L'addio a
Suso Cecchi
D’Amico
Addio alla regina della scrittura cinematografica.
Suso Cecchi D’Amico, la più grande e non solo la
più longeva tra le grandi firme della sceneggiatura
italiana è morta a Roma a 96 anni. Con lei si una stagione indimenticabile del cinema italiano, non solo
per la sua grande complicità con Luchino Visconti,
ma per la raffinatezza, la qualità assoluta della scrittura, le intuizioni di costume, l’eleganza e insieme
la modernità di uno stile che al cinema ha portato
in dote il bagaglio di una cultura multiforme, frutto
di una grande famiglia di intellettuali, per sempre
consegnata all’immortalità delle opere che le sopravvivono. Suso, all’anagrafe Giovanna Cecchi, era
figlia di Emilio, grande scrittore e letterato. Era nata a
Roma nel 1914. Fin dagli esordi come giornalista volle
aggiungere alla sua firma il cognome materno eredità
di una grande tradizione teatrale. La sua firma, con il
nomignolo familiare di «Suso», compare però la prima volta al cinema in calce al film di Renato Castellani Mio figlio professore, nel 1946, l’avvio della grande
stagione neorealista a fianco di maestri come Luigi
Zampa, Ennio Flaiano, Cesare Zavattini. Suso Cecchi
52 cinemagazine
D’Amico è stata al fianco di Antonioni, Rosi, Blasetti,
Zeffirelli. Come una rande quercia nel giardino delle
intelligenze del cinema, ha formato generazioni di
sceneggiatori che da lei hanno imparato l’arte della
scrittura ma anche il grande rispetto per un mondo in
cui la sua verve toscana non ha mai smentito la cultura delle forme, per esempio con l’uso del “lei” anche
in un’amicizia e una complicità letteraria come quella
che la legò a Luchino Visconti. Con lui un autentico
sodalizio fi da quando la volle al suo fianco nel
1950 per Bellissima, fino al tentativo mai andato in
porto di realizzare un progetto cinematografico dalla
Recherche di Proust. Maestra della «bella prosa»,
di una tecnica raffinata, Suso diviene una garanzia
internazionale per i copioni più impegnativi anche in
tv. Anche per questo la sua carriera è costellata di
premi, dai molti Nastri d’Argento – il primo nel ’47
per il sggetto- assegnati dai giornalisti cinematografici ai suoi soggetti e alle sue sceneggiature al Leone
d’oro alla carriera del 1994, a Venezia, l’ultimo grande
premio che la vide protagonista anche davanti alle
telecamere (l.d.c.)
la Sceneggiatrice
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato tra
i primi ad esprimere il proprio sincero dolore. Un cordoglio
non rituale, come quello che si respirava nella Chiesa romana
degli Artisti, in Piazza del Popolo, dove Ermanno Olmi, con mite
severità, ha tristemente officiato l’elegante riservatezza di un
ultimo addio affiancato da Masolino, il figlio critico teatrale e
scrittore che ha chiesto a tutti di risparmiare alla sua cifra di
under statement il fragore di un applauso. Dice Napolitano,
salutandone l’arte e la raffinatezza: «Suso Cecchi D’Amico è
stata grande protagonista delle stagioni più alte della storia del
cinema italiano». Ricorda Mario Monicelli, più che un amico, un
fratello e un complice: «Ho vissuto 50 anni con lei. Entravo ed
uscivo da casa sua con la naturalezza di chi ci vive. Eravamo
come una famiglia. La sua scomparsa mi lascia molto solo, ma
dobbiamo piegarci al volere degli anni».
«Sì, più che aver lavorato con lei, posso dire di aver vissuto con
lei» racconta ancora Monicelli. «Suso era molto socievole…Si
passavano ore, spesso le prime ore della mattina, a parlare di
tutto, dalle nostre cose alla politica. Ed era lì, in quegli incontri,
che nascevano le idee… In fondo i racconti nascevano dalla
collaborazione, da un continuo intrecciarsi di spunti». «Le sceneggiature che mi sono rimaste più nel cuore? Forse Speriamo che sia femmina, I soliti ignoti, La ragazza con la pistola…».
«Con Suso se ne va un pezzo importante di una generazione
straordinaria…»
Lo pensa anche Paolo Virzì che la ricorda, ai tempi degli studi al Centro Sperimentale di Cinematografia,
come una donna colta, spiritosa e raffinata ma anche elegante, intelligente, mai retorica. E anche «bellissima da guardare,
capace di portare la vecchiaia in modo splendido». Dice
ancora Virzì: «è difficile parlare di lei oggi… Viene in mente quel
suo sguardo ironico, così refrattario alla retorica… Però ci mancherà tanto». Profondamente erudita, non si prendeva così
sul serio. Era operosa e allegra, aveva una grande passione,
la sensazione di aver avuto il privilegio di fare un mestiere di-
vertente». Per Carlo Vanzina, che ha trascorso molte vacanze
con i D’Amico, legato alla famiglia da un rapporto di grande
amicizia, «Suso Cecchi D’Amico non solo ha scritto grandi
film drammatici come quelli di Visconti, ma è stata una delle
creatrici della commedia all’italiana, basta pensare a I soliti
ignoti». «Sì, Suso è stata un punto fermo per tutti. Grande amica di mio padre Steno diceva che il cinema si scriveva con gli
occhi e aveva ragione. Lo sceneggiatore non deve scrivere
un testo letterario perchè sa che poi le sue parole si leggeranno con le immagini. È un lavoro in cui si va a sottrarre, non
ad aggiungere, e lei era meravigliosa nel saperlo fare, in tutti i
due registri, comico e drammatico». Dall’ufficialità il commento
del Sindaco di Roma, Alemanno: «Suso Cecchi D’Amico è
stata espressione dell’eccellenza cinematografica italiana
e un fiore all’occhiello per Roma, sua città natale». E Franco
Zeffirelli: «Andare da lei era come un pellegrinaggio in un porto
sicuro. Di destra o di sinistra eravamo tutti innamorati di lei.
Era una mamma e una sorella per tutti - afferma il regista - Nei
momenti di difficoltà bastava chiamarla per avere un consiglio.
Non posso dimenticare quando la sera, nelle giornate più tristi,
la cercavo e lei riusciva sempre incredibilmente a tirarmi su.
Aveva la capacità di dare affetto a tutti. Ricordo che il vecchio
Alessandro Blasetti non faceva un passo senza di lei, ma
anche i registi avveniristici e, non da ultimo, Pier Paolo Pasolini
erano tra i tanti frequentatori della sua casa».
Dice anche Cristina Comencini: «Tutta la mia vita è legata a lei.
È stata una delle più grandi donne che abbia mai incontrato,
in quella generazione, che comprendeva anche mio padre, in
grado di coniugare qualità e popolarità».
Ermanno Olmi, parlando al suo funerale: «Si dice che le grandi
personalità lascino un vuoto.Lei, Suso, ci lascia un mondo
ricco, pieno dei suoi film straordinari che non dimenticheremo.
Ricordiamola senza rumore, discretamente. Con il silenzio e
la discrezione che lei avrebbe certamente amato più di ogni
celebrazione rituale…»
cinemagazine 53
Lunga vita al cinema
di una grande Signora
di Giorgio Gosetti
La sua firma in calce a una sceneggiaturaè
stata per decenni il marchio di garanzia del
cinema italiano. La sua volitiva ed elegante
presenza ha caratterizzato più di un’epoca
e la sua femminilità discreta e intransigente
sono state la migliore risposta al maschilismo della grande Cinecittà e dell’Italietta tra
gli anni ‘40 e i nostri giorni. Il cinema di Suso
Cecchi d’Amico (nata Giovanna Cecchi,
romana, figlia del grande letterato Emilio
Cecchi) è intimamente suo e ne porta i
segni come una griffe di alta qualità, anche
quando i nomi che le si affiancavano erano quelli di Zavattini, Rossellini, Visconti,
Antonioni, Monicelli, Rosi o Comencini. Ha
attraversato stili, idee, personaggi ed epoche cruciali con una coerenza che rimarrà
esemplare. Suso Cecch D’Amico aveva
appena compiuto 96 anni, nata il 21 luglio
del 1914, figlia di una personalità di spicco
della borghesia intellettuale d’inizio secolo (che la introdusse alla cultura inglese
e la iscrisse al liceo francese di Roma) e
della pittrice Leonetta Pieraccini, ragione
per la quale non le fu difficile durante la
guerra Giovanna trovare rifugio nella casa
di campagna dello zio, poi primo sindaco
della Firenze liberata. Temperamento ribelle, antifascista per formazione nonostante
avesse trovato impiego al Ministero delle
54 cinemagazine
Corporazioni per interessamento del gerarca Giuseppe Bottai, la giovane Suso,
non ancora sceneggiatrice, mosse i primi
passi nel mondo della celluloide all’indomani della guerra, scrivendo per Renato
Castellani il copione di Mio figlio professore (1946). Nel frattempo aveva sposato
il musicologo Fedele d’Amico e messo al
mondo i primi due figli (ne avrà tre, Masolino, Caterina e Silvia). I suoi primi compagni
di lavoro erano Ennio Flaiano (uno degli
amici più cari), Alberto Moravia, Ugo de
Benedetti, Piero Tellini e anche due grandi
attori come Aldo Fabrizi e Anna Magnani.
Furono proprio loro, secondo i racconti
diventati ormai leggenda nell’avventurosa storia del cinema italiano, a metterla in
contatto con Cesare Zavattini che la volle
al suo fianco per Ladri di biciclette (è sua
l’invenzione del furto della bicicletta), Miracolo a Milano, Le mura di Malapagà. Vince
il primo Nastro d’argento con Vivere in pace di Luigi Zampa nel 1947. Sebbene il suo
contributo sia visibile nel cinema di molti tra
i massimi autori italiani, in primis l’Antonioni
del primo periodo, è con Luchino Visconti
che stringe un sodalizio umano e artistico
incomparabile. I due si incontrano per il
copione della Carrozza del santissimo
sacramento poi realizzato da Jean Renoir
e nel 1951 realizzano Bellissima. Da allora
non si lasceranno praticamente più, fino al
copione di La Recherchè, il sogno incompiuto di Visconti. Non si contano i capolavori
che recano la firma di Suso Cecchi d’Amico, da Senso al Gattopardo, da Salvatore
Giuliano a Cuore, da Gesù di Nazareth a
Speriamo che sia femmina. Ma la signora
D’Amico non aveva negato, specie negli
ultimi anni, il suo magistero di esperienza e
stile anche ad autori giovani come Maurizio
Sciarra (La stanza dello scirocco), Cristina
Comencini (La fine è nota), i fratelli Frazzi
(Il cielo cade). Un impegno di una vita,
suggellato nel 1994 alla Mostra di Venezia
con il Leone d’oro alla carriera. Non si tirava
indietro anche nelle grandi battaglie politiche e culturali a tutela dei diritti della cultura
e del cinema italiano. Aveva modi da gran
signora ed eloquio spiccio ‘risciacquato in
Arno’, amava le lunghe estati nella sobria
casa di Castiglioncello e le lunghe sere a
discutere di cinema e vita insieme ai figli e
ai loro amici. Chi l’ha conosciuta e ha avuto
la fortuna d frequentare la sua casa sa
quanto amasse avidamente la vita e ne
guardasse le ricorrenti follie con un pò di
ironico distacco intriso di elegante umorismo. Sì, Suso Cecchi D’Amico, grande
spirito e una famiglia di donne solidamente consegnate al mestiere e al gusto del
buon cinema, amava il bel cinema e dal
cinema è stata sempre ripagata come si
deve alla più grande donna di Cinecittà.
cinemagazine 55
anniveRsaRi
1935-2010.
Settantacinque
anni di vita, storia
e film. il Centro
Sperimentale di
Cinematografia
compie tre
quarti di secolo
e annuncia
a Venezia i
festeggiamenti
ufficiali, il 23
Settembre a Roma
A scuola di talento
nella fabbrica del cinema
In queste pagine, giulietta Masina,
francesca Bertini e giovanna ralli.
Queste, come le foto delle pagine seguenti
fanno parte della Mostra celebrativa
dei 75 anni che sarà inaugurata a roma
il 23 settembre al centro sperimentale
56 cinemagazine
Dal 13 aprile 1935, quando è nato da
una costola della Scuola Nazionale di
Cinematografia, costituita tre anni prima presso la Regia Accademia di S.
Cecilia a Roma, il Centro Sperimentale
di Cinematografia, Scuola Nazionale di
Cinema, ha formato oltre tremila allievi
e ha dato al cinema italiano e mondiale
centinaia di registi, attori, tecnici. Una
fabbrica di talenti come Michelangelo
Antonioni, Steno, Luigi Zampa, Pietro
Germi, Nanni Loy, Folco Quilici, Marco
Bellocchio, Liliana Cavani, Carlo Verdone, Francesca Archibugi, Paolo Virzì, ma anche un trampolino di lancio
per i giovani come Gabriele Muccino e
Fausto Brizzi, una scuola di formazione
per attrici e attori come Arnoldo Foà,
Alida Valli, Clara Calamai, Domenico
Modugno, Claudia Cardinale, Carla
Gravina, Raffaella Carrà, Paola Pitagora, Francesca Neri, Enrico Lo Verso,
Stefania Rocca, i giovanissimi Riccardo
Scamarcio, Alba Rohrwacher e Carolina Crescentini; direttori della fotografia
spesso premiati con l’Oscar: Gianni Di
Venanzo, Pasqualino De Santis, Nestor
Almendros, Luciano Tovoli, Vittorio Storaro, Giuseppe Lanci; tra gli scenografi,
Mario Garbuglia e Beni Montresor; Dino De Laurentiis tra i produttori; molti,
infine, coloro che sono divenuti celebri
scrittori, come Gabriel Garcia Marquez,
Susanna Tamaro e Melania Mazzucco. In un volume curato da Alfredo
Baldi, e con una Mostra, rassegne,
una giornata intera di festeggiamenti
ufficiali il 23 Settembre nella sua sede
romana, il Centro, minacciato dai tagli
e molto amato dai suoi studenti che
per difenderne l’integrità e il primato
sono scesi perfino in lotta quest’anno,
guarda avanti ma non perde la memoria. Nel volume a cura di Baldi, per
esempio,ripercorre sinteticamente,
ma al tempo stesso con la necessaria
completezza, attraverso un racconto in
stile piano e scorrevole, i suoi primi tre
quarti di secolo senza dimenticare tutte
le sue realtà, oltre la scuola, dal prestigio della Cineteca Nazionale, oggi uno
tra i più eminenti archivi d’Europa, alla
Biblioteca, alle attività editoriali, antiche
quanto il Centro e con una storia gloriosa alle spalle, finoalle “new entries”,
le sedi regionali della Scuola - Torino,
Milano e Palermo - e le attività di produzione culturale.
Più di metà del volume è dedicata alle
testimonianze sul Centro, quelle di molti
ex allievi oggi in piena attività sui set: da
Roberto Faenza a Peter Del Monte, da
Arnaldo Catinari a Francesca Neri, da
Paolo Virzì a Fausto Brizzi, da Riccardo
Scamarcio ad Alba Rohrwacher, a Carolina Crescentini. Poi le appassionate
testimonianze degli attuali docenti della
Scuola, ormai autorevoli personalità del
cinema italiano: dal preside scenografo Andrea Crisanti a Roberto Faenza,
Giancarlo Giannini, Roberto Perpignani, Giuseppe Rotunno, Federico Savina, Piero Tosi.
Un percorso affascinante e insolito, un
sentiero poco esplorato, una piccola,
ma completa “storia del cinema italiano” per dirla con Baldi, lungo tre quarti
di secolo.
cinemagazine 57
L'avventurosa
storia della
prestigiosa
Scuola Nazionale
del cinema italiano
negli estratti
dal libro
di Alfredo Baldi
che la celebra
in quest'anticipazione
a "Cinemagazine"
Tre quarti di secolo
insegnando i mestieri del set
Tra l’agosto e il settembre 1930 su molte
riviste di cinema appare la notizia che il
28 luglio, il ministro Giuseppe Bottai e
il sottosegretario Alessandro Lessona
hanno costituito ufficialmente la Scuola
Nazionale di Cinematografia. All’avvenimento viene dato particolare risalto sulla
rivista fondata e diretta da Alessandro
Blasetti, «cinematografo». La scuola è
la prima del genere e la presidenza viene assunta dallo stesso ministro Bottai il quale nomina preside lo scrittore
Corrado Pavolini. L’11 novembre poi è
istituita ufficialmente la Scuola Nazionale di Cinematografia presso la Regia
Accademia di Santa Cecilia, in Roma.
La presidenza della Scuola è assunta
dal presidente dell’Accademia, il conte Enrico di San Martino, personalità di
prestigio della cultura dell’epoca; la direzione e il corso di “arte scenica”, cioè
recitazione, sono affidati a uno scrittore
di teatro, il conte Guglielmo Zorzi, mentre
58 cinemagazine
il corso di dizione è tenuto dall'attrice
teatrale Teresa Franchini: formazione dei
soli attori con corsi che durano sette
mesi, cinque di teoria, gli ultimi due di
pratica, al termine dei quali è rilasciato
un diplomar. Giungono, da tutta Italia,
ben 485 domande e il 26 marzo 1932
hanno inizio le lezioni, con 28 allievi. La
realtà della Scuola, tuttavia, non corrisponde ai programmi e alle aspettative.
L’anno successivo, 1933, la direzione
della Scuola è affidata ad Alessandro
Blasetti, che si impegna a far girare un
film agli allievi, sotto la sua direzione, nei
teatri di posa della Cines, la cui collaborazione è stata nuovamente assicurata.
La costituzione, nel settembre 1934,
del Sottosegretariato per la Stampa e
la Propaganda e, nel suo ambito, della
Direzione Generale per la Cinematografia, mostra un nuovo interesse del
regime per le problematiche legate alla
creazione e al mantenimento del con-
senso popolare. La Scuola Nazionale di
Cinematografia, che per tre anni aveva
vissuto stentatamente, quasi ignorata
dagli stessi organismi statali da cui dipendeva, diviene oggetto di immediato
interesse da parte del sottosegretario
Galeazzo Ciano, genero di Mussolini, e
del direttore generale della Cinematografia Luigi Freddi, uomo politico vicino al
Duce, molto influente in campo cinematografico. Tra gli attori dell’epoca il Centro
laurea Walter Lazzaro, Otello Toso, Maria
Denis, Andrea Checchi; tra i registi, Vinicio Marinucci, po destinato a diventare
a lungo Presidente del Sngci, e Primo
Zeglio, Luigi Zampa.. Tra le curiosità nel
1932 fece domanda di ammissione, non
accolta, la diciannovenne Elsa Morante,
mentre nel maggio 1934 non si presentò
al colloquio la signorina Romilda Villani,
proprio lei, la mamma di Sophia Loren
che sarebbe nata due anni dopo Chiarini
e Freddi preparano il progetto didattico
della nuova scuola e il 13 aprile 1935 un
decreto del Prefetto di Roma modifica in
Centro Sperimentale di Cinematografia
la denominazione della Scuola Nazionale
di Cinematografia. Il Centro è ufficialmente nato. Dipende dal Sottosegretariato
per la Stampa e la Propaganda e ha la
sua sede a Roma, in Villa Umberto I, ora
Villa Borghese, nei locali dell’Aranciera.
Per 50 allievi il primo bando
Il 18 aprile viene pubblicato il primo
bando di concorso del Centro, pubblicizzato ampiamente dalla stampa. Ai
corsi, ma alla fine ne entrano 131e gli
insegnamenti sono affidati tra gli altri ad
Alessandro Blasetti, Antonio Valente, Teresa Franchini, Corrado Pavolini, Jacopo Comin, Giuseppe Capponi e Pietro
Aschieri, Enrico Prampolini e così via. A
via Tuscolana si va alla fine del 1939. Su
una superficie di 38.400 metri quadrati
di terreno la superficie coperta è di circa
5000 metri quadrati, di cui 1250 occupati da un grande teatro di posa, uno dei
maggiori d’Europa all’epoca. La nuova
sede viene solennemente inaugurata il
16 gennaio 1940 da Mussolini, accompagnato dai gerarchi più in vista: Alessandro Pavolini, ministro della Cultura
Popolare, e Giuseppe Bottai, ministro
per l’Educazione Nazionale.
Nel maggio del 1940 inizia ufficialmen-
te l’attività dei teatri di posa del Centro
con la lavorazione del film La peccatrice,
nel quale sono coinvolti numerosi allievi,
delle sezioni artistiche come di quelle
tecniche. La regia è di Amleto Palermi, la
sceneggiatura di Palermi con Umberto
Barbaro, Luigi Chiarini e Francesco Pasinetti, i tre intellettuali che esprimevano la
linea culturale dell’istituto.
Via delle cinque lune, primo film diretto
da Chiarini con il concorso di docenti, allievi ed ex allievi dell’istituto, nasce
un anno dopo . E Chiarini su «Bianco e
Nero» puntualizza: «Questo primo film
interamente girato negli stabilimenti del
Centro Sperimentale di Cinematografia,
va dunque considerato come una produzione tipica del Centro stesso, realizzata allo scopo di concretare i risultati
ottenuti attraverso un’accurata preparazione ed una intensa attività». Anche
ne La bella addormentata, realizzato
nella primavera 1942 e anch’esso diretto
da Chiarini, sono impegnati gli allievi e i
teatri di posa del Centro. Nel 1943, infine,
Chiarini dirige al Centro un terzo film, La
locandiera. L’edizione è però interrotta
dal precipitare della guerra e dall’armistizio dell’8 settembre 1943, così che il
film vede la luce solo nel Natale del 1944,
nella Repubblica di Salò.
La caduta del regime fascista il 25 luglio
1943 è salutata con entusiasmo dagli
ambienti antifascisti del cinema, soprattutto tra gli ex allievi del Centro legati
alla rivista «Cinema», come Giuseppe
De Santis, Michelangelo Antonioni,
Gianni Puccini, Massimo Mida. Per la
storia escono dal CSC nel 1936 Corrado Alvaro, Pietro Ingrao, Domenico
Paolella, Gianni Puccini e Cesare Giulio
Viola (tutti allievi di regia); nel 1937 Elena
Zareschi (recitazione), Mario Pannunzio,
Stefano Vanzina (Steno) e Luigi Zampa
(regia), Sante Monachesi (scenografia);
nel 1938 Gianni Agus, Clara Calamai,
Andrea Checchi, Dino De Laurentiis, Arnoldo Foà, Pietro Germi, Mariella Lotti,
Elli Parvo, Massimo Serato e Alida Valli
(recitazione), Vittorio Cottafavi (regia), Vittorio Nino Novarese, vincitore di due premi Oscar per i costumi nel dopoguerra
(scenografia); nel 1939 Otello Toso (recitazione); nel 1940: Carla Del Poggio e
Irasema Dilian (recitazione), Massimo Mida (regia), Gianni Di Venanzo (fotografia);
nel 1941 Adriana Benetti (recitazione),
Michelangelo Antonioni, Giuseppe De
Santis e Sergio Sollima (regia); nel 1942
Leopoldo Trieste (regia), Luigi Scaccianoce (scenografia), Massimo Dallamano (fotografia); nel 1943, infine, Achille
Togliani (recitazione), Maurizio Barenson
(regia), Flavio Mogherini (scenografia).
cinemagazine 59
Alla fine del 1947 il consiglio direttivo accetta le dimissioni di Barbaro, sostituito
nella direzione del Centro dal giovane
Francesco Pasinetti. Critico e storico
del cinema, regista e sceneggiatore, era
stato insegnante di storia del cinema
fin dal 1935. Poi con la scomparsa di
Pasinetti arriva Giuseppe Sala, legato ad
Andreotti. Chiarini conserva la direzione
di «Bianco e Nero», ma poco dopo è
sollevato anche da quell’incarico.
Tra gli allievi di questi primi anni nel 1947
Angelo Maria Ripellino in regia; nel 1948
Renato De Carmine, Maria Grazia Francia e Fulvia Franco in recitazione, Lucio
Fulci e Gian Luigi Polidoro in regia, Pasqualino De Santis in fotografia, Gianni
Polidori in scenografia; nel 1949 Marco
Vicario e Carlo Hintermann in recitazione, Nanni Loy e Francesco Maselli in regia, Mario Garbuglia in scenografia, Ugo
Pericoli in costume; nel 1950 Antonello
Falqui in regia.
Tra il 1953 e il 1958 escono dal Centro
numerosi allievi che si affermeranno nella
professione. Nel 1953 terminano gli studi di recitazione Vittorio Congia e Antonio
Cifariello; nel 1954 Nestor Almendros
quelli di fotografia, Luigi Di Gianni, Sergio
Capogna, Yasuzo Masumura e Marco
Leto di regia; nel 1955 Gabriel Garcia
Marquez studi regia, Lucia Mirisola si
diploma in costume, Gianni Minervini
60 cinemagazine
in produzione; nel 1956 Juan Manuel
Puig e Umberto Lenzi in regia; nel 1957
Claudia Cardinale e Carla Gravina in recitazione, Veliko Bulajic, Ernesto Gastaldi e Tonino Valerii in regia, Vera Marzot
in costume; nel 1958 Marina Malfatti in
recitazione, Luis Font, Gianfranco Mingozzi e Franco Rossetti in regia, Luciano
Tovoli in fotografia.
Nel 1968 la gestione commissariale,
è affidata a Roberto Rossellini, a cui
vengono affiancati Floris L. Ammannati
e Fernaldo Di Giammatteo. Nel 1959 si
diplomano Rosalba Neri in recitazione
e Giuseppe Ferrara in regia; nel 1960
Graziella Granata e Raffaella Carrà in
recitazione e Vittorio Storaro in fotografia;
nel 1961 Enzo Battaglia, Liliana Cavani
e István Gaál in regia, Francesco Bronzi
in scenografia; nel 1962 Stefano Satta Flores in recitazione, Silvano Agosti,
Paul Bartel, Marco Bellocchio e Gustavo
Dahl in regia; nel 1963 Paola Pitagora in
recitazione, Luigi Perelli in regia, Giuseppe Lanci in fotografia; nel 1965 Roberto
Faenza in regia; nel 1966 Emidio Greco
in regia e Delia Boccardo in recitazione;
nel 1967 Enzo Porcelli in produzione. Alla
fine del 1968 è approvato il nuovo Statuto del Centro e Rossellini è nominato presidente, con Floris Ammannati e
Fernaldo Di Giammatteo vicepresidenti.
Ma il periodo rosselliniano si chiude con
molte polemiche: sono pochi gli allievi di
quegli anni che riescono ad affermarsi
nella professione: Olimpia Carlisi, attrice,
e Peter Del Monte, regista, diplomati nel
1969; il regista Mario Garriba, nel 1971, ii
registi Carlo Verdone e Vito Zagarrio nel
1974. Nel maggio 1978 entra in vigore il
“nuovo” Statuto del CSC, ma la gestione
straordinaria continua,
Dopo quasi quattro anni di attesa, nel
febbraio 1982 il ministro Nicola Signorello nomina finalmente il consiglio; presidente è Giovanni Grazzini, Enrico Rossetti è vicepresidente, Ernesto G. Laura
è nominato direttore generale.
Tra gli allievi di questo periodo oltre alla scrittrice Susanna Tamaro,Stefano
Reali, diplomato nel 1980, e Francesca
Archibugi, che realizza nel 1982 come
saggio di diploma il cortometraggio La
guerra appena finita. Passano gli anni
e nel settembre 1988 il ministro dello
Spettacolo scioglie il consiglio d’amministrazione e nomina commissario straordinario la regista Lina Wertmüller, assistita dai subcommissari Rocco Moccia
e Caterina d’Amico. Alla fine del 1988,
con l’impulso della Wertmüller e l’appassionata direzione di Caterina d’Amico, riprende l’attività didattica e si apre il
biennio 1988-1990. Poi nell’aprile 1998
si insedia il nuovo consiglio presieduto
da Lino Miccichè.
Durante le gestioni Grazzini, Wertmüller,
Bini, Caldiron e Miccichè, sono usciti dal
Centro numerosissimi allievi che si sono
poi affermati nella professione. Nel 1985
Bruno Pupparo si era diplomato in tecnica
del suono, Gianluca Arcopinto in produzione, Arnaldo Catinari, Fabio Iaquone e
Fabio Zamarion in fotografia; nel 1987 si
diplomano Iaia Forte e Francesca Neri in
recitazione, Heidrun Schleef in regia, Paolo Virzì e Doriana Leondeff in sceneggiatura, Francesca Calvelli e Jacopo Quadri in
montaggio, Maurizio Forestieri in cinema
d’animazione; nel 1990 Enrico Lo Verso in
recitazione, Gianfranco Pannone in regia,
Francesco Bruni, Luigi Guarnieri e Melania
Mazzucco in sceneggiatura, Alessandro
Piva in montaggio; nel 1991 termina regia Gabriele Muccino e nel 1992 Gianni Zanasi; nel 1994 Paola Minaccioni si
diploma in recitazione, Paolo Franchi in
regia, Francesca Cima e Nicola Giuliano in produzione; nel 1996 completano
gli studi le attrici Irene Ferri, Maddalena
Maggi e Stefania Rocca; nel 1997 si diplomano Salvatore Mereu, Francesco Munzi
ed Eros Puglielli in regia; nel 1998 Sonia
Aquino e Gioia Spaziani in recitazione; nel
1999 Costanza Quatriglio in regia.
Nell’aprile 2002, alla scadenza del quadriennio, il consiglio di amministrazione
è rinnovato completamente ed è nominato presidente Francesco Alberoni, che
chiama in consiglio Dante Ferretti, Carlo Rambaldi, Giancarlo Giannini, Gavino
Sanna. Il principale obiettivo conseguito
nel 2009 è la riforma del sistema didattico
della Scuola Nazionale di Cinema di Roma, in coincidenza con l’avvicendamento nella direzione. Oggi Andrea Crisanti,
prestigioso scenografo, è preside dopo
Giuseppe Cereda (vicepreside è Giovanni Oppedisano.)
Esteso al Nord e in Sicilia, il Centro ha
moltiplicato le sue opzioni. In questi ultimi
anni, docenti di riferimento della Scuola
Nazionale di Cinema sono Giuliano Montaldo (ora sostituito da Roberto Faenza),
Giancarlo Giannini, Giuseppe Rotunno,
Piero Tosi, Andrea Crisanti, Federico Savina, Roberto Perpignani (ora Annalisa
Forgione), Francesco Bruni (ora Franco
Bernini) e Domenico Maselli. Ma hanno
contribuito all’attività didattica del Centro,
sia nella sede di Roma sia in quelle regionali, autori, professionisti e artisti come
Gianni Amelio, Nicolò Ammanniti, Giorgio
Arlorio, Marco Bellocchio, Paolo Benvenuti, Bruno Bozzetto, Cristina Comencini,
Paola Cortellesi, Flavio De Bernardinis,
Aurelio De Laurentiis, Steve Della Casa,
Matteo Garrone, Enrico Ghezzi, Franco
Giraldi, Nicola Giuliano, Marco Giusti, Carlo Lizzani, Giuseppe Lanci, Mario Maldesi, Umberto Marino, Vera Marzot, Andrea
Molajoli, Vincenzo Mollica, Nanni Moretti,
Marco Müller, Maurizio Nichetti, Ermanno
Olmi, Giuseppe Piccioni, Francesco Piccolo, Domenico Procacci, Gabriele Salvatores, Daniele Segre, Mario Sesti, Paolo
Sorrentino, Luciano Tovoli, Riccardo Tozzi,
Lina Wertmüller, Maurizio Zaccaro. E da
due anni si produce: la CSC Production
srl è un valore aggiunto anche sul mercato. Presidente della società è lo stesso
Francesco Alberoni, amministratore delegato è Marcello Foti, direttore generale
Elisabetta Bruscolini.
Nel 2010 vanno segnalati altri straordinari
risultati raggiunti dalla Scuola. Sia il David di Donatello che il Nastro d’argento
per il miglior regista esordiente sono stati
assegnati a Valerio Mieli per il film Dieci
inverni., prodotto dal CSC. E nella stessa
“cinquina” di Mieli c'era Susanna Nicchiarelli, diplomata nel 2003, con il suo film
d’esordio Cosmonauta. Nicola Nocella,
diplomato nel 2006, ha ricevuto, durante l’annuncio delle candidature ai Nastri
d’argento 2010, la menzione speciale
come miglior attore esordiente per il film
Il figlio più piccolo di Pupi Avati e ha vinto
il Globo d’oro come miglior attore emergente. Uno speciale Globo d’oro, infine,
è stato assegnato alla SNC come eccellenza del cinema italiano. La nomina
del nuovo conservatore della Cineteca
Nazionale, Enrico Magrelli, ha dato nuovo
impulso al suo rilancio
cinemagazine 61
SPECIALE
Apre l'Album 2010
l'intervista
con il direttore
Claudio Gubitosi:
«È straordinario
che il Festival
continui a crescere
nonostante
le difficoltà generali
del cinema
e delle rassegne
che ne parlano».
Il prossimo traguardo?
La formazione.
GIFFONI
I nostri primi
Solo una tappa. Andiamo avanti…
di Francesca Pierleoni
62 cinemagazine
«Quarant’anni sono importanti, ammetto che pensare di averli vissuti fa
effetto, ma sono solo una tappa. Non
amo le celebrazioni, io guardo sempre avanti verso il futuro». Così, chiusa
l’edizione più importante, celebrativa
e ricca di spunti, personaggi e naturalmente di film, il direttore del Festival,
di Giffoni Claudio Gubitosi, ne parla
con Cinemagazine festeggiando l’importante anniversario raggiunto con la
manifestazione nata nel 1971.
Anche quest’anno, Giffoni ha ottenuto
un grande successo, con oltre 10.000
presenze al giorno per un totale di 150
mila presenze; 162 film in programma
(63 lungometraggi e 99 cortometraggi
in concorso, e fuori concorso, 11 anteprime delle major); oltre 3000 i giurati dai
3 ai 23 anni provenienti da 43 nazioni e
150 città italiane, e una copertura mediatica che ha visto Giffoni seguito da
54 network televisivi. Per Gubitosi «Il bilancio di questa 40/a edizione è soprattutto emotivo: quello che portano a casa
i ragazzi. Tante esperienze, incontri, le
diversità che diventano partecipazione,
1.500 famiglie che hanno adottato questi ragazzi, culture, religioni tutte qui unite
in un unico interesse: quello di partecipare ad un grande evento, parlando,
cinemagazine 63
giffoni film festival
esprimendosi ed essere protagonisti».
Spiega con un filo di emozione Gubitosi:
«Ho la possibilità di incontrare i ragazzi
tutti i giorni, li guardo, e quando vedo
che sorridono so che sono felici - ha
spiegato - Inoltre sono contento di
vedere che il Festival diventa sempre
più forte ogni anno che passa, gli artisti hanno voglia di essere presenti a
Giffoni, il che significa che abbiamo
costruito una filiera che funziona».
«Sì, la cosa più importante è che in un
momento di difficoltà generale Giffoni
continui a crescere, una soddisfazione
assoluta e una straordinaria risposta
alla crisi di tutti. Il prossimo traguardo è
la Giffoni Multimedia Valley, un grande
progetto che consentirà l’ingresso nel
mondo della formazione e della produzione di film, fiction e cartoni. Avrà
cineteche, due sale di produzione e un
museo del cinema. I lavori dovrebbero
finire nel 2014 e alla posa della prima
pietra, il 15 settembre, ci sarà il presidente Napolitano. Mi sembra incredibile
che stiamo riuscendo finalmente a farla
nascere quando penso che 40 anni fa,
all’inizio, da veri pionieri non avevamo
neanche una linea telefonica nostra».
Qual è il segreto di un successo che è
cresciuto nel tempo e ha consolidato
formula e richiamo internazionale? «In
un momento difficile come quello di
oggi abbiamo saputo accettare tutte le
sfide, reagendo proprio in un momento
di grande confusione dove l’arte in generale, patrimonio universale di questo
Paese, deve far sentire forte la voce del
disagio e di non essere considerati un
lusso superfluo. Giffoni ha dimostrato di
essere un generatore di risorse anche
creative, umane, sociali, ed è un evento
esportabile ovunque, dagli Stati Uniti
all’Australia. Per il 2011 ci hanno chiesto di creare una versione del Giffoni in
Bahrein e ci sono accordi con il Tribeca
Film Festival e con una kermesse che
si svolgerà a Doha».
Questo, aggiunge Gubitosi «è un festival a impatto zero sull’ambiente, costa
1/4 degli altri grandi festival italiani, ma
c’è una restituzione totale attraverso
il movimento turistico e economico
che genera e ogni anno produce 250
giornate di attività».
E per la prossima edizione di Giffoni,
sono già state annunciate le date, dal
20 al 30 luglio 2011 e il tema: Il Link. «lo
abbiamo scelto – ha detto Gubitosi
- perché sempre di piu’ sono fondamentali, in questo Festival, le connessioni ed i legami che queste generano
- ha concluso Gubitosi - Tra i ragazzi,
che vengono da tutte le parti del mondo; tra le idee, che possono nascere
solo dal confronto; tra la realta’ locale
e quella globale, con cui ognuno di noi,
nel terzo millennio, è ormai chiamato a
confrontarsi».
Giovanni Veronesi e Valeria Solarino
in cattedra: masterclass per due
Dall'Album del festival
Claudio Gubitosi
con Claudia Pandolfi
64 cinemagazine
Anche Giovanni Veronesi e Valeria Solarino sono stati
tra i protagonisti di una Masterclass. Lui ha subito ironizzato sulla Mostra e sui registi che vi partecipano e
anche sui premi: «Non voglio essere rivalutato. Se mi invitano da vecchio, m’arrabbio!», ha detto, aggiungendo
poi, sempre con ironia: «Se decidono di darmi il Leone
alla Carriera ad ottant’anni, giuro che glielo tiro dietro!
Ma se me lo danno domani, lo prendo subito!». Valeria,
che ha anticipato il nuovo film di Michele Placido su
Vallanzasca ha parlato invece molto del cinema italiano:
«Non conoscevo bene Vallanzasca. È stato difficile ma
Michele è un grande regista, crede profondamente
in quello che fa e capisce un attore perché lui lo è per
primo. La pellicola susciterà molte polemiche, ma spero
che alla critica piacerà per quello che è», ha spiegato
del Vallanzasca. Poi, sul cinema italiano: «Non mancano
i giovani talenti e la cultura c’è, ma bisogna educare le
nuove generazioni all’arte. Quando il pubblico richiederà cultura allora ci saranno meno tagli». Prossimamente,
Valeria Solarino sarà al Teatro Stabile di Torino.
cinemagazine 65
Susan Sarandon
Premio Truffaut alla carriera «Sogno un film con Bertolucci»
Tra le star dell’edizione quarantenne Susan Sarandon, dal
cast di Wall Street: il denaro non dorme mai di Oliver Stone,
è arrivata a Giffoni conquistata dalla formula del festival e ha
piantato con il direttore Claudio Gubitosi il primo di 40 alberi di
leccio, che porteranno i nomi di altrettanti piccoli giurati del Festival, che saranno poi trasferiti dalla guardia forestale nel Parco Nazionale del Cilento, dove potrà nascere un vero e proprio
“bosco incantato” in cui i ragazzi di ogni parte d’Italia possano
piantare un albero della propria regione di provenienza.
«Mi sarebbe piaciuto girare con alcuni grandi registi italiani»
ha raccontato l’attrice incontrandoi ragazzi.«Sogno in particolare un film con Bernardo Bertolucci: per lavorare con li
corro anche subito». Ospite d’eccezione per ritirare il Premio
Truffaut alla carriera, Susan Sarandon è profondamente legata all’Italia: suo nonno paterno era di Ragusa e sposo’ una
giovane di Firenze e sua figlia è nata dall’unione con il regista
Franco Amurri. L'attrice ha parlato dei suoi futuri impegni:
«Sarò una madre di due fratelli scapestrati, uno fragile e smidollato e uno prepotente e dominatore, nel film Jeff who lives
at home, una commedia scritta, prodotta e diretta dai fratelli
Mark e Jay Duplass». L’attrice ha poi affrontato l’attualità e la
politica, sul presidente Obama, sulla guerra («Bisognerebbe
lasciare l’ Afghanistan. Non è una guerra giusta, troppe vite
umane e troppi soldi spesi») e sulla pena di morte, tema al
centro di Dead man walking, diretto dall’ex marito Tim Robbins, che interpretò con Sean Penn.
66 cinemagazine
Martin Luther King per
Samuel L. Jackson?
Ha annunciato che è protagonista di ben dieci film appena
interpretati: Samuel L. Jackson ha svelato anche che
dibaver letto un copione per
The Mountain Top, sull’ultima notte di Martin Luther
King, «ma non posso ancora
confermare nulla». Tanti i generi che l’attore, molto amato
dal pubblico dei teengers ha
sperimentato, nel tempo: «Ho
lavorato in film come Ironman, che appartiene al filone
dei supereroi, e sono felice di
aver girato anche Snakes on
a plane, un ‘crazy film’, così
come di essere stato diretto
da registi del calibro di Spike
Lee (con Jungle Fever vinse
il premio a Cannes) e Quentin
Tarantino (Pulp Fiction). Oggi i generi che vanno per la
maggiore sono i teen-movies
e i film con vampiri, è molto
più difficile produrre film con
tematiche più mature, oltre
a promuovere un cinema
indipendente». Importante
per l’attore afro-americano è
il legame tra le nuove generazioni e il grande schermo:
«Spero davvero che i ragazzi
si affaccino al cinema, perché
hanno occhi vergini e un animo pulito».
Truffaut anche per il
“professor” Ligabue
Premio Truffaut anche per il
Liga che ha partecipato ad
una Masterclass coi i giurati del festival davanti ad un
pubblico da stadio (oltre
2mla persone). A loro Luciano Ligabue ha dato qualche
anticipazione sul documentario Niente paura, diretto
Piergiorgio Gay e prodotto
da Lionello Cerri, in arrivo
fuori concorso alla 67° Mostra di Venezia, poi in sala il
9 settembre con Bim. «I veri
protagonisti del documenta-
rio sono le persone comuni
e altri personaggi più noti (tra
gli altri, Carlo Verdone, Fabio
Volo, Paolo Rossi), io sono
solo il sottofondo. Ho letto
alcuni articoli della Costituzione e partendo da questi
ho detto la mia», ha spiegato il rocker, anche scrittore e
regista. Il progetto è nato un
anno e mezzo fa, racconta:
«Quando Piergiorgio Gay e
Lionello Cerri me ne parlarono, ho pensato fosse davvero molto ambizioso e complesso. Parlare del nostro
paese, delle sue storie e delle
sue trasformazioni attraverso
anche la mia voce e le mie
canzoni mi sembrava davvero molto impegnativo, ma mi
sono fidato e sono contento.
Ho dato l’autorizzazione per
usare alcuni delle mie canzoni ed altre le ho riadattate
in versione acustica.
Adesso sono molto curioso
di vedere e capire le reazioni
degli spettatori. Si tratta di un
atto d’amore per l’Italia».
Mr.Avatar:
«Qui a Giffoni è come
un concerto rock!»
Segnando un vero e proprio
record, non solo per il Festival, Sam Worthington, subito
ribattezzato ‘Mister Avatar’,
è rimasto sul red carpet del
Festival per ben 32 minuti,
concedendosi generosamente a giornalisti, fotografi
e soprattutto ai giurati della
Cittadella. «Giffoni?
E’ come stare a un concerto rock», ha commentato entusiasta. «I ragazzi
mi hanno ispirato, capisco
perché questo festival sta
ormai crescendo in maniera esponenziale». Tra i nuovi
impegni, nei prossimi mesi
girerà il film fantasy The Last
Days of American Crime,
adattamento di un fumetto
americano.
cinemagazine 67
giffoni film festival
Michele Riondino
dal Cilento al Lido
Ha raccontato ai ragazzi i
suoi esordi, poi gli impegni
attuali Michele Riondino, che
a Giffoni ha annuciato il premio che riceverà a Venezia, il
nostro Biraghi con Nicole Grimaudo. «Ho cominciato suonando la chitarra e cantando
verso i quindici anni con un
forte desiderio di fare qualcosa di artistico» ha raccontato i
ragazzi del Festival. Tornando
al presente, per Noi credevamo di Mario Martone, in
concorso al Lido, ha ammesso di aver «dovuto studiare
molto per entrare nella parte
e il confronto con personaggi
come Mazzini, Crispi e Cavour non è certo facile».
Omaggio a Carlo
Rambaldi da parte del
figlio Victor
In anteprima mondiale il documentario L’occhio, la mano, il viaggio, in cui il genio
di Carlo Rambaldi rivive attraverso gli occhi di suo figlio
Victor. «Questo documentario vuole mostrare il suo lato
più sconosciuto, quello di
un artista alla continua ricerca di un’assoluta e, per certi
aspetti, irripetibile originalità»,
ha detto l’autore, ricordando il progetto multimediale
che celebra Carlo Rambaldi nel 55° anniversario della
sua carriera. con un libro ed
una mostra itinerante che dal
68 cinemagazine
2011 al 2013 toccherà diverse città italiane e straniere.
Isabella Ragonese
«Tra tante vite la mia»
Isabella Ragonese al premio
Giffoni Experience: «Mi ha
colpito che una ragazza ha
detto di essersi appassionata alla mia filmografia solo
dopo aver visto La nostra
vita di Daniele Luchetti. Aver
motivato qualcuno a vedere
altri film mi ha quasi commossa». «Non so cosa mi
aspetta al Lido ma questa
manifestazione, ha rappresentato già molto per la mia
carriera».
Scorciatoie in corto
per la Omaggio
Maria Rosaria Omaggio ha
fatto da madrina al filmaker
romano Simone Barbetti per il
cortometraggio Scorciatoie,
nel quale interpreta la madre
del protagonista, presentato
nella sezione Verso Sud. Nel
cast del corto, anche Elda Alvigini (I Cesaroni) e Tommaso Ramenghi (Lavorare con
lentezza di Guido Chiesa).
Piera Degli Esposti
e la pena di morte
Una commossa Piera Degli
Esposti ha accompagnato il
corto Come si deve di Davide Minnella, in cui ha il ruolo
di una cuoca di un carcere
di massima sicurezza che
ha come compito quello di
preparare l’ultimo pasto per
i condannati a morte: «Far
vedere a Giffoni questo film
è stata un’esperienza unica:
tutti i ragazzi dicono no alla
pena di morte»,
Nicolas Vaporidis:
Produrmi? Una svolta!
Nicolas Vaporidis: «Ho deciso di produrmi da solo ed è
stata una grande svolta. Abbiamo cercato fondi e alla fine
la Medusa ha sposato il nostro progetto, Tutto l’amore
del mondo Tra le sue nuove
sfide, ha detto di essere affascinato dal cinema statunitense: «Direi di si a qualunque proposta. Adoror Sofia
Coppola, Tarantino e Martin
Scorsese».
Ficarra e Picone tra tv,
teatro e cinema
Salvo Ficarra e Valentino Picone : «Siamo a un festival
per ragazzi molto importante
visto che i giovani sono il nostro futuro». Poi hanno scherzato sulla loro esperienza
cinematografica: «Facciamo
cinema commerciale. Lo
scopo principale dei nostri
film? E’ innanzitutto, inevitabilmente, l’incasso!».
Caterina Murino
contro tutti i "tagli"
Caterina Murino: «L’Italia sta
vivendo un momento poco
felice a causa della politica. All’estero, ad esempio in
Francia, hanno più cura per
la propria cinematografia, a
differenza del nostro paese in
cui si chiudono 400 teatri in un
anno», denuncia l’attrice, impegnata nelle riprese di un film
per la Bbc con Rufus Sewell.
Ambra tra teatro, con
Bellocchio, e cinema
Ambra Angiolini: «Porterò
sul palcoscenico una rivisitazione del film di Marco
Bellocchio I pugni in tasca.
Sarà lo stesso a Marco a
seguire le scene, mentre la
regia è affidata a Stefania
De Santis». E il cinema? Tre
i nuovi film in uscita: Immaturi di Paolo Genovese, Tutti al mare di Matteo Cerami
e Notizie degli scavi di Emidio Greco, fuori concorso
alla Mostra.
Per il fran finale
De Sica e Pupi Avati
Christian De Sica e Pupi
Avati sono stati gli ospiti di
chiusura a Valle Piana: l’attore, a dicembre in sala con
Natale in Sudafrica, ha ricevuto il Premio Giffoni Experience 2010, arrivato dopo il
Nastro D’argento come Miglior protagonista (insieme
a Elio Germano) proprio per
Il figlio più piccolo di Pupi
Avati. Il regista, a Giffoni, ha
tenuto l’ultima Masterclass
in cartellone. Conquistando
il pubblico e anche… i figli
più piccoli
Dai tempi dell’ufficio al bar al formato kolossal di oggi, la leggenda della rassegna
che ha conquistato anche Truffaut. Ecco Giffoni raccontata da un cronista “storico”
Un angolo di Paradiso
nel Paese dei Festival
di Tonino Pinto
Sono arrivato a Giffoni per la prima volta
35 anni fa, alle tre del pomeriggio di una
giornata con 40 gradi all’ombra, a bordo
di una BMW fiammante. Ero alla fine di
una stagione intensa di lavoro, allora al
Tg3, e quell’incarico l’avevo accettato,
come succede spesso prima delle vacanze, un po’ per forza. Allora l’ufficio
del Festival era in una scuola. Ricordo di
esserci andato dal paese vicino, dove
c’era l’unico albergo: cerco di entrare
per parlare con la redazione e mettermi al lavoro ma è tutto chiuso. «Ora di
pranzo», mi spiegano laconicamente.
Mi riparo dal caldo rovente in una pasticceria a due passi e per fortuna mi
riconoscono. Conquisto un tavolo, un
telefono... Insomma, quel bar diventa il
mio ufficio… Ma l’arrabbiatura mi è passata quando ho capito che anche in
quella pasticceria è nata l’utopia di questo festival che ha un pregio assoluto,
mai smentito nei suoi primi quarant’annI:
una formula straordinaria, essenziale,
come l’ha definita per primo Truffaut,
che funziona dall’Africa al Giappone, e
dall’anno prossimo anche in Bahrein
perché Giffoni sa parlare ai ragazzi. Lo
scopo del Festival, del resto, è chiaro:
avvicinare i ragazzi non solo al cinema
ma anche un confronto generazionale
attraverso i temi che si trattano.
Si sono innamorati di questo festival
personaggi di tutto il mondo, come Meryl Streep, Robert de Niro, che un anno
preferì venire qui piuttosto che andare a
Venezia. E anche Carlo Rambaldi.
Da quella scuola e quell’ufficio in pasticceria, certo, è cambiato molto: si è
arrivati in 40 anni a una città del cinema
vera e propria che ospita durante il festival 3000 bambini da tutto il mondo e
da 150 città italiane. Vengono proposte
anteprime e arrivano decine di ospiti.
Quest’anno si è andati da Susan Sarandon, anche lei subito conquistata da
Giffoni a Isabella Ragonese, la madrina
di Venezia quest’anno.
Dal mio secondo anno a Giffoni, ho iniziato a farne parte. Claudio Gubitosi mi
chiese di condurre le conferenze stampa con tutti i divi e a me è venuta l’idea di
fare delle ‘non conferenze stampa’, incontri molto informali e amichevoli, che
permettessero di far uscire dalle parole
qualcosa di diverso. Ed è puntualmente successo, perfino Meryl Streep ne
è stata conquistata e, a sorpresa, si è
messa a cantare O Sole mio.
I grandi divi a Giffoni li ho visti cambiati,
più veri, finalmente liberi da molti condizionamenti dei loro entourage. Li ho visti
letteralmente ricaricarsi di vita, grazie a
tutta l’energia che viene dai ragazzi, dalle loro curiosità, dal loro entusiasmo…
Sarà forse perché il linguaggio e lo stile
dei grandi festival istituzionali e di quelli
che vogliono imitarli sceglie soprattutto
il tappeto rosso, il gossip, la promozione, ma qui la curiosità spinge a guardare
cosa c’è dietro e a raccontare solo la
facciata. Auguri, Giffoni angolo di paradiso nel Paese dei Festival...
cinemagazine 69
70 cinemagazine
cinemagazine 71
LOCARNOFILMFEST
Grande stagione
per l’Italia
nella 63.ma edizione
del Festival
Lassù
qualcuno ci ama…
Festeggiati Rosi alla carriera e Chiara Mastroianni .
E a p p l a u s i a l d e b u t t o c i n e m a t o g r a f i c o d i Va l e r i a G o l i n o
Squadra italiana decisamente forte quella che Locarno ha presentato nel corso del festival che ha concluso la sua
63.ma edizione. Con il film in concorso
(Pietro di Daniele Gaglianone), uno fuori gara (il documentario Io sono Tony
Scott. La storia del più grande clarinettista del jazz di Franco Maresco),
l’attrice Anita Caprioli nella giuria di ‘Cineasti del presente’, l’omaggio a Corso
Salani, un cortometraggio (Armandino
e il Madre, debutto dietro la macchina
da presa di Valeria Golino) l’Excellence
Award Moët&Chandon 2010 è stato
inoltre consegnato a Chiara Mastroianni
e un titolo italiano è spuntato anche nella
sezione ‘Pardi di domani’ (La Diarchia di
Ferdinando Cito Filomarino, con Riccardo Scamarcio).
Nell’anno che ha segnato il debutto di
Olivier Père alla direzione artistica, in
competizione, insieme ad altri 19 titoli,
l’Italia è tornata in concotso con Pietro,
girato a Torino, prodotto da Babydoc film
e la Fabbrichetta e interpretato da Pietro
Casella, Francesco Lattarulo e Fabrizio
Nicastro, una storia sul difficile rapporto
tra due fratelli che la Lucky Red ha portato
in sala dal 20 agosto e del quale il venditore internazionale Ellipsis ha acquistato i
diritti mondiali. E’ invece dedicato alla vita
di Tony Scott, di origini siciliane, morto a
Roma nel 2007, Io sono Tony Scott. La
storia del più grande clarinettista del
jazz, firmato da Franco Maresco dopo la
72 cinemagazine
rottura del sodalizio artistico con Daniele
Ciprì, prodotto da Cinico Cinema, Rai
Cinema e Sicilia Film. Tra le attrici che
hanno partecipato alla manifestazione,
oltre ad Anita Caprioli che ha valutato le
opere della sezione ‘Cineasti del presente’ riservata da quest’anno alle opere
prime e seconde, Chiara Mastroianni il 6
agosto ha ricevuto l’Excellence Award
Moët & Chandon 2010, che premia ogni
anno uno o più interpreti di spicco della
scena internazionale, e ha anche incontrato il pubblico. Come ha detto Père,
Chiara Mastroianni, anche nel cast di
Homme au bain di Christophe Honoré,
«si è dimostrata all’altezza della sua eredità grazie ad una filmografia esigente e
prestigiosa, che l’ha vista lavorare con
alcuni dei più grandi maestri del cinema
e con i migliori registi contemporanei».
Per ricordare Corso Salani, invece, che
nel 2007 con lo sperimentale Imatra –
Confini d’Europa #3 si era aggiudicato
a Locarno il premio speciale della giuria
Ciné Cinémas, sono stati presentati in
‘Programmi speciali’ Gli occhi stanchi e
I casi della vita. L’italia è stata anche rappresentata dal critico Enrico Ghezzi nel
ruolo di attore in Les champs brûlants di
Catherine Libert e Stefano Canapa (fuori
gara), al fianco di Isabella Sandri e Beppe
Gaudino, e da Uomini contro di Francesco Rosi in ‘Piazza Grande’.
Il Festival, che ha puntato sul cinema europeo ma anche su quello americano
indipendente, ad esempio con la commedia romantica Cyrus, interpretata da
Marisa Tomei e John C. Reilly, anche al
centro di un omaggio speciale, e che
ha assegnato il Pardo d’onore al regista svizzero Alain Tanner e al cinese Jia
Zhang-ke (del quale sono stati proiettati
Platform, del 2000, e il documentario I
Wish I Knew), ha poi ospitato proiezioni
nella celebre Piazza Grande (tra le quali
Mammuth, con Gérard Depardieu, Letters to Juliet, con Amanda Seyfried, Gael Garcìa Bernal, Franco Nero e Vanessa
Redgrave, e L’Arnacoeur), la retrospettiva dedicata al maestro della commedia
Ernst Lubitsch che ha dato agli spettatori
la possibilità di riscoprire in 35mm tutti i
film conservati sino ad oggi, e il workshop
di coproduzione ‘Open Doors’, con 12
progetti di film provenienti da diversi paesi dell’Asia Centrale e una retrospettiva
di titoli accompagnati da importanti autori come Djamshed Usmonov e Aktan
Arym Kubat. Tra le sezioni in cartellone,
due quelle indipendenti: la selezione di
documentari della Settimana della critica
e Appellations Suisse, una rassegna delle migliori produzioni svizzere dell’anno. E
anche quest’anno eventi, mostre e tavole rotonde hanno completato il programma, mentre il premio Raimondo Rezzonico per il Miglior produttore indipendente
è stato attribuito all’israeliano Menahem
Golan, fondatore della società Cannon
con il cugino Yoram Globus. (fr,palm.)
cinemagazine 73
Prima edizione a Ventotene. Un’idea di Loredana Commonara
e Mario Sesti con Angela Prudenzi e la figlia del regista, Linda.
Bellocchio in giuria
al Torino Film Fest
Marco Bellocchio sarà il
presidente della giuria del
concorso internazionale alla 28.ma edizione del Torino
Film Festival (26 novembre/4
dicembre), diretto da Gianni Amelio. Il regista era stato
ospite l’anno scorso della
sezione ‘Figli e Amanti’, in cui
aveva proposto un film del
passato e dialogato con il
pubblico. Con lui, a valutare
le opere in gara, c’è anche
lo scrittore americano Joe R.
Lansdale, autore di, tra gli altri
libri, La notte del drive-in, Il
mambo degli orsi, Bad Chili,
La sottile linea scura, Rumble Tumble, Capitani oltraggiosi e In un tempo freddo e
oscuro.
Cado dalle nubi di Gennaro
Nunziante, fortunato esordio
sul grande schermo di Checco Zalone, Globo d’Oro come
migliore attore rivelazione in
un ifilm che ha ricevuto due
candidature (come miglior
commedia e miglior canzone
originale) ai Nastri d’Argento
assegnati dal Sngci.
Bilancio positivo
per l’Italia a Bruxelles
Il cinema italiano a Bruxelles
ha decisamente un suo pubblico costante e crescente (al
50% non italiano). I film presentati da gennaio a giugno,
uno al mese (Diverso da chi?
persone e anche il sito www.
sintesi-cinemaitalien.be è visitato da molti appassionati
che si registrano anche su
Facebook
Non solo: i distributori belgi seguono con attenzione l’interesse del pubblico, e gli acquisti dei diritti di film italiani sono
aumentati. Anche per questo,
l’Associazione Sintesi Europa ha deciso di continuare
l’esperienza che fino al 2010
ha relizzato grazie comunque
al sostegno della Commission
Communautaire française de
la Région de Bruxelles-Capitale, della Banca Monte Paschi Belgio e dell’Alitalia; sulla
Monte-Carlo
compie 10 anni
Il Monte-Carlo Film Festival
de la Comédie spegne le sue
prime dieci candeline dal 23
al 27 novembre, traguardo importante nell’anno in cui la Mostra di Venezia organizza la retrospettiva ufficiale sul cinema
comico e i suoi protagonisti,
in particolare i grandi dimenticati. Ezio Greggio, ideatore
della manifestazione di cui è il
presidente, in collaborazione
con Mario Monicelli, è fiero di
aver inventato una formula vincente: il Monte-Carlo Film Festival ha nel tempo promosso
le commedie proponendole
all’interesse del mondo della
comunicazione, di compratori
e distributori che hanno potuto così conoscere anche le
produzioni cinematografiche
indipendenti tenendo a battesimo film diventati poi campioni d’incassi come Il mio grosso grasso matrimonio greco o tra gli italiani,, Lezioni di
cioccolato e, ultimo esempio,
74 cinemagazine
cinenews
in presenza di Luca Argentero; Si può fare; Dieci inverni;
La bella gente; Io, loro e Lara in presenza di Carlo Verdone; e Mine vaganti) hanno
avuto complessivamente più
di 3500 spettatori, un successo ottenuto soprattutto
per l’informazione che vola
sul web: pur non avendo un
sostegno finanziario adeguato, la newsletter mensile di
Sintesi Europa che produce
la rassegna italiana, arriva ad
un numero incalcolabile di
diffusione dell’informazione
fatta dall’Ambasciata d’Italia,
dal Consolato d’Italia, dall’Istituto Italiano di Cultura, dall’ICE;
e sulla disponibilità di Cinecittà
Luce e dei distributori italiani e
francesi.
Riccardo Tozzi
una lotteria al cinema?
«Credo che sia assolutamente necessario trovare
dei meccanismi sostitutivi
capaci di garantire al cinema italiano le risorse che
fino a ieri erano messe a disposizione dal FUS. Con i
produttori stiamo studiando
l’ipotesi di organizzare una
lotteria sul modello inglese
in grado di produrre queste
risorse.
Personalmente sono convinto che il progetto sia realizzabile ed anche in tempi
brevi»: lo ha detto al Giornale dello Spettacolo Riccardo Tozzi, presidente dei
produttori dell’Anica convinto che «dal punto di vista
produttivo e creativo il cinema italiano goda di ottima
anche se manca un’offerta
legale di cinema in rete ed è
quasi assente una concreta repressione nei confronti
della pirateria».
A Gianni Minà
Il Premio Mezzogiorno
Franco Nero sul set
con Pasquale Squitieri
Presentato nell’ambito della
rassegna Le Radici in Cielo,
a Roma, nel chiostro di San
Salvatore in Lauro, il docufilm Cielo no tiene frontera di
Fulvio Benelli, anche autore
insieme ad Antonio Fancello,
protagonisti nove personaggi che raccontano i percorsi
della loro spiritualità. Tra questi, Franco Battiato, il poeta
dorgalese Pietro Sotgia, la direttrice del Man di Nuoro Cristiana Collu, Paolo Dall’Oglio,
gesuita e ‘anima’ dell’eremo
di Mar Musa in Siria, Johannes Kopp, padre Pallottino e
insegnante di meditazione
zen, il jazzista Paolo Fresu, lo
scrittore Marcello Fois, Giampaolo Berto, pittore eclettico
e allievo di De Chirico, e Moreno Miorelli, poeta, artista e
inventore del Festival di Topolò, sul confine italo-sloveno.
La fotografia dell’opera, una
coproduzione N’UR srl e luOgo srl., è firmata da Daniele
Baldacci, mentre le musiche
da Mokadelic, Michael Delia,
Marco Erroi, Battista Giorda-
Due nuovi progetti da regista tra i quali, L’ostaggio,
da una sceneggiatura di
Elio Petri per Franco Nero
(che sta per tornare sul set
come attore per Pasquale
Squitieri in Father, storia di
un padre apparentemente
integerrimo, che in realta’
prepara il giovane protagonista (Andrea Fachinetti)
a uccidere, Franco Nero è
stato recentemente nel cast
di Letters to Juliet, commedia romantica con Amanda
Seyfried in uscita ora in Italia, cointerprete è’ Vanessa
Redgrave, madre del figlio
Carlo, avuto nel 1969. Dopo una separazione durata,
almeno ufficialmente, molti
anni, in cui sono comunque
rimasti amici, i due attori si
sono ‘risposati’ 4 anni fa
con una cerimonia ‘volutamente senza vincoli legali,
ma basata sull’impegno e
l’amore’, ha spiegato recentemente la Redgrave.
È andato a Gianni Minà il
Premio Vittorio Mezzogiorno 2010. Fortemente voluto
dalla figlia Giovanna, il riconoscimento è stato istituito nel
2004, a dieci anni dalla prematura scomparsa dell’attore, ed è stato già vinto da:
Ascanio Celestini, Teresa
Saponangelo, Cristiana Capotondi, Davide Enia, Valerio
Mastandrea, Federica Festa,
Arturo Cirillo, Elena Borgogni,
Oscar De Summa, Mirko Feliziani e Angelo Romagnoli.
Premio Speciale 2010 a Michele Placido e a Raffaele La
Capria.
Docufilm sulla
spiritualità a Roma
no e Carlo Brignola. La rassegna ‘Le Radici in Cielo’, che
si è chiusa il 3 luglio con la
prima esecuzione assoluta
di Regio Coelis del Maestro
Battista Giordano, è ideata e
organizzata da Antonio Fancello con la sua ‘N’UR’ - per
andare ‘alla ricerca del sacro
nel quotidiano’
Nichetti a Fiuggi
con Agata e Ulisse
Maurizio Nichetti è stato tra
gli ospiti del Fiuggi Family
Festival, dove ha presentato
Agata e Ulisse, film per la televisione realizzato due anni
dopo Dr. Clown, interpretato
da Elena Sofia Ricci e Antonio Catania. Ci sono voluti tre
anni di lavoro per realizzare
l’idea di una serie sul paranormale, nata cinque anni fa da
un soggetto di Fausto Brizzi
e Marco Martani. «Piaceva
l’idea, ma mancava la chiave
giusta» ha raccontato Nichetti . «Abbiamo lavorato negli
ultimi tempi a diverse stesure,
fino a quando, prima di girarla,
abbiamo trovato questa chiave un po’ magica sulla falsa
riga di un giallo».
Un Disaster movie
per Lars Von Trier
Lars Von Trier è di nuovo sul
set per Melancholia, un ‘disaster movie’ con risvolti psicologici sul set fino all’8 settembre. Tra gli interpreti, dopo il controverso Antichrist,
il regista ha chiamato ancora
Charlotte Gainsbourg e con
lei Kirsten Dunst, Kiefer Sutherland, Charlotte Rampling,
John Hurt e Alexander Skarsgrd. La trama è top secret,
Von Trier ha solo anticipato
che «È una bellissima opera
sulla fine del mondo. Mai più
happy end». Il film è una coproduzione franco-tedesca-
A Lunetta Savino
e Sergio Rubini
il Premio Germi
Sedicesima edizione del Ventotene Film Festival con il Premio
Pietro Germi e l’omaggio ai due vincitori, Lunetta Savino e
Sergio Rubini, nella giornata conclusiva della manifestazione
diretta da Loredana Commonara, che ha ideato il riconoscimento, quest’anno al suo debutto, insieme a Mario Sesti. A
scegliere i vincitori una giuria presieduta da Mario Monicelli,
che è stato uno dei compagni di strada e degli amici più vicini a Germi, e composta da Linda Germi, figlia del regista,da
Loredana Commonara, dal direttore artistico del premio Mario Sesti e da Angela Prudenzi. «Germi è stato uno dei protagonisti più importanti della grande stagione del cinema italiano
del dopoguerra, un regista speciale che si era fatto da solo» ricorda Monicelli, con lui, come aiuto, nel primo film d’esordio,
Il Testimone, e che lo sostituì in quello che doveva essere il
suo ultimo film, Amici miei, mai girato da Germi che morì
prima delle riprese. Non bisogna dimenticare,poi, che proprio
Germi è stato il vero inventore della commedia all’italiana, che
non esisterebbe senza Divorzio all’italiana». Soddisfazione da
Sergio Rubini: «Per me è un vero onore ricevere questo premio» ha detto ricevendo il riconoscimento «non solo perché
considero molti film di Germi dei grandi classici del cinema
italiano del dopoguerra ma perché quando ho realizzato il
mio primo film come regista, La stazione, avevo naturalmente
in mente lo straordinario protagonista del Ferroviere» E Lunetta Savino: «Sto rivedendo tutti i suoi film e Il ferroviere
è senz’altro fra i miei preferiti…Certo, la critica di sinistra,
all’epoca, non aveva capito molto di questo grande artista. Ne
L’uomo di paglia, modernissimo è il protagonista, un operaio
che tradisce la moglie, che era inaudito per l’epoca…».
Il premio nasce anche dal desiderio di Linda Germi di esplorare
la possibilità di iniziative che potessero riportare alla luce il
valore e il prestigio del nome di uno dei più importanti registi
italiani del dopoguerra. E proprio Linda, che ha affiancato Mario
Sesti in un lavoro di riscoperta e lettura critica che ha portato,
nel 1997, alla pubblicazione di ‘Tutto il cinema di Pietro Germi’
(Baldini e Castoldi, premiato come miglior libro di cinema
dell’anno ad Assisi), ha spiegato: «Alla fine degli anni ‘90, diversi
elementi, forse occasionali, come il restauro di alcuni film di mio
padre come Signore e Signori o Un maledetto imbroglio, i libri
e il documentario di Sesti sul suo cinema e la retrospettiva che
gli dedicò a Siena Carlo Verdone, mi hanno spinta come non era
mai successo prima verso una conoscenza più approfondita e
accurata dei suoi film. Per questa ragione ho voluto un’iniziativa
che, anno dopo anno, potesse consolidarne la memoria, un premio semplice ma serio, qualità che sarebbero piaciute molto a
mio padre, fosse il passo iniziale più giusto».
cinemagazine 75
La “sconfinata giovinezza” di Pupi Avati:
una serata da mattatore a L’altrocinema di San Salvo
«Per la prima volta
racconto un amore
assoluto»
di Iolanda Catena
Di Una sconfinata giovinezza, suo nuovo film con Francesca
Neri e Fabrizio Bentivoglio, destinato a uscire sulla scia delle
polemiche che hanno accompagnato il no in concorso alla 67.ma
Mostra di Venezia, Pupi Avati ha parlato appassionatamente
al pubblico di San Salvo, vicino a Pescara, ospite della 13.ma
edizione de L’altrocinema Film Festival, con la direzione
artistica di Franco Mariotti. «È la prima storia d’amore, un
amore assoluto, in senso totale, che affronto», ha raccontato
il regista, per una sera autentico entertainer, nel corso di un
lungo, applauditissimo incontro con il pubblico condotto da
Laura Delli Colli, presidente del Sngci, nella serata inaugurale
della manifestazione. E ha subito aggiunto, rompendo il silenzio
dell’attesa: «E’ una storia struggente in cui purtroppo due
persone adulte e senza figli si trovano a dover fronteggiare
un grave problema di salute: l’afasia di lui che preluderà
all’alzheimer, poi una vera e propria regressione che lo porterà
a diventare teneramente ingestibile come quel bambino che la
coppia non ha mai avuto». Una storia intima e delicatissima per
due meravigliosi interpreti capaci di mettersi in gioco con una
disponibilità assoluta, finoa recitare invecchiati, con i capelli
bianchi. «E la figura che affido a Francesca Neri diventa centrale:
con una straordinaria bravura di Fabrizio, il personaggio di
Francesca si trasforma e diventa, da quello di una moglie adorante
che con suo marito ha condiviso il dolore della mancanza di un
figlio, nel ruolo attento e premuroso di una madre». Pupi Avati
a San Salvo ha inaugurato una bella retrospettiva dei suoi film
con alcuni dei suoi titoli più significativi e molti ospiti, da Nicola
Nocella, protagonista de Il figlio più piccolo, a Sandra Milo, a
molti amici del Bar Margherita fino al gran finale con i provini
in piazza per tanti aspiranti attori in cerca di un futuro e di una
scrittura. Il regista si è poi a lungo soffermato sulla sua storia,
fin dagli esordi con Balsamus, l’Uomo di Satana, nel 1968, alle
prese con una troupe romana, lui bolognese e inesperto, in
cui trovò il coraggio di dire ‘Azione!’ grazie alla guida esperta
del suo primo direttore della fotografia. Emozioni, ricordi,
memoria perché «tutto nella mia filmografia è autobiografico»,
ha raccontato Avati. «Tutto ciò che vivo prima o poi entra nei
miei film. E mi piacerebbe che oggi al mio cinema venisse
riconosciuta dal grande pubblico una cifra particolare. Come
una firma che renda ogni film ‘mio’ fin da una sola inquadratura,
dai tratti, dal tono di voce, degli attori, dalla calligrafia… Ma c’è
ancora tempo e non sono ancora convinto di aver fatto il mio
film ideale: la mia felicità sta nell’aspettare».
76 cinemagazine
danese-svedese-italiana. A
rappresentare il nostro paese, la Bim di Valerio De Paolis.
L’uscita è prevista per maggio 2011, quando si svolgerà
il festival di Cannes dove il regista ha partecipato con tutte
le sue opere.
Avati per la giuria
di CortoLovere
Pupi Avati sarà il presidente
di giuria della 13.ma edizione
di CortoLovere, il Festival Internazionale di cortometraggi
in programma a Lovere, sul
Lago d’Iseo, dal 23 al 25 settembre, con numerose novità. Tra queste, la presenza
della giornalista Rai Carmen
Lasorella, direttore generale
di “San Marino Rtv”, e il coinvolgimento del Comune di
Iseo che ospiterà la serata di
apertura della manifestazione,
durante la quale saranno proiettati i cortometraggi vincitori
delle precedenti edizioni.
È nata l’Associazione
Amici di Anna Magnani
È stata creata l’Associazione
Amici di Anna Magnani, che
rende omaggio alla grande
attrice: presidente onorario
Franca Valeri, è gidata da
Massimo Rendina con il vicepresidente Gian Luigi Rondi.
Con il supporto, tra gli altri,
di Maurizio Costanzo, Silvia
D’Amico Bendicò e Giancarlo
Governi, tutti impegnati nella
prim battaglia vinta, la correzione della targa della via intitolata alla Magnani a Roma,
che conteneva un errore sulla data di nascita. Tra i nuovi
obiettivi, la posa di una targa
commemorativa a Palazzo
Altieri, in cui l’attrice ha vissuto
a lungo, e la creazione di un
cinema e teatro che portino
il suo nome. A promuovere
l’iniziativa, Matteo Persica,
giovane appassionato di ci-
nema che sta scrivendo un
libro sull’attrice, con numerose testimonianze.
TrailersFilmFest
le locandine finaliste
In attesa dell’ottava edizione
del TrailersFilmFest, che si
terrà a Catania dal 23 al 25
settembre, è partito, in collaborazione con MYmovies.
it, il concorso per assegnare
il Premio Miglior locandina italiana della stagione cinematografica 2009/2010. Il pubblico potrà votare online la
locandina più originale ed efficace dal sito www.mymovies.
it e dal sito ufficiale del festival,
scegliendo tra le quindici finaliste. L’art director della Miglior
locandina sarà premiato in
una delle serate del festival. In
gara, si sfidano le locandine di
Cosmonauta, Baarìa, La doppia ora, Good morning Aman,
Cado dalle nubi, La prima cosa bella, L’uomo che verrà,
Mine vaganti, Piazza Giochi,
Cosa voglio di più, Happy family, Le quattro volte, Sono viva, Baciami ancora e Io sono
l’amore. Il Premio si inserisce
all’interno della sezione del
festival ‘Trailers professional’.
La Siciliana Ribelle
uscito in America
La Siciliana Ribelle è uscito
in America il 4 agosto, distribuito da Music Box Film : il film
d’esordio di Marco Amenta,
in America The Sicilian Girl,
dopo aver partecipato a più
di cinquanta festival nel mondo, vincendo numerosi premi, è stato proiettato al Film
Forum ed è poi approdato,
tra le tante città, a Los Angeles, Chicago, San Diego, San
Francisco, Washington, Philadelphia e Seattle. ‘Padrino’
eccellente della sua pellicola,
liberamente ispirata alla storia di Rita Atria, in America è
l’attore premio Oscar Peter
Fonda: come ha raccontato
il regista, «Fonda, che ha apprezzato il mio film, ha deciso
di sostenermi e mi ha presentato agenti e produttori a
Los Angeles per il mio prossimo progetto su Yunus, il
Banchiere dei Poveri, premio
Nobel per la Pace, in cui avrà
anche un ruolo».
‘Bimbi belli’: ha vinto
La pivellina
La pivellina ha trionfato alla sesta edizione della rassegna ‘Bimbi belli - Esordi
nel Cinema Italiano’, che è
tornata a Roma, a luglio, al
Cinema Nuovo Sacher, con
proiezioni e dibattiti condotti da Nanni Moretti: il film di
Tizza Covi e Rainer Frimmel
ha vinto i premi assegnati
dalla giuria popolare per la
Migliore pellicola, la Migliore
attrice (Patrizia Gerardi) e il
miglior dibattito. Filippo Timi,
protagonista de La doppia
ora, si è invece distinto come
Miglior attore.
Briganti e Salce
a Santa Marinella
E’ stato inaugurata da Briganti! di Pasquale Squitieri,
sul tema ‘Il cinema e l’Unità
d’Italia’, con gli interventi del
regista e di Ernesto G. Laura,
la sesta edizione del Santa
Marinella Film Festival, che
si è concliusa il 1° agosto,
diretto da Ernesto Nicosia,
mentre coordinatore è Claudio Storani.
La manifestazione ha ricor-
dato il 150° anniversario
dell’impresa garibaldina che
portò alla conquista del Regno di Napoli e all’annessione delle altre regioni dell’Italia
centrale da parte del Regno
di Sardegna, soffermandosi sull’inizio del processo di
unificazione e in particolare
sul fenomeno del ‘brigantaggio’, al centro del film d’apertura di Squitieri e di quello di
chiusura, Il brigante di Tacca del Lupo di Pietro Germi.
Tra queste due pellicole, si
è articolata la rassegna che
ha comprendeva dodici titoli
del giovane cinema italiano
come La straniera di Marco
Turco e La pivellina di Tizza
Covi e Rainer Frimmel, La
fisica dell’acqua di Felice
Farina, L’uomo fiammifero
di Marco Chiarini, Complici
del silenzio di Stefano Incerti, Il compleanno di Marco
Filiberti, Viola di mare di Donatella Maiorca, Good morning Aman di Claudio Noce,
L’ultima villeggiatura di Eleonora Giorgi, Una notte blu
cobalto di Daniele Cangemi
e Un amore di Gide di Diego Ronsisvalle, quest’ultimo
inedito insieme a Pietralata
di Gianni Leacche.
A completare il programma
del festival, la presentazione
della nuova monografia ‘Luciano Salce, una vita spettacolare’, scritta da Andrea Pergolari ed Emanuele Salce,
che sono intervenuti a Santa
Marinella, e la proiezione delle opere brevi dell’associazione ‘Cortoacquario’.
Via dal Consiglio dei ministri al nuovo decreto Bondi sul cinema. Polemiche suiminori. e il controllo dei genitori?
DIVIeTO Ai minori di 10 ANNI e TAx CReDIT AssiCurATo
Dopo mesi di rinvii e attese il Consiglio dei ministri ha dato
via libera prima delle ferie al disegno di legge presentato
dal ministro dei Beni culturali,on. Sandro Bondi, con le nuove norme sui finanziamenti al cinema e agli enti culturali.
Sorpresa e molte perplessità sulla proposta di introdurre un
nuovo divieto ai minori di 1° anni, autentica penalizzazione
per gli esercenti.Cauta soddisfazione di alcune categorie
tecniche, invece, per l’approvazione in esame preliminare
del disegno di legge con il quale il ddl compie il primo passo di un’azione complessiva che ridisegna le politiche e gli
strumenti dell’intervento statale nel settore cinematografico.
Al decreto seguirà infatti, con una specifica disposizione, il
rinnovo del tax credit per il triennio 2011-2013, molto atteso
dai produttori italiani.
Per quanto riguarda le novità integrative alla Legge Urbani
sul Cinema come ha spiegato il MiBAC in una nota, il provvedimento prevede che l’intervento diretto dello Stato sia
focalizzato, a partire dal 2011, sulle opere prime e seconde,
i cortometraggi e i documentari, mentre nel settore della
promozione l’intervento statale sara’ riservato ai soli enti ed
eventi con rilevanza internazionale o nazionale, con l’obiettivo di snellire le procedure e migliorare la gestione delle risorse, eliminando gli sprechi nell’assegnazione dei fondi
pubblici statali.
La composizione della Commissione per la cinematografia
è oltre ridotta in ragione delle nuove e limitate funzioni. Con il
provvedimento - prosegue la nota - si interviene anche sulla
revisione cinematografica, prevedendo, oltre al nulla osta alla
visione per tutti, ai minori degli anni 14 e ai minori degli anni
18, l’ulteriore soglia relativa ai minori di anni 10.
«In questo modo» spiega il Ministero allineando il nostro sistema a quelli della gran parte degli altri Paesi «si intende assicurare una tutela più puntuale e efficiente della sensibilità
dei minori di età infantile e preadolescenziale, ampliando al
contempo, con una maggiore articolazione, la platea di film
la cui visione altrimenti risulterebbe limitata ai maggior di 14
anni’’. Soddisfazione del ministro per l’impegno assunto in
seno al Consiglio dei Ministri in favore di un prossimo provvedimento d’urgenza con cui provvedere al rinnovo per il
triennio 2011-2013 del tax credit per garantire nuove e più
moderne forme di finanziamento dell’attività cinematografica, consolidando i risultati di quella che, afferma la nota del
MiBAC «si dimostra un’autentica rivoluzione copernicana del
sostegno pubblico al settore.
Con le agevolazioni fiscali per il cinema si punta sull’incentivo
alla produttività del settore e si supera infatti la logica assistenzialistica dei contributi diretti, compensando la contrazione delle risorse pubbliche disponibili’».
cinemagazine 77
cinecarnet
foto di Pietro Coccia
ALGhEro
i dieci anni del GRAND PRIx CORALLO
Grande successo per la decima edizione del Grand Prix Corallo Città di Alghero al Forte della Maddalena. Anche al
Presidente del Sngci, Laura Delli Colli è
andato uno dei riconoscimenti dell’anno,
che ha premiato, per la stampa. anche
Antonella Amendola di Oggi, membro
del Direttivo Nazionale del Sindacato. Per
le Fiction è stato l’anno di Tutti pazzi per
amore 2, trasmessa su RaiUno; presenti
il produttore Caro Bixio e gli attori Sonia Bergamasco, Nicole Murgia e Marco Brenno. A Fabrizio Gifuni premio un
premio per il suo Basaglia, in C’era una
Volta la città dei matti; a Daniela Poggi
per Il commissario Vivaldi 2 e il pro-
duttore Sergio Giussani della Sachafilm.
All’attore Simone Mori Grand Prix Corallo
Simone Mori per il cast di “Romanzo Criminale”. Grand Prix Corallo anche a due
dei volti più familiari di Sky Tg24: Paola
Saluzzi e Andrea Bonini. A Fioretta Mari,
attrice di teatro, di cinema e insegnante
di dizione ad Amici di Maria De Filippi.
Per la Catalogna alla redazione sportiva
della Tv IB3 e all’attore Xabier Elorriaga.
Premi speciali anche per l’ex nazionale di
nuoto Edmondo Mingione, per il maestro
di musica Marco Piras, e per il conduttore di Telelombardia Eugenio Ban. Come
di consueto premi anche per i migliori
sportivi sardi dell’anno, fra i quali: Dinamo
Basket Sassari, Rally del Corallo, Cagliari
Calcio, Tennis Club Alghero, Torres Calcio Femminile. Premio speciale “Vanni
Sanna” al giornalista Fiorentino Pironti e
al giocatore del Cagliari, Dario Del Fabro
mentre il premio speciale “Coni” è stato
assegnato a Luca Manca.
L’organizzazione, curata dalla Asd Valverde di Costantino Marcìas, ha affidato la
conduzione della serata a Daniele Piombi
e Nicola Nieddu. Momenti di spettacolo
Kelly Joyce e fra gli altri Sabrina Mura,
Mariano Melis e il trombettista Giuseppe
Manca. Per lo sport, premiati Lea Pericoli
e Nicola Pietrangeli, ambasciatori del tennis italiano in tutto per la fiction
Magna Grecia Film Festival
tUtti i costUmi sotto il caPitello…
Miglior Film
LA PRIMA COSA BeLLA
di Paolo Virzì
Premio della Giuria popolare
JOHN RABe
di Florian Gallenberger
Miglior Attore
VALeRIO MASTANDReA
(La prima cosa bella)
Migliore Attrice
STeFANIA SANDReLLI
(La prima cosa bella)
Miglior Scenografo
TONINO ZeRA
(La prima cosa bella)
Miglior Costumista
NANA’ CeCCHI
(Christine Cristina)
Premio speciale della Giuria per
la regia
STeFANIA SANDReLLI
(Christine Cristina)
Menzione speciale per
l’interpretazione femminile:
VALeRIA SOLARINO
(Viola di mare)
Gladiatore Sannita: ELIo GErMANo
Premio Mustilli: VITTorIo STorAro
Gran finale con i Capitelli d’oro per la XIVma edizione del Sannio Film Fest, idiretto
da Remigio Truocchio, che ha illuminato le
piazze di Sant’Agata de’ Goti (Bn) dal 22 al
29 luglio. Sull’ultimo red carpet registi, attori, costumisti e scenografi a cominciare da
una star come Stefania Sandrelli premiata,
dal presidente dell’Agis Paolo Protti, per la
sua splendida interpretazione nell’ultimo
film di Paolo Virzì, La prima cosa bella, ma
anche per la regia di Christine Cristina.
Premiato con il ‘Gladiatore sannita 2010’
Elio Germano.
Madrina della serata, poi, Valeria Solarino,
menzione speciale per Viola di Mare. Il premio per le migliori scenografie è andato invece a Tonino Zera per La prima cosa bella
mentre per i costumi è stata premiata Nanà
Cecchi per gli abiti di Christine Cristina. Ca-
pitello d’oro poi a Valerio Mastandrea come
miglior attore e Premio Mustilli per il direttore
della fotografia Vittorio Storaro.
Per la sezione Prémiere la giuria popolare
ha premiato infine ‘John Rabe’ di Florian
Gallenberg come miglior film.
Il festival si era aperto con l’anteprima
nazionale di The Young Victoria, diretto
dal francese Jean Marc Vallée, iOscar realizzati dalla Presidente del Sannio film
festival, Sandy Powell, Tra i protagonisti
di quest’edizione, Sergio Rubini e Ferzan
Ozpetek, protagonista della retrospettiva
2010, per una sera al Festival (intervistato
da Laura Delli Colli) con il suo costumista
Alessandro Lai.
Tra le iniziative speciali di quest’anno il gemellaggio tra gli studenti del Campus della
fondazione ‘Ravello’ e quelli di Sant’Agata.
rai Trade firma la ‘Colonna d’oro’ internazionale E porta un esordiente nel mondo
Rai Trade ha deciso di aggiungere un
riconoscimento in più al Magna Graecia Film Festival firmando una Colonna
d’oro tra quelle assegnate dalla giuria e
portando nel mondo l’opera prima prescelta. «Esiste una creatività italiana di
esordienti poco noti sulla quale si basa il
successo del nostro cinema di domani»
dice Carlo Nardello, Amministratore Delegato di Rai Trade.
Ne abbiamo avuto la prova con lo straordinario e più che meritato successo,
lo scorso anno, di una bella opera prima
come “Dieci Inverni” di Valerio Mieli, co-
78 cinemagazine
prodotto da Rai Cinema con il Centro
Sperimentale di Cinematografia.
È questa l’idea del Magna Graecia Film
Festival che ha più colpito la nostra immaginazione: il mercato va avanti e ha
bisogno di costanti iniezioni di nuova
creatività. Il Magna Graecia è una splendida piazza naturale per la promozione
del nostro futuro.
Gli esordienti, anche nel caso di film che
hanno goduto di una scarsa visibilità
nelle sale, hanno a Soverato una nuova
possibilità e sarà nostro compito distribuirne uno nel mondo”.
cinemagazine 79
biografilm festival
6a edizione
dal 9 al 14 giugno
bologna
I dieci film in gara saranno scelti fra gli oltre
400 arrivati. Tema conduttore di quest’anno sarà Italia ‘60 - il bello, il boom e la dolce
vita’, cui verranno riservate cinque serate
speciali dedicate a personaggi simbolo
del periodo: John Lennon (di cui si celebrano i 30 anni dall’assassinio); Armando
Testa, Peter Sellers, Fabrizio De André
e Diabolik. Ci saranno altri due omaggi
fuori concorso, a due personaggi che
hanno, a loro modo, ‘fatto’ il Paese: Massimo D’Azeglio, nell’ambito dei 150 anni
dell’Unità d’Italia e Alberto Manzi (il maestro televisivo di ‘Non e’ mai troppo tardi’).
bellaria film festival
28a edizione
dal 3 al 6 giugno 2010
bellaria igea marina
Si premia il meglio della produzione italiana del film documentario attraverso i concorsi Anteprima Doc, Casa Rossa Doc
e Corto Doc, cui si aggiunge in questa
nuova edizione Crossmedia, nuova frontiera del web documentario e dei nuovi
linguaggi narrativi emersi nella Rete. Ospite del festival sarà il regista Marco Tullio
Giordana del quale nella sezione Festa
di Compleanno, saraà proposto Maledetti vi amerò, in occasione dei trent’anni
dall’uscita.
Evento speciale sarà W Solidarnosc, una
selezione di film d’autore e documentari polacchi sull’evento di 30 anni fa, che
verrà ricordato anche in un convegno, cui
parteciperanno registi polacchi e intellettuali italiani. Fra le altre sezioni: Dissonanze, sugli autori che hanno usato la musica
nel cinema come chiave per decifrare la
realtà; Nuove identità , rassegna internazionale di documentari; Le opere e i giorni,
dedicata al documentario storico.
arcipelago - festival internazionale
di Cortometraggi e nuove immagini
18a edizione dal 18 al 24 giugno
roma
Le solite note”è il tema del 13° Concorso Video RegionaleVideoRome, una
delle sezioni di Arcipelago. Fra le altre il
Concorso Video Nuovi Italiani: storie di
ordinaria integrazione, che mira a rendere visibile la buona integrazione, rivol-
80 cinemagazine
cine
appunta
menti
giugno 2010
gendosi a chiunque, filmmaker professionisti, comuni cittadini, scolaresche,
membri dell’associazionismo e del volontariato - voglia testimoniare, attraverso la realizzazione di un breve video, le
numerose storie di migranti integrati ed
onesti - la maggioranza - di cui si parla
poco perché non fanno notizia.
brooklyn international film festival
13a edizione
dal 4 al 13 giugno
new york (usa)
Il festival dedicato al cinema indipendente di tutto il mondo, ha ricevuto per
quest’edizione, intitolata ‘Stunt’, 2.400
film da 92 Paesi. La rassegna presenterà 120 premiere.
«Con Stunt, il festival vuole fare
un’istantanea ad alcuni dei temi più
caldi dei nostri tempi, con un’attenzione marcata al peso di essere su una
rotta di collisione con la storia – spiega
il direttore esecutivo del festival Marco
Ursino - partendo dalla consapevolezza che mai come ora le nostre azioni
singole e organizzate possano influenzare il nostro sviluppo locale e globale,
invitiamo tutti a discutere con noi di
temi locali di proporzioni planetarie».
incontri cinematografici di stresa
dal 14 al 20 giugno
stresa
All’edizione 2010 partecipano cinque
lungometraggi per ciascuno dei paesi coinvolti: per l’Italia Velma del regista
friulano Piero Tomaselli; per la Svizzera
Cargo di Ivan Engler e Ralph Etter, primo
lungometraggio di fantascienza interamente girato in studio; per il Belgio francofono, il pluripremiato Amer di Hélène
Cattet e Bruno Forzani, omaggio al cinema erotico-fantastico degli anni ‘70; per
il Portogallo, l’anteprima mondiale (che
inaugura il festival lunedì 14) di Occhi,
thriller psicologico di Lorenzo Bianchini.
La rassegna ha come obiettivo promuovere collaborazioni e progetti di co-produzione internazionale con l’Italia. Tra le
novità del 2010, il focus sul cinema portoghese, con la partecipazione dell’ICAIstituto do Cinema Audiovisual, insieme
a un pool di produttori portoghesi, e un
analogo focus sul Belgio, inoltre è previsto un incontro sulle nuove tendenze
della produzione italiana incentrato sulla
missione produttiva di Cinecittà Luce.
napoli film festival
12a edizione
dal 5 all’11 giugno
napoli
Tante le novità di quest’anno la prestigiosa opportunità di approdare al Festival
del cortometraggio di Clermont Ferrand,
la più importante vetrina europea di corti.
Quest’anno le opere che partecipano al
concorso Schermo Napoli Corti, realizzate da registi campani o che abbiano
come tema la Campania, potranno infatti
essere selezionate per la rassegna della
cittadina francese. Invece le opere della
sezione SchermoNapoli Documentari
avranno come vetrina ulteriore Italian
Doc Screening. Le sezioni competitive
saranno: Nuovo Cinema Italia, concorso
per lungometraggi indipendenti italiani;
Europa, Mediterraneo, per lungometraggi provenienti dai Paesi Europei bagnati
dal mare nostrum; SchermoNapoli Documentari e SchermoNapoli Corti su
opere prodotte a Napoli o su Napoli;
SchermoNapoli Scuola: cortometraggi
e documentari prodotti dalle scuole di
Napoli; SchermoNapoli Quick: cortometraggi realizzati durante una maratona di
50 ore partendo da temi assegnati
Scarica

l`editoriale