Corso di Meccanica Agraria Istituto Agrario S. Michele Meccanizzazione in viticoltura parte seconda ing. Maines Fernando Giugno 2009 ing. Maines Fernando pag. 117 Meccanizzazione in viticoltura ing. Maines Fernando Sommario pag. 118 Meccanizzazione in viticoltura Sommario Sommario 6 7 8 9 Macchine per la concimazione ....................................................................................120 6.1 Macchine per lo spandimento del letame .................................................................122 6.2 Lo spandiliquame......................................................................................................126 6.3 Lo spandiconcime .....................................................................................................130 Macchine per la gestione dell’interfilare ..................................................................137 7.1 Macchine per la lavorazione del terreno...................................................................137 7.2 Macchine per l’inerbimento e la relativa gestione....................................................145 7.3 Le irroratrice da diserbo ...........................................................................................157 Macchine per i trattamenti fitosanitari......................................................................173 8.1 Atomizzatori.............................................................................................................175 8.2 Nebulizzatori............................................................................................................192 8.3 Impolveratrici ...........................................................................................................199 8.4 Regolazione e controllo delle macchine per i trattamenti.........................................204 8.5 Le attrezzature innovative........................................................................................207 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto.................................................................210 9.1 Elementi costitutivi dell’impianto............................................................................217 9.2 La subirrigazione......................................................................................................241 9.3 La fertirrigazione......................................................................................................245 9.4 La progettazione di un impianto di irrigazione........................................................248 ing. Maines Fernando pag. 119 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 6 Macchine per la concimazione 6 Macchine per la concimazione1 La concimazione della vite assolve al compito di costituire le necessarie riserve di elementi nutritivi nel suolo, di correggere eventuali carenze, di preservare o di migliorare la fertilità e la struttura del terreno e di ristabilire un’alimentazione equilibrata. Per raggiungere questi obiettivi si deve predisporre un corretto piano di concimazione per quantificare l’ammontare dei seguenti contributi: ¾ le quantità di elementi fertilizzanti presenti nel suolo; ¾ gli effettivi fabbisogni della vite per soddisfare ai propri bisogni; ¾ le quantità di fertilizzanti asportati con la raccolta dell’uva e con l’eventuale asportazione dei residui di potatura; ¾ le perdite di elementi per dilavamento (azoto), insolubilizzazione (fosforo, potassio e calcio) e volatilizzazione. E’ pertanto necessario eseguire un’analisi del terreno per la determinazione della tessitura, dell’azoto, del fosforo, del potassio, del magnesio, del calcare totale e del calcare attivo, dei microelementi, del pH, della sostanza organica) o una diagnosi morfo-fisiologica2 mediante la continua osservazione diretta delle piante o, in alternativa, una analisi fogliare. I risultati delle analisi devono essere messe in rapporto ai livelli quantitativi e qualitativi delle produzioni (nei limiti eventualmente fissati dai disciplinari D.O.C.G., DOC o I.G.T.), alla natura del terreno (per la valutazione delle perdite). Nel caso di impianto di un nuovo vigneto, prima di procedere alla preparazione del terreno, è fondamentale analizzare, oltre alla composizione chimica, anche la stratigrafia e la tessitura, per poter individuare, eventuali interventi correttivi, le modalità più corrette di lavorazione del terreno (tipo di intervento, profondità di lavoro, tipo di attrezzature da adottare, …) ed i portainnesti più adatti. Se con il letame si migliorano le caratteristiche fisiche, biologiche, chimiche e meccaniche del suolo (e per questo deve essere considerato un ammendante e non un concime), con i concimi minerali (o chimici) si apportano al suolo ed alle piante macroelementi o di microelementi a dosi variabili in rapporto alle caratteristiche degli stessi: i primi (azoto, fosforo, potassio, magnesio, zolfo, calcio, carbonio, idrogeno e ossigeno) vengono assorbiti in quantità rilevanti (da 5 a 250 kg/ha all’anno), mentre dei secondi (boro, ferro, manganese, zinco e rame) vengono assorbite quantità ridotte, da pochi milligrammi a qualche chilogrammo per ettaro all’anno). In viticoltura vengono effettuati diversi tipi di concimazione: ¾ concimazione d’impianto o di fondo: viene effettuata poco prima dell’impianto allo scopo di somministrare una buona quantità di sostanza organica per migliorare le condizioni fisiche del suolo, di correggere eventuali carenze del terreno, di portare nel terreno quegli elementi nutritivi che hanno Per concime si intende una sostanza idonea a fornire alle colture uno o più elementi chimici necessari alle piante per lo svolgimento del loro ciclo vegetativo e produttivo. 2 Si tratta di monitorare con continuità il vigneto per valutarne l’esigenza nutrizionale in rapporto allo stato delle piante ed alla comparsa di sintomi legati alla carenza o all’eccesso dei singoli elementi (N, P, K, Ca, Mg, Fe e B). 1 ing. Maines Fernando pag. 120 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 6 Macchine per la concimazione scarsa mobilità (fosforo e potassio) e di consentire alle giovani piante di svilupparsi in un substrato sufficientemente dotato di elementi nutritivi. I concimi (sia minerali che organici) vanno distribuiti su tutta la superficie dopo aver eseguito le operazioni di scasso, mediante spargiletame o spandiconcime e successivamente interrati ad una profondità variabile in funzione del tipo di terreno, ma comunque inferiore ai 60 cm. Il letame con una buona dotazione di paglia e/o altri lettimi e dopo una maturazione di almeno 6 mesi, viene considerato da sempre il migliore apporto per la completezza di composizione e per gli indiscussi vantaggi che conferisce alla struttura dal terreno. In genere si apportano da 50 a 80 t/ha. Risultati analoghi possono essere raggiunti con l’interramento autunnale (sovescio) di alcune specie autunno vernine (misto di leguminose e di graminacee), con l’inerbimento e periodico sfalcio dell’erba, con la trinciatura dei residui di potatura, con la distribuzione di pollina, di torba o di compost. Per quanto riguarda i concimi minerali si apportano consistenti quantità3 (nell’ordine delle centinaia di kg per ettaro) di composti a base di azoto (successivamente all’impianto), di potassio e fosforo (da interrare a 40 ÷ 50 cm di profondità vista la loro ridotta mobilità) e di magnesio. Per l’eventuale correzione del pH si interviene con calcare (fino a 5 t/ha) o con gesso (fino ad 1 t/ha); ¾ concimazione di allevamento (o di partenza): è prevalentemente azotata da effettuarsi in modo localizzato vicino alle giovani viti lungo il filare, ad almeno 40 ÷ 50 cm dalla barbatella (si devono pertanto adottare macchine specifiche con sistemi di distribuzione lungo la fila). Sono interventi nell’ordine dei 200 ÷ 300 kg/ha, da effettuarsi in settembre nei primi due anni, in concomitanza con le irrigazioni; ¾ concimazione di produzione (ordinaria): serve a mantenere una buona disponibilità di elementi nutritivi nel terreno ed un giusto equilibrio tra vegetazione e produzione, in base ai risultati delle analisi del terreno e della diagnostica fogliare. Si interviene sia con concimi minerali (in condizioni normali vengono distribuite quantità totali di concimi nell’ordine dei alcune centinaia di kg/ha) che con concimi organici (ogni 3 ÷ 5 anni) distribuiti a tutto campo con macchine aventi dimensioni compatibili con la larghezza dell’interfilare. Molti sono i concimi a disposizione del viticolture che si differenziano per composizione (concimi nitrici, ammoniacali, nitrico-ammoniacali, azotati organici, fosfatici, potassici, magnesiaci, calcici, …), per l’aggregazione (semplici, composti o complessi), per modalità di cessione e per la costituzione. E’ proprio quest’ultima caratteristica che ci interessa maggiormente in questa sede in quanto influisce direttamente sulle modalità di distribuzione e pertanto sulla tipologia di macchine da adottare. 3 In vigneti equilibrati le quantità di elementi minerali da restituire con la concimazione sono: ¾ azoto 30 ÷ 50 kg/ha (corrispondente a 150 ÷ 250 kg di solfato ammonico); ¾ fosforo 20 ÷35 kg/ha (corrispondente a 100 ÷ 170 kg di perfosfato minerale); ¾ potassio 50 ÷ 70 kg/ha (corrispondente a 100 ÷ 150 kg di solfato o cloruro potassico); ¾ magnesio 10 ÷ 25 kg/ha (corrispondente a 80 ÷ 100 kg di solfato di magnesio). ing. Maines Fernando pag. 121 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 6 Macchine per la concimazione I concimi minerali in genere si presentano in forma granulare, cristallina, polverulenta e, più raramente, liquida. Teoricamente i concimi vanno somministrati su tutta la superficie e non attorno al ceppo (le radici dotate di potere assorbente sono quelle periferiche) quando gli apparati radicali sono in piena attività, ossia in autunno ed in primavera, in base alla loro mobilità e dilavabilità. Valgono le seguenti regole generali: ¾ l’azoto va distribuito alla ripresa vegetativa, dal pianto all’invaiatura; ¾ il fosforo e il potassio devono essere somministrati in autunno, interrandoli mediante assolcatori; ¾ i concimi organici devono essere distribuiti preferenzialmente nell’interfila entro l’autunno o prima della fine dell’inverno, avendo cura di interrarli prima possibile; ¾ per interventi con concimi minerali mirati a risolvere carenze di microelementi si deve operare mediante concimazione fogliare utilizzando le tradizionali macchine per i trattamenti (vedere capitolo specifico). Negli ultimi anni, la meccanizzazione delle operazioni di distribuzione dei concimi ha avuto un forte sviluppo sotto la spinta dell’esigenza di ridurre i costi, di rendere più veloci le operazioni di lavoro e, soprattutto, di ridurre l’impatto ambientale che tale attività determina. Anche l’adozione della fertirrigazione, mediante impianto a goccia o impianto di subirrigazione, purché il concime non presenti problemi di solubilità (attenzione anche alla possibile incompatibilità chimica qualora si interviene contemporaneamente con due o più prodotti) ha aumentato decisamente l’efficacia dell’intervento di concimazione. La tempestività di intervento e la veloce assimilazione connessa con questa tecnica (per maggiori particolari sui dispositivi tecnici vedere il capitolo specifico dedicato all’irrigazione), consentono di ridurre fino al 50% i quantitativi di prodotto da distribuire. 6.1 Macchine per lo spandimento del letame L’apporto di letame contribuisce a migliorare diversi aspetti del terreno4: ¾ favorisce la stabilità della struttura, in quanto aumenta la capacità di ritenzione idrica del terreno soprattutto in quelli sciolti; inoltre, rende più lavorabili i terreni argillosi diminuendo la loro plasticità, tenacità ed adesività; infine agisce sul colore del terreno (lo rende più scuro) aumentandone la capacità di assorbimento Molto raramente influenza in modo negativo la disponibilità per le piante di alcuni elementi come il fosforo, il boro o il ferro. 4 ing. Maines Fernando pag. 122 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 6 Macchine per la concimazione termico; ¾ fornisce elementi nutritivi alle piante in modo prolungato nel tempo, in conseguenza dei continui processi di mineralizzazione; il processo di umificazione, inoltre, fornisce una componente colloide elettronegativa capace di adsorbire cationi; la maggiore capacità di scambio cationico riduce il pericolo di dilavamento degli elementi nutritivi mettendoli a disposizione della pianta in forma facilmente assimilabile; ¾ rappresenta la principale fonte di energia della microfauna terricola, elemento che contribuisce con la sua attività biologica e alla fertilità del terreno; durante la decomposizione della sostanza organica, inoltre, vengono prodotte sostanze (Sostanze Fisiologicamente Attive, chimicamente e funzionalmente non del tutto definite), che hanno effetti stimolanti di diversa natura (un maggior assorbimento radicale, una maggior dinamica del fosforo, una maggior biosintesi di proteine e di acidi nucleici, …). Le macchine per lo spandimento del letame permettono di trasportare il letame in campo e di distribuirlo omogeneamente sul terreno, in modi che cambiano a seconda delle quantità da spargere e delle condizioni in cui si lavora: campo aperto in fase di preparazione dell’impianto o fra i filari nel caso di concimazioni di produzione. 6.1.1 Lo spandiletame E’ costituito da un rimorchio, con uno o più assi e un timone per l’attacco alla trattrice, sul quale è sistemato longitudinalmente un cassone con pianale in legno e sponde in acciaio (galvanizzato o inox); sul pianale è posto un tappeto trasportatore costituito da un nastro senza fine formato da una doppia o da una tripla catena sulla quale sono saldate una serie di barre trasversali che indirizzano il letame verso gli organi di distribuzione. La velocità di avanzamento del sistema trasportatore varia dai 0,2 ai 4 m/min e dipende dalla quantità di prodotto che si intende spandere su ogni m2 di superficie. ing. Maines Fernando pag. 123 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 6 Macchine per la concimazione Gli organi distributori provvedono a ridurre il letame in pezzetti più piccoli e a spargerlo in campo con modalità diverse a seconda della loro localizzazione (posteriore o anteriore). Nel primo caso si tratta di rulli verticali (da 2 a 5) od orizzontali (2 ÷ 3) posti ad una distanza variabile l’uno dall’altro, montanti denti o lame radiali (tondini in ferro, profilati, coltelli o palette) disposti ad elica o a stella. Tali alberi controrotanti con velocità fra i 300 ed i 600 giri/min, sono alimentati attraverso la presa di potenza della trattrice (questa deve avere una potenza compresa fra i 20 ed i 50 kW) mediante un albero a doppio giunto cardanico. Questa tipologia di carri viene utilizzata per una distribuzione a tutto campo, in particolare nel caso dei cilindri verticali che consentono di spargere il letame su strisce fino a 5 metri di larghezza, mentre i distributori a cilindri orizzontali consentono larghezze di lavori di poco superiori alla larghezza del carro. I carri spargiletame con gruppo distributore anteriore consentono, invece, di spargere il prodotto in modo più localizzato lungo una o due file parallelamente alla direzione di avanzamento. Il gruppo di distribuzione è, infatti, costituito da un nastro trasportatore (singolo o doppio) posto trasversalmente al carro in posizione anteriore, alimentato da un frantumatore-distributore costituito da un disco rotante munito di palette o di coltelli radiali che progressivamente erode il fronte di letame. Questo viene spinto verso il fondo del carro dal sistema trasportatore affiancato, talvolta, da una paratia mobile in lamiera metallica che percorre tutto il rimorchio in modo da assicurare un completo svuotamento del carico. ing. Maines Fernando pag. 124 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 6 Macchine per la concimazione I carri spandiletame possono montare una griglia (posta sulla sponda al di sopra del carro) a denti flessibili e ad altezza variabile che regola la quantità di letame che giunge ai distributori. Sempre più frequentemente i carri vengono dotati anche di paratie superiori e posteriori (per i carri con distributori posteriori) a spostamento idraulico, per evitare perdite e versamenti in fase di trasporto. Questi carri sono dotati anche di un cambio, generalmente a 3 o 4 rapporti, tramite il quale è possibile variare la quantità di letame da spargere che di solito varia dalle 15 alle 100 t/ha; Il cambio può essere completato da un congegno per l’inversione del moto del trasportatore. Gli organi di aggancio alla trattrice constano di un timone a bilico oppure di un occhione montato su un timone a V associato ad una ruotina di sostegno dell’attrezzo quando questo è fermo e scollegato dalla trattrice. La capacità operativa di queste macchine dipende principalmente dalla capacità di carico compresa fra i 4 ed i 18 m3 (le sponde hanno un’altezza variabile dai 40 agli 80 ing. Maines Fernando pag. 125 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 6 Macchine per la concimazione cm) e dalla velocità di avanzamento generalmente comprese fra i 5 e gli 8 km/h in funzione (inversamente proporzionale) della quantità di prodotto che si vuole spargere; in tal modo lo svuotamento viene effettuato in 2 ÷ 8 minuti. Tali tempi di svuotamento sono sempre di gran lunga inferiori rispetto a quelli necessari per il carico e il trasferimento dal deposito al campo e viceversa. Per questo motivo è importante organizzare le operazioni di carico e di trasferimento in modo da ridurre il più possibile i tempi morti e aumentare il rendimento operativo di questa macchina. Un altro problema connesso all’uso degli spandiletame, in particolare nel caso di terreni argillosi o limosi, è il pericolo di un compattamento del terreno, causato dal consistente peso dello spandiletame trasmesso al suolo. Per evitare gli effetti negativi connessi, si utilizzano preferibilmente carri a due assi montanti ruote larghe o gemellate. In generale lo spandiletame è una macchina caratterizzata da una semplicità di impiego e da una ridotta manutenzione di base (lavaggio e lubrificazione degli organi di lavoro). 6.2 Lo spandiliquame In viticoltura il liquame (deiezioni animali con una presenza di sostanza secca inferiore al 12 %) viene usato sporadicamente; infatti nella concimazione d’impianto è da preferirsi il letame, il quale contribuisce nettamente meglio al miglioramento della struttura del terreno e si caratterizza per un minor rischio di dilavamento della componente azotata. Inoltre nel caso di concimazione di allevamento e di produzione risulta necessario l’utilizzo di spandiliquami di ridotte dimensioni (per poter transitare nell’interfilare) con conseguente aumento dei tempi accessori per il continuo caricamento del serbatoio. Il liquame, infine, se non ben stabilizzato può dare problemi allo sviluppo della vite. Diversamente, risulta più attuabile lo spandimento di liquame per riequilibrare la fertilità durante il riposo prima del nuovo impianto, con il terreno lasciato a maggese oppure seminato a mais, girasole o altre colture in grado di assorbire gli elementi che non sono utili o addirittura dannosi al vigneto. Gli spandiliquame si possono classificare in base a diversi aspetti: ¾ in base alla modalità di caricamento: • spandiliquame a riempimento indipendente (ormai raro); • spandiliquame a riempimento incorporato. ¾ in base alla modalità di spandimento del liquame sul terreno: • carrobotte con distribuzione a turbina; • carrobotte con distribuzione a catena; • carrobotte con dispositivi d’interramento. ¾ in base alla pressione di esercizio: • spandiliquame con serbatoio in pressione; • spandiliquame con serbatoio a pressione atmosferica. ¾ in base alla modalità di distribuzione: • a tutto campo; • localizzata. ing. Maines Fernando pag. 126 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 6 Macchine per la concimazione Gli spandiliquame che operano a tutto campo sono macchine trainate e alimentate dalla presa di potenza. Si tratta di serbatoi in acciaio inox, posti su telai a 1 o più assi (massimo tre) con una capacità da 2 a 15 m3. Quelli in pressione sono le macchine oggi più diffuse, poiché possono effettuare tutte le operazioni connesse con l’omogeneizzazione, la ripresa e la distribuzione del liquame, essendo dotati di una pompa per l’aria, atta a creare una differenza di pressione fra il liquame contenuto nel serbatoio e l’ambiente esterno; tale pompa, che funziona come pompa del vuoto nella fase di carico e come compressore nella fase di scarico, è del tipo a capsulismi, a lobi o ad anello liquido, ed è collegata con il serbatoio a mezzo di una valvola di troppo pieno in grado di interrompere l’estrazione dell’aria quando il liquame nel serbatoio oltrepassa un determinato livello chiamato di sicurezza. Inoltre, sempre per impedire che il liquame venga in contatto con la pompa dell’aria, può essere inserito un sifone di sicurezza. Gli elementi caratterizzanti tali macchine sono le basse pressioni (0,5 ÷ 2 bar) e depressioni (0,5 bar) di lavoro, raggiunte peraltro solo in brevi periodi del loro funzionamento ed il limitato numero di parti in movimento a diretto contatto con il liquame. Questo si traduce in ridotti problemi legati alla corrosione dei materiali e in ridotte probabilità d’intasamento e di rotture per la presenza di corpi estranei, come paglia o sassi casualmente caduti nel liquame. Un’altra famiglia di spandiliquame funziona mediante una pompa che mette sotto pressione il liquido, così da spruzzarlo con energia. Per aspirare il liquame generalmente viene usata una pompa centrifuga o a lobi che, nei casi in cui lo spandiliquame sia di grandi dimensioni, possono essere due: una per il carico e una per lo scarico. Per facilitare il pescaggio da parte della pompa, il liquame prima del prelievo deve essere omogeneizzato mediante sistemi meccanici (alberi con eliche messi in rotazione da motori elettrici o albero cardanico collegato alla presa di potenza della trattrice) o eiettori ad aria e/o a riciclo di liquame. ing. Maines Fernando pag. 127 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 6 Macchine per la concimazione Raramente lo spandiliquame non è munito di un sistema autonomo di caricamento e pertanto necessita di un sistema ausiliario costituito da una pompa a punto fisso o mediante una coclea (nel caso di materiali di una certa densità). Per quanto riguarda la distribuzione del liquame, i modelli tradizionali effettuano l’operazione sopra terra. Si possono distinguere le seguenti modalità: ¾ per gravità, nel caso di serbatoi non in pressione; ¾ semplice ugello a specchio, posto posteriormente al serbatoio o montato su una lancia per effettuare distribuzioni da bordo campo. La distribuzione in generale non risulta molto omogenea lungo la fascia di distribuzione che può raggiungere i 3 metri. La massima distribuzione si ha a circa 1 metro dal distributore per poi calare verso l’esterno; ¾ a getto oscillante: tale sistema di distribuzione permette di raggiungere considerevoli larghezze di lavoro (anche superiori a 15 m); a causa della particolare forma del diagramma di distribuzione trasversale è richiesta una ridotta sovrapposizione (2 ÷ 2,5 m) tra una passata e quella contigua. Per raggiungere una buona uniformità di distribuzione è necessario, tuttavia, che la frequenza d’oscillazione sia adeguatamente correlata alla velocità d’avanzamento; ¾ a piatto deviatore oscillante, caratterizzato da una distribuzione che richiede sovrapposizioni limitate e permette di raggiungere una buona uniformità di distribuzione trasversale con una larghezza di lavoro pari all’80% di quella massima; ¾ a barra con getti deviati: una serie di piccoli ugelli montati a distanza di 60 ÷ 80 cm su una barra di distribuzione trasversale rispetto alla direzione di avanzamento, con una lunghezza che può giungere fino a 10 ÷ 12 m. Gli ugelli possono essere sostituiti in funzione delle caratteristiche fisiche del materiale da distribuire; è possibile, inoltre, sostituire i deflettori con appositi tubi adduttori per la localizzazione superficiale del liquame, in modo da ridurre l’emissione di cattivi odori. Il limite di questo sistema di distribuzione è rappresentato dalla difficoltà di ottenere una portata uniforme dei singoli ugelli a causa delle elevate perdite di carico che si registrano lungo la conduttura e che risultano tanto più rilevanti quanto maggiore è la densità del liquido. Per ridurre tale inconveniente si può adottare un sistema a tubi flessibili alimentato da un ripartitore idraulico che suddivide il liquame prelevato dal serbatoio in diversi flussi ciascuno indirizzato ad un tubo adduttore. In alternativa il liquame viene interrato direttamente nello strato superficiale del terreno (20 ÷ 30 cm di profondità) mediante macchine dotate di sistemi ad utensili fissi. ing. Maines Fernando pag. 128 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 6 Macchine per la concimazione Si tratta di un insieme di 2 ÷ 6 elementi aprisolco (dischi folli, ancore, denti elastici, …) ad ognuno dei quali è fissato, posteriormente, un tubo adduttore attraverso il quale il liquame viene depositato, sul fondo del solco aperto, per gravità o con una leggera sovrapressione che non supera 0,5 bar. Generalmente l’organo interratore viene applicato alla parte posteriore dello spandiliquame. I vantaggi di questa modalità di distribuzione sono: ¾ maggior controllo degli odori con conseguente possibilità di distribuire il liquame anche in prossimità dei aree abitate; ¾ migliore utilizzo degli elementi nutritivi (riduzione delle perdite di azoto ammoniacale); ¾ eliminazione dei rischi di scorrimento superficiale del liquame e di contaminazione delle acque superficiali (questo aspetto è particolarmente importante in viticoltura che nella maggior parte dei casi interessa terreni collinari); ¾ miglioramento delle condizioni fisiche del suolo. Di contro l’interramento si caratterizza anche per i seguenti aspetti negativi: ¾ maggiore complessità dell’operazione di distribuzione dei liquami ed incremento dei costi energetici ad essa connessi; ¾ ridotto controllo visivo dell’attrezzo da parte dell’operatore e quindi difficoltà di identificare eventuali irregolarità di funzionamento del sistema. Ciò comporta inoltre una difficile regolazione della profondità di applicazione; ¾ possibile danneggiamento del cotico erboso per azione degli organi assolcatori; ¾ impraticabilità del terreno per un certo periodo dopo la distribuzione; ¾ maggiori difficoltà di guida del trattore in eventuali successive lavorazioni del terreno. Per assicurare una corretta esecuzione di tale pratica, le macchine per l’interramento dei liquami devono essere in grado di: ¾ limitare il compattamento del terreno; ¾ variare la regolazione della dose di distribuzione e della profondità di applicazione; ¾ essere sufficientemente manovrabili; ¾ garantire il completo interramento del liquame e un’accurata chiusura della fenditura anche operando sul cotico erboso. In tutti i casi gli spandiliquame devono essere dotati di organi interni per il rimescolamento e la triturazione della massa, di tipo meccanico o mediante sistema a ricircolo del liquame. ing. Maines Fernando pag. 129 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 6 Macchine per la concimazione Gli spandiliquame possono raggiungere notevoli dimensioni; in ogni caso gli elevati pesi determinano problemi di costipazione dei terreni in generale e di quelli argillosi in particolare. Tale problema viene in parte risolto utilizzando, così come per gli spandiletame, carri con due o più assi, ruote gemellate o con pneumatici allargati e con basse pressioni di gonfiaggio. 6.3 Lo spandiconcime Lo spandiconcime è una macchina con la funzione di distribuire in campo i concimi minerali. Anche in questo caso la distribuzione dei concimi può essere generalizzata, vale a dire estesa su tutto il terreno in modo uniforme oppure localizzata, ossia limitata alle sole aree nelle quali è necessaria, come, ad esempio, in corrispondenza delle piantine o delle file coltivate (concimazione di allevamento). I fertilizzanti minerali utilizzati in viticoltura possono essere allo stato solido o fluido (liquido o gassoso). La distribuzione dei fertilizzanti liquidi (soluzioni o sospensioni di principi attivi, semplici o composti, in acqua), il cui impiego è limitato al caso di interventi di concimazione fogliare per la distribuzione di microelementi, si utilizzano le stesse irroratrici impiegate per i trattamenti antiparassitari o diserbanti (vedere nello specifico capitolo). Ancora più raro l’utilizzo in viticoltura dell’unico concime gassoso (ammoniaca anidra), che è un gas incolore, dall’odore pungente ed irritante ed estremamente tossico per inalazione. L’ammoniaca anidra costituisce il materiale di partenza per la fabbricazione dei concimi azotati, ma può anche essere direttamente impiegata in campo, grazie al suo elevato titolo in azoto (82%), che permette di ridurre notevolmente il costo dell’unità di azoto distribuito. Questo gas deve essere immagazzinata e conservata allo stato liquido a elevate pressioni (circa 30 bar) in appositi serbatoi particolarmente robusti, da sottoporre a verifica periodica. Per la distribuzione, il gas viene trasferito in serbatoi portati o trainati dal trattore, o montati su autocarri per fuoristrada. Da questi serbatoi, per mezzo di opportuni rubinetti, il prodotto viene lasciato espandere allo stato gassoso e convogliato, attraverso apposite tubazioni, in speciali dispositivi iniettori. Questi sono dotati di avancorpi assolcatori disposti per file parallele. Gli assolcatori incidono il suolo per una profondità fino a 15 ÷ 18 cm consentendo così lo scarico del gas che si distribuisce nel terreno dove viene rapidamente fissato arricchendolo di elementi nutritivi. In viticoltura si utilizzano quasi esclusivamente concimi allo strato granulare in quanto quelli polverulenti (diametri inferiori a 0,5 mm) sono poco adatte alla distribuzione meccanica per la loro eccessiva leggerezza. ing. Maines Fernando pag. 130 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 6 Macchine per la concimazione Le caratteristiche più significative dei concimi granulari dipendono principalmente dal materiale di partenza e dal processo di fabbricazione e sono: ¾ la dimensione dei granuli (compresa tra 0,5 e 7 mm) e la loro distribuzione dimensionale; ¾ la massa volumica reale, compresa tra 1,1 e 1,9 kg/dm³; ¾ la resistenza alla rottura, compresa tra 6 e 50 N; ¾ la fluidità di scorrimento, che dipende in larga parte dalla forma e dalle caratteristiche della superficie dei granuli. In termini generali, una macchina per la distribuzione dei concimi minerali dovrebbe possedere le seguenti caratteristiche operative: ¾ facile regolazione del sistema di distribuzione; ¾ quantità di concime distribuibile compresa fra 5 e 1000 kg/ha; ¾ buona resistenza alla corrosione e all’abrasione; ¾ facilità di riempimento della tramoggia; ¾ possibilità di svuotare del tutto la tramoggia a fine distribuzione e di effettuare facilmente la sua pulizia, in particolare degli organi di trasmissione. Al termine della giornata lavorativa, durante il periodo di lavoro, quotidianamente va effettuata con molta cura l’operazione di lubrificazione delle parti in movimento, prestando attenzione che il lubrificante nuovo sostituisca completamente quello vecchio; ¾ elevata affidabilità nel tempo (la vita utile delle macchine lo spandimento dei fertilizzanti è valutata sui 6 ÷ 8 anni); ¾ buona uniformità di distribuzione. Queste macchine sono costituite da: ¾ un telaio portante, munito o meno di ruote a seconda se la macchina è trainata o portata; ¾ una tramoggia, destinata a contenere il fertilizzante da spandere; ¾ il sistema di regolazione della dose; ¾ gli organi di distribuzione, in base ai quali, gli spandiconcime presenti sul mercato si distinguono in: • spandiconcime con distribuzione per reazione centrifuga; • spandiconcime con distribuzione pneumatica. La tramoggia è realizzata in lamiera o, più raramente, in materiale plastico; ha la funzione di contenere il fertilizzante e di convogliarlo verso il sistema di regolazione ing. Maines Fernando pag. 131 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 6 Macchine per la concimazione della dose. Ha una capacità generalmente compresa fra 300 e 2500 dm³ nei modelli portati e fra 1500 e 12000 dm³ in quelli trainati. Negli spandiconcime di minori dimensioni sono generalmente montate tramogge di forma tronco-conica o troncopiramidale, in modo che il concime venga a contatto per gravità con il sistema di regolazione. Nei modelli di maggiori dimensioni, invece, le tramogge sono di forma prismatica e sono dotate di sistemi di convogliamento del concime verso il sistema di distribuzione, che possono essere costituiti da una coclea o da un trasportatore a nastro posto alla base della tramoggia stessa. Per ridurre i fenomeni di separazione che si manifestano soprattutto con l’impiego di concimi composti in miscela fisica, è opportuno che all’interno della tramoggia siano presenti agitatori meccanici. E’ presente inoltre una griglia metallica alla base della tramoggia, per evitare il contatto del sistema di distribuzione con corpi estranei o di agglomerati di concime e per una funzione di sicurezza nei confronti dell’operatore. Altro dispositivo opzionale è dato da un braccio per il sollevamento, in fase di carico, dei sacchi di concime. Il sistema di regolazione della dose permette di controllare il flusso del concime dalla tramoggia al sistema di distribuzione e opera secondo 3 diverse modalità: ¾ per gravità: i granuli passano attraverso una o più aperture con luce regolabile, poste sul fondo della tramoggia; l’entità del flusso, perciò, risulta legato alle dimensioni e alla forma delle aperture di scarico e alla fluidità del concime da distribuire; ¾ per estrazione forzata: un convogliatore (a nastro, a tapparella, ...) convoglia il concime attraverso delle aperture di uscita ad ampiezza regolabile che permettono di regolare la portata di distribuzione; ¾ volumetrici: cilindri o rulli (dotati sulla superficie periferica di piccole palette, scanalature o di tipo dentato) estraggono un volume prefissato di concime dalla tramoggia per ogni giro attorno al proprio asse. La regolazione della ing. Maines Fernando pag. 132 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 6 Macchine per la concimazione quantità di concime estratta è effettuata variando opportunamente il regime di rotazione dei rulli. Uno dei dosatori più diffusi nel caso di attrezzature di grandi dimensioni, è costituito da una ruota di aderenza, che insiste sul terreno o è connessa con uno degli pneumatici ed è collegata ad una trasmissione meccanica ad ingranaggi che può prevedere anche un piccolo cambio a 2 o 3 rapporti. L’uscita della trasmissione è messa in collegamento con un albero che mette in movimento un tappeto mobile, un’estremità del quale è inserita sul fondo della tramoggia dove è presente il concime; una volta avviata la macchina e messo in movimento il tappeto, questo provvede a trasportare il concime stesso in quantità note verso il sistema di distribuzione. I sistemi di regolazione per estrazione forzata e volumetrica, possono anche essere azionati per mezzo della presa di potenza del trattore o derivare il moto dalle ruote dello spandiconcime. In questo caso, la distribuzione è proporzionale al regime di rotazione del motore (DPM) mentre con il sistema della ruota la distribuzione risulta proporzionale all’avanzamento (DPA). Il sistema di distribuzione ha la funzione di far giungere il concime sul terreno. In funzione delle sue caratteristiche costruttive ed operative, il concime può raggiungere la superficie per gravità subito a valle del sistema di regolazione, per via meccanica o pneumatica all’interno di appositi convogliatori oppure percorrendo una traiettoria libera grazie all’energia che acquista venendo a contatto con il sistema di distribuzione stesso. A prescindere dalle soluzioni tecniche adottate, il sistema di distribuzione dovrebbe essere in grado di garantire una sufficiente uniformità sia in senso ortogonale ad essa (distribuzione trasversale), sia lungo la direzione di avanzamento (distribuzione longitudinale) la quale è influenzata dalle caratteristiche fisiche del concime (fluidità e massa volumica) e dal sistema di regolazione della dose. Nella maggior parte delle macchine, tuttavia, il diagramma di distribuzione assume una forma a triangolo o campana e la dose distribuita con ogni singola passata varia in senso trasversale alla direzione di lavoro. Per rendere costante su tutta la superficie la dose distribuita è quindi necessario avvicinare le passate per sovrapporre le “code”. Nei modelli più semplici, una volta regolata la portata di distribuzione, la costanza della distribuzione nel senso della direzione di avanzamento, e quindi della dose distribuita (t/ha), è mantenuta procedendo sempre alla medesima velocità. Nelle macchine di maggiore dimensione, invece, si hanno sistemi di regolazione che variano la portata di distribuzione in funzione della velocità di avanzamento. L’attuale frontiera tecnologica è costituita dalle macchine a tecnologia VRT in cui il computer di bordo è in grado di variare automaticamente le dosi di concime su porzioni di terreno differenti, grazie ad un sistema basato su tecnologia GPS per georeferenziale la posizione della macchina e su informazioni raccolte mediante tecniche di telerilevamento aereo o satellitare e raccolte in apposito database. ing. Maines Fernando pag. 133 Meccanizzazione in viticoltura 6.3.1 Cap. 6 Macchine per la concimazione Spandiconcime con distribuzione per reazione centrifuga Gli spandiconcime con distribuzione per reazione centrifuga dei fertilizzanti granulari5 sono i più diffusi in agricoltura e possono essere sia trainati che portati. In entrambi i casi gli organi operatori sono comandati dalla presa di potenza della trattrice. Essi sono costituiti da una tramoggia troncoconica o troncopiramidale in lamiera metallica (acciaio inox o acciaio galvanizzato) o in materiale plastico (con una capacità compresa tra 0,1 a 4 m3); sul fondo della tramoggia è situato l’apparato distributore dotato di movimento rotatorio (300 ÷ 700 giri/min) od oscillatorio trasversale (spandiconcime a tubo oscillante); in tal modo il concime viene distribuito per effetto dell’energia centrifuga di cui è caricato, raggiungendo una distanza proporzionale alla massa del singolo grano. Nei modelli più semplici, il distributore è costituito da uno piatto orizzontale dotato di moto rotatorio, in acciaio anti-usura e resistente agli agenti corrosivi; sopra il disco, radialmente, sono montate le palette distributrici secondo una disposizione che può essere variata in modo da imprimere maggiore o minore forza ai granuli con cui vengono in contatto. Il concime arriva alle palette cadendo direttamente dalla tramoggia o attraverso da un dispositivo dosatore regolato automaticamente (in alcuni casi, prima di arrivare alle palette, passa in una camera acceleratrice). Le palette possono avere profili diversi od obbligare il concime a compiere percorsi particolari prima di lasciare il disco. Queste macchine possono essere utilizzate anche in inverno per lo spargimento di sale e/o sabbia sulle strade. 5 ing. Maines Fernando pag. 134 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 6 Macchine per la concimazione Per poter operare con grandi larghezze di lavoro si adottano modelli con tramoggia a pianta rettangolare con capacità fino a 2500 kg di concime munita di dispositivo a vite senza fine per rimescolare il prodotto. I granuli di concime vengono forniti di energia mediante due dischi con palette radiali, posti all’estremità della tramoggia azionati da motori idraulici muniti di regolazione mediante sistemi elettronici. In altri modelli, invece, il distributore consta di un tubo di lancio orizzontale forato lungo la sua superficie (dai fori uscirà il concime) e all’estremità posteriore, dotato di moto oscillatorio (circa 350 oscillazioni al minuto); tale dispositivo simula la distribuzione manuale lanciando i granuli alternativamente a destra e a sinistra. Data la consistente usura a cui è sottoposto il tubo di lancio, è importante attuare una attenta manutenzione. L’ampiezza dell’oscillazione può essere limitata determinando la possibilità di erogare il concime in modo localizzato, caratteristica particolarmente apprezzata in viticoltura per la distribuzione di fertilizzanti lungo il filare. Il diagramma degli spandiconcime a disco semplice si caratterizza per l’asimmetria dovuta al senso di rotazione, che consiglia di effettuare la distribuzione per passate concentriche dalla periferia al centro dell’appezzamento, piuttosto che per strisciate contigue in direzioni opposte e parallele. La asimmetria viene invece corretta dagli spandiconcime a doppio disco che si caratterizzano per un diagramma di distribuzione tipicamente a "campana". Per gli spandiconcime a tubo oscillante il diagramma risulta più omogeneo (appiattimento centrale della campana). ing. Maines Fernando pag. 135 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 6 Macchine per la concimazione Queste macchine hanno una larghezza di lavoro che può giungere sino a 10 - 15 m. La velocità ottimale di avanzamento è compresa tra 6 e 12 km/h. In qualche caso è prevista l’applicazione di dispositivi di distribuzione localizzata per file, costituiti da una serie di tubi la cui distanza reciproca può essere regolata. 6.3.2 Spandiconcime con distribuzione per azione pneumatica Gli spandiconcime con distribuzione per azione pneumatica presentano il vantaggio di una distribuzione più uniforme e meglio regolabile anche con fertilizzanti polverulenti o microgranulari. Si tratta di una tramoggia di tipo portato (capacità sino a 1000 dm3) o trainato (capacità sino a 2500 dm3) posteriormente al trattore. A questo punto il prodotto cade entro una corrente d’aria ad alta velocità generata da un ventilatore centrifugo azionato dalla presa di potenza della trattrice. L’aria provvede a mantenere in sospensione e a trasportare il prodotto, per mezzo di tubazioni metalliche o in plastica, a una serie di ugelli distributori (dotati di apposite scanalature per ripartire il flusso in più filetti) disposti verticalmente e con il foro di uscita verso il basso. Tali ugelli sono applicati ad un telaio posto trasversalmente alla direzione di avanzamento, a distanze reciproche di 75 ÷ 85 cm e ad un’altezza dal suolo di circa 70 cm determinando un profilo di distribuzione di tipo trapezoidale che richiede una sovrapposizione molto limitata fra una passata e quella successiva. Le velocità ottimali di avanzamento si aggirano sugli 8 ÷ 10 km/h, mentre la larghezza di lavoro può giungere a 18 m (in questo caso la larghezza effettiva di lavoro coincide con la larghezza totale della barra). Questi modelli operano con buona regolarità di distribuzione anche su terreni declivi con pendenze sino al 25%. ing. Maines Fernando pag. 136 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare 7 Macchine per la gestione dell’interfilare Diverse sono le tecniche per gestire il terreno del vigneto con coltura in atto: lavorazione meccanica, inerbimento, diserbo chimico e pacciamatura con film plastico o con materiali di origine organica. La scelta dipende da moltissimi fattori fra cui spiccano la forma di allevamento, le caratteristiche pedologiche del terreno, le caratteristiche climatiche locali, l’andamento altimetrico, il vitigno ed il portainnesto, la disponibilità idrica, la disponibilità e la qualità della manodopera. Non necessariamente si utilizza la stessa strategia tecnica nell’interfilare e sul filare; anzi molto frequente si combinano diverse strategie: ¾ lavorazione meccanica sulla fila con inerbimento dell’interfila; ¾ diserbo chimico sulla fila con lavorazione meccanica dell’interfila; ¾ diserbo chimico sulla fila con inerbimento dell’interfila. 7.1 Macchine per la lavorazione del terreno Nel vigneto si possono effettuare fino a 6 ÷ 7 lavorazioni meccaniche in un anno di cui: ¾ lavorazione di rincalzatura (in postvendemmia nelle regioni più fredde) per proteggere il ceppo dal freddo e dalle gelate, utilizzando un aratro rincalzatore operante ad una profondità di 15 ÷ 20 cm; ¾ intervento autunnale con aratro ripuntatore nell’interfilare per favorire l’interramento di concimi fosfatici e potassici (soprattutto in terreni argillosi); ¾ intervento invernale di aratura o fresatura sotto il filare per evitare un eccessivo sviluppo delle erbe infestanti; ¾ intervento alla fine dell’inverno per l’interramento dell’eventuale sovescio; ¾ intervento primaverile di calzatura con fresatrice lungo il filare ad una profondità di 12 ÷ 15 cm; ¾ lavorazione con l’aratro ad una profondità di 10 ÷ 15 cm per eliminare le infestanti che contrastano il riscaldamento del terreno; ¾ lavorazioni estive con aratro ad una profondità di 5 ÷ 10 cm per eliminare il compattamento del suolo e la concorrenza idrica delle infestanti. Con tali lavorazioni meccaniche si intende, in primo luogo, mantenere sgombro il terreno dalle piante infestanti per evitare la sottrazione di acqua e di elementi nutritivi, in particolare nei terreni poveri e/o siccitosi. Inoltre si vuole facilitare l’infiltrazione delle acque piovane ed impedire l’evaporazione per risalita capillare, arieggiare lo strato agrario migliorando la vitalità delle piante, interrare i concimi organici e minerali, ing. Maines Fernando pag. 137 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare favorire l’azione disgregatrice degli agenti esterni e la nitrificazione (trasformazione dell’azoto organico in nitrico) e contrastare la formazione di una crosta dura e favorire l’approfondimento dell’apparato radicale delle viti. Diversi sono, però, anche gli svantaggi evidenziati dalle lavorazioni meccaniche: ¾ viene danneggiata la struttura del suolo e, particolarmente nel caso delle fresatrici, si crea la suola di lavorazione; ¾ risultano favoriti i fenomeni di erosione superficiale e di distruzione della struttura glomerulare per l’azione battente della pioggia; ¾ vengono danneggiate le radici superficiali (le più efficienti); ¾ aumentano i rischi di gelate poiché la maggiore evaporazione contribuisce ad abbassare la temperatura in vicinanza del suolo; ¾ si contrasta l’accumulo spontaneo di sostanza organica; ¾ risultano maggiori, rispetto alle altre tecniche, il fabbisogno di manodopera e di energia. Tutti questi aspetti hanno indotto i viticultori a ridurre il più possibile le lavorazioni meccaniche e favorito l’individuazione di tecniche di gestione alternative. Per eseguire le lavorazioni meccaniche si possono utilizzare diversi tipi di attrezzature in funzione del risultato atteso, della intensità di rottura (profondità di lavoro, necessità di rivoltamento, …), della pendenza, della presenza di cotico erboso, della frequenza di intervento, ecc. Si tratta in generale di attrezzature portate dalla trattrice e di dimensioni compatibili con il sesto di impianto (si opera con uno o due passaggi per ogni interfilare) e la forma di allevamento. Nel caso di macchine utilizzate per lavorare il terreno lungo la fila, le attrezzature sono munite di organo tastatore per lo spostamento meccanico o idraulico degli organi lavoranti in prossimità di viti e di pali di sostegno. Tutte le macchine, inoltre sono spesso munite di rulli posteriori (a gabbia, ad anelli, a spirale, a spuntoni, compressori, …) per compattare il terreno lavorato e ridurne la collosità o l’eccessiva sofficità. Le principali categorie di macchine utilizzate per le lavorazioni meccaniche (peraltro in parete già descritte nel capitolo relativo alle macchine per la preparazione del terreno all’impianto al quale si rimanda per una descrizione più dettagliata) sono le seguenti: ¾ aratri a dischi: si tratta di attrezzature con una struttura modulare che consente di impostare diverse larghezze di lavoro (1,20 ÷ 2,00 m). Il telaio portante, saldato e resistente alle torsioni, deve presentare anche un’altezza da terra sufficiente (50 ÷ 70 cm) per garantire un passaggio sicuro anche in presenza di una grande quantità di materiale organico. Generalmente sono presenti alcune serie di dischi in acciaio speciale di grandi dimensioni (diametro attorno ai 50 cm e con bordo liscio e/o dentellato), la prima collocata molto vicino al trattore in modo che la lunghezza totale della struttura, compresi i rulli a trascinamento, non supera i 2,0 m. Una struttura corta è una caratteristica essenziale per assicurare stabilità ed efficienza operativa. I dischi (circa 8 per ogni metro) sono attaccati al telaio con dei gusci di fissaggio muniti di quattro elementi in gomma di protezione. I dischi esterni possono essere regolati in altezza per impedire la formazione di terrapieni; ing. Maines Fernando pag. 138 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare ¾ aratro ripuntatore: 2 ÷ 4 aratri convenzionali, che effettuano la lavorazione del terreno dello strato più superficiale (20 ÷ 30 cm), precedono una serie di 3 ÷ 7 ancore che effettuano il dirompimento degli strati più profondi (30 ÷ 50 cm) in modo da favorire l’arieggiamento del terreno ed una più efficiente circolazione delle acque. Tale lavorazione a due strati necessita di un successivo passaggio con idoneo attrezzo per la rottura delle zolle (erpice rotante, fresatrice, …) ed il pareggiamento del terreno mediante rullo, in particolare per eliminare il solco lasciato dall’aratro. Questo aspetto rappresenta il principale limite all’utilizzo dell’aratro per la lavorazione del terreno nell’interfilare; ¾ aratro rotativo: è una macchina portata in grado di effettuare la completa lavorazione in un solo passaggio; opera ad una profondità di lavoro attorno ai 20 cm lasciando una zollosità di ridotte dimensioni con un grado di affinamento proporzionale alla velocità di rotazione e inversamente proporzionale alla velocità di avanzamento. Inoltre non lascia una suola di lavorazione; ¾ scarificatore: possono presentare 3, 5 o 7 denti facilmente registrabili e smontabili. All’aumentare del numero di denti, aumenta anche il fabbisogno di potenza erogata dalla trattrice (da 40 a 110 CV). I denti, che operano fino ad una profondità di 20 ÷ 40 cm, possono essere muniti di ali laterali per ing. Maines Fernando pag. 139 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare effettuare un diserbo meccanico e di un rullo posteriore (di tipo dentato) per frantumare le zolle più grosse e lasciare il terreno rifinito e pianeggiante; ¾ vangatrici leggere: sono macchine portate (generalmente posteriormente, più raramente anteriormente) dalla trattrice e che presentano 2, 3, 5 o 7 vanghe facilmente registrabili e smontabili. All’aumentare del numero di vanghe, aumenta anche il fabbisogno di potenza erogata dalla trattrice (da 40 a 110 CV): possono essere munite di ali laterali per effettuare un diserbo meccanico e di rullo posteriore (di tipo dentato) per frantumare le zolle più grosse e lasciare il terreno rifinito e pianeggiante. Le vangatrici leggere non consentono di raggiungere elevate profondità di lavoro (di 20 ÷ 30 cm) in quanto presentano vanghe che non incidono il terreno verticalmente ma secondo un angolo di 45°6. Queste macchine sono le piuttosto diffuse nella lavorazione dell’interfilare nel vigneto, in quanto con un solo passaggio riesce a lavorare e diserbare operando in modo agronomicamente corretto7, lasciando il terreno sempre pianeggiante, condizione essenziale per la riuscita delle successive 6 L’angolo di inclinazione con il quale opera la vanga dipende dalla strutturazione del cinematismo adottato sul parallelogramma articolato per fornire il movimento. 7 Infatti con le vangatrici si decompatta il suolo rispettando la struttura, si eliminano le erbe infestanti, si incorpora l’humus, si aumenta la resistenza alla siccità favorendo la penetrazione dell’acqua, si arieggia lo strato agrario migliorando la vitalità delle piante, si lascia il terreno sempre regolare facilitando le successive lavorazioni) eliminando l’uso dei diserbanti e riducendo il consumo di fertilizzanti. ing. Maines Fernando pag. 140 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare lavorazioni. Unico inconveniente è la necessità di ripetere l’operazione 3 ÷ 4 volte all’anno; in viticoltura sono frequentemente utilizzati modelli portati in posizione latero-posteriore, dotati di opportuni organi tastatori che consentono di operare anche sui filari fra una vite e l’altra, grazie allo spostamento lateralmente del corpo della macchina non appena un tastatore entra in contatto con le piante o con i pali di sostegno (zappatrice intraceppi). Il movimento può essere effettuato con un sistema ad azionamento meccanico a parallelogramma (indicato per vigneti o colture con alberi a chioma ridotta) o con pistone idraulico per lo spostamento laterale del timone di traino e regolazione elettronica; possono essere comandati anche manualmente dal trattorista, per mezzo di un distributore idraulico posto sulla postazione di guida. Lo spostamento (che può giungere fino a 40 cm) dura fino a quando il tastatore tocca la pianta, dopo di che una molla di contrasto riporta il tastatore a riposo; ¾ fresatrici: si tratta di attrezzi portati di norma posteriormente (più raramente anteriormente) in grado di lavorare anche in presenza di copertura vegetale molto sviluppata. Le testate fresanti, di lunghezza variabile da 50 a 90 cm, sono munite di sistema di ammortizzazione per attutire i colpi più violenti e di pistoni idraulici per la regolazione della angolazione del timone di traino. Il sistema di regolazione è completato dal sistema di traslazione o rotazione della testa fresante comandata da tastatore che consente a queste attrezzature di operare sulla fila in impianti con distanza fra i ceppi di almeno 50 cm. Da un punto di vista operativo si deve osservare che le fresatrici determinano la formazione di una suola di lavorazione e sminuzzano eccessivamente il terreno (aspetto particolarmente negativo in quanto favorisce il fenomeno dell’erosione nei terreni collinari. La profondità di lavoro (fino ad un massimo di 15 cm) è regolata mediante due slitte poste alla base del telaio per l’aggancio all’attacco a tre punti; ¾ coltivatori leggeri: sono caratterizzati da un elevato numero di ancore che possono essere rigide (chisel8) o elastiche, destinate a operare nei primi 10 ÷ 15 cm di suolo, ma che all’occorrenza possono raggiungere i 25 ÷ 30 cm di I coltivatori chisel presentano cinque, sette o nove ancore (munite di bullone di sicurezza o con sistema di sicurezza idraulico) ed un rullo posteriore frangiterra. 8 ing. Maines Fernando pag. 141 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare profondità. Per evitare “l’effetto rastrello” che comporta un rapido intasamento del coltivatore, la distanza tra un’ancora e l’altra all’interno dello stesso rango deve risultare superiore ai 70 ÷ 80 cm, possibile solo su attrezzi a 3 ranghi. Con questo attrezzo è possibile operare la sarchiatura (lavorazione ed eliminazione delle infestanti) dell’intero interfilare; sono infatti disponibili macchine con telaio a larghezza regolabile, così come il rullo posteriore utilizzato per regolare il terreno lavorato. Sono necessarie trattrici da 40 a 100 CV; ¾ erpici a denti rotanti (detti anche coltivatori): esistono versioni sia per intervenire nell’interfilare (fino a 2 m di larghezza) che per operare sulla fila (larghezza attorno ai 50 ÷ 70 cm); in entrambi i casi, si tratta di macchine piuttosto robuste in grado di lavorare anche in terreni medio-pesanti o con un alto tenore in scheletro e con erba molto sviluppata. Il regime di rotazione è di oltre 150 - 300 giri/min; a differenza delle fresatrici interfilare, i coltivatori interceppi non creano solchi o suole di lavorazione e dopo il loro passaggio il terreno risulta ben livellato. Ormai è generalizzata la presenza di un sistema idraulico per la regolazione dell’angolazione e della distanza della testata operatrice dall’asse della trattrice (fino a due metri). Il telaio presenta due ruote o due slitte (regolabili in altezza) per determinare la profondità di lavoro che non superai mai i 20 cm. Le versioni interceppi operano lungo la fila grazie alla presenza di un organo tastatore per il comando del sistema idraulico di traslazione (alimentato dai distributori dell’olio della trattrice o da un impianto idraulico autonomo comprendente un serbatoio dell’olio con uno scambiatore di calore che ha il compito di evitarne il surriscaldamento e permette ad esso di effettuare cicli di lavoro continui). Collegate all’attacco a tre punti, sono dotate di uno solo rotore o di due rotori indipendenti (possono ruotare nello stesso senso o in senso contrario) e possono lavorare con distanze tra i ceppi che non devono essere inferiori ai 50 cm. I denti possono ing. Maines Fernando pag. 142 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare assumere diverse forme: a lama, a sezione quadrata, a sezione triangolare o inclinati. Recentemente sono stati introdotti modelli innovativi a denti orizzontali. La macchina ha larghezze di lavoro che vanno dai 100 ai 200 cm. Sempre più frequentemente è presente un joystick per comandare la traslazione laterale all’interno del filare, la profondità di lavoro ed il senso di rotazione di ogni singolo rotore. ¾ erpici a denti elastici: in viticoltura sono utilizzati modelli portati con larghezze di lavoro fino a 2,5 – 3 m, operanti fino a profondità di lavoro di 20 25 cm (variata attraverso il sollevatore o ruote di profondità) muniti di rulli posteriori e con caratteristiche che si adattano meglio a terreni leggeri, o comunque di medio impasto. Tali modelli richiedono da 50 a 120 CV. I denti flessibili disposti su più ranghi, allestiti in modo diverso a seconda delle esigenze. Il telaio in lavoro si trova sempre a 250 - 350 mm da terra, mentre la velocità di avanzamento dell’ordine di 8-10 km/h. Il grado di affinamento e la qualità della lavorazione dipende dall’angolo di incidenza sul terreno, dal numero di organi lavoranti per metro di larghezza, dalla velocità d’avanzamento e dal tipo e dalla forma dell’organo lavorante. I denti posssono essere: • a semplice curvatura; ing. Maines Fernando pag. 143 Meccanizzazione in viticoltura • • • • Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare a doppia curvatura; ricurvo reversibile; elastico dritto; canadese. ¾ erpici a dischi: sono utilizzati per le operazioni d’affinamento del terreno e per la frantumazione e l’interramento della sostanza organica. Si utilizzano versioni leggere (40-50 kg/disco e 300 - 400kg/m) o medie con profondità di lavoro 10 - 25 cm (profondità maggiori sono raggiunte aumentando l’inclinazione dei dischi mentre l’incremento del grado interramento residui vegetali si ottiene aumentando la velocità d’avanzamento dell’erpice stesso). Si utilizzano soprattutto con telaio a X con bracci telescopici per regolare la lunghezza di ciascuna sezione, per una lunghezza totale di 120 ÷ 220 cm. I dischi presentano un diametro di 50 ÷ 65 cm con bordo continuo o lobato. Le versioni lobate o dentate penetrano meglio nel terreno e hanno azione più incisiva di taglio sui residui vegetali e vengono pertanto montate sugli assi anteriori. I dischi inoltre sono inclinati rispetto alla direzione di avanzamento (angolo di attacco), ma non rispetto alla normale alla superficie del terreno. In genere gli erpici a dischi richiedono trattrici da 35 a 60 CV alle quali sono accoppiate mediante attacco spostabile lateralmente (manualmente o idraulicamente). ing. Maines Fernando pag. 144 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare ¾ lama interceppi: consente di eliminare le erbe infestanti fra le piante mediante una lama montata, di solito, anteriormente alla trattrice (è possibile anche l’aggancio posteriore o ventrale) e munita di organo tastatore che comanda un sistema idraulico per la traslazione del gruppo lavorante sulla fila. La lama può essere affiancata da un organo scalzatore (lama, vomere o gruppo di dischi mossi da gruppo idraulico) e da alcuni dischi che ripristinano il livello del terreno. La velocità di avanzamento è di circa 8 ÷ 10 km/h. 7.2 Macchine per l’inerbimento e la relativa gestione L’inerbimento consiste nel mantenere, in maniera permanente o temporanea, una vegetazione erbacea spontanea o seminata (loietto, festuca, erba fienaiola, trifoglio, …) su una parte o su tutta la superficie coltivata a vigneto. Molti sono i fattori positivi connessi a questa pratica colturale: ¾ viene ridotto fortemente il fenomeno dell’erosione superficiale nel caso di terreni collinari; ¾ viene migliorata la struttura fisico-chimica del suolo e la sua portanza; si riduce inoltre il compattamento indotto dal passaggio delle macchine agricole; ¾ consente alle macchine di entrare in campo anche nei periodi piovosi; ¾ vengono ridotti i fenomeni di ristagno idrico nei terreni con eccessiva umidità; ¾ contribuisce a limitare, nei casi in cui ve ne è bisogno, la vigoria delle viti e favorisce allegazione e maturazione; ¾ consente un miglior sviluppo dell’apparato radicale negli strati superficiali; ¾ favorisce la traslocazione in profondità del fosforo e del potassio; ing. Maines Fernando pag. 145 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare ¾ diminuisce il potere clorosante per la minor presenza di calcare attivo (la cui percentuale aumenta con lo sminuzzamento del terreno indotto dalle lavorazioni meccaniche); ¾ migliora il tenore di sostanza organica del terreno indotta dallo sfalcio; ¾ determina minori perdite di acqua per evaporazione per l’azione pacciamante svolto dall’erba lasciata in campo dopo il taglio. Di contro l’inerbimento determina una perdita significativa di acqua nel periodo estivo mentre in primavera aumenta gli effetti delle gelate; inoltre può contribuire allo sviluppo di infezioni di peronospora o di botrytis. Pertanto è essenziale eseguire una attenta analisi delle caratteristiche climatiche, agronomiche e pedologiche per poter determinare l’opportunità di adottare la tecnica dell’inerbimento ed eventualmente con quali modalità. Infatti non sempre risulta corretto adottare un inerbimento permanente ed esteso a tutta la superficie del vigneto, mentre risulta più efficace un inerbimento parziale (solo nell’interfilare o a filari alterni) e/o temporaneo. In quest’ultimo caso l’inerbimento viene utilizzato nel periodi freddi e in quelli temperati, alternato, nei periodi caldi, con una lavorazione meccanica o con il diserbo chimico per contrastare la concorrenza idrica. 7.2.1 Le seminatrici Per l’inerbimento ci si può affidare alla flora spontanea. In caso contrario è necessario eseguire una semina delle essenze più adatte al clima ed al terreno, dopo averlo opportunamente preparato, elemento essenziale per assicurare al seme condizioni favorevoli alla germinazione ed alla levata. Le macchine utilizzate a tale scopo devono innanzi tutto garantire una corretta profondità di posa delle seme (che varia in funzione delle sementi utilizzate) così come diversa è la corretta densità di semina diversa. La seminatrice può anche effettuare il completamento della preparazione del letto di semina in modo da soddisfare le esigenze della semente riguardo alle sue richieste di acqua, ossigeno e temperatura. Queste le caratteristiche più significative: ¾ assenza in superficie di zolle con dimensioni superiori a 5 cm di diametro; ¾ letto senza zolle di dimensioni superiori a 1 cm di diametro; ¾ assenza di suola. L’utilizzo delle seminatrici in viticoltura è limitato all’inerbimento dell’interfilare mediante la messa a dimora dei semi più vari, in particolare di quelli delle foraggere. Per questa operazione si utilizzano, rispetto alle seminatrici tradizionalmente usate per la semina delle colture erbacee9, versioni più semplici, sia nella costituzione che nel funzionamento e di dimensioni più contenute, in quanto l’inerbimento del vigneto non richiede particolare Seminatrici a righe impiegate per la distribuzione in solchi paralleli dei semi per cereali autunnovernini o seminatrici di precisione utilizzate per la distribuzione di un seme alla volta a intervalli rigorosamente uniformi lungo file parallele. 9 ing. Maines Fernando pag. 146 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare precisione (sia in senso trasversale che longitudinale) nella deposizione ad esclusione di un certo controllo della dose distribuita. Le seminatrici per vigneto sono di tipo meccanico (a differenza di quelle a righe o di precisione che possono anche avere organi di distribuzione a funzionamento pneumatico) e, in base al tipo di accoppiamento, portate o semiportate. La tipologia più semplice (detta “a spaglio” perché opera in un modo che ricorda l’antico movimento che i seminatori facevano nel distribuire il seme) è di tipo portato e riprende la struttura ed il funzionamento delle attrezzature per la distribuzione dei fertilizzanti meccanici. Consiste in una tramoggia, generalmente a forma troncoconica per il contenimento della semente che presenta sul fondo una coclea con la funzione di mantenere in costante movimento il seme. Il distributore, azionato dalla presa di potenza, consiste in un organo rotante che getta in continuazione il seme a una distanza variabile fino ad un massimo di 3 metri; ne risulta una uniformità di distribuzione piuttosto approssimativa e generalizzata a tutta la superficie. Per ridurre il fenomeno della deriva (fenomeno significativo nel caso di sementi piccole e leggere soprattutto se in presenza di vento) è possibile operare mescolando i semi con sabbia o con ghiaino. Tale modo di operare richiede una successiva operazione di interramento; per questo la seminatrice può essere montata anteriormente alla trattrice in modo da collegare posteriormente un erpice o un rullo compressore per la ricopertura evitando, così di dover effettuare un ulteriore passaggio. Generalmente le seminatrici a spaglio operano con una velocità di avanzamento di 5 ÷ 10 km/h e distribuiscono 80 ÷ 110 kg/ha di seme. Di queste macchine a spaglio esistono anche versioni manuali portate a spalla (capacità fino a meno di 10 kg di seme) o su carrello con tramoggia che varia da 12 a 40 litri di capacità. ing. Maines Fernando pag. 147 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare Una tipologia più complessa prevede una struttura che riprende quella delle seminatrici a righe in versione portata o semiportata, costituita dai seguenti elementi: ¾ telaio portante: consiste semplicemente in un elemento trasversale (una o più travi metalliche profilate o elementi scatolati a sezione quadrato o rettangolare) sul quale sono montati i vari organi operatori (apparato di distribuzione, la trasmissione, il cambio di velocità ed altri accessori) e al quale sono collegati i dispositivi di accoppiamento al trattore (struttura per il collegamento all’attacco a tre punti); ¾ tramoggia: destinata a contenere il seme (la capacità varia da 80 ÷ 120 litri per metro di lunghezza della tramoggia nei modelli semiportati), è generalmente di forma troncoconica o prismatica a sezione trapezia. Superiormente è munita di coperchio e presenta nella parte inferire un agitatore (albero longitudinale) rotativo o oscillante munito di appendici di varia forma, avente la funzione di rimescolare continuamente il seme allo scopo di mantenere sempre attiva l’alimentazione dei distributori attraverso apposite luci di alimentazione ad apertura regolabile grazie a saracinesche di chiusura. All’interno della tramoggia possono essere presenti dei setti trasversali per evitare eccessivi movimenti trasversali della semente e per conferire maggior resistenza meccanica al sistema. La quantità di seme presente nella tramoggia può essere controllato mediante dispositivi a galleggiante con indicatori esterni oppure attraverso bande trasparenti sulle parete anteriore; ¾ apparato distributore: è costituito da idonei dispositivi (distributori), posti in corrispondenza di apposite aperture sul fondo della tramoggia, normalmente, di tipo meccanico a distribuzione forzata, ossia atti a dosare la quantità di seme da spargere e ad assicurare una buona uniformità di distribuzione. L’organo attivo dei distributori attualmente più utilizzati sono formati da cilindri scanalati, da rulli dentati oppure da cilindri alveolari. Nel primo caso è presente una serie di cilindri in bronzo (posti in corrispondenza di ciascuna ing. Maines Fernando pag. 148 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare apertura sulla tramoggia) che presentano scanalature a sezione circolare, diritte o elicoidali; ogni cilindro è contenuto in una scatola di distribuzione posta sotto la tramoggia e comunicante con essa attraverso un’apertura regolabile. Il fondo mobile delle scatole è incernierato ad un’estremità per evitare danneggiamenti ai semi. I cilindri possono essere traslati assialmente per variare la lunghezza utile di lavoro e pertanto la quantità di semi elaborati. I rulli alveolari, invece, presentano sulla superficie 3 o 4 serie di alveoli di varia forma e dimensioni diverse, per consentire la distribuzione di semi di varie dimensioni. In entrambi i casi i semi possono essere scaricati dal basso (distribuzione forzata) oppure, meno frequentemente, dall’alto (distribuzione libera) con la presenza di una lamina sfibratrice. Infine i distributori a rulli dentati presentano un numero fisso di file (2 o 3) di denti troncopiramidali posti su circonferenze parallele e sfasate fra loro e operano una distribuzione semiforzata o accompagnata. In tutti i casi si può variare la quantità di seme da distribuire modificando la grandezza delle scanalature o variando la velocità di rotazione del cilindro. La trasmissione del moto agli organi distributori è derivata dal movimento di un rullo o della PTO mediante un collegamento cinematico con catene a rulli e ruote dentate (di tipo conico). Per poter variare la velocità di rotazione (e di conseguenza la quantità di seme distribuito) si adottano cambi di velocità, che possono essere discontinui mediante ingranaggi (da 6 a 60 velocità) oppure continui, mediante sistemi a cinghia su pulegge a gola variabile o sistemi di tipo idraulico; ¾ organi per il ricoprimento dei semi e successiva compressione del terreno (rulli rincalzatori e pareggiatori): anteriormente ai distributori è presente un rullo con il compito di rompere le zolle (per maggiori dettagli vedere lo specifico paragrafo), interrare eventuali sassi e preparare il letto di semina mentre un secondo rullo (di tipo frangizolle o compressore), posto posteriormente, ricopre delicatamente il seme interrandolo ad una profondità di 1 ÷ 3 cm. Nel caso di terreni umidi i rulli possono essere muniti di appositi raschiatori. Il rullo copriseme può essere sostituito da pettini trasversali a ing. Maines Fernando pag. 149 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare denti flessibili o denti ricurvi. Talvolta si utilizzano rulli costipatori (compressori) a superficie liscia metallica o gommata; ¾ organi di regolazione, di controllo, di comando e di direzione: si tratta di dispositivi che consentono di variare la dose nonché la profondità di semina oppure che sono in grado di effettuare il controllo di eventuali anomalie o malfunzionamenti della seminatrice. Ad esempio è possibile installare (a richiesta) un contaettari, di tipo meccanico o elettronico, per il rilievo della superficie lavorata. Le seminatrici utilizzate in viticoltura presentano larghezze che variano da 0,50 m a 2,50 m e richiedono una forza di trazione tra i 2 ÷ 3 kW per metro di larghezza di lavoro, valori che comunque possono variare molto a seconda della massa della macchina, della natura del terreno, del numero di rulli ecc. La manutenzione ordinaria prevede le seguenti operazioni: ¾ pulizia della tramoggia ogni volta che si termina un lavoro; ¾ pulizia degli organi distributori per evitare la formazione di incrostazioni e di ruggine; ¾ ingrassaggio periodico degli organi in movimento, dei fuselli delle ruote e degli ingranaggi. Molto raramente (nella viticoltura di pianura con sesti di impianto molto larghi) si possono adottare seminatrici di tipo trainato collegate alla trattrice mediante occhione e timone, munito di tirante regolabile o di martinetto idraulico per assicurare la costante aderenza della seminatrice al suolo anche in caso di pendenze longitudinali. Il telaio appoggia su due ruote (utilizzate anche per alimentare gli ingranaggi del sistema di alimentazione del seme) ed è munito di attacchi inferiori per consentire oscillazioni trasversali per adattare seminatrice e trattrice all’andamento del terreno. Posteriormente alle ruote sono applicati due denti di coltivatore che provvedono a ripristinare le condizioni originali di sofficità del terreno. Il volume della tramoggia può arrivare fino a 200 ÷300 litri. Le seminatrici possono essere semplici (cioè in grado di svolgere la sola operazione di semina) oppure combinate con altre attrezzature come, ad esempio, uno spandiconcime per la contemporanea distribuzione localizzata di fertilizzanti, o con macchine per la lavorazione del terreno (solitamente erpici di tipo rotativo alimentato dalla p.d.p.) in grado di operare in una sola passata la preparazione del letto di semina, l’interramento del seme ed il suo ricoprimento. Attualmente il mercato propone anche macchine in grado di effettuare la semina, la risemina e l’arieggiamento del cotico erboso nei vigneti. Oltre ad una tramoggia per il seme con un dispositivo di distribuzione (la caduta del seme può essere regolata da una vite di precisione) e degli organi di interramento (serie di pettini e rullo costipatore ad anelli), è presente un rotore aeratore dotato di coltelli verticali fissati su flange distanti fra loro dai 5 ai 10 cm e azionato dalla presa di potenza della trattrice. Tali attrezzature hanno generalmente una larghezza di lavoro fino a 2 metri e richiedono fino a 25 kW di potenza per metro di larghezza. ing. Maines Fernando pag. 150 Meccanizzazione in viticoltura 7.2.2 Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare Le macchine per lo sfalcio La falciatrice viene utilizzata per mantenere il cotico erboso ad un livello tale da e permettere una esecuzione comoda e sicura delle operazioni in campo. Generalmente vengono effettuati 2 ÷ 4 sfalci a partire dalla tarda primavera fino all’intervento che precede le operazioni di vendemmia. A differenza di quanto avviene in foraggicoltura, in viticoltura non è molto importante che la falciatrice operi un taglio netto senza strappi e inquinamento con terra; al contrario, il ritardo nel ricaccio diventa un effetto positivo in quanto può contribuire a ridurre il numero di interventi e la vigoria dell’erba (e pertanto la competizione idrica). Attenzione andrà invece posta nell’evitare un eccessivo danneggiamento del cotico erboso. In viticoltura si utilizzano soprattutto attrezzature con organi di taglio rotativi (per questo vengono dette “rotanti”), portate dalla trattrice in posizione posteriore. Le soluzioni frontali presentano il vantaggio di una migliore visibilità degli organi di lavoro liberando la parte posteriore della trattrice per l’applicazione di altri macchinari; di contro si evidenzia lo svantaggio di un attacco più complicato della falciatrice alla trattrice. In tutti i casi si tratta di attrezzature montate su un telaio portante (che poggia sul terreno mediante ruote di piccolo diametro e/o un rullo metallico), con organi di lavoro azionati dalla PTO. Gli organi di taglio sono costituiti da 2 ÷ 4 dischi10 controrotanti, di diametro di 50 ÷ 80 cm, sui quali sono applicati 2 ÷ 3 coltelli (con bordi particolarmente induriti) ancorati mediante cerniera in modo da potersi ritirare in presenza di ostacoli (pietre, radici,…) e di riprendere successivamente la loro posizione e la funzione di taglio, riducendo al minimo il rischio di subire eccessivi danneggiamenti. I dischi (alimentati dalla trattrice mediante PTO rotante a 540 giri/min) ruotano attorno al proprio asse verticale con velocità molto elevate, comprese tra 1500 ÷ 3000 giri/min a cui corrisponde una velocità periferica di 60 ÷ 90 m/s. L’elevata velocità fornisce sufficiente energia cinetica per tagliare alla base l’erba11 e riduce il pericolo di Per le falciatrici utilizzate in viticoltura non si adottano organi di taglio a tamburo, tipici delle falciatrici per la fienagione, in quanto si deve contenere al massimo l’ingombro verticale della macchina dovendo questa operare in presenza di vegetazione piuttosto bassa in particolare in vicinanza del filare. 11 La combinazione del moto rotatorio delle stesse e del moto di avanzamento della macchina (supposto rettilineo uniforme) dà luogo ad una traiettoria dei lamini con forma di cicloide allungata. 10 ing. Maines Fernando pag. 151 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare ingolfamento essendo il telaio a ponte e la trasmissione del moto dall’alto; di contro aumenta la frequenza con cui si deve effettuare l’affilatura dei lamini che risulta da 3 a 6 volte superiore a quella propria dei modelli con barra falciante a moto alternativo. L’altezza di taglio viene determinata dal guidatore agendo sul sollevatore oppure direttamente sui rotori a mezzo di comandi a vite. La larghezza di lavoro può arrivare fino a 2 metri (versioni con 4 rotori) in base alla distanza fra i filari. Un altro punto di forza è dato dal fatto che le rotanti possono operare con una velocità di avanzamento di circa 10 ÷ 12 km/h a cui corrisponde una capacità operativa media di 1 ha/ora per metro di larghezza12, richiedendo mediamente una potenza media specifica di lavorazione, derivata dalla prese di potenza, dell’ordine di 6 ÷ 12 kW per metro di larghezza di lavoro, valori giustificati anche dal peso non trascurabile di queste attrezzature che si aggirano attorno ai 200 kg per metro di larghezza. Il movimento dei diversi rotori disposti affiancati l’uno all’altro, è mantenuto in sincronia da una trasmissione realizzata a mezzo di cinghie, catene o ingranaggi, in modo da evitare il contatto tra le lame dei diversi rotori che, durante il moto, percorrono traiettorie che si sovrappongono. Il telaio portante è di fondamentale importanza per ottenere un adattamento perfetto alle irregolarità del terreno grazie all’attacco a tre punti con giunti sferici in combinazione con il terzo punto telescopico che permette alla falciatrice di muoversi liberamente in più direzioni13. Il mercato propone, inoltre, modelli per vigneto composti da 2 o più rotori incernierati centralmente al carter in modo che ciascuno di Nel caso di falciatrici tradizionali con organi di taglio con movimento rettilineo alternato la velocità di avanzamento si aggira sui 4 ÷ 8 km/h, mentre la capacità operativa scende a 0,3 ÷ 0,5 ha/h per metro di larghezza. 13 Nel caso di telaio centrale possono essere presenti anche delle molle stabilizzatrici, che assicurano una pressione uniforme sul terreno per l’intera larghezza della barra falciante. 12 ing. Maines Fernando pag. 152 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare essi è in grado di oscillare indipendentemente dagli altri verso l’alto o verso il basso (di circa 10 cm), in modo da rimanere costantemente parallelo al terreno. La trasmissione del moto è assicurata da un albero cardanico, da un rinvio angolare e da un insieme di ingranaggi in bagno d’olio per ridurre la rumorosità. Sono inoltre presenti dispositivi meccanici (gruppo elastico con molle a tazza, frizione di sovraccarico a dischi, …) o idraulici per la protezione contro ostacoli o sovraccarichi, a cui si può aggiungere un sistema di sganciamento automatico della barra in caso di urti violenti contro ostacoli, in modo da limitare fortemente i danni più gravi. L’alta velocità di rotazione dei dischi e la ridotta altezza del carter garantiscono un intenso sminuzzamento dell’erba. Questa può essere lasciata nell’interfilare in uno stato omogeneo (anche grazie alla presenza di un piccolo rullo metallico posto in corrispondenza del bordo posteriore del carter) oppure può venir scaricata lateralmente lungo il sottofila (grazie alla forte corrente d’aria provocata dal veloce movimento dei rotori), per costituire uno strato pacciamante, mediante l’adozione di un carter con due uscite a sportello con flange in gomma, ricavate sui margini esterni, mantenute più o meno aperte da una molla. Sulle falciatrici possono, infine, essere presenti sistemi idraulici con il compito di traslare il macchinario in maniera da predisporlo per il funzionamento, oppure per alimentare la rotazione di uno o due rotori (qualora si attuasse il taglio dell’erba sotto il filare), posizionati lateralmente alla barra falciante e dotati di sistema automatico per la traslazione comandata da apposito tastatore. I rotori laterali a posizionamento e spostamento idraulico, inoltre, consentono alla macchina di variare la propria larghezza di lavoro per adattarsi a diversi sesti di ing. Maines Fernando pag. 153 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare impianto. Per evitare i rischi connessi al lancio di terra, di legno, di sassi, nonché di frammenti di lama per urto degli elementi taglienti con il suolo, i rotori sono contenuti in un carter rigido che isola l’area di taglio dall’esterno mediante protezioni fisse di costruzione robusta in grado di trattenere e far cadere a terra il materiale proiettato. Anteriormente il carter (per consentire l’entrata dell’erba ed una alimentazione corretta dei rotori) presenta una serie di catene verticali o di lamine in materiale plastico, che svolgono anche un compito protettivo sia nei confronti dei pneumatici della trattrice che dell’operatore. Oltre a questi dispositivi di sicurezza le attrezzature per il taglio dell’erba (così come molte altre attrezzature agricole che ricevono potenza dalla trattrice mediante PTO e distributori idraulici) devono soddisfare alle seguenti norme di sicurezza: ¾ il giunto cardanico per il collegamento con la PTO dalla trattrice, così come gli altri organi di trasmissione (pulegge, cinghie, catene), deve essere completamente protetto da guaine in materiale plastico (conformi ai requisiti previsti dalla legge) in grado di coprire le parti salienti del giunto, compresi gli snodi esterni sia all’albero della presa di forza che eroga potenza, che a quello della macchina che la riceve; tale protezione deve essere assicurata al corpo della macchina con una catenella. La protezione della presa di forza della macchina si deve integrare e sovrapporre con la copertura dei giunti per almeno 50 mm; ¾ gli innesti rapidi e le prese olio della trattrice devono essere dotate di un codice di riconoscimento per evitare errori di connessione, mentre i tubi idraulici flessibili, dimensionati per resistere a pressioni di esercizio maggiori di quelli di servizio, devono essere ricoperti da guaine di protezione che in caso di rottura evitano la proiezione di liquidi in pressione; ¾ sulla macchina deve essere presente un supporto per il giunto cardanico quando viene scollegato dalla trattrice ed un dispositivo per riporre i tubi una volta staccati dalla trattrice; ¾ le parti mobili della macchina devono essere segnalate da appositi pittogrammi (rischio di schiacciamento) e protette se si trovano in prossimità del raggio d’azione dell’operatore; ¾ i comandi manuali devono rispettare le norme di sicurezza per quanto riguarda la loro collocazione, le forze di azionamento e i segni grafici; ing. Maines Fernando pag. 154 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare la macchina deve essere dotata di opportuni dispositivi di supporto per evitare, durante la fase di attacco, il ribaltamento o lo spostamento accidentale; deve inoltre avere dei piedi di supporto per garantire la sua stabilità quando è scollegata dalla trattrice. Nel caso di gestione differenziata dell’interfilare e del sottofilare, si possono adottare macchine composte che associano ad una falciatrice ad elementi rotanti, idonei dispositivi per la distribuzione di diserbante, che operano su due file in contemporanea o su singola fila a seconda che la larghezza della macchina consenti o meno di trattare con un solo passaggio l’intero interfilare. Per maggiori dettagli sui dispositivi di irrorazione, si rimanda allo specifico paragrafo dedicato alle irroratrici per il diserbo. Per il taglio dell’erba nell’interfilare del vigneto, in alternativa alla rotante, viene spesso utilizzata una trinciasermenti (o trinciaerba), macchina specifica per la frantumazione in campo dei residui legnosi della potatura invernale. Le modalità di utilizzo sono identiche a quelle delle barre falcianti, con la sola differenza di ottenere una azione di taglio e di triturazione dell’erba più incisiva, con conseguente accelerazione dei processi di trasformazione della sostanza organica. Anche per queste attrezzature si rimanda allo specifico paragrafo per una descrizione più dettagliata. Un alternativa alle falciatrici rotative nel caso di piccole aziende o di vigneti in pendenza dove diventa difficile intervenire con la trattrice è rappresentata dalle falciatrici a barra con organo di taglio con moto rettilineo alternato, di tipo semovente cioè muniti di un motore autonomo (motofalciatrici). Si tratta di falciatrici composta essenzialmente da: ¾ telaio portante che poggia generalmente su due ruote (possono essere anche tre o quattro), con il compito di portare il motore, la trasmissione, gli organi di guida, di regolazione e di trasmissione del moto agli organi di lavoro. E’ inoltre realizzato in maniera da compensare al suo interno le sollecitazioni dinamiche prodotte dal movimento oscillante degli organi di taglio e delle vibrazioni del motore (generalmente a benzina a due tempi che fornisce il moto sia per l’avanzamento che quello per il funzionamento della barra) e per rimanere stabili anche se parcheggiate con pendenze fino all’8,5% in qualunque direzione; ¾ ing. Maines Fernando pag. 155 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare apparato falciante costituito da una barra14 che può assumere una delle seguenti configurazioni: • a lama oscillante con controlama fissa; • a lama oscillante con controlama oscillante; • a doppia lama oscillante. ¾ organi di trasmissione: il sistema di azionamento della lama può avere il punto di innesto laterale o centrale; ¾ organi di regolazione; ¾ organi di manovra. Nei modelli a lama oscillante e controlama fissa l’apparato di taglio è costituito da una parte fissa (portalama con denti paralama) e una mobile (lama o sega falciante) che costituisce l’elemento di taglio formata da un’asta d’acciaio sulla quale sono fissate le sezioni di lama di forma trapezoidale (la larghezza della loro base è pari a 76,2 ± 0,1 mm) con due spigoli di taglio in corrispondenza dei lati inclinati. La lama falciante si muove con moto alternativo (velocità pari a 2,4 ÷ 2,6 m/s) all’interno di una barra portalama caratterizzata da denti paralama (con il compito di suddivere gli steli in tanti piccoli fasci) disposti a distanze diverse a seconda che questa risulti normale (76 mm), semifitta (52 mm) o fitta (36 mm). ¾ Gli steli del foraggio vengono compressi inizialmente contro i denti stessi dai lembi taglienti delle sezioni di lama che iniziano la vera e propria azione di taglio quando gli steli stessi sono compressi fra i lembi medesimi e la controlama, in modo tale da non poter più sfuggire all’azione di recisione. Le aree entro le quali avviene effettivamente l’azione di taglio coprono solo una parte (circa il 50 %) dell’area complessiva coperta dalla barra falciante. Ciò costituisce il principale limite di funzionamento di queste Queste falciatrici devono avere in dotazione un coprilama in plastica da utilizzare come protezione durante il trasporto o la rimessa della macchina. 14 ing. Maines Fernando pag. 156 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare macchine dato che per evitare ingolfamenti (evento che obbliga a fermare la falciatrice e successivamente a togliere l’erba in eccesso) occorre che la velocità di avanzamento si mantenga compresa fra 4 e 7 km/h. Tale limite è in parte recuperato con l’adozione di barre a doppio elemento oscillante (taglio per effetto forbice) nelle quali una lama scorre, con movimento rettilineo alternativo, entro una controlama a denti, pure oscillante ma con moto opposto a quello della lama stessa. E’ così possibile ridurre la velocità di ciascun elemento falciante, eliminare i denti paralama, aumentare l’area effettiva di taglio (fino al 70 ÷ 75%)15, ridurre gli ingolfamenti, diminuire significativamente le vibrazioni per compensazione dei moti alterni, consentire una maggiore leggerezza costruttiva e maggiori velocità di avanzamento in lavoro. Nelle falciatrici con lama oscillante doppia, invece, è assente la barra portalama e l’azione di taglio è assicurata da due identiche lame, azionate da un comando posto al centro di esse che si muovono alternativamente in maniera contrapposta a contatto l’una con l’altra. Ne risulta un sistema più leggero, con un funzionamento con ridotte vibrazioni e che consente una maggiore velocità di avanzamento (5 ÷ 8 km/h). Il movimento alternativo delle lama, ed eventualmente della controlama, viene indotto da un sistema meccanico (biella-manovella, snodi sferici e testa oscillante, doppio elemento oscillante, …) o, in taluni casi, da un sistema azionato idraulicamente. La larghezza di lavoro delle falciatrici alternative arrivano fino a circa 2 m e la potenza assorbita risulta compresa tra 1,5 e 2,5 kW per m di larghezza in funzione della natura e dello stato superficiale terreno, delle caratteristiche del manto erboso, della velocità di avanzamento e della capacità operativa16. 7.3 Le irroratrice da diserbo Diserbare17 significa liberare (in modo selettivo o totale) un terreno dalle erbe infestanti, mediante un preparato chimico. Le piante infestanti, oltre a pregiudicare l’aspetto estetico della coltura, hanno anche altri effetti, quali la diminuzione della luce, la sottrazione di sostanze nutritive e, ancor più grave, l’assorbimento dell’acqua nei periodi estivi, con conseguenti danni crescenti proporzionalmente con il grado di rusticità delle infestanti. Nelle falciatrici rotative questo parametro è del 100%. Per falciatrici a lama oscillante e controlama fissa la capacità operativa è nell’ordine di 3000 ÷ 4000 m2/h per m di larghezza di lavoro, mentre per i modelli a doppio elemento oscillante è compresa fra 5000 e 7000 m2/h per m di larghezza. 17 Attualmente si preferisce parlare di inerbimento controllato o, più precisamente di lotta guidata alle infestanti o di controllo integrato delle infestanti. 15 16 ing. Maines Fernando pag. 157 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare Diventa pertanto fondamentale intervenire nel periodo in cui sono massime le esigenze idriche della vite (in corrispondenza della fase di ingrossamento dell’acino e comunque in primavera-estate) mentre è sufficiente intervenire per limitare lo sviluppo delle infestanti nei periodi dell’anno in cui la concorrenza idrica è accettabile. Si possono utilizzare erbicidi residuali associati a disseccanti o a prodotti sistemici, ripetendo il trattamento due volte all’anno specialmente nei mesi primaverili (possibilmente nel periodo seguente le piogge). Il diserbo chimico consente infatti la semplificazione dei programmi di intervento, adattabili nella maggior parte dei casi anche dove si opera nel rispetto dei “Disciplinari di produzione integrata”18. In viticoltura, la strategia ottimale è rappresentata dall’integrazione di interventi di tipo chimico lungo le file e di tipo meccanico nell’interfilare. In questo modo si riesce a garantire nel tempo un risultato sicuro ed efficace, che entrambi i sistemi, presi singolarmente, non sono in grado di garantire. Con il diserbo sulla fila, infatti, si riesce a ridurre i tempi di lavoro annuali di 20 ÷ 40 ore/ettaro (si eliminano gli interventi di calzatura e di rincalzatura) e si riesce a contenere la potenza delle trattrici e la consistenza del parco macchine. Di contro è possibile indurre accumuli di erbicidi nel suolo con il rischio di emissioni nocive per la vite; non manca, inoltre, la possibilità di favorire lo sviluppo di soggetti più difficili da distruggere. Tali problemi possono essere evitati o comunque tenuti sotto controllo solo con una buona conoscenza della flora avventizia, delle caratteristiche podologiche aziendali e delle modalità d’azione dei diserbanti19. Questi devono essere efficaci senza essere tossici per la vite, né manifestare pericolo nel tempo per accumulo nel suolo o per progressiva migrazione a livello di apparato radicale. In viticoltura per l’esecuzione del diserbo si utilizzano generalmente le irroratrici a barra che operano suddividendo in gocce la soluzione acquosa di specifici prodotti Anche nei vivai il diserbo chimico ha acquistato negli ultimi anni un’importanza sempre maggiore in quanto consente di ridurre l’impiego della manodopera nel controllo delle infestanti con risultati pari o superiori alle lavorazioni del terreno. 19 I prodotti per il diserbo si possono classificare in base alle modalità d’azione: per assorbimento radicale, per contatto, per assorbimento fogliare e penetrazione nella pianta (sistemici). Si possono dividere anche in base al fatto che agiscono in pre-emergenza o post-emergenza (post-levata). 18 ing. Maines Fernando pag. 158 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare mediante un meccanismo di polverizzazione meccanica con getto proiettato. Il liquido viene messo in pressione da un apposita pompa (di solito a membrana) e spinto entro gli ugelli che hanno la funzione di polverizzarlo nel passaggio attraverso piccoli fori. Le goccioline formate vengono così caricate di energia cinetica per poter giungere a bersaglio. L’efficacia del trattamento dipende dalla dimensione delle gocce e dal grado di copertura. Per quanto riguarda il primo parametro, abitualmente espresso in micron, si ricorda che la tensione superficiale della soluzione, che determina la sfericità alla goccia stessa, viene contrastata mediante l’uso dei cosiddetti tensioattivi (saponi) che tendono ad appiattire la goccia ovvero a “spalmarla” su una superficie piana. Più piccole sono le gocce, meno risentono dell’effetto della tensione superficiale (si riduce pertanto il fabbisogno di tensioattivi), e maggiore sarà la superficie occupata rispetto ad un’unica goccia di pari volume. E’ possibile in tal modo ridurre anche la quantità di miscela distribuita per ettaro in modo da evitare le elevate perdite per scorrimento tipiche dei trattamenti con alti volumi, che si caratterizzano per le grandi dimensioni delle gocce20. Questa scelta consente di utilizzare macchine meno ingombranti, più manovrabili, di minor peso e quindi con minor calpestio del terreno. Una polverizzazione più fine e uniforme21 ha anche effetti positivi sull’efficacia del trattamento. Valori ottimali per i diametri delle gocce nei trattamenti per il diserbo sono Le gocce di grandi dimensioni coprono una minore superficie (a causa del basso numero di impatti per cm²) e provocano anche il fenomeno del gocciolamento a terra (gocce con diametri superiori a 500 micron non vengono trattenute sulle foglie). 21 Una sufficiente omogeneità dimensionale assicura la regolarità di distribuzione del principio attivo sulla vegetazione. 20 ing. Maines Fernando pag. 159 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare quelli nell’intervallo da 200 a 400 micron; valori inferiori, attorno agli 80 ÷ 100 micron determinano un rischio eccessivo di deriva22. Le irroratrici a barra sono macchinari solitamente portate (sono le versioni più impiegate) con serbatoi da 300 ÷ 600 litri o, più raramente trainate (modelli con serbatoi da 1500 ÷ 3000 litri). Per piccole superfici da trattare sono ancora molto usate le irroratrici a spalla da 15 l, munite di serbatoio in polietilene, agitatore idraulico, tubo flessibile, lancia con polverizzatore regolabile e pompante (in grado di produrre una pressione di 6 bar), oppure sistemate su carriole o semoventi ad azionamento manuale o motorizzato. In tutti i casi le macchine irroratrici sono fondamentalmente costituite dai seguenti elementi: ¾ un telaio che può essere in ferro o in acciaio trattato e zincato; in molti casi è munito di pistone idraulico per consentire spostamenti laterali rispetto alla trattrice, in modo da adeguare la posizione degli organi di distribuzione alle irregolarità del sesto di impianto; ¾ un serbatoio in vetroresina o plastica per contenere il prodotto da distribuire. Superiormente è presente un coperchio per il riempimento, munito di filtro per mescolare i prodotti polverosi o comunque per fermare eventuali corpi estranei che potrebbero danneggiare il gruppo pompante. All’interno della botte, nella parte più bassa, si trovano dei fori posti a diverse altezze per permettere alla pompa di prelevare la soluzione. Infine è presente un agitatore idraulico per tenere rimescolata la soluzione; ¾ un circuito di trasporto del liquido avente il compito di prelevare il liquido del serbatoio e di caricarlo dell’energia cinetica per l’irrorazione; ¾ una pompa azionata elettricamente o mediante la presa di forza: ha il compito di prelevare la soluzione acquosa dal serbatoio e di caricarla di energia cinetica. Si utilizzano diversi tipi di pompa: 22 Si hanno anche altri tipi di perdita: per sovrapposizione (può risultare particolarmente dannosa per la coltura), per gocciolamento a terra e per evaporazione. ing. Maines Fernando pag. 160 Meccanizzazione in viticoltura • • • • 1. 2. 3. 4. 5. 6. ¾ Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare o una pompa a membrana operante a bassa pressione,; pompa a membrana (le più utilizzate): si caratterizzano per le buone portate e l’elevata inerzia chimica ed operano con basse pressioni (1,0 ÷ 2,0 atm per gli ugelli a specchio e 20 ÷ 3,0 atm per gli ugelli a ventaglio) e con bassi volumi di acqua; pompe a lobi; a pistoni. Stantuffo; menbrana; aspirazione; mandata; compensatore pneumatico; valvole. una barra porta ugelli, per la distribuzione del prodotto in modo localizzato costituita da un telaio metallico con funzioni di sostegno delle tubazioni di ing. Maines Fernando pag. 161 Meccanizzazione in viticoltura ¾ Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare alimentazione della soluzione. Il corretto posizionamento sulla barra degli ugelli dipende dalla tipologia degli stessi, dalle modalità operative e dalla distanza da terra; organi di distribuzione: si tratta di particolari ugelli in grado di provvedere alla polverizzazione meccanica della miscela per produrre una popolazione di gocce con energia sufficiente per giungere a bersaglio nella quantità e con le modalità corrette. La polverizzazione non deve essere eccessiva in quanto gocce troppo piccole possono indurre fenomeni di deriva sulle viti e sulle colture adiacenti. Per ridurre tale problema si possono adottare barre con un posizionamento il più basso possibile o appositi schermi di protezione. Il mercato propone inoltre diverse varianti in particolare per conferire agli ugelli proprietà antideriva, in grado di utilizzare basse quantità di acqua (200 ÷ 300 litri per ettaro) e di avere una omogenea distribuzione. Gli ugelli, da scegliersi in funzione dalle caratteristiche di funzionamento e modalità di utilizzo (della pressione di esercizio, del volume per ettaro, …) possono essere: • a ventaglio, con foro di uscita a fessura: si utilizzano a bassa pressione, e producono gocce di medie dimensioni23; per questo sono meno soggetti alla deriva dovuta al vento e producono una distribuzione uniforme in senso trasversale. Vanno utilizzati con una inclinazione di 4 ÷ 8 gradi rispetto al piano verticale della barra; per questi ugelli si adotta una distanza reciproca sulla barra che cambia in funzione dell’altezza da terra e dall’angolo di apertura del getto, secondo quanto riassunto nella seguente tabella: Distanza ugelli a ventaglio (cm.) Angolo di apertura getto di 110° Angolo di apertura getto di 80° Generalmente i produttori utilizzano per gli ugelli colori diversi in base alla dimensione delle gocce ottenute a parità di pressione: quello di colore bianco fornisce gocce estremamente grosse, mentre quello rosso produce gocce molto fini. 23 ing. Maines Fernando pag. 162 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare 40 45 50 • 28 ÷ 33 32 ÷ 37 35 ÷ 40 48 ÷ 53 54 ÷ 59 65 a specchio o a getto deviato, con deflettori: la miscela liquida fuoriesce da un foro di piccole per essere proiettata contro una superficie (deflettore) allo scopo di completare la frantumazione e far assumere al getto una configurazione “a lama”; anche in questo caso i migliori risultati si ottengono direzionando il getto non perpendicolarmente al terreno ma con una leggera inclinazione. Nella seguente tabella sono definiti i principali parametri di funzionamento degli ugelli in funzione del tipo di intervento. Tipo di trattamento Erbicidi (dissecanti, pre-semina, pre-emergenza) Erbicidi post-emergenza Tipo di ugello ventaglio o specchio Pressione Volume (l/ha) 1,5 ÷ 2,0 200 ÷ 300 ventaglio o specchio 3,0 150 ÷ 200 I volumi erogati dagli ugelli sono funzione della pressione. I valori, indicati dai produttori sono determinati sperimentalmente e sono destinati a modificarsi nel tempo a causa dell’usura, delle incrostazioni che si formano e delle operazioni di manutenzione. Ne deriva un peggioramento della funzionalità, a causa della variazione della dimensione dell’orifizio dell’ugello, già per una variazione del 10 % rispetto a quanto indicato dal costruttore per una determinata pressione. La capacità di mantenere nel tempo le dimensioni del foro varia in dipendenza del materiale di fabbricazione (vedi tabella sottostante), delle sostanze chimiche impiegate, delle variazioni di pressione, della qualità dell’acqua, dei metodi di manutenzione. Materiale Natura del materiale polietilene ing. Maines Fernando Resistenza all’abrasione pessima Resistenza alla corrosione variabile pag. 163 Meccanizzazione in viticoltura materie plastiche metalli24 ceramiche Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare copolimeri ottone acciaio inossidabile steatite allumina carburo di tungsteno media cattiva buona Media eccellente eccellente buona cattiva buona buona eccellente buona Di recente introduzione, gli ugelli ad induzione d’aria, producono gocce grosse piene di aria meno soggette a deriva, ma con alta capacità di bagnare e di aderire alla vegetazione; sono ugelli pertanto che si caratterizzano per una migliore copertura, una ottimale penetrazione, la diminuzione dei volumi utilizzati, il calo delle perdite per gocciolamento, e la maggiore visibilità del trattamento; Si possono adottare anche sistemi di distribuzione che non prevedono la presenza di ugelli. Nel caso di diserbo in post-emergenza si possono adottare macchine con barre provviste di spugne, nastri o corde imbevute di prodotto, in grado di limitare fortemente la caduta al suolo del prodotto ed il conseguente inquinamento dell’ambiente. Un’altra soluzione è data dalle barre a gocciolamento che distribuiscono la miscela attraverso fori posti ad intervalli di 20 ÷ 25 mm, con pressione di 0,5 ÷ 1 bar. 24 Sono da evitare i vecchi ugelli in ottone, per la facilità di usura e di incrostazione. ing. Maines Fernando pag. 164 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare ¾ un serbatoio supplementare per il lavaggio e la pulizia della macchina, di fondamentale importanza visto che i diversi organi che compongono l’irroratrice sono sottoposti a corrosione (trattengono residui dei prodotti utilizzati) che ne compromettono la durata e il funzionamento; ¾ un serbatoio per l’acqua pulita da utilizzarsi per le necessità dell’operatore: si tratta di un serbatoio contenente acqua pulita con rubinetto inferiore per i lavaggi personali25 e per l’eventuale decontaminazione dei mezzi di protezione, degli ugelli ed altro; ¾ un dispositivo per il risciacquo automatico dei contenitori vuoti; ¾ diversi dispositivi per il controllo e la regolazione: • manometro: è uno strumento indispensabile per regolare la corretta pressione all’ugello, e per ottenere la migliore qualità dello spruzzo. Deve essere robusto, preciso, durevole e di grande diametro (minimo 63 mm) da posizionarsi in modo visibile per una comoda lettura, con una scala di intervalli adeguati alla pressione di impiego (per irroratrici che operano a basse pressioni, da 1 a 4 bar, la scala di lettura Questo contenitore può essere facilmente installato sulle macchine che ancora oggi ne sono sprovviste. 25 ing. Maines Fernando pag. 165 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare deve adottare intervalli di 0,5 bar); deve inoltre essere del tipo a bagno di glicerina in quanto tale sostanza riduce l’effetto delle vibrazioni favorendo la leggibilità; • • • • ing. Maines Fernando l’ammortizzatore a membrana: ha la funzione di compensare le variazioni di pressione che causerebbero un getto pulsante agli ugelli; le vasche di premiscelazione ed i sistemi di agitazione: sono necessari per preparare la miscela ma soprattutto per mantenere il prodotto fitosanitario in sospensione. Sono pertanto essenziali per assicurare l’efficacia del trattamento soprattutto nell’impiego di bassi volumi e di sospensioni grossolane (per una descrizione più puntuale di tali dispositivi, così come per gli altri elementi costitutivi delle irroratrici, si rimanda al capitolo dedicato alle macchine per i trattamenti); filtri: posizionati prima della pompa e/o prima della barra, devono avere maglie di dimensioni appropriate, essere facilmente smontabile e possibilmente autopulente; sistemi elettronici di controllo: lo sviluppo dell’agricoltura di precisione ha consentito la messa a punto di centraline elettroniche in grado di migliorare le prestazioni delle irroratrici attraverso il controllo dell’uniformità di distribuzione della miscela (sistemi di erogazione proporzionale alla velocità di avanzamento), la georeferenziazione della macchina mediante tecnologia GPS e l’utilizzo di informazioni relative allo stato della coltura mediante l’utilizzo di informazioni satellitari. Per pag. 166 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare maggiori informazioni a riguardo si rimanda al capitolo relativo alle macchine per i trattamenti. Nel caso di diserbo localizzato solo lungo le file, vengono utilizzate piccole barre operanti su una singola fila oppure su entrambi i lati dell’interfilare (per sesti di impianto larghi da 2,40 m a 3,50 m). Generalmente tali barre sono munite di protezione a campana per ridurre i problemi di deriva e il rischio di trattare anche le viti, ma contemporaneamente riducono fortemente la visibilità del getto. I getti generalmente hanno un raggio d’azione di circa un metro con la possibilità di regolare la posizione rispetto al filare (distanza e altezza da terra) e l’inclinazione rispetto la verticale. La barra portaugello è costituita da un telaio metallico che sostiene le tubazioni di alimentazione; è munita spesso di due martinetti che ne regolano la posizione sul terreno e di un sistema per proteggerla dagli urti, costituito da uno snodo a molla o da un dispoditivo idraulico comandato da un organo tastatore. Esistono vari tipi di barre: ¾ barra interfilare double: montata davanti alla trattrice, è dotata di movimenti telescopici che ne regolano la larghezza; presenta due campane girevoli con bande verticali sovrapposte. ¾ barra interfilare classica: dotata di due getti, uno dei quali è regolabile. Il raggio di diserbo è pari ad un metro. ¾ barra interfilare doppia: è formata da due ugelli e da uno snodo a molla per contrastare gli urti; inoltre è possibile regolare la larghezza e l’altezza. ¾ barra interfilare a ruota: utile durante gli stadi giovanili delle piante in quanto la ruota ne evita il danneggiamento; sono disponibili anche con pistone idraulico per l’innalzamento verticale. ¾ barra double idraulica: dotata di protezione a campana e di molle di appoggio; la larghezza di lavoro varia da 2.40 a 3.50 m. ing. Maines Fernando pag. 167 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare Le barre per diserbo possono essere abbinate ad una macchine operatrice (attrezzo per la lavorazione del terreno o una falciatrice rotante) che opera nell’interfilare mentre si esegue il diserbo nel sottofila. La pompa, che serve per prelevare il prodotto dalla botte per poi immetterlo nella barra, è attivata da corrente elettrica mentre la P.T.O. garantisce il movimento degli organi di sfalcio mediante un sistema di ingranaggi e pulegge. I principi attivi adottati peri il diserbo rappresentano un rischio per la salute dell’operatore e per la preservazione dell’ambiente (aria, falde acquifere, …). Per questo motivo è essenziale adottare opportune precauzioni e metodiche in ciascuna fase di utilizzo delle irroratrici da diserbo. Elenchiamo ora le principali disposizioni alle quali è bene attenersi: ¾ preparazione della miscela: ing. Maines Fernando pag. 168 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare • leggere attentamente l’etichetta per conoscere le indicazioni e gli accorgimenti da seguire (dosi, incompatibilità con altri formulati, temperatura dell’acqua sconsigliata per la miscelazione, …); • eseguire le diverse fasi di preparazione all’aperto, lontano dai luoghi abitati, possibilmente in prossimità delle colture da trattare, per ridurre quanto possibile i pericoli di contaminazione durante i trasferimenti con i serbatoi delle irroratrici pieni di miscela; per accorciare i tempi di preparazione e assicurare una temperatura corretta dell’acqua, è preferibile utilizzare acque provenienti da serbatoio a caduta; • utilizzare le dosi (ad ettaro o ad ettolitro) indicate dal produttore in etichetta26. Detti valori possono essere opportunamente adeguati alle condizioni della coltura quali densità di impianto, età dell’impianto, sistema di allevamento, fase vegetativa della coltura, infestante da controllare; • impiegare le vasche premiscelatrici, meglio se dotate di sistema per il lavaggio dei contenitori (le acque di lavaggio sono recuperate direttamente nel serbatoio di queste macchine); • lavare, prima dell’ultima distribuzione, tutti gli strumenti impiegati per la preparazione della miscela e recuperare le acque di lavaggio nel serbatoio dell’irroratrice. Anche le confezioni, quando vuote, devono essere ben lavate e raccolte secondo quanto previsto dalle normative specifiche. ¾ distribuzione della miscela: • effettuare i trattamenti tenendo conto della effettiva presenza delle infestanti e del loro stadio di sviluppo; • accertarsi che il prodotto diserbante che si intende impiegare sia consentito per la coltura che si vuole trattare; • attenersi al numero di trattamenti eventualmente prescritti in etichetta e ripetere il trattamento solo dopo che è trascorso il periodo di tempo eventualmente indicato in etichetta; • non operare in presenza di vento per non contaminare altre colture o i bacini idrici (nella tabella successiva viene descritta la correlazione fra le condizioni di vento e la possibilità di trattare con barra irroratrice); Velocità approssimativa del vento all’altezza della barra Descrizione Segni visibili Irrorazione 26 Generalmente le dosi sono riferite alla quantità d’acqua (grammi o centimetri cubici di formulato in 100 litri) o sono espresse in percentuale (es. 0,30% che equivale a 300 g in 99,700 L d’acqua) oppure sono rapportate alla quantità di formulato per unità di superficie (g/ha). E’ molto importante ricordare che nel passaggio dal volume normale di riferimento a volumi più bassi o più alti, la dose ad ettaro rimane uguale variando quindi la concentrazione della miscela. In riferimento alla concentrazione è opportuno considerare che l’efficacia dell’azione dei prodotti fitosanitari si basa su precisi valori di dose e di concentrazione cui è opportuno attenersi (per evitare errori di dosaggio i prodotti fitosanitari sono venduti con misurini graduati e sono diffuse ormai le confezioni monodose). ing. Maines Fernando pag. 169 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare inferiore a 2 km/h calma il fumo dai camini sale verticalmente irrorazione sconsigliata nelle giornate calde 2 ÷ 3,2 km/h leggero soffio d’aria direzione del vento evidenziata dalla deriva del fumo irrorazione sconsigliata nelle giornate calde 3,2 ÷ 6,5 km/h brezza leggera tremolio delle foglie, sensazione di fresco sul viso condizioni ideali per irrorare 6,5 ÷ 9,6 km/h brezza mite foglie e piccioli costantemente in movimento non distribuire erbicidi 9,6 ÷ 14,5 km/h vento moderato piccole branche degli alberi in movimento, polvere e carta sollevate irrorazione sconsigliata • • evitare i trattamenti nelle ore più calde; attenersi scrupolosamente alle particolari modalità di impiego indicate in etichetta; • provvedere ad allontanare dalla zona del trattamento persone ed animali eventualmente presenti; • rispettare le necessarie misure di protezione ivi inclusi i periodi d’attesa o gli intervalli di agibilità oppure i tempi di rientro eventualmente riportati in etichetta; • mantenere la velocità di avanzamento costante; • controllare il buon funzionamento degli ugelli; • mantenere l’agitazione per evitare precipitati nella miscela; • controllare che la barra sia parallela al terreno; • evitare sovrapposizioni e zone non trattate; • al termine dell’impiego della macchina è opportuno svuotare completamente il serbatoio e lavare serbatoio, pompa e barra con acqua pulita. Per un accurato lavaggio è bene riempire il serbatoio con acqua e addizionare specifiche soluzioni (ammoniacali, aceto, appositi detergenti) in base ai prodotti utilizzati. ¾ la manutenzione27: • lavare accuratamente, dopo ogni utilizzo, la macchina; Questo aspetto è fondamentale per la buona riuscita dei diserbi, per la prevenzione dagli inquinamenti ambientali, nonché per la tutela dell’operatore addetto ai trattamenti; è inoltre condizione essenziale per evitare malfunzionamenti e perdita di produttività. 27 ing. Maines Fernando pag. 170 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare • verificare ed eventualmente sostituire le parti più soggette ad usura (pompa, ammortizzatore a membrana, manometro, filtri, guarnizioni e barra); • verificare che la pressione di carica dell’ammortizzatore a membrana non sia superiore a quella della pressione di esercizio degli ugelli (ad esempio per una pressione di esercizio 3,0 bar di deve adottare una pressione del compensatore di 2,5 bar); • verificare la taratura del manometro affinché possa fornire indicazioni precise e leggibili; • controllare l’integrità della intelaiatura metallica che costituisce il telaio tubolare della barra, lubrificare gli snodi e i movimenti a cremagliera, verificare la tenuta del sistema idraulico; • controllare il livello di usura degli ugelli per poter verificare la portata e confrontarla con i valori degli ugelli nuovi. • prima del rimessaggio invernale, svuotare i circuiti dell’acqua di lavaggio. ¾ taratura (da effettuarsi prima di utilizzare l’irroratrice) in base al tipo di trattamento, alle condizioni operative ed ambientali, al grado di frantumazione delle goccioline irrorate, al volume da distribuire, alla modalità (se solo sulla fila o se anche nell’interfilare), allo sviluppo della coltura e delle infestanti28: • il volume da distribuire è generalmente compreso tra 150 ÷ 200 l/ha per il diserbo in post-emergenza, 400 ÷ 500 l/ha per trattamenti in copertura (si può giungere a 1000 L/ha nel caso di diserbo su tutta la superficie); • la pressione di esercizio da utilizzare è in funzione della dimensione delle gocce, della turbolenza e dalla polverizzazione che meglio soddisfano il trattamento; • la velocità di avanzamento, normalmente compresa fra i 3 ÷ 8 km/h, va individuata in base alle condizioni di lavoro (natura del terreno, sviluppo vegetativo, …). Scelta la velocità di lavoro si deve individuare la marcia in grado di garantire un numero di giri del motore, tale da poter azionare la presa di potenza intorno ai 500 giri al minuto. Questo è importante quando si utilizzano irroratrici con agitatore idraulico, in quanto un numero minore di giri della PTO determina una portata minore della pompa, con un ritorno di flusso ridotto nel serbatoio insufficiente per l’agitazione del prodotto. Condizione necessaria affinché la taratura della macchina dia i risultati attesi è data dalla necessaria verifica dell’efficienza dei dispositivi che determinano i principali parametri di funzionamento delle irroratrici: portate, pressioni e velocità di avanzamento. Per questo il legislatore è in procinto di rendere obbligatorio un controllo biennale eseguito da personale qualificato presso centri abilitati per eseguire la verifica della regolazione e della funzionalità delle irroratrici secondo procedure A titolo di esempio, con ugelli a specchio o a ventaglio, ad una pressione di 1,5 atm ed una velocità di avanzamento di 3 ÷ 4 km/h si distribuiscono 200 ÷ 300 litri/ettaro. 28 ing. Maines Fernando pag. 171 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 7 Macchine per la gestione dell’interfilare standardizzate. Per ulteriori approfondimenti di tale argomento si rimanda al capitolo dedicato alle macchine per i trattamenti. ing. Maines Fernando pag. 172 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari29 L’applicazione delle miscele fitoiatriche in vigneto rappresenta un processo complesso le cui implicazioni meccaniche sono solo uno dei molti aspetti che concorrono al raggiungimento dei fondamentali obiettivi connessi ad una corretta distribuzione dei fitofarmaci: ottimizzare l’efficacia dei trattamenti, minimizzarne l’impatto ambientale, garantire la sicurezza alimentare a tutela del consumatore e salvaguardare la salute dell’operatore. La scelta delle strategie operative più opportune da parte dell’agricoltore dipende da molti fattori fra loro interconnessi (la forma di allevamento, il sesto d’impianto, la dimensione dei filari, la densità della vegetazione, la fase fenologica in corrispondenza della quale si interviene, la malattia o il parassita da colpire, il meccanismo d’azione del fitofarmaco, al tipo di lotta adottata30 e la tipologia di macchina utilizzata). E’ proprio in base ai tali fattori che si deve individuare la corretta taratura dell’irroratrice attraverso un’accurata regolazione dei seguenti parametri operativi: ¾ tipo, numero e posizione degli ugelli impiegati per la distribuzione; ¾ portata del ventilatore e direzione del flusso d’aria; ¾ pressione d’esercizio; ¾ velocità d’avanzamento; ¾ volume distribuito; ¾ modalità di passaggio nei filari (in tutti i filari, a filari alterni, ecc.). 29 I trattamenti fitosanitari rappresentano le operazioni che l’imprenditore agricolo mette in atto in risposta o in prevenzione agli attacchi sulle colture, da parte di parassiti animali o vegetali, mediante l’utilizzo dei fitofarmaci cioè di tutti quei composti di natura chimica, utilizzati in agricoltura per proteggere le piante coltivate da molteplici avversità. 30 Un esempio è la lotta integrata con la quale non ci si limita solo alla lotta dei parassiti, ma si interviene su tutta la tecnica colturale, per ottenere produzioni di qualità, nel rispetto della salute umana e dell’ambiente. Ricordiamo che il Protocollo d’Intesa per la Produzione integrata in Trentino prevede l’obbligo di controllare, revisionare e tarare le macchine per la distribuzione. ing. Maines Fernando pag. 173 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari In questo modo è possibile assicurare una significativa riduzione delle perdite di prodotto (in particolare di quelle legate al gocciolamento ed alla deriva31) e la salvaguardia della salute dell’operatore sia nelle fasi di distribuzione del prodotto che in quelle di preparazione della miscela fitoiatrica e di smaltimento dei residui del trattamento. Un contributo significativo può essere dato dall’introduzione di attrezzature innovative, concepite proprio nell’ottica di un maggiore rispetto ambientale. L’efficacia di un trattamento dipende anche dai seguenti fattori: ¾ tempestività di intervento: la determinazione del giusto momento di applicazione è nettamente l’aspetto più importante del trattamento in quanto la piena efficacia antiparassitaria è legata all’individuazione del periodo di massima vulnerabilità del patogeno nel corso del suo particolare processo di sviluppo. Per questo i protocolli della produzione integrata giustificano i trattamenti solo al superamento delle soglie d’intervento dopo attenti monitoraggi, a differenza di una volta quando i trattamenti venivano effettuati a calendario e i prodotti non erano per nulla selettivi. Anche operando con i migliori mezzi (preparato antiparassitario biologicamente attivo e sistema di irrorazione perfettamente regolato in modo da realizzare la copertura più efficiente), non è possibile correggere l’errore dovuto ad un errato momento di intervento, errori che si ripercuotono sul conseguente numero di applicazioni stagionali necessarie per il controllo del patogeno e sulla qualità delle produzioni; ¾ efficacia del principio attivo: non sempre i prodotti fitosanitari e i fitoregolatori danno il risultato atteso in quanto le situazioni climatiche possono favorirne o impedirne l’effetto; inoltre insetti, acari e funghi hanno dimostrato che nell’arco delle loro numerose generazioni riescono a attivare forme di resistenza ai principi attivi, specie a quelli più specifici, impiegati in modo esasperato e a dosi eccessive; ¾ copertura: l’efficacia del trattamento, a parità di concentrazione, varia in misura diretta con la densità delle gocce presenti sul bersaglio. Questa varia in funzione del diametro delle gocce e del volume di miscela distribuita per unità di superficie. In base a ciò i trattamenti possono essere classificati nel seguente modo: • volume normale (oltre 1000 L/ha); • volume medio (500 ÷ 1000 L/ha); • volume basso (200 ÷ 500 L/ha); • volume bassissimo (50 ÷ 200 L/ha); • volume ultrabasso (meno di 50 L/ha). Per comprendere l’effetto che il diametro delle gocce hanno sulla copertura consideriamo il seguente esempio: da una goccia di 300 µm tipica di una irroratrice tradizionale operante a volume normale si possono ottenere 216 gocce da 50 µm. Tenendo conto che le gocce estendono la loro azione in una Con macchine tradizionali le perdite di prodotto raggiunge, nella migliore delle ipotesi il 65 ÷ 80% (10 ÷ 15% per effetto deriva, 4 ÷ 6% per evaporazione nel tragitto ugello-bersaglio, 30 ÷ 60% per perdite a terra). Inoltre si deve tener conto delle possibili sovrapposizioni che oltre a determinare uno spreco, rappresenta anche un danno per la coltura. 31 ing. Maines Fernando pag. 174 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari fascia di 100 µm a prescindere dalle loro dimensioni (vedi figura) si comprende facilmente come una macchina operante a volumi ridotti consenta una migliore copertura (a cui si associa un risparmio di oltre il 30% di fitofarmaco ed fino al 90% di acqua di soluzione); Irrorazione convenzionale Nebulizzazione pneumatica impiego di coadiuvanti: sono prodotti aggiunti in miscela al principio attivo per aumentarne l’efficacia; possono essere emulsionanti, solventi, diluenti, antischiuma ma soprattutto i bagnanti, che riducendo la tensione superficiale dell’acqua permettono l’appiattimento e la distensione delle gocce in modo da coprire meglio la vegetazione; ¾ corretta distribuzione della miscela (uniformità, penetrazione): dipende dalle condizioni climatiche (in particolare la presenza di vento o di piogge dilavanti) e dall’efficienza dell’irroratrice in base a come è stata regolata. ¾ 8.1 Atomizzatori Fra le diverse macchine in grado di eseguire la distribuzione di antiparassitari, quelle più utilizzate in viticoltura per la dispersione e la copertura delle vegetazione tramite prodotti in fase liquida sono certamente gli atomizzatori, termine più comune per indicare le irroratrici a polverizzazione meccanica con getto portato. Con tale definizione si indicano le attrezzature che effettuano il trattamento attraverso l’intervento di una pompa per la frantumazione della miscela in piccole gocce ed il trasporto delle stesse mediante una corrente d’aria prodotta da un ventilatore. ing. Maines Fernando pag. 175 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari Queste attrezzature nascono intorno al 1960 quando, grazie all’idea di una casa costruttrice di Ferrara, la Tifone, venne applicato ai comuni serbatoi un organo distributore azionato totalmente dalla trattrice. Fu così possibile sostituire i sistemi manuali o semi-manuali, fino ad allora utilizzati per la distribuzione del prodotto sanitario. Gli atomizzatori attuali sono delle macchine portate, semiportate32, trainate o semoventi (omologate per il trasporto su strada33) che provvedono alla distribuzione del prodotto antiparassitario miscelato con l’acqua sulle piante durante il passaggio nel filare. 32 Si tratta di irroratrici snodate divise in due: ventola e blocco di distribuzione sono portati dalla trattrice mediante sollevatore e attacco a tre punti (garantendo un collegamento sempre in asse fra la p.d.p. e la pompa), mentre la cisterna viene trainata. Questo consente di avere contemporaneamente grandi capacità e manovrabilità molto elevate, grazie al particolare tipo di timone (regolatore del centro di trazione) che agisce in modo da far coincidere esattamente la traiettoria della botte con quella del trattore. 33 Talune case costruttrici hanno scelto di omologare i propri modelli trainati al trasporto su strada solo a vuoto; in tal modo non è necessario munire l’atomizzatore di impianto frenante. ing. Maines Fernando pag. 176 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari I principali elementi costitutivi sono: ¾ telaio: quello degli atomizzatori è di ridotta altezza per facilitare le operazioni di rabbocco, resistente alle torsioni, alla corrosione (si utilizzano elementi in acciaio zincato oppure in alluminio) e in grado di non trasmettere colpi al serbatoio. E’ provvisto di timone con occhio all’estremità per il collegamento alla trattrice; inoltre sul telaio è fissata la ruota d’appoggio che permette agganciamenti anche a serbatoio pieno; ¾ 34 serbatoio: è costruito con materiali resistenti alla corrosione, in particolare il polietilene in quanto più morbido, liscio e resistente agli urti rispetto alla vetroresina (l’acciaio inox è sempre meno utilizzato per l’eccessivo peso). La forma, comunque rotondeggiante e priva di spigoli vivi per evitare depositi ed appigli per la vegetazione, cambia a seconda del tipo di irroratrice mentre la capacità varia dai 150 ai 4000 L34 (è bene maggiorare la capacità del 10% Le capacità variano in funzione della tipologia di attrezzatura: ¾ 300 ÷ 1000 litri per le macchine portate; ¾ 600 ÷ 2500 litri per le macchine trainate; ing. Maines Fernando pag. 177 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari rispetto all’effettivo fabbisogno per evitare straripamenti); la scala che segna il livello della miscela (a fasce trasparenti, a galleggianti interni, con indicatore esterno o a tubi graduati trasparenti esterni) deve essere visibile dalla cabina e divisa ad intervalli precisi di 50 litri. Nel caso di appezzamenti coltivati in pendii è preferibile l’uso di serbatoi divisi in setti che riducono lo spostamento del liquido a botte semipiena evitando il ribaltamento del mezzo per inerzia. • • boccaporto principale per l’inserimento dell’acqua munito di coperchio a tenuta stagna e dotato di un filtro interno a cestello estraibile. La presenza al loro interno di un sistema per il lavaggio dei contenitori vuoti permette di ridurre notevolmente il quantitativo di prodotto chimico in essi residuo e consente di raggiungere concentrazioni tali da farli rientrare nella categoria dei rifiuti tossici speciali non nocivi; boccaporto secondario (o di premiscelazione) che comunica con l’aspiratore per l’inserimento dei prodotti fitosanitari anch’esso dotato di un filtro interno a cestello estraibile35. Consentono di agevolare ¾ oltre i 2500 litri per le macchine semoventi. Particolarmente interessante è la presenza di un cassetto per il trasporto in sicurezza delle confezioni di agrofarmaci. 35 ing. Maines Fernando pag. 178 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari l’operatore nella fase di introduzione del formulato commerciale all’interno del serbatoio principale della macchina irroratrice e riducono la possibilità che l’operatore venga a contatto con il principio attivo concentrato e migliorano la miscelazione di quest’ultimo con l’acqua di diluizione; • valvola di inserimento del tubo aspirante; • spina per il completo svuotamento totale anche in condizioni di pendenza del 30%. Oltre al serbatoio principale deve essere presente un serbatoio di almeno 15 L da riempire con acqua potabile necessaria all’operatore per il lavaggio delle mani o del viso in seguito a contatto con sostanze tossiche; non ancora obbligatorio, ma decisamente opportuno, risulta il serbatoio (con capacità indicativamente pari al 10% del volume nominale del serbatoio principale) dell’acqua pulita per il sistema per il lavaggio interno del serbatoio della miscela e del circuito, da effettuare in campo. Un nuovo indirizzo di progettazione prevede di munire le macchine con due serbatoi separati (uno per l’acqua ed uno per il prodotto fitosanitario); la miscelazione delle due componenti viene effettuata durante il trattamento da un dispositivo che consente il controllo in continuo del corretto dosaggio; pompa: rappresenta il cuore del circuito idraulico in quanto svolge la fondamentale funzione di fornire la necessaria energia per frantumare la miscela in piccolissime gocce. E’ generalmente di tipo alternativo a membrana (fino a 4 membrane) con pressioni che variano dai 10 ai 60 bar e bassa portata (40 L/minuto per ogni membrana) Infatti nella distribuzione di alti volumi sono richieste portate di 120 - 140 l/min considerando che una tale portata serve anche per mantenere in agitazione la miscela. Le pompe a membrana vengono preferite per la loro semplicità costruttiva e per la maggior durata rispetto alle pompe a pistoni. Queste, più compatte ma più sensibili soprattutto alla qualità della miscela, operano con portate che vanno dai 60 ai 300 L/min, rigorosamente proporzionali al regime di rotazione del motore, mentre la pressione è compresa tra 80 e 100 bar, valori spesso eccessivi in quanto il fenomeno della deriva aumenta più che proporzionalmente con la ing. Maines Fernando pag. 179 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari pressione36. Nel caso risultasse necessario aumentare la portata è meglio cambiare il tipo di ugello piuttosto che aumentare la pressione (infatti per raddoppiare la portata è necessario quadruplicare la pressione). Entrambe le tipologie di pompe, per limitare le continue variazioni di pressione causate dal loro moto alternativo sono dotate di una camera d’aria in pressione; inoltre il sistema è munito di un dispositivo (regolatore di pressione) che permette di mantenere costante la pressione del prodotto che arriva agli ugelli. Il gruppo pompante, è completo di un filtro , un regolatore di pressione (che controlla il ricircolo di parte della portata nel serbatoio per l’omogeneizzazione della miscela) da un manometro e eventualmente da un dispositivo atto ad assorbire di vibrazioni. La pompa è mossa dalla presa di forza37 del trattore mantenuta ad una velocità di rotazione pari a 540 giri/min. Durante le manovre in fase operativa, per evitare un sovrappressione all’interno del circuito la pompa devia la sua mandata all’interno del circuito dell’agitatore rimettendo quindi la miscela nel serbatoio. Ad operazione conclusa è possibile, azionando un dispositivo che devia il tubo di entrata alla pompa, far svolgere automaticamente all’attrezzo la pulizia dei circuiti facendo aspirare la pompa nel serbatoio dell’acqua pulita; 36 Si ricorda che la pressione non dà nessun contributo alla deposizione delle goccie sulla vegetazione mentre influisce sulla portata e la dimensione delle gocce. 37 Un atomizzatore portato richiede mediamente da 20 a 40 CV di potenza, mentre quelli trainati possono arrivare a richiederne fino ad 80 CV. ing. Maines Fernando pag. 180 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari agitatore: deve garantire l’omogeneità della miscela nel corso dell’intervento, assicurando che la concentrazione della stessa non si discosti oltre il 15% del valore iniziale. Questo dispositivo può essere di tipo meccanico (eliche, agitatori rotanti posti sul fondo del serbatoio, alberi con palette alimentati direttamente dalla PTO tramite un albero cardanico inserito in un tunnel nel serbatoio o pompe centrifughe nel caso di serbatoio molto grandi), di tipo pneumatico (viene inviata nel serbatoio dell’aria in pressione) o di tipo idraulico con un ugello interno al serbatoio alimentato mediante il ritorno in serbatoio di almeno un terzo della miscela elaborata dalla pompa. Nel caso si lavorasse a bassi volumi (meno di 5 hl/ha) è indispensabile un agitatore molto efficiente per muovere la miscela concentrata mediante un tubo con più ugelli uniformemente distribuiti lungo tutta la lunghezza del serbatoio e con un sistema di regolazione indipendente dalla pressione di erogazione. Il buon funzionamento dell’agitatore è rilevabile dall’assenza di deposito in serbatoio a fine trattamento; ¾ manometro: è indispensabile per verificare la pressione operativa; infatti da tale valore e da quello della velocità di avanzamento dipende la quantità di prodotto effettivamente distribuita nel frutteto. Deve essere un manometro a scala dettagliata (di bar in bar), posizionato in modo da essere visibile dalla cabina, robusto, preciso, durevole e di grande diametro (minimo 63 mm); ¾ ¾ filtri: sono generalmente costituiti da reti multiple con maglie inferiori a 1 mm, allo scopo di evitare l’otturazione degli ugelli a causa di eventuali impurità. Sono posti alla bocca di riempimento del serbatoio (filtrazione grossolana con maglie da 0,5 a 1 mm o 10 ÷ 30 mesh), sulla tubazione in aspirazione della pompa mediante dei filtri ispezionabili e pulibili anche con serbatoio pieno (filtrazione media con maglie da 0,3 a 0,5 mm o 30 ÷ 50 mesh), mentre sulla mandata i filtri (autopulenti) sono necessari per chi opera a volumi medio-bassi (e pertanto con miscele molto concentrate) con l’accorgimento di usare maglie da 0,15 a 0,3 mm o 50 ÷ 100 mesh e comongoe inferiori ai fori degli ugelli; ing. Maines Fernando pag. 181 Meccanizzazione in viticoltura ¾ Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari organo di fuga dell’aria: è l’organo che ha il compito di distribuire uniformemente la miscela sulla superficie fogliare tramite lo spostamento di enormi masse d’aria che veicolano le gocce (polverizzate dell’ugello) fino al bersaglio; è generalmente applicato su retro dell’atomizzatore e solo in alcuni esemplari dotati di particolari snodi è posizionato anteriormente, posizione non certamente felice per l’operatore. La velocità dell’elica è regolabile tramite un apposito variatore di giri (posto in prossimità dell’elica stessa), in modo da soddisfare il fabbisogno in termini di volume dell’aria che varia in funzione dello sviluppo vegetativo (un volume eccessivo può indurre fenomeni di dilavamento delle gocce già depositate). In tal modo è inoltre possibile ridurre la potenza impiegata, ridurre i consumi energetici e la rumorosità38. Le dimensioni e la forma dell’organo di fuga dell’aria variano in base alle L’assorbimento di potenza cresce esponenzialmente con la velocità della ventola, mentre raddoppiando la velocità della ventola la rumorosità aumenta di 5 volte. 38 ing. Maines Fernando pag. 182 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari caratteristiche della cultivar e dei relativi sesti di impianto39. Le tipologie principali sono: o ventola classica: è la più utilizzata perché si adatta con facilità ad ogni tipo di coltura. E’ costituita da un’elica assiale (in acciaio o in poliammide) che presenta dalle 6 alle 14 pale, posizionata verticalmente; la sua aspirazione è di tipo orizzontale nella parte posteriore mentre lo spostamento dell’aria avviene in senso radiale. I diametri delle eliche variano fra 50 e 100 cm e riescono a muovere un volume d’aria variabile dai 20000 m3/h ai 40000 m3/h40 ad una velocità di 30 ÷ 50 m/s41, che assicurano gittate fino a 5 ÷ 6 m su ogni lato. L’aspirazione è solitamente posteriore (con maggiori problemi di risucchio di foglie) o anteriore (soluzione criticata in quanto determinano una riduzione delle portate) Solitamente la ventola è munita di un cambio a due velocità. Le pale possono essere fisse o regolabili (in questo secondo caso l’angolo rispetto ai mozzo di rotazione dell’intera elica può essere compreso tra i 20° e i 50°, con comando motorizzato o, più semplicemente, mediante un’apposita chiave da inserire nel mozzo). Il sistema può essere completato con dispositivi che, grazie alla maggior efficienza di indirizzamento, consentono di ridurre il volume dell’aria ed i fenomeni di deriva. In particolare possono essere presenti: 39 Nel caso di coltivazioni in pendio, risultano particolarmente efficienti i modelli muniti di sistema idraulico che consente di adeguare la posizione del gruppo di erogazione alla pendenza trasversale del terreno. 40 Attualmente in commercio sono presenti modelli che garantiscono portate fino a 80000 m3/h, valori decisamente esuberanti e pertanto da sconsigliare perché aumentano solamente la potenza assorbita e amplificano i fenomeni di deriva. 41 Per assicurare il massimo deposito l’aria deve raggiungere il bersaglio con velocità di 3 ÷ 4 m/s, mentre non deve superare 1 m/s oltre il filare. ing. Maines Fernando pag. 183 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari una contro elica fissa nella parte interna del convogliatore o l’adozione di due ventole controrotanti allo scopo di eliminare la asimmetria della corrente d’aria causata dal senso di rotazione dell’elica. Risultati analoghi vengono ottenuti mediante raddrizzatori di flusso opportunamente sagomati; convogliatori per orientare meglio l’aria verso la vegetazione. con l’aggiunta, ad esempio, di due piccoli deflettori nella parte superiore della raggiera (talvolta muniti di ugelli), si evita che l’aria e le gocce vadano inutilmente verso l’alto dove non c’è vegetazione (soprachioma), aumentando la percentuale di aria in grado di portare la miscela antiparassitaria a bersaglio; un dispositivo di recupero dell’aria (messo a punto dalla Caffini) che consente di utilizzare l’aria prodotta dal ventilatore nella parte chiusa inferiore del gruppo ventola e canalizzarla verso la parte medio-alta. Questo sistema permette di non avere sprechi eccessivi di miscela antiparassitari nella parte inferiore e di rinforzare la penetrazione nella parte medio-alta della vegetazione; deflettori comandati direttamente dalla cabina che consentono di orientare il getto d’aria rispetto alla vegetazione in modo diverso in base allo sviluppo vegetativo (mano a mano che la vegetazione cresce l’orientamento deve tendere alla perpendicalare al filare, senza mai raggiungerla). torre: è un sistema che consente di distribuzione mirata dell’aria (tangenziale – orizzontale) utilizzato in viticoltura negli impianti a spalliera dove la vegetazione può raggiungere altezze pari a 2,5 m; l’elica (del diametro di circa 1 metro) può essere posizionata sia verticalmente prima o dopo la torre o in posizione orizzontale sotto la torre stessa, mentre il rilascio avviene in maniera orizzontale assiale grazie a numerosi convogliatori posti all’interno della struttura; la velocità o ing. Maines Fernando pag. 184 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari dell’aria risulta in tal modo più uniforme alle varie altezze da terra. I volumi d’aria spostati variano dai 30000 ai 50000 m3/h (possono essere ridotti fino a 15000 ÷ 20000 m3/h) mentre le gittate si riducono a 3 ÷ 4 m su ogni lato, valori che assicurano una maggiore copertura ed un minor fabbisogno in termini di volume di irrorazione. La forma della torre può variare molto in funzione delle soluzioni adottate per migliorare l’efficienza del trattamento. Un esempio è dato dall’adozione di un carter con due uscite in asse disposte in modo da incrociare i flussi; viene così prodotto un flusso che dall’alto rimanda verso il suolo l’eventuale colonna d’aria proveniente dal basso che non avesse incontrato il bersaglio. Per concludere ricordiamo che la presenza della torre posteriormente può indurre fenomeni di instabilità nella trattrice particolarmente significativi soprattutto nel caso di coltivazioni in pendenza; ing. Maines Fernando pag. 185 Meccanizzazione in viticoltura o o ing. Maines Fernando Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari telai con diffusori multipli orientabili: anche questa tipologia si basa sul principio della distribuzione tangenziale – orizzontale del flusso prodotto da un ventilatore assiale o, più frequentemente, tangenziale che alimentano mediante apposite tubazioni flessibili in materiale plastico, una serie di diffusori a geometria variabile (alla cui estremità sono applicati gli ugelli); si riesce così ad adattare la macchina alle diverse forme di allevamento e a ridurre la distanza che le gocce devono compiere per raggiungere il bersaglio (particolare attenzione deve essere posta affinché la velocità dell’aria non sia eccessiva per evitare il dilavamento). E’ pertanto possibile adeguare la distribuzione alle diverse forme di allevamento, modificando sia l’altezza che l’interasse degli ugelli. Con tali architetture è inoltre possibile eseguire trattamenti su più filari in contemporanea qualora si adottassero telai scavallanti; ventilatori tangenziali (brevetto Holder): si tratta di due gabbie cilindriche verticali, alte quanto il filare la cui rotazione genera una corrente d’aria che intercetta le gocce prodotte dagli ugelli direzionati in senso orizzontale e posizionati lungo tutta la loro altezza. Il bersaglio può essere raggiunto con una corrente d’aria più contenuta in termini di massa e di velocità (20 m/s), consentendo anche trattamenti a basso volume. L’aria viene aspirata anteriormente ed espulsa posteriormente, lanciandola all’indietro rispetto alla macchina e in direzione diagonale rispetto al filare (con un angolo di circa 60°). In questo modo si crea un getto d’aria a mulinello che consente di bagnare le foglie su entrambe le pagine. Decisamente più contenuto risulta anche il fenomeno della deriva; pag. 186 Meccanizzazione in viticoltura o ¾ Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari cannone: è utilizzato soprattutto in frutticoltura (meno in viticoltura) per trattare zone in pendio difficilmente raggiungibili, grazie ad una gittata che può arrivare a 10 ÷12 m. La ventola, di tipo centrifugo, fornisce la corrente d’aria con elevata velocità necessaria a portare le gocce di miscela a bersagli. Gli ugelli sono posti all’uscita della corrente d’aria su di un diffusore che può essere fisso o direzionabile. circuito idraulico: è generalmente costituito da tubazioni (in ottone, acciaio inox, ma più frequentemente in gomma rinforzata per resistere alle alte pressioni) per il trasporto della miscela pompata a partire dal serbatoio agli organi di distribuzione attraverso una serie di spine e di elettrovalvole che indirizzano o interrompono i vari flussi. A tale circuito è collegato anche il dispositivo di aspirazione dei prodotti antiparassitari liquidi direttamente dal contenitore senza doverli travasare nel boccaporto. Per eliminare il rischio di intasamento dei filtri e degli ugelli (a causa di fenomeni di sedimentazione dell’agrofarmaco all’interno delle tubazioni, soprattutto nei casi di attrezzature utilizzate a bassi volumi) ogniqualvolta si debba lasciare l’atomizzatore fermo per più di mezz’ora, risultano fondamentali la presenza di un sistema di lavaggio (serbatoio e specifico circuito idraulico) e la tempestività di intervento. Affinché il sistema si dimostri effettivamente efficace si deve munire il circuito di lavaggio di due valvole a tre vie a passaggio continuo, in grado di essere azionate anche con pompa in movimento). La prima, a valle della pompa, consente di aspirare la miscela dal serbatoio principale o l’acqua pulita dal serbatoio di lavaggio mentre la seconda, fra la pompa e gli erogatori, gestisce il ritorno al serbatoio principale della frazione di miscela in uscita dal gruppo di regolazione. In questo modo, durante le fasi di lavaggio, si evita che la maggior parte del flusso di acqua (90 %) finisca nel serbatoio principale (dove fra il resto modifica la concentrazione della miscela). Pertanto una riserva di 50 litri consente di effettuare 2 - 3 cicli di lavaggio della durata di alcuni minuti; ing. Maines Fernando pag. 187 Meccanizzazione in viticoltura ¾ 42 Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari organi di distribuzione: sugli atomizzatori si utilizzano ugelli a polverizzazione meccanica a getto conico a turbolenza (per intervento di un’apposita piastrina di turbolenza) o a filetti con il compito di far fuoriuscire la miscela, in corrispondenza del flusso d’aria. Le quantità di prodotto distribuito dipende dal volume di acqua utilizzato per ettaro e dalla relativa concentrazione del prodotto e dal diametro delle gocce erogate, generalmente comprese fra 150 μm (al di sotto del quale si hanno eccessivi fenomeni di deriva) e 600 μm (valore oltre il quale la copertura non risulta più ottimale) 42. Gli ugelli sono costituiti da un elemento cavo all’interno di un corpo filettato chiuso da una ghiera di bloccaggio, da un vorticatore costituito da una piastrina sulla quale sono ricavati uno o più canali obliqui che hanno la funzione di imprimere moto rotatorio al liquido, da una camera di turbolenza di forma cilindrica e da una testina o piastrina con foro calibrato (pastiglia) al centro della quale è ricavata una luce di uscita del liquido che presenta un diametro compreso, generalmente, fra 0,6 e 2 mm. La piastrina può essere in materiale diverso: acciaio inossidabile, materiale ceramico, polimeri (più delicati dei precedenti), allumina sinterizzata. Sconsigliato invece l’ottone, molto utilizzato nel passato, per l’incapacità di mantenere costante nel tempo forma e diametro del foro. La dimensione ottimale per le gocce è compresa fra i 150 e i 350 μm. ing. Maines Fernando pag. 188 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari Generalmente sono presenti 7 ugelli per lato (sulla ventola classica gli ugelli sono disposti a semicerchio mentre sulla torre seguono un andamento tendenzialmente verticale) che possono aprirsi contemporaneamente oppure in modo indipendente tramite apposite spine manuali o comandate da apposite centraline. Gli ugelli sono identificate mediante determinati colori in base al volume distribuito; per ciascun colore il volume (generalmente indicato in L/min) è variabile in funzione della pressione di esercizio. ing. Maines Fernando pag. 189 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari Spesso gli atomizzatori sono in grado di operare con diverse modalità adottando testate girevoli a più ugelli (doppie o triple) distinguibili dal colore diverso che identifica il diametro del foro, garantendo così una più elevata versatilità operativa e la possibilità di variare la portata in funzione della posizione sulla raggiera (o sulla torre); in ogni caso è importante che la differenza fra la portata di un ugello e quella media non superi il 10%. La posizione degli ugelli può essere all’interno del flusso o fuori flusso (soprattutto nel caso di ugelli antideriva) ma comunque prossimi alla corrente. Ormai generalizzata la caratteristica antigoccia degli ugelli grazie a dispositivi (a valvola, a membrana o a sfera) che chiudono automaticamente le condutture del liquido quando si interrompe l’erogazione. Fra gli ugelli antideriva molto performanti sono quelli ad induzione; sono costruiti in modo da formare gocce più grosse (e pertanto meno soggette alla deriva) ma contenenti piccole bolle d’aria che frantumano la goccia quando essa colpisce la vegetazione aumentando la capacità di copertura della vegetazione. Essi sono pratici e intercambiabili, con diametri che vanno da 2,2 mm (verdi nel caso degli Albuz) a 0,8 mm (ugelli marroni). L’introduzione di ugelli a bassa pressione, invece, ha permesso la riduzione delle portate di erogazione (trattamenti a basso volume) con conseguente riduzione dei tempi di rifornimento, minori costi e maggior tempestività di intervento. Si ricorda che per quanto riguarda gli atomizzatori è opportuno non scendere al di sotto dei 300 L/ha. Molto frequente è anche la presenza di una lancia a mano, munita in punta di ugello a cono, collegata al circuito di distribuzione mediante una lunga tubazione in gomma (generalmente arrotolata attorno alla parte posteriore del serbatoio), con cui effettuare piccoli interventi o trattare dove non è possibile utilizzare l’atomizzatore in modo standard; organi di aggancio: per garantire sterzate e immissioni nei filari precise e rapide, possono presentare, in alternativa ai timoni fissi, timoni snodati oppure timoni sterzanti alla campana grazie ad una apposita scatola ad ingranaggi (omologati, ing. Maines Fernando pag. 190 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari questi ultimi, per la circolazione stradale solo se fissabili) che consente all’albero cardanico di lavorare sempre dritto, o telai sterzanti ai bracci inferiori dell’attacco a tre punti; ¾ organi di comando del flusso: l’apertura e la chiusura degli ugelli avviene mediante delle spine poste in cabina che separatamente o contemporaneamente aprono gli ugelli selezionati; negli ultimi anni l’inserimento della raggiera o dei singoli ugelli avviene grazie a centraline che, tramite dei bottoni, comandano le elettrovalvole che direzionano i flussi; possono inoltre compensare la pressione in funzione dei giri del motore e velocità di avanzamento. Si tratta di dispositivi elettrici che consentono di azionare la macchina irroratrice dal trattore senza dover portare in cabina le tubazioni di comando dell’irroratrice, che costituiscono un potenziale fattore di rischio per l’operatore. La più recente evoluzione di tali sistemi è costituita da comandi elettrici azionabili via radio da un trasmettitore: tale soluzione consente di operare con la cabina del trattore completamente chiusa (nessun cavo collega l’irroratrice al posto guida), preservando l’operatore da fenomeni di contaminazione con la miscela irrorata, che invece si manifestano anche in misura consistente nel caso di sistemi che richiedono un’apertura nella cabina per consentire il passaggio dei cavi elettrici o, peggio, delle tubazioni (nel caso di irroratrici comandate manualmente). È possibile anche l’istallazione di un vero è proprio computer in grado di svolgere le seguenti funzioni: o apertura e chiusura degli ugelli; o segnalazione della velocità effettiva di lavoro, della velocità di rotazione della ventola, della quantità di miscela erogata per unità di superficie, degli ugelli in uso e della loro portata, della superficie trattata, della distanza percorsa e del tempo di lavoro; o raccolta ed elaborazione delle informazioni sulla quantità di miscela ancora presente nel serbatoio e sul probabile consumo di miscela in un determinata appezzamento; o segnalazione di eventuali anomalie; o controllo in continuo della pressione di esercizio. ing. Maines Fernando pag. 191 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari Particolarmente significativa si sta dimostrando l’introduzione dei sistemi di regolazione della portata in funzione della velocità di avanzamento, costituita da una centralina di comando, da una valvola di regolazione della portata ad azionamento elettrico, da un sensore di velocità ed da un sensore di portata (flussometro possibilmente a induzione magnetica per evitare la presenza di parti mobili – ad esempio eliche – all’interno del flusso di miscela). Tali sistemi sono in grado di variare automaticamente la portata erogata al variare della velocità di avanzamento (che l’operatore riesce a mantenere costante solo in condizioni operative ottimali), in un intervallo compreso tra 5 e 15 bar (intervallo di polverizzazione ottimale). Si dovranno pertanto adottare ugelli in grado di erogare il volume richiesto ad una pressione media di 10 bar. I sistemi attualmente proposti dal mercato sono in grado di erogare il volume di distribuzione corretto con variazioni di velocità di avanzamento comprese fra 4,5 e 7 km/h43. Tutto ciò assicura un maggior comfort per l’operatore ed una maggior correttezza esecutiva anche in situazioni operative difficili (ad esempio in vigneti a ritocchino dove ben diversa può essere la velocità fra salita e discesa). 8.2 Nebulizzatori Il nebulizzatore viene utilizzato per la distribuzione dei fitofarmaci e dei concimi fogliari ed è classificato come macchina per la distribuzione dei fitofarmaci a polverizzazione pneumatica a getto portato in quanto sfrutta la velocità dell’aria messa in movimento da una turbina per polverizzare la miscela liquida e per conferire alle gocce sufficiente energia cinetica per giungere a bersaglio. Per questo i nebulizzatori oltre a poter operare a volume normale o a volume medio, rappresentano l’attrezzatura più idonea per operare a basso, bassissimo e ultrabasso volume (i La velocità di avanzamento nei filari può raggiungere i 10 km/h dove la giacitura del terreno è favorevole. 43 ing. Maines Fernando pag. 192 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari migliori risultati si hanno comunque nell’intervallo fra i 200 e i 500 L/ha). Pertanto i nebulizzatori garantiscono: ¾ una nebulizzazione finissima e costante indipendentemente dal volume di liquido erogato nell’unità di tempo; ¾ una distribuzione uniforme dei principi attivi; ¾ tempestività e rapidità di esecuzione (con conseguente risparmio di manodopera e di combustibile); ¾ efficacia superiore nei trattamenti sia anticrittogamici che insetticidi e in special modo nella lotta contro insetti minatori, tignole, cocciniglie, acari, afidi, psillidi, con conseguenti risparmi di acqua (oltre il 90 %), di prodotto fitosanitario (oltre il 30 %), di manodopera (oltre il 60 %) e di carburante (oltre il 40 %); ¾ assenza di maltrattamenti alle piante (bassa pressione di liquido); ¾ riduzione dell’inquinamento del suolo (nessun gocciolamento dalla vegetazione). Possono inoltre utilizzare formulati sia acquosi che oleosi senza alcuna sostituzione (di ugelli, piastrine, …), con micronizzazione uniforme (goccioline da 50 a 150 micron secondo l’occorrenza) senza variazioni di pressione (mediamente 1,5 atm fino ad un massimo di 5 atm). Ciò risulta particolarmente importante nel caso dei molti principi attivi che esplicano la loro efficacia per contatto. Di contro le ridotte dimensioni delle gocce ed il loro peso ridottissimo inducono gravi problemi di deriva, non riuscendo, le gocce, a caricarsi di sufficiente energia cinetica per arrivare a bersaglio in tempi brevi, anche in presenza di leggere brezze. Il fenomeno viene inoltre accentuato in caso di ridotta umidità relativa dell’aria che contribuisce a ridurre ulteriormente le dimensioni delle gocce durante il tragitto che separa il diffusore dal bersaglio (lo stesso fenomeno riduce la persistenza della goccia sul bersaglio, fenomeno negativo nel caso di alcuni prodotti specifici). Generalmente i nebulizzatori, come gli atomizzatori sono attrezzature portate (con serbatoi fino a 800 ÷ 1000 L), semiportate o trainate (fino a 2000 L). Nel caso di grandi estensioni si possono utilizzare nebulizzatori semoventi o meglio ancora si adottano attrezzature (con serbatoi fino a 40000 L e testate di distribuzioni in grado di trattare fino a 6 filari contemporaneamente) accoppiabili con le grandi vendemmiatrici ing. Maines Fernando pag. 193 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari polivalenti. Nelle situazioni invece caratterizzate da forti pendenze sono disponibili nebulizzatori accappiabili con piccole trattrici a cingoli gommati in grado di eseguire diverse operazioni in condizioni operative estreme. I nebulizzatori sono costituiti da44: ¾ un telaio in ferro zincato munito di sistema per il collegamento alla trattrice (mediante l’attacco a tre punti, se portato, o la campana della trattrice se trainato); ¾ una pompa di tipo centrifugo45 o a membrana a bassa pressione (fino a 1,5 atm) con portate di 200 ÷ 400 L/min. Possono essere presenti pompe operanti a più alta pressione (in tal caso sono presenti sistemi a doppia regolazione di pressione) per assicurare una efficace miscelazione in cisterna. I nebulizzatori non utilizzano necessariamente una pompa per il trasporto del liquido agli organi distributori; infatti è possibile operare con altri 2 metodi diversi: il primo prevede la messa in pressione del serbatoio, e la conseguente messa in pressione del liquido, attraverso l’uso di parte dell’aria messa in pressione dal ventilatore, mentre nel secondo caso è presente un sistema che utilizza il principio di Venturi mediante la riduzione della sezione del tubo in uscita dell’aria che provoca una depressione con il conseguente prelievo del liquido. L’uso della pompa presenta, per contro, una maggiore facilità di dosaggio del prodotto distribuito (molto importante nei trattamenti a basso volume) nonchè la possibilità di avere un sistema di miscelazione idraulico nel serbatoio; ¾ un serbatoio generalmente in vetroresina o polietilene da riempire con la miscela di prodotto fitosanitario e acqua; ¾ un ventilatore centrifugo (posto posteriormente in posizione orizzontale oppure verticale dietro al serbatoio e collegato per mezzo di un moltiplicatore di giri a due velocità direttamente alla PTO o alla pompa tramite catena) che mette in pressione l’aria; è una turbina che gira ad elevate velocità (3 ÷ 4 volte di più dei ventilatori assiali)46, con portate ridotte (circa 15.000 m3/h), dato che Per una descrizione più dettagliata degli elementi che accomunano i nebulizzatori con le altre tipologie di irroratrici (telaio, serbatoio, ventole , manometri, …) si rimanda al paragrafo dedicato agli atomizzatori. 45 Le pompe centrifughe possono generare elevate portate (150 ÷ 900 L/min) e operano con limitate pressioni di esercizio (2 ÷ 12 bar). 46 Le alte velocità di rotazione determinano un elevato valore della potenza assorbita e della rumorosità prodotta. 44 ing. Maines Fernando pag. 194 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari la funzione di queste turbine nei nebulizzatori è quella di fornire il principale contributo al frazionamento delle goccioline grazie all’alta velocità dell’aria (attorno ai 200 km/h); ¾ un sistema di tubazioni per il trasporto dell’aria e del prodotto comprendente il circuito di ricircolo: la corrente d’aria in pressione prodotta dalla turbina esce radialmente ad alta velocità e si immette nelle tubazioni dell’aria per essere portata al diffusore dove colpisce violentemente la miscela appena fuoriuscita dalle relative tubazioni (non sono presenti ugelli veri e propri ma semplici piastrine calibrate munite di dispositivo antigoccia a membrana); si determina così la formazione di microgocce di diametro variabile dai 50 ai 150 micron. L’aria svolge anche la funzione di trasporto delle gocce sul bersaglio grazie alla velocità impressa velocità impressa dal ventilatore all’aria (da 80 a 140 m/s) mentre il rapporto tra il volume di aria e quello di miscela è di 6000 ÷ 10000 : 1 (per un confronto di questi dati con i corrispondenti tipici degli altri tipi di irroratrici vedere le seguenti tabelle). Atomizzatori Nebulizzatori solo i due terzi dell’aria aspirata tutta l’aria aspirata dalla turbina viene vengono utilizzati perché un terzo si utilizzata grazie ai diffusori che hanno perde nella parte bassa dell’elica. forma aerodinamica tale da portare a zero le perdite di carico. l’aria aspirata segue la rotazione l’aria esce in maniera omogenea con dell’elica nell’uscire dal convogliatore velocità costante. determinando una significativa asimettria che induce turbolenze e scompensi di velocità. la macchina assorbe da 10 a 25 kW (per la macchina assorbe da 5 a 20 kW (per modelli portati). modelli portati). ¾ i diffusori: sostituiscono ugelli direzionando il getto di miscela fitosanitaria sulla chioma delle viti. In funzione del tipo di coltura, della forma di ing. Maines Fernando pag. 195 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari Diffusori ad uscita multipla Diffusori a cannone Diffusori a due lobi allevamento e delle condizioni plano-altimetriche, i diffusori possono assumere diverse configurazioni: ing. Maines Fernando pag. 196 Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari Diffusori scavalcafila Meccanizzazione in viticoltura o o o ing. Maines Fernando a cannone: direzionano il flusso di aria e miscela in un’unica direzione consentendo, in terreni difficili o con particolari sesti di impianto, di arrivare a distanze consistenti, comunque inferiori a quelle ottenibili con gli atomizzatori a causa della maggior sensibilità alla deriva; a lobi (generalmente due): direzionano il flusso d’aria ai due lati della macchina; in condizioni favorevoli (assenza di vento), si riesce ad arrivare a circa 8 ÷ 10 m di distanza; ad uscita multipla suddivisa fra numerosi boccagli montati su supporti a colonna (talvolta con la possibilità di regolazione mediante dispositivi telescopici); i boccagli possono essere orientati in funzione della chioma da trattare consentendo di operare anche su vigneti a gradoni per poter raggiungere più filari con un solo passaggio. La struttura pag. 197 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari portante i diffusori può assumere forme a portale (con altezze da 1,5 a 2,5 m) per nebulizzare la miscela su entrambi i lati di più filari contemporaneamente qualora l’andamento plano-altimetrico lo consenta e le dimensioni aziendali lo consiglino. Le barre sono comandate elettroidraulicamente dal posto di guida in modo da poter intervenire per modificarne l’altezza e la larghezza (da 1,5 a 3,5 m) e per regolare l’orientamento dei distributori, la loro apertura o la loro esclusione, in modo da adattare la macchina a diverse larghezze di impianto ed a diverse forme di allevamento. All’aumentare del numero dei distributori (oltre i 12 ÷ 18) diventa necessaria la presenza di un doppio ventilatore; o un particolare tipo di diffusore è rappresentato dal diffusore a filo continuo MFC. La miscela viene spruzzata dagli ugelli su di un tondino di acciaio che percorre in lungo il ventaglio erogatore. La miscela stesa sul filo viene quindi polverizzata e distribuita dalla corrente d’aria in modo molto omogeneo senza il tipico “effetto strisciato” che caratterizza i normali diffusori. L’apparato di diffusione può essere anche dotato di sistema elettrostatico (brevetto KWH della Martignani) in grado di caricare positivamente le goccioline di prodotto fitosanitario al momento della loro formazione, facendolo passare tra due elettrodi sottoposti ad un voltaggio di 15000 V e ad un’intensità di corrente di 10 μA. Questa viene fornita da una serie di batterie posizionate sul nebulizzatore, ricaricabili ing. Maines Fernando pag. 198 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari mediante un trasformatore dalla normale rete elettrica a 230 V oppure direttamente dalla trattrice. Con tale sistema si assicura una maggior uniformità di copertura (anche sulla pagina della foglia non esposta al getto), una notevole riduzione della dispersione (fino all’80 %), una minor esposizione dell’operatore ed una maggiore velocità di avanzamento (fino a 12 km/h contro velocità ottimali per i sistemi tradizionali di 4 ÷ 8 km/h). 8.3 Impolveratrici Le impolveratrici sono utilizzate per la distribuzione sulle piante dello zolfo47 (per questo sono spesso chiamate solforatrici) o di altri prodotti allo stato polverulento (ad esempio il solfato di rame). In viticoltura questi trattamenti sono tornati in auge da una decina d’anni per la loro maggior efficacia in determinate fasi fenologiche, come la prechiusura del grappolo, e grazie anche all’agricoltura biologica o comunque ecocompatibile. Le impolveratrici hanno subito una notevole evoluzione a partire dalle prime versioni, esclusivamente di tipo manuale, a soffietto, a zaino (con serbatoio che va da 4 ad 8 kg di polvere), a carriola o a carrello. Nonostante siano piuttosto affaticanti e richiedano una certa esperienza per ottenere una buona uniformità di distribuzione, sono ancor oggi usate per trattamenti localizzati data la loro semplicità, economicità, robustezza, leggerezza e maneggevolezza. Gli zolfi sono prodotti di copertura, utilizzati per trattamenti in polvere, soprattutto per le uve bianche. Sono attivi contro gli oidi, la peronospora, con lieve attività collaterale contro gli acari, specialmente gli eriofidi. Con temperature superiori ai 30° C diventa fitotossico. 47 ing. Maines Fernando pag. 199 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari Le impolveratrici meccaniche, presenti sul mercato in versioni portate, semiportate48 o trainate, sono costituite da una tramoggia che alimenta un ventilatore elicoidale, chiuso da un carter, che gira a grande velocità alimentato dalla PTO con l’intervento di un moltiplicatore di giri. La polvere cade per gravità dalla tramoggia nella ventola, la cui portata determina la capacità operativa della macchina e la gittata che in giornate senza vento può raggiungere gli 8 ÷ 10 metri (si possono trattare diversi filari contemporaneamente). La quantità di prodotto a ettaro si controlla invece variando la dimensione del foro di uscita dalla tramoggia. Dato che il prodotto è nella maggior parte dei casi zolfo in polvere, con la tendenza a compattarsi soprattutto se sottoposto a sollecitazioni come i sobbalzi dovuti indotte dalle asperità del terreno, è necessario che il serbatoio sia equipaggiato con un sistema agitatore-trituratore meccanico che mantiene sciolto il prodotto e lo indirizza verso un convogliatore di uscita, per permettere alla polvere di arrivare con regolarità nel flusso di aria. Proprio la portata di quest’ultimo determina la portata dell’impolveratrice. Il principale inconveniente per queste impolveratrici tradizionali è dato dal pericolo d’incendio nel caso di dosaggi molto alti, a causa delle alte temperature raggiunte dal ventilatore, soprattutto in estate, e se, si sono formati depositi di zolfo nel carter a causa di scarsa manutenzione. Inoltre è frequente l’usura delle pale per il continuo contatto con il prodotto polverulento. Nelle versioni snodate (semiportate) il blocco degli ingranaggi, con anche la ventola, è fissato al sollevatore, in modo che l’albero cardanico possa lavorare sempre in asse con la p.d.p. Ad esso è collegato, attraverso uno snodo, il telaio gommato con la tramoggia. 48 ing. Maines Fernando pag. 200 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari Per eliminare il pericolo delle combustioni, sono state messe a punto le impolveratrici con sistema di erogazione a doppia via: la polvere non cade a più nella ventola ma nel carter di passaggio della corrente d’aria dove una serranda provvede a regolare l’ampiezza del foro attraverso il quale la polvere giunge dal serbatoio. Qui la polvere viene investita dalla corrente d’aria per giungere infine ai ventagli di distribuzione, dove il flusso principale, attraverso il tubo di lancio, trasporta la polvere sulla coltura; contemporaneamente una piccola parte dell’aria è utilizzata per creare turbolenza dentro il serbatoio. Tale sistema non riesce comunque a garantire una distribuzione costante in qualunque condizione di lavoro come i trattamenti in vigneti a ritocchino. La macchina è completata da un telaio con relativi attacchi per il sollevamento o il traino e per il collegamento alla PTO per l’azionamento dei meccanismi. Il ventilatore ha generalmente velocità di rotazione compresa fra 2000 e 3500 giri/min, con portate variabili da 14 a 30 m3/min per i modelli portati e di 90 m3/min per quelli trainati e velocità dell’aria che varia da 20 a 180 m/sec. La regolazione dell’efflusso della polvere (da poche centinaia di grammi fino a qualche decina di kg/min) avviene variando opportunamente le aperture situate tra il serbatoio e il tubo di passaggio della corrente principale. Nelle versioni più recenti l’aria creata dal ventilatore è trasportata agli erogatori da un tubo che passa sotto al serbatoio essendo questo orizzontale. Il serbatoio ha una capacità fino a 600 ÷ 800 litri ed è provvisto di agitatore, frangimassa e coclea per il trasporto del prodotto verso il convogliatore, mossi da un motore idraulico a cilindri, alimentata dai distributori della trattrice (lo stesso sistema alimenta anche la regolazione dell’uscita). Il convogliatore invia il materiale al tubo di uscita, ove avviene la miscelazione con l’aria. L’erogazione è effettuata da un cannoncino e/o da due ventagli. Le versioni con vasca in acciaio inox (portata o semiportata), possono essere montate su porta-attrezzi scavallanti e usate anche per la distribuzione del concime granulare. ing. Maines Fernando pag. 201 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari Le impolveratrici pneumatiche utilizzano ventole con doppia aspirazione: una preleva aria dall’esterno e l’altra dal serbatoio. In tal modo l’aria, attraversando il deposito del prodotto (con capacità va da 25 a 600 kg) si carica di polvere e la trasporta verso la ventola. Lì il materiale si mischia con l’aria proveniente dall’esterno ed è poi distribuita in modo convenzionale. Un coperchio interno al serbatoio impedisce che si sollevi troppo zolfo al passaggio dell’aria e contribuisce all’uniformità di distribuzione. L’aria immessa nel serbatoio, talvolta, ha solo il compito di evitare il compattamento del prodotto (il serbatoio si trova leggermente in pressione), mentre la polvere viene immessa nella corrente d’aria principale (prodotta da una ventola posta anteriormente) da una catena che ha anche il compito di agitare il prodotto. Infine la miscela, attraverso un tubo che passa sotto al serbatoio, giunge fino ai ventagli posteriori. Il mercato propone anche impolveratrici pneumatiche elettrostatiche, costituita da un serbatoio generalmente metallico, di capacità compresa fra i 240 kg ed i 300 kg, ed un ventilatore centrifugo. Tra essi è interposto un distributore della polvere a regolazione meccanica o idrostatica. All’uscita di ciascuna delle due bocche erogatrici sono presenti due ugelli micronizzatori (emettono simultaneamente acqua nebulizzata a ultra basso volume eventualmente addizionata con sostanze adesive, contenuta in apposito serbatoio che alimenta, per depressione, l’erogatore). In corrispondenza degli ugelli è presente un elettrodo positivo49 costituito da una piastra o da una griglia metallica, interessato da corrente elettrica ad alta tensione e bassissimo amperaggio. In 49 l’elettrodo negativo è costituito da un dispositivo di scaricamento a terra (catena in metallo). ing. Maines Fernando pag. 202 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari questo modo viene trasmessa la necessaria carica elettrostatica in grado di indurre un campo di attrazione tra essa e la vegetazione. Automaticamente le microparticelle di polvere, tutte dello stesso segno, si respingono tra loro favorendo un’omogenea distribuzione del prodotto sulla pianta (generalmente caricata negativamente). Si viene così a diminuire la dispersione nell’ambiente e i rischi di esposizione per l’operatore. Ventaglio doppio Ventaglio con prolunga Ventaglio con prolunga e chiusura lato Cannone orientabile Ventaglio con chiusura lato destro o sinistro Cannone orientabile con ventaglio supplenebtare Le principali ditte produttrici sono: Caffini, Gamberoni, Bergonzi, Vitali Macchine Agricole e Arena. ing. Maines Fernando pag. 203 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari 8.4 Regolazione e controllo delle macchine per i trattamenti Dal 1992 l’Ente Nazionale per la Meccanizzazione Agricola (ENAMA) opera per certificare l’idoneità delle macchine irroratrici ad effettuare i trattamenti per cui sono state progettate, sulla base di una precisa normativa di riferimento. Questo servizio risulta estremamente importante per la sicurezza degli utilizzatori che vengono a contatto con sostanze tossiche e per la salvaguardia dell’ambiente. Inoltre si garantisce la necessaria rispondenza delle macchine irroratrici ai requisiti costruttivi, funzionali e di sicurezza, indicati nelle attuali normative europee (CEN) e internazionali (ISO). Al fine di una corretta utilizzazione della macchina da parte del cliente, il costruttore è chiamato a fornire, attraverso un apposito manuale, tutte le indicazioni per l’uso e la manutenzione della macchina in condizioni di totale sicurezza. Ogni macchina dovrà quindi essere accompagnata da una lunga serie di informazioni: ¾ dati tecnici della macchina; ¾ dati del fabbricante; ¾ marcatura CE (che attesta che il prodotto è conforme ai requisiti di sicurezza richiesti dall’Unione Europea); ¾ anno di fabbricazione; ¾ numero di serie; ¾ organizzazione di vendita ed assistenza; ¾ uso previsto, usi corretti ed usi impropri della macchina; ¾ descrizione della macchina; ¾ istruzioni per la movimentazione. l’installazione, le manutenzioni, le riparazioni ordinarie e quelle straordinarie; ¾ organi di sicurezza; ¾ pericoli residui; ¾ protezioni individuali, segnali di pericolo e simbologia di comando; ¾ addestramento del personale tecnico se richiesto; ¾ ricambi; ¾ indicazioni circa il rumore e le vibrazioni. Nei casi in cui permangano rischi potenziali, malgrado tutte le predisposizioni adottate, il fabbricante deve porre sulla macchina appositi pittogrammi di sicurezza (ISO 11684 – Rapporto interno IMA 94/14) e darne particolare informazione nel manuale delle istruzioni. Il fabbricante, inoltre, risponde di eventuali danni causati da istruzioni o avvertenze insufficienti ed incomplete. Soddisfatti invece i precedenti requisiti, il costruttore o il rivenditore non ha più alcuna responsabilità che viene infatti trasferita al responsabile dei lavori in azienda. E’ auspicabile che la certificazione ENAMA divenga al più presto obbligatoria, così come un’adeguata formazione e assistenza per gli operatori, affinché siano in grado di regolare opportunamente le proprie macchine irroratrici in funzione delle specifiche situazioni colturali. Risulta pertanto essenziale potenziare e diffondere i servizi di controllo funzionale e taratura delle macchine irroratrici in uso che, peraltro, in alcune Regioni (Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Trentino), sono già attivi, e rendere tale controllo obbligatorio non solo per le aziende che beneficiano dei contributi corrisposti in tema di agricoltura ecocompatibile, ma per tutte le aziende agricole. ***** ing. Maines Fernando pag. 204 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari I principi attivi adottati utilizzati per i trattamenti della vite rappresentano un rischio per la salute dell’operatore e per la salvaguardia dell’ambiente (aria, falde acquifere, …). Per questo motivo è essenziale adottare opportune precauzioni e metodiche in ciascuna fase di utilizzo delle irroratrici. Per quanto riguarda le prescrizioni per la preparazione della miscela, la distribuzione della miscela, la manutenzione e la regolazione, si rimanda a quanto esposto nel precedente capitolo relativamente alle macchine per il diserbo Per quanto riguarda la verifica delle irroratrici si ricorda che prima di acquistare un nuovo atomizzatore bisogna richiedere il verbale di prova che certifichi la sua giusta regolazione e corretta funzionalità, mentre ulteriori controlli è bene vengano ripetuti ogni cinque anni. L’importanza di tale operazione è testimoniata dalla tendenza del legislatore a rendere tale verifica obbligatoria così come accade in talune regioni (ad esempio in Piemonte) oppure come è richiesto per poter rispettare i protocolli della produzione integrata prescritti da consorzi o da “programmi qualità”. La verifica deve essere eseguita da personale specializzato presso appositi centri abilitati al rilascio di un verbale di prova compilato a seguito del controllo dell’irroratrice. Le verifiche riguardano diversi aspetti, essenziali per assicurare il corretto funzionamento della macchina, al fine di ripristinare l’ottimale taratura della testata erogatrice: ¾ la determinazione del grafico di distribuzione, ottenuto mediante appositi banchi prova, costituiti da cilindri graduati da collegare agli ugelli, per effettuare il controllo della portata; La taratura deve accertare la corrispondenza del grafico di distribuzione con le caratteristiche del profilo delle piante; ¾ misura della velocità della trattrice in corrispondenza dei diversi rapporti del cambio e verifica del corretto funzionamento dei sistemi di segnalazione della velocità di avanzamento (tachimetro); ing. Maines Fernando pag. 205 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari ¾ verifica della portata della pompa mediante apposito flussometro; ¾ controlli sul manometro per la verifica della sua precisione, della visibilità dal posto di guida e della scala di lettura (un buon manometro, oltre ad essere in bagno di glicerina, dovrà avere un diametro di almeno 65 mm). Per quanto riguarda le grandezze calcolate si parte dalla valutazione della portata di ogni ugello (espressa in l/min): q = Q * L * V / (600 * n) dove: ¾ Q = volume da distribuire (l/ha); ¾ L = larghezza di lavoro (m); ¾ V = velocità di avanzamento (km/h); ¾ n = numero di ugelli presenti sulla macchina. Note la velocità di avanzamento e la larghezza di lavoro si ricava il tempo per trattare un ettaro; infine, utilizzando un’apposita tabella, si determina la portata della testata distributrice in l/min noti il tempo di lavoro e la dose per ettaro. Per la verifica della regolazione del sistema di erogazione dell’aria si effettua il test dei nastri secondo la metodologia evidenziata in figura. L’efficacia della taratura si può effettuare in campo mediante l’utilizzo delle cartine idrosolubili. Se correttamente distribuite (sia sulla superficie della chioma che ing. Maines Fernando pag. 206 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari all’interno della vegetazione), consentono di verificare il livello della copertura e la penetrazione. In figura si possono osservare i diversi risultati ed i relativi giudizi. 8.5 Le attrezzature innovative Uno dei principali problemi legati all’utilizzo delle irroratrici è data dalla difficoltà di distribuire, senza incorrere in perdite, il prodotto fitoiatrico su una parete non piena e omogenea, bensì caratterizzata da una serie più o meno ampia di zone vuote. In questi ultimi anni i costruttori hanno individuato nuove soluzioni in grado di aumentare l’efficienza di distribuzione. I principali indirizzi di ricerca riguardano i seguenti aspetti: ¾ sistemi per il recupero del prodotto che ha oltrepassato la vegetazione; ¾ sistemi per la distribuzione del prodotto solo in presenza del bersaglio; ¾ sistemi in grado di adeguare automaticamente i parametri della distribuzione al tipo di vigneto trattato (ad esempio macchine munite di dosatore per ciascun diffusore in modo da regolare in modo molto preciso in base alla forma di allevamento ed alla fase di sviluppo vegetativo). I dispositivi per il recupero del prodotto che oltrepassa il filare trattato consentono di ridurre quasi completamente l’incidenza delle perdite per deriva e operare la distribuzione anche in giornate relativamente ventose. Sono costituiti da deflettori o collettori posti al di là della pianta irrorata allo scopo di formare una parete riflettente, con forma arcuata, con la funzione principale di deviare il getto verso la parete vegetativa. Alla base del deflettore è presente un sistema che consente raccogliere e di rinviare il prodotto recuperato al serbatoio principale dell’irroratrice. Il sistema consente di recuperare fra il 50% (prime fasi vegetative) e il 25% (piena vegetazione) della miscela applicata. Le prestazioni di tali macchine vengono migliorate predisponendo le pareti su bracci ad azionamento idraulico, che consentono di adeguare la loro posizione rispetto al filare e di agevolare le manovre di svolta. ing. Maines Fernando pag. 207 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari L’efficienza di recupero è stato ulteriormente migliorato dall’inserimento sulla parete esterna di una fessura di aspirazione, in modo che la miscela nebulizzata in eccesso venga captata dallo scudo evitandone la dispersione a terra o nell’aria (prototipo della ditta Bertoni). Recuperi ancora maggiori (fino all’80% nelle prime fasi vegetative) si raggiungono con l’adozione di tunnel che consentono di racchiudere la vegetazione durante la fase di distribuzione del prodotto fitoiatrico fra due pareti realizzate in polietilene o fibra di vetro (all’interno delle quali è inserita una barra con i relativi ugelli), collegate nella parte superiore da una copertura flessibile che impedisce la dispersione verticale delle particelle irrorate. Un sistema oleodinamico permette di variare la loro distanza reciproca (l’altezza è compresa fra 1,5 e 2,0 m e la lunghezza fra 0,7 e 1,0 m) e di adattarla, quindi, alla dimensione della parete vegetativa. Ogni parete verticale termina, nel lato inferiore, con una coppa in acciaio inox circondata da un guaina flessibile in materiale plastico che raccoglie il prodotto intercettato dalla parete verticale. Il liquido recuperato viene inviato (mediante una pompa azionata da un motore elettrico) in un filtro e, successivamente, reimmesso nel serbatoio principale. Diversamente da quanto potrebbe sembrare a prima vista, questi sistemi si caratterizzano anche per un non eccessivo assorbimento di potenza. Per quanto riguarda le irroratrici in grado di distribuire il prodotto solo in presenza del bersaglio, si tratta di macchine equipaggiate con sensori (ottici o a ultrasuoni), posizionati a diverse altezze sulla parte anteriore dell’irroratrice, in grado di individuare la presenza della vegetazione. I sensori sono collegati a una centralina elettronica che, in base ai dati ricevuti, regola automaticamente, grazie a un sistema di elettrovalvole, l’attivazione degli ugelli disposti nella parte posteriore dell’irroratrice. In tal modo il profilo di distribuzione risulta adeguato alla dimensione del bersaglio trattato e l’erogazione della miscela viene interrotta in assenza della pianta (ad esempio in vigneti disomogenei o durante la fase di svolta). I benefici in termini di risparmio di prodotto distribuito rispetto all’impiego di un’irroratrice tradizionale sono in media dell’ordine del 20 ÷ 30%. Le irroratrici in grado di adeguare automaticamente i parametri della distribuzione al tipo di vigneto trattato, operano grazie all’impiego di transponder, in grado di “riconoscere” le caratteristiche del vigneto in cui opera (sesto d’impianto, forma di allevamento, stadio vegetativo, dimensioni dei filari, densità della vegetazione); in tal modo la macchina può regolare automaticamente la portata degli ugelli, quella del ventilatore, il numero di ugelli attivi e la direzione del flusso d’aria secondo i valori ing. Maines Fernando pag. 208 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 8 Macchine per i trattamenti fitosanitari impostati in un apposito software. Altri prototipi sono stati invece realizzati per adeguare automaticamente la posizione degli ugelli sui due lati della macchina nei vigneti caratterizzati da una considerevole pendenza trasversale. Grazie a un pendolo elettronico montato sull’irroratrice, che rileva il grado di pendenza trasversale, la distanza fra gli ugelli delle due semibarre (di destra e di sinistra) viene regolata automaticamente per mezzo di attuatori idraulici al fine di indirizzare il getto erogato dalla macchina soltanto in corrispondenza della parete del filare. La dispersione del prodotto al di sopra del filare a monte e al di sotto del filare a valle risulta così significativamente ridotta rispetto all’impiego di un’irroratrice convenzionale. ing. Maines Fernando pag. 209 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto L’agricoltura è il settore che utilizza la maggiore quantità di acqua (fino all’85% nelle zone aride) nonostante la superficie agraria irrigata rappresenti solo il 17% circa della terra coltivata al mondo50. Si deve peraltro sottolineare che la frazione irrigata soddisfa il 40% della domanda alimentare mondiale. La gravità del problema è ulteriormente accentuata dal fatto che la percentuale dell’acqua effettivamente disponibile, che attualmente ammonta al solo 0,3 % dell’acqua presente sulla terra, è in continua contrazione, tanto che ora si fa sentire la carenza di acqua anche in zone fino ad ora immuni da problemi di siccità. All’agricoltura, perciò, viene sempre più richiesto di adottare pratiche agricole in grado di risparmiare acqua attraverso l’uso di nuove tecnologie e l’evoluzione dei sistemi produttivi. Non è più possibile ignorare i rischi connessi con l’eccessivo sfruttamento delle risorse idriche e la cattiva gestione dell’irrigazione (contaminazione delle sorgenti, aumento della salinità delle acque, ...) e la necessità di indirizzare l’agricoltura verso uno sviluppo sostenibile che preveda, fra l’altro, l’adozione di tecniche in grado di irrigare la pianta in modo più efficiente e preciso. Anche laddove già si utilizzano sistemi di microirrigazione è necessario migliorare l’efficienza adottando soluzioni innovative come l’utilizzo di erogatori autocompensanti per i terreni in pendenza, la fertirrigazione, la subirrigazione per ridurre ulteriormente le perdite per evaporazione ed il recupero delle acque reflue. Il principale scopo dell’irrigazione rimane quello di apportare acqua al terreno per mantenere nello strato di terreno esplorato dalle radici un corretto contenuto idrico e per migliorarne così l’attitudine alla produzione vegetale. Si deve pertanto intervenire solo quando le colture non trovano nel terreno l’acqua sufficiente a coprire il fabbisogno idrico necessario per sviluppare una produzione economicamente soddisfacente. Oltre a tale scopo (funzione umettante), l’irrigazione può avere uno scopo fertilizzante (l’acqua diviene il veicolo per la distribuzione di nutrienti), antiparassitaria (l’acqua veicola presidi sanitari per prevenire o combattere attacchi di insetti o di funghi), antigelo (con interventi sopra chioma a bassa intensità o sotto chioma mediante microirrigazione a spruzzo) oppure climatizzante (in condizioni di temperature molto elevate si interviene con irrigazioni ad elevata polverizzazione). In viticoltura l’irrigazione non è una pratica consigliabile dal punto di vista della qualità delle uve ottenute, in quanto la vite è una pianta che si adatta bene ai terreni ciottolosi ed aridi e che non abbisogna di un regime idrico molto alto. Le necessità della vite in termini di alimentazione idrica variano infatti, in linea di massima, dai 200 ai 1000 m3/ha per anno (corrispondenti a 20 ÷ 100 mm di pioggia, con i volumi più alti riferiti a condizioni climatiche come quelle dell’Italia insulare). La pianta della vite si caratterizza anche per la capacità di ridurre il livello di evapotraspirazione annuo che, in condizioni di aridità, raggiunge il 60% rispetto a quello misurato in condizioni di Solo una piccolissima parte (pari allo 0,18% della superficie agricola mondiale) adotta sistemi di microirrigazione. 50 ing. Maines Fernando pag. 210 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto ottimale rifornimento idrico. L’eccesso di acqua inoltre può favorire fenomeni di spacco dei frutti, marciumi e aumento dell’incidenza di peronospora e di muffa grigia. Pertanto se nei terreni aridi l’irrigazione è indispensabile e deve essere ripetuta varie volte all’anno (come nel caso dei terreni salsi), nei terreni in cui il disseccamento è precoce, l’irrigazione è favorevole quando viene effettuata nel periodo che precede l’invaiatura. Invece nei terreni in cui il disseccamento inizia molte settimane dopo la fioritura, l’irrigazione non è necessaria, anzi contribuisce a diminuire i livelli qualitativi della produzione a favore di quelli quantitativi. E’ per questa ragione che sempre più spesso in viticoltura l’irrigazione viene intesa come intervento di soccorso, in particolare per favorire l’attecchimento delle barbatelle e per supportare il loro sviluppo uniforme nei 2 ÷ 3 anni successivi. Maggiore attenzione deve essere posta nel caso di vigneti in terreni collinari, dove la vite può soffrire più facilmente la siccità, richiedendo interventi irrigui fino all’invaiatura. L’adozione di un impianto di irrigazione deve perciò essere attentamente valutata, oltre che da un punto di vista economico, anche da quello agronomico. Infatti si deve verificare che i costi di impianto e di gestione non risultino superiori al beneficio economico indotto dall’aumento produttivo (in termini di quantità e/o di qualità), ricordando che i risultati di tale confronto possono variare molto in funzione degli indirizzi produttivi (uve da tavola, uva per la produzione di vini pregiati, ...) e delle caratteristiche climatiche locali. La scelta del metodo irriguo deve essere effettuato in funzione di moltissimi fattori fra cui spiccano gli elementi fisico-pedologici, orografici, forma di allevamento e sesti di impianto, indice di meccanizzazione delle operazioni colturali e di raccolta, disponibilità di risorse idriche, qualità della manodopera disponibile e la necessità di soddisfare esigenze speciali (irrigazione polivalente, antibrina, ...). Per assicurare efficienza all’impianto bisogna innanzitutto assicurare corrette modalità di approvvigionamento verificando la costanza dei valori di pressione e portata necessari per soddisfare i fabbisogni idrici. Anche questi devono essere ing. Maines Fernando pag. 211 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto accuratamente determinati per poter giungere ad un corretto dimensionamento dell’impianto, mediante uno dei seguenti metodi: ¾ determinazione del bilancio idrico del suolo; ¾ combinazione del bilancio energetico e della diffusione del vapore acqueo dalla superficie evaporante all’atmosfera circostante; ¾ correlazioni empiriche tra evaporazione ed uno o più fattori climatici che possono influenzare l’evapotraspirazione. L’applicazione pratica di tali metodi ha anche lo scopo di determinare il momento dell’intervento irriguo. Diversi sono gli approcci al problema: ¾ metodiche fisiologiche basate sulla misura dello stato idrico della pianta; ¾ tecniche di valutazione dell’acqua nel suolo (metodo gravimetrico, tensiometrico, misura della resistività, ...); ¾ indicatori meteorologici basati sul bilancio idrico e sulle perdite per evapotraspirazione (calcolo di ETo con il metodo evaporimetrico di classe A). Anche la conoscenza della qualità dell’acqua utilizzata in irrigazione risulta fondamentale per assicurare la salvaguardia della fertilità fisico-chimica ed agronomica del suolo. In particolare si devono esaminare i seguenti aspetti fisici e chimici: ¾ temperatura: non deve essere troppo alta, ma nemmeno più bassa di 4 °C di quella dell’aria; ¾ sostanze in sospensione: comprendono particelle di suolo di dimensioni variabili oppure organismi viventi in funzione della provenienza (pozzo, reflui, acque superficiali, acquedotto, …) e di molti altri parametri al contorno; ¾ pH: per acque normali assume un valore compreso fra 6,5 e 8,5; ¾ salinità: si deve analizzare sia la concentrazione quanto la composizione dei sali presenti, parametri dai quali deriva anche il valore della conducibilità elettrica; ¾ contenuto in sostanza organica: si valuta mediante il COD (domanda chimica di ossigeno) ed il BOD5 (domanda biochimica di ossigeno) che rappresentano le quantità di ossigeno, misurato in mg, necessario per ossidare chimicamente o biologicamente (in 5 giorni) la sostanza organica presente in un litro di liquido; ¾ residui di prodotti fitosanitari o di composti organici di sintesi. In generale il rifornimento idrico di un impianto di irrigazione può essere assicurato da un acquedotto in grado di garantire la necessaria portata e pressione, da un sistema di prelievo in falda, da un bacini o da corso superficiale oppure da un impianto di trattamento di acque reflue. Nel caso di apporti di portata ridotta diventa necessaria la predisposizione di opere per la raccolta e lo stoccaggio, per la realizzazione dei quali è sempre necessaria la presentazione di un progetto (accompagnato sempre da perizia ing. Maines Fernando pag. 212 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto geologica), in sede di richiesta dell’autorizzazione comunale (piccoli bacini) o dell’autorizzazione del Genio Civile (nel caso di grandi bacini)51. Nel caso si utilizzassero acque di qualità marginale (come nel caso di reflui di depurazione) si devono attentamente valutare i rischi igienico-sanitari, i rischi ambientali ed i rischi tecnologici connessi alla possibile presenza di elementi solidi (abrasione e corrosioni di giranti delle pompe o delle condutture, occlusione degli erogatori, …) In viticoltura i metodi irrigui utilizzati sono sostanzialmente due: l’aspersione a pioggia e la microirrigazione. In entrambi i casi sono necessari impianti del tipo “in pressione” che, a fronte di maggiori costi d’impianto e di spesa energetica (richiedono infatti la presenza di macchinari e di attrezzature specifiche), assicurano una migliore efficienza ed uniformità. L’irrigazione per aspersione (o irrigazione a pioggia) prevede il frazionamento dell’acqua in gocce distribuite in maniera simile alla pioggia naturale grazie ad una serie di irrigatori rotanti alimentati mediante una rete di tubazioni fisse. E’ un sistema che richiede una pressione di esercizio significativa (medio-alta) affinché l’irrigatore possa polverizzare sufficientemente il getto d’acqua e trasformare l’energia di pressione in energia cinetica. Nel caso dovesse mancare un adeguato carico idraulico naturale (come quello assicurato da un acquedotto alimentato per gravità o da un bacino posto a monte) si deve intervenire con un gruppo pompante alimentato da motore di adeguata potenza. Generalmente si utilizzano pompe centrifughe alimentate da motori termici (solitamente diesel) fissi o mobile (motore carrellato o trattrice mediante la PTO) o da motori elettrici. Altri caratteri predominanti degli impianti ad aspersione sono: ¾ volumi medio-alti di acqua distribuita; ¾ tempi di adacquamento contenuti; ¾ lunghi intervalli tra una irrigazione e l’altra. I sistemi ad aspersione consentono di irrigare grandi superfici sia su terreni in piano che in pendenza, senza la necessità di operare impegnative sistemazioni del suolo e consente di scegliere e di variare facilmente il volume dei adacquamento. Garantiscono Nel dimensionamento dei bacini occorre tenere conto dell’evaporazione complessiva (nell’ordine del 20%) in funzione del clima, della forma e profondità del bacino. 51 ing. Maines Fernando pag. 213 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto interventi consistenti in poco tempo e consentono un risparmio d’acqua rispetto ai sistemi di scorrimento52. Di contro si caratterizzano per gli alti costi energetici, per l’alta sensibilità al vento, per il compattamento del suolo per effetto battente e per la bagnatura della parte epigea delle piante. In viticoltura si adottano (sempre più raramente) impianti ad aspersione di tipo fisso, con aspersione sottochioma o soprachioma, costituiti da condotte di solito interrate ad una profondità di 30 ÷ 75 cm, disposte secondo uno schema aperto a pettine (il più diffuso) oppure chiuso (ad anello) che consente una maggiore uniformità di irrigazione ed una maggior libertà di intervento per manutenzioni o per la riparazione dei guasti. Gli unici elementi visibili sono costituiti dagli irrigatori posti su apposite aste. Le caratteristiche funzionali dell’irrigatore devono essere scelte in base alla permeabilità effettiva del terreno per evitare il rischio di operare con eccessive intensità di pioggia, che possono causare ruscellamenti erosivi in collina o asfissia radicale in pianura. La microirrigazione invece si caratterizza per una somministrazione mirata dell’acqua alla pianta, diminuendo così gli sprechi d’acqua e gli stress idrici alle piante. Per questo motivo quest’ultimo sistema è ora decisamente preferito, in particolare in viticoltura. Infatti la microirrigazione (o irrigazione localizzata in pressione) rappresenta un insieme di tecniche che più di altre consente di raggiungere tre fondamentali obiettivi: mantenere nel terreno un livello ottimale di umidità, ridurre i consumi idrici ed i consumi energetici e massimizzare la possibilità di automazione. L’acqua viene infatti distribuita alle piante attraverso una fitta rete di tubazioni provviste di numerosi punti di erogazione, raggiungendo in tal modo una elevata uniformità di distribuzione ed un’alta efficienza irrigua53, a fronte di elevati costi di impianto che possono variare da 2200 a 6500 €/ha (prezzi 2009). A seconda del tipo di erogatore utilizzato si possono avere diverse tipologie di impianto: ¾ a goccia: le portate sono generalmente comprese fra 2 e 16 L/h; ¾ a spruzzo: si caratterizzano per le portate maggiori, generalmente 40 ÷ 80 litri/h (in certi casi si arriva a 600 L/h), per una pressione di esercizio di circa 2 bar e, conseguentemente per i minori tempi di adacquamento. L’area bagnata risulta maggiore e pertanto si tratta di sistemi che meglio si adattano ai terreni sciolti mentre nei terreni argillosi il volume d’acqua erogato risulterebbe eccessivo; in tal caso si devono adottare sistemi ad erogazione intermittente (impianti a sorsi); ¾ a manichette: vengono utilizzati tubi in materiale plastico (PE o PP) forato o poroso, normalmente floscio, che assume la sezione piena solo in fase di erogazione grazie all’acqua in pressione (0,4 ÷1,0 bar). Le portate si aggirano sui 10 ÷ 100 L/h per metro di manichetta. Le tubazioni vengono generalmente utilizzate in associazione con la pacciamatura e posate contemporaneamente al film plastico mediante la medesima macchina; Rispetto ai sistemi irrigui per scorrimento, l’aspersione assicura anche il contenimento dei fenomeni di percolazione, di dilavamento dell’acqua e delle sostanze fertilizzanti, di erosione e di deterioramento della struttura del suolo. 53 Risultano ridotte al minimi le perdite per evapotraspirazione e per traspirazione delle piante infestanti. 52 ing. Maines Fernando pag. 214 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto ¾ a subirrigazione capillare: l’acqua viene distribuita mediante tubazioni interrate ad una profondità di 30 ÷ 50 cm munite di fori, tagli, fessure o settori porosi. Il risparmio in termini di acqua e di energia che caratterizza la microirrigazione è connesso alle modeste portate (inferiori ai 10 L/h) ed alle basse pressioni d’esercizio (tra 1 e 2 bar). Questo è possibile in quanto i punti di erogazione dell’acqua sono localizzati in modo da ridurre notevolmente la massa di terreno da inumidire e rendere massimo l’assorbimento da parte dell’apparato radicale della coltura; inoltre vengono adottati orari d’adacquamento prolungato e a turni frequenti (ogni 1 ÷ 3 giorni). In tal modo il terreno mantiene un contenuto d’umidità ottimale con continuità ed il fabbisogno idrico della coltura, ovvero il volume stagionale d’acqua richiesto per potersi sviluppare nelle migliori condizioni, rimane pienamente soddisfatto, mentre si riducono notevolmente gli sprechi che caratterizzano i sistemi tradizionali di irrigazione. Grazie ai volumi d’acqua richiesti piuttosto contenuti, questo sistema consente di sfruttare anche fonti di approvvigionamento minori. Altri vantaggi sono: ¾ uniformità di erogazione: è condizione necessaria per avere una profondità di bagnatura costante e corretta, consentendo di ottenere, nel contempo, notevoli risparmi di acqua (fino al 50 % rispetto all’irrigazione per aspersione) a parità di livelli produttivi. L’uniformità dipende dal corretto dimensionamento della distanza fra i singoli erogatori che, a sua volta, dipende dalla loro portata e dal tipo di terreno per evitare conseguenze negative sullo sviluppo radicale; ¾ assenza di azione erosiva, che caratterizza l’irrigazione per scorrimento o per aspersione nel caso di terreni in pendenza e del rischio di asfissia radicali per appezzamenti in piano; ¾ possibilità di entrare in campo con le macchine anche durante e subito dopo l’irrigazione, in particolare nel caso di ali interrate; ¾ contenimento della crescita delle erbe infestanti; ¾ maggiori produzioni per ceppo ed un peso medio del grappolo, associato ad una migliore concentrazione zuccherina; ¾ possibilità di irrigare in presenza di vento senza subire perdite per evaporazione o disuniformità di erogazione (caratteristica di non trascurabile importanza in particolari condizioni climatiche); ¾ possibilità di utilizzare acque fredde anche nelle ore più calde della giornata; ¾ possibilità di utilizzare acqua con salinità anche elevata in quanto si evita il contatto diretto con le foglie, mantenendo costantemente una umidità elevata del terreno si evita così che i sali si concentrino nella soluzione circolante; ¾ possibilità di associare all’irrigazione la fertirrigazione54; ¾ applicabilità anche in appezzamenti a forte pendenza; ¾ risparmio di manodopera grazie alla semplicità di automazione; ¾ costi di impianto e di gestioni minori (minori consumi energetici) rispetto impianti ad aspersione per le minori pressioni di esercizio necessarie. Il principale svantaggio imputabile agli impianti di microirrigazione è dato dal rischio di occlusione (a causa della sezione decisamente ridotta delle tubazioni Il metodo microirriguo invece esclude la possibilità di distribuire antiparassitari sulla parte aerea delle colture o di ricorrere, nel caso degli irrigatori a goccia, all’irrigazione antigelo o all’irrigazione climatizzante. 54 ing. Maines Fernando pag. 215 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto gocciolanti e, in particolare, degli erogatori55), che può giungere ad annullare del tutto la portata degli erogatori e fa progressivamente diminuire l’uniformità di distribuzione dell’acqua. La causa principale è costituita da solidi in sospensione (sabbia, limo, argille) e da agenti biologici (semi, alghe, batteri) già presenti nell’acqua o che si sviluppano nell’impianto soprattutto in presenza di azoto e fosforo. Si ricorda anche la possibile formazione di depositi di ferro o zolfo a causa della presenza di ferrobatteri o solfobatteri. Notevoli problemi sono indotti anche da agenti chimici come la precipitazione di bicarbonato di calcio e di magnesio (favorita da alte concentrazioni e da pH basico). Infine il rischio di occlusione dipende da alcuni parametri di gestione dell’irrigazione come i volumi erogati, i turni e la durata dell’irrigazione. Vista la difficoltà e i rilevanti costi che caratterizzano l’individuazione degli erogatori occlusi, la loro pulizia o sostituzione, è decisamente convenente operare per prevenire il fenomeno. In primo luogo è bene sottoporre l’acqua ad analisi di laboratorio per poter valutare quali trattamenti adottare per renderla idonea all’uso. In ogni caso è sempre necessario il trattamento fisico di filtraggio per trattenere le impurità e mantenere efficiente tutto l’impianto. Nel caso si accerti la presenza di sostanze in soluzione si ricorre al trattamento chimico, che consiste nell’aggiunta di cloro o di acido all’interno delle tubazioni. In debita considerazione devono essere tenuti anche i non rari danni prodotti da insetti (grillotalpa, coleotteri, ...). ***** In generale l’impianto è costituito dai seguenti elementi: ¾ opera di presa per l’alimentazione dell’impianto per mezzo di acquedotto in pressione o mediante bacino di raccolta in quota, oppure attraverso un gruppo pompante che preleva l’acqua da un pozzo, da un bacino di raccolta o da un corpo idrico naturale; Gli erogatori più vulnerabili all’occlusione sono i gocciolatori ad orifizio mentre i più protetti sono i gocciolatori a labirinto con sezione di passaggio di almeno 1,4 mm (anche se interrati). 55 ing. Maines Fernando pag. 216 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto ¾ condotta adduttrice e condotte principali: nel caso di impianti di grandi dimensioni, la prima collega l’opera di presa con gli appezzamenti mentre la seconda collega fra loro i diversi appezzamenti o i diversi settori; ¾ testata di comando con saracinesca generale, contatore, valvola di ritegno e regolatore di pressione, sfiati dell’aria, flussometri, manometro, centraline elettroniche di controllo e comando, ...; ¾ gruppo di filtraggio (solo per impianti di microirrigazione); ¾ eventuali dispositivi per il dosaggio, la distribuzione e la miscelazione del fertilizzante (solo per impianti di microirrigazione); ¾ condotta collettrice: distribuisce l’acqua alle diverse ali erogatrici; ¾ valvole e filtri di settore; ¾ ali distributrici per l’alimentazione degli erogatori; in funzione della loro tipologia si parla di ali piovane, ali gocciolanti o ali disperdenti56. Ogni ala distributrice è munita di valvola per escludere la linea o per regolare la distribuzione di acqua; ¾ erogatori. 9.1 Elementi costitutivi dell’impianto 9.1.1 Le pompe La funzione di una pompa è quella di trasformare l’ energia meccanica fornita da un motore in energia cinetica e/o energia di pressione da trasferire all’acqua. Si viene a creare in tal modo un flusso di liquido in grado di superare i dislivelli e tutte le resistenze passive presenti nell’impianto. Quando possibile, è da preferire l’utilizzo di motori elettrici (elettropompe) per la maggior efficienza e la silenziosità dei motori elettrici, le loro dimensioni contenute e la possibilità di comandarli a distanza; i motori termici (motopompe) invece consentono una più facile regolazione del regime di rotazione. Per gli impianti di irrigazione si utilizzano pompe centrifughe57, il cui organo lavorante è una girante58 che ruota all’interno di una camera chiusa (corpo o cassa) La posizione più adatta ed il numero di erogatori devono essere determinata caso per caso in base a diversi aspetti fra i quali spicca il tipo di terreno (tessitura, …). 57 Solo in particolari condizioni di esercizio caratterizzate da piccole portate e altissime prevalenze, vengono utilizzate pompe volumetriche a pistoni. 56 ing. Maines Fernando pag. 217 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto determinando, per forza centrifuga, una depressione al centro, dove è collocata l’aspirazione. L’acqua, prima di giungere al tubo di mandata, è spinta verso la parte periferica, detta diffusore, dove, grazie alla conformazione a chiocciola, parte dell’energia cinetica si trasforma in pressione. Una prima classificazione, fatta in funzione della direzione del flusso di mandata rispetto a quello di aspirazione, distingue le pompe radiali (o centrifughe) da quelle assiali (o idrovore); tra queste tipologie estreme si colloca una significativa serie di pompe con una strutturazione intermedia (pompe semiassiali). Inoltre, in base al numero di giranti, si possono avere pompe monostadio oppure multistadio se in presenza di più giranti sullo stessi albero. Infine si dice che una pompa lavora in aspirazione, se il suo baricentro sta sopra al pelo libero dell’acqua da prelevare, oppure sottobattente se il suo baricentro sta ad una quota inferiore rispetto a quella del pelo libero dell’acqua. Le pompe centrifughe vengono dimensionate, in primo luogo, in base alla prevalenza totale che esprime l’energia per unità di peso del corpo (espressa in metri), da fornire al liquido. E’ data dai seguenti contributi: ¾ prevalenza geodetica (Hg) ossia l’energia necessaria per superare il dislivello fra il punto di prelievo ed il punto di efflusso; ¾ pressione cinetica (v2/2g) che esprime l’energia in forma di velocità da fornire al fluido in uscita; ¾ l’energia posseduta dall’unità di peso a causa della sua pressione (rapporto fra pressione e peso specifico P/γ); ¾ perdite di carico (Hl+Hd): sono dovute alla somma delle perdite continue (o distribuite) Hd derivanti dalle resistenze che il fluido incontra nel suo moto nelle condotte per attrito contro le pareti e fra le particelle del fluido stesso e dalle perdite localizzate (o concentrate) Hl causate dalle turbolenze create per la presenza di discontinuità dimensionali e costruttive della tubazione, come gomiti, bruschi allargamenti o restrizioni della sezione, valvole, apparecchi di misura o raccordi. La girante può essere costruita in ghisa, policarbonato o altre resine termoplastiche oppure, nel caso di acque con particelle sabbiose, bronzo. 58 ing. Maines Fernando pag. 218 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto Le perdite di carico distribuite variano per un determinato liquido59 secondo la seguente relazione: C ⋅ D ⋅V 2 Y= dove S • Y = perdite di carico continue; • C rappresenta il coefficiente di scabrezza che tiene conto del materiale e del grado di rifinitura delle pareti interne del tubo (si deve tener conto che tale caratteristica va peggiorando con il passare del tempo); • D rappresenta il diametro bagnato del tubo; • V rappresenta la velocità del fluido trasferito (se la velocità del fluido raddoppia, la dispersione d’energia quadruplica). Come si può intuire basta una piccola riduzione del diametro interno della tubazione per indurre grandi aumenti delle perdite di carico continue. La definizione delle perdite localizzate è più complessa e dipende da un coefficiente (da determinarsi in base alla specifica discontinuità) e dal quadrato della velocità. V2 y=k⋅ dove 2g • k rappresenta un coefficiente che tiene conto dei cambi di sezione, di direzione, ecc. . Nel caso degli impianti di irrigazione, generalmente si attribuisce un valore percentuale (10 ÷ 15 %) rispetto alle perdite distribuite. Normalmente i produttori di tubazioni e di pezzi speciali per l’irrigazione mettono a Dato un determinato liquido le perdite di carico variano anche in funzione della temperatura in quanto, con essa, variano la viscosità la massa volumica. 59 ing. Maines Fernando pag. 219 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto disposizione del progettista materiale tecnico (tabelle, abachi, cataloghi) sia cartaceo che informatizzato, riportante i valori delle perdite ottenuti per via sperimentale al variare del materiale e delle condizioni di utilizzo. Le perdite di carico localizzate vengono generalmente espresse in metri di tubazione equivalente intesa come lunghezza di tubazione che a parità di condizioni esprime una pari perdita di carico distribuita. In fase di progetto, ipotizzando un certo valore per le perdite di carico, si possono dimensionare le tubazioni partendo dal valore prefissato della portata da dover assicurare. Completato il dimensionamento si verificano le effettive perdite di carico (per maggiori dettagli vedere lo specifico paragrafo dedicato alla progettazione degli impianti irrigui). Altra grandezze fondamentale per il dimensionamento di una pompa è la potenza assorbita espressa mediante la seguente formula: Q ⋅ Ht Pa = dove η ⋅ 102 ¾ Pa rappresenta la potenza assorbita espressa in kW: il valore ottenuto con la precedente formula viene generalmente, in sede di dimensionamento, sovradimensionato del 10 ÷ 20 % per tener conto di eventuali sovraccarichi (potenza effettiva Pe); ¾ Q è la portata espressa in L/s; ¾ Ht è la prevalenza totale espressa in m.c.a.(metri di colonna d’acqua); ¾ η è il rendimento (che per una pompa centrifuga si aggira fra 0,4 e 0,8 rispettivamente per le motopompe e le elettropompe). Le effettive caratteristiche funzionali di una pompa e le conseguenti prestazioni vengono descritte mediante quattro curve (curve caratteristiche) che esprimono l’andamento delle potenza assorbita, della prevalenza, del rendimento e dell’NPSHR (carico all’aspirazione indicato dal costruttore) in funzione della portata. Si tratta di grafici elaborati da ciascun produttore per ogni singola pompa o per una famiglia omogenea di pompe, utilizzando i quali è possibile operare la corretta scelta della pompa in grado di elaborare la portata prevista e di sviluppare la prevalenza richiesta con il miglior rendimento. ing. Maines Fernando pag. 220 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto In base alle condizioni operative si possono utilizzare diversi tipi di pompe centrifughe: Le pompe ad asse orizzontale sono macchine radiali nella quale il motore è montato sullo stesso asse (formano un unico blocco) con la bocca di aspirazione assiale mentre quella di mandata è orientata radialmente verso l’alto. Questa struttura rende semplice l’installazione, bassi i costi di esercizio e di impiego e le rende adatte al prelievo da canali, pozzi poco profondi, canali o cisterne e vasche superficiali. Infatti si possono usare quando il pelo libero dell’acqua è a pochi metri di profondità fino ad un massimo teorico di 10,33 m, valore che nella realtà produttiva si riduce a 6 ÷ 7 m. Ulteriori riduzioni possono essere necessarie per evitare la formazione ed il successivo sgonfiamento di bolle di vapore all’interno del liquido; questo fenomeno, detto cavitazione può provocare danni alla girante, rumore, vibrazioni. Per evitare ciò occorre verificare che il carico all’entrata della pompa (carico netto all’aspirazione NPSHA60 espresso in m) sia maggiore del carico all’aspirazione indicato dal costruttore (NPSHR) Le pompe centrifughe sono pompe autoadescanti e quindi, se operano derivando l’acqua al di sopra del pelo libero, il loro corpo e il condotto di aspirazione devono essere preventivamente riempiti. Possono avere una sola girante o, per assicurare maggiori prevalenze, due giranti. Nel caso di elettropompe è importante installare il gruppo in ambienti areati in modo da assicurare una corretta circolazione dell’aria necessaria per il raffreddamento; nel caso di installazione in pozzetti di deve assicurare l’assenza di infiltrazione ed eliminare il rischio di allagamenti. Per assicurarsi le migliori condizioni di funzionamento della pompa, si consiglia di rispettare le seguenti raccomandazioni relative alla tubazione di aspirazione: ¾ utilizzare un tubo di aspirazione rettilineo e di diametro (D) tale che la velocità sia minore di 3 m/s; ¾ il pescaggio deve avvenire ad almeno 2D dal fondo e dalle pareti in cemento, ad almeno 3D quando fondo e pareti sono in terra; la distanza dal pelo libero deve essere maggiore di 4D per evitare la formazione di moti vorticosi; ¾ il pescaggio deve essere munito di succhuieruola, per evitare l’ingresso di corpi estranei, collegata al tubo di aspirazione da un pezzo a campana; ¾ il collegamento del tubo di aspirazione alla pompa deve essere orizzontale e lungo almeno 6D; ¾ la pompa deve essere posta in posizione più elevata rispetto agli elementi di pescaggio e di collegamento; Tale grandezza dipende dalla pressione atmosferica, dalla pressione di vapore, dal dislivello fra superficie libera dell’acqua e l’asse della girante, dalle perdite di carico della condotta di aspirazione e dall’altezza cinetica. Inoltre l’instaurarsi di fenomeni di cavitazione dipende da altitudine e temperatura. 60 ing. Maines Fernando pag. 221 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto inoltre il supporto della pompa e del tratto orizzontale di tubazione deve essere opportunamente ancorato. Le pompe ad asse verticale possono essere di tre tipi: ¾ le pompe sommerse sono alimentate da un motore elettrico esterno ad asse verticale (si possono anche adottare motori elettrici o endotermici ad asse orizzontale con l’intermediario di un gruppo meccanico di rinvio a 90° oppure la PTO del trattore). Il moto del motore viene trasmesso alla pompa che si trova sommersa fino a profondità di 50 ÷ 60 metri mediante una linea d’asse a tenuta stagna (composta da spezzoni di 2 ÷ 3 m). L’albero che porta il moto del motore gira all’interno do un tubo di diametro maggiore, con l’intercapedine occupata dall’acqua in risalita. Le pompe sommerse si caratterizzano, infine, per il vantaggio di poter operare la manutenzione con facilità e velocità di intervento; ¾ le elettropompe sommerse con motore incorporato e coassiale con la girante e formante un corpo unico. Sono costruite accoppiando lungo lo stesso asse verticale una pompa a più giranti ad un motore elettrico ad immersione che è posto nella parte inferiore. La presenza di più giranti in serie consente di fornire elevate prevalenze, necessarie ad esempio per pozzi molto profondi o per gli impianti che attuano la lotta antibrina. Nella parte centrale è presente una griglia di aspirazione mentre nella parte superiore è incorporata una valvola di ritegno ed una saracinesca. Sono pompe indicate per prelievo da pozzi trivellati con profondità superiore ai 60 metri e diametro limitato (fino ad un minimo di 10 cm). Sono sensibili alla sabbia che ne usura le giranti; Le pompe possono anche funzionare in parallelo, qualora si debbano sommare più portate come nel caso di impianti alimentati contemporaneamente da più fonti di ing. Maines Fernando pag. 222 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto approvvigionamento. In tal caso, così come per le pompe in serie, il rendimento è dato dalla media ponderata (con i pesi dati dalla potenza assorbita) dei singoli rendimenti. Un caso particolare, infine, è dato dalle elettropompe sommergibili; sono piccole pompe con modeste portate e prevalenza utilizzabili solo in piccoli impianti per il prelievo d’acqua da cisterne o per pescare da pozzi che raccolgono acque di esondazione,con la bocca di aspirazione posta verso il basso che permette il quasi completo svuotamento del serbatoio. 9.1.2 I sistemi filtranti La principale strategia per ridurre il rischio di occlusione è rappresentata dall’adozione di idonei sistemi filtranti. Le possibili cause di intasamento sono: ¾ particelle inorganiche; ¾ concrezioni calcaree; ¾ composti ferrici e fosforici; ¾ materiale organico: agenti biologici (batteri, mucillagini, alghe, funghi, ...) o prodotti del loro metabolismo. La scelta e il dimensionamento delle batterie filtranti dipendono dal tipo di erogatori utilizzati61 e dalle caratteristiche dell’acqua impiegata. In particolare è soprattutto in base alla provenienza dell’acqua (e alle relative impurità presenti in soluzione ed in sospensione) che si deve intervenire con filtri di diverso tipo: Tipo di trattamento Caratteristiche dell’acqua vasca di sedimentazione filtro idrociclone filtro a rete o a dischi filtro a sabbia o a graniglia trattamento chimico acidificazione di ¾ elevata concentrazione di solidi inorganici sedimentabili in sospensione ¾ presenza di ferro ¾ elevata concentrazione di sabbia ¾ solidi inorganici in sospensione ¾ piccole quantità di solidi organici in sospensione ¾ elevata concentrazione materiale organico ¾ presenza di bicarbonato e di ferro Tipo di acque superficiali (canali e fiumi) di pozzo di pozzo e di fiume superficiali, reflue di pozzo e superficiali e reflue di pozzo Minori sono i diametri di uscita degli erogatori, migliore deve essere la qualità dell’acqua ossia l’assenza di impurità (sabbia, alghe) e quindi maggiore sarà l’esigenza di intervenire con la filtrazione. 61 ing. Maines Fernando pag. 223 Meccanizzazione in viticoltura trattamento clorazione chimico Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto di ¾ sviluppo di superficiali e di pozzo microrganismi ¾ presenza o possibilità superficiali, di pozzo di sviluppo di reflue microrganismi e Molta attenzione dovrà essere anche posta al fine di garantire nel tempo il corretto funzionamento dei filtri, adottando idonee strategie di manutenzione dell’impianto e per il trattamento aziendale delle acque. Nei grandi impianti spesso è necessario intervenire a monte dell’impianto con un trattamento preventivo di sedimentazione utilizzando una vasca il cui volume dipende dalla dimensione delle particelle da eliminare per adeguare i tempi di ritenzione dell’acqua (che varia da un quarto d’ora fino a due ore). Per aumentare l’efficienza di sedimentazione si adottano vasche coperte per evitare la formazione di alghe con un rapporto lunghezza/larghezza pari a 5. Il filtro a idrociclone consente di separare solo presenze di tipo grossolano (non è in grado di fermare le sostanze organiche) e viene pertanto utilizzato nel caso di acque con presenza di sabbia, scorie e altre particelle pesanti, prelevate da bacini naturali o nel caso di impianti di prelievo non provvisti di sedimentatore. Si tratta di un serbatoio di forma cilindrica, generalmente in acciaio zincato internamente ricoperto con resine epossidiche antilogoranti, terminante inferiormente con una sezione tronco-conica rovesciata. L’acqua da trattare entra in alto con direzione tangenziale in modo da indurre un moto rotativo del flusso, movimento favorito anche dalla particolare conformazione delle pareti stesse. Ne risulta una riduzione di velocità delle particelle inorganiche più grossolane e la loro progressiva deposizione (secondo le modalità previste dalla legge di Stokes) verso il fondo, da dove verranno periodicamente prelevate. L’acqua, liberata dalle impurità più grossolane, viene sospinta in alto verso l’uscita (dove generalmente viene posto un filtro a rete), costituita da un tubo di mandata raccordato al serbatoio nella sua parte più alta. Il lavaggio del recipiente di raccolta viene eseguito aprendo la saracinesca del contenitore. I filtri a ciclone si caratterizzano per perdite di carico di 5 ÷ 8 m di colonna d’acqua. I filtri a rete sono molto utilizzati, oltre che per il loro costo contenuto, per la loro buona capacità di bloccare il passaggio delle frazioni inorganiche; per questo sono impiegati da soli, in presenza di acque non provenienti da fonti a cielo aperto, all’inizio di ciascuna ala gocciolante oppure vengono frequentemente accoppiati a un filtro a graniglia o ad idrociclone nella stazione di filtraggio. Sono poco indicati per rimuovere ing. Maines Fernando pag. 224 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto la frazione inorganica più fine (limi ed argille) ed i materiali organici in quanto, tendendo ad aderire alla rete, possono comprometterne il funzionamento. Anche quelli a rete sono filtri funzionanti a pressione e pertanto sono costituiti da corpi cilindrici in acciaio zincato o in plastica, chiuso da un coperchio ermetico (di diametro variabile da 2” a 3”), contenenti particolari cartucce filtranti a rete metallica (acciaio inox) o plastica ad uno o più strati che filtrano l’acqua nel suo movimento, generalmente, dal centro verso la periferia, dove è presente il collettore di uscita. Attualmente tali filtri adottano sistemi automatici di autolavaggio che operano la pulizia delle reti mediante una corrente di acqua che percorre il filtro in controcorrente grazie a particolari dispositivi (valvole di spurgo poste nella parte inferiore del cilindro). Il lavaggio viene eseguito a intervalli prefissati oppure comandato da un pressostato qualora il gradiente di pressione dell’acqua fra l’entrata e l’uscita evidenzi uno stato di intasamento (valori superiori a 0,2 ÷ 0,35 bar); appositi ugelli vengono messi in comunicazione con l’esterno, aspirano le impurità e le scaricano all’esterno grazie alla differenza di pressione esistente tra esterno (pressione atmosferica) ed interno (pressione dell’acqua nel filtro). La capacità filtrante, misurata in mesh (numero di maglie per pollice quadrato che generalmente varia da 20 a 200), deve essere proporzionale alla dimensione dei fori dei gocciolatori (si consiglia un rapporto tra la dimensione dei fori della maglia e della sezione degli erogatori compresi fra 1/7 e 1/10) e, indirettamente, alla loro portata62. Nei filtri a dischi il principio è simile a quello dei filtri a rete, con la differenza che la barriera di filtrazione è costituita da una serie di dischi metallici o di plastica sovrapposti uno su l’altro e tenuti in pressione da una vite. I dischi presentano dei rilievi e delle scanalature su entrambi i lati, in modo da formare una estesa superficie con passaggi irregolari (con dimensioni corrispondenti ad un minimo di 200 mesh) dove verranno fermate le impurità. Tali filtri, a differenza dei precedenti, sono più costosi e sono più adatti per separare sabbie e per trattare acque superficiali, ricche di 62 Le dimensioni consigliate per i filtri a rete sono: ¾ 200 mash per gocciolatori e nebulizzatori fino a 20 L/h; ¾ 140 ÷ 160 mesh per microirrigatori e gocciolatori con portate fino ai 50 L/h; ¾ 120 mash per microirrigatori con portate da 50 a 100 L/h; ¾ 80 mash per microirrigatori con portate da 100 a 200 L/h;; ¾ 40 ÷ 60 mesh per microirrigatori con portate oltre i 200 L/h. ing. Maines Fernando pag. 225 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto alghe e sostanze colloidali. Anche in questo caso si tratta di filtri con corpo in plastica molto resistente, muniti di sistemi di autolavaggio costituiti, ad esempio, da getti tangenziali in grado di generare una rotazione che, unita alla forza centrifuga generata da un deflessore elicoidale, libera la cartuccia dalle impurità dopo lo sbloccaggio, automatico o manuale, della vite. E’ in grado di sostituire contemporaneamente i filtri a graniglia e quelli a rete con riscontri positivi. I filtri a graniglia sono utilizzati per fermare le presenze più fini, generalmente di origine organica, presenti in acque provenienti da bacini, canali, fiumi, fossi, caratterizzate pertanto da forti concentrazioni di sostanze in sospensione. Visti gli elevati costi se ne consiglia l’utilizzo qualora la presenza di particelle molto fini (inferiori a 0,074 mm) rendessero troppo brevi gli intervalli di funzionamento dei filtri a rete fra due lavaggi successivi. I filtri a graniglia sono costituiti da una o più coppie di serbatoi cilindrici a tenuta stagna, contenenti un consistente strato di graniglie silicee (quarzite), granitiche o basaltiche a spigoli vivi con granulometria (compresa tra 1,5 e 5 mm) progressivamente più fine (filtri a sabbia) all’aumentare del grado di filtrazione richiesto. I serbatoi, in acciaio zincato, sono internamente rivestiti con materiale anticorrosivo, per contenere l’abrasione della graniglia mossa dall’acqua. ing. Maines Fernando pag. 226 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto L’acqua da trattare entra dall’alto e viene distribuita in modo da interessare tutta la sezione disponibile del filtro, mentre l’acqua filtrata esce dal basso dopo essersi liberata dalle impurità nel corso del moto di percolazione all’interno dello stato di graniglia. Il funzionamento del filtro viene interrotto dopo un intervallo di tempo preimpostato in funzione della qualità delle acque trattate, oppure al raggiungimento di un prefissato valore del gradiente di pressione fra entrata ed uscita, per permettere il lavaggio rigenerativo con acque pulite spinte a pressione in controcorrente. I filtri pertanto devono operare in alternanza per assicurare in ogni momento una sufficiente capacità filtrante ed una portata costante. Si sottolinea infine la necessità di operare con una pressione piuttosto elevata (6 ÷ 8 bar) decisamente superiore rispetto a quella presente nell’impianto di distribuzione dell’acqua; è inoltre necessario far seguire al filtro a graniglia un filtro a rete per bloccare le eventuali particelle sfuggite durante i controlavaggi. Infine per quanto riguarda la presenza di depositi calcarei si deve intervenire, visto che la presenza dei filtri non è risolutiva, con periodici trattamenti (ossigenazione e sedimentazione, precipitazione con cloro e controllo del pH). Lo sviluppo di precipitati solidi come carbonati e ferro e lo sviluppo di alghe e di fanghiglia batterica nella rete idrica e nell’impianto possono essere contrastati adottando diverse tecniche: ¾ l’acidificazione con acido fosforico, solforico o muriatico evita la precipitazione dei carbonati e del ferro, controlla lo sviluppo dei microrganismi e potenzia l’effetto della clorazione. Si ricorda che gli acidi vanno sempre aggiunti all’acqua (e non viceversa) e che, terminato il trattamento, l’impianto va risciacquato accuratamente; ¾ la clorazione con ipoclorito di calcio, ipoclorito di sodio, gas di cloro da eseguirsi a monte dei filtri: • trattamento continuo per impedire la crescita di alghe o batteri, con concentrazioni di 1 ÷ 2 mg/litro, rilevate nel punto più lontano dell’impianto; • trattamento intermittente per abbattere sviluppi eccessivi di alghe e batteri con concentrazioni di 10 ÷ 20 mg/litro; • superclorazione per disciogliere materiale organico che blocca gli erogatori con concentrazioni di 500 mg/litro per 24 ore. ing. Maines Fernando pag. 227 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto trattamento con 0,05 ÷ 2,0 mg/litro di solfato di rame, in funzione delle specie di alghe coinvolte, per la bonifica dei serbatoi. Per monitorare l’efficienza dei filtri è necessario eseguire prima di tutto un esame visivo dell’impianto per valutare il comportamento degli erogatori. Sono necessarie, inoltre, la continua lettura dei contatori e periodiche prove di portata (secondo metodologie rigorose) degli erogatori in campo per evidenziare eventuali riduzioni di portata e riduzioni dell’uniformità di erogazione. Qualora venissero rilevate riduzioni superiori al 10% rispetto a quella iniziale è necessario effettuare la pulizia o la sostituzione degli erogatori ed un controlli dei filtri. In agricoltura, all’HCl (dato che può liberare ioni ¯Cl dall’effetto tossico) si preferisce l’HNO3 che libera ioni ¯NO3 che presenta caratteristiche fertilizzanti. ¾ 9.1.3 Le centraline di controllo e di automazione Il computer viene sempre più frequentemente utilizzato per rendere più efficiente il controllo dell’impianto. L’automazione può riguardare l’avviamento e l’arresto delle stazioni pompanti, la filtrazione, la regolazione della pressione, il controllo delle portate e l’intervento delle valvole di accesso ai diversi settori secondo prefissati programmi di sequenza che definiscono la cadenza dei turni irrigui, la durata dei turni ed i volumi di adacquamento. Le centraline offrono anche la possibilità di avvertire in caso di anomalie e stabilire i relativi programmi di allarme e soccorso; può inoltre acquisire ed elaborare i dati relativi all’informazione ambientale, per predisporre una risposta automatica dell’impianto stesso. Le centraline di controllo sono spesso associate ad altre attrezzature ausiliarie come i regolatori di pressione (presenti sia nel gruppo di comando centralizzato, sia all’inizio di ciascun settore), filtri e iniettori per la fertirrigazione, manometri a molla posti all’uscita dall’impianto di sollevamento ed a monte e a valle dei filtri, contatori volumetrici, valvole manuali (a farfalla, a volantino, …) o valvole a comando automatico (idrovalvole, valvole elettriche o elettroniche accoppiate a PLC) per il controllo della sequenza dei settori e sfiati, e valvole di non ritorno per evitare i riflussi. 9.1.4 Le condotte Le condotte che fanno affluire l’acqua dal punto di allacciamento al sistema di approvvigionamento fino agli erogatori si suddividono in base alla funzione ed al diametro (progressivamente decrescente). In prima battuta si possono distinguere le tubazioni più importanti (caratterizzate dai diametri maggiori) che svolgono il ruolo di portare l’acqua ai singoli settori, dalle tubazioni che effettuano la distribuzione ai singoli irrigatori o erogatori. Al primo gruppo appartengono la condotta adduttrice, presente solo in grandi impianti con il compito di portare l’acqua dall’opera di presa agli appezzamenti, la condotta principale per collegare i vari appezzamenti e le condotte collettrici (o secondarie o di testata) che distribuiscono alle ali distributrici. ing. Maines Fernando pag. 228 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto Si tratta in tutti e tre i casi di tubazioni interrate di grande diametro sottoposte alle pressioni maggiori fra quelle presenti in impianto; i materiali impiegati per tali condotte sono l’acciaio trattato (zincato o bituminato per protezione contro l’aggressione di acqua e/o correnti vaganti), l’alluminio, il polivinilcloruro63 (PVC) e, sempre più frequentemente, il polietilene alta densità (PEAD). Le materie plastiche sono particolarmente apprezzate in quanto assicurano una elevata resistenza agli aggressivi chimici, flessibilità, costi ridotti e facilità di posa in opera, elevata durata, leggerezza e conseguente facilità di trasporto; il grado di rifinitura delle pareti interne garantisce, inoltre, ridotte perdite di carico ed una ridotta formazione di incrostazioni che riducono il diametro utile. Infine l’elasticità del materiale permette di assorbire in parte i repentini aumenti di pressione, molto pericolosi nelle tubazioni in metallo. Le tubazioni in PEAD, in particolare, sono destinate alla realizzazione di condotte per il convogliamento di acqua irrigua in pressione. Viene prodotta una vasta gamma di diametri, con pressioni nominali di esercizio fino a 16 atm ad una temperatura media dell’acqua di 20 °C. Molti sono i parametri da considerare nella definizione dei percorsi da adottare per la stesura delle condotte: andamento plano-altimetrico,presenza di ostacoli, caratteristiche meccaniche del terreno, … . Le condotte di testata, per esempio, sono solitamente disposte secondo lo schema a pettine o a doppio pettine che consente diametri minori per le ali. Il punto di raccordo con la tubazione principale (dove viene posto anche il gruppo di comando e di regolazione) deve essere scelto in base alla giacitura del terreno: se pianeggiante la condotta di testata deve essere preferenzialmente alimentata dal centro; invece con terreni declivi, la condotta di testata viene generalmente posta in pendenza ed alimentata a monte. Il PVC in agricoltura si usa sempre più raramente a causa dei limiti sia commerciali (elementi rigidi di 6 – 12 m), che tecnici legati al rischio di schiacciamento nel corso della preparazione della trincea di interramento che deve prevedere la stesura di un letto di sabbia. Pertanto, sebbene, rispetto al PE il PVC costi meno all’acquisto, presenta maggiori costi di messa in opera e risultando più conveniente solo per diametri superiori a 50 ÷ 63 mm. 63 ing. Maines Fernando pag. 229 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto Il secondo gruppo è costituito dalle tubazioni che distribuiscono l’acqua agli irrigatori degli impianti ad aspersione (in questo caso prendono il nome di ali piovane) o agli erogatori degli impianti di microirrigazione (ali gocciolanti64, ...). Possono essere interrate (sempre negli impianti per subirrigazione) ma, più frequentemente sono sospese lungo i filari ad uno dei fili di sostegno della struttura portante (ad una altezza in funzione del tipo di forma di allevamento e delle tecniche di gestione agronomica), mediante appositi ganci sagomati per favorire la formazione delle gocce. Per gli spruzzatori sottochioma si possono adottare microtubi da ¼” in materiali plastici a ridotta rigidità collegati ad una tubazione sospesa o interrata. Si tratta quasi sempre di tubazioni in PE (in viticoltura sempre a bassa densità) disponibili con diametri da 16 a 315 mm e con pressioni nominali molto diverse (PN2,5 PN4 - PN6 - PN10 - PN16 - PN20 - PN25 - PN32), fornite in rotoli con lunghezze da 50 a 500 m. Alla resina di base viene aggiunto carbonblack (nerofumo) in percentuali non superiori al 2 ÷ 3% per migliorare le caratteristiche di resistenza agli agenti atmosferici e ridurre l’invecchiamento a causa dei raggi UV. Nel caso di impianti in appezzamenti in forte pendenza è necessario installare valvole per lo svuotamento delle ali ad ogni arresto per evitare le disuniformità dovute al drenaggio di acqua da parte dagli erogatori posti nelle parti più in basso del campo, e sfiati nelle parti più alte delle tubazioni per evitare depressioni. Infine si ricorda che al termine della realizzazione dell’impianto o di opere consistenti di manutenzione è importante effettuare lo spurgo delle condotte con acqua avente una velocità di almeno 3 m/s, aprendo e richiudendo in sequenza i finali delle condotte di diverso ordine: prima la condotta principale poi quelle di testata ed, infine, le ali erogatrici. In tal modo è possibile eliminare il materiale fine che si è depositato soprattutto nei finali delle ali erogatrici. Alla famiglia delle ali gocciolanti appartengono anche le ali flosce (lay flat) che possono assumere la forma di manichette forate semplici, di manichette a doppia camera o di ali munite di gocciolatori comuni posti al loro interno. Sono tubazioni realizzate in PVC monostrato in grado di resistere a pressioni elevate (da 10 a 17 bar). 64 ing. Maines Fernando pag. 230 Meccanizzazione in viticoltura 9.1.5 Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto Gli erogatori Negli impianti ad aspersione la somministrazione dell’acqua avviene mediante gli irrigatori e, in particolare in viticoltura, mediante gli irrigatori idrodinamici a rotazione discontinua per percussione (a braccio oscillante), monogetto o, più raramente a getto doppio e con settore regolabile, disposti su sostegno fisso di altezza proporzionale alla gittata. Il braccio oscillante assorbe parte dell’energia del getto (o di un getto secondario) e la utilizza per effettuare la rotazione. Questa può avvenire a cerchio pieno o a settore (generalmente di 180° o 90°). Il getto può avere varie inclinazioni (dai 4 ÷ 7° per gli irrigatori sottochioma, fino a 32° per quelli sovrachioma) e viene franto da un apposito dispositivo frangi-getto. Esistono vari tipi di irrigatori per quanto non ci siano differenze tanto rilevanti da precludere l’impiego di taluni a favore di altri. Queste le principali caratteristiche: ¾ diametro della sezione erogante o boccaglio (in mm). Tale diametro è inferiore a quello di attacco e ciò consente di trasformare l’energia di pressione in energia cinetica. Il grado di frantumazione del getto aumenta al diminuire del diametro dell’ugello, aumentando così anche la gittata; ¾ pressione di esercizio o carico di esercizio (in bar o in m di colonna d’acqua): in viticoltura si adottano pressioni di erogazione basse (da 1,5 a 2,5 bar) o medie (da 2,6 a 3,5 bar); i valori più bassi sono necessari laddove si adotta anche l’irrigazione antibrina. Valori fino a 7 bar caratterizzano invece le pressioni di esercizio alla pompa; ¾ portata (in L/s); ¾ gittata (in m): generalmente non si superano i 12 ÷ 15 m; ¾ intensità media di pioggia (in mm/h): dipende dai valori adottati per i precedenti paramenti e va scelta in base a precise considerazioni agronomiche ing. Maines Fernando pag. 231 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto che tengano conto del fabbisogno idrico delle piante, delle caratteristiche climatiche locali e dalla tipologia del terreno e del livello qualitativo previsto per le uve. Il valore di intensità di pioggia deve comunque essere inferiore al coefficiente di permeabilità del terreno e comunque mai superare valori di media intensità (3 ÷ 20 mm/h). Deve essere sempre minore alla velocità di infiltrazione del ¾ l’acqua nel suolo per evitare perdite per deflusso superficiale o fenomeni di ristagno; ¾ diagramma del piovuto: dipende dalla disposizione (geometria di avanzamento e distanze) degli irrigatori e dalla ventosità; ¾ l’area utile bagnata (m2). ¾ dimensione delle gocce (in mm) generalmente comprese fra 0,5 e 5 mm in funzione del diametro della sezione erogante (d) e della pressione di esercizio (h) e si può esprimere mediante il grado di polverizzazione dato dal rapporto fra la pressione di esercizio (espressa in m di colonna d’acqua) ed il diametro della sezione erogante (espressa in mm): • gocce fini: maggiore di 3; • gocce medie: 2 ÷ 3; • gocce semi-grosse: 1,8 ÷ 2; • gocce grosse: minori di 1,8. Indipendentemente dalla tipologia dell’impianto ad aspersione adottato, si rende necessario sovrapporre le aree bagnate degli irrigatori per aumentare l’uniformità di precipitazione. Il risultato cambia in funzione della disposizione degli irrigatori che generalmente avviene secondo due diverse geometrie: disposizione a quadrato: indicata con R la gittata utile per garantire una bagnatura uniforme, gli irrigatori saranno disposti ad una distanza di 1,414 R sia lungo la fila che fra le file. Ovviamente il valore di R verrà scelto, oltre che su basi agronomiche, in modo che 1,414 R risulti un multiplo esatto della distanza fra i filari; ¾ disposizione a triangolo equilatero: in questo caso la distanza fra gli irrigatori sulla fila risulta di 1,732 R, mentre la distanza fra le ali piovane è di 1,5 R. A parità di superficie la disposizione a triangolo richiede un minor numero di irrigatori (l’area utile è di 2,6 R2 contro l’area utile di 2 R2 che caratterizza la disposizione a quadrato), a cui corrisponde una minore intensità di pioggia. Tali aspetti ¾ ing. Maines Fernando pag. 232 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto fanno risultare la disposizione a triangolo più adatta per terreni a bassa permeabilità (così come evidenziato dalle aree tratteggiate nelle figure precedenti). Gli erogatori degli impianti di microirrigazione svolgono il compito di dissipare la pressione interna alla tubazione e, conseguentemente, di scaricare all’esterno piccole portate orarie. Una prima classificazione può essere fatta in base al metodo di erogazione: ¾ puntiforme (superficiale o sottosuperficiale): si utilizzano gocciolatori posti su ali distributrici ad interdistanze costanti (generalmente maggiori di 1m); ¾ lineare mediante gocciolatori posti ad una interdistanza ravvicinata (inferiore ad 1 m) su apposite tubazioni costituite da: • tubi forati ad una camera: hanno diametro inferiore a 25 mm e fori a distanza minore di 60 cm; • tubi forati a camera doppia costituita da un tubo principale di diametro inferiore a 25 mm accoppiato ad un tubo ausiliario di dimensioni inferiori. I due tubi comunicano attraverso dei fori distanti da 15 a 60 cm, a ciascuno dei quali ne corrispondono da tre a sei nel tubo minore dai quali l’acqua fuoriesce all’esterno; • tubi porosi realizzati con particolari materiali che presentano pori di piccolissime dimensioni lungo tutta la superficie. ¾ ad aspersione sotto chioma mediante spruzzatori che operano la bagnatura di aree circolari (o di settori di cerchio) con una ampiezza che varia da 1 a 10 m2. La tipologia più utilizzata è certamente quella puntiforme, con gocciolatori che si caratterizzano per portate da 2 a 20 L/h, con diametri del foro erogante di 0,4 ÷ 1,2 mm e pressione di esercizio di 1 ÷ 3 bar. In base al meccanismo di dissipazione del carico si distinguono in gocciolatori a lungo percorso tortuoso (a spirale o a labirinto) e gocciolatori ad orifizio dai quali l’acqua fuoriesce attraverso uno o più fori di piccolissime dimensioni. ing. Maines Fernando pag. 233 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto I gocciolatori possono essere installati in derivazione direttamente sulle tubazioni in materiale plastico con diametri di 16 o 20 mm (gocciolatori “on line”). Sono dispositivi economici, facili da installare, affidabili ed accurati. Garantiscono un abbassamento di pressione tale da assicurare la fuoriuscita di un flusso di acqua limitato a forma di gocce con pressioni fra 0,5 e 8 bar, ma è preferibile mantenere le pressioni su valori intermedi; inoltre è importante la presenza di regolatori di pressione per mantenere la pressione costante sulla linea per evitare così danni o più semplicemente indesiderate variazioni della portata. I gocciolatori possono anche essere integrati all’interno della tubazione (tipologia “in line” con gocciolatore coestruso) a distanze prefissate nell’ordine dei 20 ÷ 100 cm. Possono occupare l’intera sezione del tubo oppure una sola porzione (ali gocciolanti integrali con erogatori saldati all’interno dei tubi). Queste tipologie stanno ormai soppiantato gli erogatori on line coprendo il 75 % del mercato, con l’unica eccezione degli impianti per frutteti a rittochino dove, per motivi pratici, si preferiscono ancora i gocciolatori on line. All’interno il gocciolante presenta un labirinto per favorire, con la sua particolare struttura, la creazione di un moto turbolento che aiuta a migliorare le caratteristiche di ing. Maines Fernando pag. 234 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto autopulizia: all’inizio ed alla fine dell’irrigazione, cioè quando la pressione è in fase di innalzamento o di abbassamento, le impurità che si sono accumulate vengono eliminate. Questa caratteristica garantisce una vita utile più lunga e migliori prestazioni in termini di costanza della portata; sono inoltre presenti uno o due filtri di sicurezza (posizionati in ingresso ed opposti tra loro di 180°) che riducono le possibilità di occlusione dovuta a sedimenti ed a materie organiche. Una serie di fori di uscita (da 2 a 6), totalmente indipendenti riducono ulteriormente la possibilità di occlusione, garantendo una prestazione costante. Il particolare disegno a labirinto e la sua struttura a vortice consentono di avere passaggi più ampi, senza variazioni di portata. Sempre più diffusi sono i gocciolatori autocompensanti che assicurano la stessa portata al variare della pressione, entro determinati limiti grazie alla presenza di una membrana incorporata nel gocciolatore che mantiene costante il flusso (in un intervallo di pressioni da 5 a 40 m.c.a.). L’impiego ottimale dei gocciolatori autocompensanti si ha in impianti di grandi dimensioni, su linee molto lunghe o su terreni con una certa pendenza, cioè nei casi in cui si può verificare una variazione significativa di pressione di funzionamento tra il primo e l’ultimo gocciolatore. In ogni caso il buon funzionamento degli erogatori dipende molto dall’efficienza del sistema filtrante a monte, che occorre tenere pulito grazie ad una assidua manutenzione. In fase di progettazione è essenziale definire correttamente il numero e la posizione degli erogatori, per assicurare ad ogni pianta la giusta quantità d’acqua in base all’effettivo fabbisogno idrico delle viti precedentemente determinato. Al fine di semplificare il lavoro del progettista, i produttori forniscono apposite tabelle ed abachi riportanti i dati per il dimensionamento corretto delle ali gocciolanti da cui si può ricavare la spaziatura ideale in funzione delle portate e delle pressioni. Di seguito sono riportate alcuni esempi sia per gocciolatori non autocompensanti che per gocciolatori autocompensanti. ing. Maines Fernando pag. 235 Meccanizzazione in viticoltura tipo gocc D16 1,50 D16 2,10 D16 4,00 D16 8,00 D20 1,70 D20 2,20 D20 3,80 D20 7,00 D20 15,00 ing. Maines Fernando Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto pressione bar 2 1 1,5 1,49 2,10 4,05 7,93 1,90 2,60 4,90 10,00 1,78 2,36 3,63 7,10 14,50 2,20 2,90 4,30 9,00 17,10 2,5 3 2,20 3,00 5,70 11,70 2,50 3,40 6,30 13,10 2,80 3,70 6,90 14,50 2,50 3,30 5,00 10,40 19,50 2,80 3,70 5,50 11,60 21,60 3,10 4,00 5,90 12,70 23,60 pag. 236 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto tipo gocc D16 1,60 D16 2,10 D16 2,90 D16 3,80 D20 1,60 D20 2,10 D20 2,90 D20 3,80 ing. Maines Fernando 0,5 1 1,5 1,56 2,05 2,86 3,70 1,54 2,05 2,78 3,65 1,58 2,12 2,92 3,84 1,57 2,10 2,95 3,92 1,55 2,12 2,96 3,85 1,61 2,16 3,04 3,85 pressione bar 2 2,5 1,60 2,10 2,98 3,92 1,66 2,20 3,03 3,92 1,62 2,10 2,94 3,94 1,66 2,16 3,03 3,96 3 3,5 4 1,65 2,09 2,91 3,92 1,64 2,11 3,01 3,97 1,62 2,08 2,85 3,88 1,60 2,06 2,96 3,96 1,60 2,06 2,80 3,81 1,54 2,02 2,92 3,90 pag. 237 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto Nei casi in cui venga richiesta una più consistente saturazione del terreno, oppure se in presenza di pacciamatura, vengono impiegate le manichette forate. Si tratta di condutture piatte (come dei nastri) che una volta stese e allacciate all’alimentazione si gonfiano facendo fuoriuscire l’acqua da una serie di forellini (con diametro da 0,4 a 4 mm) ricavati a distanze prestabilite (da 10 a 50 cm) mediante macchine a raggio laser. Le manichette più semplici sono a parete singola, sulla quale la riduzione di pressione deve esser garantita da fori di diametro molto contenuto. In quelle più complesse, a doppia parete (o a doppia camera), la perdita di pressione si verifica nei fori fra la camera di erogazione e quella di alimentazione, fori che contribuiscono anche a migliorare l’uniformità di erogazione; inoltre i fori possono essere di diametro superiore riducendo il problema degli intasamenti. In entrambi i casi le manichette si caratterizzano per la bassa pressione di funzionamento (0,3 ÷ 0,5 bar). La presenza di un filtro interno e di un dispositivo per la creazione di flusso turbolento assicurano un’ulteriore resistenza all’occlusione. Per maggiori informazioni si rimanda al successivo paragrafo dedicato alla subirrigazione. Nel caso di impianti a spruzzo (utilizzati soprattutto per vigneti con un ampio sesto di impianto), gli erogatori vengono definiti microgetti o microspruzzatori. Questi erogatori richiedono pressioni da 1 a 3 bar e, rispetto ai gocciolatori, accusano minori problemi di intasamento visto che presentano fori compresi tra 0,5 e 4,5 mm assicurando, pertanto, portate di 20 ÷ 100L/h. Questi erogatoti si dividono in statici (sprayer a getto fisso) e dinamici (sprinklers a getto rotante). Come gli irrigatori ad aspersione, possono bagnare su settori circolari (di raggio compreso fra 0,5 e 2,5 m) o su settori parziali (90°, 180°, 2x140°). Oltre alla conformazione dell’area bagnata, è fondamentale considerare il raggio di bagnatura (da un minimo di 1 m e un massimo di 5 m). In entrambi i casi danno origine a goccioline fini e hanno una buona uniformità di copertura. Ciò determina una bassa intensità di pioggia con turni molto lunghi e bassa probabilità di ruscellamento. Le ali che alimentano gli spruzzatori possono essere fuori terra, sospese ai fili della struttura portante o interrate; in tal caso gli erogatori sono raccordati mediante tubicini di piccolo diametro (8 ÷ 16 mm). La migroirrigazione a spruzzo ben si adatta nel caso di terreni sciolti e nel caso di vigneti in cui si adotta l’inerbimento. Consente inoltre di effettuare la climatizzazione o l’irrigazione antigelo sottochioma. Anche per gli spruzzatori il numero e la posizione dei punti di erogazione vanno adeguati al tipo di terreno adottando distanze sulle linee in funzione della portata, del clima, delle necessità specifiche della coltura ed della granulometria del terreno. ***** ing. Maines Fernando pag. 238 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto Per valutare le prestazioni funzionali degli erogatori si possono utilizzare alcuni parametri idraulico-tecnologici: ¾ relazione portata-pressione che esprime come varia la portata dell’erogatore al variare della pressione. Tale variazione deve essere contenuta anche nel caso di ali erogatrici molto lunghe o nel caso di ali erogatrici disposte in pendenza; ¾ variabilità costruttiva: è una grandezza molto importante per i microerogatori (a differenza degli irrigatori) in quanto piccole variazioni costruttive possono comportare variazioni significative di portata. Si utilizza il coefficiente di variazione tecnologica (Cvt) espresso in %. Nella tabella seguente vengono riportati i valori e i relativi giudizi: giudizio eccellente medio marginale scadente inaccettabile erogazione puntiforme <5 5÷7 7 ÷ 11 11 ÷ 15 > 15 erogazione lineare < 10 10 ÷ 20 > 20 ¾ relazione portata-temperatura: mediante formule empiriche è possibile correggere il valore della portata il cui valore aumenta all’aumentare della temperatura; ¾ sensibilità all’occlusione: aumenta al diminuire del diametro dell’apertura di erogazione. L’erogatore viene definito molto sensibile per diametri minori di 0,7 mm, mediamente sensibile per diametri compresi fra 0,7 e 1,5, poco sensibile per diametri maggiori di 1,5; ¾ perdite di carico localizzate dovute all’inserimento degli erogatori sull’ala: tali perdite sono maggiori nel caso di erogatori in linea al punto che le perdite localizzate possono superare le perdite continue nella tubazione. 9.1.6 I pezzi speciali L’impianto viene completato da una gran numero di pezzi speciali necessari per garantire la continuità delle linee di distribuzione e di erogazione, per rendere efficiente il controllo (manuale o automatico) e la manutenzione dell’intero sistema. Sono generalmente in metallo o in materiali plastici ad elevata resistenza meccanica e resistenza al deterioramento atmosferico. Senza aver la pretesa della completezza elenchiamo le principali tipologie: ¾ raccordi filettati o a compressione: o per tubazioni di adduzione; o per ali gocciolanti. ¾ giunti rapidi con ghiera di fissaggio; ¾ prese a staffa; ¾ valvole e saracinesche a comando manuale o elettrico , elettro-pneumatico, ...; ¾ pozzetti di controllo; ¾ ... . ing. Maines Fernando pag. 239 Meccanizzazione in viticoltura ing. Maines Fernando Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto pag. 240 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto 9.2 La subirrigazione Con la subirrigazione l’acqua viene somministrata alle colture mediante un impianto a goccia in pressione posizionato al di sotto del piano campagna. Una maggiore conoscenza dei meccanismi di funzionamento della microirrigazione e dei vantaggi evidenziati da studi agronomici e tecnologici, ha reso possibile la diffusione di questa tecnica che si dimostra applicabile a un numero sempre maggiore di colture ed, in particolare, alla viticoltura. Il volume di terreno bagnato intorno al punto di erogazione assume una forma sferica con un aumento di circa il 45%, a parità di acqua erogata, rispetto all’irrigazione a goccia tradizionale, rispetto alla quale la subirrigazione evidenzia ulteriori vantaggi: ¾ minore probabilità di diffusione di malattie fungine e minore crescita delle erbe infestanti dato che la superficie del terreno rimane asciutta; ¾ minori perdite per evaporazione; ¾ minori costi di manutenzione; ¾ rischio quasi nullo di danneggiamento causato dalle macchine o per atti di vandalismo; ¾ elevata efficienza dell’acqua irrigua; ¾ riduzione della richiesta di manodopera; ¾ maggiore efficacia (in termini di precisione e di tempestività) della fertirrigazione in quanto la soluzione nutritiva viene localizzata nella zona colonizzata dagli apparati radicali; ¾ minore competitività idrica da parte del cotico erboso che può così essere mantenuto al fine di contenere i fenomeni di erosione; ¾ possibile utilizzo di acque reflue; ¾ transitabilità totale dell’appezzamento durante le irrigazioni. Esistono però anche degli svantaggi: ¾ elevati costi di impianto; ¾ elevati oneri per il recupero delle tubazioni al momento del rinnovo del vigneto; ¾ maggiore attenzione nelle lavorazioni del terreno; ¾ necessità di filtraggi più spinti; ¾ difficoltà ed oneri nella gestione delle occlusioni. ing. Maines Fernando pag. 241 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto Proprio quest’ultimo aspetto è stato inizialmente il principale ostacolo alla diffusione di questa tecnica. Il rischio di occlusione è da imputarsi soprattutto all’intrusione di peli radicali all’interno dei gocciolatori attraverso il foro di emissione. Diverse sono state le soluzioni di tipo meccanico, adottate negli anni per risolvere tale problema (tubi in polietilene dove l’apertura e la chiusura dei punti di emissione era favorita dalla pressione di esercizio o tubi porosi, …), soluzioni che hanno dimostrato scarsa efficacia nel tempo. Il problema è stato ora risolto con soluzioni che prevedono l’utilizzo di erbicidi in dosi ridottissime al fine di creare condizioni sfavorevoli per la proliferazione delle radici nell’immediata vicinanza del foro. Una soluzione molto efficace e di scarso impatto ambientale prevede di addizionare con Trifluralin la miscela della resina già in fase di estrusione. Tale tecnica determina una cessione lenta, controllata e continua di erbicida nel tempo in dosi uniformi, che mantiene una concentrazione sufficiente ad impedire la crescita delle radici nel terreno circostante il gocciolatore. Il tempo di cessione varia con la temperatura: a 80°C, il gocciolatore cede l’80% in peso di principio attivo in 100 h, mentre a 23°C la stessa cessione avviene in 34 anni. Per quanto invece riguarda i residui nel terreno diverse ricerche hanno dimostrato che nei campioni delle sezioni di terreno prelevate nei 10 cm immediatamente sopra e sotto il livello di posa del gocciolatore, dove sembrava essere presumibile trovare analiticamente quantità significative di principio attivo, non è stato mai raggiunto il livello minimo quantificabile (10 microgrammi/kg). Le ali gocciolanti per la subirrigazione sono in materiale plastico (PE), atto ad operare a bassa pressione (minore di 1 bar) e sono prodotte appositamente per questo scopo. Vengono posate (ad ala singola o a doppia fila per ciascun filare) ad una profondità che dipende dalle caratteristiche del terreno e dalle caratteristiche del portainnesto affinché l’acqua e gli eventuali fertilizzanti giungano direttamente alle radici. Per stabilire esattamente la profondità e l’interasse di posa dei sistemi gocciolanti si utilizzano dei modelli di diffusione dell’acqua in un substrato di terreno asciutto, che tengano conto della capacità di estrazione della massima quantità di acqua da parte dell’apparato radicale delle piante, in modo da soddisfare il fabbisogno idrico colturale tramite l’umettamento dell’orizzonte di terreno esplorato dagli apparati radicali. Per quanto ing. Maines Fernando pag. 242 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto riguarda la viticoltura, di solito si adotta una profondità di circa 15 ÷ 25 cm tenendo conto che l’apparato radicale della vite raggiunge una profondità di circa 100 ÷ 200 cm, con un massimo di capacità di estrazione fino alla profondità di 80 cm. Per ottenere una buona irrigazione su appezzamenti in collina o con lunghezza superiore ai 250 m è indispensabile l’impiego di ali gocciolanti autocompensanti che assicurano una portata uniforme in un intervallo di pressioni da 5 a 40 m.c.a., anche in situazioni di forte pendenza; sono pertanto in grado di assicurare una estrema precisione nell’erogazione dell’acqua in ogni parte del sistema gocciolante e di assicurare i valori prestabiliti di portata anche in situazioni topograficamente difficili. In particolare si utilizzano gocciolatori coestrusi a flusso turbolento con labirinto autopulente e filtro incorporato. La presenza di più fori diminuisce le perdite per percolazione profonda e aumentano l’area bagnata. Le ali gocciolanti sono da 16 o 20 mm con spessori di 1 ÷ 1,5 mm mentre le portate vanno da 1,5 a 15 L/h. Vengono utilizzate anche ali leggere con gocciolatore piatto coestruso a flusso turbolento con labirinto autopulente e filtro incorporato. Le dimensioni ridotte del gocciolatore garantiscono basse perdite di carico. ing. Maines Fernando pag. 243 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto Per quanto riguarda la posa in opera delle ali gocciolanti esistono diversi modelli di macchine a seconda delle esigenze operative. Si tratta normalmente di attrezzature semoventi o trainate equipaggiate con speciali dispositivi che consentono di effettuare lo srotolamento del tubo (tenuto in tensione durante la posa da una frizione) e l’interramento di una o di più linee alla volta (se le condizioni operative lo consentono), mediante un piccolo ripuntatore guida che può essere regolato per variare la profondità di posa. I bordi di contatto tra il ripuntatore guida e il tubo gocciolante devono essere privi di asperità per agevolare sia l’entrata che lo scorrimento del tubo. Per una corretta esecuzione è importante lasciare all’inizio del filare 1 m di tubo fuori terra (per poter effettuare i collegamenti alla linea di alimentazione), dopo averlo fermato alla estremità di partenza per evitare il trascinamento, e alla fine del filare per potervi collegare le valvole di spurgo. Attualmente il controllo della corretta profondità di posa viene eseguita mediante sistema di rilevamento laser. Si deve segnalare che il polietilene è un materiale inquinante e quindi non è il caso di lasciarlo in sito dopo la lavorazione del terreno al momento del rinnovo dell’impianto. E’ pertanto necessario effettuarne il recupero. E’ sempre consigliabile installare nei punti più a monte dei settori irrigui degli sfiati d’aria per prevenire pericolose aspirazioni di terreno dai fori dei gocciolatori, mentre l’installazione di una valvola nel vertice più a valle garantisce un facile spurgo di ciascun settore costruito ad anello. Infine ogni settore sarà completato da un gruppo di manovra dotato di filtro locale. La procedura per l’installazione di un impianto in subirrigazione comprende diverse fasi che è bene sincronizzare per assicurare una installazione semplice, corretta e funzionale: ¾ immagazzinare l’ala erogatrice al riparo dai raggi solari; ¾ assemblare e regolare l’interratore secondo le esigenze; ¾ verifica della qualità di interramento dei primi metri; ¾ esecuzione degli scavi per l’alloggiamento delle tubazioni; ing. Maines Fernando pag. 244 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto ¾ collegamento dei laterali alla testata e al collettore di scarico; ¾ installazione dei gruppi di manovra, degli sfiati d’aria e delle valvole di spurgo; ¾ lavaggio dell’impianto con scarichi aperti; ¾ messa in pressione del settore irriguo. 9.3 La fertirrigazione La fertirrigazione è una tecnica che consente di distribuire in modo ottimale i concimi (e più raramente fitosanitari) assieme all’acqua di irrigazione, in particolare con le tecniche di irrigazione localizzata, sebbene sia applicabile anche con gli impianti di irrigazione per aspersione. Molti sono i vantaggi indotti: ¾ localizzazione degli elementi nutritivi in prossimità delle radici e conseguente migliore uniformità di distribuzione; ¾ possibilità di intervenire in modo tempestivo e mirato; ¾ risparmio nel consumo dei fertilizzanti (fino al 30 %) e conseguente riduzione dei costi gestionali grazie alla maggiore efficienza ed alla riduzione delle perdite per dispersione o lisciviazione con conseguente riduzione dell’impatto sull’ambiente (terreno, falda acquifera, …); ¾ minor impiego di manodopera; ¾ minor compattamento del terreno vista l’eliminazione dei passaggi per la distribuzione dei fertilizzanti con il trattore; ¾ possibile utilizzo del sistema per la distribuzione anche di alcuni fitofarmaci; ¾ assenza di danni al sistema fogliare; ¾ raggiungimento della massima espressione della potenzialità produttiva (quantitativa e qualitativa, in quanto permette all’acqua di irrigazione di migliorare l’assorbimento dei fertilizzanti. Per assicurare questi risultati è necessario avere specifiche e corrette conoscenze relativamente alle caratteristiche chimiche dell’acqua di irrigazione, alle esigenze nutrizionali della vite, alla fertilità del terreno ed agli aspetti tecnologici legati alla fertirrigazione. E’ anche importante che l’impianto irriguo assicuri una elevata efficienza ed una buona uniformità di distribuzione attraverso una corretta definizione dei volumi e dei turni di adacquamento, in funzione del numero di gocciolatori, della loro portata e della loro interdistanza, per poter assicurare che il terreno interessato ing. Maines Fernando pag. 245 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto dalle radici si trovi con una capacità idrica compatibile con i risultati produttivi richiesti. Maggiore attenzione deve essere posta in alcune situazioni ritenute più difficili come nel caso di terreni sabbiosi con falda superficiale (inferiore ai 2 m), di terreni con ridotti strato utile (15 ÷ 20 cm) o di terreni con forti pendenze. Infine è particolarmente importante verificare l’eventuale incompatibilità fra diversi prodotti nel caso si utilizzassero contemporaneamente più fertilizzanti, come evidenziato nella seguente tabella. CONCIME CO(NH 2)2 NH 4NO3 Urea SI Nitrato ammonico SI Solfato ammonico SI SI Nitrato di calcio SI SI Acido fosforico SI SI Fosfato mono-ammonico - MAP SI SI Fostato monopotassico SI SI Nitrato di potassio SI SI Nitrato di magnesio SI SI Solfato di magnesio SI SI Solfato di potassio SI SI SI = MISCIBILE (COMPATIBILE) (NH 4)2SO4 Ca(NO3)2 H 3PO4 SI SI SI SI SI SI ML SI ML NO SI NO SI NO SI SI NO SI ML SI SI SI SI NO SI SI NO SI ML SI ML = MISCIBILITA' (COMPATIBILITA') LIMITATA NH4H2PO4 KH2PO4 KNO3 Mg(NO3)2 MgSO4 K 2SO4 SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI ML SI SI SI NO NO SI SI SI ML SI SI SI NO NO SI SI SI NO NO SI SI SI NO NO SI SI SI SI ML SI NO NO SI SI SI NO NO ML SI SI SI SI SI SI SI NO = NON MISCIBILE (COMPATIBILE) Un sistema per la fertirrigazione è costituito dai seguanti elementi: ¾ filtro primario: si utilizzano principalmente filtri a quarzite ed a rete gestiti da una centralina elettronica che aziona la loro pulizia automaticamente in quanto è necessario assicurare un’elevata efficienza di filtrazione; ¾ riduttore e stabilizzatore di pressione per rallentare il flusso dell’acqua; ¾ contenitori per le soluzioni dei fertilizzanti ed uno per la soluzione dell’acido; ¾ dispositivi di dosaggio (iniettore) delle soluzioni in linea o in vaso di miscelazione; ¾ dispositivo di dosaggio dell’acido; ¾ filtro per aiutare il mescolamento ed eliminare gli eventuali precipitati; ¾ sonde per il monitoraggio del pH e della conducibilità elettrica (EC); ¾ programmatore ed altri eventuali sistemi di automazione dell’intervento irriguo. L’immissione dei fertilizzanti in linea può avvenire oltre che con sistemi tradizionali di iniezione, quali pompe idrauliche, elettriche o “venturi”, anche mediante sistemi tecnologicamente evoluti. Tali sistemi completamente preassemblati (banchi di fertirrigazione) permettono il controllo dell’impianto attraverso il monitoraggio dei valori di portata, del pH e/o della conducibilità elettrica. I dispositivi per il dosaggio e l’immissione dei fertilizzanti possono essere classificati in base all’energia utilizzata: energia meccanica ricavata dalla pressione dell’acqua o energia elettrica; ulteriore classificazione può essere fatta in base al modo di controllare il dosaggio: controllo volumetrico oppure controllo proporzionale ad un valore di pH o di conducibilità elettrica preimpostato. Il sistema più semplice è il tubo di Venturi che sfrutta il principio secondo il quale l’improvviso passaggio dell’acqua da una sezione più piccola ad una più grande provoca una depressione che viene sfruttata per aspirare una soluzione esterna attraverso un tubicino più sottile. Tale sistema si caratterizza per il basso costo, la semplicità di installazione e di utilizzo, la ridotta manutenzione e l’indipendenza da qualunque fonte energetica. Purtroppo il rapporto di diluizione non risulta costante ma ing. Maines Fernando pag. 246 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto dipende dalla portata, con conseguente variazione di pH e di EC della soluzione risultante. Le pompe proporzionali si basano su di un sistema meccanico-idraulico che non necessita di energia. Le pompe meccaniche a dosaggio volumetrico sono di tipo a stantuffo che sfrutta la pressione dell’acqua di passaggio per azionare un sistema di aspirazione dal serbatoio del fertilizzante operante in modo proporzionale alla portata passante per lo strumento. Le pompe, che possono essere montate in linea o in by-pass, hanno portate di esercizio che variano da 0,5 a 40 m3/h ed un rapporti di dosaggio da 0,2 a 2 %. Le pompe elettriche a dosaggio volumetrico, a membrana o a pistoni, sono controllate da un conta litri meccanico o elettronico atto ad inviare un segnale proporzionale al flusso idrico, da cui dipende la velocità di pompaggio. Si tratta di un sistema abbastanza economico, facilmente automatizzabile ma non molto preciso (richiede un continuo monitoraggio e continui aggiustamenti). Le pompe elettriche a dosaggio proporzionale invece sono comandate da una scheda elettronica che imposta la velocità in base alla differenza del valore di pH o più comunemente di EC, fra il valore prefissato con la centralina di controllo e il valore misurato dalla sonda. Lo strumento adibito alla misurazione del pH (pHmetro) e quello per il rilevamento dell’EC (conduttivimetro) devono essere collocati abbastanza lontani dal punto di iniezione per operare la misurazione su un flusso ormai ben miscelato, grazie anche alla presenza, prima delle sonde, di un filtro a dischi che svolge anche il compito di diffusore. La precisione delle misure viene aumentata ponendo le sonde su di una ing. Maines Fernando pag. 247 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto deviazione di by-pass sulla linea principale, dato che la precisione è inversamente proporzionale alla pressione idrica. Nelle sue versioni più evolute tale sistema è controllato da un PLC (programmable logic controller) che riceve ed organizza gli input dei sensori, organizza i turni irrigui (durata, periodicità e ciclicità), monitorizza il sistema ed avverte con allarmi in caso di anomalie, organizza la fertirrigazione e gestisce la pulizia dei filtri. Oltre all’irrigazione gestisce anche l’iniezione percentuale di uno o più fertilizzanti e di un acido, effettua il controllo in tempo reale del pH e dell’EC, interagisce con sensori esterni e gestisce il controlavaggio dei filtri. 9.4 La progettazione di un impianto di irrigazione La progettazione di un impianto irriguo richiede una attenta analisi delle molte variabili agenti e dei numerosi vincoli presenti in ciascun contesto in cui si opera. Si deve, perciò, effettuare un attento studio preliminare che richiede competenze di ambiti diversi (geologico, morfologico, podologico, climatico, agronomico, tecnologico, ...) integrate con le conoscenze specifiche a discipline quali l’agronomia, la geologia o l’ingegneria. Le principali fasi di progettazione sono: ¾ raccolta dei dati; ¾ progettazione preliminare; ¾ scelta dello schema di impianto; ¾ progettazione idraulica; ¾ scelta e dimensionamento dell’eventuale impianto di pompaggio; ¾ preparazione degli schemi e delle istruzioni per la gestione dell’impianto. Essenziale per la buona riuscita del progetto è la raccolta dei dati necessari per definire correttamente e completamente l’ambito colturale in cui si dovrà operare e tutte le condizioni più significative. I dati sono relativi ai seguenti aspetti: ¾ ubicazione e clima: • latitudine; ing. Maines Fernando pag. 248 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto • altitudine; ¾ andamento delle temperature; • andamento dell’umidità relativa media nelle varie stagioni; • radiazione solare; • piovosità e distribuzione delle precipitazioni; • rischio di gelate e necessità di protezioni; • andamento plano-altimetrico espresso mediante una rappresentazione cartografica in scala opportuna, comprendente le curve di livello. E’ importante, inoltre, che la rappresentazione evidenzi anche la viabilità esistente, le tubazioni presenti, gli ostacoli e le eventuali servitù, il posizionamento della fonte idrica e della fonte di energia disponibile. ¾ analisi delle fonti di approvvigionamento: • tipologia (cisterna, pozzo, sorgente, laghetto collinare, fiume o acquedotto consortile, impianto di depurazione, ...); • portata e pressione disponibili alla fonte; • limiti di portata, di volume (turni e orari di rifornimento) o di tempo; • pressioni e livelli idrici stagionali; • livello dinamico del pozzo nelle varie stagioni; • costi. ¾ qualità dell’acqua: • materiali solidi in sospensione (ppm); • minerali disciolti (sono necessarie le relative analisi di laboratorio per la determinazione di salinità, contenuto in Na, Ca, ...); • pH; • variazioni qualitative periodiche; • temperatura dell’acqua. ¾ caratteristiche del terreno e relazioni acqua – terreno (elementi che partecipano a definire il profilo umido del terreno): • tipologia; • tessitura; • salinità; • pH; ing. Maines Fernando pag. 249 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto • ¾ ¾ ¾ ¾ ¾ ¾ ¾ permeabilità (l’acqua si muove nel terreno per percolazione e per capillarità); • movimenti laterali e verticali dell’acqua65; • ritenzione idrica. caratteristiche dimensionali del vigneto: • superficie vitata; • forma di allevamento e sesto di impianto; • orientamento e lunghezza delle file. pratiche colturali: • tecnica di trapianto ed attrezzature utilizzate; • metodologia di gestione dell’interfilare; • pratiche colturali specifiche; • tipo di raccolta e attrezzature utilizzate. caratteristiche fisiologiche del vitigno e fabbisogni idrici: • vitigno, portainnesto; • estensione e profondità dell’apparato radicale; • resistenza alla siccità; • tolleranza alla salinità; • evapotraspirazione potenziale (ETP); • fattori colturali (Kc); • piogge efficaci; • fabbisogni in fase di trapianto; • fabbisogni di lisciviazione (frequenza e volumi); • fabbisogni di protezione dal gelo. fabbisogno di nutrienti: • tipo di fertilizzanti; • metodo di somministrazione; • epoche e frequenza di applicazione. caratteristiche aziendali: • tipo di conduzione; • disponibilità della manodopera e relativi costi; • qualità della manodopera; • disponibilità finanziaria; • esperienza nella gestione delle tecniche di irrigazione; • capacità gestionali del responsabile e propensione all’innovazione. aspetti energetici: • disponibilità ed affidabilità; • costo; • parametri di fornitura (frequenza, voltaggio e potenza disponibile). disponibilità in loco di imprese specializzate nella realizzazione e nella manutenzione degli impianti di irrigazione e dei materiali per la loro realizzazione. Entrambi questi elementi influiscono sulla forma del bulbo che sarà allungata nei terreni sabbiosi e allargata nei terreni argillosi) 65 ing. Maines Fernando pag. 250 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto A questo punto si deve effettuare la pianificazione per definire quando irrigare e quanta acqua somministrare, per poter determinare i fabbisogni, i turni (l’introduzione dei sistemi di automazione consente di adottare turni molto brevi come previsto dai sistemi di irrigazione ad altissima frequenza) ed il volume di adacquamento da cui dipende la durata di erogazione e la portata oraria di punta. Il primo passaggio richiede il calcolo del fabbisogno irriguo (quantità di acqua da somministrare con l’irrigazione in una determinata unità di tempo) che dipende da diversi fattori fra i quali spicca l’evapotraspirazione. Questa grandezza può essere misurata mediante attrezzature complesse e l’intervento di personale specializzato) o stimata mediante il metodo del bilancio energetico, i metodi microclimatici, il bilancio dell’acqua nel suolo, la stima attraverso dati climatici oppure mediante misure evaporimetriche. Quest’ultimo metodo viene preferito per la semplicità e la capacità di fornire buoni risultati soprattutto come valor medio di periodi di almeno 10 giorni. Il valore ottenuto in campo (generalmente si utilizza l’evaporimetro di Classe A) deve essere corretto mediante un coefficiente colturale KC che dipende dal tipo di coltura, dalle caratteristiche climatiche (umidità e ventosità), dal grado di copertura del terreno e dalla fase vegetativa. Nel caso della vite da vino i valori da adottare sono 0,30 (fino ad un grado di copertura del 10%), 0,70 (per una copertura dal 10 % fino alla piena copertura) e 0,45 dalla maturazione al raccolto. Ora, individuato il valore corretto dell’evapotraspirazione, è possibile stimare il fabbisogno irriguo in funzione della capacità di campo (quantità di acqua che un terreno ben drenato trattiene in contrasto con la forza di gravità) da cui dipende l’acqua disponibile totale, l’acqua facilmente disponibile (l’acqua che la pianta può assorbire senza stress) ed il coefficiente di stress. Il metodo più utilizzato è quello del bilancio idrico del suolo, nella cui equazione rientrano l’evapotraspirazione colturale, la pioggia totale, la risalita capillare dalla falda superficiale, il deflusso superficiale, la percolazione profonda e la variazione del contenuto idrico del suolo. Stabilito il fabbisogno si può determinare il volume di adacquamento, cioè la quantità di acqua che viene somministrata in un adacquamento espressa in m3/ha o in mm di acqua (altezza di adacquamento) che bisogna somministrare al terreno per portare l’umidità in condizioni ottimali per un prefissato spessore di terreno, in modo ing. Maines Fernando pag. 251 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto da evitare stress alle piante66 senza che il contenuto idrico del terreno superi la capacità di campo (cosa che comporterebbe perdite per percolazione profonda). Il volume di adacquamento pertanto dipende dalle caratteristiche climatiche del luogo, dalle caratteristiche del terreno, dallo sviluppo vegetativo del vigneto, dall’andamento climatico stagionale, dal sistema di irrigazione e dalle condizioni di umidità prima dell’intervento. Tale volume può essere somministrato frazionandolo in più parti secondo il criterio dell’irrigazione ad alta frequenza. Si determina pertanto il turno, cioè l’intervallo di tempo (in giorni o in ore) tra l’inizio di due adacquamento consecutivi. La programmazione degli interventi irrigui può seguire diverse modalità: ¾ turno e volume fisso: questo criterio, di facile strutturazione, si caratterizza per la bassa efficienza fisiologica e idrologica; ¾ turno fisso e volume variabile; ¾ turno e volume variabile: la programmazione può basarsi sul livello idrico del suolo, calcolato in funzione delle varie fasi del ciclo vegetativo utilizzando modelli ideologici che possono essere integrati con tecnologie di elevato livello (GIS, GPSR; ...). Per una corretta determinazione del momento in cui irrigare è fondamentale il continuo monitoraggio della pianta, il controllo dell’umidità o della tensione dell’acqua nel terreno ed un continuo aggiornamento del bilancio idrologico. In viticoltura è possibile contribuire a migliorare la qualità delle produzioni adottando metodologie di irrigazione in condizione di stress controllato che prevede la somministrazione di volumi irrigui corrispondenti al 50% circa del valore ottenuto con la stima dell’evapotraspirazione colturale. Con tale tecnica è possibile ottenere l’equilibrio ottimale tra sviluppo vegetativo di chioma e radici, crescita dei frutti e differenziazione a fiore delle gemme. La corretta applicazione di questa metodica richiede una attenta osservazione della pianta ed una accurata conoscenza dei fabbisogni idrici del vigneto. Tutto il processo di analisi fino ad ora fatto e tutto il processo di progettazione che seguirà, dovrà essere indirizzato nel senso dell’efficienza sia per quanto riguarda gli aspetti fisiologici che gli aspetti economici; particolarmente importante è l’efficienza idrologica in riferimento alle diverse destinazioni che avrà l’acqua somministrata (evaporazione, traspirazione, infiltrazione, percolazione profonda, deflusso superficiale, …), espressa in percento sul volume o in altezza di colonna d’acqua. Altro concetto fondamentale è l’uniformità di distribuzione, senza la quale non esiste nemmeno l’efficienza. L’uniformità di distribuzione viene definita come il rapporto tra l’altezza d’acqua infiltrata nella zona del campo che ne riceve meno e quella media67. Negli impianti ad aspersione l’efficienza potenziale varia, per gli impianti fissi a media-bassa intensità di pioggia, dal 60% per ambienti aridi e in presenza di vento, all’85% per climi freddi e basse velocità di vento. Per gli impianti di microirrigazione, invece, l’efficienza potenziale raggiunge il 90%68 per gli impianti a goccia e l’85% per Si deve evitare il raggiungimento del punto di appassimento che rappresenta il contenuto idrico del terreno quando l’assorbimento è uguale a zero 67 Diversi sono gli indici proposti per descrivere le prestazioni dell’irrigazione dalla cui analisi si possono ottenere utili informazioni per il progettista e per il gestore dell’impianto. 68 Nell’ipotesi di impianti progettati e gestiti correttamente e costituiti con materiali di buona qualità. 66 ing. Maines Fernando pag. 252 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto quelli a spruzzo. Si è usato il termine efficienza potenziale per ricordare che tali valori in realtà assumono valori minori a causa di elementi legati alla progettazione ed a problemi gestionali. L’analisi preliminare termina con la scelta del metodo irriguo e del tipo di impianto da adottare. Tale scelta può essere fatta in 5 fasi: ¾ identificazione degli obiettivi, generalmente rappresentati dal massimo rapporto benefici/costi; ¾ individuazione di tutti i possibili vincoli economici, ambientali ed amministrativi, in base alle caratteristiche del sito di realizzazione analizzate nella precedente fase di raccolta di dati; ¾ preselezione di uno o più tipo di impianto con caratteristiche idonee; ¾ progettazione ed analisi economica degli impianti individuati; ¾ confronto dei risultati per la scelta della soluzione meglio rispondente agli obiettivi. Terminata la pianificazione si può passare alla fase di progettazione. Inizieremo prendendo in considerazione gli impianti per aspersione. Progettazione preliminare: ¾ determinazione delle principali variabili di progetto: • altezza di adacquamento lorda; • portata di punta: la determinazione di questa variabile richiede la scelta della durata giornaliera massima di funzionamento dell’impianto, il turno in giorni e dipende dalla superficie da irrigare e dall’altezza di adacquamento; • intensità di pioggia ideale: dipende dal tipo di terreno, dalla pendenza e dalle condizioni climatiche (temperatura, presenza di vento, ...). Come valore minimo si può assumere, in condizioni climatiche favorevoli una intensità di 2 ÷ 3 mm/h. ¾ scelta del tipo di impianto e di irrigatore: questa scelta viene fatta sulla base dei valori trovati per le precedenti variabili di progetto e dei dati che caratterizzano l’azienda. L’obiettivo è quello di individuare un irrigatore in grado di assicurare l’intensità di pioggia ed il grado di uniformità prefissati in base ai seguenti parametri: • diagramma del piovuto: assume una forma caratteristica per ciascun irrigatore e da esso dipende l’uniformità di distribuzione. L’andamento dipende dalla pressione in quanto da questa (e dal diametro del boccaglio di erogazione) dipende la dimensione delle gocce. Generalmente per migliorare l’uniformità di distribuzione è necessario assicurare un certo grado di sovrapposizione; • portata, pressione e gittata dell’irrigatore: la portata di progetto deve essere determinata in funzione dell’intensità di pioggia e della postazione (distanza sulle ali e distanza fra le ali). Il valore della gittata dipende dall’altezza dell’asta portairrigatore (la cui lunghezza minima si determina in base alla portata) e dall’angolo di gittata che nell’irrigazione sotto chioma deve essere basso (4° ÷ 7°) mentre negli impianti soprachioma si adottano angoli di 25° fino ad un massimo di 32°. Si consiglia di sovradimensionare la gittata di un 10 % per tener conto ing. Maines Fernando pag. 253 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto dell’eventuale presenza di vento in modo da assicurare la gittata utili in ogni situazione meteorologica; • uniformità ed efficienza di progetto: l’uniformità di distribuzione dipende dalle caratteristiche dell’irrigatore, dalla pressione di funzionamento, dalla portata, dalla distanza fra gli irrigatori e fra le file, dallo schema di avanzamento, dalle caratteristiche ambientali (vento, ...) e dall’eventuale interferenza della chioma. Si ricorda che basse uniformità determinano una richiesta di maggior erogazione mentre un’elevata uniformità induce maggiori costi di impianto e di gestione. ¾ scelta dello schema di impianto e della sequenza di alimentazione: • suddivisione in settori: questa scelta risulta obbligatoria qualora la portata disponibile risulta inferiore a quella prevista per un funzionamento generalizzato di tutti gli erogatori. In ogni caso l’adozione di settori e di eventuali sotto settori consente anche di ridurre il diametro delle condotte. Un dimensionamento ideale prevede settori di forma rettangolare e di uguale superficie. In realtà il loro numero, la dimensione e la forma reale dipendono da moltissimi fattori: forma, dimensioni e giacitura degli apprezzamenti da irrigare; presenza di manufatti o di ostacoli naturali; forma di allevamento e sesto di impianto; portata, orari di consegna e turnazione della dotazione idrica; portata, gittata e diagramma del piovuto degli irrigatori; tracciato delle tubazioni di adduzione; tempestività di irrigazione richiesta; grado di automazione. E’ importante ricordare che per assicurare a tutti i settori la stessa pressione iniziale si dovrà effettuare una accurata progettazione, prevedendo di installare, eventualmente, idonei regolatori di pressione; lo schema ottimale è quello di minor costo. Il principale criterio di dimensionamento prevede di ammettere differenze massime di portata, tra gli erogatori funzionanti contemporaneamente, del 10% circa della portata media a cui corrispondono differenze di carico del 20% del carico medio di funzionamento degli irrigatori. In relazione alle condizioni topografiche si deve individuare la migliore combinazione di diametro, lunghezza e posizione delle ali che garantisca il raggiungimento di tali obiettivi. In generale si consiglia le seguenti linee guida: nei terreni pianeggianti alimentare le ali dal centro; nei terreni in pendenza disporre le ali lungo le curve di livello; se la pendenza non è eccessiva si possono disporre le ali in discesa alimentandole dall’alto e disponendo regolatori di pressione dove serve. Le ali in salita possono essere adottate solo se i dislivelli sono inferiori alla massima differenza di carico ammissibile; nei terreni terrazzati le ali devono correre lungo le terrazze. Le ali erogatrici, rispetto alle condotte di testata possono essere “a pettine” o “a doppio pettine”. In questo caso i due lati hanno la stessa lunghezza nei ing. Maines Fernando pag. 254 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto terreni pianeggianti mentre per i terreni declivi è più spostata verso monte. Il “doppio pettine” inoltre consente di adottare diametri minori. Per la scelta del punto di alimentazione del settore si deve preferire la posizione centrale per terreni pianeggianti e l’alimentazione da un estremo o da un punto intermedio spostato a monte per i terreni declivi. Il gruppo di comando può essere posizionato sulla condotta di testata stessa o su una condotta secondaria. Quando è possibile si deve posizionare la fonte di approvvigionamento in modo da ridurre al minimo lo sviluppo della condotta principale; Progettazione idraulica: ¾ determinazione delle perdite di carico; • perdite di carico localizzate: si verificano in presenza di variazioni di velocità causate da brusche variazioni di diametro della condotta o della direzione del flusso corrispondenti agli innesti degli irrigatori sulle condotte, a gomiti, curve, saracinesche, valvole, filtri, ecc. Negli impianti di aspersione le perdite di carico lungo le ali irrigue e nelle condutture di testata sono trascurabili, mentre per la condotta principale si possono stimare pari ad una percentuale del 10 ÷ 20% delle perdite di carico continue; • perdite di carico continue: sono dovute agli attriti lungo le pareti della tubazione ed agli attriti interni al flusso d’acqua stesso e, pertanto, risultano proporzionali alla lunghezza della condotta. Possono essere calcolate mediante formule sperimentali ma risulta più pratico utilizzare apposite tabelle o abachi predisposti dai produttori delle condotte in funzione del materiale utilizzato, del diametro e della velocità dell’acqua. Nel calcolo delle perdite di carico bisogna tener conto della presenza lungo la condotta di eventuali sbocchi intermedi. ¾ criteri di progettazione: • condotte distributrici: nel caso di più ali (alimentate da una condotta di testata del settore) sottoposte a carico iniziale non regolato (assenza di regolatori di pressione), i diametri dell’ala e della condotta di testata devono essere scelti in modo che le differenze di portata fra gli irrigatori siano minime e comunque inferiori al 10% della portata media; • condotte adduttrici: in questo caso il dimensionamento segue un criterio economico. Nel caso di alimentazione per gravità il diametro da adottare è quello in grado di dissipare interamente il carico disponibile. In presenza, invece, di impianto di sollevamento si deve adottare il diametro che presenta il costo minore, dato dalla somma dei costi fissi di acquisto della condotta e della pompa e dei costi di esercizio dell’impianto di sollevamento. ¾ dimensionamento e verifica delle condotte di distribuzione (settore); ¾ dimensionamento e verifica della condotta principale; ¾ dimensionamento e verifica delle condotte secondarie: il diametro della condotta della condotta di testata deve essere tale che la differenza massima di carico nel settore non superi il 20 % del carico medio di funzionamento degli ing. Maines Fernando pag. 255 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto irrigatori69. Tale verifica può essere fatta mediante procedimenti semplificati che fanno uso di semplici equazioni per l’individuazione dei soli irrigatori sottoposti alla pressione minima, media e massima rispetto alle quali vengono scelti i diametri che rispondono al criterio del 20%, nell’ipotesi che tutti gli irrigatori abbiano una portata costante e pari a quella media. In alternativa si possono utilizzare appositi modelli di simulazione del funzionamento idraulico i quali, attraverso procedimenti iterativi, sono in grado di determinare la pressione di funzionamento e la portata di ciascun irrigatore. I risultati ottenuti con le due metodologie non si discostano in maniera significativa. La progettazione degli impianti di microirrigazione differisce da quanto visto per gli impianti di aspersione per la modalità di erogazione caratterizzata dalla frequenza e dalla localizzazione della distribuzione, sia nel caso di erogazione puntiforme che in quello di erogazione lineare. In particolare l’uniformità di erogazione dipende esclusivamente dall’uniformità di portata degli erogatori. ¾ determinazione delle variabili di progetto: • superficie bagnata: nei climi umidi e per terreni con tessitura da media a fine il valore minimo è del 20 ÷ 30% mentre per i climi semi-aridi si va da un minimo del 33% ad un massimo del 67%; • fabbisogno irriguo netto: nel calcolo di ETc si deve tener conto che le perdite per evaporazione dal terreno non bagnato sono ridotte al minimo per effetto della localizzazione; • fabbisogno irriguo lordo; • altezza di adacquamento; • turno; • scelta dell’erogatore e numero di erogatori per pianta: dipende da molti fattori (fra loro contrastanti): la qualità dell’erogatore espressa mediante il coefficiente di variazione tecnologica; le perdite di carico dovute all’innesto sull’ala; la sensibilità all’occlusione; il costo; la durata e la stabilità delle caratteristiche funzionali nel tempo. • portata dell’impianto e suddivisione in settori: il risultato dipende dal valore della portata di punta necessaria per il funzionamento contemporaneo di tutti gli erogatori, da confrontare con la portata disponibile. ¾ progettazione idraulica: • criteri di progettazione: per quanto riguarda il dimensionamento e la verifica delle condotte principali e di quelle secondarie, si rimanda a quanto detto per gli impianti ad aspersione; Si considera un impianto irriguo per aspersione idraulicamente equilibrato se le differenze tra l’irrigatore più favorito e quello più svantaggiato è inferiore al 20 % del valore della pressione di esercizio. 69 ing. Maines Fernando pag. 256 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto • determinazione delle perdite di carico: per quanto riguarda il calcolo sia delle perdite di carico continue che di quelle localizzate, si rimanda a quanto detto per gli impianti ad aspersione; • dimensionamento e verifica delle condotte di distribuzione: determinazione delle variazioni di carico ammissibile nel settore sulla base di un prefissato valore di uniformità oppure di una prefissata variazione massima di portata (generalmente si opera in base al principio che sono accettabili variazioni di portata fino ad un massimo del 10% della portata media); ripartizione della variazioni di carico ammissibile nel settore tra ala e condotta di testata; determinazione della perdita di carico ammissibile nell’ala, noto l’andamento altimetrico; determinazione del diametro interno teorico dell’ala; scelta del diametro commerciale dell’ala; determinazione delle perdite di carico complessive nell’ala di diametro uguale a quello commerciale scelto; determinazione della differenza di carico ammissibile nella condotta di testata; determinazione della perdita di carico ammissibile nella condotta di testata, noto l’andamento altimetrico; determinazione del diametro interno teorico nella condotta di testata; scelta del diametro commerciale nella condotta di testata; determinazione delle perdite di carico complessive nella condotta di testata di diametro uguale a quello commerciale scelto; determinazione dei carichi iniziale e minimo del settore, ed eventualmente di quelli medio e massimo; determinazione della portata dell’erogatore del settore funzionate sotto il carico minimo, ed eventualmente medio e massimo; verifica del coefficiente di uniformità di progetto; se il valore di verifica è inferiore a quello prefissato, si ricomincia dalla scelta del diametro commerciale dell’ala, adeguando opportunamente i diametri commerciali. ¾ valutazione di campo delle prestazioni dell’impianto mediante prove di portata degli erogatori da effettuarsi all’inizio ed alla metà della stagione irrigua, utilizzando 16 erogatori (scelti in modo appropriato) per ciascun settore. ing. Maines Fernando pag. 257 Meccanizzazione in viticoltura Cap. 9 Gli impianti per l’irrigazione del vigneto Le voci di capitolato per la realizzazione di un impianto irriguo possono essere le seguenti: ¾ installazione e spianto cantiere per la realizzazione di pozzo a percussione; ¾ perforazione pozzo a percussione; ¾ posa di tubazione di rivestimento in PVC con giunti filettati; ¾ installazione di filtro in PVC con giunti filettati; ¾ allestimento e smontaggio del sistema di spurgo e per l’effettuazione delle prove di portata; ¾ realizzazione di avampozzo interrato in CLS; ¾ esecuzione scavi e reinterri per la rete di distribuzione ¾ fornitura e posa di fili di ferro tripla zincatura per posa ala gocciolante; ¾ fornitura e posa di ala gocciolante; ¾ fornitura e posa in opera di scarichi completi di pozzetti. ing. Maines Fernando pag. 258