IL GIORNALE DI CASTELNUOVO DI GARFAGNANA FOGLIO INDIPENDENTE PER LETTORI LIBERI FONDATO NEL 2007 Redazione via traversa Vecchiacchi, 17 - 55032 Castelnuovo di Garfagnana (Lucca). Email: [email protected] Anno IX - Numero 77 - Ottobre-Novembre 2015 Registrazione n. 871/07 del 19/12/2007 presso il Tribunale di Lucca www.ilgiornaledicastelnuovo.it Il dialogo e il confronto alla base dei rapporti umani nel rispetto del prossimo Noi e l’incitamento all’odio Mark Twain, il celebre scrittore americano, era un fine osservatore della società. Oltre che autore di molti libri fu un grande giornalista. A questo proposito scrisse: “Per bontà divina, nel nostro paese abbiamo tre cose indicibilmente preziose: libertà di parola, libertà di coscienza e l’accortezza di non praticarle mai” Ecco negli ultimi tempi la libertà di parola, sacrosanta e difendibile fino all’estremo, è entrata in un campo compiendo una evoluzione forse senza ritorno. Gli americani la chiamano “hate speech” che tradotta in italiano significa “incitamento all’odio”. Si tratta di frasi, discorsi, immagini tese a colpire un gruppo o un insieme di persone o un singolo cittadino, esprimendo intolleranza con attacchi furiosi. L’hate speech è entrato velocemente nel nostro uso quotidiano e lo si può osservare in televisione, al telegiornale, sui social network ed è diventato il pane quotidiano della politica. Sì perché ormai il “cliente elettore” (avete letto bene: cliente), si agguanta riprendendo temi che pensavamo di aver allontanato dalla nostra società “civile”. Temi come il razzismo, la classificazione delle diversità, persino l’eugenetica o le teorie lombrosiane, pensavamo fossero distanti anni luce, eppure la politica le utilizza e di rimando sui social network ogni cittadino si sente libero – proprio perché mosso dalla libertà di parola – di usarle a proprio piacimento. Del resto se il politico X definisce cretino un altro, o negro un immigrato, o incita all’odio da un palco – per poi subito dopo aggiungere che si trattava di una battuta – il cittadino che sul divano di casa vede e ascolta, sarà portato a seguire la stessa strada. Imitazione sul campo più facile: prendersela con chi non ha difese oppure lanciare strali davanti uno schermo. E La verità qui si apre la porta dell’odio contro gli immigrati (i social network sono pieni di questi incitamenti), i Rom, gli zingari in genere, i musulmani. E si rimane stupiti nel leggere spesso commenti di persone insospettabili che incitano, alzano i toni, insultano, offendono come se lo schermo del computer o dello smartphone, fosse una tribuna libera dalla quale poter estendere la propria presunta libertà di parola. L’hate speech, l’incitamento all’odio, possiamo applicarlo ad ogni gesto sui social e trovarlo praticamente ovunque. E dispiace notare che, come negli scaffali del supermercato passano i prodotti, questi attacchi durano il tempo di uno o due giorni. Poi subito dopo rimane il fango e si riparte con una nuova campagna di distruzione. Ecco Twain oltre 100 anni fa non intendeva con libertà di parola la possibilità di dire ogni cosa, protetti da questa specie di aurea, ma ci teneva a sottolineare che sono cose ben differenti. Ovvero c’è un limite che è fatto dalla cultura, dall’intelligenza, dalla conoscenza, dalla pratica. Un limite che sposta gli uomini con i loro giudizi e comportamenti in un campo dove la regola è quella dello scambio, del confronto, per una crescita e un migliora- mento comune. Scrivere che un tizio è un ladro o un immigrato, che è un negro o un terrorista, che è un farabutto o un cretino, significa far crescere ignoranza e razzismo. Ma non è un caso che tutto questo accada. Badate bene che oggi è meglio averci come soldatini o fantaccini della prima guerra mondiale, ben allineati “contro” qualcuno piuttosto che menti libere e pensanti. Facile sparare a zero e credere, credere, credere, e alla fine lapidare. La rete, i social network, sono pieni di insulti e commenti aberranti frutto dell’ignoranza creata. voluta, disegnata. I giornalisti e il mondo del giornalismo sono chiamati in questo tempo a lavorare alla conoscenza e non al facile consumo delle parole. Non devono incitare all’odio o creare fratture. Ecco il nostro compito comune: tornare a parlare. A studiare a confrontare le teorie e le tesi. Ma soprattutto tornare a rispettare il prossimo e non odiare nessuno. Del resto alla fine, dopo le macerie, dopo le accuse, le infamie, le torture, rimane solo e sempre l’amore. Lacerato, infangato, saguinante, ma rimane solo quello. Nella vita è sempre questione di stile e noi garfagnini con tutti i nostri difetti ne abbiamo in abbondanza. E ne facciamo spesso risaltare le caratteristiche quando siamo fuori dalla nostra terra, aumentando i mal di pancia di chi proprio non ci sopporta. Scrivo questo in merito al gran caos mediatico di questi ultimi giorni. Tutti ad un tratto sono stati tirati per la giacchetta. Sembrava il tiro alla fune e alla fine c’è andata di mezzo la libertà di stampa, e pareva l’albero della cuccagna come facevano quando si era piccoli a Torrite - con giovanotti ben muscolosi indaffarati a salire sul tronco oleato e scivoloso. Lo sforzo sovrumano era pari a tutte le leggi della fisica e tanti fallivano sconsolatamente, ma alla fine un vincitore si trovava sempre. Ecco una cosa che da piccolo ho imparato: mai gridare subito al primo venuto, mai salutare il santone o il venditore di unguenti miracolosi, o il miracolato o il salvatore della patria. Spesso è un imbonitore che vuole altro, raggirando tutti per i suoi scopi. Ecco il maestro di turno dimentica che la Garfagnana è terra diversa da altre. Non sa, per esempio, che ogni albero della cuccagna ha i suoi segreti. Non sa che i garfagnini non sono miserabili forcaioli dediti al linciaggio, ma persone perbene. Che spesso sparlano con gelosia e acredine, ma che sono capaci di slanci d’amore e di passione ineguagliabili. Ecco noi maledetti garfagnini abbiamo il nostro stile: che piaccia o no. Andrea Giannasi Il direttore STUDIO PALMERO - BERTOLINI ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE DOTT. LUCIANO BERTOLINI - DOTT. MICHELA GUAZZELLI RAG. MASSIMO PALMERO - DOTT. SARA NARDINI Castelnuovo di Garfagnana (LU) - Via Debbia, n. 6 - Tel. 0583/644115 Piazza al Serchio (LU) - Via Roma, n. 63 - Tel. 0583/1913100 P. IVA 0041711.046.7 Contabilità: Fax 0583/62117 - e-mail: [email protected] Paghe: fax 0583/1990021 - e-mail: [email protected] Pagina 2 Il Giornale di Castelnuovo di Garfagnana Numero 77 Ottobre-Novembre 2015 Si parte da una lettera di Pier Luigi Biagioni per lanciare nuove proposte Idee per il rilancio del capoluogo Pier Luigi Biagioni ci ha inviato, dopo attente verifiche e ispezioni, un elenco di cose che a Castelnuovo non vanno e che l’amministrazione dovrebbe provvedere a sistemare. La lista intende essere propositiva e fornire una chiara indicazione agli uffici preposti agli interventi. “A Castelnuovo si trovano alcuni orologi guasti. Le indicazioni delle strade sono scolorite così come ormai illeggibile la scritta al monumento dedicato all’Onorevole Biagioni. Si possono trovare insegne stradali con paletti storti che potrebbero rappresentare un possibile pericolo. Alcuni tratti delle strade periferiche sono sporchi con l’erba alta: vicino alla sede dell’Unione dei comuni, nel tratto di via degli orti c’è una piccola giungla; nei presso di casa Nelli in via Fabrizi fa pietà. Il parcheggio in piazza Marionetti ha gli stalli scoloriti con precedenze e stop scoloriti. La pista di pattinaggio è inagibile con piante secche. In piazza Biagioni e in via Azzi mancano cartelli con il nome delle vie. Il semaforo lampeggiante presso l’incrocio con via Val Maira è spento. La ringhiera in via dell'ospedale è in pessimo stato. I ponti sui fiumi sono pieni di erbacce. Il marciapiede di via Baccanelle è pieno di lastre rotte. Dopo le ex carceri verso la curva del pino per piano Pieve la fontana va in malora, non sarebbe possibile ricollocarla in altro luogo”. Raccogliamo e rilanciamo come giornale soprattutto per una riqualificazione - durante l’estate potrebbe rappresentare uno spazio prezioso in più per la città - dell’ex pattinaggio. Con questo si potrebbe iniziare a mettere mano (è di proprietà della curia) anche alla sala parrocchiale che versa in uno stato disastroso e che è un cubo di cemento grigio orrendo. Con un ponticello pedonale di legno sul fiume Turrite si potrebbero unire le due realtà creando una sorta di citta- Sanità in valle della per i bambini. Si avete letto bene: Una cittadella per i bambini nel cuore di Castelnuovo, che possa funzionare sia d’inverno al coperto della sala parrocchiale, sia d’estate con l’ex pista di pattinaggio. Chiediamo anche lumi circa l’utilizzo della struttura delle carceri. Lo stabile dovrebbe essere di proprietà del Ministero di Grazia e Giustizia ma se non utilizzato perchè non richiederlo e farne una Factory? Ovvero un luogo dove mettere una piccola sala di registrazione e renderla a disposizione dei tantissimi ragazzi e non solo, che suonano e fanno musica. Diventando, proprio come una factory, un luogo di positiva aggregazione e di sviluppo della creatività. In ultimo la questione della Biblioteca che deve essere rilanciata. Per questo invitiamo alla creazione di un gruppo di lettura per animarla e farla vivere dal suo interno. I marò abbandonati Da alcune settimane lo striscione dei marò all’ingresso di Castelnuovo si mostra nel suo stato pietoso e vergognoso, come il reale e purtroppo concreto stato di abbandono dei nostri fucilieri (uno dei quali ancora in India). Rimanendo fedeli al fatto che potrebbero anche essere colpevoli, quei due uomini hanno diritto ad un processo veloce ed equo e non ad una tortura con relativa dimenticanza. La giustizia indiana si sta dimostrando non solo lenta ma talmente farraginosa da far apparire uno dei paesi più in crescita del mondo come uno stato “assente” nei confronti di due cittadini italiani. E non ci facciamo un bella figura noi garfagnini nei confronti dei turisti che all’ingresso del centro storico si trovano una pezza stracciata, ripiegata, storta, che vorrebbe sancire la nostra vicinanza ai due marò e che in realtà ci fa sentire solo meschini e traditori. Se deve essere così il nostro sentimento, tanto vale tirare giù quella pezza di plastica e gettarla nel cassonetto. Perchè è immondizia il messaggio che non viene curato. Se si intende veramente mostrare solidarietà e vicinanza ai due nostri concittadini domani mattina si deve andare a ripulire e rimettere in ordine lo striscione e fare atti concreti affinchè ci sia reale attenzione verso quel problema. In caso contrario per favore tiratelo via e chiudiamo qui questa penosa faccenda. Il Novecento italiano tra romanzi, storia, memoria, diari di guerra Ora che finalmente tutti sanno che l’ospedale unico non verrà mai realizzato - l’assessore Saccardi ha affermato che “è momentaneamente accantonato” - gli amministratori del territorio si stanno muovendo per difendere la Sanità in valle. L’amministrazione di Castelnuovo ha deliberato all’unanimità per una effettiva integrazione tra gli ospedali della Valle “Per rendere il percorso credibile - si legge nella deliberazione - condizione necessaria e indispensabile è la concreta assicurazione da parte della Regione Toscana che si provveda allo stanziamento dei fondi necessari alla costruzione delle sale operatorie dell'ospedale S.Croce di Castelnuovo di Garfagnana. Il consiglio comunale alla luce della reale situazione della Valle, sia dal punto di vista della sua ubicazione geografica, nonché dell'insufficienza delle infrastrutture viarie poste al suo servizio e per di più ubicate su terreni franosi e soggetti a un grave rischio sismico, chiede che l'Ospedale Santa Croce di Castelnuovo Garfagnana sia messo in grado di operare in piena efficienza e sicurezza in tutte le aree funzionali (medica e chirurgica) costituite da medicina e cardiologica, chirurgia e ortopedia e servizi, laboratori, ambulatori,specialistici, attualmente esistenti servizi, aree che devono operare con adeguata dotazione di personale”. Ottimo scriviamo noi, ma non commettiamo ancora una volta l’errore di andare in ordine sparso a Firenze. Deve essere chiaro che Castelnuovo e Barga devono diventare, in due luoghi, l’unico ospedale come già deliberato in Regione da tempo. Difendere la sanità significa fare fronte comune sia per il Santa Croce sia per il San Francesco. Perchè se ne perdiamo uno l’altro è destinato a fare la stessa fine. E’ chiaro? Il buon gelato è... in Piazza Duomo a Castelnuovo di Garfagnana Tra le righe libri Libri come pietre d’angolo www.tralerighelibri.it PESCHERIA GASTRONOMIA RISTORANTE PESCHERIA - GASTRONOMIA PIATTI PRONTI DA ASPORTO A BASE DI PESCE APERTO I GIORNI ESCLUSI FESTIVI ORARIO PUOITUTTI ORDINARE IL TUO PIATTO PREFERITO ALCONTINUATO NUMERO TUTTI I GIORNI PROPONIAMO PRANZI DI LAVORO 0583 639052 DA €.10,00 A €.15,00 ORARIO CONTINUATO DAL MARTEDI AL SABATO DALLE 9.00 ALLE 20.00 IL GIOVEDI, VENERDI' SABATO APERTI CENA LA DOMENICA DALLEE10.00 ALLE 14.00 -ANCHE CHIUSOPER IL LUNEDI’ Numero 77 Ottobre-Novembre 2015 Il Giornale di Castelnuovo di Garfagnana Pagina 3 Una nuova realtà che intende animare la vita della Garfagnana E’ nata la Compagnia dell’Aiara In queste settimane registriamo la nascita di una nuova realtà culturale in valle. Si tratta della Compagnia dell’Aiara una Associazione che non ha fini di lucro. L’Associazione si pone come scopo statutario la promozione di ogni attività finalizzata alla crescita culturale, sociale ed economica del territorio della Garfagnana e dei suoi abitanti. Questo anche con il fine di creare un luogo di libero confronto di idee e posizioni, nella convinzione che, al di là delle legittime opinioni dei singoli, solo dalla partecipazione attiva e consapevole alla costruzione della coscienza comune, i cittadini possono esercitare quei diritti che la nostra Costituzione riserva loro. Per conseguire questo obiettivo l’Associazione potrà: -organizzare convegni, incontri, dibattiti su temi di interesse generale o specifici per il territorio -organizzare eventi di natura culturale, sociale o ludica finalizzati al recupero ed alla diffusione delle tradizioni popolari, delle forme espressive del passato, del bagaglio culturale che ci è stato tramandato. -promuovere e sostenere iniziative pubbliche o di terzi coerenti con gli scopi sociali. -promuovere il coordinamento fra enti, associazioni, circoli già presenti sul territorio, per la gestione di iniziative comuni, anche nell’ottica di evitare dannose frammentazioni fra i vari soggetti. -organizzare campagne di informa- zione sui media relative alla pubblicizzazione delle proprie attività od iniziative o per esprimere opinioni condivise su temi di interesse per il territorio. -attivare una presenza costantemente aggiornata sulla rete web con lo scopo di aggiornare Soci e cittadini sulle attività dell’Associazione. Nella nota inviata leggiamo anche del perchè del nome scelto: “Compagnia” e non “Associazione” o “Circolo” per sottolineare una volontà operativa tesa a conseguire un obiettivo comune, ma anche perché, nella parlata garfagnina, il sostantivo italiano “compagno” viene usato anche come aggettivo, con il significato di “uguale”: e questo a significare come ogni socio avrà pari dignità e pari diritti nel percorso che l’ Associazione si prefigge L’aiara (o “la iara”, ma si è preferito riferirsi alla accezione più popolare) è poi, nella valle, il luogo comune per eccellenza, l’unico che non ha padroni, dove scorre il Fiume che ci unisce e ci identifica, dove le pietre si sono nei millenni levigate e arrotondate in un continuo scorrersi addosso l’una con l’altra. Il benvenuto dunque a questa nuova realtà culturale con l’augurio di buon lavoro dal nostro giornale. Non saranno mai abbastanza le associazioni o le realtà culturali che animano le città e i territori. Per questo è importante parlarne e diffonderne le attività e le iniziative che andranno a programmare. Leggete, che fa bene Da alcuni giorni la distribuzione dei libri di Garfagnana editrice e Tra le righe libri si sta allargando nella valle e in Italia. Di fronte all’ignoranza che sta avanzando con ferocia e barbarie (da molte parti e non solo dal campo terroristico), l’unica difesa che il genere umano ha, è quella della conoscenza. E i libri rappresentano da sempre il luogo dove far crescere le idee, condividere opinioni, dialogare, confrontarci. Per questo dopo aver firmato un accordo a livello nazionale con le Librerie Coop per la distribuzione dei nostri libri in 37 punti sparsi in Italia, abbiamo raggiunto anche l’edicola di Mario a Pieve Fosciana e l’edicola di Valerio a Gallicano. Qui potrete trovare alcuni titoli dei nostri cataloghi. Si aggiungono alla Libreria di Claudio e alla libreria di Fosco, entrambe a Castelnuovo, all’edicola di Maurizio a Barga al punto Edicolè di Leonardo a Fornaci. Aggiungiamo che saremo anche in Italia nei sette Eataly, l’insieme di ristoranti e supermercati di qualità creati da Oscar Farinetti. Nelle librerie sarà possibile ordinare i nostri titoli. Allarghiamo dunque la distribuzione mettendo insieme Pieve Fosciana e Gallicano a Roma, Torino, Piacenza, Firenze, Bologna, Bari, Milano. E non è poco. Nuova Renault TWINGO LOVELY Agile di carattere. Gamma TWINGO da 8.250 €* 5 porte 5 anni di garanzia** Provala con il nuovo cambio automatico EDC. Ti aspettiamo sabato e domenica. 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Importo totale dovuto dal consumatore € 8.950; TAN 5,99% (tasso fisso); TAEG 9,33%; spese istruttoria pratica € 300 + imposta di bollo in misura di legge, spese di incasso mensili € 3. Salvo approvazione FINRENAULT. Informazioni europee di base sul credito ai consumatori disponibili presso i punti vendita della Rete Renault convenzionati FINRENAULT e su www.finren.it. Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Foto non rappresentativa del prodotto. È una nostra offerta valida fino al 30/11/2015. Emissioni di CO2: da 95 a 107 g/km. Consumi (ciclo misto): da 4,2 a 4,8 l/100 km. Emissioni e consumi omologati. Pagina 4 Il Giornale di Castelnuovo di Garfagnana Numero 77 Ottobre-Novembre 2015 Abbiamo seguito l’evento minuto per minuto Alla conquista di Lucca Comics Questa che pubblichiamo è la quarta corrispondenza - l’ultima - tratta dal diario pubblicato sul sito del Giornale di Castelnuovo. È arrivata la domenica, ed io mi sono svegliato con un mal di testa tremendo. Passare tre giorni in quella bolgia del Lucca Comics&Games è incredibilmente divertente, ma ti prosciuga ogni forza dal corpo. Mi rendo conto che lamentarmi non mi aiuterà, quindi faccio una ricca colazione e pieno di ritrovato entusiasmo mi lancio nella città, dove la folla è diminuita notevolmente da ieri. Questo fatto mi fa ridere parecchio, perché mi immagino la scena delle persone che organizzano il viaggio per Lucca: “non andiamoci domenica, ci saranno tantissime persone, andiamoci invece di sabato”. Il risultato è che sabato non si riesce a camminare, mentre la domenica è fantastico: il giusto numero di persone, il giusto entusiasmo e anche un bel sole che riscalda la città come ad aprile. Decido di non andare in qualche posto in particolare, ma solo farmi una passeggiata e guardare l’evento con altri occhi. Riesco a capire perché sia così incredi- La castagna bile questa manifestazione: il poter scappare dalla vita di tutti i giorni, e ricreare nella realtà quei mondi che ci fanno sognare e sorridere. Probabilmente qualcuno penserà che è da deboli, sfigati che scappano dalle difficoltà per nascondersi in qualche falsa speranza data da un fumetto, film o videogioco. Ma si sbagliano, qui si tratta di speranza: il poter combattere Il Giornale di Castelnuovo Redazione: via traversa Vecchiacchi, 17 55032 Castelnuovo Garfagnana Direttore: Andrea Giannasi Caporedattrice: Barbara Coli In redazione: Marco Giannasi, Gabriele Coli, Matteo Ferranti, Fabrizio Ferrari, Emilio Bertoncini, Cristian Tognarelli, Paolo Marzi Fotografie: Paolo Marzi, Gabriele Coli, STUDIO BIANCO Commerciale: Marco Guazzelli Gruppo editoriale Giannasi editore P.iva 09345201009 Stampa : Tipografia Amaducci - Borgo a Mozzano (LU) www.ilgiornaledicastelnuovo.it - [email protected] SOSTENETE IL GIORNALE 30,00 € per il sostegno ricevendo 2 libri omaggio n. 11507530 intestato a Giannasi editore Il Giornale si trova nelle principali edicole della valle del Serchio e Garfagnana. Trattoria Marchetti di Clara Pedreschi Loggiato Porta Castelnuovo di Garfagnana Telefono 0583 639157 lo schifo che subiamo ogni giorno da parte del mondo, con serenità e determinazione. Il poter ridere di fronte alle avversità, consapevoli che si è forti e niente e nessuno potrà fermarci dal sognare in grande. O forse sto solo filosofeggiando, e la gente va al Lucca Comics solo per divertirsi un pomeriggio. Arrivo sulle mura, precisamente dopo Porta Elisa, e scambio qualche chiacchiera con dei cosplayer: mi dicono che per loro è un gioco, un passatempo che li appassiona e li rende orgogliosi; mi dicono pure che spesso sono bersaglio dell’ignoranza comune sull’argomento, tramutandoli in stereotipati nerd senza una vita sociale che buttano soldi per giochetti infantili. Gli do pienamente ragione, gli faccio qualche foto, e continuo la mia passeggiata. Quello che mi hanno detto mi fa riflettere: è vero quando si dice che c’è ignoranza in materia, e che gli “analfabeti funzionali” (n.d.r. questo è un bel termine attuale) tendono a trasformare tutto ciò che non conoscono, o capiscono, in una macchietta televisiva di serie B. In Italia si tende ancora ad immaginare i nerd come secchioni gobbi con grossi occhiali spessi e una tremenda acne; ma gli anni ’80 sono passati da tempo e, come tutto, le cose sono cambiate. Se non mi credete, provate a venire una volta al Lucca Comics&Games e scoprirete che ci sono migliaia di modi per divertirsi che probabilmente non conoscete. Gianmarco Giannasi La castagna torna protagonista a Castelnuovo per il ponte dell'Immacolata. Da Sabato 5 a Martedì 8 Dicembre, il borgo garfagnino ospita la tradizionale festa dedicata alla farina di neccio DOP della Garfagnana in quattro giorni intensi, ricchi di degustazioni ed escursioni. Un evento da non perdere per tutti gli estimatori di questo importante frutto dell'autunno. Necci, mondine e la lunga polenta in piazza Umberto attendono i visitatori nel centro commerciale naturale di Castelnuovo, che apre la lunga marcia di avvicinamento al Natale. Ecco il programma di sabato 5 Dicembre. Dalle 9.30 apertura degli stand espositivi: in Via Farini “Mercato dell’antiquariato e dell’artigianato”, in Piazzetta Santa Croce e Piazza O. Dini “Mercato contadino e dell'artigianato”. Alle Ore 12.00 sotto il Loggiato Porta e in Piazza Umberto I apertura degli stand gastronomici che proporanno polenta di neccio, necci e frittelle con la ricotta, castagnaccio, bombonecci, mondine e vin brulè a cura delle associazioni di volontariato. Dalle ore 14.30 Aspettando Santa Lucia, si prepara la celebre “Mandolata”, il dolce tipico di questa festa religiosa. Alle 16.30 nella Sala Luigi Suffredini inaugurazione casina di Babbo Natale. La casina rimarrà aperta fino al 24 dicembre. Alle ore 17.30 avverrà l'accensione ufficiale della illuminazione natalizia con una cerimonia in Piazza Umberto I. Domenica 6 Dicembre dalle ore 8.00 mercato straordinario per le vie del centro con apertura fino alle 19.00. dalle ore 9.00 apertura degli stand espositivi e gastronomici. Alle 11.00 arrivo del Treno a vapore da La Spezia. Il treno sarà accolto dalla Filarmonica G. Verdi. Il treno ripartirà alle ore 16.55 da Castelnuovo. Alle 14.30 aspettando Santa Lucia si prepara la “Mandolata”. Dalle ore 17 Fai la foto con Babbo Natale a cura dell'associazione ComeTe, presso la sala L. Suffredini. Lunedì 7 Dicembre dalle ore 9.00 apertura degli stand espositivi e gastronomici. Alle ore 15.00 presso la sala L. Suffredini appuntamento con la Babydance natalizia. Alle ore 17.30 proiezione del cartone di Natale. Altri due appuntamenti caratterizzano il lunedì, alle 15.30 sotto il Loggiato Porta consegna del Premio Pedreschi, e alle ore 17.30 con partenza da Via Vittorio Emanuele, Motofiaccolata nell'ambito dell'evento di Gallicano. Infine martedì 8 dicembre giornata di chiusura con gli stand espositivi e gastronomici aperti dalle ore 9.00. Alle ore 11 arrivo del treno speciale da Viareggio e Lucca. Alle ore 17.00 sotto il Loggiato Porta la Tombolina, gioco a premi speciale per bimbi. Numero 77 Ottobre-Novembre 2015 Il Giornale di Castelnuovo di Garfagnana Pagina 5 Le colpe dei padri Il Garfagnana in giallo 2015 avrà come ospiti autori tra le più importanti e prestigiose case editrici italiane: tra queste Sellerio, Guanda, Rizzoli, Marsilio, Tra le righe libri, e/o, Novecento, Leone. Alle 18,00 sarà la volta dell’antologia “Crimini sotto il sole” (Novecento) con Piera Carlomagno, Fabio Mundadori, Arianna Destito Maffeo. Infine chiuderà l’evento alle 18,30 Luca Martinelli con il saggio “Sherlock HolLa settima edizione del festival lettera- mes a Pistoia” (Atelier). rio e premio Garfagnana in Giallo si Coordinano gli interventi Andrea terrà con eventi, incontri e cene con il Giannasi e Fabio Mundadori. delitto tra Lucca, Barga e Castelnuovo. L’evento creato da Andrea Giannasi Sabato 28 novembre alle 10,30 a Caha il patrocinio (gratuito) di Regione stelnuovo di Garfagnana si terrà l’inToscana, Provincia di Lucca, Unione contro presso l’istituto superiore della dei Comuni della Garfagnana, Co- Garfagnana che riunisce il Liceo Scienmune di Barga e Comune di Castel- tifico “Galilei”, l’Ipsia “Simoni”, l’Itgc nuovo di Garfagnana. “Campedelli” e l’Iti “Vecchiacchi” con Curata da Giannasi e Fabio Mundadori gli scrittori Piera Carlomagno, Antonio l’edizione 2015 vedrà salire sul palco Fusco, Paolo Roversi, Luca Martinelli, oltre cinquanta scrittori di noir, poli- Fabio Mundadori e Roberto Genovesi. zieschi e gialli provenienti da tutta Ita- Nel pomeriggio presso la fortezza lia. In campo anche molte case editrici: Mont’Alfonso il programma del Gartra queste Rizzoli, Marsilio, e/o, fagnana prevede: Giunti, Guanda, Tra le righe libri, Sel- Ore 16,00 Presentazione dell’antologia lerio, Novecento, Atelier, Leone, Garfagnana in Giallo e i racconti finaliVarum e molte altre. sti (Garfagnana editrice). I curatori del Garfagnana in Giallo Ore 16.30 Presentazione dell’ultimo hanno presentato il programma uffi- libro del vincitore del Garfagnana in ciale che prevede la presentazione di giallo 2014 (sezione editi) Antonio venti libri tra venerdì 27 e domenica 29 Fusco dal titolo “La pietà dell’acqua” novembre. (Giunti). Ore 17.00 Incontro con Marco Vichi Venerdì 27 il Garfagnana in Giallo si (Guanda) l’ospite d’onore del Garfaaprirà alle 10,30 a Castelnuovo di Gar- gnana in Giallo 2015. fagnana con l’incontro presso l’istituto Ore 18.00 Presentazione del libro superiore della Garfagnana che riuni- “L’angelo di Mauthausen” di Roberto sce il Liceo Scientifico “Galilei”, l’Ipsia Genovesi (Rizzoli) “Simoni”, l’Itgc “Campedelli” e l’Iti Ore 18.30 Presentazione della cinquina “Vecchiacchi”, con lo scrittore Giam- dei finalisti editi: Paolo Roversi (Marpaolo Simi autore di “Cosa resta di silio), Piergiorgio Pulixi (e/o), Carlo noir” (Sellerio). De Filippis (Giunti), Letizia Vicidomini Nel pomeriggio dalle ore 17,30 presso (Homo scrivens), Simone Morgantini la Libreria UBIK a Lucca proseguirà (Leone), Roberto Van Heugten l’evento con tanti autori. (Varum). Inaugurano l’evento alle 17,30 Giu- Ore 19.30 Presentazione “L’ora Nera” seppe Previti, Iacopo Riani, Italo Pie- di Matteo Bortolotti (Novecento). rotti, Rossana Giorgi Consorti, Beppe Alle 20.30 tutti i presenti si sposteCalabretta presentando i loro ultimi ranno nella sala inferiore della casa libri. degli Archi dove si terrà la cena con delitto. In questa edizione Massimo Lerose porterà i commensali – divisi tra storici commissari – ad indagare sul presunto assassinio del fiduciario della condotta Slow Food. Il corpo ritrovato nel bagno del mercato apre le indagini. Infine finalmente alle 23.00 si terrà la premiazioni con consegna dei premi speciali, dei premi ai migliori racconti e dei premi per la sezione editi. Saranno consegnati i premi già assegnati per la sezione ebook a “Se un cadavere chiede di te” di Sara Magnoli. Premio speciale Barga città del libro a “Il vizio di Caino” di Ferdinando Pastori (Novecento – Calibro 9). Premio speciale Il Giornale di Castelnuovo a “La notte sbagliata” di Giorgio Molinari (Innuendo). Premio della giuria a “Il mistero della stanza chiusa nella villa dei suicidi assistiti” di Pier Luigi Felli (Ego). Sul palco, oltre ad Andrea Giannasi e Fabio Mundadori, i tre vincitori dell’edizione 2014: Antonio Fusco, Maurizio Polimeni e Piera Carlomagno. Domenica 29 presso la biblioteca comunale “F.lli Rosselli” di Barga a Villa Gherardi alle ore 10,00 si terrà il Corso di scrittura gialla/noir tenuto da Manuela Costantini e Fabio Mundadori. Ospite sarà lo scrittore Matteo Bortolotti, autore con Carlo Lucarelli della sceneggiatura televisiva della fiction “L’ispettore Coliandro” andata in onda su RaiDue. Alle ore 13.00 si terrà il pranzo con prodotti tipici e presidi Slow Food Garfagnana e Valle del Serchio presso il ristorante Il Baretto a Castelnuovo di Garfagnana. Info e note https://garfagnanaingiallo.wordpress.com/ La barca non era granché a parte il nome: Alfonso II, in onore di chi aveva voluto proteggere la città dai lucchesi e dai fiorentini. E a Castelnuovo era nato anche il proprietario, Marco Marinucci, del ‘45, emigrato a Marsiglia nel ’63, pensionato e navigatore per diporto da quel che risultava dalle carte che i carabinieri avevano trovato a bordo della sua barchetta ancorata in un’ansa del fiume Serchio. Uno dei tanti castelnuovesi dispersi per il mondo che ritornano a morire dove sono nati. Ma nel caso di Marinucci le cose erano andate un po’ diversamente. Morto era morto, non c’erano dubbi, però ammazzato con tredici coltellate. A trovarlo riverso a prua in una posa da lottatore sconfitto, era stata Anita Corolli, settantenne vedova dell’ex custode della Rocca ariostesca. Messa alle strette, la donna aveva confessato, piena di imbarazzo e di rossore, che la vittima le aveva dato appuntamento per quella notte sulla barca per consumare ancora qualche residuo di fuoco carnale. C’era stata una storia fra i due in gioventù. Poi lui era partito con i genitori per cercare fortuna altrove e s'erano persi di vista. Qualche mese fa, Marinucci le aveva spedito alcune lettere e da allora erano ripresi i contatti. La telefonata con la quale aveva dato appuntamento alla donna era giunta una settimana prima, ma Anita non sapeva dire da dove. Si sapeva, invece, che Marinucci era arrivato a Castelnuovo a distanza di tre giorni da quella telefonata e che non aveva trascorso quella notte d’inizio estate in riva al fiume. Preso possesso della vecchia casa sulle sponde del Serchio, aveva occupato il tempo a pescare cavedani. Nicolò Pistilli guardava diritto davanti a sé le operazioni degli uomini del Ris nelle loro tute immacolate, attenti a non lasciarsi attaccare il loro bianco dalle foglie di salici e ontani che abbondavano sulla Alfonso II. Dalla sera precedente si era mimetizzato con facilità tra i pescatori che curiosavano, con quel suo travestimento casual Anni Ottanta che lo faceva somigliare più a un paninaro che a un cronista di nera. Era immerso nelle sue congetture e il sole che sorgeva colorava il piccolo attracco come un dipinto del Salviati, caotico ma dettagliato, creando giochi suggestivi tra le canne palustri, i pioppi e le canne telescopiche e i mulinelli gettati in modo disordinato sul greto pietroso. Solo dopo che ebbe tirato fuori il moleskine e vergato alcune righe attirò l’attenzione del vecchio maresciallo che non tardò a riconoscerlo. Tratto dal racconto di Gian Luca Campagna che troverete sull’antologia del Garfagnana in Giallo 2015. SPAZIO PUBBLICITARIO DISPONIBILE www.boscoegiardino.com Tel e Fax: 0583-641023 E-mail: [email protected] Loc. Pantaline - 55036 Pieve Fosciana (LU) Pagina 6 Il Giornale di Castelnuovo di Garfagnana Numero 77 Ottobre-Novembre 2015 L’omelia letta durante la S. Messa di commiato da Castelnuovo Il saluto di Mons. Gianfranco “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare loro il suo spirito!”. Questo desiderio di Mosè si è realizzato con la venuta di Gesù che ha fatto di tutti noi un popolo di sacerdoti, infatti possiamo offrire il suo sacrificio celebrando l’Eucaristia, un popolo di re in quanto in Lui e per Lui vinciamo il peccato e la morte, un popolo di profeti perché inviati al mondo ad annunciare il Vangelo, la Buona Notizia, che in Gesù sono stati vinti il peccato e la morte. Rallegriamoci dunque nel Signore per questa grande dignità che ci ha conferito ed impegniamoci secondo le indicazioni della Chiesa di sempre, ma specialmente sottolineate nel nostro tempo da Papa Francesco e dalle linee pastorali della nostra chiesa di Lucca che da vari anni persegue il cammino dell’ascolto, della contemplazione e della missione. Dobbiamo gioire anche per quella folla infinita di uomini e donne di ogni tempo e di ogni angolo della terra che senza aver conosciuto il Signore, ma hanno vissuto nella ricerca della verità e della carità, lo hanno trovato, lo trovano e lo troveranno, con grande sorpresa, per il bene che hanno fatto come ci dice Gesù nel Vangelo secondo Matteo : “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me”. (Mt 25,34-40)Quanti, perciò seguono il Vangelo autentico senza saperlo, perché seguono l’amore. Allora si può essere uomini e donne di Cristo, senza essere della Chiesa visibile pellegrina sulla terra, perché il regno di Dio è più vasto della Chiesa, il Regno di Dio non coincide con nessun gruppo. Gesù si mostra come uomo senza barriere e che ci dice: Siete tutti fratelli”, Se viviamo con questo animo aperto ad ogni essere umano e lo amiamo come un fratello e una sorella, noi siamo autentici profeti, perché por- tiamo nel mondo un nuovo stile di vita, lo stile dell’amore di Cristo. Io rendo grazie al Signore perché mi ha chiamato a servire questo meraviglioso popolo di Dio come presbitero nella sua Chiesa e in ogni tempo mi ha fatto svolgere la missione sacerdotale, regale e profetica in modo sempre adatto alle mie forze e capacità. Ho incominciato come cappellano a Bagni di Lucca, quindi parroco a Benabbio, poi in varie parrocchie circostanti e principalmente nel capoluogo di quel comune facendo un’esperienza di vita comune con altri due presbiteri secondo i consigli del Concilio Ecumenico Vaticano II. Tredici anni che mi arricchirono di esperienza e di vita spirituale. A trentasette anni, nel fiore delle mie energie incominciai la mia esperienza pastorale a Lucca, nella parrocchia di S. Anna che presi con diecimila abitanti e la lasciai dopo 18 anni con dodicimila. Anche qui ebbi la possibilità di vita comune con altri presbiteri, fra i quali per quattro anni il mio successore qui: Don Angelo Pioli. Ad un certo punto pensavo di aver esaurito tutte le esperienze tanta era la varietà e la ricchezza delle provocazioni che la comunità parrocchiale offriva, invece mi mancava ancora qualcosa: l’esperienza della vita diocesana che ho fatto prima Come Vicario episcopale in Cattedrale e contemporaneamente come Direttore della Caritas diocesana ed infine come segretario dell’Arcivescovo Bruno Tommasi. Infine sono venuto a Castelnuovo. - Perché vi sono venuto? Fu un problema di coscienza. Fino dal tempo dell’Arcivescovo Giuliano Agresti e poi anche l’Arcivescovo Bruno Tommasi veniva fatta la proposta di andare in missione in Rwanda o in Brasile. A me sembrava di non essere stato abbastanza generosi non avendo mai approfondito la questione, Provai anche a fare una visita ai nostri missionari in Brasile e capii che non era quella la mia vocazione, ma sempre nell’animo mi restava una certa nota di scontentezza. Nell’autunno dell’anno duemila, leggendo il profeta Isaia, mi si presentò realizzabile qualcosa. Il profeta esortava il re Acaz a non cercare alleanze umane per difendersi dai nemici, ma di confidare nell’aiuto del Signore. - Perché il re non ascoltò il profeta? - Perché aveva il cuore indurito! A questo punto mi interrogai: ho passato i sessanta anni, devo finire la mia vita col cuore indurito? E allora incominciai una ricerca più attenta e mi venne la risposta: devo uscire da Lucca, da questa vita bella e comoda per vivere altrove come missionario. Mi vennero in mente due possibilità: Cappellano del nuovo ospedale della Versilia o la Garfagnana. Quando nella primavera successiva le idee si erano chiarite un giorno in auto ne parlai con l’Arcivescovo Bruno il quale mi esortò a non pensarci e a continuare il mio lavoro di segretario fino al termine del suo mandato. Venne poi il diciannove agosto e l’Arcivescovo la sera mi disse: “Oggi ero a S. Pellegrino e nel tornare sono passato a salutare Mons. Peranzi, che, come sai è ammalato ed è disposto a lasciare la parrocchia; se hai sempre la stessa idea, ti mando a Castelnuovo”. Io risposi: “Il Signore mi ha risposto, vado a Castelnuovo”. Vi assicuro che questa era la volontà di Dio, perché da allora non ho più provato quel senso di tristezza che sperimentavo. E venni a Castelnuovo con l’entusiasmo della prima parrocchia. A questo punto mi si dice che ho fatto tanto, ma a me sembra di aver fatto solo il prete con tutto quello che comporta. Ringrazio l’Amministrazione Comunale della città di Castelnuovo di Garfagnana che mi ha ritenuto degno della Cittadinanza onoraria. Bontà loro, perché non pensavo proprio di meritarlo. Questo riconoscimento mi lega ancor più alla nostra città che confermo la scelta, che da tempo avevo già confidato a qualcuno dei mie collaboratori, di restare qui in attesa della risurrezione nel nostro cimitero, insieme a voi, possibilmente col mio predecessore Mons. Emanuele Maffei. Così pure ringrazio le Amministrazioni Comunali di Stazzema (parrocchia di Arni), di Gallicano ( parrocchia di Perpoli), di Careggine (parrocchie di Capanne di Careggine e Isola Santa) (e le quattro parrocchie di Fosciandora) qui presenti perché nei loro territori si trovano le varie parrocchie che nel corso di questi anni mi sono state affidate. Sento di esprimere la mia gratitudine per la loro assidua partecipazione alle celebrazioni solenni della nostra Comunità augurando loro che possano lavorare sempre sereni per il bene del nostro popolo. Ringrazio la storica Confraternita di Misericordia, nata a seguito della predicazione del beato Ercolano e che nel corso dei secoli, con alterne vicende, è giunta fino a noi e che gode la stima di tante persone. Così pure le altre Confraternite presenti che partecipano alle celebrazioni nel corso dell’anno liturgico. Un grazie alla Corale del Duomo che anima le celebrazioni liturgiche dando loro la dovuta solennità Sento il dovere di ringraziare tutte le persone che mi hanno aiutato in ogni settore della vita della comunità parrocchiale di Castelnuovo e di tutte le altre comunità. Senza di loro avrei fatto molto poco. Non sto a citare né i singoli nomi, né i singoli gruppi, perché sicuramente dimenticherei qualcuno. Posso solo dirvi che sono circa duecento le persone che volontariamente donano il loro tempo mettendo a disposizione degli altri i propri doni naturale e le proprie capacità professionali. -Perché ora me ne vado? Innanzitutto perché a causa dell’età, settantotto anni, mi accorgo che non posso più adempiere al meglio possibile i miei doveri per le dodici parrocchie delle quali sono giuridicamente responsabile e dell’incarico di Vicario moderatore delle centosei parrocchie della Garfagnana. A proposito di questo ho sempre pensato che ad un certo momento della vita è necessario lasciare l’attività diretta della parrocchia, perché mi ricordo di un anziano prete del comune di Bagni di Lucca, che aiutavo nei primi anni del mio sacerdozio, il quale aveva fatto tante belle cose, ma dopo oltre sessanta anni di vita in quella comunità, tutto si stava deteriorando materialmente e spiritualmente e fino da allora mi dissi: “Se divento vecchio voglio lasciare il ministero impegnato nella pastorale parrocchiale per non rovinare quello che ho fatto”. Memore di questo proposito, proprio per il vostro bene, lascio a Don Angelo il timone. Quando ho saputo che veniva lui ho provato una grande gioia perché è già stato con me nella parrocchia di S. Anna a Lucca per quattro anni e vi assicuro che fu un tempo bellissimo, di rapporti veramente sereni e fraterni. Anche a S. Anna aveva incontrato il favore e la simpatia di tante persone col suo modo di fare discreto, confidenziale e sereno. (Continua a pagina 8) TORTELLI LUCIANO & C. SNC Via Nicola fabrizi 5 55032 Castelnuovo di Garfagnana Tel. e fax 0583 62175 - [email protected] Numero 77 Ottobre-Novembre 2015 Il Giornale di Castelnuovo di Garfagnana Pagina 7 La biografia dell’importante pittore lucchese Sull’arte di Gino Bertoncini Gino Bertoncini è nato a Castelnuovo Garfagnana il 27 dicembre 1930 da Eugenio e Peccioli Maria. Prima di lui Emilio e Renata. Due fratelli ed una sorella che, non coniugati, hanno vissuto sempre assieme nella casa di famiglia, al n. 24 di via XX Settembre. Gino, riflettendo sulla sua precoce disposizione alla pittura, amava citare che in prima elementare, la maestra Mocci, “molto severa, ma brava”, per insegnare a scrivere gli aveva fatto fare ripetutamente “le stanghette, le elle, i cerchi, i punti in quaderni a quadri grandi” e lui ricordava di essere stato “molto preciso.” Ed in seconda media si esercitò in “disegni a tratteggio, dal vero”, osservando “gessi ornamentali e figure” in cui apprese “il valore del chiaroscuro.” Ricordava la determinante visita ad 11 anni, con sua madre, alla mostra collettiva che si svolgeva a Castelnuovo; l’occasione in cui rimase “impressionato” dalla pittura di Giovan Battista Santini, di Rubens Cavani e soprattutto dalla “plastica pittorica ad olio delle opere di Vasco Cavani.” Allora iniziò, da autodidatta, il suo lungo e coerente percorso pittorico che dopo i giovanili studi, in cui lo vediamo affrontare temi di fantasia o di riferimento alla cultura artistica che andava acquisendo, è stato esclusivamente caratterizzato dal riferimento al visibile. Gino non dubitò mai della sua scelta per una pittura dal vero. Di questo suo indirizzo sono straordinaria testimonianza opere quali “la brocchina” del ’44, “alla mia finestra” del ’45 e “alla ma terrazza” del ’46. Anno scolastico 1943-1944, la licenza di terza media. Nel certificato si legge: “…con lo scrutinio finale ha conseguito la Licenza, riportando la classifica di: Ottimo”. Poi la seconda guerra mondiale che in gran parte ha trascorso da sfollato, non distante da Castelnuovo, in località Marigliana. Dopo la guerra, intraprese privatamente gli studi superiori che terminò poi frequentando il 5° anno presso il Liceo Classico Giovanni Pascoli a Massa, ospitato a Carrara da Don Biggeri che, con la sua famiglia, aveva da poco lasciato Castelnuovo. Gino ha scritto: “I miei soggetti l’ho scoperti in Garfagnana”, aggiungendo: “Tutta la mia salvezza è stata qui”, ed ha sottolineato, “con inizi (lo scrivo con convinzione) da autodidatta. Quasi tutti i miei disegni dal 1942 al 1949 lo attestano.” Nel 1953 morì sua madre. All’Università scelse il corso di laurea in Lettere moderne. Ebbe occasione di seguire il corso sull’arte tenuto dal grande critico e storico dell’arte Ragghianti e da questi ricevette i complimenti a conclusione dell’esame che verteva sugli inizi in pittura di Leonardo da Vinci e precisamente sul disegno prospettico nel paesaggio e la collaborazione del giovanissimo Leonardo nella pala del Battesimo di Cristo, durante la sua presenza nella bottega del Verrocchio. Interruppe gli studi per il lungo periodo del servizio militare, dal 1957 al 1959. Nel 1958, quando era di servizio a Merano, morì suo padre. Dopo aver dato tutti gli esami, si trovò psicologicamente bloccato di fronte alla tesi, per diversi anni. Anni in cui rimase al centro delle sue attenzioni la Pittura; il fare pittura, senza trascurare opportune correlazioni culturali quali la Filosofia e la Musica, che lo accompagneranno poi per tutto il resto della sua vita. La Critica della Ragion Pura di Kant è divenuta poi strutturale nella posizione teorica della sua arte e unitamente ai Pensieri di Pascal sostegno alle sue riflessioni etiche e religiose. Gino ha scritto: “… Non credevo di trovare analogie così strette tra Kant e Pascal. Mi viene da pensare che le grandi anime si toccano, anche in tempi lontani storicamente e con interessi non comuni.” Chiamato all’insegnamento nella scuola media di Castiglione, il paese del nostro grande pittore Giovan Battista Santini, deceduto poco prima, nel 1956, Bertoncini nel breve giro di pochi anni avrebbe perduto il suo ruolo di professore in mancanza della laurea. Sollecitato, aiutato, dall’amico Osvaldo Pieroni, decise di concludere gli studi presentando la tesi, che bene riflette il suo indirizzo artistico “Il problema della tecnica nell’estetica di Benedetto Croce”. Svolge quindi l’attività di Professore di Lettere alla scuola media di Castiglione e poi di Castelnuovo. L’insegnamento gli consente sicurezza economica e tempo da dedicare alla pittura. Bertoncini ha più volte citato la sua ammirazione per il capolavoro del Tintoretto, il bozzetto del miracolo di San Marco che libera uno schiavo dal supplizio che nel 1946 ebbe modo di vedere nella pinacoteca nazionale di Lucca ed anche il suo interesse, in quello stesso periodo, per l’opera del Correggio. Ricorda la visita a Livorno nel 1953, con il fratello Emilio, alla mostra su Giovanni Fattori. Poi, l’anno dopo, la fulminazione; “la scoperta di Corot nella mostra di Capolavori dell’Ottocento francese, a palazzo Strozzi a Firenze”, in occasione della visita organizzata dall’Università. Vide anche Cézanne, Degas, Gauguin, Monet ed altri …, ma Corot, Gino ha scritto, “mi commosse”. Da militare portò con sé ad Ascoli Piceno due piccoli libri su Corot, poi ha visitato varie mostre a lui dedicate, come quella nel ’75 a Roma e nel 2005 a Ferrara e per tre volte è stato ad ammirarlo al Louvre, l’ultima volta nel 1995 in occasione della grande retrospettiva di Cèzanne. Gino ha scritto: “ … con Anna e Mauro Grisanti. Andammo in treno …” A partire dal 1955 non ha più disegnato e tanto meno dipinto d’invenzione. Ha annotato: “Soddisfatto sono se vedo che sulla tela prendono forma, colore e luce gli oggetti che ho davanti.” Solo nel 1966, in visita alla Biennale di Venezia scopre la pittura di Giorgio Morandi. Vi era andato occasionalmente. Vide prima la retrospettiva di Boccioni che lo interessò, poi quella di Morandi. Ha sottolineato: “Morandi ha rappresentato per me, insieme a Corot e a Cézanne, la lezione più alta della creazione pittorica”, “Una intima affinità elettiva è quello che provai nel ’66 nella retrospettiva alla Biennale. E pensare che vi capitai … per caso, per curiosità. E trovai invece la conferma più giusta del mio indirizzo pittorico.” Ed ancora: “Fu la conferma assoluta della giustezza del mio indirizzo”, “… avevo già realizzato dal 1953-54 e anche prima, delle cose che per una certa affinità elettiva ( contemplazione, forse? ) mi ancoravano a lui. Dopo l’ho inseguito in varie bellissime mostre…” Nel 1976 ebbe inizio la depressione, condizione dalla quale non è mai uscito. Col passare degli anni la sua pittura si conferma trasposizione di meditazione sul complesso rapporto con il visibile, sull’equilibrio tra sensibilità e valori intellettuali e viene ad arricchirsi degli approfonditi studi che egli ha svolto sulla opera di Cézanne. Da Gino: “Devo riconoscere che la mia più grande consolazione è stata la pittura. Certo io non sono Cèzanne; non tocco assolutamente i suoi vertici! Magari. Mi contento però di aver potuto fare il pittore. E se rinascessi vorrei di nuovo fare il pittore. Dopo la pittura, la musica mi ha dato e mi dà grande conforto.” Nel 1983, con un gruppo di amici ha allestito a Castelnuovo una retrospettiva di Vasco Cavani, morto l’anno prima. L’ampia esposizione è testimoniata da un puntuale scritto di Gino; magistrale sintesi di testimonianza e di riflessione sull’arte di Vasco. E nel luglio del 1991 viene pubblicato il volume Gente e luoghi di Garfagnana, un’ampia documentazione dell’opera fotografica di Gianfranco Capitani, l’amico fraterno scomparso prematuramente. In quel volume si ha di Gino una analisi partecipata e al contempo culturalmente obiettiva sulle motivazioni e sulle qualità del fotografare di Gianfranco. A pochi mesi dalla scomparsa del fratello Emilio, si ammala e muore la materna sorella Renata. Di lì a poco anche le condizioni di salute di Gino iniziano a peggiorare. Muore il 9 maggio 2012. Sergio Suffredini Marchetti Guasparini su Giallo Mondadori Alessandro Marchetti Guasparini è il vincitore dell'edizione 2015 di Gialli sui Laghi con il racconto "Quello che le cameriere non dicono" ambientato all'hotel des Ilês Borromées di Stresa. Studente universitario diciannovenne alla facoltà di Giurisprudenza di Pisa, è anche il più giovane concorrente. Si era già distinto come vincitore o finalista di altri importanti premi letterari tra i quali il Garfagnana in Giallo. Il suo racconto verrà pubblicato sul Giallo Mondadori e si aggiudica un quadro del pittore Carlo Conte. Riceve anche, a sorpresa, un buono per un pernottamento all'hotel des Ilês Borromées offerto dalla direzione. Il premio per racconti gialli inediti ambientati sui laghi, è organizzato in collaborazione con EWWA (European Writing Women Association) con il Giallo Mondadori insieme all’Associazione Turistica Pro Loco di Stresa, e al Distretto Turistico del Laghi e con il patrocinio della Regione Lombardia. I racconti sono stati selezionati da una prima giuria composta da Alessandra Bazardi, Lilli Luini e Ambretta Sampietro ideatrice del premio mentre il vincitore è stato determinato da una supergiuria composta da Mariangela Camocardi e Carmen Giorgetti Cima, presieduta dal Direttore Editoriale del Giallo Mondadori Franco Forte. La premiazione è stata organizzata dal Festival del Racconto del Premio Chiara e si è svolta a Varese domenica 8 novembre a Villa Recalcati. Sono stati ben 103 i racconti pervenuti da tutta Italia. Pagina 8 Il Giornale di Castelnuovo di Garfagnana Numero 77 Ottobre-Novembre 2015 Un nuovo articolo di Pietro Ciambelli sulle tradizioni contadine Squarci di vita agreste del passato Andando in cerca di funghi per selve e castagneti, in larghissima parte ora trascurati ed abbandonati, spesso ci si imbatte in resti di strutture rurali, costruite con materiale botanico, quale la paglia, di solito di segale, per la sua maggiore robustezza e praticità rispetto ad altre; assi e travetti di legno in prevalenza di castagno, sistemati in modo da somigliare ad una capanna con due aperture funzionali al loro compito. Sono i resti, le vestigia di capannelli o capannetti, che i contadini avevano costruito per conservarvi le foglie di castagno che servivano da lettiere per il loro bestiame. Un ottimo materiale per questo servizio tanto che il Pascoli nella poesia “Il castagno” di cui era grande cultore, ne tesse le lodi là dove dice: “Ho da te la bruna vaccherella tiepido il letto e non desia la stoppia”. Le foglie venivano raccolte e sistemate nelle strutture di cui sopra nei mesi di novembre e dicembre, quando ormai i castagni erano spogli e la raccolta delle castagne terminata. Un’operazione questa della massima importanza cui gli agricoltori del tempo tenevano molto. Non poteva essere altrimenti in quanto il fogliame raccolto doveva servire per l’anno intero. Di qui la necessità di farne un’abbondante rimessa. Per la conservazione delle foglie si usava anche parte della stalla insieme agli animali, ma era spesso uno spazio con limitate capacità ricettive. Bisognava quindi costruire strutture esterne dove poter attingere nei momenti di bisogno. Intanto si era giunti al tempo della raccolta. Il suolo dei ca- stagneti, ricoperto di foglie secche, somigliava ad una immenso tappeto marrone. A questo punto era giunto il tempo dell’intervento che consisteva nel radunarle e depositarle nelle già ricordate strutture. Si procedeva a questa operazione con le spazzole facendone dei mucchi che venivano poi prelevati e tramite le capagnole o capagnate sistemati nei capannelli. Sia le spazzole che le capagnole non sono arnesi di facile comprensione. Solo i pià anziani ne conoscono la fattura e l’utilizzazione. Cercherò di essere il più chiaro possibile usando un linguaggio semplice. Le spazzole usate erano formate da quattro o cinque ramoscelli generalmente di betulla legati strettamente tra loro in tre posti con vimini. Venivano fatte un anno per l’altro in quanto i virgulti da verdi sono molto malleabili e flessibili e quindi più adatti alla lavorazione, mentre per l’uso devono essere ben stagionati, in quanto invecchiando, acquistano robustezza e consistenza. La capagnola o capagnata è un termine dialettale che non ha riscontri nel vocabolario italiano. Era un attrezzo che ogni contadino si procurava in proprio, di forma rotonda, formato da due pertiche per lo più di frassino, noto per la sua flessibilità, piegate in modo da ottenere due cerchi uguali con una circonferenza non standardizzata, ma a proprio uso e consumo. Preparati questi cerchi si dovevano sistemare ad un’altezza l’uno dall’altro di circa 40 centimetri, ottenendo così un grande cassino capace di contenere vari tipi di strame. I due cerchi venivano sorretti da ramoscelli generalmente di betulla di cui abbiamo già parlato preparati ad hoc. Detti ramoscelli o virgulti lunghi e flessibili sostenevano i due cerchi, attorcigliandosi intorno ad essi per poi aggrapparsi ad un piccolo cerchio collocato nel centro in modo equidistante dalla circonferenza. I virgulti in pratica partivano dal cerchio superiore, scendevano a quella inferiore, legandosi ad esso ben strettamente quindi proseguivano verso il cerchio piccolo del cestino. Successivamente ripiegavano a ritroso fino al cerchio inferiore dove completavano la loro funzione. A questo punto la capagnata era pronta per i vari usi, propri di ogni stagione, in questo caso la raccolta delle foglie di castagno. L’operazione durava più giorni e andava fatta in fretta per possibile maltempo in arrivo. Spesso succedeva che alzandosi il vento, formasse, trasportandole soprattutto nei fossi, dei grandi mucchi i cosiddetti “frondai”. Era qui che l’agricoltore raccoglieva a piene mani e col massimo sforzo considerevoli grandezze volumetriche di foglie. Questa testé descritta può apparire una faccenda marginale nella strutturazione della vita rurale di una volta in territori collinari e montani. Ma non lo è poi tanto. E’ un tassello che aggiunto a tanti altri serve a comporre e a completare un mosaico entro cui si affrontano e si sviluppano tutte le attività relative ad una agricoltura povera di puro sostentamento, condotta esclusivamente con le braccia e le spalle dell’uomo secondo le necessità e i costumi del tempo. Questo è stato il periodo storico vissuto dai nostri progenitori del quale dobbiamo avere sempre memoria per non rischiare di perdere il senso del passato, come diceva Cesare Pavese, nel quale abbiamo avuto le nostre origini e da cui siamo partiti ottenendo migliori condizioni di vita materiale, ma forse meno tranquillità d’animo e appagatezza spirituale. Pietro Ciambelli DALL’OMELIA DI MONS. GIANFRANCO (Continua da pagina 8) Questo passaggio, secondo i piani dell’Arcivescovo, doveva avvenire dopo le festività natalizie, ma poi, per vari contrattempi è slittato fino ad oggi. Desidero spendere due parole anche a proposito delle Suore Figlie di Nostra Signora della Misericordia per togliere ogni ombra che potrebbe formarsi intorno alla loro partenza da Castelnuovo. Mentre io e il diacono Nello eravamo a Roma ad un convegno dei sacerdoti e diaconi della famiglia di Santa Maria Giuseppa Rossello, fondatrice della Congregazione delle Suore alla quale appartengono, la Madre Provinciale sentendoci parlare del progetto della Casa Diocesana di Arliano, espresse il desiderio che vi partecipassero anche delle suore sue suore. Successivamente avendo necessità di trasferire suor Giovanna per impegnarla nella loro opera hospis di Sa- vona, la Madre Provinciale ha pensato di affidare a noi le due suore rimanenti invece di trasferire anche loro a Savona per mantenere i rapporti più facili con la Garfagnana che da cento anni apprezza il loro servizio e per mantenere vivo il carisma della santa Madre Maria Giuseppa Rossello. A questo punto vi ho detto tutto. Ringrazio voi qui presenti e quanti non hanno potuto essere ora qui con noi, ma che mi hanno manifestato in tanti modi il loro dispiacere per la mia partenza, la loro simpatia ed il loro affetto che io ricambio di cuore augurando a tutti: “Pace e bene”, come diceva S. Francesco. Io vi assicuro il mio ricordo nella preghiera quotidiana e vi affido alla potenza della Parola del Signore che è fonte della nostra fede cristiana che sempre si rinnova e si fortifica coi sacramenti. Sono certo di non aver fatto tutto bene e di questo me ne scuso. Spero che avvertiate la responsabilità di essere profeti del Signore annunziandolo con la vostra testimonianza di vita coerente col Vangelo e “se è proprio necessario anche con la parola” come diceva S. Francesco ai suoi frati. Ci separiamo solo per un momento per ritrovarci tutti nel Signore Risorto che abbiamo cercato e amato. Sono sicuro che la distanza non sarà un grosso ostacolo per continuare tanti rapporti intrecciati con molte persone che non sono solito abbandonare. Come fino ad ora per quattordici anni una volta al mese andavo a Lucca per incontrare in una mattinata le persone che lo desideravano, sono già d’accordo con Don Angelo che ora verrò da Lucca a Castelnuovo un giovedì al mese. Continuiamo il nostro pellegrinaggio verso la pienezza della Vita Eterna, tuffati nell’oceano dell’infinito amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e cantiamo l’Alleluia, come dice S. Agostino, non per esprimere il gaudio del riposo ma per procurarci un sollievo nella fatica. Come sogliono cantare i viandanti, canta ma cammina; cantando consolati della fatica, ma non amare la pigrizia. Canta e cammina! Cosa vuol dire: cammina? Avanza, avanza nel bene … Se tu progredisci, cammini; ma devi progredire nel bene, nella retta fede, nella buona condotta. Canta e cammina! Non uscire di strada, non volgerti indietro, non fermarti! Tutti camminiamo e cantiamo l’Alleluia del viandante rivolti al Signore. Portate a tutti i vostri parenti e amici, specialmente i più deboli per l’età avanzata o infermità e per varie occupazioni, la mia benedizione ricordandovi che “la gioia del Signore è la nostra forza”. In Lui solo l’animo trova pace. Alleluia, Alleluia, alleluia. Mons. Gianfranco Lazzareschi LEGGERE AIUTA AD ESSERE LIBERI Un libro come un amico Tra le righe libri - Garfagnana editrice