IL GIORNALE DI CASTELNUOVO DI
GARFAGNANA
FOGLIO INDIPENDENTE PER LETTORI LIBERI
FONDATO NEL 2007
Redazione via traversa Vecchiacchi, 17 - 55032 Castelnuovo di Garfagnana
(Lucca). Email: [email protected]
Anno IX - Numero 77 - Ottobre-Novembre 2015
Registrazione n. 871/07 del 19/12/2007 presso il Tribunale di Lucca
www.ilgiornaledicastelnuovo.it
Il dialogo e il confronto alla base dei rapporti umani nel rispetto del prossimo
Noi e l’incitamento all’odio
Mark Twain, il celebre scrittore americano, era un fine osservatore della società. Oltre che autore di molti libri fu
un grande giornalista. A questo proposito scrisse: “Per bontà divina, nel
nostro paese abbiamo tre cose indicibilmente preziose: libertà di parola, libertà di coscienza e l’accortezza di non
praticarle mai”
Ecco negli ultimi tempi la libertà di parola, sacrosanta e difendibile fino all’estremo, è entrata in un campo
compiendo una evoluzione forse senza
ritorno.
Gli americani la chiamano “hate speech” che tradotta in italiano significa
“incitamento all’odio”. Si tratta di frasi,
discorsi, immagini tese a colpire un
gruppo o un insieme di persone o un
singolo cittadino, esprimendo intolleranza con attacchi furiosi.
L’hate speech è entrato velocemente
nel nostro uso quotidiano e lo si può
osservare in televisione, al telegiornale,
sui social network ed è diventato il
pane quotidiano della politica. Sì perché ormai il “cliente elettore” (avete
letto bene: cliente), si agguanta riprendendo temi che pensavamo di aver allontanato dalla nostra società “civile”.
Temi come il razzismo, la classificazione delle diversità, persino l’eugenetica o le teorie lombrosiane,
pensavamo fossero distanti anni luce,
eppure la politica le utilizza e di rimando sui social network ogni cittadino si sente libero – proprio perché
mosso dalla libertà di parola – di usarle
a proprio piacimento.
Del resto se il politico X definisce cretino un altro, o negro un immigrato, o
incita all’odio da un palco – per poi subito dopo aggiungere che si trattava di
una battuta – il cittadino che sul divano di casa vede e ascolta, sarà portato a seguire la stessa strada.
Imitazione sul campo più facile: prendersela con chi non ha difese oppure
lanciare strali davanti uno schermo. E
La verità
qui si apre la porta dell’odio contro gli
immigrati (i social network sono pieni
di questi incitamenti), i Rom, gli zingari in genere, i musulmani. E si rimane stupiti nel leggere spesso
commenti di persone insospettabili che
incitano, alzano i toni, insultano, offendono come se lo schermo del computer o dello smartphone, fosse una
tribuna libera dalla quale poter estendere la propria presunta libertà di parola.
L’hate speech, l’incitamento all’odio,
possiamo applicarlo ad ogni gesto sui
social e trovarlo praticamente ovunque. E dispiace notare che, come negli
scaffali del supermercato passano i
prodotti, questi attacchi durano il
tempo di uno o due giorni. Poi subito
dopo rimane il fango e si riparte con
una nuova campagna di distruzione.
Ecco Twain oltre 100 anni fa non intendeva con libertà di parola la possibilità di dire ogni cosa, protetti da
questa specie di aurea, ma ci teneva a
sottolineare che sono cose ben differenti. Ovvero c’è un limite che è fatto
dalla cultura, dall’intelligenza, dalla
conoscenza, dalla pratica. Un limite
che sposta gli uomini con i loro giudizi
e comportamenti in un campo dove la
regola è quella dello scambio, del confronto, per una crescita e un migliora-
mento comune. Scrivere che un tizio è
un ladro o un immigrato, che è un
negro o un terrorista, che è un farabutto o un cretino, significa far crescere
ignoranza e razzismo. Ma non è un
caso che tutto questo accada. Badate
bene che oggi è meglio averci come
soldatini o fantaccini della prima
guerra mondiale, ben allineati “contro” qualcuno piuttosto che menti libere e pensanti.
Facile sparare a zero e credere, credere,
credere, e alla fine lapidare.
La rete, i social network, sono pieni di
insulti e commenti aberranti frutto dell’ignoranza creata. voluta, disegnata.
I giornalisti e il mondo del giornalismo
sono chiamati in questo tempo a lavorare alla conoscenza e non al facile consumo delle parole. Non devono
incitare all’odio o creare fratture.
Ecco il nostro compito comune: tornare
a parlare. A studiare a confrontare le
teorie e le tesi.
Ma soprattutto tornare a rispettare il
prossimo e non odiare nessuno.
Del resto alla fine, dopo le macerie,
dopo le accuse, le infamie, le torture,
rimane solo e sempre l’amore.
Lacerato, infangato, saguinante, ma rimane solo quello.
Nella vita è sempre questione di stile e noi
garfagnini con tutti i nostri difetti ne abbiamo in abbondanza. E ne facciamo
spesso risaltare le caratteristiche quando
siamo fuori dalla nostra terra, aumentando i mal di pancia di chi proprio non ci
sopporta.
Scrivo questo in merito al gran caos mediatico di questi ultimi giorni. Tutti ad
un tratto sono stati tirati per la giacchetta. Sembrava il tiro alla fune e alla
fine c’è andata di mezzo la libertà di
stampa, e pareva l’albero della cuccagna come facevano quando si era piccoli a
Torrite - con giovanotti ben muscolosi indaffarati a salire sul tronco oleato e scivoloso. Lo sforzo sovrumano era pari a
tutte le leggi della fisica e tanti fallivano
sconsolatamente, ma alla fine un vincitore si trovava sempre.
Ecco una cosa che da piccolo ho imparato:
mai gridare subito al primo venuto, mai
salutare il santone o il venditore di unguenti miracolosi, o il miracolato o il salvatore della patria. Spesso è un
imbonitore che vuole altro, raggirando
tutti per i suoi scopi. Ecco il maestro di
turno dimentica che la Garfagnana è
terra diversa da altre. Non sa, per esempio, che ogni albero della cuccagna ha i
suoi segreti. Non sa che i garfagnini non
sono miserabili forcaioli dediti al linciaggio, ma persone perbene. Che spesso sparlano con gelosia e acredine, ma che sono
capaci di slanci d’amore e di passione ineguagliabili. Ecco noi maledetti garfagnini
abbiamo il nostro stile: che piaccia o no.
Andrea Giannasi
Il direttore
STUDIO PALMERO - BERTOLINI
ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE
DOTT. LUCIANO BERTOLINI - DOTT. MICHELA GUAZZELLI
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Il Giornale di Castelnuovo di Garfagnana
Numero 77 Ottobre-Novembre 2015
Si parte da una lettera di Pier Luigi Biagioni per lanciare nuove proposte
Idee per il rilancio del capoluogo
Pier Luigi Biagioni ci ha inviato, dopo
attente verifiche e ispezioni, un elenco
di cose che a Castelnuovo non vanno e
che l’amministrazione dovrebbe provvedere a sistemare.
La lista intende essere propositiva e
fornire una chiara indicazione agli uffici preposti agli interventi.
“A Castelnuovo si trovano alcuni orologi guasti.
Le indicazioni delle strade sono scolorite così come ormai illeggibile la
scritta al monumento dedicato all’Onorevole Biagioni.
Si possono trovare insegne stradali con
paletti storti che potrebbero rappresentare un possibile pericolo.
Alcuni tratti delle strade periferiche
sono sporchi con l’erba alta: vicino alla
sede dell’Unione dei comuni, nel tratto
di via degli orti c’è una piccola giungla; nei presso di casa Nelli in via Fabrizi fa pietà.
Il parcheggio in piazza Marionetti ha
gli stalli scoloriti con precedenze e stop
scoloriti.
La pista di pattinaggio è inagibile con
piante secche.
In piazza Biagioni e in via Azzi mancano cartelli con il nome delle vie.
Il semaforo lampeggiante presso l’incrocio con via Val Maira è spento.
La ringhiera in via dell'ospedale è in
pessimo stato.
I ponti sui fiumi sono pieni di erbacce.
Il marciapiede di via Baccanelle è
pieno di lastre rotte.
Dopo le ex carceri verso la curva del
pino per piano Pieve la fontana va in
malora, non sarebbe possibile ricollocarla in altro luogo”.
Raccogliamo e rilanciamo come giornale soprattutto per una riqualificazione - durante l’estate potrebbe
rappresentare uno spazio prezioso in
più per la città - dell’ex pattinaggio.
Con questo si potrebbe iniziare a mettere mano (è di proprietà della curia)
anche alla sala parrocchiale che versa
in uno stato disastroso e che è un cubo
di cemento grigio orrendo.
Con un ponticello pedonale di legno
sul fiume Turrite si potrebbero unire le
due realtà creando una sorta di citta-
Sanità in valle
della per i bambini.
Si avete letto bene: Una cittadella per i
bambini nel cuore di Castelnuovo, che
possa funzionare sia d’inverno al coperto della sala parrocchiale, sia
d’estate con l’ex pista di pattinaggio.
Chiediamo anche lumi circa l’utilizzo
della struttura delle carceri. Lo stabile
dovrebbe essere di proprietà del Ministero di Grazia e Giustizia ma se non
utilizzato perchè non richiederlo e
farne una Factory?
Ovvero un luogo dove mettere una
piccola sala di registrazione e renderla
a disposizione dei tantissimi ragazzi e
non solo, che suonano e fanno musica.
Diventando, proprio come una factory,
un luogo di positiva aggregazione e di
sviluppo della creatività.
In ultimo la questione della Biblioteca
che deve essere rilanciata. Per questo
invitiamo alla creazione di un gruppo
di lettura per animarla e farla vivere
dal suo interno.
I marò abbandonati
Da alcune settimane lo striscione dei marò all’ingresso di Castelnuovo si mostra nel suo stato pietoso e vergognoso, come il reale e purtroppo concreto
stato di abbandono dei nostri fucilieri (uno dei quali ancora in India).
Rimanendo fedeli al fatto che potrebbero anche essere colpevoli, quei due uomini hanno diritto ad un processo veloce ed equo e non ad una tortura con relativa dimenticanza.
La giustizia indiana si sta dimostrando non solo lenta ma talmente farraginosa
da far apparire uno dei paesi più in crescita del mondo come uno stato “assente” nei confronti di due cittadini italiani.
E non ci facciamo un bella figura noi garfagnini nei confronti dei turisti che
all’ingresso del centro storico si trovano una pezza stracciata, ripiegata, storta,
che vorrebbe sancire la nostra vicinanza ai due marò e che in realtà ci fa sentire solo meschini e traditori.
Se deve essere così il nostro sentimento, tanto vale tirare giù quella pezza di
plastica e gettarla nel cassonetto. Perchè è immondizia il messaggio che non
viene curato.
Se si intende veramente mostrare solidarietà e vicinanza ai due nostri concittadini domani mattina si deve andare a ripulire e rimettere in ordine lo striscione e fare atti concreti affinchè ci sia reale attenzione verso quel problema.
In caso contrario per favore tiratelo via e chiudiamo qui questa penosa faccenda.
Il Novecento italiano
tra romanzi, storia,
memoria, diari di guerra
Ora che finalmente tutti sanno che
l’ospedale unico non verrà mai realizzato - l’assessore Saccardi ha affermato che “è momentaneamente
accantonato” - gli amministratori del
territorio si stanno muovendo per difendere la Sanità in valle. L’amministrazione di Castelnuovo ha
deliberato all’unanimità per una effettiva integrazione tra gli ospedali
della Valle
“Per rendere il percorso credibile - si
legge nella deliberazione - condizione
necessaria e indispensabile è la concreta assicurazione da parte della Regione Toscana che si provveda allo
stanziamento dei fondi necessari alla
costruzione delle sale operatorie dell'ospedale S.Croce di Castelnuovo di
Garfagnana. Il consiglio comunale
alla luce della reale situazione della
Valle, sia dal punto di vista della sua
ubicazione geografica, nonché dell'insufficienza delle infrastrutture
viarie poste al suo servizio e per di
più ubicate su terreni franosi e soggetti a un grave rischio sismico,
chiede che l'Ospedale Santa Croce di
Castelnuovo Garfagnana sia messo in
grado di operare in piena efficienza e
sicurezza in tutte le aree funzionali
(medica e chirurgica) costituite da
medicina e cardiologica, chirurgia e
ortopedia e servizi, laboratori, ambulatori,specialistici, attualmente esistenti servizi, aree che devono
operare con adeguata dotazione di
personale”.
Ottimo scriviamo noi, ma non commettiamo ancora una volta l’errore di
andare in ordine sparso a Firenze.
Deve essere chiaro che Castelnuovo e
Barga devono diventare, in due luoghi, l’unico ospedale come già deliberato in Regione da tempo.
Difendere la sanità significa fare
fronte comune sia per il Santa Croce
sia per il San Francesco. Perchè se ne
perdiamo uno l’altro è destinato a
fare la stessa fine.
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Numero 77 Ottobre-Novembre 2015
Il Giornale di Castelnuovo di Garfagnana
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Una nuova realtà che intende animare la vita della Garfagnana
E’ nata la Compagnia dell’Aiara
In queste settimane registriamo la nascita di una nuova realtà culturale in
valle. Si tratta della Compagnia dell’Aiara una Associazione che non ha
fini di lucro.
L’Associazione si pone come scopo statutario la promozione di ogni attività
finalizzata alla crescita culturale, sociale ed economica del territorio della
Garfagnana e dei suoi abitanti.
Questo anche con il fine di creare un
luogo di libero confronto di idee e posizioni, nella convinzione che, al di là
delle legittime opinioni dei singoli,
solo dalla partecipazione attiva e consapevole alla costruzione della coscienza comune, i cittadini possono
esercitare quei diritti che la nostra Costituzione riserva loro.
Per conseguire questo obiettivo l’Associazione potrà:
-organizzare convegni, incontri, dibattiti su temi di interesse generale o specifici per il territorio
-organizzare eventi di natura culturale,
sociale o ludica finalizzati al recupero
ed alla diffusione delle tradizioni popolari, delle forme espressive del passato, del bagaglio culturale che ci è
stato tramandato.
-promuovere e sostenere iniziative
pubbliche o di terzi coerenti con gli
scopi sociali.
-promuovere il coordinamento fra enti,
associazioni, circoli già presenti sul territorio, per la gestione di iniziative comuni, anche nell’ottica di evitare
dannose frammentazioni fra i vari soggetti.
-organizzare campagne di informa-
zione sui media relative alla pubblicizzazione delle proprie attività od iniziative o per esprimere opinioni condivise
su temi di interesse per il territorio.
-attivare una presenza costantemente
aggiornata sulla rete web con lo scopo
di aggiornare Soci e cittadini sulle attività dell’Associazione.
Nella nota inviata leggiamo anche del
perchè del nome scelto:
“Compagnia” e non “Associazione” o
“Circolo” per sottolineare una volontà
operativa tesa a conseguire un obiettivo comune, ma anche perché, nella
parlata garfagnina, il sostantivo italiano “compagno” viene usato anche
come aggettivo, con il significato di
“uguale”: e questo a significare come
ogni socio avrà pari dignità e pari diritti nel percorso che l’ Associazione si
prefigge
L’aiara (o “la iara”, ma si è preferito riferirsi alla accezione più popolare) è
poi, nella valle, il luogo comune per eccellenza, l’unico che non ha padroni,
dove scorre il Fiume che ci unisce e ci
identifica, dove le pietre si sono nei
millenni levigate e arrotondate in un
continuo scorrersi addosso l’una con
l’altra.
Il benvenuto dunque a questa nuova
realtà culturale con l’augurio di buon
lavoro dal nostro giornale.
Non saranno mai abbastanza le associazioni o le realtà culturali che animano le città e i territori. Per questo è
importante parlarne e diffonderne le
attività e le iniziative che andranno a
programmare.
Leggete, che fa bene
Da alcuni giorni la distribuzione dei libri di Garfagnana editrice e Tra le righe
libri si sta allargando nella valle e in Italia.
Di fronte all’ignoranza che sta avanzando con ferocia e barbarie (da molte
parti e non solo dal campo terroristico), l’unica difesa che il genere umano ha,
è quella della conoscenza. E i libri rappresentano da sempre il luogo dove far
crescere le idee, condividere opinioni, dialogare, confrontarci.
Per questo dopo aver firmato un accordo a livello nazionale con le Librerie
Coop per la distribuzione dei nostri libri in 37 punti sparsi in Italia, abbiamo
raggiunto anche l’edicola di Mario a Pieve Fosciana e l’edicola di Valerio a
Gallicano. Qui potrete trovare alcuni titoli dei nostri cataloghi.
Si aggiungono alla Libreria di Claudio e alla libreria di Fosco, entrambe a
Castelnuovo, all’edicola di Maurizio a Barga al punto Edicolè di Leonardo a
Fornaci.
Aggiungiamo che saremo anche in Italia nei sette Eataly, l’insieme di ristoranti e supermercati di qualità creati da Oscar Farinetti.
Nelle librerie sarà possibile ordinare i nostri titoli. Allarghiamo dunque la
distribuzione mettendo insieme Pieve Fosciana e Gallicano a Roma, Torino,
Piacenza, Firenze, Bologna, Bari, Milano.
E non è poco.
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Il Giornale di Castelnuovo di Garfagnana
Numero 77 Ottobre-Novembre 2015
Abbiamo seguito l’evento minuto per minuto
Alla conquista di Lucca Comics
Questa che pubblichiamo è la quarta corrispondenza - l’ultima - tratta dal diario
pubblicato sul sito del Giornale di Castelnuovo.
È arrivata la domenica, ed io mi sono
svegliato con un mal di testa tremendo. Passare tre giorni in quella bolgia del Lucca Comics&Games è
incredibilmente divertente, ma ti prosciuga ogni forza dal corpo.
Mi rendo conto che lamentarmi non mi
aiuterà, quindi faccio una ricca colazione e pieno di ritrovato entusiasmo
mi lancio nella città, dove la folla è diminuita notevolmente da ieri. Questo
fatto mi fa ridere parecchio, perché mi
immagino la scena delle persone che
organizzano il viaggio per Lucca: “non
andiamoci domenica, ci saranno tantissime persone, andiamoci invece di
sabato”.
Il risultato è che sabato non si riesce a
camminare, mentre la domenica è fantastico: il giusto numero di persone, il
giusto entusiasmo e anche un bel sole
che riscalda la città come ad aprile.
Decido di non andare in qualche posto
in particolare, ma solo farmi una passeggiata e guardare l’evento con altri
occhi.
Riesco a capire perché sia così incredi-
La castagna
bile questa manifestazione: il poter
scappare dalla vita di tutti i giorni, e ricreare nella realtà quei mondi che ci
fanno sognare e sorridere. Probabilmente qualcuno penserà che è da deboli, sfigati che scappano dalle
difficoltà per nascondersi in qualche
falsa speranza data da un fumetto, film
o videogioco. Ma si sbagliano, qui si
tratta di speranza: il poter combattere
Il Giornale di Castelnuovo
Redazione: via traversa Vecchiacchi, 17 55032 Castelnuovo Garfagnana
Direttore: Andrea Giannasi
Caporedattrice: Barbara Coli
In redazione: Marco Giannasi, Gabriele Coli, Matteo Ferranti, Fabrizio Ferrari,
Emilio Bertoncini, Cristian Tognarelli, Paolo Marzi
Fotografie: Paolo Marzi, Gabriele Coli, STUDIO BIANCO
Commerciale: Marco Guazzelli
Gruppo editoriale Giannasi editore P.iva 09345201009
Stampa : Tipografia Amaducci - Borgo a Mozzano (LU)
www.ilgiornaledicastelnuovo.it - [email protected]
SOSTENETE IL GIORNALE
30,00 € per il sostegno ricevendo 2 libri omaggio n. 11507530 intestato a Giannasi editore
Il Giornale si trova nelle principali edicole della valle del Serchio e Garfagnana.
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di Clara Pedreschi
Loggiato Porta Castelnuovo di Garfagnana
Telefono 0583 639157
lo schifo che subiamo ogni giorno da
parte del mondo, con serenità e determinazione. Il poter ridere di fronte alle
avversità, consapevoli che si è forti e
niente e nessuno potrà fermarci dal sognare in grande.
O forse sto solo filosofeggiando, e la
gente va al Lucca Comics solo per divertirsi un pomeriggio.
Arrivo sulle mura, precisamente dopo
Porta Elisa, e scambio qualche chiacchiera con dei cosplayer: mi dicono che
per loro è un gioco, un passatempo che
li appassiona e li rende orgogliosi; mi
dicono pure che spesso sono bersaglio
dell’ignoranza comune sull’argomento, tramutandoli in stereotipati
nerd senza una vita sociale che buttano
soldi per giochetti infantili. Gli do pienamente ragione, gli faccio qualche
foto, e continuo la mia passeggiata.
Quello che mi hanno detto mi fa riflettere: è vero quando si dice che c’è ignoranza in materia, e che gli “analfabeti
funzionali” (n.d.r. questo è un bel termine attuale) tendono a trasformare
tutto ciò che non conoscono, o capiscono, in una macchietta televisiva di
serie B. In Italia si tende ancora ad immaginare i nerd come secchioni gobbi
con grossi occhiali spessi e una tremenda acne; ma gli anni ’80 sono passati da tempo e, come tutto, le cose
sono cambiate.
Se non mi credete, provate a venire
una volta al Lucca Comics&Games e
scoprirete che ci sono migliaia di modi
per divertirsi che probabilmente non
conoscete.
Gianmarco Giannasi
La castagna torna protagonista a Castelnuovo per il ponte dell'Immacolata. Da Sabato 5 a Martedì 8
Dicembre, il borgo garfagnino ospita
la tradizionale festa dedicata alla farina di neccio DOP della Garfagnana
in quattro giorni intensi, ricchi di degustazioni ed escursioni.
Un evento da non perdere per tutti
gli estimatori di questo importante
frutto dell'autunno. Necci, mondine
e la lunga polenta in piazza Umberto
attendono i visitatori nel centro commerciale naturale di Castelnuovo, che
apre la lunga marcia di avvicinamento al Natale.
Ecco il programma di sabato 5 Dicembre. Dalle 9.30 apertura degli
stand espositivi: in Via Farini “Mercato dell’antiquariato e dell’artigianato”, in Piazzetta Santa Croce e
Piazza O. Dini “Mercato contadino e
dell'artigianato”. Alle Ore 12.00 sotto
il Loggiato Porta e in Piazza Umberto
I apertura degli stand gastronomici
che proporanno polenta di neccio,
necci e frittelle con la ricotta, castagnaccio, bombonecci, mondine e vin
brulè a cura delle associazioni di volontariato. Dalle ore 14.30 Aspettando Santa Lucia, si prepara la
celebre “Mandolata”, il dolce tipico
di questa festa religiosa. Alle 16.30
nella Sala Luigi Suffredini inaugurazione casina di Babbo Natale. La casina rimarrà aperta fino al 24
dicembre. Alle ore 17.30 avverrà l'accensione ufficiale della illuminazione
natalizia con una cerimonia in Piazza
Umberto I.
Domenica 6 Dicembre dalle ore 8.00
mercato straordinario per le vie del
centro con apertura fino alle 19.00.
dalle ore 9.00 apertura degli stand
espositivi e gastronomici. Alle 11.00
arrivo del Treno a vapore da La Spezia. Il treno sarà accolto dalla Filarmonica G. Verdi. Il treno ripartirà alle
ore 16.55 da Castelnuovo.
Alle 14.30 aspettando Santa Lucia si
prepara la “Mandolata”. Dalle ore 17
Fai la foto con Babbo Natale a cura
dell'associazione ComeTe, presso la
sala L. Suffredini.
Lunedì 7 Dicembre dalle ore 9.00
apertura degli stand espositivi e gastronomici. Alle ore 15.00 presso la
sala L. Suffredini appuntamento con
la Babydance natalizia. Alle ore 17.30
proiezione del cartone di Natale.
Altri due appuntamenti caratterizzano il lunedì, alle 15.30 sotto il Loggiato Porta consegna del Premio
Pedreschi, e alle ore 17.30 con partenza da Via Vittorio Emanuele, Motofiaccolata nell'ambito dell'evento di
Gallicano.
Infine martedì 8 dicembre giornata di
chiusura con gli stand espositivi e gastronomici aperti dalle ore 9.00. Alle
ore 11 arrivo del treno speciale da
Viareggio e Lucca.
Alle ore 17.00 sotto il Loggiato Porta
la Tombolina, gioco a premi speciale
per bimbi.
Numero 77 Ottobre-Novembre 2015
Il Giornale di Castelnuovo di Garfagnana
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Le colpe dei padri
Il Garfagnana in giallo 2015 avrà come
ospiti autori tra le più importanti e prestigiose case editrici italiane: tra queste
Sellerio, Guanda, Rizzoli, Marsilio, Tra
le righe libri, e/o, Novecento, Leone.
Alle 18,00 sarà la volta dell’antologia
“Crimini sotto il sole” (Novecento)
con Piera Carlomagno, Fabio Mundadori, Arianna Destito Maffeo.
Infine chiuderà l’evento alle 18,30 Luca
Martinelli con il saggio “Sherlock HolLa settima edizione del festival lettera- mes a Pistoia” (Atelier).
rio e premio Garfagnana in Giallo si Coordinano gli interventi Andrea
terrà con eventi, incontri e cene con il Giannasi e Fabio Mundadori.
delitto tra Lucca, Barga e Castelnuovo.
L’evento creato da Andrea Giannasi Sabato 28 novembre alle 10,30 a Caha il patrocinio (gratuito) di Regione stelnuovo di Garfagnana si terrà l’inToscana, Provincia di Lucca, Unione contro presso l’istituto superiore della
dei Comuni della Garfagnana, Co- Garfagnana che riunisce il Liceo Scienmune di Barga e Comune di Castel- tifico “Galilei”, l’Ipsia “Simoni”, l’Itgc
nuovo di Garfagnana.
“Campedelli” e l’Iti “Vecchiacchi” con
Curata da Giannasi e Fabio Mundadori gli scrittori Piera Carlomagno, Antonio
l’edizione 2015 vedrà salire sul palco Fusco, Paolo Roversi, Luca Martinelli,
oltre cinquanta scrittori di noir, poli- Fabio Mundadori e Roberto Genovesi.
zieschi e gialli provenienti da tutta Ita- Nel pomeriggio presso la fortezza
lia. In campo anche molte case editrici: Mont’Alfonso il programma del Gartra queste Rizzoli, Marsilio, e/o, fagnana prevede:
Giunti, Guanda, Tra le righe libri, Sel- Ore 16,00 Presentazione dell’antologia
lerio, Novecento, Atelier, Leone, Garfagnana in Giallo e i racconti finaliVarum e molte altre.
sti (Garfagnana editrice).
I curatori del Garfagnana in Giallo Ore 16.30 Presentazione dell’ultimo
hanno presentato il programma uffi- libro del vincitore del Garfagnana in
ciale che prevede la presentazione di giallo 2014 (sezione editi) Antonio
venti libri tra venerdì 27 e domenica 29 Fusco dal titolo “La pietà dell’acqua”
novembre.
(Giunti).
Ore 17.00 Incontro con Marco Vichi
Venerdì 27 il Garfagnana in Giallo si (Guanda) l’ospite d’onore del Garfaaprirà alle 10,30 a Castelnuovo di Gar- gnana in Giallo 2015.
fagnana con l’incontro presso l’istituto Ore 18.00 Presentazione del libro
superiore della Garfagnana che riuni- “L’angelo di Mauthausen” di Roberto
sce il Liceo Scientifico “Galilei”, l’Ipsia Genovesi (Rizzoli)
“Simoni”, l’Itgc “Campedelli” e l’Iti Ore 18.30 Presentazione della cinquina
“Vecchiacchi”, con lo scrittore Giam- dei finalisti editi: Paolo Roversi (Marpaolo Simi autore di “Cosa resta di silio), Piergiorgio Pulixi (e/o), Carlo
noir” (Sellerio).
De Filippis (Giunti), Letizia Vicidomini
Nel pomeriggio dalle ore 17,30 presso (Homo scrivens), Simone Morgantini
la Libreria UBIK a Lucca proseguirà (Leone), Roberto Van Heugten
l’evento con tanti autori.
(Varum).
Inaugurano l’evento alle 17,30 Giu- Ore 19.30 Presentazione “L’ora Nera”
seppe Previti, Iacopo Riani, Italo Pie- di Matteo Bortolotti (Novecento).
rotti, Rossana Giorgi Consorti, Beppe Alle 20.30 tutti i presenti si sposteCalabretta presentando i loro ultimi ranno nella sala inferiore della casa
libri.
degli Archi dove si terrà la cena con
delitto. In questa edizione Massimo
Lerose porterà i commensali – divisi
tra storici commissari – ad indagare sul
presunto assassinio del fiduciario della
condotta Slow Food.
Il corpo ritrovato nel bagno del mercato apre le indagini.
Infine finalmente alle 23.00 si terrà la
premiazioni con consegna dei premi
speciali, dei premi ai migliori racconti
e dei premi per la sezione editi. Saranno consegnati i premi già assegnati
per la sezione ebook a “Se un cadavere
chiede di te” di Sara Magnoli.
Premio speciale Barga città del libro a
“Il vizio di Caino” di Ferdinando Pastori (Novecento – Calibro 9).
Premio speciale Il Giornale di Castelnuovo a “La notte sbagliata” di Giorgio Molinari (Innuendo).
Premio della giuria a “Il mistero della
stanza chiusa nella villa dei suicidi assistiti” di Pier Luigi Felli (Ego).
Sul palco, oltre ad Andrea Giannasi e
Fabio Mundadori, i tre vincitori dell’edizione 2014: Antonio Fusco, Maurizio Polimeni e Piera Carlomagno.
Domenica 29 presso la biblioteca comunale “F.lli Rosselli” di Barga a Villa
Gherardi alle ore 10,00 si terrà il Corso
di scrittura gialla/noir tenuto da Manuela Costantini e Fabio Mundadori.
Ospite sarà lo scrittore Matteo Bortolotti, autore con Carlo Lucarelli della
sceneggiatura televisiva della fiction
“L’ispettore Coliandro” andata in
onda su RaiDue.
Alle ore 13.00 si terrà il pranzo con prodotti tipici e presidi Slow Food Garfagnana e Valle del Serchio presso il
ristorante Il Baretto a Castelnuovo di
Garfagnana.
Info e note
https://garfagnanaingiallo.wordpress.com/
La barca non era granché a parte il
nome: Alfonso II, in onore di chi
aveva voluto proteggere la città dai
lucchesi e dai fiorentini. E a Castelnuovo era nato anche il proprietario,
Marco Marinucci, del ‘45, emigrato a
Marsiglia nel ’63, pensionato e navigatore per diporto da quel che risultava dalle carte che i carabinieri
avevano trovato a bordo della sua
barchetta ancorata in un’ansa del
fiume Serchio. Uno dei tanti castelnuovesi dispersi per il mondo che ritornano a morire dove sono nati. Ma
nel caso di Marinucci le cose erano
andate un po’ diversamente. Morto
era morto, non c’erano dubbi, però
ammazzato con tredici coltellate. A
trovarlo riverso a prua in una posa da
lottatore sconfitto, era stata Anita Corolli, settantenne vedova dell’ex custode della Rocca ariostesca. Messa
alle strette, la donna aveva confessato, piena di imbarazzo e di rossore,
che la vittima le aveva dato appuntamento per quella notte sulla barca per
consumare ancora qualche residuo di
fuoco carnale. C’era stata una storia
fra i due in gioventù. Poi lui era partito con i genitori per cercare fortuna
altrove e s'erano persi di vista. Qualche mese fa, Marinucci le aveva spedito alcune lettere e da allora erano
ripresi i contatti. La telefonata con la
quale aveva dato appuntamento alla
donna era giunta una settimana
prima, ma Anita non sapeva dire da
dove. Si sapeva, invece, che Marinucci era arrivato a Castelnuovo a distanza di tre giorni da quella
telefonata e che non aveva trascorso
quella notte d’inizio estate in riva al
fiume. Preso possesso della vecchia
casa sulle sponde del Serchio, aveva
occupato il tempo a pescare cavedani.
Nicolò Pistilli guardava diritto davanti a sé le operazioni degli uomini
del Ris nelle loro tute immacolate, attenti a non lasciarsi attaccare il loro
bianco dalle foglie di salici e ontani
che abbondavano sulla Alfonso II.
Dalla sera precedente si era mimetizzato con facilità tra i pescatori che curiosavano,
con
quel
suo
travestimento casual Anni Ottanta
che lo faceva somigliare più a un paninaro che a un cronista di nera. Era
immerso nelle sue congetture e il sole
che sorgeva colorava il piccolo attracco come un dipinto del Salviati,
caotico ma dettagliato, creando giochi suggestivi tra le canne palustri, i
pioppi e le canne telescopiche e i mulinelli gettati in modo disordinato sul
greto pietroso. Solo dopo che ebbe tirato fuori il moleskine e vergato alcune righe attirò l’attenzione del
vecchio maresciallo che non tardò a
riconoscerlo.
Tratto dal racconto di Gian Luca
Campagna che troverete sull’antologia del
Garfagnana in Giallo 2015.
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Pagina 6
Il Giornale di Castelnuovo di Garfagnana
Numero 77 Ottobre-Novembre 2015
L’omelia letta durante la S. Messa di commiato da Castelnuovo
Il saluto di Mons. Gianfranco
“Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare loro il
suo spirito!”.
Questo desiderio di Mosè si è realizzato con la venuta di Gesù che ha fatto
di tutti noi un popolo di sacerdoti, infatti possiamo offrire il suo sacrificio
celebrando l’Eucaristia, un popolo di
re in quanto in Lui e per Lui vinciamo
il peccato e la morte, un popolo di profeti perché inviati al mondo ad annunciare il Vangelo, la Buona Notizia, che
in Gesù sono stati vinti il peccato e la
morte.
Rallegriamoci dunque nel Signore per
questa grande dignità che ci ha conferito ed impegniamoci secondo le indicazioni della Chiesa di sempre, ma
specialmente sottolineate nel nostro
tempo da Papa Francesco e dalle linee
pastorali della nostra chiesa di Lucca
che da vari anni persegue il cammino
dell’ascolto, della contemplazione e
della missione.
Dobbiamo gioire anche per quella folla
infinita di uomini e donne di ogni
tempo e di ogni angolo della terra che
senza aver conosciuto il Signore, ma
hanno vissuto nella ricerca della verità
e della carità, lo hanno trovato, lo trovano e lo troveranno, con grande sorpresa, per il bene che hanno fatto come
ci dice Gesù nel Vangelo secondo Matteo :
“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per
voi fin dalla fondazione del mondo.
Perché io ho avuto fame e mi avete
dato da mangiare, ho avuto sete e mi
avete dato da bere; ero forestiero e mi
avete ospitato, nudo e mi avete vestito,
malato e mi avete visitato, carcerato e
siete venuti a trovarmi. Allora i giusti
gli risponderanno: Signore, quando
mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti
abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo
ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E
quando ti abbiamo visto ammalato o in
carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi
dico: ogni volta che avete fatto queste
cose a uno solo di questi miei fratelli
più piccoli, l'avete fatto a me”. (Mt
25,34-40)Quanti, perciò seguono il Vangelo autentico senza saperlo, perché seguono
l’amore. Allora si può essere uomini e
donne di Cristo, senza essere della
Chiesa visibile pellegrina sulla terra,
perché il regno di Dio è più vasto della
Chiesa, il Regno di Dio non coincide
con nessun gruppo. Gesù si mostra
come uomo senza barriere e che ci
dice: Siete tutti fratelli”,
Se viviamo con questo animo aperto
ad ogni essere umano e lo amiamo
come un fratello e una sorella, noi
siamo autentici profeti, perché por-
tiamo nel mondo un nuovo stile di
vita, lo stile dell’amore di Cristo.
Io rendo grazie al Signore perché mi ha
chiamato a servire questo meraviglioso
popolo di Dio come presbitero nella
sua Chiesa e in ogni tempo mi ha fatto
svolgere la missione sacerdotale, regale e profetica in modo sempre adatto
alle mie forze e capacità.
Ho incominciato come cappellano a
Bagni di Lucca, quindi parroco a Benabbio, poi in varie parrocchie circostanti e principalmente nel capoluogo
di quel comune facendo un’esperienza
di vita comune con altri due presbiteri
secondo i consigli del Concilio Ecumenico Vaticano II. Tredici anni che mi arricchirono di esperienza e di vita
spirituale.
A trentasette anni, nel fiore delle mie
energie incominciai la mia esperienza
pastorale a Lucca, nella parrocchia di
S. Anna che presi con diecimila abitanti e la lasciai dopo 18 anni con dodicimila. Anche qui ebbi la possibilità
di vita comune con altri presbiteri, fra
i quali per quattro anni il mio successore qui: Don Angelo Pioli. Ad un
certo punto pensavo di aver esaurito
tutte le esperienze tanta era la varietà e
la ricchezza delle provocazioni che la
comunità parrocchiale offriva, invece
mi mancava ancora qualcosa: l’esperienza della vita diocesana che ho fatto
prima Come Vicario episcopale in Cattedrale e contemporaneamente come
Direttore della Caritas diocesana ed infine come segretario dell’Arcivescovo
Bruno Tommasi.
Infine sono venuto a Castelnuovo.
- Perché vi sono venuto?
Fu un problema di coscienza. Fino dal
tempo dell’Arcivescovo Giuliano
Agresti e poi anche l’Arcivescovo
Bruno Tommasi veniva fatta la proposta di andare in missione in Rwanda o
in Brasile. A me sembrava di non essere stato abbastanza generosi non
avendo mai approfondito la questione,
Provai anche a fare una visita ai nostri
missionari in Brasile e capii che non era
quella la mia vocazione, ma sempre
nell’animo mi restava una certa nota di
scontentezza.
Nell’autunno dell’anno duemila, leggendo il profeta Isaia, mi si presentò
realizzabile qualcosa. Il profeta esortava il re Acaz a non cercare alleanze
umane per difendersi dai nemici, ma
di confidare nell’aiuto del Signore.
- Perché il re non ascoltò il profeta?
- Perché aveva il cuore indurito!
A questo punto mi interrogai: ho passato i sessanta anni, devo finire la mia
vita col cuore indurito? E allora incominciai una ricerca più attenta e mi
venne la risposta: devo uscire da
Lucca, da questa vita bella e comoda
per vivere altrove come missionario.
Mi vennero in mente due possibilità:
Cappellano del nuovo ospedale della
Versilia o la Garfagnana.
Quando nella primavera successiva le
idee si erano chiarite un giorno in auto
ne parlai con l’Arcivescovo Bruno il
quale mi esortò a non pensarci e a continuare il mio lavoro di segretario fino
al termine del suo mandato.
Venne poi il diciannove agosto e l’Arcivescovo la sera mi disse: “Oggi ero a
S. Pellegrino e nel tornare sono passato
a salutare Mons. Peranzi, che, come sai
è ammalato ed è disposto a lasciare la
parrocchia; se hai sempre la stessa
idea, ti mando a Castelnuovo”.
Io risposi: “Il Signore mi ha risposto,
vado a Castelnuovo”.
Vi assicuro che questa era la volontà di
Dio, perché da allora non ho più provato quel senso di tristezza che sperimentavo.
E venni a Castelnuovo con l’entusiasmo della prima parrocchia.
A questo punto mi si dice che ho fatto
tanto, ma a me sembra di aver fatto
solo il prete con tutto quello che comporta. Ringrazio l’Amministrazione
Comunale della città di Castelnuovo di
Garfagnana che mi ha ritenuto degno
della Cittadinanza onoraria. Bontà
loro, perché non pensavo proprio di
meritarlo. Questo riconoscimento mi
lega ancor più alla nostra città che confermo la scelta, che da tempo avevo già
confidato a qualcuno dei mie collaboratori, di restare qui in attesa della risurrezione nel nostro cimitero, insieme
a voi, possibilmente col mio predecessore Mons. Emanuele Maffei.
Così pure ringrazio le Amministrazioni Comunali di Stazzema (parrocchia di Arni), di Gallicano ( parrocchia
di Perpoli), di Careggine (parrocchie di
Capanne di Careggine e Isola Santa) (e
le quattro parrocchie di Fosciandora)
qui presenti perché nei loro territori si
trovano le varie parrocchie che nel
corso di questi anni mi sono state affidate.
Sento di esprimere la mia gratitudine
per la loro assidua partecipazione alle
celebrazioni solenni della nostra Comunità augurando loro che possano
lavorare sempre sereni per il bene del
nostro popolo.
Ringrazio la storica Confraternita di
Misericordia, nata a seguito della predicazione del beato Ercolano e che nel
corso dei secoli, con alterne vicende, è
giunta fino a noi e che gode la stima di
tante persone.
Così pure le altre Confraternite presenti che partecipano alle celebrazioni
nel corso dell’anno liturgico.
Un grazie alla Corale del Duomo che
anima le celebrazioni liturgiche dando
loro la dovuta solennità
Sento il dovere di ringraziare tutte le
persone che mi hanno aiutato in ogni
settore della vita della comunità parrocchiale di Castelnuovo e di tutte le
altre comunità. Senza di loro avrei
fatto molto poco. Non sto a citare né i
singoli nomi, né i singoli gruppi, perché sicuramente dimenticherei qualcuno. Posso solo dirvi che sono circa
duecento le persone che volontariamente donano il loro tempo mettendo
a disposizione degli altri i propri doni
naturale e le proprie capacità professionali.
-Perché ora me ne vado?
Innanzitutto perché a causa dell’età,
settantotto anni, mi accorgo che non
posso più adempiere al meglio possibile i miei doveri per le dodici parrocchie delle quali sono giuridicamente
responsabile e dell’incarico di Vicario
moderatore delle centosei parrocchie
della Garfagnana.
A proposito di questo ho sempre pensato che ad un certo momento della
vita è necessario lasciare l’attività diretta della parrocchia, perché mi ricordo di un anziano prete del comune
di Bagni di Lucca, che aiutavo nei
primi anni del mio sacerdozio, il quale
aveva fatto tante belle cose, ma dopo
oltre sessanta anni di vita in quella comunità, tutto si stava deteriorando materialmente e spiritualmente e fino da
allora mi dissi: “Se divento vecchio voglio lasciare il ministero impegnato
nella pastorale parrocchiale per non rovinare quello che ho fatto”. Memore di
questo proposito, proprio per il vostro
bene, lascio a Don Angelo il timone.
Quando ho saputo che veniva lui ho
provato una grande gioia perché è già
stato con me nella parrocchia di S.
Anna a Lucca per quattro anni e vi assicuro che fu un tempo bellissimo, di
rapporti veramente sereni e fraterni.
Anche a S. Anna aveva incontrato il favore e la simpatia di tante persone col
suo modo di fare discreto, confidenziale e sereno.
(Continua a pagina 8)
TORTELLI LUCIANO & C. SNC
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Numero 77 Ottobre-Novembre 2015
Il Giornale di Castelnuovo di Garfagnana
Pagina 7
La biografia dell’importante pittore lucchese
Sull’arte di Gino Bertoncini
Gino Bertoncini è nato a Castelnuovo
Garfagnana il 27 dicembre 1930 da Eugenio e Peccioli Maria. Prima di lui
Emilio e Renata. Due fratelli ed una sorella che, non coniugati, hanno vissuto
sempre assieme nella casa di famiglia,
al n. 24 di via XX Settembre.
Gino, riflettendo sulla sua precoce disposizione alla pittura, amava citare
che in prima elementare, la maestra
Mocci, “molto severa, ma brava”, per
insegnare a scrivere gli aveva fatto fare
ripetutamente “le stanghette, le elle, i
cerchi, i punti in quaderni a quadri
grandi” e lui ricordava di essere stato
“molto preciso.” Ed in seconda media
si esercitò in “disegni a tratteggio, dal
vero”, osservando “gessi ornamentali
e figure” in cui apprese “il valore del
chiaroscuro.”
Ricordava la determinante visita ad 11
anni, con sua madre, alla mostra collettiva che si svolgeva a Castelnuovo;
l’occasione in cui rimase “impressionato” dalla pittura di Giovan Battista
Santini, di Rubens Cavani e soprattutto
dalla “plastica pittorica ad olio delle
opere di Vasco Cavani.” Allora iniziò,
da autodidatta, il suo lungo e coerente
percorso pittorico che dopo i giovanili
studi, in cui lo vediamo affrontare temi
di fantasia o di riferimento alla cultura
artistica che andava acquisendo, è
stato esclusivamente caratterizzato dal
riferimento al visibile. Gino non dubitò
mai della sua scelta per una pittura dal
vero. Di questo suo indirizzo sono straordinaria testimonianza opere quali
“la brocchina” del ’44, “alla mia finestra” del ’45 e “alla ma terrazza” del
’46. Anno scolastico 1943-1944, la licenza di terza media. Nel certificato si
legge: “…con lo scrutinio finale ha conseguito la Licenza, riportando la classifica di: Ottimo”. Poi la seconda
guerra mondiale che in gran parte ha
trascorso da sfollato, non distante da
Castelnuovo, in località Marigliana.
Dopo la guerra, intraprese privatamente gli studi superiori che terminò
poi frequentando il 5° anno presso il
Liceo Classico Giovanni Pascoli a
Massa, ospitato a Carrara da Don Biggeri che, con la sua famiglia, aveva da
poco lasciato Castelnuovo. Gino ha
scritto: “I miei soggetti l’ho scoperti in
Garfagnana”, aggiungendo: “Tutta la
mia salvezza è stata qui”, ed ha sottolineato, “con inizi (lo scrivo con convinzione) da autodidatta. Quasi tutti i
miei disegni dal 1942 al 1949 lo attestano.”
Nel 1953 morì sua madre.
All’Università scelse il corso di laurea
in Lettere moderne. Ebbe occasione di
seguire il corso sull’arte tenuto dal
grande critico e storico dell’arte Ragghianti e da questi ricevette i complimenti a conclusione dell’esame che
verteva sugli inizi in pittura di Leonardo da Vinci e precisamente sul disegno prospettico nel paesaggio e la
collaborazione del giovanissimo Leonardo nella pala del Battesimo di Cristo, durante la sua presenza nella
bottega del Verrocchio. Interruppe gli
studi per il lungo periodo del servizio
militare, dal 1957 al 1959. Nel 1958,
quando era di servizio a Merano, morì
suo padre. Dopo aver dato tutti gli
esami, si trovò psicologicamente bloccato di fronte alla tesi, per diversi anni.
Anni in cui rimase al centro delle sue
attenzioni la Pittura; il fare pittura,
senza trascurare opportune correlazioni culturali quali la Filosofia e la
Musica, che lo accompagneranno poi
per tutto il resto della sua vita. La Critica della Ragion Pura di Kant è divenuta poi strutturale nella posizione
teorica della sua arte e unitamente ai
Pensieri di Pascal sostegno alle sue riflessioni etiche e religiose. Gino ha
scritto: “… Non credevo di trovare
analogie così strette tra Kant e Pascal.
Mi viene da pensare che le grandi
anime si toccano, anche in tempi lontani storicamente e con interessi non
comuni.” Chiamato all’insegnamento
nella scuola media di Castiglione, il
paese del nostro grande pittore Giovan
Battista Santini, deceduto poco prima,
nel 1956, Bertoncini nel breve giro di
pochi anni avrebbe perduto il suo
ruolo di professore in mancanza della
laurea. Sollecitato, aiutato, dall’amico
Osvaldo Pieroni, decise di concludere
gli studi presentando la tesi, che bene
riflette il suo indirizzo artistico “Il problema della tecnica nell’estetica di Benedetto Croce”. Svolge quindi l’attività
di Professore di Lettere alla scuola
media di Castiglione e poi di Castelnuovo. L’insegnamento gli consente sicurezza economica e tempo da
dedicare alla pittura.
Bertoncini ha più volte citato la sua
ammirazione per il capolavoro del Tintoretto, il bozzetto del miracolo di San
Marco che libera uno schiavo dal supplizio che nel 1946 ebbe modo di vedere nella pinacoteca nazionale di
Lucca ed anche il suo interesse, in
quello stesso periodo, per l’opera del
Correggio. Ricorda la visita a Livorno
nel 1953, con il fratello Emilio, alla mostra su Giovanni Fattori. Poi, l’anno
dopo, la fulminazione; “la scoperta di
Corot nella mostra di Capolavori
dell’Ottocento francese, a palazzo
Strozzi a Firenze”, in occasione della
visita organizzata dall’Università. Vide
anche Cézanne, Degas, Gauguin,
Monet ed altri …, ma Corot, Gino ha
scritto, “mi commosse”. Da militare
portò con sé ad Ascoli Piceno due piccoli libri su Corot, poi ha visitato varie
mostre a lui dedicate, come quella nel
’75 a Roma e nel 2005 a Ferrara e per
tre volte è stato ad ammirarlo al Louvre, l’ultima volta nel 1995 in occasione
della grande retrospettiva di Cèzanne.
Gino ha scritto: “ … con Anna e Mauro
Grisanti. Andammo in treno …”
A partire dal 1955 non ha più disegnato e tanto meno dipinto d’invenzione. Ha annotato: “Soddisfatto sono
se vedo che sulla tela prendono forma,
colore e luce gli oggetti che ho davanti.”
Solo nel 1966, in visita alla Biennale di
Venezia scopre la pittura di Giorgio
Morandi. Vi era andato occasionalmente. Vide prima la retrospettiva di
Boccioni che lo interessò, poi quella di
Morandi. Ha sottolineato: “Morandi
ha rappresentato per me, insieme a
Corot e a Cézanne, la lezione più alta
della creazione pittorica”, “Una intima
affinità elettiva è quello che provai nel
’66 nella retrospettiva alla Biennale. E
pensare che vi capitai … per caso, per
curiosità. E trovai invece la conferma
più giusta del mio indirizzo pittorico.”
Ed ancora: “Fu la conferma assoluta
della giustezza del mio indirizzo”, “…
avevo già realizzato dal 1953-54 e
anche prima, delle cose che per una
certa affinità elettiva ( contemplazione, forse? ) mi ancoravano a lui.
Dopo l’ho inseguito in varie bellissime
mostre…”
Nel 1976 ebbe inizio la depressione,
condizione dalla quale non è mai
uscito.
Col passare degli anni la sua pittura si
conferma trasposizione di meditazione
sul complesso rapporto con il visibile,
sull’equilibrio tra sensibilità e valori intellettuali e viene ad arricchirsi degli
approfonditi studi che egli ha svolto
sulla opera di Cézanne.
Da Gino: “Devo riconoscere che la mia
più grande consolazione è stata la pittura. Certo io non sono Cèzanne; non
tocco assolutamente i suoi vertici! Magari. Mi contento però di aver potuto
fare il pittore. E se rinascessi vorrei di
nuovo fare il pittore. Dopo la pittura,
la musica mi ha dato e mi dà grande
conforto.”
Nel 1983, con un gruppo di amici ha allestito a Castelnuovo una retrospettiva
di Vasco Cavani, morto l’anno prima.
L’ampia esposizione è testimoniata da
un puntuale scritto di Gino; magistrale
sintesi di testimonianza e di riflessione
sull’arte di Vasco.
E nel luglio del 1991 viene pubblicato il
volume Gente e luoghi di Garfagnana,
un’ampia documentazione dell’opera
fotografica di Gianfranco Capitani,
l’amico fraterno scomparso prematuramente. In quel volume si ha di Gino
una analisi partecipata e al contempo
culturalmente obiettiva sulle motivazioni e sulle qualità del fotografare di
Gianfranco.
A pochi mesi dalla scomparsa del fratello Emilio, si ammala e muore la materna sorella Renata. Di lì a poco anche
le condizioni di salute di Gino iniziano
a peggiorare. Muore il 9 maggio 2012.
Sergio Suffredini
Marchetti Guasparini
su Giallo Mondadori
Alessandro Marchetti Guasparini è il vincitore dell'edizione 2015 di Gialli sui
Laghi con il racconto "Quello che le cameriere non dicono" ambientato all'hotel des Ilês Borromées di Stresa. Studente universitario diciannovenne alla facoltà di Giurisprudenza di Pisa, è anche il più giovane concorrente. Si era già
distinto come vincitore o finalista di altri importanti premi letterari tra i quali
il Garfagnana in Giallo.
Il suo racconto verrà pubblicato sul Giallo Mondadori e si aggiudica un quadro del pittore Carlo Conte. Riceve anche, a sorpresa, un buono per un pernottamento all'hotel des Ilês Borromées offerto dalla direzione.
Il premio per racconti gialli inediti ambientati sui laghi, è organizzato in collaborazione con EWWA (European Writing Women Association) con il Giallo
Mondadori insieme all’Associazione Turistica Pro Loco di Stresa, e al Distretto
Turistico del Laghi e con il patrocinio della Regione Lombardia. I racconti sono
stati selezionati da una prima giuria composta da Alessandra Bazardi, Lilli
Luini e Ambretta Sampietro ideatrice del premio mentre il vincitore è stato determinato da una supergiuria composta da Mariangela Camocardi e Carmen
Giorgetti Cima, presieduta dal Direttore Editoriale del Giallo Mondadori
Franco Forte.
La premiazione è stata organizzata dal Festival del Racconto del Premio Chiara
e si è svolta a Varese domenica 8 novembre a Villa Recalcati. Sono stati ben 103
i racconti pervenuti da tutta Italia.
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Il Giornale di Castelnuovo di Garfagnana
Numero 77 Ottobre-Novembre 2015
Un nuovo articolo di Pietro Ciambelli sulle tradizioni contadine
Squarci di vita agreste del passato
Andando in cerca di funghi per selve e
castagneti, in larghissima parte ora trascurati ed abbandonati, spesso ci si imbatte in resti di strutture rurali,
costruite con materiale botanico, quale
la paglia, di solito di segale, per la sua
maggiore robustezza e praticità rispetto ad altre; assi e travetti di legno
in prevalenza di castagno, sistemati in
modo da somigliare ad una capanna
con due aperture funzionali al loro
compito. Sono i resti, le vestigia di capannelli o capannetti, che i contadini
avevano costruito per conservarvi le
foglie di castagno che servivano da lettiere per il loro bestiame.
Un ottimo materiale per questo servizio tanto che il Pascoli nella poesia “Il
castagno” di cui era grande cultore, ne
tesse le lodi là dove dice: “Ho da te la
bruna vaccherella tiepido il letto e non
desia la stoppia”.
Le foglie venivano raccolte e sistemate
nelle strutture di cui sopra nei mesi di
novembre e dicembre, quando ormai i
castagni erano spogli e la raccolta delle
castagne terminata. Un’operazione
questa della massima importanza cui
gli agricoltori del tempo tenevano
molto. Non poteva essere altrimenti in
quanto il fogliame raccolto doveva servire per l’anno intero. Di qui la necessità di farne un’abbondante rimessa.
Per la conservazione delle foglie si
usava anche parte della stalla insieme
agli animali, ma era spesso uno spazio
con limitate capacità ricettive. Bisognava quindi costruire strutture
esterne dove poter attingere nei momenti di bisogno. Intanto si era giunti
al tempo della raccolta. Il suolo dei ca-
stagneti, ricoperto di foglie secche, somigliava ad una immenso tappeto
marrone. A questo punto era giunto il
tempo dell’intervento che consisteva
nel radunarle e depositarle nelle già ricordate strutture. Si procedeva a questa operazione con le spazzole
facendone dei mucchi che venivano
poi prelevati e tramite le capagnole o
capagnate sistemati nei capannelli. Sia
le spazzole che le capagnole non sono
arnesi di facile comprensione. Solo i
pià anziani ne conoscono la fattura e
l’utilizzazione. Cercherò di essere il
più chiaro possibile usando un linguaggio semplice.
Le spazzole usate erano formate da
quattro o cinque ramoscelli generalmente di betulla legati strettamente tra
loro in tre posti con vimini. Venivano
fatte un anno per l’altro in quanto i virgulti da verdi sono molto malleabili e
flessibili e quindi più adatti alla lavorazione, mentre per l’uso devono essere ben stagionati, in quanto
invecchiando, acquistano robustezza e
consistenza. La capagnola o capagnata
è un termine dialettale che non ha riscontri nel vocabolario italiano. Era un
attrezzo che ogni contadino si procurava in proprio, di forma rotonda, formato da due pertiche per lo più di
frassino, noto per la sua flessibilità,
piegate in modo da ottenere due cerchi
uguali con una circonferenza non standardizzata, ma a proprio uso e consumo. Preparati questi cerchi si
dovevano sistemare ad un’altezza
l’uno dall’altro di circa 40 centimetri,
ottenendo così un grande cassino capace di contenere vari tipi di strame. I
due cerchi venivano sorretti da ramoscelli generalmente di betulla di cui abbiamo già parlato preparati ad hoc.
Detti ramoscelli o virgulti lunghi e flessibili sostenevano i due cerchi, attorcigliandosi intorno ad essi per poi
aggrapparsi ad un piccolo cerchio collocato nel centro in modo equidistante
dalla circonferenza.
I virgulti in pratica partivano dal cerchio superiore, scendevano a quella inferiore, legandosi ad esso ben
strettamente quindi proseguivano
verso il cerchio piccolo del cestino.
Successivamente ripiegavano a ritroso
fino al cerchio inferiore dove completavano la loro funzione.
A questo punto la capagnata era
pronta per i vari usi, propri di ogni stagione, in questo caso la raccolta delle
foglie di castagno. L’operazione durava più giorni e andava fatta in fretta
per possibile maltempo in arrivo.
Spesso succedeva che alzandosi il
vento, formasse, trasportandole soprattutto nei fossi, dei grandi mucchi i
cosiddetti “frondai”. Era qui che l’agricoltore raccoglieva a piene mani e col
massimo sforzo considerevoli grandezze volumetriche di foglie.
Questa testé descritta può apparire
una faccenda marginale nella strutturazione della vita rurale di una volta in
territori collinari e montani. Ma non lo
è poi tanto. E’ un tassello che aggiunto
a tanti altri serve a comporre e a completare un mosaico entro cui si affrontano e si sviluppano tutte le attività
relative ad una agricoltura povera di
puro sostentamento, condotta esclusivamente con le braccia e le spalle dell’uomo secondo le necessità e i costumi
del tempo.
Questo è stato il periodo storico vissuto dai nostri progenitori del quale
dobbiamo avere sempre memoria per
non rischiare di perdere il senso del
passato, come diceva Cesare Pavese,
nel quale abbiamo avuto le nostre origini e da cui siamo partiti ottenendo
migliori condizioni di vita materiale,
ma forse meno tranquillità d’animo e
appagatezza spirituale.
Pietro Ciambelli
DALL’OMELIA DI MONS. GIANFRANCO
(Continua da pagina 8)
Questo passaggio, secondo i piani dell’Arcivescovo, doveva avvenire dopo
le festività natalizie, ma poi, per vari
contrattempi è slittato fino ad oggi.
Desidero spendere due parole anche a
proposito delle Suore Figlie di Nostra
Signora della Misericordia per togliere
ogni ombra che potrebbe formarsi intorno alla loro partenza da Castelnuovo.
Mentre io e il diacono Nello eravamo
a Roma ad un convegno dei sacerdoti e
diaconi della famiglia di Santa Maria
Giuseppa Rossello, fondatrice della
Congregazione delle Suore alla quale
appartengono, la Madre Provinciale
sentendoci parlare del progetto della
Casa Diocesana di Arliano, espresse il
desiderio che vi partecipassero anche
delle suore sue suore.
Successivamente avendo necessità di
trasferire suor Giovanna per impegnarla nella loro opera hospis di Sa-
vona, la Madre Provinciale ha pensato
di affidare a noi le due suore rimanenti
invece di trasferire anche loro a Savona
per mantenere i rapporti più facili con
la Garfagnana che da cento anni apprezza il loro servizio e per mantenere
vivo il carisma della santa Madre
Maria Giuseppa Rossello.
A questo punto vi ho detto tutto.
Ringrazio voi qui presenti e quanti non
hanno potuto essere ora qui con noi,
ma che mi hanno manifestato in tanti
modi il loro dispiacere per la mia partenza, la loro simpatia ed il loro affetto
che io ricambio di cuore augurando a
tutti: “Pace e bene”, come diceva S.
Francesco.
Io vi assicuro il mio ricordo nella preghiera quotidiana e vi affido alla potenza della Parola del Signore che è
fonte della nostra fede cristiana che
sempre si rinnova e si fortifica coi sacramenti.
Sono certo di non aver fatto tutto bene
e di questo me ne scuso.
Spero che avvertiate la responsabilità
di essere profeti del Signore annunziandolo con la vostra testimonianza di
vita coerente col Vangelo e “se è proprio necessario anche con la parola”
come diceva S. Francesco ai suoi frati.
Ci separiamo solo per un momento per
ritrovarci tutti nel Signore Risorto che
abbiamo cercato e amato.
Sono sicuro che la distanza non sarà un
grosso ostacolo per continuare tanti
rapporti intrecciati con molte persone
che non sono solito abbandonare.
Come fino ad ora per quattordici anni
una volta al mese andavo a Lucca per
incontrare in una mattinata le persone
che lo desideravano, sono già d’accordo con Don Angelo che ora verrò
da Lucca a Castelnuovo un giovedì al
mese.
Continuiamo il nostro pellegrinaggio
verso la pienezza della Vita Eterna, tuffati nell’oceano dell’infinito amore del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e
cantiamo l’Alleluia, come dice S. Agostino, non per esprimere il gaudio del
riposo ma per procurarci un sollievo
nella fatica. Come sogliono cantare i
viandanti, canta ma cammina; cantando consolati della fatica, ma non
amare la pigrizia. Canta e cammina!
Cosa vuol dire: cammina? Avanza,
avanza nel bene … Se tu progredisci,
cammini; ma devi progredire nel bene,
nella retta fede, nella buona condotta.
Canta e cammina! Non uscire di
strada, non volgerti indietro, non fermarti! Tutti camminiamo e cantiamo
l’Alleluia del viandante rivolti al Signore.
Portate a tutti i vostri parenti e amici,
specialmente i più deboli per l’età
avanzata o infermità e per varie occupazioni, la mia benedizione ricordandovi che “la gioia del Signore è la
nostra forza”. In Lui solo l’animo trova
pace. Alleluia, Alleluia, alleluia.
Mons. Gianfranco Lazzareschi
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Edizione Ottobre - Novembre 2015