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Al PRESIDENTE CONSIGLIO REGIONALE DELLA CALABRIA ON. LUIGI
FEDELE
AI CAPI GRUPPO DEI
PARTITI POLITICI IN CONSIGLIO REGIONALE
Al PRESIDENTE GIUNTA
REGIONALE
ON. GIUSEPPE CHIARAVALLOTI
Al PRESIDENTE DELLA SECONDA COMMISSIONE
ONOREVOLE TALARICO
OSSERVAZIONI AL DPEF REGIONALE 2005-2008
Parte prima. Le tendenze dell’economia regionale
1.1 Il contesto economico internazionale, europeo e nazionale
CGIL, CISL e UIL evidenziano che il DPEFR , trasmesso al Consiglio Regionale il 2
dicembre 2004, è incompleto e ribadiscono che lo stesso documento debba contenere,
attraverso una approfondita analisi e documentazione economico-statistica, l’insieme
degli atti di indirizzo programmatico, economico e finanziario dell’attività di governo
della Regione per l’anno successivo, con proiezione previsionale triennale, come
prevede la legge regionale n. 8 all’articolo 2. Esso costituisce lo strumento essenziale di
raccordo fra la programmazione generale e quella economica-finanziaria regionale.
In Calabria, nonostante le OO.SS. ritengono e ribadiscono da lungo tempo la necessità
strategica di predisporre il Piano di Sviluppo regionale, ad oggi però l’unico documento
di programmazione generale disponibile è il Programma Operativo Regionale.
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CGIL, CISL e UIL osservano nel merito che il DPEFR, presentato a dicembre 2004 per
la finanziaria 2005, evidenzia ancora una volta carenze metodologiche. In particolare,
evidenziano che le analisi predisposte utilizzano valutazioni sulla situazione economica
e finanziaria nazionale e internazionale riferite a dati disponibili all’inizio dell’anno
2004; invece, non si prendono in considerazione le scelte di politica economica
nazionale maturate nel corso dell’anno e sostanziate nel DPEF e nella legge finanziaria
nazionale, a quella data in corso di approvazione. Altresì, si sottolinea il fatto che le
previsioni economiche predisposte all’inizio del 2004 hanno ripetutamente avuto una
rivalutazione al ribasso per quanto concerne la situazione economica internazionale e
nazionale (PIL, tasso di inflazione). In altri termini, le attese sulla crescita del PIL
riportate nel prima e seconda parte del documento dovrebbero essere necessariamente
aggiornate.
1.2 Il contesto economico calabrese
Il DPEFR presentato riporta soltanto poche informazioni sugli indicatori
macroeconomici riferiti al 2002 e 2003; si sostiene, tuttavia, senza un sufficiente
approfondimento analitico della situazione economica regionale, che le previsioni per
l’anno 2004 possano considerarsi positive, facendo intravedere una “inversione di
tendenza” della situazione economica della regione. Si osserva, a tal proposito, che tali
forti considerazioni non sono affatto supportate da fonti previsionali ufficiali e non
vengono indicate stime sulla crescita economica per l’anno 2005 e 2006-2008.
In particolare, si rileva quanto segue:
- la dinamica del PIL regionale nel 2003, secondo la Banca d’Italia (Note
sull’andamento dell’economia della Calabria nel 2003), manifesta ancora un
rallentamento, oscillando in alcuni settori dallo +0,4% a variazioni di segno
negativo. Inoltre, per l’anno 2003 la crescita del PIL regionale è prossimo
allo zero (0.1 %). L’economia calabrese dunque resta al palo, non cogliendo
nemmeno la debole crescita del PIL nazionale (0.4). Il differenziale con il
tasso di crescita nazionale continua ad aumentare allontanando sempre di più
le condizioni economiche della Calabria da quelle registrate nelle altre
regioni italiane.
- Se si considera l’analisi settoriale, il documento indica che per l’anno 2003
hanno avuto una crescita positiva i settori dei servizi (+ 1.1%), del
commercio (+ 1.7%) e del turismo; invece, hanno manifestato un forte
decremento i settori dell’agricoltura (– 8%), industria (–2.6%) e costruzioni
(- 0.3%). Tuttavia, si evidenzia che il peso dei settori nella composizione del
PIL regionale 2002 risulta essere stata la seguente: servizi (76.9%), industria
(11%), agricoltura (6.2%) e costruzioni (5.9%). E’ evidente che il settore
agricolo, che ancora influenza in modo consistente l’economia regionale
con un peso pari a 6.2% del PIL regionale, ha manifestato un forte
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decremento del proprio valore nell’anno 2003 e lo stesso andamento è
previsto per l’anno 2004 (agricoltura -7.8%). Quest’ultima osservazione
aggrava ancora di più la situazione del comparto agricolo in quanto il peso
degli occupati in agricoltura risulta essere, per l’anno 2004, il doppio di
quello medio nazionale. Invece, per il settore industriale, sempre secondo i
dati riportati nel documento, si prevede un insignificante incremento dello
0.1%, passando dal -2,6 del 2003 a -2,5 del 2004. Anche per il punto trattato,
il documento manca di analisi, dati, previsioni per l’anno 2005 e per i
seguenti 2006-2008.
Per i servizi ed il settore delle costruzioni si indicano previsioni positive per
l’anno 2004 (servizi +2%, costruzioni +0.3%); anche in questo caso il
documento non riporta nessuna indicazione previsionale per gli anni 2005 e
2006-2008.
Inoltre, si legge che la dinamica dell’export calabrese, nel corso del 2003
risulta essere incrementata del 5.3% (documento DPEFR) e si prevede per il
2004 un aumento del 4.7% . Il documento, tuttavia, non riporta alcuna
informazione sul livello delle importazioni né richiama l’attenzione al fatto
che il valore assoluto dell’esportazioni è insignificante. Occorre considerare
che per l’anno 2003 vi è stato un incremento del 8.4% dell’importazioni
(Fonte Banca d’Italia), confermando il segno negativo della bilancia
commerciale regionale e nel 2003, secondo i dati Banca d’Italia, le
esportazioni sono aumentate di soli 309,2 ml. di euro invece dei 269 del
2002. Il livello dell’export calabrese è pari solo allo 0,1% delle esportazioni
complessive. L’aumento dell’export è dovuto sostanzialmente ad una
variazione positiva di annata in agricoltura. Non si evinci affatto che la
Calabria manifesta un significativo grado di internazionalizzazione della
propria economia. Infine, anche per le esportazioni ed importazioni il
documento non riporta alcuna valutazione per l’anno 2005 e 2006-2008.
Il documento riporta con enfasi il ruolo del POR Calabria per lo sviluppo
economico e su questo si concorda. Tuttavia, dai dati riportati, i tassi di spesa
effettivamente registrati, comprensivi dei progetti coerenti, risulta essere pari
al 23.8% nel giugno 2004. Ancora per non aver raggiunto tutti gli indicatori
previsti per la premialità del 4% e del 6% sono stati persi circa 150 ml. di
euro.
Relativamente, al mercato del lavoro occorre sottolineare che nel 2003 vi è
una interruzione dell’inversione di tendenza che si era manifestata dal 1999
e che aveva portato ad un aumento del tasso di occupazione. Il tasso di
disoccupazione indicato dalle fonti ufficiali (Istat) nel corso del 2002 scende
al 24,6%. Il tasso ufficiale nel corso dell’anno 2003 è del 23,4% con una
diminuzione rispetto all’anno 2002. Il tasso di disoccupazione è diminuito
solo per effetto delle persone che cercano lavoro. Inoltre, il differenziale con
il tasso di disoccupazione nazionale, per il periodo 1998-2003 risulta essere
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sempre maggiore di circa il 15%. La non significativa riduzione del tasso di
disoccupazione è dovuta all’aumento dei contratti atipici e delle altre forme
di flessibilità che probabilmente, se da un lato fanno crescere il numero degli
occupati, dall’altra provocano forte precarietà, insicurezza e livelli di redditi
insufficienti fra i lavoratori. Inoltre, la Calabria si conferma con il più alto
tasso di disoccupazione e di lavoro sommerso rispetto alle altre regioni del
Paese. Anche per il mercato del lavoro il documento è mancante di
previsioni per l’anno 2005 e 2006-2008.
Ulteriori elementi di critica al documento scaturiscono dalla non adeguata
considerazione dello squilibrio fra i settori produttivi e le attività legate al
terziario e alla Pubblica Amministrazione che risultano sovradimensionati,
se comparati alle altre regioni del Mezzogiorno e del Paese. La progressiva
riduzione dei trasferimenti dal Governo centrale alla Regione pone in modo
serio il problema della programmazione e l’attivazione di riforme nei settori
sopra menzionati. Tali considerazioni acquistano maggiore rilievo se si
considera anche la bassa capacità impositiva della Regione che è appena di
119,3 milioni di euro, pari al 2,6% delle entrate nette complessive, molto al
disotto dei fabbisogni regionali.
Il documento presentato, inoltre, non affronta l’entità del debito pubblico
regionale, e non si sofferma affatto sul patrimonio pubblico immobiliare.
Parte seconda Il contesto del nuovo bilancio regionale
Si richiede di inserire nel documento la parte seconda, riguardante il contesto del nuovo
bilancio e le politiche di governo regionale, che manca nella versione ufficiale.
Il DPEFR, contrariamente a quanto ci si aspettava, da questo tipo di documento, non
specifica e non assume impegni:
;
- per non aumentare la pressione fiscale che è fra le più alte del Paese;
- per istituire il sistema di controllo interno rispetto alla legittimità degli atti;
- per istituire i centri di costo al fine monitorare e tenere sotto controllo la
spesa sanitaria, dei trasporti, del personale e di funzionamento;
- per il rispetto del patto di stabilità in funzione del contenimento della spesa
corrente entro il tetto del 2% per le spese correnti e di investimento e la
soglia del tasso programmato di inflazione;
- per trasferire risorse e funzioni verso gli enti locali;
per dare priorità alla spesa per investimenti e, comunque, alle iniziative di
spesa in grado di attivare cofinanziamenti comunitari, nazionali e di altri
soggetti pubblici e privati.
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per l’esame del debito pubblico regionale, l’assegnazione del rating e
l’eventuale ricorso all’emissione obbligazionaria per il cofinanziamento del
POR relativamente alla quota regionale.
per superare l’Avanzo di Amministrazione, e rendere trasparente la finanza
pubblica regionale;
per avere una adeguata politica adeguata delle entrate sopratutto dai beni
patrimoniali e demaniali .
per orientare la spesa pubblica ordinaria e straordinaria verso prospettive di
sviluppo. Tale spesa, in assenza di riforme nei principali settori di incidenza
come la sanità, i trasporti, la forestazione e la Pubblica Amministrazione
regionale, rimane incontrollata in un bilancio che peraltro si presenta
ingessato con pochissimi spazi di manovra;
Parte terza Le politiche regionali di sviluppo
3.1 Le politiche di valorizzazione delle risorse territoriali.
Per la valorizzazione delle risorse territoriali occorrerebbe assumere l’impegno per
l’elaborazione del Quadro di Coordinamento Territoriale Regionale e il Piano di
Sviluppo, coinvolgendo, in quanto strumenti strategici della programmazione, tutti gli
enti territoriali e le parti sociali ed econonomiche.
Nel documento non sono descritti le attività dell’ARPACAL che, anche se ha redatto il
piano di attività, non è ancora totalmente operativa e per questo non è in grado di
assolvere alle funzioni di prevenzione, monitoraggio e controllo. La stessa agenzia non
è a tutt’oggi dotata di attrezzature e, in alcune realtà provinciali, è anche priva di
strutture operative.
Rispetto agli obiettivi di valorizzazione delle risorse territoriali ed ambientali non risulta
esplicita la strategia complessiva, le azioni connesse e gli interventi contenuti nel POR.
Questi ultimi sono riportati meccanicamente. Si ritiene, pertanto, che una azione
efficace debba necessariamente fare riferimento ad una strategia definita che tenga
conto di quanto previsto nel POR e degli altri interventi di natura ordinaria.
CGIL, CISL e UIL ritengono che la strategia ambientale debba essere cosi articolata:
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Individuazione, recupero e valorizzazione di tutte le risorse naturali ed ambientali
presenti nella Regione Calabria. In particolare, si evidenzia che nel documento manca
qualsiasi descrizione, analisi e proposta su:
1.
2.
3.
4.
L’approvazione del Piano Regionale per l’Energia;
Parchi, aree protette, riserve naturali e tutela dell’ambiente;
Smaltimento dei rifiuti e bonifica dei siti inquinanti;
Tutela dell’ambiente (installazione delle antenne televisive e telefonia mobile,
reti per il trasporto di energia).
5. Le azioni di sistema per la tutela delle risorse idriche (a partire dal’APQ Ciclo
Integrato delle Acque)
6. Lo stato operativo della SORICAL e il piano quinquennale di investimenti per il
miglioramento dell’offerta idrica.
Il DPEFR prende in considerazione solamente il Piano dell’Assetto Idrogeologico, in
parte il Piano Regionale per l’Energia e il Piano dei Rifiuti ed PIS rete ecologica.
In ogni caso, il documento non riporta, come invece ci si aspettava, alcuna descrizione
delle attività effettivamente svolte e degli obiettivi eventualmente già raggiunti dalla
politiche regionali. Infatti, è necessario valutare l’efficacia delle attività già svolte in
modo tale, sempre coinvolgendo gli enti interessati e le parti economiche e sociali, da
poter rivedere e migliorare gli obiettivi e le strategie proposte.
3.2 Le politiche sulle connessioni di trasporti e di comunicazione
Nel DPEFR viene ripetuto quanto già realizzato nel corso degli anni per le
infrastrutture; tuttavia, manca qualsiasi strategia finalizzata alla connessione con le reti
di interesse nazionale e comunitario e quelle di interesse regionale. Manca inoltre
qualsiasi riferimento al processo di integrazione dei vettori e dei servizi ai fini di una
maggiore funzionalità del sistema e di un trasporto sostenibile. E' assente qualsiasi
strategia per favorire l’integrazione fra le infrastrutture viarie e le reti ferroviarie con i
nodi di trasporto: aeroporti, porti, e stazioni ferroviarie.
Il riferimento fatto alle reti di grande comunicazione come all’Alta Capacità Ferroviaria
Battipaglia – Reggio Calabria, all’ammodernamento della SS106/E90 e al
completamento della A3 non esplicita lo stato di realizzazione delle opere e non
chiarisce quali sono le tappe programmate nel periodo 2005-2008 per il raggiungimento
della loro piena qualificazione. Inoltre, manca una visione strategica del settore che
porti ad un miglioramento della qualità e del funzionamento delle infrastrutture di
trasporto, soprattutto per quanto concerne il Porto di Gioia Tauro e la Logistica. I servizi
di trasporto a lunga percorrenza sia ferroviari sia del trasporto aereo non sono presi in
considerazione per aumentare la quantità e la qualità degli stessi. Il trasporto Pubblico
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Locale viene completamente trascurato se non per gli interventi relativi al Piano
Autobus e alla qualificazione dei mezzi per il trasporto ferroviario regionale. Inoltre,
viene trascurata anche la parte interessante l’attuazione della legge regionale e la
riforma del settore ed il trasferimento delle funzionni agli Enti locali. L’attuale sistema
del TPL comporta una consistente lievitazione dei costi per la gestione di servizi
scarsamente integrati con bassissima qualità che ai fini del bilancio regionale
meriterebbe una profonda riforma nell’offerta e nella gestione.
Non è adeguatamente esplicitata l’esigenza anche temporale per l’approvazione del
PRT per poi pervenire alla rimodulazione dell’APQ infrastrutture dei trasporti. La
rimodulazione dell’APQ deve puntare al riequilibrio modale in quanto è fortemente
sbilanciato a favore della modalità stradale.
Nessun riferimento viene fatto alla sicurezza dei vettori di trasporto, alla sicurezza
stradale con particolare riferimento alla SS106/E90
Il DPEFR non fa alcun riferimento all’indice di qualità delle infrastrutture di trasporto
calabrese che è molto basso anche a causa della scarsa manutenzione, in particolare per
quanto concerne le strade di interesse nazionale, regionale, provinciale e comunale.
3.3 Le politiche di valorizzazione dei beni culturali
E’ ripetuta in parte la strategia del POR Calabria senza l’indicazione degli obiettivi.
Manca qualsiasi riferimento ai grandi attrattori e alla concentrazione e integrazione delle
risorse ai fini di un’adeguata valorizzazione dei beni culturali. Quanto contenuto nel
DPEFR relativamente all’’APQ e al PIS Beni Culturali non è corrispondente ai reali
processi in atto nel settore. Il PIS Beni Culturali non risulta essere approvato né per i
contenuti né per le procedure. L’APQ è privo di strategia e gli interventi previsti sono
puntuali e orientati principalmente alla conservazione e non alla valorizzazione e alla
fruizione dei Beni Culturali. Anche in questo caso, manca qualsiasi riferimento alle
politiche per il periodo 2005-2008
3.4 Le politiche per le città e gli assetti urbani
Manca una convincente strategia per consolidare e migliorare il tessuto urbano e sociale
delle città calabresi. In particolare, non è chiaro dal documento come le città stesse
possano assolvere alla funzione di centri decisionali nelle scelte per la politica dei
servizi nel tentativo di renderle più competitive, migliorare la qualità della vita e
sviluppare le azioni per una maggiore coesione sociale. Nessuna scelta viene compiuta
per combattere l’abusivismo edilizio e l’elaborazione dei Piani Territoriali di
Coordinamento sia a livello regionale che provinciale e dei Piani Urbanistici, nonché dei
Piani Urbani del Traffico o della Mobilità
L’APQ sulle Emergenze Urbane e Territoriali per il finanziamento del nucleo di opere
compreso nel programma della cittadella regionale oltre a non essere stato concertato
con il partenariato istituzionale economico e sociale; non è, inoltre, esplicitata la sua
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attuazione per il periodo 2005-2008. Anche il PIS “ORESTE”, finalizzato al recupero
dei centri storici di pregio, non è stato concertato con le parti economiche e sociali. Non
sono descritti gli obiettivi e le strategie a favore dei centri storici e, nella sostanza,
sembra che le risorse per il finanziamento degli interventi saranno attinti dall’azione 5.1
che era specificatamente orientata per finanziare i PIT.
3.5 Le politiche di sviluppo dei servizi
Non è esplicitata la strategia per assicurare la qualità e la quantità dei servizi a rete.
Nessun riferimento viene fatto alla carta dei servizi per dare certezza ai diritti dei
cittadini in particolare per quanto riguarda la regolarità e la fruibilità dei servizi. Non si
condivide l’affermazione che i servizi a rete debbano sopravvivere senza il contributo
pubblico eliminando cosi di fatto la socialità e l’universalità degli stessi servizi di
pubblica utilità e inserendo in modo completo la privatizzazione degli stessi. Ancora
non sono esplicitate le azioni che la Regione intende attuare per il recupero dei ritardi
citati, ma non esplicitati, per ogni singolo servizio o settore. CGIL, CISL e UIL
manifestano la loro contrarietà alla privatizzazione dei servizi di Pubblica Utilità e
rivendicano l’economicità e la trasparenza nella gestione allo scopo di garantire
l’usufruibilità a tutti cittadini.
3.6 L’azione a favore del Ciclo Integrato delle Acque
E’ riconfermato il rilievo strategico delle risorse idriche in Calabria affidando la
soluzione delle problematiche all’attuazione dell’unico strumento esistente di
Programmazione costituito dall’Accordo di Programma quadro “ Ciclo Integrato delle
Acque”, sottoscritto nell’anno 99. Vengono riportate meccanicamente le linee di
intervento previste nello stesso APQ senza evidenziare le criticità e le azioni per
superarle. Lo stato dell’arte evidenziato è molto superficiale poiché non esplicita le
azioni per attuare la finanza di progetto per il completamento degli invasi e delle reti
primarie, soprattutto a seguito dell’Accordo Integrativo raggiunto fra Regione e
SORICAL. Manca qualsiasi riferimento all’attuazione della convenzione e al Piano di
Investimenti quinquennali da codecidere con SORICAL e gli ATO al fine di migliorare
il servizio . In particolare, il documento è carente sui punti seguenti:
-
riferimenti allo stato dell’ordinamento gestionale degli ATO per pervenire alla
gestione unica del Ciclo Integrato e per garantire un servizio continuo e di qualità,
sia per la distribuzione della risorsa idrica sia per il funzionamento della
depurazione;
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riferimento allo stato dell’attività di depurazione; questo punto è rappresentato in
modo inadeguato, soprattutto perché non viene fatto alcun accenno alla modalità di
gestione;
Si rileva inoltre, che l’inadeguata gestione dei depuratori aggiunta allo scarso numero dei depuratori in funzione - è causa di forte inquinamento delle acque marine,
penalizzando fortemente la fruibilità di alcune coste marine e quindi l’intera economia
turistica.
3.7 Le politiche per lo smaltimento dei rifiuti
Il documento riporta la strategia del Piano dei Rifiuti regionale e, purtroppo, non
affronta i gravi ritardi nel piano di attuazione dello stesso. In particolare, l’attuazione del
Piano Regionale dei Rifiuti è ancora in forte ritardo per la realizzazione di un sistema di
raccolta differenziata. E’ assente, inoltre, qualsiasi indicazione di politica volta alla
riduzione della produzione dei rifiuti e, nel complesso, si ha difformità con la decisione
di realizzare il raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro. Infatti, il PRR prevede
la realizzazione di due termovalorizzatori: uno nell’area di Cosenza, l’altro a Gioia
Tauro. Gli obiettivi del PRR sono in discussione per i forti ritardi accumulati e per la
difformità di decisioni nell’attuazione. La raccolta differenziata dei rifiuti è quasi
inesistente in tutto il territorio regionale. Tutto ciò non traspare nel DPEFR e viene
rappresentata una situazione di apparente progressività nell’attuazione della
programmazione.
3.8 La politica energetica regionale
La strategia è poco esplicitata e gli obiettivi non sono individuabili. Manca un’azione
verso la produzione di energie rinnovabili e le scelte e le azioni sono assunte al di fuori
del Piano Energetico Regionale. Il PER, dopo un anno della presentazione in
Commissione Consiliare, ancora non è stato nemmeno preso in esame. Nel contempo, il
Governo regionale dà assenso per la costruzione di nuove centrali a metano e a
biomasse nell’ambito del territorio regionale e soprattutto nell’area di Gioia Tauro che
sarà sottoposta ad una forte pressione dal punto di vista ambientale, in contrasto alle
tendenze di sviluppo del territorio.
Nessun riferimento viene fatto all’esigenza
dell’approvazione del PER stabilendo un obiettivo temporale. Inoltre, il documento
riporta l’obiettivo di produrre un piano energetico per ogni provincia e, anche in questo
caso, non si evincono le modalità ed i tempi certi della loro realizzazione. Infine, nono
vengono esplicitati per migliorare le linee di condotta dell’energia elettrica e,
soprattutto, del metano allo scopo di migliorare la distribuzione ed eliminare i disservizi
ed i carichi di rottura.
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3.9 Le politiche per l’impresa e il capitale umano
Il settore agricolo
Nel documento, parte prima, si evidenzia l’importante ruolo economico del settore
agricolo nell’ambito regionale e, tuttavia, sono emersi nel corso degli ultimi anni
tendenze di riduzione della ricchezza prodotta (PIL) da tale settore. Pertanto, è
immediato condividere la necessità di rafforzare e modernizzare tale settore nel
tentativo di renderlo più competitivo e fonte di maggiore ricchezza economica ed
occupazionale. Tuttavia, il documento non esplicita pienamente la strategia per lo
sviluppo complessivo del settore se non per la parte affidata al POR Calabria. Gli
obiettivi di sviluppo non sono sufficientemente e analiticamente esplicitati.
CGIL; CISL e UIL ritengono necessaria, quindi, un’adeguata strategia che vada oltre
quanto deciso nel POR per superare i limiti strutturali del settore che stanno portando
sempre più ad una riduzione della superficie coltivata ed al ridimensionamento delle
aziende. Ritengono, inoltre, necessaria una maggiore e migliore esplicitazione della
strategia per il settore agroindustriale al fine di valorizzarlo adeguatamene. Infatti, deve
essere chiara la strategia a sostegno delle attività in crescita e per il raggiungimento di
un maggiore grado di internazionalizzazione dei prodotti. Un altro problema riguarda il
processo di continuo spopolamento ed abbandono delle zone rurali interne
aggravandone la situazione sia da un punto di vista ambientale e di assetto
idrogeologico del territorio che dal punto di vista economico e occupazionale.
Purtroppo, il DPEFR fa riferimento al Piano di Sviluppo Rurale regionale senza
evidenziare le azioni per limitare il predetto spopolamento e produrre una maggiore
coesione territoriale e sociale. Nel documento non si affronta adeguatamente il problema
dei ritardi nell’attuazione del FEOGA e sulle azioni per l’approvazione e l’attuazione
dei PIAR e dei PIF. Mancano anche adeguati ed approfonditi riferimenti al settore della
zootecnia e della pesca che necessitano di apposite strategie e linee di azione per
superare le numerose problematiche esistenti. CGIL, CISL e UIL condividono che il
settore agricolo, in particolare l’agroalimentare, debba essere assunto come priorità per
lo sviluppo dell’economia regionale e per questo ritengono un maggiore sostegno alle
filiere di imprese e agli interventi nelle zone rurali interne. Particolare attenzione deve
essere posta anche alla crescita delle piccole e medie imprese, quasi tutte a conduzione
famigliare, per sostenerle nell’innovazione organizzativa e nella produzione al fine di
acquisire nuovi mercati e ampliare le aziende.
Il settore forestazione
CGIL, CISL e UIL denunciano il fatto che, nonostante la recente importante vertenza
dei Forestali Calabresi, nel DPEFR non è stato preso in considerazione il settore della
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forestazione. Esso invece merita l’attenzione necessaria per pervenire alla concreta
programmazione per la salvaguardia del patrimonio ambientale e naturale, l’assetto
idrogeologico del territorio e soprattutto per rendere produttivo il settore della
forestazione, collegandolo prioritariamente alle attività produttive del territorio montano
e rurale, in particolare alla filiera del legno. E’ indubbia l’importanza e la valenza
strategica del patrimonio forestale calabrese sia per quanto concerne i livelli
occupazionali e la coesione sociale delle zone interne che per il valore economico e
ambientale per le attività produttive economiche e turistiche ad esso collegate. CGIL,
CISL e UIL ritengono urgente l’elaborazione di un Piano Pluriennale della Forestazione
Calabrese i coerenza con gli indirizzi europei e nazionali per l’attuazione delle azioni
nel campo della forestazione produttiva, protettiva e conservativa in modo tale che
anche questo settore acquisisca la funzione di volano di sviluppo dell’economia
regionale.
Industria, commercio ed artigianato
Il DPEFR non esplicita un’adeguata strategia per il superamento dei limiti strutturali
della struttura produttiva industriale della Calabria che è composta di piccole e
piccolissime imprese. Le imprese calabresi sviluppano la loro attività in modo isolato,
con scarso sbocco sui mercati, soprattutto internazionali, e senza una rete di servizi di
sostegno. Le scelte strategiche, secondo CGIL, CISL e UIL, dovranno comprendere la
costruzione e il sostegno alle reti d’imprese, all’agglomerazione e alla costruzione dei
distretti industriali per avere tutti i vantaggi in termini di servizi, di relazioni, della
ricerca, dell’innovazione e della formazione. La Regione Calabria ha disatteso la
strategia del POR Calabria per quanto concerne la crescita di questo importante
comparto. Il POR si pone l’obiettivo di modificare, innovare e rendere più forte la
struttura produttiva della Calabria. Nel DPEFR non si fa alcun riferimento alla
razzionalizzazione degli incentivi alle imprese e si continua a perseverare in interventi a
pioggia con strumenti generalisti senza controlli e monitoraggi sui risultati. La Giunta
non fa alcun riferimento all’utilizzazione e attuazione dei nuovi strumenti di
incentivazione come i PIA e ai nuovi strumenti di attrazione di investimenti come i
Contratti di Localizzazione. Manca qualsiasi accenno ai mancati risultati che dovevano
essere realizzati con la 488/92 e con la legge Sabatini e alla loro efficacia in Calabria.
Il Contratto di investimento regionale, per come è strutturato, nega la linea per la
promozione di sistemi produttivi locali e delle filiere produttive che è volta
“all’integrazione di filiera, da realizzarsi con interventi sia a monte (con riferimento al
sistema della ricerca, dell’innovazione e dei servizi), sia a valle (in particolare con il
sistema della distribuzione e commercializzazione, attraverso azioni di collegamento tra
realtà produttive di territori diversi, anche in una logica di integrazione transnazionale).
Infatti, l’obiettivo generale di tale strumento è quello di favore i soli investimenti in
macchinari, fabbricati e attrezzature. Mentre lo stesso dovrebbe favorire la realizzazione
di progetti integrati che comprendano non solo investimenti di tipo industriale, ma
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anche l’avvio di centri e progetti di ricerca, attività di formazione e riqualificazione del
personale, la realizzazione di sistemi logistici e di strutture ed attrezzature per
l’approvvigionamento e la distribuzione fisica delle merci e per la gestione dei servizi
connessi; la realizzazione di reti telematiche che consentano l’accesso a servizi
innovativi, a servizi di assistenza e ad altre informazioni offerte da imprese appartenenti
alla stessa filiera produzione-distribuzione o a settori economici collegati.
Il “sistema” Turistico
Il settore turistico in Calabria deve necessariamente avere maggiore attenzione in quanto
esprime una forte potenzialità di sviluppo economico ed occupazionale. Il documento
riporta tutta una serie di interventi senza tuttavia valutare nei dettagli gli effetti reali di
tali interventi e le modalità per un loro successivo miglioramento. IL DPEFR conferma
solo in parte la strategia del POR Calabria che ad oggi nell’attuazione pratica è stata
completamente travisata. Difatti, a distanza di quattro anni dall’attuazione del POR, non
sono stati individuati i Sistemi Turistici Locali e tutte le azioni di miglioramento
dell’ospitalità alberghiera e extra alberghiera e della promozione vengono realizzate
indistintamente in tutto il territorio regionale. Potremmo dire che la Calabria è un unico
Sistema Turistico senza però coglierne i vantaggi e le opportunità. La collaborazione
fra il Pubblico e il privato non si realizza per nessuna delle azioni a partire della cultura
dell’ospitalità, alla realizzazione dei servizi secondari ( garanzia dell’erogazione della
risorse idrica, arredo urbano, balneabilità delle acque, raccolta dei rifiuti, intrattenimenti
diurni e notturni). La Regione ripete gli interventi a pioggia che non permettono di
agire nell’ambito della programmazione e che non creano effetti nè sul piano
dell’allungamento della stagione turistica né sul piano dell’aumento delle giornate di
permanenza. Anzi, nell’ultimo periodo la tendenza del turista “morde e fugge” sta
portando ad ulteriori riduzione delle giornate di permanenza. Il DPEFR non evidenzia
alcuna strategia per integrare la programmazione turistica con i servizi di trasporto a
lunga percorrenza e locale e la valorizzazione e la fruizione dei Beni Culturali. E’
totalmente assente la strategia per l’emersione del turismo rappresentato dalle seconde
case. Nessuna valutazione viene avanzata sui grandi attrattori turistici e culturali al fine
di aumentare anche per questa via il turismo internazionale. Nel DPEFR non sono
rappresentati, se pure in sintesi, i dati della permanenza e della provenienza dei turisti
che molto probabilmente sono cambiati di poco rispetto all’analisi ex ante del POR
Calabria. E’ completamente assente il riferimento al turismo termale che pure in
Calabria e presente con strutture di discreta importanza.
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3.10 Le politiche dell’istruzione, della formazione e della ricerca
Viene meccanicamente ripetuta la strategia europea e nazionale sulle politiche attive
(formazione ed istruzione) per il lavoro senza poi individuare le azioni e gli strumenti
per renderla operativa a livello regionale. Riteniamo che la valorizzazione delle risorse
umane costituisca, molto più di un tempo, una vera e propria condizione per un
significativo e duraturo sviluppo economico e l’ammodernamento della società e
dell’economia Calabrese. Tale primario obiettivo deve essere trasformato in azioni
concrete ed incisive per realizzare un efficace sistema integrato della formazione,
dell’istruzione e dell’università in grado, soprattutto, di sostenere e valorizzare tutte le
risorse umane in funzione dell’innovazione e della progettualità. E’ necessario
esplicitare chiaramente che le risorse umane e professionali sono la forza motrice
trainante dello sviluppo per fare uscire la Calabria dalle condizioni di arretratezza in cui
si trova. E’ per questo che occorre una strategia chiara e la massima coerenza delle
istituzioni nell’attuazione. Diversamente dall’azione della Giunta regionale che ha
separato l’ Assessorato al Lavoro e alla Formazione in due assessorati distinti, con sedi
in locali diversi vanificando anche per questa via la strategia dell’Asse III Risorse
Umane del POR Calabria. L’attuazione della strategia del FSE è affidata a tre distinti
Assessorati e non ad un solo. L’istituzione del Coordinamento, più volte menzionato,
non ha le condizioni e la forza per recuperare l’unicità della strategia dell’Asse.
Le azioni di sistema dell’Asse III Risorse Umane presentano forti ritardi nell’attuazione,
dopo quattro anni, in particolare la misura 3.1 Servizi per l’Impiego, misura 3.5
Adeguamento del Sistema della Formazione Professionale e dell’Istruzione, misura 3.10
Adeguamento delle competenze della Pubblica Amministrazione 3.13 Promozione della
Partecipazione Femminile al Mercato del Lavoro e la 3.16 Sistema Regionale per la
Ricerca e l’Innovazione. IL DPEFR, anche se fa riferimento al Piano Regionale per
l’Innovazione, non esplicita le strategie per il trasferimento di tecnologie e processi
innovati nei diversi settori dell’economia regionale e nelle imprese. Inoltre, manca un
riferimento esplicito sulla strategia della società dell’informazione e le linee di
intervento per fare aumentare la domanda di servizi sia dal settore pubblico che da
quello privato.
Programmazione Negoziata
Il DPEF non fa alcun riferimento:
-
alla programmazione negoziata che in Calabria è molto diffusa e rappresenta
uno dei processi più importanti per lo sviluppo e la crescita
dell’occupazione: 12 Patti Territoriali, due Contratti d’Area, diversi Contratti
di programma, di cui alcuni in itinere, e tre Accordi di Programma;
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all’utilizzo delle risorse delle aree sottoutilizzate, se non per gli APQ, e al
Contratto di Localizzazione;
all’elaborazione del Piano di Sviluppo Regionale e del Quadro di
Coordinamento Territoriale che sono strumenti di programmazione quadro
indispensabili per le politiche di sviluppo della Calabria.
Il Governo regionale non fa riferimento agli strumenti di progettazione integrata (PIS,
PIAR, PIF PIT, PSU) che servono ad attivare lo sviluppo su tutto il territorio regionale
e dal basso, sui quali
ha maturato eccessivi ritardi nell’implementazione e
nell’attuazione. Essi richiedono un forte coordinamento e una forte concertazione fra
soggetti istituzionali e economico–sociali per lo sviluppo di filiere di produzione, delle
aree rurali e dei territori, per dare risposte ai problemi dei settori dell’economia, e in
particolare per rafforzare le funzioni e ruoli delle città.
La Giunta regionale, secondo CGIL, CISL e UIL, dovrà impegnarsi a dare continuità
all’attuazione dei PIT ed a proporre un coordinamento di tutti gli strumenti per lo
sviluppo dal basso in modo di incidere efficacemente nella crescita economica e sociale
del territorio Calabrese. Ancora, la Giunta regionale dovrà chiarire le azioni in
programma per il recupero dei ritardi nell’attuazione dei PIT avendoli pensati come
strumenti di sviluppo del territorio calabrese anche oltre il 2006 canalizzando risorse
ordinarie e straordinarie. I PIT rivestono particolare importanza perchè hanno portato i
Comuni ad agire come motori di autorganizzazione delle società locali, rafforzando la
dotazione di capitale istituzionale e in minor misura di quello sociale. La funzione dei
PIT è essere strumento per lo sviluppo dal basso e condiviso e come motori di spesa dei
Fondi.
CGIL, CISl e UIL propongono l’articolazione di seguito riportata per una esposizione
trasparente e comprensibile:
Strategia culturale e formativa
PROMOZIONE DEL SISTEMA INTEGRATO ISTRUZIONE – FORMAZIONE - LAVORO
Nel DPEF si fa riferimento solo all’Asse III Risorse Umane del POR Calabria sganciato
da qualsiasi riferimento ai Piani formativi provinciali, regionali e alle esigenze
formativi e istruzione integrati per superare l’attuale livello di l’autoreferenzialità.
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Educazione, istruzione, diritto allo studio.
Il DPEF non fa alcun riferimento per:
-
l’edilizia scolastica;
il sistema universitario calabrese.
3.11 Le politiche del lavoro
Il documento riporta meccanicamente le azioni svolte negli anni passati senza, tuttavia,
una valutazione qualitativa degli effetti prodotti da tali interventi. Non viene riportata
alcuna valutazione sull’impatto occupazionale ottenuto dagli interventi sostenuti e
realizzati con la compartecipazione di finanziamenti pubblici e sull’ efficacia degli
strumenti attivati per l’emersione del lavoro sommerso. Nessuna valutazione viene data
sul periodo futuro 2005-2008. Non viene, inoltre, fatta alcuna analisi sul funzionamento
del mercato del lavoro calabrese e sull’attuazione della legge reginale n. 5 e le politiche
attive per la creazione di nuovi posti di lavoro.Il DPEF non affronta l’esigenza di:
- del Piano Regionale per il Lavoro che definisca le strategie, gli obiettivi, gli
strumenti di intervento e il relativo programma finanziario;
- dell’attuazione del programma pluriennale, con risorse finanziarie certe, per lo
svuotamento del bacino dei LSU e LPU.
PROGETTI SPECIALI
CGIL, CISL e UIL ritengono indispensabile un Piano Regionale per la legalità e la
sicurezza del territorio a partire dal Piano per la legalità previsto dal POR Calabria e
dall’APQ “ Sicurezza e Legalita’. La sicurezza è uno dei problemi principali che
ostacolano l’attrazione e l’insediamento di nuove attività produttive e condiziona
pesantemente la concorrenza nei mercati locali per la fornitura delle merci e dei servizi.
La criminalità e l’illegalità in alcuni casi condizionano fortemente il funzionamento
della Pubblica Amministrazione e quindi il Governo del territorio, tanto è che le
intimidazioni nei confronti dei rappresentanti istituzionali e dei Sindaci sono continue e
diffuse. Occorre porre la giusta attenzione e l’impegno da parte di tutte le istituzioni
per decidere strategie, linee d’azione e obiettivi per sviluppare il giusto contrasto alla
micro come alla macro criminalità.
Pertanto, il DPEFR dovrebbe contenere necessariamente come progetto speciale:
-
la lotta alla criminalità e alla illegalità che risultano essere fra i principali
limiti allo sviluppo civile, democratico ed economico della Calabria.
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Strategia istituzionale e amministrativa regionale
SVILUPPO SISTEMA AUTONOMIE LOCALI E DIFESA DEL CITTADINO
Il DPEF non prevede:
- azioni di sistema regione – enti locali;
- attività istituzionali;
CGIL, CISL e UIL ritengono necessarie regole per favorire la convergenza operativa
dei soggetti istituzionali, economici e sociali. Il Governo regionale deve assumere come
metodo di Governo la concertazione sulla programmazione regionale nei vari settori
dell’economia e servizi, in particolare per quanto concerne il documento di DPEFR e la
legge finanziaria regionale.
SVILUPPO DELL’ORANIZZAIZONE REGIONALE
IL DPEF non prevede iniziative di innovazione della Pubblica Amministrazione:
-
non coordina a livello regionale il Piano Nazionale e-governament con gli Enti
Locali per un Piano d’azione regionale;
Non sta sviluppando alcuna azione per implementare la domanda di innovazione
nè nel sistema produttivo privato né nella pubblica amministrazione.
Non si pone l’obbiettivo di utilizzare stabilmente le risorse umane e immateriali
derivante dal progetto EX-TELCAL puntando alla messa sul mercato dei servizi
realizzati.
ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEGLI UFFICI REGIONALI
Nel DPEF non c’è alcun accenno alle politiche per il personale:
-
-
riorganizzazione degli uffici in funzione delle nuove competenze date dalla
Bassanini e dall’attuazione della legge regionale 34 che regola il trasferimento
delle funzioni agli Enti Locali;
Programma di qualificazione del Personale;
Innovazione e sistema di controllo con l’istituzione dei centri di costo.
La scelta della Giunta regionale di non attivare momenti di confronto e di
concertazione con le parti sociali ed economiche sulle linee d’indirizzo prima, e sulle
scelte del DPEFR dopo, non garantisce la giusta attenzione per il raggiungimento degli
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obiettivi di governo dell’economia calabrese. Tutto ciò ci costringe a supporre che si
vuole procedere all’approvazione di un DPEFR che non solo è stato presentato con
ritardo ma che difficilmente assolverà alla funzione strategica e di raccordo fra i vari
livelli di programmazione e la legge finanziaria regionale 2005. CGIL, CISL e UIL
rilevano l’assenza di correlazioni fra il DEFR e la legge di previsione 2005.
Catanzaro 7/01/2005
I Segretari Generali
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CISL
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