DA CORNUS A THARROS: UN TREKKING LUNGO LA COSTA DEL SINIS ALLA SCOPERTA
DELLA NATURA PRESENTE E SULLE TRACCE DEL PASSATO
Le città di Cornus e Tharros
Gli studi realizzati da archeologi e storici ci danno una immagine della costa centro-occidentale
come area di forte presenza umana in molti periodi della preistoria e della storia della Sardegna:
basti pensare alla folta presenza di insediamenti nuragici o alla presenza di 4 città prima
cartaginesi e poi romane: Cornus, Tharros, Othoca (oggi Santa Giusta), Neapolis (Santa Maria di
Nabui).
Cornus fu fondata dai Cartaginesi alla fine del VI secolo a.C. sul pianoro di Corchinas, una
posizione protetta naturalmente e fortificata con mura; la città si estendeva anche sull'altipiano di
Campu 'e Corra, in cui si trovavano il foro ed altri edifìci pubblici.
La città doveva essere il centro più importante nel Montiferru (fu definita dallo storico Tito Livio
come capitale della sua regione), un’area ricca di risorse naturali: boschi, pascoli, terreni fertili,
acque abbondanti, ferro; ma oltre ad essere un importante centro agricolo, fondava la sua
economia anche sull'artigianato e sui commerci, particolarmente con l'Africa.
Cornus ebbe una vita molto lunga: circa 1500 anni, dal periodo punico a quello bizantino.
La nascita di Tharros fu precedente, come insediamento fenicio già alla fine dell’VIII secolo a.C. in
un’area interessata da precedenti insediamenti nuragici. Dal VI secolo a.C. tutta l’isola è investita
dall’interesse territoriale di Cartagine: la città si amplia e diviene una delle città più importanti del
mediterraneo.
La felice posizione del sito spiega la più che millenaria storia della città, posta com’era a controllo
delle coste del Sinis e dell’Oristanese e quindi delle due grandi vie naturali di penetrazione verso
l’interno, il Campidano verso sudest e la valle del Tirso verso nordest. Prima sede politica del
giudicato di Arborea, Tharros non riuscì però a sottrarsi a una irreversibile decadenza fino al suo
definitivo e ufficiale abbandono al cadere dell’XI secolo voluto dal Giudice d’Arborea a causa
dell’insabbiamento del porto, con il trasferimento della sede arcivescovile e della popolazione
verso il sito di Oristano.
Nell’alto medioevo sia Cornus che Tharros furono tra i primi centri di diffusione del cristianesimo in
Sardegna, con sviluppo di insediamenti paleocristiani importanti.
A Cornus l’insediamento di Columbaris, sede vescovile, di cui abbiamo già detto; a Tharros il
complesso paleocristiano di San Marco nei pressi delle terme settentrionali, di cui restano poche
tracce tra cui una vasca battesimale risalente al V-VI secolo d.C. (contemporanea al primo
impianto della Chiesa di San Giovanni in Sinis edificata nei pressi della necropoli settentrionale).
Anche Tharros fu sede vescovile, inizialmente con la basilica di San Marco, successivamente
presso la chiesa di San Giovanni di Sinis.
Quali erano i rapporti tra le due città di Tharros e Cornus? Antiche carte descrivono rapporti molto
burrascosi, con reciproche distruzioni, a causa delle donne di Cornus, molto belle ma impudiche,
che provocavano i giovani delle altre città e specialmente di Tharros. Si tratta in effetti delle famose
“Carte di Arborea”, un clamoroso caso di falsificazione, ritenute per molti anni come autentiche nel
1800 anche da archeologi e storici; non sappiamo quali fossero in realtà questi rapporti; si ritiene
che parte del territorio di Cornus sia passato a Tharros con l’avvento di Roma, che volle punire la
città capofila della resistenza al suo dominio.
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La litoranea occidentale ed i collegamenti costieri
Di certo le due città erano collegate dalla strada romana litoranea occidentale che proveniente da
Turris Libisonis (Porto Torres) toccava Bosa, Cornus, Tharros, Othoca (Santa Giusta)
proseguendo poi per Carales (Cagliari).
Un miliario stradale romano in arenaria rinvenuto presso San Giovanni di Sinis, riporta il nome
della strada: “a Tharros – Cornus”, mentre all’itinerario Antonino (II-III secolo d.C.) dobbiamo la
distanza che separava Tharros da Cornus: 18 miglia romane, pari a circa 27 chilometri. Della
strada restano poche tracce ed il ponte sul Riu Ozzana mentre per il tracciato intermedio tra le due
città vi sono differenti ipotesi. Considerando che in linea d’aria la distanza tra i luoghi di
insediamento delle due città è di circa 23 km, doveva trattarsi comunque di un percorso molto
diretto che tagliava il Sinis diagonalmente superando gli ostacoli costituiti dalle dune di Is Arenas
che si addentravano nel territorio per parecchi km, dallo stagno di Cabras e da altri stagni minori.
Doveva però esistere anche un collegamento costiero tra le due città, passante per l’area di Capo
Mannu, nei cui pressi si trovavano importanti saline e dove è stato localizzato dalla ricerca
archeologica un importante porto nella Cala Su Pallosu, che probabilmente serviva entrambe le
città.
Il percorso che proponiamo vuole unire i luoghi delle due città, prima puniche e poi romane, che
hanno occupato i vertici opposti della penisola del Sinis.
E’ un trekking lungo la costa che ci permetterà di conoscere realtà suggestive: spiagge, stagni,
torri costiere e le panoramiche falesie.
Prima tappa: da Cornus a Su Pallosu (15,3 km)
 Primo tratto: da Cornus al ponte romano (2,8 km)
Punto di partenza la borgata di Torre del Pozzo, base per la salita verso Cornus, lasciando alla già
vista passeggiata archeologica il compito di farci conoscere il sito di Columbaris.
Dall’incrocio che porta alla Torre, si sale lungo la via Sas Renas, verso la località Campu e Corra.
Percorsi circa 700 metri ci troviamo sull’altipiano dove possiamo notare la vasta area pianeggiante
dove probabilmente esisteva il foro della città con gli edifici e monumenti più importanti, mentre il
colle di Corchinas doveva ospitare l’acropoli con le strutture difensive.
Il sentiero panoramico che ci accompagna in salita e discesa, permette di comprendere con lo
sguardo tutto il percorso che ci porterà a Su Pallosu: la spiaggia e la pineta di Is Arenas, una prima
torre, poi spiagge con alle spalle insediamenti, fino all’isoletta di Sa Tonnara che individua il
termine della prima tappa.
Ritornati alla statale la si attraversa e si imbocca, all’incrocio con la via Sa Tonaria, un minuscolo
sentierino un po’ infrascato che ci porta in direzione del mare e poi restando al bordo del terrazzo
marino, in direzione di Is Arenas. All’altezza del chiosco all’inizio della lunga spiaggia, si ritorna
verso la statale e si raggiunge il ponte romano seguendo la descrizione della passeggiata
archeologica. Il ponte ad unica arcata fu edificato lungo la via che collegava Cornus con Tharros
ed è transitabile pedonalmente.
 Secondo tratto: dal ponte romano alla torre Scab ‘e Sali (8,2 km)
Superato il ponte si segue la recinzione del campeggio Bella Sardinia, fino a raggiungere la strada
asfaltata sulla destra che porta agli altri due campeggi della zona e che si segue fino ad un ampio
parcheggio (si possono utilizzare le due sterrate parafuoco laterali: siamo già all’interno della
pineta). Da qui si accede con una passerella in legno alla spiaggia di Is Arenas che si percorre fino
al suo termine, a 6,5 km dal ponte romano.
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Si segue ora il canale artificiale
che collega lo stagno di Is Benas
al mare; lo stagno ha una
superficie di 120 ettari ed ha
acque salmastre, mancando un
emissario naturale.
Al termine del canale una
passerella permette di passare
sull’altro lato: qui si risale lungo la
traccia parallela al canale al
confine tra la vegetazione ed i
campi coltivati, riportandosi in
direzione del
mare, che si
raggiunge alti sulla falesia. Si
prende poi la sterrata al bordo
della falesia, che porta alla torre di
Scab ‘e Sali (Scala ‘e Sale nelle
carte IGM).
Il mare qui è splendido; se ne può intuire la
forza enorme che si sprigiona durante il
maestrale constatando l’erosione della falesia
al di sotto della torre che ha ormai una parte
della base sospesa nel vuoto. Dalla torre si
vedono verso nord-est le torri su Puttu e
Pittinuri, verso ovest la torre di Capo Mannu.
 Terzo tratto: dalla torre a Su Pallosu (4,3
km)
Si segue ancora per circa un km la sterrata
lungo la falesia che qui è alta una decina di
metri; poi si scende verso la spiaggia di Sa
Rocca Tunda che si percorre completamente.
Al suo termine incontriamo una zona umida, il
Pauli Marigosa, che si costeggia sul lato nord parallelo alla linea di costa, si supera l’approdo con
pontile mobile e si giunge alla spiaggia di Su Pallosu.
Questa spiaggia ha oggi una certa notorietà per via della colonia di gatti che vivono a pochi metri
dalla spiaggia.
Koracodes Portus
Il Korakodes Portus, è documentato nella “Geografia” di Tolomeo, il grande geografo greco
dell’antichità, che lo posiziona a nord di Tharros e a sud di Bosa. Alcuni autori hanno ritenuto che
questo porto fosse situato nelle cale di S’Archittu o Santa Caterina, in funzione della città di
Cornus. Sulla base delle coordinate geografiche date da Tolomeo il porto dovrebbe invece trovarsi
nella zona di Capo Mannu.
Cala Su Pallosu è attualmente la localizzazione più accreditata, per una convergenza di motivi:
parziale protezione dalla forza del mare durante il maestrale; tracce archeologiche di scambi con
altre aree del mediterraneo già da 1500 anni prima di Cristo; ritrovamenti in aree circostanti che
indicano questa come una delle aree più abitate dalla preistoria al medioevo; la presenza della
cala, in numerose carte e portolani (guide per i naviganti) dal medioevo in poi.
Qui erano localizzate importanti saline, con la produzione di uno degli elementi più preziosi del
commercio del passato. La baia di S’Archittu avrebbe invece visto la presenza di uno scalo più
modesto a servizio di Cornus.
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Seconda Tappa: Su Pallosu - Putzu Idu 7,4 km
Aggirato il promontorio di fronte all’isolotto di Sa Tonnara, si percorre la bella spiaggia di Sa
Mesalonga con stagno retrodunale temporaneo. Sullo sfondo il promontorio di Capo Mannu con la
Torre omonima.
Al termine della spiaggia si sale verso
la torre immersi nella macchia
caratterizzata da cespugli di rosmarino
e di ginepro fenicio (guardacaso!).
Il percorso è molto panoramico: alle
nostre spalle è possibile abbracciare
con lo sguardo tutto il percorso finora
fatto, ma anche un lungo tratto di
costa verso Nord, fin oltre Alghero e
Capo Caccia. Ma bisogna prestare
attenzione anche al percorso attuale,
senza avvicinarci troppo al bordo della
falesia: anche questo tratto di costa è
soggetto a frane per l’azione erosiva
del mare e del maestrale.
Simbolo di questa azione erosiva era una scultura di roccia che si poteva vedere poco oltre la
Torre, scendendo un poco verso il mare e soprannominata l’Angelo. A metà marzo 2007, a pochi
mesi dallo scatto di questa foto, la
scultura non esisteva più, come risulta
dallo studio dei processi franosi nelle
coste alte oristanesi realizzato da
Università di Cagliari e Provincia di
Oristano.
Seguendo sempre la bella scogliera di
Capo Mannu, ci dirigiamo verso il Faro e
la vicina Torre Sa Mora. Percorsi circa
300 metri dopo la torre è possibile
scendere verso il mare fino alla
suggestiva baia dove si trova il “molo
dei Tedeschi”, piccolo approdo che
sarebbe stato usato durante la seconda
guerra mondiale per il rifornimento di un
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sottomarino. L’interesse della baia è però costituito dalla parete che la circonda sporgendo verso il
mare: le rocce lavorate dal mare e dal vento sono disegnate con un ricco susseguirsi di ricami.
All’orizzonte si intravede l’isola di Mal di Ventre (errata traduzione di Maluentu, ossia cattivo
vento): è ciò che rimane di un antico ed esteso affioramento granitico il cui disfacimento è
all’origine delle spiagge quarzose del Sinis. Nonostante la distanza di 4 miglia nautiche dalla costa
e la mancanza di acqua, l’isola fu frequentata già dalle popolazioni nuragiche.
Si prosegue lungo la costa la cui altezza si riduce progressivamente, restando sempre frastagliata
in piccole insenature ed isolotti, fino ad arrivare a Porto Mandriola e alla lunga spiaggia di Putzu
Idu.
Alle spalle della spiaggia e del lungomare
si trova la Salina Manna, una salina di
origine naturale costituita da un’ansa
marina rimasta intrappolata tra due
tomboli sabbiosi dovuti al maestrale che
hanno unito Capo Mannu al Sinis. E’ un
grande ambiente ad elevata salinità per
mancanza di apporti di corsi d’acqua, con
una superficie di 90 ettari ed una
profondità massima che non raggiunge il
metro. E’ interessante percorrerne anche
parzialmente i margini o seguire il bordo
della penisoletta che permette di arrivare
al suo centro; in estate e prima delle
piogge autunnali l’ambiente è suggestivo
per il prevalere delle aree ricoperte dal sale ed i riflessi abbaglianti.
Negli ecosistemi di transizione, come gli stagni e le lagune, non è difficile avvistare uccelli, quali i
Fenicotteri rosa, Cavalieri d'Italia, le Avocette, le Pernici di mare, i Pivieri dorati, i Combattenti, i
Gabbiani rosei, le Rondini di mare, i Beccapesci, le Sterne comuni, i Fraticelli e i Mignattini. Tra gli
altri animali che frequentano le zone umide vi sono: il Tarabusino e l'Airone rosso, che in autunno
si alterna con l'Airone cinerino (un'ospite invernale), oltre agli onnipresenti Garzetta, Airone bianco
maggiore, Porciglione, Gallinella d'acqua e Pollo sultano. Tutti animali che approfittano
dell'intricata vegetazione per proteggersi dai predatori come il Falco di palude.
Nel punto più a est della Salina Manna vi sono i resti di una torre: non è l’ennesima torre del
sistema costiero di avvistamento, ma il torrione di guardia posto nella zona dove avveniva
l’accumulo e la pesa del sale.
Al termine della spiaggia si raggiunge la borgata di Putzu Idu, dove si conclude la seconda tappa.
 Terza tappa Putzu Idu – San Giovanni Sinis, Km 22
Si affronta ore la tappa più lunga del percorso, con una distanza da percorrere pari a circa 22
chilometri. A metà percorso si incontra Is Arutas, con un campeggio, quindi nel periodo estivo
sarebbe possibile fare tappa qui, se dotati di una tenda.
Primo tratto: Putzu Idu-Capo sa Sturaggia, km 7
Lasciato Putzu Idu, si incontra S’Arena Scoada; poco dopo le ultime case, si è alla Punta de
S’Incodina, dove inizia la falesia che ci accompagnerà fino a Capo Sa Sturaggia.
In linea d’aria sono circa quattro chilometri di bianche scogliere calcaree alte una ventina di metri,
che si sono formate 10/20 milioni di anni fa (contemporanee quindi dell’Arco di S’Archittu). La
falesia si percorre facilmente su sterrata o su sentierini nella bassa macchia; per molto tempo la
pietra calcarea è stata usata per estrarre blocchi per costruzione. Va segnalato l’interessante
recupero di una di queste cave da parte del Comune di Riola, con la realizzazione a poche
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centinaia di metri dalla costa, di un suggestivo Parco dei suoni, utilizzato per iniziative culturali nei
mesi estivi.
Secondo tratto: Capo Sa Sturaggia - Punta su Bardoni, km 3,7
Superato Capo Sa Sturaggia iniziano otto chilometri (in linea d’aria, ma la costa è ovviamente
molto più lunga) di spiagge tra le più belle della Sardegna: Mari Ermi, Is Arutas, Maimoni.
Percorsi 800 m dal Capo, si arriva a Porto Suedda, con un piccolo molo. Inizia poi la spiaggia di
Mari Ermi lunga 1,5 km caratterizzata da uno stagno retrodunale: si può quindi sceglier di
continuare la sterrata che passa a monte dello stagno o percorrere la bella spiaggia. Mari Ermi è
collegata alla rete stradale principale del Sinis: vi si trovano due chioschi. Poco oltre il termine della
spiaggia si incontra l’agricampeggio Tanca Is Muras, per camper e roulottes.
Da Porto Suedda fino alla laguna di Mistras, posta oltre Capo San MaSan Govanni di Sinis, la
costa confina con l’ Area Marina Protetta Penisola del Sinis-Isola di Mal di Ventre, che si estende
in mare comprendendo anche lo scoglio Il Catalano, per una superficie totale di oltre 25.000 ettari
(info: tel. 0783.3971; sito internet: www.areamarinasinis.it ).
Proseguendo si arriva alla Punta Su Bardoni dove inizia la spiaggia di Is Arutas, una delle
spiagge più famose della Sardegna per via dell'arenile sabbioso formato dai granuli di quarzo
bianco levigati dal mare, originariamente prodotti dalla erosione delle rocce granitiche dell'Isola di
Mal di Ventre. Il nome Is Arutas, fa riferimento alle “grotte”, ossia a ripari sotto roccia esistenti a
nord del punto di arrivo della strada asfaltata utilizzate durante il neolitico, come le vicine Domus
de Janas.
Terzo tratto: Capo su Bardoni -Torre Seu, km 7,1
Si percorre la spiaggia di Is Arutas, senza farsi
tentare dal raccogliere i granelli di quarzo che
costituiscono la spiaggia (le multe sono molto
salate! E poi chi ama l’ambiente sa che lo
dobbiamo lasciare integro); si giunge quindi al
Capo Is Arutas, che chiude a sud la famosa
spiaggia.
Per arrivare alla spiaggia di Maimoni, si può
seguire la sterrata che corre entro un centinaio di
metri dalla costa, oppure seguire le spiagge che
si susseguono. Nella campagna, a 3-400 metri
dalla costa sorgono alcuni nuraghi: sono le
avanguardie verso il mare del poderoso sistema
di nuraghi che occupa il pianoro (50-90 metri di
quota) posto a metà strada tra la costa e lo
stagno di Cabras. “Su Pranu” un’area molto
importante
nel periodo
nuragico,
come
testimoniato da molte decine di nuraghi qui
localizzati, anche se la maggior parte di essi è in
cattivo stato di conservazione.
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Si costeggiano alcune spiagge minori, giungendo poi alla grande spiaggia di Maimoni al cui inizio
vi sono due chioschi attivi nel periodo estivo.
La spiaggia termina alla Punta Maimoni dove il frangersi delle onde sulle rocce frastagliate durante
le mareggiate produce suoni fragorosi che la fantasia popolare ritiene opera diabolica (Maimone è
una divinità della mitologia e cultura della Sardegna, trasformata con l'avvento della Cristianità, in
demone; come maschera del carnevale tradizionale sardo, Su Maimoni simboleggia la miseria, i
vizi, la paura).
Alle spalle di punta Maimoni vi è l’area protetta
dell’oasi di Seu, ora Parco Comunale di
Cabras. Qui la costa alta si sviluppa per una
lunghezza di circa 1000 m a quote comprese
tra i 5 e i 15m sul livello del mare.
Alle spalle della falesia la macchia bassa a
rosmarino, lentisco, fillirea, palma nana, bosco
a pino d'Aleppo Tra gli uccelli la pernice sarda,
il succhiacapre, il gheppio e il piccione
selvatico.
Si superano gli scogli di Caogheddas e si
raggiunge la torre costiera Seu, o Torre del
Sevo o Mosca.
Quarto tratto: Torre Seu – San Giovanni di Sinis, km 4,1
Si percorre un tratto iniziale di costa alta 10-20 metri sul livello del mare, raggiungendo
l’insediamento recente di Funtana Meiga, il cui nome (Funtana medica su carta IGM) si riferisce
ad una fonte benefica ormai sprofondata nel mare. Segue un tratto costiero caratterizzato da un
largo ed esteso campo dunale nel quale specie vegetali adatte alla sabbia si sviluppano fino quasi
al mare.
Seguendo la spiaggia si arriva alla prime case di San Giovanni di Sinis; dopo circa mezzo
chilometro siamo alla località indicata su carta IGM come Tombe romane (sono in atto interventi
di messa in sicurezza e migliore accessibilità dell’area).
Si giunge quindi al termine del
lungo percorso che possiamo far
concludere alla chiesa di San
Giovanni di Sinis il cui primo
insediamento nel VI secolo ne fa
uno dei più antichi monumenti
sardi dell’arte paleocristiana.
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 Visita dell’area archeologica di Tharros e periplo di Capo San Marco
Proseguendo verso Capo san Marco si giunge all’ingresso dell’area archeologica di Tharros,
sempre aperta dall’alba al tramonto (info: tel: 0783-370019; sito internet: www.penisoladelsinis.it).
Interessante anche un giro del promontorio di
Capo san Marco: dall’area archeologica si va
alla
Torre di San Giovanni; proseguendo verso sud,
seguendo la sterrata principale, si sale a un
punto molto panoramico. Si può proseguire fino
al nuraghe Baboe Cabitza e al faro, ma è anche
possibile seguire i sentieri sui due lati del
promontorio con scorci paesaggistici veramente
interessanti sul mare aperto (ad ovest)
sottoposto alle mareggiate del maestrale e sul
mare in genere più tranquillo (mare morto) posto
ad est del promontorio e sulle calette.
 Informazioni
Diamo un elenco di massima, ricordando che
gli alberghi non sono in genere aperti tutto
l’anno; in alcune spiagge vi sono chioschi
dove è possibile pranzare nel periodo estivo.
- Santa
Caterina
Pittinuri:
alberghi,
agriturismi, B&B, ristoranti, alimentari;
- S’Archittu: alberghi, agriturismi, B&B,
ristoranti, alimentari (stagionali);
- Torre del Pozzo: B&B, ristoranti;
- Is Arenas: campeggi;
- Sa Rocca Tunda/Su Pallosu: albergo,
agriturismo; B&B;
- Putzu Idu: albergo, agriturismo, B&B;
ristoranti, alimentari;
- Is Aruttas: camping, agricampeggio;
ristoranti
- Funtana Meiga: ostello comune di Cabras (dal 2012);
- San Giovanni di Sinis: agriturismo, B&B.
Il ritorno al punto di partenza con i mezzi pubblici, non è sempre fattibile.
Solo a luglio ed agosto vi sono corse bus da San Giovanni di Sinis per Oristano, da cui è possibile
il rientro verso le borgate di Cuglieri (info: ARST, tel: 0783-355808).
Traccia dell'itinerario trekking scaricabile da Wikiloc all'indirizzo:
http://it.wikiloc.com/wikiloc/view.do?id=2617475
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CARTOGRAFIA ELABORATA IN PROPRIO A PARTIRE DAI DATI CARTOGRAFICI DELLA REGIONE
SARDEGNA, DEL DATABASE MULTIPRECISIONE
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da cornus a tharros - Associazione Turistica Culturale S`Archittu