Anno LVII - n. 1/2010
Fiamma
che arde
Fiamma che arde
Rivista trimestrale della Congregazione delle Piccole Serve
del Sacro Cuore di Gesù per gli ammalati poveri
Anno LVII
N. 1/2010
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Don Giuseppe Tuninetti
Redattori
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In copertina: Il Volto santo
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“Fiamma che arde” a titolo di collaborazione o di
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non ne tenga conto. Chi lo utilizza per inviare offerte
è pregato di SPECIFICARE SEMPRE LA CAUSALE.
Il presente numero è stato consegnato alle
Poste Italiane di Torino l’11 marzo 2010.
Cari amici (La Redazione)
pag 3
Surrexit Cristus spes mea
(Can. Ettore Ghiano)
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4
Santi, beati… e la Sindone di Torino
(Don Giuseppe Tuninetti)
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6
Il dolce volto dell’amore: la Tenerezza
(Giuseppe Colombero)
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9
Al Signore la lode e la benedizione
(Sr. M. Gaetana Galbusera)
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12
MADAGASCAR
Un mese con le Piccole Serve
in Madagascar
(Silvia Giuliano)
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13
1/La testimonianza suscita vocazioni
(Sr. M. Gaetana Galbusera)
»
15
Romania:
Natale nello spirito di Mons. Ghika
(Simonic Luiza)
»
24
Notizie flash
(La Redazione)
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26
Sanità e salute:
La menopausa
(Dott.ssa Giovanna Gavazzeni)
»
27
Fiori di cielo
(Madre Carmelina Lanfredini
»
29
Solidarietà
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31
Sostegno bambini a distanza
»
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Cari
Amici
in occasione della Quaresima 2010, Benedetto XVI ci propone alcune riflessioni sul tema della “giustizia”. Nell’introduzione al suo messaggio cita san Paolo: «La giustizia di Dio si
è manifestata per mezzo della fede in Cristo» (cfr Rm 3,21-22).
Nel corso del testo il Santo Padre prende in considerazione alcuni aspetti
della giustizia: individuale, sociale, cristiana e divina. Sottolinea che l’annuncio cristiano
risponde positivamente alla sete di giustizia dell’uomo, perché è anzitutto giustizia che
viene dalla grazia dell’amore di Dio. Qui entra in gioco la fede che ha un ruolo fondamentale nel renderci consapevoli del bisogno dell’Altro, per essere coerenti con noi stessi
nello scoprire le nostre ingiustizie e sentire l’esigenza del perdono e dell’amicizia di Dio.
La conclusione del messaggio ci offre in sintesi il significato della “giustizia divina”,
quella che l’uomo dovrebbe avere sempre presente per entrare e rimanere in comunione
con Dio e con il prossimo: la Quaresima culmina nel Triduo Pasquale, nel quale anche
quest’anno celebreremo la giustizia divina, che è pienezza di carità, di dono, di salvezza.
Che questo tempo penitenziale sia per ogni cristiano tempo di autentica conversione e
d’intensa conoscenza del mistero di Cristo, venuto a compiere ogni giustizia.
Durante la liturgia della Veglia Pasquale viene acceso il cero, simbolo di Gesù risorto, che con la sua luce libera l’uomo dalle tenebre del male, affinché creda nel miracolo
della risurrezione, che è messaggio e dono di vita eterna. Cristo è risorto, ma non tutti
hanno fede per credere e su questa terra, è ancora e sempre segno di contraddizione
(dal contributo del can. Ettore Ghiano). Per essere cristiani è fondamentale credere nel
miracolo della risurrezione di Gesù. Infatti, se Cristo non è risorto, dice S. Paolo, vana
è la nostra fede.
Nel tempo pasquale, dal 10 aprile al 23 maggio, la Chiesa di Torino è chiamata a
vivere un evento straordinario, l’Ostensione della Sindone: il lenzuolo di lino su cui è
impressa la figura di un uomo torturato, ferito e crocifisso; sembianze umane che hanno
un perfetto riscontro con la narrazione della passione di Gesù descritta dagli evangelisti.
Questa immagine, misteriosa per la scienza, per i credenti è un grande segno della Passione di Cristo (Giovanni Paoli II). In occasione di questa circostanza don Giuseppe Tuninetti offre un contributo in cui descrive il rapporto che hanno avuto i santi del Piemonte
con la Sindone a partire da S. Carlo Borromeo (1578), fino al Servo di Dio mons. Adolfo
Barberis (1884-1967).
Il dolce volto dell’amore: la tenerezza è divinamente impressa nel telo della Sindone.
Queste sembianze sovraumane le possiamo riscontrare e sperimentare nel nostro vissuto
e assumono un aspetto tutto particolare, quando sentimenti di affetti, dal profumo materno e paterno, vengono donati al di fuori dai propri genitori, per esempio dai nonni. È il
caso della signora Ivana, che nella sua lettera a Don Giuseppe Colombero, con profondo
affetto parla del nonno materno, che per lei è stato più di un padre. «Ora non l’ho più, –
dice, – ma sento che vive in me e mi parla, discorre con me, mi consiglia, mi dà la Buona
notte, mentre mi bisbiglia: Ti voglio bene». L’amore reciprocamente donato e ricambiato
colma la solitudine e aiuta a vincere le paure.
Il 1° febbraio u. s. abbiamo ricordato l’anniversario del dies natalis della nostra beata
Fondatrice. Qui, a Casa Madre, dove è conservata la stanza in cui è avvenuto il trapasso
e dove, nella cappella, sono custoditi i resti mortali della beata Anna, la comunità ha reso
grazie a Dio mediante la liturgia eucaristica, per aver avuto in dono una Madre santa, che
per le Piccole Serve continua a essere la stella polare nel cammino della perfezione nella
vita religiosa.
Ora, a voi tutti, dopo il cammino di conversione durante la Quaresima, auguriamo di
poter dire a Pasqua, giorno della risurrezione di Gesù: Cristo vive in me perché anch’io
sono risorto con Lui. Auguri!
La Redazione
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Surrexit Christus spes mea
Can. Ettore Ghiano
Surrexit Christus spes mea. È l’annuncio che
Maria di Magdala, correndo dal sepolcro che
trovò vuoto, portò agli Apostoli nel Cenacolo.
Cristo, mia speranza, è risorto.
Subito quei poveri uomini, smarriti e ancora
delusi, non credettero, ma due di loro in fretta
partirono e quando, affaticati, arrivarono lassù,
videro e credettero. E dovettero credere tanti altri.
Anche lo scriba, quello più conosciuto, al
quale Zeffirelli nel suo film “Gesù di Nazaret”
fa dire: Tutto è da ricominciare.
Cristo è risorto, ma non tutti hanno fede per
credere e su questa povera terra è ancora e sempre segno di contraddizione.
È seguito ed amato ma continua anche ad essere contestato, perseguitato, crocifisso.
La sua passione non finisce e nel suo nome
ci sono gli innocenti condannati, i discepoli colpiti, i martiri, soprattutto loro che, come scrive
S. Paolo, completano (come se ce ne fosse bisogno) la passione di Cristo.
E noi? Con tutta la nostra debolezza, nella
nostra miseria, anche esitanti o quasi impauriti
dalla pesante realtà pagana o agnostica del nostro tempo, ascoltiamo volentieri, lieti, le campane di Pasqua che suonano ad annunciare il
grande miracolo nel quale crediamo: Cristo è
risorto.
Si illumina la nostra anima e si scalda il cuore e senza difficoltà diciamo in preghiera, col
canto: Cristo risusciti nel nostro cuore, in tutti i
cuori.
Diventa anche facile per noi accogliere l’invito che, venendo dall’apostolo, ci rivolge la
Chiesa: Dopo aver vissuto la passione di Gesù
ed essere stati in qualche modo sepolti con lui,
adesso cerchiamo le cose di lassù, dove Cristo
siede alla destra del Padre.
Pasqua vuol dire passaggio e per noi svestimento di noi stessi, del nostro egoismo, della
nostra superbia, di tutto quello che è ombra, per
vestire gli abiti dell’umiltà, dello spirito evangelico di povertà; l’abito della grazia che è l’unico
tesoro, la nostra ricchezza. La Pasqua ci aiuti
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ad incominciare una vita nuova, liberi da tutte
le passioni, liberi dal peccato, fedeli ai comandamenti, perseveranti, ad ogni costo, nel pieno
amore per il Signore e nell’amore, generoso e
vero, verso il nostro prossimo.
Intendo l’amore vero, quell’amore che,
quando c’è, cresce e crescendo fa trovare tutti
nella sempre più perfetta dimensione di Cristo
stesso. Ecco la santità che è vocazione comune:
ad essa siamo chiamati.
Ci penso e lo ricordo a tutti. Vivere bene la
Santa Pasqua può, dunque, voler dire mettersi
veramente sulla buona strada.
Resti vuoto il nostro sepolcro. Cristo è risorto. Mi piace ricordare ancora San Paolo e mi
vien voglia, sul serio, di disporre il mio animo
ed il mio cuore a nuova accoglienza della grazia
di Dio per corrispondervi con puntuale generosità così da poter finalmente dire: Io vivo ma, in
verità, non sono più io che vivo poiché è Cristo
che vive in me.
Il cero acceso è il simbolo di Gesù risorto, che
con la sua luce disperde le tenebre del cuore e
dello spirito.
INNO DI RESURREZIONE
Piange Maria davanti al sepolcro.
Io lo seguivo, lo amavo davvero,
lui mi ha guarito, mi ha dato la vita,
me l’hanno ucciso e lui non c’è più.
Vuoto è il sepolcro, non c’è più il suo corpo.
Sente una voce, la chiama per nome,
e con il volto segnato dal pianto,
si volge indietro e corre da lui.
Perché tu cerchi chi è vivo tra i morti?
Alzati e corri, non sono più qui!
Tu che sei l’ultima agli occhi degli altri,
vai tu per prima e grida “È risorto”.
R. Fontana
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Santi, beati…e la Sindone di Torino
Don Giuseppe Tuninetti
Dal 10 aprile al 23 maggio 2010 si svolgerà
a Torino l’ostensione della Sindone. Si tratta
della quarta grande ostensione degli ultimi
decenni, dopo quelle degli anni 1978, 1998 e
2000.
Il tema guida della prossima ostensione
è Passio Christi, passio hominis: la passione di Cristo rimanda alla sofferenza umana
e quest’ultima fa riferimento alla sofferenza
di Cristo. Nell’abbinare la sofferenza umana
a quella di Cristo, il cristiano trova un senso
alla propria e all’altrui sofferenza.
Non solo, i santi, più di tutti, di fronte alla
sofferenza umana, fisica, morale e spirituale,
non si sono limitati a porsi degli interrogativi
e tanto meno a protestare di fronte a Dio, ma
si sono curvati con amore sulla sofferenza
del prossimo alla maniera di Cristo, il Buon
Samaritano, trovando nel suo esempio e nel
suo aiuto non soltanto una luce sufficiente
sul mistero del dolore e del male, ma anche
la generosità illimitata e la forza, non solo
umana, di combattere la sofferenza e di alleviare la condizione dei sofferenti. Per questo,
come già abbiamo fatto nel 2000 in occasione dell’ostensione giubilare,
anche
quest’anno ci
domandiamo
che rapporto
hanno avuto i
santi del Piemonte, terra
benedetta dalla
presenza
della Sindone,
con la Sindone stessa,
icona insupe-
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rabile sia della sofferenza di Cristo che della
nostra? È giocoforza iniziare con san Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, ma nato in terra geograficamente piemontese, ad Arona. Fu
proprio grazie a lui che la Sindone nel 1578
fu traslata da Chambéry a Torino, dove restò
definitivamente. Infatti, spinto da un’intensa
devozione a Gesù Crocifisso, il santo vescovo
durante la peste aveva fatto voto di andare a
venerare la Sindone. Emanuele Filiberto, che
nel 1563 aveva trasferito la capitale del ducato a Torino, dove desiderava portare anche la
Sindone, la più preziosa reliquia dei Savoia,
colse al volo l’occasione e fece trasferire il sacro lenzuolo, per abbreviare il pellegrinaggio
che il presule intendeva compiere a piedi; pellegrinaggio che l’arcivescovo rinnovò altre tre
volte negli anni 1581, 1582 e 1584.
Il santo vescovo di Ginevra, Francesco di
Sales, molto legato a Torino come capitale del
Ducato di Savoia, ne teneva nel suo appartamento e nel suo breviario molte riproduzioni e
il 4 maggio 1613 con altri vescovi la presentò
alla folla, dalla loggia di Palazzo Madama, in
Torino. Quando nel 1638 la sua discepola spirituale, santa Francesca Frémyot di Chantal,
venne nella capitale per fondare un monastero
della Visitazione, Madama Reale si degnò di
farle il raro favore di un’ostensione, che venne
compiuta dall’arcivescovo Antonio Provana:
la santa venerò e baciò il sacro lenzuolo.
Devotissimo ne fu il beato Sebastiano
Valfré, filippino, preposito dell’Oratorio di
San Filippo; convinto che la Sindone avesse
avvolto il corpo di Cristo, ci ha lasciato in
proposito commosse riflessioni; si adoperò
inoltre presso il duca Vittorio Amedeo II, perché la reliquia avesse una degna e definitiva
sistemazione, che avvenne nel 1694 nella cappella del Guarini: in tale circostanza il beato
procedette personalmente alla cucitura di un
piccolo strappo del telo dalla fodera. A proposito della contemporanea beata Maria degli
Angeli, sappiamo dalla sua autobiografia che
fu proprio in occasione dell’annuale ostensione del 4 maggio del 1675 (o del 1676) che ella
maturò la decisione di entrare nel Carmelo di
Santa Cristina. Di Sant’ Ignazio da Santhià,
vissuto nel Settecento e soprannominato “il
santo del Monte”, un biografo ha scritto che
il cappuccino nutriva un “tenerissimo affetto
alla Passione di Gesù” e una “specialissima
devozione alla Santissima Sindone”. Nell’Ottocento continuò la devozione alla Sin-
done, ma – se le biografie sono fedeli – sembra essersi verificata una certa attenuazione
rispetto ai santi e beati dei secoli precedenti.
Soprattutto appare più episodica, occasionata
in particolare dalle ostensioni, che si celebravano soprattutto in avvenimenti concernenti
Casa Savoia.
Desta stupore per esempio l’assenza del
richiamo alla Sindone in colui che è considerato il padre della santità sacerdotale torinese
dell’Ottocento, san Giuseppe Cafasso: assenza oppure omissione da parte dei biografi?
Nella biografia di san Giuseppe Cottolengo compare il riferimento alla Sindone
soltanto alla vigilia della sua morte. Era il 21
aprile 1842, giorno dell’ostensione, nel contesto delle solenni celebrazioni del matrimonio
del principe ereditario Vittorio Emanuele con
la principessa Maria Adelaide; le vie erano
traboccanti di gente che accorreva alla ostensione. Quel giorno, alle tre suore che lo accompagnavano a Chieri il canonico Cottolengo, prendendo lo spunto dalla numerosa folla
festosa, secondo il biografo Gastaldi avrebbe
offerto una lunga riflessione sulla reliquia.
In mezzo a questa strabocchevole folla
anche Don Bosco accorse con tutti i giovani
dell’oratorio a venerare la Sindone esposta
dalla loggia del Palazzo Madama. La cosa si
ripeté in occasione della ostensione del 1868, a
cui fu presente
anche la beata Enrichetta Dominici
delle suore di
Sant’Anna. Il
2 giugno 1869
il santo di Valdocco scrisse
al conte Edoardo Crotti di
Costigliole, lamentando che
la chiesa del
SS. Sudario in
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Roma cadesse in rovina; lo pregava perché
intervenisse presso il ministro Menabrea, per
ottenere alla congregazione l’ufficiatura della
chiesa.
La beata Anna Michelotti fu particolarmente devota a Gesù Crocifisso. Tuttavia non
si riscontra nella sua biografia alcun riferimento alla Sindone. Una ragione va anche ricercata nel fatto che negli anni in cui ella visse a Torino non si ebbe alcuna ostensione particolare
della Sindone.
Di san Leonardo Murialdo ci è giunta
una traccia di conferenza sulla Sindone tenuta ai suoi giovani il 2 aprile 1897, venerdì
dopo la IV domenica di Quaresima. Scrive di
“divozione a Reliquia preziosa” “pel ricordo
delle piaghe di N.S.”. Offre alcune interessanti
informazioni: egli era presente nella cappella
quando le regine Maria Teresa e Maria Adelaide cucirono gli squarci; l’arcivescovo Lorenzo Gastaldi fece scattare una fotografia e il
pittore Enrico Reffo ne trasse un dipinto; e poi
accenna alla devozione di san Carlo e di san
Francesco di Sales.
Ma fu attorno alla solenne ostensione iniziata il 25 maggio 1898, celebrata per ricordare parecchi centenari, tra cui il XV del concilio
di Torino, e durante la quale fu scattata la celebre foto da parte dell’avvocato Secondo Pia,
che rivoluzionò la sindonologia e che fu occasione di rilancio della devozione alla Sindone,
che compaiono diversi futuri beati. Tra questi
Giuseppe Allamano, che come canonico della cattedrale ebbe il privilegio di portare sulle
spalle la cassa; nel 1901 inviò in omaggio a
mons. Andrea Jarosseau, vicario apostolico
dei Galla in Etiopia, un “artistico vetro della
SS. Sindone”; stesso dono inviò a padre Giovanni Vincenzo Tasso, superiore dei Lazzaristi
a Roma; ripetutamente parlava della Sindone
ai Missionarie e alle Missionarie della Consolata. Il prevosto di Rivalba, il beato Clemente Marchisio, per la ricordata ostensione del
1898, guidò un imponente pellegrinaggio di
Rivalbesi e si commuoveva al pensiero che
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il lenzuolo portasse le tracce del sangue di
Gesù. Fu presente con i vescovi piemontesi e
i valligiani segusini anche il vescovo di Susa,
il beato Edoardo Rosaz. Tutta una notte in
preghiera vi trascorse il beato Luigi Orione
(che ritornò per l’ostensione del 1933, conducendo con sé da Bandito di Bra i novizi). Non
è certa, anche se probabile, la presenza del primo successore di don Bosco, il beato Michele
Rua, che nella circolare del 16 dicembre 1898
scrisse che “il 1898 sarà memorando nella storia della città di Torino per l’Ostensione della
Sindone”. Si può dare per certa la presenza del
venerabile Paolo Pio Perazzo “il ferroviere
santo”, sempre in prima linea nella partecipazione alla vita della diocesi.
La Sindone fu vista certamente da un ragazzo quattordicenne, futuro segretario del
cardinal Agostino Richelmy e fondatore del
Famulato Cristiano, il servo di Dio mons.
Adolfo Barberis. Questi divenne un convinto
devoto della Sindone, ma anche studioso e divulgatore della conoscenza del lenzuolo e della devozione al Crocifisso. Quanto all’origine
delle impronte enunciò tre possibili ipotesi: «È
possibile che le impronte della Sindone siano
opera divina. È probabile siano un processo
naturale. È parimenti ammissibile sia il frutto
del concorso di cause naturali dirette dalla Volontà divina».
Cappella della Sindone di Guarino Guarini.
Il dolce volto dell’amore: la tenerezza
Giuseppe Colombero
28 dicembre 2009
Qualcuno dirà che, tutto sommato, gli ultimi giorni dell’anno sono come tutti gli altri,
come ieri, come domani. E in un certo senso
è vero. Ma per chi ama riflettere, fermarsi e
guardare indietro, un poco, questi sono giorni
di raccoglimento e, se si crede in Dio, anche di
preghiera. Non si può non gettare uno sguardo
su quanto ci è accaduto nel corso dell’anno,
di lieto e di triste, soprattutto se certi eventi
ci hanno portato via persone care e ci hanno
fatto soffrire.
Per me è stato così. Nel mese di ottobre ho
perso mio nonno materno, l’unico familiare
che avevo ancora. Mio padre si era separato da mia madre, per un’altra donna, quando
avevo cinque anni, e ben presto si dimenticò
completamente di me. Mia madre si ammalò
per il dolore e morì dopo pochi anni. Io fui
accolta dai nonni materni e crebbi con loro,
amata come una figlia. Poi rimanemmo soli, il
nonno e io. Siamo sempre stati insieme, volendoci un gran bene. Ho 40 anni, un buon impiego, ma mi manca tanto. Era un uomo eccezionale, mite, buono, coltissimo. Aveva superato
gli 80 anni, ma la sua mente era lucidissima.
Aveva passato la vita in una Casa Editrice, a
leggere e a stampare libri. Io godevo nel sentirlo parlare, lentamente, con la modestia e la
sapienza di chi conosce a fondo la vita, dove
premia e dove castiga, e gli infiniti modi di
farsi del male, a vicenda, senza motivo e senza
profitto.
Io posso dire d’aver avuto due padri: il
padre anagrafico che mi ha dato la vita, e il
padre dell’anima, il padre della mia mente,
delle mie inclinazioni, dei miei sentimenti, dei
miei gusti, di ciò che possiedo spiritualmente,
“Io fui accolta dai nonni materni e crebbi con loro, amata come una figlia. Poi rimanemmo soli,
il nonno e io”.
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amati, soprattutto negli anni dell’infanzia, ci
dà un appagamento e una sicurezza più forte
del denaro e dei beni terreni. Solo l’amore colma la solitudine e ci aiuta a vincere le paure.
Solo nell’amore nascono quelle parole, dette e
ascoltate, che ci tengono compagnia e ci aiutano a crescere bene. Non conosciamo bene né il
come né il perché, ma sentiamo che è così.
“Ora il nonno non l’ho più. Ma sento che
vive in me e mi parla, discorre con me, mi
consiglia, mi dà la Buona notte, mentre mi
bisbiglia: Ti voglio bene”.
di tutto ciò che sono e so, che è poi la mia vera
ricchezza, quella ricchezza che rende bella la
vita, degna di essere amata, da te e dagli altri.
Ora non l’ho più, ma sento che vive in me e
mi parla, discorre con me, mi consiglia, mi dà
la Buona notte, mentre mi bisbiglia: Ti voglio
bene. Me lo diceva sottovoce, adagio, come
se fosse una rivelazione o una benedizione,
e a quella voce, a me sembrava che il tempo
si fermasse e dentro di me si diffondesse una
grande pace, la pace dell’infinito. Per questo
l’ho amato più di mio padre che mi ha dato la
vita fisica, ma per il quale io non sono stata
nessuno.
Mi perdoni, caro don Colombero, se mi
sono dilungata a parlare di me, ma avevo un
forte bisogno di dire, a lei e alla numerosa famiglia dei lettori, quanto sia stata amata. Io
le domando: Com’è possibile amare un nonno
più del padre? E sentire una grande bruciante
nostalgia di uno e un gelo totale per l’altro?
La grande fortuna
di essere stati amati a suo tempo
La più grande fortuna di un uomo o di una
donna è di essere stato amato a suo tempo.
Così pure, la peggiore disgrazia è di non essere stati amati a suo tempo. Allora si porta
dentro un vuoto mai appagato, una tristezza
che non si riesce a spiegare, ma che trascina
l’individuo di ricerca in ricerca, senza sapere
di che cosa, ma che gli impedisce di sentirsi
pienamente appagato. La tristezza più dolorosa e più difficile da guarire è quella di cui non
si conosce il perché. Noi abbiamo bisogno di
poter ricordare di essere stati felici per credere
di poterlo essere ancora. Abbiamo bisogno di
aver sentito che cosa significasse essere amati
Ivana C. - Torino
La vita l’ha amata, cara Signora, e l’ha
compensata generosamente dei vuoti che
eventi tristi avevano scavato sul suo cammino
e nel suo cuore. L’amore che ha ricevuto è stato
più forte del dolore del lutto e dell’abbandono
che ha subito e l’hanno fatta piangere. Anche
questo appartiene al mistero dell’amore, grande medicina per i mali dell’animo. Il sentirci
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“L’amore che ha ricevuto è più forte del dolore
del lutto e dell’abbandono che ha subito e
l’hanno fatta piangere”.
e sentirselo ripetere, all’infinito, per essere capaci, a nostra volta, di amare e di dirlo, senza
paura, nel variegato alfabeto dell’amore.
C’è anche il padre
della mente e dell’anima
tutta la vita. Nessuno, per quanto avanti negli
anni, rifiuta gesti o parole di tenerezza.
Il segreto di un matrimonio felice sta qui,
semplicemente: dire tenerezza, non stancarsi
di parlare il linguaggio della tenerezza, neppure quando si fosse molto avanti negli anni.
È un linguaggio che fa bene a chi lo ascolta e a chi lo parla. A volte basta una parola,
una frase detta con dolcezza, una mano sulla
mano, per porre fine a un litigio, a un rancore,
alla animosità, a un mutismo che sta per farsi
pesante, e vedere ritornare miracolosamente il
sereno. La tenerezza è un modo di essere e di
fare molto vicino alla bontà.
Forse, più semplicemente, si potrebbe dire
che nasce dalla bontà. L’amore fa trovare le
parole buone. Le parole buone fanno nascere
l’amore.
Un cordiale augurio di bene alla Signora
Ivana. La saluto come saluto un amico quando
mi separo da lui: ti auguro salute, fuori e dentro. Giorni colmi di pensieri sereni, di parole
belle e di amicizia. Che tu sappia far sorridere
chi incontri e possa sempre incontrare qualcuno che sappia farti sorridere.
Tutto questo la nostra Ivana l’ha sperimentato felicemente. Grande regalo che la
vita le ha fatto. Per questo è cresciuta bene,
nella serenità, nella fiducia, nella sicurezza,
nel calore di un cuore appagato, più forte della nostalgia e dei rimpianti, più forte di tutte
le difficoltà che la vita semina sul cammino
di tutti. La Signora Ivana mi domanda com’è
possibile affezionarsi di più a un nonno che al
padre. Non solo è possibile, ma è frequente. I
genitori e i nonni amano in modo diverso, un
po’ per la loro natura, un po’ per il loro ruolo
diverso. Nell’amore dei genitori c’è sempre
anche l’autorità, il comando, un pizzico di
severità, spesso il rimprovero, qualche volta
anche il castigo. I nonni amano nella modalità
della TENEREZZA. La tenerezza è un particolare modo di amare. Nella tenerezza
c’è la protezione, il
prendersi cura, la
sollecitudine premurosa, la dolcezza, la
comprensione, la tolleranza, il perdono.
E tutto questo dimostrato apertamente.
Nella tenerezza noi
ritroviamo, tutta la
vita, quegli atteggiamenti e quei sentimenti che ci hanno
cullato e coccolato
nei primissimi mesi
e anni della nostra
vita, e che il cucciolo
umano, al pari degli
altri cuccioli, ha furbescamente memorizzato e dei quali “I nonni amano nella modalità della TENEREZZA. La tenerezza è un
porta la nostalgia particolare modo di amare”.
11
Al Signore la lode e la benedizione
Sr. M. Gaetana Galbusera
Torino – Casa Madre, 1° febbraio 2010
Il clima rigido, tipicamente invernale, con le
alpi Graie tinte di rosa dai primi raggi di sole,
fanno da sfondo alla città di Torino, mentre la
giornata si preannuncia insolitamente luminosa. Tutto ciò ci ricorda il giorno in cui è avvenuto per la nostra Beata Anna il dies natalis.
Dalla sua biografia riportiamo: Era il mattino del 1° febbraio 1888 quando le suore
fanno notare alla Fondatrice che è una bella
giornata. «È davvero un bel giorno – dice – e
per me non farà più notte». Infatti muore alle
19 e 10 a soli 44 anni.
Dopo la beatificazione di madre Anna,
proclamata da Paolo VI il 1° novembre 1975,
nell’anniversario del suo transito al cielo, le
comunità della Congregazione celebrano la
festa in suo onore.
La comunità di Casa Madre, che ha il privilegio di custodire nella propria cappella i
resti mortali della Beata Anna, il 1° febbraio
ha reso grazie al Signore mediante due cele-
La concelebrazione eucaristica.
12
brazioni eucaristiche per aver avuto in dono
una fondatrice santa, che per le Piccole Serve
continua a essere la stella polare nel cammino
della perfezione nella vita religiosa.
L’eucaristia delle ore 17,00 è partecipata
e condivisa da amici e religiose provenienti dalla città di Torino e dintorni. Il canto di
inizio, Chi ci separerà dall’amore di Cristo,
ha accompagnato i celebranti all’altare. Presiede don Sergio Baravalle, parroco della chiesa
Madonna della Divina Provvidenza in Torino,
e concelebrano don Giuseppe Tuninetti e don
Giuseppe Colombero, l’uno direttore e l’altro
redattore di Fiamma che arde.
Il Presidente, prima dell’invito a compiere
l’atto penitenziale, ricorda ai presenti il significato della celebrazione. All’omelia poi riprende le parole del salmo 102, Benedici il Signore,
anima mia… Ho tentato di rispondere a questa semplice, ma anche impegnativa domanda: che cosa rende possibile nella mia vita o
nella vita di un cristiano lodare e benedire il
Signore, al di là delle occasioni di festa, come
abbiamo pregato or ora nel salmo responsoriale? Ho provato a mettere insieme alcune riflessioni e osservazioni che condivido con voi
in questa memoria liturgica della beata Anna
Michelotti. Con apprensione espone serie problematiche della sua comunità parrocchiale, di
cui riportiamo in sintesi la più preoccupante.
Nell’esperienza della mia vita parrocchiale, prosegue don Sergio, prendendo soprattutto
in considerazione il panorama di profonda crisi dei sacramenti, si evidenziano molti aspetti
negativi, che non mi offrono particolari motivi
per la lode e la benedizione a Dio. In una realtà così tanto oscura mi porta invece a chiedere
al Signore di avere pietà di noi peccatori. Allora perché la liturgia insiste nel proporre ai
fedeli di benedire il nome del Signore ? Le mo-
soriale sono proclamati
da due Piccole Serve, e
l’annuncio del Vangelo, Marco 25,31-46, da
don Giuseppe Tuninetti.
La liturgia, animata dal
coro delle suore di Casa
Madre, si conclude con
l’inno alla Beata Anna,
composto e musicato da
don Giuseppe Cerino, in
occasione della sua beatificazione, 1° novembre
1975, e da alcuni anni
passato alla Casa del
Padre. Mentre si canta
la lode alla nostra Beata
viene offerto ai fedeli la
possibilità di onorarla
con il bacio della sua reliquia.
Il bacio della reliquia della Beata Anna.
tivazioni oggi le abbiamo ben presenti. Prima
di tutto è per quanto di bello e di grande che
il Signore ha fatto attraverso la Beata Anna
Michelotti. Tuttavia l’esultanza interiore non
la possiamo circoscrivere a una straordinaria
eroica esperienza; la dobbiamo poter collegare con la quotidiana vita ecclesiale che stiamo
facendo nel nostro tempo.
L’omelia si conclude richiamando un passo della 1° lettura (Colossesi 3,12): rivestitevi,
come eletti di Dio, di sentimenti di misericordia, di umiltà, di mansuetudine e di pazienza;
percorso che, sulle orme di Gesù, ha fatto la
Beata Anna Michelotti con il suo carisma, vicina ai malati e ai più poveri. Ella continua a
essere per noi un esempio che ci interpella e ci
incoraggia a seguirla.
La presentazione delle offerte per il sacrificio eucaristico viene affidata alle postulanti
delle suore Carmelitane, come segno di fraterna comunione tra la nostra famiglia religiosa e
le suore di altre congregazioni, mentre la proclamazione della 1° lettura e il salmo respon-
Salmo 102
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.
Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue malattie;
salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia.
Buono e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Come un padre ha pietà dei suoi figli,
così il Signore ha pietà di quanti lo temono.
La grazia del Signore è da sempre,
dura in eterno per quanti lo temono;
la sua giustizia per i figli dei figli,
per quanti custodiscono la sua alleanza.
13
Un mese con le Piccole Serve in Madagascar
Silvia Giuliano
Agosto 2009
Ho conosciuto le Piccole
Serve nel dicembre 2007,
a Roma, nella
loro casa di via
Balbi: sentivo
la necessità di
donare un po’
del mio tempo a qualche
anziano
del
mio quartiere
che avesse voglia di un po’
di compagnia,
un caffè, due
chiacchiere...
La prima suora
che incontrai all’entrata fu Sr. Marie Angeline
Holy, che mi accolse con quel sorriso e quella
disponibilità che – ora lo so – caratterizzano la
popolazione malgascia, anche se ancora non
immaginavo di che nazionalità fosse...! Poi
parlai con Sr. M. Gemma (ancora a Roma in
quel periodo) che mi indicò una coppia di anziani, Nunzia e Mimmo, che abitavano proprio
di fronte a casa mia... Questo è l’inizio della
mia amicizia speciale con le Piccole Serve del
Sacro Cuore di Gesù per gli ammalati poveri.
Non avrei mai creduto che a distanza di
quasi due anni, sarei partita con quelle suore
per il Magadascar, un paese così distante... a
sud dell’Equatore.
Iniziando a frequentare la casa delle Piccole Serve, e attraverso la rivista “Fiamma che
arde”, sono venuta a conoscenza del fatto che
questa Congregazione aveva cinque comunità
in Madagascar, occupandosi di poveri, orfa-
14
ni, ammalati e carcerati: nel tempo, iniziai ad
accarezzare l’idea e il sogno di poter visitare quel paese, ma non come semplice turista,
bensì da vicino, per vedere l’attività di queste
suore e vivere nelle loro comunità. Se sono
riuscita a realizzare questo mio desiderio, è
stato solo grazie alla gentilezza della Madre
Generale, Suor M. Carmelina, che ha accettato
di portarmi con lei durante la sua visita alla comunità malgascia, in agosto, in occasione dei
voti perpetui di quattro Piccole Serve.
Non è facile di certo riassumere in poche
righe tutta la mia esperienza laggiù, le mie
emozioni, o descrivere tutti i posti visitati, le
persone conosciute... Sono stata molto fortunata infatti, perché in quel mese sono riuscita
a visitare tutte e cinque le case delle Piccole
Serve. Per molte di loro, il mese di agosto è
periodo di vacanze, e tornano per qualche settimana dai loro parenti: quindi le attività più
frenetiche (il dispensario, le mense dei bambini) erano sospese. Nondimeno sono riuscita
a entrare in contatto con le realtà più vere del
Madagascar, nei villaggi, a casa delle famiglie
povere, nelle carceri, in ospedale. Tutte quelle realtà insomma in cui vive a contatto ogni
Piccola Serva.
Prenderò dunque spunto dal mio soggiorno nelle diverse città, e scriverò le impressioni
più significative di ogni singola comunità, e le
cose che più mi hanno colpito.
Moramanga: ho passato la mia prima settimana in questa cittadina, con Sr. M. Angeline e le altre sorelle. Là si trova l’Ospedale
intitolato ad Anna Michelotti, costruito con i
fondi e le offerte dei donatori. Allora ho pensato a tutte quelle volte che in Italia si sente
dire: «Ho fatto una donazione per l’Africa...
continua a pag. 19
1/La testimonianza suscita vocazioni
A cura di sr. M. Gaetana Galbusera
15
“La fecondità della proposta vocazionale
dipende dall’azione gratuita di Dio”
Scheda di preghiera per gruppi o per singole persone.
I canti si eseguono all’inizio con l’invocazione allo Spirito santo; al Vangelo con il canto dell’alleluia, alle invocazioni con un canto vocazionale; alla fine con un canto di ringraziamento.
La parola della Chiesa
(dal Messaggio del Santo Padre per la 47°
Giornata Mondiale di Preghiera per le
Vocazioni).
Già nell’Antico Testamento i profeti
erano consapevoli di essere chiamati con
la loro esistenza a testimoniare ciò che annunciavano, pronti ad affrontare anche l’incomprensione, il rifiuto, la persecuzione.
Il compito affidato loro da Dio li coinvolgeva completamente, come un “fuoco ardente” nel cuore, che non si può contenere
(cfr Ger 20,9).
Nella pienezza dei tempi, sarà Gesù, l’inviato del Padre (cfr Gv 5,36), a testimoniare
con la sua missione l’amore di Dio verso
tutti gli uomini, senza distinzione, con particolare attenzione agli ultimi, ai peccatori,
agli emarginati, ai poveri. Egli è il sommo
Testimone di Dio e del suo anelito per la salvezza di tutti.
All’alba dei tempi nuovi, Giovanni Battista, con una vita interamente spesa per preparare la strada a Cristo, testimonia che nel
Figlio di Maria di Nazaret si adempiono le
promesse di Dio. Quando lo vede venire al
fiume Giordano, dove stava battezzando, lo
indica ai suoi discepoli come “l’agnello di
Dio, colui che toglie il peccato del mondo”
(Gv 1,29). La sua testimonianza è tanto feconda, che due dei suoi discepoli “sentendolo parlare così, seguirono Gesù” (Gv 1,37).
Anche la vocazione di Pietro, secondo
quanto scrive l’evangelista Giovanni, passa
attraverso la testimonianza del fratello Andrea, il quale, dopo aver incontrato il Maestro e aver risposto al suo invito a rimanere
con Lui, sente il bisogno di comunicargli su-
16
bito ciò che ha scoperto nel suo “dimorare”
con il Signore: «Abbiamo trovato il Messia
– che si traduce Cristo – e lo condusse da
Gesù» (Gv 1,41-42).
Così avvenne per Natanaele, Bartolomeo, grazie alla testimonianza di un altro
discepolo, Filippo, il quale gli comunica
con gioia la sua grande scoperta: «Abbiamo
trovato colui del quale hanno scritto Mosè,
nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di
Giuseppe, di Nazaret» (Gv 1,45).
Questo accade anche oggi nella Chiesa:
Iddio si serve della testimonianza di sacerdoti, fedeli alla loro missione, per suscitare
nuove vocazioni sacerdotali e religiose al
servizio del Popolo di Dio.
Spunti di riflessione
– Gli uomini e le donne, del Primo e
dell’Ultimo Testamento, in primo luogo
Gesù, sono testimoni della chiamata di
Dio alla comunione con lui.
– Il cristiano diventa testimone del Signore vivendo e comunicando il Vangelo
con gioia e coraggio, sapendo che la sua
Verità viene incontro ai desideri più autentici dell’uomo.
Salmo 99
Gioia di coloro che testimoniano
con la missione l’amore del Signore.
Acclamate al Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.
Benedetto il Signore, gloria del suo popolo.
Riconoscete che il Signore è Dio;
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.
Benedetto il Signore, gloria del suo popolo.
Varcate le sue porte con inni di grazie,
i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome.
Benedetto il Signore, gloria del suo popolo.
Buono è il Signore,
eterna la sua misericordia,
la sua fedeltà per ogni generazione.
Benedetto il Signore, gloria del suo popolo.
La parola di Gesù
(Giovanni 5,31-42)
I testimoni di Gesù: le opere, il Padre e le
Scritture
31
Se fossi io a render testimonianza a
me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera; 32ma c’è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che
egli mi rende è verace. 33Voi avete inviato
messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità. 34Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste
cose perché possiate salvarvi. 35Egli era una
lampada che arde e risplende, e voi avete
voluto solo per un momento rallegrarvi alla
sua luce.
36
Io però ho una testimonianza superiore
a quella di Giovanni: le opere che il Padre
mi ha dato da compiere, quelle stesse opere
che io sto facendo, testimoniano di me che il
Padre mi ha mandato. 37E anche il Padre, che
mi ha mandato, ha reso testimonianza di me.
Ma voi non avete mai udito la sua voce, né
avete visto il suo volto, 38e non avete la sua
parola che dimora in voi, perché non credete
a colui che egli ha mandato. 39Voi scrutate
le Scritture credendo di avere in esse la vita
eterna; ebbene, sono proprio esse che mi
rendono testimonianza. 40Ma voi non volete
venire a me per avere la vita.
41Io non ricevo gloria dagli uomini.
42
Ma io vi conosco e so che non avete in voi
l’amore di Dio.
Pausa per rileggere il brano evangelico
facendo attenzione ai verbi e sottolineare
quanto ti ha maggiormente colpito.
Spunti per la contemplazione
• Le opere - Quelle opere che Gesù, come
Figlio di Dio, non fa da se stesso, ma
perché le vede fare dal Padre, testimoniano che il Padre lo ha mandato e che
Egli opera continuamente per mezzo del
Figlio.
• Il Padre - Se le opere che Gesù compie sono il segno che Dio lo ha mandato,
esse stesse sono testimonianza di Dio a
favore di Colui che, facendole, si dichiara Figlio di Dio.
• Le Scritture – Israele sempre ascolta
quando si proclamano le Scritture, ma i
suoi maestri ignorano dove la parola di
Dio li vuole portare. Pensano di avere
nelle Scritture o per mezzo di esse la vita
eterna. Le Scritture non sono la sorgente della vita, ma portano alla Sorgente.
È quanto vuole insegnare Gesù quando
dice: Le Scritture danno testimonianza a
me, ma voi non volete venire a me per
avere la vita.
Invocazioni
Dopo di aver contemplato la Parola di Dio
sulle testimonianze rese a Gesù, preghiamo
il Signore perché susciti ancora oggi coraggiosi testimoni del suo amore. Preghiamo
dicendo:
Padre, che hai reso testimonianza a tuo Figlio, donaci di essere fedeli testimoni del
suo amore.
Per la Chiesa, testimone fedele di Gesù suo
sposo, perché sia sempre operosa e feconda
di nuovi germogli vocazionali. Preghiamo.
Padre, che hai reso testimonianza a tuo Figlio, donaci di essere fedeli testimoni del
suo amore.
17
Per i sacerdoti e religiosi che sono al servizio del Popolo di Dio, perché la loro testimonianza di fedeltà alla propria vocazione
favorisca nei giovani il coraggio di rispondere alla chiamata del sacerdozio e della vita
consacrata.
Padre, che hai reso testimonianza a tuo Figlio, donaci di essere fedeli testimoni del
suo amore.
Per i giovani, perché nella loro vita abbiano
ad incontrare uomini donne, gioiosi di aver
scelto di testimoniare Gesù con l’annuncio
del suo vangelo con la parole e con le opere, sollecitando così in loro la nostalgia e la
bellezza a seguire il Signore.
Padre, che hai reso testimonianza a tuo Figlio, donaci di essere fedeli testimoni del
suo amore.
Per i fedeli, perché colgano il dramma della crisi vocazionale e sentano l’urgenza di
pregare il Padrone delle messe, perché nella
nostra Chiesa sia ristabilita un’equa presenza di sacerdoti e religiosi.
Padre, che hai reso testimonianza a tuo Figlio, donaci di essere fedeli testimoni del
suo amore.
(Seguono libere invocazioni e dopo una
pausa di silenzio si canta il Padre Nostro).
Orazione
Padre, che hai glorificato Gesù mediante la
tua paterna testimonianza, sul tuo esempio
e sull’esempio dei martiri e santi, concedi
anche a noi la grazia di testimoniarlo fedelmente nella nostra vita. Amen.
Testimonianza della Piccola Serva
Sr. M. Oliva Pezza ( 1920-1994)
Andilanomby (Madagascar), 24 giugno 1980
È mercoledì mattina, sono le sei e dò inizio
al servizio del dispensario. A suo turno entra
un uomo e dice alla ragazza che mi aiuta:
18
«Chiedi alla suora se ha qualche medicina
per far addormentare mio padre: che non
si svegli più, perché non posso più vederlo
soffrire così». La ragazza viene a riferirmi
tutto alla presenza del figlio, e io rispondo
che gli darò qualcosa per farlo dormire, ma
non per farlo morire. Assicuro a quel povero uomo che nel pomeriggio andrò a trovare
suo padre.
Alle quattro del pomeriggio, sempre con la
mia aiutante del dispensario, eccomi vicino
al malato e guardandomi con occhi profondi anche lui implora la medicina per addormentarsi e morire presto. Il malato è ridotto a pelle e ossa, con piaghe profonde che
emanano un ripugnante fetore. Comprendo
che la sua vita è ormai breve. Dò inizio, ciononostante, al tentativo di una medicazione.
Sul procinto di far ritorno a casa, riascolto
il pensiero assillante: sarà battezzato? Come
fare a domandarglielo? Invoco la Madonna
e San Giuseppe, tento qualche domanda, gli
assicuro il mio ricordo nella preghiera e gli
parlo del Battesimo, mezzo sicuro per andare in cielo. Mi ascolta con attenzione, poi
dice: «Mi preparo per la prossima settimana,
ti aspetto!» Ed eccomi, la settimana seguente, di nuovo al capezzale del mio malato che
con un fil di voce mi dice: «Sono pronto
per il battesimo». Vedendolo ben cosciente di tutto, gli chiedo quale nome desidera:
Pietro, Giovanni, Giuseppe? Mi risponde:
«Giuseppe». Qui la grazia è fatta.
Profondamente commossa pronuncio le
parole di rito: «Giuseppe, io ti battezzo nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo. Amen». In quell’istante vidi negli
occhi suoi la presenza della grazia di Dio, e
io ero immensamente felice di aver aperto a
Giuseppe le porte del Cielo, di quel Paradiso
così ben meritato da tanta sofferenza.
canto vocazionale.
ste africane circa 165 milioni di anni fa, il suo
carico di piante e animali bizzarri da allora si
è evoluto in una situazione di completo isolamento... e i lemuri rappresentano una delle
tante forme di biodiversità!
Ambatondrazaka: dopo un viaggio lungo
e davvero avventuroso, su un taxi-brousse dalla musica assordante, attraverso strade sterrate
e piene di buche, dove anche un 4×4 avrebbe
le sue difficoltà... sono giunta ad Ambato, città
Parc National d’Andasibe, con Sr. M.
Angeline Bao, 8 agosto 2009.
continua a pag. 14
chissà se questi soldi verranno impiegati nel
modo giusto...!». E mi rendevo conto che davanti a me avevo proprio una struttura vera,
nuova, funzionale, attiva, costruita proprio
grazie a quelle offerte! L’Ospedale è recente e
moderno, e ospita ambulatori analisi, sale per
le visite, reparti di degenza per malati di tubercolosi, case per lebbrosi e malati di cancro,
le mense, i bagni... L’impatto è stato davvero
positivo, anche perché tutto questo complesso
di edifici si trova in mezzo a giardini e a vegetazione rigogliosissima: è quasi consolante
per un malato poter trovarsi in un luogo così
accogliente, lontano dal traffico e dallo smog.
Le Piccole Serve seguono la struttura senza
sosta, differenziandosi nei compiti a seconda
delle loro specializzazioni mediche. Il mio
soggiorno a Moramanga è stato peraltro allietato dalla gita al parco naturale di Andasibe,
con le due Sr. M. Angeline, dove per la prima
volta ho visto i Lemuri! Sono talmente divertenti e simpatici che viene proprio voglia di
portarsene uno a casa!
Il Madagascar ha una vegetazione ricchissima e davvero sorprendente: non è necessario essere naturalisti per accorgersi di quanto
questo paese sia un luogo assolutamente unico
sulla faccia del pianeta. Distaccatosi dalle co-
Gita al Lac Alaotra con le aspiranti Piccole
Serve, 19 agosto 2009.
che sembra sorgere per incanto da sconfinate e
infinite risaie, che danno a questo posto un’aria
davvero speciale. Se a Moramanga è difficile
vedere il sole, e c’è sempre una pioggerellina
fitta fitta, stile Scozia, ad Ambato il sole scalda
anche ad agosto (per loro è un mese invernale)
e le nuvole di passaggio sono alte nel cielo e si
muovono rapidamente.
La comunità delle Piccole Serve è molto
luminosa e grande; infatti aveva da poco ospitato gli esercizi spirituali della maggior parte
delle suore, in preparazione anche dei voti
19
perpetui delle quattro giovani Piccole Serve.
Nella settimana in cui sono stata là, ho seguito
sempre il lavoro e gli spostamenti di Sr. M.
Luciana, che mi ha letteralmente viziato con
gite al lago, crostate, pasta italiana e pesce di
fiume... Ho avuto modo di vedere i bellissimi paesaggi del Lac Alaotra e di arrivare fino
a Brieville, costeggiando fiumi e cascate, in
compagnia anche di giovanissime aspiranti Piccole Serve e della loro maestra Sr. M.
Charlotte. Di quel soggiorno, ciò che mi ha
più colpito è il rapporto unico e speciale che
si è creato tra suor Luciana e la famiglia di
Dadà, un giovane malgascio (mio coetaneo,
33 anni) costretto immobile a letto a causa di
una paralisi alle gambe, non ancora ben diagnosticata. Dadà ha due figli e una moglie, e
da poco si è trasferito con la famiglia nella
casetta fatta costruire da Sr. Luciana qualche
anno fa, per un altro ammalato. Così riceve
tutti i giorni la visita della suora, che gli cura le
piaghe, si interessa della famiglia e dell’educazione dei figli, lo prepara alla visita medica
che dovrà fare in ospedale quando si rimetterà
più in sesto. Che parole usare per descrivere
questa devozione verso gli ammalati? Come
si può capire la fiducia e la speranza con le
quali Dadà si affida alle cure di suor Luciana? Credo che convenga solo ascoltare Gesù:
«Tutte le volte che avete fatto ciò a uno dei
più piccoli di questi miei fratelli, lo avete fatto
a me» (Mt 25, 40).
Mananjary: ... che mare meraviglioso!
Purtroppo è vietato fare il bagno, perché la costa est del Madagascar si affaccia direttamente
sullo sconfinato Oceano Indiano, e qui le correnti sono molto pericolose. Ma anche solo
guardare questa costa ininterrotta con i colori
così accesi è valsa la pena di un viaggio molto
lungo per discendere dagli Hauts Plateaux fino
a qui. La comunità delle Piccole Serve di Mananjary è la più recente, si trova poco distante
dal centro della cittadina che una volta – mi ha
20
raccontato Madre Carmelina – era considerata
la “perla dell’Oceano Indiano”.
Qui ho potuto di nuovo accompagnare le
Piccole Serve durante le loro visite a domicilio: con Sr. M. Isabelle sono stata nelle case
dei malati, per portare loro la Comunione e
monitorare la situazione medica. Entrare nelle
loro case é il solo vero modo per entrare in
contatto con la realtà malgascia, capire i loro
differenti modi di vita, portare anche solo un
sorriso come testimonianza di fraternità. In
una di queste visite, le sorelle hanno avuto
modo di accorgersi dell’infezione ai piedi e
sulle gambe di un piccolo bambino, Jean-Noel
(si chiama cosí perché è nato il giorno di Natale), che guardava le suore un po’ impaurito
dalle braccia della mamma, purtroppo malata
anch’essa. Sr. M. Monique allora è andata a
prendere con la macchina mamma e figlio, li
ha portati in comunità e lì le Piccole Serve si
sono prese cura del povero Jean-Noel, che docilmente si è fatto curare in silenzio.
Quanti bambini ci sono in Madagascar! E
a molti di loro purtroppo viene negato il diritto
di “essere bambino”: troppo presto si devono
occupare degli altri fratelli e troppo prematuramente sono costretti a lavorare per aiutare
le famiglie. Le attenzioni e le cure per il piccolo Jean-Noel mi hanno ricordato tutti i pic-
Bambini a Mananjary, 26 agosto 2009.
coli assistiti qui e altrove, nelle mense e negli
ospedali, e mi hanno aperto spontaneamente
una preghiera di ringraziamento ai miei genitori, per la mia infanzia vissuta da “bambina”,
come dovrebbe essere per questi bambini. La
preghiera allora si è trasformata in preghiera
per tutti coloro che, come le Piccole Serve,
quotidianamente entrano in contatto con queste situazioni di miseria e malattia: che Gesù
li guidi sempre nella loro missione e mostri
sempre loro il Suo Volto nello sguardo di tutti
questi malati.
Antsirabe: è la seconda città più popolata
del Madagascar, dopo Antananarivo. La comunità delle Piccole Serve qui dispone anche
di un dispensario e di un gabinetto dentistico:
al momento del mio passaggio in questa città, ho conosciuto anche il dentista e il tecnico,
medici volontari, intenti a effettuare l’aggiornamento e il controllo dei macchinari (il dott.
Giuseppe e Olivier, che
saluto con affetto).
Con Sr. M. Angeline
sono andata a casa degli ammalati, e ho potuto
visitare anche il carcere
della città, dove le Piccole
Serve portano il pasto per
i carcerati ammalati, malnutriti e che non hanno un
sostegno dalla famiglia:
anche nelle altre città di
Moramanga, Ambatondrazaka e Mananjary avevo
avuto modo di seguire le
suore in visita ai carcerati
ammalati, ma qui ad Antsirabe per la prima volta
ho scambiato con loro
qualche parola in francese.
Un giovane mi ha regalato
un piccolo portachiavi a
forma di baobab, piccoli
lavori che i carcerati fanno per guadagnare
qualcosa e aiutare le famiglie.
Parlare delle carceri qui in Madagascar
meriterebbe un discorso a parte: ero troppo
abituata allo stereotipo italiano di carcere per
poter comprendere questa realtà. Mi hanno
detto che molti di questi giovani (perché giovani sono per la maggior parte) sono là dentro
per furto, a causa dalla povertà e della fame.
Ma ciò che questi ragazzi vivono tutti i giorni
una volta in prigione è difficilmente comprensibile se non si vede con i propri occhi dove
dormono e in che condizioni al limite del sopportabile sono costretti a vivere. E la stessa
cosa vale per le donne e i minori, che di solito
sono separati e hanno dei loro dormitori a parte. Ci sono bambini nati in carcere e minori in
attesa da mesi di un processo... É qui che le
Piccole Serve arrivano ogni giorno, portando
con loro – oltre al riso! – un conforto umano,
un sorriso e una parola di coraggio, una preghiera e un aiuto agli ammalati.
Le Piccole Serve in visita agli ammalati poveri.
21
Antananarivo: la capitale, detta anche
Tanà. Città grandissima sugli altopiani, si snoda su alture e colline. Ogni quartiere ha un suo
mercato, e dappertutto gente, macchine, taxi,
venditori, smog, polvere, bambini e adulti a
piedi nudi, zebù, oche, galline... c’è davvero
di tutto! Qualcuno si sentirebbe soffocare... io
invece – dopo avere a lungo interrogato questa
città - che all’inizio mi intimoriva – mi sono detta: «Mi piace!». Questione di affinità elettiva...
Cristo risorto nella parrocchia Notre Dame di
Fatima – Antananarivo.
Ho vissuto il soggiorno nella comunitàmadre delle Piccole Serve a più riprese, avendo sempre fatto scalo a Tanà prima di ripartire verso le altre comunità. È lì che ho avuto modo di conoscere la maggior parte delle
Piccole Serve malgasce, grazie soprattutto alla
celebrazione dei voti perpetui di Sr. M. Adèle,
Sr. M. Alice, Sr. M. Lucienne, Sr. M. Sabine
il giorno dell’Assunzione della Vergine Maria, il 15 agosto. Che indimenticabile giorno
di festa.
22
Quasi tutte le giovani Piccole Serve passano da Tanà, perché lì c’è il noviziato dove
vivono i primi due anni prima dei voti, ed è
sempre lì che compiono gli studi per diventare infermiere, assistenti sociali, addette al
laboratorio analisi, o per il servizio delle catechesi. Molte di loro sono venute a studiare e lavorare anche in Italia, e quindi parlano
benissimo anche l’italiano (oltre il francese,
la loro seconda lingua): immaginate che felicità poter conversare nella propria lingua,
dall’altra parte dell’Equatore! E poter chiedere tutte le cose che passano per la mente senza l’ansia di non riuscire a esprimere bene un
concetto! E poi, le gentili sorelle, recitavano
anche il Rosario in italiano, cosa che ho apprezzato davvero molto, visti gli scarsissimi
risultati nel poter capire anche solo qualche
parola durante le Messe in malgascio! La loro
parrocchia è Notre Dame di Fatima, dove c’è
un enorme quadro con una particolarissima
Resurrezione di Gesù.
A Tanà ho vissuto quindi a stretto contatto
con tutte queste suore, condividendo con loro
i momenti di preghiera, i momenti di festa, i
preparativi per la celebrazione dei voti perpetui delle loro consorelle, e anche le visite in
ospedale e a domicilio dagli ammalati poveri,
grazie a suor M. Angiola, energica Piccola Serva che pare instancabile. È lei che mi ha fatto conoscere la vita di questo quartiere, nelle
stradine strette ripide e polverose di Ambohimirary, dove una casa è uguale all’altra e dove
riescono a nascondersi le situazioni di miseria
e povertà più impensabili. Suor Angiola mi ha
parlato della vita nei quartieri più poveri, delle
famiglie che non riescono a mandare a studiare i propri figli e che devono mantenere a loro
volta anche gli anziani genitori, in una società
in cui i vecchi rivestono ancora un ruolo molto
importante e dove i figli diventano adulti molto
presto. Purtroppo la situazione economica del
paese certo non facilita lo sviluppo di lavori
diversi da quelli legati al riso e all’allevamento del bestiame; in Madagascar l’economia
15 agosto 2009, in chiesa per la celebrazione
dei voti perpetui di quattro Piccole Serve.
prettamente rurale si scontra prepotentemente
in un confronto contrastante e ambiguo con le
società occidentali, le quali hanno importato
in blocco un progresso tecnologico che non
riesce ad andare di pari passo con il progresso
culturale e sociale del paese.
La situazione politica è ugualmente instabile, e dopo la terribile rivolta contro il governo nel febbraio scorso – costata la vita a
centinaia di malgasci –, sono ancora in corso
estenuanti trattative tra l’attuale Presidente
del governo di Transizione e altri politici ex
capi di Stato (i primi incontri si sono svolti a
Maputo, in Mozambico, seguitissimi in tutto
il Madagascar) per condurre il paese sulla vita
della democrazia, contro la povertà endemica
in cui è costretta a vivere la maggior parte della gente.
Adesso che la mia esperienza si è conclusa, sono sicura di aver vissuto dei momenti
speciali, che mi accompagneranno nel ricordo
e nella memoria delle emozioni provate, emozioni forti e sentimenti diversi da quelli un po’
assonnati del mio solito
tran tran quotidiano romano.
Nel leggere queste
righe, le Piccole Serve
malgasce mi perdoneranno se non sono riuscita a scrivere tutto
quello che avrei voluto,
e se non ho lo spazio di
ringraziarle, come dovrei, citandole una ad
una. Le porterò sempre
con me nella preghiera.
È a loro che va il
mio ultimo pensiero e
il mio più grande ringraziamento, per la loro
accoglienza e i loro sorrisi, la loro pazienza e il
loro silenzioso e umile lavoro di tutti i giorni,
in cui Gesù si lascia incontrare in tutti gli ammalati poveri che visitano e accolgono.
Il cielo del Madagascar mi seguirà anche
in Italia, e con sé porterà anche quel ritornello
del Salmo 18, che sovente ho cantato laggiù:
“Mamiko Indrindra...” (Ti amo, Signore, mia
forza...).
Due giovani Piccole Serve in servizio davanti
alla porta della Comunità di Tanà.
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Natale nello spirito di Monsignor Ghika
Simonic Luiza
Buzau, 27.12.2009
La mattina del 25 dicembre, giorno della nascita del Signore, nella nostra parrocchia di San
Giuseppe in Buzau, i bambini alla fine della
Messa aspettano ansiosi la comparsa del protagonista della leggenda: Babbo Natale. Ogni
anno egli arriva con regali per i più piccoli, e
ogni anno è sempre da loro atteso con impazienza e con un pizzico di ansia. Questo personaggio viene atteso con canti, poesie e piccole
scenette. Per dargli una degna accoglienza
anche quest’anno i bambini si sono preparati
con l’aiuto delle nostre sorelle: Sr. M. Laura e
Sr. M. Rose. Babbo Natale vuole così ricevere
anche lui un “regalo” dai bambini, in cambio
della gioia che porta al suo arrivo.
Egli è arrivato con la slitta perché c’era la
neve, e un Natale bianco è due volte più bello perché ha in sé una magia tutta speciale. E’
stato ricevuto con una rappresentazione un po’
insolita; una scenetta che parlava di monsignor Vladimir Ghika. La sua vita è stata sacrificata con il martirio a causa della fede nelle
carceri comuniste; è vissuto come un portatore
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della luce di Cristo ed è diventato sacerdote
cattolico per essere un ortodosso migliore,
così diceva lui. La sua vita è stata ogni giorno
un “Babbo Natale” un dono a volte materiale,
a volte spirituale per coloro che hanno avuto
la fortuna di incontrarlo e di averlo come guida spirituale. Cosi, a causa di Babbo Natale,
i bambini e noi adulti, ci siamo uniti ancora
una volta per onorare Monsignor Ghika, un romeno che attende di essere elevato agli onori
degli altari, e di cui siamo fieri.
Ancora una volta la scenetta dei bambini
che rappresentava la vita di Monsignor Ghika,
mediante i canti e le poesie, il messaggio del
Natale è arrivato nel cuore dei piccoli e degli
adulti; certamente è stato uno stimolo a coltivare i valori dell’amicizia, della solidarietà e
dell’amore per il prossimo.
Babbo Natale si è “incontrato” così nel
tempo con Monsignor Ghika e lo ha presentato ai bambini della nostra parrocchia: insieme
alla gioia dei regali, dal suo mitico sacco, ha
estratto anche la spiritualità di un santo delle
nostre terre.
Crâciun în spiritul
Monseniorului Ghika
Simonic Luiza
Buzău, 27.12.2009
În dimineaţa zilei de 25 decembrie, când e
Crăciunul, ziua Naşterii Domnului, la noi în
parohia Sf. Iosif, din Buzău, copiii aşteaptă
cu nerăbdare apariţia, la sfârşitul liturghiei, a
unui personaj de legendă: Moş Crăciun. În fiecare an el vine cu cadouri pentru ei, cei mici,
şi în fiecare an e aşteptat cu nerăbdare şi un
pic de nelinişte, dar în cele din urmă e primit
cu cântece, poezii sau mici scenete. Copiii se
pregătesc din vreme sub îndrumarea şi cu ajutorul surorilor noastre : Sr. M. Laura şi Sr. M.
Rose care se ocupă de ei de câţiva ani buni.
Căci Moşul aşa vrea, să primească şi el un astfel de “cadou” de la copii, în schimbul bucuriei pe care le-o aduce sosirea lui.
Anul acesta Moş Crăciun a venit cu sania
căci a fost zăpadă, iar un Crăciun alb e de două
ori mai frumos pentru că are o magie aparte. A
fost primit de copii cu o scenetă puţin deosebită
faţă de cele din alţi ani; una care a vorbit despre monseniorul Vladimir Ghika. Sfîrşind ca
martir pentru credinţă în închisorile comuniste, a trăit ca un purtător al luminii lui Isus şi
a devenit preot catolic pentru a fi un mai bun
ortodox, după cum el insuşi a spus-o. A fost in
viaţa de zi cu zi un “Moş Crăciun” uneori material dar mai ales spiritual pentru cei care au
avut norocul de a-l întâlni şi a se lăsa călăuziţi
de el. Astfel, datorită lui Moş Crăciun, copii şi
noi cei mari ne-am amintit încă odată să-l cinstim şi să ne mândrim cu monseniorul Vladimir Ghika, un român ce aşteaptă să fie ridicat
la cinstea altarelor.
Aşadar, datorită scenetei copiilor despre
monseniorul Ghika, cântecelor şi poeziilor
lor, mesajul Crăciunului a pătruns în inimile celor mici iar pentru adulţi cu siguranşă a
fost un imbold de a cultiva valorile prieteniei,
solidarităţii şi iubirii de aproapele.
Moş Crăciun s-a “întîlnit” aşadar peste
timp cu monseniorul Ghika şi l-a prezentat copiilor din parohia noastră şi pe lângă bucuria
cadourilor din celebrul lui sac a scos şi spiritualitatea unui sfânt de pe meleagurile noastre.
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Notizie flash
Casa Madre – To, 30 novembre 2009
È partito dal nostro Centro Missioni il container
per il Madagascar. Il modulo è stato stipato
prevalentemente con ausili sanitari, materiale
didattico, tessuti di seconda mano, attrezzature
e arredamenti per l’ospedale di Moramanga e
dispensari di Antsirabe e Ambatondrazaka.
Con tutto questo ben di Dio c’erano anche due
statue del Sacro Cuore e due della Madonna.
L’operazione di sistemazione del container,
per il trasporto via mare, è stata possibile con
l’aiuto di alcuni volontari dell’Associazione
Alpini di Almese (To), che con grande cura
hanno predisposto i colli in modo da non
lasciare tra loro spazi vuoti.
Il container è giunto al porto di Tamatave
ai primi di gennaio e trasportato poi presso il
Centro di Moramanga. Da qui lo smistamento
dei colli per le diverse nostre comunità del
Madagascar.
Esprimiamo tanta riconoscenza agli Alpini
Volontari di Almese (To), che per tre anni
consecutivi si sono generosamente prestati ad
allestire i containers per le nostre missioni.
Ambatondrazaka, 12 gennaio 2010
Sr. M. Luciana Campoleoni per posta
elettronica ci comunica:
«Con i minori delle carceri non faccio niente
di speciale. Li tengo all’infermeria per toglierli
da dove stanno tutti gli altri 800 adulti; lì oltre
che imparare a leggere e scrivere, essendo
quasi tutti analfabeti, aiutano nelle pulizie
e altri piccoli servizi. Quest’anno a Natale
abbiamo fatto per tutti, minori e malati, un
buon pranzo, e, subito dopo abbiamo giocato
a tombola fino a sera. Con cinquine di biscotti,
caramelle, sapone e la tombola con dentifricio
e spazzolino. Tutti hanno guadagnato ed erano
felici».
Ricordiamo ai nostri amici che Sr. M.
Luciana, con il benestare delle guardie
carcerarie, ogni settimana porta nel cortile
della parrocchia questi ragazzi per una partita
di pallone. Per loro è il giorno sempre molto
atteso di settimana in settimana, per godersi un
momento di svago e di libertà all’aria aperta.
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Ambatondrazaka, 29 gennaio 2010
La statua della Madonna che ci avete mandato
tramite il container è molto bella. L’abbiamo
posizionata nel cortile del dispensario davanti
a una palma rigogliosa. Al mattino, ai piedi
della Vergine Maria, prima di iniziare le visite,
preghiamo insieme ai malati. A questa nostra
Mamma celeste affidiamo le sofferenze e
le pene di ciascuno, affinché sempre aiuti e
sorregga i suoi figli nella tribolazione. Ciao e
grazie. Sr. M. Luciana
a favore del Lebbrosario di Moramanga in
Madagascar.
Alleghiamo alcune foto che speriamo siano
di stimolo per altre parrocchie. Distinti saluti,
gruppo missionario di Altichiero (Griggio
Alessandro, tel. 0498654267).
Altichiero (Pd), 6 febbraio 2010
Siamo il gruppo missionario della parrocchia
di Altichiero (PD). Il giorno 31/01/10 abbiamo
organizzato come di consueto da 24 anni la
giornata per gli ammalati di lebbra. Le famiglie
della parrocchia hanno preparato (tutto fatto
in casa) dolci di qualsiasi genere, pasta fresca
(bigoi e fettuccine), chiacchiere, frittelle.
Il ricavato della vendita è di € 1.154,00
che vi sono stati spediti il giorno 1/02/10
La lavorazione
della pasta e il
banco pronto per la
vendita dei dolci.
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Sanità e salute: la MENOPAUSA
Dott.ssa Giovanna Gavazzeni
La menopausa non è una condizione patologica, ma rappresenta un momento fisiologico
che nella donna segna il termine dell’età fertile. La menopausa insorge abitualmente tra
i 48 e i 55 anni, può essere più precoce nelle
donne fumatrici o per particolari patologie.
Tale fase della vita è accompagnata da
mutamenti sia fisici che psicologici. Il più
evidente mutamento è l’interruzione della attività mestruale. La menopausa si conferma
con l’assenza delle mestruazioni per almeno un anno oppure può essere diagnosticata
con semplici esami ormonali. Prima della
cessazione definitiva delle mestruazioni ci
sono in genere alterazioni del ciclo sia come
durata che come intensità del sanguinamento che può essere diminuito o aumentato.
Poiché l’attività mestruale è sostenuta
dagli ormoni secreti dall’ovaio, estrogeni e
progestinici, la sua cessazione significa la
cessazione della funzione dell’ovaio stesso
nonostante l’aumentata stimolazione da parte della ghiandola cerebrale ipofisi.
I sintomi clinici che si associano alla
menopausa sono dovuti sia alla cessazione
della produzione degli ormoni dell’ovaio,
sia alla sovrapproduzione dell’ormone che
dovrebbe stimolare l’ovaio. I più comuni
sono i sintomi di origine vascolare: il 75%
delle donne riferisce vampate di calore improvvise della durata anche di alcuni minuti seguite da sudorazioni profuse; molto
spesso sono presenti anche palpitazioni
cardiache, sudorazioni notturne, emicranie,
vertigini. Tali sintomi possono essere anche persistenti per alcuni anni. Altri sintomi talora presenti sono legati all’apparato
uro‑genitale come bruciori alla minzione,
incontinenza urinaria, secchezza vaginale,
riduzione della libido.
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Il termine dell’età fertile di una donna è
accompagnato da mutamenti fisici e psicologici
Ma questi sono solo i sintomi manifesti,
mentre più subdoli sono i fenomeni che si
verificano a carico dell’apparato scheletrico, soprattutto l’osteoporosi con aumentata
incidenza di fratture e i sintomi legati alla
maggiore frequenza di malattie cardiache
dovute al venir meno dell’effetto protettivo degli ormoni ovarici, come l’angina e
l’infarto.
Ci sono poi le alterazioni di carattere
psichico come l’aumento dell’ansietà o della depressione, i disturbi del sonno, le modificazioni dell’umore come l’irritabilità,
la difficoltà di concentrazione, la perdita di
sicurezza in se stessi.
Si è però osservato che la frequenza e la
gravità di questi sintomi variano molto da
donna a donna e sono molto legate alla capacità di controllo della donna stessa.
Alcuni sintomi come quelli vascolari
sono inevitabili, importante è conoscerli,
preventivarli e accettarli nel migliore dei
modi:... di palpitazioni non si muore!
Le alterazioni di carattere psicologico
sono più difficili da accettare. Importante è
sapere che anch’esse, come anche i sintomi
vascolari, sì attenueranno nel tempo, che
non fanno parte propriamente del carattere
di una persona, ma sono legati a un momento transitorio e inevitabile della vita. Magari
non è facile!. Molto meno controllabili sono
soprattutto l’osteoporosi e i più rari problemi cardiaci. Sia per attenuare i sintomi acuti
della menopausa, sia appunto quelli cronici come l’osteoporosi, è stata ed è tutt’ora
ampiamente prescritta la terapia sostitutiva
a base di estro‑progestinici, appunto gli ormoni che l’ovaio non produce più. La terapia può essere assunta per bocca o anche per
via transdermica (cerotti).
I pareri degli specialisti sulla terapia
sostitutiva permangono però controversi.
Non c’è dubbio che la terapia sostitutiva
sia efficace (si mantiene anche la ritmicità
delle passate mestruazioni). Efficace su palpitazioni e sudorazioni, efficace su ansia e
depressione, efficace nel ridurre la perdita
ossea e le fratture spontanee. Ma si stanno
anche molto recentemente evidenziando
dati che mettono sull’allarme. Essi riguardano un modesto ma significativo aumento
di tumori.
A partire dal ben noto studio americano
WHI che dimostrava un aumento dei casi
di cancro della mammella in pazienti trattate con terapia sostitutiva per lungo tempo,
ai più recenti dati sull’aumento di tumori
dell’ovaio e della gravità del tumore polmonare, il mondo scientifico ha dato l’allarme.
Deve essere chiaro che si tratta di aumenti molto, molto piccoli del numero di casi
riscontrati che non devono indurre a scelte
avventate e che comunque il rischio vale per
trattamenti prolungati per anni. Ma negli
Stati Uniti dove questi dati sono stati diffusi forse amplificati anche troppo, la prescrizione della terapia sostitutiva si è ridotta
dell’80 %.
Quello che bisogna tenere presente è
che la decisione della terapia va presa caso
per caso dal medico specialista che conosce
la donna, la sua storia clinica, l’eventuale
presenza di casi di queste patologie nella
famiglia, che valuterà la gravità dei sintomi
rispetto ai rischi, che presciverà gli opportuni esami di controllo, come mammografie,
pap‑tests, ecografie, mineralometrie, esami
da ripetere nel tempo.
In linea di massima si tende attualmente
a ridurre la durata del trattamento sostitutivo
riservandolo alle prime fasi più sintomatiche, magari ricorrendo ad altri tipi di trattamento per le patologie croniche, e contando
sul buon senso e sulla capacità il controllo
che le donne possiedono ampiamente.
La menopausa e la dieta
Nella menopausa è opportuno aumentare
il consumo di Calcio e di Vit. D per
prevenire l’osteoporosi. Per la depressione
e gli sbalzi di umore privilegiare
l’assunzione di acidi grassi Omega3, Vit,
D, acido Folico. Per le vampate di calore
aumentare l’apporto di Calcio.
Gli elementi che li contengono
Acido Folico: lievito di birra, verdure a
foglie verdi, cereali integrali, legumi.
Vit. A: verdura e frutta giallo arancione e
verde scuro, latte, burro, fegato, uova.
Vit. C: pomodori, peperoni, insalate
verdi, prezzemolo, agrumi, fragole, kiwi,
papaia.
Calcio: latte e latticini, parmigiano
reggiano, verdure verdi, legumi.
Fibre: cereali integrali legumi, verdure.
Ferro: carne, uova, legumi, cereali
integrali, verdure verdi, frutta secca.
Omega3: semi di lino, pesci grassi.
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Fiori di cielo
Madre Carmelina Lanfredini
Gesù disse:
«Passiamo
all’altra riva»
(Mc 3,35).
Sr. M. Costanza di S. Agostino, Maria Alemanni, ha concluso la sua lunga esperienza
terrena per passare all’altra riva dove il Signore l’attendeva. È deceduta a Casa Madre – Torino, sabato 23 gennaio 2010 alle ore 18,15.
Aveva raggiunto i 100 anni di età e 77 di vita
religiosa.
“Cresciuta nell’acqua”, diceva di sé sr.
M. Costanza, a sottolineare la grande attrattiva del suo bel mare ligure negli anni dell’età
giovanile, offerti al Signore nella freschezza e
vitalità che caratterizzano la giovinezza e con
l’entusiasmo che manterrà per tutta la vita.
Negli anni della sua formazione religiosa
ha attinto lo spirito genuino della Piccola Serva del S. Cuore dagli scritti e dagli insegnamenti della Fondatrice, trasmessi dagli esempi
delle Sorelle che hanno vissuto il tempo della
grazia della fondazione dell’istituto.
Così la vocazione religiosa ha consolidato
e sviluppato le attitudini ricevute da Dio nella
sua famiglia, da lei sempre tanto amata e ricambiata nell’affetto dei nipoti.
Con il suo sguardo acuto, il tono scherzoso, e talvolta aggressivo della voce, le battute
in dialetto genovese, teneva banco nelle ricreazioni della comunità, soprattutto in quella di
Genova dove ha trascorso ben più di 40 anni.
Possiamo riassumere così alcuni aspetti
caratteristici emersi nel corso della sua esistenza: assiduità nella preghiera, dedizione
ai malati con tante veglie notturne al loro capezzale negli anni della piena efficienza fisica
e spirituale, attenzione alle persone e al bene
della comunità.
Sr. M. Costanza ha trascorso i suoi ultimi
anni a Casa Madre in attesa serena di incontrarsi con il Signore. Partecipava con interesse
alla vita comunitaria, mentre con la frequente preghiera abbracciava un ampio raggio di
intenzioni. Non sono mancate le sofferenze
fisiche a purificarla, sopportate e offerte nella
lunga infermità, durante la quale è stata amorevolmente curata dalle sorelle fino alla fine.
A te, cara sr. M. Costanza, ora che sei presso Dio, affidiamo il nostro Istituto perché possa ancora crescere in santità e portare ai malati
l’amore misericordioso del Cuore di Gesù.
parenti Defunti delle Piccole Serve
Tarcisio, fratello di Sr. M. Elena Chignola; Angela, sorella di Sr. M. Alma
Qualdioli; Clotilde, nonna di Sr. M. Madaleine Rasoamananjara; Jean,
nonno di Sr. M. Bernadette Razafindrafara; Giuseppe e Tino, cognati di
Sr. M. Lucilla Balosetti.
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s o l i d a r i e t À
Hanno ricordato i propri defunti con richieste di preghiere e celebrazione di S. Messe: Airoli Luisa – Albertini Alma – Bagnasco
Pietro – Barbieri Marina, per Sr. m. Eulalia e Nalio – Bertamino – Bertolo Flavio – Boschini Primo, per Palma e Agostino Locatelli – Brognoli
Maria – Canevisio Adele – Canevisio Locatelli Loredana – Cappanera Anna – Casasola Dirce – Castagno Franco e Piera, in memoria di
Cesira – Cavassori Ileana, per Osvaldo, Regina Romeo e Rolando – Colombo Liliana – Comin Gino – Coslovich Antonio, per Nilva – Dodero
dott. Giorgio – Egini e Bertolli, per famiglie Egini e Bertolli – Ferraris Rita – Fiorella – Frigoli Laura e Luigi, per di Sr. Rosa Margherita
Sartori – Gagliano Mirella – Galli Remo e Iva – Gallia Marina, per famiglia Gallia – Gambara Alfredo, per fam. Gambara – Garavelli Cesira,
per Ester e Maria – Giacone Onorato e Ada, per famiglie Giacone e Capello – Giorda Rosina, per il figlio Alessandro – Giovenzana Adele,
per famiglie Giovenzana e Villa – Gramegna Angela – Grimoldi Ercolina – Magnetto Maria, per Enrico – Marazzini, per famiglie Garavaglia
e Nebuloni – Meucci Crippa prof. Enrica – Miceli Gigliola – Mora Elsa – Morandi Paolo – Musazzi Emma – Noris Lucia – Pergola Lurgo –
Rappelli Annamaria – Romeo Emilia, per Giuseppe e Giuseppina – Rossi Cesare, per Lorenzetti e Roveda – Sacchi Francesco, in suffragio
della moglie – Salsano Giovanna, per genitori e nonni – Sartori Ambrogio – Savant Aira Alessandra – Scaccuto Luigia, per Alessandro,
Camilla e Rocco – Scaglia Anna Vittoria, per Uberto Quadrelli – Tinelli Paolina, per Caterina – Vago Resy, per Carlo e Carla Vago – Valota
Franco, per Valota Battista e Colli Adria – Velicogna – Vivenza Rosalba – Voena Luigi, per Voena e Costa – Zanini Angiolina, per genitori e
figlio Alberto – Zanuttig Gabriella, per Luigi Rigano – Zitta Cristina – Zumaglino Cesare, per la madre Cabiati Ernestina. Chi desidera fare
celebrare S. Messe di suffragio per i propri defunti è pregato di specificare espressamente l’intenzione: Santa Messa per
… Barrare la casellina “preghiere per i defunti” è insufficiente. Le offerte per Sante Messe sono trasmesse ai missionari e
ai sacerdoti poveri di nostra conoscenza, del Madagascar e della Romania.
Per le opere in Madagascar e Romania: Achilli Pietro – Amici B. Anna M. (Bergamo) – Amici del Martedì (Vercelli) – Associazione Alpini
(Almese) – Belotti Gemma – Beltrami Valeria – Beretta Adele e Cogliati Luigi – Bianchi Benito – Birolo Rosso Camilla – Blandino Rosalba –
Bovio Maestra Maria – Bracchi don Massimo – Bracotto Edera – Bravin Luigi e Ornella – Canevisio Locatelli Loredana – Carena don
Gabriele – Caritas Unità Pastorale (Grantola) – Castagno Franco e Piera – Catalano Maria – Colombo Silvana – Conti Zanetta – Cornetti
Pierluigi – De Maria – Dealessi Carla – Dorci Miranda – Dozio Roberto – Egidi Paola – Einaudi prof. Giovanni – Ferrari Franco e Amici
di Marisa – Ferraris Anna – Formentini Maria – Fraterno Aiuto Cristiano (Cortemaggiore) – Gallo Castagno Franca – Gambara Alfredo –
Garavaglia Renato e Giovanna – Ghiano can. Ettore – Ghislanzoni Miranda – Giorda Nirina – Girardi Paola Pastorini – Girotto Venucia –
Iannò Vincenzo – La Lumia Livia – Lazzarini don Luigi – Lazzaroni G. Battista e M. Luisa – Lenti Luisa e Giuliana – Lubrano Graziella –
Maiano Santina – Mangiavacchi don Sergio – Manzotti Sara Martelli – Marcaccio Antonio – Martina Teresa Ughetti – Meucci Crippa prof.
Enrica – Miglioretti Anna – Motto Rina – NN. Almese – NN. Redona – NN. Vercelli – Naretto Mario e Leda – Notario Ines – Panizza Maria
Teresa – Parrocchia S. Elena (Roma) – Peira Giovanna – Perego Lisetta – Perroncito Maria Luisa – Pulici Luisa – Rigamonti Maria –
Robotto don Andrea – Sala Maria – Sangalli Vittoriana e Maria Rita – Storti Maurizio – Tomasoni Lina – Tuninetti Don Giuseppe – Valaguzza
Teresina – Ventanni Franco – Vitali Anna – Volonterio Grazia – Zamperetti dott. Sergio e Carla – Zangarini Andrea e Bianca – Zanini
Angiolina – Zanone Carla – Zenoni Riccardo – Zoia, in memoria di Carla De Bernardi.
Battesimi: Daniele da Colombo Terenzio – Giuseppe da Marcella – Daniele da Colombo Virginia.
Per l’opera “Amici degli ammalati poveri” e offerte libere: Albertini e Pizzigoni – Amaddeo – Amsler Virginia Pecco – Angius Maria
Villa – Arata Angelo e Marisa – Aronio – Arosio Tina – Baiotto Franco e Maria Rosa – Balduzzi Catina – Balestra Elena – Banchero – Bani
Cesare – Baraggioli Carmela – Battistella Clara – Bellincontro prof. Maria Patrizia – Belotti don Giuseppe – Belotti Gemma – Bertolo Guido –
Bianchi Benito – Biffi e Zipiti – Biscella Abbondanzio – Bisio Angelo e Maria – Bolzoni Luciano – Bosio Giuliano – Bova dott. Vittoria –
Braja Eugenio e Alessandra – Brambati Agostino e Romilda – Brachet Cota Ernesta – Brandazzi Teresita – Brioschi Aurelio e Gemma –
Buaraggi M. Elena – Canazza Francesco – Carloni dott. Nicola ed Emilia – Carolini Carla – Carrea Malatesta Armanda – Casiraghi Carmen –
Casiraghi Giulio e Gabriella – Castiglioni Ornella – Cattaneo Luigi – Chiabotto Carlo e Maria – Citriniti Franco – Citterio Graziella –
Colla Luigia – Colombo Andreina – Colombo Liliana – Conforti Ida Bianconi – Cotto Maria Riboni – Crescimone dott. Margherita – Da Rodda
Bertinotti Elvira – Delfante Molinari Paola – Dilegge Fedi Lucia – Dolcini Piva – Dotti Giuliana – Fairoli Renato – Falchetti Angela Cavati –
Famiglia Brusa – Ferrari Luigi e Luigia – Ferrari Margherita e Gemma – Figlie di S. Giuseppe – Fiorina prof. Lorenzo – Follani Piergiorgio –
Fontana Piera e Lidia – Formentini Fermo e Alda – Fossati Emma – Frigerio Veronica – Fumagalli Alessandra – Fumagalli Mario – Gagliano
Mirella – Garzone Arnaldo – Gasparini mons. Primo – Gatti Laura – Gorno Cesarino – Greppi Agnese – Guidi Daniela – Landoni Bianca –
Lazzati Luigi – Lillia Enrico – Maffeis Jole Santoro – Maffeis Provvidenza – Malfatti Vignola – Marchis Maurizio – Mariani Armida – Marinoni
Beniamino – Mariotti Tildina – Marocco Mario – Martinelli Maria – Maurizi Maria Teresa – Medicina e Medical. Deverge’ – Meucci Crippa
prof. Enrica – Mezzera Claudio e Ferruccio – Micchiardi mons. Pier Giorgio – Micheletti prof. Piercarlo – Millefanti Virginio – Minoretti Alda
Miglietta – Moletta Serafina – Moneta M. Lucia – Monguzzi Arturo – Monti Antonia – Moroni Ivo e Olimpia – Motto Alberto e Paola – Motto
Rina – Negri Pierino e Liliana – Olivotto Francesco – Paganini Carolina – Panzeri Giuliana, Elsa, Enzo, Egisto e Cornelia – Parola Osvaldo –
Parrocchia S. Maria Assunta (Costamasnaga) – Pasta Roberto – Perico Emilia – Pesatori Wanda – Petrini – Piccole Serve (Sesto s. Giovanni) –
Pistorello Mario – Pochettino Paola – Possamai Gina – Pozzi Ester – Ranghino – Redaelli Maria – Restelli Francesco – Rinaldi Marie –
Rinaldi Rina Valagussa – Riva Angelina Colnaghi – Riva Giuseppe – Romano Ina – Rosa dott. Achille – Rota Gabriella – Salsa M. Teresa –
Salvi Elisa – Sandrone Nella – Santa Riccardo – Santambrogio Carla – Scotti M. Teresa – Signorati Angelo – Silvestri Roberto – Strusi
Filomena – Stucchi Adriana – Suardi Giuseppe e Monica – Suore della Visitazione (Milano) – Suor Enrica – Tabone Renza – Tessa Luigi –
Ticozzi Silvana Roda – Tinelli Ancilla – Tintori M. Pierina – Torti Tina – Vallani Barbara – Ventanni Franco – Vergano Alessandro e Melina –
Verzeletti Carlo e Bice – Villa Carla – Villa Licia – Vitale Rita Sandri – Zanchin Attilio e Lina – Zanini Angiolina – Zerman Andrea Maria –
Zitta Maria – Zoia Carla. Quest’ultimo elenco è riferito alle offerte giunte in redazione dal 1° novembre al 31 dicembre 2009.
Sostegno bambini a distanza
Madagascar e Romania: Allione Elvira – Ardito Moiso
Marta – Baima Fabrizio e Giusy – Baima Teresina –
Baldi Santina – Balma Annamaria – Belloni Davidina –
Beretta Ottorina – Biffi Maria Teresa – Birolo Rosso
Camilla – Boasso Sarasino Ada – Borasco Nereo –
Bornati Carlo – Bosatelli Maria – Bregola Giuseppe –
Buzzi Alberto e Castello Anna – Camisasca Cristina –
Canevisio Adele – Canevisio Agostina – Ceribelli Arialdo –
Chiesa Silvia Sabello – Chini Massimo e Cristina –
Cochi Luisiana – Colombi Franca – Conf. S. Vincenzo
N. S. di Lourdes, Piacenza – Cornetti Pierluigi –
Cotrona Patrizia – Crosti prof. Pierfranco e Elisa –
Crotti Vittoria – Cucchetti Renato – D’Agostino dott.
Elena – De Bernardi Luigi – Dealessi Carla – Delpiano
Gabriella – Dipendenti Comunali (Robassomero) –
Egidi Paola – Egini e Bertolli – Egini Marialuisa –
Emontinaro e Tarabra – Ferrari Luigi e Luigia –
Francesca, in memoria del nonno Gianfranco –
Franzoi Ermanno e Bianca – Franzoi Valeria – Gallo
e Ballare – Garavelli Norina – Garlanda Giovanni
e Anna – Garrone – Dattrino – Gerbaldo Irene –
Giraudo Giovani – Girò Elisa – Grillo Paola – Leone –
Luparia Pierluigi – Maffeis Jole, in memoria di Sr.
M. Gervasina – Marchini Elia – Maricco Francesco –
Martinasso Bruna – Masini Piera – Mastrangeli Maria
Anna – Mazzoli Enza – Mele Patrizia – Merli Alda –
Monaco Paola – Monticelli Ambrogio – Moraldo Piero –
Necci Adriana – NN. Vercelli – NN. Vercelli, in memoria
di Walter Fagnola – NN. Bergamo – NN. Colleferro –
NN. Roma – Operti dott.ssa Laura – Palandri Ermina –
Parodi Mauro – Pasqualini Silvia – Pasqualon Anna –
Pedrazzo Elena Nicol – Perego Rinaldo – Personale e
Ospiti Casa Riposo (Almese) – Pontevia Domenico –
Pozzi Ester – Rigamonti Maria – Rimondotto Roberto, in
ricordo della sorellina Laura Gabriella – Riva Imelda –
Rota dott.ssa Romanella – Salvagno Regina – Sangalli
Amanda e M. Rita – Savant Aira Alessandra – Schilirò
Giacomo – Scognamiglio Concetta – Secci e Abate –
Settimo Angela e Alessio – Settimo e Pedrini – Soldati
AVVISO IMPORTANTE
PER IL PORTALETTERE
Angelica – Stefani Armando – Stroppa Erica Lorenzini –
Talon Adele – Tarchetti Antonella – Taverna &
Tarnuzzer – Terzago dott. Paolo – Tomatis Silvia –
Truffelli – Villa dott. Italo – Villa Luigia – Visca Luigina,
in memoria di Ernestina – Viscardi Luciana – Vittone
Felicita – Zampini Tarcisio – Zanetta Conti.
Come offrire il tuo contributo
Mediante versamento su conto corrente
postale n. 14441109 intestato a:
Congregazione Piccole Serve del Sacro
Cuore di Gesù - Viale Catone 29
10131 Torino
Nella causale indicare:
Sostegno bambini a distanza – Madagascar
oppure
Sostegno bambini a distanza – Romania
Con 21,00 € al mese (252,00 € l’anno)
per il Madagascar.
Con 26,00 € al mese (312,00 € l’anno)
per la Romania.
Sono ben accetti e utili anche somme
inferiori a quelle sopra indicate.
In caso di MANCATO RECAPITO inviare a: TORINO CMP NORD per la restituzione al mittente
F.C.A. Viale Catone 29 – 10131 TORINO il quale si impegna a pagare la relativa tassa.
Rivista trimestrale della Congregazione delle Piccole Serve del Sacro Cuore di Gesù per gli ammalati poveri
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numero 1 - Piccole Serve del Sacro Cuore per gli Ammalati Poveri