Lezione 12 Corso di “Economia Industriale Internazionale” Davide Arduini 1. Concetti di base (1) Nei mercati in cui operano poche imprese, le potenziali entranti devono tenere conto della possibilità di reazione delle imprese già operanti nel mercato Inoltre, le imprese già attive nel mercato non rimarranno passive alle scelte di chi sta decidendo se entrare o stare fuori dal mercato Comportamenti strategici: al di là delle scelte di prezzo e quantità, sono azioni intraprese per influenzare la situazione di mercato ed aumentare i profitti I fattori che influiscono sugli esiti di mercato sono: prezzi, quantità, aspettative dei partecipanti al mercato, tecnologie, costi e velocità di entrata L’impresa entrante ritiene che l’impresa esistente sul 2 mercato non cambierà il livello di produzione 1. Concetti di base (2) Comportamento strategico non cooperativo: il fine aumentare il profitto di una impresa a scapito di altre è Comportamento strategico cooperativo: consiste nelle azioni che rendono più facile coordinare le proprie iniziative e limitare il dinamismo competitivo - Il fine di questo comportamento è aumentare i profitti delle imprese che cooperano 3 1. Concetti di base (3) Comportamenti delle imprese Deterrenza all’entrata: accumulare capacità produttiva in eccesso, aumentare la proliferazione dei prodotti e fare contratti di lungo periodo Predazione: indurre i nuovi entranti ad uscire dal mercato praticando prezzi molto bassi (al limite inferiori ai costi) Collusione: si trasforma un oligopolio in monopolio con accordi fra imprese Fusioni/acquisizioni: per una impresa che è attiva in altri settori, l’acquisizione di un impresa operante in un certo mercato può essere una efficace strategia di entrata in quel mercato 4 2. Deterrenza all’entrata (1) 1. Capacità produttiva in eccesso 2. Proliferazione dei prodotti 3. Contratti di lungo termine, penale di rottura del contratto scoraggia l’impresa entrante 1. Capacità produttiva in eccesso: l’impresa che già opera nel mercato (1) produce di più (o minaccia di farlo) per scoraggiare l’entrata della nuova impresa (2) Se il costo di entrata è basso, può essere conveniente un comportamento accomodante (entrata accomodata) Se il costo di entrata è alto e irrecuperabile, l’entrata sarà bloccata 5 2. Deterrenza all’entrata (2) Capacità produttiva in eccesso L’impresa 1 opera da sola nel mercato Esiste una potenziale impresa entrante (2) L’entrante (2) deve decidere se entrare o rimanere fuori; se decide di entrare, deve decidere quanto produrre Prima però spetta a 1 decidere quanto produrre L’entrante prima osserva la quantità di produzione scelta da 1 e poi decide se entrare o no Abbiamo un modello oligopolistico alla Cournot: il prezzo verrà fissato una volta che le due imprese decidono i propri livelli di produzione Figure 1 – 2 - 3 6 2. Deterrenza all’entrata (3) Pre-definizione dell’output e deterrenza all’entrata (Figura 1) Abbiamo tre curve dei profitti: Π1M è il profitto dell’impresa 1 in caso di monopolio Π1S è il profitto dell’impresa 1, se l’impresa 2 decide di entrare - Π1S dipende solo dalla quantità di produzione scelta dall’impresa 1 - Π1S è il profitto che l’impresa 1 si aspetta di ottenere nel caso l’impresa 2 decida di entrare nel mercato Π2 è il profitto dell’impresa 2 al netto dei costi di entrata, dato il livello di produzione scelto dall’impresa 1 7 2. Deterrenza all’entrata (4) Pre-definizione dell’output e deterrenza all’entrata (Figura 1) Se l’impresa 1 è certa che l’impresa 2 non entra, opererà in condizioni di monopolio e sceglie la quantità di produzione da monopolio (q1M) che gli garantisce un profitto da monopolio pari a Π1M(q1M) Se l’impresa 1 è convinta che l’impresa 2 entri nel mercato, allora dovrebbe scegliere un livello di produzione pari a q1S che gli garantisce un profitto Π1S(q1S) Π1S(q1S) < Π1M(q1M) Visto che l’impresa 1 muove per prima avrà due scelte 8 2. Deterrenza all’entrata (5) Pre-definizione dell’output e deterrenza all’entrata (Figura 1) Scelta 1 L’impresa 1 decide di produrre la quantità di monopolio (q1M) L’impresa 2 deciderà di entrare perché realizzerà profitti positivi pari a Π2(q1M) > 0 Scegliendo un livello di produzione da monopolio, l’impresa 1 incentiva l’entrata dell’impresa 2 Inoltre, l’impresa 1 dovrà accontentarsi di un profitto minore di quello da monopolio Π1S(q1S) < Π1M(q1M) 9 2. Deterrenza all’entrata (6) Pre-definizione dell’output e deterrenza all’entrata (Figura 1) Scelta 2 L’impresa decide di produrre un livello di output superiore a quello di monopolio q1 ≥ q1D Per livelli di produzione q1 l’impresa 2 fa profitti negativi Π2(q1) < 0 Per livelli di produzione q1D l’impresa 2 fa profitti nulli Con q1D l’impresa 1 fa profitti pari a Π1M(q1D) e disincentiva l’impresa 2 ad entrare nel mercato Con questa scelta, l’impresa 1 rinuncia a una parte di profitto Π1M(q1M) - Π1M(q1D) (area A della figura) 10 2. Deterrenza all’entrata (7) Pre-definizione dell’output e deterrenza all’entrata (Figura 1) Scelta 2 Ma questo sacrificio è minore di quello che l’impresa 1 dovrebbe sostenere se lasciasse entrare l’impresa 2 Π1M(q1M) - Π1S(q1S) (area A + B della figura) Accomodamento (Figura 2) Non sempre la strategia ottimale per l’impresa 1 è quella di scoraggiare l’entrata dell’impresa 2 Se il costo di entrata è basso, sarà meglio per l’impresa 1 lasciare entrare l’impresa 2 La motivazione risiede nel fatto che, quando i costi di entrata sono bassi, allora l’impresa 2 deciderà di non entrare11 solo se il livello di produzione dell’impresa 1 è molto elevato 2. Deterrenza all’entrata (8) Accomodamento (Figura 2) Solo in questo caso i profitti attesi dell’impresa 2 sarebbero così bassi da essere inferiori ai costi di entrata Nella figura 2, rispetto alla figura 1, la quantità di produzione in eccesso dell’impresa 1 (q1D) è molto più elevata Questo significa che i profitti dell’impresa 1 (Π1M(q1D) sono molto più bassi di quelli in figura 1 Π1M(q1D) < Π1S(q1S) In definitiva, i profitti che otterrebbe l’impresa 1 (scoraggiando l’entrata dell’impresa 2) sono inferiori ai profitti che l’impresa 1 ottiene lasciando l’impresa 2 libera di entrare La strategia migliore dell’impresa 1, con costi di entrata 12 bassi, è di lasciar spazio all’entrante 2. Deterrenza all’entrata (9) Entrata bloccata (Figura 3) Se invece i costi di entrata sono elevati, l’impresa 1 può trascurare la minaccia di entrata e scegliere il livello di produzione di monopolio In questo caso, all’impresa 2 non conviene entrare neanche se l’impresa 1 sceglie un livello di produzione di monopolio (q1M) perché i suoi profitti sarebbero negativi 13 2. Deterrenza all’entrata (10) La proliferazione dei prodotti Esempio: mercato USA dei cereali Caratteristiche del mercato: - bassi costi di entrata - bassa dinamica tecnologica Date queste caratteristiche del mercato, dovrebbe essere facile entrare, tuttavia persiste alta concentrazione con 4 grandi imprese Perché ci sono profitti elevati ma le imprese non entrano nel mercato dei cereali ? Perché è aumentato il numero dei prodotti mentre il numero delle imprese è rimasto uguale ? Perché aumentando il grado di varietà del prodotto si può 14 scoraggiare l’entrata ? 2. Deterrenza all’entrata (11) La proliferazione dei prodotti Analizziamo il mercato dei cereali utilizzando il modello di Hotelling Il cereale si differenzia in termini di dolcezza Possiamo rappresentare le varietà in uno spazio 0 poco dolce 1/2 1 molto dolce Supponiamo che l’impresa 1 muova per prima Se l’impresa 1 produce solo una varietà, cercherà di accontentare tutti, quindi si collocherà in mezzo Supponiamo anche che non c’è competizione di prezzo (p1=p2=p) 15 2. Deterrenza all’entrata (12) Indichiamo con F il costo di produrre un nuovo tipo di cereale e supponiamo che F < ½ p 0 ½ 1 L’entrante (impresa 2) deciderà di entrare producendo una seconda varietà di cereali e si collocherà nel punto ½ con una quota di mercato del 50% Π 2 = Π1 = ½ P – F Se l’impresa 1 produce due varietà (una amara e una dolce), collocandosi in ¼ e ¾, la quota di mercato massima dell’impresa 2 sarà ¼ 0 ¼ ½ ¾ 1 16 2. Deterrenza all’entrata (13) L’impresa 2 si colloca al centro del segmento e venderà il suo prodotto a tutti i consumatori compresi nell’intervallo tra 3/8 e 5/8 Π2 = ¼ P – F se F > ¼ P, allora l’impresa 2 sta fuori dal mercato perché realizza profitti netti negativi Π1 = (½ P – F) + (½ P – F) = P - 2F = 2(½ P – F) ricavi var 1 costo ricavi costo var 1 var 2 var 2 (var = varietà) se F < ½ P c’è incentivo alla proliferazione dei prodotti per l’impresa 1 2(½ P – F) > ½ P – F Ossia, i profitti con 2 varietà sono maggiori dei profitti 17 con una sola varietà 3. Prezzi predatori (1) Adam Smith vedeva nell’abbassamento dei prezzi, “il più nobile effetto del processo concorrenziale” Secondo l’economista scozzese, infatti, mentre da un lato il prezzo del monopolio è da considerarsi come “il più alto che possa essere ottenuto”, dall’altro, il prezzo naturale o della libera concorrenza, è definibile come il più basso che “i venditori possono comunemente permettersi di tenere, continuando costantemente nella propria attività” Da un punto di vista meramente teorico, l’abbassamento dei prezzi in un dato mercato può essere determinato da due diversi fattori 18 3. Prezzi predatori (2) Nel primo caso, la discesa dei prezzi può essere determinata da cause di tipo “allocativo” Ciò si verifica quando un dato mercato risulti interessato dal continuo ingresso di nuove imprese e dal conseguente aumento della concorrenza effettiva In questo caso, si assiste al raggiungimento di un punto astratto di equilibrio che può essere quello in cui: - il prezzo eguaglia il costo marginale - il prezzo diventa “sostenibile” In entrambi i casi, l’efficienza allocativa delle risorse è massima 19 3. Prezzi predatori (3) Nel secondo caso, invece, la caduta dei prezzi risulta essere direttamente proporzionale al miglioramento delle strutture produttive dell’azienda Basti pensare, a mero titolo esemplificativo, all’ammodernamento degli impianti, all’applicazione di nuove tecnologie, alla formazione dei propri dipendenti ecc ecc Chiaramente, questo tipo di efficienza produttiva/tecnica può avere, quale conseguenza diretta, un cambiamento notevole dei rapporti di forza tra le imprese concorrenti, mettendo alcune di esse in condizione di prevalere sulle altre Si assiste, in pratica, ad una sorta di “selezione naturale” in cui le imprese più arretrate da un punto vista tecnologico sono costrette a soccombere nel confronto con le imprese 20 concorrenti che, al contrario, investono in modernità 3. Prezzi predatori (4) La caduta dei prezzi in un dato mercato non trova fondamento solamente nell’ingresso di nuove imprese o nei maggiori investimenti volti all’ammodernamento degli impianti Talvolta, l’abbassamento dei prezzi posto in essere da un’impresa dominante sul mercato, ha come scopo unico quello di “eliminare” i concorrenti dal mercato La fattispecie dei prezzi predatori rappresenta, infatti, una tipica condotta abusiva escludente Si è in presenza di predatori pricing quando un’impresa detentrice di una posizione dominante sul mercato, ponga in essere una strategia di vendita “sottocosto” non giustificata da ragioni di efficienza economica 21 3. Prezzi predatori (5) Essa viene posta in essere in attuazione di un disegno deliberatamente teso ad escludere dal mercato i concorrenti più deboli, privi di risorse finanziare adeguate per sopportare una prolungata e pregiudizievole “guerra dei prezzi” L’accertamento della condotta abusiva dipende dal riscontro di alcune caratteristiche del mercato e dell’impresa che pone in essere la pratica escludente: - significative barriere all’ingresso - disponibilità in capo all’impresa dominante di risorse finanziare ingenti - capacità produttive sufficienti a soddisfare l’intera domanda una volta che i concorrenti siano stati estromessi 22 dal mercato 3. Prezzi predatori (6) Scopo: ridurre i prezzi per far uscire dal mercato i concorrenti In una prima fase l’impresa già operante nel mercato riduce il proprio prezzo ad un livello molto basso per scoraggiare l’entrata di un nuovo concorrente o per costringerlo all’uscita dall’industria In una seconda fase, se la sua azione ha avuto successo, l’impresa già attiva aumenta il prezzo e si trasforma in monopolista In definitiva, l’impresa abbassa il prezzo al di sotto di una misura di costo, cioè l’impresa incorre in perdite di breve periodo per garantirsi profitti di lungo periodo 23 3. Prezzi predatori (7) L’impresa già attiva deve convincere i rivali che è disposta a far scendere il prezzo al di sotto dei costi e di mantenere questo prezzo per un periodo di tempo sufficientemente lungo a scoraggiare i rivali Affinché la politica predatoria del prezzo sia efficace, è necessario che le imprese rivali siano convinte che tale politica può essere sostenuta per un periodo sufficientemente lungo e ripetuta in caso di nuove pressioni all’entrata Gli entranti potenziali devono ritenere non profittevole l’entrata Controllo degli assets dei concorrenti 24 3. Prezzi predatori (8) Oltre a cercare di scoraggiare l’entrante (2), l’impresa già attiva (1) può cercare di indurre l’uscita dal mercato, praticando prezzi molto bassi (prezzi predatori) L < MC (perdita) Supponiamo di avere 2 periodi t0 e t1 In t0 1 decide se praticare prezzi bassi oppure alti (P < MC o P > MC) Se 1 pratica prezzi bassi, allora sia 1 che 2 realizzano delle perdite (L) Se 1 pratica prezzi alti, sia 1 che 2 realizzano profitti da duopolio (ΠD) 25 3. Prezzi predatori (9) In t1 se 2 decide di rimanere nel mercato, per 1 non è conveniente praticare prezzi predatori in quanto 2 è già entrato 1 dovrà scegliere solo tra un profitto positivo da duopolio e perdite pari a L Se in t1 1 applica prezzi predatori allora 2 realizza delle perdite (L) Se 2 non può sopportare perdite nel breve periodo (prendendo a prestito) è costretta a uscire Quindi, se c’è incertezza sulla possibilità di prendere a prestito, può essere razionale per 1 praticare prezzi predatori 26 3. Prezzi predatori (10) Si può concludere che 1 non adotterà prezzi predatori neanche nel primo periodo in quanto realizzerà delle perdite invece che profitti da duopolio In definitiva, non conviene per un monopolista adottare un comportamento predatorio (conclusioni sviluppate dalla scuola di Chicago) I ricercatori della scuola sostenevano che se un monopolista reagisce all’entrata di un concorrente riducendo il suo prezzo, questo è dovuto all’effetto competitivo della diminuzione del suo potere di mercato (che quindi porta ad abbassare i prezzi) La debolezza della tesi della scuola di Chicago risiede nel fatto che si basa su ipotesi di razionalità e di perfetta 27 informazione 3. Prezzi predatori (11) In precedenza abbiamo visto che nel caso l’impresa 2 subisca perdite nel primo periodo può sempre chiedere un prestito alle banche Tuttavia, l’ipotesi più realistica è che non sempre ci sia un finanziatore disposto a prestare denaro In questi termini, è più realistico osservare comportamento predatorio da parte di un monopolista un 28 4. Identificazione del comportamento predatorio (1) Ai fini dell’accertamento della pratica anti-concorrenziale, risulta necessario definire un parametro di costi al di sotto dei quali il prezzo può essere definito come predatorio La letteratura economica in materia definisce i prezzi predatori come quei prezzi praticati al di sotto dei costi marginali Ne consegue che, ogni vendita effettuata a tale prezzo costituisce una vendita in perdita e, come, tale, priva di giustificazione economica La più nota tecnica di individuazione dei prezzi predatori è il cosiddetto “criterio di Areeda e Turner”, dal nome degli studiosi che lo hanno elaborato 29 4. Identificazione del comportamento predatorio (2) Il criterio di Areeda e Turner si basa su due presupposti fondamentali: - il diritto antitrust deve mirare a colpire solo ed esclusivamente le politiche di prezzo con intenti escludenti - l’atteggiamento per l’individuazione dei prezzi predatori deve essere assolutamente prudenziale per evitare di confondere la libera concorrenza con la messa in pratica di condotte abusive Partendo da tale premessa metodologica, Areeda e Turner concentrano la loro analisi su due tipi di costo differenti, il costo medio e il costo marginale, definendo predatori solo i prezzi inferiori alla seconda misura di costo In tale ultima ipotesi, infatti, l’impresa produrrebbe “in perdita” in quanto i costi sostenuti per la produzione di un dato bene risulterebbero inferiori al valore assegnato al bene medesimo In altre parole, quando un’impresa scende sotto il prezzo che un mercato perfettamente concorrenziale le imporrebbe, si concreta una 30 condotta abusiva volta ad eliminare i concorrenti più deboli dal mercato 5. Antitrust USA e comportamento predatorio (1) Fino agli anni ‘50 il pensiero economico e la Politica Antitrust degli Stati Uniti hanno considerato i prezzi predatori come una pratica abbastanza diffusa fra le imprese ed in numerosi casi, in quel periodo, vi sono state condanne (StandardOil, American Tabacco, Du Pont, etc.) Negli anni ’50 iniziò un dibattito teorico (Leeman, 1956; MgGee, 1958; Telser, 1966) volto a negare che una politica dei prezzi predatori potesse essere razionale Tale dibattito non ebbe rilevanti effetti sul comportamento degli organi giudicanti degli Stati Uniti fino alla metà degli anni ‘70 e le Corti continuarono ad avere un atteggiamento abbastanza rigido per quanto riguardava le politiche di abbassamento dei prezzi da parte delle imprese dominanti, senza però che emergesse un criterio di giudizio unico 31 5. Antitrust USA e comportamento predatorio (2) Solo nel 1975 apparve l’importante contributo di Areeda– Turner Il criterio proposto da Areeda e Turner (1975) è basato sul confronto dei prezzi con i costi medi variabili Secondo questi autori un prezzo al di sotto del costo medio variabile è presumibilmente dettato da intenti predatori, mentre un prezzo superiore al costo medio variabile, ma inferiore al costo medio totale, è presumibilmente lecito 32 5. Antitrust USA e comportamento predatorio (3) Williamson (1977) invece propose come indicatore di comportamento predatorio un aumento della quantità prodotta da parte dell’impresa dominante, nel periodo immediatamente successivo all’entrata dell’impresa rivale Tali criteri furono criticati in quanto potevano risultare nello stesso tempo troppo rigidi e troppo permissivi Troppo rigidi in quanto vi sono varie circostanze in cui un prezzo inferiore al costo marginale o un aumento della quantità non costituiscono un segnale di intenti anticompetitivi Troppo permissivi in quanto l’intento predatorio può esservi anche con prezzi superiori al costo medio totale o aumenti della quantità prodotta 33 5. Antitrust USA e comportamento predatorio (4) Un ulteriore problema con i due criteri in precedenza indicati è che essi sono statici e non tengono conto del comportamento dell’impresa dominante nella fase successiva all’abbassamento del prezzo o all’aumento della quantità prodotta Nel 1979 Joskow-Klevorick proposero un test a due stadi che teneva conto di alcune di tali critiche Secondo i due autori per provare che una politica di riduzione di prezzi è un comportamento predatorio, non è sufficiente che i costi medi e marginali siano al disopra del prezzo Secondo i due autori, infatti, è anche necessario che la riduzione dei prezzi sia realizzata con l’obiettivo di eliminare i propri concorrenti dal mercato per poi 34 successivamente aumentare i prezzi 5. Antitrust USA e comportamento predatorio (5) Il test di Joskow-Klevorick (1979) prevede un primo stadio nel quale si esamina se la struttura dell’industria è tale da permettere che una strategia di prezzi predatori abbia successo Ad esempio, se le barriere all'entrata sono basse, una siffatta strategia difficilmente potrà avere successo In un secondo stadio si esamina la relazione fra prezzi e costi in un’ottica dinamica così da tenere conto del tradeoff fra il sacrificio del profitto corrente ed il guadagno derivante dalla situazione di monopolio 35 5. Antitrust USA e comportamento predatorio (6) Secondo questo test la strategia dei prezzi predatori non può essere provata solo sulla base di un confronto fra prezzi e costi in un dato istante ma deve tenere conto di vari elementi fra cui un’analisi della dinamica del prezzo Questo approccio è stato recepito negli anni ‘80 dai tribunali degli Stati Uniti in modo restrittivo, che ha reso molto più difficile, rispetto al passato, una condanna per prezzi predatori L’interpretazione della Suprema Corte è che un prezzo inferiore al costo medio variabile è una condizione necessaria ma non sufficiente per una politica di prezzi predatori Occorre infatti tenere conto anche dei profitti derivanti da36 un’eventuale situazione di monopolio 5. Antitrust USA e comportamento predatorio (7) Due recenti casi sembrano, però, dopo la politica antitrust prevalentemente orientata al laissez-faire del periodo Reagan, evidenziare strategie più interventiste in materia di prezzi predatori da parte del Dipartimento di Giustizia Il primo caso riguarda il trasporto aereo e la recente condanna, per prezzi predatori, da parte del Dipartimento di Giustizia della American Airlines nel giugno del 1999, per la sua strategia tariffaria da e per l’aeroporto internazionale di Dallas/Forth Worth a danno di tre compagnie minori 37 5. Antitrust USA e comportamento predatorio (8) L’American Airlines è stata accusata di avere scatenato una guerra dei prezzi dopo l’entrata del concorrente su una data rotta e di aver mantenuto tali prezzi per tutto il tempo in cui il concorrente ha operato su quella rotta, e di aver aumentato i prezzi, dopo l’uscita del concorrente, in modo sostanziale rispetto al periodo precedente l’inizio la guerra dei prezzi Il Dipartimento di Giustizia in questo caso non ha basato la propria decisione sul fatto che i prezzi erano inferiori al costo marginale quanto sulla dinamica dei prezzi dell’impresa dominante prima dell’entrata, durante l’entrata, e dopo l’uscita delle imprese rivali Il secondo caso, ancora più interessante, è quello di Microsoft 38 5. Antitrust USA e comportamento predatorio (9) Il Dipartimento di Giustizia ha ritenuto predatoria la pratica seguita dalla Microsoft di cedere gratuitamente il suo browser Explorer, garantendo che sarebbe stato sempre gratuito Secondo il Dipartimento di Giustizia: ”il prezzo applicato da Microsoft per il suo browser non massimizza il profitto se non in quanto preserva il monopolio di Microsoft nei sistemi operativi (ed eventualmente procura alti profitti dal monopolio del mercato del browser La fissazione del prezzo del browser di Microsoft è quindi un altro elemento del suo comportamento anticoncorrenziale” (Bishop, 1999) 39 5. Antitrust USA e comportamento predatorio (10) È importante notare che il comportamento predatorio della Microsoft non può essere provato alla luce dei criteri in precedenza visti Il fatto di avere fissato un prezzo del browser uguale a zero non permette di utilizzare il criterio di AreedaTurner, tenuto conto che il costo marginale del software è nullo Inoltre, giacché la Netscape, principale concorrente, non è uscita dal mercato, e quindi non vi è stato un recupero del minor guadagno, non è possibile utilizzare nemmeno il criterio di Joskow-Klevorick Gli elementi su cui si è basato il Dipartimento di Giustizia per aprire l’istruttoria sono diversi: 40 5. Antitrust USA e comportamento predatorio (11) La struttura del mercato - La Microsoft è un’impresa dominante sia nel mercato del software operativo che applicativo Il prezzo del browser al di sotto del costo medio totale Giacché le spese per lo sviluppo di un software sono molte elevate, il costo medio totale è certamente positivo e maggiore di zero L’intento predatorio - La Corte ha presentato documentazione e testimonianze da cui risulta che Microsoft ha avuto intenti predatori nei confronti dei concorrenti. La Microsoft grazie alla sua politica, avendo abbondanti risorse finanziarie, è stata in grado di danneggiare un rivale come Netscape che era altrettanto efficiente. La conseguenza di questa azione è stata l’acquisto di Netscape da parte di AOL, anche se il browser della Netscape è sempre presente sul mercato, per cui l’intento predatorio ad oggi non è stato raggiunto 41 5. Antitrust USA e comportamento predatorio (12) L’intento predatorio - Non vi è dubbio che la pratica seguita da Microsoft di offrire gratuitamente il software che altre imprese cercano di vendere, in modo da conquistare mercati collegati a quel software possa avere intenti predatori, ma ciò deve essere provato individuando altre pratiche di natura anticompetitiva quali l’integrazione in Windows 95 di una serie di pacchetti applicativi, i contratti in esclusiva fatti per favorire il proprio prodotto rispetto a quello dei concorrenti, le minacce a distributori, consumatori, produttori di software di usare la tecnologia dell’impresa concorrente, etc. L’aspetto che viene messo sotto accusa da parte del Dipartimento della Giustizia riguarda l’integrazione fra una serie di pacchetti applicativi fra i quali l’Internet Explorer ed il sistema operativo Windows 95 che è utilizzato da circa il 90% dei PC e quindi permette a Microsoft di avere una posizione 42 dominante 6. Antitrust UE e comportamento predatorio (1) La strategia dei prezzi predatori è una fattispecie specifica, che rientra nella classe più generale di comportamenti ritenuti abuso di posizione dominante e condannati in base all’articolo 86 del Trattato dell’Unione Europea L’approccio delle Commissioni Antitrust europee per quanto riguarda i prezzi predatori, ha come riferimento quanto stabilito dalla Corte di Giustizia il 3 luglio 1991 con riferimento al caso AZKO In sintesi le conclusioni della Corte sono le seguenti: a) prezzi al disotto dei costi medi variabili (AVC) sono predatori salvo circostanze eccezionali b) un prezzo compreso fra il costo medio totale (ATC) e il costo medio variabile (AVC) è indice di comportamento predatorio se fa parte di un piano per eliminare la concorrenza 43 6. Antitrust UE e comportamento predatorio (2) Alla fine degli anni settanta in Irlanda e in Inghilterra, il mercato degli additivi per farina alimentare era caratterizzato dalla presenza di due grosse aziende chimiche: la AKZO e la ECS ECS era un piccolo produttore inglese di sostanza chimiche che venivano utilizzate sia nel mercato della farina alimentare, sia nel processo di produzione dei polimeri AKZO era, invece, un’industria dominante in entrambi i mercati chimica multinazionale, Fino al 1789 la AKZO agiva sostanzialmente da price leader mentre ECS seguiva gli aumenti mantenendo i prezzi più bassi del 10% rispetto alla rivale 44 6. Antitrust UE e comportamento predatorio (3) Da quella data in poi, ECS che fino ad allora aveva acquistato il perossido di benzoile (additivo per farina) da AKZO, cominciò a produrlo in proprio e a venderlo direttamente alla BASF (uno dei principali clienti di AKZO), a prezzi più bassi del 15-20% rispetto alla concorrente Di fronte al tentativo di ECS di mutare tali equilibri precostituiti, insediando la propria posizione dominante, AKZO minacciò di eliminare ECS dal mercato a meno che quest’ultima non decidesse di ritirarsi definitivamente dal mercato dei polimeri A questo scopo, AKZO mise in atto una politica di sconti “anormalmente bassi” a tutti i clienti di ECS fino al 1983 45 6. Antitrust UE e comportamento predatorio (4) Le grandi dimensioni di AKZO nonché le ampie soglie di fatturato di quest’ultima, le consentirono, infatti, di intraprendere una vera e propria guerra dei prezzi con ECS che, non potendo disporre delle risorse finanziare della grande multinazionale, non aveva altra scelta se non quella di rivolgersi alla Commissione Europea 46 6. L’AGCOM e il comportamento predatorio (1) L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha avuto modo di occuparsi, per la prima volta, del concetto di predatorietà dei prezzi esaminando il caso Tekal/Italcementi All’epoca dei fatti, Italcementi era il più importante produttore di cemento in Italia ed in Europa nonché una società attiva nel mercato del calcestruzzo preconfezionato Tuttavia, nell’anno 1993, gli equilibri di mercato fino ad allora vigenti, iniziarono a mutare a causa dell’ingresso di imprese concorrenti provenienti da Grecia ed ex Jugloslavia Nonostante i mutati scenari di mercato, Italcementi non abbassò immediatamente i prezzi, preferendo investire nell’acquisto di nuovi impianti per la produzione del cemento 47 6. L’AGCOM e il comportamento predatorio (2) Solo successivamente l’impresa italiana iniziò a mettere in atto una vera e propria guerra dei prezzi, vendendo i suoi prodotti al di sotto dei costi variabili ( e raddoppiando in pochissimo tempo la propria quota di mercato) Nell’esaminare il caso in questione, l’AGCM si trovava, dunque, di fronte la situazione di un’impresa che - praticava prezzi inferiori ai costi variabili - aveva rafforzato la propria dominanza in pochissimo tempo - il comportamento dell’azienda lasciava intendere un chiaro fine predatorio 48 6. L’AGCOM e il comportamento predatorio (3) Secondo l’AGCM, i comportamenti tenuti da Italcementi, con particolare riferimento alla vendita di calcestruzzo a prezzi inferiori ai costi variabili e all'applicazione del sistema di sconti previsto nei contratti di fornitura conclusi con la società TEKAL costituivano abuso di posizione dominante ai sensi della legge n. 287/90 Per tale ragione, ha imposto alla Italcementi la sanzione amministrativa pecuniaria di 3 miliardi e 750 milioni di lire 49