PROVINCIA DI CARBONIA IGLESIAS
SETTORE AMBIENTE E DIFESA DEL TERRITORIO
ALLEGATO AIA (Determinazione n. 22 del 14.05.2008)
ALLEGATO AIA
SOCIETA’ CARBOSULCIS S.p.A.
Stabilimento:
CARBOSULCIS S.p.A.
Attività:
Discariche che ricevono più di 10 tonnellate al giorno o con una capacità totale di
oltre 25.000 tonnellate, ad esclusione delle discariche per i rifiuti inerti di cui al
p.to 5.4 dell’Allegato I del D.Lgs. 59/05.
Gestore:
Madeddu Andreano
Sede legale:
Località Nuraxi Figus in Comune di Gonnesa
Sede di Carbonia 09013 - Via Fertilia, 40
tel. 0781.6695.1 - telefax 0781.670821
Sede di Iglesias 09016 – via Argentaria, 14
tel. 0781.31908 - fax 0781. 258368
sito web: www.provincia.carboniaiglesias.it
e-mail: [email protected]
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INDICE
A) DEFINIZIONI
B) PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO
C) SEZIONE INFORMATIVA
-
c1) Inquadramento territoriale
-
c2) Inquadramento programmatico
c2.1 Piano Paesaggistico Territoriale
c2.2 Pianificazione consortile del C.N.I.S.I.
c2.3 Piano Regolatore Generale
c2.4 Piano Urbanistico Comunale
-
c3) Generalità sullo stabilimento
-
c4) Caratteristiche costruttive della discarica
-
c5) Processo produttivo
-
c6) Materie prime impiegate
-
c7) Risorsa idrica
-
c8) Risorse energetiche
D) QUADRO DELLE CRITICITA’ AMBIENTALI
-
d1) Aria
d1.1 Impianto di recupero energetico del biogas
d1.2 Contenimento delle polveri
d1.3 Contenimento degli odori
d1.4 Emissioni diffuse
d1.5 Altri rischi o fonti di disturbi
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-
d2) Acqua
d2.1 Risparmio della risorsa idrica
d2.2 Scarichi idrici
d2.3 Acque sotterranee
d2.4 Idrografia superficiale
-
d3) Rifiuti
-
d4) Rumore
-
d5) Traffico veicolare pesante
-
d6) Stoccaggi
-
d7) Impatto visivo
-
d8) Sistema di gestione ambientale
-
d9) Recupero post-operativo
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A) DEFINIZIONI
impianto: l'unità tecnica permanente in cui sono svolte una o più attività elencate nell’allegato I del D.Lgs.
59/05 e qualsiasi altra attività accessoria, che siano tecnicamente connesse con le attività svolte nel luogo
suddetto e possano influire sulle emissioni e sull'inquinamento, ai sensi del medesimo D.Lgs. 59/05;
impianto esistente: un impianto che al 10 novembre 1999 aveva ottenuto tutte le autorizzazioni ambientali
necessarie all'esercizio o il provvedimento positivo di compatibilità ambientale o per il quale a tale data erano
state presentate richieste complete per tutte le autorizzazioni ambientali necessarie per il suo esercizio, a
condizione che esso sia entrato in funzione entro il 10 novembre 2000;
impianto nuovo: un impianto che non ricade nella definizione di impianto esistente;
stabilimento: struttura industriale/produttiva costituita da uno o più impianti ubicati nello stesso sito, gestiti
dal medesimo gestore in cui, tra le attività svolte, siano ricomprese una o più attività elencate nell'allegato I
del d.lgs.59/05. Tra le attività svolte vanno considerate anche le attività tecnicamente connesse e non;
inquinamento: l'introduzione diretta o indiretta, a seguito di attività umana, di sostanze, vibrazioni, calore o
rumore nell'aria, nell'acqua o nel suolo, che potrebbero nuocere alla salute umana o alla qualità
dell'ambiente, causare il deterioramento di beni materiali, oppure danni o perturbazioni a valori ricreativi
dell'ambiente o ad altri suoi legittimi usi;
emissione: lo scarico diretto o indiretto, da fonti puntiformi o diffuse dell'impianto, di sostanze, vibrazioni,
calore o rumore nell'aria, nell'acqua ovvero nel suolo;
valori limite di emissione: la massa espressa in rapporto a determinati parametri specifici, la
concentrazione ovvero il livello di un'emissione che non possono essere superati in uno o più periodi di
tempo. I valori limite di emissione possono essere fissati anche per determinati gruppi, famiglie o categorie di
sostanze, segnatamente quelle di cui all'allegato III del D.Lgs. 59/05. I valori limite di emissione delle
sostanze si applicano di norma nel punto di fuoriuscita delle emissioni dall'impianto; nella loro
determinazione non devono essere considerate eventuali diluizioni.
autorità competente: il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio per tutti gli impianti esistenti e
nuovi di competenza statale indicati nell’allegato V del D.Lgs. 59/05 o, per gli altri impianti, la Provincia,
(autorità individuata dalla Regione);
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autorizzazione integrata ambientale: il provvedimento che autorizza l'esercizio di un’attività soggetta alla
disciplina di cui al D.Lgs. 59/05 a determinate condizioni che devono garantire che la stessa sia conforme ai
requisiti del medesimo decreto;
modifica dell’impianto: una modifica di uno o più impianti dello stabilimento ovvero un suo potenziamento,
tali da variare le sue caratteristiche o il suo funzionamento e che possa produrre conseguenze sull'ambiente;
modifica sostanziale: una modifica degli impianti che, secondo un parere motivato dell'autorità competente,
potrebbe avere effetti negativi e significativi per gli esseri umani o per l'ambiente. In particolare, per ciascuna
attività per la quale l'allegato I del D.Lgs. 59/05 indica valori di soglia, è sostanziale una modifica che dia
luogo ad un incremento del valore di una delle grandezze, oggetto della soglia, pari o superiore al valore
della soglia stessa;
migliori tecniche disponibili (MTD) / best available technology (BAT): la più efficiente e avanzata fase di
sviluppo di attività e relativi metodi di esercizio indicanti l'idoneità pratica di determinate tecniche a costituire,
in linea di massima, la base dei valori limite di emissione intesi ad evitare oppure, ove ciò si riveli impossibile,
a ridurre in modo generale le emissioni e l'impatto sull'ambiente nel suo complesso. Nel determinare le
migliori tecniche disponibili, occorre tenere conto in particolare degli elementi di cui all'allegato IV del
decreto.
Si intende per:
a) tecniche: le tecnologie e i metodi di progettazione, gestione, manutenzione e dismissione
dell’impianto;
b) disponibili: le tecnologie sviluppate ad una scala tale che ne consenta l'applicazione in condizioni
economicamente e tecnicamente valide nell'ambito del pertinente comparto industriale,
prendendo in considerazione i costi e i vantaggi, indipendentemente dal fatto che siano o meno
applicate o prodotte in ambito nazionale, purché il gestore possa avervi accesso a condizioni
ragionevoli;
c) migliori: le tecnologie più efficaci nell’ottenere un alto livello di protezione integrata dei comparti
ambientali (aria, acqua e suolo);
gestore: la persona fisica o giuridica che detiene o gestisce l'impianto;
pubblico: una o più persone fisiche o giuridiche, nonché, ai sensi della legislazione o della prassi nazionale,
le associazioni, le organizzazioni o i gruppi di tali persone;
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pubblico interessato: il pubblico che subisce o può subire gli effetti dell'adozione di una decisione relativa al
rilascio o all'aggiornamento di una autorizzazione o delle condizioni di autorizzazione, o che ha un interesse
rispetto a tale decisione; ai fini della presente definizione le organizzazioni non governative che promuovono
la protezione dell'ambiente e che soddisfano i requisiti di diritto nazionale si considerano portatrici di un
siffatto interesse.
scarico: qualsiasi immissione diretta tramite condotta di acque reflue liquide, semiliquide e comunque
convogliabili nelle acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro
natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione;
acque reflue domestiche: acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e
derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche;
acque reflue industriali: qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici o installazioni in cui si svolgono
attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche
di dilavamento;
acque reflue urbane: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue
industriali, ovvero meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche separate, e provenienti da
agglomerato.
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B) PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO
In data
- 14.09.2007 il sig. Madeddu Andreano in qualità di gestore dell’ impianto di Carbosulcis S.p.A. con attività di
“Discariche che ricevono più di 10 tonnellate al giorno o con una capacità totale di oltre 25.000 tonnellate, ad
esclusione delle discariche per i rifiuti inerti” ricompresa nell’All. I del D.Lgs. 59/05, p.to 5.4 ha presentato istanza
di AIA al competente ufficio della Provincia di Carbonia Iglesias;
- 14.09.2007 la domanda è assunta agli atti della Provincia di Carbonia Iglesias con prot. n. 14446 del
14.09.2007,
- 14.09.2007 la Provincia di Carbonia Iglesias con nota prot. n. 14467 ha chiesto all’ARPAS di procedere
all’istruttoria tecnica della domanda di AIA e alla redazione del relativo documento istruttorio;
- 08.10.2007 la Provincia di Carbonia Iglesias con nota prot. n. 15639 ha comunicato al gestore dell’impianto la
data di avvio del procedimento, i nominativi dei responsabili della procedura amministrativa (Provincia) e
dell’istruttoria tecnica (ARPAS), nonché la sede dell’ufficio per la consultazione degli atti da parte del pubblico;
- 21.09.2007 il gestore ha provveduto alla pubblicazione sul quotidiano regionale La Nuova Sardegna dell’avviso
di avvenuto deposito della domanda;
- 24.04.2008 la Provincia di Carbonia Iglesias ha ricevuto dall’ARPAS con nota prot. n. 3965 del 24.04.2008 il
documento istruttorio;
- 11.04.2008 con nota prot. n. 5336 la Provincia di Carbonia Iglesias ha convocato la Conferenza dei servizi di cui
al D.Lgs. 59/05;
- 29.04.2008 la Provincia di Carbonia Iglesias, sulla base delle risultanze emerse in sede di Conferenza di servizi
ha redatto il relativo verbale.
La Provincia di Carbonia Iglesias, a conclusione della procedura amministrativa, ha predisposto il presente
provvedimento di autorizzazione integrata ambientale.
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c1) Inquadramento territoriale
La discarica per rifiuti speciali non pericolosi occupa attualmente una superficie complessiva di circa 50000 m2
ubicata in territorio comunale di Carbonia (CI), all’interno del cantiere minerario di Nuraxi Figus, di proprietà della
Carbosulcis S.p.A., ed inquadrata nel foglio 555 della cartografia IGMI in scala 1:25000. Catastalmente l’area è
individuata in Comune di Carbonia al Foglio 4, particelle 79 e 81.
L’area, a morfologia sub-pianeggiante, risulta delimitata ad ovest dal Rio Acqua Ierru e ad est dal Rio Anguiddas;
dista circa 1,2 Km dall’abitato di Nuraxi Figus (frazione del Comune di Gonnesa) e 1,4 km dall’abitato di
Cortoghiana (frazione del Comune di Carbonia).
Dal punto di vista dell’altimetria della zona, il punto più depresso del piano di campagna si trova a quota 75 m,
mentre quello superiore si trova alla quota di circa 90 m s.l.m..
L’accesso alla discarica avviene attraverso l’ingresso al Cantiere Minerario di Nuraxi Figus e, all’interno dello
stesso, mediante una strada che conduce dall’area impianti ed uffici della Miniera alla zona di localizzazione
dell’impianto di smaltimento.
c2) Inquadramento programmatico
c2.1 Piano Paesaggistico Territoriale
Con deliberazione di Giunta Regionale n. 36/7 del 5/9/2006 è stato definitivamente approvato il Piano
Paesaggistico Regionale - Primo ambito omogeneo, pubblicato sul BURAS del 8/9/2006.
All’art. 102 delle norme tecniche di attuazione si afferma che le discariche e gli impianti di trattamento e
incenerimento, ovvero gli impianti di riferimento relativi al ciclo dei rifiuti, sono ricompresi nel “sistema delle
infrastrutture”.
L’art. 103 prescrive che gli ampliamenti delle infrastrutture esistenti e la localizzazione di nuove infrastrutture
sono ammessi se:
−
previsti nei rispettivi piani di settore, i quali devono tenere in considerazione le previsioni del PPR;
−
ubicati preferibilmente nelle aree di minore pregio paesaggistico;
−
progettate sulla base di studi orientati alla mitigazione degli impatti visivi e ambientali.
L’art. 103 precisa infine che la realizzazione e l’ampliamento di discariche e impianti connessi al ciclo dei rifiuti è
subordinata alla presentazione di progetti corredati da:
1. piani di sostenibilità delle attività e di mitigazione degli impatti durante l’esercizio;
2. piani di riqualificazione correlati al programma di durata dell’attività;
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3. idonea garanzia fidejussoria commisurata al costo del programma di recupero ambientale per le
discariche e all’entità del rischio ambientale per gli impianti.
Infine l’art. 109 delle N.T.A. prevede che debba essere assoggettata a valutazione di compatibilità paesaggistica
la realizzazione di discariche e impianti di smaltimento dei rifiuti.
In relazione al caso in esame, il Piano Paesaggistico Regionale individua l’area dell’impianto all’interno
dell’ambito di paesaggio costiero n. 6 “Carbonia e isole minori”.
Dal punto di vista dell’assetto ambientale, l’area di ubicazione dell’impianto ricade in parte nelle “aree di recupero
ambientale” e in parte nelle “Componenti di paesaggio con valenza ambientale”.
Le aree di recupero ambientale sono definite dall’art. 41 delle N.T.A.: “Le aree di recupero ambientale
comprendono aree degradate o radicalmente compromesse dalle attività antropiche pregresse, quali quelle
interessate dalle attività minerarie dismesse e relative aree di pertinenza, quelle dei sedimi e degli impianti
tecnologici industriali dismessi, le discariche dismesse e quelle abusive, i siti inquinati e i siti derivanti da servitù
militari dimesse”.
Si individuano due differenti elementi costitutivi:
a) l’anagrafe dei siti inquinati D.Lgs. 22/97 e D.M. 471/99: in particolare l’area è inquadrata tra le:
−
aree minerarie dimesse;
−
aree di rispetto dei siti inquinati.
b) Aree degradate, in particolare l’area considerata ricade in parte tra quelle di discarica.
Per quanto riguarda le Componenti di paesaggio con valenza ambientale, l’area ricade nelle seguenti categorie:
a) aree ad utilizzazione agroforestale;
b) aree naturali e sub naturali.
Tenendo conto del raggio di 500 m, l’area, ricade nelle seguenti categorie di Beni paesaggistici e ambientali (ex
art. 143 D.Lgs. 42/2004):
a) fascia costiera, che risulta definita come entità spaziale individuata dal P.P.R. e dallo stesso riconosciuta
come bene paesaggistico d'insieme, come definita dall’art. 8 delle N.T.A. del P.P.R.;
b) zone umide, laghi naturali e invasi artificiali, e territori contermini in una fascia della profondità di 300 m
dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi come definiti dall’art. 8 delle N.T.A.. In
particolare nel raggio di 500 m dall’area è presente l’elemento costitutivo dei laghi naturali, invasi
artificiali, stagni e lagune.
Dal punto di vista dell’assetto insediativo l’area ricade nella componente di paesaggio indicata come
“Insediamenti produttivi”, in particolare nella categoria degli “insediamenti produttivi a carattere industriale
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artigianale e commerciale” i cui elementi costitutivi sono le grandi aree industriali, insediamenti produttivi minori a
carattere industriale, artigianale, commerciale e attività produttive isolate, come definiti dall’art. 91 delle N.T.A.
c2.2 Pianificazione consortile del C.N.I.S.I.
Il piano regolatore del consorzio per il nucleo di industrializzazione del Sulcis-Iglesiente (C.N.I.S.I.), approvato
con D.P.C.M. in data 28 novembre 1967, interessa i territori dei Comuni di Iglesias, Gonnesa, Carbonia, San
Giovanni Suergiu, Sant’Antioco, Portoscuso, Carloforte, Calasetta, Giba, Narcao, Perdaxius e Tratalias con gli
stessi effetti giuridici del piano territoriale di coordinamento di cui agli articoli 5 e 6 della legge 17 agosto 1942, n.
1150, ai sensi e per gli effetti dell’art. 21 del testo di coordinamento delle leggi 29 luglio 1957, n. 634 e 18 luglio
1959, n. 555.
L’art. 2 delle N.T.A. specifica che i Comuni compresi nel nucleo sono tenuti ad uniformare i rispettivi piani
regolatori generali al piano in oggetto in base a quanto prescritto dall’art. 6 della legge 17 agosto 1942, n. 1150.
Il Piano Regolatore Consortile individua l’area di ubicazione della discarica in corrispondenza della zona di
discarica.
Si sottolinea che il piano regolatore del C.N.I.S.I. ha valenza di piano sovraordinato rispetto al P.R.G. del
Comune di Carbonia.
c2.3 Piano Regolatore Generale
Il P.R.G. individua l’area dell’impianto interna alla zona E2: area agricola non appoderata, agricola attorno agli
abitati, agricola di rispetto morfologico.
c2.4 Piano Urbanistico Comunale
Il Comune di Carbonia ha adottato il nuovo P.U.C. con delibera del Consiglio Comunale n. 13 del 08/02/2006, ma
attualmente è in corso di verifica di coerenza da parte della R.A.S. ed in fase di adeguamento al P.P.R.
In base alla zonizzazione prevista dal P.U.C., la discarica ricade nella sottozona E2.2 “Aree di primaria
importanza per la funzione agricolo - produttiva estensiva”.
c3) Generalità sullo stabilimento
L’impianto IPPC, soggetto ad Autorizzazione Integrata Ambientale, rientra nella categoria “Discariche che
ricevono più di 10 tonnellate al giorno o con una capacità totale di oltre 25.000 tonnellate, ad esclusione delle
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discariche per i rifiuti inerti” (codice IPPC 5.4) e comprende l’attività tecnicamente connessa relativa al
trattamento del percolato.
I lavori per la realizzazione dell’impianto, la cui capacità complessiva di progetto è pari a 1.000.000 m3, sono stati
avviati in data 27/05/04. La coltivazione della discarica viene realizzata per lotti successivi; al completamento di
ciascuna fase è previsto l’avvio delle fasi di copertura definitiva e recupero ambientale.
La superficie attualmente occupata dall’impianto e la capacità di abbancamento dei rifiuti sono riassunte nella
tabella seguente:
Lotto
Lotto I - Settore 1
Superficie [m2]
21.700
Capacità [m3]
90.000
Lotto I - Settore 2
11.500
210.000
Lotto II
16.500
150.000
Riferimenti autorizzativi
Det. RAS N° 379 del
31/03/06
Det. RAS 1703/II del
14/11/2006
/
In data 30/07/2007 sono stati conclusi lavori per la preparazione del secondo lotto per il quale si richiede
autorizzazione all’esercizio, contestualmente alla richiesta di rinnovo relativa al primo lotto, la cui scadenza è
stata fissata in data 30/10/2007.
La discarica in oggetto è autorizzata allo smaltimento delle seguenti categorie di rifiuti:
−
Ceneri leggere di carbone (CER 100102);
−
Rifiuti solidi prodotti da reazioni a base di calcio nei processi di desolforazione dei fumi (CER 100105);
−
Rifiuti fangosi prodotti da reazioni a base di calcio nei processi di desolforazione dei fumi (CER 100107);
−
Rifiuti misti dell’attività di costruzione e demolizione, diversi da quelli di cui alle voci 170901, 170902 e
170903 (CER 170904) provenienti esclusivamente dal Comune di Gonnesa;
−
Percolato di discarica diverso da quello di cui alla voce 190702 (CER 190703).
c4) Caratteristiche costruttive della discarica
L’impianto di discarica per rifiuti non pericolosi è stato realizzato nel rispetto della normativa vigente (D.Lgs.
36/06) che, secondo quanto previsto dall’art. 4, comma 4 del D.Lgs. 59/2005, rappresenta la BAT di riferimento
per le discariche.
La zona interessata dalla costruzione dei primi due lotti dell’opera é caratterizzata da una copertura vulcanica, di
natura prevalentemente ignimbritica, caratterizzata da incisioni vallive pronunciate, dovute all’erosione fluviale,
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rimodellate da sabbie eoliche per le quali si è proceduto all’asportazione (instabilità potenziale, eccesso di
permeabilità, presenza di falda variabile).
La differenza di quota, compresa tra lo scavo in sabbia e il piano di posa dell’argilla, è stato ricolmato con
materiale proveniente dallo sbancamento in roccia, avvenuto nello stesso sito, al fine di costituire un piano
consistente, maggiormente idoneo al passaggio dei mezzi pesanti, e alla successiva fase di stesa dell’argilla,
evitando così fenomeni di spaccatura della stessa, più probabili del caso in cui l'argilla fosse stata messa in opera
direttamente sulla sabbia.
La regolarizzazione delle ignimbriti è stata realizzata mediante scavo con esplosivo.
Il lato est della discarica, dove non sono stati realizzati argini di contenimento, è stato riprofilato dando alla
scarpata una pendenza pari a 30°. Qui la scarpata poggia direttamente su materiale sabbioso per cui, onde
evitare cedimenti dello strato argilloso soprastante che avrebbero potuto causare spaccature dello stesso, è stato
steso un telo in tessuto non tessuto.
La pendenza del fondo della discarica è del 2% verso sud al fine di consentire l’allontanamento dei percolati
prodotti.
La barriera di confinamento artificiale, che consente di isolare i rifiuti abbancati dall’ambiente circostante, è stata
realizzata con l’accoppiamento di uno strato di materiale minerale compattato (argilla) con conducibilità idraulica
k ≤ 10-9 m/s dello spessore di 1 m con una geomembrana in HDPE costituita da teli di spessore pari a 2 mm
collegati tra loro mediante saldature a doppia pista a caldo con sovrapposizione degli stessi. I teli sono stati
ammorsati nell’argilla in trincee profonde 1 m.
La stesura degli strati di argilla, di spessore pari a circa 30 - 40 cm, è stata effettuata mediante pala cingolata; gli
strati sono stati successivamente costipati alternativamente mediante rullo vibro compattatore tradizionale e a
piede di pecora prima dell’esecuzione dello strato successivo.
In questo modo è stata raggiunta una compattazione del 90% della massima AASHO modificata per il corpo del
rilavato e il 95% per gli strati superficiali.
Al fine di poter effettuare un controllo sulla integrità del telo in HDPE durante la fase di esercizio della discarica,
tra il telo e lo strato d’argilla, è stato interposto un sistema di monitoraggio geoelettrico costituito da elettrodi
metallici posizionati secondo una griglia di forma quadrata e dimensioni 20 m x 20 m.
Ogni elettrodo è stato collocato nell’esatta posizione che compete al suo numero; inoltre, i terminali dei cavi sono
stati collegati ad una morsettiera, opportunamente numerata, ed inseriti in un pannello elettrico alloggiato in un
apposito sito asciutto.
Come già detto, il fondo della discarica, tenuto conto degli assestamenti previsti, è stato realizzato con una
pendenza tale da favorire il deflusso del percolato ai sistemi di raccolta.
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Il Sistema di drenaggio ha la funzione di raccogliere e convogliare il percolato formatosi all’interno del corpo della
discarica; è stato realizzato mediante la messa in opera di uno strato di sabbia di spessore 20 cm sormontato da
nuovo materiale drenante di spessore pari a circa 30 cm di granulometria crescente (5-20 mm).
All’interno dello strato drenante sono state convogliate le tubazioni in HDPE. I tubi macro fessurati in HDPE sono
stati rinfiancati con un ulteriore cumulo di materiale drenante avente un’altezza di circa 30 cm (pezzatura 20-40
mm).
La conformazione del sistema di drenaggio è caratterizzata da due dorsali principali; una per il settore I ed una
per il settore II.
Tali dorsali sono costituite da una tubazione centrale fessurata in HDPE, avente DN 600 e PN8, in cui
confluiscono delle tubazioni fessurate, realizzate col medesimo materiale, aventi DN 400 e PN 8.
Tali condotte faranno confluire il percolato in appositi pozzetti di raccolta da cui, mediante l’ausilio di pompe
opportunamente dimensionate, sarà inviato all’impianto di depurazione asservito alla discarica.
I materiali utilizzati per la realizzazione dei pozzetti sono stati i seguenti:
−
Cemento Rck 25;
−
Barre in acciaio ad aderenza migliorata FeB 44 k.
I tre pozzetti interni al Lotto I e quello realizzato nel Lotto II sono stati completamente rivestiti esternamente con
teli in HDPE saldati ad estrusione e verranno elevati contestualmente alla fase di coltivazione della discarica ed
al crescere dell’altezza del cumulo dei rifiuti.
Il sistema di raccolta del percolato è stato progettato in modo da:
−
minimizzare il battente idraulico di percolato sul fondo della discarica al minimo compatibile con i sistemi
di sollevamento e di estrazione;
−
prevenire intasamenti ed occlusioni per tutto il periodo di funzionamento previsto;
−
resistere all'attacco chimico dell'ambiente della discarica;
−
sopportare i carichi previsti.
Il confinamento laterale dei rifiuti è garantito nei lati est e nord della discarica dalla scarpata dello scavo, mentre
sulle altre sponde si è resa necessaria la messa in opera degli argini perimetrali.
Gli argini sono stati realizzati impiegando idoneo materiale sterile, proveniente dal trattamento del carbone, steso
e compattato per strati successivi e presentano un nucleo centrale di argilla di larghezza superiore a 2 m, il quale
si collega senza soluzione di continuità con l’impermeabilizzazione del fondo della discarica al fine di garantire il
contenimento dei rifiuti su tutti i fronti.
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Per ragioni di sicurezza, è stato realizzato un contro-argine addossato allo stesso argine Ovest, costruito
secondo le medesime prescrizioni previste per la realizzazione dei rilevati con l’utilizzo di materiale sterile
Carbosulcis S.p.A..
Si riporta di seguito la planimetria dell’impianto:
Planimetria dell’impianto
c5) Processo produttivo
Le fasi di produzione individuabili in base alle informazioni forniti dal Gestore sono:
1. PROCEDURA DI CONTROLLO E ACCETTAZIONE DEI RIFIUTI
2. CONFERIMENTO ED INUMIDIMENTO DEI RIFIUTI
3. TRATTAMENTO DEL PERCOLATO
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Una descrizione generale del processo viene riportata nello schema di flusso di seguito riportato.
Schema a blocchi del processo produttivo
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Controllo ed accettazione del rifiuto
Il rifiuto trasportato sugli automezzi in ingresso alla discarica viene sottoposto a procedura tecnico amministrativa
per verificarne le caratteristiche qualitative e la compatibilità con la categoria della discarica. Le operazioni di
controllo all’ingresso degli automezzi in discarica sono le seguenti:
−
verifica dei documenti di accompagnamento (bolla e scheda di identificazione del rifiuto);
−
campionamento del rifiuto;
−
accettazione;
−
pesatura del rifiuto e sua registrazione.
Il materiale attualmente conferito alla discarica è di tipo omogeneo e proveniente tutto dalla centrale ENEL di
Portovesme che garantisce l’omologazione preliminare dei rifiuti; le analisi di laboratorio verranno ripetute
regolarmente, anche se non ad intervalli di tempo predeterminati, in contraddittorio alle analisi fornite
periodicamente da ENEL.
I rifiuti corrispondenti al codice CER 170904, provenienti dalle attività civili interne al sito e dal Comune di
Gonnesa, dovranno essere caratterizzati preliminarmente al conferimento.
La Carbosulcis S.p.A. eseguirà verifiche sulla effettiva rispondenza dei rifiuti alle tipologie autorizzate con
frequenze prestabilite (minimo semestrali), oltre che nei casi in cui il rifiuto appaia palesemente “non conforme” al
controllo visivo durante la fase di conferimento in discarica; in questi casi il conferimento viene temporaneamente
sospeso in attesa dei risultati delle analisi di caratterizzazione e dei test di cessione eseguiti in laboratorio.
L’azienda produttrice deve comunicare nominativi e mezzi delle società utilizzate per le operazioni di trasporto. È
previsto l’utilizzo di autoarticolati da 58 t; i mezzi di trasporto dovranno essere omologati per la categoria del
rifiuto, con copertura tramite telo che rispetti le norme o con sponde superiori di chiusura a movimento idraulico e
provvisti di sponda posteriore a tenuta stagna.
Prima di essere avviato allo scarico, sarà verificato il peso dell’automezzo di trasporto a pieno carico; una volta
effettuate le operazioni di scarico, l’automezzo è soggetto, in uscita dall’impianto, ad un ulteriore controllo ed alla
determinazione della tara. Contestualmente si ha la compilazione dei registri di carico e scarico dei rifiuti.
Conferimento e inumidimento dei rifiuti
Lo smaltimento avviene da monte verso valle attraverso apposite rampe che collegano l’ingresso al punto di
smaltimento. Il rifiuto viene scaricato, steso in strati di 0.5 m di spessore con l’impiego di pale meccaniche e
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compattato da un rullo compattatore. La direzione di abbancamento dei materiali è dall’estremità della discarica
verso il centro.
I rifiuti abbancati vengono mantenuti costantemente umidi al fine di minimizzare le emissioni di polveri: per tale
operazione viene impiegata la risorsa costituita dal percolato trattato dall’impianto fisico-chimico, oltre ad acqua di
rete qualora i reflui depurati risultassero insufficienti a coprire il fabbisogno.
La coltivazione procede per lotti successivi, prevedendo l’avvio delle fasi di copertura definitiva e recupero
ambientale al completamento di ciascuna fase.
Il trasporto e l’abbancamento dei rifiuti in discarica sono totalmente affidati a ditte terze, che si occupano
autonomamente, ed esternamente all’impianto, della manutenzione dei propri mezzi d’opera e dello smaltimento
di eventuali rifiuti autoprodotti (olii esausti, filtri, pneumatici, ecc.). Per questo motivo non è individuata, all’interno
dell’impianto di discarica, alcuna area destinata alla manutenzione dei mezzi d’opera od allo stoccaggio dei rifiuti
autoprodotti.
Nella coltivazione della discarica sono impiegati, oltre agli automezzi di trasporto dei rifiuti, due pale meccaniche
ed un rullo compattatore per il costipamento dei rifiuti deposti; viene inoltre impiegata un’autobotte per
l’inumidimento delle piste interne alla discarica. Anche questi macchinari sono di proprietà di ditte terze, sulle
quali grava ogni onere legato alla loro gestione. Le ditte possono utilizzare esclusivamente mezzi abilitati al
trasporto dei rifiuti ai sensi della vigente normativa e che siano inseriti negli elenchi consegnati alla Carbosulcis
S.p.A. all’atto della stipula e/o del rinnovo del contratto.
A partire da ottobre 2007 è stato predisposto l’impianto di illuminazione della discarica, il cui dimensionamento ed
ubicazione consentono l’operatività della discarica anche nelle ore serali.
Trattamento del percolato
La fase comprende:
−
captazione e allontanamento del percolato;
−
depurazione del percolato mediante trattamento chimico-fisico;
−
reimpiego del refluo chiarificato;
−
disidratazione e stoccaggio dei fanghi.
La produzione del percolato è attribuibile per la sua totalità alle seguenti fonti:
−
precipitazioni meteoriche;
−
aspersione di acqua per l’abbattimento delle polveri;
−
lavaggio mezzi.
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Il percolato viene captato dalla rete di dreno, raccolto in appositi pozzetti, convogliato in un pozzetto di raccolta
esterno e da qui rilanciato all’impianto di trattamento.
L’impianto per il trattamento del percolato, di tipo chimico fisico, entra in funzione automaticamente solo in
presenza di percolato da trattare. È dimensionato per smaltire tutta la portata prevista con funzionamento
continuo nell’arco della giornata (capacità di trattamento ottimale pari a 10 m3/ora); una valvola motorizzata
asservita ad un misuratore di portata provvede a mantenere costante la portata alimentata.
Il processo effettuato nell’impianto consiste in una chiariflocculazione, con calce e solfato ferroso ad alti valori di
pH. L’impianto consta di due sezioni: linea acque e linea fanghi.
Le acque cadono in una prima vasca di neutralizzazione in cui è installato un misuratore di pH che regola il
dosaggio del latte di calce, prodotto da apposito sistema costituito da serbatoio di stoccaggio calce con capacità
30 m3, coclea di trasporto, serbatoio di dissoluzione e preparazione latte di calce con pompa di circolazione. Nella
vasca viene anche dosato del solfato ferroso (polielettrolita inorganico). Il polielettrolita inorganico viene
usualmente fornito in soluzione al 30% e non necessita quindi di gruppo di dissoluzione.
La pompa dosatrice pesca direttamente dal serbatoio di stoccaggio, ed è equipaggiata di valvola anti-sifone per
evitare un travaso indesiderato dal serbatoio alla vasca di contatto.
Il refluo passa quindi per gravità alla successiva sezione di flocculazione. Sulla tubazione di mandata viene
dosato del polielettrolita organico. Il polielettrolita viene prodotto da apposita centralina in acciaio inox AISI 304 a
servizio anche della sezione di idratazione fanghi.
La vasca di flocculazione è dotata di miscelatore ad asse verticale a basso numero di giri in modo da favorire la
formazione dei fiocchi di fango.
Il refluo passa poi per gravità in una vasca di rilancio. Dalla vasca una pompa centrifuga rilancia il refluo al
decantatore statico in vetroresina con diametro di 3 m.
Dal decantatore il refluo chiarificato cade per gravità in una vasca di controllo finale del pH.
Nella vasca un misuratore di pH comanda una pompa dosatrice che attinge direttamente al serbatoio di
stoccaggio acido dalla capacità utile di 7,5 m3,
L’acqua trattata cade per gravità nella vasca di accumulo finale dalla quale attinge la pompa di riutilizzo.
Le acque di scarico della nastro-pressa di disidratazione dei fanghi vengono raccolte in un apposito pozzetto
dotato di pompa di rilancio che solleva gli scarichi alla vasca di neutralizzazione in testa all’impianto.
I fanghi in uscita dalla nastro-pressa di disidratazione, derivanti dalla fase di abbattimento dei solidi sospesi
presenti nel percolato in ingresso, vengono accumulati in un serbatoio dedicato in acciaio inox, in attesa del
conferimento a destinazione finale.
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I reflui chiarificati vengono attualmente integralmente reimpiegati per l’inumidimento dei rifiuti al fine di
minimizzare l’emissione di polveri durante la fase di coltivazione della discarica. L’acqua depurata potrà inoltre
essere utilizzata per il lavaggio dei mezzi, per le pulizie di impianto, etc.
c6) Materie prime impiegate
Le materie prime principali in ingresso al complesso IPPC sono costituite fondamentalmente dai rifiuti speciali
non pericolosi provenienti dalla centrale termoelettrica Enel di Portovesme.
Nella fase del conferimento dei rifiuti, l’unico consumo di materia prima rilevato è quello dell’acqua di rete
impiegata per l’inumidimento dei rifiuti. Tale quantitativo è a supporto del refluo chiarificato proveniente
dall’impianto di trattamento del percolato.
I quantitativi utilizzati sono variabili in funzioni delle condizioni meteorologiche in quanto aumentano nelle giornate
secche e ventose e sono ridotti a zero nelle giornate umide e piovose.
L’approvvigionamento dell’acqua dalla rete interna, proveniente dall’eduzione dal sottosuolo, avviene tramite una
condotta che mette in comunicazione una vasca di raccolta ubicata a monte della discarica e la discarica stessa.
La distribuzione è effettuata tramite sprinkler.
La maggior parte dell’acqua impiegata viene allontanata per evaporazione e non contribuisce quindi alla
formazione del percolato.
Per quanto riguarda la fase di trattamento del percolato, i flussi di materie prime in ingresso sono costituiti dai
reagenti impiegati nell’impianto di chiariflocculazione:
−
Acido cloridrico (sol. 35%), etichettato come irritante (XI)
−
Polielettrolita anionico
−
Ferro II Solfato 7-idrato, etichettato come nocivo (X);
−
Calce idrata, etichettato come corrosivo (C).
L’idrossido di Calcio viene automaticamente dosato nell’impianto di trattamento del percolato con la funzione di
regolare il pH del prodotto in ingresso al fine di riportare tale valore entro i limiti fissati per l’emissione in acque
superficiali dalla Tab. 3, Allegato 5 alla Parte Terza del D.Lgs. 152/2006 (5,5 – 9,5). Poiché i valori rilevati nel
percolato in ingresso sono sempre risultati entro i limiti suddetti, non vi è stato finora utilizzo del prodotto.
c7) Risorsa idrica
Le risorse idriche impiegate nella discarica sono limitate all’approvvigionamento da un pozzo interno al cantiere
minerario gestito dalla stessa Carbosulcis S.p.A. (Pozzo 1) ed al percolato prodotto dalla discarica stessa e
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trattato nell’apposito impianto; tali risorse vengono impiegate nel processo di inumidimento dei rifiuti, al fine di
minimizzare la produzione di polveri.
L’impianto per il trattamento del percolato è dimensionato per una portata idraulica massima di 13 m3/ora, ma la
produzione del percolato è considerevolmente influenzata da condizioni climatiche e metereologiche fluttuanti
nell’arco dell’anno e fra un anno e l’altro.
L’acqua utilizzata in discarica non subisce alcun trattamento di addolcimento o demineralizzazione prima del suo
utilizzo, ma viene impiegata tal quale.
Nella Autorizzazione n° 557 del 15/02/2006 rilasciata dalla Provincia di Cagliari viene indicata la presenza di due
punti di eduzione delle acque di falda (pozzo n. 1 e “discenderia”) per l’approvvigionamento di acqua per usi
industriali ed igienici nei cantieri minerari di Nuraxi Figus e Seruci; l’acqua per usi potabili proviene
dall’acquedotto comunale.
C8) Risorsa energetiche
Le utenze presenti nell’impianto IPPC sono costituite dal sistema di rilancio, dall’impianto di trattamento del
percolato e dall’impianto di illuminazione predisposto a partire da ottobre 2007.
Le pompe ubicate all’interno dei pozzetti (2 per ciascun pozzetto, di cui una di riserva) sono dimensionate in
maniera tale da poter alimentare l’impianto al massimo della sua capacità e sono caratterizzate da una potenza
media pari a 4 kW; le pompe non funzionano in continuo ma vengono azionate automaticamente al
raggiungimento di un livello predeterminato all’interno del pozzetto.
L’impianto di trattamento del percolato ha una potenza pari a 12,5 kW (per una capacità di trattamento ottimale
pari a 10 m3/h) e funzionamento automatico in presenza di percolato da trattare.
L’impianto di illuminazione della discarica è costituito da riflettori montati su tre pali, ciascuno di potenza pari a
1,2 kW, per una potenza totale installata pari a 3,6 kW. L’accensione e lo spegnimento sono regolati attraverso
delle fotocellule di rilevamento del flusso luminoso dell’ambiente.
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D) Quadro delle criticità ambientali
d1) Aria
d1.1 Impianto di recupero energetico del biogas
Vista la natura dei rifiuti da allocare in discarica si escludono possibili emissioni di gas e pertanto l’impianto non
prevede strutture per un eventuale recupero energetico del biogas.
d1.2 Contenimento delle polveri
La principale fonte di emissione di polveri è rappresentata dal volume stesso della discarica, in particolare dai lotti
in fase di coltivazione. La modalità di gestione della discarica per lotti successivi, con chiusura dei lotti esauriti
contestuale all’avvio dei nuovi lotti, fa sì che la superficie della discarica esposta al vento ed agli altri agenti
atmosferici sia limitata, in modo da ridurre la quantità di polveri emessa.
Oltre alle modalità di coltivazione della discarica, il Gestore mette in opera le seguenti misure finalizzate alla
riduzione dell’emissione di polveri aerodisperse:
−
i rifiuti sono trasportati umidi e con autocarri muniti di telo di copertura;
−
i rifiuti, immediatamente scaricati, sono ancora umidi;
−
si è predisposto un sistema di abbattimento polveri tramite sprinkler distribuiti sulla superficie della
discarica che provvedono a mantenere umido il rifiuto durante l’abbancamento; l’inumidimento dei rifiuti
sarà intensificato nelle giornate particolarmente ventose, calde e secche.
La discarica è dotata di una centralina fissa per la rilevazione dei dati meteo climatici, soggetta a manutenzione
programmata con frequenza annuale.
La rilevazione di precipitazioni, temperatura (min e max), direzione e velocità del vento, evaporazione, umidità
atmosferica viene effettuata giornalmente con elaborazione registrata oraria e giornaliera.
Il monitoraggio della qualità dell’aria è attualmente affidato a ditta terza, nonostante il Gestore disponga di una
stazione mobile di rilevamento. I campionamenti devono essere effettuati in maniera tale da localizzare il
ricevitore controvento e nelle direzioni dei venti principali nelle zone in prossimità della discarica.
In particolare, i parametri monitorati e la relativa frequenza di campionamento sono riassunti nella tabella
sottostante:
PARAMETRO
FREQUENZA MISURE
GESTIONE OPERATIVA
GESTIONE POST-OPERATIVA
POLVERI TOTALI SEDIMENTABILI
MENSILE
SEMESTRALE
CONTENUTO IN TRACCIANTI
MENSILE
SEMESTRALE
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Le misure sono effettuate secondo i seguenti metodi analitici:
PARAMETRO ANALITICO
U.M.
METODO ANALITICO
POLVERI TOTALI
mg/mc
M.U. 371/77
CADMIO
mg/mc
NIOSH 7300
SELENIO
mg/mc
NIOSH 7300
VANADIO
mg/mc
NIOSH 7300
d1.3 Contenimento degli odori
La tipologia di rifiuti conferiti in discarica determina l’assenza di disturbi legati a emissioni odorigene.
d1.4 Emissioni diffuse
La principale fonte di emissione non convogliata presente in discarica è rappresentata dai rifiuti abbancati.
Oltre a quanto specificato al punto d1.2, al fine del contenimento delle emissioni diffuse provenienti da attività di
trasporto e movimentazione rifiuti, la Carbosulcis S.p.A. dovrà impegnarsi a garantire l’adeguata pulizia e
bagnatura dei piazzali e delle vie di transito dei mezzi di trasporto.
d1.5 Altri rischi o fonti di disturbi
Data la tipologia di rifiuti conferiti in discarica, non si rilevano disturbi legati a presenza di uccelli, parassiti e
insetti, formazione di aerosol o rischio di esplosione o incendi.
d2) Acqua
d2.1 Risparmio della risorsa idrica
Devono essere adottate tutte le misure gestionali ed impiantistiche, tecnicamente realizzabili, necessarie
all’eliminazione degli sprechi ed alla riduzione dei consumi idrici, anche mediante l’impiego delle MTD per il
ricircolo e il riutilizzo dell’acqua, massimizzando il riutilizzo delle acque meteoriche e delle acque reflue trattate.
Nel caso specifico, le acque depurate vengono totalmente recuperate e riutilizzate per irrorare ed inumidire i rifiuti
contenuti all’interno della discarica, al fine di evitare la dispersione di polveri nell’ambiente.
Il Gestore dichiara che è attualmente in fase di completamento l’impianto di lavaggio gomme a servizio dei mezzi
operanti in discarica; tale impianto dovrà impiegare le acque chiarificate ed i suoi reflui saranno rilanciati
all’impianto di trattamento e quindi riutilizzati.
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d2.2 Scarichi idrici
Il Gestore evidenzia che l’impianto IPPC in esame non dà luogo alla generazione di scarichi idrici.
L’esposizione dei rifiuti agli agenti atmosferici, in particolare alla pioggia, determina la formazione di percolato il
quale, captato attraverso un’idonea rete di tubi fessurati, viene inviato allo specifico impianto di trattamento. Il
refluo chiarificato viene riutilizzato per l’inumidimento dei rifiuti.
L’acqua impiegata per l’inumidimento dei rifiuti, al fine di evitare il sollevamento di polveri, determina un
contributo minimo alla formazione del percolato in quanto le portate impiegate risultano le minime indispensabili
al raggiungimento dell’obiettivo, tenendo conto della quota soggetta ad evaporazione.
Il controllo del percolato riguarda prevalentemente la fase di gestione, data la natura dei rifiuti conferiti in
discarica che non comporta la produzione di un percolato proprio e considerato che la chiusura ed
impermeabilizzazione finale della discarica eviterà il contatto tra i rifiuti e le acque meteoriche.
L’attività prevede comunque controlli preventivi a cadenza periodica nell’arco dell’anno e in concomitanza di
eventi meteorologici intensi, dato che non si può escludere totalmente la possibilità di cedimenti differenziali che
potrebbero interrompere l’integrità della protezione superficiale.
In fase di post-gestione, nel caso si riscontri la presenza di percolato nonostante il sistema di
impermeabilizzazione superficiale, si provvederà al suo allontanamento e invio al trattamento depurativo.
Il campionamento del percolato avverrà nell’unico punto di fuoriuscita dello stesso dalla discarica (pozzetto
esterno di rilancio al sistema di trattamento).
Le misurazioni del percolato in entrata all’impianto di trattamento saranno effettuate da un apposito misuratore e
trasmesse al PC di monitoraggio del sistema, il quale sarà in grado di dettagliare istante per istante il volume di
liquido trattato.
I controlli sul volume e la composizione del percolato si eseguiranno secondo il seguente schema:
FREQUENZA MISURE
PARAMETRO
GESTIONE OPERATIVA
GESTIONE POST-OPERATIVA
VOLUME
MENSILE
SEMESTRALE
COMPOSIZIONE
MENSILE
SEMESTRALE
I prelievi dei campioni sono eseguiti dalla Società incaricata dell’esecuzione delle analisi secondo il metodo APAT
CNR IRSA 1030 Man 29 2003.
Si specifica che l’impianto di trattamento del percolato esegue in continuo la misura dei valori di pH e della
portata in ingresso.
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I parametri monitorati e i relativi metodi di prova sono riportati nella seguente tabella:
PARAMETRI ANALITICI
U.M.
METODO DI PROVA
pH
mg/L
APAT CNR IRSA 2060 Man 29 2003
COD
mg/L
APAT CNR IRSA 5130 Man 29 2003
Cloruri
mg/L
APAT CNR IRSA 4090 Man 29 2003
Solfati
mg/L
APAT CNR IRSA 4140 Man 29 2003
Cianuri
mg/L
APAT CNR IRSA 4070 Man 29 2003
Fluoruri
mg/L
APAT CNR IRSA 4100 Man 29 2003
Alluminio
mg/L
APAT CNR IRSA 3050 Man 29 2003
Arsenico
mg/L
APAT CNR IRSA 3080 Man 29 2003
Cadmio
mg/L
APAT CNR IRSA 3120 Man 29 2003
Cromo totale
mg/L
APAT CNR IRSA 3150 Man 29 2003
Cromo VI
mg/L
APAT CNR IRSA 3150 Man 29 2003
Ferro
mg/L
APAT CNR IRSA 3160 Man 29 2003
Manganese
mg/L
APAT CNR IRSA 3190 Man 29 2003
Mercurio
mg/L
APAT CNR IRSA 3200 Man 29 2003
Molibdeno
mg/L
APAT CNR IRSA 3210 Man 29 2003
Nichel
mg/L
APAT CNR IRSA 3220 Man 29 2003
Piombo
mg/L
APAT CNR IRSA 3230 Man 29 2003
Rame
mg/L
APAT CNR IRSA 3250 Man 29 2003
Zinco
mg/L
APAT CNR IRSA 3320 Man 29 2003
Boro
mg/L
APAT CNR IRSA 3110 A1 Man 29 2003
È previsto che solo in casi eccezionali le acque depurate possano essere inviate, tramite una condotta, all’interno
del bacino dei fini di pertinenza dell’impianto di trattamento del grezzo (laveria), previa effettuazione delle analisi
e accertamento che le stesse non superino i valori di soglia indicati in Tab. 3, Allegato 5 alla Parte III del D.Lgs.
152/2006 (Autorizzazione allo scarico della Provincia di Cagliari-Assessorato Ambiente e Difesa del Territorio n°
557 del 15/02/2006).
L’impianto di discarica fruisce dell’acqua potabile e dei servizi igienici disponibili nel contiguo cantiere minerario
della medesima società.
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d2.3 Acque sotterranee
Dalla stratigrafia risulta che la prima falda idrica significativa si incontra a circa 50 m al di sotto del piano di
campagna. Per il monitoraggio di detta falda sono stati realizzati tre pozzi piezometrici, uno a monte e due a valle
della discarica.
Le perforazioni eseguite per la realizzazione dei pozzi hanno attraversato in tutti i casi formazioni vulcaniche,
costituite alternativamente da ignimbriti lapidee fratturate e fessurate, più o meno permeabili, e livelli cineriticopomicei impermeabili. Le perforazioni sono state interrotte poco dopo il superamento del primo acquifero
identificabile come prima falda superficiale, potenzialmente influenzabile da azioni antropiche.
I suddetti piezometri sono stati realizzati con le seguenti caratteristiche:
PIEZOMETRO
PARAMETRO
A (S-W discarica)
B (S-E discarica)
C (N-N-E discarica)
Profondità (m)
25
65
80
Diametro perforazione (mm)
220
220
220
Diametro rivestimento (mm)
180 di cui micro fessurato 15
180 di cui cieco 3 m micro
180 di cui micro fessurato 20
m cieco 10 m
fessurato 15 m cieco 47 m
m cieco 60 m
Filtro in ghiaino calibrato
seguito
da
colletto
20
60
75
Tubo in ferro munito di
Tubo in ferro munito di
Tubo in ferro munito di
coperchio di chiusura
coperchio di chiusura
coperchio di chiusura
di
bentonite e cementazione
fino al piano di campagna
(m)
Chiusino
Intercettazione falda (m dal
-12
-51
-71
-2,5
-38,45
p.c.)
Livello
piezometrico
stabilizzato
In accordo con l’Allegato 2 del D.Lgs. 36/03 sulle acque sotterranee, verranno eseguite le analisi ed i controlli
riportati nella tabella che segue:
PARAMETRO
MISURE GESTIONE OPERATIVA
MISURE GESTIONE POST-OPERATIVA
Mensili
Semestrale
TOC
Trimestrale
Semestrale
pH
Trimestrale
Semestrale
Livello falda
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Temperatura
Trimestrale
Semestrale
Conducibilità elettrica
Trimestrale
Semestrale
Ossidabilità Kubel
Trimestrale
Semestrale
Cloruri
Trimestrale
Semestrale
Solfati
Trimestrale
Semestrale
Metalli: Fe, Mn
Trimestrale
Semestrale
Metalli: As, Cu, Cd, Cr tot, Cr
Trimestrale
Semestrale
Trimestrale
Semestrale
VI, Hg, Ni, Pb, Mg, Zn
Azoto ammoniacale, nitroso e
nitrico
Inoltre verranno analizzati i parametri Co e V, con frequenza trimestrale in gestione operativa e semestrale in
gestione post-operativa. Il “bianco ambientale”, ovvero la situazione ambientale preesistente nel sito prima
dell’avvio dell’attività di conferimento dei rifiuti, è rappresentato dai valori risultanti dalle analisi effettuate sui
campioni prelevati prima dell’entrata in esercizio della discarica.
La discarica è dotata di sistemi di impermeabilizzazione e monitoraggio che consentono di prevenire
un’eventuale perdita di percolato dal fondo a causa di inefficienza e/o danneggiamento del sistema di
impermeabilizzazione.
Inoltre le tecniche di coltivazione e gestionali adottate minimizzano l'infiltrazione dell'acqua meteorica nella massa
dei rifiuti in quanto la gestione per lotti dell’impianto riduce la superficie della discarica esposta agli agenti
atmosferici compresa la pioggia, principale fonte di formazione del percolato. Al termine della vita utile della
discarica la sistemazione definitiva impedirà che il rifiuto entri in contatto con gli agenti atmosferici e sarà quindi
esclusa la principale fonte di percolato.
Infine si considera che i terreni su cui sorge la discarica hanno un’elevata impermeabilità che rende altamente
improbabile il rischio di emissione percolato.
d2.4 Idrografia superficiale
Il corso d’acqua più vicino al sito di discarica risulta essere il Rio Acqua Ierru, di impostazione tettonica con
portata a carattere torrentizio e deflussi praticamente nulli durante il periodo estivo. Attualmente il rio è sbarrato
da una diga drenante realizzata dalla Carbosulcis S.p.A. per il contenimento degli sterili “fini” prodotti
dall’impianto di trattamento.
Il controllo delle acque meteoriche di ruscellamento riguarda prevalentemente la fase di post-gestione, poiché in
fase di gestione gran parte delle acque meteoriche interesserà direttamente il rifiuto e di conseguenza contribuirà
al ciclo del percolato.
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La chiusura dei singoli lotti comporterà in ogni caso, già in fase di gestione, un drenaggio superficiale parziale.
Un sistema di canali ad “embrici” guiderà le acque lungo il versante esterno degli argini, sino alla zona dove la
roccia di substrato diventa affiorante e permette il campionamento delle stesse. Il dimensionamento delle opere
di regimazione idraulica è stato effettuato alla luce delle stime delle portate di piena relativa ad eventi di pioggia
eccezionali, ovvero di breve durata e grande intensità; si sono assunti tempi di ritorno pari a 20 anni per il
dimensionamento dei drenaggi interni e 200 anni per i dreni di regimentazione delle acque insistenti sulla
copertura finale.
Per le acque superficiali dovranno essere effettuate, trimestralmente durante la fase di gestione operativa e
semestralmente in fase di gestione post-operativa, le analisi in conformità alla normativa vigente riguardo allo
scarico in acque superficiali. I punti di campionamento delle acque superficiali di drenaggio saranno due, uno a
monte ed uno a valle della discarica.
d3) Rifiuti
La seguente tabella elenca le categorie di rifiuti per le quali è autorizzato il conferimento presso la discarica in
oggetto, con i relativi codici CER:
Codice CER
Tipologia rifiuto
100102
Ceneri leggere di carbone
100105
Rifiuti solidi prodotti da reazioni a base di calcio nei processi
di desolforazione dei fumi
100107
Rifiuti fangosi prodotti da reazioni a base di calcio nei
processi di desolforazione dei fumi
170904
Rifiuti misti dell’attività di costruzione e demolizione, diversi
da quelli di cui alle voci 170901, 170902 e 170903
190703
Percolato di discarica diverso da quello di cui alla voce
190702
Il servizio di trasporto dei rifiuti provenienti dalla centrale ENEL di Portovesme è affidato a ditte esterne, secondo
quanto indicato nella procedura “Processi di approvvigionamento” (PGI 06).
Sebbene il documento relativo alle Modalità di Gestione Ambientale (All. 5a) non definisca la procedura di
accettazione dei rifiuti in ingresso, il Gestore specifica che il materiale deve essere caratterizzato preliminarmente
al conferimento in discarica; attualmente, l’omologazione preliminare dei rifiuti alla discarica è garantita dalla
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centrale ENEL di Portovesme; le analisi di laboratorio verranno ripetute regolarmente, anche se non ad intervalli
di tempo prestabiliti, in contraddittorio alle analisi fornite periodicamente da ENEL. Analogamente, anche i rifiuti
corrispondenti al codice CER 170904, provenienti dalle attività civili interne al sito e dal Comune di Gonnesa,
dovranno essere omologati preliminarmente al conferimento.
Carbosulcis S.p.A. si impegna ad effettuare, prima del conferimento dei rifiuti e successivamente con frequenza
prestabilita:
−
visite presso l’insediamento del produttore dei rifiuti e prelievo di campioni significativi di rifiuto;
−
analisi dei campioni rappresentativi del rifiuto presso laboratori terzi certificati;
−
esame del ciclo produttivo e delle materie prime dalle quali si genera il rifiuto.
Sono previsti regolarmente, anche se non ad intervalli di tempo prestabiliti, campionamenti di materiale nei luoghi
di produzione atti alla verifica della effettiva rispondenza del rifiuto al D.M. Ambiente 03.08.05.
Oltre che con frequenze prestabilite (almeno semestrali), le verifiche saranno effettuate anche nel caso in cui il
rifiuto appaia palesemente “non conforme” al controllo visivo durante la fase di conferimento in discarica. In tal
caso Carbosulcis S.p.A. procederà alla verifica del rifiuto facendo prelevare da personale qualificato dei campioni
da avviare tempestivamente al laboratorio per le analisi di caratterizzazione e test di cessione. In attesa di
conferma analitica viene sospeso temporaneamente il conferimento.
Il Gestore specifica che le operazioni di rifornimento carburante e di manutenzione (eccettuati gli interventi
straordinari in caso di assoluta necessità da effettuarsi per motivi di sicurezza), e quindi la raccolta e lo
smaltimento dei rifiuti autoprodotti, sono totalmente a carico della ditta terza incaricata della coltivazione della
discarica ed avvengono all’esterno del sito.
La Carbosulcis S.p.A. effettua il controllo delle attività svolte dagli assuntori secondo una specifica procedura
(PGS 54 “Selezione e controllo degli assuntori”).
Per quanto riguarda i fanghi prodotti durante il ciclo di trattamento del percolato, questi derivano dalla fase di
abbattimento dei solidi sospesi presenti nel percolato in ingresso; una volta disidratati nella nastro pressa,
vengono raccolti da un nastro trasportatore ed accumulati in un serbatoio dedicato in acciaio inox in attesa del
conferimento a destinazione finale. Tali fanghi sono stati caratterizzati come rifiuto non pericoloso - codice CER
190703 “percolato di discarica diverso da quello di cui alla voce 190702”.
d4) Rumore
L’impianto di discarica si trova ubicato all’interno del complesso minerario di Nuraxi Figus; i centri abitati più vicini
sono il Comune di Cortoghiana, distante circa 2 km, e l’abitato di Nuraxi-Figus che dista circa 1,5 km.
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Relativamente all’impatto acustico, si rileva che il Comune di Carbonia e dunque la frazione di Cortoghiana non
hanno ancora provveduto alla Zonizzazione Acustica del territorio comunale. Nella Relazione Tecnica di
Valutazione di Impatto Acustico, l’area che ospita la discarica viene considerata “assimilabile” alle zone industriali
(classe IV o V), con valori limite di immissione rispettivamente pari a 65 dB(A) diurni e 55 dB(A) notturni per la
classe IV e 70 dB(A) diurni e 60 dB(A) notturni per la classe V.
Lo studio del rumore immesso dalla discarica nell’ambiente esterno attesta il rispetto dei limiti di accettabilità e
dei valori limite assoluti di immissione per le classi IV, V e VI, per il periodo diurno. Lo stesso studio specifica la
necessità di un nuovo rilievo a seguito dell’espletamento da parte dell’Amministrazione comunale degli
adempimenti previsti dalla L. 447/95 (zonizzazione acustica del territorio comunale).
Vengono individuate le seguenti fonti di rumore: autocarro, autobotte, pala meccanica, rullo compattatore,
impianto trattamento percolato (si specifica che le pompe di rilancio del percolato e del refluo chiarificato,
sommerse, non risultano influenti per quanto riguarda la produzione di rumore).
Si specifica che la viabilità utilizzata dai mezzi di trasporto provenienti o diretti verso la centrale Enel di
Portovesme non attraversa centri abitati ma comprende strade interne all’area industriale di Portovesme e strade
di penetrazione agraria. Viene stimato un numero medio di viaggi pari a 24 viaggi/giorno nel tragitto CTE ENEL
Portovesme - Discarica - CTE ENEL Portovesme.
d5) Traffico veicolare pesante
In relazione all’incremento del traffico su strada dovuto al trasporto dei rifiuti dalla CTE Enel di Portovesme alla
discarica, sono stati previsti percorsi esterni alle aree urbane, in modo da minimizzare le interferenze con gli atri
flussi di traffico e limitare i disagi per la collettività.
Come anticipato al punto d4) i mezzi di trasporto percorrono, per un numero medio di 24 viaggi/giorno, la strada
secondaria a fondo naturale che collega la S.P. 81 con la S.P. 2 e solo per un breve tratto le strade appartenenti
alla Z.I. di Portovesme.
d6) Stoccaggi
Il trasporto e l’abbancamento dei rifiuti in discarica sono totalmente affidati a ditte terze, che si occupano
autonomamente, ed esternamente all’impianto, della manutenzione dei propri mezzi d’opera e dello smaltimento
di eventuali rifiuti autoprodotti (olii esausti, filtri, pneumatici, ecc.). Per questo motivo non è individuata, all’interno
dell’impianto di discarica, alcuna area destinata alla manutenzione dei mezzi d’opera od allo stoccaggio dei rifiuti
autoprodotti.
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I fanghi prodotti durante il ciclo di trattamento del percolato vengono raccolti da un nastro trasportatore ed
accumulati in un serbatoio dedicato in acciaio inox in attesa del conferimento a destinazione finale. Per quanto
riguarda le materie prime impiegate nel processo di trattamento del percolato, si specifica che tutti i serbatoi di
alimentazione dell’impianto che contengono i reagenti utilizzati nell’impianto di trattamento del percolato sono
ubicati fuori terra.
In particolare:
−
l’Acido cloridrico ed il Ferro II Solfato 7-idrato sono contenuti in serbatoi in vetroresina i quali sono a loro
volta contenuti all’interno di vasche in calcestruzzo armato rivestito internamente da resina epossidica
resistente all’attacco degli acidi;
−
l’Idrossido di calcio è contenuto in un serbatoio in acciaio inox e, come si evince dalla relativa scheda di
sicurezza, un eventuale sversamento non danneggia l’ambiente. Lo stesso viene impiegato nella
depurazione dell’acqua;
−
il Polielettrolita anionico è contenuto in serbatoio in acciaio inox e stoccato in quantità minime (max 25
kg).
Nell’impianto non è previsto alcuno stoccaggio delle sostanze citate in quanto esse vengono ripristinate quando
necessario dalla società fornitrice; l’approvvigionamento avviene con il trasferimento diretto dei prodotti dalla
cisterna del fornitore al serbatoio di alimentazione dell’impianto, senza coinvolgimento diretto del personale
Carbosulcis S.p.A., il quale svolge la supervisione dei lavori.
Le modalità di acquisizione di materiali e servizi in generale (compresa la fornitura dei reagenti dell’impianto di
trattamento percolato) sono definite dalla procedura “Processi di approvvigionamento” (PGI 06); questa
procedura prevede:
−
la valutazione dei fornitori, che ha la finalità di verificare le capacità dei fornitori stessi di rispettare gli
impegni contrattuali e di garantire che il prodotto acquistato soddisfi nel tempo i requisiti specificati.
−
l’emissione ordini di acquisto, solo nei confronti di fornitori qualificati.
Le attività di approvvigionamento dei reagenti chimici sono state gestite come ordini di acquisto di materiali (PGI
06), che non prevedevano redazione di DSS, né di Istruzioni di Lavoro; in ogni caso le attività sono state sempre
supervisionate dal responsabile della gestione operativa della discarica, il quale ha partecipato al corso di
formazione sulla gestione dell’impianto.
Al fine di rendere più efficiente la gestione di tali attività, la Soc. Carbosulcis S.p.A. si impegna a:
−
produrre un’Istruzione di lavoro in merito all’approvvigionamento dei reagenti;
−
richiedere il Piano Operativo di Sicurezza (POS) alle ditte fornitrici
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−
redigere e far sottoscrivere al fornitore il relativo DSS
Si evidenzia che il documento di analisi di rischio individua come causa di un eventuale sversamento delle
materie prime precedentemente indicate (etichettate come nocive, corrosive o irritanti) l’imperizia dell’operatore
e/o l’uso di attrezzature degradate o inadatte allo scopo durante le operazioni di carico. Pertanto le procedure
relative all’esecuzione delle operazioni di approvvigionamento dei reagenti devono essere tali da minimizzare tali
rischi e prevedere opportune misure di emergenza.
Per quanto riguarda l’acido cloridrico, attualmente impiegato in soluzione al 35%, si è riscontrata l’assenza di
esigenze specifiche che impongano l’approvvigionamento della soluzione in così alta concentrazione; l’impiego di
soluzioni a concentrazione inferiore non comporterebbe alcuna modifica impiantistica né variazioni significative
delle modalità gestionali ma determinerebbe una rilevante riduzione dei rischi connessi ad un eventuale
sversamento del prodotto. Pertanto l’HCl sarà impiegato, a partire dal sesto mese dalla data di rilascio
dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, in soluzioni a concentrazione non superiore alla metà di quella
attualmente impiegata.
Il gestore dichiara di non volersi avvalere delle disposizioni sul deposito temporaneo.
d7) Impatto visivo
Lo Studio di Impatto Ambientale ha considerato accettabile l’impatto visivo dovuto alla realizzazione della
discarica, in virtù delle modalità costruttive previste (coltivazione per lotti con recupero contestuale alla chiusura
di ogni lotto ed argini con inclinazione limitata a circa 20° rispetto all’orizzontale) e dell’ubicazione dell’impianto,
interno ad un’area a forte connotazione industriale e scarsamente visibile dai centri abitati più vicini (Nuraxi Figus
e Cortoghiana).
d8) Sistema di gestione ambientale
Il gestore dell’impianto si attiene ad un Sistema di Gestione Ambientale certificato ISO 14001 e EMAS.
d9) Recupero post-operativo
La coltivazione della discarica viene realizzata per lotti successivi, al fine di consentire una migliore gestione
dell’impianto; al completamento di ciascuna fase è previsto l’avvio delle fasi di copertura definitiva con l’obiettivo
di isolare i rifiuti abbancati dalle matrici ambientali ed avviare gli interventi di recupero ambientale.
Dopo il ripristino, il sistema di drenaggio superficiale sarà costituito da un sistema di canalette, in calcestruzzo
vibrocompattato, disposte lungo gli argini “bassi” (ovest e sud), ad evitare che l’acqua possa ruscellare lungo gli
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argini danneggiando l’integrità del rivestimento superficiale e, successivamente, del nucleo. Un sistema di canali
ad embrici guiderà le acque lungo il versante esterno degli argini, sino alla zona dove la roccia di substrato
diventa affiorante.
Le acque di drenaggio superficiale saranno convogliate negli stessi bacini di deflusso preesistenti alla costruzione
della discarica al fine di conservare per quanto possibile la regimazione originale.
La sistemazione finale della discarica tenderà a ricreare le forme originarie e a consentire la rivegetazione del
suolo fertile utilizzato per la copertura con le specie vegetali erbacee ed arbustive autoctone.
La Det. RAS 1703/II del 14/11/2006 (autorizzazione alla gestione ai sensi dell’Art.28 DLgs. 22/97 - Settore 2Lotto I) specifica che “la Carbosulcis S.p.A. ha presentato idonee garanzie finanziarie a copertura delle fasi di
gestione operativa e chiusura discarica e di post-esercizio".
IL DIRIGENTE
Dott. Ing. Palmiro Putzulu
Allegato AIA - AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE – D.Lgs. 18.02.05, n.59 – L.R. 11.05.06, n.4. SOCIETA’: Carbosulcis S.p.A.
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