48 Periodico quadrimestrale di informazione bancaria e di cultura locale della Banca della Marca Credito Cooperativo Società Cooperativa. Poste Italiane spa · Spedizione in abbonamento postale, 70% · DCB TV. Anno XVII · N. 48 · Gennaio 2009 Gli studenti premiati Nuova filiale a Caneva I canottieri del Sile Storia e arte locale Sessanta milioni All’inizio dello scorso dicembre, il quadrante demografico del nostro Paese ha toccato il fatidico traguardo dei sessanta milioni di abitanti; ma già a fine mese il totale era salito di settantuno mila unità, e la crescita continua a scorrere con la metodicità di un appello che non conosce fine. Sessanta milioni di abitanti è una cifra impressionante, impensabile solo una quindicina di anni fa quando la crescita demografica nel Paese stagnava pesantemente, e anzi dava segnali di declino clamorosi. A questo traguardo siamo arrivati mediante una pesante immigrazione. Oggi in Italia risiedono oltre quattro milioni di stranieri, che ogni anno crescono del dieci per cento. Nel 2008 ogni sette bambini ne è nato uno straniero, e tra pochi anni è previsto che il rapporto diventi di uno a cinque. Entro il 2020, ci dicono gli studiosi, il numero totale degli stranieri nella penisola potrebbero raddoppiare, in virtù anche del fatto che gli immigrati, molto più degli italiani, tendono a metter su famiglia e proliferare non appena raggiungono un certo livello di benessere. D’altro canto invece, la popolazione italiana continua a invecchiare: il ritmo demografico è rimasto fermo allo zero, talvolta addirittura il computo di nascite e morte è risultato negativo; per vent’anni, dal 1980 al 2000, non siamo praticamente cresciuti. Di questo passo stiamo diventando un Paese sempre più numeroso, sempre più multietnico, sempre più vecchio. Oggi gli anziani – cioè coloro che hanno superato i 65 anni d’età – ammontano a circa il venti per cento del totale e, secondo gli ultimi calcoli, nel 2050 la percentuale si aggirerà intorno al trentaquattro per cento, come a dire che un italiano su tre sarà anziano. Ma attenzione, ci dicono ancora gli studiosi! Questi sessanta milioni sono rappresentati da residenti e non da cittadini, e la differenza tra gli uni e gli altri è enorme. Proprio questa differenza ci obbligherà a pensare a nuove leggi e a nuove politiche di integrazione rivolte agli immigrati. Per troppo tempo «si sono considerati gli stranieri come merce e non come persone, come materie prime da importazione a costo zero. Si è così innescata un’autentica bomba sociale a orologeria – ammoniscono i sociologi – e se non interverrà il legislatore esploderà con conseguenze devastanti. Finora non è accaduto grazie al volontariato e all’oculatezza delle amministrazioni e dei sindaci. Ma non può durare». Il boom demografico avvisa dunque che l’integrazione etnica non è più rinviabile, tanto più che fra un decennio ci troveremo davanti alle seconde generazioni di stranieri, giovani nati in Italia e italiani a tutti gli effetti tranne che per la nostra legge, che in questo senso è tra le più retrive e severe del mondo. Sarà difficile dire loro di comportarsi da buoni cittadini italiani, considerandoli solo dei residenti stranieri. sommario SOTTOVO C E ANNO XVII · N. 48 · GENNAIO 2009 2 Sessanta milioni 3 Ottimismo e fiducia 4 Notizie in breve 7 Un tesoro nel cassetto 8 L’integrazione passa per la gola 10 SOS Enpa: in aumento l’abbandono di cani 12 Quelle scatole di latta che parlano al cuore 14 Caneva, nuova filiale 15 A Caneva Festa medievale 16 Il figo moro: aumento delle vendite 17 Montello: visita dentro il Tavaran Grando 18 Gli studenti premiati 21 Realizzare un’idea 23 Il fiume Teva a Vidor 25 I canottieri del Sile 27 I nostri anziani raccontano 28 Tra pietà e retorica 30 Quando l’Italia aveva fame di libri 32 L’abate Lorenzo Berlese: botanico 34 Marca Solidale sviluppo e prospettive In copertina. Veduta del castello di Caneva (foto di Silvio Vicenzi). Foto. Archivio Banca della Marca, Silvio Vicenzi, Giorgio Mies, Naturalisti Montello, Norma Grafica. Quadrimestrale di informazione bancaria e di cultura locale della Banca della Marca Direzione e redazione Via Garibaldi, 46 · 31010 Orsago/Tv Progetto Janna/Pn Direttore responsabile Angelo Roman Stampa Tipolitografia Carlet Giuseppe s.r.l. Orsago/Tv In redazione Luciano Baratto, Claudio Bortolotto, Piergiovanni Mariano, Giuseppe Maset, Mario Meneghetti, Gianpiero Michielin, Vittorio Janna, Maurizio Valle, Gino Zanatta Registrazione Tribunale Treviso n. 911 del 27 maggio 1993 Le opinioni esposte in articoli firmati o siglati esprimono il punto di vista dei singoli autori e non quello dell’Amministrazione della Banca. Gli articoli inviati alla redazione, anche se non pubblicati, non si restituiscono. È consentita la riproduzione dei testi purché venga citata la fonte. L’Editore si rende disponibile ad assolvere agli obblighi in materia di diritto d’autore con i soggetti interessati non individuati che avanzino legittima richiesta. Garanzia di riservatezza. I dati personali dei destinatari della rivista saranno utilizzati dall’Editore, titolare del trattamento, unicamente per l’invio della pubblicazione e di eventuali offerte commerciali secondo le finalità e i modi consentiti dalla D. Lgs. n. 196/2003. Pertanto, i dati potranno essere trattati con mezzi informatici o manualmente anche da parte di terzi che svolgono attività strumentali (etichettatura, spedizione) e potranno essere consultati, modificati, integrati o cancellati in ogni momento dagli interessati inoltrando richiesta al responsabile, nominato per la carica, sig. Patrizio Pillon all’indirizzo della redazione. Internet: www.bancadellamarca.it · e-mail: [email protected] EDITORIALE LA BANCA DELLA MARCA DI FRONTE ALLE PREOCCUPAZIONI ECONOMICHE ottimismo e fiducia di Gianpiero Michielin, presidente Il 2008 conclusosi con un impegnativo periodo di crisi e di preoccupazioni economiche ha inesorabilmente lasciato il testimone ad un 2009 denso di incognite per un contesto economico mondiale previsto in recessione e la cui durata si prevede piuttosto lunga. Non mi produrrò in queste righe in facili e oggi sempre azzardate previsioni: primo perché attualmente, di svolgere tale esercizio, se ne incarica pressoché il mondo intero; secondo perché il profilo di questa congiuntura è del tutto inedito sia nelle caratteristiche, sia nelle dimensioni a tal punto da rendere inservibile il ricorso alle esperienze del passato per cercare analogie utili ad interpretare l’evoluzione futura; terzo perché proprio per questo ogni previsione potrebbe rivelarsi pessimistica oppure ottimistica rispetto a quello che verrà e non si può essere disinvolti nel lanciare messaggi che possano suggestionare un’opinione pubblica che guarda a questi temi con comprensibile apprensione. L’unica considerazione predittiva che mi sento di fare è che certamente da questo momento di serie difficoltà planetarie se ne uscirà, altrettanto certamente non sarà simultaneo per tutte le economie il momento della ripresa e, purtroppo certamente, non sarà l’economia Italiana a tagliare per prima il traguardo che decreterà la fine di questo tormentato percorso. Ovviamente la futura «ripresa» dovrà essere sostenuta da nuove norme che regolino i mercati finanziari, impedendo loro di ri-diventare il detonatore, come lo sono stati, di quell’esplosione devastante, che iniziata nel 2007 ha continuato per tutto il 2008 dissipando patrimoni, rovinando risparmiatori, e contagiando paurosamente l’economia reale del pianeta distruggendo innumerevoli posti di lavoro. Ed infatti anche chi come Banca della Marca e molte altre banche italiane, pur non avendo avuto nessun tipo di preoccupazione per le negative implicazioni patrimoniali causate dai così detti «titoli tossici» visto che non ne detenevano, sono comunque stati chiamati a misurarsi con i pesanti effetti che la crisi dei cosiddetti «subprime» ha riversato sull’economia reale, crisi di cui ha fortemente risentito anche la nostra economia locale. Siamo dunque tutti in trincea di questi tempi: imprese, commercianti, artigiani, professionisti, dipendenti, famiglie, istituzioni, banche ed ogni altro soggetto che compone la società civile. Per contribuire ad uscire da questa situazione, il primo necessario sforzo da garantire è la disponibilità di tutti a continuare nelle proprie occupazioni con determinazione e tenacia, seguitando per quanto possibile a mantenere le normali abitudini in ordine al tenore di vita e nel sostenere le consuete spese, anche di carattere straordinario come sempre avvenuto nel passato. Questo comportamento, se commisurato alle proprie disponibilità, avrà l’effetto virtuoso di contribuire al miglioramento delle condizioni economiche generali. Determinante poi sarà il ruolo che le Pubbliche Istituzioni svolgeranno nel sostenere i disagi delle categorie più deboli, anche se la situazione patrimoniale della nostra Italia versa in difficoltà ed i margini di manovra sono risicati se si vuole evitare che un ulteriore peggioramento dei conti pubblici ci porti a conseguenze insostenibili. Ma non si potranno abbandonare a sé stessi coloro che vedranno ridursi gli introiti da lavoro o addirittura lo perderanno, fornendo non solo aiuti economici o sgravi fiscali, ma anche assicurando opportunità di riqualificazione professionale per consentire loro una maggiore possibilità di trovare una nuova occupazione. Per parte sua Banca della Marca continuerà a svolgere il ruolo di sostegno al territorio fino ad impiegare tutte le sue potenzialità, concentrando la massima attenzione sui bisogni degli attuali Soci e clienti (famiglie ed imprese), piuttosto che perseguire le consuete massicce iniziative di sviluppo verso nuova clientela. In questi momenti, infatti, è necessario fare quadrato serrando le fila, operando come una sola famiglia nell’intensificare la solidarietà verso coloro che, fino ad oggi: «lavorando» con la nostra Banca, hanno contribuito a farla crescere ed a sostenerla. Ovviamente tutto ciò dovrà avvenire osservando scrupolosamente norme e regolamenti, che per altro sono sempre più stringenti e non solo perché ce lo impongono le Autorità di Vigilanza, ma anche per applicare indispensabile cura nell’assicurare all’Istituto stabilità necessaria per continuare la sua opera e prima ancora per tutelare i depositanti. Siamo comunque certi di poter essere di aiuto a coloro che hanno bisogno di supporto per superare le attuali difficoltà e che dimostrano di avere i requisiti «fondamentali» non solo di patrimonio, ma anche di consapevolezza del momento e di comportamento. In questi ultimi periodi molti hanno elogiato le Banche locali per la coerenza, la solidità e l’affidabilità dimostrate, per noi non è che la normalità quanto hanno ora scoperto questi nostri nuovi estimatori e continueremo a lavorare con il consueto stile poco avvezzo agli strombazzamenti e molto attento ai bisogni della nostra collettività: per quanto potremo resteremo sempre al suo servizio ed insieme affronteremo con fiducia anche questo prossimo futuro. PRIMO PIANO in N OT I Z I E BREVE COMPIE I PRIMI DIECI ANNI DI VITA L’EURO «VIRTUALE» Nelle tasche dei cittadini la nuova moneta è arrivata solo dal primo gennaio 2002 facendo così scomparire molte frontiere valutarie. Agli osservatori più attenti, però, non è sfuggito che molte monete di paesi stranieri portano la data di conio «1999», l’anno del debutto di questa silenziosa rivoluzione che ha cambiato l’approccio dei cittadini, in particolare di quelli italiani, verso un valore di cambio diverso e dotato di centesimi. Dall’entrata in vigore della nuova moneta molti si sono trovati tra le mani banconote e spiccioli delle vecchie lire. Non sono certamente da buttare perché la possibilità di cambio è fino al 2012. L’euro nei confronti del dollaro, ha avuto in questi dieci anni un andamento altalenante come si può rilevare dalla seguente tabella. il 26 ottobre 2008 a Milano all’età di 110 anni, ultimo reduce italiano della Grande Guerra e ultimo cavaliere di Vittorio Veneto. Ha avuto funerali di Stato in duomo a Milano ed alle esequie hanno presenziato il Ministro della Difesa La Russa, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ed il Consigliere militare del Presidente della Repubblica. Il Comune di Vittorio Veneto ha inviato una corona di fiori. Del primo conflitto mondiale, a fine ottobre 2008, rimangono in vita in tutto il mondo solo sei reduci: sono quattro inglesi, un canadese ed uno statunitense. L’ADESIONE DEI COMUNI IMPIANTI FOTOVOLTAICI La convenzione con il Consorzio Servizi di Igiene del Territorio TV1, CIT, di cui si è scritto nel numero precedente, sta trovando applicazione concreta nei Comuni che aderiscono all’iniziativa. Molti sono i progetti già approvati dai Comuni per la realizzazione di impianti fotovoltaici presso i plessi scolastici – potenzialità di 19,80 kWp. Quelli noti al momento di andare in stampa sono: Cordignano, San Polo di Piave, Gorgo al Monticano e San Vendemiano. NELLE NOSTRE FILIALI SPORTELLO FAMIGLIA 90° ANNIVERSARIO DELLA GRANDE GUERRA IL PRESIDENTE A VITTORIO VENETO 4 INSIEME CON FIDUCIA In tutto il territorio nazionale il 4 novembre scorso sono state celebrate cerimonie di commemorazione del novantesimo anniversario della conclusione della guerra 1915-1918. A Vittorio Veneto in piazza del Popolo ha presenziato alla cerimonia il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, durante il discorso ufficiale, ricordando il padre combattente ha avuto un momento di intensa commozione. Il 2008 ha segnato anche la scomparsa di Delfino Borroni, caporale dei bersaglieri, avvenuta Coloro che nell’ultimo periodo dell’anno si sono recati nelle filiali della nostra Banca avranno certamente notato una cartellonistica ed uno spazio con un tappeto azzurro, destinato specificatamente alla categoria sociale più importante: la famiglia. L’iniziativa è stata presentata in un’affollata conferenza stampa il 26 novembre scorso alla presenza di giornalisti e di amministratori locali (sindaci e assessori alle politiche sociali), nonché dei responsabili delle pastorali famiglia delle diocesi di Vittorio Veneto e Treviso. Hanno portato la loro testimonianza il sindaco di Conegliano ing. Roberto Maniero, presidente della Conferenza dei Sindaci dell’ULSS 7, la dott.ssa Durante, direttore dei Servizi Sociali dell’ULSS 7, il dott. Francesco Gallo, dirigente del settore infanzia, giovani e famiglia della Regione Veneto, in rappresentanza dell’Assessore regionale, indisponibile. Tutti hanno sottolineato, dopo la presentazione del progetto da parte del presidente Michielin e del direttore generale che hanno acceso il mutuo prima della fine del 2008 e che sono in grado di provare «di trovarsi in brutte acque» a causa di un licenziamento per riduzione di personale, per essere stato messo in mobilità o in cassa integrazione o ha dovuto cessare forzatamente la propria attività. Le filiali della nostra Banca potranno fornire tutte le ulteriori informazioni per usufruire di questo particolare trattamento. A VILLA VARDA DI BRUGNERA Maset, l’attenzione che da sempre Banca della Marca pone alla famiglia, prima con il «Progetto Famiglia» ed ora con lo sportello a essa dedicato. Da tutti i presenti è stato confermato che è certamente ben meritato il riconoscimento che la Regione Veneto ha dato a Banca della Marca con il «Marchio Famiglia», unica Banca autorizzata a fregiarsi del marchio. SESSANTESIMO ANNIVERSARIO CAMPIONATO DI CORSA CAMPESTRE Organizzato dal Gruppo Atletica Santarossa domenica 15 febbraio 2009 avrà luogo a Brugnera, all’interno del parco di Villa Varda, il Campionato Regionale di Corsa Campestre Master e Criterium Amatori. L’evento sportivo richiamerà atleti di tutte le categorie dalle quattro province della Regione Friuli Venezia Giulia e da tutto il Triveneto. La manifestazione sarà seguita dalla televisione locale e dalla stampa sportiva specializzata e, oltre ai tanti atleti, saranno presenti numerosi appassionati. DICHIARAZIONE DEI DIRITTI UMANI L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, riunitasi a Parigi, adottò il 10 dicembre 1948 la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, una vera e propria rivoluzione giuridica decisa come reazione alle atrocità della guerra da pochi anni conclusa. La carta indica i valori primari della civiltà moderna e consta di trenta articoli, i primi dieci riguardano i principi basilari ed i diritti individuali, mentre i successivi venti contengono i diritti della persona nei confronti della comunità, le libertà costituzionali, i diritti economici, sociali e culturali e le modalità generali di utilizzo. Nonostante siano passati sessantanni, questa Dichiarazione non ha trovato ancora reale applicazione in molte nazioni e lo conferma il fatto che attualmente sono almeno sei milioni i rifugiati politici in esilio. SOTTOSCRITTO DA DODICI BANCHE ACCORDO CON LA PROVINCIA DI TREVISO A fine dicembre 2008 è stato sottoscritto un importante protocollo d’intesa tra la Provincia di Treviso ed alcuni Istituti di Credito, convenzionati con l’Ente di viale Battisti. Le banche firmatarie, tra cui Banca della Marca, si sono impegnate a bloccare le rate dei mutui sulla prima casa per un anno intero a coloro che lo richiederanno e che ne avranno i requisiti per l’agevolazione. Sono ammessi coloro UNA VITA PER LA COMUNITÁ I CENTO ANNI DI PIETRO PIOVESANA Per i maschi, rispetto alle donne, è molto più impervio raggiungere il secolo di vita e quindi quelli che arrivano a questo importante traguardo fanno notizia. A Francenigo il 1° novembre 2008 ha superato la soglia dei 100 anni Pietro Piovesana, l’unico uomo tra le numerose centenarie in comune di Gaiarine. Per tutti è Pierin e in paese è forse la persona più conosciuta perché è stato il fondatore dell’ALF, uno dei gruppi aziendali più importanti nel settore del mobile in Provincia di Treviso. Pietro Piovesana ha partecipato da protagonista alla vita pubblica di Francenigo e del Comune perché ha fondato la Cooperativa Sociale di Francenigo, la Latteria Sociale ed è stato consigliere comunale e giudice di pace. Nella sua lunga vita Pierin ha aiutato l’intera comunità a crescere ed a svilupparsi contribuendo a trasformare un territorio prettamente agricolo, com’era negli anni ’50, in un polo industriale di prim’ordine. Tutta Francenigo ha festeggiato quest’importante tappa di Pietro Piovesana. In suo onore è stata celebrata una Santa Messa e poi tutto il paese si è ritrovato a fargli festa durante il pranzo offerto dalla famiglia Piovesana presso la struttura dell’Arcuf. INSIEME CON FIDUCIA 5 PRIMO PIANO DA PARTE DI ASSIMOCO VITA RIMBORSO AI RISPARMIATORI La compagnia di assicurazione Assimoco Vita, facente parte del movimento delle Banche di Credito Cooperativo, ha deciso di rimborsare gli investitori a cui erano stati venduti titoli della fallita banca statunitense Lehman Brothers. Ancora una volta le banche locali possono dimostrare di scegliere partners particolarmente attenti alla clientela. Nel caso di BCC Vita la soluzione prevede anche il pagamento di cedole mentre per Assimoco Vita è garantito il capitale. Verrà proposto al risparmiatore di trasformare il contratto con uno scambio di polizza e questo permetterà a tanti di tirare davvero un sospiro di sollievo avendo la certezza della restituzione del capitale. italiane danno lavoro ad oltre 12.000.000 di persone, pari all’81,3% del totale nazionale, diversamente dalla Francia che ha una media del 61,4%, della Germania che registra un 60,6% e del 54% raggiunto nel Regno Unito. Il valore aggiunto addebitabile alle piccole e medie imprese è di 420 miliardi di euro pari al 70,9% del totale generato dal sistema produttivo italiano. In questo rapporto ci superano solo i piccoli paesi dell’UE come Cipro, Estonia e Lettonia, mentre sono notevolmente distanziate le altre nazioni europee: la Francia ha un 54,2%, la Germania il 53,2% e il Regno Unito il 51%. Tutti questi dati confermano l’esigenza di una maggior attenzione verso queste aziende. IN EDICOLA E IN LIBRERIA UN MANUALE SULLA COMUNICAZIONE Il titolo del libro è: «Dinamiche della comunicazione. Io mi sono capito» ed è stato scritto da cinque Soci di Banca della Marca: Mario Paronetto, Anna Rita Boccafogli, Laura Favore, Marco Iacono e William Bettini. La pubblicazione nasce dal desiderio di condividere e trasmettere quanto appreso dagli autori attraverso le esperienze maturate nella conduzione di gruppi sui temi della Comunicazione e delle Relazioni Umane. Vengono affrontati aspetti come la «comunicazione di base» analizzando il suo funzionamento attraverso gli strumenti verbali e non verbali, la «relazione» intesa come consapevolezza dei vari aspetti di sé e degli altri ed in che modo entrano in gioco nel sistema complesso delle interazioni tra persone. I temi e i linguaggi sono indirizzati ad un pubblico ampio, con approfondimenti rivolti anche agli «addetti ai lavori». Per questo il libro è suddiviso in parti che, pur riconducibili ad un singolo progetto, sono fruibili separatamente senza precludere la comprensione del contenuto. DATI STATISTICI PICCOLA E MEDIA IMPRESA 6 INSIEME CON FIDUCIA Le piccole e medie imprese italiane, quelle cioè con meno di 250 dipendenti, ammontano a oltre 3.800.000 unità, ovvero il 99,9% del totale delle imprese. Fornisce quest’informazione la Cgia di Mestre che pone a confronto il dato con le altre realtà europee: le imprese italiane sono più del doppio di quelle del Regno Unito (1.535.000) e della Germania (1.654.000). Le piccole e medie imprese A CONEGLIANO GRAN GALÀ DEL CICLISMO Il Gran Galà internazionale del ciclismo è giunto alla 24a edizione e anche quest’anno l’evento ha portato a Conegliano il fior fiore degli atleti del pedale e le massime autorità della Federazione Ciclistica Italiana. Una serata ripresa dalla Rai e condotta dalla coppia Fabretti – Cassani che ha visto sfilare sul palco campioni come Alberto Contador, vincitore del Giro d’Italia e della Vuelta di Spagna 2008, Tatiana Guderzo, bronzo su strada a Pechino, Davide Rebellin, medaglia d’argento olimpico, gli azzurri Matteo Tosatto e Marzio Bruseghin, Damiano Cunego, argento al Mondiale di Varese, Alessandro Ballan, campione del mondo 2008, Paolo Viganò e Fabio Triboli, i due ciclisti che hanno conquistato numerose medaglie alle Paraolimpiadi di Pechino e molti altri atleti. «L’Atena d’argento», il prestigioso premio assegnato al corridore protagonista della stagione, è stato conferito ad Alessandro Ballan. Per Banca della Marca, sostenitrice convinta della manifestazione, era presente nella serata conclusiva il presidente Gianpiero Michielin ed il direttore generale Giuseppe Maset. SOCIETÀ OGGI LE VECCHIE BANCONOTE CONSERVATE PER RICORDO E PER COLLEZIONISMO un tesoro NEL CASSETTO Ci voleva l’affermazione dell’euro perché la vecchia bistrattata lira italiana tornasse ad essere amata dagli italiani. Un ritorno di fiamma che, calcolato in soldoni, si aggira intorno a 1,3 miliardi di euro: tale è infatti, secondo recenti dati della Banca d’Italia, l’ammontare del valore delle lire ancora in circolazione, e che gli italiani si tengono ben strette e che comunque non risultano ancora convertite in euro. Ma dove è finito questo immenso tesoro che oggi rappresenta il costo di tre anni a regime della nuova «social card» voluta dall’attuale governo? Nessuno lo sa con certezza, anche se poi qualche indicazione non proprio campata in aria ci dice che questo rivolo di lire si può ricondurre soprattutto a quattro grossi filoni che vanno dalla dimenticanza alla nostalgia, dai ricordi al collezionismo. Innanzi tutto il collezionismo, passione sempre viva nel cuore degli italiani che, nella raccolta intelligente e professionale, vedono oltre tutto una forma di investimento. Su internet già ora le vecchie banconote da centomila lire (quelle della penultima serie, con l’immagine del Manzoni) ven gono quotate mille euro, mentre nei mercatini d’anticaglie le lire vengono proposte come rarità e vendute a un prezzo superiore di quello facciale. Accanto ai professionisti e ai numismatici va segnalata la schiera degli appassionati che fin dall’entrata in vigore dell’euro hanno messo da parte banconote e monete solamente per ricordo o per un sentimento di nostalgia verso il proprio passato. Non mancano coloro che insieme alle banconote raccolgono le monete di metallo al solo scopo di lasciarle in regalo ai nipotini che magari non hanno vissuto appieno la stagione della lira italiana. In tutto questo c’è indubbiamente del fascino che è poi quella stessa seduzione , NOSTALGIA PER LA VECCHIA LIRA: UN FASCINO CHE COLPISCE GIOVANI E ANZIANI INSIEME CON FIDUCIA 7 SOCIETÀ OGGI che la generazione del dopo guerra ha subito nei confronti delle monete del Regno d’Italia. Ci sono poi le lire «dimenticate» nelle tasche, in mezzo a qualche libretto e che periodicamente escono allo scoperto e vengono presentate agli uffici della Banca d’Italia per essere cambiate in euro. È un flusso periodico che però raggiunge picchi notevoli con il cambiamento di stagione, a significare che il «fenomeno dimenticanza» nelle tasche dei vestiti ha una portata assai più ampia di quanto si potrebbe supporre. In questa categoria si comprendono anche le varie eredità, ossia pacchi di banconote tenute rigorosamente sotto il materasso o dentro il baule e che alla fine «emergono» con la scomparsa di qualche irriducibile inconfessato sfiduciato del sistema bancario. Ci sono infine le lire rimaste nei portafogli dei turisti quali souvenir di un viaggio in Italia, finite all’estero e raccolte in un album insieme alle fotografie e ad altri ricordi. A pensarci bene, questo è l’unico vero «oltraggio» che l’euro ha creato alla nostra cara lira, la vera morte corporale. Quale turista europeo porte rebbe con sé al ritorno in patria banconote e monete italiane in euro quando sa benissimo che potrebbe averle standosene al proprio Paese? Forse anche per questo gli irriducibili della lira non mollano e si tengono strette banconote e monete, aspettando il 31 dicembre 2012, giorno in cui le lire andranno definitivamente fuori corso. Allora la conta di quello che rimarrà sul mercato (ma già si parla che potrebbero restare qualcosa come 1800 miliardi di lire) potrà fornire il giusto prezzo per il collezionismo e ridare nuovi valori alla nostra bistrattata liretta. Per il numismatico, non certo per l’appassionato e nostalgico raccoglitore. (A.P.) CULTURE DIVERSE A TAVOLA UN DIALOGO INTERCULTURALE TRA IDENTITÀ STORICHE E MEMORIA GUSTATIVA l’integrazione PASSA PER LA GOLA 8 INSIEME CON FIDUCIA Un vecchio quanto improbabile adagio sostiene che l’unità degli italiani sarebbe dovuta, più che all’azione politica dei vari governi ottocenteschi, al propagarsi delle varie cucine regionali, la cui diffusione avrebbe contribuito ad amalgamare gli abitanti della penisola rompendo quello storico steccato allora costituito tra i mangiatori di maccheroni del sud e i consumatori di riso del nord. Il paradosso ci è tornato alla mente in queste settimane leggendo il volume sulle abitudini alimentari degli stranieri immigrati nel Veneto (Mi racconto… Ti racconto, a cura di Reza Rashidy, Editrice Coop Consumatori) nel quale si analizzano, attraverso una serie di interviste, i fenomeni che avvengono quando si incrociano e si confrontano culture diverse, mettendo in gioco i loro valori d’identità, a cominciare da quelli legati al cibo. Come ha sottolineato nella prefazione il professor Massimo Montanari, docente di storia medievale e dell’alimentazione all’Università di Bologna, nel campo alimentare «talvolta prevale la spinta all’integrazione, all’assorbimento di nuove abitudini; talvolta alla conservazione delle proprie; più spesso alla mescolanza di queste e quelle. Il cibo serve all’immigrato per aprirsi verso la società diversa che lo ha accolto e, allo stesso tempo, per ribadire la propria appartenenza culturale». Nel volume vengono raccolte quattordici interviste con immigrati e immigrate arrivati in Italia da tredici nazioni di quattro continenti. Le loro sono storie di difficoltà, di duro lavoro, di sofferenze e umiliazione, ma anche di amicizia e di nostalgia. Il pensiero della famiglia, spesso ancora lontana, si mescola a quello del cibo e delle tradizioni, rivive nel ricordo delle feste e dei piatti riconducibili alle solennità religiose, momenti nei quali si fa più vivo nell’immigrato l’esigenza di preservare il patrimonio culturale originario, di cui appunto la cucina è una espressione primaria. Quattordici immigrati – raccontando di feste, cibi, sapori – avvertono che è possibile avviare un contatto facile e naturale tra culture diverse, sentono che queste settantasette ricette riportate possono diventare l’emblema di un dialogo possibile, un’altra via per raggiungere il reciproco riconoscimento tra identità destinate a convivere e quindi a condividere. È realizzabile tutto ciò? In linea di massima, come indicano gli esperti nei loro interventi, un’integrazione che scorra attraverso il cibo è possibile se, al di là di una doverosa difesa delle nostre radici e della nostra identità, riusciamo a non chiuderci all’altro, negare l’incrocio di esperienze e allontanare l’altro come qualcosa che non ci riguarda. Come ha scritto il prof. Montanari «non esiste un incontro di culture senza che entrambe si modifichino» e nel settore culinario questo è possibile anche se è oltremodo difficile «inserire i propri usi in contesti strutturali differenti: la cucina è un sistema organico, non una somma casuale di fattori; è un sistema dove ogni cosa ha un suo posto, la sua posizione, il suo ruolo». In ogni caso, come anche suggerisce la dottoressa Carla Coco, esperta di cultura e gastronomia orientale, «in cucina non bisogna aver paura di quello che arriva da lontano. Cibi e bevande raccontano spesso storie non recintate da confini». E lo sappiamo bene noi veneti che fin dai tempi antichi abbiamo commerciato con l’Oriente e che oggi diamo forte valore identitario a cibi e spezie per nulla originari della nostra regione. «Proprio le vicende del passato possono aiutarci a non farci cogliere di sorpresa da cambiamenti caotici del presente – conclude la dottoressa Coco – con la massiccia emigrazione sono arrivati gli alimenti etnici, le macellerie islamiche, le kebaberie e i molti ristoranti etnici, ma solo pochi italiani curiosi si accostano a questi negozi che oggi soddisfano essenzialmente le comunità di migranti. Le difficoltà linguistiche creano delle barriere, ma a scoraggiare sono soprattutto le incomunicabilità metalinguistiche, che nel concreto culinario si traducono nel fatto di non saper usare questi prodotti». L’integrazione, almeno quella che passa attraverso l’aspetto culinario, sembra dunque ancora lontana, anche se è possibile e altrettanto auspicabile che essa si manifesti quanto prima insieme alle altre componenti sociali e culturali. INSIEME CON FIDUCIA 9 TERRITORIO SOS Enpa IN AUMENTO L’ABBANDONO DI CANI Nuova sede provinciale dell’Enpa a Santa Lucia di Piave. 10 INSIEME CON FIDUCIA Il fenomeno dell’abbandono dei cani è in aumento. Nell’ambito dell’ULSS 7 quelli catturati dal Servizio veterinario dell’azienda sociosanitaria di Pieve nel 2007 sono stati 391, saliti a 516 nel 2008 (dati Enpa). Ma è in aumento, per fortuna, anche la percentuale di affidi: nel 2007 oltre il 70% di quelli senza casa hanno trovato una famiglia, solo l’8% è rimasto in canile. E questo grazie ai volontari dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali), che si adoperano per cercare una casa agli amici dell’uomo abbandonati. Lo fanno con inserzioni sulla stampa locale e sul loro portale www.enpatreviso.it, attraverso l’invio di mail e il passaparola. Ma anche organizzando manifestazioni come la storica «Festa del Bastardino» a settembre, giornata di sensibilizzazione per la tutela e l’adozione di animali maltrattati e abbandonati, e – da un paio d’anni – spettacoli teatrali di beneficenza: l’anno scor- so l’associazione ha proposto ai coneglianesi «Scarperi», questo anno «Tren de vin», commedia di vertente andata in scena al Teatro Accademia il 17 gennaio. Gli incassi delle serate teatrali servono a coprire parte delle spese per la cura e il mantenimento degli animali abbandonati che l’Enpa ha in custodia, molti dei quali sono ospitati nella nuova sede provinciale a Santa Lucia di Piave, una splendida casa colonica in via Vanizza, messa a disposizione da un volontario. I fatiscenti locali della ex caserma Marras a Conegliano, infatti, non IL PENSIONAMENTO DEI CANI RANDAGI COSTA ALLA NOSTRA PROVINCIA OLTRE DUECENTOMILA EURO rin, tesoriere dell’associazione – In genere si tratta di gatti randagi che ci vengono segnalati in giro. Noi li sverminiamo, li sterilizziamo e li curiamo se sono, come Camilla, vittime di incidenti stradali. Per poi darli in adozione». Camilla è una gatta che si sottrae alla vista, forse per nascondere quella zampetta rimasta storta. Sopra di lei, in un’altra gabbia spaziosa, sonnecchia Lince, una bella micia dal manto rossastro che, dopo sei mesi di «pensione Enpa», ha trovato una famiglia ed è in partenza. Frank, di fronte, un simpatico gattone bianco e nero, continua a giocare con la sua pallina, incurante del via vai di volontari. È il 3 gennaio. Ma qui nessuno va in ferie. Dietro la villa di via Vanizza c’è un canile costruito con pochi erano più idonei a fungere da centrale operativa. Anche perché, da circa un anno, l’Enpa ha dato vita a uno dei pochi gattili esistenti in regione, una struttura che ospita, assiste e cura mici trovatelli, li rimette in sesto e cerca loro una famiglia. Vi lavorano assiduamente una ventina di volontari, che si danno il turno per pulire, dare da mangiare, somministrare eventuali farmaci agli ospiti. «Attualmente ne abbiamo in custodia otto, ma tra la primavera e l’estate arriviamo ad averne fino a sessantasettanta – racconta Valentina Pe- mezzi. L’incasso del teatro servirà anche a questo: costruire dei nuovi box con cucce più accoglienti. Al momento la struttura ospita una decina di cani. Scodinzolano felici: è l’ora della pappa. «Collaboriamo con il rifugio dell’ULSS 7 a Cison di Valmarino – spiega Perin – La maggior parte dei cani li diamo in affido da lì. Qui teniamo solo alcuni casi, ad esempio ospiti temporanei per aiutare i padroni che si trovano momentaneamente in difficoltà». Le battaglie dell’Enpa, che conta 250 iscritti e opera soprattutto in Sinistra Piave, sono finalizzate a contrastare il fenomeno, in aumento, dell’abbandono e del randagismo. Che, oltretutto, ha costi elevati per i Comuni. Basti pensare che nel 2007 i 28 Comuni del territorio dell’ULSS 7 hanno speso per il pensionamento dei cani in canile 43.782 euro, di cui 7.230 la sola Conegliano. Una spesa che sale a 213.337 euro per tutta la provincia. Dati oltretutto sottostimati, secondo Adriano De Stefano, presidente dell’associazione, che si è preso la briga di raccoglierli Comune per Comune. Un lavoro faticoso, durato ben 14 mesi. «È una spesa che si potrebbe ridurre se le amministrazioni comunali si impegnassero sul fronte della prevenzione e del controllo, come oltretutto prevede la legge – spiega De Stefani – noi spesso ci sentiamo lasciati soli di fronte alla marea crescente degli abbandoni. Siamo esausti fisicamente ed economicamente». In una lettera inviata prima di Natale alla Conferenza dei sindaci dell’ULSS 7, il presidente dell’Enpa dettaglia le azioni di cui i Comuni dovrebbero farsi carico: controllo della presenza dei microchip sui cani di proprietà (il 60% dei cani catturati è senza), dotando le pattuglie di vigili di un lettore di microchip; formazione del personale dei Comuni e campagne di informazione e sensibilizzazione dei cittadini; istituzione di un numero verde al quale possano fare capo tutte le richieste di ritrovamento; spazi informativi per segnalare gli animali abbandonati e ritrovati sui media comunali (bacheca, sito internet, bollettino); incentivi economici alle adozioni per svuotare i canili. Azioni che, oltre a evitare «inutile sofferenza», farebbero risparmiare migliaia di euro ai Comuni. FRANCESCA NICASTRO TERRITORIO COLLEZIONISMO, CHE PASSIONE! IL MONDO SCOMPARSO DEI VECCHI IMBALLAGGI QUELLE SCATOLE DI LATTA CHE parlano al cuore Il collezionismo, quando è intelligente, può diventare materia di studio e di ricerca culturale, qualunque sia il campo su cui ci porta a muovere la passione della raccolta. Ce lo conferma la signora Elda Stival in Posocco, abitante a Bibano di Sotto, accompagnandoci tra le centinaia di scatole di latta della sua collezione, raccolte con pazienza nei mercatini dell’usato e del piccolo antiquariato. «Tutto è iniziato vent’anni fa con questa piccola scatola di latta, un multiuso per una famiglia del secolo scorso e che a me ricordava una simile appartenuta ai miei nonni» ci mostra la signora. La scatoletta sta quasi in una mano, ha un poco perduto il colore e il tratto dei fregi laterali, ma ha conservato intatto quel misterioso fascino che sembra aleggiare sulle belle cose di un tempo, e che sicuramente deve aver colpito la signora Elda come un improvviso colpo di fulmine. Sul coperchio c’è il ritratto di una famigliola del primo Novecento (forse era il contenitore di medicinali, o caramelle o di qualcosa altro per la famiglia) mentre l’interno («l’ho lasciato come era» conferma la signora) rivela l’altro utilizzo della scatola, una volta svuotata del suo contenuto. Dentro ci sono le piccole cose di sempre, del filo da cucire, dei gessetti, degli aghi, delle stringhe, dei bottoni automatici: cose di un mondo minuto ma prezioso dove niente era da buttare e che ora, quasi violato nella sua intimità, emana tenerezza e rimuove ricordi di lontane serenità casalinghe. Con la signora Elda facciamo il giro della casa, grande e ospitale, muovendoci tra la sua raccolta dove emergono in maggior numero gli esemplari di scatole di dolciumi. Ci sono quelle del biscottificio Delser di Martignacco (Ud), quadrate, tonde, alte e basse, ma tutte decoratissime, alcune risalenti ai primi anni del ’900, altre alla metà del secolo, prodotte dalla fabbrica milanese della Metalgraf. Ci sono le scatole arrotondate del biscottificio Doria di Orsago, belle ed eleganti, alcune fatte a bauletto o a cestino, altre arrotondate, altre allungate per raccogliere i wafer. Ci sono le scatole dei biscottifici Colussi, Pavesi, Perugina, anche queste serigrafate con fregi sui lati e disegni vari sul coperchio; vediamo una serie di scatole più piccole con riprodotti sul coperchio alcuni tra i più noti capolavori artistici dell’Ottocento, da Renoir a Degas e altri. «Così ho finito con il tirarmi in casa centinaia di vecchi contenitori di latta che trovavo in giro, tenendo però ben presente anche quelli meno vecchi che nel frattempo venivano o erano stati appena sostituiti da nuovi moderni tubetti di plastica» ci dice mostrando, ad esempio, le scatolette rotonde di lucido per scarpe (marcate Brill, Marga, Sutter e altro) o degli spilli Aquila, contenitori che ancora ricordiamo, meno lontani nel tempo, ma sconosciuti ormai dalla nuova generazione di consumatori. Tuttavia non si pensi a questa raccolta come a un accozzaglia di vecchie cose, a un mucchio di lattoniere arrugginite, perché si farebbe un torto grave alla signora Elda che invece la raccolta l’ha fatta con scrupolo, selezionando il materiale e dando alla sua ricerca un valore altamente culturale. Gli imballaggi infatti non sono sempre stati un problema destinato a divenire quanto prima spazzatura. Ieri come oggi essi non trascurabile, sono serviti – come nel caso delle confezioni di latta – anche per diversi altri usi domestici, come forse era negli intendimenti di chi li produceva, ne più ne meno come avviene per gli odierni imballi concepiti invece con una certa particolare attenzione al problema ambientale. Dunque arte e storia si intrecciano in questa raccolta, e ne è consapevole la signora Elda Stival che con altrettanta passione sta raccogliendo notizie intorno alle origini di questi contenitori, promettendosi per quando andrà in pensione «di pubblicare un catalogo della mia raccolta, con foto, misure e quant’altro inerente questi bellissimi oggetti». Una forte curiosità ci spinge a cogliere altre raffinatezze di questa raccolta. Ecco le scatole del torrone della e soprattutto del lievito Bertolini, una collezione nella collezione, che la signora Elda espone con i ricettari originari della stessa casa. Una chicca a parte rappresentano le scatole dello stabilimento bacologico vittoriese Sartori & Schiratti, una grande (35x18) e l’altra piccola (13x11), tutte e due all’interno suddivise in sezioni per collocare le diverse varietà di semi. Ci colpisce una scatola per le carte da gioco della canasta, elegante nel suo stile novecentesco; e ancora una confezione tutta particolare, Ciak, risalente agli anni Quaranta del secolo scorso, e contenente ben ottantaquattro miniconfezioni di rossetti per donne. Ciò che veramente colpisce è che la collezione, sparsa per la casa, ha trovato una sua naturale collocazione in cucina, in ingresso, nel salotto in base ai prodotti un tempo contenuti sono serviti principalmente, oltre che a contenere, anche a valorizzare e proteggere il prodotto rispecchiando altresì gusti, esigenze, mode della società che si evolveva. Hanno risentito delle crisi economiche, delle innovazioni tecniche, delle esigenze del mercato cambiando il materiale, la forma, i colori; in altre parole essi hanno rappresentato veramente un indice dei cambiamenti strutturali e culturali della comunità. E, cosa ditta Francesco Cremona, fornitore della Real Casa; quella del torrone al cioccolato della premiata ditta Nurzia dell’Aquila, quadrata, risalente al 1900, che nell’interno del coperchio riproduce l’effige dello stabilimento; cosa questa abbastanza comune tra le grandi ditte nazionali. Ecco ancora contenitori della Curtolo, del Silver Caffè, degli effervescenti Brioschi, di marmellata, di mostarda, del malto dell’abate Knaipp, di cacao nelle confezioni. Ce ne sono persino nel bagno: sono i primi contenitori di talco, di produzione inglese, oggetti esclusivi della classe borghese del secolo scorso, questi sì vere chicche della raccolta. Insomma, quello di Elda Stival non è un freddo museo ma un’esposizione che vive. Per rinfocolare la memoria ma soprattutto per ricostruire un’identità perduta. (N.R.) INSIEME CON FIDUCIA 13 TERRITORIO 14 INSIEME CON FIDUCIA Caneva NUOVA FILIALE Nel corso del 2008, Banca della Marca ha molto puntato nel rafforzare la propria presenza e le proprie capacità relazionali con le comunità che vivono lungo il confine tra Veneto e Friuli. In questa linea strategica trovano così giustificazione le ultime aperture di nuove filiali, Fontanafredda in primavera e Caneva in autunno. Fino ad oggi la comunità di Caneva era stata servita dalle filiali di Cordignano e di Sacile, ma certamente questo non costituiva una soluzione ottimale. Eppure, malgrado le difficoltà logistiche, molte famiglie di Caneva erano già clienti di Banca della Marca e meritavano un punto di incontro più vicino, che solo oggi si è concretizzato con l’apertura della trentunesima filiale della nostra Banca. La nuova filiale è situata nel cuore della bella piazza centrale del paese, in una posizione agevole da raggiungere, anche grazie all’abbondante disponibilità di parcheggi. L’arredo degli interni segue lo stile e le soluzioni tecniche già introdotte e perfezionate nelle ultime filiali. Colori, materiali usati e utilizzo degli spazi, tutto è stato pensato per favorire l’accoglienza del cliente e per servirlo con funzionalità ed efficienza. Essere una Banca che si vuol porre al servizio dello sviluppo del proprio territorio, come Banca della Marca ha ben definito all’inizio del proprio Statuto, significa anche e soprattutto mettere al centro della propria azione le persone, siano esse clienti o dipendenti. E coerentemente con questo spirito, anche in questa filiale, le risorse interne dedicate sono tutte giovani, cresciute all’interno dell’azienda e molto conosciute nel territorio dentro cui sono state chiamate ad operare. La gioventù non va però a scapito delle capacità e delle competenze, in quanto il percorso pluriennale di lavoro da loro svolto all’interno della Banca è stato funzionale ai ruoli a cui sono stati oggi chiamati. Gianantonio Salvador, nel ruolo di responsabile della filiale, e Andrea Gava in quello di diretto collaboratore sono oggi in grado di sintetizzare in modo compiuto le caratteristiche distintive che la Banca ricerca, quale professionalità, disponibilità, vicinanza al cliente e grande cortesia, e che siamo certi saranno velocemente apprezzate anche da tutte le famiglie di Caneva. LUCA PIN TERRITORIO A CANEVA NEL MESE DI LUGLIO A CURA DEL GRUPPO «PRO CASTELLO» Festa medievale Numerose sono le località, soprattutto nel Veneto e nel Friuli, dove ogni anno si tengono delle manifestazioni storiche in costume. Sono rievocazioni di battaglie, di tornei, di feste, di matrimoni: autentici squarci di vita passata e profondamente ancorati ad una tradizione popolare che coinvolge storia e leggenda, usi e costumi, e che rappresentano un patrimonio culturale che va al di là della semplice esibizione folcloristica. A Caneva, la manifestazione in costume che si tiene alla metà di luglio riveste un particolare significato proprio per il carattere autenticamente storico delle sue animazioni teatrali, create dal profondo della storia friulana del XIV secolo, oltre che dalle tradizioni più sentite del suo territorio. Il Gruppo Medievale di Caneva, sorto nel 1996 nell’ambito della «Pro Castello», opera attraverso queste figu- razioni medievali non solo per valorizzare il sito castellano dal punto di vista storico e culturale, ma anche per dare visibilità a tutto il territorio canevese, in particolare ai suoi prodotti agricoli. A fianco del Gruppo Medievale collaborano una trentina di persone fra sarte, estetiste e ricamatrici per creare in modo assolutamente rigoroso i molti costumi e i relativi accessori indispensabili per realizzare le rappresentazioni teatrali programmate di anno in anno. Ma a Caneva, per l’occasione, giungono anche gruppi medievali di altre città venete e friulane, che simpaticamente offrono il loro entusiasmo e la loro disponibilità e che rappresentano un evidente segno della notorietà e serietà che la manifestazione canevese ha raggiunto nel tempo. Con il passare degli anni anche la scenografia ha saputo aggiornarsi, scegliendo quei soggetti di ca- TERRITORIO rattere storico che più hanno la capacità di attrarre e coinvolgere il pubblico che, sempre più numeroso, sale a metà luglio sui colli e sulla rocca del castello di Caneva per calarsi, almeno per un giorno, nella realtà medievale. Tra le manifestazioni animate dai figuranti del Gruppo ricordiamo quelle relative agli Statuti di Caneva, approvati dal patriarca aquileiese Lodovico della Torre nel 1360, il Contratto di matrimonio (tratto dal più antico documento del genere esistente in Friuli), stipulato a Udine tra i genitori del canevese Pertoldo e della nobile Margareta, figlia del conte di San Daniele (1393) e le Investiture patriarcali conferite da Pagano della Torre a cittadini di Caneva nel 1323 nonché i vari momenti di Lotte intestine che hanno interessato il patriarca Ottobono de Razzi e il conte di Gorizia Enrico II per il possesso del castello di Caneva. Va inoltre ricordata la messa in scena della favola canevese Teresina, storia di una bella popolana che, secondo una tradizione molto radicata in zona, ha colpito il cuore del principe tedesco Ottone, figlio dell’imperatore Ludovico IV detto il Bavaro. Il tutto con un allestimento scenografico di alto livello che ha soddisfatto un pubblico esigente che sa apprezzare il giusto equilibrio tra la messa in scena e l’ambiente storico circostante. LUCIANO BORIN FIGO MORO A CANEVA SODDISFAZIONE PER I PRODUTTORI aumento DELLE VENDITE 16 INSIEME CON FIDUCIA Grande soddisfazione per i membri del Consorzio per la tutela e la valorizzazione del «Figo Moro» da Caneva: malgrado il tempo inclemente nel primo semestre dello scorso anno, l’annata ha registrato un incremento del 51 per cento del venduto rispetto allo scorso anno. Questo grazie anche ai tre maggiori clienti operanti nel ramo della grande distribuzione, che hanno dimostrato di tenere in considerazione sia il prodotto che il servizio. Sul bilancio hanno pesato significativamente anche le vendite dei trasformati (ben quattordici prodotti di cui due no food) che, superata la fase di avvio commerciale, stanno diventando un normale prodotto di vendita. Grande soddisfazione dunque per il Consorzio e i produttori mentre il Consiglio di amministrazione si trova ora impegnato a tracciare le strategie per i prossimi cinque anni. Intanto il prossimo anno entreranno in produzione le oltre milleduecento piante messe a dimora mentre altre cinquecento saranno prodotte a partire da febbraio. Le prospettive sono pertanto buone e non è fuor di luogo prospettare per la prossima annata un raccolto ancor più abbondante. G.COAN TERRITORIO VISITA DENTRO IL Tavaran Grando UNA VISITA NEL SOTTOSUOLO TREVIGIANO TRA LE GROTTE DEL MONTELLO Il carsismo del Montello ha dato origine ad innumerevoli cavità e grotte naturali che rendono il colle un vero e proprio paradiso non solo per gli speleologi, ma anche per intere scolaresche e masse di visitatori curiosi, attratti da un crescente interesse per questo tipo di conformazione geologica. Le grotte del colle montelliano sono davvero molte, ne sono state contate una novantina di dimensioni diverse, caratterizzate dagli anfratti rocciosi di superficie come quella che si apre imponente dietro la sorgente del Buoro di Ciano, o dalle estensioni in profondità come il Castel Soto Tera di Volpago, nei pressi della presa 10, che si snoda nelle viscere del Montello per ben otto chilometri ed è la terza grotta al mondo tra quelle di conglomerato. Ma le più conosciute e visitate sono la grotta del Tavaran nella parte occidentale del colle (presso il Piave) lunga circa 400 metri, la grotta del Bus del Bo di Pavei profonda due chilometri e quella del Bus del Fun che si sviluppa per oltre mille metri; quest’ultima, particolarmente suggestiva, deve il nome alla sua conformazione essendo collegata alla superficie verticalmente come un camino, da dove in inverno, con l’abbassarsi della temperatura esterna, fuoriesce del «fun» prodotto dall’escursione termica, dato che nella grotta la temperatura si aggira costantemente intorno agli 11 gradi. Il Montello è stato oggetto di studi in tempi recenti, solo a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso gli speleologi hanno iniziato a esplorare le sue cavità caratterizzate da un agglomerato di ciottoli di rocce carbonatiche, saldati tra loro e risalenti al Miocene superiore, ossia tra otto e cinque milioni di anni fa. Ma tutto il Montello è cosparso di conche o meglio doline (sono circa segue a pagina 20 gli studenti premiati e di Stu dio Bor s Domenica 16 novembre scorso è stata organizzata presso l’auditorium «Dina Orsi» di Conegliano la premiazione dei ragazzi, figli di Soci di Banca della Marca, che hanno superato con risultati di buon livello gli esami di laurea o di diploma. Alla presenza di un pubblico numeroso, ai giovani è stata consegnata una borsa di studio quale segno di attenzione della Banca verso coloro che si impegnano con profitto e che saranno nel prossimo futuro i protagonisti nel mondo del lavoro. Il presidente Michielin ha evidenziato che anche in momenti di difficoltà come questo la buona volontà e l’impegno permettono di prospettare un futuro migliore e ricco di opportunità. Ai ragazzi ha fatto riferimento anche il direttore Maset che ha affrontato il tema a lui caro della famiglia, relazionando quanto fa Banca della Marca a favore di questo importante segmento della società. Alla cerimonia ha presenziato Marzio Bruseghin, il conterraneo campione del ciclismo italiano, che con grande competenza ha risposto alle numerose domande dei presenti. Silvia Artuso Liceo Socio-Psicopedagogico Alessandra Conte Liceo Classico Marco Bubola Liceo Socio-Psicopedagogico Chiara De Carlo Liceo Classico Martina De Gasper Liceo Socio-Psicopedagogico Elena Drusian Liceo Classico Giulia Marchesin Liceo Scienze Sociali Giulia Granzotto Liceo Classico Alberto Pedron Liceo Scientifico Tecnologico Eleonora Lucchese Liceo Classico Andrea Bit Liceo Scientifico Vanna Piazza Liceo Classico Stefano Bortolomiol Liceo Scientifico Bartolomeo Rossi Liceo Classico Serena Bredariol Liceo Scientifico Elena Valeri Liceo Classico Chiara D’Arsiè Liceo Scientifico Riccardo Soldan Istituto Tecnico Agrario Luca Doro Liceo Scientifico Patrizia Camatta Istituto Magistrale Luca Drusian Liceo Scientifico Giulia De Pin Istituto Magistrale Omar El Jamal Liceo Scientifico Silvia Miotto Istituto Magistrale Beatrice Gava Liceo Scientifico Debora Tonini Istituto Magistrale Arianna Giol Liceo Scientifico Michela Merotto Istituto d’Arte Luca Lorenzon Liceo Scientifico Ester Momi Istituto d’Arte Vittoria Marcon Liceo Scientifico Martina Esposito Istituto Alberghiero Enrico Mazza Liceo Scientifico Luana Piccin Istituto Tecnico per il Turismo Martina Mazzon Liceo Scientifico Michela Zanatta Istituto Tecnico per il Turismo Fabio Perin Liceo Scientifico Alessandro Girardi I.P.S.S.A.R. Matteo Piazza Liceo Scientifico Marta Antiga I.T.C.G. Marco Santi Liceo Scientifico Ilaria Bruseghin I.T.C.G. Carlo Savasta Liceo Scientifico Elena Guerra I.T.C.G. Serena Sernagiotto Liceo Scientifico Cristina Innocente I.T.C.G. Mirko Chiaradia Liceo Linguistico Chiara Moretto I.T.C.G. Arianna Da Rios Liceo Linguistico Noris Battistella I.T.S.C. Glenda De Marchi Liceo Linguistico Giulia Posocco I.T.S.C. Lucia Dozza Liceo Linguistico Matteo Fadel I.T.I.S. Caterina Durante Liceo Linguistico Adriano Peruch I.T.I.S. Alessadra Grillo Liceo Linguistico Luca Tesser I.T.I.S. Valentina Marchesoni Liceo Linguistico Nicola Zilli I.T.I.S. Irene Zanatta Liceo Linguistico Martina Ciullo Accademia Musicale Giorgia Dardengo Liceo delle Scienze Sociali Sarah Renon Liceo delle Scienze Sociali Serena Zavan Liceo delle Scienze Sociali Federica Bardini Liceo Classico Elisa Bolzan Liceo Classico Alessandro Braido Liceo Classico Cristiana Cantabeni Liceo Classico Sergio Dugone Laurea in Scienze Sociali e del No Profit Leonardo De Carlo Laurea in Fisica Stefano Giussani Laurea in Scienze Psicologiche della Personalità e delle Relazioni Interpersonali Andrea Modesto Laurea in Filosofia Elisa Pagotto Laurea in Educazione Professionale Valentina Marchesin Laurea in Scienze Psicologiche della Personalità e delle Relazioni Interpersonali Lisa Vascellari Dal Fiol Laurea in Economia e Legislazione per l’Impresa Eleonora Salamon Laurea in Scienze Psicologiche della Personalità e delle Relazioni Interpersonali Giovanna Palù Laurea in Economia e Finanza Paola Piccoli Laurea in Scienze Politiche Laura Zanatta Laurea in Economia degli Scambi Internazionali Francesca Da Re Laurea in Scienze Motorie Enrico Brunetta Laurea in Economia Aziendale Sara Momi Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche Linda Del Ben Laurea in Economia Aziendale Daniela Bortoluzzi Laurea in Scienze Giuridiche Laurea in Economia Aziendale Aldo Giusti Denis Pavan Laurea in Scienze Economiche Laurea in Disegno Industriale Irene Bazzo Elisa Vendramin Laurea in Scienze e Tecnologie Viticole ed Enologiche Roberto Manera Laurea in Decisioni Economiche, Impresa e Responsabilità Sociale Silvia Dardengo Laurea in Scienze e Tecnologie Farmaceutiche Helga Carlet Laurea in Conservazione dei Beni Culturali Stefano Cei Laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie Agroalimentari e Forestali Silvia Rui Laurea in Conservazione dei Beni Culturali Marta Bevilacqua Laurea in Comunicazione Aziendale e Gestione delle Risorse Umane Sandra Gava Laurea in Commercio Estero Silvia Perin Laurea in Commercio Estero Tommaso Nardi Laurea in Chimica Industriale Marco Brustolin Laurea in Biotecnologie Sanitarie Gloria Serena Laurea in Biologia Alessandro Todde Laurea in Architettura Giovanna Borsato Laurea in Architettura Eleonora Da Riva Laurea in Architettura Enrico De Conti Laurea in Architettura Carlo Montagner Laurea in Architettura Matteo Zanatta Laurea in Architettura Eliana Perin Laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie Agroalimentari e Forestali Katia Gianotti Laurea in Scienze della Comunicazione Matteo Sonego Laurea in Scienze della Comunicazione Tatiana Pagotto Laurea in Scienze del Linguaggio Chiara Cappellotto Laurea in Politica Internazionele e Diplomazia Marco Pellegrinet Laurea in Medicina e Chirurgia Ilenia Spagnol Laurea in Mediazione Linguistica per le Imprese e il Turismo Laura Borgo Laurea in Mediazione Linguistica e Culturale Paola Comazzetto Laurea in Marketing e Gestione delle Imprese Valeria Dall’Armellina Laurea in Lingue e Culture Moderne Mario Pierobon Laurea in Lingue e Culture Moderne Anna Bermani Laurea in Lingue Arti Storia e Civiltà Stefano Bressan Laurea in Lettere Martina Poser Laurea in Interpretariato e Comunicazione Alessia Salatin Laurea in Ingegneria Industriale Giorgio Fantuz Laurea in Ingegneria Industriale Luca Nardo Laurea in Ingegneria Gestionale e Logistica Integrata Stefano Armellin Laurea in Ingegneria Gestionale Giorgio Feletto Laurea in Ingegneria Energetica e Nucleare Paolo Boscariol Laurea in Ingegneria Elettronica Anna Valle Laurea in Fisioterapia TERRITORIO 20 INSIEME CON FIDUCIA continua da pagina 17 2000), una peculiarità tipica del carsismo che trova la sua origine nella litologia calcarea e nel lento fenomeno di sollevamento dal Miocene ad oggi che ha portato alla fratturazione del conglomerato e alla conseguente presenza dei fenomeni carsici sia in superficie che nel sottosuolo. Ma vale la pena addentrarsi in una delle grotte più celebri: «Il Tavaran Grando è una cavità naturale del sottosuolo che raggiunge notevoli dimensioni per la zona (495 metri di sviluppo longitudinale, tra gallerie e corridoi, con probabili collegamenti anche con altre cavità del territorio) spiegano gli esperti Mirko Pavan e Valentina Peruch. Queste cavità naturali possono derivare da processi costruttivi delle rocce o di rottura delle stesse; nel nostro caso era una grotta carsica, ossia di aspetto geologico caratterizzato da carsismo, un insieme di aspetti superficiali e sotterranei causati dall’erosione dell’acqua su roccia calcarea. Sono rocce costituite da calcite e si riconoscono facilmente dalla effervescenza che si crea a contatto con acidi, sono rigate da acciaio e quarzo e non rigano il vetro. Le rocce calcaree appartengono alla categoria delle rocce sedimentarie e si suddividono in sabbiose, arenarie e conglomerati calcarei». Nella grotta si procede a piedi, i corridoi si presentano con soffitti bassi ed irregolari. Ci sono anche cunicoli verticali che portano a corridoi più larghi. All’interno della grotta l’aria si presenta fresca e pura mentre l’acqua è fredda e limpida. Visitare queste cavità non è difficile, basta affidarsi alle molte guide esperte che svolgono abitualmente escursioni per scuole e visitatori, tra tutti è doveroso ricordare i volontari dello storico Gruppo Naturalisti- co Montelliano (i recapiti sono al sito www.gnmspeleo.it) che hanno attivato anche un laboratorio didattico di biospeleologia intitolato allo studioso Antonio Saccardo, che per primo si avventurò nelle grotte montelliane. «Non è sempre possibile cogliere tutti gli aspetti di questo habitat così particolare, specialmente accorgersi della fauna – spiegano gli attivisti del GNM – ciò è dovuto sia alle particolari condizioni ambientali, sia alle dimensioni, quasi sempre minuscole dei normali «abitatori» delle grotte. Il laboratorio di biospeleologia si propone di completare, almeno in parte questo aspetto; inoltre potrà fornire materiale di studio a questo ramo della biologia ancora così poco conosciuto». Un’altra grotta celebre e suggestiva è il Tavaran Longo che si apre sul fondo di una «finestra carsica» ed è percorsa da un ruscelletto perenne che ne completa e qualifica l’ambiente. «Con uno sviluppo totale di 392 metri, di cui il primo centinaio dedicato alle strutture del laboratorio, per la facilità d’accesso, la morfologia interna e la costante presenza d‘acqua si presta a sede naturale delle attività cui è stata destinata». Entrare in questo affascinante mondo sotterraneo, che ha alimentato paure e curiosità ma anche senso dell’avventura per molti, non è quindi difficile e può essere un’esperienza davvero ricca di emozioni. INGRID FELTRIN TERRITORIO A GAIARINE INCONTRO CON GIUSEPPE CODEN UN ARTISTA ARTIGIANO REALIZZARE un’idea Anche in questo periodo di crisi il nostro Nord Est non finisce di stupirci, rivelandoci a volte delle sorprese che fanno ben sperare per il futuro. Una delle ultime ci è stata rivelata nell’estremo angolo della terra trevigiana, in Comune di Gaiarine, lungo il confine con la regione friulana. Qui, in un capannone vicino a casa, abbiamo fatto la conoscenza di Giuseppe Coden, un cinquantenne dalla faccia fresca e pulita da far invidia a coloro che usano togliersi gli anni d’addosso; e invece è egli stesso a rimarcare la sua età se non altro per ribadire i suoi vent’otto anni di lavoro e di esperienza nel campo della progettazione industriale. Perché, come si è capito, Coden costruisce per varie aziende dei prototipi che poi queste realizzano su scala industriale immettendo sul mercato il prodotto finito. In definitiva, da questo capannone, per anni sono usciti modelli di mobili e arredi per l’interno disegnati, e a volte solo abbozzati, da architetti e designer di fama internazionale. Come ci si arriva a questo prestigioso traguardo? Giuseppe Coden, che si ritiene un autodidatta, ce lo spiega ricordando gli anni della scuola professionale, gli inizi presso un mobilificio locale e soprattutto il lungo apprendistato compiuto sotto la guida di Giuseppe Siciliano di Vittorio Veneto, un artista che Coden ricorda con simpatia e gratitudine, e che gli ha insegnato l’amore per l’arte e il gusto per il bello. Appesa su una parete, una piccola testina di donna, un lavoro giovanile in legno, rispolvera il ricordo di quella lontana esperienza «e anche se può sembrare inverosimile – ci dice Giuseppe – quella stagione mi è tornata utile nel lavoro che successivamente ho intrapreso. È la forza delle affinità spirituali – sorride – che costituiscono il nostro patrimonio interiore e personale, e che affiora in ogni nostro gesto, atto, lavoro». TERRITORIO 22 INSIEME CON FIDUCIA Detto così sembrerebbe tutto facile, una semplice e lineare trasposizione di un bozzetto in un oggetto compiuto e definito in tutte le sue parti. Ma non sempre è così perché – come ci informa Coden – i progettisti e i designer vengono qui spesso con un semplice abbozzo o con dei tratti che sono più simili a degli scarabocchi che a un progettisti? «Sono i primi a capire le difficoltà insorte e ad accettare il dialogo. Si parla, si sottolineano le difficoltà, si evidenziano gli aspetti della scarsa praticità che talvolta un modello può rivelare un volta realizzato; insomma c’è un sottile e reciproco filo di ansia che ci pervade, direi una comune voglia di arrivare a vedere qualcosa di concreto e di bello». disegno vero e proprio. Si tratta allora di capire cosa ha in mente il progettista, entrare in sintonia con la sua creatività; e talvolta ancora tutto questo non è sufficiente a trasformare un’idea in un progetto reale, perché il materiale impiegato o i dati o le forme non si adattano a ciò che si vorrebbe ottenere. Ed è a questo punto che entra in campo l’esperienza di Giuseppe Coden nel proporre delle varianti o suggerire delle modifiche, perché tra la teoria e la pratica il passo è lungo. Come la prendono in questi casi gli architetti Si capisce subito che questo è per Giuseppe il lavoro più bello del mondo, ricco di profonde soddisfazioni. «Ho realizzato progetti per alcuni architetti tra i più apprezzati e famosi del mondo, quali Giampaolo Bernardini e Angelo Mangiarotti. Perché bisogna sottolineare – aggiunge – che in questo nostro contatto vige un rapporto di relazione che va al di là della stima e che coinvolgono gli aspetti della riservatezza e della discrezione e tutto ciò contribuisce a creare un vero amalgama tra chi propone e chi realizza». Giuseppe Coden ci mostra una serie di depliant di ditte toscane e lombarde i cui prodotti vengono esportati in tutto il mondo e dei quali egli ha modellato il prototipo: lavabo e sanitari modernissimi in marmo di Carrara ideati dal Mangiarotti e progettati in plastica, tavoli e sedie di grande impatto moderno, ideati dal Bernardini per alberghi e locali di lusso. Sulla parete del laboratorio ci indica la fotografia di una enorme M rossa che è stato il simbolo della prestigiosa mostra del Mantegna, di qualche anno fa. Ora sta lavorando per l’architetto Patricia Urquiola, un’altra prestigiosa firma a livello internazionale. E qui la riservatezza è d’obbligo: vale per il grande artista come per il meno conosciuto architetto locale o il giovanissimo designer alle prese con le sue prime esperienze creative. Ma la realizzazione più bella, alla quale Giuseppe tiene maggiormente, sono le cantorie della chiesa di Campomolino, da lui progettate e costruite in noce nazionale. Ci tiene così tanto che quasi ci costringe ad andare a vederle. Solo allora, come sfiorati da una rivelazione, riusciamo a capire che a certe professioni non ci si arriva per fortunate combinazioni del destino ma per un innato talento – che potrà essere produttivo, organizzativo, artistico e altro – ma che è espressione di quella parte migliore dell’uomo che va comunque sempre valorizzata. N.R. IL FIUME TRA VALDOBBIADENE E VIDOR IL FIUME TEVA UN PULLULARE DI VITA E DI STORIA Teva a Vidor I territori comunali di Valdobbiadene e Vidor sono in parte delimitati da un suggestivo ed interessante confine naturale, il fiume Teva. Il piccolo corso d’acqua ha rappresentato un importante riferimento per le due comunità, tant’è che la frazione valdobbiadenese di Santo Stefano viene anche denominata «Follo», appellativo attribuitogli fin dal 1400 per la diffusa attività di follatura dei panni di lana, resa possibile proprio dall’acqua del Teva. La presenza del fiume consentì l’insediamento di diversi opifici: oltre al citato follo vi erano infatti mulini, tintorie nonché i più tradizionali magli. La frenetica vita sociale che un tempo animava le rive di questo corso d’acqua era ancor più tangibile nei pressi della sua foce, dove passava «la naturale prose- cuzione della via Claudia Augusta», come spiega il professor Vittorio Galliazzo nel Piano territoriale turistico della provincia di Treviso, citando i risultati delle ricerche dell’archeologo Alessio De Bon. «Secondo tali studi la via Claudia Augusta (che passava accanto all’odierna Chiesa arcipretale) imboccava la «forcelletta» sita fra quota 194 e il Col Castello, la quale fu sempre valicata da una strada. In occasione della costruzione della attuale strada la «forcelletta» venne abbassata e andò distrutto l’antico fondo stradale; tuttavia lungo il versante del Piave il tracciato sembrava proseguire nel ricalco di una vecchia strada che nel medioevo era nota come Via Calchera e che scendeva direttamente nel piano, verso il corso del Teva». Secondo le ricerche di Alessio De Bon, la medievale Via Calchera, sorpassato il Teva a Vidor, saliva verso il punto ove sorgeva nel secolo scorso il ponte di legno sul Piave. L’esame della base di un pilone di questo ponte sulla sponda sinistra non diede all’archeologo alcun elemento degno di rilievo, mentre l’accurata ispezione dello sprone – che dalla sponda destra del Teva fronteggia il Piave sopra l’attuale ponte di Vidor – portava alla scoperta di una strada molto vecchia, a sede molto larga, che però l’archeologo riteneva essere un residuo dell’antico corso pubblico che dalla vicina Valdobbiadene scendeva il ponte stesso. È convinzione del professor Vittorio Galliazzo che la strada rintracciata dal De Bon si tratti invece del proseguo della via Claudia TERRITORIO Augusta: l’archeologo aveva quindi visto giusto ipotizzando la presenza di una strada, ma aveva sottovalutato la rilevanza dell’antico selciato che aveva scorto presso il Teva. Insomma questo minuscolo affluente del Piave, lungo pochi chilometri, è stato ed è tutt’ora un importante riferimento per il territorio che attraversa (le frazioni di Santo Stefano e di San Giovanni in comune di Valdobbiadene e quindi il Comune di Vidor). L’area d’interesse del fiume Teva, un tempo quasi selvag- 24 gia, ora è in parte coltivata a vigneti e sono molte le cantine che si affacciano sulle sue sponde: la convivenza con l’uomo si è fatta quindi più complessa e per quanto si sia lavorato nel rispetto dell’ecosistema, il paesaggio fluviale in parte ne ha risentito. Malgrado ciò il corso d’acqua continua a destare meraviglia anche sotto il profilo naturalistico: nel 2006 l’organizzazione EBN Italia, che si occupa di birdwatching, ha censito la presenza in quest’area del Falco pescatore. Il rapace frequenta abitualmente fiumi, laghi e paludi ma anche le rive del mare e pone il suo nido su alti alberi, in posizione dominante da dove spicca il volo per perlustrare gli specchi d’acqua, tuffandosi in picchiata per catturare i pesci. Il Falco Pescatore è sempre più raro, a causa della caccia, dell'impiego dei pesticidi in agricoltura, nonché per il disboscamento, ma sul Teva è stato visto eseguire i suoi spettacolari tuffi ad artigli ed ali socchiusi per pescare. Il piccolo fiume pedemontano possiede ancora una ristretta fascia di vegetazione riparia naturale costituita da alberi ed arbusti, con ripe non molto alte ma scoscese e nonostante il suo carattere torrentizio anche nei periodi più siccitosi mantiene una seppur minima portata d’acqua, una peculiarità che rappresenta un’autentica ricchezza per l’intero ecosistema: «L’asta fluviale relativamente al Piave – spiegano i membri del circolo Legambiente di Sernaglia – fino a Nervesa viene a trovarsi in secca costante eccettuati i brevi periodi delle intense piogge primaverili e autunnali. La fauna ittica è perciò costretta a concentrarsi nei pochi punti di immissione idrica in questo tratto di Piave, e cioè alla foce del Teva e delle «Fontane Bianche» oltreché alla foce del Soligo. Si hanno essenzialmente trote, cavedani, barbi, alborelle, anguille ecc.». Questo piccolo corso d’acqua, che ha rappresentato un importante ausilio per la vita dell’uomo nel corso dei secoli, non cessa quindi di mantenere le sue vitali funzioni ambientali e, pur se in sofferenza per l’inquinamento, continua ad essere un luogo di suggestioni che vale sempre la pena visitare, anche solo per una piacevole passeggiata. INGRID FELTRIN INSIEME CON FIDUCIA Sile DEL TERRITORIO I CANOTTIERI Una memorabile foto storica scattata nel 1910 in occasione della discesa a Venezia: Dante Appiani (primo presidente), Pietro Sandri, Mario Fiorini, Alfredo Ghizzoni, Gino Comisso, Ettore Vianello, Cesare Cappellaro. CENT’ANNI DI VITA E DI PASSIONE ALL’ARIA APERTA Cent’anni vissuti sul Sile, a remare, vogare, pagaiare lungo le sue placide acque, assecondando le anse sinuose, facendosi catturare, pur nella fatica dei muscoli tesi nello sforzo, dalla bellezza trasognata di una vegetazione lussureggiante e magnetica, in ogni periodo dell’anno. Quante cose ha seppellito un secolo di storia, a Treviso. Loro, i Canottieri Sile, sono ancora qua, con lo spirito giovane di chi ha mantenuto intatti i propri valori, da quella mitica sera del 7 ottobre 1908 quando, nel corso di una riunione alla birreria Cadel, il commendator Dante Appiani istituì la società sportiva. All’epoca, il canottaggio era uno sport molto in voga in tutta Europa. E gli appassionati trevigiani sentirono l’esigenza di fondare un club, che trovò quasi subito sede sulla riva del fiume dietro la chiesa di San Martino e lì si trova tutt’oggi. Attualmente la società conta 400 soci. Molti dei quali sono atleti di prim’ordine che gareggiano con successo a livello internazionale. Uno di questi, Francesco Rigon, studente universitario di ingegneria chimica, nel 2008 ha vinto il campionato del mondo under 23 dei pesi leggeri doppio in Germania, lasciando in poppa 22 equipaggi provenienti da tutto il mondo. Il regalo più bello che La sede dei Canottieri prima della Grande Guerra. Sullo sfondo il ponte di San Martino. la società poteva ricevere per il centenario. A spulciare la lunga storia della Canottieri Sile, saltano fuori nomi di trevigiani illustri che ne fecero parte, tra cui Giovanni Comisso, che risulta tra i soci fondatori (anche se nel 1908 aveva solo 13 anni). Allo scrittore trevigiano, reduce dall’impresa di Fiume, si deve il motto della società sportiva, quel dannunziano «Semper ardentius» racchiuso nel logo sociale. E tanti episodi memorabili. Alcuni 26 INSIEME CON FIDUCIA belli, come l’inaugurazione, nella primavera del 1925, della nuova sede, dotata di cantiere per il deposito delle imbarcazioni, del reparto carpenteria, degli spogliatoi e dei servizi. Altri tragici, come il bombardamento del 7 aprile 1944, in cui morirono alcuni soci e in cui andò distrutto l’intero patrimonio nautico della società – 17 imbarcazioni da regata e 33 da diporto – faticosamente costruito in 36 anni. Ricordarli tutti è impossibile. Francesco Rigon, campione del mondo 2008, e il suo allenatore Saverio Loffarelli, fotografati dopo il vittorioso arrivo alla gara di Brandeburgo. Come è impossibile elencare tutti i successi della Canottieri Sile, i protagonisti di un secolo di storia, le tante «glorie del remo» che hanno conferito prestigio alla società sportiva trevigiana e dato testimonianza di uno sport rimasto puro perché lontano dalle degenerazioni del business e dagli scandali del doping. «Il canottaggio è uno sport prettamente dilettantistico, nessun atleta guadagna un euro, nemmeno quelli che conquistano la medaglia d’oro – dà conferma il presidente Franco Franchin – È solo la passione che spinge a praticare questo sport duro e faticoso, ma che dà grandi soddisfazioni e che ha il vantaggio di essere praticato all’aria aperta, in un ambiente bellissimo». La società organizza, tutti i mesi dell’anno, corsi di canottaggio, kajak e voga alla veneta. Chi poi se la sente, può cimentarsi con l’agonismo, nelle varie categorie, aperte sia ai ragazzi che alle ragazze, a partire dai 10 anni di età. Remare, vogare, pagaiare. Lungo il Sile. Per i prossimi 100 anni. FRANCESCA NICASTRO anziani I NOSTRI R A C C O N T A N O El partigian Il 1929 è stato l’anno del freddo intenso, in un inverno crudele che ha lasciato un segno profondo tra gli abitanti dell’intera Marca Trevigiana. I torrenti Brentella e Giavera erano ghiacciati e a primavera, sciogliendosi, avevano allagato la parte est di Povegliano. E proprio qui nel 1929 nasceva Luigi Cecconato, del ramo dei «nosente», in via Arcade nei pressi del Giavera. Luigi fa parlare di sé durante il secondo conflitto mondiale quando, a quattordici anni, incomincia a fare la staffetta per un gruppo di partigiani operanti tra la pianura e il Montello; è un compito che Luigi, malgrado la giovane età, svolge con grande coraggio e senso del dovere tanto da essere ricordato tuttora dagli storici locali quale esempio di leale combattente e di sincero patriota. Da allora, per tutti, Luigi Cecconato è el partigian. Ma a Povegliano Luigi non è famoso soltanto per questo, ma anche per il suo radicale attaccamento alla terra e alle maniere di vita di un tempo passato: egli infatti è stato l’ultimo della sua generazione ad aver abbandonato nella zona l’allevamento dei bachi da seta e, nel contempo, l’unico a continuare a produrre quei vini (raboso, clinton, negron, bakò) i cui vitigni, assai in uso negli anni ‘30/‘40 del secolo scorso, ora sono del tutto abbandonati. L’ultima novità in ordine di tempo è venuta dal suo orto: una pianta di pomodoro alta tre metri di cui Luigi va particolarmente fiero perché è convinto che tante cose succedono solo se vengono fatte con cuore e con passione. Sulla facciata della sua vecchia casa di campagna, visibilmente scrostata dal tempo e sbiadita dalle intemperie, si conserva un affresco di Sant’Antonio Abate, opera di uno dei tanti «madonnari» di fine ‘800; a lato della vecchia stalla c’è ancora un antico forno a legna dove settimanalmente Luigi cuoce il pane per la sua famiglia; la cucina, con il soffitto a onde come un mare in burrasca, è invece qualcosa di assolutamente originale e fantastico. Dentro casa, quale portafortuna, conserva una antica campanella, ricordo del vecchio padre, classe 1881, combattente della Grande Guerra, recuperata sotto il fieno di una stalla a Codroipo nei giorni tristi della ritirata di Caporetto. Dagli abitanti della contrada è stato eletto «sindaco di via Conca» e come tale, immancabilmente, la sera che precede l’Epifania indossa la fascia tricolore e accende il falò della borgata, non prima della benedizione ufficiale del parroco del paese. Strenuo difensore delle antiche tradizioni, el partigian è anche un assiduo frequentatore delle cerimonie patriottiche che si tengono in paese e in provincia, sempre presente con il suo berretto nero di carrista; visita mostre e musei ovunque gli capiti di andare. Personaggio d’altri tempi, Luigi rimane fedele alle mode e ai gusti dei primi decenni del secolo scorso. Tra i suoi piaceri annovera l’immancabile «tirata con la pipa» per cui è facile incontrarlo per strada che risponde al saluto degli amici alzando in alto il braccio e tenendo ben stretta in mano la tabacchiera ripiena di trinciato forte, alimento della sua preziosa pipa di «legno santo» stagionato, proveniente, a suo dire, dalle foreste del Mato Grosso del lontano Brasile. Tra i passatempi, Luigi ama le bocce, di cui è un ottimo giocatore. Ultimamente però Luigi si è lasciato coinvolgere dai tempi nuovi: al posto della vecchia bici – un velocipede che ricordava gli anni di Binda e di Girardengo – era passato alla moderna e caratteristica «Graziella» e ora lo si vede addirittura andare in giro con una «minicar» piuttosto rumorosa. Ogni domenica, all’uscita della messa delle 10 e 30, passa tra la gente con la sua «fuoriserie» per far ritorno alla sua casa di campagna, ancora sicuro di sé, la pipa in bocca, figura caratteristica e serena di un mondo che ormai sta scomparendo. PIERO POLON STORIA E ARTE CONSIDERAZIONI SUI MONUMENTI AI CADUTI DELLA GRANDE GUERRA Tra pietà E RETORICA 28 INSIEME CON FIDUCIA I numerosi monumenti ai caduti eretti l’indomani della Prima guerra mondiale, e che tuttora si impongono alla vista davanti ai municipi o alle chiese delle nostre contrade, induce a una valutazione critica non solo sul significato di tali opere d’arte, ma soprattutto sulla loro identità, definita dal rapporto tra tensione plastica delle forme e tensione simbolica del contenuto. Alla grande ondata spontanea delle celebrazioni da parte degli ex combattenti che volevano ricordare i commilitoni caduti, si sostituì ben presto la volontà governativa volta a imporre una propria estetica monumentale sulla base di una retorica tesa a esaltare il racconto mitico dell’accaduto, per cui i monumenti diventarono il luogo per eccellenza dell’identificazione degli eroi e della giustificazione del loro sacrificio. A ciò concorsero in modo determinante le iscrizioni poste a chiare lettere sul basamento, dettate da una letteratura colta che, partendo dalla sentenza oraziana (dulce et decorum est pro patria mori), ha raggiunto il culmine nella retorica dannunziana secondo cui il soldato caduto per la Patria sarebbe rimasto per l’eternità nella resurrezione del bronzo o del marmo, a seconda del materiale impiegato per raffigurarlo; emblematiche sono le iscrizioni dei monumenti di Susegana (me immortalem Plavis gloria effecit « donne con bambini che affrontarono le sofferenze della guerra, come nel caso del monumento a Col San Martino, dove la paura per i pericoli incombenti traspare dal volto terrorizzato di una madre che, con gesto amoroso, cerca di allontanare la propria figlia dagli orrori della guerra, tenendola per mano. Persino i civili delle retrovie ven- mento a Fregona, realizzato dal Garbellotto nel 1921, in cui l’unica concessione alla divisa è data dall’elmo italiano sul capo dell’ardito, ma la cui iscrizione richiama al dramma comune a tutti i soldati dei Paesi coinvolti nel conflitto (sosta reverente o tu che passi e benedici). Il tono commemorativo, basato su un concetto più alto di pietas e di ri- gono esaltati: infatti il loro lavoro nelle fabbriche e nelle campagne si era rivelato determinante per «resistere» – materialmente e psicologicamente – durante la guerra, rinsaldando i legami di fratellanza e di solidarietà di fronte alle avversità; lo si può riscontrare nel bassorilievo in bronzo murato sulla facciata del municipio di Farra di Soligo o nel gruppo marmoreo del monumento a Vazzola, dove l’umile lavoratore dei campi non esita a lasciare l’aratro e la famiglia per sacrificarsi per la Patria. Il soldato caduto è spesso raffigurato nudo, senza divisa, quasi a sottolineare il fatto che il dolore non fa distinzione tra vincitori e vinti; è il caso del monu- conciliazione, cede però subito il posto a quello celebrativo-patriottico nel seguito dell’iscrizione stessa (alla gloria dei suoi figli caduti sotto le vittrici bandiere d’Italia). Al vertice dei monumenti si libra per lo più l’aquila a rappresentare la Patria, ma anche il leone, come quello bronzeo che campeggia in cima al monumento di Bigolino, eloquente dimo stra zione del tono enfatico con cui si voleva esaltare la vittoria militare. » MONUMENTI PER AFFERMARE L’IDENTITÀ INDIVIDUALE CONTRO L’IRREALTÀ DELL’ANONIMATO Romae res gestas secutum) e di Fadalto (sui vostri brandi stette il fato d’Italia, a voi vincitori la gloria immortale). Altro elemento importante di questa funebre rappresentazione è l’elenco dei caduti bene in vista sulle facce; essi sono stati esposti in ordine rigorosamente alfabetico allo scopo di rafforzare l’uniformità e, nello stesso tempo, per affermare quell’identità individuale che la morte nel campo di battaglia ha annientato, garantendo quindi la realtà della propria esistenza contro l’irrealtà dell’anonimato. Sulle facce dei monumenti, accanto al combattente che campeggia al centro, spesso compaiono anche i civili: vecchi e GIORGIO MIES INSIEME CON FIDUCIA 29 STORIA E ARTE QUANDO L’ITALIA AVEVA FAME di libri BREVE VIAGGIO NELL’EDITORIA TRA PASSATO E FUTURO 30 INSIEME CON FIDUCIA Le spese natalizie di quest’anno – a detta dell’Associazione consumatori – hanno registrato, rispetto a quelle dello scorso anno, un calo generale del venti per cento. La flessione ha toccato tutti i settori merceologici meno quello dell’editoria che invece ha manifestato un rialzo delle vendite, tanto che gli editori sono concordi nel definire il settore librario un caso di controtendenza rispetto alla crisi che ha penalizzato altri consumi. La notizia è rassicurante anche perché in periodo di crisi, il libro – considerato un bene non primario – poteva essere tra i primi a risentirne; e invece, inaspettatamente, si è rivelato non solo un dono di modica spesa ma anche un regalo fortemente identitario, un messaggio che più d’ogni altro lega e affina il rapporto tra chi lo dona e chi lo riceve. Ma il libro resiste alla crisi – secondo alcuni editori – anche perché il mercato librario italiano è fortemente arretrato: coloro che leggono regolarmente libri sono cinque milioni, un decimo della popolazione adulta ma che ha un livello di istruzione elevato e un elevato livello socio-economico. E qui ritorna l’eterno problema dell’editoria nostrana: si legge poco perché il libro costa molto o perché manca l’educazione alla cultura e alla lettura? Un po’ l’uno e l’altro – rispondono in genere i lettori – con l’aggravante che, se il libro costa troppo, non mancano oggi sul mercato buone collane economiche e quindi possibilità per accedere alla lettura. Ciò che sembra tuttora mancare è dunque quel desiderio di conoscenza, quel piacere appassionato della lettura che in passato fu proprio della classe meno abbiente e che portò – tra Ottocento e Novecento – alla nascita di diverse case editrici (Sonzogno, Salani, Bietti, Treves e altri) ciascuna con una sua particolare collana a prezzi economici (Biblioteca Universale, Biblioteca del popolo, Biblioteca classica economica, ecc.). Nacque infatti allora la stagione dei piccoli libretti economici – stampati a caratteri minuscoli e su carta quasi grigia – e di intere collane rivolte soprattutto agli autodidatti ma nelle quali non mancavano le opere dei filosofi e dei grandi narratori. Nel corso del Novecento questi libri hanno avvicinato alla lettura milioni di italiani, divulgando la grande letteratura italiana e straniera e, insieme, i dettami del pensiero filosofico del passato e quello ideologico del presente. Si disse allora che i movimenti e le rivendicazioni sociali scaturite in quegli anni fossero frutto di quelle intense letture; di certo il mondo operaio e contadino, la cui formazione scolastica spesso non andava al di là delle prime classi elementari, si buttò con passione e fors’anche con fatica su questi libri da pochi centesimi che aprivano la mente a nuove conoscenze sulla vita e sulla società; non mancavano per altro libri proibiti, sconsigliati dal parrocco, e forse per questo maggiormente letti. Nel secondo dopoguerra, il fenomeno delle collane di libri economici riprese per merito della «Universale Economica», una cooperativa editrice che aveva per emblema il canguro, poi confluita nella Editrice Feltrinelli. Benché qualificata «di sinistra», pubblicava di tutto (Boccaccio, Maupassant, Dickens, Tolstoi) con testi e prefazioni curati da scrittori e critici notissimi, e con tirature che oggi sorprendono. Tanto per fare un esempio, nel 1949 la Universale Economica licenziava in cinque volumetti I Miserabili di Hugo, quarantamila copie, con prefazione di Corrado Alvaro; nel 1951 il Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli, di Vincenzo Cuoco, curato da Gastone Manacorda, veniva stampato in dodicimila mila copie. Ma i prezzi non erano più popolari come un tempo: il dopoguerra aveva costi alti e i volumetti si vendevano, rispettivamente, a cento e centocinquanta lire l’uno, un prezzo non propriamente popolare. Popolare, anzi popolarissima e fortunatissima, fu invece la BUR (Biblioteca Universale Rizzoli) sorta nello stesso periodo e caratterizzata da volumetti dalla copertina color grigio, con pagine fitte e caratteri minuti, ma con solida rilegatura. Il prezzo era fissato inizialmente su poche decine di lire a volume, che però raddoppiava o triplicava a seconda del numero delle pagine. Pubblicò, con buona cura delle traduzioni e delle prefazioni, opere di letteratura classica e moderna, e fu di fatto la prima vera espansione culturale del nostro Paese, subito imitata dalle altre case editrici. Ma il cambiamento radicale avvenne con il lancio degli «Oscar» della Mondatori. La casa milanese, che già aveva sul mercato la collana economica «I libri del Pavone», ebbe l’idea di trasformare la collana in una pubblicazione mensile, in modo che gli «Oscar» si potessero vendere anche nelle edicole. In questo modo l’editore avvicinava un’ampia schiera di potenziali lettori che non frequentava abitualmente le librerie. E oggi? Non è più possibile nascondersi dietro i prezzi alti quando tutte le case editrici ormai licenziano edizioni tascabili ed economiche di ottimo livello, sia per la narrativa che per la saggistica. Purtroppo oggi la passione per i libri è di gran lunga sommersa dall’intrattenimento televisivo e dall’evasione elettronica che impongono modelli di vita e di comportamento non consoni alla lettura. Il futuro del libro, malgrado il boom dei mesi scorsi, rimane pertanto assai incerto anche se gli editori sperano che la crisi dell’economia porti a «un consumo meno consumistico». Sarebbe per il libro già una grande bella conquista. (N.R.) STORIA E ARTE NATO A CAMPOMOLINO NEL 1784 L’abate Lorenzo Berlese IL BOTANICO DELLA CAMELIA 32 INSIEME CON FIDUCIA L’attività dell’abate Lorenzo Berlese, botanico trevigiano di fama mondiale, va inquadrata in quella passione che, tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, travolse letteralmente molti studiosi naturalisti spingendo una parte di loro a introdurre in Europa piante e fiori esotici per abbellire parchi e serre private. Il nome di Lorenzo Berlese è legato alla camelia, pianta originaria dell’estremo oriente, introdotta nel nostro continente dal gesuita G. I. Kamel (1661-1706) o, secondo una popolare leggenda, da uno sprovveduto avventuriero che credeva di aver sottratto agli orientali – invece della camelia – la loro preziosa e tutelata pianta del tè. Vero o falsa che sia la vicenda, il magnifico fiore diede avvio nell’Ottocento a una fiorente attività florovivaistica specializzata nella propagazione e nell’allevamento di camelie. In quel periodo vennero create innumerevoli varietà a formare splendide collezioni in giardini e serre di tutto l’Occidente. Lorenzo Bernardo Berlese nacque a Campomolino (Tv) il 20 luglio 1784; frequentò il Seminario vescovile di Ceneda e nel 1807 venne ordinato sacerdote. Dopo alcuni anni (dal 1808 al 1812) trascorsi come cappellano a Mansuè (presso lo zio paterno don Domenico Berlese) lasciava la diocesi per assumere il ruolo di educatore, dapprima a Venezia presso alcune nobili famiglie e poi a Parigi, precettore dei due figli della contessa De Bruce. Un soggiorno a Vienna fu l’occasione che lo avvicinò alla coltivazione degli alberi da frutto e – come ha lasciato scritto – «allo studio della botanica e alla passione più viva per l’orticoltura». Dopo la morte della contessa De Bruce, avvenuta nel 1829, l’aba- “ „ TUTTORA RICONOSCIUTO COME IL PADRE DELLA CAMELLIOGRAFIA EUROPEA te fu costretto a celebrare presso la chiesa di St. Louis d’Antin fino al 1836, allorché ricevette l’incarico di Aumônier de la Chapelle Expiatoire, concessogli dal sovrano Luigi Filippo. La mansione statale gli garantì una buona rendita economica e non doveva richiedere un impegno troppo gravoso se gli lasciava il tempo per dedicarsi agli studi di botanica presso le sue serre in Rue de l’Arcade (vicinissime alla Chapelle Expiatoire) dove coltivava un trés-remarquable collection di più di 800 varietà di piante. Soprattutto gli consentiva di continuare i suoi viaggi in Europa per motivi di studio, per acquisire nuove piante o per partecipare a congressi, indispensabili alla sua carriera di botanico che si sviluppava a Parigi nell’ambito della Sociétè d’Horticulture di cui fin dal 1827 era socio fondatore. Frequenti furono anche i contatti con l’Italia: era membro corrispondente degli Atenei di Treviso e Venezia, nonché membro dell’Accademia imperiale di Padova. Il primo riferimento cronologico legato ad una pianta di camelia risale al 1819, nel corso di un suo viaggio a Napoli per studiare e raccogliere i semi della celebre camelia del palazzo reale di Caserta (considerata tra le più antiche d’Europa). L’abate Berlese piantò e coltivò con cura i suoi preziosi semi ottenendo, dopo 10 anni di cure, le prime fioriture semplici e, successivamente, i primi fiori doppi da cui selezionava, nel 1831, la Camellia Berlesiana rubra, dedicata al fondatore della Società di orticoltura di Parigi. Altre camelie – tra le più note – che portano il suo nome sono la Camellia Berlesiana fulgens, la Camellia Splendidissima Berlese, la Camellia Duc d’Orlèans (Berlese), dedicata al re e ottenuta da seme nel 1838, la Camellia Duchesse d’Orleans (Berlese), fiorita nel 1840 e dedicata alla regina e la Camellia Ma dame Adélaide de France (Berlese) dedicata alla sorella del re. L’abate Berlese, nonostante la sua lunga permanenza a Parigi, ri mase sempre legato alla sua terra veneta e volle dedicare al ricordo di Campomolino, suo paese natale, la Camellia Campomolendina. Intensa è stata la sua attività di divulgazione scientifica, svoltasi anche attraverso gli Annales, organo ufficiale della prestigiosa istituzione. Nel 1837 dava alle stampe la Monographie du Genre Camellia, seguita nel 1840 da una seconda edizione quasi raddoppiata nel contenuto, e nel 1845 da una terza contenente la descrizione di oltre 700 varietà di camelie. Sull’onda del successo e dell’interesse destato, l’abate Berlese dava avvio a un progetto editoriale ancora più ambizioso: una pubblicazione che, oltre alla descrizione scientifica della pianta, contenesse anche la rappresentazione a colori del fiore. Nasceva così la Iconographie du Genre Camellia, lavoro che lo colloca tra i più illustri camelliografi dell’Ottocento, una pubblicazione illustrata da J.J. Jung mediante incisioni su tavole di rame e con ritocchi di pennello onde rendere i colori più possibilmente fedeli all’originale. L’Iconographie contiene la descrizione di 293 camelie, è corredata di al- MUTUALITÀ trettante tavole a colori e si completa con un Traité complet sur la culture spéciale de cette plante et sur les soins qu’elle exige pour fleurir abondamment. Venne pubblicata inizialmente a fascicoli, poi in tre tomi tra il 1841 e il 1843 dall’editore H. Cousin di Parigi. L’abate Berlese tenne l’incarico presso la Chapelle Expiatoire fino al 1861, probabile data del rientro definitivo a Campomolino dove morì il 16 agosto 1863. Venne sepolto nel cimitero parrocchiale e sulla sua tomba fu apposta una lapide ora murata sul lato sinistro della Chiesa di San Lorenzo in Campomolino. Oggi Lorenzo Berlese è riconosciuto nell’ambiente scientifico come il padre della camellio grafia europea, il suo nome e i suoi scritti vengono citati in tutti gli studi moderni su questo splendido e magnifico fiore. CARLO BERLESE LE ISCRIZIONI DEI SOCI SUPERANO QUOTA 2.000 Marca Solidale SVILUPPO E PROSPETTIVE 34 INSIEME CON FIDUCIA Lo scorso 22 giugno, si è tenuta presso il Palaingresso della Fiera di Godega di Sant’Urbano (Tv) la prima assemblea ordinaria di Marca Solidale ed annessa Festa del Socio, con una numerosa partecipazione di Soci e famigliari. Si è optato di unire i due avvenimenti per poter informare e divulgare a quante più persone possibili, cosa è stato fatto praticamente in meno di un anno di attività e, con gli interventi dell’ULSS 7 che hanno visto come relatori il Direttore sanitario dott. Sandro Cinquetti e le dott.sse Paola Paludetti e Tiziana Menegon rispettivamente Direttore sanitario del Distretto Sud e Direttore del Servizio igiene e sanità pubblica, sono stati trattati argomenti di rilevante interesse sanitario soprattutto nel campo della prevenzione. L’impostazione che è stata data fin dall’inizio all’attività di Marca Solidale è stata imperniata infatti sulla prevenzione sanitaria, promuovendo numerose iniziative di visite e controlli in diversi campi a condizione di estremo favore, accollandoci oltre alla gestione organizzativa, gran parte delle spese. Si è messo quindi il Socio in condizione di aderire facilmente essendo agevolati in tutti i modi le prenotazioni, il contributo in termini di costo, nonché gli orari praticabili senza creare inconvenienti di sorta. Questi interventi hanno avuto risposte massicce da parte dei Soci che ci hanno dato riscontro della bontà delle iniziative e dell’interesse riposto nelle stesse. Marca Solidale ha attivato inoltre all’inizio dell’anno una campagna promozionale sulla sicurezza assegnando gratuitamente dei seggiolini regolamentari da « DAL 2009 ANCHE IL RIMBORSO DELLE SPESE SANITARIE DEI FIGLI MINORI » utilizzare in auto per i bambini figli di Soci, nati dopo il primo aprile di quest’anno. Attualmente essendo in chiusura dell’esercizio 2008, possiamo già consuntivare un ulteriore successo circa le iniziative intraprese all’inizio dell’anno ed anche riscontrare un forte interesse in quelle programmate successivamente. sulla sindrome metabolica (diabete) ed il test sull’intolleranza alimentare riscontrando massicce adesioni, tanto da aver dovuto riprogrammare gli interventi allungando i periodi preventivati. Nell’ambito sociale si è operato a favore della famiglia, estendendo a partire dal 2009, i rimborsi per le spese sanitarie sostenute dal I genitori che hanno usufruito dei seggiolini per i neonati hanno superato le dieci unità, tanto che abbiamo dovute provvedere prontamente all’ordinazione di un altro lotto, con l’auspicio che il trend positivo delle nascite continui! L’iniziativa del finanziamento a tasso zero e spese zero di seicento euro, rimborsabili in comode rate mensili, per spese scolastiche relative ai figli di Soci di Marca Solidale di età inferiore ai diciotto anni ha avuto numerose adesioni. Sono state già pianificate altre ulteriori iniziative, sempre improntate soprattutto sulla prevenzione nell’ambito sanitario, ma agendo anche nel campo sociale. È stato riproposto lo screening cardiologico, attivato lo screening Socio per i figli minori. La positiva evoluzione di Marca Solidale si evidenzia concretamente anche dalle numerose richieste di iscrizione a Socio da parte dei clienti della Banca, tanto da aver superato il ragguardevole traguardo di 2.000 unità. È stato deciso da parte del Consiglio di Amministrazione della Banca, di riservare a Marca Solidale, un apposito spazio nel periodico «Insieme con fiducia» per relazionare su tutte le iniziative che via via verranno intraprese. Quindi da questo numero i lettori della rivista, molti dei quali già Soci di Marca Solidale, potranno essere costantemente informati sulle attività della società. ADRIANO CEOLIN Presidente INSIEME CON FIDUCIA 35 Janna/Pn sportello famiglia In ogni filiale della Banca è attivo sportello famiglia, uno spazio dedicato all’ascolto e al confronto La Regione del Veneto ha assegnato a Banca della Marca il Marchio Famiglia, un prestigioso sui bisogni delle famiglie in ogni ambito della loro vita lavorativa e sociale. Ragazzi, giovani coppie, riconoscimento genitori e nonni potranno trovare a garanzia della qualità consulenza e orientamento sui prodotti e servizi dell’impegno nel porre convenzionati più adatti alle loro esigenze la famiglia in primo piano grazie al supporto di una persona specializzata della sua attività. nella gestione famigliare. Un valore certificato! Rivolgiti allo sportello famiglia di qualsiasi nostra filiale e trovi una risposta concreta...