48
Periodico quadrimestrale
di informazione bancaria
e di cultura locale
della Banca della Marca
Credito Cooperativo
Società Cooperativa.
Poste Italiane spa · Spedizione in abbonamento postale, 70% · DCB TV.
Anno XVII · N. 48 · Gennaio 2009
Gli studenti
premiati
Nuova filiale
a Caneva
I canottieri
del Sile
Storia e arte
locale
Sessanta milioni
All’inizio dello scorso dicembre, il quadrante demografico
del nostro Paese ha toccato il fatidico traguardo dei sessanta
milioni di abitanti; ma già a fine mese il totale era salito di
settantuno mila unità, e la crescita continua a scorrere con
la metodicità di un appello che non conosce fine. Sessanta
milioni di abitanti è una cifra impressionante, impensabile
solo una quindicina di anni fa quando la crescita
demografica nel Paese stagnava pesantemente, e anzi dava
segnali di declino clamorosi.
A questo traguardo siamo arrivati mediante una pesante
immigrazione. Oggi in Italia risiedono oltre quattro milioni
di stranieri, che ogni anno crescono del dieci per cento.
Nel 2008 ogni sette bambini ne è nato uno straniero, e tra
pochi anni è previsto che il rapporto diventi di uno a cinque.
Entro il 2020, ci dicono gli studiosi, il numero totale
degli stranieri nella penisola potrebbero raddoppiare, in virtù
anche del fatto che gli immigrati, molto più degli italiani,
tendono a metter su famiglia e proliferare non appena
raggiungono un certo livello di benessere.
D’altro canto invece, la popolazione italiana continua a
invecchiare: il ritmo demografico è rimasto fermo allo zero,
talvolta addirittura il computo di nascite e morte è risultato
negativo; per vent’anni, dal 1980 al 2000, non siamo
praticamente cresciuti. Di questo passo stiamo diventando
un Paese sempre più numeroso, sempre più multietnico,
sempre più vecchio. Oggi gli anziani – cioè coloro che hanno
superato i 65 anni d’età – ammontano a circa il venti
per cento del totale e, secondo gli ultimi calcoli, nel 2050
la percentuale si aggirerà intorno al trentaquattro per cento,
come a dire che un italiano su tre sarà anziano.
Ma attenzione, ci dicono ancora gli studiosi! Questi sessanta
milioni sono rappresentati da residenti e non da cittadini,
e la differenza tra gli uni e gli altri è enorme. Proprio questa
differenza ci obbligherà a pensare a nuove leggi e a nuove
politiche di integrazione rivolte agli immigrati. Per troppo
tempo «si sono considerati gli stranieri come merce e non
come persone, come materie prime da importazione a costo
zero. Si è così innescata un’autentica bomba sociale a
orologeria – ammoniscono i sociologi – e se non interverrà
il legislatore esploderà con conseguenze devastanti.
Finora non è accaduto grazie al volontariato e all’oculatezza
delle amministrazioni e dei sindaci. Ma non può durare».
Il boom demografico avvisa dunque che l’integrazione etnica
non è più rinviabile, tanto più che fra un decennio
ci troveremo davanti alle seconde generazioni di stranieri,
giovani nati in Italia e italiani a tutti gli effetti tranne che
per la nostra legge, che in questo senso è tra le più retrive
e severe del mondo. Sarà difficile dire loro di comportarsi
da buoni cittadini italiani, considerandoli solo dei residenti
stranieri.
sommario
SOTTOVO C E
ANNO XVII · N. 48 · GENNAIO 2009
2
Sessanta milioni
3
Ottimismo e fiducia
4
Notizie in breve
7
Un tesoro nel cassetto
8
L’integrazione passa per la gola
10
SOS Enpa: in aumento l’abbandono di cani
12
Quelle scatole di latta che parlano al cuore
14
Caneva, nuova filiale
15
A Caneva Festa medievale
16
Il figo moro: aumento delle vendite
17
Montello: visita dentro il Tavaran Grando
18
Gli studenti premiati
21
Realizzare un’idea
23
Il fiume Teva a Vidor
25
I canottieri del Sile
27
I nostri anziani raccontano
28
Tra pietà e retorica
30
Quando l’Italia aveva fame di libri
32
L’abate Lorenzo Berlese: botanico
34
Marca Solidale sviluppo e prospettive
In copertina. Veduta del castello di Caneva (foto di Silvio Vicenzi).
Foto. Archivio Banca della Marca, Silvio Vicenzi, Giorgio Mies,
Naturalisti Montello, Norma Grafica.
Quadrimestrale di informazione bancaria e di cultura locale della Banca della Marca
Direzione e redazione
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Progetto
Janna/Pn
Direttore responsabile
Angelo Roman
Stampa
Tipolitografia Carlet Giuseppe s.r.l.
Orsago/Tv
In redazione
Luciano Baratto, Claudio Bortolotto,
Piergiovanni Mariano, Giuseppe Maset,
Mario Meneghetti, Gianpiero Michielin,
Vittorio Janna, Maurizio Valle,
Gino Zanatta
Registrazione Tribunale
Treviso n. 911 del 27 maggio 1993
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EDITORIALE
LA BANCA DELLA MARCA DI FRONTE ALLE PREOCCUPAZIONI ECONOMICHE
ottimismo e fiducia
di Gianpiero Michielin, presidente
Il 2008 conclusosi con un impegnativo periodo di crisi e
di preoccupazioni economiche ha inesorabilmente
lasciato il testimone ad un 2009 denso di incognite per
un contesto economico mondiale previsto in recessione e
la cui durata si prevede piuttosto lunga.
Non mi produrrò in queste righe in facili e oggi sempre
azzardate previsioni: primo perché attualmente, di
svolgere tale esercizio, se ne incarica pressoché il mondo
intero; secondo perché il profilo di questa congiuntura è
del tutto inedito sia nelle caratteristiche, sia nelle
dimensioni a tal punto da rendere inservibile il ricorso alle
esperienze del passato per cercare analogie utili
ad interpretare l’evoluzione futura; terzo perché proprio
per questo ogni previsione potrebbe rivelarsi pessimistica
oppure ottimistica rispetto a quello che verrà e non si può
essere disinvolti nel lanciare messaggi che possano
suggestionare un’opinione pubblica che guarda a questi
temi con comprensibile apprensione.
L’unica considerazione predittiva che mi sento di fare è
che certamente da questo momento di serie difficoltà
planetarie se ne uscirà, altrettanto certamente non sarà
simultaneo per tutte le economie il momento della
ripresa e, purtroppo certamente, non sarà l’economia
Italiana a tagliare per prima il traguardo che decreterà
la fine di questo tormentato percorso.
Ovviamente la futura «ripresa» dovrà essere sostenuta da
nuove norme che regolino i mercati finanziari, impedendo
loro di ri-diventare il detonatore, come lo sono stati, di
quell’esplosione devastante, che iniziata nel 2007 ha
continuato per tutto il 2008 dissipando patrimoni,
rovinando risparmiatori, e contagiando paurosamente
l’economia reale del pianeta distruggendo innumerevoli
posti di lavoro.
Ed infatti anche chi come Banca della Marca e molte altre
banche italiane, pur non avendo avuto nessun tipo di
preoccupazione per le negative implicazioni patrimoniali
causate dai così detti «titoli tossici» visto che non ne
detenevano, sono comunque stati chiamati a misurarsi
con i pesanti effetti che la crisi dei cosiddetti «subprime»
ha riversato sull’economia reale, crisi di cui ha fortemente
risentito anche la nostra economia locale.
Siamo dunque tutti in trincea di questi tempi: imprese,
commercianti, artigiani, professionisti, dipendenti,
famiglie, istituzioni, banche ed ogni altro soggetto che
compone la società civile.
Per contribuire ad uscire da questa situazione, il primo
necessario sforzo da garantire è la disponibilità di tutti a
continuare nelle proprie occupazioni con determinazione
e tenacia, seguitando per quanto possibile a mantenere
le normali abitudini in ordine al tenore di vita e nel
sostenere le consuete spese, anche di carattere
straordinario come sempre avvenuto nel passato.
Questo comportamento, se commisurato alle proprie
disponibilità, avrà l’effetto virtuoso di contribuire al
miglioramento delle condizioni economiche generali.
Determinante poi sarà il ruolo che le Pubbliche Istituzioni
svolgeranno nel sostenere i disagi delle categorie più
deboli, anche se la situazione patrimoniale della nostra
Italia versa in difficoltà ed i margini di manovra sono
risicati se si vuole evitare che un ulteriore peggioramento
dei conti pubblici ci porti a conseguenze insostenibili.
Ma non si potranno abbandonare a sé stessi coloro che
vedranno ridursi gli introiti da lavoro o addirittura
lo perderanno, fornendo non solo aiuti economici
o sgravi fiscali, ma anche assicurando opportunità
di riqualificazione professionale per consentire loro una
maggiore possibilità di trovare una nuova occupazione.
Per parte sua Banca della Marca continuerà a svolgere
il ruolo di sostegno al territorio fino ad impiegare tutte
le sue potenzialità, concentrando la massima attenzione
sui bisogni degli attuali Soci e clienti (famiglie ed
imprese), piuttosto che perseguire le consuete massicce
iniziative di sviluppo verso nuova clientela. In questi
momenti, infatti, è necessario fare quadrato serrando
le fila, operando come una sola famiglia nell’intensificare
la solidarietà verso coloro che, fino ad oggi: «lavorando»
con la nostra Banca, hanno contribuito a farla crescere
ed a sostenerla.
Ovviamente tutto ciò dovrà avvenire osservando
scrupolosamente norme e regolamenti, che per altro sono
sempre più stringenti e non solo perché ce lo impongono
le Autorità di Vigilanza, ma anche per applicare
indispensabile cura nell’assicurare all’Istituto stabilità
necessaria per continuare la sua opera e prima ancora
per tutelare i depositanti.
Siamo comunque certi di poter essere di aiuto a coloro
che hanno bisogno di supporto per superare le attuali
difficoltà e che dimostrano di avere i requisiti
«fondamentali» non solo di patrimonio, ma anche
di consapevolezza del momento e di comportamento.
In questi ultimi periodi molti hanno elogiato le Banche
locali per la coerenza, la solidità e l’affidabilità dimostrate,
per noi non è che la normalità quanto hanno ora
scoperto questi nostri nuovi estimatori e continueremo a
lavorare con il consueto stile poco avvezzo agli
strombazzamenti e molto attento ai bisogni della nostra
collettività: per quanto potremo resteremo sempre al suo
servizio ed insieme affronteremo con fiducia anche
questo prossimo futuro.
PRIMO PIANO
in
N OT I Z I E
BREVE
COMPIE I PRIMI DIECI ANNI DI VITA
L’EURO «VIRTUALE»
Nelle tasche dei cittadini la nuova moneta è arrivata
solo dal primo gennaio 2002 facendo così
scomparire molte frontiere valutarie. Agli osservatori
più attenti, però, non è sfuggito che molte monete
di paesi stranieri portano la data di conio «1999»,
l’anno del debutto di questa silenziosa rivoluzione
che ha cambiato l’approccio dei cittadini, in
particolare di quelli italiani, verso un valore di cambio
diverso e dotato di centesimi.
Dall’entrata in vigore della nuova moneta molti si
sono trovati tra le mani banconote e spiccioli delle
vecchie lire. Non sono certamente da buttare perché
la possibilità di cambio è fino al 2012.
L’euro nei confronti del dollaro, ha avuto in questi
dieci anni un andamento altalenante come si può
rilevare dalla seguente tabella.
il 26 ottobre 2008 a Milano all’età di 110 anni,
ultimo reduce italiano della Grande Guerra e ultimo
cavaliere di Vittorio Veneto. Ha avuto funerali di
Stato in duomo a Milano ed alle esequie hanno
presenziato il Ministro della Difesa La Russa, il Capo
di Stato Maggiore dell’Esercito ed il Consigliere
militare del Presidente della Repubblica. Il Comune
di Vittorio Veneto ha inviato una corona di fiori.
Del primo conflitto mondiale, a fine ottobre 2008,
rimangono in vita in tutto il mondo solo sei reduci:
sono quattro inglesi, un canadese ed uno
statunitense.
L’ADESIONE DEI COMUNI
IMPIANTI FOTOVOLTAICI
La convenzione con il Consorzio Servizi di Igiene
del Territorio TV1, CIT, di cui si è scritto nel numero
precedente, sta trovando applicazione concreta nei
Comuni che aderiscono all’iniziativa. Molti sono
i progetti già approvati dai Comuni per
la realizzazione di impianti fotovoltaici presso
i plessi scolastici – potenzialità di 19,80 kWp.
Quelli noti al momento di andare in stampa sono:
Cordignano, San Polo di Piave, Gorgo al Monticano
e San Vendemiano.
NELLE NOSTRE FILIALI
SPORTELLO FAMIGLIA
90° ANNIVERSARIO DELLA GRANDE GUERRA
IL PRESIDENTE A VITTORIO VENETO
4
INSIEME
CON FIDUCIA
In tutto il territorio nazionale il 4 novembre scorso
sono state celebrate cerimonie di commemorazione
del novantesimo anniversario della conclusione della
guerra 1915-1918. A Vittorio Veneto in piazza
del Popolo ha presenziato alla cerimonia il presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano che, durante
il discorso ufficiale, ricordando il padre combattente
ha avuto un momento di intensa commozione.
Il 2008 ha segnato anche la scomparsa di Delfino
Borroni, caporale dei bersaglieri, avvenuta
Coloro che nell’ultimo periodo dell’anno si sono
recati nelle filiali della nostra Banca avranno
certamente notato una cartellonistica
ed uno spazio con un tappeto azzurro, destinato
specificatamente alla categoria sociale più
importante: la famiglia. L’iniziativa è stata
presentata in un’affollata conferenza stampa
il 26 novembre scorso alla presenza di giornalisti e
di amministratori locali (sindaci e assessori alle
politiche sociali), nonché dei responsabili delle
pastorali famiglia delle diocesi di Vittorio Veneto e
Treviso. Hanno portato la loro testimonianza
il sindaco di Conegliano ing. Roberto Maniero,
presidente della Conferenza dei Sindaci dell’ULSS 7,
la dott.ssa Durante, direttore dei Servizi Sociali
dell’ULSS 7, il dott. Francesco Gallo, dirigente del
settore infanzia, giovani e famiglia della Regione
Veneto, in rappresentanza dell’Assessore regionale,
indisponibile. Tutti hanno sottolineato, dopo
la presentazione del progetto da parte
del presidente Michielin e del direttore generale
che hanno acceso il mutuo prima della fine del 2008
e che sono in grado di provare «di trovarsi in brutte
acque» a causa di un licenziamento per riduzione
di personale, per essere stato messo in mobilità o in
cassa integrazione o ha dovuto cessare
forzatamente la propria attività. Le filiali della nostra
Banca potranno fornire tutte le ulteriori informazioni
per usufruire di questo particolare trattamento.
A VILLA VARDA DI BRUGNERA
Maset, l’attenzione che da sempre Banca della
Marca pone alla famiglia, prima con il «Progetto
Famiglia» ed ora con lo sportello a essa dedicato.
Da tutti i presenti è stato confermato che è
certamente ben meritato il riconoscimento che
la Regione Veneto ha dato a Banca della Marca
con il «Marchio Famiglia», unica Banca autorizzata
a fregiarsi del marchio.
SESSANTESIMO ANNIVERSARIO
CAMPIONATO
DI CORSA CAMPESTRE
Organizzato dal Gruppo Atletica Santarossa
domenica 15 febbraio 2009 avrà luogo a Brugnera,
all’interno del parco di Villa Varda, il Campionato
Regionale di Corsa Campestre Master e Criterium
Amatori. L’evento sportivo richiamerà atleti di tutte
le categorie dalle quattro province della Regione
Friuli Venezia Giulia e da tutto il Triveneto.
La manifestazione sarà seguita dalla televisione
locale e dalla stampa sportiva specializzata e, oltre
ai tanti atleti, saranno presenti numerosi appassionati.
DICHIARAZIONE DEI DIRITTI UMANI
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, riunitasi
a Parigi, adottò il 10 dicembre 1948 la Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani, una vera e propria
rivoluzione giuridica decisa come reazione alle
atrocità della guerra da pochi anni conclusa.
La carta indica i valori primari della civiltà moderna
e consta di trenta articoli, i primi dieci riguardano
i principi basilari ed i diritti individuali, mentre
i successivi venti contengono i diritti della persona
nei confronti della comunità, le libertà
costituzionali, i diritti economici, sociali e culturali
e le modalità generali di utilizzo. Nonostante siano
passati sessantanni, questa Dichiarazione non
ha trovato ancora reale applicazione in molte
nazioni e lo conferma il fatto che attualmente sono
almeno sei milioni i rifugiati politici in esilio.
SOTTOSCRITTO DA DODICI BANCHE
ACCORDO CON LA PROVINCIA
DI TREVISO
A fine dicembre 2008 è stato sottoscritto un
importante protocollo d’intesa tra la Provincia di
Treviso ed alcuni Istituti di Credito, convenzionati con
l’Ente di viale Battisti. Le banche firmatarie, tra cui
Banca della Marca, si sono impegnate a bloccare
le rate dei mutui sulla prima casa per un anno intero
a coloro che lo richiederanno e che ne avranno
i requisiti per l’agevolazione. Sono ammessi coloro
UNA VITA PER LA COMUNITÁ
I CENTO ANNI
DI PIETRO PIOVESANA
Per i maschi, rispetto alle donne, è molto
più impervio raggiungere il secolo di vita e
quindi quelli che arrivano a questo
importante traguardo fanno notizia.
A Francenigo il 1° novembre 2008 ha superato
la soglia dei 100 anni Pietro Piovesana, l’unico
uomo tra le numerose centenarie in comune di
Gaiarine. Per tutti è Pierin e in paese è forse
la persona più conosciuta perché è stato il fondatore
dell’ALF, uno dei gruppi aziendali più importanti nel
settore del mobile in Provincia di Treviso. Pietro
Piovesana ha partecipato da protagonista alla vita
pubblica di Francenigo e del Comune perché ha
fondato la Cooperativa Sociale di Francenigo,
la Latteria Sociale ed è stato consigliere comunale e
giudice di pace. Nella sua lunga vita Pierin ha
aiutato l’intera comunità a crescere ed a svilupparsi
contribuendo a trasformare un territorio
prettamente agricolo, com’era negli anni ’50, in un
polo industriale di prim’ordine.
Tutta Francenigo ha festeggiato quest’importante
tappa di Pietro Piovesana.
In suo onore è stata celebrata una Santa Messa e
poi tutto il paese si è ritrovato a fargli festa durante
il pranzo offerto dalla famiglia Piovesana presso
la struttura dell’Arcuf.
INSIEME
CON FIDUCIA
5
PRIMO PIANO
DA PARTE DI ASSIMOCO VITA
RIMBORSO AI RISPARMIATORI
La compagnia di assicurazione Assimoco Vita,
facente parte del movimento delle Banche di Credito
Cooperativo, ha deciso di rimborsare gli investitori
a cui erano stati venduti titoli della fallita banca
statunitense Lehman Brothers. Ancora una volta
le banche locali possono dimostrare di scegliere
partners particolarmente attenti alla clientela.
Nel caso di BCC Vita la soluzione prevede anche
il pagamento di cedole mentre per Assimoco Vita è
garantito il capitale. Verrà proposto al risparmiatore
di trasformare il contratto con uno scambio di polizza
e questo permetterà a tanti di tirare davvero un
sospiro di sollievo avendo la certezza della restituzione
del capitale.
italiane danno lavoro ad oltre 12.000.000 di
persone, pari all’81,3% del totale nazionale,
diversamente dalla Francia che ha una media del
61,4%, della Germania che registra un 60,6% e
del 54% raggiunto nel Regno Unito.
Il valore aggiunto addebitabile alle piccole e medie
imprese è di 420 miliardi di euro pari al 70,9% del
totale generato dal sistema produttivo italiano.
In questo rapporto ci superano solo i piccoli paesi
dell’UE come Cipro, Estonia e Lettonia, mentre sono
notevolmente distanziate le altre nazioni europee:
la Francia ha un 54,2%, la Germania il 53,2% e
il Regno Unito il 51%. Tutti questi dati confermano
l’esigenza di una maggior attenzione verso queste
aziende.
IN EDICOLA E IN LIBRERIA
UN MANUALE
SULLA COMUNICAZIONE
Il titolo del libro è: «Dinamiche della comunicazione.
Io mi sono capito» ed è stato scritto da cinque Soci di
Banca della Marca: Mario Paronetto, Anna Rita
Boccafogli, Laura Favore, Marco Iacono e William
Bettini. La pubblicazione nasce dal desiderio di
condividere e trasmettere quanto appreso dagli
autori attraverso le esperienze maturate nella
conduzione di gruppi sui temi della Comunicazione e
delle Relazioni Umane. Vengono affrontati aspetti
come la «comunicazione di base» analizzando il suo
funzionamento attraverso gli strumenti verbali e non
verbali, la «relazione» intesa come consapevolezza
dei vari aspetti di sé e degli altri ed in che modo
entrano in gioco nel sistema complesso delle
interazioni tra persone.
I temi e i linguaggi sono indirizzati ad un pubblico
ampio, con approfondimenti rivolti anche agli
«addetti ai lavori». Per questo il libro è suddiviso in
parti che, pur riconducibili ad un singolo progetto,
sono fruibili separatamente senza precludere
la comprensione del contenuto.
DATI STATISTICI
PICCOLA E MEDIA IMPRESA
6
INSIEME
CON FIDUCIA
Le piccole e medie imprese italiane, quelle cioè con
meno di 250 dipendenti, ammontano a oltre
3.800.000 unità, ovvero il 99,9% del totale delle
imprese. Fornisce quest’informazione la Cgia di
Mestre che pone a confronto il dato con le altre
realtà europee: le imprese italiane sono più del
doppio di quelle del Regno Unito (1.535.000) e della
Germania (1.654.000). Le piccole e medie imprese
A CONEGLIANO
GRAN GALÀ DEL CICLISMO
Il Gran Galà internazionale del ciclismo è giunto alla
24a edizione e anche quest’anno l’evento ha portato
a Conegliano il fior fiore degli atleti del pedale e
le massime autorità della Federazione Ciclistica Italiana.
Una serata ripresa dalla Rai e condotta dalla coppia
Fabretti – Cassani che ha visto sfilare sul palco
campioni come Alberto Contador, vincitore
del Giro d’Italia e della Vuelta di Spagna 2008,
Tatiana Guderzo, bronzo su strada a Pechino, Davide
Rebellin, medaglia d’argento olimpico, gli azzurri
Matteo Tosatto e Marzio Bruseghin, Damiano
Cunego, argento al Mondiale di Varese, Alessandro
Ballan, campione del mondo 2008, Paolo Viganò
e Fabio Triboli, i due ciclisti che hanno conquistato
numerose medaglie alle Paraolimpiadi di Pechino e
molti altri atleti. «L’Atena d’argento», il prestigioso
premio assegnato al corridore protagonista della
stagione, è stato conferito ad Alessandro Ballan.
Per Banca della Marca, sostenitrice convinta della
manifestazione, era presente nella serata conclusiva
il presidente Gianpiero Michielin ed il direttore
generale Giuseppe Maset.
SOCIETÀ OGGI
LE VECCHIE BANCONOTE
CONSERVATE
PER RICORDO
E PER COLLEZIONISMO
un tesoro
NEL CASSETTO
Ci voleva l’affermazione dell’euro
perché la vecchia bistrattata lira
italiana tornasse ad essere amata
dagli italiani. Un ritorno di fiamma che, calcolato in soldoni, si
aggira intorno a 1,3 miliardi di
euro: tale è infatti, secondo recenti dati della Banca d’Italia,
l’ammontare del valore delle lire
ancora in circolazione, e che gli
italiani si tengono ben strette e
che comunque non risultano ancora convertite in euro.
Ma dove è finito questo immenso tesoro che oggi rappresenta il
costo di tre anni a regime della
nuova «social card» voluta dall’attuale governo? Nessuno lo sa
con certezza, anche se poi qualche indicazione non proprio campata in aria ci dice che questo rivolo di lire si può ricondurre soprattutto a quattro grossi filoni
che vanno dalla dimenticanza alla nostalgia, dai ricordi al collezionismo.
Innanzi tutto il collezionismo, passione sempre viva nel cuore degli
italiani che, nella raccolta intelligente e professionale, vedono
oltre tutto una forma di investimento. Su internet già ora le vecchie banconote da centomila lire
(quelle della penultima serie, con
l’immagine del Manzoni) ven gono quotate mille euro, mentre
nei mercatini d’anticaglie le lire
vengono proposte come rarità e
vendute a un prezzo superiore di
quello facciale. Accanto ai professionisti e ai numismatici va
segnalata la schiera degli appassionati che fin dall’entrata in vigore dell’euro hanno messo da
parte banconote e monete solamente per ricordo o per un sentimento di nostalgia verso il proprio passato. Non mancano coloro che insieme alle banconote
raccolgono le monete di metallo
al solo scopo di lasciarle in regalo
ai nipotini che magari non hanno vissuto appieno la stagione
della lira italiana. In tutto questo
c’è indubbiamente del fascino
che è poi quella stessa seduzione
,
NOSTALGIA
PER LA VECCHIA LIRA:
UN FASCINO
CHE COLPISCE
GIOVANI E ANZIANI
INSIEME
CON FIDUCIA
7
SOCIETÀ OGGI
che la generazione del dopo guerra ha subito nei confronti
delle monete del Regno d’Italia.
Ci sono poi le lire «dimenticate»
nelle tasche, in mezzo a qualche
libretto e che periodicamente
escono allo scoperto e vengono
presentate agli uffici della Banca
d’Italia per essere cambiate in
euro. È un flusso periodico che
però raggiunge picchi notevoli
con il cambiamento di stagione,
a significare che il «fenomeno dimenticanza» nelle tasche dei vestiti ha una portata assai più
ampia di quanto si potrebbe supporre. In questa categoria si
comprendono anche le varie eredità, ossia pacchi di banconote
tenute rigorosamente sotto il
materasso o dentro il baule e che
alla fine «emergono» con la
scomparsa di qualche irriducibile
inconfessato sfiduciato del sistema bancario.
Ci sono infine le lire rimaste nei
portafogli dei turisti quali souvenir di un viaggio in Italia, finite
all’estero e raccolte in un album
insieme alle fotografie e ad altri
ricordi. A pensarci bene, questo
è l’unico vero «oltraggio» che
l’euro ha creato alla nostra cara
lira, la vera morte corporale.
Quale turista europeo porte rebbe con sé al ritorno in patria
banconote e monete italiane in
euro quando sa benissimo che
potrebbe averle standosene al
proprio Paese?
Forse anche per questo gli irriducibili della lira non mollano e si
tengono strette banconote e
monete, aspettando il 31 dicembre 2012, giorno in cui le lire andranno definitivamente fuori corso. Allora la conta di quello che
rimarrà sul mercato (ma già si
parla che potrebbero restare
qualcosa come 1800 miliardi di
lire) potrà fornire il giusto prezzo
per il collezionismo e ridare nuovi valori alla nostra bistrattata liretta. Per il numismatico, non
certo per l’appassionato e nostalgico raccoglitore.
(A.P.)
CULTURE DIVERSE A TAVOLA
UN DIALOGO INTERCULTURALE TRA IDENTITÀ
STORICHE E MEMORIA GUSTATIVA
l’integrazione
PASSA PER LA GOLA
8
INSIEME
CON FIDUCIA
Un vecchio quanto improbabile
adagio sostiene che l’unità degli
italiani sarebbe dovuta, più che
all’azione politica dei vari governi
ottocenteschi, al propagarsi delle
varie cucine regionali, la cui
diffusione avrebbe contribuito
ad amalgamare gli abitanti della
penisola rompendo quello storico
steccato allora costituito tra
i mangiatori di maccheroni del sud
e i consumatori di riso del nord.
Il paradosso ci è tornato alla
mente in queste settimane
leggendo il volume sulle abitudini
alimentari degli stranieri immigrati
nel Veneto (Mi racconto… Ti
racconto, a cura di Reza Rashidy,
Editrice Coop Consumatori) nel
quale si analizzano, attraverso
una serie di interviste, i fenomeni
che avvengono quando si
incrociano e si confrontano
culture diverse, mettendo
in gioco i loro valori d’identità,
a cominciare da quelli legati al
cibo. Come ha sottolineato nella
prefazione il professor Massimo
Montanari, docente di storia
medievale e dell’alimentazione
all’Università di Bologna, nel
campo alimentare «talvolta
prevale la spinta all’integrazione,
all’assorbimento di nuove
abitudini; talvolta alla
conservazione delle proprie; più
spesso alla mescolanza di queste
e quelle. Il cibo serve all’immigrato
per aprirsi verso la società diversa
che lo ha accolto e, allo stesso
tempo, per ribadire la propria
appartenenza culturale».
Nel volume vengono raccolte
quattordici interviste con
immigrati e immigrate arrivati in
Italia da tredici nazioni di quattro
continenti. Le loro sono storie di
difficoltà, di duro lavoro,
di sofferenze e umiliazione, ma
anche di amicizia e di nostalgia.
Il pensiero della famiglia, spesso
ancora lontana, si mescola a
quello del cibo e delle tradizioni,
rivive nel ricordo delle feste e dei
piatti riconducibili alle solennità
religiose, momenti nei quali si fa
più vivo nell’immigrato l’esigenza
di preservare il patrimonio
culturale originario, di cui
appunto la cucina è una
espressione primaria. Quattordici
immigrati – raccontando di feste,
cibi, sapori – avvertono che è
possibile avviare un contatto
facile e naturale tra culture
diverse, sentono che queste
settantasette ricette riportate
possono diventare l’emblema di
un dialogo possibile, un’altra via
per raggiungere il reciproco
riconoscimento tra identità
destinate a convivere e quindi a
condividere.
È realizzabile tutto ciò? In linea di
massima, come indicano
gli esperti nei loro interventi,
un’integrazione che scorra
attraverso il cibo è possibile se,
al di là di una doverosa difesa
delle nostre radici e della nostra
identità, riusciamo a
non chiuderci all’altro, negare
l’incrocio di esperienze e
allontanare l’altro come qualcosa
che non ci riguarda. Come ha
scritto il prof. Montanari
«non esiste un incontro di culture
senza che entrambe si
modifichino» e nel settore
culinario questo è possibile anche
se è oltremodo difficile «inserire
i propri usi in contesti strutturali
differenti: la cucina è un sistema
organico, non una somma
casuale di fattori; è un sistema
dove ogni cosa ha un suo posto,
la sua posizione, il suo ruolo».
In ogni caso, come anche
suggerisce la dottoressa Carla
Coco, esperta di cultura e
gastronomia orientale, «in cucina
non bisogna aver paura di quello
che arriva da lontano. Cibi e
bevande raccontano spesso storie
non recintate da confini».
E lo sappiamo bene noi veneti
che fin dai tempi antichi abbiamo
commerciato con l’Oriente e che
oggi diamo forte valore identitario
a cibi e spezie per nulla originari
della nostra regione. «Proprio
le vicende del passato possono
aiutarci a non farci cogliere di
sorpresa da cambiamenti caotici
del presente – conclude la
dottoressa Coco – con la massiccia
emigrazione sono arrivati
gli alimenti etnici, le macellerie
islamiche, le kebaberie e i molti
ristoranti etnici, ma solo pochi
italiani curiosi si accostano a
questi negozi che oggi soddisfano
essenzialmente le comunità di
migranti. Le difficoltà linguistiche
creano delle barriere, ma a
scoraggiare sono soprattutto
le incomunicabilità
metalinguistiche, che nel
concreto culinario si traducono
nel fatto di non saper usare
questi prodotti».
L’integrazione, almeno quella che
passa attraverso l’aspetto
culinario, sembra dunque ancora
lontana, anche se è possibile e
altrettanto auspicabile che essa
si manifesti quanto prima insieme
alle altre componenti sociali e
culturali.
INSIEME
CON FIDUCIA
9
TERRITORIO
SOS Enpa
IN AUMENTO L’ABBANDONO DI CANI
Nuova sede provinciale dell’Enpa a Santa Lucia di Piave.
10
INSIEME
CON FIDUCIA
Il fenomeno dell’abbandono dei
cani è in aumento. Nell’ambito
dell’ULSS 7 quelli catturati dal
Servizio veterinario dell’azienda
sociosanitaria di Pieve nel 2007
sono stati 391, saliti a 516 nel
2008 (dati Enpa). Ma è in aumento, per fortuna, anche la
percentuale di affidi: nel 2007
oltre il 70% di quelli senza casa
hanno trovato una famiglia, solo
l’8% è rimasto in canile. E questo grazie ai volontari dell’Enpa
(Ente nazionale protezione animali), che si adoperano per cercare una casa agli amici dell’uomo abbandonati.
Lo fanno con inserzioni sulla
stampa locale e sul loro portale
www.enpatreviso.it, attraverso
l’invio di mail e il passaparola.
Ma anche organizzando manifestazioni come la storica «Festa
del Bastardino» a settembre,
giornata di sensibilizzazione per
la tutela e l’adozione di animali
maltrattati e abbandonati, e – da
un paio d’anni – spettacoli teatrali di beneficenza: l’anno scor-
so l’associazione ha proposto ai
coneglianesi «Scarperi», questo
anno «Tren de vin», commedia
di vertente andata in scena al
Teatro Accademia il 17 gennaio.
Gli incassi delle serate teatrali
servono a coprire parte delle spese per la cura e il mantenimento
degli animali abbandonati che
l’Enpa ha in custodia, molti dei
quali sono ospitati nella nuova
sede provinciale a Santa Lucia di
Piave, una splendida casa colonica in via Vanizza, messa a disposizione da un volontario. I fatiscenti locali della ex caserma
Marras a Conegliano, infatti, non
IL PENSIONAMENTO
DEI CANI RANDAGI
COSTA ALLA NOSTRA
PROVINCIA OLTRE
DUECENTOMILA EURO
rin, tesoriere dell’associazione –
In genere si tratta di gatti randagi che ci vengono segnalati in giro. Noi li sverminiamo, li sterilizziamo e li curiamo se sono, come Camilla, vittime di incidenti
stradali. Per poi darli in adozione». Camilla è una gatta che si
sottrae alla vista, forse per nascondere quella zampetta rimasta storta. Sopra di lei, in un’altra
gabbia spaziosa, sonnecchia Lince, una bella micia dal manto
rossastro che, dopo sei mesi di
«pensione Enpa», ha trovato una
famiglia ed è in partenza. Frank,
di fronte, un simpatico gattone
bianco e nero, continua a giocare con la sua pallina, incurante
del via vai di volontari. È il 3 gennaio. Ma qui nessuno va in ferie.
Dietro la villa di via Vanizza c’è
un canile costruito con pochi
erano più idonei a fungere da
centrale operativa.
Anche perché, da circa un anno,
l’Enpa ha dato vita a uno dei pochi gattili esistenti in regione,
una struttura che ospita, assiste
e cura mici trovatelli, li rimette in
sesto e cerca loro una famiglia.
Vi lavorano assiduamente una
ventina di volontari, che si danno
il turno per pulire, dare da mangiare, somministrare eventuali
farmaci agli ospiti. «Attualmente
ne abbiamo in custodia otto, ma
tra la primavera e l’estate arriviamo ad averne fino a sessantasettanta – racconta Valentina Pe-
mezzi. L’incasso del teatro servirà
anche a questo: costruire dei
nuovi box con cucce più accoglienti. Al momento la struttura
ospita una decina di cani. Scodinzolano felici: è l’ora della pappa. «Collaboriamo con il rifugio
dell’ULSS 7 a Cison di Valmarino
– spiega Perin – La maggior parte dei cani li diamo in affido da
lì. Qui teniamo solo alcuni casi,
ad esempio ospiti temporanei per
aiutare i padroni che si trovano
momentaneamente in difficoltà».
Le battaglie dell’Enpa, che conta
250 iscritti e opera soprattutto in
Sinistra Piave, sono finalizzate a
contrastare il fenomeno, in aumento, dell’abbandono e del
randagismo. Che, oltretutto, ha
costi elevati per i Comuni. Basti
pensare che nel 2007 i 28 Comuni del territorio dell’ULSS 7
hanno speso per il pensionamento dei cani in canile 43.782 euro,
di cui 7.230 la sola Conegliano.
Una spesa che sale a 213.337
euro per tutta la provincia. Dati
oltretutto sottostimati, secondo
Adriano De Stefano, presidente
dell’associazione, che si è preso
la briga di raccoglierli Comune
per Comune. Un lavoro faticoso,
durato ben 14 mesi.
«È una spesa che si potrebbe ridurre se le amministrazioni comunali si impegnassero sul fronte della prevenzione e del controllo, come oltretutto prevede la
legge – spiega De Stefani – noi
spesso ci sentiamo lasciati soli di
fronte alla marea crescente degli
abbandoni. Siamo esausti fisicamente ed economicamente». In
una lettera inviata prima di Natale alla Conferenza dei sindaci
dell’ULSS 7, il presidente dell’Enpa dettaglia le azioni di cui i Comuni dovrebbero farsi carico:
controllo della presenza dei microchip sui cani di proprietà (il
60% dei cani catturati è senza),
dotando le pattuglie di vigili di
un lettore di microchip; formazione del personale dei Comuni
e campagne di informazione e
sensibilizzazione dei cittadini;
istituzione di un numero verde al
quale possano fare capo tutte le
richieste di ritrovamento; spazi
informativi per segnalare gli animali abbandonati e ritrovati sui
media comunali (bacheca, sito
internet, bollettino); incentivi
economici alle adozioni per svuotare i canili. Azioni che, oltre a
evitare «inutile sofferenza», farebbero risparmiare migliaia di
euro ai Comuni.
FRANCESCA NICASTRO
TERRITORIO
COLLEZIONISMO,
CHE PASSIONE!
IL MONDO
SCOMPARSO DEI VECCHI
IMBALLAGGI
QUELLE SCATOLE DI LATTA CHE
parlano al cuore
Il collezionismo, quando è
intelligente, può diventare
materia di studio e di ricerca
culturale, qualunque sia il campo
su cui ci porta a muovere
la passione della raccolta. Ce lo
conferma la signora Elda Stival in
Posocco, abitante a Bibano di
Sotto, accompagnandoci tra
le centinaia di scatole di latta
della sua collezione, raccolte con
pazienza nei mercatini dell’usato
e del piccolo antiquariato.
«Tutto è iniziato vent’anni fa con
questa piccola scatola di latta,
un multiuso per una famiglia del
secolo scorso e che a me
ricordava una simile appartenuta
ai miei nonni» ci mostra
la signora. La scatoletta sta quasi
in una mano, ha un poco
perduto il colore e il tratto dei
fregi laterali, ma ha conservato
intatto quel misterioso fascino
che sembra aleggiare sulle belle
cose di un tempo, e che
sicuramente deve aver colpito la
signora Elda come un improvviso
colpo di fulmine. Sul coperchio
c’è il ritratto di una famigliola
del primo Novecento (forse era
il contenitore di medicinali, o
caramelle o di qualcosa altro per
la famiglia) mentre l’interno («l’ho
lasciato come era» conferma la
signora) rivela l’altro utilizzo della
scatola, una volta svuotata del suo
contenuto. Dentro ci sono
le piccole cose di sempre, del filo
da cucire, dei gessetti, degli aghi,
delle stringhe, dei bottoni
automatici: cose di un mondo
minuto ma prezioso dove niente
era da buttare e che ora, quasi
violato nella sua intimità, emana
tenerezza e rimuove ricordi di
lontane serenità casalinghe.
Con la signora Elda facciamo il
giro della casa, grande e ospitale,
muovendoci tra la sua raccolta
dove emergono in maggior
numero gli esemplari di scatole di
dolciumi. Ci sono quelle del
biscottificio Delser di Martignacco
(Ud), quadrate, tonde, alte e
basse, ma tutte decoratissime,
alcune risalenti ai primi anni del
’900, altre alla metà del secolo,
prodotte dalla fabbrica milanese
della Metalgraf. Ci sono
le scatole arrotondate
del biscottificio Doria di Orsago,
belle ed eleganti, alcune fatte
a bauletto o a cestino, altre
arrotondate, altre allungate per
raccogliere i wafer. Ci sono
le scatole dei biscottifici Colussi,
Pavesi, Perugina, anche queste
serigrafate con fregi sui lati e
disegni vari sul coperchio;
vediamo una serie di scatole più
piccole con riprodotti sul
coperchio alcuni tra i più noti
capolavori artistici dell’Ottocento,
da Renoir a Degas e altri.
«Così ho finito con il tirarmi in
casa centinaia di vecchi
contenitori di latta che trovavo in
giro, tenendo però ben presente
anche quelli meno vecchi che nel
frattempo venivano o erano stati
appena sostituiti da nuovi
moderni tubetti di plastica»
ci dice mostrando, ad esempio,
le scatolette rotonde di lucido per
scarpe (marcate Brill, Marga,
Sutter e altro) o degli spilli Aquila,
contenitori che ancora
ricordiamo, meno lontani nel
tempo, ma sconosciuti ormai
dalla nuova generazione di
consumatori. Tuttavia non si pensi
a questa raccolta come a un
accozzaglia di vecchie cose, a un
mucchio di lattoniere arrugginite,
perché si farebbe un torto grave
alla signora Elda che invece
la raccolta l’ha fatta con scrupolo,
selezionando il materiale e dando
alla sua ricerca un valore
altamente culturale.
Gli imballaggi infatti non sono
sempre stati un problema
destinato a divenire quanto prima
spazzatura. Ieri come oggi essi
non trascurabile, sono serviti –
come nel caso delle confezioni di
latta – anche per diversi altri usi
domestici, come forse era negli
intendimenti di chi li produceva,
ne più ne meno come avviene
per gli odierni imballi concepiti
invece con una certa particolare
attenzione al problema
ambientale.
Dunque arte e storia si
intrecciano in questa raccolta, e
ne è consapevole la signora Elda
Stival che con altrettanta
passione sta raccogliendo notizie
intorno alle origini di questi
contenitori, promettendosi per
quando andrà in pensione
«di pubblicare un catalogo della
mia raccolta, con foto, misure e
quant’altro inerente questi
bellissimi oggetti».
Una forte curiosità ci spinge a
cogliere altre raffinatezze
di questa raccolta.
Ecco le scatole del torrone della
e soprattutto del lievito Bertolini,
una collezione nella collezione,
che la signora Elda espone con i
ricettari originari della stessa casa.
Una chicca a parte rappresentano
le scatole dello stabilimento
bacologico vittoriese Sartori &
Schiratti, una grande (35x18) e
l’altra piccola (13x11), tutte e due
all’interno suddivise in sezioni per
collocare le diverse varietà di
semi. Ci colpisce una scatola per
le carte da gioco della canasta,
elegante nel suo stile
novecentesco; e ancora una
confezione tutta particolare, Ciak,
risalente agli anni Quaranta del
secolo scorso, e contenente ben
ottantaquattro miniconfezioni di
rossetti per donne.
Ciò che veramente colpisce è
che la collezione, sparsa per la
casa, ha trovato una sua naturale
collocazione in cucina, in
ingresso, nel salotto in base ai
prodotti un tempo contenuti
sono serviti principalmente, oltre
che a contenere, anche a
valorizzare e proteggere
il prodotto rispecchiando altresì
gusti, esigenze, mode della
società che si evolveva. Hanno
risentito delle crisi economiche,
delle innovazioni tecniche, delle
esigenze del mercato cambiando
il materiale, la forma, i colori;
in altre parole essi hanno
rappresentato veramente un
indice dei cambiamenti strutturali
e culturali della comunità. E, cosa
ditta Francesco Cremona,
fornitore della Real Casa; quella
del torrone al cioccolato della
premiata ditta Nurzia dell’Aquila,
quadrata, risalente al 1900,
che nell’interno del coperchio
riproduce l’effige dello
stabilimento; cosa questa
abbastanza comune tra le grandi
ditte nazionali. Ecco ancora
contenitori della Curtolo, del Silver
Caffè, degli effervescenti Brioschi,
di marmellata, di mostarda, del
malto dell’abate Knaipp, di cacao
nelle confezioni. Ce ne sono
persino nel bagno: sono i primi
contenitori di talco, di
produzione inglese, oggetti
esclusivi della classe borghese
del secolo scorso, questi sì vere
chicche della raccolta.
Insomma, quello di Elda Stival
non è un freddo museo ma
un’esposizione che vive.
Per rinfocolare la memoria ma
soprattutto per ricostruire
un’identità perduta.
(N.R.)
INSIEME
CON FIDUCIA
13
TERRITORIO
14
INSIEME
CON FIDUCIA
Caneva
NUOVA FILIALE
Nel corso del 2008, Banca della
Marca ha molto puntato nel
rafforzare la propria presenza e
le proprie capacità relazionali con
le comunità che vivono lungo
il confine tra Veneto e Friuli.
In questa linea strategica trovano
così giustificazione le ultime
aperture di nuove filiali,
Fontanafredda in primavera e
Caneva in autunno. Fino ad oggi
la comunità di Caneva era stata
servita dalle filiali di Cordignano e
di Sacile, ma certamente questo
non costituiva una soluzione
ottimale. Eppure, malgrado
le difficoltà logistiche, molte
famiglie di Caneva erano già
clienti di Banca della Marca e
meritavano un punto di incontro
più vicino, che solo oggi si è
concretizzato con l’apertura della
trentunesima filiale della nostra
Banca.
La nuova filiale è situata nel cuore
della bella piazza centrale
del paese, in una posizione
agevole da raggiungere, anche
grazie all’abbondante disponibilità
di parcheggi. L’arredo degli interni
segue lo stile e le soluzioni
tecniche già introdotte e
perfezionate nelle ultime filiali.
Colori, materiali usati e utilizzo
degli spazi, tutto è stato pensato
per favorire l’accoglienza del cliente
e per servirlo con funzionalità ed
efficienza. Essere una Banca che si
vuol porre al servizio dello
sviluppo del proprio territorio,
come Banca della Marca ha ben
definito all’inizio del proprio
Statuto, significa anche e
soprattutto mettere al centro
della propria azione le persone,
siano esse clienti o dipendenti.
E coerentemente con questo
spirito, anche in questa filiale,
le risorse interne dedicate sono
tutte giovani, cresciute all’interno
dell’azienda e molto conosciute
nel territorio dentro cui sono state
chiamate ad operare. La gioventù
non va però a scapito delle
capacità e delle competenze,
in quanto il percorso pluriennale
di lavoro da loro svolto all’interno
della Banca è stato funzionale ai
ruoli a cui sono stati oggi
chiamati. Gianantonio Salvador,
nel ruolo di responsabile della
filiale, e Andrea Gava in quello di
diretto collaboratore sono oggi in
grado di sintetizzare in modo
compiuto le caratteristiche
distintive che la Banca ricerca,
quale professionalità,
disponibilità, vicinanza al cliente
e grande cortesia, e che siamo
certi saranno velocemente
apprezzate anche da tutte
le famiglie di Caneva.
LUCA PIN
TERRITORIO
A CANEVA
NEL MESE DI LUGLIO
A CURA DEL GRUPPO «PRO CASTELLO»
Festa medievale
Numerose sono le località, soprattutto nel Veneto e
nel Friuli, dove ogni anno si tengono delle manifestazioni storiche in costume. Sono rievocazioni di
battaglie, di tornei, di feste, di matrimoni: autentici
squarci di vita passata e profondamente ancorati ad
una tradizione popolare che coinvolge storia e leggenda, usi e costumi, e che rappresentano un patrimonio culturale che va al di là della semplice esibizione folcloristica.
A Caneva, la manifestazione in costume che si tiene alla metà di luglio riveste un particolare significato proprio per il carattere autenticamente storico
delle sue animazioni teatrali, create dal profondo
della storia friulana del XIV secolo, oltre che dalle
tradizioni più sentite del suo territorio. Il Gruppo
Medievale di Caneva, sorto nel 1996 nell’ambito
della «Pro Castello», opera attraverso queste figu-
razioni medievali non solo per valorizzare il sito castellano dal punto di vista storico e culturale, ma
anche per dare visibilità a tutto il territorio canevese, in particolare ai suoi prodotti agricoli. A fianco
del Gruppo Medievale collaborano una trentina di
persone fra sarte, estetiste e ricamatrici per creare
in modo assolutamente rigoroso i molti costumi e i
relativi accessori indispensabili per realizzare le rappresentazioni teatrali programmate di anno in anno. Ma a Caneva, per l’occasione, giungono anche
gruppi medievali di altre città venete e friulane, che
simpaticamente offrono il loro entusiasmo e la loro
disponibilità e che rappresentano un evidente segno della notorietà e serietà che la manifestazione
canevese ha raggiunto nel tempo.
Con il passare degli anni anche la scenografia ha
saputo aggiornarsi, scegliendo quei soggetti di ca-
TERRITORIO
rattere storico che più hanno la capacità di attrarre
e coinvolgere il pubblico che, sempre più numeroso, sale a metà luglio sui colli e sulla rocca del castello di Caneva per calarsi, almeno per un giorno,
nella realtà medievale.
Tra le manifestazioni animate dai figuranti del
Gruppo ricordiamo quelle relative agli Statuti di Caneva, approvati dal patriarca aquileiese Lodovico
della Torre nel 1360, il Contratto di matrimonio
(tratto dal più antico documento del genere esistente in Friuli), stipulato a Udine tra i genitori del
canevese Pertoldo e della nobile Margareta, figlia
del conte di San Daniele (1393) e le Investiture patriarcali conferite da Pagano della Torre a cittadini di
Caneva nel 1323 nonché i vari momenti di Lotte intestine che hanno interessato il patriarca Ottobono
de Razzi e il conte di Gorizia Enrico II per il possesso
del castello di Caneva.
Va inoltre ricordata la messa in scena della favola
canevese Teresina, storia di una bella popolana che,
secondo una tradizione molto radicata in zona, ha
colpito il cuore del principe tedesco Ottone, figlio
dell’imperatore Ludovico IV detto il Bavaro. Il tutto
con un allestimento scenografico di alto livello che
ha soddisfatto un pubblico esigente che sa apprezzare il giusto equilibrio tra la messa in scena e l’ambiente storico circostante.
LUCIANO BORIN
FIGO MORO A CANEVA
SODDISFAZIONE PER I PRODUTTORI
aumento
DELLE VENDITE
16
INSIEME
CON FIDUCIA
Grande soddisfazione per
i membri del Consorzio per
la tutela e la valorizzazione del
«Figo Moro» da Caneva:
malgrado il tempo inclemente
nel primo semestre dello scorso
anno, l’annata ha registrato
un incremento del 51 per cento
del venduto rispetto allo scorso
anno. Questo grazie anche ai tre
maggiori clienti operanti nel
ramo della grande distribuzione,
che hanno dimostrato di tenere
in considerazione sia il prodotto
che il servizio. Sul bilancio hanno
pesato significativamente anche
le vendite dei trasformati (ben
quattordici prodotti di cui due
no food) che, superata la fase
di avvio commerciale, stanno
diventando un normale prodotto
di vendita.
Grande soddisfazione dunque
per il Consorzio e i produttori
mentre il Consiglio di
amministrazione si trova ora
impegnato a tracciare le strategie
per i prossimi cinque anni.
Intanto il prossimo anno
entreranno in produzione le oltre
milleduecento piante messe a
dimora mentre altre cinquecento
saranno prodotte a partire da
febbraio.
Le prospettive sono pertanto
buone e non è fuor di luogo
prospettare per la prossima
annata un raccolto ancor più
abbondante.
G.COAN
TERRITORIO
VISITA DENTRO IL
Tavaran Grando
UNA VISITA
NEL SOTTOSUOLO
TREVIGIANO TRA LE GROTTE
DEL MONTELLO
Il carsismo del Montello ha dato
origine ad innumerevoli cavità e
grotte naturali che rendono il
colle un vero e proprio paradiso
non solo per gli speleologi, ma
anche per intere scolaresche e
masse di visitatori curiosi, attratti
da un crescente interesse per
questo tipo di conformazione
geologica.
Le grotte del colle montelliano
sono davvero molte, ne sono state contate una novantina di dimensioni diverse, caratterizzate
dagli anfratti rocciosi di superficie
come quella che si apre imponente dietro la sorgente del Buoro di
Ciano, o dalle estensioni in profondità come il Castel Soto Tera
di Volpago, nei pressi della presa
10, che si snoda nelle viscere del
Montello per ben otto chilometri
ed è la terza grotta al mondo tra
quelle di conglomerato.
Ma le più conosciute e visitate
sono la grotta del Tavaran nella
parte occidentale del colle (presso il Piave) lunga circa 400 metri,
la grotta del Bus del Bo di Pavei
profonda due chilometri e quella
del Bus del Fun che si sviluppa
per oltre mille metri; quest’ultima, particolarmente suggestiva,
deve il nome alla sua conformazione essendo collegata alla superficie verticalmente come un
camino, da dove in inverno, con
l’abbassarsi della temperatura
esterna, fuoriesce del «fun» prodotto dall’escursione termica,
dato che nella grotta la temperatura si aggira costantemente intorno agli 11 gradi.
Il Montello è stato oggetto di
studi in tempi recenti, solo a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso gli speleologi hanno iniziato a esplorare le sue cavità caratterizzate da un agglomerato
di ciottoli di rocce carbonatiche,
saldati tra loro e risalenti al Miocene superiore, ossia tra otto e
cinque milioni di anni fa. Ma tutto il Montello è cosparso di conche o meglio doline (sono circa
segue a pagina 20
gli studenti premiati
e
di Stu
dio
Bor s
Domenica 16 novembre scorso
è stata organizzata presso
l’auditorium «Dina Orsi»
di Conegliano la premiazione dei
ragazzi, figli di Soci di Banca
della Marca, che hanno superato
con risultati di buon livello
gli esami di laurea o di diploma.
Alla presenza di un pubblico
numeroso, ai giovani è stata
consegnata una borsa di studio
quale segno di attenzione della
Banca verso coloro che si
impegnano con profitto e che
saranno nel prossimo futuro
i protagonisti nel mondo del
lavoro. Il presidente Michielin
ha evidenziato che anche
in momenti di difficoltà come
questo la buona volontà e
l’impegno permettono di
prospettare un futuro migliore
e ricco di opportunità.
Ai ragazzi ha fatto riferimento
anche il direttore Maset che
ha affrontato il tema a lui caro
della famiglia, relazionando
quanto fa Banca della Marca
a favore di questo importante
segmento della società.
Alla cerimonia ha presenziato
Marzio Bruseghin, il conterraneo
campione del ciclismo italiano,
che con grande competenza ha
risposto alle numerose domande
dei presenti.
Silvia Artuso
Liceo Socio-Psicopedagogico
Alessandra Conte
Liceo Classico
Marco Bubola
Liceo Socio-Psicopedagogico
Chiara De Carlo
Liceo Classico
Martina De Gasper
Liceo Socio-Psicopedagogico
Elena Drusian
Liceo Classico
Giulia Marchesin
Liceo Scienze Sociali
Giulia Granzotto
Liceo Classico
Alberto Pedron
Liceo Scientifico Tecnologico
Eleonora Lucchese
Liceo Classico
Andrea Bit
Liceo Scientifico
Vanna Piazza
Liceo Classico
Stefano Bortolomiol
Liceo Scientifico
Bartolomeo Rossi
Liceo Classico
Serena Bredariol
Liceo Scientifico
Elena Valeri
Liceo Classico
Chiara D’Arsiè
Liceo Scientifico
Riccardo Soldan
Istituto Tecnico Agrario
Luca Doro
Liceo Scientifico
Patrizia Camatta
Istituto Magistrale
Luca Drusian
Liceo Scientifico
Giulia De Pin
Istituto Magistrale
Omar El Jamal
Liceo Scientifico
Silvia Miotto
Istituto Magistrale
Beatrice Gava
Liceo Scientifico
Debora Tonini
Istituto Magistrale
Arianna Giol
Liceo Scientifico
Michela Merotto
Istituto d’Arte
Luca Lorenzon
Liceo Scientifico
Ester Momi
Istituto d’Arte
Vittoria Marcon
Liceo Scientifico
Martina Esposito
Istituto Alberghiero
Enrico Mazza
Liceo Scientifico
Luana Piccin
Istituto Tecnico per il Turismo
Martina Mazzon
Liceo Scientifico
Michela Zanatta
Istituto Tecnico per il Turismo
Fabio Perin
Liceo Scientifico
Alessandro Girardi
I.P.S.S.A.R.
Matteo Piazza
Liceo Scientifico
Marta Antiga
I.T.C.G.
Marco Santi
Liceo Scientifico
Ilaria Bruseghin
I.T.C.G.
Carlo Savasta
Liceo Scientifico
Elena Guerra
I.T.C.G.
Serena Sernagiotto
Liceo Scientifico
Cristina Innocente
I.T.C.G.
Mirko Chiaradia
Liceo Linguistico
Chiara Moretto
I.T.C.G.
Arianna Da Rios
Liceo Linguistico
Noris Battistella
I.T.S.C.
Glenda De Marchi
Liceo Linguistico
Giulia Posocco
I.T.S.C.
Lucia Dozza
Liceo Linguistico
Matteo Fadel
I.T.I.S.
Caterina Durante
Liceo Linguistico
Adriano Peruch
I.T.I.S.
Alessadra Grillo
Liceo Linguistico
Luca Tesser
I.T.I.S.
Valentina Marchesoni
Liceo Linguistico
Nicola Zilli
I.T.I.S.
Irene Zanatta
Liceo Linguistico
Martina Ciullo
Accademia Musicale
Giorgia Dardengo
Liceo delle Scienze Sociali
Sarah Renon
Liceo delle Scienze Sociali
Serena Zavan
Liceo delle Scienze Sociali
Federica Bardini
Liceo Classico
Elisa Bolzan
Liceo Classico
Alessandro Braido
Liceo Classico
Cristiana Cantabeni
Liceo Classico
Sergio Dugone
Laurea in Scienze Sociali e del No Profit
Leonardo De Carlo
Laurea in Fisica
Stefano Giussani
Laurea in Scienze Psicologiche
della Personalità e delle Relazioni Interpersonali
Andrea Modesto
Laurea in Filosofia
Elisa Pagotto
Laurea in Educazione Professionale
Valentina Marchesin
Laurea in Scienze Psicologiche
della Personalità e delle Relazioni Interpersonali
Lisa Vascellari Dal Fiol
Laurea in Economia e Legislazione
per l’Impresa
Eleonora Salamon
Laurea in Scienze Psicologiche
della Personalità e delle Relazioni Interpersonali
Giovanna Palù
Laurea in Economia e Finanza
Paola Piccoli
Laurea in Scienze Politiche
Laura Zanatta
Laurea in Economia degli Scambi
Internazionali
Francesca Da Re
Laurea in Scienze Motorie
Enrico Brunetta
Laurea in Economia Aziendale
Sara Momi
Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche
Linda Del Ben
Laurea in Economia Aziendale
Daniela Bortoluzzi
Laurea in Scienze Giuridiche
Laurea in Economia Aziendale
Aldo Giusti
Denis Pavan
Laurea in Scienze Economiche
Laurea in Disegno Industriale
Irene Bazzo
Elisa Vendramin
Laurea in Scienze e Tecnologie Viticole
ed Enologiche
Roberto Manera
Laurea in Decisioni Economiche, Impresa
e Responsabilità Sociale
Silvia Dardengo
Laurea in Scienze e Tecnologie Farmaceutiche
Helga Carlet
Laurea in Conservazione dei Beni Culturali
Stefano Cei
Laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie
Agroalimentari e Forestali
Silvia Rui
Laurea in Conservazione dei Beni Culturali
Marta Bevilacqua
Laurea in Comunicazione Aziendale
e Gestione delle Risorse Umane
Sandra Gava
Laurea in Commercio Estero
Silvia Perin
Laurea in Commercio Estero
Tommaso Nardi
Laurea in Chimica Industriale
Marco Brustolin
Laurea in Biotecnologie Sanitarie
Gloria Serena
Laurea in Biologia
Alessandro Todde
Laurea in Architettura
Giovanna Borsato
Laurea in Architettura
Eleonora Da Riva
Laurea in Architettura
Enrico De Conti
Laurea in Architettura
Carlo Montagner
Laurea in Architettura
Matteo Zanatta
Laurea in Architettura
Eliana Perin
Laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie
Agroalimentari e Forestali
Katia Gianotti
Laurea in Scienze della Comunicazione
Matteo Sonego
Laurea in Scienze della Comunicazione
Tatiana Pagotto
Laurea in Scienze del Linguaggio
Chiara Cappellotto
Laurea in Politica Internazionele e Diplomazia
Marco Pellegrinet
Laurea in Medicina e Chirurgia
Ilenia Spagnol
Laurea in Mediazione Linguistica
per le Imprese e il Turismo
Laura Borgo
Laurea in Mediazione Linguistica e Culturale
Paola Comazzetto
Laurea in Marketing e Gestione delle Imprese
Valeria Dall’Armellina
Laurea in Lingue e Culture Moderne
Mario Pierobon
Laurea in Lingue e Culture Moderne
Anna Bermani
Laurea in Lingue Arti Storia e Civiltà
Stefano Bressan
Laurea in Lettere
Martina Poser
Laurea in Interpretariato e Comunicazione
Alessia Salatin
Laurea in Ingegneria Industriale
Giorgio Fantuz
Laurea in Ingegneria Industriale
Luca Nardo
Laurea in Ingegneria Gestionale
e Logistica Integrata
Stefano Armellin
Laurea in Ingegneria Gestionale
Giorgio Feletto
Laurea in Ingegneria Energetica e Nucleare
Paolo Boscariol
Laurea in Ingegneria Elettronica
Anna Valle
Laurea in Fisioterapia
TERRITORIO
20
INSIEME
CON FIDUCIA
continua da pagina 17
2000), una peculiarità tipica del
carsismo che trova la sua origine
nella litologia calcarea e nel lento
fenomeno di sollevamento dal
Miocene ad oggi che ha portato
alla fratturazione del conglomerato e alla conseguente presenza
dei fenomeni carsici sia in superficie che nel sottosuolo.
Ma vale la pena addentrarsi in
una delle grotte più celebri: «Il
Tavaran Grando è una cavità naturale del sottosuolo che raggiunge notevoli dimensioni per la
zona (495 metri di sviluppo longitudinale, tra gallerie e corridoi,
con probabili collegamenti anche
con altre cavità del territorio)
spiegano gli esperti Mirko Pavan
e Valentina Peruch. Queste cavità
naturali possono derivare da processi costruttivi delle rocce o di
rottura delle stesse; nel nostro
caso era una grotta carsica, ossia
di aspetto geologico caratterizzato da carsismo, un insieme di
aspetti superficiali e sotterranei
causati dall’erosione dell’acqua
su roccia calcarea. Sono rocce costituite da calcite e si riconoscono
facilmente dalla effervescenza
che si crea a contatto con acidi,
sono rigate da acciaio e quarzo e
non rigano il vetro. Le rocce calcaree appartengono alla categoria delle rocce sedimentarie e si
suddividono in sabbiose, arenarie
e conglomerati calcarei».
Nella grotta si procede a piedi, i
corridoi si presentano con soffitti
bassi ed irregolari. Ci sono anche
cunicoli verticali che portano a
corridoi più larghi. All’interno
della grotta l’aria si presenta fresca e pura mentre l’acqua è fredda e limpida. Visitare queste cavità non è difficile, basta affidarsi
alle molte guide esperte che
svolgono abitualmente escursioni
per scuole e visitatori, tra tutti è
doveroso ricordare i volontari
dello storico Gruppo Naturalisti-
co Montelliano (i recapiti sono al
sito www.gnmspeleo.it) che hanno attivato anche un laboratorio
didattico di biospeleologia intitolato allo studioso Antonio Saccardo, che per primo si avventurò nelle grotte montelliane.
«Non è sempre possibile cogliere
tutti gli aspetti di questo habitat
così particolare, specialmente accorgersi della fauna – spiegano
gli attivisti del GNM – ciò è dovuto sia alle particolari condizioni
ambientali, sia alle dimensioni,
quasi sempre minuscole dei normali «abitatori» delle grotte. Il
laboratorio di biospeleologia si
propone di completare, almeno
in parte questo aspetto; inoltre
potrà fornire materiale di studio
a questo ramo della biologia ancora così poco conosciuto».
Un’altra grotta celebre e suggestiva è il Tavaran Longo che si
apre sul fondo di una «finestra
carsica» ed è percorsa da un ruscelletto perenne che ne completa e qualifica l’ambiente. «Con
uno sviluppo totale di 392 metri,
di cui il primo centinaio dedicato
alle strutture del laboratorio, per
la facilità d’accesso, la morfologia interna e la costante presenza d‘acqua si presta a sede naturale delle attività cui è stata destinata».
Entrare in questo affascinante
mondo sotterraneo, che ha alimentato paure e curiosità ma
anche senso dell’avventura per
molti, non è quindi difficile e può
essere un’esperienza davvero ricca di emozioni.
INGRID FELTRIN
TERRITORIO
A GAIARINE
INCONTRO CON
GIUSEPPE CODEN
UN ARTISTA
ARTIGIANO
REALIZZARE
un’idea
Anche in questo periodo di crisi
il nostro Nord Est non finisce
di stupirci, rivelandoci a volte delle
sorprese che fanno ben sperare
per il futuro. Una delle ultime ci è
stata rivelata nell’estremo angolo
della terra trevigiana, in Comune
di Gaiarine, lungo il confine con
la regione friulana.
Qui, in un capannone vicino a
casa, abbiamo fatto la conoscenza
di Giuseppe Coden,
un cinquantenne dalla faccia
fresca e pulita da far invidia a
coloro che usano togliersi gli anni
d’addosso; e invece è egli stesso
a rimarcare la sua età se non altro
per ribadire i suoi vent’otto anni
di lavoro e di esperienza nel
campo della progettazione
industriale. Perché, come si è
capito, Coden costruisce per varie
aziende dei prototipi che poi
queste realizzano su scala
industriale immettendo sul
mercato il prodotto finito.
In definitiva, da questo
capannone, per anni sono usciti
modelli di mobili e arredi per
l’interno disegnati, e a volte solo
abbozzati, da architetti e designer
di fama internazionale.
Come ci si arriva a questo
prestigioso traguardo?
Giuseppe Coden, che si ritiene
un autodidatta, ce lo spiega
ricordando gli anni della scuola
professionale, gli inizi presso
un mobilificio locale e soprattutto
il lungo apprendistato compiuto
sotto la guida di Giuseppe
Siciliano di Vittorio Veneto, un
artista che Coden ricorda con
simpatia e gratitudine, e che gli
ha insegnato l’amore per l’arte
e il gusto per il bello. Appesa su
una parete, una piccola testina
di donna, un lavoro giovanile
in legno, rispolvera il ricordo
di quella lontana esperienza
«e anche se può sembrare
inverosimile – ci dice Giuseppe –
quella stagione mi è tornata utile
nel lavoro che successivamente
ho intrapreso. È la forza delle
affinità spirituali – sorride – che
costituiscono il nostro patrimonio
interiore e personale, e che affiora
in ogni nostro gesto, atto, lavoro».
TERRITORIO
22
INSIEME
CON FIDUCIA
Detto così sembrerebbe tutto
facile, una semplice e lineare
trasposizione di un bozzetto in
un oggetto compiuto e definito in
tutte le sue parti. Ma non sempre
è così perché – come ci informa
Coden – i progettisti e i designer
vengono qui spesso con
un semplice abbozzo o con
dei tratti che sono più simili a
degli scarabocchi che a un
progettisti? «Sono i primi a capire
le difficoltà insorte e ad accettare
il dialogo. Si parla, si sottolineano
le difficoltà, si evidenziano gli
aspetti della scarsa praticità che
talvolta un modello può rivelare
un volta realizzato; insomma c’è
un sottile e reciproco filo di ansia
che ci pervade, direi una comune
voglia di arrivare a vedere
qualcosa di concreto e di bello».
disegno vero e proprio. Si tratta
allora di capire cosa ha in mente
il progettista, entrare in sintonia
con la sua creatività; e talvolta
ancora tutto questo non è
sufficiente a trasformare un’idea
in un progetto reale, perché
il materiale impiegato o i dati o
le forme non si adattano a ciò che
si vorrebbe ottenere.
Ed è a questo punto che entra in
campo l’esperienza di Giuseppe
Coden nel proporre delle varianti
o suggerire delle modifiche,
perché tra la teoria e la pratica il
passo è lungo. Come la prendono
in questi casi gli architetti
Si capisce subito che questo è per
Giuseppe il lavoro più bello del
mondo, ricco di profonde
soddisfazioni. «Ho realizzato
progetti per alcuni architetti tra
i più apprezzati e famosi del
mondo, quali Giampaolo
Bernardini e Angelo Mangiarotti.
Perché bisogna sottolineare –
aggiunge – che in questo nostro
contatto vige un rapporto di
relazione che va al di là della
stima e che coinvolgono gli
aspetti della riservatezza e della
discrezione e tutto ciò
contribuisce a creare un vero
amalgama tra chi propone e chi
realizza».
Giuseppe Coden ci mostra una
serie di depliant di ditte toscane e
lombarde i cui prodotti vengono
esportati in tutto il mondo e dei
quali egli ha modellato
il prototipo: lavabo e sanitari
modernissimi in marmo di Carrara
ideati dal Mangiarotti e progettati
in plastica, tavoli e sedie di grande
impatto moderno, ideati dal
Bernardini per alberghi e locali di
lusso. Sulla parete del laboratorio
ci indica la fotografia di una
enorme M rossa che è stato
il simbolo della prestigiosa mostra
del Mantegna, di qualche anno
fa. Ora sta lavorando per
l’architetto Patricia Urquiola,
un’altra prestigiosa firma a livello
internazionale.
E qui la riservatezza è d’obbligo:
vale per il grande artista come per
il meno conosciuto architetto
locale o il giovanissimo designer
alle prese con le sue prime
esperienze creative.
Ma la realizzazione più bella, alla
quale Giuseppe tiene
maggiormente, sono le cantorie
della chiesa di Campomolino, da
lui progettate e costruite in noce
nazionale. Ci tiene così tanto che
quasi ci costringe ad andare a
vederle. Solo allora, come sfiorati
da una rivelazione, riusciamo a
capire che a certe professioni non
ci si arriva per fortunate
combinazioni del destino ma per
un innato talento – che potrà
essere produttivo, organizzativo,
artistico e altro – ma che è
espressione di quella parte
migliore dell’uomo che va
comunque sempre valorizzata.
N.R.
IL FIUME
TRA VALDOBBIADENE
E VIDOR
IL FIUME TEVA
UN PULLULARE DI VITA
E DI STORIA
Teva a Vidor
I territori comunali di Valdobbiadene e Vidor sono in parte delimitati da un suggestivo ed interessante confine naturale, il fiume Teva. Il piccolo corso d’acqua
ha rappresentato un importante
riferimento per le due comunità,
tant’è che la frazione valdobbiadenese di Santo Stefano viene
anche denominata «Follo», appellativo attribuitogli fin dal
1400 per la diffusa attività di follatura dei panni di lana, resa possibile proprio dall’acqua del Teva.
La presenza del fiume consentì
l’insediamento di diversi opifici:
oltre al citato follo vi erano infatti mulini, tintorie nonché i più
tradizionali magli.
La frenetica vita sociale che un
tempo animava le rive di questo
corso d’acqua era ancor più tangibile nei pressi della sua foce,
dove passava «la naturale prose-
cuzione della via Claudia Augusta», come spiega il professor
Vittorio Galliazzo nel Piano territoriale turistico della provincia di
Treviso, citando i risultati delle ricerche dell’archeologo Alessio
De Bon. «Secondo tali studi la
via Claudia Augusta (che passava
accanto all’odierna Chiesa arcipretale) imboccava la «forcelletta» sita fra quota 194 e il Col
Castello, la quale fu sempre valicata da una strada. In occasione
della costruzione della attuale
strada la «forcelletta» venne abbassata e andò distrutto l’antico
fondo stradale; tuttavia lungo il
versante del Piave il tracciato
sembrava proseguire nel ricalco
di una vecchia strada che nel
medioevo era nota come Via
Calchera e che scendeva direttamente nel piano, verso il corso
del Teva».
Secondo le ricerche di Alessio De
Bon, la medievale Via Calchera,
sorpassato il Teva a Vidor, saliva
verso il punto ove sorgeva nel
secolo scorso il ponte di legno
sul Piave. L’esame della base di
un pilone di questo ponte sulla
sponda sinistra non diede all’archeologo alcun elemento degno
di rilievo, mentre l’accurata ispezione dello sprone – che dalla
sponda destra del Teva fronteggia il Piave sopra l’attuale ponte
di Vidor – portava alla scoperta
di una strada molto vecchia, a
sede molto larga, che però l’archeologo riteneva essere un residuo dell’antico corso pubblico
che dalla vicina Valdobbiadene
scendeva il ponte stesso.
È convinzione del professor Vittorio Galliazzo che la strada rintracciata dal De Bon si tratti invece del proseguo della via Claudia
TERRITORIO
Augusta: l’archeologo aveva quindi visto giusto ipotizzando la presenza di una strada, ma aveva
sottovalutato la rilevanza dell’antico selciato che aveva scorto
presso il Teva.
Insomma questo minuscolo affluente del Piave, lungo pochi
chilometri, è stato ed è tutt’ora
un importante riferimento per il
territorio che attraversa (le frazioni di Santo Stefano e di San
Giovanni in comune di Valdobbiadene e quindi il Comune di
Vidor). L’area d’interesse del fiume Teva, un tempo quasi selvag-
24
gia, ora è in parte coltivata a vigneti e sono molte le cantine
che si affacciano sulle sue sponde: la convivenza con l’uomo si è
fatta quindi più complessa e per
quanto si sia lavorato nel rispetto
dell’ecosistema, il paesaggio fluviale in parte ne ha risentito.
Malgrado ciò il corso d’acqua
continua a destare meraviglia anche sotto il profilo naturalistico:
nel 2006 l’organizzazione EBN
Italia, che si occupa di birdwatching, ha censito la presenza in
quest’area del Falco pescatore. Il
rapace frequenta abitualmente
fiumi, laghi e paludi ma anche le
rive del mare e pone il suo nido
su alti alberi, in posizione dominante da dove spicca il volo per
perlustrare gli specchi d’acqua,
tuffandosi in picchiata per catturare i pesci. Il Falco Pescatore è
sempre più raro, a causa della
caccia, dell'impiego dei pesticidi
in agricoltura, nonché per il disboscamento, ma sul Teva è stato visto eseguire i suoi spettacolari tuffi ad artigli ed ali socchiusi
per pescare.
Il piccolo fiume pedemontano
possiede ancora una ristretta fascia di vegetazione riparia naturale costituita da alberi ed arbusti, con ripe non molto alte ma
scoscese e nonostante il suo carattere torrentizio anche nei periodi più siccitosi mantiene una
seppur minima portata d’acqua,
una peculiarità che rappresenta
un’autentica ricchezza per l’intero ecosistema: «L’asta fluviale relativamente al Piave – spiegano i
membri del circolo Legambiente
di Sernaglia – fino a Nervesa viene a trovarsi in secca costante
eccettuati i brevi periodi delle intense piogge primaverili e autunnali. La fauna ittica è perciò costretta a concentrarsi nei pochi
punti di immissione idrica in questo tratto di Piave, e cioè alla foce del Teva e delle «Fontane
Bianche» oltreché alla foce del
Soligo. Si hanno essenzialmente
trote, cavedani, barbi, alborelle,
anguille ecc.».
Questo piccolo corso d’acqua,
che ha rappresentato un importante ausilio per la vita dell’uomo
nel corso dei secoli, non cessa
quindi di mantenere le sue vitali
funzioni ambientali e, pur se in
sofferenza per l’inquinamento,
continua ad essere un luogo di
suggestioni che vale sempre la
pena visitare, anche solo per una
piacevole passeggiata.
INGRID FELTRIN
INSIEME
CON FIDUCIA
Sile
DEL
TERRITORIO
I CANOTTIERI
Una memorabile foto storica scattata nel 1910
in occasione della discesa a Venezia:
Dante Appiani (primo presidente), Pietro Sandri,
Mario Fiorini, Alfredo Ghizzoni, Gino Comisso,
Ettore Vianello, Cesare Cappellaro.
CENT’ANNI DI VITA E DI PASSIONE ALL’ARIA APERTA
Cent’anni vissuti sul Sile, a remare,
vogare, pagaiare lungo le sue
placide acque, assecondando
le anse sinuose, facendosi
catturare, pur nella fatica dei
muscoli tesi nello sforzo, dalla
bellezza trasognata di una
vegetazione lussureggiante e
magnetica, in ogni periodo
dell’anno.
Quante cose ha seppellito
un secolo di storia, a Treviso.
Loro, i Canottieri Sile, sono ancora
qua, con lo spirito giovane di chi
ha mantenuto intatti i propri
valori, da quella mitica sera del
7 ottobre 1908 quando, nel
corso di una riunione alla birreria
Cadel, il commendator Dante
Appiani istituì la società sportiva.
All’epoca, il canottaggio era uno
sport molto in voga in tutta
Europa. E gli appassionati
trevigiani sentirono l’esigenza di
fondare un club, che trovò quasi
subito sede sulla riva del fiume
dietro la chiesa di San Martino e
lì si trova tutt’oggi.
Attualmente la società conta 400
soci. Molti dei quali sono atleti di
prim’ordine che gareggiano con
successo a livello internazionale.
Uno di questi, Francesco Rigon,
studente universitario di
ingegneria chimica, nel 2008 ha
vinto il campionato del mondo
under 23 dei pesi leggeri doppio
in Germania, lasciando in poppa
22 equipaggi provenienti da tutto
il mondo. Il regalo più bello che
La sede dei Canottieri prima della Grande Guerra. Sullo sfondo il ponte di San Martino.
la società poteva ricevere per
il centenario.
A spulciare la lunga storia della
Canottieri Sile, saltano fuori nomi
di trevigiani illustri che ne fecero
parte, tra cui Giovanni Comisso,
che risulta tra i soci fondatori
(anche se nel 1908 aveva solo
13 anni). Allo scrittore trevigiano,
reduce dall’impresa di Fiume, si
deve il motto della società
sportiva, quel dannunziano
«Semper ardentius» racchiuso nel
logo sociale.
E tanti episodi memorabili. Alcuni
26
INSIEME
CON FIDUCIA
belli, come l’inaugurazione, nella
primavera del 1925, della nuova
sede, dotata di cantiere per
il deposito delle imbarcazioni, del
reparto carpenteria, degli
spogliatoi e dei servizi. Altri
tragici, come il bombardamento
del 7 aprile 1944, in cui morirono
alcuni soci e in cui andò distrutto
l’intero patrimonio nautico della
società – 17 imbarcazioni
da regata e 33 da diporto –
faticosamente costruito in 36
anni.
Ricordarli tutti è impossibile.
Francesco Rigon, campione del mondo 2008, e il suo allenatore Saverio Loffarelli, fotografati dopo
il vittorioso arrivo alla gara di Brandeburgo.
Come è impossibile elencare tutti
i successi della Canottieri Sile,
i protagonisti di un secolo di
storia, le tante «glorie del remo»
che hanno conferito prestigio alla
società sportiva trevigiana e dato
testimonianza di uno sport
rimasto puro perché lontano
dalle degenerazioni del business
e dagli scandali del doping.
«Il canottaggio è uno sport
prettamente dilettantistico,
nessun atleta guadagna un euro,
nemmeno quelli che conquistano
la medaglia d’oro – dà conferma
il presidente Franco Franchin –
È solo la passione che spinge a
praticare questo sport duro e
faticoso, ma che dà grandi
soddisfazioni e che ha
il vantaggio di essere praticato
all’aria aperta, in un ambiente
bellissimo».
La società organizza, tutti i mesi
dell’anno, corsi di canottaggio,
kajak e voga alla veneta. Chi poi
se la sente, può cimentarsi con
l’agonismo, nelle varie categorie,
aperte sia ai ragazzi che alle
ragazze, a partire dai 10 anni di
età. Remare, vogare, pagaiare.
Lungo il Sile.
Per i prossimi 100 anni.
FRANCESCA NICASTRO
anziani
I NOSTRI
R A C C O N T A N O
El partigian
Il 1929 è stato l’anno del freddo intenso, in un
inverno crudele che ha lasciato un segno profondo
tra gli abitanti dell’intera Marca Trevigiana. I torrenti
Brentella e Giavera erano ghiacciati e a primavera,
sciogliendosi, avevano allagato la parte est di
Povegliano. E proprio qui nel 1929 nasceva Luigi
Cecconato, del ramo dei «nosente», in via Arcade nei
pressi del Giavera.
Luigi fa parlare di sé durante il secondo conflitto
mondiale quando, a quattordici anni, incomincia a
fare la staffetta per un gruppo di partigiani operanti
tra la pianura e il Montello; è un compito che Luigi,
malgrado la giovane età, svolge con grande coraggio
e senso del dovere tanto da essere ricordato tuttora
dagli storici locali quale esempio di leale combattente
e di sincero patriota. Da allora, per tutti, Luigi
Cecconato è el partigian.
Ma a Povegliano Luigi non è famoso soltanto per
questo, ma anche per il suo radicale attaccamento
alla terra e alle maniere di vita di un tempo passato:
egli infatti è stato l’ultimo della sua generazione ad
aver abbandonato nella zona l’allevamento dei bachi
da seta e, nel contempo, l’unico a continuare a
produrre quei vini (raboso, clinton, negron, bakò)
i cui vitigni, assai in uso negli anni ‘30/‘40 del secolo
scorso, ora sono del tutto abbandonati. L’ultima
novità in ordine di tempo è venuta dal suo orto:
una pianta di pomodoro alta tre metri di cui Luigi va
particolarmente fiero perché è convinto che tante
cose succedono solo se vengono fatte con cuore e
con passione.
Sulla facciata della sua vecchia casa di campagna,
visibilmente scrostata dal tempo e sbiadita dalle
intemperie, si conserva un affresco di Sant’Antonio
Abate, opera di uno dei tanti «madonnari» di fine
‘800; a lato della vecchia stalla c’è ancora un antico
forno a legna dove settimanalmente Luigi cuoce
il pane per la sua famiglia; la cucina, con il soffitto a
onde come un mare in burrasca, è invece qualcosa di
assolutamente originale e fantastico. Dentro casa,
quale portafortuna, conserva una antica campanella,
ricordo del vecchio padre, classe 1881, combattente
della Grande Guerra, recuperata sotto il fieno
di una stalla a Codroipo nei giorni tristi della ritirata
di Caporetto.
Dagli abitanti della contrada è stato eletto «sindaco
di via Conca» e come tale, immancabilmente, la sera
che precede l’Epifania indossa la fascia tricolore e
accende il falò della borgata, non prima della
benedizione ufficiale del parroco del paese. Strenuo
difensore delle antiche tradizioni, el partigian è
anche un assiduo frequentatore delle cerimonie
patriottiche che si tengono in paese e in provincia,
sempre presente con il suo berretto nero di carrista;
visita mostre e musei ovunque gli capiti di andare.
Personaggio d’altri tempi, Luigi rimane fedele alle
mode e ai gusti dei primi decenni del secolo scorso.
Tra i suoi piaceri annovera l’immancabile «tirata con
la pipa» per cui è facile incontrarlo per strada che
risponde al saluto degli amici alzando in alto il
braccio e tenendo ben stretta in mano la tabacchiera
ripiena di trinciato forte, alimento della sua preziosa
pipa di «legno santo» stagionato, proveniente, a suo
dire, dalle foreste del Mato Grosso del lontano
Brasile. Tra i passatempi, Luigi ama le bocce, di cui è
un ottimo giocatore.
Ultimamente però Luigi si è lasciato coinvolgere dai
tempi nuovi: al posto della vecchia bici –
un velocipede che ricordava gli anni di Binda e di
Girardengo – era passato alla moderna e
caratteristica «Graziella» e ora lo si vede addirittura
andare in giro con una «minicar» piuttosto rumorosa.
Ogni domenica, all’uscita della messa delle 10 e 30,
passa tra la gente con la sua «fuoriserie» per far
ritorno alla sua casa di campagna, ancora sicuro di sé,
la pipa in bocca, figura caratteristica e serena di
un mondo che ormai sta scomparendo.
PIERO POLON
STORIA E ARTE
CONSIDERAZIONI
SUI MONUMENTI
AI CADUTI
DELLA GRANDE GUERRA
Tra pietà
E RETORICA
28
INSIEME
CON FIDUCIA
I numerosi monumenti ai caduti
eretti l’indomani della Prima
guerra mondiale, e che tuttora si
impongono alla vista davanti ai
municipi o alle chiese delle nostre contrade, induce a una valutazione critica non solo sul significato di tali opere d’arte, ma soprattutto sulla loro identità,
definita dal rapporto tra tensione
plastica delle forme e tensione
simbolica del contenuto.
Alla grande ondata spontanea
delle celebrazioni da parte degli
ex combattenti che volevano ricordare i commilitoni caduti, si
sostituì ben presto la volontà
governativa volta a imporre una
propria estetica monumentale
sulla base di una retorica tesa a
esaltare il racconto mitico
dell’accaduto, per cui i monumenti diventarono il luogo per
eccellenza dell’identificazione
degli eroi e della giustificazione
del loro sacrificio.
A ciò concorsero in modo determinante le iscrizioni poste a
chiare lettere sul basamento, dettate da una letteratura colta che,
partendo dalla sentenza oraziana
(dulce et decorum est pro patria
mori), ha raggiunto il culmine
nella retorica dannunziana secondo cui il soldato caduto per la Patria sarebbe rimasto per l’eternità
nella resurrezione del bronzo o
del marmo, a seconda del materiale impiegato per raffigurarlo;
emblematiche sono le iscrizioni
dei monumenti di Susegana (me
immortalem Plavis gloria effecit
«
donne con bambini che affrontarono le sofferenze della
guerra, come nel caso del monumento a Col San Martino, dove
la paura per i pericoli incombenti
traspare dal volto terrorizzato di
una madre che, con gesto
amoroso, cerca di allontanare la
propria figlia dagli orrori della
guerra, tenendola per mano.
Persino i civili delle retrovie ven-
mento a Fregona, realizzato dal
Garbellotto nel 1921, in cui l’unica concessione alla divisa è data
dall’elmo italiano sul capo
dell’ardito, ma la cui iscrizione
richiama al dramma comune a
tutti i soldati dei Paesi coinvolti
nel conflitto (sosta reverente o tu
che passi e benedici). Il tono
commemorativo, basato su un
concetto più alto di pietas e di ri-
gono esaltati: infatti il loro lavoro
nelle fabbriche e nelle campagne
si era rivelato determinante per
«resistere» – materialmente e
psicologicamente – durante la
guerra, rinsaldando i legami di
fratellanza e di solidarietà di
fronte alle avversità; lo si può
riscontrare nel bassorilievo in
bronzo murato sulla facciata del
municipio di Farra di Soligo o nel
gruppo marmoreo del monumento a Vazzola, dove l’umile lavoratore dei campi non esita a
lasciare l’aratro e la famiglia per
sacrificarsi per la Patria.
Il soldato caduto è spesso raffigurato nudo, senza divisa, quasi
a sottolineare il fatto che il dolore non fa distinzione tra vincitori e vinti; è il caso del monu-
conciliazione, cede però subito il
posto a quello celebrativo-patriottico nel seguito dell’iscrizione
stessa (alla gloria dei suoi figli
caduti sotto le vittrici bandiere
d’Italia).
Al vertice dei monumenti si libra
per lo più l’aquila a rappresentare la Patria, ma anche il leone,
come quello bronzeo che campeggia in cima al monumento di
Bigolino, eloquente dimo stra zione del tono enfatico con cui si
voleva esaltare la vittoria militare.
»
MONUMENTI
PER AFFERMARE
L’IDENTITÀ
INDIVIDUALE CONTRO
L’IRREALTÀ
DELL’ANONIMATO
Romae res gestas secutum) e di
Fadalto (sui vostri brandi stette il
fato d’Italia, a voi vincitori la gloria immortale).
Altro elemento importante di
questa funebre rappresentazione
è l’elenco dei caduti bene in vista
sulle facce; essi sono stati esposti
in ordine rigorosamente alfabetico allo scopo di rafforzare l’uniformità e, nello stesso tempo,
per affermare quell’identità individuale che la morte nel campo
di battaglia ha annientato, garantendo quindi la realtà della
propria esistenza contro l’irrealtà
dell’anonimato.
Sulle facce dei monumenti, accanto al combattente che campeggia al centro, spesso compaiono anche i civili: vecchi e
GIORGIO MIES
INSIEME
CON FIDUCIA
29
STORIA E ARTE
QUANDO L’ITALIA AVEVA FAME
di libri
BREVE VIAGGIO
NELL’EDITORIA
TRA PASSATO E FUTURO
30
INSIEME
CON FIDUCIA
Le spese natalizie di quest’anno –
a detta dell’Associazione
consumatori – hanno registrato,
rispetto a quelle dello scorso
anno, un calo generale del venti
per cento. La flessione ha toccato
tutti i settori merceologici meno
quello dell’editoria che invece ha
manifestato un rialzo delle
vendite, tanto che gli editori sono
concordi nel definire il settore
librario un caso di controtendenza
rispetto alla crisi che ha penalizzato
altri consumi.
La notizia è rassicurante anche
perché in periodo di crisi, il libro –
considerato un bene non
primario – poteva essere tra
i primi a risentirne; e invece,
inaspettatamente, si è rivelato
non solo un dono di modica
spesa ma anche un regalo
fortemente identitario, un
messaggio che più d’ogni altro
lega e affina il rapporto tra chi lo
dona e chi lo riceve. Ma il libro
resiste alla crisi – secondo alcuni
editori – anche perché il mercato
librario italiano è fortemente
arretrato: coloro che leggono
regolarmente libri sono cinque
milioni, un decimo della
popolazione adulta ma che ha un
livello di istruzione elevato e
un elevato livello socio-economico.
E qui ritorna l’eterno problema
dell’editoria nostrana: si legge
poco perché il libro costa molto o
perché manca l’educazione alla
cultura e alla lettura? Un po’
l’uno e l’altro – rispondono in
genere i lettori – con l’aggravante
che, se il libro costa troppo, non
mancano oggi sul mercato buone
collane economiche e quindi
possibilità per accedere alla
lettura. Ciò che sembra tuttora
mancare è dunque quel desiderio
di conoscenza, quel piacere
appassionato della lettura che in
passato fu proprio della classe
meno abbiente e che portò – tra
Ottocento e Novecento – alla
nascita di diverse case editrici
(Sonzogno, Salani, Bietti, Treves e
altri) ciascuna con una sua
particolare collana a prezzi
economici (Biblioteca Universale,
Biblioteca del popolo, Biblioteca
classica economica, ecc.).
Nacque infatti allora la stagione
dei piccoli libretti economici –
stampati a caratteri minuscoli e
su carta quasi grigia – e di intere
collane rivolte soprattutto agli
autodidatti ma nelle quali non
mancavano le opere dei filosofi
e dei grandi narratori. Nel corso
del Novecento questi libri hanno
avvicinato alla lettura milioni di
italiani, divulgando la grande
letteratura italiana e straniera e,
insieme, i dettami del pensiero
filosofico del passato e quello
ideologico del presente. Si disse
allora che i movimenti e le
rivendicazioni sociali scaturite in
quegli anni fossero frutto di
quelle intense letture; di certo
il mondo operaio e contadino,
la cui formazione scolastica
spesso non andava al di là delle
prime classi elementari, si buttò
con passione e fors’anche con
fatica su questi libri da pochi
centesimi che aprivano la mente
a nuove conoscenze sulla vita e
sulla società; non mancavano per
altro libri proibiti, sconsigliati dal
parrocco, e forse per questo
maggiormente letti.
Nel secondo dopoguerra,
il fenomeno delle collane di libri
economici riprese per merito
della «Universale Economica»,
una cooperativa editrice che
aveva per emblema il canguro,
poi confluita nella Editrice
Feltrinelli. Benché qualificata «di
sinistra», pubblicava di tutto
(Boccaccio, Maupassant, Dickens,
Tolstoi) con testi e prefazioni
curati da scrittori e critici
notissimi, e con tirature che oggi
sorprendono. Tanto per fare un
esempio, nel 1949 la Universale
Economica licenziava in cinque
volumetti I Miserabili di Hugo,
quarantamila copie, con
prefazione di Corrado Alvaro; nel
1951 il Saggio storico sulla
rivoluzione di Napoli, di Vincenzo
Cuoco, curato da Gastone
Manacorda, veniva stampato in
dodicimila mila copie. Ma i prezzi
non erano più popolari come un
tempo: il dopoguerra aveva costi
alti e i volumetti si vendevano,
rispettivamente, a cento e
centocinquanta lire l’uno, un
prezzo non propriamente
popolare. Popolare, anzi
popolarissima e fortunatissima, fu
invece la BUR (Biblioteca
Universale Rizzoli) sorta nello
stesso periodo e caratterizzata da
volumetti dalla copertina color
grigio, con pagine fitte e caratteri
minuti, ma con solida rilegatura.
Il prezzo era fissato inizialmente
su poche decine di lire a volume,
che però raddoppiava o triplicava
a seconda del numero delle
pagine. Pubblicò, con buona cura
delle traduzioni e delle prefazioni,
opere di letteratura classica e
moderna, e fu di fatto la prima
vera espansione culturale del
nostro Paese, subito imitata dalle
altre case editrici.
Ma il cambiamento radicale
avvenne con il lancio degli
«Oscar» della Mondatori.
La casa milanese, che già aveva
sul mercato la collana economica
«I libri del Pavone», ebbe l’idea di
trasformare la collana in una
pubblicazione mensile, in modo
che gli «Oscar» si potessero
vendere anche nelle edicole.
In questo modo l’editore
avvicinava un’ampia schiera
di potenziali lettori che
non frequentava abitualmente
le librerie.
E oggi? Non è più possibile
nascondersi dietro i prezzi alti
quando tutte le case editrici
ormai licenziano edizioni tascabili
ed economiche di ottimo livello,
sia per la narrativa che per
la saggistica. Purtroppo oggi la
passione per i libri è di gran lunga
sommersa dall’intrattenimento
televisivo e dall’evasione
elettronica che impongono
modelli di vita e di comportamento
non consoni alla lettura.
Il futuro del libro, malgrado
il boom dei mesi scorsi, rimane
pertanto assai incerto anche
se gli editori sperano che la crisi
dell’economia porti a «un
consumo meno consumistico».
Sarebbe per il libro già
una grande bella conquista.
(N.R.)
STORIA E ARTE
NATO A CAMPOMOLINO
NEL 1784
L’abate
Lorenzo Berlese
IL BOTANICO DELLA CAMELIA
32
INSIEME
CON FIDUCIA
L’attività dell’abate Lorenzo Berlese, botanico trevigiano di fama
mondiale, va inquadrata in quella passione che, tra la fine del
Seicento e l’inizio del Settecento,
travolse letteralmente molti studiosi naturalisti spingendo una
parte di loro a introdurre in Europa piante e fiori esotici per abbellire parchi e serre private. Il
nome di Lorenzo Berlese è legato
alla camelia, pianta originaria
dell’estremo oriente, introdotta
nel nostro continente dal gesuita
G. I. Kamel (1661-1706) o, secondo una popolare leggenda,
da uno sprovveduto avventuriero
che credeva di aver sottratto agli
orientali – invece della camelia –
la loro preziosa e tutelata pianta
del tè. Vero o falsa che sia la vicenda, il magnifico fiore diede
avvio nell’Ottocento a una fiorente attività florovivaistica specializzata nella propagazione e
nell’allevamento di camelie. In
quel periodo vennero create innumerevoli varietà a formare
splendide collezioni in giardini e
serre di tutto l’Occidente.
Lorenzo Bernardo Berlese
nacque a Campomolino (Tv) il 20
luglio 1784; frequentò il Seminario vescovile di Ceneda e nel
1807 venne ordinato sacerdote.
Dopo alcuni anni (dal 1808 al
1812) trascorsi come cappellano
a Mansuè (presso lo zio paterno
don Domenico Berlese) lasciava
la diocesi per assumere il ruolo di
educatore, dapprima a Venezia
presso alcune nobili famiglie e
poi a Parigi, precettore dei due
figli della contessa De Bruce. Un
soggiorno a Vienna fu l’occasione che lo avvicinò alla coltivazione degli alberi da frutto e –
come ha lasciato scritto – «allo
studio della botanica e alla passione più viva per l’orticoltura».
Dopo la morte della contessa De
Bruce, avvenuta nel 1829, l’aba-
“ „
TUTTORA RICONOSCIUTO
COME IL PADRE
DELLA CAMELLIOGRAFIA
EUROPEA
te fu costretto a celebrare presso
la chiesa di St. Louis d’Antin fino
al 1836, allorché ricevette l’incarico di Aumônier de la Chapelle
Expiatoire, concessogli dal sovrano Luigi Filippo. La mansione
statale gli garantì una buona
rendita economica e non doveva
richiedere un impegno troppo
gravoso se gli lasciava il tempo
per dedicarsi agli studi di botanica presso le sue serre in Rue de
l’Arcade (vicinissime alla Chapelle
Expiatoire) dove coltivava un
trés-remarquable collection di
più di 800 varietà di piante. Soprattutto gli consentiva di continuare i suoi viaggi in Europa per
motivi di studio, per acquisire
nuove piante o per partecipare a
congressi, indispensabili alla sua
carriera di botanico che si sviluppava a Parigi nell’ambito della
Sociétè d’Horticulture di cui fin
dal 1827 era socio fondatore.
Frequenti furono anche i contatti
con l’Italia: era membro corrispondente degli Atenei di Treviso e Venezia, nonché membro
dell’Accademia imperiale di Padova.
Il primo riferimento cronologico
legato ad una pianta di camelia
risale al 1819, nel corso di un
suo viaggio a Napoli per studiare
e raccogliere i semi della celebre
camelia del palazzo reale di
Caserta (considerata tra le più
antiche d’Europa). L’abate Berlese piantò e coltivò con cura i
suoi preziosi semi ottenendo,
dopo 10 anni di cure, le prime
fioriture semplici e, successivamente, i primi fiori doppi da cui
selezionava, nel 1831, la Camellia Berlesiana rubra, dedicata al
fondatore della Società di orticoltura di Parigi. Altre camelie –
tra le più note – che portano il
suo nome sono la Camellia
Berlesiana fulgens, la Camellia
Splendidissima Berlese, la Camellia Duc d’Orlèans (Berlese), dedicata al re e ottenuta da seme nel
1838, la Camellia Duchesse d’Orleans (Berlese), fiorita nel 1840 e
dedicata alla regina e la Camellia
Ma dame Adélaide de France
(Berlese) dedicata alla sorella del
re. L’abate Berlese, nonostante la
sua lunga permanenza a Parigi,
ri mase sempre legato alla sua
terra veneta e volle dedicare al ricordo di Campomolino, suo paese natale, la Camellia Campomolendina.
Intensa è stata la sua attività di
divulgazione scientifica, svoltasi
anche attraverso gli Annales,
organo ufficiale della prestigiosa
istituzione. Nel 1837 dava alle
stampe la Monographie du
Genre Camellia, seguita nel 1840
da una seconda edizione quasi
raddoppiata nel contenuto, e nel
1845 da una terza contenente la
descrizione di oltre 700 varietà di
camelie. Sull’onda del successo e
dell’interesse destato, l’abate
Berlese dava avvio a un progetto
editoriale ancora più ambizioso:
una pubblicazione che, oltre alla
descrizione scientifica della pianta, contenesse anche la rappresentazione a colori del fiore.
Nasceva così la Iconographie du
Genre Camellia, lavoro che lo
colloca tra i più illustri camelliografi dell’Ottocento, una pubblicazione illustrata da J.J. Jung mediante incisioni su tavole di rame
e con ritocchi di pennello onde
rendere i colori più possibilmente
fedeli all’originale. L’Iconographie contiene la descrizione di
293 camelie, è corredata di al-
MUTUALITÀ
trettante tavole a colori e si completa con un Traité complet sur
la culture spéciale de cette
plante et sur les soins qu’elle exige pour fleurir abondamment.
Venne pubblicata inizialmente a
fascicoli, poi in tre tomi tra il
1841 e il 1843 dall’editore H.
Cousin di Parigi.
L’abate Berlese tenne l’incarico
presso la Chapelle Expiatoire fino
al 1861, probabile data del rientro definitivo a Campomolino
dove morì il 16 agosto 1863.
Venne sepolto nel cimitero parrocchiale e sulla sua tomba fu
apposta una lapide ora murata
sul lato sinistro della Chiesa di
San Lorenzo in Campomolino.
Oggi Lorenzo Berlese è riconosciuto nell’ambiente scientifico
come il padre della camellio grafia europea, il suo nome e i
suoi scritti vengono citati in tutti
gli studi moderni su questo
splendido e magnifico fiore.
CARLO BERLESE
LE ISCRIZIONI
DEI SOCI
SUPERANO
QUOTA 2.000
Marca Solidale
SVILUPPO E PROSPETTIVE
34
INSIEME
CON FIDUCIA
Lo scorso 22 giugno, si è tenuta
presso il Palaingresso della Fiera
di Godega di Sant’Urbano (Tv)
la prima assemblea ordinaria di
Marca Solidale ed annessa Festa
del Socio, con una numerosa
partecipazione di Soci e
famigliari. Si è optato di unire
i due avvenimenti per poter
informare e divulgare a quante
più persone possibili, cosa è stato
fatto praticamente in meno di
un anno di attività e, con gli
interventi dell’ULSS 7 che hanno
visto come relatori il Direttore
sanitario dott. Sandro Cinquetti e
le dott.sse Paola Paludetti e
Tiziana Menegon rispettivamente
Direttore sanitario del Distretto
Sud e Direttore del Servizio igiene
e sanità pubblica, sono stati
trattati argomenti di rilevante
interesse sanitario soprattutto nel
campo della prevenzione.
L’impostazione che è stata data
fin dall’inizio all’attività di Marca
Solidale è stata imperniata infatti
sulla prevenzione sanitaria,
promuovendo numerose
iniziative di visite e controlli in
diversi campi a condizione di
estremo favore, accollandoci oltre
alla gestione organizzativa, gran
parte delle spese. Si è messo
quindi il Socio in condizione di
aderire facilmente essendo
agevolati in tutti i modi
le prenotazioni, il contributo in
termini di costo, nonché gli orari
praticabili senza creare
inconvenienti di sorta.
Questi interventi hanno avuto
risposte massicce da parte dei
Soci che ci hanno dato riscontro
della bontà delle iniziative e
dell’interesse riposto nelle stesse.
Marca Solidale ha attivato inoltre
all’inizio dell’anno una campagna
promozionale sulla sicurezza
assegnando gratuitamente dei
seggiolini regolamentari da
«
DAL 2009
ANCHE IL RIMBORSO
DELLE SPESE SANITARIE
DEI FIGLI MINORI
»
utilizzare in auto per i bambini
figli di Soci, nati dopo il primo
aprile di quest’anno.
Attualmente essendo in chiusura
dell’esercizio 2008, possiamo già
consuntivare un ulteriore
successo circa le iniziative
intraprese all’inizio dell’anno ed
anche riscontrare un forte
interesse in quelle programmate
successivamente.
sulla sindrome metabolica
(diabete) ed il test
sull’intolleranza alimentare
riscontrando massicce adesioni,
tanto da aver dovuto
riprogrammare gli interventi
allungando i periodi preventivati.
Nell’ambito sociale si è operato a
favore della famiglia, estendendo
a partire dal 2009, i rimborsi per
le spese sanitarie sostenute dal
I genitori che hanno usufruito dei
seggiolini per i neonati hanno
superato le dieci unità, tanto che
abbiamo dovute provvedere
prontamente all’ordinazione di
un altro lotto, con l’auspicio che
il trend positivo delle nascite
continui!
L’iniziativa del finanziamento a
tasso zero e spese zero di
seicento euro, rimborsabili in
comode rate mensili, per spese
scolastiche relative ai figli di Soci
di Marca Solidale di età inferiore
ai diciotto anni ha avuto
numerose adesioni.
Sono state già pianificate altre
ulteriori iniziative, sempre
improntate soprattutto sulla
prevenzione nell’ambito sanitario,
ma agendo anche nel campo
sociale.
È stato riproposto lo screening
cardiologico, attivato lo screening
Socio per i figli minori.
La positiva evoluzione di Marca
Solidale si evidenzia
concretamente anche dalle
numerose richieste di iscrizione a
Socio da parte dei clienti della
Banca, tanto da aver superato
il ragguardevole traguardo
di 2.000 unità.
È stato deciso da parte del
Consiglio di Amministrazione
della Banca, di riservare a Marca
Solidale, un apposito spazio nel
periodico «Insieme con fiducia»
per relazionare su tutte
le iniziative che via via verranno
intraprese.
Quindi da questo numero i lettori
della rivista, molti dei quali già
Soci di Marca Solidale, potranno
essere costantemente informati
sulle attività della società.
ADRIANO CEOLIN
Presidente
INSIEME
CON FIDUCIA
35
Janna/Pn
sportello
famiglia
In ogni filiale della Banca è attivo
sportello famiglia, uno spazio dedicato
all’ascolto e al confronto
La Regione del Veneto
ha assegnato
a Banca della Marca
il Marchio Famiglia,
un prestigioso
sui bisogni delle famiglie
in ogni ambito della loro vita
lavorativa e sociale.
Ragazzi, giovani coppie,
riconoscimento
genitori e nonni potranno trovare
a garanzia della qualità
consulenza e orientamento sui prodotti e servizi
dell’impegno nel porre
convenzionati più adatti alle loro esigenze
la famiglia in primo piano
grazie al supporto di una persona specializzata
della sua attività.
nella gestione famigliare.
Un valore
certificato!
Rivolgiti allo sportello famiglia di qualsiasi
nostra filiale e trovi una risposta concreta...
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Gli studenti premiati Nuova filiale a Caneva I canottieri del Sile