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15 dicembre 2015
Furtei
Stefano Floris,
l’artista con l’Africa nel cuore
N
on soltanto nel Medio Campidano, ma anche in buona
parte della Sardegna è un volto abbastanza noto. Lui si
chiama Stefano Floris, abita a Furtei e non sbaglio sicuramente nel definirlo come “artista poliedrico”. Stefano infatti
ha un ricco curriculum: è un bravo cantante (ex frontman dei
Ratti Matti e attualmente impegnato nel gruppo Manifesto
69 che propone cover dei Negramaro ed Elisa), un buon
intrattenitore e improvvisatore di spettacoli e varietà, un presentatore di successo (fra le tante esperienze addirittura più
edizioni televisive prima su Sardegna Uno e poi su Videolina
con il programma Ratti come Matti), un divertentissimo comico e soprattutto un grande amore, quello per l’Africa. Fare
una sintesi di un personaggio così vario non è certo cosa facile; infatti, vista la sua enorme esperienza di vita, si correrebbe il “rischio” di scrivere un libro!
L’ho contattato soprattutto per una ragione: farmi raccontare
le sue esperienze fatte nel continente africano e condividere
con voi lettori gli input che hanno portato un ragazzo così
semplice ed umile ad intraprendere un’attività certamente impegnativa, ma allo stesso tempo molto “remunerativa” dal
punto di vista umano.
Abbiamo incontrato Stefano a casa sua; sono stato accolto
molto gentilmente ed insieme abbiamo cominciato una
chiaccherata molto intensa di cui ovviamente vi riassumerò i
punti più salienti.
Di che cosa si occupa in Africa e in quali luoghi opera?
Grazie a te e al tuo giornale per darmi l’opportunità di parlare di una delle cose che mi sta più a cuore, ovvero l’Africa.
Io sono un musicista di professione, lavoro principalmente
da cantante, produttore e presentatore, ma per circa cinque
mesi all’anno svolgo l’attività di guida turistica professionale in Africa, prevalentemente nella savana del Kenia e, seppur
con minor frequenza, anche in Namibia e Sudafrica. Svolgo
questo lavoro da free lance e quindi mi occupo di tutto l’iter
organizzativo che va dal reclutamento dei gruppi che esprimono il proprio desiderio di visitare la savana keniota, all’organizzazione di tutto il percorso dal momento in cui questi arrivano con l’aereo sino alla messa a punto di tutti i dettagli per il soggiorno. Si tratta di gruppi che vanno da un
minimo di quattro ad un massimo di sei persone. Pur avendo
lavorato in passato alle dipendenze di un tour operator, posso
dire che preferisco decisamente lavorare da free lance in quanto, nonostante le responsabilità siano maggiori, posso permettermi di organizzare le escursioni secondo quelli che sono
i miei gusti e quelle che io ritengo essere le cose principali da
vedere. Per svolgere quest’attività sono in costante collegamento con delle società del luogo, che mi permettono di appoggiarmi a loro per l’organizzazione del soggiorno dei gruppi.
Da Furtei all’Africa: cosa l’ha spinto ad intraprendere
questa strada?
Mi ha spinto mio padre che purtroppo non c’è più da un po’
di tempo. Lui era un appassionato di documentari sull’Africa
ed io, nonostante fossi ancora bambino, passavo molto tempo con lui a guardarli. Mi piacevano, ma data l’età, non potevo essere completamente assuefatto da quel tipo di programma; ma si sa, i bambini sono spugne nell’apprendimento e in
quel periodo ho imparato tante di quelle cose sugli animali e
gli ecosistemi africani che, una volta diventato grande, mi
sono reso conto di aver memorizzato molto bene. Mio padre,
da grande appassionato qual era, aveva un grande desiderio
ovvero quello di poter visitare l’Africa. Purtroppo è andato
via troppo presto e non ha potuto realizzare il suo sogno. É
stato in quel momento che ho preso la decisione di partire;
mi sentivo di doverglielo e l’ho fatto. Da lì è iniziata la mia
avventura con il continente africano ed il Kenya in particolare.
Come si svolge la sua giornata tipo in Kenya?
Mi occupo di far visitare la savana keniota a gruppi di persone (alcuni decidono di farlo anche come viaggio di nozze)
facendo loro scoprire la bellezza di quegli ecosistemi spiegando loro i segreti del luogo: dalle specie di animali lì presenti a tutte le particolarità di quei posti davvero incantevoli.
La savana però non è un posto sicuro in ogni suo angolo. Ci
possono essere infatti dei rischi enormi per gli esseri umani;
pertanto è necessario avere esperienza in loco e soprattutto
conoscere i luoghi più sicuri dove poter sostare riducendo a
zero i possibili pericoli.
Il mal d’Africa è un sentimento comune per chi fa esperienze come la sua. E capitato anche a lei?
É capitato anche a me e non ho vergogna a raccontare che, al
mio rientro in Sardegna dopo il primo viaggio, ho avuto un
forte periodo di depressione durato circa quattro mesi. Durante questa crisi ho provato avversione per parecchie cose
del nostro mondo così “infiocchettato”. Non riuscivo più ad
accettare che anch’io potessi essere cresciuto in una realtà
così piena di contraddizioni come la nostra. Per capirci posso
fare un esempio: in Africa ho visto bambini sorridere pur non
avendo nulla, ho visto cosa significa non aver acqua o non
buttare nemmeno una briciola di pane. Per fare un banale
esempio: io, prima di andare in Africa, ero fra quelli che facevano le docce con grossi sprechi d’acqua: questo tipo di
cose ha fatto scaturire un conflitto interiore talmente grande
che è stato necesssario del tempo prima dipoterlo superare.
Cosa ha dato e continua a dare quest’esperienza dal punto di vista umano?
Dopo questa esperienza ho imparato ad essere più parsimonioso, per esempio nell’utilizzo dell’acqua e del cibo, tuttavia non ho la presunzione di essere diventato una persona
migliore. La nostra società infatti non la reputo cattiva, siamo cresciuti qui con la nostra cultura ed è normale che svolgiamo un certo tipo di vita. Ciò che però mi manca, ed è una
cosa che ha contribuito non poco a generare quel mio mal
d’Africa, è quella semplicità e spontaneità degli africani che
può essere riassunta benisssimo con quei sorrisi di bambini
che riescono ad essere felici pur non avendo gli agi, le protezioni mediche, i confort e in generale le cose che noi diamo
come “scontate” e che invece lì non lo sono affatto.
A cosa è costretto a rinunciare?
Non rinuncio a nulla, perché mi piace ciò che faccio e se
questo mi obbligasse ad avere delle rinunce forse avrei già
smesso di fare la guida turistica. Però non posso nascondere
che quando sono laggiù sento fortemente la mancanza dei
miei amici e della mia ragazza, che attualmente sta studiando
per diventare una guida turistica come me. Amo la mia isola
e uno dei motivi che mi dà felicità al mio rientro è poter nuovamente frequentare i miei amici sardi.
Per fare questo tipo di esperienze occorre una grande
preparazione di base. Che cosa dovrebbe fare un ragazzo che volesse intraprendere un percorso come il suo?
Occorre innanzitutto una buona conoscenza dell’inglese; io
col tempo ho imparato anche la lingua del luogo che mi ha
permesso di instaurare un rapporto molto più stretto con gli
abitanti indigeni. Per diventare una guida safari professiona-
Stefano Floris
le occorre però sostenere un corso di formazione tosto e oneroso allo stesso tempo. Io l’ho fatto con una società che all’epoca dei miei studi aveva dei valori e che oggi purtroppo
ha perso. Esistono fortunatamente altre realtà; io consiglio
la AFGA attraverso cui è possibile intraprendere un percorso teorico e pratico che si svolge in parte in Italia e in parte
in Namibia. Serve tanta passione e un po’ di soldini sia per i
costi del corso che per poter pagare le spese di vitto e alloggio. Superati gli esami si ottiene un attestato attraverso il
quale si può iniziare a lavorare come faccio io in maniera del
tutto autonoma o proporsi a qualche Tour Operator che svolge attività turistica in Africa.
Gli ultimi avvenimenti a Parigi hanno fatto il giro del
mondo. In Africa però sono presenti numerosi focolai di
guerra, alcuni molto cruenti. Cosa può dire a proposito?
Qualche giorno dopo gli avvenimenti di Parigi ho scritto queste parole sul mio profilo Facebook che ti leggo: «Io non
metterò nessuna bandiera francese alle mie foto. Perché sarò
impopolare ma, pur stringendomi forte ai vicini francesi, avrei
come la sensazione di mancare di rispetto a tutti gli altri stati
che di atti terroristici abominevoli ne vivono quotidianamente. Ma tutto tace. Perché magari non odorano di petrolio.
Perché forse non producono uranio o diamanti. Perché probabilmente non fanno parte del nostro vicinato o non hanno
lo stesso colore della nostra pelle. Trovo che sia assolutamente nobile parlarne e unirsi tutti nel cordoglio, non vorrei
mi si fraintendesse, ma vi prego dosate il vostro dispiacere,
distribuite la vostra amarezza e rabbia spostando gli occhi a
360 gradi. Eviteremo in questo modo di creare involontariamente morti di serie A e morti di serie B. Un abbraccio a
tutti, soprattutto ai familiari delle persone uccise in questo
altro ennesimo scempio». Credo che in questo post sia riassunto in poche parole il mio pensiero al riguardo. Per capire
come gira la realtà, credo sia importante vedere le cose con i
propri occhi; infatti soltanto vedendo capiamo come l’informazione sia spesso distante da certe tematiche che meriterebbero maggior spazio. Per chi è interessato, proprio per
vedere come stanno certe cose, invito tutti coloro che lo desiderano a partecipare il 3 gennaio prossimo al teatro di
Sanluri ad un’esposizione di diapositive dell’Africa che vi
illustrerò. Sarà un’occasione per parlare, fra le tante cose,
anche del fenomeno del bracconaggio che sta diventando in
Kenya una vera e propria piaga. L’ingresso è libero, ma occorre prenotarsi subito perché i posti a disposizione sono
appena 200, lo si può fare attraverso la mia pagina Facebook
“Floris for Africa (Guida Safari Professionale)”.
Simone Muscas
Pauli Arbarei
Comida Española: per conoscere la cucina spagnola
Lo scorso 28 novembre si è tenuta presso la Locanda La Rosa di
Pauli Arbarei la seconda edizione della Comida española. Fabiano
Sanna e Maria Rosa Atzori, gestori del locale, si sono avvalsi
della collaborazione del cuoco Walter Soru e di sua moglie Elena
Seuca per servire ai propri ospiti un interessante menù con specialità tipiche delle varie regioni della Spagna. Lo chef, originario di Carbonia, è tornato in Sardegna dopo quindici anni di esperienza come gestore di un ristorante a Ibiza e vive oggi ad Ales.
La cena si è aperta con un piatto misto composto da antipasti di
mare, gazpacho, frittata di cipolle e patate accompagnato da una
delicata salsa all’aglio. Gli ospiti hanno poi potuto gustare un
abbondante piatto di paella con gamberoni, cozze, peperoni e
carne di pollo e hanno concluso il loro pasto con una porzione di
torta delle isole Baleari, dolce con base di pasta brisée, ripieno
di ricotta, formaggio spalmabile, semi d’anice tritati e foglioline
di menta. Le pietanze sono state servite con l’accompagnamento di sangria, birra e acqua.
Per l’occasione, il locale è stato decorato a tema con rose di
cartapesta realizzate a mano dai gestori che si sono detti soddisfatti del successo dell’iniziativa, giunta quest’anno alla seconda edizione.
La Locanda, inaugurata nel 2005, è il frutto della sapiente
ristrutturazione della casa campidanese della nonna di Fabiano
Sanna, Anna Maria Carrucciu, sita in via Sant’Agostino. Il locale consta di due piccole sale, una delle quali ricavata dal loggiato ad archi, in origine aperto sul cortile posteriore, e di cinque
camere da letto in cui è possibile pernottare su prenotazione per
tutto l’anno. Tutte le stanze sono arredate in modo differente
l’una dall’altra e hanno al loro interno dettagli vintage che richiamano l’aspetto della tipica casa campidanese.
La Comida española ha incuriosito i partecipanti e ha dato loro
modo di sperimentare nuove pietanze e di conoscere una cultura
altra, peraltro affine a quella sarda, attraverso i sapori e i profumi
della cucina spagnola. È apprezzabile il fatto che, in un piccolo
paese come Pauli Arbarei, un evento di questo genere si faccia
portatore di un’idea di integrazione culturale che passa anche attraverso il cibo di qualità, scelto con cura sul territorio sardo.
Francesca Garau
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Arbus. Convegno organizzato dall’associazione Angeli nel cuore
“Vincere disagio ed emarginazione: con solidarietà e accoglienza è possibile”
Il disagio dell’anima e/o quello materiale: a volte visibile,
altre dignitosamente nascosto e metabolizzato da chi lo vive,
spesso in abbandono e solitudine, all’interno delle mura domestiche. La società moderna ricca ed opulenta cinicamente
ci convive. Assuefatta, egoista, senza pudore. Abbiamo l’obbligo di porvi rimedio. Così come ci insegnano i tantissimi
volontari, cooperanti missionari, laici o cattolici che in questa triste realtà operano singolarmente o riuniti in associazioni che del volontariato hanno fatto un’autentica missione
di vita. Questo il delicatissimo tema affrontato nel convegno
“Vincere disagio ed emarginazione: con solidarietà e accoglienza è possibile” che l’Associazione Angeli nel Cuore col
patrocinio del Comune di Arbus ha organizzato nell’aula
consiliare per l’occasione gremita da un numerosissimo ed
attento pubblico. L’ennesima iniziativa promossa da questa
associazione che in pochi anni di attività «appena tre, nata
nel 2012 tra mille difficoltà di tipo logistico e strutturale,
non ultima la sede,ma tanta buona volontà», ricorda la responsabile Maria Adele Frau, è riuscita a diventare un autentico punto di riferimento nella sofferente realtà arburese,
in quella da molti ormai (ri)battezzata come “Città del
Volontariato”. Analisi, approfondimenti, soluzioni e numerosi appelli a combattere la diffidenza per aprirsi al prossimo: questo il messaggio più importante giunto dai relatori
che, ognuno per la sua sfera di competenza dopo i saluti del
sindaco Antonello Ecca, dell’assessore ai servizi sociali
Veronica Aru e di Luciano Aru delegato al volontariato, hanno animato la serata. Il primo intervento, quello di don Etto-
re Orrù, è iniziato con la citazione di due toccanti fatti di
cronaca: il libro di Simona Atzori nata senza braccia, scrittrice, pittrice e ballerina, e quello di Valentina Pitzalis, ragazza
di Carbonia, sfregiata dal marito con il kerosene. Due esempi
che hanno saputo trasformare un handicap (disagio fisico) in
un punto di forza per realizzare con caparbietà grandi sogni
contro tutti i limiti che gli altri ti pongono. Don Ettore spazia
però a tutto campo attraverso le grandi contraddizioni di una
società: «Si vive sempre più in un mondo virtuale, che crea e
produce disagio, interessata alla nostra vita solo fino a quando sei in grado di lavorare e produrre. C’è disagio negli ospedali, nel mondo politico e perfino, ammette il sacerdote-teologo, pure nel mondo cattolico». Il disagio abitativo è invece
il tema trattato dall’avvocato Emanuela Paschino, responsabile Sunia per il Medio Campidano, che evidenzia come il
superamento del disagio e della povertà abitativa dove convivono numerose irrisolte vertenze Area, la minaccia o lo sfratto abitativo, possa essere superato solo attraverso nuove politiche che diano giuste soluzioni a queste sofferenze. Del
disagio scolastico ha parlato Emanuele Melis, docente ed ex
operatore Comunità Sorgenti di Morgongiori, che ha
evidenziato l’altissimo tasso di abbandono scolastico di cui
soffre la nostra isola (tra i più alti in Italia) e della necessità
di ridurre il forte gap di scolarizzazione attraverso l’aumento
del numero di laureati attualmente a noi sfavorevole che esiste tra Italia e paesi comunitari. Del disagio e
dell’emarginazione nelle carceri ha parlato invece Roberto
Moreal, capo area ed educatore nel carcere di Is Arenas, portando all’attenzione del pubblico tre struggenti lettere-testimonianze di chi il disagio lo vive all’interno di quello che
viene definito da uno stesso carcerato «Istituto di tortura psicologica contro i familiari e la persona detenuta. Istituto universitario del crimine». Denunce fortissime che fanno a pugni con la situazione di Is Arenas, carcere modello, dove i
detenuti godono di uno status di semilibertà e della possibilità di un lavoro ma che ricordano anche le innumerevoli condanne da parte della Corte Europea per i diritti umani di cui è
stata oggetto l’Italia per le disumane condizioni di vita e di
spazi vitali nelle carceri italiane. «Nel disagio è importante
la prevenzione - dice la psicologa Alice Bandino a chiusura
dei lavori. - Il disagio non va giudicato, solo aiutato col dialogo e senza pregiudizio».
Gianni Vacca
Villamar
Grande successo per la mostra mercato
“Un’isola di arte e sapori”
Paolo Casti racconta
Serramanna
Vincitore del concorso letterario “Serramanna si racconta” con
il racconto “Giocavamo a pallone in strada”, Paolo Casti, giovane autore serramannese dal tratto antropologico prosegue la
propria esperienza di ricercatore. Grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie a cui si accompagna la consultazione dei beni
documentali attestanti vicende e curiosità delle tradizioni locali, l’ormai collana di “Serramanna insolita” raggiunge il quarto volume. Da quasi quindici anni e ancora oggi - correva l’anno duemila quando pensò all’inedita risorsa di internet per la
promozione delle attività locale attraverso l’apertura di un sito
online tutto serramannese - si dedica al recupero e valorizzazione della nostra memoria storica. Con quest’ultima fatica
mantiene vivo il ricordo di fatti e personaggi maturati nell’ambiente paese.
In una sua intervista riporta l’attenzione ad esempio su Luigi
Muscas. Quanti ricordano “Serramanna, scorci di vita paesana”? Vi sono state due edizioni, la seconda come evoluzione
della prima. Correvano gli anni novanta. Due volumi ormai
ovviamente fuori catalogo, che adesso si trovano con buona
probabilità tra scaffali più o meno impolverati appartenenti alle
biblioteche personali di pochi nostalgici. Forse è possibile sfogliarli presso la Biblioteca Comunale.
Poco tempo dopo - sempre negli anni novanta, sindaco in carica Maria Porceddu - grazie al patrocinio del Comune e della
Regione Autonoma della Sardegna venne realizzata una pubblicazione sulla ricchezza del patrimonio storico serramannese. Si trattava in questo caso di un progetto sperimentale condotto nelle scuole medie per la valorizzazione del territorio.
Furono raccolte diverse testimonianze fotografiche sulle abitazioni nel centro storico, le periferie, toponomastica e costruzioni, l’urbanistica, e l’agro serramannese, arricchite da dati
statistici e informazioni sulle produzioni locali. Un volume degno di nota nell’ambito della ricerca sulle risorse locali.
Sulla scia di questi pochi e importanti segnali di interesse per
la comunità, di cui Paolo certamente conosce i contenuti, confluiscono i documenti proposti nei diversi capitoli di “Serramanna insolita”; giovani e meno giovani vi possono ritrovare
una traccia che appartiene al proprio passato. Presto o tardi il
testimone passerà alle nuove generazioni perché ad esse appartiene il nostro futuro.
Giovanni Contu
Anche quest’anno grande successo per
la mostra mercato “Un’isola di arte e
sapori” organizzata dalla Pro Loco con
il patrocinio del Comune. L’evento,
arrivato alla sua quarta edizione e svoltosi presso i locali dell’ex centro ISOLA di Villamar nei giorni 5 e 6 dicembre, ha permesso agli espositori locali
di ogni genere di mettere in mostra i
propri prodotti che hanno spaziato
dall’enogastronomia, passando per
l’artigianato sino all’hobbistica. Un
soddisfatto Gianluca Atzeni, presidente della Pro Loco, ha sottolineato come
la manifestazione anche quest’anno
abbia fatto registrare un buon successo sia per il numero degli espositori partecipanti che per il pubblico presente
molto numeroso come, o forse più, rispetto gli anni precedenti. «Siamo molto soddisfatti - spiega
Atzeni - non soltanto per il fatto che si è riusciti a dare continuità all’evento, ma anche perché si è potuto osservare come
il prestigio della manifestazione sia gradualmente aumentato: ora infatti, la mostra mercato “Un’isola di arte e sapori” è
un evento conosciuto e apprezzato ben al di fuori della realtà
villamarese. Per noi della Pro Loco, che avevamo lanciato
quest’idea come scommessa appena quattro anni fa, è motivo di grande soddisfazione visto che ora stiamo osservando
dei risultati che mai ci saremmo aspettati di poter commentare». I numeri dell’evento concordano alla perfezione con
quanto detto dal presidente della Pro Loco, infatti rispetto
agli anni scorsi gli espositori sono stati 48, ben otto in più
rispetto alla scorsa edizione. Di questi, circa una trentina sono
stati espositori villamaresi, mentre la restante parte si è suddivisa fra rappresentanti dei paesi limitrofi e altri provenienti
dalla zona oristanese e cagliaritana. «Ci tengo a sottolineare
- continua Atzeni - che noi soci della Pro Loco abbiamo ogni
anno un ruolo importante nella manifestazione, non per questo crediamo di essere l’elemento determinante: se infatti da
una parte è vero che noi siamo quelli che mettono in moto
tutta la macchina organizzativa, è altrettanto vero che gli attori protagonisti sono gli espositori che, attraverso la propria
arte e la loro passione, permettono ogni anno di dar lustro e
prestigio all’evento».
Come accaduto nelle scorse edizioni non è mancato l’angolo
della beneficienza: anche durante quest’edizione infatti
l’Unicef Villamar ha rinnovato l’iniziativa “Adotta una
pigotta” per aiutare i bambini africani. Le pigotte, il cui nome
deriva dal dialetto lombardo, sono bambole di pezza fatte a
mano con cui in passato hanno giocato molte generazioni di
bambini. L’incasso delle due giornate sarà devoluto per l’acquisto di numerosi kit salvavita composti da vaccini, dosi di
vitamina A, kit ostetrico per un parto sicuro, antibiotici e zanzariere. Non sono mancate altre iniziative molto particolari,
su tutte quella delle classi terze medie dell’Istituto Comprensivo di Villamar: i ragazzi, al fine di racimolare qualche soldo per organizzare la gita scolastica, hanno allestito uno stand
denominato “pesca miracolosa” dove sono stati venduti numerosi oggetti che gli stessi ragazzi hanno recuperato dai loro
cassetti o da donazioni fatte da amici e parenti. È stata raccolta una piccola cifra da utilizzare per l’organizzazione del
viaggio scolastico che rimane sempre un appuntamento molto
importante e tanto atteso dai i ragazzi delle scuole medie.
Alla fine della giornata traspare molta soddisfazione fra il
pubblico presente e gli espositori, indipendentemente dal “successo” riscosso dai propri stand: per tutti infatti, semmai ci
fosse bisogno di sottolinearlo, sono state due giornate caratterizzate da tanta socializzazione fra i presenti. Eventi come
questo infatti, al di là del proprio significato stretto, sono utili per proporre dei momenti di socializzazione “reale” fra le
persone, merce sempre più rara visto che i metodi di comunicazione avvengono sempre più spesso in maniera virtuale
attraverso l’utilizzo dei social network. Detto ciò ci si augura
che la mostra mercato “Un’isola di arte e sapori” possa avere
una sua quinta edizione il prossimo anno, con la speranza
ovviamente che i numeri di partecipazione e gli input registrati (tutti estremamente positivi) possano essere mantenuti
e magari anche migliorati.
Simone Muscas
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15 dicembre 2015
Sant’Antonio 1983
Arbus: la banda musicale Ennio Porrino
ricorda il maestro Bonaventura Concas
L
a Banda Musicale “Ennio Porrino”
regala un piccolo grande riconoscimento al maestro Bonaventura
Concas. L’occasione si è presentata
domenica 22 novembre quando all’interno dei festeggiamenti in onore di
Santa Cecilia, Santa protettrice della
musica, dei musicisti e delle bande
musicali, con cerimonia specifica su
richiesta del direttivo della stessa banda si è deciso di intitolare la sala prove e la scuola musicale
bandistica al maestro Bonaventura Concas, scomparso qualche decennio fa ma saldamente nel cuore di tutti gli arburesi.
Colui che più di ogni altro ha contribuito attraverso un’attività ultradecennale a rivitalizzare e consolidare tutto il movimento bandistico locale. Una pietra miliare che aveva con
la musica un rapporto del tutto speciale e particolare, quello
che in fin dei conti hanno tutte le persone, come lui
autodidatte, che a fronte delle enormi difficoltà postbelliche
dei primi anni 50 e 60 prestò la sua opera, gratuitamente, per
insegnare non solo ad Arbus ma in tutto il circondario l’arte
più bella che possa esistere, quella musicale. La Banda musicale “Ennio Porrino” e tutto il movimento bandistico ad Arbus
e nelle frazioni ha radici molto salde che si perdono quasi
nella notte dei tempi. Ingurtosu centro minerario, infatti, già
ai primi del ‘900 oltre la sala cinematografica,la squadra di
calcio, la società ciclistica e anche una civettuola vita mondana annoverava la sua personale banda musicale della quale vi proponiamo una rara immagine d’archivio risalente al
1920. Per quanto riguarda Arbus, le attendibilissime notizie
ricuperate dagli archivi fanno risalire addirittura al 1911 ad
opera della banda Musicale “San Giuseppe” la prima attività
bandistica locale. La storia più recente ci racconta invece che
correva il 1978 l’anno in cui si dettano le basi con la “San
Giovanni Bosco” nata nel frattempo dalle iniziative culturali
e ricreative oratoriane di don Francesco Tuveri e Bonaventura
Concas, a portarci nell’era “moderna”
della attività bandistica. Il 6 febbraio
del 1982 la San Giovanni Bosco viene
ribattezzata in Banda Musicale “Ennio
Porrino” della quale il maestro
Bonaventura assume la direzione musicale. Direzione musicale passata poi
per brevi periodo ad altri direttori tra i
quali Anna Maria Dessì, Lino Lampis,
Angelo Lino Murtas, Paola Peddis e
Pinuccio Soddu. Nel 1991 viene nominato direttore il maestro Giovanni Foddai, tuttora responsabile, diplomato in oboe
e composizione per banda al conservatorio “Pier Luigi da
Palestrina” di Cagliari. Il resto è storia dei giorni nostri con
la miriade di riconoscimenti nazionali ed internazionali di
cui la Banda “Ennio Porrino” può fregiarsi, un palmares sempre più ricco e invidiabile. Tre su tutti il Filicorno d’oro a
Riva del Garda nel 2002,nel 1999 la Bacchetta d’Oro a
Frosinone e il 1° posto nel 2003 al concorso bandistico internazionale “Città di Sinnai”. Ma come non ricordare la personale direzione riservatale nel 2009 a Cagliari al teatro Alfieri
dal celebre Jacob De Haan direttore e compositore di fama
mondiale? Oppure quella del 2012, sempre a Cagliari, di Jan
Van De Roost, anch’egli di assoluto valore internazionale?
L’attività bandistica e il ricambio generazionale è assicurato
dalla costante attività della scuola bandistica che coinvolge
dai 6 anni in su numerosi appassionati. Il tutto va detto sotto
la qualificata e appassionata competenza di Alessandro
Pusceddu, da qualche anno presidente dell’associazione. Progetti ambiziosi che interessano però anche altre sfere. Quello
per esempio di allestire un museo dove poter ospitare l’attività ultracentenaria della banda ma anche quello di scrivere
un libro (sogno particolare di Chicco Frongia, storico
percussionista della banda) dove raccogliere storie e aneddoti, sicuramente numerosi e interessanti.
Gianni Vacca
San Gavino. Bilancio di previsione
Sanluri
1955
1920 Ingurtosu
1947 San Lussorio
1914 San Giuseppe
Villanovaforru
Più di un milione di euro di avanzo Medio Campidano: “DicembreCultura 2015”
Un avanzo di un milione e trecentomila euro. Questo quanto emerge dall’assestamento del bilancio di previsione 2015 discusso il 30 novembre
dal Consiglio Comunale. Come illustrato dall’assessore al bilancio, Maria Teresa Paccagnin: «Abbiamo un
avanzo vincolato di trecentomila
euro, e un avanzo libero di un milione. Soldi che, se le contingenze legate anche alla legge di stabilità dovessero rimanere tali, possiamo spendere a baneficio di tutta la comunità».
Esprime soddisfazione anche l’assessore ai lavori pubblici, Stefano Musanti, che illustra una serie d’interventi che potrebbero essere realizzati con l’impiego dei fondi di bilancio
avanzati: «La fine dell’anno porta
bene. Siamo stati fortunati e anche
lungimiranti. Adesso vorremmo intervenire sulla bitumazione di alcune strade, come nel Villaggio Piras.
Vogliamo rendere più decorosa la
zona Pip, con i marciapiedi e l’illuminazione. Gli stessi interventi vorremmo realizzare nella zona di Ziviriu, così come in Via Trento, nella
zona antistante al cimitero, e in Via Po,
all’ingresso del paese». «A me il patto
di stabilità affascina - ha affermato il
sindaco, Carlo Tomasi - e dal Governo stanno arrivando tante buone notizie. Questo avanzo può essere un varco e una risorsa importante per la nostra cittadina. Ho il fattore C, anche
per quanto riguarda l’ospedale da
quando sono diventato sindaco si è
sbloccato qualcosa, ora questo avanzo. Sono molto contento». Soddisfazione anche dai banchi della minoranza col distinguo di Garau, Addari e
Chessa. «Questo avanzo - dichiara
Nicola Garau - dimostra come ci avessimo visto giusto. Eravamo contrari
nell’applicare determinate imposte e
nel vessare inutilmente i cittadini. Mi
auspico comunque che l’avanzo venga impiegato in maniera corretta e nell’interesse di tutta la comunità, non mi
sento di bocciare il bilancio, ma nemmeno di votare a favore. Mi asterrò».
Il provvedimento viene votato dalla
maggioranza in blocco più Atzori e
Mamusa dell’opposizione, astenuti
Garau, Addari e Chessa.
Lorenzo Argiolas
Abbanoa è online
Dal primo dicembre lo sportello di
Abbanoa di Sanluri sarà online sul sito
www.abbanoa.it. Gli utenti del Medio
Campidano potranno così gestire la propria posizione stando comodamente a
casa, davanti al proprio computer. Si potrà presentare la richiesta di un nuovo
allaccio, di un subentro o di cessazione,
cambiare il proprio recapito e altre variazioni contrattuali. Sarà anche possibile caricare l’autolettura del proprio
contatore e consultare le propria posizione.
«Sono in corso», informa l’Ente idrico,
«la migrazione dei dati dal vecchio sistema informatico alla nuova piattaforma
che rivoluzionerà completamente i servizi
con l’attivazione di servizi online». Per
qualche giorno lo sportello sarà aperto al
pubblico soltanto di mattina dalle 8.15
alle 12.30. Negli orari successivi gli addetti al servizio dei clienti saranno impegnati nel caricamento ed evasione di tutte le pratiche presentate, i tempi di evasione subiranno uno slittamento sino alla
sistemazione definitiva dei dati. (s. r.)
Dicembre è un mese speciale per tutti, ma a Villanovaforru
non solo per le festività natalizie. Da quando nel 1982 ha
aperto il museo civico archeologico di Genna Maria e nello
stesso anno è nato il consorzio Sa Corona Arrubia, il Comune dedica l’ultimo mese dell’anno alla promozione e divulgazione della cultura, nonché alla memoria dell’ex sindaco
Giovanni Pusceddu, “pioniere del turismo culturale
in Marmilla”,
scomparso sei
anni fa.
In programma per la consueta manifestazione “DicembreCultura”, quest’anno, oltre alla realizzazione dei “Presepi rionali”, la Consulta giovanile di Villanovaforru organizza laboratori didattici con bambini e ragazzi. Sabato 19 alle 18.30 nella sala mostre temporanee del Museo verrà inaugurata la
mostra collettiva “Arte a 360°” degli artisti Annelise Atzori,
Marisa Mura e Antonio Russo. Domenica 20 alle 17 nel sagrato della Chiesa si svolgerà la Festa del Natale organizzata
dalla Proloco e dal 27 la Consulta giovanile dedicherà otto
giornate al cineforum “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”.
La manifestazione proseguirà il prossimo 3 gennaio alle 18
nella parrocchia San Francesco d’Assisi con il concerto natalizio del gruppo cagliaritano Black Soul Gospel Choir e
terminerà il 6 gennaio alle 16.30 in biblioteca comunale con
la “Tombolissima 2016”.
Marisa Putzolu
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Guspini
S
uoni, colori, profumi dell’Antico
Mercato Civico alla vigilia di Natale
costituiranno il filo conduttore della grande rievocazione storica in programma per
domenica 20 dicembre lungo via Carducci.
Tutto è pronto per “Sa Paschixedda de
butega in butega”: «Non resta che confidare nella partecipazione dei Guspinesi - affermano i commercianti della piccola via
del centro, che con la collaborazione degli
esercenti di via Mazzini hanno dato vita all’iniziativa - ma
riuscire a lavorare fianco a fianco per la realizzazione del
progetto è stata, già di per sé, una piccola vittoria collettiva».
Negozi aperti tutta la giornata e poi musica tradizionale,
stand, laboratori, dimostrazioni pratiche, attività di animazione per i più piccoli, mostre: «tutto, s’intende - aggiunge
Roberto Maccioni, artigiano - nell’ottica di valorizzare l’artigianato locale, gli antichi mestieri, la bellezza di quelle
tradizioni che, pur rendendoci unici, lentamente facciamo
scivolare via. Dovremmo invece andarne orgogliosi - conclude - e con questa idea abbiamo ricreato il susseguirsi di
figure che dovevano alternarsi lungo la via Carducci, in un
giorno qualunque di cent’anni fa, alla vigilia delle Feste».
Alle 10, inaugureranno “Sa Paschixedda de butega in butega”
i laboratori di panificazione, creazione della fregola sarda,
ricamo e cucito, nonché di tintura dei panni con le erbe, alla
maniera delle nostre instancabili antenate. In contemporanea si svolgerà la preparazione aperta al pubblico di “Su
Gattou”, croccante di mandorle tipico della tradizione natalizia sarda.
Al mattino sarà inoltre possibile cimentarsi coi mastri cestai
nella realizzazione de “Is Catteddusu” in giunchi e ramoscelli d’olivastro, mentre, lungo la via, si riproporranno ai
più piccoli “Is Giogus Antigus”, e si succederanno
comparsate e animazioni tratte dal tipico teatro sardo e non
solo. Spazio anche ai ragazzi dell’associazione giovanile
“Guspini 2.0”, che distribuiranno piccoli doni ai bambini, e
“Sa Paschixedda de butega in butega”
agli interventi artistici del gruppo di trampolieri “Cambas
de Linna”.
Le attività si chiuderanno alle 12 per poi riprendere dalle
15 alle 20 con la replica dei laboratori mattutini e la preparazione in pubblico del candido “Turroni”, del formaggio,
della ricotta e della provola nei pressi del Mercato Civico,
dal lato di via Carducci. Anziane del paese si impegneranno quindi in “Sa Pintadura de su Coccoi”, ovvero nella
decorazione e nell’intaglio dello squisito pane di semola
di grano duro.
Nel corso della serata sarà inoltre possibile visitare, all’interno dei locali offerti dal Gal Linas Campidano,
l’esposizione pittorica a cura di Sara Carboni e le mostre
“L’Antico abito tradizionale Guspinese” del Gruppo Folk
Tradizioni popolari e “Gioielli in Filigrana” a cura di Sal-
vatore Boi. Elemento di assoluta novità, la rievocazione
del “Presepe Vivente”, che si comporrà della vestizione
di Maria, Giuseppe e Gesù, impersonati da una famiglia
di Guspini, e del loro passaggio presso ciascuna attività
commerciale.
«La festa? Un momento di condivisione coi clienti e
un’occasione per far gruppo tra di noi» commentano Pina
Serpi e Sandra Lobina dall’uscio delle loro attività.
Fanno loro eco la giovane Arianna Pibiri dal Mercato Civico «Ben vengano eventi che ci permettano di mettere in luce
i nostri prodotti» e Romina e Giorgia Dessì, affaccendate
dietro al bancone della cartolibreria: «Speriamo che l’evento si trasformi in una grande festa comune: la gente ha un
gran bisogno di ridere e tornare a vedere la luce».
Francesca Virdis
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Pabillonis
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San Gavino
Sport, passione,
amicizia,
buona musica
Serramanna
Animazione
e teatro
Il mese di dicembre si arricchisce di appuntamenti natalizi. Domenica 20 dicembre si propone una giornata dedicata all’animazione in piazza con l’allestimento
del mercatino di natale aperto agli hobbisti
ed animazione per bambini. Definiti gli
appuntamenti a teatro in collaborazione
con SardegnaTeatro, che portera in scena
“Esodo” nella sala “Vico Mossa” presso i
locali dell’ExMA nei giorni 20, 21 e 22
dicembre. La citata sala conferenze sarà
impegnata ancora il pomeriggio del martedì 22 dicembre con il “Concerto di Natale” delle classi ad indirizzo musicale dell’Istituto comprensivo di Serramanna e
domenica 27 con l’esibizione dell’ormai
consueto ed immancabile “Concerto di
Natale” della banda musicale “Giuseppe
Verdi” di Serramanna. (e.f.)
L’abete di luci
Anche quest’anno sarà un albero stilizzato a rappresentare le feste natalizie in
paese. L’originale “abete di luci”, come l’anno scorso, infatti, illuminerà fino
all’Epifania la piazza San Giovanni, in pieno centro storico. Anche alcune
luminarie sono state predisposte nella strada principale del paese per ricordare
a tutti i cittadini il Natale.
Originale, eccentrico e, per certi versi singolare, il maestoso albero alto 6
metri rivestito in tessuto con luci Led colore bianco ghiaccio e una stella
gialla in cima. «È intento dell’amministrazione promuovere e valorizzare le
festività natalizie che rappresentano un’occasione per creare importanti momenti di aggregazione per la cittadinanza e momenti di sviluppo commerciale», si rileva dalla determina dove viene affidato l’incarico per la realizzazione dell’opera.
Insieme all’albero, anche le facciate delle due chiese sono state addobbate
con le luminarie natalizie. L’incarico dei lavori è stato affidato ad una ditta di
Milis, specializzata nel noleggio fornitura e installazione di luminarie natalizie, per un importo di 5.999 euro.
Dario Frau
Domenica 27 dicembre la tela grigia del capannone polivalente di San Gavino Monreale
si tingerà con i colori del natale per la prima
edizione di Natale in Rete
Lo scopo di “Natale in Rete”, prima giornata sportivo - natalizia dedicata al mondo del calcio giovanile, è quello di
offrire alle società sportive del territorio un momento di incontro e di svago, una giornata che possa dare la possibilità
di “fare rete” e di festeggiare l’ormai prossimo Natale tra
persone che hanno le stesse passioni: l’amicizia, e il pallone.
La passione per il calcio giocato sarà infatti la protagonista
principale di un programma più vasto, dove musica e
intrattenimento accompagneranno i giovani atleti lungo tutta
la giornata .
Gli incontri avranno luogo all’interno dell’impianto sportivo
del Capannone Polivalente localizzato nell’area del parcheggio dell’ospedale. Saranno ammessi a partecipare tutti i giovani atleti nati tra il 2005 e il 2009.
L’iniziativa, realizzata dall’associazione Mood con la preziosa e fondamentale collaborazione dell’amministrazione comunale di San Gavino Monreale, vuole ridare centralità ai
veri protagonisti dello sport, i giovanissimi. “Sono loro il
futuro del calcio” dichiarano in coro gli organizzatori “senza
la loro passione tutto l’impegno delle società sportive sarebbe vano”.
Nel corso della giornata del 27 dicembre San Gavino sarà
la piccola capitale dello sport giovanile locale. Una selezione delle migliori squadre del territorio si incontreranno
nel corso di tutta la giornata per festeggiare il Natale facendo quello che più amano, giocare a calcio. A contorno della
manifestazione, cibo, musica, intrattenimento, per offrire
ai partecipanti una giornata all’insegna dello sport e dell’amicizia. (g.l.p.)
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Prima edizione
“Natale a Serrenti”
Far rivivere il paese con un calendario ricco di appuntamenti ed iniziative interessanti che le associazioni del territorio con il patrocinio del Comune
di Serrenti hanno voluto promuovere. Così è nata
la prima edizione della manifestazione culturale
“Natale a Serrenti” fortemente voluta dalle associazioni serrentesi e l’amministrazione comunale.
Fino al 3 gennaio le piazze e i luoghi di incontro
del paese saranno animati dal Concerto di Natale ai
laboratori per i bambini, dalla castagnata in piazza allo yoga della risata, dai mercatini di
Natale fino alle manifestazioni sportive, per proseguire con il Presepe Vivente, il saggio musicale degli alunni e la festa dell’Epifania e tante altre iniziative ancora. Il tutto avviene con
spirito autenticamente collaborativo, con il coinvolgimento della popolazione in un ampio
spettro di offerte culturali, sportive, musicali, religiose e solidaristiche.
Il 17 dicembre alle 18 nelle ex scuole di via Roma l’associazione “Are Ananda” proporrà lo
yoga del sorriso con la dottoressa Serena Musio. Il 18 dalle 15.30 alle 18 nella casa dei Nonni
l’associazione “Chiave del Sol…e” propone un laboratorio di Natale. Il 19 dicembre in piazza
di Chiesa dalle 15 alle 21 ci sarà la rappresentazione del Presepio Vivente curata dall’omonimo comitato. Il 20 a Casa Odilia dalle 10 alle 20.30 i mercatini di Natale proposti dall’associazione “Suona Sonua”, mentre alle 20.30 nel teatro l’associazione musicale “Giuseppe Verdi”
terrà il concerto di Natale. Il 22 alle 19 nel teatro di Serrenti il concerto degli alunni dell’istituto comprensivo che seguono il corso ad indirizzo musicale.
Tanti gli appuntamenti del 23: alle 16 nelle scuole di via Roma la festa di Natale dell’associazione “Chiave del sol…e”, alle 18.30 nella scuola di via Eleonora D’Arborea la manifestazione “Judonatale” della Polisportiva “Serrenti ’84, mentre alle 18 nell’ex mattatoio
si terrà il saggio degli allievi della scuola di musica dell’associazione “Giuseppe Verdi”. Il
24 dicembre, il giorno della vigilia l’associazione musicale “G. Verdi” propone il “Natale
in musica” nelle vie cittadine
mentre dalle 16.30 nella chiesa di San Giacomo l’oratorio
Maria Immacolata si terà la
messa e a seguire il Natale per
i poveri. Infine il 3 gennaio
dalle 15.30 nella casa dei
Nonni l’associazione “Chiave del Sol” propone la festa
dell’Epifania.
Gian Luigi Pittau
PABILLONIS
Tombolate e musica
Ricco il programma di “Aspettando il Natale,” predisposto dal Comune con le diverse associazioni del paese.
Si è iniziato domenica 6 dicembre con la commedia “Il
Pranzo di Famiglia” del Piccolo Teatro Umoristico. Sabato 12 e domenica 13, in piazza Di Fatima si sono tenuti i
Mercatini di Natale con stand di associazioni e artigiani.
Sempre sabato 12 si è esibito il coro della parrocchia e si sono tenuti i laboratori “Is Giogus
Antigus” a cura di Officine Sonore. Ancora stand di artigiani sabato 19 e domenica 20 con la
partecipazione dei produttori agro-alimentri. Giovedì 24 alle 9, nel centro di aggregazione,
Natale Ri-creativo con addobbi degli alberi utilizzando materiale di riciclo a cura di “Scarabocchiando a casa di Sara” e dell’oratorio Anspi. La Pro loco distribuirà dolci ai partecipanti.
Il 25 dicembre alle 11 Babbo Natale in Piazza con doni per i bambini. Il 26 e 30 dicembre e
il 5 gennaio, alle 22, la Prociv organizza la tombolata. Sabato 26, alle 18, nella casa Museo,
dimostrazione e distribuzione del pane e assaggio di prodotti sardi a cura dell’associazione
Santu Juanni. Domenica 27 alle 15 ,in piazza San Giovanni spettacolo di Circo Natalizio per
bambini e famiglie. Alle 18 invece, nella chiesa B. V. della Neve, la Scuola Civica di Musica
propone un concerto Gospel. Il 31 dicembre in piazza San Giovanni a cura della Pro Loco si
rinnova la tradizione de Su Trigu Cottu. Domenica 3 gennaio, nel centro di aggregazione
sociale, esibizione musicale con Spazio Infanzia, Banda Musicale Città di Pabillonis, Scuola
civica di musica e Coro adulti. Mercoledì 6 gennaio, alle 11, la Befana in Piazza con doni e
dolci per i bambini. Le manifestazioni si concluderanno alle 17 nel salone parrocchiale con
tombolata per bambini a cura della Prociv e il circolo Anspi.
Dario Frau
“Collinas Produce”
Nel cuore della Marmilla ha preso il via la manifestazione
natalizia “Collinas Produce”, vetrina agroalimentare, artigianale e artistica del territorio. Fino al 6 gennaio numerosi
stand coloreranno l’ex Monte Granatico. Tra gli espositori
Valentino Pusceddu e Daniele Pau con prodotti tipici locali,
come la sapa di mosto preparata con la melacotogna bollita,
Brunella Pau con le brunelle in orbace, broccato e velluto,
Efisio Spanu coi lavori in legno, i dipinti di Gisella Mura, i lavoretti in uncinetto e lana di
Bonaria Putzolu e l’oggettistica in vetro lavorata con sabbiature a mano e decorate con
swarovski di Eleonora Matta. L’atmosfera natalizia sarà arricchita dai presepi rionali e dallo
spettacolare presepe vivente che si terrà il prossimo 6 gennaio. (m. p.)
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GUSPINI
Quando le donne allattavano
anche i bambini di altre madri
N
el 1930 le madri prolifiche venivano premiate dal
“duce” con pentole di alluminio. La politica fascista
combatteva la poca natalità incoraggiando, principalmente con gli incentivi, i giovani a sposarsi mentre per gli
uomini scapoli fu introdotta una tassa sul celibato, “sa tassa
de is bagadius”, per scoraggiare la voglia di restare ‘single’.
Il risultato della campagna fu che i matrimoni aumentarono
ma le nascite non crebbero in proporzione, perciò il regime
introdusse l’esenzione dalle tasse per le famiglie numerose,
oltre che l’elargizione di aiuti in denaro e beni vari, e fu istituita l’Opera Nazionale Maternità e Infanzia con il compito
di proteggere la famiglia. La politica ‘demografica’ del fascismo si basava sull’esaltazione della donna come madre che
aveva il compito di fare molti figli.
Queste politiche non intaccarono la cultura secolare delle nostre genti. Le donne, quando non erano impegnate ad allevare e crescere i figli, lavoravano nelle campagne, partivano
presto la mattina per ritornare alla sera con i piedi gonfi e
doloranti, ma orgogliose di poter contribuire al bilancio familiare.
Le comunicazioni sociali
avvenivano
nei pochi negozi del paese
che vendevano di tutto, alimentari, detersivi e utensili, e che erano dei veri e
propri piccoli
empori che si
dividevano
equamente le
clienti. Per le
donne la spesa
quotidiana rappresentava spesso l’occasione per incontrarsi,
scambiare due chiacchiere e ascoltare gli ultimi pettegolezzi.
Era facile sentire parte di una storia nel primo negozio ed
avere poi una versione diversa, arricchita e spesso contrastante, nell’altro. La vita seguiva ritmi sempre uguali e
prestabiliti, e ad un occhio esterno e superficiale poteva sembrare che nel paese tutto fosse immobile, ma in ogni casa,
scandite da ritmi conosciuti, scorrevano vite diverse, a volte
ricche di sfaccettature impensabili.
Le case d’abitazione erano, in generale, povere casupole di
pietra o mattoni crudi intonacate parzialmente soltanto all’interno e con copertura in tegole, composte generalmente
da una cucina col camino e la stalla al piano terreno, una o
più stanze (dove si dormiva in molti) col fienile al piano superiore, e finestre molto piccole. I viottoli del paese, percorsi
da muli e asini, erano le uniche vie di comunicazione tra le
borgate e i paesi vicini.
Non c’era l’acqua nelle case, in molte non c’era neanche elettricità e, per il bagno, la scelta variava tra un campo all’aria
aperta dietro un cespuglio, una piccola costruzione col tetto
di frasche staccata dalle case con funzione di gabinetto, o la
stalla dove c’erano gli animali.
Un altro luogo dove si socializzava erano le fontane, che in
primavera e in estate diventavano un punto di ritrovo. Le
donne si recavano alle sorgenti con le brocche a prendere
l’acqua per lavarsi, cucinare e fare le pulizie di casa, al fiume
con le conche piene di biancheria sul capo a fare il bucato,
alla fonte per qualsiasi esigenza, per lavare le stoffe, per abbeverare le bestie. La fontana era una piccola oasi di allegria
e incontro.
In questi luoghi si veniva a sapere che alcune madri non avevano più latte nel seno per i propri figli e soprattutto per quelle
più povere le altre donne provavano compassione e offrivano gratuitamente il loro latte per sfamare un’altro neonato,
originando quella singolare affiliazione che veniva chiamata
“fillu del tita” - figlio di seno. In certi casi le donne che allattavano il neonato conservavano un vero affetto, sino a tarda
età, verso il bambino che avevano sfamato. Talvolta capitava
che questi bambini, diventati adulti, dimostrassero una vera
umanità di carattere.
Questa originale e arcaica cultura secolare, maestra di sentimenti, era capace di produrre una fratellanza duratura nel tempo. Ciò che ha accomunato questa gente è la povertà che si
trasformava in umanità condivisa: una miseria fiera perché
capace di gesti di solidarietà e di indignazione, di chi lavorava duramente nei campi dieci o dodici ore al giorno per assicurare la sopravvivenza di tutti. Molto è cambiato da allora,
ma ancora oggi permangono i segni drammatici della
contrapposizione delle classi sociali contro un sistema economico che non rispetta l’uomo e tanto meno la donna e non
dà diritto alla famiglia, mentre continuano ad esistere morti
per parto e sfruttamento salariale.
Mauro Serra
Pabillonis
Presentato Juan @ Rosada,
il nuovo libro di Sandro Renato Garau
Venerdi 13 novembre nei locali della biblioteca di Pabillonis
è stato presentato l’ultimo libro di Sandro Renato Garau,
Juan @ Rosada. L’evento è stato organizzato dal Gruppo di
Lettura di Pabillonis, in collaborazione con l’amministrazione comunale e col sistema bibliotecario “Monte Linas”
della Provincia del Medio Campidano. Venanzio Tuveri,
scrittore, ha illustrato brevemente il contenuto del libro ai
presenti in sala.
Il romanzo raccontato è una storia epistolare, quella di Juan
e Rosada che sono fratello e sorella. La morte del nonno
avvenuta in Sardegna è il momento che dà l’impronta significativa al romanzo; il nipote Juan, dall’Argentina dove vive,
dovrà raggiungere l’isola per dargli l’ultimo saluto. Juan
non è mai stato in Sardegna e coglierà l’occasione per visitarla, annusarla, viverla in tutte le sue sfaccettature, e racconterà minuziosamente il tutto alla sorella Rosada, che è
rimasta in Argentina, attraverso una fitta corrispondenza di
mail. Lo sfondo della storia sono i racconti delle persone
che incrociano Juan nella sua permanenza “allungata” in
Sardegna, gli trasmetteranno tradizioni, usanze e cultura del
nostro territorio. Una suggestiva alchimia che, grazie ai racconti, unisce il mondo delle miniere a quello agro-pastorale, il passato con il presente, la lingua italiana con il sardo.
«Questo libro», spiega l’autore, «è fatto con passione, mi
sono divertito a scriverlo. L’e-mail è un escamotage per portare avanti il romanzo che vuole uscire dagli stereotipi di certe figure o cartoline ormai datate di come eravamo. Il mondo
si è evoluto tanto velocemente da farci perdere frammenti di
memorie passate, il libro vuole portare il lettore a conoscere
episodi e fatti del passato, quel passato che ancora in molti di
noi prepotentemente riaffiora nella quotidianità».
Il romanzo infatti utilizza uno strumento tecnologico di comunicazione, come le mail, ma riesce a trasmettere al lettore
la cultura e le tradizioni del passato. «Uno degli obiettivi del
libro», confessa Sandro Renato Garau, «è quello di raccontare particolari dei nostri paesi, quasi dimenticati o sconosciuti, che purtroppo la ruggine inevitabile del tempo tende a
far scomparire». Anche la scelta dell’ambientazione del romanzo, il “Campidano medio”, come lo definisce l’autore, è
una predilezione che sta a significare quanto Sandro Renato
Garau sia “attaccato” alle proprie origini e tradizioni.
Stefano Cruccas
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Su sadru chi seus pedrendu
Su Pipiu Gesùs
o Babai Nadali
di tziu Arremundicu
Sa scolla fiat torrada a inghitzai de pagus disi, frotzis duas cidas, ma su tempus si fut
scuncodrau. Sa dì, giai de chitzi, promitiat temporàda, is nuis nieddas e prenas de acua
iant scurigàu su ceu. Is mamas, po mandai is fillus a scolla, nd’iant bogàu a foras de is
casciõis is bistiris de s’Ierru, in cussa fin’e Cabudanni. Is pipias, imprilluzias, no sighìant mèda su chi naràt sa mésta, strobadas de is sa tzacarradas de is trõus chi ascutant cun timorìa, mancai, imprassendusì cun sa cumpangedd’e bangu po si fai coragiu.
Cuncuna, chi dd’iat imparada a menti, torrat a nai in sei in sei, a scusi: Santa Brabara
e Santu Jacu… finas a candu trõu aici fòti ch’iat fàtu tremi fentanas, gennas e murus,
ua pipia no si ndi fut poderàda e iat inghitzau a boxi àta “Santa Brabara e Santu Jacu,
Osu potais is crais de lampu, Osu potais is crais de xeu, no lasseis a fill’alléu né in
domu né in su sàtu. Santa Brabara e Santu Jacu!” sighìa de totus is atras, tot’a ua
boxi! Pois iat inghitzau a proi, in foras e aintru puru. Po crupa de su pagu dinãi no iant
furriàu pàti a sa crabetura. Sa mésta, spaciau is bòtus de ponni asut’e is su stiddius,
cumenti sa proidura fiat prus pagu, iat mandau is piciocheddas a domu insòru. Tòtus
cicant acòbiu asut’e is potabis, satendu de s’unu a
s’aturu. Giustina no si fut
acatada de ua sciof ’e
acua e nci fut arruta aintru. Totus is cumpangeddas dda castiant e tirant
ainnantis.
Si fut frimada Cadenìa, sa
chi is pipias lassant a ua
pàti, no po mobadìa, ma
po essi prus pobura de is
atras e potat is bistiris
aconciàus. Sa pipia iat
agiudau sa cumpangedda
a si ndi pesài, sciusta che
u pilloneddu arrut’a s’oll u, sc i nde ndusì c ussa
puru. Cadenìa iat potau
Giustina a domu sua e sa mama dd’iat asciugàda e postu u bistireddu, aconciàu, de sa
filla. Aici Giustina, sciuga e cun bistiri sciugu, fut torrada a domu, contendu tòtu a sa
mama sua. «Ma depiast andai propriu a dom’e cussa genti? Funti poburus e… paiscì…» «Mama, poburus giài, ma onestus. At passau genti arrica cument’e nosu e no
m’at agiudau. Funt arricus de dinai ma poburus de buntadi e dinnidadi. Custa est pobura de dinai ma arrica de buntadi e dinnidadi.» «As a tenni arrexõi tui», iat arrespostu
sa mama incrubencinci sa conca. Sa pipia iat arrexonàu de manna e sa mama de pipia.
«Bogadindi cussu ‘istireddu aconciàu ca ddu fatzzu sciacuài de sa srebidòra e si nce
ddu torraus.» «Nou mama, custu istireddu mi dd’allogas ca est sinnu de amistadi e a
Cadenìa nde ddi comporas duus nous!» Aici iat arrespostu sa pipia giudiziosa a sa
mama bantaxera.
De sa dì Giustina e Cadenìa fiant diventadas cumpangias mabas a scrobai. A s’incrasi,
ca iat scampiàu, apustis prandiu, Giustina fut andada a dom’e Cadenìa e dd’iat cumbidada a domu sua, po fai is combitus impari… «Mama, custa est Cadenìa, sa cumpangia mia.» Giustina tenìat u aposentu mannu totu po cussa, Cadenìa in d’u aposentu
prus pitìu ddoi dromìat cun fradis e sorris, e fiant sesi. Iant fatu is combitus pois iant
giogàu cun is giogus de Giustina. Cadenìa, giogus e bambuleddas aici no nd’iat biu
mancu in su sonnu. S’incrasi Cadenìa iat torrau su cumbidu a Giustina, ma sa domu
sua fiat totu uantra cosa, pullida sì, ma misenìa. Candu su tempus ddu premitiat fadìant aici: uota a domu de s’una e uantra a domu de s’atra. Ua dì, bessidas primas de
scolla, fiant passadas a dom’e Cadenìa, ma s’enna fiat serrada. «No ddi fait nudda
Giustina, béi cun mimi.» Fiant passadas apabas de sa domu e sa pipia iat tranzìu ua
carrada buida de acant’e su muru scoberrendu u potelitu, paris a terra: «Bisi - dd’iat
nau - candu est serrada s’enna, nosu passaus innoi, custu est u passaritziu serchetu!»
Giustina fiat spantada de custas cosas, ua domu misenìa ma prena de misteriu.
Su tempus passàt e fut arribendu Paschixedda. Is pipius, si scìt, cumentzànt a fueddai
tra cussus de su disigiu po arricì s’arregalleddu de su Pipiu Gesùs. «Deu ia a bolli u
bratzoleddu po sa bambuledda.» «A mimi m’iat a praxi cussa bambula manna chi est
in butega de tzia Fidela!» «Incapas m’at a tocai a m’acuntentai de unas cantu castagias, nuxi, nuxedda e duus pistocheddus finis.» «Deu - iat nau Giustina - apu pedìu ua
bella bambula. - Sciendu giài ca iat’essi stetia acuntentada - e tui Cadenìa?» «A domu
nosta su Pipiu Gesùs ddoi béit pagu, cuncu annu dda satat puru!»
Arribat sa not’e xena e totus is pipius andant prestu a si crocai. Giustina, perou, no
agatat assentu in su ‘ètu, no arrennescìat a si dromì. Tot’a uota ddi béit ua bidei. Si fiat
sfrotzada de abarrai scìda finas a candu, in domu sua, totus fiant’andaus a si crocai. Si
ndi fut pesàda, bistida e fiat andada a s’aposentu bonu. Asut’e sa mata de Paschixedda
ddoi fiat sa scatula de sa bambula ch’iat pedìu, nde dd’iat pigàda e, sen’e fai stragatzu
nci fiat bessìda. Fiat andada a domu de Cadenìa, connoscìat su passaritziu srechetu,
fiat intrada a bell’a bellu, citìa citìa e nc’iat postu sa bambuledda a su costau ’e Cadenìa pedria in is bisus suus. Candu fiat torrada a domu sua iat agatau sa mama pesàda
abetendidda, spantada. «Ma abì fusti, filla mia de su coru.» «Mama seu andada a dom’e
Cadenìa a ddi potai sa bambula mia, deu ndi tengiu medas, Cadenìa manc’una.» Issa
dd’iat imprassada prangendu: «Grazias filla mia, oc’annu ses tui chi as fatu s’arregallu a mimi, su prus bellu de sa vida mia!»
E s’annu puru fessat Su Pipiu Gesùs o fessat Babai Nadali iant fatu u arregallu mannu
a duas familias: a sa pobura ua bambuledda e a s’arrica u esemplu de bonèsa!
A si ‘ntendi mellus. tziu Arremundicu
SA NINNIA DE GESÙ BAMBINU
di Murgia Pani Raimondo - Sanluri
30. 12. 1919
Diviunu Messia
Po Deus ti adoru
Dormi fill’e coru
Riposa ninnia.
In sa poboresa
Ses naxiu Gesusu
Is esempius Tusu
Fu tottu grandesa
Fu tottu bellesa
Paxi e allegria.
Dormi fill’e coru ecc.
Postus in camminu
Fiant’is tre Reis
Si prostant’a peis
De Gesus Bambinu
E fendi s’inchinu
Cun pregadorìa.
Dormi fill’e coru ecc.
Grutta accoglienti
Sesi stada appoggiu
Has donau alloggiu
A Gesus nascenti
Dda canta sa genti
Cun giust’armonia.
Dormi fill’e coru ecc.
O Angelus baxi
Cun canticu bellu
Gloria a Deus in Celu
A is ominis paxi
Su mund’a cumpraxi
Cun sa melodia.
Dormi fill’e coru ecc.
Sinzillu de coru
Is tre Reis bonus
Offerinti is donus
Mirra, incensu e oru
Sa guida insoru
Fu sa stell’e ghia
Dormi fill’e coru ecc.
Gesùs amorosu
Mira is affriggius
Protegg’is pippius
O Rei piedosu
Chi tenganta gosu
In s’or’e s’agonia.
Dormi fill’e coru ecc.
Angelus portai
Novas a is pastoris
Po rendir’onoris
Gesùs visitai
Ddeis a incontrai
Cun Giusepp’e Maria
Dormi fill’e coru ecc.
Grutta valorosa
Po bellu destinu
S’Infanti Divinu
T’ha fattu preziosa
Betlemme diciosa
Nad’in profezia.
Dormi fill’e coru ecc.
Gesùs Salvadori
De s’umanidadi
Teni piedadi
De su peccadori
S’innu de amori
Offrir’in poesia.
Dormi fill’e coru ecc.
Candu
Candu de Paschixedda arribat sa notti
no pensis a su chi depis papai
ma puru a cussu chi non at tentu bona sorti
e sa cena no si podit procurai.
Càstia in giru ca no nci funt scèti is donus
chi lùxint e illùminant is vetrinas,
e chi invitant a festegiai cun bellus donus
e de fai a is amigus bellas strinas.
Custa funt is dis de sa bontadi
e a sa genti de diversu colori,
depis tratai comenti de mellus fradi
cun amicìtzia, cun prexu e cun amori.
Ca su Nadali est de is festas sa prus bella
po essi cun totus un amigu,
e candu in celu luxit cuss’ìstella
ci podis bogai de acanta s’aremigu.
E tui cun s’agiudu de su Messia
chi a su mundu est beniu po si salvai,
prega a Deus e nara un Ave Maria
po chini a Crèsia oi no podit andai.
Tui canta a boxi in altu una cantzoni
e lassa perdi s’òdiu e s’egoismu,
chi torrit sa paxi in dònnia Natzioni
e fìnat po sempri in giru su ratzismu.
Gigi Tatti
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15 dicembre 2015
21
La torta di Natale
di Venanzio Tuveri
S
on tutte belle le mamme del mondo. Lo
dice anche una canzone, e Ginetta, che la
canzone non la conosceva, ne era assolutamente convinta. La sua mamma era davvero
la più bella del mondo, e anche la più buona e
dolce. L’unica persona per la quale avrebbe fatto tutto. Non tutto tutto, a dire la verità, perché
era ancora troppo piccola, frequentava infatti la
quinta elementare, ma, insomma, quello che era
in grado di fare.
Il suo papà non lo ricordava, ne aveva solo una
immagine sfocata nella memoria, e dall’età di
due anni non l’aveva più visto. Qualche volta,
sapendo che le sue compagne avevano tutte un
papà, aveva posto alla sua mamma qualche domanda per sapere dove fosse andato, ma la risposta era stata sempre uguale. Papà è andato
via, lontano, non so dove.
Ginetta a scuola era brava, faceva sempre i compiti e preparava bene le lezioni. La mamma le
aveva dato le chiavi di casa, raccomandandole
di stare molto attenta a non perderle, e lei, che non aveva
fratelli o sorelle, per non restare sempre sola qualche volta
si ritrovava con Carla, la sua compagna di classe, qualche
altra volta andava a trovare la nonna, molto avanti negli
anni, che ogni tanto la mandava a comprare il pane o il latte.
La mamma di Ginetta lavorava in città, tutte le mattina si
alzava attorno alle sei e verso le sei e mezzo usciva per andare a piedi fino alla stazione a prendere il treno. Arrivata
in città doveva poi prendere un tram perché il suo posto di
lavoro era piuttosto distante. Non c’era da meravigliarsi
quindi se, quando tornava a casa dopo il lavoro, si sentisse
piuttosto stanca.
Per quanto Ginetta avesse appena dieci anni, comprendeva
bene la situazione e, al ritorno dalla scuola, si impegnava
nei lavori di casa, come rifare i letti, passare la scopa o lo
straccio e, naturalmente, lavare il pentolino usato per scaldare il latte e la tazza usata per la colazione. Alle volte anche quella della mamma, se non aveva avuto modo di provvedere direttamente. Poi alla sera, quando la mamma andava in cucina per preparare la cena, lei la seguiva e osservava con attenzione quali erano gli ingredienti da mettere in
pentola e la quantità del sale e dell’olio. Perché sentiva il
dovere di imparare a cucinare in quanto covava il sogno di
far trovare alla sua mamma la tavola già apparecchiata e la
cena pronta. E infatti, a poco a poco, imparò e, per evitare
di fare errori, incominciò ad annotare su un quaderno sia
gli ingredienti che le quantità che di solito la mamma utilizzava. Sì, d’accordo, si faceva tutto a occhio, perché non
si può stare a controllare con il misurino la quantità del
sale o dell’olio e neppure quella dell’acqua.
Cominciò con le cose semplici, sperimentandole per sé al
ritorno dalla scuola: un’insalata con una fetta o due di prosciutto o una mozzarella, una frittata con due uova, le patate bollite con un po’ di olio e formaggio... per poi proseguire con la pastasciutta, che non è mica facile come sembra
se non la condisci nel modo giusto, o magari una minestra
VILLAMAR
Conferenza sui Murgia,
una famiglia villamarese
vissuta ai tempi
dell’unificazione d’Italia
Il giorno 27 dicembre 2015 alle 16,30 il gruppo Su Crasi
presenterà presso il quartiere maiorchino (casa maiorchina o
chiesa di San Pietro) una conferenza dal titolo: “I Murgia,
una famiglia villamarese vissuta al tempo dell’unificazione
d’Italia” e della quale un suo componente, Francesco Ignazio
Murgia, venne eletto alla Camera dei Deputati del Parlamento italiano durante i primi anni del Regno d’Italia. Sarà un’occasione per discutere sulla raccolta dei materiali della famiglia (foto d’epoca e saggi) e sulla possibilità di una futura
pubblicazione di un libro sui Murgia.
Simone Muscas
di lenticchie o ceci con la verdura e la pasta. A dire la verità
una volta qualcosa non andò per il verso giusto, anzi, a dire
tutta la verità, non ci fu niente ad andare nel verso giusto.
Ginetta aveva deciso di preparare una minestra di fagioli
con la verdura e la pasta. Ne aveva preso una manciatina,
ci aveva aggiunto una carota e due foglie di indivia fatte a
pezzetti e uno spicchio d’aglio. Per quel tipo di fagioli le
avevano detto che il tempo di cottura era di tre quarti d’ora,
perciò annotò mentalmente in momento in cui aveva acceso il fornello. Passati i tre quarti d’ora aggiunse una ventina di spaghetti a pezzetti e anche per loro annotò il tempo,
poi, qualche minuto prima di spegnere, aggiunse due cucchiai d’olio. Quando pensò che la minestra si fosse raffreddata un po’ versò nel piatto. Purtroppo si accorse subito
che mancava il sale e che i fagioli erano duri, ancora crudi.
In cosa aveva sbagliato? Ripensò a quanto aveva fatto e si
accorse di aver dimenticato di metterli a bagno per almeno
dodici ore, come le avevano suggerito in negozio.
Mancava un mese a Natale e Ginetta pensò di fare un regalo alla sua mamma. Piccolo, forse, ma fatto con il cuore:
una torta. Già, ma come farla? Lei le torte non le aveva mai
fatte e la sua mamma, dati gli impegni di lavoro e la fatica,
le faceva raramente. Doveva imparare subito, perché un
mese passa in fretta, ma come? Ne parlò con Carla, la sua
amica e compagna di scuola, che si mostrò disponibile a
darle l’aiuto necessario. Purtroppo neanche Carla le aveva
mai fatte, però la sua mamma aveva un libro che spiegava
come farle: l’avrebbero letto con attenzione, avrebbero scelto la torta più semplice e avrebbero fatto le prove.
- Ma... aspetta, la mia mamma fa spesso le torte con le mele.
Sono la sua specialità. Chiediamo a lei di aiutarci, d’accordo?
- Carla, anche la tua mamma avrà i suoi impegni e...
- No no no, ne sarà felice, vedrai.
E infatti la mamma di Carla ne fu più che felice. Chiese a
Ginetta che tipo di torta volesse fare e le mise in mano il
suo libro di dolci.
- Scusami - disse - ma fra poco devo uscire per
un impegno. Però ti assegno il primo compito, a
te ma anche a Carla: scegliete il tipo di torta che
preferite e annotate gli ingredienti necessari. Poi
domani decideremo come fare. Siete d’accordo?
Erano più che d’accordo e incominciarono a leggere e a capire come si prepara una torta e quali
sono gli ingredienti. Una infinità, a dire il vero.
Mandorle, noci, uvetta, farina, lievito, uova, latte, yogurt, zucchero, limone... anche il limone,
da usarne la buccia per dare un certo gusto, e
naturalmente le mele. Ma, se si vuole, qualche
ingrediente si può tralasciare. C’erano pure le
indicazioni, che Ginetta e Carla lessero e rilessero, sul come preparare l’impasto. Sì, erano sicure che la torta sarebbe stata davvero ottima.
Il giorno dopo si misero all’opera e la mamma
di Carla, accanto a loro, diede i suggerimenti necessari. Intanto calava la sera e quando fu l’ora
di mettere la torta nel forno Ginetta si scusò e
corse a casa: fra non molto sarebbe infatti arrivata la sua mamma e lei desiderava cominciare a mettere
una pentola sul fuoco.
- Domani Carla ne porterà due fette a scuola, una per te e
una per lei - disse la mamma della sua amica salutandola così potrai decidere se la vorrai fare uguale. E se gradirai
un piccolo aiuto ne saremo felici.
Quando a scuola suonò la campanella della pausa del mattino Carla prese il sacchetto con le fette di torta e ne diede
una all’amica, che divorò con gusto. Era ottima, tanto buona che ne avrebbe mangiato pure un’altra o altre due o tre.
Ora a Ginetta non restava altro che organizzarsi, magari
fare qualche prova, e al momento giusto comprare l’occorrente. I giorni passarono e arrivò quel giorno prima di Natale. Ginetta andò a comprare uova, farina, lievito eccetera,
mise tutti gli ingredienti sul tavolo e cominciò a impastare
e preparare il tutto, ma... ecco, aveva dimenticato le mandorle, e forse... no, le mele c’erano, almeno quelle. E mentre preparava suonarono il campanello e andò ad aprire: era
Carla con la mamma, con un albero di Natale alto più di un
metro con addobbi e lucine: erano venute a dare una mano.
Lavorarono sodo e dopo un’oretta, quando riuscirono a preparare tutto, la mamma di Carla si accostò alla cucina e
spiegò a Ginetta cosa fare.
- Ho regolato il forno - disse - alla temperatura giusta. Accendilo mezz’ora prima che arrivi la tua mamma e lascialo
andare per 40 minuti, poi spegni. Tanti auguri, Ginetta, a te
e alla tua mamma.
La mamma di Ginetta arrivò mezz’ora dopo. Sentì subito il
profumo, si accostò al forno e si commosse.
- Grazie, bimba mia adorabile.
- Grazie a te mamma, e tanti tanti auguri di buon Natale a te
e anche a tutto il mondo. Con la torta e una candelina, perché anche una candela porta calore e amore, vero? Però,
sai, ti devo confessare che il merito è anche di Carla e della
sua mamma, che mi hanno aiutato davvero molto.
I loro cuori si incontrarono in un abbraccio di commozione
e d’amore. Sì, sarebbe stato davvero un bel Natale, quello.
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