1953 - 2003
I.R.
di storia, lavoro,
fede cristiana
del Circolo A.C.L.I. di Povo
Inserto redazionale TUTTAPOVO numero 1 aprile 2003
50 anni
I 50 anni del
Circolo ACLI di Povo
C
inquant’anni di storia, di attività, di
presenza viva nel contesto sociale,
civile e religioso della comunità rappresentano un traguardo importante che
non poteva passare inosservato.
Ed è per questo motivo che la direzione del circolo, nel definire il programma per i festeggiamenti del 50°, ha voluto predisporre un opuscolo illustrativo
sulla storia dell’ associazione che negli
anni si è intrecciata con quella della comunità di Povo. È anche occasione per
una raccolta di notizie e avvenimenti sulla vita delle Acli che non era mai stata
fatta forse per il nostro carattere di lavoratori più portati al fare che al ripensare
I
n un' epoca dove i fatti e gli eventi si consumano in un giorno, ricordare temi rappresentativi della nostra vita sociale è
senz'altro utile e doveroso. È questo il caso
del cinquantenario del circolo Acli di Povo.
Parlare dei circoli significa parlare della
società, tanto è rilevante l'impegno della
nostra organizzazione su temi quali la pace,
il lavoro, la famiglia, la solidarietà, l'ambiente tanto per citarne alcuni.
E ricordare e riflettere sull' esperienza
del circolo di Povo nel corso di quest'ultimo mezzo secolo costituisce un occasione
per mettere a fuoco problemi e speranze,
risultati raggiunti e questioni aperte, interrogativi e proposte che ci possono essere
d'aiuto per affrontare le future sfide poste
al Trentino.
Sono cinquant'anni, quelli del circolo di
Povo, nel corso dei quali dal Trentino agricolo del dopoguerra siamo passati alla società post-industriale con il suo carico di interrogativi, di contraddizioni ma anche voglia di nuove esperienze e di un nuovo disegno per il Trentino.
Questa trasformazione ha visto coinvolto anche il nostro movimento.
Ci siamo impegnati su questioni cruciali
sulle quali non era facile esprimersi conciliando l'esigenza di modernizzazione con la
tutela dei soggetti più deboli, l'equità sociale con le dinamiche di mercato. Abbiamo
costruito occasioni di incontro culturale e
sociale per tenere saldi i valori fondamenta-
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Tuttapovo - I 50 anni del Circolo Acli di Povo
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la nostra presenza.
Vuole essere anche un pensiero di
gratitudine e riconoscenza verso tutte le
persone che in questi cinque decenni
hanno contribuito in vario modo alla crescita del circolo.
Non è intenzione nostra scrivere un
romanzo, ma un inserto leggibile, semplice, destinato non solo agli aclisti ma a
tutti quanti ne abbiano interesse.
Con un ringraziamento particolare alla
redazione di Tuttapovo per la cordiale ospitalità e collaborazione.
Gabriele Bertotti
(presidente circolo Acli di Povo)
li della vita cristiana e democratica. Abbiamo sviluppato e migliorato l'area dei servizi
(previdenziali, fiscali, ecc.) fino ad essere
oggi un riferimento di qualità per la nostra
popolazione.
Ma, soprattutto, siamo rimasti radicati e
ben presenti sul territorio grazie al lavoro
dei circoli. Le Acli, grazie sia al lavoro dei
dirigenti, dei dipendenti e dei volontari, sia
alla fiducia dei tesserati, anche qui a Povo
sono state e sono un elemento di crescita
della comunità.
Si è trattato di un cammino, il nostro,
denso di conquiste ma anche di sofferenza
e fatica, di una dialettica interna a volte accesa ma sempre aperta e rivolta a risolvere
i problemi. Tutto ciò fa ben sperare per il futuro.
Le Acli costituiscono una realtà ricca di
storia e di un patrimonio di testimonianze,
impegno e volontà su cui costruire un futuro di equilibrio sociale, di sviluppo e di democrazia.
L'augurio è che questa presenza a Povo
delle Acli, portata bene e, come è giusto,
orgogliosamente avanti da cinquant'anni,
contribuisca a spingere verso i cambiamenti che servono alla comunità. Tutto ciò, collaborando con gli altri soggetti qui presenti,
all'interno di un condiviso percorso di sviluppo e nel rispetto reciproco.
Fabio Casagrande
(presidente Acli Trentine)
Breve storia del Circolo Acli di Povo
In dieci in canonica
Così nascono le Acli di Povo
N
el gennaio 1953 venne redatto l'atto costitutivo del Circolo Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) di Povo. In un sobborgo di circa duemila persone, la maggioranza
era composta da operai e contadini. Si sentiva la
necessità di dare vita ad un'organizzazione che potesse dare voce agli abitanti di una collina non ancora ricca e non ancora completamente sviluppata da un punto di vista socio-culturale.
Nel primo dopoguerra - in un Trentino in cui i
luoghi di lavoro (le prime fabbriche e le imprese
edili) si raggiungono a piedi, in bicicletta o in corriera - gli unici "centri di aggregazione" erano l'oratorio e i bar. Un passo avanti venne fatto con le
Acli. Se in città esistevano già da alcuni anni, con
i servizi di patronato (attività di assistenza burocratica-previdenziale dei lavoratori) e Acli Terra (a
sostegno del mondo contadino), così non era nell'immediata periferia.
L'assemblea costitutiva si tenne nel gennaio
1953. In canonica, sotto gli occhi attenti dell'assistente diocesano don Rodolfo Pizzolli (zio dell'omonimo don Rodolfo, parroco di Ravina-Romgnano, attuale delegato del vescovo al mondo del
lavoro), un gruppo di poèri si incontrò e diede vita al circolo locale.
Erano in dieci: i maestri della scuola elementare Isidoro Trentin e Felice Manzinello, il delegato
del sindaco Attilio Pontalti, Giuseppe Marchi, Rodolfo Scoz, Remo Andreatta, Bruno Bertotti,
Edoardo Ianes, Luigi Mayer, Luigia Boschetti, Annamaria Tomasi e, naturalmente, l'arciprete don
Lino Tamanini. Si trattava di un comitato provvisorio per definire le linee guida.
In 150 al Teatro Concordia
Il riscatto sociale
A
distanza di un mese il teatro Concordia
ospitò la prima "assemblea generale per la
costituzione del circolo", alla quale parteciparono più di centocinquanta operai: uomini e
donne impiegati negli stabilimenti Michelin, Caproni, Sloi, Prada, Officine Lenzi, Fonderie Battisti
e le varie imprese di costruzioni.
Fu un'occasione per far conoscere le finalità
del movimento. La relazione principale venne
affidata a Guido Agostini, in qualità di responsabile delle Acli provinciali. Degli scopi del patronato parlò il direttore Remo Turri, cui seguì
l'intervento di Isidoro Trentin, in rappresentanza del comitato provvisorio. A fine serata in cinquanta aderirono al movimento. In seguito fu
eletta la prima "presidenza": presidente Remo
Andreatta, vice Natale Trentini, segretario Giuseppe Marchi, cassiere Gino Merz, consiglieri
Floro Maule e Rodolfo Scoz. Compiti particolari vennero assegnati a Isidoro Trentin (Acli Terra), Felice Manzinello (patronato), Annamaria
Tomasi (delegata femminile) e Marcello Tomasi
(delegato giovanile).
Fin dall'inizio i progetti erano ambiziosi. Si
lavorò su due versanti: da una parte il poten-
ziamento dell' associazione, dall'altra la crescita
socio-culturale dell'intera popolazione, con
particolare attenzione riservata ai giovani e alle donne.
Nel giro di pochi mesi i progetti, fino a quel
momento solo delineati sulla carta, trovarono
applicazione. Fu proposto - e accolto con entusiasmo - un corso destinato ai giovani. Si insegnava disegno, matematica e geometria. Quattro sere in settimana, per un totale di ottanta lezioni serali, che i ragazzi frequentavano dopo
un'intensa giornata di lavoro nei campi o in
fabbrica. Molti gli iscritti (55), tanto che gli organizzatori furono costretti ad istituire due corsi. Era il 1954, uno dei primi anni in cui a Povo fu possibile frequentare la terza avviamento
agrario (corrispondente, fatte le dovute distinzioni, alla terza media inferiore). Pochissimi, in
quell'epoca, avevano la fortuna di proseguire
gli studi. Pochi soldi e una grande necessità di
portare qualche lira in famiglia. Anche per questo la "scuola professionale" delle Acli di Povo
fu bene accolta: una chance in più per crescere
professionalmente e per costruire un domani
migliore.
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Breve storia del Circolo Acli di Povo
Le prime gite
M
Maggio 1964: visita a Longarone
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a le Acli non sono solo studio e impegno. Si puntò molto anche sulle attività
ricreative, sui divertimenti, sul “primo
turismo”. Con le Acli, per la prima volta, i poèri poterono vedere un “pezzo di mondo”. Dal
1954 fino a metà degli anni sessanta venivano
organizzate quattro gite all’anno. Uscite fuori
porta, ma anche viaggi impegnativi: visite alla
fiera di Milano, a Palazzo Ducale (Venezia), sulle Dolomiti, sul lago di Garda, ai tanti santuari
del Trentino. Erano escursioni organizzate anche per raccogliere fondi, destinati all’acquisto
del terreno per la casa sociale.
Annualmente veniva proposta la castagnata
nel paese. Feste e merende, ma anche competizioni di vario genere. In occasione della festa
del Rosario del 1961 si arrivò addirittura ad allestire un circuito per una gincana motociclistica. Nel piazzale dell’oratorio vennero collocati
gli ostacoli e lo striscione del traguardo. Fu la
prima e l’unica.
Giugno 1959: gita ad Innsbruck
Maggio 1964:
visita a Longarone
Anni 60: gite sociali
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Breve storia del Circolo Acli di Povo
Settembre 1955: inaugurazione e
S.Messa al "Castelet"
La costruzione
del Castelet
V
iaggiare, conoscere e conoscersi. Queste alcune delle
finalità del circolo. C’è poi l’aspetto religioso. In una
seduta del 13 maggio 1955 le Acli di Povo deliberano
di erigere un capitello, per celebrare il decennale di fondazione del movimento: una struttura realizzata con sassi del
posto, in onore alla Madonna.
Venne costruita in località Castelet, a metà strada fra il
passo del Cimirlo e Maranza. Un intervento fatto in tempi record, grazie alla bravura dei muratori e grazie alla mancanza di burocrazia.
Dai verbali risulta infatti che il primo sopralluogo, per verificare l’adatta collocazione del manufatto, venne eseguito il
giorno dell’Ascensione (19 maggio 1955). L’inaugurazione,
alla presenza di un folto pubblico, venne fatta il 25 settembre
dello stesso anno.
Quattro mesi dalla proposta alla realizzazione. Oggi forse
lo stesso tempo non basterebbe per ottenere l’autorizzazione.
C’è da aggiungere che, per arrivare ad opera completa, si lavorò per dodici domeniche. Sul posto si andava solo nei
giorni festivi, visto che la settimana in fabbrica era di quarantotto ore (quando andava bene), compreso il sabato.
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Estate 1955: lavori di costruzione del "Castelet"
Breve storia del Circolo Acli di Povo
La “rivoluzione”
del campeggio misto
N
ell’estate del 1959 arriva una piccola rivoluzione: il
circolo Acli di Povo organizza il primo campeggio
misto. Ragazzi e ragazze, giovani apprendisti e operai, poterono trascorrere assieme le ferie di Ferragosto. Fino a quel momento tali esperienze erano state esclusiva
dei maschi, sia nei campi scout, sia in quelli organizzati
dalla parrocchia.
La proposta, avanzata dal responsabile giovanile Marcello Tomasi, fu approvata all’unanimità. Dai verbali non emerge alcun caso di “opposizione” all’iniziativa.
È risaputo però che in paese emerse qualche voce di dissenso, subito superata visto anche il parere favorevole
espresso dal parroco.
All’interno del direttivo si decise addirittura di mettere a disposizione del denaro per l’acquisto delle vettovaglie. Il presidente Isidoro Trentin propose l’assegnazione
di cinquemila lire, l’equivalente di una settimana di lavoro di un operaio.
Agosto 1959: campeggio a Monterovere
I progetti e l’impegno sociale
I
l circolo Acli si è sempre impegnato nella tutela
del territorio, interessandosi anche ai possibili
interventi per migliorare la vita del sobborgo,
anche da un punto di vista pratico. Nei primi anni
di vita si fecero numerose assemblee per individuare le esigenze della popolazione e le priorità,
così come risulta dalla documentazione.
Il 23 aprile 1958, presso la sala della scuola
elementare, il circolo organizzò un incontro aperto
al pubblico, presente l’allora assessore comunale
ai sobborghi Guido Agostini. All’ordine del giorno
vari argomenti:
- ricerca di spazi per una casa sociale per incontri e attività varie della popolazione
- acquisizione di un terreno per la costruzione di
una seconda casa comunale
- canalizzazione della fognatura e parziale copertura del Rio Salé
- asfaltatura della piazza e delle adiacenze della
chiesa e della scuola
- trasformazione di parte del bosco ceduo in
prato e pascolo.
Nel marzo del 1962, sempre con buon riscontro di partecipazione, un dirigente del comune intervenne sul tema delle politiche occupazionali per
i giovani, nel gennaio del 1963 il geometra Trettel
sul Piano Regolatore per la città e i sobborghi, ne-
gli anni successivi altri qualificati relatori sugli argomenti di volta in volta più interessanti: il sindacato, la formazione professionale, le normative in
materia di pensioni e previdenza.
Le conferenze, allora chiamate incontri sociali,
sono rimaste punto fermo nell’ attività del circolo
fino ai nostri giorni.
1 maggio 1975:
Santa Messa con don
Valntino Loner
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Breve storia del Circolo Acli di Povo
Troviamo così un numero rilevante di
proposte. Soprattutto nei primi anni 80 il
circolo beneficiò della stretta collaborazione del dottor Mauro Bertoluzza che
intervenne a più riprese sui temi dell’
educazione sanitaria, dell’ alimentazione
nello sport, dell’ uso e abuso dei farmaci, delle sofisticazioni alimentari.
Non mancarono mai, in prossimità
degli appuntamenti elettorali, i confronti
con i rappresentanti di partito e serate
d’informazione su problemi di immediata gravità: danni tossici della nube di
Cernobil, diffusione dell’ Aids e delle
droghe.
Nel 1986, in collaborazione con l’Arci, si organizzò pure un cineforum sui temi della pace, della natura, dell’ ambiente, del rapporto fra generazioni. Nello stesso anno venne restaurato il capitello in via Brenz, dedicato all’ amico
Bepi Camin, prematuramente scomparso, membro della direzione e per un decennio responsabile della baita in val dei
Mocheni.
Ma l’impegno sociale si concretizzò
anche in altre iniziative: l’organizzazione
di un corso per il conseguimento delle
patenti di guida (1963), la preparazione
delle giornate per l’assistenza sociale
(ogni anno in autunno), la festa del socio, la festa del 1 maggio, le giornate
ecologiche, il carnevale presso la casa di
riposo (1974e1975), il taglio e trasporto
gratuito della legna da ardere a famiglie
in difficoltà (anni dal 1973 al 1981),
l’appoggio economico e morale ad iniziative provinciali di solidarietà: in Eritrea, in Kossovo e in Somalia.
Interesse per il territorio, ma soprattutto tutela dei diritti delle persone. Questi i campi di intervento delle Acli, di oggi e di allora. In quegli anni anche a Povo vennero garantiti i servizi Acli Terra e
patronato, affidati rispettivamente ad Isidoro Trentin e a Ruggero Giacomoni.
Entrambi prestavano la loro opera gratuitamente: un lavoro svolto con dedizione anche di domenica.
Il servizio Acli Terra era ed è rivolto al
mondo contadino. Gli agricoltori avevano modo di ottenere informazioni circa
le richieste di contributi provinciali: finanziamenti per l’acquisto di macchinari
e per il rinnovo degli impianti (frutteti o
vigneti).
Più variegata era l’attività di patronato. All’addetto sociale ci si rivolgeva per
la verifica della situazione contributiva,
per gli infortuni sul lavoro, per la compilazione dei moduli di disoccupazione e
di pensione. Ancora oggi qualcuno si
presenta agli sportelli delle Acli con i libretti assicurativi rilasciati negli anni 50,
proprio su richiesta dell’incaricato di Povo. Ed è proprio il recapito settimanale il
servizio tuttora più conosciuto ed apprezzato del nostro circolo curato con
dedizione e competenza, ormai da trent’anni, dall’ amico Bruno Pedrini.
Settembre 1986: capitello di via Brenz:
prima e dopo il restauro
Il bar o servizio mescita
U
na caratteristica dei circoli Acli, ancora molto diffusa, è la gestione di un bar o servizio
mescita a favore dei soci per garantire loro
la possibilità di un luogo ideale dove ritrovarsi e
socializzare. Anche il nostro circolo ha una storia a
riguardo. Era l’ottobre del 1964 quando la direzione di allora, avvertita questa esigenza, cercò una
soluzione in loco.
E così, grazie alla disponibilità del titolare, all’
appoggio del cappellano don Ettore, alla tenacia
del direttivo, solo un mese dopo si trovò l’accordo
per la gestione del bar Pecoretti, situato nella piazza principale del paese. L’otto dicembre dello stesso anno, alla presenza di numerose autorità, si ten-
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ne la solenne inaugurazione.
La gestione Acli prosegui fino alla fine del
1968, poi subentrò la famiglia di Giuseppe Lunelli, allora presidente del circolo. Nel 1979 si ripresentò un’opportunità simile (gestione del bar “Zano”) che venne colta al volo e proseguita per un
quadriennio.
Da evidenziare che questi ambienti offrivano
anche la possibilità di una sede fissa per le riunioni della direzione altrimenti costretta a sistemazioni di fortuna. Solo nel 1983, infatti, per interessamento del consiglio circoscrizionale di allora, al
nostro circolo venne affidata una sede definitiva in
piazza Manci.
Breve storia del Circolo Acli di Povo
La presenza femminile
P
iù volte nei verbali dei primi anni ‘60 viene
evidenziato l’impegno della sezione femminile, solerte nell’ organizzare corsi di taglio e
cucito, di economia domestica, di medicina famigliare e nell’ allestimento del vaso della fortuna in
occasione delle feste di paese.
Continuerà negli anni l’apporto fondamentale
delle donne acliste allo svolgimento delle attività:
sarebbe impensabile dover rinunciare al loro prezioso contributo.
Marzo 1959:
partecipanti al corso
di taglio e cucito
Il rapporto con la parrocchia
F
edeltà al lavoro, alla democrazia (intesa come partecipazione attiva del cittadino alla vita sociale e politica), alla Chiesa. Quest’ ultima, per il circolo, si può tradurre soprattutto nella
qualità del rapporto con la parrocchia.
E qui si possono distinguere tre periodi. Il primo, dal 1953 al 1970, con don Mario Moschen, di
fattiva collaborazione e reciproca stima, tolto qualche episodio di attrito. L’assistente ecclesiastico
partecipava alle riunioni di direzione e la sua parola risultava spesso decisiva.
Poi, in quel periodo, i congressi di Torino e di
Vallombrosa, segnarono per tutto il movimento
una presa di posizione impegnativa ma necessaria: scelta di anticapitalismo ed indipendenza partitica delle Acli.
Ne consegui, anche a livello locale, una sorta
di spaccatura con il passato, l’abbandono di tanti
aclisti (solo due rimasero in direzione), un diverso
rapporto con l’istituzione ecclesiastica.
L’attività per un biennio (1970-1972) si ridusse
al minimo; pian piano però il circolo riprese quota
e si ripopolò di nuove leve, alcune delle quali ancora attive.
L’ingresso del nuovo parroco, don Remo Noriller, pastore benemerito e zelante, ma poco incline
al mondo dell’ associazionismo, non aiutò la ripresa di una collaborazione fattiva. Si prosegui in un
clima di reciproco disagio fino al 1986, quando a
Povo arrivò don Renzo Zeni, figlio e fratello di artigiani, sacerdote con profonda apertura verso i lavoratori e le loro istanze. Iniziò così un intenso periodo di collaborazione che si concretizzò, oltre all’
attività ordinaria, in una serie di percorsi di approfondimento sulle tematiche del lavoro, del Vangelo, delle encicliche.
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Feste d'estate in Valcava e a Montesover
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Breve storia del Circolo Acli di Povo
Le “baite”
M
ancava, però, qualcosa che potesse rafforzare il legame con tutta la popolazione.
Partendo da questa esigenza, nel 1972, la
direzione intuì l’importanza di gestire una casa in
montagna per le vacanze estive delle famiglie e le
attività ricreative del circolo.
Si concluse a tempo record l’accordo con i proprietari di una baita in val dei Mocheni: in tre mesi fu ristrutturata ed inaugurata. Così in molti, per
un decennio, poterono usufruire a prezzo sociale,
di una struttura ospitale in un’ ambiente di impareggiabile bellezza.
Poi, come spesso succede, il contratto decennale non venne prolungato e si ricominciò l’espe-
rienza a Montesover. Anche in questo caso, disponibilità decennale, tanto lavoro di sistemazione
ma ambiente naturale egualmente affascinante.
Infine, per conto dell’ Azienda Forestale, la gestione della casetta al passo Cimirlo, struttura decisamente diversa dalle precedenti, ma sempre rispondente alle esigenze ricreative e sociali dell’ associazione, delle famiglie, del sobborgo.
Queste strutture, da trent’anni, permettono lo
svolgimento di una funzione sociale, quella ricreativa, molto importante, il mantenimento di un legame genuino con la popolazione, la sopravvivenza economica del circolo, lo svolgimento delle
feste d’estate, punto fermo nell’ attività del circolo.
Giugno 1998:
inaugurazione casetta
al passo Cimirlo
Il 50°
D
omenica 19 gennaio il circolo ha festeggiato il cinquantesimo anniversario della sua
nascita.
La giornata è iniziata con la partecipazione alla S.Messa delle 10, durante la quale il parroco
don Cornelio Carlin ha avuto parole di apprezzamento per l’attività del circolo e di auspicio per un
futuro che possa essere ugualmente intenso e significativo.
Al termine i soci, gli amici, i simpatizzanti, si sono riuniti presso il centro civico per l’incontro con
le autorità, al quale sono intervenuti il presidente
provinciale delle Acli, Fabio Casagrande, il vicepresidente, Sergio Bragagna, il presidente della
circoscrizione, ing. Nicola Alessandrini, il vicepresidente della Cassa Rurale di Trento e tanti rap-
presentanti delle associazioni del sobborgo, segno
di una collaborazione con tutto il mondo associativo da parte del circolo.
Il presidente, Gabriele Bertotti, ha riassunto
questi primi cinquant’anni di storia, soffermandosi soprattutto sulla situazione attuale del circolo,
ancora attivo e impegnato su più fronti, sia con attività proprie che in collaborazione, ma bisognoso
di nuove forze ed energie.
Poi si è svolta la premiazione di tutti gli ex-presidenti del circolo e degli addetti sociali con la consegna di una targa ricordo.
La giornata è proseguita con un pranzo offerto
agli intervenuti e un pomeriggio di festa e musica
in compagnia; il tutto è stato coronato da una mostra fotografica sulla storia del circolo.
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Gennaio 2003:
festeggiamenti per il 50°: incontro dei soci
con le autorità,
rinfresco offerto ai partecipanti e
sala allestita per il pranzo
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Inserto 50° Acli Tuttapovo aprile 2003