il parco
regionale della vena
del gesso romagnola
premessa
Il Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola tutela e promuove un’area di grande
valore, che spicca tra le eccellenze dell’Appennino settentrionale e, in generale, delle
montagne italiane, come raro esempio di catena montuosa costituita esclusivamente di
cristalli di gesso selenitico.
L’area protetta si estende dalla vallata del Fiume Lamone a quella del Torrente Sillaro
e interessa il territorio di sei comuni: Brisighella (1.824 ettari); Borgo Tossignano (1.526
ettari); Casalfiumanese (255 ettari); Casola Valsenio (981 ettari); Fontanelice (440 ettari);
Riolo Terme (1.001 ettari). Attraversa due province, Bologna (2.257 ettari) e Ravenna
(3.806 ettari).
Bologna
Indice:
Geologia.............................................................. pag.2
Carsismo............................................................. pag.2
Flora e vegetazione............................................. pag.3
Imola
Ravenna
Forlì
Parco regionale
della Vena del Gesso
Cesena
Romagnola
Rimini
Fauna.................................................................. pag.4
La storia.............................................................. pag.5
I Geositi nel Parco regionale
della Vena del Gesso Romagnola....................... pag.6
Siti e luoghi di interesse..................................... pag.8
Il patrimonio naturalistico: alcune specificità.... pag.10
Il Centro Visite Rifugio Ca’ Carné....................... pag.12
Il Centro Visite Palazzo Baronale....................... pag.12
Natural Park Vena del Gesso Romagnola.......... pag.13
Le foto della pubblicazione sono di:
Christian Asirelli, Massimiliano Costa,
Ivano Fabbri, GST, Teresa Inghilesi, Piero Lucci,
Fiorenzo Rossetti, Davide Pansecchi
Abisso Tre Anelli (Foto Piero Lucci)
Geologia
La Vena del Gesso romagnola è uno straordinario bastione roccioso costituito in
prevalenza da una roccia “monomineralica”, il gesso (solfato di calcio) della Formazione
Gessoso-solfifera, formatosi in seguito all’evaporazione delle acque marine e alla
precipitazione di sali minerali, innescatasi circa 6 milioni di anni fa a causa dell’isolamento
del Mediterraneo dall’Atlantico (“Crisi di Salinità” messiniana), avvenuto in ripetute fasi,
a formare una successione di grossi banchi (da 13 a 16), di spessore variabile da 2 a 30
metri. I cristalli di gesso sono fittamente addossati a formare una roccia macrocristallina
chiamata selenite (dal greco selene = luna) per gli argentei riflessi “lunari”. A monte
della dorsale gessosa affiorano le rocce più antiche della Formazione Marnoso-arenacea
(sabbie cementate e argille calcaree), il substrato su cui poggia la Vena del Gesso; a valle
i gessi sono ricoperti dalle più recenti Argille Azzurre del Plio-Pleistocene, modellate dal
tipico fenomeno dei calanchi.
Carsismo
Il gesso è un minerale solubile e l’acqua che penetra nella roccia determina la presenza
di importanti fenomeni carsici e di un vastissimo sistema di grotte, oltre 220, per uno
sviluppo complessivo di più di 40 km. Le numerose doline e valli cieche, che terminano
in inghiottitoi in cui l’acqua penetra nel sottosuolo, sono veri e propri “ingressi” da cui
originano i numerosi torrenti sotterranei che attraversano la Vena del Gesso in profondità.
Le risorgenti attraverso cui le acque ritornano in superficie originano spettacolari forre,
gole strette e tortuose scavate nel gesso.
Questo imponente sistema fa della Vena una delle maggiori zone carsiche gessose
d’Europa. Le grotte più note sono la Tanaccia di Brisighella
e la grotta di Re Tiberio in comune di Riolo Terme
Flora e vegetazione
Il paesaggio vegetale è caldo e arido nei versanti a sud, dove sulle rocce vegetano piante
rade e specializzate, tra cui la rarissima felcetta persiana (Cheilanthes persica) che ha qui
l’unica stazione italiana ed altre piante in grado di sopravvivere al clima torrido, come varie
specie di borraccina (Sedum sp.pl.) e le specie della gariga e della macchia mediterranea,
tra cui elicriso, eliantemo, leccio, terebinto, alaterno.
Nel versante nord il clima è fresco e umido, con boschi di carpino nero e orniello,
talvolta sostituiti da castagneti; nelle forre incassate il bosco è costituito anche da tigli,
normalmente presenti allo stato selvatico oltre gli 800 metri s.l.m. e vi si trovano altre
specie montane, come bucaneve, acetosella e un bell’arbusto che si chiama borsolo per
via dei frutti a forma di sacchettino; presso le grotte si trova la bella felce lingua cervina.
La Vena del Gesso è un’area importante per le felci, qui presenti con 19 specie e per le
orchidee, presenti con 30 specie, tra cui le rare barbone adriatico e seràpide maggiore.
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Giglio rosso (Foto Massimiliano Costa)
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Ferro di cavallo maggiore (Foto Ivano Fabbri)
FAUNA
Tra i mammiferi sono da citare innanzitutto i pipistrelli, con importanti colonie (ferro di
cavallo maggiore ed euriale, vespertilio maggiore e di Monticelli, miniottero) per un totale
di ben 19 specie. Altri mammiferi interessanti sono il lupo, il gatto selvatico e l’istrice. Gli
uccelli presentano molte specie di rapaci diurni e notturni nidificanti, tra cui pecchiaiolo,
albanella minore, falco pellegrino e gufo reale. La specie di rettili più interessante è
il colubro di Riccioli, serpente mediterraneo che vive sulle rupi assolate. Tra gli anfibi
spiccano geotritone italico (anfibio delle grotte), salamandra pezzata (specie montana che
nelle forre della Vena si trova a 50 m s.l.m.) e il rarissimo ed endemico ululone dal ventre
giallo appenninico.
Tra gli invertebrati di maggiore interesse sono le specie legate alle grotte (come la
strana cavalletta Dolichopoda laetitiae e il diafano gamberetto Nyphargus), agli ambienti
mediterranei (come le belle farfalle azzurre Iolana iolas e Maculinea arion) o alle forre
fresche e umide (come l’appariscente Euplagia quadripunctaria e alcuni coleotteri montani
del genere Nebria).
LA STORIA
Le prime notizie circa la presenza umana sulla Vena del Gesso risalgono all’età
protostorica (secondo periodo della Preistoria) dove la frequentazione si è concentrata
nelle cavità naturali presenti (grotta di Re Tiberio, grotta dei Banditi, Tanaccia).
La frequentazione delle grotte ha avuto inizialmente un uso di tipo sepolcrale; a partire dal
VI secolo a.C. la grotta di Re Tiberio fu utilizzata anche per culti religiosi legati alle acque.
La Vena del Gesso in età romana divenne un importante sito di sfruttamento del lapis
specularis, gesso secondario particolarmente puro e trasparente che veniva estratto da
profonde miniere e sfaldato in scaglie per farne vetro da finestre.
La frequentazione è poi proseguita durante il Medioevo e il Rinascimento, con lo sviluppo
dei due centri di Tossignano e Brisighella e l’utilizzo delle cime della Vena del Gesso per la
costruzione di numerosi castelli e, successivamente, lo sfruttamento della Vena del Gesso
come area estrattiva per materiale da costruzione, il gesso cotto e macinato per farne
legante da utilizzare in edilizia. Questo uso del gesso si è poi sviluppato tra Ottocento e
Novecento, fino a diventare un fenomeno industriale a partire dal secondo dopoguerra.
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La Rocca di Brisighella (Foto Piero Lucci)
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I Gessi di Monte Penzola (Foto Massimiliano Costa)
I geositi nel parco regionale
della vena del gesso
romagnola
Cosa sono i geositi?
Si definiscono geositi (ovvero “luoghi della geologia”) quegli oggetti geologici che presentano caratteri di rarità e unicità. Sono ben visibili e ben conservati, formano paesaggi spettacolari e restituiscono informazioni fondamentali per la conoscenza della Terra.
L’insieme dei geositi di un dato territorio costituisce il suo Patrimonio Geologico ed esprime la geodiversità di quel territorio.
La Regione Emilia-Romagna
Il progetto di censimento e schedatura del patrimonio geologico regionale
è un progetto di grande respiro che intende rilevare la consistenza e lo
stato del patrimonio geologico regionale al fine di identificare i luoghi che
conservano testimonianze geologiche particolarmente significative, per le
quali appare importante definire una mirata tutela e favorire il più possibile
valorizzazione e fruizione. In termini di tutela l’Emilia-Romagna è la prima
Regione in Italia ad avere approvato una legge dedicata alla tutela della
geodiversità per la cui applicazione è necessario disporre di un censimento
dettagliato e continuamente aggiornato
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I geositi del proposto GEOPARCO DELL’APPENNINO che ricadono nel territorio dell’Ente
di Gestione per i Parchi e la Biodiversità-Romagna sono 11:
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Cascata di Moraduccio
47
Fronte della falda Liguride del Sillaro da Gesso
48
Backthrust di Monte Penzola
49
Riva dei Cavalli
50
Sezione ex cava Paradisa
51
Punto panoramico di Tossignano
53
Cava di Monticino
54
Le Sabbie gialle di Imola del Monte Castellaccio
55
Vulcani di fango di Bergullo e La Serra
56
Formazione delle Argille azzurre plio-pleistoceniche
57
Le sezioni di M. del Casino e M.Tondo
Ben 8 ricadono all’interno del Parco della Vena del Gesso o nelle sue immediate vicinanze e la loro ubicazione è illustrata dalla cartografia semplificata.
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SITI E LUOGHI DI INTERESSE:
grotte
La Tanaccia
Visitando la Tanaccia si entra nel Parco della Vena del Gesso nel vero senso della parola,
esplorando la grotta con la visita speleologica guidata che è possibile prenotare presso il
centro visite Ca’ Carné.
Le visite sono organizzate a partire dal centro stesso o presso il capanno Speleologico
posto lungo il sentiero che porta all’ingresso della grotta; per informazioni, giornate ed
orari, prenotazioni, rivolgersi al centro visite Ca’ Carné, telefono 0546.80628; cellulare
339.2407028.
Uscendo dal Carné ci si dirige verso Brisighella e, dopo circa 1 chilometro, si incontra
sulla sinistra il parcheggio ben segnalato da cui parte il sentiero con cui si raggiungono il
capanno Speleologico e l’ingresso della grotta Tanaccia.
La facile escursione speleologica dura circa un’ora e mezza e attraversa la suggestiva
Sala delle Sabbie, ricca di pendenti di gesso, il grande Salone di Crollo, la Sala del Laghetto e la Sala Piatta, prodotta in seguito allo scollamento di due grandi banchi gessosi.
A fronte della Tanaccia si trova l’ex-cava Marana, la cui suggestiva galleria ovest può
essere visitata a margine dell’escursione speleologica alla Tanaccia, scoprendo alcuni
attrezzi utilizzati per l’attività estrattiva ed il fascino di un lago sotterraneo dalle acque
immobili e limpidissime.
La Grotta di Re Tiberio
Di recente riapertura la Grotta del Re Tiberio è la parte terminale di un vasto sistema di
cavità naturali che ha uno sviluppo complessivo di oltre 6 km e un dislivello di 223 metri.
Queste grotte drenano le acque dell’aera di Monte Tondo. Nell’antichità la grotta rappresentò uno dei luoghi di culto naturali più importanti della regione. Ne sono testimonianza
i bronzetti votivi e le centinaia di vasetti miniaturistici deposti in prossimità delle vaschette
di raccolta delle acque di stillicidio.
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Dagli ultimi scavi archeologici, da cui è emersa la stratigrafia completa dei depositi archeologici dalla preistoria all’età moderna, si è accertato che la grotta fu utilizzata inizialmente come luogo di sepoltura, tra l’età del rame e gli inizi del Bronzo Antico (III – inizio
II millennio a. C) e, successivamente, a scopo cultuale dalla metà del I millennio a. C. fino
all’età romana imperiale. Ora la Grotta di Re Tiberio è visitabile nel primo tratto con un
percorso guidato di circa 90 minuti, aperto a tutti.
La leggenda
L’ imperatore Romano Tiberio, per evitare l’avverarsi della profezia
di morte dovuta ad un fulmine, si nascose per molto tempo nella
grotta omonima. Stanco, però, del lungo isolamento, in un giorno
completamente sereno, con il cielo libero da nubi e su suggerimento
del suo servitore, decise di uscire all’aperto. Ma in un attimo apparve
una nube all’orizzonte, che oscurò il cielo e un fulmine si scagliò
sull’imperatore, uccidendolo.
La Grotta della Lucerna
La Grotta della Lucerna, situata sulla base della parete sud dell’ammasso gessoso di
Monte Mauro a quota 357 m. s.l.m., è stata scoperta casualmente nel 2000 dallo Speleo
GAM di Mezzano (RA). I lavori di scavo e di svuotamento della cavità hanno portato alla
luce degli aspetti di straordinaria importanza storica e archeologica. La grotta, infatti, si
è scoperto essere, in realtà, una galleria di cava romana di lapis specularis, il gesso secondario che i romani utilizzavano per la costruzione delle vetrate per le finestre. Sulle
pareti sono stati infatti scoperti i segni di scalpellature fitte e regolari, gradini scavati
nella roccia, alloggiamenti per il materiale estratto, fori in parete entro i quali infilare pioli
e travature ed un anello scolpito nella roccia che serviva per ospitare la fune necessaria
per issare carichi. Inoltre, sono stati rinvenuti molti materiali databili tra I e il V secolo
d. C., tra cui numerose lucerne e una moneta dell’imperatore Antonio Pio (138-161 d.C.).
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IL PATRIMONIO NATURALISTICO:
ALCUNE SPECIFICITÄ
Riva di San Biagio
La Riva di San Biagio è il baluardo gessoso più lungo: si sviluppa ininterrotta per oltre 5
Km, da Borgo Rivola a Tossignano.
Per apprezzare lo spettacolo delle imponenti bancate di gesso che si ergono dalle colline
circostanti si consiglia di percorrere la panoramica Strada della Lavanda, che collega la
valle del Senio, poco prima di Casola Valsenio, con la valle del Santerno presso Fontanelice.
Monte Mauro
Con i suoi 515 metri la vetta di Monte Mauro è la più elevata della Vena del Gesso romagnola ed il sito di maggiore interesse naturalistico e paesaggistico del Parco.
Le tre cime del monte sono incastonate in un vasto e selvaggio sistema di rupi e di doline,
fittamente ricoperte da vegetazione arbustiva e arborea; la maestosa rupe meridionale
presenta spettacolari panorami e interessanti popolamenti vegetali rupicoli.
Un percorso ad anello di 11 Km (circa 6 ore di cammino) aggira il monte ed interessa
l’intero affioramento tra le valli dei Torrenti Sintria e del Senio, in un itinerario che è il più
completo e affascinante del Parco e permette di scoprirne tutti gli aspetti salienti.
Il Museo Geologico del Monticino
Questo interessante museo geologico all’aperto è stato realizzato all’interno di una cava
abbandonata, nei pressi di Brisighella, in corrispondenza del colle del Monticino, una
delle propaggini orientali del Parco della Vena del Gesso Romagnola.
Le attività di cava hanno portato alla luce un prezioso patrimonio geologico, paleontologico e naturalistico, tanto che il Museo e rappresenta un sito di riferimento della comunità
geologica internazionale per lo studio delle evaporiti messiniane, della geologia dell’Appennino romagnolo e della paleontologia.
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La parete di scavo della cava mostra chiaramente le bancate di gesso, messe in risalto
dalla brillantezza dei cristalli di selenite, formatesi a più riprese nella seconda parte del
Messiniano (Miocene superiore), tra 6 e 5,6 milioni di anni fa.
Il percorso di visita a questo particolare museo parte dal piccolo parcheggio posto ai piedi
del santuario della Madonna del Monticino, raggiungibile dalla provinciale n. 23 che sale
dal vicino paese di Brisighella in direzione di Riolo Terme.
Nel sito affiorano tutte le cinque formazioni rocciose che costituiscono l’impalcatura
dell’Appennino romagnolo: dalla più antica alla più recente è possibile osservare la Formazione Marnoso-arenacea, le Peliti eusiniche, la Gessoso-solfifera, la Formazione a
Colombacci e le Argille Azzurre. Molto interessante è anche la spettacolare discordanza
angolare visibile sul vecchio fronte di cava, con il diverso orientamento tra bancate di gesso e rocce argillose sovrastanti dovuto ad imponenti fenomeni tettonici.
Il ritrovamento di maggiore interesse, tuttavia, è rappresentato dalla scoperta dei fossili
di faune e flore marine e, soprattutto, continentali risalenti a circa 5 milioni e mezzo di
anni fa, ritrovati all’interno dei crepacci portati allo scoperto dagli scavi. Tra gli altri, sono
stati scoperti resti di coccodrilli, antilopi, rinoceronti, iene e scimmie.
Tutta l’area è percorsa da un sentiero didattico ad anello, attrezzato con una ventina di
pannelli esplicativi che accompagnano il visitatore alla scoperta della geologia e dei caratteri naturalistici non solo dell’ex-cava, ma anche della Vena del Gesso e delle colline
circostanti. Sempre accessibile, è percorribile in circa 1 ora; in caso di pioggia può essere
fangoso.
Naturalmente, qui come altrove è severamente vietato raccogliere minerali, rocce e fossili!
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Il Centro Visite Rifugio Ca’ Carné
Il centro visite Rifugio Ca’ Carné si estende su circa 43 ettari nel comune di Brisighella.
Offre numerosi servizi e attrattive per il visitatore: punto informazioni del Parco; museo
della fauna della Vena del Gesso; rifugio (telefono 0546.81468), con ristorante, bar e con
alcune stanze da letto (due camerate comuni e due stanze più piccole per famiglie, per
complessivi circa 30 posti letto); aree pic-nic; capanna Scout (edificio di appoggio per i
campi estivi degli Scout o per gruppi organizzati); punto fuoco.
Il centro visite Ca’ Carné è energeticamente autonomo ed è stato definito una “vetrina
delle fonti rinnovabili”.
L’area su cui si estende il territorio del centro è molto interessante: vi si trovano numerose cavità carsiche, per lo più abissi a sviluppo verticale (adeguatamente recintati) e particolari fenomeni superficiali, come le erosioni a candela che si trovano lungo il percorso
pedonale di accesso.
Il Centro Visite Palazzo Baronale
Il centro visite Palazzo Baronale si trova nel centro del paese di Tossignano, nucleo abitato
costruito direttamente sulla Vena del Gesso.
è allestito all’interno del Palazzo Baronale, edificio del XVI secolo con giardino in splendida posizione panoramica sulla Vena, da cui è possibile connettersi alla rete dei percorsi
del Parco.
Presso il centro si trova un’esposizione sugli aspetti geologici della Vena del Gesso; le
dotazioni del centro sono completate da un laboratorio didattico e da una biblioteca specializzata, entrambi dedicati alla geologia. Nella stessa piazza di Tossignano si affaccia
l’Ostello dei Gessi, posto a poche decine di metri dal centro visite, all’interno del cosiddetto Palazzo Pretoriale. è dotato di quattro camere con 4-8 posti letto, servizi igienici al
piano e sala comune, con angolo cucina e frigorifero. È aperto tutto l’anno, ma solo su
prenotazione.
Natural Park
Vena del Gesso Romagnola
Historic and natural landscape, typical products
and itineraries in the Northern Apennine
The valleys of the Santerno, Senio, Sintria and Lamone rivers, that cut through the Apennines in the
western part of Romagna are intersected by the Gypsum Vein, about ten kilometres before they reach
the plain.
The Vein consists of a ridge of calcium sulphate, variously crystallised and it is stratified in imposing
walls that outcrop for a length of about 25 kilometres with a width that never exceeds one kilometre,
passing through the territories of six municipalities.
This gypsum-sulphurous feature has influenced the formation of the surrounding landscape due
to its size and composition, the extraordinary variety in its morphology and the typifying flora and
fauna, producing a favourable influence on the local microclimate and also leaving its mark in history
and the life of man. It is a natural and historical asset that offers surprises and fascination for the
excursionists who walk the paths of the park.
Starting with the paths that cross the spurs where you can enjoy the greenery and shade of the
northern slope or the arid brilliance of the cliffs on the southern side that reflect the moon light and
thus were called “moonstones”. Continuing along the paths that wind along the ridge that after every
turn or ridge offer suggestive views of the crystallised gypsum; swallow holes, springs and caverns
with traces of ancient human presence and deep caves, botanical rarities or the rapid flight of a wild
bird.
Man has also left traces of his work and life in the form of dwellings, the remains of religious and
military settlements and ancient gypsum quarries. But the most exciting trip is along the top of the
ridge, a route that provides a feast for the eyes and enthrals you with the extraordinary wealth of the
Gypsum Vein and the landscape that opens up towards the mountains and down to the plain.
On one side the bluish-green ridges follow one after the other towards into the distance until they
fade into the horizon, on the other side, beyond the arid low-lying network of badlands, a brilliant
white plain dotted with houses, villages and cities extends to the sea.
THE NATURAL HERITAGE
The outcrop of Miocene gypsum that extends in a series of spectacular cliffs, like the Riva di San
Biagio and Monte Mauro, consists of a soluble mineral and contains extensive Karst-formations
with a vast labyrinth of caves, dolinas, sinkholes and springs. The landscape is hot and arid on the
southern slopes where sparse specially adapted plants grow such as the stonecrops or the rare
Cheilanthes persica fern which, in Italy, grows only here. Where there is a little soil you can find brush
of curry plant, white rock-rose or clumps of downy oak with holm oak, terebinth, buckthorn. On the
slopes facing the north the climate is cool and damp, with woods of hop hornbeam with common lime
and bladdernut on the bottom of dolinas.
There are many species of raptors, among whom the rare eagle owl, peregrine falcon, honey buzzard
and huge colonies of bats, with 19 species.
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PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
Centri Visita
Centro Visite Ca’ Carné
Via Rontana, 42 a Brisighella, traversa a sud della strada provinciale Limisano-Monticino
che collega Brisighella e Riolo Terme; tel. 0546.80628; cell. 339.2407028
Centro Visite “Palazzo Baronale”,
Piazza Andrea Costa, 9 a Tossignano, Borgo Tossignano (BO); tel./fax 0542.628143;
c/o Ecosistema s.c.r.l. Imola (BO), [email protected]
ristoro e Alloggio
Pasti e pernottamenti:
Rifugio Ca’ Carnè, via Rontana 42 a Brisighella, tel. 0546.81468
Pernottamenti:
Ostello dei Gessi, piazza Andrea Costa, 13 a Tossignano; per prenotazioni 0542.30558
Escursioni
Associazione Culturale PANGEA - Faenza; cellulare 338.4710140;
www.pangea-faenza.it.
Ecosistema s.c.r.l. – Imola; tel. 0542.628143, cell. 334.7041312,
[email protected]
Le Guide del Parco
http://parchiromagna.it/parco.vena.gesso.romagnola/indotto.php?id_servizi_ap=761
Parco regionale della Vena del gesso Romagnola
Con il contributo del Programma PSR - GAL Appennino Bolognese
UNIONE EUROPEA
Fondo Europeo Agricolo
per lo Sviluppo Rurale:
l’Europa investe nelle zone rurali
grafica: akkebakke
www.parchiromagna.it
www.parcovenadelgesso.it
https://www.facebook.com/parco.delgesso
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