Estratto distribuito da Biblet Franco Bruno Vitolo bi ti la Estratto della pubblicazione a per tiv l a scuola media collana di nar ra rin cioccolato ad Auschwitz Estratto distribuito da Biblet A Settimia e a tutti gli amici del viaggio, con l’affetto della memoria e il sorriso della speranza Estratto della pubblicazione Estratto distribuito da Biblet Estratto della pubblicazione Franco Bruno Vitolo cioccolato ad Auschwitz rin i b la Estratto della pubblicazione a per tiv l a scuola media collana di nar ra ti Estratto distribuito da Biblet Copyright © 2004 Esselibri S.p.A. Via F. Russo 33/D 80123 Napoli Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale e con qualsiasi mezzo senza l’autorizzazione scritta dell’editore. Per citazioni e illustrazioni di competenza altrui, riprodotte in questo libro, l’editore è a disposizione degli aventi diritto. L’editore provvederà, altresì, alle opportune correzioni nel caso di errori e/o omissioni a seguito della segnalazione degli interessati. Prima edizione: marzo 2004 S277 - Cioccolato ad Auschwitz ISBN 88-244-86886 Ristampe 8 7 6 5 4 3 2 1 2004 2005 2006 2007 Questo volume è stato stampato presso «Officina Grafica Iride» Via Prov.le Arzano-Casandrino, VII traversa, 24 - 80022 Arzano (NA) Un ringraziamento particolare va dall’Autore ad Anna Somma, Elvira Di Mauro, Alessandro Di Lorenzo e Umberto Lacatena per la stimolante collaborazione. ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ Copertina: Gianfranco De Angelis ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ Impaginazione: Raffaella Molino Estratto della pubblicazione introduzione Estratto della pubblicazione Estratto distribuito da Biblet Estratto della pubblicazione Estratto distribuito da Biblet IL LAGER, UNA DONNA, UN LIBRO All’alba del 16 ottobre 1943 le truppe naziste di occupazione circondarono il ghetto ebraico di Roma, rastrellarono le case e ordinarono agli abitanti di preparare in fretta, al massimo in una ventina di minuti, le valigie, perché dovevano essere trasferiti in un campo di lavoro. Portarono via 1.022 persone,disperate per lo sradicamento dalle loro abitazioni, ma ignare che la destinazione finale per quasi tutti loro sarebbe stata la camera a gas o la morte nel lager: infatti, allora, dell’Olocausto, dello sterminio programmato degli ebrei non si aveva né notizia né sospetto. I prigionieri, ammassati in vagoni merci, dopo un allucinante viaggio di sei giorni, furono portati al campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia. Moltissimi furono subito smistati nelle camere a gas, gli altri utilizzati per il lavoro forzato oppure per gli esperimenti scientifici sulle cavie umane. E continuarono a morire. Tornarono a Roma solo in 15: quattordici uomini e una donna, Settimia Spizzichino. Dopo un reinserimento difficilissimo, a causa della situazione rovinosa del dopoguerra e della personale devastazione fisica e morale, ripresero lentamente la loro vita quotidiana. A Roma, come in tante altre parti dell’Italia e del mondo, molti dei reduci dai campi di concentramento cercarono di allontanare dalla mente e dai discorsi le mostruosità conosciute durante la deportazione. Altri, invece, si resero conto che occorreva raccontare, parlare, denunciare, per non dimenticare, perché quello che era accaduto servisse da lezione e il mondo non ricadesse più in orrori del genere. Tra questi, Settimia Spizzichino. All’inizio la sua voce, come quella degli altri testimoni più combattivi, fu soffocata dal fatto che la società di allora cercava disperatamente di dimenticare tanti orrori, i cinquanta milioni di morti della Seconda Guerra Mondiale, i sei milioni di Ebrei vittime della Shoà, lo sterminio programmato. Poi, nell’ultimo ventennio del XX secolo, a mano a mano che il mondo si riapriva alla memoria, Settimia, pur essendo ormai non più giova7 cioccolato ad Auschwitz nissima, giorno dopo giorno, anno dopo anno, intensificò la sua azione di testimonianza, unendosi a tanti altri reduci, che diventarono per tutti “la voce della Shoà”. Settimia, con l’aiuto dell’amica giornalista Isa Di Nepi Olper, aveva anche messo per iscritto le sue memorie: cinquanta pagine circa, cariche di esperienze drammatiche e dolorosissime, raccontate senza retorica, con la semplicità e l’incisività che hanno sempre caratterizzato le sue parole. Per molto tempo cercò un editore, ma invano. Lo trovò nel 1995, quando, anche grazie alla mediazione di alcuni amici, la famiglia Benincasa e Anna Faiella, entrò in contatto con l’ambiente di Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno. Nel corso di tre intensissime e indimenticabili giornate, inserite nella serie “Radici in piazza – la storia raccontata dai protagonisti”, incontrò circa millecinquecento studenti e moltissime altre persone. Tale fu l’incidenza della sua testimonianza che il Comune di Cava, nella persona del Sindaco di allora, Raffaele Fiorillo, decise di pubblicare le sue memorie: strumento utilissimo, a lei per la sua lotta di civiltà, alla società per non disperdere una memoria così viva e diretta. Curato, da due funzionarie della Biblioteca Comunale, Teresa Avallone e Federica Clarizia, oltre che da chi scrive, corredato da un’appendice di documentazioni storiche e di testominianze relative agli incontri con le giovani generazioni, il volume fu pubblicato nel 1996 con il titolo Gli anni rubati. Da allora, riproposto in due edizioni e due ristampe, ha circolato in tutta Italia, accompagnando Settimia nel suo giro continuo di testimonianza, illuminandone poi la memoria, dopo la sua scomparsa. Il libro era offerto gratuitamente, ma chi voleva poteva dare un contributo libero, finalizzato a finanziare un viaggio ad Auschwitz con gli studenti di Cava. Era il sogno di Settimia, che voleva così mostrare la sua gratitudine alla città che l’aveva accolta con tanta dedizione e affetto da proclamarla, nel 1998, cittadina onoraria. La città in cui aveva trovato tanti amici e tanto calore da spingerla a trascorrervi molte delle sue giornate, ben oltre i canonici periodi di vacanza. Il viaggio è stato realizzato dal 4 all’8 novembre 1999. Con Settimia hanno visitato il lager quattordici studenti di Cava, alcuni amici di Salerno e di 8 Estratto distribuito da Biblet introduzione Napoli, un gruppo di una ventina di ebrei romani, tra cui un reduce e vari familiari di deportati. Vedere, quasi toccare la storia attraverso gli occhi di chi l’ha vissuta e subita: un’esperienza che, date le premesse, ha inciso profondamente nella formazione non solo degli studenti, ma anche di tutti gli accompagnatori adulti, compreso il sottoscritto. Questo libro è il diario “romanzato” di quel viaggio. Gli episodi narrati sono tutti realmente accaduti, a cominciare da quello che dà il nome all’opera: un ciuffo d’erba divorato per fame, assaporato come se fosse cioccolato. I nomi dei personaggi non sono mutati, ma, per esigenze letterarie, il taglio dato è tutto dalla parte dei ragazzi. Quindi la presenza degli altri adulti, Settimia a parte, rappresenta solo una importante, ma sfumata cornice. Le parole pronunciate dagli studenti sono vere oppure verosimili e spesso aggruppate “a raffica”, tipo coro greco, per dare il senso delle reazioni, emotivamente forti e a volte concettualmente complesse, di un giovane del terzo millennio a contatto con l’Olocausto. I quattro giorni di viaggio per questi ragazzi hanno pesato come un anno di crescita. Non a caso la parabola evidenziata nel corso della narrazione passa da un chiacchiericcio a volte anche vagamente superficiale ad una serie di osservazioni piene di partecipazione, commozione, spirito critico e riflessivo: dal vocio indistinto alla conquista del silenzio, quello interiore, che aiuta capire, capirsi, vivere meglio. Anche questa conquista è merito di Settimia. Lei se n’è andata pochi mesi dopo questo viaggio, che è stato, dopo circa quaranta ritorni al lager, l’ultimo in ordine di tempo. Per certi versi, il “suo” viaggio. Dedicare questo libro a lei è assolutamente naturale. Ed è naturale anche rivolgerle un pensiero affettuoso per come ha saputo esserci amica. E, soprattutto, cantarle un ringraziamento che va oltre oltre il tempo, per i suoi “anni regalati” alla difesa della dignità umana. Franco Bruno Vitolo 9 Estratto della pubblicazione Estratto distribuito da Biblet prologo Estratto distribuito da Biblet Estratto della pubblicazione Estratto distribuito da Biblet GLI ANNI RUBATI Te ne sei andata che già eri nella storia. “Vorrei iniziare l’esame con un percorso sulla storia dei diritti umani. Il documento di partenza è questo foglio del giornale cittadino, «Il Castello», in cui, come vedete, si trovano un articolo sul Kosovo, uno sull’intestazione della nostra Villa Comunale a Iqbal Masih, il bambino pakistano che si ribellò dalla schiavitù e fu ucciso, ed in alto, in apertura, il servizio, scritto proprio da me, sulla concessione della cittadinanza onoraria di Cava (1) a Settimia Spizzichino. È l’unica reduce dalla retata del 16 ottobre del 1943 dal ghetto ebraico. Fu portata ad Auschwitz e poi a Bergen Belsen, e poi…”. Chiara e lucente, come sempre, si snodava la voce di Daniela quella mattina del 3 luglio 2000, quando nell’aula della Commissione di esame mi fecero pervenire un biglietto: “Hanno telefonato dal Comune. Dicono che è morta Settimia Spizzichino. Puoi preparare il testo del manifesto?”. Un morso. “La prima dichiarazione ufficiale dei diritti dell’uomo risale alla fine del Settecento…”. Lontanissima la voce di Daniela. Lontanissimo, eppure necessario, l’esame. Te ne andavi tu: un’amica, prima che una voce della Shoah e della storia. (1) Cava de’ Tirreni, città di antica tradizione commerciale, turistica e storica, di oltre 50.000 abitanti, è situata sulla costa tirrenica, 7 Km a Nord di Salerno. Nel 1975, dopo una serie di stimolanti incontri con le scolaresche, l’Amministrazione Comunale, guidata dal Sindaco Raffaele Fiorillo, decise di pubblicare le memorie di Settimia Spizzichino, corredate da un’ampia appendice storica e documentaria, affidandone l’esecuzione alla cura di Teresa Avallone, Federica Clarizia e chi scrive. Il lavoro ha dato a Settimia un supporto essenziale per portare la sua testimonianza in giro per l’Italia. Del libro sono state fatte, in seguito, una riedizione e due ristampe. Estratto della pubblicazione Estratto distribuito da Biblet cioccolato ad Auschwitz Un’amica di tanti cavesi, rispettata, adottata e amata dalla tua seconda città, quella che ti ha pubblicato le memorie e ti ha regalato nuove energie per non far dimenticare al mondo il martirio dei lager. Gli anni rubati. Così avevi voluto intitolare il tuo libro di memoria. Anni rubati. Un furto epocale. Un orrendo rito sacrificale. Avevi vent’anni, quel 16 ottobre.Vennero nel ghetto all’alba. Armati di tutto: di mitra, fucili, autoblindo, camion, della tragica crudeltà di ogni guerra. Vi presero in mille e ventidue.Vi accumularono nel Piazzale del Portico d’Ottavia come pesci nelle reti. Disarmati di tutto. Armati solo di pentole, di valigie piene di poco, di un’angoscia ignara che non era ancora disperazione. Tanto oro avevate pagato in riscatto e nelle case vi sentivate tranquilli, come fragili molluschi nel guscio di ostrica. Vi accumularono come poveri pesci nelle reti. Tremanti, ma ancora stupiti e assorbiti di vita. Intanto, quelli che erano riusciti a scappare dalle reti respiravano e tremavano: lieti di non esserci anche loro, disperati di non essere con voi, con i loro. Vi portarono via in mille e ventidue. Tanti, troppi. Mille e ventidue di troppo. Tornaste in quindici. Tu, sopravvissuta per rabbia, per gridare. Il tuo grido. Con tanti dei tuoi fratelli ebrei hai costituito, e costituisci, l’esercito della memoria, che ha combattuto e vinto tante battaglie, che non ha ancora vinto la guerra. Troppi i razzismi ancora in giro. Lottare è cosa buona e giusta. Sei andata in cento città, hai visitato mille scuole, hai parlato a centomila studenti, un milione di volte a giovani e adulti hai ricordato di ricordare, porgendo le chiavi del tempo. Hai guidato centinaia di persone nei tuoi ritorni al lager. Ora, tra le mie mani, la seconda edizione de Gli anni rubati. È bella, sai. Con tante foto a colori.Ma non puoi saperlo. Parla anche della tua scomparsa. Ci sono le dichiarazioni dei grandi di Roma: il Rabbino Toaff (2), (2) Elio Toaff è stato Rabbino Capo della ligione ebraica. Il Rabbino Capo è il maeComunità Ebraica di Roma fino al 2001. stro spirituale e il rappresentante uffiIl Rabbino è il ministro del culto nella re- ciale di una comunità. 14 Estratto della pubblicazione Estratto distribuito da Biblet prologo il Sindaco Rutelli (3), Walter Veltroni (4), Fausto Coen. Ma parlano di te al passato. Sono passati già sei mesi e non lo sai. Eppure ci sei. È bella questa edizione. Si parla del viaggio. Il nostro viaggio. Il tuo viaggio. Quello che con i contributi ricevuti per il libro hai offerto a quattordici studenti. Ad Auschwitz, con i tuoi amici romani e i loro figli, a rivangare il lager delle storie loro e dei loro familiari. Ad Auschwitz, con Anna e Giovanni, i tuoi “Fratelli di Cava”, con Angela, Angelo, Paola, Elvira, Elena e Francesca. Ad Auschwitz, con quattordici ragazzi. Travolti. Quattro giorni, ma sono cresciuti di un’infinità di tempo. Dal rumore di ogni giorno al silenzio dell’anima. Dal porto caldo all’oceano. Pauroso e affascinante come tutti gli oceani. Ma i tuoi anni rubati hanno regalato a loro un pezzo di timone per navigare. Il Tuo Viaggio. Il Nostro Viaggio. Ricordarlo non è riviverlo, perché è vivo ogni giorno in me, in noi. Ricordarlo è ricordare, ricordare di ricordare. Ricordarti. (3) Francesco Rutelli era Sindaco di Roma all’epoca della pubblicazione del libro. (4) Walter Veltroni, all’epoca della pubblicazione dell’ultima edizione de Gli anni rubati (2001), era Segretario Nazionale del Partito dei Democratici di Sinistra. L’anno successivo venne eletto Sindaco di Roma. 15 Estratto della pubblicazione Estratto distribuito da Biblet prologo / esercizi PER capire 1) Chi era Settimia Spizzichino? 2) Chi è l’io narrante, che professione svolge, che rapporto aveva con Settimia? 3) Come e quando l’io narrante è venuto a sapere della morte di Settimia? 4) Che genere di libro è Gli anni rubati? 5) Quante ristampe o edizioni sono state fatte finora del libro di Settimia? Che differenza c’è tra l’ultima e le prime? 6) Che rapporto ha la città di Cava de’ Tirreni con Settimia? 7) Si accenna ad un viaggio importante. Dove è stato fatto? Con chi? Con quale scopo? Che effetto ha avuto? 8) Settimia è un personaggio di importanza nazionale e anche internazionale: perché? Da quali espressioni lo deduci? PER scavare 1) Cosa significa la frase iniziale “Te ne sei andata che già eri nella storia”? 2) Che differenza c’è tra l’espressione Gli anni rubati e quella “Anni rubati”, al rigo inferiore? 3) In che senso Settimia ha costituito, e costituisce, l’esercito della memoria? 4) Cosa significa il periodo “Sono passati già sei mesi, e non lo sai. Eppure ci sei”? 5) Perché furono portati via in “mille e ventidue di troppo”? 6) “Ricordarlo è ricordare, ricordare di ricordare. Ricordarti”. Spiega con parole tue questa espressione, che chiude il prologo. Perché, secondo te, il verbo “ricordare” viene usato cinque volte? PER scovare 1) Cos’è un ghetto ebraico? 2) Definisci in non più di cinque righe quel fenomeno storico comunemente chiamato Olocausto. 16 Estratto della pubblicazione Estratto distribuito da Biblet prologo / esercizi 3) Cos’è un lager? 4) Cos’è Auschwitz? Che ruolo ha avuto nella storia? 5) Chi è un Rabbino? Chi era il Rabbino Toaff? Che funzioni svolge un Rabbino Capo? 6) Cos’è la Dichiarazione dei diritti dell’uomo? A che proposito viene citata nel Prologo? PER creare 1) Il libro inizia con la comunicazione improvvisa della notizia che una persona cara non c’è più. Se è capitato anche a te, raccontalo. Altrimenti inventa un racconto breve (non più di quindici righe), che descriva una situazione del genere. 17 Estratto della pubblicazione Estratto distribuito da Biblet Estratto della pubblicazione Estratto distribuito da Biblet parte prima verso il lager Estratto della pubblicazione