Le grandezze fisiche: misurare la lunghezza (parte seconda) I distanziometri Realizzati negli anni ottanta con lo sviluppo dell’elettronica, hanno raggiunto una grande diffusione tra i tecnici che operano nell’ambito delle misure di distanze topografiche o edili, con prestazioni affidabili e prezzi contenuti. Un video: http://www.youtube.com/watch?v=SAM-1sI4DB8&feature=related IL DISTANZIOMETRO A ULTRASUONI (I) Se si battono le mani di fronte a una parete, distante almeno 17 metri, sentiamo due suoni: il battito e la sua eco, riflessa dalla parete. I suoni sono percepiti come distinti perché il ritardo dell’eco è dell’ordine di un decimo di secondo. Se invece si invia, con un distanziometro a ultrasuoni, un segnale contro la parete, è possibile, misurando il tempo Dt che intercorre tra la partenza e l’arrivo del suono, determinare la distanza d tra persona e parete, con la relazione d = v Dt/2. IL DISTANZIOMETRO A ULTRASUONI (II) Ovviamente il segnale deve viaggiare in linea retta ed essere sufficientemente intenso; non solo, l’onda sonora per essere riflessa nella stessa direzione deve avere una lunghezza d’onda di piccole dimensioni rispetto a quella dell’ostacolo evitando così il fenomeno della diffrazione. A esempio utilizzando ultrasuoni con frequenza f = 40 kHz, la lunghezza d’onda caratteristica l = v/f è all’incirca 0,85 centimetri. Generalmente un distanziometro con tale frequenza ha una sensibilità di 1 cm, mentre la portata va da 90 cm a 18 m. IL DISTANZIOMETRO A ULTRASUONI (III) L’utilizzo di un distanziometro a ultrasuoni, il cui funzionamento è analogo a quello dei sonar, ci porta a rivedere, in rapida rassegna, alcuni concetti già affrontati durante il biennio: le caratteristiche degli strumenti (sensibilità e portata) l’errore connesso alle misure i primi concetti statistici legati a misure ripetute il moto rettilineo uniforme alcuni fenomeni propri della natura ondulatoria del suono. IL DISTANZIOMETRO A IMPULSI LASER (I) Se si vuole migliorare la sensibilità e aumentare la portata bisogna impiegare un distanziometro a impulsi laser. L’elevata velocità dell’onda (c = 3 108 m/s) non permette però di utilizzare un sistema per il conteggio dell’intervallo di tempo tradizionale (se d = 1,5 m allora Dt = 10-8 s). La soluzione di questo problema è stata trovata affidandosi a particolari circuiti elettronici caratterizzati da elevate prestazioni. Nei distanziometri, in linea di principio, un solo impulso è sufficiente per la misura della distanza, ma, per ridurre lo scarto sulla singola misura, in modalità standard, sono inviati, in modo automatico, centinaia, se non migliaia di impulsi contro il bersaglio. IL DISTANZIOMETRO A IMPULSI LASER (II) I distanziometri laser a impulsi sono l’equivalente dei radar, dove un fascio di onde radio emesse da un’antenna direttiva orientabile viene riflesso dal bersaglio su un ricevitore. IL DISTANZIOMETRO A IMPULSI LASER (III) La durata dell’impulso t dovrebbe essere molto più piccola dell’intervallo di tempo relativo alla misura, ma la riduzione di t comporta una diminuzione dell’energia associata all’impulso e quindi limita la portata del radar. IL DISTANZIOMETRO A IMPULSI LASER (IV) Per migliorare le caratteristiche degli strumenti bisogna allora saper analizzare il segnale stesso che non può avere la semplice forma di un impulso privo di dimensioni spaziali e di durata infinitesima. IL DISTANZIOMETRO A MISURA DI FASE (I) Per evitare la diffrazione dell’onda la frequenza dev’essere elevata come nel caso della radiazione infrarossa, ma le ridotte dimensioni caratteristiche impediscono con sistemi semplici di confrontare due onde. Così nei distanziometri a misura di fase il segnale è modulato in ampiezza in modo da avere una lunghezza caratteristica dell’infrarosso (onda portante) e un’altra molto più grande che corrisponde a esempio alla distanza tra due massimi consecutivi dell’ampiezza come indicato nella figura. IL DISTANZIOMETRO A MISURA DI FASE (II) Se appunto il distanziometro emette radiazione infrarossa modulata in ampiezza, secondo la legge sinusoidale, il segnale riflesso dalla superficie bersaglio o da un prisma (per distanze dell’ordine del kilometro), ha a sua volta la stessa forma. Il percorso di andata e ritorno 2d sarà un multiplo della lunghezza caratteristica del segnale più una frazione che dipende dallo sfasamento f tra il segnale emesso e quello ricevuto, secondo l’espressione: 2d = (n+f/2p)l da cui d = (n+f/2p) l /2. Lo strumento ha un sistema comparatore per misurare direttamente l’angolo f ed è in grado di ricavare anche n con prove ripetute. L’INTERFERENZA DI ONDE PRODOTTE DA SORGENTI COERENTI (I) Un video http://www.youtube.com/watch?v=JrhWeWmFvJQ&feature=player_detailpage L’INTERFERENZA DI ONDE PRODOTTE DA SORGENTI COERENTI (II) Utilizzando dei radar su aerei, velivoli spaziali o satelliti artificiali è possibile rilevare immagini del territorio di grandi dimensioni, indipendentemente dalla presenza di nubi e di luce diurna. In particolare, in Italia, è operativo il sistema COSMO SkyMed, costituito da 4 satelliti equidistanti, in orbita a 619,6 km dalla superficie terrestre. I satelliti sono in grado di realizzare mappe del territorio. Se si prende come riferimento un quadrato di lato 40 km la risoluzione è di 1 metro, riducendo le dimensioni del lato è possibile arrivare a risoluzioni del centimetro. Nelle emergenze post terremoto degli ultimi anni il sistema è stato utilizzato per confrontare il terreno prima e dopo l’evento sismico. L’INTERFERENZA DI ONDE PRODOTTE DA SORGENTI COERENTI (III) Le mappe altimetriche create hanno l/2 come unità intrinseca, per far questo bisogna però analizzare figure d’interferenza con sistemi più sofisticati di quelli adottati nei distanziometri. In riferimento alla figura seguente, immaginiamo una situazione in cui una frana o un terremoto ha provocato una deformazione del terreno. L’INTERFERENZA DI ONDE PRODOTTE DA SORGENTI COERENTI (IV) La variazione della distanza Dd subita dalla struttura a causa del movimento del terreno è analizzata con onde radio emesse dal satellite (rispetto al disegno la situazione ideale è che il satellite sia perpendicolare al terreno). La diversa posizione del bersaglio consente di sovrapporre due onde radar aventi la stessa frequenza che differiscono per uno sfasamento. Semplificando il problema come sovrapposizione di onde provenienti da due sorgenti coerenti, l’interferenza porta a valori massimi per l’ampiezza se lo sfasamento è multiplo di 2p e il diverso cammino ottico delle due onde è multiplo della lunghezza d’onda: 2|Dd|=nl, dove si è usato il valore assoluto della variazione di distanza (il terreno può essersi alzato o abbassato). L’INTERFERENZA DI ONDE PRODOTTE DA SORGENTI COERENTI (V) Come nella discussione precedente il diverso cammino delle due onde è il doppio della deformazione del terreno prima e dopo l’evento. Le tecniche di interferometria differenziale rappresentano le mappe del territorio con frange colorate di interferenza che indicano un movimento del suolo pari a l/2. Se il segnale radar viaggia a una velocità c = 3 1010 cm/s e la frequenza utilizzata è dell’ordine di 10 GHz è facile valutare la lunghezza d’onda pari a 3 cm. Ogni ciclo di colore dell’interferogramma (realizzato dall’Agenzia Spaziale Italiana) mostra allora un movimento del suolo prossimo a 1,5 centimetri. L’INTERFERENZA DI ONDE PRODOTTE DA SORGENTI COERENTI (VI) Nel terremoto del maggio 2012 che ha colpito l’Emilia Romagna il CNR ha così potuto, tramite i dati dei satelliti confrontare le mappe radar del 19 maggio e del 23 maggio, per calcolare le deformazioni del terreno inserendo nella usuale mappa satellitare una scala di colori indicante le deformazioni subite. LE NUOVE DEFINIZIONI DELLE UNITA' DI MISURA DELLA LUNGHEZZA I metodi interferometrici applicati alla luce hanno permesso già nel 1927 misure accurate dei campioni di lunghezza. Nel 1976, grazie a misure radar da Terra e da satellite, gli astronomi hanno stabilito l’unità astronomica del nostro sistema solare in 149.597.870 km (semplificando, la distanza media tra il centro della Terra e quello del Sole nell’orbita di rivoluzione). Nel 1983, la XVII Conferenza Generale dei Pesi e delle Misure ha approvato la vigente definizione del metro: la lunghezza del tragitto compiuto dalla luce nel vuoto in una frazione pari a 1/299.792.458 di secondo. UN VIDEO SUL GPS http://www.youtube.com/watch?v=HiN_ohxDKYI&feature=fvsr