Supplemento al numero odierno di MF/Milano Finanza - Il quotidiano
quo
dei mercati finanziari - Spedizione in A.P. 45% art. 1 c. 1 L. 46/04, DCB Milano. Direttore responsabile Paolo Panerai. Registrazione Tribunale di Milano n. 266 del 14/4/1989.
F E D E R A Z I O N E
A U T O N O M A
B A N C A R I
I T A L I A N I
5(55630?+PJLTIYL
WHN
)LORGLUHWWR
6FKHUPR
GHOOHPLHEUDPH
WHN
$WWXDOLWj
/HGRQQHO·HWjGHOOD
SHQVLRQHTXDOL
FRQVHJXHQ]HSHU
LOVLVWHPDVRFLDOH"
WHN
6SD]LRDSHUWR
7XWHODGHOODSULYDF\H
GLULWWLGHLODYRUDWRUL
:PSLVUPWHN
WHN
,10$1,6,&85(
63(&,$/(&21*5(66,
3529,1&,$/,
´)$%,)257(5$',&$0(172
$/7(55,725,2µ
WHN
(QULFR*DYDULQL
+,&(7181&
48,('25$
WHN
(GLWRULDOH
HIC ET NUNC
Qui ed ora
d i E n r i c o G a v a r i n i - S e g r e t a r i o g e n e r a l e FA B I
V
i è stato un tempo in cui per la maggioranza delle persone, i concetti di società, di corpo sociale, di
benessere sociale, d’interesse collettivo, erano assolutamente normali e così ben metabolizzati da risultare dominanti.
Vi è stato un tempo in cui la responsabilità verso gli altri era il fondamento stesso del vivere civile, la
base sulla quale costruire ogni rapporto.
L’insieme di questi elementi non determinava per nulla il raggiungimento della perfezione in terra, né
i fautori di questo insieme di valori pretendevano tanto. Tuttavia, l’auspicio, il desiderio e, forse, anche il sogno erano
di edificare una società più giusta e migliore. Ogni sforzo era speso per questo nobile obiettivo e chi lo sosteneva con
maggiore enfasi e in modo disinteressato raccoglieva giusti consensi.
In questo fertile humus, trovarono la loro giusta consacrazione e fiorirono i sindacati - fra i primi in Italia la stessa FABI
- cioè associazioni fondate su valori fortemente solidaristici.
Nel correre del tempo, bombardati da messaggi contradditori e spesso furbeschi, per alcune persone questi concetti
solidaristici si sono via via annacquati, diventando indistinti retaggi di un lontano passato; un passato tanto lontano
da trasformare la responsabilità verso gli altri in responsabilità verso se stessi e per se stessi.
Secondo questi “teorici”, non bisogna più investire risorse per la realizzazione di una società migliore, ma solo per
soddisfare i propri bisogni. Egoismo, avidità, individualismo, assenza di emozioni, diventano i paletti dello steccato
entro il quale soffocare ogni anelito sociale.
Senza mezze misure e per evitare che prevalga la filosofia dell’“io dominante”, occorre colmare questo vuoto di identità, questo spazio individuale dove ogni altro ospite è sgradito.
L’uomo dev’essere per l’uomo.
E il sindacato deve riscoprire ancora, come fosse questo il primo giorno della sua costituzione, il piacere di farsi interprete dei suoi valori fondanti, senza paure e senza debolezze, affinché “il tempo” che citavo all’inizio, non sia un
tempo passato, ma presente e attuale “hic et nunc”, qui ed ora.
6RPPDULR
)LOR'LUHWWR
4
In mani sicure
di Lando Sileoni
7
Schermo delle mie brame
di Gianfranco Amato
6SHFLDOH
Speciale Congressi Provinciali
8 "Fabi, forte radicamento al territorio"
)RFXV
15 Il cardiologo si mette online
Attualità / Le donne, l'età della pensione:
16 quali conseguenze per il sistema sociale?
18
Attualità / CCA c'è ciauru d'ammazzatini
Qui c'è "Profumo" di liti violente
Attualità / Bergamo promuove a pieni voti
19 i suoi bancari
Legale / Le contestazioni disciplinari
20 devono essere immediate
23
Memorie di ex bancari / "Esiliato dalla TV mi
consolo insegnando ai giovani a non aver paura"
F E D E R A Z I O N E
A U T O N O M A
B A N C A R I
I T A L I A N I
5(55630?+PJLTIYL
WHN
)LORGLUHWWR
6FKHUPR
GHOOHPLHEUDPH
WHN
$WWXDOLWj
/HGRQQHO·HWjGHOOD
SHQVLRQHTXDOL
FRQVHJXHQ]HSHU
LOVLVWHPDVRFLDOH"
WHN
6SD]LRDSHUWR
7XWHODGHOODSULYDF\H
GLULWWLGHLODYRUDWRUL
:PSLVUPWHN
WHN
,10$1,6,&85(
63(&,$/(&21*5(66,
3529,1&,$/,
´)$%,)257(5$',&$0(172
$/7(55,725,2µ
WHN
(QULFR*DYDULQL
+,&(7181&
48,('25$
WHN
Direttore responsabile
Paolo Panerai
Direttore comitato di direzione
Enrico Gavarini
Direttore editoriale
Lando Maria Sileoni
Comitato di direzione
Gianfranco Amato
Carmelo Benedetti
Mauro Bossola
Franco Casini
Giuliano De Filippis
Enrico Gavarini
Valerio Poloni
Lando Maria Sileoni
Matteo Valenti
Capo redattore
Lodovico Antonini
Fisco / Consultazione
Collaboratori
Costantino Cipolla, ordinario di sociologia
Università di Bologna
25 dell'attività lavorativa
Pensioni / Pensioni e ripresa
Marco De Marco, docente di informatica
generale Università Cattolica - Milano
26 Salute / Attenzione ai cocktail di farmaci
Luciano Quaranta, direttore della Clinica
oculistica Università degli Studi di Brescia
27 Spazio donna / Vicine di casa, vicine di vita
Luca Riciputi, esperto risorse umane
e consulente aziendale
24 della documentazione condominiale
Spazio aperto / Tutela della privacy
28 e diritti dei lavoratori
1RQVROR%DQFD
29
6LQGDFDWRH6HUYL]L
Supplemento al numero odierno di MF/Milano Finanza - Il quotidiano dei mercati finanziari - Spedizione in A.P. 45% art. 1 c. 1 L. 46/04, DCB Milano. Direttore responsabile Paolo Panerai. Registrazione Tribunale di Milano n. 266 del 14/4/1989.
n°10 Anno LIX - Dicembre 2009
Hi tech domestico / In marcia verso
l'alta definizione
30 L'angolo del sociologo / Giochi di potere
Segnalibro / La disciplina lavorativa e
31 previdenziale per i diversamente abili
di Luca Riciputi
31 Avviso ai naviganti / di Bruno Pastorelli
Altroturismo / Pubblicità e propaganda.
32 Ceramica e grafica futuriste di Arturo
Altroturismo /
33 Le ore della donna di Arturo
34 Il cartellone di Novembre / di Autolycus
Domenico Secondulfo, Ordinario di Sociologia
Generale Università di Verona
Maddalena Sorrentino, docente di informatica
generale, Università Cattolica - Milano
Illustrazioni: Roberto Mangosi
Editing: Mariapaola Diversi
Grafica: Majakovskij comunicazione
Via Cardarelli , 6 - 01100 Viterbo
DTP: ERRE Creativity - Alessandro Villa
Direzione, Redazione, Amministrazione
00198 Roma - Via Tevere 46
Telefoni: 06-84.15.751/2/3/4
Fax: 06-85.52.275 - 85.59.220
Stampa
Elcograf, Beverate di Brivio (Lc)
LA FABI SU INTERNET
www.fabi.it
E-mail: [email protected] - [email protected]
Edizione web:
www.fabi.it/info_e_news/la_voce_annale.asp
)LOR'LUHWWR
SUSSURRI E GRIDA
)DUHVLQGDFDWRDLWHPSLGHOODJOREDOL]]D]LRQH
,10$1,
6,&85(
Con le grandi fusioni che hanno portato alla nascita di sei colossi
bancari le aziende di credito hanno progressivamente perso il
loro radicamento al territorio. Ormai la partita delle trattative
sindacali non si gioca più a livello locale, come in passato.
Per questo occorre una Segreteria nazionale forte, coesa e
politicamente abile, che sappia fronteggiare i giganti bancari e
faccia emergere le potenzialità individuali dei dirigenti territoriali.
di Lando Sileoni - Segretario Generale Aggiunto Fabi
I
l sistema bancario italiano in questi
ultimi anni è cambiato radicalmente.
Prima, le direzioni generali delle
aziende erano dislocate nei vari territori d’origine o, al più, nelle regioni
d’appartenenza.
Lì si prendevano le decisioni e lì avvenivano le trattative e si sottoscrivevano gli accordi. In genere, erano le rappresentanze
sindacali aziendali o, magari, le segreterie
territoriali delle province dove avevano
sede le aziende che intrattenevano i rapporti sindacali e che si sobbarcavano l’onere delle trattative.
Nella maggior parte dei casi quell’organizzazione delle relazioni sindacali ha portato
a buoni risultati.
Se, talvolta, sono stati commessi degli errori, il tutto è rimasto circoscritto al territorio, senza conseguenze imbarazzanti o
traumatiche per gli altri.
Ora, invece, circa l’80% del sistema bancario è costituito da grandi gruppi, soprattutto, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco
Popolare, MPS Antonveneta, Ubi e Mediobanca, i cui centri decisionali sono concentrati al nord d’Italia.
Le relazioni sindacali, di conseguenza,
hanno dovuto seguire la nuova realtà organizzativa sia in termini dimensionali, sia
in termini di professionalità e di qualità.
Sono i Coordinamenti di gruppo, facenti capo ai Segretari Nazionali, che hanno
il compito di trattare con le direzioni dei
grandi Gruppi, di sottoscrivere accordi, di
uniformare le politiche del sindacato, pur
rispettando le prerogative e le caratteristiche locali. Il lavoro dei dirigenti sindacali di
oggi è sotto la lente di molte migliaia di lavoratori in tutt’Italia, che osservano, giudicano, criticano, approvano o disapprovano.
Lo stesso nuovo sistema di comunicare
con gli iscritti è molto diverso dal passato.
Prima c’erano volantini, assemblee sul posto di lavoro: strumenti di fatto insufficienti.
Ora internet, posta elettronica, sms e televisione portano dappertutto e con l’immediatezza delle nuove tecnologie messaggi
e notizie anche di natura sindacale.
In questa nuova organizzazione dei rapporti, in questa società dell’informazione
e dell’immagine, sbagliare è diventato un
lusso che nessuno più si può permettere.
Ne andrebbe di mezzo la credibilità e la
stessa tenuta politica del sindacato, i cui
deprecabili e pur possibili errori ricadrebbero su di un numero enorme di lavoratori
e di famiglie.
Per questo occorre affidare a uomini capaci la gestione dei rapporti con le nuove
potenti imprese bancarie.
L’era quasi pionieristica dell’improvvisazione, del dilettantismo e della semplice e genuina buona volontà, che pure hanno portato innumerevoli buoni frutti, è costretta
a cedere le armi alla professionalità, alla
competenza, alla lungimiranza politica.
Chi è chiamato al difficile compito di governare i cambiamenti sempre più rapidi
di un sistema in continua evoluzione, per
di più in uno scenario non più territoriale,
ma nazionale o internazionale o addirittura globale, dev’essere dotato di grande
capacità ed acume politico e deve intuire
la direzione del vento, prima ancora che
questo passi sopra le teste delle persone.
Insomma, la cultura, l’approfondimento
e la conoscenza dei problemi è alla base
di tutto.
Indispensabile, quindi, giacché nemmeno
i grandi fuoriclasse possono vincere da soli
la partita, sarà il gioco di squadra.
La Segreteria Nazionale dovrà saper giustamente dosare gli interventi e le energie
delle Segreterie sindacali territoriali e dei
Coordinamenti dei Gruppi bancari; dovrà
mantenere e garantire il corretto equilibrio
dei rispettivi poteri. Insomma, dovrà capitanare sapientemente la squadra.
Come un bravo direttore d’orchestra, la
Segreteria Nazionale dovrà saper valorizzare il virtuosismo dei suoi migliori solisti,
in un concerto perfetto, in una sinfonia
senza stonature e, soprattutto, senza sonore stecche.
Ci aspettano mesi difficili: gli aggiorna-
menti dei piani industriali, la conferma a
tempo indeterminato dei giovani “precari”,
i rinnovi dei tre importanti contratti nazionali – Abi, Bcc, Esattoriali - mentre sullo
sfondo incombe ancora una crisi economica che ha tagliato del 45% gli utili delle
banche rispetto a due anni fa.
Sono convinto, dopo aver attraversato in
lungo e in largo l’Italia per intervenire ai
congressi provinciali e approfondire la conoscenza, “sul campo”, degli uomini e delle
diverse realtà territoriali della FABI, che gli
organismi eletti dai congressi provinciali
e dal prossimo Congresso Nazionale di
Roma, sapranno dare le risposte che i tempi ed i lavoratori si attendono.
Credo che i lavoratori bancari possano
guardare con rinnovata fiducia al nostro
sindacato ed ai suoi dirigenti: il loro futuro
e quello delle loro famiglie è in mani sicure.
)LOR'LUHWWR
&RQVLGHUD]LRQL´ÀORVRÀFKHµGLEXRQVHQVRSHUYHGHUH
ROWUHOHDSSDUHQ]H(PDQWHQHUHOLEHUWjGLJLXGL]LR
6FKHUPRGHOOH
PLHEUDPH
Proviamo ad osservare non solamente i contenuti e le
determinazioni della nostra epoca, ma tentiamo anche di cogliere le
forme, che avvolgono il nostro agire sociale, e i mezzi per vedere e
giudicare. Frastornati dalla comunicazione globale di accadimenti,
comportamenti, scelte, convenienze, opportunità, contraddizioni,
ipocrisie, è proprio l’assuefazione il rischio maggiore.
di Gianfranco Amato - Segretario nazionale FABI
M
eglio ora o allora?
Domanda un po’
scontata e alquanto banale, alla quale non c’è risposta
certa. Definiamo i
termini. Per “ora” intendiamo le vicende
politiche, sociali economiche di questi
anni. Per “allora” diventa facilmente intuibile: alcuni (non molti) decenni orsono ed il loro clima sociale, politico …
Con “meglio” entriamo in un terreno vasto e tendenzialmente ambiguo.
Meglio per gli aspetti economici, per lo
stato di benessere generale, per il livello di protezione sociale, per le prospettive del futuro?
Impossibile una risposta inequivoca:
alcuni stanno meglio (in termini individuali), alcuni peggio (anche molto peggio), altri vivono in un mondo superficiale, fittizio, inconsapevole.
Certamente peggio sta la prospettiva del
futuro, poiché è indubitabile che sia aumentata la percezione d’instabilità, d’insicurezza, di precarietà dei nostri giorni.
Queste poche righe solo per affrontare
il tema, che ritengo centrale per capire
il senso della nostra epoca.
Non è il caso - e non ci sarebbe lo spazio
– per indagare la situazione economica
(singola o collettiva), oppure il livello
di sicurezza del Paese, o delle città: rischieremmo di essere carenti ed imprecisi, o di cadere in fastidiose ovvietà.
Proviamo ad osservare non solamente
i contenuti, le determinazioni, pur importanti, della nostra epoca, tentiamo
anche di cogliere, per quanto possibile,
le forme che avvolgono il nostro agire
sociale e i mezzi per vedere e giudicare.
Le vicende politiche, intese in senso
molto ampio, dei nostri giorni ed il relativo coinvolgimento delle persone hanno indotto giudizi di varia natura.
Indignazione per lo più, verso numerosi
comportamenti, e atteggiamenti, della
classe politica che “…non è più quella di
una volta…”; giustificazione, da parte di
alcuni, perché in fondo “...quello che conta sono le cose, le decisioni...”. Ed infine
“in-differenza” che va scritta con il trattino, per evidenziare il suo significato,
prima originario, poi di uso comune: “…
così fan tutti, perciò non fate i moralisti...”
Quest’ultimo è il giudizio più pericoloso, poiché rinuncia alle distinzioni
(troppo faticose) e sprofonda nel limbo
delle assuefazioni.
Infatti, è proprio l’assuefazione la cifra
culturale prevalente; il rapporto di causa/effetto, che porta alla ricerca della
responsabilità, si è trasferito nell’abitudine: “…è sempre stato così, in fondo,
cosa vale indignarsi….?”
Anzi, la reazione, l’indignazione vengono scambiate per aggressività, per “giustizialismo”.
Accadimenti, comportamenti, scelte,
convenienze, opportunità, contraddi-
“La perfezione del delitto consiste nel fatto
che esso è già da sempre compiuto: perfectum.
Sottrazione, già prima che si produca, del mondo così com’è”
Jean Baudrillard
zioni, ipocrisie.
Ma, soprattutto e prima di tutto, la
Grande Forma: la Comunicazione globale. Dea indivisibile, eppure onnipresente, astratta, eppure tangibile, in
apparenza neutrale, in realtà altamente
infettiva. Essa pervade città e villaggi,
comunità e persone, società e stati, avvolti in un involucro resistente e sottile,
trasparente e tenace.
Come tutte le divinità pagane essa esige un tributo, talvolta molto pesante,
spesso doloroso.
La Dea si avvale di strumenti invincibili,
uno per tutti: la televisione. Come un
carro di guerra il mezzo entra in ogni
terreno, e percorre ogni regione, abbatte qualunque confine.
Quasi sempre da solo, talvolta ben coadiuvato da due scudieri dalla forza sovraumana: la carta stampata e internet.
Sfilano davanti al suo tribunale persone
di ogni latitudine sociale e morale.
Politici e attori, sindacalisti e amministratori, gente comune, persino giornalisti, anch’essi divorati da un’irresistibile
forza di gravitazione.
Tutti vengono gradualmente livellati,
resi omogenei, infine consumati.
La pena è la perdita progressiva della
dignità e dell’identità. Ogni tanto qualcuno si risveglia dal torpore, reagisce e
querela; ma, alla lunga, tutti querelano
tutti, e, alla fine, vengono assolti, poiché
risolti nel grembo della grande Dea.
Lentamente tutto evapora. Persone,
eventi, proposte: la realtà si trasferisce
nella finzione, che viene proposta come
vera, e per ciò stesso diventa falsa.
Come nelle “cittadine della moda”
(Factory outlet village) siamo entrati,
a grandi passi, nel regno dei simulacri,
dove si è ormai perso l’originale a favore dei una copia “falsa”, la quale riproduce, all’infinito, il nulla.
Fantasmi che abitano i sogni.
6
6SHFLDOH
F
&RQJUHVVL3URYLQFLDOL
$/75$*8$5'2/$/81*$67$*,21('(,&21*5(66,3529,1&,$/,
,/35266,02)(%%5$,2$520$,/&21*5(6621$=,21$/(
)$%,IRUWHUDGLFDPHQWR
DOWHUULWRULR
La Segreteria Nazionale raccoglie
l’esortazione per un sindacato
moderno ed al passo coi tempi.
Conferma dei precari, rilancio
del Fondo di sostegno all’esodo,
necessità di banche attente ai
territori e rinnovo dei contratti in
scadenza nel 2010 sono il motivo
conduttore del dibattito. Molte
migliaia i lavoratori coinvolti
nella consultazione.
A sinistra Enrico Gavarini, Segretario
Generale uscente, con Lando Sileoni,
a cui passerà il testimone all'ormai
prossimo Congresso Nazionale.
6SHFLDOH&RQJUHVVL3URYLQFLDOL
FABI BERGAMO
CONSIGLIO DIRETTIVO PROVINCIALE
ANGIOLETTI GIANCARLO
Credito Bergamasco
BANI LEONARDO
Credito Bergamasco
BARCELLA LAURA
Banca Popolare di Bergamo
BELOTTI RODOLFO
Pensionato
BENASSI LUCA
Credito Bergamasco
BERTOLI FRANCESCO
Pensionato
BONALUMI VINCENZO
Banca Popolare di Bergamo
BORELLI FABIO
B.C.C. Calcio e Covo
BRUGNETTI LORENZO
Ubi Banca
CAPPELLINI PAOLO
Credito Bergamasco
CARIOLI MARIA SILVANA
Esodata
CARRARA MAURO
Banca Nazionale del Lavoro
CARRARA ROBERTO
Intesa Sanpaolo
CASTELLI MARIO
B.C.C. Orobica
CITTERIO PAOLO
Ubi Banca
COMOTTI MARIA
B.C.C. della Bergamasca
CORTINOVIS VINCENZO
Pensionato
D’ADDA GIUSEPPE
B.C.C. Treviglio
DE ANGELIS PAOLA
Unicredit Banca
FUSAR POLI ANGELA
Intesa Sanpaolo
GAMBA VALTER
Intesa Sanpaolo
GIUDICI ELISABETTA
Credito Bergamasco
GRANELLI ATTILIO
Banca Popolare di Bergamo
GRITTI ALFREDO
Pensionato
IENGO ENRICO
Banca Popolare di Bergamo
LONGARETTI LUCA
Banco di Brescia
MAGRI ALBERTO
Intesa Sanpaolo
MANZONI CRISTIAN
Equitalia
MARAZZI ANTONIO
Monte dei Paschi di Siena
MERLINI GIANFRANCO
Pensionato
NIZZI WALTER
B.C.C. Ghisalba
CONSIGLIO DIRETTIVO PROVINCIALE
NOCENZI MASSIMO
Banca Popolare di Milano
PESENTI CLAUDIO
Banca Popolare di Bergamo
PIAZZONI VALTER
Unicredit Corporate Bankin
POLONI VALERIO
Intesa Sanpaolo
ROVARIS MAURO
Credito Bergamasco
SCEPI FRANCESCO
Unicredit Banca
SCOLA FABIO
Intesa Sanpaolo
SERINA MARIA LUISA
Ubi Banca
SESSA CLAUDIA
Ubi Sistemi e Servizi
TESTA PAOLO
Ubi Banca
TIRONI EMILIO
Unicredit Banca
VILLA GIUSEPPE
Banca Popolare di Bergamo
SEGRETERIA PROVINCIALE
SCOLA FABIO
GRANELLI ATTILIO
BANI LEONARDO
MANZONI CRISTIAN
BORELLI FABIO
POLONI VALERIO
SCEPI FRANCESCO
SERINA MARIA LUISA
Segretario Coordinatore
Segretario Coordinatore Aggiunto
Segretario Amministrativo
Segretario Amministrativo Aggiunto
Segretario Provinciale
Segretario Provinciale
Segretario Provinciale
Segretario Provinciale
COLLEGIO SINDACALE PROVINCIALE - EFFETTIVI
GAMBA GIANANTONIO
Pensionato
GARAVAGLIA MARIO
Pensionato
VENTRE EZIO
Credito Bergamasco
COLLEGIO SINDACALE PROVINCIALE - SUPPLENTI
ALGERI GIUSEPPE
Banca Popolare di Intra
CARMINATI ALESSANDRO
Deutsche Bank
Sopra, i delegati
bergamaschi ed il
tavolo di presidenza.
Sotto, Mauro
Bossola, Segretario
Generale Aggiunto e
Giuliano De Filippis,
Segretario nazionale
amministrativo. A
fianco, Fabio Scola,
il nuovo segretario
coordinatore della FABI
di Bergamo.
6SHFLDOH&RQJUHVVL3URYLQFLDOL
FABI VITERBO
CONSIGLIO DIRETTIVO PROVINCIALE
ALBANO TIZIANA
EQUITALIA POLIS SPA
ALTIERI MASSIMO
BANCO DI BRESCIA
AMBROSINI MAURO
BANCO DI BRESCIA
BARTOLI MICHELE
EQUITALIA POLIS SPA
BRACHETTI GIUSEPPE
BANCO DI BRESCIA
BROCATO GIORGIO
BANCO DI BRESCIA
CENTOFANTI ANNA MARIA
UNICREDIT B.ROMA
CIARLANTI MARCO
UNICREDIT B.ROMA
CITAREI ILARIA
MONTE DEI PASCHI DI SIENA
COMPARINI RINALDO
BANCA DI VITERBO
COSIMELLI ALDO
BCC RONCIGLIONE
CUSIMANO PAOLO
BANCO DI BRESCIA
CUSIMANO SALVATORE
CARIVIT
DANDOLO MARIO
UNICREDIT B.ROMA
DE ANTONIIS AMEDEO
UNICREDIT B.ROMA
FABRIZI MARCO
CARIVIT
FERRAZZANI FERRAZZANO
CARIVIT
FIACCHI FABIO
BANCO DI BRESCIA
FONGHINI BRUNO
MONTE DEI PASCHI DI SIENA
GROTTANELLI ANDREA
BANCO DI BRESCIA
LIPPERI FRANCESCA
UNICREDIT B.ROMA
MARINELLI ANTONIO
BANCA CATTOLICA
MARIOTTI PATRIZIA
EQUITALIA POLIS SPA
MAURIZI SAVERIO
UNICREDIT B.ROMA
MECORIO ANTONIO
BANCO DI BRESCIA
MILIONI STEFANO
BANCO DI BRESCIA
NEPI CARLO
BANCO DI BRESCIA
ORLANDI MARCO
BCC CAPRANICA
ORONI CLAUDIO
MONTE DEI PASCHI DI SIENA
PAGANINI GIAMPAOLO
BANCA CATTOLICA
PAOLETTI PIER PAOLO
BANCA DI VITERBO
PASQUINI ANTONIO
BANCO DI BRESCIA
PASTORELLI BRUNO
PENSIONATO
PELLICCIA FABRIZIO
BCC RONCIGLIONE
RICCI CARLO
UNICREDIT B.ROMA
ROMALDO ANDREA
BANCO DI BRESCIA
RONCA ALDO
BANCA CATTOLICA
SABATINI OMAR
MONTE DEI PASCHI DI SIENA
SENSI ARNALDO
MONTE DEI PASCHI DI SIENA
SERAFINI GUGLIELMO
BANCO DI BRESCIA
SILEONI LANDO MARIA
BANCO DI BRESCIA
SPERANZA ADOLFO
BANCO DI BRESCIA
UTTINACCI MARCO
UNICREDIT B.ROMA
VITALI GIUSEPPE
BANCO DI BRESCIA
ZOCO MARIO
EQUITALIA POLIS SPA
ROBERTO ROSA
BCC DELLA TUSCIA
COLLEGIO SINDACALE
SERAFINI GUGLIELMO
CIMA GIUSEPPE
BONOTTI GUIDO
BARBIERI ANDREA
PESCI EDOARDO
BANCO DI BRESCIA Sindaco effettivo
BANCO DI BRESCIA Sindaco effettivo
UNICREDIT BANCA DI ROMA Sindaco effettivo
BANCO DI BRESCIA Sindaco supplente
BANCA CATTOLICA Sindaco supplente
SEGRETERIA PROVINCIALE
LANDO MARIA SILEONI
BARBIERI PAOLO
CUSIMANO PAOLO
FERRAZZANI FERRAZZANO
FONGHINI BRUNO
PASQUINI ANTONIO
RICCI CARLO
RONCA ALDO
UTTINACCI MARCO
BANCO DI BRESCIA SEGR.COORDINATORE
PENSIONATO SEGR.AMMINISTRATIVO
BANCO DI BRESCIA MEMBRO
CARIVIT MEMBRO
MONTE DEI PASCHI SIENA MEMBRO
BANCO DI BRESCIA MEMBRO
UNICREDITO B.ROMA MEMBRO
BANCA CATTOLICA MEMBRO
UNICREDITO B.ROMA MEMBRO
La sala gremita dai delegati al congresso
e Lando Sileoni, che è stato rieletto come
segretario coordinatore della FABI di Viterbo.
Sopra, Lando Sileoni (al centro) fra i suoi ospiti
al congresso del capoluogo della Tuscia.
FABI TRAPANI
CONSIGLIO DIRETTIVO PROVINCIALE
ADAMO VITO
CREDITO SICILIANO
AMODEO PIERA
BANCO DI SICILIA
ARDAGNA LEONARDA
BANCO DI SICILIA
BERTOLINO FRANCESCO
BANCO DI SICILIA
CASTELLI MAURIZIO
UGF BANCA
CATALANOTTI ANTONINO
UNICREDIT
COLICCHIA FRANCESCA
INTESA SANPAOLO
COSENZA ALDO
INTESA SANPAOLO
CULMONE LUIGI
BANCO DI SICILIA
D’ANGELO GIOVANNI
INTESA SANPAOLO
GAETA MARIA
BANCO DI SICILIA
GALANTE GUIDO
BANCO DI SICILIA
GUARRASI ROBERTO
MONTE PASCHI DI SIENA
LEONE STEFANO
PENSIONATO BDS
MARCANTONIO GIROLAMO
BANCA NUOVA
MAZZEO ANGELA
UNICREDIT
NAVETTA PAOLO
INTESA SANPAOLO
ODDO SALVATORE
BANCO DI SICILIA
ORFEO GIACOMO
MONTE DEI PASCHI DI SIENA
PASSALACQUA ALFONSO
SERIT SICILIA
6SHFLDOH&RQJUHVVL3URYLQFLDOL
FABI UDINE
Sotto, la sala del congresso ed il
tavolo della presidenza.
A fianco, Guido Fasano, rieletto
al vertice della FABI di Udine.
CONSIGLIO DIRETTIVO PROVINCIALE
ALLETTO Daniela
Unicredit Corporate Banking
ARGIOLAS Giuliano
Banca Popolare di Vicenza
BELTRAME Federica
Hypo Alpe Adria Bank
FACCHIN Giuliana
Banca Popolare di Cividale
FASANO Guido
Banca Antonveneta
GIAMBRUNO Marcello
Unicredit Banca
LAVARONI Carlo
BCC Friuli Centrale
LUCARDI Maurizio
Banca Popolare di Vicenza
MERLO Angela
Federazione BCC
MOLLICA Giorgio
Pensionato
NARDUZZI Carla
Banca di Udine C.C.
ORFEO Paolo
BCC Credifriuli
PANICO Alessandra
Banca di Udine C.C.
PELLIZZARI Luigi
BCC Basiliano
RAPONE Luigi
Cassa di Risparmio del Friuli-Venezia Giulia
RICCI Lorenzo
Banca Popolare FriulAdria
SACCAVINI Gianni
Banca di Cividale
SIMONITTO Tiziano
Banca Antonveneta
TOSOLINI Sergio
Banca Popolare di Vicenza
VENUTO Bruna
Banca Antonveneta
ZANIER Karen
Help Phone
COLLEGIO SINDACALE PROVINCIALE
SIMONITTO Gelindo Presidente BNL
ERMACORA Giuseppe
Banca Antonveneta
LISIMBERTI Claudio
Pensionato
SINDACI SUPPLENTI:
MARTINI GLAUCO
Pensionato
NICOLOSO VANNI
Esodato
SEGRETERIA PROVINCIALE
FASANO Guido
TOSOLINI Sergio
GIAMBRUNO Marcello
PANICO Alessandra
Coordinatore Banca Antonveneta
Amministrativo
Banca Popolare di Vicenza
Unicredit Banca
.Banca di Udine C.C
FABI TRAPANI
CONSIGLIO DIRETTIVO PROVINCIALE
POMA VINCENZO
PENSIONATO INTESA SANPAOLO
RICEVUTO BARTOLO
BANCO DI SICILIA
RICEVUTO ERMANNO
INTESA SANPAOLO
ROMANO ANTONELLA
INTESA SANPAOLO
SALAMI FULVIO
INTESA SANPAOLO
SCIBILIA G. BATTISTA
BANCO DI SICILIA
SERCIA MICHELE
INTESA SANPAOLO
COLLEGIO SINDACALE PROVINCIALE - EFFETTIVI
PISANO SANTO
ESODATO INTESA SANPAOLO
MALATO SALVATORE
PENSIONATO BANCO DI SICILIA
CRAPANZANO FILIPPO
BANCO DI SICILIA
SEGRETERIA PROVINCIALE
LEONE STEFANO
SALAMI FULVIO
CATALANOTTI ANTONINO
PENSIONATO – SEGRETARIO COORD.
INTESA SANPAOLO
SEGRETARIO AMMINISTR.
UNICREDIT - SEGRETARIO
Stefano Leone, in piedi, è stato
riconfermato per un altro mandato
alla guida della FABI di Trapani.
6SHFLDOH&RQJUHVVL3URYLQFLDOL
FABI RAGUSA
FABI MESSINA
CONSIGLIO DIRETTIVO PROVINCIALE
ANDALORO FRANCESCO
Banca pop. del Mezzogiorno
ARICO’ ANNA MARIA
Banco di Sicilia
BALUCI DIEGO
Banco di Sicilia
BARBERA GIOACCHINO
Banco di Sicilia
BRIUGLIA PIERO
Banco di Sicilia
BUCOLO MAURIZIO
Serit Sicilia
CAMPANELLA GIUSEPPE
Banco di Sicilia
CASABLANCA ANGELO
Banco di Sicilia
CUCINOTTA GAETANA
Banco di Sicilia
DAUCCIA SONIA
Banco di Sicilia
FERRARO VINCENZO
Banco di Sicilia
GEMELLI MAURIZIO
Banco di Siclia
LA CAMERA LETTERIO
Banco di Sicilia
LAQUIDARA FRANCESCO
Carige
LATTERI DANIELE
Banca pop. del Mezzogiorno
LO NOSTRO GIUSEPPE
Banco di Sicilia
MAIORANA MARIA GRAZIA
Crias
MINUTOLI PLACIDO
Carige
MOLONIA ANTONIO
Banco di Sicilia
PANTO’ GIOVANNA
Banco di Sicilia
PELLEGRINO MASSIMO
Banco di Sicilia
PINO GIOVANNI
Banco di Sicilia
PUGLISI ATTILIO
Unicredit Corporate
RESTUCCIA FILIPPO
Banca agricola pop. di Ragusa
RESTUCCIA GIUSEPPE
Serit Sicilia
RICCIARDELLO CARLO
Banco di Sicilia
RICCIARDI GIUSEPPE
Banco di Sicilia
RINALDO TOBIA
Banco di Sicilia
RUSSO AMEDEO
Credem
SANTALCO GIUSEPPE
Banco di Sicilia
SCIABA’ GIOVANNI
Pensionato
SPOTO ANTONINO
Banco di Sicilia
TIMMONERI NUNZIO
Banca pop. del Mezzogiorno
TOSCANO ANNABELLA
Banco di Sicilia
TUCCIO GIUSEPPA
Banco di Sicilia
VISALLI ANTONINO|
Credem
CONSIGLIO DIRETTIVO PROVINCIALE
Allibrio Carmelo
pensionato
Bellassai Giuseppa
Serit Sicilia
D'Asta Maria Celina
Banco Sicilia
Di Gennaro Giovanni
Banco di Sicilia
Errore Laura
Banco di Sicilia
Pellegrino Luigi
Banco di Sicilia
Provenzano Leonardo
Banco di Sicilia
Sannino Giovanni
Banca Popolare di Lodi
Trigilia Nicolo'
Banco di Sicilia
Tumino Manuela
Banco di Sicilia
Zago Laura
Banco di Sicilia
COLLEGIO SINDACALE PROVINCIALE
Bighetti Giovanni
bnl
Casabene M.Francesca
Banco di sicilia
SEGRETERIA PROVINCIALE
Di Gennaro Giovanni
Allibrio Carmelo
D'Asta Celina
Bellassai Giuseppa
Tumino Manuela
Zago Laura
Pellegrino Luigi
Banco di Sicilia Segretario Coordinatore
Pensionato Segretario Amministrativo
Banco Sicilia Segretario
Serit Sicilia Segretario
Banco Sicilia Segretario
Banco Sicilia Segretario
Banco di Sicilia Segretario
COLLEGIO SINDACALE - EFFETTIVI
Cavallaro Stefania
Banco di Sicilia
Di Leo Salvatore
Banco di Sicilia
Saltalamacchia Maria
Banco di Sicilia
SEGRETERIA PROVINCIALE
Lo Nostro Giuseppe
Sciabà Giovanni
Andaloro Francesco
Ferraro Vincenzo
Maiorana Maria Grazia
Pellegrino Massimo
Rinaldo Tobia
Segretario Coordinatore
Segretario Amministrativo
Segretario
Segretario
Segretario
Segretario
Segretario
Sopra, immagini del Congresso di Ragusa. In primo piano, il neo segretario coordinatore,
Gianni Di Gennaro.
Sotto, il congresso di Messina. Nella foto in primo piano, Pippo Lo Nostro, nuovo
segretario coordinatore, che ha preso il posto di Enzo Ferraro.
6SHFLDOH&RQJUHVVL3URYLQFLDOL
FABI SIRACUSA
CONSIGLIO DIRETTIVO PROVINCIALE
ACCOLLA ANTONINO
INTESASANPAOLO
ARGENTO ANTONIO
BDS
BORDONALI NATALE
MPS
BUSCEMA PATRIZIA
BDS
CAIA VINCENZO
BDS
CARDILE ENRICO
BDS
CASELLA GIUSEPPE
BDS
COSTA SALVATORE
BDS
D'ARRIGO CARMELO
MPS
DIBENEDETTO FRANCESCO
BANCA NUOVA
FALLA CORRADO
UNICREDIT CORPORATE
FAVACCHIO GIAN VINCENZO
MPS
FORTE CONCETTO
CREDITO SICILIANO
GALAZZO GESAREO
PENSIONATO
GERACI ENRICO
BCC
GIONFRIDDO LUCIA
BDS
GIULIANO SALVATORE
BCC
LUPO PATRIZIA
MPS
MAGNANO NUNZIO
INTESASANPAOLO
MAGRI' MAURIZIO
BDS
MALTESE BENIAMINO
MPS
MESSINA SEBASTIANO
BAPR
MONACO' FABIO
BDS
MOTTA GAETANO
BDS
NAPOLI GIUSEPPE
BNL
NASTASI ANTONIO
BDS
RAMETTA CARLO
MPS
RANDAZZO MAURIZIO
BDS
RUSTICO CARMELO
SERIT SICILIA
SANTINO DOMENICA
BAPR
SCALISI FILIPPO
MPS
SCOLLO CARMELO
BDS
SERRENTINO ALDO
BDS
TUMMINELLO PASQUALINO
BDS
VENEZIANO IGNAZIO
INTESASANPAOLO
COLLEGIO SINDACI EFFETTIVI
BASSO VITTORIO
RABBITO CORRADO
RADINO CARMELO
FABI TRENTO
CONSIGLIO DIRETTIVO PROVINCIALE
ANTOLINI Franco
Cassa Rurale Adamello Brenta
ARMELLINI Fabrizio
Cassa Rurale Trento
BRUNELLO Tatiana
Mediocredito Trentino Alto Adige
CARPENTARI Gabriele
Banca Popolare Verona
CHIAPPARA Leonardo
Banca Trento e Bolzano
COSSU Antonio
Banca Nazionale lavoro
COSTA Andrea
Unicredit Banca
DEBIASI Gianni
Cassa Rurale Bassa Vallagarina
DETASSIS Dario
FABI/Pensionati
FONTANA Stefano
Cassa Rurale Trento
GIAMPIETRO Chiara
Banca Sella Nord Est
GILMOZZI Igor
Cassa Rurale Fiemme
IACOVIELLO Francesco
Banca Trento e Bolzano
LEONARDELLI Paolo
Cassa Rurale Pinetana Fornace
LORETO Salvatore
Banca Popolare Alto Adige
MAZZUCCHI Domenico
Cassa Rurale Mori Val di Gresta
MELCHIORI Maria Rita
Credito Valtellinese
PASSERINI Andrea
Cassa Rurale Trento
PEDROTTI Elio
FABI/ Pensionati
REINA Stefano
Banca Trento e Bolzano
RIZZARDI Fulvio
Cassa Rurale d'Anaunia
RIZZI Mauro
Cassa Rurale Val di Fassa e Agordino
ROCCABRUNA Luigi
Cassa Rurale Bassa Valsugana
SERAFINI Carla
Cassa Centrale Banca
STANCHINA Sandro
Cassa Rurale Rabbi e Caldes
TURRI Elisabetta
Cassa Risparmio Bolzano
VESCOVI Manuela
Cassa Rurale Lavis Valle di Cembra
VITA Paolo
Banca Trento e Bolzano
ZANONI Alessio
Cassa Rurale Alto Garda
COLLEGIO SINDACALE PROVINCIALE
BEVILACQUA Fabrizio
Banca Popolare Alto Adige
COLTELLACCI Lia
Banca Sella Nord Est
FARAGUNA Stefano
Banca Popolare Verona
MALFATTI Marta
Banca Nazionale del Lavoro
MESAROLI Paolo
Fabi Pensionati
PENSIONATO PRESIDENTE
BDS
BDS
SINDACO SUPPLENTE
DI PASQUALE MARIO
SEGRETERIA PROVINCIALE
MOTTA GAETANO
GALAZZO GESAREO
ACCOLLA ANTONINO
ARGENTO ANTONIO
RAMETTA CARLO
SCALISI FILIPPO
TUMMINELLO PASQUALINO
BDS Segr. Coord.
PENSIONATO Seg:amm.vo
INTESASANPAOLO
BDS
MPS
MPS
BDS
Gaetano Motta, nella foto
sotto in centro, nuovo
segretario coordinatore
della FABI siracusana e due
momenti del congresso.
Sopra, Stefano Fontana,
giovane segretario
coordinatore della FABI di
Trento.
6SHFLDOH&RQJUHVVL3URYLQFLDOL
FABI PALERMO
CONSIGLIO DIRETTIVO PROVINCIALE
PRESIDENTE
ACCOMANDO ROSA MARIA
AGNELLO MAURO
ANGELINI GIUSEPPE
ANZALONE SALVATORE
ARONE di VALENTINO DORE
BELBACHIR MANEL
BONUSO FRANCESCO
BOTTINO MICHELA
CANNATELLA ANTONIO
CARRA GIUSEPPINA
CASTAGNETTA LEONARDO
CATALANO SEBASTIANO
CORRAO DEBORA
COSTA GIUSEPPINA
CUTTAIA ROBERTO
DANIELE GIUSEPPE
DI FRESCO FRANCESCO
ENEA GIUSEPPE
GAGLIARDO FABRIZIO
GASPARRO ANTONINO
GENOVESE GIUSEPPE
GENOVESE SERGIO
GIORDANO DOMENICO
INCARDONA EMANUELE
INGUGLIA ANTONINO
LA PORTA EDGARDO
LO VECCHIO VINCENZO
LOMBARDO BALDASSARE
MAGNO MASSIMILIANO
MARINO VINCENZO
MULE’ SERGIO
PIRRONE DOMENICA
PISCIOTTA ALBERTO
RAFFA CARMELO
RINAUDO GASPARE
SCELTA GIUSEPPE
STERLINO MARIA
ZANCLA LUIGI
COTTONE PIETRO
Monte Paschi
Intesa San Paolo
Banco di Sicilia
Unicredit Corporate
BNL
Prestinova
UGBP
Esattoriali
Banca Nuova
Banco di Sicilia
Ugis
Banco di Sicilia
Agos
Banco di Sicilia
Banca Sella Sud
Pensionato
Banco di Sicilia
Banco di Sicilia
Unipol Banca
Banco di Sicilia
Pensionato
Banco di Sicilia
Banco di Sicilia
IRFIS
Banco di Sicilia
Banco di Sicilia
Banca Pop. Di Lodi
Ircac
Unicredit URE
B.N.L.
Banco di Sicilia
Banco di Sicilia
Banco di Sicilia
Banco di Sicilia
Unicredit - ucfin
Banca Nuova
UNICREDIT SPA
Pensionato
COLLEGIO SINDACALE PROVINCIALE
ALTIERI GIUSEPPE
CANNELLA SILVESTRO
LO FASO CARMELO
MARTINO FERDINANDO
MONTANA ALESSIA
SEGRETERIA PROVINCIALE
RAFFA CARMELO
ANGELINI GIUSEPPE
DANIELE GIUSEPPE
BONUSO FRANCESCO
CUTTAIA ROBERTO
DI FRESCO FRANCESCO
GASPARRO ANTONINO
LO VECCHIO VINCENZO
MARINO VINCENZO
ZANCLA LUIGI
In primo piano,
Carmelo Benedetti,
riconfermato
segretario
coordinatore della
FABI di Palermo.
Sotto di lui, Luigi
Zancla, segretario
regionale della
FABI Sicilia. I due
dirigenti hanno
instancabilmente
partecipato a tutti i
congressi dell'isola.
Coordinatore Banco di Sicilia
V. Coordinatore Banco di Sicilia
Segr. Amministrativo Pensionato
UGBP
Banca Sella Sud
Banco di Sicilia
Banco di Sicilia
Banca Pop. Di Lodi
B.N.L.
Pensionato
Mike Naldi, in alto a
destra, è stato rieletto
alla guida della FABI di
Bologna.
FABI BOLOGNA
CONSIGLIO DIRETTIVO PROVINCIALE
BALDAZZI FAUSTO
PENSIONATO
BARBATI PATRIZIA
UNICREDIT LEASING
BENASSI PAOLO
UNICREDIT BANCA
BENINI ROBERTO
EMILBANCA
BIANCHI MARCO
UGIS-UNICREDIT GLOBAL INFORMATION
SERVICES
BONFIGLIOLI CRISTINA
CARISBO
CASONI MAURO
UNICREDIT S.P.A.
CASTELLARI PIER PAOLO
CREDITO EMILIANO
CEFALONI STEFANO
UNICREDIT BANCA
CIANTELLI CESARE
BANCA NAZIONALE LAVORO
DALLEOLLE MARCO
INTESA SANPAOLO GROUP
DI MARTINO ADRIANO
UGF BANCA
DRAGHETTI LUCIANO
PENSIONATO
FRESCURA ROBERTO
MONTE DEI PASCHI DI SIENA
GALLI MARCO
DEUTSCHE BANK
GIRGENTI LUCIO
PENSIONATO
LANA FEDERICO
CSE – CONSORZIO SERVIZI BANCARI
LUSSO EMANUELE
UNICREDIT BANCA
MARINO ANDREA
INTESA SANPAOLO GROUP
MAZZONI MANUELA
UNICREDIT BANCA
MONARI PAOLO
BANCA POPOLARE DI VERONA-S.GEMINIANO
E S.PROSPERO
MORANDI STEFANO
UNICREDIT BUSINESS PARTNER
MORINI ROBERTO
BANCA POPOLARE COMMERCIO INDUSTRIA
NALDI MIKE
PENSIONATO
NASCETTI MASSIMO
UNICREDIT PRIVATE BANKING
NATALE DAVIDE
BANCA POPOLARE DI MILANO
ORTOLANI SIMONA
CARISBO
PASSATEMPI MAURIZIO
CEDECRA
PIERANTONI ROMANO
PENSIONATO
PRECI MAURO
INTESA SANPAOLO GROUP
SFORZA STEFANO
UNICREDIT BANCA
VALENTINI LAMBERTO
CARISBO
VIGGI MASSIMO
BANCA POPOLARE EMILIA ROMAGNA
ZANARDI ANNA MARIA
UNICREDIT BANCA
ZARAMELLA MAURIZIO
CARISBO
COLLEGIO SINDACALE
BORTOLOTTI GIOVANNI
MORANI ARTEMIO
RONCARELLI ROBERTO
PENSIONATO
PENSIONATO
ESODATO
SEGRETERIA PROVINCIALE
NALDI MIKE
CASONI MAURO
BENINI ROBERTO
CEFALONI STEFANO
DI MARTINO ADRIANO
NATALE DAVIDE
ORTOLANI SIMONA
SFORZA STEFANO
ZARAMELLA MAURIZIO
PENSIONATO Segr. Coordinatore
UNICREDIT SPA Segr. Amministrativo
EMILBANCA
UNICREDIT BANCA
UGF BANCA
BANCA POPOLARE DI MILANO
CARISBO
UNICREDIT BANCA
CARISBO
)2&86
,OFDUGLRORJR
VLPHWWHRQOLQH
Miniaturizzazione e comodità le parole chiave della telemedicina cardiologica, che sta
facendo ampi passi avanti nel controllo a distanza dei pazienti malati. Tra le novità cerotti
e smartphone che inviano i dati al medico per una rapidissima valutazione
M
iniaturizzazione e comodità sono le parole
chiave della telemedicina cardiologica,
che sta facendo ampi
passi avanti nel controllo a distanza dei pazienti malati. Presso la Mayo Clinic in Minnesota, negli Usa,
è stato appena avviato un progetto di
monitoraggio dei pazienti con scompenso cardiaco attraverso un dispositivo di ultima generazione che permette di rilevare
i dati su frequenza respiratoria, pulsazioni
e attività fisica in tempo reale. Il sistema si
compone di un cerotto dotato di sensori e
antenna di trasmissione da indossare per
alcuni giorni. Attualmente sono stati controllati dieci pazienti all’interno dell’ospedale e a gennaio la sperimentazione verrà
estesa a circa 50 persone per poi evolvere, a metà del 2010, in un test su persone
sane per la valutazione di specifici parametri in atleti impegnati nell’allenamento per una maratona. «È sufficiente che il
paziente abbia con sé un telefono dotato
di connettività bluetooth per la ricezione
dei dati, che vengono poi trasmessi a un
database online. Presto sarà possibile inviare, grazie a interfacce grafiche intuitive, messaggi al paziente per valutarne lo
stato complessivo di salute», ha spiegato
Maria Teresa Gatti, direttore ricerca & innovazione advanced system technology
di StMicroelectronics, società che ha realizzato il dispositivo in sperimentazione
alla Mayo. «La prospettiva è quella di realizzare sistemi che abbiano una durata
di qualche settimana, con la prospettiva
di aggiungere tecnologie sviluppate per
altri mercati, come sensori di immagini
per la misura del contenuto di ossigeno
nel sangue, sensori di pressione e software in grado di correlare tra loro i dati ricevuti e trasmessi. Un’applicazione su cui
stiamo lavorando è poi quella di dotare i
dispositivi di microfoni miniaturizzati per
auscultare il cuore, così da fornire un ampio volume di informazioni al medico», ha
aggiunto Gatti.
Al Centro cardiologico Monzino di Milano partirà invece il prossimo gennaio
una sperimentazione, su circa 400 pazienti domiciliati, che vede l’utilizzo di
un dispositivo per il controllo del cuore
di pazienti portatori di qualunque patologia cardiaca. Si tratta di un cerotto del
tutto simile a quelli a rilascio di farmaco, di
10x10 centimetri, che viene applicato sul
petto del malato per misurare la frequenza cardiaca, rilevando eventuali anomalie,
e la presenza di acqua in eccesso nei distretti del miocardio, parametro utile per
i pazienti affetti da scompenso cardiaco.
«Questo dispositivo comunica via bluetooth con una centralina, che invia tramite
rete gprs o umts il tracciato alla centrale
di controllo ogni volta che viene riscontrata una situazione anormale, quindi
ovunque si trovi il paziente. Il prossimo
passo sarà quello di applicare questo tipo
di assistenza a distanza anche in reparto,
dove la degenza media è di otto giorni
ed è così possibile tenere sotto controllo
la situazione in tempo reale senza spostare gli infermieri», ha affermato Gianluca Polvani, professore straordinario di
cardiochirurgia e responsabile del centro
di telemedicina del Monzino, «a breve
un’evoluzione del dispositivo permetterà di monitorare la postura del paziente,
così in caso quest’ultimo dovesse avere
un problema e svenire o accasciarsi, il sistema sarebbe in grado di inviare l’allarme autonomamente». Il progetto pilota
in reparto permetterebbe di tenere sotto
controllo circa 1.500 persone all’anno. Il
cerotto ha una durata di una settimana e
può essere cambiato anche a casa in autonomia, ha un costo contenuto e quindi
si sta pensando a un utilizzo senza oneri a
carico del paziente.
Se la telemedicina rappresenta la frontiera della cura e il supporto migliore
per i medici specialisti, l’universo della
comunicazione mobile racchiude in sé il
potenziale più alto per la diffusione del
monitoraggio su larga scala. «A breve
verrà commercializzato un accessorio per
iPhone che, attraverso un software in grado di effettuare valutazioni sul ritmo per i
pazienti asmatici, spedirà i dati a una centrale di assistenza. Questo sistema, pensato anche per i diabetici, sarà in grado di
registrare la frequenza respiratoria, verificare se c’è alterazione del volume della
cassa toracica e individuare un possibile
caso di crisi asmatica, inviando le informazioni alla centrale», ha precisato Polva-
ni. La misurazione potrà essere effettuata
appoggiando un elettrodo sulla pelle o
toccando un trasmettitore. Così come avviene già nella telemedicina, il controllo
potrà essere duplice ed essere effettuato
in caso di anomalie riscontrate o di necessità del paziente. «Siamo stati inoltre coinvolti come centro di riferimento anche in
un progetto di domotica avanzata nato
in seno alla regione Friuli-Venezia Giulia e
adesso approvato. Si tratta in questo caso
di un sistema di prevenzione del rischio,
basato sul calcolo delle calorie e del fabbisogno del paziente tramite tecnologie intelligenti integrate applicate al frigorifero
e alla persona».
In questi giorni a Pisa è in corso il congresso nazionale della Società medica interdisciplinare Promed
Galileo, che ha come
oggetto la personalizzazione della cura
attraverso il controllo
a distanza del paziente a seconda delle
specifiche esigenze e
problematiche. Alcuni dati mostrano che
in Europa l’8-9% del
pil confluisce nella
spesa sanitaria, e che
sul totale di pazienti
ospedalizzati, la metà
soffre di malattie croniche. Inoltre, durante il ricovero il picco di risposta da parte
del paziente si ha nei primi giorni per poi
scemare. La cura a distanza può quindi
frenare la crescita dei costi della sanità
da un lato, e fornire un supporto efficace
alle cure tradizionali dall’altro. «Non esiste
a tutt’oggi un tariffario nazionale per le
prestazioni di telemedicina e home monitoring, utili per lo più ai cardiopatici cronici, gli anziani e i malati oncologici, quindi
spetterà sempre di più alle regioni autoregolamentarsi in base alle esigenze, al tipo
di pazienti e al budget», ha spiegato Franco Naccarella, primario di epidemiologia
cardiovascolare presso l’Ausl di Bologna,
«un progetto già attivato in collaborazione con il Fatebenefratelli di Roma per
il monitoraggio di tutti gli oncologici del
Lazio verrà esteso anche all’ambito cardiologico e si potrà così avere una banca
dati aggiornata sui dati dei pazienti arruolati, fornendo loro strumenti intuitivi e
schermi touch per capire in tempo reale
quali problemi può avere il malato attraverso un dialogo a distanza con l’infermiere». In questo modo è possibile anche
pianificare una personalizzazione di cura
a seconda della gravità della patologia e
della risposta del paziente.
Un’altra patologia cardiaca di forte impatto sociale è la fibrillazione atriale, che
conta solo in Italia 500 mila pazienti e 60
mila nuovi casi all’anno. Un recente studio
effettuato su 160 pazienti ha analizzato i
vantaggi di una diagnosi tempestiva di
questa aritmia e ha dimostrato che con
l’elettrocardiogramma di base è possibile
individuare il 20% dei casi, percentuale
che sale al 100% con una trasmissione
continua, effettuabile tramite un monitor impiantabile collegato a un sistema
di telemedicina. L’invio continuo di dati
permette di anticipare l’identificazione
della fibrillazione di 150 giorni rispetto a
un normale controllo ambulatoriale. Di
recente Medtronic, che ha attivato alla
fine del 2006 Carelink, un sistema di telecontrollo a distanza, ha reso compatibile
il sensore sottocutaneo con il monitoraggio costante a distanza, che consente l’invio in tempo reale da casa della condizione cardiaca. Finora sono sotto controllo
con questo sistema circa 100 pazienti in
tutta Italia.
6LQGDFDWR6HUYL]L
ATTUALITÀ
(JXDJOLDQ]DSROLWLFKHVRFLDOLHORUR³HIIHWWLSHUYHUVL´
/HGRQQHO
HWjGHOODSHQVLRQH
TXDOLFRQVHJXHQ]HSHULOVLVWHPDVRFLDOH"
1HLSURVVLPLDQQLTXDQGRDGHVVHUHLQWHUHVVDWHDOOµLQQDO]DPHQWRGHOO¶HWjDOODSHQVLRQHVDUDQQROHDWWXDOL
HQQLODSHUFHQWXDOHGLGRQQHFRLQYROWHGDLSURYYHGLPHQWLVDUjVRVWDQ]LDOPHQWHPROWRPRGHVWDDWWRUQRDO
VHQ]DIRUWLGLIIHUHQ]HWHUULWRULDOL1HOGHFHQQLRVXFFHVVLYRTXDQGRHQWUHUDQQRQHOODFODVVHGLHWjFRUULVSRQGHQWH
DOODSHQVLRQHOHDWWXDOLHQQLVLVDOLUjLQYHFHDFLUFDLOQHOOHUHJLRQLVHWWHQWULRQDOLDOLQTXHOOH
PHULGLRQDOL/¶LPSDWWRVRFLDOHGHOODQXRYDQRUPDWLYDQHOPHGLRSHULRGRVDUjWXWW¶DOWURFKHPRGHVWRHIRUWLSRWUDQQR
HVVHUHOHULSHUFXVVLRQLVXOFDULFRFRPSOHVVLYRGLODYRURIHPPLQLOHHVXOODGLVSRQLELOLWjDOODVROLGDULHWjSDUHQWDOH
di Carla Facchini* e Antonio Guaita**
(*) Carla Facchini è professore ordinario di Sociologia della famiglia – Facoltà di Sociologia – Università di Milano Bicocca
(**) Antonio Guaita è direttore medico dell’Istituto geriatrico “Camillo Golgi” di Abbiategrasso
L
a sentenza del 13 novembre
2008 della Corte di giustizia delle Comunità europee
ha condannato l’Italia per la
normativa che prevede, per i
dipendenti pubblici, una differenziazione dell’età al pensionamento
a seconda del sesso1; poiché tale richiesta
di parificazione trova un forte consenso
nell’attuale ministro del lavoro, che si è
anzi fortemente pronunciato a favore di
tale innalzamento, è molto probabile che
in un prossimo futuro vi sia un mutamento normativo a riguardo.
Molte voci si sono espresse circa l’opportunità o meno di tale equiparazione, rimarcando soprattutto come il pensionamento anticipato costituisca una sorta di
‘compensazione’ di una serie di specifici
‘svantaggi’ delle donne nel mercato del
lavoro (ad esempio, minori possibilità di
carriera e minori retribuzioni, carriere lavorative discontinue, intreccio tra lavoro
professionale e lavoro familiare).
A noi, sembra utile focalizzare l’attenzione
sul possibile impatto che l’innalzamento
dell’età alla pensione delle donne può
avere sul sistema di cura e sulla doman-
da di servizi sociali. Prima di entrare nel
merito, è però opportuno considerare tre
elementi: a) il tasso di occupazione femminile per classi di età; b) la distribuzione
attuale circa l’età al pensionamento nel
settore pubblico; c) la centralità femminile
nel lavoro di cura. Per quanto riguarda il
primo punto, nel 2007 il tasso di occupazione femminile è stato pari al 66,6% nella
classe di età compresa tra i 35 e i 44 anni, al
58,3% per le 45-54enni, al 9% per quelle di
55-64 anni. Forti, come noto, le differenze
territoriali: si passa infatti, rispettivamente,
per le tre classi di età sopra delineate, da
valori attorno al 50%, al 40% al 7% nelle regioni del Sud, a valori attorno al 75%, 70%
e 10% in quelle del Nord (Istat, 2009a).
Occorre, inoltre, considerare che la presenza femminile è particolarmente consistente nel settore pubblico, vuoi in
quanto connotato da orari (settimanali
ed annuali) meno gravosi, vuoi in quanto
prevede un maggior impiego di diplomati e laureati (ovvero di quei titoli di studio
positivamente correlati all’occupazione
femminile), vuoi infine in quanto le modalità di assunzione più formalizzate tendono ad essere meno discriminanti per le
È certo possibile che una posticipazione del pensionamento femminile possa giocare a favore di una più equa
ripartizione dei compiti familiari all’interno della coppia
e tra genitori e figli. Sembra però difficile ipotizzare che
tale posticipazione modifichi, di per sé, equilibri che si
sono consolidati negli anni, mentre appare più probabile
che si traduca in un appesantimento del carico lavorativo
complessivo delle donne, in un’età peraltro soggetta ad
un ridimensionamento delle proprie capacità fisiche.
donne. Si rileva così che, sempre nel 2007,
l’incidenza di occupazione nella Pubblica
Amministrazione, nell’Istruzione, Sanità2
era pari al 15,8% degli uomini, ma al 34,9%
delle donne (Istat, 2009a). Per quanto
concerne il secondo punto, attualmente
l’età modale di pensionamento nel settore pubblico è, per le donne, di 57 anni,
ovvero di un anno inferiore a quella degli
uomini: in particolare, si rileva un picco in
corrispondenza dei 60 anni, quando si ha
la facoltà di accedere alla pensione di vecchiaia3[3]. Per le donne, l’uscita dal mercato del lavoro avviene prevalentemente in
corrispondenza dei requisiti previsti per il
pensionamento di anzianità e per quello
di vecchiaia; per gli uomini, invece, si distribuisce su di un arco di età più ampio,
dato che il vincolo per la vecchiaia è più
stringente ma, grazie a carriere lavorative
più continuative, più probabile l’uscita per
anzianità4. Il terzo punto, infine, concerne
la ripartizione, per genere e per generazioni, del lavoro familiare e domestico: tutte
le ricerche e le stesse indagini Multiscopo
dell’Istat ben evidenziano come tali attività siano di larga misura di pertinenza
femminile, non solo nei casi in cui contratti di genere vedono l’uomo occupato nel
mercato del lavoro e la donna casalinga,
ma anche nei casi in cui entrambi i partner
sono occupati.
Nello stesso tempo, i dati rilevano anche
che la fascia di donne più coinvolta nel
lavoro di cura è quella tardo-adulta, costituita dalle ‘cinquantenni’, mentre molto
contenuto è il carico lavorativo non solo
degli uomini (a prescindere dalla classe di
età), ma anche per le giovani donne che
non hanno ancora costituito una propria
famiglia (Istat, 2007).
Diversi sono gli elementi alla base di tale
specifico appesantimento lavorativo delle
cinquantenni: un modello tradizionale di
6LQGDFDWR6HUYL]L
ATTUALITÀ
%,%/,2*5$),$
divisione dei ruoli nella coppia, un farsi carico da parte delle madri dell’accudimento
dei figli, anche adulti, che vivono ancora
‘in famiglia’5; il sostegno dato sia ai figli
che hanno invece costituto un autonomo
nucleo familiare6, sia a genitori e suoceri,
ormai molto anziani e spesso bisognosi di
cura7. Da questo punto di vista, è il caso di
ricordare che in Italia non solo i contratti ‘di
genere’ sono molto più tradizionali rispetto alla maggior parte dei paesi europei,
ma che è più radicato un modello di iperaccudimento dei figli e molto minore la
disponibilità non solo di servizi sociali per
gli anziani non autosufficienti, ma anche di
servizi socio-educativi per i minori.
Fino ad ora, tale centralità familiare delle
donne ‘tardo-adulte’, speculare alla ridotta presenza di un valido Welfare, è stata
possibile non solo per il più recente ingresso femminile nel mercato del lavoro
(al contrario delle quaranta-cinquantenni,
le attuali anziane sono state di norma casalinghe), ma anche per la possibilità di
pensionamenti in età anticipata.
Consideriamo ora, in base a tali elementi,
l’impatto che l’innalzamento dell’età alla
pensione può avere sui modelli di cura.
In primo luogo, i dati relativi ai tassi di occupazione femminile per classe di età evidenziano che nei prossimi 5-10 anni, quando ad essere interessate all‘innalzamento
dell’età alla pensione saranno le attuali 55-
64enni, la percentuale di donne interessate ai provvedimenti in questione sarà sostanzialmente molto modesta (attorno al
5-6% senza forti differenze territoriali). Nel
decennio successivo, quando entreranno
nella classe di età corrispondente alla pensione le attuali 45-54enni, si salirà invece a
circa il 20-25% nelle regioni settentrionali,
al 12-15% in quelle meridionali. Vale a dire
che, rispetto alla situazione attuale, che
vede una forte propensione femminile
per il pensionamento ‘anticipato’, l’impatto
sociale della nuova normativa nel medio
periodo sarà tutt’altro che modesto e che
forti potranno essere le ripercussioni sul
carico complessivo di lavoro femminile e
sulla disponibilità alla solidarietà parentale. Consideriamo il primo aspetto. È certo
possibile che una posticipazione del pensionamento femminile possa giocare a favore di una più equa ripartizione dei compiti familiari all’interno della coppia e tra
genitori e figli. Sembra però difficile ipotizzare che tale posticipazione modifichi,
di per sé, equilibri che si sono consolidati
negli anni, mentre appare più probabile
che si traduca in un appesantimento del
carico lavorativo complessivo delle donne,
in un’età peraltro soggetta ad un ridimensionamento delle proprie capacità fisiche.
Consideriamo ora il secondo aspetto. Ci
sembra assai probabile che il prolungamento dell’attività lavorativa delle donne
1 La procedura di infrazione non riguarda i dipendenti privati, in quanto il regime previdenziale Inps è considerato un
regime legale, di natura previdenziale in senso tecnico, conforme alla normativa comunitaria. Il regime gestito dall’Inpdap rientra, invece, secondo la Commissione e la Corte di giustizia, tra i regimi professionali, nei quali il trattamento
pensionistico è pagato al lavoratore direttamente dal datore di lavoro. Poiché l’art. 141 del Trattato CE definisce come
retribuzione “il salario o trattamento normale di base o minimo, e tutti gli altri vantaggi pagati direttamente o indirettamente, in contanti o in natura, dal datore di lavoro al lavoratore, in ragione dell’impiego di quest’ultimo”, il divieto di
ogni discriminazione retributiva in base al sesso va applicato anche alle pensioni dei dipendenti pubblici (Leonello Tronti,
www.lavoce.com consultazione del 10.02.2009). Ricordiamo, inoltre, che per le lavoratici del settore pubblico il pensionamento a 60 anni è una possibilità non vincolante, introdotta con la riforma del 1995.
2 Sono stati inseriti anche questi due settori, che in realtà non sono settori esclusivamente pubblici, dato che
comunque sono a grande prevalenza pubblici e dato che le statistiche sulla forza lavoro dell’Istat non permettono
una differenziazione più precisa.
3 Le donne che si pensionano a 65 anni o dopo sono comunque circa il 23% di quelle che si pensionano per vecchiaia.
comporti una loro minore disponibilità ad
essere l’anello ‘forte’ della solidarietà generazionale: verso i figli giovani, sostenendoli
nel carico di lavoro che comporta la genitorialità; verso i genitori anziani, supportandoli nel loro bisogno di cura e di assistenza. Certo, il lavoro di cura può e potrà
essere ‘acquistato’ sul mercato privato, costituito soprattutto da persone immigrate
(come avviene attualmente per le ‘badanti’,
che accudiscono circa 700.000 anziani non
autosufficienti); è però evidente che, per le
famiglie, i costi di tale soluzione sono rilevanti e non da tutti sostenibili. Inoltre, non
è scontata la disponibilità di poter ricorrere
anche nel futuro ad immigrati disponibili
ad abitare con le famiglie che accudiscono, rinunciando, in cambio del reddito, ad
una propria vita familiare. Fra le molte domande che tale situazione suscita, quella
su cui si vuole richiamare l’attenzione è se
sia stato considerato l’impatto che la posticipazione del pensionamento femminile
avrà, molto presumibilmente, sul complessivo sistema di cura. Più correttamente, la
questione è quali siano le politiche che
si intendono sviluppare per evitare che
l’equiparazione dell’età al pensionamento
di uomini e donne comporti, oltre ad una
indubbia positività per il sistema previdenziale, costi sociali estremamente consistenti, risultando così un esempio paradigmatico dei ben noti ‘effetti perversi’ dell’azione
,VWDW,WHPSLGHOODYLWD
TXRWLGLDQD8QDSSURFFLR
PXOWLGLVFLSOLQDUHDOO¶DQDOLVL
GHOO¶XVRGHOWHPSRDQQL
,VWDW5RPD
,VWDW&RQFLOLDUHODYRURH
IDPLJOLD8QDV¿GDTXRWLGLDQD
,VWDW5RPD
,VWDW)RU]HGLODYRUR0HGLD
,VWDW5RPDD
,VWDW/DYLWDTXRWLGLDQDQHO
,QGDJLQHPXOWLVFRSR
DQQXDOHVXOOHIDPLJOLH³$VSHWWL
GHOODYLWDTXRWLGLDQD,VWDW
5RPDE
sociale. A meno che, ovviamente, non si
ritengano economicamente, oltre che socialmente accettabili, conseguenze quali
diminuzione della fecondità delle giovani
donne occupate, piuttosto che loro minor
presenza nel mercato del lavoro da un lato;
maggior domanda di istituzionalizzazione
per le persone anziane dall’altro.
Non vi sono, da parte nostra, questioni di
principio in merito ad una equiparazione che è certamente l’applicazione di un
principio di uguaglianza fra cittadini e che,
come tale, è da accogliere positivamente.
Purché, ovviamente, porti con sé l’esigenza
di uno sviluppo di politiche pubbliche e di
servizi efficienti per gli anziani, per i bambini e, anche per i giovani.
4 Fonte: Inpdap, Trattamenti pensionistici dei pubblici dipendenti, anno 2007
5 L’aspetto nuovo è che il sostanziale esonero dei lavori domestici e familiari riguarda non solo i maschi, ma anche le
femmine (Istat, 2009b).
6 Tale sostegno è, ovviamente, ancora maggiore nel caso i cui i figli, e ancor più le figlie siano, a loro volta, diventati
genitori (Istat, 2008).
7 Si consideri, a riguardo, da un lato il fatto che a 85 anni risultano ancora in vita oltre la metà delle donne e circa
un terzo degli uomini, e che l’Istat stima attorno al 50% la percentuale di ultraottantenni soggetti ad una qualche
forma di invalidità. Il fatto che, negli ultimi anni, il lavoro concreto di cura sia, in non pochi casi, svolto da persone
retribuite, non ha però comportato, come diverse ricerche evidenziano, una dismissione del ruolo di care-giver da
parte dei familiari (non a caso, del resto, gli anglosassoni distinguono fra “care giver” e “helpers”: al primo spetta
comunque una serie di compiti, soprattutto decisionali e di disponibilità alla relazione e alla consulenza a chi in
quel momento è l’ “helper” che, di solito, non si assume compiti decisionali senza appoggio e consulenza di un
famigliare di riferimento).
BCC - Fondo di solidarietà per il sostegno al reddito
Credito fondiario (FONSPA)
ALESSANDRO VIOLINI NEL COMITATO
DI AMMINISTRAZIONE
“CONCLUDERE PRESTO LA VENDITA” LO CHIEDONO LA FABI E LE ALTRE MAGGIORI SIGLE
Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, ha nominato il nostro rappresentante Alessandro Violini quale consigliere nel Comitato di Amministrazione del Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito del personale delle Banche di Credito Cooperativo.
Un deciso riconoscimento alla maggior rappresentatività della Fabi nel settore
e un importantissimo ritorno, dopo l’improvvida esclusione della nostra organizzazione, attuata in occasione del precedente mandato consiliare.
All’ amico Alessandro Violini, che con la sua presenza al Fondo saprà tutelare
ancor di più gli interessi delle nostre iscritte e dei nostri iscritti, vanno gli auguri di buon lavoro di tutta la FABI.
La Fabi e le altre organizzazioni sindacali stanno esercitando forti pressioni per
risolvere la partita del Credito Fondiario. «Sollecitiamo Domenico Siniscalco,
numero uno di Morgan Stanley in Italia, ad adoperarsi in prima persona affinché le trattative di vendita del Credito Fondiario Spa (Fonspa), si avviino verso una rapida conclusione», rimarcano in una nota le segreterie nazionali dei
sindacati del credito. La banca romana è interamente controllata da Morgan
Stanley e il sindacato ha inviato a Siniscalco un invito chiaro e preciso: privilegiare nella compravendita gli acquirenti «che garantiscano la tutela dei livelli
occupazionali, la prosecuzione dell'attività creditizia a sostegno di imprese e
famiglie e la territorialità» di Fonspa.
6LQGDFDWR6HUYL]L
ATTUALITÀ
/DVLWXD]LRQHDO%DQFRGL6LFLOLDYLVWDGDXQVLFLOLDQR'2&
&&$F
qFLDXUXG
DPPD]]DWLQL
4XLF
q3URIXPRGLOLWLYLROHQWH
di Gianni Di Gennaro - Segretario coordinatore FABI Ragusa
C'
è scumpigliu tra i
bancari, c’è piriculu
di finiri ittati a mari.
Già si dici dappirtuttu ca lu Bancu è
distruttu. Nu grandiosu mprindituri, cu la menti lluminata, voli fari di li banchi na grandissima
pastrittata. U decisi sulitariu e nun voli
ragghiunari, chista banca è di ittari,
nun ni vogghiu chiù sapiri. U banconi è
l’idiali pi putillu guvirnari.
Don Carmenu u sicilianu addiventa
ncaimanu, iddu è prontu a ntirviniri e a
tutti u fa sapiri.
Nta ncusessu organizzatu ca mPalermu
s’ha tinutu, ietta vuci e s’ancazza e ripeti: cca s’ammazza. Che so quattro chiù
fidati, don Luigi e don Tanuzzu, don
Giuvanni e don Pippinu, organizza nu
burdellu e ripeti m’ancatinu. E pi falla
chiù putenti, tira fora ancora i denti e
s’aggrappa e dirigenti ca su a Roma cu
la genti.
Giungi u triu de frati santi, patri Landu è
u comandanti, pui c’è Mauru e Giuliano,
tutti arrivunu di luntanu.
A pulitica è putenti, ma nto casu è ndifferenti, dici Landu lu priuri ca già vanta
grandi arduri. “Si vuliemmu risultati,
ca ci vonnu i barricati, chista amici è a
soluzioni” dici ancora cu passioni. Patri
Mauru è llittiratu e ni fa quasi ntrattatu,
ma alla fini ro discursu , veni fora do so
mussu “can un c’è nenti chi fari, cca na
guerra sa mpiantari”. Don Giulianu cu
caluri addifenni i lavuraturi, iddu dici
chiaramenti ca su tutti delinquenti.
“Chista terra è nculturata, l’antri sunnu
mmienzu na strata, iemmu avanti cu
passioni e se servi faciemmu a rivoluzioni”.
TRADUZIONE
Premessa
In Sicilia quando si dice: cca c’è ciauru
d’ammazzatina, non ci si riferisce mai
ad uccisioni, bensì a liti e controversie
violente. Prima di avventurarvi a leggere
questa storia, che parrebbe “fantastica”, ma
che purtroppo non
lo è, e che abbiamo
sintetizzato in stretto
dialetto siculo, è opportuno tradurre per
i lettori non siciliani
quanto sopra riportato.
C’è scompiglio tra i
bancari, c’è pericolo di essere buttati a
mare. Già se ne parla
ovunque che il Banco di Sicilia è in fase
di
smobilitazione.
Un grande imprenditore, con la mente
illuminata dagli studi
di economia, vuole
fondere le banche
del gruppo in un’unica banca. Lo ha deciso da solo e non ne
Sopra, La sede storica del Banco di Sicilia; a sinistra, Alessandro Profumo,
a.d. di Unicredit Group. La banca multinazionale vuole di fatto svuotare
il Banco di Sicilia, infiaschiandosene delle ricadute sui lavoratori e
sull’economia dell’Isola.
vuole sapere, asserendo che il Banco di
Sicilia è da chiudere. Preferisce un’unica banca da potere governare senza gli
ostacoli di diversi Consigli di Amministrazione.
Don Carmelo (Carmelo Raffa, rappresentante dei lavoratori della FABI e
Coordinatore del BdS) il siciliano è di-
ventato, per la rabbia, un
caimano; egli è pronto a
intervenire e lo comunica a
tutti.
Nel corso del Congresso
Provinciale di Palermo, grida e si arrabbia ripetendo
testualmente: qui va a finire male. Con l’appoggio di
quattro dirigenti che condividono in pieno la sua tesi e con cui
spesso si incontra e discute (Luigi Zancla, Gaetano Motta, Gianni Di Gennaro
e Giuseppe Angelini) organizza una
manifestazione preannunciando persino, che qualora dovesse servire, sarebbe disposto ad incatenarsi davanti alla
Direzione di piazza Cordusio. E per raf-
forzare la sua tesi, interessa della questione la Segreteria Nazionale.
A Palermo per i lavori congressuali, i
tre Segretari nazionali, Lando Sileoni,
(prossimo Segretario Generale) Mauro
Bossola e Giuliano De Filippis, trattano
l’argomento di scottante attualità.
“La politica ha molto potere, dice Sileoni, ma essendo attualmente perdente nei confronti della finanza, rimane
indifferente. Così anche quella locale,
che dovrebbe salvaguardare gli interessi dell’Isola”. Il tutto lo dice, come al
suo solito, con grande passione. Poi aggiunge: “se vogliamo ottenere risultati,
dobbiamo essere noi a farci rispettare,
a costo di fare le barricate”.
E anche Mauro Bossola, che avendo
6
6LQGDFDWR
6LQGDFDWR6HUYL]L
F
R6
ATTUALITÀ
un’indole diversa appare più moderato,
alla fine conviene con quanto detto da
Sileoni e rimarca che se si vogliono ottenere risultati, bisogna fare una battaglia che parta proprio dalla Sicilia.
Infine, è la volta di Giuliano De Filippis
che, essendo di origine meridionale, asserisce senza mezzi termini che “quando al Nord la gente era ancora barbara,
nel Sud esisteva già una raffinata cultura e mentre qualcuno indossava ancora l’elmo con le corna, in Sicilia fioriva
la civiltà e si scrivevano testi che hanno fatto la storia dell’umanità”. Quindi,
“bisogna condurre una battaglia per
salvare una parte importantissima della
storia, che è anche storia economica, di
questa terra”.
Un cartello stradale
di pericolo generico,
bersagliato da colpi
di lupara.
CONCLUSIONI
Sembrerebbe quasi una favola, ma purtroppo non lo è.
Lo stimolo per riportarla in questo
“azzardato” dialetto siculo-orientale,
è stato dato da un simpaticissimo ed
entusiasmante “polentone”, Lodovico
Antonini,
caporedattore de La Voce
dei Bancari, che ha
seguito passo passo
i lavori congressuali
di tutti i Sab siciliani e che ha mostrato molto interesse per questa terra martoriata, che
rischia ancora una volta di perdere
occupazione e storia.
Non siamo sicuri che l’intervento
sindacale, seppur di una grande e
decisa Organizzazione come la nostra, possa davvero bloccare l’operazione, se questa è già decisa dall’alta
finanza.
Tuttavia, siamo fermamente convinti,
e su questo siamo disposti a rimetterci la faccia, che un’operazione “devastante” come quella che si prospetta,
non possa essere portata avanti solo
con algidi criteri economici, per di più
attenti solo a raccogliere denaro frutto dei risparmio della gente di Sicilia,
per destinarlo ad altri territori. Ogni
passo di quest’incredibile vicenda
deve – comunque - necessariamente
passare dalla ricerca del consenso dei
lavoratori, tramite i rappresentanti
sindacali. O sarà guerra.
/DFULVLQRQLQWDFFDODFUHGLELOLWjGHLODYRUDWRUL
%HUJDPRSURPXRYHDSLHQLYRWL
J
S
LVXRLEDQFDUL
3UHVHQWDWRLOVRQGDJJLR)DEL,SVRV³%DQFDWHUULWRULRLOYDORUHDJJLXQWRGHOODYRUDWRUH
EDQFDULRRJJL´/¶GHLFOLHQWLEHUJDPDVFKLKDXQHOHYDWROLYHOORGL¿GXFLDQHOSHUVRQDOH
GHOVXRLVWLWXWRGLFUHGLWRPHQWUHVRORLOVL¿GDGHOVLVWHPDFUHGLWL]LRLWDOLDQR
3UHVHQWHDOFRQYHJQRDQFKH/DQGR6LOHRQL
I
l I bancari bergamaschi sono promossi a
pieni voti. Nonostante
sia calato il livello di fiducia nei confronti del
sistema creditizio italiano, anche in conseguenza
della crisi finanziaria globale, rimane alto il gradimento
della clientela di Bergamo e
provincia verso i dipendenti
che lavorano negli istituti di credito del
territorio. Mentre nelle banche italiane
ha fiducia solo il 55% dei clienti, del personale bancario si fida a occhi chiusi ben
l’87% degli intervistati.
A rivelarlo il sondaggio “Banca territorio
il valore aggiunto del lavoratore bancario oggi”, realizzato dall’istituto di ricerca
Ipsos per conto di Fabi Bergamo, e presentato alla stampa il 6 novembre scorso
al Centro congressi Giovanni XXIII.
Ricco il parterre degli ospiti invitati a
commentare la ricerca. Presenti Valerio
Poloni, Segretario coordinatore Fabi Bergamo, Lando Sileoni, Segretario generale aggiunto Fabi, Nando Pagnoncelli,
Amministratore delegato e Presidente
psos, Graziano Caldiani,
Condirettore
generale
Gruppo Ubi Banca, Alfio
Filosomi,
Responsabie Servizi Relazioni col
personale Gruppo Intesasanpaolo, Silvio De
Tommaso, Responsabile
Funzione sindacale Federcasse, Enrico Zucchi,
Assessore della Provincia di Bergamo
all’Istruzione, Formazione, Lavoro e Sicurezza sul Lavoro, e Ettore Ongis, Direttore responsabile de L’Eco di Bergamo, che
ha partecipato al convegno in qualità di
moderatore.
Dall’indagine realizzata tra il 7 e il 18 ottobre attraverso interviste telefoniche,
fatte a un campione di 800 correntisti di
Bergamo e provincia, emergono dati in
controtendenza rispetto ai più diffusi luoghi comuni. Ad esempio ciò che rende un
istituto di credito più appetibile di un altro per un cliente bergamasco non sono
tanto i servizi offerti quanto la qualità
del personale che ci lavora. Così si scopre
che per il 65% dei correntisti di Bergamo
e provincia il principale motivo di soddi-
sfazione, nel rapporto
con la propria banca, è
la relazione personale
istaurata con i lavoratori, insieme alla professionalità e competenza
di questi ultimi. Solo in
secondo ordine le condizioni economiche applicate e i servizi offerti
dalla banca.
“Sono dati che dimostrano quanto ancora
oggi, in tempi di scanNando Pagnoncelli, presidente IPSOS
dali finanziari globali, il
vero valore aggiunto delle banche siano per via del delicato ruolo che svolge,
i lavoratori”, hanno dichiarato Valerio Po- non deve essere oggetto di continue
loni e Fabio Scola, rispettivamente coor- pressioni commerciali o spostato come
dinatore e coordinatore aggiunto di Fabi un pacco da una filiale all’altra”. Sileoni,
Bergamo. “Assodato ciò”, hanno auspica- durante il suo apprezzato intervento, ha
to i due dirigenti sindacali, “le banche do- anche analizzato le peculiarità del sistevrebbero investire fortemente nella for- ma creditizio bergamasco. Un sistema
mazione del personale. La professionalità che si rivela vincente, anche in virtù delva riconosciuta e non si devono premiare la forte presenza delle banche di credito
solo i risultati”.
cooperativo sul territorio, istituti che per
Una posizione ribadita dal segretario ge- tradizione hanno un legame privilegiato
nerale aggiunto della Fabi, Lando Sileo- con la clientela del posto.
ni. “Il bancario”, ha detto Sileoni, “proprio
F.G.
6LQGDFDWR6HUYL]L
LEGALE
/¶HVHUFL]LRGHOSRWHUHGLVFLSOLQDUHQRQqSHULOGDWRUHGLODYRURXQREEOLJRPDXQDIDFROWj
/HFRQWHVWD]LRQLGLVFLSOLQDUL
GHYRQRHVVHUHLPPHGLDWH
³6RQRXQDFROOHJDTXDGURGLUHWWLYRUHVSRQVDELOHGLXQD¿OLDOHGLSLFFROH
GLPHQVLRQLQFROOHJKL(VVHQGRVWDWDLOPHVHVFRUVROD¿OLDOHVRWWRSRVWDDG
LVSH]LRQHGDOODGLUH]LRQHJHQHUDOHHGHVVHQGRVWDWLULOHYDWLGHLSUHVXQWLLOOHFLWLD
PLRFDULFRYRUUHLVDSHUHTXDQWRWHPSRGHYHWUDVFRUUHUHSHUFKpODEDQFDSRVVD
HYHQWXDOPHQWHVDQ]LRQDUPLHVHYLqXQWHUPLQHGLSUHVFUL]LRQH´
OHWWHUD¿UPDWD
'
5
5LVSRVWD
'RPDQGD
/DFRQWHVWD]LRQHGHYHDYYHQLUHLQLPPHGLDWDFRQQHVVLRQHWHPSRUDOHFRQLOIDWWRGLVFLSOLQDUPHQWH
ULOHYDQWHDQFKHVHLOUHTXLVLWRGHOO¶LPPHGLDWH]]DGHY¶HVVHUHLQWHUSUHWDWRFRQUDJLRQHYROHHODVWLFLWjPD
FRPXQTXHLQPDQLHUDGDHYLWDUHFKHLOGDWRUHGLODYRURSRVVDULWDUGDUHODFRQWHVWD]LRQHLQPRGRGD
UHQGHUHGLI¿FLOHODGLIHVDGDSDUWHGHOODYRUDWRUH
U
na recentissima Sentenza della Corte di
Cassazione – Sezione
Lavoro- dell’8 giugno
2009 n.13167 - si è pronunciata sulle condizioni della contestazione disciplinare al
lavoratore da parte del datore di lavoro.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Un direttore di banca con la qualifica di
quadro direttivo e con le mansioni di
preposto ad una filiale era stato licenziato per giusta causa e quindi riteneva
illegittimo il licenziamento a causa della tardività della contestazione disciplinare.
Nel concreto il collega bancario, denunciando violazione dell’art.2119 c.c.
e dell’art.7 della legge 300/70 (Statuto
dei lavoratori), formulava il seguente
quesito di diritto: “se il datore di lavoro possa attendere tre mesi per
contestare al dipendente fatti già
precisamente accertati mediante relazione ispettiva,giustificando tale
lasso di tempo con la sola esigenza di
valutare i fatti,come erroneamente
ritenuto dalla sentenza impugnata,
oppure se un intervallo di tre mesi
tra la precisa conoscenza dei fatti
accertati con la definitiva relazione
ispettiva e la contestazione dei fatti
stessi, renda tardiva tale contestazione a prescindere dalla quantità e
qualità degli illeciti che può incidere
sulla durata dell’ispezione ma non
sulla tempestività della successiva
contestazione,come sostenuto nel
presente motivo di ricorso”.
La Suprema Corte, rispondendo al quesito, ha pertanto stabilito i seguenti
principi di diritto: “la contestazione
deve avvenire in immediata connessione temporale con il fatto disciplinarmente rilevante, con la precisazione
che il requisito dell’immediatezza ha
da essere interpretato con ragionevole elasticità, ma comunque in maniera da evitare che il datore di lavoro
possa ritardare la contestazione in
modo da rendere difficile la difesa da
parte del lavoratore. (cfr. Cassazione
n.5423/1989, Cassazione n.3845/1987).
La contestazione disciplinare, per essere considerata legittima, deve presentare il carattere della “immediatezza”e tale
carattere essenziale trova fondamento
nell’art.7, terzo e quarto comma,della
legge n.300/1970 che riconosce al lavoratore incolpato il diritto di difesa da
garantirsi nella sua effettività al fine di
consentirgli l’allestimento del materiale
difensivo (pronto riscontro delle accuse
con eventuali testimonianze e documentazione) in tempi ad immediato
ridosso dei fatti contestati ed in modo
che lo stesso lavoratore possa contrastare più efficacemente il contenuto
delle contestazioni mossegli dal datore
di lavoro,dovendosi anche considerare
(nella valutazione del rilievo dell’accennato carattere) il “giusto affidamento”
del prestatore,nel caso di ritardo nella
contestazione,che il fatto incriminabile
possa non avere rivestito una connotazione “disciplinare”, dato che l’esercizio
del potere disciplinare non è, per il
datore un obbligo, ma una facoltà.
Nell’esercizio del potere disciplinare il
datore di lavoro deve comportarsi “secondo buona fede”, specie per evitare
che sanzioni disciplinari irrogate senza
consentire all’incolpato un effettivo diritto di difesa si pongano, appunto, quale trasgressione in re ipsa della “buona
fede”, che è la matrice fondativa dei doveri oneri sanciti dall’art.7 cit. e, anche,
dall’art.2106 cod.civ. per cui l’affidamento legittimo del lavoratore non può
venire vanificato da una tardiva contestazione disciplinare,comportando
l’esercizio in tal senso viziato dal
potere disciplinare una preclusione
per l’espletamento di detto potere
e,conseguentemente,rendendo invalida la sanzione irrogata in contrasto con
il principio dell’immediatezza.
L’applicazione nel cosiddetto “senso relativo” del principio dell’immediatezza
non può svuotare di efficacia il principio stesso dovendosi, infatti, tenere
conto di quanto statuito dall’art.7 cit.
e della esigenza di una razionale amministrazione dei rapporti contrattuali
secondo “buona fede”.
Pertanto, tra l’interesse del datore di lavoro a prolungare le indagini senza uno
specifico motivo obiettivamente valido
(da accertarsi e valutarsi rigorosamente) ed il diritto del lavoratore ad una
pronta ed effettiva difesa, deve prevalere la posizione (ex lege tutelata) del
6SHWWOH
/D9RFHGHL%DQFDUL
0HQVLOH GL )$%, ± )HGHUD]LRQH $XWRQRPD
%DQFDUL,WDOLDQL
9LD7HYHUHQ±5RPD
'DWD««««««««
,O/D
VLJVLJUD
««««««««««««««« LVFULWWRD
DOOD)$%,WHVVHUDQ««««SRQHXQTXHVLWR
VXO VHJXHQWH DUJRPHQWR LQHUHQWH DO SURSULR
UDSSRUWRGLODYRUR
««««««««««««««««««««
««««««««««««««««««««
««««««««««««««««««««
««««««««««««««««
)LUPDGHOODYRUDWRUH
, GDWL GHOOD SUHVHQWH VFKHGD VDUDQQR RJJHWWR GL
WUDWWDPHQWR LQIRUPDWLFR H PDQXDOH GD SDUWH GHOOD
ULYLVWD ³/D 9RFH GHL %DQFDUL´ SHU OH VHJXHQWL
¿QDOLWj D DQDOLVL JLXULGLFROHJDOH E ULVSRVWD DO
TXHVLWR F SXEEOLFD]LRQH LQ IRUPD DQRQLPD VXOOD
ULYLVWD ³/D 9RFH GHL %DQFDUL´ GHO TXHVLWR H GHOOD
ULVSRVWD7LWRODUHGHOWUDWWDPHQWRGHLGDWLqODULYLVWD
³/D9RFHGHL%DQFDUL´HUHVSRQVDELOHqLO'LUHWWRUH
GHOOD ULYLVWD 3DROR 3DQHUDL /H FKLHGLDPR GL
SUHVWDUH LO FRQVHQVR SHU LO WUDWWDPHQWR GHL GDWL
DQFKH VHQVLELOL FRQWHQXWL QHOOD SUHVHQWH VFKHGD H
QHOO¶DOOHJDWR SURPHPRULD SHU ¿QDOLWj HGLWRULDOL
UHODWLYDPHQWH DOOD SXEEOLFD]LRQH GL TXHVLWL H GL
ULVSRVWHVX³/D9RFHGHL%DQFDUL´
)LUPDGHOODYRUDWRUH
1%6LLQIRUPDQRLOHWWRULFKHOD5HGD]LRQH
VLULVHUYDGLULVSRQGHUHHGLSXEEOLFDUHVROR
LTXHVLWLHOHULVSRVWHGLLQWHUHVVHJHQHUDOH
lavoratore.
L’applicazione di una sanzione disciplinare - quando si tratti di licenziamento
in tronco per giusta causa – deve avvenire alla stregua del principio dell’immediatezza e, di conseguenza, non può
essere ritardata con la giustificazione
della complessità dell’organizzazione
aziendale.
CODICE CIVILE - ART. 2119 RECESSO PER GIUSTA CAUSA
Ciascuno dei contraenti può recedere
dal contratto prima della scadenza del
termine, se il contratto è a tempo determinato o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora
si verifichi una causa che non consenta
la prosecuzione, anche provvisoria, del
rapporto. Se il contratto è a tempo indeterminato, al prestatore di lavoro che
6LQGDFDWR6HUYL]L
LEGALE
recede per giusta causa compete l'indennità indicata nel secondo comma
dell'articolo precedente.
Non costituisce giusta causa di risoluzione del contratto il fallimento dell'imprenditore o la liquidazione coatta amministrativa dell'azienda.
LEGGE 300/70 - ART. 7. - SANZIONI
DISCIPLINARI.
Le norme disciplinari relative alle sanzioni, alle infrazioni in relazione alle
quali ciascuna di esse può essere applicata ed alle procedure di contestazione
delle stesse, devono essere portate a
conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti. Esse
devono applicare quanto in materia è
stabilito da accordi e contratti di lavoro
ove esistano .
Il datore di lavoro non può adottare
alcun provvedimento disciplinare nei
confronti del lavoratore senza avergli
preventivamente contestato l'addebito
e senza averlo sentito a sua difesa .
Il lavoratore potrà farsi assistere da un
rappresentante dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato.
Fermo restando quanto disposto dalla
legge 15 luglio 1966, n. 604, non possono essere disposte sanzioni disciplinari che comportino mutamenti definitivi del rapporto di lavoro; inoltre la
multa non può essere disposta per un
importo superiore a quattro ore della
retribuzione base e la sospensione dal
servizio e dalla retribuzione per più di
dieci giorni.
In ogni caso, i provvedimenti disciplinari più gravi del rimprovero verbale
non possono essere applicati prima che
siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione per iscritto del fatto che vi ha
dato causa.
Salvo analoghe procedure previste dai
contratti collettivi di lavoro e ferma restando la facoltà di adire l'autorità giudiziaria, il lavoratore al quale sia stata
applicata una sanzione disciplinare può
promuovere, nei venti giorni successivi, anche per mezzo dell'associazione
alla quale sia iscritto ovvero conferisca
mandato, la costituzione, tramite l'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, di un collegio di conciliazione ed arbitrato, composto da un
rappresentante di ciascuna delle parti e
da un terzo membro scelto di comune
accordo o, in difetto di accordo, nominato dal direttore dell'ufficio del lavoro.
La sanzione disciplinare resta sospesa
fino alla pronuncia da parte del collegio.
Qualora il datore di lavoro non provveda, entro dieci giorni dall'invito rivoltogli dall'ufficio del lavoro, a nominare
il proprio rappresentante in seno al
collegio di cui al comma precedente,
la sanzione disciplinare non ha effetto.
Se il datore di lavoro adisce l'autorità
giudiziaria, la sanzione disciplinare
resta sospesa fino alla definizione del
giudizio.
Non può tenersi conto ad alcun effetto
delle sanzioni disciplinari, decorsi due
anni dalla loro applicazione.
LA CASSAZIONE RESPINGE IL RICORSO DI UN’AZIENDA
3$52/(6$17(
Lasciarsi scappare qualche parolaccia in uno scatto d’ira
non basta a motivare il licenziamento.
Un dipendente che si lascia scappare qualche parola di troppo in uno scatto
d'ira non può essere licenziato. Poco importa che si tratti di parole volgari
perché secondo Piazza Cavour un simile comportamento si può comprendere
come momentaneo stato di esasperazione. A riabilitare l'impiegato cafone è
la sezione lavoro della Corte, che (sentenza 23289/2009) ha chiarito come gli
stati d'ira temporanea e le parole fuori luogo rivolte ad un collega non ledono ''il rapporto fiduciario con l'azienda''. Per questo non si può ipotizzare un
licenziamento per giusta causa. Sulla scorta di tale motivazione la Corte ha
respinto il ricorso di un’azienda che si era opposta al reintegro di un lavoratore licenziato dopo che, in presenza di tre colleghi, si era rivolto al consigliere
aziendale con male parole e lanciandogli una cornetta del telefono. Dopo il
licenziamento, l'impiegato era stato reintegrato con una decisione della Corte d'Appello.
L'azienda in cassazione aveva sostenuto la ''giusta causa'' del licenziamento.
Respingendo il ricorso, la Corte ha evidenziato che ''dopo aver esaminato le deposizioni degli impiegati presenti al fatto e del consigliere offeso, escluso che il
tenore della frase pronunciata da Giusto T. potesse assumere una valenza ingiuriosa, e rilevato che il lancio della cornetta non aveva il contenuto di violenza
o di minaccia nei confronti di un
collega ma era da ascriversi al momentaneo stato di esasperazione,
il comportamento addebitabile al
lavoratore pur se riprovevole per i
suoi connotati di volgarità e inurbanità, non era comunque tale da
giustificare una sanzione espulsiva''. Il comportamento dell'impiegato 'cafone', rilevano ancora
gli 'ermellini', ''non e' idoneo ad
incrinare il vincolo fiduciario, ne'
a pregiudicare irrimediabilmente
l'affidamento del datore di lavoro
sul futuro corretto adempimento
delle obbligazioni derivanti dal
rapporto di lavoro''. Quanto all'insistenza dell'azienda nel volere
licenziare il dipendente, la Cassazione sottolinea che ''l'iter logico argomentativo che sorregge la decisione è
chiaramente individuabile e non presenta alcun profilo di manifesta illogicità''.
ATTUALITÀ
5LSRVLJLRUQDOLHULSHULOODYRUDWRUHSDGUH
5LIDUWOHWWHUDFGHO'/JV
U
na sentenza del Consiglio di
Stato del 2008, confermava la
possibilità di estendere i riposi
giornalieri per l’allattamento
al lavoratore padre anche nel caso che la
madre non ne avesse diritto, in quanto
casalinga. Sull’argomento si è espresso
anche il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con propria lettera circolare n.
8494 del 12 maggio 2009 che conclude-
va in senso favorevole al “riconoscimento
al lavoratore padre del diritto a fruire dei
congedi previsti all’art. 40, lett. c, D.Lgs. n.
151/2001, anche nell’ipotesi in cui la madre svolga lavoro casalingo”. L’INPS, con
la circolare n. 112 del 15 ottobre 2009, ha
ulteriormente precisato l’ambito di fruibilità dei permessi in questione. Il lavoratore
padre può usufruire dei riposi giornalieri,
non automaticamente, ma nei casi di “og-
gettiva impossibilità da parte della madre
casalinga di dedicarsi alla cura del neonato, perché impegnata in altre attività (ad
esempio accertamenti sanitari, partecipazione a concorsi pubblici, cure mediche
ed altri simili)”. Tali condizioni, per altro,
devono essere opportunamente documentate. La circolare n. 112 dell’INPS e la
lettera circolare del Ministero del Lavoro
sono disponibili all’indirizzo: www.fabi.it.
6LQGDFDWR6HUYL]L
MEMORIE DI EX BANCARI
&RQIHVVLRQLGLXQH[EDQFDULR
(VLOLDWRGDOOD79PLFRQVROR
LQVHJQDQGRDLJLRYDQLDQRQDYHUSDXUD
$WXSHUWXFRQ(QULFR%HUXVFKLFDEDUHWWLVWDDWWRUHHLFRQDGHOODWHOHYLVLRQHDQQL¶³'ULYH,Q"
6HSDUDJRQDWRDOOHWUDVPLVVLRQLGLRJJLHUDXQYDULHWjGDHGXFDQGH´³3ULPDGLGLYHQWDUHDWWRUH
KRODYRUDWRLQEDQFD9HQGHYRWLWROLDO&UHGLWRLWDOLDQRD0LODQR(URXQYHURHSURSULRIDQDWLFR
GHOPLRODYRUR0DSRLODYRFD]LRQHDUWLVWLFDKDSUHYDOVR´
di Flavia Gamberale
E
nrico Beruschi ha un look eccentrico: cappello nero a falde
larghe calato sul viso, piumino
grigio scuro e giacca con cravatta fantasia. Ma basta incrociare quello sguardo stralunato
e tenero tipico dei personaggi che lo hanno reso celebre a teatro e in tv per riconoscerlo. Lo incontriamo in un bar del centro,
a Roma, per un’intervista. Lui è affabile, ha
un’ironia timida e un’incontenibile voglia di
raccontarsi. Entra, s’intrattiene con i clienti.
Qualcuno fa fatica a capire chi è. “Mi sembra di averla già vista ma non so dove”, gli
dice una ventenne. E lui, bonario, con un
sorriso che nasconde quel pizzico di amarezza di chi non è più sulla cresta dell’onda:
“Eh eh…tu eri troppo piccola quando io facevo la tv”. Ma c’è anche chi si ricorda di lui,
di quando calcava il palco degli allora studi
Fininvest, negli anni ’80, interpretando, nel
celebre varietà Drive in, una serie di personaggi tristi, un po’ imbranati, alla Pierrot,
entrati prepotentemente nell’immaginario
dei giovani e dei bambini dell’epoca.
Maschere in cui si è sempre sentito a suo
agio. “Nella vita sono sempre stato un po’
impacciato”, ammette. “Nei personaggi non
ho fatto altro che esasperare questo mio
lato del carattere”.
Un timido con la voglia di primeggiare. A
scuola, nello spettacolo, come del resto in
banca. Enrico Beruschi nasconde, infatti, un
insospettabile passato da bancario. Prima
di diventare una star di Drive in e un uomo
simbolo della Fininvest anni ’80, vendeva
titoli.
Beruschi, ci racconti di questa sua parentesi bancaria. Com’è finito allo sportello?
In realtà io ho cominciato dallo sportello.
Appena diplomato ragioniere nel ’60 sono
entrato in banca, al Credito italiano. Il mio
lavoro mi piaceva tantissimo, ero un vero
fanatico. Oltre che un gran rompiscatole.
Motivo per cui ogni tanto i miei capi mi “castigavano”.
Quando le è venuta la vocazione artistica?
Tardi. Ho lavorato i primi due anni in banca, poi me ne sono andato via perché tra
titoli e mansioni ripetitive avevo paura di
rimbambirmi, e sono approdato alla Galbusera. Lì sono rimasto per 12 anni, arrivando a ricoprire la carica di vicedirettore
“I miei personaggi sono
tutti timidi e un po’ imbranati, perché in fondo sono
anch’io così nella vita”.
commerciale. Ho cominciato a fare cabaret
perché mi ha scoperto Walter Valli per caso
al Derby club di Milano.
Come l’ha scoperta?
Mi ha sentito raccontare barzellette e da
quel momento mi ha “imposto” di venirle
a recitare sul palco del Derby. Lo facevo
ridere. Per circa sei mesi ho avuto una doppia vita: la mattina facevo il vicedirettore
commerciale la sera mi trasformavo in un
cabarettista. Poi naturalmente ho dovuto
scegliere.
Com’è stato l’impatto col teatro?
Tremendo. Le dico solo che la prima volta
che sono salito sul palco, per via della mia
timidezza, ci ho messo cinque minuti a dire
buonasera. Ma quando ho cominciato a
raccontare le barzellette non mi ha più fermato nessuno. Ricordo ancora le donne e
i camerieri che si accasciavano sulle sedie
dalle risate.
Poi è venuta l’esperienza di Drive in, il
varietà degli anni ‘80. Che cosa ricorda
di quegli anni?
Io avevo il ruolo del censore. Mi ricordo che
una volta sgridai Ricci e Nicotra, autori del
programma, perché volevano girare una
scena in cui una ragazza era distesa sul sedile di una macchina. Uno sketch che faceva
chiaramente apparire la giovane come una
poco di buono. Io naturalmente mi opposi.
A proposito, molti critici considerano
Drive il programma capostipite della tv
del trash. È d’accordo?
Non credo. Rispetto a molti programmi che
si vedono oggi in televisione, era una trasmissione da educande.
Negli ultimi anni l’abbiamo vista poco in
tv. Scelta sua o dei direttori di rete?
Entrambe le cose. Credo però di aver fatto un errore quando nell’86 ho deciso di
uscire dal cast di Drive In. Pensi che Berlusconi in persona mi supplicò di rimanere,
ma io me ne andai perché consideravo
quell’esperienza conclusa.
Lo rimpiange?
No, perché alla fine la vita segue il suo corso. Qualche anno fa ho provato a ricontattare Piersilvio Berlusconi per proporgli
un’idea. L’ho chiamato tre volte ma lui non
mi ha mai risposto. Pazienza. Non sto lì ad
elemosinare lavoro.
Adesso a cosa si dedica?
A tante cose. Ho riscoperto una grande
passione per la lirica. Recentemente ho interpretato il ruolo del Grillo Parlante ne “Le
avventure di Pinocchio” di Cericola. Anche
Riccardo Muti se n’è interessato. Un’altra attività che mi dà molte soddisfazioni è insegnare recitazione ai giovani.
Perché?
Perché sono pieni di paure e mi piace liberarli delle loro ansie attraverso la lettura dei
classici.
6LQGDFDWR6HUYL]L
FISCO I LETTORI CHIEDONO L'ESPERTO RISPONDE
1XRYRRULHQWDPHQWRGHOODJLXULVSUXGHQ]DJDUDQWLVFHSLGLULWWLDLFRQGRPLQL
&RQVXOWD]LRQH
GHOODGRFXPHQWD]LRQHFRQGRPLQLDOH
/D&DVVD]LRQHVDQFLVFHFKHLOGLULWWRSXzHVVHUHHVHUFLWDWRQRQVRORLQVHGHDVVHPEOHDUHLQRFFDVLRQH
GHOO¶DSSURYD]LRQHGHOUHQGLFRQWRPDDQFKHLQXQSUHFHGHQWHRVXFFHVVLYRPRPHQWR7DOHGLULWWRQRQSXz
HVVHUHOLPLWDWRHO¶LQWHUHVVDWRQRQqWHQXWRDPRWLYDUHLQDOFXQPRGRODVXDULFKLHVWD
di Leonardo Comucci - Esperto Fiscale
Nella foto
Leonardo Comucci
U
n motivo frequente di discussione tra
l’amministrazione e i
condomini è la possibilità da parte di
questi ultimi di consultare la documentazione contabile
anche al di fuori della sede assembleare.
La giurisprudenza si è pronunciata
più volte sull’argomento, assumendo
negli ultimi anni una posizione che si
pone in netto contrasto con quanto
osservato in precedenza.
Ripercorriamo le tappe l’evoluzione
della materia. Secondo una risalente
sentenza della Cassazione, infatti, il
diritto del singolo condomino di controllare la gestione dell’amministrazione e la documentazione ad essa
inerente sussisteva esclusivamente
in sede di rendiconto annuale e di
approvazione del bilancio da parte
dell’assemblea. Mentre, all’infuori di
tale sede, questo diritto poteva essere riconosciuto solo ove l’interessato fosse in grado di dimostrare “uno
specifico interesse al riguardo” (sent.
Cassazione 2220 del 5 Aprile 1984).
Più recentemente, invece, l’orientamento – come abbiamo accennato
– è mutato.
La Cassazione ha, infatti, riconosciuto a ciascun condomino la facoltà (di
richiedere e) di ottenere dall’amministrazione l’esibizione dei documenti
contabili “in qualsiasi tempo” e “senza l’onere di specificare le ragioni
della richiesta”.
Le uniche condizioni da rispettare
sono che “l’esercizio di tale facoltà
non risulti di ostacolo all’attività di
amministrazione, non sia contraria ai
principi di correttezza, e non si risolva in un onere economico per il condominio, dovendo i costi relativi alle
operazioni compiute gravare esclusivamente sui condomini richiedenti.
(sent. Cassazione 8460 del 28 agosto
1998).
Di uguale tenore è anche la sentenza – sempre della Suprema Corte
– n.15159 del 29 novembre 2001.
L’assunto su cui si basano entrambe
le pronunce, del resto, è lo stesso: il
rapporto tra amministratore e condomino si fonda, seppur con proprie
peculiarità, su un mandato con rappresentanza.
I condomini rappresentati devono,
quindi, poter vigilare in ogni tempo sullo svolgimento dell’attività di
gestione dei beni, servizi e impianti
comuni e, a tal fine, consultare i documenti contabili che riguardano il
condominio.
Allo stato attuale, dunque, il poter
prendere visione (ed eventualmente estrarre copia) della documentazione contabile condominiale deve
considerarsi un diritto che il singolo
condomino può esercitare; spiegando meglio la pronuncia della Corte:
tale diritto può essere esercitato non
solo in sede assembleare, in occasio-
ne dell’approvazione del rendiconto,
ma anche in un precedente o successivo momento.
Tale diritto, sentenzia la Cassazione,
non può essere limitato e l’interessato non è tenuto a motivare in alcun
modo la sua richiesta.
&KLDYHVVHTXHVLWL
GLFDUDWWHUHJHQHUDOH
DWWLQHQWLODPDWHULD
ÀVFDOHSXzLQYLDUOL
DOQXPHURGL
)$;
6LQGDFDWR6HUYL]L
PENSIONI
,PSRUWDQWHFLUFRODUHHVSOLFDWLYDGHOO¶,QSV
3HQVLRQLHULSUHVDGHOO
DWWLYLWjODYRUDWLYD
/DULSUHVDGHOO¶DWWLYLWjODYRUDWLYDGDSDUWHGHLODYRUDWRULFKHFRQVHJXRQRLOGLULWWRDOODSHQVLRQHGLDQ]LD
QLWjGHYHHVVHUHVXFFHVVLYDDOODGDWDGLGHFRUUHQ]DGHOWUDWWDPHQWRSHQVLRQLVWLFR
L'
INPS, con circolare n. 89
del 10 luglio 2009, ha
fornito
un’importante
precisazione in merito
alla modalità temporale
necessaria per consentire
l’eventuale ripresa dell’attività lavorativa compatibilmente con la percezione
della pensione di anzianità o vecchiaia.
La questione era relativa all’arco temporale minimo necessario che deve intercorrere tra la cessazione dl rapporto
di lavoro in corso, la maturazione della
decorrenza della pensione e l’eventuale
ripresa dell’attività lavorativa.
La circolare precisa che “la ripresa dell’at-
,136
'LUH]LRQH&HQWUDOH3HQVLRQL
&RRUGLQDPHQWR*HQHUDOH/HJDOH
5RPD
&LUFRODUHQ
2**(7723HQVLRQHGLDQ]LDQLWjHGLYHFFKLDLD&HVVD]LRQHGHOO·DWWLYLWjODYR
UDWLYDFRQVXFFHVVLYDULRFFXSD]LRQH&KLDULPHQWL
6200$5,2/DULSUHVDGHOO·DWWLYLWjODYRUDWLYDGDSDUWHGLODYRUDWRULFKHFRQVH
JXRQRODSHQVLRQHGLDQ]LDQLWjGHYHHVVHUHVXFFHVVLYDDOODGDWDGLGHFRUUHQ]DGHO
WUDWWDPHQWRSHQVLRQLVWLFR/·HIIHWWLYDFHVVD]LRQHGHOSUHFHGHQWHUDSSRUWRGLODYRUR
GHYHHVVHUHYHULÀFDWDLQEDVHDOVRORHVSOHWDPHQWRGHOOHIRUPDOLWjGLULWRGLPLVVLRQL
FRPXQLFD]LRQLGLOHJJHHFFVHQ]DFKHULOHYLO·HYHQWXDOHEUHYHSHULRGRGLLQDWWLYLWj
DQWHFHGHQWHODULRFFXSD]LRQH
35(0(66$
&RPHqQRWRO·DUWFRPPDOHWWFGHOODOHJJHQVXERUGLQD
LOFRQVHJXLPHQWRGHOODSHQVLRQHGLDQ]LDQLWjDOODFRQGL]LRQHFKHJOLDVVLFXUDWLQRQ
SUHVWLQRDWWLYLWjODYRUDWLYDVXERUGLQDWDDOODGDWDGLSUHVHQWD]LRQHGHOODGRPDQGDGL
SHQVLRQH
,O 'OJV Q QHO ULEDGLUH FKH LO GLULWWR DOOD SHQVLRQH GL DQ]LDQLWj q
VXERUGLQDWRDOODFHVVD]LRQHGHOO·DWWLYLWjGLODYRURGLSHQGHQWHDUWFRPPDKD
DOWUHVuHVWHVRGHWWRUHTXLVLWRDQFKHDOODSHQVLRQHGLYHFFKLDLDDUWFRPPD
3HUDOWURGDQXPHURVH6HGLVRQRVWDWLULFKLHVWLFKLDULPHQWLLQUHOD]LRQHDOODOHJLWWLPD
HURJDELOLWjGLSUHVWD]LRQLSHQVLRQLVWLFKHDEHQHÀFLRGLVRJJHWWLFKHVLVLDQRVXFFHVVL
YDPHQWHULRFFXSDWLFRQORVWHVVRRGLYHUVRGDWRUHGLODYRUR
&RQODSUHVHQWHFLUFRODUHVXOODVFRUWDGHOODULVSRVWDDGLQWHUSHOORSURW
GHOGDSDUWHGHO'LFDVWHURGHO/DYRURQRQFKpGHLSUHFHGHQWLJLXULVSUX
GHQ]LDOLLQPDWHULDVLIRUQLVFRQRFKLDULPHQWLWHVLDGDVVLFXUDUHO·XQLIRUPHDSSOLFD]LR
QHVXOWHUULWRULRGHOODQRUPDWLYDVRSUDLQGLFDWD
1XRYDRFFXSD]LRQHHGHFRUUHQ]DGHOWUDWWDPHQWRSHQVLRQLVWLFR
&RPHSUHFLVDWRFRQFLUFRODUHQ3UVGHODOSXQWRODULSUHVD
GHOO·DWWLYLWjODYRUDWLYDGDSDUWHGHOODYRUDWRUHFKHFRQVHJXHODSHQVLRQHGLDQ]LDQLWj
QRQSXzLQDOFXQFDVRFRLQFLGHUHFRQODGDWDGLGHFRUUHQ]DGHOWUDWWDPHQWRSHQVLRQL
VWLFR
/DUDWLRGHOODQRUPDWLYDLQGLFDWDLQSUHPHVVDLQIDWWLqQHOVHQVRGLHYLWDUHFKHOD
SHUFH]LRQHGHOODSHQVLRQHGLDQ]LDQLWjDYYHQJDFRQWHPSRUDQHDPHQWHDOODSUHVWD]LRQH
GHOO·DWWLYLWjODYRUDWLYDVXERUGLQDWD
3HUWDQWRQRQSRVVRQRHVVHUHFRQFHVVHRVRQRGDUHYRFDUHOHSHQVLRQLGLDQ]LDQLWjSHU
OHTXDOLYLqFRLQFLGHQ]DWHPSRUDOHWUDODGDWDGLULRFFXSD]LRQHULVFRQWUDELOHGDOOH
FRPXQLFD]LRQLGDHIIHWWXDUVLDLVHQVLGHOODQRUPDWLYDYLJHQWHHODGHFRUUHQ]DGHOOD
SHQVLRQHGLDQ]LDQLWj
tività lavorativa da parte dei lavoratori
che conseguono il diritto alla pensione
di anzianità deve essere successiva alla
data di decorrenza del trattamento pensionistico”. Ciò significa che il pensionato può iniziare un nuovo rapporto di
lavoro una volta trascorsa tale data.
Anche coloro che, hanno cessato il
rapporto di lavoro e conseguito il diritto alla pensione di vecchiaia possono
reimpiegarsi, anche senza soluzione di
continuità, presso un diverso datore di
lavoro.
Per tutti gli approfondimenti del caso,
rimandiamo alla circolare INPS che pubblichiamo di seguito.
,O0LQLVWHURGHO/DYRURFRQODFLWDWDULVSRVWDDGLQWHUSHOORKDFRQIHUPDWRDOUL
JXDUGR FKH LQ FDVR GL ULDVVXQ]LRQH SUHVVR OR VWHVVR R GLYHUVR GDWRUH GL ODYRUR
´ULVXOWDFRPXQTXHQHFHVVDULDXQDVROX]LRQHGLFRQWLQXLWjIUDLVXFFHVVLYLUDSSRUWL
GLODYRURDOPRPHQWRGHOODULFKLHVWDGHOODSHQVLRQHGLDQ]LDQLWjHDOODGHFRUUHQ]D
GHOODSHQVLRQHVWHVVDµ
&RQVLGHUD]LRQLQRQGLVVLPLOLVRQRDSSOLFDELOLDLÀQLGHOFRQVHJXLPHQWRGHOWUDWWDPHQ
WRGLYHFFKLDLDQHOFDVRLQFXLODULRFFXSD]LRQHDYYHQJDSUHVVRLOPHGHVLPRGDWRUHGL
ODYRURLQTXDQWRLOGLULWWRDOWUDWWDPHQWRLQTXHVWLRQH´GHYHLQWHQGHUVLYHULÀFDWRLQ
FRLQFLGHQ]DFRQLOYHQLUPHQRGHOODSUHFOXVLRQHFRVWLWXLWDGDOORVYROJLPHQWRGHOO
DWWL
YLWjODYRUDWLYDGLSHQGHQWHµFLUFQGHOSXQWR
5LPDQHSHUDOWURIHUPRTXDQWRFKLDULWRDOSXQWRGHOODFLUFRODUHQGHO
DPRQWHGHOODTXDOHLOGLULWWRDSHQVLRQHGLYHFFKLDLDYLHQHFRQVHJXLWRDQFKHQHOFDVR
LQFXLLOODYRUDWRUHLQSRVVHVVRGHLSUHVFULWWLUHTXLVLWLGLHWjGLDVVLFXUD]LRQHHGLFRQ
WULEX]LRQHDEELDFHVVDWRLOUDSSRUWRGLODYRURHVLVLDVXFFHVVLYDPHQWHUHLPSLHJDWR
DQFKHVHQ]DVROX]LRQHGLFRQWLQXLWjSUHVVRGLYHUVRGDWRUHGLODYRUR
1XRYDRFFXSD]LRQHSUHVVRORVWHVVRRGLYHUVRGDWRUHGLODYRUR
1HOULVSHWWRGLTXDQWRLOOXVWUDWRDOSUHFHGHQWHSDUDJUDIRqSRVVLELOHOLTXLGDUHLOUL
FKLHVWRWUDWWDPHQWRSHQVLRQLVWLFRDSUHVFLQGHUHGDOODGXUDWDGHOSHULRGRGLLQDWWLYLWj
VLDTXDORUDLOVRJJHWWRVLULRFFXSLSUHVVRXQGDWRUHGLODYRURGLYHUVRGDTXHOORDOOH
GLSHQGHQ]HGHOTXDOHVLWURYDYDDOPRPHQWRGHOODGRPDQGDGLSHQVLRQHVLDTXDORUD
GHWWDULRFFXSD]LRQHDYYHQJDFRQLOPHGHVLPRGDWRUHGLODYRUR,QWDOVHQVRGHYRQR
LQWHQGHUVLLQWHJUDWHOHLVWUX]LRQLIRUQLWHFRQFLUFRODUHQGHOSXQWR
$OULJXDUGRDOÀQHGLDFFHUWDUHO·DYYHQXWDLQWHUUX]LRQHGHOSUHFHGHQWHUDSSRUWRGLOD
YRURqQHFHVVDULRXQLFDPHQWHULVFRQWUDUHO·DYYHQXWRHVSHULPHQWRGLWXWWHOHIRUPDOLWj
FRQVHJXHQWLDOODFHVVD]LRQHGLGHWWRUDSSRUWRGLPLVVLRQLGHOODYRUDWRUHFRPXQLFD
]LRQLHVFULWWXUHGLOHJJHOLTXLGD]LRQHGLWXWWHOHFRPSHWHQ]HHFRQRPLFKHHFF
,O'LFDVWHURGHO/DYRURLQIDWWLLQFRHUHQ]DSHUDOWURFRQLSUHFHGHQWLJLXULVSUXGHQ]LDOL
LQPDWHULDQRQFKpFRQPROWHSOLFLGHFLVLRQLGHO&RPLWDWR$PPLQLVWUDWRUHGHO)RQGR
3HQVLRQL/DYRUDWRUL'LSHQGHQWLQRQKDUHSXWDWRRSSRUWXQRVXERUGLQDUHODOLTXLGD
]LRQHGHOWUDWWDPHQWRSHQVLRQLVWLFRDOODQHFHVVDULDVXVVLVWHQ]DGLXQODVVRWHPSRUDOH
PLQLPRGLLQDWWLYLWjLQWHUFRUUHQWHWUDODFHVVD]LRQHGHOUDSSRUWRGLODYRURHLOVXFFHV
VLYRUHLPSLHJR
(YHQWXDOLGRPDQGHGLSHQVLRQHFKHULVXOWLQRSHQGHQWLDOODGDWDGHOODSUHVHQWHFLUFROD
UHGHYRQRHVVHUHGHÀQLWHLQFRQIRUPLWjDLQXRYLFULWHULDSSOLFDWLYL
'HOSDULGHYRQRHVVHUHGHÀQLWHLQFRQIRUPLWjDOOHSUHVHQWLLVWUX]LRQLOHFRQWURYHUVLH
JLXGL]LDULHSHQGHQWLSHUOHTXDOLGRYUjHVVHUHULFKLHVWDODFHVVD]LRQHGHOODPDWHULDGHO
FRQWHQGHUH
,QFRQIRUPLWjDLSUHGHWWLSULQFLSLGHYRQRDOWUHVuHVVHUHULHVDPLQDWHWXWWHOHGRPDQGH
JLjGHFLVHLQVHQVRQHJDWLYRDQFKHQHOO·LSRWHVLLQFXLYLVLDVWDWD
SURQXQFLDVIDYRUHYROHLQVHGHGLFRQWHQ]LRVRDPPLQLVWUDWLYRVDOYRVLDLQWHUYHQXWD
VXOSXQWRVHQWHQ]DSDVVDWDLQJLXGLFDWR
,/'LUHWWRUHJHQHUDOH
&UHFFR
6LQGDFDWR6HUYL]L
SALUTE
3ROLSDWRORJLDHSROLWHUDSLDQHOO¶DQ]LDQR
$WWHQ]LRQH
DLFRFNWDLOGLIDUPDFL
4XDOLSUREOHPLVLGHYRQRDIIURQWDUHSHUFXUDUHXQSD]LHQWHFRQPDODWWLHFURQLFKH"
di Alessandro Morandi - medico geriatra
n terzo delle persone sopra i 65 anni
ed un quarto delle
persone sopra gli
80 anni è affetta
da patologie croniche (polipatologia) ed una parte
preponderante di questi si trova
ad assumere un elevato numero di
farmaci (politerapia) per controllare i sintomi causati da condizioni
frequenti nell’età anziana, quali lo
scompenso cardiaco, l’ipertensione, l’ipercolesterolemia (colesterolo
elevato), il diabete, la bronchite cronica, l’artrite. Recentemente è stato
pubblicato un articolo sul New York
Times con l’obiettivo di portare questo problema all’attenzione dei medici. Infatti, negli Stati Uniti il 68%
della spesa sanitaria sostenuta dal
Medicare (un sistema di retribuzione sanitaria statale per le persone
anziane) è rivolta a quella fascia del-
U
la popolazione che è affetta da cinque o più malattie croniche.
Ma quali problemi si devono affrontare per curare un paziente con malattie croniche?
Il medico deve innanzitutto seguire linee guida specifiche per la prescrizione di esami diagnostici e della terapia
farmacologica. La situazione ideale
è che, per ogni malattia, un paziente
riceva le terapie indicate dalle linee
guida; così però il numero di medicine
da assumere quotidianamente diviene
molto elevato. Ovviamente, la polipatologia non risulta essere solamente
problematica per il medico che deve
gestire gli effetti collaterali e le interazioni dei farmaci, ma soprattutto per i
pazienti che si trovano ad affrontare un
“cocktail” farmacologico che crea spesso confusione. In particolare, i pazienti
anziani possono presentare problemi
L'ASSENZA PER MALATTIA E' VALIDAMENTE
GIUSTIFICATA ANCHE DA UN MEDICO NON
APPARTENENTE AL SSN
Francesco L. dirigente della s.r.l. Krizia Industria è stato licenziato con motivazione riferita, in particolare, all'addebito di avere giustificato un'assenza per
malattia con un certificato rilasciato da un medico non facente parte del servizio sanitario nazionale. Nella controversia che ne è seguita sia il Tribunale che
la Corte d'Appello di Milano hanno ritenuto infondato l'addebito ed hanno
condannato l'azienda al pagamento dell'indennità sostitutiva del preavviso e
l'indennità supplementare prevista dal contratto collettivo per i dirigenti di
aziende industriali per il caso di licenziamento ingiustificato.
La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 15058 del 26 giugno 2009, Pres. Ianniruberto, Rel. Balletti) ha rigettato il ricorso proposto dall'azienda avverso la
decisione della Corte di Milano. L'art. 5 St. Lav. - ha osservato la Corte - non
prescinde che la certificazione comprovante lo stato di malattia del lavoratore
debba essere rilasciata da un medico del servizio sanitario nazionale.
di memoria o della vista, che pongono barriere importanti all’assunzione
e nella gestione quotidiana di una
politerapia. La ricerca scientifica negli
scorsi anni, e tuttora, sta affrontando
tale problematica per aiutare i medici
ed i pazienti nelle decisioni quotidiane, poiché spesso le linee guida disponibili riguardano una singola malattia
(ad esempio, la bronchite cronica), ma
non tengono in considerazione la presenza di altre malattie, di deficit cognitivi e l’età avanzata.
Quali strumenti possiamo utilizzare?
In assenza di linee guida dedicate specificatamente all’anziano ed
all’anziano fragile, vi sono però strumenti per valutare l’appropriatezza
della prescrizione delle terapia farmacologica nei pazienti con età superiore ai 65 anni.
Questi metodi dovrebbero essere utilizzati per ridurre il numero di farmaci
ed al tempo stesso assicurare un adeguato trattamento delle malattie. In
particolare, nell’ambito ospedaliero
sono in corso studi focalizzati sulla possibilità di ridurre i farmaci alla dimissione dell’ospedale e su specifici interventi (ad esempio, contatti telefonici dopo
la dimissione, spiegazione accurata
dei farmaci prescritti) atti ad aiutare i
pazienti più fragili nella gestione della
terapia farmacologica al domicilio.
6LQGDFDWR6HUYL]L
SPAZIO DONNA
(VSHULHQ]HGLFRKRXVLQJWUDGRQQHSHUXQGLYHUVRPRGRGLDELWDUH
9LFLQHGLFDVDYLFLQHGLYLWD
&RQYHJQRLQWHUQD]LRQDOHUHDOL]]DWRJUD]LHDOODFROODERUD]LRQHWUDOH&RQVLJOLHUHGLSDULWjGHOOD5HJLRQH(PLOLD
5RPDJQDGHOOD3URYLQFLDGL%RORJQDH$PDFDDVVRFLD]LRQHSHUOHPDGULFDSRIDPLJOLDFKHULXQLVFHROWUH
PDGULVHSDUDWHYHGRYHGLYRU]LDWHVLQJOHV*OLVFRSLVRQRXQDELWDUHVROLGDOHODFRQFLOLD]LRQHGHLWHPSLGL
ODYRURODORWWDDOO¶LVRODPHQWRSUHYHQHQGRO¶HPDUJLQD]LRQHGHOOHGRQQH
I
l convegno è stato il primo in Italia
a trattare il tema in uno specifico
femminile, con l’intento di offrire
idee, suggerimenti e contatti a
coloro che desiderino progettare
un cohousing con altre donne.
Essere una madre sola implica un impegno costante, l’impossibilità di delegare
ad altri parte delle responsabilità, una
libertà molto limitata e una condizione economica spesso vicina alla soglia
di povertà: povere di denaro, povere di
tempo.
È questa una delle fasce sociali a maggior rischio povertà e non a caso tra
le madri sole con a carico figli minori,
l’incidenza della povertà relativa è superiore alla media nazionale: il 12,2 per
cento contro l’11.
Secondo l’Istat, le madri sole rappresentano una delle fasce sociali emergenti delle quali non si potrà non tenere conto nei prossimi anni, anche per la
difficoltà di conciliare l’essere genitore
col lavoro.
I nuclei monogenitore (formati da un
genitore e figli) sono in crescita: nel
2003 erano 2 milioni circa, 323.000 uomini, contro 1.684.000 donne.
Nella Provincia di Bologna 2 donne ogni giorno rinunciano
al loro lavoro perché non riescono a conciliare la mole di
impegni che ne derivano, vista anche la tendenza alla privatizzazione del sociale, con il relativo aumento dei costi.
I nuclei monogenitore sono, quindi,
sostanzialmente sotto la responsabilità di una donna (83,9%) sia perché è
maggiore la probabilità delle donne di
rimanere vedove rispetto agli uomini,
sia perché in seguito ad una separazione o divorzio i figli sono abitualmente
affidati alla madre. Nei casi di genitori
non sposati, inoltre, i figli sono nella
quasi totalità riconosciuti dalla madre.
La scelta di alcune mamme di cambiare casa e vivere vicine, ha suggerito
l’idea di realizzare un cohousing per
una conciliazione col lavoro di mamme
sole. Abitare in un luogo dove le vicine
di casa sono altre mamme, magari con
uno spazio sempre pronto ad accogliere i bambini, aiuta a crescere con serenità i propri figli e a lavorare anche dopo
una gravidanza.
L’idea non è nuova: il cohousing è un
modo di abitare molto diffuso in Nord
Europa già dagli anni Settanta. Una
particolare forma di vicinato, dove un
gruppo di persone sceglie di abitare in
complessi residenziali composti di appartamenti privati e ampi spazi destinati all’uso comune: cucine condivise,
ludoteche, orto, parco e altro ancora.
In più, i cohousers svolgono a turno
mansioni utili a tutti, come fare la spesa, curare il verde, cucinare, gestire i
bambini. Insomma, una forma di vivere
solidale per combattere l’isolamento e
prevenire l’emarginazione dell’individuo nel quartiere.
Il cohousing può realizzarsi costruendo nuovi edifici, oppure recuperando
immobili in disuso, tra persone che
decidono di acquistare, o in un gruppo
che, col sostegno dell’ente locale, affitta
appartamenti in uno stesso stabile, con
canone agevolato.
Cohousing e housing sociale sono soluzioni ottimali per le politiche abitative.
Su come fare un cohousing e delle
esperienze già realizzate hanno parlato diverse architette. Tra di loro, l’urban
designer Mariateresa Funtò ha parlato
degli strumenti della progettazione
partecipata, quali i progetti integrati di
quartiere o il piano strategico comunale, come luoghi in cui possono rientrare interventi di sostegno per il cohousing, per esempio l’accesso ad aree con
prezzi calmierati. Ha fatto l’esempio del
quartiere Bovisa di Milano (dove è sorto
il cohousing della Cohousing Ventures,)
che è frutto di una politica partecipata che ha coinvolto, pubblico, privato
e cittadinanza. Ed ha citato enti che
stanno studiando il tema, quali il poli-
tecnico di Torino, che ha aperto un sito
di cohousing.
Gli Enti Pubblici dovrebbero individuare spazi o edifici pubblici da destinare
al Piano casa, fasce sociali a rischio,
(anziani, persone sole, giovani coppie,
madri con figli a carico), progetti e criteri di sostenibilità, al fine di favorire il
patrimonio immobiliare abitativo, migliorarne l’efficienza energetica e l’impatto ambientale. Il tutto in un’ottica di
collaborazione pubblico-privato.
Insomma, il cohousing sociale è individuato come fattore utile a migliorare la
qualità della vita e a rafforzare la valenza sociale delle persone.
Sono stati stanziati 200 milioni di euro
da dividere tra le Regioni, per realizzare
questi Piani casa.
Tra i soggetti promotori, oltre alle Banche, le Associazioni e le Fondazioni, ci
sono anche le cooperative.
Tra gli interventi più efficaci del convegno, quelli delle londinesi Shirley Meredeen, 80 anni, e della sua amica Edith
Jayne, che a Londra stanno attuando
un cohousing per donne anziane; poi
quello di Gundula Boelke - Zeuner, che
a Berlino vive in un condominio per
sole donne.
Sicuramente il dibattito è stato interessante: abbiamo bisogno che parli di
questa nuova forma dell’abitare, perché l'ostacolo più grande non è burocratico o legato al reperimento di una
casa, bensì dovuto all'irrazionale paura
di affrontare una situazione nuova, invasiva, non gestibile.
Tuttavia, il co-housing, in presenza di
bambini, è una delle poche proposte
concrete di conciliazione tra tempi di
lavoro dei genitori e tempi di vita.
Va rimarcato che l'interesse istituzionale è sicuramente alto, almeno in Emilia
Romagna.
6LQGDFDWR6HUYL]L
SPAZIO APERTO
,O*DUDQWHLPSDUWLVFHDLGDWRULGLODYRURXQDOH]LRQHFKHQRQDPPHWWHUHSOLFKH
7XWHODGHOODSULYDF\
HGLULWWLGHLODYRUDWRUL
5LEDGLWHOHUHJROHSHUHYHQWXDOLFRQWUROOLVXOO¶XVRGHOODSRVWDHOHWWURQLFDHGLLQWHUQHW
$QFKHO¶XVRGLULOHYDPHQWLELRPHWULFLVRWWRODOHQWHG¶LQJUDQGLPHQWRGHOO¶$XWRULW\
1HVVXQDSDWHQWHGLOLEHUDFLUFROD]LRQHDLODYRUDWRULEHQVuLOULFKLDPRDOODQHFHVVLWj
GLFRQFRUGDUHOHQRUPHFROVLQGDFDWR
di Paolo Berti - avvocato
C
on due recentissimi provvedimenti (n°328 del 22 settembre scorso), il Garante
della Privacy ha dettato e,
per certi versi, ribadito alcune regole che i datori di lavoro devono
osservare quando entrano in contatto
con i diritti personali dei lavoratori.
Il Garante, per la verità, sembra essere
entrato - se ci è concessa una metafora calcistica - a piedi uniti sulle gambe
dei datori di lavoro, impartendo loro
una lezione di comportamento che, a
quanto pare, non ammette repliche.
Vediamola nel dettaglio.
Con la prima decisione, il Garante, riprendendo sue precedenti pronunce,
ha stabilito il principio secondo cui i
datori di lavoro non possono controllare la posta elettronica dei dipendenti
e la navigazione in internet, se non in
casi eccezionali, muovendo dalle seguenti linee generali:
a) affermare un divieto generale, nei
confronti del datore di lavoro, di
monitorare le informazioni contenute nella posta elettronica del personale e di ricostruire la navigazione in internet;
b) individuare i casi e le forme lecite e
permesse di controllo;
c) realizzare delle misure preventive
per disciplinare l’accesso a tali strumenti e, in pari tempo, garantire la
tutela della privacy del personale.
Trovandosi a giudicare di un controllo della navigazione in internet, protrattosi per diversi mesi attraverso un
software che memorizzava le pagine
selezionate, il Garante ha stigmatizzato la condotta datoriale, sottolineando
come tale modalità operativa violasse
le norme sancite dallo Statuto dei Lavoratori sul generale divieto di controlli a distanza, fatta eccezione per quei
controlli che siano stati previamente
concordati con le OOSS o che, in mancanza, abbiano ottenuto il nulla osta
della Direzione provinciale del lavoro.
Il Garante, inoltre, ha ritenuto che la società fosse incorsa nella violazione del
principio di pertinenza e non eccedenza
delle informazioni raccolte, per avere
eseguito dei controlli mirati su di un
solo dipendente con modalità prolungate e costanti: secondo le Linee Guida
dettate dallo stesso Garante, infatti, i
datori di lavoro possono sì procedere
ad eventuali controlli, ma in maniera
graduale, cioè mediante verifiche di
gruppo, di reparto o di ufficio, prima di
passare a verifiche individuali.
I principi espressi dal Garante sembrano chiari e piuttosto trancianti nel
delimitare i confini dell’intervento datoriale, ma la prudenza appare, a tutti
noi, più che mai opportuna su di una
materia così “scivolosa” e vischiosa quale quella della quale dibattiamo.
Non vorremmo, infatti, che taluni, cavalcando la tigre come inebriati dal
mito della privacy, interpretassero un
po’ troppo alla lettera i moniti che il Garante ha steso per le Aziende e ritenessero così di avere in tasca una patente
di libera ed indiscriminata utilizzazione
dello strumento informatico fornito
loro dalle aziende.
Permangono, infatti, precise regole
comportamentali, stabilite tanto dalla legge quanto dalla contrattazione
collettiva di settore e dalla stessa autoregolamentazione aziendale (circolari,
contratti integrativi, codici di comportamento) - sulle quali non c’è Garante
che tenga - che impongono ad ogni
lavoratore di essere oltremodo diligente
sul lavoro e di attenersi a precise regole
di buona fede e di correttezza nell’approccio ai beni che l’Azienda, per motivi
professionali, gli mette a disposizione.
In altre parole, nessuno può sentirsi
autorizzato a distogliere per un lungo
tempo la propria attenzione dal lavoro
per dedicarsi ad una piacevole (?), ma
avulsa dalle mansioni, navigazione in
internet, ovvero a trastullarsi per delle
ore nella produzione di e-mail di vario
contenuto ad amici, parenti, amanti e
compagnia cantando, senza venir anche soltanto sfiorato dal pensiero che
tali condotte possano essere sanzionate dal punto di vista disciplinare (anche
pesantemente)!
Conoscendo la severità (talvolta persino eccessiva, non lo nego) dei Tribunali
del Lavoro nel giudicare le condotte,
per così dire, libertine dei lavoratori e
la tendenza dei Giudici a guardare al
merito delle condotte, piuttosto che
alla forma dei controlli, è consigliabile la somministrazione di una robusta
dose di buon senso o, se preferite, di
senso della misura per non esporsi a
spiacevoli quanto pesanti ritorsioni (di
tipo disciplinare, s’intende); quel buon
senso e quel senso della misura – dicevo - che hanno fatto smaccatamente
difetto nell’operato dell’Azienda che è
stata “punita” dal Garante con la decisione in commento.
Lascino, dunque, i lavoratori che a
sbagliare siano le Aziende e non siano
gelosi degli errori che le stesse commettono!
Con la seconda decisione in commento, il Garante ha esaminato la materia dei controlli tramite telecamere e
dell’accesso selezionato in determinati
luoghi aziendali, per mezzo della rilevazione delle impronte digitali.
Quanto alla cosiddetta videosorve-
glianza - nel caso esaminato, si trattava di una grande azienda orafa - il Garante ha censurato il comportamento
dell’azienda, in quanto essa non aveva
predisposto né un’adeguata informativa, né cartelli idonei a segnalare ai lavoratori la presenza delle telecamere.
La scorrettezza della condotta mi sembra evidente.
Anche il sistema di rilevamento delle
impronte digitali, utilizzato per accedere al luogo di lavoro, è passato
sotto la lente d’ingrandimento del
Garante il quale - constatando come
la società conservasse in un data base
centralizzato i dati biometrici di coloro i quali accedevano all’area di lavoro
- ha fatto divieto all’azienda di trattare tali dati sensibili, ritenendola una
prassi eccessivamente invasiva e non
conforme ai principi di necessità e di
proporzionalità.
Ancora una volta entrano in gioco le regole che il datore di lavoro deve condividere con le parti sociali e che devono
essere dettate in maniera chiara, affinché tutti i lavoratori ne siano resi edotti
e consapevoli.
Non v’è dubbio come gli stimoli derivanti dalla seconda pronuncia del Garante siano particolarmente pungenti
per tutti coloro i quali siano chiamati,
per loro fisiologica costituzione, alla
salvaguardia dei diritti dei lavoratori:
prime fra tutti le Organizzazioni sindacali, le quali, per espressa previsione
della legge 300/70, rappresentano gli
interlocutori necessari ed ineludibili
delle Aziende (anche) sulla materia dei
controlli a distanza.
Organizzazioni sindacali – dicevo - le
quali, nella delicata partita che le attende con le Aziende, potranno contare su
di un arbitro attento, imparziale, ma severo nel reprimere il gioco scorretto ed
espellere chiunque violi le regole
Visti i tempi che corriamo, quantomeno, c’è di che essere (prudentemente)
sereni!
1RQVROR%DQFD
HI TECH DOMESTICO
In marcia verso l'alta definizione
Lettori Blu-ray e televisione HD trasformano il salotto in un piccolo cinema
L'
alta definizione video è una tecnologia che chiunque, sigle tecniche a parte, può comprende in
modo immediato: basta guardare
un film in formato Blu-ray disc su un tv HD,
preferibilmente accanto allo stesso titolo
su Dvd, per comprendere senza difficoltà
il salto in avanti in termini di qualità. I dati,
del resto, specificano in modo chiaro quello che già l’occhio umano percepisce facilmente: la risoluzione di un normale film
in formato Dvd è di 720 x 576 pixel, pari
quindi a un’immagine catturata da una fotocamera digitale con sensore da 0,4 megapixel per usare un punto di riferimento
in ambito fotografico, mentre un titolo
in formato Full HD offre una risoluzione
di 1.920 x 1.080 pixel, equivalenti a 2 megapixel. La qualità video è quindi cinque
volte superiore in termini di risoluzione, e
anche la parte audio si avvale di formati
con caratteristiche più elevate per ricreare
un vero ambiente di home cinema in salotto, tanto è vero che molti paragonano il
passaggio dal Dvd al Blu-ray a quello che
avvenne tra le vecchie videocassette Vhs e
proprio il Dvd.
Dopo la vittoria del Blu-ray, il mercato
è pronto a decollare. Dopo un avvio penalizzato dalla presenza di due differenti
standard tecnologici per l’alta definizione video, ossia il Blu-ray e l’HD Dvd, con
la definitiva vittoria del Blu-ray il mercato
è ora pronto per il decollo di questa rivoluzione tecnologica. Se infatti la presenza
di uno standard a livello di dischi ha risolto le incertezze delle case discografiche e
dei consumatori, lo stesso settore delle tv
digitali ha abbracciato appieno la nuova
sfida, dal punto di vista tecnologico come
da quello commerciale. Tutti i televisori
oggi in commercio, si tratti di lcd o plasma,
sono infatti perfettamente compatibili con
lo standard HD, sia nella versione Full HD,
con risoluzione di 1.920 x 1.080 punti, sia
in quella HD Ready, con una risoluzione
di 1.280 x 720 punti. Anche i lettori Bluray, indispensabili per riprodurre i titoli in
alta definizione, sono disponibili ormai
a prezzi compatibili con una diffusione
su larga scala, in molti casi sotto la soglia
dei 200 euro, senza contare il forte contributo dalla consolle PlayStation 3 di Sony,
dotata di un lettore Blu-ray integrato, alla
creazione della base installata di dispositivi necessario al decollo della tecnologia
stessa. Secondo gli ultimi dati è presente
un lettore Blu-ray in circa un’abitazione su
dieci a livello europeo, mentre il dato relativo alle tv ad alta definizione raggiunge
addirittura il 47%. Numeri importanti, che
hanno spinto le major cinematografiche a
puntare sul mercato Blu-ray non solo per i
nuovi titoli, ma anche con edizioni speciali
dei capolavori di sempre. Walt Disney, per
esempio, lancerà il 2 dicembre proprio in
formato Blu-ray l’edizione speciale di Biancaneve e i Sette Nani, il capolavoro amato
da milioni di bambini di tutte le età sottoposto a un’accurata opera di restauro. Il primo successo di Disney, che ha inaugurato
l’era dei lungometraggi
d’animazione, si affianca
così alla serie di Trilli e il
mondo delle fate, Pinocchio e ad altri titoli per la
famiglia come L’era glaciale 3, Coraline e la porta magica, Mamma mia!,
oltre a film come Angeli
e demoni, Sex and the
City e le raccolte di Rocky, Fast and Furious, e
Kill Bill, che possono così
essere collezionati e rivisti in tutto il loro
splendore. Un numero di titoli in continuo
aumento, tra nuove uscite ed edizioni restaurate di capolavori classici, che si vanno ad aggiungere alle opere di milioni di
aspiranti registi dotati di videocamere ad
alta definizione. Per rivedere e conservare i filmati ripresi con i dispositivi ad alta
definizione di ultima generazione, intatti,
non è sufficiente la capacità massima di 9
Gb offerta dai classici Dvd masterizzabili,
ma è necessario dotare il proprio pc di
un masterizzatore Blu-ray per utilizzare i
dischi registrabili compatibili con questo
standard, che mettono a disposizione 25
Gb o addirittura 50 nel formato a doppio
strato. Con questa dotazione e un software come Premiere Elements di Adobe è
possibile creare dischi dall’aspetto professionale, con tanto di menu interattivi, e
una qualità delle immagini sorprendente
per fissare al meglio i ricordi di viaggi ed
occasioni speciali.
BD Live, l’interazione diventa realtà.
La qualità rimane naturalmente l’aspetto
principale dall’alta definizione, ma il formato Blu-ray porta con sé un miglioramento
notevole rispetto al classico Dvd anche in
tema di interattività. Complice la maggiore capacità di memoria dei dischi e l’hardware di buon livello dei lettori Blu-ray. nei
dischi sono inseriti non solo contenuti extra, come nei Dvd, ma anche veri e propri
giochi e contenuti interattivi che sfruttano
anche lo standard BD Live, che consente
di sfruttare il collegamento a Internet del
lettori per scaricare dalla rete contenuti extra ed inediti, così come aggiornare quelli
contenuti nel disco. Inoltre, il collegamento a Internet permette a lettori come il modello DMC_BD60 di Panasonic di accedere
a servizi web come YouTube e Picasa o siti
si informazione sulla borsa o le previsioni
del tempo direttamente sul tv, senza quindi dover usare il pc, attraverso la piattaforma funzione Viera Cast.
1RQVROR%DQFD
L'ANGOLO DEL SOCIOLOGO
*RYHUQRGHOODFULVLHFRQWUROORGHOOHSHUVRQH
Giochi di Potere
Che cosa accadrebbe se la grande massa delle persone diventasse via via più autonoma, soprattutto sotto
l'aspetto economico, e non avesse più bisogno di rivolgersi ai vari potenti, siano essi le banche, le compagnie
telefoniche, quelle che producono energia? Le grandi concentrazioni di risorse strategiche, come quelle
energetiche, finanziarie eccetera producono grandi risorse politiche e di potere, e permettono a chi le controlla
di tenere in pugno l'insieme della società. Senza troppa fatica.
di Domenico Secondulfo - Ordinario di Sociologia Generale – Università di Verona
Nella foto
Domenico Secondulfo
rativo sulla società infinitamente più alto,
migliorando la vita non soltanto di fasce
molto larghe della popolazione, ma proprio di quelle fasce che fanno la vita peggiore. Mi riferisco non soltanto alla famosa
banca etica (e come già detto il solo fatto
che chiamare una banca "etica" la differenzia automaticamente da tutte le altre
la dice lunga), ma anche al micro credito,
quel sistema di piccoli prestiti ai poverissimi che ha una componente di rischio vicina allo zero, ed ha migliorato radicalmente
la vita di migliaia di persone nei paesi più
poveri del mondo. Che cosa ci vorrebbe ad
applicare un credito di questo tipo anche
A
vevo pensato di fare una piccola
pausa leggera nelle nostre conversazioni, dopo le ultime tutte
dedicate ai problemi della crisi e
a dire la verità non proprio allegre, avevo
pensato di cogliere lo spunto da alcune ricerche che hanno indagato sui motivi delle liti tra coppie, una tematica sicuramente
estiva e spensierata. Però non me la sono
sentita di unirmi al coro, che da più parti
sostiene che questa crisi sia soprattutto
un problema psicologico e che, facendo
finta di niente, fischiettando e sperperando gli ultimi denari in cose superflue, tutto passerà come se niente fosse. Sarebbe
molto bello se bastasse questo, ma credo
che non basterà. Mi sembra più opportuno fare due chiacchiere, riprendendo cose
magari già dette, ma che forse è il caso di
ripetere, su quelle che sono le cause insite
nella struttura della nostra società e della
nostra economia, per cui questa crisi passerà, ma ne verranno sicuramente altre,
perché i cambiamenti che potrebbero
scongiurarle metterebbero troppo in discussione altre strutture sociali, ben più
importanti della ricchezza o della povertà
delle persone, le strutture del potere e del
controllo sociale.
Abbiamo dedicato in passato molte di
queste conversazioni al denaro, basterà
qui ricordare che il denaro è la quintessenza della forza sociale, quella merce inutile
che però può comprare tutte le merci. È
stato ampiamente dimostrato che strutture di credito completamente diverse dalla
nostra, orientate ai poveri e non ai ricchi
o ai ricchissimi, hanno un impatto miglio
dalle nostre parti? Un credito che permetta la realizzazione di piccole imprese economiche, di superare piccole ma grandi
difficoltà della vita, come ad esempio per i
giovani nel momento di uscita dal sistema
formativo e d’ingresso nel sistema del lavoro. Che difetto avrebbe una finanza che
allarghi anche questo settore di intervento? Probabilmente il primo difetto sarebbe
quello di produrre poco profitto e magari in tempi troppo lunghi, ed il beneficio
sociale poco interessa, se non può essere
trasformato in denaro. È certamente molto più redditizio piazzare titoli trappola e
lasciare poi chi c'è rimasto in mezzo a leccarsi le ferite per conto proprio.
Ma c'è un altro punto, forse ancora più importante, ed è quello legato al controllo
delle persone, di tutti noi.
Che cosa accadrebbe se la grande massa delle persone diventasse via via più
autonoma, soprattutto sotto l'aspetto
economico, e non avesse più bisogno di
rivolgersi ai vari potenti, siano essi le banche, le compagnie telefoniche, quelle che
producono energia, le chiese eccetera?
Che ne sarebbe di una società senza paura
e senza dipendenza. in cui ciascuno fosse
autonomo nei propri bisogni e quindi sostanzialmente libero?
Questo spiega anche perché c'è una sostanziale difficoltà a decentrare in maniera
capillare la produzione di energia, perché
si preferisce investire somme enormi in
centrali perfino nucleari, anziché destinare
quelle somme a far sì che in ogni casa ci sia
una autonoma produzione di energia, almeno in larga parte. Questo farebbe venir
meno un modo di
pensare, un modo
di vivere la società e, per ciascuno
di noi, vivere la
propria posizione
dentro questa società. Siamo sempre più dipendenti
da reti controllate
centralmente che
ci distribuiscono
un po' di tutto,
dall'energia, all'informazione, al denaro, alla morale.
Tutto questo ci sembra ovvio e normale,
come ci sembra ovvio e normale che la nostra vita sia essenzialmente passiva, scandita e condizionata dal fatto di riuscire ad
essere collegati a queste reti centralizzate
di distribuzione, e con la paura di perdere questo legame. Abituarci ad avere le
cose sempre da qualcun altro è un ottimo
modo per tenerci sostanzialmente sotto
controllo senza troppa fatica. Le grandi concentrazioni di risorse strategiche,
come quelle energetiche, finanziarie eccetera producono grandi risorse politiche e
di potere, e permettono a chi le controlla
di tenere in pugno l'insieme della società.
Come dimostra la recente evoluzione della
Russia. Nella storia moderna l'opposizione
sociale e le rivoluzioni hanno spesso avuto
nel ceto degli artigiani il loro terreno di coltura più favorevole. E questo perché?
Gli artigiani sono forse le uniche persone
libere ed autonome, le uniche forse per cui
il mercato è effettivamente una culla di li-
bertà. Già nel medioevo gli artigiani, ed in
particolare quelli che lavoravano alle cattedrali, costituivano un ceto con una fortissima autonomia sia economica sia politica,
ed erano parecchio malvisti anche se necessariamente tollerati dai poteri centralizzati dell'epoca: la corona e il papato. La
massoneria nasce proprio in quel ceto di
artigiani-architetti.
In una società di massa, come la nostra, i
cittadini sono avvolti da reti di distribuzione che portano loro, con i dovuti costi, le
risorse vitali: energia, il denaro, il cibo. Rispetto a queste reti il cittadino è sempre
più passivo, essere sconnesso significa
l'oblio. Credo che sia facile a questo punto capire l'enorme importanza strategica,
per il governo della società, di mantenere
questa centralizzazione e assolutamente
non incoraggiare la polverizzazione e la
autonoma produzione di queste risorse:
si rischierebbe di favorire il diffondersi di
una mentalità che potrebbe addirittura
arrivare ad immaginare un sistema politico complessivo completamente diverso
dal nostro, in cui i cittadini - essendo autonomi nei loro bisogni essenziali - possano
avere una vera libertà di pensiero, di critica
e di opposizione a chi li governa.
Ma quale governante, sia a livelli alti sia a
livelli anche modesti potrà gradire un simile cittadino? Assolutamente nessuno,
come dimostra la sorda lotta contro uno
strumento in fondo assolutamente in linea
con la logica del mercato ed abbastanza innocuo, come la class action. Ecco perché la
finanza, l'economia, l'energia, resteranno
centralizzate e continueranno a produrre
enormi monopoli, efficaci per il controllo
della società, efficaci per la produzione
di ricchezza concentrata, ma fragili nella
loro rigidità e soprattutto insensibili alla
vita delle persone, semplici numeri nelle
loro possenti strategie.
&KLGHVLGHUDVVHLQYLDUHXQ
PHVVDJJLRDOO·DXWRUHSXzIDUOR
SHUHPDLODOO·LQGLUL]]R
GRPHQLFRVHFRQGXOIR#XQLYULW
,QGLVSHQVDELOHLQGLFDUH´)$%,µ
QHOO·RJJHWWRDOWULPHQWLO·DQWL
VSDPPHUFHVWLQHUjOHPDLO
1RQVROR%DQFD
SEGNALIBRO
$FXUDGL)UDQFHVFR%XIID
WEEK END
La disciplina lavorativa
e previdenziale per
Grandeur nel nuovo
StarHotel Rosa di Milano
i diversamente abili
di Luca Ricipiuti, consulente aziendale ed esperto di risorse umane
L
a prospettiva lavorativoprevidenziale delle persone
diversamente abili è, come
noto, del tutto particolare e
le più volte estremamente
penalizzante.
Il relativo quadro normativo e delle tutele amministrative, giurisdizionali ed economiche
è approfondito complessivamente dall’ Autore (
magistrato di cassazione
in servizio presso l’ufficio
del Massimario e del Ruolo della S.C.,che ha svolto
incarichi di docenza a livello universitario, affermato
pubblicista di settore ) al
fine di offrire un testo organico di riferimento a tutti
quanti - a vario titolo -si trovano ad operare in questo particolarissimo sottoinsieme del diritto del lavoro.
Si tratta di un ambito strategico, basti riflettere sul dato che a livello europeo un
sesto del totale della popolazione attiva
risulta affetta da problematiche di handicap e diversa abilità, con dimostrata difficoltà ad inserirsi sul mercato del lavoro
primario; in questo senso l’obiettivo del
lavoro per i diversamente
abili è anche un obiettivo
comunitario che si inserisce
nella cosiddetta “strategia
di Lisbona”, obiettivo che va
coerentemente implementato a livello dei singoli ordinamenti nazionali.
Le tematiche affrontate nel
volume sono molteplici e
di grande interesse: tutela
dell’handicap ed amministratore di sostegno, istruzione e formazione, tecnologie di assistenza, diritto al lavoro e dinamiche del
relativo rapporto, situazioni attinenti
Una Rosa nel cuore di uno dei luoghi più simbolici di Milano, piazza Fontana. È stato
appena inaugurato, dopo nove anni dall’acquisizione dell’area e cinque dall’inizio dei
lavori con un investimento di 57 milioni di euro, il nuovo Rosa Grand, l’ala dello Starhotels
Rosa che si affaccia sulla fontana disegnata da Piermarini. Forme lineari e squadrate
nella facciata di marmo bianco con rifiniture in cotto e granito rosa, si armonizzano, nel
progetto architettonico e urbanistico dello studio Arassociati, con il lusso misurato degli
interni, luminosi e ampi. Gli arredi hanno conferito agli spazi un tocco di morbidezza ed
eccentricità, grazie all’uso di velluti, tendaggi bicolore, lampade in tessuto. Le 327 camere,
di cui 7 suite e 16 junior suite hanno pavimenti in parquet, lampade in foglia d’oro e una
vista incantevole sulle guglie del Duomo o su piazza Fontana. Alle pareti sono ospitate
opere di Maurizio Galimberti, mentre nelle sale da bagno trionfano la pietra e gli specchi
con cornici virtuali dal gusto déco. Il ristorante Roses offre un menu mediterraneo e
una cantina di vini che appare come una scatola di luce, mentre al Lounge&BarGrand
è possibile ascoltare musica jazz all’ora dell’aperitivo, rilassarsi o degustare un pranzo o
una cena in un’atmosfera informale. Per la clientela business è stato realizzato un centro
congressi che si compone di sette sale e può ospitare 535 persone contemporaneamente,
che, grazie a un sistema integrato possono essere collegate tra loro in audio-video
conferenza. Tra i fiori all’occhiello dell’hotel, poi, c’è la piscina, con vista sulla basilica.
(riproduzione riservata)
Rosa Grand, piazza Fontana 3, Milano
Info: 02.028831, www.starhotels.com
alla dimensione familiare del soggetto
svantaggiato e relative tutele. Profondità scientifica, accuratezza di aggiornamento, sensibilità generosa verso il
tema trattato , conferiscono al testo in
commento una particolare pregevolezza; siamo davanti ad un contributo
valoroso alla promozione dell’inserimento e promozione lavorative delle
QUALCUNO SPIA LA VOSTRA NAVIGAZIONE?
persone diversamente abili che verrà
adeguatamente valorizzato da quanti
ne approfondiranno i contenuti.
LA DISCIPLINA LAVORATIVA
E PREVIDENZIALE
PER I DIVERSAMENTE ABILI
Giuffrè Editore, Milano 2009,
pagg.378 € 32,00.
AVVISO AI NAVIGANTI di Bruno Pastorelli
http://anonymouse.org
O
ggi abbiamo la possibilità di navigare in modo anonimo senza installare nessun software o plugin
sul nostro computer, ma semplicemente accedendo dal sito ANONYMUOSE e navigare con i sui
strumenti, in questo modo nulla della nostra navigazione verrà tracciato o “spiato”.
C’è ancora qualche navigatore che s’illude di muoversi in maniera anonima e privata sul web?
Credo proprio di no.
Infatti,
nfatti, tutte le volte che visitiamo un sito, utilizziamo un motore di ricerca, op
oppure chattiamo, i nostri
movimenti sono registrati
regist
e analizzati.
Per preservare i nostri dati e la nostra sempre
e più
insidiata privacy si possono utilizzare diversi m
metodi.
Uno dei più semplici
ci è quello
qu
di collegarsi al sit
ito
ANONYMUOSE, incollare o digitare l’indirizzo del sito
da visitare nell’apposito
sito spazio,
sp
dare l’invio ed il gioco è
fatto.
ANONYMUOSE si collega, nascondendo i nostri dati,
poiché usa un server proxy che, è in grado di bypassare
ssare anche
an
i filtri imposti dalle aziende nei posti di lavoro,
dalle scuole e dalle istituzioni.
tuzion
Il servizio è gratuito e non richiede,
ric
ovviamente, registrazione.
gistrazio
Buona navigazione
i i
anonima.
i
1RQVROR%DQFD
ALTRO TURISMO
$SHUWDD*HQRYDVLQRDOO¶DSULOH
Pubblicità e propaganda.
Ceramica e grafica futuriste
Alla Wolfsoniana, in mostra pubblicità e propaganda politica futuriste, ma non solo
di Arturo
Foto 1 – Ugo Carà: Fernet Branca – bozzetto pubblicitario – Torino, collezione privata – Foto 2 – Tullio Crali:- Grafiche Chiesa - I° Campionato Interprovinciale Radiomotociclistico - Gorizia 21 Aprile A. XI, 1933
stampa litografica - Archivio Storico del Manifesto Italiano - Collezione A. Bellenda. – Foto 3 – Stab. Polig. Roggero & Tortia, Torino: Watt Radio, 1930 circa - stampa litografica. Archivio Storico del Manifesto Italiano
- Collezione Alessandro Bellenda, Alassio – Foto 4 – Romeo Bevilacqua: Ritratto di Marinetti, 1934 circa scultura terracotta maiolicata. Collezione privata, Rapallo
N
ell’ormai immenso elenco
di mostre dedicate al futurismo, eccone una di realmente originale. È quella
dedicata a Pubblicità e propaganda.
Ceramica e grafica futuriste proposta dalla Wolfsoniana dal 5 dicembre
all’11 aprile.
Sempre nel filone della ricerca sulle
arti applicate propria del Museo genovese, dal prossimo febbraio la mostra
sarà affiancata da una seconda esposizione dedicata alla produzione dell’argentiere Arrigo Finzi e, in particolare,
al nucleo contrassegnato dal marchio
“Sant’Elia”.
La mostra Pubblicità e propaganda.
Ceramica e grafica futuriste - curata
da Silvia Barisione, Matteo Fochessati,
Gianni Franzone e Maria Teresa Orengo e organizzata dalla Wolfsoniana Fondazione regionale per la Cultura e
lo Spettacolo di Genova e dalla Regione Liguria in occasione del centenario
del manifesto di fondazione del movimento futurista - si concentra sulla
presenza della persuasione pubblicitaria e politica all’interno della produzione ceramica e grafica futuriste degli
anni Venti e Trenta.
La straordinaria stagione della ceramica e della grafica futuriste verrà
analizzata mettendo in rilievo come,
attraverso le sue peculiari e innovative sperimentazioni linguistiche e iconografiche, queste specifiche ricerche
contribuirono alla diffusione di messaggi pubblicitari e alla celebrazione
di quei motivi propagandistici che,
peraltro, la retorica del regime elaborò in parte attraverso gli stessi modelli
poetici del movimento futurista.
L’esposizione, oltre a documentare in
maniera originale la molteplicità delle
esperienze formali che si svilupparono
in quest’ambito di ricerca, rappresenta
un momento di riflessione sulle dinamiche espressive di quella sottile linea
di demarcazione che separa la persuasione pubblicitaria e la propaganda
politica, cui i principali esponenti del
movimento adattarono i temi precipui della loro originaria poetica: il
culto della velocità e della modernità,
dell’aggressività e della guerra, l’idolatria della macchina, l’ideale di un
uomo nuovo, sportivo e ardimentoso.
Non a caso la mostra si svolge a Genova. La Liguria giocò, infatti, un ruolo di
primo piano nell’avventura della cera-
mica futurista.
Se è vero che esempi di ceramica futurista furono prodotti a Faenza negli
anni Dieci, una vera produzione fu per
così dire istituzionalizzata solo intorno
al 1927 all’interno della Casa Giuseppe
Mazzotti di Albisola, diretta dal celebre
Tullio che nel 1938 firmò con F.T. Marinetti il manifesto Ceramica e aeropittura.
Accanto al primato abisolese con opere degli artisti più noti (Nicolay Diulgheroff, Farfa, Fillia, Tato, Alf Gaudenzi,
Giovanni Acquaviva e lo stesso Tullio),
la mostra propone anche esperienze
che, pur non potendo essere definite
futuriste, presentano tangenze, soprattutto linguistiche, con le creazioni
del movimento marinettiano.
Come certa produzione delle Ceramiche Rometti di Umbertide (Perugia),
nel momento in cui vi fu attivo un artista del calibro di Corrado Cagli, o quella poco conosciuta della FACI (Fabbrica
Artistica Ceramiche Italiane) di Civita
Castellana nel viterbese.
Relativamente alla grafica, compaiono, oltre agli artisti già citati, i nomi di
Fortunato Depero e Tullio Crali, mentre alcune opere rappresentano l’inizio
DOVE & COME
PUBBLICITÀ E PROPAGANDA. Ceramica e grafica futuriste
Genova Nervi, Spazio Mostre della
Wolfsoniana (via Serra Gropallo 4), dal
5 dicembre 2009 all’11 aprile 2010.
25$5,PDUWHGuGRPHQLFD
LQJUHVVL LQWHUR ¼ ULGRWWR ¼
VFXROH¼
&DWDORJRHGLWRGD6LOYDQD(GLWRULDOH
dell’immagine promozionale coordinata per prodotti e aziende di livello
nazionale, come Fernet Branca, Amaro
Cora, Campari e Cinzano.
Come evento collaterale alla mostra, a
febbraio, verrà presentata una significativa selezione di argenti del milanese Arrigo Finzi (Venezia 1890 – Milano
1973) che la figlia Olga Finzi Baldi ha
affidato in comodato alla Wolfsoniana.
Una parte della produzione di Arrigo
Finzi fu infatti contrassegnata dal marchio “Sant’Elia”, depositato nel 1933, e
riprendeva in chiave déco i modelli disegnati prima della guerra dal celebre
architetto futurista Antonio Sant’Elia,
con cui Finzi aveva stretto amicizia a
Milano nel 1909.
1RQVROR%DQFD
&RPHJOLXRPLQLYHGHYDQROHGRQQHQHOODFROOH]LRQHGLFHUDPLFKHDWWLFKHGL,QWHVD6DQSDROR
Le ore della donna
Il matrimonio, la sensualità del thalamos nuziale, le etére, colte “cortigiane”, le donne del mito, Amazzoni e
Menadi. E il mistero di una donna artigiano nel vaso più prezioso della collezione, la kalpis con ceramisti al
lavoro, del “Pittore di Leningrado”.
di Arturo
È
un viaggio nel tempo quello
che le Gallerie di Palazzo Leoni
Montanari, a Vicenza, avviano
con questa mostra. Un viaggio
che avviene attraverso le immagini dipinte sulle splendide ceramiche greche
e della Magna Grecia, patrimonio di
Intesa Sanpaolo. Una collezione tra le
più importanti al mondo, ricca di ben
522 ceramiche che il progetto “Il tempo
dell’antico. Pagine di archeologia in Palazzo Leoni Montanari” gradualmente
svelerà attraverso percorsi tematici.
A quello sulla donna seguiranno approfondimenti sulla figura maschile, l’amore, il lavoro, il sacro, la morte e il mito
nella Grecia classica e nei centri della
Magna Grecia, attraverso gli spazi e i
tempi che scandivano la vita quotidia-
ligiose; la donna al lavoro
tra le mura domestiche, imprenditrice nell’organizzare
in casa l’intera filiera nella
produzione dei tessuti; la
donna che vive in appartamenti separati dal marito, e
si ricongiunge a lui nel thalamos, la camera nuziale.
Due i momenti della vita in
cui la donna acquista, anche nella rappresentazione
delle immagini vascolari, la
stessa dignità dell’uomo:
il matrimonio, status sociale degno di rispetto cui
la donna greca tende, e la
morte. Di grande efficacia
rappresentativa è la raffi-
Foto 1 – Hydria (kalpis) attica a figure rosse Raffigurazione:
Incoronazione di pittori ceramici da parte di Atena e di due Nikai,
particolare, Pittore di Leningrado, 470-460 a.C.
Foto 2 – Cratere a volute apulo a figure rosse Raffigurazione:
Fanciulle alla fonte e ammazzonomachia Officina del Pittore di
Baltimora, 330-310 a.C.
Foto 3 – Lekythos: ariballica apula a figure rosse Raffigurazione:
Donna seduta e ancella stante Pittore di Karlsruhe B9, 370-360
a.C., particolare
Foto 4 – Hydria: apula a figure rosse Raffigurazione: Scena di
toilette Cerchia del Pittore dell’Ilioupersis e del Pittore di Licurgo,
375-350 a.C alt. max 44 cm; diam. orlo 16 cm; diam. piede 14 cm
na. La mostra propone una selezione di
immagini tutta al femminile, un ritratto
della donna greca filtrato dallo sguardo
dell’uomo, committente e decoratore.
Questa prima esposizione presenta
un’attenta selezione di opere dell’intera
raccolta, proveniente da Ruvo di Puglia,
importante centro dell’antica Apulia, e
racconta lo spazio e i tempi che scandivano la vita femminile ad Atene e nei
territori della Magna Grecia: la donna regina, o prigioniera, dell’oikos, la
casa, da cui si allontana solamente in
occasioni particolari come le feste re-
gurazione dell’abbraccio degli sposi nel
thalamos nuziale, corredato da particolari che rappresentano la bellezza femminile. La donna è ritratta abbigliata
con sfarzose vesti decorate da preziosi
accessori e circondate da raffinati oggetti, specchi, ghirlande, ventagli.
Nei vasi in mostra ammiriamo anche
le donne “altre”, libere di uscire: sono le
etére, colte “cortigiane” chiamate a dar
piacere col corpo e con le arti, rappresentate nude, intente a lavarsi nel leuterion, la vasca delle abluzioni. Sono
figure dai tratti androgini, riconoscibili
nella loro femminilità
dai gesti e dal laccio
stretto sulla gamba, forse amuleto contraccettivo della ragazza intenta
a pettinarsi.
L’esposizione si chiude
con una sezione dedicata al mito delle Amazzoni, donne guerriere, e alle Menadi,
seguaci di Dioniso, dio del vino.
Fondamentale è la consapevolezza
che quello che noi vediamo dipinto
è lo sguardo dell’uomo sulla donna: è
l’uomo, infatti, a commissionare i vasi,
a forgiarli, a decorarli rappresentandovi
la sua visione della donna.
Misteriosa è la presenza di una figura
femminile al lavoro all’interno di uno
degli esemplari più preziosi dell’intera
collezione, la kalpis attica del Pittore di
Leningrado. La decorazione rappresenta il laboratorio di un vasaio. La scena
mostra in un angolo una piccola donna
intenta a decorare un vaso: una figura
di donna artigiano che rimane qualcosa di unico, dall’interpretazione tuttora
non univoca.
Ideatrice del percorso di conoscenza e
valorizzazione della collezione vascolare è stata Fatima Terzo, responsabile dei
Beni Culturali di Intesa Sanpaolo, scomparsa nel maggio del 2009, a cui viene
dedicata oggi la rassegna espositiva.
DOVE & COME
“Le ore della donna. Storie e immagini
nella collezione di ceramiche attiche e
magnogreche di Intesa Sanpaolo”
VICENZA, Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, dal 12 dicembre 2009 all’11 aprile
2010.
25$5, GD PDUWHGu D GRPHQLFD OXQHGu
FKLXVRGDOOHDOOH
1RQVROR%DQFD
BRE
M
E
C
I
D
APPUNTAMENTI
CHI C'È C'È
Il cartellone di Dicembre 2009
per divertirsi, imparare e informarsi
a cura di Autolycus
E
La Redazione declina ogni
responsabilità per cambiamenti
di programmi, date e luoghi degli
eventi segnalati
STR
E MO
FIER ERTI
C
CON
CYRANO DE BERGERAC
Bologna, Arena del Sole – Sala Grande,
dall’8 al 13 dicembre
IL MERCANTE DI VENEZIA
Milano, Teatro Giorgio Strehler (Piccolo
Teatro), dal 9 dicembre al 31 gennaio;
Autore: W. Shakespeare
Regista: Luca Ronconi
CHICAGO – THE MUSICAL
Trieste, Teatro Rossetti, dal 9 al 13
dicembre; Autori: John Kander, Fred
Ebb e Bob Fosse
FIORELLO SHOW
Casalecchio di Reno (BO), Futurshow
Station, il 10 e 11 dicembre
CATS
Bari, TeatroTeam, dall’11 al 13 dicem-
bre; Torino, Teatro Alfieri, da 30 dicembre al 10 gennaio; Firenze, Teatro Verdi,
da 13 al 17 gennaio; Prato, Politeama
Pratese, il 23 e 24 gennaio; Assago (MI),
Allianz Teatro, dal 27 gennaio al 10
febbraio; Compagnia della Rancia
CORRADO GUZZANTI
Cremona, Teatro Ponchielli, l’11 dicembre; Latina, Palasport, il 14 dicembre;
Roma, Gran Teatro di Roma, dal 15 al
20 dicembre
ROMOLO IL GRANDE
Torino, Teatro Carignano, dal 15 al 20
dicembre; Autore: Friedrich Dürrenmatt; Compagnia: Doppiaeffe Srl Compagnia di Prosa di Mariano Rigillo;
Regista: Roberto Guicciardini; Interpreti:
Mariano Rigillo, Anna Teresa Rossini
FIORE DI CACTUS
Milano, San Babila, dal 15 dicembre
al 10 gennaio; Autori: Pierre Barillet,
JeanPierre Grédy,; Interpreti: Eleonora
Giorgi, Franco Castellano
JESUS CHRIST SUPERSTAR
Bologna, Europauditorium, il 15 e 16
dicembre; Reggio Emilia, Teatro Municipale Valli, dal 18 al 20 dicembre
Concorezzo (MI), Teatro San Luigi, il 14
gennaio; Gallarate (VA), Teatro Condominio V. Gassman, il 23 gennaio
Musiche: Andrew Lloyd Webber e Tim Rice
SILLABARI
Genova, Politeama Genovese, il 18 e
19 dicembre; Milano, Teatro Franco
Parenti, dal 29 dicembre al 6 gennaio
Autore: Goffredo Parise
Regista e interprete: Paolo Poli
CANTO DI NATALE - SCROOGE
Milano, Piccolo Teatro Studio, dal 22 al
30 dicembre; Autore: Charles Dickens
Regia: Fabrizio Montecchi; Compagnia:
Teatro Gioco Vita e Teatro delle Briciole
HARLEM GOSPEL CHOIR
Genova, Politeama Genovese, il 22 dicembre
ENRICO BRIGNANO – SONO
ROMANO MA NON È COLPA MIA
Bologna, Europauditorium, il 28
dicembre; La Spezia, Teatro Civico, il 29
dicembre; Musiche di Armando Trovajoli
ANTONIO ALBANESE - PERSONAGGI
Roma, Gran Teatro, il 31 dicembre
I NANI BURLONI
Milano, Piccolo Teatro Studio, dal 2 al
10 gennaio; Compagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli
MICHELINA
Fermo (AP), Teatro dell’Aquila, il 5 e 6
gennaio; Pesaro, Teatro Rossini, dal
15 al 17 gennaio; Regista: Alessandro
Benvenuti; Interpreti: Maria Amelia
Monti, Giampiero Ingrassia
MARCO TRAVAGLIO – PROMEMORIA
Roma, Teatro Olimpico, da 13 al 17 gennaio
I PONTI DI MADISON COUNTY
Milano, San Babila, dal 12 al 31 gennaio; Dal romanzo di Robert James Waller
Regista: Lorenzo Salveti ; Interpreti:
Paola Quattrini, Ray Lovelock
ANDSNES / RHODE
Napoli, Auditorium Scarlatti, il 7 dicembre; Pianoforte: Leif Ove Andsnes
Artista: Robin Rhode
R.Schumann: Kinderszenen
M.Musorgskij: Quadri di un’esposizione
UTO UGHI
Roma, Teatro Olimpico – Accademia
Filarmonica Romana, il 10 dicembre
Milano, Conservatorio – Sala Verdi, il
14 dicembre
Premio Arthur Rubinstein - UNA
VITA NELLA MUSICA – DANIEL
BARENBOIM
Venezia, Teatro La Fenice, il 12 dicembre
TATE / GOERNER / PIERANUNZI
Napoli, Auditorium Scarlatti, il 12
dicembre; Orchestra del Teatro di San
Carlo; Direttore: Jeffrey Tate
Pianoforte: Nelson Goerner
Violino: Gabriele Pieranunzi
Alban Berg: Kammerkonzert per pianoforte, violino e 13 strumenti a fiato
Ludwig van Beethoven: Sinfonia n°7 in
la maggiore op.92
ORCHESTRA SINFONICA
NAZIONALE UCRAINA DI KIEV
Cesena (FO), Teatro Bonci, il 15
dicembre
LONDON SYMPHONY ORCHESTRA /
V. GERGIEV
Salerno, Teatro Verdi, il 15 dicembre
Roma, Parco della Musica - Sala Santa
Cecilia, il 16 dicembre
VIVALDI E BACH – CONCERTI
Milano, Conservatorio – Sala Verdi, il
17 dicembre; A.Vivaldi: Concerto per
violino e oboe RV548; Concerto per
flauto la tempesta di mare RV433;
Concerto per violino RV356; Concerto
per archi alla rustica; J.S.Bach: Concerto per violino e oboe BVW1060;
Suite n.2 BVW1067; Direttore: Luca
Quaranta
TATE / CLAYCOMB / ROTH
Napoli, Auditorium Scarlatti, il 18 e 19
dicembre; Orchestra e coro del Teatro
di San Carlo; Direttore: Jeffrey Tate
Soprano: Laura Claycomb
Baritono: Detlef Roth; J. Brahms: Sinfonia n°3; G. Fauré: Requiem
LESSING – UGHI
Palermo, Politeama Garibaldi, il 19
dicembre
CORI DI NATALE
Milano, Teatro alla Scala, il 21 dicembre
Coro Filarmonico della Scala e Coro di
Voci Bianche del Teatro alla Scala e del
Conservatorio G.Verdi
ORCHESTRA I POMERIGGI
MUSICALI
Milano, Teatro Dal Verme, il 23 dicembre; Direttore: G. Serembe
J.Strauss: Il Pipistrello, Ouverture
J. Brahms: 3 Danze Ungheresi
J.Strauss: Vita d'Artista
J.Strauss: Lo Zingaro Barone, Ouverture; A. Dvorak: 3 Danze Slave op. 46
(6-7-8); J.Strauss: Valzer dell'Imperatore
BEETHOVEN / MARSHALL 09-10
Milano, Auditorium, dal 30 dicembre
al 2 gennaio
MOZARTIAMO II
Roma, Teatro Olimpico – Accademia
Filarmonica Romana, il 14 gennaio
RECITAL PER PIANOFORTE
Milano, Conservatorio – Sala Verdi, il
21 gennaio
Pianoforte: Regina Chernychko
F.Chopin: Allegro di concerto in la
magg; Scherzo n.1 op.20; Rondò op.1;
Rondò op.73
J.S Bach: Concerto Italiano BWV971
Bach-Busoni: Fantasia e fuga in la
minore; Corale n.41 Ich ruf'zu dir, Herr
Jesu Christ
F.Busoni: Sonatine n.6, Carmen
Fantasy
LA VEDOVA ALLEGRA
Genova, Teatro Carlo Felice, fino al
30 dicembre
LA BOHÈME
Firenze, Auditorium Duomo di
Firenze, dal 5 al 29 dicembre
CARMEN
Milano, Teatro alla Scala, dal 7 al 23
dicembre
NABUCCO
Salerno, Teatro Verdi, l’8, 11, 13, 16 e
19 dicembre; Direttore: Daniel Oren
Regista: Gigi Proietti
GALA PLACIDO DOMINGO
Milano, Teatro alla Scala, il 9
dicembre
NORMA
Brescia, Teatro Grande, dal 10 al 13
dicembre
SARKA – CAVALLERIA RUSTICANA
Venezia, Teatro La Fenice, dall’11 al
20 dicembre; Šárka, opera eroica in
tre atti; Musica di Leoš Janáček
Prima rappresentazione in Italia
Cavalleria Rusticana, melodramma
in un atto, dal dramma omonimo di
Giovanni Verga
Musica di Pietro Mascagni
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice; Direttore: Eliahu Inbal
LA FANCIULLA DI NEVE
Trieste, Teatro Lirico G. Verdi, dal 12
al 19 dicembre; Balletto in due atti
dalla omonima fiaba di A. N. Ostrovskij su musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij
Balletto del Teatro Musicale Accademico Stanislavskij e Nemirovichdanchenko di Mosca
Coreografia: Vladimir Bourmeister
LO SCHIACCIANOCI
Roma, Teatro Nazionale, dal 15 al
31 dicembre; Orchestra e Corpo di
Ballo del Teatro dell’Opera; Musiche
di Pëtr Il'ič Čajkovskij; Coreografia:
Luc Bouy
LA BELLA ADDORMENTATA
Palermo, Teatro Massimo, dal 17 al
23 dicembre; Balletto in un prologo
e tre atti dal racconto di Charles Perrault; Musiche di Pëtr Il'ič Čajkovskij
Coreografia: Irina Kolpakova da Lev
Ivanov e Marius Petipa
Direttore: Alexander Titov; Orchestra
e Corpo di ballo del Teatro Massimo
IL LAGO DEI CIGNI
Bologna, Europauditorium, il 22 dicembre; Balletto di Mosca La Classique;
Coreografia: Alexander Vorotnikov
AIDA
Salerno, Teatro Verdi, dal 26 al 30
dicembre ; Direttore: Daniel Oren
Libretto: A. Ghislanzoni; Musiche:
Giuseppe Verdi;
Regista: Franco Zeffirelli
MY FAIR LADY
Reggio Emilia, Teatro Municipale
Valli, il 27 dicembre
Rimini, Teatro Novelli, il 5 gennaio
Compagnia Corrado Abbati
COPPELIA
Milano, Teatro Carcano, il 2 e 3 gennaio; Balletto di Mosca La Classique
LA FIGLIA DEL REGGIMENTO
Pavia, Teatro Fraschini, dal 15 al 17
gennaio
IDOMENEO
Torino, Teatro Regio, dal 22 al 31
gennaio; Libretto: Giambattista Varesco; Musiche: Wolfgang Amadeus
Mozart; Direttore: Tomas Netopil
EROS RAMAZZOTTI
Firenze, Nelson Mandela Forum, il 7
dicembre; Torino, Palaolimpico (Isozaki),
il 12 dicembre; Bologna, Futurshow Station, il 15 dicembre; Brescia, Palabrixia, il
17 dicembre; Padova, Arena Spettacoli
Fiera, il 19 dicembre
NOEMI – SULLA MIA PELLE
Ferrara, Teatro Nuovo, 9 dicembre ; Bassano del Grappa (VI), Teatro Remondini,
il 19 dicembre; Montecatini Terme (PT),
Teatro Verdi, il 27 dicembre
IVANO FOSSATI
Lecce, Teatro Politeama, il 9 dicembre
La Spezia, Teatro Civico, il 20 dicembre
GALILEO, VENEZIA E LA LUNA
QUANDO SCATTA NUVOLARI.
Storie, velocità, passioni
Mantova, Fruttiere di Palazzo Te
Fino al 18 dicembre
ECHI DI MARI LONTANI, FIABE
DALL’OCEANIA. Le immagini della
fantasia - 27° Mostra Internazionale
d’Illustrazione per l’Infanzia
Sàrmede (TV), Palazzo Municipale
STADIO – NOEMI
Manifestazione Dedicata all’A.I.S.M. Associazione Nazionale Sclerosi Multipla
Como, Teatro Sociale, l’11 dicembre
CHRISTOPHER CROSS
Milano, Blue Note, il 10, 11 e 12 dicembre
RENATO ZERO
Milano, Mediolanum Forum, l’11 dicembre
CLAUDIO BAGLIONI
Padova, Gran Teatro, il 10 e 11 dicembre
Napoli, Pala Partenope, il 15, 16, 17 e 18
dicembre; Firenze, Teatro Verdi, il 20, 21,
22 e 23 dicembre; Roma, Auditorium
Renzo Piano, il 26, 27 e 28 dicembre
Fino al 20 dicembre
I RACCONTI ILLUSTRATI: GATTI
CON GLI STIVALI (e senza) – SCENE
DI NATALE
Rovigo, Pinacoteca di Palazzo Roverella; Fino al 30 dicembre
POPE. Dal segno al colore
Piazzola sul Brenta (PD), Villa
Contarini
Fino al 7 gennaio 2010
Bologna, Teatro Europa Auditorium, il
4, 5 e 6 gennaio; Genova, Teatro Carlo
Felice, l’8 e 9 gennaio
PETER HAMMIL
Seriate (BG), Teatro Gavazzeni, l’11 dicembre;
Firenze, Teatro della Pergola, il 13 dicembre
DEEP PURPLE
Roma, Palalottomatica, il 12 dicembre
ORNELLA VANONI IN CONCERTO
Lecce, Teatro Politeama Greco, il 13 dicembre
PFM CANTA DE ANDRÉ
Bologna, Europauditorium, il 14 dicembre
VINICIO CAPOSSELA - SOLO SHOW
Padova, Gran Teatro, il 15 dicembre
FABRIZIO DE ANDRÉ
Nuoro, Museo MAN
Prorogata al 10 gennaio 2010
DA FATTORI A PREVIATI: UNA
RACCOLTA RITROVATA
Rancate (Mendrisio), Canton
Ticino (CH), Pinacoteca Cantonale
Giovanni Züst
Fino al 10 gennaio 2010
LA FOTOGRAFIA DEGLI ANNI ’70.
NICCOLÒ FABI
Firenze, Viper, il 17 dicembre
SEBASTIAN BACH
Bologna, Estragon, il 17 dicembre
Trezzo d'Adda (MI), Live Club, il 18
dicembre; Roncade (TV), New Age, il 19
dicembre; Roma, Alpheus, il 20 dicembre
FRANCESCO DE GREGORI
Genova, Teatro Carlo Felice, il 21 dicembre
MODENA CITY RAMBLERS
Ravenna, Bronson, il 27 dicembr
ALESSANDRA AMOROSO IN CONCERTO
Padova, Gran Teatro, il 16 gennaio
L’ESPERIENZA E LA
TESTIMONIANZA QUOTIDIANA
Sassari, Museo dell’arte del Novecento e del contemporaneo della
Provincia di Sassari
Fino al 17 gennaio 2010
TELEMACO SIGNORINI
E LA PITTURA IN EUROPA
Padova, Palazzo Zabarella
Fino al 31 gennaio 2010
Trento, Auditorium Santa Chiara, il 19 gennaio; Roma, Gran Teatro, il 23 gennaio
MICHAEL BOLTON
Milano, Teatro degli Arcimboldi, il 20
gennaio
INCOGNITO
Roma, Piper Club, il 21 gennaio
Padova, Gran Teatro, il 23 gennaio
FRANCESCO GUCCINI
Padova, Palasport, il 22 gennaio
ANTONELLO VENDITTI
Torino, Auditorium del Lingotto, il 23 gennaio
EUROPE
Nonantola (MO), Vox Club, il 29 gennaio
SCULTURA FUTURISTA 1909 - 1944
Omaggio a Mino Rosso
Padova, Galleria Civica Cavour
Fino al 31 gennaio 2010
BOB NOTO. Piatti Ritratti
Castelfranco Veneto (TV),
Antiruggine
Fino al 31 gennaio 2010