1. QUADRO DI PROGRAMMAZIONE E LA FASI DI PROGETTAZIONE.............................. 2 1.1 LINEE GENERALI DEL MASTERPLAN “I FALISCI SUL TREJA” .................................................... 2 1.2 IL PROGETTO DEFINITIVO ................................................................................................... 3 1.2.1. LE VARIAZIONI SUL PROGETTO DEFINITIVO ....................................................................... 4 2. INQUADRAMENTO DELL’AREA ....................................................................................... 4 2.1 IL QUADRO TERRITORIALE .................................................................................................. 4 2.2 IDROGRAFIA...................................................................................................................... 5 2.3. IL SOPRASSUOLO ............................................................................................................. 5 2.3.1 ASPETTI GENERALI ......................................................................................................... 5 2.3.1.a La vegetazione spontanea ................................................................................ 5 2.3.1.a.1 Boschi di pianoro ........................................................................................ 5 2.3.1.a.2 la vegetazione rupicola ............................................................................... 6 2.3.1.a.3 i boschi di forra ........................................................................................... 6 2.3.1.a.4 la vegetazione ripariale ............................................................................... 6 2.3.2 LA VEGETAZIONE DEL SITO DI SANTA MARIA ..................................................................... 7 2.4. ASPETTI GEOMORFOLOGICI ............................................................................................... 7 2.5 CENNI STORICI .................................................................................................................. 8 2.6 DOCUMENTAZIONE ICONOGRAFICA ..................................................................................... 9 3. LO STATO DI FATTO ....................................................................................................... 12 3.1. IL PERCORSO DI ACCESSO............................................................................................... 12 3.2. LA CHIESA E IL CONVENTO .............................................................................................. 13 3.2.1 IL CONVENTO ............................................................................................................... 15 3.3. LA TORRE ...................................................................................................................... 15 3.4. GLI AMBIENTI IPOGEI....................................................................................................... 17 3.5. LA DISPONIBILITÀ DELL‟AREA DI INTERVENTO .................................................................... 17 3.6 POTENZIALITÀ E CARENZE DEL SITO .................................................................................. 17 4. IL PROGETTO .................................................................................................................. 17 4.1 INTERVENTI LEGATI ALL‟ACCESSIBILITÀ, SICUREZZA, FRUIBILITÀ. .......................................... 17 4.1.1 PER L‟ACCESSIBILITÀ (TAVV 21.A, 21.B, 21.C): ............................................................... 17 4.1.2 PER LA SICUREZZA (TAVV 21.A, 21.B, 21.C):: ................................................................. 18 4.1.3 PER LA FRUIBILITÀ (TAVV 21.A, 21.B, 21.C):: .................................................................. 18 4.2 INTERVENTI LEGATI ALLA VALORIZZAZIONE DEL SITO ........................................................... 18 4.2.1 PER LA VALORIZZAZIONE: .............................................................................................. 18 4.2.2 INTERVENTO SULLA CHIESA E IL CONVENTO (VEDI TAV. 24.A E 24.B). ................................ 19 4.2.3 INTERVENTO SULLA TORRE (VEDI TAVV. 22.A, 22.B, 23) .................................................. 20 4.3 MODALITÀ RELATIVE AL GPP ........................................................................................... 21 5. ELENCO ELABORATI ...................................................................................................... 21 1. QUADRO DI PROGRAMMAZIONE E LA FASI DI PROGETTAZIONE Le finalità del progetto di “Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio” si inseriscono all‟interno di un quadro più generale di programmazione effettuato dal Parco Regionale Valle del Treja tramite il Masterplan denominato “I Falisci sul Treja” ed approvato dall‟Assemblea con deliberazione n°5 del 06.06.2008. 1.1 Linee generali del Masterplan “I Falisci sul Treja” Il POR FESR Lazio 2007/2013, approvato con DCR n°39 del 03.04.07, prevede nell‟Asse II, l‟attività 4 denominata Valorizzazione delle strutture di fruizione delle aree protette. Le linee dell‟obiettivo operativo partono dalla considerazione che il patrimonio regionale di risorse culturali, naturali e paesaggistiche costituisce un importante volano per lo sviluppo delle economie locali non adeguatamente sfruttato. Gli "attrattori culturali" sono luoghi di eccellenza dal punto di vista archeologico, architettonico o paesistico sui quali la Regione ha deciso di concentrare i propri sforzi e che necessitano di modelli innovativi di gestione e promozione per migliorare l‟attrattività e valorizzare, in un‟ottica integrata, i territori. Tali modelli devono essere consolidati anche con riferimento alla valorizzazione e allo sviluppo sostenibile della rete regionale delle aree protette, qualificando le specificità dei singoli ambiti territoriali con interventi rivolti sia al recupero e valorizzazione del patrimonio paesistico e storico-culturale, sia al completamento e all'ottimizzazione del sistema di fruizione e ricettività, incentivando la promozione del turismo compatibile e dell'offerta turistica di qualità, puntando soprattutto al coordinamento degli enti di gestione con azioni di cooperazione ed interventi integrati. L‟obiettivo regionale è, quindi, quello di promuovere interventi che esaltino le potenzialità e le identità locali, in base ad una strategia caratterizzata da una concentrazione tematica e territoriale legata alle singole specificità culturali. Parallelamente la Regione si è data, quale primo obiettivo strategico, la tutela e valorizzazione del patrimonio e lo sviluppo economico dei vari territori, facendo particolare riferimento alla domanda turistica. Per raggiungere questa finalità si sono privilegiati concetti tematico territoriali caratterizzati dalla compresenza di alcuni fattori di attrazione culturale ambientale e turistica: - coerenza con progetti a carattere tematico, già in corso, e in particolare con i Grandi attrattori culturali ambientali e turistici individuati dalle programmazioni di settore; - un‟intrinseca carica evocativa-attrattiva; - un elevato carattere identitario ed un radicamento storico, sociale, economico con il territorio; - capacità di organizzare le diverse risorse, materiali, immateriali, culturali, paesaggistiche e museali di un dato territorio, in un sistema di relazioni e in un prodotto riconoscibile tramite un concept unificante; - compatibilità con la presenza di specie e habitat naturali protetti, capaci di non alterare la conservazione della biodiversità e di valorizzare l‟identità ambientale dei siti; - collegamento con elementi della filiera produttiva di interesse turistico. L‟obiettivo strategico dell‟attività 4 è rivolto alla valorizzazione della vie d‟acqua nelle aree protette del Lazio. E‟ un tema comune che vede la presenza dell‟acqua come argomento dominante nei progetti integrati individuati dagli enti di gestione. Per quanto riguarda il Parco Regionale della Valle del Treja si deve aggiungere che il suo territorio, almeno per quanto riguarda il comune di Calcata, ricade all‟interno del Comprensorio della Via Amerina e delle Forre, riconosciuto come area omogenea oggetto di programmazione integrata ai sensi della L.R. 40/99. Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – rev 0 2 In coerenza con quanto tracciato con le linee di programmazione regionale le finalità del progetto di Masterplan sono quelle di valorizzare gli ambienti naturali e seminaturali che vedono la presenza dell‟acqua come tema dominante. Sul tema dominante dell‟acqua, e lungo un “asse” preferenziale, si distribuiscono linee di fruibilità ai beni ambientali e storico archeologici del territorio del Parco. Tale struttura riesce ad integrare altri tematismi prioritari: gli etruschi, visto che l‟area focale del Masterplan ricade in un territorio ricco di testimonianze archeologiche del periodo falisco (necropoli, aree templari, strutture urbane); le vie del sacro con il percorso di pellegrinaggio a Santa Maria di Castelvecchio ed il collegamento con la Via Francigena; le antiche vie del Lazio, con l‟appartenenza dell‟area protetta al comprensorio della Via Amerina. Le finalità sono di: - migliorare il sistema d‟accessibilità e fruibilità dell‟area, con la sua razionalizzazione e messa in sicurezza. Realizzando, per alcune aree, percorsi ad accessibilità differenziata (non vedenti, non deambulanti); - di migliorare il sistema dell‟offerta turistica, delle risorse naturali e storico-culturali basato sul tematismo dell‟acqua specifico per un‟area protetta di tipo fluviale come quella del Treja. Il progetto s‟integrerà con ulteriori tematismi tipici dell‟area per “confezionare” un pacchetto turistico completo; - integrare e completare il sistema degli interventi già fatti o in corso, anche da parte di altri soggetti pubblici e privati; L‟obiettivo strategico è quello di: - valorizzare la Valle del Treja attraverso il recupero e la promozione ai fini della fruizione dei siti di importanza storico-archeologica e culturale e dei percorsi naturalistici del Parco. La realizzazione degli interventi creerà un circuito di visita di notevole interesse culturale attraverso il quale si vuole attrarre un turismo attento ed esigente disposto a fermarsi nella zona per più giorni; l‟obiettivo è di giungere ad un incremento dell‟offerta turistica per potenziare l‟indotto economico. 1.2 Il progetto definitivo Il progetto definitivo è stato elaborato in data 30.08.2010 e in seguito a Conferenza dei Servizi si sono acquisiti i pareri e le autorizzazioni necessarie. Le osservazioni e integrazioni richieste in conferenza riguardano alcuni aspetti naturalistici (nota del Parco Valle del Treja) che si riportano in sintesi: il legno utilizzato per la costruzione del soppalco deve essere trattato con sostanze non tossiche (sali di boro o prodotti biologici); attenzione all‟utilizzo di sistemi di illuminazione della torre nel riguardo degli animali e delle piante presenti; il taglio delle piante per la maggiore visibilità della torre va valutato con prudenza per evitare di avviare o accelerare processi erosivi; non chiudere le grotte in modo che i chirotteri possano avere agevole transito. Parere favorevole a condizioni del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio Soprintendenza per i beni archeologici dell’Etruria Meridionale. prot. MBAC-SBA-EM A03_TUT 805 del 27.01.2011. Prescrizioni vengano effettuati sopralluoghi nella fase di realizzazione delle staccionate, palizzate e gradoni da parte della Soprintendenza; Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – rev 0 3 per il sondaggio archeologico all‟interno della chiesa questo dovrà essere eseguito sotto il controllo di un archeologo medievista come per la ripulitura della cavità ipogee. Parere favorevole con prescrizioni ai sensi dell‟art.146 del DLgs 42/04. Regione Lazio Dipartimento Territorio Direzione Regionale Territorio e Urbanistica Area 05 Area Urbanistica e Beni Paesaggistici Provincie di Roma, Frosinone, Latina prot.66220/2010 del 24.01.2011. Prescrizioni: o Salvaguardia delle alberature esistenti o Movimenti di terra strettamente necessari alle trasformazioni previste e adeguate sistemazioni paesaggistiche dei luoghi; o Previsione di opere di mitigazione per la fase di cantiere; o Tutte le opere relative ai percorsi dovranno far riferimento all‟ingegneria naturalistica; o Previsione di un piano manutentivo dei percorsi di visita e delle aree di sosta. Parere favorevole con prescrizioni ai sensi dell‟art.21 del DLgs 42/04. Ministero per i Beni e le Attività Culturali Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Provincie di Roma, Frosinone, Latina, Viterbo e Rieti prot. 0023011 del 08.07.2011. Prescrizioni: o l‟intervento di consolidamento e di restauro dovrà essere effettuato con le tecnologie, materiali rappresentate e descritte negli elaborati; o il ripristino delle malte e l‟esecuzione delle eventuali tinteggiature, nonché il trattamento delle creste murarie dovrà essere concordato, in fase di esecuzione, con la Soprintendenza; o la scelta dei corpi illuminanti e la relativa tipologia di montaggio dovrà essere preventivamente concordata con la Soprintendenza; o tempestivamente comunicata la data di inizio lavori; o i lavori dovranno essere affidati a ditta con iscrizione OG2; o garantito l‟accesso ai fini dell‟esercizio dell‟Alta Sorveglianza. 1.2.1. Le variazioni sul progetto definitivo In seguito ai pareri ottenuti e alle indicazioni non sono state apportate particolari variazioni al progetto definitivo. Tutte le modifiche che verranno riscontrate, tra il progetto definitivo e l‟esecutivo, sono dovute esclusivamente all‟approfondimento progettuale determinato dalla normativa vigente. 2. INQUADRAMENTO DELL’AREA 2.1 Il quadro territoriale L‟area interessata dal progetto è compresa nel perimetro del Parco Regionale Valle del Treja all‟interno dei Comuni di Calcata (VT) e Mazzano Romano (RM). L‟area protetta posta a confine tra due province, l‟estremo margine sud della provincia di Viterbo ed un cuneo posto a nord della provincia di Roma, occupa una superficie di 656 ha che si snoda lungo il corso del fiume Treja. La sua forma lineare dettata da una morfologia fluviale, è il carattere principale dell‟area protetta. Il perimetro segue il margine delle forre tufacee ove scorre, profondamente incassato, il fiume Treja incluso per un tratto di circa 13 km Il sistema della forre determina un‟altimetria molto variabile dai 233 m.s.l.m. della collina di Pizzo Piede agli 80 m. s.l.m. nel fondovalle. I caratteri geomorfologici dell‟area possono essere ben rappresentati, appunto, dal sistema delle forre che appartengono al bacino idrografico della valle del Treia, con un pattern idrografico di tipo dendritico. Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – rev 0 4 Il sito di Santa Maria è posto nel territorio comunale di Mazzano Romano (RM), al margine nord occidentale del Parco. Per posizione geografica fronteggia, anche da un punto di vista visivo, il centro storico di Calcata e con esso ha, quindi, una relazione diretta. E‟ un nodo strategico dell‟area protetta poiché la mette in relazione con una zona urbanistica marginale del comune di Mazzano Romano che potrebbe, con la valorizzazione del sito, riqualificare un contesto territoriale costituito da un‟edilizia spesso spontanea e in un‟area di elevato frazionamento fondiario. 2.2 Idrografia Con la definizione di bacino idrografico del fiume Treia s‟indica, generalmente, una porzione dei territori della provincia di Viterbo e di Roma appartenenti al più ampio sistema idrografico del Tevere. Il corpo idrico ricettore principale del bacino è il fiume Treia. Esso sorge in provincia di Roma alle pendici del Sabatini e dopo aver percorso in direzione nord circa 20 km sfocia nel fiume Tevere, nella zona di Culiano, nel comune di Civita Castellana con una portata di 2900-6800 l/s. Lungo il suo percorso riceve le acque di numerosi torrenti con un pattern idrografico subparallelo che corrono all‟interno di profonde valli di erosione di origine vulcanica. Tra gli affluenti di sinistra si devono considerare: Rio Vicano/Rio Filetto, emissario del lago di Vico; il fosso del Ponte che scorre sotto gli abitati di Sutri, Nepi e Castel Sant‟Elia; il fosso del Cerreto; Rio Maggiore che scorre sotto il centro urbano di Civita Castellana. Dal punto di vista termo-pluviometrico tutto il sottobacino insiste in un area caratterizzata da una piovosità superiore alla media provinciale, con valori superiori a 1000 mm di pioggia annua nella parte orientale più collinare e intorno a 900 – 1000 mm nella parte centrale e orientale. Questa situazione è nettamente diversa da quella della fascia pianeggiante NE – SO che attraversa tutta la Provincia di Viterbo e soprattutto da quella del bacino del Tevere, che presenta valori di piovosità anche del 30% inferiori. 2.3. Il soprassuolo 2.3.1 Aspetti generali Il territorio del bacino del Treia è caratterizzato da differenti realtà per quanto riguarda l‟uso del suolo. L‟area Nord-orientale è prevalentemente occupata da colture con spazi naturali, coltivazioni a frutteti, tra cui spicca in principal modo quella del nocciolo e dell‟olivo, e boschi a latifoglie. La zona più pianeggiante centrale e orientale dell‟area, interessante i comuni di Nepi, Castel S.Elia e Civita Castellana, è invece generalmente coltivata a seminativi asciutti, intercalati a sistemi colturali più complessi e boschi di latifoglie, specialmente in corrispondenza dei torrenti. Fa eccezione tutto il territorio del comune di Calcata, ricchissimo di vegetazione sclerofilla e di Faleria, occupato prevalente da oliveti e boschi. 2.3.1.a La vegetazione spontanea Lungo la valle del Treia si possono distinguere diversi aspetti vegetazionali legati alle caratteristiche pedologiche e morfologiche della zona. 2.3.1.a.1 Boschi di pianoro Il pianoro tufaceo si trova a un‟altimetria limitata (100-200 m. slm). Sono aree per lo più utilizzate come fondi agricoli e solo alcuni tratti mantengono la destinazione originaria a bosco. Alcuni pianori ospitano boschi cedui del tipo a querceto misto: nello strato boschivo domina la roverella (Quercus pubescens) con la presenza di cerro (Quercus cerris). Qui le varietà vegetazionali sono abbastanza limitate a causa soprattutto dello sfruttamento da parte dell‟uomo. Oltre alle già citate essenze vi si trovano acero campestre (Acer campestre) e orniello (Fraxinus ornus). Lo strato arbustivo è formato da specie tipiche dei mantelli dei querceti caducifogli. La varietà del mantello arbustivo dei boschi di pianoro è formata dalle specie di corniolo (Cornus mas), Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – rev 0 5 prugnolo (Prunus spinosa), ligustro (Ligustrum vulgare), biancospino (Crataegus monogyna), berretta da prete (Evonymus europaeus), rosa canina (Rosa canina). Lo strato erbaceo varia secondo le caratteristiche del terreno: se questo presenta rocce affioranti con bosco rado è facile imbattersi nella presenza di caprifoglio (Lonicera etrusca), asparago (Asparagus acutifolius), robbia (Rubia peregrina): specie che si ritrovano anche nella fascia rupicola e, spesso, anche ai bordi delle strade, sul finire del bosco. Se il bosco è fitto ed è del tipo misto a cerro, si trova erba perla azzurra (Buglossoides purpurocoerulea). 2.3.1.a.2 la vegetazione rupicola Tali specie occupano la fascia poco estesa del bordo della forra con caratteristiche macchie d‟arbusti che hanno una notevole riconoscibilità paesaggistica, dovuta al colore predominante del verde scuro dei lecci (Quercus ilex). A questi si accompagna spesso l‟orniello (Fraxinus ornus) e l‟acero minore (Acer monspessolanum). Lo strato arbustivo è formato spesso da erica (Erica arborea), lentisco, corbezzolo (Arbutus unedo) e ginestra (Spartium junceum), cisto a fiori bianchi (Cistus salvifolius) e cisto a fiori rosa (Cistus incanus). 2.3.1.a.3 i boschi di forra In prossimità del limite del pianoro il terreno inizia a scendere bruscamente e si entra nella forra vera e propria. Dopo aver incontrato specie mediterranee proprie di quote basse, sui bordi della forra, lungo le sue pareti, si ripropone invece una vegetazione di tipo mesofilo insolita per queste quote, la cui presenza è dovuta alla scarsa insolazione e alla notevole umidità. Non è raro, per fare un esempio, imbattersi in qualche esemplare di castagno. I boschi presentano tra di loro anche notevoli differenze, dovute soprattutto alla diversità di pendio tra una forra e l‟altra. Sulle pareti di raccordo delle forre, con pendenza superiore al 40° e 50°, s‟impostano cerrete cedue con dominanza nello strato arboreo di nocciolo (Corylus avellana) e acero (Acer campestre); nello strato arbustivo si trovano corniolo (Corpus mas) e rovo (Rubus ulmifolius); sono inoltre presenti specie che hanno portamento rampicante e lianoso come l‟edera (Hedera helix) e la vitalba (Clematis vitalba). Lo strato erbaceo è composto da una grande varietà di specie quali la mercorella (Mercurialis perenne), il ranuncolo (Ranunculus lanuginosus), ma anche le felci a più diretto contatto con l‟acqua come la felce maschio (Dryopteris filix mas). L‟altro tipo di bosco si sviluppa alla base delle pareti della forra, poco prima dell‟alveo vero e proprio del fiume. Si tratta di boschi con notevole predominanza di carpino bianco (Carpinus betulus) e nocciolo (Corylus avellana) nello strato arboreo. Per quanto riguarda arbusti e strato erbaceo, le specie sono quelle tipiche del bosco mesofilo. 2.3.1.a.4 la vegetazione ripariale La presenza di vegetazione ripariale propriamente detta si trova soltanto per brevi tratti ed è ridotta a due filari di alberi lungo il fosso che assumono la forma di una galleria avvolgente. Spesso questa galleria di alberi è limitata dall‟attività agricola, oppure dalla presenza del bosco di fondovalle. In quest‟ultimo caso la vegetazione ripariale si trova in compresenza di specie proprie del bosco di pendio, quali carpino bianco e nocciolo. Ma è l‟ontano (Alnus glutinosa) la specie dominante tra quelle ripariali, talora in presenza esclusiva, a volte accompagnato dal pioppo nero (Populus nigra), dal salice bianco (Salix alba) e dall‟olmo (Ulmus minor). Molto interessante dal punto di vista paesaggistico è la notevole varietà, lungo i torrenti delle forre, di specie igrofile la cui crescita abbondante è dovuta alla costante umidità e alla scarsa insolazione. Sono presenti, infatti, associazioni di felci che comprendono specie come la felce maschio (Dryopteris filix mas), la lingua cervina (Phillitis scolopendrium), il capelvenere (Adiantum capillus veneris), la ruta di muro (Asplenum ruta muraria), l‟equiseto (Equisetum telmateja) e l‟ombelico di Venere (Umbelicus rupestris). Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – rev 0 6 2.3.2 La vegetazione del sito di Santa Maria Come accennato nei punti precedenti le presenze vegetali del sito sono quelle tipiche dell‟area protetta. Il sito che si raggiunge con un percorso in parte a mezza costa ed in parte di crinale con un dislivello di ml 43.43. Il sentiero di accesso attraversa un bosco ceduo costituito principalmente da quercus cerris, quercus pubescens, carpinus betulus dove si notano anche presenze di ostrya carpinifolia, acer campestre e acer monspessulanum. Nel substrato presenza di cornus mas, fraxinus ornus, rosa canina, ligustrum vulgare, crataegus monogyna, prunus spinosa. Nella parte finale del sentiero, dove si apre il pianoro, si nota la presenza di quercus ilex posto in prossimità delle pareti di forra e del celtis australis. L‟area della chiesa è costituita principalmente da quercus cerris, quercus pubescens, carpinus betulus e fraxinus ornus con la presenza di ostrya carpinifolia, sul versante nord. Tra la chiesa e il monastero vi sono notevoli esemplari di acer campestre. Qui i cespugli, costituiti da rosa canina, ligustrum vulgare, prunus spinosa, fraxinus ornus, crataegus monogyna, formano interessanti spunti paesaggistici. Sulle mura del monastero il sambucus nigra che denota la presenza di acqua. La zona della rocca, separata dal resto da un vallo, è costituita da quercus cerris, quercus pubescens, carpinus betulus, fraxinus ornus, acer monospessulanum, quercus ilex, rosa canina, crataegus monogyna, ligustrum vulgare, celtis australis, phillyrea latifolia, spartium junceum. Qui un malus sylvestris e un mespilus germanica ricordano l‟antico utilizzo agricolo dell‟area. Sulle strutture murarie il ficus carica e l‟hedera helix predominano su tutte le altre specie. 2.4. Aspetti geomorfologici1 Le quote altimetriche si attestano intorno ai 150 metri s.l.m di media, di rado superano i 250 metri, le più basse si attestano intorno ai 100 metri s.l.m. Il sito oggetto di studio si trova su una collina di modeste dimensioni incisa verso est dal fiume Treja, ad una quota altimetrica di circa 165 metri s.l.m. Le forme del paesaggio sono fortemente legate alle proprietà fisiche dei terreni ed alla fitta rete di fossi che hanno attivato processi erosivo – deposizionali in tutta l‟area incidendo, in alcuni casi in maniera molto profonda, i sedimenti vulcanici, mettendo in luce i contatti stratigrafici delle diverse litologie presenti nell‟area, associate a diversi episodi vulcanici. Dall‟analisi dei tagli verticali, naturali ed antropici, si evince come le sequenze sedimentarie nel dettaglio mostrano contatti stratigrafici praticamente sub - paralleli. Le condizioni litologiche, idrogeologiche ed idrologiche superficiali hanno contribuito alla formazione di depositi più o meno potenti di colluvioni ed alluvioni. Le differenze litologiche si esprimono in repentini contrasti di resistenza; questo fa si che in queste aree è possibile trovare varie tipologie di movimenti gravitativi; i più frequenti sono senza dubbio i crolli di materiale vulcanico, che sotto il proprio peso cadono per gravità. Il fenomeno è accelerato laddove la vegetazione ha creato fratture nella roccia con le sue radici; lungo queste spaccature l‟acqua penetra e con il suo potere erosivo approfondisce l‟incisione. Nei periodi invernali è possibile che l‟acqua contenuta nelle fratture congeli e crei pressioni lungo le pareti delle fessure aumentandone, anche di molto, l‟ampiezza. E‟ consigliabile quindi monitorare, soprattutto durante i periodi invernali, il sentiero che conduce al sito medioevale nei tratti dove le pareti risultano più inclinate o verticali. Sempre lungo il sentiero è opportuno creare opere di controllo per l‟erosione superficiale con l‟uso di soluzioni a carattere intensivo su aree ridotte che utilizzino materiali naturali e/o biodegradabili. La realizzazione di tali interventi, oltre ad esercitare un efficace controllo 1 Tratto dalla relazione geologica del dott. L. Giannini allegata al presente progetto. Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – rev 0 7 dell‟erosione risulta molto efficace per la stabilizzazione di materiale potenzialmente franabile. Indicativamente è auspicabile l‟utilizzo di rivestimenti antierosivi biodegradabili (bioreti, biofeltri, biostuoie) che vantano di un‟ ottima permeabilità ed un‟ elevata capacità di ritenzione idrica, oltre alla spiccata azione protettiva al dilavamento superficiale. Laddove lo spessore del terreno sia maggiore si possono utilizzare fascinate vive, viminate o palizzate vive. L‟idrografia dell‟area è dominata da un rete di fossi, tutti di con basse portate associate per lo più ad eventi piovosi; il più importante è il “Treja” che dista circa 100 metri dal sito di nostro interesse. Altri fossi (o semplici impluvi) non sono stati censiti e nominati in forma ufficiale. Si esclude, per portata e differenza di quota, qualsiasi problema di esondazione. 2.5 Cenni storici2 La prima fonte che fa riferimento a Castelvecchio, seppur indirettamente, è il Chronicon del monaco Benedetto del Soratte. Nel trattare sulla fondazione del monastero di S.Andrea in flumine, avvenuta intorno al 750, il religioso racconta come Carlomanno provvide ad assegnare all‟ente religioso alcuni fondi posti nel territorio circostante. Nel lungo elenco dei possedimenti del monastero compare anche octo uncie fundum Antiqui. Questo fondo è identificabile con Monte Antico che doveva estendersi ben oltre l‟attuale superficie, fino a comprendere probabilmente anche l‟area su cui successivamente si impiantò Castelvecchio. In un epigrafe murate nel portico della chiesa romana di Santa Maria in Cosmedin, datata in base alle caratteristiche paleografiche tra il 750 e il 770, sono elencati i fondi donati da Eustathius dux e da suo fratello Giorgio alla diaconia; tra questi sono menzionate altre porzioni del già noto fundus Antiqui. La prima fonte documentaria che riporta notizie dirette su Castelvecchio è il Regesto del monastero dei SS Andrea e Gregorio ad clivum Scauri. Da questo sappiamo che Castellum Vetulum fu di proprietà dell‟ente monastico almeno dai primi anni dell‟XI secolo fino alla seconda metà del XIV secolo. Come e quando esso sia entrato a far parte dei possedimenti del monastero romano non è ricavabile dai documenti contenuti nel Regesto; tuttavia, grazie ad alcune fonti, è possibile ipotizzare l‟esistenza di Castelvecchio già dalla seconda metà del X secolo. I documenti relativi al Castello del 1003, del 1148, del 1216 e del 1373, lo citano in quanto dato in locazione dal monastero a diversi signori locali. Gli atti di locazione contengono puntuali informazioni sul sito; ne danno i confini territoriali, indicano le modalità di pagamento del canone annuo da versare al monastero e i tipi di coltivazioni praticate dai suoi abitanti. Non mancano, infine, informazioni riguardanti i luoghi religiosi posti all‟interno del castrum; si citano infatti due chiese: l‟ecclesia Sancti Angeli e l‟ecclesia Salvatoris. Dagli inizi del XV secolo le notizie su Castelvecchio si fanno più frammentarie. A quel tempo doveva essere già abbandonato se una fonte del 12 marzo del 1426, che lo dà in locazione al Conte Everso di Anguillara, lo definisce dirutum. Anche se il sito viene definito in abbandono nella visita Apostolica del 1574 la chiesa Sancte Marie de Castro Vecchio, posta all‟esterno dell‟abitato, era ancora funzionante e bene custodita. Risulta infatti custodita da Maccharius del Castellina Fiorentina, eremita di S.Agostino. Tale presenza può essere associata alla nascita del convento annesso all‟edificio sacro che risulta fondato dietro donazione di D.Aversi de Angelica nel 1584. Nel 1652 l‟ordine agostiniano venne soppresso e forse abbandonato anche il convento. Da questo momento gli edifici religiosi e il loro beni furono incamerati tra i possedimenti della 2 Tratto da R.Tozzi, Il Castrum di Castelvecchio e il suo abitato rupestre, in Insediamenti rupestri di età medievale: abitazioni e strutture produttive, atti del Convegno di Studi, Grottaferrata 27-29 ottobre 2005, e R.Tozzi, L‟insediamento medievale di Castellum Vetulum (relazione allegata al presente progetto) Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – rev 0 8 Cattedrale di Nepi fino al primo ventennio del XIX secolo. Successivamente la chiesa venne assegnata al Comune di Mazzano Romano. 2.6 Documentazione iconografica Al momento attuale non sono state individuate immagini storiche (stampe, rilievi, dipinti, ecc.) relative alle strutture architettoniche presenti sul sito, ne dai sottoscritti ne dalla dott.ssa R.Tozzi. La documentazione iconografica è relativa al Catasto Gregoriano conservato presso l‟Archivio di Stato dove si “legge” solo il perimetro della chiesa, senza indicazioni ne del monastero ne della torre. Ulteriore documento è dato da un disegno pubblicato in Monumenti Antichi, vol IV, tav.III, Hoepli, 1894, dove uno scorcio paesaggistico fa vedere la relazione tra la torre e il sito di Calcata. Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – rev 0 9 Tale scarsità di immagini deriva, probabilmente, dal fatto che il sito sia stato abbandonato già nel 1426 anche se la chiesa e il convento continuano ad essere frequentati fino alla metà del XVII secolo come conferma l‟assenza della loro citazione nella Visita Apostolica del 1680 3 Anche se nella Visita Apostolica del 7 febbraio 1574 la chiesa viene descritta come bene custodita tale descrizione non ci aiuta in relazione alla forma e alla struttura architettonica della stessa. ASV, Congregazione Vescovi e Regolari, Visita Apostolica 384 7 Febbraio 1574 c. 57 v. Eodem die Visitavit ecclesiam Sancte Marie de Castro Vecchio, ut dicunt distans a dicto castro (Mazzano) per unum miliario et facta ibi oratione visitavit altare maius sine sachra petra. Tobaliis copertum eum candelabris 4 et pallio serico variorum colorium. Visitavit altare Crucifixi in petra sachrata duobus tobaleis atque 2 candelabris et Pallio lineo. Visitavit altare Beate Marie cum sacra petra, duobus candelabris 3 thobaleis copertura et pallio lineo. Visitavit 3 alia altaria ab omnibus suis necessariis spoliata. Visitavit corpus ecclesie et vidit bene custodita. Mandavit ut in quo libet altare fieri faciat duo candelabra ferrea et crucem saltem lingeam ac et carta secretorum in termine unius mesis sub pena 10 scutorum. Invenitque ibi quidam Fratrem Maccharius de Castellina Florentie qui ibidem tam quam eremitam inhabitavat et erat ordinis Sancti Augustini et non habebat licentia firmam et claram ideo mandavit sub pena suspensionis ac excummunicationis ut discederet a dicto loco tanque…. et se suo superiore presentaret. Vidit calices duos cum cuppis argenteis et duas patenas rameas deauraras. Vidit corporalia duo et purificatoria sex. Vidit camiseris duos stolas manipulos…et cingulos. Vidit planetas duas unam velluti rubei coloris 2 idem coloris Mandavit presente rectori et prioribus superioris ut ostendant inventarium omnium bonorum in termine 3 dies sub pena 10 scutorum. Piis locis 3 ASV, Congregazione Vescovi e Regolari, Visita Apostolica 175, cc21 r. – 22 r. 15 Febbraio 1574 c. 57 v. Lo stesso giorno Visitò la chiesa di S. Maria de Castro Vecchio, che dicono essere distante dal detto castello (Mazzano) un miglio, e, fatta lì un orazione, visitò l‟altare maggiore senza sacra pietra. Esso (era) coperto da tovaglie e 4 candelabri e un mantello di seta di vari colori. Visitò l'altare del Crocifisso in pietra sacra, con una tovaglia da altare, e due candelieri e un mantello di lino. Visitò l'altare di Maria Santissima con la sacra pietra, due candelabri, e 3 coperture di tovaglie con un mantello di lino. Visitò 3 altri altari spogliati da tutte le loro cose necessarie. Visitò e vide il corpo della chiesa ben tenuto,. Ordinò di far fare all‟altare due candelabri di ferro e almeno una croce di legno ed una carta dei segreti nel termine di un mese sotto pena di 10 scudi Scoprì là un certo frate Maccharius, da Castellina di Firenze, che lì abitava come eremita ed era dell‟ordine di S. Agostino e non ne aveva il permesso e fermamente per questo motivo egli ordinò, sotto pena di sospensione e di scomunica che si allontanasse da detto luogo e si presentasse al suo superiore. Vide due calici con le coppe d‟argento, e due di rame con patina dorata. Vide due corporalia, e purificatoria. Vide due fasci di vesti ... e cinture. Vide due ……una di velluto di colore rosso 2 dello stesso colore. Ordinò all‟attuale rettore e ai priori superiori di mostrare l'inventario di tutti i beni nel termine di 3 giorni sotto pena di scudi 10. Nei pii luoghi Comandò di far fare in qualsiasi altare candelabri, come sopra. 4 Mandavit ut in quolibet altare fieri faciat candelabra ut supra 3. LO STATO DI FATTO Posto su uno sperone tufaceo, delimitato da un‟ansa del fiume Treja e degradante rapidamente verso la valle, il sito di Santa Maria di Castelvecchio appartiene al sistema geomorfologico delle forre vulcaniche, il sito presenta, quindi, un‟elevata naturalità caratterizzata dal rapporto diretto con la valle fluviale sottostante. Associata alla valenza ambientale c‟è la forte prerogativa storico-archeologica del sito. Santa Maria di Castelvecchio è uno straordinario esempio, nell‟area del bacino di Treja, di insediamento altomedievale dalle forti connotazioni religiose con una struttura urbanistica tipica, comunque, del sistema insediativo altomedievale. La successione di chiesa ed annesso monastero / vallo artificiale / torre difensiva / ambienti ipogei determina un percorso “urbano” di estrema suggestione e di forte interesse culturale. Tra tutti i manufatti presenti la torre quadrangolare assume un‟importanza preponderante, vista la sua dimensione, la finezza architettonica ed il livello di conservazione che consente una lettura diacronica della sua architettura. Un‟ulteriore particolarità di Santa Maria è il rapporto con Calcata: i due insediamenti, analoghi per struttura urbana, si contrappongono sulle due opposte rive fluviali e mentre il secondo è tuttora abitato il primo ha subito l‟abbandono e una sorta di sospensione temporale. Il sito di Santa Maria è raggiungibile esclusivamente tramite due sentieri. Il primo che risale dalla Valle del Treja, percorso della rete dei sentieri dell‟area protetta è stato oggetto di intervento in passato da parte del Parco. Il secondo che discende, invece, dalla loc.tà Fontaiano (Mazzano Romano) è interessato dalla progettazione. Il percorso si presenta come un sentiero che in parte ricalca un antico percorso (scale scavate nella roccia) che corre sul bordo della forra (mezzacosta). Al termine del sentiero si apre una sella dove insistono i resti di una chiesa e i ruderi del monastero. Gli edifici sono ridotti a ruderi ma conservano ancora tracce dell‟impianto architettonico. Da qui si apre un punto panoramico sul borgo di Calcata che dista, in linea d‟aria, 300 ml. Superata la chiesa si apre il fossato artificiale di difesa della “rocca” delimitata, a sua volta da una struttura antemurale di difesa. Entrati all‟interno del vero e proprio sito fortificato, al centro si erge la torre quadrata, con unica porta ad arco e feritoia su ogni lato. Intorno alla torre si scorgono varie cavità ipogee ed una serie di terrazzamenti che degradano verso il bordo del costone tufaceo. 3.1. Il percorso di accesso Parte da loc.tà Fontaiano (Mazzano Romano) e discende a mezza costa con un dislivello di 43.43 ml per una lunghezza complessiva, fino al pianoro di ml 320. Il percorso si presenta come un sentiero che in parte ricalca un antico percorso (scale scavate nella roccia) che corre a mezzacosta sul bordo della forra, tutto il tratto attraversa un‟area fittamente boscata. L‟analisi tradotta graficamente nella tav.21.a divide il sentiero in vari tratti che possiamo per brevità riassumere in quattro tipologie. Il primo tratto, molto stretto, scende bruscamente all‟interno della valle, si presenta come un ricettore naturale del drenaggio delle acque della carrabile ed ha, pertanto, necessità di una Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – relazione generale – rev 0 12 sistemazione del fondo, della creazione di strutture di drenaggio e di tenuta del terreno laterale. Il secondo tratto, di ampiezza costante di circa ml 3 corre a mezza costa e sul bordo della forra che si apre ad ovest. In alcuni punti scavato sul masso tufaceo (scalette e banchina) ha la necessità di opere di protezione e di sicurezza (staccionate). Il terzo tratto, si immette in un canalone naturale protetto sui due lati da alte pareti di tufo su substrato di deposito vulcanico incoerente. Questa parte, sicuramente la più recente, è stata utilizzata dopo l‟abbandono del percorso originale che in antico seguiva una tagliata tufacea oggi parzialmente crollata e non più transitabile. Il quarto tratto corre sul pianoro, alla quota più bassa, con una pendenza costante all‟interno del bosco. Alla fine del sentiero si apre una radura con vista sul borgo di Calcata. 3.2. La chiesa e il convento La chiesa sorge nel punto dove si incontrano i due percorsi di accesso, quello che scende da Mazzano Romano e quello che sale da Calcata. Realizzata su una piccola area pianeggiante con il lato nord-ovest posto al margine della valle e poggiante direttamente sul banco tufaceo. Orientata con asse longitudinale a nord-est, monoaulata a pianta rettangolare con unico abside. L‟aula tripartita da setti (tre per ogni lato) misura ml 13.80, l‟abside ml 4.73x3.36. La pianta, non perfettamente regolare, all‟ingresso è larga ml 8.28 si restringe verso l‟abside in corrispondenza del quale la sua larghezza è di ml 7.28. Attualmente non è riscontrabile la sua altezza originaria, gran parte delle pareti sono crollate in sommità, l‟altezza attuale del catino absidale è di ml 4.87 mentre il punto più alto della navata misura ml 4.64. Lo spessore dei muri appare abbastanza costante di circa 0.6 m ad esclusione della parte absidale (ml 1) dimensionata per sopportare la spinta del catino. In facciata, dove si apriva un‟unica porta di ml 1.99, restano soltanto poche fila di blocchi. La struttura, costruita in tufo rosso, appare realizzata in vari periodi e ha subito numerosi rimaneggiamenti. Una prima fase, probabilmente senza tripartizione, presenta tracce di blocchi di tufo regolarmente squadrati, posti in file alternate di testa e di taglio, dell‟altezza di 28/30 cm sul lato esterno nord in corrispondenza con l‟attacco tra abside e navata. Qui lo spigolo è sottolineato dai resti di due blocchi di nenfro, unici rimasti, che sembrano rinviare alla decorazione esterna della torre. Tale muratura è ascrivibile al periodo che va dal 1150 al 12505. Sembra appartenere a questa fase la presenza di una porta sul lato nord larga 0.70 ml di cui resta soltanto la prima fila di blocchi. 5 Andrews D., L’evoluzione della tecnica muraria nell’Alto Lazio, in “Biblioteca e Società” IV, Viterbo 1982, pp 1-16 Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – relazione generale – rev 0 13 In un secondo periodo sono stati realizzati i setti trasversali, probabilmente soltanto i primi due verso l‟abside della lunghezza di circa 40 cm e dello spessore di 49, ai quali hanno corrisposto due contrafforti esterni per sostenere la spinta di un arco trionfale. Ad un terzo periodo è ascrivibile una probabile ricostruzione della chiesa, probabilmente intorno al XVI secolo in concomitanza con la realizzazione dell‟attiguo convento. In questa fase sono stati probabilmente realizzati ulteriori due setti trasversali (spessore 57 cm) e prolungati gli altri a formare le sei cappelle laterali. Setti hanno oggi una lunghezza che varia da 120 a 150 cm ed uno spessore variabile da 49 a 57 cm e non presentano adeguate ammorsature con i muri longitudinali. Questa fase vede l‟utilizzo della muratura a sacco intonacata ed il riutilizzo di vari materiali come testimoniano gli inserti di blocchi squadrati e tegole. Sul lato sud si aprono due porte, una nei pressi del contrafforte che dava accesso all‟esterno e l‟altra presso l‟abside che doveva condurre verso il convento. Sulla cappella centrale del lato sud è stata ricavata un‟edicola intonacata con tracce di pittura, un‟altra edicola è presente al centro dell‟abside. Tutto il perimetro interno della chiesa, per un‟altezza media di 0.50 ml presenta un bancone della larghezza media di 0.30/050 ml. che in alcune parti (abside e prima cappella a nord) è pavimentato con pianelle in terracotta dello stesso tipo presente nel pavimento del convento. Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – relazione generale – rev 0 14 3.2.1 il convento I resti del convento sono in adiacenza della chiesa sul lato sud est. Attualmente, sia per il rinterro sia per la vegetazione è visibile un muro che corre da sud a nord sul quale si aprono tre porte che davano accesso ad ulteriori locali verso est.. Perpendicolarmente a questo si innestano tre muri due dei quali formano una stanza (4.00x5.70 ml) che conserva ancora la pavimentazione in cotto. Un altro ambiente di forma rettangolare (ml 10.40 x 4.80 ml) è posto sul margine sud del complesso. Le murature sono di vari spessori: il muro principale di circa 1.00 ml e gli altri variano da 0.40 a 0.70 ml tutte a sacco e con tracce di intonaco. L‟apparecchio murario appare coevo con quello dell‟ultimo periodo della chiesa. 3.3. La torre La torre è sicuramente l‟edificio di maggiore interesse del sito di Santa Maria di Castelvecchio. A pianta quadrangolare misure interne (5.60 x 5.00 ml), misure esterne (9.50 x 8.94 ml), pertanto con un spessore murario alla base di 1.90 ml è tra gli esempi più interessanti di struttura difensiva medievale dell‟area. Fondata direttamente sul banco tufaceo con un forte dislivello ha un‟altezza abbastanza contenuta: ml 12.70 nel punto più alto, spigolo nord; ml 11.13 nel punto più basso, lato sud che fa presupporre, in base alle dimensioni delle fondazioni, la volontà originaria di raggiungere maggiori altezze. E‟ orientata con ingresso a nord ovest e presenta una feritoia strombata su ogni lato ed impostata ad un‟altezza interna di 5 ml. Realizzata con muratura in tufo rosso a blocchi squadrati regolari dell‟altezza compresa tra 28 e 32 cm e spigoli in tufo grigio che ne aumentano lo slancio in altezza. Si accede all‟interno da un passaggio a volta ribassata, sottolineato con il diverso cromatismo del tufo grigio sia per gli stipiti sia per il conci dell‟arco. L‟ingresso è largo 0.97 m ed alto in chiave ml 3.15 dove sono ancora presenti cardini in travertino e intonaco della volta. Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – relazione generale – rev 0 15 L‟interno era probabilmente a due piani: il primo con solaio ligneo ed il secondo con copertura a crociera in opera cementizia (resta un peduccio in pietra all‟angolo ovest.) impostata a 5.80 m. e crollata nella parte centrale. Oltre il soffitto a crociera la muratura perimetrale si riduce in spessore di circa un metro. Oggi la torre si presente aggredita dalla vegetazione spontanea costituita principalmente da ficus carica e hedera helix e parzialmente nascosta alla vista dalla imponente crescita della vegetazione all‟esterno che sta aggredendo anche il banco tufaceo. In una foto degli anni „70 di T.W. Potter6 è visibile la struttura senza la vegetazione. Stessa cosa in una foto gentilmente concessa dal Parco Regionale di cui non si conosce la data ed una foto del 1966 tratta dai Quaderni dell‟Istituto di Ricerca Urbanologica e Tecnica della Pianificazione. Foto T.W. Potter Foto Parco Treja Foto 1966 6 T.W. Potter, Storia del paesaggio dell‟Etruria Meridionale, Urbino, 1985 Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – relazione generale – rev 0 16 3.4. Gli ambienti ipogei Per la descrizione degli ambienti ipogei collocati in gran parte all‟interno della cinta difensiva del sito e sul lato settentrionale e delle loro varie tipologie si rimanda alla relazione della dott.ssa Roberta Tozzi. 3.5. La disponibilità dell’area di intervento L‟area è censita al Catasto Terreni del Comune di Mazzano Romano al F° 4 mappali 3, 4, 29, 27, 25, 23 tutti di proprietà comunale e con la strada di accesso anch‟essa comunale. 3.6 Potenzialità e carenze del sito Per le considerazioni effettuate nei punti precedenti il sito di Santa Maria di Castelvecchio ha grandi potenzialità turistiche e didattiche che non sono, purtroppo, debitamente valorizzate. Effettuando un‟analisi swot possiamo delineare i punti di forza e di debolezza del sito ed indicare quali sono le opportunità di sviluppo. PUNTI DI FORZA (strengths) Punto di accesso al Parco PUNTI DI DEBOLEZZA (weaknesses) Area non in sicurezza Collegamento diretto con il Treja e Fruibilità non agevole Calcata Difficile lettura architettonica e Patrimonio ambientale di grande urbanistica del sito valore Degrado delle strutture Punti panoramici Carenza di valorizzazione del Grande interesse storico e bene architettonico OPPURTUNITA‟ (opportunites) Completamento della rete dei percorsi del parco. Collegamento del Parco Valle del Treja con la via Amerina e Francigena Luogo dedicato alla didattica ambientale Luogo dedicato alla conoscenza del sistema insediativo della Valle del Treja 4. IL PROGETTO Dalle analisi condotte, e in seguito al recepimento dei pareri degli enti in sede di Conferenza dei Servizi è stato delineata una proposta progettuale che lega la sicurezza e il miglioramento dell‟accessibilità alla valorizzazione in funzione turistica e soprattutto didattica. Si specifica che in questa fase non sono apportate modifiche sostanziali al progetto definitivo e che tutte le variazioni riscontrabili sono date, esclusivamente, dal maggiore livello di approfondimento richiesto dalla fase esecutiva di progettazione. 4.1 Interventi legati all’accessibilità, sicurezza, fruibilità. 4.1.1 per l‟accessibilità (Tavv 21.a, 21.b, 21.c): sistemazione dei sentieri di accesso tramite i seguenti interventi: gradoni in legno di castagno; sistema di drenaggio e canalizzazione delle acque meteoriche; taglio della vegetazione infestante; rimozione tronchi di albero morti; rimozione di pietre lungo il sentiero; viminate morte/palizzate per il consolidamento di alcuni tratti; staccionate in legno di castagno. individuazione e sistemazione di un percorso di visita per collegamento delle singole preesistenze. Il percorso sarà individuato tramite: taglio della vegetazione infestante; messa in opera di staccionate in legno; Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – relazione generale – rev 0 17 realizzazione di gradoni; 4.1.2 per la sicurezza (Tavv 21.a, 21.b, 21.c):: sistemazione dell‟accesso dalla località Fontaiano – Monte Antico e lungo i percorsi di visita con gli interventi di cui al punto precedente; consolidamento di strutture murarie; messa in sicurezza delle cavità ipogee tramite interventi di installazione cancelli in legno di castagno per impedire l‟accesso. 4.1.3 per la fruibilità (Tavv 21.a, 21.b, 21.c):: allestimento di un punto di sosta arredato con panche e tavoli nell‟area panoramica; creazione di un percorso di vista con segnaletica specifica. Il percorso sarà individuato tramite: realizzazione di pannelli interpretativi (il sito – la chiesa e il monastero – la torre); realizzazione di segnaletica di accesso al sito (n°3 frecce) posta nei punti di accesso all‟area. Realizzazione di pannelli informativi sull‟area protetta e sul sistema dei percorsi I contenuti dei cartelli che dovranno essere verificati dall‟Ente Parco e, in alcuni casi dalla Soprintendenza, possono essere così sintetizzati: 1. Posizione 1 tav 21.b – Cartello informativo piccolo. Descrizione del sito nelle sue caratteristiche generali anche nel contesto dell‟area protetta. Descrizione sommaria del percorso con planimetria del sentiero. Dedicato a chi arriva al sito da Mazzano Romano. 2. Posizione 2 tav 21.b - Cartello informativo piccolo. Descrizione del sito nelle sue caratteristiche generali anche nel contesto dell‟area protetta. Descrizione sommaria del percorso con planimetria del sentiero. 3. Posizione 3 tav 21.b – Cartello didattico/panoramico. Descrizione del panorama sulla valle del Treja e sul borgo di Calcata. Rappresentazione grafica del sistema geomorfologico e vegetale. 4. Posizione 4 tav 21.b - Cartello informativo grande. Descrizione del sito nelle sue caratteristiche generali anche nel contesto dell‟area protetta con approfondimenti storici, urbanistici e naturalistici. Descrizione sommaria del percorso con planimetria del sentiero. Dedicato a chi arriva al sito da Calcata. 5. Posizione 5 tav 21.b – Cartello didattico/panoramico. Descrizione della chiesa 6. Posizione 6 tav 21.b – Cartello didattico/panoramico. Descrizione del vallum e del sistema di incastellamento. 7. Posizione 7 tav 21.b – Cartello didattico/panoramico. Descrizione della torre. 8. Posizione 8 tav 21.b – Cartello didattico/panoramico. Descrizione degli ipogei. 4.2 Interventi legati alla valorizzazione del sito 4.2.1 per la valorizzazione: consolidamento e pulizia dalla vegetazione infestante delle strutture architettoniche opere finalizzate alla “lettura” del perimetro del monastero e della chiesa con interventi sul pavimento, recupero e protezione dei perimetri murari; interventi per la valorizzazione del vallo artificiale in quanto elemento essenziale della topografia del sito sistema di copertura della torre realizzato con struttura in legno a basso impatto visivo con funzione di protezione; Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – relazione generale – rev 0 18 sistema di illuminazione fotovoltaico della torre nel rispetto della L.R. 23/2000 e del relativo regolamento evitando ogni forma di inquinamento luminoso e capace di “segnalare” la presenza della struttura nel territorio soltanto in alcune ore serali; chiusura della porta di accesso alla torre tramite grata in ferro. 4.2.2 Intervento sulla Chiesa e il convento (vedi tav. 24.a e 24.b). In tutte le fasi sia di progettazione esecutiva sia di realizzazione si dovranno adottare metodologie in linea con i principi fondamentali della Carta del Restauro Italiana (circolare n°117/62 del Min. Pubblica Istruzione) Le strutture della chiesa e del monastero, in quanto realizzate con murature a sacco abbastanza incoerenti, versano in cattivo stato di manutenzione. In alcuni punti la muratura presenta delle lesioni verticali con rischio di distacco di interi setti. Tutto il perimetro superiore dei muri è aggredito dall‟apparato radicale di piante (soprattutto hedera helix e ficus carica) in particolare nel catino absidale. Si prevede il taglio di tutte le piante presenti sulle strutture, e la rimozione dell‟apparato radicale previo smontaggio di alcuni blocchi, pulitura, scarificatura e rimontaggio delle strutture. Rimozione del terreno accumulato al di sopra del catino absidale. Realizzazione di una copertina in coccio pesto per la protezione in sommità delle murature. Eventuale stilatura con malta di calce e pozzolana dei blocchi e delle interconnessioni per evitare infiltrazione d‟acqua e di radici. Comunque l‟intervento esecutivo potrà essere verificato ed eseguito soltanto dopo la rimozione di tutta la vegetazione esistente e previa verifica della stabilità di alcune parti murarie. Per quanto concerne gli interventi di consolidamento e riconnessione delle ammorsature delle strutture si prevede esclusivamente di operare con azioni di “cuci e scuci” così come specificato nella Relazione Generale Strutturale. Abside resti di pavimentazione in cotto Abside resti di pavimentazione in cotto Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – relazione generale – rev 0 19 Banchina nord resti di pavimentazione in cotto 4.2.3 Intervento sulla Torre (vedi tavv. 22.a, 22.b, 23) In tutte le fasi di realizzazione si dovranno adottare metodologie in linea con i principi fondamentali della Carta del Restauro Italiana (circolare n°117/62 del Min. Pubblica Istruzione) Dal punto di vista tecnico statico la struttura della torre si presenta in ottime condizioni. Considerando anche la buona fattura della muratura costruita in blocchi squadrati di tufo rosso ben connessi con leganti a base di calce e pozzolana e frammenti pietra calcarea con stilature di malta di circa 2/4 cm. La volta a crociera è crollata nella parte centrale e comunque presenta una buona situazione statica delle porzioni di unghie ancora in situ. Le parti inferiori dei quattro spigoli, costituite da blocchi di lava grigia, sono mancanti a causa di depredazione come è mancante parte degli stipiti e l‟arco dell‟ingresso. La maggiore aggressione sulla struttura è di tipo biologico causata dalle piante cresciute in sommità che, con il loro apparato radicale, creano delle fratture nell‟apparato murario superiore. Stesso problema crea, sul fronte nord, la crescita di hedera helix che ha aggredito ormai tutta la parete. L‟intervento sulla struttura è di due tipi: intervento di restauro e consolidamento (vedi tav. 22.a e 22.b). Si prevede il taglio di tutte le piante presenti sulle strutture, e la rimozione dell‟apparato radicale previo smontaggio di alcuni blocchi, pulitura, scarificatura e rimontaggio delle strutture. Rimozione del terreno accumulato al di sopra della volta a crociera. Realizzazione di una copertina in coccio pesto per la protezione in sommità delle murature. Stilatura con malta di calce e pozzolana dei blocchi posti nella parte superiore dei prospetti esterni aggrediti dall‟acqua piovana. intervento funzionale (vedi tav. 23). Si prevede un intervento di protezione della struttura interna della torre con la formazione di una doppia struttura lignea. La prima di tipo “architettonico” di reintegrazione dell‟immagine della volta tramite la messa in opera di archi in legno lamellare (costoloni) sul quale si appoggia un tavolato a ricostituire l‟immagine delle unghie della crociera. Un seconda Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – relazione generale – rev 0 20 struttura, posta al livello superiore, a formare un solaio in legno lamellare necessario per la protezione dall‟acqua e per consentire un utilizzo di servizio del piano superiore. A questo livello si protrà accedere, soltanto per servizio, tramite una scala verticale a pioli in ferro (retrattile) sospesa alla copertura e addossata alla muratura interna. Considerati gli interventi di cui sopra e che negli ultimi anni la struttura è stata oggetto di depredazioni (sono mancanti due peducci della crociera ed uno è danneggiato) si intende installare un cancello in ferro a spartiti semplici a protezione dell‟ingresso. Un terzo intervento (Ela 12) prevede, oltre agli interventi di restauro, consolidamento e messa in sicurezza, un intervento che consenta la visibilità della torre durante le ore notturne. La visibilità dovrà essere studiata in funzione del borgo di Calcata, prospiciente a Santa Maria, e in funzione alla fruizione interna del manufatto. Le condizioni poste dal Parco del Treja possono riassumersi con una particolare attenzione all‟utilizzo di sistemi di illuminazione della torre nel riguardo degli animali e delle piante presenti. Le condizioni oggettive del sito sono quelle di assenza di energia elettrica e quindi la necessità di dotarsi di un impianto autonomo di produzione (fotovoltaico) e il rispetto dell‟architettura del monumento. Considerato quanto sopra la progettazione si è indirizzata verso la messa in opera di: esterno: 3 proiettori per lampada HIT 70 W – 3200 K. I proiettori sono collocati nella parte alta della torre su tre angoli in modo da illuminare gli spigoli dell‟edificio. Interno: 1 proiettore per lampada da 70 W. Il proiettore è collocato in modo da illuminare la scala di accesso al piano superiore. Tutto il sistema è alimentato con 1 pannello fotovoltaico in silicio monocristallino (mq 8) per la produzione di 1 Kw posto in sommità dell‟edificio e opportunamente schermato alla vista. 4.3 Modalità relative al GPP Tutte le lavorazioni dovranno prevedere l'applicazione del Green Public Procurement nel sistema della aree protette del Lazio. Le indicazioni e le prescrizioni delle singole lavorazioni, in particolare l'utilizzo del legname, gli arredi per l'area attrezzata e la cartellonistica, sono indicate nel Capitolato Speciale d'Appalto allegato al presente progetto. 5. ELENCO ELABORATI ELA 01 ELA 02 ELA 03 ELA 04 ELA 05 ELA 06 ELA 07 ELA 08 ELA 09 ELA 10 ELA 11 Relazione generale Elenco prezzi e analisi prezzi Computo metrico estimativo e quadro tecnico economico Quadro dell‟incidenza percentuale della quantità di manodopera Piano di Manutenzione Cronoprogramma Relazione generale strutturale e di calcolo Schema di contratto Capitolato Speciale d‟Appalto Piano di Sicurezza Impianto elettrico e illuminazione TAV 20 TAV 21.a TAV 21.b TAV 21.c TAV 22.a TAV 22.b TAV 23 Inquadramento territoriale Planimetria generale e analisi tipologica dei percorsi Planimetria di progetto e intervento sui percorsi Abaco interventi percorsi Analisi e progetto di restauro Torre (prospetti) Analisi e progetto di restauro Torre (sezioni) Intervento funzionale Torre Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – relazione generale – rev 0 21 TAV 24.a TAV 24.b Analisi e progetto di restauro chiesa Analisi e progetto di restauro chiesa Civita Castellana ottobre 2011 Il responsabile di progetto arch. Paola Rossi Valorizzazione del sito medievale di Santa Maria di Castelvecchio progetto esecutivo – relazione generale – rev 0 22