“Il posto di Maredolce. Un paradiso a Brancaccio”. Strategie per la riqualificazione dell’area industriale di Palermo. Renata Prescia Università di Palermo – Dipartimento di Architettura Ferdinando Trapani Università di Palermo – Dipartimento di Architettura ABSTRACT By sharing of the presentation to the Colloquium RIGPAC, we want to account for a number of initiatives to Palermo from the restoration of a monument, the Palace rediscovered of Maredolce (norman foundation of seniority arabic), we are conducting for there development of industrial Brancaccio area of Palermo. To preserve the identity of the community has created a public-private partnership coordinated by the Department of the University of Palermo, which has set in motion several parallel actions aimed at: - The enhancement and use of the building closed to the public and to be rediscovered by the Forum of onlus organization that deal with cultural property in Palermo (exhibitions, guided tours). - Active involvement of the resident population by the international project PARTERRE, (modeled on the experience of the Tuscany Region), which has experienced a Brancaccio an electronic instrument dedicated to participatory planning: Electronic Town Meeting (E-TM) to allow the people themselves to participate in decision-making in the city (Strategic Plan). 1. Premessa Molti sono stati, e lo sono tutt’oggi, i casi dove i beni monumentali, una volta realizzati i restauri e, magari, anche garantita loro una funzione vengono dimenticati perché lasciati come elementi isolati all’interno del sistema cittadino. La mancata progettazione delle relazioni del bene con il contesto fisico più o meno prossimo da un lato e con il contesto socio-culturale dall’altro, tramite una loro ‘messa in rete’, non consente di far scattare quella fase di identificazione tra collettività e monumento che, sola, può realmente far valorizzare il bene e, attraverso esso, garantire la crescita culturale di una comunità. EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 1 Se non c'è un atto di presa di coscienza da parte dei cittadini, non si può avere un’acquisizione di valore da parte di un bene 1. Si fa qui riferimento al concetto di “valorizzazione” espresso dalla vigente normativa dei Beni culturali quale «esercizio delle funzioni e disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, anche da parte delle persone diversamente abili, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura. Essa comprende anche la promozione ed il sostegno degli interventi di conservazione del patrimonio culturale» 2 e al concetto di “conservazione” così come espresso nella Carta di Cracovia del 2000, documento etico-culturale internazionale nel campo del restauro, che definisce <<la conservazione quale insieme delle attitudini della collettività volte a far durare nel tempo il patrimonio ed i suoi monumenti. Essa si esplica in relazione ai significati che assume la singola opera, con i valori ad essa collegati>>. Ciò premesso, si vuole dare conto di una straordinaria esperienza di conservazione e valorizzazione, tramite lo strumento della partecipazione, portato avanti sull’area industriale di Brancaccio, un quartiere periferico della città di Palermo, a partire dalla ‘scoperta’ del complesso arabo-normanno di Maredolce, testimonianza tra le più significative della storia artistica di Palermo, ma quasi del tutto sconosciuto perché nascosto da edilizia abusiva e assediato dalla indiscriminata e più recente espansione edilizia. 2. I ‘valori’ del complesso Maredolce è uno di quei complessi di matrice araba costituiti da edifici non fortificati, pensati quali insediamenti extra-urbani, ubicati, per ragioni di ordine strategico, lontani dalla costa. Il castello dunque risalirebbe all’emiro kelbita Gia‘Far (997-1019), figlio dell’emiro Iusuf, costruito all’incirca nel 1015, nel momento di apogeo della Sicilia musulmana, di maggiore ricchezza economica e più alta fioritura culturale. 1. Cfr. Prescia, Renata (2004). Verso un nuovo “Codice” dei beni culturali in Italia, in Valtieri, Simonetta (a cura di), Della bellezza ne è piena la vista! Restauro e conservazione alle latitudini del mondo nell'era della globalizzazione (pp. 438-445). Roma: ; Prescia, Renata (2007). Vicende artistiche a Palermo. Il recupero della memoria, in Hamel, Pasquale. Palermo, l'identità cercata, (pp. 141-150). Mazara del Vallo: Libridine. 2. D.L. 42/04 in G.U. suppl.ord- n. 45 del 24 Febbraio 2004 e aggiunte successive. Art. 6. EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 2 Figg. 1-2. Il Palazzo di Maredolce: fronte meridionale con il varco della sala dell’Imbarcadero e il fronte settentrionale d’ingresso (foto Laura Zabbia). Il Qasr Gia Áfar forse subì dei danni, come sostengono gli storici, nel 1019, per via di un’insurrezione popolare contro il malgoverno dell’emiro, il quale, cacciato in esilio, morì in Egitto nel 1035 e fu eletto in sua vece l’emiro Ahmed 3. Nel 1071 il gran conte Ruggero, nella sua conquista della Sicilia, passando da est lungo le falde dei monti di Palermo, avrebbe occupato il castello, identificato sia dall’Amari che dallo storico 3 Bellafiore, proprio con il castello di Maredolce. Figg. 3-4 Ipotesi di impianto arabo e realizzazione normanna, impostata sul basamento arabo. In primo piano le Terme (Buda, Alessia 2012) Quando Ruggero II venne incoronato re di Sicilia nel 1130, stabilì la sede della corte a Palermo in modo da esser posta al centro dello scacchiere, che comprendeva l’area nord-africana e centromediterranea. 3 Di Giovanni, Vincenzo (1890). La topografia antica di Palermo dal secolo X al XV. Palermo EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 Fu allora che re Ruggero trasformò il parco già esistente della Favara nel cosiddetto Parco Vecchio realizzando, come descritto dal cronista Romualdo Salernitano, lo sbancamento del lago artificiale e ri-convertendo la costruzione araba nel Palazzo di Maredolce dotandola anche di una cappella di culto cristiano. Il complesso, contornato da un giardino e da una peschiera, diveniva un Solatium, il luogo cioè ove i principi normanni usavano rilassarsi con la propria corte, perpetuando l’antica usanza degli emiri arabi di abitare alle porte della città in residenze auto-celebrative, immerse nella natura, in giardini che in qualche modo ricordassero l’ideale coranico del paradiso. Il fine di questi sollazzi era oltre che produttivo anche, e soprattutto, edonistico. Oltre a quello di Maredolce permangono a Palermo: il sollazzo della Zisa, il sollazzo della Cuba, il sollazzo dello Scibene. Queste sontuose residenze emirali e/o reali, concepite per il riposo, lo svago e i piaceri, contornate da giardini, dovevano esprimere la sacralità religiosa del potere. La scenografia architettonica creava l'accostamento al divino attraverso la perfezione delle geometrie dei palazzi ed era completata dall'acqua e dalla vegetazione che divenivano elementi architettonici costitutivi per la creazione, in terra, del giardino-paradiso, secondo l'ispirazione della fede coranica. Palermo, insieme ai suoi dintorni, grazie alla fertilità delle sue terre e all’abbondanza delle acque sorgive, era la più idonea ad accogliere questi “giardini di delizia”, i cui principali elementi compositivi erano la vegetazione, l’acqua e l’architettura. Il dosaggio differente tra questi tre elementi dipendeva, come ovvio, dall’estro, dalla capacità compositiva, dalla fantasia del progettista e, non da meno, dalla varietà dei luoghi. Son due le tipologie di giardino-paradiso di origine persiana che si vengono a sviluppare nell’area maghrebina verso l’anno 1000: il riyâd e l’ágdal. Quest'ultimo era un complesso meno geometrico, utilizzato come riserva per la caccia e per la pesca, costituito come un vero e proprio orto, con un frutteto recintato, e con al suo interno un buhayra ossia un bacino artificiale (letteralmente «piccolo mare»). Se il riyâd sembra corrispondente alla descrizione pervenutaci dei giardini della Zisa, della Cuba e dello Scibene , si può invece avanzare l’ipotesi di una rispondenza alla tipologia dell' àgdal di origine persiana per il parco di Altofonte (o Parco) e soprattutto per il parco della Favara, a partire dalle indicazioni contenute nelle fonti storiche e da ciò che si è conservato dell'originario parco. EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 4 Fig. 5 Gli archi di S.Ciro. Il complesso di Maredolce rappresenta una preziosa sopravvivenza storico-ambientale che documenta a tutt’oggi la cultura dei cosiddetti “giardini-paradiso” per l’armonia presente tra vegetazione, acqua ed architettura. Sorge su di una zona umida, alimentata sia dalle acque di falda provenienti dal monte Grifone, ossia dalla sorgente di S.Ciro che sgorgava sotto pizzo Sferrovecchio, dove oggi si trova l'edificio sorgivo (gli archi di S.Ciro, per l’appunto), sia dall'affioramento dell'acqua di falda, grazie alla presenza di una strato impermeabile argilloso molto prossimo alla superficie. In periodo normanno, il lago naturale, nato grazie a questi apporti d’acqua, venne arginato a nord e ad est da una diga, larga circa 1,70 m, realizzata con grossi conci di tufo e rivestita di coccio pesto, e venne regolarizzato oltre che lungo il perimetro anche sul fondo, come sappiamo grazie ai più recenti scavi realizzati dal prof. Amedeo Tullio 4. Venne così costruita quella che tutt’oggi chiamiamo “peschiera” e che ‘Ibn Gubayr definiva “polla d’acqua dolce”, per contrapporre la bontà della sua acqua a quella marina. Il bacino non bagnava direttamente il castello di Maredolce, ma ne lambiva la banchina per tre lati, girando intorno ad un isolotto artificiale ancora distinguibile, il cui perimetro è segnato da conci di tufo e coccio pesto per buona parte conservato. 4. Tullio, Amedeo (2001-2). Palermo, complesso di Maredolce. L’indagine archeologica (2000-2001), en Kokalos, XLVII-XLVIII. EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 5 Esso, oltre a costituire un elemento fondamentale per il complesso in quanto àgdal, «ebbe di certo una valenza agricola notevolissima per le coltivazioni dell'intera campagna meridionale della città» 5, in particolare a partire dal XIII secolo, momento in cui venne trasformato il sollazzo in tappeto, cioè il luogo di produzione dello zucchero 6. Purtroppo la rete di canali che si diramava dal bacino artificiale e consentiva la distribuzione delle acque di irrigazione è andata perduta, a seguito dell'urbanizzazione dell'intera area circostante. Restano bensì visibili il punto sovrappieno delle acque e quello di imbocco, che servivano per regolarne il flusso. Il primo infatti è posto nella zona settentrionale della diga e recentemente è stato liberato ed ispezionato; il secondo invece resta nascosto sotto la vegetazione spontanea dal lato opposto. A portare l’acqua delle sorgenti sino al bacino vi pensava un canale sotterraneo di adduzione delle acque, con tipologia simile a quella dei qanat, che oggi risulta interrotto a poco meno di 20 metri dal punto di imbocco delle acque del lago a seguito di un crollo e si presume che le opere di urbanizzazione effettuate ne abbiano irrimediabilmente cancellato il percorso 7. 6 Figg. 6-7. Disegni delle Terme, C.Chenchi (Galleria Regionale di palazzo Abatellis) Presso le residenze extraurbane arabe vi era anche, secondo un’usanza romana ed orientale, un edificio esterno termale. In esso l’emiro andava, talvolta tramite un passaggio coperto diretto dal palazzo, per rilassarsi tra i bagni di vapori. 5. Bellafiore, Giuseppe (1990). Architettura in Sicilia nelle età islamica e normanna (827-1194). Palermo: Arnaldo Lombardi editore. 6. Sommariva, Giulia (2011). La via dello zucchero. Palermo: Kalòs. 7. Gambino, Calogero (2011). Tracce di antiche opere di sbarramento nei giardini paradiso. En Per , giornale della fondazione Salvare Palermo, 31,46-49. EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 Anche presso Maredolce erano poste le terme, ritrovate nel 1779 dal principe di Torremuzza, Custode alle antichità, e dall’arch. Carlo Chenchi, primo Architetto alle Antichità, e che sarebbero state demolite nel 1880 da privati 8. Dai disegni riportatici dal Chenchi, risulta che l’impianto fosse quello tipico del laconico romano, ossia di un bagno di vapore o sauna, con tre sale, con ai lati dei sedili in pietra, che si trasformavano in una sauna naturale grazie ad alcune canne fumarie passanti, dette ‘stufe’, che ne riscaldavano l’ambiente. Esso peraltro doveva essere connesso al castello con un passaggio coperto, secondo quanto supposto dalla studiosa Braida 9, e raccoglieva l’acqua per le evaporazioni salutari da uno dei canali che discendevano da Monte Grifone, la cui traccia durante gli scavi del 2000-2001 di Amedeo Tullio venne in parte ritrovata passante sotto il castello. II palazzo si sviluppa attorno ad un cortile pressoché quadrangolare circondato sui lati da un portico con volte a crociera, di cui rimangono tracce delle imposte lungo le pareti; l'impianto è caratterizzato da una flessione nell'angolo est, un rincasso esterno che ne movimenta il perimetro. La compatta massa muraria, in origine circondata su tre lati dalle acque del lago, distanziata solo da una banchina che permetteva di scendere dalle barchette, è interrotta sul fronte principale, rivolto a nord-ovest e con accesso dall'attuale vicolo Castellaccio, da tre grandi aperture: la prima, da sinistra, immette nel cortile attraverso un percorso a gomito originariamente controllato da alcuni ambienti disposti a nord-est, che dovevano probabilmente ospitare il corpo di guardia; la seconda apertura costituisce l’ingresso alla cappella palatina, la terza immette nell'aula regia. A questa sala si addossa perpendicolarmente, lungo la parete sud-ovest, un altro più vasto ambiente indicato come sala della preghiera che, parimenti al primo ha un'altezza superiore agli altri che, con andamento seriale si succedono lungo tutto il perimetro del cortile caratterizzando così l'impianto. Questa teoria di ambienti si interrompe lungo lo spigolo sud, per lasciar posto ad un altro ambiente di maggiore volume, la sala dell'imbarcadero che si evidenzia anche all'esterno per la maggiore altezza. Il suo sviluppo in altezza, con una geometria perfetta e essenziale, viene rimarcata dalla struttura muraria da conci di calcarenite disposti in rigorose file isòdome su di un basamento di grossi conci, ritenuti come le rimanenze del precedente Qas’r arabo. 8 . Campisi, Michele (1984). Cultura del restauro e cultura del revival. Il dibattito sulle antichità in Sicilia nel contesto della cultura neo-classica europea 1764-1851. Palermo: Centro Stampa facoltà di Ingegneria 9. Braida, Silvana (1988). Il castello di Fawara. Studi di restauro. En Incontri ed iniziative. Memorie del centro di cultura di Cefalù, 2, 65-90. EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 7 Sul lato settentrionale la cappella dei Santi Filippo e Giacomo, ricavata nell'ambito del complesso in epoca ruggeriana, evidenzia come le maestranze arabe, che la realizzarono, seguirono gli schemi dell'architettura fatimita maghrebina, adattando i volumi alla liturgia bizantina, interpretando gli spunti provenienti dall’arte del mondo islamico, generando le peculiarità dell’architettura palaziale e dei partiti decorativi locali. 8 Fig. 8. Planimetria del Palazzo di Maredolce oggi 3. Proposte di valorizzazione10 A partire dalla nuova suddivisione del territorio comunale realizzata nel 1889 il territorio venne distinto in urbano, comprendente 8 sezioni, e suburbano, costituito da nove sezioni, comprendenti 40 borgate. Di queste, ben 13 costituiscono oggi la II Circoscrizione, segnata dalle nuove infrastrutture della Ferrovia e della più recente Autostrada Palermo-Catania, nota come Circonvallazione, che ha tranciato l’unitario complesso di Maredolce, separando il Palazzo dagli Archi di S.Ciro e dalle sorgenti della Favara. 10. I primi 3 paragrafi sono redatti da Renata Prescia, docente di Restauro dei monumenti, Dipartimento di Architettura, Università di Palermo, [email protected]. EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 Fig. 9 Il Palazzo di Maredolce nel contesto attuale (da Buda, Alessia 2012) E’ stato notato che il valore dell’unitario complesso, di cui non dispongono oggi neppure le città arabe del sud del Mediterraneo, è esclusivo in Europa, anche guardando al patrimonio paesaggistico medievale Andaluso. E ancora non può non sottolinearsi lo straordinario strumento che potrebbero rappresentare le architetture palermitane di matrice islamica per proporsi come luogo di dialogo e di cooperazione con i paesi arabi 11. Allora mentre si attende un riconoscimento Unesco, richiesto per l’Itinerario Arabo-normanno di Palermo, bisognerebbe proseguire nel recupero di Maredolce e delle altre testimonianze arabo-normanne dei tre Sollazzi della Zisa, Cuba, Scibene, per le quali necessitano forti scelte politico-culturali. Il palazzo della Zisa, posto sotto l’attenzione pubblica in seguito ai restauri condotti a seguito del crollo di un'ala nel 1971, non è stato successivamente fatto oggetto di un'operazione di valorizzazione per il mancato sviluppo di un piano programmatico volto a recuperare le relazioni del palazzo con gli altri elementi che costituivano l’antico sollazzo normanno : la cappella della SS. Trinità alla Zisa, la peschiera, la gebbia antistante. 11. Barbera, Giuseppe (2011). Il castello di Maredolce avviato al recupero. En Per , giornale della fondazione Salvare Palermo, 30, 44. EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 9 Fig. 10. Il Palazzo della Zisa preceduto dal moderno giardino ‘arabo’ e dalla serie di ‘dammusi’, sfondati dall’inopinato progetto di sistemazione. Fig. 11. Il complesso sistema di adduzioni idriche che servivano ad alimentare la peschiera antistante il palazzo. Altro esempio di sollazzo normanno dimenticato dopo i restauri è la Cuba. Riacquisita dalla Soprintendenza dei Beni culturali ed Ambientali di Palermo, nello spazio integrale antistante definito dai corpi edilizi eretti sui bordi della peschiera originaria, attende un serio intervento di riqualificazione di tali corpi , il cui degrado attuale offre alla fruizione un monumento escluso dal contesto piuttosto che l' elemento cardine dello stesso. Fig. 12. Il palazzo della Cuba oggi. Fig. 13. Ipotesi ricostruttiva della Cuba contornata dalla peschiera (Tomaselli, Franco 1997) EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 10 Abbandonato, e in condizioni di degrado avanzato, invece versa lo Scibene, utilizzato da proprietari privati che ne hanno interiormente compromesso delle parti, rendendo irriconoscibile il sistema del bacino antistante e del giardino del sollazzo. Fig. 14. Il complesso dello Scibene con Cappella, e sala reale. Sulla riprova di queste esperienze non del tutto riuscite, emerge che un adeguato programma per la conservazione e la valorizzazione di un qualsiasi bene pubblico non possa che essere un processo che parte da una fase di ri-conoscimento del valore monumentale del bene, per continuare con le fasi operative vere e proprie di restauro e di ri-funzionalizzazione, e ancora con una sua “messa in rete” in un sistema storiografico e di interventi più ampio che possa raggruppare esempi similari in un ambito locale e globale . Ciò permette non soltanto una maggiore conoscenza del bene, ma di conseguenza una maggiore attenzione al suo mantenimento e quindi, in conclusione, la sua reale valorizzazione. Per quanto riguarda Maredolce attualmente si sta già facendo qualcosa per la sua valorizzazione, in particolare grazie al progetto Parterre che ha appena concluso un percorso di partecipazione attiva dei cittadini residente presso la II Circoscrizione, e al quale il Forum delle Associazioni ha aderito, organizzando con la Soprintendenza BB.CC.AA. un percorso di eventi per la fruizione e conoscenza del Palazzo (18/2-4/3 2012) 12. 11. Il Forum delle Associazioni è composto dalla Fondazione Salvare Palermo, FAI, Italia Nostra, Anisa, Associazione delle dimore storiche, Amici dei Musei. www.salvarepalermo.it EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 11 Fig. 15. Lo Scibene oggi Sinora il recupero che è stato attuato del complesso ha coinvolto soltanto il palazzo e, in parte, il bordo dell’antica peschiera. Oggi il progetto proposto dalla Soprintendenza punta al ripristino dell’intero bacino che, passando sotto l'Autostrada A19, dovrebbe estendersi fino agli archi di S.Ciro. A questa proposta si affianca allora un’ipotesi diversa, alla cui base crediamo si debba porre la convinzione che non basti portare avanti solo un intervento canonico di restauro del palazzo, come parzialmente e per stralci successivi si è fatto con i lodevoli e vari interventi della Soprintendenza dagli anni ’60 in poi ma, bensì, un progetto del Palazzo in relazione al contesto formatosi intorno e al paesaggio in cui è ubicato e di cui deve tornare ad essere parte integrante. Il processo conoscitivo posto in essere quest’anno da parte dell’Università, in relazione al progetto Parterre, è sfociato nella proposta della realizzazione di una piazza antistante al Palazzo, liberandola dalle precarie costruzioni abusive che lo nascondono 13 in cui, come operazione prima, auspichiamo che la Soprintendenza possa effettuare prossimi scavi archeologici nell'area lì dove erano le terme, 12. Varie proposte sono state fatte in seno al laboratorio di progettazione tenuto dal prof. Giuseppe Guerrera. EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 12 oggi corrispondente ad un’area occupata su via Conte Federico dall'ex- palazzetto Conti di fine ‘800, in cui è un panificio 14. Per quel che concerne gli edifici di borgata prospicienti la peschiera di cui viene identificato come segno storico da tutelare nel vigente PRG solo il filo stradale, proponiamo un Piano di Riqualificazione, diversamente dalla ipotesi generale di demolizione. Pur demolendoli difatti non ripristineremmo un sito incontaminato, dato che il Parco è comunque dominato dall'urbanizzazione circostante. Non si può tornare indietro nel tempo e siamo convinti che, per andare avanti, bisogna prendere atto di quanto è stato fatto nel Novecento e lavorare sulla riqualificazione piuttosto che sulla demolizione. Adeguatamente riprogettati, essi potranno ospitare servizi aggiuntivi al Parco. I tratti del bordo peschiera, lì dove ancora esistenti, saranno ovviamente consolidati e conservati. Consentire un interessante percorso di visita diacronico, ri-componendo le stratificazioni credo che sia il Progetto che la nostra contemporaneità deve svolgere, che non vuol dire adesione cristallizzata alla conservazione, ma piuttosto comprensione ed esposizione di un processo storico di lunga durata. Per il paesaggio riteniamo che l’ ipotesi finora avanzata, seppur suggestiva, sarebbe un’operazione complessa, anche per l'enorme mole degli espropri da fare, sopratutto in una città come Palermo dove “il bene comune” è un obiettivo ancora lontano nella considerazione del singolo cittadino. Tale consapevolezza, unitamente alla considerazione concreta dei tempi e dei costi necessari per un tale intervento, da porre in relazione alla condizione critica economica attuale, internazionale e locale, autorizza numerosi dubbi sulla fattibilità di una tale impresa, sia perché non immediatamente realizzabile, sia perché particolarmente onerosa per le spese di gestione. Inoltre abbiamo dimostrato come una componente importante del 'valore' del complesso sia proprio il paesaggio e il verde che si è mantenuto ancora in una buona parte, nonostante la densa urbanizzazione dell’area. Riuscire a recuperare dunque il legame, che rende così speciale il luogo, tra la stessa vegetazione e gli altri elementi ascrivibili al sollazzo (gli archi di San Ciro, la chiesa di San Ciro, le grotte dei Giganti), diventa esigenza e priorità prima. Si propone pertanto, unitamente al mantenimento del lago già realizzato durante l'ultimo lotto di lavori, l’istituzione di un Parco verde con la messa a regime del verde esistente, unitamente a verde di nuova progettazione, inverando di fatto l’ipotesi di sostituire quel Mare dolce che doveva esserci 13. Si fa riferimento alla tesi di laurea di Buda, Alessia (2012). Il complesso di Maredolce tra conservazione e valorizzazione. Rel. Prof. R.Prescia. Università di Palermo: facoltà di Architettura. EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 13 un tempo, con un Mare verde dell'oggi, confermando le parole che scrisse Cesare Brandi nel lontano 1962. Un monumento che ha tutte le credenziali per avere conservato almeno una parte del suo impianto arabo, la Delizia o Solatio di Favara, il quasi mitico castello degli Emiri Arabi e dei re Normanni, è come incrostato di casupole nei suoi resti rosicchiati. Siamo alla soglia di Palermo, due minuti più in là della stazione. Sotto alla stupenda montagna di Gibilrossa (araba anche nel nome) si stendeva il lago artificiale creato dall’Emiro Giafar (997-1019), quasi a ricreare ambienti e luci delle Mille e una Notte. Quanti poeti l’hanno cantato, quanti descritto, il Castello della Favara o di Maredolce. E non è che ora si possa sognare di ristabilire il lago artificiale: forse basterebbe solo uno specchio sotto alle mura, come sotto attorno alle mura di Ninfa, e quel mare verde, altrettanto dolce, dei mandarini e dei limoni. Le rovine recuperate da sotto le casupole, che altro non sono se non una bidonville di sassi, ridonerebbero a Palermo uno dei luoghi più favolosi. Invece si sventrano i quartieri storici, si cercano nuove aree fabbricabili nel vivo stesso di questo corpo dilaniato ma ancor vivo della città 15. 14 Fig. 16 Il Palazzo di Maredolce, progetto del parco (da Buda, Alessia 2012) La proposta del resto riecheggia interventi contemporanei, quale il Giardino della Kolymbetra (AG) situato all’interno del Parco della Valle dei Templi, ricco di antichi agrumi, frutti e olivi secolari, il cui carattere agreste riprende quello di Maredolce. 15. Brandi, Cesare (1962). Risanare e non distruggere la vecchia e bella Palermo, en Corriere della sera 10 maggio. EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 Il sistema irriguo sotterraneo utilizzato per gli agrumi, posto accanto ai residui del sistema con ggibbiuni e catusi, diviene spunto per la salvaguardia del mandarineto di Maredolce; o quale i Giardini del Turia (Valencia) che, attraversando dal basso la città, si sviluppano lungo quello che era l’alveo del fiume Turia con un analogo processo di sostituzione dell’acqua un tempo presente con una distesa di prato e vegetazione. Figg. 14-16. I giardini di Valencia (Foto Laura Zabbia). 4. Il percorso didattico-partecipativo nella Seconda circoscrizione di Palermo 16 Quando i contesti urbani, sia pur dotati di risorse culturali e ambientali di alto interesse, sono particolarmente deboli in senso sociale ed economico e anche quando è forte il distacco tra cittadinanza ed amministrazione municipale nell'implementazione dei processi decisionali, assume connotazioni critiche il ricorso alle pratiche di pianificazione partecipata per la qualificazione dei processi di costruzione del piano regolatore urbano e della valutazione ambientale strategica. Il patrimonio culturale che conserva componenti di epoca araba e arabo-normanna a Palermo (capoluogo regionale di circa seicentomila abitanti) riguarda diverse circoscrizioni comunali che superano quasi tutte i 50.000 residenti. Queste rappresentanze cittadine non sono ancora dotate degli strumenti di autonomia decisionale per l’utilizzo delle risorse finanziarie pubbliche in generale e in particolare per le azioni convergenti alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale che insiste nel territorio di competenza della Circoscrizione. Nel periodo attuale (fine maggio 2012) i vincoli preordinati all’esproprio del piano regolatore generale di Palermo sono scaduti e non è ancora iniziato l’iter di redazione del nuovo strumento. 16 I paragrafi 4-6 sono redatti da Ferdinando Trapani, PHD, docente di urbanistica, Dipartimento di Architettura, Università di Palermo, [email protected]. EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 15 Finalmente, dopo varie vicissitudini amministrative, esiste l’obbligo di avviare l’iter del nuovo strumento urbanistico insieme all’avvio delle procedure di valutazione ambientale strategica per effetto della entrata a regime delle direttive comunitarie in materia di obblighi di controllo di sostenibilità ambientale in tutti gli atti istituzionali di trasformazione fisica dei territori. Il che significa, in sintesi, che la partecipazione e la ricerca delle sostenibilità sono adesso obbligo di legge a regime e quindi non è più possibile, stabilire di volta in volta se è o non è il caso di ricorrere alle pratiche partecipative in materia di pianificazione e progettazione sia a livello puntuale che a livello sistemico. Le iniziative del comitato cittadino per il recupero e la fruizione del complesso di Maredolce, ad esempio, si sono avviate alla fine del 2010 e sono state ricomprese nell’ambito del progetto Parterre17 (settembre 2010- ottobre 2012). Nell’ambito del partenariato internazionale di Parterre, l’Università di Palermo ha proposto come caso pilota la sperimentazione di un Electronic Town Meeting come sostegno alla generazione di ipotesi partecipate dal basso di riqualificazione urbana dell’area del complesso di Maredolce nell’ambito delle politiche istituzionali e cogenti di trasformazione urbana della Seconda circoscrizione comunale di Palermo. La sperimentazione si inserisce quindi nell’ambito delle attività di avvio del nuovo strumento urbanistico e della Vas di Palermo. In questo senso l’esperienza Parterre si distacca da tutte le altre esperienze partecipative pregresse e parallele nella città, per il fatto che è esplicitamente orientata ad incardinarsi nei processi di pianificazione sostenibile istituzionali. Il progetto si è sviluppato in una lunga attività di preparazione e formazione anche didattica all’assemblea cittadina aperta ai residenti della Seconda Circoscrizione e che si è svolta il 18 febbraio 2012. 17 Il progetto PARTERRE: Electronic Partecipation Tools for Spatial Planning and Territorial Development è un progetto di cooperazione internazionale cofinanziato dal Programma Competitiveness and Innovation Framework Programme ICT – Policy Support Programme; Competitiveness and Innovation Programme 2007-2013. I partner sono la Regione Toscana nel ruolo di capofila, la Tutech Innovation GmbH (Germania), la società Avventura Urbana di Torino detentrice del marchio Electronic Town Meeeting relativamente alla procedura, l’amministrazione di Amburgo, Tuas , università di Turku (Finlandia), Trail, Università di Rural Ulster, Belfast, Irlanda del Nord (Regno Unito), Community Council di Voroklini (Cipro) e l’Università di Palermo che ha delegato il Dipartimento di Architettura per l’implementazione tecnico scientifica del progetto. L’obiettivo di Parterre è di testare due soft di partecipazione che utilizzano tecnologie ICT (electronic Town Meeting di proprietà di Avventura Urbana e della Regione Toscana e Demos Plan di proprietà di Tutech) già in uso presso le pubbliche amministrazioni; ciò al fine di sperimentarne un utilizzo integrato all’interno di un processo innovativo di pianificazione territoriale e di Vas avanzate tali che sia possibile porre i presupposti di una domanda di soft e quindi della creazione di un nuovo mercato che potrebbe supportare la Unione Europea a vincere la sfida dei mercati ICT a livello globale in un ambito di sostenibilità durevole. EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 16 Le attività conseguenti hanno dovuto registrare un momento di pausa per il consolidamento e confronto con le sperimentazioni analoghe in altri contesti europei e per attendere gli esiti delle consultazioni elettorali amministrative comunali del mese di maggio. All’avvio delle attività per Maredolce, diverse associazioni culturali e movimenti di Brancaccio, uno dei quartieri più degradati della città si sono rivolti all'università per avere sostegno alla loro attività di valorizzazione delle risorse culturali locali già avviata da tempo. Il luogo di coagulo di tali attenzioni era il complesso monumentale, archeologico e ambientale di Maredolce sito nel quartiere Brancaccio. Un comitato cittadino informalmente costituito per integrare e ampliare le sinergie pubbliche e private esistenti, ha raccolto la spinta alla innovazione della governance locale ed ha sviluppato un'attività di pianificazione partecipata in un ambiente Living Lab caratterizzato in senso locale e territoriale (Territorial Living Lab Sicily). Il comitato ha proposto letture interpretative ed un programma integrato di progetti di rigenerazione urbana nell'ambito delle attività di sperimentazione delle pratiche e delle politiche di ICT per la Società dell'Informazione supportate dai progetti di iniziativa comunitaria (MED e PIC). Sono presenti alcuni aspetti didattici e critici dell'utilizzo di strumenti partecipativi che in un momento iniziale del processo di piano si svolgono in una dimensione di gioco e che in un secondo momento vengono orientati al piano. Il ruolo delle tecnologie e delle caratterizzazioni di 'smartness' a livello di città e di parti di città emerge come prodotto di un processo di mobilitazione sociale che indirizza le traiettorie di avanzamento tecnologico fortemente innovativo. Queste fasi di processo descrivono il passaggio dalla dimensione interattiva diretta tra la cittadinanza e gli esperti alle relazioni multidimensionali del web. Dalla sperimentazione emerge che la dimensione dei Living Lab con caratteristiche territoriali, può essere uno dei modi in cui il passaggio dalla fase del libero gioco sugli scenari e visioni alla fase di definizione della domanda sociale di piano possa effettivamente essere incardinata sulla concreta esperienza di vita della cittadinanza e quindi potrebbe costituire una garanzia di efficacia del piano. Un primo effetto delle attività di riappropriazione sociale di Maredolce inteso come dato culturale di un più ampio senso di ‘bene comune’ a Brancaccio, è stata la pubblicazione di un volume scritto EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 17 dagli studenti del Liceo Basile sulla storia del Castello di Maredolce positivo presso le associazioni culturali di quartiere 19 18 che ha avuto un riscontro e anche nel resto della città 20. Le forze locali(associazioni e movimenti) hanno difeso il castello soprattutto nel periodo in cui la malavita organizzata mafiosa rappresentava il potere reale nella borgata, e hanno fortemente voluto impegnarsi da diversi anni per difendere e valorizzare il complesso architettonico, archeologico e ambientale di interesse internazionale del palazzo/castello e dell’ex lago di Maredolce. Oggi diverse forze culturali e sociali ritengono che occuparsi di Maredolce significa anche puntare al miglioramento della qualità di vita di tutto il quartiere. Con questa convinzione il dipartimento di Architettura dell’università di Palermo ha promosso l’avvio di una iniziativa cittadina per la mobilitazione del capitale sociale nella seconda Circoscrizione di Palermo 21 . Tale iniziativa si configura come un piano-programma integrato di qualificazione architettonica, urbanistica, culturale, sociale, ambientale ed economica per la valorizzazione anche a fini turistici del Castello di Maredolce e del futuro parco nelle immediate adiacenze del monumento e degli orti limitrofi; tutto ciò nel quadro delle trasformazioni infrastrutturali in atto nei quartieri di Brancaccio e della Bandita e rispetto al nuovo ruolo urbanistico della città metropolitana nelle nuove economie del 18 Mediterraneo. 5. Le azioni didattiche di gioco per il piano A partire da novembre del 2011 i due laboratori universitari di urbanistica (prof. Carla Quartarone) e di pianificazione urbana e territoriale (prof. Ferdinando Trapani), hanno utilizzato la passeggiata di quartiere ed il Planning for Real 22 coinvolgendo gli studenti ed i professori dell’Istituto tecnico Alessandro Volta, dell’Istituto Orestano e del liceo Basile. 18 Trapani, Ferdinando (2011). Maredolce: un Paradiso a Brancaccio. Dal grande passato ai possibili futuri nella porta orientale di Palermo. in Montagna, Carmelo (a cura di). Maredolce. Studiare il territorio di Maredolce/Brancaccio e valorizzarlo come Distretto culturale e turistico, Liceo Scientifico Statale “E.Basile”, Palermo, 11-15. 19 L’Associazione culturale “Castello di Maredolce” si è costituita nel 1999 su iniziativa del presidente Domenico Ortolano. Attualmente, l’associazione, che ha sede nei locali del Liceo Basile in Via S.Ciro a Palermo, è impegnata nell’attività di salvaguardia, promozione e divulgazione del palazzo della Fawwarah e del parco monumentale di Maredolce. Nicola Schillaci anima da tempo il Movimento di Promozione Umana che fin dalla fine degli anni ’70 si è impegnato per il quartiere ottenendo, tra l’altro, la restituzione alla fruizione pubblica del Ponte dell’Ammiraglio, in un periodo in cui la partecipazione pubblica non era ancora diventata una prassi. 20 Si veda il programma degli eventi culturali di Salvare Palermo per il periodo 18 febbraio- 4 marzo 2012, che ha permesso a tutta la cittadinanza di scoprire il patrimonio del complesso di Maredolce. Gli atti dell’incontro scientifico del 2 marzo presso la sede del Dipartimento di Architettura sono in fase di elaborazione per la pubblicazione. 21 Vedi: http://195.128.234.47/aisre/minisito/CD2011/index.html?idmin=49. 22 Per informazioni sulla metodologia di pianificazione partecipata del Planning for Real vedi http://www.planningforreal.org.uk/. EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 Con questa attività l’università e la scuola hanno potuto misurare le possibilità di utilizzare la didattica per incrociare competenze, entusiasmi e speranze traendole dai giovani studenti. In questo modo il gruppo di lavoro ha cercato di elevare i livelli di qualità dell’abitare nella seconda circoscrizione comunale. La strategia utilizzata si fonda sulla integrazione degli sforzi che le autorità pubbliche competenti stanno svolgendo per garantire il funzionamento della vita cittadina nella seconda circoscrizione misurandosi in modo costante con i fenomeni di degrado sociale e di congestionamento che caratterizzano la parte sud-orientale della città. L’attività di animazione sociale ha cercato di contrastare l’abbandono delle aree rurali sopravvissute al ‘sacco’ di Palermo degli anni settanta che sono ancora presenti in questa parte della città e che risultano oggi, data la mancanza del piano, assai appetibili per la speculazione edilizia pressata dalla crisi finanziaria globale. Finora le azioni (importanti ma scoordinate tra di loro) della Soprintendenza, dell’Assessorato ai beni culturali della Regione Siciliana, delle varie associazioni di quartiere, delle parrocchie, delle Forze dell'Ordine e delle Scuole hanno avuto benefici effetti lavorando per piccoli passi e talvolta 'sottotraccia'. In altre occasioni invece sono stati organizzati veri e propri eventi come quelli di particolare rilevanza sociale per impulso del centro Padre Nostro di Brancaccio per il settore dei servizi sociali (le giornate in onore di Padre Puglisi) 23 o in occasione delle Giornate di primavera del FAI per l’apertura del palazzo di Maredolce alla cittadinanza 24. Data la ricchezza e complessità dei diversi tagli operativi e tematici che il contesto urbano, produttivo e rur-urbano che offre il territorio della seconda circoscrizione, durante il processo è stato possibile l’inserimento dell'iniziativa come progetto pilota di progetti di iniziativa comunitaria grazie alla cooperazione del Territorial Living Lab Sicily 25 . I progetti comunitari correlati sono: Medlab 26, Parterre 27, Peripheria 28. 23 Per una rassegna stampa su alcuni fatti locali vedi: http://www.padrepuglisi.it/Rassegnastampa3.htm. http://blog.fondoambiente.it/palermo/la-giornata-fai-di-primavera-in-provincia-di-palermo. 25 Per informazioni in generale sul fenomeno europeo dei Living Lab vedi: Birgitta Bergvall-Kåreborn, Marita Holst, Anna Ståhlbröst, (2009) “Concept Design with a Living Lab Approach” in Proceedings of the 42nd Hawaii International Conference on System Sciences 2009; documentazione ufficiale della EC: Living Labs for user-driven open innovation. An overview of the Living Labs Methodology, activities and achievements (2009), Directorate-General for the Information Society and Media Unit F4 New Infrastucture Paradigms and Experimental Facilities; il sito ufficiale del movimento dei Living lab europei è il seguente: http://www.openlivinglabs.eu/. In particolare per avere una idea delle caratteristiche e delle tipologie di attività del Living lab siciliano vedi: http://tll-sicily.ning.com/. Il blog ufficiale sul progetto Parterre a Palermo è il seguente: http://etmpalermo.wordpress.com/. 26 “MEDLAB Mediterranean Living Lab for Territorial Innovation” project (ref. 1G-MED08-280), admitted to funding with the Decision of MED Programme Selection Committee on 5 February 2009, in the frame of Axis 1 – Objective 1 “Strengthening innovation capacities – Dissemination of innovative technologies and know-how”. Con questo progetto TLL Sicily avvia la costruzione di un partenariato per creare un living lab nel territorio di Brancaccio. 24 EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 19 Il progetto Parterre, in particolare, si denota come una iniziativa che promuove l’utilizzo di strumenti tecnologici innovativi di partecipazione pubblica per la pianificazione spaziale e lo sviluppo territoriale. L’ipotesi da cui muove l’iniziativa consiste nel fatto che, per attivare processi di e-partecipazione, bisogna partire dall’ascolto del capitale sociale in qualsiasi condizione di vita esso si trovi per fare aderire i soggetti destinatari alle politiche di miglioramento delle loro condizioni di vita personale e cittadina e di qualità dell’abitare, e quindi utilizzare strumenti tecnologici innovativi per aumentare l’efficienza e l’efficacia delle politiche e delle pratiche di partecipazione attiva degli attori non esperti nei processi decisionali che competono alle istituzioni pubbliche e che sono necessarie per armonizzare e guidare il ruolo ed i protagonismi dell’iniziativa imprenditoriale, finanziaria e volontaristica dei privati 29. Tra gli insegnamenti appresi durante lo svolgimento di azioni preparatorie di e-partecipazione, uno, particolarmente rilevante, si riferisce alla sostenibilità a lungo termine dei percorsi intrapresi: è più probabile che si verifichi l’adozione permanente di strumenti elettronici per la partecipazione civica da parte di organizzazioni del settore pubblico, quando vi è un modello di interazione di tipo economico che sia convincente, ossia quando è possibile dimostrare che è possibile ottenere, da un lato, risparmi finanziari o vantaggi almeno organizzativi e, da un altro lato, una generazione di politiche efficaci. Una condizione necessaria per questo modello di interazione sociale è la creazione di una "piazza" così come noi la conosciamo. La partecipazione on-line deve essere formalmente integrata nel quadro normativo o regolamentare. L’esito dello svolgimento dell’evento di Electronic Town Meeting, il documento denominato “Instant Report” è un documento di contenuti programmatici, che naturalmente dovrà essere riscritto in un linguaggio tecnico, che potrebbe essere di valido aiuto a focalizzare i temi delle 27 Il progetto Parterre (Electronic Participation Tools For Spatial Planning And Territorial Development, Competitiveness and Innovation Framework Programme - Ict Policy Support Programme -ICT PSP-theme 3: Ict for Government and Governance - Objective 3.5: eParticipation, empower and involve citizens in transparent decisionmaking in the EU; capofila Regione Toscana. Con questo progetto il partenariato locale può sperimentare sistemi innovativi di pianificazione partecipata assistita da strumentazioni tecnologiche avanzate nella costruzione di visioni di sviluppo condivise dagli stakeholders di Brancaccio e della Seconda Circoscrizione. 28 Il progetto Peripheria, Networked Smart Peripheral Cities for Sustainable Lifestyles, fa parte del programma The Information and Communication Technologies Policy Support Programme PB Pilot Type B, Alfamicro (Portugal) è il leadpartner. Con questo progetto l’esperienza partecipativa di Brancaccio ed i suoi possibili sviluppi futuri, considerando le implicazioni date dall’azione dei social network locali e del loro intreccio con i fattori di trasformazione sociale ed economica, danno spunti di confronto con altre esperienze di Smart Cities in Europa. 29 A tal proposito vedi: http://www.e.toscana.it/e-toscana/resources/cms/documents/townmeetingStoria.pdf; http://www.parterre-project.eu/?electronic_town_meeting=1; V. Garramone, M. Aicardi (2011) (a cura di). Democrazia partecipata ed Electronic Town Meeting. Incontri ravvicinati del terzo tipo. Milano: Franco Angeli. EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 20 trasformazioni urbane della Seconda circoscrizione. Questi punti che articolano la visione collettiva dal basso può essere inserito in affiancamento al documento delle Direttive generali del redigendo piano regolatore generale di Palermo. Il documento delle Direttive generali (ex art.3, comma 7, l.r. n.15, 30 aprile 1991) è l’atto principale di avvio del piano urbanistica da parte del Consiglio Comunale che deve essere redatto anche solo per confermare la volontà di reiterare i precedenti vincoli urbanistici ora decaduti. L’Instant Report inoltre, può valere come contributo alle attività partecipative previste dalla Vas che dovrà affiancare il piano regolatore generale come necessario elemento per la defnitiva approvazione da parte regionale. Quello che si è fatto durante gli incontri nelle scuole del quartiere (attività di partecipazione che proseguirà in futuro anche oltre la conclusione di Parterre) con un parziale allargamento alle parrocchie, dovrà estendersi anche ai centri sociali spingendosi in modo ancora più incisivo alle imprese ed alle attività commerciali ed alle loro rappresentanze. Questo perché l’animazione partecipativa svolta (vedi le passeggiate di quartiere ed il planning for real, la costruzione di un blog dedicato all’iniziativa e che rende disponibili tutti i documenti di Parterre), considerando anche il confronto costante con le esperienze degli altri partner europei, consentono: la messa in luce di temi e problematiche, l’aumento della informazione conoscitiva, l’allargamento degli atlanti delle visioni prospettiche dei desideri degli stakeholders (ecc.). Ma, oltre al miglioramento delle condizioni analitiche di base, le attività partecipative spingono l’expertise coinvolta, in primo luogo la docenza universitaria e, in modo conseguente, le componenti della Pubblica Amministrazione coinvolte, a provocare esiti e visioni progettuali tentate e raggiunte in ambito didattico, che potrebbero essere sviluppate in termini di progetti veri e propri offerti dalla città alla città. Questo contributo propone alcuni aggiornamenti al testo già pubblicato negli Atti del Congresso Internazionale RIGPAC, O. Niglio (a cura di), Paisaje cultural urbano e identidad territorial, Aracne Editrice, Roma 2012, pp. 377-393, ISBN 978-88-548-4841-2, DOI 4399/978885484841228 EdA, Esempi di Architettura, settembre 2012 21