“For evil to triumph it is necessary only for good men to do nothing” Edmund Burke Autunno 2010 [email protected] - www.ilgiornaledeiparchi.it Direttore: Arturo Abbadessa Anno I - N° 3 Brancaccio o Maredolce Pubblichiamo qui di seguito due interviste, la prima al Signor Maurizio Artale, Direttore del Centro di Accoglienza Padre Nostro, fondato da don Pino Puglisi e la seconda al Professor Domenico Ortolano, Presidente dell’Associazione Culturale “Castello di Maredolce. Le due interviste sono state pubblicate per la prima volta su “Sicilia Tempo”, nel novembre del 2007. Quartiere Brancaccio | Popolazione Residente 76.000 abitanti | Superficie 2.139 ettari. Intervista al signor Maurizio Artale Signor Artale, la ringrazio innanzi tutto per avermi concesso questa intervista in un momento difficile per Lei, a seguito dei recenti attentati che avete subito. Vorrei iniziare, se me lo consente, parlando di Politica. Lei penso condividerà il fatto che la buona Politica è come la buona Musica, che è tale se c’è una buona orchestra. A me pare di non vedere sinergie tra forze dell’Ordine, Istituzioni, Intellettuali, Imprenditori e Associazioni professionali –come Architetti e Ingegneri- per un’azione forte di recupero di questo quartiere, che ha tutte le potenzialità per diventare “alla moda”. Dal recente incontro con le Istituzioni dopo gli attentati subiti, cos’è che ne è scaturito e quali sono le sue impressioni? L’impressione che ne ho avuto è che dopo gli atti intimidatori le istituzioni si sono sentite sollecitate ad una azione più corale nell’intervento, ognuno secondo il proprio ruo- lo, quindi le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli sul territorio. La Regione ha sboccato un finanziamento concesso al Centro Padre Nostro due anni fa. Il Comune di Palermo ha detto che avrebbe inserito nel piano delle opere triennali, la ristrutturazione del lavatoio di Brancaccio e avrebbe realizzato un Centro Polivalente Sportivo in un terreno del Centro Padre Nostro. Tutte promesse mantenute tranne quella sul lavatoio pubblico. Signor Artale, Brancaccio una volta era considerata la Zona Industriale di Palermo, oggi vive un lento ed inarrestabile degrado. Questo, a mio parere, non è dipeso dai grandi sconvolgimenti provocati dal processo di “globalizzazione”, bensì dalla incapacità di beneficiare totalmente di tutti gli strumenti di sviluppo nazionali ed europei messi a disposizione, e dalla mancanza di una strategia seria di rilancio dei diversi settori produttivi locali. Tutto ciò ha rappresentato un serio ostacolo alla rinascita economica e sociale, non solo di Brancaccio, ma di Palermo e di tutta la Sicilia. A tutto ciò va aggiunto la cattiva qualità dei servizi che la nostra regione offre, allontanando qualsiasi potenziale imprenditore: potrebbe dirci qual Signor Sindaco, per favore faccia qualcosa... In un articolo su “La Stampa” del 25 agosto dal titolo “Anche per le città serve una politica nazionale”, Paolo Vezzi si chiede: «Perché le città italiane non sono in grado di fare della cultura una forte leva di sviluppo economico e sociale?». “ In Italia –scrive Vezzi- non si è consapevoli dell’opportunità costituita dal sistema urbano diffuso. Le città sono considerate lo sfondo dell’azione politica, economica e culturale e non il motore della nazione. Esistono casi che vanno contro tale impostazione: città di dimensioni medio piccole, come Siracusa e Matera, Rimini e Reggio Emilia, Mantova e Trento hanno dimostrato che la trasformazione urbana può essere gestita unendo al meglio creatività e spazi architettonici, dando vita a scene culturali alternative in cui convivono nuovi mercati del lavoro, forme di ricerca scientifica e innovazione tecnologica, apertura sociale e qualità culturale (…). Serve un dialogo nazionale sul tema, per costruire al più presto un luogo di confronto e di scelta in cui «cooperare per competere». Dare uno slancio a un nuovo rinascimento urbano, con un progetto nazionale da qui al 2020, sarebbe una scelta prioritaria per il nostro Paese. Un modo concreto di mettere insieme territorio e sviluppo. Ma c’è chi ha tempo di lavorare a un simile progetto?”. A mio parere, il problema non è così semplice. Qui non si tratta di trovare qualcuno che abbia il tempo di lavorare a un simile progetto. Gli Italiani di tempo a disposizione ne hanno fin Parchi News è la sua impressione in questi anni di esperienza come responsabile del Centro fondato da Padre Puglisi? Come diceva lei la coralità, la sinergia, la continuità negli interventi, questo è quello che manca. Penso a quello che potrebbe essere riportare ai vecchi splendori il Castello di Maredolce o ristrutturare i magazzini di via Azolino Hazon. Creare dei percorsi di riqualificazione ambientale, culturale ed economico è un dovere di tutte le istituzioni e dei cittadini che essi rappresentano, non possiamo neanche continuare a dire che è sempre colpa delle istituzioni. Cari abitanti di Brancaccio appena il nostro quartiere avrà il suo Centro Polivalente Sportivo, il suo Centro diurno per anziani, il suo lavatoio pubblico, i locali di via Azolino Hazon ristrutturati, non avremo più scuse, non avrete più scuse. Se ognuno fa qualcosa (così diceva Padre Puglisi). Io la mia parte l’ho fatta. Signor Artale, la ringrazio, ancora una volta, spero di rincontrarla in un clima più sereno, le auguro tanto successo per il suo lavoro che, ricordiamo ai nostri lettori, è di sola assistenza alle famiglie più bisognose del quartiere, e, considerando l’enorme difficoltà rappresenta una goccia nel mare. (L’intervista è stata interrotta da numerose telefonate). ., Intervista al Professor Domenico Ortolano Presidente, quando è nata questa vostra associazione e quali sono i suoi scopi? “L’Associazione Culturale “Castello di Maredolce” nasce nel 1999 primariamente come luogo di confronto e dibattito tra persone, per le quali il rispetto dell’uomo e della comunità, fa scaturire l’interesse verso tutto ciò che le civiltà hanno prodotto e tramandato nei secoli. L’Associazione vuole essere espressione di un intenso impegno culturale e sociale, sintesi tra un forte senso etico e un Autunno 2010 profondo radicamento nel territorio. Il problema della restaurazione, conservazione e valorizzazione del Castello viene posto prioritariamente per una maggiore crescita del territorio, ed una “sensibilizzazione culturale” della collettività. Inoltre si impegna a diffondere la conoscenza a tutti i livelli del “Palazzo degli Emiri” prima e dei “Normanni” dopo. Quali sono gli obiettivi raggiunti e quali sono le difficoltà che incontrate per realizzare i Vostri progetti? Il percorso seguito a tutt’oggi dall’Associazione non è stato facile, tuttavia si sono raggiunti alcuni obiettivi, fra i quali: l’accresciuta conoscenza del Castello a tutti i livelli tramite alcune iniziative; la diffusione di un opuscolo in collaborazione con l’AAPIT di Palermo; la diffusione di un CD della Soprintendenza dei BB.CC. e AA. di Palermo; l’interesse rivolto da alcune scuole del territorio: la Scuola Media Statale S.Quasimodo, il Liceo Scientifico E.Basile, la Scuola Media Statale Cesario; l’attenzione e l’interesse di molte associazioni culturali della città e alcuni Dipartimenti di Facoltà Universitarie; la diffusione di un Servizio sul Castello da parte della RAI, all’interno di un programma culturale. Di contro, il totale disinteressamento degli Enti Locali (più volte sollecitati): Circoscrizione, il Consiglio non si è mai interessato, nemmeno una sola riunione. Il Comune di Palermo, il Sindaco più volte sollecitato per un intervento di bonifica e pulizia antistante la Chiesa e gli archi di S. Ciro, non è mai intervenuto. La Regione, il Presidente e l’Assessore regionale ai BB.CC. non hanno dato seguito all’inizio di interventi di restauro a 2 progetti: uno di €3milioni sul Castello, e uno di €1milione sull’isolotto, progetti redatti e finanziati dal 2006, ed inoltre il mancato interesse agli espropri necessari per completare il totale recupero. Infine il disinteresse dei giornali locali, che accendono i riflettori su Brancaccio per fatti di sangue. In molte città del nord Europa ci sono Parchi che hanno trainato l’e- 2 troppo. Abbiamo giovani preparatissimi che escono dalle università, che sono costretti ad andare all’estero a lavorare. Penso pure che questi giovani all’inizio della loro carriera sarebbero persino disposti anche a lavorare gratis se avessero la possibilità di migliorare la qualità della vita nel loro paese. Innanzi tutto è un problema politico-etico-culturale. La Politica, la Burocrazia, i Sindacati dei Lavoratori e degli Industriali non agiscono più nell’interesse nazionale, specie in questa nuova era della globalizzazione. Ciò di cui soffre il nostro paese è la mancanza di laicità e di conseguenza la mancanza di rispetto della res publica. Non c’è una religione di stato, come è avvenuto in passato con il Comunismo e il Fascismo. Oggi, la monarchia inglese è più democratica della repubblica italiana. È un paradosso che gli Storici avranno il compito di spiegare alle nuove generazioni. Ci sono regole e comportamenti che si dovrebbero apprendere specialmente nelle scuole pubbliche. Il precetto democratico “Non pensare cosa lo stato può fare per te, ma pensa cosa tu puoi fare per lo stato”, in Italia non è rispettato da nessuno. Persino i “ricchi”, le grandi corporazioni, le grandi multinazionali con la complicità di tutti i partiti riescono ad ottenere contributi e sovvenzioni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Nel Parlamento italiano non esiste una vera opposizione. La famigerata “Legge Mosca”, che forse pochi ricordano, ad esempio, fu approvata da quasi tutti i partiti. A loro non importa se il Paese è sulla strada del declino o se i giovani non trovano lavoro e non avranno una pensione. In uno scenario politico tenebroso, soprattutto per i giovani, il decoro delle città non è materia del contendere da parte dei politici italiani e non è inserito tra le priorità in nessun programma politico nazionale. Credo che oramai siamo tutti d’accordo che per uscire dalla crisi bisogna ripartire dalla riqualificazione delle aree urbane, dove trascorriamo alla maggior parte del nostro tempo, quanto meno per migliorare la “qualità della vita”. Nella città nasce la democrazia. “Il governo locale è la culla della democrazia”. Oggi, più del 50 per cento della popolazione mondiale vive in città. In un rapporto della Work Foundation di Londra, dedicato a oltre 50 casi di Parchi News conomia delle zone limitrofe e delle periferie: immaginate che si possa realizzare qui a Palermo, nel quartiere di Brancaccio, il modello europeo? La nostra Associazione, insieme con altre 12 associazioni culturali della città e due Dipartimenti di Facoltà Universitarie, ha inoltrato alle Istituzioni(Presidente della Regione, Assessore Regionale ai BB.CC., al Sindaco, ecc…) una lettera petizione chiedendo il completamento dei restauri e l’istituzione del relativo Parco. La realizzazione del Parco di Maredolce non solo sarebbe necessaria ed auspicabile, ma si verrebbe a realizzare e fare rivivere il più antico Parco di Palermo. Tale ParcoGiardino farebbe rivivere quel luogo di piacere estetico e dei sensi, frutto della cultura islamica ed artistica, approdata in Sicilia con gli Arabi e rispettata durante la dominazione normanna, e inserita nell’ambito di una Koinè culturale di matrice fatimida. La Sicilia è inoltre depositaria del bagaglio tecnico-culturale introdotto dagli Arabi dell’Ifriqiyya, relativo allo sviluppo e sfruttamento delle risorse territoriali. Pertanto, non solo sarebbe auspicabile per lo sviluppo socioeconomico del territorio, ma darebbe dignità a Brancaccio e, un nuovo tassello storico culturale si inserirebbe nella rinascita e riscatto di Palermo. Penso proprio che gli Amministratori della città di Palermo dovrebbero seguire l’esempio dei Sindaci delle grandi metropoli europee, e se crediamo tutti in questa rinascita possiamo farcela. Autunno 2010 Conosciamo le difficoltà dell’amministrazione comunale e sappiamo bene che determinati progetti sono difficili da portare avanti quando dipendono da decisioni politiche. Nell’era attuale i cambiamenti avvengono ad una velocità impressionante. Mentre tutto ciò che è attorno a noi è difficile da cambiare proprio per la lentezza della macchina burocratica. Siamo consapevoli delle difficoltà e vorremmo superarle con strumenti adeguati. Il nostro desiderio è quello di incontrare il Sindaco Cammarata per illustrare il nostro progetto, che mira a unificare sotto un’unica Fondazione la gestione amministrativa dei due più grandi parchi della città: il Parco della favorita e il Parco Maredolce,liberandoli dalla “camicia di forza” della burocrazia e dai tanti abusivi. Se riusciremo in questo progetto, chiederemo a tutti i Siciliani, che sono generosi per natura, di contribuire con donazioni al successo del progetto, che è quello di realizzare due “grandi” Parchi per una migliore “qualità della vita” nella nostra Città. C’è qualche richiesta specifica che vorreste fare al Sindaco di Palermo? Al Sindaco Cammarata faccio mia una richiesta che aspetta ancora risposta, firmata da Vincenzo Di Giovanni, datata Palermo, maggio 1896, Archivio Storico: “La conservazione di questo importante monumento, Castello e La Democrazia cresce in vari modi, uno di questi è quando i Cittadini sono coinvolti in determinati progetti che interessano il loro futuro, ciò avviene quando le Autorità pubbliche affidano a gruppi di persone oneste e competenti del luogo la gestione di beni pubblici. A me pare che la politica fin qui seguita dalle Autorità vada nella direzione opposta. Condividete questa analisi e cosa vorreste chiedere alle Autorità locali per portare avanti in sicurezza il vostro progetto? 3 città di tutto il mondo, è possibile notare che alcune stanno rispondendo meglio alla più grande crisi dal 1929. Abbiamo in Europa casi di successo: la città di Barcellona in Spagna è uno degli esempi più noti, dove quartieri degradati sono diventati glamour, attraendo turisti da tutto il mondo. Le città a più alto tasso di qualità culturale e formativa sono quelle che più rapidamente usciranno dalla crisi. Nel mondo sta crescendo un nuovo movimento impegnato nella creazione di “città intelligenti”, con Sindaci, Amministratori locali e Dirigenti scolastici ovviamente “intelligenti” e soprattutto onesti, al servizio della loro comunità. Se uno di questi anelli non funziona, allora tutto è inutile. Ognuno deve fare la sua parte. Questa nuova realtà non viene presa in considerazione dai nostri governanti, “campioni” dell’antipolitica. Siamo già entrati nel XXI secolo, ma abbiamo un personale politico e sindacati ancora con idee del XIX secolo, senza una visione del futuro. Ed è puerile e strumentale sentire che c’è qualcuno che ancora aspetta l’avvento di un nuovo comunismo: In today’s economy, the most important resource is no longer labor, capital o land; it is knowledge. Le nostre città hanno un tale potenziale di risorse che potrebbero dar vita a un grande rinascimento. Sono oramai anni che si discute pedissequamente attorno a questi temi. Nulla cambia! Il cambiamento, se mai ci sarà, lo può produrre solo il mondo politico. Arturo Abbadessa Parchi News Chiesa, farebbe “onore” agli studiosi archeologi siciliani, alla città di Palermo, al Governo; e la sua restaurazione e riparazione, rimettendo interamente la primitiva architettura, facendo ricomparire il grande atrio del porticato, e sgombrando le superfetazioni de’ tempi posteriori, arricchirebbe la Sicilia di un monumento, ora quasi dimenticato, de’ suoi tempi gloriosi, nei quali emiri e re normanni si vedono quasi passare innanzi ai nostri occhi, mentre pare di sentire ancora per quelle desolate mura le Kaside de’ poeti musulmani cantate prima a lusuf e a Giafar, e poi al potente re dei rumi, il grande e magnifico re Ruggero. La peschiera disseccata, ma tuttavia con la sua grossa muraglia in giro, non vedrà più le sue acque tanto abbondanti ed estese da avere dentro una isoletta; ma i frantumi di pezzi di barca, che ancora si scoprono sotto il terreno coltivato a cedri ed aranci, ricordano le delizie ivi godute dai nostri primi re Normanni, descritte dai contemporanei, e quelle acque, che ancora escono da Monte Grifone, da sotto i tre grand’archi detti della Naumachia, col nome di Mare dolce, di Favara di San Filippo, una volta vedute fra i giardini che le attorniano,non più si dimenticano co’ ricordi degli Emiri e la grandezza de’ re Normanni”. Ad ogni modo, vorrei cogliere questa occasione per sottolineare alcune priorità che andrebbero fatte subito. 1) La riqualificazione del Parco e del suo Castello, assegnando alle famiglie che vivono abusivamente nei dintorni soluzioni abitative alternative. Stessa cosa per i commercianti che occupano l’area prospiciente il Castello, dando loro l’opzione di utilizzare nuovi spazi alla fine dei lavori di restauro. Penso, ad esempio, ad un’area dove poter costruire un Gran Bazar con tanti negozi; 2) Una linea metropolitana che colleghi il Parco con la Stazione Centrale; 3) La realizzazione di un nuovo grande Centro Commerciale di cui si è tanto parlato; 4) Un nuovo grande albergo interna- Autunno 2010 zionale con vista sul Parco; 5) La riqualificazione del Vecchio lavatoio e dell’ex Mulino; 6) Potenziamento dei Servizi Sociali e di Sicurezza; 7) Un Poliambulatorio; 8) Un Asilo nido; 9) Nuovi eventi culturali e kermesse eno-gastronomiche all’interno del Castello, ad esempio, una Sagra del cous-cous; 10) Esenzione da tutte le tasse per tutte le nuove imprese commerciali (Attuazione della legislazione in favore delle zone franche urbane); 11) Un grande Auditorium Civico. Infine vorrei che fosse tolta dalla toponomastica il nome Brancaccio troppo legato a fatti di sangue e sostituirlo con Maredolce. Ma questo è solo un mio personale auspicio. Spetta a tutti i Residenti il diritto a cambiare nome con un eventuale referendum locale. Con la realizzazione di questi progetti, supportata da agevolazioni fiscali, si potrebbe creare oltre 2000 posti di lavoro direttamente e indirettamente. Sono sicuro che Padre Puglisi sarebbe stato d’accordo nel portare avanti i progetti che vorremmo realizzare. Credo che l’attuale Giunta comunale farebbe bene a investire in questo quartiere. Non fare nulla sarebbe una sconfitta per tutti. In alcune città europee periferie degradate si sono trasformate in aree di pregio grazie a bravi Sindaci e bravi Architetti. Questo nostro quartiere ha grandi potenzialità per diventare un quartiere “alla moda”. Il Sindaco Cammarata con l’attuale Giunta comunale potrebbe compiere questo” miracolo”. La mia speranza è che tutto ciò non sia solo un sogno. Presidente, la ringrazio per questa intervista e Le formulo i più sinceri auguri per il successo dei vostri progetti. Spero che i suoi sogni si possano davvero realizzare presto. BUONA FORTUNA! Copyright @ 2007 Arturo Abbadessa 4 L’Italia è un Paese per vecchi «Se la demografia rappresenta il destino di un paese, l’Italia sta letteralmente morendo». Sono parole eloquenti quelle dello scrittore-giornalista Giulio Meotti, che dalle pagine del Wall Street Journal , lancia un monito: gli Italiani, entro il 2050 saranno 10 milioni, (i Siciliani 1 milione), il 60 per cento della popolazione non avrà più fratelli, sorelle, cugini e zii. Dal 1994 il numero delle nascite è sistematicamente superato da quello dei decessi e la fertilità rasenta livelli minimi: se negli anni Sessanta ogni coppia aveva in media 2 bambini, oggi i dati rivelano che le donne partoriscono raramente più di un figlio a testa. Il columnist cita le preoccupanti stime dell’Istituto di Ricerca Tedesco Max Plack secondo cui la strada intrapresa dall’Italia condurrà entro la fine del secolo ad un drastico calo della popolazione, ridotta ad una decina di milioni di persone, poco più, poco meno. La crisi delle nascite, prosegue il WSJ, minaccia di avere conseguenze sociali ed economiche disastrose. Già oggi, il 22 per cento della popolazione italiana è in età pensionistica, uno dei tassi più elevati a livello mondiale. L’Italia destina inoltre alla previdenza il 15 per cento del prodotto interno lordo, più di ogni altra nazione europea. L’Italia non è il solo Paese del Continente sull’orlo del suicidio demografico, sottolinea l’editoriale. Ma è il primo nel mondo che vive il cosiddetto «crossing over», cioè il numero degli under 20 è inferiore a quello degli over 60. (Fonte: Wall Street Journal) Parchi News Autunno 2010 IL CASTELLO DI RACCONIGI E' IL PARCO PIU' BELLO D'ITALIA 2010! Il Castello di Racconigi è il vincitore dell’edizione 2010 del premio “Il Parco Più Bello d’Italia”, assegnato l’anno scorso alla Reggia di Caserta. È arrivata l’estate, e con questa la stagione di maggior splendore dei parchi e giardini italiani. Perché non concedersi quindi un weekend all’insegna della bellezza e del patrimonio paesaggistico italiano visitando Il Parco Più Bello d’Italia 2010? La giuria dell’ormai famoso Premio di Parchi e Giardini, giunto quest’anno all’ottava edizione nazionale, si è infatti riunita nel corso della scorsa settimana ed ha eletto il Parco del Castello di Racconigi, a pochi chilometri da Torino, come vincitore dell’edizione 2010 del concorso Il Parco Più Bello d’Italia. Il Parco del Castello di Racconigi è stato prescelto tra una rosa di dieci finalisti eletti a inizio primavera tra gli oltre cento parchi e giardini italiani iscritti al concorso. Racconigi si aggiudica quindi l’ambito titolo di “Parco Più Bello d’Italia 2010”, assegnato l’anno scorso alla splendida Reggia di Caserta con il suo Giardino Inglese. La giuria ha voluto premiare il Castello di Racconigi per l’impegno trentennale della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Piemonte a partire dall’acquisizione del complesso da parte dello Stato nel 1980, per l’aver posto come condizione preliminare a qualsiasi intervento il tema della conoscenza, per il restauro del parco, del giardino e delle architetture, per l’attenzione riservata alla ma- nutenzione e alle attività di valorizzazione e promozione di iniziative culturali. Il premio, infine, è un riconoscimento alla memoria di Mirella Macera, lungimirante coordinatrice di tutti gli interventi, coadiuvata da consulenti esterni e interni con i quali ha saputo creare occasioni di diffusione della conoscenza promuovendo le più svariate e stimolanti attività, capaci di restituire quella perfetta sinergia tra il parco e il territorio circostante. La cerimonia di premiazione ufficiale si terrà a fine settembre 2010 presso le Serre Reali del Castello di Racconigi. Maggiori dettagli verranno comunicati a breve. La giuria che ha eletto vincitore il Parco del Castello di Racconigi si compone di sette specialisti del settore, autori di diverse pubblicazioni, membri di prestigiosi comitati nazionali e internazionali: Vincenzo 5 Cazzato (presidente), Margherita Azzi Visentini Alberta Campitelli, Marcello Fagiolo, Ines Romitti, Rossella Sleiter, Luigi Zangheri. Il concorso Il Parco Più Bello è un concorso dedicato a parchi e giardini, organizzato ogni anno da Briggs & Stratton, azienda produttrice di motori per macchine da giardino, che ha lo scopo di valorizzare l’inestimabile patrimonio architettonico e paesaggistico presente nella nostra penisola, contribuendo a stimolare l’interesse e la sensibilità verso il verde nelle sue forme più eccelse. I vincitori delle precedenti edizioni sono Il Giardino di Valsanzibio di Galzignano Terme (ed. 2003), il Giardino La Mortella di Ischia (ed. 2004), i Giardini di Castel Trauttmansdorff di Merano (ed. 2005), Villa d’Este a Tivoli (ed. 2006), l’Isola Bella Borromeo di Stresa (ed. 2007), e Villa Pisani a Strà (ed. 2008), e la Reggia di Caserta (2009). Il Concorso Il Parco Più Bello è organizzato quest’anno con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del FAI (Fondo Ambiente Italiano), e dell’AIAPP (Associazione Italiana Architettura del Paesaggio). Ulteriori informazioni sul concorso e sul “Parco più Bello d’Italia” al sito www.ilparcopiubello.it e nella pagina Facebook “Il Parco Più Bello”. Per maggiori info o per ricevere la cartella stampa contattare: Laura Sajeva [email protected] CULTURA Parchi News Autunno 2010 Abbiamo chiesto al filosofo Camillo Campanella di dare ai lettori del nostro giornale una sua interpretazione di che cosa è la felicità. Il filosofo Campanella dopo molti anni di insegnamento si è dedicato alla professione di avvocato civilista. Che cosa è la felicità? di Camillo Campanella È una delle domande alle quali è molto difficile rispondere per molti e comprensibili motivi, ed ogni tentativo di darne una definizione corre il rischio di rimanere una pura esercitazione accademica. Bisogna, allora, chiedersi il perché della domanda. La risposta è sin troppo facile. L’uomo non è felice (ma per comprendere che cosa significhi non essere felice non è forse è necessario sapere, prima, che cosa è la felicità?), ma cerca, continuamente, di esserlo. Senza alcuna pretesa di dare una risposta che, dati i limiti di chi scrive, non potrebbe non essere velleitaria, ritengo di potere avanzare alcune semplici considerazioni. Credo che si possa azzardare la seguente definizione della felicità: una condizione emotiva piacevolissima di tranquillità e serenità che ci soddisfa completamente, unita ad una totale assenza di turbamento, che si vorrebbe durasse per sempre, ma che è, comunque, destinata a cessare. La felicità, infatti, non può essere come l’essere parmenideo, una, immobile, immutabile ed eterna. C’è in ogni uomo un bisogno di certezza e di tranquillità, ma se è vero che la certezza è un illusione e la tranquillità non è il destino dell’uomo, è altrettanto vero che forse proprio per questo egli cerca di raggiungere, anche se per pochi momenti, quello che chiamiamo felicità. Tutti comprendiamo che ogni uomo cerca di raggiungere tale condizione per superare i problemi della vita e che in questa ricerca si trova a cozzare contro mille difficoltà. La vita di ognuno di noi, purtroppo, si svolge tra mille difficoltà e sappiamo che è fatta di una molteplicità di circostanze, in cui si alternano fatti piacevoli e meno piacevoli. I problemi familiari, del lavoro, dell’esistenza in genere ci pongono molto spesso, davanti a delle scelte i cui risultati non dipendono quasi mai soltanto da noi ma finiscono, inevitabilmente, con l’intrecciarsi con le scelte degli altri, che non sempre ci soddisfano quando, addirittura, non ci danneggiano. È possibile, quindi, conseguire questo status emotivo, destinato a cambiare, e che vorremmo si estendesse anche a tutti quelli che ci sono cari? È possibile evitare che le azioni degli altri distruggano o, per lo meno, impediscano quello che in un determinato momento costituisce per ciascuno di noi il meglio? Se ci lasciamo vincere dal pessimismo dovremmo dire che ogni nostro tentativo di 6 raggiungere o conservare ciò che in un particolare momento della nostra vita ci soddisfa completamente, è perfettamente inutile, vista la realtà in cui ci troviamo a vivere. Ritengo, tuttavia, che una tale conclusione pessimistica, per quanto possa apparire completamente giustificata, non sia la strada migliore da seguire per superare le difficoltà della nostra vita e per conseguire ciò che abbiamo identificato con la felicità. Mi sembra necessario, quindi, se vogliamo dare un senso positivo alla nostra esistenza, acquisire la consapevolezza che la felicità, da qualunque punto di vista la si consideri, o comunque la si definisca, non può far parte della nostra vita per sempre, ma, tuttavia, è possibile e doveroso accettare la nostra esistenza con la consapevolezza di compiere, sempre, verso noi stessi e verso gli altri, il nostro dovere e ricavare da questa considerazione la certezza di avere dato il senso migliore alla nostra breve avventura su questa terra. Tutto questo, forse, può identificarsi con la felicità (ma non sarebbe meglio dire serenità?) e allora potremo dire che, pur con mille difficoltà, essa può far parte della nostra esistenza. [email protected] Parchi News CULTURA Autunno 2010 BOOK GALLERY Stupor Mundi i Graffiti dell’Addaura G AETANO H ARDOUIN 7 DI B ELMONTE I l titolo di que Mundi”, vuole omaggio al gra derico II, re di Sici ranei appellarono “ ché lo considerava mondo medievale. le stimolare l’inte verso i tesori della ciandosi al glorioso Palermo il centro d culturale del Medit che tanto amò la particolare, è un m da seguire per mig nostra amata terra. Il sovrano infat requisiti necessari Sicilia: fu sovrano to, scacciò specula infestavano il Regn nemici esterni; vo che si ispirasse alla romano, che ponev di tutto; amò l’arte ti e fu promotore d pi dello scibile um roso impulso alla c ché può considera e Legislatore il più Magno ed il primo moderno. Incorona lermo, fu istruito ma poi si circondò luminati del suo te ed Ebrei, con visio stati, razze e religi a dignità letteraria alla creazione del Imperatore genial del Rinascimento. Nel nome di q no, che diede lust deve considerarsi u re per i nostri go che i Siciliani pren loro diritti e dover liberi e decisi, ogn capacità, al “Rina stra terra, che con cheggiata, inquina teri esterni che la che i nostri govern di contrastare. Co orgogliosi delle p dunque quello di c e difendere dagli a renza i tesori dell costruire le fonda secolo di pace e b del terzo millennio Copertina: I Graff Parchi News Autunno 2010 La pubblicazione di questo libro vuole essere un tributo alla figura del principe Gaetano Hardouin di Belmonte. Ringraziamo gli eredi ed in particolare il figlio, Dr. Ferdinando Hardouin per aver autorizzato la pubblicazione di questa opera. The publication of this book in intended as a tribute to the figure of Prince Gaetano Hardouin di Belmonte. We thank his heirs, and in particular his son, Dr. Ferdinando Hardouin, for having authorized the publication of this work. 8 Parchi News Autunno 2010 Ciò che Superga è per Torino, il Vesuvio per Napoli, il Monte Baldo per Vicenza, è Monte Pellegrino per Palermo”. Dal Settecento ad oggi, da quando Giovanni Houel (pittore di Luigi XV) ed Enrico Cristoforo Kniep (compagno di Goethe nel suo viaggio in Italia), si innamorarono della sua aspra bellezza, e da prima ancora, la sagoma del Monte Pellegrino è stata mille volte ritratta da artisti di tutto il mondo. Ma per i Palermitani il Monte Pellegrino è assai più che un luogo mirabile per bellezza naturale: è sacro alla loro fede, è palladio di antiche memorie oltre che, per la maggior parte di essi, nido di cari ricordi, azzurro sfondo ai propri sogni. (brani tratti dal libro “La Favorita – A World-Class Park”) Qui, di fronte il Mar Mediterraneo, nella stupenda cornice del Monte Pellegrino, che Johann W. Goethe definì “…il più bel promotorio del mondo”, si trova un tesoro d’arte, opera di uomini primordiali abitanti di questi luoghi: sono i Graffiti dell’Addaura, custoditi in uno degli angoli più suggestivi della costa palermitana. 9 Parchi News Autunno 2010 That which Superga is for Torino, Vesuvious for Naples, and Monte Baldo for Vicenza, Monte Pellegrino is for Palermo. Since the eighteenth century, when John Houel (court painter for Louis XV) and Henry Christopher Kniep (Goethe’s travel companion during his Italian journey), fell in love with its harsh beauty, and even before that, the outline of Monte Pellegrino has been portrayed hundreds of times by artists from all over the world. But for Palermitans Monte Pellegrino is much more than a place admirable for its nature beauty: it is sacred to their faith, it is a palladium of ancient memories besides being, for most of them, a nest of treasured memories, an azure background to their own dreams. (passages taken from the book “The Favorita – A World-Class Park) Here, facing the Mediterranean Sea, in the stupendous frame of Monte Pellegrino, which Johann W. Goethe defined “… the most beautiful promontory in the world”, are found the first traces of the primordial presence of the inhabitants of these places: they are the Addaura Graffiti, housed in one of the most suggestive corners of the Palermitan coast. 10 Parchi News Autunno 2010 PREFAZIONE PREFACE Un emozionante viaggio nel passato è ciò che si prova a vedere i graffiti della Grotta dell’Addaura (m. 314). Ci troviamo di fronte ad immagini primordiali della storia dei primi abitanti di questi luoghi che ci mostrano, attraverso un diario murale indelebile di oltre 5000 anni fa, la vita e l’evoluzione della specie umana che, secondo recenti studi, avrebbe le radici nella natia Africa. Sono opere d’arte di un scultore dell’era paleolitica. Questi graffiti testimoniano la più antica presenza dell’uomo e si trovano nel versante settentrionale del Monte Pellegrino, che fu definito dal grande intellettuale tedesco, Johann W. Goethe, che ancora non sapeva della loro esistenza, “il più bel promontorio del mondo”. Dove peraltro si trovano altre grotte di notevole interesse scientifico: la Grotta della Regina, l’Abisso della Pietra Selvaggia, la Grotta delle Quattro Arie, la Grotta dei Birilli. Siamo dunque agli albori della Storia di Sicilia. A moving journey into the past is what one experiences upon seeing the graffiti in the Addaura Grotto (m.314). We find ourselves facing primordial images from the history of the first inhabitants of these places which show us, through an indelible wall diary from over 5,000 years ago, the life and evolution of the human species which, according to recent studies, has its roots in the cradle of Africa. They are works of art of a sculptor of the Paleolithic Age. These graffiti are evidence of the most ancient presence of man and are found on the northern slope of Mount Pilgrim, which was defined by the great German intellectual, Johann W. Goethe, who did not yet know of their existence, “…the most beautiful headland in the world”. Where, moreover, are found other grottoes of remarkable scientific interest: the Grotto of the Queen, the Abyss of the Wild Stone, the Grotto of the Four Airs, the Grotto of the Pins. We are therefore at the dawn of Sicilian history. 9 11 Parchi News Autunno 2010 Questo museo naturale di inestimabile valore è diventato da circa dieci anni un bene pubblico, ma non è ancora aperto al pubblico. Speriamo che questa meraviglia a poca distanza dal centro della Città possa essere presto fruibile e diventare una meta turistica. In attesa, ne gustiamo la bellezza attraverso la descrizione di uno studioso illustre, il principe Gaetano Hardouin di Belmonte, che amava This priceless natural museum has become, for about the past ten years, public property, but it isn’t yet open to the public. We hope that this wonder, not far from the City centre, can soon be enjoyed by all and become a tourist destination. In the meantime, we can enjoy its beauty through the description of an illustrious scholar, prince Gaetano Hardouin di Belmonte, who loved 10 12 Parchi News Autunno 2010 questi luoghi e la sua Città, oltretutto per essere stato a lungo Consigliere comunale di Palermo, sempre attivo, vigile e puntuale. Memorabile il gesto da lui compiuto quando, Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, dallo scranno di consigliere offrì alla Città un prezioso omaggio proveniente dalla ricca collezione di famiglia, frutto di un regalo nuziale che Gabriele D’Annunzio aveva offerto alla nonna di Gaetano Hardouin di Belmonte, la principessa di Napoli: un uovo di Farbergé, vero capolavoro di quell’artista oggi tanto alla moda, che fa bella mostra di sé nelle bacheche del Comune di Palermo. Pubblichiamo questo libro per risvegliare – come scrive l’Autore – l’interesse e la curiosità verso i nostri antenati, che ci hanno lasciato tracce di una storia affascinante, e per stimolare l’interesse dei Palermitani verso i tesori della nostra terra, ma soprattutto desideriamo richiamare l’attenzione dei nostri Amministratori locali sui beni preziosi all’interno della Riserva Naturale Orientata Monte Pellegrino per consentire a tutti, penso ai numerosi turisti che visitano la nostra città, di entrare in un Parco per vivere momenti felici, da non dimenticare e per trasmettere ad altri piacevoli emozioni così come hanno fatto illustri viaggiatori che hanno immortalato Palermo, che un tempo fu definita dal geografo arabo Al Idrisi (1099-1164) “…la più grande e la più bella metropoli del mondo”. L’Editore these places and his city, above all for having been for a long time a Palermo City councilman, always active, vigilant and punctual. Memorable is the gesture he made when, Mayor of Palermo Leoluca Orlando, from the bench of Councilmen offered the City a precious homage coming from the rich family collection, fruit of a nuptial gift that Gabriele D’Annunzio had offered to the grandmother of Gaetano Hardouin di Belmonte, the princess of Napoli: a Fabergé egg, a true masterpiece of that artist today so in style, which exhibits itself beautifully in the showcase of the Palermo Hall. We publish this book to awaken – as the Author writes – interest and curiosity towards our ancestors, who have left us traces of a fascinating history, and to stimulate the interest of Palermitans in the treasures of our land, but above all we wish to call the attention of our local administrators to the precious patrimony in the Monte Pellegrino Natural Reserve in order to allow everyone, I think of the numerous tourists who visit our city, to enter in a park to live unforgettable happy moments, and to transmit to others pleasurable emotions just as illustrions travellers have immortalized Palermo, which was once defined by the Arab geographer Al Idrisi (1099-1164) “…the grandest and most beautiful metropolis in the word”. The Editor 11 13 Parchi News SPORT Autunno 2010 Tennis LO SPORT CHE FA CRESCERE Intervista al Professor Giovanni Marino della F.I.T. (Federazione Italiana Tennis) presidente dello Junior Tennis Club - Palermo Come e quando nasce il tennis? Il Tennis, forse non tutti lo sanno, è uno sport rinascimentale, inizialmente era chiamato pallacorda e si praticava nelle corti, fu codificato nel Cinquecento da un filosofo italiano, Antonio Scaino da Salò, ma è stato brevettato come una qualsiasi invenzione, il 23 febbraio 1847 da un maggiore inglese dell’Armata delle Indie di nome Wingfield. Nel corso dei secoli si è evoluto, cosicché dalla metà dell’ Ottocento si è presto diffuso in tutto il mondo nella forma come lo conosciamo oggi, soprattutto nelle colonie dell’ ex Impero Britannico. In Italia fino agli anni sessanta era praticato quasi esclusivamente dalle classi più agiate, successivamente e divenuto uno sport popolare. Il boom di questo sport, in Italia si è verificato negli anni 60 e 80, con grandi giocatori come Nicola Pietrangeli, Orlando Sirola,Sergio Tacchini, Lea Pericoli, e poi con Adriano Panatta,Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Zugarelli, un team che nel 1976 conquistò per l’Italia la coppa Davis. Poi un lungo periodo di declino fino ai nostri giorni ad eccezione della settore femminile che,in questo periodo sta attraversando, invece un felicissimo momento, con la Schiavone e la Pennetta, e tante altre. Quali sono i motivi di questo declino? A mio modesto giudizio sono molteplici. Alla base di tutto io ritengo che in Italia manchi,ancora, proprio la cultura verso l’attività sportiva in generale. Dai genitori e a volte da alcuni insegnanti, specie quelli appartenenti alla vecchia guardia, la pratica sportiva è considerata una perdita di tempo e comunque una attività che distrae dallo studio. Ritornando al tennis,ritengo che una delle cause principali dipende dalla insufficiente organizzazione sia a livello centrale che periferico di questo sport. Faccio un esempio: durante la felice stagione dello mia Associazione, nella sede di via Beato Angelico, 1978-1992, in occasione dei tornei internazionali giovanili,era sempre presente una rappresentativa della Spagna. Questa era ed è la politica della federazione di tennis della Spagna. Seminare bene per poi raccogliere. Ecco il segreto per raggiungere ottimi risultati. C’è da dire che questa nazione oggi è ai primi posti in diverse discipline. Nel tennis basta dare uno sguardo alla folta schiera di giocatori spagnoli presenti ATP nei primi cento posti. A livello periferico, io credo che nei dirigenti dei vari circoli, tranne poche eccezioni, manchi una vera passione di investire sui giovani. Ad una politica di investimento sui giovani prevale la logica del bilancio. Mi spiego meglio: un 14 circolo per far crescere i suoi allievi promettenti deve mettere a loro disposizione molti campi per gli allenamenti, ma anche risorse economiche per mandarli in giro a giocare. A questo punto dovrebbe intervenire finanziariamente la Federazione. Purtroppo tutte le federazioni dispongono di risorse limitate. Come mai nessuno dei nostri giocatori di Davis riesce scalare le classifiche ATP (Association Tennis of Professionals)? Non saprei, forse manca quella costanza a seguire un duro lavoro di allenamenti, di grandi sacrifici di ogni genere. Sta di fatto che molti giocatori entrano nell’imbuto dei tornei internazionali, ma sono pochi quelli che riescono a uscire .Infatti i nostri migliori giocatori alternano periodi di grandi “Il tennis mi rende davvero felice”. Raf Nadal (Spagna), n°1 nella classifica mondiale di tennis Parchi News successi con altri di clamorose sconfitte. Le cause di questo comportamento, altalenante possono essere diverse:una preparazione fisica insufficiente,una tenuta emotiva e psicologica piuttosto fragile, oppure qualche lacuna tecnica nei colpi fondamentali. Se anche si dice che campioni si nasce è pur vero che bravi giocatori tali da stazionare nei primi cento posti delle classifiche ATP si possono costruire come avviene nelle altre nazioni tipo Spagna, Francia, Stati Uniti, Argentina etc. etc. Perché questo non avviene anche in Italia, basterebbe sbirciare in queste nazioni e imitarle un po’. Ci sono anche responsabilità anche a livello istituzionale? Certo, anche le istituzioni periferiche hanno le loro responsabilità. Gli impianti di proprietà degli enti locali,il più delle volte sono lasciati nel degrado e che, invece, affidate alle Associazioni Sportive potrebbero permettere a tanti giovani una sana attività sportiva. Che posto occupa questo sport nelle scuole e nelle università italiane? In molti campus delle nostre università statali non esistono impianti sportivi per praticare questo sport. Le cause principali possono essere due: 1) la poca passione, forse, degli studenti verso le attività sportive (un gran numero di giovani per pigrizia preferiscono il gioco passivo, cioè essere tifosi anziché sportivi praticanti, a detrimento della propria salute); 2) la mancanza di una vera politica sportiva. Nelle scuole medie pubbliche, anche qui viene praticato solo da una minima percentuale, da coloro ce comunque sono stai avviati dai genitori,anche loro praticanti. Perché così poco interesse per questo sport? Il tennis come il golf, tipicamen- Autunno 2010 te anglosassoni, sono stati per lungo tempo lontani dalla nostra cultura, o comunque è stato considerato uno sport d’elite. Però qualcosa sta cambiando, nonostante il disinteresse dei nostri politici, indaffarati a tutt’altre attività, e l’indifferenza della televisione pubblica che trasmette raramente incontri internazionali di tennis, trascurando il fatto che questo sport è importante nella formazione psico-fisica. Come tutti gli sport, tiene i giovani lontano dalle droghe e dai vizi ed è importante specialmente per la cultura del fair play, specie nei rapporti interpersonali, in tutte le circostanze della vita pubblica. Ci parli adesso del tennis e delle sue caratteristiche peculiari. Il Tennis è uno sport per tutti, che si può praticare da piccolissimi fino ad un età avanzata. Nel singolare l’ incontro è fra due giocatori; nel doppio è fra due coppie di giocatori. Il punteggio è davvero singolare, infatti un giocatore prima di aggiudicarsi un punto(game) deve lottare. Il punteggio: 15-30- 40, sembra si nato dal fatto che i due contendenti si giocassero una moneta del valore di sessanta divisa in 4 parti. Col passare del tempo il 45 è diventato 40. Le regole sono molto semplici e l’ apprendimento,essendo questo, uno sport molto tecnico, presuppone una guida attenta ed appassionata da parte dell’insegnante di tennis. La fase più difficile è quella iniziale. E’ la fase in cui vengono creati i presupposti del futuro giocatore. Una volta costruite le basi tecniche dei fondamentali, inizia la seconda fase quella che porterà l’allievo all’attività pre-agonistica e poi a quella agonistica. E’ la fase in cui oltre a perfezionare le qualità tecniche si intensifica la preparazione fisica. Tale preparazione prevede il potenziamento della muscolatura, la resistenza, la velocità,l’elasticità. 15 Per queste doti il tennista può essere considerato un triatleta, in quanto è,contemporaneamente, un fondista, un velocista e un lanciatore. Ma non è finita, accanto a queste qualità occorre inculcare alcune doti di carattere psicologico come ad esempio la mentalità vincente e la capacità di reazione nei momenti difficili ed infine, quelle capacità tattiche e strategiche ed emotive che se saranno bene metabolizzate faranno la differenza. Comunque, l’importanza di questo sport non è rappresenta solo dalla fase agonistica,tale fase sia in campo locale, sia in campo nazionale ed internazionale come elemento trainante, il vero ruolo di questo sport è quello sociale. Un modus vivendi, una sana attività fisica sotto forma di gioco. Gioco che a prescindere dalle capacità tecniche rappresenta in una società impazzita, un bagno di salute, un mezzo formidabile per scaricare le tensione emotive giornaliere, e per i giovani una sorta di polizza assicurativa contro tutte le devianze presenti nella nostra società. Va considerato,sopratutto che, il tennis come tutte le discipline sportive,contiene una serie di regole che bisogna rispettare, per cui diventa, cosa di non poca importanza, un formidabile mezzo di educazione alla legalità. Purtroppo a, ben vedere oggi sono poche le opportunità che le Istituzioni pubbliche e private offrono ai giovani desiderosi di intraprendere questo sport. Da considerare infine che uno sport con tali caratteristiche rappresenta anche un’altra polizza sanitaria. Quindi un grande risparmio finanziario per le casse dello Stato. Chi desidera avere maggiori informazioni, può contattare il Professor Giovanni Marino al seguente indirizzo e-mail: [email protected] SALUTE Parchi News Autunno 2010 L’importanza dell’attività fisica nei bambini e negli adolescenti Dai dati provenienti dalla “Relazione sullo stato sanitario del Paese 2001-2002” riguardanti l’attività fisica emerge un preoccupante andamento: aumenta il numero dei sedentari e tale fenomeno assume particolare rilievo nelle fasce di età giovanile. E ‘ stata documentata una spiccata riduzione dei numero di ragazzi praticanti un’attività sportiva e tra i giovani di 18-19 anni, la quota di persone completamente inattive, pari a 18,1% nel 1997, ha raggiunto il 24,3% nel 2001. Anche nella fascia di età tra i 6 e i 10 anni aumentano i comportamenti sedentari, più di un bambino su 5, pari al 21,6%, non svolge alcuna attività fisica nel tempo libero, nel 1997 la percentuale era del 17,1%. Con l’aumentare dell’età e del grado di scolarità diminuisce la percentuale di sportivi abituali a tal punto che solo il 29% tra i 35 e i 44 anni si muove regolarmente. Eppure adolescenti e giovani adulti sia maschi che femmine potrebbero ottenere grandi benefici dalla pratica regolare di un’attività che non necessariamente deve essere troppo intensa. Con almeno 15-20 minuti di una vigorosa attività tipo corsa o altro sport aerobico al giorno, i bambini e ragazzi riescono a: mantenere sani ed efficienti il tessuto osseo e le articolazioni costruire delle buone masse muscolari ridurre il grasso corporeo mantenere un buon peso prevenire lo sviluppo di pressione alta e aiutare la diminuzione della pressione negli adolescenti con ipertensione migliorare le capacità di apprendimento. Quest’ultimo punto è emerso in uno studio che mostra la correlazione tra sport e l’apprendimento. I risultati finali della ricerca hanno palesato che bambini che svolgono, oltre all’attività intellettuale, anche quella fisica hanno lo stesso rendimento scolastico dei bambini che hanno studiato un’ora in più, evidenziando una maggior capacità di apprendimento in alcune particolari discipline come, ad esempio, la matematica. L’attività motoria assume, inoltre, un ruolo decisivo sia come canale di sfogo della naturale esuberanza, 16 sia come formazione e educazione generale, migliorando l’adattabilità del ragazzo agli impegni quotidiani, consentendo un buon controllo emotivo, una migliore autostima e aumentando la capacità di socializzazione. Se a tutto ciò si aggiunge l’efficacia indiscussa di un’attività sportiva sulla salute fisica, è chiaro che lo sport risulta utile sin dai primi anni d’età. Il tradizionale nemico dello sport e fautore di sovrappeso e obesità per i ragazzi di tutto il mondo è il tempo passato davanti alla televisione. Secondo i dati della National Survey, i ragazzi che passano più di quattro ore davanti alla televisione hanno un peso corporeo molto più alto rispetto ai coetanei che restano davanti al video meno di due ore. Uno studio americano ha cercato una soluzione al “problema televisione”, tramite l’introduzione di un programma di attività fisica e dieta, ottenendo buoni risultati. Quindi lo sport come chiave per uscire di casa e limitare, quindi, il tempo passato ai videogiochi e alla televisione.