“For evil to triumph it is necessary only for good men to do nothing”
Edmund Burke
Autunno 2010
[email protected] - www.ilgiornaledeiparchi.it
Direttore: Arturo Abbadessa
Anno I - N° 3
Brancaccio o Maredolce
Pubblichiamo qui di seguito due interviste, la prima al Signor Maurizio Artale,
Direttore del Centro di Accoglienza Padre Nostro, fondato da don Pino Puglisi e la
seconda al Professor Domenico Ortolano, Presidente dell’Associazione Culturale
“Castello di Maredolce. Le due interviste sono state pubblicate per la prima volta su
“Sicilia Tempo”, nel novembre del 2007.
Quartiere Brancaccio | Popolazione
Residente 76.000 abitanti | Superficie
2.139 ettari.
Intervista al signor Maurizio Artale
Signor Artale, la ringrazio innanzi
tutto per avermi concesso questa intervista in un momento difficile per
Lei, a seguito dei recenti attentati
che avete subito. Vorrei iniziare, se
me lo consente, parlando di Politica. Lei penso condividerà il fatto che
la buona Politica è come la buona
Musica, che è tale se c’è una buona
orchestra. A me pare di non vedere
sinergie tra forze dell’Ordine, Istituzioni, Intellettuali, Imprenditori e Associazioni professionali –come Architetti e Ingegneri- per un’azione forte
di recupero di questo quartiere, che
ha tutte le potenzialità per diventare
“alla moda”. Dal recente incontro con
le Istituzioni dopo gli attentati subiti,
cos’è che ne è scaturito e quali sono le
sue impressioni?
L’impressione che ne ho avuto è
che dopo gli atti intimidatori le istituzioni si sono sentite sollecitate ad
una azione più corale nell’intervento, ognuno secondo il proprio ruo-
lo, quindi le forze dell’ordine hanno
intensificato i controlli sul territorio.
La Regione ha sboccato un finanziamento concesso al Centro Padre Nostro due anni fa. Il Comune di Palermo ha detto che avrebbe inserito nel
piano delle opere triennali, la ristrutturazione del lavatoio di Brancaccio
e avrebbe realizzato un Centro Polivalente Sportivo in un terreno del
Centro Padre Nostro. Tutte promesse
mantenute tranne quella sul lavatoio pubblico.
Signor Artale, Brancaccio una volta era considerata la Zona Industriale di Palermo, oggi vive un lento ed
inarrestabile degrado. Questo, a mio
parere, non è dipeso dai grandi sconvolgimenti provocati dal processo di
“globalizzazione”, bensì dalla incapacità di beneficiare totalmente di tutti
gli strumenti di sviluppo nazionali ed
europei messi a disposizione, e dalla
mancanza di una strategia seria di
rilancio dei diversi settori produttivi
locali. Tutto ciò ha rappresentato un
serio ostacolo alla rinascita economica e sociale, non solo di Brancaccio,
ma di Palermo e di tutta la Sicilia. A
tutto ciò va aggiunto la cattiva qualità dei servizi che la nostra regione offre, allontanando qualsiasi potenziale imprenditore: potrebbe dirci qual
Signor Sindaco,
per favore faccia qualcosa...
In un articolo su “La Stampa” del 25
agosto dal titolo “Anche per le città
serve una politica nazionale”, Paolo
Vezzi si chiede: «Perché le città italiane
non sono in grado di fare della cultura
una forte leva di sviluppo economico e
sociale?». “ In Italia –scrive Vezzi- non
si è consapevoli dell’opportunità costituita dal sistema urbano diffuso.
Le città sono considerate lo sfondo
dell’azione politica, economica e culturale e non il motore della nazione.
Esistono casi che vanno contro tale
impostazione: città di dimensioni
medio piccole, come Siracusa e Matera, Rimini e Reggio Emilia, Mantova e Trento hanno dimostrato che la
trasformazione urbana può essere
gestita unendo al meglio creatività e
spazi architettonici, dando vita a scene culturali alternative in cui convivono nuovi mercati del lavoro, forme
di ricerca scientifica e innovazione
tecnologica, apertura sociale e qualità
culturale (…). Serve un dialogo nazionale sul tema, per costruire al più presto un luogo di confronto e di scelta in
cui «cooperare per competere». Dare
uno slancio a un nuovo rinascimento
urbano, con un progetto nazionale da
qui al 2020, sarebbe una scelta prioritaria per il nostro Paese. Un modo
concreto di mettere insieme territorio
e sviluppo. Ma c’è chi ha tempo di lavorare a un simile progetto?”.
A mio parere, il problema non è così
semplice. Qui non si tratta di trovare
qualcuno che abbia il tempo di lavorare a un simile progetto. Gli Italiani
di tempo a disposizione ne hanno fin
Parchi News
è la sua impressione in questi anni
di esperienza come responsabile del
Centro fondato da Padre Puglisi?
Come diceva lei la coralità, la sinergia, la continuità negli interventi,
questo è quello che manca. Penso a
quello che potrebbe essere riportare
ai vecchi splendori il Castello di Maredolce o ristrutturare i magazzini di via
Azolino Hazon. Creare dei percorsi di
riqualificazione ambientale, culturale ed economico è un dovere di tutte
le istituzioni e dei cittadini che essi
rappresentano, non possiamo neanche continuare a dire che è sempre
colpa delle istituzioni. Cari abitanti di
Brancaccio appena il nostro quartiere
avrà il suo Centro Polivalente Sportivo, il suo Centro diurno per anziani,
il suo lavatoio pubblico, i locali di via
Azolino Hazon ristrutturati, non avremo più scuse, non avrete più scuse.
Se ognuno fa qualcosa (così diceva Padre Puglisi). Io la mia parte l’ho fatta.
Signor Artale, la ringrazio, ancora
una volta, spero di rincontrarla in un
clima più sereno, le auguro tanto successo per il suo lavoro che, ricordiamo ai nostri lettori, è di sola assistenza alle famiglie più bisognose del
quartiere, e, considerando l’enorme
difficoltà rappresenta una goccia nel
mare. (L’intervista è stata interrotta da numerose
telefonate).
.,
Intervista al Professor Domenico Ortolano
Presidente, quando è nata questa
vostra associazione e quali sono i
suoi scopi?
“L’Associazione Culturale “Castello
di Maredolce” nasce nel 1999 primariamente come luogo di confronto e
dibattito tra persone, per le quali il
rispetto dell’uomo e della comunità, fa scaturire l’interesse verso tutto
ciò che le civiltà hanno prodotto e
tramandato nei secoli. L’Associazione vuole essere espressione di un
intenso impegno culturale e sociale,
sintesi tra un forte senso etico e un
Autunno 2010
profondo radicamento nel territorio. Il problema della restaurazione,
conservazione e valorizzazione del
Castello viene posto prioritariamente per una maggiore crescita del
territorio, ed una “sensibilizzazione
culturale” della collettività. Inoltre si
impegna a diffondere la conoscenza
a tutti i livelli del “Palazzo degli Emiri”
prima e dei “Normanni” dopo.
Quali sono gli obiettivi raggiunti e
quali sono le difficoltà che incontrate
per realizzare i Vostri progetti?
Il percorso seguito a tutt’oggi
dall’Associazione non è stato facile, tuttavia si sono raggiunti alcuni
obiettivi, fra i quali: l’accresciuta conoscenza del Castello a tutti i livelli
tramite alcune iniziative; la diffusione
di un opuscolo in collaborazione con
l’AAPIT di Palermo; la diffusione di un
CD della Soprintendenza dei BB.CC. e
AA. di Palermo; l’interesse rivolto da
alcune scuole del territorio: la Scuola
Media Statale S.Quasimodo, il Liceo
Scientifico E.Basile, la Scuola Media
Statale Cesario; l’attenzione e l’interesse di molte associazioni culturali
della città e alcuni Dipartimenti di
Facoltà Universitarie; la diffusione di
un Servizio sul Castello da parte della RAI, all’interno di un programma
culturale. Di contro, il totale disinteressamento degli Enti Locali (più volte
sollecitati): Circoscrizione, il Consiglio
non si è mai interessato, nemmeno
una sola riunione. Il Comune di Palermo, il Sindaco più volte sollecitato per
un intervento di bonifica e pulizia antistante la Chiesa e gli archi di S. Ciro,
non è mai intervenuto. La Regione, il
Presidente e l’Assessore regionale ai
BB.CC. non hanno dato seguito all’inizio di interventi di restauro a 2 progetti: uno di €3milioni sul Castello, e
uno di €1milione sull’isolotto, progetti
redatti e finanziati dal 2006, ed inoltre
il mancato interesse agli espropri necessari per completare il totale recupero. Infine il disinteresse dei giornali
locali, che accendono i riflettori su
Brancaccio per fatti di sangue.
In molte città del nord Europa ci
sono Parchi che hanno trainato l’e-
2
troppo. Abbiamo giovani preparatissimi che escono dalle università, che
sono costretti ad andare all’estero a lavorare. Penso pure che questi giovani
all’inizio della loro carriera sarebbero
persino disposti anche a lavorare gratis se avessero la possibilità di migliorare la qualità della vita nel loro paese.
Innanzi tutto è un problema politico-etico-culturale. La Politica, la Burocrazia, i Sindacati dei Lavoratori e degli
Industriali non agiscono più nell’interesse nazionale, specie in questa nuova era della globalizzazione. Ciò di cui
soffre il nostro paese è la mancanza di
laicità e di conseguenza la mancanza
di rispetto della res publica. Non c’è
una religione di stato, come è avvenuto in passato con il Comunismo e il
Fascismo. Oggi, la monarchia inglese
è più democratica della repubblica
italiana. È un paradosso che gli Storici avranno il compito di spiegare alle
nuove generazioni.
Ci sono regole e comportamenti
che si dovrebbero apprendere specialmente nelle scuole pubbliche. Il
precetto democratico “Non pensare
cosa lo stato può fare per te, ma pensa
cosa tu puoi fare per lo stato”, in Italia
non è rispettato da nessuno. Persino i
“ricchi”, le grandi corporazioni, le grandi multinazionali con la complicità di
tutti i partiti riescono ad ottenere contributi e sovvenzioni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Nel Parlamento italiano non esiste una vera opposizione.
La famigerata “Legge Mosca”, che forse pochi ricordano, ad esempio, fu approvata da quasi tutti i partiti. A loro
non importa se il Paese è sulla strada
del declino o se i giovani non trovano
lavoro e non avranno una pensione.
In uno scenario politico tenebroso,
soprattutto per i giovani, il decoro delle
città non è materia del contendere da
parte dei politici italiani e non è inserito tra le priorità in nessun programma
politico nazionale. Credo che oramai
siamo tutti d’accordo che per uscire
dalla crisi bisogna ripartire dalla riqualificazione delle aree urbane, dove
trascorriamo alla maggior parte del
nostro tempo, quanto meno per migliorare la “qualità della vita”. Nella città
nasce la democrazia. “Il governo locale
è la culla della democrazia”.
Oggi, più del 50 per cento della
popolazione mondiale vive in città. In
un rapporto della Work Foundation
di Londra, dedicato a oltre 50 casi di
Parchi News
conomia delle zone limitrofe e delle
periferie: immaginate che si possa realizzare qui a Palermo, nel quartiere
di Brancaccio, il modello europeo?
La nostra Associazione, insieme
con altre 12 associazioni culturali
della città e due Dipartimenti di Facoltà Universitarie, ha inoltrato alle
Istituzioni(Presidente della Regione,
Assessore Regionale ai BB.CC., al
Sindaco, ecc…) una lettera petizione chiedendo il completamento dei
restauri e l’istituzione del relativo
Parco. La realizzazione del Parco di
Maredolce non solo sarebbe necessaria ed auspicabile, ma si verrebbe
a realizzare e fare rivivere il più antico Parco di Palermo. Tale ParcoGiardino farebbe rivivere quel luogo
di piacere estetico e dei sensi, frutto
della cultura islamica ed artistica,
approdata in Sicilia con gli Arabi e
rispettata durante la dominazione
normanna, e inserita nell’ambito
di una Koinè culturale di matrice
fatimida. La Sicilia è inoltre depositaria del bagaglio tecnico-culturale
introdotto dagli Arabi dell’Ifriqiyya,
relativo allo sviluppo e sfruttamento
delle risorse territoriali. Pertanto, non
solo sarebbe auspicabile per lo sviluppo socioeconomico del territorio,
ma darebbe dignità a Brancaccio e,
un nuovo tassello storico culturale
si inserirebbe nella rinascita e riscatto di Palermo. Penso proprio che gli
Amministratori della città di Palermo
dovrebbero seguire l’esempio dei Sindaci delle grandi metropoli europee,
e se crediamo tutti in questa rinascita possiamo farcela.
Autunno 2010
Conosciamo le difficoltà dell’amministrazione comunale e sappiamo
bene che determinati progetti sono
difficili da portare avanti quando
dipendono da decisioni politiche.
Nell’era attuale i cambiamenti avvengono ad una velocità impressionante. Mentre tutto ciò che è attorno
a noi è difficile da cambiare proprio
per la lentezza della macchina burocratica. Siamo consapevoli delle
difficoltà e vorremmo superarle con
strumenti adeguati. Il nostro desiderio è quello di incontrare il Sindaco
Cammarata per illustrare il nostro
progetto, che mira a unificare sotto
un’unica Fondazione la gestione amministrativa dei due più grandi parchi della città: il Parco della favorita
e il Parco Maredolce,liberandoli dalla
“camicia di forza” della burocrazia
e dai tanti abusivi. Se riusciremo in
questo progetto, chiederemo a tutti
i Siciliani, che sono generosi per natura, di contribuire con donazioni al
successo del progetto, che è quello
di realizzare due “grandi” Parchi per
una migliore “qualità della vita” nella
nostra Città.
C’è qualche richiesta specifica che
vorreste fare al Sindaco di Palermo?
Al Sindaco Cammarata faccio
mia una richiesta che aspetta ancora risposta, firmata da Vincenzo Di
Giovanni, datata Palermo, maggio
1896, Archivio Storico:
“La conservazione di questo importante monumento, Castello e
La Democrazia cresce in vari modi,
uno di questi è quando i Cittadini
sono coinvolti in determinati progetti che interessano il loro futuro,
ciò avviene quando le Autorità pubbliche affidano a gruppi di persone
oneste e competenti del luogo la
gestione di beni pubblici. A me pare
che la politica fin qui seguita dalle
Autorità vada nella direzione opposta. Condividete questa analisi e
cosa vorreste chiedere alle Autorità
locali per portare avanti in sicurezza
il vostro progetto?
3
città di tutto il mondo, è possibile notare che alcune stanno rispondendo
meglio alla più grande crisi dal 1929.
Abbiamo in Europa casi di successo:
la città di Barcellona in Spagna è uno
degli esempi più noti, dove quartieri
degradati sono diventati glamour, attraendo turisti da tutto il mondo. Le
città a più alto tasso di qualità culturale e formativa sono quelle che più
rapidamente usciranno dalla crisi.
Nel mondo sta crescendo un nuovo
movimento impegnato nella creazione di “città intelligenti”, con Sindaci,
Amministratori locali e Dirigenti scolastici ovviamente “intelligenti” e soprattutto onesti, al servizio della loro
comunità. Se uno di questi anelli non
funziona, allora tutto è inutile. Ognuno deve fare la sua parte.
Questa nuova realtà non viene presa
in considerazione dai nostri governanti, “campioni” dell’antipolitica. Siamo
già entrati nel XXI secolo, ma abbiamo
un personale politico e sindacati ancora con idee del XIX secolo, senza una
visione del futuro. Ed è puerile e strumentale sentire che c’è qualcuno che
ancora aspetta l’avvento di un nuovo
comunismo: In today’s economy, the
most important resource is no longer
labor, capital o land; it is knowledge.
Le nostre città hanno un tale potenziale di risorse che potrebbero
dar vita a un grande rinascimento.
Sono oramai anni che si discute pedissequamente attorno a questi temi.
Nulla cambia! Il cambiamento, se mai
ci sarà, lo può produrre solo il mondo
politico.
Arturo Abbadessa
Parchi News
Chiesa, farebbe “onore” agli studiosi
archeologi siciliani, alla città di Palermo, al Governo; e la sua restaurazione e riparazione, rimettendo
interamente la primitiva architettura, facendo ricomparire il grande
atrio del porticato, e sgombrando le
superfetazioni de’ tempi posteriori,
arricchirebbe la Sicilia di un monumento, ora quasi dimenticato, de’
suoi tempi gloriosi, nei quali emiri
e re normanni si vedono quasi passare innanzi ai nostri occhi, mentre
pare di sentire ancora per quelle
desolate mura le Kaside de’ poeti
musulmani cantate prima a lusuf e
a Giafar, e poi al potente re dei rumi,
il grande e magnifico re Ruggero. La
peschiera disseccata, ma tuttavia
con la sua grossa muraglia in giro,
non vedrà più le sue acque tanto abbondanti ed estese da avere dentro
una isoletta; ma i frantumi di pezzi
di barca, che ancora si scoprono
sotto il terreno coltivato a cedri ed
aranci, ricordano le delizie ivi godute dai nostri primi re Normanni, descritte dai contemporanei, e quelle
acque, che ancora escono da Monte
Grifone, da sotto i tre grand’archi
detti della Naumachia, col nome di
Mare dolce, di Favara di San Filippo,
una volta vedute fra i giardini che le
attorniano,non più si dimenticano
co’ ricordi degli Emiri e la grandezza
de’ re Normanni”.
Ad ogni modo, vorrei cogliere questa occasione per sottolineare alcune
priorità che andrebbero fatte subito.
1) La riqualificazione del Parco e del
suo Castello, assegnando alle famiglie che vivono abusivamente nei
dintorni soluzioni abitative alternative. Stessa cosa per i commercianti
che occupano l’area prospiciente il
Castello, dando loro l’opzione di utilizzare nuovi spazi alla fine dei lavori
di restauro. Penso, ad esempio, ad
un’area dove poter costruire un Gran
Bazar con tanti negozi;
2) Una linea metropolitana che colleghi il Parco con la Stazione Centrale;
3) La realizzazione di un nuovo grande Centro Commerciale di cui si è
tanto parlato;
4) Un nuovo grande albergo interna-
Autunno 2010
zionale con vista sul Parco;
5) La riqualificazione del Vecchio lavatoio e dell’ex Mulino;
6) Potenziamento dei Servizi Sociali e
di Sicurezza;
7) Un Poliambulatorio;
8) Un Asilo nido;
9) Nuovi eventi culturali e kermesse
eno-gastronomiche all’interno del
Castello, ad esempio, una Sagra del
cous-cous;
10) Esenzione da tutte le tasse per
tutte le nuove imprese commerciali
(Attuazione della legislazione in favore delle zone franche urbane);
11) Un grande Auditorium Civico.
Infine vorrei che fosse tolta dalla
toponomastica il nome Brancaccio
troppo legato a fatti di sangue e sostituirlo con Maredolce. Ma questo
è solo un mio personale auspicio.
Spetta a tutti i Residenti il diritto a
cambiare nome con un eventuale referendum locale.
Con la realizzazione di questi progetti, supportata da agevolazioni
fiscali, si potrebbe creare oltre 2000
posti di lavoro direttamente e indirettamente. Sono sicuro che Padre
Puglisi sarebbe stato d’accordo nel
portare avanti i progetti che vorremmo realizzare.
Credo che l’attuale Giunta comunale farebbe bene a investire in questo quartiere. Non fare nulla sarebbe una sconfitta per tutti. In alcune
città europee periferie degradate si
sono trasformate in aree di pregio
grazie a bravi Sindaci e bravi Architetti.
Questo nostro quartiere ha grandi
potenzialità per diventare un quartiere “alla moda”. Il Sindaco Cammarata con l’attuale Giunta comunale potrebbe compiere questo”
miracolo”. La mia speranza è che
tutto ciò non sia solo un sogno.
Presidente, la ringrazio per questa
intervista e Le formulo i più sinceri
auguri per il successo dei vostri progetti. Spero che i suoi sogni si possano davvero realizzare presto.
BUONA FORTUNA!
Copyright @ 2007 Arturo Abbadessa
4
L’Italia è un Paese per
vecchi
«Se la demografia rappresenta
il destino di un paese, l’Italia sta
letteralmente morendo». Sono
parole eloquenti quelle dello
scrittore-giornalista Giulio Meotti, che dalle pagine del Wall Street Journal , lancia un monito: gli
Italiani, entro il 2050 saranno 10
milioni, (i Siciliani 1 milione), il 60
per cento della popolazione non
avrà più fratelli, sorelle, cugini e
zii. Dal 1994 il numero delle nascite è sistematicamente superato
da quello dei decessi e la fertilità rasenta livelli minimi: se negli
anni Sessanta ogni coppia aveva
in media 2 bambini, oggi i dati rivelano che le donne partoriscono
raramente più di un figlio a testa.
Il columnist cita le preoccupanti stime dell’Istituto di Ricerca Tedesco Max Plack secondo
cui la strada intrapresa dall’Italia
condurrà entro la fine del secolo
ad un drastico calo della popolazione, ridotta ad una decina
di milioni di persone, poco più,
poco meno.
La crisi delle nascite, prosegue
il WSJ, minaccia di avere conseguenze sociali ed economiche
disastrose. Già oggi, il 22 per cento della popolazione italiana è in
età pensionistica, uno dei tassi
più elevati a livello mondiale.
L’Italia destina inoltre alla previdenza il 15 per cento del prodotto interno lordo, più di ogni altra
nazione europea. L’Italia non è il
solo Paese del Continente sull’orlo del suicidio demografico, sottolinea l’editoriale. Ma è il primo
nel mondo che vive il cosiddetto
«crossing over», cioè il numero
degli under 20 è inferiore a quello degli over 60.
(Fonte: Wall Street Journal)
Parchi News
Autunno 2010
IL CASTELLO DI RACCONIGI
E' IL PARCO PIU' BELLO D'ITALIA 2010!
Il Castello di Racconigi è il vincitore dell’edizione 2010 del premio “Il
Parco Più Bello d’Italia”, assegnato
l’anno scorso alla Reggia di Caserta. È arrivata l’estate, e con questa
la stagione di maggior splendore
dei parchi e giardini italiani. Perché
non concedersi quindi un weekend
all’insegna della bellezza e del patrimonio paesaggistico italiano visitando Il Parco Più Bello d’Italia 2010? La giuria dell’ormai famoso Premio
di Parchi e Giardini, giunto quest’anno all’ottava edizione nazionale, si è infatti riunita
nel corso della scorsa settimana ed ha eletto il Parco
del Castello di Racconigi, a
pochi chilometri da Torino,
come vincitore dell’edizione 2010 del concorso Il Parco Più Bello d’Italia. Il Parco del Castello di
Racconigi è stato prescelto
tra una rosa di dieci finalisti eletti a inizio primavera
tra gli oltre cento parchi
e giardini italiani iscritti
al concorso. Racconigi si
aggiudica quindi l’ambito
titolo di “Parco Più Bello d’Italia 2010”, assegnato l’anno scorso alla splendida
Reggia di Caserta con il suo
Giardino Inglese. La giuria ha voluto premiare il
Castello di Racconigi per l’impegno
trentennale della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il
Paesaggio del Piemonte a partire
dall’acquisizione del complesso da
parte dello Stato nel 1980, per l’aver
posto come condizione preliminare
a qualsiasi intervento il tema della
conoscenza, per il restauro del parco, del giardino e delle architetture,
per l’attenzione riservata alla ma-
nutenzione e alle attività di valorizzazione e promozione di iniziative
culturali. Il premio, infine, è un riconoscimento alla memoria di Mirella Macera, lungimirante coordinatrice
di tutti gli interventi, coadiuvata
da consulenti esterni e interni con
i quali ha saputo creare occasioni di diffusione della conoscenza
promuovendo le più svariate e stimolanti attività, capaci di restituire
quella perfetta sinergia tra il parco e
il territorio circostante. La cerimonia di premiazione ufficiale si terrà a fine settembre 2010
presso le Serre Reali del Castello di
Racconigi. Maggiori dettagli verranno comunicati a breve. La giuria che ha eletto vincitore
il Parco del Castello di Racconigi si
compone di sette specialisti del settore, autori di diverse pubblicazioni, membri di prestigiosi comitati
nazionali e internazionali: Vincenzo
5
Cazzato (presidente), Margherita
Azzi Visentini Alberta Campitelli,
Marcello Fagiolo, Ines Romitti, Rossella Sleiter, Luigi Zangheri. Il concorso Il Parco Più Bello è un
concorso dedicato a parchi e giardini, organizzato ogni anno da Briggs
& Stratton, azienda produttrice di
motori per macchine da giardino,
che ha lo scopo di valorizzare l’inestimabile patrimonio architettonico
e paesaggistico presente nella nostra penisola, contribuendo a stimolare l’interesse e la sensibilità verso il verde nelle sue
forme più eccelse. I vincitori delle precedenti edizioni sono Il Giardino di Valsanzibio di Galzignano Terme (ed. 2003),
il Giardino La Mortella di
Ischia (ed. 2004), i Giardini
di Castel Trauttmansdorff
di Merano (ed. 2005), Villa
d’Este a Tivoli (ed. 2006), l’Isola Bella Borromeo di Stresa (ed. 2007), e Villa Pisani a
Strà (ed. 2008), e la Reggia
di Caserta (2009). Il Concorso Il Parco
Più Bello è organizzato
quest’anno con il Patrocinio del Ministero per i Beni
e le Attività Culturali, del
FAI (Fondo Ambiente Italiano), e dell’AIAPP (Associazione
Italiana Architettura del Paesaggio). Ulteriori informazioni sul concorso e sul “Parco più Bello d’Italia” al
sito www.ilparcopiubello.it e nella
pagina Facebook “Il Parco Più Bello”.
Per maggiori info o per ricevere la
cartella stampa contattare:
Laura Sajeva
[email protected]
CULTURA
Parchi News
Autunno 2010
Abbiamo chiesto al filosofo Camillo Campanella di dare ai lettori del nostro giornale una sua interpretazione di che cosa è la felicità.
Il filosofo Campanella dopo molti anni di insegnamento si è dedicato alla professione di avvocato civilista.
Che cosa è la felicità?
di Camillo Campanella
È una delle domande alle quali è molto difficile rispondere
per molti e comprensibili motivi, ed ogni tentativo di darne
una definizione corre il rischio
di rimanere una pura esercitazione accademica.
Bisogna, allora, chiedersi il
perché della domanda.
La risposta è sin troppo facile. L’uomo non è felice (ma per
comprendere che cosa significhi non essere felice non è forse
è necessario sapere, prima, che
cosa è la felicità?), ma cerca,
continuamente, di esserlo.
Senza alcuna pretesa di dare
una risposta che, dati i limiti di
chi scrive, non potrebbe non
essere velleitaria, ritengo di potere avanzare alcune semplici
considerazioni.
Credo che si possa azzardare la seguente definizione della
felicità: una condizione emotiva piacevolissima di tranquillità
e serenità che ci soddisfa completamente, unita ad una totale
assenza di turbamento, che si
vorrebbe durasse per sempre,
ma che è, comunque, destinata
a cessare.
La felicità, infatti, non può essere come l’essere parmenideo,
una, immobile, immutabile ed
eterna.
C’è in ogni uomo un bisogno
di certezza e di tranquillità, ma
se è vero che la certezza è un illusione e la tranquillità non è il
destino dell’uomo, è altrettanto
vero che forse proprio per questo egli cerca di raggiungere,
anche se per pochi momenti,
quello che chiamiamo felicità.
Tutti comprendiamo che ogni
uomo cerca di raggiungere tale
condizione per superare i problemi della vita e che in questa
ricerca si trova a cozzare contro
mille difficoltà.
La vita di ognuno di noi, purtroppo, si svolge tra mille difficoltà e sappiamo che è fatta di
una molteplicità di circostanze,
in cui si alternano fatti piacevoli e meno piacevoli.
I problemi familiari, del lavoro, dell’esistenza in genere
ci pongono molto spesso, davanti a delle scelte i cui risultati non dipendono quasi mai
soltanto da noi ma finiscono,
inevitabilmente, con l’intrecciarsi con le scelte degli altri,
che non sempre ci soddisfano quando, addirittura, non ci
danneggiano.
È possibile, quindi, conseguire questo status emotivo, destinato a cambiare, e che vorremmo si estendesse anche a tutti
quelli che ci sono cari?
È possibile evitare che le azioni degli altri distruggano o, per
lo meno, impediscano quello
che in un determinato momento costituisce per ciascuno di
noi il meglio?
Se ci lasciamo vincere dal
pessimismo dovremmo dire
che ogni nostro tentativo di
6
raggiungere o conservare ciò
che in un particolare momento della nostra vita ci soddisfa
completamente, è perfettamente inutile, vista la realtà in
cui ci troviamo a vivere.
Ritengo, tuttavia, che una tale
conclusione pessimistica, per
quanto possa apparire completamente giustificata, non sia la
strada migliore da seguire per
superare le difficoltà della nostra vita e per conseguire ciò
che abbiamo identificato con la
felicità.
Mi sembra necessario, quindi,
se vogliamo dare un senso positivo alla nostra esistenza, acquisire la consapevolezza che
la felicità, da qualunque punto
di vista la si consideri, o comunque la si definisca, non può far
parte della nostra vita per sempre, ma, tuttavia, è possibile e
doveroso accettare la nostra
esistenza con la consapevolezza di compiere, sempre, verso
noi stessi e verso gli altri, il nostro dovere e ricavare da questa considerazione la certezza
di avere dato il senso migliore
alla nostra breve avventura su
questa terra.
Tutto questo, forse, può identificarsi con la felicità (ma non
sarebbe meglio dire serenità?)
e allora potremo dire che, pur
con mille difficoltà, essa può far
parte della nostra esistenza.
[email protected]
Parchi News
CULTURA
Autunno 2010
BOOK GALLERY
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di contrastare. Co
orgogliosi delle p
dunque quello di c
e difendere dagli a
renza i tesori dell
costruire le fonda
secolo di pace e b
del terzo millennio
Copertina: I Graff
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Autunno 2010
La pubblicazione di questo libro vuole essere
un tributo alla figura del principe
Gaetano Hardouin di Belmonte.
Ringraziamo gli eredi ed in particolare il figlio,
Dr. Ferdinando Hardouin per aver autorizzato
la pubblicazione di questa opera.
The publication of this book in intended
as a tribute to the figure of Prince
Gaetano Hardouin di Belmonte.
We thank his heirs, and in particular his son,
Dr. Ferdinando Hardouin, for having authorized
the publication of this work.
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Ciò che Superga è per Torino, il Vesuvio per Napoli, il Monte Baldo per Vicenza, è Monte
Pellegrino per Palermo”.
Dal Settecento ad oggi, da quando Giovanni Houel (pittore di Luigi XV) ed Enrico
Cristoforo Kniep (compagno di Goethe nel suo viaggio in Italia), si innamorarono della sua aspra
bellezza, e da prima ancora, la sagoma del Monte Pellegrino è stata mille volte ritratta da artisti
di tutto il mondo.
Ma per i Palermitani il Monte Pellegrino è assai più che un luogo mirabile per bellezza
naturale: è sacro alla loro fede, è palladio di antiche memorie oltre che, per la maggior parte di essi,
nido di cari ricordi, azzurro sfondo ai propri sogni.
(brani tratti dal libro “La Favorita – A World-Class Park”)
Qui, di fronte il Mar Mediterraneo, nella stupenda cornice del Monte Pellegrino, che Johann
W. Goethe definì “…il più bel promotorio del mondo”, si trova un tesoro d’arte, opera di uomini
primordiali abitanti di questi luoghi: sono i Graffiti dell’Addaura, custoditi in uno degli angoli più
suggestivi della costa palermitana.
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That which Superga is for Torino, Vesuvious for Naples, and Monte Baldo for Vicenza,
Monte Pellegrino is for Palermo.
Since the eighteenth century, when John Houel (court painter for Louis XV) and Henry
Christopher Kniep (Goethe’s travel companion during his Italian journey), fell in love with its harsh
beauty, and even before that, the outline of Monte Pellegrino has been portrayed hundreds of times
by artists from all over the world.
But for Palermitans Monte Pellegrino is much more than a place admirable for its nature
beauty: it is sacred to their faith, it is a palladium of ancient memories besides being, for most of them,
a nest of treasured memories, an azure background to their own dreams.
(passages taken from the book “The Favorita – A World-Class Park)
Here, facing the Mediterranean Sea, in the stupendous frame of Monte Pellegrino, which Johann W. Goethe defined “… the most beautiful promontory in the world”, are found the first traces
of the primordial presence of the inhabitants of these places: they are the Addaura Graffiti, housed in
one of the most suggestive corners of the Palermitan coast.
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PREFAZIONE
PREFACE
Un emozionante viaggio nel
passato è ciò che si prova a vedere i
graffiti della Grotta dell’Addaura
(m. 314). Ci troviamo di fronte ad
immagini primordiali della storia dei
primi abitanti di questi luoghi che ci
mostrano, attraverso un diario murale indelebile di oltre 5000 anni fa, la
vita e l’evoluzione della specie umana che, secondo recenti studi, avrebbe le radici nella natia Africa. Sono
opere d’arte di un scultore dell’era
paleolitica. Questi graffiti testimoniano la più antica presenza dell’uomo e si trovano nel versante settentrionale del Monte Pellegrino, che fu
definito dal grande intellettuale tedesco, Johann W. Goethe, che ancora
non sapeva della loro esistenza, “il
più bel promontorio del mondo”.
Dove peraltro si trovano altre grotte
di notevole interesse scientifico: la
Grotta della Regina, l’Abisso della
Pietra Selvaggia, la Grotta delle
Quattro Arie, la Grotta dei Birilli.
Siamo dunque agli albori della Storia
di Sicilia.
A moving journey into the past is
what one experiences upon seeing the
graffiti in the Addaura Grotto
(m.314). We find ourselves facing
primordial images from the history of
the first inhabitants of these places
which show us, through an indelible
wall diary from over 5,000 years ago,
the life and evolution of the human
species which, according to recent
studies, has its roots in the cradle of
Africa. They are works of art of a
sculptor of the Paleolithic Age. These
graffiti are evidence of the most ancient presence of man and are found
on the northern slope of Mount Pilgrim, which was defined by the great
German intellectual, Johann W.
Goethe, who did not yet know of their
existence, “…the most beautiful
headland in the world”. Where, moreover, are found other grottoes of remarkable scientific interest: the Grotto of the Queen, the Abyss of the Wild
Stone, the Grotto of the Four Airs, the
Grotto of the Pins. We are therefore at
the dawn of Sicilian history.
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Questo museo naturale di inestimabile valore è diventato da circa
dieci anni un bene pubblico, ma non
è ancora aperto al pubblico. Speriamo che questa meraviglia a poca distanza dal centro della Città possa
essere presto fruibile e diventare una
meta turistica.
In attesa, ne gustiamo la bellezza
attraverso la descrizione di uno studioso illustre, il principe Gaetano
Hardouin di Belmonte, che amava
This priceless natural museum
has become, for about the past ten
years, public property, but it isn’t
yet open to the public. We hope
that this wonder, not far from the
City centre, can soon be enjoyed
by all and become a tourist destination.
In the meantime, we can enjoy
its beauty through the description of
an illustrious scholar, prince Gaetano
Hardouin di Belmonte, who loved
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questi luoghi e la sua Città, oltretutto
per essere stato a lungo Consigliere
comunale di Palermo, sempre attivo,
vigile e puntuale. Memorabile il gesto da lui compiuto quando, Sindaco
di Palermo Leoluca Orlando, dallo
scranno di consigliere offrì alla Città
un prezioso omaggio proveniente
dalla ricca collezione di famiglia,
frutto di un regalo nuziale che Gabriele D’Annunzio aveva offerto alla
nonna di Gaetano Hardouin di Belmonte, la principessa di Napoli: un
uovo di Farbergé, vero capolavoro di
quell’artista oggi tanto alla moda, che
fa bella mostra di sé nelle bacheche
del Comune di Palermo.
Pubblichiamo questo libro per risvegliare – come scrive l’Autore –
l’interesse e la curiosità verso i nostri
antenati, che ci hanno lasciato tracce
di una storia affascinante, e per stimolare l’interesse dei Palermitani verso i
tesori della nostra terra, ma soprattutto desideriamo richiamare l’attenzione dei nostri Amministratori locali sui
beni preziosi all’interno della Riserva
Naturale Orientata Monte Pellegrino
per consentire a tutti, penso ai numerosi turisti che visitano la nostra città,
di entrare in un Parco per vivere momenti felici, da non dimenticare e per
trasmettere ad altri piacevoli emozioni così come hanno fatto illustri viaggiatori che hanno immortalato Palermo, che un tempo fu definita dal geografo arabo Al Idrisi (1099-1164)
“…la più grande e la più bella metropoli del mondo”.
L’Editore
these places and his city, above all for
having been for a long time a Palermo City councilman, always active,
vigilant and punctual. Memorable is
the gesture he made when, Mayor of
Palermo Leoluca Orlando, from the
bench of Councilmen offered the
City a precious homage coming from
the rich family collection, fruit of a
nuptial gift that Gabriele D’Annunzio
had offered to the grandmother of
Gaetano Hardouin di Belmonte, the
princess of Napoli: a Fabergé egg, a
true masterpiece of that artist today
so in style, which exhibits itself beautifully in the showcase of the Palermo Hall.
We publish this book to awaken – as the Author writes – interest
and curiosity towards our ancestors, who have left us traces of a
fascinating history, and to stimulate
the interest of Palermitans in the
treasures of our land, but above all
we wish to call the attention of our
local administrators to the precious
patrimony in the Monte Pellegrino
Natural Reserve in order to allow
everyone, I think of the numerous
tourists who visit our city, to enter
in a park to live unforgettable happy moments, and to transmit to others pleasurable emotions just as illustrions travellers have immortalized Palermo, which was once defined by the Arab geographer Al
Idrisi (1099-1164) “…the grandest
and most beautiful metropolis in
the word”.
The Editor
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SPORT
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Tennis
LO SPORT CHE FA CRESCERE
Intervista al Professor Giovanni Marino della F.I.T. (Federazione Italiana Tennis) presidente dello Junior Tennis Club - Palermo
Come e quando nasce il tennis?
Il Tennis, forse non tutti lo sanno, è uno sport rinascimentale,
inizialmente era chiamato pallacorda e si praticava nelle corti,
fu codificato nel Cinquecento da
un filosofo italiano, Antonio Scaino da Salò, ma è stato brevettato
come una qualsiasi invenzione, il
23 febbraio 1847 da un maggiore inglese dell’Armata delle Indie
di nome Wingfield. Nel corso dei
secoli si è evoluto, cosicché dalla
metà dell’ Ottocento si è presto diffuso in tutto il mondo nella forma
come lo conosciamo oggi, soprattutto nelle colonie dell’ ex Impero
Britannico. In Italia fino agli anni
sessanta era praticato quasi esclusivamente dalle classi più agiate,
successivamente e divenuto uno
sport popolare. Il boom di questo
sport, in Italia si è verificato negli
anni 60 e 80, con grandi giocatori
come Nicola Pietrangeli, Orlando
Sirola,Sergio Tacchini, Lea Pericoli,
e poi con Adriano Panatta,Corrado
Barazzutti, Paolo Bertolucci, Zugarelli, un team che nel 1976 conquistò per l’Italia la coppa Davis.
Poi un lungo periodo di declino fino
ai nostri giorni ad eccezione della settore femminile che,in questo periodo
sta attraversando, invece un felicissimo momento, con la Schiavone e la
Pennetta, e tante altre.
Quali sono i motivi di questo declino?
A mio modesto giudizio sono
molteplici.
Alla base di tutto io ritengo che
in Italia manchi,ancora, proprio
la cultura verso l’attività sportiva
in generale.
Dai genitori e a volte da alcuni
insegnanti, specie quelli appartenenti alla vecchia guardia, la
pratica sportiva è considerata una
perdita di tempo e comunque una
attività che distrae dallo studio.
Ritornando al tennis,ritengo che
una delle cause principali dipende
dalla insufficiente organizzazione
sia a livello centrale che periferico
di questo sport.
Faccio un esempio: durante la felice stagione dello mia
Associazione, nella sede di via
Beato Angelico, 1978-1992, in
occasione dei tornei internazionali giovanili,era sempre presente una rappresentativa della Spagna. Questa era ed è la politica
della federazione di tennis della
Spagna. Seminare bene per poi
raccogliere. Ecco il segreto per
raggiungere ottimi risultati. C’è
da dire che questa nazione oggi
è ai primi posti in diverse discipline. Nel tennis
basta dare uno
sguardo alla folta schiera di giocatori spagnoli
presenti ATP nei
primi cento posti.
A livello periferico, io
credo che nei dirigenti dei
vari circoli, tranne
poche eccezioni,
manchi una vera
passione di investire sui giovani.
Ad una politica
di investimento
sui giovani prevale la logica
del bilancio. Mi
spiego meglio: un
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circolo per far crescere i suoi allievi promettenti deve mettere a
loro disposizione molti campi per
gli allenamenti, ma anche risorse
economiche per mandarli in giro
a giocare. A questo punto dovrebbe intervenire finanziariamente
la Federazione. Purtroppo tutte le
federazioni dispongono di risorse
limitate.
Come mai nessuno dei nostri
giocatori di Davis riesce scalare le
classifiche ATP (Association Tennis
of Professionals)?
Non saprei, forse manca quella
costanza a seguire un duro lavoro
di allenamenti, di grandi sacrifici
di ogni genere. Sta di fatto che
molti giocatori entrano nell’imbuto dei tornei internazionali, ma
sono pochi quelli che riescono a
uscire .Infatti i nostri
migliori giocatori
alternano
periodi di grandi
“Il tennis mi rende davvero felice”.
Raf Nadal (Spagna),
n°1 nella classifica mondiale di tennis
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successi con altri di clamorose
sconfitte. Le cause di questo comportamento, altalenante possono essere diverse:una preparazione fisica insufficiente,una tenuta
emotiva e psicologica piuttosto
fragile, oppure qualche lacuna
tecnica nei colpi fondamentali.
Se anche si dice che campioni si
nasce è pur vero che bravi giocatori tali da stazionare nei primi cento posti delle classifiche ATP si possono costruire come avviene nelle
altre nazioni tipo Spagna, Francia,
Stati Uniti, Argentina etc. etc. Perché questo non avviene anche in
Italia, basterebbe sbirciare in queste nazioni e imitarle un po’.
Ci sono anche responsabilità anche a livello istituzionale?
Certo, anche le istituzioni periferiche hanno le loro responsabilità.
Gli impianti di proprietà degli
enti locali,il più delle volte sono
lasciati nel degrado e che, invece,
affidate alle Associazioni Sportive
potrebbero permettere a tanti giovani una sana attività sportiva.
Che posto occupa questo sport
nelle scuole e nelle università italiane?
In molti campus delle nostre
università statali non esistono impianti sportivi per praticare questo
sport. Le cause principali possono
essere due: 1) la poca passione,
forse, degli studenti verso le attività sportive (un gran numero di
giovani per pigrizia preferiscono
il gioco passivo, cioè essere tifosi
anziché sportivi praticanti, a detrimento della propria salute); 2)
la mancanza di una vera politica
sportiva.
Nelle scuole medie pubbliche,
anche qui viene praticato solo da
una minima percentuale, da coloro ce comunque sono stai avviati
dai genitori,anche loro praticanti.
Perché così poco interesse per
questo sport?
Il tennis come il golf, tipicamen-
Autunno 2010
te anglosassoni, sono stati per
lungo tempo lontani dalla nostra
cultura, o comunque è stato considerato uno sport d’elite. Però
qualcosa sta cambiando, nonostante il disinteresse dei nostri politici, indaffarati a tutt’altre attività, e l’indifferenza della televisione
pubblica che trasmette raramente
incontri internazionali di tennis,
trascurando il fatto che questo
sport è importante nella formazione psico-fisica. Come tutti gli
sport, tiene i giovani lontano dalle
droghe e dai vizi ed è importante
specialmente per la cultura del fair
play, specie nei rapporti interpersonali, in tutte le circostanze della
vita pubblica.
Ci parli adesso del tennis e delle
sue caratteristiche peculiari.
Il Tennis è uno sport per tutti,
che si può praticare da piccolissimi fino ad un età avanzata.
Nel singolare l’ incontro è fra due
giocatori; nel doppio è fra due
coppie di giocatori. Il punteggio è
davvero singolare, infatti un giocatore prima di aggiudicarsi un
punto(game) deve lottare. Il punteggio: 15-30- 40, sembra si nato
dal fatto che i due contendenti si
giocassero una moneta del valore
di sessanta divisa in 4 parti. Col
passare del tempo il 45 è diventato 40.
Le regole sono molto semplici e l’ apprendimento,essendo
questo, uno sport molto tecnico,
presuppone una guida attenta
ed appassionata da parte dell’insegnante di tennis. La fase più
difficile è quella iniziale. E’ la fase
in cui vengono creati i presupposti del futuro giocatore. Una volta
costruite le basi tecniche dei fondamentali, inizia la seconda fase
quella che porterà l’allievo all’attività pre-agonistica e poi a quella
agonistica. E’ la fase in cui oltre a
perfezionare le qualità tecniche si
intensifica la preparazione fisica.
Tale preparazione prevede il potenziamento della muscolatura, la
resistenza, la velocità,l’elasticità.
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Per queste doti il tennista può essere considerato un triatleta, in
quanto è,contemporaneamente,
un fondista, un velocista e un lanciatore. Ma non è finita, accanto
a queste qualità occorre inculcare
alcune doti di carattere psicologico come ad esempio la mentalità
vincente e la capacità di reazione nei momenti difficili ed infine,
quelle capacità tattiche e strategiche ed emotive che se saranno
bene metabolizzate faranno la
differenza.
Comunque, l’importanza di
questo sport non è rappresenta
solo dalla fase agonistica,tale
fase sia in campo locale, sia in
campo nazionale ed internazionale come elemento trainante, il
vero ruolo di questo sport è quello sociale. Un modus vivendi, una
sana attività fisica sotto forma
di gioco. Gioco che a prescindere
dalle capacità tecniche rappresenta in una società impazzita,
un bagno di salute, un mezzo
formidabile per scaricare le tensione emotive giornaliere, e per i
giovani una sorta di polizza assicurativa contro tutte le devianze presenti nella nostra società.
Va considerato,sopratutto che,
il tennis come tutte le discipline
sportive,contiene una serie di regole che bisogna rispettare, per
cui diventa, cosa di non poca importanza, un formidabile mezzo
di educazione alla legalità. Purtroppo a, ben vedere oggi sono
poche le opportunità che le Istituzioni pubbliche e private offrono
ai giovani desiderosi di intraprendere questo sport. Da considerare
infine che uno sport con tali caratteristiche rappresenta anche
un’altra polizza sanitaria. Quindi
un grande risparmio finanziario
per le casse dello Stato.
Chi desidera avere maggiori informazioni, può contattare il Professor
Giovanni Marino al seguente indirizzo e-mail:
[email protected]
SALUTE
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L’importanza dell’attività fisica
nei bambini e negli adolescenti
Dai dati provenienti dalla “Relazione sullo stato sanitario del Paese
2001-2002” riguardanti l’attività fisica
emerge un preoccupante andamento: aumenta il numero dei sedentari
e tale fenomeno assume particolare
rilievo nelle fasce di età giovanile.
E ‘ stata documentata una spiccata
riduzione dei numero di ragazzi praticanti un’attività sportiva e tra i giovani di 18-19 anni, la quota di persone
completamente inattive, pari a 18,1%
nel 1997, ha raggiunto il 24,3% nel
2001.
Anche nella fascia di età tra i 6 e i
10 anni aumentano i comportamenti sedentari, più di un bambino su 5,
pari al 21,6%, non svolge alcuna attività fisica nel tempo libero, nel 1997
la percentuale era del 17,1%.
Con l’aumentare dell’età e del grado di scolarità diminuisce la percentuale di sportivi abituali a tal punto
che solo il 29% tra i 35 e i 44 anni si
muove regolarmente.
Eppure adolescenti e giovani adulti
sia maschi che femmine potrebbero
ottenere grandi benefici dalla pratica
regolare di un’attività che non necessariamente deve essere troppo intensa.
Con almeno 15-20 minuti di una vigorosa attività tipo corsa o altro sport
aerobico al giorno, i bambini e ragazzi
riescono a: mantenere sani ed efficienti il tessuto osseo e le articolazioni
costruire delle buone masse muscolari ridurre il grasso corporeo mantenere un buon peso prevenire
lo sviluppo di pressione alta
e aiutare la diminuzione della
pressione negli adolescenti
con ipertensione migliorare le
capacità di apprendimento.
Quest’ultimo punto è emerso in uno studio che mostra la
correlazione tra sport e l’apprendimento. I risultati finali
della ricerca hanno palesato
che bambini che svolgono,
oltre all’attività intellettuale,
anche quella fisica hanno lo
stesso rendimento scolastico
dei bambini che hanno studiato un’ora in più, evidenziando
una maggior capacità di apprendimento in alcune particolari discipline
come, ad esempio, la matematica.
L’attività motoria assume, inoltre,
un ruolo decisivo sia come canale
di sfogo della naturale esuberanza,
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sia come formazione e educazione
generale, migliorando l’adattabilità
del ragazzo agli impegni quotidiani, consentendo un buon controllo
emotivo, una migliore autostima e
aumentando la capacità di socializzazione.
Se a tutto ciò si aggiunge l’efficacia
indiscussa di un’attività sportiva sulla
salute fisica, è chiaro che lo sport risulta utile sin dai primi anni d’età.
Il tradizionale nemico dello sport e
fautore di sovrappeso e obesità per
i ragazzi di tutto il mondo è il tempo
passato davanti alla televisione. Secondo i dati della National Survey, i
ragazzi che passano più di quattro
ore davanti alla televisione hanno un
peso corporeo molto più alto rispetto
ai coetanei che restano davanti al video meno di due ore.
Uno studio americano ha cercato
una soluzione al “problema televisione”, tramite l’introduzione di un programma di attività fisica e dieta, ottenendo buoni risultati.
Quindi lo sport come chiave per
uscire di casa e limitare, quindi, il tempo passato ai videogiochi e alla televisione.
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Brancaccio o Maredolce - Parco della Favorita Palermo