REGDOCSussidi_210x280regno_col.ai 13-2012 cop:REGDOC 21-2009 17.15 Pagina 4 1 cop.qxd 05/07/1211/07/2012 17.56 IN LI BR ER IA PAOLO SARTOR - ANDREA CIUCCI Buona notizia 2012 quindicinale di attualità e documenti Presentazione di Guido Benzi 4. Incontra! Itinerario catecumenale per ragazzi e famiglie 3a tappa 13 Guida: pp. 136 – € 10,00 Sussidio: pp. 64 – € 4,50 5. Vivi! Itinerario mistagogico per ragazzi e famiglie NOVITÀ Documenti Guida: pp. 96 – € 8,50 Diario: pp. 64 – € 4,50 385 La nuova evangelizzazione L’Instrumentum laboris del Sinodo dei vescovi del prossimo ottobre mette a fuoco gli scenari e le sfide da trasformare in luoghi di annuncio del Vangelo. 421 Per la santificazione del clero I volumi precedenti: • 1. Pronti… via! Prima evangelizzazione per bambini e famiglie • 2. Guarda! Itinerario catecumenale per bambini e famiglie. 1a tappa • 3. Prova! Itinerario catecumenale per bambini e famiglie. 2a tappa via Nosadella, 6 – 40123 Bologna tel. 051 42.900.11 – fax 051 42.900.99 e-mail: [email protected] Una «Lettera» e un «esame di coscienza» per i sacerdoti pubblicati dalla Congregazione per il clero; le reazioni positive di B. Fellay, vescovo lefebvriano. 429 Le Chiese e la questione ecologica Un gruppo di lavoro dell’episcopato francese invita a porre l’ecologia al centro delle preoccupazioni pastorali; il teologo anglicano Gorringe riflette sulla responsabilità delle Chiese di fronte ai cambiamenti climatici. NOVITÀ EDIZIONI ONI ONIANE DEHONIANE BOLOGNA www.dehoniane.it Anno LVII - N. 1126 - 1 luglio 2012 - IL REGNO - Via Nosadella 6 - 40123 Bologna - Tel. 051/3392611 - ISSN 0034-3498 - Il mittente chiede la restituzione e s’impegna a pagare la tassa dovuta - Tariffa ROC: “Poste Italiane spa - Sped. in A.P. - DL 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Bologna” REGDOC 13-2012 cop:REGDOC 21-2009 cop.qxd 11/07/2012 17.15 Pagina 2 quindicinale di attualità e documenti D A CURA DI ocumenti 1.7.2012 - n. 13 (1126) Santa Sede 385 426 La nuova evangelizzazione { Instrumentum laboris della XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi } 418 Con gioia e rinnovato entusiasmo { Mons. Fisichella presenta l’Anno della fede } Caro lettore, ritorna «Il Regno d’estate»! Avvicinandoci al momento del riposo estivo e rinnovando una consuetudine degli ultimi anni, che ci risulta molto apprezzata, desideriamo offrire l’opportunità di leggere per intero gli ultimi numeri de Il Regno a tutti coloro che ci seguono, che non sono solo i nostri abbonati ma anche molti che ci acquistano in libreria o ci leggono sul sito. Per tutta l’estate su www.ilregno.it sarà possibile accedere gratuitamente e integralmente ai numeri dal 12 al 15, relativi dunque ai mesi da giugno a settembre. È un’occasione per dedicarsi con calma ad approfondire i temi più attuali della vita civile ed ecclesiale italiana e globale – come questa rivista non si stanca di fare –, e vogliamo offrirla anche a chi non può affrontare il costo dell’intero abbonamento oppure ha avuto sinora solo contatti occasionali. A chi è già un nostro fedele abbonato chiediamo di segnalare questa iniziativa ad amici e colleghi, se ritenete che possano gradire questo «dono estivo», perché farci conoscere e apprezzare è un valido aiuto che potete darci per sostenere la nostra libertà di informare in modo qualificato. R 421 Preghiera per la santificazione del clero { Lettera della Congregazione per il clero } Un esempio significativo (Intervista a mons. Fellay) Il discernimento di apparizioni e rivelazioni { Congregazione per la dottrina della fede } Chiese nel mondo 429 GEORGES PASSELECQ - FERDINAND POSWICK Concordanza pastorale della Bibbia Indice analitico e analogico delle voci e dei temi di interesse pastorale presenti nella Bibbia italiana disposti in ordine alfabetico Ecologia per il futuro { Conferenza episcopale francese, Gruppo di lavoro «Ecologia e ambiente» } Studi e commenti 441 Le Chiese e i cambiamenti climatici { Il teologo anglicano Tim Gorringe alla conferenza annuale di Operation Noah } GIORGIO MESCHINI «DIZIONARI E CONCORDANZE» pp. 1500 - € 85,00 NUOVA EDIZIONE La fede nella vita di un “semplice” cristiano Prefazione di Luigi Accattoli ' &%$ #"! !&%&!$ !%%$ &$ "&!$ %%!$ !!$ #%"!$ !$ !$ &$ #"&#%$!%$%$!$$& !!$&$&!$%&%$&$%&$&$! !&!$ # %$&$% !$%$!" $ &%$!$&$&!$%&%$#$"!" ! !$ &&! &$ "%$ $ &!$ %&%%$ %$ &%$ "%&!$ $ !%$ %$ #&!$$%!%"!$%$&$! $&$ "!&$& #!& %!$#!"$$"!!&% %$""%$%$!$ %&!!&!$" %#%$%$#$$"!&%&& I ngegnere nucleare e per un decennio sindaco di Macerata, l’autore narra la sua esperienza di vita, che ha i propri fuochi nella fede cristiana e nella politica. Una fede ragionata, fondata sul rapporto personale e comunitario con Dio, una politica che è relazione con gli altri. Dalla voce di un cristiano “comune”, la testimonianza rara e preziosa del rapporto tra fede e impegno pubblico. «ITINERARI» pp. 208 - € 17,50 Edizioni Edizioni Dehoniane Dehoniane Bologna Bologna Via Nosadella 6 - 40123 Bologna Tel. 051 4290011 - Fax 051 4290099 www.dehoniane.it EDB #"! !! ! ! REGDOC 13-2012 cop:REGDOC 21-2009 cop.qxd 11/07/2012 17.15 Pagina 2 quindicinale di attualità e documenti D A CURA DI ocumenti 1.7.2012 - n. 13 (1126) Santa Sede 385 426 La nuova evangelizzazione { Instrumentum laboris della XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi } 418 Con gioia e rinnovato entusiasmo { Mons. Fisichella presenta l’Anno della fede } Caro lettore, ritorna «Il Regno d’estate»! Avvicinandoci al momento del riposo estivo e rinnovando una consuetudine degli ultimi anni, che ci risulta molto apprezzata, desideriamo offrire l’opportunità di leggere per intero gli ultimi numeri de Il Regno a tutti coloro che ci seguono, che non sono solo i nostri abbonati ma anche molti che ci acquistano in libreria o ci leggono sul sito. Per tutta l’estate su www.ilregno.it sarà possibile accedere gratuitamente e integralmente ai numeri dal 12 al 15, relativi dunque ai mesi da giugno a settembre. È un’occasione per dedicarsi con calma ad approfondire i temi più attuali della vita civile ed ecclesiale italiana e globale – come questa rivista non si stanca di fare –, e vogliamo offrirla anche a chi non può affrontare il costo dell’intero abbonamento oppure ha avuto sinora solo contatti occasionali. A chi è già un nostro fedele abbonato chiediamo di segnalare questa iniziativa ad amici e colleghi, se ritenete che possano gradire questo «dono estivo», perché farci conoscere e apprezzare è un valido aiuto che potete darci per sostenere la nostra libertà di informare in modo qualificato. R 421 Preghiera per la santificazione del clero { Lettera della Congregazione per il clero } Un esempio significativo (Intervista a mons. Fellay) Il discernimento di apparizioni e rivelazioni { Congregazione per la dottrina della fede } Chiese nel mondo 429 GEORGES PASSELECQ - FERDINAND POSWICK Concordanza pastorale della Bibbia Indice analitico e analogico delle voci e dei temi di interesse pastorale presenti nella Bibbia italiana disposti in ordine alfabetico Ecologia per il futuro { Conferenza episcopale francese, Gruppo di lavoro «Ecologia e ambiente» } Studi e commenti 441 Le Chiese e i cambiamenti climatici { Il teologo anglicano Tim Gorringe alla conferenza annuale di Operation Noah } GIORGIO MESCHINI «DIZIONARI E CONCORDANZE» pp. 1500 - € 85,00 NUOVA EDIZIONE La fede nella vita di un “semplice” cristiano Prefazione di Luigi Accattoli ' &%$ #"! !&%&!$ !%%$ &$ "&!$ %%!$ !!$ #%"!$ !$ !$ &$ #"&#%$!%$%$!$$& !!$&$&!$%&%$&$%&$&$! !&!$ # %$&$% !$%$!" $ &%$!$&$&!$%&%$#$"!" ! !$ &&! &$ "%$ $ &!$ %&%%$ %$ &%$ "%&!$ $ !%$ %$ #&!$$%!%"!$%$&$! $&$ "!&$& #!& %!$#!"$$"!!&% %$""%$%$!$ %&!!&!$" %#%$%$#$$"!&%&& I ngegnere nucleare e per un decennio sindaco di Macerata, l’autore narra la sua esperienza di vita, che ha i propri fuochi nella fede cristiana e nella politica. Una fede ragionata, fondata sul rapporto personale e comunitario con Dio, una politica che è relazione con gli altri. Dalla voce di un cristiano “comune”, la testimonianza rara e preziosa del rapporto tra fede e impegno pubblico. «ITINERARI» pp. 208 - € 17,50 Edizioni Edizioni Dehoniane Dehoniane Bologna Bologna Via Nosadella 6 - 40123 Bologna Tel. 051 4290011 - Fax 051 4290099 www.dehoniane.it EDB #"! !! ! ! 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 385 S anta Sede | SINODO DEI VESCOVI La nuova evangelizzazione P Instrumentum laboris della XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi Presentato lo scorso 19 giugno, l’Instrumentum laboris sarà l’ordine del giorno della prossima assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema: «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana», che si terrà in Vaticano dal 7 al 28 ottobre 2012. Esso è il risultato della sintesi dei contributi, pareri e riflessioni giunti alla Segreteria generale in risposta alle sollecitazioni contenute nei Lineamenta (cf. Regno-doc. 5,2011,129ss). Si tratta di una tappa importante nella preparazione del Sinodo che convocherà i rappresentanti dell’episcopato mondiale. Nel testo si esprime la coscienza di una Chiesa chiamata a fare discernimento degli «scenari» (culturale, migratorio, economico, politico, della ricerca scientifica e tecnologica, della comunicazione mediatica e digitale) che descrivono le nuove sfide del mondo contemporaneo all’evangelizzazione «per trasformarli in luoghi di annuncio del Vangelo e di esperienza ecclesiale». La riflessione sinodale sarà arricchita dal legame con l’Anno della fede (cf. in questo numero a p. 418) che, secondo le intenzioni del papa, è un invito a riscoprire l’importanza del concilio Vaticano II per la vita della Chiesa e anche per i lavori sinodali. Stampa (19.6.2012) da sito web www.vatican.va. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 refazione «Accresci in noi la fede!» (Lc 17,5). È la supplica degli apostoli al Signore Gesù nel percepire che solamente nella fede, dono di Dio, potevano stabilire un rapporto personale con lui ed essere all’altezza della vocazione di discepoli. La richiesta era motivata dall’esperienza dei loro limiti. Non si sentivano sufficientemente forti per perdonare al fratello. La fede è indispensabile anche per compiere i segni della presenza del regno di Dio nel mondo. L’albero di fichi seccato fin dalle radici serve a Gesù per incoraggiare i discepoli: «Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà» (Mc 11,22-24). Anche l’evangelista Matteo sottolinea l’importanza della fede per compiere grandi opere. «In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest’albero, ma, anche se direte a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, ciò avverrà» (Mt 21,21). Talvolta il Signore Gesù rimprovera «i Dodici» per la loro poca fede. Alla domanda perché non sono riusciti a scacciare il demonio, il Maestro risponde: «Per la vostra poca fede» (dia ten oligopistian hymon; Mt 17,20). Al mare di Tiberiade, prima di sedare la tempesta, Gesù richiama i discepoli: «Perché avete paura, gente di poca fede?» (oligopistoi; Mt 8,26). Essi devono affidarsi a Dio e alla provvidenza, e non preoccuparsi dei beni materiali. «Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?» (Mt 6,30; cf. Lc 12,28). Simile attitudine si ripete prima della moltiplicazione dei pani. Di fronte alla constatazione dei discepoli di aver dimenticato di prendere il pane nel passare all’altra riva, il Signore Gesù dice: «Gente di poca fede, perché andate dicendo tra voi che non avete pane? Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila, e quante ceste avete portato via?» (Mt 16,8-9). 385 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 386 S anta Sede Nel Vangelo di Matteo particolare attenzione suscita la descrizione di Gesù che cammina sulle acque e raggiunge gli apostoli nella barca. Dopo aver dissipato la loro paura, accoglie la proposta condizionata di Pietro: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque» (Mt 14,28). In un primo tempo, Pietro cammina senza difficoltà sulle acque, andando verso Gesù. «Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”». E subito Gesù «tese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”» (Mt 14,30-31). Insieme Gesù e Pietro salgono in barca e il vento cessa. I discepoli, testimoni di questa grande manifestazione, si prostrano davanti al Signore e fanno la loro piena professione di fede: «Davvero tu sei Figlio di Dio!» (Mt 14,33). Nella persona di Pietro è possibile riconoscere l’attitudine di molti fedeli, come pure di intere comunità cristiane, soprattutto nei paesi di antica evangelizzazione. Varie Chiese particolari, infatti, conoscono non solamente l’allontanamento dei fedeli, a causa della poca fede, dalla vita sacramentale e dalla prassi cristiana, alcuni addirittura potrebbero essere inseriti nella categoria dei non credenti (apistoi; cf. Mt 17,17; 13,58). Al contempo, non poche Chiese sperimentano anche dopo un primo entusiasmo la stanchezza, la paura di fronte a situazioni assai complesse del mondo attuale. Come Pietro, hanno paura del clima ostile, di tentazioni di varia indole, di sfide che oltrepassano le loro forze umane. La salvezza proviene, per Pietro e anche per i fedeli, presi personalmente e come membri della comunità ecclesiale, solamente dal Signore Gesù. Solo lui può tendere la mano e guidare verso il luogo sicuro nel cammino della fede. Le brevi riflessioni sulla fede nei Vangeli ci aiutano a illustrare il tema della XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi: «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana». L’importanza della fede in tale contesto appare rafforzata dalla decisione del santo padre Benedetto XVI di indire l’Anno della fede a cominciare dall’11 ottobre 2012, nel ricordo del 50° anniversario dell’apertura del Concilio ecumenico Vaticano II e del 20° della pubblicazione del Catechismo della Chiesa cattolica. Entrambi gli eventi avranno inizio nel corso della celebrazione dell’assise sinodale. Ancora una volta si verifica la parola del Signore Gesù rivolta all’apostolo Pietro, roccia sulla quale il Signore ha costruito la sua Chiesa (cf. Mt 16,19): «Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,32). Ancora una volta si aprirà davanti a tutti noi «la porta della fede» (At 14,27). Come sempre, anche oggi l’evangelizzazione ha per finalità la trasmissione della fede cristiana. Essa riguarda, in primo luogo, la comunità dei discepoli di Gesù Cristo, organizzati in Chiese particolari, diocesane ed eparchiali, i cui fedeli si radunano regolarmente per le celebrazioni liturgiche, ascoltano la parola di Dio e celebrano i sacramenti, soprattutto l’eucaristia, preoccupandosi di trasmettere il tesoro della fede ai membri delle loro famiglie, delle loro comunità, delle loro parrocchie. Lo fanno tramite la proposta e la testimonianza della vita cristiana, il 386 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 catecumenato, la catechesi e le opere di carità. Si tratta di evangelizzazione in senso generale, quale attività regolare della Chiesa. Con l’aiuto dello Spirito Santo, questa evangelizzazione, per così dire ordinaria, deve essere animata da un nuovo ardore. Bisogna cercare nuovi metodi e nuove forme espressive per trasmettere all’uomo contemporaneo la perenne verità di Gesù Cristo, sempre nuovo, sorgente di ogni novità. Solamente una fede solida e robusta, propria dei martiri, può dar animo a tanti progetti pastorali, a medio e largo raggio, infondere la vita alle strutture esistenti, suscitare la creatività pastorale all’altezza delle necessità dell’uomo contemporaneo e delle attese delle società attuali. Il rinnovato dinamismo delle comunità cristiane darà un nuovo impulso anche all’attività missionaria (missio ad gentes), urgente oggi più che mai, considerato l’alto numero di persone che non conoscono Gesù Cristo non solamente in terre lontane, ma anche nei paesi di antica evangelizzazione. Lasciandosi vivificare dallo Spirito Santo, i cristiani saranno poi sensibili a tanti fratelli e sorelle che, pur essendo battezzati, si sono allontanati dalla Chiesa e dalla pratica cristiana. A loro, in modo particolare, vogliono indirizzarsi con la nuova evangelizzazione per far riscoprire loro la bellezza della fede cristiana e la gioia dell’incontro personale con il Signore Gesù, nella Chiesa, comunità dei fedeli. Su tali tematiche si snoda l’Instrumentum laboris che ora viene pubblicato. Ordine del giorno della prossima assise sinodale, esso è il risultato della sintesi delle risposte ai Lineamenta, pervenute dai Sinodi dei vescovi delle Chiese orientali cattoliche sui iuris, dalle conferenze episcopali, dai dicasteri della curia romana e dall’Unione dei superiori generali, come pure da parte di altre istituzioni, di comunità e di fedeli, che hanno voluto partecipare alla riflessione ecclesiale sull’argomento sinodale. Con l’aiuto del Consiglio ordinario, la Segreteria generale del Sinodo dei vescovi, avvalendosi anche del contributo di validi esperti, ha redatto il presente documento in cui sono raccolti molti aspetti promettenti dell’attività evangelizzatrice della Chiesa in tutti e cinque i continenti. Al contempo sono indicati vari temi da approfondire affinché la Chiesa possa continuare a svolgere in modo adeguato la sua opera di evangelizzazione, tenendo presenti le non poche sfide e difficoltà del momento presente. Forti della parola del Signore: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me» (Gv 14,1) e sotto l’illuminata presidenza del santo padre Benedetto XVI, i padri sinodali stanno disponendosi a riflettervi in un ambiente di preghiera, di ascolto e di comunione affettiva ed effettiva. In tale opera non saranno soli, perché accompagnati da tante persone che continuano a pregare per i lavori sinodali. I membri della XIII Assemblea generale ordinaria, rivolgendo lo sguardo anche alla comunione della Chiesa glorificata, sperano nell’intercessione di tutti i santi e, in particolare, della vergine Maria, beata perché «ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (Lc 1,45). Dio, buono e misericordioso, costantemente tende la sua mano all’uomo e alla Chiesa, sempre disposto a fare 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 387 pronta giustizia ai suoi eletti. Essi, però, sono invitati ad afferrare la sua mano e con fede chiedergli aiuto. Tale condizione non è scontata, come si può percepire dalla forte domanda di Gesù: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18,8). Per tale motivo, anche oggi la Chiesa e i cristiani devono ripetere assiduamente la supplica: «Credo, aiuta la mia incredulità!» (Mc 9,24). Affinché l’assise sinodale possa corrispondere a tali attese e necessità della Chiesa nel nostro tempo, invochiamo la grazia dello Spirito Santo, che «Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro» (Tt 3,6), supplicando ancora una volta il Signore Gesù: «Accresci in noi la fede!» (Lc 17,5). Città del Vaticano, 27 maggio 2012, solennità di Pentecoste. NIKOLA ETEROVIĆ, arcivescovo titolare di Cibale, segretario generale I Sinodo sarà perciò un’occasione propizia per dare risalto alla domanda di conversione e all’esigenza di santità che tutti questi anniversari accendono; il Sinodo sarà il luogo in cui prendere a cuore e rilanciare quell’invito a riscoprire la fede che, dopo essere germogliato nel concilio Vaticano II e ripreso una prima volta nell’Anno della fede indetto da papa Paolo VI, è stato riproposto a noi oggi da papa Benedetto XVI. È dentro questo quadro che il Sinodo lavorerà al tema della nuova evangelizzazione. 3. L’arco temporale che così si è venuto a creare è costellato di altri punti di riferimento rivelatisi essenziali sia per questo momento di preparazione che per la successiva riflessione sinodale. Oltre al riferimento diretto ed esplicito al magistero del concilio Vaticano II, non si può riflettere ad esempio sull’evangelizzazione oggi prescindendo dalle parole che su questo tema hanno espresso papa Paolo VI, nell’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, e papa Giovanni Paolo II, nell’enciclica Redemptoris missio e nella lettera apostolica Novo millennio ineunte. In modo corale, in moltissime risposte pervenute questi testi sono stati assunti come punto di confronto e di verifica. ntroduzione 1. La prossima Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, che si terrà dal 7 al 28 ottobre 2012, ha per tema «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana», come papa Benedetto XVI ha annunciato, chiudendo i lavori dell’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi. Con l’intento di facilitare la preparazione specifica di questo evento sono stati approntati i Lineamenta (cf. Regno-doc. 5,2011,129ss). Ai Lineamenta e ai relativi questionari hanno risposto le conferenze episcopali, i Sinodi dei vescovi delle Chiese cattoliche orientali sui iuris, i dicasteri della curia romana e dell’Unione dei superiori generali. Sono giunte osservazioni anche da singoli vescovi, sacerdoti, membri di istituti di vita consacrata, laici, associazioni e movimenti ecclesiali. Un processo di preparazione molto partecipato, che conferma quanto il tema scelto dal santo padre stia a cuore ai cristiani e alla Chiesa di oggi. Tutti i pareri e le riflessioni giunte sono stati raccolti e sintetizzati in questo Instrumentum laboris. Punti di riferimento 2. La convocazione della prossima Assemblea sinodale avviene in un momento particolarmente significativo per la Chiesa cattolica. Durante il suo svolgimento cade infatti il 50° anniversario dell’apertura del Concilio ecumenico Vaticano II, il 20° anniversario della pubblicazione del Catechismo della Chiesa cattolica, e si apre l’Anno della fede, indetto da papa Benedetto XVI.1 Il Le at tese nei confronti del Sinodo 4. Molte risposte hanno sottolineato l’urgenza che ci si ritrovasse assieme per valutare come la Chiesa vive oggi la sua originaria vocazione evangelizzatrice, a fronte delle sfide con cui è chiamata a misurarsi, per evitare il rischio della dispersione e della frammentazione. Molte Chiese particolari (diocesi, eparchie, Chiese sui iuris), così come diverse conferenze episcopali e Sinodi delle Chiese orientali sono già impegnate da più anni nella costruzione di una verifica delle loro pratiche di annuncio e di testimonianza della fede. Le risposte hanno fornito al riguardo un elenco davvero impressionante di iniziative svolte dalle diverse realtà ecclesiali: in nome dell’evangelizzazione e per un suo rilancio in questi decenni nelle varie Chiese particolari si sono scritti documenti e pensati progetti pastorali, si sono immaginate iniziative (diocesane, nazionali, continentali) di sensibilizzazione e di sostegno, sono stati creati luoghi di formazione per i cristiani chiamati a impegnarsi in questi progetti. 5. A fronte di una simile ricchezza di iniziative, raccontata con toni di chiaroscuro in quanto non tutte hanno prodotto l’esito sperato, la convocazione sinodale è stata vista come l’occasione propizia per creare un momento unitario e cattolico di ascolto, di discernimento, e soprattutto per dare unità alle scelte che si è chiamati a fare. Si auspica che la prossima assemblea sinodale sia un evento capace di infondere energie alle comunità cristiane e, allo stesso tempo, sia in grado di fornire anche risposte concrete alle tante domande che sorgono oggi nella Chiesa riguardo alla sua capacità di 1 Cf. BENEDETTO XVI, lett. ap. motu proprio Porta fidei con la quale si indice l’Anno della fede, 11.10.2011, in AAS 103(2011), 723734; Regno-doc. 19,2011,577ss. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 387 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 388 S anta Sede evangelizzare. Ci si attende incoraggiamento, ma anche confronto e condivisione di strumenti di analisi e di esempi di azione. Il tema dell’assemblea sinodale 6. Annunciando la convocazione della XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, papa Benedetto XVI ha inteso richiamare le comunità cristiane alla priorità del compito che spetta alla Chiesa in questo avvio del nuovo millennio. Sulla scia del suo predecessore, il beato Giovanni Paolo II, che aveva visto nel Giubileo del 2000, celebrato a trentacinque anni dal concilio Vaticano II, uno stimolo per assumere con rinnovato slancio da parte della Chiesa la propria missione evangelizzatrice, papa Benedetto XVI dà ancora ulteriore enfasi a questa missione, sottolineandone il carattere di novità. La missione ricevuta dagli apostoli di andare e fare discepoli in tutti i popoli, battezzandoli e formandoli alla testimonianza (cf. Mt 28,19-20); la missione che la Chiesa ha osservato e a cui è rimasta fedele per secoli, è chiamata oggi a misurarsi con trasformazioni sociali e culturali che stanno profondamente modificando la percezione che l’uomo ha di sé e del mondo, generando ripercussioni anche sul suo modo di credere in Dio. 7. Il risultato di tutte queste trasformazioni è il diffondersi di un disorientamento che si traduce in forme di sfiducia verso tutto quanto ci è stato trasmesso circa il senso della vita e in una scarsa disponibilità ad aderire in modo totale e senza condizioni a quanto ci è stato consegnato come rivelazione della verità profonda del nostro essere. È il fenomeno del distacco dalla fede, che si è progressivamente manifestato presso società e culture che da secoli apparivano impregnate dal Vangelo. Considerata come un elemento sempre più da collegare alla sfera intima e individuale delle persone, la fede è diventata un presupposto anche per parecchi cristiani, che hanno continuato a preoccuparsi delle giuste conseguenze sociali, culturali e politiche della predicazione del Vangelo, ma non si sono sufficientemente adoperati per tenere viva la fede loro e delle loro comunità, fede che come una fiamma invisibile con la sua carità alimentava e dava energia a tutte le altre azioni della vita. Il rischio che così facendo la fede si indebolisse, e con essa si indebolisse la capacità di rendere testimonianza al Vangelo, è purtroppo diventato realtà in più di una delle nazioni in cui la fede cristiana ha contribuito nei secoli alla costruzione della cultura e della società. 8. Reagire a questa situazione è un imperativo che papa Benedetto XVI si è dato sin dall’inizio del suo pontificato, come ebbe modo di affermare: «La Chiesa nel suo insieme, e i pastori in essa, come Cristo devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza».2 La Chiesa sente come un suo dovere riuscire a immaginare nuovi strumenti e nuove parole per rendere udibile e comprensibile anche nei nuovi deserti del mondo la parola della fede che ci ha rigenerato alla vita, quella vera, in Dio. 388 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 9. La convocazione del Sinodo sulla nuova evangelizzazione e la trasmissione della fede si situa dentro questa volontà di rilancio del fervore della fede e della testimonianza dei cristiani e delle loro comunità. La decisione di concentrare la riflessione sinodale su questo tema è infatti un elemento da leggere all’interno di un disegno unitario, che ha come sue tappe recenti la creazione di un dicastero per la promozione della nuova evangelizzazione e l’indizione dell’Anno della fede. Dalla celebrazione del Sinodo ci si attende perciò che la Chiesa moltiplichi il coraggio e le energie a favore di una nuova evangelizzazione che porti a riscoprire la gioia di credere, e aiuti a ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede. Non si tratta di immaginare soltanto qualcosa di nuovo o di lanciare iniziative inedite per la diffusione del Vangelo, ma di vivere la fede in una dimensione di annuncio di Dio: «La missione (…) rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e l’identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni. La fede si rafforza donandola!».3 Dal concilio Vaticano II alla nuova evangelizzazione 10. Se il disegno di un rilancio dell’azione evangelizzatrice della Chiesa ha le sue ultime espressioni nelle decisioni di papa Benedetto XVI che abbiamo appena evocato, le origini di un simile disegno sono più profonde e radicate: questo disegno infatti ha animato il magistero e il ministero apostolico di papa Paolo VI e di papa Giovanni Paolo II. Più ancora, l’origine di tutto questo disegno va ritrovata nel concilio Vaticano II, e nella sua volontà di dare delle risposte al disorientamento provato anche dai cristiani di fronte alle forti trasformazioni e lacerazioni che il mondo stava conoscendo in quel periodo; risposte non segnate dal pessimismo o dalla rinuncia,4 ma improntate alla forza ricreatrice dell’universale chiamata alla salvezza5 che Dio ha voluto per ogni uomo. 11. È così che l’azione evangelizzatrice viene posta da questo concilio ecumenico tra le sue tematiche centrali: in Cristo, luce delle genti,6 tutta l’umanità ritrova la sua identità originaria e vera,7 che il peccato ha contribuito a oscurare; e alla Chiesa, sul cui volto questa luce si riflette, spetta il compito di continuare la missione evangelizzatrice di Gesù Cristo,8 rendendola presente e attuale, dentro le condizioni del mondo di oggi. In questa prospettiva l’evangelizzazione diviene una delle principali richieste avanzate dal Concilio, che spinse per un nuovo rilancio e fervore in questa missione. Per i ministri ordinati: l’evangelizzazione è il dovere dei vescovi9 e dei presbiteri.10 Ancora di più, questa missione fondamentale della Chiesa è il dovere di ogni cristiano battezzato;11 e l’evangelizzazione come contenuto primario della missione della Chiesa fu ben esplicitato in tutto il decreto Ad gentes, che mostra come con l’evangelizzazione si edifichi il corpo delle Chiese particolari e più in generale di ogni comunità cristiana. Così intesa, l’evangelizzazione non si riduce a una semplice azione tra le tante, ma, nel dinamismo ecclesiale, è l’energia che permette alla Chiesa di vivere il suo obiettivo: rispondere alla chiamata universale alla santità.12 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 389 12. Sulla scia del Concilio, papa Paolo VI osservava con lungimiranza che l’impegno dell’evangelizzazione andava rilanciato con forza e grande urgenza, vista la scristianizzazione di molte persone che nonostante il battesimo vivono al di fuori della vita cristiana; gente semplice che ha una certa fede e ne conosce male i fondamenti. Sempre più persone sentono il bisogno di conoscere Gesù Cristo in una luce diversa dall’insegnamento ricevuto nella loro infanzia.13 E, fedele all’insegnamento conciliare,14 aggiungeva che l’azione evangelizzatrice della Chiesa «deve cercare costantemente i mezzi e il linguaggio adeguati per proporre o riproporre loro la rivelazione di Dio e la fede in Gesù Cristo».15 13. Papa Giovanni Paolo II fece di questo impegno uno dei cardini del suo vasto magistero, sintetizzando nel concetto di nuova evangelizzazione, che egli approfondì sistematicamente in numerosi interventi, il compito che attende la Chiesa oggi, in particolare nelle regioni di antica cristianizzazione. Tale programma riguarda direttamente la sua relazione con l’esterno, ma presuppone, prima di tutto, un costante rinnovamento al suo interno, un continuo passare, per così dire, da evangelizzata a evangelizzatrice. Basti richiamare alcune sue parole: «Interi paesi e nazioni, dove la religione e la vita cristiana erano un tempo quanto mai fiorenti e capaci di dar origine a comunità di fede viva e operosa, sono ora messi a dura prova, e talvolta sono persino radicalmente trasformati, dal continuo diffondersi dell’indifferentismo, del secolarismo e dell’ateismo. Si tratta, in particolare, dei paesi e delle nazioni del cosiddetto Primo mondo, nel quale il benessere economico e il consumismo, anche se frammisti a paurose situazioni di povertà e di miseria, ispirano e sostengono una vita vissuta “come se Dio non esistesse”. (...) In altre regioni o nazioni, invece, si conservano tuttora molto vive tradizioni di pietà e di religiosità popolare cristiana; ma questo patrimonio morale e spirituale rischia oggi d’essere disperso sotto l’impatto di molteplici processi, tra i quali emergono la secolarizzazione e la diffusione delle sette. Solo una nuova evangelizzazione può assicurare la crescita di una fede limpida e profonda, capace di fare di queste tradizioni una forza di autentica libertà. Certamente urge dovunque rifare il tessuto cristiano della società umana. Ma la condizione è che si rifaccia il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali che vivono in questi paesi e in queste nazioni».16 14. Il concilio Vaticano II e la nuova evangelizzazione sono temi ricorrenti anche nel magistero di Benedetto XVI. Nel suo discorso di auguri natalizi alla curia romana nel 2005 – in coincidenza del 40° della chiusura del Concilio – egli ha sottolineato, di fronte a una «“ermeneutica della discontinuità e della rottura”», l’importanza dell’«“ermeneutica della riforma”, del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; è un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del popolo di Dio in cammino».17 Nell’indire l’Anno della fede, il santo padre ha auspicato che tale evento «possa essere un’occasione propizia per comprendere che i testi lasciati in eredità dai padri conciliari, secondo le parole del beato Giovanni Paolo II, “non perdono il loro valore né il loro smalto”». E affermava ancora: «Io pure intendo ribadire con forza quanto ebbi ad affermare a proposito del Concilio pochi mesi dopo la mia elezione a successore di Pietro: “Se lo leggiamo e recepiamo guidati da una giusta ermeneutica, esso può essere e diventare sempre di più una grande forza per il sempre necessario rinnovamento della Chiesa”».18 Pertanto, come rilevano alcune risposte ai Lineamenta, i suddetti orientamenti di Benedetto XVI, in sintonia con i suoi predecessori, sono una guida sicura per affrontare il tema della trasmissione della fede nella nuova evangelizzazione, in una Chiesa attenta alle sfide del mondo attuale, ma saldamente ancorata nella sua viva tradizione, della quale fa parte il concilio Vaticano II. 2 BENEDETTO XVI, omelia per l’inizio del ministero petrino del vescovo di Roma, 24.4.2005, in AAS 97(2005), 710; Regno-doc. 9,2005,196ss. 3 GIOVANNI PAOLO II, lett. enc. Redemptoris missio sulla permanente validità del mandato missionario, 7.12.1990, n. 2, in AAS 83(1991), 251; EV 12/552. 4 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, cost. past. Gaudium et spes (GS) sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, nn. 1.4; EV 1/1319.1328. 5 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, cost. dogm. Lumen gentium (LG) sulla Chiesa, n. 2; EV 1/285. 6 Cf. LG 1; EV 1/284. 7 Cf. GS 22; EV 1/1385. 8 Cf. LG 17.35; EV 1/327.374. 9 Cf. LG 23; EV 1/340; CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, decr. Christus Dominus sulla missione pastorale dei vescovi nella Chiesa, n. 2; EV 1/575. 10 Cf. LG 28; EV 1/354-357; CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, decr. Presbyterorum ordinis sul ministero e la vita dei presbiteri, nn. 2.4; EV 1/1247.1250. 11 Cf. LG 31; EV 1/362s; CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, decr. Apostolicam actuositatem sull’apostolato dei laici, nn. 2.6; EV 1/916-917.933-936. 12 Cf. LG 39-40; EV 1/387-389. 13 Cf. PAOLO VI, es. ap. Evangelii nuntiandi sull’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, 8.12.1975, n. 52, in AAS 68(1976), 40-41; EV 5/1649. 14 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, decr. Ad gentes (AG) sull’attività missionaria della Chiesa, n. 6; EV 1/1102. 15 PAOLO VI, Evangelii nuntiandi, n. 56, in AAS 68(1976), 46; EV 5/1660. 16 GIOVANNI PAOLO II, es. ap. postsinodale Christifideles laici, 30.12.1988, n. 34, in AAS 81(1989), 454-455; EV 11/1747s. 17 BENEDETTO XVI, discorso alla curia romana, 22.12.2005, in AAS 98(2006), 46; EV 23/1532-1535. 18 BENEDETTO XVI, Porta fidei, n. 5, in AAS 103(2011), 725; Regno-doc. 19,2011,578; Cf. ID., discorso alla curia romana, 22.12.2005, in AAS 98(2006), 52; EV 23/1532-1535. La strut tura dell’Instrumentum laboris 15. Dalla riflessione sinodale ci si attende perciò uno sviluppo e un approfondimento dell’opera che la Chiesa ha svolto in questi decenni. La mole imponente di iniziative e di documenti già prodotti in nome dell’evangelizzazione, di un suo rilancio, ha fatto dire a molte Chiese particolari che l’attesa non è primariamente sulle cose da fare, quanto piuttosto sulla possibilità di avere un luogo che permetta di comprendere quanto e come è stato fatto sin qui. Più di una risposta riferisce che già il semplice annuncio del tema e il lavoro sui Lineamenta ha permesso alle comunità cristiane di percepire in modo molto più forte e impegnato il carattere di urgenza che l’imperativo della IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 389 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 390 S anta Sede VITTORINO GROSSI nuova evangelizzazione riveste oggi; e di godere, come ulteriore guadagno, di un clima di comunione che permette di guardare con spirito diverso alle sfide del presente. 16. In molte risposte non ci si nasconde il problema che la Chiesa è chiamata ad affrontare la sfida della nuova evangelizzazione nella consapevolezza che le trasformazioni non soltanto interessano il mondo e la cultura, ma toccano in prima persona anche essa stessa, le sue comunità, le sue azioni, la sua identità. Il discernimento è visto allora come lo strumento necessario, lo stimolo per affrontare con più coraggio e con maggiore responsabilità la situazione attuale. Collocandosi in questa linea, il presente Instrumentum laboris viene elaborato in quattro capitoli, utili a fornire i contenuti fondamentali e gli strumenti che favoriscano una simile riflessione e un simile discernimento. 17. Un primo capitolo sarà così dedicato alla riscoperta del cuore della evangelizzazione, ovvero all’esperienza della fede cristiana: l’incontro con Gesù Cristo, Vangelo di Dio Padre per l’uomo, che ci trasforma, ci raduna e ci immette, grazie al dono dello Spirito, in una vita nuova, della quale facciamo già esperienza nel presente, proprio nel sentirci radunati nella Chiesa, e dalla quale ci sentiamo spinti con gioia per le strade del mondo, nell’attesa del compimento del regno di Dio, testimoni e annunciatori gioiosi del dono ricevuto. Nel capitolo successivo, il secondo, il testo svolge la riflessione sul discernimento di mettere a fuoco le trasformazioni che stanno interessando il nostro modo di vivere la fede, e che influenzano le nostre comunità cristiane. Sono analizzati i motivi del diffondersi del concetto di nuova evangelizzazione, i differenti modi di riconoscersi dentro di esso da parte delle diverse Chiese particolari. Nel terzo capitolo si fa l’analisi dei luoghi fondamentali, degli strumenti, dei soggetti e delle azioni grazie ai quali la fede cristiana viene trasmessa: la liturgia, la catechesi e la carità, nel trasmettere la fede, che deve essere professata, celebrata, vissuta, pregata. In questa stessa linea, infine, nel quarto e ultimo capitolo si discute dei settori dell’azione pastorale specificatamente dedicati all’annuncio del Vangelo e alla trasmissione della fede. Si tratta di quelli classici, approfondiremo quelli più recenti, sorti per rispondere agli stimoli e alle sollecitazioni che la riflessione sulla nuova evangelizzazione sta ponendo alle comunità cristiane e al loro modo di vivere la fede. La Chiesa di Agostino Modelli e simboli I n un quadro d’insieme, il volume presenta, attraverso continue incursioni nei suoi testi, i quattro modelli ecclesiologici elaborati da Agostino d’Ippona e i quattro simboli ai quali egli più organicamente ricorre per definire la Chiesa. Una traversata nel pensiero e negli scritti del grande vescovo dottore in un I. saggio di teologia patristica, con felici ricadute sulla contemporaneità e sulla pastorale. «PRIMI SECOLI» Gesù Cristo, Vangelo di Dio per l’uomo pp. 264 - € 24,80 «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15) www.dehoniane.it 18. La fede cristiana non è soltanto una dottrina, una sapienza, un insieme di regole morali, una tradizione. La fede cristiana è un incontro reale, una rela- Via Nosadella 6 40123 Bologna Tel. 051 4290011 Edizioni Dehoniane Bologna Fax 051 4290099 390 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 391 zione con Gesù Cristo. Trasmettere la fede significa creare in ogni luogo e in ogni tempo le condizioni perché questo incontro tra gli uomini e Gesù Cristo avvenga. L’obiettivo di ogni evangelizzazione è la realizzazione di questo incontro, allo stesso tempo intimo e personale, pubblico e comunitario. Come ha riaffermato papa Benedetto XVI «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. (…) Siccome Dio ci ha amati per primo (cf. 1Gv 4,10), l’amore adesso non è più solo un “comandamento”, ma è la risposta al dono dell’amore, col quale Dio ci viene incontro».19 Nell’ambito della fede cristiana, l’incontro con Cristo e la relazione con lui avviene «secondo le Scritture» (1Cor 15,3.4). La Chiesa stessa prende forma proprio dalla grazia di questa relazione. 19. Questo incontro con Gesù, grazie al suo Spirito, è il grande dono del Padre agli uomini. È un incontro al quale veniamo preparati dall’azione della sua grazia in noi. È un incontro nel quale ci sentiamo attratti, e che mentre ci attrae ci trasfigura, introducendoci in dimensioni nuove della nostra identità, facendoci partecipi della vita divina (cf. 2Pt 1,4). È un incontro che non lascia più nulla come prima, ma assume la forma della metanoia, della conversione, come Gesù stesso chiede con forza (cf. Mc 1,15). La fede come incontro con la persona di Cristo ha la forma della relazione con lui, della memoria di lui in particolare nell’eucaristia e nella parola di Dio e crea in noi la mentalità di Cristo, nella grazia dello Spirito; una mentalità che ci fa riconoscere fratelli, radunati dallo Spirito nella sua Chiesa, per essere a nostra volta testimoni e annunciatori di questo Vangelo. È un incontro che ci rende capaci di fare cose nuove e di testimoniare, grazie alle opere di conversione annunciate dai profeti (cf. Ger 3,6ss.; Ez 36,24-36), la trasformazione della nostra vita. 20. In questo primo capitolo si dà particolare attenzione a questa dimensione fondamentale dell’evangelizzazione, perché le risposte ai Lineamenta hanno segnalato il bisogno di ribadire il nucleo centrale della fede cristiana, che non pochi cristiani ignorano. Occorre, pertanto, che il fondamento teologico della nuova evangelizzazione non venga trascurato, ma al contrario venga fatto udire in tutta la sua forza e genuinità, perché dia energie e giusta impostazione all’azione evangelizzatrice della Chiesa. La nuova evangelizzazione va anzitutto assunta come l’occasione per misurare la fedeltà dei cristiani a questo mandato ricevuto da Gesù Cristo: la nuova evangelizzazione è l’occasione propizia (cf. 2Cor 6,2) per tornare come cristiani e come comunità ad abbeverarci alla sorgente della nostra fede, ed essere così più disponibili alla evangelizzazione, alla testimonianza. Prima di trasformarsi in azioni, infatti, l’evangelizzazione e la testimonianza sono due attitudini che, come frutto di una fede che di continuo le purifica e converte, sgor- 21. «Gesù medesimo, Vangelo di Dio, è stato assolutamente il primo e il più grande evangelizzatore».20 Egli si è presentato come inviato a proclamare il compimento del Vangelo di Dio, preannunciato nella storia di Israele, soprattutto dai profeti, e nelle sacre Scritture. L’evangelista Marco comincia la narrazione connettendo l’«inizio del Vangelo di Gesù Cristo» (Mc 1,1) con la corrispondenza alle sacre Scritture: «Come sta scritto nel profeta Isaia» (Mc 1,2). Nel vangelo di Luca Gesù stesso si presenta mostrandosi, nella sinagoga di Nazaret, come il lettore delle Scritture, capace di compierle in forza della sua stessa presenza: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21). Il Vangelo secondo Matteo ha costruito un vero e proprio sistema di citazioni di compimento, destinato a far riflettere sulla realtà più profonda di Gesù, a partire da quanto era stato detto per mezzo dei profeti (cf. Mt 1,22; 2,15.17.23; 4,14; 8,17; 12,17; 13,35; 21,4). Al momento dell’arresto, Gesù in persona ricapitola: «Tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti» (Mt 26,56). Nel Vangelo secondo Giovanni i discepoli stessi attestano questa corrispondenza; dopo il primo incontro, Filippo afferma: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti» (Gv 1,45). Nel corso del ministero, Gesù stesso rivendica ripetutamente il suo rapporto con le sacre Scritture e la testimonianza che ne deriva: «Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me» (Gv 5,39); «se credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me» (Gv 5,46). 22. La corale testimonianza degli evangelisti attesta che il Vangelo di Gesù è la ripresa radicale, la prosecuzione e il compimento totale dell’annuncio delle Scritture. Proprio in forza di questa continuità, la novità di Gesù appare al tempo stesso evidente e comprensibile. La sua azione evangelizzatrice è, di fatto, la ripresa di una storia iniziata in precedenza. I suoi gesti e le sue parole saranno da comprendere nella luce delle Scritture. Nell’ultima apparizione raccontata da Luca, il Risorto ricapitola questa prospettiva affermando: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi» (Lc 24,44). Il suo dono supremo ai discepoli sarà appunto «aprire loro la mente per comprendere le Scritture» (Lc 24,45). Considerando la profondità di questa relazione con le Scritture presenti nel cuore del popolo, Gesù si mostra come l’evangelizzatore che porta a novità e pienezza la Legge, i Profeti e la Sapienza di Israele. 23. Per Gesù l’evangelizzazione assume lo scopo di 19 BENEDETTO XVI, lett. enc. Deus caritas est sull’amore cristiano, 25.12.2005, n. 1, in AAS 98(2006), 217-218; EV 23/1539. 20 PAOLO VI, Evangelii nuntiandi, n. 7, in AAS 68(1976), 9; EV 5/1594. gano nelle nostre vite da questo incontro con Gesù Cristo, Vangelo di Dio per l’uomo. Gesù Cristo, l’evangelizzatore IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 391 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 392 S anta Sede attrarre gli uomini dentro il suo intimo legame con il Padre e lo Spirito. È questo il senso ultimo della sua predicazione e dei suoi miracoli: l’annuncio di una salvezza che pur manifestandosi attraverso azioni concrete di guarigione, non può essere fatta coincidere con una volontà di trasformazione sociale o culturale, ma è l’esperienza profonda concessa a ogni uomo di sentirsi amato da Dio e di imparare a riconoscerlo nel volto di un Padre amoroso e pieno di compassione (cf. Lc 15). La rivelazione contenuta nelle sue parole e nelle sue azioni ha un legame con le parole dei profeti. Emblematico è in questo senso il racconto dei segni che Gesù compie alla presenza degli inviati di Giovanni Battista. Si tratta di segni rivelatori dell’identità di Gesù in quanto collegati strettamente con i grandi annunci profetici. L’evangelista Luca scrive: «In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: “Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia”» (Lc 7,21-22). Le parole di Gesù manifestano il senso pieno dei suoi gesti nella relazione dei segni compiuti con innumerevoli profezie bibliche (cf. in particolare Is 29,18; 35,5.6; 42,18; 26,19; 61,1). La stessa arte di Gesù di trattare con gli uomini va considerata come elemento essenziale del metodo evangelizzatore di Gesù. Egli era capace di accogliere tutti, senza discriminazioni ed esclusioni: in primo luogo i poveri, poi i ricchi come Zaccheo e Giuseppe di Arimatea, o gli stranieri come il centurione e la donna siro-fenicia; gli uomini giusti come Natanaele, o le prostitute, o i peccatori pubblici dai quali è stato anche a tavola. Gesù sapeva raggiungere l’intimo dell’uomo e generarlo alla fede in Dio che ama per primo (cf. 1Gv 4,10.19), il cui amore ci precede sempre e non dipende dai nostri meriti, perché è il suo stesso essere: «Dio è amore» (1Gv 4,8.16). Egli diviene così insegnamento per la Chiesa evangelizzatrice, mostrando a essa il fulcro della fede cristiana: credere all’amore attraverso il volto e la voce di questo amore, cioè attraverso Gesù Cristo. 24. L’evangelizzazione di Gesù conduce del tutto naturalmente l’uomo a un’esperienza di conversione: ogni uomo è invitato a convertirsi e a credere all’amore misericordioso di Dio per lui. Il Regno crescerà nella misura in cui ogni uomo imparerà a rivolgersi a Dio nell’intimità della preghiera come a un Padre (cf. Lc 11,2; Mt 23,9) e, sull’esempio di Gesù Cristo, a riconoscere in piena libertà che il bene della sua vita è il compimento della sua volontà (cf. Mt 7,21). Evangelizzazione, chiamata alla santità e conversione si legano tra di loro come se fossero una sola cosa per introdurre qui e ora, all’esperienza del regno di Dio in Gesù, coloro che diventano a loro volta figli di Dio. Evangelizzazione, chiamata alla santità, conversione: alla riflessione sinodale spetta il compito di leggere in che modo queste tre realtà sono presenti e nutrono con il loro fruttuoso intreccio la vita odierna delle nostre comunità. 392 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 La Chiesa, evangelizzata ed evangelizzatrice 25. Coloro che accolgono con sincerità il Vangelo, proprio in virtù del dono ricevuto e dei frutti che produce in loro, si riuniscono nel nome di Gesù per custodire e alimentare la fede accolta e partecipata, e per continuare, moltiplicandola, l’esperienza vissuta. Come raccontano i Vangeli (cf. Mc 3,13-15), i discepoli, dopo essere stati con Gesù, aver vissuto con lui, essere stati da lui introdotti in una nuova esperienza di vita, essere stati partecipi della sua vita divina, vengono a loro volta inviati a continuare questa azione evangelizzatrice: «Convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demoni e di guarire le malattie. (…) Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni» (Lc 9,1.6). 26. Anche dopo la sua morte e la sua resurrezione, il mandato missionario che i discepoli hanno ricevuto dal Signore Gesù Cristo (cf. Mc 16,15) contiene un esplicito riferimento alla proclamazione del Vangelo a tutti, insegnando loro a osservare tutto ciò che ha comandato (cf. Mt 28,20). L’apostolo Paolo si presenta come «apostolo (…) scelto per annunciare il Vangelo di Dio» (Rm 1,1). Il compito della Chiesa consiste quindi nel realizzare la traditio Evangelii, l’annuncio e la trasmissione del Vangelo, che è «potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede» (Rm 1,16) e che in ultima istanza si identifica con Gesù Cristo (cf. 1Cor 1,24). Sappiamo ormai che quando si parla di Vangelo da annunciare dobbiamo pensare a una Parola viva ed efficace, che opera ciò che dice (cf. Eb 4,12; Is 55,10), è una persona: Gesù Cristo, parola definitiva di Dio, fatta uomo.21 Come per Gesù, anche per la Chiesa questa missione evangelizzatrice è opera di Dio e propriamente dello Spirito Santo. L’esperienza del dono dello Spirito, la Pentecoste, fa degli apostoli dei testimoni e dei profeti, confermandoli in tutto quanto avevano condiviso e appreso con Gesù e da lui (cf. At 1,8; 2,17), infondendo in loro una tranquilla audacia che li spinge a trasmettere agli altri la loro esperienza di Gesù e la speranza che li anima. Lo Spirito dà loro la capacità di testimoniare Gesù con parresia (cf. At 2,29), allargando la loro azione da Gerusalemme a tutta la Giudea e Samaria e fino agli estremi confini della terra. 27. E ciò che la Chiesa ha vissuto dall’origine, continua a viverlo oggi. Rilanciando queste certezze, papa Paolo VI ne ricordava l’attualità: «L’ordine dato agli apostoli – “Andate, proclamate la buona novella” – vale anche, sebbene in modo differente, per tutti i cristiani. (…) La Chiesa lo sa. (…) Evangelizzare, infatti, è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare, vale a dire per predicare e insegnare, essere il canale del dono della grazia, riconciliare i peccatori con Dio, perpetuare il sacrificio del Cristo nella santa messa che è il memoriale della sua morte e della sua gloriosa risurrezione».22 La Chiesa resta nel mondo, per continuare la missione evangelizzatrice di Gesù, ben sapendo che così facendo continua a partecipare della condizione divina perché 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 393 spinta dallo Spirito ad annunciare nel mondo il Vangelo, rivive in se stessa la presenza di Cristo risorto che la pone in comunione con Dio Padre. La vita della Chiesa, qualsiasi azione compia, non è mai chiusa in se stessa; è sempre azione evangelizzatrice e, come tale, azione che manifesta il volto trinitario del nostro Dio. Come è scritto negli Atti degli apostoli, anche la vita più intima: la preghiera, l’ascolto della Parola e dell’insegnamento degli apostoli, la carità fraterna vissuta, il pane spezzato (cf. At 2,42-46) acquista tutto il suo significato solo quando diventa testimonianza, provoca l’ammirazione e la conversione, si fa predicazione e annuncio del Vangelo, da parte di tutta la Chiesa e di ogni battezzato. Il Vangelo, dono per ogni uomo 28. Il Vangelo dell’amore di Dio per noi, la chiamata a prendere parte in Gesù nello Spirito alla vita del Padre, sono un dono destinato a tutti gli uomini. È quanto ci annuncia Gesù stesso, quando chiama tutti alla conversione in vista del regno di Dio. Per sottolineare questo aspetto, Gesù si è avvicinato soprattutto a quelli che erano ai margini della società, dando a essi la preferenza quando annunciava il Vangelo. All’inizio del suo ministero egli proclama di essere stato mandato per annunziare ai poveri il lieto messaggio (cf. Lc 4,18). A tutte le vittime del rifiuto e del disprezzo dichiara: «Beati voi poveri» (Lc 6,20); inoltre, a questi emarginati fa già vivere un’esperienza di liberazione stando con loro (cf. Lc 5,30; 15,2) andando a mangiare con loro, trattandoli come uguali e amici (cf. Lc 7,34), aiutandoli a sentirsi amati da Dio e rivelando così la sua immensa tenerezza verso i bisognosi e i peccatori. 29. La liberazione e la salvezza portate dal regno di Dio raggiungono la persona umana nelle sue dimensioni sia fisiche che spirituali. Due gesti accompagnano l’azione evangelizzatrice di Gesù: il guarire e il perdonare. Le molteplici guarigioni dimostrano la sua grande compassione di fronte alle miserie umane, e significano pure che nel Regno non vi saranno più né malattie né sofferenze e che la sua missione mira fin dall’inizio a liberare le persone da esse (cf. Ap 21,4). Nella prospettiva di Gesù le guarigioni sono anche segno della salvezza spirituale, cioè della liberazione dal peccato. Compiendo gesti di guarigione, Gesù invita alla fede, alla conversione, al desiderio di perdono (cf. Lc 5,24). Ricevuta la fede, la guarigione introduce alla salvezza (cf. Lc 18,42). I gesti di liberazione dalla possessione del demonio, male supremo e simbolo del peccato e della ribellione contro Dio, sono segni che «il regno di Dio è giunto fra voi» (Mt 12,28), che il Vangelo, dono indirizzato a ogni uomo, donandoci la salvezza ci introduce in un processo di trasfigurazione, di partecipazione alla vita di Dio, che ci rinnova già da ora. 21 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, cost. dogm. Dei Verbum (DV) sulla divina rivelazione, n. 4; EV 1/875. 30. «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!» (At 3,6). Come ci mostra l’apostolo Pietro, anche la Chiesa continua in modo fedele questo annuncio del Vangelo che è un bene per ogni uomo. Allo storpio che gli chiede qualcosa per vivere, Pietro risponde offrendo in dono il Vangelo che lo guarisce, aprendogli la via della salvezza. Così, nello scorrere del tempo, grazie alla sua azione evangelizzatrice la Chiesa dà corpo e visibilità alla profezia dell’Apocalisse: «Ecco io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5), trasformando dal di dentro l’umanità e la sua storia, affinché la fede di Cristo e la vita della Chiesa non siano più estranee alla società in cui vivono, ma possano permearla e trasformarla.23 31. L’evangelizzazione è proprio l’offerta del Vangelo che trasfigura l’uomo, il suo mondo, la sua storia. La Chiesa evangelizza quando, grazie alla potenza del Vangelo che annuncia (cf. Rm 1,16), fa rinascere attraverso l’esperienza della morte e della resurrezione di Gesù ogni esperienza umana (cf. Rm 6,4), immergendola nella novità del battesimo e della vita secondo il Vangelo, nella relazione del Figlio col Padre suo per sentire la forza dello Spirito. La trasmissione della fede è il fine dell’evangelizzazione nel disegno di portare l’uomo per Cristo al Padre nello Spirito (cf. Ef 2,18). Questa è l’esperienza della novità del Vangelo che trasforma ogni uomo. E oggi possiamo sostenere con ancora maggiore convinzione questa nostra certezza, perché veniamo da una storia che ci consegna opere straordinarie di coraggio, dedizione, audacia, intuizione e ragione, nel vivere da parte della Chiesa questo compito di donare il Vangelo a ogni uomo; gesti di santità, che assumono volti noti e densi di significato in ogni continente. Ogni Chiesa particolare può vantare figure di santità luminose che con la loro azione ma soprattutto con la loro testimonianza hanno saputo ridonare slancio ed energia all’opera di evangelizzazione. Santi esemplari, ma anche profetici e lucidi nell’immaginare vie nuove per vivere questo compito, ci hanno lasciato echi e tracce in testi, preghiere, modelli e metodi pedagogici, itinerari spirituali, cammini di iniziazione alla fede, opere e istituzioni educative. 32. Mentre riferiscono con convinzione la forza di questi esempi di santità, alcune risposte accennano anche alle difficoltà nel rendere ancora attuali e comunicabili queste esperienze. Talvolta si ha l’impressione che queste opere della nostra storia non soltanto appartengano al passato ma ne siano quasi prigioniere, non riescano più a comunicare la qualità evangelica della loro testimonianza nel nostro presente. Alla riflessione sinodale allora si chiede di indagare intorno a questa difficoltà, di interrogarsi per scoprire le ragioni profonde dei limiti di diverse istituzioni ecclesiali nel mostrare la credibilità delle proprie azioni e della propria testimonianza, nel prendere la parola e nel farsi ascoltare in quanto portatori del Vangelo di Dio. 22 PAOLO VI, Evangelii nuntiandi, nn. 13-14, in AAS 68(1976), 12-13; EV 5/1600s. 23 Cf. AG 21; EV 1/1163ss. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 393 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 394 S anta Sede Il dovere di evangelizzare 33. Ogni persona ha il diritto di udire il Vangelo di Dio per l’uomo, che è Gesù Cristo. Come la Samaritana al pozzo, anche l’umanità di oggi ha bisogno di sentirsi dire le parole di Gesù: «Se tu conoscessi il dono di Dio» (Gv 4,10), perché queste parole facciano emergere il desiderio profondo di salvezza che abita in ogni uomo: «Signore, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete» (Gv 4,15). Questo diritto di ogni uomo a udire il Vangelo è ben chiaro all’apostolo Paolo. Predicatore instancabile, proprio perché aveva intuito la portata universale del Vangelo, fa del suo annuncio un dovere: «Non è infatti per me un vanto predicare il Vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1Cor 9,16). Ogni uomo, ogni donna devono poter dire, come lui, che «Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi» (Ef 5,2). Più ancora, ogni uomo e ogni donna devono potersi sentire attratti nella relazione intima e trasfiguratrice che l’annuncio del Vangelo crea tra noi e Cristo: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20).24 E per poter accedere a una simile esperienza, occorre qualcuno che sia inviato per annunciarla: «Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?» (Rm 10,14, che ripropone Is 52,1). 34. Si comprende allora come ogni attività della Chiesa abbia un’essenziale nota evangelizzatrice e non debba mai essere separata dall’impegno per aiutare tutti a incontrare Cristo nella fede, che è il primario obiettivo dell’evangelizzazione. Dove come Chiesa «portiamo agli uomini soltanto conoscenze, abilità, capacità tecniche e strumenti, là portiamo troppo poco».25 Il movente originario dell’evangelizzazione è l’amore di Cristo per la salvezza eterna degli uomini. Gli autentici evangelizzatori desiderano soltanto donare gratuitamente quanto essi stessi hanno gratuitamente ricevuto: «Fin dagli inizi della Chiesa, i discepoli di Cristo si sono adoperati per convertire gli uomini a confessare Cristo Signore, non con un’azione coercitiva né con artifizi indegni del Vangelo, ma anzitutto con la forza della parola di Dio».26 35. La missione degli apostoli e la sua continuazione nella missione della Chiesa antica rimangono il modello fondamentale dell’evangelizzazione per tutti i tempi: una missione spesso contrassegnata dal martirio, come dimostra l’inizio della storia del cristianesimo, ma anche la storia del secolo appena trascorso, la storia dei nostri giorni. Proprio il martirio dà credibilità ai testimoni, che non cercano potere o guadagno ma donano la propria vita per Cristo. Essi manifestano al mondo la forza inerme e colma di amore per gli uomini che viene donata a chi segue Cristo fino al dono totale della propria esistenza, come Gesù aveva preannunziato: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20). Tuttavia, non mancano, purtroppo, false convinzioni che limitano l’obbligo di annunciare la buona novella. Infatti, oggi si verifica «una crescente confusione che induce 394 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 molti a lasciare inascoltato e inoperante il comando missionario del Signore (cf. Mt 28,19). Spesso si ritiene che ogni tentativo di convincere altri in questioni religiose sia un limite posto alla libertà. Sarebbe lecito solamente esporre le proprie idee e invitare le persone ad agire secondo coscienza, senza favorire una loro conversione a Cristo e alla fede cattolica: si pensa che basta aiutare gli uomini a essere più uomini o più fedeli alla propria religione, che basta costruire comunità capaci di operare per la giustizia, la libertà, la pace, la solidarietà. Alcuni sostengono che non si dovrebbe annunciare Cristo a chi non lo conosce, né favorire l’adesione alla Chiesa, poiché sarebbe possibile essere salvati anche senza una conoscenza esplicita di Cristo e senza un’incorporazione formale alla Chiesa».27 36. Sebbene i non cristiani possano salvarsi mediante la grazia che Dio dona attraverso vie a lui note28 la Chiesa non può ignorare che ogni uomo attende di conoscere il vero volto di Dio e vivere già oggi l’amicizia con Gesù Cristo, il Dio con noi. La piena adesione a Cristo, che è la verità, e l’ingresso nella sua Chiesa non diminuiscono, ma esaltano la libertà umana e la protendono verso il suo compimento, in un amore gratuito e premuroso per il bene di tutti gli uomini. È un dono inestimabile vivere nell’abbraccio universale degli amici di Dio, che scaturisce dalla comunione con la carne e il sangue vivificanti di suo Figlio, ricevere da lui la certezza del perdono dei peccati e vivere nella carità che nasce dalla fede. Di questi beni la Chiesa vuole fare partecipi tutti, affinché abbiano così la pienezza della verità e dei mezzi di salvezza, «per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21). La Chiesa che annuncia e trasmette la fede imita l’agire di Dio stesso che si comunica all’umanità donando il Figlio, che effonde lo Spirito Santo sugli uomini per rigenerarli come figli di Dio. Evangelizzazione e rinnovamento della Chiesa 37. Evangelizzatrice, la Chiesa vive questa sua missione ricominciando ogni volta con l’evangelizzare se stessa. «Comunità di credenti, comunità di speranza vissuta e partecipata, comunità d’amore fraterno, essa ha bisogno di ascoltare di continuo ciò che deve credere, le ragioni della sua speranza, il comandamento nuovo dell’amore. Popolo di Dio immerso nel mondo, e spesso tentato dagli idoli, ha sempre bisogno di sentir proclamare le grandi opere di Dio che l’hanno convertita al Signore, e di essere nuovamente convocata e riunita da lui. Ciò vuol dire, in una parola, che essa ha sempre bisogno di essere evangelizzata, se vuol conservare freschezza, slancio e forza per annunciare il Vangelo».29 Il concilio Vaticano II ha fortemente ripreso questo tema della Chiesa che si evangelizza mediante una conversione e un rinnovamento costanti, per evangelizzare il mondo con credibilità.30 Suonano ancora attuali le parole di papa Paolo VI che, riaffermando la priorità dell’evangelizzazione, ricordava a tutti i fedeli: «Non sarà inutile che ciascun cristiano e ciascun evangelizzatore approfondisca nella preghiera questo pensiero: gli uomini potranno salvarsi 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 395 anche per altri sentieri, grazie alla misericordia di Dio, benché noi non annunziamo loro il Vangelo; ma potremo noi salvarci se, per negligenza, per paura, per vergogna – ciò che san Paolo chiamava “arrossire del Vangelo” – o in conseguenza di idee false, trascuriamo di annunziarlo?».31 Più di una risposta ha avanzato l’idea che questa domanda diventi oggetto esplicito della riflessione sinodale. 38. Sin dalla sua origine la Chiesa si è dovuta misurare con simili difficoltà, con l’esperienza di peccato dei suoi membri. La vicenda dei discepoli di Emmaus (cf. Lc 24,13-35) è emblematica della possibilità di una conoscenza fallimentare di Cristo. I due di Emmaus parlano di un morto (cf. Lc 24,21-24), narrano la loro frustrazione e la loro perdita di speranza. Essi dicono la possibilità, per la Chiesa di sempre, di essere portatrice di un annuncio che non dà vita, ma tiene chiusi nella morte il Cristo annunciato, gli annunciatori e di conseguenza anche i destinatari dell’annuncio. Anche l’episodio dei discepoli impegnati a pescare, riferito dall’evangelista Giovanni (cf. Gv 21,1-14), descrive un’esperienza simile: separati da Cristo, i discepoli vivono la loro azione in modo infruttuoso. E, come per i discepoli di Emmaus, è soltanto al manifestarsi del Risorto che torna la fiducia, la gioia dell’annuncio, il frutto della propria opera di evangelizzazione. È soltanto riallacciandosi in modo forte con Cristo, che colui che era stato designato come «pescatore di uomini» (Lc 5,10), Pietro, può tornare a gettare con frutto le proprie reti, fidandosi della parola del proprio Signore. 39. Ciò che è descritto con così grande cura alle origini, la Chiesa lo ha rivissuto più volte nella sua storia. Più volte è capitato che, in seguito all’allentamento del proprio legame con Cristo, s’indebolisse la qualità della fede vissuta, e fosse sentita con minore forza l’esperienza di partecipazione alla vita trinitaria che questo legame ha in sé. Ecco perché non ci si può dimenticare che l’annuncio del Vangelo è una questione anzitutto spirituale. L’esigenza della trasmissione della fede, che non è impresa individualistica e solitaria, ma evento comunitario, ecclesiale, non deve provocare la ricerca di strategie comunicative efficaci e neppure una selezione dei destinatari – per esempio i giovani – ma deve riguardare il soggetto incaricato di questa operazione spirituale. Deve divenire una domanda della Chiesa su di sé. Questo consente di impostare il problema in maniera non estrinseca, ma pone in causa la Chiesa tutta nel suo essere e nel suo vivere. Più di una Chiesa particolare chiede al Sinodo di verificare se l’infecondità dell’evangelizzazione oggi, della catechesi nei tempi moderni, sia un problema anzitutto ecclesiologico e spirituale. Si riflette sulla capacità della Chiesa di configurarsi come reale comunità, come vera fraternità, come corpo e non come azienda. 40. Proprio perché l’evangelizzazione sappia custo24 Cf. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione, 3.12.2007, n. 2, in AAS 100(2008), 490; EV 24/1519ss. 25 BENEDETTO XVI, omelia a Monaco di Baviera, 10.9.2006, in L’Osservatore romano 11-12.9.2006, 9; Regno-doc. 17,2006,538. 26 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, dich. Dignitatis humanae (DH) sulla libertà religiosa, n. 11; EV 1/1072. 27 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, nota dottrinale su alcuni aspetti della evangelizzazione, n. 3, in AAS 100(2008), dire intatta la sua originaria qualità spirituale, la Chiesa deve lasciarsi plasmare dall’azione dello Spirito e farsi conforme a Cristo crocifisso, il quale rivela al mondo il volto dell’amore e della comunione di Dio. In questo modo riscopre la sua vocazione di Ecclesia mater che genera figli al Signore, trasmettendo la fede, insegnando l’amore che nutre i figli. In questo modo vive il suo compito di annunciatrice e testimone di questa rivelazione di Dio, raccogliendo il suo popolo dalla dispersione, così che si possa adempiere quella profezia di Isaia che i padri della Chiesa hanno letto come indirizzata a essa: «Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio, allunga le cordicelle, rinforza i tuoi paletti, poiché ti allargherai a destra e a sinistra e la tua discendenza possederà le nazioni, popolerà le città un tempo deserte» (Is 54,2-3). II. Tempo di nuova evangelizzazione «Andate in tutto il mondo e proclamante il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15) 41. Il mandato missionario che la Chiesa ha ricevuto dal Signore risorto (cf. Mc 16,15) ha assunto nel tempo forme e modalità sempre nuove a seconda dei luoghi, delle situazioni e dei momenti storici. Ai nostri giorni l’annuncio del Vangelo appare molto più complesso che nel passato, ma il compito affidato alla Chiesa resta quello identico dei suoi inizi. Non essendo mutata la missione, è giusto ritenere che possiamo fare nostri anche oggi l’entusiasmo e il coraggio che mossero gli apostoli e i primi discepoli: lo Spirito Santo che li spinse ad aprire le porte del cenacolo, costituendoli evangelizzatori (cf. At 2,1-4), è lo stesso Spirito che guida oggi la Chiesa e la spinge a un rinnovato annuncio di speranza agli uomini del nostro tempo. 42. Il concilio Vaticano II ricorda che «i gruppi in mezzo ai quali la Chiesa si trova, spesso, per varie ragioni, cambiano radicalmente, così che possono scaturire situazioni del tutto nuove».32 Con sguardo lungimirante, i padri conciliari videro all’orizzonte il cambiamento culturale che oggi è facilmente verificabile. Proprio questa mutata situazione, che ha creato una condizione inaspettata per i credenti, richiede una particolare attenzione per l’annuncio del Vangelo, per rendere ragione della nostra fede in una situazione che rispetto al passato presenta molti tratti di novità e di criticità. 43. Le trasformazioni sociali alle quali abbiamo assistito negli ultimi decenni hanno cause complesse, che af491; EV 24/1521. 28 Cf. AG 7; EV 1/1104. 29 PAOLO VI, Evangelii nuntiandi, n. 15, in AAS 68(1976), 14-15; EV 5/1605. 30 Cf. AG 5.11.12; EV 1/1096-1097.1111-1112.1113-1116. 31 PAOLO VI, Evangelii nuntiandi, n. 80, in AAS 68(1976), 74; EV 5/1713. 32 AG 6; EV 1/1102. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 395 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 396 S anta Sede fondano le loro radici lontano nel tempo e hanno profondamente modificato la percezione del nostro mondo. Il lato positivo di queste trasformazioni è sotto gli occhi di tutti, valutato come un bene inestimabile, che ha permesso lo sviluppo della cultura e la crescita dell’uomo in molti campi del sapere. Tuttavia queste trasformazioni hanno innescato anche molti processi di revisione e di critica dei valori e di alcuni fondamenti del vivere comune che hanno profondamente intaccato la fede delle persone. Come ricorda papa Benedetto XVI, «se da un lato l’umanità ha conosciuto innegabili benefici da tali trasformazioni e la Chiesa ha ricevuto ulteriori stimoli per rendere ragione della speranza (cf. 1Pt 3,15) che porta, dall’altro si è verificata una preoccupante perdita del senso del sacro, giungendo persino a porre in questione quei fondamenti che apparivano indiscutibili, come la fede in un Dio creatore e provvidente, la rivelazione di Gesù Cristo unico salvatore, e la comune comprensione delle esperienze fondamentali dell’uomo quali il nascere, il morire, il vivere in una famiglia, il riferimento a una legge morale naturale. Se tutto ciò è stato salutato da alcuni come una liberazione, ben presto ci si è resi conto del deserto interiore che nasce là dove l’uomo, volendosi unico artefice della propria natura e del proprio destino, si trova privo di ciò che costituisce il fondamento di tutte le cose».33 44. Occorre offrire una risposta a questo particolare momento di crisi, anche della vita cristiana; occorre che la Chiesa sappia trovare in questo particolare momento storico come uno stimolo ulteriore per rendere ragione della speranza che porta (cf. 1Pt 3,15). Il termine «nuova evangelizzazione» richiama l’esigenza di una rinnovata modalità di annuncio, soprattutto per coloro che vivono in un contesto, come quello attuale, in cui gli sviluppi della secolarizzazione hanno lasciato pesanti tracce anche in paesi di tradizione cristiana. Così intesa l’idea della nuova evangelizzazione è maturata dentro il contesto ecclesiale ed è stata attuata in forme anche molto differenziate, nella ricerca tuttora in corso del suo significato. Essa è stata considerata anzitutto come un’esigenza, poi come un’operazione di discernimento e come uno stimolo alla Chiesa di oggi. La domanda di una «nuova evangelizzazione» 45. Che cos’è la «nuova evangelizzazione»? Il beato papa Giovanni Paolo II, nel primo discorso che avrebbe dato notorietà e risonanza a questo termine, rivolgendosi ai vescovi del continente latinoamericano, così la definisce: «La commemorazione del mezzo millennio di evangelizzazione avrà il suo pieno significato se sarà un impegno vostro come vescovi, assieme al vostro presbiterio e ai vostri fedeli; impegno non certo di rievangelizzazione, bensì di una nuova evangelizzazione. Nuova nel suo ardore, nei suoi metodi, nelle sue espressioni».34 Cambiano gli interlocutori e anche il tempo, e il papa si rivolge alla Chiesa in Europa lanciandole un appello molto simile: «È emersa l’urgenza e la necessità della “nuova evangelizzazione”, nella consapevolezza che l’Europa non deve oggi semplicemente fare appello alla sua pre- 396 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 cedente eredità cristiana: occorre infatti che sia messa in grado di decidere nuovamente del suo futuro nell’incontro con la persona e il messaggio di Gesù Cristo».35 46. Nel suo momento iniziale, la nuova evangelizzazione risponde a una domanda che la Chiesa deve avere il coraggio di porsi, per osare un rilancio della propria vocazione spirituale e missionaria. Occorre che le comunità cristiane, segnate dagli influssi che i forti cambiamenti sociali e culturali in atto stanno operando su di esse, trovino le energie e le strade per tornare ad ancorarsi in modo solido alla presenza del Risorto che le anima dal di dentro. Bisogna che si lascino guidare dal suo Spirito, che tornino a gustare in modo rinnovato il dono della comunione col Padre che in Gesù vivono, e tornino a offrire agli uomini questa loro esperienza come il dono più prezioso che possiedono. 47. Le risposte pervenute al testo dei Lineamenta si sono ritrovate appieno in questa diagnosi di papa Giovanni Paolo II. Rispondendo a loro volta alla specifica domanda – che cos’è la nuova evangelizzazione? – molte riflessioni pervenute sono concordi nell’indicare che la nuova evangelizzazione è la capacità da parte della Chiesa di vivere in modo rinnovato la propria esperienza comunitaria di fede e di annuncio dentro le nuove situazioni culturali che si sono create in questi ultimi decenni. Il fenomeno descritto è il medesimo nel Nord e nel Sud del mondo, in Occidente e in Oriente, nei paesi in cui l’esperienza cristiana ha radici millenarie e nei paesi evangelizzati da poche centinaia di anni. In seguito al confluire di fattori sociali e culturali – che convenzionalmente designiamo con il termine «globalizzazione» –, hanno avuto inizio processi di indebolimento delle tradizioni e delle istituzioni. Essi hanno intaccato molto velocemente i legami sociali e culturali, la loro capacità di comunicare valori e di dare risposte alle domande di senso e di verità. Il risultato è una notevole perdita di unità della cultura e della sua capacità di aderire alla fede e di vivere con i valori da essa ispirati. 48. I segni di questo clima sull’esperienza di fede e sulle forme di vita ecclesiale sono descritti in modo molto simile in tutte le risposte: debolezza della vita di fede delle comunità cristiane, riduzione del riconoscimento di autorevolezza del magistero, privatizzazione dell’appartenenza alla Chiesa, diminuzione della pratica religiosa, disimpegno nella trasmissione della propria fede alle nuove generazioni. Questi segnali, descritti in modo pressoché unanime dai vari episcopati, mostrano che è tutta la Chiesa a doversi misurare con questo clima culturale. 49. In questo quadro, la nuova evangelizzazione vuole risuonare come un appello, una domanda fatta dalla Chiesa a se stessa perché raccolga le proprie energie spirituali e si impegni in questo nuovo clima culturale a essere propositiva: riconoscendo il bene anche dentro questi nuovi scenari, dando nuova vitalità alla propria fede e al proprio impegno evangelizzatore. L’aggettivo «nuova» fa riferimento al mutato contesto culturale e rimanda al bisogno che la Chiesa recuperi energie, volontà, freschezza e ingegno nel suo modo di vivere la fede e di trasmetterla. Le risposte giunte hanno mostrato che questo appello è stato raccolto in modo differente nelle varie 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 397 realtà ecclesiali, ma il tono generale è di preoccupazione. Danno l’impressione che molte comunità cristiane non abbiano ancora percepito appieno la portata della sfida e l’entità della crisi generate da questo clima culturale anche dentro la Chiesa. Al riguardo, ci si attende che il dibattito sinodale aiuti a prendere coscienza in modo maturo e approfondito della serietà di questa sfida con cui ci stiamo misurando. Più profondamente ci si attende che continui la riflessione sinodale sul fenomeno della secolarizzazione, sugli influssi positivi36 e negativi esercitati sul cristianesimo, sulle sfide che pone alla fede cristiana. 50. Non tutti i segnali infatti sono negativi. Segno di speranza e dono dello Spirito è per molte Chiese la presenza di forze di rinnovamento. Si tratta di comunità cristiane, più spesso di gruppi religiosi e di movimenti, in qualche caso di istituzioni teologiche e culturali, che mostrano con la loro azione la possibilità reale di vivere la fede cristiana con il suo annuncio anche dentro questa cultura. A queste esperienze, ai tanti giovani che le animano con la loro freschezza e il loro entusiasmo, le Chiese particolari guardano con riconoscenza e con attenzione. Esse sono pronte a riconoscere il loro dono, spingendo perché questo dono diventi patrimonio anche del resto del popolo cristiano. Sono attente a seguire la crescita di esperienze che hanno nella relativa giovane età il loro punto forte ma anche qualche limite. 51. Assunta come esigenza, la nuova evangelizzazione ha spinto la Chiesa a esaminare il modo con cui le comunità cristiane nel presente vivono e testimoniano la loro fede. La nuova evangelizzazione si è fatta così discernimento, ovvero capacità di leggere e decifrare i nuovi scenari che in questi ultimi decenni sono venuti creandosi nella storia degli uomini, per trasformarli in luoghi di annuncio del Vangelo e di esperienza ecclesiale. Ancora una volta, il magistero di Giovanni Paolo II ha fatto da guida con una prima descrizione di questi scenari,37 alla quale il testo dei Lineamenta si è rifatto, e che si è vista condivisa e confermata nelle risposte pervenute. Si tratta di scenari culturali, sociali, economici, politici, religiosi. 52. Primo fra tutti, vista l’importanza che riveste, è stato indicato lo scenario culturale di sfondo. Già descritto nelle sue grandi linee nel paragrafo precedente, di questo scenario le varie risposte hanno sottolineato con enfasi la dinamica secolarizzatrice che lo anima. Radicata in modo particolare nel mondo occidentale, la secolarizzazione è frutto di episodi e movimenti sociali e di pensiero che ne hanno segnato in profondità la storia e l’identità. Essa si presenta oggi nelle nostre culture attraverso l’immagine positiva della liberazione, della possibilità di immaginare la vita del mondo e dell’umanità senza riferimento alla trascendenza. In questi anni non ha più tanto la forma pubblica dei discorsi diretti e forti contro Dio, la religione e il cristianesimo, anche se in qualche caso questi toni anticristiani, antireligiosi e anticlericali si sono fatti udire anche di recente. Come testimoniano molte risposte, essa ha assunto piuttosto un tono debole che ha permesso a questa forma culturale di invadere la vita quotidiana delle persone e di sviluppare una mentalità in cui Dio è di fatto assente, in tutto o in parte, e la sua esistenza stessa dipende dalla coscienza umana. 53. Questo suo tono dimesso, e per questo più attrattivo e seducente, ha consentito alla secolarizzazione di entrare anche nella vita dei cristiani e delle comunità ecclesiali, divenendo ormai non più soltanto una minaccia esterna per i credenti, ma un terreno di confronto quotidiano. I tratti di un modo secolarizzato di intendere la vita segnano il comportamento abituale di molti cristiani. La «morte di Dio» annunciata nei decenni passati da tanti intellettuali ha ceduto il posto a una sterile mentalità edonistica e consumistica, che spinge verso modi molto superficiali di affrontare la vita e le responsabilità. Il rischio di perdere anche gli elementi fondamentali della fede è reale. L’influsso di questo clima secolarizzato nella vita di tutti i giorni rende sempre più faticosa l’affermazione dell’esistenza di una verità. Si assiste a una pratica espulsione della questione di Dio dalle domande che l’uomo si pone. Le risposte al bisogno religioso assumono forme di spiritualità individualistica oppure forme di neopaganesimo, sino all’imporsi di un clima generale di relativismo. 54. Questo rischio non deve però far perdere di vista ciò che di positivo il cristianesimo ha appreso dal confronto con la secolarizzazione. Il saeculum in cui convivono credenti e non credenti presenta qualcosa che li accomuna: l’umano. Proprio questo elemento dell’umano, che è il punto naturale di inserzione della fede, può diventare il luogo privilegiato dell’evangelizzazione. È nell’umanità piena di Gesù di Nazaret che abita la pienezza della divinità (cf. Col 2,9). Purificando l’umano a partire dall’umanità di Gesù di Nazaret i cristiani possono incontrarsi con gli uomini secolarizzati ma che tuttavia continuano a interrogarsi su ciò che è umanamente serio e vero. Il confronto con questi cercatori di 33 BENEDETTO XVI, lett. ap. motu proprio Ubicumque et semper, 21.9.2010, in AAS 102(2010), 789; Regno-doc. 19,2010,588s. 34 GIOVANNI PAOLO II, discorso alla XIX Assemblea del CELAM, Port au Prince, 9.3.1983, n. 3, in AAS 75 I(1983), 778. 35 GIOVANNI PAOLO II, es. ap. postsinodale Ecclesia in Europa, 28.6.2003, nn. 2.45, in AAS 95(2003), 650.677; EV 22/414.476. Tutte le Assemblee sinodali continentali celebrate in preparazione al giubileo del 2000 si erano occupate di nuova evangelizzazione: cf. GIOVANNI PAOLO II, es. ap. postsinodale Ecclesia in Africa, 14.9.1995, nn. 57.63, in AAS 85(1996), 35-36, 39-40; EV 14/3099.3111; ID., es. ap. postsinodale Ecclesia in America, 22.1.1999, nn. 6.66, in AAS 91(1999), 10-11.56; EV 18/28s160ss; ID., es. ap. postsinodale Ecclesia in Asia, 6.11.1999, n. 2, in AAS 92(2000), 450-451; EV 18/1774; ID., es. ap. postsinodale Ecclesia in Oceania, 22.11.2001, n. 18, in AAS 94(2002), 386-389; EV 20/2174ss. 36 «In un certo senso, la storia viene in aiuto alla Chiesa attraverso le diverse epoche di secolarizzazione, che hanno contribuito in modo essenziale alla sua purificazione e riforma interiore»: BENEDETTO XVI, discorso ai cattolici impegnati nella Chiesa e nella società (Freiburg im Breisgau, 25.9.2011), in AAS 103(2011), 677; Regno-doc. 17,2011,521. 37 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Redemptoris missio, n. 37, in AAS 83(1991), 282-286; EV 12/620-626. Gli scenari della nuova evangelizzazione IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 397 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 398 S anta Sede verità aiuta i cristiani a purificare e a maturare la loro fede. La lotta interiore di queste persone che cercano la verità, pur non avendo ancora il dono di credere, è un sicuro stimolo perché ci impegniamo nella testimonianza e nella vita di fede, affinché la vera immagine di Dio diventi accessibile a ogni uomo. Al riguardo, dalle risposte risulta che molto interesse ha suscitato l’iniziativa del «Cortile dei gentili». 55. Accanto a questo primo scenario culturale, è stato indicato un secondo, più sociale: il grande fenomeno migratorio che spinge sempre di più le persone a lasciare il loro paese di origine e vivere in contesti urbanizzati. Da esso deriva un incontro e un mescolamento delle culture. Si stanno producendo forme di sgretolamento dei riferimenti fondamentali della vita, dei valori e degli stessi legami attraverso i quali i singoli strutturano le loro identità e accedono al senso della vita. Unito al diffondersi della secolarizzazione, l’esito culturale di questi processi è un clima di estrema fluidità, dentro il quale c’è sempre meno spazio per le grandi tradizioni, comprese quelle religiose. A questo scenario sociale è legato quel fenomeno che va sotto il nome di globalizzazione, realtà di non facile decifrazione, che richiede ai cristiani un forte lavoro di discernimento. Può essere letta come un fenomeno negativo, se di questa realtà prevale un’interpretazione deterministica, legata alla sola dimensione economica e produttiva. Può però essere letta come un momento di crescita, in cui l’umanità impara a sviluppare nuove forme solidaristiche e nuove vie per condividere lo sviluppo di tutti al bene. 56. Allo scenario migratorio, le risposte ai Lineamenta hanno associato in modo stretto un terzo scenario che va segnando in modo sempre più determinante le nostre società: lo scenario economico. In gran parte causa diretta del fenomeno delle migrazioni, lo scenario economico è stato evidenziato per le tensioni e le forme di violenza che a esso sono collegate, a seguito delle diseguaglianze che provoca all’interno delle nazioni e anche tra di esse. In molte risposte, provenienti non soltanto dai paesi in via di sviluppo, è stato denunciato un chiaro e deciso aumento del divario tra ricchi e poveri. Innumerevoli volte il magistero dei sommi pontefici ha denunciato i crescenti squilibri tra Nord e Sud del mondo, nell’accesso e nella distribuzione delle risorse, come anche nel danno al creato. La perdurante crisi economica nella quale ci troviamo segnala il problema dell’utilizzo delle risorse, quelle naturali come quelle umane. Dalle Chiese, invitate a vivere l’ideale evangelico della povertà, ci si aspetta ancora molto in termini di sensibilizzazione e di azione concreta, anche se esse non trovano sufficiente spazio nei media. 57. Un quarto scenario indicato è quello politico. Dal concilio Vaticano II a oggi i mutamenti intervenuti in questo scenario possono essere definiti a giusta ragione epocali. È giunta la fine della divisione del mondo occidentale in due blocchi con la crisi dell’ideologia comunista. Ciò ha favorito la libertà religiosa e la possibilità di riorganizzazione delle Chiese storiche. L’emergere sulla scena mondiale di nuovi attori economici, politici e religiosi, come il mondo islamico, il mondo 398 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 asiatico, ha creato una situazione inedita e totalmente sconosciuta, ricca di potenzialità, ma anche piena di rischi e di nuove tentazioni di dominio e di potere. In questo scenario, le varie risposte hanno sottolineato varie urgenze: l’impegno per la pace, lo sviluppo e la liberazione dei popoli; una migliore regolazione internazionale e interazione dei governi nazionali; la ricerca di forme possibili di ascolto, convivenza, dialogo e collaborazione tra le diverse culture e religioni; la difesa dei diritti dell’uomo e dei popoli, soprattutto delle minoranze; la promozione dei più deboli; la salvaguardia del creato e l’impegno per il futuro del nostro pianeta. Questi sono temi che le diverse Chiese particolari hanno imparato a sentire propri, e che come tali vanno custoditi e promossi nel vissuto quotidiano delle nostre comunità. 58. Un quinto scenario è quello della ricerca scientifica e tecnologica. Viviamo in un’epoca ancora presa dalla meraviglia suscitata dai continui traguardi che la ricerca in questi campi ha saputo superare. Tutti possiamo sperimentare nella vita quotidiana i benefici arrecati da questi progressi. Tutti siamo sempre più dipendenti da essi. Di fronte a tanti aspetti positivi, esistono pure pericoli di eccessive attese e di manipolazioni. La scienza e la tecnologia corrono così il rischio di diventare i nuovi idoli del presente. È facile in un contesto digitalizzato e globalizzato fare della scienza «la nostra nuova religione». Ci troviamo di fronte al sorgere di nuove forme di gnosi, che assumono la tecnica come forma di saggezza, in vista di una organizzazione magica della vita che funzioni come sapere e come senso. Assistiamo all’affermarsi di nuovi culti. Essi strumentalizzano in modo terapeutico le pratiche religiose che gli uomini sono disposti a vivere, strutturandosi come religioni della prosperità e della gratificazione istantanea. Le nuove frontiere dello scenario comunicativo 59. In modo corale le risposte ai Lineamenta hanno esaminato un altro scenario, il sesto, quello comunicativo, che oggi offre enormi possibilità e rappresenta una delle grandi sfide per la Chiesa. Agli inizi era caratteristico del solo mondo industrializzato, oggi lo scenario di un mondo globalizzato è in grado di influenzare anche vaste porzioni dei paesi in via di sviluppo. Non c’è luogo al mondo che non possa essere raggiunto e quindi non essere soggetto all’influsso della cultura mediatica e digitale che si impone sempre più come il «luogo» della vita pubblica e dell’esperienza sociale. Basti pensare all’uso sempre più diffuso della rete informatica. 60. Le risposte riferiscono la diffusa convinzione che ormai le nuove tecnologie digitali hanno dato origine a un vero e proprio nuovo spazio sociale, i cui legami sono in grado di influire sulla società e sulla cultura. Agendo sulla vita delle persone, i processi mediatici resi possibili da queste tecnologie arrivano a trasformare la realtà stessa. Intervengono in modo incisivo nell’esperienza delle persone e permettono un ampliamento delle potenzialità umane. Dall’influsso che esercitano dipende la percezione 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 399 di noi stessi, degli altri e del mondo. Queste tecnologie e lo spazio comunicativo da esse generato vanno perciò considerati positivamente, senza pregiudizi, come delle risorse, anche se con uno sguardo critico e un uso sapiente e responsabile. 61. La Chiesa ha saputo entrare in questi spazi e assumere questi mezzi sin dall’inizio come utili strumenti di annuncio del Vangelo. Oggi, accanto ai mezzi di comunicazione più tradizionali, come soprattutto stampa e radio, che – stando alle risposte – hanno conosciuto in questi ultimi anni un discreto incremento, i nuovi media stanno servendo in modo sempre maggiore alla pastorale evangelizzatrice della Chiesa, rendendo possibili interazioni a vari livelli, locale, nazionale, continentale, mondiale. Si percepiscono le potenzialità di questi mezzi di comunicazione antichi e nuovi, si vede la necessità di servirsi di nuovo spazio sociale che si è venuto a creare con i linguaggi e le forme della tradizione cristiana. Si sente il bisogno di un discernimento attento e condiviso per intuire al meglio le potenzialità che esso offre in vista dell’annuncio del Vangelo, ma anche per coglierne in modo corretto i rischi e i pericoli. 62. Il diffondersi di questa cultura infatti porta con sé indubbi benefici: maggiore accesso alle informazioni, maggiore possibilità di conoscenza, di scambio, di forme nuove di solidarietà, di capacità di promuovere una cultura sempre più a dimensione mondiale, rendendo i valori e i migliori sviluppi del pensiero e dell’attività umana patrimonio di tutti. Queste potenzialità non eliminano però i rischi che la diffusione eccessiva di una simile cultura sta già generando. Si manifesta una profonda attenzione egocentrica ai soli bisogni individuali. Si afferma un’esaltazione emotiva delle relazioni e dei legami sociali. Si assiste all’indebolimento e alla perdita di valore oggettivo di esperienze profondamente umane quali la riflessione e il silenzio; si assiste a un eccesso nell’affermare il proprio pensiero. Si riducono progressivamente l’etica e la politica a strumenti di spettacolo. Il punto finale a cui possono condurre questi rischi è quello che viene chiamato cultura dell’effimero, dell’immediato, dell’apparenza, ovvero una società incapace di memoria e di futuro. In un simile contesto, è chiesta ai cristiani l’audacia di frequentare questi «nuovi aeropaghi», imparando a darne una valutazione evangelica, trovando gli strumenti e i metodi per rendere udibile anche in questi luoghi odierni il patrimonio educativo e di sapienza custodito dalla tradizione cristiana. I mutamenti dello scenario religioso 63. I mutamenti di scenario che abbiamo analizzato sino a questo punto non possono non esercitare influssi anche sul modo con cui gli uomini esprimono il proprio senso religioso. Le risposte ai Lineamenta suggeriscono di aggiungere come settimo lo scenario religioso. Questo permette anche di comprendere in modo più profondo il ritorno del senso religioso e l’esigenza multiforme di spiritualità che segna molte culture e in particolare le generazioni più giovani. Se è vero infatti che il processo secolarizzatore in atto genera come conseguenza in molte persone un’atrofia spirituale e un vuoto del cuore, è possibile anche osservare in molte regioni del mondo i segni di una consistente rinascita religiosa. La stessa Chiesa cattolica è toccata da questo fenomeno, che offre risorse e occasioni di evangelizzazione insperate pochi decenni fa. 64. Le risposte ai Lineamenta sono attente ad affrontare il fenomeno e a leggerlo in tutta la sua complessità. Ne riconoscono gli indubbi elementi positivi. Esso permette infatti di recuperare un elemento costitutivo dell’identità umana, quello religioso, superando così tutti quei limiti e quegli impoverimenti della concezione dell’uomo chiusa nel solo ambito orizzontale. Questo fenomeno favorisce l’esperienza religiosa, ridonandole quella centralità nel modo di pensare gli uomini, la storia, il senso stesso della vita, la ricerca della verità. 65. In molte risposte non si nasconde però la preoccupazione legata al carattere in parte ingenuo ed emotivo di questo ritorno del senso religioso. Più che alla lenta e complessa maturazione delle persone nella ricerca della verità, questo ritorno del senso religioso ha conosciuto in più di un caso i tratti di un’esperienza religiosa poco liberante. Gli aspetti positivi della riscoperta di Dio e del sacro si sono così visti impoveriti e oscurati da fenomeni di fondamentalismo che non poche volte manipola la religione per giustificare la violenza e, in casi per fortuna estremi e limitati, persino il terrorismo. 66. È questo il quadro in cui è stato collocato da molte risposte il problema urgente del proliferare di quei nuovi gruppi religiosi che assumono la forma della setta. Quanto è dichiarato nei Lineamenta (la loro dominante emotiva e psicologica, la promozione di una religione del successo e della prosperità) è confermato e riproposto. In più, alcune risposte chiedono di vigilare a che le comunità cristiane non si lascino influenzare da queste nuove forme di esperienza religiosa, confondendo lo stile cristiano dell’annuncio con la tentazione di imitare i toni aggressivi e proselitistici di questi gruppi. In presenza di questi gruppi religiosi occorre, d’altro lato, affermano sempre le risposte, che le comunità cristiane rafforzino l’annuncio e la cura della propria fede. Infatti questo contatto potrebbe contribuire a rendere la fede meno tiepida e più pronta a dare senso alla vita degli individui. 67. In questo contesto prende ancora più senso l’incontro e il dialogo con le grandi tradizioni religiose che la Chiesa ha coltivato negli ultimi decenni, e continua a intensificare. Questo incontro si presenta come un’occasione promettente per approfondire la conoscenza della complessità delle forme e dei linguaggi della religiosità umana così come si presenta in altre esperienze religiose. Un simile incontro e dialogo permette al cattolicesimo di comprendere con maggiore profondità i modi con cui la fede cristiana esprime la religiosità dell’animo umano. Allo stesso tempo arricchisce il patrimonio religioso dell’umanità con la singolarità della fede cristiana. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 399 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 400 S anta Sede Da cristiani dentro questi scenari 68. Gli scenari sono stati letti per quello che sono: segni di un mutamento in atto che viene riconosciuto come il contesto nel quale si sviluppano le nostre esperienze ecclesiali. Proprio per questo, deve essere assunto e purificato, in un processo di discernimento, dall’incontro e dal confronto con la fede cristiana. L’esame di questi scenari permette di fare una lettura critica degli stili di vita, del pensiero, dei linguaggi proposti attraverso di essi. Questa lettura serve anche come autocritica che il cristianesimo è invitato a fare su di sé, per verificare quanto il proprio stile di vita e l’azione pastorale delle comunità cristiane siano state realmente all’altezza del loro compito evitando l’immobilismo attraverso una attenta lungimiranza. La riflessione sinodale potrà proseguire con frutto questi esercizi di discernimento, come molte Chiese particolari hanno dichiarato di attendersi. 69. Varie risposte ai Lineamenta hanno cercato di individuare le ragioni del distacco di numerosi fedeli dalla prassi cristiana, una vera «apostasia silenziosa», nel fatto che la Chiesa non avrebbe risposto in modo adeguato e convincente alle sfide degli scenari descritti. È stato poi constatato l’indebolimento della fede dei credenti, la mancanza della partecipazione personale ed esperienziale nella trasmissione della fede, l’insufficiente accompagnamento spirituale dei fedeli lungo il loro iter formativo, intellettuale e professionale. Si è lamentata una eccessiva burocratizzazione delle strutture ecclesiastiche, che sono percepite lontane dall’uomo comune e dalle sue preoccupazioni esistenziali. Tutto ciò ha causato un ridotto dinamismo delle comunità ecclesiali, la perdita dell’entusiasmo delle origini, la diminuzione dello slancio missionario. Non mancano coloro che hanno lamentato celebrazioni liturgiche formali e riti ripetuti quasi per abitudine, privi della profonda esperienza spirituale, che invece di attirare allontanano le persone. Oltre alla controtestimonianza di alcuni dei suoi membri (infedeltà alla vocazione, scandali, poca sensibilità per i problemi dell’uomo contemporaneo e del mondo attuale), non bisogna sottovalutare tuttavia il «mysterium iniquitatis» (2Ts 2,7), la lotta del Dragone contro il resto della discendenza della Donna, «contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù» (Ap 12,17). Per una valutazione oggettiva occorre sempre tener presente il mistero della libertà umana, dono di Dio che l’uomo può adoperare anche in modo sbagliato, ribellandosi a Dio e volgendosi contro la sua Chiesa. La nuova evangelizzazione dovrebbe cercare di orientare la libertà delle persone, uomini e donne, verso Dio, sorgente della bontà, della verità e della bellezza. Il rinnovamento della fede dovrebbe far superare i menzionati ostacoli che si oppongono a una vita cristiana autentica, secondo la volontà di Dio, espressa nel comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo (cf. Mc 12,33). 70. Oltre a queste denunce, le risposte ai Lineamenta hanno saputo mettere bene in luce anche gli indubbi successi che sono derivati all’esperienza cristiana dal- 400 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 l’avvento di questi scenari. Ad esempio, più di una risposta ha segnalato come ricaduta positiva del processo migratorio in atto l’incontro e lo scambio di doni tra Chiese particolari, con la possibilità di ricevere energie e vitalità di fede dalle comunità cristiane immigrate. Nel contatto con i non cristiani, le comunità cristiane hanno poi potuto imparare che oggi la missione non è più un movimento Nord-Sud o Ovest-Est, perché occorre svincolarsi dai confini geografici. Oggi la missione si trova in tutti e cinque i continenti. Bisogna riconoscere che anche nei paesi di antica evangelizzazione esistono settori e ambienti estranei alla fede perché in essi gli uomini non l’hanno mai incontrata e non soltanto perché se ne sono allontanati. Svincolarsi dai confini vuol dire avere le energie per porre la questione di Dio in tutti quei processi di incontro, mescolamento, ricostruzione delle relazioni sociali che sono in atto dovunque. L’assemblea sinodale potrebbe essere il luogo per uno scambio proficuo su queste esperienze. 71. Pure lo scenario economico, con i suoi mutamenti, è stato riconosciuto come un luogo propizio alla testimonianza della nostra fede. Molte risposte hanno descritto l’azione delle comunità cristiane in favore dei poveri, azione che vanta radici antichissime e conosce frutti ancora promettenti. In questo momento di crisi economica grave e diffusa è stato segnalato da molti l’incremento di questa azione da parte delle comunità cristiane, con la nascita di ulteriori istituzioni dedicate al sostegno dei poveri, e al riguardo lo sviluppo di una sensibilità maggiore all’interno della Chiesa particolare. Più di una risposta ha chiesto di dare maggiore risalto alla carità come strumento di nuova evangelizzazione: la dedizione e la solidarietà verso i poveri vissute da molte comunità, la loro carità, il loro stile sobrio di vita in un mondo che esalta invece il consumo e l’avere, sono davvero un valido strumento per annunciare il Vangelo e testimoniare la nostra fede. 72. Particolare risonanza ha avuto lo scenario religioso. In primo luogo esso riguarda il dialogo ecumenico. Le risposte ai Lineamenta sottolineano più volte come i diversi contesti di mutamento abbiano favorito lo sviluppo di un maggiore confronto ecumenico. Pur con molto realismo, riportando anche momenti di difficoltà e situazioni di tensione che si cerca con pazienza e determinazione di sciogliere, la novità degli scenari dentro i quali siamo chiamati come cristiani a vivere la nostra fede e ad annunciare il Vangelo ha messo ancora meglio in luce la necessità di una reale unità tra i cristiani. Essa non è da confondere con la semplice cordialità di rapporti o con la cooperazione in qualche progetto comune, ma piuttosto come l’anelito a lasciarci trasformare dallo Spirito perché possiamo sempre più conformarci all’immagine di Cristo. Questa unità anzitutto spirituale è da domandare nella preghiera ancora prima che da realizzare nelle opere. La conversione e il rinnovamento della Chiesa, a cui la crisi odierna ci chiama, non possono non avere questo contenuto ecumenico: vuol dire che bisogna sostenere in modo convinto lo sforzo di vedere tutti i cristiani uniti nel mostrare al mondo la forza profetica e trasformatrice del mes- 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 401 saggio evangelico. Il compito è ingente e potremo rispondervi solamente con gli sforzi comuni, guidati dallo Spirito di Gesù Cristo risorto. Del resto il Signore ci ha lasciato come mandato la sua preghiera: «Perché tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). 73. Lo scenario religioso, in secondo luogo, riguarda il dialogo interreligioso, che oggi s’impone, anche se in diversi modi, in tutto il mondo. Esso ha favorito stimoli positivi: i paesi di antica tradizione cristiana leggono l’espansione della presenza di grandi religioni, in particolare dell’islam, come lo stimolo fornito a sviluppare nuove forme di presenza, di visibilità e di proposta della fede cristiana; più in generale il contesto interreligioso e il confronto con le grandi religioni dell’Oriente viene salutato come un’occasione fornita alle nostre comunità cristiane di approfondire la comprensione della nostra fede, grazie agli interrogativi che un simile confronto suscita in noi, alle questioni circa il cammino della storia umana e alla presenza di Dio in questo cammino. È un’occasione di affinare gli strumenti del dialogo e gli spazi dentro i quali si collabora allo sviluppo di esperienze di pace per una società sempre più umana. 74. Ben differente è la situazione di quelle Chiese che si trovano in minoranza: laddove vi è la libertà di professare la propria fede e di vivere la propria religione, lo stato di minoranza è considerato come una forma interessante che permette al cristianesimo di conoscere più volti e più modi di presenza nel mondo e di operare alla sua trasformazione. Dove invece all’esperienza di minoranza si aggiunge il contesto di persecuzione, l’esperienza di evangelizzazione viene associata all’esperienza di Gesù, alla sua fedeltà fino alla croce. E nella situazione vissuta si riconosce il dono di richiamare a tutta la Chiesa il legame tra evangelizzazione e croce che agli occhi di queste Chiese non deve correre il rischio di essere poco tenuto in considerazione. Giustamente queste Chiese ci ricordano che non è esauriente misurare l’evangelizzazione secondo i parametri quantitativi del successo. 75. In questo compito di rinnovamento a cui siamo chiamati sono di grande aiuto le Chiese cattoliche orientali e tutte quelle comunità cristiane che nel loro passato hanno vissuto o stanno ancora vivendo l’esperienza del nascondimento, dell’emarginazione, della persecuzione, dell’intolleranza di natura etnica, ideologica o religiosa. La loro testimonianza di fede, la loro tenacia, la loro capacità di resistenza, la solidità della loro speranza, l’intuizione di alcune loro pratiche pastorali sono un dono da condividere con quelle comunità cristiane che, pur avendo alle spalle passati gloriosi, vivono un presente fatto di fatica e dispersione. Per Chiese poco abituate a vivere la propria fede in situazione di minoranza è certamente un dono poter ascoltare esperienze che infondono loro quella fiducia indispensabile allo slancio che richiede la nuova evangelizzazione. Più ancora è un dono eminentemente spirituale accogliere quanti hanno dovuto lasciare la propria terra per motivi di persecuzione, e portano nel 38 loro spirito la ricchezza incalcolabile dei segni del martirio vissuto in prima persona. Missio ad gentes, cura pastorale, nuova evangelizzazione 76. Il discernimento che la nuova evangelizzazione ha ispirato ci mostra che il compito evangelizzatore della Chiesa è in profonda trasformazione. Le figure tradizionali e consolidate – che per convenzione vengono indicate con i termini «paesi di antica cristianità» e «terre di missione» – mostrano ormai i loro limiti. Sono troppo semplici e fanno riferimento a un contesto ormai superato, per poter offrire utili modelli per le comunità cristiane di oggi. Come già affermava con lucidità papa Giovanni Paolo II, «i confini fra cura pastorale dei fedeli, nuova evangelizzazione e attività missionaria specifica non sono nettamente definibili, e non è pensabile creare tra di esse barriere o compartimenti-stagno. (…) Le Chiese di antica cristianità, alle prese col drammatico compito della nuova evangelizzazione, comprendono meglio che non possono essere missionarie verso i non cristiani di altri paesi e continenti, se non si preoccupano seriamente dei non cristiani in casa propria: la missionarietà ad intra è segno credibile e stimolo per quella ad extra, e viceversa».38 77. Pur con accentuazioni e differenze legate alla diversità di cultura e di storia, le risposte ai Lineamenta mostrano che è stato ben compreso questo carattere differente della nuova evangelizzazione: non si tratta di un nuovo modello di azione pastorale, che si sostituisce semplicemente ad altre forme di azione (la prima evangelizzazione, la cura pastorale), quanto piuttosto di un processo di rilancio della missione fondamentale della Chiesa. Essa, interrogandosi sul modo di vivere l’evangelizzazione oggi, non esclude di verificare se stessa e la qualità dell’evangelizzazione delle sue comunità. La nuova evangelizzazione impegna tutti i soggetti ecclesiali (singoli, comunità, parrocchie, diocesi, conferenze episcopali, movimenti, gruppi e altre realtà ecclesiali, religiosi e persone consacrate) a una verifica della vita ecclesiale e dell’azione pastorale, assumendo come punto di analisi la qualità della propria vita di fede, e la sua capacità di essere strumento di annuncio, secondo il Vangelo. 78. Integrando le varie risposte, potremmo dire che questa verifica si è concretizzata in tre esigenze: la capacità di discernere, ovvero la capacità che si ha di porsi dentro il presente convinti che anche in questo tempo è possibile annunciare il Vangelo e vivere la fede cristiana; la capacità di vivere forme di adesione radicale e genuina alla fede cristiana, che sanno testimoniare già con il loro semplice esserci la forza trasformatrice di Dio nella nostra storia; un chiaro ed esplicito legame con la Chiesa, in grado di renderne visibile il carattere missionario e apostolico. Queste domande vengono consegnate all’assemblea sinodale, perché lavorando su di esse aiuti la Chiesa a vivere quel cammino di conversione al quale la nuova evangelizzazione la sta chiamando. Ivi, n. 34, in AAS 83(1991), 279-280; EV 12/616. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 401 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 402 S anta Sede 79. Molte Chiese particolari, al momento di ricevere il testo dei Lineamenta, si trovavano già impegnate in un’operazione di verifica e di rilancio della propria pastorale a partire da queste esigenze. Alcune hanno designato questa operazione con il termine di rinnovamento missionario, altre con quello di conversione pastorale. È convinzione unanime che qui stia il cuore della nuova evangelizzazione, vista come un atto di rinnovata assunzione da parte della Chiesa del mandato missionario del Signore Gesù Cristo che l’ha voluta e l’ha inviata nel mondo, perché si lasci guidare dallo Spirito Santo nel testimoniare la salvezza ricevuta e nell’annunciare il volto di Dio Padre, primo artefice di questa opera di salvezza. Trasformazioni della parrocchia e nuova evangelizzazione 80. Molte risposte pervenute descrivono una Chiesa impegnata in un forte lavoro di trasformazione della propria presenza tra la gente e dentro la società. Le Chiese più giovani lavorano per dare vita a parrocchie spesso molto vaste, animandole al loro interno con lo strumento che a seconda dei contesti geografici ed ecclesiali assume il nome di «comunità ecclesiali di base» oppure di «piccole comunità cristiane». Esse dichiarano lo scopo di favorire luoghi di vita cristiana capaci di sostenere meglio la fede di chi ne fa parte e di irradiare con la loro testimonianza lo spazio sociale, soprattutto nella dispersione delle grandi metropoli. Le Chiese con radici più antiche lavorano alla revisione dei loro programmi parrocchiali, gestiti con sempre maggior difficoltà a seguito della diminuzione del clero e della pratica cristiana. L’intenzione dichiarata è di evitare che simili operazioni si trasformino in procedure amministrative e burocratiche e abbiano un effetto indotto non voluto: che le Chiese particolari alla fine si chiudano su loro stesse, già troppo occupate da questi problemi di carattere gestionale.Al riguardo più di una esperienza fa riferimento alla figura delle «unità pastorali», come a uno strumento per coniugare revisione del programma parrocchiale e costruzione di una cooperazione per una Chiesa particolare più comunitaria. 81. La nuova evangelizzazione è il richiamo della Chiesa al suo originario fine missionario. Simili operazioni possono perciò, come affermano molte risposte, assumere la nuova evangelizzazione per imprimere alle riforme in atto una direzione meno ripiegata verso l’interno delle comunità cristiane, e più impegnata nell’annuncio della fede a tutti. In questa linea ci si attende molto dalle parrocchie, viste come la più capillare porta d’ingresso alla fede cristiana e all’esperienza ecclesiale. Oltre a essere luogo di pastorale ordinaria, delle celebrazioni liturgiche, dell’amministrazione dei sacramenti, della catechesi e del catecumenato, hanno l’impegno di diventare veri centri d’irradiazione e di testimonianza dell’esperienza cristiana, sentinelle capaci di ascoltare le persone e i loro bisogni. Esse sono luoghi in cui si educa alla ricerca della verità, si nutre e rin- 402 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 forza la propria fede, punti di comunicazione del messaggio cristiano, del disegno di Dio sull’uomo e sul mondo, prime comunità in cui si sperimenta la gioia di essere radunati dallo Spirito e preparati per vivere il proprio mandato missionario. 82. Energie da impiegare in questa operazione non mancano: tutte le risposte indicano come prima grande risorsa il numero di laici battezzati che si sono impegnati e continuano decisi il loro volontario servizio in questa opera di animazione delle comunità parrocchiali. Nel fiorire di questa vocazione laicale molti riconoscono uno dei frutti del concilio Vaticano II, insieme ad altre risorse: le comunità di vita consacrata; la presenza di gruppi e movimenti che con il loro fervore, le loro energie e soprattutto la loro fede danno un forte impulso alla vita nuova nei luoghi ecclesiali; i santuari che con la devozione sono punti di richiamo per la fede nelle Chiese particolari. 83. Con queste indicazioni precise e ricche di speranza, le risposte ai Lineamenta mostrano che la linea assunta è quella di un lento ma efficace lavoro di revisione del modo di essere Chiesa tra la gente, che eviti gli scogli del settarismo e della «religione civile», e permetta di mantenere la forma di una Chiesa missionaria. In altri termini, la Chiesa ha bisogno di non perdere il volto di Chiesa «domestica, popolare». Pur in contesti di minoranza o di discriminazione la Chiesa non deve perdere la sua prerogativa di restare accanto alla vita quotidiana delle persone, per annunciare da quel luogo il messaggio vivificante del Vangelo. Come affermava Giovanni Paolo II, nuova evangelizzazione vuol dire rifare il tessuto cristiano della società umana, rifacendo il tessuto delle stesse comunità cristiane; vuol dire aiutare la Chiesa a continuare a essere presente «in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie»,39 per animarne la vita e indirizzarla al Regno che viene. 84. Una considerazione a parte va fatta circa la questione della mancanza di preti: tutti i testi lamentano l’insufficienza numerica del clero, che di conseguenza non riesce ad assumere in modo sereno ed efficace la gestione di questa trasformazione del modo di essere Chiesa. Alcune risposte sviluppano un’analisi dettagliata del problema, leggendo questa crisi in modo parallelo all’analoga crisi del matrimonio e dalle famiglie cristiane. In molte si afferma la necessità di immaginare una organizzazione locale della Chiesa che veda sempre più integrate, accanto alla figura dei presbiteri, figure laicali nell’animazione delle comunità. Su simili problematiche molte risposte si attendono dal dibattito sinodale parole chiarificatrici e prospettive per il futuro. Quasi tutte le riposte contengono infine un invito ad avviare in tutta la Chiesa una forte pastorale vocazionale, che parta dalla preghiera, chiami in causa tutti i sacerdoti e consacrati sollecitandoli a uno stile che sappia testimoniare il fascino della chiamata ricevuta, sappia individuare forme per parlare ai giovani. Ciò riguarda anche le vocazioni alla vita consacrata, specialmente quelle femminili. Alcune risposte hanno pure sottolineato l’importanza di una formazione adeguata dei seminari e novi- 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 403 ziati, come pure nei centri accademici, in vista della nuova evangelizzazione. Una definizione e il suo significato 85. La convocazione dell’assemblea sinodale e, in immediata successione, la creazione del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione costituiscono una tappa ulteriore nel processo di affinamento del significato attribuito a questo termine. Rivolgendosi a questo pontificio consiglio, così papa Benedetto XVI precisa il contenuto del termine «nuova evangelizzazione»: «Facendomi dunque carico della preoccupazione dei miei venerati predecessori, ritengo opportuno offrire delle risposte adeguate perché la Chiesa intera, lasciandosi rigenerare dalla forza dello Spirito Santo, si presenti al mondo contemporaneo con uno slancio missionario in grado di promuovere una nuova evangelizzazione. Essa fa riferimento soprattutto alle Chiese di antica fondazione (…): non è difficile scorgere come ciò di cui hanno bisogno tutte le Chiese che vivono in territori tradizionalmente cristiani sia un rinnovato slancio missionario, espressione di una nuova generosa apertura al dono della grazia».40 Nel frattempo, sulla scia della Redemptoris missio,41 era intervenuta a precisare il senso del concetto di nuova evangelizzazione anche la Congregazione per la dottrina della fede, con una definizione – «In senso proprio c’è la missio ad gentes verso coloro che non conoscono Cristo. In senso lato, si parla di “evangelizzazione” per l’aspetto ordinario della pastorale, e di “nuova evangelizzazione” verso coloro che non seguono più la prassi cristiana» –42 ripresa poi dall’esortazione apostolica postsinodale Africae munus.43 86. Da questi testi si ricava che lo spazio geografico entro cui si sviluppa la nuova evangelizzazione, senza essere esclusivo, riguarda primariamente l’Occidente cristiano. Così pure i destinatari della nuova evangelizzazione appaiono sufficientemente identificati: si tratta di quei battezzati delle nostre comunità che vivono una nuova situazione esistenziale e culturale, dentro la quale di fatto è compromessa la loro fede e la loro testimonianza. La nuova evangelizzazione consiste nell’immaginare situazioni, luoghi di vita, azioni pastorali che permettano a queste persone di uscire dal «deserto interiore», immagine usata da papa Benedetto XVI per raffigurare la condizione umana attuale, prigioniera di un mondo che ha praticamente espunto la questione di Dio dal proprio orizzonte. Avere il coraggio di riportare la domanda su Dio dentro questo mondo; avere il coraggio di ridare qualità e motivi alla fede di molti delle nostre Chiese di antica fondazione, questo è il compito specifico della nuova evangelizzazione. 38 Ivi, n. 34, in AAS 83(1991), 279-280; EV 12/616. GIOVANNI PAOLO II, Christifideles laici, n. 26, in AAS 81(1989), 438; EV 11/1709. Cf. anche n. 34, in AAS 81(1989), 455; EV 11/1747ss. 40 BENEDETTO XVI, Ubicumque et semper, in AAS 102(2010), 790791; Regno-doc. 19,2010,589s. 41 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Redemptoris missio, n. 33, in AAS 83(1991), 278-279; EV 12/613s. 39 87. Una simile definizione tuttavia ha valore di esemplarità, più che di esaustività. Assume l’Occidente come luogo esemplare, piuttosto che come obiettivo unico dell’intera attività della nuova evangelizzazione. Serve per aiutarci a comprendere il compito profondo della nuova evangelizzazione, che non può essere ridotta a un semplice esercizio di aggiornamento di alcune pratiche pastorali, ma al contrario richiede lo sviluppo di una comprensione molto seria e profonda delle cause che hanno portato l’Occidente cristiano a trovarsi in una simile situazione. Ma l’urgenza della nuova evangelizzazione non può essere ridotta a queste situazioni. Come afferma papa Benedetto XVI, «anche in Africa, le situazioni che richiedono una nuova presentazione del Vangelo, “nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nelle sue espressioni”, non sono rare. (…) La nuova evangelizzazione è un compito urgente per i cristiani in Africa, perché anch’essi devono rianimare il loro entusiasmo di appartenere alla Chiesa. Sotto l’ispirazione dello Spirito del Signore risorto, essi sono chiamati a vivere, a livello personale, familiare e sociale, la buona novella e ad annunciarla con rinnovato zelo alle persone vicine e lontane, impiegando per la sua diffusione i nuovi metodi che la Provvidenza divina mette a nostra disposizione».44 Simili affermazioni valgono, ovviamente applicate secondo le situazioni particolari, per i cristiani in America, in Asia, in Europa e in Oceania, continenti in cui la Chiesa è da tempo impegnata nella promozione della nuova evangelizzazione. 88. La nuova evangelizzazione è il nome dato a questo rilancio spirituale, a questo avvio di un movimento di conversione che la Chiesa chiede a se stessa, a tutte le sue comunità, a tutti i suoi battezzati. Perciò è una realtà che non riguarda soltanto determinate regioni ben definite, ma è la strada che permette di spiegare e tradurre in pratica l’eredità apostolica per il nostro tempo. Con la nuova evangelizzazione la Chiesa vuole introdurre nel mondo di oggi e nell’odierna discussione la sua tematica più originaria e specifica: essere il luogo in cui già ora si fa esperienza di Dio, dove sotto la guida dello Spirito del Risorto ci lasciamo trasfigurare dal dono della fede. Il Vangelo è il sempre nuovo annuncio della salvezza operata da Cristo per rendere l’umanità partecipe del mistero di Dio e della sua vita di amore e aprirla a un futuro di speranza affidabile e forte. Sottolineare che in questo momento della storia la Chiesa è chiamata a compiere una nuova evangelizzazione, vuol dire intensificare l’azione missionaria per corrispondere pienamente al mandato del Signore. 89. Non c’è situazione ecclesiale che si possa sentire esclusa da un simile programma: le antiche Chiese cristiane, anzitutto, con il problema del pratico abbandono 42 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, nota dottrinale su alcuni aspetti della evangelizzazione, n. 12, in AAS 100(2008), 501; EV 24/1543. 43 Cf. BENEDETTO XVI, es. ap. postsinodale Africae munus, 19.11.2011, n. 160, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 2011, 119; Regno-doc. 21,2011,669. 44 Ivi, nn. 165.171; Regno-doc. 21,2011,670s. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 403 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 404 S anta Sede della fede da parte di molti. Tale fenomeno, pur in misura minore, si registra anche presso le nuove Chiese, soprattutto nelle grandi città e in alcuni settori che hanno un determinante influsso culturale e sociale. Come grande sfida sociale e culturale le nuove metropoli che sorgono e si espandono con grande rapidità soprattutto nei paesi in via di sviluppo sono sicuramente un terreno propizio per la nuova evangelizzazione. La nuova evangelizzazione riguarda quindi anche le giovani Chiese, impegnate in esperienze di inculturazione che chiedono continue verifiche per riuscire a introdurre il Vangelo, che purifica ed eleva quelle culture, e soprattutto ad aprirle alla sua novità. Più in generale, tutte le comunità cristiane hanno bisogno di una nuova evangelizzazione, perché sono impegnate nell’esercizio di una cura pastorale che sembra sempre più difficile da gestire e corre il rischio di trasformarsi in una attività ripetitiva poco capace di comunicare le ragioni per le quali è nata. III. Trasmettere la fede «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. (…) Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati» (At 2,42.46-47) 90. Lo scopo della nuova evangelizzazione è la trasmissione della fede, come indica il tema dell’assise sinodale. Le parole del concilio Vaticano II ci ricordano che si tratta di una dinamica molto complessa, che coinvolge in modo totale la fede dei cristiani e la vita della Chiesa nell’esperienza della rivelazione di Dio: «Tutto quello che aveva rivelato per la salvezza di tutti i popoli, con somma benevolenza, Dio dispose che rimanesse sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni»;45 «la sacra tradizione e la sacra Scrittura costituiscono l’unico sacro deposito della parola di Dio affidato alla Chiesa, aderendo al quale tutto il popolo santo, unito ai suoi pastori, persevera costantemente nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nella frazione del pane e nelle orazioni (cf. At 2,42) in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si stabilisca una singolare unità di spirito tra presuli e fedeli».46 91. Come leggiamo negli Atti degli apostoli, non si può trasmettere ciò che non si crede e non si vive. Non si può trasmettere il Vangelo senza avere come base una vita che da quel Vangelo è modellata, che in quel Vangelo trova il suo senso, la sua verità, il suo futuro. Come per gli apostoli, anche per noi oggi è la comunione vissuta con il Padre, in Gesù Cristo, grazie al suo Spirito che ci trasfigura e ci rende capaci di irradiare la fede che viviamo e 404 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 suscitare la risposta in coloro che lo Spirito ha già preparato con la sua visita e la sua azione (cf. At 16,14). Per proclamare in modo fecondo la parola del Vangelo, è richiesta la profonda comunione tra i figli di Dio, segno distintivo e insieme annuncio, come ci ricorda l’apostolo Giovanni: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35). 92. Un simile compito di annuncio e di proclamazione non è riservato soltanto a qualcuno, a pochi eletti. È un dono fatto a ogni uomo che risponde alla chiamata alla fede. La trasmissione della fede non è un’azione riservata a qualche singolo individuo appositamente deputato. È compito di ogni cristiano e di tutta la Chiesa, che in questa azione riscopre continuamente la propria identità di popolo radunato dalla chiamata dello Spirito, per vivere la presenza di Cristo tra noi, e scoprire così il vero volto di Dio, che ci è Padre. Azione fondamentale della Chiesa, la trasmissione della fede porta le comunità cristiane ad articolare in modo stretto le opere fondamentali della vita di fede: carità, testimonianza, annuncio, celebrazione, ascolto, condivisione. Occorre concepire l’evangelizzazione come il processo attraverso il quale la Chiesa, mossa dallo Spirito, annuncia e diffonde il Vangelo in tutto il mondo; spinta dalla carità, impregna e trasforma tutto l’ordine temporale, assumendo e rinnovando le culture. Proclama esplicitamente il Vangelo, chiamando alla conversione. Mediante la catechesi e i sacramenti di iniziazione, accompagna coloro che si convertono a Gesù Cristo, o quelli che riprendono il cammino della sua sequela, incorporando gli uni e riconducendo gli altri alla comunità cristiana. Alimenta costantemente il dono della comunione nei fedeli mediante la dottrina della fede, i sacramenti e l’esercizio della carità. Suscita continuamente la missione, inviando tutti i discepoli di Cristo ad annunciare il Vangelo, con parole e opere, in tutto il mondo. Nella sua opera di discernimento necessario nella nuova evangelizzazione la Chiesa scopre che in molte comunità la trasmissione della fede ha bisogno di una rinascita. Il primato della fede 93. L’indizione dell’Anno della fede da parte di papa Benedetto XVI ricorda l’analoga decisione presa da Paolo VI nel 1967, facendo sue le motivazioni di allora. Scopo di quell’iniziativa era incoraggiare in tutta la Chiesa un autentico slancio nel professare il Credo. Una professione che fosse «individuale e collettiva, libera e cosciente, interiore ed esteriore, umile e franca».47 Ben cosciente delle gravi difficoltà del tempo, soprattutto riguardo alla professione della vera fede e alla sua retta interpretazione, papa Paolo VI pensava che in tal modo la Chiesa potesse ricevere una forte spinta a un rinnovamento profondo, interiore e missionario. 94. Papa Benedetto XVI si muove nella stessa prospettiva, quando chiede che l’Anno della fede serva per 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 405 attestare che i contenuti essenziali che da secoli costituiscono il patrimonio di tutti i credenti hanno bisogno di essere confermati e approfonditi in maniera sempre nuova, al fine di darne testimonianza coerente in condizioni storiche diverse dal passato. C’è il rischio che la fede, che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa, non sia più compresa nel suo senso profondo, non venga assunta e vissuta dai cristiani come lo strumento che trasforma la vita, con il grande dono della figliolanza di Dio nella comunione ecclesiale. 95. Le risposte ai Lineamenta confermano la serietà di tale rischio e lamentano la carenza di tante comunità nella educazione a una fede adulta. Nonostante gli sforzi fatti in questi decenni, più di una risposta dà l’impressione che questa opera educazione a una fede adulta è solo agli inizi. Gli ostacoli principali alla trasmissione della fede sono simili un po’ ovunque. Si tratta di ostacoli interni alla Chiesa, alla vita cristiana: una fede vissuta in modo privato e passivo; il non avvertire il bisogno di un’educazione della propria fede; una separazione tra la fede e la vita. Dalle risposte pervenute si può redigere anche un elenco degli ostacoli che dal di fuori della vita cristiana, in particolare nella cultura, rendono precaria e difficile la vita di fede e la sua trasmissione: il consumismo e l’edonismo; il nichilismo culturale; la chiusura alla trascendenza che spegne ogni bisogno di salvezza. La riflessione sinodale potrà ritornare su questa diagnosi, per aiutare le comunità cristiane a trovare i giusti rimedi a questi mali. 96. Tuttavia si notano anche segni di un futuro migliore, che permettono di intravedere una rinascita della fede. L’esistenza nelle Chiese particolari di iniziative di sensibilizzazione e di formazione, come anche l’esempio di comunità di vita consacrata e di gruppi e movimenti sono descritti nelle risposte come la via che permette di ridare alla fede quel primato che le spetta. Questa trasformazione ha come primo effetto benefico un aumento della qualità della vita cristiana della comunità stessa e una maturazione dei singoli che vi fanno parte. Considerare la propria fede come esperienza di Dio e centro della propria vita, è l’obiettivo che molte Chiese particolari legano alla celebrazione del Sinodo sulla nuova evangelizzazione per la trasformazione della vita quotidiana. La Chiesa trasmet te la fede che essa stessa vive 97. Il miglior luogo della trasmissione della fede è una comunità nutrita e trasformata dalla vita liturgica e dalla preghiera. Esiste un rapporto intrinseco tra fede e liturgia: «Lex orandi lex credendi». «Senza la liturgia e i sacramenti la professione di fede non avrebbe efficacia, perché man45 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, cost. dogm. Dei Verbum (DV) sulla divina rivelazione, n. 7; EV 1/880. 46 DV 10; EV 1/886. 47 PAOLO VI, es. ap. Petrum et Paulum Apostolos nel XIX centenario del martirio degli apostoli Pietro e Paolo, 22.2.1967, in AAS 59(1967), 196; EV S1/114; citato in: BENEDETTO XVI, Porta fidei, n. 4, in AAS 103(2011), 725; Regno-doc. 19,2011,578. cherebbe della grazia che sostiene la testimonianza dei cristiani».48 «La liturgia, mediante la quale, soprattutto nel divino sacrificio dell’eucaristia, si attua l’opera della nostra redenzione, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e l’autentica natura della vera Chiesa. (…) Perciò, come il Cristo fu inviato dal Padre, così anch’egli ha inviato gli apostoli, pieni di Spirito Santo, non solo perché, predicando il Vangelo a ogni creatura, annunziassero che il Figlio di Dio con la sua morte e risurrezione ci ha liberati dal potere di satana e dalla morte e ci ha trasferiti nel regno del Padre, ma anche perché attuassero, per mezzo del sacrificio e dei sacramenti sui quali s’impernia tutta la vita liturgica, l’opera della salvezza che annunziavano».49 Le risposte ai Lineamenta a questo riguardo mostrano tutti gli sforzi compiuti per aiutare le comunità cristiane a vivere la natura profonda della liturgia. Nelle comunità cristiane la liturgia e la vita di preghiera trasformano un semplice gruppo umano in una comunità che celebra e trasmette la fede trinitaria in Dio Padre e Figlio e Spirito Santo. Le due precedenti Assemblee generali ordinarie, che avevano a tema l’eucaristia e la parola di Dio nella vita della Chiesa, sono state vissute come un prezioso aiuto per continuare con frutto la ricezione e lo sviluppo della riforma liturgica iniziata con il concilio Vaticano II. Hanno richiamato la centralità del mistero eucaristico e della parola di Dio per la vita della Chiesa. In questo quadro varie risposte ritornano sull’importanza della lectio divina. La lectio divina (personale e comunitaria) si presenta in modo naturale come luogo di evangelizzazione: è preghiera che lascia ampio spazio all’ascolto della parola di Dio riconducendo così la vita di fede e di preghiera alla sua sorgente inesauribile, Dio che parla, chiama, interpella, orienta, illumina, giudica. Se «la fede viene dall’ascolto» (Rm 10,17), l’ascolto della parola di Dio è per il singolo credente e per la Chiesa nel suo insieme un potente quanto semplice strumento di evangelizzazione e rinnovamento nella grazia di Dio. 98. Comunque le risposte rivelano l’esistenza di comunità cristiane che sono riuscite a riscoprire il valore profondo dell’azione liturgica, che è al tempo stesso culto divino, annuncio del Vangelo e carità in azione. L’attenzione in tante risposte si è focalizzata soprattutto sul sacramento della riconciliazione, che è quasi scomparso dalla vita di tanti cristiani. È stata apprezzata molto positivamente da tante risposte la celebrazione di questo sacramento in momenti straordinari: nelle Giornate mondiali della gioventù, nei pellegrinaggi presso i santuari, anche se nemmeno questi gesti riescono a influire positivamente sulla prassi della riconciliazione sacramentale. 48 BENEDETTO XVI, Porta fidei, n. 11, in AAS 103(2011), 731; Regno-doc. 19,2011,581. 49 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, cost. Sacrosantum concilium (SC) sulla sacra liturgia, nn. 2.6; EV 1/2.8. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 405 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 406 S anta Sede 99. Anche il tema della preghiera è stato oggetto di riflessione, nelle risposte ai Lineamenta, per sottolineare da un lato gli elementi positivi registrati: discreta diffusione della celebrazione della liturgia delle ore (nelle comunità cristiane, ma anche pregata personalmente); riscoperta dell’adorazione eucaristica come fonte della preghiera personale; diffusione dei gruppi di ascolto e di preghiera sulla parola di Dio; diffusione spontanea di gruppi di preghiera mariana, carismatica o devozionale. Più complesso è invece il giudizio che le risposte ai Lineamenta hanno espresso sul legame tra celebrazione della fede cristiana e forme della pietà popolare: si riconoscono alcuni benefici derivanti da questo legame, si denuncia il pericolo del sincretismo e di uno svilimento della fede. La pedagogia della fede 100. Fedele al Signore, sin dagli inizi della sua storia, la Chiesa ha assunto la verità dei racconti biblici e l’ha sperimentata nei riti, riunita nella sintesi e nella regola della fede che è il simbolo, tradotta in orientamenti di vita, vissuta in un rapporto filiale con Dio. Tutto questo ha ricordato papa Benedetto XVI, nella lettera con cui indice l’Anno della fede quando, citando la Costituzione apostolica con cui viene promulgato il Catechismo della Chiesa cattolica, afferma che, per poter essere trasmessa la fede deve essere «professata, celebrata, vissuta e pregata».50 Così a partire dal fondamento delle Scritture, la tradizione ecclesiale ha creato una pedagogia della trasmissione della fede, che ha sviluppato nei quattro grandi titoli del Catechismo romano: il Credo, i sacramenti, i comandamenti e la preghiera del Padre nostro. Da una parte i misteri della fede in Dio uno e trino come sono confessati (simbolo) e celebrati (sacramenti); dall’altra la vita umana conforme a tale fede (a una fede che si fa operante attraverso l’amore) che si concretizza nel modo di vivere cristiano (Decalogo) e nella preghiera filiale (il Padre nostro). Questi stessi titoli formano oggi lo schema generale del Catechismo della Chiesa cattolica.51 101. Il Catechismo della Chiesa cattolica ci viene consegnato come lo strumento di una duplice azione: porta i contenuti fondamentali della fede e nello stesso tempo indica la pedagogia della sua trasmissione. Il fine è quello di far vivere a ogni credente la fede nella sua interezza, che è insieme offerta di verità e adesione a essa. La fede è essenzialmente dono di Dio che provoca l’abbandono di sé al Signore Gesù. Così l’adesione al contenuto della fede diventa atteggiamento, decisione di seguire Gesù e di conformare la propria vita sulla sua, come spiega bene l’apostolo Paolo, che ci permette di entrare all’interno di questa struttura pedagogica profonda della fede: «Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza» (Rm 10,10). «Esiste, infatti, un’unità profonda tra l’atto con cui si crede e i contenuti a cui diamo il nostro assenso. (…) La conoscenza dei contenuti da credere non è sufficiente se poi il cuore 406 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 (…) non è aperto alla grazia che consente di avere occhi per guardare in profondità e comprendere che quanto è stato annunciato è la parola di Dio».52 Questo richiamo attento alla struttura e al significato profondo del Catechismo della Chiesa cattolica, di cui ricorre il 20° anniversario della pubblicazione, serve a fornire la riflessione sinodale degli strumenti per operare un discernimento sul grande impegno che la Chiesa ha messo in questi decenni per il rinnovamento della sua catechesi. A un livello descrittivo, le risposte ai Lineamenta evidenziano i grandi passi fatti per rivedere e strutturare sempre meglio la catechesi e i percorsi di educazione alla fede. Vengono menzionati i progetti elaborati, i testi editi, le iniziative messe in atto per formare i catechisti non soltanto all’utilizzo dei nuovi strumenti ma anche alla maturazione di una comprensione più complessa della loro missione. 102. I giudizi che vengono dati sono generalmente positivi: si tratta di uno sforzo ingente, compiuto dalla Chiesa a molti livelli (Sinodi dei vescovi delle Chiese orientali cattoliche sui iuris, conferenze episcopali, centri diocesani o eparchiali, comunità parrocchiali, singoli catechisti, istituti di teologia e di pastorale), il cui esito è la maturazione di tutto il suo corpo verso una fede più consapevole e partecipata. Le risposte mostrano che la Chiesa dispone dei mezzi necessari per trasmettere la fede, il cui uso attivo e anche criticamente vigile è agevolato dalla pubblicazione del Catechismo della Chiesa cattolica. La sua pubblicazione è servita alle Chiese orientali cattoliche e alle conferenze episcopali per avere un punto di riferimento in grado di dare unitarietà e chiarezza di indirizzo all’azione catechetica della Chiesa. 103. Le risposte contengono anche una valutazione di tutto questo sforzo fatto per rendere ragione della nostra fede oggi. Ci si accorge che, nonostante l’impegno profuso, la trasmissione della fede conosce più di un ostacolo, soprattutto nel cambiamento molto rapido da parte della cultura, che si è fatta più aggressiva verso la fede cristiana. Si allude poi anche ai tanti fronti aperti dallo sviluppo del sapere e della tecnologia. Si insiste infine sul fatto che la catechesi viene ancora percepita come preparazione alle varie tappe sacramentali, più che educazione permanente della fede dei cristiani. 104. Il processo di secolarizzazione della cultura ha anche messo in luce che i vari metodi di catechesi sono segno di vitalità, ma non sempre hanno permesso una piena maturazione per trasmettere la fede. La riflessione sinodale si trova così a dover continuare il compito che fu del Sinodo sulla catechesi: realizzare oggi una trasmissione della fede che faccia sua la legge fondamentale della catechesi, quella della duplice fedeltà a Dio e all’uomo, in uno stesso atteggiamento di amore.53 Il Sinodo si interrogherà sul modo di realizzare una catechesi che sia integrale, organica, che trasmetta in modo intatto il nucleo della fede, e allo stesso tempo sappia parlare agli uomini di oggi, dentro le loro culture, ascoltando le loro domande, animando la loro ricerca della verità, del bene, del bello. 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 407 I sogget ti della trasmissione della fede vissuta nel suo significato più genuino. I padri sinodali dovrebbero approfondire tale vocazione della parrocchia, punto di riferimento e di coordinamento di una vasta gamma di realtà e iniziative pastorali. 108. Oltre al ruolo insostituibile della comunità cristiana nel suo insieme, il compito di trasmettere la fede e di educare alla vita cristiana chiama in causa molti soggetti cristiani. Le risposte fanno appello anzitutto ai catechisti. Si prende atto del dono ricevuto di tanti cristiani che in modo gratuito e a partire dalla loro fede hanno dato un contributo singolare e insostituibile all’annuncio del Vangelo e alla trasmissione della fede, soprattutto nelle Chiese evangelizzate da pochi secoli. La nuova evangelizzazione chiede un impegno maggiore a loro e alla Chiesa nei loro confronti, come sottolineano alcune risposte. I catechisti sono testimoni diretti, evangelizzatori insostituibili, che rappresentano la forza basilare delle comunità cristiane. Hanno bisogno che la Chiesa rifletta con maggiore profondità su questo loro compito, dando loro maggiore stabilità, visibilità ministeriale e formazione. A partire da queste premesse si chiede che l’assemblea sinodale, assumendo la riflessione già avviata in questi decenni, si interroghi sulla possibilità di configurare per il catechista un ministero stabile e istituito dentro la Chiesa. In questo momento di forte rilancio dell’azione di annuncio e di trasmissione della fede, una decisione in tale senso sarebbe percepita come una risorsa e un sostegno molto forte alla nuova evangelizzazione a cui tutta la Chiesa è chiamata. 109. Varie risposte mettono in risalto il ruolo importante dei diaconi e di tante donne che si dedicano alla catechesi. Tali constatazioni positive sono accompagnate in diverse risposte anche da osservazioni che esprimono preoccupazione. Si registra in questi ultimi anni, in seguito alla diminuzione numerica dei preti e al loro impegno a seguire più comunità cristiane, la delega sempre più diffusa della catechesi ai laici. Le risposte auspicano che la riflessione sinodale possa aiutare la comprensione dei mutamenti in atto nel modo di vivere l’identità presbiterale oggi. Così si potranno orientare questi mutamenti, salvaguardando l’identità specifica e insostituibile del ministero sacerdotale nel campo dell’evangelizzazione e della trasmissione della fede. Più in generale, sarà utile che la riflessione sinodale aiuti le comunità cristiane a dare nuovo senso missionario al ministero dei presbiteri, dei diaconi, dei catechisti presenti e operanti in esse. 105. Il soggetto della trasmissione della fede è la Chiesa tutta intera, che si manifesta nelle Chiese particolari, eparchie e diocesi. L’annuncio, la trasmissione e l’esperienza vissuta del Vangelo si realizzano in esse. Più ancora, le stesse Chiese particolari, oltre che soggetto, sono anche il frutto di questa azione di annuncio del Vangelo e di trasmissione della fede, come ci ricorda l’esperienza delle prime comunità cristiane (cf. At 2,42-47): lo Spirito raccoglie i credenti attorno alle comunità che vivono in modo fervente la loro fede, nutrendosi dell’ascolto della parola degli apostoli e dell’eucaristia, e spendendo la loro vita nell’annuncio del regno di Dio. Il concilio Vaticano II accoglie questa descrizione come fondamento dell’identità di ogni comunità cristiana, quando afferma che «la Chiesa di Cristo è veramente presente in tutte le legittime assemblee locali di fedeli, che, aderendo ai loro pastori, sono anch’esse chiamate Chiese nel Nuovo Testamento. Esse infatti sono in un dato luogo il popolo nuovo chiamato da Dio, in Spirito Santo e piena sicurezza (cf. 1Ts 1,5). In esse la predicazione del Vangelo di Cristo raduna i fedeli, e vi si celebra il mistero della cena del Signore, affinché per mezzo della carne e del sangue del corpo del Signore tutta la comunità dei fratelli resti unita».54 106. La vita concreta delle nostre Chiese ha potuto vedere nel campo della trasmissione della fede e più generalmente dell’annuncio del Vangelo una realizzazione concreta e spesso esemplare di questa affermazione del Concilio. Le risposte hanno dato ampio risalto al fatto che il numero dei cristiani che negli ultimi decenni si sono impegnati in modo spontaneo e gratuito in questo compito è stato davvero notevole e ha segnato la vita delle comunità come un vero dono dello Spirito. Le azioni pastorali legate alla trasmissione della fede hanno permesso alla Chiesa di strutturarsi dentro i vari contesti sociali locali, mostrando la ricchezza e la varietà dei ministeri che la compongono e ne animano la vita quotidiana. Si è potuto così comprendere in modo nuovo la partecipazione, attorno al vescovo, delle comunità cristiane e dei diversi soggetti coinvolti (presbiteri, genitori, religiosi, catechisti), ognuno con il proprio compito e la propria competenza. 107. Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, l’annuncio del Vangelo e la trasmissione della fede possono diventare stimolo positivo alle trasformazioni che stanno interessando da vicino le comunità parrocchiali. Le risposte chiedono di mettere al centro della nuova evangelizzazione la parrocchia, comunità di comunità, non solo amministratrice di servizi religiosi, ma spazio di incontro per famiglie, promotrice di gruppi di lettura della Parola e di rinnovato impegno laicale, luogo in cui si fa vera esperienza di Chiesa grazie a un’azione sacramentale 110. Tra i soggetti della trasmissione della fede, le risposte danno grande spazio alla figura della famiglia. Da un lato, il messaggio cristiano sul matrimonio e la 50 BENEDETTO XVI, Porta fidei, n. 9, in AAS 103(2011), 728; Regno-doc. 19,2011,579. 51 Cf. GIOVANNI PAOLO II, cost. ap. Fidei depositum per la pubblicazione del Catechismo della Chiesa cattolica redatto dopo il Concilio ecumenico Vaticano II, 11.10.1992, n.3, in AAS 86(1994), 116; EV 13/2059-2063. 52 BENEDETTO XVI, Porta fidei, n. 10, in AAS 103(2011), 728729; Regno-doc. 19,2011,580. 53 Cf. GIOVANNI PAOLO II, es. ap. Catechesi tradendae sulla catechesi nel nostro tempo, 16.10.1979, n. 55, in AAS 71(1979), 1322-1323; EV 6/1893. 54 LG 26; EV 1/348. La famiglia, luogo esemplare di evangelizzazione IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 407 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 408 S anta Sede GIORDANO FROSINI famiglia è un grande dono che rende la famiglia un luogo esemplare di testimonianza della fede, per la sua capacità profetica di vivere i valori fondamentali dell’esperienza cristiana: dignità e complementarità dell’uomo e della donna, creati a immagine di Dio (cf. Gen 1,27), apertura alla vita, condivisione e comunione, dedizione ai più deboli, attenzione educativa, affidamento a Dio come sorgente dell’amore che da l’unione. Molte Chiese particolari insistono e investono energie sulla pastorale familiare, proprio in questa prospettiva missionaria e testimoniale. 111. D’altro lato, per la Chiesa la famiglia ha il compito di educare e trasmettere la fede cristiana fin dall’inizio della vita umana. Da qui nasce il legame profondo tra Chiesa e famiglia con l’aiuto che la Chiesa intende dare alla famiglia e l’aiuto che si attende dalla famiglia. Spesso le famiglie sono immerse in forti tensioni, a causa dei ritmi di vita, del lavoro che si fa incerto, della precarietà che avanza, della stanchezza in un compito educativo che diventa più arduo. Le famiglie stesse che hanno preso coscienza delle loro difficoltà sentono bisogno del sostegno della comunità, dell’accoglienza, dell’ascolto e dell’annuncio del Vangelo, dell’accompagnamento nel loro compito educativo. L’obiettivo comune è che la famiglia abbia un ruolo sempre più attivo nel processo di trasmissione della fede. 112. Le risposte registrano le difficoltà e i bisogni emergenti di tante famiglie odierne, anche cristiane: il bisogno di sostegno manifestato in modo sempre più evidente nelle tante situazioni di dolore e di fallimento nell’educare alla fede soprattutto i bambini. Diverse risposte trattano della costituzione di gruppi di famiglie (locali o legati a esperienze e movimenti ecclesiali) animati dalla fede cristiana che ha permesso a tanti coniugi di affrontare meglio le difficoltà a cui sono andati incontro, dando così anche una testimonianza chiara della fede cristiana. 113. Proprio queste unioni di famiglie secondo molte risposte sono un esempio dei frutti che l’annuncio della fede genera nelle nostre comunità cristiane. Le risposte al riguardo mostrano un certo ottimismo circa la capacità di tenuta da parte di tante comunità cristiane, pur nella situazione di provvisorietà e di precarietà in cui si trovano, la fedeltà nella celebrazione comune della loro fede, la disponibilità seppur limitata di risorse per accogliere i poveri e vivere una testimonianza evangelica semplice e quotidiana. Pietro Scoppola Un cristiano del nostro tempo ero maestro di politica, religione e attualità, Pietro Scoppola (1926-2007) era un uomo di scienza, che ha lasciato ai posteri un metodo da non dimenticare. L’autore individua i momenti salienti dell’ampia e profonda produzione di uno dei principali esponenti del cattolicesimo democratico. Con riconoscenza verso una figura a cui si è ispirato nella giovinezza, egli intende sostenere, attraverso la sua memoria, la comunità cristiana che non rinuncia a riflettere nell’arduo frangente contemporaneo. V «FEDE E STORIA» pp. 144 - € 13,00 NELLA STESSA COLLANA GIORGIO VECCHIO Chiamati per evangelizzare UN «GIUSTO FRA LE NAZIONI»: ODOARDO FOCHERINI (1907-1944) Dall’Azione Cattolica ai Lager nazisti 114. Come dono da accogliere con gratitudine le risposte menzionano la vita consacrata. Si riconosce l’importanza, ai fini della trasmissione della fede e dell’annuncio del Vangelo dei grandi ordini religiosi e delle tante forme di vita consacrata, in particolare degli ordini mendicanti, degli istituti apostolici e degli istituti secolari, con il loro carisma profetico ed evangelizzatore anche in momenti di difficoltà e di revisione del loro stile di vita. Questa loro presenza, anche nascosta, è vista tut- pp. 192 - € 16,00 www.dehoniane.it Via Nosadella 6 40123 Bologna Tel. 051 4290011 Edizioni Dehoniane Bologna Fax 051 4290099 408 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 409 tavia in un’ottica di fede come fonte di molti frutti spirituali a vantaggio del mandato missionario che la Chiesa è chiamata a vivere anche nel presente. Molte Chiese locali riconoscono l’importanza di questa testimonianza profetica del Vangelo, sorgente di tante energie per la vita di fede delle comunità cristiane e di tanti battezzati. Molte risposte auspicano che la vita consacrata dia un apporto essenziale alla nuova evangelizzazione, in particolare nel campo dell’educazione, della sanità, della cura pastorale, soprattutto verso i poveri e le persone più bisognose di aiuto spirituale e materiale. In questo quadro viene riconosciuto anche il prezioso sostegno alla nuova evangelizzazione che giunge dalla vita contemplativa, soprattutto nei monasteri. Il rapporto tra monachesimo, contemplazione ed evangelizzazione, come dimostra la storia, è solido e portatore di frutti. Tale esperienza è il cuore della vita della Chiesa che mantiene viva l’essenza del Vangelo, il primato della fede, la celebrazione della liturgia, dando un senso al silenzio e a ogni altra attività per la gloria di Dio. 115. Il fiorire in questi decenni in modo spesso gratuito e carismatico di gruppi e movimenti dediti in modo prioritario all’annuncio del Vangelo è un altro dono della Provvidenza alla Chiesa. Guardando a essi diverse risposte trovano gli elementi essenziali dello stile che oggi dovrebbero assumere le comunità e i singoli cristiani per rendere ragione della loro fede. Si tratta delle qualità di coloro che potremmo definire i «nuovi evangelizzatori»: capacità di vivere e di motivare le proprie scelte di vita e i propri valori; desiderio di professare in modo pubblico la propria fede, senza paure e falsi pudori; ricerca attiva di momenti di comunione vissuta nella preghiera e nello scambio fraterno; predilezione spontanea per i poveri e gli esclusi; passione per l’educazione delle giovani generazioni. 116. Questo forte riferimento al tema dei carismi, visto come una risorsa importante per la nuova evangelizzazione, chiede che la riflessione sinodale approfondisca meglio la problematica, non arrestandosi soltanto alla constatazione di queste risorse, ma ponendosi il problema dell’integrazione della loro azione nella vita della Chiesa missionaria. È stato chiesto che l’assemblea sinodale metta a tema la relazione tra carisma e istituzione, tra doni carismatici e doni gerarchici55 nella vita concreta delle diocesi, nella loro tensione missionaria. In questo modo si potrebbero rimuovere quegli ostacoli che qualche risposta ha denunciato, e che non permettono di integrare pienamente i carismi al fine di sostenere la nuova evangelizzazione. Si potrebbe sviluppare il tema di una «coessenzialità» – suggeriscono sempre le risposte – di questi doni dello Spirito alla vita e alla missione della Chiesa, nella prospettiva della nuova evangelizzazione.56 Da tale riflessione si potrebbero poi ricavare strumenti pastorali più incisivi che valorizzino meglio le risorse carismatiche. 117. Nelle risposte la nascita di queste nuove espe55 Cf. LG 4; EV 1/287. Cf. GIOVANNI PAOLO II, messaggio ai partecipanti al Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali promosso dal Pontificio consiglio per i laici, 27.5.1998, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXI, I (1998), n. 5, 1065; Regno-doc. 13,1998,398ss. 56 rienze e forme di evangelizzazione viene letta in continuità con l’esperienza dei grandi movimenti, istituzioni e associazioni di evangelizzazione, come è per esempio l’Azione cattolica, sorti lungo la storia del cristianesimo. I tratti che permettono queste opere vengono visti nel radicalismo evangelico che anima questi tipi di esperienza e nella loro vocazione profetica nell’annuncio del Vangelo. Dal fascino che sanno esercitare e dal carattere gioioso della loro vita scaturisce il dono di vocazioni. In più di un caso si riferisce che alcune forme storiche di vita consacrata e questi nuovi movimenti hanno avviato uno scambio reciproco di doni. Rendere ragione della propria fede 118. Il contesto in cui ci troviamo chiede che venga reso esplicito e attivo il compito di annuncio e di trasmissione della fede che spetta a ogni cristiano. In più di una risposta si afferma che la prima urgenza della Chiesa oggi è il dovere di risvegliare l’identità battesimale di ognuno, perché sappia essere vero testimone del Vangelo, sappia rendere ragione della propria fede. Tutti i fedeli, in forza del sacerdozio comune57 e della loro partecipazione all’ufficio profetico58 di Cristo, sono pienamente coinvolti in questo compito della Chiesa. Ai fedeli laici tocca, in particolare, testimoniare come la fede cristiana costituisca una risposta ai problemi esistenziali che la vita pone in ogni tempo e in ogni cultura e che dunque interessa ogni uomo, anche agnostico e non credente. Ciò sarà possibile se si supererà la frattura tra il Vangelo e la vita, ricomponendo nella quotidiana attività in famiglia, nel lavoro e nella società, l’unità di una vita che nel Vangelo trova ispirazione e forza per realizzarsi in pienezza.59 119. Occorre che ogni cristiano si senta interpellato da questo compito che l’identità battesimale gli affida, che si lasci guidare dallo Spirito nel rispondere a esso, secondo la propria vocazione. In un momento in cui la scelta della fede e della sequela di Cristo risulta meno facile e poco comprensibile dal mondo, se non addirittura contrastata e avversata, aumenta il compito della comunità e dei singoli cristiani di essere testimoni intrepidi del Vangelo. La logica di un simile comportamento è suggerita dall’apostolo Pietro, quando ci invita a rendere ragione, a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi (cf. 1Pt 3,15). Una nuova stagione per la testimonianza della nostra fede, nuove forme di risposta (apo-logia) a chi ci chiede il logos, la ragione della nostra fede, sono le strade che lo Spirito indica alle nostre comunità cristiane. Questo serve per rinnovare noi stessi, per rendere presente con maggiore incisività nel mondo in cui viviamo la speranza e la salvezza donataci da Gesù Cristo. Si tratta di imparare un nuovo stile, di rispondere «con dolcezza e 57 Cf. LG 10-11; EV 1/311-315. Cf. LG 12.31.35; EV 1/316-317.362-363.374-377. 59 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Christifideles laici, nn. 33-34, in AAS 81(1989), 453-457; EV 11/1744-1753. 58 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 409 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 410 S anta Sede rispetto, con una retta coscienza» (1Pt 3,16). È un invito a vivere con quella forza mite che ci viene dalla nostra identità di figli di Dio, dall’unione con Cristo nello Spirito, dalla novità che questa unione ha generato in noi, e con quella determinazione di chi sa di avere come meta l’incontro con Dio Padre, nel suo Regno. 120. Questo stile deve essere uno stile integrale, che abbraccia il pensiero e l’azione, i comportamenti personali e la testimonianza pubblica, la vita interna delle nostre comunità e il loro slancio missionario. Così si conferma l’attenzione educativa e la dedizione premurosa ai poveri, la capacità di ogni cristiano di prendere la parola negli ambienti in cui vive e lavora per comunicare il dono cristiano della speranza. Questo stile deve fare suo l’ardore, la fiducia e la libertà di parola (la parresia) che si manifestavano nella predicazione degli apostoli (cf. At 4,31; 9,27-28). È questo lo stile che il mondo deve trovare nella Chiesa e in ogni cristiano, secondo la logica della nostra fede. Questo stile mette in gioco ognuno di noi personalmente, come ci ricorda Paolo VI: «Accanto alla proclamazione fatta in forma generale del Vangelo, l’altra forma della sua trasmissione, da persona a persona, resta valida e importante. (...) Non dovrebbe accadere che l’urgenza di annunziare la buona novella a masse di uomini facesse dimenticare questa forma di annuncio mediante la quale la coscienza personale di un uomo è raggiunta, toccata da una parola del tutto straordinaria che egli riceve da un altro».60 121. In questa prospettiva, l’invito che ci viene rivolto nell’Anno della fede a un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico salvatore del mondo, è un’occasione da sfruttare al meglio, perché ogni comunità cristiana, ogni singolo battezzato possa essere il tralcio che, portando frutto, viene potato «perché porti più frutto» (Gv 15,2); e possa così arricchire il mondo e la vita degli uomini dei doni della vita nuova plasmata sulla radicale novità della risurrezione. Nella misura della sua libera disponibilità, i pensieri e gli affetti, la mentalità e il comportamento dell’uomo vengono lentamente purificati e trasformati, in un cammino mai compiutamente terminato in questa vita. La «fede che si rende operosa per mezzo della carità» (Gal 5,6) diventa un nuovo criterio di intelligenza e di azione che cambia tutta la vita dell’uomo (cf. Ef 4,20-29), portando nuovi frutti. I frut ti della fede 122. I frutti che questa trasformazione, resa possibile dalla vita di fede, genera dentro la Chiesa come segno della forza vivificante del Vangelo prendono forma nel confronto con le sfide del nostro tempo. Le risposte indicano così questi frutti: famiglie che sono segno vero di amore, di condivisione e di speranza aperta alla vita; comunità dotate di vero spirito ecumenico; il coraggio di sostenere iniziative di giustizia sociale e solidarietà; la gioia di donare la propria vita seguendo una vocazione o una consacrazione. La 410 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 Chiesa che trasmette la sua fede nella nuova evangelizzazione in tutti questi ambiti mostra lo Spirito che la guida e trasfigura la storia. 123. Come la fede si manifesta nella carità, così la carità senza la fede sarebbe filantropia. Fede e carità nel cristiano si esigono a vicenda, così che l’una sostiene l’altra. In molte risposte si è sottolineato il valore testimoniale dei tanti cristiani che dedicano la loro vita con amore a chi è solo, emarginato o escluso, perché proprio in queste persone si riflette il volto stesso di Cristo. Grazie alla fede possiamo riconoscere in quanti chiedono il nostro amore il volto del Signore risorto: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). È la fede che permette di riconoscere Cristo; ed è il suo stesso amore che spinge a soccorrerlo ogni volta che si fa nostro prossimo nel cammino della vita. 124. Sostenuti dalla fede, guardiamo con speranza al nostro impegno nel mondo, in attesa di «nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia» (2Pt 3,13). È lo stesso impegno evangelizzatore a chiederci, come diceva Paolo VI, «di raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell’umanità, che sono in contrasto con la Parola di Dio e col disegno della salvezza».61 Molte risposte chiedono di stimolare tutti i battezzati a vivere con maggiore dedizione lo specifico compito di evangelizzare anche attraverso la dottrina sociale della Chiesa vivendo la loro fede nel mondo alla ricerca del vero bene di tutti, nel rispetto e nella promozione della dignità di ogni persona, sino a intervenire direttamente – in modo particolare i fedeli laici – nell’azione sociale e politica. La carità è il linguaggio che nella nuova evangelizzazione più che a parole si esprime nelle opere di fraternità, di vicinanza e di aiuto alle persone in necessità spirituali e materiali. 125. Frutto ulteriore di una Chiesa che si lascia trasfigurare dal Vangelo di Gesù, dalla sua presenza, è un rinnovato impegno ecumenico. Come ricorda il concilio Vaticano II, la divisione tra i cristiani è una controtestimonianza: «Tale divisione da un lato contraddice apertamente alla volontà di Cristo, dall’altro è di scandalo al mondo e danneggia la santissima causa della predicazione del Vangelo a ogni creatura».62 Il superamento delle divisioni è la condizione irrinunciabile per la piena credibilità della sequela di Cristo. Ciò che unisce i cristiani è molto più forte di ciò che li divide. Dobbiamo perciò stimolarci reciprocamente nel cercare di vivere con fedeltà la nostra testimonianza al Vangelo, imparando a crescere nell’unità. In questo senso, come sollecitano molte Chiese particolari, la causa dell’ecumenismo è sicuramente uno dei frutti da attendere dalla nuova evangelizzazione, poiché tutte e due queste azioni intendono promuovere la comunione nel corpo visibile della Chiesa, per la salvezza di tutti. 126. Anche la tensione dell’uomo verso la verità è uno dei frutti che molte risposte attendono dall’impulso 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 411 della nuova evangelizzazione. Si costata che tanti settori della cultura attuale manifestano una sorta di insofferenza nei confronti di tutto ciò che viene affermato come verità, in contrapposizione al concetto moderno di libertà intesa come autonomia assoluta, che trova nel relativismo l’unica forma di pensiero atta alla convivenza tra le diversità culturali e religiose. Al riguardo, molte risposte raccomandano che le nostre comunità e i singoli cristiani – proprio in nome di quella verità che ci fa liberi (cf. Gv 8,32) – sappiano accompagnare gli uomini verso la verità, la pace e la difesa della dignità di ogni uomo, contro ogni forma di violenza e di soppressione dei diritti. 127. Banco di prova di tali cammini è sicuramente il dialogo interreligioso, che non può avere come condizione la rinuncia al tema della verità, valore invece connaturale all’esperienza religiosa: la ricerca di Dio è l’atto che qualifica in modo supremo la libertà dell’uomo. Questa ricerca però è veramente libera quando è aperta alla verità, che non si impone con la violenza, ma grazie alla forza attrattiva della verità stessa.63 Come afferma il concilio Vaticano II: «La verità però va cercata in modo rispondente alla dignità della persona umana e alla sua natura sociale, cioè con una ricerca libera, con l’aiuto del magistero cioè dell’insegnamento, della comunicazione e del dialogo con cui, allo scopo di aiutarsi vicendevolmente nella ricerca della verità, gli uni espongono agli altri la verità che hanno scoperta o che ritengono di avere scoperta; ma alla verità conosciuta si deve aderire fermamente con assenso personale».64 Ci si attende che il Sinodo rilegga il tema dell’evangelizzazione, della trasmissione della fede, alla luce del principio evidenziato dal binomio verità-libertà.65 128. Infine, fa parte di questa logica del riconoscimento dei frutti anche il coraggio di denunciare le infedeltà e gli scandali che emergono nelle comunità cristiane, come segno e conseguenza di un calo di tensione in questo compito di annuncio. È necessario il coraggio di riconoscere le colpe, mentre si continua a testimoniare Gesù Cristo e il continuo bisogno di essere salvati. Come ci insegna l’apostolo Paolo, possiamo guardare le nostre debolezze perché in questo modo riconosciamo la potenza di Cristo che ci salva (cf. 2Cor 12,9; Rm 7,14s). L’esercizio della penitenza come conversione conduce alla purificazione e alla riparazione delle conseguenze degli errori nella fiducia che la speranza che ci è stata donata «non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5). Questi atteggiamenti sono frutto della trasmissione della fede e dell’annuncio del Vangelo, che in primo luogo non 60 PAOLO VI, Evangelii nuntiandi, n. 46, in AAS 68 (1976), 36; EV 5/1641. 61 Ivi, n. 19, in AAS 68(1976), 18; EV 5/1611. 62 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, decr. Unitatis redintegratio sull’ecumenismo, n. 1; EV 1/494. 63 Cf. BENEDETTO XVI, «Libertà religiosa, via per la pace», messaggio per la XLIV Giornata mondiale della pace (2011), 8.12.2010, in AAS 103(2011), 46-58; Regno-doc. 1,2011,1-7. 64 DH 3; EV 1/1048. smette di rinnovare i cristiani, le loro comunità, mentre porta al mondo la testimonianza della fede cristiana. IV. Ravvivare l’azione pastorale «Fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20) 129. Il comando di fare discepoli tutti i popoli e di battezzarli ha dato origine nelle diverse epoche della storia della Chiesa a delle pratiche pastorali dettate dalla volontà di trasmettere la fede e dalla necessità di annunciare il Vangelo con il linguaggio degli uomini, radicati nelle loro culture e in mezzo a loro.66 È questa una legge espressa in modo chiaro dal concilio Vaticano II: la Chiesa «fin dagli inizi della sua storia, imparò ad esprimere il messaggio di Cristo ricorrendo ai concetti e alle lingue dei diversi popoli; e inoltre si sforzò di illustrarlo con la sapienza dei filosofi: allo scopo, cioè, di adattare, quanto conveniva, il Vangelo, sia alla capacità di tutti sia alle esigenze dei sapienti. E tale adattamento della predicazione della parola rivelata deve rimanere legge di ogni evangelizzazione. […] È dovere di tutto il popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei teologi, con l’aiuto dello Spirito Santo, di ascoltare attentamente, discernere e interpretare i vari linguaggi del nostro tempo, e di saperli giudicare alla luce della parola di Dio, perché la verità rivelata sia capita sempre più a fondo, sia meglio compresa e possa venire presentata in forma più adatta».67 130. Una comprensione sempre più chiara delle forme di trasmissione della fede, unitamente ai mutamenti sociali e culturali che si pongono di fronte al cristianesimo di oggi come una sfida, hanno dato avvio dentro la Chiesa a un diffuso processo di riflessione e di revisione delle sue pratiche pastorali, in particolare di quelle specificatamente consacrate all’introduzione alla fede, all’educazione a essa e all’annuncio del messaggio cristiano. Infatti «la Chiesa, avendo una struttura sociale visibile, che è appunto segno della sua unità in Cristo, può far tesoro, e lo fa, dello sviluppo della vita sociale umana, non come se le mancasse qualcosa nella costituzione datale da Cristo, ma per conoscere questa più profondamente, per meglio esprimerla e per adattarla con più successo ai nostri tempi».68 Riprendendo le affermazioni di Paolo VI nell’Evangelii nuntiandi,69 Benedetto XVI conferma come l’evangelizzazione «non sarebbe com- 65 Cf. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, nota dottrinale su alcuni aspetti della evangelizzazione, nn. 4-8, in AAS 100(2008), 491-496; EV 24/1523-1533. 66 Cf. AG 15.19; EV 1/1126ss.1150ss. 67 GS 44; EV 1/1461. 68 GS 44; EV 1/1462. 69 Cf. PAOLO VI, Evangelii nuntiandi, n. 29, in AAS 68(1976), 25; EV 5/1621. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 411 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 412 S anta Sede pleta se non tenesse conto del reciproco appello, che si fanno continuamente il Vangelo e la vita concreta, personale e sociale, dell’uomo. (…) La testimonianza della carità di Cristo attraverso opere di giustizia, pace e sviluppo fa parte dell’evangelizzazione, perché a Gesù Cristo, che ci ama, sta a cuore tutto l’uomo. Su questi importanti insegnamenti si fonda l’aspetto missionario della dottrina sociale della Chiesa come elemento essenziale di evangelizzazione. La dottrina sociale della Chiesa è annuncio e testimonianza di fede. È strumento e luogo imprescindibile di educazione a essa».70 Si tratta di temi da approfondire nella nuova evangelizzazione. Essa concerne anche «il servizio della Chiesa in vista della riconciliazione, della giustizia e della pace».71 L’iniziazione cristiana, processo evangelizzatore 131. Il testo dei Lineamenta affermava che dal modo con cui la Chiesa saprà gestire la revisione in atto delle sue pratiche battesimali dipenderà il volto futuro del cristianesimo nel mondo, soprattutto in Occidente, e la capacità della fede cristiana di parlare alla cultura odierna. Le risposte pervenute mostrano una Chiesa molto impegnata in questo esame, che ha raggiunto alcune certezze, ma che su tante questioni mostra ancora i segni di un lavoro non concluso, di un itinerario non ben disegnato fino in fondo. 132. La prima certezza sta nella forma abituale d’ingresso alla vita cristiana che è il battesimo ricevuto da bambini, molto spesso nel periodo immediatamente successivo alla nascita. La grande maggioranza delle risposte riporta questo dato come risultato di un lavoro di osservazione ma anche come frutto di una scelta consapevole. Anche le Chiese più giovani vedono nel battesimo amministrato ai bambini un traguardo che dice un livello alto di inculturazione del cristianesimo anche nelle loro terre. Varie risposte invece rivelano una forte preoccupazione per l’apparire di scelte da parte di genitori battezzati di differire il battesimo del proprio bambino, in seguito a svariate motivazioni, delle quali la più frequente è legata alla possibilità di una libera scelta del soggetto, una volta divenuto adulto. 133. Una seconda certezza consiste nella presenza ormai stabile di domande di battesimo da parte di adulti e di adolescenti. Il fenomeno, decisamente meno rilevante a livello numerico rispetto al primo, è letto tuttavia come un dono che permette alle comunità cristiane di cogliere il contenuto profondo del battesimo: il cammino di preparazione, la celebrazione degli scrutini prebattesimali, la celebrazione del sacramento, sono momenti che nutrono la fede sia del catecumeno sia della comunità. 134. Inoltre appare certo che la struttura del catecumenato, con riferimento all’Ordo initiationis christianae adultorum,72 è lo strumento adatto per operare una riforma del percorso d’ingresso alla fede dei più piccoli. Tutte le Chiese hanno lavorato in questi decenni per dare all’introduzione ed educazione alla fede un carattere più testimoniale ed ecclesiale. Si è così riusciti a riservare al sacramento del battesimo una celebrazione più consape- 412 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 vole, in vista di una futura migliore partecipazione dei battezzati alla vita cristiana. Si sono fatti sforzi per dare forma agli itinerari d’iniziazione cristiana, cercando di legare in unità i sacramenti (battesimo, cresima ed eucaristia) e coinvolgere in modo sempre più attivo anche i genitori e i padrini. Molte Chiese hanno di fatto dato forma a una sorta di «catecumenato post-battesimale», per riformare le pratiche di adesione alla fede e superare la frattura tra liturgia e vita, perché la Chiesa sia realmente una madre che genera alla fede i suoi figli.73 135. La nuova evangelizzazione viene vista in molte risposte come l’appello a consolidare gli sforzi fatti e le riforme introdotte per fortificare la fede: dei catecumeni, anzitutto, dei loro famigliari, della comunità che li sostiene e li accompagna. La pastorale battesimale è assunta come uno dei luoghi prioritari della nuova evangelizzazione. 136. Per quanto riguarda gli itinerari d’iniziazione cristiana, le risposte ci consegnano due dati: una grande varietà, la pacifica coesistenza di forti diversità. L’ammissione alla prima comunione è in genere collocata nel momento della scolarizzazione primaria, preceduta da un itinerario di preparazione. Esistono anche esperienze di mistagogia, di accompagnamento successivo. Molto più variegata è la collocazione del sacramento della confermazione in tempi molto differenti anche tra diocesi limitrofe. Appoggiandosi a quanto fu affermato al Sinodo sull’eucaristia, che cioè la differenziazione delle pratiche non è di ordine dogmatico ma pastorale,74 i soggetti implicati non appaiono intenzionati a un lavoro di revisione. Al contrario, si ritiene l’attuale situazione come una ricchezza che è utile mantenere. Questa compresenza di pratiche differenti non suscita riflessioni tali da prendere in considerazione la differenza di prassi circa l’iniziazione cristiana nelle Chiese cattoliche orientali. 137. Al riguardo il lavoro che il Sinodo è chiamato a svolgere è ampio. Non soltanto si tratta di orientare una prassi variegata per evitare la dispersione. Si tratta anche, più profondamente, di realizzare quanto fu chiesto dal Sinodo sull’eucaristia, raggiungendo «l’efficacia degli attuali percorsi di iniziazione, affinché il cristiano dall’azione educativa delle nostre comunità sia aiutato a maturare sempre di più, giungendo ad assumere nella sua vita un’impostazione autenticamente eucaristica, così da essere in grado di dare ragione della propria speranza in modo adeguato per il nostro tempo (cf. 1Pt 3,15)».75 Bisogna comprendere meglio, dal punto di vista teologico, la sequenza dei sacramenti dell’iniziazione cristiana che culmina nell’eucaristia, e riflettere su modelli per tradurre nella prassi l’approfondimento auspicato. L’esigenza del primo annuncio 138. A più riprese, nelle risposte è emersa l’esigenza di aiutare le comunità cristiane locali, cominciando dalle parrocchie, ad adottare uno stile più missionario della propria presenza dentro il tessuto sociale. L’appello ricorrente è che le nostre comunità nell’annuncio del Vangelo sappiano suscitare l’attenzione degli adulti di oggi, 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 413 interpretando le loro domande e la loro sete di felicità. In una società che ha espulso molte forme del discorso su Dio, il bisogno che le nostre istituzioni assumano senza paura anche un’attitudine apologetica, vivano con serenità forme di affermazione pubblica della propria fede, è sentito come una chiara urgenza pastorale. 139. È a questa situazione che guarda lo strumento del primo annuncio di cui parlava il testo dei Lineamenta. Inteso come strumento di proposta esplicita, meglio ancora di proclamazione, del contenuto fondamentale della nostra fede, il primo annuncio si dirige anzitutto a coloro che tuttora non conoscono Gesù Cristo, ai non credenti e a quelli che, di fatto, vivono nell’indifferenza religiosa. Esso chiama alla conversione e deve essere integrato nelle altre forme d’annuncio e d’iniziazione alla fede. Mentre queste forme mirano all’accompagnamento, alla maturazione di una fede che c’è già, il primo annuncio ha come suo scopo specifico la conversione, che poi rimane una costante nella vita cristiana. 140. La distinzione tra queste differenti forme dell’annuncio non è però sempre facile da fare, e non necessariamente deve essere affermata in modo netto. Si tratta di una duplice attenzione che fa parte della medesima azione pastorale. Lo strumento del primo annuncio spinge le comunità cristiane a dare spazio alla fede delle persone, sia di quelle interne alla comunità, come di quelle estranee. Suo compito è di ravvivarla o di suscitarla, per mantenere la comunità e i battezzati in una tensione costante e fedele verso l’annuncio e la testimonianza pubblica della fede che professano. 141. Il primo annuncio ha perciò bisogno di forme, luoghi, iniziative, eventi che consentano di portare dentro la società l’annuncio della fede cristiana. E in effetti, le risposte mostrano che non mancano forme generali di primo annuncio. Diverse conferenze episcopali hanno organizzato eventi ecclesiali nazionali. Sempre in questa linea molte risposte lodano gli eventi internazionali come le giornate mondiali della gioventù, visti come vere e proprie forme di primo annuncio su scala mondiale. Anche i viaggi apostolici del papa vengono letti nella medesima prospettiva, come anche la celebrazione della beatificazione o canonizzazione di un figlio o una figlia di una determinata Chiesa. 142. Al contrario, desta preoccupazione in molte risposte la scarsezza di primo annuncio nella vita quotidiana, che si svolge nel quartiere, dentro il mondo del lavoro. L’impressione diffusa è che a questo scopo occorra lavorare molto per sensibilizzare le comunità parrocchiali a un’urgente azione missionaria. L’Assemblea sinodale dalle risposte può rilevare un’indicazione ulteriore per il confronto e la riflessione. Diverse risposte evidenziano che il primo annuncio può trovare posto già in pratiche pastorali ben presenti nella vita ordinaria delle nostre comunità cristiane. Le azioni indicate sono tre: la predicazione, il sacramento della riconciliazione, la pietà popolare con le sue devozioni. 143. Quanto alla predicazione, anzitutto l’omelia domenicale e anche le tante forme di predicazione straordinaria (missioni popolari, novene, omelie in occasione di funerali, battesimi, matrimoni, feste) sono davvero strumento privilegiato di primo annuncio. Per questo motivo, come ha chiesto la precedente Assemblea generale ordinaria, vanno preparate con cura, facendo attenzione al cuore del messaggio che si vuole trasmettere, al carattere cristologico che devono avere, all’uso di un linguaggio che susciti l’ascolto e abbia come obiettivo la conversione dell’assemblea.76 144. Il sacramento della riconciliazione ha il suo significato originario nell’esperienza attuale del volto di misericordia di Dio Padre per la conversione e la crescita del singolo penitente e della comunità che celebra questo sacramento. Affinché questo sacramento favorisca l’evangelizzazione, suscitando il senso del peccato, basterebbe mettere in atto in modo ordinario e abituale ciò che è previsto dal Rito, ovvero, che esso inizi con la proclamazione di un brano biblico alla luce del quale si possa esaminare la propria coscienza, e discernere la propria distanza dalla volontà di Dio e dal Vangelo.77 Si riprodurrebbe così l’itinerario ben noto degli Atti degli apostoli: dalla proclamazione della Parola al pentimento per la remissione dei peccati (cf. At 2,14-47). 145. Infine, la pietà popolare con le sue devozioni rivolte a Maria, in particolare, e ai santi, nei luoghi sacri, i santuari, per vivere itinerari di penitenza e di spiritualità, si rivela sempre più come una via molto attuale e originale. Nei pellegrinaggi e nelle devozioni si viene introdotti per via esperienziale alla fede e alle grandi domande esistenziali che toccano anche la conversione della propria vita. Si vive un’esperienza comunitaria di fede, che apre nuove visioni del mondo e della vita. Lavorare perché la ricchezza della preghiera cristiana sia ben custodita in questi luoghi di conversione è sicuramente una sfida da affidare alla nuova evangelizzazione. In particolare, per il culto mariano, la nuova evangelizzazione non può che far sue le parole del concilio Vaticano II: «Il santo sinodo insegna espressamente questa dottrina cattolica, e insieme esorta tutti i figli della Chiesa a promuovere generosamente il culto, specialmente liturgico, verso la beata Vergine, ad apprezzare le pratiche e gli esercizi di pietà verso di lei raccoman- 70 BENEDETTO XVI, lett. enc. Caritas in veritate sullo sviluppo umano integrale nella carità e nella verità, 29.6.2009, n. 15, in AAS 101(2009), 651-652; Regno-doc. 15,2009,462. 71 BENEDETTO XVI, Africae munus, n. 169; Regno-doc. 21,2011, 670. 72 Cf. Ordo initiationis christianae adultorum, editio typica, 1972; EV 4/1345-1515. 73 «Per la sua stessa natura il battesimo dei bambini richiede un catecumenato postbattesimale. Non si tratta soltanto della necessità di un’istruzione posteriore al battesimo, ma del necessario sviluppo della grazia battesimale nella crescita della persona. È l’ambito proprio del catechismo»: Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1231. 74 Cf. BENEDETTO XVI, es. ap. postsinodale Sacramentum caritatis sull’eucaristia, 22.2.2007, n. 18, in AAS 99(2007), 119; EV 24/124. 75 Ivi, n. 18, in AAS 99(2007), 119; EV 24/124. 76 Cf. BENEDETTO XVI, es. ap. postsinodale Verbum Domini sulla parola di Dio, 30.9.2010, n. 59, in AAS 102(2010), 738-739; Regnodoc. 21,2010,673. 77 Cf. Ordo paenitentiae. Rituale romanum, editio typica, 1974, 17; EV 4/2673-2729. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 413 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 414 S anta Sede dati lungo i secoli dal magistero. (…) I fedeli si ricordino che la vera devozione non consiste né in uno sterile sentimentalismo passeggero né in una vana credulità, ma procede dalla vera fede che ci conduce a riconoscere la preminenza della Madre di Dio e ci stimola a un amore filiale verso la nostra madre e alla imitazione delle sue virtù».78 146. Le risposte elencano altre pratiche che meritano di essere portate all’attenzione del dibattito sinodale, come strumenti in grado di dare forma all’esigenza di primo annuncio. In primo luogo si fa riferimento alle missioni popolari, organizzate nel passato a scadenze regolari nelle parrocchie, come forma di risveglio spirituale dei cristiani del luogo. Rilanciare e dare forma oggi a un simile strumento è una domanda contenuta in più di una risposta, integrando le missioni popolari nelle pratiche comunitarie di ascolto e di annuncio della parola di Dio oggi diffuse nelle comunità cristiane. Così pure vengono ritenute ottime occasioni di primo annuncio tutte quelle azioni pastorali che hanno come proprio oggetto la preparazione al sacramento del matrimonio. Esse non sono considerate come una semplice e diretta preparazione a questo specifico sacramento, ma diventano sempre più veri e propri itinerari di riappropriazione e di maturazione della fede cristiana. Infine si chiede d’includere nell’azione di primo annuncio anche la cura e l’attenzione che le comunità cristiane riservano al momento della sofferenza e della malattia. Trasmet tere la fede, educare l’uomo 147. I Lineamenta hanno proposto un legame tra iniziazione alla fede ed educazione che è stato colto nella sua profondità. Non si può evangelizzare senza al tempo stesso educare l’uomo a essere veramente se stesso: l’evangelizzazione lo esige come legame diretto. Incontrando Cristo, trova la sua vera luce il mistero dell’uomo, come afferma il concilio Vaticano II.79 La Chiesa possiede al riguardo una tradizione di risorse pedagogiche, riflessione e ricerca, istituzioni, persone – consacrate e non, raccolte in ordini religiosi, in congregazioni, in istituti – in grado di offrire una presenza significativa nel mondo della scuola e dell’educazione. 148. Con differenze significative dettate dalla geografia della società e dalla storia del cattolicesimo nelle singole nazioni, è un dato condiviso che la Chiesa ha profuso e continua a profondere grandi energie nel compito educativo. Scuole e università cattoliche sono presenti nelle Chiese particolari. Le risposte al riguardo offrono descrizioni dettagliate del lavoro educativo svolto, e dei frutti che un simile lavoro ha generato e continua in molti luoghi a generare. Lo sviluppo passato e presente di alcune nazioni è debitore di questo sforzo educativo svolto dalla Chiesa. 149. Questo compito educativo oggi si svolge in un contesto culturale in cui ogni forma di azione educativa appare più difficoltosa e critica, al punto che lo stesso papa Benedetto XVI ha parlato di «emergenza educativa»,80 intendendo alludere alla speciale urgenza di tra- 414 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 smettere alle nuove generazioni i valori base dell’esistenza e di un retto comportamento. Cresce perciò, da più parti, la domanda di un’educazione autentica e di educatori che siano davvero tali. Una simile richiesta vede accomunati genitori preoccupati per il futuro dei propri figli, insegnanti che vivono la triste esperienza del degrado della scuola, la stessa società che vede minate le basi stesse della convivenza. 150. In un simile contesto l’impegno della Chiesa per educare alla fede, alla sequela e alla testimonianza del Vangelo assume anche il valore di un contributo per far uscire la società dalla crisi educativa che l’affligge. Nel campo educativo, le risposte descrivono una Chiesa che ha molto da dare, come l’idea di educazione che ha saputo diffondere nel mondo, con il primato della persona e della sua formazione, e la volontà di fornire un’educazione autentica, aperta alla verità, della quale fa parte anche l’incontro con Dio e l’esperienza della fede. 151. Ancora più profondamente, alcune risposte danno ulteriore valore e risalto a questo impegno educativo da parte della Chiesa, perché è uno strumento per mettere in evidenza la radice antropologica e metafisica dell’attuale sfida intorno all’educazione. Le radici dell’emergenza educativa attuale possono infatti essere ritrovate nell’imporsi di un’antropologia segnata dall’individualismo e di un duplice relativismo che riduce la realtà a mera materia manipolabile e la rivelazione cristiana a mero processo storico privo di carattere soprannaturale. 152. Così papa Benedetto XVI descrive queste radici: «Una radice essenziale consiste – mi sembra – in un falso concetto di autonomia dell’uomo: l’uomo dovrebbe svilupparsi solo da se stesso, senza imposizioni da parte di altri, i quali potrebbero assistere il suo autosviluppo, ma non entrare in questo sviluppo. (…) L’altra radice dell’emergenza educativa io la vedo nello scetticismo e nel relativismo o, con parole più semplici e chiare, nell’esclusione delle due fonti che orientano il cammino umano. La prima fonte dovrebbe essere la natura, la seconda la rivelazione. (…) Fondamentale è quindi ritrovare un concetto vero della natura come creazione di Dio che parla a noi; il Creatore, tramite il libro della creazione, parla a noi e ci mostra i valori veri. E poi così anche ritrovare la rivelazione: riconoscere che il libro della creazione, nel quale Dio ci dà gli orientamenti fondamentali, è decifrato nella rivelazione».81 Fede e conoscenza 153. Lo stesso tipo di legame che esiste tra fede ed educazione è riscontrabile anche tra fede e conoscenza. Il testo dei Lineamenta esplicitava questo legame attraverso il concetto coniato da papa Benedetto XVI di «ecologia della persona umana».82 Indicando le conseguenze di una crisi che potrebbe minare la tenuta della società nel suo insieme, papa Benedetto XVI indica la possibile via di uscita da un simile rischio nello sviluppo di un’ecologia dell’uomo, intesa in senso giusto, ovvero di un modo di impostare la comprensione del mondo e 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 415 lo sviluppo della scienza che tenga conto di tutte le esigenze dell’uomo, compresa l’apertura alla verità e l’originaria relazione con Dio. 154. La fede cristiana sostiene l’intelligenza nella comprensione dell’equilibrio profondo che regge la struttura dell’esistenza e della sua storia. Svolge questa operazione non in modo generico o dall’esterno, ma condividendo con la ragione la sete di sapere, la sete di ricerca, orientandola verso il bene dell’uomo e del cosmo. La fede cristiana contribuisce alla comprensione del contenuto profondo delle esperienze fondamentali dell’uomo. È un compito – quello di questo confronto critico e d’indirizzo – che il cattolicesimo svolge da tempo, come molte risposte hanno affermato elencando istituzioni, centri di ricerca, università, frutto dell’intuizione e del carisma di alcuni o della premura educativa delle Chiese particolari, che hanno fatto di questo confronto uno dei loro principali obiettivi. 155. Tuttavia è motivo di preoccupazione costatare che non è facile entrare nello spazio comune della ricerca e dello sviluppo della conoscenza nelle diverse culture. Si ha infatti l’impressione che la ragione cristiana fatichi a trovare interlocutori in quegli ambienti che ai nostri giorni detengono le energie e il potere nel mondo della ricerca, soprattutto in campo tecnologico ed economico. Questa situazione va perciò letta come una sfida per la Chiesa e, pertanto, un campo di particolare attenzione per la nuova evangelizzazione. 156. In continuità con la Tradizione della Chiesa, sulla scia dell’enciclica del beato Giovanni Paolo II Fides et ratio, papa Benedetto XVI ha spesso ribadito la complementarità tra la fede e la ragione. La fede allarga gli orizzonti della ragione e la ragione preserva la fede da possibili derive irrazionali, o dagli abusi della religione. Sempre attenta alla dimensione intellettuale dell’educazione, di cui testimoniano numerose università e istituti superiori di studio, la Chiesa è impegnata nella pastorale universitaria per favorire il dialogo con gli scienziati. In tale campo un posto particolare spetta agli scienziati cristiani: tocca a essi infatti testimoniare, con la loro attività e soprattutto con la loro vita, che la ragione e la fede sono due ali che portano a Dio,83 che la fede cristiana e la scienza, rettamente intese, possono arricchirsi reciprocamente per il bene dell’umanità. L’unico limite del progresso scientifico è la salvaguardia della dignità della persona umana creata a immagine di Dio, che non deve essere oggetto ma soggetto della ricerca scientifica e tecnologica. 157. In questo capitolo dedicato al rapporto tra fede e conoscenza va collocato anche il richiamo contenuto nelle risposte all’arte e alla bellezza come luogo di trasmissione della fede. Le ragioni che permettono di soste78 LG 67; EV 1/443. Cf. GS 22; EV 1/1385. 80 BENEDETTO XVI, discorso all’apertura del Convegno della diocesi di Roma, 11.6.2007, in AAS 99(2007), 680. 81 BENEDETTO XVI, discorso ai partecipanti alla 61a Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, 27.5.2010, in Insegnamenti di Benedetto XVI, VI, 1 (2010), 788-789. 82 BENEDETTO XVI, Caritas in veritate, n. 51, in AAS 101(2009), 687; Regno-doc. 15,2009,480. 79 nere questo richiamo sono spiegate in modo articolato, soprattutto da quelle Chiese che, forti della loro tradizione, come le Chiese cattoliche orientali, hanno saputo mantenere una relazione molto stretta del binomio fede e bellezza. In queste tradizioni, il rapporto di fede e bellezza non è una semplice aspirazione estetica. Al contrario è visto come una risorsa fondamentale per rendere testimonianza alla fede e per sviluppare un sapere che sia veramente «integrale» servizio alla totalità dell’essere uomo. Questa conoscenza portata dalla bellezza consente, come nella liturgia, di assumere la realtà visibile nel suo ruolo originario di manifestazione della comunione universale a cui l’uomo è chiamato da Dio. Occorre quindi che il sapere umano venga di nuovo coniugato con la sapienza divina, ovvero con la visione della creazione che Dio Padre ha e che, tramite lo Spirito e il Figlio, si trova nel creato. Nel cristianesimo urge salvaguardare questo ruolo originario del bello. La nuova evangelizzazione ha al riguardo un ruolo importante da svolgere. La Chiesa riconosce che l’essere umano non vive senza bellezza. Per il cristiano la bellezza è dentro il mistero pasquale, nella trasparenza della realtà di Cristo. Il fondamento di ogni pastorale evangelizzatrice 158. Il testo dei Lineamenta concludeva il capitolo dedicato all’analisi delle pratiche pastorali con l’intuizione di fondo di Paolo VI: per evangelizzare la Chiesa non ha bisogno soltanto di rinnovare le sue strategie, quanto piuttosto di aumentare la qualità della sua testimonianza; il problema dell’evangelizzazione non è una questione anzitutto organizzativa o strategica, quanto piuttosto spirituale. «L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni. […] È dunque mediante la sua condotta, mediante la sua vita, che la Chiesa evangelizzerà innanzitutto il mondo, vale a dire mediante la sua testimonianza vissuta di fedeltà al Signore Gesù, di povertà e di distacco, di libertà di fronte ai poteri di questo mondo, in una parola, di santità».84 Molte Chiese particolari si sono riconosciute in queste parole, circa il bisogno di avere dei testimoni che sappiano evangelizzare anzitutto con la loro la vita e il loro esempio. Condividono la certezza che, alla fine, il segreto ultimo della nuova evangelizzazione è la risposta alla chiamata alla santità di ogni cristiano. Può evangelizzare solo chi a sua volta si è lasciato e si lascia evangelizzare, chi è capace di lasciarsi rinnovare spiritualmente dall’incontro e dalla comunione vissuta con Gesù Cristo. La testimonianza cristiana è un intreccio di gesti e parole.85 Essa 83 Cf. GIOVANNI PAOLO II, lett. enc. Fides et ratio sui rapporti tra fede e ragione, 14.9.1998, in AAS 91(1999), 5; EV 17/1175ss. 84 PAOLO VI, Evangelii nuntiandi, n. 41, in AAS 68(1976), 31-32; EV 5/1634. 85 Cf. ivi, n. 22, in AAS 68(1976), 20; EV 5/1614; BENEDETTO XVI, Verbum Domini, n. 97s, in AAS 102(2010), 767-769; Regno-doc. 21,2010,693. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 415 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 416 S anta Sede costituisce il fondamento di ogni pratica di evangelizzazione perché crea la relazione tra annuncio e libertà: «Diveniamo testimoni quando, attraverso le nostre azioni, parole e modo di essere, un Altro appare e si comunica. Si può dire che la testimonianza è il mezzo con cui la verità dell’amore di Dio raggiunge l’uomo nella storia, invitandolo ad accogliere liberamente questa novità radicale. Nella testimonianza si espone, per così dire, al rischio della libertà dell’uomo».86 Centralità delle vocazioni 159. In questa prospettiva si aspetta che il prossimo appuntamento sinodale metta a tema in modo esplicito la centralità della questione vocazionale per la Chiesa di oggi. Si spera che il Sinodo sulla nuova evangelizzazione aiuti tutti i battezzati a diventare consapevoli del loro impegno missionario ed evangelizzatore. Di fronte agli scenari della nuova evangelizzazione, i testimoni per essere credibili devono saper parlare i linguaggi del loro tempo, annunciando così dal di dentro le ragioni della speranza che li anima. Si attende che tutto il cammino di preparazione e di recezione del lavoro sinodale serva per rimotivare e aumentare lo slancio e la dedizione dei tanti cristiani che già operano per l’annuncio e la trasmissione della fede; che sia un momento di sostegno e di conferma per le famiglie e il ruolo che svolgono. Più specificatamente dovrà prestare un’attenzione particolare al ministero presbiterale e alla vita consacrata, auspicando che il Sinodo porti alla Chiesa il frutto di nuove vocazioni sacerdotali, rilanciando l’impegno di una chiara e decisa pastorale vocazionale. 160. Al riguardo, più di una risposta ha indicato come uno dei segni più evidenti dell’affievolirsi dell’esperienza cristiana sia proprio l’indebolimento vocazionale, che riguarda sia la diminuzione e la defezione delle vocazioni di speciale consacrazione nel sacerdozio ministeriale e nella vita consacrata, sia la diffusa debolezza riguardante la fedeltà alle grandi decisioni esistenziali, come ad esempio nel matrimonio. Queste risposte si attendono che la riflessione sinodale riprenda la problematica, che riguarda da vicino la nuova evangelizzazione, non tanto per costatare la crisi, e non soltanto per rinforzare una pastorale vocazionale che già viene fatta, quanto piuttosto, e più profondamente, per promuovere una cultura della vita intesa come vocazione. 161. Nella trasmissione della fede occorre tenere in debito conto l’educazione a concepire sé stessi in rapporto con Dio che chiama. Valgono le parole di papa Benedetto XVI: «Il Sinodo, nel sottolineare l’esigenza intrinseca della fede di approfondire il rapporto con Cristo, parola di Dio tra noi, ha voluto anche evidenziare il fatto che questa Parola chiama ciascuno in termini personali, rivelando così che la vita stessa è vocazione in rapporto a Dio. Questo vuol dire che quanto più approfondiamo il nostro personale rapporto con il Signore Gesù, tanto più ci accorgiamo che egli ci chiama alla 416 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 santità, mediante scelte definitive, con le quali la nostra vita risponde al suo amore, assumendo compiti e ministeri per edificare la Chiesa. In questo orizzonte si comprendono gli inviti fatti dal Sinodo a tutti i cristiani di approfondire il rapporto con la parola di Dio in quanto battezzati, ma anche in quanto chiamati a vivere secondo i diversi stati di vita».87 Uno dei segni dell’efficacia della nuova evangelizzazione sarà la riscoperta della vita come vocazione e il sorgere di vocazioni alla sequela radicale di Cristo. C onclusione «Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi» (At 1,8) 162. Con la sua venuta tra noi, Gesù Cristo ci ha comunicato la vita divina che trasfigura la faccia della terra, facendo nuove tutte le cose (cf. Ap 21,5). La sua rivelazione ci ha coinvolto non soltanto come destinatari della salvezza che ci è stata donata, ma anche come suoi annunciatori e testimoni. Lo Spirito del Risorto abilita così la nostra vita all’annuncio efficace del Vangelo in tutto il mondo. È l’esperienza della prima comunità cristiana, che vedeva il diffondersi della Parola mediante la predicazione e la testimonianza (cf. At 6,7). 163. Cronologicamente, la prima evangelizzazione ebbe inizio nel giorno della Pentecoste, quando gli apostoli, riuniti tutti insieme nello stesso luogo in preghiera con la Madre di Cristo, ricevettero lo Spirito Santo (cf. At 1,14; 2,1-3). Colei, che secondo le parole dell’Arcangelo è «piena di grazia» (Lc 1,28), si trova così sulla via dell’evangelizzazione apostolica, e su tutte le vie sulle quali i successori degli apostoli si sono mossi per annunciare il Vangelo. 164. Nuova evangelizzazione non significa un «nuovo Vangelo», perché «Gesù Cristo è lo stesso ieri oggi e sempre» (Eb 13,8). Nuova evangelizzazione vuol dire risposta adeguata ai segni dei tempi, ai bisogni degli uomini e dei popoli di oggi, ai nuovi scenari che mostrano la cultura attraverso la quale esprimiamo la nostra identità e cerchiamo il senso delle nostre esistenze. Nuova evangelizzazione significa perciò promozione di una cultura più profondamente radicata nel Vangelo. Vuol dire scoprire «l’uomo nuovo» (Ef 4,24) che è in noi grazie allo Spirito donatoci da Gesù Cristo e dal Padre. La celebrazione della prossima Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sia per la Chiesa come un nuovo Cenacolo, in cui i successori degli apostoli, riuniti in preghiera insieme con la Madre di Cristo, che è stata invocata come «Stella della nuova evangelizzazione»,88 preparano le vie della nuova evangelizzazione. 165. Lasciamo che siano ancora una volta le parole di Giovanni Paolo II, che si è tanto speso per essa, a spiegare la parola: nuova evangelizzazione significa «riaccendere in noi lo slancio delle origini, lasciandoci pervadere dall’ardore della predicazione apostolica se- 385-417:Layout 3 11-07-2012 15:55 Pagina 417 guita alla Pentecoste. Dobbiamo rivivere in noi il sentimento infuocato di Paolo, il quale esclamava: “Guai a me se non predicassi il Vangelo!” (1Cor 9,16). Questa passione non mancherà di suscitare nella Chiesa una nuova missionarietà, che non potrà essere demandata a una porzione di “specialisti”, ma dovrà coinvolgere la responsabilità di tutti i membri del popolo di Dio. Chi ha incontrato veramente Cristo, non può tenerselo per sé, deve annunciarlo. Occorre un nuovo slancio apostolico che sia vissuto quale impegno quotidiano delle comunità e dei gruppi cristiani».89 Gesù Cristo, Vangelo che dà speranza 166. Oggi noi avvertiamo il bisogno di un principio che ci dia speranza, che ci permetta di guardare al domani con gli occhi della fede, senza le lacrime della disperazione. Come Chiesa abbiamo questo principio, questa fonte di speranza: Gesù Cristo, morto e risorto, presente in mezzo a noi col suo Spirito, che ci dà l’esperienza di Dio. Tuttavia, abbiamo spesso l’impressione di non riuscire a dare concretezza a questa speranza, di non riuscire a «farla nostra», di non riuscire a renderla parola viva per noi e per i nostri contemporanei, di non assumerla come fondamento delle nostre azioni pastorali e della nostra vita ecclesiale. Al riguardo abbiamo una chiara parola d’ordine per una pastorale presente e futura: nuova evangelizzazione, cioè nuova proclamazione del messaggio di Gesù, che infonde gioia e ci libera. Questa parola d’ordine alimenta la speranza di cui sentiamo la necessità: la contemplazione della Chiesa nata per evangelizzare conosce la sorgente profonda delle energie per l’annuncio. «Nel nostro Dio abbiamo avuto il coraggio di annunziarvi il Vangelo di Dio in mezzo a molte lotte» (1Ts 2,2). La nuova evangelizzazione ci spinge a una testimonianza della fede che spesso assume i contorni del combattimento e della lotta. La nuova evangelizzazione rende sempre più saldo il rapporto con Cristo Signore, poiché solo in lui vi è la certezza per guardare al futuro e la garanzia di un amore autentico e duraturo. La gioia di evangelizzare 167. Nuova evangelizzazione vuol dire rendere ragione della nostra fede, comunicando il Logos della speranza al mondo che aspira alla salvezza. Gli uomini hanno bisogno della speranza per poter vivere il proprio presente. Per questo la Chiesa è missionaria nella sua essenza e offre la rivelazione del volto di Dio che in 86 BENEDETTO XVI, Sacramentum caritatis, n. 85, in AAS 99(2007), 170; EV 24/211. 87 BENEDETTO XVI, Verbum Domini, n. 77, in AAS 102(2010), 750; Regno-doc. 21,2010,677. 88 GIOVANNI PAOLO II, Ecclesia in America, n. 11, in AAS 91(1999), 747; EV 18/48; ID., lett. ap. Novo millennio ineunte, 6.1.2001, n. 58, in AAS 93(2001), 309; EV 20/120. Gesù Cristo ha preso un volto umano e ci ha amati sino alla fine. Le parole di vita eterna che ci sono date nell’incontro con Gesù Cristo sono per tutti, per ogni uomo. Ogni persona del nostro tempo, lo sappia oppure no, ha bisogno di questo annuncio. 168. Proprio l’assenza di questa consapevolezza genera solitudine e sconforto. Tra gli ostacoli alla nuova evangelizzazione c’è proprio la mancanza di gioia e di speranza che simili situazioni creano e diffondono tra gli uomini del nostro tempo. Spesso questa mancanza di gioia e di speranza è così forte da intaccare lo stesso tessuto delle nostre comunità cristiane. La nuova evangelizzazione si propone in questi contesti anche come farmaco per dare gioia e vita contro ogni paura. In simili contesti diventa imperativo rinvigorire la nostra fede, come ci chiede papa Benedetto XVI: «Intenta a cogliere i segni dei tempi nell’oggi della storia, la fede impegna ognuno di noi a diventare segno vivo della presenza del Risorto nel mondo. Ciò di cui il mondo oggi ha particolarmente bisogno è la testimonianza credibile di quanti, illuminati nella mente e nel cuore dalla Parola del Signore, sono capaci di aprire il cuore e la mente di tanti al desiderio di Dio e della vita vera, quella che non ha fine».90 169. Affrontiamo perciò la nuova evangelizzazione con entusiasmo. Impariamo la dolce e confortante gioia di evangelizzare, anche quando sembra che l’annuncio sia una semina nelle lacrime (cf. Sal 126,6). Al mondo che cerca risposte alle grandi domande circa il senso della vita e la verità, possa accadere di vivere con rinnovata sorpresa la gioia di incontrare testimoni del Vangelo che con la semplicità e la credibilità della loro vita sanno mostrare la potenza trasfiguratrice della fede cristiana. Come affermava Paolo VI: «Sia questa la grande gioia delle nostre vite impegnate. Possa il mondo del nostro tempo, che cerca ora nell’angoscia, ora nella speranza, ricevere la buona novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo, la cui vita irradi fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia del Cristo, e accettino di mettere in gioco la propria vita affinché il Regno sia annunziato e la Chiesa sia impiantata nel cuore del mondo».91 «Non abbiate paura!»: è la parola del Signore (cf. Mt 14,27) e dell’angelo (cf. Mt 28,5) che sostiene la fede degli annunciatori, dando loro forza ed entusiasmo. Sia anche la parola degli annunciatori, che sostengono e nutrono il cammino di ogni uomo verso l’incontro con Dio. «Non abbiate paura!» sia la parola della nuova evangelizzazione, con la quale la Chiesa, animata dallo Spirito Santo, annuncia «fino ai confini della terra» (At 1,8) Gesù Cristo, Vangelo di Dio, per la fede degli uomini. 89 GIOVANNI PAOLO II, Novo millennio ineunte, n. 40, in AAS 93(2001), 294; EV 20/78s. 90 BENEDETTO XVI, Porta fidei, n. 15, in AAS 103(2011), 734; Regno-doc. 19,2011,582. 91 PAOLO VI, Evangelii nuntiandi, n. 80, in AAS 68(1976), 75; EV 5/1714. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 417 418-420:Layout 3 11-07-2012 14:57 Pagina 418 S anta Sede | ANNO DELLA FEDE Con gioia e rinnovato entusiasmo Crisi di fede, crisi antropologica Mons. Fisichella p r e s e n t a l ’A n n o d e l l a f e d e Dopo il motu proprio di indizione firmato da Benedetto XVI (Regno-doc. 19,2011,577ss) e la nota della Congregazione per la dottrina della fede (Regno-doc. 3,2012,69ss), lo scorso 21 giugno, presso la Sala stampa vaticana, mons. Rino Fisichella ha tenuto una conferenza stampa nella quale è stato presentato l’Anno della fede. Il presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione, dicastero vaticano cui «è stato affidato il compito di proporre, animare, coordinare eventi a carattere universale» nel corso dell’Anno, ha anzitutto richiamato il contesto difficile nel quale l’iniziativa s’inserisce, riferendosi in particolare a quella cultura occidentale segnata da una «crisi di fede (che) è espressione drammatica di una crisi antropologica». In questo contesto, l’Anno della fede – «un percorso che la comunità cristiana offre a tanti che vivono con la nostalgia di Dio e il desiderio di incontrarlo di nuovo» – si doterà di alcune iniziative caratterizzanti – il logo, l’inno, un sito web e un sussidio pastorale, che sono stati presentati nell’occasione – e si strutturerà attorno ad alcuni grandi eventi celebrati a Roma, alla presenza del papa, secondo un calendario annunciato da mons. Fisichella con le parole che pubblichiamo. Stampa (29.6.2012) da sito web www.annusfidei.va. Titolazione redazionale. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 Benedetto XVI nella sua lettera apostolica Porta fidei ha scritto che «fin dall’inizio del mio ministero come successore di Pietro ho ricordato l’esigenza di riscoprire il cammino della fede per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia e il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo» (n. 2; Regno-doc. 19,2011,577). Alla luce di questo pensiero, ha indetto un Anno della fede che avrà inizio nella felice coincidenza di due anniversari: il 50° dell’apertura del concilio Vaticano II (1962) e il 20° della pubblicazione del Catechismo della Chiesa cattolica (1992). Dall’intera Chiesa proviene un pensiero di sincero ringraziamento al santo padre per avere voluto questo Anno. L’attesa è grande come pure il desiderio di voler corrispondere in modo pieno e coerente. Il ringraziamento a papa Benedetto XVI si estende anche per aver voluto accompagnare quest’Anno con la sua presenza e il suo insegnamento. Siamo grati fin da ora, infatti, per avere deciso di dedicare le catechesi del mercoledì al tema della fede. Sarà un ulteriore strumento prezioso per poter dare ragione della fede sostenuti dalla sua parola e dal suo esempio. L’Anno della fede, anzitutto, intende sostenere la fede di tanti credenti che nella fatica quotidiana non cessano di affidare con convinzione e coraggio la propria esistenza al Signore Gesù. La loro preziosa testimonianza, che non fa notizia davanti agli uomini, ma è preziosa agli occhi dell’Altissimo, è ciò che permette alla Chiesa di presentarsi nel mondo di oggi, come lo fu nel passato, con la forza della fede e con l’entusiasmo dei semplici. Questo Anno, comunque, s’inserisce all’interno di un contesto più ampio segnato da una crisi generalizzata che investe anche la fede. Sottoposto da decenni alle scorribande di un secolarismo che in nome dell’autonomia individuale richiedeva l’indipendenza da ogni autorità rivelata e faceva del proprio programma quello di «vivere nel mondo come se Dio non esistesse», il nostro contemporaneo si ritrova spesso a non sapersi più collocare. La crisi di fede è espressione drammatica di una crisi antropologica che ha lasciato l’uomo a se stesso; per questo si ritrova oggi confuso, solo, in balia di forze di cui non conosce neppure il volto, e senza una meta verso cui de- 418 418-420:Layout 3 11-07-2012 14:57 Pagina 419 stinare la sua esistenza. È necessario poter andare oltre la povertà spirituale in cui si ritrovano molti dei nostri contemporanei, i quali non percepiscono più l’assenza di Dio dalla loro vita come un’assenza che dovrebbe essere colmata. L’Anno della fede, quindi, intende essere un percorso che la comunità cristiana offre a tanti che vivono con la nostalgia di Dio e il desiderio di incontrarlo di nuovo. È necessario, pertanto, che i credenti sentano la responsabilità di offrire la compagnia della fede, per farsi prossimi con quanti chiedono ragione del loro credere. Un programma arduo Il papa ha indicato in Porta fidei gli obiettivi verso cui indirizzare l’impegno della Chiesa. Ha scritto: «Desideriamo che questo Anno susciti in ogni credente l’aspirazione a confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzione, con fiducia e speranza. Sarà un’occasione propizia anche per intensificare la celebrazione della fede nella liturgia, e in particolare nell’eucaristia (…). Nel contempo, auspichiamo che la testimonianza di vita dei credenti cresca nella sua credibilità. Riscoprire i contenuti della fede professata, celebrata, vissuta e pregata, e riflettere sullo stesso atto con cui si crede, è un impegno che ogni credente deve fare proprio» (n. 9; Regno-doc. 19,2011,579). Un programma arduo che si immette, anzitutto, all’interno della vita quotidiana di ogni credente, e nella pastorale ordinaria della comunità cristiana, perché si ritrovi il genuino spirito missionario necessario per dare vita alla nuova evangelizzazione. A questo riguardo sono contento di poter dare notizia che la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha approvato il formulario di una santa messa speciale «per la nuova evangelizzazione». Un chiaro segno perché in quest’Anno e alla vigilia del Sinodo dedicato alla nuova evangelizzazione e trasmissione della fede si dia il primato alla preghiera e specialmente alla santa eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita cristiana. Insieme a questo percorso quotidiano, la nota di carattere pastorale che la Congregazione per la dottrina della fede ha pubblicato lo scorso 6 gennaio (cf. Regnodoc. 3,2012,69ss) propone diverse iniziative concrete che possono trovare riscontro a livello di conferenze episcopali, diocesi, parrocchie, associazioni e movimenti. Come si sa, al Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione è stato affidato il compito di proporre, animare, coordinare eventi a carattere universale. Di seguito, illustro alcune iniziative che sono state approvate e saranno momenti caratterizzanti lo svolgimento dell’Anno della fede. Iniziative carat terizzanti 1. È stato preparato, anzitutto, il logo che segnerà tutti gli avvenimenti di quest’Anno. Esso rappresenta una barca, immagine della Chiesa, in navigazione sui flutti. L’albero maestro è una croce che issa le vele le quali, con segni dinamici, realizzano il trigramma di Cristo (IHS). Sullo sfondo delle vele è rappresentato il sole che, associato al trigramma, rimanda all’eucaristia. 2. A partire da questo momento entrerà in funzione il sito che sarà disponibile in versione multilingua e direttamente consultabile all’indirizzo www.annusfidei.va. Il sito è stato progettato in maniera innovativa ed è consultabile da tutti i dispositivi mobili e tablet attraverso la scelta di componenti e tecnologie di nuova concezione. Offre, quindi, l’opportunità di conoscere tutti gli appuntamenti previsti con il santo padre e gli eventi di maggior rilievo delle conferenze episcopali, delle diocesi, dei movimenti e delle associazioni. Da oggi è fornito in italiano e inglese mentre dai prossimi giorni verrà aggiunta l’edizione in lingua spagnola, francese, tedesca e polacca. 3. È pronto anche l’inno ufficiale dell’Anno della fede. «Credo, Domine, adauge nobis fidem» è il ritornello che permane come invocazione al Signore perché abbia ad aumentare in tutti noi la fede, sempre così debole e bisognosa della sua grazia. 4. Nei primi giorni di settembre uscirà nelle diverse lingue il sussidio pastorale Vivere l’Anno della fede, preparato per accompagnare, in primo luogo, la comunità parrocchiale, e quanti vorranno inserirsi nell’intelligenza dei contenuti del Credo. 5. Una piccola immagine del Cristo del Duomo di Cefalù accompagnerà tutti i pellegrini e i credenti nelle varie parti del mondo. Nel retro si trova scritta la Professione di fede. Uno degli obiettivi dell’Anno della fede, infatti, è fare del Credo la preghiera quotidiana imparata a memoria, come era consuetudine nei primi secoli del cristianesimo. Secondo le parole di sant’Agostino: «Ricevete la formula della fede che è detta Simbolo. E quando l’avete ricevuta imprimetela nel cuore e ripetetevela ogni giorno interiormente. Prima di dormire, prima di uscire, munitevi del vostro Simbolo. Nessuno scrive il Simbolo al solo scopo che sia letto, ma perché sia meditato». Il calendario degli eventi romani 6. Per quanto riguarda il calendario degli eventi, in questa sede facciamo riferimento solo a quelli di carattere universale che vedranno la presenza del santo padre e saranno celebrati a Roma. – La solenne apertura dell’Anno della fede avverrà in piazza San Pietro il prossimo giovedì 11 ottobre, ricorrenza del 50° anniversario dell’inizio del concilio Vaticano II. Vi sarà una solenne celebrazione eucaristica concelebrata da tutti i padri sinodali, dai presidenti delle conferenze episcopali del mondo e dai padri conciliari ancora viventi che potranno raggiungerci. – Il primo avvenimento dell’Anno, domenica 21 ottobre, sarà la canonizzazione di 6 martiri e confessori della fede. Il segno è eloquente in se stesso. Sulla scia di quanto è scritto in Porta fidei: «Per fede, nel corso dei secoli, uomini e donne di tutte le età, il cui nome è scritto nel Libro della vita, hanno confessato la bellezza di seguire il Signore Gesù là dove venivano chiamati a dare testimonianza del loro essere cristiani» (n. 13; Regno-doc. 19,2011,581). Saranno canonizzati: Jacques Barthieu, sacerdote gesuita, IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 419 418-420:Layout 3 11-07-2012 14:57 Pagina 420 S anta Sede martire missionario in Madagascar (1896); Pietro Calungsod, laico catechista, martire nelle Filippine (1672); Giovanni Battista Piamarta, sacerdote, testimone della fede nell’educazione alla gioventù (1913); Madre Marianne (Barbara Cope), testimone della fede nel lebbrosario di Molokai (1918); Maria del Monte Carmelo, religiosa in Spagna (1911), Caterina Tekakwitha, laica indiana convertita alla fede cattolica (1680), e Anna Schäffer, laica bavarese, testimone dell’amore di Cristo dal letto di sofferenza (1925). Avremo modo, quindi, per riflettere e pregare su questi testimoni che con l’eroismo della loro vita vengono posti dalla Chiesa come esempi di fede vissuta. – Il 25 gennaio la tradizionale celebrazione ecumenica nella basilica di San Paolo fuori le Mura avrà un carattere ecumenico più solenne e pregheremo insieme perché attraverso la comune professione del Simbolo i cristiani che hanno ricevuto lo stesso battesimo non dimentichino la via dell’unità come segno visibile da offrire al mondo. – Sabato 2 febbraio si terrà la celebrazione per tutte le persone che hanno consacrato la loro vita al Signore con la professione religiosa; essi potranno ritrovarsi nella basilica di San Pietro per una preghiera comune a testimonianza che la fede richiede anche segni concreti che orientano a mantenere viva l’attesa del Signore che ritorna. – La Domenica delle palme, il 24 marzo, sarà come sempre dedicata ai giovani che si preparano alla Giornata mondiale della gioventù. – Domenica 28 aprile sarà dedicata a tutti i ragazzi e ragazze che hanno ricevuto il sacramento della confermazione. Il santo padre conferirà la cresima a un piccolo gruppo di giovani come testimonianza della professione pubblica della fede a conferma di quella battesimale. – Domenica 5 maggio sarà dedicata alla celebrazione della fede che trova nella pietà popolare una sua espressione iniziale e che nel corso dei secoli si è trasmessa come forma peculiare di fede di popolo attraverso la vita delle confraternite. – La vigilia di Pentecoste, il 18 maggio, sarà dedicata a tutti i movimenti, antichi e nuovi, col pellegrinaggio alla tomba di Pietro, testimone della fede che nel giorno di Pentecoste aprì le porte della casa per andare nelle piazze e nelle strade ad annunciare la risurrezione di Cristo. In piazza San Pietro chiederemo al Signore di inviare ancora con tanta abbondanza il suo Spirito, perché si rinnovino i prodigi come ai primi tempi della Chiesa nascente. – La festa del Corpus Domini, domenica 2 giugno, avremo una solenne adorazione eucaristica che sarà contemporanea in tutto il mondo. Nella cattedrale di ogni diocesi e in ogni chiesa dove sarà possibile alla stessa ora si realizzerà il silenzio della contemplazione a testimonianza della fede che contempla il mistero del Dio vivo e presente in mezzo a noi con il suo corpo e il suo sangue. – Domenica 16 giugno sarà dedicata alla testimonianza del Vangelo della vita che da sempre ha visto la Chiesa come promotrice della vita umana e a difesa della dignità della persona dal primo istante fino al suo ultimo momento naturale. – Domenica 7 luglio vedrà la conclusione in piazza San Pietro del pellegrinaggio che i seminaristi, le novizie, i novizi e quanti sono in cammino vocazionale compi- 420 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 ranno per rendere pubblica la gioia della loro scelta di seguire il Signore nel servizio alla sua Chiesa. – Dal 23 al 28 luglio la Giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro sarà come sempre il momento culminante di un cammino che vedrà giovani da tutto il mondo in gioioso incontro per dire a tutti l’importanza della fede. – Il 29 settembre sarà dedicato in particolare ai catechisti per rendere più evidente l’importanza della catechesi nella crescita della fede e l’intelligenza critica e sistematica della fede in rapporto alla vita personale e della crescita comunitaria. Sarà un’occasione per ricordare anche il 20° anniversario della pubblicazione del Catechismo della Chiesa cattolica. – Domenica 13 ottobre vedrà la presenza di tutte le realtà mariane per indicare come la vergine Maria, Madre di Dio, sia icona della fede di ogni credente che nel suo affidarsi obbedienziale alla volontà del Padre può compiere autentiche meraviglie. – Domenica 24 novembre, infine, sarà celebrata la giornata conclusiva dell’Anno della fede. 7. Il calendario dell’Anno è molto più ampio di questi grandi eventi. Diversi dicasteri hanno già messo in programma iniziative che sono pubblicate nel calendario. Secondo le proprie competenze, i dicasteri celebreranno il 50° anniversario del Vaticano II con appositi congressi e iniziative culturali. Un particolare percorso catechistico, ad esempio, sarà proposto nelle catacombe dal Pontificio consiglio per la cultura. Dal sito si potranno seguire le iniziative che giorno dopo giorno giungeranno a conoscenza della Segreteria generale anche da parte delle diverse realtà ecclesiali. 8. Non mancheranno alcuni grandi eventi di carattere culturale per mostrare come la fede ha suscitato tanti uomini e donne che nell’arte, nella letteratura e nella musica hanno espresso la loro genialità e la loro fede. In particolare penso alla mostra che sarà collocata a Castel sant’Angelo dal 7 febbraio al 1° maggio con opere di assoluta rarità, incentrata sulla figura dell’apostolo Pietro, testimone di Cristo da Cesarea di Filippo fino a Roma. È stata affidata alla cura di don Alessio Geretti e realizzata anche grazie alla disponibilità del Ministro per i beni e le attività culturali e della Soprintendenza per il Polo museale romano. Un grande concerto, inoltre, si terrà in piazza San Pietro sabato 22 giugno. Come ha ben scritto Benedetto XVI nella Porta fidei: «Solo credendo la fede cresce e si rafforza» (n. 7; Regnodoc. 19,2011,579). Questi eventi a carattere universale intendono essere solo un segno per ripercorrere insieme un tratto di storia che ci accomuna e rende responsabili per il momento che siamo chiamati a vivere. D’altronde, non si crede mai da soli. Il cammino da percorrere è sempre frutto di una vita di relazioni e di esperienza di comunità che permette di cogliere la Chiesa come primo soggetto che crede e che trasmette la fede di sempre. È una tappa di quella storia bimillenaria che «per fede» anche noi siamo chiamati a percorrere. Città del Vaticano, Sala stampa, 21 giugno 2012. RINO FISICHELLA, presidente 421-425:Layout 3 11-07-2012 14:58 Pagina 421 S anta Sede | SACERDOTI Preghiera per la santificazione del clero L Lettera della Congregazione per il clero ettera ai sacerdoti Cari sacerdoti, In occasione della XVIII Giornata mondiale di preghiera per la santificazione del clero (tale celebrazione, da tenersi nella festa del Sacro Cuore, fu indetta da Giovanni Paolo II nella Lettera ai sacerdoti per il Giovedì santo del 25.3.1995; EV 14/2535), la Congregazione per il clero ha rivolto, come di consueto, una Lettera ai sacerdoti imperniata su due temi: il riferimento alle «colpe di alcuni che, a volte, hanno umiliato il sacerdozio agli occhi del mondo» (gli osservatori hanno unanimemente identificato tali colpe con le violenze sessuali perpetrate dai preti ai danni di minori); una riflessione sulla lettera Porta fidei di indizione dell’Anno della fede e sui tre «capitoli» sui quali il papa ha suggerito di prepararsi: il concilio Vaticano II, di cui ricorre il 50° dell’apertura; il Catechismo della Chiesa cattolica, nel 20° della pubblicazione; il Sinodo dei vescovi dedicato alla «nuova evangelizzazione». Tra le appendici della Lettera, pubblicata il 4 maggio, l’«Esame di coscienza per i sacerdoti», ripreso dal Sussidio per confessori del 2011, ha attratto attenzioni inaspettate: cf. riquadro a p. 422. Stampa (29.6.2012) da sito web www.vatican.va. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 nella prossima solennità del Sacro Cuore di Gesù (che ricorre il 15 giugno 2012) celebreremo, come di consueto, la Giornata mondiale di preghiera per la santificazione del clero. L’espressione della Scrittura: «Questa è la volontà di Dio: la vostra santificazione!» (1Ts 4,3), pur essendo rivolta a tutti i cristiani, riguarda in modo particolare noi sacerdoti che abbiamo accolto non solo l’invito a «santificarci», ma anche quello a diventare ministri di santificazione per i nostri fratelli. Questa «volontà di Dio», nel nostro caso, si è, per così dire, raddoppiata e moltiplicata all’infinito, tanto che a essa possiamo e dobbiamo obbedire a ogni azione ministeriale che compiamo. È questo il nostro stupendo destino: non possiamo santificarci senza lavorare alla santità dei nostri fratelli, e non possiamo lavorare alla santità dei nostri fratelli senza che abbiamo prima lavorato e lavoriamo alla nostra santità. Introducendo la Chiesa nel nuovo millennio, il beato Giovanni Paolo II ci ricordava la normalità di questo «ideale di perfezione», che deve essere offerto subito a tutti: «Chiedere a un catecumeno: “Vuoi ricevere il battesimo?” significa al tempo stesso chiedergli: “Vuoi diventare santo?”».1 Certamente, nel giorno della nostra ordinazione sacerdotale, questa stessa domanda battesimale è risuonata nuovamente nel nostro cuore, chiedendo ancora la nostra personale risposta; ma essa ci è stata anche affidata, perché sapessimo rivolgerla ai nostri fedeli, custodendone la bellezza e la preziosità. Questa persuasione non è contraddetta dalla coscienza delle nostre personali inadempienze, e nemmeno dalle colpe di alcuni che, a volte, hanno umiliato il sacerdozio agli occhi del mondo. A distanza di dieci anni – considerando gli ulteriori aggravamenti delle notizie diffuse – dobbiamo far risuonare ancora nel nostro cuore, con più forza e urgenza, le parole che Giovanni Paolo II ci ha rivolto nel Giovedì santo dell’anno 2002: «In questo momento, inoltre, in quanto sacerdoti, noi 421 421-425:Layout 3 11-07-2012 14:58 Pagina 422 S anta Sede Un esempio significativo L’ «Esame di coscienza per i sacerdoti», posto in calce alla Lettera della Congregazione per il clero riprodotta in queste pagine, è stato oggetto di una positiva valutazione di mons. B. Fellay, vescovo lefebvriano e superiore generale della Fraternità sacerdotale san Pio X (FSSPX), in ordine al «cambiamento» che sarebbe in atto nella Chiesa cattolica. Egli vi ha fatto infatti riferimento nel corso di una lunga intervista «sullo stato attuale delle relazioni della Fraternità san Pio X con Roma» rilasciata alla DICI, l’agenzia ufficiale della Fraternità, il 7 giugno scorso (www.dici.org; cf. Regno-att. 12,2012,379). Riportiamo integralmente il brano interessato. - La maggior parte di coloro che sono contrari all’accettazione da parte della Fraternità di un eventuale riconoscimento canonico, avanzano la considerazione che i colloqui dottrinali avrebbero potuto portare a tale accettazione solo se avessero condotto prima ad una soluzione dottrinale, cioè a una «conversione» di Roma. La sua posizione è cambiata su questo punto? «Bisogna riconoscere che questi colloqui hanno permesso di esporre chiaramente i diversi problemi che noi riscontriamo a proposito del Vaticano II. Ciò che è cambiato è che Roma non fa più dell’accettazione totale del Vaticano II una condizione per la soluzione canonica. Oggi, a Roma, certuni ritengono che una diversa comprensione del Concilio non è determinante per l’avvenire della Chiesa, poiché la Chiesa è più del Concilio. Infatti la Chiesa non si riduce al Concilio, essa è molto più grande. Occorre dunque dedicarsi a risolvere i problemi più vasti. Questa presa di coscienza può aiutarci a comprendere ciò che accade realmente: noi siamo chiamati ad aiutare a portare agli altri il tesoro della tradizione che abbiamo potuto conservare. Sta di fatto che è l’atteggiamento della Chiesa ufficiale che è cambiato, non noi. Non siamo noi ad aver chiesto un accordo, è il papa che ci vuole riconoscere. Ci si può chiedere il perché di questo cambiamento. Noi continuiamo a non essere d’accordo dottrinalmente, eppure il papa ci vuole riconoscere! Perché? La risposta è: oggi vi sono dei problemi terribilmente importanti nella Chiesa. Occorre trattare questi problemi. Bisogna lasciare da parte i problemi secondari e occuparsi dei problemi più grandi. Ecco la risposta dell’uno o dell’altro prelato romano che non verrà mai espressa apertamente; occorre leggere tra le righe per comprendere. Le autorità ufficiali non vogliono riconoscere gli errori del Concilio. Esse non lo diranno mai esplicitamente. Tuttavia, se si legge tra le righe si può vedere che desiderano rimediare ad alcuni di questi siamo personalmente scossi nel profondo dai peccati di alcuni nostri fratelli che hanno tradito la grazia ricevuta con l’ordinazione, cedendo anche alle peggiori manifestazioni del mysterium iniquitatis che opera nel mondo. Sorgono così scandali gravi, con la conseguenza di gettare una pesante ombra di sospetto su tutti gli altri benemeriti sacerdoti, che svolgono il loro ministero con onestà e coerenza, e talora con eroica carità. Mentre la Chiesa esprime la propria sollecitudine per le vittime e si sforza di rispondere secondo verità e giustizia a ogni penosa situazione, noi tutti – coscienti dell’umana debolezza, ma fidando nella potenza sanatrice della grazia divina – siamo chiamati ad abbracciare il “mysterium crucis” e a impegnarci ulteriormente nella ricerca della san- 422 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 errori. Ecco un esempio interessante a proposito del sacerdozio. Si sa che a partire dal Concilio si è avuta una nuova concezione del sacerdozio, che ha demolito la figura del sacerdote. Oggi si vede molto chiaramente che le autorità romane cercano di ristabilire la vera concezione del sacerdote. Lo si è già constatato nell’Anno sacerdotale del 2010-2011. Adesso, la festa del Sacro Cuore diventa il giorno dedicato alla santificazione dei sacerdoti. In questa occasione è stata pubblicata una lettera ed è stato redatto un esame di coscienza per i sacerdoti. Si direbbe che si sia andati a cercare a Ecône (la sede del principale seminario della FSSPX; ndr) tale esame di coscienza, talmente esso si colloca nella linea della spiritualità pre-conciliare. Questo esame offre l’immagine tradizionale del sacerdote e anche del suo ruolo nella Chiesa. È questo ruolo che mons. Lefebvre afferma quando descrive la missione della Fraternità: restaurare la Chiesa per mezzo della restaurazione del sacerdote. Nella lettera si dice: “La Chiesa e il mondo possono essere santificati solo dalla santificazione del sacerdote”. Si mette veramente il sacerdote al centro. L’esame di coscienza comincia con questa domanda: “Mi propongo seriamente la santità nel mio sacerdozio?”. Seconda domanda: “Il santo sacrificio della messa – è questa l’espressione utilizzata, non l’eucarestia, la sinassi o che so io – è il centro della mia [del sacerdote] vita interiore?”. In seguito si ricordano i fini della messa: la lode di Dio, la preghiera, la riparazione per i peccati… tutto è detto. Il sacerdote deve immolarsi – non è usato il termine “immolare”, ma “darsi”, sacrificarsi per salvare le anime. Lo si dice. Poi viene il richiamo ai fini ultimi: “Sono sollecito nell’assistere e amministrare i sacramenti ai moribondi? Considero nella mia meditazione personale, nella catechesi e nella ordinaria predicazione la dottrina della Chiesa sui Novissimi? Chiedo la grazia della perseveranza finale e invito i fedeli a fare altrettanto?”. Si può vedere come, abilmente, questo documento romano richiami chiaramente l’idea tradizionale del sacerdote. Certo, questo non annulla tutti i problemi, vi sono ancora della gravi difficoltà nella Chiesa: l’ecumenismo, Assisi, la libertà religiosa… ma il contesto sta cambiando e non solo il contesto, la situazione stessa… Io distinguerei tra le relazioni esterne e la situazione interna. Le relazioni con l’esterno non sono ancora cambiate, ma per ciò che accade nella Chiesa le autorità romane cercano di cambiarle un po’ alla volta. Evidentemente, oggi permane ancora un gran disastro, bisogna esserne coscienti, e noi non diciamo il contrario, ma bisogna anche vedere ciò che si sta facendo. Questo esame di coscienza per i sacerdoti ne è un esempio significativo». tità. Dobbiamo pregare perché Dio, nella sua provvidenza, susciti nei cuori un generoso rilancio di quegli ideali di totale donazione a Cristo che stanno alla base del ministero sacerdotale».2 Come ministri della misericordia di Dio, noi sappiamo, dunque, che la ricerca della santità può sempre ricominciare dal pentimento e dal perdono. Ma sentiamo anche il bisogno di chiederlo, come singoli sacerdoti, a nome di tutti i sacerdoti e per tutti i sacerdoti.3 La nostra fiducia viene poi ulteriormente rafforzata dall’invito che la Chiesa stessa ci rivolge a oltrepassare nuovamente la Porta fidei, accompagnando tutti i nostri fedeli. Sappiamo che questo è il titolo della lettera apostolica con la quale il santo padre Benedetto XVI ha in- 421-425:Layout 3 11-07-2012 14:58 Pagina 423 detto l’Anno della fede che avrà inizio il prossimo 12 ottobre 2012. Una riflessione sulle circostanze di questo invito ci può aiutare. Esso si colloca nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio ecumenico Vaticano II (11 ottobre 1962) e nel 20° anniversario della pubblicazione del Catechismo della Chiesa cattolica (11 ottobre 1992). Inoltre, per il mese di ottobre 2012, è stata convocata l’Assemblea generale del Sinodo dei vescovi sul tema de La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Ci sarà chiesto, dunque, di lavorare in profondità su ognuno di questi «capitoli»: – sul concilio Vaticano II, affinché sia nuovamente accolto come «la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX»: «Una sicura bussola per orientarci nel cammino del secolo che si apre», «una grande forza per il sempre necessario rinnovamento della Chiesa»;4 – sul Catechismo della Chiesa cattolica, perché sia davvero accolto e utilizzato «come uno strumento valido e legittimo al servizio della comunione ecclesiale e come una norma sicura per l’insegnamento della fede»;5 – sulla preparazione del prossimo Sinodo dei vescovi perché sia davvero «un’occasione propizia per introdurre l’intera compagine ecclesiale a un tempo di particolare riflessione e riscoperta della fede».6 Per ora – come introduzione a tutto il lavoro – possiamo brevemente meditare su questa indicazione del pontefice, verso la quale tutto converge: «È l’amore di Cristo che colma i nostri cuori e ci spinge a evangelizzare. Egli, oggi come allora, ci invia per le strade del mondo per proclamare il suo Vangelo a tutti i popoli della terra (cf. Mt 28,19). Con il suo amore, Gesù Cristo attira a sé gli uomini di ogni generazione: in ogni tempo egli convoca la Chiesa affidandole l’annuncio del Vangelo, con un mandato che è sempre nuovo. Per questo anche oggi è necessario un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede».7 «Tutti gli uomini di ogni generazione», «tutti i popoli della terra», «nuova evangelizzazione»: davanti a questo orizzonte così universale, soprattutto noi sacerdoti dobbiamo chiederci come e dove queste affermazioni possano legarsi e consistere. Possiamo allora cominciare ricordando come già il Catechismo della Chiesa cattolica si apra con un abbraccio universale, riconoscendo che «L’uomo è “capace” di Dio»;8 ma lo ha fatto scegliendo – come sua prima citazione – questo testo del concilio ecumenico Vaticano II: «La ragione più alta (eximia ratio) della dignità umana consiste nella chiamata dell’uomo alla comunione con Dio. L’uomo è invitato al colloquio con Dio, fin dalla sua origine: egli, infatti, non esiste, se non perché, creato da Dio dalle viscere del suo amore (ex amore), viene mantenuto nell’esistenza sempre tratto dal grembo di tale amore (ex amore); e non vive pienamente secondo verità, se non riconosce liberamente questo amore e se non si affida al suo Creatore. Tuttavia molti nostri contemporanei non percepiscono affatto o esplicitamente rigettano questo intimo e vitale congiungimento con Dio (hanc intimam ac vitalem coniunctionem cum Deo)».9 Come dimenticare che, col testo appena citato – proprio nella ricchezza delle formulazioni scelte – i padri conciliari intendevano rivolgersi direttamente agli atei, affermando l’immensa dignità della vocazione, da cui si erano estraniati già in quanto uomini? E lo facevano con le stesse parole che servono a descrivere l’esperienza cristiana, al massimo della sua intensità mistica! Anche la lettera apostolica Porta fidei inizia affermando che questa «introduce alla vita di comunione con Dio», il che significa che essa ci permette di immergerci direttamente nel mistero centrale della fede che dobbiamo professare: «Professare la fede nella Trinità – Padre, Figlio e Spirito Santo – equivale a credere in un solo Dio che è Amore».10 Tutto questo deve risuonare particolarmente nel nostro cuore e nella nostra intelligenza, per renderci consapevoli di quale sia oggi il dramma più grave dei nostri tempi. Le nazioni già cristianizzate non sono più tentate di cedere a un generico ateismo (come nel passato), ma rischiano di essere vittime di quel particolare ateismo che viene dall’aver dimenticato la bellezza e il calore della rivelazione trinitaria. Oggi sono soprattutto i sacerdoti, nella loro quotidiana adorazione e nel loro quotidiano ministero, che devono ricondurre tutto alla comunione trinitaria: solo a partire da essa e immergendosi in essa, i fedeli possono scoprire davvero il volto del Figlio di Dio e la sua contemporaneità, e possono davvero raggiungere il cuore di ogni uomo e la patria a cui tutti sono chiamati. E solo così noi sacerdoti possiamo offrire di nuovo agli uomini di oggi la dignità dell’essere persona, il senso delle umane relazioni e della vita sociale, e lo scopo dell’intera creazione. «Credere in un solo Dio che è Amore»: nessuna nuova evangelizzazione sarà davvero possibile se noi cristiani non saremo in grado di stupire e commuovere nuovamente il mondo con l’annuncio della natura d’amore del nostro Dio, nelle tre divine Persone che la esprimono e che ci coinvolgono nella loro stessa vita. Il mondo di oggi, con le sue lacerazioni sempre più dolorose e preoccupanti, ha bisogno di Dio-Trinità, e annunciarlo è il compito della Chiesa. La Chiesa, per poter adempiere questo compito, deve restare indissolubilmente abbracciata a Cristo e non lasciarsene mai separare: ha bisogno di santi che abitino «nel cuore di 1 GIOVANNI PAOLO II, lett. ap. Novo millennio ineunte al termine del grande giubileo del 2000, 6.1.2001, n. 31; EV 20/63. 2 GIOVANNI PAOLO II, Lettera ai sacerdoti per il Giovedì santo, 17.3.2002, n. 11; EV 21/216. 3 Cf. CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Il sacerdote ministro della misericordia divina. Sussidio per confessori e direttori spirituali, 9.3.2011, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 2011, nn. 14-18; 74-76; 110-116 (sacerdote come penitente e discepolo spirituale). 4 BENEDETTO XVI, lett. ap. motu proprio Porta fidei con la quale si indice l’Anno della fede, 11.10.2011, n. 5; Regno-doc. 19,2011,578. 5 Ivi, n. 11; Regno-doc. 19,2011,580. 6 Ivi, n. 4; Regno-doc. 19,2011,578. 7 Ivi, n. 7; Regno-doc. 19,2011,579. 8 Cf. Catechismo della Chiesa cattolica, sezione I, c. I. 9 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, cost. past. Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, n. 19; EV 1/1373; citato in Catechismo della Chiesa cattolica, n. 27. 10 BENEDETTO XVI, Porta fidei, n. 1; Regno-doc. 19,2011,577. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 423 421-425:Layout 3 11-07-2012 14:58 Pagina 424 S anta Sede Gesù» e siano testimoni felici dell’amore trinitario di Dio. E i sacerdoti, per servire la Chiesa e il mondo, hanno bisogno di essere santi! Dal Vaticano, 26 marzo 2012, solennità dell’Annunciazione della beataVergine. MAURO card. PIACENZA, prefetto CELSO MORGA IRUZUBIETA, arcivescovo titolare di Alba Marittima, segretario L O Signore, dacci santi sacerdoti; / tu stesso conservali nella santità. O divino e sommo Sacerdote, / la potenza della tua misericordia / li accompagni ovunque e li difenda / dalle insidie e dai lacci del diavolo, / che egli tende continuamente alle anime dei sacerdoti. La potenza della tua misericordia, / o Signore, spezzi e annienti / tutto ciò che può oscurare la santità dei sacerdoti, / poiché tu puoi tutto. Gesù mio amatissimo, / ti prego per il trionfo della Chiesa, / perché benedica il santo padre e tutto il clero; / per ottenere la grazia della conversione / dei peccatori induriti nel peccato; / per una speciale benedizione e luce, / te ne prego, Gesù, per i sacerdoti, / presso i quali mi confesserò durante la mia vita. etture e testi* SANTA FAUSTINA KOWALSKA E P same di coscienza per i sacerdoti** reghiera per la santa Chiesa e per i sacerdoti O mio Gesù, ti prego per tutta la Chiesa, / concedile l’amore e la luce del tuo Spirito, / da’ vigore alle parole dei sacerdoti, / in modo che i cuori induriti / si inteneriscano e ritornino a te, Signore. BRUNO SECONDIN Inquieti desideri di spiritualità Esperienze, linguaggi, stile PREFAZIONE DEL CARD. GIANFRANCO RAVASI C apire il nostro tempo e le sue inquietudini significa fare i conti con un mondo profondamente cambiato, in cui la spiritualità non è scomparsa ma va scrutata con occhi e intelligenza rinnovati. Cresce la ricerca di Dio, che la nostra contemporaneità manifesta in forme inedite e a volte assai confuse: l’autore individua modalità in cui leggerla e interpretarla. «CAMMINI DELLO SPIRITO» Edizioni Edizioni Dehoniane Dehoniane Bologna Bologna pp. 288 - € 25,00 Via Nosadella 6 - 40123 Bologna Tel. 051 4290011 - Fax 051 4290099 1. «Per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità» (Gv 17,19). Mi propongo seriamente la santità nel mio sacerdozio? Sono convinto che la fecondità del mio ministero sacerdotale viene da Dio e che, con la grazia dello Spirito Santo, devo identificarmi con Cristo e dare la mia vita per la salvezza del mondo? 2. «Questo è il mio corpo» (Mt 26,26). Il santo sacrificio della messa è il centro della mia vita interiore? Mi preparo bene, celebro devotamente e dopo, mi raccolgo in ringraziamento? La messa costituisce il punto di riferimento abituale nella mia giornata per lodare Dio, ringraziarlo dei suoi benefici, ricorrere alla sua benevolenza e riparare per i miei peccati e per quelli di tutti gli uomini? 3. «Lo zelo per la tua casa mi divora» (Gv 2,17). Celebro la messa secondo i riti e le norme stabilite, con autentica motivazione, con i libri liturgici approvati? Sono attento alle sacre specie conservate nel tabernacolo, rinnovandole periodicamente? Conservo con cura i vasi sacri? Porto con dignità tutte le vesti sacre prescritte dalla Chiesa, tenendo presente che agisco in persona Christi capitis? 4. «Rimanete nel mio amore » (Gv 15,9). Mi procura gioia rimanere davanti a Gesù Cristo presente nel Santissimo Sacramento, nella mia meditazione e silenziosa adorazione? Sono fedele alla visita quotidiana al Santissimo Sacramento? Il mio tesoro è nel tabernacolo? 5. «Spiegaci la parabola» (Mt 13,36). Faccio ogni giorno la mia meditazione con attenzione, cercando di superare qualsiasi tipo di distrazione che mi separi da Dio, cercando la luce del Signore che servo? Medito assiduamente la sacra Scrittura? Recito con attenzione le mie preghiere abituali? 6. È necessario «pregare sempre, senza stancarsi» (Lc 18,1). Celebro quotidianamente la Liturgia delle ore integralmente, degnamente, attentamente e devotamente? Sono fedele al mio impegno con Cristo in questa dimensione importante del mio ministero, pregando a nome di tutta la Chiesa? www.dehoniane.it 424 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 421-425:Layout 3 11-07-2012 14:58 Pagina 425 7. «Vieni e seguimi» (Mt 19,21). È nostro Signore Gesù Cristo il vero amore della mia vita? Osservo con gioia l’impegno del mio amore verso Dio nella continenza celibataria? Mi sono soffermato coscientemente su pensieri, desideri o atti impuri; ho tenuto conversazioni sconvenienti? Mi sono messo nell’occasione prossima di peccare contro la castità? Ho custodito il mio sguardo? Sono stato prudente nel trattare con le varie categorie di persone? La mia vita rappresenta, per i fedeli, una testimonianza del fatto che la purezza è qualcosa di possibile, di fecondo e di lieto? 8. «Chi sei tu?» (Gv 1,20). Nella mia condotta abituale, trovo elementi di debolezza, di pigrizia, di fiacchezza? Le mie conversazioni sono conformi al senso umano e soprannaturale che un sacerdote deve avere? Sono attento a far sì che nella mia vita non si introducano particolari superficiali o frivoli? In tutte le mie azioni sono coerente con la mia condizione di sacerdote? 9. «Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20). Amo la povertà cristiana? Ripongo il mio cuore in Dio e sono distaccato, interiormente, da tutto il resto? Sono disposto a rinunciare, per servire meglio Dio, alle mie comodità attuali, ai miei progetti personali, ai miei legittimi affetti? Possiedo cose superflue, ho fatto spese non necessarie o mi lascio prendere dall’ansia del consumismo? Faccio il possibile per vivere i momenti di riposo e di vacanza alla presenza di Dio, ricordando che sono sempre e in ogni luogo sacerdote, anche in quei momenti? 10. «Hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25). Ci sono nella mia vita peccati di superbia: difficoltà interiori, suscettibilità, irritazione, resistenza a perdonare, tendenza allo scoraggiamento ecc.? Chiedo a Dio la virtù dell’umiltà? 11. «E subito ne uscì sangue e acqua» (Gv 19,34). Ho la convinzione che, nell’agire «nella persona di Cristo», sono direttamente coinvolto nel medesimo corpo di Cristo, la Chiesa? Posso dire sinceramente che amo la Chiesa e che servo con gioia la sua crescita, le sue cause, ciascuno dei suoi membri, tutta l’umanità? 12. «Tu sei Pietro» (Mt 16,18). Nihil sine episcopo – niente senza il vescovo – diceva sant’Ignazio di Antiochia: queste parole sono alla base del mio ministero sacerdotale? Ho ricevuto docilmente comandi, consigli o correzioni dal mio ordinario? Prego specialmente per il santo padre, in piena unione con i suoi insegnamenti e intenzioni? 13. «Che vi amiate gli uni gli altri» (Gv 13,34). Ho vissuto con diligenza la carità nel trattare con i miei fratelli sacerdoti o, al contrario, mi sono disinteressato di loro per egoismo, apatia o noncuranza? Ho criticato i miei fratelli nel sacerdozio? Sono stato accanto a quanti soffrono per la malattia fisica o il dolore morale? Vivo la fraternità affinché nessuno sia solo? Tratto tutti i miei fratelli sacerdoti e anche i fedeli laici con la stessa carità e pazienza di Cristo? 14. «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Conosco in profondità gli insegnamenti della Chiesa? Li assimilo e li trasmetto fedelmente? Sono consapevole del fatto che insegnare ciò che non corrisponde al magistero, sia solenne che ordinario, costituisce un grave abuso, che reca danno alle anime? 15. «Va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8,11). L’annuncio della parola di Dio porta i fedeli ai sacramenti. Mi confesso con regolarità e con frequenza, conformemente al mio stato e alle cose sante che tratto? Celebro con generosità il sacramento della riconciliazione? Sono ampiamente disponibile alla direzione spirituale dei fedeli dedicandovi un tempo specifico? Preparo con cura la predicazione e la catechesi? Predico con zelo e con amore di Dio? 16. «Chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui» (Mc 3,13). Sono attento a scorgere i germi di vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata? Mi preoccupo di diffondere tra tutti i fedeli una maggiore coscienza della chiamata universale alla santità? Chiedo ai fedeli di pregare per le vocazioni e per la santificazione del clero? 17. «Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire» (Mt 20,28). Ho cercato di donarmi agli altri nel quotidiano, servendo evangelicamente? Manifesto la carità del Signore anche attraverso le opere? Vedo nella croce la presenza di Gesù Cristo e il trionfo dell’amore? Impronto la mia quotidianità allo spirito di servizio? Considero anche l’esercizio dell’autorità legata all’ufficio una forma imprescindibile di servizio? 18. «Ho sete» (Gv 19,28). Ho pregato e mi sono sacrificato veramente e con generosità per le anime che Dio mi ha affidato? Compio i miei doveri pastorali? Ho sollecitudine anche per le anime dei fedeli defunti? 19. «Ecco il tuo figlio! Ecco la tua madre!» (Gv 19,26-27). Ricorro pieno di speranza alla santa Vergine, Madre dei sacerdoti, per amare e far amare di più suo figlio Gesù? Coltivo la pietà mariana? Riservo uno spazio in ogni giornata per il santo Rosario? Ricorro alla sua materna intercessione nella lotta contro il demonio, la concupiscenza e la mondanità? 20. «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,44). Sono sollecito nell’assistere e amministrare i sacramenti ai moribondi? Considero nella mia meditazione personale, nella catechesi e nell’ordinaria predicazione la dottrina della Chiesa sui Novissimi? Chiedo la grazia della perseveranza finale e invito i fedeli a fare altrettanto? Offro frequentemente e con devozione i suffragi per le anime dei defunti? * Questa sezione di materiali (biblici, patristici, dal magistero e dagli scritti di alcuni santi) proposti per «eventuali approfondimenti o celebrazioni» è stata qui omessa; ndr. ** Questo «Esame di coscienza» è ripreso da: CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Il sacerdote ministro della misericordia divina. Sussidio per confessori e direttori spirituali (cf. nota 3), ove figura come «Appendice I», alle pp. 63-66; ndr. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 425 426-428:Layout 3 11-07-2012 15:06 Pagina 426 S anta Sede | DISCIPLINA ECCLESIALE Il discernimento di apparizioni e rivelazioni Prefazione Congregazione per la dottrina della fede Deliberato dalla sacra Congregazione per la dottrina della fede e approvato dall’allora pontefice Paolo VI il 24 febbraio 1978, il documento che conteneva le Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni fu emanato dalla stessa Congregazione (25.2.1978) e inviato «alla conoscenza dei vescovi, senza darne una pubblicazione ufficiale, anche in considerazione del fatto che esse riguardano in prima persona i pastori della Chiesa». A oltre trent’anni di distanza, riconoscendo che ormai «i principali contenuti di questo importante provvedimento normativo sono di pubblico dominio» e considerata «l’attualità della problematica di esperienze legate ai fenomeni soprannaturali» – come testimonia tra l’altro l’istituzione della Commissione internazionale d’inchiesta su Medjugorje – la Congregazione ha ritenuto opportuno procedere alla pubblicazione ufficiale del documento, provvedendo a una sua traduzione nelle principali lingue. Ne pubblichiamo la versione italiana preceduta da una prefazione firmata dal cardinale prefetto della Congregazione William Levada. Stampa (28.5.2012) da sito web www.vatican.va. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 1. La Congregazione per la dottrina della fede si occupa delle materie che hanno attinenza con la promozione e la tutela della dottrina della fede e della morale, e inoltre è competente per l’esame di altri problemi connessi con la disciplina della fede, come i casi di pseudo-misticismo, di asserite apparizioni, di visioni e messaggi attribuiti a origine soprannaturale. In ottemperanza a quest’ultimo delicato compito affidato al dicastero, ormai oltre trent’anni fa furono preparate Normae de modo procedendi in diudicandis praesumptis apparitionibus ac revelationibus. Il documento, deliberato dai padri della sessione plenaria della Congregazione, fu approvato dal servo di Dio papa Paolo VI il 24 febbraio 1978 e conseguentemente emanato dal dicastero il giorno 25 febbraio 1978. A quel tempo le Norme furono inviate alla conoscenza dei vescovi, senza darne una pubblicazione ufficiale anche in considerazione del fatto che esse riguardano in prima persona i pastori della Chiesa. 2. Come è noto, con il passare del tempo, il documento, è stato pubblicato in alcune opere su detta materia, in più di una lingua, ma senza l’autorizzazione previa di questo dicastero competente. Oggi bisogna riconoscere che i principali contenuti di questo importante provvedimento normativo sono di pubblico dominio. Questa Congregazione per la dottrina della fede ha ritenuto pertanto opportuno pubblicare le suddette Norme, provvedendo a una traduzione nelle principali lingue. 3. L’attualità della problematica di esperienze legate ai fenomeni soprannaturali nella vita e nella missione della Chiesa è stata rilevata anche recentemente dalla sollecitudine pastorale dei vescovi radunati nella XII Assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi sulla parola di Dio nell’ottobre 2008. Tale preoccupazione è stata raccolta dal santo padre Benedetto XVI, inserendola nell’orizzonte globale dell’economia della salvezza, in un importante passaggio dell’esortazione apostolica postsinodale Verbum Domini. Sembra opportuno ricordare qui tale insegnamento del pontefice, da accogliere come invito a dare conveniente attenzione a quei fenomeni soprannaturali, cui si rivolge anche la presente pubblicazione: «La Chiesa esprime la consapevolezza di trovarsi con Gesù Cristo di fronte alla parola definitiva di Dio; egli è “il Primo e l’Ultimo” (Ap 1,17). Egli ha dato alla creazione e alla storia il suo senso definitivo; per questo siamo chiamati a vivere il tem- 426 426-428:Layout 3 11-07-2012 15:06 Pagina 427 po, ad abitare la creazione di Dio dentro questo ritmo escatologico della Parola; “l’economia cristiana dunque, in quanto è l’Alleanza nuova e definitiva, non passerà mai, e non è da aspettarsi alcun’altra rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo (cf. 1Tm 6,14 e Tt 2,13)” (Dei Verbum, n. 4). Infatti, come hanno ricordato i padri durante il Sinodo, la “specificità del cristianesimo si manifesta nell’evento Gesù Cristo, culmine della rivelazione, compimento delle promesse di Dio e mediatore dell’incontro tra l’uomo e Dio. Egli ‘che ci ha rivelato Dio’ (Gv 1,18) è la Parola unica e definitiva consegnata all’umanità” (Propositio 4). San Giovanni della Croce ha espresso questa verità in modo mirabile: “Dal momento in cui ci ha donato il Figlio suo, che è la sua unica e definitiva parola, ci ha detto tutto in una sola volta in questa sola Parola e non ha più nulla da dire (...). Infatti quello che un giorno diceva parzialmente ai profeti, l’ha detto tutto nel suo Figlio, donandoci questo tutto che è il suo Figlio. Perciò chi volesse ancora interrogare il Signore e chiedergli visioni o rivelazioni, non solo commetterebbe una stoltezza, ma offenderebbe Dio, perché non fissa il suo sguardo unicamente in Cristo e va cercando cose diverse e novità” (Salita al Monte Carmelo, II, 22)». Tenendo presente quanto sopra, il santo padre Benedetto XVI rileva: «Il Sinodo ha raccomandato di “aiutare i fedeli a distinguere bene la parola di Dio dalle rivelazioni private” (Propositio 47), il cui ruolo “non è quello (...) di ‘completare’ la rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica” (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 67). Il valore delle rivelazioni private è essenzialmente diverso dall’unica rivelazione pubblica: questa esige la nostra fede; in essa infatti per mezzo di parole umane e della mediazione della comunità vivente della Chiesa, Dio stesso parla a noi. Il criterio per la verità di una rivelazione privata è il suo orientamento a Cristo stesso. Quando essa ci allontana da lui, allora essa non viene certamente dallo Spirito Santo, che ci guida all’interno del Vangelo e non fuori di esso. La rivelazione privata è un aiuto per questa fede, e si manifesta come credibile proprio perché rimanda all’unica rivelazione pubblica. Per questo l’approvazione ecclesiastica di una rivelazione privata indica essenzialmente che il relativo messaggio non contiene nulla che contrasti la fede e i buoni costumi; è lecito renderlo pubblico, e i fedeli sono autorizzati a dare a esso in forma prudente la loro adesione. Una rivelazione privata può introdurre nuovi accenti, fare emergere nuove forme di pietà o approfondirne di antiche. Essa può avere un certo carattere profetico (cf. 1Ts 5,19-21) e può essere un valido aiuto per comprendere e vivere meglio il Vangelo nell’ora attuale; perciò non lo si deve trascurare. È un aiuto, che è offerto, ma del quale non è obbligatorio fare uso. In ogni caso, deve trattarsi di un nutrimento della fede, della speranza e della carità, che sono per tutti la via permanente della salvezza (cf. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Il messaggio di Fatima, 26.6.2000, in EV 19/974ss)».1 4. È viva speranza di questa Congregazione che la pubblicazione ufficiale delle Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni potrà aiutare l’impegno dei pastori della Chiesa cattolica nell’esigente compito di discerni- mento delle presunte apparizioni e rivelazioni, messaggi e locuzioni o, più in generale, fenomeni straordinari o di presunta origine soprannaturale. Nel contempo si auspica che il testo possa essere utile anche ai teologi e agli esperti in questo ambito dell’esperienza viva della Chiesa, che oggi ha una certa importanza e necessita di una riflessione sempre più approfondita. 1 BENEDETTO XVI, es. ap. postsinodale Verbum Domini sulla parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, 30.9.2010, n. 14, in AAS 102(2010) 695-696; Regno-doc. 21,2010,656. Al riguardo si vedano anche i passi del Catechismo della Chiesa cattolica dedicati al tema (cf. nn. 66-67). Città del Vaticano, 14 dicembre 2011. WILLIAM card. LEVADA, prefetto Il discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni Norme per procedere Nota preliminare Origine e carattere delle Norme Durante la sessione plenaria annuale del novembre 1974, i padri di questa sacra Congregazione hanno esaminato i problemi relativi alle presunte apparizioni e alle rivelazioni spesso loro connesse, e sono pervenuti alle seguenti conclusioni: 1. oggi, più che in passato, la notizia di queste apparizioni si diffonde rapidamente tra i fedeli grazie ai mezzi di informazione (mass media). Inoltre, la facilità degli spostamenti favorisce e moltiplica i pellegrinaggi. L’autorità ecclesiastica è perciò chiamata a pronunciarsi in merito senza ritardi. 2. D’altra parte, la mentalità odierna e le esigenze scientifiche e quelle proprie dell’indagine critica rendono più difficile, se non quasi impossibile, emettere con la debita celerità i giudizi che concludevano in passato le inchieste in materia (constat de supernaturalitate, non constat de supernaturalitate) e che offrivano agli ordinari la possibilità di autorizzare o proibire il culto pubblico o altre forme di devozione tra i fedeli. Per queste ragioni, affinché la devozione suscitata tra i fedeli da fatti di questo genere possa manifestarsi nel rispetto della piena comunione con la Chiesa e portare frutti, dai quali la Chiesa stessa possa in seguito discernere la vera natura dei fatti, i padri hanno ritenuto di dover promuovere in materia la seguente procedura. Quando l’autorità ecclesiastica venga informata di qualche presunta apparizione o rivelazione, sarà suo compito: a) in primo luogo, giudicare del fatto secondo criteri positivi e negativi (cf. infra, n. I); b) in seguito, se questo esame giunge a una conclusione favorevole, permettere alcune manifestazioni pubbliche di culto o di devozione, proseguendo nel vigilare su di esse con grande prudenza (ciò equivale alla formula «pro nunc nihil obstare»); IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 427 426-428:Layout 3 11-07-2012 15:06 Pagina 428 S anta Sede c) infine, alla luce del tempo trascorso e dell’esperienza, con speciale riguardo alla fecondità dei frutti spirituali generati dalla nuova devozione, esprimere un giudizio de veritate et supernaturalitate, se il caso lo richiede. I. Criteri per giudicare, almeno con una cer ta probabilità, del carat tere delle presunte apparizioni o rivelazioni A) Criteri positivi: a) Certezza morale, o almeno grande probabilità dell’esistenza del fatto, acquisita per mezzo di una seria indagine. b) Circostanze particolari relative all’esistenza e alla natura del fatto, vale a dire: 1. qualità personali del soggetto o dei soggetti (in particolare, l’equilibrio psichico, l’onestà e la rettitudine della vita morale, la sincerità e la docilità abituale verso l’autorità ecclesiastica, l’attitudine a riprendere un regime normale di vita di fede ecc.); 2. per quanto riguarda la rivelazione, dottrina teologica e spirituale vera ed esente da errore; 3. sana devozione e frutti spirituali abbondanti e costanti (per esempio, spirito di preghiera, conversioni, testimonianze di carità ecc.). B) Criteri negativi: a) Errore manifesto circa il fatto. b) Errori dottrinali attribuiti a Dio stesso, o alla beata vergine Maria, o a qualche santo nelle loro manifestazioni, tenuto conto tuttavia della possibilità che il soggetto abbia aggiunto – anche inconsciamente –, a un’autentica rivelazione soprannaturale, elementi puramente umani oppure qualche errore d’ordine naturale (cf. IGNAZIO DI LOYOLA, Esercizi spirituali, n. 336). c) Una ricerca evidente di lucro collegata strettamente al fatto. d) Atti gravemente immorali compiuti nel momento o in occasione del fatto dal soggetto o dai suoi seguaci. e) Malattie psichiche o tendenze psicopatiche nel soggetto, che con certezza abbiano esercitato un’influenza sul presunto fatto soprannaturale, oppure psicosi, isteria collettiva o altri elementi del genere. Va notato che questi criteri positivi e negativi sono indicativi e non tassativi e vanno applicati in modo cumulativo, ovvero con una qualche loro reciproca convergenza. II. Intervento dell’autorità ecclesiastica competente 1. Se, in occasione del presunto fatto soprannaturale, nascono in modo quasi spontaneo tra i fedeli un culto o una qualche devozione, l’autorità ecclesiastica competente ha il grave dovere di informarsi con tempestività e di procedere con cura a un’indagine. 2. L’autorità ecclesiastica competente può intervenire in base a una legittima richiesta dei fedeli (in comunione con i pastori e non spinti da spirito settario) per autorizzare e promuovere alcune forme di culto o di devozione se, dopo l’applicazione dei criteri predetti, niente vi si oppone. Si presterà però attenzione a che i fedeli non ritengano questo modo di agire come un’ap- 428 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 provazione del carattere soprannaturale del fatto da parte della Chiesa (cf. Nota preliminare, c). 3. In ragione del suo compito dottrinale e pastorale, l’autorità competente può intervenire motu proprio; deve anzi farlo in circostanze gravi, per esempio per correggere o prevenire abusi nell’esercizio del culto e della devozione, per condannare dottrine erronee, per evitare pericoli di un misticismo falso o sconveniente ecc. 4. Nei casi dubbi, che non presentano alcun rischio per il bene della Chiesa, l’autorità ecclesiastica competente si asterrà da ogni giudizio e da ogni azione diretta (perché può anche succedere che, dopo un certo periodo di tempo, il presunto fatto soprannaturale cada nell’oblio); non deve però cessare di essere vigile per intervenire, se necessario, con celerità e prudenza. III. Autorità competenti per intervenire 1. Spetta innanzitutto all’ordinario del luogo il compito di vigilare e intervenire. 2. La Conferenza episcopale regionale o nazionale può intervenire: a) se l’ordinario del luogo, fatta la propria parte, ricorre a essa per discernere con più sicurezza sul fatto; b) se il fatto attiene già all’ambito nazionale o regionale, sempre comunque con il consenso previo dell’ordinario del luogo. 3. La sede apostolica può intervenire, sia su domanda dell’ordinario stesso, sia di un gruppo qualificato di fedeli, sia anche direttamente in ragione della giurisdizione universale del sommo pontefice (cf. infra, n. IV). IV. Intervento della sacra Congregazione per la dot trina della fede 1. a) L’intervento della sacra Congregazione può essere richiesto sia dall’ordinario, fatta la propria parte, sia da un gruppo qualificato di fedeli. In questo secondo caso, si presterà attenzione a che il ricorso alla sacra Congregazione non sia motivato da ragioni sospette (come, per esempio, la volontà di costringere l’ordinario a modificare le proprie legittime decisioni, a ratificare qualche gruppo settario ecc.). b) Spetta alla sacra Congregazione intervenire motu proprio nei casi più gravi, in particolare quando il fatto coinvolge una consistente parte della Chiesa, sempre dopo aver consultato l’ordinario, e, se la situazione lo richiede, anche la Conferenza episcopale. 2. Spetta alla sacra Congregazione giudicare e approvare il modo di procedere dell’ordinario o, se lo ritiene possibile e conveniente, procedere a un nuovo esame del fatto, distinto da quello realizzato dall’ordinario e compiuto o dalla sacra Congregazione stessa, o da una commissione speciale. Le presenti Norme, deliberate nella sessione plenaria di questa sacra Congregazione, sono state approvate dal sommo pontefice Paolo VI, felicemente regnante, il 24 febbraio 1978. Roma, 25 febbraio 1978. FRANJO card. ŠEPER, prefetto JÉRÔME HAMER op, segretario 429-440:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 429 C hiese nel mondo | ECOLOGIA Ecologia per il futuro I Conferenza dei vescovi francesi Gruppo di lavoro «Ecologia e ambiente» Vi è per la Chiesa una «responsabilità» specifica a non «limitarsi a fare discorsi generali sull’importanza di preoccuparsi di uno “sviluppo duraturo”», ma a porre l’ecologia al centro delle preoccupazioni pastorali, afferma il gruppo di lavoro «Ecologia e ambiente», incaricato dalla Conferenza dei vescovi francesi di compiere una riflessione sul tema. Così il documento, reso noto nello scorso aprile, dopo una prima parte che offre «una lettura cristiana della crisi ecologica», nella seconda individua alcune proposte per la catechesi, la formazione e la liturgia. Senza dimenticare che uno dei migliori banchi di prova è costituito dalle assemblee ecclesiali che radunano grandi gruppi di fedeli: anch’esse, infatti devono diventare «più rispettose del pianeta» mettendo in opera attenzioni concrete in tutti momenti della loro gestione: dagli inviti al materiale informativo; dai trasporti alla ristorazione e all’alloggio; dal calcolo energetico alla gestione dei rifiuti; dalla comunicazione alla liturgia. CONFÉRENCE DES ÉVÊQUES DE FRANCE – GROUPE DE TRAVAIL ÉCOLOGIE ET ENVIRONNEMENT, Enjeux et défis écologiques pour l’avenir, Bayard – Cerf – Fleurus-Mame, Parigi 2012; nostra traduzione dal francese. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 ntroduzione Il modello di crescita consumistica dei paesi sviluppati, e da alcuni anni anche dei paesi emergenti, non è «duraturo». Esso porta all’esaurimento delle risorse naturali, ai cambiamenti climatici, alla perdita della biodiversità e alla distruzione degli ecosistemi. Inoltre, facendo aumentare il prezzo dell’energia e delle materie prime, rende sempre più difficile uscire dalla povertà, specialmente a tanti paesi africani. Il problema è grave e causa grandi incertezze e profondi squilibri per il futuro delle nostre società. Questa crisi ecologica nella quale siamo entrati in che cosa interpella la Chiesa? Da parte di persone impegnate su questo fronte ci si aspetta che essa si pronunci in proposito, e si osserva che ciò avviene troppo poco. Quale parola specifica ha la Chiesa da proporre ai cristiani, e più in generale a tutti coloro che cercano di definire nuovi modelli di sviluppo? Si sta diffondendo una consapevolezza: la soluzione di questa crisi non deve essere trovata prendendo in considerazione soltanto la prospettiva del rinnovamento tecnologico, e nemmeno quella della riorganizzazione economica: essa deve essere ricercata dentro l’uomo stesso. L’uomo è al centro della natura. Noi cristiani amiamo affermare che è protagonista nel progetto creatore di Dio. In altri termini, non deve accontentarsi di subire il degrado dell’ambiente nel quale vive. Con le sue scelte di vita, con il suo rapporto con gli uomini e le cose e con la visione del futuro che immagina egli è l’artefice di ciò che questo diviene. Lo è anche per la sua volontà di sovrintendere al modo in cui utilizza i beni di cui dispone, e per la sua attenzione a non accaparrare per sé questi beni, ma a condividerli con i suoi fratelli, gli esseri umani di oggi e quelli delle generazioni future. Questa responsabilità comporta che la Chiesa non debba limitarsi a fare discorsi generali sull’importanza di preoccuparsi di uno «sviluppo duraturo».1 Essa ha qualcosa di forte da dire anche sull’uomo e su come egli sta al mondo, sull’uso delle risorse di cui può disporre, sulla solidarietà alla quale è chiamato assieme ai suoi fratelli es- 429 429-440:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 430 C hiese nel mondo seri umani. È quello che papa Benedetto XVI indica con l’espressione «sviluppo umano integrale».2 La vocazione dell’uomo non è forse cosa ben diversa da quella d’essere un grande predatore della natura e delle risorse messe a sua disposizione? Non è forse quella di diventare un protagonista della costruzione di un mondo differente, giusto, equilibrato, armonioso, rispettoso della natura e degli uomini? Per rispondere a questi interrogativi, la Chiesa può attingere alla propria esperienza, che le viene dalla sua tradizione e dalla sua «teologia della creazione». Essa non può certo fornire risposte scientifiche e tecniche ai grandi problemi ambientali d’oggi; ciò non è di sua competenza. Ma può accompagnare le riflessioni di quanti operano sul piano scientifico, economico, politico per ricordare la priorità della dignità dell’uomo, la dignità di creatura responsabile della propria integrità e della propria crescita, su un piano di solidarietà e non di superiorità nei confronti della natura che lo circonda e degli altri uomini. È per dare risposta a queste attese che i vescovi di Francia, attraverso la propria commissione «Studi e progetti», hanno scelto di dar vita a un gruppo di lavoro su «Ecologia e ambiente». Per due anni si sono susseguiti incontri di riflessione, colloqui con esperti, dibattiti fra vescovi che hanno nutrito i lavori del gruppo, la cui missione era fornire agli operatori pastorali piste di riflessione e d’impegno nel loro lavoro quotidiano. Al termine di questi due anni, al gruppo «Ecologia e ambiente» pare che le conclusioni che può offrire siano solo provvisorie e modeste. Esse sono l’oggetto del presente documento, che si compone di tre parti: – l’esposizione delle linee di principio teologiche che fondano e guidano la nostra riflessione sul modo in cui l’uomo è chiamato a porsi nel mondo che lo circonda; – le conseguenze pratiche che è possibile trarne; – una dimensione spirituale: convertire il nostro rapporto con la natura, con l’uomo, con Dio. Per quanto modeste, tali conclusioni devono comunque essere chiare e vincolanti. Ne citerò cinque. 1. Questo momento di riflessione e di dibattito non deve rappresentare un fuoco di paglia senza futuro a causa della difficoltà a trovare uno sbocco. Al termine dell’Assemblea dei vescovi di novembre è stata presa la decisione che la preoccupazione per la questione ecologica divenga un impegno permanente per la Chiesa in Francia. – Il lavoro avviato sarà ripreso, proseguito e ampliato dal Consiglio «Famiglia e società», che comprende da qualche tempo un dipartimento «Ambiente e stili di vita». – Tale impegno deve essere portato all’attenzione di tutti i livelli della nostra vita di Chiesa: a livello nazionale, nelle diocesi, nelle comunità parrocchiali, nei movimenti e nei servizi. Provvedersi dei mezzi per farsene carico ai livelli più basilari è un modo per mostrare ai cristiani che l’impegno ecologico non è un’attività riservata a specialisti o appassionati, ma è responsabilità di ciascuno. È inoltre una buona occasione per avvicinarsi ad altri attori sociali, anch’essi mobilitati sulle questioni ambientali. 2. L’apporto specifico di una lettura cristiana dell’ecologia si colloca sull’orizzonte di un modo diverso di 430 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 guardare alle grandi esperienze costitutive di ogni vita umana, come il rapporto col tempo, il rapporto con lo spazio e il rapporto con l’altro. Il nostro sguardo deve essere ispirato dalla nostra visione di ciò che è l’uomo nel progetto creatore di Dio, visione che è espressa in quella che chiamiamo la «teologia della creazione». Il credente deve sapere immergere la propria esistenza nel dono di vita che gli è stato fatto e che non gli appartiene in alcun modo. È segno di libertà e di volontà di andare oltre tutte le costrizioni contingenti che pesano sull’uomo, egli stesso iscritto nel tempo, nello spazio e in rapporto con l’altro. 3. Una Chiesa ben inserita nel mondo è una Chiesa che predica con l’esempio delle proprie scelte, dei propri atti, delle proprie raccomandazioni. Abbiamo tentato di avanzare già qualche proposta, che è lungi dall’essere sufficiente, ma è segno delle risposte che ogni comunità consapevole dei problemi e delle sfide teologiche può dare. Esse vogliono essere un incoraggiamento alla creatività, al coraggio e alla perseveranza dei cristiani. 4. I gravi problemi che riguardano l’ambiente agitano l’opinione e suscitano dibattiti: ricorderò in particolare quelli che riguardano le centrali nucleari e le scelte energetiche che ciascuno di noi compie, ma anche i cambiamenti climatici, la biodiversità e i nostri stili di consumo. In questa materia non ci si può accontentare di affermazioni generali e occorre evitare la demagogia di stampo politico. Ma la Chiesa, senza ignorare gli aspetti economici e sociali di questi problemi, ha il dovere di sollevare degli interrogativi sufficientemente documentati da permettere agli uomini di buona volontà di andare oltre gli interessi immediati e di riferirsi piuttosto all’interesse per l’umanità e per il suo sviluppo integrale. 5. Non era di competenza del nostro gruppo di lavoro soffermarsi particolarmente sulla questione della scelta relativa all’energia nucleare, la quale tuttavia va considerata nel piano di lavoro futuro della nostra Chiesa in Francia. Al di là dell’aspetto tecnico e anche teologico delle questioni ambientali, il posto che l’uomo assume nel mondo è una questione spirituale. Egli è il destinatario permanente di una chiamata a «convertire» il proprio rapporto con la natura, con l’uomo, con Dio. È soprattutto questo che struttura il suo essere e determina il suo comportamento. MARC STENGER, vescovo di Troyes, presidente del gruppo di lavoro «Ecologia e ambiente»* I. Una lettura cristiana della crisi ecologica La crisi ecologica suscita grande inquietudine nelle nostre società. Come Chiesa ci uniamo all’inquietudine degli uomini e delle donne della nostra epoca e vogliamo condividere con loro la ricerca di un nuovo orizzonte di speranza oltre le minacce che pesano oggi sugli equilibri del nostro pianeta, e che pongono interrogativi prima di tutto sul senso della nostra esistenza. 429-440:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 431 La crisi ecologica in effetti deve essere considerata come una crisi di senso. Giovanni Paolo II, il 1° gennaio 1990, osservava che questa crisi ha un carattere principalmente etico e indicava «la necessità morale urgente di una nuova solidarietà» (GIOVANNI PAOLO II, messaggio per la XXIII Giornata mondiale per la pace, 1.1.1990, n. 10; Regno-doc. 1,1990,3). Benedetto XVI riprende questo concetto nella Giornata della pace del 1° gennaio 2010 e constata che «questo appello si fa ancora più pressante oggi, di fronte alle crescenti manifestazioni di una crisi che sarebbe irresponsabile non prendere in seria considerazione» (Benedetto XVI, messaggio per la XLIII Giornata mondiale per la pace, 1.1.2010, n. 4; Regno-doc. 1,2010,2). Da un lato lo sviluppo dei paesi industrializzati, continuo da molti decenni, apporta un miglioramento delle condizioni di vita, in particolare un innalzamento dell’aspettativa di vita delle popolazioni che ne beneficiano. Ma questo sviluppo si caratterizza per un consumo che non ha limiti e che conduce ineluttabilmente a quanto constatano gli scienziati: l’esaurimento delle risorse naturali, i cambiamenti climatici, il degrado degli ecosistemi, l’impoverimento della biodiversità. Non si può immaginare di mantenere gli stili di vita come li conosciamo oggi, noi abitanti dei paesi sviluppati, e allo stesso tempo dare risposta sul lungo periodo al legittimo aumento delle necessità dei paesi emergenti e dei paesi poveri, senza accelerare il degrado dell’ambiente. È in questo senso che affermiamo che la crisi ecologica introduce una novità radicale nel modo di pensare la vita in comune: la presa di coscienza del carattere non duraturo del nostro modello di sviluppo attuale e del fatto che il suo perseguimento mette gravemente in pericolo le possibilità di vita delle generazioni future. Ora, la trasformazione da operare non può ridursi a un cambiamento delle abitudini. Certo occorre modificare i nostri comportamenti quotidiani e ciò non sarà facile, ma ciò di cui si tratta è un’autentica metamorfosi del nostro concetto di «vita buona». Che cosa ci permette di vivere meglio, a livello sia individuale sia collettivo? È il fondamento stesso della vita che viene toccato da questa crisi, e non soltanto le sue condizioni materiali. Poiché attraverso il nostro modo di consumare, di produrre, di spostarci, di abitare lo spazio noi costruiamo un certo progetto di vita e di società. La crisi ecologica ci dà l’occasione di rivedere questi fondamenti. Ed è a questo livello del dibattito che la nostra esperienza di fede può intervenire. Per contribuire a questa riflessione a partire dalla no- stra fede cristiana, proponiamo di riprendere tre esperienze costitutive di ogni vita umana e che per l’appunto si trovano a essere particolarmente sconvolte dalla crisi ecologica. Si tratta del rapporto col tempo, del rapporto con lo spazio e del rapporto con l’altro. 1 Il concetto di sviluppo duraturo è stato formulato nel 1987 con il nome di sviluppo «sostenibile» nel Rapporto Brundtland e conteneva questa definizione ben nota: «Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che risponde ai bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di rispondere ai loro». 2 BENEDETTO XVI, lett. enc. Caritas in veritate, in particolare i nn. 4, 8, 9, 11, 17, 18, 29, 30, 34, 44, 48, 51; Regno-doc. 15,2009,458ss. * Il gruppo di lavoro «Ecologia e ambiente» era formato da mons. Marc Stenger, vescovo di Troyes; mons. Jean-Claude Boulanger, vescovo di Bayeux-Lisieux; mons. Pierre-Marie Carré, arcivescovo di Montpellier; mons. Jean-Pierre Grallet, arcivescovo di Strasbourg; mons. Gilbert Louis, vescovo di Châlons-en Champagne; mons. JeanLouis Papin, vescovo di Nancy; mons. Pascal Wintzer, arcivescovo di Poitiers; mons. Gildas Kerhuel, segretario generale aggiunto della Conferenza episcopale francese. Hanno inoltre partecipato al gruppo di lavoro: Jean-Pierre Chaussade, diacono della diocesi di Parigi, incaricato per il gruppo di lavoro; Elena Lasida, economista, Giustizia e pace Francia, docente-ricercatrice all’Institut catholique di Parigi; Jacques Paoletti, scienziato, direttore emerito delle ricerche presso il Centre national de la recherce sientifique-CNRS, docente al Collège des Bernardins; André Talbot, teologo moralista, Giustizia e pace Francia, docente al Centro teologico di Poitiers e all’Institut catholique di Parigi. Il rappor to col tempo Nelle nostre società contemporanee il tempo è spesso segnato da tre esigenze: l’immediatezza, la sicurezza del futuro e la continua progressione in avanti. La crisi ecologica ci invita a fare, in relazione a queste tre esigenze, un’esperienza del tempo differente che ha forti risonanze con alcuni fondamenti della nostra fede cristiana. Di fronte al breve termine, valorizzare il lungo termine L’esperienza contemporanea concentra l’attenzione sul presente, staccandolo dal rapporto con la storia che ci modella e con il futuro che ci sollecita. Paradossalmente, l’attuale crisi finanziaria ed economica porta a esasperare questa concentrazione sull’urgenza e sull’immediatezza, mentre al contrario recuperare una prospettiva storica e farsi carico del futuro del nostro mondo potrebbe condurre a nuovi orientamenti di vita, invece che attestarsi su criteri normativi che mostrano tutta la loro inadeguatezza a risolvere i problemi vitali. La crisi ecologica allarga in maniera radicale l’orizzonte della nostra responsabilità: le nostre decisioni oggi hanno più che mai un effetto diretto sulle condizioni di vita di domani. Siamo così invitati a integrare il futuro nelle nostre decisioni riguardo al presente e, per questo fatto stesso, a inscriverci in una linea di tempo che ci precede e ci oltrepassa. Ora, il cammino cristiano ci pone in una prospettiva a lungo termine, all’interno di una storia della salvezza che è cominciata molto prima di noi e che proseguirà molto dopo di noi. Entro la dinamica della fede noi valorizziamo l’eredità che ci è affidata, considerandola come un dono da custodire e da fare fruttificare. Se comprendiamo il mondo e la nostra umanità come il frutto di un dono creatore continuo, capiamo che la creazione non ci appartiene ma che essa ci dà da vivere. Così interpretiamo il lavoro dei nostri antenati come un contributo all’azione permanente del Creatore che ci permette di esistere oggi, e percepiamo l’avvenire come portatore di una promessa di vita per le genera- IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 431 429-440:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 432 C hiese nel mondo zioni che ci succederanno. Passato e futuro allargano il nostro presente e lo iscrivono in una storia di salvezza che oltrepassa largamente il nostro orizzonte immediato. La fede e l’ecologia ci invitano a mettere il breve termine in tensione col futuro. Di fronte al catastrofismo, dire una speranza Di fronte alla vastità della posta in gioco e alle minacce a essa associate, la tentazione è lo scoraggiamento. I rischi che la vita sul nostro pianeta deve affrontare sono di una tale portata che spesso nella nostra visione del futuro si fa largo il catastrofismo. La paura paralizza e la ricerca di sicurezza diventa ossessiva. Si può fare risuonare una promessa di vita di fronte a un orizzonte che non parla che di morte? La speranza cristiana, fondata sulla fede nella risurrezione di Gesù Cristo, fa di noi i testimoni di una vita che va oltre le esperienze segnate da un sapore di morte. Nessuna garanzia di una vita migliore, ma la fede che dalla morte possa scaturire la vita. Nessuna sicurezza di fronte al futuro, ma l’invito ad accogliere l’incertezza come promessa di una novità radicale. La speranza fa di noi gli attori di una vita sempre ventura. Associata alla risurrezione, la speranza non è quella di un’attesa angelicata ma, proprio al contrario, quella di un attraversamento della morte. Essa ci invita a sviluppare un approccio positivo al limite e a vedere nelle strette davanti alle quali oggi ci troviamo la possibilità d’inventare nuovi modi di vita e di dispiegare le nostre capacità personali e collettive. L’angoscia per il domani rischia di condurci alla paralisi e di farci ripiegare sui nostri attuali possessi, mentre la speranza ci permette di scoprire che vi può essere felicità nel servire un’umanità e un mondo sempre in procinto di nascere. Di fronte all’accelerazione, imparare il ritmo e la contemplazione La modernità ci inscrive nell’illusione di una freccia del tempo che avanza sempre in maniera vertiginosa. Tuttavia oggi sappiamo che la crescita materiale non è illimitata e che può arrestarsi bruscamente. Questa frenata può aiutarci a riscoprire che la vita non si costruisce mai in maniera lineare ma attraverso tempi differenti che ritmano il processo di creazione: il tempo della semina e quello del raccolto, il tempo del lavoro e quello del riposo, il tempo dell’azione trasformatrice e quello della contemplazione. Nel primo racconto biblico della creazione la presentazione dello shabbat mette in luce un atto creatore che non si riduce al «fare». Lo stabilire un ritmo che marca il tempo è offerto come una via di liberazione: la felicità non si riduce al possesso dei beni, ma suppone anche una presa di distanza dalle cose che permette di meglio valutare ciò che vale veramente. L’essere umano non si realizza soltanto nell’azione; il riposo e la contemplazione gli permettono un rapporto più giusto con il mondo. Se la freccia verso l’avanti spinge a correre sempre più in fretta, l’esperienza del ritmo invita al contrario a trovare il giusto posto. 432 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 Il rappor to con lo spazio La crisi ecologica stravolge il nostro rapporto con lo spazio e sposta i suoi limiti: i limiti geografici, aumentando l’interdipendenza fra il locale e il globale; i limiti politici, spingendoci a cercare nuove forme di governo a livello mondiale; i limiti delle risorse naturali, invitandoci a rivedere il nostro rapporto con la natura. Lo spostamento di questi limiti può trovare eco in alcuni principi della tradizione cristiana. Di fronte a uno sviluppo uniforme, proporre uno sviluppo integrale Constatiamo che la globalizzazione implica una rappresentazione del mondo che lo riduce a un unico mercato planetario. Ora, le questioni ecologiche causano una forte tensione tra globale e locale, e comportano una riconsiderazione positiva della prossimità. Si tratta non tanto di contrapporre radicalmente queste due dimensioni quanto d’imparare una nuova articolazione fra vicino e lontano. La fede cristiana accoglie una salvezza universale, che vale per l’umanità tutta e per il mondo intero, e rende ferma testimonianza a questa promessa di vita. Essa resiste dunque a tutto ciò che potrebbe indurre a un ripiegamento sulla sola preoccupazione del vicino più prossimo, mentre il più lontano, geograficamente, culturalmente, socialmente, è altrettanto fratello o sorella. Il cammino cristiano ci conduce ad articolare singolare e universale, al di là di una rigida opposizione fra individuale e collettivo. Lo sviluppo di ogni persona nella sua integralità, come lo sviluppo dell’insieme dell’umanità, si ritrovano in una stessa dinamica, quella dello «sviluppo integrale». Con la crisi ecologica, questa integralità che riguarda tutto l’uomo e tutti gli uomini si allarga anche alle generazioni a venire e all’insieme del creato. L’integralità dello sviluppo acquisisce così una nuova dimensione, quella delle persone che non sono ancora nate ma che abiteranno più tardi la nostra terra. Lo «sviluppo umano integrale» è un altra modo per dire «sviluppo duraturo», che evoca a sua volta la vita di ciascuno e di tutti, quella dei nostri contemporanei e di quelli che verranno dopo, nella creazione che ne è la culla. Di fronte a interessi nazionali diversi, inventare una nuova forma di governo a livello mondiale La globalizzazione ha aumentato il grado d’interdipendenza fra le nazioni, che restano tuttavia segnate da una grande diseguaglianza a riguardo delle decisioni che si riferiscono alle questioni globali. L’ecologia chiama a inventare nuove forme di governo mondiale che permettano a ogni paese d’influire su tali decisioni, a prescindere dal proprio peso economico. La tradizione cristiana non ha un modello di governo da proporre, ma è nutrita da riferimenti che permettono di pensare l’unità nella diversità. La differenza fra Babele e la Pentecoste illustra bene due modelli di universalità e 429-440:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 433 di gestione della differenza: uno fondato sull’uniformità e l’altro sulla complementarità. Un governo in cui ogni paese, ricco o povero, abbia diritto di parola rispecchia l’immagine della Pentecoste ove le lingue differenti si ritrovano attorno a un messaggio comune, e dunque a un progetto comune. Di fronte alla strumentalizzazione e alla sacralizzazione, pensare un giusto rapporto con la natura Constatiamo che, specialmente con la modernità, l’umanità ha voluto imporre il suo potere sulla natura, in maniera tale da credere di esaltare il proprio bene trascurando la qualità del proprio ambiente. Oggi alcune correnti di pensiero vedono nell’essere umano soltanto un predatore, un distruttore, una minaccia fatale per il mondo e inducono talvolta a una sorta di sacralizzazione della natura. Fra la strumentalizzazione della natura alla quale conduce la produttività esacerbata, e la sua sacralizzazione provocata da una difesa non meno esacerbata, come trovare un giusto rapporto fra l’uomo e la natura? La tradizione cristiana riconosce il posto specifico ed eminente che l’uomo occupa nella creazione. Dare la priorità all’uomo non significa disprezzare la natura, ma piuttosto trovare un buon equilibro contrassegnato dalla reciprocità, ossia costruire una relazione ove ciascuno (la natura e l’uomo) dà e riceve dall’altro. È a questo che ci invita il libro della Genesi, in cui si narra che l’uomo è posto nel giardino per custodirlo e farlo fruttificare. Né sfruttamento né semplice salvaguardia, ma piuttosto un rapporto di collaborazione da stabilire fra l’uomo e la natura. Oggi non possiamo concepire il nostro futuro al di fuori della natura, ancora meno contro di essa. Essa non è né semplice paesaggio né soltanto una risorsa. Un’interdipendenza esistenziale collega l’uomo alla natura. Occorre imparare collettivamente il rispetto a essa dovuto, ma anche il senso della responsabilità, per umanizzarla in una maniera che non la distrugga ma la bonifichi. L’uomo potrà così riconoscere e celebrare, a nome di tutto il creato, il progetto di questa creazione, entro la quale egli diviene co-creatore. l’altro non sotto il segno esclusivo di rapporti di forza, ma alla luce della figura biblica dell’alleanza. La relazione d’alleanza presuppone una maniera particolare di porsi di fronte alla differenza dell’altro, di fronte al collettivo da costruire e di fronte all’incertezza del futuro. La differenza non è vista come fonte d’opposizione ma di arricchimento reciproco. Il collettivo da costruire prende la forma di una «convivenza buona», piuttosto che di una semplice prosperità condivisa. L’incertezza del futuro porta ad assumere dei rischi insieme anziché a proteggersi dal rischio che l’altro può farmi correre. A immagine dell’alleanza fra Dio e l’uomo, che fa della creatura un co-creatore, siamo chiamati a stabilire delle relazioni d’alleanza con i nostri fratelli e sorelle in umanità. Vedere nell’altro un co-creatore piuttosto che un concorrente trasforma l’interdipendenza subita in interdipendenza scelta. L’altro non è più percepito unicamente come una minaccia nei confronti del mio progetto personale, ma diviene promessa di un progetto comune portatore di più vita per ciascuno. Un tale progetto comune sul mondo a venire suppone che impariamo a coltivare fra di noi relazioni di solidarietà e di fraternità. Per un vero sviluppo solidale e duraturo, occorre tessere un’interdipendenza e una reciprocità che non siano misurate in termini di semplice equivalenza, ma di «convivenza buona». I figli di uno stesso Padre si sanno chiamati a vivere da fratelli e sorelle, nel seno di uno stesso mondo, coscienti che vi è una sola terra per tutti, oggi e domani. NOTKER WOLF CON LEO G. LINDER Ogni bene viene dall’Alto Piccole verità di ogni giorno Il rappor to con l’altro Se il tempo e lo spazio sono toccati dalla crisi ecologica, anche il rapporto con l’altro chiede di essere rivisto. Fra rivalità e alleanza, fra forza e fragilità, fra impegno e distacco, ciò riguarda tutto lo spettro delle relazioni umane. L a ragione e il realismo ci dicono che non si può sperare in nulla, che i sogni non si avverano, che la vita si spegnerà definitivamente. Ma tutto è possibile per chi crede, per chi si allea con la forza che permette di non arrendersi mai. Con stile agile, l’autore propone vere e proprie iniezioni di speranza per l’uomo di oggi. Dalla rivalità all’alleanza La sfida d’aprire il nostro mondo a un futuro di vita ci invita a contestare una visione del rapporto con l’«altro» pensato secondo lo schema della rivalità. Questo altro può essere certamente un nostro simile, un fratello (come Caino e Abele), una comunità umana, ma anche il mondo di cui facciamo parte. Ora, noi crediamo che la salvezza in Gesù Cristo è riconciliazione: occorre dunque concepire il rapporto con IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 «ITINERARI» 433 pp. 160 - € 12,00 Edizioni Edizioni Dehoniane Dehoniane Bologna Bologna Via Nosadella 6 - 40123 Bologna Tel. 051 4290011 - Fax 051 4290099 www.dehoniane.it 429-440:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 434 C hiese nel mondo Dalla forza alla fragilità Viviamo in un mondo in cui il valore è attribuito in funzione della potenza, della forza e della ricchezza possedute. Un mondo in cui la vulnerabilità è causa di esclusione e di disprezzo. La crisi ecologica mostra tuttavia oggi che la fragilità della natura può essere fonte di novità in grado di spingere le nostre società a inventare nuovi modi di convivenza. Il mistero pasquale, fondamento della nostra fede cristiana, invita a vedere nella morte una promessa di vita. Questa esperienza di fede tocca un’esperienza profondamente umana, quella della fragilità, che apre al totalmente nuovo. La crisi ecologica ci mette di fronte in maniera radicale alla fragilità umana. Il progresso tecnico ha prodotto l’illusione di un’onnipotenza umana capace di crescita infinita. La debolezza e la povertà erano così percepite come fallimenti da lasciarsi alle spalle. La crisi ecologica apre oggi la possibilità di vedere nella fragilità una promessa di novità: grazie ai limiti ambientali si riscopre il valore della dimensione relazionale della vita. Si prende coscienza che la qualità della vita non è data soltanto dall’accesso ai beni ma anche dal tessuto sociale. La fragilità dell’attuale modello di sviluppo diviene occasione per pensare lo sviluppo in modo altro. Ora, le vittime principali della crisi ecologica rischiano d’essere ancora una volta le popolazioni più fragili, oltre alle generazioni future che non hanno la possibilità, oggi, di difendere il proprio diritto alla vita. Queste nuove fragilità chiamano a creare nuove forme di solidarietà. La fragilità del modello di sviluppo e quella delle persone presenti e future potrebbero così essere fonte di rinnovamento in termini di legame sociale e di solidarietà. Il messaggio pasquale, che ricorda che la vita nuova è sempre un passaggio attraverso la morte, prende forma nel seno stesso della storia contemporanea. Fra impegno e distacco Di fronte ai disordini presenti nel mondo, gli esseri umani s’impegnano nella ricerca di soluzioni. Un impegno talvolta talmente forte da far credere all’uomo di essere onnipotente. Il desiderio di controllo e di dominio potrebbe farci pensare d’essere proprietari dei nostri progetti. Ora, la crisi ecologica ci porta a fare con radicalità estrema l’esperienza della mancanza di controllo e allo stesso tempo ci invita a imparare il distacco. La fede permette appunto di articolare questi due movimenti opposti: l’impegno e il distacco. Se manifestare la nostra responsabilità in questo mondo presuppone un impegno coraggioso, ciò implica anche un distacco che esclude l’atteggiamento del padrone dominatore. Se attraverso l’impegno assumiamo il nostro ruolo di co-creatori, il distacco ci ricorda permanentemente che la creazione è un dono e che non siamo proprietari del risultato delle nostre azioni. La promessa di un futuro di vita, che ci mette in marcia verso qualcosa che non conosciamo ancora ma che speriamo migliore, attualizza oggi la promessa fatta ai nostri padri nella fede che hanno lasciato tutto per mettersi in marcia verso la «terra promessa». Se l’impegno per una terra abitabile per tutti è imprescindibile, la contem- 434 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 plazione e la liturgia possono aiutarci a non dimenticare che questo impegno s’inscrive in un progetto di salvezza che ci precede e ci oltrepassa. Il nostro tempo, il nostro spazio e le nostre relazioni sono oggi sconvolte dalla crisi ecologica. Questo sconvolgimento è un’opportunità per tessere una nuova articolazione fra fede e vita, grazie alla quale esse potranno uscirne arricchite. Non lasciamoci sfuggire questa occasione! II. Agire da cristiani per il creato: alcune proposte Di fronte alla portata delle sfide, e all’urgenza d’operare dei cambiamenti nei nostri stili di vita, anche la Chiesa è chiamata a mostrare fattivamente il proprio impegno per un autentico «sviluppo duraturo» accanto ai diversi attori della società. Essa deve proporre alle comunità cristiane delle piste d’azione mediante le quali esse potranno dimostrare la consapevolezza del problema ambientale e la volontà di agire. La speranza cristiana di cui siamo portatori ci fa credere nel futuro dell’uomo e del mondo. Dobbiamo condividere questa fede con tutti gli uomini di buona volontà. Assieme a loro siamo invitati a prodigarci, sin d’ora, per assicurare questo futuro in una rinnova alleanza fra l’uomo e il resto della creazione. 1. Sviluppare una teologia e una catechesi della creazione A motivo della profonda solidarietà esistente fra l’uomo e il mondo creato, teologia e catechesi della creazione sono ormai parte essenziale di qualunque proposta di fede cristiana. Una tale catechesi deve esporre, sulla base dell’antropologia biblica, la responsabilità specifica dell’uomo in rapporto al resto della creazione e mostrare in che cosa questa visione del ruolo profondo dell’uomo è conforme al progetto di Dio. Essa dovrà necessariamente integrare la nozione di «ecologia umana», alleata con quella di «sviluppo integrale», mostrare l’incoerenza, addirittura la contraddizione che vi è a «chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell’ambiente naturale», «se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell’uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca».3 Questa catechesi è necessaria per sensibilizzare i cristiani ai fondamenti del proprio impegno per il rispetto della creazione e per invitarli a nuovi stili di vita. Essa potrà essere elaborata se si sviluppa una ricerca teologica che sappia dimostrare il carattere unico e indivisibile del «libro della natura», «sul versante dell’ambiente come sul versante della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano integrale».4 429-440:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 435 2 . Sviluppare percorsi di formazione La Chiesa non deve lasciare le questioni della gestione della creazione, dell’ecologia e dello «sviluppo duraturo» soltanto alla buona volontà dei singoli. Essa si preoccuperà dunque di elaborare e di proporre percorsi di formazione su questi argomenti nei centri diocesani di formazione, nei seminari, negli istituti d’insegnamento cattolici e nelle università. Alcuni movimenti, come lo scautismo o il Mouvement rural de la jeunesse chrétienne (Movimento rurale della gioventù cristiana), già praticano percorsi pedagogici di scoperta del creato attraverso la natura. Sono iniziative da incoraggiare. dati tecnici e scientifici riguardanti un argomento ambientale, su di esso forniscono gli opportuni elementi e notizie relativi ai dibattiti eventualmente suscitati. Fra le schede già realizzate e diffuse si possono trovare: «Il gas di scisto», «Sismi, eruzioni vulcaniche e tsunami», «Le maree verdi». Esse sono destinate all’informazione dei vescovi, dei movimenti e servizi della Chiesa, e, inoltre, a qualunque parte interessata che potrà accedervi grazie alla consultazione del sito Internet del Consiglio famiglia e società (www.penseesociale.catholique.fr). Allo stesso tempo, a immagine di ciò che hanno già intrapreso alcune diocesi e movimenti ecclesiali, incoraggiamo la formazione di gruppi cristiani di riflessione sulle questioni legate al rispetto del creato, per scambiare esperienze, per redigere e diffondere documenti diocesani o locali, per proporre iniziative e campagne di ampia mobilitazione. 3. Celebrare Dio creatore La liturgia cristiana è una celebrazione dell’opera di Dio. Si tratta di riscoprire che nelle sue espressioni di lode, d’adorazione e di preghiera essa invita l’uomo a vivere la relazione col mondo e con la natura come il frutto di un dono di Dio creatore e di un amore creatore di fraternità fra gli uomini. Vi è dunque da intraprendere un lavoro di valorizzazione della dimensione ecologica della liturgia. In unione con le altre confessioni cristiane, e a modello di ciò che già si pratica in molte diocesi della Francia e dell’Europa, incoraggiamo l’istituzione di feste della creazione. Perché non riprendere la proposta fatta in occasione dell’Assemblea ecumenica di Sibiu nel 2007, di programmare tali celebrazioni fra il 1° settembre e il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi? Raccomandiamo di dare nuovo rilievo all’esperienza secolare delle «benedizioni» e del digiuno per favorire la relazione con la natura e fare scoprire la fecondità di una sobrietà felice. Le nostre celebrazioni saranno arricchite se si avvarranno della varietà di forme di espressione artistica che celebrano la creazione e la responsabilità dell’uomo nella sua gestione. La liturgia diventerà così educativa sulle questioni ambientali per coloro che vi partecipano. 4. Informarsi sulle questioni ambientali Per riflettere e intervenire in maniera pertinente sulle questioni ambientali, la Chiesa ha il dovere di ricercare un’informazione affidabile, approfondita e pluralistica. Essa può anche disporre delle competenze di diversi gruppi di esperti, come la Commissione giustizia e pace o l’Antenne environnement et modes de vie (Antenna ambiente e stili di vita), che lavorano in collaborazione con il Consiglio famiglia e società della Conferenza dei vescovi francesi. Gli esperti dell’Antenna ambiente e stili di vita, per rispondere a questo bisogno d’informazione oggettiva, sono stati invitati a redigere delle schede che, oltre a esporre i 3 BENEDETTO XVI, Caritas in veritate, n. 51; Regno-doc. 15,2009,480. 5. Organizzare relazioni con quanti operano in campo ambientale La Chiesa deve essere consapevole di non essere né la prima né l’unica a intervenire in campo ambientale. Da qui l’importanza per lei d’individuare quanti operano in maniera decisiva per il futuro e di pronunciare la propria parola negli opportuni contesti. Una parola della Chiesa sugli argomenti ambientali non può essere una presa di posizione scientifica, in quanto ciò non è di sua competenza. Ma se essa vuole che la sua sia una parola di avvertimento e di speranza, udita da molti, è essenziale che si ponga in dialogo con i principali attori della società: ricercatori, politici, filosofi, economisti, tecnici. Il gruppo di lavoro «Ecologia e ambiente» ha avuto modo di effettuare diverse audizioni con tali operatori. Si è potuto constatare che esiste in loro il desiderio d’incontrare uomini dell’area religiosa, considerati capaci d’offrire un consiglio nella ricerca di soluzioni per assicurare un avvenire duraturo all’umanità. Alcuni di questi esperti, cristiani peraltro, sono pronti a mettersi al servizio della Chiesa per approfondire la riflessione sugli argomenti ambientali alla luce della fede, accompagnare le Chiese nelle decisioni pratiche in vista del miglioramento del proprio bilancio ecologico e nella definizione di orientamenti destinati a tutti. I contatti stabiliti dal gruppo di lavoro in occasione dell’elaborazione del dossier riguardano settori limitati. Starà all’Antenna ambiente e stili di vita del Consiglio famiglia e società, che prenderà in carico il dossier, approfondire queste relazioni con quanti operano in campo ambientale. 6. Offrire luoghi d’ascolto e di dialogo Una grande sfida da raccogliere: l’accompagnamento del mondo rurale nella difficile situazione che si trova attualmente a vivere. In certi casi la Chiesa, a motivo del 4 BENEDETTO XVI, Caritas in veritate, n. 51; Regno-doc. 15,2009,480. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 435 429-440:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 436 C hiese nel mondo proprio radicamento locale, potrà offrire agli agricoltori uno spazio d’ascolto e di dialogo, non solo sugli aspetti tecnici della professione, ma sul fondamento e il senso. I movimenti rurali di Chiesa, come Chrétiens dans le monde rural (Cristiani nel mondo rurale), Mouvement rural jeunesse chretienne (Movimento rurale della gioventù cristiana), vi contribuiscono già molto utilmente. È anche quanto propone un’associazione d’ispirazione cattolica, Journées paysannes (Giorni contadini), presente in dodici regioni in Francia. La Chiesa può anche favorire forme di collegamento e di solidarietà fra produttori e consumatori e promuovere la consapevolezza di responsabilità ecologiche condivise. È la prospettiva nella quale lavorano le Associations pour le maintien d’une agriculture paysanne (Associazioni per la salvaguardia di un’agricoltura contadina). Gli spazi d’incontro, d’ascolto e di dialogo fra operatori aventi punti di vista differenti sono utili e fecondi, nella misura in cui sono luoghi di scambio fraterno e rispettoso della parola dell’altro. Essi non sono necessari soltanto nel mondo rurale, dove si tratta di superare il senso d’isolamento e di colpa. Oggi si tratta anche di abitare in modo nuovo lo spazio urbano che accoglie la maggior parte della popolazione. È dunque necessario creare dei luoghi di parola, dove si possa pensare una «convivenza» armoniosa. È un’esperienza che attualmente stanno proponendo gruppi cristiani nei decanati di Roubaix e di Tourcoing, cogliendo l’occasione dell’elaborazione di un progetto di un nuovo quartiere fra le due città. Di tali luoghi vi è una particolare necessità anche per quando si dibattono argomenti ambientali, nei quali le posizioni si sono spesso esacerbate. Occorrerebbe in particolare crearli oggi per affrontare le questioni riguardanti l’energia nucleare. In una regione della Francia la Chiesa ha preso l’iniziativa di organizzare un gruppo del genere attorno alla problematica dello stoccaggio delle scorie nucleari. La finalità di tali iniziative è aiutare i cristiani a una migliore consapevolezza dei problemi e delle esigenze che emergono per ciascuno a fronte di queste nuove questioni della vita in comune. 7. Essere esemplari nelle nostre scelte La Chiesa non ha competenza specifica per offrire soluzioni globali alle varie questioni ambientali, come i cambiamenti climatici, l’esaurimento delle risorse naturali, la perdita della biodiversità, le scelte energetiche, ma essa deve essere esemplare nelle proprie azioni e nelle proprie modalità di consumo. Essa non deve esitare a fare conoscere le felici concretizzazioni che ha potuto realizzare in questo ambito, convinta della forza di persuasione dei comportamenti esemplari. Sul modello di progetti pilota – come la ristrutturazione della curia diocesana di Chalons-en-Champagne, che nel 2006 ha ricevuto il premio di un concorso di architettura, il Collège des Bernardins a Parigi, o ancora un centro di formazione della diocesi di Rennes – i can- 436 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 tieri di ristrutturazione o di costruzione di edifici diocesani e parrocchiali devono senz’altro fare posto a tecniche che consentano di limitare il consumo energetico. L’antichità e la vetustà di alcuni immobili pastorali non sempre facilitano l’utilizzo di tecniche moderne ed efficaci. L’aspetto ecologico deve intervenire in maniera decisiva, anche al prezzo di qualche sacrificio economico e patrimoniale, nelle scelte operate per il futuro di questi fabbricati: isolamento degli edifici, scelte delle modalità di riscaldamento ecc. Anche gli organizzatori degli incontri ecclesiali devono vigilare attentamente su tutto quello che riguarda le modalità dei consumi, nel quadro delle loro iniziative relative ai raduni, in particolare per quanto riguarda i trasporti (le auto condivise), i pasti, il volume e la natura dei rifiuti, la natura dei materiali utilizzati per i «pranzi al sacco», l’illuminazione e il riscaldamento delle sale di riunione, il riciclaggio ecc. Si può attingere dagli insegnamenti di alcune esperienze già condotte in materia. È per questo che per i raduni legati a «Diaconia 2013» sono state preparate delle schede in collaborazione con il municipio di Lourdes per consentire un’organizzazione rispettosa dell’ambiente.5 In particolare i centri cristiani d’accoglienza saranno invitati a un funzionamento e una gestione del proprio patrimonio immobiliare o naturale ecologicamente irreprensibili. Occorrerà organizzare degli scambi di esperienze, censire quelli che possono servire da riferimento per altri, intraprendere percorsi di sensibilizzazione, come quelli che si praticano già in altre Chiese europee. L’esperienza monastica d’equilibrio economico e sociale, spirituale e ambientale, altrimenti detto di «sobrietà felice», deve essere valorizzata come stile di vita alternativo. Alcune comunità religiose che imperniano la propria missione sul rispetto del creato saranno incoraggiate in questa missione e invitate a riferirne a beneficio della Chiesa tutta intera. 8. Incoraggiare i cristiani a impegnarsi nella realizzazione di uno «sviluppo duraturo» Il nostro mondo vivrà della dinamica del regno di Dio se, nel proprio sviluppo, integrerà allo stesso tempo gli aspetti economici, sociali e associativi e ambientali, e se avrà cura dello sviluppo delle popolazione più povere e vulnerabili e delle generazioni a venire. Costruire questo mondo suppone una conversione delle nostre mentalità segnate dall’individualismo e dal consumismo. Per i cristiani, il cambiamento dei nostri stili di vita dovrà essere considerato come una buona notizia. Questo impegno rientra in parte nelle decisioni individuali, e soprattutto nelle scelte comuni, a ogni livello governativo, locale, regionale, nazionale, europeo, mondiale. Dappertutto si vanno costruendo strategie di sviluppo che si mettono in opera più o meno rapidamente: esse portano il nome di Agenda 21, o di Piano climatico. L’esperienza del Grenelle de l’Environnement (Grenelle dell’ambiente; patto per costruire consenso tra le parti sociali in tema ambien- 429-440:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 437 tale; ndt) è l’esempio di un modello di lavoro collettivo che ha raccolto attorno a un tavolo diverse parti interessate ad aspetti differenti, addirittura divergenti: industriali, collettività locali, associazioni ambientali, sindacati, esperti. Molti cristiani lavorano a questa costruzione collettiva di un mondo nuovo, impegnandosi in campo politico o associativo, in seno alle imprese o alle collettività territoriali, o ancora negli organismi internazionali. La Chiesa deve affermare alto e forte la grande importanza di queste trasformazioni del mondo poiché, come dice Albert Jacquard: «Non è il pianeta che occorre salvare, ma l’umanità». Essa deve così incoraggiare i cristiani a impegnarsi in questo immenso lavoro collettivo per costruire un mondo più duraturo o «sostenibile». Essa deve utilizzare i mezzi attuali di comunicazione, Internet e le reti sociali, per rilanciare gli appelli a tali impegni. 9. Proporre alla rif lessione dei cristiani una parola di Chiesa sulle questioni di ecologia e ambiente Il presente documento è frutto del lavoro di un gruppo di vescovi costituito su richiesta dei vescovi di Francia durante l’Assemblea plenaria tenutasi a Lourdes nel marzo 2010. Questo lavoro si è basato sull’ascolto di esperti e di gruppi di cristiani impegnati su questi argomenti. Vuole mostrare l’importanza che la Chiesa attribuisce al lavoro di costruzione di un mondo più «duraturo». La Chiesa deve avere la consapevolezza che da essa ci si attende una parola portatrice di senso e azioni concrete coerenti con tale parola. Poiché ciò che è in gioco non è semplicemente la preservazione dell’ambiente, ma anche il senso dell’uomo e della vita, è la questione della giustizia e della felicità. Siamo consapevoli che la riflessione sin qui condotta deve essere completata e approfondita con l’aiuto dei movimenti e delle comunità cristiane, in dialogo con gli uomini e le donne, gli individui e le collettività che si pongono il problema dei comportamenti e delle scelte coerenti di fronte alle sfide ambientali odierne. (n. 2), «siamo chiamati a riconoscere la radicale solidarietà della famiglia umana come la condizione fondamentale del nostro vivere insieme su questa terra» (n. 1).6 A sua volta, Benedetto XVI avverte che non può esservi ecologia della natura senza ecologia dell’uomo: «La Chiesa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di se stesso. È necessario che ci sia qualcosa come un’ecologia dell’uomo, intesa in senso giusto. Il degrado della natura è infatti strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana: quando l’“ecologia umana” è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio. (…) Il libro della natura è uno e indivisibile, sul versante dell’ambiente come sul versante della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano integrale. I doveri che abbiamo verso l’ambiente si collegano con i doveri che abbiamo verso la persona considerata in se stessa e in relazione con gli altri. Non si possono esigere gli uni e conculcare gli altri. Questa è una grave antinomia della mentalità e della prassi odierna, che avvilisce la persona, sconvolge l’ambiente e danneggia la società».7 Questo «grande libro» noi lo riceviamo. Ogni generazione continua a leggerlo, con l’incrocio dei molteplici sguardi di filosofi, scienziati, donne e uomini di buona volontà. Ogni generazione inoltre lo redige, con le sue scelte e i suoi impegni. Poiché è unico, esso implica una visione globale da cui derivano cambiamenti di comportamento e nuove relazioni. 1. Relazioni nuove fra tut ti gli uomini L’ecologia non può che essere globale: terra, uomo e Dio, creature e Creatore sono strettamente legati. Rispettare la terra è rispettare l’uomo. Amare l’umanità è anche amare la terra. Tutti gli esseri sono nati su di una stessa terra, terra madre, terra nutrice. Uno stesso destino, una stessa solidarietà li unisce. Questa solidarietà è al centro della questione ecologica. Nel 1987 Giovanni Paolo II lo richiamava: «Noi siamo una sola famiglia umana» (n. 1), siamo «fratelli e sorelle» Poiché formiamo una sola famiglia umana, dobbiamo avere cura gli uni degli altri, vigilare affinché i beni siano condivisi e siano usati secondo modalità rispettose dei bisogni di tutti. La solidarietà fra tutti, fra ricchi e poveri, fra paesi del Nord e paesi del Sud, fra generazioni presenti e generazioni future, questa solidarietà, che chiama a vivere entro strutture economiche e politiche giuste, è strettamente legata all’instaurazione di un’ecologia globale. «Dobbiamo avere cura dell’ambiente», dice papa Benedetto XVI. «Esso è stato affidato all’uomo, perché lo custodisca e lo coltivi con libertà responsabile, avendo sempre come criterio orientatore il bene di tutti. (…) Né vanno dimenticati i poveri, esclusi in molti casi dalla destinazione universale dei beni del creato. (…) Se la tutela dell’ambiente comporta dei costi, questi devono essere distribuiti con giustizia, tenendo conto delle diversità di sviluppo dei vari paesi e della solidarietà con le future generazioni. (…) L’alleanza tra essere umano e ambiente, (…) deve essere specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino».8 5 Cf. in allegato due schede di Diaconia 2013 e rispetto per il creato. 6 GIOVANNI PAOLO II, messaggio per la XX Giornata mondiale della pace, 1.1.1987; nn. 1-2; Regno-doc. 1,1987,2. 7 BENEDETTO XVI, Caritas in veritate, n. 51; Regno-doc. 15,2009,480. 8 BENEDETTO XVI, messaggio per la XLI Giornata mondiale della pace, 1.1.2008, n. 7; EV 24/1571. III. Convertire il nostro rapporto con la natura, con l’uomo, con Dio IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 437 429-440:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 438 C hiese nel mondo 2 . Relazioni nuove con Dio Se l’uomo è così duro nei confronti del proprio fratello, non è forse perché si è isolato da Dio? Se il cuore dell’uomo è così arido, non è forse perché non è innestato nel cuore amante di Dio? Non sapendo più che Dio è loro Padre, molti non sanno più di essere fratelli e sorelle, membri di una stessa famiglia, creature di uno stesso Creatore, figli amati di uno stesso Padre. L’ignoranza di Dio conduce l’uomo all’ingratitudine verso di lui, e spesso alla durezza verso i suoi simili. La preghiera cristiana dell’azione di grazie deve poter esprimere l’atteggiamento giusto dell’uomo dinanzi a Dio, dinanzi alla natura e dinanzi ai suoi simili, come ricordano già i salmi della Bibbia. La liturgia della Chiesa cattolica prevede già numerose preghiere di benedizione, all’inizio della semina o alla fine del raccolto, dei preziosi elementi della natura, la terra, l’aria, l’acqua e il fuoco, o degli animali. Un’adeguata rilettura dei racconti biblici della creazione ci ricorda che il Creatore ci ha posti in mezzo al giardino non per trascurarlo e abusarne, ma per custodirlo e usarne con rispetto, con senso di condivisione e attenzione alle generazioni future. È un’offesa fatta a Dio trascurare e disprezzare la sua creazione. È anche un’offesa reciproca che portiamo gli uni agli altri, esseri umani, animali, vegetali e minerali, tutte creature di un unico Creatore. La liturgia eucaristica, in cui l’azione di grazie e l’offerta sono così intense, contribuisce a una visione ecologica globale nella quale Dio è al centro, la natura è rispettata, l’uomo è amato. I cristiani di tutte le confessioni hanno cominciato a condividere questa medesima consapevolezza all’indomani dell’Assemblea ecumenica europea di Basilea del 1989 e di quelle successive (Graz, Sibiu). È importante proporre ai cristiani celebrazioni ecumeniche e azioni comuni. Occorre dunque tessere nuovi legami con la natura, con i nostri fratelli e sorelle e con Dio. È questo che aveva compreso san Francesco d’Assisi, patrono degli ecologisti, lui che, al prezzo di una coraggiosa rinuncia a ogni bene, ha fatto di tutta la sua vita una grande opera di riconciliazione e di fraternità, e che, quindi, poteva cantare: «Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate Sole (…). Laudato si’, mi Signore, per sora luna e le stelle (…). Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento (…), per sor’acqua (…), per frate focu (…). Laudato si’, mi Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba (…)».9 C Al termine di questo lavoro, appare evidente che i cristiani e le comunità cristiane sono chiamati a farsi carico delle questioni poste dalla crisi ecologica in uno spirito evangelico. Non è possibile amare Dio e il prossimo restando indifferenti al futuro del creato. La pubblicazione di questo documento può permettere la presa di coscienza, stimolare la riflessione dei cristiani e incoraggiarli a prendere delle iniziative, mentre li invita allo stesso tempo a rallegrarsi del desiderio creatore di Dio. Come afferma la preghiera eucaristica IV, «Fatti voce di ogni creatura, esultanti cantiamo». Che i cristiani facciano dunque proprio il presente testo, personalmente o in gruppi, e vi trovino materia per rinnovare la propria coscienza ecologica, elaborare iniziative nuove per preservare l’ambiente, e approfondire la solidarietà con tutti coloro che si preoccupano dell’avvenire dell’uomo e del mondo. B 3. Relazioni nuove con tut to il creato La nostra umanità ha urgente bisogno di persone responsabili e solidali, di economisti e di ingegneri, di giuristi e di politici, di educatori e di agricoltori, di artisti, di poeti e di mistici, riconciliati con la propria condizione di figli della terra. Essa ha bisogno di autentici giardinieri. La creazione di Dio ha bisogno di tutte le sue creature e di una fraterna armonia che regni fra di esse. Per cambiare il nostro mondo, cambiamo i nostri cuori! Occorre una conversione, un grande soprassalto morale, un cambiamento radicale dei nostri modi di pensare, di comunicare e di spostarci, di lavorare e di consumare. È tempo di coniugare nuovamente gusto di vivere e sobrietà, uso e rispetto, felicità e semplicità! Ora che gli avvertimenti sono stati lanciati, gli studi fatti e le dichiarazioni rilasciate, sono ormai necessari piani d’azione collettiva, come lo sono le azioni d’ogni cittadino – e dunque d’ogni cristiano – in tutti i campi della vita quotidiana; e ciò per consumare meglio, condividere di più e guardare lontano in solidarietà con tutti gli esseri umani, di oggi e di domani. 438 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 onclusione ibliografia (qui omessa; ndr) A llegati Schede diaconia 2013 e rispet to del creato Insieme, preserviamo il creato Il percorso «Diaconia» sta suscitando un crescente interesse dentro e fuori la Chiesa: 90 movimenti e servizi ecclesiali, oltre a numerose congregazioni religiose, hanno deciso d’impegnarsi per porre la diaconia al centro del proprio operato e della propria riflessione nei due anni a venire. In quasi tutte le diocesi si sono costituiti dei gruppi Diaconia 2013. All’interno di tale prospettiva si stanno preparando incontri, convegni, eventi. 429-440:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 439 Soltanto in Francia questo percorso comporterà migliaia di sessioni di lavoro, di riunioni, di raduni di varie dimensioni. A seguito del messaggio di Benedetto XVI per il 1° gennaio 2010, Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato, e nel contesto delle riflessioni che sta conducendo la Conferenza dei vescovi francesi sull’ecologia, auspichiamo che si presti particolare attenzione a ridurre al minimo l’impatto che i nostri incontri avranno sull’ambiente. A tal fine ci proponiamo di censire gli strumenti a disposizione, adattarli al percorso Diaconia e proporli il più ampiamente possibile alle diocesi, ai movimenti e servizi e alle congregazioni religiose. Un gruppo sta già lavorando alla preparazione del raduno a Lourdes del maggio 2013 allo scopo d’integrarvi il più possibile questa dimensione. La città di Lourdes è molto interessata a questo approccio, e desidera elaborare una mappa degli eventi eco-responsabili che possa servire da riferimento per manifestazioni future. È stato fissato un calendario di incontri di lavoro con gli incaricati del Comune che si occupano di sviluppo duraturo, e sono stati stabiliti quattro percorsi di lavoro: riduzione dei rifiuti, gestione dell’acqua, alimentazione e gestione degli spostamenti urbani. A proposito della riduzione dei rifiuti ad esempio, una delle idee è quella di fornire tutti i partecipanti all’arrivo di una bottiglia d’acqua personalizzata con i colori dell’evento. Questa bottiglia potrà essere riutilizzata nel corso dei tre giorni e si potrà portare a casa per ricordo. La municipalità contribuisce a questo percorso esemplare di riduzione dei rifiuti plastici fornendo i punti di rifernimento d’acqua per le bottiglie, per un risparmio di vuoti a perdere fra le 80.000 e le 100.000 unità! L’attenzione a questi aspetti pratici potrà anche essere occasione di (ri)scoperta che rispetto del creato e diaconia sono intimamente legati. Proteggere il creato significa vivere in maniera concreta la solidarietà con i più fragili, vicini a noi o lontani, ma anche con le generazioni a venire. Studi recenti mostrano come spesso coloro che subiscono le diseguaglianze sociali sono i più esposti alle diseguaglianze ecologiche. Da questo punto di vista servire la fraternità significa lavorare per consentire una convivenza agli uomini e alle donne di oggi in una più equa condivisione delle risorse del pianeta e preservando le sue risorse per le generazioni future. Verso assemblee cristiane più rispet tose del pianeta Un’attenzione allo «sviluppo duraturo» per assemblee e manifestazioni cristiane: alcuni suggerimenti. Perché? Incontri, assemblee, sinodi, pellegrinaggi, congressi, forum, seminari e altre manifestazioni cristiane sono occasioni in cui si radunano dai 50.000 ai 500.000 parteci9 panti in situazioni di grande intensità che segnano gli spiriti! Il carattere eccezionale o festivo degli incontri fra cristiani – spesso preparati e condotti da volontari – fa sì che gli obiettivi principali siano l’efficacia e la qualità spirituale piuttosto che il rispetto per il pianeta. Avviene così che regole e principi di sviluppo duraturo siano spesso ignorati negli obiettivi, dimenticati nei preventivi, negli ordini e nei percorsi preparatori, totalmente assenti nell’urgenza dello svolgimento e inesistenti nelle valutazioni. Di solito accade che per mancanza di tempo, per assenza di consapevolezza, di volontà chiara, o semplicemente a causa dell’immensa forza dell’abitudine questi incontri producano a ogni livello una molteplicità insospettata di sprechi che danneggia tanto la solidarietà mondiale quanto la limitatezza delle risorse del pianeta. Generalmente non abbiamo né coscienza, né riflessione, né pratica concreta, né valutazione del rispetto del creato come criterio di riuscita di un’assemblea di cristiani. Da qui l’urgenza d’intervenire per sensibilizzare, formare, accompagnare e fungere da fonte di risorse, cominciando dalle riunioni che ci coinvolgono. È così che l’attenzione mostrata da parte dell’istituzione può assumere tutta la forza di una leva, e la sua portata pedagogica di rispetto per il creato non mancherà di venire ampliata dalle domande che susciterà presso numerosi interlocutori potenziali: fornitori, prestatori d’opera, politici locali, sponsor… Come? L’attenzione al creato implica: – standard o livelli di qualità noti e stabiliti dagli organizzatori; – un’autorità morale fra gli organizzatori che verifichi il raggiungimento degli obiettivi enunciati; – una divulgazione e una comunicazione attive nei confronti dei futuri partecipanti; – una progressione possibile con vari livelli; – un’autovalutazione dei partecipanti e degli organizzatori basata su tali livelli. Gli otto temi proposti: 1. sostegno, diffusione e modalità d’informazione; 2. trasporti, spostamenti; 3. acquisti, segreteria, accoglienza, servizi; 4. bevande, ristorazione; 5. alloggio; 6. energie e rifiuti; 7. comunicazione e sensibilizzazione prima e durante le assemblee; 8. preghiera. Alcuni esempi di possibili esigenze in riferimento agli ot to temi 1. Sostegno, diffusione e modalità d’informazione: – nella lettera d’iscrizione includere un breve messaggio per spiegare le cause e il percorso d’attenzione per il creato; S. FRANCESCO D’ASSISI, Cantico delle creature. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 439 429-440:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 440 C hiese nel mondo – preferire iscrizioni online e una segreteria virtuale; – limitare la dotazione obbligatoria di documenti cartacei o di CDrom non strettamente necessari; meglio caricare i file in spazi virtuali a disposizione di quanti desiderano accedervi; – evitare cartelle promozionali riempite di doni e opuscoli: semplici carpette possono sostituire le valigette congressuali anche sponsorizzate (che costano poco in quanto importate da fabbriche del Sud); – consegna e raccolta dopo l’uso dei porta-cartellini identificativi (sistemazione di un raccoglitore per i portacartellini identificativi utilizzabili). 2. Trasporti, spostamenti: – rammentare le conseguenze delle emissioni di carbonio dei diversi trasporti; – promuovere l’utilizzo del treno qualora possibile; – organizzare una centrale per la condivisione dell’auto: http://www.easycovoiturage.com, http://www.larouteouverte.com; – favorire nettamente a livello di parcheggio o di tariffe gli utilizzatori di auto condivise; – navetta trasporto collettivo o tram, biglietti di trasporto collettivo forniti nel forfait; – fissare gli orari dell’incontro in funzione degli orari del trasporto collettivo; – scelta di un luogo ben servito dal trasporto collettivo o dal treno. 3. Acquisti, segretariato, accoglienza, servizi: – acquisti «verdi», carta parzialmente riciclata e/o sbiancata senza cloro, anche per le fotocopie; – fotocopie fatte sul posto per adattare le quantità al bisogno; – per la decorazione, niente fiori recisi o piante verdi non locali. 4. Bevande, ristorazione: – per le bevande nel corso della giornata, sostituire l’acqua in bottiglia con caraffe o dispenser d’acqua e bottiglie (o borracce individuali) ricaricabili, fornire vini o bibite in fusti o contenitori; nel caso di singole bottigliette, allestire il recupero dei vuoti a perdere in modo visibile e pratico; – niente bicchieri usa e getta, niente stoviglie usa e getta; – piatti unici, senza porzioni a imballaggio individuale, pane da tagliare a tavola: obiettivo, ridurre al massimo i rifiuti e lo spreco; – raccolta differenziata degli scarti dei pasti; – prodotti d’origine locale o regionale, rispettosi dell’idea di ridurre il trasporto; – prodotti da agricoltura integrata e rispettosa del creato; – caffè, cacao e tè forniti dal commercio equo-solidale. 5. Alloggio: – preferire l’alloggio in gruppi e, nel caso di ospitalità presso famiglie, non troppo lontane tra loro e il più vi- 440 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 cino possibile a una linea di trasporto collettivo o conveniente per l’utilizzo di auto condivise; – nel caso di alloggio in albergo, in sede di consultazione tenere conto delle esigenze ambientali (asciugamani non cambiati tutti i giorni, niente acqua in bottiglia…); – nel caso di ospitalità presso famiglie, il regalo di saluto può provenire dal commercio equo-solidale o essere di fabbricazione «casalinga». 6. Energie e rifiuti: – raccolta differenziata per la carta usata (allestimento di appositi contenitori e inserimento dello smaltimento nelle pratiche locali); – preferire immagini proiettate anziché insegne, che richiedono molti chilowatt per l’illuminazione e sono difficili da smaltire dopo la manifestazione; – nel caso dell’utilizzo di moquette, preferire il noleggio di superfici modulari (tipo Interfaces) con piastrelle sostituibili; – controllare nel dettaglio come il preventivo e il contratto dei prestatori d’opera (o dei volontari) trattano lo smaltimento dei rifiuti industriali assimilabili e la pulizia (curarne la redazione, la diffusione presso gli operatori e la valutazione). 7. Comunicazione e sensibilizzazione: – informazione specifica sul percorso e l’attenzione al creato in un opuscolo o un documento distribuito ai partecipanti; – un piccolo documento fra il materiale a disposizione che proponga le pratiche più rispettose del creato; – dei pannelli o uno stand per spiegare come attuare uno sviluppo duraturo e la volontà di tradurlo anche nelle caratteristiche specifiche dell’incontro in corso; – un momento durante l’assemblea plenaria per spiegare a tutti il senso profondo della scelta operata dagli organizzatori. 8. Preghiera: «Consapevoli del valore della preghiera, dobbiamo implorare da Dio creatore che egli illumini tutte le genti, ovunque esse siano, affinché esse sentano il dovere di rispettare e salvaguardare con cura la creazione» (GIOVANNI PAOLO II, BARTOLOMEO I, Dichiarazione comune sull’etica ambientale, Venezia, 10.6.2002; EV 21/549). Dedicare un momento di preghiera su questo tema specifico: – proporre una delle preghiere dei fedeli; – avere un luogo di preghiera appropriato; – comporre una preghiera o un canto; – saper rendere grazie; – approfondire il senso cristiano dello sviluppo duraturo, la sua dimensione spirituale e le implicazioni e gli obblighi che comporta. Per contatti e altre schede di lavoro: Diaconia 2013 – Gruppo EcoloCatho – Conferenza episcopale francese – 58, avenue de Breteuil, 75007 Paris; [email protected]; www.diaconia2013.fr/category/ecolocatho. 441-448:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 441 S tudi e commenti | ECOLOGIA Le Chiese e i cambiamenti climatici Il teologo anglicano Tim Gorringe alla conferenza annuale di Operation Noah D I fenomeni climatici che stanno modificando il nostro ecosistema globale in modo forse irreversibile sono una questione che tocca il cuore della fede, oppure viceversa un problema marginale sul quale è consentito alle Chiese avere posizioni differenti? Secondo Tim Gorringe, teologo anglicano docente all’Università di Exeter, alla luce della storia della Chiesa, della teologia e di considerazioni economiche e scientifiche i cambiamenti climatici costringono la Chiesa a una presa di posizione comune e senza cedimenti, perché – analogamente a quanto avvenuto nel secolo scorso rispetto al nazismo o all’apartheid – costituiscono un’emergenza che raggiunge il cuore stesso di ciò che significa essere Chiesa. Nella conferenza su «I cambiamenti climatici: materia di confessione di fede per le Chiese?», tenuta il 15 novembre per l’organizzazione cristiana interconfessionale Operation Noah, ciò si può sostenere per almeno tre ragioni: perché essi escludono dal benessere una parte dell’umanità; perché derivano da un uso anti-umano delle risorse del pianeta; e infine perché presuppongono una fedeltà idolatra alle pretese dell’economia globale. Stampa (18.11.2011) da sito web www.operationnoah.org; nostra traduzione dall’inglese. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 opo la Riforma e la rottura con la Chiesa di Roma, le Chiese della Riforma cominciarono presto a bisticciare fra di loro. Nel tentativo di appianare queste baruffe, nel 1577 la Formula di concordia operò una distinzione fra adiaphora – le cose non essenziali per la fede – e le cose alle quali occorreva attenersi, comportandosi di conseguenza, se si voleva essere considerati cristiani. Grossomodo, se il vicario per recitare il vespro voleva vestire la cotta, ciò era un adiaphoron. Si poteva pensare che fosse di cattivo gusto, magari un po’ pacchiano, ma non aveva poi tanta importanza. Al contrario se a tutti fosse consentito leggere la Scrittura nella propria lingua o se la giustificazione venisse dalla fede oppure dalle opere erano cose che toccavano il cuore stesso della fede. La questione che pongo in questo testo è se il problema dei cambiamenti climatici sia materia che tocca il cuore stesso della fede, o se sia un semplice adiaphoron, qualcosa riguardo a cui possiamo accordarci di avere vedute diverse. Le Chiese della Riforma formularono quanto consideravano il cuore stesso della fede in confessioni: nei secoli XVI e XVII se ne sono avute circa una ventina. La scelta di questo termine guardava al Nuovo Testamento, specialmente alla Lettera agli Ebrei, la quale parla della necessità di confessare Cristo nel tempo della persecuzione, e ai martiri della Chiesa delle origini. La confessione, nella Chiesa primitiva, era una presa di posizione senza cedimenti, come dire: questo è ciò che crediamo e non possiamo accettare compromessi al riguardo, anche se per questo dovessimo morire. Confessare è affermare ciò per cui si vive, cosa si vede come propria ragione di vita, è esporre il cuore di ciò che si crede, e vivere di conseguenza. Nel 1930 un pastore luterano, Hans Asmussen, impiegò il termine confessione nel suo tentativo di prendere posizione nella situazione estremamente confusa della Germania di quel tempo. Col crescere della potenza del nazionalsocialismo altri fecero lo stesso, e diversi gruppi ecclesiali formularono confessioni per dare evidenza al fatto che la Chiesa non 441 441-448:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 442 S tudi e commenti PATRIZIO RIGHERO poteva scendere a compromessi col fascismo e con un movimento che escludeva gli ebrei. Infine nel 1934 un vasto gruppo di pastori, sia luterani sia riformati, firmò la Dichiarazione teologica di Barmen, che diventò la base per la Chiesa confessante che si oppose a Hitler. Le sei tesi della Dichiarazione bollavano alcune delle pretese dei nazionalsocialisti come idolatre, affermavano che non vi sono ambiti della vita al di fuori della signoria di Cristo, e chiedevano alla Chiesa di fare autocritica sulle ideologie che avevano influenzato il suo messaggio. Riflettendo su quella Dichiarazione, molti anni dopo, Ernst Wolf, membro della Chiesa confessante, descrisse la confessione come «un testo in cui la testimonianza biblica è riassunta e concentrata su una questione specifica. È formulata da un gruppo rappresentativo nella Chiesa che parla a nome della Chiesa tutta di Cristo e la cui parola è ecclesialmente riconosciuta». Ma, proseguiva, confessare è già in sé un modo fondamentale di definire il compito quotidiano della vita di tutti i cristiani.1 In altre parole, vedere come la nostra fede regge la pressione della moltitudine di questioni che dobbiamo affrontare nella vita di tutti i giorni – sociali, personali, economiche, politiche – fa parte della sequela del discepolo. I limiti sia di Barmen sia della Chiesa confessante sono noti. La Dichiarazione non cita gli ebrei, e la Chiesa confessante non rappresentò un’opposizione seria a Hitler. Tuttavia, dopo la seconda guerra mondiale la Dichiarazione ispirò una serie di altre battaglie per la Chiesa. Nell’Europa continentale a lungo fu dibattuto se le armi nucleari richiedessero una confessione simile a Barmen. Nel 1958-59 gli ambienti ecclesiali della Germania Ovest produssero una dichiarazione teologica, attingendo da Barmen, la quale affermava che «comprendere armi di distruzione di massa nelle risorse coercitive a disposizione dello stato per i propri scopi di “minaccia e utilizzo della forza” è possibile solo a prezzo della negazione de facto di Dio che è fedele alla sua creazione e benevolo nei confronti della sua famiglia umana. Tale condotta è inconcepibile su basi cristiane. Rispetto a questa condotta, che consideriamo peccaminosa, la neutralità è incompatibile con la confessione di fede in Gesù Cristo. Qualunque tentativo di giustificare una simile condotta e una tale neutralità su basi teologiche porta all’eresia, semina confusione ed errore, e sfida la volontà del Dio trinitario».2 Nel 1977 la Federazione luterana mondiale concordò che l’apartheid fosse una questione confessionale, e fece appello alle Chiese bianche del Sudafrica, «sulla base della fede e allo scopo di manifestare l’unità della Chiesa, affinché rifiutassero pubblicamente e senza equivoci il sistema esistente di segregazione razziale».3 Nel 1982 la Dutch Reformed Mission Church (Chiesa missionaria riformata olandese) fece lo stesso.4 Quattro anni dopo, nel 1986, Ulrich Duchrow pubblicò un manifesto, al quale non è ancora stato dato adeguato riconoscimento, argomentando che A partire dai Testimoni Schede per catechesi ai giovani PRESENTAZIONE DI NICOLÒ ANSELMI 16 brevi ritratti di «testimoni» di vita cristiana del secolo scorso, presentati attraverso una biografia essenziale e una scheda di attività da svolgere con i ragazzi, curandone il coinvolgimento. 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Come è emerso sin dagli anni Trenta del XX secolo, possiamo dire che i tratti tipici della confessione di fede per la Chiesa sono tre. Primo, la confessione è la risposta a un’emergenza che tocca il cuore stesso di ciò che significa essere Chiesa. La segregazione razziale e la clausola ariana mettevano entrambe in dubbio l’idea che la salvezza fosse per tutti uguale. Queste confessioni implicavano dei rifiuti molto specifici – no alla clausola ariana, no alla segregazione razziale, ma fondamentalmente, come dice Eberhard Busch, «sebbene il rifiuto possa essere la motivazione principale per una confessione, il suo specifico non sarà basato sul fatto che il suo messaggio principale è un “no” a qualcosa di sbagliato, ma piuttosto sul suo “sì” alla verità del divino Vangelo».5 Il «no» che è detto per amore di un «sì», dell’affermazione della pienezza di vita che il Creatore vuole per tutti i popoli e tutte le creature. Il «sì» di queste confessioni implicava un’affermazione di solidarietà con coloro che venivano esclusi.6 Secondo, Bonhoeffer scrisse che una confessione come quella di Barmen è «la decisione della Chiesa, sulla base della sua intera dottrina, di affrontare la lotta in un particolare ambito».7 Vi sono qui tre elementi: una confessione rappresenta una decisione, il riconoscimento che il tempo del libero dibattito e della discussione è finito e che la Chiesa, per essere Chiesa, deve prendere posizione. Essa riposa sul richiamo a quanto è essenziale per l’esistenza cristiana: richiama alla dottrina intera della Chiesa. E si rivolge a una crisi specifica. Alla luce di Gesù Cristo, come dice Busch, dobbiamo chiederci di nuovo, di situazione in situazione: che cosa ci viene comandato ora in questo scenario?8 Nell’urgenza della riflessione sulla questione 1 E. WOLF, «Die Bindung an das Bekenntnis: Bemerkungen zu wesen und Funktion des formulierten Bekenntnisses», in M. WEISE (a cura di), Wort und Welt. FS Erich Hertzsch, Berlin 1968, 323-336. 2 U. DUCHROW, The Global Economy: A Confessional Issue for the Churches?, WCC, Geneva 1986, 105. Pubblicato l’anno precedente in Germania con il titolo Weltwirtschaft heute: Eine Welt für bekennende Kirche? 3 Testo in E. BETHGE, «Status confessionis. Was ist das?», in Bekennen und Widerstehen. Aufsätzen, Reden, Gespräche, Kaiser, München 1984, 50-86. 4 Cf. C. VILLA-VICENCIO, Between Christ and Caesar: Classic and Contemporary Texts on Church and State, Eerdmans, Grand Rapids 1986, 241ss. 5 E. BUSCH, The Barmen Theses Then and Now, Eerdmans, Grand Rapids 2010, 9. ebraica, Bonhoeffer suggerì che quanto costituiva lo status confessionis era sorto in relazione all’eccesso o alla carenza di legge: l’interferenza da parte dello stato nella vita della Chiesa e il mancato adempimento al suo mandato di proteggere tutti i propri cittadini.9 Per Duchrow ciò comprende la necessità di ripudiare l’eresia «non solo nella dottrina e nell’ordinamento della Chiesa, ma anche nella collaborazione da parte dei cristiani alla sistematica ingiustizia sociale o politica e nella legittimazione di tale ingiustizia da parte della Chiesa».10 Terzo, la confessione inizia con un’ammissione di colpa o di complicità, con una chiamata della Chiesa al pentimento, non con l’esclusione di altri.11 Come dice Karl Barth, vi è solidarietà fra il pagano entro la Chiesa e il pagano fuori di essa. «La lotta non ha carattere di giudizio, ma si preoccupa creativamente di confessare, pregare, intercedere, esortare e interrogare».12 «Solo i veri pentiti possono essere autentici confessori, proprio come una reale confessione può solo parlare in modo penitenziale».13 Date queste caratteristiche della confessione, mi accingo a porre la questione se i cambiamenti climatici possano rappresentare una simile istanza. E innanzitutto una parola sui cambiamenti climatici stessi. I cambiamenti climatici La biosfera è l’elemento più basilare delle risorse comuni mondiali (global commons), un dato di fatto riconosciuto da organizzazioni come il Global Commons Institute, che opera per ridurre le emissioni di biossido di carbonio. La biosfera è un ciclo, nel quale «ogni pianta che dà seme», come dice la Genesi, trasforma il biossido di carbonio e produce ossigeno durante la fotosintesi, quindi l’ossigeno viene consumato e il biossido di carbonio rilasciato. Questo ciclo negli ultimi due secoli è stato sconvolto da colossali discariche, effettuate dall’uomo, di biossido di carbonio e degli altri gas serra: metano, ossido di diazoto e clorofluorocarburi (CFC). Secondo il Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC), la concentrazione attuale di biossido di carbonio non è mai stata così alta nel corso dei passati 420.000 anni 6 Cf. BETHGE, «Status confessionis», 79. D. BONHOEFFER, «Zur Frage nach der Kirchengemeninschaft», in Gesammelte Schriften, Kaiser, München 1965, II, 226, e in The Way to Freedom, Collins, London 1966, 83; corsivo dell’autore. 8 Cf. BUSCH, The Barmen Theses, 43. 9 Cf. D. BONHOEFFER, Works, vol. 12, Fortress, Minneapolis 2009, 364ss. 10 DUCHROW, The Global Economy, 95.104. 11 Cf. K. BARTH, «Die Theologie und die Mission in der Gegenwart», in Theologische Fragen und Antworten, Theologischer Verlag, Zurich 1986, 102. 12 DUCHROW, The Global Economy, 88. 13 BUSCH, The Barmen Theses, 10. 7 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 443 441-448:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 444 S tudi e commenti e probabilmente neppure durante i 20 milioni di anni precedenti. Attualmente stiamo aggiungendo all’atmosfera 6 miliardi di tonnellate di carbonio ogni anno. Il risultato è un pianeta più caldo. I danni risultanti dal riscaldamento globale si stanno già vedendo, ma, cosa ancora più importante, tutta la vita sulla terra, e non solo la vita umana, prospera entro una fascia di temperatura relativamente stretta. L’aumento anche di un solo grado può accelerare in modo drammatico i ritmi dell’estinzione delle specie, e alcuni gradi potrebbero portare a un danno irreversibile. L’estinzione di massa avutasi alla fine dell’era permiana è stata collegata a un aumento di 6 gradi Celsius, che ricade entro la gamma di aumento che l’IPCC ritiene possibile.14 Nel 2001 l’IPCC valutò che, per evitare effetti catastrofici, il riscaldamento globale non dovesse superare i 2 gradi di aumento. Gli scienziati del Goddard Institute for Space Studies della NASA ritengono che il punto di non ritorno, oltre il quale i meccanismi di reazione potrebbero mandare fuori controllo il riscaldamento globale, forse è già stato raggiunto.15 Tale punto di non ritorno porterebbe a un cambiamento non graduale ma molto repentino.16 Il Tyndall Centre, in Gran Bretagna, considera probabile un riscaldamento di 4-5°C. Esiste quindi il fondato timore che il mondo possa oltrepassare punti di non ritorno che renderebbero inevitabile l’accelerazione del riscaldamento globale, come la morte delle foreste pluviali e lo scioglimento del permafrost (i quali poi diverranno entrambi fonti di emissioni di carbonio; cf. Regno-doc. 13,2011,395ss), la perdita di quasi tutti i ghiacciai e lo scioglimento delle calotte polari.17 Cambiamenti climatici ed economia La storia che racconta l’IPCC inizia a metà del XVIII secolo, con quella che conosciamo come rivoluzione industriale. L’aumento della popolazione, da presumibilmente molto meno di un miliardo agli attuali sette miliardi, è legato agli enormi progressi nella produttività resi possibili da questa rivoluzione, tutti sospinti dall’energia a basso costo. Per quanto tecnofobi si possa essere, è impossibile negare i vantaggi di questo processo. Sì, un sesto della popolazione mondale vive oggi in condizioni che Mike Davis definisce di «kurtziano orrore», ma la maggior parte degli esseri umani è nutrita, vestita, alloggiata e istruita meglio di quanto i suoi antenati avrebbero mai potuto sognare. È stata una storia di progresso, e in molti ambiti lo rimane. Mentre gli storici rigettavano la prospettiva Whig della storia (che presentava la storia come un ininterrotto cammino verso la libertà e il progresso politico, scientifico e sociale; ndr), gli economisti la sottoscrivevano con entusiasmo. I nostri politici, il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale ci stanno ancora dicendo che la crescita è l’unica soluzione ai nostri problemi. Sentiamo affermare continuamente che la Grecia e l’Ita- 444 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 lia per sconfiggere il debito devono crescere. Noi, nel nostro paese, non ci possiamo permettere alcuna derisione: godiamo del benessere che ci garantiscono i nostri beni di consumo. È naturale che tutti gli altri desiderino lo stesso. Chi siamo noi per obiettare, quando l’azienda indiana Tata riesuma la dottrina originale di Henry Ford e vuole che ogni cittadino del mondo si possa permettere un’auto, o quando un imprenditore indiano vuole che il più povero dei suoi connazionali abbia la possibilità di volare? Le promesse della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, emanata dalle Nazioni Unite nel 1948, che domandava alloggio, cibo, educazione e cure mediche adeguati per tutti, sembrano adempiute in modo paradigmatico nelle cosiddette nazioni sviluppate, ed ecco perché i migranti continuamente sciamano verso quei paesi. Il problema è che il fatto di avere un pianeta limitato rende i livelli di vita di cui godono i ricchi occidentali impossibili come obiettivo universale, dati i livelli di popolazione attuale. Come nota Herman Daly, la prospettiva offerta dalla crescita è: di più per tutti e sacrifici per nessuno. Ma, dice, se davvero vogliamo fare qualcosa per la povertà – e, aggiungiamo, per i cambiamenti climatici – allora dobbiamo affrontare la questione morale della redistribuzione.18 E un altro americano, Wendell Berry, scrive che dobbiamo renderci conto che è «folle, peccaminoso e suicida distruggere la ricchezza della natura per amore di un’economia che in realtà non è affatto un’economia ma solo un sistema finanziario, il quale è innaturale, non democratico, sacrilego ed effimero. Non vi è sintomo più evidente della nostra pazzia che la dichiarata intenzione di continuare ad alimentare una crescita economica illimitata».19 Tuttavia il desiderio di elevare gli standard di vita per tutti non racconta la storia fino in fondo. Fa parte delle cause della crescita insostenibile anche credere che l’unica strada che ha l’economia globale per funzionare con efficienza e creatività sia la concorrenza. Ma un’economia competitiva a livello globale significa che ogni azienda e ogni paese devono crescere in rapporto ai propri concorrenti o perderanno. Ora, questo è suicida perché l’inevitabile conseguenza di tale crescita è che sulle risorse viene rovesciata una domanda in continuo aumento. Sappiamo che già stiamo eccedendo la capacità di carico della terra, vivendo un bio-deficit. Perché tutti possano vivere come un londinese avremmo bisogno di 3 pianeti; come un cittadino di Los Angeles, di 5 pianeti; come un cittadino di Dubai, di 10 pianeti. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea con il 10% soltanto della popolazione mondiale sono responsabili del 45% di tutte le emissioni di biossido di carbonio. Le emissioni pro capite britanniche assommano a 9,6 tonnellate di biossido di carbonio all’anno, mentre il livello di sostenibilità per singola persona è 2,45 tonnellate. Nella loro celebre elaborazione dell’impronta ecologica, Wackernagel e Rees calcolano la «quota 441-448:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 445 di Terra» assegnata a ogni essere umano, la superficie di Terra necessaria per provvedere in modo sostenibile a tutto ciò di cui necessitiamo. Oggi, con 7 miliardi di persone sulla Terra, essa è 1,89 ettari per persona. Sfortunatamente, la media degli Stati Uniti è 9,5 ettari, e quella britannica 5,9. Dati i livelli di povertà esistenti in entrambe queste nazioni, ciò significa che alcuni stanno enormemente sovraconsumando. Questa disparità solleva urgenti questioni di equità. «Se non cade la manna dal cielo», scrive Charles Landry, riflettendo su questi dati, «si può affermare che la civiltà non sopravvivrà nella forma attuale. Non è una questione di ideologia. Semplicemente non vi è abbastanza pianeta per conservare la cultura come la conosciamo oggi».20 Ted Trainer della University del New South Wales scrive: «Esiste la diffusa convinzione che una società dei consumi capitalista, fondata sulla volontà di aumentare indefinitamente, e più velocemente possibile, produzione, vendita, investimenti commerciali, “standard di vita” e prodotto interno lordo può essere possibile sulla base delle energie rinnovabili… ma nel caso in cui questa convinzione fosse sbagliata, nel futuro molto prossimo ci troveremo di fronte a problemi catastrofici, e dovremmo esplorare con estrema urgenza radicali alternative sociali». 21 A parte tutto questo, esistono problemi seri e di lunga data relativi all’etica della competizione. «Topi e scarafaggi vivono in competizione e secondo la legge della domanda e dell’offerta», scrive Wendell Barry. «È privilegio degli esseri umani vivere secondo le leggi della giustizia e della misericordia. È impossibile non notare che quanti propongono l’ideale della competizione hanno poco da dire sull’onestà, che è la virtù economica fondamentale, e pochissimo sulla comunità, sulla compassione e sull’aiuto reciproco».22 L’urgenza di cui parla Ted Trainer purtroppo non è stata percepita al Vertice di Copenaghen. Non è stato fissato un limite per le concentrazioni di CO2, non è stata fissata una data per il picco delle emissioni; non si è avuta una reale trattativa sulla riduzione delle emissioni dalla deforestazione e dal degrado delle foreste. La questione dell’esaurimento delle risorse non sembra affatto essere all’ordine del giorno. «La politica viene pesata sulla bilancia e tro14 Cf. M. LYNAS, Six Degrees, Fourth Estate, London 2007, 244. Cf. J. HANSEN ET AL., «2007. Climate Change and Trace Gases», in Philosophical Transactions of the Royal Society A (2007)365, 1925-1954, in pubs.giss.nasa.gov/docs/2007/2007_ Hansen_etal_2.pdf, citato da G. MONBIOT, «A Sudden Change of State», in The Guardian 3.7.2007. Con un innalzamento di oltre 3°C la vegetazione del pianeta diventerebbe una fonte di carbonio. È solo uno dei meccanismi che potrebbe far scattare un elevato livello di riscaldamento. G. MONBIOT, «If we act as if it’s too late, then it will be», in The Guardian Weekly 27.3.2009. 16 Cf. F. PEARCE, citato in A. GIDDENS, The Politics of Climate Change, Polity, Cambridge 2009, 25. 17 Cf. OXFAM, Suffering the Science. Climate Change, People and Poverty, July 2009, 9. 18 Cf. H. DALY, Steady State Economics, Earthscan, London 1992, 9. 15 vata scarsa», ha commentato Polly Toynbee. «Ormai è segnato. La guida che sarebbe necessaria all’interno degli stati e fra di essi è un fardello più grave di quanto il meccanismo del potere governativo possa reggere».23 «Gli stati nazionali», ha scritto George Monbiot, «perseguendo ciascuno i propri interessi, dal 1992 hanno deposto il carico della responsabilità. I profitti aziendali e la convenienza politica si sono dimostrati più urgenti sia della natura sia della civiltà umana».24 Questo fallimento deriva dall’insistenza sull’idea che è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca. Essa può assumere la forma di ipotizzare che si possano affrontare i cambiamenti climatici con il meccanismo della compensazione delle emissioni, ipotesi per la quale non vi è credibilità scientifica.25 In Inghilterra il Comitato di valutazione ambientale della Camera dei deputati ha osservato che l’attenzione sulla tecnologia e sulla scienza del clima «sta creando un’apparenza di attività… ma si evadono le più ardue decisioni politiche nazionali e internazionali, che vanno prese se si vuole trovare una soluzione».26 Il Global Commons Institute è del parere che questi stratagemmi non affrontino né le emissioni in aumento né le concentrazioni di gas serra atmosferiche. Non riconoscono che i cambiamenti climatici sono una questione di giustizia, in quanto il 20% più ricco della popolazione mondiale usa quasi il 60% di tutta l’energia. Dato che il mercato è la metafisica del nostro mondo, non sorprende che si siano prese in considerazione idee come quella di commerciare in quote di emissioni fra economie o fra aree più o meno sensibili ecologicamente. La Dichiarazione di Durban sul commercio del carbonio nota che il tentativo di commerciare in carbonio segue la riduzione di tutto il resto a merce, e che la capacità e possibilità per la Terra di conservare un clima favorevole alla vita e alla società umane viene ora affidata alle mani delle stesse compagnie che stanno distruggendo il clima. «Presuppone che le scelte possano essere ridotte a questioni di valore monetario».27 Un secondo stratagemma più preoccupante ancora del commercio del carbonio è l’idea che sia possibile affrontare il cambiamento climatico con la geo-ingegneria. Il Bipartisan Policy Centre di Wa19 W. BERRY, Sex, Economy, Freedom and Community, Pantheon, New York 1992, 13. 20 C. LANDRY, The Art of City-Making, Earthscan, London 2006, 93. 21 T. TRAINER, Renewable Energy Cannot Sustain a Consumer Society, Springer Verlag, Berlin 2007, 9. 22 W. BERRY, What are people for?, North Point, San Francisco 1990, 135. 23 P. TOYNBEE , «Gutless, yes. But the planet’s future is no priority of ours», in The Guardian 19.12.2009, 35. 24 G. MONBIOT, «Bickering and filibustering while the biosphere burns», in The Guardian 19.12.2009. 25 Cf. H. BACHRAM ET AL ., Hoodwinked in the Hothouse, Transnational Institute, Amsterdam 2005. 26 HOUSE OF COMMONS ENVIRONMENTAL AUDIT COMMITTEE, Ninth Record of Session 2007-8, 15.7.2008. 27 Cf. www.carbontradewatch.org. IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 445 441-448:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 446 S tudi e commenti ANTONELLA CARFAGNA - FRANCESCO ROSSI DE GASPERIS shington vuol provare a fare esplodere migliaia di tonnellate di particelle di polvere nello spazio per riflettere la luce del sole, fertilizzare l’oceano con nanoparticelle di ferro per aumentare i livelli di fitoplancton e aspirare il carbonio dall’atmosfera. John Vidal afferma che il Centre è in parte finanziato da compagnie petrolifere, farmaceutiche e biotecnologiche, e che rappresenta i più potenti interessi accademici, militari, scientifici e aziendali degli Stati Uniti. Opera inoltre in favore del libero commercio, della supremazia militare USA e del potere delle grandi compagnie.28 E i cambiamenti climatici sono soltanto una delle questioni che dobbiamo affrontare: l’esaurimento delle risorse e l’acidificazione degli oceani sono altrettanto importanti. Richard Heinberg nota che «non abbiamo convenzioni fissate per contrastare la morte degli oceani. Non vi è una politica globale per prevenire l’impatto economico derivante dall’esaurimento del combustibile fossile. Non vi è un protocollo mondiale per proteggere il prezioso strato di suolo terrestre che è tutto ciò che ci separa dalla fame. Non esiste una reale convenzione sulla conservazione dell’acqua potabile».29 Come dice Ron Engelman, ci troviamo di fronte a una vera emergenza, «un’emergenza che comporta rischi a lungo termine, paragonabile alla guerra mondiale, ma che non richiede ad alcuno di arrendersi bensì a tutti di cooperare».30 Un altro fattore che favorisce il riscaldamento globale, a parte la dottrina secondo la quale o si compete o si soccombe, è il debito. È questo il problema che attualmente preoccupa tanto l’Unione Europea, il Fondo monetario internazionale e le altre agenzie finanziarie. La spinta alla crescita è data non solo dal desiderio di una torta più grande per una popolazione più grande; non solo dal fatto che siamo impegnati nella competizione; non solo dal fatto che siamo stati tutti convinti che siamo consumatori piuttosto che cittadini, ma semplicemente per rifondere gli interessi sui prestiti di capitali. L’intera economia mondiale attualmente è un tapis roulant sul quale centinaia di migliaia di esseri umani crollano e muoiono, e dal quale intere nazioni sono condotte sull’orlo della rovina per la necessità di ripagare il debito.31 Ogni giorno sentiamo le notizie che i mercati sono nervosi e per l’Italia o la Grecia vogliono tassi d’interesse più alti per giustificare i rischi che stanno assumendo. Cosa significa? Chi ne beneficia? Una minuscola manciata di affaristi e quanti investono nei fondi speculativi. Rifondere il debito richiede una produzione frenetica, la quale spinge il riscaldamento globale. A questo proposito si dovrebbe osservare come la proibizione dell’usura nel mondo antico, e non solo in Israele, non era dovuta a idee sorpassate e primitive sull’economia, ma nasceva precisamente in quanto si era rilevato che il regime dell’interesse distrugge la comunità, distrugge la vita. Il mondo antico aveva fatto esperienza esattamente di ciò di cui oggi facciamo esperienza noi. Luoghi di Rivelazione Dove sulla terra si apre il cielo (cf. Gen 28,10-21/Gv 1,50-51) CON UN’APPENDICE DI FEDERICA ANNIBALI N ella Bibbia le narrazioni sui patriarchi sono scandite dal riferimento ai luoghi ove il Signore si rivela, fino a costituire una mappa della conoscenza di Dio e dell’identità credente. Su tale sfondo si snoda il percorso degli autori, che parte dalla terra e dagli eventi di rivelazione che l’hanno segnata, per introdurre alla comprensione di Gesù di Nazaret. «LETTURA PASTORALE DELLA BIBBIA SEZ. BIBBIA E SPIRITUALITÀ» EDB Edizioni Edizioni Dehoniane Dehoniane Bologna Bologna pp. 256 + 8 a colori - € 23,00 V2 a/ nr de11 a4a-at l 0o3aBn1ni 9 Re1pal 60 t o5l l 00a-aF xal 60 t o5l l 55 www.dehoniane.it AMOS LUZZATTO - LUIGI NASON In ascolto delle Scritture di Israele PREFAZIONE DEL CARD. CARLO MARIA MARTINI S e le Scritture ebraiche confluiscono, come Antico Testamento, a formare, assieme al Nuovo, la Bibbia cristiana, esse tuttavia conservano una propria autonoma interpretazione: su questo tema intervengono un ebreo e un cristiano. Terza uscita di una collana volta a promuovere la conoscenza dell’ebraismo vivente e ad agevolare la riconciliazione delle Chiese cristiane con il popolo di Israele. EDB Edizioni Edizioni Dehoniane Dehoniane Bologna Bologna «CRISTIANI ED EBREI» pp. 136 - € 12,00 Via Nosadella 6 - 40123 Bologna Tel. 051 4290011 - Fax 051 4290099 www.dehoniane.it 446 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 441-448:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 447 I cambiamenti climatici, e le loro connessioni con l’economia globale, sono materia di confessione di fede per la Chiesa? Richiamiamo le caratteristiche della confessione: ciò di cui si tratta deve toccare il cuore stesso della fede, richiedere un «no» per amore di un «sì» più grande; rappresenta una «decisione della Chiesa basata sulla sua intera dottrina, per affrontare la lotta in una specifica situazione»; presuppone il pentimento da parte della Chiesa. A me pare che i cambiamenti climatici siano materia di confessione per almeno tre ragioni. Le confessioni della Chiesa negli anni Trenta del XX secolo furono originate dalla clausola ariana, che escludeva i non ariani dal pubblico impiego e da altri lavori. Le confessioni contro l’apartheid erano determinate dall’esclusione di una sezione della comunità da gran parte degli aspetti della società civile. La Chiesa sentì la confessione inevitabile in quanto la sua unità era spezzata: lo stato garantiva l’inclusione ad alcuni membri e non ad altri. Ma oggi una simile divisione si verifica fra quei paesi che sono le vittime immediate dei cambiamenti climatici, come le isole del Pacifico, e quelli che ne costituiscono le cause principali. Oltre a ciò, le generazioni a venire e forse ogni tipo di vita sono minacciati dal nostro rincorrere la crescita a qualunque livello. In realtà il nostro impegno a crescere a ogni costo si configura come una clausola ariana contro i nostri nipoti e i loro nipoti. Così diciamo «no» per amore di un «sì» al pianeta e alle future generazioni. Diciamo «no» alla crescita cancerogena per amore di un’economia sostenibile nella quale tutto può prosperare. In secondo luogo vi è il punto richiamato da Bonhoeffer, se un governo che manca di andare incontro alle necessità dei propri cittadini non richieda una confessione. In realtà è peggio. L’economia non solo manca d’incontrare le umane necessità, ma minaccia di distruggere molti aspetti del buon creato di Dio. L’economia come l’abbiamo oggi è una realtà antigrazia. La grazia è dono: rispondere alla grazia è riconoscere il dono di ogni vita vivendo con gratitudine. «Scopriremo», scrive Wendell Berry, «che il nostro distruggere la natura non è solo cattiva amministrazione, o economia stupida, o un tradimento della responsabilità di famiglia; è la blasfemia più orrenda. È rigettare i suoi doni in faccia a Dio, come se non avessero altro valore se non quello che assegniamo loro nel distruggerli… la Bibbia non ci autorizza a sterminare, o distruggere in permanenza, o disprezzare alcunché sulla terra o nei cieli sopra di essa o nelle acque sotto di essa. Abbiamo diritto di usare i doni della natura ma non di rovinarli o distruggerli. Abbiamo il diritto di usare ciò di cui abbiamo bisogno ma niente di più, ecco perché la Bibbia proibisce l’usura e la grande accumulazione della proprietà. L’usuraio, dice Dante, condanna la natura poiché pone altrove la sua speranza».32 Una sana economia è un’economia che viene incontro alle necessità della popolazione mondiale, lasciando il mondo in ordine per le generazioni future. Ma l’economia attuale, spesso giustamente chiamata economia da casinò, comporta un tipo di vita condotta senza pensare, con assoluta indifferenza per i poveri, per le generazioni future, per le altre specie. Richiede quindi un «no» basato sul sì della nostra fede alle radici, affondate nella grazia, che ogni cosa possiede. In terzo luogo, la Dichiarazione teologica di Barmen ebbe inizio sollevando la questione dell’idolatria, e implicando che la fedeltà pretesa dallo stato nazista fosse idolatra. La domanda attuale è la seguente: le pretese dell’economia globale, che considero la spinta principale ai cambiamenti climatici, sono idolatre allo stesso modo? In che modo si può capire? Il marchio di un idolo è che invariabilmente divora la vita.33 La domanda a cui rispondere è, con le parole di Duchrow: «La Chiesa difende la vita di tutti gli esseri umani e della terra intera, oppure si schiera con il sistema economico globale che come minimo tollera e addirittura provoca per inerzia, con i meccanismi così strutturati, la morte di tanti e la distruzione della terra?».34 Ormai da tempo gli osservatori hanno evidenziato che la questione dei cambiamenti climatici è spaventosamente urgente, ma i capi di stato e di governo che si sono incontrati a Copenaghen, i nostri governi e i mercati finanziari, e per la verità la maggior parte della gente, si comportano come se così non fosse. Se i cambiamenti climatici fuori controllo minacciano la vita sulla terra, e l’economia globale ne è la spinta principale, allora, mi sembra, ciò è materia di confessione per le Chiese. Che cosa ne conseguirebbe? La Federazione luterana mondiale nel 1977 osservò che «la sottoscrizione di una confessione è più di un riconoscimento formale della dottrina. Le Chiese che hanno firmato le confessioni della Chiesa con ciò s’impegnano a mostrare attraverso la propria testimonianza e il proprio servizio quotidiani che il Van- 28 Cf. J. V IDAL , «New Climate battle commences», in The Guardian Weekly 14-20.10.2011. 29 Cf. www.richardheinberg.com, museletter 212, «The Meaning of Copenaghen», gennaio 2010. 30 R. ENGELMAN, «Sealing the Deal to Save the Climate», in State of the World 2009, 169. 31 Una lettera di H. Smith e S. Boseley a The Lancet, intitolata «Greece’s economic ruin leads to collapse in health services», osservava che «vi sono segnali che le risultanze sanitarie sono peggiorate, specialmente nei gruppi vulnerabili». Vi è stato un aumento del 14% nel numero di greci che hanno riferito che la propria salute è stata cattiva o molto cattiva fra il 2007 e il 2009. In questo periodo i suicidi sono aumentati del 17% e i dati del 2010 confrontati con il 2009 rivelano un aumento del 25%; cf. The Guardian Weekly 14-20.10.2011. 32 BERRY, Sex, Economy, Freedom and Community, 98. 33 Cf. F. H INKELAMMERT , «The Economic Roots of Idolatry», in P. RICHARD ET AL., The Idols of Death and the God of Life, Orbis, Maryknoll 1983, 191. 34 DUCHROW, The Global Economy, 179. Cambiamenti climatici, economia e confessione della Chiesa IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 447 441-448:Layout 3 11-07-2012 14:59 Pagina 448 S tudi e commenti gelo ha dato loro il potere di vivere come popolo di Dio.35 Non dar seguito alla fede con l’obbedienza è, come disse Lutero, «abolire Cristo predicandolo».36 Che cosa significherebbe allora obbedienza? Primo, ne seguirebbe che, come nella comunità Iona alla quale appartengo, il calcolo del carbonio dovrebbe semplicemente diventare parte del discepolato cristiano, misurando la nostra impronta e cercando di ridurla anno dopo anno, utilizzando allo scopo strumenti come il calcolatore Resurgence (www.resurgence.org). Recitare il Credo ogni domenica significa agire per ridurre la nostra impronta di carbonio. Non si tratta di ecofariseismo, ma semplicemente di riconoscere che essere cristiani ha un prezzo, che la sequela di Cristo non lascia intatto uno stile di vita piccolo-borghese. Secondo, significherebbe un «no» agli attuali motori che spingono i cambiamenti climatici, al capitale finanziario che sta sconvolgendo le comunità e il pianeta, e il sostegno invece a un modello completamente diverso. Non è che non vi sia alternativa al modello attuale. Come insiste Herman Daly da oltre trent’anni, una condizione stabile per l’economia ha rappresentato la norma per la maggior parte della storia umana: l’economia di crescita è l’aberrazione. Quindi il nostro discepolato comprende la promozione di una diversa economia. Come raccomanda DIRETTORE RESPONSABILE CAPOREDATTORE PER ATTUALITÀ Gianfranco Brunelli CAPOREDATTORE PER DOCUMENTI Guido Mocellin SEGRETARIA DI REDAZIONE Chiara Scesa REDAZIONE p. Marco Bernardoni / Gianfranco Brunelli / Alessandra Deoriti / p. Alfio Filippi / Maria Elisabetta Gandolfi / p. Marcello Matté / Guido Mocellin / p. Marcello Neri / p. Lorenzo Prezzi / Daniela Sala / Piero Stefani / Francesco Strazzari / Antonio Torresin EDITORE Centro Editoriale Dehoniano, spa PROGETTO GRAFICO Scoutdesign Srl IMPAGINAZIONE Omega Graphics Snc - Bologna STAMPA italia tipolitografia s.r.l. - Ferrara Registrazione del Tribunale di Bologna N. 2237 del 24.10.1957. Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana 448 IL REGNO - DOCUMENTI 13/2012 DIREZIONE E REDAZIONE Via Nosadella, 6 - 40123 Bologna tel. 051/3392611 - fax 051/331354 www.ilregno.it e-mail: [email protected] PER LA PUBBLICITÀ Ufficio commerciale CED-EDB e-mail: [email protected] tel. 051/4290023 - fax 051/4290099 ABBONAMENTI tel. 051/4290077 - fax 051/4290099 e-mail: [email protected] QUOTE DI ABBONAMENTO PER L’ANNO 2012 Il Regno - attualità + documenti + Annale 2012 - Italia € 63,00; Europa € 102,00; Resto del mondo € 114,00. Il Regno - attualità + documenti Italia € 61,00; Europa € 100,00; Resto del mondo € 112,00. 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Riconoscere i cambiamenti climatici come materia confessionale implica anche, terzo punto, pentimento da parte della Chiesa, con l’esame della nostra complicità con l’attuale sistema finanziario e la nostra dipendenza da esso, e la risoluzione di intraprendere di conseguenza azioni concrete. Una Chiesa che abbraccia Mammona non può testimoniarvi contro. Per amore della creazione di Dio la Chiesa deve mettere ordine nella propria casa finanziaria e sviluppare investimenti e strategie economiche differenti. Al termine del suo libro Six Degrees, Mark Lynas espone dettagliatamente tutte le ragioni che causano il rifiuto di intervenire contro i cambiamenti climatici, ma lascia spazio alla speranza. Come Rob Hopkins del Transition Town Movement, egli argomenta che una società a basso livello di emissioni di biossido di carbonio sarebbe una società più felice e più giusta, «ricorderebbe che il nostro pianeta è un dono unico – forse l’unico del suo genere in tutto l’universo –, che siamo straordinariamente privilegiati a nascervi».37 Questo è davvero riconoscere la creazione come grazia, cosa a cui la Chiesa ha sempre reso omaggio, almeno con le labbra. Viviamo di conseguenza? Lo prendiamo sul serio? Nelle recriminazioni e autogiustificazioni che seguirono la fine della seconda guerra mondiale Kondrad Adenauer, appena rilasciato dal campo di concentramento, scrisse a un pastore di Bonn: «Io credo che se tutti i vescovi insieme in un dato giorno avessero reso pubbliche dichiarazioni dal pulpito, avrebbero potuto prevenire molto di ciò che è accaduto. Ciò non è stato fatto, e per questo non vi è scusa. Non sarebbe stato male se come conseguenza i vescovi fossero stati messi tutti in prigione o in campo di concentramento. Proprio il contrario. Ma nulla di questo è avvenuto e quindi è meglio tacere».38 La nostra generazione ha di fronte una sfida ancora più grande, non la minaccia della prigione o dei campi di concentramento, ma della confortevole apatia, della negazione e dell’interesse personale istituzionalizzato. Si applicherà anche a noi l’amaro rimprovero di Adenauer, sperando che vi siano future generazioni a considerarci responsabili? Oppure potremo essere all’altezza dell’esempio di tutti questi confessori nella nostra storia? Possiamo imparare da loro? Oppure ce ne resteremo semplicemente in silenzio, adesso e dopo? Ci viene chiesto di prendere una decisione. TIM GORRINGE 35 Cf. DUCHROW, The Global Economy, 47. DUCHROW, The Global Economy, 131. LYNAS, Six Degrees, 300. 38 K. SCHOLDER, «Political Resistance or Self-Assertion», in A Requiem for Hitler, SCM, London 1989, 139. 36 37 REGDOCSussidi_210x280regno_col.ai 13-2012 cop:REGDOC 21-2009 17.15 Pagina 4 1 cop.qxd 05/07/1211/07/2012 17.56 IN LI BR ER IA PAOLO SARTOR - ANDREA CIUCCI Buona notizia 2012 quindicinale di attualità e documenti Presentazione di Guido Benzi 4. Incontra! Itinerario catecumenale per ragazzi e famiglie 3a tappa 13 Guida: pp. 136 – € 10,00 Sussidio: pp. 64 – € 4,50 5. Vivi! Itinerario mistagogico per ragazzi e famiglie NOVITÀ Documenti Guida: pp. 96 – € 8,50 Diario: pp. 64 – € 4,50 385 La nuova evangelizzazione L’Instrumentum laboris del Sinodo dei vescovi del prossimo ottobre mette a fuoco gli scenari e le sfide da trasformare in luoghi di annuncio del Vangelo. 421 Per la santificazione del clero I volumi precedenti: • 1. Pronti… via! Prima evangelizzazione per bambini e famiglie • 2. Guarda! Itinerario catecumenale per bambini e famiglie. 1a tappa • 3. Prova! Itinerario catecumenale per bambini e famiglie. 2a tappa via Nosadella, 6 – 40123 Bologna tel. 051 42.900.11 – fax 051 42.900.99 e-mail: [email protected] Una «Lettera» e un «esame di coscienza» per i sacerdoti pubblicati dalla Congregazione per il clero; le reazioni positive di B. Fellay, vescovo lefebvriano. 429 Le Chiese e la questione ecologica Un gruppo di lavoro dell’episcopato francese invita a porre l’ecologia al centro delle preoccupazioni pastorali; il teologo anglicano Gorringe riflette sulla responsabilità delle Chiese di fronte ai cambiamenti climatici. NOVITÀ EDIZIONI ONI ONIANE DEHONIANE BOLOGNA www.dehoniane.it Anno LVII - N. 1126 - 1 luglio 2012 - IL REGNO - Via Nosadella 6 - 40123 Bologna - Tel. 051/3392611 - ISSN 0034-3498 - Il mittente chiede la restituzione e s’impegna a pagare la tassa dovuta - Tariffa ROC: “Poste Italiane spa - Sped. in A.P. - DL 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Bologna”