Ecce venio! Eccomi, o dolcissimo e buon Gesù,
Divino agnello perennemente immolato sui nostri altari
per la salute degli uomini,
io voglio unirmi a Voi, soffrire con Voi, immolarmi con Voi.
A tal fine vi offro tutte le pene, le amarezze, le umiliazioni e le croci
di cui la vostra provvidenza divina disseminò i miei passi.
Ve le offro secondo tutte le intenzioni per cui il vostro Cuore
dolcissimo
offre ed immola se stesso. (3 maggio 1910)
L’Opera dovrà rispecchiare la santità verginale di Gesù:
Perché i F.d.C.d.G. dovendo seguire l’Agnello dovunque va
immolandosi
di Altare in Altare, saranno con Lui Ostie di lode e di Adorazione
la corona dell’Agnello ed agnelli essi pure. (12 novembre 1918)
… La Croce formata di gigli che porta nel centro un Agnello lavorato in argento,
significa che l’Altare sopra del quale l’Agnello divino celebrò la sua prima Messa,
avrebbe germinato dal suo Sangue i Figli del suo Cuore che presso l’Altare
sarebbero stati con Lui Sacerdoti e Vittime - vittime pure ed offerte a compiere
con l’immolazione ciò che manca alla sua Passione, per il Sacerdozio.
Quest’Opera divina stretta intorno all’Agnello e con Lui offerta di Altare in Altare
Questa è una delle feste più care per l’Opera, sia perché essa ci
parla del Sacrifico cruento ed incruento di Gesù, sia perché essa ci
ricorda il suo S. Cuore, sede e sorgente del Sangue prezioso.
I Figli d.C.d.G saranno sempre immersi in questo Sangue divino,
perché seguiranno l’Agnello Immolato di altare in altare ed a Lui
vivranno intimamente uniti, anzi saranno la piccola goccia d’Acqua
unita al Sangue di Gesù nel Calice Divino, sempre elevato verso il
Cielo. Uniranno ancora il sangue dei loro quotidiani sacrifici al
Sangue che esce dal Cuore di Gesù, per adempiere ciò che manca
alla Passione di Gesù per il suo Corpo che è la Chiesa, e soprattutto
pei suoi Ministri. - Si impadroniranno essi senza posa di questo
Sangue, e l’offriranno all’Augustissima Trinità per la sua Gloria, per
la santificazione e riparazione del Sacerdozio. - Questa dunque
dev’essere fin d’ora la mia vita: vivere realmente e in ispirito
all’Altare per raccogliere nel mio cuore il Sangue di Gesù, per essere
sempre inaffiato; ma soprattutto per rendere a Gesù che tanto
generosamente mi dona il Suo Sangue, amore e consolazione.
Presentai stamane a Gesù per le Mani di Maria alcuni articoli delle
Costituzioni sull’Autorità del Superiore Generale Vescovo della
Società. - Gesù benedetto li fecondi del suo Sangue affinché a
tempo opportuno diano il loro frutto.
(1 luglio 1921 – festa del preziosissimo sangue)
Come mi sono sentito piccolo, piccolo in questi
giorni!
In Roma dove tutto è grande e maestoso, dove
tutto parla della grandezza della Chiesa, trovarmi
io, così meschino! Se un piccolo agnello si fosse
trovato in mezzo a tale grandezza, e pur anche
in mezzo a tanto frastuono e confusione, cosa
avrebbe fatto mai, come ne sarebbe stato
turbato, dove sarebbe fuggito?
Ai piedi del Tabernacolo, perché là soltanto
avrebbe potuto rimanere tranquillo ed in pace. È
presso il Tabernacolo che viene compresa,
compatita, sorretta la piccolezza di un’anima!
(16-20 ottobre 1921)
In questa cara solennità il mio spirito fu dominato dalle parole di
Isaia:
“Emitte Agnum, Domine” e considerai
Gesù come Agnello di Dio che veniva nel mondo per immolarsi
nella dolcezza e mansuetudine del Suo Cuore.
A Gesù mi offersi anch’io come piccolo Agnello,
desideroso di rimanerGli sempre vicino, anzi fra le sue braccia,
disposto a seguire la Sua divina volontà in ogni cosa. (S. Natale
1921)
Questa invece dovrebbe essere la mia vita: seguire
l’Agnello Divino Immolato sugli Altari del mondo,
salire all’Altare sacrificatore in ispirito e verità,
ecco la mia Vocazione, perché Vocazione
dell’Opera.
(21 gennaio 1923)
L’Agnello rappresenta assai bene non
solo la vita e la morte di Gesù ed il
Sacrificio dei nostri Altari, ma ancora
lo spirito dell’Istituto. (27 febbraio 1923)
I Figli del Cuore di Gesù hanno una
speciale porzione riservata per
l’eternità: In bianche stole
circonderanno l’Agnello e Lo
seguiranno dovunque, come l’avranno
circondato sulla terra e seguito di
Altare in Altare. Siamo stati eletti per
l’Agnello Immacolato, a Lui addetti
esclusivamente e per l’eternità.
(1 luglio 1923)
Trovo un pensiero nella vita di Suor Elisabetta della Trinità:
“È necessario ch’io spenga ogni altro lume nella mia città interiore e
che l’Agnello ne sia l’unica fiaccola”. Nel Cielo l’Agnello è l’unica
lucerna: Civitas non eget sole:... nam claritas Dei illuminavit eam, et
lucerna eius est Agnus (Ap. 21, 23). Per me queste parole hanno un
significato tutto speciale. Il buon Dio mi ha chiamato perché Gli
immoli l’Agnello ogni giorno e perché lo segua immolato di
Altare in Altare. La luce dell’Agnello, luce di sacrificio e di
immolazione deve risplendere sempre in me: tutto devo vedere sotto
il riflesso di questo raggio se voglio adempiere alla mia vocazione
ben sublime.
Il sacrificio senza il raggio dell’Agnello è oscurità opprimente, peso di
morte: la luce che parte dal Cuore ferito di questo Agnello rischiara,
fortifica, lenisce o toglie ogni dolore.
Lasciare illuminare la mia città interiore dalla luce dell’Agnello, non
significa pure che il pensiero, la considerazione del S. Sacrificio
deve essere il solo dominante in me, e che tutto in me deve
risplendere di tale candore di eterna luce. Agnello Divino e piccolo
Sacerdote - Sacerdote Eterno e piccolo Agnellino come stanno
bene assieme...
(9 agosto 1923)
Com’è espressivo il simbolo dell’agnello
che vien condotto al macello! Non se ne
potrebbe trovare uno di migliore per
inculcarci la sottomissione, il silenzio,
l’abbandono nella pratica
dell’obbedienza. Voglio essere proprio un
agnello anch’io, caro Gesù, un agnello
mite, buono, disposto e pronto a tutto,
ad ogni sacrificio, anche alla morte.
(17 novembre 1932)
Circa la Confessione mi sono proposto di farla
ancora ogni giorno quando ciò mi sarà possibile,
perché ho somma necessità di immergermi nel
Sangue dell’Agnello Immacolato. (9 settembre 1946)
Piccolo agnello, superbo e ribelle,
ha avuto l’insigne grazia di essere stato sempre sulle ginocchia di
Gesù,
buon Pastore, e fra le braccia, anzi sul cuore della Divina Pastora.
Così è stata possibile la mia vocazione al Sacerdozio e all’Opera.
Sono divenuto a mia volta pastore, di un gregge piccolo ma eletto,
formato di anime predilette.
Avrei dovuto, ad esempio del Pastore buono,
essere io pure un pastore secondo il Suo Cuore Divino,
invece quanto fui sempre tanto diverso da Lui.
(2-3 maggio 1954)
a dal Suo Altare riverbera su di me
utta la sua Luce, Se stesso Luce di
vita e d’amore.
Gesù, di questo dono ineffabile.
na d’anni mi ripeti questa grazia ed
è sempre bella,
nzi ogni anno più bella.
ai la Luce dell’eternità, dove tu,
ino sei la Lucerna che illumina il
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