APPUNTI
SUL
DISEGNO
Lucio TROISE
DESIGN
Disegno industriale, progettazione di manufatti.
Nell’ottocento la produzione industriale portò ad uno scadimento
qualitativo, in senso estetico, della merce prodotta.
Per ovviare a ciò, si crearono le prime scuole di disegno industriale, che
avevano lo scopo di studiare nuove forme di oggetti da produrre, forme che,
anche se adatte ad una produzione industriale, conservassero valori estetici
accettabili.
Oggi, con design, si indica lo studio e la progettazione di manufatti
secondo canoni estetico-funzionali.
Per ottenere che un oggetto, progettato, risponda a tali requisiti, è
necessario che il progettista conosca alcuni procedimenti tecnici, che
consentono di stabilire un rapporto tra l’osservatore e l’oggetto.
Più semplicemente, colui che disegna deve utilizzare un linguaggio visivo,
che, non soltanto sia comprensibile per l’osservatore, ma che ne stimoli
l’interesse e ne provochi risposte emozionali, solleticandone il gusto estetico.
E’ necessario dunque, per il disegnatore, conoscere, per sommi capi, il
rapporto che c’è tra la percezione visiva e gli elementi del linguaggio grafico.
Elementi quali il tratto, il colore, l’equilibrio delle forme, la struttura
dello spazio interno-esterno al disegno, ecc..
Lucio TROISE
PERCEZIONE VISIVA
La percezione è una facoltà del sistema nervoso, il quale
invia alla mente stimoli ottici, tattili, sonori, termici,
olfattivi, che la mente elabora e rende coscienti.
Le percezioni realizzano, nella nostra mente, un identikit
del mondo esterno.
Nessun essere potrebbe sopravvivere senza la capacità di
percepire ed identificare quanto esiste nell’ambiente
intorno a lui.
I nostri sensi sono delle vie di comunicazione con il
mondo esterno.
La percezione visiva è una risposta all’intensità delle
radiazioni luminose: al movimento, allo spazio, alla
forma delle cose.
Lucio TROISE
Nella nostra civiltà la maggior parte delle comunicazioni
avviene per immagini, e per questo lo studio della
percezione visiva è in continuo fermento: basti pensare
all’ arte pubblicitaria.
Guardare, non significa vedere.
Guardando un’immagine, la trasmettiamo dalla retina al
cervello, il quale la confronta con ricordi visivi o meglio
informazioni che ha nel suo archivio, la memoria,
completandola e interpretandola, al fine di trasformarla in
qualcosa di riconoscibile; il risultato di questa
elaborazione è ciò che noi vediamo.
Lucio TROISE
Ma non sempre le elaborazioni del nostro cervello sono
corrette, anzi, spesso l’interpretazione di ciò che
guardiamo è errata o incompleta e alcune immagini ci
appaiono distorte.
Nella maggior parte dei casi non ci accorgiamo di queste
distorsioni, o addirittura le sfruttiamo come linguaggio
visivo (es. alcuni effetti della prospettiva).
Questo fenomeno è chiamato illusione ottica ed è alla
base di ogni disegno; esso viene sfruttato, dal
disegnatore, per ottenere impressioni di rilievo, di
movimento, di concavità, di convessità, tridimensionalità,
prospettiva ecc..
Lucio TROISE
Lucio TROISE
Lucio TROISE
Lucio TROISE
Lucio TROISE
LO SPAZIO
Lo spazio è uno degli elementi più importanti della vita
dell’uomo, tanto presente nella percezione continua del
nostro mondo, che l’abbiamo caricato di una moltitudine di
significati, tutti, più o meno, con implicazioni
psicologiche: lo spazio, infatti, risveglia in noi emozioni
che vanno dal senso di libertà fino all’angoscia.
Negli anni, ha assunto diversi significati, a seconda del
campo in cui è applicato il concetto di spazio ( spazio
oggettivo, spazio simbolico, spazio sociale, spazio
gerarchico, spazio teatrale, spazio architettonico interno ed
esterno).
Nel disegno lo spazio, diviso in spazio interno ed in spazio
esterno, è importante perchè, equilibrando l’immagine
Lucio TROISE
(disegno, fondo), assume significato espressivo esplicito ed
implicito.
Esplicito, per forma, grandezza, colore e proporzione tra
spazio interno ed esterno.
Implicito, perchè deve portare l’osservatore a completare
con l’immaginazione ciò che il disegno non comprende, ma
suggerisce.
Lo spazio interno di un disegno, è l’area interna al tratto,
ciò che non è sfondo, o la parte del disegno che, per effetto
del tratto, e, o, del colore, ha una preminenza sull’altra, o
una maggior visibilità.
Lo spazio esterno di un disegno, è l’area esterna al tratto, il
fondo, o la parte del disegno che risulta in secondo piano.
Lucio TROISE
IL TRATTO
Il tratto o segno grafico è uno degli elementi principali del
disegno; viene eseguito in modo diverso, per ottenere
effetti tali da soddisfare le esigenze espressive.
Esso si può diversificare per lo spessore, che ha la
proprietà di evidenziare, più o meno, parti del disegno,
dando impressione di corposità e tridimensionalità (fig,A).
Lo stesso risultato si può avere diversificando la frequenza
del segno, che permette, anche, di creare piani diversi,
sfruttando l’effetto di rotondità e di ombreggiatura; ciò è
possibile perchè il nostro occhio tende a percepire come
più lontane le parti più scure, cioè dove il tratto è più fitto.
Lucio TROISE
La forma del tratto, per il meccanismo di confronto con immagini
preesistenti in memoria, proprio della percezione visiva, ha per
l’osservatore un significato ed un valore espressivo, che provoca
risposte emozionali diverse.
Una linea seghettata, venendo associata a immagini come fulmini,
scariche elettriche, encefalogrammi ecc. anche quando è contenuta
in un contesto diverso e non è coscientizzata, comunicherà
all’osservatore impressioni di energia, forza, nervosismo, velocità
ecc..
Una linea tondeggiante tende ad esprimere più serenità e dolcezza,
perchè è più conforme a immagini naturali: è la linea del corpo
umano, specialmente femminile, perciò può servire anche ad
esprimere sensualità, a sollecitare istinti materni o sentimenti filiali.
Una linea dritta è innaturale, quindi esprime freddezza, ma anche
sforzo razionale; è simbolo dell’infinito, perciò può richiamare
sensazioni di solitudine, evocare visioni di immensità.
Lucio TROISE
(fig,A)
Esso si può diversificare per lo spessore, che ha la proprietà di evidenziare, più o meno,
parti del disegno, dando impressione di corposità e tridimensionalità (fig,A)
Lucio TROISE
(fig,A)
Lucio TROISE
(fig,A)
Lo stesso risultato si può avere diversificando la frequenza del segno, che permette, anche,
di creare piani diversi, sfruttando l’effetto di rotondità e di ombreggiatura
Lucio TROISE
Una linea dritta è innaturale, quindi esprime freddezza, ma anche sforzo razionale; è simbolo dell’infinito,
perciò può richiamare sensazioni di solitudine, evocare visioni di immensità.
Lucio TROISE
Una linea tondeggiante tende ad esprimere più serenità e dolcezza, perchè è più conforme a immagini
naturali: è la linea del corpo umano, specialmente femminile, perciò può servire anche ad esprimere
sensualità, a sollecitare istinti materni o sentimenti filiali.
Lucio TROISE
Una linea seghettata, venendo associata a immagini come fulmini, scariche elettriche, encefalogrammi
ecc. anche quando è contenuta in un contesto diverso e non è coscientizzata, comunicherà all’osservatore
impressioni di energia, forza, nervosismo, velocità ecc..
Lucio TROISE
IL COLORE
Perché vediamo i colori
Per definire il colore, bisognerebbe
prima definire in modo esatto la luce,
cosa che la scienza ancora non è riuscita
a fare.
Possiamo invece capire come si
comporta un corpo opaco colpito da un
fascio luminoso.
Lucio TROISE
La luce, sia quella solare che quella artificiale, contiene
tutti i colori sotto forma di onde luminose, la cui variazione
di frequenza viene percepita dal nostro cervello come messaggio
colorato.
I corpi opachi assorbono e diffondono la luce in maniera totale o
in maniera parziale: in questo caso, i colori (o meglio le frequenze)
assorbiti si perdono nell’oggetto e non risultano visibili, i colori
riflessi invece arrivano ai nostri occhi dando colore all’oggetto (es.1);
se un corpo riflette tutti i colori, all’occhio risulterà bianco (es.2),
se l’oggetto assorbe tutti i colori risulterà nero(es.3).
In realtà, nessun corpo riflette o assorbe completamente tutte le
vibrazioni luminose; il bianco ed il nero purissimi, infatti, in natura
non esistono, ma per convenzione sono considerati, il bianco la luce,
il nero l’assenza di luce.
Tra il bianco ed il nero esiste una gamma infinita di toni intermedi
chiamati grigi.
Bianco, nero e grigio sono detti acromatici, cioè senza colore, o neutri.
Lucio TROISE
osservatore
sole
(es.1)
osservatore
sole
(es.2)
osservatore
sole
(es.2)
(es.3).
Lucio TROISE
LA LUCE
Noi diciamo che la luce è bianca perché così la vediamo.
In realtà la luce è composta da tutti i colori.
Il primo a dimostrarlo fu Isaac Newton, il quale osservò
che, quando un fascio di luce colpiva la faccia laterale di
un prisma di vetro e usciva dal lato opposto, non si vedeva
più la luce bianca, ma una luce fatta di tanti colori, come
quelli dell’ arcobaleno.
Newton intuì che i colori non erano prodotti dal prisma,
ma erano già nella luce bianca; il prisma separava soltanto
i raggi luminosi, modificando l’angolo di rifrazione, così
come avviene quando, in natura, le gocce d’acqua,
presenti nell’aria, scompongono la luce creando
l’arcobaleno.
Lucio TROISE
Lucio TROISE
COLORI NATURALI, PRIMARI E SECONDARI
I colori che vediamo nell’arcobaleno si fondono l’uno nell’altro
per gradazioni intermedie.
Ad una estremità del fascio di colori dell’arcobaleno, si trova una
tinta cremisi che passa allo scarlatto; dopo lo scarlatto viene
l’arancione, che si trasforma in giallo e poi in verde giallastro,
quindi la tendenza al verde si accentua fino a diventare blu-verde e
poi blu; il blu si trasforma in violetto passando per l’indaco.
Al di qua e al di là dello spettro esistono ancora dei raggi, dei quali
il nostro occhio non riesce a percepire la frequenza.
Di tutti i colori dello spettro solare, si prendono in considerazione i
7 più puri che sono detti colori naturali, e che sono il rosso,
l’arancio, il giallo, il verde, l’azzurro, l’indaco ed il viola.
Lucio TROISE
colori primari
colori secondari
Lucio TROISE
Bastano 3 di questi colori perché,
sovrapponendoli, si ottenga la luce bianca, questi
tre colori, dai quali si possono ricavare tutti gli
altri, sono il rosso, il giallo e l’azzurro e sono
detti colori primari.
Dei rimanenti, 3 sono ottenuti mescolando in
parti uguali i colori principali: essi sono
l’arancione, il verde ed il viola e sono detti
colori secondari.
Lucio TROISE
Infatti:
l’arancio si ottiene dal
giallo + il rosso;
il verde si ottiene dal
giallo + l’azzurro;
il viola si ottiene dal
rosso + l’azzurro
Lucio TROISE
Colori complementari
L’occhio umano riesce a percepire le lunghezze d’onda che vanno dal
rosso al viola, cioè le frequenze di quei colori che, sovrapposti,
danno il bianco.
Un solo colore primario ha quindi una frequenza inferiore a quella
del bianco: se perciò consideriamo la lunghezza d’onda del bianco
come completa, è chiaro che per completare la gamma delle
frequenze, ad un colore primario bisognerà aggiungere la somma
degli altri due:
Es. considerando il rosso, per completare la gamma delle frequenze
occorrerà il giallo + l’ azzurro cioè il verde.
Il verde, quindi, è il complementare del rosso, così come il viola è il
complementare del giallo e l’arancione è il complementare
dell’azzurro.
Se ne deduce che i colori complementari sono sempre uno primario
ed uno secondario, uno caldo l’altro freddo ed hanno sempre
lunghezze d’onda diverse.
Lucio TROISE
+
+
+
=
=
=
primario complementare
primario complementare
primario complementare
Lucio TROISE
Toni e tinte
Due colori primari, mischiati o sovrapposti, possono dar
vita ad una infinita varietà di colori tra loro simili e
determinati dalla percentuale dell’uno o dell’altro colore
impiegato.
Ad esempio, se è vero che dal rosso e dal giallo si ottiene
l’arancione impiegando una quantità diversa di rosso si
otterranno diverse tinte di arancione, così come,
aggiungendo bianco o nero, da un colore si otterranno
infiniti toni dello stesso colore (o infinite variazioni tonali
dello stesso colore).
Lucio TROISE
TINTE
da colore
a colore
da neutro
a neutro
TONI
Lucio TROISE
Colori caldi e colori freddi
I colori alla loro massima intensità sono detti saturi ed
hanno una propria luminosità.
Il blu ha una luminosità molto debole, perciò è detto
colore freddo; al contrario il giallo ha una luminosità
molto intensa ed è detto colore caldo.
Per questo, i colori che contengono una percentuale
maggiore di blu sono detti colori freddi, mentre quelli
che contengono una maggior percentuale di giallo sono
detti caldi.
Lucio TROISE
colori
freddi
colori
caldi
Lucio TROISE
Psicologicamente il colore
caldo invita al dinamismo e
all’allegria ma anche alle
tensione, all’eccitazione,
mentre il colore freddo è
riposante, calmante ma
anche deprimente.
Lucio TROISE
Espressività del colore
Ciascuno di noi tende ad attribuire ai colori un
significato, in base alle emozioni ed al riflesso che essi
hanno sul nostro inconscio.
Ciò nonostante, esistono criteri oggettivi che ci
permettono di usare i colori come veicoli espressivi di
determinate emozioni e stati d’animo.
Di solito, all’origine dell’uso di un colore per
esprimere un preciso stato d’animo, c’è un’affinità, una
somiglianza reale con elementi che in natura hanno
quel colore.
Lucio TROISE
Il rosso segnala pericolo,
perché è un colore che si
vede subito, ma anche
perché è il colore del
sangue e ci richiama alla
memoria lotte, guerre,
fatti violenti, oppure
passioni, sesso.
Lucio TROISE
Per la stessa logica, la chiesa
cattolica ha sempre usato
paramenti di diverso colore per
liturgie diverse; il viola, colore dalle
vibrazioni molto forti e dalle violenti
risonanze emotive, è il colore usato
nella settimana di passione;
Lucio TROISE
il nero, neutro mancante
di luce, è il colore dei
riti funebri;
Lucio TROISE
con il rosso si commemora il sangue dei
martiri;
il bianco, massima luce, e l’oro,
ricchezza e potenza, sono i colori della
festa, della gloria, dell’esultanza;
Lucio TROISE
il verde, colore della
natura
legato ai raccolti,
simboleggia la speranza,
la fede.
Lucio TROISE
Nell’ applicazione pratica, i
colori freddi sono usati, ad
esempio, nella tinteggiatura di
ambienti ospedalieri e di lavoro,
in cui è necessaria un’atmosfera
tranquilla, che favorisca la
concentrazione e il riposo.
Lucio TROISE
Invece nei locali di svago, il
colore, che diventa un vero
elemento di arredo, tende a
diventare più caldo.
Lucio TROISE
Negli ambienti domestici, per creare
situazioni ambientali diverse, il colore
viene spesso accostato sia nelle varianti
fredde sia nelle varianti calde. Tali
sensazioni possono essere ampliate
attraverso l’accostamento di due o più
colori, a seconda che essi contrastino
più o meno tra loro.
Lucio TROISE
Contrasti di colore
Contrasto significa, letteralmente, mettere
contro, opporre; creare contrasto è, cioè, fare
in modo che un elemento resista all’altro.
Il contrasto di colori è l’effetto particolare
dello stesso colore, visto su fondi diversi o
accostato a colori diversi.
Lucio TROISE
Maggiore è la diversità tra due colori e più forte
sarà il loro contrasto; quindi, è evidente che, due
colori tra loro complementari, esprimono il
massimo contrasto, esaltandosi a vicenda.
Per contro, più simili sono i colori accostati,
meno sarà il contrasto che c’è tra loro; perciò, due
toni dello stesso colore non sono mai tra loro
contrastanti.
Lucio TROISE
Due colori, complementari tra loro, accostati,
lottando per prevalere, tenderanno ad appiattire
il disegno, soffocando ogni effetto di profondità.
Al contrario, l’accostamento di più toni dello
stesso colore, specialmente se graduale, creerà
l’impressione di prospettiva.
Lucio TROISE
Lucio TROISE
Lucio TROISE
Lucio TROISE
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