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VoceVallesina
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della
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Anno 60° - N. 23 settimanale della Diocesi di Jesi
euro 1
www.vocedellavallesina.it
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chiesa
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In città scavi presso
la cripta di S. Pietro
Apostolo
Datemi un consiglio:
con i sacramenti
non si scherza
L
U
personaggi
16
Continua il
ricordo di Carlo
Urbani
na catechista invoca
il recupero della
sobrietà e dell’autentico
significato e chiede un
consiglio
a chiesa restituisce
alla luce le meraviglie
del passato grazie alla
collaborazione tra enti e
associazioni
Domenica 23 giugno 2013
Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi
Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi
jesi archeologica 1953
2013
D
iverse occasioni
commemorative
legate dall’unico obiettivo.
La celebrazione alle Grotte
Basilica mantovana di Santa Barbara: un anno dopo il terremoto l’Italia non dimentica
Risorgere, Ricordare, Ricostruire
Santa Barbara riavrà il suo cupolino distrutto.
A un anno dalle violente scosse che il 29 maggio 2012 hanno fatto tremare una vasta porzione di territorio tra Emilia Romagna, Veneto,
e Lombardia - provocando danni enormi e in
qualunque ambito e settore -, l’Italia non dimentica: bisogna fare memoria, ma non basta.
Touring Club, Wwf, Club Alpino Italiano, il
Fondo Ambientale Italiano, Italia Nostra e Legambiente si sono impegnati affinché le risorse per la difesa del territorio e dei beni culturali, il loro recupero e la loro messa in sicurezza,
diventino finalmente la più grande infrastruttura in cui investire.
Come ha ricordato mons. Claudio Giacobbi, vicario episcopale mantovano per gli Enti
e i Beni ecclesiastici, il terremoto ha messo a
nudo la fragilità delle persone, delle strutture
e delle istituzioni, e ha costretto a chiedere, ad
ascoltare, a comprendere, a collaborare, ad
allearsi per la ricostruzione. Il prelato ha sostenuto che il sisma unisce nella solidarietà; al
contrario, riflettere, progettare e trovare solu-
zioni senza coordinamento condanna all’impotenza. Il terremoto ha costretto a guardare
nel profondo del problema per capire dove
la prevenzione ha fallito. Sono stati lungamente ignorati sia lo studio sia la soluzione
dei problemi, soprattutto quando le proposte
potevano prevenire. Monsignor Giacobbi ha
detto che non si possono lasciare le macerie
in eredità ai figli, perciò ci si deve fare carico
del presente. Il terremoto offre l’opportunità di
riscoprire il valore della gratitudine verso tutti
quelli che hanno contribuito in varia natura. A
tale proposito, non è possibile ignorare la testimonianza di solidarietà che giunge da lontano;
nella povera Haiti, colpita nel 2004 da un disastroso terremoto, una parrocchia ha contribuito al restauro di alcuni nostri luoghi di culto.
1 giugno 2013, basilica di Santa Barbara: insieme per ricordare. Tra gli interventi, quello di
Pastacci, presidente della Provincia: «Le fratture interessano gli edifici, la nostra Chiesa
continuerà a camminare».
Gli ha fatto eco don Renato Zenezini, parroco
di Sermide e delle parrocchie limitrofe: «La
Chiesa è fatta dalla gente e da qui nessuno è
scappato… L’importante è che la vita della comunità continui».
Importante, perché membro dei Vigili del
Fuoco, la riflessione dell’architetto Martoni:
«La presenza dello Stato è risultata migliore
che in altri eventi del genere. Per questa città
spettacolare da diversi punti di vista, prevedo
una risurrezione più veloce di come è avvenuto in passato per altre città».
Il vescovo della Diocesi di Mantova, Monsignor Busti elogia il proposito della gente per
attivarsi per aiutare chi è debole e ha paura.
A conclusione del Convegno, i partecipanti
si sono riuniti in piazza Sordello, dove i giovani, travestiti da mattoni, hanno formato un
grande compatto muro; sullo sfondo, appesi
in ognuna delle finestre del piano nobile di palazzo vescovile, gli undici striscioni formanti la
parola Ricostruire.
Francesco Lombardo
Il governo delle larghe intese tenta di far fronte al grave problema del lavoro ma i partiti vivono il disorientamento
Da pochi milioni di elettori un mini-tsunami nei partiti
Elencare i mali che attanaglia l’Italia
è diventata una cantilena troppo facile che in tanti recitano quotidianamente. Più difficile cogliere le cause.
Difficilissimo trovare le soluzioni. Il
governo Letta tenta seriamente di
darci alcuni risultati positivi di fondo.
Il recupero del lavoro soprattutto. La
pesante ironia che da più parti si fa
sul primo articolo della costituzione
(“l’Italia è una repubblica democratica fondata sul non-lavoro”), è un’avvisaglia che può finire nella drammatica
rottura del patto sociale.
E mentre si aspetta di vedere, almeno
per il prossimo autunno, una qualche
luce, le recenti elezioni amministrative che hanno coinvolto pochi milioni
di elettori, hanno ugualmente determinato veri scossoni nei tre partiti
maggiori. L’aspetto più impressionan-
DAL 1923
te è quello che ci viene dal M5S che
subisce un tracollo del tutto inaspettato. Un tracollo che sta generando
al suo interno un pesante dibattito
fatto di accuse e controaccuse. Si
incomincia a mettere in discussione
l’intoccabilità di Grillo. Fallisce il
metodo della radiazione dal Movimento di chi non accetta il verbo del
leader. Sono evidenti segnali di spaccatura legati alla mannaia grillina
che continua ad abbattersi sui suoi
adepti con tanta irrazionalità. Saturno che mangia i suoi figli?
Ma perché una così grande ecatombe
di voti ad appena tre mesi dal trionfo di febbraio? La causa prima è da
ricercarsi nella presunzione di Grillo
di tenere i suoi eletti fuori da ogni responsabilità governativa pur avendone
avuta la possibilità. L’atteggiamento
megalomane di puntare alla maggioranza assoluta nelle prossime elezioni
politiche per far fuori tutti, unito alla
forzata e irrazionale scelta di tenere
a bagnomaria tutti i suoi parlamentari, ha fatto il resto. Così ha spinto due
partiti tanto diversi come il Pdl e il Pd
verso una difficile collaborazione solo
allo scopo di sfruttare l’eventuale loro
fallimento in un momento così grave.
Pura strumentalizzazione in funzione
dell’interesse di partito. Le voci di
protesta di grillini in perfetta buona
fede sono state soffocate da minacce
politiche inverosimili. Si è evidenziata
l’impossibilità di dialogo interno e di
metodo democratico. Ha ragione sempre e solo il capo. E l’elettore grillino
si è scandalizzato al punto di rifugiarsi
nell’astensione o nel voto al partito
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più vicino, quello che aveva chiesto
con tanta insistenza la collaborazione
di Grillo, il Pd.
È proprio questa ondata di voti del
M5S a favore del Pd che ha determinato il cappotto verso tutti i partiti nei
capoluoghi di provincia. Sono i cittadini che hanno visto il loro voto di febbraio finire imbrigliato, reso asfittico,
inservibile, inutile proprio nel momento più critico dell’Italia dalla fine della
guerra.
Il Pd è stato scelto dai grillini come
male minore, non certo come “conversione”. È una scelta di ammonimento che deve far riflettere bene
non solo il M5S, ma anche il Pd. Il quale non può cullarsi sugli allori per un
trionfo che potrebbe rivelarsi effimero. L’attuale dibattito interno in vista
del congresso d’autunno deve dare il
segno di ansia politica costruttiva, di
intesa al di là di tante tentazioni personalistiche e di valorizzazione delle
forze che dimostrano capacità di guida.
Cede il Pdl e viene travolta la Lega. Si
noti che la Lega, come il M5S, in sede
nazionale ha scelto la comoda posizione dell’opposizione. È stata punita in
modo peggiore dell’alleato Berlusconi che pure ha perso molte penne. In
tutto questo mi pare di poter leggere
che, nei momenti estremi della nazione, c’è il premio verso chi, comunque,
si assume la responsabilità di governare osando pur di non mandare l’Italia
alla malora. E viene punito chi non
intende rischiare in nome di qualche
voto in più.
Vittorio Massaccesi
[email protected]
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della
del più e del meno
culturaesocietà
VocedellaVallesina
23 giugno 2013
Alla ricerca del Tares
di Giuseppe Luconi
Mercoledì scorso, da Equitalia, mi arriva,
tramite le poste, un avviso di pagamento
numero… (è un numero che non so leggere, perché è formato da diciassette cifre;
più sotto un altro numero ancora più lungo,
trentuno cifre: chiaramente, si tratta di un
codice).
Equitalia è un «Agente della Riscossione
della provincia di Ancona». Mi comunica le
somme che devo pagare al Comune di Jesi
per la Tares. Conosco, per esperienza diretta o per sentito dire, diverse sigle, vecchie e
nuove: Ige, Iva, Irpef, Ilor, Ici, Imu, ecc. ma
questa Tares mi giunge nuova. Un vuoto di
memoria? Alla mia età è possibile. Chiedo
spiegazioni alla lettera di Equitalia, scorrendola qua e là, dove penso di trovare quel che
voglio sapere, ma senza successo. Chiedo
aiuto a Internet, che invece dedica ampio
spazio a questa novità. Perché di novità si
tratta. Fra l’altro, trovo scritto: Il 2013 è cominciato «con l’ingresso della nuova Tares,
il tributo sui rifiuti e sui servizi indivisibili».
Riprendo in mano la lettera di Equitalia.
Questa volta la leggo con più attenzione,
riga dopo riga, e finalmente leggo: «Somma
dovuta per tassa Ambientale Rifiuti e Servizi - Tares». Mi scuso con Equitalia. Però
una qualche attenuante vorrei che mi venisse riconosciuta. Nella lettera di Equitalia ci
sono delle righe ben evidenziate: lettere in
bianco su fondo nero. Esempio: «Avviso
di pagamento», «Dettaglio degli importi»,
«Istruzioni per il pagamento». «Comunicazioni dell’Ente», «Comunicazione dell’A-
gente della Riscossione».
Altre righe sono «in neretto» e risaltano
bene all’occhio del lettore. Esempio: «Totale
da pagare alle scadenze», «L’importo totale dovrà essere così pagato», «Informativa
sul trattamento dei dati personali»… Poi ci
sono righe «in chiaro» con caratteri più piccoli fino ad arrivare ad una riga con i caratteri tanto piccoli che più piccoli non si può.
Ed è proprio quella riga a farci sapere che
la somma da pagare si riferisce alla «Tassa
Ambientale Rifiuti e Servizi».
Perché proprio alla riga più importante
sono stati riservati i caratteri più piccoli? Non sono il solo ad aver notato la cosa,
e non solo gli anziani. Se il Comune vuole
i nostri quattrini, deve dirci subito, in maniera ben chiara e visibile, il motivo per cui
ce li chiede. Non dobbiamo cercarcelo col
lanternino, pardon! con l’aiuto di una lente
d’ingrandimento.
notiziebrevi
“Fai” un concerto a San Marco
In onore della Festa Europea della Musica 2013 il gruppo FAI di Jesi e Vallesina - Fondo
Ambiente Italia – in collaborazione con la Fondazione Lanari, il comune di Jesi e l’agenzia
assicurativa “Allianz”, organizza un concerto di musica classica presso la chiesa di San
Marco nella serata di venerdì 21 giugno alle 21.30. Il quartetto d’archi “Titanium” suonerà
sulle note dei celeberrimi musicisti Johann S. Bach (“Aria sulla quarta corda”, da: “Suite
BWV” 1068), Antonio Vivaldi (“Sinfonia in do Maggiore” e “La Primavera”, da “Le
Quattro stagioni”), Wolfgang A. Mozart (“Quartetto K 80”), Giuseppe Verdi (“Allegro”,
da: “Quartetto in Mi minore per Archi” e “Fantasia di brani” dalle opere: “La Traviata”,
“Rigoletto”, “Aida”, “Otello”, “Nabucco”). L’ingresso è libero a contributo minimo di euro 5.
A Monsano per il lavoro
Venerdì 21 giugno alle 17,30, presso il Municipio di Monsano si terrà un Consiglio
Comunale aperto, con all’ordine del giorno la situazione occupazionale in Vallesina. Il
primo trimestre 2013 ha ribadito per la Regione Marche dei “numeri” drammatici, acuiti
dall’ultima, devastante crisi che ha colpito l’Indesit e il distretto di Fabriano. Sono 14.000
i posti di lavoro persi in un anno e 80.00 i disoccupati, con un tasso di disoccupazione
che balza all’11.4%, battendo un nuovo record negativo. «Sarà un momento di confronto afferma il sindaco Gianluca Fioretti - per fare il punto e tenere alta l’attenzione su una
situazione che continua ad essere drammaticamente seria e difficile» Con le Istituzioni, Regione Marche, Provincia e Comuni, i Parlamentari, i Sindacati,
le Associazioni di categoria, gli Istituti di credito ed esperti. E naturalmente i
cittadini
Federico II: Il Ritorno
Il Circolo Culturale “L’Emporio Delle Parole”; la Fondazione Federico II Hohenstaufen,
“Italia Nostra” e l’Ente Palio San Floriano con il Patrocinio del Comune di Jesi presentano
nella giornata di sabato 6 luglio la manifestazione “Federico II: Il Ritorno” (Anno Domini
1216).” «Con la sua corte itinerante – scrivono gli organizzatori - ritornerà attraverso
le vie della città nella sua piazza natia la quale verrà animata da balli, canti, teatro e
poesia per riproporre quello spaccato di storia medievale dove Federico II era la luce
incontrastata».
Il programma della giornata prevede alle 18.30 l’Accampamento: con il teatro dei
burattini medievali e la dimostrazione con “L’Arrotino Medievale”. Alle ore 21 si svolgerà
la Sfilata della Corte Itinerante di Federico II. Alle 21.30 ci sarà l’animazione medievale
in collaborazione con i gruppi storici “Gli Armati della Marca”, “Il Vento del Medioevo”e
“L’Ente Palio San Floriano”. Alle 22.45 avrà luogo la rappresentazione teatrale dal titolo
“L’uomo, il potere, l’intelletto”. L’ingresso è libero.
Scavi archeologici di San Pietro Apostolo
Una città così ricca di storia
Finalmente aperti al pubblico i sotterranei del- stati in grado di produrre risultati concreti.».
la Chiesa di San Pietro Apostolo di Jesi. Sabato Interviene poi il dott. Luca Cipolat, presidente
15 giugno alle ore 11 si sono riuniti all’inter- del “Lions” «Abbiamo cercato in tutti i modi
no della chiesa moltissimi cittadini incuriositi di concretizzare il progetto. Nonostante alcuni
dall’evento. Maria Cristina Locatelli, presidente impedimenti che hanno reso il percorso arduo,
Archeoclub, ha inaugurato ufficialmente la pre- non ci siamo fermati. Abbiamo proseguito il nosentazione del progetto. «Buongiorno, perché è stro lavoro con pazienza e determinazione fino
un buongiorno per noi di Archeoclub. Questo è al suo completamento.».
un giorno molto importante in quanto i lavori La conferenza si conclude con il discorso del
sono iniziati negli anni 90’. Allora era parro- funzionario del Ministero Beni Culturali, Mauco don Mario Bagnacavalli che ha sottoposto rizio Landolfi, che lascia trapelare la sua emoall’attenzione dei soci di Archeoclub il diario zione per questo giorno così importante, ma
manoscritto di don Cristoforo Agostinelli, colui non perdendosi in chiacchiere riesce a cogliere,
che ha iniziato nel 1746 ad essere parroco della spiegare, sensibilizzare e incuriosire i presenti
Chiesa e da quel momento in avanti ha minu- su un argomento così delicato e, a volte, sottoziosamente annotato tutto quello che accade- valutato. «In un momento come quello attuale
va in questa parrocchia. Ha descritto in ogni che sta attraversando il nostro paese, di crisi
particolare San Pietro così come l’ha trovata e economica, di crisi dei valori e dove la cultura
poi tutte le trasformazioni che da lui sono sta- viene semplificata, il nostro impegno collettivo
te volute e operate negli anni successivi. Capite in questo progetto testimonia come le istituziobene l’importanza di questo diario e l’interesse ni si impegnano a raggiungere gli scopi prefissache subito ha suscitato fin dalla prima lettura.» ti». Continua poi sottolineando l’importantissiIl vescovo mons. Gerardo Rocconi con un di- ma sinergia tra varie associazioni e istituzioni:
scorso essenziale ma esaustivo sottolinea l’im- «i finanziamenti statali sono terminati, solo graportanza degli interventi effettuati nella cripta zie al lavoro di più enti che collaborano tra loro
della chiesa. «è una meraviglia vedere questa si riescono a concludere questi progetti così immattina così tanta gente accorsa a scrutare il portanti, a garantire la manutenzione a questo
lavoro effettuato durante tutti questi anni. Il itinerario sotterraneo per riscoprire le origini e
mio vuole essere soltanto un ringraziamento a l’identità di questa città. Qui c’è una stratificatutti quelli che, a vario titolo, si sono impegnati zione della nostra identità cristiana. Ecco perper questi scavi. Innanzitutto a chi ha finanzia- ché devono essere ritrovati, conosciuti e manto, Lions Club, poi a chi ha effettuato i lavori, tenuti questi pregiati tessuti di storia» Landolfi
Archeoclub e un ringraziamento anche all’Uffi- conclude augurandosi che questo tassello non
cio dei Beni Culturali della diocesi. Inoltre, un rimanga isolato: le sponsorizzazioni, l’associagrazie particolare vorrei dedicarlo a don Cri- zionismo culturale, le ricerche scientifiche destiano che in quanto parroco attuale ha seguito vono continuare a collaborare per far risorgere
i lavori passo passo e ha dedicato molto del suo questa Jesi ipogea. Dobbiamo essere orgogliosi
tempo agli scavi».
di appartenere ad una città così importante.».
Il leggio ha poi l’onore di ospitare l’assessore Termina così la conferenza; pochi secondi di sialla Cultura del comune di Jesi, il dott. Luca lenzio e di meraviglia precedono un caloroso e
Butini «La città sente propria questa iniziati- sentito applauso di tutti i presenti, colpiti dalle
va, in particolare si percepisce la grande siner- parole di Landolfi.
gia operativa tra tutti i collaboratori che sono
Francesco Lombardo
In festa i bambini della Scuola dell’infanzia di Monsano
Cantando nel giardino fiorito
Nel giardino della Scuola dell’Infanzia “Santa Maria” di Monsano il 5 giugno è stato
presentato dai bambini a genitori ed amici uno spettacolo di canti, musica, giochi.
I piccoli attori, distinti in gruppi colorati
di fiori rossi, gialli, blu
e bianchi, si sono esibiti
festosamente sotto la direzione delle maestre che
hanno insegnato loro anche divertenti canzoncine
in lingua inglese. ‘Genio
della festa’ è stato Mister
Musicò, mago e animatore che ha raccontato, con
divertimento di piccoli
e grandi, la storia della
Mucca Sofia e del suo amico Duglas. Uno splendido
pomeriggio di sole ha fatto da cornice alla
manifestazione che si è conclusa con una
merenda da leccarsi i baffi, preparata dalle
abili mani delle mamme.
a.f.c.
regione
VocedellaVallesina
23 giugno 2013
della
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Magrini, Sculture 1964-2013:in libreria un bel catalogo con le sculture dell’artista jesino
scusateilbisticcio
Sugli stampi di legno lo sguardo dell’artista
(ghiribizzi lessicali)
PeterPun (con la u)
www.peterpun.it
DAN[TE]
(traduzioni e contesto culturale)
In inglese, come quasi tutti sanno, inferno si dice hell. Eppure
ogni vocabolario che si rispetti riporta anche la forma italiana;
con la seguente precisazione: con riferimento alla prima
cantica del poema di Dante.
Il vocabolo che l’inglese prende a prestito dall’italiano viene
abitualmente utilizzato quando si tratta di descrivere scenari
terrificanti. È quindi l’equivalente della nostra espressione:
inferno dantesco.
Il titolo originale dell’ultimo romanzo di Dan Brown andrebbe
quindi tradotto – a voler essere maniacalmente precisi –
L’inferno di Dante.
Alla mancata precisazione supplisce comunque, alla grande,
il profilo grifagno del Sommo Poeta riportato con notevole
evidenza in copertina.
TEKETEKETè strapaesano
(parodia nostalgica)
…a mezzanotte va
la guardia comunale,
la multa appiopperà
a chi non ha il fanale…
IMBROGLIONI, VI AVVERTO
Cambio di doppia… chiarificatore
Non sono certamente un tipo che si chiude in una diffidenza
preconcetta. E tuttavia non mi lascio abbindolare tanto
facilmente. Sbagliereste perciò a ritenermi un povero
sempliciotto. Versificando:
No, no, non mi xxxxxxx,
però non xyyxxxx:
non sono un xzzxxxx.
***
Soluzione del gioco precedente:
TANIA A CATANIA !
lacitazione
A cura di Riccardo Ceccarelli
La coscienza critica
Magrini non ha bisogno di particolari
presentazioni. Pubblico e critici conoscono la sua produzione che risale ai
primi anni ‘60. Alcune opere sono al
Museo diocesano di Jesi. Di lui hanno
scritto autori come Vittorio Sgarbi, Filiberto Menna e Marilena Pasquali. Altrettanto ricca è l’attività espositiva.
Senza clamori, senza spericolati sperimentalismi, l’arte di Magrini, personalità schiva ma non per questo elitaria,
presenta indubbi motivi di interesse.
Ne accenno due. L’arte è seria, è studio
della realtà; non è né riproduzione, né
regressione nell’infanzia. Lo studio è il
requisito della creazione (“non si possono creare dei personaggi senza aver
studiato a fondo gli uomini” scrive A.
Dumas fils). In questa fondamentale
decifrazione per immagini e analisi visuale della complessità si colloca l’opera di Magrini, resa ora con la misurata
sensibilità di un bambino adulto (come
ha notato la critica), ora con la leggerezza di una salda sensibilità estetica.
In secondo luogo, la vicenda umana.
Quella di Magrini si colloca nel delicato passaggio da una società industriale
e di massa a una sbrigativamente descritta come postindustriale. È proprio la grande dismissione (per citare
il titolo di un romanzo di Ermanno
Rea) della ditta jesina per macchine
agricole, la Zappelli, col suo lascito di
un patrimonio industriale locale, soprattutto gli stampi di legno (pulegge e
ruote dentate), a focalizzare lo sguardo
dell’artista. Si tratta di segni di una sapienza manuale, ormai storica. L’artista se ne fa solerte cantore e memorialista, quasi a voler dare a quel mondo,
che tanto caratterizzò la nostra città,
una nuova vita studiata dal punto di
vista artistico. Certamente l’operazione
non è inedita. Cito per esempio Julius
Gonzales o il cileno Francisco Gazitua,
La chiesa è la coscienza critica dell’umanità e spesso gioca
un ruolo profetico. L’uomo deve toccare il fondo prima di risalire, ma la storia ci insegna che esistono pentimenti, seppur
tardivi, che lo riportano sui giusti binari. Stavolta è stata la
crisi economica il brusco risveglio.
Card. Elio Sgreccia, intervista, Il Foglio, 15 giugno 2013, p. IV.
lapulce
Memorie del sottosuolo
È il titolo di un celebre romanzo di Dostoevskij. Lo prendiamo per indicare l’ottima realizzazione di Archeoclub e Lions
per sistemare gli scavi sotto il nostro s. Pietro. E il soprassuolo? Ne cito solo tre: la vicina fonte di porta Valle, “tombata”
da un impietoso lastrone di cemento (e sì che nel 1300 è stata spaccata e allargata la mura per avercela dentro città!).
Poi la chiesetta del Crocifisso di Tabano, con quel che resta
dell’affresco in serio pericolo. Infine (si fa per dire) la (ex)
chiesetta di s. Romualdo (in cima a Borgo Garibaldi), ignota
alla Soprintendenza e a tanti jesini anche colti, ora ridotta a
monolocale per single: alla faccia delle targhe “turistiche” lì
posizionate dall’Archeoclub stesso.
Delegazione
ASSONAUTICA
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Giro, 2002, plastica e stoffa
le cui sculture sono ispirate ai primi
modelli di lavatrici “per celebrare il
patrimonio industriale locale” (Perpetual Motion, 2011). L’assemblaggio di
vecchi reperti e in generale il bricolage
sono pratiche propriamente legate a
molta parte della produzione artistica del Novecento. Magrini, al colmo
della sua carriera, si appropria di tecniche di recupero e con quei bellissimi
stampi ancora verniciati di antiruggine
arancione, inventa sculture che prima
di tutto sono un atto di amore. Studia
quei reperti come un archeologo e fornisce loro l’aura autorale. Con circostanziata modestia non dà loro neanche una particolare titolazione.
Proprio di questo secondo aspetto è testimonianza il catalogo da poco uscito
dal titolo Sculture 1964-2013, con testi
di Gianni Rossetti, Loretta Mozzoni e
Carlo Melloni. Si tratta di uno sguardo
documentato dalle prime esperienze scultorie, ancora acerbe e nel solco
della tradizione figurativa del primo
Novecento italiano, alle citate sculture
paleoindustriali. Quest’ultime si presentano nella loro elementare potenza
evocativa, nella loro fissa essenzialità.
Altre puntano più sulla cura narrativa
(un esempio per tutti, il Rotone 1984:
una puleggia con pale che evoca i roto-
ni lungo i nostri canali; oppure La ruota del Lotto 1988). In ogni caso, l’artista non stravolge i suoi preziosi stampi.
Anzi, lascia che il riguardante riconosca la loro originaria funzione.
C’è infine un terzo filone di ricerca
documentato nel catalogo, giocato ancora una volta sulla memoria e in particolare sul passaggio da un modello
di società a un altro. Lo rappresenta
bene Libro liquido 2011, una pentola
di rame al cui interno un’emulsione di
resina conserva per sempre (conserva
ma ne impedisce l’uso, la lettura) un
oggetto caro a Magrini: il libro. Come
pure lo rappresenta Giro 2002 la sfera
rivestita di tela su cui l’artista ha disegnato minuscoli ciclisti, le loro biciclette. Come pure, infine, rappresenta
quel piccolo carro plastico (1987) che
trasporta un po’ nostalgicamente le
biglie di vetro della nostra infanzia.
L’augurio è che l’intera produzione del
nostro artista (penso qui anche alla
parte grafica) possa trovare degna collocazione nel contesto espositivo cittadino, sì che essa diventi oggetto di un
organico e appropriato studio critico e
iconografico.
Gabriele Bevilacqua
In foto, l’artista da un ritratto del fotografo Roberto Recanatesi
20 giugno ore 19,15 presso il Cippo di Montecappone
I Martiri del XX Giugno
La cittadinanza è invitata a
partecipare alla cerimonia di
commemorazione dei martiri del
XX giugno. Il 69° anniversario di
questa importante ricorrenza che
ricorda la data dell’eccidio di sette
giovani partigiani nella campagna
di Montecappone. Vengono
ricordati come i martiri del 20
giugno e i loro nomi sono riportati
nel cippo eretto nel luogo dove
vennero fucilati; Armando e Luigi
Angeloni rispettivamente di 25 e 18
anni, Francesco Cecchi e Alfredo
Santinelli anch’essi di 18, Mario
Saveri di 23 anni, Enzo Carboni
e Calogero Grasceffo entrambi
ventenni. Per ricordare una delle
pagine più tristi della nostra storia,
Autoscuole
Corinaldesi s.r.l.
l’Amministrazione e il Comitato
cittadino per la difesa delle
istituzioni democratiche invitano i
cittadini a partecipare alle iniziative
organizzate a partire dal tardo
pomeriggio di domenica secondo il
seguente programma.
La serata partirà con la formazione
del corteo presso il bivio “Bellavista”
in località Montecappone.
Alle ore 19.15 si svolgerà la
commemorazione presso il Cippo
Martiri XX Giugno, ad opera
del professor Ero Giuliodori e
con le lettere degli alunni del
Liceo Classico tratte dal libro
“Martirio” di Vittorio Graziosi..
Interverrà tra l’altro Maria Eleonora
Camerucci, segretaria A.N.P.I. di
Point
AUTOMOBIL
CLUB d’ITALIA
Jesi. Un pulmino accompagnerà
gratuitamente quanti vorranno
partecipare alla cerimonia: effettuerà
fermate in Piazza della Repubblica
alle 18.15, presso l’Arco Clementino
alle 18.30 e in via Roma alle 18.45.
Proprio in via Roma, quella sera del
20 luglio 1944 i sette giovani vennero
sequestrati dai fascisti insieme ad
un’altra ventina di coetanei, per
essere poi condotti in un casolare
di Montecappone, perquisiti e
bastonati. Gli altri vennero liberati,
mentre loro sette, considerati
partigiani, furono oggetto di feroci
torture e sevizie, quindi fucilati.
L’intera organizzazione è tenuta dal
Comune di Jesi e la partecipazione è
aperta a tutti.
Autoscuole – Scuola Nautica – Corsi di recupero punti per patenti – Corsi
di Formazione Professionale CQC – per merci pericolose A.D.R. – per
Autotrasportatori – Studi di consulenza Automobilistica e nautica
Jesi, Via Mura Occidentali, 31 - tel. 0731 209147 c.a. - fax. 0731 212487 - Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - fax 0731 201914 Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - sede Consorzio Autoscuole Corinaldesi
Jesi, Via Marx, Zipa - operazioni collaudi Senigallia, via R. Sanzio, 71 - tel. 07160062 Altre sedi: Falconara M.ma (Corinaldesi - Adriatica - Falconarese) - Ostra - Marina di Montemarciano - Marzocca di Senigallia
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V
della
attualità
VocedellaVallesina
23 giugno 2013
I poveri e il sogno del Papa
di Remo Uncini
Povertà: virtù morale o piaga sociale? “Grazia” o “Disgrazia”?
Non c’è dubbio che la parola, in sé, a seconda di chi la pronuncia, di chi la ascolta o del contesto nel quale viene usata può assumere diversi significati. Dal 1960 al 2000 il 20%
della popolazione mondiale è passato dal 70% al 90% della
ricchezza. I ricchi stanno diventando sempre più ricchi e i
poveri sempre più poveri. Oggi ci ritroviamo in un mondo
con meno ricchi più arricchiti e molti più poveri ancor più
impoveriti.
Un fenomeno che ha colpito la coscienza attenta di Benedetto XVI che nella sua enciclica Caritas in veritate denuncia a chiare lettere: «Cresce la ricchezza mondiale in termini assoluti, ma aumentano le disparità. Nei paesi ricchi
nuove categorie sociali si impoveriscono e nascono nuove
povertà. In aree più povere alcuni gruppi godono di una
sorta di supersviluppo dissipatore e consumistico che contrasta in modo inaccettabile con perduranti situazioni di
miseria disumanizzante».
Oggi ci sono più tipi di povertà: i poveri sono degli esclusi
dalla società del benessere. In passato il povero era necessario, come forza lavoro. I poveri sono un costo per tutti. Oggi
la povertà è legata non solo alla ingiusta distribuzione dei
beni ma anche al modo stesso in cui essi vengono prodotti. Di conseguenza, compito dello Stato non è più soltanto la
equa ridistribuzione delle ricchezze ma anche quello di intervenire nello stesso processo di formazione della ricchezza.
Le teorie del liberismo economico hanno portato alla completa liberalizzazione del mercato e allo svuotamento dello
stato sociale per arrivare al capitalismo globale e, per certi
aspetti, letale. In Italia il debito si autoalimenta e ci potrebbe
condurre a un drammatico capolinea; stiamo assistendo alla
completa svendita del lavoro e alla devastazione degli stabilimenti industriali sempre più de localizzati all’estero.
La finanza gestisce masse di esseri umani che servono al
potere politico, economico e culturale utilizzandoli come
consumatori. E questo valore di raggiungere la ricchezza
diventa il meccanismo totalizzante e totalitario che ormai
abbraccia ogni momento e ogni aspetto dell’esistenza.
Abbattendo i costi di lavoro o automatizzando i servizi
si favorisce una maggiore produzione ma a discapito del
personale specializzato che si vede sostituito molto spesso da una “macchina robotizzata”.
Alla Indesit di Fabriano 700 lavoratori stanno manifestando. L’azienda ha deciso di trasferire gli stabilimenti produttivi in paesi come Ucrania, Romania e Polonia…. invece che lasciarli da noi. L’Italia non sa essere competitiva?
Nelle Marche molte piccole aziende hanno avuto la possibilità di inserirsi nel mercato passo dopo passo cercando
di competere con le big del mercato. Ora però si chiudono i battenti. La Germania coinvolgendo i lavoratori e lo
Stato ha saputo invece ridurre il costo del lavoro condividendone i profitti direttamente con i lavoratori. Prima
era grazie al lavoro che si generavano reddito, diritti, cittadinanza. Invece ora grazie al denaro, che genera altro decontinua a pag. 5
Le ragioni per credere
le ragioni per non credere
di Riccardo Ceccarelli
Più di un mese fa, il 12 maggio, Il Sole
23Ore-Domenica ha pubblicato due
pagine intere (pp. 34 e 35), dedicate,
la prima, alle “ragioni per credere”, mi
pare dedicata ad Anselmo d’Aosta (disgraziatamente però l’ho perduta), la
seconda, alle “ragioni per non credere”. Quest’ultima riportava una conferenza del prof. Arif Ahmed, docente
di filosofia a Cambridge, tenuta presso
la Scuola Normale Superiore di Pisa
su invito del Centro di Filosofia della
Scuola stessa. Una Scuola di indubbio
prestigio. Ho letto e riletto questa pagina. Ovvio il rispetto per le opinioni
altrui, specie poi se vengono da Cambridge e da un’autorevole sede come
la Normale di Pisa. Non è la prima né,
penso, sarà l’ultima volta che si ragiona sulle “ragioni per non credere”. Un
esercizio antico. E le ragioni possono
essere state sempre più o meno ragionate. Mai, o quasi, cadute nella banalità, come alcune di quelle prodotte dal
professore di Cambridge, così almeno
mi sembra, con tutto il rispetto che
s’ha da avere per un accademico. Eccone alcune pillole. «Riguardo a Gesù,
pochi studiosi mettono in dubbio l’esistenza dell’uomo, sul quale abbiamo un
cenno in Tacito (Annali, 15/44, dove il
cristianesimo è descritto come una superstizione ingannevole). La sola prova
della sua resurrezione, tuttavia, proviene da quei testi oscuri e contraddittori noti come Vangeli, a proposito dei
quali il miglior commento lo ha fatto
David Hume, quando osserva che un
uomo saggio dev’essere molto scettico
su qualunque resoconto che compiace
le passioni di chi narra. In realtà non
è un’esagerazione, bensì una pura e
semplice verità, che possediamo resoconti più numerosi, più disinteressati
e più affidabili della resurrezione di
Elvis Presley che non quella di Gesù».
Molto profondo e documentato, non
c’è che dire, il nostro professore! Forse
qualcuno, al bar dello sport, che avesse studiato un po’, avrebbe detto cose
più sensate, magari senza credervi, ma
senz’altro più storicamente verificate.
Per le affermazioni suddette non c’era
bisogno di un docente di filosofia invitato da un Centro di Filosofia. Verso
la conclusione della conferenza però
sembra che la filosofia abbia un sussulto, argomentando sul senso. «C’è
un illusione comune, secondo la quale,
se la religione è falsa, allora noi siamo
solo macchine organiche, le cui brevi
vite non hanno più senso di qualunque
altro oggetto, evento o processo materiale. Tra le fonti di siffatta credenza
può esserci la fallacia che la vita senza
Dio è priva di senso, perché è certo che
finisce. Ma opere individuali di musica,
poesia e letteratura hanno tutte significato e valore per noi sebbene siano limitate nel tempo. […] Numerosi adulti
possono trovare il proprio significato
nella vita, mediante un lavoro creativo, per esempio, o l’impegno politico
o allevando figli. Il significato di questa
vita è situato all’interno di essa, non in
un qualsiasi magico regno dopo la vita.
Forse il crimine maggiore della Chiesa
cattolica è quello di offrire una falsa
speranza a milioni di persone, inclusi
i più poveri e gli oppressi, che inganna
in modo che concedano credito a storie fantastiche e il loro denaro per i palazzi dorati dei vescovi. Sono convinto
che qualsiasi persona non animata da
pregiudizio, dopo avere esaminato i
dati addotti come prova, debba concludere che la religione è priva di verità e
di valore, riconoscendo, con Lucrezio,
che è una malattia originata dalla paura e una fonte di inaudita sventura per
l’umanità». Complimenti ad un docente di filosofia di Cambridge! Rimprovera pregiudizi ad altri quando lui del
pregiudizio ne fa un metodo di analisi
(rimprovera solo la Chiesa cattolica,
tacendo delle altre Chiese cristiane
che hanno la stessa fede; i soliti palazzi
dorati dei vescovi…: veri e densi argomenti filosofici!). A pensare che un’inchiesta su la Repubblica apparsa il 3
giugno scorso si parlava di «Nuovi atei
non arrabbiati con Dio», come nuova
tendenza nel settore dell’agnosticismo,
per cui da parte dei nuovi miscredenti, come riportato da Avvenire del 4
giugno, non si tenta più di dimostrare
che le fedi sono irrazionali o addirittura dannose, nel senso che sarebbero
responsabili di abusi e peccati “storici”,
ma si indaga sulla loro funzione sociale
positiva, se ne studiano i benefici meccanismi psicologici magari per tentare
di riprodurli in ambienti “laici”. Scrive
Giancarlo Bosetti nella ricordata inchiesta: «L’aggressione antireligiosa lascia il passo a riflessioni più moderate».
Che spesso non ci sono. Con spazio a
ragioni non di rado irragionevoli.
Nuovo consiglio regionale delle scuole d’infanzia cattoliche
Lo Stato spende 441 euro contro 7.000
Presso il Centro pastorale ‘Stella Maris’ di Colle Ameno d’Ancona si è tenuto, sabato 15 giugno, il Consiglio regionale della
Federazione italiana scuole materne cattoliche (Fism) che ha
eletto il nuovo presidente nella persona di don Gesualdo Purziani, gestore della scuola ‘San Vincenzo’ di Senigallia. Sono 94
le scuole d’infanzia associate: una realtà educativa che garantisce un servizio per cinquemila bambini e offre lavoro a 400
insegnanti. Il presidente regionale, nel suo intervento, ha sottolineato questi numeri che danno l’idea del “valore sociale di
questa realtà che dà lavoro a tante persone, insieme ad un servizio educativo necessario e di qualità”. Il vicepresidente nazionale, dott. Antonio Trani ha ribadito che “per questo servizio
educativo lo Stato spende ogni anno solo 441 euro a bambino, a
fronte dei circa 7.000 euro per un bambino inserito nella scuola
a gestione statale”. Per questo, battaglie ideologiche tra scuole ‘statali’ e ‘private’ – tutte pubbliche - sono obsolete in quanto ripropongono una divisione artificiosa che nulla ha a che fare
con il servizio reso a tante famiglie. La Regione Marche ha dal
2008 un progetto di legge chiuso nel cassetto dei vari assessori
che si sono succeduti: ‘Sistema educativo e formativo regionale’. “Vogliamo che questa legge venga ripresa – ha detto don
Purziani -, aggiornata e finanziata per permettere alle scuole di
poter sopravvivere e perché tutte possano migliorare il proprio
servizio didattico”.
Per il prossimo anno scolastico si stanno pensando alcune iniziative per sensibilizzare il territorio, le comunità civili e le
istituzione sul grande tema della scuola, tanto più che nel 2014
ricorrono i quarant’anni della Fism nazionale.
t e r r e l e m e n t a r i
Pronto, prontissimo (soccorso), via..!
di Silvano Sbarbati
Sappiamo tutti – perché forse ci siamo capitati, noi non più giovanissimi – che andare al Pronto Soccorso di Viale della Vittoria
a Jesi non è come giocare al”pronti, prontissimi, via!”. Tant’è.
Se si va al Pronto Soccorso si spera che l’attesa non sia troppo lunga. Si spera che insieme con noi ci siamo pochi altri ad
averne bisogno. Così, succede che in un giorno feriale caldo ed
estivo, accompagno una persona, per un gesto di cortesia . Piccolo problema ma preoccupante. Trovo infermiere cortesi ma
decise, abituate al peggio e soprattutto abituate alla urgenza
emotiva di chi vuol sapere se il malanno è piccolo o grave e
come fare per liberarsene al più presto. Naturale ed umanis-
sima urgenza. E, mentre si aspetta, minuto dopo minuto, ora
dopo ora, si incontrano persone con mani ferite, amici e parenti preoccupati dell’anziano caduto o malandato, barelle che
vanno e vengono, ambulanze che anch’esse vanno e vengono.
Le storie si intrecciano. C’è chi rompe la tensione raccontando
la propria vicenda, chi tace in silenzio, gli immancabili telefonisti che ad alta voce raccontano anche ai muri le vicende personali. C’è anche chi fa crocchio spiegando con parole tecniche
i malanni del parente prossimo, citando medicinali come quando a scuola si recitavano a memoria le poesie. Il tutto in attesa.
Là dentro, il mondo va lento per chi è qua fuori o seduto sulle
sedie di alluminio della sala dove una tv manda immagini che,
credo, qualcuno guarda senza vederle davvero. Il posto è privo
di comfort visivi. Vecchio ospedale, vecchie mura, un cortile
costruito in più epoche. Ma, in alto, al terzo piano, un insolito
rosseggiante cespuglio di fiori rossi ricorda a tutti che anche in
ospedale, oltre al dolore ed alla sofferenza, qualcuno pianta
fiori. Ad essere retorici, un po’, quanto basta, viene da pensare che sono i fiori della speranza, che fioriscono dappertutto.
Certo, non sarà proprio così: eppure, quando l’attesa finisce, la
tensione si allenta per un responso medico benevolo ecco che
la mente va al cespuglio di fiori rosso amaranto. Viene voglia di
andare a rivederli. Senza aspettare troppo, un’occhiata e via.
In fondo la speranza funziona così, no?
jesi
VocedellaVallesina
23 giugno 2013
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Verso Shomer, laboratorio di cittadinanza sul transumanesimo: a Santa Maria del Colle venerdì 28 giugno
Chi stabilisce i diritti e i doveri degli uomini?
Cos’è il “Transumanesimo”? È «un movimento culturale, intellettuale e scientifico che afferma il dovere morale di migliorare le capacità fisiche e cognitive della specie umana e di
applicare le nuove tecnologie all’uomo, affinché si possano eliminare aspetti non desiderati e non necessari della condizione umana
come la sofferenza, la malattia, l’invecchiamento e, persino, l’esser mortali».
È un nuovo paradigma sul futuro dell’uomo
che raduna scienziati provenienti da diverse
aree (Intelligenza Artificiale, Neurologia, Nanotecnologia e Biotecnologia applicata) oltre che filosofi e uomini di cultura. Quando
un uomo è normale e quando non lo è? Che
cosa intendiamo per miglioramento della
specie umana? Dove è il limite tra terapia e
miglioramento? Il transumanesimo a queste
domande offre risposte straripanti solo apparentemente fantascientifiche: è fautore infatti
di un benessere per tutti gli esseri senzienti,
siano questi umani, intelligenze artificiali,
animali o potenziali extraterrestri, e mira a
creare strutture sociali in cui possano essere
implementate le decisioni responsabili.
Sul piano pratico propone l’eugenetica embrionale e prenatale, l’eliminazione di feti che
presentano anomalie congenite; attraverso la
nanotecnologia molecolare punta all’introduzione di microchips in diverse parti del corpo per attivare e potenziarne certe capacità,
quelle cerebrali, quelle sensoriali, e la resi-
stenza cardiorespiratoria; si propone di allungare la vita oltre i 500 anni, di controllare il
benessere emozionale con gli antidepressivi,
di produrre pillole della personalità, anche
usare tranquillamente doping nello sport…
Obiettivo ultimo potrebbe essere arrivare
a superare la morte mediante la crioconservazione e la rianimazione di pazienti in
sospensione criogenica, ipotizzando anche
la possibilità di un’esistenza post-biologica,
attraverso una sorta di scanner con la quale
conservare la matrice sinaptica (cioè la fun-
zione di trasmissione delle giunzioni fra i
neuroni) dell’individuo, trasferendo il vissuto
soggettivo da un corpo biologico deceduto o
a un nuovo corpo biologico (con il trapianto di cervello) o ad un substrato puramente
materiale-digitale, una macchina iper-intelligente, combinazione di una parte cibernetica
e di una parte organica (il cyborg, cyberneticsorganism).
Con l’evento “studiamo insieme” di Shomer, laboratorio di cittadinanza di venerdì
28 giugno vogliamo farci delle domande, di
fronte a tutto questo. Che fine farà l’autonomia morale dell’individuo umano? La dignità
dell’uomo è originaria o gli è concessa? Se la
trova all’origine o gli viene assegnata da altri?
Gli deve essere riconosciuta e rispettata o gli
deve essere modulata? È qualcosa di intrinseco e preesistente a lui stesso o è il frutto di un
consenso suo o di altri attorno a lui?
Chi stabilisce i diritti e i doveri degli uomini?
In base a cosa essi saranno tutti uguali nei diritti e nei doveri? Quale sarà il fondamento
dell’uguaglianza e della disuguaglianza? Che
significa migliorare l’uomo? Il miglioramento sarà solo biologico o anche morale? Chi
stabilirà i limiti e i canoni del miglioramento
biotecnologico: lo stato, i tecnocrati?
Sembrano domande esagerate?
No! Basta guardare oggi la gente come persegue la salute e il benessere, come lo pensa,
come lo paga! Che idea e che sopportazione
ha della felicità e della sofferenza, cosa chiede al pubblico e alla politica, come su questi
campi si mette in competizione con gli altri, come si affida al gioco d’azzardo, come
mortifica le spese sociali, come pretende di
essere curato e assistito, ignorando spesso i
costi imponenti della sanità e dei servizi sociali, non vigilando sulle manovre speculative
di tanti centri di investimento assicurativo e
finanziario fatte sulla testa dei singoli e di popolazioni intere, ricche o in via di sviluppo.
Vito Collamati
Liceo Scientifico: una settimana con “Jesi Summer Games”
Poggio San Marcello: un libro di Cesare Bellini
La storia attraverso i sindaci
Sport, musica e molto altro ancora
Non solo un libro di storia, ma soprattutto
il giusto rilievo per non dire la rivendicazione del ruolo del comune anche di non
grandi dimensioni nel suo servizio ai cittadini. L’occasione è stata voluta dal sindaco
di Poggio San Marcello, avv. Tiziano Consoli lo scorso 1 giugno, con la presentazione del volume di Cesare Bellini, Poggio
San Marcello. La storia attraverso i sindaci. Hanno onorato della loro presenza
il Prefetto di Ancona dott. Alfonso Pironti, mons. Gerardo Rocconi vescovo di Jesi,
il vice presidente del consiglio regionale
Giacomo Bugaro, i comandanti dell’Arma
dei Carabinieri e della Guardia di Finanza
di Jesi capitano Mauro Epifani e capitano
Vittorio Angelini, il vice questore aggiunto
Antonio Massara, il consigliere di Jesi Andrea Torri in rappresentanza del sindaco, il
presidente dell’Unione del Comuni e sindaco di Monte Roberto Olivio Togni con i
sindaci di Cupramontana, Maiolati Spontini, Rosora, Montecarotto, San Paolo di Jesi,
Staffolo e Castelbellino. Presente anche il
minisindaco Elisa Venanzi. Tanti i cittadini
di Poggio insieme a ex sindaci e congiunti
di sindaci defunti nel teatro-sala consiliare del comune. Il prof. Bellini nel suo libro
ha ripercorso la storia del paese attraverso
le vicende delle magistrature susseguitesi
alla guida del castello dal medioevo ad oggi,
ma soprattutto da quanto stato realizzato
dai vari sindaci e dalle amministrazioni da
loro guidate, dall’unità d’Itali ad oggi. Lo
ha fatto “intervistando”, come ha detto presentando il volume Riccardo Ceccarelli, i
documenti giacenti in archivio, soprattutto
le delibere consiliari, alla ricerca di quegli
interventi che nel corso dei decenni hanno
qualificato il paese rispondendo alle giuste
esigenze dei cittadini. La figura del sindaco a contatto quotidiano con la sua gente
condividendone problemi e soluzioni, si è
Jesi, città dello sport. Elisa di Francisca, Valentina Vezzali e Giovanna
Trillini; famosissime in tutto il mondo
per aver arricchito il nostro medagliere olimpico.
Con la collaborazione fra Jesi Beach
Palace Asd e la Uisp quest’anno “Jesi
Summer Games” sarà ancora più vivo
e interessante. Per tutta la settimana
gli impianti del Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci saranno protagonisti
dell’estate jesina. Tutte le sere, riuniti in un
unico grande spazio; calcio a 5 per adulti e
bambini, beach tennis, beach volley, giochi
gonfiabili e aereomodellismo. Con la possibilità di fermarsi anche a cena per degustare qualche prelibatezza dei vari stand
gastronomici presenti. Lunedì la serata sarà
accompagnata dalla musica di dj Parkour,
martedì ci sarà un esibizione di softair, di
fuoristrada e dei dj Vandal e Zotek. Mercoledì si proseguirà con la gara di tiro alla fune
dimostrata nel tempo centrale riuscendo ad
essere un valore insostituibile nel rapporto
che il singolo cittadino ha con lo stato e con
le altre istituzioni. Nel sindaco e nel comune il cittadino incontra lo stato, per questo
lo trova più visibile e accessibile: un valore
anche questo di grande importanza per la
credibilità dello stato stesso. Aspetti da tenere presenti in momenti come questi nei
quali si discute della riduzione dei numero
dei comuni: la spesa pubblica non è certo
aggravata dalla presenza del numero dei comuni, ovviamente si dovranno trovare forme di aggregazione per le realtà più piccole
per meglio dare servizi idonei ai cittadini.
Aspetti questi che i sindaci hanno discusso
con il Prefetto e dei quali il volume di Cesare Bellini ha voluto essere stimolo e insieme
testimonianza. L’incontro si è concluso con
l’inaugurazione dell’Albo dei Sindaci che visivamente ricorderà, nella sede comunale,
quanti hanno guidato il paese in questi ultimi centocinquant’anni..
r. c.
fra bar, giovedì il protagonista della serata
invece sarà il saggio di ginnastica artistica e
ritmica della Uisp. Infine, si darà spazio anche a sport da combattimento ed autodifesa.
Sabato sera “Ballando sotto le stelle”, a cura
della scuola di ballo Ma.Mo.Dance di Falconara con l’esibizione anche di auto americane. Domenica 23, gran finale con la scherma
e la semifinale Jesi-Pisa della coppa Italia di
fioretto maschile, accompagnata dall’esibizione della Twirling Fantasy Moie.
I poveri e il sogno del Papa
segue da pag. 4
naro, e poi ancora denaro, e sempre e solo
denaro si genera povertà. Finanza creativa,
abbiamo imparato a chiamarla in questa
inebriante stagione di culto pagano per il
dio mercato. Non ci siamo accorti che, nel
frattempo, è diventata finanza distruttiva.
Secondo l’economia finanziaria il lavoro
non è più una ricchezza, ma un costo da
abbattere. La povertà più o meno intensa è
protagonista in queste settimane. Aumenta
il numero delle famiglie povere e diminuisce
il loro potere di acquisto. Il 40% dei giovani
è disoccupato.
Per i cristiani la vocazione profetica è parlare il linguaggio evangelico della schiettezza. “Quanto vorrei una chiesa per i poveri!”
oppure che “l’apostolo sul quale Gesù edificò
la sua Chiesa non aveva un conto in banca.”
Frasi che papa Francesco ha pronunciato in
questi giorni. Messaggi che non potevano
essere più chiari. Mettono in discussione
non tanto la capacità di governo, ma quanto il suo operato; finalizzato verso l’interesse
delle banche molto spesso anche attraverso
una forsennata speculazione.
Facile a dirsi, difficile a realizzarsi. La finanza è penetrata in tutte le stanze, anche quelle spirituali, purtroppo, condizionando il
messaggio evangelico.
Il sogno di papa Francesco deve essere un richiamo verso questo nuovo percorso per un
mondo più equo. Facciamolo nostro, condividendolo.
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della
psicologiaesocietà
VocedellaVallesina
23 giugno 2013
Ass. Maestri Cattolici e Fondazione Carisj
Screening e riabilitazione
Grazie alla sensibilità della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, l’Aimc (Associazione Italiana Maestri
Cattolici) sezione di Jesi riesce a rispondere alla sua
“responsabilità educativa”. Nell’anno scolastico appena
concluso, l’Aimc ha realizzato “Parlo, leggo, scrivo”, un
progetto finalizzato a una tempestiva individuazione
dei disturbi del linguaggio e di letto-scrittura, e rivolto
agli alunni dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia e
del primo anno della primaria dell’Istituto Comprensivo “ Federico II” di Jesi. Il progetto è stato condotto dal
dott. Emanuele Gagliardini (psicologo e psicoterapeuta)
e dalla dott.ssa Caterina Teodori (psicologa), esperti nei
disturbi del linguaggio e dell’apprendimento. Lo screening ha individuato bambini con difficoltà e ha permesso di suggerire alle famiglie un percorso di recupero più
adatto al bambino; inoltre, ha permesso di fornire indi-
cazioni operative alle insegnanti, ad illustrare materiali
e strumenti didattici altamente specifici per promuovere e consolidare in aula le abilità e le competenze necessarie agli alunni a superare le difficoltà emerse. Per
alcuni alunni si è reso necessario l’invio presso i centri
del servizio pubblico per una adeguata valutazione e un
mirato intervento riabilitativo.
È naturale che la fase riabilitativa è molto attesa dalle
famiglie e dalla scuola che sperano nell’efficacia dell’intervento logopedico per restituire ai bambini la motivazione ad apprendere e la serenità nel rapportarsi con gli
altri. La fase riabilitativa è molto attesa anche dal bambino che, consapevole delle sue difficoltà, spera di superarle e realizzare quelle aspettative e curiosità che lo
sostenevano nei primi giorni di scuola primaria.
Secondo l’Aimc e gli insegnanti, la fase riabilitativa deve
seguire tempestivamente lo screening per prevenire la
comparsa e il consolidamento di meccanismi sbagliati
e inefficaci; per evitare il sorgere nel bambino di scarsa autostima, ansia, svogliatezza a causa dell’insuccesso
scolastico: tutti elementi che potrebbero portare all’abbandono scolastico.
Non è naturale che la fase riabilitativa da parte del servizio pubblico si faccia attendere anche 18-24 mesi dalla
data della richiesta e arrivi quando le difficoltà si sono
consolidate, o anche accentuate, e il percorso da attuare
sarà ancora più tormentato.
Infatti, il servizio pubblico dell’Umee (Unità Multidisciplinare Età Evolutiva )- Asur di Jesi a causa della carenza di personale non riesce ad assolvere le richieste dei
bambini, delle famiglie e della scuola!
L’Aimc, ancora una volta a difesa dei diritti del bambino,
dei diritti della persona e nel rispetto della Costituzione
chiede che istituzioni scolastiche, Azienda Sanitaria, Comune, Provincia e Regione diventino consapevoli che devono cooperare per costruire un efficace modello specialistico a supporto della scuola.
Anna Elisa Masè
La mente e l’anima
colloqui con lo psicologo
AD UNA COPPIA NASCERANNO DUE FIGLI A DISTANZA DI UN MESE L’UNO DALL’ALTRO
L’utero in affitto
di Federico Cardinali
Ha 41 anni ed è incinta. A settembre partorirà il suo primo figlio. Ma in agosto, cioè il
mese prima, gliene nascerà un altro. State
tranquilli, non sto dando i numeri! Né facciamo magìe. È la situazione di una donna
– meglio, di una coppia – che non riusciva
ad avere figli. Dopo diversi tentativi di cui
non abbiamo notizie precise, i due coniugi
sono ricorsi alla fecondazione assistita, facendo collocare l’ovulo fecondato nell’utero
di un’altra donna. Poi è successo che questa coppia ora ha una gravidanza naturale e
aspetta il suo primo bambino a settembre.
Ma anche il bambino che vive nell’utero
dell’altra donna sta compiendo il suo tempo,
e nascerà proprio il mese prima, in agosto.
Non ho altri particolari di questa vicenda.
Né, per la verità, m’interessa molto averne,
dal momento che non è nostro compito, ora,
valutare questa situazione particolare. Dato
però che una notizia del genere non è poi
così inverosimile, noi ne prendiamo spunto
per fare insieme alcune riflessioni.
Una prima riflessione è sul nostro rapporto
con la tecnologia. Oggi questa ci permette
di fare cose che erano addirittura impensabili solo pochi anni fa. Trapianti di organi;
cellule staminali che possiamo ‘programmare’ perché diventino quei tessuti e quegli
organi di cui abbiamo bisogno; conoscenze e
strumenti che ci permettono di modificare il
DNA di una pianta o di un animale. Teoricamente anche di un uomo (!). Conoscenze e
strumenti che rischiano di tradursi per noi in
una continua tentazione di onnipotenza. E
facilmente cadiamo in un equivoco che, se
non teniamo sveglia la nostra mente, ci fa
confondere il tecnicamente possibile con
il lecito. Quindi con l’eticamente buono.
So che è un pensiero un po’ complesso, ma
proviamo ad entrarci un momento. Ciò che
ho chiamato tecnicamente possibile è tutto
ciò che la tecnologia di cui disponiamo ci
permette di fare. Possiamo trapiantare una
cornea e riacquistiamo la vista. Trapiantare
un cuore, un fegato, altri organi e riacquistiamo la salute che una malattia ci aveva
compromesso. Possiamo intervenire sul DNA
di una pianta e ne produciamo una ‘nuova’,
che la natura non aveva ancora costruito (gli
OGM). Possiamo fecondare un ovulo umano
e farlo crescere o anche interromperne lo
sviluppo e utilizzare certe sue cellule per
altri scopi. Possiamo favorire l’evoluzione
di una gravidanza, ma anche interromperla
quando lo vogliamo. Siamo in grado di salvare la vita di una persona in situazioni di
estrema gravità, e nello stesso tempo disponiamo di tutti gli strumenti per interromperla quando una qualche ragione ce lo fa decidere. Tutto questo e tanto altro possiamo
fare (= siamo in grado di fare). Ma qual è il
confine tra ciò che possiamo fare (nel senso
che disponiamo degli strumenti per farlo), e
ciò che è eticamente corretto? Cioè lecito?
Buono?
Qui deve entrare la nostra scala di valori.
La nostra filosofia di vita. In altre parole,
abbiamo bisogno di esplicitare a noi stessi
qual è il senso della vita. E della nostra vita.
Lo riprenderemo la settimana prossima. Ora
ritorniamo all’episodio da cui siamo partiti.
Perché provo a dire, per chi non fosse sufficientemente informato, due parole su cosa
s’intende quando parliamo di fecondazione
assistita o di utero in affitto.
Tutti sappiamo che per concepire un bambi-
no è necessario che uno spermatozoo e un
ovulo s’incontrino, attraverso un rapporto
sessuale, e si fecondino a vicenda. Quando questo non avviene – le ragioni possono
essere le più varie – oggi siamo in grado di
far ‘incontrare’ queste due cellule in laboratorio e di favorirne la fecondazione. Una
volta attivata la fecondazione, l’embrione
(= l’ovulo fecondato) viene immesso (‘impiantato’) nell’utero della donna. E se tutto procede bene, dopo nove mesi nascerà
un bambino. A questo procedimento diamo
il nome di fecondazione assistita. Le tecniche utilizzate sono diverse e il percorso
è piuttosto accidentato. Ma non possiamo
entrare qui nei tanti ulteriori particolari che
pure dovremmo osservare.
Cos’è, invece, che chiamiamo utero in affitto? Quando la donna di una coppia non è in
grado di accogliere l’ovulo fecondato nel suo
utero, questo può essere impiantato nell’utero di un’altra donna che si presta a ‘ospitare’ l’embrione portandolo al compimento
dei nove mesi. Quando il bambino nascerà,
per la legge di quel paese – non tutti i paesi ammettono questa procedura, compresa
l’Italia – non sarà figlio della donna che l’ha
portato nel suo corpo e l’ha partorito, ma
sarà figlio della coppia che ha fatto immettere nel suo utero l’embrione vitale. Parliamo di utero in affitto perché è come se la
coppia avesse ‘affittato’ l’utero di un’altra
donna per far crescere il proprio bambino.
Oggi ci fermiamo qui. Perché a questo punto
dovremo: respirare, sederci un momento, e
provare a ragionare, insieme, sul senso che
può avere una scelta di questo genere.
La settimana prossima partiremo da qui.
(1. continua)
Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected])
o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI
Fondazione Mondo Digitale di Roma: progetto “Nonni su Internet”
Alunni e adulti insieme per l’alfabetizzazione informatica
Stimolare il dialogo intergenerazionale e
avvicinare generazioni così lontane attraverso la condivisione e l’uso consapevole
delle nuove tecnologie della comunicazione è lo scopo alla base di tutto il progetto denominato “Nonni su Internet” al
quale ha aderito il “Liceo Scientifico Leonardo da Vinci” di Jesi.
Il progetto, inscritto in una rete nazionale di scuole coordinate dalla Fondazione Mondo Digitale di Roma, anno dopo
anno ha visto nuove richieste da parte di
over 60 sempre più interessati a rimane
al passo coi tempi. I corsi strutturizzati
in 30 ore complessive di lezione, suddivise in 15 lezioni settimanali di 2 ore, sono
finalizzati all’apprendimento di come
funzioni un computer. Le sue periferiche,
le funzioni del sistema operativo e i software applicativi più comuni come Word
o Excel non saranno più un segreto per
questi “nonni-allievi”.
Abbattere il disagio e l’isolamento sociale e civile di chi non è in grado di utilizzare strumenti informatici in un mondo
che cambia velocemente e via via più informatizzato è l’obbiettivo che si pongono gli studenti che per tutto il periodo del
corso si trasformano in insegnati; anche
se non sempre molto intransigenti.
Nonostante siano nati nel ventunesimo
secolo e abbiano molta dimestichezza
col computer riscontrano invece maggiori difficoltà nell’illustrare ciò che a
loro risulta così facile. Il progetto oltre
che ad essere così formativo per i nonni
produce sui giovani insegnanti ricadute
estremamente positive nel metodo di
studio e nelle abilità espositive.
Giunti al quinto anno di alfabetizzazione informatica per gli adulti sono stati
portati a termine sei corsi e formati più
di centoventi nonni coinvolgendo altrettanti alunni tutor. La cerimonia di
consegna degli attestati si è svolta il 25
maggio.
Il progetto ha tutt’altra intenzione che
fermarsi qui, a questi piccoli numeri.
Continuerà su questo percorso e non
smetterà di essere coinvolgente sia per i
nonni sia gli studenti.
vitaecclesiale
VocedellaVallesina
23 giugno 2013
della
7
La parola della domenica
a cura di
don Corrado Magnani
[email protected]
notiziebrevi
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V
21 giugno: reliquie di santa Bernadette
L’Unitalsi diocesana accoglie le reliquie di Santa Bernadette, che arriveranno nella mattina di venerdì 21
giugno nel Santuario delle Grazie a Jesi. L’itinerario marchigiano, a cura dell’Unitalsi, è dal 10 al 30
giugno. Per l’intera giornata sarà possibile sostare
in preghiera e prendere parte alle celebrazioni. Alle
9,45 accoglienza delle reliquie, alle 10 santa Messa
celebrata dall’assistente don Gianni Giuliani, dalle 11
alle 12 venerazione personale; nel pomeriggio dalle
15,30 la venerazione personale, alle 17,30 il Rosario
meditato, alle 18 la santa Messa con il vescovo Rocconi, a seguire la sua catechesi e alle 21 la veglia di
preghiera.
21 giugno: a Santa Maria del Piano
Per il terzo anno consecutivo l’Associazione musicale “Regina della Pace” propone il Concerto dell’Aurora nella giornata in cui, a livello europeo, si celebra
la “Festa della musica”. Quest’anno il maestro Diego Pucci propone un programma di musiche sacre
e profane scelte tra i compositori vissuti tra il ‘600
ed l’800 ed altri; brani polifonici o con accompagnamento dell’organo. Il concerto, il cui inizio è alle 6
nella chiesa di Santa Maria del Piano, servirà anche
come prova d’esame a conclusione del corso d’orientamento musicale.
“La Fede nella Poesia”
Il “Circolo Contardo Ferrini” promuove per il 29 giugno un incontro sul tema “La Fede nella Poesia”. L’arrivo è previsto per le 19 nella chiesa di Acquasanta.
Alcuni soci si sono impegnati alla ricerca di poesie
o brani letterari che riguardano il tema della “Fede”.
Il presidente Santoni scrive nell’invito: «Sarà un nostro originale contributo a conoscere meglio questo
tema, che il papa Benedetto ha proposto alla chiesa
intera e che papa Francesco ha riconfermato: si chiede l’ulteriore collaborazione di tutti i soci del circolo
e dei loro amici per arricchire la serata». Il programma prevede poi la cena.
Da martedì 25 giugno alle 15
il vescovo Gerardo riprende ad
incontrare i fedeli in Cattedrale
per colloqui e confessioni.
Un giorno, mentre Gesù si trovava in
un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: “Chi sono io secondo
la gente?”. Essi risposero: “Per alcuni
Giovanni il Battista, per altri Elia, per
altri uno degli antichi profeti che è risorto”. Allora domandò: “Ma voi chi
dite che io sia?”. Pietro, prendendo la
parola, rispose: “Il Cristo di Dio”. Egli
allora ordinò loro severamente di non
23 giugno 2013
12a Domenica
del tempo ordinario
Dal Vangelo secondo Luca
(9,18-24)
riferirlo a nessuno. “Il Figlio dell’uomo, disse, deve molto soffrire, essere
riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, essere messo a
morte e risorgere il terzo giorno”. E a
tutti diceva: “Se qualcuno vuol venire
dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. Chi vorrà salvare la propria vita,
la perderà, ma chi perderà la propria
vita per me, la salverà”.
Cosa vuol dire “rinnegare se stesso”...
Pregare veramente non è tanto doveroso,
necessario, utile…; è “pericoloso”! Come
Giacobbe, si esce sempre “zoppicando”
(Genesi 32,25-32). La vera preghiera prepara sempre qualcosa di decisivo per la
vita. Gesù è solo in colloquio col Padre.
Ne viene fuori dando un segno forte e
preciso di svolta nella sua missione e nella rivelazione della sua identità. Nessuno
fino ad ora gli ha chiesto i dati della sua
vera identità, come avviene ad una dogana di frontiera. Ora Gesù, dovendo passare la vera, difficile frontiera, provoca con
domande perché lo identifichino: perché
i discepoli si rendano conto di chi hanno
tra loro.
Riportare le risposte della gente è facile;
e i discepoli se la cavano con disinvoltura. Ma quando arriva la domanda vera,
essenziale che chiede un coinvolgimento
personale, c’è solo la risposta di Pietro
(che poi non è farina del suo sacco!) che
li salva da un silenzio imbarazzante.
Dopo la risposta di Pietro, Gesù si rivela
annunciando la propria imminente passione, morte e resurrezione. Dice chiaramente in che modo Lui è il Messia. È “IL
MODO” che è scandaloso, fuori delle attese della gente e dei suoi. Gesù parla di
sofferenza, di perdita, di un morire. Non
è normale.
Solo se si accetta questo “stile perdente”
si può affermare di sapere chi è il Messia:
una vita donata per gli altri, per amore e
solo per amore.
Non basta: Gesù vuole anche chiarire le
condizioni della sequela, cioè a che cosa
ci si impegna quando si prende la decisio-
ne di credere e seguire il Maestro.
“SE QUALCUNO VUOLE..” (versetto 23):
non è qualcosa che va da sé seguire il Maestro. È necessario volere, decidersi. La
fede non è un vago sentimento: è una decisione.
“RINNEGHI SE STESSO…” (letteralmente, il
verbo usato da Luca vuol dire: non riconoscere, non aver nulla a vedere con qualcuno, sconfessare, liberarsi da…) .Allora
“rinnegare se stessi” vuol dire:
- Rifiutare di crederci costretti a portare
in giro una faccia diversa dal nostro vero
volto; di costruirci delle false identità,
per piacere o adeguarsi alla “dittatura”
del gruppo.
- Abbandonare la pretesa di essere diversi
da ciò che si è: a “immagine di Dio”. Evitare l’ansia di “diventare qualcuno”, che
significa essere nessuno, cioè non essere
ciò che si è, inseguendo un fantasma, o
false immagini di sé, fino a non riconoscere più la propria identità.
- Rinunciare alla “madre” e al “padre”
cioè liberarci da tutte quelle protezioni
(più o meno sincere) che possiamo incontrare nella vita; liberarsi da qualunque
struttura, che “si trucca da dio”, che ci
protegge e ci difende e non permette la
nostra ascesa alla piena maturazione della nostra persona (la madre-gruppo, la
madre-partito, la madre-TV, madre- ideologia, la madre-chiesa-istituzione, il
padre-potere, il padre autorità, il padre“mammona”..)
- Non lasciarsi strumentalizzare da nessuna dogmatica né politica, né religiosa,
perché se si ha certezza di credere che
in noi Dio è vivente: che in noi c’è il suo
sigillo di appartenenza, la luce di Cristo,
allora la nostra preoccupazione è solo
quella si sgombrare la via all’opera di
Cristo, perché essa erompa con tutta la
sua forza nella nostra personalità. Fino a
“Non sono più io che vivo, ma è Cristo che
vive in me” (Galati 2,20).
“PRENDA LA SUA CROCE OGNI GIORNO..”
Solo in Luca c’è la precisazione: “ogni
giorno”. Cioè non siamo chiamati a fare
cose eccezionali, né gesti eroici, ma a
vivere la fedeltà nel presente e nel quotidiano.
Cos’è la croce? Purtroppo questa espressione l’abbiamo deformata col nostro pietismo e col nostro masochismo. Non sono
le sofferenze, non solo le tribolazioni, le
croci. La croce era uno strumento che i
soldati romani portavano sempre dietro.
Era una specie di palo che serviva loro per
impiantare gli accampamenti, per scavare trincee, per edificare vari muri o per
abbatterli, e, qualche volta, serviva per
appendere il soldato traditore o il ladro.
Quindi, per seguire Cristo, a noi spetta
portare questo strumento di lavoro, per
spianare in noi le vie di Dio. Non è soltanto sofferenza la croce, ma è lo strumento per liberare in noi tutte le forze
vive, mentali, psichiche e spirituali che
sono nell’uomo. La croce è l’impegno di
ognuno a far emergere le forze divine che
sono nel nostro essere, per poter arrivare
alla “statura di Cristo”, alla umanizzazione piena (=“divinizzazione”) di sé e del
mondo, nella “compassione” e nel perseguimento del Bene.
Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio Catechistico Diocesano, una lettera da chi si occupa nell’educazione religiosa
Non si scherza con i sacramenti. Aiuto, ho bisogno di un consiglio!
Gentile don Mariano, sono seriamente in
crisi per vari motivi e molto demotivata a
continuare a celebrare i sacramenti come in
una catena di montaggio. La mia perplessità
riguarda soprattutto i genitori spesso molto
occupati e poco preoccupati dell’educazione
spirituale dei figli, salvo poi pretendere i sacramenti malgrado le numerose assenze dei
figli, lo scarso interesse durante gli incontri
di catechesi e le assenze dei genitori stessi
agli incontri con noi catechisti. Naturalmen-
Voce
dellaVallesina
Settimanale di ispirazione
cattolica della diocesi di Jesi
fondato nel 1953
te molti genitori accompagnano i loro figli
nel cammino dell’iniziazione cristiana con
consapevolezza ed entusiasmo, ma, almeno
nella mia parrocchia, sono purtroppo una
minoranza. Inoltre spesso alcuni genitori e
nonni promettono ai bambini/ragazzi che
riceveranno i sacramenti regali spropositati
e davvero inopportuni per una festa che finisce per avere molto poco di spirituale. Ho
visto regalare computer portatili, Iphone
e ogni altro gadget di ultima generazione,
Direttore responsabile
Beatrice Testadiferro
Comitato editoriale:
Vittorio Massaccesi, Giuseppe
Quagliani, Antonio Lombardi
Responsabile amministrativo
Antonio Quaranta
Proprietà: Diocesi di Jesi
Registrazione Tribunale di Ancona
n. 143 del 10.1.1953
bambine con acconciature da sposine nel
giorno in cui riceveranno Gesù Eucaristia!
Penso sia ora di recuperare un po’ di semplicità e sobrietà.
Mi scusi tanto ma non è facile parlare con
il parroco e tra noi catechiste... Malgrado
tutto il parroco ha deciso che il mio gruppo
farà comunque la Cresima l’anno prossimo.
Le pare giusto che riceva il sacramento chi
ha privilegiato il calcetto mentre c’erano
compagni presenti tutte le settimane? Con
Composizione grafica
Giampiero Barchiesi
Stampa
Galeati Industrie Grafiche, Imola
Spedizione in abbonamento postale
Associato alla Fisc
(Federazione Italiana Settimanali
Cattolici)
Questo numero è stato chiuso in
redazione martedì 13 novembre alle 19
e stampato alle 7 del 14 novembre.
Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs
196/2003 (Codice privacy) si comunica
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sono contenuti in un archivio
informatico idoneo a garantire la
sicurezza e la riservatezza. Saranno
quale criterio decidiamo? Io mi sento responsabile di chi ho seguito, ma sembra che
io parli un’altra lingua. Anche agli incontri
tra noi catechiste alcune non vengono mai,
così non c’è un confronto un cammino condiviso, sembra che ognuno vada per la sua
strada. Aiuto, ho bisogno di un suo consiglio. Grazie per la paziente attenzione
RM
Chi vuol dire la sua?
don Mariano
utilizzati, salvo divieto espresso
per iscritto dagli interessati, oltre
che per il rispetto al rapporto di
abbonamento, anche per proprie
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della
diocesi
VocedellaVallesina
23 giugno 2013
Campi estivi Scout Agesci: per crescere, progettare e lavorare le prossime attività e vacanze per bambini e ragazzi
Il servizio, un nuovo stile di vita e di convivenza
A conclusione delle attività svolte durante l’anno si svolgeranno i
campi scout. La durata del campo oscilla tra i 7 e i 10 giorni, rispettivamente per branca (gruppo) dei Lupetti/coccinelle, per i
ragazzi/e del reparto, ovvero guide ed esploratori, così come per i
rover e le scolte, cioè i ragazzi dei
Clan/Fuoco. La distinzione sopra
citata serve per raggruppare all’interno delle varie branche i bambini/ragazzi in base all’età. La fascia
d’età tra i 9 e 11 anni, infatti, si individua come gruppo dei lupetti/
coccinelle, per guide ed esploratori si intendono ragazzi e ragazze
dagli 12 ai 16 anni mentre i rover
e le scolte vanno dai 17 ai 21 anni.
Alla fine dell’anno scoutistico i ragazzi iscritti sono invitati, tenuti a
partecipare a questi campi (o vacanze di Branco per i più piccoli)
per concludere in modo divertente,
senza dimenticare l’aspetto formativo/educativo, l’anno passato
insieme.
I lupetti trascorreranno le loro vacanze di Branco presso strutture
ben attrezzate ed organizzate per
supportare e favorire la permanenza. Durante il campo i bambini
avranno la possibilità di confrontarsi con le attività proposte dagli
educatori, di sviluppare un maggior contatto con l’ambiente-natura entrando soprattutto nell’ottica
del rispetto di questa e potranno
accrescere il senso di convivenza
con gli altri.
Gli esploratori e le guide, invece,
avranno il loro campo strutturato
diversamente, ovvero la location,
sebbene scelta dai propri capi, in
un ambiente naturale lontano da
centri abitati, verrà fornita dei
vari servizi dagli stessi ragazzi i
quali avranno a disposizione tende e “angoli di squadriglia” dove
cucinare e mangiare, costruiti da
loro stessi. Anche in questo caso
i giovani esploratori e guide sono
chiamati a svolgere insieme le attività progettate dai propri educatori.
Tutte Attività che hanno lo scopo
di far acquisire un’autonomia individuale e di gruppo per quanto riguarda tempi e spazi di cui i ragazzi
dispongono, proprio per permettere loro di crescere a 360 gradi come
soggetti responsabili, socialmente
e individualmente. Infine, i ragazzi
del Clan/Fuoco hanno la possibi-
Pellegrinaggio dei catechisti
Nell’Anno della Fede, la Giornata dei Catechisti a Roma, San Pietro, il 28-29
settembre. Il Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione (www.annusfidei.va), ha organizzato due eventi tra loro connessi e che riguardano il mondo
della catechesi e dei catechisti.
Sabato 28 settembre, in mattinata dalle 7 alle 15, pellegrinaggio alla tomba
dell’Apostolo Pietro. I gruppi accederanno alla Basilica di San Pietro per la Professio Fidei. Nelle vicinanze di San Pietro, saranno disponibili alcuni luoghi per
la Celebrazione del Sacramento della Riconciliazione e per l’Adorazione Eucaristica. Per chi lo desidera, è possibile seguire gli itinerari della Fede predisposti dall’Opera Romana Pellegrinaggi e contenuti nel kit del Pellegrino. Ore 16,30:
ritrovo in alcune Chiese della Città di Roma, divisi per aree linguistiche, per assistere ad una Catechesi tenuta da un Vescovo; ore 18 celebrazione della Santa
Messa (nella stessa Chiesa).
Domenica 29 settembre: in Piazza San Pietro ore 9,30 santa Messa presieduta
dal Santo Padre. L’Ufficio Catechistico Diocesano di Jesi organizza un pullman
solo per la domenica (euro 20 – pranzo al sacco – pomeriggio: un’altra meta religiosa).
INIZIANO LE PRENOTAZIONI FINO AD ESAURIMENTO DEI POSTI
lità di terminare il loro percorso vari gruppi di vivere intensamente
attraverso la “route”, un cammino il tempo con i propri coetanei, raffinalizzato a percorrere la strada forzando così il valore dell’amicizia,
insieme per sensibilizzare i ragazzi del rispetto e della condivisione,
verso un servizio sempre più con- principi che ormai sembrano dicreto nei confronti dei compagni e ventare riferimenti sempre più londella società, e contribuire alla loro tani per una società protesa verso
crecita spirituale, aspetto che segna l’individualismo.
in qualche modo tutto il cammino
Loredana Ceciliani
scout.
Capogruppo Scout Jesi 2
La tipologia della “route”, cioè “route di strada” o “route di servizio” Programma dei Campi estivi del
sarà scelta dai rover e dalle scolte Gruppo Scout “ Jesi 2 ”(Parrocchia
insieme ai loro capi in quanto il di- San Francesco d’Assisi):
stacco tra educatori e ragazzi stessi “Vacanze di Branco” dal 4 agosto al
si assottiglia proprio per spronare i 11 agosto, in località Piticchio di Arragazzi a sviluppare la loro capacità cevia.
decisionale senza dimenticare l’a- Campo esploratori e guide dal 5 agospetto organizzativo.
sto al 14 agosto, in località Montelago.
Si può concludere dicendo che que- Route Clan/Fuoco dal 28 luglio al 2
sti campi permettono ai ragazzi dei agosto in provincia di Terni.
Una domenica “qualunque” nelle nostre chiese…
Gesù bisogna saperlo raccontare…
In quanto donna, i fatti di cronaca che ci riguardano ogni giorno di più, oltre a rattristarci profondamente, rivelano la realtà del nostro essere
donna, verso cui non è considerata alcuna dignità. E pensare che siamo nel 2013, mentre più di
2000 anni fa la risposta più vera e profonda ce
l’ha data proprio Gesù e l’abbiamo letta, gustata ed estrapolata nel Vangelo di Domenica (Luca
7,36 – 8,3). Stupendo il suo modo di rapportarsi
a quella figura femminile, con la capacità di demolire già allora ogni ipocrisia per recuperare la
libertà nell’amore, quella di essere innanzitutto
una persona. Una pennellata unica dove emerge
serena la figura di un Gesù accogliente, che non
chiede ma sente, sente la fede e come lo stesso
San Paolo dirà, non verifica con la legge. Il vero
peccatore non è colui che pecca, ma colui che
non ama. Così sintetizza nella sua omelia don
Giuliano Gigli il quale, come sempre, ti alleggerisce il cuore, presentandoti un Gesù più volte
schiacciato in forme retoriche, colpevolizzanti,
rigide. A proposito di cuore, niente di più incisivo
del parallelismo che don Giuliano ha fatto, con il
famoso romanzo di Susanna Tamaro: Va’ dove ti
porta il cuore, dove la saggia nonna indica cosa
dovrebbe seguire la nipote, appunto il cuore! Non
è importante sapere se si trattasse della Maddalena o chicchessia (come invece i biblisti si sono
preoccupati di scoprire in molti scritti) quanto
la dolcezza di quei gesti, dall’entrare donna in
quella casa, senza velo, all’incantevole grazia di
una donna che gli asciuga i piedi… quelli di Gesù,
la figura più “libera” che si possa incontrare, ma
bisogna saperlo raccontare. I canti poi, scelti a
rafforzo di quanto proposto dalla Liturgia di questa Domenica, non hanno fatto che completare
con parole e musiche appropriate, quanto i suggerimenti e gli approfondimenti di don Giuliano
Gigli hanno lasciato nel cuore di ciascuno.
Anna Rita Giampaoletti
Don Mariano (339.6506124 [email protected])
U.N.I.T.A.L.S.I.
“La Milizia dell’Immacolata”: 23 giugno a Osimo
Convegno regionale
Domenica 23 giugno, ad Osimo, presso il Santuario di San Giuseppe da Copertino, dei Frati
Minori Conventuali, si svolgerà il Convegno
regionale organizzato da “La Milizia dell’Immacolata” per l’Anno della Fede. Padre Sergio
Cognigni, francescano conventuale, assistente
della Milizia per le Marche, invita soci e amici
dell’associazione a partecipare al Convegno,
che favorirà la crescita nella fede e darà nuovo
slancio all’azione evangelizzatrice dei “militi”
in questo difficile momento storico.
Ecco il programma della giornata:
Ore 9,30: accoglienza e preghiera comunitaria; ore 10: relazione di padre Roberto
Brandinelli, dell’Ofm conventuale, sul tema:
“Camminare con Maria nella fede”; ore 11,30:
celebrazione della Santa Messa, presieduta da
Padre Brandinelli, nella basilica di san Giuseppe da Copertino; ore 12,30: pranzo (“al
sacco” o al ristorante); ore 14,30: intervento
del Provinciale dei Frati Conventuali delle
Marche. Intervento della Presidente regionale de “La Milizia”, Anna Susat. Ore 15,30: testimonianze e rosario meditato con i giovani
della Comunità “Cenacolo” di suor Elvira, di
Loreto.
Ore 18: conclusione dei lavori e partenze.
Il viaggio di andata e ritorno non si fa in
pullman, ma con auto privata. Per ulteriori informazioni e per la prenotazione del
pranzo al ristorante, telefonare al diacono
Giancarlo Sabbatini (tel. 0731/204268; cell.
340/7811741).
UNIONE NAZIONALE ITALIANA
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Sottosezione di JESI
Corso Matteotti, 45 - 60035 JESI (AN)
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LE RELIQUIE DI SANTA BERNADETTE
PROVENIENTI DA LOURDES saranno esposte presso il
SANTUARIO MADONNA DELLE GRAZIE – JESI
VENERDI’ 21 GIUGNO 2013
PROGRAMMA
CELEBRAZIONI
Ore 9.45
Accoglienza delle Reliquie
Ore 10.00
Santa Messa celebrata da
don Gianni Giuliani assistente
della Sottosezione Unitalsi di Jesi
Ore 11.00 - 12.00
Venerazione personale
Ore 15.30
Venerazione personale
Ore 17.30
Santo Rosario meditato
OGGI SPOSI
22 giugno: Michele Ciciliani e Valentina Bertini a S. Giuseppe;
Mirco Paradisi e Dayana Di Lodovico a Moje; Luca Paccapeli e Silvia
Cancellieri a S. Pietro Apostolo. 23 giugno: Massimo Mantini e Savina
Monnati a Castelbellino; Marco Mancini e Pamela Latorre a S. Giuseppe;
Marco Gigli e Silvia Pergola a Regina della Pace.
Ore 18.00
Santa Messa presieduta da S.E.
Mons. Gerardo Rocconi
vescovo di Jesi
Ore 19.00
Catechesi tenuta da
S.E. Mons. Gerardo Rocconi
Ore 21.00
Veglia di preghiera presieduta da
S.E. Mons. Gerardo Rocconi
indiocesi
VocedellaVallesina
23 giugno 2013
Avulss:testimonianza dal pellegrinaggio a Roma
proseguito papa Francesco,
«Il disegno di amore di Dio
per l’umanità è quello di costruire un’unica famiglia e di
accoglierla con l’abbraccio
del Padre che non esita al
perdono e che usa sempre
misericordia».
Importanti sono stati i riferimenti alla storia della
salvezza che, in verità, è
storia del continuo approccio dell’Uomo da parte di
Dio: «per offrirgli il suo Amore - ha precisato Papa Francesco - e per accoglierlo come
Padre bene-volente, con la mediazione del
Figlio che, sulla Croce, offre se stesso in riscatto dell’umanità». Ecco perché «la Chiesa
- ha proseguito Bergoglio - nasce dal gesto
supremo di Amore della Croce».
Dobbiamo essere grati a Francesco per queste parole che, in generale, riconsegnano
speranza al cuore della gente provata da
tanta fatica esistenziale; in particolare a noi,
perché egli ha saputo rianimare il nostro
impegno sociale di volontariato, attraverso
il quale possiamo aiutare le persone in difficoltà, accogliere chi - nella solitudine, nella malattia o nella vecchiaia - fa esperienza
di emarginazione, e donare l’amore che è il
fondamento della nostra identità di Cristiani.
Maria Pia Cuomo Serritella
Coordinatrice Avulss
Don Filippo Pesaresi della Diocesi di Ancona - Osimo ricorda i suoi 50anni di prete,
guardando al mondo in cammino sulla via
dello sviluppo. Per questa occasione insieme
ai suoi amici del Gruppo “la Famiglia” il 29
giugno, data della sua ordinazione, organizza un concerto d’organo alle 21 nella Cattedrale di Osimo. Alla tastiera il M° Andrea Freddini, docente al conservatorio
di Pesaro. Nella serata verranno presentati
Non mandiamo la Messa in vacanza
Nella foto i 21 bambini che il 19 maggio, presso la
Parrocchia Regina della Pace, hanno ricevuto la 1a
Comunione; insieme a loro, il Parroco don Emilio,
il Vice parroco don Claudio, il diacono Alberto e le
catechiste Orietta Togni e Giulia Paolorossi.
Questi sono i nomi dei bambini: Letizia Benigni,
Maria Ludovica Boria, Filippo Carbonari, Giovanni
Cardinali, Serena Carney, Giovanni Cesaroni, Jacopo Colli, Giordano Focanti, Luca Latini, Lorenzo
Maldini, Alice Marinelli, Nicola Mencarelli, Sofia
Moretti, Aurora Paoletti, Clarissa Paoletti, Aurora Paolucci, Massimo Pierdicca, Enrico Saccotelli,
Martina Sbarbati, Margherita Taruchi, Alice Trosini.
Non occorrono molte parole per descrivere la commozione che ha colto tutti i presenti, quando questi
bambini hanno ricevuto, per la prima volta, Gesù
Eucaristia: lo si capiva dall’espressione dei loro volti,
dal loro procedere un po’ incerto e titubante verso
il Sacerdote che dava loro l’Ostia consacrata intinta
nel calice del vino.
Domenica 26 maggio, hanno poi ricevuto la seconda Comunione dalle mani del Vescovo mons. Gerardo Rocconi, che ha esortato i bambini a….non
mandare in vacanza anche la partecipazione alla S.
Messa e la preghiera quotidiana.
Che il Signore e la nostra Celeste Patrona, Maria
regina della pace, li benedicano e li assistano, nel
loro cammino di fede, unitamente alle loro famiglie.
Don Emilio Campodonico, parroco
Foto Stefano Binci
SenigalliainBlu•95,2Mhz
9
Un concerto e due diari
La prima Comunione nella parrocchia Regina della Pace
 radioDuomo
della
osimo: 50° di ordinazione di don Filippo Pesaresi
Amore e perdono
29 maggio: l’Avulss di Jesi ha organizzato
un pellegrinaggio a Roma; obiettivo, la partecipazione all’Udienza generale di Papa
Francesco in piazza San Pietro. Partiti all’alba da Jesi, siamo arrivati a destinazione alle
ore 8.30. Giunti sul luogo, la piazza gremita
di gente è stata uno spettacolo stupendo ed
emozionante. Alle 10.30 circa, papa Francesco, incurante della pioggia battente, ha dato
avvio all’incontro con i fedeli.
Il Papa, dopo aver preso atto e lodato la nostra capacità di sfidare le avverse condizioni
meteorologiche, ha ricordato che la Chiesa è
famiglia di Dio, ma è una comunità di persone umane, perciò fallibili e peccatrici. La
catechesi sulla parabola del figlio prodigo,
altrimenti definita dell’amore misericordioso del Padre, è stata il legittimo riferimento
alla fragilità della condizione umana, pure
della Chiesa, popolo di Dio. Tuttavia, ha
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Tutte le mattine alle 7,06 e in replica alle 24,00
il pensiero del giorno del vescovo Gerardo Rocconi
Giornale radio alle 12,30 e alle19,03
Il Palazzo e dintorni il giovedì alle 12,45 e alle 19,20
due volumi: di Cristina Gobbi “E il
capitano issa la vela”. Diario di un
viaggio in Palestina. Presentazione
di padre Alberto Maggi. Di Filippo
Pesaresi, “minimo Diario Palestinese” . Poesie. Presentazione di Fabio
Ciceroni.
Cristina Gobbi è nipote di don Filippo. È scomparsa quattro anni
fa, il 21 marzo 2009 a 42 anni. Era
odontoiatra. Per inclinazione personale e per educazione, è stata
sempre attiva nel sociale. Per lungo
tempo è stata educatrice Scout, ricoprendo anche responsabilità nella
formazione Capi Agesci a livello nazionale. Negli ultimi anni della sua
vita ha operato con entusiasmo nel
settore della cooperazione odontoiatrica internazionale, prestando
la sua attività nei paesi del Terzo
Mondo: nel Sarawi (Africa del nord)
e in India nel lebbrosario di Puri e
nella comunità agricola di Tilonia, dove ha
contribuito a organizzare due studi odontoiatrici. A queste strutture Cristina teneva in
modo particolare. Il Concerto d’Organo e la
diffusione dei due libri vogliono tener vivo il
suo impegno nella cooperazione internazionale promuovendo queste strutture sanitarie necessarie allo sviluppo di quelle popolazioni segante dalla povertà.
Gli amici del Gruppo “la Famiglia”
notiziebrevi
Museo Diocesano
Dal 15 giugno ha preso il via al nuovo orario estivo del
Museo Diocesano di Jesi, in programmazione fino a domenica 8 settembre. A partire da sabato 15 giugno, infatti, all’orario mattutino dal lunedì al venerdì, dalle
9.30 alle 13 si aggiungerà l’apertura del sabato e della
domenica dalle 16 alle 19. L’apertura sarà arricchita
da alcune iniziative tra cui il 14 agosto, per La Notte
dell’Assunta, con visite guidate in notturna alla scoperta delle origini della tradizionale festività dell’Assunta.
Unitalsi Giovani
L’incontro mensile dei giovani unitalsiani sarà un po’
diverso dal solito poiché venerdì 21 giugno saranno
a Jesi, presso il santuario Madonna delle Grazie, le
reliquie di santa Bernadette. I giovani sono invitati a
prendere parte alle celebrazioni della giornata, dalle
9,45, ma soprattutto alla Santa Messa delle 18, alla
successiva catechesi del Vescovo e alla veglia serale. I
giovani sono invitati ad indossare la divisa blu (t-shirt
e/o felpa).
Opera onlus per anziani
In corso il progetto sperimentale “Anziani Insieme”
promosso da L’Operaonlus, che si è avvalso del cofinanziamento (contributo) della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi.
Il progetto si propone di assicurare agli anziani effettive possibilità di vita autonoma sociale favorendo il rapporto di comunicazione interpersonale garantendo così
l’aggregazione e il miglioramento della qualità della
vita degli anziani creando momenti di vita sociale tramite attività ricreative.
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della
indiocesi
VocedellaVallesina
23 giugno 2013
Recita per la scuola dell’infanzia S. Caterina di Cupramontana
Marcellino pane e vino
Sotto un bellissimo spicchio di luna
argentata, la serata di venerdì 14
giugno si è riempita di emozione
nella piazzetta di Cupramontana
dove i bambini della Scuola dell’Infanzia S.Caterina hanno concluso
l’anno scolastico mettendo in scena
la commovente storia di “Marcellino pane e vino”.
Ad aprire la serata sono stati come
sempre i bimbi più piccoli del Centro dell’infanzia mimando una canzoncina con grande impegno.
La scelta del soggetto è stata dettata dal tema della semplicità che i
bambini hanno affrontato insieme
alle insegnanti durante l’anno. Gli
alunni di 5 anni hanno visto l’intero
film originale, mentre i più piccolini soltanto le scene più significative
appositamente selezionate dalle
maestre; e un altro video si sarebbe
potuto girare vedendo le espressioni di quei visini davanti lo schermo
che proiettava una cosa stranissima: un film in bianco e nero! Qualcuno ha pensato che si fosse rotta
la televisione e che quel bambino
fosse un po’ strano a giocare con
la scatolina delle medicine di “Fra’
Malato” o a parlare con un bambino immaginario (del resto nessuno ha visto un cellulare in mano a
Marcellino).
Certo è che i bambini hanno capito bene la storia ed il grande messaggio contenuto in essa; e molto
bene l’hanno saputa rappresentare
davanti ad un folto pubblico che
qualche lacrimuccia l’ha versata di nascosto. Complice anche
la proiezione di alcune scene del
film prima di iniziare lo spettacolo.
Certe che queste insegnanti sono
maestre (e perdonatemi il gioco di
parole) nel tirar fuori le emozioni
dai piccoli quanto dai grandi. Lungi
dal voler fare una recita strappala-
crime dove i bambini più
grandi si sono destreggiati bene nell’interpretare
più personaggi ciascuno,
ci sono stati anche gli
immancabili balletti dei
bambini di tre e quattro
anni che hanno riempito di simpatia il palco,
con le loro coreografie di
cuoche, campanari e frati musicisti. Dopo i doverosi ringraziamenti
a chi ha reso possibile un così bello
spettacolo: le insegnanti e tutto il
personale della scuola, il consiglio
direttivo, i genitori, l’amministrazione comunale, e dopo i saluti del
sindaco e del vice presidente della
Fondazione Cassa di Risparmio di
Fabriano e Cupramontana, cui è
andato un forte applauso per il sostegno recentemente rinnovato, si è
raggiunto l’apice dell’emozione con
la consegna dei diplomi ai bambini
che hanno terminato il loro percorso educativo nella scuola dell’infanzia e sono pronti ormai ad iniziare
l’avventura della scuola primaria. I
bambini di cinque anni e i loro genitori hanno voluto ringraziare l’insegnante che li ha accompagnati in
questo cammino dedicandole una
canzone ed un video con le foto dei
momenti più belli trascorsi insieme.
E qui le lacrime si sono mescolate
in un grande abbraccio per un gran
finale.
Milena Marchetti
Foto Lucio Coppari
alla “Santa Caterina” di Cupramontana
Viva la mamma...
È a ritmo di twist che l’11 maggio, i
bambini della scuola dell’infanzia S.
Caterina di Cupramontana hanno festeggiato le loro mamme. L’appuntamento era per sabato pomeriggio nella splendida abbazia del Beato Angelo,
dove il clima di festa era già acceso
dai bambini più grandi che poco prima avevano concluso l’anno di catechismo con una bella camminata fino
al luogo del martirio per ricordarlo
ancora dopo 581 anni, e poi merenda
e giochi in libertà sul prato; cavalli
veri e di bronzo, mostre di fotografie
e di disegni sulla storia dell’abbazia.
Tutto questo ha fatto da preziosa
cornice a quello che i bambini e le
insegnanti della scuola dell’infanzia
hanno per giorni preparato per festeggiare le loro mamme. E, sulle
note di quella famosa canzone di E.
Bennato, ci hanno stupite con una
simpaticissima coreografia tutta “snodata” a puntino. La preparazione non
è stata mica fatta solo a scuola, anche a casa dentro la cameretta si ballava in silenzio e in segreto per provare i passi, e solo ai babbi si svelava
il contenuto del regalo che stavano
preparando come api
operose. Scommetto
che tra tutti i gioielli, la collana fatta
di pasta colorata è
la più preziosa per il
cuore di noi mamme.
E va bene, sarò di
parte, sarò esagerata, ma che ci posso
fare se questi “nanerottoli” ogni volta
che ci danno un appuntamento sono
in grado di stupirci ed emozionarci? Il
lavoro delle insegnanti è tanto, e bisogna ringraziarle a dovere, ma è altrettanto vero che i bimbi si lasciano
guidare con entusiasmo e ci mettono
tutto l’impegno necessario per regalarci momenti così belli.
Dopo essersi scatenati con la musica,
hanno chiamato in campo noi mamme
con un gioco che metteva alla prova
le nostre abilità di massaie: “Quanti maccheroni ci sono dentro ad ogni
barattolo?” Per fortuna che qualcuno
ha inventato la bilancia, ma le abilità
culinarie si sono viste comunque nel
momento conclusivo della festa, dove
la tavola imbandita di ogni leccornia
ha scatenato un lungo applauso a tutte le mamme fatto di sorrisi silenziosi
e soddisfatti. E sì, perché mica puoi
ridere di cuore con la bocca piena!
Un caloroso grazie a tutti coloro che
hanno reso possibile la realizzazione
di una festa della mamma così piacevole, con tutti gli affanni giornalieri,
ne avevamo proprio bisogno!
Milena Marchetti
regione
VocedellaVallesina
23 giugno 2013
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ECO-MERCATO, IL NUOVO MODO DI COMMERCIARE: tornano il baratto e lo scambio senza moneta
Da che parte vuoi che soffi il vento del mercato?
È all’interno dello Spazio Comune
TNT che nasce l’esigenza di trovare una concreta risposta alla crisi;
ed è sempre qui, che nelle prime
tre domeniche di giugno si è rivissuta l’idea di mercato quale luogo
pubblico, di scambio e produzione. Abbiamo incontrato gli organizzatori dell’ECO-MERCATO e
abbiamo trovato interessante rivolgere loro alcune domande circa
l’iniziativa proposta.
società tutta incentrata sul valore del denaro. Possiamo fare una
scelta: o subire questa drammatica crisi che il nostro Paese sta attraversando, o tentare di trovare
delle risposte alternative. Il Baratto è essenzialmente un tentativo
di questo genere. Con il Baratto
le cose riacquistano un valore di
scambio basato sull’utilità del
prodotto e non sulle logiche imposte dal mercato.
Il baratto è una forma primitiva di commercio, che prevede lo
scambio di una merce con un’altra,
senza l’impiego della moneta. Un
po’ bizzarra l’idea di far (ri)vivere
questa atmosfera in una società,
quale quella in cui viviamo, in cui
tutto gira intorno al denaro. Da
cosa nasce l’idea?
Partiamo dalla considerazione
che il nostro è un tempo di crisi, e
soprattutto questa riguarda una
L’ECO-MERCATO come punto
di aggregazione. Quali sono le attività che intendete proporre per
coinvolgere la collettività?
Scambiare le proprie cose con gli
altri, incontrare piccoli artigiani che si offrono di spiegare come
producono i loro oggetti riciclando,
conoscere giovani che hanno scelto
di tornare a coltivare la terra è già
di per sé un’esperienza importante
di socializzazione. Ogni domenica,
inoltre, alle 19, l’ECO-MERCATO
ospita brevi conferenze tenute da
piccole aziende della nostra zona
su varie tematiche che mirano a
far conoscere alcune pratiche di
cui si è persa la conoscenza. Questi incontri sono momenti importanti in cui l’aggregazione che si
crea non è fine a se stessa, ma diventa un momento di crescita e di
scambio di conoscenze.
L’ECO-MERCATO come nuovo
modo di fare agricoltura, che intende ripristinare quel vecchio
legame con la terra, dando spazio
alla qualità del prodotto piuttosto che alla quantità. Un impegno
volto dunque alla semplicità, alla
qualità dei prodotti e alla loro stagionalità. Dato di fatto però, la realtà dei prezzi dei prodotti bio, di
certo superiori rispetto al prezzo
di commercio.
Oggi le famiglie stentano ad ar-
rivare a fine mese, e il prezzo del
prodotto è diventata oggi priorità, a discapito della qualità e della
provenienza del prodotto stesso.
Come si può allora, far fronte ad
un mercato così competitivo a livello di prezzo?
Innanzitutto il prezzo si riduce
con il prodotto a KM zero. Il trasporto, infatti, è uno dei fattori
che incide di più sull’inquinamento, ma anche sui costi finali. Se poi
si eliminano gli imballaggi e se si
determina un rapporto diretto con
il produttore, i prezzi si riducono ulteriormente. Uno degli scopi dell’ECO-MERCATO è anche
quello di aprire un ragionamento
su quanto si nasconde dietro l’ottenimento del marchio “BIO”. L’ECO-MERCATO sostiene l’autocertificazione dei piccoli produttori
che, essendo del territorio, possono dichiarare i metodi di coltivazione e ognuno può andare a visi-
tare i campi dove lavorano al fine
di certificarne ogni garanzia. Con
l’autocertificazione il prezzo si abbatte completamente e il prodotto
diventa assolutamente più conveniente.
Il 2 giugno, il primo incontro.
Quali sono stati gli esiti? Vi reputate soddisfatti della partecipazione? Su quale fascia d’età ha avuto
più presa l’evento?
L’ECO-MERCATO è stato un vero
successo! Lo Spazio Comune era
letteralmente affollato di persone
di tutte le età. Veramente numerosi i bambini per i quali Domenica prossima organizzeremo un
laboratorio con le farine per impastare e fare forme divertenti con
la pasta di pane. L’atmosfera era
allegra e gioiosa... un vero mercato d’altri tempi, sicuramente migliori!
Margherita Teodori
Letture green-teen e visita didattica alle sale delle Grotte di Frasassi
Genga premia i migliori autori
Erano in seicento gli alunni delle
ventisei classi che martedì 4 giugno si sono ritrovati a Genga, in
occasione della XV edizione del
Premio Nazionale “Un Libro per
l’Ambiente”, organizzato da Legambiente e La Nuova Ecologia.
Ad accoglierli, all’Hotel Terme di
San Vittore di Genga, il drappello
di autori ed editori rappresentanti
dei sei libri finalisti, tre per la sezione “Narrativa”, tre per la sezione
“Divulgazione Scientifica”. Accoglienza vissuta in modo tutt’altro
che passivo. I ragazzi hanno infatti
rivolto domande agli autori. Domande da lettori esigenti. E impegnati. In fondo questo è il “loro”
Premio: sono infatti loro a leggere,
in duemila, tutti i sei libri (preselezionati da un comitato di esperti) a partire da dicembre; e sono
sempre loro la giuria popolare che
vota i vincitori entro maggio.
A conclusione delle risposte, però,
ancora suspense. E appuntamento
al buio, nel cuore della montagna.
Prima ammirata da fuori, attraversando a centinaia, in un lungo
fiume umano, la Gola di Frasassi,
poi accarezzata con lo sguardo da
dentro, nel grembo della prima
sala delle Grotte, che ha inghiottito lentamente tutto il corteo. Qui,
sospensione di attesa e penombra.
Poi, in un boato di applausi, la proclamazione dei vincitori: Il grande
cavallo blu di Irène Cohen-Janca e
Maurizio A. C. Quarello (Orecchio
Acerbo) per la sezione “Narrativa”
e Io ricordo di Sabina Colleredo e
Annalisa Beghelli (Carthusia) per
la sezione “Divulgazione Scientifica”. Inoltre, premi speciali a Pronto, chi ronza? di Nicola Davies e
Neal Cayton (Editoriale Scienza) e
a Ricicliamo i rifiuti di Jean-René
Gombert e Joëlle Dreidemy (Kite
Edizioni).
Dopo i ringraziamenti dei vincitori
e delle autorità e i saluti di arrivederci all’anno prossimo, il pubblico
è poco a poco defluito, in numerosi rivoli, nei percorsi sotterranei
guidati, per una visita didattica
alle altre sale delle Grotte. Anche
autori ed editori si sono accodati.
Chiusura in mezzo alla bellezza
di una giornata già bella. E che fa
altresì riflettere in controtendenza rispetto ai luoghi comuni sulle
capacità e sulla curiosità dei giovani lettori. Non è vero che sanno solo essere superficiali e che si
accontentano di “prodotti a buon
XI edizione Festival cameristico della Val d’Esino
Musica di tradizione e contemporanea
18 maggio-2 giugno 2013: l’11a
edizione della manifestazione
cameristica “Felice Catalano”, ha
visto l’esecuzione di cinque concerti, tre presso il teatro Valeria
Moriconi, due presso la Chiesa di
San Silvestro di Monte Roberto e
quella di San Michele di Serra de’
Conti.
Il concerto d’apertura è stato dedicato a Paolo Gigli docente alla
scuola media statale Federico II,
recentemente scomparso. Gigli,
insieme al professore di chitarra,
Massimo Agostinelli, si occupava
del coordinamento annuale della manifestazione. Il programma,
incentrato sull’Ottocento romantico, ha visto protagonisti Fabiola
Braconi al flauto, Marco Santini al
violino, Lucia Santini e Luca Camilletti al pianoforte; sempre in
coppie alternate, gli artisti hanno
interpretato Massenet e Demil-
lac, Bizet e Paganini, de Sarasate
e Brahms. Il Maestro Agostinelli
ha interpretato alla chitarra testi
di Mertz, Albeniz e una marcia irlandese del secolo XI.
Tra gli altri, segnaliamo il concerto del 24 maggio, in cui il duo di
chitarre Angela Centola e Roberto Margaritella ha realizzato un
programma di musica spagnola;
questa seconda parte del Festival,
entusiasmante per il genere musicale proposto al pubblico, è stata
caratterizzata da brani ispirati a
tradizioni popolari.
Margaritella ha esposto al pubblico l’origine e la storia dei brani che andavano da Albeniz a de
Falla, da Granados al contemporaneo Gangi e altri.
Il quartetto di chitarre Alvarez
Guitar Quartet, che si è esibito in
Monte Roberto il 26 maggio, ha
mutato il programma originale
di musiche di Bach, proponendo
all’ultim’ora brani di Mozart: tre
dal “Flauto Magico” e altri da repertorio contemporaneo.
In data 30 maggio, il duo di tenore e chitarra ha proposto un programma di musica antica: Antonio Aprile ha eseguito cavatine di
autori francesi e italiani.
L’articolato Festival cameristico si
è concluso presso la chiesa di San
Michele di Serra de’ Conti, dove
la soprano Lucia Eusebi e i chitarristi Massimo Agostinelli e Andrea Zampini hanno proposto un
programma in due parti; la prima
per voce e strumento, la seconda
totalmente dedicata a musiche e
danze latino-americane e spagnole della fine del XIX secolo, per
due chitarre.
Elisabetta Rocchetti
mercato”. Possono invece essere
fruitori e giudici esigenti. Il che,
se rilassa pedagoghi e pedagogisti, pone invece una sfida enorme
a chi scrive per loro. D’altronde, lo
scrittore per ragazzi non è un professionista di serie B.
Marco Bevilacqua
Concorso fotografico
Sogenus Spa
Tante fotografie per raccontare la discarica gestita da Sogenus Spa, la gestione dei rifiuti solidi urbani e il loro
riuso. Le migliori sono state premiate cash nel pomeriggio di domenica
scorsa nella sala conferenze della biblioteca alla Fornace. Primo assoluto
Mauro Brega di Cupramontana che, in
cinque scatti sequenziali in bianco e
nero, ha sintetizzato il concetto di
riuso, aggiudicandosi un assegno da
1200 euro. Gli altri premi, sempre in
denaro, sono andati a: Roberto Pigliapoco di Pianello Vallesina, Loredana
Riccitelli di San Paolo e Giulia Verdolini di Cupramontana. Soddisfatta per
la partecipazione, la presidente di Sogenus Eddi Ceccarelli che ha sottolineato come «la discarica e la gestione
integrata dei rifiuti siano una risorsa
fondamentale per Maiolati, con benefici per gli altri comuni associati. Nella discarica sono in atto da tempo sul
monitoraggio ambientale con le api».
La mostra, alla Fornace di Moie, sarà
aperta fino al 30 giugno.
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arte
VocedellaVallesina
23 giugno 2013
Cupra Montana ricorda Luigi Bartolini incisore, poeta, scrittore, nel 50° anniversario della sua scomparsa
L’ inafferrabile ‘anarchico celestiale’
Nel 1989 veniva fondato a Cupra
Montana il ‘Centro Documentazione su Luigi Bartolini’ con il
proposito di ricercare e raccogliere materiale di qualsiasi natura
concernente l’opera dell’ incisore, poeta, romanziere cuprense
scomparso ventisei anni prima.
Da allora, soprattutto grazie all’interessamento della dott.ssa Elena
Gregori, assessore alla cultura
e del pittore Ezio Bartocci, anche lui cuprense, molte iniziative
sono state apprestate per conservare la memoria del poliedrico
artista marchigiano. Già prima di
quella data tuttavia era apparso
nel 1980 un libro, a cura di Ezio
Bartocci, ‘Luigi Bartolini: l’emozione oltre la regola’ che raccoglieva una serie di incisioni e tele
del Maestro. Nella Sala Consiliare
del Municipio erano stati presentati nello stesso anno altri due
volumi: edito dalla Mondadori il
romanzo più conosciuto di Bartolini, ‘Ladri di biciclette’, dal cui
nel 1948 era stato tratto il soggetto dell’omonimo film-capolavoro
del neorealismo, e ‘Luigi Bartolini: il mio libero nulla’ di Fabio Ciceroni ed Ezio Bartocci, successivamente nominato consulente del
Centro. Seguirono altre iniziative.
Nel 1990 fu pubblicato ad Urbino
un racconto di Bartolini, ‘Il panino di raso’ e poco dopo il critico
d’arte Luigi Dania presentò una
rara edizione d’arte, ‘Giornata
con Bartolini’ di Dino Garrone,
illustrata da sette acqueforti. Nel
1991, nell’imminenza del centenario della nascita di Bartolini,
vennero presentati diversi progetti, tra i quali l’istituzione di
un ‘Premio biennale L. Bartolini
per la grafica’ e la catalogazione
di testi critici, recensioni, articoli,
tesi di laurea che testimoniavano
l’opera del grande Maestro. Le
celebrazioni ebbero inizio a novembre. Nella Sala Consiliare del
Municipio le prolusioni di numerosi relatori tracciarono allora di
Luigi Bartolini, artista e uomo, un
ritratto non oleografico. Contemporaneamente nel settecentesco
Palazzo Leoni venne allestita una
mostra in cui oltre a tele ed incisioni erano esposti libri, opuscoli,
articoli, lettere, fotografie dell’artista.
L’interesse su Luigi Bartolini, che
si definiva ‘un anarchico celestiale’,
perché inafferrabile e sfuggente a
qualsiasi regola, non si è spento.
Si intende anzi rinnovarlo nella
ricorrenza del 50°anniversario
della sua morte con iniziative
e manifestazioni che coinvolgeranno soprattutto i giovani.
Mentre l’archivio del Centro di
Documentazione ha continuato
e continua ancora ad arricchirsi
di altro materiale, la Giunta Comunale ha istituito due borse di
studio, di un milione ciascuna,
riservate rispettivamente alla ricerca iconografica bartoliniana e
agli scritti sulle Marche di L. Bartolini. Stanno intanto per apparire due tesi di laurea sul Maestro
che si aggiungono ad altre quattro
già archiviate nel Centro. Una di
Cinquant’anni dopo: gli ex alunni di Piandelmedico e Gangalia
della scomparsa di Luigi Bartolini, con il titolo ‘I luoghi, la memoria, le immagini’ è imminente,
si è svolta a Cupra Montana il 15
giugno.
Informazioni relative alle altre
manifestazioni in programma
per luglio ed agosto possono essere comunicate dal Centro Documentazione Bartolini: [email protected]
- tel. 0731/ 786855
Augusta Franco Cardinali
Foto Vincenzoni: da sinistra Dino
Mogianesi, Ezio Bartocci, il sindaco di Cupramontana Luigi Cerioni
e Mauro Pierfederici.
MARCHE ENDURANCE SI TINGE DI ROSA
C’è qualcosa di nuovo oggi tra noi…
Non è stata una semplice
“rimpatriata” quella che si
è svolta il 9 giugno presso
il ristorante“Villa d’Este”
ma la condivisione di uno
spaccato di vita ad oltre
cinquant’anni di distanza.
Erano presenti cinquantaquattro ex alunni delle
scuole di Piandelmedico e
Gangalia. Sono arrivati anche da lontano pur di non
perdere questo appuntamento preparato da tempo
e con tanta cura da alcuni
di loro. A godere di questo
incontro sono state invitate anche alcune insegnanti
di allora che hanno partecipato alla festa commosse
e grate per essere state ricordate con tanto affetto.
Durante il pranzo, gli organizzatori hanno dato vita,
con i loro ricordi ad un periodo passato ma non dimenticato… Si sono voluti esprimere così.
«Noi siamo… quelli che indossavano vestiti consumati, scarpe di gomma e zoccoli di legno; quelli che
il vestito bello, quello della festa, era per le grandi
occasioni; quelli che indossavano le scarpe con il
battitacco e il batti punta di ferro, perché dovevano durare più a lungo; quelli che andavano a scuola
con la cartella di cartone, i quaderni neri a righe o
a quadretti, la carta assorbente, l’astuccio di legno
con il coperchio scorrevole; quelli con le cannucce con i pennini, a goccia color bronzo, a forma di
campanile o simili alla torre Eiffel nascosti insieme
alla matita, la gomma e i colori Giotto; quelli dei
banchi di legno con il calamaio per contenere l’inchiostro; quelli delle macchie nere sul grembiule, a
quadretti rosa e blu, scherzi del compagno di banco
e segno del lavoro quotidiano; quello che lo scantinato della scuola serviva da ripostiglio per la legna
da ardere nella stufa di “coccio” nei giorni freddi;
quelli che per la merenda giocavano a busso, a na-
queste, discussa a Cambridge da
Fiammetta Luino che ha trattato ‘Le incisioni di L. Bartolini’,
potrebbe aprire un dialogo con le
istituzioni culturali d’oltre Manica. Gli stanziamenti della regione
permetteranno inoltre la pubblicazione degli atti dei Convegni
tenuti ad Osimo e Cupra Montana, dei cataloghi delle mostre da
allestire prossimamente nelle due
città, di un volume che riporterà
gli scritti di Bartolini sul suo paese natale, di un ‘quaderno’ che
apparirà a cadenza annuale con
finalità divulgative.
La prima delle manifestazioni
celebrative del 50° anniversario
“Voci di donne arabe”
scondino, a fazzoletto, a schicchera o a rincorrersi
per farsi dispetti in giardino; quelli del doposcuola
nei locali della chiesa, con le maestre Mirna Cardinali e Veniera Gualdoni che in allegria, con simpatia
e professionalità, ci aiutavano a fare i compiti; quelli
della merenda con pane e formaggio o pane e marmellata; quelli che andavano a scuola a piedi, ma
ugualmente felici e spensierati, tra le strade polverose o le buche piene d’acqua, inconsapevoli sognavano le cose belle del mondo, una macchina o una vespa era una festa poi… tutti con la bicicletta; quelli…
figli di chi, con umiltà e saggezza contadina, hanno
insegnato i valori umani più genuini, da conservare
sempre nel difficile cammino della vita; quelli che
grazie a maestre come Picchietti, Benigni, Maria
Giovanna, insegnanti buone ma severe, cresciuti
orgogliosi di essere, quelli che semplicemente siamo
oggi, gioiosi di ritrovarsi dopo tanti anni insieme».
Hanno sintetizzato nello scritto la loro esperienza
di bambini di allora con lo sguardo obbiettivo dell’adulto; che oggi facilmente si ravvisa lucido di commozione per i ricordi di valori che ancora li uniscono.
E.B.
Se si dovesse dare un titolo a
quanto è emerso al Teatro Cortesi di Sirolo, nel corso di“ Un
momento d’incontro imprenditoriale e culturale al femminile
– Voci di donne arabe”, nell’ambito di Marche Endurance, sarebbe: “Dobbiamo osare di più”,
suggerito dalla senatrice Stefania
Giannini, già Rettore dell’Università per stranieri di Perugia.
Alla quale ha fatto eco, Thuraya
Al Awadi imprenditrice emiratina: “Dialoghiamo e scambiamo di
più esperienze tra donne.” Un talk
show tutto al femminile condotto
da Jole Saggese di Class CNBC al
quale hanno preso parte gli assessori regionali alle attività produttive Sara Giannini, ai diritti e alle
Pari Opportunità , Paola Giorgi, il presidente del Tavolo per
la internazionalizzazione delle
imprese femminili del ministero
dello Sviluppo economico, Mirella Ferlazzo, l’esperta culturale
per i Paesi del Golfo del ministero Pari opportunità, Alessandra
Priante, la chairman Emirates
Business Women Council, Fatima Obeid Al Jaber ,la psicologa
e ricercatrice, Sultana Othman e
la Board member Emirates Business Women Council, Reed Al
Shuryani Al Dhaheri. Nel corso
del dibattito sono emerse informazioni che si allontanano parecchio dallo stereotipo della donna
araba sottomessa e poco emancipata. Almeno negli Emirati Arabi
Uniti le donne studiano, lavorano
ed hanno spesso una posizione
di leadership governativa e nel
mondo degli affari. Basti pensare
che il 70% dei laureati negli EAU
sono donne e il 20% delle aziende sono rette da manager donne.
Certamente ora parliamo con
una fascia alta di donne arabe altamente scolarizzate che hanno
forti opportunità ma non è purtroppo un fatto consolidato in
tutto il Medio Oriente.” Fatima
Obeid Al Jaber ha riferito “anche
negli Emirati Arabi Uniti la donna
è tutelata sia nel settore pubblico
che privato e si segue con tenacia
il principio dell’uguaglianza e delle pari opportunità. Non ci sono
problemi di remunerazione paritaria con gli uomini”. Sara Giannini ricordando la dichiarazione
della Banca d’Italia: “se tutte le
donne lavorassero, il PIL italiano
crescerebbe di 7 punti percentuali” ha dall’altra parte sottolineato
che l’accesso al credito finanziario
per le donne è molto più difficile,
il costo del denaro per le donne è
molto più alto perché per le banche la donna è meno affidabile ,
penalizzata dal lavoro di cura della famiglia, mentre in altri paesi
europei è il contrario: si riconosce
la volontà di impegno delle donne nel lavoro. In Italia la battaglia
per i diritti delle donne è stata
fatta molti anni fa e siamo arrivate quasi ad un “culmine”, con una
situazione aggravata anche dalla
crisi, mentre per i Paesi Arabi si
tratta di un’ascesa verso quei diritti, in territori che sono in netta
fase di espansione economica.”
vallesina
VocedellaVallesina
23 giugno 2013
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Moie: 22 e 23 giugno la musica della banda “L’Esina” anima le vie del paese
Ouverture d’Estate con la scuola e la Junior band
La banda musicale “L’Esina” di Moie presenta
la quarta edizione dell’“Ouverture d’Estate
2013”. La Banda Musicale Gruppo Twirling-Majorettes l’Esina nasce nel 1968 per iniziativa di
Guerro Osvaldo, Gasparrini Franco e Latini Adelio, con il sostegno di don Anselmo Rossetti, a
Moie. Il maestro Ruggeri fu il primo Direttore,
poi seguito dal maestro Fabio Merli che ne è restato alla guida per oltre venti anni, portando
l’Esina ad un elevato livello di qualità. Attuale
direttore è il maestro Samuele Faini. Dal 1978
alla Banda si è affiancato il Gruppo “TwirlingMajorettes” con il quale hanno offerto spettacoli rivolti ad un vastissimo pubblico amante
della musica e dello sport coreografico. Oltre a
un ricco repertorio musicale infatti, l’Esina ha
presentato le spettacolari esibizioni del Gruppo
“Twirling-Majorettes” con coreografie spesso
derivate dalla partecipazione ai campionati italiani di Twirling, dove le ragazze hanno ottenuto importanti successi. L’Esina ha avuto modo
di esibirsi in quasi tutte le regioni italiane (dalla Sicilia alla Sardegna, dalla Puglia alla Liguria)
ed in molti paesi europei (Francia, Spagna, Germania, Croazia, Svizzera, Austria, Olanda, Belgio, Danimarca). Gli ultimi gemellaggi o scambi
culturali, in ordine di tempo, con la “Limena
Glazba” di Marinici (Croazia), nel 1999, il Complesso Bandistico Arturo Toscanini di Settecamini
(Roma) e la Banda Sinfonica di Bétera (ValenciaSpagna) nel 2000. La Banda Musicale è composta
da 40 elementi. La manifestazione “Ouverture
d’Estate” si terrà sabato 22 giugno
e domenica 23 giugno a Moie presso
il parco “Antonella Paradisi” (dietro
la biblioteca “La Fornace”). Nella
giornata di sabato l’orchestra dell’istituto comprensivo Carlo Urbani (di
Moie, Castelplanio, Poggio San Marcello) diretta dai maestri Gianluca
Gagliardini, Marco Agostinelli, Giorgia Cingolani, Ilenia Stella e Salvatore Fatone e
l’“Esina junior Band” diretta dai maestri Samuele Faini, Simone Tisba, Claudia Mancini, Stefano
Manoni, Lucia Di Stefano e Gabriele Bartoloni
si esibiranno alle 21. Nella giornata di domenica 23 alle 10 si svolgerà invece la sfilata, per le
vie di Moie, dei musicanti della banda l’“Esina”
che alle 11.30 parteciperanno anche alla Santa
Messa presso la chiesa “Cristo Redentore”. Per
concludere alle 21 concerto finale della banda
l’“Esina”, diretta dal maestro Faini presso il parco “Paradisi”. L’ingresso è libero.
Riccardo Latini
Foto Tobaldi
Rusticanella: 21-22 giugno con menù bio e prodotti locali
ASP Ambito 9: progetto per l’invecchiamento attivo
Nel giardino della Rusticanella, in collaborazione con la Pro Loco Monsano, sono in
competizione sei produttori e trenta etichette per aggiudicarsi il “Marche Beer Festival Award”. Il Birrificio Del Gomito (Agugliano), il Birrificio Dei Castelli (Arcevia),
Mc 77 (Serrapetrona), il Mastio (Urbisaglia),
il Birrificio Pergolese (Pergola) e Mukkeller (Porto Sant’Elpidio) si sono fronteggiati a colpi di degustazioni e risate. Davanti
a una giuria composta da rappresentanti
dell’Associazione Degustatori Birra, dell’Associazione Amici della Birra, dell’Accademia della Cucina e
da giornalisti della stampa specializzata tra cui la
nuova rivista marchigiana “Non solo Bionde”, i sei
birrifici protagonisti hanno mostrato tutto il loro lavoro; di passione, di sacrificio e di amore. La sera
del 21 giugno si esibirà la “MaboBand, Street Music
Band” mentre il 22 giugno la serata conclusiva con
la premiazione della miglior birra del Festival.
In tutta la regione sono 16 i birrifici artigianali, per
lo più nati dalla passione e come hobby per arrivare
poi a una produzione da vendere, anche se in quantità limitate. Nel corso della manifestazione saranno allestiti gli stand con piatti alla birra, menu bio
e aperitivi.
Nonsolobionde.it è un web-magazine che ha l’intento di far conoscere e diffondere il mondo della birra
Un premio fondamentale per sostenere
l’invecchiamento attivo: è quanto è riuscita ad aggiudicarsi l’azienda ASP Ambito
9. La società che gestisce i servizi sociali
di ventuno comuni nella Vallesina ha conseguito quest’anno un importante successo in quest’ambito attraverso il progetto
“Attiva-Mente” che sostiene un invecchiamento consapevole e una maggiore collaborazione tra generazioni molto diverse
tra loro. L’Unione Europea ha proclamato
il 2012 anno internazionale dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra generazioni, proclamando tra le altre iniziative
un bando di gara per l’intera annata e conclusosi lo scorso 25 settembre. L’amministrazione di Jesi non si è lasciata sfuggire
quest’occasione risultando tra l’altro uno
dei 48 comuni vincitori (inizialmente si erano presentati in 1125), avendo così diritto
a una sovvenzione europea percepita intorno ai 100.000 euro. «Il progetto presentato
dalla nostra azienda - spiega giustamente il
presidente dell’ASP, Franco Pesaresi - si svilupperà essenzialmente su tre linee guida.
Il primo punto che abbiamo voluto considerare riguarda l’implemento delle competenze digitali e informatiche dei più anzia-
“Il giardino delle birre artigianali”
di qualità e favorirne il consumo, con la consapevolezza della sempre maggiore importanza del settore
agroalimentare nella nostra economia, in un’ottica
di qualità e innovazione. Quello della birra di qualità è un settore in piena espansione, che merita l’attenzione da parte dei media e del pubblico. Un’attenzione che si manifesta in un sempre più ampio
settore di appassionati. Il magazine ha l’ambizione
di diffondere questa passione, facendo conoscere il
panorama della produzione birraia italiana, le conoscenze tecniche, le curiosità e soprattutto il variegato mondo culturale in qualche modo collegato a
quello della birra.
Ora tutto è calmo al giardino della Rusticanella, ma
non per molto. Il 21 giugno la festa si riaccenderà e
si riapriranno le danze mentre il 22 verrà premiata
la migliore birra del Festival.
Giovani e anziani informatizzati
ni attraverso percorsi formativi gestiti dai
giovani delle scuole superiori. Il secondo
punto che intendiamo sviluppare è orientato a incentivare l’accesso di anziani alle
attività sportive per mezzo di convenzioni
con le palestre, la creazione di eventi sportivi e di percorsi fitness nei centri urbani e
un percorso formativo e di giochi popolari
tradizionali. La terza tappa della nostra attività –ha proseguito Pesaresi - ha lo scopo
di promuovere una gestione più consapevole del tempo libero sostenendo il coinvolgimento attivo degli anziani alla cultura mediante attività socio-culturali e formative,
seminari ed eventi e, in ultimo, incontri
con ragazzi degli Istituti Superiori per promuovere una fruizione di nozioni culturali
con un processo intergenerazionale».
Alle parole del presidente, l’assessore ai
servizi sociali Paolo Cingolani ha proseguito
dicendo che la durata intera del progetto
è stimata in due anni. Infine, ha sottolineato l’importanza del progetto, e dei fondi
nazionali e internazionali reperiti per il suo
completamento a fronte di una crisi che
tende, nonostante tutto, a rendere tutto
più complicato.
Marco Marcellini
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JESI
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V
della
paginaperta
VocedellaVallesina
23 giugno 2013
Precisazioni dal consigliere regionale Giancarli
IL PALAZZO E DINTORNI
Le Clarisse donano il monastero alla città
È una svolta, una grande svolta nella
lunga storia delle nostre suore clarisse.
Sentite cosa esse scrivono: “Questa casa
(il monastero di via S.Marco n.r.) è diventata troppo grande e onerosa per noi.
Da un lato fatichiamo a gestirla e mantenerla. Dall’altro vogliamo che i corridoi
tornino a risuonare di vita nuova e che
scorra amore anche nelle stanze vuote.
Per questo è nostra intenzione ritirarci
in un’ala laterale del monastero e donare
l’edificio al comune di Jesi, posta la condizione che, nel tempo, sia comunque e
sempre destinato ad attività e servizi nei
confronti dei bisognosi. Il progetto attuale riguarda la realizzazione di un centro
per persone disabili affidato all’ANFFAS”.
È un brano della lettera che introduce il
libro realizzato dal dott. Mauro Torelli,
noto e bravo dirigente del nostro comune, che ricostruisce la storia della presenza nella nostra città dell’ordine delle
clarisse. Lo scritto è stato completato
in questi giorni e donato a tanti presenti È in occasione della celebrazione dei
cento anni della costruzione e della presa di possesso dell’attuale monastero da
parte delle clarisse. Le suore dei secoli
precedenti, a considerare soltanto quelle dal ‘500 in poi, erano veramente tante.
Hanno subito vicissitudini enormi fino a
dover cambiare sede, all’interno della nostra città, per ben cinque volte. Alla fine
si sono letteralmente stancate di tanto
pellegrinare che si sono costruite, cento
anni fa, con il loro lavoro e i loro sacrifici, un monastero tutto proprio e tutto
per sé. Il rapido declino delle vocazioni
dal secondo dopo guerra ad oggi, ha portato alla generosa e realistica decisione
delle suore. Che meritano elogio e ammirazione in quanto avrebbero potuto
destinare gran parte del monastero, con
opportune variazioni di destinazione, ad
appartamenti od uffici per ricavare un
buon reddito. Ma madonna povertà ha
consigliato il meglio destinando l’edifico
“agli ultimi e ai dolenti”.
Naturalmente siamo ai primi passi. Rimane da percorrere un iter legale e burocratico non indifferente, dalla volontà
di accettare o meno il dono da parte del
comune, alla configurazione giuridica
della proprietà, alla sua specifica finalità,
alla compilazione degli atti ufficiali, alla
definizione del rapporto formale con le
suore che rimangono.
Certo, questa prima proposta di permettere un insediamento ben gestito e con
ampi spazi a favore dei diversamente
abili della nostra Vallesina, è un progetto
generoso e impegnativo insieme. Ottimo
nelle intenzione, ma diversi i problemi
per la sua realizzazione. Problemi che
però non devono assolutamente scoraggiare. Il dono delle suore va applaudito e
apprezzato nella prospettiva che, prima
o poi, verrà valorizzato per opere sociali
di tutto spessore, viribus unitis.
Dopo le violente soppressioni di tanti
monasteri promosse da Napoleone, dopo
le altrettante violenze imposte dallo stato unitario italiano nella seconda metà
dell’800, oggi siamo alla chiusura “volontaria” dei monasteri per una quasi irreversibile graduale mancanza “della materia prima”, le vocazioni. Un fenomeno
che, oltre tutto, investe anche altri settori
della religione cattolica: il clero diocesano e quello regolare, soprattutto in Italia
e in Occidente.
Et censeo Pergolesianum Monumentum inamovibilem esse.
v.m.
Notizie dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi
Il “Carlo Urbani” entro dicembre
Entro il prossimo dicembre sarà operativo il
nuovo blocco operatorio al Carlo Urbani. La
sua realizzazione sta procedendo come previsto, sia sul fronte delle tecnologie che delle
strutture necessarie. Il finanziamento di 2,9
milioni di euro da parte della Fondazione
Cassa di Risparmio di Jesi, previsto e stanziato nel 2007, ha avuto, soltanto all’inizio di
quest’anno, la possibilità di essere attivato. La
Fondazione ha istituito ha commissione di
gara della quale fanno parte, oltre ai membri
della Fondazione stessa, un tecnico rappresentante del Comune di Jesi, uno dell’Asur e
il Direttore dell’Unità Operativa di Anestesia
e Rianimazione dell’ospedale cittadino. In
questi giorni le tre principali ditte che operano nel settore stanno elaborando i progetti,
che saranno giudicati dalla commissione. La
scelta della ditta esecutrice avverrà intorno
alla prima metà di luglio e da quel momento
potranno partire i lavori. La Fondazione ribadisce il proprio impegno finanziario affinché tutte le tecnologie di ultimissima generazione vengano installate presso il nosocomio
jesino, per procedere al definitivo completamento e trasferimento di tutte le attività sanitarie al nuovo spedale Carlo Urbani.
Matteo Pierelli
Il consigliere Raffaele Bucciarelli sull’Ospedale di Jesi
Un medico in meno in Oncologia
Il Consigliere regionale Raffaele Bucciarelli ha presentato un’interrogazione relativa
alla copertura di un’unità di personale medico vacante presso il reparto di Oncologia
dell’Ospedale “Carlo Urbani” di Jesi. L’Unità Operativa di Oncologia durante l’anno
2012 ha assistito 6000 persone in day ospital,
4500 malati con prestazioni ambulatoriali e
350 come nuovi pazienti. Dal mese di aprile
scorso il personale medico in servizio è calato di un medico sui quattro previsti, cioè
del 25%, e la sostituzione sarebbe agevole
essendo aperta fino a febbraio la graduatoria del concorso effettuato dalla Regione nel
2011. Presso l’Ospedale di Fabriano per lo
stesso servizio sarebbero occupati sette medici e nell’Ospedale di Senigallia quattro. Il
consigliere Bucciarelli chiede di conoscere
con quali criteri viene assegnato il personale all’interno delle Aree Vaste nella fattispecie la n. 2, e i motivi di tale disparità di
trattamento e se è intenzione della Giunta
regionale coprire il posto vacante ed i tempi
di tale copertura.
I tempi certi dell’Ospedale
Nella lunga intervista, apparsa nel numero
22 della Voce della Vallesina, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio
di Jesi Alfio Bassotti, in risposta alla domanda sulle sale operatorie dell’ospedale
Carlo Urbani, a un certo punto dichiara:
“Noi siamo determinati a realizzare l’opera tanto è vero che le procedure di appalto
delle attrezzature necessarie a realizzare
il blocco in questione si trovano ormai in
fase avanzata: attrezzature che speriamo
possano essere disponibili entro l’anno. Mi
auguro, perciò, che per tale data siano disponibili presso l’ospedale jesino anche i
locali idonei ad ospitarle”.
Se considero che troppo spesso viene
praticata un’opera di disinformazione riguardo all’ultimazione del Carlo Urbani,
è quanto mai legittima la preoccupazione
del dottor Bassotti quanto ai locali destinati ai blocchi operatori. Voglio però ribadire, per l’ennesima volta, che già dal
settembre 2010, con l’approvazione del
decreto da parte della Regione, sono stati
destinati 14,5 milioni di euro per l’ultimazione definitiva del nostro ospedale. Tale
decreto è anche il risultato di un’attenzione e di un monitoraggio continui che, insieme al collega Badiali, abbiamo rivolto
e rivolgiamo alla realizzazione di questo
importantissimo obiettivo per la sanità di
Jesi e della Vallesina, nel rispetto dei tempi
precisati dal crono-programma della Asur
Marche. L’attuazione di questo crono-programma è stata verificata anche nel gennaio scorso, con un sopralluogo al nuovo
ospedale e al cantiere effettuato, oltre che
da me, dai consiglieri regionali Badiali e
Bucciarelli, dal sindaco Bacci, dal direttore
generale dell’Asur Ciccarelli, dal presidente della Fondazione Giacani, dai tecnici
dell’Asur, dal direttore dei lavori e dal responsabile del procedimento.
Quanto al punto specifico, mi fa piacere
informare la città e la Vallesina, il presidente Bassotti e la Fondazione Cassa di
Risparmio di Jesi che i locali che verranno
adibiti a sale operatorie, per una superficie
complessiva di circa 550 mq, sono pronti e
a completa disposizione per le attrezzature necessarie a realizzare il blocco in questione. Allo stesso modo, sono già pronti
per l’utilizzo i locali che dovranno ospitare
i servizi di supporto del blocco operatorio.
Dei 14,5 milioni di cui sopra, circa la metà
sono destinati agli arredi e alle tecnologie: attrezzature, in parte già acquisite e in
funzione, di elevatissima qualità e affidabilità tecnica. Colgo dunque l’occasione, anche se forse è superfluo, per chiedere alla
Fondazione (ma sono certo che sarà così,
anche per le stesse indicazioni che sono
venute da chi di competenza) di attenersi per le attrezzature delle sale operatorie
sempre a questo standard di qualità tecnologica di ultima generazione.
Ringrazio la Voce della Vallesina e la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi; come
consigliere regionale delle Marche che
vive in questa città, sono ovviamente disponibile a qualsiasi confronto e collaborazione al fine di garantire traguardi importanti per Jesi e la Vallesina.
Enzo Giancarli
29 giugno alle 9,30: passeggiata in carrozzina per la città
“Lo scalino che abbiamo... nella testa”
L’associazione SpaziOstello Onlus organizza, per sabato 29 giugno 2013 alle 9:30,
insieme ai rappresentanti del Comitato
Marchigiano per la Vita Indipendente delle
persone con disabilità ed all’ANFFAS di Jesi
una Passeggiata In carrozzina aperta alle
istituzioni, ai commercianti,
alle famiglie con passeggini
ed a tutti i cittadini per cercare di individuare le barriere
architettoniche nella nostra
città. Questa idea, nata durante gli incontri organizzativi della VI Edizione di
Equa la Festa, il cui tema
centrale saranno i Diritti, è
stata ispirata dalla compianta Daniela Cesarini, e a lei è dedicata: Daniela avrebbe voluto pari diritti e pari dignità per ogni essere
umano, e quindi anche per i disabili, e nella
sua vita ha sempre lottato affinché Jesi sia
di supporto ai più deboli, sotto ogni punto
di vista.“ Vita Indipendente” significa, per le
persone con disabilità, poter vivere come
chiunque altro. Poter gestire la propria vita,
nonostante la propria disabilità. Le barriere architettoniche e i comportamenti incivili troppo spesso lo rendono impossibile.
La legislazione italiana contiene numerose
norme che disciplinano l’accessibilità e l’abbattimento delle barriere architettoniche;
nonostante questo non è infrequente che
queste leggi non vengano rispettate nella
nostra città. “ Eliminiamo lo scalino che abbiamo... nella testa” è il titolo che si è scelto
per questa passeggiata, che si pone l’obiettivo di sensibilizzare le istituzioni e tutta la
cittadinanza jesina sulle questioni dell’accessibilità e della fruibilità dei nostri am-
bienti pubblici alle persone disabili e anche
a tutti i cittadini, ma la cui finalità a lungo
termine sarà quella di costituire un “Osservatorio Comunale sulle Barriere Architettoniche”. La passeggiata partirà alle ore 9.30
dall’ostello Villa Borgognoni di Jesi in Via
Crivelli 1, avrà la durata di
circa un’ora e seguirà un
tragitto breve ma articolato
che cercherà di mettere in
luce ostacoli e barriere del
nostro territorio che purtroppo sono presenti anche
in opere pubbliche e costruzioni di nuova realizzazione.
Sono invitati a partecipare il
Sindaco di Jesi, gli Assessori ed i Consiglieri
Comunali, i Sindacati, le Associazioni di Categoria ed anche genitori con bimbi e i passeggini, referenti dell’Asp 9, dell’Asur, di Associazioni di Volontariato del Territorio, di
altri enti ed istituzioni territoriali e la cittadinanza tutta. Durante la passeggiata verrà
richiesto ai partecipanti di “camminare” seduti su una carrozzina oppure di spingerne
una per toccare con mano cosa può significare muoversi in città, a Jesi, in questo caso,
per una persona con disabilità. SpaziOstello
Onlus, Comitato Vita Indipendente e Anffas
Jesi ringraziano per la collaborazione all’organizzazione della passeggiata l’Associazione Luca Coscioni ( cellula di Ancona), l’UNITALSI e l’Associazione A.Re.A. Ancona.
Un caloroso ringraziamento va inoltre a CEJ
di Aquilanti Vittorio (Jesi), Mapis Srl (Fabriano) e Progettiamo Autonomia (Camerano) per la fornitura gratuita delle carrozzine,
indispensabili per la realizzazione di questo
progetto.
sport/tempolibero
VocedellaVallesina
23 giugno 2013
La giovane campionessa rischia la paralisi
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della
15
aurora BASKET: Si è concluso il trofeo “Coltorti”
Grave incidente di Alessia Polita
Tra prima squadra e settore giovanile
La campionessa di motociclismo, la jesina
Alessia Polita è attualmente ricoverata presso il reparto di terapia intensiva dell’ospedale Bufalini di Cesena dove è stata condotta
d’urgenza nella giornata di sabato 15 giugno
dopo un grave incidente in pista che le potrebbe compromettere l’uso delle gambe.
Alessia si è svegliata dal coma farmacologico domenica intorno alle 13 dopo il delicato
intervento neurochirurgico subito al rachide
a seguito di una frattura da scoppio della dodicesima vertebra dorsale. La ventisettenne
jesina è caduta sabato in avvio della seconda
sessione di prove del campionato italiano di
velocità della categoria Superstock 600 mentre era bordo della sua Yamaha R6 sul circuito di Misano Adriatico. Secondo quanto
dichiarato dalla Federazione Motociclistica
Italiana, organizzatrice dell’evento, la Polita
ha perso il controllo prima di impostare la
traiettoria della curva 16, quella che immette nel rettilineo d’arrivo, la stessa curva del
circuito romagnolo, durante il GP d’Italia
della classe 500 (anno 1993), in cui cadde
il pilota statunitense Wayne Rainey senza
contatti con altri piloti. Subito soccorsa in
pista, Alessia è stata poi trasportata a Cesena in elicottero. «Ora è cosciente e si è subito resa conto dell’incidente incorso e delle
gambe. - è quello che tiene a sottolineare il
padre Giancarlo. - Ha chiesto immediatamente di Eddy (La Marra, il motociclista e
ragazzo di Alessia)», che sabato ha corso a
breve distanza dalla giovane vincendo la prima gara di Superbike mostrando alle telecamere la caricatura e il numero 51 di Alessia
stilizzati sul casco. Il giovane ha rifiutato le
In attesa di nuovi positivi sviluppi sul futuro dell’Aurora Basket, la società arancio-blu si
è concentrata sul suo settore
giovanile. Domenica scorsa è
andata in scena l’ultima tappa
del torneo itinerante “Trofeo
Coltorti”, che si è svolta a Jesi tra
la palestra Novelli, dove si sono
giocate le semifinali ed il PalaTriccoli, teatro delle finali. A seguire le premiazioni.
Lo scorso 13 giugno era stata presentata
presso la sede dell’Aurora Basket in via Martiri della Libertà la campagna di sottoscrizioni al “Club 6 con noi”, l’iniziativa rivolta ai
professionisti, artigiani, commercianti e piccoli imprenditori della Vallesina. Presidente
di questo club è il medico oculista Edoardo
Massera, che vorrebbe riportare a Jesi Mason Rocca grazie ad una sottoscrizione di
cinquanta soci.
Giovedì 21 giugno si è svolto presso l’hotel
Federico II il convegno “Innovazione è passione. Basket for Business, la nuova rete di
idee ed opportunità by Aurora Basket, che
valorizza sport, territorio e business”. All’evento, organizzato dal club jesino, hanno
preso parte il sindaco di Jesi, Massimo Bacci; il direttore generale di Banca delle Marche, Luciano Goffi; il direttore generale della
Banca Popolare di Ancona, Nunzio Tarta-
interviste e la classica esultanza sul podio,
ha poi promesso che le starà presto accanto
in ospedale. «Tra una decina di giorni - continua il padre - sarà dimessa dall’ospedale
di Cesena, la trasferiremo in una clinica ad
Imola per iniziare la riabilitazione».
Adesso le polemiche si concentrano su
quelle che potrebbero essere state le cause
dell’incidente. Durante i giri di prova tenuti in settimana, la moto si era incendiata e
questo fa sospettare che la caduta di sabato
sia stata provocata da un guasto meccanico
al veicolo. «Forse c’era qualche guasto sulla
sua moto che i meccanici non sono riusciti a
individuare e mettere a punto» spiega Enrico Brazzini del Motoclub “Leone Rampante”.
Il bollettino medico trasmesso nella serata
di domenica lascia poche speranze per il recupero delle condizioni fisiche e sembra certa la perdita in maniera permanente dell’uso
delle gambe. Intanto però dai social network
arrivano in abbondanza i messaggi di solidarietà per la giovane campionessa, si fa sentire anche la vicinanza e il sostegno da parte
dell’intero Motomondiale di Catalogna.
Marco Marcellini
La jesina torna a vincere a Zagabria in una competizione Europea
Di Francisca campione d’Europa
Medaglia d’oro per l’Italia ai campionati europei di scherma. A salire sul gradino più alto
del podio è stata proprio la jesina Elisa Di
Francisca al termine di un’avvincente finalissima (finita 15 a 7) contro l’agguerrita russa
Diana Yakovleva. La jesina replica il titolo
continentale vinto nel 2011 a Sheffield. Un
successo fondamentale per la giovane campionessa che torna alla vittoria su una vetrina internazionale dopo l’ultimo successo
delle Olimpiadi di Londra.Grande anche la
gioia dei commissari tecnici Andrea Cipressi e Giovanna Trillini che da ex compagna di
squadra e campionessa si è tramutata in allenatrice personale. La serie vincente della Di
Francisca inizia nella fase a gironi terminata
con una sola sconfitta, poi nel turno dei trentadue importante la vittoria contro la turca
Karamete per 15 a 5 e quella nel turno delle
sedici contro la francese Astrid Guyart per 15
a 9. L’arrivo ai quarti pone la Di Francisca di
fronte ad una vecchia conoscenza, Arianna
Arrigo. Come già era successo nel 2012 sulla
pedana olimpionica a trionfare è stata nuovamente la giovane jesina con un punteggio
finale di 15 a 5. Poi in semifinale l’assalto ancora una volta contro una francese, la campionessa Ysaora Thibus conclusosi per 15 a
12. Nella fase a gironi le italiane Arianna Errigo e Carolina Erba avevano vinto tutti gli assalti del proprio raggruppamento fermandosi
però entrambe ai quarti. Elisa Di Francisca
e Benedetta Durando avevano invece vinto
cinque dei sei assalti disputati. «Avevo avvertito buone sensazioni sin dall’ultimo ritiro
collegiale, un successo molto importante per
me. Non sarà un oro olimpico ma vale sempre moltissimo.- queste le parole a caldo della
campionessa che conclude dicendo- Dedico
la vittoria ad Alessia Polita (la motociclista jesina ora in gravi condizioni dopo l’incidente
in pista di sabato), jesina come me.».
m.m.
glia; la co-titolare di Fileni-Simar, Roberta
Fileni; il titolare delle Boutiques Coltorti,
Maurizio Coltorti ed il direttore organizzativo e marketing del Siena Calcio, Giuseppe
Cormio.
Con la fine delle scuole, lo scorso 10 giugno
si era radunato il gruppo di giovani prospetti seguiti dall’Aurora Basket (nella foto di
Candolfi). Agli ordini della coppia di tecnici
formata da Damiano Cagnazzo e Maurizio
Rossetti, coadiuvati dal preparatore atletico
Simone Bettini hanno lavorato tra la palestra Novelli ed il polisportivo Cardinaletti
per migliorarsi tecnicamente e fisicamente
Matteo Battisti (1993), Simone Bruzzechesse (1994), Alessandro Ciampaglia (1996),
Federico Pistola (1994), Nicolò Ruggeri
(1995), Federico Bargnesi (1995) e Giovanni
Fabbracci (1996).
Giuseppe Papadia
MONSANO: “Palla pazza” dopo vent’anni al Paradise
Società e scuole di pallavolo
Reti di pallavolo, bambini, ragazzi, famiglie, volontari, cappelli e magliette
bianche rosse verdi e blu e tanti sorrisi. Il piazzale del Paradise di Monsano è
stata la location per la seconda edizione
di Palla Pazza, maxitorneo di minivolley, un’iniziativa che dall’anno scorso
è rinata dopo una pausa di circa venti
anni. “A metà degli anni ottanta si svolgeva in Piazza a Jesi grazie alla Società
Pieralisi di Pallavolo e ai volontari Claudio Cardinali, Loretta Carletti, Cesare
Carbonari. - ricorda Renzo Cardinali,
anche lui presenza attiva all’evento sia
ieri che oggi. - Grazie alla collaborazione dell’assessore comunale alle Politiche
Giovanili di Monsano, Patrizia Rinaldi, è rinato il gruppo e quindi le nuove
edizioni di Palla Pazza.” Hanno potuto
partecipare le società di pallavolo della Regione Marche e tutte le scuole federali di pallavolo. Settecento iscritti
all’edizione 2013 con altrettante partite
giocate. La giornata domenicale del 2
giugno è iniziata alle ore 9 con le fasi
di classificazione a gironi (due giocatori più una riserva per squadra) per poi
concludersi nel pomeriggio con le premiazioni dopo le eliminazioni dirette.
Per il I Livello (3°-4° elem.) maschile:GS
Sabini Castelferretti seguita da Futura
Tolentino, ASD Star Volley 96 e San Severino Volley; femminile: GS Pallavolo
Sassoferrato seguita da Volley Torresi
Potenza Picena, Pallavolo Bottega Colbordolo, ASD Montegiorgio Volley. Per
il II Livello (5°elem. e media) maschile:
GS Sabini Castelferretti. Seguono ASD
Montegiorgio e altre due squadre della
Sabini; femminile: Filottrano, Le Querce Monticelli Ascoli Piceno, GS Pallavolo Sassoferrato e Pallavolo Fabriano. Nel
torneo sperimentale Under 13 Maschile
formula 3 vs 3: Volley Game Bianchi,
Volley Game, Montegiorgio, GS Sabini,
Dartit Ascoli Piceno, Polisportiva Filottrano, Vecci Jesi 1 e Vecci Jesi 2. Un
improvviso Flash Mob con una canzone
rap, musica e parole originali di Giacomo Gianangeli in arte Jack, ha regalato
un divertente e coinvolgente momento.
Per i più piccoli la simpatia dei clown e
dei trucca bimbi, ma anche palloncini,
aerei telecomandati, mercatino del baratto di giocattoli e tanto divertimento
anche con il gioco dell’Albero del Pollo. Prezioso il contributo dell’oratorio
San Cristoforo di Filottrano, dell’Avis di
Monsano e Provinciale di Ancona, del
Club Aeromodellismo Vallesina, e i Pionieri della Croce Rossa.
Agnese Testadiferro
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v
V
della
attualità
VocedellaVallesina
23 giugno 2013
La serata per Carlo Urbani alle Grotte di Frasassi con i familiari, le autorità e tanti cittadini presenti
“Sembrava proprio che Carlo fosse tra noi...”
Più di una persona, con commozione, mi
ha riferito questa sensazione, dopo la bella serata alle Grotte di Frasassi, il 7 giugno.
Direi che non c’è da meravigliarsene. Carlo
era con noi. Per chi ha fede non è un mistero
la convinzione che una persona fisicamente
scomparsa in realtà ci sia più vicina di quanto crediamo. Le emozioni di quella sera hanno dilatato questa sensazione rendendola
condivisibile, praticamente a tutti.
E dire che quando Lucia (Bellaspiga) aveva
lanciato questa sua idea, era sembrata irrealizzabile. Tant’è che il presidente dell’Aicu,
Mauro Ragaini, sul palco ha definito Lucia e
le sue idee un po’ ‘folli’: ma proprio Frasassi ha dimostrato, se ne ce fosse bisogno, che
senza un pizzico di follia il mondo non va
avanti.
E se la mamma, Maria, anche lei commossa,
ha avuto modo dire che Carlo sarebbe stato
orgoglioso dei suoi amici, del modo scelto
per ‘camminare insieme a lui’, allora è proprio vero che l’obiettivo è stato in qualche
modo centrato: riuscire a generare quelle
frequenze che consentissero di far entrare
Carlo, la sua storia, nei cuori di tutti.
Il mix è stato di un’intensità straordinaria:
le belle letture interpretate da Beniamino Marcone, esaltate dalle note di Antonella Ruggiero, accompagnata alle tastiere
dal maestro Mark Harris. Credo che pochi
siano riusciti a trattenere la commozione
quando sono state intonate le note di ‘My
way’, con una struggente fusione dei suoni
sax di Tommaso, con le tastiere di Mark e
la calda voce di Antonella. Nella penombra
delle Grotte, tuttavia, è successo qualcosa
che non era mai avvenuto prima: il maestro
si è alzato, cedendo il posto a Luca, che per
la prima volta, pubblicamente, ha suonato il
brano preferito dal padre insieme al fratello più grande, che fino a dieci anni fa aveva
avuto il privilegio di suonare insieme al padre, Carlo.
Pochi istanti prima era stato raggiunto un
momento ugualmente alto della serata:
Maddalena, la terza figlia, con una torcia
aveva indicato una delle stalattiti, il ‘Gigante’ di Frasassi, chiedendo fosse intitolata al
padre. Da quella sera i visitatori (240.000
l’anno) che visiteranno il complesso ipogeo,
si vedranno indicare un nuovo monumento,
dedicato a Carlo Urbani.
Bellissime anche le testimonianze: il medico
e amico Emilio Amadio, la presidente della
camera Laura Boldrini con Nicoletta Dentico, già direttore generale MSF e oggi Direttore Osservatorio Salute dell’OMS; Germano Santoni, paziente e amico di Carlo, che
dal Vietnam gli salvò la vita facendogli inviare da Ginevra medicine ancora non riconosciute in Italia. E, naturalmente, Tommaso.
Non so se le Grotte nella loro storia (sono
state scoperte 42 anni fa dal Cai di Ancona)
abbiano mai visto una folla del genere. Ma
una folla così assorta e commossa da far
sentire, nelle pochissime e brevi pause, lo
stillare delle gocce che formano, in modo
perenne, il deposito che da vita alle stalattiti,
questo non lo so. Carlo vedeva tutti uguali
quelli che gli stavano attorno. Casomai vedeva primi i più deboli. Così hanno trovato
posto a sedere solo anziani e disabili. Gli altri, autorità comprese tutti insieme, in piedi.
Anche questo un bel segnale. L’ha colto, con
intelligenza, Laura Boldrini: “ Carlo diceva,
se anche i medici fuggono chi rimane? E se
di fronte a quello che succede la politica fugge, chi rimane a dare speranza?”
Laura e Nicoletta si sono avvicendate in
una serie di risposte che hanno riscaldato,
anche emotivamente, l’ambiente notoriamente freddo e umido. Bellissime le loro
testimonianze, anche se il momento forse
più intenso si è avuto con Germano: ha raccontato che nessuno aveva il coraggio, all’ospedale di Macerata, di dirgli che era malato
di aids. L’ha fatto Carlo, tenendogli la mano
e garantendogli che gli sarebbe stato sem-
Cerimonia di chiusura dell’Anno Accademico della Luaj nel ricordo di Carlo Urbani
Due donne nell’anima
Alla cerimonia di chiusura dell’Anno
Accademico 2012-2013 della Luaj il
28 maggio sono state invitate, quali
ospiti d’onore, due donne che hanno
avuto un ruolo fondamentale nella
vita di Carlo Urbani: Maria Concetta Scaglione, sua madre, e suor
A. Maria Vissani, sua consigliera e
madre spirituale. Del grande medico, della sua missione, della sua vita
molto è stato detto, ma forse non
con la profondità e l’intimità con cui
esse ne hanno parlato.
Nel presentare il libro “In volo, sul
mondo che amo” di cui è coautrice
con Don Mariano Piccotti e Alessandra Cervellati, grafologa, suor Maria
Vissani ha voluto spiegare innanzi
tutto il significato delle due fotografie riprodotte in copertina. Sul fronte
è Carlo Urbani in volo con il deltaplano: così, dall’alto egli amava contemplare il mondo. Sul retro appare
invece, per contrasto, l’immagine di
Carlo Urbani con in braccio un bambino salvato dal fango della Cambogia alluvionata. Simbolicamente le
due foto mostrano come egli sapesse
elevarsi a grandi altezze, ma anche
di rendersi umile nel soccorrere coraggiosamente chi soffriva. Carlo
Urbani, ha aggiunto, non amava tuttavia essere considerato un eroe, né
che si parlasse di lui anche se era
orgoglioso del suo lavoro. Forte e
fragile, confessava di aver paura della vita che lo aspettava e allo stesso tempo non esitava ad affrontare
le situazioni più rischiose. Odiava
la falsità, desiderava essere sempre
se stesso. Aspirava ad una dimensione ‘verticale’, ma non escludeva da
questa tensione alla spiritualità possibili cadute dalle quali però credeva
che fosse sempre necessario rialzarsi.
Lo sosteneva una ‘religione della fragilità’, non della perfezione.
Ha sempre considerato indispensabili
gli affetti familiari, ha rimarcato la
relatrice. Confessava nelle sue poesie l’affetto profondo per sua moglie
e scriveva che la sua famiglia era per
lui essenziale come le radici, l’acqua, la luce sono risorse vitali per un
albero. Era felice di stare con i cuoi
figli, affascinato dai loro capricci,
divertito e coinvolto dai loro giochi.
L’esame grafologico rivela una personalità fatto di luci ed ombre, sensibile, generosa, a tratti sfuggente.
Nelle ultime pagine da lui lasciate la
scrittura sembra spezzarsi, come se
egli presagisse che qualcosa di sé si
stava perdendo.
Il prof. Giancarlo Vecci, presidente
della Luaj, ha rivolto alla mamma
di Carlo Urbani una domanda che ha
avuto una risposta rivelatrice: “Come
sono stati educati i suoi figli?”. La
signora Scaglione non ha esitato a
riferire una frase tratta da una delle ultime lettere di suo figlio: “Ho
fatto dei miei sogni la mia vita e il
mio lavoro”. I sogni di Carlo Urbani
erano nati nell’infanzia in un ambiente familiare semplice, sereno,
non opprimente, senza ‘vie di fuga’.
Erano maturate attraverso la lettura
di molti libri di cui aveva l’abitudine
di sottolineare le frasi che evidenziavano i valori in cui egli credeva. Tre
personaggi lo affascinarono e furono
per lui esempi da emulare: il dott.
Moscati, il dott. Schweitzer e Madre
Teresa di Calcutta.
Di tutto ciò che faceva, Carlo Urbani non smise di scrivere. “Per non
lasciare agli altri il desiderio di raccontarmi”, diceva, cioè per non dare
adito a illazioni, fantasie, emozioni.
Raccontava soprattutto per testimoniare. Scrisse: “Lascio che i miei talenti germoglino nuovi frutti”. Sperava nel futuro, preoccupato più di
seminare che di raccogliere.
Bilancio finale e nuovi
progetti
Il prof. Vecci ha quindi redatto, sintetizzandolo, un bilancio delle
principali iniziative svolte durante
l’Anno Accademico: in ottobre la
prof.ssa Maria Bettetini ha tenuto
la prolusione inaugurale sul tema:
pre vicino, come ha fatto, anche quando è
dovuto partire per le missioni all’estero. Un
grazie complessivo e conclusivo l’ha voluto esprimere Giuliana, moglie di Carlo: ai
presenti, al Consorzio grotte, in particolare
al presidente, generale Filiberto Cecchi, al
responsabile marketing, Maurizio Tosoroni; allo staff dell’Aicu, a Margherita Coletta,
amica di famiglia, moglie di Giuseppe, vittima della strage di Nassiria, che ha elaborato e stampato le belle brochures dell’evento.
Tante belle storie si incrociano, tante strade
si uniscono. Nascono dal dolore, si aprono
alla speranza.
Vincenzo Varagona
Puoi sostenere
l’Associazione
Italiana Carlo
Urbani Onlus
con una
donazione (tutti
i dati sono
reperibili nel
sito www.aicu.it) o destinando
all’AICU il 5x1000 Codice
Fiscale 91022670425
‘Amore: questione umana e storia
filosofica’. A dicembre il Coro EquiVoci di Urbisaglia ha presentato un
Concerto Natalizio nella Chiesa di
S. Nicolò. A febbraio, si è tenuto in
sede, per il Carnevale, un altro Concerto con A. Zallocco (mezzosoprano), M. Mengoni (violino) e S. Santoni (pianoforte). In aprile il dott.
Valerio Napolioni e il dott. Francesco Pigliapoco hanno tenuto un Convegno su ‘La scoperta del XX secolo:
il DNA’. A maggio, con la cerimonia
di chiusura, è stato presentato il libro ‘In volo… sul mondo che amo’.
Come negli anni precedenti sono state organizzate anche diverse visite
culturali: in ottobre a Padula, Salerno, Reggia di Caserta; a dicembre a
Firenze, per una visita guidata alla
città e per assistere all’opera ‘Turandot’ nel Nuovo Teatro dell’Opera; a
febbraio a Roma per visitare le mostre Guttuso o Brueghel e per assistere ad un Concerto nell’Auditorium
Parco della Musica; a marzo, con una
visita guidata a Modena, Busseto e
luoghi verdiani, si è assistito ad una
recita dell’Otello di Verdi nel Teatro
Comunale ‘Pavarotti’; a maggio a
Padova, per visitare la Cappella degli Scrovegni e le mostre ‘G. De Nittis e P. Bembo: l’invenzione del Rinascimento’. Infine un viaggio fuori dai
confini d’Italia: dal 2 al 10 giugno, in
Turchia e Cappadocia.
Dopo aver ringraziato collaboratori e
sponsor il Presidente ha annunciato
un’iniziativa già programmata per il
prossimo anno: un Concorso Fotografico, riservato ai soci della Luaj,
che avrà come tema: ‘Scorci paesaggistici delle Marche’. Le foto, in formato digitale, dovranno essere presentate entro il 31 ottobre. Saranno
sottoposte al comitato di redazione
che ne sceglierà 13 con cui sarà illustrato il calendario del 2014 della
Luaj.
Al termine a tutti i docenti sono state offerte in omaggio delle acqueforti realizzate dagli allievi del prof.
Leonardo Meschini.
Augusta Franco Cardinali
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