USCIRE dall'€URO Programma M5S per l’Europa Il Movimento 5 Stelle in Europa non è stato a guardare e si è messo subito al lavoro per presentare le sue proposte programmatiche per cambiare l’Unione Europea e renderla vicina e a servizio dei cittadini Nei primi mesi, dopo una crisi che perdura oramai da più di 6 anni abbiamo sottoposto le proposte al Parlamento Europeo. Proposte in parte già presentate più volte dal 2013 dai colleghi a Roma e da portare all’attenzione del Consiglio e della Commissione europea. I nostri punti e le nostre proposte sono state rigettate dalla coalizione dei grandi gruppi al Parlamento europeo senza neanche essere messe in discussione e calendarizzate nei lavori d’aula. Ad oggi in Europa non si parla di modifiche dei trattati ma di «poca flessibilità sulle regole dell’austerità in cambio di riforme, che non sono purtroppo la soluzione per uscire dalla crisi». Da subito la nuova Commissione Europea guidata da Juncker (scandalo Luxleaks) ha dimostrato di voler continuare ad operare in continuità con la Commissione Barroso, proseguendo sul sentiero delle politiche di austerità distruttive Preso atto di questo rifiuto a qualsiasi forma di cambiamento nelle politiche europee, abbiamo deciso che, come promesso in campagna elettorale, fosse giunto il momento per lanciare il referendum sull’euro. L’Eurozona non è un Area Valutaria Ottimale Legare a un cambio fisso economie dissimili come lo sono quelle dei Paesi Eurozona, determina squilibri economici e a lungo andare disastri sociali. Prima d'introdurre la moneta unica si sarebbero dovute creare le condizioni con un'area valutaria ottimale e adoperarsi per uniformare leggi, contratti, fisco, welfare, evitando shock ai quali oggi solo politiche fiscali accomodanti o svalutazioni monetarie potrebbero porre rimedio. Un’ Area Valutaria Ottimale non è una nazione o un insieme di nazioni, ma una regione geografica caratterizzata da elementi economici armonizzati, per creare la giusta flessibilità ed evitare shock, purtroppo ad oggi tra i 28 stati Europei e soprattutto tra i 19 che adottano l'euro non è presente. I Sei Premi Nobel Contro l’Euro 1 J. Mirrless Nobel 1996 2 C. Pissarides “Guardando dal di fuori, dico che non dovreste restare nell’Euro, ma uscirne adesso. Finché l’Italia resterà nella moneta unica, non potrà espandere la massa di moneta in circolazione e svalutare. Probabilmente dovreste sostenere il costo di un’eventuale uscita, come avvenuto in UK, ma dovete essere pronti a pagare questo prezzo per tornare ad avere un andamento economico soddisfacente” “La situazione attuale non è sostenibile ancora per molto. È necessario abolire l’Euro per creare quella fiducia che i Paesi membri una volta avevano l’uno per l’altro” Nobel 2010 3 P. Krugman Nobel 2008 4 J. Stiglitz “Adottando l'Euro, l'Italia si è ridotta allo stato di una nazione del Terzo Mondo che deve prendere in prestito una moneta straniera, con tutti i danni che ciò implica”. “L'Europa non era adatta alla moneta unica, come invece gli Stati Uniti. Assistenza sociale, assicurazioni sanitarie, spese federali e garanzie bancarie nazionali sono di competenza unicamente del governo di Washington per tutto il territorio, mentre in Europa non è così” “Questa crisi, questo disastro è artificiale e in sostanza questo disastro artificiale ha quattro lettere: l'euro” Nobel 2001 5 A. Sen Nobel 1998 6 M. Friedman Nobel 2010 “L'euro è stato un'idea orribile. Lo penso da tempo. Un errore che ha messo l'economia europea sulla strada sbagliata. Una moneta unica non è un buon modo per iniziare a unire l'Europa. I punti deboli economici portano animosità invece che rafforzare i motivi per stare assieme. Hanno un effetto-rottura invece che di legame. Le tensioni che si sono create sono l'ultima cosa di cui ha bisogno l'Europa” “La spinta per l'Euro è stata motivata dalla politica, non dall'economia. Lo scopo è stato quello di unire la Germania e la Francia così strettamente da rendere una possibile guerra europea impossibile, e di allestire il palco per i federali Stati Uniti d'Europa. L’Euro ha l'effetto opposto. Esacerba le tensioni convertendo shock divergenti che si sarebbero potuti prontamente contenere con aggiustamenti del tasso di cambio in problemi politici di divisioni.” Uscire dall’Euro sarebbe una catastrofe per l’Italia? Assolutamente no. L’uscita dall’Euro permetterebbe all’Italia di rientrare in possesso di due leve fondamentali per la crescita di un Paese: la gestione autonoma delle politiche economiche e monetarie (poter ad esempio abbassare le tasse significativamente o lanciare una serie di investimenti in sviluppo, innovazione, ricerca… promuovere il reddito di cittadinanza….tutto con un piano pluriennale e non con l’ansia spesso e volentieri insensata di dover per forza trovare coperture per manovre economiche necessarie per portare il paese fuori dalla crisi, premesso che gli sprechi in bilancio son molti e una spending review sicuramente è fattibile… ma le slides di Cottarelli chissà dove son finite. Oggi l’Italia sta vivendo la più grande crisi dell’ultimo secolo proprio a causa delle drammatiche implicazioni di una moneta unica e sopravvalutata rispetto alla nostra economia e di una unione monetaria squilibrata e ingiusta che costringe gli Stati a rispondere agli shock asimmetrici tra Paesi nell’unico modo possibile della svalutazione interna dei salari e dei prezzi Una volta usciti dall’Euro e fissato un tasso di conversione 1 a 1 , la nuova moneta subirà ovviamente una svalutazione verso l'Euro, che secondo le stime si assesterà intorno al 20 - 25%, mentre la svalutazione verso il Dollaro americano sarà più contenuta, intorno al 10 - 15% Grazie alla svalutazione i nostri prodotti diventeranno meno costosi rispetto ai prodotti esteri e le imprese italiane torneranno così competere a condizioni eque con i partner europei, uscendo dalla posizione di svantaggio competitivo, rispetto soprattutto alla Germania, in cui si è ritrovata l'Italia dopo l’ingresso nell’Euro. (Esempio Luino) Dato che i prodotti italiani diventeranno più convenienti sia per i consumatori esteri sia per gli stessi consumatori italiani, aumenteranno le esportazioni e al contempo diminuiranno le importazioni, la bilancia commerciale migliorerà e il mercato interno dell’Italia, in crollo progressivo sin dall’ingresso nell’Euro, tornerà su valori positivi, apportando benefici enormi per i produttori italiani, oggi schiacciati dal peso di una moneta troppo forte Sfatiamo i Falsi Miti sull’Euro 1 FALSO!!! Il ritorno alle valute nazionali è un salto nel buio Le valute nazionali sono la norma da secoli, mentre le Valute Sovrannazionali (o l’aggancio a Valute estere, adottandole o fissando cambi fissi) è l’eccezione, ed ha sempre portato alla disgregazione del sistema, per la creazione di squilibri non governabili Le crisi legate ad aggancio valutario della valuta nazionale a valute estere 2 Cile - 1982 (USD) Italia - 1992 (SME) Messico - 1994 (USD) Tailandia - 1997 (USD) Corea - 1997 (USD) Russia - 1998 (USD) Brasile - 1999 (USD) Argentina - 2001 (USD) Turchia - 2001 (USD) Eurozona - 2010 (EUR) Con il ritorno alla valuta nazionale vi sarebbe una svalutazione del 40%, 50% 0 60% FALSO!!! Quando vi sono state svalutazioni (conseguenza di rottura di sistemi a cambi fissi), l’entità delle svalutazioni è generalmente pari, a parte oscillazioni iniziali, al differenziale di inflazione accumulato nel periodo a cambi fissi con la nazione più forte cui si è adottato il cambio. Non lo dico io, lo dice la storia economica mondiale. 20-25% vs Euro e 10-15% vs Dollaro Grafici - I cambi fluttuanti sono la normalità Grafici – il mostruoso surplus tedesco che viola i trattati Sfatiamo i Falsi Miti sull’Euro 4 Se usciamo dall’euro Il prezzo di materie prime e energia salirà alle stelle FALSO!!! L’Italia non potrà evidentemente fare a meno di importare materie prime e energia dall’estero, che diventeranno più costose a seguito della svalutazione. Tuttavia, l'impatto sarà marginale per tre ragioni principali: 1.Come dimostra l'andamento delle materie prime sui mercati internazionali (petrolio), la variazione del loro prezzo si traduce solo marginalmente sul prezzo del prodotto finito (gasolio, benzina). Il grosso dei costi sono accise. 2.Tutte le principali materie prime e energia vengono scambiate in Dollari e la svalutazione verso il Dollaro sarà minore che verso l'Euro come abbiamo detto prima. 3.Le materie prime rappresentano solo una parte del costo finale del prodotto, e il processo di produzione, grazie all’uscita dall’euro, potrà finalmente rilocalizzarsi in Italia, il maggiore costo di approvvigionamento per le imprese italiane sarà comunque compensato dalla maggiore competitività del prodotto italiano all’estero Tenendo poi conto che le materie prime, come petrolio e gas, si comprano in $ capite che abbiamo sempre assorbito senza grossi problemi variazioni di questo livello in quanto i prezzi del prodotto finito (quali ad esempio la benzina o il gas da riscaldamento) sono sempre stati influenzati solo in minima parte dai costi delle materie prime, che hanno, loro sì, variazioni percentuali di prezzo di ben altro livello. Guardate ad esempio il prezzo del petrolio grezzo che dai 15$ del ’98 passa fino a 140$ nel 2008 per poi assestarsi attorno ai 100$ e scendere ai 50$ odierni. Sfatiamo i Falsi Miti sull’Euro 5 Se usciamo dall’euro chi ha un mutuo in Euro vedrà aumentare le rate di almeno il 30% FALSO!!! Innanzitutto, dato che il mutuo, così come lo stipendio, sarà convertito nella nuova moneta, il rapporto tra mutuo e stipendio rimarrà lo stesso, ovvero la porzione dello stipendio assorbita dal mutuo sarà invariata. La maggior parte dei mutui inoltre è a tasso fisso o a tasso variabile indicizzato all’Euribor (la media dei tassi interbancari europei): i mutui a tasso variabile potrebbero rimanere indicizzati all'Euribor oppure ad un altro tasso stabilito dalla nuova banca centrale, che dovrà essere comunque basso vista la necessità di una politica monetaria accomodante stesso discorso per i mutui a tasso fisso. Quindi la conversione a un’altra moneta non inciderà sul costo del mutuo. Casomai il mutuo potrebbe diventare più conveniente, qualora ci fosse una leggera inflazione, dato che il debito residuo varrebbe meno in termini reali. Al contrario, sarà la permanenza nell’Euro a condizioni non ottimali valutarie, la causa delle ripercussioni negative su redditi e salari, rendendo il rimborso dei mutui sempre più insostenibile. 6 Con una moneta svalutata non potremo più permetterci di acquistare all’estero MEGLIO!!! I prodotti esteri cominceranno a costare relativamente di più, a seconda di quanto si svaluterà la nuova moneta. Ma questo è precisamente uno degli obiettivi e sarà assolutamente positivo per l’economia italiana stremata dalla crisi. Rendendo i prodotti esteri (soprattutto tedeschi) sconvenienti rispetto a quelli italiani. l’Euro e l’impossibilità di fare politiche economiche accomodanti han di fatto condannato le imprese e l’industria italiane a morte certa. Non potendo sostenere la competizione sui prezzi, le aziende hanno cominciato a chiudere e la produzione si è delocalizzata all’estero. Passando a una moneta leggermente più debole i prodotti esteri diverranno più costosi, le importazioni caleranno e la domanda interna si riverserà sui prodotti italiani, così innescando un circolo positivo, per cui aumenterà l’occupazione e quindi il reddito delle famiglie. Diventeranno più costose le vacanze all’estero, ma francamente quanti italiani possono oggi permettersi le vacanze? Grazie all’aumento per prodotti italiani, l’aumento dell’occupazione e della domanda, avremo finalmente un reddito che l’Euro non ha fatto altro che erodere progressivamente. GRAFICO PROD. INDU. Sfatiamo i Falsi Miti sull’Euro 7 Con il ritorno alla valuta nazionale il debito pubblico esploderebbe perché denominato in Euro FALSO!!! Lo Stato onorerebbe il debito in valuta locale, non in euro (Lex Monetae 1277-1278 cod civile). Col termine lex monetae si intende la facoltà di uno Stato sovrano di scegliere la propria valuta. In caso di mutamento della stessa, si intende il diritto di determinare il tasso di conversione tra la vecchia e la nuova moneta avente corso legale. L’onere del debito non aumenterebbe; i creditori esteri hanno già incorporato la svalutazione nello spread, ed anzi il tasso lungo termine diminuirebbe grazie alla ripresa economica. Inoltre come visto aumenterebbe il PIL nominale, comprimendo il rapporto debito/PIL stesso e incrementando la percezione di solvibilità e sostenibilità del debito presso gli investitori esteri 8 Con il ritorno alla valuta il valore dei titoli di stato crollerà FALSO!!! Alcuni paventano un crollo delle quotazioni dei titoli di stato a causa delle vendite in massa. Negli ultimi anni l’Euro si è svalutato/rivalutato contro il Dollaro, la valuta di riferimento mondiale, anche per percentuali notevoli ma nessun normale cittadino si è preoccupato visto che pochi fanno la spesa a New York. Inoltre gli investitori internazionali già “prezzano” i rischi di una obbligazione nel tasso che richiedono per acquistarla (e quindi nel tasso che paga). Il famoso spread rappresenta proprio il differente rischio percepito da investitori su diversi titoli di stato. Ad esempio lo spread Bund-BTP e altri titoli europei prezza già il rischio di una rottura dell’Eurozona con i conseguenti rischi di svalutazione italiana ed il premio per i titoli tedeschi in quanto invece un nuovo marco rivaluterebbe su tutte le altre monete europee ed il dollaro. Da sottolineare, che la gran parte dei risparmiatori non fa negoziazione sui titoli di stato e alla scadenza essi rimborserebbero comunque il 100% del capitale, a prescindere dalla quotazione. Sfatiamo i Falsi Miti sull’Euro 9 Con il ritorno alla valuta nazionale il valore del patrimonio mobiliare degli italiani crollerà FALSO!!! Questo potrebbe essere un problema per chi decidesse di comperare una casa all'estero nel breve periodo, perché la svalutazione della nuova Lira renderebbe meno conveniente l'acquisto di una casa ad esempio a Londra, Berlino o a New York. Nel mercato interno i prezzi di Immobili e azioni, sono valutati giorno per giorno sul mercato. Gran parte del nostro patrimonio è stato “svalutato” dalla crisi che ci sta colpendo dal 2008 perché i beni valgono di più se qualcuno ha i soldi per comprarteli, non a seconda di quanto la tua valuta nazionale quota in quel momento (Legge domanda-offerta). È molto più probabile che il mercato immobiliare si riprenda in un clima di crescita e ripresa del lavoro, che di depressione, infatti oggi con la situazione di crisi ed incertezza economica vediamo concretamente come sia difficile vendere casa. Sfatiamo i Falsi Miti sull’Euro 10 Con il ritorno alla valuta nazionale la banca centrale europea non finanzierebbe più il nostro sistema bancario, si bloccherebbe qualunque pagamento e crollerebbe tutto FALSO!!! Affermazione insostenibile per 3 motivi: -Se torna la Valuta Nazionale, torna anche la Banca Centrale Nazionale, e quindi la BCE, non si sa bene quali minacce potrebbe compiere. -Le minacce si fanno per “evitare” un evento, vedi caso Grecia. Ad evento successo, la minaccia è un non senso. -Normalmente i DEFAULT avvengono quando si esaurisce la CASSA. L’Italia ha una CASSA pari al 21% del PIL (oltre 300 miliardi di Euro) in Oro, Valute, Riserve. -Se a svalutazione avvenuta i paesi CREDITORI bloccassero il nostro sistema bancario spingendo l’Italia al Default (ammesso che riescano nell’intento), altro non farebbero che spingere l’Italia a non ripagare i debiti verso essi stessi. Se facessero così sarebbero degli auto-lesionisti. Tra l’altro l’Italia ha un SALDO PRIMARIO ATTIVO di circa 40 miliardi l'anno e non avrebbe in caso di default necessità di finanziarsi all’estero. Tasso di Concambio Come verrà stabilito e quale sarà il tasso di cambio tra Euro e Nuova Lira? Il processo di fissazione del concambio per l’ingresso nell’Euro è totalmente diverso da quello che sarà il processo di fissazione concambio Euro con Nuova Lira Ingresso nell’Euro Uscita dall’ Euro Processo complesso perché riguardava i rapporti di Processo molto più semplice e lineare perché riguarda concambio tra 11 valute con valori differenti. Scelta soltanto il rapporto tra due valute. Scelta UNILATERALE. multilaterale, che doveva tener conto di più variabili connesse tra loro (le valute) Procedura utilizzata. Dal punto di vista strettamente tecnico il tasso di cambio tra l’euro e la nuova valuta potrebbe essere Procedura utilizzata. I tassi di cambio tra le prime undici stabilito a qualsiasi valore (1:10, 1:1000, 1:999, ecc.). Da un divise nazionali aderenti all'euro furono determinati dal punto di vista pratico e funzionale il changeover dovrà essere Consiglio europeo in base ai loro valori sul mercato al 31 fatto stabilendo un rapporto di concambio 1:1 tra l’euro e la nuova valuta. Questo per una semplificazione operativa (una dicembre 1998 in modo che un ECU fosse pari a un euro cosa che costava un’unità della vecchia valuta continuerà a costare un’unità della nuova valuta) e per eliminare le distorsioni sui prezzi nel post-uscita Misure per un Exit Strategy di Successo 1 Riforma completa della Banca Centrale Italiana Bankitalia deve tornare sotto il controllo dello Stato italiano per far sì che il Governo abbia a disposizione le potenti leve di politica economica e monetaria; Fine del divorzio forzato tra Tesoro e Bankitalia sancito nel 1981 sotto le spinte neoliberiste. Il controllo di Bankitalia da parte del Governo e il suo legame con il Tesoro ha permesso all’Italia di tenere sotto controllo il suo debito pubblico. Con il divorzio il debito pubblico è andato alle stelle. Il controllo della banca centrale da parte del Tesoro permette a Bankitalia di comprare i titoli emessi dal Tesoro ad un tasso d’interesse prestabilito da esso. 2 Riforma del sistema bancario privato italiano Abbandono del modello di Banca Universale introdotto da Ciampi nel 1993 con il suo Testo Unico. Con questo modello l’obiettivo delle banche private non è stato più quello di raccolta del risparmio per offrire credito a privati e imprese, ma la massimizzazione del profitto attraverso la speculazione finanziaria. Attraverso un moderno Glass-Steagall Act, devono essere separate le attività di banca tradizionale da quelle di investment banking; Creazione di un istituto di credito tradizionale pubblico, controllato dallo Stato, che abbia tra i suoi obiettivi non la massimizzazione del profitto, ma l’offerta di credito a privati e imprese. Gli utili di tale istituto non possono essere redistribuiti ma vanno per statuto reinvestiti nell’attività. Le situazioni di Banca Carige e MPS rappresentano occasione unica: applicando l’art. 43 della costituzione italiana si possono nazionalizzare in modo da avere una banca pubblica. (A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale). Misure per un Exit Strategy di Successo 3 Istituzione di strumenti a supporto imprese per uscita da euro Le imprese che per necessità o altro si sono indebitate in valuta straniera (USD o altro) sotto giurisdizione straniera, con un’uscita dall’euro potrebbero trovarsi in difficoltà; Infatti si ritroverebbero a dover ripagare il loro debito in una valuta straniera “più pesante” (non si applica la Lex Monetae), rischiando il default. Per permettere a queste imprese di rifinanziare senza difficoltà questo debito, lo Stato, tramite Tesoro o Banca Centrale, dovrebbe mettere a disposizione una linea di credito con un tasso di interesse bassissimo (intorno all’1%). Questo permetterebbe una transizione senza shock per queste imprese. 4 Uscire dall’Euro significa anche abbandonare l’Unione Europea? Nonostante i trattati europei non regolino la potenziale uscita dall’Eurozona di uno Stato Membro, e quindi in teoria chi esce dall’Euro dovrebbe uscire automaticamente anche dall’Unione Europea, non esiste nessuna insormontabile barriera legale che costringa un Paese che abbandona l’Euro ad abbandonare anche l’Unione, anche senza il consenso preliminare degli altri Stati Membri. Infatti, nonostante tutti i membri UE sono obbligati a richiedere accesso all’Euro una volta raggiunti i 6 criteri di convergenza, esistono due Stati a cui è concessa deroga: UK e Danimarca possono infatti rimanere nell’UE senza obbligo di adottare la moneta unica. Inoltre, eventualmente, non è necessario essere membri dell’UE per beneficiare di un free trade agreement con gli altri Stati europei e dei vantaggi non economici garantiti da una “collaborazione” tra Paesi europei (es: Schengen)