Regione Siciliana
Assessorato Agricoltura e Foreste
FILIERA DELLE CARNI
Rapporto 2003
OSEAAS
Osservatorio sull’Economia del Sistema AgroAlimentare della Sicilia
CORERAS
REGIONE SICILIA
ASSESSORATO AGRICOLTURA FORESTE
CONSORZIO REGIONALE PER LA RICERCA
APPLICATA E LA SPERIMENTAZIONE
FILIERA DELLE CARNI
Rapporto 2003
OSEAAS
Osservatorio sull’Economia del Sistema AgroAlimentare della Sicilia
1
Realizzazione a cura
di CORERAS
Responsabile della Ricerca e Responsabile Scientifico
Antonino Bacarella
Coordinamento Tecnico
Pietro Columba
Redazione
Lorella Di Giovanni
Si ringrazia per la gentile collaborazione:
!
il dott. Riccardo Abbate della sede Istat di Palermo;
!
l’Associazione Italiana Allevatori (AIA),
!
l’Associazione Regionale Allevatori Sicilia (ARAS), nella persona del dott. Andrea
Truscelli, Responsabile Area Tecnico – Scientifica;.
!
il dott. Pietro Miosi, il dott. Salvatore Piazza, il dott. Salvatore Ricupati, e la dott.ssa
Antonietta Roccheri, funzionari dell’Assessorato all’Agricoltura ed alle Foreste;
!
il dott Antonino Virga Dirigente dell’Assessorato Regionale alla Sanità – Ispettorato
Regionale Veterinario.
2
INDICE GENERALE
INTRODUZIONE…………………………………………………………………………………
5
1
7
LA CONSISTENZA DEL BESTIAME E LE STRUTTURE AZIENDALI…………………......
PREMESSA……………………………………………………………………………………...
7
1.1 L’ALLEVAMENTO BOVINO ………………………………………………………………
7
1.2 L’ALLEVAMENTO OVINO E CAPRINO…………………………………………………….
9
1.3 L’ALLEVAMENTO SUINO………………………………………………………………...
11
1.4
GLI ALLEVAMENTI MINORI………………………………………………………………
16
1.5
LA ZOOTECNIA BIOLOGICA………………………………………………………………
18
2
LA MACELLAZIONE E LE INDUSTRIE DI TRASFORMAZIONE DELLE CARNI
20
2.1
LA MACELLAZIONE E LA PRODUZIONE DI CARNE DELLE VARIE SPECIE…………………
20
2.2
L’ INDUSTRIA DI TRASFORMAZIONE DELLE CARNI ROSSE….…………………………..
22
2.3
LE CARATTERISTICHE ATTUALI DEL SETTORE INDUSTRIALE DELLE CARNI ……………
25
3
LA DISTRIBUZIONE DEI PRODOTTI CARNEI E GLI ACQUISTI DOMESTICI……………
36
3.1
LA DISTRIBUZIONE………………………………………………………………….....
36
3.2
GLI ACQUISTI DOMESTICI DI CARNE…………………………………………………….
38
4
IL COMMERCIO CON L’ESTERO DELLA SICILIA………………………………………
40
PREMESSA ..................................................................................................................................
40
LE IMPORTAZIONI DI BOVINI VIVI E DI CARNI BOVINE FRESCHE O REFRIGERATE………
41
4.2 LE IMPORTAZIONI DI SUIDI VIVI E DI CARNI DI SUIDI FRESCHE O REFRIGERATE E
CONGELATE …………………………………………………………………………….
42
4.3
LE IMPORTAZIONI DI CARINO OVI-CAPRINE FRESCHE O REFRIGERATE E CONGELATE …
43
5
PROGRAMMAZIONE REGIONALE E FILIERA CARNE ………………………………
49
5.1
LE LINEE DI INTERVENTO ……………………………………………………………....
49
6
LA NORMATIVA DI SETTORE ………………………………………………………..
54
4.1
6.1 OCM CARNI BOVINE ……………………………………………………………………
54
6.2
LA RIFORMA DELLA PAC E LA NUOVA OCM CARNI BOVINE …………………………..
62
6.3
LA POSIZIONE DELL’ITALIA …………………………………………………………….
66
6.4 OCM CARNI SUINE E OCM POLLAME……………………………………………...
68
3
BIBLIOGRAFIA ……………………………………………………………………………………..
71
APPENDICE STATISTICA ………………………………………………………………………….
75
INDICE DELLE TAVOLA NEL TESTO ……………………………………………………………….
86
INDICE DEI GRAFICI NEL TESTO …………………………………………………………………..
87
INDICE DELLE TAVOLE IN APPENDICE ……………………………………………………………
87
4
Introduzione
La zootecnia da carne, in Sicilia, costituisce un valido contributo alla formazione del reddito
agricolo, assumendo nel contempo una valenza estremamente importante anche sotto il profilo dei
delicati equilibri ambientali e sociali.
In Sicilia nel 2002, secondo i dati Istat, la zootecnia da carne incide per l’11% sul totale della
Produzione a Prezzi di Base agricola e zootecnica regionale. Nel corso degli ultimi anni (2000 –
2002), inoltre, il settore carni ha rappresentato il 62% circa della PPB sviluppata da tutte le attività
zootecniche (prodotti zootecnici alimentari: carni, latte uova e miele e prodotti zootecnici non
alimentari).
Il comparto bovino, con un valore della PPB di circa 245 mila euro, incide per il 65% sulla
Produzione a Prezzi di Base dell’intero comparto delle carni. Il settore delle carni suine e di quelle
di pollame contribuiscono alla PPB del comparto rispettivamente per il 9,5% e per il 10,5%.
La zootecnia da carne si svolge prevalentemente nelle aree interne svantaggiate e di montagna; si
tratta di frequente di allevamenti tradizionali di tipo estensivo o semiestensivo; le aziende, di
ridotte dimensioni, sono lontane dal mercato e carenti in termini di capacità produttiva nonché
strutturali (con strutture e condizioni igienico-sanitarie talvolta inadeguate) ed organizzativi.
Il sistema di macellazione regionale si basa prevalentemente su i macelli pubblici che risultano
insufficienti dal punto di vista dimensionale e scarsamente efficienti; sebbene nell’ultimo decennio
si assista ad una consistente riduzione del numero dei macelli pubblici e del loro peso operativo, e
ad uno sviluppo - anche se molto contenuto rispetto alle regioni del nord Italia - dell’attività dei
macelli privati. Questi infatti, rispetto ai primi, offrono migliori garanzie sotto il profilo degli
standard qualitativi ed igienico – sanitari.
Il mercato di sbocco della produzione delle carni siciliane è rappresentato dalle macellerie
locali. L’offerta risulta estremamente frammentata e la mancanza di strutture di centralizzazione
dell’offerta crea le condizioni per il proliferare di molte figure intermedie che si occupano di
acquistare il prodotto direttamente alla stalla - riuscendo così a spuntare dagli allevatori prezzi
molto vantaggiosi - e di farlo pervenire fino ai punti vendita.
Il comparto sconta dunque i limiti dell’arretratezza delle tecniche di allevamento e delle strutture di
trasformazione e commercializzazione che le politiche di intervento nazionali e regionali non sono
riuscite a far superare. Inoltre, fattori quali la crisi-Bse e l’affermarsi di una normativa igienico –
sanitaria piuttosto rigida, che ha interessato i capi di bestiame (BSE, piani di eradicazione della
tubercolosi bovina e della brucellosi ovicaprina), i ricoveri per gli animali e gli impianti di
macellazione e di trasformazione delle carni, hanno gravato ulteriormente sui precari equilibri del
sistema
5
Sia nel Programma Operativo Regionale che nel Piano di Sviluppo Rurale, si prevedono interventi
volti ad incrementare la competitività delle aree rurali dell’Isola attraverso il miglioramento delle
strutture aziendali e delle condizioni di trasformazione e di commercializzazione dei prodotti
agricoli. Sono inoltre contemplate misure a favore della tutela dell’ambiente naturale, del
miglioramento delle condizioni di igiene e di benessere degli animali e della valorizzazione delle
specie animali in pericolo di estinzione e dei prodotti agroalimentari tipici e di qualità.
6
1 - LA CONSISTENZA DEL BESTIAME E LE STRUTTURE AZIENDALI
Premessa
La zootecnia siciliana conserva ancora in larga parte caratteristiche strutturali, tecniche ed
organizzative tradizionali e superate; inoltre si colloca nelle zone interne e svantaggiate, dove la
condizione di marginalità determina una scarsa integrazione dell’attività zootecnica con il mercato.
Inoltre gli orientamenti della politica agricola comunitaria, nazionale e regionale non sono ancora
riusciti a ridurre il “gap” esistente tra la zootecnia isolana e quella degli ambienti continentali del
settentrione italiano e del centro Europa.
Dal confronto tra i dati censuari del 2000 e del 1990 però si evince che è in corso un processo di
ristrutturazione del comparto con la riduzione del numero di aziende, a carico soprattutto di quelle
più piccole, e con un modesto aumento delle dimensioni aziendali
Le aziende zootecniche siciliane infatti, ed in particolare i piccoli allevatori, gravate dalle crisi
congiunturali (BSE, regime delle quote latte, malattie e siccità) e dall’affermarsi di una normativa
igienico-sanitaria piuttosto rigida, sono state sottoposte, negli ultimi anni, ad un processo di
disgregazione (falcidia del patrimonio in bestiame) e di espulsione, con ripercussioni sui fenomeni
di esodo agricolo e rurale dalle zone montane e collinari.
In questo capitolo viene analizzata la struttura della zootecnia siciliana, utilizzando le informazioni
dell’ultimo censimento generale dell’agricoltura, ed il loro confronto con i dati del censimento
precedente.
E’ bene precisare che l’analisi della struttura delle aziende con allevamenti bovini, ovicaprini e
bufalini, qui di seguito riportata, rappresenta una sintesi di quanto ampiamente trattato nella
pubblicazione relativa alla “filiera lattiero-casearia”; per gli approfondimenti dunque si rimanda
alla lettura della filiera suddetta.
1. 1 - L’allevamento bovino
Le statistiche sulla zootecnia bovina, fornite dall’Istat, non permettono di identificare esattamente
gli allevamenti da carne, come nel caso di quelli da latte, definiti dalle vacche produttrici di latte,
che tra l’altro producono, sia pur come prodotto secondario, anche carne bovina; per questa ragione
vengono qui appresso considerati gli allevamenti nel loro complesso.
L’analisi strutturale ed evolutiva dell’intero comparto bovino risulta comunque rappresentativa dal
momento che in Sicilia la maggior parte degli allevamenti è di tipo misto, secondo il classico
schema vacca- vitello.
7
La consistenza del bestiame bovino, nei dieci anni compresi fra le due rilevazioni censuarie, appare
ridotta del 34%. Il numero dei bovini, infatti, è passato da 466 mila capi del 1990 a circa 308 mila
capi del 2000. Nello stesso periodo di riferimento, oltre 7 mila aziende zootecniche hanno cessato
l’attività (-44%); inoltre, si registra un aumento del numero medio di capi allevati per azienda di
5,2 unità (Tav. 1.1). Questa situazione è il risultato di un processo di ristrutturazione in corso
nell’intero comparto che coinvolge tutto l’intero territorio nazionale.
Tav. 1 1 - Sicilia - aziende con allevamenti bovini e relativo numero di capi, anni 1990 e 2000
Censimento 1990
Censimento 2000
n. medio
Az.
Capi
capi/
n. medio
Az.
Capi
azienda
16.166
466.402
28,8
Variazione 2000-1999
capi/
azienda
9.045
307.876
34,0
Az.
Capi
(%)
(%)
-44,0
-34,0
n. medio
capi/
azienda
5,2
Fonte: ISTAT, "Censimenti Generali dell'Agricoltura - 1990 e 2000.
L’allevamento bovino in Sicilia, è estremamente diffuso sul territorio, anche se si evidenziano
province di più intensa concentrazione quali quelle di Ragusa, Messina, Enna e Palermo.
La zootecnia di tipo semiestensivo ed estensivo (indirizzo produttivo di tipo misto, secondo lo
schema vacca-vitello) si svolge prevalentemente nelle zone di collina e montagna. Nelle aree di
pianura, invece, si trovano i sistemi zootecnici intensivi (aziende zootecniche specializzate nella
produzione di latte).
Le carni prodotte vengono destinate prevalentemente al mercato locale per il consumo fresco e
talora alla trasformazione industriale.
8
I. 2 - L’allevamento ovino e caprino
I circa 9 mila allevamenti ovini e caprini, a causa delle malattie (blue tongue, tbc, brucellosi) e
degli eventi atmosferici recenti (siccità) hanno subito, negli ultimi anni, un forte depauperamento
del numero di capi allevati.
Tra il 1990 ed il 2000, la consistenza del patrimonio ovi-caprino si è ridotta del 44,3%, mentre il
numero di aziende è passato da 18 mila a circa 9 mila unità (-51%). Nello stesso periodo di
riferimento si segnala inoltre, una crescita dimensionale degli allevamenti in termini di numero
medio di capi allevati: di 3,3 unità per gli allevamenti ovini e di 17,4 unità per quelli caprini (Tav.
1. 2).
Tav. 1. 2 - Aziende con allevamenti ovicaprini e relativo numero di capi anni 1990 e 2000
OVINI
Anni
CAPRINI
n.
n.
Aziende
Capi
1990
12.217
1.294.298
2000
6.482
708.182
capi
TOTALE OVICAPRINI
capi
n.
n.
Aziende
Capi
105,9
6.277
197.930
31,5
109,3
2.496
122.150
48,9
per
azienda
per
azienda
n.
n.
Aziende
Capi
18.494 1.492.228
8.978
830.332
Fonte: Istat- 4° Censimento Generale dell'Agricoltura per il 1990, 5° Censimento Generale dell'Agricoltura per il
2000.
L’ovinicoltura siciliana, il cui indirizzo produttivo prevalente è quello misto rivolto alla
produzione di latte e carne, è varia e composita, si passa infatti dagli allevamenti stanziali, provvisti
di snelle e idonee strutture per il ricovero degli animali, soddisfacenti condizioni igienico sanitarie
dei capi e alimentazione razionale, a quelli basati su un sistema pastorale arcaico: allevamento
brado e transumante, assenza di strutture, alimentazione inadeguata e insoddisfacenti condizioni
igienico-sanitarie dei capi allevati.
Gli allevamenti, in generale di piccole dimensioni, sono distribuiti su tutto il territorio regionale,
con una maggiore prevalenza nelle aree collinari e di montagna delle province di Palermo, Messina
ed Enna.
Le razze più rappresentate sono la Pinzirita, la Comisana, la Valle del Belice e la Barbaresca.
I prodotti dell’allevamento (latte, carne e formaggi) vengono veicolati prevalentemente verso il
mercato locale e/o comprensoriale.
L’allevamento caprino, pur essendo spesso associato, per tradizione, a quello ovino, presenta i
suoi caratteri distintivi. Gli allevamenti caprini sono dislocati principalmente nelle zone di
9
montagna (Nebrodi e Madonne). Il tipo di allevamento più diffuso è quello nomade su terreni in
affitto o, addirittura, occasionali.
Le razze e le popolazioni più rappresentate sono la Maltese e la Derivata di Siria. Ancora presenti,
anche se in numero ridotto, sono le razze Girgentana e Argentata Etnea; importanza riveste inoltre,
per le aree montane dei Nebrodi dove è maggiormente diffusa, il tipo genetico noto come Capra dei
Nebrodi.
10
1. 3 - L’allevamento suino.
La suinicoltura regionale, costituita da circa 3 mila aziende e 42 mila capi, nell’ultimo decennio ha
manifestato una evidente situazione di crisi, il settore infatti ha subito una forte riduzione sia delle
consistenze (-58,4%) sia del numero di allevamenti (-57,4%) – (Tav. 1. 3).
Le aziende suinicole sono presenti in numero consistente nelle province di Messina (47,8%), Enna
(19,9%) e Ragusa (14,2%) dove viene allevato rispettivamente il 20, l’11 ed il 30% del patrimonio
suino della Sicilia. I numerosi allevamenti suini dislocati nelle province di Messina e di Enna sono
di piccole dimensioni, come testimonia il basso numero di capi allevati per azienda (circa 10); in
queste aree infatti, la suinicoltura costituisce, nella maggior parte dei casi, un’attività integrativa
all’azienda agraria. Nella provincia di Trapani sono invece presenti le porcilaie di maggiori
dimensioni dove si contano circa 170 capi per azienda.
La quasi totalità (97%) delle aziende con suini è a conduzione diretta del coltivatore, la forma di
conduzione con salariati interessa soltanto il 2% delle aziende (Tav. 1. 4).
L’allevamento suino in Sicilia, si svolge prevalentemente nelle zone collinari e di montagna dove si
concentra il 98,3% delle aziende ed il 96,3% dei capi allevati.
La suinicoltura si presenta alquanto polverizzata; gli allevamenti con un carico di bestiame che non
supera i 10 capi rappresentano infatti il 78,5% del totale, sono circa 400, pari al 20%, le aziende
che ricadono nelle classi di capi comprese fra 10 e 49 capi.
Relativamente alla distribuzione dei capi per classi di capi, si osserva che il 45% del patrimonio
suino si concentra nelle classi di ampiezza da 20 a 499 unità e ben il 32% ricade nella classe con
1000 capi ed oltre (Tav. 1. 5)
Per quanto riguarda la distribuzione degli allevamenti in funzione dell’ampiezza della base
aziendale (Tav. 1. 6): il 30% circa delle aziende appartiene alle classi di ampiezza comprese fra
meno di un ettaro e 2 ettari, ed in esse ricade il 16,3% dei capi suini, ben il 50% degli animali
invece, viene allevato nelle aziende con superficie compresa fra 5 e 30 ettari, che rappresentano il
34% delle aziende nel complesso.
Altro aspetto strutturale di notevole importanza riguarda la limitata incidenza di aziende con scrofe
(25%) sul totale delle aziende con suini, fatto, questo, che evidenzia la diffusione di allevamenti
cosiddetti “a ciclo aperto”, nei quali si effettua la sola fase di ingrasso di suinetti acquistati da altri
allevamenti (Tav. 1. 7).
11
Tav. 1. 3 Sicilia - distribuzione provinciale degli allevamenti suini e relativo numero di capi, anno 2000
e Var.% 2000/1990
Variazioni 2000-1990
n.
n.
n.
Province
n. Aziende
n. Capi
n.
Aziende
Capi
Capi/Azienda
%
%
Capi/Azienda
Ag
44
1.933
43,9
-75,6
-67,8
10,6
Cl
15
326
21,7
-76,9
-66,3
6,9
Ct
75
2.323
31,0
-66,8
--89,0
-64,0
En
482
4.932
10,2
-56,3
-53,6
-0,6
Me
1.155
8.386
7,3
-56,2
-39,5
-2,1
Pa
159
3.854
24,2
-36,1
-54,7
-9,9
Sr
109
1.913
17,6
-32,7
-46,8
-4,6
Rg
345
12.506
36,2
-52,5
-27,4
-18,5
Tp
32
5.476
171,1
-61,0
-25,5
81,4
Totale
2.416
41.649
17,2
-57,4
-58,4
-0,4
Fonte: Censimento generale dell’Agricoltura 1990 - 2000
Tav. 1 4 Sicilia: aziende con suini e relativo numero di capi per forma di conduzione e zona altimetrica,
anno 2000
% n.
% n. Capi/Tot
n. Capi
FORME DI CONDUZIONE
n. Aziende
Aziende/Tot
Conduzione diretta del
coltivatore
2.362
97
25.963
62,3%
53
2,1
15.626
37,5
-
-
-
-
1
2.416
0,0
100,0
60
41.649
0,14
100,0
Montagna
Collina
979
1.397
40,5
57,8
9.385
30.734
22,5
73,8
Pianura
Totale Sicilia
40
2.416
1,6
100,0
1.530
41.649
3,6
100,0
Conduzione con salariati
Conduzione a colonia
parziaria appoderata
Altra forma di conduzione
Totale
ZONE ALTIMETRICHE
Fonte: Censimento generale dell’Agricoltura 2000
12
Tav. 1 5 – Sicilia: aziende con suini e relativo numero di capi per classi di capi - anno 2000
CLASSI DI CAPI
1 -2
3–5
6–9
10 – 19
20 – 49
50 – 99
100 - 499
500999
1000
ed
oltre
totale
Aziende
Valori
assoluti
1.476
307
115
207
186
66
50
4
5
2.416
%
61,1
12,8
4,7
8,5
7,6
2,7
2,1
0,2
0,2
100,0
Capi
Valori
assoluti
1.963
1.166
832
2.683
5.394
478
9.234
2.991
13.308
41.649
%
4,7
2,8
1,2
6,4
12,6
1,1
22,2
7,2
32,1
100,0
Fonte: Istat, 5° Censimento generale dell’Agricoltura
Tav. 1 6 – Sicilia: aziende con allevamenti suini e classe di superficie totale, anno 2000 e Var.% 2000/1990
Anno 2000
Classi di
superficie totale
n. Aziende
% n.
Aziende/Tot
Variazioni % 2000-1999
n. Capi
% n.
Capi/Tot
Aziende
Capi
Senza terreno
agrario
Meno di un ettaro
31
1,3
632
1,5
-74,2
-96,6
507
21,0
3.315
7,9
-33,6
-37,9
Da 1 a 2 ettari
290
12,0
3.512
8,4
-52,3
-34,4
Da 2 a 3 ettari
162
6,7
3.714
8,9
-63,3
-2,2
Da 3 a 5 ettari
190
7,8
3.169
7,6
-65,5
-64,0
Da 5 a 10 ettari
311
12,8
8.217
19,7
-61,7
-1,3
Da 10 a 20 ettari
329
13,6
7.339
17,6
-60,5
-52,1
Da 20 a 30 ettari
184
7,6
5.334
12,8
-64,2
-25,2
Da 30 a 50 ettari
186
7,7
3.159
7,6
-61,6
-67,2
Da 50 a 100 ettari
148
6,1
2.000
4,8
-59,9
-75,4
100 ettari e oltre
78
3,2
1.258
3,0
-56,4
-87,2
2.416
100,0
41.649
100,0
-57,4
-58,4
Totale Sicilia
Fonte: Censimento generale dell’Agricoltura anni 2000 - 1990
Tav. 1 7 – Sicilia: incidenza delle aziende con scrofe sulle aziende totali – anno 2000
Suini
Di cui scrofe
Aziende
2.416
607
%
scrofe/totale suini
25
Capi
41.649
4.574
11
Fonte: 5° Censimento generale dell’Agricoltura anno 2000
13
Una descrizione a parte merita l’allevamento del “Suino Nero dei Nebrodi o delle Madonie”1 per
il quale, il 13 ottobre ‘97, è stato richiesto alla Commissione Europea, per il tramite del Mi.P.A.F,
l’inserimento nell’inventario delle razze minacciate di estinzione.
Il “suino Nero” (ceppo autoctono) viene allevato allo stato brado o semi-brado prevalentemente
nelle zone montane della provincia di Messina, con piccole presenze anche nella province di
Catania e Palermo (Nebrodi – Madonie e Peloritani). I soggetti di questo ceppo indigeno - sempre
meno numerosi allo stato di purezza, in quanto sottoposti a ripetuti incroci con razze bianche vivono nelle zone boschive impervie, nutrendosi talora di alimenti di fortuna e sfruttando le loro
tipiche caratteristiche di elevata rusticità e resistenza alle malattie.
Si stima che la suinicoltura dei Nebrodi interessa circa 30.000 mila ettari di bosco e centinaia di
aziende che fanno dell’allevamento suino la loro attività principale o integrativa; in questo caso si
tratta generalmente di aziende armentizie.
L’allevamento del “suino nero” viene praticato prevalentemente da allevatori affittuari di boschi, i
quali, nel periodo di utilizzo della carne procedono alla cattura dei soggetti da macellare con
l’ausilio di cani ammaestrati e cappi. Questo tipo di allevamento provoca, talora, sensibili danni
alle aree coltivate, al pascolo utilizzato da altre specie di animali ed a volte pregiudica la stessa
ricostituzione del bosco.
Invece, nel caso in cui i branchi di suini seguono gli armenti aziendali nella transumanza: nei mesi
invernali gli animali seguono le greggi e vengono alimentati con granaglie e sottoprodotti caseari,
da aprile a luglio gli animali permangono nei boschi, mentre nei mesi di agosto e settembre, i suini
rimangono in prossimità dei ricoveri aziendali usufruendo di integrazioni alimentari a base di
granaglie e cruscame. Nel periodo ottobre-novembre, quando le specie arboree maggiormente
diffuse nei boschi fruttificano, vengono immessi e lasciati liberi nel sottobosco.
Poco prima della macellazione vengono condotti al centro aziendale dove, dopo un eventuale
periodo di ingrasso, vengono macellati; alcuni capi vengono destinati all’autoconsumo mentre la
restante parte viene venduta in loco per essere utilizzata allo stato fresco o per la preparazione di
insaccati.
Le ridotte dimensioni aziendali, che incidono negativamente sul livello dei costi d’allevamento, che
si mantengono medio-alti, la carente organizzazione produttiva e commerciale e la forte
dipendenza dal mercato per la fornitura dei mangimi, contribuiscono a determinare nel comparto
uno stato diffuso di precarietà.
I prodotti specifici derivati dal “suino nero” e dalla zona tradizionale di allevamento sono le carni
per uso fresco, caratterizzate da spiccate doti di qualità e genuinità, il salame di Sant’Angelo di
Brolo e le pancette caserecce tradizionali.
1
Tratto da “Indagine preliminare sul Suino Nero e sulla produzione degli insaccati nei Nebrodi” Regione Siciliana
Assessorato Agricoltura e Foreste – Servizio Assistenza Tecnica e Divulgazione agricola - Sezioni Operative: Brolo
(N.5); Castell’Umberto (N.7); S. Agata di Militello (N. 8); Caronia (N.10); Mistretta (N.11) – Anno 1991.
14
In particolare, la produzione del “salame Sant’Angelo di Brolo”, ha assunto nel tempo una spiccata
tipicità. Nella vallata omonima e nelle zone limitrofe infatti, la particolare morfologia dei versanti e
dei rilievi determina condizioni di temperatura, umidità e ventosità estremamente favorevoli alla
stagionatura degli insaccati.
Il salame “S. Angelo” può essere definito un insaccato stagionato con involucro esterno naturale ed
a contenuto unigrana in quanto contiene esclusivamente carne suina. Detto salame, a differenza di
altri preparati con ciò che rimane dalle produzioni pregiate (prosciutto, pancetta, coppa, etc.), viene
prodotto con tutte le masse muscolari migliori del suino, che sono coscia, lombata, costata e
pancetta, mentre vengono scartati il guanciale, il collo, gli arti e tutto il lardo.
I locali utilizzati per la preparazione e la stagionatura sono costituiti da magazzini di vecchie
abitazioni; essi comprendono la sala di lavorazione fornita di cella frigorifera, il bancone per la
preparazione dei tagli, apposite macchine ed attrezzature per il taglio della carne, la “consa” e
l’insaccamento, nonché la sala di stagionatura provvista di apposite aperture e strumenti per
regolare l’ambiente e di telai in legno ove viene appeso il salame ad asciugare.
La durata della stagionatura varia in base all’andamento climatico ed al tipo di budello utilizzato; in
genere è di 20 -25 giorni per il budello bovino; 30 – 40 giorni per quello suino; 90 -100 giorni per il
cosiddetto budello “clarino”, ottenuto dall’ampolla rettale o budello gentile del suino.
Attualmente la produzione del “Salame S. Angelo” interessa alcune decine di “macellai
insaccatori”, i quali, a causa della poca disponibilità di materia prima locale, sono costretti a
ricorrere all’importazione, dalle aree suinicole italiane ed estere, di suini vivi o di carcasse, le cui
carni risultano poco idonee ad essere salumificate. A questo si aggiunge la diffusa abitudine di
immettere sul mercato, per motivi tecnici ed economici, salame in fase di stagionatura, privo della
benefica azione esplicata dal micro-ambiente.
Questi fattori, unitamente alla carente organizzazione produttiva e commerciale, condizionano
fortemente la diffusione del “Salame S. Angelo”. La sua commercializzazione, infatti, si limita alle
città di Messina, Catania ed ai medi e piccoli centri delle due province, provocando pertanto,
fenomeni concorrenziali tra i produttori con il conseguente calo dei prezzi di vendita.
In questo contesto una buona opportunità per la crescita del comparto può essere offerta dal Piano
di Sviluppo Rurale che prevede interventi volti alla valorizzazione delle specie animali in pericolo
di estinzione (tra le quali viene menzionato anche il suino nero) e dei prodotti agroalimentari tipici
e di qualità.
15
1. 4 – Gli allevamenti minori
In Sicilia si contano 6.771 aziende avicole con 1,7 milioni di unità allevate. Tra il 1990 ed il 2000
si è osservata una riduzione abbastanza spinta sia in termini di capi (-40,2%) che di aziende (-40%),
il numero medio di capi allevati per azienda invece, si è mantenuto relativamente stabile, segnando
una flessione trascurabile (-0,9).
Si tratta, in generale, di allevamenti di piccole dimensioni, non specializzati, i quali rappresentano,
per lo più, un’attività integrativa all’azienda agraria o zootecnica. Soltanto nelle province di Ragusa
e Catania sono presenti le aziende più consistenti, con un numero medio di capi allevati intorno alle
1.400 unità per allevamento (Tav. 1. 8).
Il ruolo marginale di questo comparto zootecnico viene oltremodo confermato anche a livello
nazionale: la Sicilia infatti partecipa al patrimonio avicolo nazionale con una quota pari appena allo
0,9%. Il 61% della consistenza avicola italiana si concentra invece in Lombardia, in Veneto ed in
Emilia Romagna. A livello nazionale il comparto è, di fatto, dominato dai grandi marchi: il 95%
del pollo italiano è sotto il controllo di 12 aziende e il 97% del mercato del tacchino è coperto da
sei aziende. A caratterizzare il sistema produttivo di queste aziende è la <<filiera integrata>>:
ciascuna azienda ha allevamenti di proprietà o è legata agli allevatori tramite contratti, produce i
mangimi, controlla la produzione in tutte le sue fasi, dal pulcino fino alla macellazione, al
confezionamento e alla distribuzione.
La Sicilia, con 1.588 allevamenti cunicoli e 100.929 capi, non è attualmente in grado di coprire
l’intero fabbisogno regionale di carne cunicola, che quindi viene importata dall’estero e dalle
regioni del centro-nord italia come le Marche il Veneto ed il Piemonte dove si concentra il 48,%
della consistenza cunicola nazionale. Le strutture aziendali più grandi (864 capi per allevamento)
sono ubicate nella provincia di Siracusa dove si contano 55 aziende, nelle quali si concentra circa la
metà (47%) del patrimonio cunicolo regionale.
Quanto agli equini, emerge un forte calo della consistenza dei capi (-36,1%) che da circa 13 mila
unità del 1990 sono passati a 8 mila esemplari; anche il numero delle aziende si è ridotto in modo
consistente (- 55,1%). Tale trend negativo si riallaccia alla situazione di difficoltà che da lungo
tempo ha investito l’allevamento di questa specie.
Per quanto riguarda l’allevamento bufalino, l’ultimo censimento indica una consistenza esigua,
ma rettifica in aumento il numero dei capi allevati tra il 1990 ed il 2000. L’allevamento di questa
specie in Sicilia, è orientato prevalentemente alla produzione di latte per la preparazione delle
mozzarelle, la produzione di carne, ad oggi, risulta modesta.
16
Tav. 1 8 Sicilia: distribuzione provinciale
allevamenti avicoli e relativo numero di capi
degli
n.
n.
n.
Aziende
Capi
Capi/Azienda
Tp
108
70.796
655,5
Pa
692
137.556
198,8
Me
3.433
162.870
47,4
Ag
258
64.777
251,1
Cl
72
26.277
365,0
En
1.313
42.994
32,7
Ct
117
175.072
1.496,3
Rg
557
810.289
1.454,7
Sr
221
187.824
849,9
Totale
6.771
1.678.455
247,9
Province
Fonte: Censimento generale dell’Agricoltura 2000
Tav. 1. 9 Sicilia - Italia: allevamenti minori e relativo numero di capi Sicilia – Italia anno 2000 e variazione 2000/1990
Avicoli
Sicilia
anno 2000
Variazione
2000-1990
ITALIA
Conigli
Equini
Aziende
Capi
6.771
1.678.455
247,8
1.588
100.929
63
2.575
8.453
3,3
9
563
62,6
-40,0%
-40,2%
-0,9
- 36%
4,3%
24
-55,1%
-36,1%
1,0
80,0%
621,8%
47,0
521.895
171.343.324
328,3
216.842
10.885.258
50,2
48.689
184.731
3,8
2.246
181.951
81,0
Aziende
Capi
n.
Capi/Az.
Aziende
Bufalini
n.
Capi/Az.
Capi
n.
Capi/Az.
Aziende
Capi
n.
Capi/Az.
Fonte: Censimento Generale dell’Agricoltura – anno 1990 e 2000.
17
1. 5 - La zootecnia Biologica
La zootecnia biologica, disciplinata dal Reg. CE n. 1084/99, si prefigge diversi obiettivi, quali
applicare tecniche e sistemi rispettosi della natura e dei suoi cicli biologici, allevare animali con
adeguate condizioni di vita in modo da valorizzare gli aspetti etologici, recuperare la biodiversità,
preservando il territorio e i suoi aspetti paesaggistici, e si propone inoltre di utilizzare nel miglior
modo possibile le energie rinnovabili.
In Italia, già nel 1999, anno in cui è iniziato lo sviluppo della zootecnia biologica, ammontavano ad
oltre 500 le aziende zootecniche che aderivano al sistema di certificazione nazionale biologico.
Il comparto zootecnico, sebbene copra ancora un ruolo defilato nel panorama delle produzioni
biologiche, ha proseguito nella sua dinamica di crescita raggiungendo nel 2002 le 4.109 aziende
certificate. Circa la loro distribuzione percentuale sul territorio nazionale: al Nord si trova il 22%
delle aziende zootecniche biologiche, al Centro il 19%, al Sud il 4% e nelle Isole ben il 55%2.
In particolare, in Sicilia ed in Sardegna, a livello di specializzazione aziendale, la zootecnia da
carne incide per il 50% mentre le aziende da latte incidono per il 32% e quelle miste pesano per il
restante 17% (Tav.1 10).
Tav.1 10 - Aziende zootecniche certificate nel 2002 per specializzazione e per aggregati territoriali
da latte
da carne
miste
Totale
Nord
252
454
223
929
Centro
151
486
143
780
Sud
25
87
45
157
Isole
721
1.138
384
2.243
1.149
2.165
795
4.109
ITALIA
Fonte: Bio Bank da Informatore Zootecnico n. 16 Anno L del 10 settembre 2003 pag. 69-70
Le informazioni più recenti sulla zootecnia biologica in Sicilia sono contenute nell’indagine sul
patrimonio zootecnico biologico della Sicilia, realizzata dal Servizio di Sviluppo Locale e Attività
Agroambientale in collaborazione con gli organismi di controllo. Lo studio ha rilevato – al 31
dicembre 2001 – la presenza, sul territorio regionale, di 1.568 aziende zootecniche bio, con una
superficie agricola utilizzata (SAU) di circa 75 mila ettari.
Per quanto riguarda invece la statistica ufficiale, i dati dell’ultimo censimento generale
dell’agricoltura non consentono di risalire al numero di aziende zootecniche biologiche per specie
allevate, in questa sede pertanto analizzeremo esclusivamente i dati relativi alle consistenze.
2
Fonte Bio Bank da Informatore Zootecnico n. 16 Anno L del 10 settembre 2003 pag. 69-70
18
In Sicilia la zootecnia biologica conta circa 11 mila capi bovini, cioè il 3,5% della mandria bovina
regionale nel suo complesso, e 20 mila ovi-caprini, pari al 2,4% del totale (Tav. 1. 11 - 12).
Relativamente agli allevamenti minori, gli avicunicoli allevati in biologico rappresentano una
percentuale molto esigua (Tav.1 13), pari a circa lo 0,3% della consistenza avicunicola regionale
complessiva, questa percentuale sale al 2,9% e al 2,8% rispettivamente per gli allevamenti suini ed
equini. La consistenza della zootecnia biologica, di fatto è assai modesta, anche a causa del fatto
che questa è stata compiutamente regolamentata solo da pochi anni (Reg. CE 1084/99 e DM
4/8/2000).
Il potenziamento della zootecnia biologica da carne potrebbe contribuire alla valorizzazione delle
razze autoctone e quindi anche all’affermazione della qualità delle carni italiane. Le caratteristiche
di tipicità della razza allevata possono infatti trovare un moltiplicatore del valore aggiunto nella
sicurezza del processo produttivo e nel ridotto impatto ambientale assicurato dai metodi di
produzione biologica.
Tav.1 11 Sicilia – Italia: la mandria bovina biologica – anno 2000 (numero di capi)
SICILIA
ITALIA
A) capi in biologico
10.921
115.787
B)capi in complesso
307.876
6.046.506
3,5
1,9
Incidenza % A/B
Fonte: ISTAT 5° Censimento Generale dell’Agricoltura – anno 2000.
Tav. 1 12 Sicilia – Italia: la mandria ovicaprina biologica - anno 2000 –
(numero di capi)
SICILIA
ITALIA
Ovini
Caprini
Ovini
Caprini
A) capi in biologico
15.704
4.477
286.388
40.009
B)capi in complesso
708.182
122.150
6.808.900
923.402
2,2
3,7
4,2
4,3
Incidenza % A/B
Fonte: ISTAT 5° Censimento Generale dell’Agricoltura – anno 2000.
Tav. 1 13 – Sicilia - allevamenti minori in biologico anno 2000
Avicoli
Cunicoli
A) capi in biologico
3.079
703
B) Capi in complesso
1.678.455
100.929
Incidenza % A/B
0,2
Suini
1.201
41.649
0,7
2,9
(numero di capi)
Equini
Bufalini
234
8
8.453
563
2,8
1,4
Fonte: Istat 5° Censimento Generale dell'Agricoltura elaborazioni CORERAS
19
2. -LE MACELLAZIONI E L’INDUSTRIA DI TRASFORMAZIONE DELLE CARNI
2. 1 -Le macellazioni e la produzione di carne delle varie specie
In Sicilia l’attività di macellazione risulta modesta se si considera che nel 2000 sono stati macellati
177.388 bovini, 204.731 suini e 553.867 ovi-caprini, pari rispettivamente a circa il 4%, l’1,6% ed il
7,4% dei capi complessivamente abbattuti in Italia per la produzione di carne dei diversi tipi.
Per il settore della carne bovina, l’attività di macellazione in Sicilia è decisamente indirizzata
verso i vitelloni ed i manzi (85%), seguiti dalle vacche (10%) e dai vitelli (4%) mentre la categoria
buoi e tori rappresenta solo lo 0,5% del totale.
Rispetto al 1999 il numero dei capi macellati è cresciuto del 4%, segno di una possibile ripresa
degli abbattimenti per il consumo umano, dopo che tra il 1996 - anno in cui è scoppiato in Gran
Bretagna il caso Bse – ed il 1999, l’attività di macellazione aveva subito un rallentamento (Var.%
99-96: -30%) – (Graf. 2.1)3.
Graf. 2. 1 - Macellazione dei Bovini in Sicilia
Capi macellati
G r a f. 2 .2 - C a r n e b o v in a c o m p le s s iv a m e n t e p r o d o t t a ( p e s o m o r t o ) in S ic ilia 1 9 9 6 - 2 0 0 0
300.000
7 0 0 .0 0 0
250.000
6 0 0 .0 0 0
5 0 0 .0 0 0
p e s o m o rto in q u
numero capi macellati
200.000
150.000
100.000
c a r n e b o v in a
p ro d o tta (
p e s o m o rto )
4 0 0 .0 0 0
3 0 0 .0 0 0
2 0 0 .0 0 0
50.000
1 0 0 .0 0 0
0
1996
1997
1998
1999
2000
anni
0
1996
1997
1998
1999
2000
anni
Fonte: ISTAT elaborazioni CORERAS
L’andamento delle produzioni di carne bovina, ossia il peso morto (Graf.2.2), risulta perfettamente
in linea con il trend delle macellazioni; pertanto dopo il triennio (1996 – 1999) in cui la quantità di
carne complessivamente prodotta si è ridotta del 44%, il 2000 invece, segna una variazione positiva
3
ulteriori dettagli nella Tav. A. 1a in appendice
20
del 7%, determinata appunto da un aumento del numero di capi macellati e da un lieve incremento
del peso medio a capo, passato da 4,33 quintali del 1999 a 4,50 quintali del 2000, la resa media
(alla macellazione) si è invece, leggermente abbassata.
Relativamente alla carne suina: la scarsa attitudine della Sicilia alla produzione di salumi
indirizza le macellazioni verso le categorie dei lattonzoli e dei magroni. Il peso medio per capo
macellato – pari a 100 kg – risulta infatti inferiore alla media nazionale (143 chilogrammi).
Questa differenza è dovuta in gran parte all’influenza determinata dalle regioni settentrionali, la cui
attività maggiormente legata all’industria dei prosciutti, richiede animali di peso maggiore (grassi)4.
Tra il 1999 ed il 2000 si è registrato un aumento delle macellazioni pari al 6%, anche in questo
caso, così come è avvenuto per i bovini, nel 2000 si è verificato “un cambio di rotta”, rispetto al
trend negativo che aveva caratterizzato il periodo dal 1997 al 1999.
La produzione di carne suina, a sua volta, ha segnato un incremento del 10% tra il 1999 ed il 2000,
contemporaneamente si è registrato un aumento del peso medio a capo (+4%) e della resa media
alla macellazione (+0,8%).
In Sicilia l’attività di macellazione delle carni ovine e di quelle caprine si concentra tra
novembre e aprile con punte massime in dicembre e in aprile, in coincidenza con le festività
natalizie e pasquali ed è indirizzata rispettivamente verso la categoria degli agnelli (45%) seguita
dalle pecore e montoni (40%); e dalla categoria dei capretti (71%)5.
Relativamente all’entità delle macellazioni, nel 2000 sono stati abbattuti circa 118 mila ovi-caprini
in meno rispetto all’anno precedente (-18%). Tale riduzione è stata causata dalla forte diminuzione
degli abbattimenti degli ovini (-20%), mentre i caprini sono rimasti pressoché invariati (+1,2%).
Per gli ovini, la diminuzione sia del numero di capi macellati sia del peso morto registrata tra il
1999 ed il 2000 sembra essere riconducibile all’esplosione della blue tongue e della brucellosi, che
hanno provocato l’abbattimento di un numero consistente di capi. Le categorie che hanno
maggiormente contribuito alla suddetta flessione sono stati gli agnelli (-35%), il solo segno positivo
è dato dalle pecore che hanno fatto registrare un incremento del 10%. Per quanto riguarda la
categoria dei caprini, si registra un riduzione del numero di capretti (-8,2%) abbattuti ed un
significativo incremento delle capre (+35%).
La produzione complessiva di carne ovi-caprina (peso morto) nel 2000, ammonta a 61.370 quintali,
segnando una contrazione pari all’11% rispetto all’anno precedente. La variazione negativa è stata
determinata da una riduzione sia del numero di capi macellati sia dalla resa media (alla
macellazione) che è passata da 53,50 del 1999 a 52,30 quintali del 2000.
4
5
ulteriori dettagli nella Tav. A. 2a in appendice
ulteriori dettagli nella Tav. A. 3a in appendice
21
2.2. - Industria di trasformazione delle carni rosse (bovini, suini, ovicaprini ed equini)
Nel corso dell’ultimo decennio, a livello nazionale, si è assistito ad un processo di ristrutturazione
nel settore della macellazione, segnato, a fronte di una accentuata crescita dei volumi, da una
notevole diminuzione del numero degli impianti di lavorazione delle carni che ha riguardato
prevalentemente gli stabilimenti di ridotte dimensioni, con conseguente aumento della
concentrazione dell’attività negli impianti più efficienti.
Questo processo di ristrutturazione si è caratterizzato per investimenti finalizzati al miglioramento
tecnologico, al contenimento dei costi di produzione, ma soprattutto al miglioramento ed al
controllo della qualità del prodotto e delle condizioni igienico sanitarie, in accordo con quanto
previsto in ambito nazionale e comunitario.
Su tutto il territorio nazionale, una spinta importante al cambiamento del panorama industriale, si è
avuta in seguito all’introduzione del decreto legislativo n. 286 del 1994 - volto al miglioramento
igienico-sanitario degli impianti - che ha dato attuazione alle direttive comunitarie 91/497, 91/498
in materia di macellazione e di lavorazione delle carni rosse fresche6.
L’applicazione di questo decreto ha imposto alle imprese di macellazione, il rispetto di elevati
standard igienici, sia nelle strutture che nei processi produttivi, nonché l’effettuazione di regolari
controlli, necessari all’utilizzo del bollo Ce con la conseguente possibilità di commercializzazione
sull’intero territorio dell’Ue.
Diversamente, agli impianti di capacità limitata7 è stata concessa la possibilità di operare sul solo
territorio nazionale, commercializzando le carni con un differente bollo.
Nonostante le numerose proroghe concesse per agevolare l’adeguamento alla normativa, le
difficoltà di applicare tale disciplina in un universo produttivo molto frammentato, hanno
contribuito alla chiusura di molti macelli.
In Sicilia, in particolare, nell’ultimo decennio si è verificata una consistente riduzione del numero
dei macelli pubblici e del loro peso operativo. Le cause sono da attribuire in parte alle loro modeste
dimensioni e alla scarsa capacità gestionale delle amministrazioni comunali ed in parte ad uno
sviluppo - decisamente meno rilevante rispetto alle regioni del Nord Italia - dell’attività di
6
Secondo l’art. 2 del D.L.vo 286/94, per carni fresche si intende carni, comprese quelle confezionate sotto vuoto o in
atmosfera modificata, che non hanno subito alcun trattamento diverso dal trattamento per mezzo del freddo destinato ad
assicurarne la conservazione.
7
Secondo il D. M. 23 nov. 1995 – modificazioni al D.L.vo n. 286/94, relativo alle condizione sanitarie per la produzione
e immissione sul mercato di carni fresche – art. 1, gli impianti di macellazione a capacità limitata sono quelli non in
possesso dei requisiti prescritti per ottenere il riconoscimento di cui all’art. 13 del D.L.vo 286/94 e possono macellare un
massimo di 1.000 capi bovini equivalenti (UGB) all’anno o comunque non oltre i 20-40 UGB alla settimana - un UGB
corrisponde ad un capo bovino adulto o a due vitelli o ad un solipede o a cinque suini o a dieci ovini o caprini o a venti
agnelli, capretti o suinetti di peso vivo inferiore a quindici chilogrammi. I macelli con Bollo CE non presentano alcuna
limitazione relativamente al numero di UGB a settimana e devono soddisfare le condizioni di cui all’allegato I, capitolo I
e II del D.L.vo 286/94 e che sono riconosciuti a norma dell’art. 13 del medesimo decreto.
22
macellazione privata, sia in impianti artigianali che di tipo industriale8. Pertanto tra il 1990 ed il
2000, il numero degli impianti pubblici si è ridotto del 44% mentre gli impianti privati sono passati
da 7 del 1990 a 10 del 2000.
Nello stesso arco temporale, l’aumento del volume di macellazione (+20%) e la riduzione del
numero di impianti (-38%) hanno portato ad una concentrazione dell’attività di macellazione: la
media produttiva per stabilimento è infatti raddoppiata, passando da 496t/anno del 1990 a
974t/anno del 2000 (Tav. 2.1).
Inoltre, se si considera il volume (in numero di capi) di macellazione per tipo di mattatoio, nel 2000
l’attività dei mattatoi pubblici ha interessato il 69% dei capi bovini complessivamente macellati,
quando nel 1990 questa percentuale era pari all’83%. La stessa tendenza si è registrata - anche se in
misura diversa - sia nel comparto suino che in quello ovi-caprino. Di contro è aumentata l’attività
dei macelli privati, ed in particolar modo quella degli impianti specializzati nella macellazione
suina. (Tav. 2.2a - b)9.
Tav. 2. 1- Sicilia - Italia: evoluzione del volume di macellazione e del numero di impianti, anni 1990 e
2000. (bovini, suini ed ovi-caprini)
Volume (t)
peso morto
1990
Sicilia
57.489
2000
Impianti privati
Impianti pubblici
1990
Media
(t/impianto)
1990
2000
2000
69.144
7
10
109
61
1990
2000
496
974
ITALIA
2.639.668
2.750.414
954
376
4.960
2.185
446
1.074
Nord – Centro
2.289.993
2.299.195
382
156
4.290
1.954
490
1.090
349.675
451.219
572
220
670
282
1.000
Mezzogiorno
231
Fonte: Ismea su dati Istat
Tav. 2.2a Sicilia: macellazione di bovini e bufalini, suini ed ovicaprini per tipo di mattatoio
Bovini- Bufalini
1990
2000
1990
Suini
2000
Ovi caprini
1990
2000
Capi (numero)
Macelli Pubblici
Macelli Privati
Totale
140.390
27.820
168.210
121.734
55.656
177.390
127.020
30.430
158.160
80.426
124.305
204.731
446.000
52.190
498.190
397.572
156.295
553.867
Peso Morto (quintali)
Macelli Pubblici
Macelli Privati
Totale
318.080
86.410
404.490
296.774
146.253
443.027
82.400
23.270
105.670
62.635
102.650
165.285
36.360
4.010
40.370
42.840
18.532
61.372
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
8
il prevalere dei mattatoi pubblici rispetto a quelli privati resta, comunque, una caratteristica distintiva delle regioni del
Sud Italia, dove si localizza il 60% degli stabilimenti pubblici di macellazione nazionali.
9
ulteriori dettagli nelle Tav. A. 1b, 2b, 3b, 4b in appendice
23
Tav. 2.2b Sicilia: incidenza percentuale delle macellazioni di bovini e bufalini, suini ed ovicaprini per
tipo di mattatoio nel 1990 e 2000.
Bovini- Bufalini
Suini
Ovi caprini
1990
2000
1990
2000
1990
2000
Capi
Macelli Pubblici
83,4
68,6
80,3
39,3
89,5
71,8
Macelli Privati
16,5
31,4
19,2
60,7
10,5
28,2
Totale
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Peso Morto (quintali)
Macelli Pubblici
Macelli Privati
Totale
78,6
21,4
100,0
66,9
33,0
100,0
78,0
22,0
100,0
37,9
62,1
100,0
90,1
9,9
100,0
69,8
30,2
100,0
Fonte: elaborazione su dati ISTAT
24
2.3 - Le caratteristiche attuali del settore industriale delle carni.
In Sicilia, il settore della trasformazione delle carni è soggetto a repentine variazioni del numero di
impianti. In dipendenza di vari fattori, quali: l’apertura di nuovi stabilimenti o la chiusura di quelli
esistenti; le possibili sospensioni per carenze igienico-sanitarie e le eventuali fusioni o cambi di
ragione sociale.
Secondo i dati forniti dall’Assessorato alla Sanità – servizio 2° IRV, ed aggiornati al 1° gennaio
2003, in Sicilia si contano circa 104 macelli (carni rosse) autorizzati dalle autorità competenti (Ass.
Sanità) ai sensi del D.L.vo 286/94.
Dei 104 macelli autorizzati, il 79% (circa 82 unità) è rappresentato da macelli di ridotte capacità,
mentre gli impianti dotati di bollo CE sono soltanto 22. Il numero degli impianti di macellazione
autorizzati però, risulta di gran lunga superiore al numero degli impianti realmente funzionanti (59
unità). Si nota inoltre, che i macelli non attivi, sono per la maggior parte di ridotte capacità e gestiti
dalle amministrazioni comunali.
Alla base di questo fenomeno si collocano le difficoltà incontrate dalle imprese di macellazione nel
rispettare gli elevati standard igienici imposti dalla normativa vigente10, pur avendo ottenuto
l’autorizzazione ai sensi del suddetto decreto. L’adeguamento alla normativa infatti, comporta dei
costi non indifferenti per la gestione e la manutenzione periodica dei locali delle attrezzature, ecc.,
che le amministrazioni comunali – nel caso dei macelli pubblici – talvolta non possono sostenere.
Inoltre, gli impianti dotati del bollo CE, rispetto ai macelli a capacità limitata, richiedono una
struttura organizzativa più complessa, difficilmente gestibile dalle amministrazioni pubbliche.
Proprio per questo motivo, la maggior parte dei macelli CE risulta di proprietà privata, e gli
impianti pubblici, a loro volta, vengono dati in gestione ad imprese private.
Dei 59 macelli operanti in Sicilia nel segmento delle carni rosse (bovini –suini – ovicaprini –
equini), la gran parte è rappresentata da impianti a capacità limitata (63%) mentre i macelli in
possesso del bollo CE rappresentano il 37% del totale (Tav. 2. 3a e b).
10
Gli stabilimenti di macellazione sono soggetti a periodici controlli sanitari.
25
Tav. 2.3a - Distribuzione provinciale degli impianti di macellazione delle carni rosse in attività nel
territorio della Regione Sicilia, (dati aggiornati al 2003)
Macelli
Macelli
Province
Capacità limitata
CEE
Totale
%n. macelli/totale
Agrigento
Caltanissetta
Catania
Enna
Messina
Palermo
Ragusa
Siracusa
Trapani
TOTALE
7
2
3
3
4
14
1
3
36
2
1
3
1
5
3
3
2
2
22
9
3
6
4
9
17
3
3
5
59
15,2
5,0
10,2
6,7
15,2
28,8
5,0
5,0
8,5
100
Fonte: servizio 2° IRV Assessorato Regionale alla Sanità
Oltre la metà degli impianti di macellazione si concentra nelle province di Palermo (29%) e nelle
province di Messina ed Agrigento (30%).
Gli impianti in possesso del bollo CE sono 22, di cui il 77% è rappresentato da impianti privati ed il
23% da macelli pubblici. Inoltre i macelli CE assorbono circa l’80% della macellazione regionale,
avendo appunto una capacità lavorativa illimitata. Circa la loro dislocazione si osserva un’elevata
concentrazione di questa tipologia di impianti nelle province di Palermo, Messina, Catania e
Ragusa.
La parte più numerosa dei 37 macelli di ridotte capacità è rappresentata da stabilimenti pubblici
(86%), mentre il 13,5% è costituito da stabilimenti privati, circa la loro dislocazione si
distribuiscono soprattutto nelle zone rurali delle province di Palermo e Agrigento (54%).
Il livello di specializzazione rispetto al prodotto lavorato, infine, evidenzia una larga presenza di
impianti di macellazione mista11 (93%) ed un numero molto contenuto di stabilimenti per
l’esclusivo abbattimento di suini (6,7%). Di fatto, in Sicilia, non esistono stabilimenti specializzati
nell’abbattimento esclusivo dei bovini.
L’attività di macellazione consiste nella trasformazione dell’animale vivo in carcasse, mezzene o al
massimo quarti. Le attività del disosso, ulteriore taglio e porzionatura delle carni in tagli anatomici,
rientrano invece nell’attività di sezionamento che può essere effettuato esclusivamente in impianti
autorizzati ai sensi del D.L.vo 286/94. Nelle strutture tecnologicamente più avanzate, le due
attività, di cui sopra, sono funzionalmente e strutturalmente collegate ed integrate.
Nonostante l’importanza crescente del sezionamento, in termini di competitività, tale attività è
praticata soltanto in 7 stabilimenti di macellazione (12%); di cui quattro sono dotati esclusivamente
di impianti di sezionamento (carni rosse); gli altri invece si presentano strutturalmente più
11
Carni bovine, ovine, caprine, suine ed equine
26
completi, affiancando all’attività di macellazione e sezionamento anche il laboratorio per “le carni
macinate e preparazione di carni”12, e talora anche il deposito frigorifero e lo stabilimento13 per la
preparazione di prodotti a base di carne. (Tav. 2.4). Gli stabilimenti di cui sopra si trovano dislocati
nelle province di Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Agrigento e Trapani.
In Sicilia si osserva una scarsa integrazione orizzontale tra le tipologie di impianti di
trasformazione delle carni rosse: dai macelli, agli impianti di sezionamento, ai laboratori per la
preparazione delle carni fresche e agli stabilimenti di lavorazione e confezionamento dei prodotti a
base di carne.
Si evidenzia invece, una maggiore integrazione fra l’attività di sezionamento ed i laboratori per la
preparazione delle carni. In Sicilia sono presenti 58 impianti di sezionamento, la maggior parte dei
quali (77%) possiede il bollo CE14 e ben il 41% risulta strutturalmente collegato al laboratorio per
la preparazione delle carni e al deposito frigorifero (Tav. 2.4).
In Sicilia si contano 77 depositi frigoriferi (D.L.vo 286/94), dove le carni rosse, provenienti dai
macelli o dai laboratori di sezionamento, vengono sottoposte a refrigerazione.
L’attività della maggior parte di essi consiste nell’acquisto di carne, proveniente sia dai macelli
regionali che dal nord Italia e dai paesi dell’UE15,e la successiva vendita presso le macellerie e la
grande distribuzione (vendita all’ingrosso).
I depositi frigorifero annessi agli impianti di sezionamento e/o ai laboratori di preparazione delle
carni e/o agli stabilimenti di lavorazione dei prodotti a base di carne rappresentano invece, il 25%
del totale16.
Circa la loro dislocazione, il 69% si concentra nelle province di Catania, Palermo e Trapani.
12
I laboratori per le “carni macinate e preparazione di carni” sono disciplinati dal D.P.R 309/98 recante norme di
attuazione della direttiva 94/65/CE relativa ai requisiti applicabili all’immissione sul mercato di carni macinate e di
preparazione di carni; secondo il suddetto D.P.R. per preparazione di carni si intendono carni con aggiunta di prodotti
alimentari, condimenti, additivi od oggetto di trattamenti tali da modificarne le caratteristiche di carne fresca. (rientrano
tra queste le salsicce fresche). Escluse:
a) carni macinate destinate a consumatore finale ed ottenute in esercizi di vendita al minuto;
b) carni, separate meccanicamente, destinate a prodotti a base di carne trattate termicamente;
c) rifilatura carni fresche provenienti da laboratori sezionamento destinate ad impiego "come materia prima per la
produzione del trito di salumeria" da inserire in insaccati. Su etichette o documento accompagnamento riportare dicitura
"Carni destinate alla trasformazione".
13
Impianti per la preparazione di prodotti a base di carne sono autorizzati ai sensi del D.L.vo 537/92 che recepisce la
direttiva 92/5/CEE relativa a problemi sanitari in materia di scambi intracomunitari di prodotti a base di carne. Secondo
l’art. 2 del suddetto decreto, per prodotti a base di carne si intendono i prodotti di salumeria, di gastronomia a base di
carne, paste alimentari farcite con ripieno di carne, piatti cotti e precotti a base di carne, ecc.
14
Secondo l’art..6 del D.L.vo 286/94, gli impianti di sezionamento a bollo CE devono soddisfare le condizioni di cui
all’allegato I, capitoli I e III e che sono riconosciuti a norma dell’art. 13, i laboratori di sezionamento a capacità limitata
sono quelli non in possesso dei requisiti prescritti per ottenere il riconoscimento di cui all’art. 13 del suddetto decreto; in
essi possono essere sezionate carni in quantità non superiori alle tre tonnellate a settimana, le carni prodotte nei suddetti
laboratori devono essere riservate alla vendita esclusivamente nel territorio nazionale
15
I 59 macelli riescono a soddisfare circa la metà della richiesta di carne regionale, il resto arriva dal nord Italia, dalla
Francia (animali vivi), e dalla Spagna (quarti e mezzene)
16
Sono circa 4 i depositi annessi agli stabilimenti per la lavorazione dei prodotti a base di carne, di cui si parlerà
appresso.
27
Gli impianti di trasformazione delle carni avicole (Tav. 2.5) sono disciplinati dal D.L.vo 495/97,
recante attuazione della direttiva comunitaria 92/116/CEE che modifica la direttiva 71/118/CEE,
relativa a problemi sanitari in materia di produzione ed immissione sul mercato di carni fresche di
volatile da cortile.
Relativamente alle strutture di macellazione di carni avicole, sono attive sul territorio regionale
soltanto 5 unità, di cui 3 nella provincia di Ragusa. Poco più della metà di esse – dotate di bollo CE
- presentano l’impianto di sezionamento; sono soltanto due, infatti, gli stabilimenti privi sia di
locali di sezionamento, sia di strutture frigorifere.
Nell’attività di sezionamento (36 impianti), il numero maggiore di stabilimenti, pari a 27 unità, è
rappresentato da quelli dotati di bollo CE. Il 26% di essi risulta strutturalmente collegato ad altre
attività, quali la preparazione di carni, il riconfezionamento, e talora sono dotati anche di deposito
frigorifero. Questi ultimi sono circa 13, di questi, soltanto 3 sono collegati ad altre attività.
Nella macellazione e sezionamento delle carni di coniglio17 (Tav. 2.5) operano 3 macelli, di cui,
uno soltanto, con attività di sezionamento annessa. Sono dislocati nei comuni di Modica (Rg), Noto
(Sr) e nel comune di Alcamo (TP) .
Infine, gli impianti di lavorazione di prodotti a base di carne (Tav. 2.6) - riconosciuti idonei ai
sensi del D.L.vo 537/92 - presenti nel territorio regionale ammontano a 58 unità, di cui circa il
31% è rappresentato da stabilimenti di tipo industriale.
Si tratta dunque, per la maggior parte (circa 40), di impianti di ridotte dimensioni di tipo artigianale
ad organizzazione familiare, la cui produzione è orientata prevalentemente verso il mercato locale.
In alcuni casi gli stabilimenti di lavorazione di prodotti a base di carne sono dotati di deposito
frigorifero e talora sono collegati ad altre attività, quali la macellazione e/o il sezionamento e/o il
laboratorio per la preparazione delle carni.
Circa la loro dislocazione, oltre la metà (56%) degli impianti si localizza nelle province di Messina
e Catania, ma la presenza risulta consistente anche nelle province di Palermo e Ragusa (22%).
17
autorizzazione ai sensi del D.P.R. 559/92, regolamento di attuazione della direttiva comunitaria 91/495/CEE relativa ai
problemi sanitari e di polizia in materia di produzione e commercializzazione di carni di coniglio e di selvaggina da
allevamento.
28
Tav. 2.3b -Impianti di macellazione delle carni rosse in attività nel territorio della Regione Sicilia
(dati aggiornati al 2003)
PROVINCIA
IMPIANTO *
SEDE
CAPACITA'
N. DI
RICONOSCIMENTO
AGRIGENTO
macello pubblico
Caltabellotta
20 UGB *)
036/M
AGRIGENTO
macello pubblico
Canicattì
CEE **)
2446/M
AGRIGENTO
macello pubblico
Cianciana
20 UGB
052/M
AGRIGENTO
macello pubblico
Licata
40 UGB *)
010/M
AGRIGENTO
macello pubblico
Menfi
20 UGB
031/M
AGRIGENTO
ISE
Realmonte
40 UGB
030/M (solo suini)
AGRIGENTO
PORKIS
Ribera
CEE
2663/M - S (solo suini)
AGRIGENTO
macello pubblico
S.Stefano Q.
20 UGB
062/M
AGRIGENTO
macello pubblico
Sciacca
20 UGB
097/M
CALTANISSETTA
A.S.I.
Caltanissetta
CEE
1355/M
CALTANISSETTA
Macello CO.GI.S.
Mussomeli
40 UGB
034/M
CALTANISSETTA
Macello CO.GI.S.
Serradifalco
20 UGB
046/M
CATANIA
macello pubblico
Acireale
CEE
2185/M
CATANIA
SMABS
Catania
CEE
1609/M
CATANIA
macello pubblico
Grammichele
20 UGB
0100/M
CATANIA
macello pubblico
Militello V.C.
40 UGB
040/M
CATANIA
macello pubblico
Mirabella Imb.
20 UGB
0101/M
CATANIA
Coop. Zoovitulla
Paternò
CEE
584/M
ENNA
macello pubblico
Agira
20 UGB
056/M
ENNA
Az, Agricola
MULINELLO
Assoro
CEE
2491/M - S - F - P - L
(solo suini)
ENNA
macello pubblico
Nicosia
20 UGB
049/M
ENNA
macello pubblico
Troina
40 UGB
05/M
MESSINA
macello pubblico
Caronia
20 UGB
070/M
MESSINA
macello pubblico
Castell'Umberto C.da Marello
40 UGB
004/M
MESSINA
Valastro Carni
Giardini Naxos - P.le
Staz. Alcantara, 5
CEE
2007/M - S
29
Tav. 2.3b - segue -Impianti di macellazione delle carni rosse in attività nel territorio della Regione Sicilia
(dati aggiornati al 2003)
PROVINCIA
IMPIANTO *
SEDE
CAPACITA'
N. DI
RICONOSCIMENTO
MESSINA
Deidda Caterina
Lipari - C.da Vallone
Cucco
20 UGB
051/M
MESSINA
SI.L.CAR.
Merì - Via Granatari
CEE
940/M - S
MESSINA
macello pubblico
Messina
CEE
2516/M
MESSINA
Frigomacello C.P.C.
Mirto - C.da Cammà
CEE
1503/M
MESSINA
macello pubblico
20 UGB
067/M
MESSINA
macello pubblico
20 UGB
068/M
PALERMO
macello pubblico
40 UGB
06/M
PALERMO
macello pubblico
40 UGB
038/M
PALERMO
macello pubblico
40 UGB
033/M
PALERMO
macello pubblico
Castelbuono - Strada
Statale 286 Km 13
20 UGB
066/M
PALERMO
macello pubblico
Castronovo - C.da
Ponte Vecchio
20 UGB
054/M
PALERMO
macello pubblico
Cerda - C.da Baiata
20 UGB
053/M
PALERMO
macello pubblico
Cinisi - Via Nazionale
20 UGB
055/M
PALERMO
macello pubblico
Collesano - C.da
Croce
20 UGB
0102/M
PALERMO
Coop. S. Giorgio
Gangi - C.da Magione
CEE
1532/M - (0944/M
Struzzi)
PALERMO
Ovinagricola
Mezzojuso - C.da
Farra
CEE
936/M - S
PALERMO
Pig Farm
Monreale
20 UGB
01/M
PALERMO
macello pubblico
Partinico - P.zza P.pe
Castelnuovo 58/60
20 UGB
057/M
PALERMO
macello pubblico
Prizzi - C.da Catena
20 UGB
065/M
PALERMO
Alizoo
S. Cipirrello Corleone Km 13,800
CEE
1227/M
PALERMO
macello pubblico
Valledolmo - Via
Sicilia
40 UGB
042/M
PALERMO
macello pubblico
Ventimiglia di Sicilia
- Via Molini
40 UGB
025/M
PALERMO
Valenti
Villabate - fondo La
Rosa Battaglia
CEE
2573/M
RAGUSA
TAVI ITALIA
Giarratana
CEE
2217/M - S - P- L
(solo suini)
Novara di Sicilia C.da Piano Don
Michele
Tusa - C.da Piano
delle Fontane
Bagheria - Via
Olivuzza
Bisacquino - C.da
Catrini
Caccamo - Via del
Carmine
30
Tav. 2.3b - segue -Impianti di macellazione delle carni rosse in attività nel territorio della Regione Sicilia
(dati aggiornati al 2003)
N. DI
PROVINCIA
IMPIANTO *
SEDE
CAPACITA'
RICONOSCIMENTO
RAGUSA
macello pubblico
Pozzallo
CEE
2029/M
RAGUSA
macello pubblico
Ragusa
CEE
2169/M
SIRACUSA
Soc. Coop. il Lavoro
Nuovo
Carlentini
CEE
2659/M
SIRACUSA
MA.CAT. S.A.S.
Floridia
CEE
2613/M
SIRACUSA
macello pubblico
Palazzolo A.
20 UGB
050/M
TRAPANI
macello pubblico
Alcamo
20 UGB
061/M
TRAPANI
macello pubblico
Favignana
20 UGB
099/M
TRAPANI
Carni Doc s.r.l.
Gibellina
CEE
2384/M - S e P
TRAPANI
macello pubblico
Pantelleria
20 UGB
098/M
TRAPANI
Morici Paolo
S.Ninfa
CEE
1326/M
Totale = 59
Fonte: servizio 2° IRV Assessorato Regionale alla Sanità
*gli impianti di macellazione pubbilici e privati sono autorizzati ai sensi del D. L.vo n. 286/94 e per il bollo Ce dalla Dir.
64/433/CEE art. 10
*) 20 e 40 UGB indidica che si tratta di macelli a capacità limitata dove è possibile macellare 20 o 40 Unità Bovino
Equivalente a settimana, inoltre i macelli a capacità limitata possono commercializzare le carni sul solo territorio nazionale
**) macelli con Bollo CE possono macellare un quantitativo di carne illimitato e possono commercializzare le carni in tutto
il territorio dell’Unione Europea
31
Tav 2.4 Sicilia: stabilimenti di lavorazione delle carni rosse - distribuzione provinciale al 2003
LEGENDA
M: macelli
M.C. lim.: impianti di macellazione a capacità limitata possono macellare un
massimo di 1000 capi bovini equivalenti (UGB) all'anno o comunque non oltre i
20-40 UGB alla settimana.
M. Bollo CE: i macelli a bollo Ce non presentano alcuna limitazione
relativamente al numero di UGB
S: impianto di sezionamento
S. C. lim: impianto di sezionamento a capacità limitata, in essi possono essere
sezionati carni in quantità non superiori alle tre tonnellate a settimana.
S.Bollo CE: l'impianti di sezionamento a bollo CE non presenta alcuna
limitazione.
M
PROVINCE
C.
lim.
S
Bollo CE
Sez. C. lim.
1
Ag
7
1
Cl
2
1
Ct
3
3
En
3
Sez.Bollo CE
1
F
M-S* Bollo
CE
1
1
M-S-F-P-L*
Bollo CE
M-S-P*
Bollo CE
M-S-P-L*
Bollo CE
3
1
14
1
2
1
5
2
1
2
6
2
Pa
14
2
2
3
18
1
1
1
2
F - S*
Sez. Bollo
Sez. C. lim.
CE
3
Me
Rg
F: deposito frigorifero
P: laboratorio preparazione carni
macinate
L: Stabilimenti di lavorazione dei
prodotti a base di carne
*): impianti strutturalmente e
funzionalmente collegati
Sr
1
2
2
1
Tp
3
1
1
3
9
Totale
37
14
5
14
53
1
1
1
1
4
1
1
1
1
6
Fonte: elaborazione CORERAS su dati Servizio 2°- IRV Assessorato alla. Sanità
32
Tav 2.4 - segue Sicilia: stabilimenti di lavorazione delle carni rosse - distribuzione provinciale al 2003
F-S-L*
PROVINCE
F-L*
Sez. C. lim.
F-S-P*
Sez.C. lim.
F-S-P-L*
Sez. Bollo
CE
S-P*
S-P-L*
Sez. Bollo CE
Sez. C. lim.
Sez. Bollo
CE
1
1
3
Sez. C. lim.
Sez. Bollo
CE
P-L*
2
1
1
Ag
Cl
1
Ct
1
1
1
1
En
Me
1
Pa
2
1
1
Rg
2
2
1
3
4
9
1
1
Sr
Tp
Totale
2
1
1
3
3
1
3
2
Fonte: elaborazione CORERAS su dati Servizio 2°- IRV Assessorato alla Sanità
33
Tav. 2.5 – Sicilia: stabilimenti di lavorazione delle carni di volatile (D.P.R. 495/97 e Dir. 71/118/CEE) e di coniglio
(D.P.R.559/92) al 2003
LEGGENDA
v: carni di volatile
c: carni di coniglio
c.v: carni avicunicole
s: struzzi (uccelli corridori)
M: macelli
M.C. lim: i macelli a capacità limitata possono macellare un massimo di 150.000
volatili all'anno
M.Bollo CEE: i macelli a Bollo CE sono a capacità illimitata
M
Province
C. lim.
S: impianti di sezionamento
S. C. Lim.:
S. Bollo CE:
F: deposito Frigorifero
P: laboratorio preparazioni carne e carni macinate
R: riconfezionamento per le carni avicole
S
Bollo CE
C. lim.
1 v.
Ag
M-S*
Bollo CE
F
En
1v
1v.
Rg
1 v.
Tp
2
C. lim.
Bollo
CE
2v
1v
1v
1.v. - 1
c.
2 c.v - 2v.
1s
Pa
Bollo
CE
S-P*
1v
2v
Totale
C. lim.
F-S-R
/S-R*
Bollo CE
3 v.
Ct
Sr
Bollo CE
M-S-F*
Bollo CE
1v.
Cl
Me
C. lim.
F - S*
M-S-P*
Bollo CE
4 v.
6v
1v
2v
3v
1c.v 1v.
1v.
1 c.
1v.
1 v.
1 v.
1.c.
1c.v
1 c.
1v.
5v
1v
2
7
21
9
1
1
1
1
2
3
1
3
Fonte: elaborazione CORERAS su dati Servizio 2°- IRV Ass. Sanità
34
Tav. 2.6 Sicilia: distribuzione provinciale degli Stabilimenti*
di lavorazione dei prodotti a base di carne - dati aggiornati
al 31 dicembre 2002 -
Province
L**
Industriali
LEGENDA
L:stabilimenti di lavorazione
dei prodotti a base di carne
(carni rosse)
L non**
Industriali
4
Ag
3
Cl
Ct
En
Me
Pa
Rg
Sr
Tp
7
2
3
3
2
1
2
2
19
3
5
1
1
Totale
18
40
Tot.= 58
Fonte: elaborazione CORERAS su dati Servizio 2° - IRV Ass. Sanità
*) gli stabilimenti di lavorazione dei prodotti a base di carne sono autorizzati ai sensi del D.L.vo 537/92 e
Dit. 92/5/CEE
**) In alcuni casi (circa 14) gli stabilimenti di lavorazione dei prodotti a base di carne sono
strutturalmente collegati agli impianti di sezionamento e/o ai depositi frigoriferi e/o ai laboratori di
preparazione delle carni fresche si veda la tav. IV.4.
35
3. - LA DISTRIBUZIONE DEI PRODOTTI CARNEI E GLI ACQUISTI DOMESTICI
3.1 - La Distribuzione
L’indagine Ismea/Nielsen, sulla commercializzazione dei prodotti carnei per canale distributivo
indica, che nel Sud la distribuzione tradizionale detiene ancora una quota importante del mercato
della carne. Contemporaneamente si segnala anche la tendenza ad un incremento della percentuale
di share di mercato relativo alla grande distribuzione; quest’ultimo infatti è passato dal 36% del
1999 al 40% del 2000, la quota del dettaglio, invece, è passata dal 65% del 1998 al 59% del ’99,
per raggiungere nel 2000 il 53%.
In Sicilia, in particolare, il dettaglio tradizionale presenta ancora, per tutte le carni, la principale
quota di mercato. Le macellerie, quindi, continuano a svolgere un ruolo decisivo anche a fronte di
una significativa diffusione della distribuzione moderna.
La “tenuta” delle posizioni delle macellerie è da attribuire alle abitudini del consumatore, che si
mostra decisamente più restio, rispetto a quanto avviene per altri prodotti, ad abbandonare il
negoziante di fiducia per rivolgersi alla distribuzione moderna.
In un momento di incertezze sulla qualità delle carni, infatti, il macellaio del negozio specializzato,
diventa il garante della qualità; colui il quale, in altre parole, è in grado di garantire la provenienza
delle carni.
Del resto, com’è noto, la distribuzione tradizionale si è sempre basata quasi esclusivamente sui
negozi specializzati. Anche in passato, infatti, la delicatezza delle operazioni di conservazione e
trattamento delle carni prima della vendita non consentiva la promiscuità di questo prodotto con
altri prodotti alimentari. Il radicamento di queste abitudini di acquisto dei consumatori – molto
forte in Sicilia e nel Sud rispetto al resto d’Italia – rende molto più difficile il passaggio
dall’acquisto presso le macellerie a quello presso i supermercati e gli ipermercati, nonostante la
rapida introduzione di specialisti della vendita al banco anche all’interno della distribuzione
moderna.
Nonostante la “tenuta” della quota di mercato e gli sforzi di innovazione, il numero delle macellerie
continua a scendere, anche se, in Sicilia, il declino risulta più contenuto (Var.% 2002/2001 -1,6)
rispetto a quanto si registra nel resto d’Italia (Var.% 2002/2001: -2,2) - (Tav. 3. 1a, 1b) e meno
accentuato rispetto a quello degli altri negozi alimentari, a dimostrazione anche di una
competizione meno forte da parte della distribuzione moderna.
36
Tav 3. 1a. Sicilia – Italia:Commercio al dettaglio di carne e prodotti a base di
carne – distribuzione provinciale, anni 2000, 2001, 2002
Province
n. esercizi al
31/12/2000
n. esercizi al
31/12/2001
n. esercizi
31/12/2002
Ag
444
420
409
Cl
305
282
268
Ct
794
790
778
En
170
161
159
Me
787
782
774
Pa
1105
1.084
1074
Rg
283
275
275
Sr
367
350
341
Tp
408
394
385
Var %
‘02/’01
Var %
‘01/’00
Totale Sicilia
4.663
4.538
-2,7
4.463
-1,6
Nord*
12.720
12.178
-4,3
11.726
-3,7
Centro**
7.211
6.802
-5,7
6.569
-3,4
Sud e Isole***
21.798
21.110
-3,1
20.890
-1,0
Totale Italia
41.729
40.090
-3,8
39.185
-2,2
Fonte: elaborazioni CORERAS su dati Ministero Attività Produttive – Osservatorio Nazionale del commercio
*) Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria, Lombardia, Friuli V. G., Trento e Bolzano, Veneto, Emilia Romagna.
**) Toscana, Marche, Umbria, Lazio.
***) Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna.
37
Tav. 3. 1b Sicilia – Italia:grande distribuzione – per ripartizione provinciale e numero e addetti al
1° gen. 2002
Province
Supermercati alimentari
n
addetti
Ag
21
176
Cl
Ct
En
25
107
31
Me
Ipermercati
Cash and Carry
n
addetti
n
addetti
310
1775
299
3
1040
9
330
60
887
1
116
2
22
Pa
73
1444
3
384
Rg
43
401
1
120
1
19
Sr
66
881
2
15
Tp
18
215
1
10
Totale Sicilia
444
6389
8
1660
15
396
Totale Italia
6.804
121.344
359
63.399
280
10.029
Fonte: elaborazioni CORERAS su dati Ministero Attività Produttive
3.2 - Gli acquisti domestici di carne
Nel 2001, ogni famiglia siciliana per l’acquisto di carne ha speso in media Euro 97,48, segnando
una variazione percentuale positiva, rispetto all’anno precedente, molto contenuta (Var. 01/02 =
0,03%); a livello nazionale invece, si registra una variazione negativa, intorno allo 0,4% (Tav. 3.
2a)
Tra il 1990 ed il 2001, per la Sicilia si segnala un incremento della spesa media mensile familiare
pari al 27%, di gran lunga superiore all’incremento registrato a livello nazionale (7,8%). Negli
ultimi sei anni infatti, la spesa media mensile di carne delle famiglie siciliane ha mostrato la
tendenza al raggiungimento prima (dal 1995 al 1999), ed al superamento poi (2000 - 2001), della
media nazionale.
Relativamente alle varie tipologie di carne (Tav. 3. 2b): in Sicilia, tra il 2000 ed il 2001, la crisi
BSE ha determinato una contrazione pari al 19,3% della spesa media mensile familiare di carne
bovina, ed un’impennata della spesa per l’acquisto delle carni suine (+ 25%). Anche per le carni di
pollame, coniglio e selvaggina e per i salumi, si registra un incremento della spesa media mensile
familiare pari, rispettivamente, al 9,4% ed al 8,6% (Graf. 3. 1).
38
Tav. 3. 2a Sicilia – Italia: spesa media mensile
(in lire convertite in euro dal 1990 al 2000; in
euro nel 2001 ) familiare di carne
(numero medio componenti)
Anni
Sicilia
Italia
1990
76,55
86,90
1995
88,21
92,31
1996
86,12
91,19
1997
86,95
96,64
1998
90,16
94,25
1999
89,59
93,48
2000
97,45
94,12
2001
97,48
93,71
Fonte: ISTAT
Tav.3. 2b – Sicilia: spesa media mensile (in lire convertite in euro dal 1997 al 2000; in euro nel 2001)
familiare di carne bovina, suina, pollame, conigli e selvaggina, e salumi in Sicilia
Carne
1997
1998
1999
2000
2001
C. bovina
35,16
37,21
36,74
39,68
32,02
C. suina
9,44
9,71
10,81
11,15
14,02
Pollame,
conigli e
selvaggina
20,52
20,64
20,53
22,53
24,66
Salumi
15,45
15,50
14,36
16,78
18,22
Fonte:elaborazioni CORERAS su dati ISTAT
Graf. 3. 1. Sicilia: Spesa media me nsile familiare di carne
45
40
spesa in euro
35
30
C. bovina
25
C. suina
20
Pollame, conigli e selvaggina
15
Salumi
10
5
2001
2000
1999
1998
1997
0
anni
Fonte: Istat elaborazioni CORERAS
39
4 - COMMERCIO ESTERO
PREMESSA
La Sicilia, a causa dei limiti strutturali ed organizzativi che caratterizzano l’intera filiera delle carni,
non è attualmente in grado di coprire l’intero fabbisogno regionale di carne dei vari tipi (bovina,
suina, ovi-caprina) che quindi viene importata sia dall’Italia che dall’estero: in parte come animali
vivi ed in parte come carne fresca, refrigerata o congelata. Le esportazioni, di conseguenza, sono
del tutto trascurabili; per questo motivo, qui di seguito, verranno analizzate esclusivamente le voci
di importazione.
L’Unione Europea rappresenta il principale mercato di approvvigionamento di carni e di animali
vivi della Sicilia. Le importazioni sono costituite sopratutto da carni bovine e suine destinate al
consumo o alla successiva trasformazione aziendale.
Nel 2002 queste due categorie merceologiche hanno rappresentato il 77% in volume e l’80% in
valore delle importazioni totali18.
L’acquisto di bovini e di suidi vivi – destinati prevalentemente all’ingrasso negli allevamenti
siciliani - incide sull’import totale per il 21% in volume e per il 15% in valore.
Le carni ovi-caprine fresche, refrigerate e congelate, ma sopratutto le carni bovine congelate
rappresentano le due voci più modeste dell’import.
In Sicilia l’andamento e la struttura delle importazioni, nel quinquennio che va dal 1998 al 2002, ha
seguito le alterne vicende legate all’epidemia di encefalopatia spongiforme (manifestatasi nel 1996
in Gran Bretagna) che ha messo in ginocchio la zootecnia in diversi paesi dell’Unione Europea. Tra
il 1998 ed il 2002 si è registrato una calo contenuto, delle importazioni di carni e bovini vivi; la
battuta d’arresto si è verificata nel 2001 in coincidenza del secondo insorgere della BSE che ha
coinvolto direttamente gli allevamenti bovini italiani.
Nel contempo però, lo spostamento dei consumi verso carni alternative a quelle bovine, ha
determinato un consistente aumento delle importazioni di carni suine congelate, fresche e
refrigerate. Si deve aspettare il rientro dell’allarme “mucca pazza”, avvenuto nel 2002, per
registrare una ripresa delle importazioni bovine a discapito delle importazioni di carni e suidi vivi.
18
Bovini vivi + carni bovine fresche o refrigerate + carni bovine congelate + suidi vivi + carni di suidi congelate, fresche
e refrigerate e + carni ovi-caprine fresche, refrigerate e congelate
40
Nelle successive sezioni verranno analizzate con maggior dettaglio le importazioni delle diverse
categorie merceologiche14 di animali vivi e carni nel periodo 1998 – 2002 e verranno messi in
evidenza i principali mercati di approvvigionamento.
4.1 – Importazioni di bovini vivi e carni bovine fresche o refrigerate
Alla voce bovini vivi corrispondono le seguenti tipologie merceologiche: bovini da riproduzione,
bovini da macello e bovini da allevamento. Il peso delle prime due tipologie, sul fronte dell’export,
risulta poco consistente; sono invece i bovini da allevamento a rappresentare la principale voce di
importazione di bovini vivi in Sicilia.
Le importazioni di capi destinati alla prosecuzione e al completamento della fase di allevamento
rappresentano infatti una caratteristica strutturale degli allevamenti italiani di bovini da carne.
Le importazioni di bovini vivi provengono essenzialmente dai Paesi dell’Unione Europea ed in
particolare dalla Francia e dalla Spagna (rispettivamente 73% e 22% in volume) seguite, in ordine
di importanza dal Belgio, Irlanda, Paesi Bassi, Germania ed Austria (Tav. 4.1).
L’entità delle importazioni di animali vivi dai Paesi quali la Polonia, la Repubblica Ceca e la
Slovacchia risulta invece di scarsa importanza, rappresentando, nel quadriennio 1999-2002, lo
0,3% dell’import (sia in valore che in quantità) complessivo19.
Tra il 1999 ed il 2002 le importazioni (UE+extraUE) di animali vivi hanno segnato una contrazione
del 61% in valore e del 57% in quantità, dovuta principalmente alla crisi “mucca pazza” del 2001.
La battuta d’arresto registrata nel 2001 ha interessato esclusivamente le importazioni provenienti
dai Paesi dell’Unione Europea, infatti, quelle provenienti dalla Polonia e dalla Slovacchia sono
cresciute del 41,3% in valore e del 27% in quantità rispetto all’anno precedente. Nel 2002, il
quadro generale dell’import mostra deboli segni di ripresa, principalmente sul prezzo degli animali
importati e meno sulle quantità.
L’aggregato carni bovine fresche o refrigerate rappresenta la principale voce di importazione della
Sicilia20, con un valore di gran lunga superiore a quello delle altre categorie merceologiche di
animali vivi e carni (Tav. 4.2, 4.3).
Nel periodo 1998-2002 le importazioni hanno seguito le diverse fasi della crisi BSE: il calo dal
1998 al 2000 –– (in valore –22%; in quantità –23%); la brusca caduta del 2001 (Var% 2001-2000
in valore –48%; in quantità –45%); e la decisa ripresa nel 2002 (Var% 2002-2001 in valore +85%;
in quantità +67%).
19
20
Paesi UE +Paesi extra UE.
Relativamente all’import complessivo di animali vivi e carni dei diversi tipi
41
4.2 Importazioni di suidi vivi e carni di suidi congelate, fresche e refrigerate
Così come avviene per il comparto bovino, anche per quello suino i Paesi dell’Unione Europea
rappresentano i principali, se non addirittura gli esclusivi, partners commerciali della Sicilia.
Le importazioni sono costituite prevalentemente dalla categoria merceologica delle carni di suidi
congelate, fresche e refrigerate destinate al consumo o alla successiva trasformazione aziendale.
Nel 2000 infatti, la Sicilia ha importato circa 30 milioni di chilogrammi di carni per un valore di 52
milioni di euro, le importazioni di suidi vivi (destinati all’ingrasso negli allevamenti siciliani) –
nello stesso anno di riferimento – sono ammontate in valore a circa 8 milioni di euro ed in quantità
a 6 milioni di chilogrammi. Sempre nel 2002 le importazioni provengono prevalentemente (84% in
volume) da Spagna, Belgio e Francia.
Tra il 2000 ed il 2001 l’epidemia di encefalopatia spongiforme con il conseguente spostamento dei
consumi verso carni alternative a quelle bovine, ha determinato un forte aumento delle
importazioni di carni suine destinate al consumo alimentare. Il sistema degli allevamenti siciliani
invece non sembra aver risentito particolarmente delle tendenze in atto; le importazioni di animali
vivi infatti - negli stessi anni - sono addirittura diminuite.
L’andamento delle importazioni di suidi vivi (in valore e quantità) mostra dal 1998 fino al 2000,
una crescita consistente seguita, tra il 2000 e il 2001, da una contrazione delle quantità (-39%) e del
valore (-30%), segno di un riequilibrio dei flussi in entrata dopo la consistente crescita avvenuta
negli anni precedenti. (Tav. 4.4).
Relativamente alle carni di suidi congelate, fresche e refrigerate, i volumi importati nel periodo che
va dal 1998 al 2002 hanno presentato tendenze crescenti, passando da circa 22 milioni di
chilogrammi del 1998 ai 30 milioni di chilogrammi del 2002; i valori di importazioni, per lo più
stabili tra il 1998 ed il 1999, hanno segnato un deciso balzo in avanti nel 2000 e soprattutto nel
2001 (Var% 2001-1999 +85%) (Tav. 4.5).
Nel 2002, in coincidenza del rientro dell’allarme mucca pazza, il valore delle importazioni è sceso
del 17% e le quantità hanno segnato un aumento trascurabile (+0,4%). Le carni di suidi congelate,
fresche e refrigerate provengono esclusivamente dall’Unione Europea, in particolare dalla Francia e
dalla Spagna, con quote in quantità rispettivamente del 55% e del 20%.
Negli ultimi anni (2001-2002) si registra inoltre un incremento dei rapporti commerciali della
Sicilia con la Germania a discapito di quelli con il Belgio, il Lussemburgo ed i Paesi Bassi.
42
4.3 - Importazioni di carni ovi-caprine fresche, refrigerate e congelate
Le importazioni (UE+extraUE) di carni ovi-caprine fresche, refrigerate e congelate nel periodo che
va dal 1998 al 2002 hanno mostrato incrementi in valore e nelle quantità rispettivamente del 42% e
del 27%, anche se nel 2000 si è registrato un calo, seppur trascurabile, dell’import (in valore e in
quantità); tale andamento non sembra, comunque, essere legato al fenomeno “mucca pazza”.
La Francia, la Spagna ed il Belgio sono i principali Paesi Europei di provenienza delle carni ovicaprine importate dalla Sicilia nell’ultimo quinquennio. I rapporti commerciali di quest’ultima con
la Germania, i Paesi Bassi, l’Irlanda e il Regno Unito invece non sono stati sempre costanti (Tav.
4.6).
43
Tav. 4.1 - Sicilia: Importazioni di bovini vivi dal 1999 al 2002
1999
Paesi
Valore
(valori in euro e quantità in chilogrammi)
2000
Quantità
Valore
2001
Quantità
Valore
2002
Quantità
Valore
Quantità
Francia
20.528.466
8.701.612
21.434.578
8.933.945
11.585.535
5.646.990
12.562.509
5.733.958
Spagna
21.765.604
8.776.787
17.813.250
7.520.867
2.780.914
1.474.284
3.462.915
1.709.320
Belgio
1.609.531
571.155
1.082.206
429.911
127.050
55.277
337.772
142.421
Irlanda
673.352
379.001
467.049
225.343
88.572
45.514
157.973
70.540
Paesi bassi
85.402
30.178
221.410
111.160
218.763
129.350
88.171
43.300
Germania
32.369
11.000
141.749
61.700
196.454
84.781
366.253
179.154
aAustria
13.428
8.057
Totale UE
44.708.152
18.477.790
41.160.242
17.282.926
Polonia
30.238
19.745
33.023
17.945
Rep. Ceca
26.484
15.075
23.097
12.185
Slovacchia
16.428
10.520
24.612
15.415
Totale
extra UE
73.150
45.340
80.732
Totale
UE + extra UE
44.781.302
18.523.130
41.240.974
14.997.288
90.250
23.847
7.436.196
43.350
16.975.593
7.878.693
37.671
15.260
18.594
9.635
14.745
45.545
114.097
58.095
17.328.471
15.111.385
7.494.291
56.265
17.031.858
24.895
7.903.588
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT
44
Tav. 4.2 - Sicilia: importazioni di carni bovine fresche o refrigerate dal 1998 al 2002
1998
Paesi
….. (valori in euro e quantità in chilogrammi)
1999
Valore
Quantità
Valore
2002
Quantità
Francia
70.291.807
20.622.070
72.840.672
21.642.294
58.901.429
17.184.489
25.397.913
7.914.944
54.264.747
15.287.139
Spagna
12.279.563
3.368.365
9.475.987
2.862.148
9.624.055
3.226.322
10.345.920
3.476.215
11.556.162
3.536.412
4.668.190
1.203.373
3.297.307
907.509
2.286.278
599.938
610.389
141.591
1.278.560
316.373
325.230
106.858
1.323.654
434.731
510.547
187.651
1.287.989
426.295
Germania
Quantità
2001
Valore
Belgio e Lussemburgo
Valore
2000
Quantità
Valore
Quantità
Paesi Bassi
593.193
120.804
397.289
85.648
364.838
74.446
351.756
88.815
455.239
129.010
Danimarca
439.934
130.740
322.212
97.371
239.487
74.366
42.260
12.759
70.731
20.710
Irlanda
216.833
52.612
58.446
13.425
25.919
4.159
13.030
1.515
18.378
6.090
280.708
81.310
66.872
24.227
86.735.521
25.721.343
73.046.368
21.679.761
68.980.300
19.740.166
26419
8383
10173
7185
86.761.940
25.729.726
68.990.473
19.747.351
Austria
Svezia
Totale UE
88.489.520
25.497.964
Ungheria (extra UE)
Totale
UE + extra UE
89.739.480
25.802.120
75.280.974
22.348.773
37.271.815
38.189.408
11.823.490
12.114.230
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT
45
Tav. 4.3 - Sicilia: importazioni di carni bovine congelate dal 1998 al 2002
1998
1999
Paesi
Paesi Bassi
Valore
Quantità
Valore
Quantità
(valori in euro e quantità in chilogrammi)
2001
2002
2000
Valore
Quantità
Valore
Quantità
Valore
Quantità
71.700
12.010
32.491
6.509
20.325
3.485
8.463
1.538
21.363
4.173
1.392
600
11.242
7.775
1.101
347
12.107
2.210
6.467
2.438
Spagna
17.751
4.123
6.880
23.680
4.571
3.874
Belgio
92.280
24.716
131.457
32.671
27.450
27.428
32.401
10.485
41.240
13.005
34.285
11.888
172.697
45.676
66.686
22.373
Francia
Germania
Totale UE
73.092
12.610
Brasile (extraUe)
50.404
16.193
123.496
28.803
Totale
UE + extra UE
65
13
43.798
14.297
43.798
14.297
27.450
27.428
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT
46
Tav.4.4 - Sicilia: importazioni di suidi vivi dal 1998 al 2002
1998
Paesi
(valori in euro e quantità in chilogrammi)
1999
Quantità
2.030.919
2.008.384
2001
Quantità
Valore
3.604.288
3.280.852
5.737.358
4.629.255
2.653.786
1.943.853
2.971.643
2.383.521
Belgio
3.163.727
2.713.403
4.285.227
3.207.345
3.676.954
2.377.578
2.247.938
1.626.460
Francia
1.273.108
1.006.520
1.359.916
1.027.787
1.756.768
1.135.124
1.356.919
981.304
488.407
357.735
135.405
100.118
173.057
134.302
7.948
5.020
1.178.209
819.468
8.230.861
5.561.693
7.927.766
5.945.055
Germania
464.377
372.929
Paesi Bassi
310.705
254.417
8.816.205
7.628.121
Lussemburgo
Totale UE
17.073
18.334
2.047.992
2.026.718
Quantità
11.870.908
Valore
2002
Valore
Spagna
Valore
2000
9.222.122
Quantità
Valore
Quantità
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT
Tav.4.5 - Sicilia:importazioni di carni di suidi congelate fresche e refrigerate dal 1998 al 2002
1998
Paesi
Valore
1999
Quantità
Valore
(valori in euro e quantità in chilogrammi)
2000
Quantità
Valore
2001
Quantità
Valore
2002
Quantità
Valore
Quantità
Francia
23.511.822
14.694.882
23.371.556
15.340.531
30.807.938
17.133.400
37.171.081
17.550.724
28.821.448
16.505.083
Spagna
5.476.348
3.874.429
6.280.698
4.572.615
8.567.164
5.143.207
12.005.124
5.857.033
9.878.511
6.064.780
Belgio e Lussemburgo
3.315.537
1.688.912
1.920.796
1.166.953
2.813.696
1.475.332
3.148.499
1.339.534
2.572.761
1.311.890
Paesi Bassi
2.139.112
1.470.121
2.049.112
1.352.425
2.427.973
1.317.454
2.755.221
1.354.415
2.035.221
1.128.144
Germania
34.643
19.980
82.325
52.928
960.170
504.568
7.494.683
3.409.083
8.534.901
4.630.140
Danimarca
93.996
45.141
33.546
21.415
96.978
42.000
72.052
33.826
Austria
57.278
32.287
4.085
1.041
5.933
1.302
33.748.051
22.509.210
Irlanda
Totale UE
34.628.736
21.825.752
5.659
2.785
72.052
33.826
77.987
41.327
45.582.600
25.576.746
62.743.638
29.586.615
51.992.881
29.715.190
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT
47
Tav.4.6 - Sicilia: importazioni di carni ovo-caprine fresche refrigerate e congelate dal 1998 al 2002
1998
Paesi
Valore
1999
Quantità
Valore
(valori in euro e quantità in chilogrammi)
2000
Quantità
Valore
2001
Quantità
Valore
2002
Quantità
Valore
Quantità
Francia
1.892.278
435.814
2.125.060
492.416
1.651.084
375.126
1.156.533
212.421
1.441.606
307.266
Spagna
623.896
161.589
654.103
155.194
845.522
222.894
2.199.584
453.192
2.577.997
611.188
Belgio e Lussemburgo
135.461
31.863
54.354
13.507
20.163
4.127
13.155
2.087
1.724
280
635
142
191
43
208
27
Germania
Paesi Bassi
Irlanda
Regno Unito
Totale ue
Nuova Zelanda
Argentina
3.824
672
409
358
497
87
8760
2000
2.660.892
631.353
2.834.343
661.302
2.516.977
602.174
3.360.350
666.643
4.034.482
920.821
575.393
199.667
415.267
166.290
414.493
129.805
236.819
66.433
336.987
95.325
45.585
12.833
307.937
62.142
4.679.406
1.078.288
Ex Rep Jugoslava di
Macedonia
Totale extraUE
Totale UE+extraUE
3.281.870
843.853
3.249.610
827.592
2.931.470
731.979
3.597.169
733.076
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT
48
5.- PROGRAMMAZIONE REGIONALE E FILIERA CARNE
5. 1 - Le linee di intervento
Per questa filiera e per le sue potenzialità economiche, in parte ancora non espresse, nuove risorse
finanziarie e progettuali sono da ricercare all’interno degli atti e dei documenti della
programmazione nazionale e regionale.
In particolare il Programma Operativo Regionale - Sicilia ed il Piano di Sviluppo Rurale, sotto il
profilo degli aiuti reali, prevedono interventi per il comparto zootecnico, e per il comparto della
trasformazione e commercializzazione dei prodotti carnei.
Tali interventi rientrano in un disegno più grande volto a migliorare le competitività dei sistemi
agricoli ed agro-industriali in un contesto di filiera e sostenere lo sviluppo dei territori rurali e
valorizzare le risorse agricole, forestali ambientali e storico-culturali delle regioni obiettivo 1.
In questo capitolo si riportano esclusivamente i dati relativi allo stato dell’arte del POR Sicilia, per
le informazioni inerenti il PSR, allo scopo di evitare inutili ripetizioni, si rimanda alla lettura della
“Filiera lattiero-casearia”.
Nel POR gli interventi destinati in modo esplicito al comparto zootecnico sono riconducibili
all’Asse IV “Sistemi locali di sviluppo”. In particolare vanno prese in considerazione la Misura
4.06 dedicata agli Investimenti aziendali per l’irrobustimento delle filiere agricole, la Misura 4.09
intestata al Miglioramento delle condizioni di trasformazione e commercializzazione ed infine la
Misura 4.13 relativa alla Commercializzazione dei prodotti agricoli di qualità.
La Misura 4.06 - Investimenti aziendali per l’irrobustimento delle filiere agricole prevede al suo
interno un pacchetto di finanziamenti per il settore zootecnico.
Il costo totale della misura – a seguito di una rimodulazione delle risorse finanziarie – ammonta a
822.638.000 Euro (di cui 185.124.500 Euro a carico del FEAOG, 185.124.500 Euro di fondi
nazionali e 452.389.00 Euro a carico dei privati), E’ previsto inoltre un aiuto supplementare da
parte della Regione che non potrà superare i 250 Meuro.
Per l’annualità 2001 la Misura 4.06 è stata attivata tramite bando di gara pubblicato sulla GURS n.
48 del 5 ottobre 2001, l’importo messo a bando per l’attuazione della stessa è pari a 73.653.713
Euro. Nel bando la misura è stata articolata in quattro tipologie di azioni; in particolare, gli aiuti
previsti per il settore zootecnico sono stati contemplati all’interno dell’Azione 2 dedicata, appunto,
agli “Investimenti aziendali per la zootecnia e per il miglioramento delle condizioni di igiene e
benessere degli animali”.
49
Per quanto riguarda il caso specifico degli allevamenti di specie destinate alla produzione di carne e
derivati (per specie bovina – suina – ovi-caprina,), l’Azione 2 ha previsto il finanziamento dei
seguenti interventi:
-
primo acquisto di riproduttori appartenenti alle specie bovina, suina, ovi-caprina e di
razze da carne, iscritti al Libro genealogico o la Registro anagrafico, in sostituzione dei
capi posseduti i quali, nel rispetto dei limiti produttivi individuati nel POR, dovranno
obbligatoriamente essere macellati;
-
primo acquisto di riproduttori appartenenti alla specie equina, di razze di popolazioni da
carne, iscritti al Libro genealogico o la Registro anagrafico;
-
primo acquisto di riproduttori appartenenti alla specie cunicola in purezza di razza;
-
realizzazione e/o miglioramento delle strutture aziendali destinate all’allevamento;
-
acquisto di impianti per il confezionamento della carne e dei prodotti finiti da essa
derivati;
-
realizzazione e/o miglioramento delle strutture aziendali destinate alla lavorazione,
trasformazione, conservazione e confezionamento delle carni macellate e dei prodotti finiti
da essa derivati;
-
acquisto di impianti per la lavorazione, trasformazione, conservazione e confezionamento
della carne e dei prodotti finiti da essa derivati;
-
realizzazione di opere funzionali all’attività zootecnica.
Sempre per l’Azione 2 la dotazione finanziaria indicata nel bando era pari a 14.610.742,60 Euro;
tale somma è stata innalzata a 22.854.826,68 Euro a seguito di una ripartizione delle risorse
eccedenti relative alle azioni 1, 3, e 4, per le quali le iniziative ammesse hanno comportato
investimenti inferiori rispetto alla dotazione finanziaria di ciascuna azione.
Di questa accresciuta dotazione finanziaria: 11.143.218,43 Euro sono destinati a finanziare le
iniziative ammissibili ricadenti nell’ambito dei Programmi Integrati Territoriali, e 11.711.608,25
Euro verranno impiegati per finanziare i progetti afferenti alla quota non territorializzata.
Successivamente alla presentazione delle istanze ed alla relativa selezione dei progetti, è stata
pubblicata la graduatoria delle iniziative ammissibili a valere sulla Misura 4.06, approvata con
Decreto Assessoriale del 17 settembre 2002.
Le iniziative ammesse a finanziamento sono state in totale 791 (aiuto richiesto: 129.265.510,01) di
cui 188 per l’Azione 2 e per complessivi 37.249.189,03 Euro di contributo pubblico.
In seguito alla presentazione di istanze di ricorso, la suddetta graduatoria è stata modificata ed
integrata. In particolare, nell’ambito dell’Azione 2, sono stati presentati 60 ricorsi di cui 12 sono
stati accettati.
50
La nuova graduatoria dunque, approvata con Decreto del 24 dicembre 2002 e pubblicata sulla
GURS n. 3 del 17 gennaio 2003, per l’Azione 2, indica 200 progetti approvati su un totale di 397
istanze presentate, per complessivi 39.524.857,58 Euro di contributo richiesto21.
Relativamente al settore carne sono state ammesse a finanziamento 77 istanze di cui il 75%
riguarda progetti inerenti il comparto della carne bovina (Tav. 5.1), Inoltre, circa la metà (53%) dei
progetti ammessi a finanziamento sono stati presentati da giovani agricoltori.
Ag
2
Cl
6
2
Bovini
suini
bovini ovicaprini
2
Totale
conigli
ovini
Suini
Equini
Bovini
Province
Tav. 5.1 – Sicilia: graduatoria Mis. 4.06 Azione 2, Allevamenti di specie destinate alla produzione di carne e derivati
Importo progetti
(Euro)
Importo
Contributo
richiesto
(Euro)
Contributo
richiesto meno
Progetti PIT
(Euro)
N.°
Istanze a
valere sui
PIT
2
218.679,66
117.009,71
117.009,71
1
10
4.422.289,14
2.328.473,71
1.859.573,33
2
Ct
4
1
5
3.290.130,09
1.809.571,55
1.559.622,74
1
En
20
1
21
6.750.251,94
3.525.153,29
3.525.153,29
15
Me
12
Pa
13
1
13
4.446.481,03
2.342.659,10
1.148.954,87
10
1
20
8.237.544,82
4.066.779,46
3.675.230,26
3
2
755.440,00
372.555,00
124.523,00
1
1
2
691.938,24
376.416,35
376.416,35
2
915.603,81
387.789,01
387.789,01
Totale
58
5
3
2
3
1
5
77
29.728.358,73
15.326.407,18
Fonte: Assessorato dell’Agricoltura e delle Foreste elaborazioni CORERAS – dati aggiornati a maggio 2003
12.774.272,56
3
Rg
Sr
2
1
1
Tp
2
1
1
Riguardo alla loro dislocazione provinciale il 54% delle aziende ammesse a finanziamento si
concentra nelle province di Enna e Palermo, il 30% invece si distribuisce nelle province di
Caltanissetta e Messina, il restante 15% ricade nelle province di Agrigento, Catania, Ragusa,
Siracusa e Trapani. Inoltre, quasi la totalità (93 %) delle iniziative ricade nelle aree svantaggiate
Il contributo pubblico complessivamente richiesto per il comparto in oggetto è di 15.326.407,18
Euro, che rappresenta circa il 39% del fabbisogno finanziario ammissibile per l’Azione 2.
Per quanto riguarda la territorializzazione dell’Azione 2 nell’ambito dei Programmi Integrati
Territoriali, dei 200 progetti ritenuti ammissibili 79 rientrano nell’area interessata dai PIT di cui 33
riguardano il settore carne.
Ad oggi, i progetti che per l’Azione 2 hanno trovato copertura finanziaria sono in totale 98 su 200
di cui 48 finanziabili nell’ambito dei PIT e 50 afferenti alla quota non territorializzata.
In particolare per il comparto della carne verranno finanziati 30 progetti di cui 12 a valere sulla
risorsa dei PIT per un importo pari a 2.552.134,62, e 18 a valere sulla quota fuori PIT (Euro
4.404.577,93).
21
si intenda contributo pubblico
51
33
Attualmente, i progetti che si sono collocati utilmente in graduatoria sono stati trasferiti presso gli
Ispettorati Provinciali dell’Agricoltura per lo svolgimento dell’istruttoria tecnica.
Misura 4.09 – Miglioramento delle condizioni di trasformazione e commercializzazione.
La presente misura prevede una linea di intervento volta a favorire gli interventi sia di carattere
strutturale che tecnologico per il miglioramento e la razionalizzazione delle condizioni di
lavorazione, trasformazione, confezionamento e di commercializzazione dei prodotti agricoli.
Secondo quanto riportato nel CdP il costo totale della misura è pari a 449.563.124 Euro (di cui
137.453.925 Euro a carico del FEAOG, 87.327.637 Euro di fondi nazionali e 224.781.562 Euro a
carico dei privati), E’ previsto inoltre, un aiuto supplementare da parte della Regione che non potrà
superare i 200 Meuro nel settennio.
La misura, tra l’altro, prevede interventi specifici a favore del settore carne bovina – ovi-caprina –
suina – allevamenti minori:
-
gli interventi saranno finalizzati all’adeguamento e/o all’ammodernamento di impianti di
macellazione e confezionamento esistenti, per la commercializzazione di prodotti a
marchio DOP, IGP, AS, di prodotti di pregio e di prodotti innovativi. Saranno inoltre
finanziati investimenti finalizzati ad implementare sistemi di gestione di qualità e di
gestione ambientale (ISO 9000 e ISO 14000 o EMAS); ad aumentare la capacità di
conservazione della carne; a trattare gli scarti della macellazione. In ogni caso non si
prevede l’aumento della capacità complessiva di macellazione a livello regionale.
e del settore carni avicole:
-
sono previsti investimenti finalizzati all’attivazione dei sistemi di gestione della qualità
(ISO 9000) e di gestione ambientale (ISO 14000 o EMAS). Per quanto riguarda le uova, sono
previsti investimenti per la trasformazione industriale finalizzata alla loro utilizzazione nel settore
dolciario ed alimentare in genere, che non comportino un aumento della capacità di
trasformazione.
Al fine di evitare la perdita della dotazione finanziaria per l’annualità 2000, secondo quanto
previsto dalla circolare n. 300 del 26 giugno 2001 e senza alcuna deroga rispetto al possesso dei
requisiti minimi, sono state finanziate le istanze già istruite ai sensi del Reg. CE 951/97 e presentate
entro il 7/08/2000, data di approvazione del POR Sicilia 2000-2006. Sono stati ammessi a
finanziamento 34 progetti di cui 5 appartenenti al settore zootecnico (n. 4 progetti relativi al settore
latte ed 1 al comparto della carne) per complessivi 8.983.706,54 Euro di aiuto richiesto.
Per l’annualità 2001-2002 e stato pubblicato sulla GURS n. 47 del 2001 il bando per la selezione
delle iniziative: in seguito ad istruttoria è stata approvata la graduatoria con decreto assessoriale del
52
29 luglio 2002, che ammette a finanziamento 21 aziende, per un importo complessivo,
comprensivo della quota privata, pari a 109.821.704,48 Euro.
In particolare per il settore carne, su 8 istanze presentate, sono stati approvati 4 progetti per un
importo di spesa pubblica pari a 2.826.739,50 Euro.
Riguardo alla territorializzazione della misura nessuna delle istanze ammesse a finanziamento ha
inoltrato richiesta per accedere alla riserva finanziaria nell’ambito dei Progetti Integrati Territoriali,
poiché la dotazione finanziaria a valere sulla quota non territorializzata permette di coprire tutti i
progetti ammessi a finanziamento.
A seguito della presentazione di istanze di ricorso a valere sulla misura in oggetto si sta procedendo
ad un riesame delle stesse ed alla formulazione e pubblicazione di una nuova graduatoria.
Misura 4.13 – Commercializzazione dei prodotti di qualità.
La misura si propone di valorizzare le produzioni di qualità attraverso: la creazione di strumenti –
quali l’Enoteca Regionale, gli Osservatori di Filiera, un portale per le produzioni agro-alimentari
regionali ecc. – che promuovano la conoscenza delle principali filiere agro-alimentari siciliane e
del mercato, e la diffusione delle informazioni tra i diversi operatori del settore; e la
predisposizione e l’attuazione di programmi concreti volti all’implementazione dei sistemi di
qualità e dei sistemi di gestione ambientale secondo i criteri previsti dalle norme ISO 9000, EMAS
14000 e dei sistemi HACCP, mediante i quali fornire al mercato le debite rassicurazioni in materia
di qualità dei prodotti alimentari e dei relativi processi produttivi.
Dal momento che per il settore delle carni non è stata presentata alcuna istanza, per un eventuale
approfondimento in merito alla misura in questione si rimanda alla lettura della “Filiera lattierocasearia”.
53
6. - LA NORMATIVA DI SETTORE
6. 1 - OCM carni bovine
Con il documento <<Agenda 2000>> del 16 luglio 1997, la Commissione europea ha formulato
proposte per il processo di ampliamento dell’Unione Europea ai Paesi dell’Est, per il quadro
finanziario relativo al periodo 2000-2006 e per la riforma delle politiche dell’Unione Europea. Tra
queste viene dato un rilievo non secondario al futuro della PAC esplicitandone gli obiettivi ad essa
assegnati e proponendo un’ipotesi di riforma delle Organizzazioni Comuni di Mercato (OCM)
relative ai comparti dei seminativi, delle carni bovine e del latte.
Con il Reg. (CE) n. 1254/99 relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni
bovine, vengono ad essere tradotti in norme legislative gli orientamenti contenuti in Agenda 2000.
La nuova OCM, entrata in vigore il 1° gennaio 2000, ha come elementi innovativi il progressivo
smantellamento del sistema dell’acquisto all’intervento22 da parte della Comunità europea, fino alla
totale scomparsa dell’acquisto pubblico e la sua sostituzione con lo stoccaggio privato,
l’introduzione di nuove forme di sostegno diretto che affiancano e potenziano il regime di
pagamenti diretti già previsti, l’istituzione dell’envelope nazionale, cioè di una quota di sostegno
gestita direttamente dagli Stati membri e l’estensione del premio alla macellazione a tutte le
categorie di bestiame.
L’organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni bovine prevede misure riguardanti il
mercato interno e misure relative agli scambi con i paesi terzi, i prodotti interessati sono gli animali
di specie bovina, le carni, le frattaglie, le farine e i grassi.
Le misure riguardanti il sostegno al mercato interno sono volte a stabilizzare i mercati, garantire
alla comunità agricola un buon livello di vita, riequilibrare il consumo di carne nella Comunità, a
vantaggio delle carni bovine, migliorare la competitività di tali prodotti sui mercati internazionali.
Il nuovo regolamento ha previsto una riduzione del 20% del sostegno al mercato da attuarsi per i
primi tre anni di applicazione della nuova OCM.
Il prezzo di intervento è stato mantenuto a 3.475 euro/tonnellata per il primo semestre del 2000 e
ridotto successivamente a 3.242 euro/tonnellata per la campagna 2000/2001 e a 3.013
euro/tonnellata per la campagna 2001/2002.
Il 1° luglio 2002, il prezzo di intervento è stato sostituito da un prezzo di base per l’ammasso, pari a
2.224 euro/tonnellata; l’aiuto allo stoccaggio privato può essere concesso qualora si verificano
22
Scatta tutte le volte che sul mercato, a causa della eccessiva offerta rispetto alla domanda, il prezzo del prodotto scende
al di sotto di quello previsto dagli organismi comunitari.
54
determinate condizioni sul mercato interno, cioè quando il prezzo medio dell’UE si colloca al di
sotto del 103% del prezzo di base.
A decorrere sempre dal 1° luglio 2002 inoltre, il regime di intervento viene mantenuto come “rete
di sicurezza”; pertanto, se il prezzo medio di mercato dei tori e dei manzi in uno Stato membro (o
in una regione di uno Stato membro) resterà inferiore a 1.560 euro per tonnellata per due settimane
consecutive, la Commissione bandirà una gara per l’acquisto all’intervento nello Stato interessato,
mediante la procedura prevista dal comitato di gestione.
Per compensare la graduale riduzione del sostegno al mercato, necessaria per ricreare un miglior
equilibrio tra domanda e offerta sul mercato europeo nel quadro di una strategia a lungo termine , è
stato messo a punto un sistema articolato di pagamenti diretti.
Tenendo conto della gran varietà di aziende produttrici all’interno della Comunità europea, i
pagamenti diretti includono diversi tipi di misure di sostegno diretto agli allevatori , destinate a:
•
compensare le riduzioni del prezzo di intervento (premio all’abbattimento e premio
speciale per bovini maschi);
•
sostenere i redditi degli allevatori specializzati nella produzione di carni bovine (premio
per vacca nutrice);
•
incoraggiare i produttori ad adottare metodi di allevamento estensivo (pagamento per
l’estensivizzazione);
•
assistere gli allevatori delle aree meno favorite o degli Stati membri altamente
specializzati nella produzione di carni bovine (premio supplementare per vacca nutrice);
•
garantire l’equilibrio del mercato lungo tutto il corso dell’anno (premio di
destagionalizzazione);
•
consentire agli Stati membri di finanziare sistemi di produzione specifici (dotazioni
nazionali).
Il premio speciale per bovini maschi viene concesso, per anno civile e per azienda, entro i limiti
fissati dai massimali regionali per un numero massimo di 90 capi (gli Stati membri possono
derogare a tale limite sulla base di criteri oggettivi da essi stabiliti):
•
una volta nella vita di ogni toro a partire dall’età di 9 mesi o la cui carcassa abbia un peso
minimo di 185 kg;
•
due volte nella vita di ogni manzo, segnatamente a 9 e dopo i 21 mesi di età.
Per beneficiare del premio speciale ogni capo deve essere accompagnato da un passaporto o da un
documento amministrativo contenente tutte le informazioni riguardo al premio.
55
Qualora il numero di bovini ammissibili al premio superi i massimali regionali, il premio per
produttore è ridotto in funzione del superamento constatato. Sulla base di criteri obiettivi, gli Stati
membri possono rivedere i massimali di 90 capi o esentare dalla riduzione i piccoli produttori che
non hanno presentato domande superiori ai massimali. Gli Stati membri possono altresì concedere
un premio speciale all’abbattimento dei bovini.
L’importo del premio speciale per i tori e per i manzi è stato rispettivamente di 160 e di 122 euro
per l’anno 2000 e di 185 e 136 euro per il 2001.
Nel 2000 e per gli anni successivi invece, è stato stabilito un premio pari a 210 euro per i tori e di
150 euro per i manzi.
Il premio per vacca nutrice è concesso annualmente ai produttori che per un anno non producono
latte o prodotti lattiero-caseari o che sono titolari di un quantitativo di riferimento individuale
massimo di 120 tonnellate (gli Stati membri, tuttavia, possono stabilire un limite diverso), purché
detenga per almeno sei mesi consecutivi a decorrere dalla data di presentazione della domanda, un
numero di vacche nutrici pari almeno all’80% e un numero di giovenche pari ad un massimo del
20% rispetto a quello degli animali per cui è richiesto il premio.
A partire dal 1° gennaio 2000, il diritto al premio è limitato al numero di diritti che ciascun
produttore possedeva al 31 dicembre 1999 e la loro somma non deve superare i massimali nazionali
definiti dall’allegato II del regolamento.
Il premio può essere integrato da un premio nazionale supplementare per vacca nutrice, pari ad un
massimo di 50 euro. In alcune regioni e per alcuni casi specifici il premio supplementare viene
finanziato in parte o nella sua totalità dal FEOGA sezione garanzia.
In caso di vendita o di trasferimento dell’azienda, l’agricoltore può trasferire i suoi diritti di premio.
Se il trasferimento dei diritti di premio non è accompagnato dalla vendita dell’azienda, una parte
dei diritti trasferiti, non superiore al 15%, viene destinata alla riserva nazionale dello Stato membro
in cui è situata l’azienda, per essere ridistribuita gratuitamente.
Il nuovo regolamento, inoltre, prevede che ogni Stato membro conceda i diritti di premio affluiti
alla riserva nazionale, in particolare ai nuovi produttori, ai giovani allevatori e ad altri produttori
prioritari.
Il numero totale dei diritti di premio per vacca nutrice in ogni Stato membro può essere stabilito
sulla base dei premi effettivamente versati in anni storici di riferimento, con l’aggiunta di un certo
margine previsto per il mantenimento della riserva nazionale.
Negli Stati membri in cui la percentuale di vacche nutrici allevate in zone di montagna è superiore
al 60%, la gestione dei premi può essere differenziata a seconda che si tratti di giovenche o di
vacche nutrici.
56
L’importo del premio è stato pari a 163 euro nell’anno 2000 ed a 182 euro nel 2001, per l’anno
2002 e per i successivi invece, il premio ammonta a 200 euro.
Il premio speciale ed il premio per vacca nutrice sono concessi a condizione che il coefficiente di
densità dell’azienda non superi le 2 unità bestiame adulto (UBA) per unità di superficie foraggera
utilizzata per tali animali.
Il Premio all’abbattimento viene attribuito distinguendo due diverse categorie di bestiame:
1. ai tori, ai manzi, alle vacche e alle giovenche a partire dall’età di 8 mesi;
2.
ai vitelli di età compresa tra 1 e 7 mesi e la cui carcassa abbia un peso inferiore a 160
chilogrammi.
Il premio all’abbattimento è versato direttamente al produttore, purché il capo ammissibile sia stato
detenuto per un periodo minimo di 2 mesi. Ai fini della concessione del premio, inoltre, è
necessario comprovare, in particolare, che il capo è stato macellato o esportato verso un paese
terzo.
L’importo del premio per la prima categoria di capi è stato fissato a 27 euro per l’anno civile 2000,
a 53 euro per il 2001 e ad 80 euro per il 2002 e per i successivi.
Alla seconda categoria sono stati attribuiti, per gli stessi anni di riferimento, rispettivamente 17, 33
e 50 euro.
Secondo quanto recita l’art. 3 del regolamento in oggetto, i massimali di ciascun Stato membro
relativi a questo premio sono stati fissati separatamente per entrambe le categorie di animali
previste. Ciascun massimale corrisponde al numero degli animali di ciascuna di queste due
categorie che nel 1995 sono stati macellati nello Stato membro in questione a cui si aggiungono
quelli esportati verso paesi terzi.
Nel caso in cui in uno Stato membro la richiesta di premio supera il massimale nazionale, i premi
sono ridotti in proporzione.
57
Tav. 6.1 - Massimali nazionali per il premio all’abbattimento
(numero di capi)
Paese
Bovini adulti
Vitelli
Belgio
711.232
335.935
Danimarca
711.589
54.700
Germania
4.357.713
652.132
Grecia
235.060
80.324
Spagna
1.982.216
25.629
Francia
4.041.075
2.045.731
Irlanda
1.776.668
0
Italia
3.426.835
1.321.236
Lussemburgo
21.867
3.432
Paesi Bassi
1.207.849
1.198.113
Austria
546.557
129.881
Portogallo
325.093
70.911
Finlandia
382.536
10.090
Svezia
502.063
29.933
Regno Unito
3.266.212
26.271
Fonte: Regolamento (CE) n. 2342/99 della Commissione, recante modalità in relazione ai regimi di premi
(Allegato III)
Il Premio per l’estensivizzazione può essere attribuito ai produttori che beneficiano del premio
speciale e/o del premio per vacca nutrice. Tale premio supplementare, che ammonta a 100 euro,
viene concesso a condizione che, rispetto all’anno civile in questione, il coefficiente di densità
nell’azienda interessata sia inferiore a 1,4 UBA per ettaro.
Per il pagamento per l’estensivizzazione, tuttavia, gli Stati membri possono autorizzare i seguenti
importi:
1. rispetto agli anni civili 2000 e 2001:
-
33 euro per coefficiente di densità pari o superiore a 1,6 UBA per ettaro, ma pari o
inferiore a 2,0 UBA per ettaro;
-
66 euro per coefficiente di densità inferiore a 1,6 UBA per ettaro;
2. rispetto all’anno civile 2002 e agli anni successivi:
-
40 euro per il coefficiente di densità pari o superiore a 1,4 UBA per ettaro, ma pari o
inferiore a 1,8 UBA per ettaro;
58
-
80 euro per un coefficiente di densità inferiore a 1,4 UBA per ettaro.
I criteri di ammissibilità al premio sono più rigorosi, poiché tengono conto di tutto il bestiame
adulto realmente presente nell’azienda, nonché degli ovini per i quali è stata presentata domanda di
premio.
Inoltre la superficie foraggera da considerare per il calcolo del coefficiente di densità deve essere
rappresentata per almeno il 50% da pascolo. Ciò non esclude una sua utilizzazione mista nel corso
dello stesso anno (pascolo, fieno, foraggi insilati).
Negli Stati membri in cui più del 50% della produzione di latte si effettua in zone di montagna, il
premio per l’estensivizzazione può essere concesso anche per le vacche da latte detenute da aziende
situate in tali zone.
Il Premio di destagionalizzazione intende incoraggiare la macellazione in periodi diversi da
quello tradizionalmente dedicato a tale attività, allo scopo di ridurre l’eventuale eccesso di offerta
in particolari periodi dell’anno e di allentare la pressione sui prezzi. Può essere concesso ai
produttori degli Stati membri in cui il numero di manzi macellati in un dato anno sia superiore al
60% dell’insieme dei bovini maschi macellati e più del 35% di tali macellazioni avvenga tra il 1°
settembre e il 30 novembre.
L’importo del premio varia a seconda del periodo di macellazione da 72,45 euro per i capi
macellati nelle prime quindici settimane dell’anno a 18,11 euro per i capi macellati tra la
ventiduesima e la ventitreesima settimana dell’anno.
Gli Stati membri possono effettuare pagamenti supplementari per capo di bestiame (bovini
maschi, vacche nutrici e da latte e giovenche) conformemente ai requisiti stabiliti nel quadro dei
programmi di concessione dei premi di base, ovvero quale importo supplementare al premio per
l’abbattimento per il bestiame adulto.
Possono inoltre effettuare pagamenti per superficie per i pascoli permanenti (definiti dagli Stati
membri) destinati all’allevamento di bestiame, ma rispetto ai quali non siano stati richiesti
pagamenti supplementari per il bestiame. Per tale aiuto le risorse complessivamente disponibili
ammontano a 164,4 milioni di euro, 328,7 milioni di euro e 493 milioni di euro, rispettivamente per
gli anni 2000, 2001, 2002 e per gli anni successivi, da ripartire tra gli Stati membri in base alla loro
quota di produzione di carni bovine nella Comunità.
59
Tav.6. 2 - Dotazione nazionale (in milioni di euro)
Paese
2000
2001
2002
e anni successivi
Italia
21,9
43,7
65,6
EU-15
164,4
328,7
493,0
% Italia/Eu-15
13,3
13,3
13,3
Fonte: Commissione europea, Direzione generale dell’Agricoltura
Disposizioni Comuni - al fine di poter accedere ai premi gli animali devono essere identificati e
registrati, ed il pagamento verrà effettuato previa ispezione. Qualora un’ispezione rilevi che il
produttore ha fatto uso di sostanze illegali per allevare i propri animali o qualora egli si opponga
all’indagine, non gli verranno concessi pagamenti diretti per l’anno civile in causa.
Ammasso privato e pubblico - a decorrere dal 1° luglio 2002 può essere decisa la concessione di
aiuti all’ammasso privato, qualora il prezzo medio del mercato comunitario constatato sia inferiore
al 103% del prezzo di base, fissato a 2.224 euro per tonnellata per le carcasse di bovini maschi. Il
Consiglio può modificare questo prezzo nel caso in cui si renda necessario.
A decorrere dalla stessa data, inoltre, si potrà ricorrere all’intervento pubblico se il prezzo medio di
mercato di uno Stato membro o di una regione di uno Stato membro è inferiore a 1.560 euro per
tonnellata. In questo caso, il prezzo di acquisto e i quantitativi interessati sono determinati mediante
aggiudicazione
Scambi con i paesi terzi – Ogni importazione nella Comunità di animali vivi della specie bovina
diversi dai riproduttori di razza pura è soggetta al rilascio di un titolo di importazione. Titoli
analoghi possono essere richiesti per le carni fresche o refrigerate. Per gli altri prodotti, la
presentazione dei suddetti titoli non è richiesta.
Alle importazioni di carni bovine si applicano le aliquote dei dazi della tariffa doganale comune, se
però le importazioni rischiano di perturbare il mercato comunitario, può essere riscosso un dazio
addizionale.
Per consentire l’esportazione di quantitativi economicamente rilevanti dei prodotti possono essere
istituite restituzioni all’esportazione fissate a titolo periodico o per quantitativi determinati
mediante aggiudicazione all’esportazione.
Le restituzioni sono fissate tenendo conto dei seguenti elementi:
1. la situazione esistente sul mercato comunitario e mondiale e le prospettive di evoluzione;
2. gli obiettivi dell’organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni bovine;
60
3. qualsiasi restrizione derivante da accordi internazionali (Organizzazione mondiale del
commercio, ecc.);
4. l’esigenza di evitare perturbazioni sul mercato comunitario;
5. l’aspetto economico delle esportazioni previste.
Disposizioni generali – gli Stati membri constatano i prezzi dei bovini in base a norme che la
Commissione deve stabilire secondo una determinata procedura.
In caso di aumento o diminuzione durevole dei prezzi sul mercato comunitario possono essere
adottate adeguate misure.
Inoltre sono previste misure eccezionali di sostegno al mercato al fine di combattere la
propagazione di malattie degli animali.
Salvo contrarie disposizioni del regolamento, al settore delle carni bovine si applicano le norme del
trattato relative agli aiuti di Stato.
Disposizioni transitorie – Fino al 30 giugno 2002, per gli animali vivi della specie bovina è stato
possibile l’acquisto da parte degli organismi di intervento al fine di scongiurare una rilevante
flessione dei prezzi.
61
6. 2 – La riforma della Pac e la nuova OCM carni bovine
Con il Consiglio europeo di Berlino del 1999, che ha dato concretezza a quanto proposto nel
documento <<Agenda 2000>>, fu dato incarico alla Commissione di elaborare entro il 2002 una
revisione a medio termine, la cosiddetta Mid-term-review, con l’obbligo di:
-
conoscere l’andamento della spesa agricola e del mercato dei cereali, dei semi oleosi e
delle carni bovine;
-
individuare una possibile strategia per il settore lattiero-caseario, in vista dell’eventuale
soppressione dell’attuale regime delle quote latte dopo il 2006;
-
discutere sulle eventuali modifiche da apportare alle OCM.
I contenuti della comunicazione (COM 394/2002), elaborati a seguito di tale incarico e presentati il
10 luglio 2002, sono andati ben oltre la semplice revisione di medio termine, gettando le basi per
una riforma più sostanziale della Politica Agricola Comune.
Con la “Mid Term review” (MTR) infatti viene avanzata la proposta di separare definitivamente il
sostegno comunitario dalla produzione (disaccoppiamento) nei settori dei seminativi, delle
leguminose da granella, del riso, dei foraggi essiccati, delle carni bovine, ovicaprine e del latte; di
modificare alcune OCM (Cereali, frumento duro, carni bovine, latte, ecc.) e di rafforzare la politica
di sviluppo rurale; si configura inoltre la possibilità di rendere obbligatori gli strumenti della
condizionalità ambientale23 e della modulazione che consiste nella riduzione lineare dei pagamenti
diretti spettanti agli agricoltori ed il trasferimento di risorse a favore dello sviluppo rurale.
Limitatamente al settore delle carni bovine, la revisione di medio termine non ha previsto nuove
misure specifiche rispetto a quanto era stato stabilito nel 1999 nel quadro della riforma, dal
momento che la situazione di mercato è apparsa migliore rispetto alle previsioni contenute
nell’Agenda 2000.
Pur tuttavia la Commissione ha indicato, anche per questo settore, il percorso verso un sistema di
aiuti disaccoppiato dalle produzioni a partire dal 2004: questo sistema consiste in un unico
pagamento per azienda basato su diritti storici che sostituirebbero tutti i singoli premi previsti dalla
nuova OCM.
Secondo tale sistema la procedura da adottare per il calcolo degli aiuti da concedere è la seguente:
si considera il numero dei capi che hanno originato pagamenti diretti nel triennio 2000-2002 e si
moltiplica per gli importi unitari del 2002 (in quanto importi a regime secondo Agenda 2000).
Questa cifra rapportata ad anno (divisa quindi per tre) rappresenta l’importo di riferimento
aziendale, cioè l’importo che l’azienda continuerà a percepire indipendentemente dalla sua
produzione (intesa sia come <<tipo di prodotto>> che come <<quantità>>). Va sottolineato che i
62
capi a cui si fa riferimento sono quelli che hanno ottenuto il premio e non sono quindi compresi
tutti quei capi per i quali il premio non è stato richiesto o comunque ottenuto.
Questo importo viene suddiviso per gli ettari aziendali (2000-2002) <<eleggibili>> che hanno
generato pagamenti diretti (mais, orzo, altre colture, foraggere permanenti, pascoli). Si ottiene così
il <<diritto di premio per ettaro>>.
Dunque per ogni azienda verranno fissati una volta per tutte gli ettari <<eleggibili>> e il diritto per
ettaro, ciò darà luogo al pagamento effettivo annuale.
Se l’azienda non ha superfici <<eleggibili>>, o se ha superfici tali da determinare un diritto per
ettaro superiore ai 10.000 euro, si avrà una forma particolare, cioè <<un diritto specifico>>.
Il diritto all’aiuto può essere trasferito nell’ambito nazionale ed anche regionale, a discrezione di
ogni Stato, a titolo oneroso, con o senza terra. I diritti specifici, invece, non sono trasferibili, salvo
successione.
I diritti sono soggetti a degressività, cioè ad una progressiva diminuzione nel tempo: si parte
dall’1% in meno nel 2006, si arriva al 19% in meno nel 2012; sono previste una franchigia di 5.000
euro di aiuti concessi per azienda al di sotto della quale non viene applicata alcuna riduzione degli
aiuti stessi, nonché una fascia compresa fra i 5.000 e i 50.000 euro nell’ambito della quale la
riduzione è ridotta. A fronte del disaccoppiamento la Commissione prevede una flessione della
produzione bovina che subirà un’estensivizzazione e il conseguente aumento dei prezzi di mercato.
La Commissione inoltre prevede la riduzione degli incentivi a favore dell’allevamento intensivo
allo scopo di allentarne la pressione e favorire il raggiungimento di un maggiore equilibrio del
mercato.
Tra le ipotesi di condizionalità del premio disaccoppiato, oltre ai vincoli già presenti (limiti di
densità di carico, completamento dell’anagrafe bovina ecc.) si fa riferimento anche al benessere
degli animali e alla garanzia della salubrità dei prodotti.
Inoltre i sussidi all’esportazione di animali vivi verranno concessi soltanto sulla base di richieste
giustificate ed in linea con i requisiti relativi al benessere degli animali durante il trasporto.
Nel gennaio 2003 le proposte contenute nella Mid-term-review sono state formalizzate – talora con
qualche modifica - in proposte di regolamento.
Ciò nonostante, tutto il pacchetto dalla MTR, e quindi anche la proposta di riforma dell’OCM carni
bovine, è stato sottoposto ad un lungo processo di discussione che si è concluso il 26 giugno 2003
con l’approvazione definitiva, da parte del Consiglio dei ministri agricoli europei, della riforma
della Politica Agricola Comune.
Secondo quanto si legge nel documento relativo al “compromesso finale della Presidenza del
Consiglio dell’Unione Europea” del 30 giugno 2003, il Consiglio dei ministri ha introdotto
23
Il regime di aiuti diretti è condizionato dall’osservanza di una serie di requisiti obbligatori in materia di sicurezza
63
numerose e sostanziali modifiche rispetto alle proposte avanzate dalla Commissione nel mese di
gennaio. Una delle più importanti riguarda il disaccoppiamento: la riforma infatti, ha confermato il
pagamento unico per azienda indipendente dalla produzione, ma nel contempo ha dato ai Paesi
membri la possibilità di mantenere una certa correlazione tra sovvenzioni e produzione
(disaccoppiamento parziale), a precise condizioni ed entro limiti chiaramente definiti.
Il disaccoppiamento parziale dunque rappresenta per gli Stati membri e le Organizzazioni agricole
europee una importante conquista che permetterà di scongiurare i possibili effetti del
disaccoppiamento totale, quali per esempio l’abbandono dell’attività agricola nelle aree marginali e
nelle zone svantaggiate, e la conseguente riduzione del potenziale produttivo.
Il disaccoppimanto decorrerà da 1° gennaio 2005 - e non dal 2004, come era stato indicato nella
comunicazione di luglio – inoltre, gli Stati membri potranno posticipare l’avvio al 1° gennaio del
2006 o del 2007, qualora dovessero ritenere necessario un periodo transitorio di implementazione,
dovuto a specifiche caratteristiche o condizioni della propria agricoltura.
L’ammontare complessivo che ogni singolo Stato membro potrà erogare in ciascun anno a favore
degli agricoltori aventi diritto è assoggettato a un massimale finanziario che, all’indomani della
conclusione del lungo negoziato, è stato indicato all’interno del regolamento orizzontale n.
178/2003 del 29 settembre 2003.
La concessione del pagamento unico per azienda sarà subordinata al rispetto delle norme in materia
di salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare e protezione degli animali (condizionalità).
Rispetto alle proposte di regolamento del mese di gennaio, sia l’elenco delle normative oggetto di
condizionalità, sia i principi di buona pratica agricola, sono stati semplificati e ridotti.
Inoltre la consulenza aziendale obbligatoria (almeno per gli aspetti relativi alle modalità di
applicazione delle norme previste dalla condizionalità, dei pagamenti diretti e delle buone pratiche
agricole) è stata estesa a tutte le aziende, dando la possibilità agli Stati membri di dare priorità ai
produttori che ricevono pagamenti diretti per più di 15 mila euro l’anno.
Con i testi legali presentati a gennaio, la Commissione aveva proposto una riduzione progressiva
dei pagamenti diretti spettanti agli agricoltori, con una percentuale, a regime, del 19%. In pratica
questa operazione si traduceva in due tipi di prelievo: un primo prelievo - identificato con il
termine modulazione - pari, a regime, al 6% i cui fondi avrebbero dovuto essere destinati a favore
della politica di sviluppo rurale; ed un secondo prelievo - definito con il termine degressività - pari
a regime, al 13% dei pagamenti diretti, i cui fondi avrebbero finanziato i costi delle riforme di
alcune OCM.
alimentare, rispetto dell’ambiente sicurezza dei lavoratori agricoli, salute e benessere degli animali.
64
Il compromesso raggiunto dai ministri agricoli a fine giugno 2003, ha apportato le seguenti
modifiche: la degressività24 è stata congelata e scatterà solo in caso di necessità finanziaria, la
modulazione invece è stata confermata e verrà applicata a partire dal 2005 ad un tasso del 3%,
aumentato al 4% nel 2006 e al 5% nel 2007 e per gli anni successivi. Sono esentate dal prelievo le
aziende con aiuti diretti fino a 5.000 euro.
La politica di sviluppo rurale è stata rafforzata con maggiori finanziamenti UE e con nuove misure
per promuovere l’ambiente, la qualità, il benessere degli animali e per aiutare gli agricoltori ad
adeguarsi alle norme di produzione UE a partire dal 2005.
Il Consiglio ha inoltre deciso di rivedere i settori del latte, delle carni bovine, del riso, dei cereali,
del frumento duro, dei foraggi essiccati e della frutta in guscio e di introdurre un meccanismo di
disciplina finanziaria al fine di rispettare gli stretti vincoli di bilancio fissati per l’Unione Europea a
25 da qui al 2013.
La Pac riformata dunque orienterà agli agricoltori europei a produrre ciò che i consumatori ed il
mercato richiedono e contribuirà ad aprire nuove strade verso la diversificazione delle attività delle
imprese. Essa migliorerà la qualità dei prodotti agricoli, renderà i prezzi più interessanti, limiterà le
spese agricole, aggiungerà un elemento di coesione a beneficio delle zone svantaggiate e risponderà
alle preoccupazioni dei cittadini in materia di ambiente di alimentazione e di benessere degli
animali.
La riforma inoltre rafforzerà anche la posizione negoziale dell’Unione Europea nelle trattative
commerciali in corso nell’ambito dell’OMC.
In seguito all’accordo raggiunto a giugno, il Consiglio dei ministri europei ha dato il via libera ai
testi giuridici ed i regolamenti sono stati pubblicati sulla Gazzetta ufficiale comunitaria del 21
ottobre 2003.
Nel settore della carne bovina la riforma della Pac ha mantenuto lo status quo per quanto riguarda
le misure settoriali e verticali dell’Organizzazione Comune dei Mercati ma ha rivoluzionato il
regime di erogazione dei pagamenti diretti. Questo per effetto del disaccoppiamento, in base al
quale i pagamenti da corrispondere a favore degli allevatori saranno calcolati in funzione dei
contributi percepiti nel triennio 2000-2002, salvo la possibilità – da stabilirsi a livelli di singolo
Stato membro – di mantenere una parte dei premi legati ancora alla produzione (disaccoppiamento
parziale) allo scopo di evitare l’abbandono della produzione.
Gli Stati membri dunque, entro il mese di agosto del 2004 dovranno comunicare alla Commissione
da quando applicare il disaccoppiamento (2005, 2006 o 2007) e in quale maniera: totale o parziale.
24
Il taglio degli aiuti è stato congelato, esso scatterà solo in caso di necessità finanziaria cioè solo se dovessero esserci un
superamento del budget di 300 milioni di euro. In caso di riduzione ci sarà una franchigia fino a 5.000 euro, mentre da
5.000 a 50.000 euro l’aliquota del prelievo sarà dimezzata, oltre questa soglia sarà piena.
65
Nel caso in cui gli Stati membri decidano di adottare il disaccoppiamento parziale, possono
scegliere fra tre possibili alternative in ragione delle proprie esigenze e obiettivi di politica agraria.
La prima opzione riguarda la possibilità di mantenere accoppiato sino al 100% del premio della
vacca nutrice e sino al 40% del premio di macellazione dei bovini adulti e dei vitelli. La seconda
soluzione è quella di mantenere accoppiato sino al 100% del premio di macellazione. Infine la terza
soluzione è quella di mantenere accoppiato sino al 75% del premio speciale per i bovini maschi.
Per il settore ovi-caprino, a differenza delle carni bovine, c’è solo un’alternativa al
disaccoppiamento totale: mantenere accoppiato al 50% il massimale nazionale.
I dettagli delle modalità di applicazione del disaccoppiamento parziale sono contenuti nel
regolamento orizzontale n. 178/2003 del 29 settembre 2003, al quale si rimanda per un maggiore
approfondimento.
6. 3 - La posizione dell’Italia
Con la riforma del regime dei pagamenti diretti nel settore della carne bovina e l’introduzione del
disaccoppiamento, l’Italia perde una parte assai cospicua delle dotazioni finanziarie che erano state
riconosciute, nel corso del negoziato di <<Agenda 2000>>, al comparto bovino.
Agenda 2000 infatti, aveva previsto per l’Italia un massimale di 652,2 milioni di euro che si è
ridotto a 408,3 milioni con la riforma della Pac del 26 giugno 2003. Si calcola dunque una perdita
di 244 milioni di euro.
Purtroppo è un dato di fatto che nel triennio di riferimento 2000/2002 gli allevatori italiani, tra i
premi non richiesti e quelli non pagati, hanno perso 230 milioni di euro a cui si aggiungono altri 14
milioni di euro per i pagamenti effettuati da Agea, ma non riconosciuti dalla Commissione nel
calcolo del massimale finanziario assegnato all’Italia con la MTR. Ciò, con la logica del
disaccoppiamento che congela la spesa comunitaria ai livelli storicamente raggiunti, ha limitato la
possibilità di accesso ai pagamenti diretti da parte degli allevatori italiani.
Eppure, anche in questo settore alcuni passi avanti sono stati fatti nel corso delle lunghe trattative
ministeriali.
La proposta iniziale del commissario all’Agricoltura, Franz Fischler, infatti prevedeva il
disaccoppiamento totale e l’erogazione di un premio unico per azienda sulla base degli assegni
percepiti nel periodo di riferimento 2000/2002. Per l’Italia questo metodo di calcolo avrebbe tenuto
conto delle erogazioni realmente concesse dall’Agea che sono largamente incomplete a causa dei
ritardi dell’anagrafe bovina.
66
L’Italia, durante il complesso negoziato, ha cercato di rimediare alla difficile situazione: prima,
appoggiando la Francia nella richiesta di un disaccoppiamento parziale; e poi - una volta accettata
questa richiesta in sede comunitaria - impegnandosi oltremodo affinché la procedura da adottare
per il calcolo degli aiuti da concedere, tenesse conto dei premi realmente richiesti dagli allevatori e
non solamente di quelli pagati. Ma l’unica concessione che è stata spuntata è stato un incremento di
38 milioni di euro della dotazione disponibile per il premio alla macellazione dei bovini adulti, che
ha migliorato, ma non ha risolto affatto la critica situazione.
In altre parole i massimali finanziari assegnati dall’Unione Europea a favore degli allevatori Italiani
risultano insufficienti a coprire le richieste avanzate nelle ultime campagne e non consentono di
perseguire un adeguato processo di sviluppo e di razionalizzazione del settore.
Il prossimo passo che l’Italia dovrà compiere entro il mese di agosto del 2004 sarà quello di
scegliere la strada più vantaggiosa in alternativa al disaccoppimanto totale.
67
6. 4 - OCM carni suine25 e OCM Pollame
Il Regolamento (CEE) n. 2759/7526 del Consiglio relativo all’organizzazione comune dei mercati
nel settore delle carni suine mira a stabilizzare i prezzi e ad assicurare un equo tenore di vita alla
popolazione agricola interessata, fissando i regimi dei prezzi, le modalità degli scambi con i paesi
terzi ed incoraggiando le iniziative atte a facilitare l’adeguamento dell’offerta alle esigenze dei
mercati.
I prodotti disciplinati dal regolamento:
- gli animali vivi diversi dai riproduttori di razza pura;
- i prodotti derivati dalle carni suine.
Gli interventi volti a ridurre una eventuale flessione dei prezzi:
aiuti all’ammasso privato
acquisto di carcasse, mezzane, pancetta oppure lardo fresco o refrigerato.
I prezzi d’acquisto dei prodotti
Il prezzo d’acquisto per i suini macellati della qualità tipo non può essere superiore al 92% né
inferiore al 78% del prezzo di base. Per i prodotti diversi dai suini macellati o che non sono della
qualità tipo i prezzi d’acquisto sono derivati dal prezzo d’acquisto dei suini macellati di qualità
tipo.
Gli scambi
Le importazioni o le esportazioni possono essere subordinate al rilascio di un titolo di importazione
o di esportazione. Ai prodotti del settore suinicolo si applicano i tassi della tariffa doganale
comune.
La riscossione dei dazi doganali all’importazione si rendono necessari nel caso in cui le
importazioni rischiano di destabilizzare il mercato comunitario.
Un andamento duraturo dei prezzi sul mercato comunitario può determinare la sospensione parziale
o totale dei dazi all’importazione.
25
Attività dell’Unione Europea Sintesi della legislazione” – www.europa.eu.int/
modificato da i seguenti regolamenti: (CEE) n. 1423/78 del Consiglio del 20 giugno 1978; n. 2966/80 del Consiglio
del 14 novembre 1980; n. 1473/86 del Consiglio del 13 maggio 1986; n. 3906/87 del Consiglio del 22 dicembre 1987;
1249/89 del Consiglio del 3 maggio 1989; n. 3290/94 del Consiglio del 22 dicembre 1994; n. 1365/2000 del Consiglio
del 19 giugno 2000.
26
68
Per quanto riguarda gli scambi con i paesi terzi, se il mercato comunitario rischia di subire
perturbazioni a causa delle importazioni o delle esportazioni, possono essere adottate misure di
salvaguardia.
Gli eventi calamitosi
In caso di malattie degli animali possono essere adottate misure eccezionali di sostegno al mercato.
Il Regolamento (CEE) n. 2777/7527 del Consiglio del 29 ottobre 1975, si pone come obiettivo la
creazione di un’organizzazione comune dei mercati nel settore del pollame che consenta di
stabilizzare i prezzi e garantire un equo livello di vita agli agricoltori grazie ad una
commercializzazione più agevole dei prodotti e alla definizione di modalità per gli scambi con i
paesi terzi.
Il regolamento prevede inoltre misure comunitarie volte ad agevolare le iniziative professionali o
interprofessionali volte a migliorare la qualità dei prodotti e il loro impiego, a promuovere una
migliore organizzazione della produzione e della commercializzazione dei prodotti, o che
consentano di seguire meglio l’evoluzione dei prezzi di questi prodotti sul mercato.
I prodotti disciplinati dal regolamento:
galli, galline, anatre, oche, tacchine e faraone, carni e frattaglie commestibili, fegato di volatile,
grassi ed altre preparazioni a base di pollame.
Le norme di commercializzazione
Per le carni e le frattaglie commestibili di pollame vengono stabilite norme di commercializzazione
che possono riguardare la classificazione in base alle categorie, la qualità, il peso e l’etichettatura.
Per gli altri prodotti l’adozione di norme è facoltativa.
Gli scambi
Le importazioni o le esportazioni possono essere subordinate al rilascio di un titolo di importazione
o di esportazione. Ai prodotti del settore del pollame si applicano le aliquote dei dazi della tariffa
doganale comune.
27
Modificato dai regolamenti (CEE): n. 369/76 del Consiglio del 6 febbraio 1976 (Atto di adesione della Grecia); n.
1235/89 del Consiglio del 3 maggio 1989; n. 3714/92 della Commissione del 22 dicembre 1992; n. 1574/93 del Consiglio
del 14 giugno 1993 (Atto di adesione dell’Austria della Finlandia e della Svezia; n. 3290/94 del Consiglio del 22
dicembre 1994; n. 2916/95 della Commissione del 18 dicembre 1995.
69
La riscossione dei dazi doganali all’importazione si rendono necessari nel caso in cui le
importazioni rischiano di destabilizzare il mercato comunitario.
I contingenti sono attribuiti secondo i metodi del “primo arrivato, primo servito” e dell’esame
simultaneo. E’ possibile prevedere anche altri metodi, purché non discriminatori.
Qualora il mercato comunitario rischia di subire perturbazioni a causa delle importazioni o delle
esportazioni, possono essere adottate misure di salvaguardia.
Negli scambi con i paesi terzi sono vietate le tasse aventi un effetto equivalente ad un dazio
doganale nonché l’applicazione di restrizioni quantitative o di misure di effetto equivalente.
Gli eventi calamitosi
In caso di malattie degli animali possono essere adottate misure eccezionali di sostegno al mercato.
70
BIBLIOGRAFIA
Pubblicazioni:
-
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-
Goffi A:, Sorrentino A. – Prime Riflessioni su <<Agenda 2000>>. Quale futuro per la
politica agricola dell’Unione Europea?
-
Bacarella A., Crescimanno M., Fardella G.G., Tudisca S: - Aspetti strutturali tecnici
economici organizzativi della zootecnia siciliana 1994 – Regione Siciliana – Assessorato
Agricoltura e Foreste, Associazione Italiana Allevatori, Università degli Studi di Palermo,
Dipartimento di Economia, Ingegneria e Tecnologie Agrarie Settore Economia.
-
Commissione delle Comunità Europee – Il Libro Bianco Sulla Sicurezza Alimentare –
Bruxelles 12.1.2000 COM (1999) 719 def.
-
Commissione Europea – Agenda 2000 per un’unione più forte e più ampia – Bollettino
dell’Unione Europea Supplemento 5/97.
-
Hoffmann A. – il modello di pianificazione agricola nella politica di coesione (il racconto
di Agenda 2000) - Edizioni Anteprima – anno 2000.
-
Hoffmann A,. Di Franco C. P. – C’era una volta il seme e la piantina (l’erosione genetica,
gli orti e i fiori )- anno 2001 – Universita degli Studi di Palermo Dipartimento di
Economia dei Sistemi Agro Forestali.
-
ISMEA – Filiera Carni edizione Luglio 2000.
-
ISMEA – Filiera Carni edizione Luglio 2001.
-
ISMEA – Statistiche del settore carne, quaderni di filiera n. 2, febbraio 2003.
-
ISTAT – Annuario statistico Italiano (annate varie).
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-
ISTAT – Statistiche sulla pesca caccia e zootecnia (annate varie).
-
Zingale L. M, Greco G., Ammirato G. – il Modello Agricolo Europea in Agenda 2000 –
Provincia Regionale di Palermo e Comunità Europea.
-
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ISMEA, Osservatorio Latte - Il Mercato della carne bovina, Rapporto 2002, Franco
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-
ISMEA, Osservatorio Latte - Il Mercato della carne bovina, Rapporto 2003, Franco
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-
Regione Siciliana – Programma Operativo Regionale 2000-2006 – Sicilia - Palermo 1999.
-
Regione Siciliana – Complemento di Programmazione 2000-2006 – Sicilia – Palermo
2002.
-
Regione Siciliana – Complemento di Programmazione 2000-2006 – Sicilia – Palermo
2003.
-
Regione Siciliana – Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006 – Sicilia – Palermo 2001.
-
Regione Siciliana Assessorato Agricoltura e Foreste e DI.S.TE – 2° Report Agroalimentare
(dicembre 2001).
-
Regione Siciliana Assessorato Agricoltura e Foreste Servizi allo Sviluppo, Sezione
Operativa n. 49 Regalbuto – Zootecnia Siciliana Azioni divulgative dei Servizi allo
Sviluppo (1985-1998).
-
Regione Siciliana Assessorato Agricoltura e Foreste Servizi allo Sviluppo, Sezione
Operativa n. 54 Collesano e n. 52 di Gangi – Guida alle principali norme igienicosanitaria per le aziende lattiero-casearie (marzo 1998).
72
-
Regione Siciliana Assessorato Agricoltura e Foreste Dipartimento Regionale Interventi
Strutturali, Servizio IX – U.O. n. 102 - Sezione Operativa n. 59 di Mezzojuso, Servizio IV –
U.O. n. 18 – Interventi in materia di Agricoltura e Zootecnia Biologica – Elementi di
zootecnia biologica per gli allevamenti bovini ed ovini (anno 2002)
-
Regione Siciliana Assessorato Agricoltura e Foreste – Servizio Assistenza Tecnica e
Divulgazione agricola - Sezioni Operative: Brolo (N.5); Castell’Umberto (N.7); S. Agata
di Militello (N. 8); Caronia (N.10); Mistretta (N.11) - “Indagine preliminare sul Suino
Nero e sulla produzione degli insaccati nei Nebrodi”– Anno 1991.
Riviste specializzate:
-
A&T Agra & Trade (Agenzia settimanale di informazione sulla filiera agroalimentare).
-
Agrisole (articoli vari)
-
Il Sole 24 Ore (articoli vari).
-
Informatore Zootecnico, rivista del Sole 24 ore ed Edagricole.
-
Humus (giornale di informazione agricola, economica, ambiente, consumo e società della
Confederazione Italiana Agricoltori) – I Temi – La Qualità.
-
SiciliAgricola (articoli vari).
-
Sicilia Zootecnica (articoli vari).
Siti Web consultati:
www.ismea.it
www.inea.it
www.unioncamere.it
www.regione.sicilia.it
www.eu.int/comm/agriculture
www.politicheagricole.it
73
www.ice.it
www.istat.it
www.minindustria.it
www.corfilcarni.it
www.euroinfosicilia.it
74
APPENDICE STATISTICA
75
Tav. A .1a - Sicilia - Italia: macellazione dei bovini e bufalini per categoria di animali abbattuti dal 1996 al 2000
1996
1997
1998
TOTALE BOVINI
CAPI
PESO VIVO
Complessivo
Medio a capo
RESA MEDIA %
PESO MORTO
VITELLI
CAPI
PESO VIVO
Complessivo
Medio a capo
RESA MEDIA %
PESO MORTO
VITELLONI E MANZI
CAPI
PESO VIVO
Complessivo
Medio a capo
RESA MEDIA %
PESO MORTO
BUOI E TORI
CAPI
PESO VIVO
Complessivo
Medio a capo
RESA MEDIA %
PESO MORTO
Fonte: ISTAT
(peso in quintali)
1999
2000
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
242.447
4.635.535
236.781
4.603.129
191.460
4.408.368
170.863
4.490.641
177.390
4.433.051
1.072.832
4,43
56,1
601.474
21.125.425
4,56
56,0
11.819.844
1.019.889
4,31
56,10
572
20.819.757
4,52
55,70
11.594
812.046
4,24
55,90
454.040
19.897.949
4,51
55,80
11.112.765
740.547
4,33
55,90
414.179
20.839.057
4,64
55,80
11.637.722
798.210
4,50
55,0
375.328
20.583.739
4,64
56,00
11.534.033
14.982
1.229.046
20.991
1.130.679
15.442
1.096.972
7.955
1.077.630
7.240
1107384,00
38.658
2,58
59,00
22.817
2.985.896
2,43
60,40
1.803.481
52.894
2,52
59,50
31.447
2.609.360
2,31
59,80
1.560.490
38.085
2,52
59,50
22.535
2.453.193
2,31
59,80
1.464.555
19.244
2,42
59,20
11.396
2.510.756
2,33
59,90
1.503.242
17.403
2,40
59,30
10.323
2.622.589
2,37
59,80
1.569.363
208.117
2.625.672
199.466
2.644.621
159.788
2.565.733
147.478
2.623.042
150.604
2.619.430
949.846
4,56
56,50
536.477
14.041.640
5,35
57,10
8.011.785
896.210
4,49
56,40
505.605
13.934.685
5,27
57,10
7.955.799
700.358
4,38
56,40
395.261
13.530.694
5,27
57,20
7.739.034
650.832
4,41
56,60
368.067
14.015.856
5,34
57,30
8.029.501
690.853
4,59
56,20
388.125
14.208.429
5,42
57,20
8120242,00
504
97.406
734
65.174
779
65.678
794
72.521
1.002
54.828
2.987
5,93
54,0
1.613
602.271
6,18
54,20
326.272
4.421
6,02
53,60
2.371
402.904
6,18
55,50
224
4.676
6,00
54,50
2.547
405.994
6,18
55,60
225.571
5.083
6,40
55,00
2.796
455.511
6,28
55,70
253.868
5.410
5,40
53,0
2.870
342.207
6,24
55,30
189.139
76
Tav. A .1a - segue - Sicilia - Italia: macellazione dei bovini e bufalini per categoria di animali abbattuti dal 1996 al 2000
1996
VACCHE
CAPI
PESO VIVO
Complessivo
Medio a capo
RESA MEDIA %
PESO MORTO
BUFALINI
CAPI
PESO VIVO
Complessivo
Medio a capo
RESA MEDIA %
PESO MORTO
Fonte: ISTAT
1997
1998
1999
(peso in quintali)
2000
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
18.686
677.107
15.590
762.655
15.451
679.985
14.636
717.448
18.542
643.963
80.551
4,31
49,90
40.163
3.467.119
5,12
48,00
1.663.831
66.364
4,26
49,00
32.509
3.872.808
5,08
47,90
1.853.679
68.927
4,49
48,90
33.697
3.508.068
5,19
48,00
1683605
65.388
4,47
48,80
31.920
3.856.934
5,38
48,00
1.851.111
84.537
4,56
49,30
41.706
3.381.468
5,25
48,50
1.640.610
158
6.304
3
7.717
226
7.430
120
5.346
2
7.446
790
5,00
51,10
404
28.499
4,52
50,80
14.475
12
4,00
50,00
6
33.314
4,32
51,10
17.012
430
1,90
58,80
253
28.475
3,83
51,30
14.603
337
2,81
54,60
184
21.432
4,01
50,20
10.768
7
3,50
42,9
3
29.046
3,90
50,50
14.679
77
Tav. A. 2a - Sicilia - Italia: macellazione dei suini per categoria di animali abbattuti dal 1996 al 2000
1996
1997
1998
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
TOTALE SUINI
CAPI
227.657
11.943.931
249.226
12.163.764
230.129
12.570.745
PESO VIVO
Complessivo
219.251
17.568.251
241.118
17.399.850
223.921
17.631.206
Medio a capo
0,96
1,47
0,97
1,43
0,97
1,40
RESA MEDIA %
78,70
80,30
78,50
80,20
78,30
80,10
PESO MORTO
172.471
14.102.973
189.320
13.958.158
175.341
14.121.894
LATTONZOLI E
MAGRONI
CAPI
PESO VIVO
Complessivo
Medio a capo
RESA MEDIA %
PESO MORTO
GRASSI
CAPI
PESO VIVO
Complessivo
Medio a capo
RESA MEDIA %
PESO MORTO
Fonte: ISTAT
(peso in quintali)
1999
Sicilia
Italia
2000
Sicilia
Italia
193.461
12.992.004
204.731
12.920.465
190.144
0,98
78,40
149.116
18.369.009
1,41
80,10
14.717.043
209.739
1,02
79,00
165.290
18.467.903
1,43
80,1
14.784.545
152.269
920.614
179.933
1.447.735
161.754
1.721.907
134.258
1.698.755
141.969
1.676.406
133.693
0,88
78,80
105.325
571.009
0,62
78,50
488.410
160.175
0,89
78,30
125.459
829.301
0,57
78,60
651.922
141.963
0,88
77,80
110.485
914.575
0,53
78,30
716.253
119.418
0,89
77,90
93.042
890.570
0,52
78,30
697.669
128.481
0,90
78,30
100.555
904.705
0,54
78,40
709.319
75.388
11.023.317
69.293
10.716.029
68.375
10.848.838
59203
11293249
62.762
11.244.059
85.558
1,13
78,50
67,146
16.997.242
1,54
80,30
13.654.563
80.943
1,17
78,90
63.861
16.570.549
1,55
80,3
13.306.236
81.958
1,20
79,10
64.856
16.716.631
1,54
80,20
13405641,00
70.726
1,19
79,30
56.074
17.478.439
1,55
80,20
14.019.374
81.258
1,29
79,70
64.730
17.563.198
1,56
80,1
14.075.226
78
Tav. A. 3a - Sicilia - Italia: macellazione degli ovini e caprini per categoria di animali abbattuti dal 1996 al 2000
1996
TOTALE OVINI E CAPRINI
CAPI
PESO VIVO
Complessivo
Medio a capo
RESA MEDIA %
PESO MORTO
TOTALE OVINI
CAPI
PESO VIVO
Complessivo
Medio a capo
RESA MEDIA %
PESO MORTO
AGNELLI
CAPI
PESO VIVO
Complessivo
Medio a capo
RESA MEDIA %
PESO MORTO
Fonte: ISTAT
1997
1998
(peso in quintali)
1999
2000
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
626.597
8.361.569
658.953
8.105.382
702.455
7.805.829
672.476
7.813.616
553.867
7.420.009
118.344
0,19
53,40
63.227
1.391.456
0,17
55,70
775.507
122.316
0,19
53,70
65.714
1.356.811
0,17
55,90
757.933
126.928
0,18
53,60
68.081
1.311.691
0,17
55,90
733
128.714
0,19
53,50
68.926
1.310.536
0,17
56,00
734.368
117.314
0,61
52,30
61.370
1.225.753
0,63
56,30
690.510
547.674
7.950.242
584.749
7.652.270
627.064
7.414.536
607.515
2.290.038
488.126
6.997.113
106.979
0,20
53,30
56.995
1.318.673
0,17
55,80
736.267
11.295
0,19
53,70
59.811
1.278.052
0,19
53,70
59.811
116.975
0,19
53,60
62.677
1.247.263
0,17
55,90
698
120.252
0,20
53,50
64.321
346.726
0,15
55,90
193.971
107.635
0,22
52,20
56.172
1.158.326
0,17
56,40
653.671
296.240
5.751.528
339.634
5.507.096
373,791
5.346.690
334.317
5.329.878
217.157
5.157.535
29.756
0,09
60,80
18.078
588.198
0,11
60,5
355.811
32.263
0,09
60,80
19.618
564.412
0,11
60,80
342.915
30.310
0,09
60,90
18.470
579.508
0,11
60,90
352.822
20.691
0,10
60,80
12.571
572.576
0,11
60,70
347.664
23.975
0,08
61,00
14.616
608.878
0,11
60,40
367.944
79
Tav. A. 3a segue- Sicilia - Italia: macellazione degli ovini e caprini per categoria di animali abbattuti dal 1996 al 2000
1996
AGNELLONI E CASTRATI
CAPI
PESO VIVO
Complessivo
Medio a capo
RESA MEDIA %
PESO MORTO
PECORE E MONTONI
CAPI
PESO VIVO
Complessivo
Medio a capo
RESA MEDIA %
PESO MORTO
CAPRETTI E CAPRETTONI
CAPI
PESO VIVO
Complessivo
Medio a capo
RESA MEDIA %
PESO MORTO
CAPRE E BECCHI
CAPI
PESO VIVO
Complessivo
Medio a capo
RESA MEDIA %
PESO MORTO
Fonte: ISTAT
1997
1998
(peso in quintali)
1999
2000
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
88.200
1.130.231
90.799
1.086.846
89.752
1.063.147
93.809
1104891
71.934
1.029.946
26.765
0,30
53,30
14.260
271.163
0,24
55,40
150.339
27.877
0,31
53,30
14.859
255.764
0,24
56,2
143.718
27.818
0,31
52,60
14.620
254.869
0,24
55,80
142.335
25.072
0,27
54,10
13.556
252.578
0,23
56,00
141.450
19.802
0,28
53,90
10.677
241.878
0,23
56,0
135.419
163.234
1.068.483
154.316
1.058.328
163.521
1.004.699
179.389
955.080
199.035
809.632
56.239
0,34
50,00
28119,00
438.632
0,41
49,70
217.984
53.662
0,35
50,10
26.874
434.090
0,37
49,80
216.180,0
56.894
0,35
50,00
28.439
427.982
0,43
49,70
212.503
64.870
0,36
49,80
32.295
407.067
0,43
49,50
201.687
67.142
0,42
49,0
32.924
343.872
0,42
49,6
170.588
60.827
302.749
52.649
317.606
57.286
288.939
50.947
311.502
46.750
324.386
5.733
0,09
59,90
3.434
30.038
0,10
60,30
18.108
3.825
0,07
61,00
2.334
30.784
0,10
60,70
18.692,0
4.284
0,07
60,60
2.596
27.837
0,10
60,60
16.871
3.727
0,07
60,80
2.267
29.345
0,09
60,80
17.833
3.802
0,08
60,80
2.311
32.275
0,10
60,70
19.593
18.096
108.578
21.555
135.506
18.105
102.354
14.014
112265
18.991
98.510
5.632
0,31
49,70
2.798
42.745
0,39
49,40
21.132
7.196
0,33
49,60
3.569
47.975
0,35
49,10
23.532,0
5.669
0,31
49,50
2.808
36.591
0,36
49,20
18.020
4.735
0,34
49,40
2338
42.038
0,37
48,90
20.576
5.877
0,31
49,20
2.889
35.152
0,36
49,10
17.247
80
Tav. A. 4a - Sicilia - Italia: macellazione degli equini per categoria di animali abbattuti dal 1996 al 2000
1996
1997
1998
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
TOTALE EQUINI
CAPI
13.346
247.593
11.363
240.044
9.549
227.180
PESO VIVO
Complessivo
43.403
1.017.510
39.050
1.011.378
36.757
967.965
Medio a capo
3,25
4,11
3,44
4,21
3,85
4,26
RESA MEDIA %
53,60
52,80
53,70
52,40
52,40
52,10
PESO MORTO
23.266
537.092
20.989
529.879
19.244
504.145
CAVALLI
CAPI
PESO VIVO
Complessivo
Medio a capo
RESA MEDIA %
PESO MORTO
ASINI, MULI E BARDOTTI
CAPI
PESO VIVO
Complessivo
Medio a capo
RESA MEDIA %
PESO MORTO
Fonte: ISTAT
1999
(peso in quintali)
2000
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
7.358
227.323
10.597
234.904
28.946
3,93
54,20
15.682
970.110
4,27
52,00
504.118
41.633
3,93
52,30
21.758
980.246
4,17
52,00
509.726
13.326
244.558
11.352
237.507
9.433
224.859
7.350
223.480
10.462
232.102
43.354
3,25
53,60
23.244
1.011.425
4,14
52,8
534.067
39.024
3,44
53,80
20.976
1.005.799
4,23
52,40
527.073
36.386
3,86
52,40
19.063
963.057
4,28
52,10
501.676
28.924
3,94
54,20
15.670
962.123
4,31
52,00
500.043
41.285
3,95
52,3
21.583
974.697
4,20
52,0
506.906
849
3.035
11
2.537
116
2.321
8
3.843
133
2.802
1.647
1,94
50,60
834,00
6.085
2,00
49,7
3.025
26
2,36
50,00
13
5.579
2,20
50,3
2.806
371
3,20
48,80
181
4.908
2,11
50,30
2.469
22
2,75
54,50
12
7.987
2,08
51,00
4.075
348
2,62
50,3
175
5.549
2
50,80
2.820
81
(peso in quintali)
2000
Sicilia
Italia
Tav. A. 1b - Sicilia - Italia: macellazione dei bovini e bufalini per tipo di mattatoio dal 1996 al 2000
1997
1998
1996
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
PUBBLICO
CAPI
193.623
1.057.013
182.019
907.658
142.131
759.100
PESO VIVO
844.238
4.858.256
760.227
4.150.193
590.775
3.395.569
PESO MORTO
470.124
2.712.628
423.679
2.320.974
329.438
1.906.861
Sicilia
Italia
127.025
546.602
305.453
717.592
3.252.724
1.822.024
121.734
536.630
296.774
625.575
2.852.011
1.603.694
PRIVATO
CAPI
PESO VIVO
PESO MORTO
TOTALE
CAPI
PESO VIVO
PESO MORTO
Fonte: ISTAT
1999
48.824
228.594
131.350
3.578.522
16.267.169
9.107.216
54.765
259.674
148.259
3.703.188
16.702.878
9.289.662
49.555
221.701
124.855
3.656.698
16.530.855
9.220.507
43.958
194.282
108.910
3.778.395
17.607.765
9.826.466
55.656
261.580
146.253
3.807.476
17.731.728
9.930.339
242.447
1.072.832
601.474
4.635.535
21.125.425
11.819.844
236.784
1.019.901
571.938
4.610.846
20.853.071
11.610.636
191.686
812.476
454.293
4.415.798
19.926.424
11.127.368
170.983
740.884
414.363
4.495.987
20.860.489
11.648.490
177.390
798.210
443.027
4.433.051
20.583.739
11.534.033
82
(peso in quintali)
2000
Sicilia
Italia
Tav. A. 2b - Sicilia - Italia: macellazione dei suini per tipo di mattatoio dal 1996 al 2000
1997
1998
1996
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
PUBBLICO
CAPI
135.126
999.185 131.068
953.744
119.403
965.094
PESO VIVO
126.741
1.088.813 123.790
1.071.580
118.741
1.040.324
PESO MORTO
100.317
868.358 97.436
849.706
92.796
777.716
Sicilia
Italia
85.923
81.313
63.644
939.599
904.195
719.289
80.426
79.285
62.635
812.375
801.380
639.310
PRIVATO
CAPI
PESO VIVO
PESO MORTO
TOTALE
CAPI
PESO VIVO
PESO MORTO
Fonte ISTAT
1999
92.531
92.510
72.154
10.944.746
16.479.438
13.234.615
118.158
117.328
91.884
11.210.020
16.328.269
13.108.452
110.726
105.180
82.545
11.605.651
16.650.882
13.344.178
107.538
108.831
85.472
12.052.405
17.464.814
13.997.754
124.305
130.454
102.650
12.108.090
17.666.523
14.145.235
227.657
219.251
172.471
11.943.931
17.568.251
14.102.973
249.226
241.118
189.320
12.163.764
17.399.849
13.958.158
230.129
223.921
175.341
12.570.745
17.631.206
14.121.894
193.461
190.144
149.116
12.992.004
18.369.009
14.717.043
204.731
209.739
165.285
12.920.465
18.467.903
14.784.545
83
(peso in quintali)
2000
Sicilia
Italia
Tav. A. 3b - Sicilia - Italia: macellazione degli ovini e dei caprini per tipo di mattatoio dal 1996 al 2000
1997
1998
1996
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
PUBBLICO
CAPI
529.331
4.426.695 516.799
3.692.051
501.388
2.750.795
PESO VIVO
95.720
712.695
93.129
579.919
87.720
444.191
PESO MORTO
51.237
396.022
49.913
323.190
46.953
246.486
Sicilia
Italia
440.881
77.432
41.489
2.553.780
405.468
228.478
397.572
82.232
42.840
2.115.203
344.324
192.902
PRIVATO
CAPI
PESO VIVO
PESO MORTO
TOTALE
CAPI
PESO VIVO
PESO MORTO
Fonte ISTAT
1999
97.266
22.554
11.990
3.934.874
678.761
379.485
142.154
29.187
15.801
4.413.331
776.892
434.743
201.067
39.208
21.128
5.055.034
867.500
486.159
231.595
51.282
27.437
5.259.836
905.068
505.890
156.295
35.082
18.532
5.304.806
881.429
497.609
626.597
118.274
63.227
8.361.569
1.391.456
1.787.478
658.953
122.316
65.714
8.105.382
1.356.811
757.933
702.455
126.928
68.081
7.805.829
1.311.691
732.644
672.476
128.714
68.926
7.813.616
1.310.536
734.368
553.867
117.314
61.372
7.420.009
1.225.753
690.511
84
(peso in quintali)
2000
Sicilia
Italia
Tav. A. 4b - Sicilia - Italia: macellazione degli equini per tipo di mattatoio dal 1996 al 2000
1997
1998
1996
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
Sicilia
Italia
PUBBLICO
CAPI
11.699
109.951
9.013
92.610
5.538
80.308
PESO VIVO
35.762
431.708 28.007
380.030
18.938
338.924
PESO MORTO
18.891
226.798 14.717
198.831
9.905
174.456
Sicilia
Italia
4.238
15.034
7.911
73.496
305.489
157.616
5.666
21.183
11.090
71.966
285.622
147.340
PRIVATO
CAPI
PESO VIVO
PESO MORTO
TOTALE
CAPI
PESO VIVO
PESO MORTO
Fonte ISTAT
1999
1.647
7.641
4.375
137.642
585.802
310.294
2.350
11.043
6.272
147.434
631.348
331.048
4.011
17.819
9.339
146.872
629.041
329.689
3.120
13.912
7.771
153.827
664.621
346.502
4.929
20.450
10.668
162.938
694.624
362.386
13.346
43.403
23.266
247.593
1.017.510
537.092
11.363
39.050
20.989
240.044
1.011.378
529.879
9.549
36.757
19.244
227.180
967.965
504.145
7.358
28.946
15.682
227.323
970.110
504.118
10.595
41.633
21.758
234.904
980.246
509.726
85
INDICE DELLE TAVOLE NEL TESTO
Tav. 1.1
Sicilia: aziende con allevamenti bovini e relativo numero di capi, anni 1990
e 2000 ……………………………………………………………………
8
Tav. 1.2
Sicilia: aziende con allevamenti ovicaprini e relativo numero di capi, anni
1990 e 2000 …………………………………………………………………
9
Tav. 1.3
Sicilia: distribuzione provinciale degli allevamenti suini e relativo numero
di capi, anno 2000 e Var. % 2000/1990 ……………………………………
12
Tav. 1.4
Sicilia: Azienda con suini e relativo numerosi capi per forma di conduzione
e zona altimetrica - anno 2000………………………………………………
12
Tav. 1.5
Sicilia: aziende con suini e relativo numero di capi per classi di capi – anno
2000 …………………………………………………………………………
13
Tav. 1.6
Sicilia: aziende con allevamenti suini e classe di superficie totale, anno
2000 e Var. % 2000/1990 ………………………………………………….
13
Tav. 1.7
Sicilia: incidenza delle aziende con scrofe sulle aziende totali, anno 2000 ..
13
Tav. 1.8
Sicilia: distribuzione provinciale degli allevamenti avicoli e relativo
numero di capi, anno 2000 …………………………………………………
17
Tav. 1.9
Sicilia - Italia: allevamenti minori e relativo numero di capi, anno 2000 e
Var. % 2000/1990
17
Tav. 1.10
Aziende zootecniche in biologico certificate nel 2002 per specializzazione
e per aggregati territoriali……………………………………………………
18
Tav. 1.11
Sicilia – Italia: la mandria bovina biologica, anno 2000 …………………..
19
Tav. 1.12
Sicilia – Italia: la mandria ovi-caprina biologica, anno 2000 ………………
19
Tav. 1.13
Sicilia: allevamenti minori in biologico, anno 2000 ……………………..
19
Tav. 2.1
Evoluzione del volume di macellazione e del numero di impianti per
aggregati territoriali, anni 1990 e 2000 …………………………………..
23
Tav. 2.2a
Sicilia: macellazioni di bovini e bufalini, suini ed ovi-caprini per tipo di
mattatoio anni 1990 e 2000………………………………………………..
23
Tav. 2.2b
Sicilia: incidenza percentuale delle macellazioni di bovini e bufalini, suini
ed ovicaprini per tipo di mattatoio nel 1990 e 2000………………………
24
Tav. 2.3a
Distribuzione provinciale degli impianti di macellazione delle carni rosse
in attività nel territorio della Regione Sicilia, dati aggiornati al 2003………
26
Tav. 2.3b
Impianti di macellazione delle carni rosse in attività nel territorio della
Regione Sicilia, dati aggiornati al 2003…………………………………….
29
Tav. 2.4
Sicilia: stabilimenti di lavorazione delle carni rosse e distribuzione
provinciale al 15 gennaio 2003 …………………………………………….
32
Tav. 2.5
Sicilia: stabilimenti di lavorazione delle carni di volatile (D.P.R. 195/97 e
Dir.71/118/CEE) e di coniglio (D.P.R. 559/92) al 2003…………………..
34
86
Tav. 2.6
Sicilia: distribuzione provinciale degli stabilimenti di lavorazione dei
prodotti a base di carne – dati aggiornati al 31 dicembre 2002 …………….
35
Tav. 3.1a
Sicilia - Italia: commercio al dettaglio di carne e prodotti a base di carne,
anni 2000, 2001 e 2002 ……………………………………………………
37
Tav. 3. 1b
Sicilia – Italia: grande distribuzione per provincia, e numero di addetti al 1°
gennaio 2002 ……………………………………………………………
38
Tav. 3.2a
Sicilia - Italia: la spesa media mensile familiare di carne nel 1990 e dal
1995 al 2001 ………………………………………………………………..
39
Tav. 3.2b
Sicilia: spesa media mensile familiare di carne bovina suina, di pollame,
conigli e selvaggina e salumi dal 1997 al 2001 …………………………..
39
Tav. 4.1
Sicilia: importazioni di bovini vivi da 1999 al 2002 ………………………
44
Tav. 4.2
Sicilia: Importazioni di carni bovine fresche o refrigerate dal 1998 al 2002
45
Tav. 4.3
Sicilia: Importazioni di carni bovine congelate dal 1998 al 2002 ………..
46
Tav. 4.4
Sicilia: importazioni di suidi vivi dal 1998 al 2002 ………………………
47
Tav. 4.5
Sicilia: importazioni di carni di suidi fresche o refrigerate e congelate ……
47
Tav. 4.6
Sicilia: importazioni di carni ovi-caprine fresche o refrigerate e congelate..
48
Tav. 5.1
Sicilia: graduatoria Mis. 4.06 Azione 2, allevamenti destinati alla
produzione di carne e derivati (dati aggiornati a maggio 2003) ………..
51
Tav. 6.1
Massimali nazionali per il premio all’abbattimento ……………………….
58
Tav. 6.2
Italia: dotazione nazionale…………………………………………………..
60
INDICE DEI GRAFICI NEL TESTO
Graf. 2.1
Macellazione dei bovini in Sicilia dal 1996 al 2000 …..………………………
20
Graf. 2.2
Carne bovina complessivamente prodotta (peso morto) in Sicilia dal 1996 al
2000 …………………………………………………………………………….
20
Graf. 3.1
Sicilia: spesa media mensile di carne dal 1997 al 2001 ………………………..
39
INDICE DELLE TAVOLE IN APPENDICE
Tav A. 1a
Sicilia – Italia: macellazione dei bovini e bufalini per categoria di animali
abbattuti dal 1996 al 2000 ……………………………………………………..
76
Tav A. 1b
Sicilia – Italia: macellazione dei bovini e bufalini per tipo di mattatoio dal
1996 al 2000 …………………………………………………………………
78
87
Tav. A. 2a
Sicilia – Italia: macellazioni dei suini per categoria di animali abbattuti dal
1996 al 2000 …………………………………………………………………
79
Tav. A. 2b
Sicilia – Italia: macellazioni dei suini per tipo di mattatoio dal 1996 al 2000 ..
81
Tav. A. 3a
Sicilia – Italia: macellazioni degli ovini e dei caprini per categoria di animali
abbattuti dal 1996 al 2000 ……………………………………………………..
82
Tav. A. 3b
Sicilia – Italia: macellazioni degli ovini e dei caprini per tipo di mattatoio dal
1996 al 2000 …………………………………………………………………
83
Tav. A. 4a
Sicilia – Italia: macellazioni degli equini per categoria di animali abbattuti dal
1996 al 2000
84
Tav. A. 4b
Sicilia – Italia: macellazioni degli equini per tipo di mattatoio dal 1996 al
2000 …………………………………………………………………………
85
88
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filiera delle carni