Regione Siciliana Assessorato Agricoltura e Foreste FILIERA DELLE CARNI Rapporto 2003 OSEAAS Osservatorio sull’Economia del Sistema AgroAlimentare della Sicilia CORERAS REGIONE SICILIA ASSESSORATO AGRICOLTURA FORESTE CONSORZIO REGIONALE PER LA RICERCA APPLICATA E LA SPERIMENTAZIONE FILIERA DELLE CARNI Rapporto 2003 OSEAAS Osservatorio sull’Economia del Sistema AgroAlimentare della Sicilia 1 Realizzazione a cura di CORERAS Responsabile della Ricerca e Responsabile Scientifico Antonino Bacarella Coordinamento Tecnico Pietro Columba Redazione Lorella Di Giovanni Si ringrazia per la gentile collaborazione: ! il dott. Riccardo Abbate della sede Istat di Palermo; ! l’Associazione Italiana Allevatori (AIA), ! l’Associazione Regionale Allevatori Sicilia (ARAS), nella persona del dott. Andrea Truscelli, Responsabile Area Tecnico – Scientifica;. ! il dott. Pietro Miosi, il dott. Salvatore Piazza, il dott. Salvatore Ricupati, e la dott.ssa Antonietta Roccheri, funzionari dell’Assessorato all’Agricoltura ed alle Foreste; ! il dott Antonino Virga Dirigente dell’Assessorato Regionale alla Sanità – Ispettorato Regionale Veterinario. 2 INDICE GENERALE INTRODUZIONE………………………………………………………………………………… 5 1 7 LA CONSISTENZA DEL BESTIAME E LE STRUTTURE AZIENDALI…………………...... PREMESSA……………………………………………………………………………………... 7 1.1 L’ALLEVAMENTO BOVINO ……………………………………………………………… 7 1.2 L’ALLEVAMENTO OVINO E CAPRINO……………………………………………………. 9 1.3 L’ALLEVAMENTO SUINO………………………………………………………………... 11 1.4 GLI ALLEVAMENTI MINORI……………………………………………………………… 16 1.5 LA ZOOTECNIA BIOLOGICA……………………………………………………………… 18 2 LA MACELLAZIONE E LE INDUSTRIE DI TRASFORMAZIONE DELLE CARNI 20 2.1 LA MACELLAZIONE E LA PRODUZIONE DI CARNE DELLE VARIE SPECIE………………… 20 2.2 L’ INDUSTRIA DI TRASFORMAZIONE DELLE CARNI ROSSE….………………………….. 22 2.3 LE CARATTERISTICHE ATTUALI DEL SETTORE INDUSTRIALE DELLE CARNI …………… 25 3 LA DISTRIBUZIONE DEI PRODOTTI CARNEI E GLI ACQUISTI DOMESTICI…………… 36 3.1 LA DISTRIBUZIONE…………………………………………………………………..... 36 3.2 GLI ACQUISTI DOMESTICI DI CARNE……………………………………………………. 38 4 IL COMMERCIO CON L’ESTERO DELLA SICILIA……………………………………… 40 PREMESSA .................................................................................................................................. 40 LE IMPORTAZIONI DI BOVINI VIVI E DI CARNI BOVINE FRESCHE O REFRIGERATE……… 41 4.2 LE IMPORTAZIONI DI SUIDI VIVI E DI CARNI DI SUIDI FRESCHE O REFRIGERATE E CONGELATE ……………………………………………………………………………. 42 4.3 LE IMPORTAZIONI DI CARINO OVI-CAPRINE FRESCHE O REFRIGERATE E CONGELATE … 43 5 PROGRAMMAZIONE REGIONALE E FILIERA CARNE ……………………………… 49 5.1 LE LINEE DI INTERVENTO …………………………………………………………….... 49 6 LA NORMATIVA DI SETTORE ……………………………………………………….. 54 4.1 6.1 OCM CARNI BOVINE …………………………………………………………………… 54 6.2 LA RIFORMA DELLA PAC E LA NUOVA OCM CARNI BOVINE ………………………….. 62 6.3 LA POSIZIONE DELL’ITALIA ……………………………………………………………. 66 6.4 OCM CARNI SUINE E OCM POLLAME……………………………………………... 68 3 BIBLIOGRAFIA …………………………………………………………………………………….. 71 APPENDICE STATISTICA …………………………………………………………………………. 75 INDICE DELLE TAVOLA NEL TESTO ………………………………………………………………. 86 INDICE DEI GRAFICI NEL TESTO ………………………………………………………………….. 87 INDICE DELLE TAVOLE IN APPENDICE …………………………………………………………… 87 4 Introduzione La zootecnia da carne, in Sicilia, costituisce un valido contributo alla formazione del reddito agricolo, assumendo nel contempo una valenza estremamente importante anche sotto il profilo dei delicati equilibri ambientali e sociali. In Sicilia nel 2002, secondo i dati Istat, la zootecnia da carne incide per l’11% sul totale della Produzione a Prezzi di Base agricola e zootecnica regionale. Nel corso degli ultimi anni (2000 – 2002), inoltre, il settore carni ha rappresentato il 62% circa della PPB sviluppata da tutte le attività zootecniche (prodotti zootecnici alimentari: carni, latte uova e miele e prodotti zootecnici non alimentari). Il comparto bovino, con un valore della PPB di circa 245 mila euro, incide per il 65% sulla Produzione a Prezzi di Base dell’intero comparto delle carni. Il settore delle carni suine e di quelle di pollame contribuiscono alla PPB del comparto rispettivamente per il 9,5% e per il 10,5%. La zootecnia da carne si svolge prevalentemente nelle aree interne svantaggiate e di montagna; si tratta di frequente di allevamenti tradizionali di tipo estensivo o semiestensivo; le aziende, di ridotte dimensioni, sono lontane dal mercato e carenti in termini di capacità produttiva nonché strutturali (con strutture e condizioni igienico-sanitarie talvolta inadeguate) ed organizzativi. Il sistema di macellazione regionale si basa prevalentemente su i macelli pubblici che risultano insufficienti dal punto di vista dimensionale e scarsamente efficienti; sebbene nell’ultimo decennio si assista ad una consistente riduzione del numero dei macelli pubblici e del loro peso operativo, e ad uno sviluppo - anche se molto contenuto rispetto alle regioni del nord Italia - dell’attività dei macelli privati. Questi infatti, rispetto ai primi, offrono migliori garanzie sotto il profilo degli standard qualitativi ed igienico – sanitari. Il mercato di sbocco della produzione delle carni siciliane è rappresentato dalle macellerie locali. L’offerta risulta estremamente frammentata e la mancanza di strutture di centralizzazione dell’offerta crea le condizioni per il proliferare di molte figure intermedie che si occupano di acquistare il prodotto direttamente alla stalla - riuscendo così a spuntare dagli allevatori prezzi molto vantaggiosi - e di farlo pervenire fino ai punti vendita. Il comparto sconta dunque i limiti dell’arretratezza delle tecniche di allevamento e delle strutture di trasformazione e commercializzazione che le politiche di intervento nazionali e regionali non sono riuscite a far superare. Inoltre, fattori quali la crisi-Bse e l’affermarsi di una normativa igienico – sanitaria piuttosto rigida, che ha interessato i capi di bestiame (BSE, piani di eradicazione della tubercolosi bovina e della brucellosi ovicaprina), i ricoveri per gli animali e gli impianti di macellazione e di trasformazione delle carni, hanno gravato ulteriormente sui precari equilibri del sistema 5 Sia nel Programma Operativo Regionale che nel Piano di Sviluppo Rurale, si prevedono interventi volti ad incrementare la competitività delle aree rurali dell’Isola attraverso il miglioramento delle strutture aziendali e delle condizioni di trasformazione e di commercializzazione dei prodotti agricoli. Sono inoltre contemplate misure a favore della tutela dell’ambiente naturale, del miglioramento delle condizioni di igiene e di benessere degli animali e della valorizzazione delle specie animali in pericolo di estinzione e dei prodotti agroalimentari tipici e di qualità. 6 1 - LA CONSISTENZA DEL BESTIAME E LE STRUTTURE AZIENDALI Premessa La zootecnia siciliana conserva ancora in larga parte caratteristiche strutturali, tecniche ed organizzative tradizionali e superate; inoltre si colloca nelle zone interne e svantaggiate, dove la condizione di marginalità determina una scarsa integrazione dell’attività zootecnica con il mercato. Inoltre gli orientamenti della politica agricola comunitaria, nazionale e regionale non sono ancora riusciti a ridurre il “gap” esistente tra la zootecnia isolana e quella degli ambienti continentali del settentrione italiano e del centro Europa. Dal confronto tra i dati censuari del 2000 e del 1990 però si evince che è in corso un processo di ristrutturazione del comparto con la riduzione del numero di aziende, a carico soprattutto di quelle più piccole, e con un modesto aumento delle dimensioni aziendali Le aziende zootecniche siciliane infatti, ed in particolare i piccoli allevatori, gravate dalle crisi congiunturali (BSE, regime delle quote latte, malattie e siccità) e dall’affermarsi di una normativa igienico-sanitaria piuttosto rigida, sono state sottoposte, negli ultimi anni, ad un processo di disgregazione (falcidia del patrimonio in bestiame) e di espulsione, con ripercussioni sui fenomeni di esodo agricolo e rurale dalle zone montane e collinari. In questo capitolo viene analizzata la struttura della zootecnia siciliana, utilizzando le informazioni dell’ultimo censimento generale dell’agricoltura, ed il loro confronto con i dati del censimento precedente. E’ bene precisare che l’analisi della struttura delle aziende con allevamenti bovini, ovicaprini e bufalini, qui di seguito riportata, rappresenta una sintesi di quanto ampiamente trattato nella pubblicazione relativa alla “filiera lattiero-casearia”; per gli approfondimenti dunque si rimanda alla lettura della filiera suddetta. 1. 1 - L’allevamento bovino Le statistiche sulla zootecnia bovina, fornite dall’Istat, non permettono di identificare esattamente gli allevamenti da carne, come nel caso di quelli da latte, definiti dalle vacche produttrici di latte, che tra l’altro producono, sia pur come prodotto secondario, anche carne bovina; per questa ragione vengono qui appresso considerati gli allevamenti nel loro complesso. L’analisi strutturale ed evolutiva dell’intero comparto bovino risulta comunque rappresentativa dal momento che in Sicilia la maggior parte degli allevamenti è di tipo misto, secondo il classico schema vacca- vitello. 7 La consistenza del bestiame bovino, nei dieci anni compresi fra le due rilevazioni censuarie, appare ridotta del 34%. Il numero dei bovini, infatti, è passato da 466 mila capi del 1990 a circa 308 mila capi del 2000. Nello stesso periodo di riferimento, oltre 7 mila aziende zootecniche hanno cessato l’attività (-44%); inoltre, si registra un aumento del numero medio di capi allevati per azienda di 5,2 unità (Tav. 1.1). Questa situazione è il risultato di un processo di ristrutturazione in corso nell’intero comparto che coinvolge tutto l’intero territorio nazionale. Tav. 1 1 - Sicilia - aziende con allevamenti bovini e relativo numero di capi, anni 1990 e 2000 Censimento 1990 Censimento 2000 n. medio Az. Capi capi/ n. medio Az. Capi azienda 16.166 466.402 28,8 Variazione 2000-1999 capi/ azienda 9.045 307.876 34,0 Az. Capi (%) (%) -44,0 -34,0 n. medio capi/ azienda 5,2 Fonte: ISTAT, "Censimenti Generali dell'Agricoltura - 1990 e 2000. L’allevamento bovino in Sicilia, è estremamente diffuso sul territorio, anche se si evidenziano province di più intensa concentrazione quali quelle di Ragusa, Messina, Enna e Palermo. La zootecnia di tipo semiestensivo ed estensivo (indirizzo produttivo di tipo misto, secondo lo schema vacca-vitello) si svolge prevalentemente nelle zone di collina e montagna. Nelle aree di pianura, invece, si trovano i sistemi zootecnici intensivi (aziende zootecniche specializzate nella produzione di latte). Le carni prodotte vengono destinate prevalentemente al mercato locale per il consumo fresco e talora alla trasformazione industriale. 8 I. 2 - L’allevamento ovino e caprino I circa 9 mila allevamenti ovini e caprini, a causa delle malattie (blue tongue, tbc, brucellosi) e degli eventi atmosferici recenti (siccità) hanno subito, negli ultimi anni, un forte depauperamento del numero di capi allevati. Tra il 1990 ed il 2000, la consistenza del patrimonio ovi-caprino si è ridotta del 44,3%, mentre il numero di aziende è passato da 18 mila a circa 9 mila unità (-51%). Nello stesso periodo di riferimento si segnala inoltre, una crescita dimensionale degli allevamenti in termini di numero medio di capi allevati: di 3,3 unità per gli allevamenti ovini e di 17,4 unità per quelli caprini (Tav. 1. 2). Tav. 1. 2 - Aziende con allevamenti ovicaprini e relativo numero di capi anni 1990 e 2000 OVINI Anni CAPRINI n. n. Aziende Capi 1990 12.217 1.294.298 2000 6.482 708.182 capi TOTALE OVICAPRINI capi n. n. Aziende Capi 105,9 6.277 197.930 31,5 109,3 2.496 122.150 48,9 per azienda per azienda n. n. Aziende Capi 18.494 1.492.228 8.978 830.332 Fonte: Istat- 4° Censimento Generale dell'Agricoltura per il 1990, 5° Censimento Generale dell'Agricoltura per il 2000. L’ovinicoltura siciliana, il cui indirizzo produttivo prevalente è quello misto rivolto alla produzione di latte e carne, è varia e composita, si passa infatti dagli allevamenti stanziali, provvisti di snelle e idonee strutture per il ricovero degli animali, soddisfacenti condizioni igienico sanitarie dei capi e alimentazione razionale, a quelli basati su un sistema pastorale arcaico: allevamento brado e transumante, assenza di strutture, alimentazione inadeguata e insoddisfacenti condizioni igienico-sanitarie dei capi allevati. Gli allevamenti, in generale di piccole dimensioni, sono distribuiti su tutto il territorio regionale, con una maggiore prevalenza nelle aree collinari e di montagna delle province di Palermo, Messina ed Enna. Le razze più rappresentate sono la Pinzirita, la Comisana, la Valle del Belice e la Barbaresca. I prodotti dell’allevamento (latte, carne e formaggi) vengono veicolati prevalentemente verso il mercato locale e/o comprensoriale. L’allevamento caprino, pur essendo spesso associato, per tradizione, a quello ovino, presenta i suoi caratteri distintivi. Gli allevamenti caprini sono dislocati principalmente nelle zone di 9 montagna (Nebrodi e Madonne). Il tipo di allevamento più diffuso è quello nomade su terreni in affitto o, addirittura, occasionali. Le razze e le popolazioni più rappresentate sono la Maltese e la Derivata di Siria. Ancora presenti, anche se in numero ridotto, sono le razze Girgentana e Argentata Etnea; importanza riveste inoltre, per le aree montane dei Nebrodi dove è maggiormente diffusa, il tipo genetico noto come Capra dei Nebrodi. 10 1. 3 - L’allevamento suino. La suinicoltura regionale, costituita da circa 3 mila aziende e 42 mila capi, nell’ultimo decennio ha manifestato una evidente situazione di crisi, il settore infatti ha subito una forte riduzione sia delle consistenze (-58,4%) sia del numero di allevamenti (-57,4%) – (Tav. 1. 3). Le aziende suinicole sono presenti in numero consistente nelle province di Messina (47,8%), Enna (19,9%) e Ragusa (14,2%) dove viene allevato rispettivamente il 20, l’11 ed il 30% del patrimonio suino della Sicilia. I numerosi allevamenti suini dislocati nelle province di Messina e di Enna sono di piccole dimensioni, come testimonia il basso numero di capi allevati per azienda (circa 10); in queste aree infatti, la suinicoltura costituisce, nella maggior parte dei casi, un’attività integrativa all’azienda agraria. Nella provincia di Trapani sono invece presenti le porcilaie di maggiori dimensioni dove si contano circa 170 capi per azienda. La quasi totalità (97%) delle aziende con suini è a conduzione diretta del coltivatore, la forma di conduzione con salariati interessa soltanto il 2% delle aziende (Tav. 1. 4). L’allevamento suino in Sicilia, si svolge prevalentemente nelle zone collinari e di montagna dove si concentra il 98,3% delle aziende ed il 96,3% dei capi allevati. La suinicoltura si presenta alquanto polverizzata; gli allevamenti con un carico di bestiame che non supera i 10 capi rappresentano infatti il 78,5% del totale, sono circa 400, pari al 20%, le aziende che ricadono nelle classi di capi comprese fra 10 e 49 capi. Relativamente alla distribuzione dei capi per classi di capi, si osserva che il 45% del patrimonio suino si concentra nelle classi di ampiezza da 20 a 499 unità e ben il 32% ricade nella classe con 1000 capi ed oltre (Tav. 1. 5) Per quanto riguarda la distribuzione degli allevamenti in funzione dell’ampiezza della base aziendale (Tav. 1. 6): il 30% circa delle aziende appartiene alle classi di ampiezza comprese fra meno di un ettaro e 2 ettari, ed in esse ricade il 16,3% dei capi suini, ben il 50% degli animali invece, viene allevato nelle aziende con superficie compresa fra 5 e 30 ettari, che rappresentano il 34% delle aziende nel complesso. Altro aspetto strutturale di notevole importanza riguarda la limitata incidenza di aziende con scrofe (25%) sul totale delle aziende con suini, fatto, questo, che evidenzia la diffusione di allevamenti cosiddetti “a ciclo aperto”, nei quali si effettua la sola fase di ingrasso di suinetti acquistati da altri allevamenti (Tav. 1. 7). 11 Tav. 1. 3 Sicilia - distribuzione provinciale degli allevamenti suini e relativo numero di capi, anno 2000 e Var.% 2000/1990 Variazioni 2000-1990 n. n. n. Province n. Aziende n. Capi n. Aziende Capi Capi/Azienda % % Capi/Azienda Ag 44 1.933 43,9 -75,6 -67,8 10,6 Cl 15 326 21,7 -76,9 -66,3 6,9 Ct 75 2.323 31,0 -66,8 --89,0 -64,0 En 482 4.932 10,2 -56,3 -53,6 -0,6 Me 1.155 8.386 7,3 -56,2 -39,5 -2,1 Pa 159 3.854 24,2 -36,1 -54,7 -9,9 Sr 109 1.913 17,6 -32,7 -46,8 -4,6 Rg 345 12.506 36,2 -52,5 -27,4 -18,5 Tp 32 5.476 171,1 -61,0 -25,5 81,4 Totale 2.416 41.649 17,2 -57,4 -58,4 -0,4 Fonte: Censimento generale dell’Agricoltura 1990 - 2000 Tav. 1 4 Sicilia: aziende con suini e relativo numero di capi per forma di conduzione e zona altimetrica, anno 2000 % n. % n. Capi/Tot n. Capi FORME DI CONDUZIONE n. Aziende Aziende/Tot Conduzione diretta del coltivatore 2.362 97 25.963 62,3% 53 2,1 15.626 37,5 - - - - 1 2.416 0,0 100,0 60 41.649 0,14 100,0 Montagna Collina 979 1.397 40,5 57,8 9.385 30.734 22,5 73,8 Pianura Totale Sicilia 40 2.416 1,6 100,0 1.530 41.649 3,6 100,0 Conduzione con salariati Conduzione a colonia parziaria appoderata Altra forma di conduzione Totale ZONE ALTIMETRICHE Fonte: Censimento generale dell’Agricoltura 2000 12 Tav. 1 5 – Sicilia: aziende con suini e relativo numero di capi per classi di capi - anno 2000 CLASSI DI CAPI 1 -2 3–5 6–9 10 – 19 20 – 49 50 – 99 100 - 499 500999 1000 ed oltre totale Aziende Valori assoluti 1.476 307 115 207 186 66 50 4 5 2.416 % 61,1 12,8 4,7 8,5 7,6 2,7 2,1 0,2 0,2 100,0 Capi Valori assoluti 1.963 1.166 832 2.683 5.394 478 9.234 2.991 13.308 41.649 % 4,7 2,8 1,2 6,4 12,6 1,1 22,2 7,2 32,1 100,0 Fonte: Istat, 5° Censimento generale dell’Agricoltura Tav. 1 6 – Sicilia: aziende con allevamenti suini e classe di superficie totale, anno 2000 e Var.% 2000/1990 Anno 2000 Classi di superficie totale n. Aziende % n. Aziende/Tot Variazioni % 2000-1999 n. Capi % n. Capi/Tot Aziende Capi Senza terreno agrario Meno di un ettaro 31 1,3 632 1,5 -74,2 -96,6 507 21,0 3.315 7,9 -33,6 -37,9 Da 1 a 2 ettari 290 12,0 3.512 8,4 -52,3 -34,4 Da 2 a 3 ettari 162 6,7 3.714 8,9 -63,3 -2,2 Da 3 a 5 ettari 190 7,8 3.169 7,6 -65,5 -64,0 Da 5 a 10 ettari 311 12,8 8.217 19,7 -61,7 -1,3 Da 10 a 20 ettari 329 13,6 7.339 17,6 -60,5 -52,1 Da 20 a 30 ettari 184 7,6 5.334 12,8 -64,2 -25,2 Da 30 a 50 ettari 186 7,7 3.159 7,6 -61,6 -67,2 Da 50 a 100 ettari 148 6,1 2.000 4,8 -59,9 -75,4 100 ettari e oltre 78 3,2 1.258 3,0 -56,4 -87,2 2.416 100,0 41.649 100,0 -57,4 -58,4 Totale Sicilia Fonte: Censimento generale dell’Agricoltura anni 2000 - 1990 Tav. 1 7 – Sicilia: incidenza delle aziende con scrofe sulle aziende totali – anno 2000 Suini Di cui scrofe Aziende 2.416 607 % scrofe/totale suini 25 Capi 41.649 4.574 11 Fonte: 5° Censimento generale dell’Agricoltura anno 2000 13 Una descrizione a parte merita l’allevamento del “Suino Nero dei Nebrodi o delle Madonie”1 per il quale, il 13 ottobre ‘97, è stato richiesto alla Commissione Europea, per il tramite del Mi.P.A.F, l’inserimento nell’inventario delle razze minacciate di estinzione. Il “suino Nero” (ceppo autoctono) viene allevato allo stato brado o semi-brado prevalentemente nelle zone montane della provincia di Messina, con piccole presenze anche nella province di Catania e Palermo (Nebrodi – Madonie e Peloritani). I soggetti di questo ceppo indigeno - sempre meno numerosi allo stato di purezza, in quanto sottoposti a ripetuti incroci con razze bianche vivono nelle zone boschive impervie, nutrendosi talora di alimenti di fortuna e sfruttando le loro tipiche caratteristiche di elevata rusticità e resistenza alle malattie. Si stima che la suinicoltura dei Nebrodi interessa circa 30.000 mila ettari di bosco e centinaia di aziende che fanno dell’allevamento suino la loro attività principale o integrativa; in questo caso si tratta generalmente di aziende armentizie. L’allevamento del “suino nero” viene praticato prevalentemente da allevatori affittuari di boschi, i quali, nel periodo di utilizzo della carne procedono alla cattura dei soggetti da macellare con l’ausilio di cani ammaestrati e cappi. Questo tipo di allevamento provoca, talora, sensibili danni alle aree coltivate, al pascolo utilizzato da altre specie di animali ed a volte pregiudica la stessa ricostituzione del bosco. Invece, nel caso in cui i branchi di suini seguono gli armenti aziendali nella transumanza: nei mesi invernali gli animali seguono le greggi e vengono alimentati con granaglie e sottoprodotti caseari, da aprile a luglio gli animali permangono nei boschi, mentre nei mesi di agosto e settembre, i suini rimangono in prossimità dei ricoveri aziendali usufruendo di integrazioni alimentari a base di granaglie e cruscame. Nel periodo ottobre-novembre, quando le specie arboree maggiormente diffuse nei boschi fruttificano, vengono immessi e lasciati liberi nel sottobosco. Poco prima della macellazione vengono condotti al centro aziendale dove, dopo un eventuale periodo di ingrasso, vengono macellati; alcuni capi vengono destinati all’autoconsumo mentre la restante parte viene venduta in loco per essere utilizzata allo stato fresco o per la preparazione di insaccati. Le ridotte dimensioni aziendali, che incidono negativamente sul livello dei costi d’allevamento, che si mantengono medio-alti, la carente organizzazione produttiva e commerciale e la forte dipendenza dal mercato per la fornitura dei mangimi, contribuiscono a determinare nel comparto uno stato diffuso di precarietà. I prodotti specifici derivati dal “suino nero” e dalla zona tradizionale di allevamento sono le carni per uso fresco, caratterizzate da spiccate doti di qualità e genuinità, il salame di Sant’Angelo di Brolo e le pancette caserecce tradizionali. 1 Tratto da “Indagine preliminare sul Suino Nero e sulla produzione degli insaccati nei Nebrodi” Regione Siciliana Assessorato Agricoltura e Foreste – Servizio Assistenza Tecnica e Divulgazione agricola - Sezioni Operative: Brolo (N.5); Castell’Umberto (N.7); S. Agata di Militello (N. 8); Caronia (N.10); Mistretta (N.11) – Anno 1991. 14 In particolare, la produzione del “salame Sant’Angelo di Brolo”, ha assunto nel tempo una spiccata tipicità. Nella vallata omonima e nelle zone limitrofe infatti, la particolare morfologia dei versanti e dei rilievi determina condizioni di temperatura, umidità e ventosità estremamente favorevoli alla stagionatura degli insaccati. Il salame “S. Angelo” può essere definito un insaccato stagionato con involucro esterno naturale ed a contenuto unigrana in quanto contiene esclusivamente carne suina. Detto salame, a differenza di altri preparati con ciò che rimane dalle produzioni pregiate (prosciutto, pancetta, coppa, etc.), viene prodotto con tutte le masse muscolari migliori del suino, che sono coscia, lombata, costata e pancetta, mentre vengono scartati il guanciale, il collo, gli arti e tutto il lardo. I locali utilizzati per la preparazione e la stagionatura sono costituiti da magazzini di vecchie abitazioni; essi comprendono la sala di lavorazione fornita di cella frigorifera, il bancone per la preparazione dei tagli, apposite macchine ed attrezzature per il taglio della carne, la “consa” e l’insaccamento, nonché la sala di stagionatura provvista di apposite aperture e strumenti per regolare l’ambiente e di telai in legno ove viene appeso il salame ad asciugare. La durata della stagionatura varia in base all’andamento climatico ed al tipo di budello utilizzato; in genere è di 20 -25 giorni per il budello bovino; 30 – 40 giorni per quello suino; 90 -100 giorni per il cosiddetto budello “clarino”, ottenuto dall’ampolla rettale o budello gentile del suino. Attualmente la produzione del “Salame S. Angelo” interessa alcune decine di “macellai insaccatori”, i quali, a causa della poca disponibilità di materia prima locale, sono costretti a ricorrere all’importazione, dalle aree suinicole italiane ed estere, di suini vivi o di carcasse, le cui carni risultano poco idonee ad essere salumificate. A questo si aggiunge la diffusa abitudine di immettere sul mercato, per motivi tecnici ed economici, salame in fase di stagionatura, privo della benefica azione esplicata dal micro-ambiente. Questi fattori, unitamente alla carente organizzazione produttiva e commerciale, condizionano fortemente la diffusione del “Salame S. Angelo”. La sua commercializzazione, infatti, si limita alle città di Messina, Catania ed ai medi e piccoli centri delle due province, provocando pertanto, fenomeni concorrenziali tra i produttori con il conseguente calo dei prezzi di vendita. In questo contesto una buona opportunità per la crescita del comparto può essere offerta dal Piano di Sviluppo Rurale che prevede interventi volti alla valorizzazione delle specie animali in pericolo di estinzione (tra le quali viene menzionato anche il suino nero) e dei prodotti agroalimentari tipici e di qualità. 15 1. 4 – Gli allevamenti minori In Sicilia si contano 6.771 aziende avicole con 1,7 milioni di unità allevate. Tra il 1990 ed il 2000 si è osservata una riduzione abbastanza spinta sia in termini di capi (-40,2%) che di aziende (-40%), il numero medio di capi allevati per azienda invece, si è mantenuto relativamente stabile, segnando una flessione trascurabile (-0,9). Si tratta, in generale, di allevamenti di piccole dimensioni, non specializzati, i quali rappresentano, per lo più, un’attività integrativa all’azienda agraria o zootecnica. Soltanto nelle province di Ragusa e Catania sono presenti le aziende più consistenti, con un numero medio di capi allevati intorno alle 1.400 unità per allevamento (Tav. 1. 8). Il ruolo marginale di questo comparto zootecnico viene oltremodo confermato anche a livello nazionale: la Sicilia infatti partecipa al patrimonio avicolo nazionale con una quota pari appena allo 0,9%. Il 61% della consistenza avicola italiana si concentra invece in Lombardia, in Veneto ed in Emilia Romagna. A livello nazionale il comparto è, di fatto, dominato dai grandi marchi: il 95% del pollo italiano è sotto il controllo di 12 aziende e il 97% del mercato del tacchino è coperto da sei aziende. A caratterizzare il sistema produttivo di queste aziende è la <<filiera integrata>>: ciascuna azienda ha allevamenti di proprietà o è legata agli allevatori tramite contratti, produce i mangimi, controlla la produzione in tutte le sue fasi, dal pulcino fino alla macellazione, al confezionamento e alla distribuzione. La Sicilia, con 1.588 allevamenti cunicoli e 100.929 capi, non è attualmente in grado di coprire l’intero fabbisogno regionale di carne cunicola, che quindi viene importata dall’estero e dalle regioni del centro-nord italia come le Marche il Veneto ed il Piemonte dove si concentra il 48,% della consistenza cunicola nazionale. Le strutture aziendali più grandi (864 capi per allevamento) sono ubicate nella provincia di Siracusa dove si contano 55 aziende, nelle quali si concentra circa la metà (47%) del patrimonio cunicolo regionale. Quanto agli equini, emerge un forte calo della consistenza dei capi (-36,1%) che da circa 13 mila unità del 1990 sono passati a 8 mila esemplari; anche il numero delle aziende si è ridotto in modo consistente (- 55,1%). Tale trend negativo si riallaccia alla situazione di difficoltà che da lungo tempo ha investito l’allevamento di questa specie. Per quanto riguarda l’allevamento bufalino, l’ultimo censimento indica una consistenza esigua, ma rettifica in aumento il numero dei capi allevati tra il 1990 ed il 2000. L’allevamento di questa specie in Sicilia, è orientato prevalentemente alla produzione di latte per la preparazione delle mozzarelle, la produzione di carne, ad oggi, risulta modesta. 16 Tav. 1 8 Sicilia: distribuzione provinciale allevamenti avicoli e relativo numero di capi degli n. n. n. Aziende Capi Capi/Azienda Tp 108 70.796 655,5 Pa 692 137.556 198,8 Me 3.433 162.870 47,4 Ag 258 64.777 251,1 Cl 72 26.277 365,0 En 1.313 42.994 32,7 Ct 117 175.072 1.496,3 Rg 557 810.289 1.454,7 Sr 221 187.824 849,9 Totale 6.771 1.678.455 247,9 Province Fonte: Censimento generale dell’Agricoltura 2000 Tav. 1. 9 Sicilia - Italia: allevamenti minori e relativo numero di capi Sicilia – Italia anno 2000 e variazione 2000/1990 Avicoli Sicilia anno 2000 Variazione 2000-1990 ITALIA Conigli Equini Aziende Capi 6.771 1.678.455 247,8 1.588 100.929 63 2.575 8.453 3,3 9 563 62,6 -40,0% -40,2% -0,9 - 36% 4,3% 24 -55,1% -36,1% 1,0 80,0% 621,8% 47,0 521.895 171.343.324 328,3 216.842 10.885.258 50,2 48.689 184.731 3,8 2.246 181.951 81,0 Aziende Capi n. Capi/Az. Aziende Bufalini n. Capi/Az. Capi n. Capi/Az. Aziende Capi n. Capi/Az. Fonte: Censimento Generale dell’Agricoltura – anno 1990 e 2000. 17 1. 5 - La zootecnia Biologica La zootecnia biologica, disciplinata dal Reg. CE n. 1084/99, si prefigge diversi obiettivi, quali applicare tecniche e sistemi rispettosi della natura e dei suoi cicli biologici, allevare animali con adeguate condizioni di vita in modo da valorizzare gli aspetti etologici, recuperare la biodiversità, preservando il territorio e i suoi aspetti paesaggistici, e si propone inoltre di utilizzare nel miglior modo possibile le energie rinnovabili. In Italia, già nel 1999, anno in cui è iniziato lo sviluppo della zootecnia biologica, ammontavano ad oltre 500 le aziende zootecniche che aderivano al sistema di certificazione nazionale biologico. Il comparto zootecnico, sebbene copra ancora un ruolo defilato nel panorama delle produzioni biologiche, ha proseguito nella sua dinamica di crescita raggiungendo nel 2002 le 4.109 aziende certificate. Circa la loro distribuzione percentuale sul territorio nazionale: al Nord si trova il 22% delle aziende zootecniche biologiche, al Centro il 19%, al Sud il 4% e nelle Isole ben il 55%2. In particolare, in Sicilia ed in Sardegna, a livello di specializzazione aziendale, la zootecnia da carne incide per il 50% mentre le aziende da latte incidono per il 32% e quelle miste pesano per il restante 17% (Tav.1 10). Tav.1 10 - Aziende zootecniche certificate nel 2002 per specializzazione e per aggregati territoriali da latte da carne miste Totale Nord 252 454 223 929 Centro 151 486 143 780 Sud 25 87 45 157 Isole 721 1.138 384 2.243 1.149 2.165 795 4.109 ITALIA Fonte: Bio Bank da Informatore Zootecnico n. 16 Anno L del 10 settembre 2003 pag. 69-70 Le informazioni più recenti sulla zootecnia biologica in Sicilia sono contenute nell’indagine sul patrimonio zootecnico biologico della Sicilia, realizzata dal Servizio di Sviluppo Locale e Attività Agroambientale in collaborazione con gli organismi di controllo. Lo studio ha rilevato – al 31 dicembre 2001 – la presenza, sul territorio regionale, di 1.568 aziende zootecniche bio, con una superficie agricola utilizzata (SAU) di circa 75 mila ettari. Per quanto riguarda invece la statistica ufficiale, i dati dell’ultimo censimento generale dell’agricoltura non consentono di risalire al numero di aziende zootecniche biologiche per specie allevate, in questa sede pertanto analizzeremo esclusivamente i dati relativi alle consistenze. 2 Fonte Bio Bank da Informatore Zootecnico n. 16 Anno L del 10 settembre 2003 pag. 69-70 18 In Sicilia la zootecnia biologica conta circa 11 mila capi bovini, cioè il 3,5% della mandria bovina regionale nel suo complesso, e 20 mila ovi-caprini, pari al 2,4% del totale (Tav. 1. 11 - 12). Relativamente agli allevamenti minori, gli avicunicoli allevati in biologico rappresentano una percentuale molto esigua (Tav.1 13), pari a circa lo 0,3% della consistenza avicunicola regionale complessiva, questa percentuale sale al 2,9% e al 2,8% rispettivamente per gli allevamenti suini ed equini. La consistenza della zootecnia biologica, di fatto è assai modesta, anche a causa del fatto che questa è stata compiutamente regolamentata solo da pochi anni (Reg. CE 1084/99 e DM 4/8/2000). Il potenziamento della zootecnia biologica da carne potrebbe contribuire alla valorizzazione delle razze autoctone e quindi anche all’affermazione della qualità delle carni italiane. Le caratteristiche di tipicità della razza allevata possono infatti trovare un moltiplicatore del valore aggiunto nella sicurezza del processo produttivo e nel ridotto impatto ambientale assicurato dai metodi di produzione biologica. Tav.1 11 Sicilia – Italia: la mandria bovina biologica – anno 2000 (numero di capi) SICILIA ITALIA A) capi in biologico 10.921 115.787 B)capi in complesso 307.876 6.046.506 3,5 1,9 Incidenza % A/B Fonte: ISTAT 5° Censimento Generale dell’Agricoltura – anno 2000. Tav. 1 12 Sicilia – Italia: la mandria ovicaprina biologica - anno 2000 – (numero di capi) SICILIA ITALIA Ovini Caprini Ovini Caprini A) capi in biologico 15.704 4.477 286.388 40.009 B)capi in complesso 708.182 122.150 6.808.900 923.402 2,2 3,7 4,2 4,3 Incidenza % A/B Fonte: ISTAT 5° Censimento Generale dell’Agricoltura – anno 2000. Tav. 1 13 – Sicilia - allevamenti minori in biologico anno 2000 Avicoli Cunicoli A) capi in biologico 3.079 703 B) Capi in complesso 1.678.455 100.929 Incidenza % A/B 0,2 Suini 1.201 41.649 0,7 2,9 (numero di capi) Equini Bufalini 234 8 8.453 563 2,8 1,4 Fonte: Istat 5° Censimento Generale dell'Agricoltura elaborazioni CORERAS 19 2. -LE MACELLAZIONI E L’INDUSTRIA DI TRASFORMAZIONE DELLE CARNI 2. 1 -Le macellazioni e la produzione di carne delle varie specie In Sicilia l’attività di macellazione risulta modesta se si considera che nel 2000 sono stati macellati 177.388 bovini, 204.731 suini e 553.867 ovi-caprini, pari rispettivamente a circa il 4%, l’1,6% ed il 7,4% dei capi complessivamente abbattuti in Italia per la produzione di carne dei diversi tipi. Per il settore della carne bovina, l’attività di macellazione in Sicilia è decisamente indirizzata verso i vitelloni ed i manzi (85%), seguiti dalle vacche (10%) e dai vitelli (4%) mentre la categoria buoi e tori rappresenta solo lo 0,5% del totale. Rispetto al 1999 il numero dei capi macellati è cresciuto del 4%, segno di una possibile ripresa degli abbattimenti per il consumo umano, dopo che tra il 1996 - anno in cui è scoppiato in Gran Bretagna il caso Bse – ed il 1999, l’attività di macellazione aveva subito un rallentamento (Var.% 99-96: -30%) – (Graf. 2.1)3. Graf. 2. 1 - Macellazione dei Bovini in Sicilia Capi macellati G r a f. 2 .2 - C a r n e b o v in a c o m p le s s iv a m e n t e p r o d o t t a ( p e s o m o r t o ) in S ic ilia 1 9 9 6 - 2 0 0 0 300.000 7 0 0 .0 0 0 250.000 6 0 0 .0 0 0 5 0 0 .0 0 0 p e s o m o rto in q u numero capi macellati 200.000 150.000 100.000 c a r n e b o v in a p ro d o tta ( p e s o m o rto ) 4 0 0 .0 0 0 3 0 0 .0 0 0 2 0 0 .0 0 0 50.000 1 0 0 .0 0 0 0 1996 1997 1998 1999 2000 anni 0 1996 1997 1998 1999 2000 anni Fonte: ISTAT elaborazioni CORERAS L’andamento delle produzioni di carne bovina, ossia il peso morto (Graf.2.2), risulta perfettamente in linea con il trend delle macellazioni; pertanto dopo il triennio (1996 – 1999) in cui la quantità di carne complessivamente prodotta si è ridotta del 44%, il 2000 invece, segna una variazione positiva 3 ulteriori dettagli nella Tav. A. 1a in appendice 20 del 7%, determinata appunto da un aumento del numero di capi macellati e da un lieve incremento del peso medio a capo, passato da 4,33 quintali del 1999 a 4,50 quintali del 2000, la resa media (alla macellazione) si è invece, leggermente abbassata. Relativamente alla carne suina: la scarsa attitudine della Sicilia alla produzione di salumi indirizza le macellazioni verso le categorie dei lattonzoli e dei magroni. Il peso medio per capo macellato – pari a 100 kg – risulta infatti inferiore alla media nazionale (143 chilogrammi). Questa differenza è dovuta in gran parte all’influenza determinata dalle regioni settentrionali, la cui attività maggiormente legata all’industria dei prosciutti, richiede animali di peso maggiore (grassi)4. Tra il 1999 ed il 2000 si è registrato un aumento delle macellazioni pari al 6%, anche in questo caso, così come è avvenuto per i bovini, nel 2000 si è verificato “un cambio di rotta”, rispetto al trend negativo che aveva caratterizzato il periodo dal 1997 al 1999. La produzione di carne suina, a sua volta, ha segnato un incremento del 10% tra il 1999 ed il 2000, contemporaneamente si è registrato un aumento del peso medio a capo (+4%) e della resa media alla macellazione (+0,8%). In Sicilia l’attività di macellazione delle carni ovine e di quelle caprine si concentra tra novembre e aprile con punte massime in dicembre e in aprile, in coincidenza con le festività natalizie e pasquali ed è indirizzata rispettivamente verso la categoria degli agnelli (45%) seguita dalle pecore e montoni (40%); e dalla categoria dei capretti (71%)5. Relativamente all’entità delle macellazioni, nel 2000 sono stati abbattuti circa 118 mila ovi-caprini in meno rispetto all’anno precedente (-18%). Tale riduzione è stata causata dalla forte diminuzione degli abbattimenti degli ovini (-20%), mentre i caprini sono rimasti pressoché invariati (+1,2%). Per gli ovini, la diminuzione sia del numero di capi macellati sia del peso morto registrata tra il 1999 ed il 2000 sembra essere riconducibile all’esplosione della blue tongue e della brucellosi, che hanno provocato l’abbattimento di un numero consistente di capi. Le categorie che hanno maggiormente contribuito alla suddetta flessione sono stati gli agnelli (-35%), il solo segno positivo è dato dalle pecore che hanno fatto registrare un incremento del 10%. Per quanto riguarda la categoria dei caprini, si registra un riduzione del numero di capretti (-8,2%) abbattuti ed un significativo incremento delle capre (+35%). La produzione complessiva di carne ovi-caprina (peso morto) nel 2000, ammonta a 61.370 quintali, segnando una contrazione pari all’11% rispetto all’anno precedente. La variazione negativa è stata determinata da una riduzione sia del numero di capi macellati sia dalla resa media (alla macellazione) che è passata da 53,50 del 1999 a 52,30 quintali del 2000. 4 5 ulteriori dettagli nella Tav. A. 2a in appendice ulteriori dettagli nella Tav. A. 3a in appendice 21 2.2. - Industria di trasformazione delle carni rosse (bovini, suini, ovicaprini ed equini) Nel corso dell’ultimo decennio, a livello nazionale, si è assistito ad un processo di ristrutturazione nel settore della macellazione, segnato, a fronte di una accentuata crescita dei volumi, da una notevole diminuzione del numero degli impianti di lavorazione delle carni che ha riguardato prevalentemente gli stabilimenti di ridotte dimensioni, con conseguente aumento della concentrazione dell’attività negli impianti più efficienti. Questo processo di ristrutturazione si è caratterizzato per investimenti finalizzati al miglioramento tecnologico, al contenimento dei costi di produzione, ma soprattutto al miglioramento ed al controllo della qualità del prodotto e delle condizioni igienico sanitarie, in accordo con quanto previsto in ambito nazionale e comunitario. Su tutto il territorio nazionale, una spinta importante al cambiamento del panorama industriale, si è avuta in seguito all’introduzione del decreto legislativo n. 286 del 1994 - volto al miglioramento igienico-sanitario degli impianti - che ha dato attuazione alle direttive comunitarie 91/497, 91/498 in materia di macellazione e di lavorazione delle carni rosse fresche6. L’applicazione di questo decreto ha imposto alle imprese di macellazione, il rispetto di elevati standard igienici, sia nelle strutture che nei processi produttivi, nonché l’effettuazione di regolari controlli, necessari all’utilizzo del bollo Ce con la conseguente possibilità di commercializzazione sull’intero territorio dell’Ue. Diversamente, agli impianti di capacità limitata7 è stata concessa la possibilità di operare sul solo territorio nazionale, commercializzando le carni con un differente bollo. Nonostante le numerose proroghe concesse per agevolare l’adeguamento alla normativa, le difficoltà di applicare tale disciplina in un universo produttivo molto frammentato, hanno contribuito alla chiusura di molti macelli. In Sicilia, in particolare, nell’ultimo decennio si è verificata una consistente riduzione del numero dei macelli pubblici e del loro peso operativo. Le cause sono da attribuire in parte alle loro modeste dimensioni e alla scarsa capacità gestionale delle amministrazioni comunali ed in parte ad uno sviluppo - decisamente meno rilevante rispetto alle regioni del Nord Italia - dell’attività di 6 Secondo l’art. 2 del D.L.vo 286/94, per carni fresche si intende carni, comprese quelle confezionate sotto vuoto o in atmosfera modificata, che non hanno subito alcun trattamento diverso dal trattamento per mezzo del freddo destinato ad assicurarne la conservazione. 7 Secondo il D. M. 23 nov. 1995 – modificazioni al D.L.vo n. 286/94, relativo alle condizione sanitarie per la produzione e immissione sul mercato di carni fresche – art. 1, gli impianti di macellazione a capacità limitata sono quelli non in possesso dei requisiti prescritti per ottenere il riconoscimento di cui all’art. 13 del D.L.vo 286/94 e possono macellare un massimo di 1.000 capi bovini equivalenti (UGB) all’anno o comunque non oltre i 20-40 UGB alla settimana - un UGB corrisponde ad un capo bovino adulto o a due vitelli o ad un solipede o a cinque suini o a dieci ovini o caprini o a venti agnelli, capretti o suinetti di peso vivo inferiore a quindici chilogrammi. I macelli con Bollo CE non presentano alcuna limitazione relativamente al numero di UGB a settimana e devono soddisfare le condizioni di cui all’allegato I, capitolo I e II del D.L.vo 286/94 e che sono riconosciuti a norma dell’art. 13 del medesimo decreto. 22 macellazione privata, sia in impianti artigianali che di tipo industriale8. Pertanto tra il 1990 ed il 2000, il numero degli impianti pubblici si è ridotto del 44% mentre gli impianti privati sono passati da 7 del 1990 a 10 del 2000. Nello stesso arco temporale, l’aumento del volume di macellazione (+20%) e la riduzione del numero di impianti (-38%) hanno portato ad una concentrazione dell’attività di macellazione: la media produttiva per stabilimento è infatti raddoppiata, passando da 496t/anno del 1990 a 974t/anno del 2000 (Tav. 2.1). Inoltre, se si considera il volume (in numero di capi) di macellazione per tipo di mattatoio, nel 2000 l’attività dei mattatoi pubblici ha interessato il 69% dei capi bovini complessivamente macellati, quando nel 1990 questa percentuale era pari all’83%. La stessa tendenza si è registrata - anche se in misura diversa - sia nel comparto suino che in quello ovi-caprino. Di contro è aumentata l’attività dei macelli privati, ed in particolar modo quella degli impianti specializzati nella macellazione suina. (Tav. 2.2a - b)9. Tav. 2. 1- Sicilia - Italia: evoluzione del volume di macellazione e del numero di impianti, anni 1990 e 2000. (bovini, suini ed ovi-caprini) Volume (t) peso morto 1990 Sicilia 57.489 2000 Impianti privati Impianti pubblici 1990 Media (t/impianto) 1990 2000 2000 69.144 7 10 109 61 1990 2000 496 974 ITALIA 2.639.668 2.750.414 954 376 4.960 2.185 446 1.074 Nord – Centro 2.289.993 2.299.195 382 156 4.290 1.954 490 1.090 349.675 451.219 572 220 670 282 1.000 Mezzogiorno 231 Fonte: Ismea su dati Istat Tav. 2.2a Sicilia: macellazione di bovini e bufalini, suini ed ovicaprini per tipo di mattatoio Bovini- Bufalini 1990 2000 1990 Suini 2000 Ovi caprini 1990 2000 Capi (numero) Macelli Pubblici Macelli Privati Totale 140.390 27.820 168.210 121.734 55.656 177.390 127.020 30.430 158.160 80.426 124.305 204.731 446.000 52.190 498.190 397.572 156.295 553.867 Peso Morto (quintali) Macelli Pubblici Macelli Privati Totale 318.080 86.410 404.490 296.774 146.253 443.027 82.400 23.270 105.670 62.635 102.650 165.285 36.360 4.010 40.370 42.840 18.532 61.372 Fonte: elaborazione su dati ISTAT 8 il prevalere dei mattatoi pubblici rispetto a quelli privati resta, comunque, una caratteristica distintiva delle regioni del Sud Italia, dove si localizza il 60% degli stabilimenti pubblici di macellazione nazionali. 9 ulteriori dettagli nelle Tav. A. 1b, 2b, 3b, 4b in appendice 23 Tav. 2.2b Sicilia: incidenza percentuale delle macellazioni di bovini e bufalini, suini ed ovicaprini per tipo di mattatoio nel 1990 e 2000. Bovini- Bufalini Suini Ovi caprini 1990 2000 1990 2000 1990 2000 Capi Macelli Pubblici 83,4 68,6 80,3 39,3 89,5 71,8 Macelli Privati 16,5 31,4 19,2 60,7 10,5 28,2 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Peso Morto (quintali) Macelli Pubblici Macelli Privati Totale 78,6 21,4 100,0 66,9 33,0 100,0 78,0 22,0 100,0 37,9 62,1 100,0 90,1 9,9 100,0 69,8 30,2 100,0 Fonte: elaborazione su dati ISTAT 24 2.3 - Le caratteristiche attuali del settore industriale delle carni. In Sicilia, il settore della trasformazione delle carni è soggetto a repentine variazioni del numero di impianti. In dipendenza di vari fattori, quali: l’apertura di nuovi stabilimenti o la chiusura di quelli esistenti; le possibili sospensioni per carenze igienico-sanitarie e le eventuali fusioni o cambi di ragione sociale. Secondo i dati forniti dall’Assessorato alla Sanità – servizio 2° IRV, ed aggiornati al 1° gennaio 2003, in Sicilia si contano circa 104 macelli (carni rosse) autorizzati dalle autorità competenti (Ass. Sanità) ai sensi del D.L.vo 286/94. Dei 104 macelli autorizzati, il 79% (circa 82 unità) è rappresentato da macelli di ridotte capacità, mentre gli impianti dotati di bollo CE sono soltanto 22. Il numero degli impianti di macellazione autorizzati però, risulta di gran lunga superiore al numero degli impianti realmente funzionanti (59 unità). Si nota inoltre, che i macelli non attivi, sono per la maggior parte di ridotte capacità e gestiti dalle amministrazioni comunali. Alla base di questo fenomeno si collocano le difficoltà incontrate dalle imprese di macellazione nel rispettare gli elevati standard igienici imposti dalla normativa vigente10, pur avendo ottenuto l’autorizzazione ai sensi del suddetto decreto. L’adeguamento alla normativa infatti, comporta dei costi non indifferenti per la gestione e la manutenzione periodica dei locali delle attrezzature, ecc., che le amministrazioni comunali – nel caso dei macelli pubblici – talvolta non possono sostenere. Inoltre, gli impianti dotati del bollo CE, rispetto ai macelli a capacità limitata, richiedono una struttura organizzativa più complessa, difficilmente gestibile dalle amministrazioni pubbliche. Proprio per questo motivo, la maggior parte dei macelli CE risulta di proprietà privata, e gli impianti pubblici, a loro volta, vengono dati in gestione ad imprese private. Dei 59 macelli operanti in Sicilia nel segmento delle carni rosse (bovini –suini – ovicaprini – equini), la gran parte è rappresentata da impianti a capacità limitata (63%) mentre i macelli in possesso del bollo CE rappresentano il 37% del totale (Tav. 2. 3a e b). 10 Gli stabilimenti di macellazione sono soggetti a periodici controlli sanitari. 25 Tav. 2.3a - Distribuzione provinciale degli impianti di macellazione delle carni rosse in attività nel territorio della Regione Sicilia, (dati aggiornati al 2003) Macelli Macelli Province Capacità limitata CEE Totale %n. macelli/totale Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani TOTALE 7 2 3 3 4 14 1 3 36 2 1 3 1 5 3 3 2 2 22 9 3 6 4 9 17 3 3 5 59 15,2 5,0 10,2 6,7 15,2 28,8 5,0 5,0 8,5 100 Fonte: servizio 2° IRV Assessorato Regionale alla Sanità Oltre la metà degli impianti di macellazione si concentra nelle province di Palermo (29%) e nelle province di Messina ed Agrigento (30%). Gli impianti in possesso del bollo CE sono 22, di cui il 77% è rappresentato da impianti privati ed il 23% da macelli pubblici. Inoltre i macelli CE assorbono circa l’80% della macellazione regionale, avendo appunto una capacità lavorativa illimitata. Circa la loro dislocazione si osserva un’elevata concentrazione di questa tipologia di impianti nelle province di Palermo, Messina, Catania e Ragusa. La parte più numerosa dei 37 macelli di ridotte capacità è rappresentata da stabilimenti pubblici (86%), mentre il 13,5% è costituito da stabilimenti privati, circa la loro dislocazione si distribuiscono soprattutto nelle zone rurali delle province di Palermo e Agrigento (54%). Il livello di specializzazione rispetto al prodotto lavorato, infine, evidenzia una larga presenza di impianti di macellazione mista11 (93%) ed un numero molto contenuto di stabilimenti per l’esclusivo abbattimento di suini (6,7%). Di fatto, in Sicilia, non esistono stabilimenti specializzati nell’abbattimento esclusivo dei bovini. L’attività di macellazione consiste nella trasformazione dell’animale vivo in carcasse, mezzene o al massimo quarti. Le attività del disosso, ulteriore taglio e porzionatura delle carni in tagli anatomici, rientrano invece nell’attività di sezionamento che può essere effettuato esclusivamente in impianti autorizzati ai sensi del D.L.vo 286/94. Nelle strutture tecnologicamente più avanzate, le due attività, di cui sopra, sono funzionalmente e strutturalmente collegate ed integrate. Nonostante l’importanza crescente del sezionamento, in termini di competitività, tale attività è praticata soltanto in 7 stabilimenti di macellazione (12%); di cui quattro sono dotati esclusivamente di impianti di sezionamento (carni rosse); gli altri invece si presentano strutturalmente più 11 Carni bovine, ovine, caprine, suine ed equine 26 completi, affiancando all’attività di macellazione e sezionamento anche il laboratorio per “le carni macinate e preparazione di carni”12, e talora anche il deposito frigorifero e lo stabilimento13 per la preparazione di prodotti a base di carne. (Tav. 2.4). Gli stabilimenti di cui sopra si trovano dislocati nelle province di Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Agrigento e Trapani. In Sicilia si osserva una scarsa integrazione orizzontale tra le tipologie di impianti di trasformazione delle carni rosse: dai macelli, agli impianti di sezionamento, ai laboratori per la preparazione delle carni fresche e agli stabilimenti di lavorazione e confezionamento dei prodotti a base di carne. Si evidenzia invece, una maggiore integrazione fra l’attività di sezionamento ed i laboratori per la preparazione delle carni. In Sicilia sono presenti 58 impianti di sezionamento, la maggior parte dei quali (77%) possiede il bollo CE14 e ben il 41% risulta strutturalmente collegato al laboratorio per la preparazione delle carni e al deposito frigorifero (Tav. 2.4). In Sicilia si contano 77 depositi frigoriferi (D.L.vo 286/94), dove le carni rosse, provenienti dai macelli o dai laboratori di sezionamento, vengono sottoposte a refrigerazione. L’attività della maggior parte di essi consiste nell’acquisto di carne, proveniente sia dai macelli regionali che dal nord Italia e dai paesi dell’UE15,e la successiva vendita presso le macellerie e la grande distribuzione (vendita all’ingrosso). I depositi frigorifero annessi agli impianti di sezionamento e/o ai laboratori di preparazione delle carni e/o agli stabilimenti di lavorazione dei prodotti a base di carne rappresentano invece, il 25% del totale16. Circa la loro dislocazione, il 69% si concentra nelle province di Catania, Palermo e Trapani. 12 I laboratori per le “carni macinate e preparazione di carni” sono disciplinati dal D.P.R 309/98 recante norme di attuazione della direttiva 94/65/CE relativa ai requisiti applicabili all’immissione sul mercato di carni macinate e di preparazione di carni; secondo il suddetto D.P.R. per preparazione di carni si intendono carni con aggiunta di prodotti alimentari, condimenti, additivi od oggetto di trattamenti tali da modificarne le caratteristiche di carne fresca. (rientrano tra queste le salsicce fresche). Escluse: a) carni macinate destinate a consumatore finale ed ottenute in esercizi di vendita al minuto; b) carni, separate meccanicamente, destinate a prodotti a base di carne trattate termicamente; c) rifilatura carni fresche provenienti da laboratori sezionamento destinate ad impiego "come materia prima per la produzione del trito di salumeria" da inserire in insaccati. Su etichette o documento accompagnamento riportare dicitura "Carni destinate alla trasformazione". 13 Impianti per la preparazione di prodotti a base di carne sono autorizzati ai sensi del D.L.vo 537/92 che recepisce la direttiva 92/5/CEE relativa a problemi sanitari in materia di scambi intracomunitari di prodotti a base di carne. Secondo l’art. 2 del suddetto decreto, per prodotti a base di carne si intendono i prodotti di salumeria, di gastronomia a base di carne, paste alimentari farcite con ripieno di carne, piatti cotti e precotti a base di carne, ecc. 14 Secondo l’art..6 del D.L.vo 286/94, gli impianti di sezionamento a bollo CE devono soddisfare le condizioni di cui all’allegato I, capitoli I e III e che sono riconosciuti a norma dell’art. 13, i laboratori di sezionamento a capacità limitata sono quelli non in possesso dei requisiti prescritti per ottenere il riconoscimento di cui all’art. 13 del suddetto decreto; in essi possono essere sezionate carni in quantità non superiori alle tre tonnellate a settimana, le carni prodotte nei suddetti laboratori devono essere riservate alla vendita esclusivamente nel territorio nazionale 15 I 59 macelli riescono a soddisfare circa la metà della richiesta di carne regionale, il resto arriva dal nord Italia, dalla Francia (animali vivi), e dalla Spagna (quarti e mezzene) 16 Sono circa 4 i depositi annessi agli stabilimenti per la lavorazione dei prodotti a base di carne, di cui si parlerà appresso. 27 Gli impianti di trasformazione delle carni avicole (Tav. 2.5) sono disciplinati dal D.L.vo 495/97, recante attuazione della direttiva comunitaria 92/116/CEE che modifica la direttiva 71/118/CEE, relativa a problemi sanitari in materia di produzione ed immissione sul mercato di carni fresche di volatile da cortile. Relativamente alle strutture di macellazione di carni avicole, sono attive sul territorio regionale soltanto 5 unità, di cui 3 nella provincia di Ragusa. Poco più della metà di esse – dotate di bollo CE - presentano l’impianto di sezionamento; sono soltanto due, infatti, gli stabilimenti privi sia di locali di sezionamento, sia di strutture frigorifere. Nell’attività di sezionamento (36 impianti), il numero maggiore di stabilimenti, pari a 27 unità, è rappresentato da quelli dotati di bollo CE. Il 26% di essi risulta strutturalmente collegato ad altre attività, quali la preparazione di carni, il riconfezionamento, e talora sono dotati anche di deposito frigorifero. Questi ultimi sono circa 13, di questi, soltanto 3 sono collegati ad altre attività. Nella macellazione e sezionamento delle carni di coniglio17 (Tav. 2.5) operano 3 macelli, di cui, uno soltanto, con attività di sezionamento annessa. Sono dislocati nei comuni di Modica (Rg), Noto (Sr) e nel comune di Alcamo (TP) . Infine, gli impianti di lavorazione di prodotti a base di carne (Tav. 2.6) - riconosciuti idonei ai sensi del D.L.vo 537/92 - presenti nel territorio regionale ammontano a 58 unità, di cui circa il 31% è rappresentato da stabilimenti di tipo industriale. Si tratta dunque, per la maggior parte (circa 40), di impianti di ridotte dimensioni di tipo artigianale ad organizzazione familiare, la cui produzione è orientata prevalentemente verso il mercato locale. In alcuni casi gli stabilimenti di lavorazione di prodotti a base di carne sono dotati di deposito frigorifero e talora sono collegati ad altre attività, quali la macellazione e/o il sezionamento e/o il laboratorio per la preparazione delle carni. Circa la loro dislocazione, oltre la metà (56%) degli impianti si localizza nelle province di Messina e Catania, ma la presenza risulta consistente anche nelle province di Palermo e Ragusa (22%). 17 autorizzazione ai sensi del D.P.R. 559/92, regolamento di attuazione della direttiva comunitaria 91/495/CEE relativa ai problemi sanitari e di polizia in materia di produzione e commercializzazione di carni di coniglio e di selvaggina da allevamento. 28 Tav. 2.3b -Impianti di macellazione delle carni rosse in attività nel territorio della Regione Sicilia (dati aggiornati al 2003) PROVINCIA IMPIANTO * SEDE CAPACITA' N. DI RICONOSCIMENTO AGRIGENTO macello pubblico Caltabellotta 20 UGB *) 036/M AGRIGENTO macello pubblico Canicattì CEE **) 2446/M AGRIGENTO macello pubblico Cianciana 20 UGB 052/M AGRIGENTO macello pubblico Licata 40 UGB *) 010/M AGRIGENTO macello pubblico Menfi 20 UGB 031/M AGRIGENTO ISE Realmonte 40 UGB 030/M (solo suini) AGRIGENTO PORKIS Ribera CEE 2663/M - S (solo suini) AGRIGENTO macello pubblico S.Stefano Q. 20 UGB 062/M AGRIGENTO macello pubblico Sciacca 20 UGB 097/M CALTANISSETTA A.S.I. Caltanissetta CEE 1355/M CALTANISSETTA Macello CO.GI.S. Mussomeli 40 UGB 034/M CALTANISSETTA Macello CO.GI.S. Serradifalco 20 UGB 046/M CATANIA macello pubblico Acireale CEE 2185/M CATANIA SMABS Catania CEE 1609/M CATANIA macello pubblico Grammichele 20 UGB 0100/M CATANIA macello pubblico Militello V.C. 40 UGB 040/M CATANIA macello pubblico Mirabella Imb. 20 UGB 0101/M CATANIA Coop. Zoovitulla Paternò CEE 584/M ENNA macello pubblico Agira 20 UGB 056/M ENNA Az, Agricola MULINELLO Assoro CEE 2491/M - S - F - P - L (solo suini) ENNA macello pubblico Nicosia 20 UGB 049/M ENNA macello pubblico Troina 40 UGB 05/M MESSINA macello pubblico Caronia 20 UGB 070/M MESSINA macello pubblico Castell'Umberto C.da Marello 40 UGB 004/M MESSINA Valastro Carni Giardini Naxos - P.le Staz. Alcantara, 5 CEE 2007/M - S 29 Tav. 2.3b - segue -Impianti di macellazione delle carni rosse in attività nel territorio della Regione Sicilia (dati aggiornati al 2003) PROVINCIA IMPIANTO * SEDE CAPACITA' N. DI RICONOSCIMENTO MESSINA Deidda Caterina Lipari - C.da Vallone Cucco 20 UGB 051/M MESSINA SI.L.CAR. Merì - Via Granatari CEE 940/M - S MESSINA macello pubblico Messina CEE 2516/M MESSINA Frigomacello C.P.C. Mirto - C.da Cammà CEE 1503/M MESSINA macello pubblico 20 UGB 067/M MESSINA macello pubblico 20 UGB 068/M PALERMO macello pubblico 40 UGB 06/M PALERMO macello pubblico 40 UGB 038/M PALERMO macello pubblico 40 UGB 033/M PALERMO macello pubblico Castelbuono - Strada Statale 286 Km 13 20 UGB 066/M PALERMO macello pubblico Castronovo - C.da Ponte Vecchio 20 UGB 054/M PALERMO macello pubblico Cerda - C.da Baiata 20 UGB 053/M PALERMO macello pubblico Cinisi - Via Nazionale 20 UGB 055/M PALERMO macello pubblico Collesano - C.da Croce 20 UGB 0102/M PALERMO Coop. S. Giorgio Gangi - C.da Magione CEE 1532/M - (0944/M Struzzi) PALERMO Ovinagricola Mezzojuso - C.da Farra CEE 936/M - S PALERMO Pig Farm Monreale 20 UGB 01/M PALERMO macello pubblico Partinico - P.zza P.pe Castelnuovo 58/60 20 UGB 057/M PALERMO macello pubblico Prizzi - C.da Catena 20 UGB 065/M PALERMO Alizoo S. Cipirrello Corleone Km 13,800 CEE 1227/M PALERMO macello pubblico Valledolmo - Via Sicilia 40 UGB 042/M PALERMO macello pubblico Ventimiglia di Sicilia - Via Molini 40 UGB 025/M PALERMO Valenti Villabate - fondo La Rosa Battaglia CEE 2573/M RAGUSA TAVI ITALIA Giarratana CEE 2217/M - S - P- L (solo suini) Novara di Sicilia C.da Piano Don Michele Tusa - C.da Piano delle Fontane Bagheria - Via Olivuzza Bisacquino - C.da Catrini Caccamo - Via del Carmine 30 Tav. 2.3b - segue -Impianti di macellazione delle carni rosse in attività nel territorio della Regione Sicilia (dati aggiornati al 2003) N. DI PROVINCIA IMPIANTO * SEDE CAPACITA' RICONOSCIMENTO RAGUSA macello pubblico Pozzallo CEE 2029/M RAGUSA macello pubblico Ragusa CEE 2169/M SIRACUSA Soc. Coop. il Lavoro Nuovo Carlentini CEE 2659/M SIRACUSA MA.CAT. S.A.S. Floridia CEE 2613/M SIRACUSA macello pubblico Palazzolo A. 20 UGB 050/M TRAPANI macello pubblico Alcamo 20 UGB 061/M TRAPANI macello pubblico Favignana 20 UGB 099/M TRAPANI Carni Doc s.r.l. Gibellina CEE 2384/M - S e P TRAPANI macello pubblico Pantelleria 20 UGB 098/M TRAPANI Morici Paolo S.Ninfa CEE 1326/M Totale = 59 Fonte: servizio 2° IRV Assessorato Regionale alla Sanità *gli impianti di macellazione pubbilici e privati sono autorizzati ai sensi del D. L.vo n. 286/94 e per il bollo Ce dalla Dir. 64/433/CEE art. 10 *) 20 e 40 UGB indidica che si tratta di macelli a capacità limitata dove è possibile macellare 20 o 40 Unità Bovino Equivalente a settimana, inoltre i macelli a capacità limitata possono commercializzare le carni sul solo territorio nazionale **) macelli con Bollo CE possono macellare un quantitativo di carne illimitato e possono commercializzare le carni in tutto il territorio dell’Unione Europea 31 Tav 2.4 Sicilia: stabilimenti di lavorazione delle carni rosse - distribuzione provinciale al 2003 LEGENDA M: macelli M.C. lim.: impianti di macellazione a capacità limitata possono macellare un massimo di 1000 capi bovini equivalenti (UGB) all'anno o comunque non oltre i 20-40 UGB alla settimana. M. Bollo CE: i macelli a bollo Ce non presentano alcuna limitazione relativamente al numero di UGB S: impianto di sezionamento S. C. lim: impianto di sezionamento a capacità limitata, in essi possono essere sezionati carni in quantità non superiori alle tre tonnellate a settimana. S.Bollo CE: l'impianti di sezionamento a bollo CE non presenta alcuna limitazione. M PROVINCE C. lim. S Bollo CE Sez. C. lim. 1 Ag 7 1 Cl 2 1 Ct 3 3 En 3 Sez.Bollo CE 1 F M-S* Bollo CE 1 1 M-S-F-P-L* Bollo CE M-S-P* Bollo CE M-S-P-L* Bollo CE 3 1 14 1 2 1 5 2 1 2 6 2 Pa 14 2 2 3 18 1 1 1 2 F - S* Sez. Bollo Sez. C. lim. CE 3 Me Rg F: deposito frigorifero P: laboratorio preparazione carni macinate L: Stabilimenti di lavorazione dei prodotti a base di carne *): impianti strutturalmente e funzionalmente collegati Sr 1 2 2 1 Tp 3 1 1 3 9 Totale 37 14 5 14 53 1 1 1 1 4 1 1 1 1 6 Fonte: elaborazione CORERAS su dati Servizio 2°- IRV Assessorato alla. Sanità 32 Tav 2.4 - segue Sicilia: stabilimenti di lavorazione delle carni rosse - distribuzione provinciale al 2003 F-S-L* PROVINCE F-L* Sez. C. lim. F-S-P* Sez.C. lim. F-S-P-L* Sez. Bollo CE S-P* S-P-L* Sez. Bollo CE Sez. C. lim. Sez. Bollo CE 1 1 3 Sez. C. lim. Sez. Bollo CE P-L* 2 1 1 Ag Cl 1 Ct 1 1 1 1 En Me 1 Pa 2 1 1 Rg 2 2 1 3 4 9 1 1 Sr Tp Totale 2 1 1 3 3 1 3 2 Fonte: elaborazione CORERAS su dati Servizio 2°- IRV Assessorato alla Sanità 33 Tav. 2.5 – Sicilia: stabilimenti di lavorazione delle carni di volatile (D.P.R. 495/97 e Dir. 71/118/CEE) e di coniglio (D.P.R.559/92) al 2003 LEGGENDA v: carni di volatile c: carni di coniglio c.v: carni avicunicole s: struzzi (uccelli corridori) M: macelli M.C. lim: i macelli a capacità limitata possono macellare un massimo di 150.000 volatili all'anno M.Bollo CEE: i macelli a Bollo CE sono a capacità illimitata M Province C. lim. S: impianti di sezionamento S. C. Lim.: S. Bollo CE: F: deposito Frigorifero P: laboratorio preparazioni carne e carni macinate R: riconfezionamento per le carni avicole S Bollo CE C. lim. 1 v. Ag M-S* Bollo CE F En 1v 1v. Rg 1 v. Tp 2 C. lim. Bollo CE 2v 1v 1v 1.v. - 1 c. 2 c.v - 2v. 1s Pa Bollo CE S-P* 1v 2v Totale C. lim. F-S-R /S-R* Bollo CE 3 v. Ct Sr Bollo CE M-S-F* Bollo CE 1v. Cl Me C. lim. F - S* M-S-P* Bollo CE 4 v. 6v 1v 2v 3v 1c.v 1v. 1v. 1 c. 1v. 1 v. 1 v. 1.c. 1c.v 1 c. 1v. 5v 1v 2 7 21 9 1 1 1 1 2 3 1 3 Fonte: elaborazione CORERAS su dati Servizio 2°- IRV Ass. Sanità 34 Tav. 2.6 Sicilia: distribuzione provinciale degli Stabilimenti* di lavorazione dei prodotti a base di carne - dati aggiornati al 31 dicembre 2002 - Province L** Industriali LEGENDA L:stabilimenti di lavorazione dei prodotti a base di carne (carni rosse) L non** Industriali 4 Ag 3 Cl Ct En Me Pa Rg Sr Tp 7 2 3 3 2 1 2 2 19 3 5 1 1 Totale 18 40 Tot.= 58 Fonte: elaborazione CORERAS su dati Servizio 2° - IRV Ass. Sanità *) gli stabilimenti di lavorazione dei prodotti a base di carne sono autorizzati ai sensi del D.L.vo 537/92 e Dit. 92/5/CEE **) In alcuni casi (circa 14) gli stabilimenti di lavorazione dei prodotti a base di carne sono strutturalmente collegati agli impianti di sezionamento e/o ai depositi frigoriferi e/o ai laboratori di preparazione delle carni fresche si veda la tav. IV.4. 35 3. - LA DISTRIBUZIONE DEI PRODOTTI CARNEI E GLI ACQUISTI DOMESTICI 3.1 - La Distribuzione L’indagine Ismea/Nielsen, sulla commercializzazione dei prodotti carnei per canale distributivo indica, che nel Sud la distribuzione tradizionale detiene ancora una quota importante del mercato della carne. Contemporaneamente si segnala anche la tendenza ad un incremento della percentuale di share di mercato relativo alla grande distribuzione; quest’ultimo infatti è passato dal 36% del 1999 al 40% del 2000, la quota del dettaglio, invece, è passata dal 65% del 1998 al 59% del ’99, per raggiungere nel 2000 il 53%. In Sicilia, in particolare, il dettaglio tradizionale presenta ancora, per tutte le carni, la principale quota di mercato. Le macellerie, quindi, continuano a svolgere un ruolo decisivo anche a fronte di una significativa diffusione della distribuzione moderna. La “tenuta” delle posizioni delle macellerie è da attribuire alle abitudini del consumatore, che si mostra decisamente più restio, rispetto a quanto avviene per altri prodotti, ad abbandonare il negoziante di fiducia per rivolgersi alla distribuzione moderna. In un momento di incertezze sulla qualità delle carni, infatti, il macellaio del negozio specializzato, diventa il garante della qualità; colui il quale, in altre parole, è in grado di garantire la provenienza delle carni. Del resto, com’è noto, la distribuzione tradizionale si è sempre basata quasi esclusivamente sui negozi specializzati. Anche in passato, infatti, la delicatezza delle operazioni di conservazione e trattamento delle carni prima della vendita non consentiva la promiscuità di questo prodotto con altri prodotti alimentari. Il radicamento di queste abitudini di acquisto dei consumatori – molto forte in Sicilia e nel Sud rispetto al resto d’Italia – rende molto più difficile il passaggio dall’acquisto presso le macellerie a quello presso i supermercati e gli ipermercati, nonostante la rapida introduzione di specialisti della vendita al banco anche all’interno della distribuzione moderna. Nonostante la “tenuta” della quota di mercato e gli sforzi di innovazione, il numero delle macellerie continua a scendere, anche se, in Sicilia, il declino risulta più contenuto (Var.% 2002/2001 -1,6) rispetto a quanto si registra nel resto d’Italia (Var.% 2002/2001: -2,2) - (Tav. 3. 1a, 1b) e meno accentuato rispetto a quello degli altri negozi alimentari, a dimostrazione anche di una competizione meno forte da parte della distribuzione moderna. 36 Tav 3. 1a. Sicilia – Italia:Commercio al dettaglio di carne e prodotti a base di carne – distribuzione provinciale, anni 2000, 2001, 2002 Province n. esercizi al 31/12/2000 n. esercizi al 31/12/2001 n. esercizi 31/12/2002 Ag 444 420 409 Cl 305 282 268 Ct 794 790 778 En 170 161 159 Me 787 782 774 Pa 1105 1.084 1074 Rg 283 275 275 Sr 367 350 341 Tp 408 394 385 Var % ‘02/’01 Var % ‘01/’00 Totale Sicilia 4.663 4.538 -2,7 4.463 -1,6 Nord* 12.720 12.178 -4,3 11.726 -3,7 Centro** 7.211 6.802 -5,7 6.569 -3,4 Sud e Isole*** 21.798 21.110 -3,1 20.890 -1,0 Totale Italia 41.729 40.090 -3,8 39.185 -2,2 Fonte: elaborazioni CORERAS su dati Ministero Attività Produttive – Osservatorio Nazionale del commercio *) Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria, Lombardia, Friuli V. G., Trento e Bolzano, Veneto, Emilia Romagna. **) Toscana, Marche, Umbria, Lazio. ***) Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna. 37 Tav. 3. 1b Sicilia – Italia:grande distribuzione – per ripartizione provinciale e numero e addetti al 1° gen. 2002 Province Supermercati alimentari n addetti Ag 21 176 Cl Ct En 25 107 31 Me Ipermercati Cash and Carry n addetti n addetti 310 1775 299 3 1040 9 330 60 887 1 116 2 22 Pa 73 1444 3 384 Rg 43 401 1 120 1 19 Sr 66 881 2 15 Tp 18 215 1 10 Totale Sicilia 444 6389 8 1660 15 396 Totale Italia 6.804 121.344 359 63.399 280 10.029 Fonte: elaborazioni CORERAS su dati Ministero Attività Produttive 3.2 - Gli acquisti domestici di carne Nel 2001, ogni famiglia siciliana per l’acquisto di carne ha speso in media Euro 97,48, segnando una variazione percentuale positiva, rispetto all’anno precedente, molto contenuta (Var. 01/02 = 0,03%); a livello nazionale invece, si registra una variazione negativa, intorno allo 0,4% (Tav. 3. 2a) Tra il 1990 ed il 2001, per la Sicilia si segnala un incremento della spesa media mensile familiare pari al 27%, di gran lunga superiore all’incremento registrato a livello nazionale (7,8%). Negli ultimi sei anni infatti, la spesa media mensile di carne delle famiglie siciliane ha mostrato la tendenza al raggiungimento prima (dal 1995 al 1999), ed al superamento poi (2000 - 2001), della media nazionale. Relativamente alle varie tipologie di carne (Tav. 3. 2b): in Sicilia, tra il 2000 ed il 2001, la crisi BSE ha determinato una contrazione pari al 19,3% della spesa media mensile familiare di carne bovina, ed un’impennata della spesa per l’acquisto delle carni suine (+ 25%). Anche per le carni di pollame, coniglio e selvaggina e per i salumi, si registra un incremento della spesa media mensile familiare pari, rispettivamente, al 9,4% ed al 8,6% (Graf. 3. 1). 38 Tav. 3. 2a Sicilia – Italia: spesa media mensile (in lire convertite in euro dal 1990 al 2000; in euro nel 2001 ) familiare di carne (numero medio componenti) Anni Sicilia Italia 1990 76,55 86,90 1995 88,21 92,31 1996 86,12 91,19 1997 86,95 96,64 1998 90,16 94,25 1999 89,59 93,48 2000 97,45 94,12 2001 97,48 93,71 Fonte: ISTAT Tav.3. 2b – Sicilia: spesa media mensile (in lire convertite in euro dal 1997 al 2000; in euro nel 2001) familiare di carne bovina, suina, pollame, conigli e selvaggina, e salumi in Sicilia Carne 1997 1998 1999 2000 2001 C. bovina 35,16 37,21 36,74 39,68 32,02 C. suina 9,44 9,71 10,81 11,15 14,02 Pollame, conigli e selvaggina 20,52 20,64 20,53 22,53 24,66 Salumi 15,45 15,50 14,36 16,78 18,22 Fonte:elaborazioni CORERAS su dati ISTAT Graf. 3. 1. Sicilia: Spesa media me nsile familiare di carne 45 40 spesa in euro 35 30 C. bovina 25 C. suina 20 Pollame, conigli e selvaggina 15 Salumi 10 5 2001 2000 1999 1998 1997 0 anni Fonte: Istat elaborazioni CORERAS 39 4 - COMMERCIO ESTERO PREMESSA La Sicilia, a causa dei limiti strutturali ed organizzativi che caratterizzano l’intera filiera delle carni, non è attualmente in grado di coprire l’intero fabbisogno regionale di carne dei vari tipi (bovina, suina, ovi-caprina) che quindi viene importata sia dall’Italia che dall’estero: in parte come animali vivi ed in parte come carne fresca, refrigerata o congelata. Le esportazioni, di conseguenza, sono del tutto trascurabili; per questo motivo, qui di seguito, verranno analizzate esclusivamente le voci di importazione. L’Unione Europea rappresenta il principale mercato di approvvigionamento di carni e di animali vivi della Sicilia. Le importazioni sono costituite sopratutto da carni bovine e suine destinate al consumo o alla successiva trasformazione aziendale. Nel 2002 queste due categorie merceologiche hanno rappresentato il 77% in volume e l’80% in valore delle importazioni totali18. L’acquisto di bovini e di suidi vivi – destinati prevalentemente all’ingrasso negli allevamenti siciliani - incide sull’import totale per il 21% in volume e per il 15% in valore. Le carni ovi-caprine fresche, refrigerate e congelate, ma sopratutto le carni bovine congelate rappresentano le due voci più modeste dell’import. In Sicilia l’andamento e la struttura delle importazioni, nel quinquennio che va dal 1998 al 2002, ha seguito le alterne vicende legate all’epidemia di encefalopatia spongiforme (manifestatasi nel 1996 in Gran Bretagna) che ha messo in ginocchio la zootecnia in diversi paesi dell’Unione Europea. Tra il 1998 ed il 2002 si è registrato una calo contenuto, delle importazioni di carni e bovini vivi; la battuta d’arresto si è verificata nel 2001 in coincidenza del secondo insorgere della BSE che ha coinvolto direttamente gli allevamenti bovini italiani. Nel contempo però, lo spostamento dei consumi verso carni alternative a quelle bovine, ha determinato un consistente aumento delle importazioni di carni suine congelate, fresche e refrigerate. Si deve aspettare il rientro dell’allarme “mucca pazza”, avvenuto nel 2002, per registrare una ripresa delle importazioni bovine a discapito delle importazioni di carni e suidi vivi. 18 Bovini vivi + carni bovine fresche o refrigerate + carni bovine congelate + suidi vivi + carni di suidi congelate, fresche e refrigerate e + carni ovi-caprine fresche, refrigerate e congelate 40 Nelle successive sezioni verranno analizzate con maggior dettaglio le importazioni delle diverse categorie merceologiche14 di animali vivi e carni nel periodo 1998 – 2002 e verranno messi in evidenza i principali mercati di approvvigionamento. 4.1 – Importazioni di bovini vivi e carni bovine fresche o refrigerate Alla voce bovini vivi corrispondono le seguenti tipologie merceologiche: bovini da riproduzione, bovini da macello e bovini da allevamento. Il peso delle prime due tipologie, sul fronte dell’export, risulta poco consistente; sono invece i bovini da allevamento a rappresentare la principale voce di importazione di bovini vivi in Sicilia. Le importazioni di capi destinati alla prosecuzione e al completamento della fase di allevamento rappresentano infatti una caratteristica strutturale degli allevamenti italiani di bovini da carne. Le importazioni di bovini vivi provengono essenzialmente dai Paesi dell’Unione Europea ed in particolare dalla Francia e dalla Spagna (rispettivamente 73% e 22% in volume) seguite, in ordine di importanza dal Belgio, Irlanda, Paesi Bassi, Germania ed Austria (Tav. 4.1). L’entità delle importazioni di animali vivi dai Paesi quali la Polonia, la Repubblica Ceca e la Slovacchia risulta invece di scarsa importanza, rappresentando, nel quadriennio 1999-2002, lo 0,3% dell’import (sia in valore che in quantità) complessivo19. Tra il 1999 ed il 2002 le importazioni (UE+extraUE) di animali vivi hanno segnato una contrazione del 61% in valore e del 57% in quantità, dovuta principalmente alla crisi “mucca pazza” del 2001. La battuta d’arresto registrata nel 2001 ha interessato esclusivamente le importazioni provenienti dai Paesi dell’Unione Europea, infatti, quelle provenienti dalla Polonia e dalla Slovacchia sono cresciute del 41,3% in valore e del 27% in quantità rispetto all’anno precedente. Nel 2002, il quadro generale dell’import mostra deboli segni di ripresa, principalmente sul prezzo degli animali importati e meno sulle quantità. L’aggregato carni bovine fresche o refrigerate rappresenta la principale voce di importazione della Sicilia20, con un valore di gran lunga superiore a quello delle altre categorie merceologiche di animali vivi e carni (Tav. 4.2, 4.3). Nel periodo 1998-2002 le importazioni hanno seguito le diverse fasi della crisi BSE: il calo dal 1998 al 2000 –– (in valore –22%; in quantità –23%); la brusca caduta del 2001 (Var% 2001-2000 in valore –48%; in quantità –45%); e la decisa ripresa nel 2002 (Var% 2002-2001 in valore +85%; in quantità +67%). 19 20 Paesi UE +Paesi extra UE. Relativamente all’import complessivo di animali vivi e carni dei diversi tipi 41 4.2 Importazioni di suidi vivi e carni di suidi congelate, fresche e refrigerate Così come avviene per il comparto bovino, anche per quello suino i Paesi dell’Unione Europea rappresentano i principali, se non addirittura gli esclusivi, partners commerciali della Sicilia. Le importazioni sono costituite prevalentemente dalla categoria merceologica delle carni di suidi congelate, fresche e refrigerate destinate al consumo o alla successiva trasformazione aziendale. Nel 2000 infatti, la Sicilia ha importato circa 30 milioni di chilogrammi di carni per un valore di 52 milioni di euro, le importazioni di suidi vivi (destinati all’ingrasso negli allevamenti siciliani) – nello stesso anno di riferimento – sono ammontate in valore a circa 8 milioni di euro ed in quantità a 6 milioni di chilogrammi. Sempre nel 2002 le importazioni provengono prevalentemente (84% in volume) da Spagna, Belgio e Francia. Tra il 2000 ed il 2001 l’epidemia di encefalopatia spongiforme con il conseguente spostamento dei consumi verso carni alternative a quelle bovine, ha determinato un forte aumento delle importazioni di carni suine destinate al consumo alimentare. Il sistema degli allevamenti siciliani invece non sembra aver risentito particolarmente delle tendenze in atto; le importazioni di animali vivi infatti - negli stessi anni - sono addirittura diminuite. L’andamento delle importazioni di suidi vivi (in valore e quantità) mostra dal 1998 fino al 2000, una crescita consistente seguita, tra il 2000 e il 2001, da una contrazione delle quantità (-39%) e del valore (-30%), segno di un riequilibrio dei flussi in entrata dopo la consistente crescita avvenuta negli anni precedenti. (Tav. 4.4). Relativamente alle carni di suidi congelate, fresche e refrigerate, i volumi importati nel periodo che va dal 1998 al 2002 hanno presentato tendenze crescenti, passando da circa 22 milioni di chilogrammi del 1998 ai 30 milioni di chilogrammi del 2002; i valori di importazioni, per lo più stabili tra il 1998 ed il 1999, hanno segnato un deciso balzo in avanti nel 2000 e soprattutto nel 2001 (Var% 2001-1999 +85%) (Tav. 4.5). Nel 2002, in coincidenza del rientro dell’allarme mucca pazza, il valore delle importazioni è sceso del 17% e le quantità hanno segnato un aumento trascurabile (+0,4%). Le carni di suidi congelate, fresche e refrigerate provengono esclusivamente dall’Unione Europea, in particolare dalla Francia e dalla Spagna, con quote in quantità rispettivamente del 55% e del 20%. Negli ultimi anni (2001-2002) si registra inoltre un incremento dei rapporti commerciali della Sicilia con la Germania a discapito di quelli con il Belgio, il Lussemburgo ed i Paesi Bassi. 42 4.3 - Importazioni di carni ovi-caprine fresche, refrigerate e congelate Le importazioni (UE+extraUE) di carni ovi-caprine fresche, refrigerate e congelate nel periodo che va dal 1998 al 2002 hanno mostrato incrementi in valore e nelle quantità rispettivamente del 42% e del 27%, anche se nel 2000 si è registrato un calo, seppur trascurabile, dell’import (in valore e in quantità); tale andamento non sembra, comunque, essere legato al fenomeno “mucca pazza”. La Francia, la Spagna ed il Belgio sono i principali Paesi Europei di provenienza delle carni ovicaprine importate dalla Sicilia nell’ultimo quinquennio. I rapporti commerciali di quest’ultima con la Germania, i Paesi Bassi, l’Irlanda e il Regno Unito invece non sono stati sempre costanti (Tav. 4.6). 43 Tav. 4.1 - Sicilia: Importazioni di bovini vivi dal 1999 al 2002 1999 Paesi Valore (valori in euro e quantità in chilogrammi) 2000 Quantità Valore 2001 Quantità Valore 2002 Quantità Valore Quantità Francia 20.528.466 8.701.612 21.434.578 8.933.945 11.585.535 5.646.990 12.562.509 5.733.958 Spagna 21.765.604 8.776.787 17.813.250 7.520.867 2.780.914 1.474.284 3.462.915 1.709.320 Belgio 1.609.531 571.155 1.082.206 429.911 127.050 55.277 337.772 142.421 Irlanda 673.352 379.001 467.049 225.343 88.572 45.514 157.973 70.540 Paesi bassi 85.402 30.178 221.410 111.160 218.763 129.350 88.171 43.300 Germania 32.369 11.000 141.749 61.700 196.454 84.781 366.253 179.154 aAustria 13.428 8.057 Totale UE 44.708.152 18.477.790 41.160.242 17.282.926 Polonia 30.238 19.745 33.023 17.945 Rep. Ceca 26.484 15.075 23.097 12.185 Slovacchia 16.428 10.520 24.612 15.415 Totale extra UE 73.150 45.340 80.732 Totale UE + extra UE 44.781.302 18.523.130 41.240.974 14.997.288 90.250 23.847 7.436.196 43.350 16.975.593 7.878.693 37.671 15.260 18.594 9.635 14.745 45.545 114.097 58.095 17.328.471 15.111.385 7.494.291 56.265 17.031.858 24.895 7.903.588 Fonte: elaborazioni su dati ISTAT 44 Tav. 4.2 - Sicilia: importazioni di carni bovine fresche o refrigerate dal 1998 al 2002 1998 Paesi ….. (valori in euro e quantità in chilogrammi) 1999 Valore Quantità Valore 2002 Quantità Francia 70.291.807 20.622.070 72.840.672 21.642.294 58.901.429 17.184.489 25.397.913 7.914.944 54.264.747 15.287.139 Spagna 12.279.563 3.368.365 9.475.987 2.862.148 9.624.055 3.226.322 10.345.920 3.476.215 11.556.162 3.536.412 4.668.190 1.203.373 3.297.307 907.509 2.286.278 599.938 610.389 141.591 1.278.560 316.373 325.230 106.858 1.323.654 434.731 510.547 187.651 1.287.989 426.295 Germania Quantità 2001 Valore Belgio e Lussemburgo Valore 2000 Quantità Valore Quantità Paesi Bassi 593.193 120.804 397.289 85.648 364.838 74.446 351.756 88.815 455.239 129.010 Danimarca 439.934 130.740 322.212 97.371 239.487 74.366 42.260 12.759 70.731 20.710 Irlanda 216.833 52.612 58.446 13.425 25.919 4.159 13.030 1.515 18.378 6.090 280.708 81.310 66.872 24.227 86.735.521 25.721.343 73.046.368 21.679.761 68.980.300 19.740.166 26419 8383 10173 7185 86.761.940 25.729.726 68.990.473 19.747.351 Austria Svezia Totale UE 88.489.520 25.497.964 Ungheria (extra UE) Totale UE + extra UE 89.739.480 25.802.120 75.280.974 22.348.773 37.271.815 38.189.408 11.823.490 12.114.230 Fonte: elaborazioni su dati ISTAT 45 Tav. 4.3 - Sicilia: importazioni di carni bovine congelate dal 1998 al 2002 1998 1999 Paesi Paesi Bassi Valore Quantità Valore Quantità (valori in euro e quantità in chilogrammi) 2001 2002 2000 Valore Quantità Valore Quantità Valore Quantità 71.700 12.010 32.491 6.509 20.325 3.485 8.463 1.538 21.363 4.173 1.392 600 11.242 7.775 1.101 347 12.107 2.210 6.467 2.438 Spagna 17.751 4.123 6.880 23.680 4.571 3.874 Belgio 92.280 24.716 131.457 32.671 27.450 27.428 32.401 10.485 41.240 13.005 34.285 11.888 172.697 45.676 66.686 22.373 Francia Germania Totale UE 73.092 12.610 Brasile (extraUe) 50.404 16.193 123.496 28.803 Totale UE + extra UE 65 13 43.798 14.297 43.798 14.297 27.450 27.428 Fonte: elaborazioni su dati ISTAT 46 Tav.4.4 - Sicilia: importazioni di suidi vivi dal 1998 al 2002 1998 Paesi (valori in euro e quantità in chilogrammi) 1999 Quantità 2.030.919 2.008.384 2001 Quantità Valore 3.604.288 3.280.852 5.737.358 4.629.255 2.653.786 1.943.853 2.971.643 2.383.521 Belgio 3.163.727 2.713.403 4.285.227 3.207.345 3.676.954 2.377.578 2.247.938 1.626.460 Francia 1.273.108 1.006.520 1.359.916 1.027.787 1.756.768 1.135.124 1.356.919 981.304 488.407 357.735 135.405 100.118 173.057 134.302 7.948 5.020 1.178.209 819.468 8.230.861 5.561.693 7.927.766 5.945.055 Germania 464.377 372.929 Paesi Bassi 310.705 254.417 8.816.205 7.628.121 Lussemburgo Totale UE 17.073 18.334 2.047.992 2.026.718 Quantità 11.870.908 Valore 2002 Valore Spagna Valore 2000 9.222.122 Quantità Valore Quantità Fonte: elaborazioni su dati ISTAT Tav.4.5 - Sicilia:importazioni di carni di suidi congelate fresche e refrigerate dal 1998 al 2002 1998 Paesi Valore 1999 Quantità Valore (valori in euro e quantità in chilogrammi) 2000 Quantità Valore 2001 Quantità Valore 2002 Quantità Valore Quantità Francia 23.511.822 14.694.882 23.371.556 15.340.531 30.807.938 17.133.400 37.171.081 17.550.724 28.821.448 16.505.083 Spagna 5.476.348 3.874.429 6.280.698 4.572.615 8.567.164 5.143.207 12.005.124 5.857.033 9.878.511 6.064.780 Belgio e Lussemburgo 3.315.537 1.688.912 1.920.796 1.166.953 2.813.696 1.475.332 3.148.499 1.339.534 2.572.761 1.311.890 Paesi Bassi 2.139.112 1.470.121 2.049.112 1.352.425 2.427.973 1.317.454 2.755.221 1.354.415 2.035.221 1.128.144 Germania 34.643 19.980 82.325 52.928 960.170 504.568 7.494.683 3.409.083 8.534.901 4.630.140 Danimarca 93.996 45.141 33.546 21.415 96.978 42.000 72.052 33.826 Austria 57.278 32.287 4.085 1.041 5.933 1.302 33.748.051 22.509.210 Irlanda Totale UE 34.628.736 21.825.752 5.659 2.785 72.052 33.826 77.987 41.327 45.582.600 25.576.746 62.743.638 29.586.615 51.992.881 29.715.190 Fonte: elaborazioni su dati ISTAT 47 Tav.4.6 - Sicilia: importazioni di carni ovo-caprine fresche refrigerate e congelate dal 1998 al 2002 1998 Paesi Valore 1999 Quantità Valore (valori in euro e quantità in chilogrammi) 2000 Quantità Valore 2001 Quantità Valore 2002 Quantità Valore Quantità Francia 1.892.278 435.814 2.125.060 492.416 1.651.084 375.126 1.156.533 212.421 1.441.606 307.266 Spagna 623.896 161.589 654.103 155.194 845.522 222.894 2.199.584 453.192 2.577.997 611.188 Belgio e Lussemburgo 135.461 31.863 54.354 13.507 20.163 4.127 13.155 2.087 1.724 280 635 142 191 43 208 27 Germania Paesi Bassi Irlanda Regno Unito Totale ue Nuova Zelanda Argentina 3.824 672 409 358 497 87 8760 2000 2.660.892 631.353 2.834.343 661.302 2.516.977 602.174 3.360.350 666.643 4.034.482 920.821 575.393 199.667 415.267 166.290 414.493 129.805 236.819 66.433 336.987 95.325 45.585 12.833 307.937 62.142 4.679.406 1.078.288 Ex Rep Jugoslava di Macedonia Totale extraUE Totale UE+extraUE 3.281.870 843.853 3.249.610 827.592 2.931.470 731.979 3.597.169 733.076 Fonte: elaborazioni su dati ISTAT 48 5.- PROGRAMMAZIONE REGIONALE E FILIERA CARNE 5. 1 - Le linee di intervento Per questa filiera e per le sue potenzialità economiche, in parte ancora non espresse, nuove risorse finanziarie e progettuali sono da ricercare all’interno degli atti e dei documenti della programmazione nazionale e regionale. In particolare il Programma Operativo Regionale - Sicilia ed il Piano di Sviluppo Rurale, sotto il profilo degli aiuti reali, prevedono interventi per il comparto zootecnico, e per il comparto della trasformazione e commercializzazione dei prodotti carnei. Tali interventi rientrano in un disegno più grande volto a migliorare le competitività dei sistemi agricoli ed agro-industriali in un contesto di filiera e sostenere lo sviluppo dei territori rurali e valorizzare le risorse agricole, forestali ambientali e storico-culturali delle regioni obiettivo 1. In questo capitolo si riportano esclusivamente i dati relativi allo stato dell’arte del POR Sicilia, per le informazioni inerenti il PSR, allo scopo di evitare inutili ripetizioni, si rimanda alla lettura della “Filiera lattiero-casearia”. Nel POR gli interventi destinati in modo esplicito al comparto zootecnico sono riconducibili all’Asse IV “Sistemi locali di sviluppo”. In particolare vanno prese in considerazione la Misura 4.06 dedicata agli Investimenti aziendali per l’irrobustimento delle filiere agricole, la Misura 4.09 intestata al Miglioramento delle condizioni di trasformazione e commercializzazione ed infine la Misura 4.13 relativa alla Commercializzazione dei prodotti agricoli di qualità. La Misura 4.06 - Investimenti aziendali per l’irrobustimento delle filiere agricole prevede al suo interno un pacchetto di finanziamenti per il settore zootecnico. Il costo totale della misura – a seguito di una rimodulazione delle risorse finanziarie – ammonta a 822.638.000 Euro (di cui 185.124.500 Euro a carico del FEAOG, 185.124.500 Euro di fondi nazionali e 452.389.00 Euro a carico dei privati), E’ previsto inoltre un aiuto supplementare da parte della Regione che non potrà superare i 250 Meuro. Per l’annualità 2001 la Misura 4.06 è stata attivata tramite bando di gara pubblicato sulla GURS n. 48 del 5 ottobre 2001, l’importo messo a bando per l’attuazione della stessa è pari a 73.653.713 Euro. Nel bando la misura è stata articolata in quattro tipologie di azioni; in particolare, gli aiuti previsti per il settore zootecnico sono stati contemplati all’interno dell’Azione 2 dedicata, appunto, agli “Investimenti aziendali per la zootecnia e per il miglioramento delle condizioni di igiene e benessere degli animali”. 49 Per quanto riguarda il caso specifico degli allevamenti di specie destinate alla produzione di carne e derivati (per specie bovina – suina – ovi-caprina,), l’Azione 2 ha previsto il finanziamento dei seguenti interventi: - primo acquisto di riproduttori appartenenti alle specie bovina, suina, ovi-caprina e di razze da carne, iscritti al Libro genealogico o la Registro anagrafico, in sostituzione dei capi posseduti i quali, nel rispetto dei limiti produttivi individuati nel POR, dovranno obbligatoriamente essere macellati; - primo acquisto di riproduttori appartenenti alla specie equina, di razze di popolazioni da carne, iscritti al Libro genealogico o la Registro anagrafico; - primo acquisto di riproduttori appartenenti alla specie cunicola in purezza di razza; - realizzazione e/o miglioramento delle strutture aziendali destinate all’allevamento; - acquisto di impianti per il confezionamento della carne e dei prodotti finiti da essa derivati; - realizzazione e/o miglioramento delle strutture aziendali destinate alla lavorazione, trasformazione, conservazione e confezionamento delle carni macellate e dei prodotti finiti da essa derivati; - acquisto di impianti per la lavorazione, trasformazione, conservazione e confezionamento della carne e dei prodotti finiti da essa derivati; - realizzazione di opere funzionali all’attività zootecnica. Sempre per l’Azione 2 la dotazione finanziaria indicata nel bando era pari a 14.610.742,60 Euro; tale somma è stata innalzata a 22.854.826,68 Euro a seguito di una ripartizione delle risorse eccedenti relative alle azioni 1, 3, e 4, per le quali le iniziative ammesse hanno comportato investimenti inferiori rispetto alla dotazione finanziaria di ciascuna azione. Di questa accresciuta dotazione finanziaria: 11.143.218,43 Euro sono destinati a finanziare le iniziative ammissibili ricadenti nell’ambito dei Programmi Integrati Territoriali, e 11.711.608,25 Euro verranno impiegati per finanziare i progetti afferenti alla quota non territorializzata. Successivamente alla presentazione delle istanze ed alla relativa selezione dei progetti, è stata pubblicata la graduatoria delle iniziative ammissibili a valere sulla Misura 4.06, approvata con Decreto Assessoriale del 17 settembre 2002. Le iniziative ammesse a finanziamento sono state in totale 791 (aiuto richiesto: 129.265.510,01) di cui 188 per l’Azione 2 e per complessivi 37.249.189,03 Euro di contributo pubblico. In seguito alla presentazione di istanze di ricorso, la suddetta graduatoria è stata modificata ed integrata. In particolare, nell’ambito dell’Azione 2, sono stati presentati 60 ricorsi di cui 12 sono stati accettati. 50 La nuova graduatoria dunque, approvata con Decreto del 24 dicembre 2002 e pubblicata sulla GURS n. 3 del 17 gennaio 2003, per l’Azione 2, indica 200 progetti approvati su un totale di 397 istanze presentate, per complessivi 39.524.857,58 Euro di contributo richiesto21. Relativamente al settore carne sono state ammesse a finanziamento 77 istanze di cui il 75% riguarda progetti inerenti il comparto della carne bovina (Tav. 5.1), Inoltre, circa la metà (53%) dei progetti ammessi a finanziamento sono stati presentati da giovani agricoltori. Ag 2 Cl 6 2 Bovini suini bovini ovicaprini 2 Totale conigli ovini Suini Equini Bovini Province Tav. 5.1 – Sicilia: graduatoria Mis. 4.06 Azione 2, Allevamenti di specie destinate alla produzione di carne e derivati Importo progetti (Euro) Importo Contributo richiesto (Euro) Contributo richiesto meno Progetti PIT (Euro) N.° Istanze a valere sui PIT 2 218.679,66 117.009,71 117.009,71 1 10 4.422.289,14 2.328.473,71 1.859.573,33 2 Ct 4 1 5 3.290.130,09 1.809.571,55 1.559.622,74 1 En 20 1 21 6.750.251,94 3.525.153,29 3.525.153,29 15 Me 12 Pa 13 1 13 4.446.481,03 2.342.659,10 1.148.954,87 10 1 20 8.237.544,82 4.066.779,46 3.675.230,26 3 2 755.440,00 372.555,00 124.523,00 1 1 2 691.938,24 376.416,35 376.416,35 2 915.603,81 387.789,01 387.789,01 Totale 58 5 3 2 3 1 5 77 29.728.358,73 15.326.407,18 Fonte: Assessorato dell’Agricoltura e delle Foreste elaborazioni CORERAS – dati aggiornati a maggio 2003 12.774.272,56 3 Rg Sr 2 1 1 Tp 2 1 1 Riguardo alla loro dislocazione provinciale il 54% delle aziende ammesse a finanziamento si concentra nelle province di Enna e Palermo, il 30% invece si distribuisce nelle province di Caltanissetta e Messina, il restante 15% ricade nelle province di Agrigento, Catania, Ragusa, Siracusa e Trapani. Inoltre, quasi la totalità (93 %) delle iniziative ricade nelle aree svantaggiate Il contributo pubblico complessivamente richiesto per il comparto in oggetto è di 15.326.407,18 Euro, che rappresenta circa il 39% del fabbisogno finanziario ammissibile per l’Azione 2. Per quanto riguarda la territorializzazione dell’Azione 2 nell’ambito dei Programmi Integrati Territoriali, dei 200 progetti ritenuti ammissibili 79 rientrano nell’area interessata dai PIT di cui 33 riguardano il settore carne. Ad oggi, i progetti che per l’Azione 2 hanno trovato copertura finanziaria sono in totale 98 su 200 di cui 48 finanziabili nell’ambito dei PIT e 50 afferenti alla quota non territorializzata. In particolare per il comparto della carne verranno finanziati 30 progetti di cui 12 a valere sulla risorsa dei PIT per un importo pari a 2.552.134,62, e 18 a valere sulla quota fuori PIT (Euro 4.404.577,93). 21 si intenda contributo pubblico 51 33 Attualmente, i progetti che si sono collocati utilmente in graduatoria sono stati trasferiti presso gli Ispettorati Provinciali dell’Agricoltura per lo svolgimento dell’istruttoria tecnica. Misura 4.09 – Miglioramento delle condizioni di trasformazione e commercializzazione. La presente misura prevede una linea di intervento volta a favorire gli interventi sia di carattere strutturale che tecnologico per il miglioramento e la razionalizzazione delle condizioni di lavorazione, trasformazione, confezionamento e di commercializzazione dei prodotti agricoli. Secondo quanto riportato nel CdP il costo totale della misura è pari a 449.563.124 Euro (di cui 137.453.925 Euro a carico del FEAOG, 87.327.637 Euro di fondi nazionali e 224.781.562 Euro a carico dei privati), E’ previsto inoltre, un aiuto supplementare da parte della Regione che non potrà superare i 200 Meuro nel settennio. La misura, tra l’altro, prevede interventi specifici a favore del settore carne bovina – ovi-caprina – suina – allevamenti minori: - gli interventi saranno finalizzati all’adeguamento e/o all’ammodernamento di impianti di macellazione e confezionamento esistenti, per la commercializzazione di prodotti a marchio DOP, IGP, AS, di prodotti di pregio e di prodotti innovativi. Saranno inoltre finanziati investimenti finalizzati ad implementare sistemi di gestione di qualità e di gestione ambientale (ISO 9000 e ISO 14000 o EMAS); ad aumentare la capacità di conservazione della carne; a trattare gli scarti della macellazione. In ogni caso non si prevede l’aumento della capacità complessiva di macellazione a livello regionale. e del settore carni avicole: - sono previsti investimenti finalizzati all’attivazione dei sistemi di gestione della qualità (ISO 9000) e di gestione ambientale (ISO 14000 o EMAS). Per quanto riguarda le uova, sono previsti investimenti per la trasformazione industriale finalizzata alla loro utilizzazione nel settore dolciario ed alimentare in genere, che non comportino un aumento della capacità di trasformazione. Al fine di evitare la perdita della dotazione finanziaria per l’annualità 2000, secondo quanto previsto dalla circolare n. 300 del 26 giugno 2001 e senza alcuna deroga rispetto al possesso dei requisiti minimi, sono state finanziate le istanze già istruite ai sensi del Reg. CE 951/97 e presentate entro il 7/08/2000, data di approvazione del POR Sicilia 2000-2006. Sono stati ammessi a finanziamento 34 progetti di cui 5 appartenenti al settore zootecnico (n. 4 progetti relativi al settore latte ed 1 al comparto della carne) per complessivi 8.983.706,54 Euro di aiuto richiesto. Per l’annualità 2001-2002 e stato pubblicato sulla GURS n. 47 del 2001 il bando per la selezione delle iniziative: in seguito ad istruttoria è stata approvata la graduatoria con decreto assessoriale del 52 29 luglio 2002, che ammette a finanziamento 21 aziende, per un importo complessivo, comprensivo della quota privata, pari a 109.821.704,48 Euro. In particolare per il settore carne, su 8 istanze presentate, sono stati approvati 4 progetti per un importo di spesa pubblica pari a 2.826.739,50 Euro. Riguardo alla territorializzazione della misura nessuna delle istanze ammesse a finanziamento ha inoltrato richiesta per accedere alla riserva finanziaria nell’ambito dei Progetti Integrati Territoriali, poiché la dotazione finanziaria a valere sulla quota non territorializzata permette di coprire tutti i progetti ammessi a finanziamento. A seguito della presentazione di istanze di ricorso a valere sulla misura in oggetto si sta procedendo ad un riesame delle stesse ed alla formulazione e pubblicazione di una nuova graduatoria. Misura 4.13 – Commercializzazione dei prodotti di qualità. La misura si propone di valorizzare le produzioni di qualità attraverso: la creazione di strumenti – quali l’Enoteca Regionale, gli Osservatori di Filiera, un portale per le produzioni agro-alimentari regionali ecc. – che promuovano la conoscenza delle principali filiere agro-alimentari siciliane e del mercato, e la diffusione delle informazioni tra i diversi operatori del settore; e la predisposizione e l’attuazione di programmi concreti volti all’implementazione dei sistemi di qualità e dei sistemi di gestione ambientale secondo i criteri previsti dalle norme ISO 9000, EMAS 14000 e dei sistemi HACCP, mediante i quali fornire al mercato le debite rassicurazioni in materia di qualità dei prodotti alimentari e dei relativi processi produttivi. Dal momento che per il settore delle carni non è stata presentata alcuna istanza, per un eventuale approfondimento in merito alla misura in questione si rimanda alla lettura della “Filiera lattierocasearia”. 53 6. - LA NORMATIVA DI SETTORE 6. 1 - OCM carni bovine Con il documento <<Agenda 2000>> del 16 luglio 1997, la Commissione europea ha formulato proposte per il processo di ampliamento dell’Unione Europea ai Paesi dell’Est, per il quadro finanziario relativo al periodo 2000-2006 e per la riforma delle politiche dell’Unione Europea. Tra queste viene dato un rilievo non secondario al futuro della PAC esplicitandone gli obiettivi ad essa assegnati e proponendo un’ipotesi di riforma delle Organizzazioni Comuni di Mercato (OCM) relative ai comparti dei seminativi, delle carni bovine e del latte. Con il Reg. (CE) n. 1254/99 relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni bovine, vengono ad essere tradotti in norme legislative gli orientamenti contenuti in Agenda 2000. La nuova OCM, entrata in vigore il 1° gennaio 2000, ha come elementi innovativi il progressivo smantellamento del sistema dell’acquisto all’intervento22 da parte della Comunità europea, fino alla totale scomparsa dell’acquisto pubblico e la sua sostituzione con lo stoccaggio privato, l’introduzione di nuove forme di sostegno diretto che affiancano e potenziano il regime di pagamenti diretti già previsti, l’istituzione dell’envelope nazionale, cioè di una quota di sostegno gestita direttamente dagli Stati membri e l’estensione del premio alla macellazione a tutte le categorie di bestiame. L’organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni bovine prevede misure riguardanti il mercato interno e misure relative agli scambi con i paesi terzi, i prodotti interessati sono gli animali di specie bovina, le carni, le frattaglie, le farine e i grassi. Le misure riguardanti il sostegno al mercato interno sono volte a stabilizzare i mercati, garantire alla comunità agricola un buon livello di vita, riequilibrare il consumo di carne nella Comunità, a vantaggio delle carni bovine, migliorare la competitività di tali prodotti sui mercati internazionali. Il nuovo regolamento ha previsto una riduzione del 20% del sostegno al mercato da attuarsi per i primi tre anni di applicazione della nuova OCM. Il prezzo di intervento è stato mantenuto a 3.475 euro/tonnellata per il primo semestre del 2000 e ridotto successivamente a 3.242 euro/tonnellata per la campagna 2000/2001 e a 3.013 euro/tonnellata per la campagna 2001/2002. Il 1° luglio 2002, il prezzo di intervento è stato sostituito da un prezzo di base per l’ammasso, pari a 2.224 euro/tonnellata; l’aiuto allo stoccaggio privato può essere concesso qualora si verificano 22 Scatta tutte le volte che sul mercato, a causa della eccessiva offerta rispetto alla domanda, il prezzo del prodotto scende al di sotto di quello previsto dagli organismi comunitari. 54 determinate condizioni sul mercato interno, cioè quando il prezzo medio dell’UE si colloca al di sotto del 103% del prezzo di base. A decorrere sempre dal 1° luglio 2002 inoltre, il regime di intervento viene mantenuto come “rete di sicurezza”; pertanto, se il prezzo medio di mercato dei tori e dei manzi in uno Stato membro (o in una regione di uno Stato membro) resterà inferiore a 1.560 euro per tonnellata per due settimane consecutive, la Commissione bandirà una gara per l’acquisto all’intervento nello Stato interessato, mediante la procedura prevista dal comitato di gestione. Per compensare la graduale riduzione del sostegno al mercato, necessaria per ricreare un miglior equilibrio tra domanda e offerta sul mercato europeo nel quadro di una strategia a lungo termine , è stato messo a punto un sistema articolato di pagamenti diretti. Tenendo conto della gran varietà di aziende produttrici all’interno della Comunità europea, i pagamenti diretti includono diversi tipi di misure di sostegno diretto agli allevatori , destinate a: • compensare le riduzioni del prezzo di intervento (premio all’abbattimento e premio speciale per bovini maschi); • sostenere i redditi degli allevatori specializzati nella produzione di carni bovine (premio per vacca nutrice); • incoraggiare i produttori ad adottare metodi di allevamento estensivo (pagamento per l’estensivizzazione); • assistere gli allevatori delle aree meno favorite o degli Stati membri altamente specializzati nella produzione di carni bovine (premio supplementare per vacca nutrice); • garantire l’equilibrio del mercato lungo tutto il corso dell’anno (premio di destagionalizzazione); • consentire agli Stati membri di finanziare sistemi di produzione specifici (dotazioni nazionali). Il premio speciale per bovini maschi viene concesso, per anno civile e per azienda, entro i limiti fissati dai massimali regionali per un numero massimo di 90 capi (gli Stati membri possono derogare a tale limite sulla base di criteri oggettivi da essi stabiliti): • una volta nella vita di ogni toro a partire dall’età di 9 mesi o la cui carcassa abbia un peso minimo di 185 kg; • due volte nella vita di ogni manzo, segnatamente a 9 e dopo i 21 mesi di età. Per beneficiare del premio speciale ogni capo deve essere accompagnato da un passaporto o da un documento amministrativo contenente tutte le informazioni riguardo al premio. 55 Qualora il numero di bovini ammissibili al premio superi i massimali regionali, il premio per produttore è ridotto in funzione del superamento constatato. Sulla base di criteri obiettivi, gli Stati membri possono rivedere i massimali di 90 capi o esentare dalla riduzione i piccoli produttori che non hanno presentato domande superiori ai massimali. Gli Stati membri possono altresì concedere un premio speciale all’abbattimento dei bovini. L’importo del premio speciale per i tori e per i manzi è stato rispettivamente di 160 e di 122 euro per l’anno 2000 e di 185 e 136 euro per il 2001. Nel 2000 e per gli anni successivi invece, è stato stabilito un premio pari a 210 euro per i tori e di 150 euro per i manzi. Il premio per vacca nutrice è concesso annualmente ai produttori che per un anno non producono latte o prodotti lattiero-caseari o che sono titolari di un quantitativo di riferimento individuale massimo di 120 tonnellate (gli Stati membri, tuttavia, possono stabilire un limite diverso), purché detenga per almeno sei mesi consecutivi a decorrere dalla data di presentazione della domanda, un numero di vacche nutrici pari almeno all’80% e un numero di giovenche pari ad un massimo del 20% rispetto a quello degli animali per cui è richiesto il premio. A partire dal 1° gennaio 2000, il diritto al premio è limitato al numero di diritti che ciascun produttore possedeva al 31 dicembre 1999 e la loro somma non deve superare i massimali nazionali definiti dall’allegato II del regolamento. Il premio può essere integrato da un premio nazionale supplementare per vacca nutrice, pari ad un massimo di 50 euro. In alcune regioni e per alcuni casi specifici il premio supplementare viene finanziato in parte o nella sua totalità dal FEOGA sezione garanzia. In caso di vendita o di trasferimento dell’azienda, l’agricoltore può trasferire i suoi diritti di premio. Se il trasferimento dei diritti di premio non è accompagnato dalla vendita dell’azienda, una parte dei diritti trasferiti, non superiore al 15%, viene destinata alla riserva nazionale dello Stato membro in cui è situata l’azienda, per essere ridistribuita gratuitamente. Il nuovo regolamento, inoltre, prevede che ogni Stato membro conceda i diritti di premio affluiti alla riserva nazionale, in particolare ai nuovi produttori, ai giovani allevatori e ad altri produttori prioritari. Il numero totale dei diritti di premio per vacca nutrice in ogni Stato membro può essere stabilito sulla base dei premi effettivamente versati in anni storici di riferimento, con l’aggiunta di un certo margine previsto per il mantenimento della riserva nazionale. Negli Stati membri in cui la percentuale di vacche nutrici allevate in zone di montagna è superiore al 60%, la gestione dei premi può essere differenziata a seconda che si tratti di giovenche o di vacche nutrici. 56 L’importo del premio è stato pari a 163 euro nell’anno 2000 ed a 182 euro nel 2001, per l’anno 2002 e per i successivi invece, il premio ammonta a 200 euro. Il premio speciale ed il premio per vacca nutrice sono concessi a condizione che il coefficiente di densità dell’azienda non superi le 2 unità bestiame adulto (UBA) per unità di superficie foraggera utilizzata per tali animali. Il Premio all’abbattimento viene attribuito distinguendo due diverse categorie di bestiame: 1. ai tori, ai manzi, alle vacche e alle giovenche a partire dall’età di 8 mesi; 2. ai vitelli di età compresa tra 1 e 7 mesi e la cui carcassa abbia un peso inferiore a 160 chilogrammi. Il premio all’abbattimento è versato direttamente al produttore, purché il capo ammissibile sia stato detenuto per un periodo minimo di 2 mesi. Ai fini della concessione del premio, inoltre, è necessario comprovare, in particolare, che il capo è stato macellato o esportato verso un paese terzo. L’importo del premio per la prima categoria di capi è stato fissato a 27 euro per l’anno civile 2000, a 53 euro per il 2001 e ad 80 euro per il 2002 e per i successivi. Alla seconda categoria sono stati attribuiti, per gli stessi anni di riferimento, rispettivamente 17, 33 e 50 euro. Secondo quanto recita l’art. 3 del regolamento in oggetto, i massimali di ciascun Stato membro relativi a questo premio sono stati fissati separatamente per entrambe le categorie di animali previste. Ciascun massimale corrisponde al numero degli animali di ciascuna di queste due categorie che nel 1995 sono stati macellati nello Stato membro in questione a cui si aggiungono quelli esportati verso paesi terzi. Nel caso in cui in uno Stato membro la richiesta di premio supera il massimale nazionale, i premi sono ridotti in proporzione. 57 Tav. 6.1 - Massimali nazionali per il premio all’abbattimento (numero di capi) Paese Bovini adulti Vitelli Belgio 711.232 335.935 Danimarca 711.589 54.700 Germania 4.357.713 652.132 Grecia 235.060 80.324 Spagna 1.982.216 25.629 Francia 4.041.075 2.045.731 Irlanda 1.776.668 0 Italia 3.426.835 1.321.236 Lussemburgo 21.867 3.432 Paesi Bassi 1.207.849 1.198.113 Austria 546.557 129.881 Portogallo 325.093 70.911 Finlandia 382.536 10.090 Svezia 502.063 29.933 Regno Unito 3.266.212 26.271 Fonte: Regolamento (CE) n. 2342/99 della Commissione, recante modalità in relazione ai regimi di premi (Allegato III) Il Premio per l’estensivizzazione può essere attribuito ai produttori che beneficiano del premio speciale e/o del premio per vacca nutrice. Tale premio supplementare, che ammonta a 100 euro, viene concesso a condizione che, rispetto all’anno civile in questione, il coefficiente di densità nell’azienda interessata sia inferiore a 1,4 UBA per ettaro. Per il pagamento per l’estensivizzazione, tuttavia, gli Stati membri possono autorizzare i seguenti importi: 1. rispetto agli anni civili 2000 e 2001: - 33 euro per coefficiente di densità pari o superiore a 1,6 UBA per ettaro, ma pari o inferiore a 2,0 UBA per ettaro; - 66 euro per coefficiente di densità inferiore a 1,6 UBA per ettaro; 2. rispetto all’anno civile 2002 e agli anni successivi: - 40 euro per il coefficiente di densità pari o superiore a 1,4 UBA per ettaro, ma pari o inferiore a 1,8 UBA per ettaro; 58 - 80 euro per un coefficiente di densità inferiore a 1,4 UBA per ettaro. I criteri di ammissibilità al premio sono più rigorosi, poiché tengono conto di tutto il bestiame adulto realmente presente nell’azienda, nonché degli ovini per i quali è stata presentata domanda di premio. Inoltre la superficie foraggera da considerare per il calcolo del coefficiente di densità deve essere rappresentata per almeno il 50% da pascolo. Ciò non esclude una sua utilizzazione mista nel corso dello stesso anno (pascolo, fieno, foraggi insilati). Negli Stati membri in cui più del 50% della produzione di latte si effettua in zone di montagna, il premio per l’estensivizzazione può essere concesso anche per le vacche da latte detenute da aziende situate in tali zone. Il Premio di destagionalizzazione intende incoraggiare la macellazione in periodi diversi da quello tradizionalmente dedicato a tale attività, allo scopo di ridurre l’eventuale eccesso di offerta in particolari periodi dell’anno e di allentare la pressione sui prezzi. Può essere concesso ai produttori degli Stati membri in cui il numero di manzi macellati in un dato anno sia superiore al 60% dell’insieme dei bovini maschi macellati e più del 35% di tali macellazioni avvenga tra il 1° settembre e il 30 novembre. L’importo del premio varia a seconda del periodo di macellazione da 72,45 euro per i capi macellati nelle prime quindici settimane dell’anno a 18,11 euro per i capi macellati tra la ventiduesima e la ventitreesima settimana dell’anno. Gli Stati membri possono effettuare pagamenti supplementari per capo di bestiame (bovini maschi, vacche nutrici e da latte e giovenche) conformemente ai requisiti stabiliti nel quadro dei programmi di concessione dei premi di base, ovvero quale importo supplementare al premio per l’abbattimento per il bestiame adulto. Possono inoltre effettuare pagamenti per superficie per i pascoli permanenti (definiti dagli Stati membri) destinati all’allevamento di bestiame, ma rispetto ai quali non siano stati richiesti pagamenti supplementari per il bestiame. Per tale aiuto le risorse complessivamente disponibili ammontano a 164,4 milioni di euro, 328,7 milioni di euro e 493 milioni di euro, rispettivamente per gli anni 2000, 2001, 2002 e per gli anni successivi, da ripartire tra gli Stati membri in base alla loro quota di produzione di carni bovine nella Comunità. 59 Tav.6. 2 - Dotazione nazionale (in milioni di euro) Paese 2000 2001 2002 e anni successivi Italia 21,9 43,7 65,6 EU-15 164,4 328,7 493,0 % Italia/Eu-15 13,3 13,3 13,3 Fonte: Commissione europea, Direzione generale dell’Agricoltura Disposizioni Comuni - al fine di poter accedere ai premi gli animali devono essere identificati e registrati, ed il pagamento verrà effettuato previa ispezione. Qualora un’ispezione rilevi che il produttore ha fatto uso di sostanze illegali per allevare i propri animali o qualora egli si opponga all’indagine, non gli verranno concessi pagamenti diretti per l’anno civile in causa. Ammasso privato e pubblico - a decorrere dal 1° luglio 2002 può essere decisa la concessione di aiuti all’ammasso privato, qualora il prezzo medio del mercato comunitario constatato sia inferiore al 103% del prezzo di base, fissato a 2.224 euro per tonnellata per le carcasse di bovini maschi. Il Consiglio può modificare questo prezzo nel caso in cui si renda necessario. A decorrere dalla stessa data, inoltre, si potrà ricorrere all’intervento pubblico se il prezzo medio di mercato di uno Stato membro o di una regione di uno Stato membro è inferiore a 1.560 euro per tonnellata. In questo caso, il prezzo di acquisto e i quantitativi interessati sono determinati mediante aggiudicazione Scambi con i paesi terzi – Ogni importazione nella Comunità di animali vivi della specie bovina diversi dai riproduttori di razza pura è soggetta al rilascio di un titolo di importazione. Titoli analoghi possono essere richiesti per le carni fresche o refrigerate. Per gli altri prodotti, la presentazione dei suddetti titoli non è richiesta. Alle importazioni di carni bovine si applicano le aliquote dei dazi della tariffa doganale comune, se però le importazioni rischiano di perturbare il mercato comunitario, può essere riscosso un dazio addizionale. Per consentire l’esportazione di quantitativi economicamente rilevanti dei prodotti possono essere istituite restituzioni all’esportazione fissate a titolo periodico o per quantitativi determinati mediante aggiudicazione all’esportazione. Le restituzioni sono fissate tenendo conto dei seguenti elementi: 1. la situazione esistente sul mercato comunitario e mondiale e le prospettive di evoluzione; 2. gli obiettivi dell’organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni bovine; 60 3. qualsiasi restrizione derivante da accordi internazionali (Organizzazione mondiale del commercio, ecc.); 4. l’esigenza di evitare perturbazioni sul mercato comunitario; 5. l’aspetto economico delle esportazioni previste. Disposizioni generali – gli Stati membri constatano i prezzi dei bovini in base a norme che la Commissione deve stabilire secondo una determinata procedura. In caso di aumento o diminuzione durevole dei prezzi sul mercato comunitario possono essere adottate adeguate misure. Inoltre sono previste misure eccezionali di sostegno al mercato al fine di combattere la propagazione di malattie degli animali. Salvo contrarie disposizioni del regolamento, al settore delle carni bovine si applicano le norme del trattato relative agli aiuti di Stato. Disposizioni transitorie – Fino al 30 giugno 2002, per gli animali vivi della specie bovina è stato possibile l’acquisto da parte degli organismi di intervento al fine di scongiurare una rilevante flessione dei prezzi. 61 6. 2 – La riforma della Pac e la nuova OCM carni bovine Con il Consiglio europeo di Berlino del 1999, che ha dato concretezza a quanto proposto nel documento <<Agenda 2000>>, fu dato incarico alla Commissione di elaborare entro il 2002 una revisione a medio termine, la cosiddetta Mid-term-review, con l’obbligo di: - conoscere l’andamento della spesa agricola e del mercato dei cereali, dei semi oleosi e delle carni bovine; - individuare una possibile strategia per il settore lattiero-caseario, in vista dell’eventuale soppressione dell’attuale regime delle quote latte dopo il 2006; - discutere sulle eventuali modifiche da apportare alle OCM. I contenuti della comunicazione (COM 394/2002), elaborati a seguito di tale incarico e presentati il 10 luglio 2002, sono andati ben oltre la semplice revisione di medio termine, gettando le basi per una riforma più sostanziale della Politica Agricola Comune. Con la “Mid Term review” (MTR) infatti viene avanzata la proposta di separare definitivamente il sostegno comunitario dalla produzione (disaccoppiamento) nei settori dei seminativi, delle leguminose da granella, del riso, dei foraggi essiccati, delle carni bovine, ovicaprine e del latte; di modificare alcune OCM (Cereali, frumento duro, carni bovine, latte, ecc.) e di rafforzare la politica di sviluppo rurale; si configura inoltre la possibilità di rendere obbligatori gli strumenti della condizionalità ambientale23 e della modulazione che consiste nella riduzione lineare dei pagamenti diretti spettanti agli agricoltori ed il trasferimento di risorse a favore dello sviluppo rurale. Limitatamente al settore delle carni bovine, la revisione di medio termine non ha previsto nuove misure specifiche rispetto a quanto era stato stabilito nel 1999 nel quadro della riforma, dal momento che la situazione di mercato è apparsa migliore rispetto alle previsioni contenute nell’Agenda 2000. Pur tuttavia la Commissione ha indicato, anche per questo settore, il percorso verso un sistema di aiuti disaccoppiato dalle produzioni a partire dal 2004: questo sistema consiste in un unico pagamento per azienda basato su diritti storici che sostituirebbero tutti i singoli premi previsti dalla nuova OCM. Secondo tale sistema la procedura da adottare per il calcolo degli aiuti da concedere è la seguente: si considera il numero dei capi che hanno originato pagamenti diretti nel triennio 2000-2002 e si moltiplica per gli importi unitari del 2002 (in quanto importi a regime secondo Agenda 2000). Questa cifra rapportata ad anno (divisa quindi per tre) rappresenta l’importo di riferimento aziendale, cioè l’importo che l’azienda continuerà a percepire indipendentemente dalla sua produzione (intesa sia come <<tipo di prodotto>> che come <<quantità>>). Va sottolineato che i 62 capi a cui si fa riferimento sono quelli che hanno ottenuto il premio e non sono quindi compresi tutti quei capi per i quali il premio non è stato richiesto o comunque ottenuto. Questo importo viene suddiviso per gli ettari aziendali (2000-2002) <<eleggibili>> che hanno generato pagamenti diretti (mais, orzo, altre colture, foraggere permanenti, pascoli). Si ottiene così il <<diritto di premio per ettaro>>. Dunque per ogni azienda verranno fissati una volta per tutte gli ettari <<eleggibili>> e il diritto per ettaro, ciò darà luogo al pagamento effettivo annuale. Se l’azienda non ha superfici <<eleggibili>>, o se ha superfici tali da determinare un diritto per ettaro superiore ai 10.000 euro, si avrà una forma particolare, cioè <<un diritto specifico>>. Il diritto all’aiuto può essere trasferito nell’ambito nazionale ed anche regionale, a discrezione di ogni Stato, a titolo oneroso, con o senza terra. I diritti specifici, invece, non sono trasferibili, salvo successione. I diritti sono soggetti a degressività, cioè ad una progressiva diminuzione nel tempo: si parte dall’1% in meno nel 2006, si arriva al 19% in meno nel 2012; sono previste una franchigia di 5.000 euro di aiuti concessi per azienda al di sotto della quale non viene applicata alcuna riduzione degli aiuti stessi, nonché una fascia compresa fra i 5.000 e i 50.000 euro nell’ambito della quale la riduzione è ridotta. A fronte del disaccoppiamento la Commissione prevede una flessione della produzione bovina che subirà un’estensivizzazione e il conseguente aumento dei prezzi di mercato. La Commissione inoltre prevede la riduzione degli incentivi a favore dell’allevamento intensivo allo scopo di allentarne la pressione e favorire il raggiungimento di un maggiore equilibrio del mercato. Tra le ipotesi di condizionalità del premio disaccoppiato, oltre ai vincoli già presenti (limiti di densità di carico, completamento dell’anagrafe bovina ecc.) si fa riferimento anche al benessere degli animali e alla garanzia della salubrità dei prodotti. Inoltre i sussidi all’esportazione di animali vivi verranno concessi soltanto sulla base di richieste giustificate ed in linea con i requisiti relativi al benessere degli animali durante il trasporto. Nel gennaio 2003 le proposte contenute nella Mid-term-review sono state formalizzate – talora con qualche modifica - in proposte di regolamento. Ciò nonostante, tutto il pacchetto dalla MTR, e quindi anche la proposta di riforma dell’OCM carni bovine, è stato sottoposto ad un lungo processo di discussione che si è concluso il 26 giugno 2003 con l’approvazione definitiva, da parte del Consiglio dei ministri agricoli europei, della riforma della Politica Agricola Comune. Secondo quanto si legge nel documento relativo al “compromesso finale della Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea” del 30 giugno 2003, il Consiglio dei ministri ha introdotto 23 Il regime di aiuti diretti è condizionato dall’osservanza di una serie di requisiti obbligatori in materia di sicurezza 63 numerose e sostanziali modifiche rispetto alle proposte avanzate dalla Commissione nel mese di gennaio. Una delle più importanti riguarda il disaccoppiamento: la riforma infatti, ha confermato il pagamento unico per azienda indipendente dalla produzione, ma nel contempo ha dato ai Paesi membri la possibilità di mantenere una certa correlazione tra sovvenzioni e produzione (disaccoppiamento parziale), a precise condizioni ed entro limiti chiaramente definiti. Il disaccoppiamento parziale dunque rappresenta per gli Stati membri e le Organizzazioni agricole europee una importante conquista che permetterà di scongiurare i possibili effetti del disaccoppiamento totale, quali per esempio l’abbandono dell’attività agricola nelle aree marginali e nelle zone svantaggiate, e la conseguente riduzione del potenziale produttivo. Il disaccoppimanto decorrerà da 1° gennaio 2005 - e non dal 2004, come era stato indicato nella comunicazione di luglio – inoltre, gli Stati membri potranno posticipare l’avvio al 1° gennaio del 2006 o del 2007, qualora dovessero ritenere necessario un periodo transitorio di implementazione, dovuto a specifiche caratteristiche o condizioni della propria agricoltura. L’ammontare complessivo che ogni singolo Stato membro potrà erogare in ciascun anno a favore degli agricoltori aventi diritto è assoggettato a un massimale finanziario che, all’indomani della conclusione del lungo negoziato, è stato indicato all’interno del regolamento orizzontale n. 178/2003 del 29 settembre 2003. La concessione del pagamento unico per azienda sarà subordinata al rispetto delle norme in materia di salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare e protezione degli animali (condizionalità). Rispetto alle proposte di regolamento del mese di gennaio, sia l’elenco delle normative oggetto di condizionalità, sia i principi di buona pratica agricola, sono stati semplificati e ridotti. Inoltre la consulenza aziendale obbligatoria (almeno per gli aspetti relativi alle modalità di applicazione delle norme previste dalla condizionalità, dei pagamenti diretti e delle buone pratiche agricole) è stata estesa a tutte le aziende, dando la possibilità agli Stati membri di dare priorità ai produttori che ricevono pagamenti diretti per più di 15 mila euro l’anno. Con i testi legali presentati a gennaio, la Commissione aveva proposto una riduzione progressiva dei pagamenti diretti spettanti agli agricoltori, con una percentuale, a regime, del 19%. In pratica questa operazione si traduceva in due tipi di prelievo: un primo prelievo - identificato con il termine modulazione - pari, a regime, al 6% i cui fondi avrebbero dovuto essere destinati a favore della politica di sviluppo rurale; ed un secondo prelievo - definito con il termine degressività - pari a regime, al 13% dei pagamenti diretti, i cui fondi avrebbero finanziato i costi delle riforme di alcune OCM. alimentare, rispetto dell’ambiente sicurezza dei lavoratori agricoli, salute e benessere degli animali. 64 Il compromesso raggiunto dai ministri agricoli a fine giugno 2003, ha apportato le seguenti modifiche: la degressività24 è stata congelata e scatterà solo in caso di necessità finanziaria, la modulazione invece è stata confermata e verrà applicata a partire dal 2005 ad un tasso del 3%, aumentato al 4% nel 2006 e al 5% nel 2007 e per gli anni successivi. Sono esentate dal prelievo le aziende con aiuti diretti fino a 5.000 euro. La politica di sviluppo rurale è stata rafforzata con maggiori finanziamenti UE e con nuove misure per promuovere l’ambiente, la qualità, il benessere degli animali e per aiutare gli agricoltori ad adeguarsi alle norme di produzione UE a partire dal 2005. Il Consiglio ha inoltre deciso di rivedere i settori del latte, delle carni bovine, del riso, dei cereali, del frumento duro, dei foraggi essiccati e della frutta in guscio e di introdurre un meccanismo di disciplina finanziaria al fine di rispettare gli stretti vincoli di bilancio fissati per l’Unione Europea a 25 da qui al 2013. La Pac riformata dunque orienterà agli agricoltori europei a produrre ciò che i consumatori ed il mercato richiedono e contribuirà ad aprire nuove strade verso la diversificazione delle attività delle imprese. Essa migliorerà la qualità dei prodotti agricoli, renderà i prezzi più interessanti, limiterà le spese agricole, aggiungerà un elemento di coesione a beneficio delle zone svantaggiate e risponderà alle preoccupazioni dei cittadini in materia di ambiente di alimentazione e di benessere degli animali. La riforma inoltre rafforzerà anche la posizione negoziale dell’Unione Europea nelle trattative commerciali in corso nell’ambito dell’OMC. In seguito all’accordo raggiunto a giugno, il Consiglio dei ministri europei ha dato il via libera ai testi giuridici ed i regolamenti sono stati pubblicati sulla Gazzetta ufficiale comunitaria del 21 ottobre 2003. Nel settore della carne bovina la riforma della Pac ha mantenuto lo status quo per quanto riguarda le misure settoriali e verticali dell’Organizzazione Comune dei Mercati ma ha rivoluzionato il regime di erogazione dei pagamenti diretti. Questo per effetto del disaccoppiamento, in base al quale i pagamenti da corrispondere a favore degli allevatori saranno calcolati in funzione dei contributi percepiti nel triennio 2000-2002, salvo la possibilità – da stabilirsi a livelli di singolo Stato membro – di mantenere una parte dei premi legati ancora alla produzione (disaccoppiamento parziale) allo scopo di evitare l’abbandono della produzione. Gli Stati membri dunque, entro il mese di agosto del 2004 dovranno comunicare alla Commissione da quando applicare il disaccoppiamento (2005, 2006 o 2007) e in quale maniera: totale o parziale. 24 Il taglio degli aiuti è stato congelato, esso scatterà solo in caso di necessità finanziaria cioè solo se dovessero esserci un superamento del budget di 300 milioni di euro. In caso di riduzione ci sarà una franchigia fino a 5.000 euro, mentre da 5.000 a 50.000 euro l’aliquota del prelievo sarà dimezzata, oltre questa soglia sarà piena. 65 Nel caso in cui gli Stati membri decidano di adottare il disaccoppiamento parziale, possono scegliere fra tre possibili alternative in ragione delle proprie esigenze e obiettivi di politica agraria. La prima opzione riguarda la possibilità di mantenere accoppiato sino al 100% del premio della vacca nutrice e sino al 40% del premio di macellazione dei bovini adulti e dei vitelli. La seconda soluzione è quella di mantenere accoppiato sino al 100% del premio di macellazione. Infine la terza soluzione è quella di mantenere accoppiato sino al 75% del premio speciale per i bovini maschi. Per il settore ovi-caprino, a differenza delle carni bovine, c’è solo un’alternativa al disaccoppiamento totale: mantenere accoppiato al 50% il massimale nazionale. I dettagli delle modalità di applicazione del disaccoppiamento parziale sono contenuti nel regolamento orizzontale n. 178/2003 del 29 settembre 2003, al quale si rimanda per un maggiore approfondimento. 6. 3 - La posizione dell’Italia Con la riforma del regime dei pagamenti diretti nel settore della carne bovina e l’introduzione del disaccoppiamento, l’Italia perde una parte assai cospicua delle dotazioni finanziarie che erano state riconosciute, nel corso del negoziato di <<Agenda 2000>>, al comparto bovino. Agenda 2000 infatti, aveva previsto per l’Italia un massimale di 652,2 milioni di euro che si è ridotto a 408,3 milioni con la riforma della Pac del 26 giugno 2003. Si calcola dunque una perdita di 244 milioni di euro. Purtroppo è un dato di fatto che nel triennio di riferimento 2000/2002 gli allevatori italiani, tra i premi non richiesti e quelli non pagati, hanno perso 230 milioni di euro a cui si aggiungono altri 14 milioni di euro per i pagamenti effettuati da Agea, ma non riconosciuti dalla Commissione nel calcolo del massimale finanziario assegnato all’Italia con la MTR. Ciò, con la logica del disaccoppiamento che congela la spesa comunitaria ai livelli storicamente raggiunti, ha limitato la possibilità di accesso ai pagamenti diretti da parte degli allevatori italiani. Eppure, anche in questo settore alcuni passi avanti sono stati fatti nel corso delle lunghe trattative ministeriali. La proposta iniziale del commissario all’Agricoltura, Franz Fischler, infatti prevedeva il disaccoppiamento totale e l’erogazione di un premio unico per azienda sulla base degli assegni percepiti nel periodo di riferimento 2000/2002. Per l’Italia questo metodo di calcolo avrebbe tenuto conto delle erogazioni realmente concesse dall’Agea che sono largamente incomplete a causa dei ritardi dell’anagrafe bovina. 66 L’Italia, durante il complesso negoziato, ha cercato di rimediare alla difficile situazione: prima, appoggiando la Francia nella richiesta di un disaccoppiamento parziale; e poi - una volta accettata questa richiesta in sede comunitaria - impegnandosi oltremodo affinché la procedura da adottare per il calcolo degli aiuti da concedere, tenesse conto dei premi realmente richiesti dagli allevatori e non solamente di quelli pagati. Ma l’unica concessione che è stata spuntata è stato un incremento di 38 milioni di euro della dotazione disponibile per il premio alla macellazione dei bovini adulti, che ha migliorato, ma non ha risolto affatto la critica situazione. In altre parole i massimali finanziari assegnati dall’Unione Europea a favore degli allevatori Italiani risultano insufficienti a coprire le richieste avanzate nelle ultime campagne e non consentono di perseguire un adeguato processo di sviluppo e di razionalizzazione del settore. Il prossimo passo che l’Italia dovrà compiere entro il mese di agosto del 2004 sarà quello di scegliere la strada più vantaggiosa in alternativa al disaccoppimanto totale. 67 6. 4 - OCM carni suine25 e OCM Pollame Il Regolamento (CEE) n. 2759/7526 del Consiglio relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore delle carni suine mira a stabilizzare i prezzi e ad assicurare un equo tenore di vita alla popolazione agricola interessata, fissando i regimi dei prezzi, le modalità degli scambi con i paesi terzi ed incoraggiando le iniziative atte a facilitare l’adeguamento dell’offerta alle esigenze dei mercati. I prodotti disciplinati dal regolamento: - gli animali vivi diversi dai riproduttori di razza pura; - i prodotti derivati dalle carni suine. Gli interventi volti a ridurre una eventuale flessione dei prezzi: aiuti all’ammasso privato acquisto di carcasse, mezzane, pancetta oppure lardo fresco o refrigerato. I prezzi d’acquisto dei prodotti Il prezzo d’acquisto per i suini macellati della qualità tipo non può essere superiore al 92% né inferiore al 78% del prezzo di base. Per i prodotti diversi dai suini macellati o che non sono della qualità tipo i prezzi d’acquisto sono derivati dal prezzo d’acquisto dei suini macellati di qualità tipo. Gli scambi Le importazioni o le esportazioni possono essere subordinate al rilascio di un titolo di importazione o di esportazione. Ai prodotti del settore suinicolo si applicano i tassi della tariffa doganale comune. La riscossione dei dazi doganali all’importazione si rendono necessari nel caso in cui le importazioni rischiano di destabilizzare il mercato comunitario. Un andamento duraturo dei prezzi sul mercato comunitario può determinare la sospensione parziale o totale dei dazi all’importazione. 25 Attività dell’Unione Europea Sintesi della legislazione” – www.europa.eu.int/ modificato da i seguenti regolamenti: (CEE) n. 1423/78 del Consiglio del 20 giugno 1978; n. 2966/80 del Consiglio del 14 novembre 1980; n. 1473/86 del Consiglio del 13 maggio 1986; n. 3906/87 del Consiglio del 22 dicembre 1987; 1249/89 del Consiglio del 3 maggio 1989; n. 3290/94 del Consiglio del 22 dicembre 1994; n. 1365/2000 del Consiglio del 19 giugno 2000. 26 68 Per quanto riguarda gli scambi con i paesi terzi, se il mercato comunitario rischia di subire perturbazioni a causa delle importazioni o delle esportazioni, possono essere adottate misure di salvaguardia. Gli eventi calamitosi In caso di malattie degli animali possono essere adottate misure eccezionali di sostegno al mercato. Il Regolamento (CEE) n. 2777/7527 del Consiglio del 29 ottobre 1975, si pone come obiettivo la creazione di un’organizzazione comune dei mercati nel settore del pollame che consenta di stabilizzare i prezzi e garantire un equo livello di vita agli agricoltori grazie ad una commercializzazione più agevole dei prodotti e alla definizione di modalità per gli scambi con i paesi terzi. Il regolamento prevede inoltre misure comunitarie volte ad agevolare le iniziative professionali o interprofessionali volte a migliorare la qualità dei prodotti e il loro impiego, a promuovere una migliore organizzazione della produzione e della commercializzazione dei prodotti, o che consentano di seguire meglio l’evoluzione dei prezzi di questi prodotti sul mercato. I prodotti disciplinati dal regolamento: galli, galline, anatre, oche, tacchine e faraone, carni e frattaglie commestibili, fegato di volatile, grassi ed altre preparazioni a base di pollame. Le norme di commercializzazione Per le carni e le frattaglie commestibili di pollame vengono stabilite norme di commercializzazione che possono riguardare la classificazione in base alle categorie, la qualità, il peso e l’etichettatura. Per gli altri prodotti l’adozione di norme è facoltativa. Gli scambi Le importazioni o le esportazioni possono essere subordinate al rilascio di un titolo di importazione o di esportazione. Ai prodotti del settore del pollame si applicano le aliquote dei dazi della tariffa doganale comune. 27 Modificato dai regolamenti (CEE): n. 369/76 del Consiglio del 6 febbraio 1976 (Atto di adesione della Grecia); n. 1235/89 del Consiglio del 3 maggio 1989; n. 3714/92 della Commissione del 22 dicembre 1992; n. 1574/93 del Consiglio del 14 giugno 1993 (Atto di adesione dell’Austria della Finlandia e della Svezia; n. 3290/94 del Consiglio del 22 dicembre 1994; n. 2916/95 della Commissione del 18 dicembre 1995. 69 La riscossione dei dazi doganali all’importazione si rendono necessari nel caso in cui le importazioni rischiano di destabilizzare il mercato comunitario. I contingenti sono attribuiti secondo i metodi del “primo arrivato, primo servito” e dell’esame simultaneo. E’ possibile prevedere anche altri metodi, purché non discriminatori. Qualora il mercato comunitario rischia di subire perturbazioni a causa delle importazioni o delle esportazioni, possono essere adottate misure di salvaguardia. Negli scambi con i paesi terzi sono vietate le tasse aventi un effetto equivalente ad un dazio doganale nonché l’applicazione di restrizioni quantitative o di misure di effetto equivalente. Gli eventi calamitosi In caso di malattie degli animali possono essere adottate misure eccezionali di sostegno al mercato. 70 BIBLIOGRAFIA Pubblicazioni: - Foglio A – Il Marketing Agroalimentare – Franco Angeli 1999. - Goffi A:, Sorrentino A. – Prime Riflessioni su <<Agenda 2000>>. 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Agata di Militello (N. 8); Caronia (N.10); Mistretta (N.11) - “Indagine preliminare sul Suino Nero e sulla produzione degli insaccati nei Nebrodi”– Anno 1991. Riviste specializzate: - A&T Agra & Trade (Agenzia settimanale di informazione sulla filiera agroalimentare). - Agrisole (articoli vari) - Il Sole 24 Ore (articoli vari). - Informatore Zootecnico, rivista del Sole 24 ore ed Edagricole. - Humus (giornale di informazione agricola, economica, ambiente, consumo e società della Confederazione Italiana Agricoltori) – I Temi – La Qualità. - SiciliAgricola (articoli vari). - Sicilia Zootecnica (articoli vari). Siti Web consultati: www.ismea.it www.inea.it www.unioncamere.it www.regione.sicilia.it www.eu.int/comm/agriculture www.politicheagricole.it 73 www.ice.it www.istat.it www.minindustria.it www.corfilcarni.it www.euroinfosicilia.it 74 APPENDICE STATISTICA 75 Tav. A .1a - Sicilia - Italia: macellazione dei bovini e bufalini per categoria di animali abbattuti dal 1996 al 2000 1996 1997 1998 TOTALE BOVINI CAPI PESO VIVO Complessivo Medio a capo RESA MEDIA % PESO MORTO VITELLI CAPI PESO VIVO Complessivo Medio a capo RESA MEDIA % PESO MORTO VITELLONI E MANZI CAPI PESO VIVO Complessivo Medio a capo RESA MEDIA % PESO MORTO BUOI E TORI CAPI PESO VIVO Complessivo Medio a capo RESA MEDIA % PESO MORTO Fonte: ISTAT (peso in quintali) 1999 2000 Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia Italia 242.447 4.635.535 236.781 4.603.129 191.460 4.408.368 170.863 4.490.641 177.390 4.433.051 1.072.832 4,43 56,1 601.474 21.125.425 4,56 56,0 11.819.844 1.019.889 4,31 56,10 572 20.819.757 4,52 55,70 11.594 812.046 4,24 55,90 454.040 19.897.949 4,51 55,80 11.112.765 740.547 4,33 55,90 414.179 20.839.057 4,64 55,80 11.637.722 798.210 4,50 55,0 375.328 20.583.739 4,64 56,00 11.534.033 14.982 1.229.046 20.991 1.130.679 15.442 1.096.972 7.955 1.077.630 7.240 1107384,00 38.658 2,58 59,00 22.817 2.985.896 2,43 60,40 1.803.481 52.894 2,52 59,50 31.447 2.609.360 2,31 59,80 1.560.490 38.085 2,52 59,50 22.535 2.453.193 2,31 59,80 1.464.555 19.244 2,42 59,20 11.396 2.510.756 2,33 59,90 1.503.242 17.403 2,40 59,30 10.323 2.622.589 2,37 59,80 1.569.363 208.117 2.625.672 199.466 2.644.621 159.788 2.565.733 147.478 2.623.042 150.604 2.619.430 949.846 4,56 56,50 536.477 14.041.640 5,35 57,10 8.011.785 896.210 4,49 56,40 505.605 13.934.685 5,27 57,10 7.955.799 700.358 4,38 56,40 395.261 13.530.694 5,27 57,20 7.739.034 650.832 4,41 56,60 368.067 14.015.856 5,34 57,30 8.029.501 690.853 4,59 56,20 388.125 14.208.429 5,42 57,20 8120242,00 504 97.406 734 65.174 779 65.678 794 72.521 1.002 54.828 2.987 5,93 54,0 1.613 602.271 6,18 54,20 326.272 4.421 6,02 53,60 2.371 402.904 6,18 55,50 224 4.676 6,00 54,50 2.547 405.994 6,18 55,60 225.571 5.083 6,40 55,00 2.796 455.511 6,28 55,70 253.868 5.410 5,40 53,0 2.870 342.207 6,24 55,30 189.139 76 Tav. A .1a - segue - Sicilia - Italia: macellazione dei bovini e bufalini per categoria di animali abbattuti dal 1996 al 2000 1996 VACCHE CAPI PESO VIVO Complessivo Medio a capo RESA MEDIA % PESO MORTO BUFALINI CAPI PESO VIVO Complessivo Medio a capo RESA MEDIA % PESO MORTO Fonte: ISTAT 1997 1998 1999 (peso in quintali) 2000 Italia Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia 18.686 677.107 15.590 762.655 15.451 679.985 14.636 717.448 18.542 643.963 80.551 4,31 49,90 40.163 3.467.119 5,12 48,00 1.663.831 66.364 4,26 49,00 32.509 3.872.808 5,08 47,90 1.853.679 68.927 4,49 48,90 33.697 3.508.068 5,19 48,00 1683605 65.388 4,47 48,80 31.920 3.856.934 5,38 48,00 1.851.111 84.537 4,56 49,30 41.706 3.381.468 5,25 48,50 1.640.610 158 6.304 3 7.717 226 7.430 120 5.346 2 7.446 790 5,00 51,10 404 28.499 4,52 50,80 14.475 12 4,00 50,00 6 33.314 4,32 51,10 17.012 430 1,90 58,80 253 28.475 3,83 51,30 14.603 337 2,81 54,60 184 21.432 4,01 50,20 10.768 7 3,50 42,9 3 29.046 3,90 50,50 14.679 77 Tav. A. 2a - Sicilia - Italia: macellazione dei suini per categoria di animali abbattuti dal 1996 al 2000 1996 1997 1998 Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia Italia TOTALE SUINI CAPI 227.657 11.943.931 249.226 12.163.764 230.129 12.570.745 PESO VIVO Complessivo 219.251 17.568.251 241.118 17.399.850 223.921 17.631.206 Medio a capo 0,96 1,47 0,97 1,43 0,97 1,40 RESA MEDIA % 78,70 80,30 78,50 80,20 78,30 80,10 PESO MORTO 172.471 14.102.973 189.320 13.958.158 175.341 14.121.894 LATTONZOLI E MAGRONI CAPI PESO VIVO Complessivo Medio a capo RESA MEDIA % PESO MORTO GRASSI CAPI PESO VIVO Complessivo Medio a capo RESA MEDIA % PESO MORTO Fonte: ISTAT (peso in quintali) 1999 Sicilia Italia 2000 Sicilia Italia 193.461 12.992.004 204.731 12.920.465 190.144 0,98 78,40 149.116 18.369.009 1,41 80,10 14.717.043 209.739 1,02 79,00 165.290 18.467.903 1,43 80,1 14.784.545 152.269 920.614 179.933 1.447.735 161.754 1.721.907 134.258 1.698.755 141.969 1.676.406 133.693 0,88 78,80 105.325 571.009 0,62 78,50 488.410 160.175 0,89 78,30 125.459 829.301 0,57 78,60 651.922 141.963 0,88 77,80 110.485 914.575 0,53 78,30 716.253 119.418 0,89 77,90 93.042 890.570 0,52 78,30 697.669 128.481 0,90 78,30 100.555 904.705 0,54 78,40 709.319 75.388 11.023.317 69.293 10.716.029 68.375 10.848.838 59203 11293249 62.762 11.244.059 85.558 1,13 78,50 67,146 16.997.242 1,54 80,30 13.654.563 80.943 1,17 78,90 63.861 16.570.549 1,55 80,3 13.306.236 81.958 1,20 79,10 64.856 16.716.631 1,54 80,20 13405641,00 70.726 1,19 79,30 56.074 17.478.439 1,55 80,20 14.019.374 81.258 1,29 79,70 64.730 17.563.198 1,56 80,1 14.075.226 78 Tav. A. 3a - Sicilia - Italia: macellazione degli ovini e caprini per categoria di animali abbattuti dal 1996 al 2000 1996 TOTALE OVINI E CAPRINI CAPI PESO VIVO Complessivo Medio a capo RESA MEDIA % PESO MORTO TOTALE OVINI CAPI PESO VIVO Complessivo Medio a capo RESA MEDIA % PESO MORTO AGNELLI CAPI PESO VIVO Complessivo Medio a capo RESA MEDIA % PESO MORTO Fonte: ISTAT 1997 1998 (peso in quintali) 1999 2000 Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia Italia 626.597 8.361.569 658.953 8.105.382 702.455 7.805.829 672.476 7.813.616 553.867 7.420.009 118.344 0,19 53,40 63.227 1.391.456 0,17 55,70 775.507 122.316 0,19 53,70 65.714 1.356.811 0,17 55,90 757.933 126.928 0,18 53,60 68.081 1.311.691 0,17 55,90 733 128.714 0,19 53,50 68.926 1.310.536 0,17 56,00 734.368 117.314 0,61 52,30 61.370 1.225.753 0,63 56,30 690.510 547.674 7.950.242 584.749 7.652.270 627.064 7.414.536 607.515 2.290.038 488.126 6.997.113 106.979 0,20 53,30 56.995 1.318.673 0,17 55,80 736.267 11.295 0,19 53,70 59.811 1.278.052 0,19 53,70 59.811 116.975 0,19 53,60 62.677 1.247.263 0,17 55,90 698 120.252 0,20 53,50 64.321 346.726 0,15 55,90 193.971 107.635 0,22 52,20 56.172 1.158.326 0,17 56,40 653.671 296.240 5.751.528 339.634 5.507.096 373,791 5.346.690 334.317 5.329.878 217.157 5.157.535 29.756 0,09 60,80 18.078 588.198 0,11 60,5 355.811 32.263 0,09 60,80 19.618 564.412 0,11 60,80 342.915 30.310 0,09 60,90 18.470 579.508 0,11 60,90 352.822 20.691 0,10 60,80 12.571 572.576 0,11 60,70 347.664 23.975 0,08 61,00 14.616 608.878 0,11 60,40 367.944 79 Tav. A. 3a segue- Sicilia - Italia: macellazione degli ovini e caprini per categoria di animali abbattuti dal 1996 al 2000 1996 AGNELLONI E CASTRATI CAPI PESO VIVO Complessivo Medio a capo RESA MEDIA % PESO MORTO PECORE E MONTONI CAPI PESO VIVO Complessivo Medio a capo RESA MEDIA % PESO MORTO CAPRETTI E CAPRETTONI CAPI PESO VIVO Complessivo Medio a capo RESA MEDIA % PESO MORTO CAPRE E BECCHI CAPI PESO VIVO Complessivo Medio a capo RESA MEDIA % PESO MORTO Fonte: ISTAT 1997 1998 (peso in quintali) 1999 2000 Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia Italia 88.200 1.130.231 90.799 1.086.846 89.752 1.063.147 93.809 1104891 71.934 1.029.946 26.765 0,30 53,30 14.260 271.163 0,24 55,40 150.339 27.877 0,31 53,30 14.859 255.764 0,24 56,2 143.718 27.818 0,31 52,60 14.620 254.869 0,24 55,80 142.335 25.072 0,27 54,10 13.556 252.578 0,23 56,00 141.450 19.802 0,28 53,90 10.677 241.878 0,23 56,0 135.419 163.234 1.068.483 154.316 1.058.328 163.521 1.004.699 179.389 955.080 199.035 809.632 56.239 0,34 50,00 28119,00 438.632 0,41 49,70 217.984 53.662 0,35 50,10 26.874 434.090 0,37 49,80 216.180,0 56.894 0,35 50,00 28.439 427.982 0,43 49,70 212.503 64.870 0,36 49,80 32.295 407.067 0,43 49,50 201.687 67.142 0,42 49,0 32.924 343.872 0,42 49,6 170.588 60.827 302.749 52.649 317.606 57.286 288.939 50.947 311.502 46.750 324.386 5.733 0,09 59,90 3.434 30.038 0,10 60,30 18.108 3.825 0,07 61,00 2.334 30.784 0,10 60,70 18.692,0 4.284 0,07 60,60 2.596 27.837 0,10 60,60 16.871 3.727 0,07 60,80 2.267 29.345 0,09 60,80 17.833 3.802 0,08 60,80 2.311 32.275 0,10 60,70 19.593 18.096 108.578 21.555 135.506 18.105 102.354 14.014 112265 18.991 98.510 5.632 0,31 49,70 2.798 42.745 0,39 49,40 21.132 7.196 0,33 49,60 3.569 47.975 0,35 49,10 23.532,0 5.669 0,31 49,50 2.808 36.591 0,36 49,20 18.020 4.735 0,34 49,40 2338 42.038 0,37 48,90 20.576 5.877 0,31 49,20 2.889 35.152 0,36 49,10 17.247 80 Tav. A. 4a - Sicilia - Italia: macellazione degli equini per categoria di animali abbattuti dal 1996 al 2000 1996 1997 1998 Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia Italia TOTALE EQUINI CAPI 13.346 247.593 11.363 240.044 9.549 227.180 PESO VIVO Complessivo 43.403 1.017.510 39.050 1.011.378 36.757 967.965 Medio a capo 3,25 4,11 3,44 4,21 3,85 4,26 RESA MEDIA % 53,60 52,80 53,70 52,40 52,40 52,10 PESO MORTO 23.266 537.092 20.989 529.879 19.244 504.145 CAVALLI CAPI PESO VIVO Complessivo Medio a capo RESA MEDIA % PESO MORTO ASINI, MULI E BARDOTTI CAPI PESO VIVO Complessivo Medio a capo RESA MEDIA % PESO MORTO Fonte: ISTAT 1999 (peso in quintali) 2000 Sicilia Italia Sicilia Italia 7.358 227.323 10.597 234.904 28.946 3,93 54,20 15.682 970.110 4,27 52,00 504.118 41.633 3,93 52,30 21.758 980.246 4,17 52,00 509.726 13.326 244.558 11.352 237.507 9.433 224.859 7.350 223.480 10.462 232.102 43.354 3,25 53,60 23.244 1.011.425 4,14 52,8 534.067 39.024 3,44 53,80 20.976 1.005.799 4,23 52,40 527.073 36.386 3,86 52,40 19.063 963.057 4,28 52,10 501.676 28.924 3,94 54,20 15.670 962.123 4,31 52,00 500.043 41.285 3,95 52,3 21.583 974.697 4,20 52,0 506.906 849 3.035 11 2.537 116 2.321 8 3.843 133 2.802 1.647 1,94 50,60 834,00 6.085 2,00 49,7 3.025 26 2,36 50,00 13 5.579 2,20 50,3 2.806 371 3,20 48,80 181 4.908 2,11 50,30 2.469 22 2,75 54,50 12 7.987 2,08 51,00 4.075 348 2,62 50,3 175 5.549 2 50,80 2.820 81 (peso in quintali) 2000 Sicilia Italia Tav. A. 1b - Sicilia - Italia: macellazione dei bovini e bufalini per tipo di mattatoio dal 1996 al 2000 1997 1998 1996 Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia Italia PUBBLICO CAPI 193.623 1.057.013 182.019 907.658 142.131 759.100 PESO VIVO 844.238 4.858.256 760.227 4.150.193 590.775 3.395.569 PESO MORTO 470.124 2.712.628 423.679 2.320.974 329.438 1.906.861 Sicilia Italia 127.025 546.602 305.453 717.592 3.252.724 1.822.024 121.734 536.630 296.774 625.575 2.852.011 1.603.694 PRIVATO CAPI PESO VIVO PESO MORTO TOTALE CAPI PESO VIVO PESO MORTO Fonte: ISTAT 1999 48.824 228.594 131.350 3.578.522 16.267.169 9.107.216 54.765 259.674 148.259 3.703.188 16.702.878 9.289.662 49.555 221.701 124.855 3.656.698 16.530.855 9.220.507 43.958 194.282 108.910 3.778.395 17.607.765 9.826.466 55.656 261.580 146.253 3.807.476 17.731.728 9.930.339 242.447 1.072.832 601.474 4.635.535 21.125.425 11.819.844 236.784 1.019.901 571.938 4.610.846 20.853.071 11.610.636 191.686 812.476 454.293 4.415.798 19.926.424 11.127.368 170.983 740.884 414.363 4.495.987 20.860.489 11.648.490 177.390 798.210 443.027 4.433.051 20.583.739 11.534.033 82 (peso in quintali) 2000 Sicilia Italia Tav. A. 2b - Sicilia - Italia: macellazione dei suini per tipo di mattatoio dal 1996 al 2000 1997 1998 1996 Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia Italia PUBBLICO CAPI 135.126 999.185 131.068 953.744 119.403 965.094 PESO VIVO 126.741 1.088.813 123.790 1.071.580 118.741 1.040.324 PESO MORTO 100.317 868.358 97.436 849.706 92.796 777.716 Sicilia Italia 85.923 81.313 63.644 939.599 904.195 719.289 80.426 79.285 62.635 812.375 801.380 639.310 PRIVATO CAPI PESO VIVO PESO MORTO TOTALE CAPI PESO VIVO PESO MORTO Fonte ISTAT 1999 92.531 92.510 72.154 10.944.746 16.479.438 13.234.615 118.158 117.328 91.884 11.210.020 16.328.269 13.108.452 110.726 105.180 82.545 11.605.651 16.650.882 13.344.178 107.538 108.831 85.472 12.052.405 17.464.814 13.997.754 124.305 130.454 102.650 12.108.090 17.666.523 14.145.235 227.657 219.251 172.471 11.943.931 17.568.251 14.102.973 249.226 241.118 189.320 12.163.764 17.399.849 13.958.158 230.129 223.921 175.341 12.570.745 17.631.206 14.121.894 193.461 190.144 149.116 12.992.004 18.369.009 14.717.043 204.731 209.739 165.285 12.920.465 18.467.903 14.784.545 83 (peso in quintali) 2000 Sicilia Italia Tav. A. 3b - Sicilia - Italia: macellazione degli ovini e dei caprini per tipo di mattatoio dal 1996 al 2000 1997 1998 1996 Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia Italia PUBBLICO CAPI 529.331 4.426.695 516.799 3.692.051 501.388 2.750.795 PESO VIVO 95.720 712.695 93.129 579.919 87.720 444.191 PESO MORTO 51.237 396.022 49.913 323.190 46.953 246.486 Sicilia Italia 440.881 77.432 41.489 2.553.780 405.468 228.478 397.572 82.232 42.840 2.115.203 344.324 192.902 PRIVATO CAPI PESO VIVO PESO MORTO TOTALE CAPI PESO VIVO PESO MORTO Fonte ISTAT 1999 97.266 22.554 11.990 3.934.874 678.761 379.485 142.154 29.187 15.801 4.413.331 776.892 434.743 201.067 39.208 21.128 5.055.034 867.500 486.159 231.595 51.282 27.437 5.259.836 905.068 505.890 156.295 35.082 18.532 5.304.806 881.429 497.609 626.597 118.274 63.227 8.361.569 1.391.456 1.787.478 658.953 122.316 65.714 8.105.382 1.356.811 757.933 702.455 126.928 68.081 7.805.829 1.311.691 732.644 672.476 128.714 68.926 7.813.616 1.310.536 734.368 553.867 117.314 61.372 7.420.009 1.225.753 690.511 84 (peso in quintali) 2000 Sicilia Italia Tav. A. 4b - Sicilia - Italia: macellazione degli equini per tipo di mattatoio dal 1996 al 2000 1997 1998 1996 Sicilia Italia Sicilia Italia Sicilia Italia PUBBLICO CAPI 11.699 109.951 9.013 92.610 5.538 80.308 PESO VIVO 35.762 431.708 28.007 380.030 18.938 338.924 PESO MORTO 18.891 226.798 14.717 198.831 9.905 174.456 Sicilia Italia 4.238 15.034 7.911 73.496 305.489 157.616 5.666 21.183 11.090 71.966 285.622 147.340 PRIVATO CAPI PESO VIVO PESO MORTO TOTALE CAPI PESO VIVO PESO MORTO Fonte ISTAT 1999 1.647 7.641 4.375 137.642 585.802 310.294 2.350 11.043 6.272 147.434 631.348 331.048 4.011 17.819 9.339 146.872 629.041 329.689 3.120 13.912 7.771 153.827 664.621 346.502 4.929 20.450 10.668 162.938 694.624 362.386 13.346 43.403 23.266 247.593 1.017.510 537.092 11.363 39.050 20.989 240.044 1.011.378 529.879 9.549 36.757 19.244 227.180 967.965 504.145 7.358 28.946 15.682 227.323 970.110 504.118 10.595 41.633 21.758 234.904 980.246 509.726 85 INDICE DELLE TAVOLE NEL TESTO Tav. 1.1 Sicilia: aziende con allevamenti bovini e relativo numero di capi, anni 1990 e 2000 …………………………………………………………………… 8 Tav. 1.2 Sicilia: aziende con allevamenti ovicaprini e relativo numero di capi, anni 1990 e 2000 ………………………………………………………………… 9 Tav. 1.3 Sicilia: distribuzione provinciale degli allevamenti suini e relativo numero di capi, anno 2000 e Var. % 2000/1990 …………………………………… 12 Tav. 1.4 Sicilia: Azienda con suini e relativo numerosi capi per forma di conduzione e zona altimetrica - anno 2000……………………………………………… 12 Tav. 1.5 Sicilia: aziende con suini e relativo numero di capi per classi di capi – anno 2000 ………………………………………………………………………… 13 Tav. 1.6 Sicilia: aziende con allevamenti suini e classe di superficie totale, anno 2000 e Var. % 2000/1990 …………………………………………………. 13 Tav. 1.7 Sicilia: incidenza delle aziende con scrofe sulle aziende totali, anno 2000 .. 13 Tav. 1.8 Sicilia: distribuzione provinciale degli allevamenti avicoli e relativo numero di capi, anno 2000 ………………………………………………… 17 Tav. 1.9 Sicilia - Italia: allevamenti minori e relativo numero di capi, anno 2000 e Var. % 2000/1990 17 Tav. 1.10 Aziende zootecniche in biologico certificate nel 2002 per specializzazione e per aggregati territoriali…………………………………………………… 18 Tav. 1.11 Sicilia – Italia: la mandria bovina biologica, anno 2000 ………………….. 19 Tav. 1.12 Sicilia – Italia: la mandria ovi-caprina biologica, anno 2000 ……………… 19 Tav. 1.13 Sicilia: allevamenti minori in biologico, anno 2000 …………………….. 19 Tav. 2.1 Evoluzione del volume di macellazione e del numero di impianti per aggregati territoriali, anni 1990 e 2000 ………………………………….. 23 Tav. 2.2a Sicilia: macellazioni di bovini e bufalini, suini ed ovi-caprini per tipo di mattatoio anni 1990 e 2000……………………………………………….. 23 Tav. 2.2b Sicilia: incidenza percentuale delle macellazioni di bovini e bufalini, suini ed ovicaprini per tipo di mattatoio nel 1990 e 2000……………………… 24 Tav. 2.3a Distribuzione provinciale degli impianti di macellazione delle carni rosse in attività nel territorio della Regione Sicilia, dati aggiornati al 2003……… 26 Tav. 2.3b Impianti di macellazione delle carni rosse in attività nel territorio della Regione Sicilia, dati aggiornati al 2003……………………………………. 29 Tav. 2.4 Sicilia: stabilimenti di lavorazione delle carni rosse e distribuzione provinciale al 15 gennaio 2003 ……………………………………………. 32 Tav. 2.5 Sicilia: stabilimenti di lavorazione delle carni di volatile (D.P.R. 195/97 e Dir.71/118/CEE) e di coniglio (D.P.R. 559/92) al 2003………………….. 34 86 Tav. 2.6 Sicilia: distribuzione provinciale degli stabilimenti di lavorazione dei prodotti a base di carne – dati aggiornati al 31 dicembre 2002 ……………. 35 Tav. 3.1a Sicilia - Italia: commercio al dettaglio di carne e prodotti a base di carne, anni 2000, 2001 e 2002 …………………………………………………… 37 Tav. 3. 1b Sicilia – Italia: grande distribuzione per provincia, e numero di addetti al 1° gennaio 2002 …………………………………………………………… 38 Tav. 3.2a Sicilia - Italia: la spesa media mensile familiare di carne nel 1990 e dal 1995 al 2001 ……………………………………………………………….. 39 Tav. 3.2b Sicilia: spesa media mensile familiare di carne bovina suina, di pollame, conigli e selvaggina e salumi dal 1997 al 2001 ………………………….. 39 Tav. 4.1 Sicilia: importazioni di bovini vivi da 1999 al 2002 ……………………… 44 Tav. 4.2 Sicilia: Importazioni di carni bovine fresche o refrigerate dal 1998 al 2002 45 Tav. 4.3 Sicilia: Importazioni di carni bovine congelate dal 1998 al 2002 ……….. 46 Tav. 4.4 Sicilia: importazioni di suidi vivi dal 1998 al 2002 ……………………… 47 Tav. 4.5 Sicilia: importazioni di carni di suidi fresche o refrigerate e congelate …… 47 Tav. 4.6 Sicilia: importazioni di carni ovi-caprine fresche o refrigerate e congelate.. 48 Tav. 5.1 Sicilia: graduatoria Mis. 4.06 Azione 2, allevamenti destinati alla produzione di carne e derivati (dati aggiornati a maggio 2003) ……….. 51 Tav. 6.1 Massimali nazionali per il premio all’abbattimento ………………………. 58 Tav. 6.2 Italia: dotazione nazionale………………………………………………….. 60 INDICE DEI GRAFICI NEL TESTO Graf. 2.1 Macellazione dei bovini in Sicilia dal 1996 al 2000 …..……………………… 20 Graf. 2.2 Carne bovina complessivamente prodotta (peso morto) in Sicilia dal 1996 al 2000 ……………………………………………………………………………. 20 Graf. 3.1 Sicilia: spesa media mensile di carne dal 1997 al 2001 ……………………….. 39 INDICE DELLE TAVOLE IN APPENDICE Tav A. 1a Sicilia – Italia: macellazione dei bovini e bufalini per categoria di animali abbattuti dal 1996 al 2000 …………………………………………………….. 76 Tav A. 1b Sicilia – Italia: macellazione dei bovini e bufalini per tipo di mattatoio dal 1996 al 2000 ………………………………………………………………… 78 87 Tav. A. 2a Sicilia – Italia: macellazioni dei suini per categoria di animali abbattuti dal 1996 al 2000 ………………………………………………………………… 79 Tav. A. 2b Sicilia – Italia: macellazioni dei suini per tipo di mattatoio dal 1996 al 2000 .. 81 Tav. A. 3a Sicilia – Italia: macellazioni degli ovini e dei caprini per categoria di animali abbattuti dal 1996 al 2000 …………………………………………………….. 82 Tav. A. 3b Sicilia – Italia: macellazioni degli ovini e dei caprini per tipo di mattatoio dal 1996 al 2000 ………………………………………………………………… 83 Tav. A. 4a Sicilia – Italia: macellazioni degli equini per categoria di animali abbattuti dal 1996 al 2000 84 Tav. A. 4b Sicilia – Italia: macellazioni degli equini per tipo di mattatoio dal 1996 al 2000 ………………………………………………………………………… 85 88