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RELAZIONE ANNUALE
del PRESIDENTE
Parma 28 gennaio 2006
Cari Amici, stimati Presidenti,
è trascorso già un anno dalla mia elezione e
come di consueto è momento di bilanci e della dovuta
relazione annuale del Presidente.
Un anno fa io mi presentai a voi con una
squadra ed un programma ben preciso che, con
i vostri voti, avete con me condiviso. Ebbene quel
programma è stato svolto e tra breve vi relazionerò
su di esso. Ma lasciate prima che mi congratuli
pubblicamente con la mia squadra che, unita nei
momenti difficili, ha saputo consigliarmi per il meglio
addivenendo a risultati tangibili.
Tutto il lavoro svolto con il Consiglio Direttivo è
stato, ve lo posso garantire, pesante e difficoltoso, ma
ha portato buoni frutti grazie allo spirito di servire al
meglio la nostra Consociazione.
Un particolare ringraziamento ad Andriotto che,
sobbarcandosi spese e tempo, non immaginate i costi
totalmente a suo carico, ha organizzato la trasferta per
l’Europeo Tedesco ed è già a buon punto per la prossima ed impegnativa trasferta di Bordeaux.
Altra rivelazione nel precisissimo e meticoloso
tesoriere Giorgio De Paoli…in arte “Sir Biss”, così
soprannominato a Pforzheim, sempre scrupoloso e
deciso nella gestione di cassa.
Ringrazio inoltre sia Arnaldo Bicocchi,
presidente del poligono di Parma, sempre attento
al mondo dell’Avancarica, ma parimenti anche il
presidente della compagnia parmense S.P.T.A.,
Gianluca Broia, per la loro solita disponibilità
nell’ospitare questa annuale assemblea.
Passo ora alla relazione:
- O.W.S.S.
Circa un anno fa Rino Chiappa e Alessandro
Pietta mi proposero una stravagante idea proveniente
dagli Stati Uniti ma nuova per lo scenario del tiro
italiano, in cui io credetti immediatamente. Ebbi il
piacere di assistere alla nascita della Old West
Shooting Society che ora è una interessante entità
composta da circa un centinaio di aderenti con proprio
campionato svolto in molti poligoni italiani.
Questa iniziativa non è diventata, come al solito
succede in Italia, un nuovo a se stante orticello, ma
agisce sotto egida della CNDA.
La novità sostanziale è poi che l’OWSS si è
costituita in compagnia per far partecipare i propri
iscritti alle gare del campionato nazionale CNDA e
chi sa che non ne venga fuori qualche buon tiratore
a livello internazionale che ci possa rappresentare
all’estero come i vari Ardesi, i fratelli Boni, Cacciatori,
Casucci, Lepore, Mazzei, Orso, Scotti (tutti
rigorosamente in ordine alfabetico) e tutti quanti gli
altri che, anche se non menzionati, hanno dato lustro
negli anni alla nostra Consociazione.
Porgo quindi i miei migliori auguri a questi
tiratori che, comprendendo in pieno le consuetudini
della nostra Consociazione, si ritrovino sempre in forte
spirito competitivo, ma anche in allegria e buona
compagnia, che spesso non guasta.
Sono nel frattempo nate altre tre nuove
compagnie che aumenteranno le schiere della
Consociazione: la Avancarica del Volturno, la
Compagnia Avancarica Perugina e la Compagnia
Avancarica Rubicone incrementando così la diffusione
sul territorio, che, ricordo, è uno dei nostri obbiettivi.
- Sponsor
Alla elezione di questo Consiglio, la risposta
positiva dei costruttori di armi bresciani non si è fatta
attendere. La CNDA si è posta nei loro confronti in un
rapporto di collaborazione che ci vede tutti propensi ad
avvicinare quanti più tiratori possibili alle nostre gare.
L’interesse è reciproco, nostro è quello di
rinforzare le nostre schiere, loro è quello di
commercializzare i propri prodotti.
Ma le ditte costruttrici hanno anche bisogno di
testare armi, ed ancora una volta la CNDA è pronta ad
aiutarli mettendo a disposizione la competenza e la
passione dei propri associati.
La CNDA per il quadriennio può contare sulla
sottoscrizione di ben 4 contratti di sponsorizzazione,
anche se devo riscontrare che nonostante noi avessimo
rispettato il contratto in tutte le sue voci la ditta
Euroarms Italia non intende onorare l’impegno assunto.
Ora il rapporto con i costruttori di armi
bresciani è disteso e costruttivo.
- Rapporti U.I.T.S
Come avete appreso dalle testate giornalistiche
specializzate e dal nostro house-organ “Avancarica
Magazine”, appena insediati, una delegazione
composta dal sottoscritto, dal vice presidente Luigi
Catani, e dal consigliere Giorgio Cavicchi si è recata a
Roma per la presentazione ufficiale all’anche egli neo
eletto presidente Ernfried Obrist.
L’incontro è stato cordiale e gli intendimenti
sono stati ottimi e chiarificatori sul nuovo corso che
ci apprestavamo ad intraprendere. Si è parlato di una
casa “comune del tiro” in cui tutti i tiratori ed
appassionati di armi dovrebbero convergere. Ciò ci ha
visti in accordo ed alla richiesta di presentazione di
un protocollo di intesa la nostra risposta è stata
affermativa.
Dopo il campionato europeo è stata presentata
all’Unione una idea di inserimento della nostra
Consociazione all’interno della stessa, ricalcando i
modelli tedeschi e francesi, in quanto la mia personale
idea e di questo Consiglio Direttivo, è, e rimarrà
sempre tale, che, se la Unione Italiana Tiro a Segno
vuole riconoscere il movimento dell’avancarica, deve
farlo in tutta la sua interezza, e non solo per le
categorie che ad essa interessano.
Ho espresso al presidente Obrist alcune
considerazioni sul nostro movimento che oltre a
rappresentare una parte puramente sportiva, esprime
al suo interno una forte compagine di appassionati
di armi, esperti conoscitori dei vari periodi storici,
oplologi di alto livello, che spaziano in un periodo
storico che va dal 1400 al 1890.
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Ora si attendono sviluppi sulla base del primo
incontro, anche se ho appreso, ancora una volta dalla
stampa che la U.I.T.S. ha costituito un gruppo di
lavoro per l’eventuale inserimento di alcune nostre discipline sportive all’interno di essa. Sarà pertanto nostra cura contattare tale gruppo di lavoro (presieduto da
Finocchi), dato che al momento non esistono ancora
tavoli di lavoro aperti.
- Vecchio Campionato/Nuovo Campionato
Il vecchio campionato 2005 ormai è nella memoria
di tutti, ma posso aggiungere, con una grande positività
come ha dimostrato anche la finale di Lucca e successiva
cerimonia di premiazione.
Dal servizio classifiche, ottimamente curato dal
preziosissimo Cesari, mi sono giunti dati molto
interessanti. Per il campionato 2005 abbiamo avuto un
aumento di prestazioni rispetto al campionato 2004
pari a 2.348 prestazioni; ma ancora più interessante è
il passaggio da 188,58 prestazioni a gara a 213,45
rapportabile ad un aumento del 13,19% rispetto
all’anno precedente.
Inoltre mi risulta molto gradito l’inserimento del
Campionato a Squadre. Le squadre che nel 2005
hanno preso parte al campionato ad esse dedicato
sono state 50 ed è già scattata una agguerrita
competizione tra le varie compagnie.
Come sapete, il nuovo campionato 2005/2006 è
iniziato in Settembre con il consueto “Maria Luigia”.
Questa nuova formula distanzia maggiormente le gare
fra esse, dà la possibilità di partecipare, per chi lo
desiderasse sia a gare di precisione che di tiro a volo,
e fa si che alla famiglia possa essere dedicato qualche
fine settimana in più. Permetterà inoltre una valutazione
più adeguata dei tiratori in relazione alle gare internazionali, che solitamente si tengono nel periodo estivo,
con classifica ormai definitiva intorno al mese di Aprile.
I migliori tiratori delle varie specialità
disputeranno in Giugno la finale, con assegnazione dei
titoli italiani e dopo aver portato in Italia il Challenge
Italia-Francia (lo spero vivamente) ci prepareremo alla
trasferta per il Campionato Mondiale di Bordeaux.
Non me ne vogliano gli amici di alcune compagnie
a cui non è stata assegnata la gara di campio nato, ma
sulla scelta delle sedi di gara è stata data lapriorità a
quelle compagnie che garantivano poligoni con linee di
tiro fino a 100 metri, in accoglienza delle lamentele da
parte dei soci tiratori in specialità a questa distanza;
questi ultimi avranno a disposizione in questo
campionato ben 8 gare per dimostrare il loro valore.
Per chi volesse inviare materiale
da pubblicare (articoli, foto,
disegni, ecc...) può scrivere,
telefonare o inviare e-mail alla
redazione:
Avancarica
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Ancora in merito all’anticipo di campionato a
settembre i dati in mio possesso su questa nuova
iniziativa sono molto interessanti: le prestazioni
disputate nelle prime gare di fine 2005 sono più
di mille. Questa è sicuramente una nota positiva sia
per partecipazione, sia per le casse dell’associazione
che, come vi ha descritto in precedenza il Tesoriere,
godono di ottima salute. Personalmente vorrei ricevere
un dato ancora più interessante: l’aumento di giovani
leve che si avvicinano a questo nostro meraviglioso
sodalizio.
- Campionato Europeo in Germania
Anche questo anno una esperienza
internazionale ha caratterizzato il nostro anno
sportivo. Abbiamo partecipato al Campionato Europeo
tenutosi a Pforzheim nel mese di Agosto. Come tutti
saprete il medagliere italiano è stato di ben 11
medaglie differenziate in 2 ori 2 argenti e 7 bronzi, 2
medaglie in più rispetto al mondiale di Batesville.
Outsider la Spagna che ha rastrellato un congruo numero
di medaglie dietro alle solide compagini tedesche e
francesi.
La macchina organizzativa per la prima volta
diretta dal consigliere Valerio Andriotto ha dato
dimostrazione del suo valore. La rappresentativa
italiana constava tra tiratori ed accompagnatori di ben
76 unità. Ancora una volta ho ricevuto i complimenti
dai responsabili stranieri per l’espressione di unità di
squadra anche se, aggiungo io, ancora con qualche
piccola stonatura. Tutto sommato una bella esperienza,
pur con qualche delusione organizzativa da parte tedesca
accentuata dal poco fair-play dimostrato nell’uso dei
pantaloni da tiro.
- Campionato Europeo 2007 in Italia
Un anno fa presi un impegno con questa
assemblea, ed in Germania questo impegno è stato
formalmente assunto dall’Italia: è stata consegnata al
nostro delegato M.L.A.I.C. la bandiera simbolo del
campionato europeo e comunico ora a voi ufficialmente
che la sede del Campionato Europeo 2007 sarà la città
di Parma.
La macchina organizzativa è gia partita.
Riunioni, budget, preventivi, incontri con sponsor,
incontri con esponenti dell’amministrazione locale,
provinciale e regionale, con forze dell’ordine, sono nel
nostro calendario.
Spero vivamente, unitamente a tutti voi, di ben
figurare con gli ospiti stranieri, facendo rimanere nella
loro memoria il nome della città di Parma come sede di
piacevole esperienza sia sportiva che conviviale, alla stregua
del campionato tenuto in quel di Brescia nel 1991.
Vorrei comunque far presente a tutti voi che i
risultati di oggi sono il frutto del lavoro di ieri, e se oggi
la CNDA può vantare i risultati conseguiti lo deve
anche sicuramente al lavoro svolto dai presidenti che
mi hanno preceduto nella carica.
Per concludere vorrei rammentarvi che “una
filiera funziona quando tutti fanno la loro parte”. Con
questo voglio intendere che il lavoro di voi presidenti è
importantissimo in quanto, la trasmissione di quanto
fatto dal Consiglio Direttivo ai singoli associati, avviene
attraverso di voi, ed ancora una volta sono a chiedere
il vostro aiuto per far si che questo avvenga capillarmente e nel miglior modo possibile nell’interesse di
una CNDA ad alti livelli come e dove questo Consiglio
Direttivo da me presieduto intende porsi.
Il Presidente
Giovanni Gentile
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AUSTERLITZ 2005
1° Reggimento Fanteria di Linea
1° BATTAGLIONE
3ª COMPAGNIA FUCILIERI
La ricostruzione della battaglia di Austerlitz,
in occasione del bicentenario, è uno degli
avvenimenti più importanti per i reenactors,
costituendo infatti un momento fondamentale
dell’intera epopea napoleonica.
Ma veniamo alla nostra avventura, nella
odierna Repubblica Ceca. Arrivare ad Austerlitz,
l’odierna Slavkov, è quasi agevole: si impiegano
circa 8-9 ore di viaggio, però su strade a grande
percorrenza. Una volta arrivati si può apprezzare
il grazioso paesello, conservato ancora nello stile
dell’epoca. Gli organizzatori, molto cordiali e
disponibili, sono presenti per qualsiasi necessità. Si
viene, in genere, alloggiati in palestre adiacenti alle
scuole, ben riscaldate e pulite; è presente un buon
servizio mensa gratuito per le truppe ……anche se è
sicuramente più divertente rifugiarsi in una delle
numerose osterie del centro!
Tutto questo sicuramente sino all'anno
scorso, ma il 2005, ricorrenza del bicentenario, ha
visto l'afflusso di quasi 5500 reenactors e le cose
sono state ben diverse!! All'arrivo veniamo
alloggiati in una fatiscente caserma dell'artiglieria
contraerea nei sobborghi di Brno, sicuramente
confacente alla truppe, ed abbiamo dovuto lottare
con russi e ungheresi per riuscire ad ottenere
un metro quadrato di uno sporchissimo e lercio
pavimento! Infine, abbiamo conquistato con la forza
alcuni locali (ex cucine) e ci siamo sistemati alla
meno peggio… I servizi igienici sono qualcosa di
inenarrabile in quanto, per potervi accedere, era
necessario domandare l'autorizzazione ai topi che
vi dimoravano in grandi quantità! Solo grazie allo
splendido spirito di adattamento dei ragazzi ed a
copiose dosi di birra ceca, siamo riusciti a rendere
piacevole una situazione che altrimenti sarebbe
stata, forse realistica se riportata all’epoca,
decisamente infernale……!
Alla mattina sveglia alle 6, affardellamento
completo, inquadramento di corsa, non riusciamo ne
anche a prendere una bevanda calda che già
marciamo in mezzo alla neve verso il punto di
ritrovo. Il pubblico viene fatto sostare su gradinate
poste ai margini del campo di battaglia……dalle
quali penso si possa godere di un meraviglioso punto
di osservazione. Arrivati a destinazione verso le 8 e
30 iniziano le evoluzioni dei reparti, preparatori alla
battaglia del sabato pomeriggio e la cosa rimasta
più impressa è stato il grande freddo, che anche in
origine devono aver sofferto.
Finalmente arriva l'ora del rancio……una
interminabile coda di soldati infreddoliti con la neve
sino alle caviglie che domandano solo una tazza di
zuppa calda….ovviamente il goulash è terminato da
tempo e non rimangono che confezioni di cotolette
ghiacciate con cetrioli e pane nero!
Questo, di certo, non scoraggia l'implacabile
spirito di adattamento del soldato italiano il quale,
dopo brevi ricerche, trova una provvideziale
bancarella provvista di calde salcicce che viene, con
la rapidità del fulmine, svuotata di ogni suo avere.
Dopo la consumazione del disagevole pasto,
di nuovo inquadrati ad attendere nella valletta
dirimpetto al colle Santon, ove non possiamo vedere
nulla, sentiamo solo un terribile cannoneggiamento
e fenomenali scariche di fucileria; viene, infine, dato
l'ordine di avanzare sul crinale….è ripidissimo e
molti dei nostri cadono faccia a terra nella neve. Ci
ricomponiamo in un lampo, ma avanziamo troppo
velocemente verso i Prussiani….l'ala sinistra della
mia compagnia tende a sfaldarsi a causa dell'assenza
della guida, ma teniamo duro! Di 5 scariche solo 2
vanno a segno...maledizione, polveri e fucili sono
umidi!! I prussiani sono in ritirata e prima di
riuscire a comprendere cosa sia capitato è già tutto
finito: alla truppa non sempre è dato comprendere
l’evolversi della battaglia.
A consuntivo, ci aspettavamo forse qualche
cosa di più…., ma anche avendolo saputo a priori non
avremmo potuto mancare a questo appuntamento
per nulla al mondo, con le insegne italiane che
hanno rivissuto l’epopea di Auterlitz!!
Complice forse il numero incredibile di
persone, non tutto ha funzionato perfettamente, ma
alla fine dei conti ci siamo divertiti ugualmente
perché ciò che è veramente importante è la
compagnia, il conoscere nuovi amici di comuni
interessi e lo spirito di corpo che si crea tra tutti noi
e che ci permette di sorridere e di divertirci anche
sulle più disagevoli condizioni logistiche; in fin dei
conti siamo andati a ricostruire quanto successe
200 anni or sono, e la realtà della situazione non
sarà stata certamente migliore.
Luigi Suttini
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IN CASA ASBURGO
UN PIRKO RITROVATO
di Roberto Vecchi
Autunno 1852, un timido sole filtrava
dalle finestre incorniciate da pesanti tende,
nell’angolo destro dell’armeria imperiale,
seduti sulle poltrone di gusto barocco volute
dall’Imperatrice Maria Teresa, il giovane
Imperatore Francesco Giuseppe d’Asburgo
dialogava con il ministro degli esteri Buol.
L’imperatore in un momento di relax
si confidava con il ministro, appassionato
cacciatore, del gran numero di cinghiali e
cervi la cui vista dava un senso al bosco, alla
natura, ma a causa dell’insaziabile fame
degli ungulati, essi stavano devastando
la stupenda riserva naturale: “Lainzer tier
garten” nel bosco Viennese. - bisogna porre
un rimedio-.
Così dicendo il giovane imperatore
Francesco Giuseppe, si alza e và verso
l’alzata contenente alcuni fucili da caccia.
Sulle canne damascate o sulle cartelle
tra racemi, foglie, volute leggiamo: Contriner,
Nowotny, Lebeda…. Pirko, è su quest’ultimo
che la mano del futuro marito di Sissi, si
posa estraendo dalla fuciliera il manufatto
dell’armaiolo Viennese.
Soppesandolo tra le mani mostrandolo
al ministro continua: - E’ con questo che
andremo a caccia di cinghiali!!!-.
Questa premessa fantasiosa è stata
solo il pretesto per descrivere uno degli
ultimi fucili della produzione Karl Pirko.
Da un sommario controllo estetico e
tecnico, si presenta come un classico fucile
per uso caccia a caprioli, cinghiali cervi ecc...
Misura da bosco cm. 102, per tiri
medio lunghi desumibile dalla grande tacca
di mira e diottra (probabilmente applicata in
un secondo tempo dallo stesso armaiolo)
sulla canna di forma ottagonale lunga 61 cm.
alla culatta, rigata, cal. 580 nei pieni.
Stupenda nelle sue proporzioni e con
una elegante rifinitura la firma dell’armaiolo,
incorniciata da un disegno decorativo che
ritroviamo ai lati del mirino, preannunciando
il ritorno dello “stile gotico” che prevarrà fino
alla fine dell’ottocento in tutte le arti.
Il manufatto unito alla culatta,
sobriamente incisa, con impressi la corona
imperiale e il monogramma dell’imperatore
“Francesco” in oro.
La piastra a molla avanti, massiccia,
con le stesse incisioni della culatta e
guardamano, in origine argentate, eseguita
con la cura e precisione prerogativa di Karl
Pirko.
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FRANCESCO GIUSEPPE
IMPERATORE
D’AUSTRIA-UNGHERIA
(ritratto del 1859)
Una modesta firma sulla piastra
contrasta con quella esuberante della canna (!)
finisce la calciatura di cm. 60.
Munito di stecker a due grilletti,
costruzione classica dei paesi di lingua
germanica, con la possibilità di regolazione
per tiri di precisione.
Sotto la calciatura il pomolo per
sostenere, stringendolo con la mano, il
fucile appoggiato sul braccio sinistro piegato
verso il corpo, avvitato alla bacchetta, serve
come calcatoio delle palle nella canna.
Il calcio in noce europea, inciso da un
abile ebanista con soggetto naturalistico:
racemi e viticci, richiamati a mezz’asta dove
Con 30 grani di polvere nera n. 2, una
palla ben calibrata... buona caccia a Sua
Maestà!
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Colt 1873
Single Action Army model
Ci si sono messi in tanti,
sono stati versati fiumi di inchiostro
ma forse non tutto è stato
ancora detto su questo revolver
che da sempre rappresenta
nell’immaginario collettivo il
vecchio WEST.
Non ho la pretesa di
aggiungere qualcosa di nuovo a
questo argomento né tanto meno
di svelare chissà quali segreti; mi
prefiggo solo di fare un riassunto,
per quanto dettagliato, di tutta
la letteratura, libri e articoli,
che su quest’arma si è sviluppata.
Ma andiamo per ordine.
William Mason era stato dipendente della Remington Arms Co. durante il
periodo precedente la guerra Civile Americana (1862-1865) dopodiché assunto
come sovrintendente alla Colt aveva cominciato, insieme a C.B. Richards gli
studi sulle conversioni a cartuccia metallica delle Navy e Army fino ad allora
prodotte che già avevano subito le prime modifiche ad opera di Alexander Thuer
per poter utilizzare le cariche preconfezionate in carta inserite comunque dalla
parte della volata del tamburo.
Le Richards e Richards-Mason conversions sono sicuramente fra le più
ostiche dal punto di vista collezionistico vista la difficoltà di poter fare una
classificazione certa dato che fra il 1868 e il 1878 ne fu approntata una miriade
di varianti dovuta al fatto che per assemblare questi revolver fu usato un mix di
componenti di diversi modelli fino al totale esaurimento dei fondi di magazzino.
Nel 1872 il sunto delle esperienze maturate con le conversions prende corpo
nella Open Top 44 il cui progetto è appunto firmato da William Mason almeno
da quanto si evince dai documenti di brevetto.
Presentata all’esercito per i test la Open Top viene scartata a favore di un
revolver Smith&Wesson ma alla Colt non si preoccupano più di tanto e pochi
mesi dopo viene presentato per i test un nuovo revolver che sarà chiamato
Single Action Army.
Questo revolver unisce la meccanica semplice delle Colt fino ad allora
prodotte, rimasta praticamente immutata fin dai tempi della Walker, con un
nuovo telaio chiuso con canna avvitata.
Semplice, solido e leggero questo revolver cattura immediatamente il consenso
del vertici dell’US Army e nel 1873 viene adottato come arma d’ordinanza. Nelle
sue conclusioni il capitano John R. Edie, incaricato della valutazione, scrive:
“Non ho esitazione a dichiarare il revolver Colt superiore in parecchi aspetti e
sicuramente più adatto alle necessità dell’esercito che lo Smith & Wesson”.
continua a pag. 10
pagina 10
Contemporaneamente anche il governo
Prussiano aveva testato la SAA con ottimi
risultati presso l’Arsenale di Spandau ma
inspiegabilmente, o forse per ragioni di campanile,
non lo adottò mai come arma d’ordinanza né
mai alcun governo europeo lo fece.
La US Army invece nel periodo fra il 1873
e il 1891 ne acquistò oltre 37.000 mentre il
concessionario Colt B. Kittredge & Co. traendo
spunto dal successo del revolver presso la US
Army incominciava una campagna pubblicitaria
che sarebbe sfociata in capo a pochi anni in un
successo commerciale che ha fatto della mitica Colt 45 la leggenda della
conquista del west.
La popolarità che quest’arma si guadagnò nel selvaggio West diede luogo a
una serie di soprannomi con cui venne e viene identificata tutt’ora. Il più
comune è sicuramente Peacemaker, nome che fu inizialmente applicato anche a
Samuel Colt, ma anche Hog-Leg, Equalizer,
Six-shooter, Thumb-Buster, Plowhandle e
Frontier fanno parte del mito generato dalla
fantasia popolare.
I collezionisti ci hanno messo del loro
con una serie di denominazioni come U.S.
Martial, Buntline, Long Flute, Rimfire e
Sheriff’s o Storekeeper’s.
Solo pochi di questi comunque furono
presi dalla Colt come denominazioni
commerciali dell’arma: Peacemaker, Bisley
e Frontier Six-Shooter ( che solitamente era
abbinato alle versioni in cal 44.40).
Fare una catalogazione di tutte le
varianti è quasi impossibile ma un riassunto di massima potrebbe essere il
seguente:
Produzione: dal 1873 al 1940 e dal 1956 a oggi.
Calibri: dal .22 al .476 Eley ce ne sono almeno 30 diversi registrati
Canne: da 4 3/4” a 16 1/8” con eiettore e da 2” a 7 1/2” senza.
Matricole: da 1 a 357859 periodo pre-bellico
e da 1 SA in avanti post-bellico.
Marchi su canne e basculle: vari, ma di solito
ci sono Colt con indirizzo e calibro e le date
di brevetto 19 settembre 1871, 2 luglio
1872 e 19 gennaio 1875.
Basculle: poche flattop, la quasi totalità era
standard con top scanalato.
Finitura: standard con combinazioni di
brunitura e tartarugatura.
Incisioni: la più ampia varietà di coperture
e stili.
Fra i calibri più diffusi oltre al .45 Colt
pagina 11
ricordiamo il 32-20, il 38-40 e il 44-40 che
solitamente si accompagnavano a quelli più
diffusi del Winchester 1873 con cui il
revolver faceva coppia.
Una serie che per la maggior parte fu
venduta in Mexico fu approntata anche per
cartucce a percussione anulare quasi tutte
in 44 Henry.
Chi comprava una SAA aveva le idee
ben chiare nel vecchio West e non era raro
che giungessero alla Colt lettere come quella
con cui Bat Masterson ordinò una delle otto
SAA da lui possedute e usate fra il 1879 e il
1885 ne sono un esempio: lui preferiva le 4 3/ 4”, nichelate in cal .45. Era
disposto a pagare un extra per lavori extra come “un grilletto così leggero da
poter scattare con la pressione di un capello”, mirino più alto e fino dello
standard e guancine zigrinate in gutta percha da assemblare e spedire il più
presto possibile.
Tanto per citare alcuni personaggi che
preferivano la SAA possiamo elencare:
Buffalo Bill Cody, Teddy Roosvelt, J.W.
Hardin, Roy Bean, Pawnee Bill Lilly, Jack
Crawford, Wild Bill Hickok, Billy the Kid,
Sam Bass, i fratelli James, gli Younger, i
Dalton, numerosi Texas rangers per non
parlare di George S. Patton!
Come funziona la SAA: è presto detto.
Il funzionamento in singola azione
prevede che si armi il cane manualmente
prima di ogni colpo.
Il cane della SAA ha tre posizioni o monte : 1° monta sicura, 2° monta (o
mezza monta) carico e scarico e 3° monta fuoco.
In mezza monta di apre lo sportellino laterale e si inseriscono una alla volta le
cartucce facendo ruotare con le dita il tamburo liberato dal nottolino di fermo
inferiore ponendo in mezza monta il cane.
Si arma infine il cane fino alla posizione
di fuoco e si spara. Gli organi di mira sono
composti dal grande mirino a forma di pinna
sulla volata e da una fresatura (a “V” nei primi
modelli e a sezione quadra nei successivi)
realizzata sull’estremità posteriore della
basculla.
Per scaricare i bossoli esausti si riporta
il cane in mezza monta, si apre lo sportellino
e alzando la volata si porta ciascuna camera
del tamburo in corrispondenza dell’apertura
e per gravità i bossoli fuoriescono. In caso
di bossoli deformati che si incastrano nelle
continua a pag. 12
pagina 12
camere si procede spingendoli fuori utilizzando
l’eiettore.
Nei modelli senza eiettori, i famosi
Sheriff’s o Storekeeper’s, si può usare il
perno del tamburo sfilandolo dopo aver
rimosso la vite di fermo o premuto il
pistoncino di ritenuta a seconda che si abbia
un revolver con bascula di prima o seconda
generazione.
Sfilando il perno si può rimuovere
anche il tamburo facilitandone le operazioni
di pulizia e manutenzione.
Dall’esploso si possono vedere i
vari componenti della SAA che rivela
anche la sua geniale semplicità
costruttiva.
L’impugnatura, almeno nei primi
esemplari, era costituita da un unico
pezzo di selezionato legno di noce
finito a olio assemblato tramite la
fascetta. Successivamente fu disponibile
anche in gomma, avorio e altri
materiali realizzato in due pezzi
separati (guancine) tenuti insieme
da una vite passante.
Unica variante del periodo prebellico fu la Flattop Target Model.
Costruita in 925 esemplari fra il
1888 e il 1890 aveva la parte superiore
della basculla piatta dove era
installata una tacca di mira regolabile
in deriva inserita a coda di rondine;
regolabile in altezza era il mirino e
veniva fornita sia completamente brunita che con
bascula tartarugata e, a richiesta con l’impugnatura
maggiorata. Destinata per lo più al mercato britannico
recava tutti i punzoni richiesti, era solitamente
camerata nei calibri tipici inglesi come il .450Boxer
ed era destinata a competizioni per lo più indoor.
Curioso anche il range di lunghezze di canna
richieste oltre alle standard: non è raro infatti
trovarne con canna da 5” o 6”.
Resa obsoleta dall’avvento del modello Bisley la
Flattop conobbe una nuova giovinezza nel 1961
quando apparve sul mercato la SA New Frontier di
pagina 13
cui un bellissimo esemplare inciso fu donato nel
1963 all’allora presidente John F. Kennedy.
La Bisley fu il risultato della crescente
richiesta di armi preparate per le competizioni e
prende il nome dalla località inglese dove ogni
anno si tenevano le maggiori gare di tiro.
Prodotta fra il 1894 e il 1915 fu costruita in
45326 esemplari di cui 976 presentavano la
bascula Flattop, era camerata in 18 calibri diversi
fra il .32 e il .455Eley; rarissimi esemplari in
calibri strani come il .44Smoothbore e il
.45Smoothbore. Presenti anche versioni Sheriff’s cioè senza eiettore.
Fra le versioni speciali della 1873 SAA sicuramente la più celebre è la
Buntline Special che la leggenda vuole fosse stata prodotta in 5 esemplari che
poi Edward C.Z. Judson, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Ned Buntline
con cui firmava i suoi romanzi sulla Frontiera e le sceneggiature degli spettacoli
del Wild West Show di Buffalo Bill, donò ai cinque piu famosi uomini di legge del
West. Non esistono prove storiche al riguardo né i documenti di produzione della
Colt Co. sono di alcun aiuto tuttavia sull’interesse creato attorno alla “Buntline”,
in alcuni show televisivi, tra la fine degli anni ’50
e i primi anni ’60 la Colt cominciò ad offrire una
variante della SAA con canna da 12”.
Come ogni fenomeno commerciale anche la
SAA deve prima o poi fare i conti con produttori,
non solo stranieri, che la copiano in maniera più o
meno spudorata sottraendole fette di mercato e
costringendo la Colt Co. a rivedere i metodi
produttivi principalmente nell’intento di contenere
i costi.
Tra la fine degli anni’70 e la metà degli anni
’90 la Colt Co. cominciò ad assemblare le SAA ed
anche altri modelli precedenti con parti provenienti
dall’Europa allo scopo di offrire un prodotto a basso costo a coloro che volevano
cimentarsi nel Cowboy Action Shooting una specialità che richiedeva
espressamente l’uso di armi concepite e prodotte nel 19° secolo. Si viene a
creare così un indotto fra gli armaioli soprattutto italiani che sfocerà presto nel
fenomeno delle “repliche”: delle SAA totalmente costruite in Italia che per
qualità e prezzo si pongono direttamente in concorrenza con quelle prodotte
dalla Colt stessa.
La SAA comunque è ormai entrata nel mito e oltre alle repliche si possono
trovare sul mercato numerosi revolver ad essa ispirati che ne perpetuano la
ineguagliabile eleganza introducendo innovazioni a livello meccanico che il più
delle volte lasciano il tempo che trovano.
Guardian Angel
OWSS#7
pagina 14
CALENDARIO
MESE DI MARZO
Gare Ufficiali
12 marzo
- Poligono Lastra e Signa (Firenze)
26 marzo
- campo di tiro di Siena;
MESE DI SETTEMBRE
Gare Ufficiali
10 settembre
24 settembre
– Campo di Tiro di Ceri
(Cerveteri - Roma)
– TSN sezione di Faenza
MESE DI APRILE
MESE DI OTTOBRE
Gare ufficiali
23 aprile
– campo di tiro di Matera – Bari
Eventi collaterali
02 aprile
– corso di tiro western presso il
campo di tiro di Malegno (BS)
09 aprile
– saremo presenti all’ EXA
23 aprile
– TSN sezione di Bagnolo Mella
30 aprile
– Campo di Tiro di Mazzano (BS)
OWSS Steel Challenge
MESE DI MAGGIO
Gare Ufficiali
1 maggio
– campo di tiro Mazzano (BS)
14 maggio – Campo di Forte Canarbino
(La Spezia)
28 maggio – TSN sezione di di Treviso
MESE DI GIUGNO
Gare ufficiali
4 giugno
– TSN sezione di di Trevi (PG)
11 giugno
– Campo di Tiro di Marmore
(Terni)
25 giugno
– Campo di Tiro Old Gunners
- Toppo di Travesio (PN) –
“Old Gunners Corral 2006”
Eventi collaterali
3 giugno
24 giugno
– corso di tiro western presso
TSN di Trevi
– corso di tiro western presso
campo di Tiro Old Gunners –
Toppo -
MESE DI LUGLIO
Gare Ufficiali
9 luglio
– Campo di Tiro di Gualdo
Tadino (PG)
Eventi collaterali
22 luglio
– corso di tiro western presso
TSN di Vittorio Veneto
23 luglio
– TSN sezione di Vittorio
Veneto (TV)
Gara di finale nazionale
8 ottobre
– Campo di Tiro Old
Gunners
Toppo di Travesio (PN)
END OF TRAIL 2006
MESE DI DICEMBRE
Eventi collaterali
9 - 10 dicembre – TSN sezione di Trevi (PG)
– Cena e Gara di Natale
2006
pagina 15
LA ROTOVOLVER
A cura di Paola Andrean Serafini
Questo strano revolver a 10 colpi, che funzionava a cariche di polvere
nera, provvisto di un tamburo radiale posto verticalmente tra la canna
e l’impugnatura (foto 1-2) è stato brevettato a Parigi nel marzo del
1865. L’inventore era Sebastiano Amedeo Nöel, un capitano che si
divertiva a fare anche
l’armaiolo. Nella sua
situazione non poteva
avere i mezzi tecnici
né tanto meno quelli
finanziari per poter
fabbricare industrialmente la sua invenzione, così fu aiutato
da un fabbricante di
armi e parti di armi da
fuoco, che si chiamava
Jean-François Gouery,
e che aveva stabilimenti
1 - rotovolver lato dx con grilletto chiuso e gancio sicura
in rue du chemin vert Foto
inserito
a Parigi.
Dal 1865 la fabbrica cambiò nome e divenne Gouery, Canat &
Compagnie e produceva soprattutto armi bianche, corazze, scudi per
l’artiglieria, nonché…
la Rotovolver per conto
di Nöel e altre armi a
spillo.
Ma quando fu
registrato il brevetto
ci fu un errore di
trascrizione del nome,
per cui il brevetto
porta il nome di Nöel
& Gueury, che risulta
essere un illustre
sconosciuto!
Ma vediamo com’è
Foto 2 - rotovolver lato sx con grilletto aperto e sportello chiuso questo nuovo revolver:
col gancio
continua a pag. 16
pagina 16
L’impugnatura è formata da due guancette in legno, (foto 2)
trattenute da una vite, ma se ne trovano anche formate da un solo
blocco nella versione più lussuosa. La canna è sfaccettata, sormontata
da una banda che corre dalla bocca alla scatola del tamburo, in culatta
porta il marchio punzonato entro un ovale con scritto: Système A. Nöel
Breveté S.G.D.G. J.F.
Gouery, Canat et C ie
A Paris. Il calibro è di
7mm. Il tamburo è un
disco, spesso circa un
cm. contenente dieci fori
posti dal centro verso
l’esterno, a stella, ed è
contenuto in una scatola
tonda con al centro
un asse trasversale
su cui gira. Lo si può
estrarre aprendo uno
sportello incernierato
a sinistra e bloccato
da un gancio (foto 2 Foto 3 - sportello della scatola aperto lato sx del tamburo con
i denti ricurvi per il trascinamento
chiuso e 6 aperto).
Sul lato sinistro del tamburo una ruota di trascinamento composta da
denti curvi è trattenuta
da tre viti, (foto 3 e 5)
mentre sul lato destro
vi sono 10 piccoli orifizi
attorno al foro centrale,
(foto 4) per contenere
le capsule di fulminato
e ogni foro comunica
con le camere di scoppio
radiali che partono dal
centro del tamburo. Il
cane è posto sulla
destra, premuto contro
la scatola del tamburo
e messo in sicura dall’anello di una levetta
Foto 4 - sportello della scatola aperto e lato dx del tamburo che lo tiene sollevato
con i 10 fori attorno al centro per le capsule di fulminato
(foto 9).
L’arma è a doppia azione: lo scatto imprime una rotazione di 1/10
di giro al tamburo e arma il cane, che è al lato destro della scatola, che
pagina 17
Foto 5
lato sx
con tamburo
collocato
nella scatola
Foto 6
lato sx
con coperchio
della scatola
chiuso in cui
si vede
il gancio
di chiusura
aperto
Foto 7
particolare
del lato sx
della scatola,
con gancio
chiuso
continua a pag. 18
pagina 18
senza sicura percuoterà
la capsula di fulminato
che comunicherà il
fuoco alla camera di
scoppio interna.
Due particolari: il
grilletto è pieghevole,
mentre il mirino è
piuttosto alto, essendo
la tacca di mira incavata sulla scatola del
tamburo, che come si
può vedere è rialzata
sopra la canna. (foto
2 e 6)
La curiosità degli
8 - particolare del lato dx della scatola con cane
amanti di novità fece Foto
posizione e leva di sicura disinserita
la fortuna di questo
strano revolver, ma non fu duratura.
Un nuovo brevetto viene depositato nel 1866 per poter usare le
cartucce a spillo, di moda al momento, ma nemmeno questo ebbe
lunga vita: già nel
1870 molti altri
modelli di revolver
tascabili fecero
concorrenza e quindi
pochi sono gli
esemplari rimasti,
per la felicità dei
collezionisti!
L’esemplare che
ho fotografato
appartiene a Mr.
Gardet, ma ve n’è
anche uno esposto
al museo di St.
Etienne –Francia.
Foto 9 - particolare del lato dx della scatola con cane in posizione e
leva di sicura inserita
Notizie tratte da: Armes & Collections Magazine n. 10
Tutte le foto sono state realizzate da: Paola Andrean Serafini
in
pagina 19
Gli ORGANI di MIRA
- brevi note -
Sicuramente quanto andrete a leggere non vi
porta granché di nuovo, ma penso che un breve ripasso
non faccia male; quante volte ci è venuto il dubbio:
lo devo spostare a destra o a sinistra? va alzato o
abbassato ?
Parlo evidentemente degli organi di mira, e
specificatamente per l’avancarica il discorso si complica in
quanto non è solo risolvibile con come intervenire sugli
stessi per migliorare il tiro, dato che la maggior parte
delle volte gli stessi sono inamovibili.
sono sparsi in giro per il bersaglio; non si andrà poi a
discutere di posizione, respirazione, mira a zona, azione
di scatto, problemi di dosi, pesi di palla, passi di rigatura,
diottre, pezzuole, tipo di grasso, ecc..; il nostro obiettivo
è capire cosa dobbiamo fare se, quando la mira inquadra
il centro del bersaglio, la rosata è da un’altra parte sullo
stesso.
Una premessa fondamentale: si considera che la
nostra arma sia precisa, il che implica una costanza di
rosata; non diamo quindi colpa all’arma se i colpi sparati
Analizziamo un caso qualsiasi, facilmente
riconducibile poi ad altre situazioni:
la mira è in centro e la rosata è spostata in basso;
Partiamo quindi dalle armi con organi di mira
regolabili, per poi dedicarci a quelli fissi.
bersaglio
linea di mira
tacca di mira
canna
E
mirino
traettoria
L
Dalla figura risulta evidente che se voglio alzare
la rosata devo o tirare su la volata o abbassare la culatta;
quindi, in pratica, nel primo caso devo abbassare il mirino,
mentre nel secondo devo alzare la tacca.
E ciò ci porta alla regola fondamentale:
- il mirino andrà dalla parte opposta di dove si vuole vada
il colpo (se abbasso il mirino si alza il colpo e viceversa)
- la tacca andrà dalla stessa parte dove si vuole vada il
colpo (se alzo la tacca si alza il colpo, e viceversa)
Capito quindi cosa devo fare, vediamo ora di quanto si
deve modificare; facciamo alcune misure:
L lunghezza della canna
D distanza tra volata e bersaglio
E errore sul bersaglio
X entità dell’intervento da effettuare
partiamo col mirino (e con vecchi ricordi scolastici)
X = L (E / D) dove X è l’entità della modifica da apportare
Facciamo un esempio:
L = canna lunga 1 metro
D = distanza del bersaglio 50 metri
E = errore sul bersaglio 0,2 metri (20 centimetri)
Facilmente si determina che X = 0,004 metri ovvero 4
millimetri ( e non sempre si riesce a fare tale modifica sul
mirino)
Se invece vogliamo intervenire sulla tacca di mira avremo:
X = L (E / (D+L)) dove X è la misura della modifica
che in questo caso risulta di 3,92 millimetri
(e qui è normalmente più facile intervenire).
Dopo aver visto la regolazioni per gli errori in
rosata
D
verticale, vediamo cosa fare per quelli in orizzontale
(rosata a destra, o a sinistra, del centro bersaglio).
Ma non vale la pena ripetere noiosi disegni,
formule e calcoli, pensateci un attimo, la regola è la
sempre la stessa:
se la rosata è a destra, devo spostare il mirino a sinistra
(dalla parte opposta);
se la rosata è a destra, devo spostare la tacca a destra
(dalla stessa parte).
E se gli organi di mira non sono regolabili? Come
faccio con un Guardia Nazionale che ha il mirino e la tacca
saldati? o con un Miquelet che ha solo il mirino?
Occorre poi ricordare che esiste anche un
regolamento, che non concede iniziative personali alle
modifiche da apportare: gli organi di mira devono essere
conformi all’arma ed alla tipologia d’origine.
A questo punto occorre dare un po’ di spazio alla
fantasia nell’ individuare il punto ove mirare sul bersaglio,
e p e r s a p e r e “ d i q u a n t o s p o s t a r m i ”, va l g o n o l e
considerazioni già fatte sopra.
Torniamo un attimo alla pratica delle cose; dai
calcoli ci usciranno valori centesimali se non millesimali,
ma cerchiamo di intervenire per la necessaria macro
correzione e di non accanirci sull’esasperata ricerca
del micron, tanto lo sappiamo tutti che nell’avancarica
abbiamo tantissime variabili (posizione di tiro, canna
sporca, assestamento palla mai uguale, temperatura,
umidità, condizione di luce, ecc…), e non ultimo: la
maldestra ditata sul grilletto che manderà sicuramente in
fumo tutto il nostro lavoro. Buon Divertimento ………….
Giorgio Cavicchi
Bersaglieri del Po
pagina 20
PATENTI
REALI
LETTERE PATENTI DEL DUCA
EMANUELE FILIBERTO, INTORNO AI PRIVILEGI
CONCESSI AL RE ED ALLA COMPAGNIA
DEGLI ARCHIBUGIERI DI PINEROLO NELL’ANNO 1575
Per gratia d’Iddio Duca
di Savoia, Chaiblais, Aosta et Nevese,
Prencipe et vicario perpetuo del Sacro
Romano Impero, Marchese in Italia,
Prencipe del Piemonte, Conte di Genua,
Beaugeis, Romonte,
Nizza et d’Ast,
Barone di Vaud, Dex et Fausigni, S.re di
Bressa, Vercelli, del Marchesato di Ceva
et Creacuore etc.
A tutti sia manifesto che
havendonci Giovan Martino Ortis, Re degli
Archibugieri della Terra nostra de Pinerolo,
fatto humilmente supplicare di concedere, a
lui et alla compagnia de gli Archibugieri di
Pinerolo et a loro successori, li medesimi
privileggij che hanno gli altri Re et compagnie
di Archibugieri de nostri Stati che tirano
all’Archibugio, al Tavolazzo et Papagallo,
massime di Turino.
Et essendoci noi contentati di
farlo, per dar animo alla gioventù di detto
luogo di essercitarsi a tirare all’ Archibugio et
passare il tempo con il si lodato essercitio.
Habbiamo di nostra certa
scienza et gratia speciale, concesso et
concediamo al detto Giovan Martino Ortis,
moderno Re, et a quelli che lo saranno doppo
lui successivamente et alla Compagnia che vi
è di presente et sarà per l’avvenire
di Archibugeri che tirano al papagallo et
al gioco dell’ Archibugio al Tavolazzo, in
perpetuo li medesimi privileggij, immunità et
essentioni che hanno il Re et compagnie
d’Archibugieri di Turino et come qui sono
particolarmente annotati et descritti et che
ne possano godere et gioire senza contradittione ne difficoltà, commandando a tutti nostri
ministri, officiali, vassalli et sudditi et massime
al Giudice di Pinerolo et altri a quali apparterrà,
che osservino et facciano osservare le presenti
lettere nostre et detti privileggij, immunità
et essentioni, intieramente per quanto hanno
a caro la nostra gratia.
Che tal è la nostra mente.
Date in Turino alli dodeci di Marzo M.D.
séttantacinque.
Segueno li privileggij,
immunità et essentioni.
Primo, che ogni volta piacerà
al Re de gli Archibugieri di congregare la
Compagnia d’essi per tirare all’uccello
chiamato il papagallo, o giocare al Tavolazzo
pagina 21
et butta, gli sia lecito et permesso di farlo di
propria autorità, secondo è stato il solito
antico et
consueto circa questo, nella Città di Turino et
altri simili luoghi et terre di questo nostro
stato.
Più che nissuno ardisca di
tirar al Papagallo cha non sia huomo di
Pinerolo, salvo con licenza et permissione del
Re, suo luogotenente et Alfiere et de due o
tre altri più antichi della Compagnia.
Più che chi tirarà al papagallo
sia obbligato continuare a giuocar et tirar
a tavolazzo tutto l’anno, ogni volta che
piacerà al Re et alla compagnia che si tiri
al Tavolazzo, sotto la pena che si stabilirà per
esso Re et Compagnia, qual pena
s’applicarà all’ospitale per la mettà et per
l’altra mettà al gioco dell’Archibugio per la
riparatjone d’essa.
Più che colui che sbatterà
detto Papagallo il giorno et nel luogo
deputato a questo essendo il solito, di
qualunque stato, grado di conditione si sia,
debba esser tenuto, chiamato et reputato da
tutti per Re de gli Archibugieri di Pinerolo,
per un anno intiero cominciando il giorno che
haverà sbattuto il Papagallo come sopra.
Più che durante detto Anno
esso Re debba essere immune, franco,
essente, et libero totalmente per tutto il
nostro dominio, da ogni et qualunque
carichi, taglie, impositioni, sussidij, gabelle,
pedagij, guardie, guaiti et etiando nel
pagamento di moltura del grano et farina per
l’uso di casa sua essente libero et immune
da tutti li carichi Reali personali et misti et
in qual si voglia modo et per qualunque
causa imposti et da imponere per noi o
nostri Ufficiali et Ministri o altri deputati
o dalli Sindaci d’esso luogo.
Più che se il Re sarà figliuolo
di famiglia et starà con suo Padre et nella
casa paterna non separato del Padre suo,
sia per quell’anno che suo figliuolo starà Re,
parimente immune et essente da ogni carica
come sopra.
Più che occorrendo che
uno sbattesse il Papagallo il giorno et nel
luogo soliti et deputati tre Anni continui et
seguenti senza intermissione, tal Re durante
sua vita naturale, habbi sempre esso nome
di Re del detto gioco et che possa tirare et
giocare co gli altri Archibugieri di Pinerolo
senza pagar per il bollettino quando et dove
si tirarà et giocarà dell’Archibugio in detto
luogo di Pinerolo et suo mandamento.
Più che habbi da godere et
usar sempre delle sopradette preminenze,
franchisie, essemptioni, immunità, senza
però pregiudicio de gli altri suoi sucessori Re
d’Archibugieri, quali si fanno ogni anno et
d’anno in anno susseguenti.
Più acciò meglio siano osservate dette franchisie et immunità per tutto
il dominio nostro inviolabilmente. Che sia
ordinato, si come ordiniamo al giudice nostro
ordinario di Pinerolo, et a tutti gli altri nostri
magistrati a chi apparterrà, che non facciano
rifuso, oppositione ne difficoltà, ad osservar
et far osservar detti Capituli et essemptioni
et parimenti a tutti li Sindaci, essattori et
altri a chi apparterrà, che permettano a esso
Re d’usar d’esse franchisie et essentioni.
(continua a pagina 22)
pagina 22
Più che detti nostri Magistrati,
Sindaci et altri a chi apparterrà, sino tenuti
di concedere ad ogni richiesta d’esso Re,
litere testimoniali in forma, acciò se ne possa
aiutare dove, quando et come sarà di raggione per far fede in giudicio et fuori, come
colui che di quel tempo ha sbattuto il
Papagallo è Re et ciò senza alcun pagamento
d’emolumento massime del sigillo.
Più, per dar maggior animo
agli Archibugieri presenti di continuare in un
tanto honorato, virtuoso et utile essercitio, il
quale non può redondar salvo in servitio nostro
et in honore, laude et commodo in tutta la
Terra, commandiamo alli Sindaci, huomini et
Comunità d’esso luogo, che habbiamo da
costruire et dare ogni anno, alla festa di
Santo Donato, una convenevole et ragionevole
somma de dinari, secondo gli parerà conveniente al detto Re, in aiuto et sussidio della
spesa che gli convien fare, ogni tanto in tal
giorno, per l’antiqua et laudata consuetudine
et in reputatjone d’esso luogo, a qual tempo
ivi si ritrovano molti forestieri quali sono
carezzati dal detto Re.
Più che nissuno di detta
compagnia d’essi Archibugieri, essendo
congregati come sopra, o andando o venendo
del gioco con l’arme solite, o occorrendo
qualche differenza tra loro, non possono ne
debbano da qual si voglia nostro officiale, o
commissario, essere molestati o inquietati
nelle persone o nelle armi loro, per qual
si voglia querella, debito o causa civile o
criminale, purchè non sia crime di lesa
maestà, eresia, proditione falsa moneta o
assassinaggio publico con animo deliberato.
Più che occorrendo, in esso gioco
o andando et venendo come sopra, tra essi
Archibugieri qualche differenza, questione o
lite, possa esso Re et gli sia lecito et al suo
luogotenente, con l’intervento et assistenza
d’altri de più antichi archibugieri inrolati in
detta compagnia, portar arme offensive et
deffensive non ostante ogni proibitione in
contrario fatta senza incorrer pena alcuna.
Più, acciocchè pacificamente
et quietamente, possano essi Archibugieri
conversare et giocare insieme senza
biastemare ne dir parole inhoneste, ch’esso
Re possa et debba, in sua autorità propria et
conseglio delli principali et più esperti della
compagnia, fare ordini et statuti o constitutioni, imponendo una ragguardevole pena,
come sarebbe d’uno o due soldi, per ogni
volta et per ogn’uno che biastemmarà o
nominarà il Santissimo Nome di Dio in vano
o proferirà ogni altra biastemma o parola
illecita, dandogli possanza di far essiger detta
pena, mettendo li denari che si essigeranno
per dette pene in una bussola serrata et a
tal’effetto ordinata.
Qual dinari s’applicaranno
come sopra per mettà all’ospitale et l’altra
mettà al Culto Divino et honore di S.ta Barbara
in celebrar messe.
FILIBERT Caluxio
Il manoscritto originale è conservato
presso l’archivio antico
della Città di Pinerolo.
Ricerca a cura di Roberto Rochon
Per maggiori informazioni sulla
Compagnia Archibugieri
di San Giorgio di Pinerolo
potete consultare il sito
www.adsg.it
pagina 23
CALENDARIO TIRO A VOLO 2005-2006
MARZO
26
Società
Sede Gara
-----------------------------------------------------STETA
MONTECATINI (PT)
APRILE --------------------------------------------------------2
AV
AGNA (PD)
23
LAFUL
DURAZZANO (BN)
30
SLV
GHEDI (BS)
MAGGIO -------------------------------------------------------14
LARC
LUGO DI ROMAGNA
28
SPTA
PARMA/VARANO
GIUGNO -------------------------------------------------------2-3-4
FFT
BORDEAUX
Grand Prix de Bordeaux
Valida per il campionato
italiano
24-25
CNDA
PARMA/VARANO
Assegnazione Titoli italiani
Challenger Italia-Francia
AGOSTO -------------------------------------------------------6-12
MLAIC
BORDEAUX
Campionato Mondiale
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pagina 24
Lettere alla Redazione Risposta a Leonardi
Riscontro ben volentieri alla sua lettera,
approfittando poi di queste righe come lettera aperta
a tutti i tiratori ed appassionati di armi antiche.
Purtroppo la realtà dei poligoni è esattamente
quella che lei indica (contee a se stanti, e con le
nuove disposizioni probabilmente diverranno ancor
più autonome).
I rapporti con UITS non sono così semplici come
sembra: consideri che a quasi un anno dall’incontro
con la presidenza, pur con successive nostre lettere,
solleciti, ricerca di contatti con responsabili di
commissioni, ecc.., l’UITS è ancora latitante nei
nostri confronti e ad oggi non riusciamo a mettere
in calendario un incontro; ma ciò sicuramente non
ci ferma, sicuramente ci sprona a sondare tutte le
vie possibili per un adeguato e consono riconoscimento che avvalori le numerose medaglie sempre
guadagnate a campionati mondiali ed europei,
principalmente per dare un giusto peso alla
tangibile realtà dei nostri atleti e degli sponsor che
ci sostengono. Sinceramente ci teniamo molto a
mantenere alta la nostra immagine nei confronti
delle altre nazioni, immagine costruita nel tempo
principalmente con grossi impegni e sacrifici personali.
L’attuale gestione della CNDA è tale da non
essere in necessità di elemosinare, perciò il nostro
rapporto con altre federazioni non è, almeno per
questo punto, vincolante; la difficoltà e l’errore
stanno nel sistema: mentre la CNDA raccoglie
appassionati di tiro con armi a polvere nera
(avancarica a palla, piattello, old western, ecc.) di
contro ci troviamo organismi distinti e che non mi
sembra colloquino tra loro; solo la nostra tipologia
di tiro (che si conforma a direttive e regole
internazionali quali quelle del MLAIC e che si
riscontrano nella stragrande maggioranza delle
federazioni) riesce ad amalgamare le diverse
specialità, e con successo.
Oggi siamo costretti ad operare solo su campi
UITS, FITAV, ecc. perché il nostro sistema è tale, e
solo la volontà dei singoli presidenti/consigli
direttivi può permettere il tiro a polvere nera; ed
è proprio solo questione di volontà poiché
tecnicamente l’avancarica può essere normalmente
praticata nei poligoni abilitati per il calibro 22
(come chiaramente recita la direttiva poligoni
DT-P2, emanata dalla scuola del Genio, includendo
l’avancarica nella 1a categoria).
Non resta quindi che insistere certi della
propria ragione; diversi si sono già convinti e non
è successo niente, anzi il risultato è stato
normalmente l’opposto. Inoltre, come avrà notato,
le società sono proliferate notevolmente, e non solo
al nord, a ragione di quanto sopra.
Chi ci osteggia quindi non può che avere
preconcetti verso di noi e non dimostra di aver
capito il nostro spirito che, oltre che sportivo, è
anche storico e culturale; la nostra disciplina non
può essere assimilata al solo gesto sportivo, come
per quelle accademiche o il bench rest, ma vive di
tutta un’altra dimensione che la rende, per le
proprie caratteristiche intrinseche, ben più di
soddisfazione: oltre alla tecnica accademica del tiro
occorre anche il rispetto storico dell’oggetto che si
ha in mano, delle sue realtà passate, dell’oplologia,
ecc… per ben gustarne i risultati.
Chi vorrebbe inserirci in una semplice “gara di
tiro” come disciplina alternativa dimostra di non
aver ancora compreso appieno il vero spirito
dell’av ancarica, così come invece lo hanno fatto
proprio i nostri sponsor; sicuramente per interessi
commerciali, ma ciò, e grazie al loro impegno, sta
facendo crescere il tiro a polvere nera in maniera
insperata fino a pochi anni or sono.
Ultimamente ho poi notato un loro crescente
impegno: ai poligoni, come alle singole società,
non manca la documentazione (salvo che qualcuno
non la faccia volutamente sparire).
Vero è che con loro dobbiamo investire di più
sul futuro con corsi di tiro dedicati, ulteriore documentazione, informazione, ecc..
Con chi di contro dovremmo farlo? Con chi ci
ignora? Con chi ci vorrebbe forse fagocitare
creandosi regole ad hoc?
In merito al sito web, mi sembra che ora sia
notevolmente cambiato; ciò non significa che sia
intoccabile perché è un mezzo al sevizio di tutti
quindi solo i vostri contributi e suggerimenti lo
potranno rendere ancor più funzionale.
E ciò vale anche per “Avancarica Magazine”,
quale strumento per i tiratori e per gli appassionati
di armi d’epoca, ma che potrà ben funzionare
unicamente con i contributi degli stessi tiratori ed
appassionati.
Importantissima poi la legge che dichiara “non
armi” la repliche (in piena conformità a direttive
europee); questo deve essere un ulteriore stimolo
nell’insistere sulla nostra linea guida, dobbiamo
batterci certi di giuste ragioni contro motivazioni
sicuramente ingiustificate; purtroppo la mancanza
di informazione spesso non ci da i mezzi per farci
valere contro realtà locali che cercano di relegarci
fuori di dove ci è di diritto stare.
Mi scusi lo sfogo e vado concludere con la
certezza dalla nostra azione nella sicura volontà di
non dismettere alcunché di tutto il nostro spirito
storico e agonistico; non miriamo a poltrone,
incarichi direttivi, lauti stipendi perché è contro i
nostri principi che fino ad oggi ci hanno permesso
di crescere sul puro e semplice volontariato e per il
solo nostro piacere del vedere una bella nuvola di
fumo che diradandosi ci permette anche di gustare
un bel dieci o vedere un piattello frantumato: che
soddisfazione !
Non demorda quindi nelle sue volontà e nella
ricerca di nuovi archibugieri, se questo è lo spirito
che ci accomuna; per ultimo, il problema delle
distanze per le gare è reale e solo un intenso
proliferare delle società ci permetterà di introdurre
nuove formule di campionato; ci stiamo già
pensando.
Non ultimo, la sua lettera è stata un enorme
piacere e può sicuramente ridar consistenza ad una
realtà che sembrava persa: l’avancarica siciliana,
che può e deve affermarsi.
Sentite cordialità.
10 marzo 2006
G. Gentile
Riproduzioni artigianali d’armi ad avancarica
La società Artax è il risultato di 30 anni di
esperienza armigera e della tradizione artigiana di
Renzo Lussignoli, coaudiuvato dal figlio Alessandro.
Lo studio, così come l’arte di riprodurre a mano armi
antiche ad avancarica pezzo a pezzo, è caratteristica
essenziale di questa azienda, la quale ha adottato le
tecniche più moderne abbinate all’utilizzo di modelli
e materiali di 1a scelta, ottenendo prodotti di grande
valore e fedelta di riproduzione. La scelta attenta dei
materiali, dall’acciao brunito delle canne al legno
massiccio delle calciature levigato e lucidato a mano,
così come la riproduzione perfetta del meccanismo di
sparo, collocano la produzione della Artax ad un
livello di qualità unico nel panorama attuale delle
aziende che si occupano della riproduzione di armi
ad avancarica.
ARTAX s.r.l.
Via VII, 3 (Quartiere Cesare Abba)
25100 BRESCIA - Italia
Tel. 030.3733314
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dott. P. Raggi tel. 0544.590206 o.p.
CALENDARIO
Manifestazioni Storiche
2006 (provvisorio)
DATA
LUOGO
EVENTO
4-5 febbraio
1-2 aprile
30 aprile
13-14 maggio
20-21 maggio
20-21 maggio
26-27 maggio
27-28 maggio
27-28 maggio
3-4 giugno
3-4 giugno
16-17-18 giugno
1-2 luglio
29- luglio
29-30 luglio
26-27 agosto
2-3 settembre
9-10 settembre
14-15 ottobre
4-5 novembre
4-5 novembre
Ferrara
San Lazzaro
Pastrengo
Lodi
Kolovrat
Palazzolo Canavese
Prato
Chiusella
Novegro
Magenta
Monbasilio
Tezze di Piave
Chiusaforte
Lido Nazioni
Predazzo
Falzarego-Lagazuoi
Peschiera
San Lazzaro
Jena
Peschiera
Novegro
Addestramento Napoleonico
multiepoca
Risorgimentale
Napoleonico
Grande Guerra
Napoleonico
multiepoca
Napoleonico
multiepoca
Risorgimentale
Napoleonico
Grande Guerra
Grande Guerra
Risorgimentale
Grande Guerra
Grande Guerra
Risorgimentale
multiepoca
Napoleonico
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pagina 30
Carleton
Underhammer Custom
Il luminello posto sotto la canna, l’impugnatura a manico di sega
e il movimento rettilineo del cane fanno della replica Carleton Pedersoli
una pistola la cui precisione è risultata superiore a ogni aspettativa.
(a cura dell’ufficio stampa Davide Pedersoli)
Più o meno nella metà del 1800 il mercato delle armi negli
Stati Uniti presentò numerose pistole caratterizzate dalla
percussione inferiore; la semplicità di fabbricazione e il
costo abbastanza popolare permisero a quelle armi di
ottenere rapidamente un grande successo. La principale
destinazione fu il tiro di precisione, tanto che con tale
meccanismo vennero fabbricate anche diverse armi
lunghe, e la difesa personale, specialmente per quei modelli
di dimensioni contenute che potevano essere occultate in uno
stivale o in una tasca ed estratte facilmente alla bisogna.
Ma perché mai alcuni armaioli adottarono un tale
rivoluzionario sistema? La forma non era certo elegante e
per l’utenza tradizionalista, nel momento di un nuovo
acquisto, non costituiva certamente un “colpo di fulmine”.
Le motivazioni si rivelarono subito semplici e vantaggiose
sia per il fabbricante sia per l’utente. I costi e i tempi di
produzione erano inferiori rispetto a un’arma tradizionale per l’assenza di un vero e proprio acciarino incassato
nel calcio (la molla del cane era quasi sempre esterna). Ma la vera scoperta fu un migliore approccio psicologico da
parte dell’utente: impugnando una pistola underhammer, che oltretutto si rivelava estremamente ergonomica,
il tiratore poteva usufruire di una linea di mira completamente sgombra da elementi di disturbo visivo, come il
cane e il luminello, e concentrarsi meglio sul bersaglio. E neanche doveva preoccuparsi di eventuali frammenti
di capsula proiettati verso il proprio volto.
Fra i vari costruttori di armi con il cane inferiore vi fu Michael Carleton di
Haverhill, nel New Hampshire: egli deve avere osservato molto i prodotti dei
suoi concorrenti, e realizzò un suo modello che da un punto di vista fisico e
meccanico riuscì a prevalere sugli altri. Ritenendo che nel momento in cui il
cane che percuote dal basso verso l’alto non provoca un impatto tanto diverso
da quello ottenuto da un cane che percuote dall’alto verso il basso, e che le
sollecitazioni a cui è sottoposta l’arma, nei due casi, potrebbero essere
identiche, studiò un modo per eliminarle, con il vantaggio di non alterare
l’assetto dell’arma, rispetto alla mano del tiratore, al momento dello sparo.
Quindi, né da sopra, né da sotto: l’idea di Carleton si concretizzò nel movimento
rettilineo del cane, con una corsa parallela
e più vicina possibile all’asse della canna.
L’impugnatura presenta due pannelli zigrinati e Così facendo riuscì anche ad eliminare
un profilo a manico di sega. Nella molla del cane l’inconveniente della eventuale caduta della
si può notare l’asola con la vite di regolazione del capsula che, a causa del luminello capovolto,
grilletto.
potesse scivolare verso il basso.
Dal catalogo Pedersoli
Nella pistola proposta dalla Davide Pedersoli
è stato riprodotto proprio il meccanismo di
Carleton, a cui però sono state applicate più
moderne tecnologie per soddisfare le
esigenze del tiro sportivo: il risultato è stato
quello di ottenere un’arma assolutamente
precisa e, vista anche l’approvazione del Particolari del portaluminello, del cane con il
MLAIC, corretta anche dal punto di vista rampone di armamento, della molla e del grilletto.
storico.
La Carleton Underhammer Custom di Pedersoli è dotata di una canna in
calibro .36, lunga 240 mm e brocciata con sette righe che sviluppano un passo
di 450 millimetri. Su richiesta di alcuni esperti tiratori è disponibile, inoltre,
L’arma con il cane armato. Visibile la compressione una versione della Carleton con la canna più corta (216 mm), ritenuta più
della molla rispetto alla posizione di riposo.
equilibrata nella fase di puntamento e in grado di offrire prestazioni ancora
migliori.
La caratteristica più importante della canna risiede nella sua massiccia struttura, ove non figurano lavorazioni
pagina 31
come le saldature e le fresature solitamente riservate ai tenoni per il fissaggio
al calcio, oppure le forature destinate alle
viti di bindelle o tubetti vari. Ciò costituisce un
elemento molto importante poiché l’acciaio
non viene così sottoposto ad alcuno stress
tecnologico e quindi a eventuali alterazioni
della struttura.
È presente soltanto una piccola fresatura,
con sede a coda di rondine, per ospitare la
base del mirino a perla.
La tacca di mira, invece, è montata sulla
bascula per mezzo di due viti, mentre agendo
su una terza è possibile effettuare la
La vista inferiore mette in evidenza il corposo regolazione micrometrica in verticale. La
portaluminello.
posizione arretrata della tacca consente di
La tacca di mira è fissata alla bascula con due viti.
allungare la linea di mira e di garantire una maggiore precisione.
La canna è avvitata alla bascula ed esternamente è lavorata a due ordini, La terza, micrometrica, consente la regolazione in
elevazione.
ottagonale e tonda, e brunita color marrone; la faccia anteriore è rettificata.
La bascula, all’interno della quale si accede togliendo le viti del coperchio di chiusura posizionato sul lato destro,
contiene il meccanismo di scatto. La pistola si arma tirando all’indietro l’appendice anteriore (una sorta di corposo
grilletto) del cane, solidale a un blocchetto
scorrevole con le superfici rettificate, al pari
di quelle delle guide di scorrimento. Così
facendo si carica la molla principale, tranciata
a larghezza variabile (più stretta nella zona
mediana) per garantire una maggiore
elasticità e facilità di armamento. Tale molla
funge anche da paragrilletto.
Il portaluminello è avvitato nella parte inferiore
della canna e può essere svitato con una
chiave fissa della misura 14.
La pistola Carleton è priva di stecher, ma in
un’asola ricavata nell’appendice posteriore
della molla è inserita una vite che permette
I due diversi profili della canna sono raccordati la regolazione della corsa del grilletto.
Particolare del mirino e del vivo di volata,
da un risalto ornamentale.
Il calcio, in noce, è fissato alla bascula per smussato per proteggere la rigatura.
mezzo di tre viti; l’impugnatura
presenta un profilo a banana e pannelli laterali zigrinati e uno sguscio
Rosata di otto
superiore che gli conferisce il classico aspetto dell’impugnatura a
colpi a 25 metri
con arma in
manico di sega.
appoggio: 12
grani (0,7 g) di
polvere svizzera
N. 1, pari dose di
semolino e una
palla tonda
calibro .354 (8,99
mm) avvolta in
una pezzuola,
lubrificata,
spessa 0,18 mm
e con diametro
di 24 mm.
Conclusioni
Come già detto, osservando la Carleton Underhammer Custom non si
può non notare il suo atipico disegno. Il tiratore che cerca però uno
strumento di precisione da impiegare nella specialità Kuchenreuter R,
pur se privo dello schema classico delle pistole ottocentesche, può
senz’altro contare sull’ergonomia dell’impugnatura, sulla nitidezza
della linea di mira, sul perfetto equilibrio nella mano e sulla
sensibilità dello scatto di questa pistola.
SCHEDA TECNICA
Fabbrica
Modello
Tipo
Calibro
Canna
Congegni di puntamento
Materiali
Finitura
Lunghezza totale
Peso
Prezzo
Davide Pedersoli & C., via Artigiani 57, 25063 Gardone Val Trompia
Carleton Underhammer Custom
pistola ad avancarica con sistema di accensione a percussione inferiore
.36
lunga 240 oppure 216 mm, solcata da sette righe che sviluppano un
passo di 450 mm (1:18)
mirino a perla su base incastrata a coda di rondine; tacca di mira a
lamina con regolazione micrometrica in elevazione
canna e bascula in acciaio, calcio in legno di noce
canna brunita colore marrone, bascula tartarugata, calcio lucidato a olio
425 mm con canna da 240 mm; 400 mm con canna da 216 mm
1,100 kg con canna da 240 mm; 1.040 kg con canna da 216 mm
€ 580,00
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N°1 - 2006