AMBITO DI PAESAGGIO N. 9 ALTOPIANO BUDDUSÒ – ALÀ DEI SARDI L’AdP n. 9 ALTOPIANO BUDDUSÒ – ALÀ DEI SARDI si sviluppa per 290 km2; le principali rilevanze insediative sono costituite dai centri di Buddusò ed Alà dei Sardi, oltre che da qualche frazione ed annucleamento del Comune di Padru. DESCRIZIONE DELL’AMBITO Assetto ambientale L’ambito dell’altopiano di Buddusò ha come limite meridionale e sud orientale il limite amministrativo di Provincia; quello settentrionale è dato dallo spartiacque tra il Riu Mannu e il Riu Posada. L’organizzazione territoriale dell’ambito è fondata su: 9 l’altopiano tra Ala dei Sardi e Buddusò; 9 la piana del Riu Mannu; 9 il bacino idrografico del Riu Mannu; 9 il bacino idrografico del Rio Posada (nella porzione orientale); 9 i rilievi che bordano la zona dell’altopiano. Dal punto di vista geomorfologico il settore in oggetto si caratterizza per la presenza di un vasto altopiano in cui le quote si livellano tra i 600 e gli 800 metri e per la piana alluvionale del Riu Mannu. Dalla carta dell’acclività emergono chiaramente le caratteristiche dell’altopiano, con la prevalenza di un paesaggio prevalentemente pianeggiante in cui la rocciosità affiorante e le classi di pendenza elevate sono presenti solo saltuariamente e in settori limitati. I rilievi più marcati li ritroviamo nella porzione meridionale e in quella settentrionale del settore e sono costituiti: da Nuraghe e S’Abila (760 m) e Punta Partitore (835 m) nel settore meridionale; da Punta S’Ena Longa (1077 m) e Punta Gianmaria Cocco (1035 m) nel settore settentrionale. Il corso d’acqua principale del settore è rappresentato dal Riu Mannu che scorre nella sua piana alluvionale per andare poi a sfociare nel Lago di Lerno. La componente ambientale dell’altopiano di Buddusò ricade all’interno del limite di Provincia per la porzione relativa all’altopiano posto a sud‐est del corpo idrico. E’ interessata da un sistema di processi, tra i quali si riconosce una particolare rilevanza in quanto essenziale alla natura e alla storia del territorio, al processo di formazione del corpo idrico: le componenti elementari dell’ambito dell’altopiano di Alà dei Sardi ‐ Buddusò ricadenti in Provincia sono: Aree ad uso agricolo, Aree ad elevata rocciosità affiorante, Altopiano di Buddusò ‐ Alà dei Sardi, Piana del Riu Mannu. Il corso d’acqua principale del settore è il Riu Mannu. Il PAI perimetra quali area a pericolosità idraulica (di grado variabile da Hi1 a Hi4) un tratto del Riu Mannu posto immediatamente a nord del centro abitato di Buddusò. Il PAI non perimetra aree a rischio geomorfologico all’interno dell’ambito n.9. Dal punto di vista geologico l’altopiano di Buddusò è costituito da litologie ascrivibili a: Paleozoico • Complesso Granitoide del Goceano – Bittese, date da: 9 Leucograniti dell’Unità Intrusiva di Sos Canales; 9 Monzodioriti tonalitiche dell’Unità Intrusiva di Benetutti al cui interno si rinvengono, localmente, masse gabbro‐ quarzo – dioritiche ascrivibili all’Unità Intrusiva Basica di Osidda; 9 Monzograniti dell’Unità Intrusiva di Buddusò; 9 Granodioriti monzonitiche dell’Unità intrusiva di Buddusò. • Complesso Migmatitico 9 micascisti e paragneiss; Terziario • Successione Sedimentaria Oligo Miocenica: 9 arenarie e conglomerati di ambiente fluviale (databili Aquitaniano) presenti limitatamente alla porzione sud occidentale dell’ambito. Quaternario 9 coltri elluvio colluviali (rappresentate da sedimenti il cui meccanismo deposizionale è essenzialmente di tipo gravitativo) (Olocene). All’interno dell’AdP n.9 sono presenti 3 Oasi Permanenti di Protezione Faunistica, le cui aree sono in buona parte sovrapposte agli omonimi cantieri forestali gestiti dall’Ente Foreste Sardegna: Sos Littos – Sas Tumbas (250 ha), Terranova (2.258 ha) e Sa Conchedda (2.164 ha); i territori delle ultime due Oasi ricadono per la maggior parte nell’AdP n.10. L’Oasi di Sa Conchedda si segnala per essere una delle 2 aree in Provincia dove è stata rilevata la presenza del Cervo sardo Cervus elaphus corsicanus. Assetto insediativo Osservando i dati relativi agli spostamenti intercomunali del 2001, si nota come Buddusò sia un Comune autosufficiente, mentre Alà dei Sardi gravita su due bacini: da un lato Olbia e dall'altro il vicino Buddusò. Il paese di Buddusò (4.032 residenti) ha una densità di 21 ab/km2, registrando il maggior trend negativo di tutta la Provincia nel periodo 1991/2010 con un ‐36,73%; più contenuto il dato negativo nel periodo 2001/2010 con un ‐2,73%. Sorge nella parte meridionale dell'altopiano omonimo, nella regione del Monte Acuto ed è particolarmente noto per le numerose cave di granito bianco oltre che per il territorio ricco di pascoli, boschi di sughere e macchia mediterranea; nell'antichità era noto con il nome di Gullusò. I resti di numerosi nuraghi, dolmen e tombe dei giganti rinvenuti nel territorio ci mostrano la frequentazione sin dal periodo nuragico. In età romana fu sede di una stazione importante nel tracciato Karalis‐Olbia. Risalgono al periodo le tracce del centro Caput Tyrsi, presso le sorgenti del Tirso. Le principali attività economiche sono legate ad attività strettamente connesse al territorio: pastorizia, estrazione del granito e lavorazione e commercializzazione del sughero. Il centro storico è caratterizzato da strade lastricate su cui si affacciano edifici anch'essi in pietra. La principale arteria insediativa è rappresentata dalla S.S. 389 che da un lato permette il collegamento con Bitti, e successivamente con la S.S. 131 d.c.n., mentre dall'altro consente la comunicazione con Alà dei Sardi, Monti ed Olbia. Verso Ovest per mezzo della S.S. 389 dir si possono raggiungere Pattada ed Ozieri. L'analisi delle isocrone mostra che il Comune dista da 30 minuti ad 1 ora dai principali mezzi di trasporto verso l'esterno dell'isola. Il nucleo storico si trova nel lato a Sud del Corso principale ed è caratterizzato da un tessuto residenziale compatto e denso, costituito da viuzze molto più sinuose rispetto alle strade che si sono costruite nelle successive espansioni nelle altre direzioni, soprattutto a Nord‐Est ed a Sud‐Ovest. La lettura della carta dell'uso del suolo fa emergere con grande evidenza ciò che una visione immediata dell'ortofoto suggerisce la forte presenza di aree estrattive presenti nei pressi dell'abitato, in particolare quelle più estese di Sos Arestes e di Bozzano a Sud Est del paese; molto numerose, anche se di minori dimensioni, sono pure le aree estrattive che circondano gli altri lati del paese. Alà dei Sardi sorge circa a 700 m s.l.m. su un altopiano granitico a poca distanza dal Comune di Buddusò. Il toponimo Alà è di incerta origine ma pare, probabilmente paleo sarda ed imparentato con il basco "alha", che significa "pastura", in riferimento ai grandi pascoli presenti nel territorio. Altre ipotesi identificano il nome con il romano “ala” riferendosi ad un corpo dell'esercito che avrebbe avuto a che fare con questa zona, o dal punico “ala” rivolto a luogo “posto in alto”. La seconda parte del nome ‐ “dei sardi” ‐ permette invece di distinguerlo dagli omonimi Ala (Trento) e Ala di Stura (Torino). Nel 2010 ospitava 1.936 abitanti, con una densità di 10 ab/km2; il trend è negativo con un ‐5.28% nel periodo 1991/2010, ma diventa decisamente più contenuto nel decennio successivo (‐0,67%) ‐ il dato minore tra tutti i comuni che hanno diminuito la loro popolazione. Gli importanti siti archeologici di età nuragica testimoniano le sue antiche origini; in epoca romana probabilmente nell'attuale area dell'abitato sorgeva una stazione militare. Nel Medio Evo fece parte nel Giudicato di Torres. L'attuale centro abitato, sviluppatosi attorno ad un nucleo del XVI‐XVII secolo, è costituito da un tessuto residenziale compatto e denso, ed attraversato dalla S.S. 389 di collegamento con Buddusò verso Sud e con la costa olbiese verso Nord; l’edificato si situa prevalentemente nella parte settentrionale di questa arteria. Il centro storico è caratterizzato da una maglia viaria tipicamente irregolare che contrasta con la linearità di alcuni insediamenti nati successivamente. Edifici in granito ornati da balconi in ferro battuto si alternano lungo la via principale. Piccoli edifici costruiti in granito sono allineati lungo le strade principali; agli angoli di vie strette si trovano alcuni pozzi di varia profondità come quello di Mesu Idda e quello di S'Oltu Mannu o ancora la fonte pubblica presso la strada principale. Come detto, il principale collegamento con l'esterno è costituito dalla S.S. 389, mentre la S.P. 95 e la S.P. 24 permettono il collegamento con i territori interni e costieri di Sud‐Est. L'economia è basata principalmente sul sughero e sul granito oltre che sui prodotti che giungono dall'agro pastorale. Il granito dei territori di Buddusò ed Alà prende il nome di “perlato grigio” e si differenzia da quello prodotto in bassa Gallura (granito rosa), da quello dell'Alta Gallura (ghiandone) e da quello denominato “giallo S.Giacomo”. Fanno parte dell'ambito anche le frazioni di Sa Serra e Ludurru appartenenti al Comune di Padru. Uso del suolo L'uso del suolo mostra un valore di colture temporanee e permanenti del 7% e seminativi in aree non irrigue del 5% mentre le sugherete occupano la maggiore superficie di ambito con il 26%. La macchia mediterranea rappresenta il 10% e la gariga l’11% della superficie totale. Da rilevare la presenza delle aree estrattive che assume il valore dell’1% a fronte dello 0.3% rappresentato dal “tessuto residenziale compatto e denso” e del 3% del “tessuto residenziale rado”. L’ambito n. 9 rappresenta, pertanto uno degli ambiti in cui è maggiore la concentrazione di attività estrattive con le problematiche derivanti dalla presenza delle stesse. L’analisi dell’aggregazione dei dati dell’uso del suolo mostra che l’80% della superficie dell’ambito è interessata da “ territori boscati ed ambienti seminaturali” per il 18% da “territori agricoli” e per il residuo 2% da “territori modellati artificialmente”. L’ambito n. 9 rappresenta, pertanto, un AdP ad elevata naturalità. Assetto storico culturale Il territorio si presenta fortemente marcato da insediamenti, con una concentrazione di questi ultimi che si riscontra solo in poche altre aree del territorio provinciale. Gli insediamenti sviluppatisi nell’ambito hanno interessato quasi esclusivamente i territori comunali di Buddusò e Alà dei Sardi. Su entrambi si estende l’area in cui sono concentrati gli insediamenti: un’ampia striscia di territorio disposta lungo la direzione nord‐est che arriva al confine col territorio comunale di Bitti. Il fatto l’area che arrivi fino al confine comunale non è una casualità, in quanto la stessa condivide le ragioni alla base dell’insediamento con un’area ricadente all’interno del Comune di Bitti: in entrambe l’elemento centrale alla base delle dinamiche insediative è l’altopiano; pertanto tale area si configura come prosecuzione di un’area con caratteristiche morfologiche (altopiano di Bitti) e insediative simili. La disposizione dell’area lungo la direzione nord‐est è anch’essa originata da un fattore ben preciso: l’attività di sostentamento principale praticata dalle popolazioni. Le motivazioni alla base degli insediamenti sviluppatisi sono infatti i pascoli d’altura e la transumanza; alla luce di quest’ultima pratica, si evince che in questo caso, oltre alla tipiche funzioni di riparo e controllo del territorio, i nuraghi avevano anche la funzione di appoggio. Con la fine del periodo nuragico si è avuta l’interruzione delle dinamiche insediative per tutto il resto del periodo antico e nel Medioevo, come testimoniato dalla pressoché totale assenza di elementi insediativi risalenti a tali epoche; tale fenomeno, peraltro comune ad altre aree del territorio provinciale, è probabilmente dovuto al fatto che le civiltà che si sono succedute in seguito nel territorio prediligevano gli insediamenti in aree costiere, sia per questioni legate al sostentamento diretto tramite la pesca, sia per poter gestire una rete via mare. Senza dubbio l’elemento insediativo più significativo di quest’ambito è rappresentato dal nuraghe, che è anche l’elemento di gran lunga più diffuso nell’ambito. Tali caratteristiche rendono l’ambito tra quelli di maggior rilievo nel territorio provinciale per il periodo nuragico; oltre a questo, si rileva la particolarità rappresentata dall’estensione dell’insediamento sviluppatosi in età nuragica; probabilmente l’insediamento risulta esteso perché legato alla transumanza, caratteristica che di per sé comportava la tendenza, per l’essere umano, a frequentare più luoghi disposti lungo una certa direzione, ottenendo come conseguenza un insediamento diffuso su un’area vasta; questo aspetto distingue l’insediamento nuragico presente in quest’ambito con altri insediamenti nuragici presenti nel territorio provinciale, legati ad attività e civiltà maggiormente stanziali: infatti in questi ultimi sono caratterizzati da una minore estensione. Le dinamiche insediative sviluppatesi nel periodo nuragico hanno avuto un prologo nel Neolitico, specialmente nel territorio di Buddusò, rappresentato da elementi insediativi di carattere funerario: il dolmen e le domus de janas. La presenza di questi due elementi in una stessa area la configura come area “di transizione” tra la Gallura e il resto dell’isola; infatti mentre il dolmen è un elemento tipico della Gallura, le domus de janas sono invece tipiche del resto della Sardegna, pur essendo entrambi espressione dell’aspetto funerario della cultura megalitica del Neolitico. Un’ampia area dell’ambito rappresentata da una striscia di territorio disposta in direzione nord‐est, popolata dal Neolitico, occupa in termini di estensione la maggior parte dell’ambito e presenta al suo interno l’elemento che è stato fondamentale per l’insediamento dell’uomo nell’antichità: l’altopiano. Per quanto riguarda il Neolitico, sono particolarmente significativi le necropoli a domus de janas di Ludurru e di Iselle (territorio di Buddusò), e il dolmen e l’annesso menhir di Lughia Rajosa (territorio di Alà dei Sardi), le cui protuberanze rozzamente scolpite sembrerebbero raffigurare un neonato tenuto in braccio durante l’allattamento. Relativamente all’Età Nuragica sono particolarmente rilevanti il nuraghe di Loelle (territorio di Buddusò) e il complesso di Sos Nurattolos, costituito da una fonte sacra, un tempio e alcune capanne. ANALISI DELLE CRITICITÀ 9 Compromissione di ampie porzioni del territorio comunale interessate da attività estrattive a cielo aperto (per inquadrare la problematica a livello di ambito si rimanda alla parte generale sulle attività estrattive). 9 assenza di interventi di recupero ambientale nelle aree estrattive dismesse. 9 mancata individuazione delle aree a forte naturalità e scarso sviluppo di norme di gestione e salvaguardia per tutelare le aree integre e favorire il recupero di quelle degradate. 9 mancata o non corretta gestione del territorio montano per prevenire fenomeni di degrado e mitigare/prevenire fenomeni di erosione / dissesto. 9 mancata gestione dei bacini idrografici in un’ottica sovra comunale o, laddove necessario, sovraprovinciale. 9 problematiche relative all'accessibilità in rapporto alla sicurezza delle arterie, tempi di percorrenza e tratti critici 9 necessità di integrazione con i flussi turistici presenti sulle coste 9 assenza di adeguate misure atte a prevenire il rischio di spopolamento delle INDIRIZZI DI PIANIFICAZIONE Risorse ambientali. 9 Assicurare una gestione corretta della risorsa idrica superficiale considerando i bacini idrografici presenti nel territorio comunale nella loro interezza, andando, pertanto, a “pianificare la gestione della risorsa” in un’ottica sovracomunale e, laddove necessaria, sovra provinciale. 9 Conservare le zone ad elevata naturalità e promuovere azioni volte alla loro valorizzazione e gestione sostenibile. 9 Promuovere azioni di recupero delle condizioni di naturalità nei casi in cui questa sia stata parzialmente o totalmente compromessa dall’intervento antropico e/o da fenomeni di degrado. 9 Salvaguardare le aree di cresta e le sarre quale elemento fortemente connotante il paesaggio naturale della Provincia. 9 Promuovere la conoscenza del territorio dell'entroterra anche attraverso le fattorie didattiche ed aziende agrituristiche che potrebbero avere un ruolo attivo anche nella salvaguardia/mantenimento di un presidio territoriale. Aree estrattive. 9 Vigilare affinché nelle aree interessate da attività estrattive attive si realizzino interventi di recupero/rinaturalizzazione dei siti contestualmente al proseguimento delle attività e si attuino tutti i sistemi per: ¾ ridurre l’impatto visivo ¾ limitare le trasformazioni del paesaggio ¾ limitare l’impatto sulle componenti / matrici ambientali. Analogamente si intendono promuovere interventi atti a favorire il recupero/rinaturalizzazione dei siti interessati da cave inattive dismesse. Per raggiungere entrambe le finalità si favoriscono accordi / intese pubblico privato finalizzati a promuovere: ¾ accordi o progetti pilota individuando i Comuni il cui territorio è maggiormente interessato dalle problematiche legate dalla presenza di attività estrattive definendo un percorso virtuoso da applicare in altri contesti territoriali. ¾ processi di pianificazione sovra comunali tra Comuni contermini interessati da problemi analoghi. ¾ Creare piattaforme di concertazione tra amministrazioni interessate da problematiche del distretto del granito e individuare istanze da sottoporre all’attenzione regionale in vista di una revisione normativa della Legge regionale. Viabilità e mobilità. 9 Creazione di una rete provinciale di percorsi naturalistici e cicloturistici atti a promuovere utilizzi sostenibili delle risorse ambientali 9 Riqualificare e implementare la viabilità esistente in modo da ottimizzare i collegamenti tra i centri dell’entroterra, i capoluoghi e la zona costiera al fine di migliorare l'accessibilità interprovinciale. 9 Creare una rete di trasporti pubblici locali. Beni storico culturali. 9 Promuovere la riqualificazione degli insediamenti storici attraverso la difesa dei caratteri architettonici, dei colori, dei materiali e delle tecniche costruttive 9 Verificare la perimetrazione dei siti archeologici negli strumenti urbanistici dei singoli Comuni; 9 Prevedere iniziative di valorizzazione dei beni, sia a fini culturali (rivolgendosi anche a coloro che vivono nel territorio dell’ambito) che turistici (adottando canali moderni e rapidi), valorizzandone le peculiarità, quali le dinamiche da cui hanno tratto origine, in particolare: per quanto riguarda il neolitico, l’eccezionalità della presenza, all’interno di uno stesso contesto, di dolmen (elementi tipici del territorio Gallurese) e domus de janas (diffuse nel resto dell’isola); per quanto riguarda il nuragico, la particolarità rappresentata dal fatto che gli insediamenti si sono sviluppati su un altopiano (invece che in una pianura a bassa quota, come accaduto nella quasi totalità degli altri insediamenti nuragici rilevati nel territorio provinciale) e sono stati creati da popolazioni che praticavano la transumanza (a differenza delle popolazioni, perlopiù stanziali, che hanno caratterizzato la maggior parte degli altri insediamenti).