ECONOMIA VERONESE trimestrale n.4 - Anno 13 - dicembre 2014 - Editore Apiservizi S.r.l. - Verona, via Albere 21/C - Poste Italiane S.p.A. Sped. in abb. post. 70% CNS VR - D.L. 353/2003 (conv. in L. - 27/02/2004 n 46) art., comma 1 DCB VERONA - 2,58 Euro
profili
TABARELLI
LAFAL
BORDINI ARREDAMENTI
TAMELLIN
GREEN MODE
sommario
Anno 13 - Numero 4
dicembre 2014
DIRETTORE RESPONSABILE
Cirillo Aldegheri
GRAFICA
arteOn di Ilenia Cairo - Verona
www.studioarteon.com
EDITORE
APISERVIZI S.r.l.
Via Albere, 21/C - 37138 Verona
Rivista trimestrale
promossa da
APINDUSTRIA
ASSOCIAZIONE PICCOLE E MEDIE MPRESE
DELLA PROVINCIA DI VERONA
www.apiverona.it
STAMPA
Intergrafica Verona Srl - Verona
www.intergraficavr.com
REDAZIONE
c/o APINDUSTRIA Verona
Via Albere, 21 - 37138 Verona
Tel 045 8102001
Fax 045 8101988
[email protected]
editoriale
FOTOGRAFIE
Archivio Apindustria
5
profili
Tabarelli
Lafal
Bordini Arredamenti
Tamellin
Green Mode
6
10
14
18
22
estero
Registrazione Tribunale di Verona
n. 1393 del 22 marzo 2000
Poste italiane SpA
Spedizione in
abbonamento postale
D.L. 353/2003
(con. in L. 27/02/2004 n°46
art. 1, comma 1, DCB Verona
Pubblicità raccolta in proprio
ambiente e salute
La tutela della salute e sicurezza
dei lavoratori italiani all’estero
fiscale
Semplificazioni fiscali
In cammino verso la nuova
ISO 9001:2015
Premio VERONA GIOVANI 2014
30
previdenza
Il benessere nel mondo
del lavoro
34
Apidonne
38
attività
54
Agente di commercio
procacciatore d’affari
e lavoratore subordinato
criteri differenziatori
56
legale
terza pagina
Galleria d’arte moderna
ACHILLE FORTI
40
Apivenetofidi
44
Apigiovani
52
qualità & management
26
Egitto
49
Concordato preventivo
Concordato in bianco
Il fondo patrimoniale
58
60
il punto
47
65
La politica ai competenti
inserzionisti
Fimauto
Multiutility
Perlini
Banca Valsabbina
Eccellenze Alimentari
Vertours
Samo
Adawen
Acque Veronesi
AMT
Dialogo
Viani Assicurazioni
EBI Group
Mazzi Impianti
Cattolica Assicurazioni
Osella Consultant
Paolo Ferrarese
Vicentini
Economia Veronese - dicembre 2014
3
editoriale
Arturo Alberti
Un uomo cammina fra le macerie di una città in rovina. È italiano, ha un sogno che molti considerano folle: puntare tutto il suo patrimonio su chi non ha garanzie da offrire, se non la propria
energia, la voglia di ripartire da zero. Ricostruire dando fiducia agli altri.
Quella città, San Francisco, oggi simbolo dell’innovazione, deve molto alla “follia” di quell’italiano di talento, figlio di emigrati liguri. Dopo il terribile terremoto del 1906, Amadeo Peter
Giannini decise di far prestiti a chiunque avesse la forza di impegnarsi nella ricostruzione.
Trasformò così un immane disastro in una grande opportunità, dando il via alla rinascita della
città californiana, mentre la piccola Bank of Italy da lui fondata due anni prima cresceva sino
a diventare Bank of America. Oltre cento anni dopo, l’Italia cerca le energie per uscire da una
pesantissima crisi. Ma per guardare al futuro con fiducia e rimediare a sperperi e ritardi, dovrà
prima di tutto rimuovere modi di pensare diffusi, vere “macerie culturali” nelle nostre teste e
risolvere una colossale contraddizione che mina il suo sistema di valori, quella di un Paese che
per ricchezza di cultura è costante fucina di talenti capaci di primeggiare nel mondo, dall’impresa, all’arte alla scienza, eppure sembra rassegnato a sperperare in patria quel talento. E lo
sperpera con un malcostume che mortifica i migliori, che mortifica chi sa immaginare il domani, rischiare, mettersi in gioco lealmente. L’Italia invece è un Paese che favorisce spesso chi
ostacola i cambiamenti, antepone il proprio orticello al bene comune, prevale non perché più
bravo ma grazie ad amicizie, conformismo, ossequio a potentati, disinvoltura nel gioco sporco.
Una contraddizione inaccettabile mentre in un mondo che cambia sempre più rapidamente la
risorsa di cui l’Italia è più ricca, quella intellettuale, diventa più importante delle materie prime o
della posizione geografica. Non ci sarà rinascita politica ed economica senza affrontare a viso
aperto questo paradosso, che ben conoscono le migliaia di connazionali di talento costretti ad
andare all’estero per realizzarsi. “I giovani devono partire ma per curiosità non per disperazione. E poi tornare. Partire per capire il resto del mondo e prima ancora se stessi”.
Per guardare al futuro con fiducia, occorre tornare a sognare. Come fecero i nostri padri,
dopo i disastri della guerra. Prendendo a modello chi sa vedere quel che ancora non c’è e dedica tutte le sue energie a realizzarlo. Occorre scoprire e far conoscere questi esempi positivi.
Storie di ieri, come quella di un italiano fra le macerie, col sogno folle di puntare tutto sugli altri
per ricominciare. Storie di oggi, dei tanti che magari accanto a noi, sanno inseguire con tenacia
e creatività questi sogni, credere che tutto è possibile, se lo vogliamo. Persino fare squadra,
invece di diffidare degli altri o peggio ancora, cercare di fregarli.
Dobbiamo spostare i riflettori dai troppi inetti, arroganti e litigiosi che hanno goduto di una
immeritata visibilità ed hanno diffuso modelli devastanti che sono le macerie di cui liberarci.
Basta aprire gli occhi, per trovare nuovi modelli, inseguendo il talento. Occorre trarne ispirazione e farli conoscere, soprattutto ai più giovani. Dando a loro nel frattempo molta più voce
e ascolto. Perchè certo è, che i più giovani hanno molto da insegnare ai più anziani, su come
si guarda al futuro.
Un Buon Natale di serenità alle nostre imprese e a tutte le famiglie che ci lavorano e ci aiutano
a sognare un 2015 migliore.
Economia Veronese - dicembre 2014
5
TABARELLI
ESEMPIO VINCENTE DI POLIEDRICITÀ IMPRENDITORIALE
C
onoscere e valorizzare
i molteplici aspetti della
propria capacità produttiva è di fondamentale
importanza per liberarsi
dagli schemi che un’eccessiva concentrazione su un unico prodotto o
settore impone. È un atteggiamento
che le PMI dovrebbero adottare: è
anche grazie alla consapevolezza
delle proprie potenzialità che un’azienda si può trasformare in impresa market-oriented a tutto tondo. E
questo è quanto ha saputo fare, fin
dalle origini, la ditta Tabarelli S.p.A.,
6
Versatilità, affidabilità, robustezza
e potenza di sollevamento:
queste le caratteristiche che
contraddistinguono i caricatori
Tabarelli
oggi leader nella costruzione di caricatori oleodinamici per la raccolta e la movimentazione di rottami
ferrosi, metalli, legname e rifiuti
industriali. Si colloca all’inizio degli
anni Trenta l’embrione di questa realtà, nata come azienda produttrice
di forni per l’essiccazione di bozzoli
e di cereali. Inserita nel contesto di
un sistema incentrato sulle attività
del settore primario e forte dell’esperienza maturata con Luigi e Olivo
Tabarelli, negli anni Cinquanta Tabarelli si dedica alla realizzazione di
impianti di irrigazione, botti per liqua-
TABARELLI
profili
mi e alla costruzione dei primi caricatori semoventi per l'agricoltura. Negli
anni Sessanta, colti i segnali di quei
tempi che stavano vivendo radicali
trasformazioni, l’azienda realizza il
suo primo caricatore stradale con
benna a ragno, per rispondere alla
dale. «Per la costruzione delle prime
macchine – ricorda il presidente Roberto Tabarelli – venivano utilizzati
molti componenti derivanti dall’industria dell’auto. Siamo poi passati
a sviluppare mezzi dalle prestazioni
sempre più sofisticate, adottando
tradotte in una più articolata organizzazione della struttura aziendale dove, accanto a impianti, macchine e sistemi, tra i più moderni
e avanzati, si colloca un’area di
progettazione e sviluppo dotata
di strumenti di calcolo e disegno
domanda di un mercato che aveva
bisogno di movimentare metalli e
rottami. Nello stabilimento di Mozzecane furono progettati e costruiti anche modelli per usi diversi – autogrù,
escavatori, caricatori per legnami,
postazioni fisse – e, per soddisfare
le richieste di una clientela sempre
più esigente, all'attività principale fu
affiancata la costruzione di presse
e poi cesoie per rottami che prese il
via nella sede di Idromec, una nuova realtà appositamente costituita.
Fu quello un cambio di rotta anticipatore dell’attuale fisionomia azien-
componenti sia progettati allo scopo al nostro interno sia realizzati da
fornitori e collaboratori specializzati,
in modo da proporre prodotti sempre
più innovativi». Attualmente la vasta
produzione della Tabarelli comprende macchine con peso da 10 a 45 t.
e con potenze da 80 a oltre 300hp,
frutto dell’evoluzione dell’elettromeccanica per quanto riguarda motori e
gestione dell'impianto idraulico: il
tutto finalizzato a una maggiore precisione, affidabilità, manutenzione
programmata e maneggevolezza
d'uso dei mezzi. Scelte che si sono
computerizzato in cui opera un
team altamente qualificato e attento alla selezione e verifica di
adattabilità di nuovi materiali. Tali
procedure vengono seguite per prevedere e anticipare la domanda di
un mercato sempre in evoluzione e
che impone all’azienda non solo una
costante ricerca e messa a punto
delle linee di prodotto esistenti, ma
anche la realizzazione di prodotti
innovativi come nel caso del nuovo sistema brevettato FlyCab. «Si
tratta di un perfezionamento messo
a punto grazie all’evolversi della tec-
Economia Veronese - dicembre 2014
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nologia e ai dati che abbiamo riscontrato in oltre vent’anni di utilizzo del
dispositivo a pantografo – sottolinea
Roberto Tabarelli –: queste rilevazioni ci hanno fornito una serie di
indicazioni utili al miglioramento dei
livelli di ergonomia, comfort, sicurezza e prestazioni dell’operatore. Con
il sistema FlyCab, accanto ad una
più ampia visibilità, si assicurano al
manovratore un accesso facilitato
alla cabina, che si posiziona a livello
terra, e una permanenza più rilassante all’interno dell’abitacolo, le cui
dimensioni sono state ampliate, per
poi salire fino a raggiungere i sei metri di altezza in posizione di lavoro».
I miglioramenti costanti, le sempre
nuove soluzioni messe a punto per
i propri mezzi e una mirata strategia
di vendita, hanno consentito all’azienda, di acquisire solide posizioni
in importanti Paesi esteri: dagli Stati del Nord Europa, alla Russia,
agli USA, fino all’America latina e
all’Australia.
«Attualmente – continua Roberto Ta-
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barelli – il nostro fatturato è realizzato per circa il 60% sul mercato
internazionale, un traguardo che
pensiamo di potenziare perfezionando la rete commerciale senza, peraltro, tralasciare le posizioni acquisite
o quelle che intendiamo conquistare
sul mercato interno, grazie anche
all’attività di Idromec, oggi presieduta da Angelo Tabarelli, che per qualità e risultati si attesta ai vertici nel
difficile mercato delle presse-cesoie
per rottami. È indiscusso che il nostro patrimonio, costituito da serietà,
impegno, affidabilità e innovazione,
rappresenta un “passaporto” fondamentale che intendiamo incrementare con una puntuale organizzazione
interna, con l’efficiente servizio post
vendita, con una costante attività di
formazione e aggiornamento degli
addetti impiegati nei diversi reparti e
con il moderno e fornito magazzino
ricambi per i diversi modelli in produzione, che costituisce un nostro punto di forza per fronteggiare qualsiasi
richiesta della clientela».
Motori potenti e impianti oleodinamici ad elevato rendimento consentono un regime di lavoro più moderato,
TABARELLI
profili
e unitamente all’accesso facilitato ai
punti di manutenzione, si traducono
in un minor costo di mantenimento;
cura e precisione costruttiva, stabilità e diverse combinazioni di sbraccio e attrezzature garantiscono il
raggiungimento delle migliori prestazioni dei caricatori Tabarelli. Quello
di queste realtà aziendali che, pur
integrandosi, conservano una loro
autonomia gestionale e produttivoprogettuale, è un esempio vincente di graduali trasformazioni alle
quali ha contribuito la seconda e
ora la terza generazione. Tabarelli
e Idromec oggi rappresentano un
volano occupazionale (circa 70 i
dipendenti) di tutto rilievo per il
comprensorio di Mozzecane e delle aree limitrofe e sono due aziende veronesi leader nei rispettivi
settori.●
OFFICINA MECCANICA
F.LLI TABARELLI S.p.A
SEDE AMMINISTRATIVA
Via Carlo Alberto
Dalla Chiesa, 2
37060 Mozzecane
(Verona)
Tel. 0457930007
Fax 0457930214
RESPONSABILE
COMMERCIALE
Angelo Tabarelli
PRODUZIONE
Caricatori semoventi e
presse per la movimentazione e il trattamento dei
rottami metallici
RESPONSABILE
TECNICO
Fabio Manente
RESPONSABILE
PRODUZIONE
Adriano Bighelli
SUPERFICIE
AZIENDALE
ANNO DI FONDAZIONE Totale: 15.000 mq
1949 (iscrizione CCIA)
Coperta: 4.700 mq
1982 costituzione S.p.A.
RISORSE UMANE
PRESIDENTE CDA
Totale addetti: 34
Roberto Tabarelli
Addetti alla produzione: 24
Impiegati: 10
CONSIGLIERE
DELEGATO
Angelo Tabarelli
SITO INTERNET/E-MAIL
www.tabarelli.com - [email protected]
Economia Veronese - dicembre 2014
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LAFAL
La forza dell’esperienza
e la flessibilità dell’acciaio
L
200 anni trascorsi tra
tradizione e innovazione
passando dalla produzione
di ferri per cavalli a quella
di manufatti ad elevato
contenuto tecnologico
a storia della Lafal,
che avrebbe i requisiti per fregiarsi del
prestigioso
riconoscimento di “azienda
storica”, è quella della famiglia
Franchini i cui membri sono,
per la loro attività, soprannominati i ferari, ma è anche, al tempo stesso, la storia
di un borgo, Quaderni. Quella di questa azienda è stata un’evoluzione sorprendente: da bottega di fabbro,
dedita alla produzione di ferri per cavalli e buoi, Lafal si è trasformata dapprima in officina, in cui venivano fabbricati semplici attrezzi agricoli e ristrutturati
i meccanismi degli orologi delle case comunali o dei
campanili parrocchiali, poi in piccola impresa di costruzioni metalliche tout-court (capannoni, portoni, infissi).
Attualmente l’attività è concentrata nella lavorazione di
10
ogni tipologia di metallo – dal
ferro all’acciaio, all’alluminio – e nella produzione di
manufatti a elevato contenuto tecnologico – infissi
in alluminio per abitazioni,
attrezzature per l’industria
enologica, parti metalliche
per i mezzi di trasporto merci, palcoscenici smontabili di 2/300 mq di superficie, allestimenti di negozi e supermercati etc.: una multi operatività che ha
fatto di questa realtà un partner di riferimento per
molteplici settori. L’aver fatto tesoro del passato per
cogliere le sfide del presente e del futuro con la forza
della flessibilità e dell’innovazione, l’aver saputo pilotare le professionalità interne e snellire la propria organizzazione sono i “segreti” del successo dell’impresa di
Quaderni che, grazie anche alla sesta generazione, è
LAFAL
ormai prossima a festeggiare i 200
anni (i primi riferimenti della progenitrice dell’odierna Lafal risalgono
alla prima metà del 1800).
«Dalla originale dimensione locale
– racconta Albino Franchini che,
con il cugino Antonello, è alla guida dell’azienda – Lafal ha assunto un aspetto internazionale e si
propone oggi all’attenzione di una
clientela sia europea (Germania,
Spagna, Russia, Grecia, in primis)
che extraeuropea (Israele, Australia, Stati Uniti, India, etc.) che
contribuisce per circa il 30% alla
formazione del nostro fatturato». I
processi di lavorazione innovativi,
l’utilizzo di macchinari a controllo
numerico robotizzati e il ricorso alla
tecnica dell’estrusione per la produzione di profilati in alluminio (in
lega con rame, zinco, silicio, magnesio) fanno di Lafal un referente primario per le sue realizzazioni
nei campi più diversi: Strutture per
forni, carrelli trasporto bagnagli, dai
portoncini e serramenti per abitazioni, dalle facciate dei capannoni
profili
alle pareti divisorie per uffici, dagli
elementi per le carrozze dei treni
e automobili, dai supporti per barriques e macchine per il remuage.
Molte sono le linee di prodotto della
ricca proposta Lafal, che opera prevalentemente su commessa tanto
per la realizzazione di pezzi unici
quanto per quelli seriali, a seconda delle richieste del cliente, ma
assi nella manica della sua gamma
sono, in particolare, le serie Bottistop e Jolly-Co/Roto Jolly.
Bottistop è un sistema di orga-
Economia Veronese - dicembre 2014
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perfettamente il profilo delle barriques (da 225/500 litri di vino). «Il sistema è stato studiato – spiega Antonello Franchini – per consentire
un agevole accesso alle barriques
sottostanti per le varie lavorazioni
di rabbocco, prelievi e batonage. I
modelli rialzati sono stati approntati
per poter movimentare le cataste
anche con transpallet oltre che con
carrello elevatore; il Bottistop rotativo consente di ridurre notevolmente i tempi di movimentazione delle
barriques che possono ruotare di
360° così le operazioni di riempimento, svuotamento, colmatura,
lavaggio possono essere effettuate
in loco».
Sempre al mondo delle cantine è
dedicato Jolly-Co, il contenitore
ripieghevole e sovrapponibile,
adatto a ogni uso e soluzione
ideale per tutte le aziende vinicole che producono vino spumante con metodo classico poiché
consente un notevole risparmio
nella movimentazione delle bottiglie. L’evoluzione è il Roto Jolly,
cesto motorizzato capace di contenere 200/250 bottiglie di spumante,
concepito e realizzato per la pre-
cipitazione e la rimozione del deposito secondo il metodo classico:
l’apparecchiatura svolge, in pratica,
in maniera automatica l’attività del
remuage, operazione spesso, in
molte aziende, eseguita ancora a
mano.
«Si tratta di una costruzione semplice e robusta in acciaio galvanizzato
a caldo per evitare ogni problema
di corrosione – prosegue Franchini
– . Il carico e lo scarico delle casse
possono essere effettuati con un
semplice carrello elevatore, ma la
caratteristica che rende il Roto Jolly una strumentazione insostituibile
è la possibilità di personalizzare i
movimenti del remuage con la programmazione del software».
Queste ultime due linee di produzione rappresentano oggi il 20% del
fatturato aziendale e hanno aperto
a Lafal le porte di un’area commerciale tutta da sfruttare e per la quale l’azienda ha varato una nuova
politica commerciale affidandosi a
venditori plurimandatari e partecipando attivamente a manifestazioni
fieristiche di settore e a consolidata
vocazione internazionale (Simei,
Enolitech, etc.).●
LAFAL S.n.c. di Franchini A. & C.
SEDE AMMINISTRATIVA
Via Mazzini, 194/E
37069 Villafranca
(Verona)
Tel. 0457940278
Fax 0457940907
nizzazione della cantina, ideale
per sfruttare al meglio gli spazi.
Si tratta di una struttura, costruita in alluminio verniciato argento
o alluminio anodizzato a polveri
(ma disponibile anche nella versione in acciaio inox), che consente di disporre le barriques in
cataste ordinate e stabili.
Le sagome di Bottistop circolari e
leggermente inclinate avvolgono
12
PRODUZIONE
Metalmeccanica varia:
lavorazioni ferro,
alluminio e acciaio inox.
Serramenti in metallo e
pvc.
Carpenteria.
Prodotti per enologia.
ANNO DI FONDAZIONE
1980
SITO INTERNET/E-MAIL
www.lafal.com - [email protected]
TITOLARI
Albino Franchini
Antonello Franchini
SUPERFICIE
AZIENDALE
Totale: 8.500 mq
Coperta: 2.500 mq
RISORSE UMANE
Totale addetti: 15
Addetti alla produzione: 13
Impiegati: 2
BORDINI ARR
LA SARTORIALITÀ
NELLA LAVORAZIONE DEL LEGNO
L
a passione per il legno vissuta da chi
il legno lo conosce
bene: ecco spiegata, in estrema sintesi, la Bordini Arredamenti,
fondata da Sergio Bordini,
in quel di Nogara, nel 1974.
Un’azienda legata a un territorio per cui la lavorazione del
legno è una vera e propria vocazione e nella quale operano artigiani che perpetuano la
tradizione realizzando ancora
oggi arredamenti esclusivi e
personalizzati. Sergio Bordini, forte della formazione
professionale maturata nel
settore, si è così inserito in
una nicchia di mercato proponendo “pezzi” unici dal
design classico o moderno,
rispondenti alle esigenze
dell’abitare di una clientela
competente e raffinata. «So-
14
Sinonimo
di stile e raffinatezza,
con il suo intuito
creativo valorizza
“l’abitare” di ogni
ambiente
luzioni flessibili – sottolinea
Bordini – che fanno della nostra azienda un interlocutore
affidabile, con il quale concordare ogni dettaglio del lavoro.
La forza delle creazioni “su
misura”, in cui fantasia e solidità si fondono in un insieme
armonico, conferisce un tocco di classe a qualsiasi abitazione». La filiera produttiva di
Bordini Arredamenti eccelle in
tutte le fasi: dal progetto, nel
quale vengono sviluppate e
proposte soluzioni originali e
in linea con le esigenze del
committente, fino all’assistenza post-vendita, effettuata dal
personale che ha ideato, realizzato e installato il prodotto
ed è in grado di conoscere in
ogni minimo dettaglio. Grazie ad una mirata struttura
aziendale e a una dotazione
tecnologica all’avanguardia,
BORDINI ARREDAMENTI
profili
REDAMENTI
i qualificati ed esperti collaboratori effettuano all’interno
della sede stessa sezionature, scorniciature, pantografature, levigature, codettature, forature di indiscusso livello.
La decisione di investire in tecnologia e macchine CNC
ha consentito all’azienda di abbattere i costi, ma soprattutto di mantenere l’alto standard raggiunto, che si può
riscontrare nelle finiture dei manufatti, negli intagli o nei
particolari di lavorazione come, ad esempio, la giunzione a Folding (effettuata per ottenere strutture con spigoli
da un unico pannello senza bordature e con continuità di
venatura tra lato e fronte), la guida fianco Tandembox
ad estrazione totale con sistema di chiusura ammortizza-
ta ante/cassetti BluMotion o l’apertura elettromeccanica di cassetti, cestoni, pensili. «Un controllo totale della
qualità parte dalla scelta dei materiali che selezioniamo
e scegliamo con attenzione meticolosa e che comprendono tanto le essenze classiche (noce, ciliegio, rovere,
frassino) quanto quelle più attuali (tek, palissandro, pau
dorado) fino ai legni termotrattati (frassino e rovere).
Costante è lo studio effettuato per trovare le soluzioni
migliori che sottoponiamo al cliente e che, dopo la sua
approvazione, si concretizzeranno nella produzione per
finire con la messa in opera nei luoghi di destinazione.
Oggi – continua l’imprenditore, già affiancato dal figlio
Economia Veronese - dicembre 2014
15
Gianluca che segue l’aerea della
clientela privata – la nostra attività si
estrinseca nella realizzazione di mobili su misura per tutti gli ambienti:
cucine, tavoli, soggiorni, camere da
letto, cabine armadio e armadi, librerie, bagni, uffici, arredi salvaspazio,
multifunzione e trasformabili, etc. La
conoscenza dei materiali più adatti
ad ogni uso e ambientazione, oltre
che delle tecnologie, ci consente di
realizzare complementi d’arredo che
possiedono un prezioso valore aggiunto: la durata nel tempo che è
il risultato della cura creativa che
contraddistingue la tradizione di
una realtà artigianale».
«Le mutate strutture abitative, che
hanno generato uno stile nuovo
dell’abitare contemporaneo – precisa Bordini –, comportano, per chi
come noi è attivo da anni nel comparto dell’arredamento, la necessità
di confrontarsi con inedite organizzazioni spaziali, meno conformiste,
diverse da quelle “canoniche”. Anche per questo, di recente, abbiamo avvertito l’esigenza di avviare
un proficuo confronto e una stretta
collaborazione con l’universo degli
interior designer, che ci ha permesso di sperimentare nuove soluzioni.
L'arredamento contemporaneo –
continua l’imprenditore – esplora le
nuove frontiere del design con proposte all'avanguardia, ergonomiche
ed originali, in cui anche i materiali
più innovativi e le combinazioni di
materiali diversi giocano un ruolo chiave, diventando essi stessi
protagonisti assoluti degli ambienti. A completamento della lavorazione del legno, ci siamo pertanto
cimentati nell’utilizzo di metallo, pietra (che può toccare spessori non
superiori a 1 mm!), corian e laminati
di varia natura».
16
Grazie alla continua ricerca e sperimentazione questa PMI, anche
se con qualche ostacolo, è riuscita
a superare i condizionamenti della
negativa congiuntura del comparto
e a guardare al futuro con ambiziosi progetti, per continuare a operare su commissione, ma anche
per confrontarsi direttamente con il
cliente finale. Bordini, che nel passato esercizio ha raggiunto e superato il traguardo del milione di euro
di fatturato, guarda con interesse
anche all’internazionalizzazione:
da poco è sbarcata sul territorio
russo per installare arredamenti
completi realizzati per alcune ville e sta già attivando nuovi canali
per la commercializzazione dei
suoi prodotti e far conoscere il suo
know-how “Made in Italy”, asset di
straordinaria importanza per ogni impresa che vuole “conquistare” l’estero. Per presidiare nuovi mercati, per
potenziare l’attività di promozione
e per incentivare il volume d’affari,
l’azienda è impegnata in un cambio
di rotta che vede Gianluca Bordini
attivo nell’utilizzo degli attuali strumenti di comunicazione, social network compresi, per raggiungere una
vasta platea di acquirenti raffinati,
in grado di apprezzare e di godere
appieno dell’eleganza e della qualità
che Bordini assicura con i suoi arredamenti.●
BORDINI ARREDAMENTI
SEDE AMMINISTRATIVA
Via Molino di Sopra, 31
37054 Nogara (Verona)
Tel. 044288365
Fax 0442513663
PRODUZIONE
Arredamenti su misura
e in serie, progettazione
Cad, disegni esecutivi,
3D, Render.
ANNO DI FONDAZIONE
1974
TITOLARE
Sergio Bordini
RESPONSABILE
MARKETING
Gianluca Bordini
RESPONSABILE
PRODUZIONE
Sergio Bordini
RESPONSABILE
TECNICO
Gianluca Girardi
Gianluca Bordini
RESPONSABILE
EXPORT
Gianluca Bordini
RESPONSABILE
QUALITÀ
Adelino Morari
FATTURATO 2013
750 mila euro
SUPERFICIE
AZIENDALE
Totale: 4.000 mq
Coperta: 1.600 mq
RISORSE UMANE
Totale addetti: 8
Addetti alla produzione: 5
Impiegati: 3
SITO INTERNET/E-MAIL
www.bordiniarredamenti.it - [email protected]
TAMELLIN
Alta specializzazione come plus nel mercato
T
rent’anni di attività nel settore della lavorazione della lamiera e una partenza da “zero
assoluto”: lo racconta Stefano Tamellin ricordando il percorso compiuto dall’azienda di
famiglia. Nata grazie alla determinazione del padre Renzo, che come molti imprenditori
aveva iniziato la sua avventura lavorando il ferro in uno spazio angusto, quest’impresa
ha conosciuto una vera evoluzione. Oggi infatti la Fratelli Tamellin S.r.l. opera nella
zona industriale di Villafranca in via Spagna, 3 in una sede di 2.500 mq che sorge su un’area di
6.000 mq riservata ai macchinari ad alta tecnologia, utilizzata per le fasi produttive che comprendono taglio laser, punzonatura, piegatura, pannellatura oltre ad alcune lavorazioni tradizionali e da
qualche anno dispone anche di un nuovo stabilimento di 3.000 mq su un’area di 7.000 mq adiacente a quello principale, acquisito per effettuare i lavori di saldatura con le saldatrici a MIG e a TIG e
18
Una tradizione
familiare che prosegue
nel tempo con
un’ampia gamma
di lavorazioni
e soluzioni all’insegna
della massima
affidabilità
TAMELLIN
profili
da sinistra: Stefano Tamellin, Renzo Tamellin,
Daniela Tamellin, Michele Tamellin e Emilia Ceolato.
nel quale viene effettuato anche l’assemblaggio.
Alla guida dell’azienda, da sempre, la famiglia Tamellin. Nel
tempo ai vertici si sono aggiunti i rappresentanti della seconda
generazione – Daniela nell’area amministrativa-commerciale,
Stefano in quella tecnica-commerciale e Michele in quella della
produzione – che hanno segnato l’inizio di un ulteriore rafforzamento. Un vero e proprio team familiare tecnicamente preparato e unito nel perseguire i medesimi obiettivi e che ha
trovato la via del successo grazie all’intuizione di puntare
sulla tecnologia, sulla specializzazione, sulla flessibilità e
su una logistica rispondente alle esigenze produttive.
«Vantiamo un elevato know how, una dotazione impiantistica
di alto livello, una serie di rapporti strategici con i fornitori e una
credibilità di sistema che ci permettono di soddisfare qualsiasi esigenza – sottolinea Michele Tamellin». Quanto affermato
dall’imprenditore trova riscontro anche nelle certificazioni ottenute: dal 1997 l’azienda è certificata ISO 9001 per l’organizzazione del processo produttivo mentre per quanto riguarda i
processi e le procedure dell’attività di saldatura dispone di una
qualifica interna del processo di saldatura secondo la normativa
UNI EN 207-1/2011. Due traguardi particolarmente significativi per questa realtà che, nata per la produzione di carpenteria
leggera e componenti per impianti di verniciatura, cabine a velo
d’acqua, tunnel, forni e accessoristica, ha puntato sull’alta
specializzazione come plus di mercato per realizzare, in
tempi anche strettissimi, grosse quantità di particolari di
qualsiasi forma ottenuti da lamiere di diverso spessore o
materiale sempre nel rispetto della massima qualità.
«Tutte le nostre macchine – spiega Michele Tamellin – sono collegate in rete con i PC dell’ufficio tecnico dove un team di qualificati collaboratori non solo sovrintende alla programmazione
delle operazioni previste per l’esecuzione dei diversi lavori, ma
è impegnato a sviluppare il disegno (nel caso in cui ci venga
Economia Veronese - dicembre 2014
19
fornito dal cliente solo un campione del
particolare da realizzare) e a tradurlo in
nesting per le macchine».
«Oggi il mercato degli utilizzatori – continua l’imprenditore – dimostra che la
competenza tecnica è certamente un
elemento indispensabile ma non più
sufficiente per garantire il servizio nella sua globalità e siamo pertanto consapevoli del ruolo insostituibile che il
rapporto qualità-prezzo, la tempistica e
l’assistenza tecnica pre e post-vendita
ricoprono nel processo di fidelizzazione
dei clienti». «La velocità nell’attuazione
dei piani di aggiornamento tecnologico
e la professionalità interna – interviene Daniela Tamellin – unite a un’ottima
flessibilità, rappresentano la nostra carta
vincente per mantenere i livelli raggiunti
e per competere con una concorrenza interna ed esterna sempre più agguerrite».
Pertanto continua è l’attenzione riservata
all’organizzazione della filiera produttiva
secondo principi di razionalità ed efficienza e importanti sono gli investimenti in formazione continua e in strumenti
sempre più sofisticati. I vari reparti per le
operazioni di taglio, piegatura, punzona-
tura, pannellatura, sono stati potenziati
con l’introduzione di impianti per il taglio
laser, punzonatura con cesoia, combinate laser-punzonatura, pannellatrici automatiche, tutte validamente supportate dal
sistema di magazzino Night-Train che
consente la gestione automatizzata dei
materiali, senza mai abbandonare l’area
delle lavorazioni tradizionali per le quali la
Fratelli Tamellin S.r.l., si avvale ancora di
piccole e tradizionali attrezzature. A completamento della commessa il materiale
viene infine sistemato su pallets e fissato
con cellophan o reggia metallica o sistemato in apposite scatole per essere consegnato al cliente. «Seguendo queste
linee guida – prosegue Daniela Tamellin
– abbiamo fatto della nostra azienda una
realtà altamente flessibile, in grado di ri-
spondere con tempestività e uniformità
qualitativa, alle esigenze della clientela
con un’attività consulenziale personalizzata e concentrata sia nel miglioramento
del prodotto sia nel contenimento dei costi, il tutto con una particolare attenzione,
oltre che agli alti livelli di qualità, anche
alla salute e sicurezza nell’ambiente di
lavoro non considerando mai le mete
come raggiunte ma puntando sempre al
miglioramento continuo. Una scelta che
vede coinvolta tutta la struttura manageriale e i 19 dipendenti che rappresentano
la base professionale della Fratelli Tamellin S.r.l che è riuscita a superare alcune inevitabili difficoltà e a raggiungere un
interessante livello di fatturato (4,5 milioni
di euro) che consideriamo più un punto di
partenza piuttosto che di arrivo».●
FRATELLI TAMELLIN S.r.l.
SEDE AMMINISTRATIVA
Via Spagna, 3
37069 Villafranca
(Verona)
Tel. 0456303990
Fax 0456303991
ATTIVITÀ
Produzione per conto terzi di
particolari in lamiera, strutture
metalliche, carpenteria
leggera in genere mediante
taglio laser, punzonatura,
piegatura, pannellatura,
saldatura, verniciatura,
assemblaggio
ANNO DI FONDAZIONE
1984
TITOLARI
Renzo, Michele, Stefano,
Daniela Tamellin
PRESIDENTE
Emilia Ceolato
RESPONSABILE
MARKETING
Daniela Tamellin
RESPONSABILE
PRODUZIONE
Michele Tamellin
RESPONSABILI
QUALITÀ
Stefano Tamellin,
Daniela Tamellin
FATTURATO 2013
3 milioni e 500 mila euro
SUPERFICIE
AZIENDALE
Totale: 12.000 mq
Coperta: 5.500 mq
RISORSE UMANE
Totale addetti:19
Addetti alla produzione: 12
Impiegati: 7
SITO INTERNET/E-MAIL
www lamieretamellin.com - [email protected]
20
Green Mode
ELEGANZA E COMFORT
G
reen Mode, fashion brand
veronese, si è affermata
sul mercato della moda
per le sue linee pulite e lo
stile raffinato con proposte
sempre attuali. Specializzata nella produzione di piumini caldi e ultraleggeri,
di imbottiti e di capispalla, Green Mode
presenta collezioni dai modelli essenziali e funzionali che offrono spunti per un
acquirente che non rinuncia alla praticità
e alla qualità di ciò che indossa sia in città, tra lavoro e spostamenti, sia durante
il tempo libero.
Ispiratori del nuovo corso impresso
all’azienda sono Gianluca Gasparini,
amministratore unico, e la sorella Fabiana, responsabile del reparto taglio e
produzione, che continuano la tradizione avviata nel 1982 a Castelnuovo del
Garda dai genitori Francesco Gasparini e Rita Mariano ancora attivi in Green
22
Mode e che si occupano delle scelte
strategiche e della modellistica.
Oggi Green Mode si caratterizza come
una realtà di grande flessibilità e af-
Sapienza artigianale e
creatività si fondono
per un abbigliamento
funzionale e di qualità
fidabilità, che poggia su una struttura
snella, tanto nella dimensione funzionale quanto in quella del business, e
che ha saputo coniugare ottimi prodotti
con ottimi servizi. «Forti della nostra ultratrentennale competenza – racconta
Gianluca Gasparini – forniamo servizio
di prototipia, campionatura e produzione
assicurando ai clienti qualità e assistenza tecnica. Collaboriamo con prestigiosi
marchi italiani e internazionali – come
Bluegirl Folies by Blumarine e Moschi-
GREEN MODE
profili
Fabiana e Gianluca Gasparini
no/Aeffe di Alberta Ferretti, o alcuni
importanti brand europei e del Far East
– proponendoci come un fornitore competente e attento nella ricerca dei materiali di certificata provenienza e nella
realizzazione delle forniture richieste».
«Chi sceglie Green Mode punta alla
qualità in senso totale: taglio, tessuti,
imbottiture, funzionalità, colori, sono
la nostra carta d’identità – sottolinea
Gasparini –. Utilizziamo solo le migliori piume italiane, mentre per il riempimento con ovatte usiamo ovatte termiche che rendono morbidi e soffici
i nostri capi, che si distinguono per il
contenuto sartoriale». Questa impresa
ha saputo adattarsi ai cambiamenti del
mercato, differenziando la produzione,
puntando sull'innovazione tecnologica,
sulla formazione e sulla promozione,
tutti fattori importanti nella strategia
competitiva delle imprese. Grazie agli
investimenti effettuati (10-12% del fattu-
rato), l’azienda può avvalersi di macchinari di ultima generazione per produrre
direttamente i sacchi piuma che sono
confezionati con tessuti ad elevato passaggio d’aria per garantire il giusto volume del capo finito. Recente l’acquisto
di una macchina per un nuovo tipo di
impiumaggio e di una apposita apparecchiatura per testare il filling power
(capacità di creare volume) per ogni
partita di piuma per essere sicuri di ottenere sempre i volumi di riempimento
desiderati. Anche i tessuti esterni, prima
di essere utilizzati, vengono testati per
verificarne l’effettiva idoneità e la capacità downproof (antipiuma) e quella waterproof (resistenti all’acqua).
«Il filling-power è il potere di riempimento del piumino – spiega l’imprenditore –. Più alto è il suo numero di
riferimento, migliore è la qualità della piuma, minore sarà la quantità occorrente di piuma per riempire il piu-
mino che risulterà più pregiato e più
leggero, come richiesto dalla moda
attuale». L’azienda, con le sue linee
Bill’s, Rita Mariano e Zero Duck si
rivolge prevalentemente a un pubblico femminile giovane e meno giovane, ma, stante l’attuale tendenza
che vede anche gli uomini sempre
più attenti ai dettami della moda, è in
progetto il lancio di una nuova linea
dedicata all’universo maschile. Una
Economia Veronese - dicembre 2014
23
quota importante, circa il 20% del
fatturato prodotto, è realizzato con
lavorazioni effettuate per conto terzi, ma pure i marchi aziendali stanno
riscuotendo sempre maggiori consensi anche grazie a due importanti
e dinamici distributori (GB Company
e M.C.). Questi imprenditori hanno
nel loro DNA anche una spiccata
propensione all’export tanto che
stanno analizzando le opportunità
che possono offrire nuovi mercati
ma nel contempo imprimono un’ulteriore accelerazione verso i mercati
tradizionali attraverso la propria rete
di agenti e rappresentanti la cui consolidata professionalità è uno dei capisaldi del successo aziendale: oltre
il 12% del fatturato viene infatti realizzato sui mercati esteri. «Ci stiamo
consolidando in Russia – prosegue
Gasparini – e siamo ben posizionati
in Spagna e Germania. Ora, sempre
stando attenti a non correre troppo,
stiamo cercando di entrare nel difficilissimo mercato francese e stiamo
pensando al mercato cinese che
continua a offrire notevoli prospettive in termini di crescita di consumi e
tali opportunità possono essere colte al meglio da quelle aziende il cui
brand è sinonimo di qualità e Made
in Italy». Le imprese che riescono
ad innovare con continuità e con
successo sono dunque candidate a
collocare i propri prodotti tanto nel
mercato interno che in quelli esteri e
Green Mode ha saputo interpretare
al meglio la metamorfosi vissuta dai
piumini, rivoluzionandone tagli e forme per farli diventare capi indispen-
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sabili, usando oltre alla classica tinta
unita, anche stampe vivaci che vanno dai pois, ai disegni geometrici,
alle fantasie floreali dai colori vivaci
che rendono più caldi e meno tristi i
nostri inverni.●
GREEN MODE
SEDE AMMINISTRATIVA
Via Edison,32
37014 Castelnuovo
del Garda (Verona)
Tel. 0457595460
Fax 0457595457
ANNO DI FONDAZIONE
1982
PRODUZIONE
Piumini, imbottiti,
capispalla
TITOLARI
Gianluca Gasparini
Rita Mariano
RESPONSABILE
MARKETING
Gianluca Gasparini
RESPONSABILE
TECNICO
Giuseppe Dalla Vecchia
RESPONSABILE
EXPORT
Roberto Furini
RESPONSABILE
QUALITÀ
Francesco Gasparini
SUPERFICIE
AZIENDALE
Totale: 5.000 mq
Coperta: 2.560 mq
RISORSE UMANE
Totale addetti: 20
Addetti alla produzione: 14
Impiegati: 6
RESPONSABILE
PRODUZIONE
Fabiana Gasparini
SITO INTERNET/E-MAIL
www.greenmode.it - [email protected]
estero
Egitto
Quadro Macroeconomico
Il processo verso una rinnovata stabilità politica imboccato dall’ Egitto dopo la sollevazione del 30 giugno
2013, ha avuto il suo momento culminante nell’elezione,
lo scorso maggio, del Presidente Abdel Fattah El Sisi,
già al vertice delle Forze
Armate. Le stesse elezioni
parlamentari, attese nei primi mesi del prossimo anno,
non influiranno in maniera
particolare su tale percorso
che, comunque, gode di un
notevole favore popolare e
dell’appoggio, anche finanziario, di importanti paesi
amici ed alleati dell’Egitto.
Le priorità dell’azione di governo sono focalizzate sullo
sviluppo di rilevanti progetti
infrastrutturali capaci sia di
imprimere
un’importante
ripresa dell’economia sia
di favorire la creazione di
nuovi posti di lavoro, considerato il tasso di disoccupazione particolarmente
elevato e la giovane età
media della popolazione
che vede, ciascun anno,
l’ingresso nel mondo del lavoro di oltre mezzo milione
di persone. Un aspetto rilevante della politica del nuovo
Governo riguarda i “sussidi energetici” che mantengono
i prezzi dell’energia, residenziale e industriale, talmente bassi da risultare incongrui: la revisione di tali sussidi
avviata lo scorso luglio, peraltro articolata su un periodo
di cinque anni, potrà garantire una minore spesa pubblica e, probabilmente, perfino un miglior equilibrio tra i
26
differenti ceti della popolazione. Il Prodotto Interno Lordo (PIL) ha registrato, nel secondo trimestre dell’anno
in corso, una crescita del +3,7% rispetto al medesimo
periodo dello scorso anno: un dato certamente incoraggiante, ma ben lontano dal picco di crescita, rilevato nel
primo trimestre del 2008
del +7,3%. Tale incremento
è stato principalmente sospinto dal rapido aumento
dei consumi privati, determinato sia dall’impatto dei
pacchetti di aiuti finanziari
provenienti dal Golfo che
dalla fiducia determinata
dalla già citata elezione di
El Sisi a Presidente. Anche il rafforzamento della
domanda mondiale contribuisce ad una più forte
crescita delle esportazioni
in alcuni settori chiave per
l’economia dell’Egitto, quali, ad esempio, il tessile e
l'industria alimentare, che
non si basano sulla sola
esportazione di beni intermedi. È, inoltre, altamente
probabile che il Paese riceva ulteriori aiuti finanziari,
principalmente dall’Arabia
Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti, sotto forma di crediti agevolati destinati a taluni
rilevanti progetti infrastrutturali, di sviluppo della sanità,
dell’energia e dell’edilizia popolare. Non va, tuttavia, taciuta la circostanza che l’Egitto potrà ritornare ai ritmi di
crescita e sviluppo della prima decade del secolo solo
se si verificherà una sostenuta ripresa del fondamentale
settore del turismo – molto legato, però, alla sicurezza
e alla stabilità – e ad al perseguimento di una autosufficienza energetica che, oltre alle materie prime tradizionali, faccia ricorso in maniera consistente anche alle
energie rinnovabili. Il tasso di inflazione è aumentato in
maniera considerevole negli ultimi mesi, raggiungendo
l’11,1% nel mese di settembre 2014, soprattutto a causa
degli effetti diretti e indiretti determinati dai citati aumenti
dei prezzi dell’energia.
La lira egiziana, piuttosto ancorata al dollaro USA (circa
Leg 7 = $ Usa 1), beneficia del deprezzamento dell’Euro, con positive ripercussioni, come si vedrà più avanti,
sull’andamento delle esportazioni. Secondo i dati della
banca Centrale (CBE), la Bilancia dei pagamenti in Egitto
ha registrato un avanzo complessivo di circa 1,5 miliardi
di dollari nel 2013/14, contro i 237 milioni dollari dell’anno precedente. La CBE ha annunciato che il deficit delle
partite correnti del paese è migliorato, registrando solo
2,4 miliardi di $ USA contro i circa 6,4 miliardi di $ USA
del precedente esercizio, mentre il conto capitale e finanziario ha determinato un afflusso netto di circa 4,9 miliardi dollari a fronte di 9,8 miliardi di $ USA dollari registrato
a fine giugno 2013. Il miglioramento del disavanzo delle
partite correnti avrebbe potuto essere più consistente
senza il calo dei servizi, determinato principalmente dal
crollo (48%) dell’importantissimo settore del turismo. Anche il deficit commerciale è aumentato del 9,8% (circa $
33,7 miliardi, rispetto a $ 30,7 miliardi) a causa dell’incremento delle importazioni (+3,7%) e il contemporaneo
decremento delle esportazioni (-3,2%). Gli investimenti
diretti esteri in Egitto sono aumentati fino a $ 4,1 miliardi
nell’esercizio fiscale2013/2014 ($ 3,8 miliardi nell’esercizio precedente) grazie soprattutto agli investimenti nel
settore petrolifero.
Alcuni Grandi Progetti
Il Governo ha annunciato l’intenzione di presentare e poi
lanciare quindici megaprogetti, per un valore di circa 100
miliardi di $ USA, in occasione di un’apposita Conferenza di presentazione che avrà luogo agli inizi del 2015.
Sviluppo regionale di Suez
È in avanzata fase di realizzazione un masterplan per lo
sviluppo di porti, zone industriali e centri servizio lungo
tutto il Canale di Suez, al fine di rendere il Canale stesso
non solo il tradizionale transito Oriente-Occidente ma farne uno dei centri del commercio mondiale. Tale progetto
andrà ad integrarsi con l’aumentata capacità del Canale
stesso grazie ai lavori, già avviati, di allargamento della
via d’acqua che sarà resa anche più profonda.
Il Triangolo d'Oro
Con la finalità di sviluppare l'industria e il settore minerario (soprattutto il trattamento dei fosfati estratti nel deserto occidentale), il progetto prevede lo sviluppo di un
distretto esteso su 6.000km2,da realizzare nel “triangolo” compreso tra i porti del Mar Rosso di Safaga e di El
Quseir e la città sulla valle del Nilo di Qena. Il progetto
fa parte di una più ampia strategia di prestare maggiore
attenzione all’Alto Egitto nell’ambito delle direttrici dello
sviluppo nazionale, sulla base dei recenti successi per
incoraggiare gli investimenti industriali nella regione di
Beni Suef-Medio Egitto ove, peraltro, già operano un impianto della sudcoreana Samsung (televisori e schermi
di computer) e una importante nuova acciaieria
Costa Nordovest
Il governo ha individuato la striscia della costa mediterranea tra El Alamein e El Salloum, non lontano dal confine
con la Libia, come terza principale area di sviluppo. L'enfasi in questa regione sarà dedicata all'edilizia abitativa e
alle infrastrutture. I piani comprendono anche la realizzazione di una centrale nucleare a El Dabaa, un sistema di
generazione di energia idroelettrica grazie ad un canale
di acqua marina dal Mediterraneo sino alla depressione
di Qattara (bassa regione del deserto occidentale), lo
sviluppo dell'energia solare e un impianto di desalinizzazione.
Interscambio Egitto - Italia
Secondo i dati statistici egiziani CAPMAS relativi ai primi
sette mesi del 2014, l’interscambio Italia - Egitto ha seguito il trend dell’interscambio Egitto – mondo, registrando un calo dell’-11,2%, dovuto principalmente al forte aumento delle esportazioni egiziane del +10,25% rispetto ai
dati dell’anno precedente, per un valore di 1,732 miliardi
di $ USA e della costante diminuzione delle importazioni
pari al -25,44% per un valore di 1,779 miliardi di $ USA.
Rimane ancora a vantaggio dell’Italia il saldo commerciale fra i due Paesi con +47 milioni di $ USA, diminuito
comunque del -94,23% rispetto al periodo gennaio/luglio
2013. Le esportazioni egiziane verso l’Italia, cresciute in
valore del +10,2% nei primi sette mesi del 2014, sono
state influenzate soprattutto dall’aumento delle esportazioni del “petrolio greggio” (+10,2%) con una quota del
51,5% e 893 milioni di $ USA (810 milioni di $USA nello
stesso periodo dell’anno precedente). L’export egiziano
di “alluminio e lavori d’alluminio” segna invece una flessione del -6,8%,con una quota del 9,5% e un valore di
165 milioni di $ USA (177 milioni di $USA nei primi 7 mesi
2013); anche l’export di “ortaggi o legumi” segna uncalo
del -8,6% con una quota del 4,9% e 85 milioni di $ USA
(93 milioni di $ USA nei primi 7 mesi 2013).
Segnano, invece, un andamento positivo, le esportazioni
egiziane di “cotone” (+15,9% e una quota che raggiunge
il 4,6% con 80 milioni di $USA); le esportazioni di “concimi” con una crescita del +40% e una quota che raggiunge il 4% con 70 milioni di $ USA; le esportazioni di
“materie plastiche e lavori di tali materie” con una crescita
del 137% e una quota del 3,7% e 64 milioni di $ USA
in valore; l’export di “prodotti chimici organici” con una
Economia Veronese - dicembre 2014
27
estero
crescita del +12,5% e una quota che
raggiunge il 2,6% con 45 milioni di $
USA; le esportazioni di “Pelle grezza” con una crescita del +33,3% e
una quota dell’1,6% e 28 milioni di $
USA in valore.
Sebbene con un valore più modesto
(27 milioni di dollari Usa), va sottolineata l’impennata del +2600%
dell’export di “vari prodotti chimici”.
Registra, infine, una contrazione del
-30,9% l’export di “ferro ed acciaio”
che rappresenta solo il 1,7% del totale. Va, infine, sottolineato che per
molte delle produzioni egiziane sopra indicate, il mercato italiano ha
rappresentato e rappresenta un importante “mercato di transito” verso
altre destinazioni europee.
Esaminando in dettaglio i dati
CAPMAS sulle importazioni egiziane dall’Italia negli ultimi quattro
anni, l’Italia registra un progressivo
e interessante recupero fra i fornitori
dell’Egitto che appare particolarmente significativo alla luce del forte apprezzamento registrato negli scorsi
anni dall’Euro rispetto alla divisa
egiziana. Ciò conferma, innanzitutto,
le capacità e gli interessi di partnership di molti produttori italiani attivi
su questo mercato che stanno consentendo di affrontare, facendo leva
su qualità del prodotto e flessibilità
dell’offerta, le sfide poste dalla diminuita competitività di prezzo nei confronti dei concorrenti extra-europei
e locali. La “continuità produttiva” in
corso in Egitto e, in speciale modo, il
tentativo di rilancio degli investimenti, dopo i cambiamenti avviati sin dalla “rivoluzione” del 25 gennaio 2011,
potrebbero, a loro volta, contribuire a
sostenere la penetrazione commerciale dell’Italia su questo mercato,
che potrà, in prospettiva, giovarsi
anche dalle riduzioni tariffarie avviate dalle autorità egiziane. I dati più
significativi delle importazioni egiziane dall’Italia riguardano, nel periodo
gennaio-luglio 2014, gli incrementi
delle nostre vendite di “lavori di ghisa, ferro ed acciaio” (+2,9% rispetto
al medesimo periodo dell’anno precedente con 287 milioni di $ USA e
una quota del 16,1%); di “macchine,
apparecchi e oli minerali” (+12,5% rispetto al medesimo periodo dell’anno
precedente con 135 milioni di $ USA
ed una quota del 7,6%; di “frutta”
(+51% rispetto al medesimo periodo
28
dell’anno precedente con 61 milioni
di $ USA ed una quota del 3,4%); di
“prodotti chimici vari” (+10% rispetto
al medesimo periodo dell’anno precedente con 55 milioni di $ USA ed
una quota del 3%); di “prodotti ottici
e cinematografici” (+19,4% rispetto
al medesimo periodo dell’anno precedente con 43 milioni di $ USA ed
una quota del 2,4%); di “Autovetture” (+39,3% rispetto al medesimo
periodo dell’anno precedente con
39 milioni di $ USA ed una quota
del 2,2%). Per contro, occorre registrare le contrazioni di importazioni
egiziane dall’Italia di “reattori nucle-
toriale dai servizi (AMA) agli impianti
(Ansaldo Tecnimont, Giavazzi), dai
trasporti e logistica (Ferrovie Italiane,
BCube) al Turismo (Alpitour, Valtur).
In Egitto la Simest ha acquisito dodici progetti di partecipazione, nei seguenti settori: tessile/abbigliamento
(4 partecipazioni acquisite), servizi
e gomma/plastica (rispettivamente,
tre partecipazioni acquisite), meccanico/elettromeccanico e metallurgico
(rispettivamente, una partecipazione
acquisita). La quota SIMEST è pari a
18,4 milioni di euro, a fronte di investimenti complessivi per circa 806,3
milioni di euro e un capitale sociale
ari, caldaie e macchine” (-25,3%)
che, con un valore di 534 milioni di
$ USA rappresentano una quota del
30%; di “Combustibili minerali, oli minerali e prodotti della loro distillazione” (-75%) con una quota dell’8,2%
e un valore di 147 milioni di $ USA;
di “materie plastiche e lavori di tali
materie” (-19,8%) con una quota del
4,8% e un valore di 85 milioni di $
USA; di “Ferro e acciaio” (-23%) con
una quota del 2% e un valore di 36
milioni di $ USA.
La presenza Italiana
Una partecipazione antica e qualificata caratterizza la presenza italiana
in Egitto, costituita da investimenti
articolati e importanti. L’ENI con 13,8
miliardi di dollari, rappresenta il primo
gruppo italiano, seguito da Edison (2
miliardi), Banca Intesa San Paolo
che, nel 2006, ha acquisito Bank of
Alexandria per 1,6 miliardi di dollari,
Italcementi (1 miliardo). Significativi,
seppure con importi meno rilevanti,
gli investimenti di Pirelli, Italgen, Danieli, Techint, Gruppo Caltagirone,
Albini e vari altri. Nel totale, operano
in Egitto circa 130 imprese italiane
che coprono un ampio ventaglio set-
delle imprese partecipate di 365 milioni di euro. I progetti di investimento in Egitto acquisiti a valere delle
disponibilità del Fondo di Venture
Capital sono sette, per un impegno
di 3 milioni di euro. Ad oggi i progetti
SIMEST verso l’Egitto sono stati settantadue per 964 milioni di euro. Si
tratta in particolare di: diciotto progetti per 74,5 milioni di euro relativi
ad agevolazioni degli investimenti (L.
100/90); 13 progetti per 11 milioni di
euro di finanziamenti a sostegno della realizzazione di programmi di inserimento sui mercati esteri (L.133/08);
7 progetti per 1,8 milioni di euro che
si riferiscono alla partecipazione delle imprese italiane a gare internazionali (L. 304/90); 7 progetti per oltre
un milione di euro di finanziamenti
degli studi di fattibilità e programmi
di assistenza tecnica (L.133/08); 27
progetti per circa 876 milioni di euro
riguardanti l’agevolazione dei crediti
export a condizioni “Consensus” per
la fornitura di macchinari e impianti.●
Fonte: Italian Trade Agency
ICE Agenzia per la promozione all'estero e
l'internazionalizzazione delle imprese italiane.
attività
PREMIO
VERONA
GIOVANI
2014
“Il successo internazionale
del Made in Italy di qualità”
S
i è svolta il 4 dicembre,
presso la sede di Apindustria Verona, la conferenza
stampa dedicata alla 7^ edizione
del Premio Verona Giovani, riconoscimento che negli anni è stato
consegnato a giovani imprenditori veronesi di successo. Il vincitore 2014 è Christian Oddono,
quarantenne di origine veronese,
che dopo un’accurata selezione
è stato scelto dal consiglio direttivo che l’ha voluto premiare per
l’eccezionalità del suo progetto e
per la visione manageriale innovativa e vincente.
Christian Oddono, laureato in
economia all’Università Bocconi,
ha lasciato il mondo della con-
30
sulenza finanziaria per aprire nel
2004 una catena di gelaterie
Oddono’s Gelati Italiani a Londra, facendo conoscere Verona e il Made in Italy all’estero
e puntando sull’alta qualità dei
suoi prodotti, rigorosamente
di origine naturale, e la trasparenza dei suoi laboratori artigianali. Oddono’s Gelati Italiani
oggi conta cinque shop e a febbraio 2015 è prevista l’apertura
di un sesto punto vendita londinese. Il fatturato 2013 (al 30 giugno) ammonta a 1 milione e 500
mila sterline, mentre nel 2014 (al
30 giugno) si contano 1 milione e
800 mila.
La conferenza stampa, presiedu-
ta da Arturo Alberti, presidente
di Apindustria Verona, Alessandro Ferrari, presidente di Apigiovani Verona e Alessandro
Rania, consigliere di Apigiovani
Verona, ha messo in luce le linee guida di questo business
di successo. Negli ultimi anni, il
cuore di tutte le aziende verte
sull’internazionalizzazione e la
soddisfazione delle esigenze dei
propri clienti, che sono sempre
più informati su cosa acquistano
e utilizzano.
«Il nostro obiettivo è quello di
rendere internazionale un prodotto semplice e italiano come
il gelato fresco e artigianale» ha
dichiarato l’imprenditore verone-
se Christian Oddono. «Sognare non costa nulla. Vorremmo
esportare il nostro marchio anche al di fuori del Regno Unito,
donando ancora più prestigio
al Made in Italy, analizzando in
modo approfondito i vari mercati,
cogliendo la particolarità di ogni
luogo e andando incontro ai gusti
della popolazione consumatrice.
Uno dei segreti dell’internazionalizzazione infatti è interpretare
le esigenze e i gusti del cliente,
diversi a seconda della cultura e
del luogo geografico. Al momento l’Italia non è fra i nostri prossimi mercati, stiamo puntando
ad aree dove la concorrenza e
il costo del lavoro sono minori e
le agevolazioni fiscali maggiori,
come i Paesi Asiatici e il Medio
Oriente».
Christian Oddono ha creato
un’azienda che presenta un prodotto italiano della miglior qualità, un’impresa vincente nata dalla ricetta del gelato della nonna
di Oddono. «Con la mia catena
di gelaterie voglio espandere
il concept del gelato fresco e
venduto al momento» ha continuato Christian Oddono. «Non
risparmio sulla qualità, ma scelgo personalmente materie prime
eccellenti, come la nocciola piemontese o il pistacchio di Bronte.
Il Made in Italy all’estero è ancora
un forte valore che può dare alle
Economia Veronese - dicembre 2014
31
attività
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nostre aziende un notevole vantaggio competitivo»
Il premio, una meravigliosa scultura in ferro battuto
proveniente da Cogollo (Verona), rappresenta il
coraggio di un giovane imprenditore che è riuscito a reinventarsi e conquistare il mercato
estero ed è stato consegnato ufficialmente durante la Cena di Natale di Apindustria, presso il Caffè
Vittorio Emanuele di Verona. «Il nostro primo anno
di attività non è stato dei migliori, abbiamo chiuso in perdita. Ci abbiamo creduto e siamo andati
avanti, reinvestendo molto spesso gli utili per far
crescere la società e tutto questo oggi ci ha portato
a degli ottimi risultati».
Il Presidente Arturo Alberti ha parlato di «un messaggio positivo, un esempio di eccellenza italiana
in giro per il mondo da cui tutte le nostre imprese
possono e devono prendere esempio».
«Il progetto di Oddono è un modello per le nostre
PMI. Dovremmo prendere spunto da lui, puntare
sulla qualità e valorizzare il nostro DNA, compiendo approfondite analisi di mercato per comprendere le varie mentalità esistenti» ha concluso così la
conferenza stampa Alessandro Ferrari, presidente
di Apigiovani Verona. ●
Questo l’albo d’oro del Premio:
2008 Flavio Tosi
sindaco di Verona
2009 Francesco Bifari e Ilaria Decimo
ricercatori
2010 Gaetano Morbioli
regista
2011 Andrea Battistoni
direttore d’orchestra
2012 Francesca Porcellato
atleta e campionessa paralimpica
2013 Luigi Fresco
allenatore e presidente della Virtus
Economia Veronese - dicembre 2014
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attività
Il benessere
nel mondo del lavoro
Il benessere nel mondo del lavoro: è questo il tema degli incontri promossi da Apidonne per condividere
tre momenti ricchi di esercizi, consigli, esperienze pensati per migliorare il proprio rendimento psico-fisico nella vita
di tutti i giorni e nei luoghi di lavoro
Serata Esperienziale
presieduta da Carla Favazza
Mental Coach
L
e persone tendono a pensare che nell’ambiente di lavoro
l’equazione vincente debba essere seriosità = maggiore
produttività. In realtà la ricerca
scientifica ha dimostrato che la
gestione del proprio stato d’animo associata a una buona empatia aiuta a risolvere lo stress
sul posto di lavoro, creando una
squadra coesa, motivata e collaborativa.
Per facilitare questo risultato è
stato sperimentato come generare energia in pochi istanti e mantenerla per tutta la giornata come
mettere a fuoco i motivi di stress
nel posto di lavoro per ridurlo sensibilmente, come cambiare il proprio stato d'animo in pochi minuti
e il proprio atteggiamento verso gli
altri, come far fronte a situazioni
difficili e impegnative, liberando le
emozioni negative in modo ecologico e portando un equilibrio emotivo che migliora i rapporti con i
colleghi, i collaboratori, i superiori,
i clienti e i fornitori
Quante volte ti sei preso il tempo
per chiederti veramente cosa significa benessere? oppure cosa
vuoi dire quando chiedi come
stai? e soprattutto cosa significa rispondere sto bene, grazie!
Uso e propongo strumenti pratici,
di analisi e sintesi, e suggerimenti
semplici che portano grandi risultati, se applicati costantemente e
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con onestà.
Come coach, rivolgendomi ad
aziende, imprenditrici, imprenditori
e manager, ho voluto proporre un
punto di vista diverso, partendo da
una domanda: cosa permette il
benessere emozionale in azienda? Insieme ai partecipanti abbiamo trovato risposte interessanti, e
ci siamo focalizzati in particolare
su consapevolezza, comunicazione efficace ed ascolto attivo,
responsabilità, gestione del proprio stato d’animo e fiducia, come
fattori importanti che trasformano
una squadra di lavoro in un team di
successo. Lavorare in gruppo può
essere estremamente gratificante
e proficuo, ma a volte può essere
anche difficile, stressante e addirittura frustrante.
Come creare quindi un team di
successo? Ecco alcuni spunti:
1. Desiderare di oltrepassare l'individualità, a beneficio del gruppo.
2. Condividere obiettivi, strategie,
bisogni ed esigenze attraverso
una buona comunicazione ed un
ascolto attivo.
3. Voler sinceramente collaborare,
sospendendo i giudizi. Invece di
puntare il dito contro qualcuno in
particolare, è utile capire cosa non
ha permesso il raggiungimento del
risultato desiderato. Invece di parlare di colpe è più utile parlare di
responsabilità.
4. Rispettare il ruolo all'interno del
team, ruolo che deve essere assegnato in base alle competenze e
alle capacità.
5. Saper gestire il proprio stato
emotivo, ed offrire strumenti per
gestire quello dei propri collaboratori. Decisioni prese in uno stato
emotivo alterato, magari a causa
di urgenza o paura, non sono mai
buone decisioni.
6. Coltivare le relazioni, ricordandosi che soprattutto siamo tutte
persone, prima che lavoratori.
7. Usare l’ironia ed il divertimento
per sdrammatizzare una situazione e trovare soluzioni creative.
Ma il solo desiderare di diventare
un team non porta magicamente
all’efficacia: è la giusta miscela di
ingredienti (comportamenti, azioni,
obiettivi condivisi) che determina il
risultato.
Ognuno di noi merita di avere una
vita bella, gioiosa, piena e un business creativo, stimolante, che ama
e che ci assomigli. E per citare
Chopin … Chi non ride, non è una
persona seria.
e-mail [email protected]
re piccoli grandi cambiamenti al
nostro stile di vita quotidiano per
essere in forma sia sul lavoro che
in famiglia.
È importante cogliere la sostanziale differenza tra “mangiare” e
“nutrirsi”. Molti di noi semplicemente mangiano ovvero scelgono
i cibi a seconda del gusto, della
Serata
di Approfondimento
presieduta da Elisa Bignotto
Naturopata specializzata
in alimentazione naturale
Nella seconda serata dedicata ad
un argomento tanto importante
quanto attuale come il benessere
al lavoro, ho voluto illustrare il legame tra corretta alimentazione,
stato di salute psico-fisica e rendimento sul lavoro. Innanzitutto
è fondamentale capire il concetto di salute psico-fisica che non
significa semplicemente assenza di malattia, ma è sentirsi bene
con se stessi e il proprio corpo,
essere attivi, dinamici, non affaticati o stanchi, addormentarsi
e svegliarsi senza fatica, avere
buona memoria, precisione nei
pensieri e nelle azioni, godere di
buon umore.
Dal concetto di salute nasce il collegamento con ciò che introduciamo nel nostro corpo come alimento e dal quale dipende la nostra
crescita, la forza del sistema immunitario, l'intelligenza, la lucidità
mentale, la memoria, il colorito e
la bellezza della pelle, la longevità. Anche la serenità e la gioia dipendono da come ci alimentiamo.
È forse possibile essere sereni
e gioiosi, oltre che attivi ed efficienti, con l'intestino gonfio, poca
energia, pesantezza, difficoltà di
concentrazione, continui disturbi
come mal di testa? Certamente no
e per questo abbiamo visto alcuni
errori comuni che appesantiscono
il nostro organismo e lo intasano
di scorie e come invece apporta-
fame e delle voglie del momento
senza pensare che un alimento
può assicurare la sopravvivenza
e l’accrescimento fisico, ma non
necessariamente la salute. Nutrirsi invece prevede un passo in più:
significa scegliere con consapevolezza gli alimenti da introdurre nel
nostro organismo, certo rispettando i gusti personali, ma senza perdere di vista il loro valore nutritivo,
le associazioni tra cibi compatibili
e incompatibili e pensando alle necessità del corpo nei vari momenti
della giornata. Per fare questo è
necessario quindi saper scegliere
con la testa e non soltanto con l’istinto. Certo, una cena tra amici,
o una voglia improvvisa di un determinato alimento anche se non
proprio salutare, non crea nessun
problema, ma l’alimentazione nel
quotidiano, il nostro stile di vita alimentare deve essere consapevole
perché:
Corretta alimentazione = energia, efficienza, concentrazione,
benessere = migliore resa lavorativa. Parlare di alimentazione corretta ed equilibrata in un
breve spazio non si può fare e
soprattutto bisogna sempre
tenere presente che i consigli
alimentari vanno personalizzati
e gestiti a seconda delle diverse esigenze e condizioni fisiche
della persona, tuttavia si possono identificare alcuni errori comuni per tutti in questo nostro
periodo storico:
• l'eccesso di proteine e grassi animali,
• l'eccesso di zucchero,
• il consumo di alimenti nutrizionalmente "vuoti" e privati di vitamine e
minerali facilmente deperibili (cibi
precotti, cibi in scatola, verdura
sottovuoto in busta,)
• eccesso di cibi raffinati e quindi
privi della fibra e di molti loro nutrienti,
• l’eccessivo consumo di prodotti
industriali e bevande zuccherate,
• l'insufficiente quantità di cibi ricchi di fibre (cereali integrali),
• l'insufficiente quantità di frutta e
verdura fresca, locale, stagionale
a vantaggio di vegetali provenienti da ogni parte del mondo, non in
sintonia con le nostre stagioni e
con i bisogni del nostro corpo,
• la frequente abitudine a consumare sempre gli stessi cibi tutto
l’anno, a scapito della rotazione
degli alimenti e di un’alimentazione varia e ricca.
Come migliorare quindi la nostra alimentazione? Con la dieta
mediterranea che è a base di frutta
e verdura fresca, locale e stagio-
Economia Veronese - dicembre 2014
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attività
nale, frutta secca, olio extravergine di oliva, cereali integrali, legumi
come fonte proteica principale e
una moderata quantità di pesce
e carni bianche per chi non se la
sente di eliminare le proteine di
origine animale.
Infine per raggiungere un buono
stato di salute, oltre all’alimentazione che è l’elemento fondamentale, si può ricorrere anche
all’aiuto della Fitoterapia e della Floriterapia. I rimedi estratti
dalle piante possono aiutarci a
ritrovare l’equilibrio psico-fisico, a
vincere la stanchezza, potenziare
la memoria, aiutare la concentrazione. Con la Floriterapia invece
si può far fronte a tematiche di
tipo emotivo e a stati di ansia e
stress, troppo spesso indesiderati compagni di molte persone al
giorno d’oggi.
e-mail info @elisabignotto.it
La riscoperta dell’identità
femminile attraverso
il corpo
Giornata presieduta da Georges
Courchinoux (a destra), coadiuvato
dal formatore Nicola Rovetti (in
basso a destra)
L'incontro si è svolto in una cornice particolare e suggestiva: il
convento dei frati Stimmatini di
Sezano (Verona). Un luogo ideale
per la preghiera e la meditazione
e dedito, grazie alla disponibilità e
all’attenzione dei frati che vi vivono, all’accoglienza.
ll gruppo APIdonne ha sperimentato una giornata con Georges
Courchinoux autore del metodo
“Corpo e Coscienza”, una metodologia di equilibrazione dell’essere nella sua globalità. Questo
metodo integra diverse tecniche manuali, gestuali e posturali della riabilitazione in funzione sia di un uso personale,
36
per un’igiene di vita, sia come
terapia di anticipazione, sia
come terapia vera e propria.
Georges Courchinoux dal 1986
divide la sua vita professionale
fra l’attività di fisioterapista, di
sofrologo e animatore di gruppi
“Corpo e Coscienza” con l’attività di insegnamento e formazione
del suo metodo in Francia, Brasile, Italia, Spagna. Il suo lavoro, riconosciuto in ambito universitario
e ospedaliero, prende parte attivamente a programmi di ricerca
scientifica e alla pratica clinica in
neurologia e psichiatria. La sua
lunga esperienza in questo ambito e la conoscenza dei meccanismi profondi di funzionamento del
corpo, integrate con la padronanza delle diverse tecniche globali
e olistiche, anche di tradizione
orientale, sono ottimi ingredienti per quelli che Georges stesso
chiama “week-end di salute”, fine
settimana di lavoro corporeo finalizzati alla crescita personale
e al benessere. Nella giornata
dedicata ad APIDonne Geroges
Courchinoux si è dedicato a
sviluppare un percorso di conoscenza che ha avuto come
fulcro il corpo della donna.
Attorno a questo si sono succedute le diverse pratiche corporee,
arricchite dalle spiegazioni e dai
collegamenti che l’autore ha fatto
in merito alla fisiologia del corpo,
al modo in cui esso è in grado di
integrare i cambiamenti, di reagire allo stress, seguendo un percorso che ha portato a scoprire
come i diversi cambiamenti stagionali influiscono sul corpo stesso. Courchinoux ha condotto due
gruppi di donne (e qualche uomo
che si è intrufolato per curiosità)
proponendo 4 ore di attività corporea finalizzata alla “pulizia” del
corpo Quindi facendo sperimentare, movimenti, automassaggi e
pratiche che hanno avuto come
obiettivo l’eliminazione delle tossine del corpo. In modo particolare sono state trattate alcune
zone del corpo dove solitamente
si accumulano tossine. Il nostro
organismo durante il giorno entra in contatto, assorbe, produce
diversi elementi tra cui elementi che risultano essere tossici al
corpo. Questi elementi tossici,
che non sono integrabili dall’organismo, vengono per buona parte
espulsi attraverso le vie normali
di eliminazione. Una parte di queste però non viene eliminata ma
si accumula in determinate zone
del corpo. Anche le emozioni e i
vissuti emotivi positivi e negativi
che viviamo durante il giorno, favoriscono la circolazione, liberazione, l’accumulo e l’espulsione
di queste sostanze. Queste zone
di accumulo hanno una precisa
mappa anatomica, differente e
specifica tra i sessi. Durante que-
sto seminario di quattro ore, le partecipanti hanno
avuto la possibilità di andare a lavorare in modo profondo queste zone di accumulo, in modo particolare
la zona del piccolo bacino, dell’articolazione coxofemorale e gli arti inferiori. Attraverso le tecniche
proposte da Courchinoux hanno attivato la microcircolazione, permettendo così di smuovere questi
residui e di favorirne la successiva l’eliminazione.
Questo lavoro profondo ha prodotto un senso generale di rilassatezza e leggerezza, come primo stato
immediato, ma diventerà un contributo di lungo e
medio termine, sul benessere generale del corpo e
sulle sue funzioni.●
e-mail [email protected]
apidonne
APID è un centro di aggregazione e confronto
sull’imprenditoria femminile. Occasione di crescita
culturale personale e professionale. é forte il desiderio
di superare ostacoli e pregiudizi. Promuove progetti
innovativi a beneficio di tutti. Frequentare Apidonne
non è solo uno stare insieme, ma condividere un
progetto comune, creare quella cultura d’impresa
che permette di distinguerci.
[email protected]
www.apiverona.net
APID-apiDonne Verona
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“Io partecipo alle iniziative APID perché mi
aiutano ad alleggerire quanto la situazione
attuale lavorativa appesantisce… con utili
spunti creativi, imprenditoriali, personali positivi
e costruttivi! La simpatia e l’empatia a livello
personale è un optional… e ci stà!”
Barbara
“Io partecipo perché fin dal primo momento che vi
ho conosciuto ho sentito empatia, accoglienza,
simpatia, semplicità nella condivisione,
guardando sempre oltre, aggiungendo forme
di crescita personale alternative come con i
percorsi fatti finora, perché anche nei momenti
più rilassati si aggiunge qualità...”
Federica
“Partcecipo ad APID perché il confronto con il
gruppo e le esperienze condivise, sono motivo
costante di crescita personale culturale emotiva
e lavorativa.”
Patrizia
“Io vengo in APID perché trovo un clima
accogliente che fa emergere lati creativi e
commerciali inaspettati”
Cinzia
“Partecipo ad APID nonostante i mille impegni
perché non solo scopro risposte e stimoli
per il mio lavoro ma perché ho trovato anche
bellissime amicizie!”
Mariaelena
“Io sto con le donne APID perché hanno sempre
una marcia in più. Pronte a proporre e creare
con l’energia che le contraddistingue nella vita
di tutti i giorni.”
Cinzia V.
Economia Veronese - dicembre 2014
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terza pagina
GALLERIA d’ARTE MODERNA
ACHILLE
FORTI
a PALAZZO della RAGIONE Verona
Le Collezioni: Verona, 1840-1940
Opere dalle Collezioni Civiche e dalle Fondazioni Cariverona e Domus
L
o scorso aprile ha aperto al pubblico la rinnovata Galleria d’Arte
Moderna Achille Forti nella nuova sede di Palazzo della Ragione. Per
la prima volta le Collezioni Civiche
sono state collocate nella monumentale architettura insieme alle Collezioni
di Fondazione Domus e Fondazione
Cariverona in un percorso che copre un
secolo di storia delle arti visive, dal 1840
al 1940.
Palazzo della Ragione costituisce il cuore pulsante di Verona, un luogo in cui diversi elementi si sono sovrapposti dando forma a un complesso monumentale
che rappresenta la città nel suo nucleo
più antico e che riunisce luoghi emblematici del centro cittadino come la Torre
dei Lamberti, la Scala della Ragione e la
Cappella dei Notai. Con l’apertura della
Galleria d’Arte Modena Achille Forti, il
Palazzo della Ragione viene restituito a
Verona e al suo pubblico internazionale,
coniugando storia, architettura e arte.
Grazie a questa operazione, all’entrata
originale su Via della Costa, è stato aggiunto un secondo ingresso attraverso
la monumentale Scala della Ragione e
lungo un passaggio vetrato che conduce
il visitatore alla sala di accoglienza.
Per selezionare le opere per questo primo allestimento è stato chiamato come
direttore artistico Luca Massimo Barbero. Lungo le quattro grandi sale che
compongono il piano nobile del Palazzo
40
– Sala delle Colonne, Sala Quadrata,
Sala Picta e Sala Orientale – si snoda
un percorso di circa 150 dipinti e sculture che costruiscono uno straordinario
racconto di Verona, del suo patrimonio
culturale e paesaggistico e del collezionismo delle istituzioni cittadine: il primo
passo in vista di un museo permanente.
I luoghi e gli spazi, finora non accessibili,
di Palazzo della Ragione, cui si aggiun-
ge la Cappella dei Notai, uno scrigno
dell’arte veronese con un ciclo decorativo realizzato tra la fine del Seicento e
l’inizio del Settecento, fanno da contraltare al racconto espositivo. Con questa
riapertura, il complesso monumentale
di Palazzo della Ragione diventa quindi non solo un palazzo dell’arte e della
storia di Verona, ma anche dei suoi mecenati e degli artisti che con questa città
hanno avuto un rapporto.
Il PERCORSO ESPOSITIVO
SALA DELLA TORRE
Dopo aver percorso la Scala della Ragione e aver attraversato lo storico portale, si accede al nuovo passaggio vetrato che conduce nella Sala della Torre,
fortemente connotato dalla possente
presenza della Torre dei Lamberti che
si innesta all’interno del Palazzo. L’ambiente è caratterizzato dalla possibilità di
ammirare la tipica bicromia della Torre,
gli antichi brani estratti dalla pavimentazione di un tempio che sorgeva (fine I
sec. a.C. - inizi I sec. d.C.) nella Corte
del Mercato Vecchio e la sobria eleganza delle recenti campagne di restauro di
Afra e Tobia Scarpa.
I visitatori sono accolti da due importanti
sculture, l’Achille ferito (1833-1835) di
Innocenzo Fraccaroli, considerato dai
contemporanei l’erede del Canova e uno
dei più alti continuatori dell’arte neoclassica, e il marmo dell’allora scandalosa
Orgia (1851-54) di Torquato della Torre.
SALA DELLE COLONNE
La Verona ottocentesca
La seconda Sala deve il proprio nome
alla presenza di colonne aggiunte all’inizio del XVII secolo per sostenere il
peso delle carceri collocate al piano
superiore. L’andamento del colonnato,
il grande e maestoso portale in stile rinascimentale, e l’arco di scuola sanmicheliana che segna il passaggio alla sala
successiva, conferiscono all’ambiente,
originariamente destinato all’amministrazione della giustizia, una imponente
classicità. Il percorso narrativo della Galleria in questo spazio omaggia i grandi
protagonisti della pittura e della scultura
ottocentesca. Il bronzo del Dante di Ugo
Zannoni (1850-1899) rimanda all’immediato esterno della Piazza dei Signori, al
centro della quale è esposta la versione
in marmo. Il gioco di citazioni prosegue
nelle opere di Vittorio Avanzi, Scala del
Cortile del Mercato Vecchio (1875-1899),
di Giuseppe Ferrari, Veduta del Cortile
del Mercato Vecchio a Verona (1865),
o del Ferrarin, Piazza Erbe (1839), che
insieme alle immagini del più noto studio
fotografico cittadino ottocentesco, quello
di Moritz Lotze, mostrano l’evoluzione
del Palazzo e della sua architettura e le
trasformazioni dei suoi dintorni cittadini.
Le scelte espositive non abbracciano
però solamente la pittura di paesaggio
e l’immagine della città, ma ne raccontano anche trasversalmente le vicende
storiche. Il nodo centrale di questa prima
sala è infatti Meditazione (1851) di Francesco Hayez, un dipinto di rara bellezza
legato indissolubilmente alle vicende del
Risorgimento e alla mitizzazione dell’Italia incompleta e della Verona dominata
dall’Austria (1816-1866).
SALA QUADRATA
La luce tardo ottocentesca
Considerata originariamente la parte più
nobile del Palazzo per funzione e decoro, la Sala Quadrata si trova nella Torre
della Cappella ed era un salone di rappresentanza per le cerimonie ufficiali e
per il ricevimento di personalità. Caratterizzata dal continuum di colonne con la
sala precedente, da un imponente arco a
serliana sanmicheliano e da un soffitto ligneo della seconda metà dell’Ottocento,
questo ambiente raccoglie le tante stratificazioni storiche e architettoniche che
hanno interessato il Palazzo nel tempo.
L’allestimento della “Sala Quadrata” è
dedicato a un Ottocento che nel transito verso il secolo successivo si muove
fra la sensibilità della pittura scapigliata,
un nuovo verismo e un inedito quanto
originale e felicissimo rapporto con la
luce “dipinta”. Il tema del verismo ha un
esempio significativo in Foglie cadenti
(1898) di Angelo Dall’Oca Bianca, personalità amatissima a Verona anche per il
suo impegno sociale, e artista apprezzato per aver consegnato un’immagine aggiornata del paesaggio, condizionando
le vedute delle generazioni successive.
In questa direzione vanno anche le opere del pittore bolognese Alfredo Savini,
direttore dal 1900 al 1924 dell’Accademia di Belle Arti G.B. Cignaroli di Verona,
presente in sala con i grandi dipinti Pini
sul Garda (1909-11) e La pace (Tomba
tra i cipressi) del 1900-24. Le due tele
Economia Veronese - dicembre 2014
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terza pagina
dialogano con le due sculture in cera di Medardo Rosso, Bookmaker (1894 circa) ed Ecce Puer (1906), altri sorprendenti
esempi del cambiamento che anche le arti plastiche attraversano in questo momento storico. A rappresentare il vero culmine di questo ambiente sono infine due opere fondamentali
della collezione Forti: il dipinto di Angelo Morbelli, S’Avanza
(1896), riconosciuto dalla critica e dal pubblico, fin dalle sue
prime apparizioni, come uno dei suoi più grandi capolavori; e
la tela di Giovanni Fattori, Grandi manovre (1904) che riprende i temi del Risorgimento e i soggetti militari cari alla Verona
post-austriaca passata all’Unità d’Italia, e che introduce cronologicamente alla sala successiva.
SALA PICTA
La nascita del XX secolo
Destinata alle riunioni del Maggior Consiglio cittadino e posta tra la torre della Cappella e quella della Masseria, la Sala
Picta un tempo doveva essere riccamente decorata. Caratterizzata da un soffitto ligneo che reinterpreta i perduti saloni
gotici, e dalla presenza di emblemi e stemmi, la Sala reca
sopra la porta d’ingresso la statua di San Zeno, il patrono
della città. I grandi fermenti artistici degli albori del XX secolo
sono il filo conduttore delle opere esposte in questo salone,
che tra verismo e avanguardia, tradizione e innovazione, mette a confronto i protagonisti delle principali correnti dell’arte
italiana sino alla prima guerra mondiale e l’universo artistico
di Verona nei primi decenni del secolo. Nella prima parte della
sala sono affrontati i temi della ritrattistica verista e quelli del
paesaggio, nelle opere di Ettore Beraldini, Alfredo Savini e
Arturo Tosi. La seconda parte è invece dedicata alle tensioni
della neoavanguardia secessionista giunta dal nord Europa
42
a Verona nel transito verso Venezia. Significativa in questo contesto è la sezione quasi antologica composta da nove
lavori di Gino Rossi, tra i quali l’opera
importante Ritratto di Signora (1914),
così come anche il gruppo di ritratti di
Pio Semeghini, e la presenza di altri
protagonisti di quell’intensa stagione di
rinnovamento e opposizione alla neonata Biennale, che ebbe il proprio centro a
Ca’ Pesaro, e di cui è un esempio il raro
dipinto di Ugo Valeri, Figure veneziane
(1904 circa). Questi nuovi fermenti hanno proprio a Verona un centro vivissimo
nel salotto di due collezionisti, qui ritratti
dal giovane Felice Casorati. Si tratta di
Teresa Madinelli e del marito Antonio
Veronesi, che in questi anni accolgono
nella loro abitazione i giovani ma grandi
talenti dell’allora avanguardia artistica.
Il percorso continua con i ritratti di Umberto Boccioni, un’opera di Giorgio Morandi e le Nature morte (1917) di Gino
Severini.
CAPPELLA DEI NOTAI
Prima di immergersi nella quarta e ultima sala, il visitatore incontra l’accesso alla Cappella dei Notai: uno sbalzo
temporale e artistico indietro nel tempo
possibile solo in un contesto così ricco
e unico come quello offerto dal Palazzo
della Ragione. La ricchezza del ciclo decorativo, realizzato a cavallo tra la fine
del Seicento e l’inizio del Settecento,
comprende grandi dipinti su tela a forma
di lunetta e dipinti ovali fissati alle volte.
I dipinti si devono ad Alessandro Marchesini (1663-1738), Giambattista Bellotti (1667-1730), Santo Prunati (16561728) e Louis Dorigny (1654-1742), che
hanno scelto soggetti tratti per lo più da
episodi della vita dei Santi Zeno e Daniele, a cui si aggiungono i temi della
giustizia nell’Antico Testamento e della salvezza nel Nuovo. Andrea Zanoni
(1669-1730), pittore padovano, è invece
l’autore della maggior parte delle quadrature pittoriche murali a carattere illusionistico e di sfondamento prospettico.
SALA ORIENTALE
Realismo e monumentalità tra le due
guerre
Pochissime tracce documentano l’uso originario di questa Sala, che non
avendo una sua definizione storica, per
il proprio orientamento a est rispetto
all’asse del Palazzo è detta Sala Orientale. Questo ambiente sobrio caratterizzato da un innesto contemporaneo
di elementi tecnici in ferro su un soffitto
a travi lignee, è dedicato all’approfondimento dei principali movimenti della
cultura visiva italiana negli anni che
precedono il secondo conflitto mondiale. Il racconto si apre con il continuum
maturo della pittura paesaggista veronese, nel suo evolversi fino a diventare
nell’immediato dopo guerra un’importante scuola, come è rappresentato, tra
le altre, nelle opere di Augusto Manzini,
Guido Farina e Aldo Kessler. Il percorso prosegue con un affondo dedicato al
tema del Realismo, dove una singolare natura morta di Giorgio de Chirico, I
Cocomeri con corazze e paesaggio del
1924 fa da apripista alle tele di matrice
espressionista di Ottone Rosai e alla
sensibilità e alla poesia del nucleo di
opere di Filippo de Pisis. L’asse centrale
di questa sala è dato dal confronto con il
tema del Realismo Magico, così come è
raccontato nelle tele di Antonio Donghi
e Ubaldo Oppi, ma soprattutto nel gruppo di opere di Cagnaccio di San Pietro.
A questa sezione principale, fanno da
controcanto altri importanti gruppi di
opere: tra queste i tre rari dipinti del futurista e aeropittore veronese Renato Di
Bosso, le tele monumentali del maestro
Guido Trentini e il capolavoro in marmo
Donna che nuota sott’acqua (1941-42)
di Arturo Martini, presentata in un inedito allestimento. Il percorso espositivo
si chiude in un confronto tra il tema del
monumentale e quello dell’intimità della
nuova ricerca artistica. Queste due tensioni, in contrasto ma coesistenti, sono
rappresentate da un lato dall’intimismo
dei dipinti di Giorgio Morandi e dall’antimonumentalità del Cavaliere (1945) di
Marino Marini, dall’altro dall’enorme tela
del pittore veronese Pino Casarini, La
disfida di Barletta (1939), che chiude il
percorso espositivo.●
Galleria d’Arte Moderna Achille Forti
a Palazzo della Ragione
Le Collezioni: Verona, 1840 – 1940
Cortile Mercato Vecchio, Verona
Orari:
da martedì a venerdì 10.00 – 18.00
sabato, domenica e festivi 11.00 – 19.00
Nei mesi di giugno, luglio e agosto,
dalle 11.00 – 19.00
Chiuso il lunedì
Economia Veronese - dicembre 2014
43
ambiente
apivenetofidi
e salute
Plinio Menegalli Medico Competente
Dott.ssa Francesca Costa
specialist finanza agevolata Apiveneto Fidi
Il rilancio delle PMI venete
passa attraverso
l’innovazione e la competitività
O
ggi si parla frequentemente
di competitività, di rilancio
possibile, di nuove opportunità, di grandi sfide, individuando
tutto ciò come una ricetta efficace
per vincere la crisi e agganciare finalmente la tanto auspicata ripresa.
In realtà, quello che stiamo vivendo
dal 2008 in poi non lo possiamo definire semplicemente la “solita crisi”;
qui siamo di fronte - piuttosto - ad
un cambiamento radicale e di ampia
portata, i cui effetti sono destinati a
mutare profondamente e irreversibilmente il contesto sociale ed economico dell’intero pianeta.
Ecco quindi perché un cambiamento così epocale non può essere affrontato con i soliti metodi, ma necessita invece di idee, strategie e,
soprattutto, di grande coraggio.
Se volessimo usare una lente d’ingrandimento attraverso cui studiare
e valorizzare quelle Imprese e quegli imprenditori che hanno saputo
cogliere e sfruttare al meglio il grande cambiamento in atto e alla fine
“ce l’hanno fatta”, giungeremmo ad
alcune interessanti considerazioni,
che diventano anche un utile spunto di riflessione per tutti coloro che
stanno faticosamente gestendo una
44
“transazione” oppure si stanno ricollocando sul mercato.
Il Veneto che vince la
crisi è quello che crede
nell’innovazione
L’innovazione è prima di tutto un atteggiamento, un modo di essere.
Innovatori sono quegli Imprenditori animati da un’ansia continua di
riposizionamento, che sono perennemente in cammino e per questo
rappresentano un fulgido esempio
da seguire.
Un team di ricercatori dell’Università Cà Foscari di Venezia, in uno
studio recente ha definito “imprese
antifragili” quelle che, non solo non
hanno patito gli anni di crisi, ma al
contrario hanno saputo sfruttare la
crisi stessa per crescere e prosperare.
ll loro segreto è stato credere
nell’innovazione al punto da farne
la loro principale mission.
Da loro impariamo che chi sa
competere innovando prodotti e
processi resiste e cresce anche
in mercati difficili come l’attuale.
Perché quindi non imparare i motivi
che stanno alla base del successo
di molte imprese che ce l’hanno fatta?
Perché non prendere spunto dal
loro esempio per tracciare una rotta
lungo la quale guidare anche quelle
imprese che sono più in difficoltà nel
trovare una loro stabile collocazione?
Sbirciando tra gli elementi che caratterizzano le “imprese antifragili”
spicca, per esempio, la loro data
Perché quindi non imparare i motivi che stanno alla base del successo di molte imprese che ce l’hanno
fatta? Perché non prendere spunto
dal loro esempio per tracciare una rotta lungo la quale
guidare anche quelle imprese che sono più in difficoltà
nel trovare una loro stabile collocazione? Sbirciando tra
gli elementi che caratterizzano le “imprese antifragili”
spicca, per esempio, la loro data di nascita: da qui si
scopre che le migliori performances economiche sono
state realizzate da un nutrito gruppo di imprese nate negli anni ‘90; imprese, per così dire, “nate pronte” cioè
predisposte, fin all’origine, alle relazioni internazionali e,
quindi, al mercato globale grazie all’interiorizzazione di
base del mondo ICT e di Internet.
Se pensiamo che nello scorso esercizio ben l’83% delle
imprese venete che sono fallite non aveva un proprio
sito internet e solo il 4% di loro possedeva un sito di
e-commerce, possiamo desumere, ad esempio, quanto
sia basilare oggi, per ogni impresa, investire nella comunicazione, nell’immagine, nelle tecnologie digitali,
sfruttando le straordinarie opportunità offerte dalla tecnologia per raggiungere il mercato e sviluppare il proprio business.
PMI in prima linea per guidare
la ripresa
La convinzione che l’auspicata ripresa dell’economia
non possa prescindere dal ruolo propulsivo delle PMI,
è presente in tutti i provvedimenti e in tutti gli strumenti
agevolativi varati in questo periodo.
Tra i principali meritano di essere ricordati :
GLI AIUTI PER L’INNOVAZIONE E GLI
INVESTIMENTI per fare dell’Unione Europea un
continente dove sia facile sviluppare start up e nuovi
business. Tra le misure di sostegno immediato alle attività innovative e di ricerca delle Imprese che hanno
caratterizzato il 2014, si ricorda in particolare:
• Horizon 2020: il più vasto strumento di finanziamento
alla ricerca scientifica e all’innovazione della Commissione Europea, con un budget di 80 miliardi di euro per
7 anni (2014 - 2020).
Il programma di aiuti dimostra di essere molto apprezzato dalle PMI italiane. Fonti ministeriali informano che
sono ben 271 le imprese italiane che beneficeranno di
finanziamenti per complessivi 300 milioni di euro messi
a disposizione dal Fondo europeo per la crescita sostenibile, che a loro volta attiveranno investimenti in ricerca e innovazione per oltre 525 milioni di euro. Il bando,
apertosi lo scorso 27 ottobre, si è chiuso dopo soltanto
due giorni per esaurimento delle risorse disponibili.
Tra le imprese che hanno presentato progetti innovativi,
185 sono piccole e medie (fino a 250 dipendenti) e 86
grandi (oltre 250 dipendenti); in termini percentuali le
imprese di piccola e media dimensione che hanno presentato progetti di ricerca sono pertanto il 68% e questo
ben testimonia il ruolo di primo piano che svolgono le
nostre PMI nel processo di rilancio del Paese.
I progetti di ricerca presentati si collocano principalmente nel campo delle fabbricazioni e trasformazioni ad alta
tecnologia (28,41%), tecnologie per interventi in ambito
sociale (23,62%), materiali avanzati (20,66%), tecnologie dell’informazione e della comunicazione (20,30%).
La regione italiana che ha presentato il maggior numero
di domande è risultata la Lombardia (66) seguita dall’Emilia Romagna (52) e dal Veneto (14).
• gli incentivi alle imprese per l’impiego di ricercatori con profili tecnico scientifici e il credito d’imposta su
assunzioni di personale altamente qualificato.
• la legislazione sulla start up innovativa.
• il credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo, rivisto dalla recente Legge di Stabilità che ha
allargato la platea dei potenziali beneficiari;
• le reti per l’innovazione, rivolte alla promozione di
gruppi di ricercatori e imprese intorno ai grandi temi della ricerca;
• i tanto attesi voucher per l’innovazione/digitalizzazione delle PMI.
• infine, la misura “principe” che ha caratterizzato l’anno
2014, la cd. “Nuova Sabatini” dedicata agli investimenti
ambiente
apivenetofidi
e salute
Plinio Menegalli Medico Competente
in beni strumentali nuovi da parte delle PMI. Ad ottobre
2014 le richieste di finanziamento presentate dalle imprese PMI italiane hanno raggiunto quota 2,3 miliardi
di euro.
GLI AIUTI PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE messi a punto dal Ministero dello Sviluppo
Economico per cogliere appieno le opportunità offerte
da Expo 2015 e sostenere le Imprese italiane in un momento in cui l’export rappresenta la leva più importante
che sta guidando la ripresa.
Tra gli interventi a sostegno di questo importante driver
di sviluppo, va sicuramente ricordato il “piano straordinario per il rilancio internazionale dell’Italia”; il più
rilevante mai varato per favorire l’internazionalizzazione
del Paese e per sostenere le imprese Italiane sui mercati internazionali, con aiuti complessivi per 130 milioni
di euro.
Obiettivo primario è aumentare di almeno 20.000 unità
il numero delle nostre imprese - soprattutto piccole e
medie - stabilmente esportatrici all’estero, rafforzando i
principali eventi fieristici in Italia (ad esempio SALONE
NAUTICO, EMO, MARMOMACC, SALONE DEL MOBILE, VINITALY, TUTTOFOOD, MILANO UNICA, PANO-
RAMICO/ALTAGAMMA), consentendo alle imprese che
esportano di accedere a management specializzato a
costi ridotti, formando nuovi export managers, fornendo
servizi customizzati ad imprese che vogliono iniziare ad
esportare, potenziando le piattaforme di e-commerce e
la digitalizzazione delle PMI.
GLI AIUTI PER LA FINANZA E L’ACCESSO
AL CREDITO molte PMI avvertono gli effetti del razionamento del credito e sentono l’urgenza di soluzioni
che siano in grado di soddisfare il loro fabbisogno finanziario a servizio del rilancio. Tra le novità più importanti
della nuova programmazione comunitaria 2014/2020 ci
sarà anche la possibilità per le Imprese di poter accedere contemporaneamente a diverse forme di finanziamento sia a livello comunitario, sia a livello nazionale e
regionale, mediante l’utilizzo di strumenti finanziari innovativi che mixano in modo efficiente la contribuzione
a fondo perduto con il finanziamento rimborsabile. Sul
tema finanziario, non vanno inoltre dimenticati i recenti
provvedimenti governativi finalizzati a favorire l’emissione dei Mini Bond da parte delle PMI, quale modalità di
fund raising alternativa al credito bancario.●
e-mail: [email protected]
Apigiovani
Alessandro Ferrari
2014: ANCORA UN BILANCIO POSITIVO PER APIGIOVANI
C
ome mia consuetudine ogni
anno redigo il bilancio delle attività svolte, per far comprendere
maggiormente quali siano le attività del
Gruppo Giovani e gli obiettivi da esso
raggiunti.
Questo, che è l’ultimo anno di mandato, ritengo sia stato il più difficile. Sicuramente la gravosità della situazione
economica ha complicato la vita nelle
nostre aziende (e non solo) ed ha, in
qualche modo, reso più difficile il lavoro
all’interno dell’Associazione ma nonostante ciò siamo riusciti a raggiungere
e addirittura migliorare i nostri target.
Il Gruppo Giovani in seno all’Associazione è, da una parte un “laboratorio”
dove l’imprenditore sotto i 40 anni si
può confrontare trovando spunti interessanti per la propria attività e dall’altra è il posto dove trovare persone con
le medesime problematiche quotidiane
e dove confrontandosi è possibile trovare se non la soluzione il conforto.
Nel concreto però il Gruppo ha lo scopo di creare eventi volti a coinvolgere
gli associati (networking) e allo stesso
tempo promuovere sul territorio Apindustria (marketing), confezionando
eventi che per appeal coinvolgano gli
associati, il tutto senza gravare sul bilancio associativo.
Questo l’elenco delle attività svolte nel
2014 che hanno permesso di far parlare di noi:
- L’impresa e l’indipendenza: prospettive e opportunità
Evento informativo sulla tematica
dell’autodeterminazione con gli interventi di:
Prof. Marco Luigi Bassani - L’indipendenza: un progetto moderno nel contesto dell’Europa dei Popoli;
Dott. GianAngelo Bellati - L’impresa
veneta, oggi, di fronte a una prospettiva di indipendenza. Numeri a confronto;
Avv. Alessio Morosin - L’Autodetermi-
più rappresentative del territorio.
- Festa dell’imprenditoria
Evento organizzato assieme al Gruppo
Donne e al Gruppo Giovani di Vicenza che ha coinvolto anche le territoriali
Confimi.
- Premio Verona Giovani
Il consueto appuntamento istituzionale
attraverso il quale si va a premiare un
giovane veronese che si sia contraddistinto per le attività svolte.
Ricordo che sono presenti informazioni
in merito a queste e a tutte le attività
del gruppo nella pagina del sito http://
www.apiverona.it, aree d’intervento,
giovani imprenditori.
nazione, uno strumento legittimo, poco
conosciuto.
- Api hour
Storico evento che connubia perfettamente il divertimento al confronto
- L’imprenditore ci racconta: Incontro
con Giorgio Martini di Martini Mobili.
Ciclo di incontri pensato dal Gruppo
Giovani di Apindustria Verona per gli
imprenditori, per confrontarsi, raffrontare idee, condividere esperienze,
pillole di know how da imprenditore a
imprenditore, una chiacchierata per
fare emergere i segreti dell'esperienza.
Incontro tenuto dal signor Giorgio Martini di Martini Mobili S.r.l., azienda dal
respiro internazionale leader nell'arredamento classico Made in Italy.
- Cena d’Estate
L'imperdibile evento dell'estate organizzato dal Gruppo Giovani che abbina
il divertimento allo spirito comunitario. Il
ricavato è stato devoluto all'ABIO (Associazione per il bambino in ospedale).
- Evento da Ronca Style
Noto negozio di Zevio che ci ha ospitato portando la loro testimonianza diretta sul metodo costruttivo casa clima.
- Scuola per l’imprenditoria
Storico progetto formativo che coinvolge i gruppi giovani delle associazioni
Tirando le somme sull’intero mandato,
sono stati anni pieni di lavoro e di soddisfazioni nei quali ho avuto la fortuna
di confrontarmi con una squadra di
persone motivate e volenterose che ha
contribuito al cambio generazionale.
Diversamente da altre strutture, infatti,
la nostra Associazione ha saputo cogliere l’opportunità di dare il giusto spazio ai giovani meritevoli creando loro i
presupposti per raggiungere e ricoprire
ruoli di primo livello. Ricordo infatti i tre
consiglieri, la vicepresidenza, la presidenza della categoria dei metalmeccanici, la presidenza e vicepresidenza
del gruppo donne, la presidenza della
categoria del settore legno.
Ringrazio il presidente, il direttore e i
vari funzionari che in questi tre anni ci
hanno accompagnato e supportato in
modo puntuale e professionale.
Un ringraziamento di cuore per tutto
l’immenso supporto, ad Alessandro,
Luca, Gianpaolo e Thomas, colleghi e
soprattutto amici. ●
Auguro a tutti un sereno Natale e un
2015 che ridia la possibilità di sognare
quelle grandi imprese che solo noi imprenditori siamo in grado di fare!
ambiente e salute
Plinio Menegalli Medico Competente - Ergonomo - Counsellor aziendale
La tutela della salute e sicurezza
dei lavoratori italiani all’estero
I
n questi ultimi anni la globalizzazione e la ricerca di nuovi mercati
hanno portato molte imprese ad
operare oltre i confini nazionali e a
utilizzare in vari paesi, in maniera più
o meno stabile propri lavoratori. Se
nei decenni passati soltanto alcune
grandi aziende operavano all’estero,
negli ultimi anni un numero sempre
maggiore di piccole e medie aziende
italiane si sono proiettate all’estero
per cercare di cogliere le consistenti opportunità lavorative in continua
contrazione in Italia ma anche in buona parte dell’Europa. Diversamente
dalle aziende di grandi dimensioni,
quelle piccole e medie impiegano
all’estero lavoratori in gruppi composti
anche da poche unità (se non addirittura in forma singola) che operano
con notevole autonomia decisionale,
spesso definendo sul momento le
modalità di svolgimento delle loro attività lavorative, reperendo in loco le
risorse logistiche e talora strumentali
a seconda delle specifiche necessità. Questi lavoratori sono esposti
a rischi di varia natura e a pericoli
derivanti dall’operare in paesi privi
di una struttura tale da garantire la
loro sicurezza, come invece accade per quelli che operano per conto di aziende di grandi dimensioni,
dove esistono dipartimenti per le problematiche relative alla sicurezza sul
lavoro (safety) e alla sicurezza industriale (security), che assume una valenza preponderante in quanto deve
garantire l’idonea cornice di sicurezza
dei lavoratori per l’intera durata della
permanenza nel paese estero, come
suggerito dal Ministero Affari Esteri.
In base all’esperienza maturata come
Medico Competente di aziende che
debbono trasferire per periodi variabili all’estero loro lavoratori (per installazioni, manutenzioni, …) ho avuto
modo di constatare che i lavoratori
che operano all’estero sono esposti contemporaneamente a diverse
tipologie di rischi/pericoli che, molto spesso, non sono correttamente percepiti, né dal lavoratore né
dall’azienda, se non quando si manifestano in tutta la loro drammaticità. Se da un lato è relativamente
semplice compiere la valutazione dei
rischi determinati dalla tipologia di attività lavorativa svolta, soggetta quasi
sempre in ogni paese a regolamentazioni e normative (spesso o abitualmente disattese nei paesi extraeuropei), dobbiamo anche considerare i
rischi e pericoli determinati dalla sem-
plice permanenza del lavoratore nel
paese. La conoscenza da parte delle aziende e dei lavoratori dei rischi
peculiari di determinate attività fa
parte ormai del patrimonio della
cultura prevenzionistica mentre i
rischi per la salute presenti nei vari
paesi sono ignorati o quantomeno
misconosciuti. Il livello di esposizione a molteplici pericoli è dovuto
alla concomitanza, in percentuale
variabile a seconda del paese dove
si opera, dei seguenti macro fattori: ambientali, culturali, religiosi,
logistici, socio-politici, criminalità
e delinquenza.
Fattori Ambientali: comprendono
quelli derivanti da malattie endemiche
(tipico quelle della malaria e quelle
causate dalla flora e fauna locale),
dalle condizioni meteo-climatiche (dal
colpo di calore nel deserto all’ipotermia nell’artico), dai fenomeni naturali
(monsoni, uragani, tempeste tropicali,
terremoti), dalle condizioni igienicosanitarie (comprese le località di residenza dei lavoratori), dalle attività
produttive svolte sia nelle immediate
vicinanze del posto di lavoro che in
quello di residenza (come ad esempio raffinerie, centrali nucleari, fabbriche con particolari tipologie di rischio)
ma anche dalla presenza di potenziali
“obbiettivi sensibili” di svariata natura,
e valenza variabile a seconda delle
condizioni socio-politiche.
Fattori Culturali: il processo di globalizzazione mondiale non ha ancora
Economia Veronese - dicembre 2014
49
ambiente e salute
iniziato la standardizzazione delle culture in molti dei paesi in cui i lavoratori
possono operare, per cui il modo di
porsi nei confronti dei locali da parte
dei lavoratori può determinare situazioni d’imbarazzo, nel migliore dei
casi, che potrebbero sfociare in situazione di tensione, in quanto offensive
degli usi ed abitudini dei locali. Questa può essere la prima frattura in cui
altri fattori di rischio possono determinare la nascita e la propagazione di
sentimenti ostili tali da indurre azioni
dirette contro i lavoratori da parte dei
locali.
Fattori Religiosi: l’estremismo di origine religiosa rappresenta un concreto rischio per tutti i lavoratori occidentali che operano in aree dove questo
fenomeno è radicato oppure è in fase
d’espansione. In quest’ultimo caso il
pericolo assume particolare rilevanza poiché la percezione cosciente di
questa tipologia di rischio non è ancora avvenuta tra i locali né, ancora
meno, fra i lavoratori.
Fattori Logistici: non è possibile
considerare che gli standard di vita
del paese dove sono presenti i lavoratori locali siano sempre equivalenti ai nostri, occorre valutare ogni
singolo aspetto e non bisogna dare
niente per scontato. Consideriamo ad
esempio l’esposizione sistematica al
fattore di rischio “infortunio in itinere”
dei lavoratori derivante dall’utilizzo di
veicoli non in condizioni di completa
efficienza meccanica, e di conduttori
locali non adeguatamente addestrati.
Fattori Socio-Politici: l’atteggiamento delle società locali per quanto
riguarda la percezione dei lavoratori
stranieri può variare enormemente.
I lavoratori stranieri possono essere
visti come trafugatori delle risorse del
paese, oppure come valido aiuto per
il miglioramento di vita del paese in
base alla situazione politica del momento, con tutte le possibili sfumature comprese fra queste due antitetiche prospettive. Talvolta il Governo
stesso del paese è considerato non
50
rappresentativo delle società locali e,
quindi, il fatto che autorizzi l’impiego
di lavoratori stranieri può giustificare
la condotta di azioni dirette anche
contro gli stessi lavoratori stranieri,
visti come strumento del governo.
Fattori criminalità e delinquenza: la
presenza di organizzazioni criminali
costituisce una seria minaccia per i
lavoratori, sia perché può impattare
sullo svolgimento delle attività lavorative sia perché potrebbe indurre un
comportamento non conforme alle
leggi locali che spesso prevedono
l’erogazione di pene molto severe in
penitenziari locali. I pericoli derivanti
dalla delinquenza “comune” non devono essere sottovalutati, limitandoli
semplicemente al furto, per il livello di
violenza ad essi potenzialmente correlato, un semplice furto può diventare una rapina e arrivare a estreme
conseguenze.
Appare evidente che questi macro
fattori di rischio non potevano essere stati considerati in dettaglio
nel D. Lgs. 81/2008, poiché concepito e sviluppato per la regola-
mentazione delle problematiche
relative alla tutela e la salvaguardia
del lavoratore sul posto di lavoro
in Italia. Se però consideriamo che
i lavoratori sono presenti in un paese estero in nome e per conto della
azienda per cui operano, risulta concreta e sostanziale la rilevante assunzione diretta di responsabilità da
parte della stessa azienda, anche in
base ai concetti e principi esposti nel
D.L. 81/08 relativamente alla tutela
della salute: non si può trovare giustificazione a eventuali fatti accaduti
a lavoratori operanti all’estero solo
per il fatto che l’azienda non abbia
percepito i macro fattori di rischio derivanti dalla semplice permanenza nel
paese. Giova ricordare (se ancora ce
ne fosse bisogno !) che il Datore di
lavoro deve valutare tutti i rischi
per sicurezza e la salute dei lavoratori e attivarsi per eliminarli o ridurli al minimo possibile. Tra questi
non possiamo ovviamente ignorare
quelli dei nostri lavoratori in trasferta all’estero. In questa prospettiva
si renderebbe perciò auspicabile
integrare quanto normato nel D.L.
81/08 con ‘linee guida aziendali’ e
procedure adeguate che siano in
grado di definire i punti essenziali
secondo i quali sviluppare e introdurre le necessarie misure di mitigazione all’esposizione dei possibili rischi di cui sopra. In questo
modo sarebbero tutelate le aziende
e i lavoratori.
Sinteticamente riteniamo che per
prevenire questi rischi occorre operare in maniera tale da: 1) acquisire
conoscenza dell’area dove si opera
prima di siglare contratti in loco; 2) disporre dell’esperienza sulle modalità
di svolgimento delle attività lavorative;
3) organizzare la security e la necessaria logistica nel paese; 4) formare
i lavoratori prima della trasferta all’estero; 5) monitorare e supervisionare
continuamente lavoratori in trasferta;
6) creare un Crisis Management
Team per poter gestire eventuali si-
tuazioni d’emergenza; 7) sviluppare
specifici piani per gestire le prevedibili situazioni di pericolo e prevedere
le modalità con cui poter riprendere lo
svolgimento delle attività lavorative.
Facendo proprio quanto sopra, l’azienda può: a) iniziare a percepire
concretamente gli specifici e generici
fattori di rischio dell’area dove operano i suoi dipendenti e redigerne specifico documento di valutazione del
rischio collaborando con il responsabile del servizio prevenzione e protezione e con il Medico Competente;
b) introdurre le misure opportune e
necessarie per garantire la cornice
di security del posto/luogo di lavoro,
al cui interno possono operare i suoi
dipendenti. Preme evidenziare l’importanza di una corretta ed efficiente
organizzazione di tutte le attività logistiche: in alcuni paesi basta veramen-
te poco per trovarsi a patire disagi
facilmente evitabili con un minimo di
attenzione e organizzazione; c) formare i lavoratori su tutti i rischi correlati o no alla mansione che svolgono
o che svolgeranno, cosicché siano
coscienti della realtà del paese dove
saranno in trasferta e di tutto quanto
messo in atto dalla loro azienda per
la loro salvaguardia e tutela, a cui
dovranno attenersi per non esporsi
a rischi e pericoli. In questo modo
qualunque condotta dei lavoratori non conforme alle disposizioni
dell’azienda, che potrebbe determinare l’esposizione a rischio e/o pericoli, diventa una responsabilità degli
inadempienti e non dell’azienda. Seguendo queste prescrizioni l’azienda
potrà facilmente dimostrare di avere
seguito tutte le cautele e precauzioni per evitare, per quanto possibile e
ponderabile, l’esposizione a fattori di
rischio e pericolo ai suoi dipendenti
che operano all’estero.
Ancora una volta assume un ruolo
fondamentale il Medico Competente che si occupa di tutelare la salute
di lavoratori che operano all’estero.
Deve puntare 1) alla stretta collaborazione alla valutazione dei rischi (tutti i
rischi), 2) alla stesura di un protocollo
sanitario mirato ma che consideri anche le ‘remote location’, 3) alla conoscenza (a mio parere anche mediante
sistemi audiovisivi elettronici) dei luoghi di lavoro 4) alla conoscenza della
situazione igienico-sanitaria dei paesi
o meglio delle regioni e località dove i
lavoratori trasfertisti si recano così da
implementare una efficace azione di
prevenzione vaccinale, farmacologica
e comportamentale.●
e-mail: [email protected]
fiscale
Semplificazioni fiscali:
speriamo sia solo l'inizio
N
ella serata del 28/11/2014 è
stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il tanto atteso
decreto sulle semplificazioni fiscali. Il decreto contiene misure per le
quali Apindustria e il Confimi impresa hanno contribuito su alcune questioni in modo significativo, per non
dire unico e decisivo.
Vanno citate in particolare, le seguenti che sono fra quelle di maggior impatto positivo per le imprese
manifatturiere:
L'abrogazione della responsabilità fiscale negli appalti
In particolare è finalmente possibile celebrare il “de profundis”
di una norma incredibile (l’art.
35 co.28 ss DL 223/2006) che è
riuscita contemporaneamente, da
una parte, ad avvallare il comportamento dei debitori intenzionati a sospendere i pagamenti e, dall’altra, a
rendere impossibile la vita a chi, invece, voleva onorare i propri debiti
nei termini ostacolando il regolare
funzionamento dei rapporti fra imprese (nuocendo negativamente al
sistema economico) e generando
una sproporzionata proliferazione
giornaliera di adempimenti amministrativi (autocertificazioni) divenuti
indispensabili per il (già difficile) incasso dei crediti commerciali.
Il tutto senza portare alcun giovamento al sistema, risultando inutile
poiché il fornitore che froda, comunque, autocertifica senza remore.
Le problematiche in tema di responsabilità solidale negli appalti ora si
concentrano solo in seno alla legge
52
Biagi (art. 29 del D.Lgs 276/2003)
nella quale è stata inserita, in capo
al committente, anche la funzione
di sostituto d’imposta, ma solo laddove quest’ultimo dovesse risultare
obbligato in solido con l’appaltatore
per il mancato pagamento delle retribuzioni e TFR, ferma restando altresì l’eventuale responsabilità solidale per contributi INPS ed Inail.
Questa, tuttavia, è un’altra storia e
a tal riguardo, limitandoci ai rapporti nel settore privato, ci pare opportuno evidenziare che la citata legge
Biagi non autorizza in alcun modo
il committente2 a sospendere il
pagamento se non viene esibito il
DURC o qualsivoglia documentazione alternativa
La comunicazione black list
È passata anche la richiesta di spostare in un’unica scadenza annuale
(anziché mensile o trimestrale) la
presentazione del quadro BL, della
comunicazione polivalente, relativo
alla comunicazione delle operazioni con controparti black list (art. 1,
co.1, del D.L. n.40/2010). Un toccasana nell’ancora troppo fitto calendario di adempimenti fiscali dal
quale, comunque, possono essere
depennate ben quindici scadenze.
La comunicazione telematica del-
le dichiarazioni d’intento
Dopo dieci anni, finalmente, si semplifica. Si trasferiscono su “pochi”
(gli esportatori abituali) gli obblighi
telematici che la norma originaria
ha, invece, posto a carico di “tanti”
(i fornitori dei citati esportatori abituali): ricadrà solo sull’esportatore
abituale (il cessionario/committente) l’onere di trasmettere telematicamente all’Agenzia delle entrate
la dichiarazione d’intento e quello
di consegnare al proprio fornitore,
oltre alla citata dichiarazione, anche
la relativa ricevuta di presentazione
all’Agenzia.
Quei “pochi”, peraltro, sono proprio quei soggetti che già devono
adoperarsi nel rilasciare la dichiarazione d’intento al fine di fruire
del beneficio offerto dall’istituto del
plafond (e cioè della possibilità di
acquistare beni e servizi in sospensione d’imposta).
Una volta superati i primi disagi legati al prossimo cambio di regole,
la semplificazione avrà il pregio di
dimezzare – a livello nazionale – gli
adempimenti in materia e soprattutto di assorbire le pesantissime
ripercussioni sanzionatorie in capo
al fornitore.
L'autorizzazione Vies
Il decreto semplificazione ha modificato la norma (art. 35 del DPR
633/72) prevedendo l’inclusione
con efficacia immediata nell’archivio VIES dei soggetti che ne fanno
richiesta in sede di apertura della
partita (oppure successivamente
con apposita istanza).
È un risultato che testimonia l’im-
portanza del ruolo della nostra Confederazione e della
nostra Associazione a presidio e difesa delle imprese e,
in particolare, delle PMI manifatturiere che rappresentano la nostra base associativa. Di semplificazione, al
pari della riduzione della pressione fiscale, avvertiamo
da troppo tempo un improcrastinabile bisogno. Le citate
novità sono quindi sicuramente positive ma riteniamo,
comunque, che i risultati ottenuti siano solo un punto di
partenza e che, per il giudizio complessivo sul decreto,
non ci si possa spingere oltre la sufficienza.
Nonostante il decreto in questione, quello degli adempimenti fiscali continua ad essere un tour de force per
365 giorni all’anno.
Nel 2015 fra le altre arriveranno nuove “semplificazioni”/adempimenti: il “730 precompilato” (con nuovi
adempimenti e oneri chiesti ai sostituiti d’imposta); la
fatturazione elettronica verso la PA (con l’obbligo di
conservazione sostitutiva a norma); per le società di
capitali, la nota integrativa in formato XBRL obbligatoria
e il rendiconto finanziario che l’OIC non si limita più a
suggerire, ma raccomandare.
Al contrario nel decreto in commento mancano all’appello misure che a nostro giudizio sono importanti (che
abbiamo già chiesto e sulle quali continueremo la nostra “battaglia”) come ad esempio:
a) l’aumento della soglia per i visti di conformità per la
compensazione dei crediti fiscali; l’eliminazione, nel reverse charge, dell’obbligo dell’autofatturazione, integrazione e doppia registrazione.
Altre nostre posizioni e proposte
in materia fiscale
Recupero Iva sui crediti insoluti
Con lo scopo di agevolare il ritorno al virtuosismo nei
pagamenti abbiamo recentemente formulato (e presentato all’Agenzia delle entrate lo scorso aprile) una nuova proposta mirata alla possibilità, tramite l’intervento
dell’Agenzia delle Entrate, di poter recuperare l’IVA sulle fatture insolute obbligando il cliente che l’ha detratta
a riversarla all’Erario. L’idea, applicabile limitatamente
al B2B, consiste, in caso di fatture insolute, di introdurre la possibilità (facoltativa) per il fornitore di emettere
nota di accredito ai soli fini Iva (recuperando quella già
versata all’Erario), costringendo il cliente (che l’ha già
detratta) a riversarla al Fisco. La nota di accredito dovrà
essere inviata telematicamente all’Agenzia delle Entrate. In questo modo l’Agenzia potrà verificare il riversamento dell’Iva da parte del cliente insolvente. Questo
l’elemento di deterrenza che dona al fornitore un’arma
che lo può aiutare nella riscossione dei propri crediti e
che dovrebbe agevolare un ritorno al virtuosismo nel
rispetto dei termini di pagamento.
Compensazione fra crediti e debiti con lo Stato
Le misure introdotte dal D.L. 35/2013 per lo sblocco dei
ritardi di pagamento della PA sono state un passaggio
necessario per risolvere una piaga inaccettabile, ma la
questione va risolta definitivamente, estendendo l’istituto della compensazione a tutti i rapporti debito/credito
(fiscali e non) fra contribuente e PA.
Il meccanismo è teoricamente semplice: se un’impresa ha dei crediti nei confronti della PA, li deve poter
utilizzare per estinguere quantomeno i rapporti con la
PA stessa. L’attuazione è sicuramente un po’ più problematica, ma le difficoltà non possono essere un alibi
e l’obiettivo va perseguito nei tempi più celeri possibili.
Irap
Eliminazione completa dell’Irap. Apindustria/Confimi
chiede una road map che porti all’eliminazione totale
nel breve periodo (max 5 anni).
Fiscalità sui capannoni produttivi
Si tratta delle case dell’impresa. Fattori produttivi, non
speculativi, che sono tassati ben 5 volte: indeducibilità
suolo ai fini Ires/Irpef ed Irap, IMU, TASI; indeducibilità dell’IMU ai fini IRAP; indeducibilità ai fini Ires/Irpef.
L’imposizione locale (IMU e TASI) è una patrimoniale
esagerata che si abbatte anche sui fattori produttivi.
Auto aziendali
Reintrodurre misure dignitose di deducibilità delle autovetture aziendali.
Acconti e prestiti forzosi
- Basta con acconti che superano il 100% dell’imposta
(dopo il 102,5% del 2013, anche nel 2014 le società di
capitali si misurano con l’acconto al 101,5%);
- Eliminare la norma sull’indeducibilità temporanea degli interessi passivi che eccedono il 30% del ROL (le
imprese hanno difficoltà ad avere credito; lo pagano di
più e sui maggiori interessi indeducibili devono pure finanziare lo Stato; le imprese non sono dei bancomat);
- Eliminare la disciplina sulle perdite sistemiche almeno
per le società che hanno un dipendente estraneo alla
famiglia.●
Economia Veronese - dicembre 2014
53
qualità & management
Francesco Domaschio
Dottore Commercialista
In cammino verso la nuova
ISO 9001:2015
O
rmai quasi ci siamo: mancano
circa 9 mesi alla revisione della
norma ISO 9001, prevista per
settembre 2015. A ottobre scorso è uscito il cosiddetto DIS – Draft of International Standard, cioè la bozza della nuova
norma proposta agli Enti di normazione
dei Paesi membri dell’ISO per gli ultimi
suggerimenti e correzioni. L’Ente di normazione competente per l’Italia è l’UNI.
Questa la road map:
- febbraio 2015: pubblicazione del Final
DIS, bozza finale della nuova norma da
sottoporre alla definitiva approvazione
degli Enti di normazione;
- settembre 2015: approvazione e pubblicazione del nuovo standard ISO
9001:2015;
- settembre 2018: termine massimo per
adottare il nuovo standard dalle organizzazioni certificate secondo la ISO 9001
versione 2008.
In pratica: tutte le organizzazioni certificate dovranno adeguarsi alla versione 2015
entro il rinnovo triennale della propria
certificazione. Ad esempio: un’azienda
che ha conseguito la certificazione ISO
9001:2008 ad aprile 2013 avrà sostenuto la prima verifica di sorveglianza entro
aprile 2014, potrà sostenere la seconda
verifica di sorveglianza ad aprile 2015 a
sua scelta con la versione 2008 o già con
quella 2015, ma dovrà adeguarsi alla ISO
9001:2015 al massimo entro aprile 2016;
quindi tutti i rinnovi triennali di certificazione successivi alla pubblicazione della
versione settembre 2015 dovranno avvenire secondo il nuovo standard.
Le novità introdotte dalla versione 2015
della ISO 9001, che sintetizziamo qui di
seguito, saranno importanti e mirate a
rendere la norma più aderente alle esigenze dettate da un’economia globalizzata e in continuo mutamento.
54
1. HIGH LEVEL STRUCTURE: la nuova struttura di alto livello è adottata per
uniformare la sequenza delle clausole
della nuova ISO 9001 alle future versioni degli altri standard ISO, quali la 14000
per l’ambiente, la 22000 per la sicurezza
alimentare, la 26000 per i sistemi etici,…
L’uniformità riguarderà anche il testo delle norme e i termini impiegati: tutto ciò si
tradurrà in un innegabile vantaggio nel
caso di aziende certificate secondo più
standard, la cui integrazione sarà perciò
più semplice ed efficace.
2. APPROCCIO PER PROCESSI: è confermata la maggiore efficacia ed efficienza del controllo delle attività aziendali,
interpretando e gestendo queste ultime
come processi interrelati in un sistema
coerente. La novità consiste nel fatto che
l’approccio per processi è coniugato esplicitamente al ciclo PDCA (vedi successivo
punto 3.), per raggiungere i risultati desiderati della politica e strategia aziendali,
e al nuovo concept dell’approccio basato
su rischi (vedi successivo punto 4.), per
prevenire i risultati indesiderati.
3. CICLO PDCA (PLAN, DO, CHECK,
ACT): la metodologia PDCA è ufficialmente proposta nella nuova ISO 9001,
sia come base per la sequenza delle
clausole dello standard, sia come strumento fondamentale per il controllo di
tutti processi del Sistema di Gestione per
la Qualità. Infatti, la struttura dei requisiti previsti nella versione 2015 della ISO
9001 segue in modo più chiaro il ciclo
di pianificazione, attivazione, controllo e
azione di miglioramento, e la modalità di
pianificazione e gestione dei processi si
conforma allo stesso ciclo.
4. APPROCCIO BASATO SUI RISCHI: il
rischio è definito nella nuova norma come
l’effetto dell’incertezza su un risultato atteso. Il rischio è da sempre implicito in un
Sistema di Gestione per la Qualità, il cui
scopo è infatti di prevenire l’insoddisfazione dei clienti, il non raggiungimento della
conformità dei prodotti offerti, la mancata
realizzazione della politica e degli obiettivi
pianificati. Con la versione 2015 il rischio
è reso esplicito e considerato sia per gli
eventi negativi che generano perdite, comunemente definiti come rischi o minacce, sia per gli eventi positivi che generano
benefici economici, comunemente definiti
opportunità. Anche se non sarà richiesto
un formale e documentato risk management system, rischi e opportunità dovranno essere considerati nell’analisi del
contesto dell’organizzazione (successivo
punto 5): questo approccio ha permesso
di ridurre i requisiti prescrittivi, sostituiti
dal requisito di prestazioni e obiettivi pianificati direttamente dall’Azienda.
5. CONTESTO DELL’ORGANIZZAZIONE: il contesto o ambiente organizzativo
comprende l’analisi e valutazione sia dei
fattori interni ed esterni che possono influire sulla capacità di conseguire i risultati
pianificati del Sistema di Gestione per la
Qualità sia le attese delle altre parti interessate (personale, fornitori, comunità di
riferimento,…): questi elementi dovranno
essere presi in considerazione sia in base
all’approccio basato sui rischi, sia in base
al ciclo PDCA, nei limiti di quanto applicabile per dimostrare la capacità di fornire
prodotti conformi ai requisiti dei clienti e ai
requisiti cogenti.
6. PRODOTTI E SERVIZI: ora si fa riferimento esplicitamente ai
servizi, quale “prodotto” offerto dall’Azienda o quale componente
del medesimo “prodotto”.
7. INFORMAZIONI DOCUMENTATE: la tradizionale distinzione
tra Manuale della Qualità, procedure, registrazioni e altri documenti del Sistema di Gestione per la Qualità è sostituita dalla più
generale richiesta di informazioni documentate, che dovranno
essere mantenute attive (es. le precedenti procedure) o conservate (es. le precedenti registrazioni); inoltre nell’attuale testo
preparatorio della norma non si fa più menzione del Manuale
della Qualità!
8. GESTIONE DELLE CONOSCENZE: è un punto decisivo,
che richiede di gestire e controllare le conoscenze acquisite nel
passato, le conoscenze attuali e quelle future che in previsione saranno necessarie, in base all’approccio basato sui rischi e
sulle opportunità, per assicurare la conformità dei prodotti e dei
servizi; si richiede anche di bilanciare opportunamente le conoscenze possedute dal personale e quelle acquisibili dall’esterno.
La nuova norma, inoltre, distingue esplicitamente le conoscenze, insieme dei saperi aziendali, dalle competenze, intese come
capacità di applicare operativamente le conoscenze e abilità nel
conseguire i risultati attesi.
9. CONTROLLO DEI PRODOTTI E DEI SERVIZI APPROVVIGIONATI DALL’ESTERNO: tutto ciò che è approvvigionato
dall’esterno deve essere in stato di controllo, indipendentemente
che si tratti di acquisto di prodotti e servizi, di svolgimento in
outsourcing di processi e funzioni, di attività svolta da un’azienda
controllata o collegata o di qualsiasi altra forma di acquisizione
da fonte esterna. Tipo ed estensione dei controlli su forniture e
relativi fornitori dovranno essere definiti considerando l’approccio basato sui rischi. Si intuisce, da questi elementi introduttivi, il
grande lavoro svolto dal Comitato Tecnico 176 dell’ISO, per preparare il nuovo standard ISO 9001 alle sfide che lo attenderanno
nei prossimi anni, ma nel 2015 avremo modo di approfondire
questo tema, e quelli correlati, nei successivi articoli e negli incontri informativi e formativi che stiamo predisponendo presso la
nostra Associazione.●
e-mail: [email protected]
previdenza
AGENTE DI COMMERCIO
PROCACCIATORE D’AFFARI
E LAVORATORE SUBORDINATO
CRITERI DIFFERENZIATORI
I
caratteri distintivi del contratto di agenzia sono
la continuità e la stabilità dell’attività dell’agente di
promuovere la conclusione di contratti per conto del
proponente nell’ambito di una determinata zona, realizzando in tal modo con quest’ultimo una non episodica
collaborazione professionale autonoma con risultato a
proprio rischio e con l’obbligo di osservare, oltre alle
norme di correttezza e di lealtà, le istruzioni ricevute dal
preponente medesimo.
Invece il rapporto di procacciatore d’affari si concreta
nella limitata attività di chi, senza vincolo di stabilità e
invia del tutto episodica, raccoglie l’interesse d’ipotetici clienti ai prodotti del preponente, trasmettendo detto
interesse all’imprenditore (preponente per l’agente) da
cui ha ricevuto l’incarico di procurare tali commissioni.
La prestazione dell’agente è stabile, avendo egli l’obbligo di svolgere l’attività di promozione dei contratti,
la prestazione del procacciatore è invece occasionale nel senso che dipende esclusivamente dalla sua
iniziativa.
Conseguentemente al rapporto di procacciamento d’affari possono applicarsi in via analogica solo le disposizioni relative al contratto di agenzia (come le provvigioni) che non presuppongo un carattere stabile e
predeterminato del rapporto, ma non anche quelle – di
legge o di contratto – che lo presuppongono, come per
esempio l’indennità di mancato preavviso e le indennità
di fine rapporto. Nelle più recenti sentenze di Cassazione Sezione Lavoro è stato affermato che la distinzione
tra le figure dell’agente (per il quale il diritto di esclusiva
previsto dall’art. 1743 c.c. costituisce un elemento naturale) e del procacciatore d’affari sono la continuità
e la stabilità dell’attività dell’agente diretta a promuovere gli affari per un preponente e non già una
limitata attività di segnalazione e/o raccolta ordini dei
clienti del tutto episodica, ancorché continuativa, ma ad
esclusiva iniziativa del procacciatore stesso, senza
che il preponente possa pretenderla, laddove non esi-
56
ste l’assunzione di un obbligo all’origine del rapporto
di procacciamento di promuovere la conclusione di un
numero indefinito di contratti nella zona assegnata.
Anche la circostanza che un procacciatore sia preposto
a tutti gli affari di una certa specie e per un certo tempo, in coordinazione con l’attività del preponete e che il
sistema della remunerazione delle fatture rilasciate con
specifica frequenza e per importi considerevoli, senza sostanziali variazioni nella modalità di gestione del
rapporto, può determinare che il rapporto formalmente
qualificato come procacciatore si concretizzi in realtà in
un rapporto d’agenzia e questo ai fini del riconoscimento del diritto alle prestazioni previdenziali e/o assistenziali nei confronti dell’Enasarco oltre che per le spettanze di fine mandato. Per quanto attiene la configurabilità
del tipo di rapporto intercorso, la mancata espressa e
formale designazione di una zona nella quale l’incarico
deve essere espletato non forma un ostacolo per escludere che si tratta di un agente a tutti gli effetti, in quanto
basta che la zona sia evincibile dal riferimento all’ambito territoriale nel quale le parti incontestabilmente
operano ossia alla volontà delle parti posta in essere
attraverso il loro comportamento.
A tal proposito risulta importante precisare che non può
avere un rilevo totale il nomen iuris (espressione latina che letteralmente significa “nome del diritto'” ed è la
definizione formale che le parti danno al loro contratto
ossia ciò che viene scritto sul contratto e che disciplina
formalmente il rapporto tra le parti. È uno degli elementi
che i giudici tengono in considerazione per determinare
il tipo di rapporto intercorso tra le parti in caso di contenzioso) utilizzato dalle parti, in quanto non è possibile prescindere mai dalla volontà dei contraenti e del
loro comportamento complessivo, anche posteriore alla
conclusione del contratto, in quanto i successivi dati fattuali assumono un rilievo prevalente rispetto agli iniziali
dati formali. L’individuazione di una tipologia o l’altra
di rapporto che si è posto in essere dipende tuttavia
dall’accertamento in fatto effettuato da parte dei giudici
nella singola fattispecie, in caso di contenzioso.
Per quanto attiene la differenza tra rapporto d’agenzia
e rapporto di lavoro subordinato l’elemento distintivo va
individuato nella circostanza che il primo ha per oggetto lo svolgimento a favore del preponente di un’attività
con organizzazioni di mezzi propri e assunzione del rischio da parte dell’agente, che è legato al preponente
da un rapporto di collaborazione e che deve fornirgli
informazioni utili al fine di valutare la convenienza degli
affari, mentre la seconda fattispecie di rapporto ha per
oggetto la prestazione di un’attività lavorativa in regime
di subordinazione, il cui risultato rientra nella sfera giuridica dell’imprenditore che sopporta il rischio dell’attività
svolta.
Il rapporto di subordinazione si distingue inoltre per il
requisito della soggezione del lavoratore al potere direttivo, con contenuto gerarchico e disciplinare e organizzativo del datore di lavoro, che impartisce ordini
specifici, oltre che esercitare una più o meno assidua
attività di vigilanza e controllo delle prestazioni lavorative, che sostanzialmente vanno a limitare la libertà del
lavoratore stesso.
Ciò, per contro, comporta per l’agente di non dover sottostare a precisi ordini impartiti nell’esecuzione della
propria prestazione lavorativa. Ma sicuramente l’elemento essenziale è il rischio in capo all’agente per l’attività promozionale svolta ed inoltre l’agente deve essere
autonomo nella scelta e nei modi di svolgimento della
stessa attività promozionale, con solo delle indicazioni
di carattere generale da parte del preponente.
Di per se non rappresenta elemento rilevante la comunicazione sistematica (con cadenza anche settimanale
) dell’agente al preponente dell’attività svolta.●
legale
Concordato preventivo
Concordato in bianco
I
l concordato preventivo è uno
strumento che la legge mette a
disposizione dell’imprenditore,
in crisi o in stato di pesante insolvenza, per evitare la dichiarazione
di fallimento attraverso un accordo
destinato a portare soddisfazione ,
anche parziale, alle ragioni creditorie.
Il termine “preventivo” significa
per l’appunto che tale accordo
ha la funzione di prevenire la più
grave procedura del fallimento
che automaticamente potrebbe
seguire a uno stato di dissesto
finanziario.
Il concordato preventivo è disciplinato da una legge del 1942 ( Regio
Decreto n.267 del 16 marzo 1942 )
e ultimamente ha subito una serie
di modifiche di consistente portata
con il preciso scopo di favorire il
risanamento e soprattutto la prosecuzione dell’attività di impresa.
Si precisa che lo scopo del concordato preventivo non è volto alla tutela dell’imprenditore
in difficoltà, ma cerca anche di
favorire i creditori garantendo
loro quantomeno una percentuale del loro credito.
Infatti, se da un lato il debitore con
l’accesso alla procedura può paralizzare ogni possibile azione esecutiva nei suoi confronti e mantenere l’amministrazione della sua
azienda, sia pure con determinati
limiti, dall’altro i creditori possono
58
evitare l’attesa dei tempi lunghi necessari per portare avanti la complessa procedura fallimentare e
conseguire, in tempi relativamente
brevi, il soddisfacimento (quantomeno parziale) del proprio credito.
Il c.d. Decreto Sviluppo convertito
con legge n.131/2012 ha portato
sostanziali novità alla disciplina
del concordato e in particolare:
• Ha modificato l’art.178 L. Fallimentare ridelineando il ruolo
dell’adunanza dei creditori, chiamandoli ad esaminare la proposta
concordataria insieme al giudice delegato e al debitore stesso;
perciò, nel processo verbale, oltre
l’inserimento dei voti favorevoli e
contrari e l’indicazione dei votanti e dei crediti, vengono inseriti
anche i dati dei creditori che non
hanno esercitato il loro diritto di
voto, nonché l’ammontare del loro
credito;
• sempre all’art.178, quarto comma, ha poi introdotto il cosiddetto
“silenzio assenso” per cui i creditori
assenti alla votazione di cui all’art.
177 L.F. possono far pervenire il
loro dissenso fino alla chiusura del
processo, in mancanza del quale
essi si presumono consenzienti, e
pertanto, sono considerati ai fini
del computo della maggioranza;
• qualora poi il commissario ritenga
che tra la fase di approvazione del
concordato ed il giudizio di omologa siano mutate le condizioni di
fattibilità del piano, tutti i creditori
verranno avvisati del mutamento
così che questi possano modificare i propri voti;
• ha introdotto il concordato in
bianco o con riserva che permette all’imprenditore di beneficiare
immediatamente degli effetti che
derivano dall’apertura della procedura concordataria; anche in presenza di una domanda incompleta
del piano, della proposta o di parte
della documentazione, si ha ugualmente diritto all’interruzione o alla
sospensione delle azioni esecutive
intraprese da parte dei singoli creditori nei confronti dell’imprenditore, c.d. Automatic stay ,che opera,
a norma dell’art. 168 L.F. dalla pubblicazione del ricorso nel registro
delle imprese ad opera del cancelliere entro il giorno successivo
al deposito della domanda in cancelleria. Tale paralisi si estende,
per effetto della novella legislativa,
anche alle azioni cautelari, ma non
ai procedimenti a cognizione piena
già instaurati o instaurati successivamente alla presentazione della
domanda di concordato; la presentazione di domanda di concordato
con o senza riserva travolge le ipoteche giudiziali iscritte nei novanta
giorni anteriori alla pubblicazione
del ricorso.
Importanti modifiche hanno poi riguardato la sorte dei contratti in
corso di esecuzione al momento
del deposito della domanda di concordato in quanto il tribunale ha la
possibilità di autorizzare il debitore
a sciogliersi dai contratti in corso,
se ciò si rilevi più favorevole al superamento della crisi.
Ulteriori modifiche sono poi state introdotte con il cosiddetto
Decreto Del Fare del 2013.
Un punto del concordato preventivo merita attente precisazioni: Il
c.d. Preconcordato.
Tale possibilità, da strumento di
garanzia dei creditori e salvaguardia degli attivi aziendali si è spesso
trasformato, nella prima fase di applicazione della norma, in un mero
artifizio normativo teso semplicemente al differimento di un dissesto
aziendale conclamato e irreversibile. Tale situazione, severamente
lesiva dei diritti dei creditori sociali, ha creato una copiosa casistica
giurisprudenziale che ha indotto il
legislatore ad intervenire mediante
una modifica normativa che potesse consentire il monitoraggio di
quella fase particolarmente delicata per l’azienda e per i creditori
sociali che va dalla presentazione
della domanda “in bianco“ al decreto di ammissione alla procedura da
parte del Tribunale, al fine di evitare abusi ed utilizzi illeciti della procedura in questione.
Il concordato con riserva o “in
bianco“ è stato concepito dal
legislatore con l’unico scopo di
anticipare la protezione del patrimonio sociale permettendo così
la preservazione degli asset finalizzata ad un migliore soddisfacimento dei creditori sociali.
Tale scopo è stato spesso disatteso, essendo stata la procedura
introdotto dal D.L. 83/2012 spesso utilizzato esclusivamente con
fini dilatori, a seguito ad esempio
di istanze di fallimento presentate
dai creditori sociali e a fronte di un
piano di risanamento tutt’altro che
definito o fattibile o potenzialmen-
di nominare un commissario giudiziale cui il debitore istante dovrà
mettere a disposizione le scritture
contabili secondo quanto disposto
dall’Art.170 L. Fall. che dovrà inoltre vigilare su eventuali condotte
del debitore non consone allo spirito della normativa in questione.
L’imprenditore dovrà presentare
non solo una fedele rappresentazione della gestione finanziaria della sua impresa, ma anche
e soprattutto un informativa
sull’attività compiuta in merito
alla predisposizione della proposta e del piano di risanamento,
che dovranno essere assolti con
cadenza mensile e sotto la vigilanza del Commissario.
A tale proposito, si nota come l’effetto disincentivante dei correttivi
normativi e una stretta dei Tribunali
sulla valutazione delle domande
concordatarie in generale hanno
notevolmente ridotto il numero dei
concordati ammessi e approvati da
parte dei creditori sociali.
Si parla spesso, nelle aule dei Tribunali, della possibilità di un’ulteriore modifica normativa che potrebbe
restituire vigore e credibilità alla
te attuabile. Il risultato, come detto
nei precedenti paragrafi, è stato un
elevata percentuale di domande
non ammesse oppure sfociate in
fallimenti, che hanno obbligato il
legislatore a porre dei paletti conferendo ai Tribunali maggiori poteri
di controllo. Il comma 6 dell’art.161
L.Fall. è quindi stato ulteriormente
modificato nella parte in cui viene
conferita al Tribunale la possibilità
procedura concordataria e cioè la
possibilità di poter far emergere ancora più tempestivamente lo stato
di crisi di un impresa mediante la richiesta di apertura della procedura
concorsuale direttamente da parte
del creditore, previa acquisizione
di una serie di informazioni societarie che , però, necessariamente
dovrebbero risultare accessibili e
fruibili ai terzi.●
Economia Veronese - dicembre 2014
59
legale
Pierluigi Fadel Avvocato
IL FONDO PATRIMONIALE
I
l fondo patrimoniale è uno strumento attraverso il
quale uno dei coniugi, entrambi o un terzo vincolano determinati beni destinandoli ai bisogni della famiglia. La proprietà dei beni che costituiscono
il fondo, infatti, salvo diversa disposizione nell'atto
che costituisce il fondo, spetta ad entrambi i coniugi.
Il fondo patrimoniale rappresenta una parte
separata del patrimonio dei coniugi, vincolata
al soddisfacimento dei bisogni della famiglia e
60
gode di una particolare disciplina essendo un
atto di liberalità.
Il fondo patrimoniale può essere costituito da:
• un solo coniuge;
• entrambi i coniugi;
• un terzo: sia con atto pubblico (è necessaria l’accettazione di entrambi i coniugi per la costituzione
del fondo) sia con testamento.
Per costituire un fondo patrimoniale occorre essere
sposati ancorché lo stesso possa essere costituito
in vista di un futuro matrimonio, ma in tal caso l’atto
costitutivo sarà condizionato alla celebrazione del
matrimonio stesso. In questo caso, però, si dovrà
distinguere se la costituzione è effettuata da un terzo a favore dei due fidanzati, l’atto sarà valido con
l’indicazione delle generalità degli sposi e si perfezionerà con la loro accettazione, l'efficacia dell'atto
efficace si avrà con la celebrazione del matrimonio
se la costituzione è disposta da uno solo dei fidanzati sarà necessario che anche l’altro futuro sposo
partecipi alla stipulazione dell’atto, anche in questo
caso l'efficacia sarà subordinata alla celebrazione
del matrimonio. L'amministrazione del fondo patrimoniale è regolata dalle stesse norme che disciplinano l’amministrazione della comunione legale si
dovrà, pertanto, distinguere tra ordinaria amministrazione e straordinaria amministrazione nel primo
caso sarà disgiunta mentre nel secondo richiederà
una condivisione congiunta. Possono far parte del
fondo patrimoniale i beni immobili, i beni mobili registrati, le universalità di mobili, i titoli di credito. Una
volta costituito un fondo patrimoniale è necessario procedere all'annotazione a margine dell'atto di
matrimonio. Tale annotazione è indispensabile per
far sì che il fondo patrimoniale diventi opponibile a
terzi e laddove il fondo ricomprenda anche beni immobili sarà necessario procedere alla trascrizione
presso la conservatoria dei registri immobiliari. Una
volta costituito il fondo può essere modificato sia
relativamente alla disciplina sia per quanto riguarda la composizione, le modificazioni alla disciplina
richiederanno il consenso di tutte le persone, o dei
loro eredi, che sono state parti nell’atto costitutivo.
Il fondo patrimoniale, invece, si estingue per: annullamento; scioglimento; cessazione degli effetti civili
del matrimonio. Il fondo se si è in presenza di figli
minori, dura fino al raggiungimento da parte loro
della maggiore età. Con la costituzione del fondo
patrimoniale i beni che ne fanno parte non possono
essere soggetti a esecuzione forzata per debiti che
il creditore sapeva essere stati contratti per scopi
estranei ai bisogni della famiglia. In ultimo si fa presente che per i debiti sorti prima della costituzione
del fondo, i creditori potranno proporre l’azione revocatoria ordinaria entro 5 anni dalla costituzione
del fondo (sempre che dimostrino che il fondo è
legale
stato creato al solo scopo di frodare i creditori). Sotto il profilo,
invece, della legge fallimentare,
il fondo è inefficace anche se la
costituzione è avvenuta nei due
anni precedenti la dichiarazione
di fallimento.
Sempre
più
frequentemente
ci viene richiesto di fornire assistenza contrattuale a nostre
aziende che intendono avviare
rapporti commerciali con clienti
esteri complice anche e soprattutto la recessione che attanaglia
il nostro Paese che pare non favorire gli scambi commerciali.
La voglia di estero va sicuramente incentivata senza, però, non
sottovalutare quelli che potrebbero essere i rischi contrattuali e
di credito sottostanti.
È, infatti, bene sapere che alla
base di ogni intesa contrattuale
vi deve essere un contratto redatto in modo chiaro, sintetico e
possibilmente sicuro posto che in
caso di contestazione l'imprenditore deve poter fare valere le proprie ragioni in Italia al fine così di
62
ottenere una pronuncia giudiziale in tempi brevi e certi; diversamente si dovrebbe affrontare una
controversia giudiziale all'estero
con tutto ciò che questo potrebbe comportare in termini di costi
e tempi.
Fondamentale, quindi, nel contratto prevedere la competenza
del tribunale e la norma di diritto
sostanziale di riferimento applicabile.
Una volta stabilita la regola processuale applicabile si dovrà
prevedere anche la modalità di
pagamento che dovrà garantire
l'imprenditore da spiacevoli sorprese.
A questo riguardo una modalità
che viene suggerita è la lettera di
credito irrevocabile, nulla di difficile ma anche a questo riguardo
tale strumento andrà "maneggiato" con la massima attenzione.
Volendo esemplificare, e riservando gli aspetti tecnici ai professionisti incaricati dall'imprenditore, la lettera di credito, che
dovrà essere rilasciata nella
forma irrevocabile, costituisce
un impegno di pagamento che
le banche prescelte dall'imprenditore e dal cliente dovranno osservare. In particolare la banca si
dovrà impegnare a soddisfare il
credito sol con la verifica dell'esatta rispondenza dei documenti,
si parla difatti, nel gergo tecnico,
di credito documentario. Questo
sta a significare che l' unica verifica che la banca sarà tenuta ad
effettuare sarà solo in relazione
alla regolarità dei documenti ad
esempio: fattura, bolla di consegna, polizza di carico, ecc., una
volta verificata la regolarità della
documentazione e verificata la
tempistica concordata si dovrà
provvedere al pagamento e si
dovrà, quindi, prescindere dal
merito quale circostanza sottostante all'emissione della documentazione, insomma una sorta
solo di controllo di legittimità. In
particolare, se vogliamo andare
più nello specifico, e se vogliamo
esemplificare ulteriormente, un
credito documentario può essere
definito come l'impegno scritto di
una banca (Emittente) emesso
per ordine di un compratore (Ordinante) a favore di un venditore
(Beneficiario) ad effettuare un
pagamento (a vista o differito)
contro ritiro di determinati documenti giudicati conformi al testo
del credito stesso.
È il testo del contratto, il c.d. regolamento negoziale, che definisce quali documenti dovranno
essere presentati e con quali
caratteristiche, il documento più
importante per queste operazioni
rimane, comunque, il documento
di trasporto, che attesta l'avvenuta spedizione della merce.
Nelle transazioni commerciali ed
in particolare nel commercio internazionale le parti risiedono di
regola in luoghi distanti e sovente hanno difficoltà a concludere
affari perché hanno esigenze di
salvaguardia diverse e contrapposte, il credito documentario è
lo strumento che la prassi bancaria e commerciale hanno messo
a punto per ovviare a questo inconveniente.
Nei contratti internazionali, il
principale rischio che ciascuna
parte si trova a fronteggiare è l'inadempimento contrattuale della
controparte come ad esempio: la
mancata spedizione della merce
da parte del venditore, la spedizione tardiva, il mancato pagamento da parte dell'acquirente.
Il credito documentario nasce
appunto per mitigare questo rischio, in quanto chi spedisce (il
venditore, beneficiario del credito) può fare affidamento sul fatto
che, se rispetterà tutte le condizioni del credito, il suo credito
verrà soddisfatto da una banca,
mentre chi acquista è consape-
vole che la propria banca pagherà solo a fronte di presentazione
di documenti conformi, e che in
particolare la spedizione ha avuto luogo nei modi e nei termini
prestabiliti.
Fondamentale, quindi, verificare
i documenti che dovranno essere
poi riconosciuti e confermati dalla banca chiamata al pagamento
opportuno quindi farsi rilasciare in copia la bozza di lettera di
credito e i documenti a corredo.
Diversamente altre modalità di
pagamento individuate dalle parti esporrebbe l' imprenditore ad
un rischio di insoluto soprattutto
quando la relazione commerciale
è occasionata dal web senza che
vi sia una storicità del rapporto (cliente di vecchia data) che
possa in qualche modo costituire
un'implicita garanzia.●
e.mail: studio@studiofadel&polati.it
il punto
La politica
ai competenti
B
utto giù questi pensieri, mentre intorno lo
sciabordio di richiami natalizi e festivi si
infrange sulle nostre stanchezze. Ci hanno insegnato che il tempo di Natale è tempo di
silenzio. Non tanto o soltanto quello mistico di
chi possiede qualche ragione di fede. Perché
sia reale silenzio è necessario prima di tutto
sentire intorno il sapore della calma. Quando,
finita una giornata di lavoro, ci si siede finalmente con la mente sgombra dalle preoccupazioni che ci hanno accompagnato, quello è il
momento in cui il silenzio comincia a impadronirsi della nostra mente. Finito… l’assedio, si
entra nello spazio della disponibilità interiore.
Silenzio non è assenza di suoni o di persone,
quanto compostezza, equilibrio di valutazione,
disponibilità all’ascolto. È come se la strada
che conduce al centro della nostra vita iniziasse a decongestionarsi, mettendo ordine al traffico che la attraversa.
Ovvio che questo orizzonte di compostezza interiore non ha bisogno soltanto di una poltrona
alla quale affidare le nostre stanchezze fisiche.
Spesso il rumore del “traffico” interiore continua senza trovare soluzione, congestionato
dai troppi ingorghi che si verificano. Talvolta è
la preoccupazione per gli affari, con l’asta che
segna da tempo al ribasso come il serbatoio di
un’auto in riserva. Altre volte a far da tarlo sono
le inquietudini familiari o i segnali di insicurezza sociale. Come se questo non bastasse, è
lo scenario politico a togliere luce all’orizzonte.
Non penso, e lo preciso subito, al governo e
alle sue proposte e neppure alle pessimistiche
previsioni che ci arrivano dagli osservatori internazionali. Ciò che mette inquietudine è l’emergere di una cultura politica, che sembra
aver smarrito assolutamente ruolo e obiettivi.
Lo scenario squallido della “mafia capitolina”
non è soltanto il termometro di una febbre da
delinquenza. È più profondamente, il Dna di
una concezione della politica, intesa solo come
opportunità di arricchimento.
Economia Veronese - dicembre 2014
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Se Tangentopoli non ha insegnato nulla, come ci raccontano i vari casi di malversazione,
da Lusi a Greganti, da Penati
al Mose, abbracciando un panorama partitico assolutamente omogeneo nella disonestà,
ciò significa che la patologia
si è trasformata in cultura del
furto. Una sorta di inclinazio-
ne viziosa, dove i vantaggi e
le giustificazioni razionali che
si portano a favore della corruzione, finiscono per impe-
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dire qualsiasi sussulto etico
col quale misurare coscienze
sclerotiche, ormai incapaci di
valutazioni morali.
Si dice che anche in passato
la politica avesse i suoi bei
vantaggi. Ed è vero. Ma con
una piccola differenza rispetto
ad oggi. I politici di un tempo
erano dei professionisti, usciti
spesso da gavette lunghissime dove avevano maturato
esperienza e competenza, i
quali facevano politica maiuscola. Che poi da questo lavoro ne uscissero privilegi era
cosa che veniva da sé. Oggi,
accantonata preparazione e
competenza, si punta esclusivamente al vantaggio. Spesso
un’alternativa al lavoro, quello
dove, per vivere, ci vorrebbero
testa e sudore. Luigi Barzini
sosteneva che «fare il giornalista era sempre meglio che
lavorare». Provocazione che
oggi ben si adatterebbe a tanta politica politicante.
C’è nostalgia per una politica fatta da gente preparata e
competente. Purtroppo anche
questa convinzione sta uscendo dal sentire diffuso. Nei giorni scorsi Berlusconi ha proposto la candidatura a sindaco
di Venezia della piacente signora della Tv, certa Mara Venier. Bella donna e intelligente. Niente da dire. Ma quale
competenza politica potrebbe
avere la signora Venier, al di
là del fatto d’essere uno specchietto di allodole per elettori
avidi di gossip? Purtroppo sta
passando l’idea che sia la visibilità il criterio nella scelta
dei candidati. Come a dire che
l’importante è far bottino di numeri, poi, una volta ottenuto il
potere, sarà la testa di pochi
a gestirlo. Ma che razza di democrazia è mai questa?
Oltretutto è così che la competenza esce di scena, lasciando
il governo delle città e del Paese in mano a burattinai che
tirano le fila dietro le quinte.
Ma voi, cari lettori, dite fuori
dai denti: se aveste bisogno di
un intervento chirurgico scegliereste un medico da salotto
televisivo o un professionista
di sicura competenza?
Domanda retorica con risposta ovvia, da applicare all’ambito politico.
Prima che il fondo del barile ci
tolga, spiando in alto, anche la
fioca luce della speranza.●
Tse Tse
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