A: COMUNE DI ROSIGNANO MARITTIMO Via dei Lavoratori n. 21 57016 Rosignano Marittimo (Livorno) Università degli Studi di Siena Dipartimento di Scienze Ambientali “Giacomino Sarfatti” Progetto STUDIO DEL FENOMENO DI FORMAZIONE DI SCHIUME NELLE ACQUE DI MARE ANTISTANTE IL TRATTO DI COSTA COMPRESO NEL TERRITORIO COMUNALE DI ROSIGNANO MARITTIMO Responsabile Prof. Silvano Focardi Dipartimento di Scienze Ambientali “G. Sarfatti” Università degli Studi di Siena Via Mattioli, 4 53100 Siena Italia OGGETTO: Trasmissione della relazione finale di progetto. Siena, 31 Marzo 2010 - 1 -163 . GRUPPO DI LAVORO RESPONSABILE SCIENTIFICO: PROF. SILVANO FOCARDI DIPARTIMENTO DI SCIENZE AMBIENTALI “G. SARFATTI” UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI SIENA VIA MATTIOLI, n. 4. 53100, SIENA E-mail: [email protected] L’attività è stata svolta nell’ambito di una convenzione per le attività di ricerca congiunta tra il Dipartimento di Scienze Ambientali dell’università degli Studi di Siena ed il Polo Universitario Grossetano (Centro ricerche ecologia acquacoltura e pesca, Ecolab). GRUPPO DI RICERCA CONGIUNTO: Dr. Monia Renzi, PhD ricercatore, coordinatore di progetto; Dr. Milva Pepi, PhD ricercatore, responsabile del settore microbiologico; Dr. Guido Perra, PhD, responsabile ricerca Aree Marine Protette; Dr. Arianna Lobianco, PhD student, microbiologia; Dr. Andrea Giovani, PhD student, contaminazione di sistemi costieri e macrofite; Dr. Elena Mari, contrattista, chimica acque; Dr. Marcella Ruta, PhD, microbiologia; Dr. Valerio Volpi, PhD, assegnista, GIS e telerilevamento; Dr. Cristiana Guerranti, PhD, assegnista, contaminazione del biota; Dr. Michela Mariottini, PhD, tecnico strutturato; Sig.ra Marzia Quaglia, tecnico strutturato; Sig.ra Francesca Cossu, segreteria. La presente relazione riepiloga i primi risultati conseguiti dalle attività di ricerca condotte dai partners coinvolti nel progetto finanziato dal Comune di Rosignano Marittimo – Servizi Ambiente e Sicurezza. - 2 - -163 . SOMMARIO 1. INTRODUZIONE ...........................................................................................................................- 4 1.1. Obiettivi previsti dal progetto 1.2. Linee di ricerca 1.3. Cronoprogramma -5-5-7- 2. RACCOLTA ED ANALISI CRITICA DELLE INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE (LINEA 1)..............- 8 2.1. Alterazione dei sistemi marino-costieri -82.2. Caratteristiche generali dell’ecosistema marino costiero del Tirreno centro-Meridionale e da Scarlino a Livorno. - 10 2.3. Le emulsioni schiumose nella zona marino-costiera di Rosignano Marittimo - 13 2.4. Possibili fattori scatenanti il fenomeno delle formazioni schiumose in mare - 13 2.5. Criticità antropiche presenti nel sistema di studio - 15 2.6. Qualità delle acque costiere dell’Arcipelago Toscano, sintesi - 19 2.7. Contesto normativo di riferimento - 21 2.8. Dati relativi alle presenze turistiche - 23 - 3. ATTIVITÀ COMUNI ALLE LINEE DI RICERCA 2,3,4 ....................................................................- 26 3.1. Selezione delle matrici ambientali di interesse per lo studio 3.2. Elaborazione statistica dei dati 3.3. Georeferimento e cartografia - 26 - 28 - 29 - 4. RECUPERO ED ELABORAZIONE DEI DATI PREGRESSI (LINEA 2)..............................................- 31 4.1. Criteri generali 4.2. Risultati relativi alle prime elaborazioni effettuate sui dati acquisiti da ARPAT - 31 - 39 - 5. MONITORAGGIO VISIVO DEL FENOMENO (LINEA 3) .................................................................... 58 5.1. 5.2. 5.3. 5.4. 5.5. Vantaggi relativi all’impiego di volontari Problematiche riferibili all’impiego di volontari Protocollo di rilievo adottato dai volontari CASM Standardizzazione dei protocolli operativi di prelievo Primi risultati conseguiti 58 58 58 61 61 6. ATTIVITÀ ANALITICA INTEGRATIVA (LINEA 4)............................................................................. 67 6.1. Metodologia di campionamento 67 6.2. Specifiche per l’esecuzione delle analisi e metodiche adottate relativamente ai campioni di schiume ed acque 69 6.3. Specifiche per l’esecuzione delle analisi e metodiche adottate relativamente ai campioni di sedimenti ed organismi 71 6.4. Assicurazione della qualità del dato analitico dell’analisi chimica 76 6.5. Metodiche relative alle indagini microbiologiche 78 6.6. Risultati e discussione 83 -Primi risultati relativi delle analisi chimico-fisiche sui campioni di acque e schiume ................................... 85 -Risultati delle analisi microbiologiche effettuate sulle acque e sulle schiume ............................................ 92 -Risultati relativi alle stazioni di Controllo .............................................................................................. 110 7. ELABORAZIONI STATISITCHE E GEOSTATISTICHE DELLA CAMPAGNA 2009 ............................. 132 8. CONSIDERAZIONI SINTETICHE................................................................................................... 153 9. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI .................................................................................................... 158 - 3 - -163 . 1. Introduzione Il Comune di Rosignano Marittimo da anni è interessato dall’insorgere periodico di schiume dense e persistenti lungo la fascia costiera di sua competenza, ricorrenza particolarmente evidente durante il periodo estivo con conseguenti ripercussioni negative sull’economia locale. Nel corso degli anni sono stati condotti, anche da parte di enti di ricerca (Università degli Studi di Firenze, 2000) e di agenzie regionali (ARPAT, 2004) analisi e studi mirati alla comprensione del fenomeno allo scopo di realizzare interventi gestionali finalizzati al contenimento dello stesso. Nell’ambito di questi studi sono stati presi in considerazione campioni d’acqua prelevati dalle formazioni schiumose presenti all’interno del canale di comunicazione delle acque reflue dell’impianto con quelle marine, Fosso Bianco. I risultati ottenuti dall’Università di Firenze hanno evidenziato la presenza consistente di carbonato di calcio, lipidi e surfattanti in concentrazioni che, sebbene significative, non sembravano tali da determinare il fenomeno nelle intensità riscontrate. Una possibile concausa individuata nello studio era relazionata alla crescita di batteri filamentosi, in particolare batteri attinomiceti. Anche in questo caso, tuttavia, i livelli riscontrati non hanno permesso un’evidente correlazione con il fenomeno. Ad oggi, nonostante gli sforzi condotti, non sono state individuate le principali cause del fenomeno, per questo il Comune di Rosignano Marittimo ha deciso di finanziare al Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università degli Studi di Siena (DiScAm) la realizzazione di un progetto finalizzato ad indagare le possibili dinamiche alla base delle formazioni. Il progetto della durata complessiva di 18 mesi, è stato articolato in due fasi di nove mesi ciascuna. Le attività condotte dal DiScAm sono state svolte in convenzione con il Polo Universitario Grossetano ed in collaborazione con l’Agenzia Servizi Ambientali SpA di Livorno – Gestione impianti di depurazione (ASA), l’Agenzia Regionale Protezione Ambiente Toscana, Dipartimento provinciale di Livorno ed ARPAT Area Mare (ovvero Area per la Tutela dell'ambiente Marino, Lagunare, Lacustre, Costiero e dell'ittiofauna), i volontari del Centro di Assistenza Soccorso in Mare (CASM) di Rosignano. Al progetto hanno preso parte in forma di collaborazione occasionale anche altri partners (Conisma, Diving ecc) espressamente indicati nella relazione. Si è creata una piattaforma operativa che coinvolgesse i rappresentanti delle strutture suddette in attività di progettazione allo scopo di sviluppare una sinergia volta a consentire la costruzione di un percorso conoscitivo condiviso con procedure concordate ed a favorire lo scambio, l’integrazione e la rielaborazione critica di dati attuali e pregressi di proprietà di ogni singolo partner. Il presente documento costituisce la relazione relativa ai risultati conseguiti nel corso dei diciotto mesi di attività. - 4 - -163 . 1.1. Obiettivi previsti dal progetto Gli obiettivi preposti dal progetto nell’ambito dei diciotto mesi di attività sono riassunti a seguito: 1-Individuazione delle possibili cause scatenanti il fenomeno delle emulsioni in mare con particolare riguardo nella definizione della loro natura (antropica, naturale, mista), di fattori sinergici e della valutazione di una possibile origine del fenomeno anche da dinamiche globali e/o esterne al sistema di studio; 2-Valutazione dell’eventuale impatto dello scarico proveniente dal Fosso Bianco sulla qualità delle acque marino-costiere con particolare riferimento alle problematiche oggetto di studio; 3-Analisi delle problematiche non risolte da indagini pregresse; 4-Valutazione della possibilità di effettuare interventi mirati al contenimento del fenomeno. 1.2. Linee di ricerca Il raggiungimento dei suddetti obiettivi ha previsto lo sviluppo contestuale di diverse linee di attività: Linea 1- Raccolta ed analisi critica delle informazioni bibliografiche. La principale difficoltà nelle attività di ricerca in ambiente marino-costiero è rappresentata dal fatto che le dinamiche coinvolte nella manifestazione di un fenomeno ecologico sono spesso complesse ed implicano diversi comparti ambientali in grado di autodeterminarsi reciprocamente. La comprensione di questi processi non può esulare dalla conoscenza delle molteplici relazioni reciproche che governano l’area in esame in un approccio quanto più possibile multidisciplinare e sistemico. Questo implica la necessità di acquisire dati disponibili riguardo le specifiche dinamiche del sistema di studio. In questo senso, la ricerca bibliografica condotta è stata finalizzata all’acquisizione, valutazione ed analisi di lavori pregressi disponibili in rete e nelle banche dati bibliotecarie allo scopo di ottenere un primo quadro conoscitivo quanto più completo possibile che consentisse lo sviluppo di programmi di lavoro ed ipotesi sperimentali idonee alla realtà specifica. Le informazioni ricercate hanno riguardato in sintesi: -le dinamiche connesse alla specifica problematica del sistema marino costiero mediterraneo ed in particolare del sistema marino da Livorno a Scarlino; -le principali caratteristiche correntometriche, morfologiche, sedimentologiche, meteorologiche, idrometriche del bacino; -le relazioni con i bacini imbriferi terrestri ed i principali corpi fluviali; -le biocenosi e le associazioni presenti, -l’uso prevalente del territorio le principali fonti di impatto antropico presenti, lo sfruttamento delle risorse dell’area di studio; -i dati relativi ai livelli di contaminazione ambientale; -gli indici di qualità delle acque. Queste informazioni di cui si riporta un riepilogo sintetico hanno consentito di individuare zone critiche e zone di controllo, strategie sperimentali e di monitoraggio agevolando l’interpretazione critica dei risultati. Linea 2- Raccolta ed elaborazione dei dati esistenti. Dal confronto tra i membri del gruppo di lavoro è emersa subito l’esistenza, seppure in forma estremamente frammentata e disomogenea di un gran numero di dati analitici sull’area in esame sia per quanto riguarda le matrici ambientali (sedimenti, colonna d’acqua) che il biota (molluschi bivalvi, fito e zooplancton). - 5 - -163 . Sono stati messi a disposizione da parte dell’ASA i dati analitici relativi al funzionamento, alla manutenzione ed alle procedure di controllo delle emissioni dell’impianto di depurazione dei reflui civili. L’ARPAT ha, invece, fornito i dati acquisiti nell’ambito delle campagne di monitoraggio effettuate in ottemperanza delle disposizioni relative alla Legge n. 152/991, al controllo delle acque per la balneazione ed al monitoraggio effettuato nell’area marina prospiciente la zona industriale Solvay (osservatorio). Questa fase ha previsto la raccolta da parte del DiScAm del materiale fornito da tutti i partners, l’uniformazione dei dati rispetto all’unità di misura ed al periodo storico, l’inserimento per ogni stazione di prelievo della corrispondente coordinata spaziale, la creazione di un database sintetico ed omogeneo secondo criteri standard che consentisse di effettuare elaborazioni statistiche e descrittive ritenute di interesse per la specifica indagine. Linea 3- Monitoraggio visivo del fenomeno. Le segnalazioni ottenute fino a questo momento riguardo il monitoraggio del fenomeno sono state sporadiche e puntiformi e non si hanno coordinate geografiche né riferimenti a condizioni meteomarine che potrebbero essere utili per comprendere le dinamiche di formazione e spostamento delle masse schiumose nonché di eventuali ricorrenze stagionali. Si è deciso, pertanto, di elaborare un questionario da sottoporre ad osservatori volontari del Centro di Assistenza Soccorso in Mare (CASM) di Rosignano allo scopo di monitorare visivamente il fenomeno e di acquisire dati con cadenza possibilmente giornaliera. Linea 4- Attività analitica integrativa. Si è concordato di integrare le indagini effettuate periodicamente da ARPAT con analisi aggiuntive condotte su campioni di acqua, schiuma, sedimento ed organismi sia su stazioni interne all’area di studio che su aree di controllo opportunamente selezionate ed indicative delle dinamiche generali del bacino in cui l’area stessa è inserita. In particolare si è provveduto ad effettuare: 1- analisi sulla colonna d’acqua nella fascia costiera da Rosignano Solvay a Castiglioncello, in una zona solitamente interessata dalle formazioni schiumose secondo quanto riportato dai dati CASM (2008) ed in stazioni aggiuntive non comprese nel piano standard di monitoraggio ARPAT. Nel corso del 2009 sono state effettuate due campagne estese primaverile (aprile) ed estiva (luglio) allo scopo di effettuare perlievi e misure su 66 stazioni localizzate nell’area di studio a tre quote batimetriche di profondità. Queste indagini sono state effettuate dopo opportune verifiche reciproche ed adattamenti secondo un protocollo analitico ed operativo paragonabile. Lo scopo è stato quello di consentire l’elaborazione di cartografie georeferite dei parametri ritenuti maggiormente significativi. Su queste stazioni sono state condotte, ove possibile, le seguenti analisi: -principali descrittori chimico-fisici delle masse d’acqua; -principali descrittori microbiologici; contaminanti ambientali; -principali macronutrienti; -ricerca di proliferazioni microalgali e/o di mucillagini. 2- analisi chimico-fisiche nei campioni di acque e schiume prelevati dagli operatori volontari CASM e DiScAm durante le manifestazioni acute del fenomeno. 3- studi microbiologici di dettaglio finalizzati all’individuazione di ceppi batterici filamentosi ed idrocarburo degradanti per chiarire la possibile origine del fenomeno legata alla loro presenza. 1 Il Decreto Ministeriale n. 152/99 è stato attualmente integrato e completamente sostituito dal D.L.vo n. 152/06, noto anche come testo unico sull’ambiente. Si è deciso, tuttavia di lasciare a riferimento il precedente decreto perché i dati forniti da ARPAT sono stati acquisiti con le modalità e secondo i parametri in esso previsti. - 6 - -163 . 4- selezione e caratterizzazione delle aree di controllo, campionamento delle matrici ambientali (acqua, sedimento, organismi, schiuma se presente) ed analisi chimica dei principali parametri. Le aree di controllo individuate come di interesse specifico sono state: controllo 1 (C1, stazione a basso impatto antropico presunto senza evidenza del fenomeno), controllo 2 (C2, stazione ad impatto antropico elevato in cui non è documentata la manifestazione recente del fenomeno), controllo 3 (C3, stazioni interne all’area di indagine). Su queste matrici sono state effettuate indagini chimico-fisiche e microbiologiche. Si è individuato, in particolare, le isole delle Aree Marine Protette dell’Aricipelago Toscano (C1); l’area marina costiera di Orbetello e l’Isola di Giglio e Giannutri (C2); le stazioni di Bandiera Blu localizzate a Sud del comune di Rosignano Marittimo (C3). I dati relativi ai controlli sono stati inseriti in un unico database sintetico per effettuare le analsi statistiche. 1.3. Cronoprogramma Si riporta a seguito (tab. 1.1) il cronogramma (diagramma di Gnatt) relativo alle attività condotte durante i primi nove mesi (nero) ed alle attività effettuate nella seconda parte di progetto (grigio). Fasi 1 2 3 4 Mesi 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 Campionamento Analisi chimiche acque, schiume, sedimenti Fase I Analisi microbiologiche prelievi mucillagini Elaborazione dati Raccolta dati bibliografici Campionamenti Fase II Analisi sedimento Analisi mucillagini Analisi di conferma Elaborazione dati Cartografia Report finale Tabella 1.1. - Cronoprogramma delle attività. - 7 - -163 . 2. Raccolta ed analisi critica delle informazioni bibliografiche (Linea 1) Si riporta a seguito una sintesi delle principali problematiche relative agli ecosistemi marinocostieri Mediterranei ed al sistema oggetto di studio emerse dalla ricerca bibliografica condotta. 2.1. Alterazione dei sistemi marino-costieri Attualmente più di tre miliardi di persone nel mondo vivono in prossimità della fascia marina costiera. La rapida crescita demografica, l’industrializzazione e l’agricoltura intensiva hanno fortemente influito sugli scarichi che arrivano direttamente o indirettamente alla fascia costiera. In più, la diffusione di impianti chimici, le raffinerie, le metropoli, il boom dei traffici marittimi pericolosi, lo sfruttamento a fini energetici dei fondali marini, la pesca incontrollata, l’uso dissennato della nostra fascia costiera hanno determinato un’alterazione del Mediterraneo compromettendo in alcune aree le condizioni qualitative del mare nostrum. -Caratteristiche generali del Mediterraneo La superficie approssimativa del Mar Mediterraneo è di 2,51 milioni di km² ed ha uno sviluppo massimo lungo i paralleli di circa 3700 km. È un mare con modesti flussi di ricambio, tanto da essere considerato un mare "chiuso", e comunica con il resto del sistema oceanico principalmente attraverso lo stretto di Gibilterra, dal quale entrano acque superficiali atlantiche fredde e povere di nutrienti e con il Mar Rosso attraverso il Canale di Suez. Nella parte Est attraverso il mar di Marmara, tramite i Dardanelli e il Bosforo, è collegato al mar Nero. Inoltre, l'evaporazione supera di molto sia l'apporto delle precipitazioni sia l'afflusso delle acque dei fiumi e del Mar Nero. Il ricambio idrico totale del Mediterraneo è dunque molto lento e si completa in circa cento anni (Cognetti et al., 1999). Questo fatto fa sì che la concentrazione di sostanze nutrienti o di inquinanti chimici raggiunga livelli preoccupanti. Le maree sono molto limitate anche a causa dello scarso collegamento con l'oceano, che limita la massa d'acqua complessiva investita dal fenomeno. -Contaminazione chimica Lungo le coste del Mediterraneo vivono circa 136 milioni di persone, i cui rifiuti, siano essi civili o legati alle varie attività (agricole, industriali, di trasporto ecc), finiscono in mare senza essere stati trattati. Secondo una stima dell'United Nations Environmental Program (UNEP), ogni anno vengono scaricate nel bacino del Mediterraneo circa 120.000 t di petrolio, 12.000 t di fenoli, 60.000 t di detergenti, 320.000 t di fosforo, 800.000 t di azoto e, per quanto riguarda i metalli pesanti, circa 100 t di mercurio, 3.800 t di piombo, 2.400 t di cromo e 21.000 t di zinco. Il Mediterraneo è il mare più a rischio nel mondo per le maree nere: nelle sue acque circolano, infatti, circa 2000 navi mercantili al giorno, di cui 300 sono petroliere (valore che corrisponde al 22% del traffico marittimo di petrolio globale). Negli ultimi 25 anni, quasi il 7% degli incidenti petroliferi mondiali si sono verificati nel Mediterraneo. Gli scarichi domestici e degli impianti industriali, cosi come la distruzione degli habitat dovuta alle molteplici attività umane hanno un impatto sostanziale sui sistemi costieri. Questi dati, associati alla conformazione geomorfologica peculiare del Mar Mediterraneo lo rendono particolarmente soggetto a fenomeni di inquinamento. Gli oceani ed i Mari minori, per via della loro grande capacità di diluizione, sono stati da sempre considerati come il bacino ideale di raccolta di rifiuti accumulando, nel tempo, ingenti quantità di nutrienti e contaminanti ambientali. Fino alla fine del diciannovesimo secolo poca - 8 - -163 . attenzione è stata rivolta alla valutazione dei possibili effetti di queste pratiche sui sistemi marini ma, negli anni recenti, una evidente progressione negativa è stata ampiamente documentata (Cognetti et al., 1999). L’inquinamento del mare è oggi definito dalla conferenza di Stoccolma (1972) come l’introduzione di sostanze o energia nell’ambiente marino, causata direttamente o indirettamente dall’attività dell’uomo che provoca effetti deleteri, quali il pericolo per la salute umana, l’ostacolo per le attività marine come la pesca, il deterioramento della qualità delle acque e la riduzione dell’attrattività turistica (Clark, 1997). Attualmente gli ecosistemi costieri sono al centro dell’attenzione sia del mondo scientifico che dell’opinione pubblica anche perché rappresentano gli unici ambienti marini significativi in termini di produttività biologica, sia per la loro elevata biodiversità, ospitando numerosissime specie di invertebrati e vertebrati, sia in quanto sede di pratiche di allevamento ittico, come la maricoltura (Chase et al., 2001). Gran parte dell’inquinamento marino ha origine dagli scarichi provenienti dalla terraferma: nelle aree costiere, l’elevata densità di popolazione, l’elevata concentrazione urbana e lo sviluppo di attività conseguenti, forniscono un notevole carico inquinante (Clark, 1997). L'apporto di inquinanti determina nelle reti trofiche marine del Mediterraneo il bioaccumulo di composti chimici che è favorito, oltre che dalle caratteristiche oceanografiche del mare, anche da quelle fisico-chimiche delle sostanze che ne causano la persistenza nell’ambiente (Bacci, 1994; Focardi et al., 1998). L’ambiente marino rappresenta, quindi, una sorta di serbatoio per le principali classi di contaminanti rilasciate dalle attività umane e costituisce una delle loro più importanti vie d’entrata nei sistemi biologici. In questo senso, nonostante la crescente presa di coscienza della notevole importanza degli ecosistemi acquatici i cui segni tangibili sono gli innumerevoli episodi di contaminazione a carico della fauna marina ancora non si conoscono in profondità tutte le implicazioni che vedono come protagonista questo ecosistema che, a dispetto della sua apparente uniformità, è un sistema complesso, non meno differenziato ed articolato della stessa terraferma (Colborn e Clemens, 1992). In particolare, l’Italia è una nazione in cui la maggior parte delle stazioni turistiche, delle attività produttive ed industriali, dei grandi centri urbani sono collocati lungo la fascia costiera. Il rilascio di sostanze chimiche di sintesi, di elementi in tracce, di reflui degli impianti di depurazione, la presenza di centri urbani, possono indurre in ambito costiero evidenti fenomeni di tossicità o di eutrofizzazione sia per gli elevati apporti che per la presenza di acque generalmente poco profonde caratterizzate da ricambio limitato e da minori capacità di diluizione rispetto alle aree aperte (off-shore). -Principali fattori di alterazione delle aree marino-costiere L’inquinamento marino è quindi un problema di portata mondiale, ma particolarmente acuto lungo i litorali delle coste dei paesi industrializzati ed in particolare in mari chiusi caratterizzati da acque poco profonde con scarse correnti litoranee e con minore capacità di diluizione dei contaminanti immessi. I principali fattori che possono determinare contaminazione in area costiera sono costituiti dall’immissione di acque reflue di impianti industriali, produttivi o fognari più o meno trattate e ricche in tensioattivi; dagli scarichi fognari puntiformi a dispersione; dall’immissione di sostanze di sintesi con proprietà schiumogene e/o stabilizzanti; dall’imissione di idrocarburi. Questi possono agire sinergicamente in condizioni favorevoli dando luogo all’occorrenza di fenomeni tossici più o meno evidenti, alla eutrofizzazione delle acque con la formazione di - 9 - -163 . proliferazioni schiumose e/o mucillaginose, alla perdita di specie di interesse commerciale e di biodiversità degli habitat. Le problematiche di questi sistemi ambientali non sono solo relative alla contaminazione chimica o all’arricchimento in nutrienti ma anche alla regressione delle praterie di fanerogame marine. Questo fenomeno è dovuto sia alla contaminazione che alla rimozione meccanica esercitata dalle ancore delle imbarcazioni e dalla pesca a strascico ed è il principale fattore della riduzione del pescato, dell’erosione costiera e della perdita di biodiversità (Cognetti et al., 1999). 2.2. Caratteristiche generali dell’ecosistema marino costiero del Tirreno centroMeridionale e da Scarlino a Livorno. -Struttura generale del bacino La pianura costiera ha uno sviluppo di circa 38 km con una larghezza media approssimativa di 6 km e massima ampiezza di 10 km (fig. 2.1). La zona di Rosignano Marittimo è compresa tra i Monti Livornesi (Nord), il fiume Cecina ed i rilievi di Campiglia Marittima (Sud). Il regime delle temperature è quello tipico del clima marino temperato della nostra regione, le precipitazioni medie annue si attestano attorno ai 725 mm con una flessione in negativo nel corso degli ultimi anni (dai 745 mm del 1970 ai 706 mm del 2002). Nella pianura sfociano due fiumi con bacino imbrifero interno: il Cecina e il Fine; tutti gli altri corsi d’acqua hanno origine nella dorsale che separa la pianura costiera dall’interno. Il tratto compreso tra le foci del Cecina e del Fine appartiene ad un’unica unità fisiografica che si estende per un arco di oltre 50 km dalla piana di Rosignano al promontorio di Piombino, alterata solo dalle secche di Vada, estensione marina della della formazione costituente la piana rocciosa (Econ srl, 2002 – Sedimenti e Macrofite). La fascia costiera esterna è costituita da sabbie di spiaggia e di duna, che a nord della foce del Cecina si presentano in una serie di cordoni separati da lame. Nella Pianura è ampiamente sviluppata l’agricoltura, realizzata su base estensiva, con ampio utilizzo di tutti i mezzi della tecnologia moderna; queste tecniche determinano apporto di pesticidi e nutrienti in soluzione acquosa dovuti all’impiego di antiparassitari e concimi chimici (Bacci, 1994; Zaghi et al., 2007). Figura 2.1. – Sistema marino costiero del bacino di studio. Si osservano alcune isole dell’Arcipelago Toscano e la zona Scarlino-Livorno). Modificata da Google Earth. - 10 --163 . La circolazione delle masse idriche marine non dipende principalmente da fattori idraulici bensì da caratteristiche proprie interne delle masse d’acqua (temperatura, densità) che costituiscono i motori della circolazione generale. La platea dalla quale emergono le isole dell’Arcipelago Toscano è separata dalla Corsica mediante l’omonimo canale; la maggior parte del fondale marino ha profondità inferiore ai 150 metri. I sedimenti che vi si accumulano sono di origine continentale. L’alto strutturale delle secche di Vada divide il bacino in due sottobacini: il grande sottobacino delimitato dall’isola d’Elba, dalla dorsale dell’Elba, dalla costa Toscana e dalle Secche ed il piccolo sottobacino settentrionale compreso tra le secche di Vada e le secche della Meloria che riceve i contributi del fiume Fine e dei torrenti dei monti Livornesi. Le correnti costiere presentano andamento generale verso Sud da Cecina a S. Vincenzo, mentre presentano andamento verso Nord tra il golfo di Baratti e S. Vincenzo (Econ srl, 2002 - geomorfologia). Il sedimento è tipicamente: grossolano entro la batimetria del 25 metri con prevalenza biologica nelle Secche di Vada, misto a composizione biogenica-terrigena in corrispondenza delle coste dell’Elba e biogenico nella zona più occidentale (ARPAT, fig. 2.2). Il contenuto in carbonati di origine terrigena è molto elevato in tutti i sedimenti di quest’area (dal 20 all’85%) (Econ srl, 2002 - geomorfologia). -Struttura di comunità ed indici trofici Lungo la fascia costiera dal promontorio di Piombino al margine Nord del Comune di Livorno si assiste alla presenza di popolamenti a Posidonia oceanica che si estendono dal margine esterno del promontorio fino a S. Vincenzo lungo la batimetrica dei 10 m. Le acque costiere presentano in questa zona IQB compreso tra 2 e 3. Lungo la batimetrica dei -20 m i fondali sono tipicamente detritici costieri. Il comune di Castagneto Carducci presenta zone costiere a Cymodocea nodosa intercalate a fondali sabbiosi con IQB di 1 e Trix compreso tra 3,71-3,62, fitoplancton con valori medi di 150.000 cell L-1 e zooplancton di 2190 ind m-3. Le secche di Vada sono occupate dalla prateria di Posidonia oceanica. Fino a Rosignano marittimo i fondali entro la batimetrica dei 10 m sono tipicamente sabbiosi con IQB medio di 1 ed indice Trix compreso tra 3,37-3,47. Nella zona 10-20 m si osservano popolamenti di P. oceanica densa mentre a Nord di Rosignano marittimo si registrano sottocosta popolamenti algali che si estendono entro i 10 m dalla costa intercalati a sabbie. In questa zona le acque hanno valori dell’indice Trix compreso tra 3,58-3,72, fitoplancton medio di 450.000 cell L-1 e zooplancton di 3599 ind m-3 (Dati ARPAT, fig. 2.2). -Struttura di comunità in zona Solvay Nonostante numerosi studi condotti nel corso degli anni (Bargagli et al, 1985) abbiano documentato la presenza di contaminazione delle acque e dei sedimenti da parte dell’impianto industriale Solvay cui hanno fatto seguito riconversioni dei processi operativi industriali finalizzate a ridurre l’immissione di inquinanti (i.e. Hg), studi recenti condotti sull’effetto dell’immissione di materiale inerte da parte dello stabilimento hanno mostrato che l’impatto sulla struttura delle biocenosi animali macrozoobentoniche si manifesta all’incirca entro un raggio di 800-1000 m dal refluo (Econ srl, 2002 - Macrofite). Dagli studi emerge che l’aumento della frazione fine del sedimento superficiale nelle stazioni a bassa profondità causato dal materiale inerte immesso dalla Solvay non incide sulla distribuzione delle specie sospensivore, mentre sembra favorire l’insediamento dei detritivori obbligati, anche a basse profondità. L’intorbidimento accentuato delle acque ha tuttavia determinato la scomparsa della preesistente prateria di Posidonia oceanica nell’area direttamente sottoposta agli effetti dello scarico Solvay con una riduzione della diversità specifica favorendo di converso lo sviluppo di specie particolarmente resistenti ed a forte adattabilità come Laurencia obtusa o Corallina granifera. Specie invasive come Caulerpa prolifera, Acrothamnion preissii e Caulerpa racemosa, hanno trovato nella matte morta di Posidonia il substrato ideale per il proprio insediamento. Studi pregressi hanno dimostrato che il fito e lo zooplancton sono - 11 --163 . caratterizzati da uno sviluppo di popolamenti tardo-primaverili (giugno 2001) che risultano più abbondanti rispetto a quelli tardo-estivi (settembre 2000) (Guglielmo et al., 1983). Figura 2.2. – Cartografia recente elaborata sul bacino di studio e fornita da ARPAT. - 12 --163 . 2.3. Le emulsioni schiumose nella zona marino-costiera di Rosignano Marittimo Le emulsioni stabili in ecosistemi marini costituiscono un problema ambientale che interessa sempre più frequentemente la fascia costiera Italiana. Esse, come già discusso, possono avere origine antropica (immissione nell’ambiente di sostanze schiumogene o stabilizzanti), naturale (proliferazioni batteriche, mucillaginose ecc.) o mista nel caso si verifichi la concomitanza di più fattori di diversa natura. Indipendentemente dalla causa scatenante, il fenomeno ha importanti ripercussioni sia dal punto di vista ecologico e sanitario che economico - sociale. A fronte della manifestazione possono verificarsi, infatti, danni notevoli sull’ecosistema con riduzione della biodiversità e del pescato. Inoltre le acque costiere interessate perdono attrattività determinando flessioni all’economia locale e penalizzando fortemente l’indotto derivante dal turismo. Il fenomeno della formazione di schiume in mare non è nuovo nel tratto di costa antistante il Comune di Rosignano Marittimo, tuttavia, l’origine della problematica, che allo stato attuale sembra presentarsi a cadenza stagionale, non è ancora stata chiarita. Nel 2000, l’Università degli Studi di Firenze, ha condotto un’indagine finalizzata ad esaminare in dettaglio uno tra i molti possibili fattori scatenanti. Ritenendo, infatti, che la formazione di schiume potesse essere correlata all’impiego da parte della società Solvay dell’acqua in uscita dall’impianto di depurazione del Comune di Rosignano; gli studi condotti all’epoca furono incentrati esclusivamente sulla relazione tra il manifestarsi del fenomeno e la presenza di batteri filamentosi escludendo altri possibili fattori. Da indagini bibliografiche era emerso, infatti, che in particolari condizioni gli effluenti degli impianti di trattamento di acque di scarico possono contenere batteri filamentosi in concentrazioni tali da originare schiume dense e persistenti. Lo studio condotto nel 2000, non ha prodotto risultati in grado di giustificare l’origine del fenomeno ma, anzi, ha evidenziato il limite del metodo di indagine applicato. I risultati ottenuti dall’Università di Firenze hanno indicato la presenza consistente di carbonato di calcio, lipidi e surfattanti attivi al blu di metilene (MBAS) in concentrazioni che, seppure significative, non sono ritenute tali da poter giustificare da sole il verificarsi del fenomeno alle intensità riscontrate. La presenza di popolazioni di batteri filamentosi a livelli contenuti può, tuttavia, come indicato dalla Università degli Studi di Firenze stessa, essere dovuta all’inadeguatezza del metodo colturale applicato per il loro isolamento che, in presenza di grandi concentrazioni di funghi e coliformi presenta minore selettività. Lo studio concludeva, pertanto, che l’impiego da parte della Società Solvay dell’acqua proveniente dal depuratore civile di Rosignano per le torri di raffreddamento, potesse comportare, in condizioni ambientali idonee, la formazione di schiume dense e persistenti. 2.4. Possibili fattori scatenanti il fenomeno delle formazioni schiumose in mare I principali fattori che possono indurre la formazione di schiume in mare sono costituiti principalmente da: immissione di acque reflue di impianti industriali, produttivi o fognari più o meno trattate, ricche in tensioattivi, scarichi fognari puntiformi a dispersione, eutrofizzazione delle acque, immissione di sostanze di sintesi con proprietà schiumogene e/o stabilizzanti, mucillagini, immissione di idrocarburi, presenza di microrganismi in grado di produrre biosurfattanti. Queste possono, a vari livelli, costituire sia il principale fattore singolo scatenante che un importante fattore sinergico in grado di indurre il fenomeno in condizioni ambientali favorevoli. Infatti, la formazione di emulsioni può essere favorita da anomalie termiche della colonna d’acqua, dalla morfobatimetria dell’area, dall’intensità delle correnti e del moto ondoso, dalle condizioni meteomarine. Per esempio, il moto ondoso può agire fornendo energia meccanica al sistema e risospendendo, in particolare in acque poco profonde, molecole potenzialmente schiumogene, nutrienti o stabilizzanti depositati nel sedimento o stimolando il metabolismo batterico a seguito della maggiore ossigenazione delle acque. - 13 --163 . 1- Gli scarichi degli impianti di depurazione dei reflui civili rappresentano una fonte di contaminazione significativa per gli ecosistemi marino costieri (Claxton et al., 1998). Il relativo impatto ambientale più evidente è rappresentato dall’eccessivo apporto di macronutrienti che possono indurre alterazioni macroscopiche del sistema marino come l’eutrofizzazione delle acque ed i fenomeni di iperproliferazione macroalgale (Morand and Briand, 1996). La presenza di scarichi fognari a dispersione non trattati ed i malfunzionamenti negli impianti di trattamento, possono determinare elevate concentrazioni di nutrienti nella acque in grado di indurre proliferazioni microalgali potenzialmente coinvolte nel fenomeno di formazione delle schiume. Gli stessi scarichi possono inoltre contribuire apportando microcontaminanti organici come, ad esempio, gli idrocarburi policiclici aromatici (PAHs) e gli idrocarburi alifatici C>12, utilizzabili come substrato metabolico da parte della microflora batterica naturale da cui derivano come prodotto metabolico secondario molecole schiumogene (biosurfrattanti). Scarichi antropici, inoltre, possono disperdere in mare molecole con potenziale schiumogeno intrinseco, quali nonilfenoli ed i loro etossilati, tensioattivi MBAS, alchilbenzeni sulfonati lineari (LAS) e ftalati (Bubb and Lester, 1991; Chevreuil et al., 1998). Nonostante i tentativi condotti per ridurre significativamente i livelli di queste molecole, gli scarichi antropici di acque reflue ne rappresentano un’importante fonte di emissione (Bubb and Lester, 1991). 2- L’elevato apporto di tensioattivi di sintesi ad uso prevalentemente domestico contribuisce alla formazione di emulsioni che in particolari condizioni chimico-fisiche ambientali possono essere stabilizzate e diventare persistenti (Proserpio, 1993). Una volta liberati nell’ambiente, la degradazione parziale di composti emulsionanti complessi in molecole più semplici può rappresentare una fonte secondaria di contaminazione. È il caso questo, ad esempio, degli alchilfenoli (APs) originati prevalentemente dalla degradazione degli alchilfenolpolietossilati (APEOs) impiegati negli ultimi quaranta anni come surfattanti non ionici e detergenti dall’industria e per uso domestico (Shang et al., 1999). 3- I tensioattivi possono essere stabilizzati dalla presenza di carbonati ed in particolare di carbonato di calcio, dando luogo alla formazione di schiume stabili e persistenti che possono essere facilmente diffuse da eventi meteorologici. Questo fenomeno potrebbe essere particolarmente accentuato in aree che presentano sedimenti ricchi in carbonati di calcio. 4- Non è da trascurare il potenziale coinvolgimento nel fenomeno di microrganismi filamentosi e/o idrocarburo degradanti. Infatti, l’introduzione di tensioattivi e la concomitante presenza di microrganismi filamentosi può indurre il fenomeno osservato soprattutto con il verificarsi di condizioni favorevoli allo sviluppo microbico quali l’innalzamento dei valori di temperatura e la presenza di movimento ondoso, in grado di favorire l’ossigenazione e l’aumento delle popolazioni microbiche. La presenza di idrocarburi può costituire un altro fattore scatenante il fenomeno. Infatti i microrganismi capaci di degradare gli idrocarburi sono molto diffusi nell’ambiente ed in presenza del substrato metabolico adatto possono dar luogo a proliferazioni significative. Fin dall’inizio del secolo scorso, sono stati forniti diversi lavori scientifici dove si suggerisce che l’interfaccia liquido-solido ha un effetto importante sulla fisiologia dei batteri (van Loosdrecht, 2002). Gli idrocarburi non solo sono abbondanti sulla Terra, ma sono anche degli ottimi substrati per diversi batteri chemiorganotrofi. La loro degradazione in condizioni aerobiche richiede particolari sistemi enzimatici, le ossigenasi. Le ossigenasi sono enzimi che catalizzano l’incorporazione di ossigeno (O2) in composti organici (Madigan et al., 2003). Gli idrocarburi sono composti organici poco solubili in acqua che contengono solo carbonio e idrogeno. Gli idrocarburi a basso peso molecolare sono gassosi, mentre quelli ad alto peso molecolare sono liquidi o solidi a temperatura ambiente. In alcuni idrocarburi, gli idrocarburi alifatici, gli atomi di carbonio sono legati tra loro in modo da formare una catena lineare. Gli idrocarburi alifatici sono ampiamente distribuiti nell’ambiente e sono presenti in aree marine, in particolare in prossimità di aree portuali (Danovaro et al., - 14 --163 . 2001). Alcuni microrganismi, ed in particolare i batteri sono capaci di utilizzare gli idrocarburi per la crescita in condizioni aerobiche. L’ossidazione iniziale di un idrocarburo alifatico saturo richiede ossigeno molecolare (O2) come reagente, e uno dei due atomi della molecola di ossigeno viene incorporato nell’idrocarburo che diventa così più ossidato. Questa reazione è catalizzata da una monoossigenasi. Il prodotto finale di queste reazioni è l’acetil-CoA, una molecola che è in grado di entrare a far parte delle reazioni energetiche all’interno delle cellula e poter quindi fornire l’energia necessaria per lo sviluppo delle cellule batteriche (Madigan et al., 2003). 5- Anche gli impianti di acquacoltura intensiva presenti nella zona e le infrastrutture turistiche, come il porto turistico ubicato nei pressi di Rosignano Solvay, possono rappresentare delle sorgenti puntiformi, determinanti un impatto negativo sulle acque costiere. 2.5. Criticità antropiche presenti nel sistema di studio Si riporta a seguito un’analisi delle principali fonti di impatto antropico presenti nell’area di studio e risultate da un primo riscontro. -Attività diportistica e pesca La portualità presenta una notevole criticità ambientale in quanto ad essa risultano associati elevati livelli di contaminanti ambientali (Renzi et al., 2009a). I maggiori porti presenti sono costituiti da Livorno (altamente contaminato, Ausili et al., 1998), Piombino, Massa Carrara, Portoferraio e costituiscono oltre il 95% del traffico marittimo totale sia come tonnellaggio delle navi in transito che come tonnellaggio delle merci movimentate. Da essi transitano, inoltre, l'80% dei passeggeri della Regione Toscana (ARPAT, 2007). La marineria del compartimento di Livorno, così come quelle di altre aree del litorale Toscano è caratterizzata da imbarcazioni tendenzialmente polivalenti e che in larga misura (circa il 97% del totale) praticano attività basate sugli attrezzi tipici della piccola pesca (reti da posta e palangaro) piuttosto che sugli attrezzi della pesca ravvicinata (strascico e circuizione rappresentano circa il 3% del totale) con un ridotto impatto sulle popolazioni (Econ srl, 2002 – Pesca e fauna ittica). L’attività diportistica è intensa soprattutto nella stagione estiva e diffusa sul territorio sia in strutture portuali di medie dimensioni che in approdi di piccola entità. Le attività diportistiche possono dare luogo a contaminazione derivante da molecole chimiche di sintesi (antifouling, idrocarburi aromatici, alifatici, volatili) ma anche a contaminazione organica e biologica. Le zone costiere della Toscana e le isole presentano, oltre alla evidente vocazione turistica anche la presenza di insediamenti produttivi legati all'acquacoltura con sviluppo sia di aree a vocazione estensiva che zone intensive a terra (laguna di Orbetello, Rosignano, Piombino, Castiglione della Pescaia) e gabbie a mare (Isole di Gorgona, Capraia, Porto Ercole). A questa tipologia di attività sono associati fenomeni di contaminazione del sedimento marino e di alterazione delle principali biocenosi (Mazzola et al., 2000). - 15 --163 . -Attività industriale L’attività industriale (iniziata nel 1914) è concentrata a nord di Cecina: nella zona di Rosignano la Solvay ha rappresentato un importante fattore di sviluppo economico per la regione, ma rappresenta anche una struttura di notevole impatto ambientale che ne ha determinato l’iscrizione da parte dell’UNEP tra i 15 siti costieri più inquinati del mediterraneo. All’interno dell’area Solvay sono attivi processi industriali in grado di produrre: carbonato di sodio, bicarbonato di sodio, cloruro di calcio, cloro, acido cloridrico, clorometani, materie plastiche, perossido di idrogeno. Recentemente sono state costruite due turbogas per la produzione di energia elettrica della potenza di circa 450 MW ciascuna. La maggiore problematica legata all’impainto è rappresentata dall’emissione del mercurio in forma metallica che si accumula nei sedimenti antistanti l’area di studio. Dalle indagini condotte da Econ srl (2002 – Assetto litomorfologico), si è osservato che sebbene esista un contributo notevole di mercurio derivante dagli apporti fluviali dei corsi d’acqua Fiora (5 mgkg-1), Albegna (4 mgkg-1) ed Ombrone (2 mgkg-1), attribuibili alle estese e numerose mineralizzazioni del comprensorio amiatino, la zona di Rosignano Solvay rappresenta una anomalia. Infatti, gli elevati valori riscontrati nei sedimenti marini in corrispondenza di Rosignano Solvay (1-3 mgkg-1) sono da ritenere in massima parte ascrivibili ai locali impianti industriali. Infatti, dato il senso del flusso delle correnti marine costiere, diretto verso sud, al Cecina dovrebbero infatti essere attribuiti solo i contenuti di mercurio (0.3-0.8 mgkg-1) dei sedimenti posti sulla scia di dispersione dei sedimenti fluviali di tale corso d'acqua. È da evidenziare che si è assistito nel tempo ad una progressiva riduzione del contenuto di mercurio dei sedimenti locali. Dall'analisi di una carota di sedimento e di alcuni campioni raccolti nel 1985 e nel 1989 risulta una diminuzione del contenuto di mercurio all'interno della fascia costiera di 1-2 miglia. La situazione indicata dipende sia dalla drastica riduzione delle quantità di metallo scaricato, sia dalla sovrapposizione del nuovo materiale particellato depositato negli ultimi anni (Econ srl, 2002 – Assetto litomorfologico). Oltre al mercurio, l’impianto della Solvay scarica in mare 300.000 t di sabbie carbonatiche determinando fortemente le dinamiche e l’evoluzione costiera nella zona compresa tra Lillatro e Pietrabianca-Pontile Vittorio Veneto (Econ srl, 2002 - Sedimenti). Il pontile, in particolare, fu costruito dalla società nel 1947 ed in seguito allungato fino all’estremità della platea rocciosa in modo da favorire la dispersione delle sabbie verso largo. I sedimenti presenti in area Solvay sono caratterizzati da elevata componente carbonatica non naturale (fig. 2.5.1) - 16 --163 . Figura 2.5.1. Composizione dei sedimenti in area Solvay. Le attività di pesca sperimentale condotte nella zona antistante lo scarico Solvay (area di studio) e nella zona antistante Cecina (controllo) hanno evidenziato a parità di sforzo sperimentale una biomassa similare ma una maggiore biodiversità nell’area Solvay (Econ srl, 2002 – Pesca e fauna ittica). Questo risultato è probabilmente relazionabile al diverso sforzo di pesca abituale cui sono sottoposte le due aree considerate. È stato, inoltre, osservata una minore pigmentazione in particolare per gli organismi bentonici nella zona Solvay dovuta principalmente alla presenza di substrati carbonatici molto chiari sui fondali. Sempre nello stesso report sono riportati anche i risultati relativi ai test ecotossicologici condotti in vasca su larve di orata allo scopo di valutare gli effetti indotti dalla presenza dei carbonati sedimentati e dalla torbidità delle acque dovuata alla loro sospensione. I risultati ottenuti hanno evidenziato mortalità significativamente maggiore rispetto ai controlli per gli organismi esposti alle condizioni di massimo stress meccanico (risospensione ad elevata turbolenza) ed assenza di effetti significativi sulle larve esposte ai carbonati depositati sul fondo della vasca. -Scarichi domestici, reflui eutrofizzanti e turismo Negli ultimi 50 anni si è sviluppata in maniera vertiginosa l’attività connessa alle vacanze estive. Le piccole marine di un tempo sono cresciute con la costruzione delle seconde case e con le attività terziarie connesse. Rosignano Solvay, Vada, La Mazzanta, Marina di Cecina, San Vincenzo sono enormemente cresciute; un po’ meno Marina di Bibbona e Marina di Castagneto Carducci. Il conseguente aumento della domanda estiva d’acqua crea ancora oggi problemi di approvvigionamento idropotabile, anche in relazione al peggioramento della qualità - 17 --163 . dell’acqua sotterranea con conseguente sovraccarico durante il periodo estivo del sistema di depurazione dei reflui urbani (ASA, 2005). Il sistema di depurazione dei reflui urbani rappresenta una fonte di immissione di sostanze eutrofizzanti con particolari incrementi di carico nel periodo estivo, durante il quale a seguito della riduzione della portata delle acque di falda e quindi del quantitativo di acqua di fornitura procapite e dei ridotti apporti piovani, si rilevano, inoltre, le maggiori concentrazioni nelle acque in ingresso all’impianto di depurazione (ASA, 2005). Parte delle acque provenienti dal depuratore sono convogliate al sistema Aretusa, quindi in Solvay e da lì al Fosso Bianco mentre la restante parte delle acque sono sgrigliate e scaricate in mare mediante la condotta sottomarina. Dall’analisi dei dati riportati nel rapporto emerge che l’impianto industriale ed il depuratore scaricano in ambiente marino dalle 30,2 (2003) alle 67 (2005) t/anno di fosforo totale. Per quanto riguarda le emissioni di azoto totale, sempre dal suddetto rapporto, esse risultano derivanti essenzialmente dalla produzione dell’impianto Sodiera con un andamento che oscilla tra le 451 (2004) e le 542 (2003) t/anno, con gli ultimi due anni disponibili (2004-05) che presentano valori inferiori alle 500 t/anno (ASA, 2005). Oltre a questo sono presenti sul territorio strutture ricreative private con scarico in mare a dispersione (piscine ecc), scarichi non collettati censiti e non, stabilimenti balneari turisticoricreativi particolarmente frequentati durante il periodo estivo. -Sistema di depurazione dei reflui urbani ed impianto ARETUSA L’impianto di post-trattamento creato grazie al progetto ARETUSA ha lo scopo di fornire acque per uso industriale alla Società Solvay. Questa struttura (fig. 2.5.2.) che colletta i depuratori di Rosignano e Cecina è stata progettata in relazione all’esigenza di ridurre l’approvvigionamento della risorsa idrica direttamente dalla falda. Il Depuratore di Rosignano presenta un’ampia variabilità, dovuta principalmente alla vocazione turistica del territorio che nel periodo estivo vede aumentare considerevolmente il numero dei residenti, oltre che ai fenomeni meteo-climatici. Per questi motivi l’impianto di post-trattamento delle acque dai depuratori è stato sovradimensionato, così da essere più flessibile. L’impianto Aretusa di post-trattamento dei reflui provenienti dai depuratori di Rosignano e Cecina realizza: l’abbattimento dei solidi sospesi (SS); l’eliminazione oli, grassi, tensioattivi ed alla riduzione dell’ammoniaca; l’abbattimento, tramite adsorbimento su carboni attivi, di tensioattivi e di inquinanti difficilmente biodegradabili; l’affinamento per via biologica al fine di ottenere un’acqua con un basso carico residuo organico ed inorganico e sterilizzazione spinta dell’acqua mediante raggi ultravioletti. L’acqua proveniente dai depuratori di Rosignano e Cecina arriva alla vasca di raccolta avente dimensioni tali da garantire una portata giornaliera costante. Nella vasca iniziale oltre all’equalizzazione si opera l’omogeneizzazione della qualità dell’acqua e l’ossigenazione del refluo. Dalla vasca di equalizzazione, l’acqua è inviata per mezzo di pompe sommerse al trattamento di flocculazione. La fase di flocculazione è seguita dalla chiarificazione che viene effettuata in bacini statici con fondo a tramoggia nei quali sono installati pacchi lamellari. L’acqua chiarificata, con un basso contenuto di solidi sospesi, in uscita dal sedimentatore a pacchi lamellari, viene alimentata per gravità alla sezione di filtrazione a sabbia costituita da quattro vasche quindi convogliato in Solvay. Dopo l’impiego in impianto Solvay, l’acqua è convogliata allo scarico interno al Fosso Bianco (ASA, 2005). Parte delle acque in arrivo ad Aretusa non sono convogliate nello stesso ma vengono inviate nella condotta a mare a seguito di sgrigliamento semplice. - 18 --163 . sedimentazione Ossidazione denitrificazione Uscita trattato da sedimentatore verso Aretusa Pretrattamento dissabbiatura grigliatura Ingresso fognatura Uscita bypass in condotta sottomarina (pretrattato che non entra volumetricamente in ossidazione + surplus acque non prelevata da Aretusa) Impianto di Rosignano Solvay Figura 2.5.2. – Impianto di trattamento dei reflui urbani -Apporti fluviali Anche se spesso sottovalutati, i sistemi fluviali presenti nel bacino di studio possono determinare una sostanziale fonte di contaminazione per l’area di indagine. Infatti, drenando tutto il corpo idrico che li alimenta, i sistemi fluviali trasportano verso mare tonnellate di acqua dalle zone interne caricandosi lungo il loro percorso, di contaminanti ambientali di sintesi derivanti dal fall-out atmosferico dei centri urbani, pesticidi e fertilizzanti chimici impiegati in agricoltura rappresentando una sostanziale fonte di impatto sul sistema. Nel caso specifico, l’apporto del fiume Cecina è sostanziale mentre appare di entità minore quello dovuto al contributo del fiume Fine (Zaghi, 2007). Si riportano nel paragrafo successivo i dati relativi alla qualità delle acque marino-costiere e fluviali del tratto di costa considerato. 2.6. Qualità delle acque costiere dell’Arcipelago Toscano, sintesi L'area costiera della Toscana considerata presenta un'elevata variabilità climatica locale ma si riscontrano stagionalità marcate dei regimi pluviometrici con massimi in primavera ed autunno e minimo in estate, regime tipico del clima marino temperato della nostra regione (ARPAT, 2007). In generale la circolazione delle masse idriche marine non dipende principalmente da fattori idraulici bensì da caratteristiche proprie interne delle masse d’acqua (temperatura, densità) che costituiscono i motori della circolazione generale. La platea dalla quale emergono le isole dell’Arcipelago Toscano è separata dalla Corsica mediante l’omonimo canale; la maggior parte del fondale marino ha profondità inferiore ai 150 metri. I sedimenti che si accumulano sotto costa sono di origine continentale detritica ti tipo fnaghi terrigeno costieri da Livorno a Rosignano e sabbioso da Rosignano verso sud (ARPAT, 2007). L'apporto detritico fluviale è notevole. I principali corsi superficiali che sfociano lungo la costa sono Albegna, Arno, Cecina, Magra, Fine ed Ombrone. Quest'ultimo rappresenta il maggiore in termini di contributo all'apporto di materiale terrigeno. Le principali caratteristiche dei fiumi e la qualità delle loro acque rilevata alla foce sono riportate in tabella 2.6.1. - 19 --163 . Fiume Albegna Arno Portata media alla foce Sviluppo dell'asta fluviale Superficie del bacino m3/s km km2 15 66 748 110 241 Caratteristiche geologiche del substrato Carico organico potenziale Carico trofico teorico Classificazione alla foce ai sensi del D. Lgs. 152/06 AbEq tN tP Anomalia geologica del Mt. Amiata 220219 2934 1478 IBE Classe III (alterato) 9047 Rocce facilmente erodibili con elevato trasporto solido 7477781 34951 13499 LIM livello 4 (scarso) con stazioni pessime Elevata conducibilità delle acque Cecina 15 78 765 Magra 40 62 990 Ombrone 32 161 4422 Pianura intensamente coltivata Maggior portata di solidi sospesi dei fiumi toscani, anomalia geologica Amiatina da Hg 114168 1873 958 LIM livello 3 (sufficiente) con valori di cloruri e solfati mediamente elevati 163762 1644 645 SECA classe 2 (buono) 1157308 14909 7383 LIM, IBE (classe 2) livello buono Note: AbEq = Abitanti Equivalenti; tN = tonnellate di azoto; tP = tonnellate di fosforo; IBE = Indice Biotico Esteso; LIM = Livello di Inquinamento da Macrodescrittori D.Lgs. 152/06; SECA = Stato ecologico dei corsi d'acqua. Dati estratti da ARPAT, 2007. Tabella 2.6.1. - Caratteristiche principali dei corsi fluviali maggiori presenti nell’area. L'Arno drena un ampio bacino imbrifero e trasporta elevati livelli di Al, Fe, Hg ed altri elementi in tracce (Cortecci et al., 2009) mentre l'Albegna contribuisce significativamente alla contaminazione da composti organici di sintesi per uso agricolo ed elementi in tracce (Corsi et al., 2003). Nonostante per gli altri corsi d'acqua considerati il valori degli indici di qualità calcolati secondo quanto previsto dalla Direttiva Quadro Acqua indichino, alla foce livelli almeno sufficienti, dati bibliografici evidenziano come, anche per essi, il contributo in termini di contaminanti ambientali sia sostanziale. Il fiume Cecina presenta un contributo notevole in termini di elementi in tracce in seguito al drenaggio delle aree industriali presenti sul territorio (Pennisi et al., 2007) mentre appare di entità minore la contaminazione dovuta al fiume Fine (Zaghi et al., 2007). L'Ombrone presenta livelli alterati di composti organici come nel caso dell'Albegna (Marker et al., 2008). Secondo un rapporto del comune di Rosignano Marittimo (2004), il fiume Fine presenta livello di qualità delle acque alla foce che denotano dal 2002 al 2003 classi di qualità comprese per l'IBE tra 3 e 2 (inquinato – lievemente inquinato) e per lo stato ecologico dei corsi d'acqua (SECA) valori compresi tra 3 e 2 (buono – sufficiente). Oltre alla contaminazione apportata insieme al detrito dai corsi d'acqua superficiali, la fascia costiera risente della pressione antropica dovuta alla popolazione residente che presenta le maggiori densità nella zona settentrionale della fascia costiera tra Carrara e Cecina (densità medie superiori a 720 ab/km2 e massimi in Viareggio e Livorno di oltre 1500 ab/km2) con medie nelle altre aree toscane di 120 ab/km2. Le aree a particolare vocazione turistica (Massa, Viareggio, Pisa, Castiglione della Pescaia, Grosseto, Argentario, Isola d'Elba, Versilia, zona compresa tra Livorno e Follonica) presentano massimi estivi di particolare rilievo. L'aumento della domanda estiva d’acqua legato all'incremento della popolazione locale, crea ancora oggi problemi di approvvigionamento idropotabile in tutta la zona costiera (ASA, 2005). L'incremento estivo - 20 --163 . determina un sovraccarico per gli impianti di depurazione dei reflui urbani che presentano in questo periodo sia nelle aree Livornesi (ASA, 2005), Argentario (Renzi et al., 2009b), che nelle altre zone (ARPAT, 2007) le maggiori criticità anche in relazione al peggioramento della qualità dell’acqua sotterranea. Gli incrementi di carico associati alla riduzione della portata delle acque di falda e quindi al quantitativo di acqua di fornitura procapite ed ai ridotti apporti piovani, costituiscono le principali cause delle inefficienze riscontrate che derminano un sostanziale aumento delle concentrazioni delle sostanze ad effetto eutrofizzante nelle acque in uscita (ASA, 2005). L'agricoltura è particolarmente importante nella zona meridionale della Toscana (Valle di Corinia tra Piombino e Follonica, piana compresa tra la Foce del Bruna e dell'Ombrone Grossetano, area prossima alla foce dell'Albegna) dove ha determinato alterazioni nei regimi dei corsi d'acqua superificiali, nel trasporto solido verso il mare, nell'apporto eutrofico e nel contributo di molecole di sintesi utilizzate per il controllo dei parassiti. Nella Piana di Rosignano è ampiamente sviluppata l’agricoltura su base estensiva con ampio utilizzo di tutti i mezzi della tecnologia moderna; queste tecniche determinano apporto di pesticidi e nutrienti in soluzione acquosa (Zaghi et al., 2005) dovuti all’impiego di antiparassitari e concimi chimici (Bacci, 1994). 2.7. Contesto normativo di riferimento -Attività di controllo e monitoraggio Il controllo delle acque marine dal punto di vista biologico e chimico è coordinato dal Ministero dell’Ambiente ed è effettuato soprattutto nell’area costiera, sia perché è quella che interessa maggiormente l’opinione pubblica (per i problemi riguardanti la balneazione), sia perché è in essa che i fenomeni di inquinamento sono più evidenti. In particolare l’ARPAT è l’organo di controllo per la Regione Toscana. -Direttive inerenti la qualità delle acque La Water Framework Directive (WFD) o Direttiva 2000/60/EC ha la finalità di proteggere e migliorare la qualità delle risorse acquatiche come ad esempio fiumi, laghi, acque di transizione (lagune e stagni costieri) ed acque costiere dell’Unione Europea. La WFD è entrata in vigore nel Dicembre 2000 (Gazzetta Ufficiale, L327, 22 Dicembre 2000, pp. 1-72) e gli Stati Membri dell’Unione Europea hanno dovuto recepire questa direttiva nelle leggi nazionali prima della fine del 2003. A livello nazionale il Decreto Legislativo n. 152 del 1999 (attualmente recepito e sostituito dal D.L.vo 152/06) disciplina gli scarichi in funzione del rispetto degli obiettivi di qualità dei corpi idrici, affermando che gli effluenti devono comunque rispettare i valori limite di emissione previsti nell’allegato 5. Gli standard di qualità nell’ambiente acquatico per le sostanze pericolose, sono fissati dalla normativa nazionale nel decreto n. 367 del 6 Novembre 2003. -Direttiva inerente la balneabilità Nel nostro Paese la qualità delle acque destinate alla balneazione è disciplinata dal Decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 1982, n. 470 (emanato in recepimento della Direttiva n. 76/160/CEE dell’8 dicembre 1975) come modificato ed integrato in particolare dalla Legge 29 dicembre 2000, n. 422 e dal Decreto Legge 31 marzo 2003, n. 51, convertito, con modificazioni, dalla Legge 30 maggio 2003, n. 121, dal Decreto Legislativo 11 luglio 2007, n. 94 e dalla Legge Regionale n. 15 del 12 luglio 2007 e, da ultimo, dal Decreto Legislativo 30 maggio 2008, n. 116. Il D.P.R. n. 470/82 prevede, tra l'altro, che, a cura dei Presidi e Servizi Multizonali di Prevenzione delle Aziende Sanitarie Locali o delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente, ove istituite, siano eseguiti, con una frequenza almeno quindicinale (campioni routinari) nel periodo di campionamento (dal 1° aprile al 30 - 21 --163 . settembre), degli accertamenti ispettivi ed analitici sulle acque costiere individuate dalle Regioni interessate, al fine di verificarne l’idoneità durante la stagione balneare (dal 1° maggio al 30 settembre). -Direttiva inerente la qualità dei sedimenti Il quadro normativo per i sedimenti è attualmente ancora controverso, infatti, a livello nazionale, non esiste una vera e propria normativa di riferimento ed il quadro legislativo è tuttora in fase di rapido sviluppo. Nel caso di siti di bonifica di interesse nazionale, l’Istituto Centrale di Ricerche Applicate al Mare (ex ICRAM attuale ISPRA), costituisce l’organo Ministeriale di competenza e fornisce valori di riferimento sito-specifici (indicati come Concentrazione Limite Accettabile, CLA). Questi valori di riferimento, sebbene interessanti in quanto definiti sia in considerazione dei livelli di contaminazione “naturale” o “di fondo” che in considerazione degli impatti antropici presenti risultano essere, tuttavia, estremamente sito specifici e non estrapolabili in contesti diversi da quelli in cui sono stati determinati. Per le aree marine non incluse nella lista dei siti di bonifica, la competenza in materia di vigilanza e di autorizzazioni alla movimentazione è delegata alle Regioni. Il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 24 gennaio 1996 legifera in merito alle “Direttive inerenti le attività istruttorie per il rilascio delle autorizzazioni di cui all’art. 11 della legge 10 maggio 1976, n. 319, e successive modifiche ed integrazioni, relative allo scarico nelle acque del mare o in ambienti ad esso contigui, di materiali provenienti da escavo di fondali di ambienti marini o salmastri o di terreni litoranei emersi, nonché da ogni altra movimentazione di sedimenti in ambiente marino” (G.U. 7-2-1996, n° 31). Esso, tuttavia, seppur prevedendo un buon dettaglio operativo (allegati B/1 e B/2) ed includendo la lista dei principali parametri da considerare per lo svolgimento di caratterizzazioni in ambito marino e portuale, non fornisce alcun criterio per la valutazione dei risultati analitici ottenuti. Allo stato attuale, nonostante sia in corso l’iter di approvazione legislativo delle linee guida ICRAM per la movimentazione dei sedimenti marino-costieri, in assenza di altre analoghe indicazioni specifiche la valutazione dei risultati è condotta principalmente in riferimento al decreto 367/2003 ed al decreto legislativo 152/06. Il decreto 367/2003 stabilisce gli standard di qualità dei sedimenti di ambienti lagunari e costieri che, assieme agli standard fissati per le acque, concorrono al raggiungimento dello stato chimico ai sensi della direttiva europea 2000/60. L’altra normativa di riferimento per i sedimenti è rappresentata dal D. Lgs. 152/06, di recente emanazione; la nuova normativa quadro in materia ambientale definisce (Tabella 1, Allegato 5 del Titolo V), infatti, le concentrazioni soglia di contaminazione nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee in relazione alla specifica destinazione d’uso dei siti (verde pubblico, privato, residenziale, commerciale e industriale). Si sottolinea, tuttavia, come quest’ultimo quadro normativo ambientale nazionale sia stato aggiornato soltanto nel mese di aprile 2006. Con la sua pubblicazione molte norme sono state abrogate, molte integrate, restano valide in forma transitoria o rimandano ad allegati tecnici di futura produzione non ancora pubblicati. In questo momento di “transizione” verso la completa applicazione del nuovo, si è ancora in attesa della ricostruzione di una prassi operativa nazionale che chiarisca anche i molti punti dubbi ad oggi esistenti. Il quadro legislativo descritto probabilmente potrà essere superato da aggiornamenti normativi del Decreto 152/2006 che allo stato attuale sono ancora in divenire. Anche il completamento dell’iter istruttorio per l’applicazione delle linee guida ICRAM di riferimento per i sedimenti marini costieri quali riferimento normativo nazionale, potrebbe rappresentare un elemento nuovo in grado di modificare sostanzialmente il quadro interpretativo dei risultati analitici relativi alla matrice sedimento. - 22 --163 . -Direttive inerenti la contaminazione degli organismi Allo stato attuale non esistono vere e proprie normative di riferimento per la contaminazione degli organismi, tuttavia, l’Unione Europea con il recente Regolamento CE n. 1881/2006 (che sostituisce il regolamento CE 466/2001), definisce i tenori massimi di alcuni contaminanti organici (i.e. benzo(a)pirene) ed inorganici in alcuni prodotti alimentari destinati al consumo umano, quali molluschi bivalvi e tessuto muscolare di specie ittiche che possono costituire riferimento. 2.8. Dati relativi alle presenze turistiche I dati relativi alle presenze turistiche evidenziano per l’anno 2008 un totale di presenze nel comune di Rosignano pari a 487.766. In tabella 2.8.1 si riportano i dati preliminari acquisiti dalla "Rilevazione statistica del movimento dei clienti negli esercizi ricettivi" e sono da considerare provvisori fino alla validazione da parte dell'Istat, titolare della rilevazione (ISTAT, Elaborazione del Settore Sistema Statistico della Regione Toscana, 2009). Provincia Comune Specifiche Arrivi Presenze Livorno Rosignano Marittimo TOTALE GENERALE 72.905 487.766 Livorno Rosignano Marittimo TOTALE STRANIERI 28.781 206.312 Livorno Rosignano Marittimo TOTALE ITALIANI 44.124 281.454 Tabella 2.8.1 – Presenze nel comune di Rosignano Marittimo anno 2008 Il trend relativo alle presenze dal 2000 al 2007 per la provincia di Livorno è riportato in figura 2.8.1. mentre in figura 2.8.2. si riportano gli andamenti indicizzati delle presenze nei comuni di Rosignano, Livorno, in Toscana ed Italia (Elaborazione del Settore Sistema Statistico della Regione Toscana, 2009). In figura 2.8.3. si riporta, invece, la stima relativa alla componente mensile turistica dell’anno 2006. - 23 --163 . presenze turistiche 2000 - 2007 6716176 7611939 4390210 3953923 7708427 7367544 4363348 6895542 4337252 3998348 3121536 2000 7649562 7439335 7075459 3221729 3075987 2001 2002 APT Costa degli Etruschi 3030292 2003 4064384 2717828 2831158 2004 2005 APT Arcipelago Toscano 4548979 3100583 2006 4728218 2980209 2007 PROVINCIA di LIVORNO Figura 2.8.1 – Trend presenze anni 2000-2007 Figura 2.8.2 – Andamenti indicizzati delle presenze 1999-2006 - 24 --163 . Figura 2.8.3 – Composizione presenze e stagionalità anno 2006 Grafici estratti da Osservatorio del Turismo, elaborazioni provvisorie del Settore Sistema Statistico della Regione Toscana, 2009. Per quanto riguarda il comune di Rosignano Marittimo, si evidenzia, a fronte di una rapida crescita relativa agli anni 1999-2003 una flessione significativa nel 2004 – 2005 ed un successivo recupero nel 2006. Per quanto riguarda il 2006, si osserva come la maggior parte del turismo estivo del comune di Rosignano relativo ai periodi da maggio a settembre sia di tipo non ufficiale. I massimi delle presenze si registrano in agosto con valori molto alti anche in giugno e luglio, periodo di massima formazione delle schiume. - 25 --163 . 3. Attività comuni alle linee di ricerca 2,3,4 3.1. Selezione delle matrici ambientali di interesse per lo studio Un piano di monitoraggio dell’inquinamento marino finalizzato al rilevo di eventuali cambiamenti riconducibili all’azione dell’uomo e all’identificazione delle potenziali fonti di contaminazione al fine di predisporre appropriati interventi di recupero, deve prevedere la misurazione delle concentrazioni dei parametri di interesse specifico nei comparti ambientali (acqua, sedimento, organismi) maggiormente coinvolti possibilmente in un range sia spaziale che temporale, allo scopo di valutare lo “stato di salute” complessivo di determinate aree e le dinamiche in gioco nel sistema (Chase et al., 2001). A seguito di un’attenta analisi bibliografica relativa sia alle caratteristiche specifiche dell’area di studio che alle problematiche in oggetto si è optato per la selezione delle seguenti matrici ambientali di indagine: acqua, schiuma, sedimento, organismi. -Acqua L’acqua seppure matrice ambientale estremamente variabile nello spazio e nel tempo può fornire informazioni in merito alle dinamiche generali, al livello trofico, alla presenza di componenti biologiche di interesse specifico. Inoltre, l’acquisizione ed elaborazione del database ARPAT relativo ai rilievi su profili verticali in colonna d’acqua condotto a cadenza periodica nell’arco di tempo dal 1999 al 2007 può consentire la valutazione di serie e progressioni temporali nell’area. -Schiuma L’analisi della natura chimica e delle associazioni biologiche e microbiologiche presenti nei campioni di schiuma può fornire utili informazioni riguardo la composizione e le dinamiche di formazione delle schiume stesse. Importanti informazioni possono essere dedotte dall’analisi delle caratteristiche generali delle schiume (morfologia, odore, colore, frequenza di formazione) e dalla loro composizione chimico-fisica e biologica. -Sedimenti In generale, i sedimenti hanno un ruolo fondamentale nel determinare la qualità e l’equilibrio complessivo dell’ecosistema e pertanto sono stati e sono oggetto di numerosi studi. I sedimenti più di ogni altra matrice ambientale, conservano la “memoria” dei processi di immissione, dispersione e deposizione delle sostanze inquinanti, di origine antropica o naturale e, con esse dei principali fenomeni occorsi in quel determinato ecosistema. Questa importante funzione di “archivio naturale” nei confronti dei contaminanti dispersi nell’ambiente, fa sì che il monitoraggio della loro “qualità” aiuti in modo sostanziale nel fornire un giudizio non solo sui potenziali problemi legati agli inquinanti continuamente immessi in mare, ma anche sull’andamento della situazione nel tempo. I sedimenti sono una componente importante degli ecosistemi marini in cui sostanze potenzialmente coinvolte nel fenomeno possono accumularsi per complessi meccanismi d’adsorbimento chimico-fisico dipendenti dalla natura intrinseca del sedimento stesso e dalle proprietà delle sostanze adsorbite (Shea, 1988; Power & Chapman, 1992). I suddetti fenomeni di adsorbimento, che coinvolgono uno scambio dinamico tra il materiale adsorbito e la fase acquosa, sono influenzati da numerose variabili di natura chimico-fisica quali il pH, il potenziale ossido-riduttivo, l'ossigeno disciolto, il contenuto di carbonio organico ed - 26 --163 . inorganico. Un’ulteriore ed importante variabile è costituita dalla presenza di alcuni cationi ed anioni presenti in fase acquosa che possono legare, complessare o coprecipitare gli inquinanti disciolti. È noto che le sostanze organiche con elevato coefficiente di ripartizione ottanolo/acqua (logKow), per la loro lipofilicità, presentano una ridotta solubilità in acqua, e tendono, quindi, a ripartirsi preferenzialmente nei sedimenti. Le molecole immesse nell’ambiente da fonti diverse, tendono di preferenza ad accumularsi nel sedimento mostrando una notevole affinità per le sue due principali componenti: la sostanza organica sedimentaria ed il silt, particelle di diametro inferiore ai 63 µm (Sternbeck and Östlund, 2001). Per composti non polari, la distribuzione tra fase acquosa e solida è governata dalla solubilità del composto in acqua (Cow). L’entità del fenomeno è descritta dal coefficiente di distribuzione Kp: Kp = Cs / Cw, dove Cs, rappresenta la concentrazione nella fase solida, mentre Cw nella fase acquosa. Il coefficiente dipende da numerosi fattori tra cui temperatura, concentrazione e tipo di soluti ionici presenti, caratteristiche del materiale solido e contenuto di sostanza organica. I sedimenti giocano, dunque, un ruolo importante nella valutazione dello stato di salute degli ecosistemi. In genere lo strato superficiale (i pochi centimetri della parte superficiale) rappresenta la porzione attiva dell'ecosistema, mentre i sedimenti più profondi sono in genere inattivi. A differenza dell’acqua, estremamente mobile, il sedimento rappresenta un bacino di accumulo delle molecole presenti in colonna d’acqua. Se, per esempio, esistesse uno scarico fognario non noto, che emette ad intervalli di tempo irregolari un quantitativo elevato di una molecola potenzialmente correlabile al fenomeno di formazione delle schiume, l’analisi dell’acqua potrebbe non essere in grado di evidenziare queste ricorrenze in quanto legate alla concomitanza temporale prelievo-scarico. Una volta liberate in acqua, matrice estremamente mobile, le molecole subiscono una diluizione e una dispersione nel sistema marino costiero determinata dalle correnti prevalenti e dalle condizioni meteomarine. Dal punto di emissione le molecole tenderanno a disperdersi e diluirsi progressivamente in modo proporzionale al tempo; in parte tenderanno a precipitare nel sedimento, matrice immobile, concentrandovisi in quanto estremamente affini ad esso. Le aree più prossime alla fonte di emissione presenteranno al momento dell’immissione, concentrazioni maggiori nella colonna d’acqua rispetto alle aree più distanti. Come conseguenza del fenomeno di adsorbimento, parte delle molecole presenti in acqua tenderanno a legarsi al sedimento che risulterà, di conseguenza, maggiormente contaminato nelle aree più prossime alla fonte di emissione locale. Questo consente, effettuando una analisi del sedimento secondo una griglia con diametro delle maglie adatto, di mappare la distribuzione della molecola di interesse individuando anche sorgenti di contaminazione puntiformi e temporanee non rilevabili dalla singola analisi delle acque. -Organismi Gli organismi viventi sono impiegati da oltre trent’anni per il monitoraggio dell’inquinamento consentendo di raggiungere i seguenti obiettivi: 1- identificare i composti inquinanti; 2controllare le fonti di inquinamento; 3- monitorare e predire le conseguenze future (effetti); 4- valutare lo stato di salute dell’ecosistema marino. Il vantaggio principale dell’utilizzo anche di organismi viventi (bioindicatori) risiede nel fatto che i contaminati non persistenti non possono essere ritrovati né in sedimenti né nella colonna d’acqua, mentre alcuni organismi li accumulano nei loro tessuti (Baumard et al., 1998). Nel 1975, Goldberg propose il primo schema di biomonitoraggio dell’inquinamento marino costiero denominato Mussel Watch e basato sull’utilizzo del mitilo (Mytilus sp.) come bioindicatore. La scelta dell’organismo “sentinella” da usare nello studio, deve essere effettuata tenendo conto sia delle caratteristiche dell’inquinante (o degli inquinanti) da monitorare, sia delle caratteristiche comportamentali dell’organismo nell’ecosistema. Con il termine “bioindicatore” si indicano quegli organismi il cui stato di salute riflette la salute dell’ambiente in cui vivono e che, per - 27 --163 . questa importante caratteristica, possono essere utilizzati nei programmi di monitoraggio. Per quanto riguarda il monitoraggio dell’ambiente marino costiero, molti autori ritengono che i mitili (Mytilus sp.) abbiano i requisiti necessari per essere considerati i più validi organismi indicatori dell’inquinamento (Bayne et al., 1979; Goldberg, 1975; Viarengo et al., 1991). I mitili sono comunemente utilizzati negli studi riguardanti la contaminazione da metalli pesanti, in quanto la loro capacità di accumulare queste sostanze è molto alta: le 3 6 concentrazioni dei metalli nei tessuti dei mitili sono fino a 10 - 10 volte maggiori che nell’acqua circostante (Giordano et al., 1991; Zatta et al., 1992; Chase et al., 2001). L’utilità del mitilo, è stata riconosciuta dalla normativa nazionale, anche se limitatamente alla misura del bioaccumulo di alcune classi di contaminanti ambientali (D. Lgs 152/99). Ciò a portato alla raccolta di una vasta mole di dati da parte delle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale. La validità dell’utilizzo dei mitili come bioindicatori è stata dimostrata anche per altre classi di contaminanti, come gli IPA (Scarpato et al., 1990; D’Adamo et al., 1997; Baumard et al., 1998; Piccardo et al., 2001), i policlorobifenili (PCB) (Picer et al., 1990; Villeneuve et al., 1999), i pesticidi clorurati (Scarpato et al., 1990; Villeneuve et al., 1999; Chase et al., 2001) e le sostanze neurotossiche (Le Bris et al., 1995; Escartin et al., 1997; McHenery et al., 1997). Nel primo programma mondiale di monitoraggio degli inquinanti presenti nell’ambiente marino (Mussel Watch Program) lo scopo era infatti quello di monitorare nei tessuti dei mitili l’andamento nello spazio e nel tempo delle concentrazioni di metalli pesanti, di elementi transuranici, di idrocarburi clorurati e di petrolio e derivati (Goldberg, 1975). 3.2. Elaborazione statistica dei dati I dati acquisiti fino a questo momento sono stati accuratamente valutati e selezionati per l’analisi statistica. Per quanto riguarda l’analisi statistica condotta sulla linea 2 di ricerca, le principali problematiche emerse sono essenzialmente attribuibili alla difficoltà di acquisire un database uniforme per tutte le matrici oggetto di indagine. Purtroppo le acquisizioni effettuate da ogni partner del gruppo di lavoro per molte variabili sono saltuarie e questo comporta la loro esclusione dall’analisi statistica. La distribuzione delle varie classi di descrittori di ogni matrice (acqua, sedimento, biota) è stata condotta attraverso modelli uni e multivariati. La scarsità di dati acquisiti ad oggi relativamente alle prove di bioaccumulo nel mitilo ed ai saggi ecotossicologici non ha consentito la loro valutazione. Si è cercato di evidenziare, oltre alle principali relazioni tra variabili, le differenze statisticamente significative relative a: stazione di prelievo, anno di campionamento, distanza dalla costa, stagione di prelievo. L’analisi statistica univariata è stata condotta mediante software Statistica 7.1 (StatSoft Italia) mentre l’analisi multivariata è stata effettuata impiegando il Software Primer-E Software package v6.0 (Playmouth Marine Laboratory, UK) in accordo con le metodiche riportate da Clarke and Warwick, (2001a). Sono state calcolate le regressioni semplici dei principali parametri di interesse individuando le correlazioni più significative e visualizzandole con tecniche di box-plot e scutterplot. Le analisi multivariate sono state visualizzate con PCA ed nMDS plots. Nell’analisi multivariata, le matrici euclidee dei dati ambientali sono state calcolate dopo trasformazione dei dati applicando le funzioni forth square root e log(x+1) e normalizzazione (Clarke and Green, 1988). La Principal Components Analyses, PCA, è stata applicata per investigare le relazioni tra variabili ambientali. Essa rappresenta uno strumento molto potente nell’analisi multivariata, la sua principale forza consiste nel fatto che è concettualmente semplice e produce come risultati ordinamenti facilmente interpretabili. - 28 --163 . Nonostante la PCA consenta di evidenziare correlazioni e similarità con grande efficienza, tuttavia, è meno flessibile nel definire le dissimilarità e le sue proprietà relative alla conservazione delle distanze sono scarse (Clarke and Warwick, 1998). Per ovviare a queste problematiche si è condotto le analisi anche mediante l’approccio non-Metric Dimentional Scaling (nMDS) che, invece, presenta una grande flessibilità sia nella definizione che nella conversione delle dissimilarità in distanze (Shepard, 1962; Kruskal, 1964) ed è in grado di preservare queste relazioni negli ordinamenti bi o tri-dimensionali (Somerfield and Clarke, 1995). Nelle proiezioni nMDS, punti molto vicini rappresentano campioni che hanno caratteristiche molto simili e punti molto distanti rappresentano campioni con caratteristiche molto diverse (Clarke and Warwick, 2001b). Il test Anosim one way (Analisi della similarità) è stato applicato per la verifica della significativià statistica degli ordinamenti osservati con le proiezioni nMDS. 3.3. Georeferimento e cartografia Visualizzazioni semplici ma equidistanti delle stazioni di prelievo o di siti di interesse specifico sono state condotte mediante la tecnica di georeferimento opensource di Google Earth. Questo approccio, seppure ad una precisione minore rispetto alle tecniche GIS convenzionali e con tutti i limiti del caso, è stato adottato per evidenziare su carta punti di interesse che fosse risultato utile visualizzare durante la lettura e la discussione dei dati. Questo tipo di elaborazioni, a precisione minore, sono bene individuabili nel testo dalle didascalie e dai riferimenti stampigliati sull’immagine stessa e possono essere agevolmente distinte dalle elaborazioni tecniche di alta precisione riportate. Per il georeferimento e l’elaborazione delle restituzioni cartografiche si è, invece, utilizzato il software di geostatistica ArcMap™ 9 - ArcInfo™, estensioni Spatial Analyst, Geostatistical Analyst (ESRI®). Le coordinate DGPS acquisite in campo sono state ortorettificate con punti noti a terra bene identificabili e riposizionate sull’immagine mediante importazione in un Sistema Informativo Geografico. I punti di campionamento sono stati georiferiti e proiettati nel sistema di riferimento Gauss Boaga di cui vengono riportati i parametri. I dati cartografici di base utilizzati per la creazione delle mappe sono stati forniti dal Comune di Rosignano Marittimo come riportato a seguire. - 29 --163 . Dati Proiezione TMBOAGA1 Projection: Transverse_Mercator False_Easting: 1500000.000000 False_Northing: 0.000000 Central_Meridian: 9.000000 Scale_Factor: 0.999600 Latitude_of_Origin: 0.000000. Name: MONTEMAR Angular Unit: degree (0.017453292519943299) Prime Meridian: Greenwich (0.000000000000000000) Datum: MONTEMAR Spheroid: MONTEMAR Semimajor Axis: 6378388.000000000000000000 Semiminor Axis: 6356911.946127946500000000 Inverse Flattening: 297.000000000001420000 L’elaborazione cartografica geostatistica relativa alle distribuzioni spaziali dei valori misurati è condotta mediante inferenza statistica ottenuta con un metodo di gridding: l’ordinary kriging (Matheron e Armstrong, 1987). Il kriging riproduce, mediante analisi della varianza, visualizzazioni delle distribuzioni superficiali dei dati. L’analisi della varianza è verificata costruendo mappe della varianza e grafici di correlazione varianza-distanza. Le rappresentazioni grafiche e le eventuali analisi geostatistiche effettuate, sono state create esclusivamente per ottenere una migliore visualizzazione dei dati ma non sono state la fonte delle interpretazione dei risultati, per i quali si rimanda alla descrizione riportata nei metodi statistici. - 30 --163 . 4. RECUPERO ED ELABORAZIONE DEI DATI PREGRESSI (Linea 2) 4.1. Criteri generali L’Agenzia Regionale Protezione Ambiente Toscana ha fornito i dati acquisiti nell’ambito delle seguenti attività di base dell’Istituto nel periodo 1997-2009: - Monitoraggio delle acque in relazione al D.M. n. 152/99 (attuale D.L.vo 152/06); Monitoraggio delle acque destinate alla balneazione; Monitoraggio degli scarichi Solvay (osservatorio, D.M. 979/82); Analisi delle stazioni Bandiera Blu. L’Agenzia Servizi per l’Ambiente ha, invece, fornito le analisi effettuate all’impianto di depurazione ed, in particolare, i risultati relativi allo scarico a mare (con e senza il trattamento di ossigenazione) e quelli relativi all’ingresso in Aretusa. Ha inoltre messo a disposizione i dati delle portate medie dello scarico per l’anno 2007. Allo scopo di creare un database sintetico ed omogeneo, i dati raccolti sono stati uniformati per unità di misura e periodo storico, si è effettuato il controllo di qualità eliminando gli outlayers. Ove possibile, si è inserito per ogni stazione di prelievo, la corrispondente coordinata spaziale. Per poter effettuare elaborazioni statistiche significative si è proceduto escludendo per ogni frequenza campionaria i parametri rilevati con frequenza difforme dalla frequenza campionaria stessa. Le variabili per le quali i livelli misurati sono risultati essere inferiori al limite di rilevabilità del metodo, sono state poste ugali alla metà dell’ultima cifra significativa con cui sono stati riportati i dati. Per le metodiche analitiche con le quali sono stati acquisiti e validati i dati ARPAT trattati nel presente studio si rimanda al sito ufficiale ARPAT ed alle specifiche normative cui questo Ente fa riferimento. Dati relativi a matrici diverse sono stati trattati separatamente come pure dati con frequenze campionarie diverse. La maggiore problematica riscontrata nel caso della elaborazione dei dati ARPAT è stata quella relativa alla sporadicità di alcuni rilievi nel contesto generale del programma di campionamento. In alcuni casi sono stati riscontrati malfunzionamenti periodici delle sonde da campo che hanno determinato la perdita di acquisizione dei dati creando hotspot non analizzabili. Alcuni parametri relativi alla colonna d’acqua, seppure di interesse specifico, sono stati acquisiti solo negli strati superficiali e mai in quelli profondi (nutrienti). I campioni superficiali sono stati pertanto distinti da quelli profondi allo scopo di effettuare un’analisi statistica delle dinamiche temporali dei nutrienti nelle stazioni superficiali limitando ai profili verticali delle masse d’acqua soltanto le analisi relative ai parametri macrodescrittori. Un’altra problematica, purtroppo non di facile soluzione è stata la variazione da parte di ARPAT del set parametrico di acquisizione nel corso del tempo. Questo fatto è dovuto a modificazioni progressive del quadro normativo nazionale con conseguenti variazioni nelle richieste da parte dell’organo ministeriale. La necessità di rispondere a normative diverse (es: balneabilità; 152/99, D.M. 979/82) ha portato ARPAT ad acquisire parametri diversi in aree diverse rendendo impossibile la creazione di un database unico se non per pochi parametri macrodescrittori. Si riporta, nelle tabelle da 4.1 a 4.6 una sintesi delle matrici indagate da ARPAT nelle varie aree in risposta ai diversi quadri normativi (osservatorio, 152/99, 979/82) ed un elenco dei parametri misurati con le rispettive unità di misura uniformate prese in considerazione nello sviluppo del database. La localizzazione mediante georeferimento delle stazioni della balneabilità è riportata in figura 4.1. - 31 --163 Matrice Acqua Matrice Sedimento Matrice Sedimento N. stazioni 16 N. stazioni 4 N. stazioni Stazioni RO14, R191, R192, R392 Stazioni Frequenza di campionamento Data Sabbia Ghiaia Peliti Arsenico, As Cadmio, Cd Cromo, Cr Mercurio, Hg Nichelio, Ni Piombo, Pb Rame, Cu Test Dunaliella terctiolecta Test Vibro fischeri fase solida Test Vibro fischeri fase solida annuale Frequenza di campionamento Data Arsenico, As Cadmio, Cd Cromo, Cr Mercurio, Hg Nichelio, Ni Piombo, Pb Rame, Cu 3 Pietra Bianca, Pontile Solvada, Punta Lillatro annuale Stazioni Frequenza di campionamento Stagionale Data Profondita metri Temperatura °C Conducibilita mS/cm Salinita ppt O2 % O2 mg/L pH Torbidità FTU Chl-a µg/L N-tot, TN µmoli/L µmoli/L NH4+ µmoli/L NO3µmoli/L NO2µmoli/L P-tot, TP µmoli/L PO4 µmoli/L Silicati Solidi sospesi mg/L (0,063 mm <x < 2 mm) % (diametro > 2 mm) % (diametro < 0,063 mm) % µg/kg in peso secco µg/kg in peso secco µg/kg in peso secco µg/kg in peso secco µg/kg in peso secco µg/kg in peso secco µg/kg in peso secco µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg in in in in in in in peso peso peso peso peso peso peso secco secco secco secco secco secco secco EC50 96h (%) EC50 30' U.T EC50 30' (%) Tabella 4.1. - Area di monitoraggio: Rosignano Solvay, Periodo di monitoraggio: 2004-2007, Tipo di monitoraggio: Osservatorio, parametri misurati, stazioni, frequenze ed unità di misura. - 32 -163 . Matrice N. stazioni Stazioni Frequenza di campionamento Diatomee Dinoflagellati Altro fitoplancton Fitoplancton Totale Cladoceri Copepodi Altro Zooplancton totale Lista specie Fitoplancton Lista specie Zooplancton Plancton 8 - 10 Stagionale Cell/L Cell/L Cell/L Cell/L Individui/m³ Individui/m³ Individui/m³ Individui/m³ Matrice N. stazioni Stazioni Frequenza di campionamento Data Specie Individui Diversità specifica Ricchezza specifica Equitabilità Dominanza Benthos 4-5 A1, B3, B4, D3 e S2 annuale n. n. Tabella 4.2. - Area di monitoraggio: Rosignano Solvay, Periodo di monitoraggio: 2004-2008, Tipo di monitoraggio: Osservatorio, parametri misurati, stazioni, frequenze ed unità di misura. - 33 - -163 . Matrice Acqua N. stazioni 3 Stazioni RL05 - RL10 - RL30 Frequenza di campionamento Stagionale Data UTC Profondita metri Temperatura °C Conducibilita mS/cm Salinita ppt O2 % O2 mg/L pH Torbidità FTU Chl-a µg/L N-tot, TN µmoli/L NH4+ µmoli/L NO3µmoli/L NO2µmoli/L P-tot, TP µmoli/L PO4mmoli/L Trasparenza metri Enterococchi UFC/mL Matrice Sedimento N. stazioni 1 Stazioni RL30 Frequenza di campionamento annuale Data Sabbia (0,063 mm <x < 2 mm) % Ghiaia (diametro > 2 mm) % Peliti (diametro < 0,063 mm) % µg/kg in peso secco Mercurio, Hg µg/kg in peso secco Cadmio, Cd µg/kg in peso secco Cromo, Cr µg/kg in peso secco Piombo, Pb µg/kg in peso secco Zinco, Zn µg/kg in peso secco Rame, Cu µg/kg in peso secco Vanadio, V µg/kg in peso secco Arsenico, As µg/kg in peso secco Nichelio, Ni µg/kg in peso secco Alluminio, Al µg/kg in peso secco Ferro, Fe µg/kg in peso secco 4-4' DDT µg/kg in peso secco 2-4' DDT µg/kg in peso secco 4-4' DDE µg/kg in peso secco 2-4' DDE Matrice N. stazioni Stazioni Frequenza di campionamento Data Profondità Mercurio, Hg Cadmio, Cd Cromo, Cr Piombo, Pb Zinco, Zn Rame, Cu Vanadio, V Arsenico, As Nichelio, Ni Alluminio, Al Ferro, Fe Argento, Ag 4-4' DDT 2-4' DDT 4-4' DDE 2-4' DDE 4-4' DDD Mitili 1 RL semestrale metri µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg µg/kg in in in in in in in in in in in in in in in in in peso peso peso peso peso peso peso peso peso peso peso peso peso peso peso peso peso Tabella 4.3. - Area di monitoraggio: Rosignano Lillatro, Periodo di monitoraggio: 2001-2008, Tipo di monitoraggio: 152/99, parametri, stazioni, frequenze ed unità di misura. - 34 - -163 secco secco secco secco secco secco secco secco secco secco secco secco secco secco secco secco secco Matrice N. stazioni Stazioni Frequenza di campionamento 4-4' DDD 2-4' DDD DDD's totali A HCH b HCH g HCH d HCH Aldrin Dieldrin Esaclorobenzene Idrocarburi Clorurati PCB 52 PCB 77 PCB 81 PCB 128 PCB 138 PCB 153 PCB 169 PCB's totali Naftalene Acenaftene Acenaftilene Fluorene Fenantrene Antracene Fluorantene Pirene Benzo 'a' antracene Crisene Benzo 'b' fluorantene Benzo 'k' fluorantene Benzo 'a' pirene Benzo 'a-h' antracene Benzo 'g-h-i' perilene Indeno '1-2-3 c, d' pirene Sedimento 1 RL30 annuale μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco Matrice N. stazioni Stazioni Frequenza di campionamento 2-4' DDD DDD's totali a HCH b HCH g HCH d HCH Aldrin Dieldrin Esaclorobenzene Idrocarburi clorurati PCB 52 PCB 77 PCB 81 PCB 128 PCB 138 PCB 153 PCB 169 PCB's totali Naftalene Acenaftene Acenaftilene Fluorene Fenantrene Antracene Fluorantene Pirene Benzo 'a' antracene Crisene Benzo 'b' fluorantene Benzo 'k' fluorantene Benzo 'a' pirene Dibenzo 'a-h' antracene Benzo 'g-h-i' perilene Indeno '1-2-3 c, d' pirene Idrocarburi Policiclici Aromatici Mitili 1 RL semestrale μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco μg/kg in peso secco mg/kg in peso secco mg/kg in peso secco mg/kg in peso secco mg/kg in peso secco mg/kg in peso secco mg/kg in peso secco mg/kg in peso secco mg/kg in peso secco mg/kg in peso secco mg/kg in peso secco mg/kg in peso secco mg/kg in peso secco mg/kg in peso secco mg/kg in peso secco mg/kg in peso secco mg/kg in peso secco mg/kg in peso secco Tabella 4.4. - Area di monitoraggio: Rosignano Lillatro, Periodo di monitoraggio: 2001-2007, Tipo di monitoraggio: 152/99, parametri, stazioni, frequenze, unità di misura. - 35 -163 . Matrice Idrocarburi Policiclici Aromatici TOC TBT Clostridi solfitoriduttori Test Vibro fischeri fase solida Test Vibro fischeri fase solida Test Vibro fischeri fase solida Test Vibro fischeri fase solida Test Vibro fischeri fase solida Test Vibro fischeri fase solida Test Vibro fischeri fase liquida Test Vibro fischeri fase liquida Test Vibro fischeri fase liquida Test Vibro fischeri fase liquida Test Vibro fischeri fase liquida Test Dunaliella terctiolecta in fase liquida (acqua interstiziale) Matrice Salinità O2 Temperatura pH Idrocarburi Colorazione Solidi sospesi Coliformi fecali Sassitossina - PSP Acido ocadaico - DSP Acido Domoico - ASP Cigua test Sedimento µg/kg in peso secco mg/kg µg/kg MPN (T.U. grezzo) (lim. sup. 95% T.U. grezzo) (lim. inf. 95% T.U. grezzo) Coeff. determinazione R2 (S.T.I.) Classe di tossicità TU EC 20 lim. sup. 95% EC 20 lim. inf. 95% EC 20 Coeff. determinazione R2 UT Sedimento Frequenza PPT % °C Mensile Mensile Stagionale Stagionale Stagionale Stagionale Stagionale Stagionale Stagionale Stagionale Stagionale Stagionale Assenza/Presenza mg Pt/L mg/L MPN/100mL µg/100g ppb µg/g µg/kg Tabella 4.5. - Area di monitoraggio: Rosignano Lillatro, Periodo di monitoraggio: 2001-2007, Tipo di monitoraggio: 152/99. - 36 --163 . Matrice N. stazioni Stazioni Frequenza di campionamento Profondità Altezza onde max. Altezza onde med. Direzione vento Velocità vento Direzione corrente Velocità corrente Temperatura Salinità Conducibilità O.D. O.D. pH Clorofilla alfa, Chl-a Trasparenza Colore Res. catr. Strat. olio NO2NO3NH4+ Fosfati, SRP Fosfati totali, TP Tensioattivi anionici MBAS Fenoli Coliformi totali Coliformi fecali Streptococchi fecali Salmonella Acqua 3 1002, 1010, 1030 Stagionale metri metri metri gradi m/sec. gradi cm/sec °C ppt mS/cm % sat. mg/L udpH µg/L m 1o0 1o0 1o0 µM/L µM/L µM/L µM/L µM/L µg/L µg/L n/100mL n/100mL n/100mL 1o0 Tabella 4.6. - Area di monitoraggio: Rosignano Lillatro, Periodo di monitoraggio: 1997-2000, Tipo di monitoraggio: 979/82. - 37 --163 . Figura 4.1. - Localizzazione spaziale punti di monitoraggio ARPAT per la balneazione. Nel cerchio sono indicate le stazioni considerate come C3. - 38 --163 . 4.2. Risultati relativi alle elaborazioni effettuate sui dati acquisiti da ARPAT Si riportano a seguito le elaborazioni definitive condotte sul database ARPAT relative alle stazioni di monitoraggio osservatorio, 152/99, D.M. 979/82 sia sulle acque (n>3000) che sui sedimenti (n>200). -Elaborazioni statistiche dei dati di monitoraggio superficiale relativo alla 152/99 Si riportano a seguito i risultati conseguiti dalla elaborazioni statistiche effettuate sui dati relativi ai campioni superficiali (0-50 cm) della colonna d’acqua delle stazioni di monitoraggio ARPAT per la 152/99 (periodo di monitoraggio considerato: 1997-2007). In tabella 4.2.1. sono riportati i risultati relativi alle analisi univariate condotte sulle variabili misurate nei campioni di acqua superficiale. In particolare si riportano le medie e le deviazioni standard relative a tutto il periodo considerato. Parametro Temperatura Conducibilita Salinità O2 O2 pH Chl-a + NH4 NO3NO2P-tot PO42Trasparenza Unità di misura °C mS/cm PSU % mg/L udpH µg/L µM/L µM/L µM/L µM/L µM/L m Medie 19,3 50,9 38,0 96,0 7,1 8,2 0,6 1,1 2,6 0,3 0,2 0,3 19,1 SD 4,3 4,8 0,3 8,6 0,8 0,1 0,6 1,7 4,1 0,3 0,3 0,6 21,2 Tabella 4.2.1. – Risultati relativi alle analisi statistiche univariate condotte sui campioni di acqua superficiale del periodo 1997-2007. Si può osservare che le variabili temperatura, conducibilità, ossigeno, ammoniaca, nitriti e fosforo solubile presentano una ampia oscillazione mentre salinità e pH sembrano mostrare una maggiore stabilità nel periodo considerato. L’oscillazione della temperatura è da ricondurre alla dipendenza stagionale di questa variabile (fig. 4.2.1.a), mentre i nutrienti e l’ossigeno disciolto subiscono anche una notevole interferenza dovuta alla componente biologica ed antropica. In figura 4.2.1.b si riporta l’analisi multivariata nMDS condotta sulle variabili allo scopo di evidenziare le maggiori correlazioni reciproche. Si osserva che segregano indipendentemente dalla temperatura delle acque, la quale, invece, è fortemente legata alla conducibilità. La PCA (tab. 4.2.2) evidenzia che per le acque, i primi tre assi spiegano il 56,6% della varianza totale del sistema. - 39 --163 . 28 Temperatura 26 24 22 20 18 16 14 12 Figura 4.2.1.a – Variazione della temperatura delle acque 1997-2008 Figura 4.2.1b. – nMDS condotta sulle variabili. - 40 --163 06/06/08 06/06/07 06/06/06 06/06/05 06/06/04 06/06/03 06/06/02 06/06/01 06/06/00 06/06/99 06/06/98 06/06/97 10 . Eigenvalues PC Eigenvalues %Variation 1 3 23,1 2 2,61 20,0 3 1,75 13,5 4 1,15 8,9 5 1,04 8,0 Tabella 4.2.2. – PCA Cum.%Variation 23,1 43,1 56,6 65,5 73,5 Si evidenziano in grassetto le variabili maggiormente correlate agli assi principali (tab. 4.2.3). Eigenvectors (Coefficients in the linear combinations of variables making up PC's) Variable PC1 PC2 PC3 PC4 PC5 Temperatura 0,357 0,447 0,087 0,211 0,097 Conducibilita 0,378 0,436 0,077 0,183 0,076 Salinita 0,401 -0,035 -0,083 -0,283 -0,288 O2% 0,088 -0,020 0,653 0,385 0,041 O2 -0,191 -0,360 0,534 0,097 -0,007 pH 0,056 -0,145 -0,025 -0,110 0,875 Chl-a -0,161 -0,094 -0,279 0,323 0,132 NH+4 -0,172 0,236 0,164 -0,453 0,258 NO-3 -0,319 0,278 -0,208 0,153 0,101 NO-2 -0,421 0,140 0,073 -0,171 -0,177 P-tot -0,241 0,324 0,275 -0,210 -0,075 PO3-4 -0,265 0,438 0,049 0,057 0,027 Trasparenza 0,243 -0,010 0,190 -0,513 0,045 Tabella 4.2.3. – PCA risultati. In figura 4.2.2 si riporta una visualizzazione in due dimensioni della PCA effettuata. Si evidenziano in figura i parametri relazionati fra di loro (cerchio). - 41 --163 . Figura 4.2.2. – PCA 2D-Projection. Mediante la tecnica della nMDS (non-metric multi dimentional scaling) è stata effettuata l’analisi multivariata delle distanze effettuando la discriminazione secondo il fattore “stagione” per verificare eventuali ed attese ricorrenze stagionali dei parametri chimico-fisici delle acque. Come riportato in figura 4.2.3 è possibile osservare che si riscontra una evidente stagionalità dei parametri considerati. Questa differenza è stata testata e confermata statisticamente mediante l’applicazione del test Anosim one-way (Numero di prermutazioni di 999). L’R statistica campionaria (Global R) è stata pari a 0,47, con livello di significatività dello 0,1% e numero di permutazioni maggiori o uguali alla Global R di zero (fig. 4.2.4). È interessante notare che dai dati relativi alle acquisizioni effettuate si osserva anche mediante l’nMDS una differenza evidente rispetto al fattore “anno di prelievo” indicato in figura 4.2.5 come “Periodo”. Anche in questo caso l’Anosim test one-way (Numero di prermutazioni di 999) conferma le osservazioni con una R statistica campionaria (Global R) pari a 0,213, con livello di significatività dello 0,1% e numero di permutazioni maggiori o uguali alla Global R di zero (fig. 4.2.6). - 42 --163 . Figura 4.2.3. – nMDS fattore stagione. Figura 4.2.4. – Anosim test one-way condotto sul fattore stagione. - 43 --163 . Figura 4.2.5. – nMDS fattore “Periodo” (anno). Figura 4.2.6. – Anosim test one-way condotto sul fattore “Periodo” (anno). - 44 --163 . - Elaborazioni Statistiche – Solvay Acque Si riportano a seguito i primi risultati conseguiti dalla elaborazioni statistiche effettuate sui dati relativi alla colonna d’acqua delle stazioni di Rosignano Solvay (osservatorio, anni 20042006). La PCA evidenzia che per le acque, i primi tre assi spiegano il 49,0% della varianza totale del sistema (tab. 4.2.4). Eigenvalues PC Eigenvalues 1 3,59 2 1,75 3 1,52 4 1,31 5 1,19 %Variation 25,6 12,5 10,9 9,3 8,5 Cum.%Variation 25,6 38,1 49,0 58,3 66,9 Tabella 4.2.4. – PCA. Si evidenziano in grassetto le variabili maggiormente correlate agli assi principali (tab. 4.2.5). Eigenvectors (Coefficients in the linear combinations of variables making up PC's) Variable PC1 PC2 PC3 PC4 PC5 Profondità (m) 0,000 0,000 0,000 0,000 0,000 Temperatura (°C) 0,346 -0,334 0,165 0,235 0,154 Salinità (ppt) 0,283 -0,115 0,087 -0,089 0,591 pH -0,024 0,334 -0,494 0,095 -0,106 O2 (%) 0,455 -0,009 0,202 0,240 0,019 O2 (mg/L) 0,284 0,466 0,100 0,103 -0,261 Torb (FTU) 0,064 -0,084 -0,342 0,529 -0,058 Chla (μg/L) -0,181 -0,070 0,366 -0,293 -0,114 Ntot (μmol/L) -0,140 0,421 0,425 0,039 0,282 NH4 (μmol/L) 0,011 0,521 -0,146 -0,010 0,455 NO3 (μmol/L) -0,228 -0,047 0,250 0,529 -0,047 NO2 (μmol/L) -0,396 -0,185 -0,058 -0,002 0,059 Ptot (μmol/L) -0,278 0,188 0,308 0,197 -0,198 PO4 (μmol/L) -0,180 -0,004 0,118 0,411 0,184 Silic (μmol/L) -0,369 -0,113 -0,207 0,068 0,406 Tabella 4.2.5. – PCA risultati. In figura 4.2.7 si riporta una visualizzazione in due dimensioni della PCA effettuata. Si evidenziano in figura i parametri relazionati fra di loro (cerchio). - 45 --163 . Figura 4.2.7. - PCA. Si osserva che la profondità dell’acqua nella stazione di prelievo sembra influenzare i dati relativi a: temperatura, salinità, torbidità ed ossigeno disciolto mentre pare non avere effetto sui dati relativi ai nutrienti ed in particolare ai livelli di fosfati, silicati, nitriti e nitrati. L’azoto ammoniacale mostra un andamento diverso e correlato all’ossigeno, al pH, all’azoto totale (N-tot, TN). Mediante la tecnica della nMDS (non-metric multi dimentional scaling) è stata effettuata l’analisi multivariata delle distanze effettuando la discriminazione secondo il fattore “stagione” per verificare eventuali ed attese ricorrenze stagionali dei parametri chimico-fisici delle acque. Come riportato in figura 4.2.8 è possibile osservare che si riscontra una evidente stagionalità dei parametri considerati. Questa differenza è stata testata e confermata statisticamente mediante l’applicazione del test Anosim one-way (Numero di prermutazioni di 999). L’R statistica campionaria (Global R) è stata pari a 0,251, con livello di significatività dello 0,1% e numero di permutazioni maggiori o uguali alla Global R di zero (fig. 4.2.9). È interessante notare che dai dati relativi alle acquisizioni effettuate in area Solvay si osserva anche mediante l’nMDS una differenza evidente rispetto al fattore “anno di prelievo” indicato in figura 4.2.10 come “Year”. Anche in questo caso l’Anosim test one-way (Numero di prermutazioni di 999) conferma le osservazioni con una R statistica campionaria (Global R) pari a 0,424, con livello di significatività dello 0,1% e numero di permutazioni maggiori o uguali alla Global R di zero (fig. 4.2.11). - 46 --163 . Figura 4.2.8. – nMDS relativa al fattore Stagione. Figura 4.2.9. – Anosim test one way relativo al fattore stagione. - 47 --163 . Figura 4.2.10. – nMDS relativo al fattore anno. Figura 4.2.11. – Anosim test one way relativo al fattore anno. - 48 --163 . -Elaborazioni Statistiche – Solvay Sedimenti Si riportano a seguito (tab. 4.2.6) i primi risultati conseguiti dalla elaborazioni statistiche effettuate sui dati relativi al sedimento delle stazioni di Rosignano Solvay. La PCA evidenzia che per le acque, i primi tre assi spiegano il 78,2% della varianza totale del sistema. Eigenvalues PC Eigenvalues 1 3,55 2 2,98 3 1,28 4 0,824 5 0,586 %Variation 35,5 29,8 12,8 8,2 5,9 Cum.%Variation 35,5 65,3 78,2 86,4 92,3 Tabella 4.2.6. – PCA. Si evidenziano in grassetto le variabili maggiormente correlate agli assi principali (ta. 4.2.7). Eigenvectors (Coefficients in the linear combinations of variables making up PC's) Variable PC1 PC2 PC3 PC4 PC5 Sabbia -0,119 0,443 0,295 -0,270 0,385 Ghiaia -0,368 0,154 0,025 -0,050 -0,851 Peliti -0,009 -0,518 -0,166 0,158 0,110 Hg -0,009 -0,170 0,680 0,577 0,005 Cd 0,301 -0,174 0,374 -0,642 -0,080 Cr -0,496 -0,096 0,064 -0,241 0,174 Pb 0,328 -0,339 0,245 -0,229 -0,250 Cu -0,098 -0,491 -0,290 -0,129 0,072 As -0,384 -0,256 0,366 -0,031 0,065 Ni -0,498 -0,146 0,001 -0,161 0,084 Tabella 4.2.7. – Vettori della PCA. In figura 4.2.12 si riporta una visualizzazione in due dimensioni della PCA effettuata. Si evidenziano in figura i parametri relazionati fra di loro (cerchio). Si osserva una buona correlazione tra Cr, Ni, As; il mercurio (Hg) sembra avere un comportamento autonomo, mentre Cd e Pb appaiono nuovamente correlati fra loro ma distanti dagli altri gruppi. È interessante osservare che la componente sottile del sedimento (pelite) sembra essere correlata solo con il Cu. Mediante la tecnica della nMDS (non-metric multi dimentional scaling) è stata effettuata l’analisi multivariata delle distanze effettuando la discriminazione secondo il fattore “stazione di prelievo”. Come riportato in figura 4.2.13 è possibile osservare che si riscontra una evidente relazione dei parametri considerati con la stazione di prelievo. In particolare, mentre le stazioni S appaiono molto distanti tra di loro, le stazioni R0 e R3 appaiono molto bene distinguibili dalle altre. Questa differenza è stata testata statisticamente e confermata mediante l’applicazione del test Anosim one-way (Numero di prermutazioni di 999). L’R - 49 --163 . statistica campionaria (Global R) è stata pari a 0,37, con livello di significatività del 0,1% e numero di permutazioni maggiori o uguali alla Global R di zero (fig. 4.2.14). Figura 4.2.12. - PCA. Figura 4.2.13. - nMDS relativa al fattore stazione. - 50 --163 . Figura 4.2.14. Anosim test one way relativo al fattore stazione. -Elaborazioni Statistiche – Trend generali Si riportano a seguito delle elaborazioni statistiche relative ai trend temporali (1997-2008) generali delle acque in area di studio Rosignano Solvay e fascia costiera relativi ai parametri macrodescrittori delle masse (tab. 4.2.8). Si osserva che i primi tre assi spiegano l’83,8% della varianza totale. Sono evidenziate le variabili maggiormente coinvolti nella determinazione degli assi (tab. 4.2.9). Eigenvalues PC Eigenvalues 1 1,94 2 1,29 3 0,964 4 0,772 5 3,96E-2 %Variation 38,7 25,8 19,3 15,4 0,8 Cum.%Variation 38,7 64,5 83,8 99,2 100,0 Tabella 4.2.8. PCA. - 51 --163 . ___________________________________________________________________________ Eigenvectors (Coefficients in the Variable PC1 P 0,293 T -0,215 S -0,282 DO% 0,568 DO 0,683 linear combinations of variables making up PC's) PC2 PC3 PC4 PC5 0,051 -0,813 0,501 0,008 -0,764 0,128 0,419 -0,422 -0,388 -0,548 -0,685 -0,001 -0,513 0,004 0,143 0,044 -0,058 -0,317 0,625 -0,656 ___________________________________________________________________________ Tabella 4.2.9. Assi della PCA. Si riportano in figura 4.2.15 le relazioni lineari uni variate tra le principali variabili macrodescrittrici delle masse d’acqua. Si osserva che considerando il database nel suo insieme, non sussistono relazioni evidenti tra la profondità ed i principali parametri descrittori delle acque mentre si notano relazioni inverse tra ossigeno disciolto e temperatura (per valori di T>16 °C). Figura 4.2.15. Draftman plot delle principali variabili. - 52 --163 . La PCA effettuata sulle variabili (fig. 4.2.16) evidenzia un difforme comportamento in relazione al periodo di acquisizione dei dati. Si osserva, infatti, come in alcuni casi le stazioni presentino elevata similarità mentre in altri, in corrispondenza della stessa data di prelievo si assista ad una maggiore dissimilarità. L’Anosim test one-way (numero di permutazioni pari a 999) effettuato sul fattore “data” ha confermato una forte dipendenza rispetto alla data di prelievo. L’R statistica campionaria (Global R) è stata pari a 0,765, con livello di significatività del 0,1% e numero di permutazioni maggiori o uguali alla Global R di zero. Figura 4.2.16. – PCA effettuata sui macrodescrittori delle acque. Includendo nell’analisi statistica anche i dati relativi agli anni 2008 e 2009 è stato possibile effettuare l’analisi statistica dei dati acquisiti sui campioni superficiali di acque con data set di variabili completo (n = 230). Si riportano in tabella 4.2.10 le relazioni lineari uni variate tra le principali variabili macrodescrittrici delle masse d’acqua ed in figura 4.2.17 l(a, b, c) e relazioni significative. - 53 --163 . Salinita O2% O2 pH Torbidità Chl-a TN NH+4 NO-3 NO-2 TP SRP 0,43 0,23 0,67 -0,12 -0,18 -0,06 -0,16 -0,03 -0,05 -0,22 -0,13 -0,19 -0,20 -0,02 -0,01 -0,22 -0,34 -0,48 -0,43 -0,22 -0,30 0,00 -0,17 Temperatura Salinita 0,61 -0,08 0,12 -0,19 0,03 -0,07 0,01 -0,37 -0,14 -0,04 O2% -0,01 0,17 -0,03 0,31 -0,03 0,23 0,00 0,10 -0,12 O2 -0,01 -0,09 -0,13 -0,15 -0,07 0,21 -0,07 -0,14 0,22 -0,12 0,08 -0,18 0,03 -0,12 0,01 pH Torbidità 0,24 -0,08 0,15 0,09 0,17 -0,01 Chl-a 0,20 0,48 -0,07 0,35 0,04 0,32 0,39 0,11 0,27 0,37 0,13 0,17 0,12 0,29 0,52 TN NH+4 NO-3 NO-2 TP Tabella 4.2.10. Spearman rank correlations (in grassetto p<0,01). Figura 4.2.17-a. Draftman plot delle principali variabili. - 54 --163 . Figura 4.2.17-b. Draftman plot delle principali variabili. Figura 4.2.17-c. Draftman plot delle principali variabili. - 55 --163 . Si osserva che l’azoto ammoniacale correla positivamente con l’azoto totale ad eccezione di alcune stazioni in cui i livelli elevati di azoto ammoniacale riscontrati non correlano con le altre forme componenti dell’azoto totale suggerendone una diversa origine ambientale. Essendo l’azoto ammoniacale una variabile indicatrice delle fonti di immissione derivanti da impianti di trattamento dei reflui urbani, questo risultato suggerisce la presenza di sorgenti locali individuabili mediante analisi geostatistica (par. 7). La PCA effettuata sulle variabili ha prodotto i risultati riportati in tab. 4.2.11 e tab. 4.2.12. Si osserva che i primi tre assi spiegano il 50,2% della varianza totale. Sono evidenziate le variabili maggiormente coinvolti nella determinazione degli assi (tab. 4.2.12). Eigenvalues PC Eigenvalues %Variation Cum.%Variation 1 3,1 23,8 23,8 2 1,99 15,3 39,1 3 1,44 11,1 50,2 Tabella 4.2.11. PCA. Eigenvectors (Coefficients in the linear combinations of variables making up PC's) Variable PC1 PC2 PC3 PC4 PC5 Temperatura 0,383 0,256 0,355 -0,009 0,005 Salinita 0,366 0,010 0,256 -0,222 -0,081 O2% 0,258 0,596 0,064 0,079 -0,061 O2 -0,069 0,549 -0,299 0,159 -0,142 pH 0,070 -0,183 -0,284 0,609 -0,132 Torbidità -0,038 0,220 -0,216 0,093 0,615 Chl-a -0,195 -0,070 -0,070 -0,398 -0,451 N-tot -0,338 0,284 0,074 -0,007 -0,410 NH+4 -0,063 -0,067 0,274 0,590 -0,308 NO-3 -0,331 0,292 -0,150 -0,110 0,061 NO-2 -0,427 -0,073 0,003 0,007 0,191 P-tot -0,375 0,117 0,372 0,020 0,051 PO3-4 -0,231 0,036 0,584 0,141 0,255 Tabella 4.2.12. Assi della PCA. La PCA effettuata sulle variabili (fig. 4.2.18) evidenzia un difforme comportamento in relazione al periodo di acquisizione dei dati (anno). Si osserva, infatti, come in alcuni casi le stazioni presentino elevata similarità mentre in altri, in corrispondenza dello stesso anno di prelievo si assista ad una maggiore dissimilarità. - 56 --163 . Figura 4.2.18. – PCA effettuata sui macrodescrittori delle acque. L’Anosim test one-way (numero di permutazioni pari a 9999) effettuato sul fattore “data” ha confermato una forte dipendenza rispetto alla data di prelievo. L’R statistica campionaria (Global R) è stata pari a 0,836, con livello di significatività del 0,1% e numero di permutazioni maggiori o uguali alla Global R di zero. Anche in relazione al fattore “year”, anno, la significatività è elevata con R statistica campionaria (Global R) pari a 0,249, con livello di significatività del 0,01% e numero di permutazioni maggiori o uguali alla Global R di zero. Incrociando il test (Anosim two-way nested data-year, numero di permutazioni pari a 9999) si osserva come sebbene la stagione sia un fattore dominante, esiste, tuttavia, una significativa variazione relativa agli anni di osservazione (tab. 4.2.13). TESTS FOR DIFFERENCES BETWEEN Data GROUPS (across all year groups) Global Test Sample statistic (Global R): 0,809 Significance level of sample statistic: 0,01% Number of permutations: 9999 (Random sample from a large number) Number of permuted statistics greater than or equal to Global R: 0 TESTS FOR DIFFERENCES BETWEEN year GROUPS (using Data groups as samples) Global Test Sample statistic (Global R): 0,091 Significance level of sample statistic: 13% Number of permutations: 9999 (Random sample from a large number) Number of permuted statistics greater than or equal to Global R: 1299 Tabella 4.2.13. Anosim two-way nested year-data. - 57 --163 5. Monitoraggio visivo del fenomeno (Linea 3) Le attività di monitoraggio visivo del fenomeno sono state condotte da volontari CASM. Questa associazione locale effettua, per lo svolgimento dei propri compiti istituzionali, due uscite giornaliere in mare che prevedono il monitoraggio della fascia costiera del comune di Rosignano Marittimo. Gli operatori CASM possono agevolmente riempire i questionari consegnati dai ricercatori durante le attività di routine senza recare intralcio alle attività ed effettuando cosi un monitoraggio continuo a costi contenuti per il gruppo di lavoro ed altrimenti non realizzabile. 5.1. Vantaggi relativi all’impiego di volontari L’uso dei volontari nelle indagini ambientali e nella valutazione delle ricorrenze di un fenomeno rappresenta un’opporunità unica nei monitoraggi ambientali. Essa contribuisce a: 1- fornire occasioni di integrazione tra strutture di ricerca e strutture sociali operanti sul territorio; 2- aumentare la consapevolezza sociale sulle problematiche ambientali; 3- creare senso di partecipazione; 4- fornire risorse gestionali a basso costo che consentano di acquisire ampi data set. Questo tipo di coinvolgimento appare molto utile specialmente nelle attività di monitoraggio a lungo termine; infatti il vantaggio di ottenere dati a basso costo permette la raccolta in continuo di una serie di informazioni che altrimenti sarebbero ottenibili solo sporadicamente ed a costi elevati (Danovaro, 2001). 5.2. Problematiche riferibili all’impiego di volontari Uno dei principali problemi legati a queste attività è rappresentato dal fatto che i dati acquisiti possono mancare di attendibilità scientifica. I volontari, infatti, seppure solitamente mostrino un notevole entusiasmo nei confronti delle attività loro proposte, spesso non presentano alcuna esperienza scientifica e, per conseguire un obiettivo attendibile, i loro sforzi devono essere necessariamente e correttamente canalizzati dai ricercatori. Per ovviare a questa problematica è necessario operare con un rigoroso controllo di qualità sui dati acquisiti dai volontari. Il controllo a posteriori è utile ma non efficace; infatti consente di escludere outlayers ma non di evitare errori di acquisizione. Per ottimizzare gli sforzi è necessario standardizzare le procedure di rilievo dei dati di interesse mediante l’applicazione di protocolli standard di acquisizione dati e metodiche di prelievo e conservazione dei campioni. Per questo è opportuno organizzare corsi di formazione degli operatori volontari finalizzati a chiarire le problematiche e le modalità procedurali del rilievo ed eventualmente a semplificare procedure troppo complesse. 5.3. Protocollo di rilievo adottato dai volontari CASM Per ottenere dati attendibili dagli sforzi dei volontari CASM si è deciso di predisporre un questionario di semplice compilazione che consentisse una precisa risposta anche da parte di personale non addetto al settore. Si è effettuato un breve corso di formazione dei volontari e si è standardizzato le metodiche di prelievo e conservazione campioni. Si è optato per la massima semplificazione possibile delle procedure e dei protocolli per ottenere la maggiore attendibilità. Gli operatori CASM hanno effettuato il campionamento di schiume ed acqua superficiale durante le segnalazioni effettuate dalla capitaneria di Porto e dai turisti. I ricercatori hanno provveduto a ritirare quanto prima i campioni prelevati dagli operatori CASM. Si riportano a seguito il protocollo di monitoraggio giornaliero proposto ed il protocollo di campionamento concordato con CASM. Durante il corso di formazione il questionario proposto è stato visionato e discusso dai volontari e la proposta iniziale è stata semplificata in una forma giudicata dagli operatori stessi più efficace. 58-163 59-163 60-163 5.4. Standardizzazione dei protocolli operativi di prelievo -Modalità di prelievo dei campioni Nei casi in cui è stata segnalata la presenza di emulsioni gli operatori CASM hanno provveduto, oltre alla compilazione del questionario, anche al prelievo dei campioni sia di acqua che schiuma secondo il protocollo concordato di cui si riporta a seguito il contenuto. I contenitori sono stati forniti dai ricercatori dell’università agli operatori CASM in quantitativi sufficienti per un mese di rilievi. -Protocollo di prelievo -Aprire il contenitore da 2 L di HDPE facendo attenzione a non toccarne l’interno con le mani; -Avvinare (riempire e svuotare) con acqua di mare il contenitore per 3 volte; -Posizionare il contenitore 2 cm sotto al pelo dell’acqua e riempirlo fino all’orlo; -Chiudere il contenitore con il tappo e siglarlo con codice area prelievo e data; -Conservare a +4°C durante il trasporto; -Giunti a terra, telefonare ai ricercatori e conservare i campioni in frigorifero fino al momento dell’arrivo degli stessi. 5.5. Primi risultati conseguiti Si riportano a seguito i tabulati relativi alle attività di rilievo condotte dagli operatori CASM (tab. 5.5.1 e 5.5.2). I dati si riferiscono all’anno 2007 ed all’anno 2008 fino al mese di ottobre. Purtroppo, anche se i dati acquisiti sono di notevole interesse, la scarsità dei rilievi effettuati non consente una elaborazione statistica significativa. Infatti, come possibile osservare dalla tabella, si nota che in tutto sono stati fino ad oggi effettuate n. 22 segnalazioni di cui solo 6 nel 2008. In seguito a nostra richiesta gli operatori CASM hanno precisato che i rilievi sono stati effettuati solo in caso di positività al fenomeno (le giornate in cui esso non si è manifestato non sono state segnalate). Questo non consente di rilevare difformità tra i parametri di interesse durante il manifestarsi del fenomeno rispetto agli stessi in sua assenza in quanto non è presente il controllo negativo. Nonostante anche i dati relativi agli eventi positivi siano pochi, si nota tuttavia, che il fenomeno si manifesta generalmente in condizioni di mare calmo mentre condizioni di vento forte determinano la scomparsa della schiuma. È interessante notare, inoltre, che le schiume sono molto ben visibili durante le prime ore del mattino e scompaiono nel primo pomeriggio. Si osserva che in alcuni casi le schiume sono state rilevate in corrispondenza di sversamenti relativi alla condotta di scarico del depuratore in località Spiagge bianche o Rosignano Solvay. Si nota, inoltre, che la distanza di formazione della schiuma è quasi sempre compresa tra i 100 ed i 300 metri dalla costa. L’analisi morfologica delle schiume ha evidenziato la loro notevole eterogeneità spaziale e temporale sebbene sia possibile ritrovare delle ricorrenze nella morfologia ed aspetto delle formazioni schiumose. Come è possibile osservare dalle figure 5.5.1 e 5.5.2 le schiume presentano consistenza e morfologia variabile nel tempo ed in relazione alla localizzazione geografica. In figura 5.5.2. è evidenziata la perdita di acque da parte della condotta sottomarina del depuratore. 61-163 Generalità Condizioni meteo Località Condizioni meteo Data Ora Vento Onde Correnti T (°C) 14/07/2007 10.00 baia del Quercetano 1 assente 14/07/2007 11.30 spiagge bianche, collettore del depuratore 1 assente 1 assente 22 (acqua) 1 assente 14/07/2007 15.00 1 N/O 1 assente 24- 23 17/07/2007 10.40 spiagge bianche, canale di lancio punto azzurro 1 S/O 1 assente 21 (acqua) 19/07/2007 8:30-12:30 comune di rosignano marittimo 1 N/O 1 assente 22 (acqua) 19/07/2007 15.00 golfo canottieri 1 N/O 1 assente 22 (acqua) 20/07/2007 8:30-13:00 1 assente 1 assente 22 (acqua) 21/07/2007 8:30-13:00 1 assente 1 assente 22 (acqua) 26/07/2007 8:30-12:30 1 N/O 2 assente 28/07/2007 10.00 1 O 2 assente Pontile Solvay 28/07/2007 43 21 798 10 24 910 1 O 1 quasi assente 1 N/O 1 assente 29 (aria) spiagge bianche,foce cecina, Castiglioncello, Punta Righini 3 N 1 assente 24- 21 pattugliamento fino al porto di Vara e baia del Quercetano (Castiglioncello) 3 N 1 assente 01/08/2007 13.00 03/08/2007 9.00 04/08/2007 8.30 05/08/2007 8.30 12/08/2007 10.40 punta Righini 29/07/2008 11.00 punta Righini 30/07/2008 9.30 baia del sorriso coordinate (UTM N-E) assente 2 N/O 2 assente 25- 23 O 1 assente 32 (aria) 1 assente 1 da nord a sud 04/08/2008 11.30 Canottieri 1 assente 1 assente 06/08/2008 9.30 villa godilonda 1 O 1 assente 29-26 07/08/2008 10.50 tra Lillatro e fosso bianco 1 O 2 N/O 30-26 10/08/2008 11.00 1 N 2 S 30- 20 43 24 071 10 24 200 43 22 766 10 25 930 Tabella 5.5.1. – Rilievi CASM. Legenda: Condizioni meteo, 1=sole, 2=sereno-variabile, 3=coperto, 4=pioggia; Onde, 1=assenti, 2=medie, 3=alte. 62-163 Informazioni sulla schiuma Presenza di materiali Dimensione forma s/a no striscia larga 5x50m assenza A no 380 assenza s/a no 200 assenza A no Data Aspetto Consistenza Colore Odore Tempo di persistenza Distanza dalla costa (m) 14/07/2007 Schiumoso poco denso giallastro no Ore 200 assenza 14/07/2007 Fluido corposo poco denso marrone chiaro ammoniaca Giorni 210 Schiumoso fluido poco denso marrone chiaro Giorni Schiumoso inconsistente Minuti Schiumoso poco denso Organismi Campione morti prelevato note rotture e dispersione già segnalate da settimane agli enti competenti 14/07/2007 17/07/2007 10 m2 19/07/2007 19/07/2007 contenitore n 3 assenza di schiume contenitore 4-19/7/07 20/07/2007 21/07/2007 26/07/2007 28/07/2007 28/07/2007 non rilevata scihuma bianco 2000 01/08/2007 03/08/2007 04/08/2007 05/08/2007 su tutto il percorso non è stata rilevata nessuna schiuma tranne avvistamento, in zona collettore, di fuoriuscita di materiale di scarico (di cui sono già presenti campioni) 12/08/2007 Schiumoso poco denso giallastro Ore 100 s/a no 29/07/2008 Schiumoso poco denso marrone Ore 100 assenza A no 30/07/2008 oleoso, schiumoso, mucillaginoso denso grigiomarrone 120 assenza A si 04/08/2008 Schiumoso poco denso bianco/ marrone 200 assenza s/a no campione n 5 06/08/2008 schiumoso, mucillaginoso denso 300 assenza s/a si campione n 1 07/08/2008 Schiumoso poco denso 250 assenza s/a no bianco/ marrone bianco/ marrone assente Ore 5mx30m nastriforme ovale 2x4m campione n 2 campione n 2 10/08/2008 Tabella 5.5.2. – Rilievi CASM. 63-163 Figura 5.5.1. – Campioni di schiuma prelevati, consistenza e morfologia delle schiume. 64-163 Figura 5.5.2. – Perdita relativa alla condotta sottomarina, evidenza della risalita di acque in zona Solvay. Rilievo effettuato in data 31 luglio 2008 in concomitanza con la segnalazione delle schiume lungo costa. 65-163 I fenomeni di formazione di schiume (località Solvay) si sono verificati anche nel corso del 2009, in particolare nel periodo primaverile-estivo (fig. 5.5.3.). Figura 5.5.3. Formazioni schiumose in zona Solvay, luglio 2009. 66-163 6. Attività analitica integrativa (Linea 4) L’attività integrativa ha previsto in sintesi i seguenti interventi: 1- Analisi dei campioni di schiume ed acque prelevati dai volontari CASM; 2- Analisi dei campioni di schiume ed acque prelevati dai ricercatori durante gli interventi effettuati a seguito di segnalazione di schiuma da parte degli operatori del Comune di Rosignano Marittimo; 3- Analisi di campioni di acque e schiume prelevati durante una campagna estiva di monitoraggio della fascia marina costiera; 4- Analisi di campioni di acque, sedimenti, organismi prelevati nelle zone di controllo selezionate. Il programma di acquisizione dati si è articolato in tre fasi: 1-Predisposizione piano di campionamento ed attività campionamento; 2- preparazione dei campioni e determinazioni analitiche; 3- Elaborazione dei risultati ottenuti. Nel presente paragrafo è descritta la strategia di caratterizzazione delle matrici oggetto di indagine, le metodologie di selezione dei siti di campionamento, le tecniche di manipolazione e conservazione dei campioni, la lista di analisi effettuate sui campioni selezionati. La strategia di campionamento prescelta, riportata nel seguito, è stata calibrata sulla base delle informazioni acquisite e delle criticità riscontrate anche in seguito ai vari incontri tecnici avuti con le Autorità locali ed è volta a completare ed integrare il quadro delle informazioni esistenti disponibili. La lista degli analiti da ricercare è stata selezionata sulla base delle informazioni ad oggi disponibili sull’area. 6.1. Metodologia di campionamento Al fine di completare le caratterizzazioni esistenti, anche in considerazione delle elaborazioni eseguite sulla base dei dati pregressi, si è ritenuto utile distribuire le stazioni di campionamento in base alle zone a maggiore criticità estendendo i rilievi ai margini estremi del confine comunale sia in direzione Nord che Sud. Le attività di prelievo sono state standardizzate ed uniformate allo scopo di ridurre l’errore di campionamento. Le matrici campionate sono state le seguenti: schiume, acque, sedimenti, organismi. I campionamenti sono stati eseguiti mediante mezzo nautico in dotazione al CASM per la zona relativa al comune di Rosignano Marittimo, mediante nave oceanografica da ricerca Universitatis (fig. 6.1.1) del Consorzio Interuniversitario Nazionale per le Scienze del Mare (CoNISMa) nelle Aree Marine Protette dell’Arcipelago Toscano e nelle Aree marine di Monte Argentario (Orbetello, controllo 2). 67-163 Per ciascun campione è stato riempito un modulo di prelievo in cui sono state descritte le caratteristiche del campione, l'ubicazione e le condizioni di campionamento. Tutte le stazioni di campionamento sono state localizzate mediante Differential Global Positioning System (DGPS) e riportate in una Carta Georeferita. Figura 6.1.1 – Immagine della nave oceanografica Universitatis. - Modalità di prelievo delle acque. I campioni di acqua superficiale (0-50 cm) sono stati prelevati mediante bottiglia di Niskin con sistema di chiusura ermetica a messaggero battente da bordo nave. Immediatamente dopo il prelievo è stato effettuato il filtraggio di un’aliquota di campione mediante filtri di nitrocellulosa (0.7 micron) secondo metodica IRSA-CNR 1030. Metodi analitici per le acque. Una parte del volume campionato è stato posto in contenitore da 2 L di idrossipolietilene inerte (HPDE) con chiusura ermetica di sicurezza (a doppio tappo). Dopo la codifica, i contenitori di HDPE destinati alle analisi chimiche sono stati conservati alla temperatura di +4°C; una seconda aliquota del volume è stata posta in contenitori sterili di HDPE e conservata sempre a +4°C secondo le specifiche procedure riportate nell’apposito paragrafo. Per le analisi relative alla presenza di mucillagini il campione è stato conservato in contenitori di HDPE, in parte a +4°C con l’aggiunta di formalina ed in parte congelato intero a -20°C. Appena in laboratorio il campione intero destinato alle analisi chimiche è stato filtrato a 0,45 µm con filtri di lana di vetro, il filtro è stato sottoposto immediatamente alle analisi per la determinazione della clorofilla. La quantità di campione filtrata per l’analisi della clorofilla è stato di due litri di campione intero come prescritto dalla metodica IRSA-CNR 9020 per le acque marine oligotrofiche. I campioni destinati alle analisi chimico - fisiche sono stati trattati in modo da garantire la stabilità e la inalterabilità di tutti i suoi costituenti nell’intervallo di tempo tra prelievo e analisi. Con l’utilizzo di contenitori costituiti da materiali inerti (poliidrossietilene HDPE) si impedisce sia la cessione di sostanze da parte del contenitore sia eventuali adsorbimenti di sostanze sulle pareti dello stesso. La refrigerazione dei campioni a +4 °C impedisce l’alterazione dei composti chimici in esame dovuta all’attività microbica. - Modalità di prelievo delle schiume. Le schiume sono state prelevate in contenitori sterili di HDPE e conservate a +4°C fino all’arrivo in laboratorio. - Modalità di prelievo dei sedimenti. I sedimenti superficiali (0-10 cm) sono stati campionati da operatori subacquei professionisti attraverso autorespiratori ad aria compressa (ARA) o in assetto da apnea con contenitori di HDPE sterile. Per ciascun punto di prelievo dei sedimenti sono state effettuate tre repliche di campionamento. I contenitori, dotati di chiusura ermetica, sono stati codificati e conservati a +4°C fino al momento delle analisi. 68-163 Al momento del prelievo sono stati misurati sia il pH che il potenziale di ossidoriduzione (Eh) dei sedimenti superficiali per mezzo di sonde da campo opportunamente tarate. Allo scopo di garantire la qualità della misura rilevata, i valori di pH ed Eh sono stati effettuati esclusivamente sui campioni con caratteristiche chimico–fisiche tali da consentire il perfetto inserimento dell’elettrodo al loro interno e la corretta idratazione dello stesso. La taratura delle sonde da campo è stata effettuata a cadenza giornaliera e verificata da operatore qualificato. - Modalità di prelievo degli organismi. Gli organismi sono stati campionati mediante la tecnica dello snorkeling su superficie rocciosa. Gli esemplari destinati all’analisi dei residui, sono stati trasportati in laboratorio mediante l’ausilio di borse termiche e conservati in frigo a –20°C, in attesa di eseguire le analisi. - Modalità di prelievo di acque, schiume e sedimenti destinati ad indagini microbiologiche. Per l’esecuzione dei saggi microbiologici, tutti i campioni sono stati prelevati con lo stesso criterio e rispettando le regole di asepsi in contenitori sterili. I campioni prelevati sono stati mantenuti a 4°C in una borsa termica e trasportati in laboratorio nel più breve tempo possibile per essere immediatamente trattati. Tutte le attività di prelievo e stoccaggio dei campioni sono state effettuate secondo quanto previsto dalle normative attualmente vigenti e secondo le metodiche ufficiali riconosciute a livello Nazionale e/o Internazionale, in conformità con i protocolli di riferimento ARPAT. Le descrizioni delle modalità di prelievo, dei protocolli di trattamento e stoccaggio dei campioni, delle metodiche analitiche applicate nel caso specifico, sono indicate dettagliatamente nei paragrafi successivi. Il materiale utilizzato per i campionamenti è stato opportunamente decontaminato in laboratorio, prima dell’inizio delle attività e conservato in sacchetti sterili sottovuoto fino al momento dell’uso. 6.2. Specifiche per l’esecuzione delle analisi e metodiche adottate relativamente ai campioni di schiume ed acque Le procedure analitiche utilizzate per la determinazione dei parametri ricercati sono state scelte fra quelle riportate nei protocolli nazionali e/o internazionali secondo quanto riportato in dettaglio nei paragrafi specifici (IRSA/CNR, EPA, ISO ecc.). In assenza di un protocollo come sopra specificato è stata documentata la validità della procedura utilizzata. -Azoto totale (N-tot, TN) e fosforo totale (P-tot, TP)(APAT IRSA 4060) Il campione è stato trattato preliminarmente con una miscela ossidante e digerito in autoclave a 120°C per 30’. Per la determinazione dell’azoto totale, è stata prelevata un’aliquota di campione digerito e ne è stata misurata l’assorbanza alla lunghezza d’onda di 220 nm, dopo acidificazione con H2SO4. I risultati sono stati espressi come mg/L di N. Per la determinazione del fosforo totale, dopo aver aggiunto al rimanente campione digerito i reagenti (una soluzione riducente ed una ossidante), è stata eseguita la lettura spettrofotometrica alla lunghezza d’onda di 882 nm. I risultati sono stati espressi come mg/L di P. 69-163 - Azoto nitroso (N-NO2) (APAT IRSA 4050) Ad un’aliquota di campione preventivamente filtrato e portato ad un pH intorno alla neutralità, sono state aggiunte una soluzione di SA (solfanilammide) e una soluzione di NEDA (naftiletilendiammina). Dopo lo sviluppo del colore (15 minuti circa), è stata misurata l’assorbanza a 543 nm. Il risultato è stato espresso in mg/L di N-NO2. - Azoto nitrico (N-NO3) (APAT IRSA 4040) Il campione è stato fatto percolare attraverso una colonna di cadmio metallico ramato ad un pH iniziale di 5,5 per la riduzione del nitrato a nitrito. Successivamente, un’aliquota è stata raccolta in un pallone tarato e vi sono stati aggiunti i reagenti: una soluzione di SA (solfanilammide) e una soluzione di NEDA (naftiletilendiammina). Dopo circa 10-15 minuti è stata misurata l’assorbanza del campione colorato a 543 nm. La concentrazione finale di azoto nitrico è stata ricavata sottraendo la concentrazione di azoto nitroso ottenuta dosando quest’ultimo in un altro campione di acqua non sottoposto a riduzione ed espressa in mg/L di N-NO3. -Azoto ammoniacale (N-NH4) (APAT IRSA 4030) Il campione, trasferito in un matraccio tarato, è stato addizionato dei reattivi (nitroprussiato e salicilato di sodio e soluzione ossidante) e lasciato a riposo per almeno 4 ore a 20-22°C. Successivamente è stata misurata l’assorbanza alla lunghezza d’onda di 690 nm. Il risultato è stato espresso in mg/L di N-NH4+. - Clorofilla-a (Nova Thalassa) Un’aliquota di campione è stata filtrata su filtro GF/C da 25 mm, quindi si è proceduto all’estrazione, addizionando alla provetta contenente il filtro acetone al 90%. L’estrazione è stata completata lasciando a riposo in frigo alla temperatura di circa 4°C per 24 ore. Successivamente, l’estratto è stato centrifugato, il surnatante ottenuto è stato trasferito in una celletta di quarzo ed è stata misurata la fluorescenza impiegando una radiazione di eccitazione di 430 nm e una radiazione di emissione di 673 nm. Il risultato è stato espresso in µg/L di CHL. - Idrocarburi Policiclici Aromatici IPA (APAT IRSA 5080) Un’aliquota di campione, addizionata a 10 mL di metanolo, è stata sottoposta ad estrazione su fase solida (SPE) su cartuccia preimpaccata C18, preventivamente condizionata con 10 mL di diclorometano e 10 mL di metanolo. Gli analiti sono stati eluiti con 10 ml di diclorometano sottovuoto. L’eluato è stato concentrato sotto flusso di azoto a temperatura ambiente. Il concentrato è stato sottoposto a clean-up su colonna di gel di silice preventivamente attivato impiegando come solvente 30 mL di n-esano per pesticidi e, successivamente, 20 mL di acetone/n-esano 1:1(v/v). L’eluato così ottenuto è stato sottoposto a disidratazione su solfato di sodio anidro e a concentrazione fino ad 1 mL mediante rotavapor. L’estratto finale è stato sottoposto ad analisi cromatografia mediante GC-ECD/FID della PerkinElmer. La calibrazione dello strumento è stata effettuata impiegando miscele standard certificate fornite dalla LabService Analytica. 70-163 6.3. Specifiche per l’esecuzione delle analisi e metodiche adottate relativamente ai campioni di sedimenti ed organismi Le procedure analitiche utilizzate per la determinazione dei parametri ricercati sono state scelte fra quelle riportate nei protocolli nazionali e/o internazionali secondo quanto riportato in dettaglio nei paragrafi specifici (IRSA/CNR, EPA, ISO ecc.). In assenza di un protocollo come sopra specificato è stata documentata la validità della procedura utilizzata. - Determinazione granulometrica dei sedimenti Per la determinazione di questo parametro si è fatto riferimento alla metodica ICRAM Scheda 3S (2001-2003). Per eliminare i cloruri presenti nel sedimento, ed evitare così i fenomeni di flocculazione, i campioni sono stati lavati con acqua distillata, asciugati in stufa a 60°C, pesati e mantenuti in condizioni di staticità per 24 ore in una soluzione di acqua e perossido di idrogeno. Successivamente, i campioni sono stati ancora lavati e filtrati con un setaccio con maglia da 62,5 μm per separare la frazione psammitica (sabbiosa), asciugata in stufa a 60°C, da quella pelitica (siltoso-argillosa). Il setacciamento è stato effettuato mediante una batteria di setacci (serie ASTM, a maglia con diametri da -2φ a +4φ, decrescenti verso il basso e con un intervallo di 1/2 φ) posta per un periodo di 20’ su un agitatore meccanico. Il trattenuto di ogni setaccio è stato pesato per ricavare il valore percentuale riferito al peso totale iniziale. I dati delle analisi eseguite sono stati utilizzati sia per determinare la distribuzione percentuale delle classi granulometriche che per l’individuazione delle principali frazioni dimensionali (ghiaia, sabbia, pelite), secondo le classi dimensionali riportate (tab. 6.3.1). FRAZIONI DIMENSIONALI DIMENSIONI GHIAIA > 2 mm SABBIA 2 mm > x > 0,063 mm PELITE (SILT + ARGILLA) 0,063 mm > x Tabella 6.3.1 - Classi dimensionali considerate. -Determinazione del contenuto d’acqua Per la determinazione di questo parametro si è fatto riferimento alla metodica ICRAM Scheda 2S (2001-2003). L’umidità residua viene riferita al peso del campione essiccato a 40°C fino a raggiungimento del peso costante. Indicando con Pu il peso del campione umido e P il peso del campione essiccato, la percentuale di umidità viene calcolata secondo la formula: U% = (Pu − P) x Pu-1 x 100 -Determinazione dei valori di pH Il pH è stato determinato per via potenziometrica, previa taratura del sistema di misura mediante soluzioni standard di riferimento, per immersione diretta dell’elettrodo nel campione di sedimento ai diversi livelli previsti dal progetto. Per ridurre gli errori analitici, si è deciso di condurre la misura esclusivamente per i livelli che consentissero un corretto 71-163 inserimento dell’elettrodo ed una sua ottimale idratazione. Per la misura è stato utilizzato un pHmetro portatile (pH/Eh 200, Hanna Instrument) con compensazione della temperatura ed elettrodo a vetro combinato. Il sistema di misura è stato tarato facendo uso di soluzioni standard certificate a pH noto (4,01; 7,00; 9,21). La linearità del sistema è stata controllata utilizzando un tampone a pH diverso da quelli utilizzati per la calibrazione. -Determinazione dei valori di Eh Il potenziale di ossidoriduzione è stato misurato tramite introduzione diretta dell’elettrodo nel sedimento contenente il sensore di misura al calomelano e quello di riferimento ai diversi livelli previsti dal progetto (fig. 6.3.1). Per ridurre errori analitici, si è deciso di condurre la misura esclusivamente per i livelli che consentissero un corretto inserimento dell’elettrodo ed una sua ottimale idratazione. La lettura è stata registrata dopo la stabilizzazione del potenziale. La calibrazione del sistema di misura è stata eseguita misurando il potenziale redox della coppia Fe(II)/Fe(III) a valori di pH 7,00 e 4,01. E’ stato utilizzato un potenziometro con elettrodo di misura al platino ed elettrodo di riferimento al calomelano saturo. I dati forniti, espressi in mV, non sono stati corretti rispetto all’elettrodo di riferimento al calomelano (Eh). A questo proposito si ricorda che, per effettuare tale correzione e calcolare i valori di rH, i dati forniti come Eh devono essere corretti applicando la seguente formula2: rH = [(Eh + Erif) / 29 ]+ 2pH Figura 6.3.1. - Sonde da campo per la misura di pH ed Eh. -Determinazione del carbonio organico totale (TOC) La determinazione del TOC è stata effettuata in riferimento alle metodiche ICRAM Scheda 4S (2001-2003). I campioni liofilizzati a circa -75°C ad una pressione di 0,2-0,3 bar per 4 giorni sono stati omogeneizzati in mortai di porcellana previa rimozione degli eventuali residui vegetali e gusci di conchiglie o altri materiali macroscopici. Un’aliquota di sedimento secco di circa 1,5-2,5 mg è stata posta in vials d’argento e digerita mediante l’aggiunta di 10-15 µL di 2 Eh è il potenziale misurato con la sonda, Erif è il potenziale dell’elettrodo di riferimento al calomelano ed ha un valore pari a + 200 mV, pH è il valore misurato nel sedimento. 72-163 acido cloridrico concentrato al 18%. L’effervescenza prodotta indica che la frazione di carbonio inorganico viene eliminata dal campione. Dopo la digestione le vials d’argento sono poste in stufa a 50°C per 30 minuti per eliminare l’acido cloridrico eventualmente rimasto. Il processo di digestione è stato ripetuto fino a quando non si è osservato più sviluppo di fumi e quindi non è rimasta più traccia della frazione di carbonio inorganico. Dopo l’ultimo ciclo di digestione, le vials sono state poste sotto cappa per circa 24 ore prima di procedere all’analisi tramite analizzatore elementare (CHN/S 2400, Perkin Elmer). La calibrazione dello strumento è stata eseguita giornalmente analizzando blank (vials vuote) finché i segnali di risposta del detector sono divenuti stabili dopodiché sono stati analizzati campioni di acetanilide per la taratura (k-factors) e per le prove di calibrazione. La taratura è stata ritenuta accettabile se i valori dell’acetanilide rientravano nelle incertezze specifiche dettate dallo strumento. Ogni 12 campioni si è proceduto a saggiare un blank, il cui valore è stato sottratto a quello determinato per ogni singolo campione. E’ stato saggiato anche l’acetanilide per verificare che i valori di TOC ottenuti corrispondessero a quelli teorici. La concentrazione di TOC è stata espressa come percentuale di peso secco con un limite di determinazione dello 0,01% (100 µg g-1). -Determinazione degli elementi in tracce I campioni liofilizzati di sedimento sono stati sottoposti a mineralizzazione mediante attacco acido in un sistema chiuso a microonde (ETHOS 900 Microwave Labstation, Milestone) in accordo con il metodo EPA 3051. Un’aliquota di campione di circa 0,5 g è stata digerita in acido nitrico concentrato (al 65%), utilizzando un programma di digestione che prevede il raggiungimento di una temperatura di 170°C entro 5,30 minuti ed il mantenimento della temperatura tra 170 e 175°C per 10 minuti. Dopo il raffreddamento, le soluzioni ottenute sono state filtrate mediante carta da filtro (Whatman, Schleicher and Schuell) e portate ad un volume di 25 mL aggiungendo acqua ultrapura. Per ogni carica del mineralizzatore è stata effettuata una prova di un blank dei reattivi con le stesse modalità operative adottate per i campioni. La determinazione di Cd, Pb e Sn è stata eseguita per spettrofotometria ad assorbimento atomico con atomizzazione elettrotermica (GF-AAS) mediante AAnalyst 700, Perkin Elmer. Al fine di minimizzare le interferenze dovute alla matrice e stabilizzare l’analita sono stati aggiunti alcuni sali modificatori. Per la quantificazione del Cd e dello Sn sono stati aggiunti 15 µg di palladio e 10 µg di nitrato di magnesio, mentre per l’analisi del Pb 200 µg di ammonio fosfato. Il Hg è stato determinato in assorbimento atomico mediante generazione di vapori freddi (CV-AAS) con la tecnica di Flow Injection Mercury System (FIMS 400, Perkin-Elmer). La determinazione di As è stata condotta in assorbimento atomico, mediante la tecnica di generazione degli idruri (GH-FIAS) con il sistema di iniezione in flusso (Flow Injection Analysis System, FIAS 100, Perkin-Elmer), previa preriduzione dell’arsenico allo stato di ossidazione III. Il dosaggio di Cr, Cu, Fe, Ni, Zn, Al, Mn e V nelle soluzioni ottenute è stato eseguito tramite spettrometria di emissione atomica con sorgente al plasma ad accoppiamento induttivo (Inductively Couplet Plasma Optical Emission Spectrometry, ICP-OES) utilizzando lo spettrometro Optima 5000 DV (Dual View) della Perkin Elmer. 73-163 Per il calcolo delle concentrazioni è stata utilizzata la retta di taratura ottenuta con il metodo delle aggiunte, che prevede l'addizione di quantità note e crescenti degli elementi da determinare a volumi uguali di campione. I risultati finali, ottenuti come media di tre letture, sono stati espressi in mg kg-1 peso secco. La precisione analitica, espressa come coefficiente di variazione percentuale (CV%) di 5 repliche omogenee, è risultata inferiore al 5%. L'accuratezza è stata controllata con il materiale di riferimento certificato Estuarine Sediment 1646a (Standard Reference Material) del National Institute of Standards and Tecnology (NIST). Il limite di rilevabilità è stato calcolato, definendo la concentrazione di analita corrispondente a tre volte la deviazione standard del segnale del bianco. In particolare, il limite di rilevabilità del metodo per Cu, Ni, Pb, Cr, Zn é pari a 1 mg kg-1 p.s.; per As è 0,5 mg kg-1 p.s; per Cd è 0,05 mg kg-1 p.s.; per Hg è 0,03 mg kg-1 p.s.; per V è 4 mg kg-1 p.s.; per Mn è 10 mg kg-1 p.s.; per Sn è 0,1 mg kg-1 p.s.; e per Al e Fe è pari a 1000 mg kg-1 p.s. -Determinazione degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) Le analisi sono state condotte secondo il metodo EPA 3545B (US EPA, 1996a). Il metodo EPA 3545B è una procedura per l’estrazione con Accelerated Solvent Extraction (ASE) di composti semivolatili. Circa 5 g di campione liofilizzato è stato estratto con ASE con una miscela di esano (30 %) in diclorometano (DCM). Alumina acida (10g) (Brockman activity I) attivata a 500 °C per 4 h, è stata posta alla base delle celle di estrazione dell’ASE. L’estratto è stato poi evaporato e portato a volume finale (1mL) sotto flusso di azoto con acetonitrile. La determinazione qualitativa e quantitativa degli IPA è avvenuta mediante cromatografia liquida ad alta pressione (HPLC - High Performance Liquid Chromatography) con rivelatore a serie di fotodiodi (Waters® PDA 996) e con rivelatore a fluorescenza (Waters® 474 Scanning Fluorescence Detector) in serie. Per quanto riguarda le condizioni di corsa, la fase mobile iniziale è costituita da acetonitrile (40 %) ed acqua (60 %), fino al raggiungimento di un gradiente lineare al 100 % di acetonitrile, ad una velocità di corsa di 1,5 mL/min per 50’. È stata usata una colonna cromatografica Supelcosil LC-PAH HPLC (25 cm x 4,6 mm, 5 µm). Le rette di taratura sono state ottenute iniettando quattro soluzioni a concentrazione nota dello standard TLC Polynuclear Aromatic Hydrocarbon Mix (Supelco), contenente i sedici composti considerati inquinanti prioritari previsti dall’EPA: naftalene, acenaftilene, acenaftene, fluorene, fenantrene, antracene, fluorantene, pirene, benzo(a)antracene, crisene, benzo(b)fluorantene, benzo(k)fluorantene, benzo(a)pirene, dibenzo(a,h,)antracene, benzo(g,h,i,)perilene e indeno(1,2,3-cd)pirene. Il limite di rilevabilità (LOD), calcolato come valore medio di quattro bianchi +3*DS (deviazione standard), era pari a 0,25 ng/g peso secco (p.s.) per il naftalene e acenaftilene, a 0,5 g/g p.s. per acenaftene, a 0,05 ng/g p.s. per fluorene e pirene, a 0,04 ng/g p.s. per benzo(g,h,i,)perilene, a 0,03 ng/g p.s. per benzo(a)antracene, crisene, benzo(a)pirene ed indeno(1,2,3-cd)pirene, a 0,02 ng/g p.s. per fenantrene e fluorantene, a 0,01 ng/g p.s. per antracene, benzo(b)fluorantene e benzo(k)fluorantene, a 0,1 ng/g p.s. per dibenzo(a,h,)antracene. La verifica dell’accuratezza del metodo è stata compiuta mediante l’utilizzo dei seguenti materiali di riferimento certificati: 74-163 • Harbour Marine Sediment Reference Materials for Polycyclic Aromatic Hydrocarbons (HS 6) fornito dal National Research Council Canada (NRC); con percentuali di recupero > 80%; • Standard Reference Material 1941b (Organics in Marine Sediment) fornito dal National Institute of Standards & Tecnology (NIST) con percentuali di recupero > 80%; • Standard Reference Material 1944 (New York/New Jersey Waterway Sediment) fornito dal National Institute of Standards & Tecnology (NIST) con percentuali di recupero > 80%. I metodi analitici interni per l’analisi degli IPA sono stati garantiti da partecipazione a circuiti interlaboratoriali. In particolare, il laboratorio ha partecipato nel 2007/2008 al circuito internazionale di intercalibrazione “Analytical performance study for Medpol: determination of chlorinated pesticides and petroleum hydrocarbons in biota samples”, organizzato dall’International Atomic Energy Agency Marine Environment Laboratories di Monaco. Il confronto è stato operato utilizzando il materiale di riferimento certificato di mitilo IAEA-432. I valori ottenuti dal laboratorio per gli IPA nel circuito sono all’interno della deviazione standard e gli Z-scores (per la valutazione dell’accettabilità dei dati) sono tutti accettabili (-2 ≤ z ≤ 2). -Determinazione dei pesticidi organoclorurati, PCB e PDBE Per l’analisi di pesticidi clorurati, PCB, PBDE, è stato seguito il metodo descritto da Kannan et al. (2001). Aliquote variabili da 10 a 15 g di sedimento sono state disidratate mediante liofilizzazione e sottoposte ad una estrazione in Soxhlet per 16 ore con diclorometano ed esano (3:1). L’estratto è stato poi evaporato fino ad un volume di 10 mL ed aliquotato i due parti delle quali una è stata sottoposto a clean up mediante cromatografia su colonna impaccata con gel di silice, gel di silice acidificata (40% H2SO4) e sodio solfato anidro. Le colonne impaccate sono state inizialmente pulite con 100 mL di esano e tale frazione è stata scartata. Il campione è stato caricato in colonna ed è stata effettuata una eluizione con 200 mL di esano. L’eluito è stato concentrato con evaporatore rotante. Gli estratti risultanti dal procedimento descritto sono stati utilizzati per la determinazione della frazione totale dei PCB, dei pesticidi clorurati e dei PBDE. Le analisi di PCB e pesticidi sono state eseguite utilizzando un gascromatografo Perkin Elmer Autosystem, con rivelatore a cattura di elettroni al 63Ni e con colonne capillari di silice fusa a fase legata del tipo SBP-5 (Supelco), lunghe 30 m, spessore del film della colonna di 125 μm ed diametro interno di 0,2 mm. Il gas di trasporto utilizzato è stato l’elio con una pressione in testa alla colonna di 15,5 psi; sul rivelatore affluiva come gas scavenger Argon/Metano (95/5) con flusso di 40 mL al minuto. L’iniettore, del tipo split-splitless, è stato tenuto ad una temperatura di 270°C. La temperatura del rivelatore era di 300°C. Il forno è stato tenuto a 120° per un minuto, quindi la temperatura è stata portata a 180°C con un aumento di 25° al minuto, a 280°C con un tasso di 5° al minuto e mantenuta a questa temperatura per 10 minuti. La determinazione dei contaminanti in esame è stata effettuata confrontando le risposte ottenute con quelle di standard esterni; il limite di rilevabilità è risultato compreso tra 0,01-0,03 pg/µL per singolo composto. Per l’analisi dei PBDE nei campioni è stato utilizzato lo spettrometro di massa a trappola ionica, GCQ-Plus (ThermoFinnigan) accoppiato al gas cromatografo Trace 2000 (provvisto di autocampionatore AS2000) (ThermoFinnigan) su cui era installata una colonna capillare Rtx- 75-163 5MS (30 m × 0.25 mm di diametro interno, 0.25 µm) fornita dalla Restek. 2 µL di campione estratto portato a volume finale con isottano, sono stati iniettati nell’iniettore, in modalità splitless, a 275°C. Il programma di temperatura applicato è stato il seguente: il forno è stato tenuto a 80°C per 2 minuti, poi la temperatura è stata portata a 200°C (per 10 minuti), con un aumento di 25°C/min, e poi aumentata di nuovo a 300°C (per 10 minuti) con un aumento di 4 °C/minuto. L’ excitation voltage per i di-, tri- e tetra-BDE è stato di 4,75 V, per i monoBDE di 3,75 V mentre per i penta- e esa-BDE di 4,60 e 4,70 V, rispettivamente. Una miscela di PBDE fornita da Wellington Laboratories Inc., è stata utilizzata come standard di calibrazione; il limite di rilevabilità è risultato compreso tra 1,2 e 2,4 pg/µL per singolo congenere. 6.4. Assicurazione della qualità del dato analitico dell’analisi chimica Il Controllo di Qualità (QC), utilizzato per minimizzare gli errori di misura (E%) e per valutare la qualità dei dati analitici è stato articolato in: -1 analisi degli standards di riferimento internazionali certificati per le matrici analizzate. Questa procedura consente la stima dell’accuratezza della misura sperimentale, ossia la stima di quanto essa si avvicini al valore “vero”. Questo tipo di verifica tiene conto di tutti gli errori insiti nel pretrattamento del campione alla misura strumentale. Poiché la sensibile alle variabili introdotte nel processo analitico, è importante standard di riferimento applicando esattamente le stesse procedure incogniti. processo analitico dal misura sperimentale è condurre le analisi degli utilizzate per i campioni Inoltre, perché l’informazione sia realmente indicativa dell’accuratezza analitica è indispensabile sottoporre alla procedura una matrice certificata simile a quella del campione di analisi. Infatti, essendo i recuperi legati alle caratteristiche delle matrici, non è possibile confrontare l’accuratezza riscontrata su un sedimento con quella riscontrata su un tessuto organico. -2 partecipazione a circuiti di intercalibrazione. Questa procedura che può essere condotta sia partecipando a circuiti internazionali che effettuando esercizi con uno o più laboratori esterni, consente di stimare la riproducibilità dei dati analitici ottenuti su campioni incogniti omogenei naturali o “drogati” ed è molto utile nel caso in cui le molecole di interesse analitico non siano indicate nei report dei materiali certificati oppure quando si analizzino matrici notevolmente difformi da quelle certificate disponibili sul mercato. -3 utilizzo di spikes o metodo delle “aggiunte note”. Tale metodo permette di minimizzare le interferenze di tipo fisico e/o chimico dovute alla matrice analizzata (effetto matrice). -4 utilizzo di blanks di controllo che permettono il monitoraggio delle potenziali contaminazioni causate dall’ambiente circostante sui campioni in esame. Essi sono usati per documentare l’assenza di eventuali contaminazioni dovute al processo analitico (impurezze dei solventi, contaminazioni della vetreria). Il materiale o i reattivi sono considerati e trattati come un qualsiasi campione incognito e quindi sottoposti a tutto l’iter analitico, compresa, se possibile, la fase di campionamento e/o trattamento del campione. -5 analisi di repliche identiche dello stesso campione. Questa procedura consente di valutare la precisione del metodo analitico adottato, la ripetibilità delle misure effettuate, ossia quanto i valori di repliche analitiche successive condotte sullo stesso campione sono dispersi attorno al loro valore medio. Dopo ogni serie analitica i risultati ottenuti sono valutati rispetto a dei 76-163 criteri prefissati di accettabilità del dato analitico (es. CV +10%) con un espressione del giudizio di conformità o non conformità alla prescrizione, in alternativa vengono riportati su carte di controllo in cui sono diagrammati i valori ottenuti in funzione del tempo. Nel corso di questo progetto sono state effettuate ripetute verifiche di precisione ed accuratezza delle metodiche analitiche. Per le determinazioni analitiche si è preferito attenersi scrupolosamente a metodiche riconosciute a livello internazionale e nazionale in modo da ridurre quanto più possibile l’errore analitico. Tuttavia, essendo le determinazioni di laboratorio processi complessi e spesso laboriosi che richiedono sia una buona manualità da parte dell’analista che una perfetta funzionalità strumentale, si è condotto per ogni batch analitico, stime dell’accuratezza su materiali certificati e stime di precisione su repliche analitiche. Si è tenuto conto dell’effetto matrice effettuando analisi di campioni addizionati di spikes escludendo i “falsi positivi” mediante analisi di blank di controllo. Per le matrici più complesse sono state effettuate prove di intercalibrazione con laboratori esterni su campione omogeneo allo scopo di escludere possibili errori di calcolo e “falsi negativi”. Per la valutazione dell’incertezza di un metodo chimico (Quality Assurance) si tengono in considerazione sia i contributi di tipo A dovuti ai parametri statistici del metodo analitico (ripetibilità o precisione, riproducibilità e accuratezza), sia i singoli contributi di tipo B, legati alle diverse attività che compongono il metodo stesso, quali ad esempio : ¾ Stato di manutenzione e taratura dell’apparecchiatura ¾ Preparazione del campione (prelievo, pesate, diluizioni) ¾ Elaborazione dei dati Relativamente allo stato di manutenzione e taratura è indispensabile valutare se l’apparecchiatura è, prima di iniziare le prove di validazione, nell’intervallo temporale per il quale si considera valida la taratura. Il metodo di prova è analizzato in funzione delle attività analitiche che lo compongono, ovvero preparazione del campione, analisi, elaborazione dei dati. La preparazione del campione che richiede pesate e/o diluizioni influenza in modo significativo l’incertezza includendo operazioni eseguite manualmente dagli operatori mediante apparecchiature tarate. Per ogni metodo di prova si è valutata l’incertezza. Essa viene calcolata considerando sia la componente di ripetibilità ed accuratezza strumentale che gli effetti dell’incertezza insiti nella taratura delle apparecchiature utilizzate e nella preparazione manuale dei materiali di riferimento e dei campioni. Si procede a: Calcolare e/o stimare tutti gli altri contributi alla incertezza, non compresi nei risultati delle prove di ripetibilità e accuratezza, valutando i diversi contributi che possono aversi nel risultato finale; per una valutazione di essi può essere utile partire dalla espressione del risultato finale che in genere è del tipo: y = ( c d f ) p-1 dove y = risultato finale, c = valore di concentrazione ricavato dal sistema di misura (es. curva di taratura), d = eventuale diluizione, f = coefficiente di efficienza di eventuale trattamento (estrazione, separazione), p = pesata aliquota campione. Correggere matematicamente e/o definire/dichiarare gli eventuali effetti sistematici significativi; Individuare/esprimere tutti i contributi della incertezza in termini di scarto tipo (deviazione standard) relativo (es. espressa in %); Eventualmente eliminare i contributi alla incertezza 77-163 che risultano essere matematicamente trascurabili (es: scarto tipo relativo <Σ dello scarto tipo relativo che risulta essere più alto); Calcolare l’incertezza composta relativa (Ucr) tenendo conto di tutti i contributi significativi sopra individuati applicando la seguente formula: Ucr = ( Sp2 + Si12 + Si22 + Si32 ….. )1/2 dove: Sp = scarto tipo relativo desunto da prove replicate (es ripetibilità); Si = scarto tipo relativo di tutti gli altri contributi alla incertezza non contemplati nello scarto tipo di ripetibilità; Calcolare l’incertezza estesa relativa (Uer) al livello di significatività del 95% circa applicando il fattore di copertura K derivato dal t di student (approssimato a K = 2 per N >= 9) utilizzando la seguente espressione: Uer = K Ucr Calcolare l’incertezza3 estesa relativa sul valore medio in funzione del numero di prove eseguite applicando la formula: Uerm = Uer (N)-1 ½ Dove: N = numero di determinazioni – prove eseguite Uerm = Incertezza estesa relativa sul valore medio ottenuto da N determinazioni. 6.5. Metodiche relative alle indagini microbiologiche - Caratterizzazione microbiologica con valutazione degli indici di contaminazione fecale. La ricerca degli indici di contaminazione fecale (Coliformi totali, Coliformi fecali, Streptococchi fecali) e della carica microbica a 22 e 36°C, è avvenuta su campioni di acqua e di schiuma mantenuti in contenitori sterili a 4°C e trasportati in laboratorio nel più breve tempo possibile per essere processati. Per quanto riguarda i batteri del genere Salmonella al momento del campionamento è stato effettuato, direttamente sul campo e rispettando le regole di asepsi, il prearricchimento con le aliquote di schiuma superficiale (inoculo di 25 mL di schiuma in 225 mL di Acqua Peptonata Tamponata) per la quantificazione dei batteri del genere Salmonella, allo scopo di impedirne l’eventuale deterioramento durante le fasi di trasporto in laboratorio ed evitare quindi sottostime delle popolazioni microbiche. -Indici di contaminazione fecale recente e pregressa. Tramite il metodo del numero più probabile (Most Probable Number) (MPN) è stata calcolata la densità dei Coliformi totali, dei Coliformi fecali e degli Streptococchi fecali nei campioni di schiume. E’ stato quindi possibile definire il numero più probabile di batteri in funzione delle combinazioni di provette positive e negative in repliche di diluizioni decimali, per unità di peso (10 mL) di campione. Ogni campione di schiume è stato omogeneizzato prima di prelevare le aliquote necessarie per le relative determinazioni. La ricerca degli indicatori microbiologici di contaminazione fecale è stata effettuata sul campione tal quale e sulle relative diluizioni seriali. Per la ricerca dei Coliformi totali è stato utilizzato il terreno di coltura liquido Brodo Lattosato (BL, Oxoid). Cinque serie di cinque provette fornite di campanelle di Durham, contenenti 10 mL di terreno colturale liquido sono state allestite. Ciascuna serie è stata inoculata con aliquote equivalenti a 10 mL di campione tal quale, in quest’ultimo caso impiegato Brodo Lattosato a doppia concentrazione, e 1 mL delle differenti diluizioni corrispondenti a: 0,1; 0,01; 0,001 e 0,0001 mL di schiuma e incubate in termostato alla temperatura di 37°C. Dopo 3 L’incertezza è espressa come intervallo di confidenza del suo valore massimo e con le stesse unità di misura del risultato. L’incertezza sul valore medio di più repliche eseguite sullo stesso campione è un valore che tende a zero in funzione del numero delle repliche eseguite. Il valore calcolato sulla media delle N determinazioni eseguite in fase di messa a punto del metodo può rappresentare la migliore performance del laboratorio, sperimentalmente verificata. Una volta nota l’incertezza estesa, il laboratorio può esprimere il risultato di una prova associandogli un livello di incertezza in funzione del numero di prove eseguite che può andare da: Ue (esecuzione di una sola prova o replica) à Ue / N 1/2 (valore n medio di N repliche). 78-163 24 e 48 ore sono stati controllati per verificare le provette positive con torbidità e presenza di gas nelle campanelle di Durham, a causa dello sviluppo di microrganismi capaci di fermentare il lattosio presente nel terreno di coltura. Le provette risultate positive sono state sottoposte alla prova di conferma, per evidenziare tra i microrganismi lattosio fermentanti i batteri Coliformi totali. Per la prova di conferma è stato utilizzato il terreno Brodo Bile Verde Brillante (BBVB, Oxoid)) (brodo lattosato addizionato di bile al 2% e verde brillante). Da ciascun campione risultato positivo è trasferita un’aliquota in provette con terreno BBVB ed incubato a 37°C per la conferma dei Coliformi totali (IRSA, Q.n. 64; IRSA Metodi Analitici per le acque 1994, - 7000-7010). In base alle indicazioni ottenute dalle provette positive, con torbidità e produzione di gas, e mediante la tabella di MacCrady, è stato possibile calcolare la concentrazione dei batteri Coliformi totali per unità di peso (1 mL) del campione in esame. Per la ricerca dei Coliformi fecali le provette di Brodo lattosato risultate positive durante la prova orientativa sono state sottoposte a conferma in terreno BBVB, incubando a 44°C per 24 – 48 ore (IRSA, Q.n. 64; IRSA Metodi Analitici per le acque 1994, - 7000-7020). In base alle indicazioni ottenute dalle provette positive, con torbidità e produzione di gas, e mediante la tabella di MacCrady, è possibile calcolare la concentrazione dei batteri Coliformi fecali per unità di peso (1 mL) del campione in esame. Per la ricerca del contenuto degli Streptococchi fecali è stato utilizzato il terreno di coltura Brodo Azide (brodo glucosato con azide sodica, Oxoid). Sono state allestite cinque serie di cinque provette con 10 mL di terreno di coltura liquido. Ciascuna serie è stata inoculata rispettivamente con aliquote equivalenti a 1 g di campione tal quale,o 10 mL di acqua in terreno concentrato e 1 mL delle differenti diluizioni corrispondenti a: 0,1; 0,01; 0,001 e 0,0001 g di schiuma o di acqua e incubate in termostato alla temperatura di 37°C. Dopo 24 e 48 ore sono stati controllati per verificare la presenza di microrganismi in grado di rendere torbido il terreno di coltura e di formare un deposito bianco sul fondo. I campioni risultati positivi sono sottoposti alla prova di conferma, effettuata inoculando un’aliquota in brodo glucosato con etilvioletto e azide sodica (E.V.A. Broth, Oxoid) e incubando in termostato a 35°C. Entro le 48 ore successive vengono registrati i campioni positivi, in grado cioè di rendere torbido il terreno e formare un deposito violetto sul fondo (IRSA, Q.n. 64; IRSA Metodi Analitici per le acque 1994, - 7000-7040). In base alle indicazioni ottenute dalle provette positive, elaborate mediante la tabella di MacCrady, è stato possibile calcolare la concentrazione dei batteri per unità di peso (1 mL) del campione in esame. - Determinazione dei batteri del genere Salmonella Il metodo impiegato ha permesso la determinazione qualitativa dei batteri del genere Salmonella nei campioni di schiume. I campioni con esito positivo sono stati successivamente sottoposti ad analisi quantitative. I prearricchimenti per la ricerca dei batteri del genere Salmonella sono stati allestiti con inoculi 1:10 in Acqua Peptonata Tamponata (Oxoid) eseguiti al momento del campionamento ed incubati in termostato a 37°C in laboratorio. Dopo 20 ore è stato effettuato l’arricchimento selettivo trasferendo 10 mL della coltura di prearricchimento in 100 mL di Rappaport Vassiliadis Soya broth (RVS, Oxoid) ed incubando a 42°C per 24 ore; e 5 mL della stessa coltura di prearricchimento sono invece trasferiti in 50 mL di Muller Kauffmann Tetrathionate broth (MKTT, Oxoid), in presenza di 20 mg l-1 di novobiocina (Oxoid), ed incubati a 37°C per 24 ore. Da ciascuna beuta di arricchimento selettivo sono state successivamente allestite due piastre per l’isolamento e l’identificazione dei microrganismi, una contenente X.L.D. agar (Oxoid) e l’altra Agar Verde Brillante (BGA) o Agar con Solfito Bismuto (BSA). Le piastre sono state incubate a 37°C per 24 ore. Le colonie tipiche eventualmente cresciute su ciascuna piastra sono state inoculate in terreno contenente Agar Nutriente ed incubate a 37°C per 18-24 ore. Sulle colonie tipiche sono state successivamente effettuate le necessarie prove di conferma biochimica su Kliger Iron Agar 79-163 (KIA) inoculato per strisciamento ed infissione ed osservate dopo 24 ore a 37°C e, se necessario, quelle di conferma sierologica ricercando la presenza di antigeni specifici. I campioni di schiume risultati positivi sono sottoposti ad analisi quantitativa, allestendo diluizioni seriali e successivamente piastrando un volume noto (0,1 mL), in doppio da ciascuna delle diluizioni, in terreno solido X.L.D. e Agar Verde Brillante. Le piastre sono incubate alla temperatura di 37°C e le colonie contate dopo 24 ore, ed espresso come UFC mL-1 di schiuma, in funzione delle diluizioni apportate. Controlli di qualità sono effettuati con prove atte a valutare l’efficienza del metodo, utilizzando standards specifici contenenti una densità nota di microrganismi. - Carica microbica totale a 22°C e 36°C in campioni di acqua. Il metodo per la conta dei microrganismi a 36±2°C e a 22±2°C ha consentito di valutare, in un volume noto di acqua, la concentrazione di microrganismi coltivabili che producono colonie dopo incubazione a due temperature diverse. La procedura analitica impiegata era la stessa per entrambi i parametri. In piastre Petri vuote sono state seminate aliquote non superiori a 2 mL del campione o di una sua diluizione. Rispettando le regole di asepsi, sono state versati circa 15 mL di terreno di coltura Plate Count Agar (PCA). Dopo i 20 minuti di intervallo tra il momento dell’inoculo in piastre e l’aggiunta del terreno coltura precedentemente mantenuto liquefatto in bagnomaria ad una temperatura intorno a 45°C. Il contenuto delle piastre è stato accuratamente ruotanto in un verso e nell’altro, per permettere una completa miscelazione tra il terreno ed il campione. Il contenuto è stato fatto solidificare e posto ad incubare a 36±2°C per 44±4 ore e a 22±2°C per 68±4 ore. Dopo incubazione, le colonie ottenute sono state contate, eventualmente con idoneo sistema di ingrandimento, su fondo scuro e scartare le piastre con crescita confluente. Il numero di colonie ottenute sono state considerate le Unità Formanti Colonia per millilitro (UFC mL-1) del campione. I risultati ottenuti sono stati espressi come numero di microrganismi per volume di campione per ciascuna temperatura di incubazione considerando l’eventuale diluizione effettuata. - Determinazione delle popolazioni di microrganismi eterotrofici nei campioni di schiume. La presenza dei microrganismi con metabolismo eterotrofico presenti nei campioni di schiume è stata indagata allestendo diluizioni seriali dei campioni in soluzione fisiologica sterile contenente NaCl ad una concentrazione dello 0,85%. Aliquote di 100 μL delle diluizioni seriali sono state prelevate sterilmente e distribuite sulla superficie di piastre Petri contenenti terreno di coltura Marine Agar (Difco, Bologna), per ciascuna diluizione sono state allestite tre piastre Petri. Le piastre così trattate sono state quindi incubate alla temperatura di 28°C e le colonie cresciute sulla superficie del terreno agarizzato sono state contate dopo 48 ore e dopo 1 settimana di incubazione. Il numero delle colonie è stato riportato come unità formanti colonia (UFC) per millilitro di campione di schiuma analizzato. - Determinazione delle popolazioni di Attinomiceti nei campioni di schiume L’eventuale presenza di batteri appartenenti al gruppo degli Attinomiceti nei campioni di schiume prelevate dalle aree qui saggiate, è stata indagata allestendo diluizioni seriali dei campioni in soluzione fisiologica sterile contenente NaCl ad una concentrazione dello 0,85%. 80-163 Aliquote di 100 μL delle diluizioni seriali sono state prelevate sterilmente e distribuite sulla superficie di piastre Petri contenenti terreno di coltura Actynomyces Isolation Agar (Difco, Bologna), per ciascuna diluizione sono state allestite tre piastre Petri. Le piastre così trattate sono state quindi incubate alla temperatura di 28°C e le colonie cresciute sulla superficie del terreno agarizzato sono state contate dopo 48 ore e dopo 1 settimana di incubazione. Il numero delle colonie è stato riportato come unità formanti colonia (UFC) per millilitro di campione di schiuma analizzato. -Determinazione delle popolazioni di batteri idrocarburo-degradati nei campioni di schiume Un’altra popolazione di batteri la cui presenza è stata saggiata all’interno dei campioni di schiume prelevati in questo contesto, quella cioè dei batteri idrocarburo-degradanti, come possibile gruppo metabolico eventualmente coinvolto nel verificarsi di questo fenomeno. La presenza di batteri idrocarburo-degradanti nei campioni di schiume prelevate dalle aree qui saggiate, è stata indagata allestendo diluizioni seriali dei campioni in soluzione fisiologica sterile contenente NaCl ad una concentrazione dello 0,85%. Aliquote di 100 μl delle diluizioni seriali sono state prelevate sterilmente e distribuite sulla superficie di piastre Petri contenenti terreno di coltura Mineral Salts Basal Medium (MSBM), in presenza di gasolio aggiunto ad una concentrazione del 2%, e costituito per la maggior parte da idrocarburi alifatici, soprattutto paraffine (C12 – C28), come unica fonte di carbonio e di energia. Il terreno di coltura MSBM era così composto: 1,5 g di KH2PO4, 7,9 g di Na2HPO4 x 2H2O, 0,8 g di NH4Cl, 0,1 g di MgSO4 x 7H2O, e 10 mL di Pfenning’s trace element solution, per litro di acqua bidistillata. La composizione della soluzione di elementi traccia, per litro di acqua bi-distillata, era la seguente: 0,1 g di ZnSO4 x 7H2O, 0,03 g di MnCl2 x 4H2O, 0,3 g di H3BO3, 0,2 g di CoCl2 x 6H2O, 0,01 g di CuCl2 x 2H2O, 0,02 g di NiCl2 x 6H2O, 0,03 g di Na2MoO4 x 2H2O, e 0,05 g di FeCl3. Il terreno di coltura era solidificato aggiungendo Agar (Difco, Bologna), ad una concentrazione dell’1,6%. Per ciascuna diluizione sono state allestite tre piastre Petri. Le piastre così trattate sono state quindi incubate alla temperatura di 28°C e le colonie cresciute sulla superficie del terreno solidificato con agar sono state contate dopo 48 ore e dopo 1 settimana di incubazione. Il numero delle colonie è stato riportato come unità formanti colonia (UFC) per millilitro di campione di schiuma analizzato. -Isolamento dei ceppi batterici idrocarburo-degradanti a partire dalle colture di arricchimento Dalle colture di arricchimento, allestite con il terreno liquido MSBM in presenza di gasolio come unica fonte di carbonio e di energia (2%) che avevano mostrato torbidità sono state prelevate aliquote di 100 μL e distribuite sulla superficie di terreno MSBM solido, in presenza di gasolio distribuito sulla superficie. Le colonie di ceppi batterici cresciute sulle superfici delle piastre Petri che mostravano diversità di aspetto, forma dei margini, colore, consistenza, sono stati trasferiti in piastre contenenti terreno MSBM con gasolio e parallelamente in piastre contenenti terreno di coltura complesso YEPG, costituito da 5 g di triptone (Difco, Bologna), 2,5 g di D-glucosio (BDH, Milano), e 2,5 g di estratto di lievito (Oxoid, Milano) per litro di acqua bidistillata. I ceppi batterici sono stati trasferiti per almeno tre passaggi successivi su piastre Petri, quindi le relative colture liquide sono state trasferite in contenitori sterili da 2 mL, in presenza del 30 % di glicerolo sterile in congelatore a -80°C. - Studio di immagine delle colture dei ceppi batteri idrocarburo-degradanti Le colture dei ceppi batterici idrocarburo-degradanti isolati a partire dai campioni di schiume, sono state osservate in termini di crescita e di trasformazione del substrato, rilevando le foto delle colture con MSBM e gasolio. Le foto sono state effettuate impiegando una camera 81-163 Kodak, mod 01. I particolari messi in evidenza sono stati: l’eventuale presenza di biofilm e l’adesione delle cellule batteriche al substrato idrofobico costituito da gasolio. - Rilevamento delle immagini con microscopio a fluorescenza Dalle colture di arricchimento dei ceppi batterici sono state prelevate aliquote di 100 μL, alle quali sono stati aggiunti 5 μL di una soluzione 2.000 μg mL-1 di Arancio di Acridina. Il campione è stato incubato per almeno 10 min a temperatura ambiente, quindi l’eccesso del fluorocromo Arancio di Acridina è stato allontanato, ed il campione è stato lavato con un tampone fosfato a pH 7,4. Aliquote di 30 μL sono stati quindi posti su un vetrino portaoggetto, con un vetrino coprioggetto, successivamente lutato. Il campione così trattato è stato osservato con microscopio (Zeiss, mod. 3067) a fluorescenza con luce di emissione a 450 nm e 420 nm. Le immagini sono state raccolte impiegando una camera Kodak, mod 01. - Saggio di adesione delle cellule batteriche a substrati idrofobici, MATH test I ceppi batterici isolati in terreno minerale, in presenza di gasolio, sono stati fatti crescere in beute contenenti 50 mL di terreno di coltura complesso YEPG in un incubatore agitato per 18 ore. Le cellule sono state raccolte centrifugando a 3.000 g per 15 min, lavato due volte con acqua demonizzata e risospeso in tampone fosfato salino (pH 7,2), per ottenere un’assorbanza finale, rilevata a 600 nm, compresa tra 0,4 e 0,6 come riportato da Rosenberg et al. (1980). Il saggio MATH è stato esguito dopo 0, 12, e 36 ore di incubazione in terreno di coltura minerale contenente 2 g di gasolio per litro. Aliquote di 3 mL da ciascuna sospensione sono state distribuite in sette provette alle quali sono stati aggiunti 0,15 mL di n-esadecano, per permettere l’adesione delle cellule caratterizzate da idrofobicità. L’assorbanza della fase acquosa (At) è stata misurata dopo un determinato tempo di vortexamento, e la concentrazione delle cellule è stata espressa in relazione alla assorbenza iniziale A0, come log (At/A0 x 100). 82-163 6.6. Risultati e discussione Si riportano a seguito i risultati ottenuti dalle prime indagini effettuate. In alcuni casi si tratta di risultati da considerarsi preliminari; conferme e analisi statistiche dei risultati potranno subire modificazione nel corso dei nove mesi successivi in ragione dell’aggiunta ed acquisizione di nuove informazioni ottenute dai dati ancora in corso di elaborazione e completamento. I risultati sono stati organizzati come segue: -Risultati relativi alle analisi integrative di acque e schiume nell’area di studio di Rosignano; -Risultati relativi alla campagna di monitoraggio condotta nel periodo primavera-estate 2009; -Risultati relativi alle analisi integrative condotte nelle aree di controllo; -Confronto statistico tra i controlli e le aree di indagine di Rosignano. Si riporta in figura 6.6.1a (immagine modificata di Google Earth) un dettaglio delle aree di studio indagate. In alto a destra è visualizzato l’arcipelago Toscano con le isole che lo costituiscono da Gorgona (estremo Nord) a Giannutri (estremo sud). In alto a destra è visualizzata la zona Nord del bacino di studio mentre in basso a sinistra è riportata la localizzazione delle stazioni di prelievo nella zona sud del bacino di studio ed in basso a destra è riportata la visualizzazione della sua parte centrale. Sono indicate le stazioni Rosignano Lillatro e canale Solvay, è localizzato il collettore della tubazione di scarico delle acque reflue dall’impianto di depurazione ed il pontile della Solvay. 83-163 Figura 6.6.1a. – Bacino di studio. In alto a sinistra, Isole dell’arcipelago Toscano e laguna di Orbetello, in alto a destra, zona nord del bacino di studio. In basso a sinistra e destra rispettivamente la parte sud e centro del bacino di indagine. 84-163 -Primi risultati relativi delle analisi chimico-fisiche sui campioni di acque e schiume In data 10 luglio 2007 sono state segnalate schiume dense e persistenti nella zona Rosignano Lillatro di colore bianco-verdastro. Le schiume sono state campionate in parte da operatori del DiScAm ed in parte, in particolare nei giorni successivi, da volontari CASM. In entrambi i casi si presentavano come fortemente persistenti e dense. Le analisi chimico-fisiche effettuate sui campioni prelevati in data 10 Luglio 2007 denominati ROS1, ROS2, ROS3, hanno evidenziato livelli contenuti di tensioattivi MBAS (tra 0,25-0,83 mg/L) ed idrocarburi C>12 (0,13-0,32 µg/L). Sono stati registrati livelli significativi di carbonati nelle schiume e nelle acque. In data 31 luglio 2008 sono stati effettuati i prelievi delle schiume osservate nelle due località del comune di Rosignano Marittimo denominate Punto Azzurro e Villa Buitoni. Il campione proveniente dalla stazione Scogli Pungenti è stato campionato, invece, il giorno 30 luglio da operatori volontari CASM e trasportato al laboratorio dell’Università degli Studi di Siena il giorno successivo. Al momento del prelievo, le condizioni meteo-marine erano buone e caratterizzate da una lieve brezza proveniente dal quadrante Sud-Ovest. La superficie dell’acqua, tuttavia, non appariva alterata dal moto ondoso e le zone interessate dalla formazione di schiume risultavano bene evidenti ed avvistabili anche da lunga distanza. Dopo aver localizzato e raggiunto un banco denso, il prelievo di schiume ed acque è stato effettuato mediante immersione diretta di opportuni contenitori. In particolare, per le determinazioni chimico – fisiche e biologiche si è utilizzato un contenitore da 2 litri in poliidrossietilene (HDPE) preventivamente decontaminato in laboratorio e avvinato prima del prelievo con acqua di mare. Si è scelto di impiegare l’HDPE in quanto questo materiale impedisce sia la cessione di molecole da parte del contenitore che eventuali adsorbimenti sulle pareti dello stesso. Per le analisi microbiologiche il prelievo è stato effettuato, invece, rispettando le condizioni di sterilità in contenitori di vetro da 1 litro preventivamente autoclavati in laboratorio. I campioni sono stati trattati in modo da garantire la stabilità e la inalterabilità di tutti i suoi costituenti nell’intervallo di tempo tra prelievo e analisi. Sono stati trasportati in laboratorio in contenitori isotermici alla temperatura costante di 4°C ed avviati immediatamente alle analisi. La conservazione dei campioni è stata effettuata secondo metodiche ufficialmente riconosciute a livello nazionale (IRSA-CNR4; 2003). Per quanto riguarda i campioni prelevati per le analisi chimico – fisiche e biologiche, il contenuto della bottiglia di HDPE è stato subaliquotato in laboratorio in contenitori di volume inferiore in relazione alle specifiche esigenze di conservazione di ciascun parametro di interesse. In particolare le aliquote di acqua destinate ad analisi chimiche sono state congelate mentre le formazioni schiumose destinate alla ricerca delle mucillagini sono state fissate mediante aggiunta di formalina tamponata con tetraborato di sodio (20 gL-1). Si riportano in Tabella 6.6.1 le modalità di conservazione dei campioni in relazione alla tipologia di analisi cui il campione è stato destinato. 4 Istituto di Ricerca sulle Acque – Consiglio Nazionale Ricerche 85-163 Tipologia di analisi Prelievo Volume Trasporto campionato Modalità di conservazione Determinazione delle caratteristiche chimicofisiche e biologiche HDPE 2L 4°C Schiuma destinata alla determinazione delle mucillagini: conservata in formalina tamponata. Acqua per le analisi chimicofisiche: congelata -20°C Determinazione delle caratteristiche microbiologiche Vetro sterilizzato 1L 4°C Conservazione a 4°C fino alle analisi Tabella 6.6.1. - Modalità di conservazione in relazione al parametro di indagine. - Parametri rilevati Sui campioni sono state condotte le seguenti determinazioni preliminari relative alle caratteristiche chimico – fisiche e biologiche. - Descrizione macroscopica delle caratteristiche principali delle acque e delle schiume prelevate - colore - pH - salinità - solidi sospesi totali - bicarbonati (HCO3-) - tensioattivi non ionici BIAS - tensioattivi MBAS - idrocarburi alifatici C>12 - ricerca di cellule vegetali - macronutrienti (ammoniaca, nitriti, nitrati, fosforo reattivo solubile, azoto totale, fosforo totale) -presenza di formazioni mucillaginose - Analisi descrittiva dell’area di prelievo e dei campioni prelevati Nelle figure da 6.6.1 a 6.6.3 sono riportate le immagini relative ai campioni di schiuma prelevati nelle tre diverse località. Per quanto riguarda le schiume persistenti provenienti dal Punto Azzurro e campionate in prossimità di un porticciolo all’interno della “rampa di lancio” per le imbarcazioni (fig. 6.6.1), si osserva che queste sono caratterizzate da pigmentazione nera. Al momento del prelievo, l’acqua circostante appariva limpida e con un elevato grado di trasparenza; non si è osservata la presenza di proliferazioni vegetali o altri detriti organici associati. Al tatto la schiuma nera si presentava oleosa e lasciava una pigmentazione nera sulle mani, seppure non era evidente la presenza di odore di idrocarburi. Le schiume persistenti prelevate in località Villa Buitoni apparivano di altra natura rispetto alle prime (figura 6.6.2). Come si può notare, infatti, si evidenzia la presenza di strutture filamentose di origine vegetale in una matrice di colore giallo-biancastro. Sebbene le acque circostanti presentassero un elevato livello di trasparenza ed il fenomeno fosse riferibile al solo strato superficiale della colonna d’acqua, si è osservato la presenza di una fase oleoso-corpuscolata stratificata sulla superficie dell’acqua. Di diversa natura le schiume persistenti prelevate in località Scogli Pungenti (fig. 6.6.3). Anche in questo caso l’acqua circostante non appariva alterata dalla presenza delle schiume, circoscritte allo strato superficiale. Questa stazione di prelievo è situata in prossimità della 86-163 linea di costa ed è interessata, pertanto, dall’azione della risacca che favorisce, in parte, la formazione delle emulsioni. In questo caso, le schiume si presentavano di colore bianco organizzate in piccoli aggregati persistenti e non i chiazze estese; non si è rilevato, inoltre, la presenza di altre strutture o formazioni. L’acqua circostante presentava un’elevata trasparenza, e non si è osservata né la formazione di film oleoso in superficie né di aggregati vegetali o di altra natura nella colonna d’acqua. Il giorno stesso, appena giunti in laboratorio, le schiume sono state prelevate dal contenitore ed analizzate visivamente utilizzando un microscopio ottico (Nikon, mod. Eclipse E200) allo scopo di determinare la presenza di cellule vegetali e formazioni filamentose potenzialmente attribuibili a fenomeni di proliferazione algale. Le schiume sono state prelevate con una spatola e poste delicatamente su vetrino per microscopia. Le osservazioni sono state replicate 10 volte e tutto il volume posto su vetrino è stato indagato per ogni replica di osservazione. I risultati sono stati registrati come presenza/assenza di cellule vegetali e zooplancton ed eventuali strutture particolari osservate sono state descritte in dettaglio. I risultati preliminari ottenuti da questo tipo di indagine sono sintetizzati in Tabella 6.6.2. I campioni, dopo questo primo screening, sono stati fissati in formalina per effettuare ulteriori analisi di conferma che attualmente sono ancora in corso. Si osserva che il campione relativo alla stazione Villa Buitoni conferma la presenza di formazioni filamentose miste a resti di sostanza organica in decomposizione; il campione di Scoglio Pungente evidenzia la presenza di formazioni filamentose e resti di sostanza organica non visibili ad occhio nudo, mentre il campione di schiuma di Punto Azzurro non evidenzia la presenza di formazioni algali né resti organici. Un’analisi di dettaglio ha evidenziato che le schiume sono costituite in prevalenza da organismi unicellulari vegetali appartenenti alla Classe delle Diatomee e normalmente rappresentanti il fitoplancton marino. Campione Resti vegetali Fitoplancton P/A Zooplancton P/A Villa Buitoni Strutture filamentose SI SI Punto Azzurro NO NO NO Scoglio Pungente Strutture filamentose SI SI Tabella 6.6.2. Risultati preliminari ottenuti dallo screening delle schiume. P/A = Presenza/Assenza. Figura 6.6.1. - Aspetto delle schiume prelevate in località Punto Azzurro. 87-163 Figura 6.6.2. Aspetto delle schiume prelevate in località Villa Buitoni. Figura 6.6.3. - Aspetto delle schiume prelevate in località Scogli Pungenti. - Risultati chimico – fisici Sono stati determinati alcuni parametri descrittori della chimico – fisica delle acque. I descrittori sono stati determinati in accordo con le metodiche APAT-IRSA-CNR “Metodi analitici per le acque” (2003). In Tabella 6.6.3 si riporta una sintesi dei risultati ottenuti. Si osserva che i campioni di schiuma provenienti dalle stazioni Villa Buitoni e Scoglio Pungenti presentano pH <8,00; salinità di 40‰, solidi sospesi totali compresi tra 30 e 40 mgL-1 e livelli di bicarbonato superiore ai valori standard di acque marino-costiere (≈140 mgL-1). Il campione proveniente da Punto Azzurro, invece, presenta valori prossimi a livelli standard per sistemi marini. 88-163 Solidi Tensioattivi Salinità sedimentabili HCO3totali BIAS totali -1 -1 scala IRSA udpH (28,3°C) PSU mgL mgL mgL-1 Unità di misura Villa Buitoni Punto Azzurro Scoglio Pungenti Materiale di riferimento –misurato Materiale di riferimento - certificato* Colore pH* incolore incolore incolore incolore nc 7,87 8,10 7,65 7,47 7,50 (20°C) 40 38-39 40 0 nc 30,2 3,1 38,2 0,1 Nc 158,6 146,4 170,8 328,0 330,0 <0,05 <0,05 <0,05 nc nc Tabella 6.6.3. Risultati relativi alle analisi chimiche condotte sui campioni prelevati. *Materiale di riferimento: Acqua Fonte de'Medici, Certificato da Dipartimento di Chimica dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". * Misura effettuata sul campione composito schiuma-acqua di mare superficiale; Salinità = misura effettuata per diffrattometria. Analisi chimiche di dettaglio hanno evidenziato, nel caso del campione di schiume proveniente dalla stazione Punto Azzurro livelli elevati di idrocarburi alifatici C>12 pari a 2,34 mgkg-1 evidenziandone una derivazione da benzina o prodotti derivati del petrolio. È da notare che questa zona di prelievo era prossima alla rampa di lancio delle imbarcazioni diportistiche e che, in particolari condizioni, la presenza di idrocarburi può determinare la formazione di emulsioni stabili. Un fattore stabilizzante può essere determinato dai carbonati, presenti nelle acque della zona. I tensioattivi MBAS e BIAS sono stati misurati ma risultati in questo caso inferiori al limite di rilevabilità fortificando l’esclusione di una contaminazione da saponi di origine antropica. In data 5 agosto 2008 sono stati prelevati campioni di acque e schiume provenienti dalle stazioni lungo la fascia marina costiera da Rosignano Lillatro fino al comune di Livorno. In questo ambito sono state campionate le stazioni indicate con i codici P1, P2, P3, P4, P5, P6, P7 (tab. 6.6.4). Ulteriori analisi su questi campioni sono tuttora in corso seppure, in questo caso, sia stata rilevata ed è in fase di conferma analitica la presenza contenuta di tensioattivi MBAS. Stazione Descrizione Nord Est Ora T pH Eh Cond DO% DOmgL S NTU prof m (acq) P1 Baia del Quercetano 4324342 1024272 9.30 25,86 7,86 162 65,28 6,89 109,0 44,37 x 0,3 P2 Baia del Quercetano 4324355 1024268 9.32 25,93 8,03 161 65,26 6,88 108,8 44,36 x 0,3 9.50 26,61 8,06 183 65,10 6,81 108,9 44,33 x 0,3 8,5 P3 Le Forbici 4325217 1023857 P4 Bagni Belvedere 4324070 1025052 10.27 25,45 8,06 210 65,67 7,20 112,7 44,60 x 0,3 7,9 P5 Bagni Belvedere Largo 4324012 1025074 10.38 25,47 8,07 236 65,62 7,12 111,9 44,58 4,4 0,3 7,5 P6 Bagni Belvedere Largo 500 m 4323874 1025041 10.44 25,40 8,07 242 65,57 7,13 112,8 44,54 1,2 0,3 12 P7 Solvay Lillatro 4322654 1026038 11.11 26,15 8,15 208 65,69 7,50 119,5 44,71 20,2 0,3 2,7 Tabella 6.6.4. – Stazioni di campionamento relative alle formazioni schiumose da punta Righini a Rosignano Lillatro. 89-163 Si riporta in figura 6.6.4. l’aspetto tipico delle schiume rilevate durante questa campagna di prelievo. Mentre in figura 6.6.5. si riporta la localizzazione delle stazioni effettuata su un’immagine di Google Earth ed in figura 6.6.6. il dettaglio di precisione (1,25 miglia distanza totale retta tra P1 e P7). Figura 6.6.4. – Aspetto delle schiume rilevate nelle stazioni P1-P7. Figura 6.6.5. – Localizzazione delle stazioni su immagine satellitare. 90-163 Figura 6.6.6. – Localizzazione di precisione su immagine satellitare. I numeri indicano le stazioni di prelievo da P1 a P7 mentre le stazioni SC da 1 a 5 indicano la presenza di schiuma densa persistente a formazione di una scia continua. 91-163 -Risultati delle analisi microbiologiche effettuate sulle acque e sulle schiume Dalle analisi microbiologiche eseguite sui campioni di schiume, eseguite su campioni prelevati il 10 Luglio 2007, è stato possibile individuare la presenza di microrganismi eterotrofi totali, con maggiore evidenza nel campione ROS3, dove sono state riscontrate concentrazioni di UFC mL-1 con valori di 105. Sono stati inoltre messi in evidenza attinomiceti con valori più elevati ancora nel campione ROS3, dove sono state riscontrate concentrazioni di UFC mL-1 con valori di 103. E’ stata inoltre messa in evidenza la presenza di batteri idrocarburodegradanti nei campioni di schiuma qui analizzati, in particolare sono emersi valori di UFC mL-1 intorno a 102 e 103 per i due campioni ROS2 e ROS3, rispettivamente (figg. 6.6.7, 6.6.8 e 6.6.9.). Marine agar (UFC/ml) 2,50E+05 2,00E+05 1,50E+05 1,00E+05 5,00E+04 0,00E+00 ROS1 ROS2 ROS3 P1 P7 Campioni di schiume Figura – 6.6.7. - Determinazione delle concentrazioni di microrganismi eterotrofi totali presenti nei campioni di schiume prelevati dall’area di Rosignano. Actinomyces isolation agar (UFC/ml) 6,00E+03 5,00E+03 4,00E+03 3,00E+03 2,00E+03 1,00E+03 0,00E+00 ROS1 ROS2 ROS3 P1 P7 Campioni di schiume Figura 6.6.8. - Determinazione delle concentrazioni di batteri del gruppo degli attinomiceti presenti nei campioni di schiume prelevati dall’area di Rosignano. 92-163 Batteri idrocarburodegradanti (UFC/ml) 1,00E+03 8,00E+02 6,00E+02 4,00E+02 2,00E+02 0,00E+00 ROS1 ROS2 ROS3 P1 P7 Campioni di schiume Figura 6.6.9. - Determinazione delle concentrazioni di batteri idrocarburodegradanti presenti nei campioni di schiume prelevati dall’area di Rosignano. Ulteriori analisi eseguite sul campione ROS3 hanno messo in evidenza la formazione di crescita batterica con formazione di emulsioni di gasolio e cellule batteriche. I risultati dei saggi di crescita in terreno di coltura minerale, in presenza di gasolio come unica fonte di carbonio e di energia, hanno mostrato la crescita batterica che si concentra in superficie, in corrispondenza del substrato idrofobico, il gasolio. La formazione di biomassa batterica e di emulsioni sulla superficie delle colture batteriche per il ceppo ROS3a ed Fa1, rispettivamente (fig. 6.6.10) e (fig. 6.6.11), hanno suggerito un ruolo delle popolazioni batteriche nella trasformazione del substrato e nella presenza di fenomeni di adesione e di una eventuale produzione di surfattanti da parte della popolazione batterica di ROS 3a (fig. 6.6.12). 93-163 Figura 6.6.10. - Colture microbiche in terreno sintetico MSBM, in presenza di gasolio come unica fonte di carbonio e di energia. A) Controllo senza inoculo di campioni di schiume; B) e C) è evidente la crescita di batteri idrocarburodegradanti a partire da campioni di schiume prelevati nell’area ‘ROS 3a. Figura 6.6.11. - Colture microbiche in terreno sintetico MSBM, in presenza di gasolio come unica fonte di carbonio e di energia. A) Controllo senza inoculo di campioni di schiume; B) e C) è evidente la crescita di batteri idrocarburodegradanti a partire da campioni di schiume prelevati nell’area nell’area ‘Fa1’. 94-163 Figura 6.6.12. - Coltura microbica in terreno sintetico MSBM, in presenza di gasolio come unica fonte di carbonio e di energia, è evidente la crescita di batteri idrocarburo-degradanti a partire da campioni di schiume prelevati nell’area ‘ROS 3-a’. Immagini ottenute al microscopio a fluorescenza, previo trattamento con il fluorocromo Arancio di Acridina in grado di legarsi agli acidi nucleici. L’impiego del fluorocromo è in grado di mettere in evidenza le diverse morfologie dei diversi ceppi batterici che si trovano all’interno delle schiume e che si sviluppano in presenza di idrocarburi. Gli stessi campioni ottenuti da ROS3 hanno quindi mostrato una netta presenza di batteri idrocarburodegradanti a partire dai campioni di schiuma. È evidente l’adesione delle cellule batteriche al substrato (fig. 6.6.13). Si tratta di cellule batteriche con prevalenza di forme bastoncellari, con evidenti cellule unite alle estremità cellulari come indice di cellule in attiva replicazione e quindi capaci di impiegare in modo efficace la fonte di carbonio contenuta all’interno degli idrocarburi idrofobici come il gasolio. Sono inoltre evidenti fenomeni di formazione di biofilm e di strutture assimilabili ai surfattanti, sorta di saponi che aumentano la biodisponibilità del substrato idrofobico per le cellule batteriche (fig. 6.6.14). Si tratta di una sorta di saponi che vengono prodotti dalle cellule batteriche allo scopo di rendere più biodisponibili i substrati idrofobici e di permettere ai batteri di degradarli. 95-163 Figura 6.6.13. - Coltura microbica in terreno sintetico MSBM, in presenza di gasolio come unica fonte di carbonio e di energia, è evidente la crescita di batteri idrocarburo-degradanti a partire da campioni di schiume prelevati nell’area ‘ROS 3-a’. Figura 6.6.14. - Coltura microbica in terreno sintetico MSBM, in presenza di gasolio come unica fonte di carbonio e di energia, è evidente la crescita di batteri idrocarburo-degradanti a partire da campioni di schiume prelevati nell’area ‘ROS 3-a’. 96-163 Gli esperimenti di adesione delle cellule ad una superficie idrofobica, eseguiti tramite il saggio MATH, Le cellule del ceppo batterico in esame, isolato dalle schiume prelevate nell’area di Rosignano, e denominato ROS-3, le cellule mostrano una idrofobicità costitutiva delle loro superfici cellulari quando sono state analizzate dopo la crescita in terreno di coltura complesso YEPG, senza contatto con substrati idrofobici. Questo comportamento delle cellule batteriche del ceppo è stata rilevata come fenomeno crescente all’aumentare del periodo di vortexamento, da 0 a 60 sec, sia tramite il rilevamento dell’assorbanza ad una lunghezza d’onda (λ) di 600 nm (fig. 6.6.15), sia rilevando il valore espresso in log (At/A0 x 100) (fig. 6.6.16). 0,08 Assorbanza (600 nm) 0,07 0,06 0,05 0,04 0,03 0,02 0,01 0 0 0,2 0,4 0,6 0,8 1 1,2 Tempo di vortexamento (min) Figura 6.6.15. - Studio delle caratteristiche di idrofobicità delle cellule batteriche del ceppo ROS 3 isolato da schiume prelevate dall’area di Rosignano. E’ evidente la progressiva diminuzione dei valori di assorbanza (600 nm), come indice del corrispondente aumento delle cellule adese al substrato idrofobico, nel caso specifico n-esadecano. Queste cellule batteriche sono quindi costituzionalmente idrofobiche. 97-163 2,2 log(At/A0*100) 2 1,8 1,6 1,4 1,2 1 0,8 0 0,2 0,4 0,6 0,8 1 1,2 Tempi di vortexamento (min) Figura 6.6.16. - Studio delle caratteristiche di idrofobicità delle cellule batteriche del ceppo ROS 3 isolato da schiume prelevate dall’area di Rosignano. E’ evidente la progressiva diminuzione dei valori riportati come log (At/A0 x 100), come indice del corrispondente aumento delle cellule adese al substrato idrofobico, nel caso specifico n-esadecano. Queste cellule batteriche sono quindi costituzionalmente idrofobiche. Nelle singole colonie dei ceppi ROS3 a e Fa1 sono stati inoltre individuati processi di formazione di aree di emolisi, dopo la crescita su piastre contenenti terreno di coltura TSA con sangue di montone al 5%. Questo fenomeno è stato interpretato come la presenza di una attività di produzione di surfattanti da parte delle cellule batteriche. Questo aspetto sarà ulteriormente indagato, come una possibile concausa importante nella formazione delle schiume. Dai risultati ottenuti è emerso che all’interno delle schiume prelevate il 10 Luglio 2007 ed analizzate in termini microbiologici si nota la presenza di batteri eterotrofi; sono presenti batteri attinomiceti nei campioni qui analizzati, confermando studi precedentemente eseguiti; è evidente la presenza di batteri idrocarburo-degradanti nei campioni, come possibile conseguenza della presenza di idrocarburi dispersi da aree portuali che possono aver permesso il loro sviluppo. Lo studio di tipo microbiologico, nel corso di questa fase del progetto, è quindi proseguito prendendo in considerazione in particolare le popolazioni di batteri idrocarburo-degradanti per individuare l’eventuale capacità di dar luogo ad aggregati, dipendenti in modo particolare dalla capacità dei batteri di aderire a substrati idrofobici, come il gasolio. La presenza di crescita batterica nelle colture allestite in tubi con evidente localizzazione nella porzione dove era presente il gasolio, senza crescita diffusa evidente nel volume della coltura microbica, suggeriva la presenza della capacità di aderire al substrato da parte delle cellule batteriche. È stata anche messa in evidenza la capacità di dar luogo ad aggregati, 98-163 ovviamente di dimensioni ridotte, all’interno delle provette da batteriologia dove erano state allestite le colture dei batteri idrocarburo-degradanti. Le fotografie dei particolari delle colture batteriche cresciute in presenza di idrocarburi mettono infatti in evidenza questo modo di crescita batterica. Studi di immagine più approfonditi, con analisi degli ammassi di biomassa batterica adesa al gasolio presente nelle colture, ha permesso di individuare le singole cellule batteriche che si sono sviluppate strettamente aggregate e all’interno di strutture assimilabili a biofilm. Molto importante è stata la possibilità di individuare i batteri in questo contesto, poiché questo risultato conferma che all’interno delle schiume sono presenti batteri idrocarburo-degradanti e che la formazione di aggregati potrebbe essere coinvolta nella formazione di aggregati in ambienti marini. I ceppi batterici idrocarburo-degradanti sono stati quindi isolati e, dopo aver controllato la loro purezza in terreno di coltura complesso YEPG, sono stati sottoposti a saggi per individuare quelli idrofobici, le cui membrane citoplasmatiche si erano quindi adattate alla presenza di substrati idrofobici. L’idrofobicità del ceppo ROS 3 misurata tramite il saggio MATH (Rosenberg, 1980), determina un più facile accesso agli idrocarburi come substrato di carbonio e di energia da parte delle cellule batteriche. In particolare questo fenomeno può essere riconducibile ad aspetti di microbiologia ambientale, come gli studi condotti sull’aggregazione batterica e sui meccanismi di incorporazione di idrocarburi tramite la membrana citoplasmatica delle cellule batteriche. Questi meccanismi possono essere collegati alla formazione di aggregati di varie dimensioni che sono stati rilevati in ambienti naturali, in aree marine. Questo fenomeno era stato osservato nel Mare Adriatico (Ivošević et al., 1998; Long et al., 1998) e, in misura minore, anche nel Mar Tirreno (Misic et al., 2005). La capacità dei batteri idrocarburo-degradanti di produrre surfattanti, individuata seppur a bassi livelli in alcuni ceppi, ha messo in evidenza ancora la capacità di adattarsi all’utilizzo di substrati così peculiari e di difficile accesso, come gli idrocarburi, da parte delle cellule batteriche. -Determinazioni effettuate sui campioni prelevati il 31 luglio 2008 Per le determinazioni microbiologiche i 3 campioni di schiuma prelevati in corrispondenza delle stazioni Punto Azzurro, Villa Buitoni, Scogli Pungenti sono stati avviati alle analisi nel più breve tempo possibile. Sono stati saggiati gli stessi parametri individuati in precedenza per gli altri campioni di schiuma: contenuto in batteri marini eterotrofi totali (Fig. 6.6.17); contenuto in batteri appartenenti al gruppo degli attinomiceti (Fig. 6.6.18); determinazione della presenza di batteri idrocarburo-degradanti (Fig. 6.6.19). 99-163 1 Se ttim ana M A 8.00E+06 7.00E+06 UFC/mL 6.00E+06 5.00E+06 4.00E+06 3.00E+06 2.00E+06 1.00E+06 0.00E+00 Mare punto azzurro villa buitoni scogli pungenti Stazioni Figura 6.6.17. - Determinazione del contenuto in microrganismi eterotrofi totali nei campioni di schiume. 1 Se ttim na AIA 8.00E+01 7.00E+01 UFC/mL 6.00E+01 5.00E+01 4.00E+01 3.00E+01 2.00E+01 1.00E+01 0.00E+00 Mare punto azzurro villa buitoni scogli pungenti Stazioni Figura 6.6.18. – Determinazione del contenuto in actinomiceti nei campioni di schiume. 100-163 1 s e ttim ana M SBM +G 1.20E+02 UFC/mL 1.00E+02 8.00E+01 6.00E+01 4.00E+01 2.00E+01 0.00E+00 Mare punto azzurro villa buitoni scogli pungenti Stazioni Figura 6.6.19. – Determinazione del contenuto in batteri idrocarburo-degradanti nei campioni di schiume. Sugli stessi campioni è stata determinata la eventuale presenza di indicatori di contaminazione fecale. A questo scopo sono state effettuate colture in terreno brodo lattosato e successivo trasferimento in terreno con bile, al fine di selezionare batteri enterici di derivazione da contaminazione fecale, come presenza di coliformi fecali. I risultati ottenuti hanno mostrato in sintesi (tab. 6.6.5): - assenza di contaminazione fecale nel campione Punto Azzurro; - 3 UFC/100 mL di coliformi fecali (numero più probabile per millilitro) nel campione Villa Buitoni; - 2 UFC/100 mL di coliformi fecali per il campione Scogli Pungenti. Per quanto riguarda la presenza di Streptococchi, solo il campione Scogli Pungenti ha mostrato la presenza di un valore di 3 UFC/100 mL. La presenza di batteri del genere Salmonella è risultata assente in tutti i campioni analizzati. Da questi risultati si evince la presenza di una lieve contaminazione di tipo fecale. Si tratta di un tipo di contaminazione sia recente, come individuato dalla presenza di coliformi fecali, sia meno recente nel tempo, come riscontrato dalla presenza di Streptococchi, sebbene misurati ad una lieve concentrazione e solo in un campione. 101-163 Coliformi Totali UFC/100 mL Coliformi Fecali UFC/100 mL Streptococchi Fecali UFC/100 mL Salmonelle UFC/L Villa Buitoni 10 3 0 0 Punto Azzurro 9 0 0 0 Siti Scogli Pungenti 12 2 1 0 Valori limite per la balneabilità: Coliformi totali 2000 UFC/100mL; Coliformi fecali 100 UFC/100mL; Streptococchi fecali 100 UFC/100mL; Salmonelle 0 UFC/L Tabella 6.6.5. - Risultati delle analisi microbiologiche eseguite sui campioni prelevati il 31 Luglio 2008. Da questi risultati si evince la presenza di una lieve contaminazione di tipo fecale. Si tratta di un tipo di contaminazione sia recente, come individuato dalla presenza di coliformi fecali, sia meno recente nel tempo, come riscontrato dalla presenza di Streptococchi, sebbene ad una lieve concentrazione e solo in un campione. -Determinazioni effettuate sui campioni prelevati il 5 agosto 2008 In seguito alla segnalazione della presenza di schiume pervenuta in data 5 agosto 2008 (P1, P7) (staz. 4, staz. 6). I risultati preliminari ottenuti dalle analisi effettuate sui campioni di schiuma di cui sopra, hanno indicato la presenza di una cospicua popolazione di batteri marini, con valori di 105 CFU mL-1 (Fig. 6.6.20). La popolazione di attinomiceti ha invece mostrato valori prossimi a valori di 102 CFU mL-1 (Fig. 6.6.21), ed infine quella dei batteri idrocarburo-degradanti è risultata di 101 CFU mL-1 (Fig. 6.6.22). MA (1 Settimana) 1,20E+06 UFC/mL 1,00E+06 8,00E+05 6,00E+05 4,00E+05 2,00E+05 0,00E+00 staz4 staz6 staz7 Stazioni Figura 6.6.20. – Determinazione del contenuto in microrganismi marini eterotrofi nei campioni di schiume. 102-163 A.I.A. (1 settimana) 1,20E+02 1,00E+02 UFC/mL 8,00E+01 6,00E+01 4,00E+01 2,00E+01 0,00E+00 staz4 staz6 staz7 Stazioni Figura 6.6.21. – Determinazione del contenuto in actinomiceti nei campioni di schiume. MSBM+G (1 settimana) 1,20E+00 1,00E+00 UFC/mL 8,00E-01 6,00E-01 4,00E-01 2,00E-01 0,00E+00 staz4 staz6 staz7 Stazioni Figura 6.6.22. – Determinazione del contenuto in batteri idrocarburo-degradanti nei campioni di schiume. Questi valori di tipo microbiologico risultano simili a quelli riscontrati nel corso delle indagini precedenti svolte sempre nell’ambito di questo progetto. Gli studi di tipo chimico effettuati sugli stessi campioni evidenziano la presenza di tensioattivi MBAS seppure a bassissime concentrazioni. 103-163 Siti Stazione Stazione Stazione Stazione Stazione Stazione Stazione Stazione 1 2 3 4 5 6 7 8 Coliformi Totali UFC/100 Coliformi Fecali mL UFC/100 mL 2 2 2 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 Streptococchi Fecali UFC/100 mL 1 0 0 0 0 2 6 0 Salmonelle UFC/L 0 0 0 0 0 0 0 0 Valori limite: Coliformi totali 2000 UFC/100mL; Coliformi fecali 100 UFC/100mL; Streptococchi fecali 100 UFC/100mL; Salmonelle 0 UFC/L Tabella 6.6.6. - Risultati delle analisi microbiologiche eseguite sui campioni prelevati il 05 Agosto 2008. Coliformi Totali UFC/100 mL Coliformi Fecali UFC/100 mL Streptococchi Fecali UFC/100 mL Salmonelle UFC/L Vivaldi/Nevoni 0 0 0 0 Sciara/Orlandini 0 0 0 0 CASM 0 0 0 0 Siti Valori limite: Coliformi totali 2000 UFC/100mL; Coliformi fecali 100 UFC/100mL; Streptococchi fecali 100 UFC/100mL; Salmonelle 0 UFC/L Tabella 6.6.7. - Risultati delle analisi microbiologiche eseguite sui campioni prelevati il 06 Agosto 2008. 104-163 Caratterizzazione microbiologica delle schiume aggiornata al Marzo e Aprile 2009. In concomitanza con ulteriori segnalazioni della presenza di schiume nelle aree di studio oggetto di questa indagine, sono stati prelevati i campioni in accordo con le regole di sterilità e sono state eseguite le corrispondenti analisi microbiologiche, al fine di monitorare la situazione. È stata riscontrata una assenza di contaminazione di tipo fecale (Tab. 6.6.8). Siti staz1(porto) staz3(porto) staz6(porto) staz8(porto) staz10(porto) staz12(porto) Coliformi Totali UFC/100 mL 0 0 0 0 0 2 Coliformi Fecali UFC/100 mL 0 0 0 0 0 0 Streptococchi Fecali UFC/100 mL 0 0 0 0 0 0 Salmonelle UFC/L 0 0 0 0 0 0 Valori limite: Coliformi totali 2000 UFC/100mL; Coliformi fecali 100 UFC/100mL; Streptococchi fecali 100 UFC/100mL; Salmonelle 0 UFC/L Tabella 6.6.8. - Risultati delle analisi microbiologiche eseguite sui campioni prelevati il 23 Marzo 2009. La caratterizzazione di tipo microbiologico effettuata nel periodo di Aprile 2009, ha mostrato solo lievi livelli di contaminazione fecale nei siti R1 ed R3, ma non sembra essere presente una correlazione tra la presenza di schiume e la contaminazione microbiologica (Tab. 6.6.9). Siti R1 R2 R6 R7 R9 R 12 R 14 R 18 Coliformi Totali UFC/100 mL 8 0 2 0 0 0 3 0 Coliformi Fecali UFC/100 mL 9 0 2 0 0 0 0 0 Streptococchi Fecali UFC/100 mL 2 0 0 0 0 0 0 0 Salmonelle UFC/L 0 0 0 0 0 0 0 0 Valori limite: Coliformi totali 2000 UFC/100mL; Coliformi fecali 100 UFC/100mL; Streptococchi fecali 100 UFC/100mL; Salmonelle 0 UFC/L Tabella 6.6.9. - Risultati delle analisi microbiologiche eseguite sui campioni prelevati il 26 Aprile 2009. Caratterizzazione microbiologica delle schiume aggiornata al 09 Luglio 2009. La presenza di schiume è stata segnalata in data 02 Luglio 2009 nell’area di Rosignano Marittimo, di seguito sono stati quindi prelevati alcuni campioni di schiuma. Per lo svolgimento delle analisi microbiologiche i campioni sono stati prelevati in contenitori sterili e rispettando le condizioni di sterilità. È stato riscontrato un basso contenuto di microrganismi marini eterotrofi totali (Fig. 6.6.23), di actinomiceti (Fig. 6.6.24) e di batteri idrocarburodegradanti (Fig. 6.6.25). 105-163 M.A (1 settimana) 3.00E+05 2.50E+05 UFC 2.00E+05 1.50E+05 1.00E+05 5.00E+04 0.00E+00 R29 R30 R31 R32 R37 R38 R41 R45 R50 R55 R58 R59 R62 R63 R64 R65 Stazioni Figura 6.6.23. – Determinazione del contenuto in microrganismi marini eterotrofi totali nei campioni di schiume. A.I.A. (1 settimana) 1.20E+02 1.00E+02 UFC 8.00E+01 6.00E+01 4.00E+01 2.00E+01 0.00E+00 R29 R30 R31 R32 R37 R38 R41 R45 R50 R55 R58 R59 R62 R63 R64 R65 Stazioni Figura 6.6.24. – Determinazione del contenuto in batteri actinomiceti nei campioni di schiume. MSBM+G 2,50E+00 UFC 2,00E+00 1,50E+00 Serie1 1,00E+00 5,00E-01 0,00E+00 R29 R30 R31 R32 R37 R38 R41 R45 R50 R55 R58 R59 R62 R63 R64 R65 Stazioni Figura 6.6.25. – Determinazione del contenuto in batteri idrocarburo-degradanti nei campioni di schiume. 106-163 Nel corso dello stesso periodo è stata poi effettuata un’ulteriore caratterizzazione microbiologica per permettere di individuare l’eventuale presenza di contaminazione fecale. È stata sostanzialmente constatata l’assenza o valori estremamanete bassi di contaminazione di tipo fecale (Ta. 6.6.10). Siti R R R R R R R R R R R R R R R R 29 30 31 32 37 38 41 46 50 55 58 59 62 63 64 65 Coliformi Totali UFC/100 mL 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 Coliformi Fecali UFC/100 mL 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 Streptococchi Fecali UFC/100 mL 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 Salmonelle UFC/L 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 Valori limite: Coliformi totali 2000 UFC/100mL; Coliformi fecali 100 UFC/100mL; Streptococchi fecali 100 UFC/100mL; Salmonelle 0 UFC/L Tabella 6.6.10. - Risultati delle analisi microbiologiche eseguite sui campioni prelevati il 06 Luglio 2009. Ulteriori caratterizzazioni di tipo microbiologico per il rilevamento di microrganismi terotrofi marini totali (Fig. 6.6.26),actinomiceti (Fig. 6.6.27) e batteri idrocarburo degradanti (Fig. 6.6.28). In tutti i tre casi è stata riscontrata una lieve presenza dei diversi tipi metabolici batterici nei siti P1 e P7, mentre in quelli ROS1, ROS2, ed in particolare ROS3, è stata confermata la presenza di concentrazioni più elevate di questi gruppi metabolici, suggerendo un possibile ruolo nel fenomeno della formazione delle schiume. 107-163 Marine Agar (1 settimana) 2.50E+05 2.00E+05 1.50E+05 1.00E+05 5.00E+04 0.00E+00 ROS1 ROS2 ROS3 P1 P7 Figura 6.6.26. – Determinazione del contenuto in microrganismi terotrofi marini totali nei campioni di schiume. AIA (1 s e ttim ana) 8.00E+03 7.00E+03 6.00E+03 5.00E+03 4.00E+03 3.00E+03 2.00E+03 1.00E+03 0.00E+00 ROS1 ROS2 ROS3 P1 P7 Figura 6.6.27. – Determinazione del contenuto in actinomiceti nei campioni di schiume. 108-163 MSBM+G (1 settimana) 8.00E+03 7.00E+03 6.00E+03 5.00E+03 4.00E+03 3.00E+03 2.00E+03 1.00E+03 0.00E+00 ROS1 ROS2 ROS3 P1 P7 Figura 6.6.28. – Determinazione del contenuto in batteri idrocarburo-degradanti nei campioni di schiume. Dalle analisi microbiologiche eseguite nel contesto di questo progetto, è emersa una scarsa contaminazione fecale e la presenza di gruppi metabolici diversi all’interno delle popolazioni microbiche. In particolare sono stati messi in evidenza ceppi batterici idrocarburo-degradanti e di actinomiceti, che potrebbero avere un ruolo nella formazione delle schiume sia per la capacità di metabolizzare gli eventuali idrocarburi presenti come contaminanti in aree in prossimità di siti portuali, sia per la struttura filamentosa che caratterizzano alcuni ceppi batterici, rispettivamente. Entrambi questi aspetti possono avere un ruolo nella formazione delle schiume e possono essere legati ad eventi fisici come l’aumento delle temperature, il movimento ondoso e l’eventuale presenza di contaminanti. 109-163 -Risultati relativi alle stazioni di Controllo -Criteri di selezione delle stazioni di controllo Secondo quanto previsto dal progetto, sono state condotte indagini approfondite su tre diverse tipologie di stazioni di controllo: controllo 1 (stazione a impatto basso senza manifestazione del fenomeno), controllo 2 (stazione ad impatto antropico elevato in cui non è stata documentata la manifestazione del fenomeno), controllo 3 (stazioni interne allo stesso sistema di indagine ed in cui non si registra il fenomeno). In relazione alle informazioni bibliografiche acquisite sull’area oggetto di studio e sulle caratteristiche specifiche del sistema, si è selezionato le seguenti località 1- Isole delle Aree Marine Protette dell’Aricipelago Toscano; 2- Area marina costiera di Orbetello interessata dai canali di uscita delle acque lagunari; 3- Stazioni di Bandiera Blu del comune di Rosignano Marittimo a sud di Vada. -Caratteristiche ecosistemiche generali dei controlli 1) Isole delle Aree Marine Protette dell’Arcipelago Toscano Le isole dell’arcipelago Toscano considerate sono le seguenti: Gorgona, Capraia, Elba, Pianosa, Montecristo, Giglio, Giannutri. Le attività sono state finalizzate alla completa caratterizzazione delle stazioni per la definizione: 1- della loro attendibilità come stazioni di controllo, 2- del loro stato ecologico generale, 3- della eventuale presenza di mucillagini, 4della presenza eventuale e natura di formazioni schiumose in queste stazioni. - Caratteristiche ecosistemiche generali delle aree selezionate Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano è stato istituito nel 1996 con il D.P.R. 22.7.1996 e successivo D.M. Ambiente 19.12.1997 è il più grande parco marino d’Europa, tutela circa 61.000 ettari marini e comprende tutte le sette isole principali dell’Arcipelago Toscano (Gorgona, Giannutri, Capraia, Elba, Pianosa, Montecristo e Giglio) e numerosi isolotti minori e scogli. Il tratto di mare sotto vincolo di protezione compreso all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano è suddiviso in due zone a diverso grado di tutela: • Zona 1: area di rilevante valore naturalistico. Si estende per 1 miglio nautico dalla linea di costa. Tale area interessa una fascia di mare circostante l’Isola di Montecristo, un tratto di mare antistante le coste occidentali dell’Isola di Capraia, una fascia costiera circostante l’Isola di Gorgona (ad esclusione del settore orientale) e tre aree antistanti l’Isola di Giannutri. In queste aree l’ambiente è conservato nella sua integrità e sono pertanto vietate tutte quelle attività che possono in qualche modo alterare gli equilibri naturali. In particolare, ad esclusione delle esigenze militari, delle attività legate al funzionamento dei fari ed al segnalamento marittimo, nelle zona 1 sono vietati visitatori (ad esclusione di quanto stabilito dall’Ente Parco), qualsiasi attività di pesca, le immersioni (salvo quelle autorizzate dall’Ente Parco), la navigazione, l’accesso e la sosta di imbarcazioni di ogni genere (ad esclusione di quanto disposto dall’Ente Parco per i residenti nelle isole e per 110-163 motivi di servizio), la balneazione nell’isola di Montecristo e qualsiasi altra attività che possa alterare i fondali e le acque marine. • Zona 2: area di tutela e protezione, che si estende per 3 miglia nautiche dalla linea di costa. Tale area interessa ampie fasce di mare circostanti la Zona 1 dell’Isola di Montecristo, l’Isola di Capraia e l’Isola di Gorgona (ad esclusione delle zone dei porti) e due aree che si estendono a nord ed a sud dell’Isola di Giannutri. In queste aree vigono una serie di divieti generali quali ad esempio la caccia, qualsiasi attività di pesca (ad esclusione dei residenti e dei proprietari di abitazioni delle isole secondo un’apposita regolamentazione che vieta comunque la pesca a strascico e la pesca subacquea), l’accesso e l’approdo nelle aree di nidificazione degli uccelli marini, la cattura, l’uccisione ed il disturbo della fauna selvatica, la raccolta ed il danneggiamento della flora spontanea, l’apertura di nuove cave, miniere e discariche ed il transito di mezzi motorizzati al di fuori delle aree destinate a tale scopo. Attorno all’Isola di Pianosa, in una fascia di mare estesa un miglio dalla costa, sono vietate qualsiasi attività di pesca, la balneazione ed il transito di qualsivoglia nave, tranne quelle per finalità di studio e di ricerca, quelle dei collegamenti marittimi e quelle legate alle necessità dei residenti sull’isola. Per quanto detto sia le parti di isola che ricadono nella zona 1 che quelle interne alla zona 2 costituiscono stazioni di controllo ideali per quanto riguarda il fenomeno di formazione delle schiume. 2) Area marina costiera di Orbetello interessata dai canali di uscita delle acque lagunari Nonostante la laguna di Orbetello sia uno dei più importanti ecosistemi di transizione presenti sul territorio italiano (SIC e ZPS, cod. IT51A0026; D.M. 25 marzo 2005, all. 3) essa presenta sia al suo interno che lungo la fascia costiera localizzata a Nord e Sud di essa un impatto antropico notevole. Molte attività turistiche e produttive di diversa natura insistono su questo sistema il quale è alla base della loro sussistenza. Le principali problematiche osservate in questo sistema sono costituite dalla ricorrenza di crisi distrofiche dovute ad eccessivo apporto di nutrienti e dalla presenza di una contaminazione diffusa da parte dell’attività industriale pregressa. La presenza di fonti di immissione localizzate di nutrienti biodisponibili (reflui fognari ed effluenti degli impianti di trattamento ittico intensivo) ha determinato nel tempo l’accumulo nel sedimento di fosforo ed azoto a concentrazioni molto elevate ed in grado di indurre proliferazioni macroalgali incontrollate in seguito a fenomeni di rilascio. L’attività industriale pregressa attiva in località Orbetello scalo e denominata “exSitoco” ha determinato nel corso del tempo un sostanziale accumulo di contaminanti ambientali nel sedimento lagunare prospiciente allo stabilimento. Questa zona marginale al sistema lagunare della superficie di circa 35 ha, è stata perimetrata quale sito di bonifica di interesse nazionale (D.M. 2-12-02, G.U. n. 72 del 27-03-03). Per ridurre il carico di nutrienti apportato in questa specifica area dagli scarichi degli impianti di Neghelli e Terrarossa, in grado di innescare fenomeni significativi di eutrofizzazione delle acque, dal 1996 è stato realizzato un bacino di lagunaggio delle acque di scarico (Lenzi e Mattei, 1998). In questo bacino le acque convogliate permangono circa 36 giorni prima di essere immesse in laguna, e vanno incontro ad un processo di fitodepurazione naturale (Lenzi et al., 1998). A seguito di questo, sono state previste, modificazioni al sistema di depurazione dei reflui civili con la realizzazione di una nuova rete fognaria ed il potenziamento del depuratore di Terrarossa. All’impianto di Terrarossa, funzionante con il sistema dei biorulli, verranno convogliati sia gli scarichi del Comune di Orbetello (che attualmente sono stoccati da tre depuratori: Albinia, Fonteblanda, Neghelli) che quelli del Comune di Monte Argentario. Gli impianti di depurazione di Neghelli ed Albinia, che adesso gravano sia direttamente che indirettamente sulla Laguna di Ponente nella zona prospiciente la ex-Sitoco, saranno dismessi. Lo scarico di 111-163 Terrarossa, ora localizzato in prossimità di quello di Neghelli, sarà chiuso e convogliato in mare mediante una condotta che scaricherà a 3 km dalla riva a 30 m di profondità, presso Poggio Pertuso. Lo scarico di Neghelli sarà allacciato a quello di Terrarossa mantenendo tuttavia la possibilità del suo utilizzo in caso di mal funzionamenti o guasti all’impianto principale (Di Vincenzo, 2006). Attualmente i lavori di adeguamento degli impianti sono in fase di ultimazione. Agli allevamenti ittici intensivi è stata imposta la costruzione di bacini di lagunaggio delle acque di scarico delle vasche nei quali si realizza un abbattimento della materia organica in soluzione mediante fitodepurazione prima della loro immissione in laguna (Lenzi et al., 1999). 3) Stazioni Bandiera Blu (BB) a sud di Vada Le stazioni interne al bacino di analisi sono state selezionate prendendo in considerazioni i punti Bandiera Blu (BB) individuati e monitorati da ARPAT nel tratto costiero a sud di Vada. I dati utilizzati per l’analisi statistica sono stati acquisiti da ARPAT. In queste stazioni, non si hanno evidenze di formazioni schiumose o alterazioni significative della colonna d’acqua e la qualità globale del sistema in queste stazioni è considerata ottima. Le analisi sono state finalizzate al confronto dei dati relativi alle stazioni BB a sud di Vada con quelle comprese tra Vada e Livorno. Si riporta a seguito l’elenco delle stazioni Bandiera Blu utilizzate (tab. 6.6.11). Stazione Descrizione 75 76 337 77 338 79 80 81 82 83 84 85 90 91 92 93 94 Bagno Chioma Botro Fortulla Botro Forbici Buca dei Corvi Torrente Quercetano Baia Quercetano Sud Punta Righini Bagno La Baracchina Castiglioncello Porticciolo Nautico Villa Celestina Baia di Portovecchio - Botro Piastraia Baia di Caletta - Botro Grande Bagno Lanterna e Pinetina Chioma Bagno Lido Rada Etrusca Mazzanta Colonie Estive Anno 2007 2007 2007 2007 2007 2007 2007 2007 2007 2007 2007 2007 2007 2007 2007 2007 2007 2008 2008 2008 2008 2008 2008 2008 2008 2008 2008 2008 2008 2008 2008 2008 2008 2008 Tabella 6.6.11. – Stazioni di campionamento Bandiera Blu. 112-163 -Risultati ottenuti 1) Isole delle Aree Marine Protette dell’Arcipelago Toscano Si riportano a seguito i risultati relativi alle indagini condotte nelle aree di controllo 1, siti non contaminati in cui non si è registrata evidenza del fenomeno oggetto di studio. I campionamenti sono stati condotti secondo le modalità descritte in precedenza in corrispondenza delle stazioni di prelievo. La raccolta delle acque, dei sedimenti e degli organismi è stata effettuata in modo da coprire l’intero perimetro delle riserve marine del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Gli organismi sono stati campionati mediante la tecnica dello snorkeling su superficie rocciosa. Nel periodo compreso tra aprile e luglio di ogni anno a partire dal 2006. si sono svolte tre campagne di campionamenti dei sedimenti marini superficiali e degli organismi nelle riserve marine del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Sulla base della disposizione e del numero dei siti di campionamento, i prelievi si sono articolati in giornate che hanno impegnato i ricercatori in un’azione congiunta con alcuni subacquei dell’Associazione Subacquea Senese ed il personale di bordo della nave oceanografica Universitatis del CoNISMa. In figura 6.6.29, 6.6.30, 6.6.31, 6.6.32 sono sintetizzate e schematizzate le stazioni di prelievo interne alle isole dell’arcipelago toscano (tab. 6.6.12), mentre in tabella 6.6.13 e 6.6.14 si riportano, invece le matrici campionate in ogni stazione ed un riepilogo relativo alle caratteristiche del sedimento nelle stazioni. 113-163 Figura 6.6.29. Dettaglio delle stazioni di prelievo. 114-163 Figura 6.6.30. – Immagini relative alle stazioni di prelievo. 115-163 Figura 6.6.31. – Immagini relative alle stazioni di prelievo. 116-163 Figura 6.6.32. – Immagini relative alle stazioni di prelievo. 117-163 Quota prelievo (m) Area 20 Isola di Montecristo Formiche di Montecristo Isola di Gorgona Isola D'Elba Capraia Pianosa Giannutri 15 10 15 10 30 42 38 33 30 30 23 20 Stazione Gauss-Boaga N Gauss-Boaga E Cala dello Scoglio Cala Grande Cala Maestra Cala del Santo Scoglio d'Africa Punta di Cala Scirocco Punta di Cala Maestra Capo di Fonza Punta del Fondo l’Isolotto La Scarpa Punta Secca Grottoni Cala dello Scoglio 42°20’11.0435’’ 42°18’59.7209’’ 42°20’04.7887’’ 42°20’43.6332’’ 42°21.700' 43°24.995’ 43°26.300' 42°44.150' 43°02.389' 42°37.197' 42°34.450' 42°14.323' 42°15.062' 10°09’01.1653’’ 10°09’32.6823’’ 10°09’27.3847’’ 10°14.150' 09°53.942' 09°54.050' 10°16.270' 09°47.589' 10°05.665' 10°06.600' 11°06.351' 11°06.434' 10°07’33.3054’’ Zona prelievo n. stazioni 1 1 1 1 4 1 1 tra zona 1/2 no restricted 1 1 1 1 1 2 1 1 2 2 Tabella 6.6.12. – Stazioni di campionamento relative alle Isole dell’Arcipelago Toscano. 118-163 Area Isola di Montecristo Formiche di Montecristo Isola di Gorgona Zona prelievo Sedimento 1 1 1 1 2 1 x x x x x x x x x x x x x tra zona 1/2 Isola D'Elba Capraia no restricted 1 1 1 1 1 Pianosa Giannutri Acqua Organismi Patella caerulea Patella caerulea Patella caerulea Patella caerulea Patella caerulea Patella caerulea Patella caerulea Patella caerulea Patella caerulea Patella caerulea Patella caerulea Patella caerulea Patella caerulea Tabella 6.6.13. – Stazioni di campionamento relative alle Isole dell’Arcipelago Toscano. Area Descrizione sedimento Isola di Montecristo Detritico per l'erosione ed il disfacimento della costa rocciosa ed arricchito dai resti calcarei degli organismi del coralligeno sovrastante Formiche di Montecristo Isola di Gorgona Isola D'Elba Capraia Pianosa Giannutri Sabbioso Disfacimento della costa rocciosa ed arricchito dai resti calcarei degli organismi del coralligeno Sabbioso Disfacimento della costa rocciosa ed arricchito dai resti calcarei degli organismi del coralligeno Disfacimento della costa rocciosa ed arricchito dai resti calcarei degli organismi del coralligeno Ghiaia mista a sabbia (Grottoni) Fondale prevalentemente roccioso con prevalenza di pre coralligeno e coralligeno (Cala dello Scoglio) Tabella 6.6.14. – Stazioni di campionamento relative alle Isole dell’Arcipelago Toscano. 119-163 -Analisi condotte Nei campioni di acqua e sedimenti marini superficiali sono stati valutati parametri chimici e microbiologici legati alla contaminazione ambientale, ed in particolare, sono stati determinati i macronutrienti, il contenuto di tensioattivi MBAS, BIAS, i livelli di 16 idrocarburi policiclici aromatici (IPA), considerati inquinanti prioritari dall’US-EPA (United States Environmental Protection Agency), le concentrazioni di alcuni congeneri di policlorobifenili (PCB), dei polibromodifenileteri (PBDE) e di pesticidi clorurati, quali p,p’-DDE e HCB che possono essersi accumulati nei sedimenti in seguito a processi di diffusione su mesoscala o macroscala. Sono stati acquisiti dati relativi al bioaccumulo di contaminanti ambientali in una specie bioindicatrice diffusa e facilmente reperibile nel sistema di studio. Sono state effettuate indagini relativamente alla presenza di microrganismi di interesse specifico, alla presenza di indicatori di contaminazione di origine fecale, di batteri idrocarburo-degradanti e filamentosi. Si è effettuato la ricerca di mucillagini e formazioni schiumose. Sintesi dei risultati 1) Analisi chimiche delle acque e mucillagini Le indagini effettuate evidenziano valori tipici dei sistemi marini centro Mediterranei per tutti i parametri oggetto di indagine specifica. Si è osservato la presenza di formazioni mucillaginose di profondità tipiche dei sistemi Tirrenici alla quota -15/-20 m durante tutte le campagne condotte in periodo di fioritura e in tutte le isole oggetto di indagine. Le indagini microbiologiche hanno permesso di ottenere informazioni sulla concentrazione di diversi microrganismi presenti nei campioni di acqua marina. Le popolazioni di batteri eterotrofi hanno mostrato valori costanti nell’arco dei due anni di studio, suggerendo che le condizioni sono ottimali e rispecchiano una buona attività delle comunità microbiche marine (fig. 6.6.33). Batteri filamentosi ed idrocarburo degradanti, come bioindicatori di impatto antropico, sono stati riscontrati a basse concentrazioni in tutte le stazioni saggiate, con una lieve presenza in quella di Montecristo (fig. 6.6.34). 12000 UFC m L -1 10000 8000 6000 4000 2000 0 PIANOSA MONTE CAPRAIA GORGONA GIANNUTRI CRISTO STAZIONI Figura 6.6.33. – Contenuto in batteri eterotrofi riscontrato nei campioni di acqua dell’Arcipelago Toscano. 120-163 Figura 6.6.34 – Concentrazioni di attinomiceti e batteri idrocarburo-degradanti determinati nei campioni di acqua dell’Arcipelago Toscano. 2) Analisi chimiche nei sedimenti I sedimenti superficiali (0-20 cm) maggiormente interessato dagli scambi tra matrice solida e liquida appaiono costituiti da detrito organogeno-conchigliare a diverso contenuto in silt e TOC relazionabile alla quota batimetrica del prelievo. In generale il livello di TOC appare modesto, sempre inferiore allo 0,5% ed in linea con i livelli tipici di aree Mediterranee non contaminate. In questa indagine, in ogni campione di sedimento marino superficiale, sono state valutate le concentrazioni di 16 idrocarburi policiclici aromatici (IPA), considerati inquinanti prioritari dall’US-EPA (United States Environmental Protection Agency), le concentrazioni di alcuni congeneri dei policlorobifenili (PCB), dei polibromodifenileteri (PBDE) e di pesticidi clorurati (quali p,p’-DDE e HCB). E’ in corso (e sta per essere ultimata), la determinazione analitica degli elementi in traccia nei sedimenti campionati. Di seguito sono riportati i risultati delle concentrazioni totali, riferite al peso secco, espresse in ng/g per gli IPA, i PCB e i pesticidi orgoanoclorurati ed in pg/g per i PBDE. I dati sono rappresentati in forma grafica per rendere maggiormente immediata la loro interpretazione. Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) Gli idrocarburi policiclici aromatici sono stati riscontrati in tutti i campioni di sedimento provenienti dalla zona 1 della riserva marina integrale dell’Isola di Montecristo. I livelli medi delle concentrazioni della Σ16 IPA (fig. 6.6.35) non sono omogenei nelle quattro stazioni ma sono contenuti e compresi tra 0,65 e 4,28 ng/g peso secco, misurati rispettivamente a Cala Grande nella costa meridionale e a Cala dello Scoglio nella costa orientale dell’isola. . 121-163 ng/g p.s. Isola di Montecristo 10.0 9.0 8.0 7.0 6.0 5.0 4.0 3.0 2.0 1.0 0.0 IPA tot Cala dello Scoglio Cala Grande Cala Maestra Cala del Santo Figura 6.6.35. - Grafico riassuntivo delle concentrazioni degli idrocarburi policiclici aromatici (Σ16 IPA) nei sedimenti dell’Isola di Montecristo. Concentrazioni di idrocarburi policiclici aromatici (Σ16 IPA) superiori ai limiti di rilevabilità analitica (0,83 ng/g p.s.) sono state misurate anche presso lo Scoglio d’Africa alle Formiche di Montecristo (fig. 6.6.36). ng/g p.s. Formiche di Montecristo 1.8 1.6 1.4 1.2 1.0 IPA tot 0.8 0.6 0.4 0.2 0.0 Scoglio d'Africa Figura 6.6.36. - Grafico riassuntivo delle concentrazioni degli idrocarburi policiclici aromatici (Σ16 IPA) nei sedimenti delle Formiche di Montecristo. Le concentrazioni totali degli idrocarburi policiclici aromatici (Σ 16 IPA), ottenute dalle analisi svolte sui campioni di sedimento marino superficiale della zona 1 dell’Isola di Pianosa, mostrano concentrazioni contenute se confrontati con i valori di riferimento riportati in letteratura per l’Alto Tirreno e comprese tra 1,87 e 2,53 ng/g p.s., misurate rispettivamente presso Punta Secca e l’Isolotto La Scarpa (fig. 6.6.37). 122-163 Isola di Pianosa 7.0 6.0 ng/g p.s. 5.0 4.0 IPA tot 3.0 2.0 1.0 0.0 La Scarpa Punta Secca Figura 6.6.37. - Grafico riassuntivo delle concentrazioni degli idrocarburi policiclici aromatici (Σ 16 IPA) nei sedimenti dell’Isola di Pianosa. Gli idrocarburi policiclici aromatici sono stati riscontrati anche nei campioni di sedimento provenienti dalla stazione di Capo di Fonza presso l’Isola d’Elba e presentano un valore medio di Σ16 IPA pari a 2,46 ng/g p.s. (fig. 6.6.38). Isola d'Elba 6.0 ng/g p.s. 5.0 4.0 IPA tot 3.0 2.0 1.0 0.0 Capo di Fonza Figura 6.6.38. - Grafico riassuntivo delle concentrazioni degli idrocarburi policiclici aromatici (Σ16 IPA) nei sedimenti dell’Isola d’Elba. La concentrazione di Σ 16・IPA pari a 1,57 ng/g p.s. misurata nel tratto di mare circostante Punta del Fondo, indica l’assenza di contaminazione da idrocarburi policiclici aromatici nella zona 1 dell’Isola di Capraia (fig. 6.6.39). 123-163 Isola di Capraia 2.5 ng/g p.s. 2.0 1.5 IPA tot 1.0 0.5 0.0 Punta del Fondo Figura 6.6.39 - Grafico riassuntivo delle concentrazioni degli idrocarburi policiclici aromatici (Σ16 IPA) nei sedimenti dell’Isola di Capraia. I dati mostrano che la maggior parte degli IPA analizzati nei sedimenti della zona 1 della riserva marina dell’Isola di Gorgona, risulta essere presente in tracce, con concentrazioni di Σ16 IPA comprese tra 1,46 e 4,83 ng/g p.s.; quest’ultimo, rappresenta il valore più elevato ed è stato misurato nel sedimento raccolto nel tratto di mare circostante Punta di Cala Maestra (Figura 6.6.40). Isola di Gorgona 7,0 ng/g p.s. 6,0 5,0 4,0 IPA tot 3,0 2,0 1,0 0,0 Punta di Cala Maestra Punta di Cala Scirocco Figura 6.6.40 - Grafico riassuntivo delle concentrazioni degli idrocarburi policiclici aromatici (Σ16 IPA) nei sedimenti dell’Isola di Gorgona. Nella figura 6.6.41 sono riportati i valori degli idrocarburi policiclici aromatici (ΣIPA) estratti dai sedimenti della zona 1 dell’Isola di Giannutri. I campioni provenienti da Cala dello Scoglio hanno riportato la concentrazione media di IPA più alta, pari a 1,89 ng/g p.s., mentre il valore di concentrazione più basso, pari a 1,42 ng/g p.s, è stato ritrovato nei sedimenti prelevati presso i Grottoni. 124-163 Isola di Giannutri 2,5 ng/g p.s. 2,0 1,5 IPA tot 1,0 0,5 0,0 I Grottoni Cala dello Scoglio Figura 6.6.41. - Grafico riassuntivo delle concentrazioni degli idrocarburi policiclici aromatici (Σ16 IPA) nei sedimenti dell’Isola di Giannutri. In generale, tutti i campioni presentano concentrazioni molto basse di IPA e, comunque, rimangono entro valori alquanto modesti anche quando raggiungono i valori più alti se confrontati con i risultati relativi alle analisi degli IPA eseguite da Perra et al., (2003) nei sedimenti marini superficiali campionati nelle zone A (riserva integrale) di 15 aree marine protette italiane dove sono state registrate concentrazioni di IPA che variano fra 0,22 ng/g p.s. nei sedimenti dell’area marina protetta della Penisola del Sinis-Isola di Maldiventre (Sassari) e 1893,72 ng/g p.s. nell’area marina protetta di Miramare (Trieste). I valori di IPA misurati in questo studio sono inferiori anche rispetto a quelli riscontrati da Baumard et al. (1998) nel bacino ovest del mare Mediterraneo, lungo la costa francese e intorno alla Corsica e Sardegna compresi fra 1 e 20,5 ng/g p.s. POLIBROMODIFENILETERI (PBDE) Mediante le analisi effettuate sono stati rilevati nei campioni di sedimento 9 dei 18 congeneri dei PBDE considerati. I valori medi per la ∑PBDE variano tra 6 e 27,3 pg/g p.s. (rispettivamente per l’Isolotto della Scarpa nella zona di riserva marina dell’Isola di Pianosa e a Punta di Cala Scirocco nella riserva marina integrale dell’Isola di Gorgona), ma 9 stazioni di campionamento su 13 presentano valori medi compresi tra 10,5 e 16,5 pg/g p.s., mostrando una variabilità molto limitata tra le diverse aree considerate (fig. 6.6.42). 125-163 Cala dello Scoglio I Grottoni Punta di Cala Scirocco Punta di Cala Maestra Punta del Fondo Capo di Fonza Punta Secca La Scarpa Cala del Santo Cala Maestra Cala Grande Cala dello Scoglio Scoglio d'Africa pg/g p.s. 35 30 25 20 15 10 5 0 Figura 6.6.42. - Valori medi per la ∑PBDE nelle diverse aree di campionamento. I pattern di congeneri rilevati nelle diverse aree risultano estremamente simili; si riportano nel grafico in figura 6.6.43 le medie dei valori di concentrazione dei singoli congeneri nella totalità dei campioni analizzati. 4,50 4,00 3,50 pg/g p.s. 3,00 2,50 2,00 1,50 1,00 0,50 0,00 3 7 15 17 28 47 49 66 71 77 85 99 119 126 138 153 156 100 Figura 6.6.43. - Medie dei valori di concentrazione dei singoli congeneri dei PBDE nella totalità dei campioni. Il congenere dominante è risultato essere il 99 seguito dal 47; altri congeneri presenti nella quasi totalità dei campioni sono risultati il 119, il 28 ed il 153. Il resto dei congeneri considerati sono risultati in molti campioni al di sotto dei limiti di rilevabilità. I limitati dati presenti in letteratura, sulla contaminazione di sedimenti marini superficiali da PBDE, confermano la dominanza dei congeneri 47, 99 e 100; dal confronto emerge inoltre che le aree in questione sono da considerarsi estremamente poco contaminate da ritardanti di fiamma bromurati, essendo le concentrazioni del presente studio nettamente inferiori a quelle riportate in letteratura per altre aree (Wurl e Obbard, 2004; Eljarrat et al., 2005). PCB E PESTICIDI ORGANOCLORURATI Le analisi strumentali hanno rivelato, in molti campioni di sedimento esaminati, la presenza di 31 dei 41 congeneri di PCB considerati, mentre, per ogni campione analizzato le concentrazioni di pp’DDE ed HCB sono risultate inferiori ai limiti di rilevabilità. 126-163 Nella tabella 6.6.15 sono riportate le concentrazioni medie e le deviazioni standard degli organoclorurati analizzati, espresse in ng/g peso secco (p.s.), relative alle diverse stazioni di campionamento. Stazione di campionamento Scoglio d’Africa Cala dello Scoglio Cala Grande Cala Maestra Formiche di Montecristo Isola di Montecristo Cala del Santo La Scarpa Punta Secca Isola di Pianosa Media PCB (ng/g p.s.) Dev. Std. Media HCB (ng/g p.s.) Dev. Std. Media pp’DDE (ng/g p.s.) Dev. Std. 0,18 0,27 <l.r. - <l.r. - 0,90 1,01 <l.r. - <l.r. - 0,70 1,15 <l.r. - <l.r. - 0,90 0,99 <l.r. - <l.r. - 0,17 0,04 <l.r. - <l.r. - 0,37 0,32 <l.r. - <l.r. - 0,22 0,20 <l.r. - <l.r. - Capo di Fonza Isola d’Elba 0,09 0,15 <l.r. - <l.r. - Punta del Fondo Punta di Cala Maestra Punta di Cala Scirocco Isola di Capraia 0,36 0,33 <l.r. - <l.r. - 0,16 0,05 <l.r. - <l.r. - 0,14 0,02 <l.r. - <l.r. - 0,15 0,04 <l.r. - <l.r. - 0,16 0,02 <l.r. - <l.r. - I Grottoni Cala dello Scoglio Isola di Gorgona Isola di Giannutri Tabella 6.6.15. – Concentrazioni medie di PCB, DDE ed HCB nelle aree di campionamento. Il grafico riportato in figura 6.6.44 mostra le concentrazioni medie della ∑PCB nelle stazioni di campionamento. Tali valori, compresi tra 0,9 e 0,09 ng/g p.s., risultano piuttosto bassi per il tipo di matrice analizzata, ma in linea con i dati riportati per i sedimenti superficiali di altre AMP (Perra et al., 2003). 127-163 2,5 2,0 n g /g p .s . 1,5 1,0 0,5 C a la d e llo S c o g lio I G r o tto n i P u n ta d i C a la S c ir o c c o P u n ta d i C a la M a e s tr a P u n ta d e l F ondo C apo di F onza P u n ta S e c c a La S c arpa C a la d e l S a n to C a la M a e s tr a -1,0 C a la G r a n d e -0,5 C a la d e llo S c o g lio S c o g lio d 'A fr ic a 0,0 Figura 6.6.44. - Concentrazioni medie della ∑PCB nelle stazioni di campionamento. Confrontando i pattern di congeneri di PCB, si evidenzia una spiccata similitudine sia nella composizione in congeneri che nell’ordine di prevalenza, a livello della totalità dei campioni a disposizione. Si riporta in figura 6.6.45 un grafico che mostra il pattern medio dei congeneri di PCB a livello della totalità dei campioni che mostra il seguente ordine di prevalenza: PCB146 seguito dal PCB-153 e dal PCB-177. I dati presenti in letteratura (Perra et al., 2003) confermano questo tipo di andamento, essendo il congenere 146 il più presente a livello dei sedimenti marini superficiali ed il 153 il congenere che più facilmente si riscontra in ogni matrice ambientale, essendo il più resistente alla degradazione (Safe, 1990; Van den Berg et al., 1998). 0,14 0,12 n g /g p .s . 0,10 0,08 0,06 0,04 0,02 207 194 205 206 201 189 195 180 199 170 196 177 156+ 202+ 171 172 183 128 185 174 138 158 178 187 153 176 137 144+ 135 118+ 149 134 146 99 110 151 70+ 76 95 60+ 56 101 0,00 Figura 6.6.45. - Pattern medio dei congeneri di PCB presenti nella totalità dei campioni. Inoltre questi dati, che mostrano una prevalenza di congeneri medio ed alto clorurati, trovano conferma nella presenza prevalente di questo tipo di congeneri nelle miscele 128-163 commerciali utilizzate ed immesse nell’ambiente, come, ad esempio, l’Aroclor 1260. La presenza nei sedimenti marini di PCB con più di otto atomi di cloro è dovuta, secondo Lee et al. (1996), alla loro elevata lipofilicità per cui tendono ad essere adsorbiti al sedimento e meno concentrati in acqua, quindi, meno disponibili per gli organismi -Considerazioni generali sulla contaminazione I livelli di PCB nei sedimenti dell’Arcipelago Toscano sono risultati essere contenuti (range: 0,16 – 3,98 ngg-1 p.s.) e comparabili con i livelli tipici delle aree non contaminate del Mediterraneo. Prevalentemente i congeneri identificati sono costituiti da policlorobifenili alto clorurati (i.e. da esa- ad ottaclorobifenili). L’accumulo di PCB può essere attribuibile alla notevole persistenza di questi composti nella matrice sedimentaria. Tale interpretazione è supportata anche dall’assenza di significativi trend temporali relativi alle concentrazioni dei ΣPCB nelle singole stazioni di campionamento; infatti i livelli osservati sono rimasti pressoché costanti durante tutto il periodo di campionamento e sono del tutto analoghi a quelli riscontrati da Renzi e colleghi (2008) nel corso di campagne precedenti. I pesticidi organoclorurati non sono stati rilevati a concentrazioni superiori al limite di rilevabilità del metodo analitico (0,01 ngg-1 p.s.). I livelli massimi di Σ16IPA (8-10 ngg-1 p.s.) sono stati misurati nei sedimenti provenienti dalle stazioni delle isole di Gorgona e Giannutri per le quali l’accumulo di IPA può essere relazionato con il maggior contenuto in silt e sostanza organica dei sedimenti. Le stazioni relative all’isola di Montecristo (Cala del Santo, Cala Maestra e Cala Corfù) hanno evidenziato livelli significativamente decrescenti di ΣIPA durante il periodo di prelievo passando da medie di circa 8 ngg-1 p.s. a valori <1 ngg-1 p.s. Il rapporto molecolare crisene/benzo(a)antracene (Chry/BaA), sempre superiore all’unità, supporta l’ipotesi di un’origine petrogenica degli IPA nei sedimenti dell’arcipelago Toscano. Il dato è confermato anche dal rapporto fluorantene/pirene (Flu/Pyr) e dalla presenza di livelli relativamente alti di fenantrene (Phen) associati all’assenza di antracene (Ant) con rapporti Phen/Ant sempre superiori a 15. L’analisi degli IPA totali ha evidenziato una predominanza di composti ad elevato peso molecolare rispetto a quelli di peso inferiore. Il quantitativo di composti cancerogeni (e.g. benzo(a)pyrene) è risultato basso. La percentuale dei 16 US-EPA IPA nei sedimenti dell’Arcipelago Toscano è mostrata in fig. 6.6.46. Il fluorantene (Flu, 26%), il pirene (Py, 14%), il benzo(a)anthracene (BaA, 11%) ed il crisene (Chry, 11%) rappresentano circa il 60% della sommatoria degli IPA. 129-163 BaP 10% DBA 0% Bghi P 4% IP 6% NaP 0% A 0% Fl 0% AceP 0% Phe 5% An 0% Flu 26% BkF 4% BbF 9% Chry 11% Py 14% BaA Figura 6.6.46. – Pattern di IPA presenti nella totalità dei campioni. In particolare l’indagine, finalizzata alla ricerca di contaminanti e composti bioaccumulabili, ha evidenziato che le concentrazioni rilevate per gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), per i policlorobifenili (PCB), i pesticidi clorurati (quali p,p’DDE ed HCB) ed i PBDE, si attestano, in tutte le aree studiate, su valori tipici di ambienti del Mar Mediterraneo non contaminati, fornendo un quadro positivo e non evidenziando particolari fenomeni d’inquinamento. -Confronto dati Rosignano Solvay con dati relativi ai Controlli Si evidenzia, in via preliminare che le stazioni di Rosignano presentano livelli di PAHs significativamente più elevati rispetto alle stazioni relative alle aree marine protette individuate quali controllo e che la stessa cosa non è riscontrata per i PCBs (figg. 6.6.47, 6.6.48). Figura 6.6.47. – nMDS effettuata sui dati sedimento delle AMP e Rosignano Solvay e Lillatro. Fattore evidenziato contenuto di PCBs. 130-163 Figura 6.6.48. – nMDS effettuata sui dati sedimento delle AMP e ROsignano Solvay e Lillatro. Fattore evidenziato contenuto di IPA come PAHs-tot. Il test Anosim effettuato per valuatare la differenza tra stazioni ha dimostrato significatività (fig. 6.6.49) con una Global R pari a 0,268 per 999 permutazioni, mentre non si osservano differenze significative rispetto all’anno di prelievo (Global R di 0,14). Figura 6.6.49. –Anosim test one way effettuato sul discriminante “stazioni”. 131-163 7. ELABORAZIONI STATISITCHE E GEOSTATISTICHE DELLA CAMPAGNA 2009 I dati acquisiti nell’ambito della campagna primaverile-estiva 2009 relativamente alle indagini chimico-fisiche delle acque sono stati analizzati statisticamente (n = 198) ed utilizzati per la realizzazione di carte geostatistiche di distribuzione. Le analisi sono state condotte in corrispondenza delle stazioni indicate in figura 7.1. a tre livelli di profondità: superficiale (n = 66), metà colonna (n = 66) e quota di fondo (n = 66). Figura 7.1. - Localizzazione spaziale punti di monitoraggio 2009. Le analisi geostatistiche condotte per i campioni superficiali sono stati riportati nelle figg. Da 7.2. a 7.14. 132-163 Figura 7.2. – Analisi geostatistica della distribuzione della clorofilla nei campioni superficiali (aprile 2009). 133-163 Figura 7.3. – Analisi geostatistica della distribuzione dell’ossigeno disciolto % nei campioni superficiali (aprile 2009). 134-163 Figura 7.4. – Analisi geostatistica della distribuzione delle feofitine nei campioni superficiali (aprile 2009). 135-163 Figura 7.5. – Analisi geostatistica della distribuzione dell’azoto ammoniacale nei campioni superficiali (aprile 2009). 136-163 Figura 7.6. – Analisi geostatistica della distribuzione del fosforo totale nei campioni superficiali (aprile 2009). 137-163 Figura 7.7. – Analisi geostatistica della distribuzione dell’azoto totale nei campioni superficiali (aprile 2009). 138-163 Figura 7.8. – Analisi geostatistica della distribuzione della torbidità nei campioni superficiali (aprile 2009). 139-163 Figura 7.9. – Analisi geostatistica, confronto relativo alla distribuzione della torbidità e conducibilità nei tre livelli di profondità (superficiale, sinistra, aprile 2009). 140-163 Figura 7.10. – Analisi geostatistica, confronto relativo alla distribuzione del pH nei tre livelli di profondità (superficiale, sinistra, aprile 2009). 141-163 Figura 7.11. – Analisi geostatistica della distribuzione dell’azoto ammoniacale nei campioni superficiali (luglio 2009). 142-163 Figura 7.12. – Analisi geostatistica della distribuzione dei solidi sospesi nei campioni superficiali (luglio 2009). 143-163 Figura 7.13. – Analisi geostatistica della distribuzione del fosforo reattivo solubile nei campioni superficiali (luglio 2009). 144-163 Figura 7.13.bis – Analisi geostatistica della distribuzione delle temperature nei campioni superficiali (luglio 2009). 145-163 Figura 7.14. – Analisi geostatistica, confronto relativo alla distribuzione della torbidità nei tre livelli di profondità (superficiale, sinistra, luglio 2009). L’analisi microscopica condotta sui campioni di schiume prelevati a primavera ha evidenziato la presenza della componente vegetale micro e macroscopica diffusa nell’area di studio (stazioni R1, R7, R14, R17, R20, R24, R25, R28) come riportato in tabella 7.1. Stazione R1 R2 R3 R4 R5 R6 R7 R8 R9 R10 R11 R12 R13 R14 R15 R16 R17 R18 R19 R20 R21 R22 R23 R24 R25 R26 R27 R28 R29 Descrizione delle schiume e dei materiali rinvenuti all’indagine microscopica presenza di resti vegetali frammentati Nessuna formazione rilevata Nessuna formazione rilevata Nessuna formazione rilevata Nessuna formazione rilevata Nessuna formazione rilevata presenza di schiume e di resti vegetali macroscopici grossolani Nessuna formazione rilevata Nessuna formazione rilevata Nessuna formazione rilevata Nessuna formazione rilevata Nessuna formazione rilevata Nessuna formazione rilevata presenza di schiume e di aggregati cellulari macroscopici di alghe filamentose mucillaginose Nessuna formazione rilevata Nessuna formazione rilevata presenza alghe unicellulari Nessuna formazione rilevata Nessuna formazione rilevata presenza resti vegetali Nessuna formazione rilevata Nessuna formazione rilevata Nessuna formazione rilevata presenza di resti vegetali frammentati presenza di schiume e di materiale vegetale molto denso, con filamenti pluricellulari algali molto sottili Nessuna formazione rilevata Nessuna formazione rilevata presenza di resti vegetali frammentati Nessuna formazione rilevata Tabella 7.1. – Analisi microscopica dei campioni di schiume prelevati a primavera 146-163 La PCA effettuata sulle variabili considerante nel complesso ha prodotto i risultati riportati in tab. 7.2. e 7.3. Si osserva che i primi tre assi spiegano il 60,1% della varianza totale. Sono evidenziate le variabili maggiormente coinvolti nella determinazione degli assi (tab. 7.3). La PCA effettuata sulle variabili relative ai campioni superficiali n = 66 (fig. 7.15) evidenzia un difforme comportamento in relazione al periodo di acquisizione dei dati (stagione). Le variabili che maggiormente discriminano le due campagne di prelievo sono rappresentate da quelle maggiormente correlate con il primo asse (T, LDO, TN). ___________________________________________________________________________ Eigenvalues PC Eigenvalues %Variation Cum.%Variation 1 3,6 29,8 29,8 2 2,26 18,7 48,4 3 1,41 11,7 60,1 4 1,16 9,5 69,7 5 0,968 8,0 77,6 Tabella 7.2. – PCA Eigenvectors (Coefficients in the linear combinations Variable PC1 PC2 PC3 PC4 SS -0,093 -0,037 0,057 0,031 TP -0,097 -0,042 -0,023 -0,045 TN 0,315 0,105 0,235 -0,081 SRP 0,020 0,007 -0,006 0,001 Nitriti 0,114 0,024 -0,133 0,022 Nitrati 0,050 0,024 -0,074 0,056 NH4 0,099 0,073 -0,038 0,038 Chla 0,045 -0,236 -0,600 -0,309 Phe -0,084 0,131 0,655 -0,037 T 0,485 0,166 -0,047 -0,179 pH 0,262 0,186 -0,106 0,560 SpC -0,260 0,530 -0,152 -0,143 Sal -0,255 0,530 -0,155 -0,166 LDO% 0,136 0,359 -0,242 0,424 LDO -0,424 -0,065 -0,030 0,486 NTU 0,171 -0,322 -0,048 0,279 of variables making up PC's) PC5 0,088 0,087 0,439 0,007 0,000 -0,030 -0,122 0,059 -0,126 0,052 -0,213 -0,241 -0,236 0,402 0,211 -0,597 Tabella 7.3. Assi della PCA. 147-163 Figura 7.15. – PCA effettuata sui macrodescrittori delle acque. La PCA effettuata sulle variabili esclusivamente in relazione alla stagione primaverile ha prodotto i risultati riportati in tab. 7.4. e 7.5. Si osserva che i primi tre assi spiegano il 63,5% della varianza totale. Sono evidenziate le variabili maggiormente coinvolti nella determinazione degli assi (tab. 7.5). La PCA effettuata sulle variabili relative ai campioni superficiali n = 29 è riportata in fig. 7.16. Le variabili che maggiormente discriminano le stazioni relative alla campagna primaverile sono rappresentate da quelle maggiormente correlate con i primi due assi. Eigenvalues PC Eigenvalues %Variation Cum.%Variation 1 1,86 24,6 24,6 2 1,72 22,8 47,4 3 1,22 16,2 63,5 4 1,01 13,4 76,9 5 0,685 9,1 86,0 ______________________________________________---------------------------__ Tabella 7.4. – PCA 148-163 ___________________________________________________________________________ Eigenvectors (Coefficients in the linear combinations of variables making up PC's) Variable PC1 PC2 PC3 PC4 PC5 SS 0,107 -0,156 -0,529 0,007 -0,197 TP -0,113 -0,082 -0,183 -0,025 -0,054 TN 0,099 -0,525 -0,598 -0,131 0,190 SRP 0,000 0,000 0,000 0,000 0,000 Nitriti -0,112 0,142 -0,164 0,148 -0,190 Nitrati -0,035 0,116 -0,135 0,122 -0,156 NH4 0,007 0,082 -0,108 0,134 -0,091 Chla -0,620 0,100 -0,219 0,026 -0,437 Phe 0,610 -0,258 0,141 0,023 -0,583 T -0,015 -0,050 0,082 -0,042 -0,045 pH 0,207 0,100 -0,130 0,490 0,487 SpC -0,008 -0,036 0,018 0,012 0,040 Sal -0,001 -0,053 0,021 0,011 0,048 LDO% -0,046 -0,159 0,083 0,707 -0,186 LDO -0,008 -0,030 -0,022 0,406 -0,073 NTU 0,339 0,717 -0,402 -0,026 -0,057 Tabella 7.5. Assi della PCA. Figura 7.16. – PCA effettuata sui macrodescrittori delle acque. 149-163 La nMDS sovrapposta alla cluster analyses relativa ai campioni superficiali primaverili (n = 29) è riportata in fig. 7.17. Si distinguono dalle altre le stazioni R2 ed R25, mentre sono chiaramente individuabili 4 gruppi di stazioni con comportamento simile. Figura 7.17. – nMDS La PCA effettuata sulle variabili esclusivamente in relazione alla stagione estiva ha prodotto i risultati riportati in tab. 7.6. e 7.7. Si osserva che i primi tre assi spiegano il 71,0% della varianza totale. Sono evidenziate le variabili maggiormente coinvolti nella determinazione degli assi (tab. 7.7). La PCA effettuata sulle variabili relative ai campioni superficiali n = 37 è riportata in fig. 7.18. Le variabili che maggiormente discriminano le stazioni relative alla campagna primaverile sono rappresentate da quelle maggiormente correlate con i primi due assi. ___________________________________________________________________________ Eigenvalues PC Eigenvalues %Variation Cum.%Variation 1 4,54 43,3 43,3 2 1,51 14,4 57,7 3 1,4 13,3 71,0 4 1,04 9,9 80,9 5 0,659 6,3 87,2 Tabella 7.6. – PCA 150-163 Eigenvectors (Coefficients in the linear combinations of variables making up PC's) Variable PC1 PC2 PC3 PC4 PC5 SS -0,011 -0,009 0,016 0,001 0,019 TP -0,011 0,026 -0,030 0,009 -0,020 TN 0,090 0,024 -0,146 -0,188 0,142 SRP 0,002 -0,011 0,004 -0,020 0,014 Nitriti 0,000 -0,018 0,051 -0,134 -0,300 Nitrati -0,021 -0,044 0,006 -0,001 -0,013 NH4 -0,035 0,030 0,024 0,182 0,109 Chla 0,157 0,068 0,703 0,102 -0,409 Phe -0,081 0,417 -0,400 0,030 -0,754 T 0,075 0,097 0,215 -0,271 0,000 pH -0,032 -0,476 0,083 0,660 -0,187 SpC -0,648 0,095 0,162 0,055 0,048 Sal -0,642 0,119 0,211 -0,003 0,049 LDO% -0,198 -0,565 0,059 -0,598 -0,270 LDO -0,094 -0,482 -0,327 0,070 -0,153 NTU 0,270 -0,075 0,291 -0,091 -0,066 ___________________________________________________________________________ Tabella 7.7. Assi della PCA Figura 7.18. – PCA effettuata sui macrodescrittori delle acque. 151-163 In figura 7.19. si riportano i livelli medi con la deviazione standard riscontrati nei campioni di acqua superficiale nell’area di studio dal 1997 al 2008. Si osserva il progressivo incremento dei valori medi negli anni 1999-2001 e 2004-2007, in particolare si riscontra come gli andamenti di questo ione siano paragonabili al trend riferito alle presenze turistiche nel comune di Rosignano Marittimo (pag. 22). Anche il grafico relativo alla dispersione dei singoli valori evidenzia lo stesso andamento medio (fig. 7.20). Figura 7.19. – Livelli medi (SD) di ione ammonio (micro molare) nei campioni di acqua superficiale del comune di Rosignano Marittimo dal 1997 al 2008. Figura 7.20. – Trend dei valori singoli di ione ammonio (micro molare) nei campioni di acqua superficiale dal 2004 al 2008. 152-163 8. CONSIDERAZIONI SINTETICHE Il fenomeno della formazione di schiume è un evento la cui ricorrenza è riscontrabile in tutta la zona costiera della Toscana ed in generale è attribuibile all’eutrofizzazione delle acque. L’area di studio ha presentato, tuttavia, frequenze ed entità sostanzialmente superiori a quelle normalmente riscontrate tali da far emergere l’esigenza di ricerche più specifiche. In sintesi, sulla base dei dati acquisiti nell’ambito dello studio condotto possono essere effettuate le seguenti considerazioni generali in relazione ai principali fattori all’origine delle formazioni schiumose nella zona di interesse. 1) In generale il sistema di studio presenta fonti di impatto antropiche diffuse sia di piccola entità (stabilimenti balneari, insediamenti umani, scarichi a dispersione, attività portuale ed attracchi portuali diportistici di piccole dimensioni ecc.), sia di entità considerevole (stabilimento industriale zona Solvay, sistema di depurazione dei reflui civili di Rosignano e Cecina). Sono presenti due apporti fluviali significativi, quello del fiume Cecina e quello del fiume Fine. Sia dagli studi pregressi che dalle immagini satellitari è evidente come la zona Solvay presenti una alterazione del contenuto in carbonati del sedimento. Sebbene gli studi precedentemente condotti abbiano dimostrato che non si riscontrano significativi segnali di sofferenza delle biocenosi locali, ad eccezione di un riassemblamento delle popolazioni bentoniche, è da sottolineare come il carbonato possa avere un ruolo nella stabilizzazione di eventuali fenomeni di formazioni schiumose. 2) Il risultato più evidente tra quelli ottenuti dal monitoraggio visivo del fenomeno è la variabilità morfologica delle schiume. Il fenomeno si manifesta generalmente in condizioni di mare calmo mentre condizioni di vento forte determinano una difficoltà nella individuazione della schiuma. È interessante notare, inoltre, che le schiume sono ben visibili durante le prime ore del mattino e scompaiono generalmente nel primo pomeriggio. Si osserva che in alcuni casi le schiume sono state rilevate in corrispondenza di sversamenti relativi alla condotta di scarico del depuratore in località Spiagge bianche ed in località Rosignano Solvay. Si nota, inoltre, che la distanza di formazione della schiuma è quasi sempre compresa tra i 100 ed i 300 metri dalla linea di costa, zona in cui il fondale presenta un ripido declivio. 3) L’analisi morfologica delle schiume ha evidenziato una loro notevole eterogeneità sia spaziale che temporale, sebbene sia possibile riscontrare delle similarità nella morfologia e nell’aspetto delle formazioni schiumose. Le formazioni schiumose tendono ad aggregare corpuscoli presenti sulla superficie marina, ad esempio il polline, del quale è stata riscontrata la presenza nel periodo primaverile. Un’analisi di dettaglio ha evidenziato che le schiume sono costituite in prevalenza da organismi unicellulari vegetali appartenenti alla Classe delle Diatomee e normalmente rappresentanti il fitoplancton marino. Nei campioni isolati nell’aprile 2009 sono state, inoltre, osservate formazioni algali filamentose di tipo mucillaginoso. Saltuariamente sono stati localizzati nelle schiume detriti di chiara origine antropica (stazioni relative alla scia schiumosa codificate come SC da 1-5). 4) Le analisi microbiologiche condotte sui campioni di acqua e di schiume evidenziano la presenza di una cospicua popolazione di batteri marini e la presenza di attinomiceti e dei batteri idrocarburo-degradanti a livelli variabili ed in relazione alla tipologia di campione. Il rilevamento di batteri idrocarburo-degradanti è da interpretare come una possibile conseguenza della presenza di idrocarburi dispersi a partire dalle aree portuali, che possono 153-163 aver permesso il loro sviluppo. Questi batteri sono stati isolati, seppure a livelli modesti, anche nei campioni prelevati dalle aree marine protette (controllo 1), evidenziando il verificarsi del fenomeno in tutto il bacino preso in considerazione. In linea generale è emersa una scarsa presenza di indici di contaminazione fecale. I ceppi batterici idrocarburodegradanti e gli actinomiceti, potrebbero avere un ruolo nella formazione delle schiume sia per la capacità di metabolizzare gli eventuali idrocarburi presenti come contaminanti in aree in prossimità di siti portuali o zone ad elevato diportismo, sia per la struttura filamentosa che caratterizza alcuni ceppi batterici, rispettivamente. Entrambi questi aspetti possono avere un ruolo nella formazione delle schiume e possono essere legati ad eventi fisici, come l’aumento delle temperature ed il movimento ondoso e l’eventuale presenza di fonti di carbonio come idrocarburi che, complessivamente, provocano un innesco della crescita batterica. La crescita batterica sugli idrocarburi, in particolare, può dar luogo ad emulsioni che possono agire da elemento aggregante per la formazione di schiume. È da segnalare che, sebbene con livelli modesti, gli indicatori di contaminazione fecale hanno evidenziato positività di tipo hot spot per le stazioni in corrispondenza della condotta (R1, R6, aprile 2009, stazione 7 del 5 agosto 2008) e per le formazioni schiumose prelevate in località villa Buitoni e Scogli Pungenti del 31 luglio 2008. 5) Solitamente, salvo alcune eccezioni, le schiume campionate non presentano indicatori di contaminazione antropica (i.e. tensioattivi MBAS). In alcuni casi, invece, sono state isolate schiume provenienti dalla zona Vada Spiagge Bianche (10 Luglio 2007) caratterizzate da livelli contenuti di tensioattivi MBAS (tra 0,25-0,83 mg/L) ed idrocarburi C>12 (0,13-0,32 µg/L). Ovviamente, data la localizzazione geografica del prelievo, la presenza di carbonati nelle schiume e nelle acque è risultata, in questo caso, significativamente elevata. Anche le schiume prelevate in data 31 luglio 2008 nel corridoio di lancio delle imbarcazioni in località Trescogli presentano livelli elevati di idrocarburi, indicando una loro chiara origine antropica. 6) L’analisi statistica uni e multivariata ha evidenziato che: 1- acque del bacino di studio – Si osserva una notevole dipendenza dall’anno di prelievo a sottolineare trend evolutivi dei principali descrittori delle masse nel corso dell’ultimo decennio. Considerando solo i macronutrienti emerge una chiara dipendenza delle variabili rispetto alla stagione ed all’anno di prelievo, tuttavia si osserva una chiara dipendenza anche rispetto alla stazione di campionamento. Le analisi condotte hanno evidenziato la presenza di variazioni costa-largo e profondità dipendenti in particolare per la zona Solvay. Le anomalie riscontrate sembrano spostarsi da sud a nord in relazione alle correnti prevalenti. 2- aree di controllo – L’analisi statistica ha evidenziato che i controlli selezionati rappresentano delle aree di effettiva non contaminazione. Il confronto tra le variabili relative alla colonna d’acqua evidenzia una netta distinzione con le aree di studio e le stazioni costituiscono, pertanto, ottimi controlli. È da notare la presenza di mucillagini di fondo (-15/20 m) segnalata in tutte le isole dell’arcipelago nel periodo di massima fioritura (Misic et al., 2005). Non si riscontrano trend temporali significativi dei dati acquisiti sul sedimento. L’analisi dei dati relativi alle acque ed ai sedimenti prelevati evidenzia contaminazione, seppure modesta, da idrocarburi anche nelle aree a riserva integrale (no-take, no-access zone). Questo dato suggerisce l’esistenza di dinamiche che coinvolgono il bacino considerato nel suo insieme. In conclusione, è possibile supporre che il fenomeno di formazione delle schiume nell’area di Rosignano sia un fenomeno complesso che implichi il coinvolgimento sia di dinamiche di tipo globale che locale. Una dominate è sicuramente rappresentata da fenomeni di eutrofizzazione delle acque che determinano un arricchimento dei nutrienti. L’accresciuta disponibilità locale di nutrienti a 154-163 base di azoto e fosforo, conduce ad un aumento della biomassa vegetale fitoplanctonica naturale. Di particolare rilievo è l’incremento dei carichi trofici, come evidenziato dall’andamento dei livelli medi di ione ammonio nelle acque superficiali, dovuti all’aumento delle presenze turistiche che si registra da maggio a settembre in tutta l’area di studio. È di particolare interesse notare che i livelli medi annui di ammonio nei campioni di acque superficiali seguono il trend evidenziato dalle presenze turistiche ufficiali. L’aumento delle presenze nella stagione di massima produttività primaria determina un sovraccarico del sistema di depurazione e dell’apporto di nutrienti liberati in mare mediante la condotta sottomarina. Le concentrazioni di ione ammonio nelle acque possono essere utilizzate come tracciante per le fonti di immissione di acque reflue di origine antropica. L’incremento delle temperature (fenomeno globale) può determinare una accelerazione del processo. Sono da segnalare, inoltre, alcuni periodici malfunzionamenti della condotta che determinano sversamenti di liquami nella zona prossima alla costa sopra alla barriera naturale del termoclino. È da notare come la zona Solvay rappresenti un’anomalia per molte variabili indagate. Il meccanismo fisico che determina la formazione delle schiume in seguito a fenomeni eutrofici può essere riassunto come segue. In associazione a venti di modesta intensità nelle acque vicino alla superficie si forma una particolare circolazione detta di “Langmuir” che forma linee parallele alternate di convergenza e divergenza (Langmuir, 1938). La circolazione di Langmuir è una corrente che spiralizza intorno ad un asse parallelo alla direzione del vento. Weller, et al., (1985) hanno osservato tale flusso durante un esperimento condotto per misurare la circolazione forzata dal vento nei primi 50 m del mare. In questo contesto emerse che durante un periodo di vento con velocità di 14 m/s, le correnti superficiali erano organizzate in celle di Langmuir di 20 m; le celle erano allineate ad un angolo di 15° alla destra del vento; e la velocità verticale a 23 m di profondità era concentrata in jets stretti sotto le aree di convergenza superficiale. La velocità verticale massima era -0.18 m/s. Il termoclino stagionale era a 50 m, e nessuna velocità verso il basso era stata osservata dentro e sotto il termoclino. Si riporta una schematizzazione del fenomeno in figura 8.1. Figura 8.1. - Una visione tridimensionale della circolazione di Langmuir osservata dalla piattaforma strumentale gallegiante FLIP, alla superfice del Pacifico. 155-163 Note alla figura 8.1. La linea grossa trattegiata indica le linee di convergenza, marcate con strisce alla superfice. Le frecce verticali sono i valori individuali delle velocità verticali misurate ogni 14 secondi a 23m di profondità quando la piattaforma era alla deriva in mezzo alle correnti di Langmuir. Le frecce orizzontali, che sono disegnate alla superfice per chiarezza, sono i valori delle velocità orizzontali a 23m. La grande freccia fornisce la direzione del vento. Tratto da Weller et al. (1985). L’effetto indotto sulla componente biologica ed in particolare sul fitoplancton da questa particolare circolazione è schematizzato in figura 8.2. Quando si instaura questa circolazione, nelle zone di divergenza il plancton naturale risale in superficie per concentrarsi nelle zone di convergenza dove si possono formare aggregati schiumosi anche molto estesi dovuti all’attività metabolica naturale del fitoplancton. Questi organismi producono acidi grassi a catena corta (saponine) che possono dare luogo a formazioni schiumose stabili. Le schiume, una volta prodotte, costituiscono fattore privilegiato di accumulo di microrganismi naturalmente presenti in mare e di contaminanti localmente ed occasionalmente dispersi determinando la variabilità locale osservata e la presenza di batteri filamentosi ed idrocarburo degradanti. Il fenomeno è incrementato nel periodo estivo quando il fotoperiodo e le temperature superficiali sono maggiori e maggiori sono anche i carichi locali di nutrienti. Anche la geomorfologia della linea di costa può avere effetto notevole sul fenomeno. Figura 8.2. Effetto indotto sulla componente planctonica naturale dalle correnti di Langmuir. Immagine tratta da Smith (documento pdf online). 156-163 Sebbene i dati acquisiti suggeriscano anche la presenza di fattori globali, difficilmente controllabili, alcuni interventi possono contribuire a ridurre i carichi trofici a livello locale. I fattori locali che possono contribuire ad accentuare l’occorrenza delle manifestazioni sono costituiti da: anomalia termica, presenza di sostanze chimiche stabilizzanti (carbonati), incremento locale di nutrienti biodisponibili, batimetrie favorevoli i fenomeni di up-welling dal fondo. Il controllo di alcuni tra questi fattori potrebbe contribuire significativamente a ridurre l’occorrenza del fenomeno sia per entità che per frequenza riportando le manifestazioni ai valori prossimi la media della fascia costiera Toscana. 157-163 9. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI ASA, 2005. IV. 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