Dal 21 giugno al 4 luglio 2014 • • • • • da BRESCIA OGGI da L’ARENA da L’ADIGE dal TRENTINO dal CORRIERE DELLA SERA da BRESCIA OGGI venerdì 04 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 29 LA POLEMICA. L´associazione gardesana lancia l´allarme e chiede più controlli contro l´aumento di violazioni delle regole Pescatori, è battaglia navale: professionisti contro «sportivi» Alessandro Gatta La denuncia: «Troppo bracconaggio tra i dilettanti: c´è chi prende 30 chili per volta in barba a ogni legge» A rischio cento attività e gli equilibri faunistici del lago «Chiamarlo bracconaggio a volte ci sembra poco. È concorrenza sleale, e noi la paghiamo sulla nostra pelle». Il grido di dolore viene dai pescatori professionisti gardesani, ieri riuniti in assemblea: circa un centinaio in attività sulle due sponde, 48 le licenze commerciali sulla sponda bresciana. In tempi di crisi, tra regolamenti, divieti e clima che cambia, non ci voleva la concorrenza dei «bracconieri», che cresce a dismisura. L´affondo è «dedicato» non alla parte sana dei pescatori dilettanti, quelli associati, che rispettano le regole e che in alcuni casi contribuiscono al ripopolamento di pesci nel lago. IL PROBLEMA è chi pesca contro ogni regola e limite, anche 30 chili di lucci o sardine al giorno. E che talvolta li rivende «in nero» ai ristoranti, a danno chi pesca per lavoro con tutti i permessi e le tasse. Un pensiero condiviso da tutti, ieri nella sede dell´incubatoio di Desenzano, dove si doveva parlare del nuovo divieto delle anguille, ma sono venuti a galla tutti i problemi. I loro rappresentanti, Marco Cavallaro, Adelino Signori, Giacomo Beltrami, Italo Calone, dicono che iol troppo è troppo. Numeri alla mano: secondo stime veronesi, nel lago la pesca professionale dell´agone supera le 161 tonnellate annue. «Ma i dilettanti ne pescano più di noi - aggiunge Cavallaro -. Vengono a migliaia anche da fuori Regione: molti ne pescano senza limiti, alcuni le rivendono. Stessa cosa per il persico, o per il luccio». «Un problema anche per l´ecosistema - spiega Beltrami -: io da 23 anni pesco i lucci, ma mi occupo anche del ripopolamento. I dilettanti della domenica di certo non lo fanno, e men che meno i bracconieri». C´è chi piazza reti abusive, o subacquei che fanno incetta di pesce, anche 30 chili alla volta, ignorando il limite legale di 5 chili. Come se non bastasse il clima: «Fino all´altra settimana si tornava con 15 casse di coregoni. Ma dopo tre giorni di burrasca al massimo due. E per noi è lavoro». venerdì 04 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 29 Caso anguille «Chiederemo gli indennizzi alla Regione» Anguille vietate per il quarto anno di fila, per volere del Ministero della Salute, per il problema del Pcb. Una prima ordinanza del 27 giugno vieta la vendita e il consumo alimentare di esepmlari pescati nel Garda. Ora seguirà un´ordinanza aggiuntiva che ne vieterà proprio la pesca, come avviene ormai dal 2011. UNA MAZZATA per i pescatori professionisti, che in accordo con gli assessorati delle due province coinvolte (Brescia e Verona) vogliono avanzare richiesta di indennizzo e risarcimento. «Lo scopo primario del divieto non è certo inibire la pesca - hanno spiegato i tecnici di Regione Lombardia, presenti ieri Desenzano, Alberto Lugoboni e Stefano Foschini - ma garantire il prodotto, e la sicurezza alimentare del consumatore. Il Garda conta 20 milioni di presenze ogni anno: non possiamo certo permetterci di non garantire la qualità del pesce che viene mangiato sul lago». Ma i dubbi rimangono: Oliviero Sora della Fai Cisl fa presente che le stesse anguille, appena da Peschiera passano nel Mincio, diventano «miracolosamente» sane e pescabili. Da qui la proposta di deroghe: «Non è possibile che gli unici a pagare siano i pescatori gardesani». DALLA REGIONE, comunque, nessuna preclusione a un eventuale risarcimento, da misurarsi sulla quantità di anguille che un tempo si pescavano. Inoltre serve un monitoraggio sia nei termini di contaminazione (Pcb ma anche metalli pesanti e piombo) sia nei termini quantitativi. Gli unici dati di riferimento sono sul pescato dei professionisti: 161 tonnellate di sardine, 150 di coregone, 35 di persico, 17 di tinca, 10 quintali di luccio e di trota. Nel 2010, l´ultimo anno prima dei divieti, anche 50 quintali di anguille. Poi il disastro.A.GAT. giovedì 03 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 29 DESENZANO. La Polizia locale ha trasmesso la notizia di reato per l´esteso e misterioso inquinamento di lunedì sera. Danni scongiurati dal tempestivo intervento Gasolio nel porto, la denuncia è contro ignoti Alessandro Gatta Circa 100 litri sparsi su 7mila metri quadrati di lago Già «scagionati» impianti e battelli della Navigarda nessun indizio dai controlli su fognature e tombini Una macchia di gasolio di circa un centinaio di litri, profonda fino a 3 millimetri dal pelo dell´acqua e sversata in un´area di oltre 7mila mq, dalla banchina dei battelli fin davanti alla Maratona. Un´emergenza misteriosa, e ora pienamente rientrata perché, come ha confermato l´assessore all´ecologia Maurizio Maffi, «alle 11.30 del mattino successivo, ora dell´ultimo sopralluogo tecnico, la presenza degli idrocarburi era stata abbattuta del 90%: rimanevano poche chiazze, rimosse in queste ore». Queste le uniche certezze del giorno dopo su quella «bomba di gasolio», che la sera di lunedì si è fatta vedere e annusare in centro a Desenzano. INDAGINI ancora in corso sulla «genesi» della chiazza, al momento ancora un mistero. «Più il tempo passa più sarà difficile risalire all´origine dello sversamento - spiega il vicecomandante della Polizia locale, Gianfranca Bravo -. Qualche idea ce la siamo fatta, ma non abbiamo riscontri inequivocabili. Abbiamo comunque già notificato un´annotazione di reato alla Procura di Brescia, a carico di ignoti». LA RELAZIONE DELL´ARPA, consegnata ieri, ricostruisce nei dettagli le operazioni di bonifica e di controllo. I tecnici parlano di un odore «molto intenso» di gasolio. Sono ancora in atto gli ultimi accertamenti, relativi agli impianti e alle cisterne di rifornimento carburante, come su «eventuali inconvenienti» dall´acquedotto. «Gli impianti sono stati verificati, e sono tutti in tenuta - continua l´assessore Maffi - mentre con Garda Uno abbiamo effettuato una doppia ispezione, per valutare un eventuale sversamento a monte, dalla rete fognaria. Da escludere, sia per le acque bianche che le acque nere». ESCLUSO anche che lo sversamento si possa essere verificato dai due battelli di Navigarda ormeggiati al porto, il Virgilio e il Verga. Lo hanno constatato i Vigili del Fuoco, a seguito di un «controllo minuzioso» effettuato fin dalla tarda serata di lunedì. Minime le ricadute ambientali, benchè la zona del porto sia popolata da molte specie di pesci e uccelli acquatici, dai cigni alle folaghe. Ma se fosse avvenuto di notte, chissà. «Un evento isolato, e senza un continuum - ancora Maffi - in una zona sensibile ma lontana dalle spiagge, circoscritta in uno spazio acqueo ben definito. Nessun rischio per le vicine spiagge, né tantomeno per flora e fauna lacustri. Le operazioni di bonifica sono state effettuate in tempo, scongiurando così eventuali danni». Dalla Polizia locale infine la conferma di un´ordinanza, con cui si invita Navigarda a «continuare le opere di messa in sicurezza, lasciando attivi per tre giorni il presidio e le barriere di contenimento». giovedì 03 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 29 La Riviera bresciana è tutta balneabile A dispetto delle chiazze di gasolio che ogni tanto inquinano la superficie del lago, e suscitano interrogativi, le acque del Garda sono pulite, e non destano preoccupazione. LO CONFERMANO gli ultimi dati sulla balneabilità delle spiagge dell´Asl di Brescia. Tutti i 55 punti esaminati sulla riviera bresciana hanno superato l´esame. Sono state promosse le 7 località di Sirmione (Cantarane, S.Maria di Lugana, porto Galeazzi, viale Gennari, punta Staffalo, Garden Lido, Brema), le 9 di Desenzano (S. Francesco, Madonnina, Rivoltella, spiaggia d´Oro, Desenzanino, Vò, Feltrinelli, via Lario), il lido di Lonato, le 4 di Padenghe (S.Giulia, porto, Rocchetta, S.Cassiano), le 4 di Moniga (Madonna della Neve, Pesci, Preara, Liner), le 6 di Manerba (S. Sivino, porto Dusano, S. Biagio, Torcolo, Romantica, punta del Rio), le 4 di S. Felice (Navenago, Spizzago, Baia del Vento, Ghiacciaie). E ancora: le 2 di Salò (località Cimitero, via Rive Grandi), le 2 di Gardone Riviera (Casinò, Fasano), le 5 di Toscolano Maderno (lido Azzurro, Villa Adele, cantieri Garda, Cartiera, via Religione), le 4 di Gargnano (Bogliaco, Villa, Castello, Fontanelle), le due di Tignale (prato della Fame, Angher), Campione, le 4 di Limone (Tifù, foce S.Giovanni e Grostol). Il 30 giugno il livello del Garda ha raggiunto i 137 centimetri sul livello dello zero idrometrico, altezza che non toccava da ben 13 mesi (il precedente risaliva al giugno 2013, con 138 cm). Di conseguenza l´Agenzia interregionale per il fiume Po, in pochi giorni ha aumentato il deflusso nel fiume Mincio da 100 a 150 metri cubi al secondo. Il risultato: in due giorni il lago è sceso a 135 centimetri. SE.ZA. mercoledì 02 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 19 SUL GARDA. La misura del ministero della Salute Pesce alla diossina: prorogato il divieto di vendere anguille Contaminazione ai livelli del 2011 Lubrificanti industriali sotto accusa Consumare anguille pescate nel lago di Garda è ancora rischioso a causa delle concentrazioni di diossine e Pcb riscontrate dall´ultimo range di analisi effettuate sui campioni ittici dal ministero della Salute che ha dunque prorogato la messa al bando della specie dai banchi delle pescherie e dalle filiere delle aziende di trasformazione alimentare. Resta in vigore dunque l´ordinanza che vieta agli operatori del settore alimentare di immettere sul mercato o commercializzare al dettaglio le anguille provenienti dal Benaco. La decisione del ministero fa riferimento alla recente relazione del laboratorio nazionale di riferimento per le diossine e i Pcb in mangimi e alimenti destinati al consumo umano. Anche il Centro di referenza per l´epidemiologia veterinaria ha condiviso il contenuto della valutazione dei livelli di contaminazione nei campioni ittici del lago di Garda. In tale rapporto si evidenzia la necessità di mantenere in vigore le misure di gestione del rischio per la salute umana connesse al consumo di anguille contaminate provenienti dal Garda. Secondo gli esperti non è cambiato nulla rispetto alle preoccupanti concentrazioni di sostanze cancerogene riscontrate nel grasso del pesce durante il piano di monitoraggio del 2011 che di fatto ha bloccato la commercializzazione delle anguille del Benaco. Quanto all´origine della contaminazione, il ministero ritiene sia riconducibile a miscele di policlorobifenili utilizzate come fluidi dielettrici, lubrificanti e in altre applicazioni industriali. L´impiego di queste sostanze è vietato dagli anni Settanta. La fauna ittica insomma starebbe pagando dazio ad episodi di inquinamento avvenuti quarant´anni fa. A meno che nei fondali del Garda non «riposi» un cimitero di veleni, un giacimento tossico che sta lentamente rilasciando nell´acqua i suoi fluidi contaminati. N.S. lunedì 30 giugno 2014 – LETTERE – Pagina 53 Caro Marco, ti ho segnalato, nella precedente lettera, la necessità che il bacino Gardesano .. Caro Marco, ti ho segnalato, nella precedente lettera, la necessità che il bacino Gardesano con le sue molteplici appartenenze sotto il profilo amministrativo (Brescia, Mantova, Verona, Trento) trovi unità di gestione. E´ quindi essenziale una "Legge speciale per il Garda" che superi la frantumazione delle competenze. Ragionando con un esperto in materia, mi ha confortato affermando che non solo è fondamentale una Legge speciale, ma è addirittura indispensabile per salvare il salvabile e affrontare, in chiave unitaria, i molteplici problemi territoriali che non sono solamente quelli che ti ho segnalato. Fra le opere ormai indilazionabili vi è la nuova struttura per il collettamento e la depurazione. A distanza di quarant´anni, circa, dall´impianto di depurazione è ora urgentissimo reperire circa 220-250 milioni di euro per la dismissione delle condotte sub lacuali, diventate un pericolo a causa del logoramento (con fuoriuscite di liquami). Inoltre urgono: il potenziamento del depuratore di Peschiera; il rifacimento del collettore in area veneta; la realizzazione di uno nuovo per la parte bresciana; la costruzione di un nuovo depuratore sempre per i reflui bresciani nel basso lago. Al riguardo esistono specifici progetti promossi da Gardauno e AGS. Il presidente della Comunità del Garda, Giorgio Passionelli, si è molto battuto per un progetto unitario e, soprattutto per una vera governance, prospettando l´intera questione anche al Governo e in modo specifico al ministro Corrado Clini e ai suoi successori. La legge speciale per il Garda, sul modello di quella per il MOSE di Venezia o per Malpensa, trova ampia giustificazione anche considerando l´importanza strategica dei cinquanta Km cubici di acqua del Garda (ben il 40% dell´acqua dolce disponibile in Italia). Le idee, caro Marco, non mancano. Ma sapranno i responsabili nazionali tradurle in fatti concreti, valutando anche il beneficio dell´indotto (ad esempio il lavoro) favorito dall´attuazione del complesso progettato di depurazione? Il quale, inoltre, non costituisce l´unico problema. La sponda bresciana (ma anche quella veronese) è soffocata da una sola strada costiera, diventata assolutamente insufficiente proprio nei periodi di massima presenza turistica. Come puoi ben immaginare, caro Marco, i problemi per la conservazione del comprensorio gardesano e per il suo potenziamento economico non sono pochi. Fra i molti vi è anche quello della tutela delle spiagge, dopo quanto avvenuto a Gardone con quella del Casino, ridotta a un piccolo lembo (altro che Bandiera blu)! Ci metterei, infine, le coltivazioni agricole specializzate, dall´orticultura all´agrumicoltura con il recupero delle vecchie limonaie. Che caratterizzerebbero ulteriormente le colline. Quanto all´olivicultura, già abbastanza ben sviluppata (al pari della viticultura), si tratta di bloccare la distruzione degli uliveti finalizzata all´edilizia speculativa. Una "lebbra" che rischia di annullare la bellezza dei "verdi colli" ricordati nel Cinquecento dall´umanista Bonfadio. venerdì 27 giugno 2014 – PROVINCIA – Pagina 28 ALTO GARDA. Le vaste foreste del Parco sotto la lente di un nuovissimo strumento tecnologico Arriva l´elicottero a raggi laser I boschi non hanno più segreti Luciano Scarpetta Un velivolo dotato di sensori ha sorvolato la zona «fotografando» densità degli alberi, del fogliame e conformazione fisica dei rilievi e del sottobosco Come si può stimare la massa legnosa di un bosco? Dove e quanto legname tagliare? Come scegliere la migliore via di esbosco per un cantiere forestale? Domande non da poco in un territorio come quello dell´Alto Garda, quasi interamente occupato da 38.000 ettari (37.402,73) di Parco, di cui l´81% (28.870 ettari) a superficie boscata. «Del resto - il commento dei tecnici Ersaf di Villa di Gargnano -, tra le finalità che nel settembre 1989 hanno portato a istituirlo, non c´è solo la difesa del territorio, ma anche la creazione di strumenti necessari per la corretta gestione delle risorse ambientali». E proprio per questo nei giorni scorsi un elicottero ha sorvolato il cielo della foresta regionale più ampia della Lombardia, un´area interamente collocata nel parco, nel settore più orientale delle Prealpi bresciane. Il volo fa parte del progetto «Spazio Alpino Newfor», cui anche l´ufficio Ersaf di Gargnano partecipa. «L´iniziativa ci consentirà di valutare le tecniche di esbosco in funzione delle condizioni del terreno, verificando l´adeguatezza delle infrastrutture viarie esistenti come supporto al trasporto del legname, anche da un punto di vista economico». Munito di un sensore LiDar il velivolo ha rilevato dati laser su un´area di circa 200 ettari di bosco. In pratica con uno strumento in grado di registrare una nuvola di punti in corrispondenza degli elementi che il fascio luminoso incontra nel tragitto (foglie, rami, fusti, rocce e terreno), con la possibilità quindi di elaborare i modelli digitali di superficie e terreno e quindi anche il modello di altezza delle chiome. «A OGGI - spiegano dagli uffici Ersaf - la pianificazione dei lavori in foresta è svolta con le classiche metodologie di rilievi a terra, basandosi molto sull´esperienza dei singoli tecnici e operatori forestali. Ma la tecnologia può agevolare il lavoro del tecnico pianificatore, diminuire il rischio per gli operatori forestali e ridurre soprattutto il costo dei rilievi su larga scala per gli enti gestori». In estate, nell´area di Valle di Archesane e Passo Spino, si provvederà alla raccolta di dati a terra che permetteranno di validare quelli aerei raccolti con il laser scanner. «Verificheremo la potenzialità di questa tecnologia nell´ambito della pianificazione forestale nei boschi di latifoglia e testeremo fino a che punto i voli aerei potranno agevolare e velocizzare la raccolta dei classici dati in campo». mercoledì 25 giugno 2014 – PROVINCIA – Pagina 21 BENACO SICURO. Una squadra in via sperimentale si trasferirà a Garda nei fine settimana di luglio e agosto, il resto della flotta resta a Gargnano e Salò La Guardia costiera raddoppia gli sforzi Sergio Zanca Allo studio un´applicazione che offrirà ai naviganti informazioni utili su meteo, rifornimenti, rotte: ma serve uno sponsor La Guardia costiera di Salò (24 uomini, guidati dal brianzolo Sergio Colombo e dal vice Pasquale Angelillo, ospitata in via Fantoni, all´ultimo piano dell´ex liceo) si accinge a fare «miracoli», distaccando una squadra a Garda, sulla sponda veronese del lago. Dotata di un gommone, sarà pronta a intervenire in caso di emergenza sul tratto che va da Riva a Peschiera. «RIMARRÀ a titolo sperimentale sulla riviera orientale il sabato e la domenica, nei mesi di luglio e agosto - rassicura l´ammiraglio Tiberio Piattelli, comandante a Venezia -. Cerchiamo in tal modo di rispondere alle richieste delle amministrazioni locali, che erano rimaste scoperte». Il resto delle forze è costituito dalle motovedette attraccate a Bogliaco di Gargnano (nel periodo estivo) e a Salò (tutto l´anno), che in un baleno volano ai quattro punti cardinali. Ieri mattina proprio a Salò, nella sede dell´Autorità di bacino, ex Consorzio del demanio, che cura la riscossione dei canoni degli ormeggi, e sta assumendo compiti sempre più importanti, è stato fatto il punto sul discorso sicurezza, presenti insieme a Piattelli, gli esponenti delle tre Regioni (Lombardia, Veneto, Trentino) e della Comunità del Garda, rappresentata da Pierlucio Ceresa, che 15 anni fa si è battuta per far arrivare la Guardia Costiera. Bernardo Berardinelli, il presidente dell´Autorità, ha ricevuto dal Pirellone l´incarico di occuparsi dei marinai che si dedicano all´attività di pronto intervento, soccorso, vigilanza, informazione, rimozione attrezzature abusive. Con uno stanziamento di 44 mila euro all´anno, cui bisogna aggiungere i 30 mila del Veneto e i 10 mila del Trentino. L´importo complessivo consente di pagare l´affitto dell´edificio che accoglie la Guardia Costiera; di mettere il carburante nei mezzi; di contribuire ai buoni pasto; ecc. Nel 2013 un altro finanziamento è servito a sostituire un paio di motori, in precarie condizioni di affidabilità. Sempre in tema di sicurezza Piattelli ha colto l´occasione per esaminare un nuovo programma multimediale, studiato da un gruppo di ricercatori della zona. Si tratta di una interessante applicazione che, istallata sui cellulari, consente ai diportisti di ricevere messaggi riguardanti le condizioni climatiche, di conoscere le normative riguardanti la dotazione da tenere a bordo degli scafi, di avere un quadro dei rischi della navigazione (presenza di scogli, difficoltà di accesso nei porti, corridoi da rispettare) e delle aree di servizio (pompe di carburante, rimessaggi, ormeggi disponibili, ecc.). L´ammiraglio ha espresso il suo interesse per la app. Ma per renderla operativa, c´è bisogno di uno sponsor. Berardinelli ha invece richiamato l´attenzione sui fatti accaduti recentemente a Salò: il doppio inquinamento di fronte al lungolago, il primo episodio causato da un privato, che ha scaricato un colorante verde; il secondo dovuto alla perdita di gasolio del Baldo, la motonave della Navigarda appena varata. «Oltre che la sicurezza dei bagnanti - ha detto - dobbiamo curare anche la salute delle acque. Per questo motivo, in vista della soppressione delle Province, stiamo pensando di prenderci carico dei due battelli spazzino». mercoledì 25 giugno 2014 – PROVINCIA – Pagina 21 Le forze in «acqua» fanno i conti con i tagli La spina dorsale del sistema di sorveglianza e soccorso sui 370 chilometri quadrati del lago di Garda è la Guardia costiera, presente ormai da 15 anni. Dispone di una motovedetta SAR CP 862, del gommone oceanico A-58 e del Bravo-G.C. B-74. La sede è a Salò. La centrale operativa (telefono 1530 oppure 0365-521300) funziona 24 ore su 24, e ha il quadro della situazione sull´intero bacino, come succede per il 118. Di conseguenza, in caso di un´emergenza, invia sul luogo il mezzo più vicino. L´anno scorso, nel 2013 gli uomini della Guardia Costiera hanno percorso circa 3 mila miglia marine, e fatto fronte a 1.250 chiamate ricevute, effettuando 77 interventi riguardanti 190 persone, e recuperato 31 imbarcazioni. La Guardia di Finanza è presente a Salò e a Riva: si occupa per lo più di controllo fiscali sulle imbarcazioni e sul comportamento dei diportisti, sanzionando chi commette irregolarità, ma in caso di emergenze gli scafi sono pronti a garantire assistenza. La Polizia di Stato dispone di una squadra nautica a Riva e un´altra a Peschiera: dovrebbero essere cancellate entro un anno, ma il decreto Alfano (lo stesso che prevedeva l´eliminazione della Polizia Stradale di Salò e Iseo) è stato sospeso alla vigilia delle elezioni dello scorso maggio. Le motovedette dei carabinieri di Desenzano, Salò, Riva e Torri al momento non sono operative. Per quanto riguarda i Vigili del fuoco, sono attivi a Riva, mentre lo scafo di Bardolino è finito in Sicilia, e i sub che tutte le mattine arrivavano a Salò, partendo da Milano, adesso rimangono nel capoluogo lombardo. Poi ci sono i Volontari del Garda, guidati da Gianfranco Rodella, e i gruppi dislocati qua e là (esempio Croce Rossa, Bianca o polizia locale). Rispetto a 20 anni fa il numero dei mezzi è sensibilmente aumentato; negli ultimi due anni però le necessità di ridurre la spesa pubblica hanno sfoltito la presenza dei mezzi di soccorso.S.Z. lunedì 23 giugno 2014 – PROVINCIA – Pagina 15 ANNIVERSARI. Ieri è andato in scena il primo «atto» della rievocazione del sanguinoso episodio risorgimentale. Domani e mercoledì i prossimi appuntamenti San Martino, «remake» di una battaglia Alessandro Gatta All´ombra della torre tremila spettatori hanno fatto un tuffo nella storia tra centinaia di figuranti, soldati in uniforme e a cavallo, colpi di cannone I figuranti in uniforme sfilano sotto la torre. FOTOLIVE| Scontro tra franco-piemontesi ed austriaci nella rievocazione storica| Colpi di cannone: è il clou della battaglia di San Martino La storia fa passi avanti attraverso atti dolorosi e violenti. Lo scriveva Hegel, e in qualche modo lo hanno ricordato anche le centinaia di figuranti accorsi da tutta Italia, da Austria e Francia, per celebrare il 155mo anniversario della battaglia di San Martino e Solferino con due giorni di anticipo. La rievocazione storica più attesa è andata in scena nel complesso monumentale che sta proprio sotto la torre, il colosso da 75 metri costruito nel 1893 in memoria della più sanguinosa battaglia risorgimentale, più cruenta di Lipsia e Waterloo: 24mila morti, il doppio di tutti i caduti americani nella guerra in Iraq. E i feriti, e i dispersi. «Bere, acqua! - scriveva il cronista Mino Milani. Parole ripetute disperatamente, da mille voci. Erano i feriti che, incapaci di muoversi, gridavano nel buio». Anticipata dal consueto galà lirico, e per la prima volta da un ospedale da campo «vivo», allestito nei pressi del museo, l´anteprima della spettacolare rievocazione quest´anno è andata in scena - davanti ad almeno tremila persone - in forma «ridotta», anche se in pochi se ne sono accorti. Anticipato dagli inni dei battaglioni, dalla Marsigliese, dall´Inno di Mameli e da quello d´Europa, il vicesindaco di Desenzano, Rodolfo Bertoni, ormai speaker per tradizione, ha raccontato le concitate fasi del tragico conflitto. «Ovunque si guardasse - scrisse nel suo rapporto il capitano austriaco Joseph Bruna - nulla che feriti o sbandati, nulla che lamenti e miseria». Tanto che «di feriti si riempirono tutte le località: Castiglione, Montichiari, Lonato, Desenzano, Pozzolengo. Perfino a Brescia non si poteva più mettere al riparo gli sventurati». Battaglia italiana, ma europea. Henry Dunant, fondatore della Croce Rossa, «dimenticò i suoi problemi e si mise immediatamente al lavoro per aiutare i feriti - si legge nel libro a lui dedicato e presentato proprio in questi giorni a Solferino -. Chiamò in aiuto le donne del paese, chiese lenzuola e coperte, trasformò i banchi della chiesa in letti da campo, divenne medico e infermiere». Scene che si sono ripetute ieri, nella classica rievocazione. I primi spari, i primi caduti: le donne che soccorrono i feriti, le lettighe che cercano di evitare il fragore dei colpi di cannone. L´arte della guerra, e di quello che accade dopo. «I contadini della zona uscivano ora furtivamente - scrive ancora Milani -, come cercando un compenso per il danno subìto: la distruzione della casa, il saccheggio, la devastazione. Frugavano e derubavano i morti, strappavano loro scarpe e stivali. Spesso finivano spietatamente i feriti, per compiere indisturbati la loro rapina». Poi l´issare delle bandiere, e la ritirata. A chiudere simbolicamente la giornata. Anche se le celebrazioni, ufficiali o meno, continueranno per altri due giorni. Domani mattina a Solferino, con la cerimonia commemorativa del 155mo anniversario della battaglia, e con la messa ai caduti. Replicata nel pomeriggio, nella cappella dell´ossario di San Martino. Fino all´inaugurazione delle «sentinelle» che vigilano sul casello A4 di Sirmione: cinque sagome in ferro alte quasi due metri e mezzo, armate di cappello e baionetta. Mercoledì l´ultimo atto: alle ore 18, al podere Selva Capuzza, la rappresentazione dello spettacolo «Qui, per caso, quel giorno», un racconto che «evoca ciò che avvenne qui, il 24 giugno 1859. lunedì 23 giugno 2014 – LETTERE – Pagina 53 Caro Marco, credo che per salvare il comprensorio gardesano dall´ulteriore distruzione, sia … Caro Marco, credo che per salvare il comprensorio gardesano dall´ulteriore distruzione, sia necessaria una «Legge speciale per il Garda» con blocco dell´edilizia, controllo assoluto delle acque e altro. Tutto affidato a un unico Ente, alla Comunità del Garda, a cui recentemente le Regioni della Lombardia e del Veneto, nonché la Provincia di Trento, hanno conferito importanti deleghe. Le competenze territoriali, anche dopo i recenti mandati, sono ancora frantumate in una serie di Autorità, a cominciare da quelle dei Parchi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: sempre più cemento, vegetazione distrutta, antiche coltivazioni ignorate. Non so se il nuovo ministro dell´Ambiente, Gian Luca Galletti del Governo Renzi, conosca il problema. Penso che i parlamentari bresciani dovrebbero sottoporglielo, se si vuol salvare quanto rimane di un territorio privilegiato e famoso nel mondo, in particolare in tutta Europa, nonché comprensorio turistico fra i più importanti d´Italia. Potrebbero citare al Ministro, per quanto attiene al fascino esercitato dal Garda, le testimonianze di alcuni personaggi internazionali della cultura, a cominciare dal Premio Nobel per la Letteratura Paul Heyse, il quale all´inizio del Novecento scrisse all´amico pittore Lenbach: «Vi sono momenti in cui sembra che la vita nostra si affondi e quasi si sciolga nell´universo: io non l´ho mai sentito come su questo lago». E non meno eloquente la dichiarazione di un altro illustre letterato, Vladimir Nabokov, che nel 1965 definì il Garda «il più bel lago, il più incantevole, il più voluttuoso che ho conosciuto in Europa». E potrei continuare a lungo. Ho pensato alla «Legge speciale per il Garda» leggendo la stimolante nota di Marco Trentini e Camilla Franceschini sull´esemplificazione dei «corridoi verdi» attuati, o in fase di progettazione, in Europa per «rinaturalizzare» l´ambiente. Il più importante riguarda il Lago di Costanza sul quale si affacciano Austria, Germania e Svizzera. Ma ciò che è possibile, mettendo d´accordo tre Paesi, per bloccare fra l´altro anche il cemento, sembra impossibile, senza una legge speciale, per il comprensorio gardesano dove regna l´anarchia: un esempio è la situazione del territorio che circonda l´antica abbazia benedettina di Maguzzano per la cui salvaguardia si stanno battendo da anni, e sembra inutilmente, personalità come Messori e associazioni. E che dire delle colline di Gardone Riviera dove recentemente è stata concessa recentemente l´autorizzazione di «riqualificare» la vegetazione abbattendo frettolosamente cipressi, poi trasportati nella festa del 2 Giugno, prima che potesse essere effettuato un sopralluogo per verificare se sani o ammalati! Probabilmente ostruivano la vista del panorama alle nuove costruzioni; è un cattivo pensiero, ma a volte s´indovina. Tutto in barba alla quarta Bandiera blu, salvo non sia stata assegnata solo per la qualità delle acque e delle poche spiagge. Ecco, caro Marco, la situazione. Sperando che fra i mille problemi sulle spalle del ministro Galletti, trovi posto anche quello di una «Legge speciale per il Garda». Sarebbe l´unico modo per salvare un comprensorio straordinario per clima e natura. Torna all’elenco dei quotidiani da L’ARENA giovedì 03 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 35 GARDA. Dai dati Arpav e Regione risulta che negli otto paesi della sponda veneta sono ben 65 i punti balneabili Il lago è sempre più «blu» Record di spiagge promosse Barbara Bertasi Confermati gli eccellenti parametri del 2013 Durante la stagione previsti altri cinque controlli Le analisi visibili anche con un'app per telefonini L'estate comincia sotto una buona stella. L'acqua di tutte le 65 spiagge del lago di Garda, dove è ufficialmente permesso fare il bagno, è pulita: da Peschiera a Malcesine. E da quest'anno lo si può verificare anche consultando i propri smartphone o tablet, dopo aver scaricato gratuitamente la app «Arpav Balneazione». A comunicarlo è l'assessore regionale all'Ambiente Maurizio Conte che rassicura sul fatto che «l'attenzione alla salute dei cittadini e dei turisti è garantita dal continuo monitoraggio delle acque di balneazione effettuato da Arpav per conto della Regione». L'annuncio arriva dopo che, il 30 giugno, si è conclusa la terza campagna di monitoraggio regionale che ha riguardato 169 punti di balneazione, dall'Adriatico con Albarella, dal Lago Santa Croce fino al Lago Mis Record di «pulizia» delle acqua ce l'ha proprio il Garda, con ben 65 punti promossi con la bandierina blu Arpav. Come spiegano in Regione, i dati della terza campagna svolta sul Garda sono freschissimi, essendo stati gli ultimi monitorati dopo quelli di aprile e maggio. Proprio il 15 maggio, infatti, inizia la stagione balneare ufficiale che si conclude il 15 settembre, periodo in cui sono in totale previste 5 campagne di monitoraggio con cadenza mensile. «Indagini che possono però prevedere controlli supplementari, nel caso in cui i valori da verificare non rispettino la normativa. Da tali valori, in base ai criteri di classificazione, si ricava che il 90 per cento delle acque del mare e dei laghi del Veneto è di «qualità eccellente». I tecnici regionali informano inoltre che, «rispetto alla classificazione dello scorso anno, si osserva un significativo miglioramento della qualità delle acque del mare Adriatico nei Comuni di Chioggia, Rosolina e Porto Tolles. È invece confermata, sempre rispetto al 2013, la qualità eccellente delle acque del Garda». Tutti eccellenti, infatti, i 65 punti di prelievo che sono 10 a Malcesine, 8 a Brenzone, 13 a Torri del Benaco, 6 a Garda, 9 a Bardolino, 6 a Lazise, 4 a Castelnuovo del Garda e 9 a Peschiera del Garda. Qui i prelievi sono svolti dai tecnici dell'Ufficio Lago di Garda di Arpav - di cui è responsabile il biologo marino Giorgio Franzini - che si avvale del Nucleo mezzi navali Guardia Costiera Lago di Garda di Salò che fa capo alla Direzione Marittima del Veneto. Vari i parametri monitorati, in particolare quelli microbiologici - escherichia coli ed enterococchi intestinali – che sono indicatori di eventuale contaminazione fecale. Sono inoltre analizzati i residui bituminosi, ossia vetro, plastica, gomme e altri rifiuti che possano essere stati gettati a lago o giacervi. Si fanno infine rilevazioni di parametri ambientali, come temperatura di aria, acqua, vento-corrente e onde. «Tali valori», precisa Arpav, «sono tutti di gran lunga inferiori ai limiti previsti dalla normativa che, prima di giudicare una spiaggia eccellente, prevede anche i giudizi di buono e sufficiente. Qualora anche una sola analisi risulti sfavorevole, il sito di balneazione è chiuso, si eseguono controlli ulteriori e la spiaggia viene riaperta solo dopo la prima analisi positiva». Il giudizio di eccellenza dato al Garda e alla balneabilità delle sue spiagge risulta da una serie di dati: «È infatti al termine della stagione balneare, e sulla base dei risultati dei controlli eseguiti negli ultimi 4 anni e su proposta di Arpav, che la Regione provvede a classificare le acque per l'anno successivo». Per il nostro Garda il trend è stato finora positivo. Chiude Conte: «A garanzia di trasparenza, tutti possono verificare i risultati su ogni punto di balneazione consultando i siti internet di Aparv e del ministero della Salute: www.arpa.veneto.it e www.salute.gov.it». Inoltre, come anticipato, si può scaricare su telefonino o tablet l'app Arpa Balneazione che riporta, in tempo reale, le informazioni sulla balneabilità di tutti gli specchi d'acqua veneti. Prima di indossare il costume, dunque, si può dare una controllata in diretta. Ora, su tutti 65 punti balneabili della Riviera degli Olivi, sventolano altrettante bandierine blu che indicano il «via libera» ai bagni, bagni che sarebbero invece interdetti se sventolassero vessilli rossi. Una curiosità? Il sito www.arpa.veneto.it avvisa anche che le previsioni meteo per il fine settimana sono buone. mercoledì 02 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 31 FERRARA DI M. BALDO. Opera contestata Il Ctg: «La strada sul monte è un vero scempio ecologico» In costruzione tra Passo Crocetta con Pian di Festa di Brentino È in corso di realizzazione una nuova strada forestale che collegherà il Passo della Crocetta di Ferrara di Monte Baldo con Pian di Festa, di Brentino-Belluno, sul versante orientale baldense. I lavori di «adeguamento della strada forestale», commissionati dalla Comunità Montana del Baldo, sono iniziati il 6 marzo scorso, come scritto sul cartello posto al Passo della Crocetta. Ma il Ctg Monte Baldo è già sul piede di guerra, rispetto quest'opera. «Si tratta di un'opera devastante, che taglia in diagonale il versante orientale del Monte Castelcucco e di cui non c'era bisogno», dice Adriano Lamanna vicepresidente del Ctg Monte Baldo. «Abbiamo scritto una lettera ai Comuni e alla Unione di Comuni del Baldo per chiedere assicurazioni sull'impatto ambientale e sull'utilizzo futuro di questa nuova strada, in quanto non vorremmo fosse un primo passo verso la più volte annunciata strada transbaldense che, dalla Val d'Adige, dovrebbe salire a Ferrara ed attraversare il Baldo, minacciando ulteriormente l'integrità ambientale dell'"hortus Europae". La nuova strada che dai 990 metri del Passo Crocetta scende ai 667 metri di Festa, visibile dalla Lessinia come uno squarcio nei boschi di orno-ostrieto e querceto della zona, in vari tratti ha una notevole pendenza ed è stata realizzata senza solide banchine e riversando sassi e terra nel bosco sottostante. In alcuni casi, la tratta mostra il fondo già eroso e divelto dalle piogge dell'ultimo mese». Il Ctg si chiede come sia possibile realizzare un tale «scempio» in una zona molto particolare dal punto di vista naturalistico e paesaggistico e in alcuni casi passando all'interno della Foresta Demaniale della Val d'Adige, zona protetta e ricadente nel SIC Monte Baldo, creato dall'Europa una decina di anni fa.M.D. martedì 01 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 34 MALCESINE. Mattinata ad alta tensione al Consiglio sulla firma della convenzione con l'Odi legata agli 8 milioni di finanziamento per lo sviluppo dell'offerta turistica Passa per un soffio il progetto cabinovia Emanuele Zanini Numero legale in bilico: l'arrivo di Rizzardi salva la votazione Ma le critiche sono bipartisan «Un impianto mastodontico» La convenzione tra Comune e Odi per il progetto di sviluppo del turismo a Malcesine e sul Baldo passa in extremis in consiglio comunale. È stata infatti una seduta mattutina ad alta tensione quella di ieri in aula consiliare, dove il consiglio era riunito per approvare il patto tra l'amministrazione e il fondo per lo sviluppo dei comuni di confine che prevede un finanziamento da 8 milioni (ma in totale gli investimenti necessari per il piano arrivano a 18) su un «progetto di potenziamento dell'offerta turistica di Malcesine e del monte Baldo», in cui è previsto tra l'altro la realizzazione di un nuovo impianto a fune fra Cime del Baldo e Prà Alpesina (per i dettagli vedi articolo a fianco). I due punti all'ordine del giorno - variazione di bilancio pluriennale 2014-2016 con l'aggiornamento del piano triennale delle opere e convenzione tra Comune di Malcesine e Odi - trattati tra l'altro nell'ultimo giorno disponibile per la stipula dell'accordo, sono passati per un soffio: per alcuni minuti ha rischiato infatti di saltare il numero legale e con esso l'intesa. All'apertura del consiglio, il sindaco Michele Benamati ha presentato il progetto sottolineando l'importanza di non gettare alle ortiche il sostanzioso contributo dell'Odi, ente che da oggi, primo luglio, è azzerato e sostituito da un nuovo organismo che dovrà gestire i fondi dei Comuni di confine. Poco dopo le 10, però, a 20 minuti dall'inizio, il consigliere di opposizione Arnaldo Lombardi, ex rappresentante di maggioranza, abbandona l'aula, seguito dal collega Giuseppe Lombardi. Lo stesso fa il rappresentante di minoranza Nicola Marchesini. A quel punto in consiglio manca il numero legale, che da regolamento è raggiunto con quattro consiglieri più il sindaco: le presenze di Michele Benamati più il vicesindaco Matteo Gazzi, l'assessore al Turismo Elvira Trimeloni e il consigliere Martina Gasparini non erano quindi sufficienti. L'assenza del consigliere Mattia Rizzardi, per impegni personali, era determinante. Quando la chiusura del consiglio, e con essa il mancato via libera alla convenzione, sembra inevitabile, Rizzardi, avvisato al cellulare, arriva di corsa, evitando così la fine anticipata dell'assemblea. Rientrano quindi pure Nicola Marchesini e Giuseppe Lombardi. Questi ultimi, ripreso il consiglio, si sono scagliati contro il «mastodontico progetto su cui si discute solo all'ultimo giorno utile», e che secondo loro «avrà un grave impatto sull'ambiente. Era meglio portare avanti il ripristino della seggiovia Panorama, che invece rischia di essere cancellata. L'amministrazione inoltre non ha coinvolto gli operatori della montagna e i cittadini». Marchesini ha aggiunto come la relazione di Atf, Azienda trasporti funicolari Malcesine, riguardo al progetto «contenga delle forzature. Inoltre il piano proposto non è stato approvato dal cda e dall'assemblea dei soci della funivia». Il consigliere di opposizione ha letto una lettera di Cristian Andreis, Davide Benedetti e Alessio Rabagno, nel cda della funivia, in cui si afferma: «Atf non hai mai firmato il progetto e la sua copertura finanziaria». Benamati ha replicato ricordando il consiglio di Atf dell'11 giugno che ha dato il via libera all'aggiornamento del progetto, ha poi detto che l'ok alla realizzazione del piano sarà dato in un secondo momento. Anche Trimeloni ha difeso la scelta della convenzione e del piano, sottolineando che è necessario puntare su una struttura in grado di funzionare tutto l'anno e non solo nel periodo invernale, così da incrementare l'afflusso turistico. Decisamente più scettico l'intervento del consigliere di maggioranza Mattia Rizzardi. «Condivido alcune critiche, in particolar modo sulla cabinovia. Noi amministratori abbiamo commesso errori, potevamo fare di più anche se i tempi erano ristretti», ha ammesso, lanciando inoltre una stoccata ad Atf: «La funivia ha grosse responsabilità, ha complicato le cose effettuando quattro varianti al progetto e mettendo così in difficoltà il Comune. Nonostante questo, da amministratore, non posso rinunciare a 8 milioni di euro di contributi. Speriamo che con il nuovo organismo si possa revisionare il piano e procrastinare l'opera». I due punti sono stati quindi approvati con i voti della maggioranza, mentre Lombardi e Marchesini hanno nuovamente abbandonato l'aula. martedì 01 luglio 2014 – PROVINCIA – Pagina 35 LA BANDIERA DEL LAGO. Nelle acque di casa perde lo scettro la detentrice del trofeo 2013 Il trionfo di Berengario Garda scivola in «B» Luca Belligoli All'inseguimento del forte equipaggio di Torri le bisse che arrivano da Clusane sul lago di Iseo: Carmagnola seconda e Clusanina terza Berengario di Torri trionfa ed espugna la Rocca di Garda e i campioni in carica di Garda abdicano nelle acque di casa. Questo l'epilogo della seconda tappa della Bandiera del Lago disputata sabato sera. La recente scomparsa di Antonio “Tarabel” Maffezzoli, storico campione di Garda e appassionato dell'arte remiera, è stata preludio della cocente sconfitta dell'equipaggio che l'anno scorso ha conquistato la bandiera. Lo scivolone di Garda è avvenuto proprio nella serata che avrebbe dovuto essere del riscatto, dopo il deludente secondo posto a Bardolino. L'obiettivo di Garda era di agganciare Berengario, Gardonese, Clusanina e Carmagnola, le quattro bisse che hanno vinto le rispettive batterie nella prima regata. Invece il verdetto è stato spietato e Garda è arrivata sesta, così nella prossima gara, a Torri, sarà estromessa dal gruppo A, quello dei migliori. Eppure la serata era iniziata nel migliore dei modi: tanto pubblico, lago piatto e niente pioggia. Le prime a raccogliere applausi sono state le ragazze di Andre di Bardolino che hanno vinto davanti a Birba di Lazise e Tulles di Garda. Poi prima batteria maschile, gruppo D. I giovanissimi rematori di Lacisium hanno conquistato la prima vittoria della carriera. Hanno staccato alla grande San Vili di Garda, San Filippo di Torri, Sant'Angela Merici di Desenzano e Ichtya di Peschiera. Più combattuta la gara successiva, che ha visto imporsi di misura Monte Isola su Torricella di Cassone. Dietro di loro Paratico, Sebina e Gioia di Gargnano. Nel gruppo B, Preonda di Bardolino sconfitta nel duello con Foscarina di Gardone si è piazzata al secondo posto. Aries di Lazise terza per un soffio. Nella sua scia: Cà da Mosto di Sirmione, Villanella di Gargnano e Ariel di Gardone Riviera. La gara del gruppo A ha fatto vivere momenti di tensione. La corrente, improvvisamente aumentata, ha reso problematico l'allineamento delle bisse, che si è dovuto rifare due volte. Al primo passaggio di boa Berengario, Clusanina, Gardonese, Garda, Carmagnola, Sant'Ercolano hanno virato appaiate. Sul secondo lato Berengario in seconda corsia ha messo la prua avanti, aumentando l'intensità delle remate. Solo Carmagnola ha cercato di resistere. Nell'ultimo lato i portacolori Torri hanno dato la stoccata finale staccando tutti. Nelle retrovie Garda arrancava. Le è sfilata davanti anche Gardonese, quinta. Sant'Ercolano di Toscolano Maderno quarta. Clusanina terza, superata dai compaesani di Clusane d'Iseo che corrono su Carmagnola, secondi. Tra gli artefici del successo di Berengario c'è Danilo Bracchi, classe 1956 di Clusane d'Iseo, che è in equipaggio con Mirko Pozzani, Cristian Faraoni e Nicola Silvestri. Bracchi ha già vinto sette edizioni della Bandiera del Lago su Clusanina. Pozzani, Faraoni e Silvestri invece hanno gareggiato assieme per alcune stagioni su Regina Adelaide, già portacolori di Garda. «Il nostro equipaggio sta rendendo bene anche se remiamo solo da un mese assieme», spiega Bracchi, «la nostra è una barca nuova, costruita dal maestro d'ascia del Sebino Tonino Soardi». giovedì 26 giugno 2014 – PROVINCIA – Pagina 32 SPORT & TURISMO. In territorio veronese si svilupperà per 70 km: a Malcesine si utilizzeranno i battelli di Navigarda «Girotondo» attorno al lago sulla bici per 189 chilometri Francesca Lorandi Firmato l'accordo con Brescia, Trento e Mantova per la nascita di «Garda by bike», il grande anello ciclabile lungo le rive del Benaco Settanta chilometri di pista ciclabile che costeggiano la sponda veronese del Garda, entrano a far parte di un anello che ruota intorno a tutto il lago, e che promette di dare una sferzata al turismo del territorio. Questo è l'impegno che ieri si sono presi i rappresentanti delle quattro province che si affacciano sul Garda: l'assessore alla manutenzione e progettazione viabilistica della Provincia di Verona Carla De Beni che due anni e mezzo fa ha avuto l'intuizione, la collega con la delega ai lavori pubblici della Provincia di Brescia Maria Teresa Vivaldini, l'assessore al lavoro, cultura e identità dei territori della Provincia di Mantova Francesca Zaltieri e Mauro Gilmozzi, responsabile per le infrastrutture e l'ambiente della Provincia Autonoma di Trento. Si sono incontrati a Malcesine per sottoscrivere il protocollo d'intesa che segna la nascita del «Garda by Bike», l'anello di 189 chilometri destinato alle due ruote, che si inserirà nel network europeo Eurovelo, il gruppo degli itinerari ciclistici che attraversano tutta l'Europa. L'accordo, di durata triennale, prevede la creazione di una segnaletica uniforme per tutti i territori attraversati dal percorso, la redazione di materiale cartaceo promozionale omogeneo, che dovrà riportare tutta l'offerta di percorsi e piste ciclabili finora presenti intorno al lago di Garda, con relative interconnessioni. Un progetto ambizioso, perché promette grandi risultati dal punto di vista turistico. Non è un caso che ieri fossero presenti anche rappresentanti di Federalberghi Garda Veneto. L'assessore De Beni ha spiegato infatti che «questo percorso è stato voluto anche dagli albergatori perché il cicloturismo è un fenomeno consolidato e che porta ingenti flussi turistici, basti pensare al lago di Costanza e al percorso lungo il Danubio». Flussi che attraverseranno non solo i centri più noti del Garda, ma anche i paesi secondari: Garda by Bike mette infatti in rete tratti preesistenti con strade comunali e secondarie. E il tratto di pista veronese lo dimostra: da Peschiera il percorso passa attraverso le frazioni di Roarlongo, Praleor, arriva a Lazise e poi sale sul tratto di panoramica che porta fino a Garda, «un terrazzo dalla visuale stupenda, che permette ai cicloturisti di conoscere strade lontane dalle solite e più trafficate del lungolago», ha sottolineato De Beni. In questo tratto poi c'è la possibilità di deviare verso Rivoli, da dove passa la ciclopista del Sole, che a breve sarà completata. De Beni lo ha infatti rivelato ieri: «Fra quindici giorni inauguriamo l'ultimo tratto, quello che porta al confine con Trento». Tornando all'anello del Garda, prima di punta San Vigilio la pista si avvicina al lago, e lo costeggia fino a Malcesine, dove c'è la possibilità di prendere il battello della Navigarda, con cui verrà siglata un'apposita convenzione destinata ai ciclisti. Da qui si potrà andare verso Torbole o Riva, collegate tra loro da una ciclabile, oppure passare sulla sponda bresciana, a Limone: uniche opzioni fino a quando non verrà completato il percorso tra Malcesine e Torbole. «Ma ci sono dei problemi sulle tempistiche», ha spiegato ieri il padrone di casa, il sindaco di Malcesine Michele Benamati, «perché abbiamo a disposizione 17 milioni di euro di fondi dell'Odi per tutti i tre tronchi: il primo, quello di Brenzone, è in fase avanzata; per il tratto relativo al territorio di Malcesine dobbiamo presentare il progetto definitivo a metà luglio. Il problema è il terzo tronco, che dalle gallerie va fino a Torbole: è una zona di frana attiva e mancano delle autorizzazioni dalla Regione. Speriamo che l'organismo che dal mese prossimo sostituirà l'Odi ci possa dare una proroga sui tempi a disposizione». Torna all’elenco dei quotidiani da L’ADIGE Ambiente Dove l'uomo incontra il fiume A Riva un pomeriggio tutto dedicato al beato Antonio Rosmini Erano tanti i presenti ieri all'apertura al pubblico della "laguna blu" sul fiume Sarca, in località Moleta. Parecchie infatti le persone che, complici anche le favorevoli condizioni meteorologiche, si sono concesse alcune ore di pace e relax in questa nuova "oasi" del territorio arcense. Il tratto del fiume recentemente riqualificato, è stato inaugurato ufficialmente con un aperitivo dalla "Rete di Riserve Basso Sarca", dal Servizio Bacini Montani e dall'amministrazione comunale di Arco. Presenti quindi, per le rispettive istituzioni, la dott.ssa Micaela Deriu, il presidente della Rete di Riserve Gianfranco Pederzolli, il direttore dei lavori e progettista Donatello Birsa e l'assessore all'urbanistica Stefano Miori (tra il pubblico erano anche i consiglieri Floriani e Ravagni). «Con questo intervento, molto importante per tutta la città – ha dichiarato Miori – si dà la possibilità al fiume di ricrearsi il suo spazio. L'agire del fiume muterà infatti quest'area e così deve essere – ha spiegato l'assessore – si tratta di uno straordinario punto di incontro tra la natura e il territorio antropizzato». Birsa, dottore forestale che spesso si è occupato di ripristini e recuperi ambientali, ha poi illustrato l'iter dei lavori: «E' un intervento che vuole valorizzare in modo multifunzionale questo tratto del Sarca – ha commentato Birsa – che contempla esigenze ecologico-ambientali, estetico-paesaggistiche e di fruizione, faunistiche e idrauliche, queste ultime connesse alla necessaria tutela del territorio rispetto ai pericoli alluvionali. I fondi a disposizione per la realizzazione di quest'opera erano 265.00 anche se in realtà ne abbiamo spesi 120.000». Il dottore forestale ha spiegato cosa accadrà quando entreranno in gioco le temute piene del fiume: «E' un ambiente dinamico, pochi giorni fa c'erano circa 120 metri cubi di materiale nell'alveo ma il sistema ha retto, si è autoregolato; anche se i nuovi ambienti acquatici saranno oggetto di modifiche geomorfologiche naturali causate dalle stesse piene e questo è assolutamente quello che vogliamo». I lavori, durati un paio di mesi, hanno portato quindi a una serie di risultati: prima di tutto la sezione idraulica è stata aumentata e sono stati creati ambienti diversificati per profondità d'acqua e velocità della corrente idonei a una certa tipologia di fauna ittica. Senza dimenticare ovviamente l'estetica e il colpo d'occhio che quest'area ora riserva: dalla nuova "spiaggia" si possono infatti ammirare le imponenti pareti del monte Colodri e la rocca del Castello sullo sfondo. Anche l'area situata a ridosso della pista ciclabile è stata riqualificata con la messa a dimora di vegetazione tipica dell'habitat fluviale. L'associazione culturale "Amici della liturgia" organizza per domani pomeriggio un incontro sulla figura di Antonio Rosmini dal titolo «Un prete controcorrente: una riflessione sulla figura del grande sacerdote e intellettuale roveretano» con santa messa solenne nella memoria liturgica del beato. Il programma prevede alle 15.30, nella sala della Comunità di valle a Riva, un breve saluto delle autorità, poi si entrerà nel vivo della discussione con l'intervento del professor Fabio Bertamini dal titolo «La famiglia Formenti di Riva del Garda: Antonio, ospite desideratissimo frequente onorava questa casa». Don Enrico Finotti, invece, parlerà di «Rosmini, un prete controcorrente». Alle 18, nella chiesa arcipretale di S. Maria Assunta, la celebrazione della santa messa solenne con la partecipazione del coro liturgico «Beato Antonio Rosmini».04/07/14 Livelli del lago LAGO DI GARDA - Le piogge dei giorni scorsi continuano a far sentire i propri effetti sui livelli del lago di Garda. Nello scorso fine settimana era evidente l'importante apporto di acqua giunta nel lago dal Sarca. Acqua limacciosa che ha colorato di verde la distesa altrimenti blu dell'Alto Garda. Per questo già lo scorso 26 giugno, persistendo un alto livello del lago di Garda (137 centimetri al di sopra dello zero idrometrico, che si trova a 64,027 metri sullivello del mare), l'Agenzia interregionale per il fiume Po aveva deciso di aumentare la portata del deflusso nel fiume Mincio da 100 a 130 metri cubi al secondo. Da ieri essendo il livello del Garda sostanzialmente invariato (sempre tra i 136 e i 137 centimetri), la portata è stata ulteriormente incrementata a 150 metri cubi al secondo, per far fronte ad apporti evidentemente aumentati negli ultimi giorni. La regolazione della quantità d'acqua in uscita dal Mincio viene effettuata dall'Agenzia - attraversao la sua sezione di Mantova - presso il cosiddetto "edificio regolatore" di Salionze (nella foto) a pochi chilometri a sud di Peschiera. Una vera e propria diga che decide in ogni momento quanta acqua può uscire dal Garda. D.P. Kitesurf, il sogno è farlo a Corno di Bò Il lago non cala, quota 137 ALTO GARDA - La pratica del kitesurf, ossia solcare le onde grazie ad una tavola lunga un metro e quaranta centimetri "spinta" dalla forza del vento, ormai sul lago di Garda è praticata ovunque. Nella nostra Provincia, però, la coesistenza con windsurf e regate veliche, oltre al passaggio dei natanti della Navigarda è, di fatto, di difficile gestione. La recente determina provinciale che ha aumentato le ore in cui nel Garda Trentino si può praticare il kitesurf è stata una "vittoria" per le scuole trentine che l'hanno chiesta. Ciò nonostante rimane sempre aperta la "questione" di una spiaggia da cui i kitesurfer possano partire senza l'ausilio del "lift", il gommone che li porta lontano dalla riva. In questi giorni ha aperto in località Tempesta presso l'hotel «Villabella» una succursale dell'«Adrenalina Kite School» di Marco Amico, architetto bolzanino che opera anche in inverno sul lago di Resia con lo snowkite. «Abbiamo trovato l'accordo col titolare dell'albergo - spiega l'allievo istruttore di kitesurf Matteo Rasponi - per ampliare l'offerta della scuola sul Garda trentino. Fino ad oggi ci siamo mossi, e continueremo a farlo è chiaro, al porto di Tignale, ma questa nuova "base" ci permetterà di utilizzare al meglio gli orari che la Provincia di Trento ha concesso alla pratica del nostro sport. Dall'alba e fino alle 9.30 e dalle 17.30 in poi porteremo i nostri allievi dalla baia dell'albergo nord, dove teniamo le lezioni teoriche e spieghiamo l'attrezzatura, in lago aperto da dove si può partire con il kite. Chiaro che siamo sempre dell'opinione che una spiaggia dedicata sia l'ideale, tuttavia noi siamo grati alle associazioni, e alla Provincia di Trento di conseguenza, che hanno ottenuto questa concessione». Una vittoria frutto dell'alleanza comune dunque, anche se il Garda bresciano e veneto grazie alle spiagge dedicate è, forse il massimo. Il vento, però, è più forte sul Garda trentino, e allora… «Noi puntiamo alla prosecuzione del dialogo con i rappresentanti provinciali - spiega sempre Rasponi - e al fatto che, ponderando e garantendo sicurezza, orari, attrezzature si possa arrivare a ottenere altro». Si pensa alla spiaggia di Corno di Bò, vero? «Certo, quella è la spiaggia ideale, lontana dalle rotte di windsurf, battelli e derive in regata. Chi pratica il kitesurf si porta l'attrezzatura anche in scooter o in bici, ma penso a un servizio di navette da Torbole o Riva dedicato. Esiste per le mountain bike, non sarebbe un problema. Così come pensare a una fermata con gli autobus di linea, studiare orari dedicati, insomma non è difficile. Visto l'incremento di praticanti il kitesurf, inoltre, l'indotto generato dalle presenze non è certo trascurabile, e il 2015 sarà l'anno del vero e proprio "boom"». 02/07/14 Inizio di stagione senza problemi Turismo Qualche italiano in meno e qualche tedesco in più a compensare. Per il resto la stagione turistica del 2014 pare iniziata pressoché in linea con quella del 2013. La capacità di spesa dei turisti resta quella che è e a soffrire ancora della crisi sono soprattutto i negozi mentre pizzerie, ristoranti e gelaterie pare non abbiano problemi. Un inizio di stagione turistica regolare. Senza intoppi, senza clamorosi buchi, senza chiari di luna. Nonostanti i tempi di crisi prolungata, l'industria vacanziera nel Basso Sarca tiene. Sulla falsariga dell'inizio 2013. Ma c'è anche chi, tra gli operatori, ha escogitato nuovi metodi per tenere botta: abbassando i prezzi ad esempio. Con risultati soddisfacenti. «Dobbiamo annotare soltanto qualche sfasamento di calendario rispetto allo scorso anno, dovuto alle feste che con la Pasqua alta si sono spostate in giugno. Altrimenti - dice la presidente dell'Associazione albergatori, Asat, Elisa Ressegotti - possiamo registrare una sostanziale tenuta sul regime dello scorso anno». La stagione turistica è cominciata da un pezzo, colle sue orde di turisti, colle spiagge zeppe, le mille vele dei surfisti, le arrampicate mozzafiato dei climbers e i mountain biker a salire e scendere per i sentieri, con la principale economia dell'Alto Garda e Ledro che si è messo in moto, regolare, puntuale come a ogni anno. È tempo per un primo bilancio, sia pure parzialissimo, visto che è finita primavera che si porta via anche ponti e festività che riversano sulle sponde del Benaco ondate di turisti. «I venti giorni centrali di maggio - prosegue Ressegotti - sono stati sotto tono: poche presenze pochi arrivi. Ma ciò appunto per lo spostamento delle festività e dei ponti. Abbiamo lavorato bene durante il Bike festival tra fine aprile e il 4 maggio. Bene anche a Pasqua mentre per la festa del 25 aprile si sono mossi pochi italiani. Poi si è lavorato bene con Ascensione, Pentecoste e Corpus domini, giorni di feste e ponti in Germania. Rispetto al 2013 tuttavia si è lavorato un po' meno ma i conti andrebbero fatti a fine giugno, quando tutte le festività sono concluse». «La stagione è iniziata sulla falsariga di quella dello scorso anno. In generale - spiega l'albergatore Enzo Bassetti, presidente di Unat e di Confcommercio imprese per l'Italia - Trentino - sezione Alto Garda e Ledro - non ci sono stati grossi spostamenti. Per la spesa il settore del commercio soffre di più ma ristoranti, pizzerie e gelaterie possono essere abbastanza contente». Mentre in genere gli operatori turistici alzano ogni anno i prezzi per recuperare l'inflazione c'è chi invece ha pensato di reagire alla crisi riorganizzando la propria attività in modo da potere offrire prezzi ridotti rispetto al 2013 è il Camping Bavaria in viale Rovereto a Riva del Garda. «Sì abbiamo pensato dove si poteva risparmiare - ha affermato Davide Giordano - per poter andare incontro ai clienti. Siamo riusciti ad abbassare di sette o otto euro il prezzo di soggiorno a coppia fuori stagione e di due euro in alta stagione. Un risultato ottenuto cercando di ridurre le spese, per esempio sui rifiuti abbiamo eliminato i bidoni e introdotto le aree di riciclo. Occorre adattarsi al mercato. I risultati, devo dire, ci hanno premiato. Per il resto noi registriamo un calo di italiani e in compenso un aumento di presenze dalla Germania per un andamento complessivo sostanzialmente identico allo scorso anno». 24/06/14 Nascerà la città unita di Riva e Arco il futuro Il futuro è anche tra un'ora, ma chi amministra deve «pensare lungo», guardando avanti di almeno 30 anni. L'architetto Alberto Cecchetto e la sua equipe di lavoro hanno presentato il documento preliminare al piano territoriale della Comunità di Valle: un progetto pensato su una prospettiva pluridecennale che interessa tutto il territorio. In una sala della Comunità che ha raccolto quasi tutti gli esponenti della politica locale, l'assessore all'urbanistica Mauro Malfer ha aperto i lavori presentando l'iter a cui dovrà essere sottoposto il piano. La giunta della Comunità di Valle ha adottato il documento preliminare lo scorso 5 giugno, e fino al mese prossimo gli amministratori locali potranno produrre osservazioni ufficiali da allegare al progetto di Cecchetto. Il secondo passaggio è quello per i consigli comunali dei Comuni interessati: il piano dovrà essere approvato sul territorio prima di arrivare all'attenzione della Provincia, per ottenere l'ultimo parere. Tutto questo per arrivare a settembre con le carte in regola per la stesura del piano definitivo. Il documento preliminare è pubblico, e si trova sul sito della Comunità di Valle. «Il piano territoriale è uno strumento sociale, culturale ed economico – ha ribadito Malfer nel corso dell'introduzione – che deve superare i confini». Non solo sovra-comunale, gli amministratori dovranno imparare a ragionare in un'ottica di sovra-Comunità: «Non si può pensare a Dro, Pietramurata, senza il dialogo con la Comunità della Valle dei Laghi, perché il territorio richiede lo sforzo di una visione d'insieme». Alberto Cecchetto non ha dubbi su ciò, e si è detto «ottimista e contento» rispetto all'accoglienza che ha ricevuto il progetto, su cui ha lavorato un gruppo di architetti specializzati. «Tutti hanno capito che è questo il momento per cambiare mentalità, fino a pochi anni fa non sarebbe stato così – ha spiegato Cecchetto – questo è un piano radicale, perché oggi serve coraggio nelle decisioni. Bisogna "pensare lungo", faccio scandalo ma dico che quando si progetta bisogna guardare a cento anni!». Il Piano territoriale si articola in "ambiti strategici" che vanno dalla viabilità alla fascia lago, passando per il parco dell'outdoor e la conurbazione RivArco. Tra le azioni più importanti - «quando si interviene oggi è diverso da una volta: si è passati dalla chirurgia all'agopuntura, per così dire: interventi mirati e strategici» precisa Cecchetto – c'è la "città pedonale", da allargare anche alle periferie unitamente al potenziamento di una rete di viabilità alternativa. La fascia lago diventerà un'oasi per i pedoni, accessibile dall'area in cui ora si trovano le Cartiere del Garda: viale Rovereto, per Cecchetto, sarà chiusa al traffico. Nuovi collegamenti anche per la conurbazione RivArco. Quando l'espansione urbana supera i confini e le parti diventano un tutt'uno, l'urbanista agisce di conseguenza: nuovo assetto viabilistico, un hub intermodale per merci, privati e mezzi pubblici su gomma e in futuro su ferro, un polo ricreativo e sportivo unico e la riqualificazione della zona industriale all'insegna del verde. In sottofondo c'è la filosofia della mobilità sostenibile, che per l'Alto Garda vuol dire collegamenti ciclabili, mezzi di trasporto pubblici - fino a ipotizzare un domani una ferrovia per i collegamenti locali - ma anche razionalizzazione della rete dei flussi. Quando e se il collegamento Loppio-Busa diventerà realtà il traffico convergerà sul territorio arcense, e da lì dovrà essere incanalato in un sistema fluido e gestibile. «Lo sbocco della Loppio-Busa sarà un punto focale» ha spiegato il progettista Francesco Seneci, da lì si potranno lasciare le auto e usare i mezzi, oppure immettersi in reti di flussi diversificate, per turisti e per residenti. «Abbiamo considerato il paesaggio come valore e luogo d'interesse per il territorio» ha specificato l'architetto Cecchetto. Ora tocca agli amministratori, che fino al 31 luglio potranno rivedere e commentare formalmente il documento preliminare. 21/06/14 Torna all’elenco dei quotidiani dal TRENTINO Interventi in località Ischia, al Rione Degasperi, in via Guella e al Fangolino Ordinanza del sindaco Mosaner per uniformare la regolamentazione Piste ciclabili, in arrivo cinque nuovi percorsi RIVA Nei prossimi mesi sono in predicato di essere progettati e realizzati cinque nuovi tratti ciclabili nel comune di Riva. Lo si apprende (ma lo conferma anche l'assessore ai lavori pubblici Alessio Zanoni) dall'ordinanza emanata dal sindaco Adalberto Mosaner per raccogliere in un provvedimento unico la regolamentazione di tutti i percorsi ciclabili di competenza comunale presenti sul territorio, richiamando e segnalando anche l'esistenza delle piste ciclopedonali realizzate e regolamentate in ambito rivano dalla Provincia. Con l'introduzione di questo testo unico sono stati revocati tutti i precedenti provvedimenti sul tema: confermato, invece, l'indirizzo da parte dell'amministrazione rivolto all'aumento della sicurezza degli utenti per lo sviluppo di una mobilità sostenibile, che si concretizzerà con l'aumento dell'estensione della rete delle piste ciclopedonali e l'integrazione della connessione tra i tratti. I nuovi percorsi sorgeranno in località Ischia (con sviluppo verso nord, dal civico 50 di via Pigarelli fino all'innesto con il tratto lungo il torrente Varone, ancora da progettare in dettaglio), in via Don Bosco a Rione Degasperi (collegamento tra il tratto nord della via sempre col percorso lungo il Varone), in via Guella (prosecuzione verso nord-ovest in direzione via Grez del percorso esistente in adiacenza al torrente Albola, nell'ambito della lottizzazione ex Omkafè), in via Ippolito Pederzolli (sviluppo del percorso dall'intersezione con la Ss 45 bis all'altezza dell'hotel Rudy per la lunghezza di circa 180 metri sul lato est in direzione nord) e in località Fangolino (dall'incrocio con San Tomaso verso la Cementi e la rotatoria delle Grazie su strade interopoderali per 1,2 chilometri). Al momento esistono tredici percorsi ciclopedonali principali (che poi si dipanano in varie "sezioni") di competenza comunale: quello su viale Martiri e viale Riccamboni, il percorso pedonale e ciclabile sui viali Madruzzo, Baruffaldi, Pernici e Chiesa, il percorso ciclabile a senso unico (contiguo al percorso pedonale) su ambo i lati di viale dei Tigli, il percorso pedonale e ciclabile in largo Marconi (nella zona dell’ex ospedale), quello in viale Trento-Rione Degasperi, quello lungo il torrente Albola (via San Cassiano, via Abondio e da viale Trento al lungolago), i percorsi pedonali e ciclabili di collegamento al lungolago, il percorso del lungolago (con limite di velocità di 20 chilometri all’ora fra parco Lido e porto San Nicolò e di 10 km/h davanti al parco giochi dei Sabbioni), quello in viale degli Oleandri nella zona del centro sportivo Malossini, quello in via Virgilio, quelli in via Pigarelli sud e a Varone, quello tra porto San Nicolò, Grez, San Nazzaro e San Tomaso e quello lungo la Sp 118 (via Maso Belli sud). Di competenza provinciale, invece, il percorso lungo il torrente Varone e quello da porto San Nicolò verso Torbole. In aggiunta a questi, vari tratti a traffico misto ma limitato e rivolti perciò principalmente alle bici anche se non esclusivamente ciclabili, come peraltro il futuro tratto in località Fangolino. 02/04/14 livelli garda Lago ancora alto, aumenta il deflusso alla diga di Salionze RIVA Quelli che hanno la barca ormeggiata nel canale della Rocca non hanno bisogno di statistiche per sapere che il Garda è cresciuto ancora negli ultimi giorni: percorrendo la passerella di legno cui sono ormeggiate le barche, basta un po' di lago mosso per sentire lo sciabordio dell'onda che sale a spiaccicarsi contro il livello inferiore delle stecche. Anche per loro comunque dall'idrometro di Peschiera arrivano conferme: ieri segnava 136 centimetri sullo zero con un deflusso davvero eccezionale di 150 metri cubi al secondo. Il mese di giugno, secondo tradizione, è quello di maggiore invaso per il Garda, ovvia conseguenza dello sciogliersi della neve nel gruppo dell'Adamello e nel Brenta con conseguente aumento della portata del Sarca che, una volta riempiti i laghi di Molveno e di Ponte Pià torna a scaricare nel lago tutta l'acqua che cola dalle montagne. Quest'anno il mese era scivolato via rispettando sostanzialmente la media fino al giorno di san Giovanni, il 24 scorso: il livello aveva oscillato di poco fra il minimo di 127 registrato nelle giornate fra l'8 ed il 12, ed il massimo di 133 del 18 e del 19. Dallo sbarramento di Salionze -sorta di enorme tappo che regola la fuoriuscita d'acqua nel Mincio- il deflusso era stabile fra gli 80 e gli 83 metri cubi al secondo. Poi alla portata del Sarca s'è aggiunto il diluvio: l'idrometro è passato da 131 a 137 centimetri: tenendo presente che un centimetro vale più o meno 3,5 milioni di metri cubi di acqua, significa che in 24 ore ne sono entrati 21 milioni. Per tenere sotto controllo il livello ed evitare i rischi di esondazione nel basso lago, la diga di sbarramento è stata alzata consentendo il deflusso di 100 metri cubi al secondo nel giorno 15 e poi ininterrottamente di 130 dal 26. Peraltro non si tratta di un record: all'inizio di giugno 2013 il livello aveva raggiunto i 138 centimetri (appena due sotto il massimo previsto dall'autorità di controllo) nonostante che il deflusso fosse stato portato a 170 metri cubi per i primi quattro giorni del mese. 02/07/14 Ad Arco giovedì pomeriggio (dalle 17) l’inaugurazione della golena e “passeggiata narrante” con gli esperti della Provincia Creata una nuova spiaggia sul Sarca ARCO Gli arcensi e i turisti ci hanno guadagnato una nuova ed accogliente spiaggia, da utilizzare appena arriverà la vera estate, ma soprattutto una sorta di piscina naturale creata in un'insenatura del Sarca. I pesci e il resto della fauna ittica, invece, già beneficiano di un nuovo ambiente in cui vivere e riprodursi e stando all'insediamento avvenuto massicciamente l'iniziativa ha riscosso subito il loro gradimento. Si sono appena conclusi i lavori che hanno visto realizzare, alla Moletta, sulla sponda del Sarca opposta a quella del campeggio di Prabi, una golena destinata a diventare una delle mete preferite dai vacanzieri che giungeranno ad Arco nelle prossime settimane. L'intervento fa parte della riqualificazione naturalistica del Sarca finanziata con i fondi del parco fluviale, il progetto che coinvolge i nove comuni attraversati dal fiume, le due Comunità di valle (Valle dei Laghi e Alto Garda e Ledro), la Provincia, il Bim e il Consorzio dei comuni. Giovedì pomeriggio, a partire dalle 17, ci sarà una sorta di inaugurazione del primo intervento attuato: l'evento consisterà in una passeggiata narrante con Donatello Birsa e Lorenzo Malpaga, funzionari del Servizio Bacini Montani (che ha realizzato l'opera, costata 265 mila euro) che mostreranno e descriveranno l'intervento, e si concluderà con un aperitivo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. L'area fra il fiume e la ciclabile è stata ripulita e rinverdita e l'accesso all'acqua agevolato. Ma è il colpo d'occhio ad aver maggiormente beneficiato dell'intervento: questo punto è destinato a diventare uno dei più suggestivi del territorio arcense, una delle più belle spiagge che si possono trovare in Trentino. La creazione di una sorta di piscina naturale ha permesso di dare vita ad ambienti diversificati per profondità d’acqua e velocità della corrente e che sono particolarmente idonei alla fauna ittica e in particolare ai ciprinidi, i quali hanno immediatamente occupato i nuovi ambienti. Il paesaggio è stato migliorato con l’articolazione di forme e scarpate fluviali mosse e con pendenze variabili; la vecchia linea di sponda è stata trasformata in isola allungata e vegetata, tra il nuovo specchio d’acqua e l’originale alveo del Sarca. E' stato asportato tutto il materiale che nei decenni era stato gettato lungo la sponda sinistra del Sarca. L'intervento è stato progettato da Donatello Birsa con il direttore tecnico di cantiere Walter Stefani e il responsabile di cantiere Nicola Crosina. Giovedì pomeriggio la presentazione e la consegna ufficiale alla comunità. 01/07/14 L’assessore Dallapiccola chiarisce la sua idea e trova l’accordo con gli amministratori altogardesani «Il contenuto della legge sarà applicato ma anche adattato ai tempi attuali, i costi vanno ridotti» «Parco agricolo, niente agenzia I progetti verranno dai volontari» ALTO GARDA L'assessore provinciale all'agricoltura Michele Dallapiccola - assieme al dirigente Fabrizio Dagostin - si è incontrato con rappresentanti della Comunità di Valle Alto Garda e Ledro (il presidente Salvador Valandro e l'assessore Alessandro De Guelmi), del Comune di Riva (il vicesindaco Alberto Bertolini) e del Comune di Arco (il consigliere delegato Roberto Zampiccoli) per tentare di sbrogliare la matassa legata al parco agricolo del Garda trentino, aggrovigliatasi notevolmente nei giorni scorsi dopo il polverone suscitato dalle dichiarazioni con cui lo stesso assessore del Patt sembrava aver prospettato un "superamento" del parco attraverso altre soluzioni, una presa di posizione che in Busa aveva contrariato molti, vari consiglieri comunali a Riva e Arco, Bene Comune e Verdi dell'Alto Garda, soprattutto. «L'incontro - afferma Dallapiccola - è servito a ribadire che ciò che avevamo concordato con la Comunità di Valle rimane in campo. Non c'è alcuna volontà da parte dell'amministrazione provinciale di disconoscere il lavoro fatto dai promotori e dai firmatari della legge di iniziativa popolare, ma l'intento è quello di adattare il contenuto della legge ai tempi attuali, che forniscono nuovi strumenti: la preoccupazione maggiore era quella di contrastare la cementificazione e ora a questo scopo esiste lo strumento urbanistico che oggi è completamente assorbito e assolto dal piano territoriale di Comunità. Per quanto riguarda invece l'elaborazione, il vaglio e la messa in campo di progetti agricoli di valenza comunitaria si può benissimo pensare anche a un tavolo apposito - che peraltro era stato istituito - con la regia e l'aiuto della Comunità di Valle, per cui i principi della partecipazione, della trasversalità e della partenza dal basso di questa iniziativa vengono pienamente rispettati, senza però che vengano messe in campo risorse per costruire un'agenzia specifica, utilizzando invece quel volontariato più puro che è lo stesso che ha portato all'introduzione della legge. Il parco agricolo può dunque considerarsi una struttura in itinere e in questo senso voglio rassicurare anche e soprattutto chi in questi giorni mi ha criticato. La legge dunque si applicherà, tranne che per la parte relativa all'agenzia e dei relativi costi, con le facoltà di controllo che possono benissimo essere assolte dalle istituzioni già presenti (Comuni e Comunità) e dal tavolo di lavoro costituito dai portatori di interessi. Il parco dunque esisterà nel piano territoriale, volendo nella segnaletica e senz'altro nella progettualità collettiva. Peraltro nel nuovo piano di sviluppo rurale è contenuta una misura specifica che finanzia iniziative innovative di questo tipo». 27/06/14 Firmato il protocollo d’intesa sulla promozione del percorso fra Trento, Brescia, Mantova e Verona per la nuova mobilità Quattro province e una bicicletta: ecco «Garda by bike» Per la realizzazione dell’itinerario verrà installata una segnaletica che lo identifichi come percorso uniforme in tutti i territori attraversati. Allo stesso modo, per la promozione verrà redatto materiale cartaceo unico e uguale per tutte le province che riporti il percorso individuato e denominato “Garda by bike” ed evidenzi tutte le piste ciclabili e tutti i percorsi ciclopedonali finora realizzati intorno al Benaco e le interconnessioni con altri percorsi ciclabili o ciclopedonali.RIVA Un pista ciclabile lunga 190 chilometri, che corre attorno al lago di Garda. Ieri al Palacongressi di Riva è stato firmato il protocollo d’intesa per la promozione del percorso ciclabile "Garda by bike", un itinerario interregionale che raggiunge 190 chilometri complessivi di lunghezza e che è il frutto di un accordo a quattro tra la Provincia di Trento e le Province di Brescia, Mantova e Verona, che si pongono così l’obiettivo di affrontare in maniera unitaria la problematica della mobilità sostenibile attorno al lago più grande d'Italia. Nel protocollo si sottolinea come sia indispensabile favorire le condizioni di massimo utilizzo della bicicletta, divulgando il più possibile le informazioni sulle opportunità di percorso. In particolare, in una zona altamente turistica come quella del Benaco, si punta a creare un’informazione capillare sulle piste ciclabili finora realizzate o in fase di realizzazione sul lungolago e nell'immediato entroterra, nonché sulle interconnessioni con altri percorsi a traffico promiscuo. Per far questo è ritenuto prioritario inserire il bacino gardesano in un più ampio contesto: in particolare, per la sua posizione strategica e la sua collocazione rispetto al Nord Italia, il percorso ciclabile “Garda by bike” può essere inserito nel network europeo degli itinerari Eurovelo, un gruppo di piste ciclabili che attraversa tutta l'Europa. «Le piste ciclabili - ha detto l'assessore provinciale all'infrastrutture e all'ambiente Mauro Gilmozzi - sono spazi di vivibilità che il territorio si conquista, per migliorare la qualità della vita di chi lo frequenta e hanno per questo un grosso appeal in chiave turistica. La rete delle piste ciclabili, quasi 450 chilometri, è per il Trentino di fondamentale importanza e questo protocollo aggiunge un ulteriore tassello a un’offerta già molto ricca, mettendo in rete e proponendo in maniera unitaria, insieme agli altri territori, tutte le piste ciclabili finora realizzate intorno al lago di Garda e le interconnessioni con altri percorsi ciclabili o ciclopedonali, identificabili in un unico marchio, quello appunto di "Garda by bike”. Le istituzioni devono collaborare fra di loro – ha aggiunto – e questo progetto, partendo dalle piste ciclabili, mette insieme tutta una serie di ragionamenti complessivi sul sistema di mobilità attorno al Garda, che deve andare nella direzione della sostenibilità perché i turisti scelgono in modo selettivo e attorno a questo tipo di turismo ci sono molte offerte in Europa». L’importanza del progetto è stata ribadita anche dalle amministratrici delle altre istituzioni firmatarie del protocollo: per Brescia erano presenti Mariateresa Vivaldini e Silvia Razzi, per Verona Carla de Beni e per Mantova Francesca Zaltieri. Tutte hanno sottolineato l’importanza di affrontare insieme, attraverso un gioco di squadra, le problematiche relative alla viabilità del Garda, ricordando come il cicloturismo sia oggi un fenomeno in forte espansione. Concetti condivisi anche dai sindaci Adalberto Mosaner (Riva), Luca Civettini (Nago-Torbole) e Alessandro Betta (Arco), presenti all’incontro, che hanno evidenziato come il sistema cicloturistico del Garda possa competere a livello europeo 26/06/14 Torna all’elenco dei quotidiani dal CORRIERE DELLA SERA Giovedì 3 Luglio, 2014 - BRESCIA Com’è cambiato il Garda, osservato tra i rami di Ferro «Le scale di casa le faccio almeno due volte al giorno. Quattro piani su e giù, a piedi. Per questo mi tengo in forma». Mens sana in corpore sano dicevano i latini, e Tullio Ferro, classe 1931, tiene in forma anche il cervello con la molteplicità d’interessi che animano le sue attività fin da quando, nel 1960, arrivò sul Garda da Loreo, in provincia di Rovigo. «Questo lago non ha confronti. A quelli che sul proprio vantano George Clooney, io rispondo con un elenco infinito di pittori, poeti, scrittori, e non da adesso. Da Dante a Klimt, a tutti quei premi Nobel che con l’aiuto di mia moglie, Anna Pavanello, ho raccolto nel mio libro. Qui abbiamo avuto Hemingway, Mann, Gide, Quasimodo, Churchill. Trenta ne ho raccolte di personalità di questa caratura». La casa di Ferro è un museo di quadri e sculture, ma le sue creazioni più originali sono le Ninfe Tavine: rami d’albero che, sapientemente lavorati, prendono vita, come vita dava Michelangelo alle forme imprigionate nei blocchi di marmo. Da una dozzina d’anni ha infatti scoperto come tradurre in sculture le protagoniste del «De Hortorum Coltura», l’opera del poeta cinquecentesco di Salò, Giuseppe Milio Voltolina (1536-1580), al cui centro c’è Iside, la ninfa cui fanno da cornice figure della mitologia greca. «Vado per boschi a cercare le forme fra i rami destinati a marcire al suolo o ad avviare un fuoco. Mi accompagnano spesso i miei nipotini». Rami che diventeranno sculture, tutte rigorosamente non in vendita. «Posso regalarle ma non venderle». Il pane quotidiano, a Ferro, per oltre mezzo secolo, è arrivato infatti dal giornalismo. «Ho iniziato a lavorare nei giornali negli anni Sessanta, sempre da collaboratore, poi è arrivata la televisione: Tele Garda, Teletutto, Tele Verona. Ne ho fondata anche una: Garda TV Notizie, e ho istituito un premio letterario, Il Premio Sirmione Catullo , poi Bruno Vespa lo fece diventare premio giornalistico e infine ha chiuso, ma io non c’entravo più. Per 27 anni ho tenuto una rubrica giornaliera, Vedi il lago dal lago . Andavamo in onda tutti i giorni con mezzi che oggi farebbero rabbrividire». Tante le personalità di passaggio sul Garda da lui intervistate. «Incontrare Marcello Mastroianni fu un onore. Era con Anna Schygulla con cui stava girando Miss Arizona . Chiacchierammo sui gradini dell’Hotel Villa Cortine di Sirmione, lui sempre dietro i suoi occhiali scuri. Una persona affabile. Era incantato dal Garda, mi disse che vi sarebbe tornato. Claudia Cardinale la conobbi alle terme di Sirmione. Una grande donna, una grande attrice. Ruggero Orlando lo intervistai invece a Villa Alba, a Gardone Riviera. Ero a Tele Garda, i cui studi erano proprio nei locali sottostanti a Villa Alba. Chiesi il cavo più lungo di cui disponevano e salii col microfono. Gli dissi che eravamo una piccola televisione, lui rispose che esistevano solo televisioni buone o cattive. Mi diede anche una lezione sui vini, distinguendo con orgoglio fra Soave e Lugana: lui era veronese. Ma l’incontro più straordinario fu quello con Amintore Fanfani. Gli dissero che anche io dipingevo, così il senatore mi invitò al suo tavolo. Alla fine saltò il convegno per parlare di pittura». È un altro mondo quello che testimonia Ferro. Un mondo scomparso dal Garda. «Perfino Dante e Petrarca citano il Benaco. A un cardinale francese che vantava il suo paese come una grande nazione, Petrarca rispose “ma non avrete mai una bellezza come questa”. Il nostro pesce arrivava anche a Venezia. La nostra bellezza è stata sacrificata in nome di un commercio miope. Siamo assediati da capannoni e centri commerciali e per i prezzi facciamo i turisti a casa nostra. Quella mia rubrica oggi la titolerei Guarda che desolazione sul lago . Ma sono fiducioso, possiamo rimediare. È un invito ai giovani». Pino Casamassima Mercoledì 2 Luglio, 2014 - CORRIERE DEL TRENTINO - TRENTO Piogge, si alza il livello del lago di Garda Aumentato il deflusso nel Mincio TRENTO — A maggio dello scorso anno aveva raggiunto livelli di guardia. L'idrometro di Peschiera aveva segnalato un livello del Garda di 139, un centimetro solo al di sotto del massimo stabilito dalla normativa vigente per il bacino lacustre nella stagione primaverile. Adesso, dopo le recenti precipitazioni e i nubifragi che hanno interessato gran parte del Trentino, siamo poco distanti da quel valore registrato lo scorso anno. Persiste l'alto livello delle acque del lago di Garda, ieri è stato registrato un livello di 137 centimetri al di sopra dello zero idrometrico, che si trova a 64,027 metri sul livello del mare. «Ma non è emergenza» rassicura il capo della protezione civile, Roberto Bertoldi. «C'è un protocollo nel quale è previsto che ci sono periodi nell'anno in cui lago deve essere al di sotto di una certa altezza — spiega — ci sono dei limiti stabiliti, per questo quando il livello li supera vengono alzate le paratoie e si fa defluire l'acqua del lago nel fiume Mincio». A fronte del costante innalzamento del livello del lago l'Agenzia interregionale per il fiume Po nei giorni scorsi aveva deciso di aumentare la portata del deflusso nel fiume Mincio da 100 a 130 metri cubi al secondo, ma visto che la situazione non è mutata (il livello del lago di Garda è rimasto tra i 136 e i 137 centimetri) ieri è stato deciso di aumentare la portata a 150 metri cubo al secondo. «Questo sistema — continua Bertoldi — serve a fare rientrare il livello dell'acqua nel valore stabilito». Negli anni scorsi si era registrato il problema opposto, ma, viste le previsioni meteo per i prossimi giorni, è probabile che il livello dell'acqua continui a salire. Secondo gli esperti di Meteotrentino per domani sono previste nuove precipitazioni a carattere di temporale, soprattutto nel pomeriggio, anche se di minore intensità rispetto alla scorsa settimana. Le precipitazioni potrebbero continuare anche nelle prossime settimane. 02/07/14 Torna all’elenco dei quotidiani