AUSL RAVENNA Rassegna stampa del 27/10/2011 La proprietà intellettuale degli articoli è delle fonti (quotidiani o altro) specificate all'inizio degli stessi; ogni riproduzione totale o parziale del loro contenuto per fini che esulano da un utilizzo di Rassegna Stampa è compiuta sotto la responsabilità di chi la esegue; MIMESI s.r.l. declina ogni responsabilità derivante da un uso improprio dello strumento o comunque non conforme a quanto specificato nei contratti di adesione al servizio. INDICE AUSL RAVENNA 27/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna Perizia favorevole ai tre medici 6 27/10/2011 La Voce di Romagna - Ravenna RAVENNA I periti del giudice hanno... 7 27/10/2011 Corriere di Romagna - Ravenna Abbandono di incapace: assolti dipendenti Ausl 8 27/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna La Regione redistribuisce fondi alle Ausl In arrivo a Ravenna oltre tre milioni di euro 9 27/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna E' uscita dal coma e ha chiesto del marito la donna intossicata dal monossido 10 27/10/2011 Corriere di Romagna - Ravenna Uscita dal coma farmacologico la 38enne intossicata 11 27/10/2011 Corriere di Romagna - Ravenna Investito da ubriaco, morte legata all'incidente 12 27/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Bologna Nove macroaree per governare la città: dirigenti al vaglio 13 27/10/2011 Corriere di Romagna - Forlì Incontro sul primo soccorso pediatrico 14 27/10/2011 La Voce di Romagna - Rimini Rilancio dell'azione dei sindaci romagnoli per... 15 27/10/2011 La Voce di Romagna - Ravenna Sanità Spadoni (Udc): "Bene il milione e mezzo per l'hospice" 16 27/10/2011 La Voce di Romagna - Ravenna Travolto da ubriaco disposta l'autopsia "Inasprire le pene" 17 27/10/2011 La Voce di Romagna - Ravenna Il consiglio provinciale di Ravenna prende... 18 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' Nelle Cds attive cronicità e infermieri in sede 19 AREA VASTA E REGIONE 27/10/2011 Corriere di Romagna - Rimini Abbandono di incapace: assolti dipendenti Ausl 21 27/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Cesena SPECIALE SALUTE TV GLI ORMONI DELLA DONNA 22 27/10/2011 La Voce di Romagna - Forli Nasce il mattatoio per carne biologica 23 SANITÀ NAZIONALE 27/10/2011 Il Sole 24 Ore San Raffaele, il tribunale decide sul concordato 26 27/10/2011 La Repubblica - Milano "Giusto cambiare, oggi chi lavora è escluso" 27 27/10/2011 La Repubblica - Milano Il medico riceve anche di sera rivoluzione nei poliambulatori 28 27/10/2011 La Repubblica - Bari Casarano, cannabis terapeutica ai malati Sla 29 27/10/2011 La Repubblica - Bari L'esperto: "Carceri e Cie sono le bombe sanitarie" «I 30 27/10/2011 La Repubblica - Bari Tornano le malattie della povertà, è allarme 31 27/10/2011 La Stampa - NAZIONALE San Raffaele, il tribunale decide 33 27/10/2011 Il Messaggero - Roma Tbc, il Consiglio di Stato non ferma i test sui bambini nati nel 2010 34 27/10/2011 Il Giornale - Milano San Raffaele, oggi la decisione sul crac 35 27/10/2011 Il Giornale - Milano La funzione pubblica delle cliniche cattoliche 36 27/10/2011 Avvenire - Nazionale «Sanità cattolica elabori modelli per il bene comune» 37 27/10/2011 Il Secolo XIX - GENOVA «IO SGRADITO? CI SONO TANTI ORTICELLI...» 38 27/10/2011 Il Secolo XIX - GENOVA Asl 3, bisturi sulle chirurgie 39 27/10/2011 MF Medici in fuga dal San Raffaele 40 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' In cantiere con il Dl «Sviluppo» lo sprint sulla salute elettronica 41 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' Edilizia, un miliardo in meno 42 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' Nelle corsie d'Europa è allarme infezioni 44 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' Assicuratori italiani in fuga 45 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' In clinica bisturi sotto torchio 47 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' Buone pratiche Agenas specchio per l'Ue 49 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' Solo in Italia le liti intasano i tribunali 50 AUSL RAVENNA 14 articoli 27/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna Pag. 13 (diffusione:165207, tiratura:206221) La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato IL CASO INCHIESTA PER LA MORTE DI UN' AVVOCATESSA LUGHESE DI 38 ANNI Perizia favorevole ai tre medici Indagati per omicidio colposo. Il decesso causato da un tumore E' STATA discussa ieri mattina davanti al gip Piervittorio Farinella la perizia svolta dal professor Piero Pierfederici e dal medico legale Roberto Nannini tesa ad accertare se fu corretto, dal punto di vista della tecnica medica, l'operato di tre medici - una ginecologa di Lugo e due chirurghi del Sant'Orsola di Bologna in relazione alla malattia, un tumore al basso ventre, che il 31 dicembre scorso portò a morte un'avvocatessa di Lugo di 38 anni. Secondo i due periti la diagnosi fu tempestiva, un intervento effettuato in tempi più ravvicinati alla individuazione del male non sarebbe stato salvifico, la tecnica utilizzata, la laparoscopia, non è stata invece ritenuta la più adeguata essendo preferibile l'intervento diretto. Il risultato peritale è ben diverso da quello del consulente di parte offesa, che ha invece sostenuto la totale inadeguatezza della tecnica usata che ha infatti causato la dispersione di cellule maligne che si sono poi sviluppate a livello linfatico attraverso l'apparato riproduttivo e che soprattutto ha contestato l'affermazione della tempestività dell'intervento rispetto alla diagnosi e della diagnosi stessa. Ora gli atti saranno restituiti al pm Isabella Cavallari per le determinazioni del caso. I familiari della professionista sono assistiti dall'avvocato Michele Lombini, mentre gli indagati sono difesi dagli avvocati Domenico Benelli e Guido Magnisi. ALL'AVVOCATESSA, nel corso di una visita ginecologica, a seguito di ecografia era stata diagnosticata, nel 2004, una formazione estranea, definita comunque benigna. L'avvertimento fu quello di effettuare ecografie ogni sei mesi per il monitoraggio. Nel giugno del 2008 l'ecografia evidenziò la presenza di sostanza di natura diversa all'interno della massa già individuata. Secondo il consulente Zanetti già questa evidenza avrebbe dovuto costituire motivo di approfondimento. Invece si è giunti al 15 gennaio 2009 quando la diagnosi fu appunto di formazione tumorale con l'indicazione di procedere a intervento di asportazione. L'intervento, eseguito in laparoscopia, fu eseguito ai primi di ottobre. Per i periti, il ritardo di nove mesi non è stato ritenuto concausa dell'evento-morte, mentre di parere diametralmente opposto è il consulente di parte offesa. La rimozione con la tecnica laparoscopica, come si è detto, comportò la messa in circolo di cellule maligne che si inserirono nel sistema linfatico e nel giro di un anno la professionista è deceduta. c.r. Image: 20111027/foto/9161.jpg AUSL RAVENNA 6 27/10/2011 La Voce di Romagna - Ravenna Pag. 16 (diffusione:30000) La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato RAVENNA I periti del giudice hanno... RAVENNA I periti del giudice hanno in buona sostanza sostenuto che la diagnosi era stata tempestiva ma che c'era stato un ritardo nell'intervento. Però a loro avviso la tecnica operatoria era stata corretta tanto che, procedendo anche in altro modo, l'aspettativa di vita della paziente non sarebbe aumentata di molto. Quelli della parte lesa hanno invece sostenuto che tali conclusioni sono derivate da presupposti scientifici errati e che a tratti sono incongruenti. Un incontro quello di ieri mattina davanti al gip Piervittorio Farinella determinante per fare luce sulla morte di Sara Passarelli, praticante avvocato deceduta a soli 38 anni nel dicembre 2010 per un tumore non diagnosticato. Per l'accaduto, sono tre i medici indagati: un ginecologo di Lugo e due dottori di Bologna, difesi dagli avvocati Guido Magnisi e Domenico Benelli. Mentre i familiari della ragazza sono tutelati dall'avvocato Michele Lombini. Per la giovane la prima diagnosi per quella che era stata identificata come massa tumorale benigna era arrivata nel lontano 2004. Erano seguiti a cadenze semestrali controlli di monitoraggio. Ma nel giugno 2008 da una ecografia erano emersi altri segnali. La ragazza era stata visitata da uno specialista nel gennaio 2009. Nell'autunno di quell'anno, l'operazione. Ed era stato solo in seguito a quella che i medici avevano scoperto che in realtà la giovane soffriva di ben altro tumore rispetto a quello diagnosticatole. La ragazza stessa, cartelle cliniche alla mano, aveva fatto denuncia contro i tre medici per l'ipotesi di lesioni colpose. Poi purtroppo la sua situazione era precipitata. A gennaio scorso l'autopsia disposta dal pm Isabella Cavallari. Lo stesso al quale ora torneranno gli atti in ragione del prossimo passo del procedimento. AUSL RAVENNA 7 27/10/2011 Corriere di Romagna - Ravenna Pag. 18 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato COINVOLTA UNA FAENTINA Abbandono di incapace: assolti dipendenti Ausl Ribaltato il verdetto di primo grado. Il paziente uscito dalla struttura non è più stato ritrovato MISANO. Ribaltando il verdetto di primo grado, ieri la Corte d'assise d'appello di Bologna (presidente Pierleone Fochessati) ha assolto dall'accusa di abbandono d'incapace due dipendenti dell'Ausl riminese «perchè il fatto non sussiste». Nell'aprile 2010 il Gup riminese aveva ritenuto i due imputati - Massimo Borghesi, 49 anni, riminese, coordinatore del servizio infermi eristico, e Barbara Sangiorgi, 57enne faentina, ps i c h i a t r a della res idenza "co nv e n z i o n ata" - responsabili della m a n c a t a sorv eglia nz a d e l p aziente (era però caduta l'aggravante dell'evento morte, contestata dal pm) e li aveva condannati alla pena di otto mesi di reclusione ciascuno. I giudici bolognesi, accogliendo le tesi dell'avvocato difensore Leonardo Bernardini, sulla mancanza dell'elemento psicologico del reato, hanno riformato integralmente la sentenza. Il caso è quello della "fuga" di un paziente non in grado di provved e r e a s e stesso dal reparto psic h i a t r i c o della res idenza co nve nzio nata di Misano. L ' u o m o Mario A nd r e i n i , 70enne all'epoca dei fatti - è scomparso dalla struttura nell'aprile del 2007 e non è stato più trovato. La mattina della sparizione il paziente, sottoposto a un trattamento volontario, era stato notato tranquillamente al bar e i due accusati non possono essere ritenuti responsabili del fatto che nessuno lo abbia fermato alla porta, al momento di andarsene. Della tragica vicenda (è in corso anche una causa civile) sarà chiamato a rispondere invece davanti alla Corte d'ass ise di Rimini (prima udienza a marzo 2012) il legale rappresentante della struttura: nel suo caso è rimasta la contestazione della morte anche in assenza del cadavere: Andreini, infatti, a causa delle gravi patologie di cui soffriva - stando a una consulenza medica - non aveva alcuna possibilità di sopravvivere senza l'assunzione quotidiana di particolari farmaci, a stretta prescrizione specialistica. Da quattro anni e mezzo si è persa ogni traccia di lui, né si è mai rintracciato il cadavere, nonostante le ricerche e l'interessamento della trasmissione «Chi l'ha visto?». Il figlio dello scomparso, Walter Andreini, che si è costituito parte civile attraverso l'avv ocato Roberto Brancaleoni, ha tentato di ritrovare il corpo del padre negli obitori di mezza Italia, senza esito. AUSL RAVENNA 8 27/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna Pag. 15 (diffusione:165207, tiratura:206221) La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato SANITÀ PROGRAMMA INVESTIMENTI La Regione redistribuisce fondi alle Ausl In arrivo a Ravenna oltre tre milioni di euro L'ASSEMBLEA regionale ha approvato aggiornamenti al Programma degli investimenti in sanità. In particolare ha redistribuito alle Ausl dell'Area Vasta il finanziamento di 7 milioni originariamente destinato all' Ausl di Cesena. Oltre un milione e mezzo andrà all'Ausl di Ravenna, per la realizzazione di un 'hospice' al S.Maria delle Croci. Con lo stesso provvedimento sono stati destinati a Ravenna quasi altri 2 milioni per l'acquisto di attrezzature e arredi. AUSL RAVENNA 9 27/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna Pag. 9 (diffusione:165207, tiratura:206221) Ora è in Medicina d'urgenza. Le è stato tenuto nascosto che il suo compagno non ce l'ha fatta IL CLIMA di tragedia che da domenica pomeriggio aveva investito l'intera comunità senegalese di Ravenna in seguito alla morte di Papa Maior Diop - avvelenato dal monossido di carbonio sprigionatosi dai bracieri nella sua camera da letto, in via Corradina a Fosso Ghiaia - è stato mitigato ieri da una buona notizia: la moglie della vittima, che era rimasta intossicata in modo molto grave, sta meglio e non versa più in coma. La donna, Aminata Diouf, è stata trasferita dal reparto di Rianimazione del 'Santa Maria delle Croci' a quello di Medicina d'urgenza: non è ancora lucidissima, ma sta velocemente recuperando. Il fatto che siano bastati tre giorni di intensissime terapie in ospedale e al Centro iperbarico per scongiurare la morte - al momento del ricovero, Aminata aveva un livello elevatissimo di carbossiemoglobina - ha riportato un po' di serenità tra tutti i conoscenti. Appena si è risvegliata dal coma, la donna avrebbe chiesto notizie del marito, la cui sorte le è stata ovviamente tenuta nascosta, e del figlio Ousman, 15 anni, che pure era rimasto intossicato, ma fuori pericolo fin dai primi momenti. SCONGIURATA la minaccia più grave, per Aminata Diouf resta quella di possibili danni neurologici permanenti, che non si manifestano nell'immediatezza dei fatti e neppure dopo pochi giorni. Per questo motivo, secondo i protocolli previsti per tutte le persone che siano rimaste intossicate gravemente dal monossido di carbnonio, tra una quarantina di giorni la donna dovrà sottoporsi a controlli. A livello nazionale - quindi comprendendo anche territori in cui l'attenzione e la sensibilità per il rischiomonossido sono inferiori rispetto alla nostra provincia - la percentuale di pazienti con conseguenze neurologiche è di due su dieci quando non sia stata effettuata terapia iperbarica e invece praticamente azzerata quando la terapia sia stata svolta. «Il modo in cui è stata affrontata l'emergenza - spiega il direttore del Centro iperbarico, Pasquale Longobardi - ha dimostrato ancora una volta quanto sia importante il 'lavoro di squadra'». Il medico si riferisce al Pronto soccorso, alla Rianimazione e allo stesso Centro iperbarico: per Papa Maior Diop non c'era nulla da fare, ma, se Aminata Diouf si è salvata, lo deve all'estrema rapidità di intervento di ogni operatore. IERI pomeriggio all'obitorio di Ravenna è stata effettuata l'autopsia sul corpo di Papa Maior Diop, disposta dal pm Monica Gargiulo. «Contiamo che tutte le procedure vengano completate entro domani - spiega Babacar Pouye, senegalese, presidente della Consulta degli immigrati - e poter poi procedere al rimpatrio della salma». AUSL RAVENNA 10 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato E' uscita dal coma e ha chiesto del marito la donna intossicata dal monossido 27/10/2011 Corriere di Romagna - Ravenna Pag. 13 Uscita dal coma farmacologico la 38enne intossicata RAVENNA. E' uscita dal coma farmacologico la 38enne trasportata in fin di vita domenica scorsa all' ospedale di Ravenna in seguito all'intossicazione di monossido. La donna - sottoposta a terapia iperbarica e trasferita ieri dal reparto di Rianimazione dove era ricoverata a quello di Medicina d'urgenza - ha ripreso conoscenza, ha chiesto informazioni del marito (che si trovava nella stessa stanza ed è deceduto a causa delle esalazioni del gas killer liberate da un braciere; ieri si è svolta l'autopsia) e ha potuto rivedere il figlio 15enne. Era stato proprio quest'ultimo a far scattare l'allarme. Uscito di casa con un cugino per andare a pranzo da amici, si era sentito male ed aveva chiesto di essere accompagnato al pronto soccorso. Gli accertamenti a cui è stato sottoposto hanno rilevato la presenza di una percentuale anomala di carbossiemoglobina nel sangue. Quando i soccorritori sono giunti n el l'abitazione dove vive, hanno scoperto il cadavere del padre, riuscendo a salvare la madre. AUSL RAVENNA 11 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Ha visto il figlio e chiesto del marito morto 27/10/2011 Corriere di Romagna - Ravenna Pag. 13 Investito da ubriaco, morte legata all'incidente RAVENNA. La morte di Giuseppe Tonini, il 78enne investito la scorsa settimana a Ponte Nuovo da un 20enne ubriaco che aveva perso il controllo dell'auto, sarebbe legata all'incidente. Il decesso dell'uomo, stando all'esito dell'autopsia eseguita ieri pomeriggio, sarebbe quindi una conseguenza dei traumi riportati nello scontro. L'anziano, travolto mentre rincasava, aveva riportato la frattura del bacino. Trasportato all' ospedale, col passare delle ore le sue condizioni erano progressivamente peggiorate. Trasferito nel Reparto di rianimazione, sabato il pensionato era stato sottoposto ad un intervento chirurgico che però non è bastato a salvargli la vita. L'ex operaio, che lascia la moglie, tre figli e quattro nipoti, è spirato nella tarda serata di domenica. AUSL RAVENNA 12 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Eseguita l'autopsia sul 78enne di Ponte Nuovo deceduto all' ospedale 27/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Bologna Pag. 15 (diffusione:165207, tiratura:206221) Nove macroaree per governare la città: dirigenti al vaglio HA TEMPO fino a lunedì il direttore generale del Comune Giacomo Capuzzimati per scegliere la nuova squadra che dirigerà la macchina comunale. Intanto la giunta ha approvato lo schema organizzativo da adottare in questo nuovo mandato. Saranno nove le cosiddette 'macroaree' dentro le quali si declineranno tutti i dipartimenti comunali. Riqualificazione urbana, Cura e qualitá del territorio, Risorse finanziarie, Economia e promozione della cittá, Cultura e scuola, Benessere di comunitá, Programmazione, Personale e organizzazione, Affari istituzionali e quartieri. Francesca Bruni, ora a capo degli Affari Istituzionali, sembrerebbe la più quotata per rivestire il ruolo di capo del nuovo dipartimento 'Cultura e Scuola'. Mentre Mauro Felicori, oggi dirigente della Cultura, guiderebbe il dipartimento 'Economia e promozione della città'. Facile anche l'entrata nella nuova squadra comunale di Eno Quargnolo, direttore delle attività socio sanitarie Ausl di Ravenna, a cui spetterebbe l'area 'Benessere di comunità'. Probabilissima la conferma dell'esperto Stefano Bigi, direttore del dipartimento Bilancio, che rimarrà alla testa dell'area 'Risorse Finanziarie'. Sotto l'ala del dipartimento 'Affari istituzionali e quartieri' finirà la gestione di questi ultimi, che vengono in qualche modo resi più controllati (allontanandosi dalla filosofia del decentramento di Cofferati). Importante novità è la nuova organizzazione dei dipartimenti preposti alla riqualificazione urbana (ricomprendendo in maniera unitaria progetti urbanistici e ambientali-energetici) e alla cura e qualità del territorio, in cui la manutenzione e la pulizia della città rappresentano un programma strategico di innovazione urbana. AUSL RAVENNA 13 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato LINEE GUIDA PER LA NUOVA LEGISLATURA 27/10/2011 Corriere di Romagna - Forlì Pag. 25 Incontro sul primo soccorso pediatrico La Pubblica assistenza di Ravenna, gruppo di Cervia, e la Fondazione Tesea, in collaborazione con il dottor Cesare Renzelli del reparto Pediatrico dell'ospedale di Ravenna, organizzano un incontro aperto alla popolazione. Si parlerà del "Primo soccorso pediatrico". L'appuntamento è per sabato alle 10.30, al Centro sociale di via Caduti per la libertà 85. AUSL RAVENNA 14 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato PUBBLICA ASSISTENZA 27/10/2011 La Voce di Romagna - Rimini Pag. 19 (diffusione:30000) Rilancio dell'azione dei sindaci romagnoli per favorire il corretto uso della risorsa idrica da parte dei cittadini e delle attività commerciali e produttive. E nuovi interventi, d'intesa con Hera e Romagna Acque, come l'attivazione di pompe sul fiume Bidente (con una portata di 120 litri/secondo) per posticipare a inizio dicembre il possibile raggiungimento della soglia di preallarme per l'invaso di Ridracoli fissato a 6 milioni di metri cubi. Sono le decisioni del tavolo di coordinamento regionale riunitosi ieri a Bologna monitorare la situazione di crisi idrica in Romagna. Le forti precipitazioni che si sono verificate nelle ultime 16 ore hanno, infatti, interessato soprattutto le province occidentali della Regione: gli oltre 50 di mm di pioggia registrati sul versante romagnolo non sono stati significativi ai fini dell'apporto idrico a Ridracoli nell'appennino forlivese. Il tavolo ha deciso di mantenere in vigore lo stato di attenzione emesso lo scorso 26 settembre riferito agli aspetti idropotabili e registrato la validità delle misure del piano di interventi di protezione civile avviate per il graduale risparmio delle risorse idropotabili. In particolare si tratta di queste azioni: l'attivazione dei potabilizzatori mobili per il prelevamento di acqua dal Cer, la graduale riduzione della pressione della rete idrica gestita da Hera, la trasmissione ai sindaci di una circolare regionale per l'adozione di ordinanze finalizzate a limitare i consumi e per un corretto dell'acqua potabile, l'utilizzo controllato dell'acqua dai campi pozzi in Romagna. AUSL RAVENNA 15 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Rilancio dell'azione dei sindaci romagnoli per... 27/10/2011 La Voce di Romagna - Ravenna Pag. 16 (diffusione:30000) RAVENNA "Ho apprezzato come il direttore generale dell'azienda Usl di Ravenna, seppur tardivamente, abbia onorato gli impegni assunti anche attraverso il Piano attuativo locale e oggi, di fatto, indirizzi le risorse provenienti dalla Regione per la realizzazione di un hospice nella città": a scriverlo è Gianfranco Spadoni (consigliere provinciale dell'Udc). "Come noto - si legge in una nota - , i distretti di Lugo e di Faenza sono già dotati di tale struttura residenziale in cui il malato può trovare sollievo e conforto negli ultimi periodi di vita alla presenza della propria famiglia. Ora anche il capoluogo può puntare verso questo obiettivo che rappresenta un segno preciso di umanità e di civiltà nei confronti delle persone affette da malattie irreversibili e delle loro famiglie alle quali sarà possibile condividere questi momenti così difficili e delicati della vita. Allo stesso tempo, ad ogni modo, vanno potenziati i servizi e le prestazioni domiciliari rivolte a questi cittadini per rendere più accettabile e serena la parte finale dell'esistenza alla presenza dei familiari. L'equipe domiciliare e il personale qualificato sia sotto l'aspetto sanitario, sia per quanto attiene il versante sociale e assistenziale, sono i requisiti essenziali per rispondere ad un'esigenza purtroppo diffusa sul territorio". AUSL RAVENNA 16 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Sanità Spadoni (Udc): "Bene il milione e mezzo per l'hospice" 27/10/2011 La Voce di Romagna - Ravenna Pag. 16 (diffusione:30000) Travolto da ubriaco disposta l'autopsia "Inasprire le pene" utte le circostanze portano a pensare che quel decesso sia stato proprio determinato dalle conseguenze dell'incidente stradale. E non è finita qui, perché il conducente dell'auto che a Ponte Nuovo una settimana fa aveva travolto il 78enne Giuseppe Tonini, guidava con un tasso alcolemico superiore a quello consentito per mettersi al volante. Ma per sgombrare il campo da ogni dubbio, il pm Monica Gargiulo ieri mattina ha disposto l'autopsia sul 78enne. L'uomo, investito il 20 ottobre scorso (giovedì) a pochi passi da casa, era entrato in ospedale con diverse fratture ma poi si era improvvisamente aggravato ed era deceduto domenica sera. Toccherà al medico legale Donatella Fedeli accertare esattamente la ragione della morte e determinare l'eventuale nesso di causalità, ovvero la relazione tra l'incidente e il decesso. La perizia verrà depositata entro 60 giorni. Unico indagato è l'automobilista, un 20enne di origine romena residente a Foligno (Perugia) ma domiciliato a Ravenna per lavoro. Il giovane (difeso dall'avvocato Francesco Manetti) è accusato di omicidio colposo e di guida in stato di ebbrezza. L'incidente, accaduto all'incrocio tra via Fano e via Romea, si era verificato attorno alle 20.30. Alle 21.04 la prima prova con etilometro della polizia Municipale aveva dato 0,71 (il limite è 0,50). La seconda alle 21.14 si era fermata su 0,67. Insomma, il giovane aveva bevuto. E proprio la possibile introduzione del reato di omicidio stradale è stata al centro dell'ultimo forum delle polizie locali cui ha preso parte anche l'assessore comunale alla Sicurezza, Martina Monti. "I dati - ha detto la Monti - devono fare riflettere dato che nel 2010 a fronte di circa 500 omicidi volontari, si sono registrati oltre 5.000 omicidi su strada. Le leggi attuali non prevedendo pene adeguate e punizioni esemplari, deresponsabilizzano la guida". Per l'assessore, che ha già firmato la petizione a sostegno della proposta di legge per l'introduzione dell'omicidio stradale, è il caso dunque di intervenire al più presto "inasprendo le pene per incidenti provocati da chi ha assunto alcol o droghe". AUSL RAVENNA 17 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato L'assessore alla Sicurezza ribadisce la necessità di introdurre il reato di omicidio stradale e di dare un giro di vite a chi guida con alcol o droghe 27/10/2011 La Voce di Romagna - Ravenna Pag. 14 (diffusione:30000) Il consiglio provinciale di Ravenna prende l'iniziativa sull'area vasta romagnola: con un ordine del giorno approvato martedì all'unanimità l'aula di piazza Caduti per la libertà invita infatti presidente e giunta "a proporre alla regione EmiliaRomagna e agli enti locali di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini l'attivazione di un tavolo di lavoro finalizzato alla elaborazione di un accordo territoriale - si legge nel testo del documento - che definisca e unifichi negli attuali ambiti provinciali, in capo ad un'unica conferenza degli enti, le funzioni di governo di area vasta". È ancora presto per parlare di provincia unica, ma l'obiettivo è "rendere permanenti modalità e forme di coordinamento delle politiche pubbliche in ambito romagnolo, impegnandosi tuttavia puntualizzano - a mantenere in capo ai consigli provinciali e agli organi democraticamente eletti le loro funzioni decisionali, prevedendo adeguati tempi per valutare e discutere le proposte". Questa soluzione nasce dalla "necessità che si proceda ad un organico disegno di riforma dell'ordinamento delle autonomie locali che - spiegano i consiglieri - ridisegnando competenze e ruolo di ciascun livello dello stato, possa contribuire alla costruzione di una vera riforma istituzionale e fiscale" che miri, continuano, "al risparmio, alla semplificazione e allo snellimento nella pubblica amministrazione". E secondo il consiglio provinciale di Ravenna "una leale collaborazione e una cooperazione virtuosa tra diversi livelli istituzionali può valorizzare le eccellenze locali e accrescere le capacità del territorio romagnolo di fare sistema - conclude l'ordine del giorno - aumentandone solidarietà, e&cacia e capacità di competere, anche attraverso la promozione di un marchio romagnolo che identifichi prodotti e servizi di qualità". AUSL RAVENNA 18 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Il consiglio provinciale di Ravenna prende... 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011 Pag. 19 (tiratura:40000) Nelle Cds attive cronicità e infermieri in sede Il 55% delle strutture presidiate almeno 10 ore al giorno. Programmi di gestione delle patologie croniche rivolti a tutta la popolazione del nucleo di cure primarie - in integrazione con specialisti e più raramente con il nursing - nel 79% dei casi. Interventi di formazione integrata nel 69% delle realtà. È questa la fotografia delle 42 sedi già attive e funzionti sul territorio regionale, che secondo la programmazione aziendale accoglieranno progressivamente le funzioni proprie delle Case della salute. Per tutte è ormai assodata la partecipazione al Progetto Sole, con la possibilità per i medici di famiglia di accedere alle cartelle cliniche degli assistiti del nucleo di cure primarie. Documenti in alcuni casi accessibili anche agli infermieri e in un solo caso agli specialisti. In quasi tutti i casi è presente una medicina di gruppo: base di partenza per passare allo step successivo, previsto nell'organizzazione delle Case della salute, dell'integrazione tra tutti i professionisti. In diverse sedi, nel frattempo, già tutti i medici del nucleo di cure primarie assicurano la presenza nella struttura per assicurare la continuità assistenziale diurna. In particolare, la continuità per piccole urgenze ambulatoriali è assicurata in 38 sedi (il 91%), mentre come detto in 21 di queste, pari al 55%, è garantita la copertura di almeno 10 ore al giorno. Se l'attività è generalmente svolta dai Mmg, in tre sedi la continuità h24 è assicurata da un "punto di primo intervento" collegato alla rete dell'emergenza nel 40% delle strutture trova spazio anche la sede dei medici di continuità assistenziale notturna, prefestiva e festiva, che garantisce anche fasce orarie di attività ambulatoriale. In diversi casi si registra la presenza di un infermiere che accoglie i pazienti, svolge funzioni di counseling e di educazione sanitaria, esegue terapie prescritte dal medico, fa medicazioni, si raccorda con l'assistente sociale e si raccorda con gli altri servizi sanitari. Le classiche funzioni di accesso alle prestazioni sanitarie, di informazione e orientamento ai servizi e Urp, sono presneti in 38 delle 42 "case della salute" già funzionanti. Cruciale il fronte cronicità: 33 sedi realizzano programmi su diabete, scompenso cardiaco, insufficienza respiratoria e renale, patologie psichiatriche minori. In 18 casi c'è il monitoraggio attivo dei pazienti: sistemi di recall, follow up telefonico, couselling infermieristico ambulatoriale e domiciliare attivato per pazienti più complessi o con fragilità sociale, ispirato al Chronic care model. Anche per la cronicità all'infermiere si ricorre sempre più: per medicazioni e terapie iniettive. Quasi ovunque, infatti, è presente un ambulatorio per attività programmate, mentre va ancora potenziato il contributo che il nursing può dare in termini di accoglienza, valutazione, monitoraggio dei pazienti cronici e dei fragili, raccordo con l'assistenza domiciliare integrata, con i poliambulatori, con l'ospedale e con i servizi sociali. Il capitolo formazione, infine: in 29 sedi programmi su specifiche patologie coinvolgono Mmg, specialisti e talvolta infermieri; mentre per l'addestramento trasversale nella gestione integrata del paziente cronico spiccano le buone pratiche realizzate a Parma, Ferrara e Ravenna. Le funzioni presenti nelle Casa della salute attive AUSL RAVENNA 19 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato «CHI FA COSA» NEI PRESÌDI GIÀ FUNZIONANTI AREA VASTA E REGIONE 3 articoli 27/10/2011 Corriere di Romagna - Rimini Pag. 20 Misano: ribaltato il verdetto di primo grado. Il paziente uscito dalla struttura non è più stato ritrovato MISANO. Ribaltando il verdetto di primo grado, ieri la Corte d'assise d'appello di Bologna (presidente Pierleone Fochessati) ha assolto dall'accusa di abbandono d'incapace due dipendenti dell'Ausl riminese «perché il fatto non sussiste». Nell'aprile 2010 il Gup riminese aveva ritenuto i due imputati - Massimo Borghesi, 49 anni, riminese, coordinatore del servizio infermieristico e Barbara Sangiorgi, 57enne faentina psichiatra della residenza "c onve nzi ona ta" - responsabili della mancata sorveglianza del paziente (era però caduta l'aggravante dell'evento morte, contestata dal pm) e li aveva condannati alla pena di otto mesi di reclusione ciascuno. I giudici bolognesi, accogliendo le tesi dell'avvocato difensore Leonardo Bernardini, sulla mancanza dell'elemento psicologico del reato, hanno riformato integralmente la sentenza. Il caso è quello della «fuga» di un paziente non in grado di provvedere a se stesso dal reparto psichiatrico della residenza convenzionata di Misano. L'uomo - Mario Andreini, 70enne all'epoca dei fatti - è scomparso dalla struttura nell'aprile del 2007 e non è stato più trovato. La mattina della sparizione il paziente, sottoposto a un trattamento volontario - era stato notato tranquillamente al bar e i due accusati non possono essere ritenuti responsabili del fatto che nessuno lo abbia fermato alla porta, al momento di andarsene. Della tragica vicenda (è in corso anche una causa civile) sarà chiamato a rispondere invece davanti alla Corte d'assise di Rimini (prima udienza a marzo 2012) il legale rappresentante della struttura: nel suo caso è rimasta la contestazione della morte anche in assenza del cadavere: Andreini, infatti, a causa delle gravi patologie di cui soffriva - stando a una consulenza medica - non aveva alcuna possibilità di sopravvivere senza l'assunzione quotidiana di particolari farmaci, a stretta prescrizione specialistica. Da quattro anni e mezzo si è persa ogni traccia di lui, né si è mai rintracciato il cadavere, nonostante le ricerche e l'interessamento della trasmissione «Chi l'ha visto?». Il figlio dello scomparso, Walter Andreini, che si è costituito parte civile attraverso l'avvocato Roberto Brancaleoni, ha tentato di ritrovare il corpo del padre negli obitori di mezza Italia, senza esito. AREA VASTA E REGIONE 21 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Abbandono di incapace: assolti dipendenti Ausl 27/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Cesena Pag. 5 (diffusione:165207, tiratura:206221) SI PARLA dei meccanismi ormonali e della loro centralità nella fisiologia della donna, sia in età fertile che in menopausa, nella puntata di 'Speciale Salute Tv', a cura dell'ufficio Pubbliche Relazioni e Comunicazione dell'Ausl Cesena, in onda domani sera alle 19.30 su Teleromagna (ch 14). AREA VASTA E REGIONE 22 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato SPECIALE SALUTE TV GLI ORMONI DELLA DONNA 27/10/2011 La Voce di Romagna - Forli Pag. 49 (diffusione:30000) presentato le proposte. Novità anche per i posti auto a giunta di Sarsina ha completato il piatto delle sue proposte in merito alle opere pubbliche da effettuare nel triennio 2012 - 2014. OSi parla dei meccanismi ormonali e della loro centralità nella fisiologia della donna, sia in età fertile che in menopausa, nella nuova puntata di Speciale Salute Tv, a cura dell'u.cio Pubbliche Relazioni e Comunicazione dell'Azienda USL di Cesena e in onda da questa sera, alle ore 19,30, su Teleromagna. Ospiti in studio Daniele Pungetti, direttore Unità Operativa Ginecologia -Ostetricia e Corrado Ru.lli, medico di Medicina Generale, che parleranno dei benefici e delle controindicazioni che oggi comportano alcuni farmaci utilizzati nelle terapie relative ai disturbi ormonali che colpiscono l'universo femminile, nei metodi contraccettivi, ecc. Nel corso della puntata verranno trasmessi gli interventi del cardiologo Marco Pretolani, dell'endocrinologa Costanza Santini, della specialista in Medicina Nucleare Monica Agostini, e il parere di esperti oncologi dell'Irst, il prof. Dino Amadori e la dott.ssa Anna Fedeli che lavora all'ospedale Bufalini. Questa la programmazione in onda su Teleromagna (canale 14): questa sera alle ore 19,30; sabato 29 ottobre ore 22; lunedì 31 ottobre ore 15; martedì 1 novembre ore 18; mercoledì 2 novembre ore 11.30; venerdì 4 novembre ore 8 e domenica 6 novembre alle ore 13.20. Su Teleromagna News (canale 74) la puntata andrà in onda nei seguenti giorni ed orari: domani, venerdì 28 ottobre ore 19; lunedì 31 ottobre ore 9.30; martedì 1 novembre ore 14,30; giovedì 3 novembre ore 21.30; domenica 6 novembre ore 23 e mercoledì 9 novembre ore 18. Su Teleromagna Plus (canale 99): questa sera ore 20.20, sabato 29 ottobre ore 23; lunedì 31 ottobre ore 16; martedì 1 novembre ore 19; mercoledì 2 novembre ore 12.30; venerdì 4 novembre ore 9 e domenica 6 novembre ore 14.20. La puntata sarà trasmessa anche sui siti internet www.ausl-cesena.emr.it e www.teleromagna.it (nella sezione "Speciale Salute"). perazioni per un totale di 4 milioni 894 mila euro, di cui 1 milione 717 mila e 400 destinati al 2012. Ora la palla passa al Consiglio comunale, che avrà tempo 60 giorni per ratificare o cambiare il documento e approvarlo insieme al bilancio. Tra le proposte 2012 spicca la sistemazione del mattatoio comunale: 336 mila euro per adeguare l'attuale struttura con attrezzatura moderna e abilitarla alla macellazione di carne biologica. Una caratteristica che la renderebbe unica sul territorio; tanto più che il progetto è quello di accompagnare il cambiamento alla vendita al dettaglio della carne. Un chilometro zero, in pratica, di carne biologica. "Abbiamo intenzione di realizzare questo programma oltre che coi fondi del Comune - spiega l'assessore Alberto Gori - anche con le quote messe a disposizione dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì e dall'Europa attraverso il patto territoriale dell'Appennino centrale". Incisivi per la vita degli abitanti di Sarsina, saranno pure i 342 mila euro preventivati per la realizzazione di una cinquantina di parcheggi in via del Cimitero , all'ingresso sud del paese. Un'area organizzata a spina di pesce che dovrà completare la riqualificazione della zona e che servirà soprattutto per i mercati del martedì e per il maggiore afflusso di persone in occasione delle festività. L'opera si andrà ad aggiungere ai nuovi parcheggi che nei prossimi mesi saranno costruiti in via Kennedy, con circa 23 posti auto. La spesa per i posteggi sarà coperta per il 70% circa grazie a fondi trasferiti dalla Regione. Ma in parte anche attraverso gli oneri che il Comune chiede appositamente a quanti costruiscono una nuova abitazione. Sempre nel 2012, la giunta propone ancora di beneficare due borghi del territorio, Campiano e Tomba, portando loro l'allacciamento all'acquedotto . Totale spesa: 300 mila euro, accantonati alla voce "Programma di sviluppo rurale". Da capogiro la cifra messa a bilancio per due voci legate alla viabilità: la manutenzione della segnaletica stradale , e l' acquisto di mezzi e attrezzature della polizia municipale . In tre anni 1 milione 220 mila euro, divisi metà per l'uno e metà per l'altro capitolo di spesa. "Si tratta di una quota imposta dalle norme - afferma l'assessore Gori Una percentuale delle somme incassate con l'autovelox devono infatti essere destinate al ripristino e potenziamento della segnaletica orizzontale e verticale, oltre che all'acquisto di strumenti di sicurezza in dotazione alla polizia municipale. Nel nostro caso probabilmente acquisteremo auto, etilometri, rinnoveremo i sistemi informatici e finanzieremo progetti nelle scuole di AREA VASTA E REGIONE 23 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Nasce il mattatoio per carne biologica 27/10/2011 La Voce di Romagna - Forli Pag. 49 (diffusione:30000) AREA VASTA E REGIONE 24 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato educazione alla sicurezza stradale. Si tratta comunque di una somma legata alle infrazioni stradali, e dunque suscettibile di variazioni". Preventivati sul 2013 sono invece i fondi per la realizzazione di un impianto fotovoltaico a Raggiolo (350 mila euro) e sul 2014 quelli per la riqualificazione del lago di Quarto (750 mila). "L'impianto fotovoltaico - prosegue Alberto Gori - s'inserisce in un programma regionale che finanzia operazioni di questo genere su siti precedentemente adibiti a discariche. L'energia sarà utilizzata in un modo ancora da decidere; probabilmente si opterà per venderla al gestore". E per quanto riguarda il lago di Quarto, "si tratta della seconda delle tre trance d'interventi per la riqualifacazione ambientale dell'area. Cerchiamo di procedere nel progetto insieme a Regione e Romagna acque". Michela Conficconi Il progetto di rinnovo della modalità di macellazione della carne prevede pure una vendita a chilometro zero SANITÀ NAZIONALE 21 articoli 27/10/2011 Il Sole 24 Ore Pag. 40 (diffusione:334076, tiratura:405061) San Raffaele, il tribunale decide sul concordato RICHIESTA DI CHIARIMENTI Ci sono differenze di numeri tra la proposta presentata dal nuovo consiglio della fondazione e l'attestazione svolta dai periti Stefano Elli Angelo Mincuzzi MILANO Sono ore cruciali per la sorte del San Raffaele. Oggi il presidente della sezione fallimentare del tribunale di Milano, Filippo Lamanna, scioglierà il nodo che da settimane rende incerto il futuro dell'istituto fondato dal prete-manager don Luigi Verzè. In mattinata Lamanna entrerà in camera di consiglio e deciderà se dichiarare il fallimento della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, come richiesto dalla procura, oppure se ammetterla al concordato preventivo. Il deposito della decisione, però, non dovrebbe avvenire prima di domani. La sorte del San Raffaele, dunque, è legata a un filo. Un filo che ha rischiato di spezzarsi anche ieri, nel corso della seconda udienza davanti a Lamanna, perché i conti non tornano. Ci sono differenze di numeri, piccole ma sostanziali, tra la proposta di concordato preventivo presentata dal nuovo consiglio di amministrazione della fondazione, e l'attestazione svolta dai periti Angelo Provasoli e Mario Cattaneo sui conti dell'istituto. Entrambe le relazioni approdano allo stesso risultato, cioè alla concessione di un rimborso dei crediti pari al 52% della somma dovuta dal San Raffaele, ma ci arrivano sulla base di cifre che talvolta non collimano. Ad esempio, gli attivi della fondazione ammontano a 502 milioni di euro secondo la proposta di concordato, ma sono 473 milioni per gli attestatori. E ancora: nel piano di concordato per i crediti privilegiati è indicata la cifra di 22 milioni, che diventano 43 per i due periti. Diverse cifre sono indicate anche per i crediti prededucibili: 31 milioni per il piano di concordato, 73 milioni per gli attestatori. Sono queste incongruenza ad aver spinto il presidente del tribunale fallimentare a chiedere ai rappresentanti del cda ulteriori chiarimenti, fissando il termine dell'invio per le 19 di ieri sera. Nella memoria con le integrazioni richieste dal tribunale, il San Raffaele e i suoi advisor - Vitale & Associati e lo studio legale Gianni, Origoni, Grippo & Partners - definiscono «inammissibili» e «infondati» i rilievi dei pm, sottolineando come la domanda di concordato presenti numeri ottenuti dopo la compensazione di alcuni attivi e di alcuni passivi, mentre gli attestatori non hanno considerato questa «riconciliazione». Altre incongruenze sarebbero derivate dagli arrotondamenti. Entro le 10 di questa mattina i sostituti procuratori Luigi Orsi, Laura Pedio e Gaetano Ruta dovranno inviare a Lamanna le loro controdeduzioni. Solo dopo si aprirà la camera di consiglio per la decisione. C'è infine un piccolo giallo legato alle dimissioni, avvenute nei giorni scorsi, di due componenti del cda: Massimo Clementi e Maurizio Pini. I due hanno inviato al tribunale fallimentare un documento nel quale lamentano di essere stati emarginati dai consigli di amministrazione e di aver potuto prendere visione della proposta di concordato solo mezz'ora prima della riunione del cda. © RIPRODUZIONE RISERVATA SANITÀ NAZIONALE 26 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Default. Oggi le controdeduzioni dei Pm 27/10/2011 La Repubblica - Milano Pag. 7 (diffusione:556325, tiratura:710716) "Giusto cambiare, oggi chi lavora è escluso" "In questo campo il privato è forte ma il pubblico può far valere la qualità" (l. a.) «PIÙ forti sono i servizi sanitari sul territorio, meglio lavorano i pronto soccorso che così possono dedicarsi alla vere emergenze». Daniele Coen, direttore della medicina d'urgenza dell'ospedale Niguarda, vede con favore l'ampliamento dell'orario dei poliambulatori milanesi. Che vantaggio possono avere i pazienti da questa riorganizzazione? «Se i servizi funzionano, la gente non è più costretta a rivolgersi, come succede ora, ai pronto soccorso. Dai nostri dati risulta che i picchi dei codici bianchi, vale a dire delle persone che hanno solo bisogno del consulto di uno specialista, si verificano tra le 18 e 19, quando la gente esce dagli uffici, oltre che nei weekend. Solo al Niguarda abbiamo calcolato 16mila casi l'anno sulle 100mila prestazioni che noi garantiamo al pronto soccorso. E l'età media dei pazienti in "codice bianco" è di 35 anni». Come dire: i poliambulatori devono adeguarsi ai nuovi ritmi di chi vive e lavora a Milano. «Certo, ed è un principio che dovrebbe valere per tutta la sanità. Prolungare gli orari è importante sia sul piano organizzativo che del rispetto delle esigenze dell'utenza: perché altrimenti chi lavora rischia di non poter accedere ai servizi». A Milano, però, la sanità privata convenzionata fa già da anni orari non stop, portando via pazienti dai centri pubblici. «I privati sono sempre più aggressivi e troppo attenti ai conti. Ma la vera forza dei servizi pubblici è la qualità delle prestazioni. Ecco perché, nonostante la concorrenza, il pubblico tiene bene. Detto questo, ribadisco: ampliare gli orari e venire incontro alle necessità dell'utenza è un imperativo che vale per i poliambulatori come per Asl e ospedali». (l. a.) Foto: FAVOREVOLE Daniele Coen direttore della medicina d'urgenza al Niguarda SANITÀ NAZIONALE 27 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato L'intervista Coen, Niguarda: nel tardo pomeriggio pronto soccorso assediato da chi chiede visite specialistiche, i tempi della città sono mutati 27/10/2011 La Repubblica - Milano Pag. 7 (diffusione:556325, tiratura:710716) Via Doria chiuderà alle 21, turni pomeridiani in altre cinque sedi Sindacati perplessi "In 14 centri orario ridotto dalle 15 alle 13: temiamo disagi in periferia" Ad Affori già diffusi documenti critici LAURA ASNAGHI PER i poliambulatori di Milano, uno dei fiori all'occhiello della sanità pubblica, si annuncia una rivoluzione degli orari per adeguarsi ai tempi della città che cambiano. Un'evoluzione che prevede il prolungamento delle aperture dei centri più importanti fino alle 18, mentre in un caso i medici dovranno garantire il servizio fino alle 21. La rete milanese dei poliambulatori conta 20 sedi in città, e in base al piano presentato da Carlo Montaperto, il responsabile di questi servizi, «gli ambulatori verranno riorganizzati tenendo conto delle esigenze dell'utenza, che sollecita orari lunghi». Dei venti centri, sei sono destinati a diventare grossi poli (che restano aperti tutto il pomeriggio) e intorno a loro ruoteranno le altre 14 sedi di dimensioni più ridotte, aperte fino alle 13. Nella nuova mappa dei poliambulatori, quello di via Doria, a ridosso della fermata del metrò di piazzale Loreto, è destinato a diventare il numero uno, attivo dalle 7.30 del mattino, ora in cui iniziano i prelievi del sangue, fino alle nove di sera «per favorire - come precisa Montaperto - gli utenti che durante il giorno lavorano». Ad aggiungersi, fino al tardo pomeriggio, al servizio fornito in via Doria ci saranno quelli di via Farini, via Rugabella, via Stromboli, via Gola, piazzale Accursio che garantiranno prestazioni dalle 7,30 alle 18. Tutti gli altri quattordici poliambulatori, invece, termineranno l'attività alle 13, e non più alle tre del pomeriggio come è accaduto finora. La rivoluzione riguarda un servizio che coinvolge 339 medici specialisti, 220 infermieri e 110 impiegati, e che lo scorso anno ha garantito un milione e mezzo di prestazioni incassando in ticket oltre 32 milioni di euro. Il piano di razionalizzazione non sarà, comunque, di facile applicazione: in molte zone, come ad Affori in via Ippocrate, sono già apparsi documenti di protesta, in vista della riduzione dell'orario del servizio «con gli anziani costretti a rivolgersi ai poliambulatori più grossi ma anche più lontani da casa». Ma Alessandro Visconti, direttore generale degli Icp, l'ospedale a cui fa capo tutta la rete degli ambulatori pubblici, assicura che «prima del varo del piano saranno ascoltate tutte le parti interessate, così da fronteggiare preventivamente tutte le criticità che potranno emergere». Anche la Cgil esprime preoccupazione: «Vogliamo garanzie precise sul mantenimento dei posti di lavoro, la mobilità non può essere imposta dall'alto - spiega Mario Carruba, delegato Cgil per gli Icp - e la chiusura alle 13 di ben quattordici ambulatori rischia di creare disservizi nelle zone più lontane dal centro». Molto critica la Cisl, che solleva anche la questione delle risorse economiche: «Con quali soldi - si domanda Danilo Mazzacane, dirigente medico della Cisl - si farà questa rivoluzione? Piani di questa portata vanno valutati attentamente. Altrimenti si rischia di svilire un servizio fondamentale per Milano». Poliambulatori, cosa cambia QUANTI SONO IN CITTÀ IL DETTAGLIO 7,30 - 21 via Doria 52 14 a orario mattutino 7,30 - 18 via Farini 9, via Rugabella 4/6, via Stromboli 19, via Gola 22, piazzale Accursio 7 7,30 - 13 via Don Orione 2, via Puecher 7/9, via Livigno 2/a, via Ippocrate 45, via Quarenghi 21, via Masaniello 23, via Inganni 15, via Sassi 4, via Baroni 48, via Ripamonti 20, viale Molise 49, via Fantoli 7, via Mangiagalli 3, via Fiamma 6 5 orario lungo 2010 339 PRESTAZIONI 2011 (primi 9 mesi) 2010 INCASSO (in euro) 32.480.380 Medici specialisti 1.088.582 2011 23.827.479 20 1 orario anche serale 1.496.862 Incasso provvisorio 35 oculistica ortopedia neurologia SPECIALITÀ MEDICHE LE 8 PIÙ RICHIESTE cardiologia dermatologia odontoiatria otorinolaringoiatria ostetricia e ginecologia PER SAPERNE DI PIÙ www.icp.mi.it www.asl.milano.it Foto: Gli ambulatori provano ad adeguarsi alle nuove esigenze SANITÀ NAZIONALE 28 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Il medico riceve anche di sera rivoluzione nei poliambulatori 27/10/2011 La Repubblica - Bari Pag. 4 (diffusione:556325, tiratura:710716) Casarano, cannabis terapeutica ai malati Sla CASARANO - In un ospedale della Puglia, quello di Casarano, cinque pazienti, tutti malati di Sclerosi multipla, ricevono ogni mese 'cannabis terapeutica'. E' questa la prima e per ora unica sperimentazione del genere in Puglia di somministrazione gratuita di cannabis terapeutica. La notizia è stata resa nota in un servizio andato in onda nel Tg dell'emittente televisiva TeleRama. Gabriella Cretì e Agnese Antonaci sono due dottoresse: la prima è la direttrice dell'ospedale di Casarano e la seconda è la dirigente del servizio farmacia e sono loro le protagoniste della prima e per ora unica sperimentazione in Puglia del genere. I pazienti che ricevono la cannabis terapeutica sono cinque malati di sclerosi multipla, malattia che provoca dolori terribili e irrigidisce fino allo spasmo i muscoli. E le infiorescenze di cannabis distribuite gratuitamente dall'ospedale di Casarano servono a rilassare i muscoli contratti e a lenire il dolore. Il «Bedrocan», questo il nome ufficiale della marijuana quando diventa farmaco, è custodito in una cassaforte, nella farmacia dell'ospedale. La sperimentazione è possibile in base a due norme: il decreto ministeriale del 18/04/2007 firmato dall'allora ministro della salute Livia Turco e la delibera della giunta regionale pugliese 308 del 2010, firmata dall'attuale presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Il decreto ministeriale inserisce i cannabinoidi tra i farmaci, la delibera regionale ne stabilisce l'erogazione a carico del servizio sanitario regionale. La sperimentazione della cannabis 'terapeutica' ha però un percorso burocratico molto lungo: si parte dalla prescrizione del medico, che il malato di sclerosi porta alla farmacia ospedaliera di Casarano, che a sua volta deve ricevere un'autorizzazione da Roma, dal ministero della Salute. Ricevuta l'autorizzazione, l'economato dell'ospedale ordina il farmaco. Foto: L'ospedale di Casarano SANITÀ NAZIONALE 29 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Il caso Il primo centro della Puglia a utilizzare una possibilità offerta dalla legge per utilizzare la sostanza in modo gratuito 27/10/2011 La Repubblica - Bari Pag. 4 (diffusione:556325, tiratura:710716) L'esperto: "Carceri e Cie sono le bombe sanitarie" «I L'intervento La soluzione sarebbe decongestionarli, aumentare il personale e dare la possibilità anche ai medici di entrare più spesso (a.cass.) L RISCHIO sanitario nei penitenziari e nei Cie pugliesi è altissimo. Stiamo parlando di vere e proprie bombe epidemiologiche pronte a esplodere». Non usa mezzi termini Michele Quarto, direttore della unità operativa di igiene del policlinico, per descrivere la situazione sanitaria nelle carceri pugliesi, bandiera nera in Italia: 4.500 detenuti a fronte di una capienza carceraria pari a 2.500 posti. Professore, perché questo allarme? «L'allarme non lo lancio solo io, ma soprattutto i medici penitenziari. Io parlo di esplosioni anche sul piano sociale. Senza dubbio il problema maggiore è causato dal sovraffollamento. Considerando anche che si trascorrono 22 ore su 24 nella stessa cella. Senza dimenticare che più del 30 per cento sono tossicodipendenti, oltre il 50 per cento stranieri. Persone con un disagio sociale molto forte. Mancano i generi di prima necessità. Non ci sono rotoli di carta igienica, né vestiti o materiali essenziali all'igiene». C'è una malattia più pericolosa per la popolazione carceraria? «Senza dubbio la tubercolosi, un paradigma delle altre malattie infettive. Buona parte dei malati di Aids contrae anche la Tbc, duplicando un problema che richiede un'assistenza sanitaria non sempre possibile nelle carceri italiane. Ma sono molto presenti anche casi di sifilide e scabbia. Spesso il detenuto che ha contratto una malattia infettiva non completa la cura, ma rimane in cella con altri detenuti. Ciò porta alla diffusione di ceppi difficili da debellare e resistenti ai farmaci». Lo scenario peggiore? «La diffusione all'esterno di queste malattie. Le carceri e i Cie, dove la situazione è anche peggiore, sono dei potenziali centri di diffusione interna e esterna di malattie. Su questo aspetto c'è una scarsa attenzione da parte governativa, perché si tende a vedere il problema del sovraffollamento solo dal punto di vista giudiziario e non da quello sanitario». Ci sono rimedi al problema? «Gli istituti penitenziari italiani sono una mortificazione della dignità umana. La soluzione sarebbe di decongestionarli, aumentare il personale e dare la possibilità anche ai medici degli ospedali pubblici di entrare più spesso nei penitenziari». (a.cass.) Foto: ANALISI Il professor Michele Quarto direttore del centro SANITÀ NAZIONALE 30 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato L'intervista Il professor Michele Quarto: rischi altissimi per la diffusione di epidemie 27/10/2011 La Repubblica - Bari Pag. 4 (diffusione:556325, tiratura:710716) Scabbia, febbri esotiche e tubercolosi: colpiti soprattutto clochard e immigrati In quattro anni sono state identificate quasi cinquecento nuove infezioni da Hiv ANTONELLO CASSANO TUBERCOLOSI, scabbia e pidocchi, le cosiddette malattie della povertà, fanno la loro ricomparsa in Puglia. A rendere il quadro più fosco ci sono i dati sulla progressiva diffusione dell'Hiv fra i più giovani e la comparsa della febbre Dengue, malattia esotica sconosciuta alle nostre latitudini. E' quanto emerge scorrendo gli ultimi dati dell'Osservatorio epidemiologico regionale, che monitora l'andamento delle malattie infettive sul territorio. In particolare si assiste a una rapida diffusione di scabbia (con un aumento dei casi da 44 a 66 nel giro degli ultimi tre anni) e pidocchi: cinquanta casi in più, dai 13 del 2007 ai 66 del 2010. Numeri molto sottostimati, dovuti alla vergogna sociale provocata da queste malattie. Secondo un calcolo non ufficiale ma più realistico sono centinaia i casi di scabbia e pidocchi segnalati in Puglia negli ultimi cinque anni. Con la crisi economica cresce il numero dei poveri e dei senza fissa dimora, come dimostrato dall'ultimo rapporto Caritas. In parallelo,i medici comincianoa segnalare l'aumento delle malattie storicamente legate alle classi sociali più deboli. Ma nel momento in cui in una comunità parte il contagio, gli effetti possono colpire tutti, come dimostrano i casi dei bambini contagiati al Policlinico Gemelli di Roma o alla scuola Da Vinci di Milano. Detenuti, senzatetto, immigrati, anziani sono i primi a essere colpiti. I più deboli, a causa della malnutrizione e di un sistema immunitario depresso. Negli ultimi quattro anni si assiste in Puglia a una lenta ma progressiva diffusione della tubercolosi, passata da 120 a 136 casi. Anche l'incidenza, che calcola la reale diffusione dell'infezione rispetto alla popolazione, è in aumento. Il cosiddetto "mal sottile" colpisce prevalentemente tutte le persone che vivono ai margini della società, in maggior proporzione gli immigrati: un dato quest'ultimo da prendere con le pinze: gli stranieri che arrivano sul nostro territorio sono definiti dai medici "i più forti tra i deboli". In seguito, a causa della emarginazione che subiscono, il 15% di loro si ammala di Tbc nel primo anno di permanenza nel paese ospite e il 25% nel secondo anno. Inutile però cercare i colpevoli nel sistema sanitario o fra chi ha contratto il morbo. Se esiste un untore, questo è la povertà che colpisce italiani e immigrati senza alcuna discriminazione. In Puglia siamo sotto i dieci casi ogni centomila abitanti, una cifra che rappresenta lo spartiacque per definire una regione a basso livello di endemia. La tendenza, però, è in aumento. Il 2011 è stato anche l'anno dell'esordio di una malattia esotica mai comparsa in Puglia: si sono registrati cinque casi, tutti di importazione, di febbre "Dengue". Si tratta di una malattia virale acuta trasmessa dalle zanzare del genere Aedes, ed è una delle principali malattie febbrili contratte da turisti che rientrano da Sudest asiatico, Caraibi, America Latina e Africa. Non esiste un vaccino o una terapia specifica e nella forma più grave, quella emorragica, può degenerare fino alla morte. Attualmente non c'è allarme, ma "allerta continua" da parte dell'Osservatorio, soprattutto in previsione di una stabilizzazione della zanzara, vettore della malattia, nella nostra regione, come già successo per la zanzara tigre. Non sono per niente rassicuranti neanche gli ultimi dati sulla diffusione di Hiv. In Puglia si è passati dagli 83 casi del 2007 ai 142 del 2010. In quattro anni sono state identificate quasi cinquecento nuove infezioni. La via sessuale è la principale modalità di diffusione. Particolarmente colpiti risultano soprattutto gli omosessuali. Si assiste a una progressiva diffusione del virus, ma il fenomeno senza dubbio più pericoloso è la forte sottovalutazione del problema da parte dei più giovani. Le patologie TUBERCOLOSI Dal 2007 al 2011 si è passati da 120 casi a 136. Tendenza in aumento e problemi in crescita per gli operatori sanitari per la vecchia malattia che torna HIV Da 83 casi del 2007 a 142 del 2010. La via sessuale è la principale modalità di diffusione. Scarsa attenzione FEBBRI Il 2011 è stato anche l'anno dell'esordio in Puglia della Dengue, febbre esotica prima sconosciuta alle nostre latitudini SANITÀ NAZIONALE 31 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tornano le malattie della povertà, è allarme 27/10/2011 La Repubblica - Bari Pag. 4 (diffusione:556325, tiratura:710716) SANITÀ NAZIONALE 32 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato SCABBIA In cinque anni oltre cinquanta casi in più, dai 13 del 2007 ai 66 del 2010, ma sono numeri molto sottostimati Foto: EMERGENZA La mancata assistenza agli immigrati può provocare la diffusione di nuove malattie 27/10/2011 La Stampa - Ed. Nazionale Pag. 25 (diffusione:309253, tiratura:418328) San Raffaele, il tribunale decide I pm ribadiscono il fallimento Ma l'ospedale: rilievi insussistenti GIOVANNA TRINCHELLA MILANO I conti non tornano. La Procura di Milano ha ribadito la richiesta di fallimento del San Raffaele - un miliardo e mezzo di debiti, cinquemila lavoratori, diciassettemila creditori perché esiste una discrepanza per decine di milioni di euro tra le cifre presentate nel piano dagli amministratori e quelle messe nero su bianco dagli attestatori Angelo Provasoli e Mario Cattaneo che hanno certificato i conti. Partendo da «numeri diversi» però entrambi arrivano allo stesso risultato ovvero che i creditori riceveranno il 52%. Per i pm Luigi Orsi, Laura Pedio e Gaetano Ruta si tratta di «numeri non irrilevanti» e per capire basta fare tre esempi: gli attivi nella proposta di concordato sono stimati in 502 milioni di euro, mentre per gli attestatori sono 473 milioni, ai creditori privilegiati vengono «assegnati» 29 milioni da chi propone il concordato e 44 milioni da i certificatori, mentre le prededuzioni - ovvero i costi della procedura - ammontano a 31 milioni per gli uni e 73 milioni per Provasoli e Cattaneo. I due professori hanno dichiarato di non aver fatto un controllo contabile puntuale, ma che si sono basati sulla relazione della società di revisione Deloitte che ha fatto sapere di aver effettuato una revisione a campione. Al 19 settembre, a quattro giorni dalla scadenza del primo ultimatum della Procura, Deloitte e gli attestatori ancora interloquivano. In questa situazione il presidente del Tribunale fallimentare, Filippo Lamanna, all'udienza di ieri ha concesso otto ore per il deposito di uno schema sintetico e chiaro per spiegare queste differenze tra le cifre. Deposito che è arrivato poco prima delle 20: sette pagine in cui si sostiene che i rilievi della procura sono infondati. Oggi Profiti avrà la possibilità di controbattere alle deduzione della Procura e poi il giudice si ritirerà in camera di consiglio: l'ammissione al concordato, fallimento o dichiarazione di insolvenza che porterebbe a una amministrazione straordinaria con la nomina di un commissario, a questo punto l'ipotesi più gettonata. Dalle pieghe della procedura emerge che le dimissioni di Massimo Clementi e Maurizio Pini dal CdA del San Raffaele non sono state provocate da motivi personali. I due hanno depositato una lettera ai pm in cui lamentano di non aver mai potuto partecipare realmente alla proposta di concordato. La bozza gli sarebbe stata fatta leggere cinque minuti prima dell'inizio del CdA. Foto: I lavoratori in presidio Foto: Ieri una delegazione ha manifestato davanti al tribunale di Milano SANITÀ NAZIONALE 33 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato MILANO, ULTIMO SCONTRO SUI NUMERI. LA SENTENZA A ORE 27/10/2011 Il Messaggero - Roma Pag. 43 (diffusione:210842, tiratura:295190) Respinta la richiesta di sospensiva del Gemelli M.Ev. Sul caso dell'infermiera malata di Tbc e dei neontati contagiati nuovo botta e risposta fra il Policlinico Gemelli e l'associazione dei consumatori Codacons. Quest'ultima aveva chiesto e ottenuto dal tribunale amministrativo regionale un'ordinanza che disponeva anche per i bimbi nati nel 2010 l'esecuzione dei test che invece, per decisione della Regione e dell'Asl Roma E, si erano fermati a gennaio 2011. Il Policlinico Gemelli ha presentato ricorso contro questa ordinanza di fronte al consiglio di stato. Ieri il Codacons ha annunciato: «Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del Gemelli, che chiedeva di sospendere l'ordinanza del Tar del Lazio sull'estensione dei test per la Tbc sui neonati partoriti nell'ospedale romano». Ha aggiunto il presidente dell'associazione, Carlo Renzi: «Ogni giorno di ritardo fa accrescere il rischio di una minore efficacia della profilassi antibiotica nei casi di contagio». In serata però è arrivata la precisazione dei vertici del Policlinico Gemelli: «Il provvedimento del Consiglio di Stato non ha respinto il ricorso del policlinico Gemelli ma l'istanza di sospensiva immediata dell'esecutività dell'ordinanza del Tar perché non ha ravvisato gravi e irreversibili pregiudizi per lo stesso policlinico ma ha fissato la camera di Consiglio per la discussione sul merito del ricorso in tempi ravvicinati, cioè l'11 novembre». In sintesi: al Gemelli spiegano che solo l'11 novembre si saprà l'orientamento del Consiglio di Stato. Dal canto suo Carlo Rienzi alza ulteriormente il tiro: «L'associazione mette inoltre uno staff di avvocati e medici a disposizione di chi ha partorito presso il Policlinico nel periodo 2009-2010, al fine di fornire informazioni e assistenza legale». Foto: Secondo l'Associazione dei consumatori il Gemelli ora dovrà estendere i controlli per la Tbc anche sui bimbi nati nel 2010 SANITÀ NAZIONALE 34 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Tbc, il Consiglio di Stato non ferma i test sui bambini nati nel 2010 27/10/2011 Il Giornale - Milano Pag. 9 (diffusione:192677, tiratura:292798) San Raffaele, oggi la decisione sul crac La Procura insiste per il fallimento dell'ospedale. Il tribunale chiede nuovi chiarimenti sui conti INCONGRUENZE Il piano di risanamento non sarebbe in linea con il parere dei consulenti Luca Fazzo I conti non tornano, nel piano di salvataggio del San Raffaele. A dirlo, in queste ore cruciali per la sorte dell'ospedale creato da don Verzè, sono i giudici del tribunale fallimentare di Milano, i magistrati che oggi decideranno se accogliere l'istanza della Fondazione Monte Tabor,che punta al concordato preventivopergarantire la sopravvivenza dell'ospedale, o la richiesta di fallimento su cui ancora ieri è tornata ad insistere la Procura della Repubblica. I giudici della sezione fallimentare, presieduta da Filippo Laanna, hanno riscontrato una serie di incongruenze tra il piano presentato loro dai nuovi vertici dell'ospedale (espressi dalla cordata Vaticano-Malacalza)e ilpareredepositatodai cosiddetti «periti asseveratori», ovvero i professionisti indipendentiche devonocertificare la sostenibilità economica del piano. È un dettaglio cruciale, perché il parere dei due periti (Carlo Provasolie Mario Cattaneo)è obbligatorioper legge, eproprio la suaassenza aveva nelle settimane scorse portato laProcura a bocciareil piano. Poi, a tempo di record, il parere èstatodepositato.Ma,aquantopare, i conti esaminati da Provasoli e Cattaneo sono diversi da quelli presentatiin tribunale.Cosìigiudici hanno chiesto spiegazioni. L'ospedale le ha fornite, la Procura le ha bocciate. Ieri i giudici hanno dato tempo fino alle 19 all'ospedale per nuove spiegazioni. Entro stamattina alle 10,30 anche la Procura potrà fare sentire per l'ultima volta la sua voce. Poi i giudici si ritireranno in camera di consiglio per decidere. Sono ore convulse, come si vede, in cui i ritmi serrati imposti dal tribunale stanno costringendo le due parti in causa - ospedale e Procura - a mettere sul tavolo immediatamente tutte le carte. Ora i giochisono chiusi, e il tribunale siprepara a tirare le somme. La decisione verrà presa oggi ma - salvo fughe di notizie - verrà comunicata solo nei prossimi giorni, quando verràdepositatala sentenzain cancelleria insieme alle sue motivazioni. La sensazione è che la sorte dell'ospedalesia appesaa unfilo. Il tribunale condivide almeno in parte i dubbi della Procura sulla sostenibilità economica del salvataggio, confermate in modo abbastanza plateale dalla discrepanza tra le due versioni del piano. E qualche perplessità riguarda sicuramente anche i meccanismi della cosiddetta«governance».Chi comanderà nel nuovo San Raffele? Non a caso ieri il tribunale ha acquisito agli atti la lettera inviata in Procura da Massimo Clementi e Maurizio Pini, i due consiglieri di amministrazione (il primo di stretta osservanza Verzè) che si sono dimessi nei giorni scorsi, e che hanno scritto di essere stati emarginati di fatto dai processi decisionali. Ma sull'altro piatto della bilancia c'è l'esigenza di salvare, se possibile, struttura sanitaria e posti di lavoro. Foto: PROTESTA I lavoratori del San Raffaele ieri fuori dal tribunale SANITÀ NAZIONALE 35 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato IL CASO Bilancio in rosso per 1,5 mliardi 27/10/2011 Il Giornale - Milano Pag. 9 (diffusione:192677, tiratura:292798) La funzione pubblica delle cliniche cattoliche SCot Il libro si intitola «Le risorse nella professione sanitaria», è stato scritto da Alessandro Pirola, direttore amministrativo della casa di cura Columbus, ed è stato presentato con un convegno alla Cattolica. Relatori di peso: il rettore dell'università, Lorenzo Ornaghi, e il segretario generale della Cei, MarianoCrociata.Tema del dibattito è la crisi delle strutture sanitarie fondate e amministrate da religiosi, strette tra il rischio di fallire e quello peggiore di snaturarsi. Pirola insiste sulla necessità di coniugare managerialità e principi ispiratori cattolici («una buona impresa è un bene per tutti»), per non dover cedere il passo come è accaduto alla clinica San Giuseppe, l'ospedale fondato dai Fatebenefratelli e nel 2009 ceduto a imprenditori «con un'identità culturale diversa da quella originaria», perché «c'è una grossa differenza con l'approccio alla sanità cattolico». Il rettore della Cattolica affronta il tema della funzione pubblica della sanità.«Un welfarestatocentrico non è più economicamente sostenibile. Pensare a un modello di welfare diverso è l'unica via d'uscita,ma serve un difficile cambiamento culturale» osserva Ornaghi. Spiega che la Regione Lazio considera il Policlinico Gemelli una struttura privata: «Ma se ragioniamo con il pubblico contrapposto allo statale vuol dire che non abbiamo capito nulla di quella che è la funzione pubblica. Il pubblico non è lo statale». Crociata, segretario della Cei, spinge sull'acceleratore della gratuità, cuore dell'enciclica economica del Papa. Crociata cita la Caritas in veritate di Benedetto XVI, ricorda che «l'attività economica non può prescindere dalla gratuità», che «si tratta, in definitiva, di una forma concreta e profonda di democrazia economica» perché «la solidarietà è sentirsi tutti responsabili di tutti, non può essere delegata solo allo Stato». Così, «mentre ieri si poteva ritenere che prima bisognasse perseguire la giustizia e che la gratuità intervenisse dopo come un complemento, oggi bisogna dire che senza la gratuità non si riesce a realizzare nemmeno la giustizia». Le istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana sono chiamate a seguire questa ottica: «Si aprano a categorie di malati trascurati dal settore pubblico». Foto: RETTORE Lorenzo Ornaghi SANITÀ NAZIONALE 36 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato IL CONVEGNO 27/10/2011 Avvenire - Ed. Nazionale Pag. 14 (diffusione:105812, tiratura:151233) Il segretario Cei, Crociata: il modello antropologico che si è andato imponendo è insufficiente Enrico Negrotti MILANO . «Occorre la capacità di pensare un nuovo modello, idoneo a offrire risposte che inquadrino sempre più i temi della salute e della vita nella costruzione del bene comune. Di questo, le istituzioni sanitarie cristiane possono e devono divenire esempio e laboratorio». Sono parole del vescovo Mariano Crociata, segretario generale della Cei, intervenuto ieri all'Università Cattolica di Milano alla tavola rotonda di riflessione sul tema «Cura e assistenza: il valore dell'identità e la sfida delle risorse», a partire dal volume di Alessandro Pirola, direttore amministrativo della casa di cura Columbus di Milano: «Le risorse nella professione sanitaria» (Rubbettino editore, pag. 91, 8). La sanità cattolica comprende «300 strutture, 40mila posti letto, 50mila dipendenti - ha ricordato Pirola -. Un patrimonio da non disperdere» ma su cui si addensano grandi nubi. Abbattimenti di remunerazioni in Sicilia, Lazio e Calabria, relegamento di opere di eccellenza a funzioni marginali in Toscana, tempi di pagamento fino a due anni in Campania rendono difficile se non impossibile qualsiasi investimento. Di fronte a una assunzione ideologica dello Stato della cura e assistenza «il welfare deve diventare una forma composita tra statale e privato sociale - ha obiettato il rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi -. Questo esige un cambiamento culturale in due direzioni: non solo sul valore dell'identità ma anche della gestione concreta». La crisi però necessita di risposte non solo economiche. «Le criticità attuali del mondo sanitario - ha osservato monsignor Crociata - sono legate all'insufficienza di un modello culturale e antropologico che si è andato progressivamente imponendo, non solo nel mondo economico ma a volte anche in quello sanitario». Sintomi di questa trasformazione sono «l'illusione dell'onnipotenza della medicina scientifica, il mito del corpo patinato e a misura del proprio desiderio, il rifiuto dell'invecchiamento, l'idea della sofferenza come qualcosa da cui liberarsi a qualsiasi costo». Sul piano operativo, la scienza vive una crisi - ha ricordato don Andrea Manto, direttore dell'Ufficio nazionale di pastorale della sanità della Cei che tra medicina dei desideri e strategie difensive portano sprechi di risorse e paralizzano il sistema. «Le strutture sanitarie religiose - ha puntualizzato don Manto - devono ritrovare la loro identità per essere segno di una precisa opzione antropologica che punta sul favor vitae: l'ospitalità e il prendersi cura sono forme di accoglienza che nascono dall'idea che la vita va accolta perché è un bene sempre. Se si mette in dubbio questo, anche il modello di sviluppo e la possibilità di coniugare identità e risorse va in crisi». Foto: Il vescovo Mariano Crociata SANITÀ NAZIONALE 37 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato «Sanità cattolica elabori modelli per il bene comune» 27/10/2011 Il Secolo XIX - Genova Pag. 22 (diffusione:103223, tiratura:127026) «IO SGRADITO? CI SONO TANTI ORTICELLI...» Il chirurgo pronto a lasciare il Regina Elena di Roma: certe decisioni hanno sempre oppositori. Valente è un maestro G. FIL. GIANLUCA GRAZI, 51 anni, bolognese, chirurgo esperto in trapianti, è cresciuto all'ospedale Sant'Orsola alla scuola del professor Daniele Pinna e dal giugno 2010 dirige la chirurgia (specializzate in fegato, pancreas e vie biliari) all'istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma. È il candidato del rettore per sostituire Umberto Valente alla guida del centro del San Martino-Ist, ma sul suo nome hanno fatto le barricate i chirurghi universitari. «Non abbiamo bisogno di lui». E hanno contestato il rettore Giacomo Deferrari che ha risposto: «Lo fanno solo per difendere le loro poltrone». Professor Grazi, viene a dirigere il centro trapianti del San Martino-Ist? «Non posso parlare, non è il momento di rilasciare interviste». Ma se la chiamano, accetta l'incarico? «Ne parliamo tra qualche giorno, adesso non è proprio opportuno. Il posto è molto ambito, non lo scopro certo io». Il rettore Deferrari vuole nominarla a tutti i costi. «Questo mi fa piacere, penso di essere uno dei chirurghi italiani che ha il curriculum più corposo e.... per quanto riguarda la ricerca il mio nome è tra quelli che hanno pubblicato di più. Su queste due cose penso che ci sia unanimità di opinione». Lei è pronto a lasciare l'ospedale Regina Elena di Roma? «Non posso parlare di questi aspetti anche perché ho un vincolo di fedeltà con l'ospedale per il quale lavoro. È chiaro che l'offerta mi fa piacere». Quando arriverà la chiamata? «Da quello che ho capito si devono mettere d'accordo il rettore, il presidente della Regione, l'assessore alla sanità e il direttore generale del San Martino». E lei sarebbe pronto ad insediarsi in tempi molto brevi? «Ne parliamo in un altro momento». È vero che vuole andare via dal Regina Elena per fare nuovamente i trapianti d'organo? «Sì, vorrei riprendere presto a fare i trapianti di fegato. Nella mia carriera ne ho fatto ben 280». Da quanto è direttore di chirurgia al Regina Elena? «Da quasi un anno e mezzo, prima ero a Bologna» Lo sa che un gruppo di chirurghi universitari non la vuole? «Ho letto sul Secolo XIX che ci sono un po' di problemi ma in questo momento non è opportuno parlarne anche perché...» Anche perché? «Ognuno ha il suo orticello da difendere e certe decisioni non sono mai condivise». Il rettore Deferrari ha accusato i chirurghi universitari di fare una battaglia contro di lei per difendere le loro poltrone. «Non è un mio problema e poi certe decisioni non sono mai condivise. Succede spesso quando si parla di grandi professionisti». In che rapporti è con il fondatore del centro trapianti, Umberto Valente? «Ovviamente sono in ottimi rapporti con Valente. È stato il primo a realizzare un centro trapianti ed è una bravissima persona». Se lei venisse nominato, Valente continuerebbe a collaborare con il centro trapianti? «Sarei onorato di succedere a Valente e la sua esperienza e professionalità sarebbe sempre utile per il centro». I rapporti interni sono molto tesi, soprattutto con il responsabile dei trapianti di fegato Enzo Andorno. «Non so chi andrà a dirigere il centro, ma per superare i problemi di questi mesi credo che sia fondamentale il rispetto delle professionalità». Ha già incontrato il direttore generale del San Martino-Ist? «No, ma se mi chiama, lo incontro volentieri». Sarebbe disponibile a dirigere un centro di chirurgia del San Martino? «Certo, per me parla il curriculum. Tutti sanno chi sono. Mi raccomando, non voglio rilasciare interviste». Foto: Il chirurgo Gianluca Grazi SANITÀ NAZIONALE 38 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato PARLA GIANLUCA GRAZI, INDICATO DAL RETTORE PER LA GUIDA DEL CENTRO TRAPIANTI L'INTERVISTA 27/10/2011 Il Secolo XIX - Genova Pag. 22 (diffusione:103223, tiratura:127026) Asl 3, bisturi sulle chirurgie Tagliati quattro reparti, Sestri perderà Neurologia. Saltano dieci dirigenti GUIDO FILIPPI CHIUDERE per risparmiare, accorpare per non continuare a sprecare. Dopo almeno una decina di riunioni, il direttore generale della Asl 3 Corrado Bedogni ha presentato il piano dei tagli ai sindacati dei medici e del comparto. Ed è pesante da digerire perché verranno soppressi reparti e tagliate teste, ossia dieci dirigenti amministrativi perderanno la poltrona, i gradi e un po' di soldi in busta paga. Facile immaginare che qualcuno sta già preparando le barricate per cercare di far saltare l'operazione. Che dovrà partire presto, non appena arriverà il via liberta dalla Regione, ma non sarà una passeggiata e le prime polemiche sono già venute a galla. Anzi il prologo è già andato in scena negli ultimi quindici giorni con il ridimensionamento del Gallino di Pontedecimo che è stato congelato e presto sarà riveduto e corretto. Partiamo dalla rete ospedaliera. La Asl 3 ha quattro reparti di chirurgia tra Sestri, Sampierdarena e Pontedecimo: un'esagerazione secondo le indicazioni nazionali e quindi ne resterà soltanto una, al Villa Scassi dove c'è un dipartimento di emergenza. Ecco dunque che la Chirurgia vascolare (diretta dal dottor Simoni) emigrerà da Sampierdarena per andare al San Martino, mentre la Chirurgia toracica verrà "rimodulata" definizione elegante per dire soppressa. Nella lista nera è finita anche la Geriatria di Sestri con i suoi venti posti letto. Al Gallino di Pontedecimo verrà cancellato lo storico reparto guidato da Sergio Bondanza e nascerà una struttura per le operazioni di bassa e media intensità con al massimo cinque giorni di ricovero (dal lunedì al venerdì). E chi alla scadenza non potrà essere dimesso verrà trasferito a Medicina. I tagli si abbatteranno anche sull'ospedale di Sestri, su cui pende sempre la trasformazione del pronto soccorso in punto di primo soccorso aperto sulle dodici ore come già succede per il Gallino. Ora i vertici della Asl 3 hanno deciso che la Neurologia (diretta da Paolo Tanganelli), considerato uno dei punti di forza del Padre Antero, as4sieme alla Cardiologia. Gli oltre quaranta letti verranno chiusi ; resterà l'attività ambulatoriale e il reparto verrà trasferito al Villa Scassi quando sarà pronto il nuovo padiglione 9 bis che adesso è ancora un cantiere. Da gennaio, infine, la Psichiatria di Sestri sarà accorpata con l'attività ambulatoriale e di conseguenza non avrà più un primario. Le novità hanno subito scatenato l'alzata di scudi dei medici che sono stati informati da Bedogni e dal suo staff (Ida Grossi, Bruna Rebagliati, Giuseppe Reinaudo, Mariangela Canepa e Davide Amodeo). Il presidente dei camici bianchi della Asl 3 Luigi Bottaro, sempre abilissimo a gestire le situazioni più delicate e pacato nei giudizi, ha evidenziato che le decisioni rispecchiano le indicazioni regionali sui tagli dei reparti doppioni, ma alcuni primari hanno alzato la voce come Pilade Parodi, uno dei decani dell'azienda, Sergio Bondanza e Giulio Cecchini, primario radiologo e sindacalista della Cimo. A metà della prossima settimana è previsto un vertice sindacale per cercare una mediazione. Meno reparti e meno primari negli ospedali, ma anche meno dirigenti nei servizi sanitari che da otto scenderanno a cinque. Saltano anche dieci poltrone di dirigenti amministrativi su ventiquattro. Un'operazione che secondo le prime stime dovrebbe consentire un risparmio di circa duecentomila euro per i prossimi due anni. Il valzer dei nomi era iniziato un mese fa tra bocciature eccellenti e accorpamenti da brividi. Le strutture che verranno soppresse sono: Gestione contratti e convenzioni, Sviluppo e sviluppo processi amministrativi, Sviluppo relazioni sindacali, Gare edili, Gestione servizi alberghieri, Tecnologie informatiche e Sviluppo risorse umane. Inoltre il settore che gestisce gli interventi di edilizia sanitaria e di gestione dei cantieri scenderà da sei a due. Evidentemente in passato si è esagerato nelle promozioni. Nelle prossime settimane, verranno ufficializzati i nomi dei dirigenti che verranno declassati. i reparti di chirurgia che da gennaio verranno soppressi al Villa Scassi e al Gallino di Pontedecimo 10 i dirigenti amministrativi della Asl 3 su un totale di ventiquattro che l'anno prossimo perderanno la poltrona Foto: L'ingresso dell'ospedale Villa Scassi SANITÀ NAZIONALE 39 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato IL PIANO DELLE CHIUSURE E DEGLI ACCORPAMENTI È STATO PRESENTATO A PRIMARI E SINDACALISTI 27/10/2011 MF Pag. 11 (diffusione:104189, tiratura:173386) Medici in fuga dal San Raffaele Oggi la riunione dei giudici chiamati a valutare la proposta di concordato Che sembra convincere anche Don Verzè Manuel Follis e Andrea Montanari Sono ore cruciali per il salvataggio dell'ospedale San Raffaele di Milano, che nel frattempo deve contrastare anche la fuga di medici e primari, allettati dalle offerte provenienti da altre strutture sanitarie del Nord Italia. La vicenda giudiziaria legata al gruppo intanto volge al termine. Questa mattina si riunirà la camera di consiglio dei giudici del Tribunale fallimentare presieduti da Filippo Lamanna per decidere se accogliere o meno la richiesta di concordato preventivo depositata dal gruppo sanitario. L'alternativa, più che il fallimento, è la dichiarazione di insolvenza che farebbe scattare la procedura di amministrazione straordinaria. Il pronunciamento dei giudici è atteso entro la giornata di oggi o al massimo domani. Tempi strettissimi, insomma, legati alla necessità di decidere al più presto il futuro dell'ospedale, che tiene in sospeso 3.800 dipendenti e migliaia di pazienti in cura. Dopo l'udienza di ieri il giudice Lamanna ha chiesto ulteriori precisazioni di natura contabile relative alla proposta di concordato (elaborata dall'advisor Vitale&Associati e dallo studio Gianni Origoni Grippo). Precisazioni che sono state inviate in tarda serata ai pm titolari dell'inchiesta, Luigi Orsi, Laura Pedio e Gaetano Ruta. I magistrati, insieme ai consulenti della Procura, avranno tempo fino a questa mattina alle 10,30 per consegnare le controdeduzioni finali. La nuova documentazione è stata richiesta dal Tribunale dopo che nel corso dell'udienza è emersa la non coincidenza tra le cifre inserite nel business plan elaborato per il rilancio e quelle dei periti attestatori. In particolare, il documento degli esperti Angelo Provasoli e Mario Cattaneo riportava attivi per 473 milioni rispetto ai 502 stimati nella domanda di concordato. Allo stesso modo, per i creditori privilegiati, i professionisti Provasoli e Cattaneo indicavano 44 milioni contro i 22 iscritti nella proposta elaborata da Vitale&Associati e Gianni Origoni Grippo. Su questi rilievi (peraltro giudicati «inammissibili»e «infondati» dai vertici del San Raffaele) si gioca il futuro dell'ospedale, che però difficilmente verrà dichiarato insolvente dai giudici, nonostante i pm abbiano ribadito la richiesta di fallimento in quanto non convinti della documentazione depositata con la richiesta di concordato. Anche Don Luigi Verzè, fondatore del San Raffaele, dopo mesi di riflessione, si sarebbe convinto della necessità di un salvataggio attraverso il concordato. Anzi, il plenipotenziario e vera anima dell'ospedale negli ultimi giorni si sarebbe esposto in prima persona dando il benestare all'operazione che prevede il passaggio del controllo allo Ior e all'imprenditore Vittorio Malacalza. L'alternativa, secondo alcune interpretazioni legali, sarebbe una sola: la richiesta di ammissione a una procedura straordinaria, probabilmente alla legge Marzano. Ma fino a ieri sera al ministero dello Sviluppo Economico non risultavano dossier sul San Raffaele. Una delle preoccupazioni maggiori, in caso di amministrazione straordinaria, è l'addio da parte del personale medico-ospedaliero. Rischio concreto visto che, già in queste ore, secondo alcune fonti vicine alla società, diversi primari hanno accettato le offerte di altre strutture ospedaliere. (riproduzione riservata) Foto: Don Luigi Verzè SANITÀ NAZIONALE 40 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato L'INCERTEZZA SUSCITATA DALL'INCHIESTA STA SPINGENDO ALL'ESODO PARTE DEL PERSONALE 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011 Pag. 9 (tiratura:40000) In cantiere con il Dl «Sviluppo» lo sprint sulla salute elettronica Quattro miliardi di risparmi con ricetta on line e fascicolo sanitario Ricetta on line, fascicolo sanitario elettronico e tessera sanitaria integrata nella carta di identità elettronica fanno il loro ingresso nell'ultima bozza del Dl Sviluppo, atteso da un momento all'altro al Consiglio dei ministri. Un pacchetto che secondo i calcoli dell'Innovazione e di Confindustria (v. Il Sole-24 Ore Sanità n. 4 e n. 6/2011) vale circa 4 miliardi di risparmi. Ma nelle varie bozze circolate nell'ultima settimana anche altre norme hanno toccato la Sanità. A esempio la previsione della conservazione delle cartelle cliniche solo in forma digitale, la tracciabilità dei principi attivi dei farmaci con l'indicazione dello stato in cui sono prodotti o anche la possibilità di utilizzo nelle sperimentazioni cliniche di principi attivi anche solo se la loro preparazione ha seguito le buone norme di fabbricazione. Una ulteriore previsione, presente anche nell'ultima bozza, indica la semplificazione sulla titolarità dei depositi che trattano solo gas medicinali. E una norma, che però non era presente nell'ultima bozza disponibile al momento di andare in stampa con questo numero del settimanale, giovedì 20 ottobre, avrebbe aperto la strada per l'edilizia sanitaria "tagliata" nel Ddl di stabilità (v. pagina 8) all'inserimento negli accordi di programma di partenariati pubblico-privato per reperire capitali, con tanto di inserimento della componente privata prevista negli accordi tra gli enti del Ssn. Ricetta elettronica. Le Regioni hanno tempo per farla entrare a regime fino al 31 marzo 2012. Poi scatteranno le penalizzazioni con il blocco dei finanziamenti integrativi al fondo sanitario. Un aut aut che i governatori da tempo hanno dichiarato di non gradire: mancano indicazioni univoche per realizzare le infrastrutture e per di più si sono ridotti anche i fondi per gli investimenti in ammodernamento sanitario. La norma comunque aggiunge alla legge 122/2010 la previsione di un regolamento emanato entro 60 giorni dalla legge dall'Economia di concerto con Innovazione e Salute e con il parere della StatoRegioni che definisca le relative regole tecniche e le soglie minime di riferimento per stabilire la percentuale annua di prescrizioni mediche farmaceutiche e specialistiche a carico del Ssn in formato cartaceo da sostituire con l'invio telematico, non inferiore al 40% per il 2012, 70% per il 2013 e 90% per il 2014. Fascicolo sanitario. L'articolo è identico a quello del Ddl omnibus all'esame del Parlamento, che prevede l'utilizzo del Fse per prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione; studio e ricerca scientifica in campo medico, biomedico ed epidemiologico; programmazione sanitaria, verifica delle qualità delle cure e valutazione dell'assistenza. Unica differenza la previsione di dare solo 90 giorni e non più 180 per emanare il decreto Sal u t e - E c o n o mia-Innovazione (sempre dopo il parere di Stato-Regioni e, questa volta, del Garante della privacy) sui contenuti del Fse, le garanzie e le misure di sicurezza per il trattamento dei dati personali e modalità e livelli diversificati di accesso al Fse da parte dei vari soggetti coinvolti. Tessera sanitaria e Carta di identità elettronica. La norma semplifica quella già prevista nel precedente Dl Sviluppo, anche per ridurre i costi di realizzazione. E prevede l'inserimento dell'Innovazione - vista la specifica competenza - tra i ministeri (Interno di concerto con Economia e Salute per gli aspetti relativi alla tessera sanitaria) che devono emanare il decreto sulle modalità tecniche di attuazione e l'aggiunta alle regole per l'unificazione sullo stesso supporto di carta d'identità elettronica e tessera sanitaria di modifiche ai parametri dell'una e dell'altra perché l'unificazione sia davvero possibile. P.D.B. SANITÀ NAZIONALE 41 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato LAVORI IN CORSO 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011 Pag. 8 (tiratura:40000) Edilizia, un miliardo in meno Fazio: «C'è anche il project financing» - Ticket per censo e quoziente familiare ON LINE Lo schema di Ddl www.24oresanita.com Il Patto per la salute 2010-2012 aveva promesso di elevare da 23 a 24 miliardi il finanziamento per il programma di investimenti in edilizia sanitaria e ammodernamento tecnologico e di prevedere le somme nel bilancio pluriennale 2010-2012. Ma per ora nella bozza del Ddl sulla legge di stabilità 2012 del miliardo non c'è traccia. Il tutto con gran disappunto del mondo sanitario: i sindacati e gli Ordini hanno giudicato il taglio come una rinuncia «alla messa sotto controllo e in sicurezza di strutture di cui circa la metà ha più di 50 anni e quindi di per sé sono fonti di rischio». Ma anche all'abbandono di «ogni volontà di mettere mano alla prevenzione». «C'è il project financing». Il ministro della Salute Ferruccio Fazio è intervenuto sul tema la scorsa settimana in un'audizione alla commissione Igiene e Sanità del Senato sugli effetti delle varie manovre economiche sulla Sanità. E ha detto di augurarsi che «l'articolo 20 sull'edilizia sanitaria venga rifinanziato: lotterò per questo. Ma le Regioni - ha aggiunto - hanno avuto 400 milioni di euro per il trasporto pubblico locale: in tempo di ristrettezze hanno indicato questa priorità. Credo che l'edilizia sia importante ma penso - ha precisato - che il project financing, i finanziamenti privati, all'interno della governance pubblica, possano garantire l'aggiornamento delle strutture» in mancanza di altri fondi. Ticket per «censo». e sui codici verdi. Nell'audizione Fazio ha anche illustrato le previsioni per i nuovi ticket previsti dalla manovra di luglio dal 2014 oltre quelli sulla specialistica. L'idea della Salute è di studiare meccanismi di compartecipazione alla spesa per censo, quoziente familiare e appropriatezza. «Niente tagli lineari», ha detto Fazio. Lo strumento è un Dpr, su proposta della Salute di concerto con l'Economia, «per fissare i ticket relativi alle prestazioni individuate in base a criteri di appropriatezza, economicità ed efficacia», ha aggiunto chiarendo che i nuovi ticket, sommati ai 10 euro per la specialistica, dovrebbero consentire di raccogliere 2,8 miliardi. Ancora sui ticket Fazio ha successivamente dichiarato al congresso Sumai (v. pagina 23) di ritenere opportuna l'introduzione di quelli per la medicina d'urgenza «anche nei codici verdi. Non solo per quali bianchi», pur ribadendo che un paziente da codice verde non dovrebbe recarsi al pronto soccorso. «Imprescindibili» le reti territoriali, per dare risposte concrete ed efficienti al cittadino-paziente. «È chiaro - ha aggiunto - che se non c'è un rete territoriale il cittadino va al pronto soccorso anche per codici bianchi o verdi e non deve essere così. Vanno previsti percorsi separati anche fisicamente, per evitare che medici e anestesisti debbano occuparsi di patologie di lieve entità». Spiragli sull'edilizia. Per quanto riguarda il taglio all'edilizia, comunque, nel testo su cui la Ragioneria generale dello Stato ha dato il via libera torna un riferimento - ma non il miliardo - a quella sanitaria all'articolo 5, comma 3, prima del tutto assente. Il nuovo testo incrementa il Fondo per lo sviluppo e la coesione di 2,8 miliardi (invece dei 2,5 originari) per il 2015 per il periodo di programmazione 2014-2020 e lo destina «prioritariamente alla prosecuzione di interventi indifferibili infrastrutturali, nonché per la messa in sicurezza di edifici scolastici, per l'edilizia sanitaria, per il dissesto idrogeologico e per interventi a favore delle imprese sulla base di titoli giuridici perfezionati alla data del 30 settembre 2011, già previsti nell'ambito dei programmi nazionali per il periodo 2007-2013». Gli interventi saranno individuati con decreto dell'Economia di concerto con quello «delegato per la politica di coesione economica, sociale e territoriale su proposta del ministro interessato al singolo intervento». Specializzandi in ansia. Nella bozza di Ddl è previsto il dimezzamento dei termini di prescrizione, che passa da dieci a cinque anni, per il risarcimento dovuto a causa del mancato tempestivo recepimento delle direttive comunitarie. La norma annullerebbe in questo modo le sentenze della Cassazione che fissavano dieci anni di prescrizione (v. Il Sole-24 Ore Sanità n. 21 e 32/2011) , a decorrere dal 27 ottobre 1999, per il risarcimento della mancata retribuzione degli specializzandi che hanno frequentato le scuole universitarie dal 1 gennaio 1983 all'anno accademico 1990-1991. Fondi ai policlinici e al Bambino Gesù. Al comma 1 dello stesso articolo 5 poi, si incrementa di 1,235 miliardi il fondo speciale previsto nel bilancio dell'Economia dalla legge 33/2009 «Misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi» per assicurare il finanziamento di interventi SANITÀ NAZIONALE 42 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato LEGGE DI STABILITÀ/ Nella bozza di Ddl non ci sono le risorse previste dal Patto per la salute 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011 Pag. 8 (tiratura:40000) SANITÀ NAZIONALE 43 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato urgenti e indifferibili e tra le finalità indicate nell'elenco allegato alla legge c'è anche il contributo statale a policlinici universitari gestiti direttamente da università non statali e al Bambino Gesù di Roma. Tagli alla Salute e trasferimenti alle Regioni. La riduzione di risorse prevista per Salute nel 2012 è di 20 milioni per il 2012 sulla quota dell'1% del Fondo sanitario nazionale. Nello stato di previsione del ministero della Salute poi è istituito un fondo per finanziare le convenzioni per il 2012 (11,3 milioni) con il personale sanitario di assistenza al personale navigante (Sasn), che però passerà dal 2013 alle Regioni in coerenza «con il mutato assetto costituzionale». Dal passaggio alle Regioni non derivano oneri per il Ssn, ma, secondo la relazione tecnica, economie sul fabbisogno complessivo che per medici convenzionati (generalisti, specialisti), personale (infermieri e tecnici), medici fiduciari (legali) e personale attualmente dipendente dalla Salute è di poco più di 20 milioni. P.D.B. Le misure I TAGLI RISPARMI FINANZIAMENTI Ministero della Salute Anno 2012 20 milioni Edilizia sanitaria Anno 2012 1 miliardo I Previsto il contributo statale ai policlinici universitari gestiti direttamente da università non statali e all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma I Dal 2013 passano dal ministero della Salute alle Regioni le competenze sul personale sanitario di assistenza al personale navigante (porti, aeroporti ecc.) le cui convenzioni valgono oggi 11,3 milioni 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011 Pag. 6 (tiratura:40000) Nelle corsie d'Europa è allarme infezioni Uno spettro chiamato E. coli si aggira per le corsie degli ospedali di mezza Europa. Nei prossimi anni il peso delle infezioni da batteri resistenti agli antibiotici nelle strutture sanitarie del Vecchio Continente è destinato ad aumentare, soprattutto a causa dell'avanzata dell'Escherichia coli. Con un pesante bilancio di malati colpiti, vittime e costi economici in più da sopportare. A delineare queste preoccupanti previsioni sul futuro della salubrità dei nostri ospedali sono i risultati del progetto europeo «Burden,» elaborati dall'università di Groeningen e appena pubblicati sulla prestigiosa rivista medica «Plos Medicine». Dalle proiezioni è emerso che nel 2015 ci saranno circa 97mila infezioni e 17mila morti associati a questi due batteri. Le infezioni ospedaliere sono dunque sempre più un problema di grande rilevanza per la Sanità europea, dal punto di vista della mortalità, della morbilità e dei costi economici. Ne sono convinti i tre ricercatori - Marlieke de Kraker, Peter Davey e Hajo Grundmann del gruppo di studio Burden (Burden of resistance and disease in European nations) - che firmano i risultati di questa indagine sul tema effettuata in ben 31 Paesi europei. I ricercatori hanno combinato i dati prospettici sulle infezioni da «Staphylococcus aureus resistente alla meticillina» (Mrsa) e su quelle da «Escherichia coli resistente alla cefalosporina di terza generazione», con i dati 2007 sulla resistenza agli antibiotici nel vecchio Continente, per calcolare l'eccesso di mortalità, di ricoveri e di spesa ospedaliera. I dati relativi a 1.293 ospedali in 31 Paesi hanno rivelato che circa 5.503 morti in eccesso sono associate a infezioni del sangue causate da Mrsa (con il Regno Unito e la Francia in testa) e 2.712 con quelle da E.coli resistente alla cefalosporina di terza generazione (con Turchia e sempre Regno Unito ai primi posti). Un campanello d'allarme, questo, che suona anche per l'Italia dove si registrano 2.679 casi di infezioni da Mrsa e 1.149 da Escherichia coli. I ricercatori svedesi hanno anche scoperto che le infezioni da Mrsa ed E.coli hanno portato rispettivamente a 255.683 e 120.065 giornate in più di degenza. Tutto ciò si è tradotto in un costo stimato di oltre 62 milioni di euro (44 milioni per la Mrsa e 18 per la E. coli). Osservando l'andamento dei dati, gli esperti hanno anche stimato che nel 2015 si verificheranno 97.000 infezioni e 17.000 morti associate a questi batteri super-resistenti, con costi sempre più alti. Gli autori fanno quindi notare che «nonostante i benefìci attesi dai sistemi di controllo del Mrsa, le previsioni per i prossimi anni sono preoccupanti, perché il numero costantemente crescente di infezioni causate da agenti patogeni resistenti alla cefalosporina di terza generazione e Gram-negativi renderanno presto vani i risultati raggiunti». Mar.B. Il boom della E. coli I Paesi europei più colpiti Incidenza per 100mila persone Mrsa E. coli Paese Mrsa E. coli Francia 4.523 617 7,3 1,0 Germania 2.484 1.921 3,0 2,3 Grecia 1.207 110 10,8 1,0 Italia 2.679 1.149 4,6 2,0 Portogallo 1.989 431 18,7 4,1 Spagna 2.223 1.385 5,0 3,1 Turchia 3.968 4.440 5,3 5,9 Uk 5.520 2.821 9,1 4,6 SANITÀ NAZIONALE 44 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato STUDIO SU TRENTUNO PAESI SUI BATTERI RESISTENTI AGLI ANTIBIOTICI 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011 Pag. 6 (tiratura:40000) Assicuratori italiani in fuga Chi resta raramente è in grado di resistere: in 15 anni sinistri triplicati Come spesso accade, le ragioni della crisi della Rc medica vanno ricercate nel combinarsi di una serie di fattori concomitanti. Certamente da anni è osservabile un aumento generalizzato della litigiosità nel nostro Paese. Questo trend è legato all'evoluzione della responsabilità civile: in tutto il mondo si osserva un aumento della litigiosità, mano a mano che il mercato si fa più maturo e sofisticato. D'altra parte, i grandi progressi della scienza medica hanno comportato un forte aumento delle aspettative di risultato e, purtroppo, un grande aumento del livello di insoddisfazione, nel caso in cui le promesse attese non si siano poi concretizzate. Ciò è ancora più evidente nelle problematiche legate a questioni di concepimento e parto, soprattutto in un Paese come il nostro, nel quale si è assistito a una forte flessione nel numero delle nascite. Il consistente aumento delle denunce di sinistro da errore medico costituisce dunque un segnale concreto della crescente sfiducia dei pazienti verso il sistema sanitario. Nel periodo compreso tra il 1994 e il 2009, secondo l'Ania, il numero dei sinistri denunciati alle imprese di assicurazione per le coperture assicurative mediche si è più che triplicato, passando da circa 9.500 a quasi 34.000 all'anno. Al numero crescente di denunce ha fatto seguito il marcato allungamento del periodo necessario per la definizione dei sinistri, per la sempre maggior durata del periodo occorrente per ottenere una valutazione definitiva delle lesioni e per il generalizzato aumento dei contenziosi. Secondo l'Ania, meno del 6% dei sinistri denunciati nel 2009 è stato a oggi liquidato e intercorrono in media ben 15 anni dalla data di protocollazione di un danno al suo pagamento. Nel frattempo l'Italia ha vissuto un'evoluzione del risarcimento del danno alla persona del tutto peculiare. Tale fenomeno si è sviluppato particolarmente negli anni più recenti, raggiungendo il suo culmine con la pubblicazione delle tabelle per la liquidazione del danno non patrimoniale, a opera dei giudici dell'"Osservatorio di Giustizia" di Milano, e con la decisione resa il 7 giugno scorso dalla Cassazione, nella quale si è affermato che i valori di riferimento adottati dal Tribunale di Milano costituiranno d'ora innanzi il valore di riferimento su scala nazionale. L'impatto che questo processo di rivalutazione del danno alla persona ha avuto sul mondo assicurativo è stato epocale. Pur proponendosi di fare ordine in un sistema assai caotico, ha impresso una spinta ulteriore all'aumento del costo medio dei sinistri che già si osservava come tendenza a partire dai primi anni '90. Nell'ambito della Rc medica il costo medio dei sinistri si è letteralmente raddoppiato e tale andamento è osservabile per tutte le generazioni di sinistri prese in considerazione dallo studio dell'Ania. C'è da poi rilevare che, oramai da anni e in linea con quanto osservato in altri Paesi del mondo, assistiamo a un progressivo slittamento del concetto di responsabilità medica verso forme di responsabilità oggettiva, passando attraverso una sorta di radicalizzazione del principio di responsabilità civile contrattuale: viene definitivamente affermata l'inversione dell'onere probatorio e rimane sempre a carico dell'ospedale o del medico accusati di malpractice il compito di provare la propria estraneità ai fatti contestati. Tutto questo ha aperto la strada a un ricorso alle aule di giustizia assai più agevole e sempre più indiscriminato. L'incremento dei premi attuato dalle compagnie di assicurazione per far fronte all'andamento negativo del ramo ha provocato una spinta verso il miglioramento dell'attività di risk management delle strutture sanitarie, il che non può che comportare un miglioramento degli indicatori tecnici. Tuttavia, il rapporto sinistri a premi delle generazioni più recenti risulta ancora assai superiore al 100 per cento. Le compagnie, cioè, devono ancora pagare assai più di quanto incassano e ciò determina l'abbandono del mercato della Rc medica da parte di un gran numero di assicuratori italiani, spinti dalla sfiducia nelle proprie possibilità di recupero e dalla difficoltà di reperire i capitali necessari per soddisfare i parametri imposti dall'Autorità di vigilanza per la gestione di questo ramo. Migliaia di polizze disdette si riversano allora sul mercato, il che, per la più nota legge che lo governa, a fronte di una forte riduzione dell'offerta e di un forte aumento della domanda, non può che concorrere al cospicuo aumento dei prezzi di cui si è parlato. Nel frattempo, brokers e agenti di assicurazione si trovano in mano interi portafogli di rischi da piazzare in un SANITÀ NAZIONALE 45 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato RISCHIO CLINICO/ Solo pochi operatori sono in grado oggi di stipulare polizze 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011 Pag. 6 (tiratura:40000) SANITÀ NAZIONALE 46 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato ambito nient'affatto recettivo. Si cerca allora di rendere più attraente per gli operatori un mercato che viaggia ormai ben oltre le 100.000 richieste di risarcimento all'anno, con più di 12.000 casi pendenti davanti ai giudici, di cui il 74% circa si risolve con il riconoscimento di un errore terapeutico. Ma bisogna anche provare a rendere più attraente l'acquisto di una polizza assicurativa a tanti ospedali che, di fronte a premi pari a multipli di quanto pagato in precedenza, decidono di rinunciare ai contratti stessi, pensando di provvedere da soli alla gestione dei sinistri. Si cerca poi di attrarre nuovi investitori dall'estero, i quali sono solitamente ignari delle dinamiche del nostro mercato assicurativo e vengono allettati da un ammontare premi all'apparenza piuttosto consistente. Vengono perciò organizzati veri e propri raggruppamenti di rischi, assemblando in un'unica grande polizza tutte le strutture presenti in un'area. Così, assieme alla tale struttura complessa e plurisinistrata, vengono coperti anche gli ospedali decentrati, aventi un'attività assai meno esposta e operanti in aree con un livello di litigiosità non paragonabile a quello delle grandi aree urbane. Si tratta di polizze basate su meccanismi piuttosto complessi, il cui funzionamento risulta talvolta artificioso e non contribuisce a migliorare l'amministrazione di un ramo di per sé già assai oneroso sul piano della gestione. In ogni caso, al momento, solo pochi operatori sono in grado di sottoscrivere polizze da Rc medica nel nostro Paese. In gran parte non sono di origine italiana e raramente riescono a resistere all'andamento del ramo, abbandonando il mercato alle prime avvisaglie di pericolo. Non si tratta, cioè, di un progetto volto a fornire una soluzione duratura al problema e le azioni intraprese non sono sufficientemente incisive per migliorare la gestione del rischio Sanità nel nostro Paese. Ciò causa una crescente sfiducia degli operatori sanitari nei confronti del mondo assicurativo e aumenta ogni giorno il numero delle strutture che preferiscono optare per l'autoassicurazione, facendo assurgere la crisi dell'assicurazione della responsabilità civile medica al ruolo di vero e proprio problema sociale. Bisognerebbe infatti che le strutture sanitarie utilizzassero le poche risorse a loro disposizione non per fronteggiare le conseguenze degli eventuali errori, ma per investire su una migliore gestione del rischio, partecipando sempre più attivamente alla stabilizzazione dei risultati del ramo. Cinzia Altomare Property&Casualty Facultative Branch Manager General Reinsurance Milan Branch 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011 Pag. 4 (tiratura:40000) In clinica bisturi sotto torchio Check sul 2000-2010 per 1.185 pratiche - Il 40% riguarda l'area chirurgica La prima edizione del report marsh sulla medmal nell'ospedalità privata si basa su un campione sperimentale di strutture private accreditate e non. Le strutture hanno varie dimensioni, alcune sono paragonabili a un ospedale pubblico, altre sono delle piccole cliniche altre ancora sono di medie dimensione. Spesso le singole strutture analizzate fanno parti di gruppi o holding della sanità privata. In molti casi non è presente il pronto soccorso e in alcune situazioni il personale medico dipendente è in quota minoritaria. In questa prima edizione non è stato possibile effettuare dei cluster che sono allo studio. Il campione con cui è stato costruito il report è formato da 18 gruppi/holding della sanità privata che complessivamente contengono 44 singole strutture di varie dimensioni. I vari gruppi sono distribuiti per presenza geografica al nord 38%, al centro 27% e al sud 35 per cento. Le richieste di risarcimento danni complessive geograficamente sono distribuite al nord con il 45,42%, il 28,97% al centro e il 25,61% al sud. Se analizziamo il dato medio per singola struttura sanitaria il Nord equivale al 36,60%, il Centro è il 46,70% e il Sud 17,70 per cento. Lo studio prende in considerazione l'andamento delle richieste di risarcimento danni dal 2000 in poi, il dato diventa significativo e interessante a partire dal 2004, 2005 circa. Complessivamente sono state raccolte circa 1.500 richieste di risarcimento danni. Anche per quanto riguarda il contenzioso nella sanità privata si osserva un aumento del numero delle richieste con una leggera flessione del 2010. La tipologia delle richieste di risarcimento danni è principalmente stragiudiziaria (70,33%), il 9,31% è riferito a un procedimento giudiziario civile e circa il 4% a un procedimento penale. Il restante 17% circa è indeterminato per questa tipologia di informazione. Rispetto ai procedimenti giudiziari quelli civili sono maggiori al Centro seguito dal Nord e dal Sud mentre quelli penali sono più presenti al Centro e al Sud rispetto al nord. In tutte e tre le macro aree geografiche comunque predomina il procedimento stragiudiziario. Nel primo report della sanità privata il 95,40% delle richieste danni riguarda pazienti, il 2,55% visitatori e l'1,97% operatori. A guidare la classifica per tipologia di rischi, ovviamente è il rischio clinico con l'82,93%, seguono i rischi alla struttura (eventi in aree comuni, parcheggi, scale ecc.) 7,14%, i danni alla proprietà (oggetti personali, protesi ecc.) 3,92% e i rischi professionali 1,82 per cento. L'analisi delle conseguenze seguite all'evento che ha determinato la richiesta di risarcimento vede al primo posto le lesioni 86,64% seguite da decessi 8,61%, e danni alle proprietà 4,01 per cento. Le principali tipologie di errori reclamati sono errori chirurgici (39,49%), errori terapeutici (12,66%), errori diagnostici (9,03%), cadute di pazienti e visitatori (8,95%), gli errori da parto e/o cesareo (4,89%), le infezioni (4,73%), gli errori da procedura invasiva (4,05%) e i danneggiamenti a cose (2,45%). Le specialità cliniche maggiormente interessate sono: ortopedia (18,06%), struttura e parti comuni (14,18%), odontoiatria (10,04%), chirurgia generale (8,35%), ostetricia e ginecologia (8,27%) pronto soccorso (3,97%), cardiochirurgia (2,95%) e neurochirurgia (2,78%). Rispetto all'ospedalità pubblica si nota una forte riduzione del pronto soccorso perché molte strutture non offrono questo servizio ma si inseriscono specialità come l'odontoiatria, la cardiochirurgia e in taluni casi la chirurgia plastica. La maggior parte delle richieste di risarcimento danni sono denunciate entro un anno dalla data di accadimento dell'evento; più della metà entro 3 anni. La maggior parte degli errori chirurgici viene denunciato entro 2 anni dall'avvenuta prestazione, gli errori terapeutici entro 3 anni circa e gli errori diagnostici entro 2,5 anni. Le rischieste di risarcimento per i problemi legati ai parti vengono presentate entro circa 5 anni. Per quanto le principali specialità le richieste di risarcimento danni vengono presentate entro 2 o al massimo 3 anni a eccezione dell'ostetricia e ginecologia che amplia il suo range di un anno circa. Nel corso dei 10 anni (2000-2010) sono state chiuse circa il 20% delle richieste danni, mentre resta aperto circa il 50% di pratiche (49,90%) e un ulteriore 18% circa risulta senza seguito (18,19%). Le pratiche che vengono denunciate spontaneamente dalle singole aziende a scopo precauzionale sono circa l'11% (11,13%). Emanuele Patrini Healthcare risk manager Marsh Spa Danni contestati Stato delle richieste danni Soggetti danneggiati Andamento denunce per anno Andamento richieste per ospedale Andamento SANITÀ NAZIONALE 47 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato REPORT MARSH/ Prima analisi sulle richieste di risarcimento nell'ambito dell'ospedalità privata 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011 Pag. 4 (tiratura:40000) SANITÀ NAZIONALE 48 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato specialità vs anno denuncia Totale vertenze Risarcimenti Euro Totale chiusi 8.296.527,25 Val. medio 29.213,12 Val. minimo 75,00 Val massimo 750.000,00 Errori chirurgici Risarcimenti Euro Totale chiusi 4.459.393,69 Val. medio 43.719,55 Val. minimo 74,00 Val massimo 557.840,00 Errori diagnostici Risarcimenti Euro Totale chiusi 174.707,50 Val. medio 15.882,50 Val. minimo 500,00 Val massimo 90.000,00 Errori terapeutici Risarcimenti Euro Totale chiusi 807.470,52 Val. medio 21.823,53 Val. minimo 100,00 Val massimo 561.200,00 Errori in sala parto Risarcimenti Euro Totale chiusi 965.603,20 Val. medio 120.700,40 Val. minimo 1.200,00 Val massimo 750.000,00 Infezioni Risarcimenti Euro Totale chiusi 202.404,00 Val. medio 25.300,50 Val. minimo 5.000,00 Val massimo 67.500,00 Risarcimenti Euro Totale chiusi 795.160,79 Val. medio 26.505,36 Val. minimo 241,00 Val massimo 330.000,00 Cadute (pazienti/ visitatori) Errori in ortopedia Risarcimenti Euro Totale chiusi 635.374,53 Val. medio 21.909,47 Val. minimo 155,00 Val massimo 250.000,00 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011 Pag. 3 (tiratura:40000) Buone pratiche Agenas specchio per l'Ue Azione comune per 43 agenzie Check list e sicurezza in sala operatoria, prevenzione delle cadute e delle infezioni ospedaliere e prevenzione degli eventi sentinella restano al centro dell'attenzione dei professionisti sanitari. A dimostrarlo sono le esperienze realizzate con l'obiettivo di migliorare la sicurezza dei pazienti e delle cure, che le strutture sanitarie accreditate, pubbliche e private, stanno segnalando in questi giorni all'Osservatorio buone pratiche dell'Agenas. Faro dell'organismo - istituito nel 2008 in attuazione di una Intesa Stato-Regioni - le Direttive e le Raccomandazioni emanate a livello europeo, con particolare riferimento alla Raccomandazione del Consiglio Ue del 9 giugno 2009, che ha previsto, tra le azioni che gli Stati membri devono porre in atto per accrescere la sicurezza dei pazienti, la revisione e l'aggiornamento delle migliori pratiche applicabili all'assistenza nonché l'informazione al cittadino e la condivisione delle conoscenze, delle esperienze e delle migliori pratiche a livello europeo. Obiettivo finale, favorire il trasferimento delle esperienze facilitando l'accesso alle informazioni, sostenendo lo scambio di conoscenze e promuovendo l'integrazione e l'interazione tra Regioni, organizzazioni sanitarie, professionisti e cittadini. Le edizioni 2008, 2009 e 2010 della call annuale, cui hanno aderito tutti i governi locali, hanno consentito di alimentare l'archivio web con circa mille esperienze di miglioramento della sicurezza dei pazienti (consultabili al link http://buonepratiche.agenas.it/practices.aspx); la call for good practice 2011, in scadenza il 31 ottobre, rappresenta la quarta edizione dell'iniziativa realizzata dall'Agenas. Le strutture sono state invitate a segnalare le esperienze/ interventi che abbiano dimostrato un miglioramento della sicurezza dei pazienti risultando pertinenti alla tematica della gestione del rischio clinico; attuate a livello regionale, aziendale o di unità di produzione; fondate (ove presenti) su evidenze da letteratura; valutate anche dal punto di vista dell'efficacia e dei costi); realizzate in accordo ai principi del Mcq (miglioramento continuo della qualità) e sostenibili nel tempo. Particolare attenzione viene posta alle esperienze potenzialmente riproducibili/trasferibili in atri contesti. A partire dal 2008 l'Osservatorio ha focalizzato annualmente l'attenzione su una fase specifica del ciclo delle Buone pratiche: per l'anno in corso il focus è sulla trasferibilità e sul trasferimento delle buone pratiche, tema che, in collaborazione con le Regioni, sarà trattato dall'Agenas al VI Forum Risk Management in Sanità, in programma ad Arezzo dal 22 al 25 novembre 2011. Intanto l'esperienza dell'Osservatorio sta per essere replicata anche a livello europeo. È stata infatti sottomessa al «Second programme of Community action in the field of health» una Joint Action, coordinata da Haute Autorité de Santé (Fr) avente come obiettivo generale quello di contribuire alla sicurezza dei pazienti e alla qualità delle cure, rafforzando la cooperazione tra i Paesi europei tramite la condivisione della conoscenza, delle esperienze e delle migliori pratiche, promuovendo la trasferibilità e l'implementazione di quest'ultime nei Paesi membri dell'Unione europea. Al progetto partecipano, in qualità di Associated Partner 43 organizzazioni europee tra cui, per l'Italia, il ministero della Salute e l'Agenas Barbara Labella PhD, Sezione qualità e accreditamento, Agenas SANITÀ NAZIONALE 49 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato IN PISTA LA QUARTA CALL ANNUALE 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011 Pag. 2 (tiratura:40000) Solo in Italia le liti intasano i tribunali Il fenomeno della responsabilità civile per il risarcimento dei danni da colpa medica è da tempo balzato agli onori delle cronache per l'esplosione dei numeri che caratterizzano il comparto assicurativo, in cui il proliferare delle cause e l'innalzamento dei risarcimenti ha determinato un incremento del costo dei premi assicurativi al quale molte componenti del settore non riescono più a far fronte. È sempre più frequente il ricorso, da parte di enti ospedalieri, a forme così dette di "autoassicurazione" ove cioè la struttura decide a livello contabile e amministrativo di assumere in proprio il rischio delle conseguenze dell'errore clinico e quindi di gestire autonomamente e senza coperture di garanzie le trattative e le controversie intentate dai pazienti che si ritengono vittime di un errore medico. Le imprese di assicurazione che ancora si affacciano sul mercato spesso offrono prodotti assicurativi con costi molto elevanti e con coperture contenute o limitate da clausole tese a circoscrivere il proprio rischio, perché legate alla durata del contratto (così dette "claims made" con retroattività contenuta nel tempo), alla natura delle prestazioni erogate dal professionista sanitario, ovvero perché limitate sotto il profilo dell'esposizione finanziaria dell'assicuratore (franchigie elevate, fisse o aggregate, massimali contenuti, garanzie "a secondo rischio" eccetera). È come se il mercato assicurativo, realizzata l'assoluta non competitività del settore della Rc sanitaria, abbia ridotto all'osso la propria partecipazione e il proprio interesse (si veda pag. 6), inserendo nei contratti clausole limitative sempre più rigide, da un lato e, dall'altro, aumentando il costo del servizio offerto. Il consistente aumento delle denunce di sinistro da errore medico costituisce un altro segnale concreto dell'evoluzione del comparto anche sotto il profilo del rischio assicurativo. Nel periodo compreso tra il 1994 e il 2009, secondo l'Ania, il numero dei sinistri denunciati alle imprese di assicurazione per le coperture assicurative, sia dalle strutture sanitarie che dai medici professionisti, si è più che triplicato, passando da circa 9.500 a quasi 34.000 all'anno. In particolare, le denunce relative ai singoli medici sono tornate nel 2008 sui livelli medi degli ultimi 5 anni, mentre quelle riguardanti le strutture sanitarie sono risultate nello stesso anno in forte crescita (+10 %), arrivando quasi a quota 18.000 intimazioni. Infine, l'Ania indica come il rapporto sinistri/premi del ramo, dal 1994 al 2008, si sia mantenuto su percentuali assai elevate, con punte massime nel 1998, quando, per ogni euro di premi incassati le compagnie hanno pagato 4,77 euro di sinistri. Ai giorni nostri (dato del 2008) tale rapporto si è quasi allineato, pur rimanendo negativo (per ogni euro incassato se ne spendono 1,11, con perdite classificabili quindi nell'ordine del 10%). Ovviamente tale apparente miglioramento, permanendo una casistica molto elevata di denunce e di sinistri liquidati, è ottenuto a spese delle strutture e dei singoli professionisti che corrispondono premi assicurativi sempre più elevati. Circa le cause del fenomeno, le stesse sono da ricondurre, principalmente, come si è già detto, al forte incremento di denunce di sinistri (intesi come censure dell'operato dei sanitari), legate a un sentimento di crescente aspettativa che l'opinione pubblica ha risposto negli ultimi anni nel risultato clinico di riscontro alla propria domanda di cure e di soluzioni terapeutiche. A ciò si aggiunga l'orientamento della magistratura di legittimità e di merito che, specie nell'ultimo decennio, si è attestata su posizioni giuridiche di tutela privilegiata del malato, sia sotto l'aspetto dei criteri di imputazione della colpa civilistica, sia sotto quello della portata dei risarcimenti monetari dei danni accertati. Viene da chiedersi se il fenomeno dell'incremento delle cause legate alla responsabilità medica sia tipico del nostro Paese, ovvero se a esso corrisponda un analogo andamento, quanto meno sotto il profilo dell'aspettativa di risultato, anche in altri Paesi, specialmente dell'area euro. Un esame comparativo circa i sistemi di accertamento e gestione delle controversie legate alla così detta "medical malpractice" (tratto dallo studio a cura di Cinzia Altomare pubblicato sul volume «L'assicurazione nella responsabilità civile del medico e della struttura sanitaria», Maggioli, 2011) riserva alcune sorprese e, forse, persino delle indicazioni su come uscire da un fenomeno che nel nostro Paese sta raggiungendo pericolosi livelli di guardia. In Europa (ma il discorso varrebbe anche per i Paesi d'oltre Manica a cominciare dagli Stati Uniti) è SANITÀ NAZIONALE 50 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Dal confronto con il resto d'Europa emerge l'abnorme numero di contenziosi giudiziali 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011 Pag. 2 (tiratura:40000) SANITÀ NAZIONALE 51 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato generalizzato il fenomeno dell'incremento esponenziale delle controversie legate alla colpa medica. Dovendosi escludere, tra le cause del fenomeno, quella della perdita di tecnicità rispetto al passato della moderna categoria dei medici (è vero anzi il contrario grazie anche all'aiuto della scienza medica sempre più in evoluzione), la causa è forse da ricercare in una crescente presa di coscienza da parte dell'utenza, e quindi dei pazienti, di un generale diritto alla prestazione sanitaria altamente qualificata, con conseguente aspettativa di risultato che spesso, e non sempre per colpa del medico, non è possibile scientificamente raggiungere. Prescindendo dalle molteplici cause che ci accomunano per lo più agli altri Paesi europei, rispetto a questi ultimi ci distinguiamo per l'assenza di una strategia nazionale di approccio al problema che presenta non solo profili giuridici ma anche socio-economici. A differenza degli altri Paesi europei interessati dal fenomeno negli ultimi anni, l'Italia ha ancora oggi demandato ogni regolamentazione del problema ai principi del diritto interamente governati dalla magistratura, omettendo il nostro legislatore di svolgere alcuna attività di regolazione e disciplina della responsabilità sanitaria e delle sue ricadute economiche. È un atteggiamento che attiene a scelte di politica giudiziaria per la quale non ci compete alcun commento, salvo rilevare che l'esame del settore della nostra Rc sanitaria mostra come tale opzione sia forse poco lungimirante. Filippo Martini Avvocato del Foro di Milano PAESI SCANDINAVI Utile anche una disamina di cosa avviene nei Paesi del Nord Europa. In Finlandia è stato fondato nel 1987 il Pic (Patient Insurance Center), che garantisce l'indennizzo dei danni causati da errore medico. Esso funziona su base "no-fault", ovvero prescindendo dall'accertamento di responsabilità del medico ed è supportato da un fondo di garanzia alimentato da un pool di assicuratori. È interessante notare come lo scopo dichiarato di questo istituto sia quello di salvaguardare i diritti dei pazienti e, allo stesso tempo, la solvibilità delle compagnie di assicurazione che lo sostengono. Il sistema costituisce quindi una sorta di volano di calmieramento dei risarcimenti e delle risorse economiche a essi destinate. Tutte le compagnie di assicurazione operanti nell'ambito della Rc medica devono entrare a far parte di questo consorzio, controllato e regolato dalla locale Autorità di vigilanza. In Danimarca, un sistema che funziona anch'sso su base "no fault" prevede l'obbligatorietà delle coperture di responsabilità civile professionale per tutti gli operatori del settore sanitario, inclusi, a partire dal 2004, anche quelli che fanno capo al settore privato. Gli assicuratori sono tutti consorziati in pool finalizzati alla ripartizione del rischio in modo uniforme e proporzionale alla contribuzione finanziaria di ognuno. La Svezia, infine, ha adottato anch'essa un sistema operante su base "no-fault", il Pci (Patient Compensation Insurance), già a partire dal 1975. La copertura assicurativa, offerta originariamente da un pool di assicuratori, oggi è demandata a un ente mutualistico statale. FRANCIA In Francia la Rc medica è gestita con il primario apporto tecnico di un organo nazionale e statale cui è demandato l'accertamento della responsabilità del medico (Oniam Office National d'Indemnisation des Accidents Médicaux). È onere del medico dimostrare all'organismo la propria estraneità ai fatti contestati e, nel caso la sua responsabilità venga confermata, il caso passa alle compagnie di assicurazione. La preminente parte del contenzioso si svolge quindi in sede stragiudiziale con la verifica delle ipotesi di colpa demandate a un organismo nazionale e con il pagamento conseguente di una somma coperta dalle imprese di assicurazione. Naturalmente la parte lesa ha comunque il diritto di rifiutare il risarcimento offerto in sede extragiudiziale e di ricorrere al tribunale per ottenere soddisfazione. I medici che dipendono dal servizio pubblico usufruiscono della copertura assicurativa a spese dello Stato, mentre i dipendenti delle strutture private devono provvedere in proprio al suo acquisto. Tuttavia, il sempre più frequente ricorso ai tribunali, unitamente all'aumento dei sinistri e dell'ammontare dei risarcimenti, ha provocato in Francia, già a partire dalla metà degli anni 90, una crisi del tutto simile a quella verificatasi in Italia nell'ultimo decennio. Tra il 1990 e il 2000, infatti, il numero delle richieste di risarcimento è aumentato del 251%, e il costo medio dei sinistri del 239%. A partire dal 2006 poi, si è registrato un aumento tra il 19% e il 25% del numero dei risarcimenti riconosciuti in sede giudiziale. GERMANIA La Germania non presenta, secondo i dati ultimi conosciuti, una situazione di crisi del sistema come quella registrata in Gran Bretagna o che si vive nel nostro Paese. Su una popolazione di poco superiore agli ottanta milioni di abitanti, infatti, si registrano oggi circa 40.000 sinistri all'anno, di cui appena l'8% - come riporta la Law Library of 25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011 Pag. 2 (tiratura:40000) SANITÀ NAZIONALE 52 La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Congress - trova definizione in tribunale. È già forte la presenza del comparto assistenziale pubblico, nel senso che gli assicuratori sociali coprono, con una certa efficacia, tutte le spese mediche e di assistenza, offrendo forme pensionistiche e rendite che danno al paziente vittima di un errore medico un elevato trend economico. Esiste al tempo stesso in Germania un sistema di valutazione del danno non patrimoniale volto alla limitazione dei risarcimenti in parametri ritenuti tollerabili dal sistema macro-economico del Paese. L'importo massimo riconosciuto a questo titolo, infatti, si aggirerebbe intorno ai 500.000 euro, per casi assai gravi di lesioni da parto. Per lesioni di più lieve entità, invece, l'importo riconosciuto non supera solitamente i 40.000 euro. Va detto inoltre che, come di recente avvenuto in Italia, l'accesso alla giustizia civile è sempre preceduto dal ricorso a una camera di conciliazione, o mediazione, coadiuvata da consulenti ed esperti nominati dalle associazioni dei medici. GRAN BRETAGNA Una crisi per certi aspetti assimilabile alla nostra (caratterizzata dall'incremento del costo dei premi ben al di sopra del tasso di inflazione) si registrò in Gran Bretagna già negli anni 80. A quel tempo i premi di assicurazione dovuti alla Mdu - Medical Defence Union, organizzazione alla quale aderivano tutti i medici britannici, che riuniva in una sorta di convenzione le coperture della loro Responsabilità civile professionale, balzarono improvvisamente da 40 sterline a 1.080 sterline per ciascun medico aderente. La forte pressione che ne derivò a livello di opinione pubblica spinse così la Corona a prendersi carico della responsabilità civile professionale di tutti gli operatori del Servizio sanitario nazionale. Pertanto, a partire dal 1990, tutti i dipendenti del servizio sanitario sono direttamente coperti da un fondo a cura dello Stato, che si occupa di determinare l'effettivo verificarsi dell'errore clinico e di provvede al pagamento dell'eventuale risarcimento dovuto, sulla base di un procedimento probatorio interamente a carico del danneggiato. La soluzione britannica si basa dunque su alcune precise scelte del Governo: deresponsabilizzazione del medico dipendente, onere della prova a carico del danneggiato e accertamento della colpa demandato a un organismo statale (la Nhs Litigation Authority, che gestisce il programma del Nhs e opera sulla base di un budget controllato dal Governo, noto come il Revenue Resource Limit). Tale sistema, pur con una realtà ancora assai complessa e gravosa sul piano economico, ha mostrato un certo livello di efficacia, se si considera che - sempre tra il 2007 e il 2008 - lo stesso Nhs ha denunciato un tempo medio di liquidazione per sinistro inferiore all'anno e mezzo (1,46 anni) e che ben il 96% dei casi trattati è stato risolto "out of Court settlements", ovvero in sede extragiudiziale (solo il 4% dei casi risulta definito in tribunale nel periodo di osservazione). Sinistri risolti in sede giudiziale (%) Sinistri risolti in sede extragiudiziale (%)