AUSL RAVENNA
Rassegna stampa del 27/10/2011
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INDICE
AUSL RAVENNA
27/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Perizia favorevole ai tre medici
6
27/10/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
RAVENNA I periti del giudice hanno...
7
27/10/2011 Corriere di Romagna - Ravenna
Abbandono di incapace: assolti dipendenti Ausl
8
27/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
La Regione redistribuisce fondi alle Ausl In arrivo a Ravenna oltre tre milioni di euro
9
27/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
E' uscita dal coma e ha chiesto del marito la donna intossicata dal monossido
10
27/10/2011 Corriere di Romagna - Ravenna
Uscita dal coma farmacologico la 38enne intossicata
11
27/10/2011 Corriere di Romagna - Ravenna
Investito da ubriaco, morte legata all'incidente
12
27/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Bologna
Nove macroaree per governare la città: dirigenti al vaglio
13
27/10/2011 Corriere di Romagna - Forlì
Incontro sul primo soccorso pediatrico
14
27/10/2011 La Voce di Romagna - Rimini
Rilancio dell'azione dei sindaci romagnoli per...
15
27/10/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
Sanità Spadoni (Udc): "Bene il milione e mezzo per l'hospice"
16
27/10/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
Travolto da ubriaco disposta l'autopsia "Inasprire le pene"
17
27/10/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
Il consiglio provinciale di Ravenna prende...
18
25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Nelle Cds attive cronicità e infermieri in sede
19
AREA VASTA E REGIONE
27/10/2011 Corriere di Romagna - Rimini
Abbandono di incapace: assolti dipendenti Ausl
21
27/10/2011 QN - Il Resto del Carlino - Cesena
SPECIALE SALUTE TV GLI ORMONI DELLA DONNA
22
27/10/2011 La Voce di Romagna - Forli
Nasce il mattatoio per carne biologica
23
SANITÀ NAZIONALE
27/10/2011 Il Sole 24 Ore
San Raffaele, il tribunale decide sul concordato
26
27/10/2011 La Repubblica - Milano
"Giusto cambiare, oggi chi lavora è escluso"
27
27/10/2011 La Repubblica - Milano
Il medico riceve anche di sera rivoluzione nei poliambulatori
28
27/10/2011 La Repubblica - Bari
Casarano, cannabis terapeutica ai malati Sla
29
27/10/2011 La Repubblica - Bari
L'esperto: "Carceri e Cie sono le bombe sanitarie" «I
30
27/10/2011 La Repubblica - Bari
Tornano le malattie della povertà, è allarme
31
27/10/2011 La Stampa - NAZIONALE
San Raffaele, il tribunale decide
33
27/10/2011 Il Messaggero - Roma
Tbc, il Consiglio di Stato non ferma i test sui bambini nati nel 2010
34
27/10/2011 Il Giornale - Milano
San Raffaele, oggi la decisione sul crac
35
27/10/2011 Il Giornale - Milano
La funzione pubblica delle cliniche cattoliche
36
27/10/2011 Avvenire - Nazionale
«Sanità cattolica elabori modelli per il bene comune»
37
27/10/2011 Il Secolo XIX - GENOVA
«IO SGRADITO? CI SONO TANTI ORTICELLI...»
38
27/10/2011 Il Secolo XIX - GENOVA
Asl 3, bisturi sulle chirurgie
39
27/10/2011 MF
Medici in fuga dal San Raffaele
40
25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
In cantiere con il Dl «Sviluppo» lo sprint sulla salute elettronica
41
25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Edilizia, un miliardo in meno
42
25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Nelle corsie d'Europa è allarme infezioni
44
25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Assicuratori italiani in fuga
45
25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
In clinica bisturi sotto torchio
47
25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Buone pratiche Agenas specchio per l'Ue
49
25/10/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Solo in Italia le liti intasano i tribunali
50
AUSL RAVENNA
14 articoli
27/10/2011
QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Pag. 13
(diffusione:165207, tiratura:206221)
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IL CASO INCHIESTA PER LA MORTE DI UN' AVVOCATESSA LUGHESE DI 38 ANNI
Perizia favorevole ai tre medici
Indagati per omicidio colposo. Il decesso causato da un tumore
E' STATA discussa ieri mattina davanti al gip Piervittorio Farinella la perizia svolta dal professor Piero
Pierfederici e dal medico legale Roberto Nannini tesa ad accertare se fu corretto, dal punto di vista della
tecnica medica, l'operato di tre medici - una ginecologa di Lugo e due chirurghi del Sant'Orsola di Bologna in relazione alla malattia, un tumore al basso ventre, che il 31 dicembre scorso portò a morte un'avvocatessa
di Lugo di 38 anni. Secondo i due periti la diagnosi fu tempestiva, un intervento effettuato in tempi più
ravvicinati alla individuazione del male non sarebbe stato salvifico, la tecnica utilizzata, la laparoscopia, non è
stata invece ritenuta la più adeguata essendo preferibile l'intervento diretto. Il risultato peritale è ben diverso
da quello del consulente di parte offesa, che ha invece sostenuto la totale inadeguatezza della tecnica usata
che ha infatti causato la dispersione di cellule maligne che si sono poi sviluppate a livello linfatico attraverso
l'apparato riproduttivo e che soprattutto ha contestato l'affermazione della tempestività dell'intervento rispetto
alla diagnosi e della diagnosi stessa. Ora gli atti saranno restituiti al pm Isabella Cavallari per le
determinazioni del caso. I familiari della professionista sono assistiti dall'avvocato Michele Lombini, mentre gli
indagati sono difesi dagli avvocati Domenico Benelli e Guido Magnisi. ALL'AVVOCATESSA, nel corso di una
visita ginecologica, a seguito di ecografia era stata diagnosticata, nel 2004, una formazione estranea, definita
comunque benigna. L'avvertimento fu quello di effettuare ecografie ogni sei mesi per il monitoraggio. Nel
giugno del 2008 l'ecografia evidenziò la presenza di sostanza di natura diversa all'interno della massa già
individuata. Secondo il consulente Zanetti già questa evidenza avrebbe dovuto costituire motivo di
approfondimento. Invece si è giunti al 15 gennaio 2009 quando la diagnosi fu appunto di formazione tumorale
con l'indicazione di procedere a intervento di asportazione. L'intervento, eseguito in laparoscopia, fu eseguito
ai primi di ottobre. Per i periti, il ritardo di nove mesi non è stato ritenuto concausa dell'evento-morte, mentre
di parere diametralmente opposto è il consulente di parte offesa. La rimozione con la tecnica laparoscopica,
come si è detto, comportò la messa in circolo di cellule maligne che si inserirono nel sistema linfatico e nel
giro di un anno la professionista è deceduta. c.r. Image: 20111027/foto/9161.jpg
AUSL RAVENNA
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27/10/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 16
(diffusione:30000)
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RAVENNA I periti del giudice hanno...
RAVENNA I periti del giudice hanno in buona sostanza sostenuto che la diagnosi era stata tempestiva ma
che c'era stato un ritardo nell'intervento. Però a loro avviso la tecnica operatoria era stata corretta tanto che,
procedendo anche in altro modo, l'aspettativa di vita della paziente non sarebbe aumentata di molto. Quelli
della parte lesa hanno invece sostenuto che tali conclusioni sono derivate da presupposti scientifici errati e
che a tratti sono incongruenti. Un incontro quello di ieri mattina davanti al gip Piervittorio Farinella
determinante per fare luce sulla morte di Sara Passarelli, praticante avvocato deceduta a soli 38 anni nel
dicembre 2010 per un tumore non diagnosticato. Per l'accaduto, sono tre i medici indagati: un ginecologo di
Lugo e due dottori di Bologna, difesi dagli avvocati Guido Magnisi e Domenico Benelli. Mentre i familiari della
ragazza sono tutelati dall'avvocato Michele Lombini. Per la giovane la prima diagnosi per quella che era stata
identificata come massa tumorale benigna era arrivata nel lontano 2004. Erano seguiti a cadenze semestrali
controlli di monitoraggio. Ma nel giugno 2008 da una ecografia erano emersi altri segnali. La ragazza era
stata visitata da uno specialista nel gennaio 2009. Nell'autunno di quell'anno, l'operazione. Ed era stato solo
in seguito a quella che i medici avevano scoperto che in realtà la giovane soffriva di ben altro tumore rispetto
a quello diagnosticatole. La ragazza stessa, cartelle cliniche alla mano, aveva fatto denuncia contro i tre
medici per l'ipotesi di lesioni colpose. Poi purtroppo la sua situazione era precipitata. A gennaio scorso
l'autopsia disposta dal pm Isabella Cavallari. Lo stesso al quale ora torneranno gli atti in ragione del prossimo
passo del procedimento.
AUSL RAVENNA
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27/10/2011
Corriere di Romagna - Ravenna
Pag. 18
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COINVOLTA UNA FAENTINA
Abbandono di incapace: assolti dipendenti Ausl
Ribaltato il verdetto di primo grado. Il paziente uscito dalla struttura non è più stato ritrovato
MISANO. Ribaltando il verdetto di primo grado, ieri la Corte d'assise d'appello di Bologna (presidente
Pierleone Fochessati) ha assolto dall'accusa di abbandono d'incapace due dipendenti dell'Ausl riminese
«perchè il fatto non sussiste». Nell'aprile 2010 il Gup riminese aveva ritenuto i due imputati - Massimo
Borghesi, 49 anni, riminese, coordinatore del servizio infermi eristico, e Barbara Sangiorgi, 57enne faentina,
ps i c h i a t r a della res idenza "co nv e n z i o n ata" - responsabili della m a n c a t a sorv eglia nz a d e l p
aziente (era però caduta l'aggravante dell'evento morte, contestata dal pm) e li aveva condannati alla pena di
otto mesi di reclusione ciascuno. I giudici bolognesi, accogliendo le tesi dell'avvocato difensore Leonardo
Bernardini, sulla mancanza dell'elemento psicologico del reato, hanno riformato integralmente la sentenza. Il
caso è quello della "fuga" di un paziente non in grado di provved e r e a s e stesso dal reparto psic h i a t r i c
o della res idenza co nve nzio nata di Misano. L ' u o m o Mario A nd r e i n i , 70enne all'epoca dei fatti - è
scomparso dalla struttura nell'aprile del 2007 e non è stato più trovato. La mattina della sparizione il paziente,
sottoposto a un trattamento volontario, era stato notato tranquillamente al bar e i due accusati non possono
essere ritenuti responsabili del fatto che nessuno lo abbia fermato alla porta, al momento di andarsene. Della
tragica vicenda (è in corso anche una causa civile) sarà chiamato a rispondere invece davanti alla Corte
d'ass ise di Rimini (prima udienza a marzo 2012) il legale rappresentante della struttura: nel suo caso è
rimasta la contestazione della morte anche in assenza del cadavere: Andreini, infatti, a causa delle gravi
patologie di cui soffriva - stando a una consulenza medica - non aveva alcuna possibilità di sopravvivere
senza l'assunzione quotidiana di particolari farmaci, a stretta prescrizione specialistica. Da quattro anni e
mezzo si è persa ogni traccia di lui, né si è mai rintracciato il cadavere, nonostante le ricerche e
l'interessamento della trasmissione «Chi l'ha visto?». Il figlio dello scomparso, Walter Andreini, che si è
costituito parte civile attraverso l'avv ocato Roberto Brancaleoni, ha tentato di ritrovare il corpo del padre negli
obitori di mezza Italia, senza esito.
AUSL RAVENNA
8
27/10/2011
QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Pag. 15
(diffusione:165207, tiratura:206221)
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SANITÀ PROGRAMMA INVESTIMENTI
La Regione redistribuisce fondi alle Ausl In arrivo a Ravenna oltre tre
milioni di euro
L'ASSEMBLEA regionale ha approvato aggiornamenti al Programma degli investimenti in sanità. In
particolare ha redistribuito alle Ausl dell'Area Vasta il finanziamento di 7 milioni originariamente destinato all'
Ausl di Cesena. Oltre un milione e mezzo andrà all'Ausl di Ravenna, per la realizzazione di un 'hospice' al
S.Maria delle Croci. Con lo stesso provvedimento sono stati destinati a Ravenna quasi altri 2 milioni per
l'acquisto di attrezzature e arredi.
AUSL RAVENNA
9
27/10/2011
QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Pag. 9
(diffusione:165207, tiratura:206221)
Ora è in Medicina d'urgenza. Le è stato tenuto nascosto che il suo compagno non ce l'ha fatta
IL CLIMA di tragedia che da domenica pomeriggio aveva investito l'intera comunità senegalese di Ravenna in
seguito alla morte di Papa Maior Diop - avvelenato dal monossido di carbonio sprigionatosi dai bracieri nella
sua camera da letto, in via Corradina a Fosso Ghiaia - è stato mitigato ieri da una buona notizia: la moglie
della vittima, che era rimasta intossicata in modo molto grave, sta meglio e non versa più in coma. La donna,
Aminata Diouf, è stata trasferita dal reparto di Rianimazione del 'Santa Maria delle Croci' a quello di Medicina
d'urgenza: non è ancora lucidissima, ma sta velocemente recuperando. Il fatto che siano bastati tre giorni di
intensissime terapie in ospedale e al Centro iperbarico per scongiurare la morte - al momento del ricovero,
Aminata aveva un livello elevatissimo di carbossiemoglobina - ha riportato un po' di serenità tra tutti i
conoscenti. Appena si è risvegliata dal coma, la donna avrebbe chiesto notizie del marito, la cui sorte le è
stata ovviamente tenuta nascosta, e del figlio Ousman, 15 anni, che pure era rimasto intossicato, ma fuori
pericolo fin dai primi momenti. SCONGIURATA la minaccia più grave, per Aminata Diouf resta quella di
possibili danni neurologici permanenti, che non si manifestano nell'immediatezza dei fatti e neppure dopo
pochi giorni. Per questo motivo, secondo i protocolli previsti per tutte le persone che siano rimaste intossicate
gravemente dal monossido di carbnonio, tra una quarantina di giorni la donna dovrà sottoporsi a controlli. A
livello nazionale - quindi comprendendo anche territori in cui l'attenzione e la sensibilità per il rischiomonossido sono inferiori rispetto alla nostra provincia - la percentuale di pazienti con conseguenze
neurologiche è di due su dieci quando non sia stata effettuata terapia iperbarica e invece praticamente
azzerata quando la terapia sia stata svolta. «Il modo in cui è stata affrontata l'emergenza - spiega il direttore
del Centro iperbarico, Pasquale Longobardi - ha dimostrato ancora una volta quanto sia importante il 'lavoro
di squadra'». Il medico si riferisce al Pronto soccorso, alla Rianimazione e allo stesso Centro iperbarico: per
Papa Maior Diop non c'era nulla da fare, ma, se Aminata Diouf si è salvata, lo deve all'estrema rapidità di
intervento di ogni operatore. IERI pomeriggio all'obitorio di Ravenna è stata effettuata l'autopsia sul corpo di
Papa Maior Diop, disposta dal pm Monica Gargiulo. «Contiamo che tutte le procedure vengano completate
entro domani - spiega Babacar Pouye, senegalese, presidente della Consulta degli immigrati - e poter poi
procedere al rimpatrio della salma».
AUSL RAVENNA
10
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E' uscita dal coma e ha chiesto del marito la donna intossicata dal
monossido
27/10/2011
Corriere di Romagna - Ravenna
Pag. 13
Uscita dal coma farmacologico la 38enne intossicata
RAVENNA. E' uscita dal coma farmacologico la 38enne trasportata in fin di vita domenica scorsa all'
ospedale di Ravenna in seguito all'intossicazione di monossido. La donna - sottoposta a terapia iperbarica e
trasferita ieri dal reparto di Rianimazione dove era ricoverata a quello di Medicina d'urgenza - ha ripreso
conoscenza, ha chiesto informazioni del marito (che si trovava nella stessa stanza ed è deceduto a causa
delle esalazioni del gas killer liberate da un braciere; ieri si è svolta l'autopsia) e ha potuto rivedere il figlio
15enne. Era stato proprio quest'ultimo a far scattare l'allarme. Uscito di casa con un cugino per andare a
pranzo da amici, si era sentito male ed aveva chiesto di essere accompagnato al pronto soccorso. Gli
accertamenti a cui è stato sottoposto hanno rilevato la presenza di una percentuale anomala di
carbossiemoglobina nel sangue. Quando i soccorritori sono giunti n el l'abitazione dove vive, hanno scoperto
il cadavere del padre, riuscendo a salvare la madre.
AUSL RAVENNA
11
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Ha visto il figlio e chiesto del marito morto
27/10/2011
Corriere di Romagna - Ravenna
Pag. 13
Investito da ubriaco, morte legata all'incidente
RAVENNA. La morte di Giuseppe Tonini, il 78enne investito la scorsa settimana a Ponte Nuovo da un
20enne ubriaco che aveva perso il controllo dell'auto, sarebbe legata all'incidente. Il decesso dell'uomo,
stando all'esito dell'autopsia eseguita ieri pomeriggio, sarebbe quindi una conseguenza dei traumi riportati
nello scontro. L'anziano, travolto mentre rincasava, aveva riportato la frattura del bacino. Trasportato all'
ospedale, col passare delle ore le sue condizioni erano progressivamente peggiorate. Trasferito nel Reparto
di rianimazione, sabato il pensionato era stato sottoposto ad un intervento chirurgico che però non è bastato
a salvargli la vita. L'ex operaio, che lascia la moglie, tre figli e quattro nipoti, è spirato nella tarda serata di
domenica.
AUSL RAVENNA
12
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Eseguita l'autopsia sul 78enne di Ponte Nuovo deceduto all' ospedale
27/10/2011
QN - Il Resto del Carlino - Bologna
Pag. 15
(diffusione:165207, tiratura:206221)
Nove macroaree per governare la città: dirigenti al vaglio
HA TEMPO fino a lunedì il direttore generale del Comune Giacomo Capuzzimati per scegliere la nuova
squadra che dirigerà la macchina comunale. Intanto la giunta ha approvato lo schema organizzativo da
adottare in questo nuovo mandato. Saranno nove le cosiddette 'macroaree' dentro le quali si declineranno
tutti i dipartimenti comunali. Riqualificazione urbana, Cura e qualitá del territorio, Risorse finanziarie,
Economia e promozione della cittá, Cultura e scuola, Benessere di comunitá, Programmazione, Personale e
organizzazione, Affari istituzionali e quartieri. Francesca Bruni, ora a capo degli Affari Istituzionali,
sembrerebbe la più quotata per rivestire il ruolo di capo del nuovo dipartimento 'Cultura e Scuola'. Mentre
Mauro Felicori, oggi dirigente della Cultura, guiderebbe il dipartimento 'Economia e promozione della città'.
Facile anche l'entrata nella nuova squadra comunale di Eno Quargnolo, direttore delle attività socio sanitarie
Ausl di Ravenna, a cui spetterebbe l'area 'Benessere di comunità'. Probabilissima la conferma dell'esperto
Stefano Bigi, direttore del dipartimento Bilancio, che rimarrà alla testa dell'area 'Risorse Finanziarie'. Sotto
l'ala del dipartimento 'Affari istituzionali e quartieri' finirà la gestione di questi ultimi, che vengono in qualche
modo resi più controllati (allontanandosi dalla filosofia del decentramento di Cofferati). Importante novità è la
nuova organizzazione dei dipartimenti preposti alla riqualificazione urbana (ricomprendendo in maniera
unitaria progetti urbanistici e ambientali-energetici) e alla cura e qualità del territorio, in cui la manutenzione e
la pulizia della città rappresentano un programma strategico di innovazione urbana.
AUSL RAVENNA
13
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LINEE GUIDA PER LA NUOVA LEGISLATURA
27/10/2011
Corriere di Romagna - Forlì
Pag. 25
Incontro sul primo soccorso pediatrico
La Pubblica assistenza di Ravenna, gruppo di Cervia, e la Fondazione Tesea, in collaborazione con il dottor
Cesare Renzelli del reparto Pediatrico dell'ospedale di Ravenna, organizzano un incontro aperto alla
popolazione. Si parlerà del "Primo soccorso pediatrico". L'appuntamento è per sabato alle 10.30, al Centro
sociale di via Caduti per la libertà 85.
AUSL RAVENNA
14
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PUBBLICA ASSISTENZA
27/10/2011
La Voce di Romagna - Rimini
Pag. 19
(diffusione:30000)
Rilancio dell'azione dei sindaci romagnoli per favorire il corretto uso della risorsa idrica da parte dei cittadini e
delle attività commerciali e produttive. E nuovi interventi, d'intesa con Hera e Romagna Acque, come
l'attivazione di pompe sul fiume Bidente (con una portata di 120 litri/secondo) per posticipare a inizio
dicembre il possibile raggiungimento della soglia di preallarme per l'invaso di Ridracoli fissato a 6 milioni di
metri cubi. Sono le decisioni del tavolo di coordinamento regionale riunitosi ieri a Bologna monitorare la
situazione di crisi idrica in Romagna. Le forti precipitazioni che si sono verificate nelle ultime 16 ore hanno,
infatti, interessato soprattutto le province occidentali della Regione: gli oltre 50 di mm di pioggia registrati sul
versante romagnolo non sono stati significativi ai fini dell'apporto idrico a Ridracoli nell'appennino forlivese. Il
tavolo ha deciso di mantenere in vigore lo stato di attenzione emesso lo scorso 26 settembre riferito agli
aspetti idropotabili e registrato la validità delle misure del piano di interventi di protezione civile avviate per il
graduale risparmio delle risorse idropotabili. In particolare si tratta di queste azioni: l'attivazione dei
potabilizzatori mobili per il prelevamento di acqua dal Cer, la graduale riduzione della pressione della rete
idrica gestita da Hera, la trasmissione ai sindaci di una circolare regionale per l'adozione di ordinanze
finalizzate a limitare i consumi e per un corretto dell'acqua potabile, l'utilizzo controllato dell'acqua dai campi
pozzi in Romagna.
AUSL RAVENNA
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Rilancio dell'azione dei sindaci romagnoli per...
27/10/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 16
(diffusione:30000)
RAVENNA "Ho apprezzato come il direttore generale dell'azienda Usl di Ravenna, seppur tardivamente,
abbia onorato gli impegni assunti anche attraverso il Piano attuativo locale e oggi, di fatto, indirizzi le risorse
provenienti dalla Regione per la realizzazione di un hospice nella città": a scriverlo è Gianfranco Spadoni
(consigliere provinciale dell'Udc). "Come noto - si legge in una nota - , i distretti di Lugo e di Faenza sono già
dotati di tale struttura residenziale in cui il malato può trovare sollievo e conforto negli ultimi periodi di vita alla
presenza della propria famiglia. Ora anche il capoluogo può puntare verso questo obiettivo che rappresenta
un segno preciso di umanità e di civiltà nei confronti delle persone affette da malattie irreversibili e delle loro
famiglie alle quali sarà possibile condividere questi momenti così difficili e delicati della vita. Allo stesso
tempo, ad ogni modo, vanno potenziati i servizi e le prestazioni domiciliari rivolte a questi cittadini per rendere
più accettabile e serena la parte finale dell'esistenza alla presenza dei familiari. L'equipe domiciliare e il
personale qualificato sia sotto l'aspetto sanitario, sia per quanto attiene il versante sociale e assistenziale,
sono i requisiti essenziali per rispondere ad un'esigenza purtroppo diffusa sul territorio".
AUSL RAVENNA
16
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Sanità Spadoni (Udc): "Bene il milione e mezzo per l'hospice"
27/10/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 16
(diffusione:30000)
Travolto da ubriaco disposta l'autopsia "Inasprire le pene"
utte le circostanze portano a pensare che quel decesso sia stato proprio determinato dalle conseguenze
dell'incidente stradale. E non è finita qui, perché il conducente dell'auto che a Ponte Nuovo una settimana fa
aveva travolto il 78enne Giuseppe Tonini, guidava con un tasso alcolemico superiore a quello consentito per
mettersi al volante. Ma per sgombrare il campo da ogni dubbio, il pm Monica Gargiulo ieri mattina ha disposto
l'autopsia sul 78enne. L'uomo, investito il 20 ottobre scorso (giovedì) a pochi passi da casa, era entrato in
ospedale con diverse fratture ma poi si era improvvisamente aggravato ed era deceduto domenica sera.
Toccherà al medico legale Donatella Fedeli accertare esattamente la ragione della morte e determinare
l'eventuale nesso di causalità, ovvero la relazione tra l'incidente e il decesso. La perizia verrà depositata entro
60 giorni. Unico indagato è l'automobilista, un 20enne di origine romena residente a Foligno (Perugia) ma
domiciliato a Ravenna per lavoro. Il giovane (difeso dall'avvocato Francesco Manetti) è accusato di omicidio
colposo e di guida in stato di ebbrezza. L'incidente, accaduto all'incrocio tra via Fano e via Romea, si era
verificato attorno alle 20.30. Alle 21.04 la prima prova con etilometro della polizia Municipale aveva dato 0,71
(il limite è 0,50). La seconda alle 21.14 si era fermata su 0,67. Insomma, il giovane aveva bevuto. E proprio la
possibile introduzione del reato di omicidio stradale è stata al centro dell'ultimo forum delle polizie locali cui ha
preso parte anche l'assessore comunale alla Sicurezza, Martina Monti. "I dati - ha detto la Monti - devono
fare riflettere dato che nel 2010 a fronte di circa 500 omicidi volontari, si sono registrati oltre 5.000 omicidi su
strada. Le leggi attuali non prevedendo pene adeguate e punizioni esemplari, deresponsabilizzano la guida".
Per l'assessore, che ha già firmato la petizione a sostegno della proposta di legge per l'introduzione
dell'omicidio stradale, è il caso dunque di intervenire al più presto "inasprendo le pene per incidenti provocati
da chi ha assunto alcol o droghe".
AUSL RAVENNA
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
L'assessore alla Sicurezza ribadisce la necessità di introdurre il reato di omicidio stradale e di dare un giro di
vite a chi guida con alcol o droghe
27/10/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 14
(diffusione:30000)
Il consiglio provinciale di Ravenna prende l'iniziativa sull'area vasta romagnola: con un ordine del giorno
approvato martedì all'unanimità l'aula di piazza Caduti per la libertà invita infatti presidente e giunta "a
proporre alla regione EmiliaRomagna e agli enti locali di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini l'attivazione di un
tavolo di lavoro finalizzato alla elaborazione di un accordo territoriale - si legge nel testo del documento - che
definisca e unifichi negli attuali ambiti provinciali, in capo ad un'unica conferenza degli enti, le funzioni di
governo di area vasta". È ancora presto per parlare di provincia unica, ma l'obiettivo è "rendere permanenti
modalità e forme di coordinamento delle politiche pubbliche in ambito romagnolo, impegnandosi tuttavia puntualizzano - a mantenere in capo ai consigli provinciali e agli organi democraticamente eletti le loro
funzioni decisionali, prevedendo adeguati tempi per valutare e discutere le proposte". Questa soluzione
nasce dalla "necessità che si proceda ad un organico disegno di riforma dell'ordinamento delle autonomie
locali che - spiegano i consiglieri - ridisegnando competenze e ruolo di ciascun livello dello stato, possa
contribuire alla costruzione di una vera riforma istituzionale e fiscale" che miri, continuano, "al risparmio, alla
semplificazione e allo snellimento nella pubblica amministrazione". E secondo il consiglio provinciale di
Ravenna "una leale collaborazione e una cooperazione virtuosa tra diversi livelli istituzionali può valorizzare
le eccellenze locali e accrescere le capacità del territorio romagnolo di fare sistema - conclude l'ordine del
giorno - aumentandone solidarietà, e&cacia e capacità di competere, anche attraverso la promozione di un
marchio romagnolo che identifichi prodotti e servizi di qualità".
AUSL RAVENNA
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Il consiglio provinciale di Ravenna prende...
25/10/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011
Pag. 19
(tiratura:40000)
Nelle Cds attive cronicità e infermieri in sede
Il 55% delle strutture presidiate almeno 10 ore al giorno. Programmi di gestione delle patologie croniche rivolti
a tutta la popolazione del nucleo di cure primarie - in integrazione con specialisti e più raramente con il
nursing - nel 79% dei casi. Interventi di formazione integrata nel 69% delle realtà. È questa la fotografia delle
42 sedi già attive e funzionti sul territorio regionale, che secondo la programmazione aziendale accoglieranno
progressivamente le funzioni proprie delle Case della salute. Per tutte è ormai assodata la partecipazione al
Progetto Sole, con la possibilità per i medici di famiglia di accedere alle cartelle cliniche degli assistiti del
nucleo di cure primarie. Documenti in alcuni casi accessibili anche agli infermieri e in un solo caso agli
specialisti. In quasi tutti i casi è presente una medicina di gruppo: base di partenza per passare allo step
successivo, previsto nell'organizzazione delle Case della salute, dell'integrazione tra tutti i professionisti. In
diverse sedi, nel frattempo, già tutti i medici del nucleo di cure primarie assicurano la presenza nella struttura
per assicurare la continuità assistenziale diurna. In particolare, la continuità per piccole urgenze ambulatoriali
è assicurata in 38 sedi (il 91%), mentre come detto in 21 di queste, pari al 55%, è garantita la copertura di
almeno 10 ore al giorno. Se l'attività è generalmente svolta dai Mmg, in tre sedi la continuità h24 è assicurata
da un "punto di primo intervento" collegato alla rete dell'emergenza nel 40% delle strutture trova spazio anche
la sede dei medici di continuità assistenziale notturna, prefestiva e festiva, che garantisce anche fasce orarie
di attività ambulatoriale. In diversi casi si registra la presenza di un infermiere che accoglie i pazienti, svolge
funzioni di counseling e di educazione sanitaria, esegue terapie prescritte dal medico, fa medicazioni, si
raccorda con l'assistente sociale e si raccorda con gli altri servizi sanitari. Le classiche funzioni di accesso
alle prestazioni sanitarie, di informazione e orientamento ai servizi e Urp, sono presneti in 38 delle 42 "case
della salute" già funzionanti. Cruciale il fronte cronicità: 33 sedi realizzano programmi su diabete, scompenso
cardiaco, insufficienza respiratoria e renale, patologie psichiatriche minori. In 18 casi c'è il monitoraggio attivo
dei pazienti: sistemi di recall, follow up telefonico, couselling infermieristico ambulatoriale e domiciliare
attivato per pazienti più complessi o con fragilità sociale, ispirato al Chronic care model. Anche per la
cronicità all'infermiere si ricorre sempre più: per medicazioni e terapie iniettive. Quasi ovunque, infatti, è
presente un ambulatorio per attività programmate, mentre va ancora potenziato il contributo che il nursing
può dare in termini di accoglienza, valutazione, monitoraggio dei pazienti cronici e dei fragili, raccordo con
l'assistenza domiciliare integrata, con i poliambulatori, con l'ospedale e con i servizi sociali. Il capitolo
formazione, infine: in 29 sedi programmi su specifiche patologie coinvolgono Mmg, specialisti e talvolta
infermieri; mentre per l'addestramento trasversale nella gestione integrata del paziente cronico spiccano le
buone pratiche realizzate a Parma, Ferrara e Ravenna. Le funzioni presenti nelle Casa della salute attive
AUSL RAVENNA
19
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«CHI FA COSA» NEI PRESÌDI GIÀ FUNZIONANTI
AREA VASTA E REGIONE
3 articoli
27/10/2011
Corriere di Romagna - Rimini
Pag. 20
Misano: ribaltato il verdetto di primo grado. Il paziente uscito dalla struttura non è più stato ritrovato
MISANO. Ribaltando il verdetto di primo grado, ieri la Corte d'assise d'appello di Bologna (presidente
Pierleone Fochessati) ha assolto dall'accusa di abbandono d'incapace due dipendenti dell'Ausl riminese
«perché il fatto non sussiste». Nell'aprile 2010 il Gup riminese aveva ritenuto i due imputati - Massimo
Borghesi, 49 anni, riminese, coordinatore del servizio infermieristico e Barbara Sangiorgi, 57enne faentina
psichiatra della residenza "c onve nzi ona ta" - responsabili della mancata sorveglianza del paziente (era però
caduta l'aggravante dell'evento morte, contestata dal pm) e li aveva condannati alla pena di otto mesi di
reclusione ciascuno. I giudici bolognesi, accogliendo le tesi dell'avvocato difensore Leonardo Bernardini, sulla
mancanza dell'elemento psicologico del reato, hanno riformato integralmente la sentenza. Il caso è quello
della «fuga» di un paziente non in grado di provvedere a se stesso dal reparto psichiatrico della residenza
convenzionata di Misano. L'uomo - Mario Andreini, 70enne all'epoca dei fatti - è scomparso dalla struttura
nell'aprile del 2007 e non è stato più trovato. La mattina della sparizione il paziente, sottoposto a un
trattamento volontario - era stato notato tranquillamente al bar e i due accusati non possono essere ritenuti
responsabili del fatto che nessuno lo abbia fermato alla porta, al momento di andarsene. Della tragica
vicenda (è in corso anche una causa civile) sarà chiamato a rispondere invece davanti alla Corte d'assise di
Rimini (prima udienza a marzo 2012) il legale rappresentante della struttura: nel suo caso è rimasta la
contestazione della morte anche in assenza del cadavere: Andreini, infatti, a causa delle gravi patologie di cui
soffriva - stando a una consulenza medica - non aveva alcuna possibilità di sopravvivere senza l'assunzione
quotidiana di particolari farmaci, a stretta prescrizione specialistica. Da quattro anni e mezzo si è persa ogni
traccia di lui, né si è mai rintracciato il cadavere, nonostante le ricerche e l'interessamento della trasmissione
«Chi l'ha visto?». Il figlio dello scomparso, Walter Andreini, che si è costituito parte civile attraverso l'avvocato
Roberto Brancaleoni, ha tentato di ritrovare il corpo del padre negli obitori di mezza Italia, senza esito.
AREA VASTA E REGIONE
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Abbandono di incapace: assolti dipendenti Ausl
27/10/2011
QN - Il Resto del Carlino - Cesena
Pag. 5
(diffusione:165207, tiratura:206221)
SI PARLA dei meccanismi ormonali e della loro centralità nella fisiologia della donna, sia in età fertile che in
menopausa, nella puntata di 'Speciale Salute Tv', a cura dell'ufficio Pubbliche Relazioni e Comunicazione
dell'Ausl Cesena, in onda domani sera alle 19.30 su Teleromagna (ch 14).
AREA VASTA E REGIONE
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SPECIALE SALUTE TV GLI ORMONI DELLA DONNA
27/10/2011
La Voce di Romagna - Forli
Pag. 49
(diffusione:30000)
presentato le proposte. Novità anche per i posti auto
a giunta di Sarsina ha completato il piatto delle sue proposte in merito alle opere pubbliche da effettuare nel
triennio 2012 - 2014. OSi parla dei meccanismi ormonali e della loro centralità nella fisiologia della donna, sia
in età fertile che in menopausa, nella nuova puntata di Speciale Salute Tv, a cura dell'u.cio Pubbliche
Relazioni e Comunicazione dell'Azienda USL di Cesena e in onda da questa sera, alle ore 19,30, su
Teleromagna. Ospiti in studio Daniele Pungetti, direttore Unità Operativa Ginecologia -Ostetricia e Corrado
Ru.lli, medico di Medicina Generale, che parleranno dei benefici e delle controindicazioni che oggi
comportano alcuni farmaci utilizzati nelle terapie relative ai disturbi ormonali che colpiscono l'universo
femminile, nei metodi contraccettivi, ecc. Nel corso della puntata verranno trasmessi gli interventi del
cardiologo Marco Pretolani, dell'endocrinologa Costanza Santini, della specialista in Medicina Nucleare
Monica Agostini, e il parere di esperti oncologi dell'Irst, il prof. Dino Amadori e la dott.ssa Anna Fedeli che
lavora all'ospedale Bufalini. Questa la programmazione in onda su Teleromagna (canale 14): questa sera alle
ore 19,30; sabato 29 ottobre ore 22; lunedì 31 ottobre ore 15; martedì 1 novembre ore 18; mercoledì 2
novembre ore 11.30; venerdì 4 novembre ore 8 e domenica 6 novembre alle ore 13.20. Su Teleromagna
News (canale 74) la puntata andrà in onda nei seguenti giorni ed orari: domani, venerdì 28 ottobre ore 19;
lunedì 31 ottobre ore 9.30; martedì 1 novembre ore 14,30; giovedì 3 novembre ore 21.30; domenica 6
novembre ore 23 e mercoledì 9 novembre ore 18. Su Teleromagna Plus (canale 99): questa sera ore 20.20,
sabato 29 ottobre ore 23; lunedì 31 ottobre ore 16; martedì 1 novembre ore 19; mercoledì 2 novembre ore
12.30; venerdì 4 novembre ore 9 e domenica 6 novembre ore 14.20. La puntata sarà trasmessa anche sui siti
internet www.ausl-cesena.emr.it e www.teleromagna.it (nella sezione "Speciale Salute"). perazioni per un
totale di 4 milioni 894 mila euro, di cui 1 milione 717 mila e 400 destinati al 2012. Ora la palla passa al
Consiglio comunale, che avrà tempo 60 giorni per ratificare o cambiare il documento e approvarlo insieme al
bilancio. Tra le proposte 2012 spicca la sistemazione del mattatoio comunale: 336 mila euro per adeguare
l'attuale struttura con attrezzatura moderna e abilitarla alla macellazione di carne biologica. Una caratteristica
che la renderebbe unica sul territorio; tanto più che il progetto è quello di accompagnare il cambiamento alla
vendita al dettaglio della carne. Un chilometro zero, in pratica, di carne biologica. "Abbiamo intenzione di
realizzare questo programma oltre che coi fondi del Comune - spiega l'assessore Alberto Gori - anche con le
quote messe a disposizione dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì e dall'Europa attraverso il patto
territoriale dell'Appennino centrale". Incisivi per la vita degli abitanti di Sarsina, saranno pure i 342 mila euro
preventivati per la realizzazione di una cinquantina di parcheggi in via del Cimitero , all'ingresso sud del
paese. Un'area organizzata a spina di pesce che dovrà completare la riqualificazione della zona e che servirà
soprattutto per i mercati del martedì e per il maggiore afflusso di persone in occasione delle festività. L'opera
si andrà ad aggiungere ai nuovi parcheggi che nei prossimi mesi saranno costruiti in via Kennedy, con circa
23 posti auto. La spesa per i posteggi sarà coperta per il 70% circa grazie a fondi trasferiti dalla Regione. Ma
in parte anche attraverso gli oneri che il Comune chiede appositamente a quanti costruiscono una nuova
abitazione. Sempre nel 2012, la giunta propone ancora di beneficare due borghi del territorio, Campiano e
Tomba, portando loro l'allacciamento all'acquedotto . Totale spesa: 300 mila euro, accantonati alla voce
"Programma di sviluppo rurale". Da capogiro la cifra messa a bilancio per due voci legate alla viabilità: la
manutenzione della segnaletica stradale , e l' acquisto di mezzi e attrezzature della polizia municipale . In tre
anni 1 milione 220 mila euro, divisi metà per l'uno e metà per l'altro capitolo di spesa. "Si tratta di una quota
imposta dalle norme - afferma l'assessore Gori Una percentuale delle somme incassate con l'autovelox
devono infatti essere destinate al ripristino e potenziamento della segnaletica orizzontale e verticale, oltre che
all'acquisto di strumenti di sicurezza in dotazione alla polizia municipale. Nel nostro caso probabilmente
acquisteremo auto, etilometri, rinnoveremo i sistemi informatici e finanzieremo progetti nelle scuole di
AREA VASTA E REGIONE
23
La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Nasce il mattatoio per carne biologica
27/10/2011
La Voce di Romagna - Forli
Pag. 49
(diffusione:30000)
AREA VASTA E REGIONE
24
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educazione alla sicurezza stradale. Si tratta comunque di una somma legata alle infrazioni stradali, e dunque
suscettibile di variazioni". Preventivati sul 2013 sono invece i fondi per la realizzazione di un impianto
fotovoltaico a Raggiolo (350 mila euro) e sul 2014 quelli per la riqualificazione del lago di Quarto (750 mila).
"L'impianto fotovoltaico - prosegue Alberto Gori - s'inserisce in un programma regionale che finanzia
operazioni di questo genere su siti precedentemente adibiti a discariche. L'energia sarà utilizzata in un modo
ancora da decidere; probabilmente si opterà per venderla al gestore". E per quanto riguarda il lago di Quarto,
"si tratta della seconda delle tre trance d'interventi per la riqualifacazione ambientale dell'area. Cerchiamo di
procedere nel progetto insieme a Regione e Romagna acque". Michela Conficconi Il progetto di rinnovo della
modalità di macellazione della carne prevede pure una vendita a chilometro zero
SANITÀ NAZIONALE
21 articoli
27/10/2011
Il Sole 24 Ore
Pag. 40
(diffusione:334076, tiratura:405061)
San Raffaele, il tribunale decide sul concordato
RICHIESTA DI CHIARIMENTI Ci sono differenze di numeri tra la proposta presentata dal nuovo consiglio
della fondazione e l'attestazione svolta dai periti
Stefano Elli
Angelo Mincuzzi
MILANO
Sono ore cruciali per la sorte del San Raffaele. Oggi il presidente della sezione fallimentare del tribunale di
Milano, Filippo Lamanna, scioglierà il nodo che da settimane rende incerto il futuro dell'istituto fondato dal
prete-manager don Luigi Verzè. In mattinata Lamanna entrerà in camera di consiglio e deciderà se dichiarare
il fallimento della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, come richiesto dalla procura, oppure se
ammetterla al concordato preventivo. Il deposito della decisione, però, non dovrebbe avvenire prima di
domani.
La sorte del San Raffaele, dunque, è legata a un filo. Un filo che ha rischiato di spezzarsi anche ieri, nel
corso della seconda udienza davanti a Lamanna, perché i conti non tornano. Ci sono differenze di numeri,
piccole ma sostanziali, tra la proposta di concordato preventivo presentata dal nuovo consiglio di
amministrazione della fondazione, e l'attestazione svolta dai periti Angelo Provasoli e Mario Cattaneo sui
conti dell'istituto.
Entrambe le relazioni approdano allo stesso risultato, cioè alla concessione di un rimborso dei crediti pari al
52% della somma dovuta dal San Raffaele, ma ci arrivano sulla base di cifre che talvolta non collimano. Ad
esempio, gli attivi della fondazione ammontano a 502 milioni di euro secondo la proposta di concordato, ma
sono 473 milioni per gli attestatori. E ancora: nel piano di concordato per i crediti privilegiati è indicata la cifra
di 22 milioni, che diventano 43 per i due periti. Diverse cifre sono indicate anche per i crediti prededucibili: 31
milioni per il piano di concordato, 73 milioni per gli attestatori.
Sono queste incongruenza ad aver spinto il presidente del tribunale fallimentare a chiedere ai rappresentanti
del cda ulteriori chiarimenti, fissando il termine dell'invio per le 19 di ieri sera. Nella memoria con le
integrazioni richieste dal tribunale, il San Raffaele e i suoi advisor - Vitale & Associati e lo studio legale
Gianni, Origoni, Grippo & Partners - definiscono «inammissibili» e «infondati» i rilievi dei pm, sottolineando
come la domanda di concordato presenti numeri ottenuti dopo la compensazione di alcuni attivi e di alcuni
passivi, mentre gli attestatori non hanno considerato questa «riconciliazione». Altre incongruenze sarebbero
derivate dagli arrotondamenti. Entro le 10 di questa mattina i sostituti procuratori Luigi Orsi, Laura Pedio e
Gaetano Ruta dovranno inviare a Lamanna le loro controdeduzioni. Solo dopo si aprirà la camera di consiglio
per la decisione. C'è infine un piccolo giallo legato alle dimissioni, avvenute nei giorni scorsi, di due
componenti del cda: Massimo Clementi e Maurizio Pini. I due hanno inviato al tribunale fallimentare un
documento nel quale lamentano di essere stati emarginati dai consigli di amministrazione e di aver potuto
prendere visione della proposta di concordato solo mezz'ora prima della riunione del cda.
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SANITÀ NAZIONALE
26
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Default. Oggi le controdeduzioni dei Pm
27/10/2011
La Repubblica - Milano
Pag. 7
(diffusione:556325, tiratura:710716)
"Giusto cambiare, oggi chi lavora è escluso"
"In questo campo il privato è forte ma il pubblico può far valere la qualità"
(l. a.)
«PIÙ forti sono i servizi sanitari sul territorio, meglio lavorano i pronto soccorso che così possono dedicarsi
alla vere emergenze». Daniele Coen, direttore della medicina d'urgenza dell'ospedale Niguarda, vede con
favore l'ampliamento dell'orario dei poliambulatori milanesi.
Che vantaggio possono avere i pazienti da questa riorganizzazione? «Se i servizi funzionano, la gente non è
più costretta a rivolgersi, come succede ora, ai pronto soccorso. Dai nostri dati risulta che i picchi dei codici
bianchi, vale a dire delle persone che hanno solo bisogno del consulto di uno specialista, si verificano tra le
18 e 19, quando la gente esce dagli uffici, oltre che nei weekend. Solo al Niguarda abbiamo calcolato 16mila
casi l'anno sulle 100mila prestazioni che noi garantiamo al pronto soccorso. E l'età media dei pazienti in
"codice bianco" è di 35 anni».
Come dire: i poliambulatori devono adeguarsi ai nuovi ritmi di chi vive e lavora a Milano.
«Certo, ed è un principio che dovrebbe valere per tutta la sanità. Prolungare gli orari è importante sia sul
piano organizzativo che del rispetto delle esigenze dell'utenza: perché altrimenti chi lavora rischia di non
poter accedere ai servizi».
A Milano, però, la sanità privata convenzionata fa già da anni orari non stop, portando via pazienti dai centri
pubblici.
«I privati sono sempre più aggressivi e troppo attenti ai conti. Ma la vera forza dei servizi pubblici è la qualità
delle prestazioni. Ecco perché, nonostante la concorrenza, il pubblico tiene bene. Detto questo, ribadisco:
ampliare gli orari e venire incontro alle necessità dell'utenza è un imperativo che vale per i poliambulatori
come per Asl e ospedali». (l. a.)
Foto: FAVOREVOLE Daniele Coen direttore della medicina d'urgenza al Niguarda
SANITÀ NAZIONALE
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L'intervista Coen, Niguarda: nel tardo pomeriggio pronto soccorso assediato da chi chiede visite
specialistiche, i tempi della città sono mutati
27/10/2011
La Repubblica - Milano
Pag. 7
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Via Doria chiuderà alle 21, turni pomeridiani in altre cinque sedi Sindacati perplessi "In 14 centri orario ridotto
dalle 15 alle 13: temiamo disagi in periferia" Ad Affori già diffusi documenti critici
LAURA ASNAGHI
PER i poliambulatori di Milano, uno dei fiori all'occhiello della sanità pubblica, si annuncia una rivoluzione
degli orari per adeguarsi ai tempi della città che cambiano. Un'evoluzione che prevede il prolungamento delle
aperture dei centri più importanti fino alle 18, mentre in un caso i medici dovranno garantire il servizio fino alle
21. La rete milanese dei poliambulatori conta 20 sedi in città, e in base al piano presentato da Carlo
Montaperto, il responsabile di questi servizi, «gli ambulatori verranno riorganizzati tenendo conto delle
esigenze dell'utenza, che sollecita orari lunghi». Dei venti centri, sei sono destinati a diventare grossi poli (che
restano aperti tutto il pomeriggio) e intorno a loro ruoteranno le altre 14 sedi di dimensioni più ridotte, aperte
fino alle 13.
Nella nuova mappa dei poliambulatori, quello di via Doria, a ridosso della fermata del metrò di piazzale
Loreto, è destinato a diventare il numero uno, attivo dalle 7.30 del mattino, ora in cui iniziano i prelievi del
sangue, fino alle nove di sera «per favorire - come precisa Montaperto - gli utenti che durante il giorno
lavorano». Ad aggiungersi, fino al tardo pomeriggio, al servizio fornito in via Doria ci saranno quelli di via
Farini, via Rugabella, via Stromboli, via Gola, piazzale Accursio che garantiranno prestazioni dalle 7,30 alle
18. Tutti gli altri quattordici poliambulatori, invece, termineranno l'attività alle 13, e non più alle tre del
pomeriggio come è accaduto finora.
La rivoluzione riguarda un servizio che coinvolge 339 medici specialisti, 220 infermieri e 110 impiegati, e che
lo scorso anno ha garantito un milione e mezzo di prestazioni incassando in ticket oltre 32 milioni di euro. Il
piano di razionalizzazione non sarà, comunque, di facile applicazione: in molte zone, come ad Affori in via
Ippocrate, sono già apparsi documenti di protesta, in vista della riduzione dell'orario del servizio «con gli
anziani costretti a rivolgersi ai poliambulatori più grossi ma anche più lontani da casa». Ma Alessandro
Visconti, direttore generale degli Icp, l'ospedale a cui fa capo tutta la rete degli ambulatori pubblici, assicura
che «prima del varo del piano saranno ascoltate tutte le parti interessate, così da fronteggiare
preventivamente tutte le criticità che potranno emergere». Anche la Cgil esprime preoccupazione: «Vogliamo
garanzie precise sul mantenimento dei posti di lavoro, la mobilità non può essere imposta dall'alto - spiega
Mario Carruba, delegato Cgil per gli Icp - e la chiusura alle 13 di ben quattordici ambulatori rischia di creare
disservizi nelle zone più lontane dal centro».
Molto critica la Cisl, che solleva anche la questione delle risorse economiche: «Con quali soldi - si domanda
Danilo Mazzacane, dirigente medico della Cisl - si farà questa rivoluzione? Piani di questa portata vanno
valutati attentamente. Altrimenti si rischia di svilire un servizio fondamentale per Milano».
Poliambulatori, cosa cambia QUANTI SONO IN CITTÀ IL DETTAGLIO 7,30 - 21 via Doria 52 14 a orario
mattutino 7,30 - 18 via Farini 9, via Rugabella 4/6, via Stromboli 19, via Gola 22, piazzale Accursio 7 7,30 - 13
via Don Orione 2, via Puecher 7/9, via Livigno 2/a, via Ippocrate 45, via Quarenghi 21, via Masaniello 23, via
Inganni 15, via Sassi 4, via Baroni 48, via Ripamonti 20, viale Molise 49, via Fantoli 7, via Mangiagalli 3, via
Fiamma 6 5 orario lungo 2010 339 PRESTAZIONI 2011 (primi 9 mesi) 2010 INCASSO (in euro) 32.480.380
Medici specialisti 1.088.582 2011 23.827.479 20 1 orario anche serale 1.496.862 Incasso provvisorio 35
oculistica ortopedia neurologia SPECIALITÀ MEDICHE LE 8 PIÙ RICHIESTE cardiologia dermatologia
odontoiatria otorinolaringoiatria ostetricia e ginecologia PER SAPERNE DI PIÙ www.icp.mi.it
www.asl.milano.it
Foto: Gli ambulatori provano ad adeguarsi alle nuove esigenze
SANITÀ NAZIONALE
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Il medico riceve anche di sera rivoluzione nei poliambulatori
27/10/2011
La Repubblica - Bari
Pag. 4
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Casarano, cannabis terapeutica ai malati Sla
CASARANO - In un ospedale della Puglia, quello di Casarano, cinque pazienti, tutti malati di Sclerosi
multipla, ricevono ogni mese 'cannabis terapeutica'. E' questa la prima e per ora unica sperimentazione del
genere in Puglia di somministrazione gratuita di cannabis terapeutica. La notizia è stata resa nota in un
servizio andato in onda nel Tg dell'emittente televisiva TeleRama. Gabriella Cretì e Agnese Antonaci sono
due dottoresse: la prima è la direttrice dell'ospedale di Casarano e la seconda è la dirigente del servizio
farmacia e sono loro le protagoniste della prima e per ora unica sperimentazione in Puglia del genere. I
pazienti che ricevono la cannabis terapeutica sono cinque malati di sclerosi multipla, malattia che provoca
dolori terribili e irrigidisce fino allo spasmo i muscoli. E le infiorescenze di cannabis distribuite gratuitamente
dall'ospedale di Casarano servono a rilassare i muscoli contratti e a lenire il dolore. Il «Bedrocan», questo il
nome ufficiale della marijuana quando diventa farmaco, è custodito in una cassaforte, nella farmacia
dell'ospedale. La sperimentazione è possibile in base a due norme: il decreto ministeriale del 18/04/2007
firmato dall'allora ministro della salute Livia Turco e la delibera della giunta regionale pugliese 308 del 2010,
firmata dall'attuale presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Il decreto ministeriale inserisce i
cannabinoidi tra i farmaci, la delibera regionale ne stabilisce l'erogazione a carico del servizio sanitario
regionale. La sperimentazione della cannabis 'terapeutica' ha però un percorso burocratico molto lungo: si
parte dalla prescrizione del medico, che il malato di sclerosi porta alla farmacia ospedaliera di Casarano, che
a sua volta deve ricevere un'autorizzazione da Roma, dal ministero della Salute. Ricevuta l'autorizzazione,
l'economato dell'ospedale ordina il farmaco.
Foto: L'ospedale di Casarano
SANITÀ NAZIONALE
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Il caso Il primo centro della Puglia a utilizzare una possibilità offerta dalla legge per utilizzare la sostanza in
modo gratuito
27/10/2011
La Repubblica - Bari
Pag. 4
(diffusione:556325, tiratura:710716)
L'esperto: "Carceri e Cie sono le bombe sanitarie" «I
L'intervento La soluzione sarebbe decongestionarli, aumentare il personale e dare la possibilità anche ai
medici di entrare più spesso
(a.cass.)
L RISCHIO sanitario nei penitenziari e nei Cie pugliesi è altissimo. Stiamo parlando di vere e proprie bombe
epidemiologiche pronte a esplodere». Non usa mezzi termini Michele Quarto, direttore della unità operativa di
igiene del policlinico, per descrivere la situazione sanitaria nelle carceri pugliesi, bandiera nera in Italia: 4.500
detenuti a fronte di una capienza carceraria pari a 2.500 posti. Professore, perché questo allarme? «L'allarme
non lo lancio solo io, ma soprattutto i medici penitenziari. Io parlo di esplosioni anche sul piano sociale. Senza
dubbio il problema maggiore è causato dal sovraffollamento. Considerando anche che si trascorrono 22 ore
su 24 nella stessa cella. Senza dimenticare che più del 30 per cento sono tossicodipendenti, oltre il 50 per
cento stranieri. Persone con un disagio sociale molto forte. Mancano i generi di prima necessità. Non ci sono
rotoli di carta igienica, né vestiti o materiali essenziali all'igiene».
C'è una malattia più pericolosa per la popolazione carceraria? «Senza dubbio la tubercolosi, un paradigma
delle altre malattie infettive. Buona parte dei malati di Aids contrae anche la Tbc, duplicando un problema che
richiede un'assistenza sanitaria non sempre possibile nelle carceri italiane. Ma sono molto presenti anche
casi di sifilide e scabbia. Spesso il detenuto che ha contratto una malattia infettiva non completa la cura, ma
rimane in cella con altri detenuti. Ciò porta alla diffusione di ceppi difficili da debellare e resistenti ai farmaci».
Lo scenario peggiore? «La diffusione all'esterno di queste malattie. Le carceri e i Cie, dove la situazione è
anche peggiore, sono dei potenziali centri di diffusione interna e esterna di malattie. Su questo aspetto c'è
una scarsa attenzione da parte governativa, perché si tende a vedere il problema del sovraffollamento solo
dal punto di vista giudiziario e non da quello sanitario». Ci sono rimedi al problema? «Gli istituti penitenziari
italiani sono una mortificazione della dignità umana. La soluzione sarebbe di decongestionarli, aumentare il
personale e dare la possibilità anche ai medici degli ospedali pubblici di entrare più spesso nei penitenziari».
(a.cass.)
Foto: ANALISI Il professor Michele Quarto direttore del centro
SANITÀ NAZIONALE
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L'intervista Il professor Michele Quarto: rischi altissimi per la diffusione di epidemie
27/10/2011
La Repubblica - Bari
Pag. 4
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Scabbia, febbri esotiche e tubercolosi: colpiti soprattutto clochard e immigrati In quattro anni sono state
identificate quasi cinquecento nuove infezioni da Hiv
ANTONELLO CASSANO
TUBERCOLOSI, scabbia e pidocchi, le cosiddette malattie della povertà, fanno la loro ricomparsa in Puglia. A
rendere il quadro più fosco ci sono i dati sulla progressiva diffusione dell'Hiv fra i più giovani e la comparsa
della febbre Dengue, malattia esotica sconosciuta alle nostre latitudini. E' quanto emerge scorrendo gli ultimi
dati dell'Osservatorio epidemiologico regionale, che monitora l'andamento delle malattie infettive sul territorio.
In particolare si assiste a una rapida diffusione di scabbia (con un aumento dei casi da 44 a 66 nel giro degli
ultimi tre anni) e pidocchi: cinquanta casi in più, dai 13 del 2007 ai 66 del 2010.
Numeri molto sottostimati, dovuti alla vergogna sociale provocata da queste malattie. Secondo un calcolo
non ufficiale ma più realistico sono centinaia i casi di scabbia e pidocchi segnalati in Puglia negli ultimi cinque
anni.
Con la crisi economica cresce il numero dei poveri e dei senza fissa dimora, come dimostrato dall'ultimo
rapporto Caritas. In parallelo,i medici comincianoa segnalare l'aumento delle malattie storicamente legate alle
classi sociali più deboli. Ma nel momento in cui in una comunità parte il contagio, gli effetti possono colpire
tutti, come dimostrano i casi dei bambini contagiati al Policlinico Gemelli di Roma o alla scuola Da Vinci di
Milano. Detenuti, senzatetto, immigrati, anziani sono i primi a essere colpiti. I più deboli, a causa della
malnutrizione e di un sistema immunitario depresso. Negli ultimi quattro anni si assiste in Puglia a una lenta
ma progressiva diffusione della tubercolosi, passata da 120 a 136 casi. Anche l'incidenza, che calcola la
reale diffusione dell'infezione rispetto alla popolazione, è in aumento. Il cosiddetto "mal sottile" colpisce
prevalentemente tutte le persone che vivono ai margini della società, in maggior proporzione gli immigrati: un
dato quest'ultimo da prendere con le pinze: gli stranieri che arrivano sul nostro territorio sono definiti dai
medici "i più forti tra i deboli". In seguito, a causa della emarginazione che subiscono, il 15% di loro si ammala
di Tbc nel primo anno di permanenza nel paese ospite e il 25% nel secondo anno. Inutile però cercare i
colpevoli nel sistema sanitario o fra chi ha contratto il morbo. Se esiste un untore, questo è la povertà che
colpisce italiani e immigrati senza alcuna discriminazione.
In Puglia siamo sotto i dieci casi ogni centomila abitanti, una cifra che rappresenta lo spartiacque per definire
una regione a basso livello di endemia. La tendenza, però, è in aumento.
Il 2011 è stato anche l'anno dell'esordio di una malattia esotica mai comparsa in Puglia: si sono registrati
cinque casi, tutti di importazione, di febbre "Dengue". Si tratta di una malattia virale acuta trasmessa dalle
zanzare del genere Aedes, ed è una delle principali malattie febbrili contratte da turisti che rientrano da Sudest asiatico, Caraibi, America Latina e Africa. Non esiste un vaccino o una terapia specifica e nella forma più
grave, quella emorragica, può degenerare fino alla morte.
Attualmente non c'è allarme, ma "allerta continua" da parte dell'Osservatorio, soprattutto in previsione di una
stabilizzazione della zanzara, vettore della malattia, nella nostra regione, come già successo per la zanzara
tigre. Non sono per niente rassicuranti neanche gli ultimi dati sulla diffusione di Hiv. In Puglia si è passati
dagli 83 casi del 2007 ai 142 del 2010. In quattro anni sono state identificate quasi cinquecento nuove
infezioni. La via sessuale è la principale modalità di diffusione. Particolarmente colpiti risultano soprattutto gli
omosessuali. Si assiste a una progressiva diffusione del virus, ma il fenomeno senza dubbio più pericoloso è
la forte sottovalutazione del problema da parte dei più giovani.
Le patologie TUBERCOLOSI Dal 2007 al 2011 si è passati da 120 casi a 136. Tendenza in aumento e
problemi in crescita per gli operatori sanitari per la vecchia malattia che torna HIV Da 83 casi del 2007 a 142
del 2010. La via sessuale è la principale modalità di diffusione. Scarsa attenzione FEBBRI Il 2011 è stato
anche l'anno dell'esordio in Puglia della Dengue, febbre esotica prima sconosciuta alle nostre latitudini
SANITÀ NAZIONALE
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Tornano le malattie della povertà, è allarme
27/10/2011
La Repubblica - Bari
Pag. 4
(diffusione:556325, tiratura:710716)
SANITÀ NAZIONALE
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SCABBIA In cinque anni oltre cinquanta casi in più, dai 13 del 2007 ai 66 del 2010, ma sono numeri molto
sottostimati
Foto: EMERGENZA La mancata assistenza agli immigrati può provocare la diffusione di nuove malattie
27/10/2011
La Stampa - Ed. Nazionale
Pag. 25
(diffusione:309253, tiratura:418328)
San Raffaele, il tribunale decide
I pm ribadiscono il fallimento Ma l'ospedale: rilievi insussistenti
GIOVANNA TRINCHELLA MILANO
I conti non tornano. La Procura di Milano ha ribadito la richiesta di fallimento del San Raffaele - un miliardo e
mezzo di debiti, cinquemila lavoratori, diciassettemila creditori perché esiste una discrepanza per decine di
milioni di euro tra le cifre presentate nel piano dagli amministratori e quelle messe nero su bianco dagli
attestatori Angelo Provasoli e Mario Cattaneo che hanno certificato i conti. Partendo da «numeri diversi» però
entrambi arrivano allo stesso risultato ovvero che i creditori riceveranno il 52%. Per i pm Luigi Orsi, Laura
Pedio e Gaetano Ruta si tratta di «numeri non irrilevanti» e per capire basta fare tre esempi: gli attivi nella
proposta di concordato sono stimati in 502 milioni di euro, mentre per gli attestatori sono 473 milioni, ai
creditori privilegiati vengono «assegnati» 29 milioni da chi propone il concordato e 44 milioni da i certificatori,
mentre le prededuzioni - ovvero i costi della procedura - ammontano a 31 milioni per gli uni e 73 milioni per
Provasoli e Cattaneo. I due professori hanno dichiarato di non aver fatto un controllo contabile puntuale, ma
che si sono basati sulla relazione della società di revisione Deloitte che ha fatto sapere di aver effettuato una
revisione a campione. Al 19 settembre, a quattro giorni dalla scadenza del primo ultimatum della Procura,
Deloitte e gli attestatori ancora interloquivano. In questa situazione il presidente del Tribunale fallimentare,
Filippo Lamanna, all'udienza di ieri ha concesso otto ore per il deposito di uno schema sintetico e chiaro per
spiegare queste differenze tra le cifre. Deposito che è arrivato poco prima delle 20: sette pagine in cui si
sostiene che i rilievi della procura sono infondati. Oggi Profiti avrà la possibilità di controbattere alle
deduzione della Procura e poi il giudice si ritirerà in camera di consiglio: l'ammissione al concordato,
fallimento o dichiarazione di insolvenza che porterebbe a una amministrazione straordinaria con la nomina di
un commissario, a questo punto l'ipotesi più gettonata. Dalle pieghe della procedura emerge che le dimissioni
di Massimo Clementi e Maurizio Pini dal CdA del San Raffaele non sono state provocate da motivi personali.
I due hanno depositato una lettera ai pm in cui lamentano di non aver mai potuto partecipare realmente alla
proposta di concordato. La bozza gli sarebbe stata fatta leggere cinque minuti prima dell'inizio del CdA.
Foto: I lavoratori in presidio
Foto: Ieri una delegazione ha manifestato davanti al tribunale di Milano
SANITÀ NAZIONALE
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MILANO, ULTIMO SCONTRO SUI NUMERI. LA SENTENZA A ORE
27/10/2011
Il Messaggero - Roma
Pag. 43
(diffusione:210842, tiratura:295190)
Respinta la richiesta di sospensiva del Gemelli
M.Ev.
Sul caso dell'infermiera malata di Tbc e dei neontati contagiati nuovo botta e risposta fra il Policlinico Gemelli
e l'associazione dei consumatori Codacons. Quest'ultima aveva chiesto e ottenuto dal tribunale
amministrativo regionale un'ordinanza che disponeva anche per i bimbi nati nel 2010 l'esecuzione dei test
che invece, per decisione della Regione e dell'Asl Roma E, si erano fermati a gennaio 2011. Il Policlinico
Gemelli ha presentato ricorso contro questa ordinanza di fronte al consiglio di stato. Ieri il Codacons ha
annunciato: «Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del Gemelli, che chiedeva di sospendere l'ordinanza
del Tar del Lazio sull'estensione dei test per la Tbc sui neonati partoriti nell'ospedale romano». Ha aggiunto il
presidente dell'associazione, Carlo Renzi: «Ogni giorno di ritardo fa accrescere il rischio di una minore
efficacia della profilassi antibiotica nei casi di contagio». In serata però è arrivata la precisazione dei vertici
del Policlinico Gemelli: «Il provvedimento del Consiglio di Stato non ha respinto il ricorso del policlinico
Gemelli ma l'istanza di sospensiva immediata dell'esecutività dell'ordinanza del Tar perché non ha ravvisato
gravi e irreversibili pregiudizi per lo stesso policlinico ma ha fissato la camera di Consiglio per la discussione
sul merito del ricorso in tempi ravvicinati, cioè l'11 novembre». In sintesi: al Gemelli spiegano che solo l'11
novembre si saprà l'orientamento del Consiglio di Stato. Dal canto suo Carlo Rienzi alza ulteriormente il tiro:
«L'associazione mette inoltre uno staff di avvocati e medici a disposizione di chi ha partorito presso il
Policlinico nel periodo 2009-2010, al fine di fornire informazioni e assistenza legale».
Foto: Secondo l'Associazione dei consumatori il Gemelli ora dovrà estendere i controlli per la Tbc anche sui
bimbi nati nel 2010
SANITÀ NAZIONALE
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Tbc, il Consiglio di Stato non ferma i test sui bambini nati nel 2010
27/10/2011
Il Giornale - Milano
Pag. 9
(diffusione:192677, tiratura:292798)
San Raffaele, oggi la decisione sul crac
La Procura insiste per il fallimento dell'ospedale. Il tribunale chiede nuovi chiarimenti sui conti
INCONGRUENZE Il piano di risanamento non sarebbe in linea con il parere dei consulenti
Luca Fazzo
I conti non tornano, nel piano di salvataggio del San Raffaele. A dirlo, in queste ore cruciali per la sorte
dell'ospedale creato da don Verzè, sono i giudici del tribunale fallimentare di Milano, i magistrati che oggi
decideranno se accogliere l'istanza della Fondazione Monte Tabor,che punta al concordato
preventivopergarantire la sopravvivenza dell'ospedale, o la richiesta di fallimento su cui ancora ieri è tornata
ad insistere la Procura della Repubblica. I giudici della sezione fallimentare, presieduta da Filippo Laanna,
hanno riscontrato una serie di incongruenze tra il piano presentato loro dai nuovi vertici dell'ospedale
(espressi dalla cordata Vaticano-Malacalza)e ilpareredepositatodai cosiddetti «periti asseveratori», ovvero i
professionisti indipendentiche devonocertificare la sostenibilità economica del piano. È un dettaglio cruciale,
perché il parere dei due periti (Carlo Provasolie Mario Cattaneo)è obbligatorioper legge, eproprio la
suaassenza aveva nelle settimane scorse portato laProcura a bocciareil piano. Poi, a tempo di record, il
parere èstatodepositato.Ma,aquantopare, i conti esaminati da Provasoli e Cattaneo sono diversi da quelli
presentatiin tribunale.Cosìigiudici hanno chiesto spiegazioni. L'ospedale le ha fornite, la Procura le ha
bocciate. Ieri i giudici hanno dato tempo fino alle 19 all'ospedale per nuove spiegazioni. Entro stamattina alle
10,30 anche la Procura potrà fare sentire per l'ultima volta la sua voce. Poi i giudici si ritireranno in camera di
consiglio per decidere. Sono ore convulse, come si vede, in cui i ritmi serrati imposti dal tribunale stanno
costringendo le due parti in causa - ospedale e Procura - a mettere sul tavolo immediatamente tutte le carte.
Ora i giochisono chiusi, e il tribunale siprepara a tirare le somme. La decisione verrà presa oggi ma - salvo
fughe di notizie - verrà comunicata solo nei prossimi giorni, quando verràdepositatala sentenzain cancelleria
insieme alle sue motivazioni. La sensazione è che la sorte dell'ospedalesia appesaa unfilo. Il tribunale
condivide almeno in parte i dubbi della Procura sulla sostenibilità economica del salvataggio, confermate in
modo abbastanza plateale dalla discrepanza tra le due versioni del piano. E qualche perplessità riguarda
sicuramente anche i meccanismi della cosiddetta«governance».Chi comanderà nel nuovo San Raffele? Non
a caso ieri il tribunale ha acquisito agli atti la lettera inviata in Procura da Massimo Clementi e Maurizio Pini, i
due consiglieri di amministrazione (il primo di stretta osservanza Verzè) che si sono dimessi nei giorni scorsi,
e che hanno scritto di essere stati emarginati di fatto dai processi decisionali. Ma sull'altro piatto della bilancia
c'è l'esigenza di salvare, se possibile, struttura sanitaria e posti di lavoro.
Foto: PROTESTA I lavoratori del San Raffaele ieri fuori dal tribunale
SANITÀ NAZIONALE
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IL CASO Bilancio in rosso per 1,5 mliardi
27/10/2011
Il Giornale - Milano
Pag. 9
(diffusione:192677, tiratura:292798)
La funzione pubblica delle cliniche cattoliche
SCot
Il libro si intitola «Le risorse nella professione sanitaria», è stato scritto da Alessandro Pirola, direttore
amministrativo della casa di cura Columbus, ed è stato presentato con un convegno alla Cattolica. Relatori di
peso: il rettore dell'università, Lorenzo Ornaghi, e il segretario generale della Cei, MarianoCrociata.Tema del
dibattito è la crisi delle strutture sanitarie fondate e amministrate da religiosi, strette tra il rischio di fallire e
quello peggiore di snaturarsi. Pirola insiste sulla necessità di coniugare managerialità e principi ispiratori
cattolici («una buona impresa è un bene per tutti»), per non dover cedere il passo come è accaduto alla
clinica San Giuseppe, l'ospedale fondato dai Fatebenefratelli e nel 2009 ceduto a imprenditori «con
un'identità culturale diversa da quella originaria», perché «c'è una grossa differenza con l'approccio alla
sanità cattolico». Il rettore della Cattolica affronta il tema della funzione pubblica della sanità.«Un
welfarestatocentrico non è più economicamente sostenibile. Pensare a un modello di welfare diverso è l'unica
via d'uscita,ma serve un difficile cambiamento culturale» osserva Ornaghi. Spiega che la Regione Lazio
considera il Policlinico Gemelli una struttura privata: «Ma se ragioniamo con il pubblico contrapposto allo
statale vuol dire che non abbiamo capito nulla di quella che è la funzione pubblica. Il pubblico non è lo
statale». Crociata, segretario della Cei, spinge sull'acceleratore della gratuità, cuore dell'enciclica economica
del Papa. Crociata cita la Caritas in veritate di Benedetto XVI, ricorda che «l'attività economica non può
prescindere dalla gratuità», che «si tratta, in definitiva, di una forma concreta e profonda di democrazia
economica» perché «la solidarietà è sentirsi tutti responsabili di tutti, non può essere delegata solo allo
Stato». Così, «mentre ieri si poteva ritenere che prima bisognasse perseguire la giustizia e che la gratuità
intervenisse dopo come un complemento, oggi bisogna dire che senza la gratuità non si riesce a realizzare
nemmeno la giustizia». Le istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana sono chiamate a seguire questa ottica:
«Si aprano a categorie di malati trascurati dal settore pubblico».
Foto: RETTORE Lorenzo Ornaghi
SANITÀ NAZIONALE
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IL CONVEGNO
27/10/2011
Avvenire - Ed. Nazionale
Pag. 14
(diffusione:105812, tiratura:151233)
Il segretario Cei, Crociata: il modello antropologico che si è andato imponendo è insufficiente
Enrico Negrotti
MILANO . «Occorre la capacità di pensare un nuovo modello, idoneo a offrire risposte che inquadrino sempre
più i temi della salute e della vita nella costruzione del bene comune. Di questo, le istituzioni sanitarie
cristiane possono e devono divenire esempio e laboratorio». Sono parole del vescovo Mariano Crociata,
segretario generale della Cei, intervenuto ieri all'Università Cattolica di Milano alla tavola rotonda di riflessione
sul tema «Cura e assistenza: il valore dell'identità e la sfida delle risorse», a partire dal volume di Alessandro
Pirola, direttore amministrativo della casa di cura Columbus di Milano: «Le risorse nella professione
sanitaria» (Rubbettino editore, pag. 91, 8). La sanità cattolica comprende «300 strutture, 40mila posti letto,
50mila dipendenti - ha ricordato Pirola -. Un patrimonio da non disperdere» ma su cui si addensano grandi
nubi. Abbattimenti di remunerazioni in Sicilia, Lazio e Calabria, relegamento di opere di eccellenza a funzioni
marginali in Toscana, tempi di pagamento fino a due anni in Campania rendono difficile se non impossibile
qualsiasi investimento. Di fronte a una assunzione ideologica dello Stato della cura e assistenza «il welfare
deve diventare una forma composita tra statale e privato sociale - ha obiettato il rettore della Cattolica,
Lorenzo Ornaghi -. Questo esige un cambiamento culturale in due direzioni: non solo sul valore dell'identità
ma anche della gestione concreta». La crisi però necessita di risposte non solo economiche. «Le criticità
attuali del mondo sanitario - ha osservato monsignor Crociata - sono legate all'insufficienza di un modello
culturale e antropologico che si è andato progressivamente imponendo, non solo nel mondo economico ma a
volte anche in quello sanitario». Sintomi di questa trasformazione sono «l'illusione dell'onnipotenza della
medicina scientifica, il mito del corpo patinato e a misura del proprio desiderio, il rifiuto dell'invecchiamento,
l'idea della sofferenza come qualcosa da cui liberarsi a qualsiasi costo». Sul piano operativo, la scienza vive
una crisi - ha ricordato don Andrea Manto, direttore dell'Ufficio nazionale di pastorale della sanità della Cei che tra medicina dei desideri e strategie difensive portano sprechi di risorse e paralizzano il sistema. «Le
strutture sanitarie religiose - ha puntualizzato don Manto - devono ritrovare la loro identità per essere segno
di una precisa opzione antropologica che punta sul favor vitae: l'ospitalità e il prendersi cura sono forme di
accoglienza che nascono dall'idea che la vita va accolta perché è un bene sempre. Se si mette in dubbio
questo, anche il modello di sviluppo e la possibilità di coniugare identità e risorse va in crisi».
Foto: Il vescovo Mariano Crociata
SANITÀ NAZIONALE
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«Sanità cattolica elabori modelli per il bene comune»
27/10/2011
Il Secolo XIX - Genova
Pag. 22
(diffusione:103223, tiratura:127026)
«IO SGRADITO? CI SONO TANTI ORTICELLI...»
Il chirurgo pronto a lasciare il Regina Elena di Roma: certe decisioni hanno sempre oppositori. Valente è un
maestro
G. FIL.
GIANLUCA GRAZI, 51 anni, bolognese, chirurgo esperto in trapianti, è cresciuto all'ospedale Sant'Orsola alla
scuola del professor Daniele Pinna e dal giugno 2010 dirige la chirurgia (specializzate in fegato, pancreas e
vie biliari) all'istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma. È il candidato del rettore per sostituire Umberto
Valente alla guida del centro del San Martino-Ist, ma sul suo nome hanno fatto le barricate i chirurghi
universitari. «Non abbiamo bisogno di lui». E hanno contestato il rettore Giacomo Deferrari che ha risposto:
«Lo fanno solo per difendere le loro poltrone». Professor Grazi, viene a dirigere il centro trapianti del San
Martino-Ist? «Non posso parlare, non è il momento di rilasciare interviste». Ma se la chiamano, accetta
l'incarico? «Ne parliamo tra qualche giorno, adesso non è proprio opportuno. Il posto è molto ambito, non lo
scopro certo io». Il rettore Deferrari vuole nominarla a tutti i costi. «Questo mi fa piacere, penso di essere uno
dei chirurghi italiani che ha il curriculum più corposo e.... per quanto riguarda la ricerca il mio nome è tra quelli
che hanno pubblicato di più. Su queste due cose penso che ci sia unanimità di opinione». Lei è pronto a
lasciare l'ospedale Regina Elena di Roma? «Non posso parlare di questi aspetti anche perché ho un vincolo
di fedeltà con l'ospedale per il quale lavoro. È chiaro che l'offerta mi fa piacere». Quando arriverà la
chiamata? «Da quello che ho capito si devono mettere d'accordo il rettore, il presidente della Regione,
l'assessore alla sanità e il direttore generale del San Martino». E lei sarebbe pronto ad insediarsi in tempi
molto brevi? «Ne parliamo in un altro momento». È vero che vuole andare via dal Regina Elena per fare
nuovamente i trapianti d'organo? «Sì, vorrei riprendere presto a fare i trapianti di fegato. Nella mia carriera ne
ho fatto ben 280». Da quanto è direttore di chirurgia al Regina Elena? «Da quasi un anno e mezzo, prima ero
a Bologna» Lo sa che un gruppo di chirurghi universitari non la vuole? «Ho letto sul Secolo XIX che ci sono
un po' di problemi ma in questo momento non è opportuno parlarne anche perché...» Anche perché?
«Ognuno ha il suo orticello da difendere e certe decisioni non sono mai condivise». Il rettore Deferrari ha
accusato i chirurghi universitari di fare una battaglia contro di lei per difendere le loro poltrone. «Non è un mio
problema e poi certe decisioni non sono mai condivise. Succede spesso quando si parla di grandi
professionisti». In che rapporti è con il fondatore del centro trapianti, Umberto Valente? «Ovviamente sono in
ottimi rapporti con Valente. È stato il primo a realizzare un centro trapianti ed è una bravissima persona». Se
lei venisse nominato, Valente continuerebbe a collaborare con il centro trapianti? «Sarei onorato di succedere
a Valente e la sua esperienza e professionalità sarebbe sempre utile per il centro». I rapporti interni sono
molto tesi, soprattutto con il responsabile dei trapianti di fegato Enzo Andorno. «Non so chi andrà a dirigere il
centro, ma per superare i problemi di questi mesi credo che sia fondamentale il rispetto delle professionalità».
Ha già incontrato il direttore generale del San Martino-Ist? «No, ma se mi chiama, lo incontro volentieri».
Sarebbe disponibile a dirigere un centro di chirurgia del San Martino? «Certo, per me parla il curriculum. Tutti
sanno chi sono. Mi raccomando, non voglio rilasciare interviste».
Foto: Il chirurgo Gianluca Grazi
SANITÀ NAZIONALE
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PARLA GIANLUCA GRAZI, INDICATO DAL RETTORE PER LA GUIDA DEL CENTRO TRAPIANTI
L'INTERVISTA
27/10/2011
Il Secolo XIX - Genova
Pag. 22
(diffusione:103223, tiratura:127026)
Asl 3, bisturi sulle chirurgie
Tagliati quattro reparti, Sestri perderà Neurologia. Saltano dieci dirigenti
GUIDO FILIPPI
CHIUDERE per risparmiare, accorpare per non continuare a sprecare. Dopo almeno una decina di riunioni, il
direttore generale della Asl 3 Corrado Bedogni ha presentato il piano dei tagli ai sindacati dei medici e del
comparto. Ed è pesante da digerire perché verranno soppressi reparti e tagliate teste, ossia dieci dirigenti
amministrativi perderanno la poltrona, i gradi e un po' di soldi in busta paga. Facile immaginare che qualcuno
sta già preparando le barricate per cercare di far saltare l'operazione. Che dovrà partire presto, non appena
arriverà il via liberta dalla Regione, ma non sarà una passeggiata e le prime polemiche sono già venute a
galla. Anzi il prologo è già andato in scena negli ultimi quindici giorni con il ridimensionamento del Gallino di
Pontedecimo che è stato congelato e presto sarà riveduto e corretto. Partiamo dalla rete ospedaliera. La Asl
3 ha quattro reparti di chirurgia tra Sestri, Sampierdarena e Pontedecimo: un'esagerazione secondo le
indicazioni nazionali e quindi ne resterà soltanto una, al Villa Scassi dove c'è un dipartimento di emergenza.
Ecco dunque che la Chirurgia vascolare (diretta dal dottor Simoni) emigrerà da Sampierdarena per andare al
San Martino, mentre la Chirurgia toracica verrà "rimodulata" definizione elegante per dire soppressa. Nella
lista nera è finita anche la Geriatria di Sestri con i suoi venti posti letto. Al Gallino di Pontedecimo verrà
cancellato lo storico reparto guidato da Sergio Bondanza e nascerà una struttura per le operazioni di bassa e
media intensità con al massimo cinque giorni di ricovero (dal lunedì al venerdì). E chi alla scadenza non potrà
essere dimesso verrà trasferito a Medicina. I tagli si abbatteranno anche sull'ospedale di Sestri, su cui pende
sempre la trasformazione del pronto soccorso in punto di primo soccorso aperto sulle dodici ore come già
succede per il Gallino. Ora i vertici della Asl 3 hanno deciso che la Neurologia (diretta da Paolo Tanganelli),
considerato uno dei punti di forza del Padre Antero, as4sieme alla Cardiologia. Gli oltre quaranta letti
verranno chiusi ; resterà l'attività ambulatoriale e il reparto verrà trasferito al Villa Scassi quando sarà pronto il
nuovo padiglione 9 bis che adesso è ancora un cantiere. Da gennaio, infine, la Psichiatria di Sestri sarà
accorpata con l'attività ambulatoriale e di conseguenza non avrà più un primario. Le novità hanno subito
scatenato l'alzata di scudi dei medici che sono stati informati da Bedogni e dal suo staff (Ida Grossi, Bruna
Rebagliati, Giuseppe Reinaudo, Mariangela Canepa e Davide Amodeo). Il presidente dei camici bianchi della
Asl 3 Luigi Bottaro, sempre abilissimo a gestire le situazioni più delicate e pacato nei giudizi, ha evidenziato
che le decisioni rispecchiano le indicazioni regionali sui tagli dei reparti doppioni, ma alcuni primari hanno
alzato la voce come Pilade Parodi, uno dei decani dell'azienda, Sergio Bondanza e Giulio Cecchini, primario
radiologo e sindacalista della Cimo. A metà della prossima settimana è previsto un vertice sindacale per
cercare una mediazione. Meno reparti e meno primari negli ospedali, ma anche meno dirigenti nei servizi
sanitari che da otto scenderanno a cinque. Saltano anche dieci poltrone di dirigenti amministrativi su
ventiquattro. Un'operazione che secondo le prime stime dovrebbe consentire un risparmio di circa
duecentomila euro per i prossimi due anni. Il valzer dei nomi era iniziato un mese fa tra bocciature eccellenti
e accorpamenti da brividi. Le strutture che verranno soppresse sono: Gestione contratti e convenzioni,
Sviluppo e sviluppo processi amministrativi, Sviluppo relazioni sindacali, Gare edili, Gestione servizi
alberghieri, Tecnologie informatiche e Sviluppo risorse umane. Inoltre il settore che gestisce gli interventi di
edilizia sanitaria e di gestione dei cantieri scenderà da sei a due. Evidentemente in passato si è esagerato
nelle promozioni. Nelle prossime settimane, verranno ufficializzati i nomi dei dirigenti che verranno declassati.
i reparti di chirurgia che da gennaio verranno soppressi al Villa Scassi e al Gallino di Pontedecimo 10 i
dirigenti amministrativi della Asl 3 su un totale di ventiquattro che l'anno prossimo perderanno la poltrona
Foto: L'ingresso dell'ospedale Villa Scassi
SANITÀ NAZIONALE
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IL PIANO DELLE CHIUSURE E DEGLI ACCORPAMENTI È STATO PRESENTATO A PRIMARI E
SINDACALISTI
27/10/2011
MF
Pag. 11
(diffusione:104189, tiratura:173386)
Medici in fuga dal San Raffaele
Oggi la riunione dei giudici chiamati a valutare la proposta di concordato Che sembra convincere anche Don
Verzè
Manuel Follis e Andrea Montanari
Sono ore cruciali per il salvataggio dell'ospedale San Raffaele di Milano, che nel frattempo deve contrastare
anche la fuga di medici e primari, allettati dalle offerte provenienti da altre strutture sanitarie del Nord Italia. La
vicenda giudiziaria legata al gruppo intanto volge al termine. Questa mattina si riunirà la camera di consiglio
dei giudici del Tribunale fallimentare presieduti da Filippo Lamanna per decidere se accogliere o meno la
richiesta di concordato preventivo depositata dal gruppo sanitario. L'alternativa, più che il fallimento, è la
dichiarazione di insolvenza che farebbe scattare la procedura di amministrazione straordinaria. Il
pronunciamento dei giudici è atteso entro la giornata di oggi o al massimo domani. Tempi strettissimi,
insomma, legati alla necessità di decidere al più presto il futuro dell'ospedale, che tiene in sospeso 3.800
dipendenti e migliaia di pazienti in cura. Dopo l'udienza di ieri il giudice Lamanna ha chiesto ulteriori
precisazioni di natura contabile relative alla proposta di concordato (elaborata dall'advisor Vitale&Associati e
dallo studio Gianni Origoni Grippo). Precisazioni che sono state inviate in tarda serata ai pm titolari
dell'inchiesta, Luigi Orsi, Laura Pedio e Gaetano Ruta. I magistrati, insieme ai consulenti della Procura,
avranno tempo fino a questa mattina alle 10,30 per consegnare le controdeduzioni finali. La nuova
documentazione è stata richiesta dal Tribunale dopo che nel corso dell'udienza è emersa la non coincidenza
tra le cifre inserite nel business plan elaborato per il rilancio e quelle dei periti attestatori. In particolare, il
documento degli esperti Angelo Provasoli e Mario Cattaneo riportava attivi per 473 milioni rispetto ai 502
stimati nella domanda di concordato. Allo stesso modo, per i creditori privilegiati, i professionisti Provasoli e
Cattaneo indicavano 44 milioni contro i 22 iscritti nella proposta elaborata da Vitale&Associati e Gianni
Origoni Grippo. Su questi rilievi (peraltro giudicati «inammissibili»e «infondati» dai vertici del San Raffaele) si
gioca il futuro dell'ospedale, che però difficilmente verrà dichiarato insolvente dai giudici, nonostante i pm
abbiano ribadito la richiesta di fallimento in quanto non convinti della documentazione depositata con la
richiesta di concordato. Anche Don Luigi Verzè, fondatore del San Raffaele, dopo mesi di riflessione, si
sarebbe convinto della necessità di un salvataggio attraverso il concordato. Anzi, il plenipotenziario e vera
anima dell'ospedale negli ultimi giorni si sarebbe esposto in prima persona dando il benestare all'operazione
che prevede il passaggio del controllo allo Ior e all'imprenditore Vittorio Malacalza. L'alternativa, secondo
alcune interpretazioni legali, sarebbe una sola: la richiesta di ammissione a una procedura straordinaria,
probabilmente alla legge Marzano. Ma fino a ieri sera al ministero dello Sviluppo Economico non risultavano
dossier sul San Raffaele. Una delle preoccupazioni maggiori, in caso di amministrazione straordinaria, è
l'addio da parte del personale medico-ospedaliero. Rischio concreto visto che, già in queste ore, secondo
alcune fonti vicine alla società, diversi primari hanno accettato le offerte di altre strutture ospedaliere.
(riproduzione riservata)
Foto: Don Luigi Verzè
SANITÀ NAZIONALE
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L'INCERTEZZA SUSCITATA DALL'INCHIESTA STA SPINGENDO ALL'ESODO PARTE DEL PERSONALE
25/10/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011
Pag. 9
(tiratura:40000)
In cantiere con il Dl «Sviluppo» lo sprint sulla salute elettronica
Quattro miliardi di risparmi con ricetta on line e fascicolo sanitario
Ricetta on line, fascicolo sanitario elettronico e tessera sanitaria integrata nella carta di identità elettronica
fanno il loro ingresso nell'ultima bozza del Dl Sviluppo, atteso da un momento all'altro al Consiglio dei ministri.
Un pacchetto che secondo i calcoli dell'Innovazione e di Confindustria (v. Il Sole-24 Ore Sanità n. 4 e n.
6/2011) vale circa 4 miliardi di risparmi. Ma nelle varie bozze circolate nell'ultima settimana anche altre norme
hanno toccato la Sanità. A esempio la previsione della conservazione delle cartelle cliniche solo in forma
digitale, la tracciabilità dei principi attivi dei farmaci con l'indicazione dello stato in cui sono prodotti o anche la
possibilità di utilizzo nelle sperimentazioni cliniche di principi attivi anche solo se la loro preparazione ha
seguito le buone norme di fabbricazione. Una ulteriore previsione, presente anche nell'ultima bozza, indica la
semplificazione sulla titolarità dei depositi che trattano solo gas medicinali. E una norma, che però non era
presente nell'ultima bozza disponibile al momento di andare in stampa con questo numero del settimanale,
giovedì 20 ottobre, avrebbe aperto la strada per l'edilizia sanitaria "tagliata" nel Ddl di stabilità (v. pagina 8)
all'inserimento negli accordi di programma di partenariati pubblico-privato per reperire capitali, con tanto di
inserimento della componente privata prevista negli accordi tra gli enti del Ssn. Ricetta elettronica. Le Regioni
hanno tempo per farla entrare a regime fino al 31 marzo 2012. Poi scatteranno le penalizzazioni con il blocco
dei finanziamenti integrativi al fondo sanitario. Un aut aut che i governatori da tempo hanno dichiarato di non
gradire: mancano indicazioni univoche per realizzare le infrastrutture e per di più si sono ridotti anche i fondi
per gli investimenti in ammodernamento sanitario. La norma comunque aggiunge alla legge 122/2010 la
previsione di un regolamento emanato entro 60 giorni dalla legge dall'Economia di concerto con Innovazione
e Salute e con il parere della StatoRegioni che definisca le relative regole tecniche e le soglie minime di
riferimento per stabilire la percentuale annua di prescrizioni mediche farmaceutiche e specialistiche a carico
del Ssn in formato cartaceo da sostituire con l'invio telematico, non inferiore al 40% per il 2012, 70% per il
2013 e 90% per il 2014. Fascicolo sanitario. L'articolo è identico a quello del Ddl omnibus all'esame del
Parlamento, che prevede l'utilizzo del Fse per prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione; studio e ricerca
scientifica in campo medico, biomedico ed epidemiologico; programmazione sanitaria, verifica delle qualità
delle cure e valutazione dell'assistenza. Unica differenza la previsione di dare solo 90 giorni e non più 180
per emanare il decreto Sal u t e - E c o n o mia-Innovazione (sempre dopo il parere di Stato-Regioni e, questa
volta, del Garante della privacy) sui contenuti del Fse, le garanzie e le misure di sicurezza per il trattamento
dei dati personali e modalità e livelli diversificati di accesso al Fse da parte dei vari soggetti coinvolti. Tessera
sanitaria e Carta di identità elettronica. La norma semplifica quella già prevista nel precedente Dl Sviluppo,
anche per ridurre i costi di realizzazione. E prevede l'inserimento dell'Innovazione - vista la specifica
competenza - tra i ministeri (Interno di concerto con Economia e Salute per gli aspetti relativi alla tessera
sanitaria) che devono emanare il decreto sulle modalità tecniche di attuazione e l'aggiunta alle regole per
l'unificazione sullo stesso supporto di carta d'identità elettronica e tessera sanitaria di modifiche ai parametri
dell'una e dell'altra perché l'unificazione sia davvero possibile. P.D.B.
SANITÀ NAZIONALE
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LAVORI IN CORSO
25/10/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011
Pag. 8
(tiratura:40000)
Edilizia, un miliardo in meno
Fazio: «C'è anche il project financing» - Ticket per censo e quoziente familiare
ON LINE Lo schema di Ddl www.24oresanita.com Il Patto per la salute 2010-2012 aveva promesso di elevare
da 23 a 24 miliardi il finanziamento per il programma di investimenti in edilizia sanitaria e ammodernamento
tecnologico e di prevedere le somme nel bilancio pluriennale 2010-2012. Ma per ora nella bozza del Ddl sulla
legge di stabilità 2012 del miliardo non c'è traccia. Il tutto con gran disappunto del mondo sanitario: i sindacati
e gli Ordini hanno giudicato il taglio come una rinuncia «alla messa sotto controllo e in sicurezza di strutture di
cui circa la metà ha più di 50 anni e quindi di per sé sono fonti di rischio». Ma anche all'abbandono di «ogni
volontà di mettere mano alla prevenzione». «C'è il project financing». Il ministro della Salute Ferruccio Fazio
è intervenuto sul tema la scorsa settimana in un'audizione alla commissione Igiene e Sanità del Senato sugli
effetti delle varie manovre economiche sulla Sanità. E ha detto di augurarsi che «l'articolo 20 sull'edilizia
sanitaria venga rifinanziato: lotterò per questo. Ma le Regioni - ha aggiunto - hanno avuto 400 milioni di euro
per il trasporto pubblico locale: in tempo di ristrettezze hanno indicato questa priorità. Credo che l'edilizia sia
importante ma penso - ha precisato - che il project financing, i finanziamenti privati, all'interno della
governance pubblica, possano garantire l'aggiornamento delle strutture» in mancanza di altri fondi. Ticket per
«censo». e sui codici verdi. Nell'audizione Fazio ha anche illustrato le previsioni per i nuovi ticket previsti dalla
manovra di luglio dal 2014 oltre quelli sulla specialistica. L'idea della Salute è di studiare meccanismi di
compartecipazione alla spesa per censo, quoziente familiare e appropriatezza. «Niente tagli lineari», ha detto
Fazio. Lo strumento è un Dpr, su proposta della Salute di concerto con l'Economia, «per fissare i ticket relativi
alle prestazioni individuate in base a criteri di appropriatezza, economicità ed efficacia», ha aggiunto
chiarendo che i nuovi ticket, sommati ai 10 euro per la specialistica, dovrebbero consentire di raccogliere 2,8
miliardi. Ancora sui ticket Fazio ha successivamente dichiarato al congresso Sumai (v. pagina 23) di ritenere
opportuna l'introduzione di quelli per la medicina d'urgenza «anche nei codici verdi. Non solo per quali
bianchi», pur ribadendo che un paziente da codice verde non dovrebbe recarsi al pronto soccorso.
«Imprescindibili» le reti territoriali, per dare risposte concrete ed efficienti al cittadino-paziente. «È chiaro - ha
aggiunto - che se non c'è un rete territoriale il cittadino va al pronto soccorso anche per codici bianchi o verdi
e non deve essere così. Vanno previsti percorsi separati anche fisicamente, per evitare che medici e
anestesisti debbano occuparsi di patologie di lieve entità». Spiragli sull'edilizia. Per quanto riguarda il taglio
all'edilizia, comunque, nel testo su cui la Ragioneria generale dello Stato ha dato il via libera torna un
riferimento - ma non il miliardo - a quella sanitaria all'articolo 5, comma 3, prima del tutto assente. Il nuovo
testo incrementa il Fondo per lo sviluppo e la coesione di 2,8 miliardi (invece dei 2,5 originari) per il 2015 per
il periodo di programmazione 2014-2020 e lo destina «prioritariamente alla prosecuzione di interventi
indifferibili infrastrutturali, nonché per la messa in sicurezza di edifici scolastici, per l'edilizia sanitaria, per il
dissesto idrogeologico e per interventi a favore delle imprese sulla base di titoli giuridici perfezionati alla data
del 30 settembre 2011, già previsti nell'ambito dei programmi nazionali per il periodo 2007-2013». Gli
interventi saranno individuati con decreto dell'Economia di concerto con quello «delegato per la politica di
coesione economica, sociale e territoriale su proposta del ministro interessato al singolo intervento».
Specializzandi in ansia. Nella bozza di Ddl è previsto il dimezzamento dei termini di prescrizione, che passa
da dieci a cinque anni, per il risarcimento dovuto a causa del mancato tempestivo recepimento delle direttive
comunitarie. La norma annullerebbe in questo modo le sentenze della Cassazione che fissavano dieci anni di
prescrizione (v. Il Sole-24 Ore Sanità n. 21 e 32/2011) , a decorrere dal 27 ottobre 1999, per il risarcimento
della mancata retribuzione degli specializzandi che hanno frequentato le scuole universitarie dal 1 gennaio
1983 all'anno accademico 1990-1991. Fondi ai policlinici e al Bambino Gesù. Al comma 1 dello stesso
articolo 5 poi, si incrementa di 1,235 miliardi il fondo speciale previsto nel bilancio dell'Economia dalla legge
33/2009 «Misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi» per assicurare il finanziamento di interventi
SANITÀ NAZIONALE
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LEGGE DI STABILITÀ/ Nella bozza di Ddl non ci sono le risorse previste dal Patto per la salute
25/10/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011
Pag. 8
(tiratura:40000)
SANITÀ NAZIONALE
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urgenti e indifferibili e tra le finalità indicate nell'elenco allegato alla legge c'è anche il contributo statale a
policlinici universitari gestiti direttamente da università non statali e al Bambino Gesù di Roma. Tagli alla
Salute e trasferimenti alle Regioni. La riduzione di risorse prevista per Salute nel 2012 è di 20 milioni per il
2012 sulla quota dell'1% del Fondo sanitario nazionale. Nello stato di previsione del ministero della Salute poi
è istituito un fondo per finanziare le convenzioni per il 2012 (11,3 milioni) con il personale sanitario di
assistenza al personale navigante (Sasn), che però passerà dal 2013 alle Regioni in coerenza «con il mutato
assetto costituzionale». Dal passaggio alle Regioni non derivano oneri per il Ssn, ma, secondo la relazione
tecnica, economie sul fabbisogno complessivo che per medici convenzionati (generalisti, specialisti),
personale (infermieri e tecnici), medici fiduciari (legali) e personale attualmente dipendente dalla Salute è di
poco più di 20 milioni. P.D.B.
Le misure I TAGLI RISPARMI FINANZIAMENTI Ministero della Salute Anno 2012 20 milioni Edilizia sanitaria
Anno 2012 1 miliardo I Previsto il contributo statale ai policlinici universitari gestiti direttamente da università
non statali e all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma I Dal 2013 passano dal ministero della Salute
alle Regioni le competenze sul personale sanitario di assistenza al personale navigante (porti, aeroporti ecc.)
le cui convenzioni valgono oggi 11,3 milioni
25/10/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011
Pag. 6
(tiratura:40000)
Nelle corsie d'Europa è allarme infezioni
Uno spettro chiamato E. coli si aggira per le corsie degli ospedali di mezza Europa. Nei prossimi anni il peso
delle infezioni da batteri resistenti agli antibiotici nelle strutture sanitarie del Vecchio Continente è destinato
ad aumentare, soprattutto a causa dell'avanzata dell'Escherichia coli. Con un pesante bilancio di malati
colpiti, vittime e costi economici in più da sopportare. A delineare queste preoccupanti previsioni sul futuro
della salubrità dei nostri ospedali sono i risultati del progetto europeo «Burden,» elaborati dall'università di
Groeningen e appena pubblicati sulla prestigiosa rivista medica «Plos Medicine». Dalle proiezioni è emerso
che nel 2015 ci saranno circa 97mila infezioni e 17mila morti associati a questi due batteri. Le infezioni
ospedaliere sono dunque sempre più un problema di grande rilevanza per la Sanità europea, dal punto di
vista della mortalità, della morbilità e dei costi economici. Ne sono convinti i tre ricercatori - Marlieke de
Kraker, Peter Davey e Hajo Grundmann del gruppo di studio Burden (Burden of resistance and disease in
European nations) - che firmano i risultati di questa indagine sul tema effettuata in ben 31 Paesi europei. I
ricercatori hanno combinato i dati prospettici sulle infezioni da «Staphylococcus aureus resistente alla
meticillina» (Mrsa) e su quelle da «Escherichia coli resistente alla cefalosporina di terza generazione», con i
dati 2007 sulla resistenza agli antibiotici nel vecchio Continente, per calcolare l'eccesso di mortalità, di
ricoveri e di spesa ospedaliera. I dati relativi a 1.293 ospedali in 31 Paesi hanno rivelato che circa 5.503 morti
in eccesso sono associate a infezioni del sangue causate da Mrsa (con il Regno Unito e la Francia in testa) e
2.712 con quelle da E.coli resistente alla cefalosporina di terza generazione (con Turchia e sempre Regno
Unito ai primi posti). Un campanello d'allarme, questo, che suona anche per l'Italia dove si registrano 2.679
casi di infezioni da Mrsa e 1.149 da Escherichia coli. I ricercatori svedesi hanno anche scoperto che le
infezioni da Mrsa ed E.coli hanno portato rispettivamente a 255.683 e 120.065 giornate in più di degenza.
Tutto ciò si è tradotto in un costo stimato di oltre 62 milioni di euro (44 milioni per la Mrsa e 18 per la E. coli).
Osservando l'andamento dei dati, gli esperti hanno anche stimato che nel 2015 si verificheranno 97.000
infezioni e 17.000 morti associate a questi batteri super-resistenti, con costi sempre più alti. Gli autori fanno
quindi notare che «nonostante i benefìci attesi dai sistemi di controllo del Mrsa, le previsioni per i prossimi
anni sono preoccupanti, perché il numero costantemente crescente di infezioni causate da agenti patogeni
resistenti alla cefalosporina di terza generazione e Gram-negativi renderanno presto vani i risultati raggiunti».
Mar.B. Il boom della E. coli
I Paesi europei più colpiti Incidenza per 100mila persone Mrsa E. coli Paese Mrsa E. coli Francia 4.523 617
7,3 1,0 Germania 2.484 1.921 3,0 2,3 Grecia 1.207 110 10,8 1,0 Italia 2.679 1.149 4,6 2,0 Portogallo 1.989
431 18,7 4,1 Spagna 2.223 1.385 5,0 3,1 Turchia 3.968 4.440 5,3 5,9 Uk 5.520 2.821 9,1 4,6
SANITÀ NAZIONALE
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STUDIO SU TRENTUNO PAESI SUI BATTERI RESISTENTI AGLI ANTIBIOTICI
25/10/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011
Pag. 6
(tiratura:40000)
Assicuratori italiani in fuga
Chi resta raramente è in grado di resistere: in 15 anni sinistri triplicati
Come spesso accade, le ragioni della crisi della Rc medica vanno ricercate nel combinarsi di una serie di
fattori concomitanti. Certamente da anni è osservabile un aumento generalizzato della litigiosità nel nostro
Paese. Questo trend è legato all'evoluzione della responsabilità civile: in tutto il mondo si osserva un
aumento della litigiosità, mano a mano che il mercato si fa più maturo e sofisticato. D'altra parte, i grandi
progressi della scienza medica hanno comportato un forte aumento delle aspettative di risultato e, purtroppo,
un grande aumento del livello di insoddisfazione, nel caso in cui le promesse attese non si siano poi
concretizzate. Ciò è ancora più evidente nelle problematiche legate a questioni di concepimento e parto,
soprattutto in un Paese come il nostro, nel quale si è assistito a una forte flessione nel numero delle nascite.
Il consistente aumento delle denunce di sinistro da errore medico costituisce dunque un segnale concreto
della crescente sfiducia dei pazienti verso il sistema sanitario. Nel periodo compreso tra il 1994 e il 2009,
secondo l'Ania, il numero dei sinistri denunciati alle imprese di assicurazione per le coperture assicurative
mediche si è più che triplicato, passando da circa 9.500 a quasi 34.000 all'anno. Al numero crescente di
denunce ha fatto seguito il marcato allungamento del periodo necessario per la definizione dei sinistri, per la
sempre maggior durata del periodo occorrente per ottenere una valutazione definitiva delle lesioni e per il
generalizzato aumento dei contenziosi. Secondo l'Ania, meno del 6% dei sinistri denunciati nel 2009 è stato a
oggi liquidato e intercorrono in media ben 15 anni dalla data di protocollazione di un danno al suo
pagamento. Nel frattempo l'Italia ha vissuto un'evoluzione del risarcimento del danno alla persona del tutto
peculiare. Tale fenomeno si è sviluppato particolarmente negli anni più recenti, raggiungendo il suo culmine
con la pubblicazione delle tabelle per la liquidazione del danno non patrimoniale, a opera dei giudici
dell'"Osservatorio di Giustizia" di Milano, e con la decisione resa il 7 giugno scorso dalla Cassazione, nella
quale si è affermato che i valori di riferimento adottati dal Tribunale di Milano costituiranno d'ora innanzi il
valore di riferimento su scala nazionale. L'impatto che questo processo di rivalutazione del danno alla
persona ha avuto sul mondo assicurativo è stato epocale. Pur proponendosi di fare ordine in un sistema
assai caotico, ha impresso una spinta ulteriore all'aumento del costo medio dei sinistri che già si osservava
come tendenza a partire dai primi anni '90. Nell'ambito della Rc medica il costo medio dei sinistri si è
letteralmente raddoppiato e tale andamento è osservabile per tutte le generazioni di sinistri prese in
considerazione dallo studio dell'Ania. C'è da poi rilevare che, oramai da anni e in linea con quanto osservato
in altri Paesi del mondo, assistiamo a un progressivo slittamento del concetto di responsabilità medica verso
forme di responsabilità oggettiva, passando attraverso una sorta di radicalizzazione del principio di
responsabilità civile contrattuale: viene definitivamente affermata l'inversione dell'onere probatorio e rimane
sempre a carico dell'ospedale o del medico accusati di malpractice il compito di provare la propria estraneità
ai fatti contestati. Tutto questo ha aperto la strada a un ricorso alle aule di giustizia assai più agevole e
sempre più indiscriminato. L'incremento dei premi attuato dalle compagnie di assicurazione per far fronte
all'andamento negativo del ramo ha provocato una spinta verso il miglioramento dell'attività di risk
management delle strutture sanitarie, il che non può che comportare un miglioramento degli indicatori tecnici.
Tuttavia, il rapporto sinistri a premi delle generazioni più recenti risulta ancora assai superiore al 100 per
cento. Le compagnie, cioè, devono ancora pagare assai più di quanto incassano e ciò determina l'abbandono
del mercato della Rc medica da parte di un gran numero di assicuratori italiani, spinti dalla sfiducia nelle
proprie possibilità di recupero e dalla difficoltà di reperire i capitali necessari per soddisfare i parametri imposti
dall'Autorità di vigilanza per la gestione di questo ramo. Migliaia di polizze disdette si riversano allora sul
mercato, il che, per la più nota legge che lo governa, a fronte di una forte riduzione dell'offerta e di un forte
aumento della domanda, non può che concorrere al cospicuo aumento dei prezzi di cui si è parlato. Nel
frattempo, brokers e agenti di assicurazione si trovano in mano interi portafogli di rischi da piazzare in un
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RISCHIO CLINICO/ Solo pochi operatori sono in grado oggi di stipulare polizze
25/10/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011
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ambito nient'affatto recettivo. Si cerca allora di rendere più attraente per gli operatori un mercato che viaggia
ormai ben oltre le 100.000 richieste di risarcimento all'anno, con più di 12.000 casi pendenti davanti ai giudici,
di cui il 74% circa si risolve con il riconoscimento di un errore terapeutico. Ma bisogna anche provare a
rendere più attraente l'acquisto di una polizza assicurativa a tanti ospedali che, di fronte a premi pari a multipli
di quanto pagato in precedenza, decidono di rinunciare ai contratti stessi, pensando di provvedere da soli alla
gestione dei sinistri. Si cerca poi di attrarre nuovi investitori dall'estero, i quali sono solitamente ignari delle
dinamiche del nostro mercato assicurativo e vengono allettati da un ammontare premi all'apparenza piuttosto
consistente. Vengono perciò organizzati veri e propri raggruppamenti di rischi, assemblando in un'unica
grande polizza tutte le strutture presenti in un'area. Così, assieme alla tale struttura complessa e
plurisinistrata, vengono coperti anche gli ospedali decentrati, aventi un'attività assai meno esposta e operanti
in aree con un livello di litigiosità non paragonabile a quello delle grandi aree urbane. Si tratta di polizze
basate su meccanismi piuttosto complessi, il cui funzionamento risulta talvolta artificioso e non contribuisce a
migliorare l'amministrazione di un ramo di per sé già assai oneroso sul piano della gestione. In ogni caso, al
momento, solo pochi operatori sono in grado di sottoscrivere polizze da Rc medica nel nostro Paese. In gran
parte non sono di origine italiana e raramente riescono a resistere all'andamento del ramo, abbandonando il
mercato alle prime avvisaglie di pericolo. Non si tratta, cioè, di un progetto volto a fornire una soluzione
duratura al problema e le azioni intraprese non sono sufficientemente incisive per migliorare la gestione del
rischio Sanità nel nostro Paese. Ciò causa una crescente sfiducia degli operatori sanitari nei confronti del
mondo assicurativo e aumenta ogni giorno il numero delle strutture che preferiscono optare per
l'autoassicurazione, facendo assurgere la crisi dell'assicurazione della responsabilità civile medica al ruolo di
vero e proprio problema sociale. Bisognerebbe infatti che le strutture sanitarie utilizzassero le poche risorse a
loro disposizione non per fronteggiare le conseguenze degli eventuali errori, ma per investire su una migliore
gestione del rischio, partecipando sempre più attivamente alla stabilizzazione dei risultati del ramo. Cinzia
Altomare Property&Casualty Facultative Branch Manager General Reinsurance Milan Branch
25/10/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.40 - 25 Ottobre 2011
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(tiratura:40000)
In clinica bisturi sotto torchio
Check sul 2000-2010 per 1.185 pratiche - Il 40% riguarda l'area chirurgica
La prima edizione del report marsh sulla medmal nell'ospedalità privata si basa su un campione sperimentale
di strutture private accreditate e non. Le strutture hanno varie dimensioni, alcune sono paragonabili a un
ospedale pubblico, altre sono delle piccole cliniche altre ancora sono di medie dimensione. Spesso le singole
strutture analizzate fanno parti di gruppi o holding della sanità privata. In molti casi non è presente il pronto
soccorso e in alcune situazioni il personale medico dipendente è in quota minoritaria. In questa prima
edizione non è stato possibile effettuare dei cluster che sono allo studio. Il campione con cui è stato costruito
il report è formato da 18 gruppi/holding della sanità privata che complessivamente contengono 44 singole
strutture di varie dimensioni. I vari gruppi sono distribuiti per presenza geografica al nord 38%, al centro 27%
e al sud 35 per cento. Le richieste di risarcimento danni complessive geograficamente sono distribuite al nord
con il 45,42%, il 28,97% al centro e il 25,61% al sud. Se analizziamo il dato medio per singola struttura
sanitaria il Nord equivale al 36,60%, il Centro è il 46,70% e il Sud 17,70 per cento. Lo studio prende in
considerazione l'andamento delle richieste di risarcimento danni dal 2000 in poi, il dato diventa significativo e
interessante a partire dal 2004, 2005 circa. Complessivamente sono state raccolte circa 1.500 richieste di
risarcimento danni. Anche per quanto riguarda il contenzioso nella sanità privata si osserva un aumento del
numero delle richieste con una leggera flessione del 2010. La tipologia delle richieste di risarcimento danni è
principalmente stragiudiziaria (70,33%), il 9,31% è riferito a un procedimento giudiziario civile e circa il 4% a
un procedimento penale. Il restante 17% circa è indeterminato per questa tipologia di informazione. Rispetto
ai procedimenti giudiziari quelli civili sono maggiori al Centro seguito dal Nord e dal Sud mentre quelli penali
sono più presenti al Centro e al Sud rispetto al nord. In tutte e tre le macro aree geografiche comunque
predomina il procedimento stragiudiziario. Nel primo report della sanità privata il 95,40% delle richieste danni
riguarda pazienti, il 2,55% visitatori e l'1,97% operatori. A guidare la classifica per tipologia di rischi,
ovviamente è il rischio clinico con l'82,93%, seguono i rischi alla struttura (eventi in aree comuni, parcheggi,
scale ecc.) 7,14%, i danni alla proprietà (oggetti personali, protesi ecc.) 3,92% e i rischi professionali 1,82 per
cento. L'analisi delle conseguenze seguite all'evento che ha determinato la richiesta di risarcimento vede al
primo posto le lesioni 86,64% seguite da decessi 8,61%, e danni alle proprietà 4,01 per cento. Le principali
tipologie di errori reclamati sono errori chirurgici (39,49%), errori terapeutici (12,66%), errori diagnostici
(9,03%), cadute di pazienti e visitatori (8,95%), gli errori da parto e/o cesareo (4,89%), le infezioni (4,73%), gli
errori da procedura invasiva (4,05%) e i danneggiamenti a cose (2,45%). Le specialità cliniche maggiormente
interessate sono: ortopedia (18,06%), struttura e parti comuni (14,18%), odontoiatria (10,04%), chirurgia
generale (8,35%), ostetricia e ginecologia (8,27%) pronto soccorso (3,97%), cardiochirurgia (2,95%) e
neurochirurgia (2,78%). Rispetto all'ospedalità pubblica si nota una forte riduzione del pronto soccorso
perché molte strutture non offrono questo servizio ma si inseriscono specialità come l'odontoiatria, la
cardiochirurgia e in taluni casi la chirurgia plastica. La maggior parte delle richieste di risarcimento danni sono
denunciate entro un anno dalla data di accadimento dell'evento; più della metà entro 3 anni. La maggior parte
degli errori chirurgici viene denunciato entro 2 anni dall'avvenuta prestazione, gli errori terapeutici entro 3 anni
circa e gli errori diagnostici entro 2,5 anni. Le rischieste di risarcimento per i problemi legati ai parti vengono
presentate entro circa 5 anni. Per quanto le principali specialità le richieste di risarcimento danni vengono
presentate entro 2 o al massimo 3 anni a eccezione dell'ostetricia e ginecologia che amplia il suo range di un
anno circa. Nel corso dei 10 anni (2000-2010) sono state chiuse circa il 20% delle richieste danni, mentre
resta aperto circa il 50% di pratiche (49,90%) e un ulteriore 18% circa risulta senza seguito (18,19%). Le
pratiche che vengono denunciate spontaneamente dalle singole aziende a scopo precauzionale sono circa
l'11% (11,13%). Emanuele Patrini Healthcare risk manager Marsh Spa Danni contestati Stato delle richieste
danni Soggetti danneggiati Andamento denunce per anno Andamento richieste per ospedale Andamento
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REPORT MARSH/ Prima analisi sulle richieste di risarcimento nell'ambito dell'ospedalità privata
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specialità vs anno denuncia Totale vertenze Risarcimenti Euro Totale chiusi 8.296.527,25 Val. medio
29.213,12 Val. minimo 75,00 Val massimo 750.000,00 Errori chirurgici Risarcimenti Euro Totale chiusi
4.459.393,69 Val. medio 43.719,55 Val. minimo 74,00 Val massimo 557.840,00 Errori diagnostici
Risarcimenti Euro Totale chiusi 174.707,50 Val. medio 15.882,50 Val. minimo 500,00 Val massimo 90.000,00
Errori terapeutici Risarcimenti Euro Totale chiusi 807.470,52 Val. medio 21.823,53 Val. minimo 100,00 Val
massimo 561.200,00 Errori in sala parto Risarcimenti Euro Totale chiusi 965.603,20 Val. medio 120.700,40
Val. minimo 1.200,00 Val massimo 750.000,00 Infezioni Risarcimenti Euro Totale chiusi 202.404,00 Val.
medio 25.300,50 Val. minimo 5.000,00 Val massimo 67.500,00 Risarcimenti Euro Totale chiusi 795.160,79
Val. medio 26.505,36 Val. minimo 241,00 Val massimo 330.000,00 Cadute (pazienti/ visitatori) Errori in
ortopedia Risarcimenti Euro Totale chiusi 635.374,53 Val. medio 21.909,47 Val. minimo 155,00 Val massimo
250.000,00
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Buone pratiche Agenas specchio per l'Ue
Azione comune per 43 agenzie
Check list e sicurezza in sala operatoria, prevenzione delle cadute e delle infezioni ospedaliere e prevenzione
degli eventi sentinella restano al centro dell'attenzione dei professionisti sanitari. A dimostrarlo sono le
esperienze realizzate con l'obiettivo di migliorare la sicurezza dei pazienti e delle cure, che le strutture
sanitarie accreditate, pubbliche e private, stanno segnalando in questi giorni all'Osservatorio buone pratiche
dell'Agenas. Faro dell'organismo - istituito nel 2008 in attuazione di una Intesa Stato-Regioni - le Direttive e le
Raccomandazioni emanate a livello europeo, con particolare riferimento alla Raccomandazione del Consiglio
Ue del 9 giugno 2009, che ha previsto, tra le azioni che gli Stati membri devono porre in atto per accrescere
la sicurezza dei pazienti, la revisione e l'aggiornamento delle migliori pratiche applicabili all'assistenza nonché
l'informazione al cittadino e la condivisione delle conoscenze, delle esperienze e delle migliori pratiche a
livello europeo. Obiettivo finale, favorire il trasferimento delle esperienze facilitando l'accesso alle
informazioni, sostenendo lo scambio di conoscenze e promuovendo l'integrazione e l'interazione tra Regioni,
organizzazioni sanitarie, professionisti e cittadini. Le edizioni 2008, 2009 e 2010 della call annuale, cui hanno
aderito tutti i governi locali, hanno consentito di alimentare l'archivio web con circa mille esperienze di
miglioramento della sicurezza dei pazienti (consultabili al link http://buonepratiche.agenas.it/practices.aspx);
la call for good practice 2011, in scadenza il 31 ottobre, rappresenta la quarta edizione dell'iniziativa
realizzata dall'Agenas. Le strutture sono state invitate a segnalare le esperienze/ interventi che abbiano
dimostrato un miglioramento della sicurezza dei pazienti risultando pertinenti alla tematica della gestione del
rischio clinico; attuate a livello regionale, aziendale o di unità di produzione; fondate (ove presenti) su
evidenze da letteratura; valutate anche dal punto di vista dell'efficacia e dei costi); realizzate in accordo ai
principi del Mcq (miglioramento continuo della qualità) e sostenibili nel tempo. Particolare attenzione viene
posta alle esperienze potenzialmente riproducibili/trasferibili in atri contesti. A partire dal 2008 l'Osservatorio
ha focalizzato annualmente l'attenzione su una fase specifica del ciclo delle Buone pratiche: per l'anno in
corso il focus è sulla trasferibilità e sul trasferimento delle buone pratiche, tema che, in collaborazione con le
Regioni, sarà trattato dall'Agenas al VI Forum Risk Management in Sanità, in programma ad Arezzo dal 22 al
25 novembre 2011. Intanto l'esperienza dell'Osservatorio sta per essere replicata anche a livello europeo. È
stata infatti sottomessa al «Second programme of Community action in the field of health» una Joint Action,
coordinata da Haute Autorité de Santé (Fr) avente come obiettivo generale quello di contribuire alla sicurezza
dei pazienti e alla qualità delle cure, rafforzando la cooperazione tra i Paesi europei tramite la condivisione
della conoscenza, delle esperienze e delle migliori pratiche, promuovendo la trasferibilità e l'implementazione
di quest'ultime nei Paesi membri dell'Unione europea. Al progetto partecipano, in qualità di Associated
Partner 43 organizzazioni europee tra cui, per l'Italia, il ministero della Salute e l'Agenas Barbara Labella
PhD, Sezione qualità e accreditamento, Agenas
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IN PISTA LA QUARTA CALL ANNUALE
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Solo in Italia le liti intasano i tribunali
Il fenomeno della responsabilità civile per il risarcimento dei danni da colpa medica è da tempo balzato agli
onori delle cronache per l'esplosione dei numeri che caratterizzano il comparto assicurativo, in cui il
proliferare delle cause e l'innalzamento dei risarcimenti ha determinato un incremento del costo dei premi
assicurativi al quale molte componenti del settore non riescono più a far fronte. È sempre più frequente il
ricorso, da parte di enti ospedalieri, a forme così dette di "autoassicurazione" ove cioè la struttura decide a
livello contabile e amministrativo di assumere in proprio il rischio delle conseguenze dell'errore clinico e quindi
di gestire autonomamente e senza coperture di garanzie le trattative e le controversie intentate dai pazienti
che si ritengono vittime di un errore medico. Le imprese di assicurazione che ancora si affacciano sul
mercato spesso offrono prodotti assicurativi con costi molto elevanti e con coperture contenute o limitate da
clausole tese a circoscrivere il proprio rischio, perché legate alla durata del contratto (così dette "claims
made" con retroattività contenuta nel tempo), alla natura delle prestazioni erogate dal professionista sanitario,
ovvero perché limitate sotto il profilo dell'esposizione finanziaria dell'assicuratore (franchigie elevate, fisse o
aggregate, massimali contenuti, garanzie "a secondo rischio" eccetera). È come se il mercato assicurativo,
realizzata l'assoluta non competitività del settore della Rc sanitaria, abbia ridotto all'osso la propria
partecipazione e il proprio interesse (si veda pag. 6), inserendo nei contratti clausole limitative sempre più
rigide, da un lato e, dall'altro, aumentando il costo del servizio offerto. Il consistente aumento delle denunce di
sinistro da errore medico costituisce un altro segnale concreto dell'evoluzione del comparto anche sotto il
profilo del rischio assicurativo. Nel periodo compreso tra il 1994 e il 2009, secondo l'Ania, il numero dei sinistri
denunciati alle imprese di assicurazione per le coperture assicurative, sia dalle strutture sanitarie che dai
medici professionisti, si è più che triplicato, passando da circa 9.500 a quasi 34.000 all'anno. In particolare, le
denunce relative ai singoli medici sono tornate nel 2008 sui livelli medi degli ultimi 5 anni, mentre quelle
riguardanti le strutture sanitarie sono risultate nello stesso anno in forte crescita (+10 %), arrivando quasi a
quota 18.000 intimazioni. Infine, l'Ania indica come il rapporto sinistri/premi del ramo, dal 1994 al 2008, si sia
mantenuto su percentuali assai elevate, con punte massime nel 1998, quando, per ogni euro di premi
incassati le compagnie hanno pagato 4,77 euro di sinistri. Ai giorni nostri (dato del 2008) tale rapporto si è
quasi allineato, pur rimanendo negativo (per ogni euro incassato se ne spendono 1,11, con perdite
classificabili quindi nell'ordine del 10%). Ovviamente tale apparente miglioramento, permanendo una
casistica molto elevata di denunce e di sinistri liquidati, è ottenuto a spese delle strutture e dei singoli
professionisti che corrispondono premi assicurativi sempre più elevati. Circa le cause del fenomeno, le stesse
sono da ricondurre, principalmente, come si è già detto, al forte incremento di denunce di sinistri (intesi come
censure dell'operato dei sanitari), legate a un sentimento di crescente aspettativa che l'opinione pubblica ha
risposto negli ultimi anni nel risultato clinico di riscontro alla propria domanda di cure e di soluzioni
terapeutiche. A ciò si aggiunga l'orientamento della magistratura di legittimità e di merito che, specie
nell'ultimo decennio, si è attestata su posizioni giuridiche di tutela privilegiata del malato, sia sotto l'aspetto
dei criteri di imputazione della colpa civilistica, sia sotto quello della portata dei risarcimenti monetari dei
danni accertati. Viene da chiedersi se il fenomeno dell'incremento delle cause legate alla responsabilità
medica sia tipico del nostro Paese, ovvero se a esso corrisponda un analogo andamento, quanto meno sotto
il profilo dell'aspettativa di risultato, anche in altri Paesi, specialmente dell'area euro. Un esame comparativo
circa i sistemi di accertamento e gestione delle controversie legate alla così detta "medical malpractice"
(tratto dallo studio a cura di Cinzia Altomare pubblicato sul volume «L'assicurazione nella responsabilità civile
del medico e della struttura sanitaria», Maggioli, 2011) riserva alcune sorprese e, forse, persino delle
indicazioni su come uscire da un fenomeno che nel nostro Paese sta raggiungendo pericolosi livelli di
guardia. In Europa (ma il discorso varrebbe anche per i Paesi d'oltre Manica a cominciare dagli Stati Uniti) è
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Dal confronto con il resto d'Europa emerge l'abnorme numero di contenziosi giudiziali
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generalizzato il fenomeno dell'incremento esponenziale delle controversie legate alla colpa medica.
Dovendosi escludere, tra le cause del fenomeno, quella della perdita di tecnicità rispetto al passato della
moderna categoria dei medici (è vero anzi il contrario grazie anche all'aiuto della scienza medica sempre più
in evoluzione), la causa è forse da ricercare in una crescente presa di coscienza da parte dell'utenza, e
quindi dei pazienti, di un generale diritto alla prestazione sanitaria altamente qualificata, con conseguente
aspettativa di risultato che spesso, e non sempre per colpa del medico, non è possibile scientificamente
raggiungere. Prescindendo dalle molteplici cause che ci accomunano per lo più agli altri Paesi europei,
rispetto a questi ultimi ci distinguiamo per l'assenza di una strategia nazionale di approccio al problema che
presenta non solo profili giuridici ma anche socio-economici. A differenza degli altri Paesi europei interessati
dal fenomeno negli ultimi anni, l'Italia ha ancora oggi demandato ogni regolamentazione del problema ai
principi del diritto interamente governati dalla magistratura, omettendo il nostro legislatore di svolgere alcuna
attività di regolazione e disciplina della responsabilità sanitaria e delle sue ricadute economiche. È un
atteggiamento che attiene a scelte di politica giudiziaria per la quale non ci compete alcun commento, salvo
rilevare che l'esame del settore della nostra Rc sanitaria mostra come tale opzione sia forse poco
lungimirante. Filippo Martini Avvocato del Foro di Milano PAESI SCANDINAVI Utile anche una disamina di
cosa avviene nei Paesi del Nord Europa. In Finlandia è stato fondato nel 1987 il Pic (Patient Insurance
Center), che garantisce l'indennizzo dei danni causati da errore medico. Esso funziona su base "no-fault",
ovvero prescindendo dall'accertamento di responsabilità del medico ed è supportato da un fondo di garanzia
alimentato da un pool di assicuratori. È interessante notare come lo scopo dichiarato di questo istituto sia
quello di salvaguardare i diritti dei pazienti e, allo stesso tempo, la solvibilità delle compagnie di assicurazione
che lo sostengono. Il sistema costituisce quindi una sorta di volano di calmieramento dei risarcimenti e delle
risorse economiche a essi destinate. Tutte le compagnie di assicurazione operanti nell'ambito della Rc
medica devono entrare a far parte di questo consorzio, controllato e regolato dalla locale Autorità di vigilanza.
In Danimarca, un sistema che funziona anch'sso su base "no fault" prevede l'obbligatorietà delle coperture di
responsabilità civile professionale per tutti gli operatori del settore sanitario, inclusi, a partire dal 2004, anche
quelli che fanno capo al settore privato. Gli assicuratori sono tutti consorziati in pool finalizzati alla ripartizione
del rischio in modo uniforme e proporzionale alla contribuzione finanziaria di ognuno. La Svezia, infine, ha
adottato anch'essa un sistema operante su base "no-fault", il Pci (Patient Compensation Insurance), già a
partire dal 1975. La copertura assicurativa, offerta originariamente da un pool di assicuratori, oggi è
demandata a un ente mutualistico statale. FRANCIA In Francia la Rc medica è gestita con il primario apporto
tecnico di un organo nazionale e statale cui è demandato l'accertamento della responsabilità del medico
(Oniam Office National d'Indemnisation des Accidents Médicaux). È onere del medico dimostrare
all'organismo la propria estraneità ai fatti contestati e, nel caso la sua responsabilità venga confermata, il
caso passa alle compagnie di assicurazione. La preminente parte del contenzioso si svolge quindi in sede
stragiudiziale con la verifica delle ipotesi di colpa demandate a un organismo nazionale e con il pagamento
conseguente di una somma coperta dalle imprese di assicurazione. Naturalmente la parte lesa ha comunque
il diritto di rifiutare il risarcimento offerto in sede extragiudiziale e di ricorrere al tribunale per ottenere
soddisfazione. I medici che dipendono dal servizio pubblico usufruiscono della copertura assicurativa a spese
dello Stato, mentre i dipendenti delle strutture private devono provvedere in proprio al suo acquisto. Tuttavia,
il sempre più frequente ricorso ai tribunali, unitamente all'aumento dei sinistri e dell'ammontare dei
risarcimenti, ha provocato in Francia, già a partire dalla metà degli anni 90, una crisi del tutto simile a quella
verificatasi in Italia nell'ultimo decennio. Tra il 1990 e il 2000, infatti, il numero delle richieste di risarcimento è
aumentato del 251%, e il costo medio dei sinistri del 239%. A partire dal 2006 poi, si è registrato un aumento
tra il 19% e il 25% del numero dei risarcimenti riconosciuti in sede giudiziale. GERMANIA La Germania non
presenta, secondo i dati ultimi conosciuti, una situazione di crisi del sistema come quella registrata in Gran
Bretagna o che si vive nel nostro Paese. Su una popolazione di poco superiore agli ottanta milioni di abitanti,
infatti, si registrano oggi circa 40.000 sinistri all'anno, di cui appena l'8% - come riporta la Law Library of
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Congress - trova definizione in tribunale. È già forte la presenza del comparto assistenziale pubblico, nel
senso che gli assicuratori sociali coprono, con una certa efficacia, tutte le spese mediche e di assistenza,
offrendo forme pensionistiche e rendite che danno al paziente vittima di un errore medico un elevato trend
economico. Esiste al tempo stesso in Germania un sistema di valutazione del danno non patrimoniale volto
alla limitazione dei risarcimenti in parametri ritenuti tollerabili dal sistema macro-economico del Paese.
L'importo massimo riconosciuto a questo titolo, infatti, si aggirerebbe intorno ai 500.000 euro, per casi assai
gravi di lesioni da parto. Per lesioni di più lieve entità, invece, l'importo riconosciuto non supera solitamente i
40.000 euro. Va detto inoltre che, come di recente avvenuto in Italia, l'accesso alla giustizia civile è sempre
preceduto dal ricorso a una camera di conciliazione, o mediazione, coadiuvata da consulenti ed esperti
nominati dalle associazioni dei medici. GRAN BRETAGNA Una crisi per certi aspetti assimilabile alla nostra
(caratterizzata dall'incremento del costo dei premi ben al di sopra del tasso di inflazione) si registrò in Gran
Bretagna già negli anni 80. A quel tempo i premi di assicurazione dovuti alla Mdu - Medical Defence Union,
organizzazione alla quale aderivano tutti i medici britannici, che riuniva in una sorta di convenzione le
coperture della loro Responsabilità civile professionale, balzarono improvvisamente da 40 sterline a 1.080
sterline per ciascun medico aderente. La forte pressione che ne derivò a livello di opinione pubblica spinse
così la Corona a prendersi carico della responsabilità civile professionale di tutti gli operatori del Servizio
sanitario nazionale. Pertanto, a partire dal 1990, tutti i dipendenti del servizio sanitario sono direttamente
coperti da un fondo a cura dello Stato, che si occupa di determinare l'effettivo verificarsi dell'errore clinico e di
provvede al pagamento dell'eventuale risarcimento dovuto, sulla base di un procedimento probatorio
interamente a carico del danneggiato. La soluzione britannica si basa dunque su alcune precise scelte del
Governo: deresponsabilizzazione del medico dipendente, onere della prova a carico del danneggiato e
accertamento della colpa demandato a un organismo statale (la Nhs Litigation Authority, che gestisce il
programma del Nhs e opera sulla base di un budget controllato dal Governo, noto come il Revenue Resource
Limit). Tale sistema, pur con una realtà ancora assai complessa e gravosa sul piano economico, ha mostrato
un certo livello di efficacia, se si considera che - sempre tra il 2007 e il 2008 - lo stesso Nhs ha denunciato un
tempo medio di liquidazione per sinistro inferiore all'anno e mezzo (1,46 anni) e che ben il 96% dei casi
trattati è stato risolto "out of Court settlements", ovvero in sede extragiudiziale (solo il 4% dei casi risulta
definito in tribunale nel periodo di osservazione).
Sinistri risolti in sede giudiziale (%)
Sinistri risolti in sede extragiudiziale (%)
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