RAVENNA FESTIVAL 2015
Dante nostro contemporaneo
Divina.com
Teatro Alighieri
venerdì 12 giugno, ore 21
Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana
con il patrocinio di
Senato della Repubblica
Camera dei Deputati
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Ministero degli Affari Esteri
con il sostegno di
Comune di Ravenna
con il contributo di
Comune di Cervia
Comune di Comacchio
Comune di Forlì
Koichi Suzuki
Hormoz Vasfi
Comune di Russi
partner
RAVENNA FESTIVAL
RINGRAZIA
Associazione Amici di Ravenna Festival
Apt Servizi Emilia Romagna
ARCUS Arte Cultura Spettacolo
Autorità Portuale di Ravenna
BPER Banca
Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna
Cassa di Risparmio di Ravenna
Classica HD
Cmc Ravenna
Cna Ravenna
Comune di Cervia
Comune di Comacchio
Comune di Forlì
Comune di Otranto
Comune di Ravenna
Comune di Russi
Confartigianato Ravenna
Confindustria Ravenna
Coop Adriatica
Cooperativa Bagnini Cervia
Credito Cooperativo Ravennate e Imolese
Eni
Federazione Cooperative Provincia di Ravenna
Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì
Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
Gruppo Hera
Gruppo Mediaset Publitalia ’80
Gruppo Nettuno
Hormoz Vasfi
Itway
Koichi Suzuki
Legacoop Romagna
Micoperi
Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
Poderi dal Nespoli
PubbliSOLE
Publimedia Italia
Quotidiano Nazionale
Rai Uno
Rai Radio Tre
Reclam
Regione Emilia Romagna
Sapir
Setteserequi
Sigma 4
SVA Plus Concessionaria Volkswagen
Unicredit
Unipol Banca
UnipolSai Assicurazioni
Venini
Antonio e Gian Luca Bandini, Ravenna
Francesca e Silvana Bedei, Ravenna
Maurizio e Irene Berti, Bagnacavallo
Mario e Giorgia Boccaccini, Ravenna
Paolo e Maria Livia Brusi, Ravenna
Margherita Cassis Faraone, Udine
Glauco e Egle Cavassini, Ravenna
Roberto e Augusta Cimatti, Ravenna
Ludovica D’Albertis Spalletti, Ravenna
Marisa Dalla Valle, Milano
Letizia De Rubertis e Giuseppe Scarano,
Ravenna
Ada Elmi e Marta Bulgarelli, Bologna
Rosa Errani e Manuela Mazzavillani,
Ravenna
Dario e Roberta Fabbri, Ravenna
Gioia Falck Marchi, Firenze
Gian Giacomo e Liliana Faverio, Milano
Paolo e Franca Fignagnani, Bologna
Domenico Francesconi e figli, Ravenna
Giovanni Frezzotti, Jesi
Idina Gardini, Ravenna
Stefano e Silvana Golinelli, Bologna
Dieter e Ingrid Häussermann,
Bietigheim‑Bissingen
Lina e Adriano Maestri, Ravenna
Silvia Malagola e Paola Montanari, Milano
Franca Manetti, Ravenna
Gabriella Mariani Ottobelli, Milano
Pietro e Gabriella Marini, Ravenna
Manfred Mautner von Markhof, Vienna
Maura e Alessandra Naponiello, Milano
Peppino e Giovanna Naponiello, Milano
Giorgio e Riccarda Palazzi Rossi, Ravenna
Gianna Pasini, Ravenna
Gian Paolo e Graziella Pasini, Ravenna
Desideria Antonietta Pasolini Dall’Onda,
Ravenna
Giuseppe e Paola Poggiali, Ravenna
Carlo e Silvana Poverini, Ravenna
Paolo e Aldo Rametta, Ravenna
Stelio e Grazia Ronchi, Ravenna
Stefano e Luisa Rosetti, Milano
Giovanni e Graziella Salami, Lavezzola
Guido e Francesca Sansoni, Ravenna
Francesco e Sonia Saviotti, Milano
Roberto e Filippo Scaioli, Ravenna
Eraldo e Clelia Scarano, Ravenna
Leonardo Spadoni, Ravenna
Gabriele e Luisella Spizuoco, Ravenna
Paolino e Nadia Spizuoco, Ravenna
Thomas e Inge Tretter, Monaco di Baviera
Ferdinando e Delia Turicchia, Ravenna
Maria Luisa Vaccari, Ferrara
Roberto e Piera Valducci, Savignano sul
Rubicone
Gerardo Veronesi, Bologna
Luca e Riccardo Vitiello, Ravenna
Presidente
Gian Giacomo Faverio
Vice Presidenti
Leonardo Spadoni
Maria Luisa Vaccari
Paolo Fignagnani
Giuliano Gamberini
Maria Cristina Mazzavillani Muti
Giuseppe Poggiali
Eraldo Scarano
Gerardo Veronesi
Segretario
Pino Ronchi
Aziende sostenitrici
Alma Petroli, Ravenna
CMC, Ravenna
Consorzio Cooperative Costruzioni,
Bologna
Credito Cooperativo Ravennate e
Imolese
FBS, Milano
FINAGRO, Milano
Kremslehner Alberghi e Ristoranti,
Vienna
L.N.T., Ravenna
Rosetti Marino, Ravenna
SVA Concessionaria Fiat, Ravenna
Terme di Punta Marina, Ravenna
TRE - Tozzi Renewable Energy, Ravenna
RAVENNA FESTIVAL
Direzione artistica
Cristina Mazzavillani Muti
Franco Masotti
Angelo Nicastro
Fondazione
Ravenna Manifestazioni
Soci
Comune di Ravenna
Regione Emilia Romagna
Provincia di Ravenna
Camera di Commercio di Ravenna
Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna
Confindustria Ravenna
Confcommercio Ravenna
Confesercenti Ravenna
CNA Ravenna
Confartigianato Ravenna
Archidiocesi di Ravenna-Cervia
Fondazione Arturo Toscanini
Consiglio di Amministrazione
Presidente Fabrizio Matteucci
Vicepresidente Mario Salvagiani
Consiglieri
Ouidad Bakkali
Galliano Di Marco
Lanfranco Gualtieri
Sovrintendente
Antonio De Rosa
Segretario generale
Marcello Natali
Responsabile amministrativo
Roberto Cimatti
Revisori dei conti
Giovanni Nonni
Mario Bacigalupo
Angelo Lo Rizzo
Biblioteca Oriani, ore 17.30
Esposizione della partitura
di Divina.com
Zona del silenzio, ore 18.30 e ore 19
Esecuzione itinerante
di cinque brani solistici
Irene Lucci ottavino
Sebastiano Nidi percussioni
Roberta Zorino flauto
Irene Zatta violoncello
Stefano Gullo violino
Via Da Polenta, all’esterno del Quadrarco di Braccioforte
1. ...Si fan grassi a Concistoro
per ottavino
Dentro il Quadrarco di Braccioforte
2. ...Conveniesi a quella pietra scema
per percussioni
Dalla Tomba di Dante lungo via Alighieri
3. ...Ed avea Galigaio
per flauto
Nel primo chiostro di San Francesco, detto “Dante”
4. ...Or va, diss’el
per violoncello
Nella sala di proiezione che si trova tra i due chiostri
vengono proiettati in silenzio i cinque video relativi a queste
composizioni per strumento solista.
Nel secondo chiostro di San Francesco, detto “Cassa”
5. Vergine madre, figlia del tuo figlio
per violino
Teatro Alighieri, ore 21
Dante nostro contemporaneo
Divina.com
evento mixed media in 36 parti per vocalist,
orchestra, live electronics e video
di Daniele Lombardi
Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
direttore
Tonino Battista
vocalist David Moss
regia del suono Tempo Reale (Damiano Meacci)
video Art Media Studio - Firenze
versione per orchestra commissionata da Ravenna Festival
Lapidi dantesche
1.
Piazza San Giovanni, alla base del Battistero
verso la via de’ Martelli
...nel mio bel San Giovanni.
(Inf. xix, 17)
2.
Via del Corso, 18, già Corso di Por San Piero,
dove sorgevano le case degli Adimari
tutti gridavano: “A Filippo Argenti!”
e ’l fiorentino spirito bizzarro
in sé medesimo si volvea co’ denti.
(Inf. viii, 61-63)
3.
Piazza Piave, sulla Torre della Zecca vecchia
...“Per mezza Toscana si spazia
un fiumicel che nasce in Falterona,
e cento miglia di corso nol sazia”.
(Purg. xiv, 16-18)
4.
Via del Corso angolo via del Proconsolo, già Canto dei Pazzi,
dove erano le case dei Ravignati
Bellincion Berti vid’io andar cinto
di cuoio e d’osso, e venir dallo specchio
la donna sua sanza il viso dipinto;
(Par. xv, 112-114)
5.
Via dei Cerchi angolo via dei Tavolini,
dove sorgevano le case della famiglia Della Bella
Ciascun che della bella insegna porta
del gran barone [...]
da esso ebbe milizia e privilegio;
avvegna che con popol si rauni
oggi colui che la fascia col fregio.
(Par. xvi, 127-128 e 130-132)
6.
trascritto da Michelangelo “nel troncone della croce di una Pietà in
rilievo fatta per Vittoria Colonna prima del 1546, oggi perduta” (Girardi)
Non vi si pensa quanto sangue costa
(Par. xxix, 91)
8
7.
Piazza San Giovanni, alla base del Battistero
davanti al Campanile di Giotto
Se mai continga che ‘l poema sacro
al quale ha posto mano e cielo e terra
sì che m’ha fatto per più anni macro,
vinca la crudeltà che fuor mi serra
del bello ovile, ov’io dormi’ agnello
nimico a lupi, che li danno guerra;
con altra voce omai, con altro vello
ritornerò poeta, ed in sul fonte
del mio battesimo prenderò ‘l cappello.
(Par. xxv, 1-9)
8.
Via del Corso, 4/r dove erano le case dei Cerchi
...la porta, ch’al presente è carca
di nova fellonia, di tanto peso,
che tosto fia iattura della barca.
(Par. xvi, 94-96)
9.
Via Dante Alighieri, 1, vicino all’ingresso della Chiesa di Badia
Fiorenza dentro da la cerchia antica,
ond’ella toglie ancora e terza e nona
si stava in pace, sobria e pudica.
(Par. xv, 97-99)
10. Via degli Speziali, 11/r, già via degli Speziali grossi,
dove sorgevano le case degli Alighieri
e dove iniziava il Sesto di San Piero
“Li antichi miei ed io nacqui nel loco
dove si truova pria l’ultimo sesto
da quei che corre al vostro annual gioco”
(Par. xvi, 40-42)
11.
Via delle Oche
...non dee parer mirabil cosa
ciò ch’io dirò de li alti Fiorentini,
onde è la fama nel tempo nascosa.
(Par. xvi, 85-87)
12. Via Cerretani, sulla chiesa di Santa Maria Maggiore
ove riposa Brunetto Latini
...’n la mente m’è fitta, e or m’accora,
la cara e buona immagine paterna
di voi quando nel mondo ad ora ad ora
m’insegnavate come l’uom s’eterna
(Inf. xv, 82-85)
9
13.
Via Dante Alighieri, 2, nella casa della famiglia Alighieri
dove è nato Dante
...“Io fui nato e cresciuto
sovra il bel fiume d’Arno alla gran villa
(Inf. xxiii, 94-95)
14.
Via del Corso, 31/r, sui resti della Torre dei Donati
“...’l loco u’ fui a viver posto,
di giorno in giorno più di ben si spolpa
e a trista ruina par disposto”.
“Or va” diss’el; “che quei che più n’ha colpa,
vegg’io a coda d’una bestia tratto
inver’ la valle ove mai si scolpa”.
(Purg. xxiv, 79-84)
15.
Via Calzaioli, 11/r, già Corso dei Pittori,
dove sorgevano le case dei Cavalcanti
...“Se per questo cieco
carcere vai per altezza d’ingegno, percussione
mio figlio ov’è? e perché non è ei teco?”.
E io a lui: “Da me stesso non vegno:
colui ch’attende là, per qui mi mena,
forse cui Guido vostro ebbe a disdegno”.
(Inf. x, 58-63)
16.
Via dei Tavolini, angolo via dei Cerchi,
dove sorgevano le case dei Galigai
...e avea Galigaio
dorata in casa sua già l’elsa e il pome.
(Par. xvi, 101-102)
17.
Borgo SS. Apostoli 4/r, sulla Torre dei Baldovinetti
Già eran Gualterotti ed Importuni,
ed ancora saria borgo più quieto,
se di novi vicini fosser digiuni.
(Par. xvi, 133-135)
18. Via delle Oche 19, dove erano le case degli Adimari Cavicchioli
L’oltracotata schiatta che s’indraca
dietro a chi fugge, e a chi mostra ‘l dente
o ver la borsa, com’agnel si placa,
(Par. xvi, 115-116)
19.
Palazzo Vecchio, nel primo cortile sotto il porticato a destra
“vid’io Fiorenza in sì fatto riposo,
che non avea cagione onde piangesse.
Con queste genti vid’io glorioso
e giusto il popol suo, tanto che ‘l giglio
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non era ad asta mai posto a ritroso,
né per division fatto vermiglio”.
(Par. xvi, 149-154)
20. Via Tornabuoni, 1, già via dei Belli Sporti,
dove sorgevano le case dei Gianfigliazzi
...com’io riguardando tra lor vegno,
in una borsa gialla vidi azzurro,
che d’un leone avea faccia e contegno.
(Inf. xvii, 58-60)
21. Via del Proconsolo, 17/r, già via dei Cartolai,
accanto alla Chiesa di Badia
Ciascun che della bella insegna porta
del gran barone, il cui nome e ‘l cui pregio
la festa di Tommaso riconforta,
da esso ebbe milizia e privilegio;
(Par. xvi,127-130)
22. Borgo dei Greci, 29, dove esisteva una piccola porta
nelle mura del primo cerchio
nel picciol cerchio s’entrava per porta
che si nomava da quei della Pera.
(Par. xvi, 125-126)
23.Ponte Vecchio, all’angolo con Piazza del Pesce,
ove sorgevano i resti della statua di Marte,
sulla prima arcata del corridoio Vasariano
...conveniesi, a quella pietra scema,
che guarda ‘l ponte, che Fiorenza fesse
vittima nella sua pace postrema.
(Par. xvi, 145-147)
24.Palazzo Vecchio, nel primo cortile sotto il porticato a destra
Oh quali io vidi quei che son disfatti
per lor superbia!
(Par. xvi, 109-110)
25. San Salvatore al Monte, all’inizio della scalinata
che porta al Piazzale Michelangelo
...per salire al monte,
dove siede la chiesa che soggioga
la ben guidata sopra Rubaconte,
si rompe nel montar l’ardita foga,
per le scalee che si fero ad etade
ch’era sicuro il quaderno e la doga;
(Purg. xii, 100-105)
11
26.Via delle Oche, 20/r, sui resti della Torre dei Visdomini
“Così facieno i padri di coloro
che, sempre che la vostra chiesa vaca,
si fanno grassi stando a consistoro”.
(Par. xvi, 112-114)
27.
Palazzo Vecchio, primo cortile sotto il porticato a destra
“...fu’ io sol colà dove sofferto
fu per ciascun di tòrre via Fiorenza,
colui che la difesi a viso aperto”.
(Inf. x, 91-93)
28. Via del Corso, dove sorgevano le case dei Portinari,
ora sede della Banca Toscana
sovra candido vel, cinta d’uliva,
donna m’apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva.
(Purg. xxx, 31-33)
29. Borgo Santi Apostoli, dove erano le case dei Buondelmonti
o Buondelmonte, [...]
Molti sarebber lieti, che son tristi,
se Dio t’avesse conceduto ad Ema
la prima volta ch’a città venisti.
(Par. xvi, 140-144)
30.Via Por Santa Maria, nei resti della Torre degli Amidei
La casa di che nacque il vostro fleto,
per lo giusto disdegno che v’ha morti,
e pose fine al vostro viver lieto,
era onorata, essa e suoi consorti.
(Par. xvi, 136-139)
31. Piazza San Salvi, a destra della facciata della chiesa
“Or va”, diss’el; “che quei che più n’ha colpa,
vegg’io a coda d’una bestia tratto,
in ver la valle ove mai non si scolpa.
La bestia ad ogni passo va più ratto,
crescendo sempre, fin ch’ella il percuote,
e lascia il corpo vilmente disfatto.
(Purg. xxiv, 82-86)
32.Via dei Lamberti, 20/r dove erano le case dei Lamberti
...e le palle dell’oro
fiorian Fiorenza in tutt’i suoi gran fatti.
(Par. xvi, 110-111)
12
33.Al centro del Ponte Vecchio sulla loggetta che guarda il Ponte
...’n sul bel passo d’Arno
(Inf. xiii, 146)
34. Via dei Tavolini 8 dove sono i resti delle case degli Abati
Piangendo mi sgridò: “perché mi peste?
se tu non vieni a crescere la vendetta
di Monteaperti, perché mi moleste?”
[...] un altro gridò: “Che hai tu, Bocca?
non ti basta sonar colle mascelle,
se tu non latri? qual diavolo ti tocca?”.
(Inf. xxxii, 79-81 e 106-108)
35. Michelangelo: il verso di Dante si legge tra uno schizzo di nudo
e d’una testa barbuta, probabilmente per il Mosè,
e uno studio per il braccio destro di San Matteo, 1505-1506 circa
In omo Dio tu sé.
In pensier...
36. Piazza del Duomo, 20
“Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che l suo fattore,
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo nell’etterna pace
così è germinato questo fiore”.
(Par. xxxiii, 1-9)
13
Frammento della partitura
manoscritta di Daniele
Lombardi per Divina.com.
Divina.com
Lapidi dantesche a Firenze
Daniele Lombardi
Nel volume Lapidi Dantesche, che si trovano collocate in alcune vie e
piazze di Firenze - illustrate da Licurgo Cappelletti (Firenze, Successori
B. Seeber, Librai-Editori, 1916), si legge, nell’Avvertenza, che
per iniziativa del comune di Firenze tra il 1900 e il 1907 queste
lapidi furono collocate “per la scelta delle quali fu nominata
un’apposita Commissione, composta dei signori: Senatore
Isidoro del Lungo, Marchese Piero Torrigiani, nob. Giuseppe
Lando Passerini, Prof. Orazio Bacci, Guido Carocci, Attilio
Formilli e Luigi Minuti”.
Qualche anno dopo, nel 1913, una “colta signora straniera”,
Ida Ridiesser, scrisse un volume illustrativo su queste epigrafi
“per uso specialmente della colonia britannica”, un testo scritto
in inglese e pubblicato dalla stessa Libreria Seeber che ora non è
più in via Tornabuoni.
Nel 1928, Amerigo Parrini, come si legge nel fascicolo Le lapidi
dantesche in Firenze (Firenze, La Graticola, Tipografia Giuntina,
1974), “diradò il velame de li versi strani, oltre i limiti di un puro
commento, ed arricchendole con artistiche vignette, illustrò
trentuno di queste lapidi”. Il fascicolo era curato da Maria Luisa
Bertolotto e Pietro Salvini allo scopo di richiamare l’attenzione
delle autorità competenti sull’urgente necessità di restaurarle, e
a tanti anni di distanza effettivamente per alcune di esse questa
necessità appare ancora più attuale.
Nel 1985, è uscito un altro volume: Le Lapidi Dantesche, pagine
di storia fiorentina, realizzato da un collaboratore amico di Piero
Bargellini che tratta più approfonditamente l’argomento,
lapide per lapide: “Mi misi al lavoro. Un lavoro di pazienza.
Sfogliai vecchi libri di storia fiorentina alla ricerca di date, nomi,
15
avvenimenti. Confrontai l’uno con l’altro autore poiché molte
volte [me ne sono accorto anch’io] le date non corrispondevano”.
Tutto qui quello che ho trovato scritto a proposito delle
lapidi.
Durante la mia infanzia, il primo a indicarmi l’esistenza delle
lapidi dantesche fu mio padre, poi me ne parlò più diffusamente
Paolo Rio Nardi, al quale debbo la mia formazione di pianista. La
maggior parte dei vecchi fiorentini di quegli anni le conosceva
come un patrimonio di famiglia, anche se magari soltanto pochi
di loro avevano approfondito la lettura della Divina Commedia.
In anni più tardi, ne parlai anche con l’insuperato conoscitore
di storia locale fiorentina ed ex sindaco Piero Bargellini, e da
allora anche per me la segnaletica delle lapidi è divenuta un
percorso di orientamento. Questo non tanto perché da pochi
brandelli di versi si possa costruire un’idea del poema dantesco,
che appare come un oceano senza sponde – un’opera-mondo per
dirla con Franco Moretti –, ma perché le tracce visibili di luoghi e
personaggi che appaiono nella concretezza di quelle lapidi incise
crea un anacronistico legame, un qui e ora di un mondo che da
troppi secoli non c’è più.
Divina.com nasce dall’idea di creare un’installazione nei
trentaquattro diversi luoghi dove si trovano le lapidi, con un
allestimento idoneo, nello spazio in prossimità di ogni epigrafe,
di schermi video sui quali trasmettere suoni e immagini del
progetto mixed media. Lo spirito di questa installazione è analogo
a quello di chi mise le lapidi: concentrare per un breve tempo
16
l’attenzione di chi passa da quei luoghi sul rapporto tra poesia e
realtà, ma stavolta il catalizzatore aggiunto è una composizione
musicale e vocale.
La composizione è affidata alla straordinaria vocalità di
David Moss, e sviluppa ulteriormente una notazione che già
avevo adottato per la altrettanto straordinaria voce di Gabriella
Bartolomei, con lavori come In nova fert, Kaos, Amor d’un’ombra
e gelosia d’un’aura. L’unione del testo con ideogrammi colorati
che coagulano entità sonore virtuali è il risultato di un lavoro
di sintesi che parte dalle sperimentazioni delle avanguardie
storiche e passa da numerosissime esperienze di compositori,
poeti e artisti che hanno attraversato il Novecento. La lista
sarebbe lunga, si pensi al Lettrismo di Isidore Isou, a tanta “poesia
concreta”, a composizioni destinate alla voce sola, da Voice di
John Cage a Stripsody di Cathy Berberian, dalla Sequenza per voce di
Luciano Berio alle Pittografie di tante pagine di Sylvano Bussotti
Trentaquattro sono le lapidi e trentrasei sono gli episodi di
Divina.com: ad ognuna delle lapidi corrisponde un brano, altri
due sono riferiti a Michelangelo, che aveva trascritto dei versi di
Dante accanto a delle figure in due suoi disegni.
L’ordine dei vari brani segue un criterio sintattico legato
al dipanarsi della composizione. Nel primo episodio “...Nel
mio bel San Giovanni”, che comincia con una dissolvenza
incrociata di suoni molto lunghi affidati a singoli strumenti, ho
inserito una citazione: si tratta del Rondeau a tre voci Ma fin est
mon commincement... et mon commincement ma fin di Guillame de
17
Machaut, che si intreccia contrappuntisticamente a queste fonti
sonore.
La successione dei brani presenta organici vari, da assoli
strumentali o vocali, che a volte funzionano come cadenze
virtuosistiche, a duo tra strumenti singoli e voce, a momenti nei
quali si impiega l’intero ensemble di sei strumenti, fino all’uso
di tutte le fonti sonore. L’ultimo brano, relativo all’epigrafe
“Vergine madre, figlia del tuo figlio...”, è affidato ad un
assolo di violino.
Ho concepito questo lavoro come un incessante apparire
di spunti melodici di varia configurazione, a volte intesi come
false citazioni, apparizioni fugaci che usano liberamente logiche
intervallari con una continua tensione verso un’esasperata
espressività, in contrappunto libero con i piccoli labirinti della
parte vocale.
Il video, che si avvale della collaborazione con
Marilena Bertozzi e Vincenzo Capalbo di ArtMediaStudio di
Firenze, presenta l’elaborazione tridimensionale e l’animazione
delle notazioni ideografiche della partitura che si muovono come
entità virtuali su un contesto naturale in bianco e nero, quasi
degli astratti grilli, fugaci apparizioni di segni sonori.
18
RAVENNA
FESTIVAL
2015
gli
arti
sti
© Roberto Masotti
Daniele Lombardi
Compositore, pianista e artista visivo, ha compiuto un vasto
lavoro sulla musica delle avanguardie storiche degli inizi del
Novecento, eseguendo in prima moderna molte composizioni
di musica futurista italiana e russa, autori come George Antheil,
Leo Ornstein, Alberto Savinio, Alexandr Mossolov, Arthur
Vincent Lourié. Con un interesse musicologico che lo ha portato
a realizzare anche vari scritti, come Il suono veloce – Futurismo
& Futurismi in musica (Milano, Ricordi-Lim, 1996). Esperto anche
di grafia musicale contemporanea e prassi esecutiva (si ricordano
i volumi Spartito Preso, Firenze, Vallecchi, 1981 e Scrittura & Suono,
Roma, Edipan, 1984), nel proprio repertorio conta molte
composizioni scritte negli ultimi decenni, in molti casi a lui
dedicate.
Daniele Lombardi ha da sempre un profondo interesse per
un’idea multimediale dell’arte. La doppia formazione, studi
musicali e visuali, lo ha posto in una dimensione che ingloba
segno, gesto e suono in una sola idea di percezione molteplice,
tra analogie, contrasti, stratificazioni e associazioni. Dal 1969 ha
prodotto disegni, dipinti, computer graphics, video, che sono
frutto della transcodifica in immagini di un pensiero musicale,
come una visualizzazione di energie che stanno a monte del
suono stesso, come potenziale divenire. Ha proposto quelle
che definisce “notazioni” di fatti sonori che l’esecutore ricrea
nella propria immaginazione alla meditata contemplazione
silenziosa del pubblico abituato ad ascoltare musica ai concerti,
21
per la prima volta al Festival Autunno Musicale di Como del 1972
(Ipotesi di teatro metamusicale). Da quelle esperienze all’attuale
realtà virtuale, Lombardi è convinto che l’espressione visiva
si unisca a quella sonora in modo inscindibile e la sua ricerca
spazia tra visioni astratte interiori e l’idea di un impatto sulla
quotidianità, tra il ready-made e il miraggio, come nel recente
lavoro La luce, melologo su testi di Pier Paolo Pasolini, in cui
compaiono, come sfondi sonori, rumori di ambienti registrati da
alcuni film di Pasolini. In Mitologie, i quattro brani per pianoforte
vengono eseguiti mentre un microfono manda il segnale ad
uno schermo a cristalli liquidi che modifica lo spettro cromatico
in tempo reale. Nel Primo Concerto per pianoforte e orchestra
(San Pietroburgo 1988, diretto da Vladimir Spivakov sul podio
dei Virtuosi di Mosca, l’autore alla tastiera) e in Impromptwo
(Colmar 1993, stessi direttore e orchestra), ha utilizzato laser con
fibre ottiche che visualizzano il gesto esecutivo del movimento
dell’arco. In Il violino di Antonia, un brano per ensemble
accompagna un suo video, mentre Atalanta Fugiens (Rimini,
Rocca Malatestiana, Milano, Castello Sforzesco 1990), è un lavoro
per 50 fonti sonore, 50 sculture e 50 brevi testi che rileggono
l’omonimo libro d’alchimia di Michael Majer (1617). Ha scritto
alcune opere nella forma di mixed media: Faustimmung (Firenze
1987, G.A.M.O., Spedale degli Innocenti), Amor d’un’ombra e gelosia
d’un’aura (Roma 1988, Teatro Ghione), L’ora alata (Celle 1992).
Lombardi esegue anche alcuni programmi di sue
composizioni per pianoforte, e spesso i suoi recital pianistici
presentano programmi che collegano autori romantici come
Chopin o Heller a musiche di oggi. Presente in numerose
importanti sedi concertistiche e festival, tra gli altri il Maggio
Musicale Fiorentino e la Biennale Musica di Venezia, ha suonato
in varie parti del mondo, e per diverse emittenti radiofoniche
e televisive. Ha diretto per alcuni anni a Roma i festival Nuova
Musica Italiana e Nuova Musica Internazionale (Coop. La Musica,
RAI); ha fondato e diretto con Bruno Nicolai la rivista di musica
contemporanea 1985 «La Musica» e si è occupato anche delle
linee di programmazione artistica della Casa Editrice Musicale
Edipan.
Nel 1998 è stato il primo artista invitato dallo SMAC (Sistema
Metropolitano per l’Arte Contemporanea) a documentare per
la Regione Toscana con esposizioni e concerti il suo lavoro
multimediale, a Prato (Museo Pecci), Pistoia (Museo Fabroni)
e Firenze (esecuzione delle Due Sinfonie per 21 pianoforti nel
Cortile degli Uffizi). Ha inciso numerosi cd – tra le etichette,
Col Legno, Arte Nova, Edipan, Musica & Immagine, Nuova Era,
Cramps - ed ha insegnato pianoforte al Conservatorio “Giuseppe
Verdi” di Milano.
22
Tonino Battista
Studia pianoforte, direzione di coro, musica elettronica e
composizione a Perugia e direzione d’orchestra con Daniele Gatti
a Milano. Si perfeziona nella direzione del repertorio moderno
e contemporaneo sotto la guida di Peter Eötvös in Ungheria
e in Olanda. Completa la propria formazione di compositore
e direttore con Luigi Nono, Karlheinz Stockhausen e Leonard
Bernstein.
Tra il 1987 e il 2000 è Direttore principale dell’Artisanat
Furieux Ensemble di Perugia, del Logos Ensemble di Latina e del
Veni Ensemble di Bratislava.
Nel 1991 collabora con Louis Andriessen, dirigendo la sua
musica per la prima volta in Italia.
Nel 1996 a Darmstadt, vince il concorso di Direzione
d’orchestra per il repertorio contemporaneo e dirige Mixtur
di Stockhausen con l’Ensemble Modern di Frankfurt. Il
compositore tedesco lo designa come interprete autorevole della
propria musica.
Nel 1998 gli viene riconosciuto il premio di Composer in
Residence presso la Herrenhaus di Edenkoben, in Germania.
Nello stesso periodo riceve l’incarico per una composizione
dall’International Seminar for Conductors tenuto da Peter Eötvös.
Nel 2000 è Composer in Residence presso l’Istituto GRAME
di Lione per la realizzazione di C’est ça, c’est tout, un brano per
23
voce femminile ed elaborazione elettronica su testi di Marguerite
Duras; e, per quattro anni, è Direttore principale della Kyoto
Philharmonic Chamber Orchestra con cui svolge un’intensa
attività in Giappone e all’estero.
Nel 2004 il Japan Art Fund gli commissiona una
composizione per soprano, pianoforte e shakuhachi per il
Festival Issa di Nagano; mentre, nel 2008 sempre in Giappone,
riceve una commissione per una composizione per violino e
pianoforte dal Dowa No Mori di Niigata.
Il Guitar Festival Right Profit di David e Maria Russell gli
commissiona, poi, il brano Of course, I believe in one world per
orchestra di chitarre e coro di voci bianche su testo di Gandhi (nel
2009) e l’opera Gli Dei della Terra, da Kahlil Gibran, che va in scena
al Teatro di Città della Pieve sotto la sua direzione.
Battista ha diretto al Teatro Lirico Sperimentale e al
Festival dei Due Mondi di Spoleto, al Festival di NorwichNorfolk in Inghilterra, all’Auditorium Reina Sofia di Madrid,
Al Théâtre de Ville di Parigi, al Cantiere Internazionale d’Arte
di Montepulciano, al Teatro Petruzzelli di Bari, al Teatro
Massimo di Palermo, sul podio di complessi quali l’Orchestra
Regionale Toscana, l’Orchestra Sinfonica di Perugia, l’Orchestra
dei Pomeriggi Musicali di Milano, l’Orchestra Cantelli di
Milano, l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, l’Orchestra del
Teatro Comunale di Bologna, la Kyoto Philharmony Chamber
Orchestra, l’Orchestra Barocca di Osaka, la Tokyo New Sound
Orchestra, la Tokushima Bunri Orchestra e molte altre
formazioni internazionali.
Dal 2009 è Direttore stabile del PMCE Parco della Musica
Contemporanea Ensemble, l’ensemble residente del Parco
della Musica di Roma, con cui collabora con i maggiori
compositori viventi e interpreta opere del repertorio moderno e
contemporaneo: dal debutto con l’opera di Philip Glass, Le streghe
di Venezia, in prima mondiale a Roma, e poi a Ravenna e al
Teatro dell’Opera di Amsterdam, alla prima europea dell’opera
The News di Jacob Ter Veldhuis, per proseguire nella stagione
dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma con un concerto
con musiche di Stravinskij, Pärt e Glass e con il concerto in
commemorazione di Hans Werner Henze con il suo Requiem.
Tra i concerti recenti, in particolare quello con musiche di Nono
è stato replicato al Festival d’Automne a Parigi.
24
David Moss
Il suono della batteria e il canto hanno plasmato la sua vita
sin dal momento in cui il padre, nel 1959, gli mostrò come tenere
in mano le bacchette. Man mano che la sua vita di percussionista
si andava trasformando creativamente nella vita di un cantante,
ha cominciato ad esplorare le possibilità della voce in storie,
suoni, lingue, articolazioni; imparando a conoscere le voci
di cantanti possenti come Diamanda Galas, Joan La Barbara,
Meredith Monk e Demetrio Stratos.
A queste vanno aggiunte le importanti influenze da Johann
Sebastian Bach, John Cage, John Coltrane, Charles Ives e dai
monaci tibetani. Eppoi le prime intense collaborazioni con Bill
Dixon, Christian Marclay, John Zorn, e con Adel Abdessemed,
Luciano Berio, Heiner Goebbels, Olga Neuwirth, Helmut
Oehring, Sir Simon Rattle. Infine, varie performance con
centinaia di artisti provenienti da tutti i generi; migliaia di lavori
da solista e d’insieme (alla Filarmonica di Berlino, la Carnegie
Hall, la Ruhr Triennale, il Whitney Museum, il Walker Art
Center, il Festival di Salisburgo...).
Alcune tappe cruciali del suo percorso hanno avuto il
riconoscimento e il sostegno di borse di studio (Guggenheim,
DAAD Artist-in-Berlin, Interveawing Performance Culture
Center della Libera Università di Berlino), che hanno
incoraggiato e promosso la sua ricerca.
Oggi crea progetti complessi in cui variamente si intrecciano
e convergono i diversi fili della sua esperienza di percussionista,
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vocalist, performer, compositore, uomo di teatro, curatore,
docente.
Grazie agli incarichi come Direttore dell’Institute for Living
Voice di Anversa e del MADE Festival di Umeå (dal 2012 al 2014),
è riuscito a dare un corpo drammatico alle dimensioni del tempo
e del suono, mettendo assieme persone e idee, ed offrendo nuovi
spunti per strutture e sorprese future.
Ora, dice: “dopo 44 anni passati ad esplorare gli universi
di percussioni e voce, voglio fare di ogni momento della mia
performance una sorprendente necessità”.
26
© Mario Carovani
Tempo Reale
Fondato da Luciano Berio nel 1987 Tempo Reale è oggi uno
dei principali punti di riferimento per la ricerca, la produzione e
la formazione nel campo delle nuove tecnologie musicali. Dalla
sua costituzione il Centro è stato impegnato nella realizzazione
delle opere di Berio, opere che lo hanno portato a lavorare nei più
prestigiosi contesti concertistici di tutto il mondo. Lo sviluppo
di criteri di qualità e creatività derivati da queste esperienze si
è riverberato nel lavoro condotto continuativamente tanto con
compositori e artisti affermati quanto con giovani musicisti
emergenti. I temi principali della ricerca riflettono un’idea di
poliedricità che da sempre caratterizza le scelte e le iniziative di
Tempo Reale: l’ideazione di eventi musicali di grande spessore,
lo studio sull’elaborazione del suono dal vivo, le esperienze
di interazione tra suono e spazio, la sinergia tra creatività,
competenza scientifica, rigore esecutivo e didattico.
Nel 2008 è stato fondato il Tempo Reale Festival, una regolare
iniziativa di concerti, performance e spettacoli dedicati alla
musica di ricerca. Dal 2013 Tempo Reale è Ente di Rilevanza per
lo Spettacolo dal Vivo della Regione Toscana.
Damiano Meacci si occupa di informatica musicale, live
electronics e post-produzione musicale. Collabora da molti anni
con Tempo Reale come membro dello staff di produzione sia
in veste esecutiva che per lo sviluppo di ambienti esecutivi
complessi e di sistemi sonori interattivi. Insegna Informatica
Musicale al Conservatorio di Bologna.
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Art Media Studio
Fondato nel 1999 dagli architetti associati Vincenzo Capalbo
e Marilena Bertozzi, cerca di coinvolgere lo spettatore/fruitore
in maniera nuova e affascinante, dimostrando flessibilità
rispetto all’ambiente, sia che si tratti di un museo, di un
evento temporaneo come di un concerto, uno spettacolo o una
conferenza. Con l’obiettivo di rendere contemporaneo ciò che fa
parte della nostra storia.
In questo senso ha fatto rivivere personaggi importanti per
la storia di Firenze attraverso lavori multimediali permanenti a
metà tra il teatro ed il documentario: grazie ad un ologramma
a grandezza naturale, un ormai vecchio Leonardo racconta con
malinconica nostralgia il suo radioso passato, oppure il ritratto
del collezionista Herbert P. Horne prende vita per raccontarsi
in una storia che va oltre la sua cornice creando uno spazio
sensoriale e poetico allo stesso tempo; le case natali di Pontormo
e di Giotto si riempiono di suggestivi rimandi alle loro opere più
significative, talvolta animandosi o diventando magicamente
reali; nelle sale degli Uffizi invece si anima non soltanto una
rievocazione ideale e immersiva della Battaglia di San Romano
di Paolo Uccello, con tanto di cavalli e armature dell’epoca, ma
anche una ricostruzione virtuale dell’intera fabbrica degli Uffizi
grazie alle parole dell’immortale Vasari. A Roma, nel Macro
Future, dietro i manifesti futuristi 14 videoproiettori ad alta
luminosità hanno creato un tappeto visivo in cui la velocità,
i colori e le forme futuriste restituivano un ambiente dal
dinamismo unico.
Capalbo e Bertozzi, oltre a collaborare con artisti di fama
mondiale come Bill Viola e Robert Morris, si sono dedicati anche
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ad installazioni a sfondo sociale, come nella mostra Via Libera.
Viva la libertà, dedicata alla caduta del muro di Berlino. Tra le
loro ultime fatiche, una mostra multimediale dedicata a Jackson
Pollock nel complesso di San Firenze, in parallelo con la mostra
che ha luogo a Palazzo Vecchio intitolata La figura della furia,
dove lo spettatore si trova immerso, sempre attraverso un gioco
di installazioni multimediali, nello spazio pittorico dell’artista
americano.
A Torino l’Art Media Studio ha ideato la mostra multimediale
Filippo Juvarra a Torino – Fantasia Barocca. Per la galleria degli Uffizi
è stata realizzata una video istallazione che, attraverso la luce,
ricostruiva l’Adorazione dei pastori del caravaggesco Gherardo
delle Notti, opera fortemente danneggiata dalla bomba di Via dei
Georgofoli.
Al Museo Ferragamo di Firenze è possibile ammirare l’opera
video 24h, un moderno diorama che racconta le 24 ore di vita
di Palazzo Spini Feroni, sede storica di Salvatore Ferragamo, le
attività che vi si svolgono, il museo, il rapporto con il quartiere,
con la città.
Dal 2004 l’Art Media Studio collabora con Daniele Lombardi,
tra i lavori eseguiti ricordiamo Mitologie 5, Futurismo Manifesto
100x100, Les Son en Libertè, Non finito, Divina.com.
29
© Silvia Lelli
Orchestra Giovanile
Luigi Cherubini
Fondata da Riccardo Muti nel 2004, l’Orchestra Giovanile Luigi
Cherubini ha assunto il nome di uno dei massimi compositori
italiani di tutti i tempi attivo in ambito europeo per sottolineare,
insieme ad una forte identità nazionale, la propria inclinazione ad
una visione europea della musica e della cultura. L’Orchestra, che
si pone come strumento privilegiato di congiunzione tra il mondo
accademico e l’attività professionale, divide la propria sede tra le
città di Piacenza e Ravenna. La Cherubini è formata da giovani
strumentisti, tutti sotto i trent’anni e provenienti da ogni regione
italiana, selezionati attraverso centinaia di audizioni da una
commissione costituita dalle prime parti di prestigiose orchestre
europee e presieduta dallo stesso Muti. Secondo uno spirito che
imprime all’orchestra la dinamicità di un continuo rinnovamento,
i musicisti restano in orchestra per un solo triennio, terminato il
quale molti di loro hanno l’opportunità di trovare una propria
collocazione nelle migliori orchestre.
In questi anni l’Orchestra, sotto la direzione di Riccardo
Muti, si è cimentata con un repertorio che spazia dal barocco al
Novecento alternando ai concerti in moltissime città italiane
importanti tournée in Europa e nel mondo nel corso delle quali
è stata protagonista, tra gli altri, nei teatri di Vienna, Parigi,
Mosca, Salisburgo, Colonia, San Pietroburgo, Madrid, Barcellona
e Buenos Aires.
All’intensa attività con il suo fondatore, la Cherubini ha
affiancato moltissime collaborazioni con artisti quali Claudio
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Abbado, John Axelrod, Rudolf Barshai, Dennis Russel Davies,
Gérard Depardieu, Michele Campanella, Kevin Farrell, Patrick
Fournillier, Herbie Hancock, Leonidas Kavakos, Lang Lang, Ute
Lemper, Alexander Lonquich, Wayne Marshall, Kurt Masur,
Anne-Sophie Mutter, Kent Nagano, Krzysztof Penderecki,
Donato Renzetti, Vadim Repin, Giovanni Sollima, Yuri
Temirkanov, Alexander Toradze, Pinchas Zukerman.
Il debutto a Salisburgo, al Festival di Pentecoste, con Il ritorno
di Don Calandrino di Cimarosa, ha segnato nel 2007 la prima
tappa di un progetto quinquennale che la prestigiosa rassegna
austriaca, in coproduzione con Ravenna Festival, ha realizzato
con Riccardo Muti per la riscoperta e la valorizzazione del
patrimonio musicale del Settecento napoletano e di cui la
Cherubini è stata protagonista in qualità di orchestra residente.
Alla trionfale accoglienza del pubblico viennese nella Sala d’Oro
del Musikverein, ha fatto seguito, nel 2008, l’assegnazione
alla Cherubini del prestigioso Premio Abbiati quale miglior
iniziativa musicale per “i notevoli risultati che ne hanno fatto un
organico di eccellenza riconosciuto in Italia e all’estero”.
Impegnativi e di indiscutibile rilievo i progetti delle
“trilogie”, che al Ravenna Festival l’hanno vista protagonista,
sotto la direzione di Nicola Paszkowski, delle celebrazioni
per il bicentenario verdiano in occasione del quale, sempre
per la regia di Cristina Mazzavillani Muti, l’Orchestra è stata
chiamata ad eseguire ben sei opere al Teatro Alighieri. Nel 2012,
nel giro di tre sole giornate, Rigoletto, Trovatore e Traviata, in
seguito riprese in una lunga tournée approdata fino a Manama
ad inaugurare il nuovo Teatro dell’Opera della capitale del
Bahrain; nel 2013, sempre l’una dopo l’altra a stretto confronto,
le opere “shakespeariane” di Verdi: Macbeth, Otello e Falstaff.
Sempre nell’ambito del Ravenna Festival, dove ogni anno si
rinnova l’intensa esperienza della residenza estiva, dal 2010 la
Cherubini è protagonista, al fianco di Riccardo Muti, dei concerti
per le Vie dell’amicizia: l’ultimo, nel 2014, ai piedi del Sacrario
di Redipuglia nel centenario della Grande Guerra, insieme a
musicisti provenienti da orchestre di tutto il mondo.
www.orchestracherubini.it
La gestione dell’Orchestra è affidata alla Fondazione Cherubini costituita
dalle municipalità di Piacenza e Ravenna e dalle Fondazioni Toscanini e Ravenna
Manifestazioni. L’attività dell’Orchestra è resa possibile grazie al sostegno del
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali del Turismo, Camera di Commercio
di Piacenza, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Confindustria Piacenza e
dell’Associazione “Amici dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini”.
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violini primi
Stefano Gullo**
Costanza Scanavini
Francesca Palmisano
Elena Meneghinello
Alice Parente
Roberto Testa
Simone Castiglia
Daniele Fanfoni
Rocco Roggia
Anna Carrà
Giuditta Nardini
Serena Galassi
violini secondi
Aloisa Aisemberg*
Francesca Tamponi
Isabella Rex
Ottavia Guarnaccia
Maria Giulia Calcara
Elena Nicoletti
Elisa Voltan
Virginia Malandra
Andrea Pasquetto
Monica Mengoni
oboi
Marco Ciampa*
Alessandro Rauli
clarinetti
Lorenzo Baldoni*
Simone Nicoletta
fagotti
Angela Gravina*
Alfredo Altomare
corni
Fabrizio Giannitelli*
Simone Ciro Cinque
trombe
Nicola Baratin*
Daniele Colossi
tromboni
Biagio Salvatore Micciulla*
timpani
Sebastiano Nidi*
viole
Friederich Binet*
Laura Hernandez Garcia
Nicoletta Pignataro
Davide Bravo
Carlotta Aramu
Francesca Profeta
Davide Mosca
Chiara Ludovisi
percussioni
Paolo Nocentini
violoncelli
Irene Zatta*
Giada Vettori
Giovannella Berardengo
Anna Molaro
Emmanuele Praticelli
Bruno Crinò
** spalla
* prima parte
contrabbassi
Davide Sorbello*
Lucio Corenzi
Matteo Panni
Michele Santi
flauti/ottavino
Roberta Zorino*
Irene Lucci (anche ottavino)
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pianoforte
Federico Nicoletta*
ispettore d’orchestra
Leandro Nannini
luoghi del festival
Teatro Alighieri
Nel 1838 le condizioni di crescente degrado del Teatro Comunitativo,
il maggiore di Ravenna in quegli anni, spinsero l’Amministrazione
comunale ad intraprendere la costruzione di un nuovo Teatro, per il
quale fu individuata come idonea la zona della centrale piazzetta degli
Svizzeri. La realizzazione dell’edificio fu affidata ai giovani architetti
veneziani Tomaso e Giovan Battista Meduna, che avevano recentemente
curato il restauro del Teatro alla Fenice di Venezia. Posata la prima pietra
nel settembre dello stesso anno, nacque così un edificio di impianto
neoclassico, non dissimile dal modello veneziano.
Esternamente diviso in due piani, presenta nella facciata un pronao
aggettante, con scalinata d’accesso e portico nel piano inferiore a
quattro colonne con capitelli ionici, reggenti un architrave; la parete
del piano superiore, coronata da un timpano, mostra tre balconcini
alternati a quattro nicchie (le statue sono aggiunte del 1967). Il fianco
prospiciente la piazza è scandito da due serie di nicchioni inglobanti
finestre e porte di accesso, con una fascia in finto paramento lapideo
a ravvivare le murature del registro inferiore. L’atrio d’ingresso, con
soffitto a lacunari, affiancato da due vani già destinati a trattoria e
caffè, immette negli scaloni che conducono alla platea e ai palchi. La
sala teatrale, di forma tradizionalmente semiellittica, presentava in
origine quattro ordini di venticinque palchi (nel primo ordine l’ingresso
alla platea sostituisce il palco centrale), più il loggione, privo di divisioni
interne. La platea, disposta su un piano inclinato, era meno estesa
dell’attuale, a vantaggio del proscenio e della fossa dell’orchestra.
Le ricche decorazioni, di stile neoclassico, furono affidate dai
Meduna ai pittori veneziani Giuseppe Voltan e Giuseppe Lorenzo
Gatteri, con la collaborazione, per gli elementi lignei e in cartapesta,
di Pietro Garbato e, per le dorature, di Carlo Franco. Veneziano era
anche Giovanni Busato, che dipinse un sipario raffigurante l’ingresso
di Teoderico a Ravenna. Voltan e Gatteri sovrintesero anche alla
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decorazione della grande sala del Casino (attuale Ridotto), che
sormonta il portico e l’atrio, affiancata da vani destinati al gioco e alla
conversazione.
Il 15 maggio 1852 avvenne l’inaugurazione ufficiale con Roberto il
diavolo di Meyerbeer, diretto da Giovanni Nostini, protagonisti Adelaide
Cortesi, Marco Viani e Feliciano Pons, immediatamente seguito dal
ballo La zingara, con l’étoile Augusta Maywood.
Nei decenni seguenti l’Alighieri si ritagliò un posto non trascurabile
fra i teatri della provincia italiana, tappa consueta dei maggiori divi
del teatro di prosa (tra gli altri Salvini, Novelli, Gramatica, Zacconi,
Ruggeri, Benassi, Ricci, Musco, Baseggio, Ninchi, Abba), ma anche
sede di stagioni liriche che, almeno fino al primo dopoguerra mondiale,
si mantenevano costantemente in sintonia con le novità dei maggior
palcoscenici italiani, proponendole a pochi anni di distanza con cast di
notevole prestigio. Se quasi sempre aggiornata appare, ad esempio, la
presenza del repertorio verdiano maturo, lo stesso vale per Puccini e
per le creazioni dei maestri del verismo. Particolarmente significativa,
poi, l’attenzione costante al mondo francese: dal Faust di Gounod nel
1872 fino ad una berlioziana Dannazione di Faust. Il teatro wagneriano
è presente con soli tre titoli, ed a fronte della totale assenza del teatro
mozartiano, del resto tutt’altro che comune anche nei teatri maggiori, si
incontrano nondimeno titoli non scontati.
Gli anni ’40 e ’50 vedono ancora un’intensa presenza delle migliori
compagnie di prosa (Randone, Gassman, Piccolo Teatro di Milano,
Compagnia dei Giovani, ecc.) e di rivista, mentre l’attività musicale si
divide fra concerti cameristici per lo più di respiro locale (ma ci sono
anche Benedetti Michelangeli, Cortot, Milstein, Segovia, il Quartetto
Italiano, I Musici) e un repertorio lirico ormai cristallizzato e stantio, sia
pure ravvivato da voci di spicco.
Nonostante il Teatro fosse stato più volte interessato da limitate
opere di restauro e di adeguamento tecnico – come nel 1929,
quando fu realizzato il “golfo mistico”, ricavata la galleria nei palchi
di quart’ordine e rinnovati i camerini – le imprescindibili necessità
di consolidamento delle strutture spinsero, a partire dall’estate
del 1959, ad una lunga interruzione delle attività, durante la quale
furono completamente rifatti la platea e il palcoscenico, rinnovando
le tappezzerie e l’impianto di illuminazione, con la collocazione di un
nuovo lampadario. L’11 febbraio del 1967 il restaurato Teatro riprende la
sua attività, contrassegnata ora da una fittissima serie di appuntamenti
di teatro di prosa, aperti anche ad esperienze contemporanee, e da un
aumento considerevole dell’attività concertistica e di balletto, mentre
il legame con il Teatro Comunale di Bologna e l’inserimento nel circuito
ATER favorisce un sensibile rinnovamento del repertorio delle stagioni
liriche, dirottate tuttavia alla fine degli anni ’70 all’arena della Rocca
Brancaleone.
Negli anni ’90, il Teatro Alighieri ha assunto sempre più un ruolo
centrale nella programmazione culturale della città, attraverso intense
stagioni concertistiche, liriche, di balletto e prosa tra autunno e
primavera, divenendo poi in estate sede ufficiale dei principali eventi
operistici di Ravenna Festival.
Il 10 Febbraio 2004, a chiusura delle celebrazioni per i 350 anni
dalla nascita di Arcangelo Corelli (1653-1713), la sala del Ridotto è stata
ufficialmente dedicata al grande compositore, originario della vicina
Fusignano, inaugurando, alla presenza di Riccardo Muti, un busto in
bronzo realizzato dallo scultore tedesco Peter Götz Güttler.
Gianni Godoli
VALORI E IDEE
PER NUTRIRE
LA TERRA
L’Emilia-Romagna
a Expo Milano 2015
programma di sala a cura di
Susanna Venturi
coordinamento editoriale e grafica
Ufficio Edizioni Ravenna Festival
stampato su carta Arcoprint Extra White
stampa
Edizioni Moderna, Ravenna
L’editore è a disposizione degli aventi diritto
per quanto riguarda le fonti iconografiche
non individuate
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