RAVENNA FESTIVAL 2015 Dante nostro contemporaneo Divina.com Teatro Alighieri venerdì 12 giugno, ore 21 Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana con il patrocinio di Senato della Repubblica Camera dei Deputati Presidenza del Consiglio dei Ministri Ministero per i Beni e le Attività Culturali Ministero degli Affari Esteri con il sostegno di Comune di Ravenna con il contributo di Comune di Cervia Comune di Comacchio Comune di Forlì Koichi Suzuki Hormoz Vasfi Comune di Russi partner RAVENNA FESTIVAL RINGRAZIA Associazione Amici di Ravenna Festival Apt Servizi Emilia Romagna ARCUS Arte Cultura Spettacolo Autorità Portuale di Ravenna BPER Banca Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna Cassa di Risparmio di Ravenna Classica HD Cmc Ravenna Cna Ravenna Comune di Cervia Comune di Comacchio Comune di Forlì Comune di Otranto Comune di Ravenna Comune di Russi Confartigianato Ravenna Confindustria Ravenna Coop Adriatica Cooperativa Bagnini Cervia Credito Cooperativo Ravennate e Imolese Eni Federazione Cooperative Provincia di Ravenna Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna Gruppo Hera Gruppo Mediaset Publitalia ’80 Gruppo Nettuno Hormoz Vasfi Itway Koichi Suzuki Legacoop Romagna Micoperi Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo Poderi dal Nespoli PubbliSOLE Publimedia Italia Quotidiano Nazionale Rai Uno Rai Radio Tre Reclam Regione Emilia Romagna Sapir Setteserequi Sigma 4 SVA Plus Concessionaria Volkswagen Unicredit Unipol Banca UnipolSai Assicurazioni Venini Antonio e Gian Luca Bandini, Ravenna Francesca e Silvana Bedei, Ravenna Maurizio e Irene Berti, Bagnacavallo Mario e Giorgia Boccaccini, Ravenna Paolo e Maria Livia Brusi, Ravenna Margherita Cassis Faraone, Udine Glauco e Egle Cavassini, Ravenna Roberto e Augusta Cimatti, Ravenna Ludovica D’Albertis Spalletti, Ravenna Marisa Dalla Valle, Milano Letizia De Rubertis e Giuseppe Scarano, Ravenna Ada Elmi e Marta Bulgarelli, Bologna Rosa Errani e Manuela Mazzavillani, Ravenna Dario e Roberta Fabbri, Ravenna Gioia Falck Marchi, Firenze Gian Giacomo e Liliana Faverio, Milano Paolo e Franca Fignagnani, Bologna Domenico Francesconi e figli, Ravenna Giovanni Frezzotti, Jesi Idina Gardini, Ravenna Stefano e Silvana Golinelli, Bologna Dieter e Ingrid Häussermann, Bietigheim‑Bissingen Lina e Adriano Maestri, Ravenna Silvia Malagola e Paola Montanari, Milano Franca Manetti, Ravenna Gabriella Mariani Ottobelli, Milano Pietro e Gabriella Marini, Ravenna Manfred Mautner von Markhof, Vienna Maura e Alessandra Naponiello, Milano Peppino e Giovanna Naponiello, Milano Giorgio e Riccarda Palazzi Rossi, Ravenna Gianna Pasini, Ravenna Gian Paolo e Graziella Pasini, Ravenna Desideria Antonietta Pasolini Dall’Onda, Ravenna Giuseppe e Paola Poggiali, Ravenna Carlo e Silvana Poverini, Ravenna Paolo e Aldo Rametta, Ravenna Stelio e Grazia Ronchi, Ravenna Stefano e Luisa Rosetti, Milano Giovanni e Graziella Salami, Lavezzola Guido e Francesca Sansoni, Ravenna Francesco e Sonia Saviotti, Milano Roberto e Filippo Scaioli, Ravenna Eraldo e Clelia Scarano, Ravenna Leonardo Spadoni, Ravenna Gabriele e Luisella Spizuoco, Ravenna Paolino e Nadia Spizuoco, Ravenna Thomas e Inge Tretter, Monaco di Baviera Ferdinando e Delia Turicchia, Ravenna Maria Luisa Vaccari, Ferrara Roberto e Piera Valducci, Savignano sul Rubicone Gerardo Veronesi, Bologna Luca e Riccardo Vitiello, Ravenna Presidente Gian Giacomo Faverio Vice Presidenti Leonardo Spadoni Maria Luisa Vaccari Paolo Fignagnani Giuliano Gamberini Maria Cristina Mazzavillani Muti Giuseppe Poggiali Eraldo Scarano Gerardo Veronesi Segretario Pino Ronchi Aziende sostenitrici Alma Petroli, Ravenna CMC, Ravenna Consorzio Cooperative Costruzioni, Bologna Credito Cooperativo Ravennate e Imolese FBS, Milano FINAGRO, Milano Kremslehner Alberghi e Ristoranti, Vienna L.N.T., Ravenna Rosetti Marino, Ravenna SVA Concessionaria Fiat, Ravenna Terme di Punta Marina, Ravenna TRE - Tozzi Renewable Energy, Ravenna RAVENNA FESTIVAL Direzione artistica Cristina Mazzavillani Muti Franco Masotti Angelo Nicastro Fondazione Ravenna Manifestazioni Soci Comune di Ravenna Regione Emilia Romagna Provincia di Ravenna Camera di Commercio di Ravenna Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna Confindustria Ravenna Confcommercio Ravenna Confesercenti Ravenna CNA Ravenna Confartigianato Ravenna Archidiocesi di Ravenna-Cervia Fondazione Arturo Toscanini Consiglio di Amministrazione Presidente Fabrizio Matteucci Vicepresidente Mario Salvagiani Consiglieri Ouidad Bakkali Galliano Di Marco Lanfranco Gualtieri Sovrintendente Antonio De Rosa Segretario generale Marcello Natali Responsabile amministrativo Roberto Cimatti Revisori dei conti Giovanni Nonni Mario Bacigalupo Angelo Lo Rizzo Biblioteca Oriani, ore 17.30 Esposizione della partitura di Divina.com Zona del silenzio, ore 18.30 e ore 19 Esecuzione itinerante di cinque brani solistici Irene Lucci ottavino Sebastiano Nidi percussioni Roberta Zorino flauto Irene Zatta violoncello Stefano Gullo violino Via Da Polenta, all’esterno del Quadrarco di Braccioforte 1. ...Si fan grassi a Concistoro per ottavino Dentro il Quadrarco di Braccioforte 2. ...Conveniesi a quella pietra scema per percussioni Dalla Tomba di Dante lungo via Alighieri 3. ...Ed avea Galigaio per flauto Nel primo chiostro di San Francesco, detto “Dante” 4. ...Or va, diss’el per violoncello Nella sala di proiezione che si trova tra i due chiostri vengono proiettati in silenzio i cinque video relativi a queste composizioni per strumento solista. Nel secondo chiostro di San Francesco, detto “Cassa” 5. Vergine madre, figlia del tuo figlio per violino Teatro Alighieri, ore 21 Dante nostro contemporaneo Divina.com evento mixed media in 36 parti per vocalist, orchestra, live electronics e video di Daniele Lombardi Orchestra Giovanile Luigi Cherubini direttore Tonino Battista vocalist David Moss regia del suono Tempo Reale (Damiano Meacci) video Art Media Studio - Firenze versione per orchestra commissionata da Ravenna Festival Lapidi dantesche 1. Piazza San Giovanni, alla base del Battistero verso la via de’ Martelli ...nel mio bel San Giovanni. (Inf. xix, 17) 2. Via del Corso, 18, già Corso di Por San Piero, dove sorgevano le case degli Adimari tutti gridavano: “A Filippo Argenti!” e ’l fiorentino spirito bizzarro in sé medesimo si volvea co’ denti. (Inf. viii, 61-63) 3. Piazza Piave, sulla Torre della Zecca vecchia ...“Per mezza Toscana si spazia un fiumicel che nasce in Falterona, e cento miglia di corso nol sazia”. (Purg. xiv, 16-18) 4. Via del Corso angolo via del Proconsolo, già Canto dei Pazzi, dove erano le case dei Ravignati Bellincion Berti vid’io andar cinto di cuoio e d’osso, e venir dallo specchio la donna sua sanza il viso dipinto; (Par. xv, 112-114) 5. Via dei Cerchi angolo via dei Tavolini, dove sorgevano le case della famiglia Della Bella Ciascun che della bella insegna porta del gran barone [...] da esso ebbe milizia e privilegio; avvegna che con popol si rauni oggi colui che la fascia col fregio. (Par. xvi, 127-128 e 130-132) 6. trascritto da Michelangelo “nel troncone della croce di una Pietà in rilievo fatta per Vittoria Colonna prima del 1546, oggi perduta” (Girardi) Non vi si pensa quanto sangue costa (Par. xxix, 91) 8 7. Piazza San Giovanni, alla base del Battistero davanti al Campanile di Giotto Se mai continga che ‘l poema sacro al quale ha posto mano e cielo e terra sì che m’ha fatto per più anni macro, vinca la crudeltà che fuor mi serra del bello ovile, ov’io dormi’ agnello nimico a lupi, che li danno guerra; con altra voce omai, con altro vello ritornerò poeta, ed in sul fonte del mio battesimo prenderò ‘l cappello. (Par. xxv, 1-9) 8. Via del Corso, 4/r dove erano le case dei Cerchi ...la porta, ch’al presente è carca di nova fellonia, di tanto peso, che tosto fia iattura della barca. (Par. xvi, 94-96) 9. Via Dante Alighieri, 1, vicino all’ingresso della Chiesa di Badia Fiorenza dentro da la cerchia antica, ond’ella toglie ancora e terza e nona si stava in pace, sobria e pudica. (Par. xv, 97-99) 10. Via degli Speziali, 11/r, già via degli Speziali grossi, dove sorgevano le case degli Alighieri e dove iniziava il Sesto di San Piero “Li antichi miei ed io nacqui nel loco dove si truova pria l’ultimo sesto da quei che corre al vostro annual gioco” (Par. xvi, 40-42) 11. Via delle Oche ...non dee parer mirabil cosa ciò ch’io dirò de li alti Fiorentini, onde è la fama nel tempo nascosa. (Par. xvi, 85-87) 12. Via Cerretani, sulla chiesa di Santa Maria Maggiore ove riposa Brunetto Latini ...’n la mente m’è fitta, e or m’accora, la cara e buona immagine paterna di voi quando nel mondo ad ora ad ora m’insegnavate come l’uom s’eterna (Inf. xv, 82-85) 9 13. Via Dante Alighieri, 2, nella casa della famiglia Alighieri dove è nato Dante ...“Io fui nato e cresciuto sovra il bel fiume d’Arno alla gran villa (Inf. xxiii, 94-95) 14. Via del Corso, 31/r, sui resti della Torre dei Donati “...’l loco u’ fui a viver posto, di giorno in giorno più di ben si spolpa e a trista ruina par disposto”. “Or va” diss’el; “che quei che più n’ha colpa, vegg’io a coda d’una bestia tratto inver’ la valle ove mai si scolpa”. (Purg. xxiv, 79-84) 15. Via Calzaioli, 11/r, già Corso dei Pittori, dove sorgevano le case dei Cavalcanti ...“Se per questo cieco carcere vai per altezza d’ingegno, percussione mio figlio ov’è? e perché non è ei teco?”. E io a lui: “Da me stesso non vegno: colui ch’attende là, per qui mi mena, forse cui Guido vostro ebbe a disdegno”. (Inf. x, 58-63) 16. Via dei Tavolini, angolo via dei Cerchi, dove sorgevano le case dei Galigai ...e avea Galigaio dorata in casa sua già l’elsa e il pome. (Par. xvi, 101-102) 17. Borgo SS. Apostoli 4/r, sulla Torre dei Baldovinetti Già eran Gualterotti ed Importuni, ed ancora saria borgo più quieto, se di novi vicini fosser digiuni. (Par. xvi, 133-135) 18. Via delle Oche 19, dove erano le case degli Adimari Cavicchioli L’oltracotata schiatta che s’indraca dietro a chi fugge, e a chi mostra ‘l dente o ver la borsa, com’agnel si placa, (Par. xvi, 115-116) 19. Palazzo Vecchio, nel primo cortile sotto il porticato a destra “vid’io Fiorenza in sì fatto riposo, che non avea cagione onde piangesse. Con queste genti vid’io glorioso e giusto il popol suo, tanto che ‘l giglio 10 non era ad asta mai posto a ritroso, né per division fatto vermiglio”. (Par. xvi, 149-154) 20. Via Tornabuoni, 1, già via dei Belli Sporti, dove sorgevano le case dei Gianfigliazzi ...com’io riguardando tra lor vegno, in una borsa gialla vidi azzurro, che d’un leone avea faccia e contegno. (Inf. xvii, 58-60) 21. Via del Proconsolo, 17/r, già via dei Cartolai, accanto alla Chiesa di Badia Ciascun che della bella insegna porta del gran barone, il cui nome e ‘l cui pregio la festa di Tommaso riconforta, da esso ebbe milizia e privilegio; (Par. xvi,127-130) 22. Borgo dei Greci, 29, dove esisteva una piccola porta nelle mura del primo cerchio nel picciol cerchio s’entrava per porta che si nomava da quei della Pera. (Par. xvi, 125-126) 23.Ponte Vecchio, all’angolo con Piazza del Pesce, ove sorgevano i resti della statua di Marte, sulla prima arcata del corridoio Vasariano ...conveniesi, a quella pietra scema, che guarda ‘l ponte, che Fiorenza fesse vittima nella sua pace postrema. (Par. xvi, 145-147) 24.Palazzo Vecchio, nel primo cortile sotto il porticato a destra Oh quali io vidi quei che son disfatti per lor superbia! (Par. xvi, 109-110) 25. San Salvatore al Monte, all’inizio della scalinata che porta al Piazzale Michelangelo ...per salire al monte, dove siede la chiesa che soggioga la ben guidata sopra Rubaconte, si rompe nel montar l’ardita foga, per le scalee che si fero ad etade ch’era sicuro il quaderno e la doga; (Purg. xii, 100-105) 11 26.Via delle Oche, 20/r, sui resti della Torre dei Visdomini “Così facieno i padri di coloro che, sempre che la vostra chiesa vaca, si fanno grassi stando a consistoro”. (Par. xvi, 112-114) 27. Palazzo Vecchio, primo cortile sotto il porticato a destra “...fu’ io sol colà dove sofferto fu per ciascun di tòrre via Fiorenza, colui che la difesi a viso aperto”. (Inf. x, 91-93) 28. Via del Corso, dove sorgevano le case dei Portinari, ora sede della Banca Toscana sovra candido vel, cinta d’uliva, donna m’apparve, sotto verde manto vestita di color di fiamma viva. (Purg. xxx, 31-33) 29. Borgo Santi Apostoli, dove erano le case dei Buondelmonti o Buondelmonte, [...] Molti sarebber lieti, che son tristi, se Dio t’avesse conceduto ad Ema la prima volta ch’a città venisti. (Par. xvi, 140-144) 30.Via Por Santa Maria, nei resti della Torre degli Amidei La casa di che nacque il vostro fleto, per lo giusto disdegno che v’ha morti, e pose fine al vostro viver lieto, era onorata, essa e suoi consorti. (Par. xvi, 136-139) 31. Piazza San Salvi, a destra della facciata della chiesa “Or va”, diss’el; “che quei che più n’ha colpa, vegg’io a coda d’una bestia tratto, in ver la valle ove mai non si scolpa. La bestia ad ogni passo va più ratto, crescendo sempre, fin ch’ella il percuote, e lascia il corpo vilmente disfatto. (Purg. xxiv, 82-86) 32.Via dei Lamberti, 20/r dove erano le case dei Lamberti ...e le palle dell’oro fiorian Fiorenza in tutt’i suoi gran fatti. (Par. xvi, 110-111) 12 33.Al centro del Ponte Vecchio sulla loggetta che guarda il Ponte ...’n sul bel passo d’Arno (Inf. xiii, 146) 34. Via dei Tavolini 8 dove sono i resti delle case degli Abati Piangendo mi sgridò: “perché mi peste? se tu non vieni a crescere la vendetta di Monteaperti, perché mi moleste?” [...] un altro gridò: “Che hai tu, Bocca? non ti basta sonar colle mascelle, se tu non latri? qual diavolo ti tocca?”. (Inf. xxxii, 79-81 e 106-108) 35. Michelangelo: il verso di Dante si legge tra uno schizzo di nudo e d’una testa barbuta, probabilmente per il Mosè, e uno studio per il braccio destro di San Matteo, 1505-1506 circa In omo Dio tu sé. In pensier... 36. Piazza del Duomo, 20 “Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’eterno consiglio, tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che l suo fattore, non disdegnò di farsi sua fattura. Nel ventre tuo si raccese l’amore, per lo cui caldo nell’etterna pace così è germinato questo fiore”. (Par. xxxiii, 1-9) 13 Frammento della partitura manoscritta di Daniele Lombardi per Divina.com. Divina.com Lapidi dantesche a Firenze Daniele Lombardi Nel volume Lapidi Dantesche, che si trovano collocate in alcune vie e piazze di Firenze - illustrate da Licurgo Cappelletti (Firenze, Successori B. Seeber, Librai-Editori, 1916), si legge, nell’Avvertenza, che per iniziativa del comune di Firenze tra il 1900 e il 1907 queste lapidi furono collocate “per la scelta delle quali fu nominata un’apposita Commissione, composta dei signori: Senatore Isidoro del Lungo, Marchese Piero Torrigiani, nob. Giuseppe Lando Passerini, Prof. Orazio Bacci, Guido Carocci, Attilio Formilli e Luigi Minuti”. Qualche anno dopo, nel 1913, una “colta signora straniera”, Ida Ridiesser, scrisse un volume illustrativo su queste epigrafi “per uso specialmente della colonia britannica”, un testo scritto in inglese e pubblicato dalla stessa Libreria Seeber che ora non è più in via Tornabuoni. Nel 1928, Amerigo Parrini, come si legge nel fascicolo Le lapidi dantesche in Firenze (Firenze, La Graticola, Tipografia Giuntina, 1974), “diradò il velame de li versi strani, oltre i limiti di un puro commento, ed arricchendole con artistiche vignette, illustrò trentuno di queste lapidi”. Il fascicolo era curato da Maria Luisa Bertolotto e Pietro Salvini allo scopo di richiamare l’attenzione delle autorità competenti sull’urgente necessità di restaurarle, e a tanti anni di distanza effettivamente per alcune di esse questa necessità appare ancora più attuale. Nel 1985, è uscito un altro volume: Le Lapidi Dantesche, pagine di storia fiorentina, realizzato da un collaboratore amico di Piero Bargellini che tratta più approfonditamente l’argomento, lapide per lapide: “Mi misi al lavoro. Un lavoro di pazienza. Sfogliai vecchi libri di storia fiorentina alla ricerca di date, nomi, 15 avvenimenti. Confrontai l’uno con l’altro autore poiché molte volte [me ne sono accorto anch’io] le date non corrispondevano”. Tutto qui quello che ho trovato scritto a proposito delle lapidi. Durante la mia infanzia, il primo a indicarmi l’esistenza delle lapidi dantesche fu mio padre, poi me ne parlò più diffusamente Paolo Rio Nardi, al quale debbo la mia formazione di pianista. La maggior parte dei vecchi fiorentini di quegli anni le conosceva come un patrimonio di famiglia, anche se magari soltanto pochi di loro avevano approfondito la lettura della Divina Commedia. In anni più tardi, ne parlai anche con l’insuperato conoscitore di storia locale fiorentina ed ex sindaco Piero Bargellini, e da allora anche per me la segnaletica delle lapidi è divenuta un percorso di orientamento. Questo non tanto perché da pochi brandelli di versi si possa costruire un’idea del poema dantesco, che appare come un oceano senza sponde – un’opera-mondo per dirla con Franco Moretti –, ma perché le tracce visibili di luoghi e personaggi che appaiono nella concretezza di quelle lapidi incise crea un anacronistico legame, un qui e ora di un mondo che da troppi secoli non c’è più. Divina.com nasce dall’idea di creare un’installazione nei trentaquattro diversi luoghi dove si trovano le lapidi, con un allestimento idoneo, nello spazio in prossimità di ogni epigrafe, di schermi video sui quali trasmettere suoni e immagini del progetto mixed media. Lo spirito di questa installazione è analogo a quello di chi mise le lapidi: concentrare per un breve tempo 16 l’attenzione di chi passa da quei luoghi sul rapporto tra poesia e realtà, ma stavolta il catalizzatore aggiunto è una composizione musicale e vocale. La composizione è affidata alla straordinaria vocalità di David Moss, e sviluppa ulteriormente una notazione che già avevo adottato per la altrettanto straordinaria voce di Gabriella Bartolomei, con lavori come In nova fert, Kaos, Amor d’un’ombra e gelosia d’un’aura. L’unione del testo con ideogrammi colorati che coagulano entità sonore virtuali è il risultato di un lavoro di sintesi che parte dalle sperimentazioni delle avanguardie storiche e passa da numerosissime esperienze di compositori, poeti e artisti che hanno attraversato il Novecento. La lista sarebbe lunga, si pensi al Lettrismo di Isidore Isou, a tanta “poesia concreta”, a composizioni destinate alla voce sola, da Voice di John Cage a Stripsody di Cathy Berberian, dalla Sequenza per voce di Luciano Berio alle Pittografie di tante pagine di Sylvano Bussotti Trentaquattro sono le lapidi e trentrasei sono gli episodi di Divina.com: ad ognuna delle lapidi corrisponde un brano, altri due sono riferiti a Michelangelo, che aveva trascritto dei versi di Dante accanto a delle figure in due suoi disegni. L’ordine dei vari brani segue un criterio sintattico legato al dipanarsi della composizione. Nel primo episodio “...Nel mio bel San Giovanni”, che comincia con una dissolvenza incrociata di suoni molto lunghi affidati a singoli strumenti, ho inserito una citazione: si tratta del Rondeau a tre voci Ma fin est mon commincement... et mon commincement ma fin di Guillame de 17 Machaut, che si intreccia contrappuntisticamente a queste fonti sonore. La successione dei brani presenta organici vari, da assoli strumentali o vocali, che a volte funzionano come cadenze virtuosistiche, a duo tra strumenti singoli e voce, a momenti nei quali si impiega l’intero ensemble di sei strumenti, fino all’uso di tutte le fonti sonore. L’ultimo brano, relativo all’epigrafe “Vergine madre, figlia del tuo figlio...”, è affidato ad un assolo di violino. Ho concepito questo lavoro come un incessante apparire di spunti melodici di varia configurazione, a volte intesi come false citazioni, apparizioni fugaci che usano liberamente logiche intervallari con una continua tensione verso un’esasperata espressività, in contrappunto libero con i piccoli labirinti della parte vocale. Il video, che si avvale della collaborazione con Marilena Bertozzi e Vincenzo Capalbo di ArtMediaStudio di Firenze, presenta l’elaborazione tridimensionale e l’animazione delle notazioni ideografiche della partitura che si muovono come entità virtuali su un contesto naturale in bianco e nero, quasi degli astratti grilli, fugaci apparizioni di segni sonori. 18 RAVENNA FESTIVAL 2015 gli arti sti © Roberto Masotti Daniele Lombardi Compositore, pianista e artista visivo, ha compiuto un vasto lavoro sulla musica delle avanguardie storiche degli inizi del Novecento, eseguendo in prima moderna molte composizioni di musica futurista italiana e russa, autori come George Antheil, Leo Ornstein, Alberto Savinio, Alexandr Mossolov, Arthur Vincent Lourié. Con un interesse musicologico che lo ha portato a realizzare anche vari scritti, come Il suono veloce – Futurismo & Futurismi in musica (Milano, Ricordi-Lim, 1996). Esperto anche di grafia musicale contemporanea e prassi esecutiva (si ricordano i volumi Spartito Preso, Firenze, Vallecchi, 1981 e Scrittura & Suono, Roma, Edipan, 1984), nel proprio repertorio conta molte composizioni scritte negli ultimi decenni, in molti casi a lui dedicate. Daniele Lombardi ha da sempre un profondo interesse per un’idea multimediale dell’arte. La doppia formazione, studi musicali e visuali, lo ha posto in una dimensione che ingloba segno, gesto e suono in una sola idea di percezione molteplice, tra analogie, contrasti, stratificazioni e associazioni. Dal 1969 ha prodotto disegni, dipinti, computer graphics, video, che sono frutto della transcodifica in immagini di un pensiero musicale, come una visualizzazione di energie che stanno a monte del suono stesso, come potenziale divenire. Ha proposto quelle che definisce “notazioni” di fatti sonori che l’esecutore ricrea nella propria immaginazione alla meditata contemplazione silenziosa del pubblico abituato ad ascoltare musica ai concerti, 21 per la prima volta al Festival Autunno Musicale di Como del 1972 (Ipotesi di teatro metamusicale). Da quelle esperienze all’attuale realtà virtuale, Lombardi è convinto che l’espressione visiva si unisca a quella sonora in modo inscindibile e la sua ricerca spazia tra visioni astratte interiori e l’idea di un impatto sulla quotidianità, tra il ready-made e il miraggio, come nel recente lavoro La luce, melologo su testi di Pier Paolo Pasolini, in cui compaiono, come sfondi sonori, rumori di ambienti registrati da alcuni film di Pasolini. In Mitologie, i quattro brani per pianoforte vengono eseguiti mentre un microfono manda il segnale ad uno schermo a cristalli liquidi che modifica lo spettro cromatico in tempo reale. Nel Primo Concerto per pianoforte e orchestra (San Pietroburgo 1988, diretto da Vladimir Spivakov sul podio dei Virtuosi di Mosca, l’autore alla tastiera) e in Impromptwo (Colmar 1993, stessi direttore e orchestra), ha utilizzato laser con fibre ottiche che visualizzano il gesto esecutivo del movimento dell’arco. In Il violino di Antonia, un brano per ensemble accompagna un suo video, mentre Atalanta Fugiens (Rimini, Rocca Malatestiana, Milano, Castello Sforzesco 1990), è un lavoro per 50 fonti sonore, 50 sculture e 50 brevi testi che rileggono l’omonimo libro d’alchimia di Michael Majer (1617). Ha scritto alcune opere nella forma di mixed media: Faustimmung (Firenze 1987, G.A.M.O., Spedale degli Innocenti), Amor d’un’ombra e gelosia d’un’aura (Roma 1988, Teatro Ghione), L’ora alata (Celle 1992). Lombardi esegue anche alcuni programmi di sue composizioni per pianoforte, e spesso i suoi recital pianistici presentano programmi che collegano autori romantici come Chopin o Heller a musiche di oggi. Presente in numerose importanti sedi concertistiche e festival, tra gli altri il Maggio Musicale Fiorentino e la Biennale Musica di Venezia, ha suonato in varie parti del mondo, e per diverse emittenti radiofoniche e televisive. Ha diretto per alcuni anni a Roma i festival Nuova Musica Italiana e Nuova Musica Internazionale (Coop. La Musica, RAI); ha fondato e diretto con Bruno Nicolai la rivista di musica contemporanea 1985 «La Musica» e si è occupato anche delle linee di programmazione artistica della Casa Editrice Musicale Edipan. Nel 1998 è stato il primo artista invitato dallo SMAC (Sistema Metropolitano per l’Arte Contemporanea) a documentare per la Regione Toscana con esposizioni e concerti il suo lavoro multimediale, a Prato (Museo Pecci), Pistoia (Museo Fabroni) e Firenze (esecuzione delle Due Sinfonie per 21 pianoforti nel Cortile degli Uffizi). Ha inciso numerosi cd – tra le etichette, Col Legno, Arte Nova, Edipan, Musica & Immagine, Nuova Era, Cramps - ed ha insegnato pianoforte al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano. 22 Tonino Battista Studia pianoforte, direzione di coro, musica elettronica e composizione a Perugia e direzione d’orchestra con Daniele Gatti a Milano. Si perfeziona nella direzione del repertorio moderno e contemporaneo sotto la guida di Peter Eötvös in Ungheria e in Olanda. Completa la propria formazione di compositore e direttore con Luigi Nono, Karlheinz Stockhausen e Leonard Bernstein. Tra il 1987 e il 2000 è Direttore principale dell’Artisanat Furieux Ensemble di Perugia, del Logos Ensemble di Latina e del Veni Ensemble di Bratislava. Nel 1991 collabora con Louis Andriessen, dirigendo la sua musica per la prima volta in Italia. Nel 1996 a Darmstadt, vince il concorso di Direzione d’orchestra per il repertorio contemporaneo e dirige Mixtur di Stockhausen con l’Ensemble Modern di Frankfurt. Il compositore tedesco lo designa come interprete autorevole della propria musica. Nel 1998 gli viene riconosciuto il premio di Composer in Residence presso la Herrenhaus di Edenkoben, in Germania. Nello stesso periodo riceve l’incarico per una composizione dall’International Seminar for Conductors tenuto da Peter Eötvös. Nel 2000 è Composer in Residence presso l’Istituto GRAME di Lione per la realizzazione di C’est ça, c’est tout, un brano per 23 voce femminile ed elaborazione elettronica su testi di Marguerite Duras; e, per quattro anni, è Direttore principale della Kyoto Philharmonic Chamber Orchestra con cui svolge un’intensa attività in Giappone e all’estero. Nel 2004 il Japan Art Fund gli commissiona una composizione per soprano, pianoforte e shakuhachi per il Festival Issa di Nagano; mentre, nel 2008 sempre in Giappone, riceve una commissione per una composizione per violino e pianoforte dal Dowa No Mori di Niigata. Il Guitar Festival Right Profit di David e Maria Russell gli commissiona, poi, il brano Of course, I believe in one world per orchestra di chitarre e coro di voci bianche su testo di Gandhi (nel 2009) e l’opera Gli Dei della Terra, da Kahlil Gibran, che va in scena al Teatro di Città della Pieve sotto la sua direzione. Battista ha diretto al Teatro Lirico Sperimentale e al Festival dei Due Mondi di Spoleto, al Festival di NorwichNorfolk in Inghilterra, all’Auditorium Reina Sofia di Madrid, Al Théâtre de Ville di Parigi, al Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, al Teatro Petruzzelli di Bari, al Teatro Massimo di Palermo, sul podio di complessi quali l’Orchestra Regionale Toscana, l’Orchestra Sinfonica di Perugia, l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, l’Orchestra Cantelli di Milano, l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, la Kyoto Philharmony Chamber Orchestra, l’Orchestra Barocca di Osaka, la Tokyo New Sound Orchestra, la Tokushima Bunri Orchestra e molte altre formazioni internazionali. Dal 2009 è Direttore stabile del PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble, l’ensemble residente del Parco della Musica di Roma, con cui collabora con i maggiori compositori viventi e interpreta opere del repertorio moderno e contemporaneo: dal debutto con l’opera di Philip Glass, Le streghe di Venezia, in prima mondiale a Roma, e poi a Ravenna e al Teatro dell’Opera di Amsterdam, alla prima europea dell’opera The News di Jacob Ter Veldhuis, per proseguire nella stagione dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma con un concerto con musiche di Stravinskij, Pärt e Glass e con il concerto in commemorazione di Hans Werner Henze con il suo Requiem. Tra i concerti recenti, in particolare quello con musiche di Nono è stato replicato al Festival d’Automne a Parigi. 24 David Moss Il suono della batteria e il canto hanno plasmato la sua vita sin dal momento in cui il padre, nel 1959, gli mostrò come tenere in mano le bacchette. Man mano che la sua vita di percussionista si andava trasformando creativamente nella vita di un cantante, ha cominciato ad esplorare le possibilità della voce in storie, suoni, lingue, articolazioni; imparando a conoscere le voci di cantanti possenti come Diamanda Galas, Joan La Barbara, Meredith Monk e Demetrio Stratos. A queste vanno aggiunte le importanti influenze da Johann Sebastian Bach, John Cage, John Coltrane, Charles Ives e dai monaci tibetani. Eppoi le prime intense collaborazioni con Bill Dixon, Christian Marclay, John Zorn, e con Adel Abdessemed, Luciano Berio, Heiner Goebbels, Olga Neuwirth, Helmut Oehring, Sir Simon Rattle. Infine, varie performance con centinaia di artisti provenienti da tutti i generi; migliaia di lavori da solista e d’insieme (alla Filarmonica di Berlino, la Carnegie Hall, la Ruhr Triennale, il Whitney Museum, il Walker Art Center, il Festival di Salisburgo...). Alcune tappe cruciali del suo percorso hanno avuto il riconoscimento e il sostegno di borse di studio (Guggenheim, DAAD Artist-in-Berlin, Interveawing Performance Culture Center della Libera Università di Berlino), che hanno incoraggiato e promosso la sua ricerca. Oggi crea progetti complessi in cui variamente si intrecciano e convergono i diversi fili della sua esperienza di percussionista, 25 vocalist, performer, compositore, uomo di teatro, curatore, docente. Grazie agli incarichi come Direttore dell’Institute for Living Voice di Anversa e del MADE Festival di Umeå (dal 2012 al 2014), è riuscito a dare un corpo drammatico alle dimensioni del tempo e del suono, mettendo assieme persone e idee, ed offrendo nuovi spunti per strutture e sorprese future. Ora, dice: “dopo 44 anni passati ad esplorare gli universi di percussioni e voce, voglio fare di ogni momento della mia performance una sorprendente necessità”. 26 © Mario Carovani Tempo Reale Fondato da Luciano Berio nel 1987 Tempo Reale è oggi uno dei principali punti di riferimento per la ricerca, la produzione e la formazione nel campo delle nuove tecnologie musicali. Dalla sua costituzione il Centro è stato impegnato nella realizzazione delle opere di Berio, opere che lo hanno portato a lavorare nei più prestigiosi contesti concertistici di tutto il mondo. Lo sviluppo di criteri di qualità e creatività derivati da queste esperienze si è riverberato nel lavoro condotto continuativamente tanto con compositori e artisti affermati quanto con giovani musicisti emergenti. I temi principali della ricerca riflettono un’idea di poliedricità che da sempre caratterizza le scelte e le iniziative di Tempo Reale: l’ideazione di eventi musicali di grande spessore, lo studio sull’elaborazione del suono dal vivo, le esperienze di interazione tra suono e spazio, la sinergia tra creatività, competenza scientifica, rigore esecutivo e didattico. Nel 2008 è stato fondato il Tempo Reale Festival, una regolare iniziativa di concerti, performance e spettacoli dedicati alla musica di ricerca. Dal 2013 Tempo Reale è Ente di Rilevanza per lo Spettacolo dal Vivo della Regione Toscana. Damiano Meacci si occupa di informatica musicale, live electronics e post-produzione musicale. Collabora da molti anni con Tempo Reale come membro dello staff di produzione sia in veste esecutiva che per lo sviluppo di ambienti esecutivi complessi e di sistemi sonori interattivi. Insegna Informatica Musicale al Conservatorio di Bologna. 27 Art Media Studio Fondato nel 1999 dagli architetti associati Vincenzo Capalbo e Marilena Bertozzi, cerca di coinvolgere lo spettatore/fruitore in maniera nuova e affascinante, dimostrando flessibilità rispetto all’ambiente, sia che si tratti di un museo, di un evento temporaneo come di un concerto, uno spettacolo o una conferenza. Con l’obiettivo di rendere contemporaneo ciò che fa parte della nostra storia. In questo senso ha fatto rivivere personaggi importanti per la storia di Firenze attraverso lavori multimediali permanenti a metà tra il teatro ed il documentario: grazie ad un ologramma a grandezza naturale, un ormai vecchio Leonardo racconta con malinconica nostralgia il suo radioso passato, oppure il ritratto del collezionista Herbert P. Horne prende vita per raccontarsi in una storia che va oltre la sua cornice creando uno spazio sensoriale e poetico allo stesso tempo; le case natali di Pontormo e di Giotto si riempiono di suggestivi rimandi alle loro opere più significative, talvolta animandosi o diventando magicamente reali; nelle sale degli Uffizi invece si anima non soltanto una rievocazione ideale e immersiva della Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, con tanto di cavalli e armature dell’epoca, ma anche una ricostruzione virtuale dell’intera fabbrica degli Uffizi grazie alle parole dell’immortale Vasari. A Roma, nel Macro Future, dietro i manifesti futuristi 14 videoproiettori ad alta luminosità hanno creato un tappeto visivo in cui la velocità, i colori e le forme futuriste restituivano un ambiente dal dinamismo unico. Capalbo e Bertozzi, oltre a collaborare con artisti di fama mondiale come Bill Viola e Robert Morris, si sono dedicati anche 28 ad installazioni a sfondo sociale, come nella mostra Via Libera. Viva la libertà, dedicata alla caduta del muro di Berlino. Tra le loro ultime fatiche, una mostra multimediale dedicata a Jackson Pollock nel complesso di San Firenze, in parallelo con la mostra che ha luogo a Palazzo Vecchio intitolata La figura della furia, dove lo spettatore si trova immerso, sempre attraverso un gioco di installazioni multimediali, nello spazio pittorico dell’artista americano. A Torino l’Art Media Studio ha ideato la mostra multimediale Filippo Juvarra a Torino – Fantasia Barocca. Per la galleria degli Uffizi è stata realizzata una video istallazione che, attraverso la luce, ricostruiva l’Adorazione dei pastori del caravaggesco Gherardo delle Notti, opera fortemente danneggiata dalla bomba di Via dei Georgofoli. Al Museo Ferragamo di Firenze è possibile ammirare l’opera video 24h, un moderno diorama che racconta le 24 ore di vita di Palazzo Spini Feroni, sede storica di Salvatore Ferragamo, le attività che vi si svolgono, il museo, il rapporto con il quartiere, con la città. Dal 2004 l’Art Media Studio collabora con Daniele Lombardi, tra i lavori eseguiti ricordiamo Mitologie 5, Futurismo Manifesto 100x100, Les Son en Libertè, Non finito, Divina.com. 29 © Silvia Lelli Orchestra Giovanile Luigi Cherubini Fondata da Riccardo Muti nel 2004, l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini ha assunto il nome di uno dei massimi compositori italiani di tutti i tempi attivo in ambito europeo per sottolineare, insieme ad una forte identità nazionale, la propria inclinazione ad una visione europea della musica e della cultura. L’Orchestra, che si pone come strumento privilegiato di congiunzione tra il mondo accademico e l’attività professionale, divide la propria sede tra le città di Piacenza e Ravenna. La Cherubini è formata da giovani strumentisti, tutti sotto i trent’anni e provenienti da ogni regione italiana, selezionati attraverso centinaia di audizioni da una commissione costituita dalle prime parti di prestigiose orchestre europee e presieduta dallo stesso Muti. Secondo uno spirito che imprime all’orchestra la dinamicità di un continuo rinnovamento, i musicisti restano in orchestra per un solo triennio, terminato il quale molti di loro hanno l’opportunità di trovare una propria collocazione nelle migliori orchestre. In questi anni l’Orchestra, sotto la direzione di Riccardo Muti, si è cimentata con un repertorio che spazia dal barocco al Novecento alternando ai concerti in moltissime città italiane importanti tournée in Europa e nel mondo nel corso delle quali è stata protagonista, tra gli altri, nei teatri di Vienna, Parigi, Mosca, Salisburgo, Colonia, San Pietroburgo, Madrid, Barcellona e Buenos Aires. All’intensa attività con il suo fondatore, la Cherubini ha affiancato moltissime collaborazioni con artisti quali Claudio 30 Abbado, John Axelrod, Rudolf Barshai, Dennis Russel Davies, Gérard Depardieu, Michele Campanella, Kevin Farrell, Patrick Fournillier, Herbie Hancock, Leonidas Kavakos, Lang Lang, Ute Lemper, Alexander Lonquich, Wayne Marshall, Kurt Masur, Anne-Sophie Mutter, Kent Nagano, Krzysztof Penderecki, Donato Renzetti, Vadim Repin, Giovanni Sollima, Yuri Temirkanov, Alexander Toradze, Pinchas Zukerman. Il debutto a Salisburgo, al Festival di Pentecoste, con Il ritorno di Don Calandrino di Cimarosa, ha segnato nel 2007 la prima tappa di un progetto quinquennale che la prestigiosa rassegna austriaca, in coproduzione con Ravenna Festival, ha realizzato con Riccardo Muti per la riscoperta e la valorizzazione del patrimonio musicale del Settecento napoletano e di cui la Cherubini è stata protagonista in qualità di orchestra residente. Alla trionfale accoglienza del pubblico viennese nella Sala d’Oro del Musikverein, ha fatto seguito, nel 2008, l’assegnazione alla Cherubini del prestigioso Premio Abbiati quale miglior iniziativa musicale per “i notevoli risultati che ne hanno fatto un organico di eccellenza riconosciuto in Italia e all’estero”. Impegnativi e di indiscutibile rilievo i progetti delle “trilogie”, che al Ravenna Festival l’hanno vista protagonista, sotto la direzione di Nicola Paszkowski, delle celebrazioni per il bicentenario verdiano in occasione del quale, sempre per la regia di Cristina Mazzavillani Muti, l’Orchestra è stata chiamata ad eseguire ben sei opere al Teatro Alighieri. Nel 2012, nel giro di tre sole giornate, Rigoletto, Trovatore e Traviata, in seguito riprese in una lunga tournée approdata fino a Manama ad inaugurare il nuovo Teatro dell’Opera della capitale del Bahrain; nel 2013, sempre l’una dopo l’altra a stretto confronto, le opere “shakespeariane” di Verdi: Macbeth, Otello e Falstaff. Sempre nell’ambito del Ravenna Festival, dove ogni anno si rinnova l’intensa esperienza della residenza estiva, dal 2010 la Cherubini è protagonista, al fianco di Riccardo Muti, dei concerti per le Vie dell’amicizia: l’ultimo, nel 2014, ai piedi del Sacrario di Redipuglia nel centenario della Grande Guerra, insieme a musicisti provenienti da orchestre di tutto il mondo. www.orchestracherubini.it La gestione dell’Orchestra è affidata alla Fondazione Cherubini costituita dalle municipalità di Piacenza e Ravenna e dalle Fondazioni Toscanini e Ravenna Manifestazioni. L’attività dell’Orchestra è resa possibile grazie al sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali del Turismo, Camera di Commercio di Piacenza, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Confindustria Piacenza e dell’Associazione “Amici dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini”. 31 violini primi Stefano Gullo** Costanza Scanavini Francesca Palmisano Elena Meneghinello Alice Parente Roberto Testa Simone Castiglia Daniele Fanfoni Rocco Roggia Anna Carrà Giuditta Nardini Serena Galassi violini secondi Aloisa Aisemberg* Francesca Tamponi Isabella Rex Ottavia Guarnaccia Maria Giulia Calcara Elena Nicoletti Elisa Voltan Virginia Malandra Andrea Pasquetto Monica Mengoni oboi Marco Ciampa* Alessandro Rauli clarinetti Lorenzo Baldoni* Simone Nicoletta fagotti Angela Gravina* Alfredo Altomare corni Fabrizio Giannitelli* Simone Ciro Cinque trombe Nicola Baratin* Daniele Colossi tromboni Biagio Salvatore Micciulla* timpani Sebastiano Nidi* viole Friederich Binet* Laura Hernandez Garcia Nicoletta Pignataro Davide Bravo Carlotta Aramu Francesca Profeta Davide Mosca Chiara Ludovisi percussioni Paolo Nocentini violoncelli Irene Zatta* Giada Vettori Giovannella Berardengo Anna Molaro Emmanuele Praticelli Bruno Crinò ** spalla * prima parte contrabbassi Davide Sorbello* Lucio Corenzi Matteo Panni Michele Santi flauti/ottavino Roberta Zorino* Irene Lucci (anche ottavino) 32 pianoforte Federico Nicoletta* ispettore d’orchestra Leandro Nannini luoghi del festival Teatro Alighieri Nel 1838 le condizioni di crescente degrado del Teatro Comunitativo, il maggiore di Ravenna in quegli anni, spinsero l’Amministrazione comunale ad intraprendere la costruzione di un nuovo Teatro, per il quale fu individuata come idonea la zona della centrale piazzetta degli Svizzeri. La realizzazione dell’edificio fu affidata ai giovani architetti veneziani Tomaso e Giovan Battista Meduna, che avevano recentemente curato il restauro del Teatro alla Fenice di Venezia. Posata la prima pietra nel settembre dello stesso anno, nacque così un edificio di impianto neoclassico, non dissimile dal modello veneziano. Esternamente diviso in due piani, presenta nella facciata un pronao aggettante, con scalinata d’accesso e portico nel piano inferiore a quattro colonne con capitelli ionici, reggenti un architrave; la parete del piano superiore, coronata da un timpano, mostra tre balconcini alternati a quattro nicchie (le statue sono aggiunte del 1967). Il fianco prospiciente la piazza è scandito da due serie di nicchioni inglobanti finestre e porte di accesso, con una fascia in finto paramento lapideo a ravvivare le murature del registro inferiore. L’atrio d’ingresso, con soffitto a lacunari, affiancato da due vani già destinati a trattoria e caffè, immette negli scaloni che conducono alla platea e ai palchi. La sala teatrale, di forma tradizionalmente semiellittica, presentava in origine quattro ordini di venticinque palchi (nel primo ordine l’ingresso alla platea sostituisce il palco centrale), più il loggione, privo di divisioni interne. La platea, disposta su un piano inclinato, era meno estesa dell’attuale, a vantaggio del proscenio e della fossa dell’orchestra. Le ricche decorazioni, di stile neoclassico, furono affidate dai Meduna ai pittori veneziani Giuseppe Voltan e Giuseppe Lorenzo Gatteri, con la collaborazione, per gli elementi lignei e in cartapesta, di Pietro Garbato e, per le dorature, di Carlo Franco. Veneziano era anche Giovanni Busato, che dipinse un sipario raffigurante l’ingresso di Teoderico a Ravenna. Voltan e Gatteri sovrintesero anche alla 33 decorazione della grande sala del Casino (attuale Ridotto), che sormonta il portico e l’atrio, affiancata da vani destinati al gioco e alla conversazione. Il 15 maggio 1852 avvenne l’inaugurazione ufficiale con Roberto il diavolo di Meyerbeer, diretto da Giovanni Nostini, protagonisti Adelaide Cortesi, Marco Viani e Feliciano Pons, immediatamente seguito dal ballo La zingara, con l’étoile Augusta Maywood. Nei decenni seguenti l’Alighieri si ritagliò un posto non trascurabile fra i teatri della provincia italiana, tappa consueta dei maggiori divi del teatro di prosa (tra gli altri Salvini, Novelli, Gramatica, Zacconi, Ruggeri, Benassi, Ricci, Musco, Baseggio, Ninchi, Abba), ma anche sede di stagioni liriche che, almeno fino al primo dopoguerra mondiale, si mantenevano costantemente in sintonia con le novità dei maggior palcoscenici italiani, proponendole a pochi anni di distanza con cast di notevole prestigio. Se quasi sempre aggiornata appare, ad esempio, la presenza del repertorio verdiano maturo, lo stesso vale per Puccini e per le creazioni dei maestri del verismo. Particolarmente significativa, poi, l’attenzione costante al mondo francese: dal Faust di Gounod nel 1872 fino ad una berlioziana Dannazione di Faust. Il teatro wagneriano è presente con soli tre titoli, ed a fronte della totale assenza del teatro mozartiano, del resto tutt’altro che comune anche nei teatri maggiori, si incontrano nondimeno titoli non scontati. Gli anni ’40 e ’50 vedono ancora un’intensa presenza delle migliori compagnie di prosa (Randone, Gassman, Piccolo Teatro di Milano, Compagnia dei Giovani, ecc.) e di rivista, mentre l’attività musicale si divide fra concerti cameristici per lo più di respiro locale (ma ci sono anche Benedetti Michelangeli, Cortot, Milstein, Segovia, il Quartetto Italiano, I Musici) e un repertorio lirico ormai cristallizzato e stantio, sia pure ravvivato da voci di spicco. Nonostante il Teatro fosse stato più volte interessato da limitate opere di restauro e di adeguamento tecnico – come nel 1929, quando fu realizzato il “golfo mistico”, ricavata la galleria nei palchi di quart’ordine e rinnovati i camerini – le imprescindibili necessità di consolidamento delle strutture spinsero, a partire dall’estate del 1959, ad una lunga interruzione delle attività, durante la quale furono completamente rifatti la platea e il palcoscenico, rinnovando le tappezzerie e l’impianto di illuminazione, con la collocazione di un nuovo lampadario. L’11 febbraio del 1967 il restaurato Teatro riprende la sua attività, contrassegnata ora da una fittissima serie di appuntamenti di teatro di prosa, aperti anche ad esperienze contemporanee, e da un aumento considerevole dell’attività concertistica e di balletto, mentre il legame con il Teatro Comunale di Bologna e l’inserimento nel circuito ATER favorisce un sensibile rinnovamento del repertorio delle stagioni liriche, dirottate tuttavia alla fine degli anni ’70 all’arena della Rocca Brancaleone. Negli anni ’90, il Teatro Alighieri ha assunto sempre più un ruolo centrale nella programmazione culturale della città, attraverso intense stagioni concertistiche, liriche, di balletto e prosa tra autunno e primavera, divenendo poi in estate sede ufficiale dei principali eventi operistici di Ravenna Festival. Il 10 Febbraio 2004, a chiusura delle celebrazioni per i 350 anni dalla nascita di Arcangelo Corelli (1653-1713), la sala del Ridotto è stata ufficialmente dedicata al grande compositore, originario della vicina Fusignano, inaugurando, alla presenza di Riccardo Muti, un busto in bronzo realizzato dallo scultore tedesco Peter Götz Güttler. Gianni Godoli VALORI E IDEE PER NUTRIRE LA TERRA L’Emilia-Romagna a Expo Milano 2015 programma di sala a cura di Susanna Venturi coordinamento editoriale e grafica Ufficio Edizioni Ravenna Festival stampato su carta Arcoprint Extra White stampa Edizioni Moderna, Ravenna L’editore è a disposizione degli aventi diritto per quanto riguarda le fonti iconografiche non individuate sostenitori Divisione media partner in collaborazione con