RAVENNA FESTIVAL 2015 Michael Clark Company Palazzo Mauro de André sabato 13 giugno, ore 21.30 Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana con il patrocinio di Senato della Repubblica Camera dei Deputati Presidenza del Consiglio dei Ministri Ministero per i Beni e le Attività Culturali Ministero degli Affari Esteri con il sostegno di Comune di Ravenna con il contributo di Comune di Cervia Comune di Comacchio Comune di Forlì Koichi Suzuki Hormoz Vasfi Comune di Russi partner RAVENNA FESTIVAL RINGRAZIA Associazione Amici di Ravenna Festival Apt Servizi Emilia Romagna ARCUS Arte Cultura Spettacolo Autorità Portuale di Ravenna BPER Banca Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna Cassa di Risparmio di Ravenna Classica HD Cmc Ravenna Cna Ravenna Comune di Cervia Comune di Comacchio Comune di Forlì Comune di Otranto Comune di Ravenna Comune di Russi Confartigianato Ravenna Confindustria Ravenna Coop Adriatica Cooperativa Bagnini Cervia Credito Cooperativo Ravennate e Imolese Eni Federazione Cooperative Provincia di Ravenna Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna Gruppo Hera Gruppo Mediaset Publitalia ’80 Gruppo Nettuno Hormoz Vasfi Itway Koichi Suzuki Legacoop Romagna Micoperi Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo Poderi dal Nespoli PubbliSOLE Publimedia Italia Quotidiano Nazionale Rai Uno Rai Radio Tre Reclam Regione Emilia Romagna Sapir Setteserequi Sigma 4 SVA Plus Concessionaria Volkswagen Unicredit Unipol Banca UnipolSai Assicurazioni Venini Antonio e Gian Luca Bandini, Ravenna Francesca e Silvana Bedei, Ravenna Maurizio e Irene Berti, Bagnacavallo Mario e Giorgia Boccaccini, Ravenna Paolo e Maria Livia Brusi, Ravenna Margherita Cassis Faraone, Udine Glauco e Egle Cavassini, Ravenna Roberto e Augusta Cimatti, Ravenna Ludovica D’Albertis Spalletti, Ravenna Marisa Dalla Valle, Milano Letizia De Rubertis e Giuseppe Scarano, Ravenna Ada Elmi e Marta Bulgarelli, Bologna Rosa Errani e Manuela Mazzavillani, Ravenna Dario e Roberta Fabbri, Ravenna Gioia Falck Marchi, Firenze Gian Giacomo e Liliana Faverio, Milano Paolo e Franca Fignagnani, Bologna Domenico Francesconi e figli, Ravenna Giovanni Frezzotti, Jesi Idina Gardini, Ravenna Stefano e Silvana Golinelli, Bologna Dieter e Ingrid Häussermann, Bietigheim‑Bissingen Lina e Adriano Maestri, Ravenna Silvia Malagola e Paola Montanari, Milano Franca Manetti, Ravenna Gabriella Mariani Ottobelli, Milano Pietro e Gabriella Marini, Ravenna Manfred Mautner von Markhof, Vienna Maura e Alessandra Naponiello, Milano Peppino e Giovanna Naponiello, Milano Giorgio e Riccarda Palazzi Rossi, Ravenna Gianna Pasini, Ravenna Gian Paolo e Graziella Pasini, Ravenna Desideria Antonietta Pasolini Dall’Onda, Ravenna Giuseppe e Paola Poggiali, Ravenna Carlo e Silvana Poverini, Ravenna Paolo e Aldo Rametta, Ravenna Stelio e Grazia Ronchi, Ravenna Stefano e Luisa Rosetti, Milano Giovanni e Graziella Salami, Lavezzola Guido e Francesca Sansoni, Ravenna Francesco e Sonia Saviotti, Milano Roberto e Filippo Scaioli, Ravenna Eraldo e Clelia Scarano, Ravenna Leonardo Spadoni, Ravenna Gabriele e Luisella Spizuoco, Ravenna Paolino e Nadia Spizuoco, Ravenna Thomas e Inge Tretter, Monaco di Baviera Ferdinando e Delia Turicchia, Ravenna Maria Luisa Vaccari, Ferrara Roberto e Piera Valducci, Savignano sul Rubicone Gerardo Veronesi, Bologna Luca e Riccardo Vitiello, Ravenna Presidente Gian Giacomo Faverio Vice Presidenti Leonardo Spadoni Maria Luisa Vaccari Paolo Fignagnani Giuliano Gamberini Maria Cristina Mazzavillani Muti Giuseppe Poggiali Eraldo Scarano Gerardo Veronesi Segretario Pino Ronchi Aziende sostenitrici Alma Petroli, Ravenna CMC, Ravenna Consorzio Cooperative Costruzioni, Bologna Credito Cooperativo Ravennate e Imolese FBS, Milano FINAGRO, Milano Kremslehner Alberghi e Ristoranti, Vienna L.N.T., Ravenna Rosetti Marino, Ravenna SVA Concessionaria Fiat, Ravenna Terme di Punta Marina, Ravenna TRE - Tozzi Renewable Energy, Ravenna RAVENNA FESTIVAL Direzione artistica Cristina Mazzavillani Muti Franco Masotti Angelo Nicastro Fondazione Ravenna Manifestazioni Soci Comune di Ravenna Regione Emilia Romagna Provincia di Ravenna Camera di Commercio di Ravenna Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna Confindustria Ravenna Confcommercio Ravenna Confesercenti Ravenna CNA Ravenna Confartigianato Ravenna Archidiocesi di Ravenna-Cervia Fondazione Arturo Toscanini Consiglio di Amministrazione Presidente Fabrizio Matteucci Vicepresidente Mario Salvagiani Consiglieri Ouidad Bakkali Galliano Di Marco Lanfranco Gualtieri Sovrintendente Antonio De Rosa Segretario generale Marcello Natali Responsabile amministrativo Roberto Cimatti Revisori dei conti Giovanni Nonni Mario Bacigalupo Angelo Lo Rizzo Harry Alexander by Jake Walters Michael Clark Company animal / vegetable / mineral coreografie Michael Clark luci Charles Atlas costumi Stevie Stewart, Michael Clark danzatori Harry Alexander, Julie Cunningham, Joshua Harriette, Melissa Hetherington, Oxana Panchenko, Simon Williams musiche Scritti Politti The Boom Boom Bap, No Fine Lines, Cooking, After Six, Petrococadollar, Window Wide Open pausa (5 minuti) Public Image Ltd Albatross Sex Pistols New York intervallo (20 minuti) Pulp F.E.E.L.I.N.G.C.A.L.L.E.D.L.O.V.E. Relaxed Muscle Joyce, Jimmy, The Heavy, 3 Way Accumulator, Beastmaster prima italiana in esclusiva in collaborazione con ATER-Associazione Teatrale Emilia Romagna Michael Clark by Jake Walters 8 Michael Clark, ribelle con stile Valeria Crippa The conventional is now experimental The experimental is now conventional Da New Puritan di Mark E. Smith Contrappasso obbligato per Michael Clark, bad boy del balletto post punk britannico, iconoclasta emerso nella Londra elettrica dei mid-Eighties, essere nominato, nel 2014, a 52 anni, “Commander of the Most Excellent Order of the British Empire” per i servizi resi alla danza, titolo conferito nel Castello di Windsor dalla Regina Elisabetta e ritirato di buon grado dal coreografo, benché in gioventù fosse un convinto supporter del Partito Nazionalista scozzese. Tardivo conformismo? Non è così semplice. In termini squisitamente artistici potremmo dire che, nella sua carriera, Michael Clark ha saputo far dialogare magistralmente (per dirla prendendo in prestito il verso, citato sopra, del brano New Puritan della band post-punk inglese The Fall) i due poli del “convenzionale” e dello “sperimentale”. Conventional/experimental Fin dagli esordi, la danza apparentemente “antisistema” di Clark si è nutrita di accademia: il graffio eversivo della sperimentazione più radicale che l’ha imposto come artista d’avanguardia è sempre stato, nell’autore britannico, il rovescio della medaglia di un’olimpica purezza tecnica e del rigore più sorvegliato. Nato in Scozia, ad Aberdeen, nel giugno del 1962, Michael Clark ha iniziato a studiare danza tradizionale scozzese all’età di quattro anni. Nonostante questo inizio folk, a tredici anni viene ammesso alla principale accademia di balletto classico del Regno Unito, la Royal Ballet School, in cui si diploma con l’Ursula Moreton Choreographic Award, imponendosi subito come giovane prodigio. Il passaggio dalla scuola alla compagnia del Royal Ballet sarebbe stato per qualsiasi giovane danzatore obiettivo scontato e fortemente voluto: non per Clark che, nel ’79, preferisce unirsi al più piccolo e contemporaneo Ballet Rambert dove lavora principalmente sotto l’ala di Richard Alston, che per lui crea ruoli in Bell High, Landscape, Rainbow Ripples e gli dedica i due solo Soda Lake e Dutiful Ducks. Un corso estivo con Merce Cunningham e John Cage gli apre le porte di New York dove avvia una collaborazione con Karole Armitage, 9 Harry Alexander by Jake Walters all’epoca “punk ballerina” con il suo Drastic Classicism. Ma la necessità di autonomia di Clark prende forma in un progetto stabile: nel 1984, ad appena 22 anni, fonda la Dance Company cui dà nome e un repertorio che in trent’anni supererà 40 titoli e di cui sarà la star, in scena per 25 anni. La compagnia diventa per il coreografo strumento di costante esplorazione: fin dai suoi primi lavori, Clark ama accostare interpreti dalle fisicità diverse e lavorare con danzatori non professionisti. Nell’altalenarsi della carriera (persino nei momenti più oscuri che l’autore definisce “my wilderness years”, in cui sviluppa una tormentata dipendenza dall’eroina, iniziata dall’osmotico approccio creativo alle atmosfere evocate in Heroin dei Velvet Underground), il coreografo ha potuto contare su un seguito di danzatori motivati e devoti che l’hanno sostenuto di pari passo con lo zoccolo di irriducibili fan e l’aiuto concreto di artisti del calibro di Damien Hirst e Anish Kapoor, attivamente impegnati a donare opere per mantenere economicamente la compagnia. Ai lavori per la company, Clark ha affiancato creazioni commissionate dalle maggiori compagnie di danza del mondo (tra cui il Balletto dell’Opéra di Parigi, il London Festival Ballet e la Deutsche Oper di Berlino), l’assolo Rattle your Jewellery per il divo Mikhail Baryshnikov e camei cinematografici come il personaggio di Calibano, da lui stesso interpretato nel film Prospero’s Books di Peter Greenaway, proposto in versione scandalosa, nudo su una roccia e molto somigliante nella gestualità al Fauno di Nijinsky. 10 La danza come factory Nella Londra della Design Renaissance degli anni Ottanta, Clark ha collaborato con gli artisti della sua generazione che, con più audacia, hanno saputo incrociare gli umori della moda street e del club style, come i fashion designer di Bodymap (marchio fondato dal duo Steve Stewart, David Holah), l’eclettico artista Leigh Bowery e, sul fronte musicale, band come gli Wire, i Lailabach, The Fall. Per molti versi il milieu in cui Clark è cresciuto ricorda la factory di Andy Warhol: artisti come Sarah Lucas, Charles Atlas e Peter Doig hanno fortemente influenzato la creatività del mercuriale Michael. Su YouTube sono rintracciabili cospicue testimonianze video del periodo creativo della metà degli anni ’80, quando nei Riverside Studios di Londra di cui era coreografo residente, Clark si esibiva, superbo danzatore plasmato dallo stile classico più elegantemente british del Royal Ballet, in zeppe alte, cresta da punk e una vistosa apertura sui glutei, in versione adamitica con un peloso manicotto nero sui genitali in Imperfect list, o con un body in lattex infilzato di siringhe, sull’orecchio destro l’inconfondibile piercing con spilla da balia. Pezzi come Heterospective del 1989, performance omosex in cui amoreggiava con Stephen Petronio in una galleria d’arte, contribuirono alla fama di “enfant terrible”. Underground Zone La zona dell’underground è popolata da transformers, dandy, punk e dalla beautiful people decantata da Andy Warhol, persone in bilico tra la scena, lo schermo e la strada, scrivono Claudia Attimonelli e Antonella Giannone in Underground Zone (Bari, Caratteri Mobili, 2011). Il glam e il punk (due scene che risalgono alla figura del dandy concepita da Baudelaire) si nutrono dell’avanguardia dada e futurista e, grazie alla tensione ludica, esperiscono sfumature che vanno dall’edonismo estatico al nichilismo postmoderno. Alcuni titoli di culto che hanno imposto Clark sulla scena post punk britannica portano l’irriverente segno di Bowery che si esibì in coppia con Michael in I Am Curious Orange su musiche dei Fall e Because We Must nel 1989. In particolare, a Bowery e Atlas è legato il film sperimentale Hail the New Puritain, girato tra il 1985 e il 1986, che documenta la vita della compagnia di Clark. Australiano, spentosi precocemente all’età di 33 anni, Bowery è stato un artista poliedrico che ha influenzato gli stilisti Vivien Westwood, John Galliano, la pop star Boy George, ancora oggi citato tra le icone di stile di Lady Gaga. Vulcanico fashion designer, corpulento agent-provocateur dei club fetish londinesi (egli stesso animò il Taboo), personalità inquietamente cangiante e drag queen, 11 Harry Alexander by Jake Walters 12 Bowery collaborò anche con David Bowie nel video Ashes to Ashes e fu ritratto dal pittore Lucian Freud. L’altro artefice del film Hail the New Puritain è il regista americano Charles Atlas che continua a essere, oggi, tra i più fedeli collaboratori di Clark: pioniere della videodanza (“dance for camera”), è stato “filmmaker in residence” della compagnia di Merce Cunningham per la quale ha girato una decina di progetti tra il 1978 e il 1983. L’Andy Warhol della danza Affacciato sui mondi paralleli delle arti plastiche-visive e della danza, Clark si è sentito naturalmente attratto, per rappresentare i suoi lavori, da luoghi non deputati allo spettacolo dal vivo. Negli anni più recenti, la compagnia ha presentato (nel giugno del 2011) un lavoro site-specific tra danza, film, luce e suono alla Turbine Hall della Tate Modern di Londra, si è esibita alla Barrowland Ballroom di Glasgow, alla Whitney Biennial di New York (nel 2012 per un mese consecutivo). L’abilità di promuovere la propria immagine, la passione per il punk rock, il puntuale lavoro sul dettaglio sono aspetti che accostano Clark all’icona della Pop Art Warhol. Nel recensire come, been and gone, Ismene Brown annota acutamente su «The artsdesk»: “Clark è l’Andy Warhol della danza, sa come essere famoso continuando a riciclare piccoli elementi comuni, facendo in modo che la gente legga modificazioni tettoniche nel graffio più minuscolo”. Clark stesso ha ammesso che ad Aberdeen, città dove è cresciuto, la galleria d’arte era per lui un luogo di costante frequentazione, tanto da rendergli familiare l’opera di Warhol prima di conoscerlo come produttore del gruppo rock statunitense The Velvet Underground & Nico, fondato da Lou Reed e John Cale. Oggi Clark rivela uno sguardo disincantato su come le culture giovanili che alimentarono estetiche radicali negli anni Ottanta siano state fagocitate dal mercato: “Oggi il mondo è veramente in mano alle multinazionali, i politici non hanno più voce in capitolo – ha dichiarato il coreografo nelle ultime interviste – ed è strano ciò che è considerato valore culturale. Ora, il valore è misurato dal denaro, non da ciò che ha un’importanza intrinseca. Questo è stato un totale capovolgimento”. Un processo irreversibile secondo Matteo Guarnaccia (Ribelli con stile, Milano, Shake, 2009): Oggi il consumo individuale di look, grazie all’indefesso lavorio delle subculture, è stato liberalizzato [...]. Il motivo di questa magnanima tolleranza è semplice, il mercato è diventato sempre più dipendente dalla devianza, che si rivela un’efficientissima palestra di innovazione. Centro (mercato) e frontiera (devianza) collaborano sempre più strettamente alla solidità del sistema, si completano reciprocamente. 13 Melissa Hetherington & Benjamin Warbis by Hugo Glendinning Dal rock a Stravinskij Sul fronte musicale, Clark ha spesso alternato scelte apparentemente contraddittorie. Emblematico il triennio da artista associato al Barbican (2005-2007) incentrato su The Stravinsky Project, una trilogia di lavori sulle partiture originali di danza del compositore russo in cui rielaborava i precedenti Mmm... e O creati negli anni Novanta. Al Progetto Stravinsky, salutato dalla stampa britannica come “uno straordinario evento musicale, ma soprattutto una nuova pietra miliare della coreografia”, ha fatto seguito la coreografia Swan Lack/ Thank u Ma’am dedicata alla santa trinità del rock venerata da Clark: David Bowie – Iggy Pop – Lou Reed. “Il rock è la mia roccia – sostiene – è stato vitale per me a livello personale. Mi ha formato sia come individuo che come artista”. Questioni di stile: animal / vegetable / mineral Se negli anni Ottanta la Michael Clark Company diventò emblema della cultura underground londinese, coniugando rock a balletto classico in una miscela esplosiva, oggi la sperimentazione di Clark sul corpo si è asciugata concentrandosi su punti saldi ed essenziali, l’esplorazione astratta di forme e strutture, puro movimento e rapporti spaziali tra i danzatori le cui entrate e uscite di scena sembrano regolate da un singolare meccanismo a orologeria. I tratti più riconoscibili del segno di Clark sono l’uso dei piedi flessi (opposti alle punte accademiche), le braccia scostate dal busto a disegnare una V, gambe parallele 14 dalle ginocchia flesse, il viso immoto dei danzatori, come automi disconnessi, che richiama l’idea di supremi corpi-scultura. Il trittico invitato in prima italiana esclusiva a Ravenna Festival, animal / vegetable / mineral, è per molti versi emblematico del percorso di Clark e riflette per sua stessa ammissione, pur nell’astrazione dell’insieme, tratti autobiografici che richiamano il ragazzino insofferente Michael alle prese con il rito obbligato della “sbarra” quotidiana” al Royal Ballet, fino alla scoperta della musica pop e punk. Parte della factory lo segue in questo ultimo lavoro: Charles Atlas gli fornisce luci acide, Stevie Stewart firma con Clark i costumi. Commissionato dal Barbican Theatre di Londra, il trittico per otto danzatori, inizialmente senza titolo, ha debuttato al Tramway di Glasgow ed è poi stato presentato al Barbican (ottomila spettatori in due settimane di repliche), all’Ulster Bank Belfast Festival, a Parigi alla Maison des Arts de Créteil. È stato intitolato provvisoriamente New Work nel 2012 e Triple Bill nel 2013 quando è stato ampliato al Lowry di Salford. Diversa la tensione che si irradia in ognuna delle tre parti che lo compongono. Corto e ipnotico, il primo lavoro utilizza le carezzevoli canzoni elettroniche della band Scritti Politti: piedi e braccia vengono puntati come a disegnare geometrie invisibili, di precisione puntuale, da tecnica classica. La coreografia si apre con un paio di piedi che appaiono nel cielo e poi rivelano la silhouette di Julie Cunningham (premiata con l’“oustanding female performance modern” ai National Dance Awards nel 2012), i danzatori indossano gonne nere e top. Meno formale il secondo pezzo scosso dall’adrenalina con il suono di Albatross dei Public Image Ltd e uno squarcio del punk dei Sex Pistols: due, poi quattro danzatori, indossano iridescenti costumi accademici che fasciano il corpo come quadri geometrici di Rauschenberg, bilanciano dinamicamente i propri pesi dando vita a impensabili pose plastiche. Nel terzo brano, sulle musiche di Pulp e Relaxed Muscle, a colpire lo sguardo sono proiezioni video che scivolano sui corpi dei danzatori senza permearne la reattività. 15 gli 16 artisti Michael Clark Company by Hugo Glendinning Michael Clark by Jake Walters Michael Clark e la MCC Nato in Scozia, tra il 1975 e il 1979 ha studiato alla Royal Ballet School a Londra. Nel 1979 è entrato a far parte del Ballet Rambert, lavorando con Richard Alston. Nel 1982 è stata rappresentata la sua prima coreografia al London’s Riverside Studios, dove è diventato coreografo residente e dove la sua compagnia ha debuttato nel 1984. 18 Ha ricevuto commissioni per importanti compagnie di danza da G.R.C.O.P., Opéra di Parigi, Scottish Ballet, London Festival Ballet, Ballet Rambert, Phoenix Dance Company e Deutsche Oper Berlin. Ha creato coreografie per film e video, tra cui Hail the New Puritan (1984) e Because We Must (1989) con Charles Atlas. Ha inoltre coreografato e ballato il ruolo di Caliban in Prospero’s Books di Peter Greenaway (1991). Nel 1998 ha presentato current/SEE, in collaborazione con Susan Stenger, Simon Pearson, Big Bottom e Hussein Chalayan. Lo sviluppo di questo lavoro è stato oggetto di un documentario della BBC: The Late Michael Clark, con la regia di Sophie Fiennes. Before and After: The Fall (2001) è stata la prima importante collaborazione di Michael Clark con l’artista Sarah Lucas. Nel 2003 ha creato il primo Satie Stud per William Trevitt di George Piper Dances, ha prodotto Would, Should, Can, Did per il Barbican Theatre di Londra, ha coreografato un assolo per Mikhail Baryshnikov e Oh my goddess ha aperto il 25o anniversario del London Dance Umbrella al Sadler’s Wells. Nel 2004 la Rambert Dance Company ha rivisitato SWAMP (1986), ricevendo l’Olivier Award come migliore nuova produzione di danza. Nel 2005 Michael Clark ha iniziato a lavorare allo Stravinsky Project, una collaborazione triennale per produrre una trilogia di opere sulle musiche di Igor Stravinskij. Per questo progetto ha rielaborato radicalmente Mmm... (1992) e O (1994) e nel 2007 ha rappresentato per la prima volta la parte finale della trilogia I Do. Le ultime coreografie comprendono come, been and gone (2009), New Work (2012) e alcune commissioni per Tate Modern, Whitney Biennial e London 2012 Festival. Clark ha ricevuto la laurea ad honorem come Dottore delle Arti (Hon Dart) dalla Robert Gordon University nel 2011, in riconoscimento al suo contributo nel campo della coreografia e della danza. Nello stesso anno viene pubblicata da Violette Editions la prima monografia che ripercorre la sua carriera. Dal 1984 la Michael Clark Company gira il mondo in tournée esibendosi in prestigiosi teatri in Europa, America, Asia e Australia. È associata al Barbican dal 2005 e fa parte dell’Arts Council England National Portfolio Organisation. Le coreografie di Michael Clark uniscono la fedeltà al classico ad una sensibilità più complessa, contemporanea, che unisce virtù e vizio, libera espressione e controllo, grazia e disarmonia. L’artista è noto per le sue collaborazioni frequenti con band, designer di moda e visual artists come Wire, The Fall, Bodymap, Hussein Chalayan, Peter Doig e Sarah Lucas. Nel 2014 Micheal Clark è stato nominato Comandante dell’Ordine dell’Impero britannico (CBE) per il suo contributo alla danza. 19 Michael Clark Company video regia Michael Clark e Charles Atlas a cura di Charles Atlas con Relaxed Muscle (Darren Spooner voce, JP Buckle chitarra, Zoë Grisedale-Sherry batteria) direttore della fotografia Gavin Elder cameraman aggiuntivo Matthew Carkeek Studio Tech Josh Adam direttore artistico Michael Clark produttore Jo Stendall direttore amministrativo e tournée Lucy Glover direttore della comunicazione Patrick Shier direttore della produzione Jamie Maisey direttore di scena Emma Cameron luci Richard Godin sound designer Andy Pink fonico Fergus Mount grafica Malcolm Garrett, Images&Co fotografie Hugo Glendinning, Jake Walters pr Charles McDonald consiglio di amministrazione Charles Asprey, Val Bourne, Sadie Coles, Marie Donnelly, Sarah Hickson, Howard Hymanson, James Midgley, Kathy Noble, Jane Quinn, Alice Rawsthorn founding patrons Mikhail Baryshnikov, Kate Moss patron’s circle Anonymous, Charles & Badger Asprey, Bistrotheque, Val Bourne, Brian Boylan, Michael Bracewell, Adam Clayton, Suzanne Cotter & Bruce Manson, Tania Fares, Jamie Fobert, Sam Gainsbury & Anna Whiting, Judith Greer, Jefferson Hack, Abel Halpern & Helen Chung-Halpern, Sarah Lucas, Fatima Maleki, Farshid Moussavi, Maureen Paley, Dominic Palfreyman, Yana & Stephen Peel, Jussi Pylkkänen, Jane Quinn, Alice Rawsthorn, Serena Rees, Libby Sellers & Patrick Fetherstonhaugh, Maria Sukkar, Francis Sultana, Angelika Taschen, Susanne Tide Frater, Emily Tsingou, Geoff Westmore & Paula Clemett artist patrons Pablo Bronstein, Cecily Brown, Don Brown, Peter Doig, Martin Creed, Enrico David, Tracey Emin, Angus Fairhurst, Douglas Gordon, Wade Guyton, Mark Handforth, Damien Hirst, Jonathan Horowitz, Gary Hume, Anish Kapoor, Gabriel Kuri, Sarah Lucas, Jim Lambie, Tala Madani, Helen Marten, Nick Mauss, Adam McEwen, Tim Noble and Sue Webster, David Noonan, Eddie Peake, Elizabeth Peyton, Rob Pruitt, Ugo Rondinone, Sterling Ruby, Wilhelm Sasnal, Raqib Shaw, Sam TaylorWood, Juergen Teller, Wolfgang Tillmans, Gavin Turk, Nicola Tyson, Rebecca Warren, Andro Wekua, T.J. Wilcox, Jordan Wolfson e Cerith Wyn-Evans ringraziamenti Michael Clark ringrazia Jason Buckle, Jarvis Cocker e Green Gartside si ringrazia inoltre Rough Trade Records, Modern Dance Club, Chloe Seddon e Artsadmin Commissione del Barbican, London. Co-produzione Barbican, London, Michael Clark Company, Maison des Arts de Créteil, Théâtres de la Ville de Luxembourg e Tramway, Glasgow. Michael Clark Company è Artistic Associate del Barbican, London e riceve il sostegno dell’Arts Council England. Il Palazzo “Mauro de André” è stato edificato alla fine degli anni ’80, con l’obiettivo di dotare Ravenna di uno spazio multifunzionale adatto ad ospitare grandi eventi sportivi, artistici e commerciali; la sua realizzazione si deve all’iniziativa del Gruppo Ferruzzi, che ha voluto intitolarlo alla memoria di un collaboratore prematuramente scomparso, fratello del cantautore Fabrizio. L’edificio, progettato dall’architetto Carlo Maria Sadich ed inaugurato nell’ottobre 1990, sorge non lontano dagli impianti industriali e portuali, all’estremità settentrionale di un’area recintata di circa 12 ettari, periodicamente impiegata per manifestazioni all’aperto. I propilei in laterizio eretti lungo il lato ovest immettono nel grande piazzale antistante il Palazzo, in fondo al quale si staglia la mole rosseggiante di “Grande ferro R”, di Alberto Burri: due stilizzate mani metalliche unite a formare l’immagine di una chiglia rovesciata, quasi una celebrazione di Ravenna marittima, punto di accoglienza e incontro di popoli e civiltà diverse. A sinistra dei propilei sono situate le fontane in travertino disegnate da Ettore Sordini, che fungono da vasche per la riserva idrica antincendio. L’ingresso al Palazzo è mediato dal cosiddetto Danteum, una sorta di tempietto periptero di 260 metri quadri formato da una selva di pilastri e colonne, cento al pari dei canti della Commedia: in particolare, in corrispondenza ai pilastri in laterizio delle file esterne, si allineano all’interno cinque colonne di ferro, tredici in marmo di Carrara e nove di cristallo, allusive alle tre cantiche dantesche. Il Palazzo si presenta di pianta quadrangolare, con paramento esterno in laterizio, ravvivato nella fronte, fra i due avancorpi laterali aggettanti, da una decorazione a mosaico disegnata da Elisa Montessori e realizzata da Luciana Notturni. Al di sopra si staglia la grande cupola bianca, di 54 metri per lato, realizzata in struttura metallica reticolare a doppio strato, coperta con 5307 metri quadri di membrana traslucida in fibra di vetro spalmata di PTFE (teflon); essa è coronata da un lucernario quadrangolare di circa otto metri per lato che si apre elettricamente per garantire la ventilazione. Quasi 4.000 persone possono trovare posto nel grande vano interno, la cui fisionomia spaziale è in grado di adattarsi alle diverse occasioni (eventi sportivi, fiere, concerti), grazie alla presenza di gradinate scorrevoli che consentono il loro trasferimento sul retro, dove sono anche impiegate per spettacoli all’aperto. Il Palazzo dai primi anni Novanta viene utilizzato regolarmente per alcuni dei più importanti eventi artistici di Ravenna Festival. Gianni Godoli VALORI E IDEE PER NUTRIRE LA TERRA L’Emilia-Romagna a Expo Milano 2015 programma di sala a cura di Cristina Ghirardini coordinamento editoriale e grafica Ufficio Edizioni Ravenna Festival stampato su carta Arcoprint Extra White stampa Edizioni Moderna, Ravenna L’editore è a disposizione degli aventi diritto per quanto riguarda le fonti iconografiche non individuate sostenitori Divisione media partner in collaborazione con