VALUTAZIONE COMPARATA DEL GRADO DI EFFICACIA OCCUPAZIONALE
DEI SERVIZI E ATTIVITÀ EROGATE A VALERE SULLA DIRETTIVA CRISI
Autori:
Romano Calvo e Francesco Giubileo
Supervisione scientifica
Alberto Vergani
1
Provincia di Vercelli
Attività di supporto alla valutazione di interventi di politica attiva del lavoro realizzati nell’ambito del POR
Ob.2 FSE 2007-2013 (Prot. 0011628/000 del 7.2.2012)
Valutazione comparata del grado di efficacia occupazionale dei servizi e attività
erogate a valere sulla Direttiva Crisi1
Presentazione
Il presente documento illustra i risultati di una analisi realizzata nell’estate 2012 in merito agli esiti
occupazionali degli utenti che hanno partecipato ai servizi erogati in Provincia di Vercelli, in
ottemperanza alla cd Direttiva Crisi del 2009.
Si tratta della direttiva regionale pluriennale per la programmazione e gestione delle misure di
potenziamento delle competenze per le lavoratrici e i lavoratori colpiti dalla crisi economica in
attuazione dell'Accordo Stato-Regioni del 12/2/2009, (D.G.R. n. 84-12006 del 04/08/2009).
Gli interventi realizzati dalla Direttiva Crisi sono stati finanziati nell’ambito del Programma
Operativo FSE per l’obiettivo 2 “Competitività regionale e occupazione” ex reg. CE 1083/2006
approvato dalla Commissione Europea con la Decisione C(2007) 5464 del 06/11/2007.
Obiettivo della ricerca è una valutazione comparata del grado di efficacia occupazionale (tasso di
rientro o meno al lavoro e a quale lavoro) di diversi tipi di ‘combinazioni di servizi/attività erogate a
valere sulla sopra citata Direttiva Crisi.
1. Il campo di ricerca
Gli interventi realizzati in Provincia di Vercelli a valere sulla Direttiva Crisi, sono stati realizzati lungo
un arco temporale di quasi tre anni, hanno coinvolto utenze differenziate (occupati sospesi dal
lavoro con ammortizzatori in deroga, disoccupati, Co.co.pro, ecc.), sono stati realizzati da una
complessa rete di soggetti attuatori2, e soprattutto hanno interessato un rilevante numero di
beneficiari (circa 1.600 persone).
Agli scopi della presente ricerca è stato necessario delimitare il campo di ricerca in ordine al lasso
temporale di erogazione dei servizi (24 mesi), in ordine alla tipologia di utenza prevalente (i
1
Versione chiusa in data 6.11.2012. Il documento è stato elaborato, sotto la supervisione scientifica di Alberto Vergani,
da Romano Calvo e Francesco Giubileo.
2
I soggetti attuatori sono stati selezionati mediante bando pubblico e coordinati in una Associazione Temporanea che
ha visto operare i seguenti Enti accreditati: C.I.O.F.S. - F.P. VERCELLI, CAREER COUNSELING SRL, CASA DI CARITA'
CRESCENTINO, ENAIP, CERSEO - CENTRO EUROPEO DI RICERCA E SVILUPPO PER L'EST E PER L'OVEST, FORMATER,
CNOS VERCELLI, FORMONT VARALLO, CO.VER.FOP,INTOO S.R.L., CSEA – SEDE AMMINISTRATIVA, NEGOTIUM, CSEA
TAMBURELLI,O.R.SO. SCS, PROSPETTIVA LAVORO SRL, OBIETTIVO LAVORO AGENZIA PER IL LAVORO SPA.
2
lavoratori sospesi con ammortizzatori in deroga) ed in ordine al territorio di residenza degli utenti
(solo i residenti in uno dei comuni della Provincia di Vercelli).
Infatti i dati utilizzati per la presente ricerca sono interamente di origine amministrativa ed in
particolare derivano da due fonti: il Sistema informativo dei Centri per l’Impiego (SILP)3 ed i report
quadrimestrali di rendicontazione implementati dai soggetti attuatori.
E’ ben noto come l’utilizzo del dato amministrativo prodotto durante i processi di erogazione dei
servizi al lavoro, presenta degli innegabili vantaggi (veridicità amministrativa, estensione all’intero
universo dei beneficiari, trattabilità statistica del dato, ecc.) ma anche serie difficoltà. Queste
ultime sono dovute in parte ai limiti della procedura amministrativa stessa (ad es. alcuni campi non
obbligatori non vengono compilati) ed in parte alle difficoltà di accesso alle basi dati.
Il SILP è infatti un sistema informativo sviluppato e gestito da organi regionali e dalle province,che
sono il soggetto” implementatore” del dato e possono avervi accesso soltanto previa richiesta
scritta (e ben dettagliata) ai referenti regionali.
Nel nostro caso non vi è dubbio che soltanto la mediazione “intelligente” della società Softplace,
incaricata dalla Provincia di Vercelli per lo sviluppo di numerose applicazioni software, in particolare
per l’osservatorio provinciale del mercato del lavoro, ha consentito di estrapolare i dati necessari,
nel rispetto della procedura amministrativa di autorizzazione all’accesso ai dati ma soprattutto nel
rispetto delle finalità e del disegno della presente ricerca.
2. La costruzione del campione di riferimento
La base dati di riferimento è costituita dalla estrazione realizzata da Softplace per conto della
Provincia di Vercelli sui dati SILP il giorno 12/06/2012.
E’ stato preso in considerazione l’universo dei lavoratori sospesi con ammortizzatori in deroga
(1.549 utenti) cioè persone occupate al momento dell’ingresso nel percorso dei servizi (il gruppo
dei disoccupati e co.co.pro essendo molto esiguo non è stato considerato).
Sono inoltre stati presi in considerazione soltanto gli utenti che sono entrati nei percorsi di servizio
tra il 01/01/2010 ed il 31/12/2011 (cioè due anni pieni) e si è fotografata la loro situazione
occupazionale al 12/06/2012.
Per poter disporre di dati omogenei è stato necessario escludere gli utenti che non erano
domiciliati nel territorio della Provincia di Vercelli (per i quali il CSI regionale non fornisce dati).
Pertanto il campione di nostro riferimento è composto da 982 soggetti.
E’ stato ricreato il “passaggio” che ognuno di questi lavoratori ha avuto nell’arco di tempo in cui ha
fatto parte del progetto.
Più dettagliatamente si è partiti dalla data di iscrizione che ciascun utente ha avuto nel percorso
(tenendo come lasso di tempo il 01/01/2010 fino al 31/12/2011) per determinare per quale
azienda lavoravano al momento del loro ingresso, deducendo automaticamente che questa fosse la
società che li aveva sospesi dal lavoro per fruire degli ammortizzatori in deroga.
Nel lasso temporale successivo all’entrata del soggetto nel percorso dei servizi è stato verificato se
vi fosse una cessazione di quel rapporto di lavoro e quindi se successivamente vi è stata una
nuova assunzione in altra azienda.
3
A questo riguardo è doveroso ringraziare la società Softplace Srl, incaricata dalla Provincia di Vercelli, che ha saputo
realizzare un intelligente opera di interrogazione sui data base regionali SILP e ha prodotto i dati su cui si è basata la
presente ricerca.
3
Sulla base di quanto sopra detto, la situazione al 12 Giugno 2012 era la seguente:
Utenti “vercellesi” che hanno partecipato ai servizi negli anni 2010 e 2011:
- utenti che al 12/06/2012 sono ancora occupati presso la stessa azienda
- utenti che sono stati licenziati:
di cui:
•
utenti licenziati che hanno trovato nuova assunzione:
•
utenti licenziati che non hanno trovato nuova assunzione:
982
330
652
100%
33,6%
66,4%
324
328
49,7%
50,3%
Questo primo dato ha immediatamente evidenziato come ben due terzi dei lavoratori occupati che
nell’arco di due anni sono stati interessati da una sospensione dal lavoro (ammortizzatori in
deroga), ha poi effettivamente perso il lavoro. E di questi circa la metà ha successivamente trovato
una nuova occupazione.
L’esito finale, a due anni di distanza, è che il 33% dell’utenza interessata dagli ammortizzatori in
deroga, si trova senza lavoro (perlomeno dipendente, dato che l’avvio di un lavoro autonomo non
può essere registrato dai Centri per l’impiego).
Sulle caratteristiche delle nuove assunzioni e dei servizi erogati rimandiamo ai paragrafi successivi.
In allegato viene fornita in versione Excel della tabella da noi denominata “Campione perfetto” che
è il frutto di un lungo lavoro di normalizzazione dei dati, da cui è emerso il sopracitato campione
dei 982 utenti (uno per riga) ed una fitta quantità di informazioni riguardanti il loro percorso (si
vedano le colonne).
In particolare è utile tenere presente la fondamentale scomposizione tra chi è rimasto in azienda
(gli ancora occupati) da chi invece il lavoro di origine lo ha perso (i licenziati). E’ infatti su questo
sotto-campione che si è concentrata la nostra attenzione, al fine di analizzare le tappe successive
del loro percorso verso il lavoro (esiti occupazionali).
3. Gli esiti occupazionali
Qualsiasi inferenza in merito ai servizi ed ai destini occupazionali delle persone che sono state
interessate da sospensione del lavoro con ammortizzatori in deroga, necessita di essere
contestualizzata all’interno della logica d’azione di tale strumento. La normativa che dal 2009 in poi
ha istituito i cd. ammortizzatori in deroga4, risponde alla finalità di assicurare una copertura di
4
L’istituto della Cig/d è stato riproposto nel 2009 come strumento per fronteggiare la crisi occupazionale legata alla
recessione. Attraverso di esso è stato possibile allargare il ricorso – da parte delle aziende in difficoltà – alle sospensioni
indennizzate dei lavoratori, evitando in tal modo, o quanto meno ritardando, i licenziamenti, estendendo quindi le tutele
e il sostegno al reddito anche ai lavoratori altrimenti esclusi dall’accesso alla Cassa integrazione ordinaria e straordinaria.
I provvedimenti normativi che disciplinano la Cig/d sono i seguenti:
a. Decreto legge n. 185 del 29.11.2008, convertito in L. 2 del 28 gennaio 2009
– si prevede che nel 2009 l’accesso alla Cig/d sia possibile solo dopo l’esaurimento dei periodi di tutela connessi alla
prestazione dell’indennità di disoccupazione per sospensione;
– possono essere beneficiari di Cig/d anche gli apprendisti e i lavoratori somministrati;
– si disciplina la proroga dei trattamenti in deroga previsti dalla Finanziaria 2008 (l. 244 del 24 dicembre 2007), in
particolare si prevede la riduzione progressiva dei benefici con il succedersi delle proroghe;
– si prevede che l’erogazione dei trattamenti in deroga sia subordinata al rilascio da parte dei lavoratori interessati della
dichiarazione di disponibilità alla ricerca di lavoro ed alla frequenza a percorsi di riqualificazione.
b. Legge 203 del 22 dicembre 2008 (Finanziaria 2009)
– si prevede la possibilità per il 2009 di concedere trattamenti in deroga previa specifica intesa stipulata in sede
istituzionale territoriale entro il 20 maggio 2009 da recepire con accordo governativo entro il 15 giugno;
– lo Stato stanzia 600 milioni per gli ammortizzatori in deroga.
c. Decreto legge 10 febbraio 2009, convertito in Legge n. 33 del 9 aprile 2009 “Misure urgenti a sostegno dei settori
industriali in crisi”
– prevede l’accesso diretto agli ammortizzatori in deroga non vincolato all’esaurimento delle altre tutele. Ciò serve a
“saltare” il ricorso all’indennità di disoccupazione per sospensione, il cui legame obbligatorio con una quota a carico degli
4
reddito alle persone occupate la cui impresa si trova nella necessità di sospenderle dal lavoro ma
non possiede i requisiti previsti dalla normativa per accedere alla Cassa Integrazione ordinaria o
straordinaria. Com’è noto si tratta in buona parte di piccole imprese od in ogni caso di imprese e/o
tipologie contrattuali in quel momento prive dei requisiti necessari per l’accesso agli ammortizzatori
“ordinari”. Si noti anche, per inciso, che tali ammortizzatori in deroga sono stati finanziati in parte
dalla fiscalità generale ed in parte dal Fondo Sociale Europeo (FSE), a differenza degli
ammortizzatori ordinari che sono normalmente finanziati dall’INPS sulla base di versamenti
contributivi tratti direttamente dalle buste paga dei lavoratori.
Se pertanto la ratio di questo intervento, in deroga alle normative esistenti, era quello di sostenere
il reddito dei lavoratori sospesi a causa di una crisi occupazionale che si auspicava di breve durata,
il fenomeno letto a distanza di tre anni presenta particolari sfaccettature che influiscono sul
giudizio in merito agli esiti ed in merito alla natura di tale strumento (definibile come strumento
che integra sostegno al reddito e politiche attive).
Nel caso della Provincia di Vercelli, se da una visione statica e sincronica del fenomeno si passa ad
una visione dinamica e diacronica, emergono riflessioni di un certo interesse, rese possibile dalla
modalità di estrazione dei dati.
Si tratta infatti di 982 persone appartenenti alla coorte dei lavoratori sospesi dal lavoro con accordi
di ammortizzatori in deroga e quindi presi in carico dai servizi per l’impiego nel lasso temporale che
va dal 01 Gennaio 2010 al 31 Dicembre 2011 (24 mesi).
La fotografia è stata scattata il 12 Giugno 2012, per lasciare un congruo periodo di tempo agli
ultimi arrivati (quelli di fine anno 2011). In questo modo ci troviamo di fronte a lavoratori il cui
percorso è stato osservato per un arco temporale massimo di 30 mesi (per i lavoratori presi in
carico agli inizi del 2010) e minimo di 6 mesi (gli ultimi arrivati di fine 2010).
Al termine di tale periodo, 330 persone, cioè il 33,6% dei lavoratori interessati dagli ammortizzatori
in deroga e presi in carico dai servizi per l’impiego, risultano “ancora occupate” presso la stessa
azienda. Ovviamente se la finestra di osservazione fosse stata più breve il numero degli “ancora
occupati” sarebbe stato maggiore, come è probabile che ampliandola ulteriormente il numero
sarebbe andato a diminuire, fosse soltanto per un fisiologico fenomeno di mobilità lavorativa
(all’infinito tendendo a zero).
Ciò per dire che da un lato la durata della finestra di osservazione non poteva che essere
arbitraria, ma dall’altro lato si ritiene che i 30 mesi rappresentano un esperimento interessante di
Enti bilaterali (legame ripristinato dalla l. 33 al momento della conversione del decreto del 10 febbraio che invece l’aveva
temporaneamente sospeso), aveva comportato molti problemi e mostrato una difficile attuabilità.
d. Accordo tra Stato e Regioni del 12 febbraio 2009
– viene quantificato in termini previsionali, sulla base di diverse valutazioni degli effetti sul mercato del lavoro, un
fabbisogno di 8 milioni di euro nel biennio 2009/2010, a fronte del quale le Regioni si impegnano a contribuire, in
un'azione di convergenza con lo Stato, per il 30%, destinando quota parte delle risorse, a valere sul Fondo Sociale
Europeo, ad azioni di sostegno al reddito e di politica attiva del lavoro;
– lo Stato delega sostanzialmente la gestione degli ammortizzatori sociali in deroga alle Regioni.
e. Decreto del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 19 febbraio 2009
– sono assegnati provvisoriamente alle Regioni 151,5 milioni per concessioni e proroghe degli ammortizzatori sociali in
deroga.
f. Decreto interministeriale (Mlsps e Mef) 7 luglio 2009, n. 46449 Assegnazione di risorse finanziarie per la concessione di
ammortizzatori sociali in deroga per l'anno 2009
Il Governo assegna alle Regioni 674 milioni, come previsto dall’Accordo Stato-Regione del 16 aprile. Infine, merita tener
presente che il sistema della Cig/d prevede:
– un’amplissima estensione delle causali di intervento, integrando e superando le cause previste per il ricorso agli
strumenti tradizionali (Cig ordinaria e straordinaria);
– che nella domanda di Cig/d si chieda l’autorizzazione per un monte ore determinato da utilizzarsi entro un preciso
periodo, con la chiara individuazione dei lavoratori potenzialmente coinvolti;
– che per il calcolo delle giornate si faccia riferimento al numero di giornate lavorate in cui l’azienda ha sospeso almeno
un lavoratore per almeno un’ora;
– che un’impresa possa presentare più domande fino al raggiungimento del monte ore massimo autorizzabile.
5
osservazione (si tenga infatti conto che i tempi perché maturi un licenziamento ed una successiva
ricollocazione difficilmente possono essere compressi sotto i 6 mesi).
Questo gruppo, che denomineremo “ancora occupati” rappresenta una dimostrazione del
“successo” dell’intervento normativo in deroga. La loro impresa infatti ha potuto effettuare
sospensioni dal lavoro, per tutto il tempo necessario previsto dalla legge, mentre i dipendenti
hanno ricevuto un sostegno al reddito, per tutto il tempo di sospensione dal lavoro. Per poi
rientrare nel proprio impiego.
In quel lasso di tempo questi soggetti sono stati invitati a partecipare ai servizi formativi ed
orientativi (obbligatori) programmati dalla Provincia di Vercelli.
Per questo “sotto-gruppo” è pertanto priva di fondamento qualsiasi osservazione che volesse
mettere in relazione l’efficacia di tali servizi sulla base dell’esito occupazionale. Un approccio
valutativo possibile potrebbe essere da un lato una rilevazione del giudizio personale di ciascuno di
questi utenti in merito alla qualità dei servizi a cui hanno partecipato e, dall’altro lato, una analisi in
merito all’incremento di conoscenze ed apprendimenti eventualmente consentito dalla
partecipazione a tali servizi. Questo pezzo di analisi, per quanto interessante, esula dai compiti
della presente ricerca.
Sempre al termine dei 30 mesi, altre 652 persone, cioè il 66,4% dei lavoratori interessati dagli
ammortizzatori in deroga (e partecipanti ai servizi formativi obbligatori), NON risultano più
occupate presso la stessa azienda. Questo dato se da un lato testimonia la profondità della crisi
produttiva ed occupazionale, dall’altro lato apre una riflessione sui percorsi di carriera e sui destini
occupazionali di questo numeroso gruppo di lavoratori (i licenziati).
Il dispositivo normativo non a caso era stato pensato anche nella non auspicabile ipotesi che questi
lavoratori dopo la sospensione dal lavoro potessero subire un vero e proprio licenziamento. E così
è stato per i due terzi dei destinatari degli ammortizzatori in deroga in Provincia di Vercelli
(ripetiamo, nella finestra di osservazione dei 30 mesi).
I servizi per l’impiego, sia nella variante “formativa” che nella variante “ricollocativa”, sono stati
pensati per rafforzare l’occupabilità di persone a forte rischio di disoccupazione. Ma prima di fare
qualsiasi valutazione in merito all’efficacia di tali servizi nel costruire nuovi sbocchi occupazionali ai
loro utenti, è utile ripercorrere le due tipologie di percorso seguite da questo gruppo di utenti.
Come dicevamo, il gruppo dei “licenziati” è costituito da 652 persone. Di esse 463 (cioè il 71%)
dopo il licenziamento sono state poste in mobilità (305 con la legge n. 223 del 1991 cioè con
indennità piena, e 158 con la legge n. 236 del 1993, cioè con la sola indennità di disoccupazione
ordinaria). Ciò significa che il 71% dei lavoratori licenziati, ha trovato un altro “ombrello” negli
ammortizzatori “ordinari” dopo aver sperimentato quelli in deroga. Il restante 29% (189 persone)
è stato invece licenziato senza più alcuna copertura di reddito.
Una prima osservazione riguarda il passaggio generalizzato (che riguarda cioè il 71%) dagli
ammortizzatori in deroga, al licenziamento e quindi nuovamente agli ammortizzatori (questa volta
quelli ordinari della mobilità ex lege 223/1991 che prevede la corresponsione di una indennità di
circa l’80% della retribuzione o ex lege 236/1993 che prevede la corresponsione dell’indennità
ordinaria di disoccupazione che ammonta a circa il 60% della retribuzione per un periodo variabile
dai 6 ai 18 mesi).
Soffermandoci sul gruppo dei “licenziati” visto sopra, siamo andati a verificare, sempre nel lasso
temporale di 30 mesi, quale sbocco occupazionale essi abbiano eventualmente sperimentato
successivamente al licenziamento. La fotografia scattata al 12/06/2012 indica che 324 persone
(cioè il 49,7% dei licenziati) nel corso dei 30 mesi ha effettivamente trovato nuova occupazione
(su durata e qualità di questa, si tratterà successivamente).Al contrario 328 (cioè il 50,3% dei
“licenziati”), dopo essere stati licenziati non hanno (ancora) trovato alcuna occupazione.
Una prima considerazione riguarda l’eventuale incidenza del fatto di disporre o meno di copertura
retributiva nell’incrementare le possibilità di ricollocazione. Come evidenzia la Tabella 1, le persone
che non disponevano di alcun ammortizzatore e quindi non erano portatrici di alcuna dote
6
incentivante presso il nuovo datore di lavoro (il gruppo del 29% sopra citato), si sono ricollocate in
percentuale lievemente superiore rispetto alle persone che godevano di ammortizzatori:
Tabella 1 – Soggetti con o senza la copertura economica
privi di
con copertura
Utenti Licenziati (652)
%
copertura economica
economica
Ricollocati
105
56
219
Non ricollocati
84
44
244
Totali
189
100
463
Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace.
%
Totali
%
47
53
100
324
328
652
49,7
50,3
100
Per inciso si consideri la situazione di estrema gravità occupazionale per quegli 84 soggetti che
sono stati licenziati dopo aver fruito degli ammortizzatori in deroga e si trovano ora senza lavoro
né sostegni al reddito.
Il gruppo di confronto.
La ricerca ha confrontato la sopra indicata dinamica occupazionale dei destinatari-diammortizzatori-in-deroga-successivamente-licenziati, con un gruppo di confronto, cioè persone in
analoga condizione ma che non hanno usufruito di alcun servizio o intervento di politica attiva
(perlomeno non di servizi finanziati e/o erogati dal settore pubblico, non essendo tracciabili
eventuali quanto improbabili politiche attive finanziate da soggetti privati).
Nello specifico si tratta di 1.625 persone che negli anni 2010 e 2011 sono state licenziate e poste
in mobilità (sia con la legge 223 che con la legge 236) e quindi osservate anch’esse nel giugno
2012.
Le obiezioni che si possono avanzare alle modalità di costruzione del gruppo di confronto sono
molte (dal fatto che il gruppo di confronto è composto da persone fin da subito licenziate, fino a
quelle più “metafisiche” ovvero che le persone non sono le stesse ed i destini individuali sono
sempre singolari e non confrontabili).
Nello specifico si potrebbe obiettare che questo gruppo di confronto è costituito tutto da persone
poste in mobilità mentre nel campione degli utenti degli ammortizzatori in deroga “soltanto” il 71%
è stato successivamente posto in mobilità. Tuttavia una efficace contro-obiezione risiede in primo
luogo nel fatto che il 71% di analoga condizione è comunque significativo, ed in secondo luogo che
il gruppo dei non coperti da ammortizzatori è stato in ogni caso testimone di risultati ricollocativi
migliori, e ciò dovrebbe semmai sbilanciare il campione dei destinatari di ammortizzatori in deroga
verso migliori performance occupazionali rispetto al gruppo di confronto (fatto che invece non si è
verificato, come diremo ora).
Una prima evidenza
Il gruppo di confronto ha manifestato risultati occupazionali relativamente migliori rispetto al
gruppo dei destinatari-di-ammortizzatori-in-deroga-successivamente-licenziati (Tabella 2):
Tabella 2 – Confronto tra utenti ammortizzatori in deroga e gruppo di confronto
Utenti ammort.
Gruppo
deroga licenziati
%
di confronto
%
Totale
%
ricollocati
324
49,7
897
55,2
1221
53,6
non ricollocati
328
50,3
728
44,8
1056
46,4
Totali
652
100
1625
100
2277
100
Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace.
Pertanto, basandosi su una mera correlazione di tipo statistico, non vi sono evidenze che possano
dimostrare una qualche incidenza positiva dei servizi formativi e ricollocativi sugli esiti
occupazionali degli utenti-con-ammortizzatori-in-deroga-successivamente-licenziati.
7
Anzi paradossalmente la correlazione statistica dimostra il contrario e cioè che si ricollocano in
misura maggiore i soggetti licenziati con ammortizzatori ordinari e che non partecipano ai servizi
per l’impiego.
Tale dinamica non riscontra alcun elemento di differenziazione a seconda del sesso degli utenti.
La tabella seguente evidenzia come la probabilità di ricollocarsi a fine percorso è perfettamente
identica sia per le donne che per gli uomini (Tabella 3):
Tabella 3 - Correlazione tra genere e ricollocazione a termine del percorso
Donne
%
Uomini
%
Totale
ricollocati
162
50
162
50
324
non ricollocati
165
50
163
50
328
Totali
327
100
325
100
652
%
50
50
100
*Campione di 652 utenti licenziati alla scadenza degli ammortizzatori in deroga
Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace.
4. I servizi erogati
Il Bando provinciale per la presentazione di progetti integrati del 23/11/2009 fornisce una chiara
identificazione sia dei servizi formativi e per l’impiego da erogarsi e sia della logica di servizio: “I
servizi previsti nei progetti integrati si caratterizzano per modularità, flessibilità e personalizzazione
e sono definiti mediante il Patto di Servizio ed il Piano d’Azione Individuale”.
Nel bando provinciale viene descritto il cd. “Patto di Servizio” ovvero un accordo stipulato tra la
lavoratrice/lavoratore ed il CPI territorialmente competente che contiene l’indicazione, in termini di
obiettivi generali e di impegni di reciproca responsabilità, del percorso di politica attiva del lavoro.
Ulteriore dispositivo previsto dal Bando provinciale è il Piano di Azione Individuale (PAI), dove
ciascun intervento è dettagliato e sottoscritto dalla lavoratrice/lavoratore e dal soggetto gestore
del progetto integrato nonché approvato con la sottoscrizione da parte del CPI. Il Piano d’Azione
Individuale (PAI) contiene la pianificazione operativa dei servizi con indicazione della tipologia e
durata concordati in coerenza con quanto previsto dal Patto di Servizio. Il PAI è redatto dal
soggetto gestore. Si intendono compresi nel PAI i servizi di accoglienza erogati ai fini della sua
definizione anche preliminarmente alla validazione formale. Ciascun PAI è collegato ad una delle
azioni previste dal POR FSE, che ne assicura il finanziamento, in coerenza con la tipologia della
lavoratrice/lavoratore a cui è destinata/o.
Riepilogando: i servizi di base riservati al Centro per l’impiego sono:
ACCOGLIENZA
- Informazione sulle modalità di fruizione degli interventi e sui servizi interni/esterni alla struttura;
- Primo filtro e presa in carico della persona;
I servizi messi a bando dalla Provincia e quindi erogati dagli Enti aggiudicatari, sono i seguenti:
ORIENTAMENTO PROFESSIONALE;
1. Consulenza orientativa:
§
§
§
§
§
Colloqui individuale di orientamento (I Livello);
Colloqui per approfondimento diagnostico e valutativo (II Livello);
Counselling orientativo;
Bilancio di competenze;
Bilanci di prossimità.
2. Informazione Orientativa;
8
§ Auto - consultazione di sistemi informativi strutturati (cartacei e/o multimediali), su opportunità
di formazione e di lavoro;
§ Consultazione con l’assistenza di un esperto di sistemi informativi strutturati (cartacei e/o
multimediali), su opportunità di formazione e di lavoro;
3. Formazione Orientativa
§ Moduli brevi destinati a gruppi di utenti con omogenei fabbisogni informativo - formativi, su
particolari aree tematiche connesse al processo orientativo
ACCOMPAGNAMENTO AL LAVORO DEI SOGGETTI IN CERCA DI OCCUPAZIONE;
1. Ricollocazione
§ Preparazione
§ Scouting e marketing verso le imprese
§ Affiancamento/tutoraggio della persona nell’inserimento lavorativo;
§ Incontro domanda-offerta
2. Tirocini formativi e di orientamento;
FORMAZIONE PROFESSIONALE.
1. Progettazione ed erogazione di attività formative finalizzate all’inserimento lavorativo e/o per la
riqualificazione o l’aggiornamento professionale:
§ Formazione continua e permanente;
§ Formazione superiore.
Nella tabella seguente si propongono alcuni dati sintetici in merito alla partecipazione a detti servizi
da parte dei 1.280 utenti (quelli degli ammortizzatori in deroga) presi in carico dalla rete dei servizi
negli anni 2010 e 2011 (Tabella 4):
Tabella 4 – Distribuzione Numero utenti, Moduli di servizio,Ore complessive erogate
Numero utenti partecipanti ai servizi
1.280
Moduli di servizio erogati
22.431
Ore complessive di servizio erogate
62.218
Ore dedicate al percorso verso il lavoro
21.653
Ore dedicate al percorso di formazione
40.565
Media procapite di formazione
32 ore
Media procapite di servizi al lavoro
17 ore
Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace.
Una prima considerazione riguarda il forte dispiegamento di energie profuse per realizzare oltre
62mila ore di servizi nell’arco di due anni per una popolazione di 1.280 utenti, fenomeno che, per
una piccola provincia come Vercelli, testimonia di una notevole mobilitazione sociale attorno al
problema.
La seconda osservazione riguarda (l’elevato) numero di ore medie procapite, pari a 49 ore di
servizio per ciascun utente, di cui 17 per servizi al lavoro e 32 per servizi formativi.
A questo proposito va precisato che contrariamente a quanto fosse ipotizzato in fase di
programmazione, non vi è stata una netta distinzione tra i percorsi di servizio a prevalente
contenuto formativo rispetto ai percorsi a prevalente contenuto orientativo – ricollocativo. Di fatto
la quasi totalità degli utenti ha sperimentato sia servizi al lavoro e sia servizi formativi.
Va inoltre precisato che il dato medio di partecipazione convive con una notevole deviazione
standard, dai valori minimi (2 ore) ai valori massimi procapite (in alcuni casi persino 300 ore).
Infine è interessante verificare come mediamente le donne, rispetto agli uomini, hanno dedicato
più ore ai servizi:
Correlazione tra ore di servizio e genere:
•
•
Donne (608):
Uomini (672):
media di 57 ore
media di 41 ore
(Media calcolata sul totale dei 1280 frequentanti)
9
La tabella seguente (Tabella 5) descrive il numero di ore erogate per ciascuna tipologia di servizio.
Tenendo a mente lo schema dei servizi previsti dal bando provinciale visto sopra, si potrà
constatare come i servizi al lavoro che hanno totalizzato più ore sono: il colloquio individuale di
orientamento (che inevitabilmente ha interessato tutti gli utenti), la preparazione alla ricollocazione
e soprattutto lo scouting verso le imprese.
Ma è la formazione professionale (continua e permanente) ad aver totalizzato la massima quantità
di ore, cioè i due terzi di tutte le ore di servizio erogate, sebbene sia necessario tenere conto che i
servizi formativi sono servizi di gruppo ed in quanto tali richiedono un minore impiego di tempo da
parte dell’ente gestore (se la media delle aule fosse composta da 8 utenti, le ore di docenza
sarebbero state 40.565 / 8 = 5.070).
Tabella 5 – Tipologie di servizi e relative ore erogate
Tipologie di servizi erogati
Ore erogate
affiancamento e tutoraggio nell’inserimento lavorativo
449
aggiornamento su normative e dinamiche nel mdl
946
bilanci di prossimità
44
bilancio di competenze:
312
colloqui individuale di orientamento (i livello)
2.547
colloqui approfondimento diagnostico e valutativo (ii livello)
234
counselling orientativo
consultazione assistita di sistemi informativi strutturati su opportunità di
333
formazione e lavoro
gestione del pai
1.949
mediazione culturale
6
preparazione alla ricollocazione
4.666
ricerca attiva di lavoro
1.358
scouting e marketing verso le imprese
8.809
formazione continua e permanente
40.565
Totale:
62.218
Di cui percorso verso il lavoro:
21.653
Di cui percorso di formazione
40.565
Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace.
La tabella seguente scompone quattro fasce d’età e le mette in relazione a quattro fasce orarie di
partecipazione ai servizi. Si evidenza come gli under25 tendono a partecipare sensibilmente di
meno rispetto a tutte le altre classi di età ed in particolare rispetto alla classe d’età più
partecipativa cioè quella dei 35-54enni (Tabella 6):
Tabella 6 - Correlazione tra fasce d’età e ore di servizio (%)
<25 anni
25-34 anni
35-54 anni
>54 anni
massimo di 5 ore
40%
24%
20%
25%
tra 6 e 19 ore
32%
11%
14%
10%
tra 20 e 99 ore
20%
42%
36%
49%
oltre 100 ore
8%
23%
29%
16%
Totale:
100%
100%
100%
100%
media ore procapite:
27 h.
60 h.
68 h.
55 h.
* Sotto-campione di 535 utenti licenziati alla scadenza degli ammortizzatori in deroga (sono un di cui dei 652 per mancanza di dati
completi sulla frequenza ai servizi).
Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace.
Le tabelle seguenti pongono una relazione tra il numero di ore di servizio a cui gli utenti hanno
partecipato, e gli esiti occupazionali. Si evidenzia una relazione inversa tra intensità di
partecipazione ai servizi ed esito occupazionale positivo:
10
Tabella 7 - Correlazione tra numero di ore di servizio ed esiti occupazionali
ricollocati
non ricollocati
totale
% ricollocati
massimo di 5 ore
68
52
120
57%
tra 6 e 19 ore
39
37
76
51%
tra 20 e 99 ore
82
122
204
40%
oltre 100 ore
55
80
135
41%
*Sotto-campione di 535 utenti licenziati alla scadenza degli ammortizzatori in deroga (sono un di cui dei 652 per mancanza di dati
completi sulla frequenza ai servizi).
Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace.
5. Gli sbocci occupazionali e le caratteristiche degli impieghi trovati
Come già sopra indicato, la base dati dei Centri per l’impiego ha consentito di reperire informazioni
sulle occupazioni trovate dagli utenti (ovviamente quelli che sono stati prima licenziati e poi
ricollocati, cioè i sopra citati 324 soggetti, il 49,7% dei 652 licenziati).
La tabella seguente illustra le caratteristiche dei 221 datori di lavoro che hanno assunto i sopra
citati 324 utenti. Si potrà verificare che il 23% delle possibilità occupazionali sono state garantite
da datori di lavoro che non sono imprese private o comunque non sono datori di lavoro
“diretti”(Tabella 8):
Tabella 8 – Macro categorie datore di lavoro e numero di assunzioni
Macro categoria datore di lavoro
Agenzie di somministrazione:
Onlus, cooperative sociali, associazioni di categoria o loro enti:
Scuole o enti pubblici o società partecipate:
Imprese:
Totale assunzioni:
Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace.
n. assunzioni
33
22
18
251
324
La tabella seguente illustra le tipologie di contratto di lavoro applicato agli utenti ricollocati. Si
evidenzia una percentuale di contratti a tempo Indeterminato pari al 15% delle assunzioni.
Un ruolo importante viene svolto dai contratti somministrazione (11%) e dai contratti a tempo
Determinato (53%):
Tabella 9 – Tipo di rapporto, numero assunzioni e distribuzione percentuale
Tipo di Rapporto
N. assunzioni
Apprendistato
6
Contratti di Somministrazione
37
Contratto d'Inserimento
2
Contratto Lavoro Domestico
6
Lavoro a Domicilio
1
Lavoro a progetto / Collaborazione coordinata e continuativa
13
Lavoro Intermittente
13
Lavoro nello Spettacolo
1
Lavoro o attività socialmente utile (LSU - ASU)
17
Lavoro Subordinato TD (Tempo Determinato)
165
Lavoro Subordinato TI (Tempo Indeterminato)
50
Lavoro Tempo Determinato per Sostituzione
7
Occasionale
1
Tirocinio
5
Totale
324
Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace.
%
2
11
1
2
0
4
4
0
5
51
15
2
0
2
100
11
6. Approfondimento sugli esiti occupazionali
Innanzitutto, confrontando le caratteristiche socio-anagrafiche, emerge una chiara differenza in
termini di genere tra il campione dei soggetti “trattati”, ovvero un sotto-campione di 535 utenti
licenziati alla scadenza degli ammortizzatori in deroga (sono un di cui dei 652 per mancanza di dati
completi sulla frequenza ai servizi) e il gruppo di confronto (Tabella 10).
Tabella 10 – Distribuzione per età, area territoriale e genere dei beneficiari delle
politiche attive e del gruppo di confronto
Titolo:
Beneficiari politica attiva
Gruppo di confronto
%
%
Sesso
Femmina
52,5
38,3
Maschio
47,5
61,6
Distribuzione territoriale
Borgosesia
27,3
31,7
Vercelli
72,3
68,3
Classe di età
17 - 24
4,7
2,0
25 – 34
23,7
16,8
35 - 54
58,7
55,7
Over 55
12,9
25,4
Corso di Formazione
Non frequenta
53,3
Frequenta
46,7
Totale
Numero Osservazioni
100
535
100
1625
Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace.
Inoltre, confrontando la percentuali dello status occupazionale del campione dei “trattati”
beneficiari della politica attiva rispetto al gruppo di confronto, analogamente alla tabella 2, si
evidenzia che l’effetto delle politiche attive è piuttosto contenuto per quanto riguarda le chance
occupazionali5 (Tabella 11).
Tabella 11 - Rendimento occupazionale beneficiari politiche attive del lavoro
Status occupazionale
Disoccupati
Occupati
Totale
Beneficiari politica attiva
Gruppo di Controllo
54,4
45,6
100
535
44,8
55,2
100
1626
Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace.
5
Per maggiori informazioni si veda: Martini A. (1997) Valutazione dell’efficacia di interventi pubblici contro la povertà:
questioni di metodo e studi di casi. Commissione di indagine sulla povertà e sull’emarginazione, Roma.; Rettore E.,
Trivellato U., Martini A. (2002) La valutazione delle politiche del lavoro in presenza di selezione: migliorare la teoria, i
metodi o i dati? Working Paper n. 46 Dip. di Scienze Statistiche di Padova.
12
Con un valore del Chi-quadrato di 14,8 e un grado di libertà6 la tabella presenta in realtà una
relazione inversa tra frequenza della politica attiva e chance occupazionali. Ovviamente per fornire
una valutazione effettiva, è necessario un modello econometrico che tenga in considerazione
anche dell’effetto delle covariate.
Dal modello, non si riscontra una discriminazione di genere, mentre i residenti nel comune di
Vercelli o nei comuni limitrofi beneficiari del percorso di politiche attive e successivamente
licenziati, hanno avute meno chance di trovare un nuovo lavoro rispetto ai residente nel nord della
provincia vercellese. Inoltre, riprendendo le considerazione dell’analisi descrittiva sulla classe di
età, emerge chiaramente come sia presente un netto svantaggio degli Over 55 rispetto alle altre
classi più giovani di ritornare nel mercato del lavoro. Infine, non si riscontra una differenza in
termini di chance occupazionali per coloro che hanno frequentato un corso di formazione (Tabella
12).
Tabella 12 – Modello effetti marginali
lavoro
del Logit sulle chance di iniziare un nuovo
Percentuale
dy/dx
Titolo:
Sesso
Femmina
Maschio
Distribuzione territoriale
Borgosesia
Vercelli
Classe di età
17 - 24
25 – 34
35 - 54
Over 55
Corso di Formazione
Non frequenta
Frequenta
Rif.
0,5
Rif.
- 12,0
Rif.
- 7,0
-15,5
-36,2
Rif.
0.1
Lavoro
Meno di 10
11 – 20
Oltre le 20
Rif.
- 6,0
-3.0
Numero Osservazioni
In corsivo i valori non significativi.
535
Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace.
In realtà, la sola differenza tra la situazione osservata dopo l’esposizione dell’intervento e la
situazione osservata prima dell’esposizione non è sufficiente per stimare l’effetto della strumento
sullo status occupazionale del beneficiario, in quanto non è dato sapere se il miglioramento dalle
condizioni iniziali avrebbe potuto verificarsi comunque, per altre cause diverse dall’intervento.
Il miglior modo per analizzare gli effetti dei programmi di politica attiva sul comportamento dei
beneficiari consiste nell’utilizzo di metodologie “sperimentali o quasi-sperimentali” derivate dal
campo sanitario.
6
I gradi di libertà di un campione di dati statistici riuniti in una tabella, si ottengono dal prodotto (righe - 1) x (colonne 1). In generale esprimono i parametri variabili della funzione.
13
Per evitare questa fallacia concettuale, è cruciale adottare una situazione controfattuale, ovvero la
differenza tra quanto si osserva in presenza di trattamento e quanto si sarebbe osservato in
assenza di trattamento. Palesemente ciò non è possibile, dato che non si possono osservare gli
stessi individui nello stesso spazio temporale per registrare l’outcome che gli stessi soggetti
avrebbero realizzato con e senza l’essersi sottoposto al trattamento. Per tale motivo, la strategia di
valutazione più comunemente utilizzata per stimare l’impatto di un intervento consiste nell’ottenere
un’approssimazione della situazione controfattuale, ricorrendo alle condizioni/comportamento
registrate per un conveniente gruppo di soggetti, con caratteristiche simili, non esposti
all’intervento, il cosiddetto “gruppo di confronto”7. Tale gruppo in questa sede è costituito dai
disoccupati iscritti alle Liste di mobilità nel stesso periodo di riferimento in provincia di Vercelli
(che non hanno partecipato a servizi di politica attiva).
Oltre ad un’attenta analisi della statistiche descrittiva si proporrà di condurre l’analisi
controfattuale utilizzando anche una tecnica alternativa, ma ben sviluppata nell’analisi scientifica: il
propensity score matching.
Il Propensity score matching si è sviluppato negli ultimi anni come una tecnica molto utilizzata per
l’analisi degli effetti causali prodotti da un trattamento (di qualsiasi tipo, dalla partecipazione ad
una politica alla somministrazione di un prodotto). E’ applicata in vari campi tra cui l’analisi del
mercato del lavoro. In particolare, si è riscontrata la sua utilità nella ricerca di tipo valutativo degli
effetti di un intervento8.
Per stimare il propensity score è necessario realizzare un Logit dell’intero campione oggetto di
analisi (Tabella 13).
Tabella 13 – Modello del Logit per realizzare il propensity score
Titolo:
Sesso
Femmina
Maschio
Distribuzione territoriale
Borgosesia
Vercelli
Classe di età
17 - 24
25 – 34
35 - 54
Over 55
Costante
Log Likelihood
Pseudo R2
Numero Osservazioni
In corsivo i valori non significativi.
Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace.
B
Rif.
-0,57
Rif.
0,22
Rif.
-0,67
-0,94
-1,61
0,02
-1166,31
0,0354
2160
Il modello suggerisce che le donne e i giovani entrambi residenti a Vercelli sono sovrarappresentati. Tuttavia, utilizzando le operazioni di matching, non si riscontra una significativa
differenza tra i soggetti beneficiari percorso delle politiche attive del lavoro e quelli di controlli
(Tabella 14).
7
Rettore et al.,(2002), La valutazione delle politiche del lavoro in presenza di selezione: migliorare la teoria,i metodi o i
dati?, Rivista di Politica economica, n. 3, 301-341.
8
Per maggiori informazioni si veda Rosemberg P.R. e Rubin D.B.,(1983), The Central Role of the Propensity Score in
observational Studies for Causal Effects, Biometrika 70(1), pp 41-55.
14
Tabella 14 - Test di Bilanciamento “Modello PSM”
Mean
Variabile
Sample
Teatred Control %bias
Maschio
Femmina
17 -24
25 -34
35 - 54
Oltre
Borgosesia
Vercelli
Unmatched
Matched
1,4748
1,4748
1,6166
1,4748
-28,8
0
Unmatched
Matched
1,5252
1,5252
1,3834
1,5252
28,8
0
Unmatched
Matched
1,9533
1,9533
1,9797
1,9533
-14,7
0
Unmatched
Matched
1,7626
1,7626
1,832
1,7643
-17,3
-0,4
Unmatched
Matched
1,4131
1,4131
1,4425
1,4114
-5,9
0,3
Unmatched
Matched
1,871
1,871
1,7458
1,871
Unmatched
Matched
1,7271
1,7271
1,6825
1,7288
Unmatched
Matched
t-test
t
p>t
% reduct bias
100
-5,81
0
0
1
100
5,81
0
0
1
100
-3,29
0
0,001
1
97,6
-3,59
-0,07
0
0,948
94,2
-1,19
0,06
0,235
0,955
32,2
0
100
6,08
0
0
1
9,8
-0,4
96,2
1,94
-0,06
0,052
0,95
-1,94
0,06
0,052
0,95
1,2729
1,3175
-9,8
1,2729
1,2712
0,4
96,2
Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace.
Una volta realizzata la tecnica di matching e quindi ottenuto che le variabili incluse nel modello
siano distribuite in modo uguale tra i due gruppi, è possibile presentare i risultati dell’analisi
controfattuale. Avendo la variabile dipendente come dicotomica, i valori dei trattati e quelli di
controllo sono espressi come percentuali (Tabella 15).
Tabella 15 - Modello Propensy score matching
Trattati
Controllo
Differenze
Ricollocati
Valori senza matching
0,456075
0,552
-0,09593
Valori con matching
0,456075
0,58968
-0,13361
Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace.
S,E,
T-stat
0,024809
0,025727
-3,87
-5,19
In particolare, i valori senza matching sono pressoché identici a quelli delle descrittive. Infatti,
equivale a dire che il 45% dei trattati è stato ricollocato contro il 55% dei controlli. Mentre, i valori
del Propensity score matching mostrano una situazione persino peggiore. Quindi l’effetto del
15
trattamento è negativo (colonna Differenze), ovvero i trattati hanno una percentuale di successo
occupazione di 13,3 punti inferiore rispetto ai controlli9.
Si può pertanto concludere, analogamente ad altre ricerche sull’argomento10, che questo tipo di
politiche attive realizzate ai cassa-integrati in deroga risultano, sia tramite strumenti statistici come
il propensity score e sia attraverso semplici tabelle di contingenza, non rilevanti in termini di
maggiori chance occupazionali.
9
Sono stati realizzati alcuni Test per stimare l’affidabilità del modello (Bilanciamento con l’ algoritmo di Ichino e
Sensitivity Test di Mantel-Haenszel 1959). I risultati sono positivi, anche se ci fossero bias dovuti ad eterogeneità non
osservata.
Parma A. e Giubileo F.,(2012), Alcune considerazioni sui servizi al lavoro in Lombardia. Prime valutazioni sulla Dote
lavoro 2009 , Convegno Espanet-Italia, Roma 21 settembre. Il documento è disponibile al sito: www.espanet-italia.net
(aggiornato a settembre 2012). Ed anche: Caroleo F. E., (2010), Il decentramento delle politiche attive del lavoro in
Italia, in Grasselli P. e Montesi C. (a cura di), Le politiche attive del lavoro nella prospettiva del bene comune,
FrancoAngeli, Milano, pp. 71-88
10
16
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Valutazione comparata del grado di efficacia