VALUTAZIONE COMPARATA DEL GRADO DI EFFICACIA OCCUPAZIONALE DEI SERVIZI E ATTIVITÀ EROGATE A VALERE SULLA DIRETTIVA CRISI Autori: Romano Calvo e Francesco Giubileo Supervisione scientifica Alberto Vergani 1 Provincia di Vercelli Attività di supporto alla valutazione di interventi di politica attiva del lavoro realizzati nell’ambito del POR Ob.2 FSE 2007-2013 (Prot. 0011628/000 del 7.2.2012) Valutazione comparata del grado di efficacia occupazionale dei servizi e attività erogate a valere sulla Direttiva Crisi1 Presentazione Il presente documento illustra i risultati di una analisi realizzata nell’estate 2012 in merito agli esiti occupazionali degli utenti che hanno partecipato ai servizi erogati in Provincia di Vercelli, in ottemperanza alla cd Direttiva Crisi del 2009. Si tratta della direttiva regionale pluriennale per la programmazione e gestione delle misure di potenziamento delle competenze per le lavoratrici e i lavoratori colpiti dalla crisi economica in attuazione dell'Accordo Stato-Regioni del 12/2/2009, (D.G.R. n. 84-12006 del 04/08/2009). Gli interventi realizzati dalla Direttiva Crisi sono stati finanziati nell’ambito del Programma Operativo FSE per l’obiettivo 2 “Competitività regionale e occupazione” ex reg. CE 1083/2006 approvato dalla Commissione Europea con la Decisione C(2007) 5464 del 06/11/2007. Obiettivo della ricerca è una valutazione comparata del grado di efficacia occupazionale (tasso di rientro o meno al lavoro e a quale lavoro) di diversi tipi di ‘combinazioni di servizi/attività erogate a valere sulla sopra citata Direttiva Crisi. 1. Il campo di ricerca Gli interventi realizzati in Provincia di Vercelli a valere sulla Direttiva Crisi, sono stati realizzati lungo un arco temporale di quasi tre anni, hanno coinvolto utenze differenziate (occupati sospesi dal lavoro con ammortizzatori in deroga, disoccupati, Co.co.pro, ecc.), sono stati realizzati da una complessa rete di soggetti attuatori2, e soprattutto hanno interessato un rilevante numero di beneficiari (circa 1.600 persone). Agli scopi della presente ricerca è stato necessario delimitare il campo di ricerca in ordine al lasso temporale di erogazione dei servizi (24 mesi), in ordine alla tipologia di utenza prevalente (i 1 Versione chiusa in data 6.11.2012. Il documento è stato elaborato, sotto la supervisione scientifica di Alberto Vergani, da Romano Calvo e Francesco Giubileo. 2 I soggetti attuatori sono stati selezionati mediante bando pubblico e coordinati in una Associazione Temporanea che ha visto operare i seguenti Enti accreditati: C.I.O.F.S. - F.P. VERCELLI, CAREER COUNSELING SRL, CASA DI CARITA' CRESCENTINO, ENAIP, CERSEO - CENTRO EUROPEO DI RICERCA E SVILUPPO PER L'EST E PER L'OVEST, FORMATER, CNOS VERCELLI, FORMONT VARALLO, CO.VER.FOP,INTOO S.R.L., CSEA – SEDE AMMINISTRATIVA, NEGOTIUM, CSEA TAMBURELLI,O.R.SO. SCS, PROSPETTIVA LAVORO SRL, OBIETTIVO LAVORO AGENZIA PER IL LAVORO SPA. 2 lavoratori sospesi con ammortizzatori in deroga) ed in ordine al territorio di residenza degli utenti (solo i residenti in uno dei comuni della Provincia di Vercelli). Infatti i dati utilizzati per la presente ricerca sono interamente di origine amministrativa ed in particolare derivano da due fonti: il Sistema informativo dei Centri per l’Impiego (SILP)3 ed i report quadrimestrali di rendicontazione implementati dai soggetti attuatori. E’ ben noto come l’utilizzo del dato amministrativo prodotto durante i processi di erogazione dei servizi al lavoro, presenta degli innegabili vantaggi (veridicità amministrativa, estensione all’intero universo dei beneficiari, trattabilità statistica del dato, ecc.) ma anche serie difficoltà. Queste ultime sono dovute in parte ai limiti della procedura amministrativa stessa (ad es. alcuni campi non obbligatori non vengono compilati) ed in parte alle difficoltà di accesso alle basi dati. Il SILP è infatti un sistema informativo sviluppato e gestito da organi regionali e dalle province,che sono il soggetto” implementatore” del dato e possono avervi accesso soltanto previa richiesta scritta (e ben dettagliata) ai referenti regionali. Nel nostro caso non vi è dubbio che soltanto la mediazione “intelligente” della società Softplace, incaricata dalla Provincia di Vercelli per lo sviluppo di numerose applicazioni software, in particolare per l’osservatorio provinciale del mercato del lavoro, ha consentito di estrapolare i dati necessari, nel rispetto della procedura amministrativa di autorizzazione all’accesso ai dati ma soprattutto nel rispetto delle finalità e del disegno della presente ricerca. 2. La costruzione del campione di riferimento La base dati di riferimento è costituita dalla estrazione realizzata da Softplace per conto della Provincia di Vercelli sui dati SILP il giorno 12/06/2012. E’ stato preso in considerazione l’universo dei lavoratori sospesi con ammortizzatori in deroga (1.549 utenti) cioè persone occupate al momento dell’ingresso nel percorso dei servizi (il gruppo dei disoccupati e co.co.pro essendo molto esiguo non è stato considerato). Sono inoltre stati presi in considerazione soltanto gli utenti che sono entrati nei percorsi di servizio tra il 01/01/2010 ed il 31/12/2011 (cioè due anni pieni) e si è fotografata la loro situazione occupazionale al 12/06/2012. Per poter disporre di dati omogenei è stato necessario escludere gli utenti che non erano domiciliati nel territorio della Provincia di Vercelli (per i quali il CSI regionale non fornisce dati). Pertanto il campione di nostro riferimento è composto da 982 soggetti. E’ stato ricreato il “passaggio” che ognuno di questi lavoratori ha avuto nell’arco di tempo in cui ha fatto parte del progetto. Più dettagliatamente si è partiti dalla data di iscrizione che ciascun utente ha avuto nel percorso (tenendo come lasso di tempo il 01/01/2010 fino al 31/12/2011) per determinare per quale azienda lavoravano al momento del loro ingresso, deducendo automaticamente che questa fosse la società che li aveva sospesi dal lavoro per fruire degli ammortizzatori in deroga. Nel lasso temporale successivo all’entrata del soggetto nel percorso dei servizi è stato verificato se vi fosse una cessazione di quel rapporto di lavoro e quindi se successivamente vi è stata una nuova assunzione in altra azienda. 3 A questo riguardo è doveroso ringraziare la società Softplace Srl, incaricata dalla Provincia di Vercelli, che ha saputo realizzare un intelligente opera di interrogazione sui data base regionali SILP e ha prodotto i dati su cui si è basata la presente ricerca. 3 Sulla base di quanto sopra detto, la situazione al 12 Giugno 2012 era la seguente: Utenti “vercellesi” che hanno partecipato ai servizi negli anni 2010 e 2011: - utenti che al 12/06/2012 sono ancora occupati presso la stessa azienda - utenti che sono stati licenziati: di cui: • utenti licenziati che hanno trovato nuova assunzione: • utenti licenziati che non hanno trovato nuova assunzione: 982 330 652 100% 33,6% 66,4% 324 328 49,7% 50,3% Questo primo dato ha immediatamente evidenziato come ben due terzi dei lavoratori occupati che nell’arco di due anni sono stati interessati da una sospensione dal lavoro (ammortizzatori in deroga), ha poi effettivamente perso il lavoro. E di questi circa la metà ha successivamente trovato una nuova occupazione. L’esito finale, a due anni di distanza, è che il 33% dell’utenza interessata dagli ammortizzatori in deroga, si trova senza lavoro (perlomeno dipendente, dato che l’avvio di un lavoro autonomo non può essere registrato dai Centri per l’impiego). Sulle caratteristiche delle nuove assunzioni e dei servizi erogati rimandiamo ai paragrafi successivi. In allegato viene fornita in versione Excel della tabella da noi denominata “Campione perfetto” che è il frutto di un lungo lavoro di normalizzazione dei dati, da cui è emerso il sopracitato campione dei 982 utenti (uno per riga) ed una fitta quantità di informazioni riguardanti il loro percorso (si vedano le colonne). In particolare è utile tenere presente la fondamentale scomposizione tra chi è rimasto in azienda (gli ancora occupati) da chi invece il lavoro di origine lo ha perso (i licenziati). E’ infatti su questo sotto-campione che si è concentrata la nostra attenzione, al fine di analizzare le tappe successive del loro percorso verso il lavoro (esiti occupazionali). 3. Gli esiti occupazionali Qualsiasi inferenza in merito ai servizi ed ai destini occupazionali delle persone che sono state interessate da sospensione del lavoro con ammortizzatori in deroga, necessita di essere contestualizzata all’interno della logica d’azione di tale strumento. La normativa che dal 2009 in poi ha istituito i cd. ammortizzatori in deroga4, risponde alla finalità di assicurare una copertura di 4 L’istituto della Cig/d è stato riproposto nel 2009 come strumento per fronteggiare la crisi occupazionale legata alla recessione. Attraverso di esso è stato possibile allargare il ricorso – da parte delle aziende in difficoltà – alle sospensioni indennizzate dei lavoratori, evitando in tal modo, o quanto meno ritardando, i licenziamenti, estendendo quindi le tutele e il sostegno al reddito anche ai lavoratori altrimenti esclusi dall’accesso alla Cassa integrazione ordinaria e straordinaria. I provvedimenti normativi che disciplinano la Cig/d sono i seguenti: a. Decreto legge n. 185 del 29.11.2008, convertito in L. 2 del 28 gennaio 2009 – si prevede che nel 2009 l’accesso alla Cig/d sia possibile solo dopo l’esaurimento dei periodi di tutela connessi alla prestazione dell’indennità di disoccupazione per sospensione; – possono essere beneficiari di Cig/d anche gli apprendisti e i lavoratori somministrati; – si disciplina la proroga dei trattamenti in deroga previsti dalla Finanziaria 2008 (l. 244 del 24 dicembre 2007), in particolare si prevede la riduzione progressiva dei benefici con il succedersi delle proroghe; – si prevede che l’erogazione dei trattamenti in deroga sia subordinata al rilascio da parte dei lavoratori interessati della dichiarazione di disponibilità alla ricerca di lavoro ed alla frequenza a percorsi di riqualificazione. b. Legge 203 del 22 dicembre 2008 (Finanziaria 2009) – si prevede la possibilità per il 2009 di concedere trattamenti in deroga previa specifica intesa stipulata in sede istituzionale territoriale entro il 20 maggio 2009 da recepire con accordo governativo entro il 15 giugno; – lo Stato stanzia 600 milioni per gli ammortizzatori in deroga. c. Decreto legge 10 febbraio 2009, convertito in Legge n. 33 del 9 aprile 2009 “Misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi” – prevede l’accesso diretto agli ammortizzatori in deroga non vincolato all’esaurimento delle altre tutele. Ciò serve a “saltare” il ricorso all’indennità di disoccupazione per sospensione, il cui legame obbligatorio con una quota a carico degli 4 reddito alle persone occupate la cui impresa si trova nella necessità di sospenderle dal lavoro ma non possiede i requisiti previsti dalla normativa per accedere alla Cassa Integrazione ordinaria o straordinaria. Com’è noto si tratta in buona parte di piccole imprese od in ogni caso di imprese e/o tipologie contrattuali in quel momento prive dei requisiti necessari per l’accesso agli ammortizzatori “ordinari”. Si noti anche, per inciso, che tali ammortizzatori in deroga sono stati finanziati in parte dalla fiscalità generale ed in parte dal Fondo Sociale Europeo (FSE), a differenza degli ammortizzatori ordinari che sono normalmente finanziati dall’INPS sulla base di versamenti contributivi tratti direttamente dalle buste paga dei lavoratori. Se pertanto la ratio di questo intervento, in deroga alle normative esistenti, era quello di sostenere il reddito dei lavoratori sospesi a causa di una crisi occupazionale che si auspicava di breve durata, il fenomeno letto a distanza di tre anni presenta particolari sfaccettature che influiscono sul giudizio in merito agli esiti ed in merito alla natura di tale strumento (definibile come strumento che integra sostegno al reddito e politiche attive). Nel caso della Provincia di Vercelli, se da una visione statica e sincronica del fenomeno si passa ad una visione dinamica e diacronica, emergono riflessioni di un certo interesse, rese possibile dalla modalità di estrazione dei dati. Si tratta infatti di 982 persone appartenenti alla coorte dei lavoratori sospesi dal lavoro con accordi di ammortizzatori in deroga e quindi presi in carico dai servizi per l’impiego nel lasso temporale che va dal 01 Gennaio 2010 al 31 Dicembre 2011 (24 mesi). La fotografia è stata scattata il 12 Giugno 2012, per lasciare un congruo periodo di tempo agli ultimi arrivati (quelli di fine anno 2011). In questo modo ci troviamo di fronte a lavoratori il cui percorso è stato osservato per un arco temporale massimo di 30 mesi (per i lavoratori presi in carico agli inizi del 2010) e minimo di 6 mesi (gli ultimi arrivati di fine 2010). Al termine di tale periodo, 330 persone, cioè il 33,6% dei lavoratori interessati dagli ammortizzatori in deroga e presi in carico dai servizi per l’impiego, risultano “ancora occupate” presso la stessa azienda. Ovviamente se la finestra di osservazione fosse stata più breve il numero degli “ancora occupati” sarebbe stato maggiore, come è probabile che ampliandola ulteriormente il numero sarebbe andato a diminuire, fosse soltanto per un fisiologico fenomeno di mobilità lavorativa (all’infinito tendendo a zero). Ciò per dire che da un lato la durata della finestra di osservazione non poteva che essere arbitraria, ma dall’altro lato si ritiene che i 30 mesi rappresentano un esperimento interessante di Enti bilaterali (legame ripristinato dalla l. 33 al momento della conversione del decreto del 10 febbraio che invece l’aveva temporaneamente sospeso), aveva comportato molti problemi e mostrato una difficile attuabilità. d. Accordo tra Stato e Regioni del 12 febbraio 2009 – viene quantificato in termini previsionali, sulla base di diverse valutazioni degli effetti sul mercato del lavoro, un fabbisogno di 8 milioni di euro nel biennio 2009/2010, a fronte del quale le Regioni si impegnano a contribuire, in un'azione di convergenza con lo Stato, per il 30%, destinando quota parte delle risorse, a valere sul Fondo Sociale Europeo, ad azioni di sostegno al reddito e di politica attiva del lavoro; – lo Stato delega sostanzialmente la gestione degli ammortizzatori sociali in deroga alle Regioni. e. Decreto del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 19 febbraio 2009 – sono assegnati provvisoriamente alle Regioni 151,5 milioni per concessioni e proroghe degli ammortizzatori sociali in deroga. f. Decreto interministeriale (Mlsps e Mef) 7 luglio 2009, n. 46449 Assegnazione di risorse finanziarie per la concessione di ammortizzatori sociali in deroga per l'anno 2009 Il Governo assegna alle Regioni 674 milioni, come previsto dall’Accordo Stato-Regione del 16 aprile. Infine, merita tener presente che il sistema della Cig/d prevede: – un’amplissima estensione delle causali di intervento, integrando e superando le cause previste per il ricorso agli strumenti tradizionali (Cig ordinaria e straordinaria); – che nella domanda di Cig/d si chieda l’autorizzazione per un monte ore determinato da utilizzarsi entro un preciso periodo, con la chiara individuazione dei lavoratori potenzialmente coinvolti; – che per il calcolo delle giornate si faccia riferimento al numero di giornate lavorate in cui l’azienda ha sospeso almeno un lavoratore per almeno un’ora; – che un’impresa possa presentare più domande fino al raggiungimento del monte ore massimo autorizzabile. 5 osservazione (si tenga infatti conto che i tempi perché maturi un licenziamento ed una successiva ricollocazione difficilmente possono essere compressi sotto i 6 mesi). Questo gruppo, che denomineremo “ancora occupati” rappresenta una dimostrazione del “successo” dell’intervento normativo in deroga. La loro impresa infatti ha potuto effettuare sospensioni dal lavoro, per tutto il tempo necessario previsto dalla legge, mentre i dipendenti hanno ricevuto un sostegno al reddito, per tutto il tempo di sospensione dal lavoro. Per poi rientrare nel proprio impiego. In quel lasso di tempo questi soggetti sono stati invitati a partecipare ai servizi formativi ed orientativi (obbligatori) programmati dalla Provincia di Vercelli. Per questo “sotto-gruppo” è pertanto priva di fondamento qualsiasi osservazione che volesse mettere in relazione l’efficacia di tali servizi sulla base dell’esito occupazionale. Un approccio valutativo possibile potrebbe essere da un lato una rilevazione del giudizio personale di ciascuno di questi utenti in merito alla qualità dei servizi a cui hanno partecipato e, dall’altro lato, una analisi in merito all’incremento di conoscenze ed apprendimenti eventualmente consentito dalla partecipazione a tali servizi. Questo pezzo di analisi, per quanto interessante, esula dai compiti della presente ricerca. Sempre al termine dei 30 mesi, altre 652 persone, cioè il 66,4% dei lavoratori interessati dagli ammortizzatori in deroga (e partecipanti ai servizi formativi obbligatori), NON risultano più occupate presso la stessa azienda. Questo dato se da un lato testimonia la profondità della crisi produttiva ed occupazionale, dall’altro lato apre una riflessione sui percorsi di carriera e sui destini occupazionali di questo numeroso gruppo di lavoratori (i licenziati). Il dispositivo normativo non a caso era stato pensato anche nella non auspicabile ipotesi che questi lavoratori dopo la sospensione dal lavoro potessero subire un vero e proprio licenziamento. E così è stato per i due terzi dei destinatari degli ammortizzatori in deroga in Provincia di Vercelli (ripetiamo, nella finestra di osservazione dei 30 mesi). I servizi per l’impiego, sia nella variante “formativa” che nella variante “ricollocativa”, sono stati pensati per rafforzare l’occupabilità di persone a forte rischio di disoccupazione. Ma prima di fare qualsiasi valutazione in merito all’efficacia di tali servizi nel costruire nuovi sbocchi occupazionali ai loro utenti, è utile ripercorrere le due tipologie di percorso seguite da questo gruppo di utenti. Come dicevamo, il gruppo dei “licenziati” è costituito da 652 persone. Di esse 463 (cioè il 71%) dopo il licenziamento sono state poste in mobilità (305 con la legge n. 223 del 1991 cioè con indennità piena, e 158 con la legge n. 236 del 1993, cioè con la sola indennità di disoccupazione ordinaria). Ciò significa che il 71% dei lavoratori licenziati, ha trovato un altro “ombrello” negli ammortizzatori “ordinari” dopo aver sperimentato quelli in deroga. Il restante 29% (189 persone) è stato invece licenziato senza più alcuna copertura di reddito. Una prima osservazione riguarda il passaggio generalizzato (che riguarda cioè il 71%) dagli ammortizzatori in deroga, al licenziamento e quindi nuovamente agli ammortizzatori (questa volta quelli ordinari della mobilità ex lege 223/1991 che prevede la corresponsione di una indennità di circa l’80% della retribuzione o ex lege 236/1993 che prevede la corresponsione dell’indennità ordinaria di disoccupazione che ammonta a circa il 60% della retribuzione per un periodo variabile dai 6 ai 18 mesi). Soffermandoci sul gruppo dei “licenziati” visto sopra, siamo andati a verificare, sempre nel lasso temporale di 30 mesi, quale sbocco occupazionale essi abbiano eventualmente sperimentato successivamente al licenziamento. La fotografia scattata al 12/06/2012 indica che 324 persone (cioè il 49,7% dei licenziati) nel corso dei 30 mesi ha effettivamente trovato nuova occupazione (su durata e qualità di questa, si tratterà successivamente).Al contrario 328 (cioè il 50,3% dei “licenziati”), dopo essere stati licenziati non hanno (ancora) trovato alcuna occupazione. Una prima considerazione riguarda l’eventuale incidenza del fatto di disporre o meno di copertura retributiva nell’incrementare le possibilità di ricollocazione. Come evidenzia la Tabella 1, le persone che non disponevano di alcun ammortizzatore e quindi non erano portatrici di alcuna dote 6 incentivante presso il nuovo datore di lavoro (il gruppo del 29% sopra citato), si sono ricollocate in percentuale lievemente superiore rispetto alle persone che godevano di ammortizzatori: Tabella 1 – Soggetti con o senza la copertura economica privi di con copertura Utenti Licenziati (652) % copertura economica economica Ricollocati 105 56 219 Non ricollocati 84 44 244 Totali 189 100 463 Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace. % Totali % 47 53 100 324 328 652 49,7 50,3 100 Per inciso si consideri la situazione di estrema gravità occupazionale per quegli 84 soggetti che sono stati licenziati dopo aver fruito degli ammortizzatori in deroga e si trovano ora senza lavoro né sostegni al reddito. Il gruppo di confronto. La ricerca ha confrontato la sopra indicata dinamica occupazionale dei destinatari-diammortizzatori-in-deroga-successivamente-licenziati, con un gruppo di confronto, cioè persone in analoga condizione ma che non hanno usufruito di alcun servizio o intervento di politica attiva (perlomeno non di servizi finanziati e/o erogati dal settore pubblico, non essendo tracciabili eventuali quanto improbabili politiche attive finanziate da soggetti privati). Nello specifico si tratta di 1.625 persone che negli anni 2010 e 2011 sono state licenziate e poste in mobilità (sia con la legge 223 che con la legge 236) e quindi osservate anch’esse nel giugno 2012. Le obiezioni che si possono avanzare alle modalità di costruzione del gruppo di confronto sono molte (dal fatto che il gruppo di confronto è composto da persone fin da subito licenziate, fino a quelle più “metafisiche” ovvero che le persone non sono le stesse ed i destini individuali sono sempre singolari e non confrontabili). Nello specifico si potrebbe obiettare che questo gruppo di confronto è costituito tutto da persone poste in mobilità mentre nel campione degli utenti degli ammortizzatori in deroga “soltanto” il 71% è stato successivamente posto in mobilità. Tuttavia una efficace contro-obiezione risiede in primo luogo nel fatto che il 71% di analoga condizione è comunque significativo, ed in secondo luogo che il gruppo dei non coperti da ammortizzatori è stato in ogni caso testimone di risultati ricollocativi migliori, e ciò dovrebbe semmai sbilanciare il campione dei destinatari di ammortizzatori in deroga verso migliori performance occupazionali rispetto al gruppo di confronto (fatto che invece non si è verificato, come diremo ora). Una prima evidenza Il gruppo di confronto ha manifestato risultati occupazionali relativamente migliori rispetto al gruppo dei destinatari-di-ammortizzatori-in-deroga-successivamente-licenziati (Tabella 2): Tabella 2 – Confronto tra utenti ammortizzatori in deroga e gruppo di confronto Utenti ammort. Gruppo deroga licenziati % di confronto % Totale % ricollocati 324 49,7 897 55,2 1221 53,6 non ricollocati 328 50,3 728 44,8 1056 46,4 Totali 652 100 1625 100 2277 100 Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace. Pertanto, basandosi su una mera correlazione di tipo statistico, non vi sono evidenze che possano dimostrare una qualche incidenza positiva dei servizi formativi e ricollocativi sugli esiti occupazionali degli utenti-con-ammortizzatori-in-deroga-successivamente-licenziati. 7 Anzi paradossalmente la correlazione statistica dimostra il contrario e cioè che si ricollocano in misura maggiore i soggetti licenziati con ammortizzatori ordinari e che non partecipano ai servizi per l’impiego. Tale dinamica non riscontra alcun elemento di differenziazione a seconda del sesso degli utenti. La tabella seguente evidenzia come la probabilità di ricollocarsi a fine percorso è perfettamente identica sia per le donne che per gli uomini (Tabella 3): Tabella 3 - Correlazione tra genere e ricollocazione a termine del percorso Donne % Uomini % Totale ricollocati 162 50 162 50 324 non ricollocati 165 50 163 50 328 Totali 327 100 325 100 652 % 50 50 100 *Campione di 652 utenti licenziati alla scadenza degli ammortizzatori in deroga Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace. 4. I servizi erogati Il Bando provinciale per la presentazione di progetti integrati del 23/11/2009 fornisce una chiara identificazione sia dei servizi formativi e per l’impiego da erogarsi e sia della logica di servizio: “I servizi previsti nei progetti integrati si caratterizzano per modularità, flessibilità e personalizzazione e sono definiti mediante il Patto di Servizio ed il Piano d’Azione Individuale”. Nel bando provinciale viene descritto il cd. “Patto di Servizio” ovvero un accordo stipulato tra la lavoratrice/lavoratore ed il CPI territorialmente competente che contiene l’indicazione, in termini di obiettivi generali e di impegni di reciproca responsabilità, del percorso di politica attiva del lavoro. Ulteriore dispositivo previsto dal Bando provinciale è il Piano di Azione Individuale (PAI), dove ciascun intervento è dettagliato e sottoscritto dalla lavoratrice/lavoratore e dal soggetto gestore del progetto integrato nonché approvato con la sottoscrizione da parte del CPI. Il Piano d’Azione Individuale (PAI) contiene la pianificazione operativa dei servizi con indicazione della tipologia e durata concordati in coerenza con quanto previsto dal Patto di Servizio. Il PAI è redatto dal soggetto gestore. Si intendono compresi nel PAI i servizi di accoglienza erogati ai fini della sua definizione anche preliminarmente alla validazione formale. Ciascun PAI è collegato ad una delle azioni previste dal POR FSE, che ne assicura il finanziamento, in coerenza con la tipologia della lavoratrice/lavoratore a cui è destinata/o. Riepilogando: i servizi di base riservati al Centro per l’impiego sono: ACCOGLIENZA - Informazione sulle modalità di fruizione degli interventi e sui servizi interni/esterni alla struttura; - Primo filtro e presa in carico della persona; I servizi messi a bando dalla Provincia e quindi erogati dagli Enti aggiudicatari, sono i seguenti: ORIENTAMENTO PROFESSIONALE; 1. Consulenza orientativa: § § § § § Colloqui individuale di orientamento (I Livello); Colloqui per approfondimento diagnostico e valutativo (II Livello); Counselling orientativo; Bilancio di competenze; Bilanci di prossimità. 2. Informazione Orientativa; 8 § Auto - consultazione di sistemi informativi strutturati (cartacei e/o multimediali), su opportunità di formazione e di lavoro; § Consultazione con l’assistenza di un esperto di sistemi informativi strutturati (cartacei e/o multimediali), su opportunità di formazione e di lavoro; 3. Formazione Orientativa § Moduli brevi destinati a gruppi di utenti con omogenei fabbisogni informativo - formativi, su particolari aree tematiche connesse al processo orientativo ACCOMPAGNAMENTO AL LAVORO DEI SOGGETTI IN CERCA DI OCCUPAZIONE; 1. Ricollocazione § Preparazione § Scouting e marketing verso le imprese § Affiancamento/tutoraggio della persona nell’inserimento lavorativo; § Incontro domanda-offerta 2. Tirocini formativi e di orientamento; FORMAZIONE PROFESSIONALE. 1. Progettazione ed erogazione di attività formative finalizzate all’inserimento lavorativo e/o per la riqualificazione o l’aggiornamento professionale: § Formazione continua e permanente; § Formazione superiore. Nella tabella seguente si propongono alcuni dati sintetici in merito alla partecipazione a detti servizi da parte dei 1.280 utenti (quelli degli ammortizzatori in deroga) presi in carico dalla rete dei servizi negli anni 2010 e 2011 (Tabella 4): Tabella 4 – Distribuzione Numero utenti, Moduli di servizio,Ore complessive erogate Numero utenti partecipanti ai servizi 1.280 Moduli di servizio erogati 22.431 Ore complessive di servizio erogate 62.218 Ore dedicate al percorso verso il lavoro 21.653 Ore dedicate al percorso di formazione 40.565 Media procapite di formazione 32 ore Media procapite di servizi al lavoro 17 ore Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace. Una prima considerazione riguarda il forte dispiegamento di energie profuse per realizzare oltre 62mila ore di servizi nell’arco di due anni per una popolazione di 1.280 utenti, fenomeno che, per una piccola provincia come Vercelli, testimonia di una notevole mobilitazione sociale attorno al problema. La seconda osservazione riguarda (l’elevato) numero di ore medie procapite, pari a 49 ore di servizio per ciascun utente, di cui 17 per servizi al lavoro e 32 per servizi formativi. A questo proposito va precisato che contrariamente a quanto fosse ipotizzato in fase di programmazione, non vi è stata una netta distinzione tra i percorsi di servizio a prevalente contenuto formativo rispetto ai percorsi a prevalente contenuto orientativo – ricollocativo. Di fatto la quasi totalità degli utenti ha sperimentato sia servizi al lavoro e sia servizi formativi. Va inoltre precisato che il dato medio di partecipazione convive con una notevole deviazione standard, dai valori minimi (2 ore) ai valori massimi procapite (in alcuni casi persino 300 ore). Infine è interessante verificare come mediamente le donne, rispetto agli uomini, hanno dedicato più ore ai servizi: Correlazione tra ore di servizio e genere: • • Donne (608): Uomini (672): media di 57 ore media di 41 ore (Media calcolata sul totale dei 1280 frequentanti) 9 La tabella seguente (Tabella 5) descrive il numero di ore erogate per ciascuna tipologia di servizio. Tenendo a mente lo schema dei servizi previsti dal bando provinciale visto sopra, si potrà constatare come i servizi al lavoro che hanno totalizzato più ore sono: il colloquio individuale di orientamento (che inevitabilmente ha interessato tutti gli utenti), la preparazione alla ricollocazione e soprattutto lo scouting verso le imprese. Ma è la formazione professionale (continua e permanente) ad aver totalizzato la massima quantità di ore, cioè i due terzi di tutte le ore di servizio erogate, sebbene sia necessario tenere conto che i servizi formativi sono servizi di gruppo ed in quanto tali richiedono un minore impiego di tempo da parte dell’ente gestore (se la media delle aule fosse composta da 8 utenti, le ore di docenza sarebbero state 40.565 / 8 = 5.070). Tabella 5 – Tipologie di servizi e relative ore erogate Tipologie di servizi erogati Ore erogate affiancamento e tutoraggio nell’inserimento lavorativo 449 aggiornamento su normative e dinamiche nel mdl 946 bilanci di prossimità 44 bilancio di competenze: 312 colloqui individuale di orientamento (i livello) 2.547 colloqui approfondimento diagnostico e valutativo (ii livello) 234 counselling orientativo consultazione assistita di sistemi informativi strutturati su opportunità di 333 formazione e lavoro gestione del pai 1.949 mediazione culturale 6 preparazione alla ricollocazione 4.666 ricerca attiva di lavoro 1.358 scouting e marketing verso le imprese 8.809 formazione continua e permanente 40.565 Totale: 62.218 Di cui percorso verso il lavoro: 21.653 Di cui percorso di formazione 40.565 Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace. La tabella seguente scompone quattro fasce d’età e le mette in relazione a quattro fasce orarie di partecipazione ai servizi. Si evidenza come gli under25 tendono a partecipare sensibilmente di meno rispetto a tutte le altre classi di età ed in particolare rispetto alla classe d’età più partecipativa cioè quella dei 35-54enni (Tabella 6): Tabella 6 - Correlazione tra fasce d’età e ore di servizio (%) <25 anni 25-34 anni 35-54 anni >54 anni massimo di 5 ore 40% 24% 20% 25% tra 6 e 19 ore 32% 11% 14% 10% tra 20 e 99 ore 20% 42% 36% 49% oltre 100 ore 8% 23% 29% 16% Totale: 100% 100% 100% 100% media ore procapite: 27 h. 60 h. 68 h. 55 h. * Sotto-campione di 535 utenti licenziati alla scadenza degli ammortizzatori in deroga (sono un di cui dei 652 per mancanza di dati completi sulla frequenza ai servizi). Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace. Le tabelle seguenti pongono una relazione tra il numero di ore di servizio a cui gli utenti hanno partecipato, e gli esiti occupazionali. Si evidenzia una relazione inversa tra intensità di partecipazione ai servizi ed esito occupazionale positivo: 10 Tabella 7 - Correlazione tra numero di ore di servizio ed esiti occupazionali ricollocati non ricollocati totale % ricollocati massimo di 5 ore 68 52 120 57% tra 6 e 19 ore 39 37 76 51% tra 20 e 99 ore 82 122 204 40% oltre 100 ore 55 80 135 41% *Sotto-campione di 535 utenti licenziati alla scadenza degli ammortizzatori in deroga (sono un di cui dei 652 per mancanza di dati completi sulla frequenza ai servizi). Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace. 5. Gli sbocci occupazionali e le caratteristiche degli impieghi trovati Come già sopra indicato, la base dati dei Centri per l’impiego ha consentito di reperire informazioni sulle occupazioni trovate dagli utenti (ovviamente quelli che sono stati prima licenziati e poi ricollocati, cioè i sopra citati 324 soggetti, il 49,7% dei 652 licenziati). La tabella seguente illustra le caratteristiche dei 221 datori di lavoro che hanno assunto i sopra citati 324 utenti. Si potrà verificare che il 23% delle possibilità occupazionali sono state garantite da datori di lavoro che non sono imprese private o comunque non sono datori di lavoro “diretti”(Tabella 8): Tabella 8 – Macro categorie datore di lavoro e numero di assunzioni Macro categoria datore di lavoro Agenzie di somministrazione: Onlus, cooperative sociali, associazioni di categoria o loro enti: Scuole o enti pubblici o società partecipate: Imprese: Totale assunzioni: Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace. n. assunzioni 33 22 18 251 324 La tabella seguente illustra le tipologie di contratto di lavoro applicato agli utenti ricollocati. Si evidenzia una percentuale di contratti a tempo Indeterminato pari al 15% delle assunzioni. Un ruolo importante viene svolto dai contratti somministrazione (11%) e dai contratti a tempo Determinato (53%): Tabella 9 – Tipo di rapporto, numero assunzioni e distribuzione percentuale Tipo di Rapporto N. assunzioni Apprendistato 6 Contratti di Somministrazione 37 Contratto d'Inserimento 2 Contratto Lavoro Domestico 6 Lavoro a Domicilio 1 Lavoro a progetto / Collaborazione coordinata e continuativa 13 Lavoro Intermittente 13 Lavoro nello Spettacolo 1 Lavoro o attività socialmente utile (LSU - ASU) 17 Lavoro Subordinato TD (Tempo Determinato) 165 Lavoro Subordinato TI (Tempo Indeterminato) 50 Lavoro Tempo Determinato per Sostituzione 7 Occasionale 1 Tirocinio 5 Totale 324 Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace. % 2 11 1 2 0 4 4 0 5 51 15 2 0 2 100 11 6. Approfondimento sugli esiti occupazionali Innanzitutto, confrontando le caratteristiche socio-anagrafiche, emerge una chiara differenza in termini di genere tra il campione dei soggetti “trattati”, ovvero un sotto-campione di 535 utenti licenziati alla scadenza degli ammortizzatori in deroga (sono un di cui dei 652 per mancanza di dati completi sulla frequenza ai servizi) e il gruppo di confronto (Tabella 10). Tabella 10 – Distribuzione per età, area territoriale e genere dei beneficiari delle politiche attive e del gruppo di confronto Titolo: Beneficiari politica attiva Gruppo di confronto % % Sesso Femmina 52,5 38,3 Maschio 47,5 61,6 Distribuzione territoriale Borgosesia 27,3 31,7 Vercelli 72,3 68,3 Classe di età 17 - 24 4,7 2,0 25 – 34 23,7 16,8 35 - 54 58,7 55,7 Over 55 12,9 25,4 Corso di Formazione Non frequenta 53,3 Frequenta 46,7 Totale Numero Osservazioni 100 535 100 1625 Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace. Inoltre, confrontando la percentuali dello status occupazionale del campione dei “trattati” beneficiari della politica attiva rispetto al gruppo di confronto, analogamente alla tabella 2, si evidenzia che l’effetto delle politiche attive è piuttosto contenuto per quanto riguarda le chance occupazionali5 (Tabella 11). Tabella 11 - Rendimento occupazionale beneficiari politiche attive del lavoro Status occupazionale Disoccupati Occupati Totale Beneficiari politica attiva Gruppo di Controllo 54,4 45,6 100 535 44,8 55,2 100 1626 Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace. 5 Per maggiori informazioni si veda: Martini A. (1997) Valutazione dell’efficacia di interventi pubblici contro la povertà: questioni di metodo e studi di casi. Commissione di indagine sulla povertà e sull’emarginazione, Roma.; Rettore E., Trivellato U., Martini A. (2002) La valutazione delle politiche del lavoro in presenza di selezione: migliorare la teoria, i metodi o i dati? Working Paper n. 46 Dip. di Scienze Statistiche di Padova. 12 Con un valore del Chi-quadrato di 14,8 e un grado di libertà6 la tabella presenta in realtà una relazione inversa tra frequenza della politica attiva e chance occupazionali. Ovviamente per fornire una valutazione effettiva, è necessario un modello econometrico che tenga in considerazione anche dell’effetto delle covariate. Dal modello, non si riscontra una discriminazione di genere, mentre i residenti nel comune di Vercelli o nei comuni limitrofi beneficiari del percorso di politiche attive e successivamente licenziati, hanno avute meno chance di trovare un nuovo lavoro rispetto ai residente nel nord della provincia vercellese. Inoltre, riprendendo le considerazione dell’analisi descrittiva sulla classe di età, emerge chiaramente come sia presente un netto svantaggio degli Over 55 rispetto alle altre classi più giovani di ritornare nel mercato del lavoro. Infine, non si riscontra una differenza in termini di chance occupazionali per coloro che hanno frequentato un corso di formazione (Tabella 12). Tabella 12 – Modello effetti marginali lavoro del Logit sulle chance di iniziare un nuovo Percentuale dy/dx Titolo: Sesso Femmina Maschio Distribuzione territoriale Borgosesia Vercelli Classe di età 17 - 24 25 – 34 35 - 54 Over 55 Corso di Formazione Non frequenta Frequenta Rif. 0,5 Rif. - 12,0 Rif. - 7,0 -15,5 -36,2 Rif. 0.1 Lavoro Meno di 10 11 – 20 Oltre le 20 Rif. - 6,0 -3.0 Numero Osservazioni In corsivo i valori non significativi. 535 Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace. In realtà, la sola differenza tra la situazione osservata dopo l’esposizione dell’intervento e la situazione osservata prima dell’esposizione non è sufficiente per stimare l’effetto della strumento sullo status occupazionale del beneficiario, in quanto non è dato sapere se il miglioramento dalle condizioni iniziali avrebbe potuto verificarsi comunque, per altre cause diverse dall’intervento. Il miglior modo per analizzare gli effetti dei programmi di politica attiva sul comportamento dei beneficiari consiste nell’utilizzo di metodologie “sperimentali o quasi-sperimentali” derivate dal campo sanitario. 6 I gradi di libertà di un campione di dati statistici riuniti in una tabella, si ottengono dal prodotto (righe - 1) x (colonne 1). In generale esprimono i parametri variabili della funzione. 13 Per evitare questa fallacia concettuale, è cruciale adottare una situazione controfattuale, ovvero la differenza tra quanto si osserva in presenza di trattamento e quanto si sarebbe osservato in assenza di trattamento. Palesemente ciò non è possibile, dato che non si possono osservare gli stessi individui nello stesso spazio temporale per registrare l’outcome che gli stessi soggetti avrebbero realizzato con e senza l’essersi sottoposto al trattamento. Per tale motivo, la strategia di valutazione più comunemente utilizzata per stimare l’impatto di un intervento consiste nell’ottenere un’approssimazione della situazione controfattuale, ricorrendo alle condizioni/comportamento registrate per un conveniente gruppo di soggetti, con caratteristiche simili, non esposti all’intervento, il cosiddetto “gruppo di confronto”7. Tale gruppo in questa sede è costituito dai disoccupati iscritti alle Liste di mobilità nel stesso periodo di riferimento in provincia di Vercelli (che non hanno partecipato a servizi di politica attiva). Oltre ad un’attenta analisi della statistiche descrittiva si proporrà di condurre l’analisi controfattuale utilizzando anche una tecnica alternativa, ma ben sviluppata nell’analisi scientifica: il propensity score matching. Il Propensity score matching si è sviluppato negli ultimi anni come una tecnica molto utilizzata per l’analisi degli effetti causali prodotti da un trattamento (di qualsiasi tipo, dalla partecipazione ad una politica alla somministrazione di un prodotto). E’ applicata in vari campi tra cui l’analisi del mercato del lavoro. In particolare, si è riscontrata la sua utilità nella ricerca di tipo valutativo degli effetti di un intervento8. Per stimare il propensity score è necessario realizzare un Logit dell’intero campione oggetto di analisi (Tabella 13). Tabella 13 – Modello del Logit per realizzare il propensity score Titolo: Sesso Femmina Maschio Distribuzione territoriale Borgosesia Vercelli Classe di età 17 - 24 25 – 34 35 - 54 Over 55 Costante Log Likelihood Pseudo R2 Numero Osservazioni In corsivo i valori non significativi. Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace. B Rif. -0,57 Rif. 0,22 Rif. -0,67 -0,94 -1,61 0,02 -1166,31 0,0354 2160 Il modello suggerisce che le donne e i giovani entrambi residenti a Vercelli sono sovrarappresentati. Tuttavia, utilizzando le operazioni di matching, non si riscontra una significativa differenza tra i soggetti beneficiari percorso delle politiche attive del lavoro e quelli di controlli (Tabella 14). 7 Rettore et al.,(2002), La valutazione delle politiche del lavoro in presenza di selezione: migliorare la teoria,i metodi o i dati?, Rivista di Politica economica, n. 3, 301-341. 8 Per maggiori informazioni si veda Rosemberg P.R. e Rubin D.B.,(1983), The Central Role of the Propensity Score in observational Studies for Causal Effects, Biometrika 70(1), pp 41-55. 14 Tabella 14 - Test di Bilanciamento “Modello PSM” Mean Variabile Sample Teatred Control %bias Maschio Femmina 17 -24 25 -34 35 - 54 Oltre Borgosesia Vercelli Unmatched Matched 1,4748 1,4748 1,6166 1,4748 -28,8 0 Unmatched Matched 1,5252 1,5252 1,3834 1,5252 28,8 0 Unmatched Matched 1,9533 1,9533 1,9797 1,9533 -14,7 0 Unmatched Matched 1,7626 1,7626 1,832 1,7643 -17,3 -0,4 Unmatched Matched 1,4131 1,4131 1,4425 1,4114 -5,9 0,3 Unmatched Matched 1,871 1,871 1,7458 1,871 Unmatched Matched 1,7271 1,7271 1,6825 1,7288 Unmatched Matched t-test t p>t % reduct bias 100 -5,81 0 0 1 100 5,81 0 0 1 100 -3,29 0 0,001 1 97,6 -3,59 -0,07 0 0,948 94,2 -1,19 0,06 0,235 0,955 32,2 0 100 6,08 0 0 1 9,8 -0,4 96,2 1,94 -0,06 0,052 0,95 -1,94 0,06 0,052 0,95 1,2729 1,3175 -9,8 1,2729 1,2712 0,4 96,2 Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace. Una volta realizzata la tecnica di matching e quindi ottenuto che le variabili incluse nel modello siano distribuite in modo uguale tra i due gruppi, è possibile presentare i risultati dell’analisi controfattuale. Avendo la variabile dipendente come dicotomica, i valori dei trattati e quelli di controllo sono espressi come percentuali (Tabella 15). Tabella 15 - Modello Propensy score matching Trattati Controllo Differenze Ricollocati Valori senza matching 0,456075 0,552 -0,09593 Valori con matching 0,456075 0,58968 -0,13361 Fonte: Nostre elaborazioni su dati Softplace. S,E, T-stat 0,024809 0,025727 -3,87 -5,19 In particolare, i valori senza matching sono pressoché identici a quelli delle descrittive. Infatti, equivale a dire che il 45% dei trattati è stato ricollocato contro il 55% dei controlli. Mentre, i valori del Propensity score matching mostrano una situazione persino peggiore. Quindi l’effetto del 15 trattamento è negativo (colonna Differenze), ovvero i trattati hanno una percentuale di successo occupazione di 13,3 punti inferiore rispetto ai controlli9. Si può pertanto concludere, analogamente ad altre ricerche sull’argomento10, che questo tipo di politiche attive realizzate ai cassa-integrati in deroga risultano, sia tramite strumenti statistici come il propensity score e sia attraverso semplici tabelle di contingenza, non rilevanti in termini di maggiori chance occupazionali. 9 Sono stati realizzati alcuni Test per stimare l’affidabilità del modello (Bilanciamento con l’ algoritmo di Ichino e Sensitivity Test di Mantel-Haenszel 1959). I risultati sono positivi, anche se ci fossero bias dovuti ad eterogeneità non osservata. Parma A. e Giubileo F.,(2012), Alcune considerazioni sui servizi al lavoro in Lombardia. Prime valutazioni sulla Dote lavoro 2009 , Convegno Espanet-Italia, Roma 21 settembre. Il documento è disponibile al sito: www.espanet-italia.net (aggiornato a settembre 2012). Ed anche: Caroleo F. E., (2010), Il decentramento delle politiche attive del lavoro in Italia, in Grasselli P. e Montesi C. (a cura di), Le politiche attive del lavoro nella prospettiva del bene comune, FrancoAngeli, Milano, pp. 71-88 10 16