I1 La chimica del carbonio 1 2 U I1 La chimica del carbonio COMPOSTI ORGANICI All’inizio del XIX secolo, furono isolate allo stato puro molte sostanze prodotte da organismi viventi e ne venne determinata la composizione. Le caratteristiche di queste sostanze erano molto differenti da quelle di origine minerale. Tale diversità spinse il chimico svedese Jöns Jacob Berzelius a coniare il termine chimica organica per indicare quel settore della chimica che si occupava dei composti del mondo vivente. Composti organici 3 U I1 La chimica del carbonio Una proprietà accomunava tutte le sostanze “organiche”: non era possibile sintetizzarle in laboratorio a partire dalle comuni sostanze minerali. Sembrava infatti che per la produzione dei composti che li costituivano fosse necessaria una sorta di “forza vitale”, presente solo negli organismi viventi. Nel 1828, il chimico tedesco Friedrich Wohler riuscì però a ottenere l’urea (sostanza prodotta dagli organismi viventi), partendo da un reagente inorganico: il cianato d’ammonio. Composti organici 4 U I1 La chimica del carbonio La realizzazione in laboratorio di questa reazione permise di escludere che la particolare caratteristica dei composti organici fosse la loro origine tanto che attualmente: Composti organici 5 U I1 La chimica del carbonio Il carbonio e le sue ibridizzazioni Il carbonio, come si è detto, è il costituente principale delle sostanze organiche, nelle quali è però sempre accompagnato almeno dall’idrogeno. I composti formati soltanto da carbonio e idrogeno, detti idrocarburi, sono perciò i composti organici più semplici; spesso, tuttavia, sono presenti anche altri elementi, come ossigeno, azoto, fosforo, zolfo e alogeni. La grande varietà osservata nei composti organici è da attribuire innanzitutto al fatto che gli atomi del carbonio presentano la capacità di legarsi tra loro con legami covalenti e formare catene, che possono inoltre essere di tipi diversi: lineari, ramificate, cicliche. Ibridizzazioni 6 U I1 La chimica del carbonio A rafforzare ulteriormente la differenziazione dei comportamenti del carbonio contribuiscono anche i suoi diversi modi di utilizzare gli orbitali dei propri elettroni di valenza. La teoria VB prevede infatti un completamento che illustreremo parlando del carbonio. Ogni atomo, indipendentemente dall’elemento cui appartiene, prima di utilizzare i propri orbitali per fare legami con altri atomi li ibridizza: Ibridizzazioni 7 U I1 La chimica del carbonio L’atomo di carbonio possiede quattro elettroni nel livello di valenza, disposti con la configurazione elettronica esterna 2s22p2. Dopo la promozione di un elettrone dall’orbitale 2s all’orbitale 2p, si hanno quattro orbitali semioccupati, che possono dar luogo a differenti comportamenti a seconda di quanti degli orbitali 2p partecipano all’ibridizzazione. Ibridizzazioni 8 U I1 La chimica del carbonio ipotizzato L’unione del carbonio con i quattro atomi di idrogeno porterebbe in tal caso alla formazione di una molecola con tre atomi di idrogeno, quelli legati agli orbitali 2p, disposti a 90° l’uno rispetto all’altro (angoli formati dai tre orbitali degeneri px, py, pz) e il quarto, legato all’orbitale 2s, in una posizione non ben definita. L’analisi strutturale effettuata con i raggi X mette però in evidenza che nel metano i quattro legami che il carbonio forma con l’idrogeno sono tutti equivalenti, con angoli di legame uguali e del valore di 109,5°. riscontrato Legame ionico 9 U12 Struttura molecole Per esempio, con l’orbitale 2s si possono ibridizzare tutti e tre gli orbitali 2p, formando quattro orbitali tutti con uguale energia. Ibridizzazioni 10 U I1 La chimica del carbonio Si può tuttavia presentare anche un caso diverso: dopo la promozione dell’elettrone, il mescolamento può interessare solo l’orbitale 2s e due degli orbitali 2p. L’orbitale p non ibridizzato è perpendicolare al piano degli altri tre orbitali. Ibridizzazioni 11 U I1 La chimica del carbonio Vi è però, infine, anche una terza possibilità: che gli orbitali del carbonio che si mescolano siano solo due, ovvero il 2s e un 2p. I due orbitali 2p non ibridizzati sono disposti perpendicolarmente fra loro. Ibridizzazioni 12 U I1 La chimica del carbonio I dati sperimentali indicano che nella molecola del metano, CH4, il carbonio forma quattro legami equivalenti tra di loro. Siamo di fronte al più semplice esempio di un composto organico del carbonio con ibridizzazione tetraedrica. Il carbonio sp3 si definisce carbonio saturo e utilizza i suoi orbitali per formare delle sovrapposizioni frontali con gli orbitali di altri atomi. Risultano così dei legami covalenti molto forti: Ibridizzazioni 13 U I1 La chimica del carbonio La molecola dell’etilene (C2H4) mostra all’analisi una struttura planare, non spiegabile con l’ibridizzazione appena vista. La distanza tra due atomi di carbonio è inoltre minore di quella caratteristica del legame semplice C-C e gli angoli HCH sono tutti di 120 °C. Quest’ultimo dato suggerisce che il carbonio nell’etilene abbia una ibridizzazione trigonale. Ogni atomo di carbonio ibridizzato sp2 forma tre legami semplici di tipo σ dovuti alla sovrapposizione frontale dei tre orbitali ibridi, disposti a 120°, con orbitali di altri atomi. Ibridizzazioni Due diversi modi di rappresentare la molecola dell’etilene 14 U I1 La chimica del carbonio Due atomi di carbonio ibridizzati sp2 che si uniscano sono in grado di formare un doppio legame per: 1. sovrapposizione frontale σ di un orbitale ibrido di ciascun atomo di carbonio; 2. sovrapposizione laterale degli orbitali p non ibridizzati. Gli atomi di carbonio coinvolti nel doppio legame sono detti insaturi. Ibridizzazioni 15 U I1 La chimica del carbonio Un caso ancora diverso, infine, è quello dell’acetilene, che presenta una struttura lineare e nel quale la distanza di legame carbonio-carbonio è ancora più breve che nell’etilene. Queste sue caratteristiche, infatti, non possono essere spiegate da nessuna delle ibridizzazioni appena viste: la linearità della molecola implica che gli atomi di carbonio abbiano ibridizzazione sp. Ibridizzazioni 16 U I1 La chimica del carbonio Quando due atomi di carbonio con questa ibridizzazione si legano tra loro, si forma un triplo legame. Esso è costituito da un legame σ, dovuto alla sovrapposizione frontale di due orbitali ibridi sp, e da due legami π, dovuti ognuno alla sovrapposizione laterale di un orbitale 2p non ibridizzato di ciascun atomo di carbonio. Si formano due nuvole π, giacenti ognuna su un piano perpendicolare all’altro, che si fondono dando luogo a una sorta di manicotto. Anche gli atomi di carbonio ibridizzati sp si dicono insaturi. Ibridizzazioni 17 U I1 La chimica del carbonio I diversi tipi di ibridizzazione modificano l’elettronegatività del carbonio che aumenta con l’aumentare della percentuale del carattere s negli orbitali ibridi secondo il seguente ordine: La lunghezza di legame, invece, aumenta con il diminuire del carattere s nell’ibrido: Ibridizzazioni 18 U I1 La chimica del carbonio Maggiore infatti è l’elettronegatività dell’atomo di carbonio, più forte è l’attrazione che subiscono gli elettroni verso i nuclei e quindi minore è la lunghezza del legame e maggiore la relativa energia. La lunghezza e, di conseguenza, l’energia di legame sono influenzate anche dalla presenza del legame π. Ibridizzazioni 19 U I1 La chimica del carbonio Isomeria: stessa combinazione, diversa struttura. A volte, due composti rappresentati dalla stessa formula molecolare possono essere radicalmente diversi. Nel caso per esempio dell’alcol etilico e dell’etere etilico, la formula molecolare, C2H6O, è la stessa, mentre le rispettive formule di struttura sono diverse. La diversa struttura che caratterizza gli isomeri spesso conferisce loro proprietà fisiche e chimiche diverse. Isomeria 20 U I1 La chimica del carbonio Esistono differenti tipi di isomeria, che si possono raccogliere in due categorie fondamentali: •isomeria di posizione o di catena, nella quale gli atomi, come nel nostro esempio, occupano nella molecola posizioni diverse; •stereoisomeria, nella quale gli isomeri, genericamente chiamati stereoisomeri, differiscono perché gli atomi delle loro molecole sono legati nella stessa sequenza, ma orientati diversamente nello spazio. Gli stereoisomeri comprendono gli isomeri conformazionali e gli isomeri configurazionali; questi ultimi, a loro volta, si distinguono in isomeri geometrici e isomeri ottici. Isomeria 21 U I1 La chimica del carbonio Isomeria 22 U I1 La chimica del carbonio Il più semplice esempio di isomeria è quello che si riconduce alla diversa sequenza nella quale gli atomi si legano. Gli stessi atomi, grazie all’isomeria di posizione, possono raggrupparsi in catene lineari, ramificate o cicliche. La diversa struttura che la molecola può assumere dà luogo a comportamenti differenti anche nei semplici idrocarburi (costituiti soltanto da carbonio e idrogeno), ma, in questo caso, gli isomeri differiscono principalmente per proprietà fisiche, come la densità e il punto di ebollizione. Isomeria 23 U I1 La chimica del carbonio Alla formula molecolare C5H10, per esempio, corrispondono almeno tre composti. Isomeria 24 U I1 La chimica del carbonio Negli idrocarburi più semplici, gli unici legami presenti sono legami σ, che possono subire una libera rotazione consentendo agli atomi differenti orientazioni nello spazio. Certe orientazioni degli atomi sono comunque più favorite di altre. Consideriamo, per esempio, la molecola dell’etano, C2H6. Essa può esistere in due diverse forme spaziali, una eclissata (i due gruppi CH3- si copriono l’un l’altro) e una sfalsata. La forma sfalsata risulta più stabile dell’altra: in essa gli atomi di idrogeno sono lontani tra loro e ciò ne minimizza la repulsione. Isomeria 25 U I1 La chimica del carbonio Sempre in conseguenza alla rotazione dei legami C-C, il cicloesano C6H12 può assumere una conformazione di particolare stabilità, denominata “a sedia”, in cui l’anello non subisce tensioni perché tutti i legami sono sfalsati. È possibile anche l’esistenza di un’altra conformazione, denominata “a barca”, meno stabile per la tensione dovuta alla presenza di due legami eclissati. Isomeria 26 U I1 La chimica del carbonio Quando tra gli atomi di carbonio sussiste un doppio legame, la rotazione che abbiamo appena vista è impossibile. Le configurazioni degli isomeri geometrici vengono distinte utilizzando i prefissi latini cis-, “al di qua”, e trans-, “al di là”, per indicare la posizione degli atomi, o gruppi di atomi, rispetto al doppio legame che unisce i due atomi di carbonio. Questi isomeri, chimicamente uguali, differiscono per le proprietà fisiche. Per esempio, il cis-1,2-dicloroetilene presenta punto di ebollizione più alto del trans-1,2dicloroetilene. Isomeria 27 U I1 La chimica del carbonio Gli atomi di cloro di questi composti sono disposti dalla stessa parte del doppio legame nel primo e da parti opposte nel secondo. Poiché il legame carboniocloro è di tipo covalente polare, i due dipoli si rinforzano nel primo caso e si annullano nel secondo. Il cis-dicloroetilene è polare, mentre il trans-dicloroetilene è apolare. Questo è confermato dal fatto che il cis viene attratto da un corpo carico elettricamente e il trans no. Isomeria 28 U I1 La chimica del carbonio Isomeri ottici Un altro tipo di isomeri che considereremo è legato al comportamento che le sostanze manifestano quando interagiscono con una particolare proprietà della luce. Un raggio di luce è costituito da onde che oscillano in tutti i possibili piani perpendicolari alla direzione di propagazione. È però possibile, ottenere onde che oscillano in un unico piano: si ha la cosiddetta luce polarizzata. Isomeria ottica 29 U I1 La chimica del carbonio Alcune sostanze presentano la proprietà, se colpite da luce polarizzata, di ruotarne il piano di oscillazione. Questa proprietà, chiamata attività ottica, dipende dalla presenza nelle loro molecole di atomi di carbonio asimmetrici. Per esempio, l’acido lattico presenta attività ottica poiché nella sua molecola, all’atomo di carbonio che ne costituisce il centro, sono legati quattro gruppi diversi: –COOH, –OH, –CH3 e –H. Isomeria ottica 30 U12 La chimica del carbonio Essi si possono disporre in due modi differenti che sono l’uno l’immagine speculare dell’altro, come le mani, e ciò consente loro di ruotare il piano della luce polarizzata. Isomeria ottica 31 U12 La chimica del carbonio Gli enantiomeri presentano le stesse proprietà fisiche e si distinguono solo perché ruotano il piano di oscillazione degli stessi gradi, ma in senso opposto. In base al senso in cui il piano della luce polarizzata viene ruotato dagli enantiomeri, essi vengono indicati con il segno (+), se questo viene ruotato verso destra (destrogiro), e con il segno (-), se viene ruotato verso sinistra (levogiro). La miscela costituita dal 50% di ciascuno dei due enantiomeri non presenta attività ottica e viene chiamata racemo. Gli enantiomeri manifestano lo stesso comportamento chimico, tranne nei riguardi di altre sostanze otticamente attive. Questo è particolarmente importante quando enzimi otticamente attivi devono agire su substrati otticamente attivi. Isomeria ottica 32 U12 La chimica del carbonio Le reazioni organiche: i fattori che le guidano I legami presenti nei composti organici possono essere covalenti puri, come quelli tra carbonio e carbonio, lievemente polari, come quelli tra carbonio e idrogeno, o decisamente polari, come quelli tra carbonio e ossigeno, alogeni o azoto. La polarizzazione degli elettroni riveste grande importanza, perché influenza la rottura dei legami che si verifica in qualsiasi reazione chimica. Anche le proprietà della parte della molecola vicina al legame interessato alla reazione hanno spesso un’influenza decisiva assieme ad altri fattori quali la presenza di sostanze acide o basiche e la stabilità degli intermedi che si formano. Fattori 33 U I1 La chimica del carbonio Sappiamo che la coppia di elettroni di in un legame covalente è spostata verso l’atomo più elettronegativo, con conseguente polarizzazione del legame stesso (indicata con una freccia). I sostituenti meno elettronegativi del carbonio esercitano effetto induttivo +I (“più i”), cioè tendono a spostare gli elettroni sull’atomo di carbonio. Anche gruppi formati solo da carbonio e idrogeno, indicati genericamente con R e chiamati gruppi alchilici, mostrano effetto +I. I sostituenti più elettronegativi del carbonio, come gli alogeni, esercitano effetto induttivo -I (“meno i”), cioè sono in grado di attrarre verso di sé gli elettroni di legame. Fattori 34 U I1 La chimica del carbonio In una catena di atomi di carbonio, la polarizzazione viene comunicata anche agli atomi vicini, diminuendo man mano che ci si allontana dal legame in questione, e si fa sentire al massimo per tre legami. Fattori 35 U I1 La chimica del carbonio Esistono molecole la cui struttura non può essere spiegata ricorrendo a un’unica formula. Nel benzene, per esempio, i legami carbonio-carbonio dovrebbero essere alternativamente singoli e doppi con conseguente diversa lunghezza. In realtà si è trovato che sono tutti uguali e una prima spiegazione è stata data ammettendo che la molecola sia in continuo passaggio (risonanza) tra due strutture (forme limite) grazie allo spostamento di elettroni. Fattori 36 U I1 La chimica del carbonio La molecola così descritta viene detta ibrido di risonanza e le singole formule, che rappresentano le forme tra le quali la struttura della molecola è in continuo passaggio (“risuona”), sono dette forme limite e, di fatto, non esistono. Il fatto che gli elettroni in un ibrido di risonanza risultino dispersi su più atomi, invece di essere vincolati in una zona ristretta, fa sì che esso sia più stabile, cioè il suo contenuto di energia sia minore di quello di una qualsiasi delle forme limite. Fattori Pauling, lo scopritore della risonanza, rappresentato in una caricatura 37 U12 Struttura molecole Un esempio può ben spiegare il concetto di risonanza. Con un po’ di fantasia, il rinoceronte può essere considerato un ibrido di risonanza tra un unicorno (per il corno) e un drago (per la pelle corazzata), che ne sarebbero le forme limite: il rinoceronte esiste ma non esistono né l’unicorno né il drago! Forma limite (non esiste!) Ibrido di risonanza (esiste!) Fattori Forma limite (non esiste!) 38 U12 Struttura molecole La risonanza ha una spiegazione diversa se prendiamo in considerazione gli orbitali perché essi possono realizzare legami π estesi su più atomi. Questo comportamento, chiamato delocalizzazione elettronica, permette di chiarire in modo soddisfacente anche il cosiddetto “effetto mesomerico”. C C Fattori C C 39 U I1 La chimica del carbonio In pratica si verifica che l’interazione tra i legami π produce una parziale sovrapposizione degli orbitali p appartenenti ai due atomi di carbonio uniti con legame semplice; in altre parole, la densità elettronica π viene a essere distribuita anche nella zona del legame semplice, dando luogo alla delocalizzazione elettronica. Fattori 40 U I1 La chimica del carbonio La delocalizzazione elettronica si verifica anche in presenza di atomi con doppietti elettronici liberi o orbitali vuoti coniugati con doppi legami. Fattori 41 U I1 La chimica del carbonio Si deve considerare che gli atomi o i gruppi coniugati con un doppio legame possono interagire con esso in due modi diversi: Va infine ricordato che, al contrario dell’effetto induttivo, l’effetto mesomerico non ha limiti di trasmissione in un sistema coniugato, tanto che su esso sono basati i conduttori elettrici di natura organica. Fattori 42 U I1 La chimica del carbonio In chimica organica, gli acidi e le basi di Lewis si indicano con termini diversi: Il nucleofilo ha una coppia elettronica disponibile con la quale forma un legame covalente con l’elettrofilo. Fattori 43 U I1 La chimica del carbonio Sono nucleofili tutte le basi di Lewis, cioè le specie con doppietti elettronici disponibili, indipendentemente dal fatto che siano anioni o molecole neutre: gli anioni vengono indicati con Nu- e le molecole neutre con Nü. L’elettrofilo è una specie con un orbitale vuoto che accetta una coppia di elettroni formando un legame covalente e assumendo così la configurazione stabile di un gas nobile. Sono elettrofili tutti gli acidi di Lewis. Essi possono essere costituiti da cationi o molecole neutre con carenza di elettroni e vengono indicati rispettivamente con E+ e con E. Fattori 44 U I1 La chimica del carbonio Intermedi L’andamento di molte reazioni organiche è condizionato dalla stabilità di alcuni intermedi di reazione: i carbocationi, i carboanioni e i radicali liberi. I carbocationi contengono un atomo di carbonio con carica positiva, perché circondato da soli sei elettroni. L’atomo di carbonio di un carbocatione è ibridato sp2; esso ha pertanto una struttura planare, con l’orbitale p vuoto non ibridizzato che sporge sopra e sotto il piano dei legami. Intermedi 45 U12 La chimica del carbonio In un carbanione, l’atomo di carbonio è legato ad altri tre atomi e ha ibridizzazione tetraedrica; la coppia elettronica di non legame è localizzata su uno degli orbitali ibridi. Il carbanione è sempre una base forte e la sua stabilità dipende dalla possibilità di disperdere la carica negativa. Intermedi 46 U12 La chimica del carbonio In un radicale libero, l’atomo di carbonio (carbonio radicalico) è ibridizzato sp2 e la sua struttura è quindi planare; l’elettrone libero è situato nell’orbitale p non ibridizzato. Intermedi 47 U12 La chimica del carbonio Reazioni e meccanismi La reazioni di sintesi di molti composti organici che costituiscono materiali di uso corrente sono state realizzate a livello industriale grazie alla conoscenza approfondita degli intermedi attraverso cui passano. Tale conoscenza infatti permette di intervenire in modo mirato, indirizzando il percorso di un processo reattivo verso la formazione preferenziale di alcuni prodotti a scapito di altri, il che ha reso possibile lo sfruttamento delle reazioni organiche per la sintesi di molti materiali utili. Le reazioni organiche, pur nella loro grande varietà, possono essere classificate in tre categorie principali. Reazioni e meccanismi 48 U I1 La chimica del carbonio reazioni di sostituzione, nelle quali un atomo, o un gruppo, legato a un atomo di carbonio del substrato viene allontanato e sostituito da un altro. In esse la molecola mantiene il suo grado di insaturazione. Reazioni e meccanismi 49 U I1 La chimica del carbonio reazioni di addizione, nelle quali il numero dei gruppi legati al substrato aumenta, mentre diminuisce il grado di insaturazione della molecola. Reazioni e meccanismi 50 U I1 La chimica del carbonio reazioni di eliminazione, nelle quali il numero di gruppi legati al substrato diminuisce, mentre aumenta il grado di insaturazione della molecola. Reazioni e meccanismi 51 U I1 La chimica del carbonio