MIF
©
MARKET INDEX FOOD
Dati relativi all’intero comparto food confezionato
Mese di Luglio 2015 vs 2014
in collaborazione con
TREND VENDITE A VALORE
TREND VENDITE A VOLUME
PRESSIONE PROMOZIONALE
TREND VENDITE IN VALORE DELLE PL
+5,92% +4,08% 27,15% +4,66%
*trend a prezzi costanti
* PL = Private Label
DOSSIER
Si rafforza nel mese di luglio l’andamento delle
vendite nel Largo consumo confezionato. Nel
comparto food, secondo i dati Iri, il trend (relativo
alle quattro settimane terminanti il 26 luglio) è
largamente positivo con un +5,92% a valore e una
crescita superiore al 4% in volume. Incremento
delle vendite in valore anche per la marca
commerciale, che registra un +4,66%. Leggera
flessione per la pressione promozionale, che passa
al 27,15%, rispetto al 28,39% di maggio.
1° PUNTATA
Alle pagine 8 e 9
Olio di palma:
la verità,
tutta la verità,
nient’altro che la verità
Facciamo chiarezza su questa materia prima.
Inizia un’inchiesta a puntate sulle problematiche
relative al suo utilizzo.
Editore: Edizioni Turbo Srl - Palazzo di Vetro Corso della Resistenza, 23 - 20821 Meda (MB) - Tel. +39 0362 600463/4 - Fax. +39.0362.600616 - Periodico mensile - Registrazione al Tribunale di Milano n. 18 del 12 gennaio 2011 Poste Italiane S.P.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - LO/MI - Stampa: Ingraph - Seregno (MB) - In caso di mancato recapito, inviare all’ufficio postale di Roserio per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.
EVENTI
A pagina 31
Sana:
a tutto ‘Bio’
ANNO 4 - NUMERO 9 - SETTEMBRE 2015
DIRETTORE RESPONSABILE: ANGELO FRIGERIO
L’INTERVISTA
Alce Nero:
“L’orgoglio
di essere bio”
A pagina 26
A pagina 28
Amazon sfida la
grande distribuzione
La multinazionale inaugura il negozio
‘Alimentari e cura per la casa’ sul suo sito italiano.
Migliaia i prodotti proposti e consegna garantita in 24 ore.
Parla Federico Sargenti, project manager consumables.
IL CASO
Ce.di. Sisa Centro
Nord: profondo rosso
Il centro distributivo veneto presenta un’istanza di
concordato preventivo presso il tribunale di Vicenza.
A pagina 27
RETAIL
Alle pagine 14 e 15
L’alimentare made
in Italy prende il volo
L’impegno per un’agricoltura nel rispetto dell’ambiente
e delle persone. L’ampliamento dell’offerta e la forte crescita
del business. Intervista a Gianluca Puttini, responsabile marketing.
PRIMO PIANO
Crescono del 50% gli espositori. Sale del 40%
il numero dei buyer e delle delegazioni estere.
Verso un’edizione da record dell’evento bolognese.
Parla Marco Momoli, direttore della manifestazione.
Dufry è leader nel travel retailer a livello globale. In vista di Expo
ha rinnovato completamente la sua presenza nei principali
aeroporti d’Italia. Riccardo Bandera, category manager food,
spirits & tobacco per il nostro Paese, ci spiega i meccanismi
che regolano canale e offerta.
FOCUS ON
“Fallimenti e concordati
stanno uccidendo le imprese”
Imprenditori e commercianti fanno fronte comune
contro furbi e disonesti. Che sfruttano le normative
introdotte nel 2012 dal Governo Monti
per non risarcire i creditori.
A pagina 30
LOGISTICA
A pagina 25
L’accoppiata
vincente
Temperatura e umidità controllate. Efficienza
e velocità nelle consegne ai punti vendita.
Il trasporto del cioccolato non è per tutti.
Maglio Arte Dolciaria ha scelto Stef.
FOCUS ON
Quando il buyer
internazionale
incontra le aziende italiane
Grande affluenza
agli eventi b2b promossi
dal padiglione
‘Cibus è Italia - Federalimentare’
a Expo 2015.
SPECIALE SOSTITUTIVI DEL PANE
Alle pagine 12 e 13
Da pagina 16 a pagina 24
Un mercato in chiaroscuro
Il bilancio del comparto che vale oltre 1,2 miliardi di euro, si attesta a +3,5%
a valore. Crescono di oltre il 30% i panificati senza glutine.
Ma diversi prodotti mostrano segno negativo.
POLE POSITION
Settembre 2015
Angelo Frigerio
Chi ha “suicidato”
Egidio Maschio?
(Parte seconda)
Direttore Responsabile
ANGELO FRIGERIO
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RICCARDO COLLETTI
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anno 4 - numero 9
settembre 2015
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Responsabile dati:
Riccardo Colletti
2
Questo numero è stato chiuso
in redazione il 4 settembre 2015
Numerosissime le telefonate e le mail giunte in redazione dopo la pubblicazione dell’editoriale dello scorso numero (vedi la rubrica “Lettere al direttore”, a pagina 4). Eccomi allora a
precisare il mio pensiero stupendo.
Che non tutte le banche siano uguali è un dato certo. Tanto per fare un esempio, le società di
Tespi Mediagroup hanno un ottimo rapporto con Unicredit e Banca Popolare di Milano. Nulla
da dire. Quando si è trattato di intervenire, e di tirare fuori i soldi, lo hanno fatto.
Ma non sempre è così. Più in generale quello che lamento è il progressivo distacco delle banche dalla loro mission originale. Ricordo a tutti che il Monte dei Paschi di Siena (la più vecchia
banca del mondo) nacque nel 1472 come Monte di Pietà. Ovvero un’istituzione che forniva
sostegno a quelle persone che, per difficoltà economiche, erano costrette a vendere i loro oggetti preziosi. Guardate che fine ha fatto adesso… Per non parlare poi delle Banche di Credito
Cooperativo. Piccole realtà, nate per sostenere le imprese del territorio, che nel tempo si sono
modificate andando a imitare i grandi gruppi. Ovvero a privilegiare aspetti assicurativi, a dare
soldi a cani e porci, a speculare sulla pelle dei poveracci.
Volete un esempio? Mio padre. Il sciur Mario ha lavorato tanto nella sua vita. Tantissimo. Oltre
quarant’anni in trancia. In un ambiente dove il rumore e la polvere erano di casa. Altro che 626!
Mi raccontava che - nel dopoguerra, in Brianza - si facevano i turni anche la domenica mattina.
Fino a mezzogiorno. Dopo, mangiando due panini, il Mario prendeva il tram che lo portava
all’Arena di Milano. A vedere l’Inter “del Meazza”.
Permettetemi una digressione. Sino a qualche anno fa diceva che sarebbe morto solo dopo
aver visto l’Inter rivincere la Coppa dei Campioni. Poi è arrivato Mourinho con il suo Triplete.
Ma lui è ancora qui. Con i suoi 90 anni ormai passati… In attesa di un’altra Champions.
Ma torniamo all’esempio. Dopo anni di fatica e sacrifici, i miei genitori hanno accumulato un
gruzzoletto che gli permetteva di guardare con serenità al futuro. Fino a quando un ictus ha
compromesso la vista di mio padre. Allora, solo allora, si è deciso e mi ha mostrato i suoi investimenti. Aveva puntato tutto fidandosi di una nota banca brianzola. Che aveva inserito nel suo
portafoglio un pacco di prodotti finanziari tutti della banca e alcuni addirittura collegati con
assicurazioni sulla vita: a un uomo di 80 anni!
Immaginatevi la mia reazione: ho convocato nel mio ufficio il direttore commerciale della
banca e ho fatto chiudere immediatamente le posizioni facendo riaccreditare i soldi sul conto
corrente. Con tante scuse per “l’errore commesso da un’impiegato”: questa la spiegazione
ufficiale. Tutto è bene quel che finisce bene. Già, ma quanti pensionati hanno subito lo stesso
trattamento?
Ma non è finita qui. Vogliamo parlare dei Bond argentini? Chi spingeva per farli acquistare? Chi
si è defilato quando poi è successo il crac? Dicendo ai correntisti: “Ma come, non avete letto
nelle note che si trattava di investimenti a rischio”. Come se uno dovesse leggere tutte le note
in corpo quattro dei vari contratti che ci allungano e che dobbiamo firmare…
Per non parlare poi dei Zunino, dei Ligresti, dei Ricucci: ovvero tutta gente che ha munto a
più riprese dalle banche. Che gli hanno concesso fidi milionari. Salvo poi piangere per le perdite
subite. E poi, quando chiedi un prestito, ci vengono a parlare di rating, Basilea due, tre, quattro.
Mi viene alla mente Superciuk, il noto personaggio a fumetti, creato da Magnus & Bunker per
la serie Alan Ford. Che ha come motto: “Rubo ai poveri per dare ai ricchi”. Un po’ come qualche istituzione finanziaria. O no?
[email protected]
Settembre 2015
Lettere al direttore
Moltissimi i commenti e le mail arrivate in redazione dopo la pubblicazione dell’editoriale
sulla morte di Egidio Maschio. Ne riporto alcune. A destra il testo pubblicato sullo scorso numero.
Un settore che non è “trendy”
Complimenti per l’editoriale.
Sarà che ho lavorato anche nel settore delle macchine agricole e quindi ricordo Egidio Maschio
come ottimo imprenditore, quindi mi ha colpito
di più. Ma devo dire che ho apprezzato comunque che in una rivista food tu abbia scritto di Lui,
ignorato dai più in quanto di un settore che non
è “trendy”. Per evidenziare lo schifo del sistema
bancario odierno.
Parole vere e oneste sia nei confronti di Egidio
che del sistema bancario odierno.
Un saluto cordiale
Claudio Rizzi
Dir. Comm. Export Melegatti
San Giovanni Lupatoto (Vr)
Un teatro dell’assurdo
Rinnovati complimenti perché hai colto la verità
più importante nella vicenda tragica di Maschio.
Il rapporto tra banche e impresa è diventato una
specie di teatro dell’assurdo. Mi vengono raccontate ristrutturazioni che non hanno alcun beneficio nei numeri delle aziende ma servono solo a
soddisfare l’alieno che se ne sta nella sua filiale
a leggere la realtà attraverso i freddi numeri. E
qui però serve che la politica cambi le regole
del gioco. Tutti i vantaggi che da tutte le parti
sono stati concessi in questi anni alle banche non
sono stati dati perché da parte loro si continuino
a chiudere i rubinetti. Forse la questione è anche
la debolezza sul tema di Confindustria. Oggi
l’imprenditore è troppo solo. Non è più rappresentato da un partito. Le banche lo vedono come
un pericolo. I dipendenti lo vivono come una
spada di Damocle. Pezzi come quello che hai
scritto sono ancora più importanti perché parlano
a un mondo che, dopo aver costruito la fortuna di
questo Paese, è rimasto senza voce. Andrea Dusio
Roma
Il rischio imprenditoriale
Dopo questo editoriale, mi domando: qual è il
rischio imprenditoriale oggi di una banca?
Eleonora Graffione
Coralis
Milano
Il valore umano
E cosa dire ?
Condivido le sue acute osservazioni che quando
la leggo ho i brividi!
Ma possibile che siamo arrivati ad un mondo
asettico che non tiene più conto del valore umano? Quel valore che ha spinto più di un qualsiasi
guadagno a creare sostentamento e sviluppo per
tutti.
Se il sistema non riprende in considerazione questo aspetto fondamentale dell’esistenza, saremo
destinati ad un declino irreversibile, in cui prevar-
rà soltanto la ferocia del Dio denaro.
Lo so, la mia è pura demagogia, ma sono cresciuto imprenditorialmente guardando e avendo
come riferimento persone come Egidio Maschio.
Una realtà distante dalla mia territorialmente, ma
accomunata dallo stesso principio.
Credo che una ribellione sia necessaria!
Ormai scendere nelle piazze non porta più a
niente. Basterebe che tutte le imprese, il 16 di un
fatidico mese, rifiutassero di pagare gli F24 e, se
non ascoltati, continuare il mese successivo!
Ma lei crede che ci sia qualche categoria che
sia in grado di organizzare e coordinare questo?
Tranne qualche acuto come il suo che arriva a far
vibrare le corde dell’anima di chi lo legge, non
vedo segnali di cambiamento.
Ha perfettamente ragione: viviamo l’era del “rating”…. Questo punteggio che se non ti fa chiudere una fattura in perfetto tempismo ti peggiora
e ti aumenta il costo del denaro. Ti fa andare in
un parametro di valutazione che arriva a chiederti il rientro delle tue esposizioni, all’improvviso,
senza tener conto che questo può rappresentare il
fallimento di un’azienda.
Egregio direttore, continui a sollevare e a mettere
in risalto le ingiustizie di questo sistema. Chissà
che la sua penna possa scalfire qualche animo
sensibile che conta. Lo speriamo tutti di cuore.
La saluto Cordialmente
Generoso Losanno
Gelati Aloha
Mirabella Eclano (AV)
La sindrome di Superciuk
Caro Frigerio,
il suo editoriale è impietoso. Ha ragione su
molti punti però delle banche non si può farne a
meno. Senza un sostegno finanziario le aziende
italiane, soprattutto le medio-piccole, sarebbe
destinate a un fallimento certo. Non si può fare
di tutt’erba un fascio. Accanto a realtà che
lambiscono lo strozzinaggio ce ne sono altre che
invece danno una mano all’industria. Forse il suo
è un giudizio troppo drastico.
Saluti
Davide Beghin,
Padova
Gentile Beghin,
che le banche siano la bombola d’ossigeno
per l’industria questo è sicuro. Certo, ce ne
sono alcune che effettivamente danno una
mano alle aziende ma da qui a santificarle ce
ne passa. Ed è proprio questo il punto. Spesso
i nostri istituti di credito si sono dimenticati la
loro missione che è insita nella loro definizione.
Si sono messi a trattare prodotti finanziari con
rischi elevatissimi oppure hanno prestato soldi
a personaggi che definire “poco trasparenti” è
dir poco (vogliamo parlare dei Ligresti?). Questo
è quello che imputo. Aver dimenticato il motivo
ideale per cui sono nate. Hanno fatto insomma
come Superciuk, indimenticabile personaggio
della serie Alan Ford, ovvero “rubano ai poveri
per dare ai ricchi”.
[email protected]
4
Chi ha “suicidato”
Egidio Maschio?
Si chiamava Egidio Maschio. Di mestiere faceva l’imprenditore. Si è tolto la vita, il 24 giugno, nella sala riunioni della
sua azienda di Cadoneghe, in provincia di Padova, con un
colpo del suo fucile da caccia. La notizia è rimbalzata sui
media. Ma è già stata dimenticata. La voglio invece riprendere. Mi consente di fare qualche osservazione in merito al
nostro sistema bancario.
In primo luogo due parole per ricordare Egidio Maschio.
Un imprenditore con le palle. Fondatore, insieme al fratello Giorgio, del gruppo Maschio Gaspardo, azienda che
produce macchinari agricoli. Non una fabbrichetta: 2.000
dipendenti e un fatturato di 324 milioni di euro. Insomma,
una multinazionale leader nella produzione di attrezzature
agricole per la lavorazione del terreno, semina, trattamento
delle colture, manutenzione del verde e fienagione. Un Gruppo con 19 grandi centri produttivi, 16 in Italia e 3 all’estero
in Romania, Cina e India, presente in tutto il mondo con 12
filiali commerciali.
Un’avventura che inizia nel 1964 con i fratelli Egidio e
Giorgio Maschio che iniziarono la produzione nella stalla
della loro casa, soprannominata la «casetta delle frese».
Quell’edificio agricolo, adibito a laboratorio meccanico,
dopo cinquant’anni diventa un grande Gruppo industriale.
L’azienda negli ultimi anni avrebbe fatto grandi investimenti
per espandersi all’estero. Tra il 2009 e il 2014 il Gruppo ha
vissuto un periodo di forte crescita in cui il fatturato è più
che raddoppiato, passando da 118 milioni di euro a 324 milioni con l’80% generato da mercati esteri. La famiglia Maschio, azionista di maggioranza, detiene l’86% del capitale
sociale mentre il restante 14% è posseduto da Friulia Finanziaria FVG. Alla notizia dellla morte di Egidio Maschio la
fabbrica si è fermata ma solo per poco: tutti i lavoratori sono
tornati nelle loro postazioni. Interessante la dichiarazione di
Gregorio Loreggian della Fiom Cgil: «Siamo tranquilli, i
figli hanno dimostrato di avere a cuore il futuro dell’azienda, nonostante le difficoltà la Maschio Gaspardo è una ditta
solida». Significative le parole del Governatore del Veneto,
Luca Zaia: «L’ho sempre stimato, sia come uomo che come
imprenditore: è stato un emblema della determinazione, del
coraggio, della voglia di fare, di progredire di creare, tipica
della miglior imprenditoria veneta. In questi anni di difficoltà Egidio ha dato un grande esempio, gettando sempre
il cuore oltre l’ostacolo, investendo e assumendo, inviando
così uno straordinario messaggio di positività». Ai funerali
c’erano più di 3mila persone.
Una bella storia di imprenditoria locale che riesce a superare i confini del Veneto per espandersi nel mondo. Ma
cosa ha portato Egidio Maschio al suo gesto estremo? Le
cronache parlano di contrasti con le banche che pare avessero chiesto un rientro dei soldi anticipati.
Già, le banche. Un mondo che è cambiato alla velocità
della luce. In peggio. Prima, per avere un mutuo o un affidamento, andavi dal direttore. Era del tuo paese o del tuo
quartiere. Ti conosceva bene. Sapeva come, quando e quanto
lavoravi. Sapeva di te e della tua famiglia. Sapeva dei tuoi
dipendenti. E, in base a queste informazioni, ti dava i soldi,
assumendosi un rischio personale.
Oggi non è più così. I direttori non contano nulla e hanno
le mutande foderate di ghisa. Chi decide è un oscuro funzionario che prende le decisioni in base alle carte. Un burocrate
che, nel suo ufficio dorato, taglia (molto) e cuce (poco). Ma
come si può giudicare un’azienda solo con i freddi numeri?
Ma come si può giudicare un imprenditore solo dal rating?
Un’azienda è coraggio, vivacità intellettuale, lavoro senza
orari e spesso senza ferie. Sangue, sudore e polvere.
Vittore Beretta, della Fratelli Beretta, in un’intervista che
mi aveva concesso nel 2012 così raccontava il rapporto del
suo Gruppo con le banche: «Era il 1932. Mio nonno stanco
di lavorare fa un patto con i suoi due figli: lui si tiene la
macelleria bovina e cede a Mario e Felice la parte dedicata
al suino. Ma di soldi ce ne sono pochi. I maiali si pagano
subito ma poi devono essere macellati. L’incasso arriva solo
alla fine, con la vendita del prodotto. I due fratelli s’ingegnano, vanno a Milano e incontrano il ragionier Fraccaro della
Banca Agricola Milanese. Gli fa un bell’interrogatorio con
l’esposizione di quello che oggi potrebbe definirsi il “piano industriale”. La conversazione dura a lungo. Alla fine si
salutano. Ma, prima di congedarli, il ragioniere consegna
loro un libretto degli assegni: “Andate e spendete”. Era un
banchiere, non un bancario».
NEWS
Settembre 2015
Riapre il superstore
Conad di Pistoia
Ha riaperto i battenti oggi il superstore Conad di Pistoia. Il punto vendita, che si trova all’interno del Centro Adua, è stato completamente
rivisto nel layout e nelle dotazioni tecnologiche, con un’attenzione particolare alla sostenibilità energetica e ambientale. La ristrutturazione ha
portato alla creazione di un nuovo spazio pizzeria al taglio e da asporto e all’ammodernamento di tutti i reparti freschi. Sono stati introdotti i
servizi “spesa al volo” e le nuove casse Self Conad, che permettono di
ridurre i tempi di attesa del cliente possessore di Carta Insieme Conad.
All’interno del punto vendita sono presenti anche due nuovissimi totem
touch screen Digital Conad da cui il cliente può ordinare prodotti tecnologici e non, ampliando così l’offerta di qualità e servizio del negozio.
A gennaio la notizia dell’avvio da parte dell’Antitrust di un’istruttoria
contro l’insegna discount per violazione dell’articolo 62. In luglio
la sentenza che scagiona l’azienda.
Eurospin non
Euro… spenna
Tetra Pak Environment Research:
sostenibilità fondamentale per la scelta d’acquisto
“I consumatori si aspettano che le aziende oggi agiscano di più a
favore dell’ambiente e sono sempre più attenti al controllo delle informazioni su un prodotto prima di acquistarlo”, spiega Mario Abreu, vice
presidente ambiente di Tetra Pak, commentando i risultati di Tetra Pak
Environment Research 2015. Il sondaggio, svolto su circa 6mila consumatori in 12 paesi diversi, rivela che più dei tre quarti degli intervistati
dichiarano che un imballaggio eco-compatibile o rinnovabile possa
influenzare la decisione di acquisto. Inoltre, i due terzi del campione
ha dichiarato di acquistare eco-compatibili, anche se costano di più,
e di aver evitato specifici marchi o prodotti a causa di preoccupazioni
ambientali. Una sensibilità più forte nei mercati emergenti, come Cina,
Turchia e India, dove oltre il 60% ha dichiarato di cercare sempre informazioni ambientali sui prodotti, rispetto al 25% di Stati Uniti, Regno
Unito e Giappone. Allo stesso modo, risulta che la maggior parte dei
produttori alimentari ha incluso l’ambiente nella propria strategia di
business, come elemento chiave per la differenziazione del prodotto.
Verso l’accorpamento delle Camere di commercio.
Da 105 a 60 in un anno
Tempi brevi per la riforma delle Camere di commercio. Lo scorso 28
agosto è entrata, infatti, in vigore la legge 124/2015, che permette
al governo di intervenire per il riassetto del sistema camerale. L’esecutivo avrà ora un anno di tempo per adottare un decreto legge ad hoc.
Secondo quanto riportato da corriere.it, il riassetto dovrebbe prevedere
decise riduzione degli enti camerali, che passeranno da 105 a 60 (o
addirittura 50). La razionalizzazione prevede che soltanto le Camere
di commercio con una soglia dimensionale minima di 75mila imprese
iscritte possano continuare a essere operative. Prevista anche una riduzione delle spese a carico delle imprese, che saranno tagliate del 35%
nel 2015, del 40% nel 2016 e del 50% dal 2017, rispetto agli importi
dell’anno scorso.
Inflazione ancora
debole ad agosto (+0,2%)
Secondo i dati provvisori diffusi dall’Istat, ad agosto l’indice nazionale
dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,2%, sia su base mensile che
annua. L’inflazione è stabile per la maggior parte delle tipologie di prodotto, salvo la decisa flessione dei beni energetici non regolamentati e
l’incremento a livello congiunturale dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti e di quelli legati alle comunicazioni. I prezzi dei beni alimentari,
per la cura della casa e della persona crescono dello 0,1% su base
mensile e dello 0,7% su base annua. L’inflazione dei prodotti ad alta
frequenza d’acquisto registra un +0,2% in termini congiunturali e un
+0,3% nei confronti di agosto 2014 (da -0,1% di luglio).
Martina: “Export a quasi 18 miliardi di euro.
È semestre record per l’agroalimentare italiano”
Record per l’agroalimentare made in Italy nel primo semestre 2015.
L’export ha quasi toccato quota 18 miliardi di euro. Ad annunciarlo il
ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina. Che sottolinea come si tratti di un dato in crescita di oltre 8 punti
percentuali rispetto al 2014. Merito anche del volano Expo, a detta
del numero uno del Mipaaf. “A giugno, inoltre, il mercato Usa ha fatto
registrare un +29% per il nostro alimentare, con vendite che nei sei
mesi superano 1,7 miliardi di euro. Siamo in linea con l’obiettivo di 36
miliardi di esportazioni entro l’anno”, ha affermato Martina.
Gennaio 2015: l’Antitrust avvia un’istruttoria
contro l’insegna discount Eurospin per violazione dell’articolo 62. Sotto la lente dell’Autorità
garante della concorrenza e del mercato, la
presunta richiesta di contributi ingiustificati ai
fornitori da parte dell’azienda (fondata nel
1993 e con oltre 900 punti vendita tra Italia
e Slovenia).
La sentenza sulla vicenda che vedeva coinvolta l’insegna era attesa da tempo. Pubblicata
sul bollettino dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato in data 10 agosto,
delibera con assoluta chiarezza: “Che la
condotta commerciale descritta al punto II del
presente provvedimento, posta in essere dalla
società Eurospin Italia, non presenta, allo stato,
elementi sufficienti ad integrare una violazione
dell’art. 62 del D.L. 1/2012 e dell’art. 4 del
Decreto di attuazione”.
A Eurospin era stata contestata una presunta
condotta scorretta, consistente nell’avere imposto ai propri fornitori il versamento di due
oneri economici (per “servizi di segreteria” o
“di centrale” e “premi di fine periodo”) ingiustificatamente gravosi, in quanto non rispondenti
ad alcun servizio prestato dal Gruppo in loro
favore. Il tutto, “in presenza di un significativo
squilibrio di forza tra le parti del contratto di
fornitura di prodotti agricoli e alimentari”.
A due anni dall’entrata in vigore della discussa
norma sulle relazioni commerciali tra i retailer
e gli operatori agroalimentari, l’Agenzia era
intervenuta contro l’insegna distributiva sulla
scorta dei poteri che il decreto attuativo in merito le attribuisce.
Il motivo del procedimento non aveva lasciato
spazio a equivoci: “L’istruttoria appena iniziata
riguarda, in particolare, la presunta condotta
di Eurospin Italia consistente nell’avere imposto ai propri fornitori il versamento semestrale
di due contributi economici ingiustificatamente
gravosi, in quanto non rispondenti ad alcun
servizio prestato dal Gruppo in loro favore”,
recitava una nota diffusa dall’Autorità in gennaio. Era, quindi, proprio il “malcostume” dei
contributi a finire sotto la lente.
Una pratica tanto diffusa, quanto invisa alle
aziende fornitrici, costrette spesso a sottostare
a questa vera e propria tassa. Obtorto collo,
visto lo squilibrio di forze rispetto alle catene distributive. E proprio su questo punto si concentrava la nota dell’Antitrust: “L’Autorità garante
della concorrenza e del mercato ha ritenuto
che la posizione di primato del Gruppo Eurospin sul mercato della grande distribuzione
organizzata nel canale discount (per numero
di punti vendita, fatturato e fedeltà dei clienti)
comporti per la holding Eurospin Italia la pos-
sibilità di esercitare una forte pressione commerciale nei confronti dei produttori agricoli e
alimentari, parti deboli del rapporto, in sede di
negoziazione, conclusione ed esecuzione dei
contratti di fornitura”.
Di fronte a questa sproporzione di forze, pareva dire l’Agcm, la presunta richiesta del pagamento di un contributo si configurerebbe come
la chiara imposizione di condizioni non eque.
Se il tutto fosse stato confermato (e l’istruttoria
serviva proprio a questo), i margini di manovra
per Eurospin sarebbero stati di pochi millimetri. Anche perché è cosa nota che la distribuzione italiana non ha vita facile tra gli uffici
dell’Agcm.
Basti pensare a quanto accaduto a Centrale italiana (la centrale d’acquisto che aveva
come capofila il colosso Coop, sciolta volontariamente dopo l’intervento dell’Agenzia) o
alla vicenda che aveva visto protagonista, suo
malgrado, Il Gigante. Allora l’insegna aveva
inviato una richiesta ai fornitori di un contributo
di 90 centesimi di euro, per ogni Pec inviata.
Fu sufficiente una lettera di Federalimentare in
cui si intimava di procedere presso l’Antritrust
(proprio sulla scorta dell’articolo 62), per indurre il retailer a una precipitosa marcia indietro.
La sentenza datata 10 agosto, però, scagiona Eurospin. Gli organi competenti, dopo aver
condotto un’approfondita attività istruttoria che
si è protratta fino al 4 giugno, nonostante una
conclusione inizialmente preventivata per il
mese di marzo, hanno dissipato ogni ombra
sulla condotta commerciale dell’azienda. È,
d’altronde, da segnalare che, nelle memorie
difensive prodotte nel corso del procedimento,
l’insegna si era giustificata specificando che
la sua decisione “di raggruppare in un’unica
voce denominata ‘servizi di segreteria’ o ‘cd.
di centrale’, espressa in misura percentuale sul
fatturato realizzato con il Gruppo, tutti i precedenti contributi diversificati”, era stata adottata
“per ragioni di efficienza e semplificazione”.
Inoltre, aveva sottolineato come il passaggio
al contributo unico non avesse comportato un
aumento dell’onere economico per tutti i fornitori: “In quanto per alcuni non vi è stata sostanziale modifica nella contribuzione, mentre per
altri vi è stata anzi una diminuzione dell’importo dovuto”. Infine, rispetto al citato “premio di
fine periodo”, Eurospin concludeva la propria
difesa affermando che si sarebbe trattato “di
uno sconto di fine periodo concordato con il
fornitore in sede di stipula del contratto o di
rinnovo”. Di conseguenza, “il fornitore sarebbe
in grado di prevedere l’impatto del premio sul
proprio conto economico in anticipo rispetto al
periodo di fornitura”.
5
NEWS
Settembre 2015
Aefi firma un accordo strategico
con l’Iran per il settore fieristico
x
La Commissione internazionalizzazione di Aefi (Associazione esposizioni e fiere italiane) ha siglato un
accordo d’intesa con l’Iran international exhibitions
company, il più importante ente fieristico iraniano.
La firma è stata apposta a fine agosto a Milano, in
occasione delle celebrazioni dell’Iran national day
a Expo 2015, presso Palazzo Italia. “Il ritiro delle
sanzioni avrà un impatto positivo anche sul sistema
fieristico italiano”, ha commentato Ettore Riello, presidente di Aefi. “L’Iran è un mercato importantissimo
per le aziende italiane e grazie all’abolizione delle
sanzioni si prevede che nei prossimi tre anni l’export del nostro Paese possa registrare un incremento
di 2-3 miliardi di euro. L’accordo siglato costituisce
quindi un primo importante segnale in questa direzione e offrirà nuove e sempre maggiori opportunità di
crescita alle imprese italiane”.
x
FIOCCO ROSA
Benvenuta Lucilla
Lo scorso 26 luglio, alle ore
23, è nata Lucilla. La terzogenita di Valentina Frigerio (figlia
del nostro direttore Angelo) e di
Luciano Pizzi, alla nascita pesava 3,830 kg. A mamma Valentina, papà Luciano, alle sorelline Carolina e Teresa, nonché a
nonno Angelo, l’abbraccio e le
felicitazioni di tutta la redazione
di DS DolciSalati&Consumi.
Eataly: inaugurato il nuovo punto vendita
in Corea del Sud
Barrette Dr. Schär a rischio salmonella:
ritirate dal mercato in Svizzera e Italia
Dopo l’allarme lanciato in Svizzera a fine agosto, anche in Italia sono state richiamate dal commercio le
barrette al cioccolato a marchio Dr. Schär. Il motivo?
Una possibile contaminazione da salmonella, come
comunica in una nota l’azienda stessa, che sarebbe
stata avvisata a sua volta dal fornitore. Si tratta delle
“Twin bar” (Ean Code 8008698010235), un prodotto riconosciuto come gluten free e quindi adatto per
celiaci. I lotti segnalati sono esclusivamente quelli che
riportano le seguenti date di scadenza: 21.05.16;
22.05.16; 26.05.16; 07.07.16; 08.07.16;
09.07.16. “Non possono essere esclusi rischi per la
salute”, ha comunicato l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (Usav), invitando tutti a
non consumare il prodotto, che nel frattempo è stato
ritirato dal mercato.
Istat, vendite al dettaglio di prodotti
alimentari a +0,9% in giugno
E’ stato inaugurato il 21 agosto il primo negozio Eataly
in Corea del Sud. Il punto vendita si trova a Pangyo,
città satellite di Seoul in forte espansione edilizia, all’interno dei nuovissimi magazzini Hyundai, i più grandi del
Paese per dimensioni. Hyundai Green Food ha investito cinque milioni di euro per la realizzazione dell’area
Eataly, che si estende su 2mila metri quadri. Il 30% di
questa superficie è riservato alla vendita dei prodotti con
corner tematici dedicati, tra gli altri, a Ferrero, Caffè Vergnano e Cioccolato Venchi. Delle 400 etichette di vino
in vendita, circa la metà fa il suo ingresso nel mercato
coreano per la prima volta. Il restante 70% dello spazio,
invece, si compone di sei ristoranti con menu tradizionali
italiani.
L’annuncio di Aidepi
per difendere l’olio di palma
A giugno 2015 l’indice destagionalizzato del valore delle vendite al dettaglio, che incorpora anche
i volumi, diminuisce dello 0,3% rispetto a maggio
2015, mentre cresce dell’1,7% nel confronto con
lo stesso mese del 2014. Nella media del trimestre
aprile-giugno 2015, il valore delle vendite registra
una crescita dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. A valore, le vendite di prodotti alimentari
segnano un aumento dello 0,9%. Per forma distributiva, nel confronto con il mese di giugno 2014,
si registra una variazione positiva sia per il valore
delle vendite della grande distribuzione (+1,5%) sia
per quello delle imprese operanti su piccole superfici
(+1,7%).
Pedon cresce negli Usa:
14 nuove referenze per Whole Foods
6
Un altro colpo grosso messo a segno da Pedon. La
multinazionale vicentina specializzata nella produzione di cereali e legumi secchi, con un fatturato di
90 milioni di euro l’anno, ha infatti rafforzato la propria presenza negli Stati Uniti aggiudicandosi una
commessa del retailer Whole Foods. La catena, che
fattura circa 12,6 miliardi di euro l’anno, ha assegnato a Pedon l’incarico di realizzare 14 referenze
di cereali e legumi, sia tipici italiani sia d’importazione, anche ricettati, da commercializzare con
il nuovo marchio format convenience dell’insegna
americana: ‘365’.
A fine agosto, con una serie di inserzioni pubblicitarie su
La Repubblica, il Sole 24 Ore e il Corriere della Sera,
Aidepi, l’Associazione delle industrie del dolce e della
pasta italiane, si è schierata a favore del tanto discusso
olio di palma. Tre le principali caratteristiche messe in
evidenza nel messaggio: l’olio di palma è un prodotto
di origine naturale, può essere integrato tranquillamente
in una dieta bilanciata e rispetta l’ambiente e la salute.
In particolare, l’ente nazionale sottolinea la semplicità
del processo di produzione e il fatto che numerosi studi
scientifici abbiano dimostrato che questa materia prima
non presenti rischi per la salute. Da ultimo, ma non meno
importante, la coltivazione dell’olio di palma è sostenibile, non solo perché ha una produttività superiore agli
altri oli vegetali, ma anche perché associazioni e imprese sono all’opera per garantire il rispetto delle foreste e
delle comunità locali.
Nasce l’Istituto internazionale chocolier per la
valorizzazione del cioccolato di alta qualità
Nasce a Brescia l’Istituto internazionale chocolier (Iic)
per la valorizzazione e lo sviluppo del cioccolato di
alta qualità. Un progetto ideato dal Centro studi assaggiatori, insieme a Domori e a Guido Gobino, che
si rivolge a tutti gli operatori della filiera del cacao
(produttori di materie prime, attrezzature, cioccolatieri
e pasticceri) ma anche a tutti coloro che desiderano imparare a riconoscere e utilizzare al meglio il
cioccolato. “Gli elevati standard qualitativi garantiti
dalle aziende nazionali del cioccolato ne fanno un
settore di eccellenza con una grande propensione
all’export che è cresciuto negli ultimi anni del +33%”,
spiega Jean-Pierre Willemsen, Ad di Domori e presidente dell’Iic. “Se pensiamo che la Francia, grande
produttrice di cioccolateria fine, è il primo paese di
destinazione del cioccolato italiano esportato con il
20% del totale a valore, la potenzialità di sviluppo
del cioccolato italiano è altissima”.
Negli Usa è guerra ai coloranti artificiali.
Kellogg pronta a sostituirli entro il 2018
“Stiamo lavorando per rimuovere i coloranti e gli aromi
artificiali da tutte le nostre marche di cereali e da una
varietà di snack. Il nostro obiettivo è quello di completare questa transizione entro la fine del 2018”, spiega
Kris Charles, portavoce della multinazionale americana
Kellogg Company. La guerra ai coloranti artificiali è solo
l’ultimo tassello del trend salutistico che sta conquistando
il Nord America. E spingendo diverse multinazionali del
food (vedi anche General Mills, Nestlè o Hershey) a
eliminarli in favore di prodotti di origine naturale – come
frutta, verdure e spezie – per avvicinarsi ai nuovi gusti
dei consumatori. Un’impresa più facile a dirsi che a farsi: oltre a costare di più, i coloranti naturali non presentano lo stesso grado di resistenza a fattori esterni come
il calore. Inoltre, per ottenere un effetto il più simile possibile, è necessario utilizzarne in quantità molto elevate.
Il che spesso comporta un aggiustamento della ricetta.
Aldi punta sulla sostenibilità
del cacao per le sue referenze mdd
Internazionalizzazione Pmi:
il Mise finanzia i temporary export manager
Se ne parlava da tempo, ma con il decreto del 23 giugno
2015 la direzione generale per le Politiche di internazionalizzazione e la promozione degli scambi ha reso noti
termini e modalità operative per la richiesta e la concessione dei “Voucher per l’internazionalizzazione” rivolti alle
Pmi. I singoli buoni a fondo perduto di 10mila euro sono
concessi dal ministero dello Sviluppo economico e consentono di inserire in azienda un temporary export manager
per almeno sei mesi. L’impresa deve cofinanziare con un
investimento che, per il primo bando, è di almeno 3mila
euro. Il costo complessivo sostenuto sarà quindi di almeno 13mila euro. L’export manager potrà essere selezionato
tramite apposite società individuate dal ministero. Dal 15
settembre sarà possibile compilare la domanda attraverso
la registrazione dell’impresa nell’apposita sezione “Voucher
per l’internazionalizzazione” del sito del ministero dello Sviluppo economico.
Che la Germania fosse uno dei paesi più attenti alla
sostenibilità dei prodotti era chiaro da tempo. Così tanto
attenta che anche la catena di discount, Aldi, ha annunciato di voler sostituire, entro la fine dell’anno, le referenze a marchio del distributore a base di cacao utilizzando
solo materie prime sostenibili. Una trasformazione che
riguarderà non solo le tavolette di cioccolato, ma ache
tutti i prodotti che utilizzano il cacao come ingrediente
(gelati, cioccolatini e dolciumi, cereali ricoperti e altro).
L’insegna, in realtà, è già a buon punto, visto che il 90%
del cacao in vendita presso i propri punti vendita deriva
da coltivazioni gestite in maniera sostenibile, quindi con
il rispetto dei criteri sociali e ambientali richiesti dagli
enti certificatori.
Settembre 2015
Olio di palma: la verità, tutta la verità,
nient’altro che la verità
Facciamo chiarezza su questa materia prima. Inizia un’inchiesta a puntate sulle problematiche relative al suo utilizzo.
Il mondo della politica si muove. E il consiglio malese approva.
L’OLIO DI PALMA IN PILLOLE
LA PRODUZIONE
630
556
539
ECUADOR
PAPUA N.G.
GHANA
IMPORTATORI 2014
Fonte: USDA PSD Online
1.250
1.225
810
BANGLADESH
EGITTO
MALESIA
0
INDIA
10%
GIRASOLE
4%
PAKISTAN
COLZA
SINGAPORE
1.412
2.000
STATI UNITI
4.000
2.700
5.875
CINA
14%
6.000
7.380
27%
SOIA
8.000
UE 28
PALMA
10.000
9.070
39%
752
(1.000 t)
169 MIO T IN 2013
GLI UTILIZZI
L’olio di palma e
i suoi sottoprodotti vengono utilizzati
in diversi settori
GUATEMALA 477
1.216
COLOMBIA
0
HONDURAS 520
1.300
NIGERIA
10.000
2.180
20.000
THAILANDIA
30.000
22.150
40.000
36.780
(1.000 t)
805
PRINCIPALI OLI
VEGETALI
Fonte: USDA PSD Online
RUSSIA
POLPA>OLIO DI PALMA
PRODUTTORI 204
MALESIA
NOCCIOLO: PALMISTO
L’olio di palma si ricava dai frutti che vengono sterilizzati tramite
vapore, denocciolati, cotti, pressati
e filtrati. Il processo estrattivo è
effettuato senza l’uso di solventi. A
seguito della spremitura, possono
essere ottenuti ulteriori prodotti
attraverso processi di raffinazione: uno di questi, ad esempio, è il
frazionamento con cristallizzazione
utile a separare la frazione liquida
(principalmente composta da oleina) da quella solida (principalmente composta da stearina). La palma
da olio si coltiva in 17 paesi della
fascia equatoriale - due dei quali,
Malesia e Indonesia, da soli rappresentano circa l’86% della produzione mondiale - e fornisce sussistenza economica a diversi milioni di
persone.
INDONESIA
COS’È?
L’olio di palma è l’olio vegetale più utilizzato al mondo.
Deriva dal frutto della palma da olio (Elaeis guineensis e Elaeis Oleifera), una
pianta originaria dell’Africa occidentale e diffusa nella fascia equatoriale di cui si
hanno evidenze fin dai tempi dell’antico Egitto (2600 a.C.). L’albero di palma cresce
in regioni equatoriali e tropicali dove trova temperature ideali che variano dai 24
ai 32 gradi centigradi. In termini di utilizzo di terreno è più efficiente tra le colture
destinate a oli e non necessita d’acqua d’irrigazione in quanto viene coltivata in
aree caratterizzate da alta piovosità. Nel 2014 l’olio di palma e l’olio di palmisto
hanno rappresentato 60 dei 173 milioni di tonnellate di oli vegetali prodotti a
livello mondiale (fonte Usda).
ARACHIDI
8
N.B.: Non è il singolo ingrediente o prodotto a fare male, ma una moltitudine di fattori, tra cui una scorretta alimentazione nel suo complesso e uno stile di vita sedentario.
1.833
1.395
NIGERIA
STATI UNITI
0
BANGLADESH 1.295
1.975
THAILANDIA
2.690
5.000
PAKISTAN
Fonte: Rspo
4.675
10.000
OLIVA
5.975
1%
15.000
MALESIA
FA MALE ALLA SALUTE?
Spesso viene criticato per il contenuto di acidi grassi saturi ma:
• non contiene colesterolo e non aumenta la colesterolemia
• l’acido palmitico è contenuto naturalmente nel latte materno e nell’olio di oliva
• ha una quantità di acidi grassi saturi leggermente inferiore al burro.
COCCO
(1.000 t)
CINA
QUANTO SE NE CONSUMA
L’Inran (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) rileva un consumo italiano di grassi saturi pari a 28 grammi totali/persona/giorno. Nel caso,
assolutamente irreale, che tutti i prodotti dolciari contenessero olio di palma, il
conseguente apporto in grassi saturi sarebbe di soli 2,8 grammi/persona/giorno.
2%
Fonte: USDA PSD Online
7.240
PERCHÉ SI UTILIZZA NEL SETTORE ALIMENTARE
• Aumenta la durata del prodotto e quindi riduce il food waste
(lo spreco alimentare).
• Conferisce croccantezza o cremosità al prodotto.
• Non contiene acidi grassi trans (non necessita di idrogenazione).
• Ha sapore e fragranza neutri.
• Ha un elevato rapporto qualità prezzo.
COTONE
UE 28
Bioenergie
e chimico
9.245
Cosmesi
INDIA
Alimentare
12.620
Mangimistica
UTILIZZATORI 2014
INDONESIA
Farmaceutica
3%
1° PUNTATA
DOSSIER
I PARLAMENTARI
ITALIANI PRESENTANO
DUE RISOLUZIONI
Due risoluzioni, presentate recentemente alla Camera, a favore dell’olio di
palma. Prima l’onorevole Dorina Bianchi del Nuovo centrodestra poi i parlamentari italiani di Scelta civica Giovanni Monchiero, Pierpaolo Vargiu e Ilaria
Capua hanno richiamato l’attenzione sulla falsità della campagna mediatica e
politica diffamatoria nei confronti della materia prima, chiedendo al Governo
di fare chiarezza, informare i cittadini sulle caratteristiche nutritive e ambientali reali dell’olio di palma, contrastare iniziative discriminatorie e incentivare
il libero commercio. Tra le premesse, infatti, i deputati sostengono che non
esistono evidenze scientifiche per sostenere che l’olio di palma sia dannoso
per la salute, che le accuse di deforestazione rivolte alla Malesia sono false e
tendenziose (è noto l’impegno del Paese a proteggere almeno il 50% dei terreni), che le colture alternative non sono altrettanto “sostenibili” e che si tratta
di una materia prima di fondamentale importanza per i paesi di produzione,
come per l’economia italiana
Dorina Bianchi
Per approfondire: www.alimentando.info/dolcisalati/risoluzioni-dei-parlamentari-italiani-a-favore-dellolio-di-palma,
dove si può scaricare i pdf delle due risoluzoni presentate dalla Camera.
IL CONSIGLIO
MALESE
APPROVA
Il Consiglio malese per l’olio di
palma (Mpoc) ha accolto con favore le risoluzioni presentate al
Parlamento italiano da Dorina Banchi (Nuovo centrodestra-Alleanza
popolare) e da Giovanni Monchiero, Pierpaolo Vargiu e Ilaria Capua
(Scelta Civica). “Le due risoluzioni
evidenziano i benefici salutari, ambientali ed economici relativi all’olio
di palma e criticano fortemente la
campagna discriminatoria contro
quest’olio attualmente in corso in
Italia”, ha affermato Yusof Basiron,
Ceo di Mpoc. “I politici hanno la
grande responsabilità di difendere
la verità scientifica e adottare le migliori politiche per tutelare la salute
dei consumatori”, continua Basiron,
sottolineando che “L’Italia è oggi uno
dei migliori partner della Malesia ed
entrambi i Paesi traggono beneficio
da una partnership commerciale in
continua crescita”.
Yusof Basiron
9
Settembre 2015
L’ANDAMENTO DELL’INDUSTRIA ALIMENTARE ITALIANA
I numeri dell’industria alimentare
Se le microimprese rappresentano circa l’87,1% del totale
delle aziende agroalimentari in Italia, sono in realtà le Pmi
a contribuire maggiormente al fatturato (57,4%) e al valore aggiunto (50,3%).
Seguono i grandi gruppi, rispettivamente per il 30,7% e il 34,8%.
Mld
Crédit Agricole
a favore dell’impresa
Mld
EXPORT E VALORE AGGIUNTO
Comparazione tra agroalimentare e totale manifattura
(Valori correnti 2007=100)
L’agroalimentare (A/A) rimane un asset strategico per l’economia italiana. In generale, infatti, il comparto mostra dati più
positivi rispetto al manifatturiero italiano nel complesso. Mentre dal 2007 al 2014 il valore aggiunto del settore agroalimentare è aumentato del 5%, trainato dalle buone performance dell’export (+42% in questi 8 anni), il valore aggiunto del
manifatturiero ha fatto registrare un calo del 12%, con un export cresciuto solo del 10%.
REDDITIVITA’ E IMPRESE IN PERDITA
Redditività
-9,3% NELLA FILIERA
DELLE CARNI
Per quanto riguarda la redditività, nel periodo 2011-2013 si registra un calo generale dovuto principalmente alla crisi, che non
risparmia nemmeno grandi imprese (da 7,1% a 6,7%) e Pmi (da 4,4% a 3%). Ma i profitti restano più alti per i gruppi più
strutturati. Si allarga quindi la forbice tra le realtà più grandi e le microimprese (-3,6% nel 2013).
Imprese in perdita
OLTRE LA METÀ
(50,5%)
NEL VITIVINICOLO
10
Fonte: Nomisma per Gruppo Cariparma Crédit Agricole
Come riflesso della riduzione della
redditività, chiaramente, si registra
anche un aumento della quota di
imprese in perdita, per tutte le
fasce di dimensione. Ma a essere
maggiormente in difficoltà sono le
microimprese (da 38,5% a 41,7%),
mentre è più lieve l’aumento del
numero di grandi imprese e Pmi in
perdita. Le prime, infatti, rappresentavano il 16,2% del totale nel 2011 e
sono diventate il 17,1% nel 2013. Le
Pmi in perdita, infine, erano il 21,5%
nel 2011 e nel 2014 rappresentavano
il 22%.
150 milioni di euro per favorire l’internazionalizzazione delle aziende agroalimentari
presenti a Expo nel padiglione Cibus è Italia. Questa l’iniziativa presentata nel corso
dell’incontro “Le strade verso i nuovi mercati. Sinergie tra fiere, banche e imprese”,
tenutosi mercoledì 15 luglio proprio sulla
terrazza del padiglione di Federalimentare e
Fiere Parma. A promuovere il piano d’investimenti, Sace (gruppo che sostiene la competitività delle imprese in Italia e all’estero
grazie a servizi di export credit, assicurazione del credito, protezione degli investimenti
all’estero, garanzie finanziarie, cauzioni e factoring) e Gruppo Cariparma Crédit Agricole, importante player europeo nel settore
bancario e assicurativo, insieme all’ente fieristico parmense.
Al dibattito hanno partecipato Hughes
Brasseur, direttore generale di Cariparma
Crédit Agricole, con i manager del gruppo
Gianluca Borrelli e Alessio Foletti; Annalisa
Sassi e Antonio Cellie, rispettivamente vicepresidente e amministratore delegato di
Fiere di Parma, e gli imprenditori Giuseppe
Ambrosi e Cesare Ponti. Durante l’incontro,
inoltre, il responsabile area agroalimentare
di Nomisma, Denis Pantini, ha presentato i primi risultati della ricerca sullo stato
dell’agroalimentare italiano, che sono stati
lo spunto per segnalare quanto sia divenuto
necessario, per il settore, “fare sistema”. Infatti l’osservatorio, supportato da Cariparma
Crédit Agricole, ha evidenziato come siano
state soprattutto le microimprese - diminuite sia per numero, sia per fatturato, sia
per valore aggiunto - a subire gli effetti della
crisi. Nel 2013, ad esempio, circa il 42% delle microimprese hanno fatto registrare un
bilancio in perdita. Al di là di questi segnali
I PRIMI RISULTATI DELL’OSSERVATORIO
SULLE FILIERE AGROALIMENTARI DI NOMISMA
L’indagine riguarda la filiera agroalimentare nel suo complesso: dal suo primo anello, il settore agricolo, fino all’industria alimentare di trasformazione.
Il campione analizzato rappresenta oltre il 70% delle aziende della filiera in
Italia, con un fatturato totale di circa 170 miliardi di euro.
Gruppo Crédit Agricole
nel mondo
4,9 miliardi di euro: utile
netto di gruppo
86,7 miliardi di euro:
patrimonio netto di gruppo
11mila filiali
70 paesi nel mondo
140mila collaboratori
50 milioni di clienti
nel mondo
Gruppo Crédit Agricole
in Italia (anno 2014)
61miliardi di euro:
finanziamento
all’economia
3,3 miliardi di euro:
ricavi
12mila collaboratori
3,5 milioni di clienti
Cariparma
7° player nel panorama
bancario italiano per
masse amministrate
131 miliardi di euro:
masse totali
910 punti vendita
9mila dipendenti
1,7 milioni di clienti
10 regioni
PRIMO PIANO
Il Gruppo bancario, in collaborazione
con Sace, eroga 150 milioni di euro
per l’internazionalizzazione
delle aziende agroalimentari
del padiglione Expo ‘Cibus è Italia’.
negativi, nel complesso il valore aggiunto
della filiera è cresciuto del 5% rispetto al
2007; mentre l’export agroalimentare italiano è aumentato, nello stesso intervallo
di tempo, del 42%.
Gli strumenti bancari
Il Gruppo Cariparma Crédit Agricole ha firmato con Sace un accordo per
un’azione congiunta che mette a disposizione delle Pmi italiane, attive nel settore
agroalimentare, 150 milioni di euro di finanziamenti destinati allo sviluppo di attività in export e internazionalizzazione. Per
rafforzare la propria capacità di crescita
sui mercati esteri, le imprese del padiglione Cibus è Italia - oltre 260 eccellenze di
diverse regioni, in rappresentanza di oltre
13 filiere del made in Italy agroalimentare
- potranno richiedere, presso gli sportel-
li del gruppo bancario, linee di credito a
breve (12-18 mesi) o medio-lungo termine (fino a 8 anni), destinate a finanziare
esigenze di capitale circolante, progetti di
internazionalizzazione e fabbisogni legati
all’esecuzione di lavori con committenti
esteri. E, soprattutto, potranno usufruire
di un accesso facilitato al credito e di tempi di delibera ridotti.
I prodotti proposti dal Gruppo Crédit
Agricole sono sempre e comunque disegnati sui bisogni reali del cliente. Ad esempio, per le esigenze economico-finanziarie
specifiche delle imprese del settore conserviero è stato creato il prodotto “Fidi
di campagna”. Mentre il prodotto “Nuovi
mercati” è destinato a chi intende investire in promozione e comunicazione. I tempi e le modalità di restituzione, poi, sono
ampiamente personalizzabili.
COLLABORAZIONI SACE
E GRUPPO CARIPARMA CRÉDIT AGRICOLE
La par tnership fra Sace e Gruppo Cariparma Crédit Agricole, avviata
nove anni fa, ha già consentito di sostenere i piani di sviluppo internazionale di molte imprese italiane d’eccellenza, in settori chiave per il made
in Italy come l’agroalimentare, la moda e la meccanica strumentale. In
par ticolare, nella filiera agroalimentare, i due enti hanno perfezionato un
finanziamento da 10 milioni di euro destinato a sostenere i piani di crescita all’estero di De Cecco, azienda leader in Italia e nel mondo nei settori
delle paste alimentari, olio extravergine d’oliva, sughi pronti e derivati
del pomodoro; hanno garantito un finanziamento di 2 milioni di euro
al pastificio campano De Matteis Agroalimentare per la realizzazione di
una nuova linea di produzione che consentirà di rafforzare la posizione
commerciale dell’azienda sui mercati europei; hanno stanziato un finanziamento di 5 milioni di euro in favore del Gruppo Rummo per sostenere la
produzione e le vendite estere di uno dei maggiori produttori italiani di
pasta di semola.
11
Settembre 2015
Quando
il buyer internazionale
incontra le aziende italiane
Grande affluenza agli eventi b2b promossi dal padiglione
‘Cibus è Italia - Federalimentare’ a Expo 2015.
12
Nonostante il caldo degli scorsi
mesi a Milano, i responsabili export
di decine e decine di aziende alimentari provenienti da tutta Italia
hanno fatto rotta sul padiglione
‘Cibus è Italia - Federalimentare’
a Expo 2015 per incontrare delegazioni di buyer provenienti da
tutto il mondo - dall’Asia al Sudamerica, dall’Est Europa agli Stati
Uniti - portati nel capoluogo lombardo dall’ente fieristico parmense.
Un evento rivolto esclusivamente
agli operatori del settore, che sin
dalle prime ore del mattino hanno affollato la terrazza eventi del
padiglione, situato nell’area NordEst del polo espositivo. Gli incontri
programmati sono così tanti e le
aziende così numerose che ognuno ha a disposizione 20 minuti per
presentare i propri prodotti agli
acquirenti stranieri. Tre grandi monitor scandiscono il tempo e avvisano quando sta per terminare uno
slot e iniziare quello successivo. In
un clima di fermento e grande partecipazione che prosegue per ore.
Come conferma il marketing manager di Fiere di Parma, Pierluigi
Spagoni.
“Non amo fare bilanci prima del
tempo, ma non possiamo che essere contenti dei risultati ottenuti
in questi primi tre mesi di Expo rispetto a quello che era il nostro
obiettivo primario: il presidio della
parte professionale”. In particolare,
Spagoni si dice più che soddisfatto dell’incoming di buyer di lungo
raggio. “Molti sono venuti su nostro
invito, molti altri si sono candidati spontaneamente a partecipare.
Penso alle delegazioni provenienti
dal Kazakistan o dall’Australia”. Ma
una volta terminati gli incontri, la
visita prosegue al di fuori dell’Esposizione Universale. Il tutto, naturalmente, coordinato da Fiere di
Parma. “Circa il 75% dei buyer approfitta della visita a Expo per continuare il tour in altre zone d’Italia.
Dove hanno l’occasione di visitare
i luoghi in cui nascono i prodotti
e conoscere le realtà delle aziende
con cui collaborano”.
Benché il focus principale sia rivolto ai professionisti, il padiglione
non dimentica certo il consumatore finale, invitato a visitare i primi
due piani dell’edificio: “Abbiamo
creato dei carrettini di richiamo
per invogliare le persone a visitare
il nostro padiglione. Oltre, ovviamente, a importanti azioni di visibilità sulla stampa, in televisione e
in radio”. Un impegno a 360° che
inorgoglisce l’ente fieristico. “Direi
che non ci siamo limitati a fare i
nostri compiti a casa: stiamo sfruttando ogni possibile sinergia per
creare il maggior numero possibile
di opportunità per le nostre aziende - prosegue Spagoni - questo
padiglione vuole essere una sorta
di finestra continuativa per instaurare legami che verranno poi consolidati quando ci rivedremo tutti a
Cibus. Perché il messaggio che vogliamo lanciare è semplice: volete
comprare italiano? Allora siamo noi
il partner giusto con cui lavorare”.
SHANGHAI
CITY’ SUPER
www.citysuper.com
Richard Wang, category manager
fresh food
Pierluigi Spagoni
“Importiamo molti tipi di formaggi e salumi. Per esempio, abbiamo circa cinque fornitori di prosciutto di Parma e altri di
San Daniele. Importiamo anche marchi di salumi come Ferrari e Beretta. Mentre per quanto riguarda i formaggi, la scelta è
ampia: dalla mozzarella di bufala al grana padano, dal parmigiano reggiano al taleggio e al gorgonzola. Granarolo, Ambrosi
e Zanetti sono tra i brand più rinomati”, spiega Richard Wang,
category manager della categoria dei freschi per City’ Super.
Retailer specializzato nella commercializzazione di prodotti di
alta gamma. “Il mercato dei formaggi in Cina sta crescendo
esponenzialmente, in particolare tra i consumatori più giovani.
I genitori, infatti, sono a conoscenza delle importanti proprietà
nutritive di questo prodotto e lo acquistano per i loro figli.
Shanghai, Pechino e Guangzhoung sono senza dubbio le tre
città in cui si registra il più alto consumo di formaggi”. Un prodotto che ha fatto il proprio ingresso in Cina circa dieci anni fa,
ma che a quei tempi i locali non sapevano come usare. “Oggi
hanno finalmente imparato. Inoltre, grazie alla maggiore apertura economica del nostro mercato, vediamo un’importante
presenza di formaggi importati da Francia, Spagna e America”. Un mercato affamato di novità? “Sicuramente di specialità a base di carne, come il salame. Che però, sfortunatamente, non può ancora essere importato. A partire da quest’anno,
tuttavia, sarà dato il via libera a tutta una gamma di specialità
cotte. Più in generale, come importatori siamo alla ricerca di
prodotti di alta qualità, magari già famosi in Italia, ma ancora
sconosciuti al mercato cinese”. Cosa può rendere le nostre
aziende più competitive, soprattutto rispetto a quelle di altri
paesi? “Gli italiani sanno che i loro prodotti sono buoni. E per
questa ragione non si concentrano più di tanto sull’attività
promozionale. Ma in Cina, anche se le persone riconoscono le
qualità di un prodotto, hanno bisogno che venga loro spiegato
come utilizzarlo. Da qui l’importanza di educare il consumatore. Se vogliamo fare un paragone, i prodotti americani forse
non saranno qualitativamente all’altezza di quelli italiani, ma
sono valorizzati e resi attraenti con strategiche campagne di
marketing. Così ritroviamo consumatori che parlano della pizza americana, benché tutti sanno che la vera pizza è italiana.
E questo è un vero peccato”.
FOCUS ON
THAILANDIA
FOOD GALLERY
www.foodgallery.co.th
Jaruwan Sattapunkiri, managing director
HONG KONG
CLASSIC FINE FOODS
www.classicfinefoods.com
Michelle Hau, assistant marketing manager
“Quella italiana è una delle cucine più amate di tutta Hong Kong. Al primo posto metterei senza dubbio la
pasta e tutti quei prodotti legati al suo consumo, come
olio di oliva e sughi. In particolare, tutto ciò che contiene
tartufo, come gli oli tartufati, è molto richiesto. Ma anche
formaggi e salumi come il prosciutto di Parma, soprattutto per il loro legame con il vino. Dopo una lunga giornata di lavoro, infatti, ai consumatori locali piace molto
rilassarsi con un buon bicchiere di vino”, spiega Michelle
Hau, assistant marketing manager per Classic Fine Foods, importatore e distributore a Hong Kong che vanta
uffici anche in Gran Bretagna, Francia, Emirati Arabi e
Vietnam. Ma come sono cambiate, negli ultimi anni, le
abitudini alimentari a Hong Kong in relazione ai prodotti
importati? “Inizialmente un prodotto come il prosciutto
di Parma non veniva molto apprezzato perché ritenuto
troppo salato. Oggi, dopo anni di buona comunicazione
e valorizzazione del brand, le persone sono anche disposte a spendere per acquistare prodotti di alta qualità. In
questo senso direi che sono cambiate le abitudini di consumo, partendo da una maggiore consapevolezza”. Ma
che genere di prodotti cercano oggi giorno i consumatori
locali? “Tutto ciò che è premium. Partendo dal biologico e
dal senza glutine, due trend molto attuali a Hong Kong.
Ma anche i prodotti con pochi grassi e un alto contenuto
proteico attirano subito l’attenzione del consumatore”.
Grandi catene o piccoli store gourmet, quali sono i migliori canali per la promozione del made in Italy? “Credo
che le catene di alta gamma siano disposte a investire
tempo e denaro per promuovere la cultura e la tradizione alimentare italiana e, di conseguenza, comunicarle ai
consumatori. Inoltre a Hong Kong le persone lavorano
molte ore al giorno, per cui gli acquisti online sono uno
strumento usatissimo”. Cosa suggerire, allora, alle aziende italiane che desiderano entrare in questo mercato?
“Il mio consiglio è quello di avere una bella storia da
raccontare. Un ottimo modo per catturare l’attenzione
del cliente, che così facendo si appassiona più facilmente
a un prodotto. Funzionano anche molto bene le degustazioni, un buon espediente per spiegare come utilizzare i
prodotti”. Ma qual è la carta vincente: cercare di avvicinare i nostri prodotti al gusto locale o preservarne l’autenticità? “Questo dipende molto dai casi e dalle persone. I
locali, per esempio, non riescono proprio a mangiare la
pasta al dente, come suggerite voi. Mentre per tutti gli
stranieri che abitano in città questo è l’unico modo giusto
per gustarla. Però se penso a produzioni tipiche come il
prosciutto di Parma o alcuni formaggi, sono dell’idea che
vadano gustati così come sono: all’italiana”.
“Cosa cerchiamo dalle aziende italiane? Prodotti premium e tipicità, in ogni settore merceologico”, afferma Jaruwan Sattapunkiri,
managing director per Food Galler y, importatore e distributore di
prodotti alimentari e bevande in Thailandia. Che ser ve 150 retailer
(tra cui Big C, Tesco e Makro) e più di 500 tra ristoranti e hotel nel
Paese, oltre a piccole catene di lusso. “Siamo distributori esclusivi
in Thailandia per oltre 50 brand alimentari di tutto il mondo. Oggi,
in particolare, abbiamo incontrato alcune aziende che operano
nei settori degli snack salati, delle patatine e dei formaggi”. Tra
i marchi importati da Food Galler y, anche aziende del calibro di Nella foto da sinistra: Pattra Manatbunpermpul,
Danone, Callipo e Citterio. “Per le società con cui collaboriamo, ci import department e Jaruwan Sattapunkiri,
occupiamo anche di realizzare attività di marketing sul territorio. managing director.
La miglior strategia che abbiamo individuato per promuovere la
conoscenza dei prodotti alimentari italiani in Thailandia sono senza dubbio gli chef internazionali. Basti pensare che,
nella sola Bangkok, esistono oltre 200 ristoranti italiani. Una vetrina eccezionale che porta il cliente a desiderare di
acquistare i prodotti che assaggia anche nei supermercati. “Il problema più grosso nel lavorare con l’Italia è costituito
dai dazi sull’import. Che per l’alimentare si aggirano attorno al 30%. Una tassazione così elevata richiede uno sforzo
maggiore per rendere competitivi i prezzi. Un problema che non si pone con i prodotti di altri Paesi, con i quali è in
vigore un trattato di libero scambio”. In un Paese sempre più moderno e con un potere d’acquisto in continua crescita, i
desideri dei consumatori si stanno spostando sempre più verso gusti internazionali: “Le nuove generazioni sono curiose
di assaggiare tutto. Anche prodotti molto lontani dalla nostra cultura, come ad esempio i formaggi”. Fiere come Sial e
Anuga sono un appuntamento annuale per il Gruppo, molto attento alle innovazioni di prodotto e a trend più attuali,
come il biologico.
SINGAPORE
INDOGUNA
www.indoguna.com
Alma Fortin, sales executive
“Retail e food ser vice sono i canali di destinazione
dei prodotti food & beverage che importiamo da tutto il mondo”, spiega Alma Fortin, sales executive per
Indoguna, attivo da oltre 20 anni sul mercato di Singapore. “Per rifornire i nostri clienti di prodotti sempre freschi riceviamo spedizioni settimanali. Nel caso
dell’Italia, siamo molto forti nei settori delle paste e
dei formaggi”. Presente a Expo alla ricerca di nuovi
prodotti, Indoguna è particolarmente attento alle tipicità: “Il mercato dei prodotti importati a Singapore sta
crescendo enormemente. Pensando all’Italia, in particolare, esistono già molti prodotti similari, realizzati
localmente, che cercano di replicare lo stile italiano.
Ma il consumatore non si fa ingannare, è attento alla
provenienza e ha imparato a riconoscere e apprezzare il vero made in Italy”.
SAUDI ARABIA
DANUBE CO. LTD.
www.danubeco.com
Ahmed Ali Abubaker, purchasing manager
“Importiamo molti prodotti italiani per i nostri store.
Penso all’olio di oliva, ai biscotti, ai grissini e a una
grandissima varietà di formaggi, tra cui parmigiano e
mozzarella, che sono probabilmente i più conosciuti
sul nostro mercato. Senza dimenticare la pasta e i sughi”, spiega Ahmed Ali Abubaker, responsabile acquisti
per Danube Company Limited, importatore con sede
a Gedda, in Arabia Saudita. Che assieme al consociato Bindawood vanta una rete di sette ipermercati, 18
supermercati, sette negozi e due ristoranti nelle città di Gedda, Makkah e Madinah. “Expo rappresenta
un’opportunità strategica per incontrare nuovi fornitori.
Perché il food made in Italy è famoso in tutto il mondo,
e così anche in Medio Oriente, soprattutto grazie a
una forte presenza di ristoranti italiani”.
13
Settembre 2015
L’ALIMENTARE
MADE IN ITALY
PRENDE IL VOLO
Dufry è leader nel travel retailer a livello globale. In vista di Expo ha rinnovato completamente
la sua presenza nei principali aeroporti d’Italia. Riccardo Bandera, category manager food,
spirits & tobacco per il nostro Paese, ci spiega i meccanismi che regolano canale e offerta.
LO STORE EMOZIONI
Cosa accomuna la visita in Italia di un viaggiatore cinese, americano, turco o giapponese? Non i motivi alla base del soggiorno, né,
tantomeno, le bellezze ammirate, neppure gli
imprevisti che saranno costretti ad affrontare. La risposta all’interrogativo è una: il viaggio
di ritorno. Più nello specifico: la modalità. Un
tragitto, più o meno lungo, da effettuare in
aereo. Dunque, passando obbligatoriamente
per uno dei tanti terminal serviti da Dufry,
gruppo leader a livello mondiale nella categoria di vendita duty free & travel retailer.
La rete nel mondo
Una realtà internazionale che, tra il luglio
2014 e l’aprile di quest’anno, ha ulteriormente
ampliato il proprio network, acquisendo altri
due gruppi operanti nel comparto: Nuance
e World Duty Free. “Dufry è oggi il numero
uno al mondo nel mercato globale del travel
retailer”, spiega Riccardo Bandera, category
manager food, spirits & tobacco per l’Italia. La
presenza a livello mondiale dell’azienda, che
ha la sua sede principale a Basilea (Svizzera),
è, d’altronde, rilevante: i dati ufficiali al 31 marzo 2015, che non tengono, di conseguenza,
ancora conto della successiva integrazione
con World Duty Free, indicano in 60 i paesi
coperti, 1667 i negozi, per un totale di oltre
265mila metri quadrati di superfici destinate
alla vendita di beni di vario genere.
14
Gli shop italiani
In Italia, Dufry opera principalmente tramite la controllata Dufrital e, in percentuale
minoritaria, attraverso altre due società del
gruppo: Dufry Italia e Network Italia Edicole.
Anche in ambito nazionale, l’azienda è leader
nel mercato del travel retailer, registrando un
fatturato annuo medio di 160 milioni di euro.
Sono 60 gli shop di Dufry nel Bel Paese, per
oltre 9mila metri quadrati di aree commerciali. Punti vendita situati nelle stazioni ferroviarie delle più importanti città italiane e nei
principali aeroporti: da Bergamo a Genova,
da Verona a Roma Fiumicino. È, tuttavia, il sistema milanese, ovvero gli scali di Linate e
Malpensa, il luogo in cui la presenza di Dufry
risulta più forte, grazie anche alla join venture siglata diversi anni fa con Sea. “Oggi, guardiamo con grande interesse a due recenti
Riccardo Bandera
acquisizioni effettuate in Italia: l’aeroporto
di Firenze, un polo con grandi potenzialità, e
quello di Napoli, che abbiamo integrato a seguito dell’accordo stipulato con World Duty
Free”, sottolinea Bandera.
Il settore food
Tra le referenze più vendute nei duty free
rientrano ovviamente tutti i prodotti che fanno riferimento al variegato mondo del cibo
di qualità. “Il fine food è una categoria merceologica in forte crescita. Una realtà, oggi, di
stretta attualità e capace di beneficiare dell’ulteriore impulso generato da Expo”, spiega
Bandera. “Siamo diventati, un po’ involontariamente, gli ambasciatori del cibo di qualità italiano nel mondo”, evidenzia il category
manager. “Perché l’aeroporto è il vero luogo
che tutti, in particolare i turisti e i professionisti provenienti dai mercati emergenti asiatici
e americani, come Brasile, Corea, Turchia o
Emirati Arabi, sono, in definitiva, costretti a
frequentare, mentre nei negozi specializzati,
come ad esempio Eataly, è necessario decidere a priori di andare a fare compere”.
L’offerta in Italia...
Ma in che maniera i brand sono selezionati
e diventano parte dell’offerta presentata da
Dufry nei suoi punti vendita? “Innanzitutto, è
meglio se un marchio è già in qualche modo
conosciuto sui mercati esteri”, spiega Bandera. “Inoltre, è necessario che la qualità del
prodotto sia molto alta: puntiamo ad avere il
massimo, anche per giustificare un eventuale
prezzo, in alcuni casi, non a tutti accessibile”.
Altri aspetti di assoluta importanza sono
legati a controlli ed esclusività: innanzitutto,
il partner commerciale deve poter fornire
adeguate assicurazioni da un punto di vista finanziario; secondariamente, non deve essere
presente in grande distribuzione o, qualora
lo sia, deve farlo con altro brand o packaging;
infine, deve essere, soprattutto, disponibile a
investire in attività promozionali di vario genere, con lo scopo di comunicare il proprio
prodotto, utilizzando i punti vendita di Dufry
come canale per far conoscere e pubblicizzare il suo nome nel mondo. “Perché questo
rappresenta il duty free: una vetrina sul mondo”, evidenzia Bandera.
Una logica commerciale ben chiara, fondata su di una presenza che si configura
come occasione per farsi conoscere. Sviluppando, così, un primo diretto approccio
con consumatori di mercati esteri potenzialmente molto redditizi e tralasciando, in
alcuni casi, l’immediato profitto, in favore di
una più ampia visione di crescita internazionale. Tra i brand italiani presenti, oggi, con
le loro eccellenze, nei negozi Dufry, molti i
nomi noti dell’agroalimentare del nostro
Paese. Tanti, però, anche i piccoli produttori
che promuovono l’alta qualità del made in
Italy. “Spaziamo da big, come Ferrero o Perugina, a realtà più locali, ma di altissimo livello, come le lombarde Lazzaroni e Industria
Dolciaria Quaranta, la toscana Amedei o le
piemontesi D. Barbero e Relanghe”, sottolinea Bandera. “Chiaramente, a livello di giro
d’affari, i nomi più importanti hanno numeri
di maggior rilievo, ma l’assortimento è ampio
e cerchiamo di offrire alla nostra clientela una
possibilità di scelta a 360° della produzione
italiana, in particolare rispetto alle tipicità”. E
proprio la comunicazione legata a quest’ultima tipologia, rappresenta una problematica
non secondaria. “Sono tanti gli stranieri in
difficoltà davanti allo scaffale, perché non in
grado di cogliere le molteplici sfaccettature
che contraddistinguono le diverse produzioni d’eccellenza dell’agroalimentare made in
Italy”, spiega Bandera. “A livello educativo, noi
proviamo a dare il nostro contributo, con attività di comunicazione mirate e spazi dove è
possibile effettuare delle degustazioni dirette.
Ma, in definitiva, occorre pur sempre constatare che, qualunque prodotto italiano il
consumatore straniero scelga, resta la grande
fortuna che non potrà mai dire di aver scelto male”. L’assortimento, nei diversi negozi
Dufry, è composto da una base comune di
prodotti, selezionati attraverso un’analisi delle
RETAIL
Nelle foto alcune immagini del Duty Free di Milano Malpensa
classifiche di vendita e sulla base di precedenti accordi siglati coi diversi partner commerciali. “Poi, nei diversi aeroporti, è sempre
presente un corner dedicato ai prodotti tipici regionali, sulla base di quelle che sono
le richieste avanzate dalle diverse autorità di
gestione degli scali”, spiega Bandera.
... e a livello globale
A livello globale, il discorso cambia, di parecchio. “Nei diversi punti vendita dislocati in
giro per il mondo, l’ambito food segue logiche di carattere più strettamente di mercato e si orienta su uno zoccolo duro composto dai grandi brand internazionali: come
Mondelēz International, Lindt, Swiss Delice,
Anthon Berg, Mars e simili”, spiega il manager italiano. “Poi ci sono sempre le eccezioni,
ovvero i posti in cui vengono richiesti determinati prodotti del nostro paese. Ma si tratta
di eccezioni, che sono poi gestite in ambito
locale e in maniera diretta”.
Il cliente tipo in Italia
La clientela che frequenta i negozi Dufry
è piuttosto eterogenea, ma il riferimento
di punta resta sempre il businessman straniero, in particolare russo, turco o cinese.
“Non a caso, i periodi in cui fatturiamo di
più sono quelli legati al Salone del mobile, al
Gran premio di Formula 1 e alla settimana
della moda a Milano: ovvero i momenti in
cui l’affluenza di professionisti è maggiore nei
nostri aeroporti di riferimento di Malpensa e
Linate”, evidenzia Bandera. Che aggiunge: “Si
nota sicuramente, in questo ultimo periodo,
un effetto Expo sui fatturati. Si tratta, però, di
una crescita di cui potremo realmente calcolare gli esiti solo dopo la conclusione della
manifestazione, perché, quasi in contemporanea al suo inizio, abbiamo proceduto a un
rinnovamento totale dei nostri spazi di vendita. Ne consegue un interrogativo: il merito
del recente incremento nelle vendite è da
attribuire a Expo o al successo di un format
di negozi innovativo fondato sul principio del
passenger flow?” A tempo debito arriverà
una risposta definitiva, per ora i responsabili
di Dufry si godono i numeri in crescita. “Tra
i prodotti più venduti, guardando i dati statistici a valore, troviamo il parmigiano reggiano, uno dei grandi classici italiani, per l’ambito
gastronomico, il limoncello per la categoria
degli spirits e i toscani, in particolare il Brunello, nei vini”, evidenzia Bandera. Da segnalare,
infine, un ultimo aspetto d’importanza fondamentale. “L’Italia, in particolare quando si
fa riferimento ai duty free, è per molti clienti
stranieri simbolo di originalità”, conclude il
manager italiano. “Da intendersi proprio nel
senso più stretto di garanzia d’acquisto di un
prodotto non contraffatto: qualcosa per noi
scontato, ma che non lo è affatto nella stragrande maggioranza del resto del mondo”.
15
Settembre 2015
Un mercato in chiaroscuro
Il bilancio del comparto, che vale oltre 1,2 miliardi di euro, si attesta
a +3,5% a valore. Crescono di oltre il 30% i panificati senza glutine.
Ma diversi prodotti mostrano segno negativo.
16
In leggero incremento, in Italia, il comparto del
pane e dei sostitutivi. Secondo i dati elaborati
dall’istituto di ricerca Iri sul totale iper, super e Lsp
(Libero servizio di prossimità da 100 a 399 metri
quadri), l’insieme di queste categorie merceologiche è cresciuto, nell’anno terminante in giugno
2015, del 2,1% a volume e del 3,5% a valore, per
un totale rispettivamente di 283.446.664 chili venduti e di 1,214 miliardi di euro fatturati.
Un benessere più apparente che reale, però, dal
momento che circa la metà dei prodotti appartenenti alla categoria mostrano un segno negativo
sia a volume sia a valore. La media del comparto è,
infatti, mantenuta sopra allo zero prevalentemente grazie alle strepitose performance dei panificati
senza glutine, che - sebbene rappresentino ancora
una piccola fetta di mercato (circa lo 0,8%) - hanno fatto segnare +30,5% a volume, giungendo a
2.348.489 chili, e + 30,7% a valore, per un fatturato annuo complessivo di 27.020.613 euro. Bene
anche le specialità sostitutive del pane (categoria
composta da piadina, tigella, taralli, spianata, pane
arabo e azzimo, specialità regionali, croissant salati
e focacce), che chiudono l’anno con un fatturato
a +14,6% (oltre 205 milioni di euro) per un totale
di 37.325.240 chili (+9,7%).
Seguono, per importanza, le prestazioni a volume del pane a lunga conservazione (+5,3% su
base annua) per un totale di 74,5 milioni di chili e
oltre 207 milioni di euro (+2,4%), e le prestazioni
a valore dei panetti croccanti: +4,8% per un fatturato complessivo di 255.495.524 euro con oltre
34 milioni di chili (+3%). Più modesta la crescita
dei grissini, che con 22.487.739 chili venduti segnano +1,3% in quantità e 1,1% in valore (quasi 137
milioni di euro).
Performance in chiaroscuro per il pan carrè, che
cresce dell’1,5% a volume (oltre 20 milioni di chili), mentre perde a valore (-1,3% per circa 38,7
milioni di euro). Chiude l’anno leggermente sotto
lo zero il pane grattugiato, che fa segnare -0,6% a
volume (14.877.805 chili venduti) e -0,7% a valore
(34, 5 milioni di euro). In negativo, sia a valore che
a volume, i panini, che con oltre 11,7 milioni di chili
calano dello 0,6% a volume e del 3,1% a valore
(58.862.033 euro), e anche i crackers, che perdono in un anno il 2,7% a volume, con un totale di
quasi 50 milioni di chili, e l’1,5% a valore, per 184
milioni di euro.
Ancora peggio l’andamento del pane da tramezzino: -11% a volume, con poco più di 15
milioni di chili venduti, e -4,8% a valore, per un
fatturato da 63,679 milioni di euro. Ma è invece il
pane da cuocere a registrare le performance più
negative. Con soltanto 303.656 chili venduti, per
un valore complessivo di 1,698 milioni di euro, cala
del 18,2% a volume e del 19,3% a valore.
Per quanto riguarda la copertura dei diversi canali di vendita, a farla da padrone sono i supermercati che, con 190.083.502 chili di prodotti venduti
per 811,3 milioni di euro fatturati, rappresentano
il 67,1% in volumi e il 66,8% in valore. Ipermercati e libero servizio di prossimità si aggirano invece intorno a una quota del 16%. In particolare,
gli ipermercati valgono il 16,8% a valore (203,5
milioni di euro) e il 16,2% a volumi (46 milioni
di chili). Il libero servizio di prossimità, invece, vale
il 16,4% a valore (quasi 200 milioni di euro) e il
16,7% a volumi (47 milioni di chili). Sia a volume
sia a valore, è più omogenea la distribuzione delle
vendite sulle diverse aree della penisola italiana.
L’insieme dei risultati di ipermercati, supermercati e Lsp raggiunge quota 32,5%, in termini di chili
venduti, al Nord Ovest (92.231.068), per un fatturato di 418,7 milioni di euro, che vale il 34,5% del
totale. Il Nord Est, con i suoi 73.783.637 chili di
prodotti venduti, rappresenta il 26% per quanto
riguarda i volumi e il 27,2% per quanto concerne
il fatturato (329.919.080 euro). Il Sud e il Centro
con la Sardegna sono quasi in parità per quanto riguarda i quantitativi venduti (rispettivamente
57.881.993 chili al Sud, ovvero il 20,4% del totale,
e 59.549.960 chili al Centro, ossia il 21%). Leggermente più consistente tra i due, invece, il distacco in termini di fatturato: con oltre 250 milioni di
euro, il Centro copre il 20,7% delle vendite, mentre il Sud si attesta al 17,7%, con oltre 214 milioni
di euro. Poco determinante la quota della marca
del distributore, che rappresenta solo il 17,8% del
comparto del pane e dei sostitutivi. Un settore in
cui competono molti player, dal momento che i
primi tre produttori - nell’ordine Barilla, Morato
Pane e Mondelez International – costituiscono
soltanto il 32,9% del fatturato complessivo.
LEGENDA: LA CATEGORIA DEL PANE E SOSTITUTIVI
GRISSINI
CRACKERS
PAN CARRE’
LAVORAZIONE
• TORINESI
• CLASSICI
• ARRICCHITI
• ALTRE FARINE
TIPO
• NORMALI SALATI
• NORMALI NON SALATI
• SALUTISTICI
• INSAPORITI
TIPO
• BIANCO
• SALUTISTICO
SPECIALITA’ SOSTITUTIVI PANE
TIPO
• PIADINA
• TIGELLA
• TARALLI
• SPIANATA
• PANE ARABO+AZZIMO
• SPECIALITA’ REGIONALI
• CROISSANT SALATI
• FOCACCE
PANE DA
CUOCERE
PANINI
VARIETÀ
• MORBIDO PER
HAMBURGER/HOT DOG
• MORBIDO PER
COLAZIONE
• DA TAVOLA
PANE DA
TRAMEZZINO
PANE LUNGA CONSERVAZIONE
VARIETÀ
• BIANCO/GRANO TENERO
• DOLCE/ARRICCHITO
ALTRE FARINE
• GRANO DURO
PANE GRATTUGGIATO
TIPO
NORMALE
PANETTI CROCCANTI
TIPO
• TIPO SVEDESE
ALTRI TIPI
• CROSTINI PER ZUPPA
• BRUSCHETTA
• GALLETTE
• SCHIACCIATINE
PANIFICATI
SENZA GLUTINE
TIPO
• CRACKERS S/GLUTINE
• SPECIALITA’ S/GLUTINE
• GRISSINI S/GLUTINE
• PAN CARRE’ S/GLUTINE
• PANE DA TRAMEZZINO
S/GLUTINE
• PANE (DA CUOCERE
E NON) S/GLUTINE
• PANINI S/GLUTINE
• PANE GRATTUGIATO
S/GLUTINE
• PANETTI CROCCANTI
S/GLUTINE
• PASTA E BASI
S/GLUTINE
SPECIALE SOSTITUTIVI DEL PANE
DIMENSIONI E TREND DEL MERCATO
ALLOCAZIONE NEI CANALI E NELLE AREE
Totale Italia Iper+Super+LSP
(da 100 a 399 mq)
AT giugno 2015
VENDITE
IN VOLUME
VAR.% VENDITE
IN VOLUME
VENDITE
IN VALORE
VAR.% VENDITE
IN VALORE
PANE E SOSTITUTIVI
CRACKERS
GRISSINI
PANETTI CROCCANTI
SPECIALITA SOSTITUTIVE PANE
PAN CARRE
PANE DA TRAMEZZINO
PANE DA CUOCERE
PANINI
PANE LUNGA CONSERVAZIONE
PANE GRATTUGIATO
PANIFICATI SENZA GLUTINE
283.446.664
49.975.497
22.487.739
34.576.910
37.325.240
20.119.146
15.160.896
303.656
11.748.529
74.522.753
14.877.805
2.348.489
2,1
-2,7
1,3
3,0
9,7
1,5
-11,0
-18,2
-0,6
5,3
-0,6
30,5
1.214.206.560
184.280.809
136.812.241
255.495.524
205.437.164
38.693.396
63.679.625
1.698.974
58.862.033
207.676.992
34.549.185
27.020.613
3,5
-1,5
1,1
4,8
14,6
-1,3
-4,8
-19,3
-3,1
2,4
-0,7
30,7
QUOTE DELLE CATEGORIE MERCEOLOGICHE SUL TOTALE
DEL COMPARTO ‘PANE E SOSTITUTIVI’
(%) SU VOLUME (%) SUL VALORE
PANE LUNGA CONSERVAZIONE
CRACKERS
SPECIALITA SOSTITUTIVE PANE
PANETTI CROCCANTI
GRISSINI
PAN CARRE
PANE DA TRAMEZZINO
PANE GRATTUGIATO
PANINI
PANIFICATI SENZA GLUTINE
PANE DA CUOCERE
26,3
17,6
13,2
12,2
7,9
7,1
5,4
5,3
4,1
0,8
0,1
17,1
15,2
17
21
11,3
3,2
5,3
2,8
4,8
2,2
0,1
AT giugno 2015
VENDITE
IN VOLUME
ALLOCAZIONE
DELLE VENDITE
A VOLUME
VENDITE
IN VALORE
ALLOCAZIONE
DELLE VENDITE
A VALORE
TOTALE ITALIA
IPER+SUPER+LSP
(DA 100 A 399 MQ)
283.446.664
100,0
1.214.206.560
100,0
NORD-OVEST
IPER+SUPER+LSP
(DA 100 A 399 MQ)
92.231.068
32,5
418.750.818
34,5
NORD-EST
IPER+SUPER+LSP
(DA 100 A 399 MQ)
73.783.637
26,0
329.919.080
27,2
CENTRO + SARDEGNA
IPER+SUPER+LSP
(DA 100 A 399 MQ)
59.549.960
21,0
250.854.794
20,7
SUD
IPER+SUPER+LSP
(DA 100 A 399 MQ)
57.881.993
20,4
214.681.850
17,7
IPERMERCATI
46.004.407
16,2
203.562.971
16,8
SUPERMERCATI
190.083.502
67,1
811.316.696
66,8
LSP
47.358.738
16,7
199.326.873
16,4
RANKING DEI PRODUTTORI A VALORE
Totale Italia Iper+Super+LSP
(da 100 a 399 mq)
AT giugno 2015
SOSTITUTIVI DEL PANE
1 - Barilla
2 - Morato Pane
3 - Mondelez International
I PRIMI TRE PRODUTTORI
COPRONO A VALORE
IL 32,9% DEL MERCATO
PL:17,8%
Fonte: Iri
segue
17
Settembre 2015
LA VOCE DEI BUYER
OASI - TIGRE
Alessandro Gabrielli, buyer alimentari duri Gruppo Gabrielli
“Sono ottime le performance di vendita nel comparto
dei sostitutivi del pane”, riferisce Alessandro Gabrielli, buyer alimentari duri per il Gruppo Gabrielli, “specie per gallette e pani a contenuto funzionale (segale o multicereali).
Le prime, in particolare, sostituiscono in parte o del tutto
il tradizionale pane o fetta biscottata, così che si è ampliata anche la proposta merceologica: accanto alla versione
classica, al riso o mais, troviamo le varianti a base di farro,
cereali, avena, etc. Dimostrazione del fatto che la scelta
del consumatore moderno, sia in termini di gusto che
di valenza dietetica, risulta più sofisticata e specifica”. Un
cambiamento dei consumi che si nota anche nel consumo
di cracker, con quelli tradizionali in leggero calo a favore
delle versioni integrali, o con riso soffiato e cereali. “Successo anche per i prodotti iposodici, a ridotto contenuto
salino, o privi di agenti lievitanti, alcalinizzanti che aiutano a
ridurre l’acidità, gluten free per celiaci. Nel comparto salutistico, che include appunto il settore del biologico e il
senza glutine, ad esempio, prendendo a confronto il pe-
riodo fra gennaio e giugno 2014/2015 il trend di crescita
è del 29% a valore e del 19,6% a volumi. In particolare, il
bio cresce del 29% a valore e dell’8% a volume. La crescita
del senza glutine è invece del 23% a valore e del 21% a
volume”. Gabrielli sottolinea anche la crescita esponenziale delle referenze arricchite o aromatizzate, destinate a un
utilizzo fuori pasto o come sostitutivo, oltre a specificare i trend di carattere locale: “In riferimento alla zona in
cui operiamo, il centro Italia, è piuttosto irrilevante, per
tradizione, il consumo di grissini e focacce, ai quali viene
quindi riservato poco spazio all’interno dei punti vendita,
sebbene il mercato proponga numerose e appetitose varianti. Mentre ad esempio la produzione industriale della
tradizionale piadina romagnola gode di un trend positivo
costante durante l’anno (circa 500mila euro), nonostante
varianti più moderne e light, come la piadina ai cereali o
quella all’olio d’oliva, siano ormai entrate a far parte delle
abitudini alimentari del consumatore moderno”.
Il trend positivo del comparto, che negli ultimi tre anni
IPERAL
ITALY DISCOUNT
Luca Spagna, category grocery
“I prodotti che fanno registrare le migliori performance all’interno del compar to sono indubbiamente i pani morbidi, le piadine e le schiacciatine”, afferma
Luca Spagna, category grocery per Iperal. “Ma i maggiori venduti si hanno sempre nei crackers, referenza che però rimane stabile e che rischia di perdere il
primato, vista la for te crescita dei grissini”. I sostitutivi del pane fanno registrare
un trend molto positivo, sia in termini di volumi sia di fatturato: “Anche se c’è da
sottolineare che l’incidenza, seppur bassa, delle vendite promozionali, come in
quasi tutte le merceologie grocery, è in costante aumento”. Negli ultimi anni, lo
spazio lineare dedicato a questo genere di referenze “è aumentato più del 30%”,
continua Spagna, “fino a raggiungere una saturazione in linea con le rotazioni
della stagionalità più propizia”. Per quanto riguarda la categoria dei sostitutivi
del pane, Iperal propone linee a marchio del distributore per tutti i tipi di prodotto (pani morbidi, crackers, grissini, pan bauletto, piadine, schiacciatine, taralli,
pane per tramezzini, etc.): “Non si può non presidiare tale mercato. Che cresce, restituisce una buona marginalità e mantiene comunque una relativamente
bassa incidenza promozionale (inferiore al 40%)”. Un trend molto positivo si
registra anche per i prodotti salutistici. Infatti, secondo Luca Spagna: “Quello dei
sostitutivi del pane è il mercato, dopo la pasta, dove crescono maggiormente le
richieste di prodotti salutistici. Soprattutto per quanto riguarda le gallette, che
ancora la fanno da padrone. Seguono poi le piadine senza glutine”. Sull’onda
del successo del trend salutistico, Iperal ha sviluppato linee a marchio dedicate.
MD DISCOUNT – LD MARKET
Mattia Rovelli, buyer category sostitutivi del pane,
panificati e derivati MD LD
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Con i marchi Md e Ld, nel 2014 Lillo
Group ha realizzato oltre due miliardi di
euro di fatturato, portando la propria
quota di mercato al 15%, e classificandosi al secondo posto tra i player della
Grande distribuzione italiana del canale
discount. “Il comparto dei sostitutivi del
pane è in forte crescita”, afferma Mattia Rovelli, responsabile acquisti MD LD.
“Tutti i sostitutivi del pane in genere segnano forte sviluppo, a volumi e a valore,
soprattutto le referenze ‘free from’, ossia
quelle senza glutine, senza sale o senza
lievito, oppure quelle biologiche. Il trend,
infatti, volge verso la ricerca di farine e
cereali sempre più digeribili, leggeri e
ricercati. Si lavora su impasti a base di
kamut, farro, segale e riso, con l’aggiunta
di molteplici varianti di semi salutari per
l’organismo (chia, quinoa, lino, sesamo,
girasole, avena, miglio, soia, ecc…). Basti
pensare che, sino a un paio d’anni fa, il
pane confezionato affettato in cassetta
proponeva al consumatore la variante
salutistica ‘ai tre cereali’, mentre oggi si
propongono al consumatore un minimo
è aumentato del 3-4%, testimonia la crescente attenzione da parte del consumatore, dell’industria e della grande
distribuzione: “Fra le varie ragioni spiccano la funzionalità
in termini dietetici, la praticità di consumo e l’accessibilità
economica. Un successo che determina un effetto boomerang: a una crescita sostanziale nei consumi, corrisponde l’ampliamento dell’offerta e, di conseguenza, anche un
adeguamento degli spazi lineari, che aumentano e subiscono una ricollocazione di prodotti, al fine di creare una
maggiore attinenza merceologica per il cliente, nonché una
coerenza di funzione e utilizzo”.
La linea a marchio del distributore del gruppo Gabrielli,
il consorzio Sun, si chiama Consilia e, grazie a partnership
con le maggiori aziende produttrici nazionali, si sta sempre
più completando con nuove referenze, regalando “Grande
soddisfazione in termini di riscontro sulla qualità dei prodotti, ai quali riserviamo grande attenzione e cura, garantendo comunque una maggiore convenienza rispetto alla
politica di marca”.
di 6 cereali, con alcune varianti più ricche
da 8, 10 e 12 semi”. Un consumatore
sempre più esigente: “Per ‘moda’, dato
che molte riviste specializzate reclamizzano nuovi cereali associandoli a effetti
benefici e salutistici specifici, e per ‘salute’, visto che le intolleranze al latte, al
glutine, al lievito, alle uova e al sesamo
sono in continua crescita all’interno della
popolazione. Lillo si sta muovendo per
rispondere al meglio a queste esigenze
e, in effetti, lo spazio a scaffale dedicato
a tale categoria è in continua evoluzione
ed espansione. L’assortimento propone
estensioni di gamma in orizzontale con
un’ampiezza assortimentale che genera
continue crescite di volumi e fatturati.
Anche se le battute di cassa non sono
altissime, la redditività al metro lineare
genera un forte interesse d’investimento
nella categoria”. Per questi motivi l’insegna propone al consumatore una vasta
gamma di panificati e sostitutivi del pane
con i tre marchi del distributore “Ca’
bianca”, “Compagnia dei panettieri” e la
linea salutistica “Vivo meglio”.
Giovanni Filippini, direzione acquisti
Nata nel 2013, Italy Discount - in cui sono associate tre realtà (Realco, Tatò
Paride e Cds) per un totale di 220 punti vendita - approccia il canale della
‘spesa economica’ di vicinato attraverso un progetto di respiro nazionale e
una società a carattere consor tile. “Siamo una star t up, è ancora presto per
i bilanci”, afferma Giovanni Filippini, direzione acquisti per il gruppo che ha
appena lanciato una propria linea di sostitutivi del pane a marchio Fior di
Forno. “La gamma comprende prodotti quali bruschette, schiacciatine, bocconcini di pane e finestrotti al kamut, ma anche pan bauletti e tramezzini”.
Un mercato, quello dei sostitutivi del pane, in generale crescita: “Il trend del
compar to, per i nostri associati, è positivo. Ma anche nel canale discount,
essendo limitata la presenza delle panetterie servite, i numeri sono in aumento”, prosegue Filippini, “tanto che lo spazio lineare dedicato a questo
genere di referenze è cresciuto di circa il 10 o 12%”.
Ma la catena guarda già al futuro, e mentre completa la gamma con nuovi
prodotti della categoria tradizionale, allo stesso tempo studia di realizzare
anche una linea per celiaci e una di prodotti funzionali.
GRUPPO VÉGÉ
Enklejd Xoxe, category dolci e alimentari,
responsabile accordi a livello nazionale
Il Gruppo Végé, in qualità di centrale
d’acquisti, conta 25 imprese socie, ciascuna con un suo buyer. Enklejd Xoxe,
category dolci e alimentari, è responsabile degli accordi a livello nazionale
anche per il compar to dei sostitutivi
del pane. “Un segmento che nell’ultimo anno”, spiega il responsabile, “per
quanto riguarda i numeri del gruppo
nel complesso, ha fatto registrare un
+4,8% a valore, suppor tato notevolmente dalle vendite dei prodotti salutistici”. La classifica delle referenze
più vendute nella rete Végé, all’interno del compar to, rispecchia quella del
mercato nazionale, che vede in testa
i cracker, seguiti dalla categoria dei
panetti croccanti - tra cui compaiono
crostini, bruschette e schiacciatine – e
dai grissini. “I cracker sono il prodotto
con il peso più impor tante, ma sono
le gallette di riso a far registrare la
crescita più rilevante (+15% secondo
dati Nielsen), tanto che, se nel 2010
ancora occupavano gli ultimi posti nelle classifiche delle vendite nazionali,
nel 2014 si sono guadagnate il quarto posto, con circa l’8,8% di incidenza
sul fatturato totale”. Un incremento
che si riscontra anche considerando
lo spazio lineare dedicato alle gallette
negli ultimi anni: “Se ultimamente per
cracker, panetti e grissini lo spazio dedicato è rimasto invariato (escludendo
i casi in cui si dava maggior visibilità a
novità di prodotto), le gallette hanno
conquistato parecchio terreno. Così
come i prodotti a marchio del distributore che, sempre secondo i dati
Nielsen, sono arrivati in poco tempo
a valere 180mila euro, su un fatturato
complessivo sostitutivi del pane di circa 786 milioni di euro”.
L’argomento private label è molto impor tante per Enklejd Xoxe, che
spiega come il Gruppo stia investendo nello sviluppo di questa tipologia
di proposta: “La linea ‘Delizie Végé’ è
nata da soli tre anni, ma conta già quasi 600 referenze. La gamma andrà ad
ampliarsi nei prossimi mesi non solo
con gallette di riso a marchio del distributore, ma anche con cracker, grissini e piadine”. Per accontentare, infine, la crescente richiesta di prodotti
salutistici, il Gruppo sta sviluppando
una nuova linea con packaging dedicato, che si distinguerà per specifiche
caratteristiche: “Prodotti biologici, integrali, senza glutine, con meno sale e
più fibre, in grado di soddisfare le più
recenti esigenze dei consumatori”.
SPECIALE SOSTITUTIVI DEL PANE
UNICOOP TIRRENO
Simone Di Girolamo, category drogheria alimentare
Secondo Simone Di Girolamo, category
drogheria alimentare per Unicoop Tirreno,
l’andamento del comparto dei sostitutivi del
pane, all’interno di Coop Italia e in particolare della cooperativa del distretto tirrenico,
rispecchia quello del mercato in generale. “Il
comparto è trainato dai pani croccanti, categoria che comprende taralli, crostini, gallette,
schiacciatine e snack a
base di cereali tipo kamut.
Mentre è in leggera contrazione la categoria dei
pani morbidi”. La crescita
maggiore a livello nazionale la fanno registrare le gallette, con un trend a doppia cifra, e i taralli, che però
hanno una dimensione più
regionale. “I cracker, invece,
sono in leggera contrazione, soprattutto quelli salati
rispetto a quelli funzionali.
Mentre i grissini mostrano segno più”. In generale, il comparto dei sostitutivi del pane,
all’interno della cooperativa Unicoop Tirreno,
è in crescita da qualche anno: “L’ultimo dato
si attesta intorno al +1%. Un incremento che
non comprende il trend positivo della categoria ‘alimenti salutistici’, ai quali Coop riserva
appositi spazi all’interno dei punti vendita, suddivisi per funzionalità: ad esempio lo scaffale
per il senza glutine o per i prodotti proteici
e così via”.
Lo spazio lineare dedicato ai sostitutivi del
pane è aumentato progressivamente negli
ultimi anni, mantenendo però una suddivisione per destinazione di consumo e per tipologia di prodotto. “In alcuni punti vendita, poi,
riusciamo a valorizzare le produzioni locali
tramite l’iniziativa ‘Vicino a
noi’, che dà spazio a molti
prodotti realizzati da oltre
500 aziende toscane, laziali,
campane e umbre”. L’offerta a marchio del distributore di Coop per questa
categoria merceologica è
completa, copre infatti tutte le tipologie di prodotto
contemplate nel segmento
e rappresenta oltre il 40%
del fatturato dell’intero
comparto. Inoltre, Coop
ha strutturato l’offerta per garantire maggiore
scelta al consumatore:“All’interno del tradizionale marchio Coop”, prosegue Di Girolamo,
“proponiamo la linea Coop Tutela, che garantisce il miglior rapporto qualità prezzo; la linea
Vivi Verde, cresciuta di circa l’1,5% nell’ultimo
anno, che propone prodotti funzionali per la
dimensione salutistica, e la linea Fiorfiore, che
rappresenta il top di gamma”.
LIDL ITALIA
Per quanto riguarda il comparto dei sostitutivi del pane, negli ultimi anni
Lidl Italia ha registrato una crescita del segmento dei Panbauletti, che hanno avuto un incremento annuo di circa il 14% rispetto alle altre referenze.
A contribuire a questo exploit, secondo l’azienda, è sicuramente l’ampia
scelta che i clienti hanno con gli articoli a marchio Certossa, linea di private label della catena. Nell’assortimento, infatti, si trovano quattro diversi
tipi di Panbauletto: bianco, di grano duro, integrale e ai cinque cereali. Il
trend del comparto è in crescita e la società è convinta che continuerà
ad esserlo, poiché le abitudini di spesa sono cambiate. Il cliente è molto
orientato alla razionalizzazione della sua spesa e si reca in punto vendita
quasi giornalmente per acquistare solo l’essenziale. Oltretutto predilige,
quando possibile, articoli a lunga o media conservazione, caratteristica che
il pane fresco non può garantire. Un altro trend rilevato dall’insegna è che
il consumatore preferisce sempre di più i prodotti a marchio del distributore, consapevole che hanno la stessa qualità dei prodotti di marca, ma a
un prezzo più conveniente.
Negli ultimi anni, i metri lineari dedicati ai sostitutivi del pane sono sempre cresciuti, fino a raggiungere lo standard attuale di circa 10 metri. A
fronte di una crescente domanda di prodotti gluten free, Lidl risponde con
offerte promozionali settimanali dedicate.
segue
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Settembre 2015
LE AZIENDE
GRAN BON
Nel suo stabilimento in aper ta campagna veronese, Gran Bon (esclamazione
dialettale tipica veneta, usata quando si
parla di qualcosa di veramente speciale)
produce dal 1988 crostini, bruschette e
grissini con la massima cura delle materie prime, tra cui farine dei migliori mulini,
olio extra vergine di oliva italiano e olio
di riso. Tutti i prodotti sono cotti in grandi forni, non sono fritti, non contengono
grassi idrogenati né Ogm e vengono impacchettati in confezioni salva freschezza.
Inoltre, l’azienda vanta le cer tificazioni Ifs,
Iso 22000-2005, quella biologica e Kosher.
L’offer ta, interamente dedicata ai sostitutivi del pane, si compone di numerose
referenze. Quattro varianti di Pangrelli,
grissini tipo “0” alle olive, al mais e semi
di girasole, al radicchio e all’olio di oliva. I
Crostini integrali e quelli per zuppe e insalate. Ali di pane al pomodoro e basilico o
all’olio extra vergine di oliva. E, categoria
più numerosa, le Bruschette: alla cipolla
e origano, con olio extra vergine di oliva,
aglio e basilico, pomodoro e basilico, rosmarino, speck e pepe.
www.granbon.it
Ali di pane
pomodoro e basilico
Crostini al forno, al gusto di pomodoro e basilico. Ideali per
accompagnare aperitivi e pasti.
Ingredienti
Farina di frumento, olio vegetale, olio extra vergine d’oliva,
lievito, siero di latte, sale, destrosio, estratto di lievito, piante
aromatiche e spezie, pomodoro 1%, aromi. Prodotto senza
Ogm.
Confezione
Sacchetto in carta con polipropilene interno, 100 g.
VALLEDORO
Dario Zubani
Realtà bresciana con oltre
60 anni di storia nel settore,
Valledoro è specializzata proprio nella produzione dei sostitutivi del pane. Tanto che
solo il 10% delle referenze
proposte non rientra nella
categoria. “Il comparto dei sostitutivi del pane rappresenta
quasi il totale del nostro business”, commenta Dario Zubani, responsabile comunicazione dell’azienda, “ed è cresciuto
del 5% in questa prima metà
del 2015”. L’offerta, che non
prevede prodotti a marchio
del distributore, è composta
per il 90% da salati e il restante 10% da dolci “prevalentemente con una fascia di prezzo medio-alta e pezzature che
variano dai 100 ai 300 grammi”. Un’ampia gamma, composta da diversi tipi di grissini, schiacciatine, bocconcini e
crostini, che viene proposta
alla maggior parte dei canali di
vendita: “La Gdo rappresenta
circa il 40% delle vendite di
questa categoria merceologica, 30% il Normal trade e
40% l’Horeca”. Infatti i Saltelli, adatti sia per la ristorazione sia per il consumo privato,
sono il prodotto più richiesto.
Questi fragranti grissini dalla tipica forma ondulata non
contengono strutto né additivi chimici aggiunti. Due aspetti
valorizzati sulla confezione,
proprio perché i consumatori
sono sempre più attenti a ciò
che comprano e mangiano: “Il
trend salutistico è in crescita e
anche noi di Valledoro stiamo
introducendo nuove referenze
ad hoc. A Tuttofood, ad esempio, abbiamo presentato i nostri Zulù, grissini ricoperti di
cioccolato al latte o fondente,
nella versione al riso, un prodotto in fase di test, che sta
riscuotendo un grande successo e con cui intendiamo
entrare nel segmento gluten
free, grazie alla nuova apposita linea di produzione”. Molta
attenzione, poi, viene riservata
anche ai confezionamenti, per
cui l’azienda studia soluzioni
che possano incontrare le esigenze del mercato: “Recentemente abbiamo proposto gli
Zulù nelle pratiche confezioni monoporzione da 2 grissini. Uno snack per il consumo
on the go che, grazie a una
speciale copertura, permette
di non sporcarsi le dita”. Un
aspetto molto importante,
quello del packaging, anche
per entrare nei mercati stranieri, che rappresentano circa i
25% del business di Valledoro:
“Per il mercato statunitense,
ad esempio, a seguito delle numerose richieste di referenze
proposte in box rigido, abbiamo realizzato quattro versioni
astucciate dei nostri prodotti:
due per i grissini, nelle varianti
rustici e saltelli, e due per gli
Zulù, gusto fondente e latte”.
www.valledorospa.it
Grissini Saltelli Ristorante
I Saltelli sono fragranti grissini, dalla particolare forma ondulata, realizzati
con olio extravergine di oliva e salatura in superficie. Ricchi di iodio, privi
di grassi animali e di conservanti, sono fonte di fibre e non contengono
strutto né additivi chimici. Ideali per accompagnare ogni pietanza, o
come aperitivo.
Confezione
Busta da 240 g, con pack monoporzioni adatti per la ristorazione.
Ingredienti
Farina di grano tenero tipo “0”, olio di girasole altoleico (9,5%), lievito,
sale iodato (3%), olio extravergine di oliva (1,5%), farina di cereali maltati. Può contenere tracce di sesamo.
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SPECIALE SOSTITUTIVI DEL PANE
DECO INDUSTRIE
Loriana Igp
Martino Casadei
Sul business di Deco Industrie, la produzione dei sostitutivi del pane incide
per il 23% a volume e per il 18% a valore,
come afferma l’addetto all’ufficio marketing, Mar tino Casadei. All’interno di questo compar to, i prodotti a marchio del
distributore rappresentano circa il 36%.
L’azienda, infatti, produce piadine sia
con il proprio marchio Loriana sia in conto terzi e anche crostini per conto terzi e
marchio del distributore. Un’offer ta che
Deco destina per l’84% a Gd e Do, per il
10% ai discount, per il 5% al normal trade
e l’1% all’Horeca. “Le performance della categoria, in questi primi sei mesi del
2015, sono sostanzialmente in linea con
quelle dell’anno scorso”, spiega Casadei,
che però specifica: “Abbiamo rilevato
una variazione positiva per il compar to
piadine, legata alla stagionalità”. Le vendite, infatti, sono aumentate nel periodo
aprile/giugno che tradizionalmente corrisponde a un incremento dei consumi
legato all’aumento dei pasti fuori casa, dei
pic-nic e delle occasioni che compor tano pasti semplici e freschi. Un ulteriore
trend evidenziato dall’addetto marketing
è l’aumento delle richieste di prodotti salutistici, in quanto il consumatore è sempre più alla ricerca di uno stile alimentare
sano, anche per quanto riguarda il mondo
snack e ‘spezza fame’. Una richiesta che
anche Deco si impegna a soddisfare: “Per
quanto riguarda la Piadina Loriana, al momento abbiamo una gamma composta da
12 referenze. Dalla classica piadina alla riminese, più sottile e leggera; alla piadina
Arrotolabile, un plus che siamo stati tra i
primi a raggiungere; una referenza realizzata con farina biologica; una tradizionale
più spessa e piccola di diametro, tipica
dell’entroterra romagnolo. Negli ultimi
anni abbiamo poi allargato l’offer ta proponendo referenze molto caratterizzate,
come la piadina preparata con farina di
kamut e la piadina Light, fatta con farina
di riso e senza strutto, caratterizzata dal
30% di grassi in meno rispetto alle piadine più vendute. Inoltre, nel 2014 abbiamo ottenuto la cer tificazione Igp per la
nostra referenza Piadina Romagnola Igp
alla riminese”. Le confezioni contengono dai tre ai cinque pezzi, con un peso
compreso tra i 225 e i 375 grammi: “Il
posizionamento è quello di un prodotto
di qualità premium, in una fascia medio
alta della scala dei prezzi”. Come riferisce Casadei, la referenza più venduta nel
2014 è stata la Sfogliatissima, una piadina
grande e sottile, caratterizzata da un’ottima sfogliatura, venduta in pack da tre
pezzi e disponibile anche nella variante
all’olio d’oliva. Ma Deco ha in programma
la produzione di nuovi prodotti: “I nostri
progetti si stanno orientando verso il
mercato dei pani morbidi, delle focacce
e dei crostini con farine speciali”. Una
par ticolare attenzione viene riservata al
packaging, commenta Casadei: “Diventa
sempre di più un elemento fondamentale nella caratterizzazione del prodotto.
Il colore, ad esempio, può esercitare un
‘effetto identificazione’ per il consumatore. Così come è possibile utilizzare il pack
come strumento per comunicare claim
nutrizionali, plus del prodotto e funzioni d’uso. Per il marchio Loriana abbiamo
pensato a una confezione in cui lo spazio
trasparente è ridotto al minimo, non per
nascondere il prodotto, ma semplicemente perché il consumatore ormai sa di
potersi fidare”.
www.decoindustrie.it
Loriana Igp è una fragrante piadina
romagnola, prodotta nel cuore della
Romagna seguendo la tradizionale ricetta. Il marchio ha ottenuto l’Indicazione
geografica protetta da parte dell’ente
certificatore, autorizzato dal ministero
delle Politiche agricole e forestali, a
testimonianza del rispetto di precisi
requisiti da parte del produttore. Questi
riguardano: le materie prime utilizzate, il
processo produttivo, i controlli di qualità
effettuati e la zona di produzione. La
ricetta deve essere quella definita dal
disciplinare, le materie prime subiscono
uno specifico piano di controllo e non
possono essere utilizzati conservanti
di alcun tipo, grassi idrogenati e, in
generale, ingredienti non autorizzati. La
zona di produzione viene delimitata
nel territorio Romagnolo, all’interno del
quale ricade Loriana.
Confezione
Flowpack da 350 g, contenente 3 pezzi.
Ingredienti
Farina di grano tenero, acqua, strutto,
sale, olio extra vergine di oliva. Agenti
lievitanti: difosfato disodico, carbonato
acido di sodio
segue
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Settembre 2015
LE AZIENDE
VITAVIGOR
LA PIZZA +1
Mario Bigiogera
Svitlana Dzyuba
Specializzata nella produzione di grissini, in diverse varianti e formati, Vitavigor distribuisce in modo pressoché uniforme, in Italia, a Gd, Do, Normal trade
e Horeca. Inoltre, l’azienda esporta i
suoi prodotti in tutto il mondo, realizzando circa il 40% del fatturato in export: “Un dato, quello delle esportazioni, da sempre in aumento”, sottolinea il
presidente, Mario Bigiogera. E in crescita
sono anche le performance nel primo
semestre del 2015: “Abbiamo registrato,
in questi sei mesi, un aumento di circa
il 7%”.
L’offerta si compone di quattro linee
di prodotto: “Le referenze più vendute
in Italia, ma con buone vendite anche
oltreconfine, sono quelle della linea catering, grissini lunghi confezionati in bustine monodose nelle varianti tradizionali, sesamo, cereali, con granelli di sale
in superficie o senza sale. Importante
anche la gamma retail, costituita dalle
linee HappyVi, grissini corti in pacchetti
da 150 grammi e in diverse varianti di
gusto, e dalla nuova linea Start Up senza
lievito, piattelle corte lievitate naturalmente e confezionate in pacchetti da
150 grammi. Infine, per i mercati stranieri è stata appositamente pensata la
linea Export, grissini in eleganti astucci
da 125 grammi, nelle varianti tradizionali, sesamo, aglio, pizza, formaggio, multigrain e biologici”. L’azienda, poi, produce
anche grissini confezionati a marchio del
distributore, rispettando le caratteristiche richieste.
“Il trend salutistico”, continua il presidente, “è determinante per la nostra
azienda. Da sempre usiamo solo olio
extra vergine di oliva, ma ora abbiamo
anche lanciato una linea ad hoc, la Start
Up, che essendo a lievitazione naturale
è priva di lievito di birra”. Due le varianti, entrambe con ingredienti funzionali:
segale, avena e grano saraceno oppure
farro e semi di girasole. “La segale ha un
esiguo contenuto calorico ed è povero
di amidi, mentre è ricca di fibre e di sostanze come il potassio, la vitamina B, il
magnesio, il calcio e il fosforo”, spiega
Bigiogera. “L’avena, invece, è una fonte di
carboidrati a basso indice glicemico e a
lenta digestione, vanta inoltre il primato del cereale più ricco da un punto di
vista proteico. Infine, il grano saraceno,
con caratteristiche che lo rendono più
simile a un legume, non contiene glutine e vanta anch’esso un alto valore
proteico. La seconda variante, invece,
racchiude le proprietà del farro e dei
semi di girasole: il primo, tra i cereali, è
il più povero di grassi ed è ricco di fibre,
vitamine e sali minerali come il fosforo,
il potassio, il magnesio e il ferro. I semi
di girasole sono, tra i semi oleosi, quelli
a più basso contenuto calorico e vantano un elevato contenuto di vitamine B1,
B2, B6, A, D ed E, oltre a essere fonte
di magnesio, ferro, cobalto, manganese,
zinco e rame”. Gli sforzi di Vitavigor non
sono rivolti solo allo sviluppo di nuove referenze, bensì alla cura di tutti gli
aspetti del prodotto: “Tutti noi siamo
attratti per prima cosa dall’incarto e poi
da tutto il resto”, afferma Mario Bigiogera, “per questo è fondamentale investire
nel packaging, che rappresenta il primo
approccio con il cliente”.
www.vitavigor.com
Start Up
Piattelle corte, lievitate naturalmente,
pensate per tutti i consumatori che non
tollerano il lievito e realizzate con olio
extra vergine d’oliva e ingredienti ad alto
valore nutrizionale.
Friabili e leggeri, ricchi di fibra e
poveri di grassi, sono adatti in ogni
momento della giornata e ideali anche
durante le diete. Confezionate in pacchetti da 150 grammi, sono disponibili
in due varianti: con segale, avena e
grano saraceno, oppure con farro e semi
di girasole.
segue
22
Focalizzata inizialmente sulla produzione di pizza, negli ultimi anni l’azienda
piacentina La Pizza +1 ha cominciato
a proporre anche sostitutivi del pane:
“Focacce e crostini hanno avuto un
successo crescente, sino ad arrivare
a rappresentare circa un terzo della
nostra attività”, spiega la responsabile
marketing, Svitlana Dzyuba. Ad eccezione del Normal trade, che generalmente si rivolge ad ar tigiani locali per
acquistare questi prodotti, la società è
presente in ogni canale, con formati e
caratteristiche su misura. “La focaccia,
ad esempio è una soluzione pratica e
moderna per i consumatori che cercano negli assor timenti Gdo, nostro
principale interlocutore, un sostitutivo
del pane. Sia la focaccia che i crostini
rappresentano anche una soluzione ad
alto contenuto di servizio per i clienti Horeca orientati a soluzioni di alta
qualità, i quali trovano i nostri prodotti
presso le loro abituali fonti di acquisto.
Anche in questo canale stiamo registrando numeri impor tanti”. La focaccia de La Pizza +1, prodotto più venduto della categoria, è proposta in tutte
le ricettazioni più classiche, in formati
adatti alle diverse occasioni di consumo e, nel caso di utilizzi professionali,
anche con un livello elevato di servizio come pre-tagli o pre-porzionature.
Invece i crostini di focaccia, realizzati
ri-tostando in forno i prodotti, sono disponibili nella versione classica o al rosmarino e in molteplici confezioni: dai
100 grammi per il consumatore finale
ai formati più specifici per le esigenze
dei professionisti o dell’industria (da 15
grammi a 2,5 chilogrammi).
Secondo i dati aziendali, la crescita
complessiva per questi prodotti è superiore al 50% su base annua. “Un risultato veramente impor tante”, spiega la
responsabile marketing, “che dimostra
come anche in momenti difficili ci possa
essere un grande potenziale per prodotti di qualità e in linea con le esigenze
dei consumatori. Essi cercano sempre
più prodotti pratici, ad alto contenuto
di servizio. Realizzati da produttori affidabili con ingredienti sani. Proposti in
formati adeguati alle esigenze di consumo e in confezioni che rassicurino
sulle caratteristiche. Tutti trend facilmente leggibili anche nel mercato dei
sostituivi del pane, in cui La Pizza +1
propone referenze non fritte, realizzate
esclusivamente con ingredienti naturali,
senza aggiunta di nessun conservante
o colorante, e con olio extra vergine
d’oliva, unico grasso impiegato”.
La cura per il prodotto passa anche
attraverso l’attenzione per il confezionamento: “Differenziamo il pack secondo i canali e la tipologia di clienti, cercando di offrire la massima visibilità alle
caratteristiche del prodotto e comunicandone il posizionamento e l’ar tigianalità. Nell’ultimo anno, ad esempio, ci
siamo concentrati molto sulla proposta
di packaging innovativi”. L’azienda, che
realizza prodotti anche per private label italiane e straniere, espor ta soprattutto in Svizzera, Francia, Belgio, Inghilterra, Spagna, Giappone, Usa. A questo
proposito, Svitlana Dzyuba commenta:
“Il peso di questi mercati è ancora limitato, ma la crescita è esponenziale”.
www.lapizzapiuuno.it
Focaccia
La Focaccia di La Pizza +1, proposta nel
formato rettangolare, è realizzata con la
stessa cura che avrebbe un artigiano. Per
questo motivo il prodotto si presenta con
caratteristiche costanti, con un impasto
morbido, alto e ben areato grazie alla
lunga lievitazione. L’attenta selezione
delle materie prime permette di utilizzare
solo elementi naturali, senza l’aggiunta di
nessun tipo di conservante.
Ingredienti
farina, olio extra vergine di oliva, malto,
lievito di birra, acqua e sale.
SPECIALE SOSTITUTIVI DEL PANE
Settembre 2015
FIORE DI PUGLIA
GRISSIN BON
Giuseppe Fiore
Callisto Scanarini
Per Fiore di Puglia la produzione di sostitutivi del pane rappresenta circa il 99%
del fatturato aziendale, realizzato attraverso tutti i canali distributivi italiani, dal
Normal trade alla Gdo, passando tramite l’Horeca.
Un comparto che, per l’azienda, ha fatto registrare ottime performance nella
prima metà del 2015 e che evidenzia una forte tendenza alla ricerca del benessere:
“I trend di mercato più significativi riguardano un aumento dell’utilizzo di farine
alternative, tra cui kamut, senatore cappelli o multicereali”, specifica il presidente,
Giuseppe Fiore. Non a caso, infatti, le referenze salutistiche rappresentano il 60%
dell’offerta di Fiore di Puglia, che propone anche taralli in diversi gusti e formati,
pan bruschette, friselle e la nuova linea biologica dei Minigrissbakery in quattro varianti: multicereale, integrale, farro, senatore cappelli. “I taralli classici da 250 grammi
sono sicuramente il nostro prodotto più venduto, ma periodicamente lanciamo
sul mercato novità di prodotto, come gli ultimi arrivati: i taralli senza glutine e
quelli biologici, la linea benessere”. Il business di Fiore di Puglia comprende anche
la realizzazione di prodotti a marchio del distributore, che incidono per il 30% sul
fatturato. Fondamentale anche l’export.
www.fioredipugliaspa.it
“L’intera produzione di Grissin Bon è
composta prevalentemente da grissini
e fette biscottate”, afferma Callisto Scanarini, direttore commerciale e marketing dell’azienda, “che vengono distribuiti
capillarmente a tutti i canali distributivi,
soprattutto a Gd e Do (75%), Normal
trade e catering (25%)”. Una produzione
che, nei primi sei mesi del 2015, ha fatto
registrare un fatturato a marchio Grissin
Bon in incremento a volume di circa il 4%,
suddiviso in uguale percentuale fra grissini e fette biscottate. “La nostra offerta
contempla una vasta gamma di prodotti,
che spazia dai grissini tradizionali, passando attraverso Le Pagine (sfoglie di grano
nei gusti classico e al rosmarino), fino ad
arrivare ai famosi Fagolosi, leader nelle
vendite aziendali”. Proposti in sei varianti di gusto, i Fagolosi sono presentati in
diversi formati: dal Minifagoloso da 20
grammi, al pacco famiglia da 480 grammi
diviso in comode porzioni ristorante. “Per
soddisfare le diverse esigenze dei consumatori”, prosegue Scanarini, “Grissin Bon
ha pensato a pezzature da 125 grammi
e 250 grammi, oltre ai formati famiglia,
più impegnativi a livello di contenuto ma
con prodotto porzionato all’interno, a
salvaguardia della friabilità e freschezza
del prodotto”. Uno dei principali trend
di mercato individuati dall’azienda, infatti,
è la ricerca di maggior servizio attraverso confezioni salva freschezza porzionate;
oltre alla crescente domanda di prodotti
Minigrissbakery al fa
rro
fine
24
Preparato con farina di farro selezionato e olio
extravergine d’oliva, entrambi da agricoltura
biologica. Uno snack per ogni momento della
giornata, ad alta digeribilità, ricco di fibre,
proteine, selenio e potassio.
Ingredienti principali
Farina di farro da agricoltura biologica (65,3%),
olio extra vergine d’oliva da agricoltura biologica (10,5%), sale (1,3%).
Confezione
125 g, 12 pezzi.
I Fagolosi gusto classi
co
Grissini tipo “0” con olio extra vergine d’oliva
1,4% e salati in superficie. Proposti nella pratica confezione multipack, che contiene comode
porzioni ristorante.
Confezione
Multipack da 480 g.
Ingredienti
Farina di grano tenero tipo “0”, crema di lievito,
olio di palma, strutto, Presal sale iodato (sale,
iodato di potassio 0,007%) 3%, olio extra
vergine d’oliva, estratto di malto d’orzo, farina
di frumento maltato. Contiene glutine. Può
contenere tracce di sesamo, soia, latte.
salutistici: “Grissin Bon da sempre segue
con attenzione il trend del salutistico, con
una gamma di grissini al kamut e a ridotto
contenuto di sale. Inoltre, nelle ricette con
sale iodato, utilizziamo esclusivamente
Sale iodato protetto Presal”. Il comparto
dei grissini costituisce anche la prima voce
dell’export aziendale, che vale circa il 14%
del fatturato. E all’estero, come anche in
Italia, Grissin Bon intrattiene rapporti anche con importanti catene distributive per
quanto riguarda la produzione di grissini e
fette biscottate a marchio del distributore.
www.grissinbon.it
Settembre 2015
“Nei periodi di maggior
concentrazione delle consegne, che coincidono soprattutto con il mese di novembre,
movimentiamo in media 25
bancali al giorno. Ma solitamente riusciamo a distribuire
in modo uniforme gli ordini e
le spedizioni, per una media
di 4 o 5 bancali al giorno”.
LOGISTICA
Lucia Mangionello, direttore
commerciale Maglio Arte Dolciaria
L’accoppiata vincente
Temperatura e umidità controllate. Efficienza e velocità nelle consegne ai punti vendita.
Il trasporto del cioccolato non è per tutti. Maglio Arte Dolciaria ha scelto Stef.
Il mercato del cioccolato non conosce crisi. La rivalutazione nutrizionale del prodotto
- non più considerato fonte di grassi, ma ora
associato a proprietà benefiche - ha favorito il suo riposizionamento, sganciandolo dal
ciclo delle ricorrenze e rendendolo parte
dell’alimentazione quotidiana. L’aumento del
consumo di questo dolce richiede un adeguamento di tutto il ciclo produttivo e distributivo da parte delle aziende, che devono
essere in grado di soddisfare le richieste dei
consumatori e dei punti vendita.
In questo senso, può rivelarsi una scelta
vincente, ad esempio, affidarsi a uno specialista che sappia ottimizzare e gestire in tempo
reale il trasporto, che, oltretutto, richiede il
rispetto di determinati requisiti per evitare il
deperimento del cioccolato.
Così ha fatto Maglio Arte Dolciaria affidandosi a Stef. L’azienda, con sede a Maglie,
in provincia di Lecce, è specializzata nella
produzione di dolci e cioccolato. Nata per
iniziativa di Antonio Maglio, nel 1875, come
locanda con cambio di cavalli (attività ancora
oggi ricordata nel logo aziendale, che include
la figura di un calesse), nel tempo l’azienda, a
conduzione famigliare, diviene un caffè con
laboratorio di dolciumi. Si specializza poi, nei
primi del Novecento, nella produzione di
specialità a base di pasta di mandorle. Proprio allora Dante Maglio scopre un prezioso
alleato per prolungarne la conservazione: il
cioccolato usato per la copertura. La produzione di cioccolato e di pasticceria viene
arricchita e intensificata negli anni Sessanta
dal figlio Vincenzo, mentre oggi la guida del
gruppo Maglio è affidata a Maurizio e Massimo, quinta generazione della famiglia.
“L’offerta del brand”, spiega il direttore
commerciale, Lucia Mangionello, “comprende specialità come la frutta secca ripiena di
crema di mandorle e ricoperta di cioccolato,
scorze candite e ricoperte, cioccolatini farciti
e non, uova di cioccolato e barrette, divenute core business aziendale. Tutte le materie
prime sono di alta qualità e, ad esclusione
delle fave di cacao che vengono accuratamente selezionate nei paesi di origine, provengono tutte dal territorio del Sud Italia. Le
mandorle sono pugliesi, le nocciole campa-
ne e la frutta calabrese e siciliana. Inoltre, i
nostri prodotti contengono solo il burro di
cacao, senza alcuna aggiunta di grassi. La produzione rimane prevalentemente artigianale.Vengono infatti eseguiti a mano il taglio, la
canditura e la farcitura della frutta, mentre la
parte più automatizzata è quella legata alla
produzione di tavolette e cioccolatini”.
Maglio impiega circa 30 dipendenti e, oltre allo stabilimento di produzione a Maglie,
conta tre punti vendita propri (a Maglie, Lecce, Bari), più un franchising a Ischia. “Attualmente abbiamo circa un migliaio di clienti,
attivi in tutta Italia nel dettaglio specializzato”,
puntualizza Lucia Mangionello, “tra enoteche, gastronomie, bar, pasticcerie e ristoranti.
Una clientela che richiede prodotti di alto
livello, consegnati in condizioni ottimali. Per
questo, da ormai otto anni, per il trasporto
dai nostri magazzini ai punti vendita ci siamo
affidati a Stef, che ci garantisce il massimo
della competenza e numerosi vantaggi”.
Il cioccolato, infatti, richiede attenzioni
particolari: deve mantenere una temperatura costante compresa fra i 15 e i 18 gradi
centigradi e un’umidità controllata, oltre a
dover essere conservato in ambienti privi
di odori, a causa della facilità del prodotto
di assorbirli. In più, la diversa conformazione
dei prodotti, come ad esempio per le uova
di Pasqua, richiede estrema delicatezza nel
trasporto e massima ottimizzazione della
disposizione per sfruttare al meglio gli spazi.
“Stef si è dimostrato un partner in grado
di gestire un prodotto delicato e di qualità come il nostro”, afferma la responsabile
commerciale. “Non solo. Grazie alla collaborazione con Stef, anzitutto usufruiamo
di un servizio personalizzato in base alle
nostre esigenze reali. Un esempio banale,
ma significativo, è il fatto che la tariffazione
del trasporto delle uova di cioccolato viene fatta in base al peso e non ai volumi. Un
aspetto, quello del rapporto qualità prezzo,
che Stef soddisfa con listini ad hoc, misurati
sul cliente. La distribuzione, poi, avviene in
modo capillare su tutto il territorio nazionale e può riguardare indifferentemente la
mobilitazione di singoli colli o bancali, anche
a seconda della regione di destinazione.
Questo grazie alla filosofia di massificazione
di Stef, che ottimizza al massimo i trasporti
ricorrendo anche a bancali multiprodotto.
Non da ultimo, grazie al sito di Stef possiamo sfruttare un articolato, quanto intuitivo,
servizio di monitoraggio a disposizione dei
clienti”. Ad esempio, sul suo portale Stef offre un calendario che consente di pianificare
al meglio il programma consegne, organizzandole in base alla data e all’area di destinazione. Il sistema ‘Pre-info’, inoltre, consente
a Maglio di inviare in tempo reale un file Edi
(Electronic data interchange) in cui trasmettere una preview del carico in preparazione,
con tutte le informazioni utili: destinazione,
quantitativi e ingombri, bollettazione, etc. In
questo modo Stef organizza con anticipo il
ritiro, velocizzando tutte le pratiche. Tramite il sito Internet, Maglio ha anche la facoltà di monitorare lo stato dei ritiri e delle
consegne, sempre in tempo reale. “Per ogni
necessità, poi”, continua Lucia Mangionello,
“un team Stef è sempre a disposizione del
cliente: tutte accortezze che aumentano il
valore aggiunto dei servizi e ci convincono a
rinnovare continuamente la collaborazione
con la multinazionale”.
“Per noi di Stef è un onore
far parte del progetto
ambizioso di Maglio,
un’eccellenza produttiva
italiana in grado di portare
il made in Italy nel mondo.
La nostra collaborazione,
inoltre, ci permette di
dimostrare che Stef offre
servizi adatti ai diversi
canali distributivi, anche
quelli, come il dettaglio
specializzato, che
richiedono maggiori
attenzioni sia per il
trasporto del prodotto,
sia per i delicati rapporti
tra fornitori e rivenditori”.
Francesco Minunni, sales
regional manager di Stef Italia
“La collaborazione
con Maglio ci regala
estrema soddisfazione,
non solo perché vediamo
riconosciuta la nostra
attenzione nei confronti
dei clienti, ma anche
perché cogliamo
le grandi aspettative
riposte nei nostri servizi
come sfide che ci
stimolano a perfezionarci
ogni giorno di più”.
Andrea Rossi, direttore vendite
trasporto mid market di Stef Italia
25
FOCUS ON
Settembre 2015
Alce Nero:
“L’orgoglio di essere bio”
Gianluca Puttini
L’impegno per un’agricoltura nel rispetto dell’ambiente e delle persone.
L’ampliamento dell’offerta e la forte crescita del business.
Intervista a Gianluca Puttini, responsabile marketing.
Alce Nero era un indiano Sioux Lakota. Uomo di medicina, visse tra il 1863 e
il 1931 predicando il rispetto per la natura, gli animali e, soprattutto, per la terra,
che solo in questo modo può essere generosa con l’uomo e le generazioni future. Questi sono anche i valori dell’omonima società nata negli anni Settanta a
Monterenzio, in provincia di Bologna, su
iniziativa di alcuni giovani che, da pionieri, avviarono l’attività scegliendo l’agricoltura biologica. E questo è il motivo per
cui l’immagine dell’indiano è stata scelta
come logo aziendale. A Gianluca Puttini,
responsabile marketing di Alce Nero, abbiamo chiesto come la società continua
a mantenere, nel tempo, il suo impegno
nei confronti dell’ambiente.
26
Perché la scelta del biologico?
La scelta dell’agricoltura biologica rappresentava allora e rappresenta tutt’oggi,
per noi, un vero e proprio impegno per
la qualità, un modo ideale e concreto
per fare e offrire prodotti buoni e sani,
rispettando l’ambiente, i produttori e i
consumatori. Agricoltura e allevamento
biologico, tipicità, specializzazione, innovazione, tecnologie protettive, vocazione
territoriale e grande impegno costituiscono il tratto comune dei nostri agricoltori e delle nostre aziende socie. E che si
sommano ai giovani agricoltori biologici
impegnati nelle terre confiscate alla criminalità oppure in paesi lontani, come il
Brasile, il Costa Rica, il Perù e il Messico.
Come comunicate i valori aziendali?
Su tutti i mezzi possibili. A partire dalle
etichette sui prodotti, che narrano del
tipo di coltivazione delle materie prime,
del territorio di provenienza, del produttore, delle rese dei terreni, etc. Oltre che
utilizzando la comunicazione Adv e organizzando eventi ad hoc.
E quali sono, a tal proposito, i canali
di riferimento?
Il fatturato del primo semestre 2015
è costituito, per il 57%, dai risultati della
Gdo. Seguiti dal 23% fatto segnare dal
canale tradizionale in negozi prettamente biologici e dal 17% dell’export. Esportiamo prevalentemente in Giappone,
Cina, Russia e da qualche mese anche
in Germania, uno dei mercati più importanti per il comparto del biologico.
In forte ascesa anche il canale dei baby
store, dove ha avuto un ottimo riscontro
la nostra nuova linea di prodotti dedicata
al mondo dell’infanzia.
Oltre alla nuova linea baby food,
come si compone l’offerta?
Alce Nero propone una gamma completa di prodotti, che spaziano su svaria-
40
I NUMERI
anni
di esperienza
1000
te categorie. I frollini per la prima colazione, il miele, le composte, gli infusi, i
caffé, le cioccolate, i succhi e i nettari di
frutta, le numerose varietà di pasta e i
relativi condimenti quali passate e sughi,
oltre a oli extra vergine di oliva, legumi,
ortofrutta e snack come gallette di riso
e tarallini.
Quali sono i prodotti più performanti?
Attualmente le categorie a più alta
performance in termini di fatturato e
distribuzione sono il mondo dei ‘Rossi’,
ossia passate, polpe e sughi, e la categoria dei frollini. I primi sono prodotti con
oltre
agricoltori, tra Italia e Sud America,
che fanno capo ai soci di Alce Nero.
56 250
oltre
dipendenti
diretti
referenze
pomodori che maturano al sole dell’Emilia Romagna, nella valle del Mezzano, situata all’interno del delta del Po. In questo modo si preservano sapori, profumi
e proprietà nutrizionali. Inoltre, il nostro
processo produttivo prevede che mediamente non trascorrano più di otto
ore dalla raccolta alla lavorazione. I frollini Alce Nero, invece, sono prodotti con
farine di grani italiani e con olio extravergine d’oliva dei nostri soci olivicoltori.
Non contengono uova, aromi o grassi di
origine animale e sono dolcificati solo
con zucchero di canna.
Quali sono i trend fatti registrare dai
prodotti biologici?
Da molti anni il trend del mercato biologico segna andamenti particolarmente
positivi, con una forte ulteriore accelerazione, in particolare, negli ultimi due anni.
Non vi sono, al momento, elementi che
possano indicare inversioni di tendenza.
Questo a fronte del chiaro cambio di
rotta dei consumi, sempre più orientati
a prodotti sani, di qualità e ad alto contenuto nutrizionale. In quest’ambito Alce
Nero ha senz’altro un ruolo da protagonista.
Prossimi obiettivi?
Il marchio ha chiuso il 2014 con un fatturato di 36,4 milioni di euro, facendo
segnare una crescita su base annua del
26%. I risultati del primo semestre 2015
sono stati ancora più soddisfacenti. Alce
Nero continuerà a perseguire l’obiettivo
di ‘convertire’ il maggior numero possibile di ettari/allevamenti alla produzione
biologica. Siamo infatti convinti che l’agricoltura biologica fa bene all’ambiente e
quindi fa bene alle persone. Per noi, inoltre, questa è una precondizione per continuare a crescere e a creare sempre più
prodotti sani, buoni e nutrienti e quindi
condizione utile per ampliare quanto
possibile l’assortimento, spaziando anche
in aree al momento non presidiate, quali
il mondo dei latticini, già a partire dalla
fine del 2015.
Settembre 2015
Ce.di. Sisa Centro Nord:
profondo rosso
IL CASO
Il centro distributivo veneto presenta un’istanza di concordato preventivo presso il tribunale di Vicenza.
Ce.Di. Sisa Centro Nord alza bandiera bianca. Con una nota, firmata
dall’amministratore delegato Valter
Mar tini e inviata ai fornitori lo scorso
20 luglio, il centro distributivo veneto ha comunicato di aver presentato
l’istanza di concordato preventivo
con prenotazione, in data 15 luglio,
presso il Tribunale di Vicenza. I giudici
avranno ora 40 giorni di tempo per
esprimersi sull’ammissione della proposta.
Come si legge nella nota: “La soffer ta decisione è stata presa stante
il perdurare di serie difficoltà economico-finanziarie e per preservare la
continuità aziendale nell’interesse del
personale e dei creditori, così mantenendo il valore della nostra rete di
vendita, frutto di decenni di proficuo
lavoro ed intensi sacrifici di tutti coloro che hanno creduto e continuano a credere nel sistema Ce.Di. Sisa
Centro Nord”.
Una notizia che non giunge però
totalmente inaspettata. Già da tempo
circolavano voci sempre più insistenti
sulla tenuta finanziaria della società
e pare che molti grandi gruppi industriali avessero da tempo interrotto
le forniture, temendo dei mancati
pagamenti. Non si conosce l’esatto
ammontare del debito, ma la situazione era già critica nel bilancio 2014,
con un’esposizione verso i fornitori
di 100 milioni di euro, debiti verso
le banche per altri 50 milioni e altri
16 nei confronti di altri finanziatori,
a fronte di crediti per 125 milioni di
euro (secondo quanto ripor tato da
Il Sole 24 Ore). Una situazione molto
complessa, a cui si è cercato di correre ai ripari con un aumento di capitale, approvato lo scorso 15 aprile.
L’incremento doveva raggiungere i 20
milioni di euro nei prossimi tre anni,
con una prima par te, pari ai 6 milioni
di euro, già interamente sottoscritta
al momento dell’approvazione e che
sommata ai 4,45 milioni già presenti, por tava il capitale sociale a circa
10,45 milioni di euro.
Troppo poco, comunque, rispetto
a una situazione finanziaria sempre
più complessa. Da Ce.Di. Sisa Centro
Nord declinano comprensibilmente
ogni richiesta di commento, affidando ulteriori precisazioni a un comunicato stampa che dovrebbe essere
diffuso nelle prossime ore.
Occore però capire come si è
arrivati a questa situazione. Tra gli
addetti si parla di investimenti non
par ticolarmente remunerativi per
l’acquisizione di piccoli gruppi distributivi. Oltre a una struttura logistica
molto onerosa, forse incompatibile
con la riduzione dei volumi di fatturato, registrata negli ultimi anni. Una
contesto che aveva por tato anche a
numerosi cambiamenti interni, comprese le dimissioni dello storico pre-
sidente del Ce.Di., Sergio Cassingena
(sostituito da Franco Gobetti), che
comunque ha sempre dichiarato di
aver lasciato l’incarico esclusivamente per motivi personali.
Cosa succederà ora? Difficile da
dire, ma non circolano voci par ticolarmente ottimiste sul futuro della
società. Sicuramente per esprimere
un giudizio più circostanziato occorrerà attendere il piano industriale,
che dovrà essere presentato entro i
termini previsti dal Tribunale.
Nella lettera inviata ai fornitori si
legge comunque: “L’intenzione di
Ce.Di Sisa Centro Nord verso tutti i
fornitori è di adempiere integralmente alle proprie obbligazioni di pagamento nei tempi e con le modalità
che saranno definite nel redigendo
piano industriale con la collaborazione del nostro Advisor Ernst & Young”.
Paolo Frettoli
27
PRIMO PIANO
Settembre 2015
Amazon sfida
la grande distribuzione
La multinazionale inaugura il negozio ‘Alimentari e cura per la casa’ sul suo sito italiano.
Migliaia i prodotti proposti e consegna garantita in 24 ore. Parla Federico Sargenti, project manager consumables.
Federico Sargenti
Mercoledì 29 luglio Amazon ha inaugurato, sul suo sito italiano, la versione
beta del negozio ‘Alimentari e cura per
la casa’. Ne parliamo con Federico Sargenti, project manager consumables della multinazionale americana per Italia e
Spagna.
Come avete selezionato prodotti e
marchi attualmente presenti nel vostro
store dedicato agli Alimentari?
La nostra mission è far sì che i clienti possano scoprire e acquistare tutto quello che si può comprare online.
Non si tratta tanto di stabilire dei criteri, quanto di offrire la massima scelta di
prodotti disponibili ai nostri clienti, affinché siano loro a scegliere cosa comprare. Sono loro a decidere.
Su che categoria di prezzi è incentrata l’offerta Amazon nell’ambito food?
Amazon preferisce non commentare
le sue politiche di prezzo. Posso sicuramente dire che il nostro obiettivo è
sempre quello di garantire la miglior offerta possibile per i nostri clienti.
Sono in agenda promozioni particolari?
Di solito non diamo dettagli su iniziative future. In Amazon, peraltro, siamo
costantemente impegnati a offrire un
numero sempre maggiore di prodotti al
miglior prezzo.
La proposta ai consumatori oggi
comprende soltanto gli alimenti non
deperibili e le bevande (alcoliche e
non): è prevista in futuro l’aggiunta dei
cibi freschi?
Per ora, Amazon Fresh, lo store di
prodotti freschi di Amazon, esiste solo
in determinate città degli Stati Uniti.
Quando arriverà in Italia?
In Amazon preferiamo non commentare i nostri progetti futuri. Jeff Bezos
(fondatore e Ceo di Amazon, ndr) in numerose occasioni ha affermato che il
modello della distribuzione online di
prodotti freschi è diverso da quello che
già conosciamo e lo stiamo ancora stu-
diando. Per quanto riguarda l’espansione
di Amazon Fresh siamo più prudenti e
metodici che mai.
Parlando di logistica: come funziona
lo stoccaggio dei prodotti?
Abbiamo riservato un’area ad hoc
per i prodotti della categoria Alimentari e cura della casa nel nostro Centro
di distribuzione a Castel San Giovanni,
in provincia di Piacenza. Ma i prodotti
saranno trattati come gli altri, con un’attenzione particolare alla data di scadenza dei cibi: Amazon si assicurerà che i
prodotti inviati ai clienti arrivino sufficientemente in tempo per essere consumati prima della data di scadenza. In
concreto, ci impegniamo a non inviare
nessun prodotto con una data di scadenza inferiore alle quattro settimane.
È in programma l’estensione della
consegna in giornata dei prodotti?
Attualmente i clienti di Amazon Prime dispongono della consegna in 24 ore
gratis e illimitata. Inoltre, i clienti milanesi
potranno sfruttare la possibilità di ‘Spedizione Sera’, che dà la possibilità di fare
l’ordine entro le ore 12 e riceverlo la
sera stessa.
Sarà possibile acquistare i prodotti
italiani anche dall’estero? E secondo
quali modalità?
A partire da settembre, sia i produttori
italiani, sia i rivenditori di generi alimentari potranno utilizzare Amazon Marketplace e vendere i propri prodotti su
Amazon come venditori terzi. Potranno
inserire gratuitamente i prodotti e avere
il pieno controllo della propria offerta
da un account unico. Accedendo direttamente a milioni di clienti, non solo in
Italia ma anche all’estero. Con Amazon
Marketplace i produttori Italiani potranno cominciare a vendere i loro prodotti
in tutta semplicità. Inoltre, con la logistica di Amazon, potranno raggiungere
tutti gli appassionati di cibo, contando su
spedizioni veloci e affidabili.
Come intendente ingaggiare nuovi
fornitori?
Amazon invita le aziende italiane del
settore alimentare a vendere i loro prodotti sui siti di Amazon, permettendo
così a milioni di famiglie di scoprirli e
comprarli online. Le aziende interessate
a vendere i propri prodotti sul nuovo
negozio Alimentari di Amazon.it possono visitare la pagina: http://www.amazon.it/gp/html-forms-controller/DiventaFornitoreAmazon
Quale, a suo avviso, il target di aziende che dovrebbe essere presente su
Amazon Marketplace?
La cucina è uno dei più importanti
patrimoni culturali italiani. Sono migliaia
le aziende locali che producono specialità alimentari di alta qualità e i clienti
in tutta Europa non vedono l’ora di assaggiarle. Ora, queste imprese possono
diventare fornitori di Amazon o vendere direttamente i loro prodotti ai nostri
clienti attraverso Amazon Marketplace.
Siamo entusiasti di poter diventare un
partner strategico per i brand italiani
dell’Alimentare e di poter contribuire a
far conoscere i sapori d’Italia.
Quali garanzie fornisce Amazon rispetto a genuinità e originalità dei prodotti alimentari messi in vendita?
I venditori esterni devono rispettare
degli standard di qualità prestabiliti e
saranno obbligati ad adempiere a tutti
i requisiti legali. Inoltre, dovranno garantire che le spedizioni dei prodotti ai
clienti Amazon siano effettuate in perfette condizioni mediante l’uso di sistemi d’imballaggio adeguati. Ovviamente,
se i clienti ci informeranno del fatto che
un venditore esterno commercializza
prodotti che non raggiungono i nostri
standard di qualità, analizzeremo il caso
con attenzione e prenderemo i giusti
provvedimenti.
Saranno previste sezioni specifiche
per la vendita di Dop e Igp?
Siamo solo all’inizio. In Amazon ci sforziamo giorno dopo giorno per offrire ai
nostri clienti una selezione di prodotti
sempre più ampia.
COME FUNZIONA
28
Da Barilla a De Cecco o Agnesi, da Saclà a Star, Calvé o Rio Mare, da Buitoni a Balconi, Bauli, Cameo, Mulino Bianco o Misura, ma anche, in ordine sparso, Citra, Corvo,
Mar tini, Santa Margherita, Zonin, Valfrutta, Haribo, Knorr, San Benedetto, Plasmon,
Mellin, Chanteclair, Dash, Scottex o Cuki: questi alcuni dei marchi proposti da Amazon. Secondo quanto comunica la stessa società in una nota, la spedizione è garantita
in 24 ore per 6mila comuni italiani. Se a casa, in ufficio o in uno dei migliaia punti di
ritiro presso gli uffici postali di tutta Italia, sarà il consumatore a deciderlo. I costi, per
veder recapitati i propri acquisti dove più è comodo, ovviamente variano a seconda
dell’entità della spesa. Tutto gratuito per ordini superiori ai 19 euro o per gli utenti
iscritti al programma Prime, che permette spedizioni illimitate al costo annuale di
19,99 euro. Con l’ulteriore opzione di poter usufruire del servizio ‘Spedizione Sera’,
che permette di ricevere i prodotti lo stesso giorno, ma al momento soltanto per chi
abita nell’area di Milano e completando l’acquisto prima delle ore 12. I prezzi appa- La schermata dell’home page
di “Alimentari e cura della casa”
iono in linea con altri proposti dalle catene della grande distribuzione.
RETAIL
Settembre 2015
SE LI CONOSCI,
LI SCOPRI...
IL CASO
DEI NEGOZI
DI PROSSIMITÀ
Inter vista a Danilo Preto,
responsabile marketing di Sisa.
I furbetti
del carrellino
I nuovi trucchi per non pagare la spesa.
Dalla pesata “sbadata” al “paghi uno, prendi due”.
Bella la tecnologia. Bello evitare le code alle casse.
Bello il fai da te. Ma siamo proprio sicuri che tutto
funzioni alla perfezione? Stiamo parlando dell’automazione sempre più spinta che sta coinvolgendo le
catene della distribuzione. Ormai tutti, o quasi, stanno
sperimentando diversi sistemi per limitare l’utilizzo
dei cassieri o degli addetti alla vendita.
Prendiamo l’esempio della frutta e della verdura
“autopesati”. Il meccanismo lo conosciamo tutti. Si
prendono, ad esempio, le zucchine, si mettono sulla
bilancia, si pesano, si schiaccia l’apposito tasto, esce il
prezzo con il codice a barre.
Tutto funziona bene, se non quando arrivano i furbetti del carrellino. Quelli che non chiudono il sacchetto e poi aggiungono qualche zucchina in più, quelli che sbagliano a pesare, quelli che schiacciano il tasto
delle banane che costano meno rispetto alle Chiquita
e altro ancora. C’è poi il fenomeno della pesata con
“alzata”. Ovvero si mette il sacchetto con il prodotto
sulla bilancia e poi lo si alza in maniera “scientifica”.
Tutti comportamenti che, in tempo di crisi, sono aumentati. Tanto che molti supermercati sono tornati
indietro. L’ortofrutta viene pesato e prezzato direttamente alla cassa, ad esempio in Eurospin. Alla faccia
del fai da te. Come prima, peggio di prima.
Ma non finisce qui. Da tempo si sperimenta il sistema delle casse automatizzate. Luoghi dove il consumatore può, utilizzando l’apposito scanner, pagare
la spesa senza il cassiere. Fin qui tutto bene. Ma una
serie di avvenimenti accaduti negli ultimi tempi stanno
mettendo in crisi il modello.
In Esselunga, ad esempio, si sono accorti di diversi
trucchetti utilizzati alle casse automatiche. Il più facile è quello del “dimenticarsi” uno o più prodotti da
scannerizzare. O meglio, si fa finta di passare il lettore e poi si mette il prodotto nel carrello. Avviandosi
all’uscita. A questo punto ci sono due possibilità. Se
c’è un controllo, la risposta è pronta: “Pensavo di averlo scannerizzato. Mi dispiace…”. Se non c’è, si porta
il tutto a casa, alla faccia del cavalier Caprotti. Vale la
pena aggiungere che con questo trucchetto si sono
portati via addirittura alcuni televisori…
L’altro trucchetto è ancora più bastardo. Si chiama
il “sistema dei due carrelli”. Ci si presenta alle casse
automatiche con due carrelli della spesa. Uno pieno
di prodotti a basso prezzo che vengono regolarmente scannerizzati e un altro di prodotti costosi che si
vogliono rubare. In generale il programma che regola
le transazioni, in maniera casuale, o fa pagare direttamente con la carta di credito oppure esige il controllo
della spesa alle casse. Nel primo caso si paga e si fanno uscire due carrelli. Un bel: “Paghi uno, prendi due”.
Nel secondo invece si porta il carrello “regolare” alla
cassa e si abbandona l’altro. Provaci ancora Sam…
Angelo Frigerio
I furbetti del carrello proliferano ovunque, ma hanno
vita un po’ più dura quando si fa riferimento ai negozi di
prossimità. Lo spiega Danilo Preto, responsabile marketing di Sisa. “L’introduzione di casse automatiche e modalità di servizio self service da parte delle grandi insegne sono ovvi tentativi per diminuire i costi”, spiega il
dirigente. “Ma non esiste tecnologia che metta al riparo
da chi è intenzionato a fare il furbo”. Molti gli strumenti
in mano ai responsabili dei punti vendita della Gd e della Do per svolgere attività di contrasto: dai classici varchi
antitaccheggio ai sistemi di sorveglianza. Nessuno, tuttavia, in grado di prevenire i furti completamente. Che
siano di grande o piccola entità. “Nessuno strumento
può sostituire il fattore umano nell’attività di controllo”,
sottolinea Preto. “Anche perché i taccheggiatori non
aspettano mica di essere colti sul fatto e ogni giorno
affinano le proprie tecniche”. Alcuni esempi li fa proprio Preto. E spesso sono al limite della comicità. Come
l’uomo che, avendo in mano soltanto una bottiglia, finge un atto di gentilezza con chi gli sta dietro in cassa.
E approfitta del momento in cui avviene lo scambio di
posto per passare col prodotto in cassa e uscire senza
pagare. Oppure c’è il classico impermeabile multi-tasca,
che consente di rubare singoli prodotti non direttamente rintracciabili dai sistemi antitaccheggio. O, infine,
il colpo di genio: che neanche chi ha osservato i filmati
di sorveglianza è riuscito a comprendere fino in fondo.
“È il caso di una signora abbastanza corpulenta che si
è presentata con l’intera famiglia nel punto vendita e,
grazie a un po’ di confusione, è riuscita a portare via
un’intera cassa di birre sotto una gonna voluminosa…
Sebbene non sia del tutto chiaro esattamente come”,
spiega, con un sorriso amaro, il manager di Sisa. Ci sono
poi altri fattori di cui è necessario tener conto quando
si fa riferimento all’attività di sorveglianza. Come i casi
di resistenza o gli atti intimidatori postumi, quando si
procede a un fermo in flagranza o a una denuncia alle
autorità. Percentuali e statistiche relative ai taccheggi
restano alte ovunque. E non si salvano neppure i punti vendita localizzati in zone centrali. “Per un gestore
non c’è modo di difendersi realmente”, spiega Preto.
“I perché sono tanti: per l’impossibilità di effettuare un
controllo totale; per timore del danno d’immagine che
potrebbe causare il clamore di un fermo in negozio;
per la scarsa possibilità di ottenere giustizia in maniera
efficace e rapida; ma spesso anche perché può capitare
di procedere con valutazioni sul singolo caso in merito a situazioni già note”. E quest’ultima è proprio la
caratteristica che distingue l’ipermercato impersonale
dal negozio sotto casa. “Può capitare che il furto sia
compiuto da persone note ai gestori”, sottolinea Preto.
“E in quei casi il responsabile del punto vendita decida
di capire i motivi alla base dell’atto e anche sostenere
in prima persona chi è in stato di disagio”. La prossimità
e il contatto diretto con il cliente, dunque, potrebbero
rivelarsi le risposte più efficaci per contrastare i furbetti
del carrello. “Perché questa tipologia di punto vendita
diventa una sorta di portale territoriale”, evidenzia il
manager Sisa. “Che permette di contrastare con più efficacia chi ha intenzioni poco nobili, ma anche di capire
chi è nella reale necessità e ha solo bisogno di un sostegno concreto”. E i sistemi di controllo? “Sono certamente d’aiuto nella vigilanza”, conclude Preto. “Ma chi si
affida soltanto alla tecnologia sbaglia e finisce solo per
arricchire i produttori di sistemi di sorveglianza sempre
più sofisticati e costosi”.
29
Carlo Calenda
FOCUS ON
Settembre 2015
MA I CONSORZI
NON CI STANNO
“Ttip: lavori in corso.
L’italian sounding
non è contraffazione…”
L’intervento di Carlo Calenda sul trattato transatlantico del commercio
e gli investimenti, in commissione Agricoltura alla Camera.
30
“Il prodotto che si chiama ‘pomodorino italiano di nonna Gina’ non è contraffazione. Anche in Italia abbiamo dei
prodotti italiani con i nomi americani.
E non è american sounding, si tratta di
penetrazione commerciale”. Carlo Calenda, viceministro allo Sviluppo economico, con la sua solita chiarezza e il piglio
deciso che ha conquistato praticamente
tutti, ha fatto il punto sulle importanti e
complesse trattative per il Ttip, giovedì
30 luglio, in commissione Agricoltura alla
Camera. L’Italian sounding è stato, ovviamente, uno dei temi su cui i deputati lo
hanno sollecitato. Ma non l’unico, visto
che le trattative per l’accordo di libero
scambio tra Ue e Stati Uniti occupano
da tempo le pagine dei giornali. E stanno
suscitando polemiche e dure prese di
posizione, tra pareri favorevoli, contrari,
preoccupati e, talvolta, anche disinformati. Tra i tanti punti toccati nel suo intervento, Calenda si è a lungo soffermato sugli importanti benefici commerciali
del trattato, in particolare per la piccola
e media impresa italiana. “Il Ttip è la chiave di volta di una nuova governance che
si sta articolando in merito all’abolizione
delle barriere commerciali, tariffarie e
non. Rappresenta il più grande negoziato mai realizzato, non solo per ragioni
economiche. Europa e Usa, messi insieme, valgono il 50% del Pil mondiale. E il
negoziato si traduce in un passo per la
crescita economica di entrambi”. Quanto al peso per l’Italia, Calenda chiarisce:
“Su un trattato che porterebbe a un aumento dello 0,5% del Pil, io ci metterei
non una, ma 18 firme”. Tra gli altri punti
sempre caldi c’è quello degli Ogm e, più
in generale, i temi che riguardano sicurezza alimentare, ambientale e sanitaria.
Anche in questo caso, Calenda non si è
nascosto, rassicurando che in ogni caso il
trattato non faciliterà l’ingresso di Ogm
in Italia. E che, su tutti gli altri aspetti, Europa e Stati Uniti sono più che d’accordo nel mantenere le rispettive specificità,
senza in alcun modo intaccare o abbassare i propri standard. Uno dei temi più
controversi, vero e proprio muro contro
muro tra i negoziatori americani e quelli
europei, è il riconoscimento delle indicazioni geografiche. Una contrapposizione
ideologica, poiché la visione a stelle e
strisce non contempla in alcun modo
questa forma di protezione. Ma, viceversa, considera predominante la registrazione privata dei marchi. Nel momento
in cui i negoziatori americani si dichiareranno disponibili a riconoscere un certo
numero di Indicazioni geografiche, cosa
che ovviamente il governo (e non solo)
si augura, la via è definita: “Sceglieremo
quelle con il valore più alto e quelle più
esposte a Italian sounding. Non dico il
punto di caduta del governo italiano,
dico solo che quello raggiunto con il Canada (il riferimento è all’accordo Ceta,
ndr) è un punto di arrivo ragionevole.
Ma la nostra posizione, nel momento in
cui la declinassi qui, diventerebbe la base
negoziale”. C’è ancora spazio per l’ottimismo, secondo Calenda, perché l’accordo si deciderà nell’ultima sessione. Le
trattative sono poco trasparenti, accusano ancora molti. Il viceministro però non
ci sta. E spazza via la questione precisando che mai si sono viste trattative più
trasparenti di questa. Infine, si sofferma
sull’urgenza: “ Se gli americani chiudono
il Trans pacific partnership a settembre,
aprendo a 11 Paesi del Pacifico, noi rischiamo di perdere aree di mercato. Per
questo sarebbe bene chiudere il negoziato con la presidenza Obama”. E poi
il finale, tra il sempreverde argomento
calcistico e l’orgoglio nazionale: “L’Italia
non è un vaso di coccio. Il manifatturiero
realizza un attivo di 100 miliardi di euro,
il quinto al mondo. E se fosse una partita
di calcio Italia-Usa, l’Italia vincerebbe 3
a 0”.
L’Unione europea chiama, i consorzi del
formaggio rispondono. A stretto giro di posta,
il 3 agosto, è arrivata - sui tavoli di: Phil Hogan,
commissario all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale Ue; Cecilia Malmström, commissario per
il Commercio Ue; Matteo Renzi, presidente
del Consiglio; Maurizio Martina, ministro delle
Politiche agricole alimentari forestali; Carlo Calenda, vice ministro dello Sviluppo economico
– una bella lettera a firma dei presidenti dei
consorzi di Asiago, Fontina, Gorgonzola e Parmigiano Reggiano.
I firmatari si lamentano che: “… nelle negoziazioni bilaterali in corso con il Vietnam, le
denominazioni Dop firmatarie della presente,
sono state discriminatamente considerate.
Chiediamo di essere preventivamente informati, con congruo anticipo, al fine di un utile
supporto anche di partecipazione, prima della definizione di ogni accordo bilaterale che
coinvolga le denominazioni di origine protetta
Asiago, Fontina, Gorgonzola e Parmigiano Reggiano”.
Non solo, i rappresentanti dei consorzi protestano: “Non riteniamo accettabile, come già
accaduto nel corso dei negoziati Ceta, che le
nostre denominazioni siano oggetto di trattamento discriminatorio rispetto ad altre Indicazioni geografiche comunitarie; e siamo estremamente preoccupati per il rischio che tale
approccio venga reiterato, anche in occasione
di futuri negoziati”.
Da qui la richiesta: “ … che le autorità nazionali e comunitarie competenti in materia
tutelino con determinazione e senza compromessi, in sede negoziale, le nostre denominazioni”.
Ma non è finita qui. Sempre lo stesso giorno,
da Vicenza, è partita una lettera al vice ministro Calenda. Il mittente è Fiorenzo Rigoni, presidente del consorzio tutela formaggio Asiago.
Qui i toni si fanno ancora più accesi. Flavio Innocenzi, direttore del Consorzio, spiega i passi
salienti: “Questi accordi, se gestiti male, possono provocare dei pesanti contraccolpi ai nostri
prodotti. Ad esempio, il Ceta ha già iniziato a
esplicare i propri effetti negativi, generando per
l’Asiago un calo del 50% delle esportazioni
verso il Canada nei primi quattro mesi del
2015. Non si comprende perché un accordo
(estremamente discriminatorio nei nostri confronti) con un paese tradizionalmente caratterizzato da un alto livello di protezionismo
debba essere esportato anche in paesi, come il
Vietnam, dove il marchio Asiago è già registrato
dal 1980”. Ma il problema non è solo questo.
Prosegue Innocenzi: “Se per Calenda l’accordo
con il Canada rappresenta il punto di riferimento, non c’è da aspettarsi nulla di buono in
occasione di ulteriori futuri negoziati”.
Anche perché, se noi stiamo fermi, gli altri si
muovono. “Stiamo presentando opposizione”,
sottolinea il direttore del consorzio Asiago, “sia
alla porzione vietnamita della registrazione
internazionale avente a oggetto “Belgioioso
Asiago” (proposta dalla società di Enrico Auricchio), sia alla domanda avente a oggetto il
marchio Sartori Asiago. Si tratta, in entrambi i
casi, di produttori statunitensi”.
“Non vogliamo che la nostra Dop venga
usata come ‘agnello sacrificale’ nell’ambito di
negoziati bilaterali”, conclude Innocenzi. “Non
è giusto che ci troviamo a fronteggiare da soli
- gravati da costi per noi insostenibili - i molteplici e strumentali tentativi di registrazione del
marchio Asiago da parte di operatori statunitensi. Preannunciamo l’intenzione di richiedere
un congruo risarcimento da parte dell’Unione
Europea e di chi in questo caso ne avalla la
politica, per i danni che stiamo subendo sul
fronte commerciale in Canada, ma soprattutto
auspichiamo di poter essere coinvolti preventivamente in occasione di negoziati in cui vengono discussi i nostri interessi”.
EVENTI
Settembre 2015
Sana:
a tutto ‘Bio’
Crescono del 50% gli espositori. Sale del 40% il numero dei buyer e delle delegazioni estere.
Verso un’edizione da record dell’evento bolognese. Parla Marco Momoli, direttore della manifestazione.
Il settore del biologico ha preso il volo.
Secondo i dati che emergono dalla ricerca
Nielsen “L’alimentare e il biologico in Italia”
commissionata da Assobio, associazione delle
imprese di trasformazione e distribuzione dei
prodotti biologici parte di FederBio, nell’ultimo decennio il comparto ha registrato una
crescita a doppia cifra, arrivando a valere
2,5 miliardi di euro, con un incremento di
fatturato del 12% nel 2014 rispetto al 2013
e del 16% nei primi quattro mesi del 2015.
Nel 2014 sono state 18,4 milioni le famiglie
italiane ad acquistare prodotti bio: 3,2 milioni
con frequenza settimanale (+14,8% vs 2013),
3,2 milioni mensilmente (+8,4%) e 12 milioni
ogni tre mesi. Un trend seguito soprattutto
dalle donne e dai consumatori di età compresa fra i 25 e i 44 anni e fra i 55 e i 64 anni.
Dati che spiegano il successo di Sana, il salone internazionale del biologico e del naturale,
in scena da sabato 12 a martedì 15 settembre presso BolognaFiere. Ne abbiamo parlato
con il direttore della manifestazione, Marco
Momoli.
L’edizione 2014 di Sana si è chiusa con
numeri in forte crescita rispetto all’edizione
precedente, pensate di replicare il record?
I numeri sembrerebbero confermare il
trend. Se la scorsa edizione, con i suoi 620
espositori, ha fatto registrare un +10% di
aziende italiane e un + 40% di quelle straniere, quest’anno la crescita è evidente per
l’aggiunta di un padiglione. Un’area maggiore
dovuta, da una parte alla richiesta di spazi
più grandi delle aziende già presenti, dall’altra
all’ingresso di nuovi espositori, piccoli e grandi.
Nell’alimentare le aziende sono cresciuti del
60% rispetto al 2014, occuperanno i padiglioni 31, 32 e 33; quelle del benessere (+50%
sul 2014) il 35; quelle dei prodotti naturali
(+55%) il 34.
Quanti saranno quest’anno gli espositori?
Sarebbe sbagliato comunicare ora, mentre
sono ancora in vendita gli spazi, il numero degli espositori. Posso comunque affermare che
le presenze sono praticamente raddoppiate.
Da segnalare un notevole incremento degli
espositori esteri, soprattutto europei, e la presenza di una collettiva dalla Polonia.
E i visitatori professionali?
Per quanto riguarda i visitatori, invece, che
lo scorso anno sono stati 43.768 (+36% sui
risultati del 2013), è prevedibile che crescano
in correlazione con l’aumento degli espositori.
E per quanto riguarda l’incoming di operatori internazionali?
Nel 2014 sono stati realizzati 2.613 incontri
b2b nell’International buyers lounge di Sana.
Quest’anno, grazie all’impegno di Federbio e
BolognaFiere e ai finanziamenti concessi dalla Regione Emilia Romagna, dall’Agenzia Ita/
ex Ice e dal ministero per lo Sviluppo economico, il numero dei buyer e delle delegazioni estere sale del 40%. Sono operatori
provenienti non solo dall’Unione Europea,
ma anche dall’Australia, dalla Corea del Sud,
dalla Cina, dal Giappone, dagli Stati Uniti, dalla Russia e dal Brasile. Un traino importante,
una vetrina internazionale, è sicuramente la
nostra presenza con il Parco delle biodiversità
e con il padiglione del biologico e del naturale a Expo. Che ci ha regalato un importante
riscontro in termini di comunicazione, anche
tra le aziende: temevamo che il dispendio di
energie per presenziare a Expo potesse distogliere le imprese dalla partecipazione a Sana.
Invece le aziende hanno apprezzato il nostro
lavoro e ritenuto importante essere presenti
a entrambe le manifestazioni.
Avete già un bilancio dei risultati delle attività in Expo?
E’ tutto ancora in fieri, perciò è presto per
tirare le somme. Ma siamo molto soddisfat-
Marco
Momoli
ti per l’affluenza e per avere conquistato il
primato per numero di eventi organizzati in
questi mesi.
Troveremo ancora il ricco calendario di
convegni e workshop che ha caratterizzato
la scorsa edizione?
Certamente. Proporremo ogni giorno - a
visitatori, operatori, appassionati di bio e di
natural - incontri per approfondire i temi di
maggiore attualità e interesse per il settore,
con un legame particolare alla tematica di
Expo, “Nutrire il Pianeta. Energia per la vita”.
Un programma di notevole interesse, che avrà
inizio con la conferenza di apertura, durante la
quale il Mipaaf indicherà le linee generali del
Piano del biologico in Italia. Sabato 12 settembre, invece, si terrà la presentazione dei dati
dell’Osservatorio Sana-Nomisma, dedicato al
tema del bio e dell’export. Seguirà, domenica
mattina, la conferenza di Ifoam AgriBioMediterraneo dedicata al mercato del bio come
strada dello sviluppo in Europa, ma anche focus sulle superfici coltivate per il biologico e
e sui consumi di prodotti bio nella Grande
distribuzione e nei punti vendita specializzati). Non mancheranno i corsi gratuiti di Sana
Academy, dedicati all’alimentazione a base di
prodotti biologici e nutraceutici, alla cura della salute con rimedi naturali e integratori, alla
cosmesi che impiega ingredienti bio e naturali.
Replicherete anche le iniziative Sana Novità e SanaCity?
Non si tratta di repliche, perché in realtà
abbiamo introdotto, per entrambe le proposte, alcune novità. Per quanto riguarda SanaCity, l’iniziativa che anima le strade di Bologna
con eventi e degustazioni a tema, posso solo
anticipare che verrà ulteriormente sviluppata,
senza svelare però i dettagli. In merito allo
spazio Sana Novità, che espone i prodotti più
innovativi per packaging e originalità, quest’anno, oltre ai premi assegnati tramite i voti dei
visitatori, è stato introdotto il nuovo premio
“Coup de coeur”, un riconoscimento che
verrà assegnato dalle blogger ufficiali di Sana
a tre prodotti già in gara, uno per ciascuno dei
tre settori caratteristici della manifestazione.
COM’È STRUTTURATA SANA
LA FIERA È ORGANIZZATA IN TRE SETTORI SPECIFICI
ALIMENTAZIONE
BENESSERE
ALTRI PRODOTTI
È l’area espositiva in cui sono ammesse
solo le aziende che espongono prodotti
biologici cer tificati. Al Salone par tecipano anche i principali enti cer tificatori:
Bioagricer t, Ccpb, Demeter, Ecocer t,
Icea, QCer tificazioni, Suolo e Salute.
È l’area riservata alle aziende produttrici di cosmetici biologici e naturali, integratori alimentari e spor tivi, trattamenti
naturali e prodotti e attrezzature per la
cura della persona.
È l’area dedicata ai prodotti a basso
impatto ambientale per la casa e per il
vivere quotidiano ecologico, dai tessuti
all’abbigliamento naturale e bio, dall’arredo eco-friendly ai prodotti green per la
casa e il tempo libero.
31
FOCUS ON
Settembre 2015
“Fallimenti e concordati
stanno uccidendo le imprese”
Imprenditori e commercianti fanno fronte comune contro furbi e disonesti.
Che sfruttano le normative introdotte nel 2012 dal Governo Monti per non risarcire i creditori.
Un momento del convegno, con gli interventi degli specialisti della tematica. Da sinistra, l’avvocato Silvia Florio,
il procurato della Repubblica di Piacenza Roberto Fontana, il presidente della sezione fallimentare del Tribunale di Monza
Alida Paluchowski, il moderatore Giovanni Negri e il presidente nazionale di Conflavoro Pmi Roberto Capobianco.
Concordato con continuità aziendale: se
lo conosci, lo eviti. Almeno nella stragrande
maggioranza dei casi. E soprattutto se ti ritrovi dalla parte, oggi, più debole della barricata:
quella dei creditori. Sembra un paradosso,
ma non lo è affatto. E lo si deve a un impianto
legislativo, che regola la pratica fallimentare,
nato con l’obiettivo di migliorare la situazione, ma che ha condotto quasi sempre a una
sorta di effetto boomerang. Questo il punto,
in estrema sintesi, da cui ha preso avvio la
discussione intavolata lunedì 20 luglio in un
convegno, presso l’Università Cattolica del
Sacro Cuore di Milano, dall’esplicito titolo
“Fallimenti e concordati stanno uccidendo
le imprese. C’è ancora tempo per invertire
la tendenza? Gli imprenditori presentano le
loro proposte”. Promotori dell’evento, in collaborazione con ALTIS, Alta Scuola Impresa e
Società, e Conflavoro Pmi, proprio un gruppo d’imprenditori e commercianti. Uomini e
donne che hanno avvertito l’urgenza di affrontare in modo costruttivo un’emergenza
economica e sociale di cui troppo poco si
parla, ma che affligge tanti.
I numeri
E il grido d’allarme lanciato non può essere
più ignorato, come ha dimostrato anche la
partecipazione di esponenti politici di tutti
gli schieramenti, impegnati negli stessi giorni
nei lavori di modifica della legge che regola il
tema del concordato. I numeri sono impietosi: nel 2014, è stata raggiunta la soglia record
di fallimenti, con oltre 15mila aziende ad aver
chiuso i battenti. Con la conseguente perdita
di un milione di posti di lavoro. Per non parlare dell’effetto domino che scaturisce dalla
chiusura di ogni singola realtà produttiva, soprattutto quelle strettamente legate al proprio ambito territoriale. Ed è esattamente a
livello locale che hanno preso il via le prime
discussioni tra imprenditori sul tema. Una
condivisione informale e trasversale di esperienze, che col tempo ha condotto a quello
che oggi si configura come un movimento
non strutturato di uomini e donne che intendono agire a sostegno del cambiamento.
Il tutto dettato da un criterio semplice e al
contempo rivoluzionario, soprattutto quando si fa riferimento agli ambiti legislativo e
amministrativo: il buon senso.
32
Il caso
“Io non voglio fallire”, così ha esordito Se-
renella Antoniazzi, la prima relatrice del convegno. Imprenditrice, titolare di un’azienda
con sede a Concordia Sagittaria (Ve), Aga,
che si occupa di levigatura del legno, ma soprattutto autrice di un libro il cui titolo riprende proprio l’esordio del suo intervento.
La sua, infatti, è una storia come tante. Di
un’azienda a conduzione famigliare nata nel
1972 e legata al territorio in cui è situata. Poi,
d’improvviso, nel 2012 un grande committente fallisce, per riaprire sotto altro nome
dopo pochi mesi e non riconoscendo nulla
all’imprenditrice veneta per il lavoro svolto in
precedenza. Mandando, in definitiva, sul lastrico la ditta di Serenella. Ritrovatasi piena di
debiti, innanzitutto nei confronti dello Stato.
“Siamo qui oggi a chiedere alla politica regole
dettate dal buon senso: se non sono pagato,
come potrò pagare a mia volta?”, ha concluso in maniera lapidaria Serenella Antoniazzi.
Le proposte di imprenditori
e professionisti
Un’altra sfortunata protagonista è Alberta Marniga, dell’azienda bresciana Euroacciai,
realtà specializzata nella fornitura di materie prime e con un fatturato da 70 milioni
di euro l’anno. “Il concordato con continuità
aziendale è uno strumento che nel corso
La tavola rotonda con la politica, cui sono intervenuti, da sinistra,
gli onorevoli Emanuele Prataviera, Francesca Businarolo, Marco Rondini
e Simonetta Rubinato. Al centro, il moderatore Giovanni Negri.
degli anni ha subito diversi mutamenti, ma
senza arrivare ad adempiere agli intenti prefissati al momento della sua creazione”, ha
sottolineato l’imprenditrice lombarda. “Tanti i soldi persi da Euroacciai nel corso degli
ultimi anni”, ha spiegato la signora Marniga,
“per colpa di furbi che sono agevolati da norme approvate dal governo dei tecnici e che
danno la possibilità di avanzare richieste di
concordato senza fissare un limite percentuale minimo da riconoscere ai creditori”.
In questa maniera, le percentuali di quanto
viene riconosciuto in ultima istanza diminuiscono e si allungano in maniera biblica i
tempi di decisioni e rimborsi. Per ovviare a
questo tipo di situazioni, le proposte degli
imprenditori sono poche, ma dirette: in primis, la reintroduzione nell’impianto legislativo
della percentuale minima, indicata nel 40%,
da riconoscere ai creditori. Segue la richiesta
di stop al silenzio assenso nelle procedure
di approvazione del concordato. Infine, si
aggiungono: un riconoscimento della figura
del “creditore privilegiato” per quanti rimangono vicini alle aziende in difficoltà; un limite
da porsi alle parcelle dei consulenti coinvolti
nelle pratiche di concordato e ai costi delle procedure amministrative; la possibilità di
un recupero immediato dell’Iva al momento
LA POLITICA SI MUOVE
Venerdì 24 luglio, la Camera ha approvato il disegno di legge di conversione del Dl 27 giugno 2015,
n. 83, “recante misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione
e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria”.
263 i sì, 112 i no, 12 gli astenuti. Il provvedimento,
passato in seguito all’esame del Senato e approvato in via definitiva, ha apportato diverse modifiche
all’ordinamento precedentemente in vigore. All’interno del decreto, infatti, norme per l’accesso al
credito facilitato allo scopo di favorire il risanamento delle imprese in crisi, misure a sostegno di una
maggiore concorrenza nel concordato preventivo
e, soprattutto, nuovi parametri legati agli accordi
per la ristrutturazione del debito. Da segnalare,
in particolare, le norme che permetteranno una
maggiore garanzia dei crediti. A tal fine, prevista,
in primis, una percentuale minima, pari al 20%, di
soddisfazione dei crediti chirografari all’interno dei
piani di concordato preventivo liquidatori. Inoltre,
cancellato il silenzio assenso nelle procedure di
calcolo delle maggioranze per l’approvazione dei
piani di concordato.
della dichiarazione di fallimento. Ma c’è chi si
spinge oltre con le proposte, come Franco
Daniele, dell’azienda Tecnostrutture di Noventa di Piave (Ve), scottato da un lavoro non
pagato per la costruzione di due padiglioni
privati a Expo. “Occorre, innanzitutto creare
una sorta di Durc, ma legato al pagamento dei fornitori”, ha spiegato l’imprenditore
veneto. “Solo in questa maniera si avrà la
certezza di sapere se le aziende lavorano in
maniera regolare o no”. Ma Franco Daniele
non si è fermato qui. “Occorre velocizzare
il sistema giudiziario per quanto riguarda
i piani esecutivi e predisporre un maggior
controllo sulle proposte di concordato”, ha
aggiunto. Per concludere evidenziando che:
“Il vantaggio deve esserci per tutti, insieme
alla certezza che chi avanza una proposta di
concordato abbia le capacità per fare realmente impresa”.
Idee sposate anche da Paola D’Agostino,
avvocato e consulente aziendale, e da Roberto Capobianco, presidente nazionale
Conflavoro Pmi, che nel corso dei loro interventi al convegno milanese hanno sottolineato la necessità della creazione di un contratto
a filiera tutelata, che permetta al fornitore di
essere sganciato dalla dipendenza rispetto
a chi si aggiudica un subappalto, e l’urgenza
del ritorno a una maggiore etica in ambito
lavorativo. Questi i temi in discussione e le
proposte degli imprenditori e degli specialisti.
E ora? La palla alla politica…
Ora la palla passa alla politica. Chiamata
a decidere su modifiche all’attuale impianto
legislativo che regola la pratica del concordato, prima di una sua prossima revisione
completa, già posta in agenda dal governo
in carica. Nell’immediato, dovrebbero essere
approvate la reintroduzione di un limite minimo di rimborso ai creditori, fissato a quota
20%, e l’abolizione del silenzio assenso nella
procedura di approvazione del concordato.
I politici presenti al convegno organizzato in
Cattolica, gli onorevoli Businarolo, Prataviera,
Rondini e Rubinato, hanno tutti concordato
sulla necessità di apportare tali modifiche
all’impianto legislativo. Rappresenterebbe un
primo passo, come ha avuto modo di sottolineare Roberto Fontana, procuratore delle Repubblica a Piacenza e già giudice della
sezione fallimentare del tribunale di Milano,
a testimonianza di quella che, infine, si dimostrerebbe una prima inversione di tendenza.
FOCUS SHOP
Settembre 2015
PANIFICIO PASTICCERIA LE PALME – NERVI (GE)
LA QUALITÀ COME MARCHIO DI FABBRICA
Con un’offerta che annovera non solo prodotti tipici
genovesi, ma anche specialità provenienti da tutte le
parti d’Italia, il Panificio pasticceria Le Palme si trova
nello pittoresco quartiere Nervi, affacciato sul litorale del capoluogo ligure. Realtà presente da oltre sessant’anni in città, con una zona vendita di circa 60 mq,
quattro vetrine e un magazzino, il panificio è stato rilevato intorno al 2000 dalla famiglia Castellano. “L’azienda si trovava in una condizione delicata, rischiava di andare in fallimento”, racconta Salvatore Castellano, uno
dei tre soci. “Noi siamo riusciti a far ripartire l’attività
risollevandola e risanandola, grazie all’esperienza che
la nostra famiglia può vantare nel settore panificazione”. E, soprattutto, grazie a una ricetta vincente, che
in fondo è la più semplice e banale: “L’attenzione alla
qualità. Che rappresenta il nostro cavallo di battaglia e
di cui abbiamo fatto un vero e proprio imperativo. A
partire dagli ingredienti che utilizziamo per le nostre
preparazioni, selezionati con cura scrupolosa. Come la
pasta che utilizziamo per i piatti del banco gastronomia,
esclusivamente Gragnano: la cottura richiede tempi più
lunghi, ma ne vale pena. Perché per un’attività come la
nostra è impossibile pensare di mettersi in competizione con i supermercati, non ci sogniamo nemmeno
di fare concorrenza alla Grande distribuzione”. Tra le
referenze di punta proposte dal panificio Le Palme ai
suoi clienti, spiccano il pandolce genovese, prodotto
tutto l’anno così come la focaccia genovese e la focaccia al formaggio. E poi farinata, pizza, torte salate, dolci
di ogni tipo e torte per cerimonie. Ma anche cannoli
siciliani e pastiera napoletana doc, specialità forse un
po’ inaspettate. Ma la cui presenza anche in terra ligure
non deve sorprendere troppo, come spiega Salvatore
Castellano: “Perché Genova è un porto, un punto di
incontro, un incrocio di tradizioni. Io sono originario di
Sorrento, un’altra città di mare, e nel negozio i sapo-
GASTRONOMIA NICOLINO CUNEO
UNA PROPOSTA DI ALTA GAMMA
34
La Gastronomia Nicolino nasce nel 1960,
per iniziativa dei genitori di uno degli attuali
proprietari, Luca Nicolino. Nel 2009, il negozio si rinnova nel solco della tradizione,
grazie anche al contributo di Lorena Marrò,
l’altra socia titolare. “La nostra offerta è incentrata su una scelta gastronomica di alta
qualità”, spiega Lorena Marrò.“Proponiamo
soltanto il meglio, tra cui diverse tipologie di
produzioni proprie”. Cominciando da piatti
pronti e dolci fatti in casa.Tutto diversificando a seconda delle stagioni. I punti di forza
sono i classici antipasti piemontesi, tra cui il
vitello tonnato e l’insalata russa, e la grande
varietà di contorni, preparati con verdure
di provenienza locale. Ampia la selezione
di dolci. Si va dai panettoni Albertengo a
biscotti e piccola pasticceria di produzione
propria. Tra questi ultimi, spiccano i baci di
dama, le paste di meliga, le meringhette e i
tradizionali, per Cuneo, baci di “San Sereno”. Le crostate sono realizzate con marmellata fatta rigorosamente in casa. Nella
stessa maniera sono preparati anche tiramisù, Bonet piemontese e pesche ripiene.
“Salumi e formaggi sono proposti come
complemento all’offerta di alta gastronomia”, sottolinea la titolare. “Abbiamo per
entrambi una selezione delle migliori produzioni artigianali locali. Inoltre presentiamo
pregiati prosciutti, sia cotto sia crudo, con
quest’ultimo disossato da noi”. Durante le
festività, l’offerta si amplia, includendo prelibatezze internazionali, come il Pata Negra
e gli chèvre francesi. Una proposta a 360°
per soddisfare ogni richiesta, quella della
Gastronomia Nicolino. Che include anche
i vini. Uno spazio enoteca è presente in negozio, dove è possibile trovare produzioni
provinciali di eccellenza, come quelle della
cantina Traversa di Neive (Cn), oltre a una
serie di etichette, che ruotano a seconda
delle stagioni, di provenienza soprattutto
nazionale. La Gastronomia Nicolino offre
un servizio catering e realizza cesti e confezioni regalo per i periodi festivi.
ANNO DI NASCITA: 1960
SUPERFICIE: 100 mq
NUMERO DI VETRINE: 3
NUMERO DI NEGOZI: 1
Dolci proposti: produzione propria
di biscotti e piccola pasticceria, tra cui
baci di dama, paste di meliga, meringhette e i tradizionali baci di “San Sereno”. Crostate con marmellata fatte
in casa. Tiramisù, Bonet piemontese e
pesche ripiene. Panettoni Albertengo.
Salumi proposti: selezioni delle migliori produzioni artigianali locali,
come i salami crudi di Alba o le salsicette di salame. Prosciutti cotto e
crudo soltanto di alta gamma. Durante le feste, Pata Negra.
Formaggi proposti: formaggi classici
piemontesi e una scelta di produzioni
francesi nei periodi festivi.
Vini proposti: etichette locali, principalmente quelle della cantina Traversa, e una rotazione stagionale di vini
di tutta Italia.
Altri servizi: ampia proposta di piatti
pronti, servizio catering e preparazione di cesti natalizi.
Sito web: www.gastronomianicolino.it
E mail: [email protected]
com
ri del nord si mescolano con quelli del sud. Ai nostri
clienti possiamo offrire così specialità gastronomiche
di tradizioni diverse, riusciamo a differenziare la nostra
offerta, proponendo ogni giorno ricette decisamente
particolari, anche al banco gastronomia.
In questa prospettiva, da due anni il panificio ha avviato una partnership con l’azienda veneta Esseoquattro,
scegliendo di adottare i sacchetti Scoprigusto Ideabrill,
che sono stati personalizzati con il nome dell’attività
e il QR Code. Grazie alla possibilità di essere termosaldati in un secondo, consentono di conservare più a
lungo le qualità del prodotto: “I sacchetti che si auto
sigillano rappresentano per noi un’opportunità in più
da mettere al servizio dei nostri clienti, ci permettono
di preservare e mantenere più a lungo la fragranza dei
nostri prodotti”, spiega Salvatore Castellano. “Perché
abbiamo deciso di puntare tutto sulla qualità. E occorre
farlo fino in fondo”.
LO SCATOLINO DEL BUONGUSTAIO –
CASALE MONFERRATO (AL)
PICCOLE SPECIALITÀ PIEMONTESI
L’attività della gastronomia Lo Scatolino del Buongustaio prende avvio
dall’iniziativa di Fabio Ricardi che, dopo anni di esperienza come chef in vari
ristoranti stellati, decide di aprire insieme alla moglie Claudia, a Casale Monferrato, un punto vendita in cui proporre l’élite della gastronomia italiana.
Nella gastronomia trovano posto anche confetture, marmellate, vasellami e il
cioccolato di marca Giraudi. “Offro al consumatore anche varie tipologie di
salumi”, commenta Fabio. “Si par te dal prosciutto crudo di Parma, il culatello
di Zibello, il crudo Sant’Ilario e quello San Daniele, per passare al prosciutto
di Norcia tagliato a mano, ai salumi di Varzi, alla coppa, fino alla bresaola della
Valtellina Igp e alla paleta Joselito”. Anche il repar to caseario rispecchia la
stessa varietà: formaggi nazionali e francesi, bettelmatt, beaufor t, roquefor t,
blue stilton, robiola di Roccaverano, robiola di Cocconato, Spadi, sono solo
alcune delle specialità proposte al cliente. Lo Scatolino del Buongustaio dispone anche di uno spazio enoteca in cui il titolare ha voluto raccogliere diversi
tipi di etichette, italiane, spagnole e francesi: vini bianchi, rossi, rosati, bollicine
e Champagne. Direttamente collegate a questa sezione, trovano spazio anche
varie bottiglie di Rum e Cognac. “For te della mia esperienza come cuoco, ho
deciso di preparare quotidianamente diversi piatti pronti utilizzando pasta e
riso fresco, selezionati personalmente dai produttori che concentrano la loro
attività nel nostro territorio, per poi proporli al cliente che necessiti di un
pasto pronto e veloce da consumare. Dispongo anche di un servizio catering”,
commenta Fabio.
ANNO DI NASCITA: 2006
SUPERFICIE: 80 MQ CIRCA
NUMERO VETRINE: 1
Dolci proposti: confetture, marmellate, cioccolato Giraudi.
Formaggi proposti: robiola di Roccaverano, robiola di Cocconato,
Spadi.
Salumi proposti: prosciutto crudo
di Parma, culatello di Zibello.
Vini proposti: vini da tutta Italia,
francesi e spagnoli.
Altri servizi: produzione di primi
e secondi piatti, servizio catering e
selezione di pasta fresca.
SCHEDE PRODOTTO
Settembre 2015
BERTONCELLO INDUSTRIA ALIMENTARE
www.bertoncellosrl.com
Nome prodotto
Ciabattine integrali VitaMill
Breve descrizione del prodotto
Craker integrali ricchi di fibre e magnesio.
Ingredienti principali
Preparato VitaMill, farina integrale di grano tenero 85%, carbonato di magnesio,
olio d’oliva.
Peso medio/pezzature
250 g.
Caratteristiche
Ricche di fibre che contribuiscono all’accelerazione del transito intestinale.
Shelf life
270 giorni.
LA DONATELLA
www.ladonatella.com
FIETTA
www.fietta.it - www.saporiepiaceri.it
Nome prodotto
Sapori&Piaceri – Pan saor
Breve descrizione del prodotto
Crostini tostati arricchiti con cipolla dolce.
Ingredienti principali
Farina di frumento, olio di girasole, cipolla fritta
disidratata, lievito, sale.
Peso medio/pezzature
Busta da 150 g.
Caratteristiche
I crostini, già pronti da gustare o da utilizzare
come base per stuzzichini e aperitivi, sono preparati impastando dei piccoli panini tondi che,
dopo una prima cottura, vengono tagliati in due
e lasciati dorare lentamente in forno. I crostini
così ottenuti sono poi arricchiti con un velo
d’olio e cipolla dolce tritata. Disponibili anche
nelle varianti di gusto al pomodoro e origano
oppure all’aglio e prezzemolo. La linea ‘Specialità
mediterranee’ di Sapori&Piaceri comprende Pan
saor, Pan pizza e Pan ajo, saporiti e fragranti snack
creati per le feste, per la famiglia e i momenti
di pausa.
Shelf life
8 mesi.
DIVITA
www.ricola.com
Nome prodotto
Cremoso banana e cacao
Breve descrizione del prodotto
Due deliziose creme a base di soia, una al
cacao e una alla banana, decorate in superficie con salsa alla banana.
Ingredienti principali
Bevanda a base di soia, con 7% di semi di
soia all’interno e con vitamine (riboflavina, vitamina B12, vitamina D); oli e grassi
vegetali di girasole e cocco (senza olio di
palma); 2,5% di polpa di banana all’interno della crema alla banana; 2,5% di cacao
magro in polvere all’interno della crema al
cacao.
Peso medio/pezzature
Peso di una confezione 960 g. Pezzi per
confezione: 12. Peso di un singolo pezzo:
80 g.
Caratteristiche
Prodotto dolciario congelato, adatto anche a chi è intollerante al glutine, al lattosio e a chi predilige una dieta vegana. Gli
ingredienti selezionati sono al 100% di origine vegetale e gli oli e grassi vegetali non
idrogenati impiegati escludono l’utilizzo
dell’olio di palma. Le ricette di entrambe
le creme, sia quella alla banana che quella
al cacao, sono a base di soia e contengono
vitamine importanti per la dieta, oltre al
fatto che non contengono conservanti. Essendo in monoporzione, si può scegliere di
scongelare esclusivamente il prodotto che
s’intende consumare ed, essendo readyto-eat, non necessita di ulteriore preparazione oltre allo scongelamento di un’ora a
temperatura ambiente.
Shelf life
18 mesi a -18° C. Una volta scongelato il
prodotto può essere conservato in frigorifero per 3 giorni.
Nome prodotto
Ricola mela menta limited edition
Breve descrizione del prodotto
Un nuovo gusto
che nasce dall’armoniosa combinazione della mela con la freschezza della menta, unita alla miscela di erbe
Ricola.
Ingredienti principali
Mix di mentha rotundifolia con le 13 erbe Ricola:
pimpinella, veronica, malva, menta, achillea, salvia,
altea, marrubio, alchemilla, piantaggine, sambuco,
primula e timo.
Peso medio/pezzature
Astuccio da 50 grammi.
Caratteristiche
Un nuovo gusto rinfrescante, disponibile per
tutto il periodo estivo. Senza zucchero e senza
glutine.
Shelf life
30 mesi.
ICA FOODS
www.icafoods.it
Nome prodotto
Crik Crok plus
barbecue
Breve descrizione
del prodotto
Pratica confezione a
forma di tubo, contenente uno snack salato
con aroma barbecue.
Peso medio/pezzature
45/100 g.
Shelf life:
12 mesi.
DECO INDUSTRIE
www.decoindustrie.it
Nome prodotto
Pandoro Mini Pineta
Breve descrizione del prodotto
Dalla miscela di latte, burro, uova e farina
nasce il Pandoro Mini a marchio Pineta.
Dorato, soffice e delicato.
Ingredienti principali
Farina di frumento, uova, zucchero, burro,
lievito naturale, burro di cacao, sale.
Peso medio/pezzature
80 g.
Caratteristiche
Confezionato in astuccio.
PAN DUCALE
www.panducale.com
GRUPPO MANGIARSANOGERMINAL
www.mangiarsanogerminal.com
ww.germinalbio.it
Nome prodotto
Barretta cacao quinoa senza glutine
Breve descrizione del prodotto
Le Barrette quinoa cioccolato Germinal
Bio senza glutine sono uno snack fragrante, che fonde i gusti della quinoa, del cioccolato e della nocciola.
Ingredienti principali
*Crema di cacao 35% (zucchero di canna, *olio di girasole, *nocciole 11%, *cacao magro in polvere 9%, *olio di palma,
emulsionante: lecitina di girasole, *estratto di vaniglia), *zucchero di canna, *olio
di palma, *farina di quinoa 7,5%, *farina
di riso, *fecola di patate, *amido di mais,
*uova, *sciroppo di glucosio-fruttosio
da mais, *amido di riso, *farina di mais,
*crusca di riso. Addensanti: *gomma arabica, gomma di guar. *Tuorlo d’uovo, sale.
Agenti lievitanti: tartrati di potassio, carbonati di sodio. *Aroma naturale. Emulsionante: lecitina di girasole. Può contenere tracce di arachidi, latte e soia.
* = biologico.
Peso medio/pezzature
Astuccio da 180 g, contenente 6 barrette
in confezioni monoporzione da 30 g.
Caratteristiche
Prodotto dolciario da forno farcito al cacao. Biologico e dietetico senza glutine.
Shelf life
12 mesi.
Nome prodotto
Cantuccini alla mandorla
Breve descrizione del prodotto
Cantuccini con il 20% di mandorle, senza
conservanti e realizzati con l’utilizzo delle
migliori materie prime.
Ingredienti principali
Farina, zucchero, mandorle, uova fresche
pastorizzate, burro, miele.
Peso medio/pezzature
200 g, 250 g, 1 Kg, confezioni singole.
Shelf life
24 mesi.
DI LEO PIETRO
www.dileo.it
FARMO
www.farmo.com
Nome prodotto
I cantucci di pasticceria
Breve descrizione del prodotto
Autentici cantucci italiani senza glutine.
Biscotti duri a base di mandorle.
Ingredienti principali
Amido di mais, zucchero, uova, mandorle, burro, latte scremato in polvere. Addensanti: gomma di guar, fibre di semi di
psyllium, gomma di
xanthan, E464. Bicarbonato di ammonio, aromi.
Peso
medio/pezzature
Sacchetto da 150
g (film stampato).
Shelf life
12 mesi.
Nome prodotto
Se mi mangi Vivisano
Breve descrizione del prodotto
Biscotti senza latte e uova aggiunti, senza olio di palma, con olio extra-vergine
di oliva.
Ingredienti principali
Farina di frumento, zucchero, olio di mais,
olio extravergine di oliva 3%, sciroppo di
glucosio-fruttosio, farina di orzo maltato.
Agenti lievitanti: carbonato acido di ammonio, pirofosfato acido di sodio, carbonato acido di sodio. Emulsionante: lecitina
di soia. Sale, aromi. Il prodotto può contenere tracce di uova, latte e frutta a guscio.
Peso medio/pezzature
Confezione da 500 g.
Caratteristiche
Senza latte e uova aggiunti. VeganOk, senza olio di palma, con olio extra-vergine di
oliva. Confezione riciclabile.
Shelf life
12 mesi.
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