L’UTILIZZO DELLE ANALISI DI RISCHIO PER LA CLASSIFICAZIONE DEL TERRITORIO CIRCOSTANTE GLI AEROPORTI Ing. D. Barone – Studio db – Milano Ing. F. Marrazzo – Dirigente Servizio Ispettivo VV.F. Aeroporti e Porti – Roma CONVEGNO 3ASI C/O ISA – ROMA 22/23 NOVEMBRE 2005 SOMMARIO L’analisi del rischio nasce quando un’attività antropica introduce notevoli modifiche o trasformazioni per il territorio e per gli individui che lo frequentano; in particolare quando le modifiche sono prevedibili e realizzabili progettualmente ci troviamo di fronte a vari fattori economici e di produzione che si innestano su quelli della sicurezza. Prendendo in esame la pianificazione territoriale delle aree circostanti gli aeroporti, si può affermare che essa dovrebbe essere funzione del grado di rischio che il movimento degli aerei – in decollo ed in atterraggio – pone al territorio. Basandosi sui tassi di incidentalità registrati dall’Aviazione Civile e valutando opportunamente le conseguenze di possibili impatti per uomini e territorio, si è in grado di predisporre delle mappe con curve di isorischio. Tali curve consentono di individuare le aree a diverso grado di rischio: è quindi possibile pianificare l’utilizzo del territorio, introducendo misure di sicurezza attiva (procedurali, organizzative) e sicurezza passiva (aree di rispetto, aree vincolate e distanze di sicurezza). Con l’aumento del traffico aeroportuale, sono aumentati i rischi connessi e pertanto l’utilizzazione dell’analisi di rischio consente di trovare possibili soluzioni per rendere minimo lo stesso. Di seguito viene riportato un metodo utilizzato in aeroporti americani ed europei per una valutazione preventiva dei rischi aeroportuali. Anche se in Italia non esiste una specifica disposizione legislativa, si potrebbe seguire una metodologia analoga in funzione anche alle norme relative all’impatto ambientale. D. Barone/F.Marrazzo Pagina 1 di 19 02/12/2005 1. - SICUREZZA DEL TRASPORTO AEREO La sicurezza del trasporto aereo in Europa è stata analizzata e confrontata con altri tipi di trasporto quali quello stradale, ferroviario e marittimo in un documento (1) del Consiglio Europeo di Sicurezza del Trasporto. Le principali conclusioni dell’analisi statistica delle prestazioni di sicurezza dei trasporti europei sono quelli di seguito riportate. - Gli incidenti nei trasporti in Europa hanno provocato nel 2001, 39.200 vittime, 3.300.000 circa di feriti e sono costati più di 180 miliardi di euro. - Gli incidenti stradali hanno comportato il 97% di tutte le vittime e il 93% dei costi totali e hanno costituito la causa principale di morte e ricovero in ospedale per i cittadini con età inferiore a 50 anni. - Gli incidenti stradali sono costati più della congestione e dell’inquinamento o del cancro o delle malattie del cuore. - Il traffico stradale ha il più alto tasso di rischio di mortalità per passeggero/km tra i vari modi di trasporto come risulta dalle tabelle A e B di seguito riportate Tabella A STRADA Motocicli Pedoni Cicli Autoveicoli Autobus 0,95 13,8 6,4 5,4 0,7 0,07 NAVE AEREO 0,25 0,035 FERROVIA 0,035 Morti per 100 milioni persone/km nella UE nel periodo 2001/2002 Tabella B STRADA Motocicli Cicli Pedoni Autoveicoli Autobus AEREO NAVE 28 440 75 25 25 2 16 8 FERROVIA 2 Morti per 100 milioni persone/ore viaggio nella UE nel periodo 2001/2002 D. Barone/F.Marrazzo Pagina 2 di 19 02/12/2005 - I trasporti ferroviari ed aerei sono i modi più sicuri per lunghezza di percorso, seguiti dai bus. - I passeggeri dei treni, bus e aerei in Europa hanno il più basso rischio di mortalità per passeggero/km. Un confronto effettuato in Inghilterra (2) tra i trasporti per strada, ferrovia e aerei conferma l’analisi fatta a livello europeo mostrando nelle curve F-N un analogo comportamento tra i trasporti su strada e quelli aerei. Il rapporto IATA (3) relativo all’anno 2003 riporta una diminuzione del tasso di incidentalità grave per aerei commerciali occidentali (hull loss rate) da 1,19·10-6 crash/departure a 0,68·10-6 crash/departure nel periodo 1994-2003, come risultato dell’impegno delle industrie e compagnie aeree nel migliorare le installazioni, le comunicazioni, l’organizzazione delle rotte, il controllo del traffico e l’addestramento del personale. Al fine di raggiungere un ulteriore miglioramento del 25% della sicurezza, IATA propone l’attuazione di un programma di sicurezza in 6 punti relativo al Sistema di Gestione della Sicurezza. 2. - SICUREZZA DEGLI AEROPORTI Un documento (4) emesso dal Consiglio Europeo della Sicurezza dei Trasporti nel 1999 ha portato alle conclusioni di seguito riportate. - Durante gli ultimi 10 anni l’82% degli incidenti aerei nel mondo è avvenuto durante le fasi di decollo e atterraggio e ha comportato il 58% di tutte le vittime a bordo e a terra. - Dati storici confermano che incidenti aerei coinvolgenti un considerevole numero di vittime a terra avvengono nel mondo diverse volte all’anno. Probabilmente il più noto incidente avvenuto in Europa è quello di un Boeing 747 nell’area suburbana di Amsterdam nel 1992 con 39 vittime. Altri recenti incidenti registrati sono i seguenti: Taipei, Taiwan, 1998 6 vittime Irkoetsk, Russia, 1997 63 vittime Assuncion, Paraguay, 1997 20 vittime Kinskasa, Zaire, 1996 219 vittime Atene, Grecia, 2005 121 vittime Sierra, Venezuela, 2005 160 vittime Sicuramente l’incidente che ha avuto una maggiore eco nella pubblica opinione è quello avvenuto il 27.03.1977 all’Aeroporto di Tenerife, Canarie, dove perirono 644 persone a seguito dello scontro tra un Boeing 747 della Pan Am e un 747 della KLM. L’eccezionalità dell’incidente consiste nell’elevato numero di vittime e nella casualità non frequente di scontro di due grandi D. Barone/F.Marrazzo Pagina 3 di 19 02/12/2005 3. - CONTROLLO DEL TERRITORIO CIRCOSTANTE GLI AEROPORTI Gli aeroporti sono stati generalmente localizzati in aeree il più possibile libere da ostacoli naturali o dovuti ad attività antropiche per garantire la sicurezza agli aerei e ai passeggeri nelle fasi di decollo e di atterraggio. Sulla base dell’esperienza storica degli incidenti avvenuti nelle vicinanze degli aeroporti sono state definite aeree e /o volumi di rispetto entro le quali è garantita l’assenza di ostacoli alla navigazione aerea. Tale approccio è ancora utilizzato negli USA ed in molti paesi europei . 3.1 - APPROCCIO USA L’ente di controllo FAA (Federal Aviation Administration) ha emesso standard di sicurezza che sono focalizzati alla sicurezza delle operazioni degli aerei e non specificatamente alla pianificazione territoriale all’interno degli aeroporti che è di competenza delle Autorità locali. Lo Stato della California nel documento (5) dà i criteri per stabilire le politiche di compatibilità all’interno degli aeroporti. Tale necessità scaturisce sia dall’aumento dell’urbanizzazione che comporta un maggior probabilità di gravi conseguenze degli incidenti aerei sia dall’aumento del traffico aereo che comporta una maggiore frequenza degli incidenti. L’approccio USA è basato sul concetto di definire le aree circostanti le piste degli aeroporti sulla base dell’esperienza storica degli incidenti registrati. Nella figura 1 sono rappresentate in modo tridimensionale la distribuzione degli incidenti: sull’asse verticale è riportato il numero degli incidenti del reticolo considerato (100x100 m circa), l’inizio della pista (approch end) è al centro del grafico e la pista si estende in avanti ed a destra da tale punto. E’ chiaramente evidente la concentrazione degli incidenti, specialmente gli arrivi, vicino l’inizio della pista (primo rilievo). Una seconda concentrazione di incidenti si trova lungo l’asse della pista ed è quella relativa alle partenze (secondo rilievo). Allo scopo di una migliore definizione delle aree con maggior incidentalità è più utile riferirsi alla figura 2 relativa agli arrivi ed a una analoga relativa alle partenze dove sono rappresentati le curve che dividono gli incidenti in insiemi o gruppi contenenti il 20% del totale. Sono state pertanto indicate le curve che contengono il 20%, 40%, 60% e 80% di tutti gli incidenti. Per quanto riguarda gli arrivi risulta: - concentrazioni incidenti vicino all’asse pista ed all’inizio della stessa - 40% incidenti entro una striscia larga circa 165 m e che si estende 660 m dal bordo pista - 80% incidenti entro 660 m dall’asse centrale pista ed entro 3630 m dall’inizio pista Per quanto riguarda le partenze risulta: - concentrazione incidenti vicino la fine pista ed all’asse pista - 40% incidenti entro una striscia larga 495 m e che si estende 660 m dalla fine pista D. Barone/F.Marrazzo Pagina 4 di 19 02/12/2005 - 80% incidenti entro 1980 m dalla fine pista ed entro 660 m dall’asse centrale due fattori spiegano il sostanziale numero di incidenti avvenuti lateralmente alla pista durante il decollo: 1) il tentativo dell’aereo di ritornare alla pista rientra tra i decolli se non riesce a discendere normalmente; 2) l’aereo può deviare lateralmente sulle lunghe piste prima di raggiungere la fine della pista. La definizione delle zone di compatibilità per la sicurezza è rappresentata nella figura 3. La zona circostante l’aeroporto è divisa in 6 zone di sicurezza: Zona 1 : Zona protezione pista Zona 2 : Zona partenza/arrivo interno Zona 3 : Zona laterale interna Zona 4 : Zona partenza/arrivo esterno Zona 5 : Zona laterale Zona 6 : Zona traffico Lo scopo delle zone individuate, per ciascun scenario, è che i livelli di rischio siano relativamente uniformi in ciascuna zona, ma differenti dalle altre zone. La forma e le dimensioni delle zone è largamente basata sui dati statistici e sulle analisi degli incidenti. I criteri base per definire la compatibilità per la sicurezza possono essere tenuti relativamente costanti per i vari aeroporti. Solo per quelli con traffico aereo limitato possono essere ritoccate. Nelle tabelle 1 e 2 sono definiti i criteri qualitativi per la pianificazione del territorio considerando le caratteristiche degli insediamenti che possono essere permessi, limitati, evitati o proibiti. In un’altra sono riportate le linee guida relative a specifici criteri di compatibilità per la sicurezza considerando sia il numero di abitazioni sia il numero di persone per unità di superficie. Oltre alla valutazione dei rischi per le persone e le proprietà al suolo occorre considerare la pianificazione del territorio per minimizzare i danni agli occupanti degli aerei. Molti incidenti aerei o situazioni di emergenza comportano aerei che sotto il controllo del pilota tentano l’atterraggio in zone libere limitrofe alla pista. Le caratteristiche di tali zone libere per atterraggi di emergenza dovrebbero essere lunghe, livellate e prive di ostacolo come una pista. Come guida generale dovrebbero essere lunghe circa 100 m e larghe 25 m, livellate e libere da oggetti come strutture, linee aeree, grandi alberi, pali che possono ostacolare l’aereo all’ultimo momento. D. Barone/F.Marrazzo Pagina 5 di 19 02/12/2005 3.2 - APPROCCI UTILIZZATI IN EUROPA 3.21 Zone di Sicurezza per il Pubblico (PSZ) Nel documento (6) elaborato da ERM nel 2005, nell’Appendice B, sono riportati le politiche, i criteri utilizzati in Europa per la pianificazione territoriale intorno agli aeroporti e la definizione delle Zone di Sicurezza per il Pubblico (Public Safety Zone = PSZ). Il punto di partenza è che i rischi per le persone a terra dovuti all’impatto di aerei precipitati in fase di decollo o atterraggio anche se piccolo rispetto a quello dagli altri rischi quotidiani sono comparabili a quelli presentati dalle grandi installazioni petrolchimiche. Per gestire tali rischi ad un livello accettabile, l’utilizzo del territorio all’intorno delle installazioni ad alto rischio è soggetto ai controlli di pianificazione previsti dalla direttiva SEVESO II. Sulla base di quanto sopra è stato ritenuto prudente gestire i rischi degli aerei in modo similare e fornire pertanto al pubblico protezioni similari. Sulla base dell’incremento del traffico aereo e della conseguente richiesta di espansione degli aeroporti e della pressione per lo sviluppo del territorio nelle loro vicinanze, i governi dell’Olanda e dell’Inghilterra hanno sviluppato analisi di rischio quantitative (QRA) per valutare i rischi per le persone a terra. Entrambi i governi hanno concluso che le zone esistenti forniscono una protezione inadeguata per uno sviluppo inappropriato del territorio e che le zone revisionate dovrebbero essere basate sulla stima del rischio individuale di mortalità. Per la pianificazione territoriale, basata sul rischio individuale, sono stati assunti gli approcci di seguito descritti. - Olanda: - Inghilterra zona sicurezza interna (inner zone) rischio individuale pari a 1·10 -5 occ/anno (probabilità o frequenza di morte per un individuo esposto 24 h su 24, 365 giorni all’anno) zona sicurezza esterna (outer zone) rischio individuale pari a 1·10-6 occ/anno zona limitata (smaller zone) rischio individuale pari a 0,5·10 -4 occ/anno zona sicurezza rischio individuale 1·10-5 occ/anno zona esterna rischio individuale 1·10-4 occ/anno Il valore di rischio individuale generico massimo tollerabile per il pubblico è generalmente pari a 1·10-4, mentre quello considerato ampiamente accettabile è pari a 1·10-6. Il valore adottato in Olanda ed in Inghilterra (1·10 -5 ) è il valore intermedio tra quello massimo tollerabile e quello ampiamente accettabile. D. Barone/F.Marrazzo Pagina 6 di 19 02/12/2005 Per quanto riguarda la pianificazione territoriale gli approcci sono seguenti: - Olanda: - Inghilterra nella zona sicurezza interna (1·10-5) non permettere ulteriori sviluppi e rimuovere le abitazioni esistenti; nella zona sicurezza esterna (1·10-6) non permettere ulteriori sviluppi di abitazioni ed edifici quali ospedali, scuole, stadi sportivi e consentire gli sviluppi esistenti. nella zona di sicurezza (1·10 -5) non permettere ulteriori sviluppi e consentire quelli esistenti; al di fuori della zona di sicurezza è consentito ogni tipo di sviluppo. Questo approccio è largamente inconsistente con quello utilizzato per il controllo dell’urbanizzazione all’intorno degli stabilimenti ad alto rischio. 3.22 - Stima del Rischio Individuale di Terzi: Determinazione delle zone di sicurezza per il Pubblico intorno agli Aeroporti Il metodo utilizzato in Inghilterra è descritto nel documento(7), considera aerei con il peso massimo al decollo pari o superiore a 4 t e prevede i seguenti punti: 1. identificazione del numero di movimenti annuali (decolli ed atterraggi) e tipologia/classi di aerei, 2. calcolo del tasso di incidente medio (incidente per milione di movimenti) pesato per tutte le classi, 3. calcolo dell’area media di incidente (entro le quali le persone a terra possono essere coinvolte) per aerei piccoli e grandi, 4. calcolo della probabilità di impatto per ogni specifico punto all’intorno della pista, 5. calcolo della frequenza annuale di impatto in ogni specifico punto (rischio individuale), 6. definizione delle zone di sicurezza per il pubblico (1·10 -5occ/y). La forma delle curve di isorischio è molto simile a quello di un triangolo oltre il termine/inizio pista (vedi figura 4) e parallela alla stessa per la parte laterale. Il numero dei movimenti annui di ogni aeroporto e per tipo di aereo può essere dedotto dalle statistiche del traffico aereo con le opportune proiezioni di sviluppo futuro. Il tasso di incidentalità per tipo di aereo e per fase di volo ed in particolare per le fasi di decollo ed atterraggio sono desumibili dalle Tabelle 3 e 4 riportate nel documento (8). L’area media di incidente A (m2 ) viene stimata con la seguente formula ln A = ln 104 –6,16 + 0,474 ln W dove W (kg) è il massimo peso dell’aereo in decollo. D. Barone/F.Marrazzo Pagina 7 di 19 02/12/2005 La probabilità di impatto in uno specifico punto viene calcolato con la formula di densità di probabilità (PDF), basate sulle distribuzioni Gamma e Weibull, e il tasso di incidente riportati nel documento (8). Il calcolo del rischio incidentale in ogni specifico punto viene effettuato tenendo conto del contributo dei fattori sopradescritti. Un esempio di applicazione della metodologia sopraindicata è quella relativa all’aeroporto di SHANNON (Irlanda, febbraio 2005) documento (7). Le zone di sicurezza per il pubblico (triangoli PSZ) sono riportate nell’Allegato A dove è possibile rilevare, per la pista 6/24, che le distanze dal bordo pista per un RI di 10 -5 sono pari a 2505m e 3770 m e le basi dei triangoli relativi sono pari a 307m e 295m. Un esempio applicativo della stima dei rischi incidentali all’interno dell’aeroporto di SCHIPOL è riportata nella figura 5 ricavata dallo studio riportato nel documento (10). Sono riportate le curve di isorischio10-7 ÷ 10-4 occ/y che in alcune aree interessano centri abitati circostanti l’aeroporto. Una rappresentazione planimetrica delle curve di rischio individuale per l’aeroporto di DUBLINO (Irlanda) sono riportate nella figura 6 relativa alla situazione esistente ed a quella futura (nuova pista). La metodologia sopra descritta, utilizzata in Inghilterra, Irlanda e Olanda, in mancanza di specifiche disposizioni vigenti potrebbe essere utilizzata in Italia impiegando sia gli specifici tassi di incidentalità registrati e/o stimati sia le caratteristiche delle aree circostanti gli aeroporti, Nell’ultimo rapporto dell’Agenzia Nazionale Sicurezza Volo (ANSV) relativo al 2004 viene riportato quanto segue: “ Sempre con riferimento ai criteri costruttivi delle infrastrutture aeroportali, l’Agenzia ritiene di reiterare quanto già detto nel Rapporto Informativo 2003, in ordine alle opportunità di mettere allo studio ed attuare ovunque possibile sui prolungamenti delle traiettorie di decollo delle Public Safety Zones (aree di rispetto finalizzate a proteggere la fascia abitativa circostante) sul modello di quanto già in altri Stati, come ad esempio il Regno Unito, la Germania e l’Olanda”. D. Barone/F.Marrazzo Pagina 8 di 19 02/12/2005 CONCLUSIONE La sicurezza del traffico aereo è in continuo miglioramento come risulta dalle statistiche riportate: ciò è dovuto all’incremento dei controlli nella progettazione, costruzione e gestione degli aerei; è indispensabile migliorare il sistema aumentando i controlli nella manutenzione: nelle procedure specifiche occorre introdurre un controllo sulla fornitura dei pezzi di ricambio; oggi con lo sviluppo dell’informatica è possibile che le società di gestione di livello modesto acquistino pezzi di ricambio da un continente all’altro, che pur di per sé compatibili, non sono originali della ditta costruttrice. Sarebbe quanto mai opportuno introdurre delle regole per disciplinare il mercato dei pezzi di ricambio. Tornando all’oggetto specifico della memoria si ricorda che in Italia sono previsti e classificati gli aeroporti in tabella A ampliata allegata alla legge 930/1980 ed aeroporti minori che sono in numero crescente. Alcune volte gli aeroporti maggiori sono ubicati in zone che nel tempo si sono urbanizzate e per i quali sono stati scarsi i controlli degli enti locali territoriali. Per gli aeroporti minori risulta problematico e costoso redarre degli studi specifici sui rischi territoriali nelle zone adiacenti la struttura e di valutazione dell’impatto ambientale. In tale contesto, in attesa di una specifica legislazione in materia, occorre almeno seguire alcune direttive fondamentali per limitare gli effetti di un incidente aereo nelle aree circostanti la struttura: - adottare provvedimenti correttivi e limitati per gli aeroporti esistenti; - evidenziale le aree critiche dando informazione agli enti locali per la redazione dei piani di sicurezza esterni; - limitare o quanto meno condizionare la costruzione dei nuovi aeroporti, specie di livello regionale, se non sono stati effettuati corretti studio di rischio e di valutazione di impatto ambientale. D. Barone/F.Marrazzo Pagina 9 di 19 02/12/2005 5. - BIBLIOGRAFIA (1) Transport Safety Performance in the EU – A statistical overview - European Transport Safety Council – 2003 (2) Transport fatal accidents and F-N curves: 1967-2001 – HSE (UK) Research Report 073 (3) IATA Report 2004 (4) Safety in and around airports – ETSC – Bruxelles 1999 (5) California Airport Land Use Planning Handbook January 2002 (6) Public Safety Zones: a consultation document - Department for Transport - UK-2005 (7) Annex A – Calculation of Third Party Individual Risk : Determining Public Safety Zones for Airports - ERM – February 2005 Annex B – Public Safety Zones: Criteria and Policy, Risk Assessment and Expert Opinions – ERM – Febraury 2005 (8) Statistical Summary of Commercial Jet Airplane Accidents Worldwide Operations 1959÷2004 – Boeing (9) Safety Around Airports – Developments in the 1990s and Future Directions – B. Ale, E. Smith and R. Pitblado - IBC Conference, May 2000 D. Barone/F.Marrazzo Pagina 10 di 19 02/12/2005 ALLEGATO A AEROPORTO SHANNON (IRL) ZONE DI SICUREZZA PER IL PUBBLICO (PSZ) Tabella 1 Tasso incidenti, massimo numero di movimenti (2000) Numero Tasso incidente Tasso incidente movimenti per milione per anno annuo movimenti Aerei classe Boeing 104.025 0,457 4,75·10-2 Aerei leggeri Totale 49.275 153.300 3,27 - 1,61·10-1 2,09·10-1 Peso medio (t) 53 Area incidente (ha) 0,31 2 0,078 La ripartizione dei decolli ed atterraggi è circa il 50% del totale. L’aeroporto ha due piste: 6/24 e 13/31. Il Rischio Individuale (RI) per un punto posto a 125m dal bordo pista e con un dissassamento pari a 50m dovuto alla frequenza degli incidenti ed alla probabilità di impatto per tutti i modi di incidente è stata stimata paria 4,89·10-5 occ/anno. Per la pista 6/24 (lunga 3199 m ) sono stati stimati i seguenti triangoli PSZ: 6 (S- W) 24 (N – E) RI (occ/y) Ymax lunghezza (m) 670 2.505 base 2Xm, altezza Ymax larghezza(m) 84 307 10-4 10-5 Area (km2) 0,028 0,385 10-6 10-4 9.805 570 1161 74 5,7 0,021 10-5 10-6 3.770 13.970 295 1.149 0,056 8,022 Per la pista 13/31 (lunga 1720 m) sono stati stimati i seguenti triangoli PSZ: 13 (S- E) 31 (N – W) D. Barone/F.Marrazzo RI (occ/y) 10-4 10-5 Ymax lunghezza (m) 600 2Ymax larghezza(m) 72 Area (km2) 0,022 10-6 10-4 2.315 - 225 - 0,26 - 10-5 10-6 665 2.285 91 199 0,030 0,228 Pagina 11 di 19 02/12/2005 D. Barone/F.Marrazzo Pagina 12 di 19 02/12/2005 D. Barone/F.Marrazzo Pagina 13 di 19 02/12/2005 D. Barone/F.Marrazzo Pagina 14 di 19 02/12/2005 D. Barone/F.Marrazzo Pagina 15 di 19 02/12/2005 D. Barone/F.Marrazzo Pagina 16 di 19 02/12/2005 D. Barone/F.Marrazzo Pagina 17 di 19 02/12/2005 D. Barone/F.Marrazzo Pagina 18 di 19 02/12/2005 D. Barone/F.Marrazzo Pagina 19 di 19 02/12/2005