Rame Notizie
Periodico semestrale
N. 35, anno XVI
Editoriale
Direttore responsabile:
Ruggero Revelli
Redazione:
Vincenzo Loconsolo
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Direzione, redazione: IIR
Via Corradino d’Ascanio, 4
20142 Milano
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Estetica e funzionalità delle coperture di rame
Il rame e lo sviluppo sostenibile
Sommario
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L’albero di melograno
L’esperto risponde
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questo settore, dallo studioso al progettista, dal distributore all’utilizzatore. Per continuare a ricevere con regolarità il
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pubblicati di Rame notizie. Inoltre offriamo la possibilità di acquistare (con uno sconto rispettivamente del 30 e
50%)i volumi “Manuale del tubo di rame” nella nuova edizione 2003 e “Manuale degli ottoni”.
’argomento, in questo periodo,
di maggior attualità e conseguentemente maggiormente
affrontato negli editoriali delle
riviste tecniche e di settore, oltre che
con lettere aperte ai lettori nonché appelli alle “autorità competenti”, è stato
in assoluto l’aggravio dei costi di spedizione o meglio delle regole per accedere alle tariffe agevolate.
Non entrerò anch’io nel merito perché,
sicuramente, siete già al corrente e, sinceramente, non ho nuove e conclusive
argomentazioni da sottoporVi. Inoltre
(è notizia di questi giorni), una sentenza del Tribunale Amministrativo
Regionale del Lazio, il mitico TAR che
fortunatamente non si occupa solo del
Patrio Campionato di Calcio, dovrebbe
aver cancellato l’iniquità, l’uso del condizionale è d’obbligo poiché, come
sempre, ricorsi successivi potrebbero
annullare questa sentenza e riproporre
il problema.
Tuttavia i costi, in senso generale, per le
riviste tecniche sono un problema reale, ancor più se prive di pubblicità, ed
anche se la rivista è pubblicata da
un’associazione come la nostra che, nel
corso della sua storia ultra decennale
non ha mai assillato i propri lettori con
questi argomenti. In cambio, devo però
ammettere, ci siamo presi, tra le altre, la
libertà di non rispettare la periodicità
promessa.
Oggi, purtroppo, i costi sono lievitati al
punto che anche per noi è giunto il
tempo di dovere prendere una drastica
decisione: chiedere un piccolo contributo, un abbonamento, per poter rice-
L
vere la rivista (l’alternativa, che non vogliamo neppure prendere in considerazione perché non appaia ricattatoria, è
sospendere la pubblicazione in attesa
di tempi migliori).
A partire da questo numero, in parole
povere, avvieremo una campagna abbonamenti come tutte le riviste “serie”
e come tutti avremo anche il gadget per
i nuovi abbonati e i vecchi che rinnoveranno l’abbonamento: abbiamo infatti
realizzato la raccolta completa, su formato elettronico, dei numeri arretrati
di Rame Notizie, compresi i primissimi
che furono stampati in una tiratura limitata e pertanto ormai esauriti.
In aggiunta ai 4 numeri della rivista,
riceverete pertanto un CD in cui, attraverso un indice analitico, potrete
accedere direttamente a tutti gli articoli pubblicati nel corso di questi anni, compresa la rubrica “l’esperto risponde”.
Non solo, gli abbonati avranno anche il
diritto di poter acquistare tutte le nostre pubblicazioni ad un prezzo scontato. Per tutti i dettagli Vi invitiamo a leggere attentamente il prospetto informativo pubblicato a lato.
Ci auguriamo che possiate comprendere questa nostra richiesta, che ci è costata molta fatica esporVi, poiché il
buon esito di questa campagna abbonamenti ci stimolerà certamente a migliorare la qualità e la puntualità di Rame
Notizie e, perché no, a tornare a quella
periodicità trimestrale che, forse un po’
presuntuosamente, ci eravamo prefissi.
Vincenzo Loconsolo
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Risponda subito: questa offerta è valida fino al 31/12/03
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2/2003
Rame notizie
2/2003 • 3
Coperture: alcune recenti realizzazioni
Centro conferenze
Laguna Palace Hotel – Mestre (VE)
Anno di realizzazione: 2001
A R C H I T E T T U R A
Progettisti: Studio Marco Piva – Milano, DHK
Architects – Cape Town, Studio Favero e
Milan Ingegneria – Mirano (VE)
Installatore: MAEG Costruzioni spa, Vazzola (TV)
Tipo di prodotto utilizzato: rame stagnato,
spessore 0,6 mm larghezza 670 mm
Estetica e funzionalità
delle coperture in rame
Superficie rivestita: 2000 m2
Tipologia di installazione: giunto a doppia
aggraffatura
A cura di Vincenzo Loconsolo
La nostra partecipazione al SAIE è oramai diventata
un’occasione tradizionale per incontrare le più qualificate figure
professionali che operano nel settore dell’edilizia e Rame
Notizie, oltre ad essere uno strumento di informazione e
divulgazione, rappresenta il biglietto da visita dell’Istituto
Italiano del Rame. Per questo motivo cerchiamo sempre di
arrivare all’appuntamento con un nuovo numero della rivista e,
come sempre, cerchiamo, tra le più recenti realizzazioni, quelle
più innovative. Ci auguriamo, visto l’interesse suscitato nei
precedenti fascicolo dedicati ampiamente all’architettura di
avere colto nel segno anche con questo numero.
CENTRO CONFERENZE LAGUNA
PALACE HOTEL, MESTRE
Iniziamo questa rassegna sulle coperture,
tornando su un progetto, di cui abbiamo
già parlato nel numero 32 (allora in fase
di realizzazione).
Infatti oggi possiamo mostrare il completamento del Centro Conferenze del
Laguna Palace Hotel di Mestre realizzato
con rame stagnato. La struttura è compo-
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sta da due blocchi divisi da una darsena
di cui una è il Centro Conferenze dotato
di una sala principale più varie altre sale
riunioni in grado di contenere circa 1000
persone.
La struttura è identificata da una forma
architettonica particolare e rivestita con
lastre di rame stagnato (Tecu-Zinn®) di
colore grigio metallizzato che nel corso
del tempo mantiene la colorazione grigia
iniziale ma opacizzandosi gradevolmente.
Le lastre da 0,6 mm sono posate con la
IL MUSEO DELLA CIVILTÀ DELLA
CARTA E DELLE COMUNICAZIONI
giunzione a doppia aggraffatura in senso
longitudinale mentre trasversalmente abbiamo un’aggraffatura semplice.
La struttura portante è composta da
un’intelaiatura di travi metalliche e pannelli compositi di tamponamento.
Le lastre di rame sono state fissate per
mezzo di clips di fissaggio (linguette) avvitate su di un piano di posa realizzato con
pannelli di legno compensato. La superficie del rivestimento è di circa 2.000 m2 .
Il progetto riguarda il recupero di una
parte dell’ex Cartiera del Fibreno, chiamata Soffondo e si inserisce nel quadro
delle iniziative volte a riqualificare il
tessuto della città di Isola del Liri attraverso interventi che riorganizzano le
aree e gli edifici dismessi di importanza
storica e ambientale, finalizzate anche
alla strutturazione di un sistema museale di livello sovracomunale, di cui l’edificio in questione sarà parte integrante.
In particolare, questa parte dell’ex
Rame notizie
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Cartiera del Fibreno per la sua eccezionalità morfologica e storica è parsa idonea a rappresentare oggi le radici socioeconomiche della storia del comune di
Isola del Liri, inserite nel quadro delle
trasformazioni industriali di valenza europea legate alla produzione della carta, di cui la città stessa è stata partecipe
e protagonista negli anni dal 1820 al
1960.
L’edificio, un monastero costruito nei
primi anni del 1500, fu confiscato a seguito dell’abolizione degli ordini monastici avvenuti sotto la dominazione
francese e dato in concessione ad un
imprenditore francese (C.A. Berangér)
che avviò la produzione di carta.
L’industria ebbe, negli anni successivi, uno sviluppo
notevolissimo sotto la guida di Carlo Léfebvre che
nel frattempo aveva rilevato l’attività così da occupare un posto di primaria
importanza nella storia
dell’industria cartaria del
Mezzogiorno.
Se la capacità produttiva
aumentava con l’introduzione di nuove tecnologie,
che via via si rendevano
disponibili, dal punto di
vista della qualità i sensibili miglioramenti furono
il frutto di innovazioni
studiate in questa stessa
cartiera.
Due in particolare erano le caratteristiche che venivano richieste: il candore
del bianco e la resistenza della superficie del foglio che produceva una maggior durevolezza, non solo, ovviamente,
del foglio stesso, ma anche degli inchiostri e quindi della leggibilità dei documenti.
La triturazione degli stracci, la materia
prima che veniva utilizzata, avveniva
anche per mezzo di molini a mazzi dotati di chiodi di bronzo in sostituzione
dei più tradizionali chiodi in ferro.
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Museo della civiltà, della carta e
delle comunicazioni
Isola del Liri (FR)
Anno di realizzazione: 1999 - 2001
Progettisti: MCM - Architetti e Ingegneri
Associati - Arch. Mario Morganti - Arch.
Gianfranco Cautilli - Ing. Renato Morganti.
Installatore: Vesuviana Carpenteria – Somma
Vesuviana (NA)
Tipo di prodotto utilizzato: laminato di rame,
spessore 0,8 mm Larghezza 500 mm
Superficie rivestita: copertura 490 m2 ,
scossaline 290 m2
Tipologia di installazione: giunto a doppia
aggraffatura
Questi ultimi, corrodendosi, rilasciavano ruggine nell’impasto che assumeva,
di conseguenza, una colorazione non
accettabile. L’uso dei chiodi di bronzo,
eliminando totalmente il fenomeno,
permise di ottenere una carta più bianca riducendo l’impiego, come sbiancante, del cloro, nocivo per la salute
umana.
La resistenza superficiale invece era
minata dalla presenza di grumi non sufficientemente omogeneizzati nella fase
di triturazione, che dovevano essere eliminati con l’operazione di raschiatura.
Questa operazione tuttavia asportava
anche lo strato superficiale e, talvolta,
provocava buchi nel foglio stesso.
L’introduzione di crivelli in filo di rame
permise l’eliminazione dei grumi prima
della stesura della pasta e quindi di evitare la dannosa procedura di raschiatura.
Possiamo quindi affermare che il rame
e le sue leghe rappresentano una sorta
di legame storico: come già allora svolsero un ruolo di primaria importanza
per l’attività industriale alla quale l’edificio era dedicato, oggi è ancora il rame
che ne caratterizza la nuova vita.
La complessa ed eccezionale
morfologia del sito, la qualità architettonica del manufatto edilizio, dismesso da quasi 100 anni e quindi salvo da manomissioni recenti, hanno indirizzato
il progetto ad un riassetto funzionale dell’edificio.
La nuova distribuzione degli spazi
fruibili è volta a raccogliere attività
culturali e di studio connesse alla civiltà industriale della carta e alla
conservazione della documentazione storica.
Le metodologie di intervento sono state
quelle tipiche del restauro tanto per l’edificio quanto per il sito, volendo con la
riqualificazione del complesso recuperare un ambiente naturale tipico, costituito da una sponda fluviale arricchita
dalla cascata del torrente Magnene che
si riversa nel Liri.
L’idea progettuale si fonda sulla conservazione dell’immagine del rudere, a cui
viene sovrapposta quella di un percorso
pedonale che ripropone il tema del
ponte in ferro esistente della ferrovia
dismessa.
Il precorso, a sviluppo rettilineo, parte
dallo spazio urbano compreso tra la SS.
82 e il fiume Liri, prosegue nel vuoto tra
la scarpata che limita lo spazio pubblico
d’ingresso al sito e il fronte sud dell’edificio fino a innestarsi nella parte superiore
del corpo centrale del complesso edilizio
e concludersi con uno sbalzo sulla cascata del torrente Magnene.
Il nuovo ingresso all’edificio è posto
lungo quest’ultima parte del percorso.
In prossimità di esso è sistemato un ascensore che consente la completa fruizione
del complesso anche da parte dei portatori di handicap. Appena oltre l’ascensore si
accede, mediante una passerella, agli spazi
che disimpegnano la direzione e gli uffici
di segreteria del museo.
Al livello più basso del complesso edilizio sono previste, inerenti lo specifico
narrativo del discorso museale, una sezione riguardante le essenze legate alla
produzione della carta, alcuni locali che
Rame notizie
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ripropongono gli spazi e che tecnologie
storiche volte alla produzione di carta
artigianale, nonché i reperti tecnologici
(macchinari, utensili e loro modelli) legati alla produzione industriale.
Il livello immediatamente superiore contiene i principali servizi: biblioteca specializzata, archivio storico e instant
book. Inoltre nello stesso piano è presente una delle principali sezioni espositive,
inerente lo sviluppo storico - urbanistico
in senso industriale della città e del territorio della Media Valle del Liri.
Il terzo e il quarto livello sono destinati
prevalentemente a funzioni didattiche e
culturali con varie sale per seminari, audiovisivi, esposizioni temporanee, ecc.
All’ultimo livello, alla quota della statale,
si ha il percorso pedonale di bordo, posto a margine della strada, che connette
all’estremità i due ingressi realizzati nella
prima fase dei lavori e che recupera nella
parte intermedia la cappella neogotica di
S. Maria delle Forme.
Vediamo ora più nel dettaglio la coper-
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tura in rame che chiude sull’orizzontale
gli spazi e posta al di sotto delle creste
murarie in modo da far percepire nella
sua interezza la morfologia strutturale
dell’antica fabbrica.
Un sistema resistente in acciaio costituito
da un insieme di travi a doppio contraffisso inclinato e di arcarecci sostiene un
impalcato in acciaio-calcestruzzo al cui
estradosso è stato sistemato un ordito in
profilati aperti cui è fissato mediante viti
autofilettanti un impalcato in pannelli in
compensato marino (sp. 22 mm) al di sopra del quale è stato realizzato il manto
di coperture in rame (sp. 0,8 mm).
L’impalcato ha il profilo trasversale a
volta ribassata in modo da consentire lo
smaltimento delle acque meteoriche
nelle due gronde longitudinali a sezione
rettangolare, anch’esse realizzate con lamiera di rame. L’acqua raccolta defluisce lungo i canali ed è smaltita direttamente sui giardini pensili o all’esterno
oltre le quinte murarie.
I canali di gronda sono stati realizzati in
tratti di 32 m di lunghezza e giuntati in
moduli di 8 m. attraverso giunti del tipo “Dila” con elemento di dilatazione
in neoprene, rivettato e sigillato ai due
tratti di gronda relativa.
La tecnica di posa in opera del manto in
lamiera di rame è del tipo a doppio
giunto aggraffato con un passo di circa
45 cm e giunzioni disposte perpendicolarmente rispetto l’asse della campata.
Le linguette di collegamento sono del
tipo scorrevole al fine di eliminare
qualsiasi minima deformazione conseguente a dilatazioni termiche. I nastri di
rame sono stati profilati direttamente in
cantiere e l’aggraffatura finale è stata
eseguita manualmente con le apposite
pinze.
Il rame è stato impiegato anche per tutte le scossaline che proteggono le creste
murarie e per i serramenti in copertura.
Le lastre delle scossaline sono fissate su
un tavolato in compensato dello stesso
tipo di quello impiegato per l’impalcato
di copertura a sua volta reso solidale al-
le creste murarie mediante un ordito metallico. Le lastre, come le
gronde, non sono continue ma
presentano un giunto di dilatazione ogni 8 m. Il giunto è realizzato tenendo le lastre distanziate di circa 1,5 cm e piegandone i lembi verso l’alto in modo che accolgano un pezzo speciale appositamente realizzato che
funge da coprigiunto e ripristina la
continuità della scossalina.
L’interfaccia tra copertura e setto
murario è risolta mediante lucernari continui le cui parti trasparenti sono
realizzate con pannelli in vetro (lastra
esterna temprata sp. 8 mm e lastra interna stratificata composta sp. 10/11
mm tra le quali è interposta una camera
equilibrata con gas argon sp. 3,5 mm).
Le parti metalliche sono protette mediante profilati di rame, ottenuti da lamiera, sigillati con siliconatura.
L’ uso estensivo del rame in copertura e
per tutte gli elementi tecnici complementari della stessa (scossaline, gronde,
ecc.) si deve sia alla volontà di ricercare
un possibile dialogo tra l’inserto moderno e il manufatto antico sia alla necessità di contenere i costi della manutenzione delle coperture.
MUSEO LABORATORIO
“LA ZAMPOGNA”
Anche in questo caso si è trattato del recupero architettonico con l’aggiunta di
un ampliamento del piccolo edificio
scolastico Pacitti, ormai in disuso da
diverso tempo, da adibire a Museo
Laboratorio dedicato alla “Zampogna”.
L’edifico senza un particolare carattere,
costruito alla fine degli anni’ 50, con un
impianto planimetrico rettangolare articolato in due ambienti, su un unico livello, coperto da un tetto a due falde
sfalsate, è stato rimodellato soprattutto
nel suo involucro murario esterno, in
modo da nascondere il tetto esistente, e
Rame notizie
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Museo-Laboratorio “La Zampogna“ - Villa Latina (FR)
Anno di realizzazione: 2001
Progettisti: Studio ARCHIMMAGINE - Atina (FR)
Installatore: Sistema Tetto S.r.l. - Avellino
Tipo di prodotto utilizzato: rame stagnato, spessore 0,6 mm
larghezza 670 mm
Superficie rivestita: circa 250 m2
Tipologia di installazione: giunto a doppia aggraffatura
da configurarsi insieme ai nuovi volumi
aggiunti come un organismo unico in
grado di porsi anche nel particolare
contesto ambientale quale forte segno
riconoscibile.
Rimossi dunque gli aggetti ed una parte
della falda, una quinta continua di pannelli in acciaio COR-TEN, modulata in
altezza, percorre cingendo l’intero edificio preesistente.
L’acciaio COR-TEN con il suo aspetto
rugginoso sottolinea la preesistenza dell’edificio, e nello stesso tempo è un sotteso richiamo al contesto “quasi fermo nel
tempo” in cui si inserisce e al tema rievocato e “raccontato” dal museo stesso.
E’ da notare che questo particolare tipo di acciaio deve le sue caratteristiche
principali alla presenza di una piccola
ma significativa quantità di rame.
L’acciaio COR-TEN il cui nome deriva
dall’unione di CORrosion resistance e
TENsile strenght nacque negli Stati
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Uniti a metà degli anni ’30 da ricerche
finalizzate ad ottenere un acciaio che
avesse una sufficiente resistenza alla
corrosione senza l’ausilio di verniciature protettive o galvanizzazioni e senza
arrivare ai costi degli acciai inox.
L’aggiunta di rame al comune acciaio al
carbonio, in una percentuale tra lo 0,25
e lo 0,55%, permette di ottenere una
resistenza alla corrosione di 5-8 volte
superiore, per mezzo di una pellicola
protettiva, compatta e aderente, di ossido che gli conferisce la caratteristica e
gradevole colorazione bruna.
La quinta si trasforma in calcestruzzo
armato a vista quando cinge su due lati
il nuovo corpo aggiunto, di 90 m2 disposto lateralmente secondo l’impianto rettangolare esistente, sviluppato anche in
un piano totalmente interrato da destinare ai servizi e alla direzione, su cui appare sospesa la copertura curvilinea a
struttura portante in tubolari di acciaio
e rivestimento a nastri in rame stagnato
(Tecu-Zinn®) a doppia aggraffatura, sostenuta da due alti pennoni e da tiranti.
Una parete continua vetrata chiude, ma
lasciando un senso di non finito e di
apertura verso l’intorno, il terzo lato
del volume e gli spazi tra la quinta in
cemento armato e la copertura.
Un corpo curvilineo contiene il vano
scale e ascensore e una passerella in acciaio accompagna il visitatore all’ingresso del Museo, segnato da una pensilina curvilinea in acciaio.
All’interno superata la sala destinata alla
reception, informazioni e controllo, con
un banco reception appositamente disegnato, si apre la prima sala espositiva, in
un’atmosfera pressoché buia, rischiarata
soltanto nel momento in cui, su un sottofondo di brani musicali popolari, jazz
e d’avanguardia eseguiti con la zampogna, tre monitor propongono alternativamente immagini, commenti e filmati,
mentre immagini gigantografiche vengono proiettate su un’intera parete.
La seconda sala, sovrastata dalla copertura curvilinea, ampia, luminosa e aper-
Rame notizie
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ta sul paesaggio grazie alla grande parete vetrata, accoglie una teoria di vetrine-contenitori, appositamente disegnate, in cui sono presentati esempi rari di
zampogne, mentre un informatore elettronico a touch screen interagisce con i
visitatori fornendo ulteriori informazioni si quanto esposto e rimandi al luogo.
UFFICI DELLA SOCIETA’
ARTIGIANA STAMPI
Il progetto consiste nell’ampliamento
dell’esistente edificio industriale al fine
di ottenere locali ad uso ufficio.
Tra le richieste del committente vi era
anche quella che il nuovo edificio contribuisse a creare una nuova immagine
della società semplicemente con un
espressione architettonica identificatrice, senza segnaletiche pubblicitarie ma
risaltando nel contesto in cui è inserito.
La committenza non aveva posto vincoli
sull’uso di materiali particolari permettendo quindi una libera scelta progettuale.
12 • Rame notizie
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Si è quindi optato per un rivestimento
metallico abbinato a grandi aperture
vetrata, sia per un volume emergente al
primo piano sia per il vano scale.
Motivazioni sia tecniche che estetiche
hanno dettato l’uso del rame patinato,
infatti pur essendo un materiale tradizionale è in grado di creare una connotazione positiva necessaria a quella
identificabilità richiesta per far emergere l’edificio del contesto esistente.
Ma proprio perché il rame è un materiale tradizionale il suo impiego non incorreva nel rischio di incontrare ostacoli burocratici da parte delle amministrazioni locali.
La facciata è suddivisa in moduli regolari costituiti da cassette di rame preinverdito che, per mezzo di asole, vengono appese e sganciate ai supporti.
Le dimensioni delle cassette sono state
studiate al fine di conciliare due esigenze molto importanti: la geometria dell’edificio e il contenimento degli sfridi necessari per sagomare il laminato di rame.
Anche nel vano scale, racchiuso da
un’ampia vetrata, la parete cieca è internamente rivestita con i medesimi ele-
Artigiana Stampi
Canonica D‘Adda (BG)
Anno di realizzazione: 2000
Progettisti: Studio di Architettura Zambelli
Bergamo
Installatore: Fratelli Erba s.a.s. - Lissone (MI)
Tipo di prodotto utilizzato: rame preinverdito, spessore 0,7 mm larghezza 670 mm
Superficie rivestita: circa 300 m2
Tipologia di installazione: rivestimento a cassetta
menti modulari di rame preinverdito.
Per contrasto alla linearità della facciata, il volume vetrato emergente è stato
coperto con un tetto ad andamento
curvilineo, come il moto di un’onda.
Anche il tetto è stato realizzato con laminato di rame preinverdito posato con
la tecnica del giunto a doppia aggraffatura in senso perpendicolare alla facciata stessa.
AUTOSTAZIONE SALT (LUCCA)
Lucca: una piccola ma splendida città toscana, circondata da mura, con porte di
accesso di epoca rinascimentale; su queste mura è possibile perfino passeggiare e
ammirare lo scenario delle Alpi Apuane,
le verdi colline circostanti con le loro ville,
i viali della città.
Rame notizie
2/2003 • 13
E’ in questo suggestivo scenario che si inserisce il moderno complesso del casello
dell’uscita Lucca-Ovest, sulla autostrada
Viareggio-Lucca-Firenze, appartenente
alla rete gestita dalla Concessionaria
S.A.L.T. SpA.
Le scelte progettuali che l’hanno caratterizzato sono:
un’ampia copertura per assicurare una
maggiore protezione ai veicoli e alle persone;
un attraversamento pedonale a livello superiore al transito veicolare;
l’integrazione con lo sviluppo delle aree
circostanti.
È una struttura di servizio di nuova generazione e si presenta agli automobilisti e ai
motociclisti autostradali come una nuova
porta della città, offrendo loro un concentrato di funzionalità.
Il caratteristico design si avvale di una
struttura completamente in acciaio, un
14 • Rame notizie
2/2003
Autostazione SALT
di Lucca Ovest Lucca
Anno di realizzazione: 2001
Progettisti: Piras Studio Architettura - Genova
Installatore: GT Trenkwalder S.r.l. - Ovada (AL)
Tipo di prodotto utilizzato: rame ossidato,
spessore 0,6 mm larghezza 670 mm
Superficie rivestita: circa 3500 m2
Tipologia di installazione: giunto a doppia aggraffatura
passaggio pedonale che passa al di sopra
della sede stradale e il tetto espandibile.
La copertura in rame, totalmente ricoperta
da lastre di rame preossidato (TECU®‚
Oxid), si poggia sulla struttura portante
composta da sei archi tubolari in acciaio alla quale, mediante tiranti, è appesa la passerella pedonale di sezione cilindrica, rico-
perta anch’essa dal medesimo materiale.
Fin dalla partenza del progetto, il rame
ossidato è stata la scelta naturale per la
realizzazione della struttura, per due ragioni principali. Innanzitutto la struttura
innovativa e altamente automatizzata del
nuovo casello richiedeva una copertura
con la massima garanzia di durata e senza
necessità di manutenzione.
Secondariamente era necessario un materiale che producesse un suggestivo e unico effetto cromatico, che si inserisse perfettamente nel paesaggio circostante, come richiesto anche dalla Sovraintendenza
ai Beni Artistici e Ambientali di Pisa.
Il risultato è una benaugurante pietra miliare, con un tetto curvo che si inserisce
armoniosamente nell’ondulato intorno di
Lucca; il colore naturale del rivestimento
in rame e delle altre superfici verniciate in
color terra di Siena sembrano riflettere le
ombre della campagna circostante.
La creatività dell’arch. Piras è stata ricompensata con il terzo posto al prestigioso
TECU Architecture Award del 2002, che
premia le migliori opere in cui sono state
impiegate lastre di rame TECU (per ulteriori informazioni: www.tecu.com/services/tecu-architecture/award-02/ ).
ALBERGO ROSSINI, IMPERIA
La volumetria dell’ex cinema Rossini era
il risultato di un totale rifacimento nel
1954 del teatro ottocentesco Principe
Umberto che occupava una posizione
importante nella topografia onegliese
perché sorgeva sulla piazza antistante al
Penitenziario caratterizzata da una forma
ad esedra con un lato curvo coincidente
con la facciata del Teatro e l’altro con la
facciata dell’edificio di fronte. Questa
Rame notizie
2/2003 • 15
disciplina ha pari dignità rispetto alle altre
e dove gli atleti, soprattutto i più giovani
avranno una reale possibilità di crescere e
formarsi.
L’ultimo impianto in ordine di tempo è
un edificio che funge anche da nuova sede della Polisportiva, progettato dallo
Studio di Architettura Galanti, di
Modena.
gresso della struttura sportiva e da
un corpo di fabbrica, nel lato est,
dove sono state realizzate due palestre per il gioco del calcetto, separate tra loro da una zona riservata al pubblico; la struttura
comprende gli uffici, il bar, sale
con 80 posti a sedere, una palestra
per il corpo libero e la pesistica, una
sala giochi carte e biliardo sportivo.
I parametri esterni dell’edificio sono
stati differenziati per ridurre l’impatto dell’edificio e per caratterizzarne
le funzioni e gli usi: per esempio gli
spogliatoi hanno pannelli prefabbricati
con finiture di granito mentre la palestra
per la pesistica e per il corpo libero sono
tamponate con muratura tradizionale e rivestite esternamente da lastre di rame
pre-inverdito (in questo caso il TECU“patina) con sottostruttura in pannelli di
legno a formare una parete ventilata.
Il dimensionamento degli spazi è infatti
frutto di una progettazione vincolata alla
flessibilità e intercambiabilità, le scelte economico-costruttive come l’ottimizzazione
delle strutture e dei materiali di finitura,
nel rispetto ovviamente delle normative di
riferimento dell’impiantistica sportiva.
L’edificio è composto da un corpo di fabbrica principale a due piani, con un ampio portico sul fronte che conduce all’in-
Queste lastre sono aggraffate e
occupano una superficie di circa
300 m2.
Lo Studio di
Archittettura Galanti già in passato si era
distinto per la sua progettazione innovativa, tanto da aver ricevuto tre medaglie
d’oro C.O.N.I. per la realizzazione di
Impianti Sportivi di base.
Centro Sportivo
Saliceta S. Giuliano (MO)
Anno di realizzazione: 2001
Progettisti: Studio di Architettura Galanti Modena
Installatore: Zambelli Fabio S.r.l. - Modena
Tipo di prodotto utilizzato: rame preinverdito, sp. 0,6 mm larghezza 500 mm
Superficie rivestita: circa 300 m2
Tipologia di installazione: aggraffatura orizzontale
configurazione fu cancellata con le demolizioni del dopoguerra.
Il nuovo edificio in luogo dell’ex cinema
Rossini si inserisce in modo determinante
su uno dei nodi nevralgici di Imperia
Oneglia sia per la collocazione urbanistica
adiacente al centro della città e sia perché
fulcro di attraversamento dei percorsi pedonali e veicolari più importanti.
L’incontro degli assi viari della Via
Vieusseaux e di Via Monti generano il
punto focale ed il centro di una circonferenza su cui si impostano gli archi di cerchio definiti dalla parte curva del nuovo
edificio e dal lato a monte della piazza ricostituendo l’andamento a semicerchio
della piazza ottocentesca e collegata alla
strada di percorrenza interna alla piazza. I
vincoli planimetrici del sedime di intervento ne determinano una configurazione
in cui si sviluppa un edificio a pianta trapezoidale con struttura mista c.a. – acciaio. Il fabbricato concepito avrà funzione commerciale al piano terra, terziario ai
successivi due piani ed albergo ai piani
terzo, quarto, quinto e sottotetto.
L’albergo, che sarà denominato “Rossini”,
verrà inaugurato l’anno prossimo e disporrà di 50 camere dotate di tutti maggiori comfort.
Le opere in rame consistono nella realizzazione della copertura a volte realizzata
con nastri spessore 0,7 mm e da 750 mm
di larghezza. Il sistema di giunzione è
quello a tassello ma i coprigiunti sono fissati a scatto, senza elementi di fissaggio
esterni, con la tecnologia che “Malnati”
brevettò in occasione della realizzazione
16 • Rame notizie
2/2003
Albergo Rossini, Imperia
Anno di realizzazione: 2003
Progettisti: Studio di Architettura Rebuttato,
Imperia
Installatore: Malnati sas, Milano
Opere edili: PDR De Rege spa, Genova
Tipo di prodotto utilizzato: laminato di rame
naturale
Superficie rivestita: copertura 550 m2, lattonerie e rivestimenti 275 m2
Tipologia di installazione: giunto a tassello
della Torre Nord del Centro S. Benigno di
Genova, opera segnalata dal Premio IIR
del 1991. I troppo pieni essendo elementi
indispensabili per la sicurezza dei canali
interni, sono diventati elementi di spicco
decorativo per la facciata, a coronamento
delle travi. Tutte le travi e le testate dei tegoli sono state rivestite in rame da 0,8 mm
di spessore in maniera tale da diventare
elemento armonioso per l’espressione architettonica. Le motivazioni che, principalmente, hanno indotto ad utilizzare il
rame sono senza dubbio la durabilità del
prodotto, anche in ambienti con presenza
di umidità marina, e la sua integrabilità
con il contesto architettonico della città.
POLISPORTIVA SALICETA
In un epoca fortemente caratterizzata dalla settorialità e specializzazione, la
Polisportiva Saliceta San Giuliano di
Modena si propone come luogo di avvicinamento allo sport in generale, in cui ogni
Rame notizie
2/2003 • 17
A
M
B
I
E
N
T
E
Il rame
e lo sviluppo
sostenibile
A cura di Marco Crespi e Maurizio Maggini
Un sistema virtuoso costituito da riciclo,
risparmio energetico, energie alternative,
salute e sicurezza. Ecco come il rame affronta
la sfida ambientale del nuovo secolo
18 • Rame notizie
2/ 2003
I
l rame, elemento naturale, fu il primo metallo insieme a oro e argento
ad essere conosciuto ed utilizzato
dall’uomo, in quanto reperibile allo stato nativo. I nostri antichi progenitori
utilizzarono questa strana “pietra” che
si prestava ad essere modellata in forma
di rudimentali utensili, armi, ornamenti. Era iniziata l’Età del Rame.
Il metallo utilizzato dall’uomo primitivo, anche se si trattava di quantità minime, è tuttora in uso nella nostra epoca
poiché il rame ha la straordinaria proprietà di durare nel tempo, di non più
scomparire ossia di non ridursi in polvere o disperdersi nell’aria come fanno
il legno o il petrolio quando bruciano.
Proprio il rame impiegato nella copertura dei tetti è un esempio ben conosciuto e collaudato della sua durata, in
quanto il laminato si ricopre naturalmente di una patina di sali basici di rame che lo protegge nel tempo oltre a
conferirgli un pregevole effetto estetico. Anche nel caso dei tubi di rame per
le condotte idriche la parte interna del
tubo si autoprotegge attraverso la formazione di un ossidulo che passiva e
stabilizza la parete stessa.
Il rame è un metallo che viene incontro
ai criteri dello sviluppo sostenibile definiti dall’ONU: cioè quello “sviluppo in
grado di soddisfare i bisognidelle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano
a soddisfare i propri”. In altre parole la
salvaguardia dell’ambiente (ma anche
uno sviluppo equilibrato dell’economia
e della società) è indispensabile se vogliamo consegnare ai nostri figli gli stessi benefici, materiali e non, di cui noi
fruiamo oggi.
Lo sviluppo sostenibile va quindi favorito: pertanto assumono importanza
critica alcuni provvedimenti legislativi e
normativi, come per esempio il recente
Decreto del Ministero dell’Ambiente
del 5 maggio 2003 n°203 (G.U. n°
180) “Norme affinché gli uffici pubblici e
le società a prevalente capitale pubblico coprano il fabbisogno con
una quota di prodotti ottenuti da
materiale riciclato nella misura
non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo”.
Citiamo anche le Direttive
Europee, che impongono al produttore di un manufatto, come le automobili o gli elettrodomestici, di
farsi carico dello smaltimento degli
stessi; inoltre le norme ISO 14000
prevedono che la progettazione di questi sia orientata al riciclo.
LE NORME E DIRETTIVE
La norma UNI EN ISO 14001, emessa
nel 1996, definisce come prevenzione dell’inquinamento “l’uso di processi, passi
materiali o prodotti per evitare, ridurre o
tenere sotto controllo l’inquinamento,
compreso il riciclaggio […]”.
Il D.Lgs. del 24 giugno 2003, che recepisce la Direttiva UE 2000/53/CE, “individua le prescrizioni da osservare nella
progettazione e nella produzione dei veicoli nuovi per incoraggiare e per favorire
il recupero dei veicoli fuori uso e dei relativi componenti e materiali, […] privilegiando il reimpiego e il riciclaggio, in
modo da ridurre il volume dei rifiuti da
smaltire e le altre azioni necessarie per
favorire il reimpiego, il riciclaggio e il recupero di tutte le componenti metalliche
e non metalliche […]. Infatti viene imposto al Costruttore di adottare “modalità di progettazione e di fabbricazione
del veicolo nuovo che agevolano la demolizione, il reimpiego, il recupero e, soprattutto, il riciclaggio del veicolo fuori
uso e dei relativi componenti e
materiali”, nonché “l’utilizzo […] di
quantità crescenti di materiale riciclato
nei veicoli ed in altri prodotti, al fine di
sviluppare il mercato dei materiali riciclati.” In altre parole: bisogna pensare
al “dopo” fin dalla fase di progettazione. A tale caratteristica, il riciclo ap-
Rame notizie
2/2003 • 19
punto, il rame unisce quelle di un materiale particolarmente idoneo per il risparmio energetico e per lo sfruttamento delle energie alternative; ricordiamo inoltre
le sue proprietà batteriostatiche per la
prevenzione delle contaminazioni dell’acqua potabile ed ancora le sue ben note
prestazioni in termini di durata, affidabilità e sicurezza.
In sintesi un sistema virtuoso per la tutela
dell’ambiente che si colloca nella prospettiva della bio-edilizia.
2001
Produzione rame dal riciclo
lastre, piatti e oggetti artistici) sia stato
estratto anche secoli fa, lavorato e fuso
più volte.
LA SITUAZIONE DEI RIFIUTI
Il volume dei rifiuti in Italia e in Europa è
in costante aumento, e sempre più spesso
si sente parlare di emergenza-rifiuti, come
è capitato recentemente in Campania.
Secondo le cifre fornite dall’APAT nel
Uso totale di Rame
Percent. di rame riciclato
Mondo
6.455
19.357
33,3
UE
2.395
5.417
44,2
(dati riferiti all’anno 2001, in migliaia di tonnellate. Fonte: ICSG)
RICICLO TOTALE
Il rame, dunque, una volta giunto al termine della sua vita utile, quella degli impianti e dei manufatti in cui è incorporato, può essere, in pratica, interamente recuperato e cioè venire totalmente riciclato e quindi attraversare il tempo senza
consumarsi e perdere le sue proprietà intrinseche. Questo significa che il rame
oggi estratto dalle miniere e messo in
opera dall’industria tornerà ad essere riutilizzato tra qualche decennio senza disperdersi nell’ambiente né danneggiarlo,
senza dar luogo a rifiuti da accumulare e
smaltire nelle discariche, con evidenti
vantaggi per l’ecosistema e per l’economia. In questo senso il rame si può definire come una risorsa che non si consuma e che rimane in permanenza a disposizione della collettività, consentendo un
equilibrio virtuoso tra lo sfruttamento
delle risorse minerarie ed il recupero dei
materiali necessari al progresso. Si è stimato che l’80% circa del rame estratto
fin dall’antichità sia tutt’ora in uso: è
quindi presumibile che una frazione del
rame negli oggetti intorno a noi (fili, tubi,
20 • Rame notizie
2/2003
IMPORTANZA DEL RICICLO
Pur non essendo il caso di addentarsi in
una analisi statistica del fenomeno sono
sufficienti pochi dati, riferiti al nostro
paese, per comprendere l’importanza
economica del fenomeno.
Nel 2002 l’Italia ha prodotto semilavorati di rame e leghe (fili, laminati, tubi e
barre) per 1.259.000 t. Quale l’origine di
questo rame contenuto nella produzione?
Nell’anno in oggetto le importazioni italiane di rame raffinato dalle varie miniere e raffinerie mondiali (con il Cile di
gran lunga al 1° posto) è stata di 643.000
t. La differenza, ovviamente, prescindendo dalla variazione delle scorte, comunque limitata, è stata coperta dall’utilizzo del rottame, in parte di importazione. Nel quinquennio 1998-2002 l’incidenza del riciclo sul totale consumato
per la produzione di semilavorati è stata
del 46,2%, cioè su tassi particolarmente
elevati rispetto a quelli, comunque rilevanti, degli altri paesi industrializzati.
ROTTAMI “VECCHI” E “NUOVI”
“Rapporto Rifiuti 2002”, la produzione
di rifiuti urbani in Italia ammonta a 28,9
milioni di tonnellate (anno 2000), che
corrispondono ad una quota pro-capite
di 501 kg/anno; di questi solo il 14% è
raccolto in maniera differenziata.
La produzione di rifiuti speciali, che
comprendono quelli di origine industriale, invece è di ben 72,5 milioni di tonnellate (anno 1999, l’ultimo con dati disponibili), di cui 4 milioni definiti rifiuti pericolosi e 23 milioni provenienti da costruzioni e demolizioni.
E’ pertanto evidente come la strada maestra da seguire sia quella di una raccolta
corretta dei rifiuti che porti meno materiale possibile in discarica e l’utilizzo di
materiali riciclabili.
Il rame ottenuto dal riciclo viene denominato “secondario”, per distinguerlo
da quello di fonte mineraria detto “primario” e proviene da rottami che hanno
la seguente origine:
-smantellamento e demolizione di impianti e manufatti civili ed industriali,
come ad esempio linee di contatto ferroviarie, impianti elettrici, tubazioni, avvolgimenti di motori, monete, ecc.
-ritagli e sfridi che si ottengono sia “internamente” al ciclo di produzione dei
semilavorati sia “esternamente” nell’ambito dei processi di utilizzazione a valle
degli stessi semilavorati.
Il rottame del primo tipo (un vero e proprio “rottame” e non - attenzione!- un
rifiuto) è oggetto di commercio sulla base di apposite norme di classificazione
qualitativa e di trasparenti prezzi di
mercato evidentemente ricollegabili a quelli del metallo primario.
La Camera di Commercio di
Milano, ad esempio, effettua regolarmente una rilevazione dei
prezzi che Assofermet
(Associazione del Commercio dei
Metalli Ferrosi, non Ferrosi, dei
Rottami e della Ferramenta) pubblica sul proprio bollettino mensile.
Una efficiente e capillare rete di
punti di acquisto, costituita dai cosiddetti “rottamai”, provvede alla raccolta ed alla cernita del metallo anche in
quantità minute ed al suo inoltro agli stabilimenti che lo riciclano. Gli utilizzatori
ed enti principali, provvedono direttamente allo smantellamento degli impianti obsoleti ed all’inoltro del rottame recuperato. L’elevato valore economico
delle varie classi qualitative di rottame
ne garantisce un recupero pressoché totale. Fateci caso: in giro non si vedono
campagne pubblicitarie che incoraggiano il recupero del rame: dato il suo elevato valore, l’Industria ha tutto l’interesse di recuperarlo, senza bisogno di incentivi o, ancor meno, della costituzione
di consorzi obbligatori.
Il rottame può essere “puro” già in partenza, oppure “liberato” dalla presenza
di altro materiale: il primo caso è quello
dei trolley delle linee tramviare e ferroviarie, dei tubi o delle lastre per edilizia:
si tratta di rame al 99,90% minimo, che
può essere direttamente utilizzato in forno.
Il secondo caso è, per esempio, quello
dei cavi elettrici rivestiti. In questo caso
il processo di recupero necessita alcune
operazioni preliminari. L’importanza di
questo settore è testimoniata dalle cifre:
nel 1997 ne sono state prodotte nel mondo oltre 1.800.000 tonnellate, il cui 60%
in peso era costituto dal metallo (fonte
BIR); i cavi, soprattutto in rame, sono
impiegati nel settore edilizio, della comunicazione e del trasporto. Recuperare
il rame dai rottami di cavi elettrici per-
Rame notizie
2/2003 • 21
mette inoltre di recuperare i rivestimenti
plastici isolanti che, diversamente, finirebbero nei rifiuti. La via più utilizzata
nei Paesi sviluppati per recuperare il cavo di rame è la sua “triturazione” (chopping), con cui si ottengono grani fini della dimensione massima di 0,6 mm: il prodotto di questa triturazione è però una
polvere eterogenea nella quale è necessario separare i grani metallici da quelli
sintetici: questo si può fare attraverso sistemi che sfruttano la diversa densità dei
grani, oppure con la separazione elettrostatica che riduce la percentuale di metallo nelle code del processo allo 0,1%.
Un processo meno costoso ed ugualmente “pulito” è la rimozione del rivestimento (“stripping”) che, seppur con minori velocità, garantisce dispersioni di
metallo ancora minori.
Una volta ottenuto il rottame nella composizione richiesta, il rame viene sottoposto a processi di rifusione e raffinazione che ne eliminano le impurità (ossidazioni, residui vari, ecc.), per poi essere
interamente riutilizzato nella produzione dei semilavorati, in quanto esso conserva inalterate le caratteristiche chimico-fisiche del metallo primario.
Il flusso del rottame risulta chiaramente
collegato al “ciclo di vita” degli impianti
e manufatti che vengono via via dismessi
al termine della loro vita utile, un ciclo
22 • Rame notizie
2/2003
diverso a seconda dei casi, ma dell’ordine di qualche decina di anni in quanto,
come noto, gli utilizzi del rame e delle
sue leghe hanno durate molto prolungate. Ad esempio le linee elettriche di contatto sono sottoposte ad una manutenzione programmata e vengono perciò sostituite con una precisa cadenza temporale in ragione della loro usura meccanica che potrebbe provocare rotture accidentale. Questo significa che oggi nel
nostro paese si riutilizzano i rottami provenienti dallo smantellamento di impianti messi in esercizio, ad esempio, 20, 30
o più anni or sono. L’afflusso del rottame
sul mercato è pertanto correlato alle
quantità di semilavorati utilizzate all’epoca ed evidentemente molto inferiori a
quelle attuali, dato la crescita delle produzioni industriali a valle nel frattempo
intervenuta.
Infatti nel triennio 1974-75-76 la produzione italiana annuale di semilavorati rame e leghe è stata mediamente di ca.
490.000 t a fronte delle ca. 1.300.000 t.
all’anno nel triennio 1999-2000-2001.
Ne discende che tra 20-30 anni si potrà
riciclare il metallo contenuto negli impianti attualmente installati, in quantità e
con una incidenza maggiore, dato l’accresciuto volume di semilavorati oggi
prodotti ed utilizzati.
Possiamo affermare che il rame messo in
opera entra quindi a far parte del patrimonio del paese, lo arricchisce ed una
volta esaurita la sua funzione rientra virtuosamente nel circolo della produzione.
Questo “stock” costituisce un autentico
giacimento, la vera e propria risorsa mineraria dell’Italia che, come noto, non
dispone di miniere, salvo quelle dell’antica Etruria o della Sardegna ormai esaurite. Insomma: più rame viene oggi utilizzato, più si accresce il nostro “giacimento” interno a supporto dei nostri
consumi futuri.
Riciclo delle monete: un caso recente e
particolarmente interessante ed importante di riciclo di impianti o meglio di
prodotti obsoleti è quello delle monete
in leghe di rame ritirate dalla circolazione nei dodici Paesi a seguito dell’introduzione dell’Euro: si è trattato di
147.500 tonnellate di rame, su un totale
complessivo di 262.055 tonnellate
(Fonte ECI). A tale riguardo va anzitutto notato che proprio l’attitudine al riciclo è stata una delle caratteristiche che
ha portato la Commissione Tecnica
dell’Unione Europea a scegliere le leghe
di rame per la coniazione dell’Euro (ad
esclusione degli 1, 2, 5 centesimi per i
quali si è utilizzato acciaio sottoposto a
ramatura, tra l’altro per garantirne la
batteriostaticità). Un analogo caso di recupero, anche se di entità minore, fu
quello connesso al ritiro dalla circolazione dei gettoni telefonici italiani, con la tipica scanalatura, anch’essi realizzati in
leghe di rame e totalmente riciclati al termine della loro vita utile.
Altrettanto importante, di alta produttività tecnica ed economicamente conveniente, è il riutilizzo del rottame del secondo tipo, che non proviene dallo
smantellamento di impianti obsoleti,
bensì dai ritagli, scarti, sfridi e torniture
che si ottengono nel corso del ciclo di
produzione “interno” ed “esterno”. In
ogni fase del processo produttivo dei semilavorati, in fonderia, durante le estrusioni, laminazioni e trafilature, come pure in occasione dei severi collaudi dei
prodotti finali, si determinano inevitabili
scarti e sfridi, rigorosamente individuati
dai controlli di qualità, con la formazione di rottami, appunto “nuovi”, che vengono sistematicamente raccolti e ritornati alle fonderie per ripetere il processo di
produzione. Infatti sono definiti come
“rottame di produzione”, secondo
quanto riportato dalla norma UNI EN
12861.
LA NORMA UNI EN 12861
La norma UNI EN 12861, approvata nel
1999 e che sostituisce precedenti norme
italiane, specifica i requisiti e le caratteristiche dei i rottami di rame e sue leghe,
utilizzabili per fusione diretta.
La norma prescrive le caratteristiche del rottame, prove e analisi
da effettuare per verificare la
sua qualità e i dati da fornire all’ordine; sono indicati anche i
valori massimi tollerati di impurezze metalliche e non, e perfino
l’umidità, a riprova di quanto il rottame sia in realtà un prodotto importante e pregiato, nonostante il
nome…
Il rottame viene classificato a seconda della sua composizione chimica:
sono contemplati 10 tipi di rottami di rame (vedi sotto), 7 di ottone, 1 di tubi
condensatori e infine 1 genericamente
definito “di varia natura”.
S-Cu-1 - elettrolitico di produzione
S-Cu-2 - elettrolitico di recupero
S-Cu-3 - da filo smaltato
S-Cu-4 - da produzione di tubi, nastri, ecc.
S-Cu-5 - da recupero di tubi, nastri, ecc.
S-Cu-6 - da recupero tagli e filo bruciato 98,5%
S-Cu-7 - da recupero tubi, nastri, ecc. 98,0%
S-Cu-8 - da recupero ritagli e fili bruciati 96,0 %
S-Cu-9 - da recupero fili lastre 92%
S-Cu-10 - granulato
La formazione ed il recupero dei rottami avviene egualmente presso le fabbriche che utilizzano i vari tipi di semilavorati. E’ il caso, ad esempio, delle barre di
ottone destinate alla fabbricazione di rubinetterie, valvole ed ottonami in genere. Tale produzione avviene per stampaggio e soprattutto per lavorazioni al
tornio e altre macchine utensili che danno luogo ad ingenti quantità di truciolo,
la cosiddetta tornitura, che viene tempestivamente ritornata agli stessi produttori di barra e rimessa in circolo, alimentando ulteriori volumi produttivi. Per
dare un idea, da un chilo di barra di ottone per rubinetteria destinata ad essere
lavorata, si ottengono mediamente oltre
400 g di sfridi. Pertanto una determinata
quantità di rame primario impiegato nella produzione delle barre origina, per
così dire, non solo un primo quantitativo
di semilavorato, ma anche quelli successivi dovuti al riutilizzo del rottame di ri-
Rame notizie
2/2003 • 23
Alluminio
95%
Rame
85%
Acciaio
74%
Piombo
65%
Percentuale di energia risparmiata rispetto
alla produzione primaria di alcuni metalli.
Nell’immagine: rottami di ottone pronti per la
rifusione (Giacomini).
torno, cosa che può avvenire più volte
nello stesso anno anche se in entità via
via decrescenti. In tal modo l’incidenza
del rame primario sul totale della produzione diminuisce ed aumenta per contro
quella del rottame. L’Italia è un leader
mondiale nella rubinetteria e valvolame
per quantità, qualità e design, e anche
nella barra ottone. Pertanto l’incidenza
di questi flussi di riutilizzi spiega l’importanza che il riciclo assume nel nostro
paese rispetto ad altre nazioni.
Il riciclo inoltre non limita i benefici alla
riduzione dello sfruttamento delle risorse naturali intese come i giacimenti minerari, ma ha anche rilevanti effetti sui
consumi energetici, riducendo indirettamente lo sfruttamento dei combustibili
fossili. Nella tabella in alto viene mostrata la percentuale di energia risparmiata
rispetto al processo che porta al metallo
primario, dalla miniera alle varie fasi della lavorazione e trasformazione del minerale. Il risparmio nasce dalla possibilità di evitare i costi dell’estrazione, e
della lavorazione del minerale (operazioni di frantumazione, macinazione, arricchimento ecc.) e della sua trasformazione ( tra cui lo stadio critico dell’ossidazione da solfuro a solfato di rame); oltretutto vengono a mancare anche i costi
del trasporto: come già accennato,
l’Italia importa la maggior parte del rame dal Cile.
24 • Rame notizie
2/2003
rottame stesso, un materiale prezioso da
non sprecare ossia da riutilizzare interamente attraverso impianti tecnologicamente d’avanguardia.
L’unico uso dispersivo del rame è quello
dei sali usati in agricoltura e viticultura,
che servono a proteggere le piante da
malattie, come la temibile peronospera.
IL RICICLO DEGLI ELETTRODOMESTICI
Un elettrodomestico contiene delle parti
che è possibile recuperare integralmente:
mediamente esso è composto da ferro e
acciaio (47,9 %), ma anche da rame (7
%), alluminio (4,7 %), vetro (5,4 %) e
legno (2,6 %). Il costo maggiore di questa operazione all’inizio sarà a carico dei
rivenditori e dei produttori, che dovranno ritirare e smaltire gli apparecchi non
funzionanti. Ma anche per loro, in seguito, il vantaggio della vendita del materiale riciclato sarà evidente. (fonte:
Tecnoimpianti n.6/2003)
SALVAGUARDIA DELL’AMBIENTE
Nel corso della vita utile degli impianti e
dei manufatti di rame non si formano
quantità di metallo che vengano disperse
nell’ambiente, se non trascurabili “cali
tecnici”, e che danno luogo a veri e propri rifiuti da smaltire o avviare alle discariche. I rottami provenienti da smantellamenti o dismissioni sono infatti equiparabili in tutto alla materia prima nuova e,
come si osservava prima, costituiscono la
nostra “ miniera”, anzi una miniera di altissimo contenuto metallico se paragonate a quelle naturali che non superano
normalmente un paio di punti percentuali. Ma anche nel caso dei rottami nuovi non si verificano dispersioni di rottami
nell’ambiente, trattandosi di un circuito
interno al sistema produttivo e che trova
spiegazione nel valore economico del
RISPARMIO ENERGETICO
ED ENERGIE ALTERNATIVE
La conduttività elettrica e termica del rame, come noto, sono di gran lunga superiori a quelle degli altri materiali, suscettibili di utilizzazione industriale, per cui
da sempre esso offre un contributo insostituibile al risparmio energetico.
In questo campo si sono realizzati progressi notevoli, ma non solo per quanto
concerne la produzione ed utilizzazione
dell’energia elettrica, altresì nel settore
“non elettrico” che conta per ben il 50%
del totale dei semilavorati di rame e leghe impiegati.
Tutte le applicazioni connesse allo scambio termico beneficiano dei risparmi
energetici consentiti dal ricorso ai semilavorati di rame: scambiatori di calore
per centrali elettriche ed altri impianti,
caldaie murali a gas oggi diffusissime,
ecc. Nel settore dell’impiantistica, come
noto, il tubo di rame viene utilizzato, per
le sue doti di resistenza al calore e per la
sua conduttività termica, negli impianti
di riscaldamento a radiatore e con pannelli radianti a pavimento ed a parete,
come pure per la distribuzione dell’acqua potabile calda e fredda. Un notevole
progresso è stato realizzato nel settore
delle valvole termostatiche, realizzate in
leghe di rame, che consentono di regolare la temperatura dei vari ambienti con
sensibili risparmi. Un altro segmento di
impiego del tubo di rame è quello del
condizionamento dell’aria e della refrigerazione, dove risultano egualmente
premianti e insostituibili le prestazioni
del rame in termini di conduttività.
Il rame costituisce poi il materiale di
base per la valorizzazione delle
energie alternative, a cominciare
da quella solare che trova nei laminati e tubi di rame il materiale migliore per la realizzazione
dei pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria
nonché per i tetti e le pareti energetiche. Il nostro paese, con la sua eccezionale dotazione naturale di irraggiamento solare, è ancora in ritardo in questo settore, comunque
destinato ad un grande sviluppo,
per il quale sono già oggi disponibili tecnologie innovative ad alto rendimento,
pompe di calore, pannelli di nuova concezione, ecc. Per incentivare l’uso di
queste risorse che potranno dare alla nostra nazione grandi benefici, il Fisco ha
concesso fino al 31/12/2003 le detrazioni IRPEF del 36% anche per l’installazione di impianti di questo tipo, ma è in
discussione la proroga anche per l’anno
prossimo. Nella tabella (pag. 26) è possibile avere un breve quadro della funzione
del rame all’interno degli impianti che
sfruttano le energie rinnovabili: ad esempio in una turbina eolica da 1 MW, sono
impiegate 4,4 tonnellate di rame. E’ stato
calcolato che con i generatori oggi in funzione in Europa si evita l’emissione di 19
milioni di tonnellate di CO2.
Negli ultimi anni la ricerca delle aziende
produttrici di motori elettrici è stata focalizzata verso l’aumento del rendimento di
questi, attraverso una scelta oculata dei
materiali, del design e assemblaggio degli
elementi, tra cui i rotori pressocolati in
rame. I risultati hanno portato ad una
maggiore affidabilità, una minore dispersione di calore, meno vibrazioni e rumore, e una vita più lunga del prodotto. Il
ruolo del rame è stato determinante: in linea di massima possiamo dire che l’efficienza del motore cresce insieme al contenuto di questo metallo: così vengono
minimizzati il surriscaldamento delle
macchine e lo spreco di energia nelle linee di trasmissione. A tale proposito, so-
Rame notizie
2/2003 • 25
Tecnologia
Eolica
Dov’è il rame?
Generatori, motori, cavi, trasformatori
Solare termico
Scambiatori di calore, tubazioni
Solare fotovoltaico
Convertitori, trasformatori, cavi
Biomasse e biocombustibili
Generatori, cavi
Idroelettrica
Maree
Generatori, trasformatori, cavi
Generatori, cavi per raccolta e trasmissione di energia
no estremamente significative le stime del
prof. R. Belmans dell’Università Cattolica
di Lovanio, in Belgio.
Secondo Belmans, usando motori ad alto rendimento (e alto contenuto di rame) si potrebbero risparmiare nella sola
UE ben 27 TWh all’anno, che comporterebbero la riduzione di 11 milioni di
tonnellate di CO2 emesse in atmosfera.
Se poi si considerassero anche i contributi dei trasformatori ad alta efficienza
e i cavi di potenza, si giungerebbe a circa 50 TWh all’anno. Una analisi economica dimostra che gli investimenti necessari per realizzare questi risparmi
(dovuti alla quantità di rame in più e alle apparecchiature) sono di gran lunga
compensati dai benefici dal risparmio
energetico: si risparmierebbe qualcosa
come l’equivalente di 36 milioni di barili di petrolio all’anno!
RAME, UN MATERIALE
PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE
Il contributo del rame allo sviluppo, come si è visto, sostenibile trova un suo
indiscutibile punto di forza nel risparmio energetico che contraddistingue le
varie fasi della sua filiera.
Già nella fase di produzione del rame
primario, ossia della materia prima
“nuova” il rame presenta costi energetici e ambientali inferiori a quelli di altri
materiali, costi destinati a ridursi ulte-
26 • Rame notizie
2/2003
riormente con il graduale incremento
della produzione, già oggi rilevante, attraverso il ciclo della “idrometallurgia”
ad alto contenuto ecologico. Esso si basa, infatti, sulla separazione del metallo
dagli inerti con l’ausilio di particolari
ceppi di flora batterica che metabolizzano il rame contenuto nel minerale
senza emissioni inquinanti nell’atmosfera e, quindi, con abbattimento, dei costi
energetici anche perché il processo avviene, praticamente, a temperatura ambiente.
Grazie poi all’elevata incidenza del riciclo dei rottami con un integrale recupero del metallo “saltando” le dispendiose fasi dell’estrazione e della raffinazione, si alleggerisce sensibilmente la pressione sulle risorse naturali del pianeta,
anche se le riserve mondiali di rame
non destano preoccupazioni circa la disponibilità future. E quando si parla di
risorse del pianeta occorre mettere in
primo piano quelle che esso ci mette a
disposizione attraverso le energie “pulite”, come il sole ed il vento, che hanno
bisogno del rame per tradursi in risultati pratici.
Inoltre, come si è visto, anche le fasi di
utilizzazione dei semilavorati e dei prodotti finali della filiera, quelli più vicini
ai consumatori, sono caratterizzate da
economie energetiche che si sommano
a quelle della sicurezza, della durata,
della qualità della vita nonché della bellezza, perché il rame, ad esempio utilizzato nelle coperture e rivestimenti di
cui si parla in questo fascicolo, è anche
“bello” e ci trasmette valori culturali
che fanno parte della nostra tradizione.
E che dire dell’arte del rame che ci accompagna dall’antichità, con i suoi
bronzi greci, etruschi, romani, attraverso il Rinascimento e le opere contemporanee?
Non si possono poi dimenticare gli
aspetti economici, nel senso che le prestazioni del rame in termini di risparmio energetico di durata e sicurezza si
traducono in competitività economica
delle applicazioni finali il cui costante
sviluppo, tipico delle aree industrialmente più avanzate, garantisce ai paesi
meno sviluppati, dove si concentrano le
risorse minerarie, possibilità di esportazioni del metallo primario a prezzi remunerativi, nell’ambito di un equo sistema di divisione internazionale del lavoro, compreso nel più ampio concetto
della missione del rame per lo sviluppo
sostenibile.
Anche l’influenza sulla salute e sull’ambiente sono fattori determinanti per
uno sviluppo sostenibile.
SALUTE E SICUREZZA
Il rame è un elemento ampiamente diffuso in natura e risulta essenziale per il
metabolismo e, quindi, per la salute
umana. Poiché il rame non viene sintetizzato dall’organismo esso viene apportato quotidianamente con la dieta,
di cui sono particolarmente ricchi molti
alimenti, mentre il processo della omeostasi ne garantisce il giusto bilanciamento nell’organismo stesso. Eventuali
problemi per la salute possono derivare
piuttosto dalla carenza di rame che dalla sua eccedenza.
La carenza di rame può avere effetti
dannosi non solo per l’uomo, ma anche
per altri protagonisti dell’ambiente. Ciò
può verificarsi nelle piante con casi di
anomalo sviluppo delle foglie, scoloramento e caduta precoce delle stesse.
Poiché il rame è essenziale per il metabolismo dell’energia, per il trasporto
del ferro e la sua trasformazione da elemento inorganico in emoglobina, una
sua carenza può risultare nociva anche
per gli animali oltreché per l’uomo.
Addirittura, a proposito del morbo della “mucca pazza”, è stata avanzata da
un allevatore inglese l’ipotesi che esso
potrebbe dipendere da uno squilibrio
indotto dall’uomo tra il contenuto di
rame e quello di manganese delle cellule.
Ma il rame può anche fornire un essenziale contributo per la difesa del bene
primario dell’uomo e dell’ambiente:
l’acqua potabile. Il rame, infatti, assieme all’argento, detiene una preziosa
caratteristica, quella della batteriostaticità, essenziale per combattere le
proliferazioni batteriche che possono
insorgere nell’acqua potabile. Un impianto idrico realizzato in rame rappresenta una misura preventiva di sicura efficacia e comprovata da indagini e scientifiche.
Rame notizie
2/2003 • 27
L’antica tradizione della lavorazione del rame
C
U
L
T
U
R
A
L’albero
di melograno
A cura di Marco Crespi
Nel Trentino la lavorazione del
rame è radicata e diffusa
ancora oggi grazie alle
botteghe e alle piccole
officine in cui gli artigiani
n albero, ma di rame.
L’accostamento è solo apparentemente inconsueto, sebbene
non sia facile pensare che un oggetto vivente possa essere così bene rappresentato ed esaltato da una forma di metallo.
Se invece questo accade, significa che
l’artista ha saputo mostrare non solo talento tecnico nella realizzazione dell’opera, ma anche infondere calore, unicità, bellezza e - è il termine che meglio
rende l’idea - perfino un’anima, che si rivela nei dettagli così come nell’insieme.
Lo sappiamo: il rame è un metallo “caldo”, colorato e capace di cambiare colore, da sempre usato nell’arte e in tutte
le attività umane; ma si resta ammirati e
sorpresi quando si incontrano opere di
questa levatura, quasi con lo stupore di
chi vede il metallo rosso impiegato in
campo artistico per la prima volta.
“L’albero di melograno” non nasce dal
nulla. Nasce da una terra, il Trentino,
dove la lavorazione del rame è radicata
e diffusa: nelle valli ci sono ancora le
botteghe e le piccole officine in cui gli
U
modellano questo metallo per fare
paioli, pentolame, tavoli, cornici,
orologi, oggetti artistici di qualunque
genere, incisioni e monili. Ed è nel solco
di questa tradizione secolare che si colloca la
creatività di Settimo Tamanini, meglio
conosciuto come Mastro7, un orafo che
realizza alcune delle sue opere in rame.
28 • Rame notizie
2/ 2003
Il Melograno
Albero delle Grandi Madri
Il melograno, fin dall’antichità, è
considerato il simbolo per eccellenza della Fecondità, Prosperità e
Benedizione Divina.
Il suo frutto, la “melagrana”, con
la sua forma sferica dà l’immagine
del cosmo e del mondo, raccoglie
in sé tante vir tù quali l’Unità,
l’Onore, la Regalità.
Ha il potere di generare vera amicizia, suscitare concordia, conservare l’unione tra i popoli, allontanare
il male e portare benessere.
Con questo melograno, forgiato e
“soffiato” in rame naturale si propone un simbolo universale carico
di significati veri e profondi.
artigiani modellano questo metallo
per fare paioli, pentolame, tavoli,
cornici, orologi, oggetti artistici
di qualunque genere, incisioni e
monili. Ed è nel solco di questa
tradizione secolare che si colloca
la creatività di Settimo Tamanini,
meglio conosciuto come Mastro7,
un orafo che realizza alcune delle
sue opere in rame.
Mastro7 predilige soggetti naturali,
come per esempio il castagno, il fico
e, come già accennato, il melograno.
La scelta è il risultato del profondo percorso culturale di un artista che studia
la storia del materiale e i simboli ad esso
legati. E’ una ricerca artistica che tiene
conto perfino degli strumenti con cui
vengono plasmate le opere e dei simboli delle opere stesse, che spesso richiamano il mondo a cui egli è profondamente radicato.
Spiega infatti Mastro7: “L’albero -che
nella mia infanzia era anche il calendario
delle stagioni, il nascondiglio, l’amico
dai buoni frutti che ci riscaldava l’inverno- è come noi: un ponte sospeso fra terra e cielo.
È un atto dovuto rendergli omaggio con
un materiale nobile come il rame, che
assieme all’oro ed all’argento è uno dei
pochi metalli puri che esistono in natura
e il cui simbolo è legato alla donna.
Mi sono ispirato alla Bibbia dove nella
Genesi, il Signore con un “SOFFIO”
alitò la vita nell’uomo. Il “SOFFIO”
dunque è il filo conduttore che ha fatto
nascere questi tre grandi alberi. Infatti il
tronco, i rami, le foglie, i frutti del melograno, del fico e del castano sono “SOFFIATI” con la fiamma ossiacetilenica e
dalla superficie piana, per incanto, tra i
colori dell’arcobaleno che il rame assume
per il calore, sbocciano come bolle di sapone: semisfere, “gropi”, tronchi, rametti, foglie e frutti.”
La ricerca alla base dell’opera e il carico
simbolico che ne dà forma intensificano
e sottolineano ulteriormente la perizia
con il quale ha saputo piegare i tubi per
Rame notizie
2/2003 • 29
creare i rami e percuotere con forza o
lievemente martellare le lastre per ottenere le foglie e i frutti. E’ proprio osservando i frutti che si stenta a credere
che sia fatto solo in rame: i dettagli e le
particolarità della buccia e dei grani sono sorprendenti, e la fiamma ha alterato la superficie in maniera da ottenere
effetti cromatici affascinanti, costituiti
di sfumature e riflessi, come se davvero
sui rami di un melograno vi fosse una
sottile pellicola di metallo rosso, eterogenea e variegata.
Il melograno, il fico, il castagno. “In
questa nuova ricerca – ribadisce
Mastro7- lungo il sentiero della vita, ho
riscoperto gli “alberi” che sono in noi e
vicino a noi, silenti archetipi universali.
Ho riscoperto anche il rame, fino a poco
tempo fa patrimonio delle nostre case.
Metallo povero però nobile come l’oro,
per la sua duttilità, e per il calore che
emana: ed in questo ho “soffiato” con la
fiamma un po’ di amore per la vita.”
Il castagno, un altro capolavoro in rame di
Mastro7
30 • Rame notizie
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Nato a Mattarello di Trento
nel dicembre
1943, Settimo
Tamanini si accosta all’arte
del cesello nella bottega del
m a e s t r o
Vittorio Benetti e all’Università popolare di Trento frequenta i corsi del
pittore ed incisore Remo Wolf, apprendendo l’anatomia e la conoscenza del “verismo” e dei valori cromatici.
Dal 1960 al 1967 si dedica alla frequentazione del mondo degli artisti
e fondamentale è il suo incontro con
Silvio Alchini, scultore ed umanista.
Ricco di esperienze, di viaggi e di ricerche, nel 1970 torna a Mattarello
ed apre uno studio – laboratorio e
da questa data firma le proprie creazioni con il nome Mastro 7.
Legato da un amore profondo alla
sua terra, con la tecnica delle microfusioni trasfonde i fiori delle valli
dolomitiche nei metalli preziosi, che
talvolta sposa a minerali ed anche a
materiali recentissimi; sempre apprezzate sono le sue rose finemente
cesellate.
Nel 1972 Mastro 7 si fa creatore di
gioielli e di monili in metalli preziosi
ed è presente alle sfilate di alta moda.
Le sue opere sono divenute simbolo
di numerose manifestazioni internazionali, e fanno parte di collezioni
private di illustri personalità. Dal
1998, riprendendo la tradizione degli smalti a fuoco su oro e argento, si
dedica all’arte sacra. Nella sua attività è affiancato dalla moglie Fausta
ed ora può contare anche sulla collaborazione dei figli Gianfranco, maestro d’arte e gemmologo, e Luca, che
cura l’amministrazione e le pubbliche relazioni.
Per ulteriori informazioni:
www.mastro7.it
L’Esperto risponde
L’Esperto risponde L’Esperto risponde L’Esperto risponde
A cura di Marco Crespi
Gentili signori, […] sto cercando di capire quali siano le differenze in termini di
composizione, processo realizzativo, caratteristiche chimiche e fisiche tra il rame utilizzato in elettrotecnica ed il rame
utilizzato in lattoneria […].
L.S.
Le tabelle del CEN Report 13388 designano una dozzina di tipi di rame pressoché puro, con purezza minima superiore
al 99,90%. Ognuno di questi pertanto si
distingue per la composizione di quel rimanente 0,10%, che a volte è responsabile di rilevanti variazioni di caratteristiche
tecnologiche. Dal punto di vista dei quantitativi prodotti e consumati a livello mondiale, i tipi di rame più importanti sono indicati come Cu-ETP e Cu-DHP.
Il rame Cu-ETP (Electrolytic Tough Pitch) è
un rame ottenuto per raffinazione elettrolitica e trattato al tronco di pino; è caratterizzato dalla presenza di ossigeno e dall’assenza di fosforo.
Il rame Cu-DHP (Deoxidized High residual
Phosphorus) è invece un rame totalmente disossidato nel quale viene mantenuto, a garanzia della disossidazione, un tenore di fosforo relativamente alto, compreso tra lo 0,015 e lo 0,040%.
Riassumendo:
Cu - DHP
Cu - ETP
pra di ossidi (formati dal calore) che impediscono la corretta compenetrazione della
lega d’apporto. Analogamente, se il rame
contenesse già in partenza dell’ossigeno,
la forza della giunzione sarebbe comunque pregiudicata.
Pertanto il rame utilizzato per i laminati
da impiegare per coperture e lattoneria,
ma anche per la produzione di tubi per gli
impianti di distribuzione dei fluidi è quindi
il tipo Cu-DHP.
Tuttavia il fosforo - al contrario dell’ossigeno
- riduce notevolmente la conduttività elettrica: pertanto il rame destinato ad applicazioni elettriche ed elettrotecniche è il tipo CuETP.
Nella tabella che segue, viene rappresentata la variazione della conduzione elettrica al variare dell’elemento aggiunto.
Preso come riferimento il rame puro, si
può notare come la curva del fosforo abbia una pendenza molto accentuata: significa che ne basta poco per peggiorare
notevolmente la conducibilità: questa diminuisce quasi del 10% se c’è un contenuto P di 0,015%.
Cu (+Ag)
O
P
%
%
%
99,90 min.
0,015-0,04
99,90 min. 0,04 max
-
La presenza del fosforo permette di eliminare fenomeni di fragilità in ambiente riducente, migliorare la deformabilità plastica a freddo e soprattutto incrementare
l’attitudine alla brasatura. Quest’ultimo è
l’aspetto fondamentale: per le tubazioni e
le applicazioni di lattoneria sono necessarie giunzioni che devono essere meccanicamente stabili. Nelle operazioni di brasatura si usano i disossidanti proprio per
evitare che la superficie di rame si rico-
Le altre proprietà tecnologiche (per
esempio il punto di fusione o la conduttività termica) non sono influenzate significativamente.
Rame notizie
2/2003 • 31
Aziende associate all’IIR
32 • Rame notizie
A.D.I. Snc
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62018 Potenza Picena (MC)
Tel. 0733 884043 - Fax 0733 884000
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31030 Dosson di Cassier (TV)
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25027 Quinzano d’Oglio (BS)
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