ANNO 2
NUMERO
19
LUGLIO
2013
d e l l a
P r o v i n c i a
G RAN D A
L’agricoltura
è bellissima!
INVIATO A T U T T I G L I I M P R E N D I TORI A G RICO L I D E L L A P ROVINCIA G RAN D1A
2
3
SOMMARIO
L’ editoriale
5
Quello che il Catasto
non potrà mai sapere
L’ aria
6
Direzione, redazione e amministrazione:
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4
36
La montagna vuole vivere
e non può più attendere
e tributi
O rtofrutticoltura
14
8
Redditi, chi ha optato
per la cedolare secca
non dovrà più ribadirlo
Grandine e gelate 2011 e 2012
La Regione anticipa i contributi
33
La ministra dell’Agricoltura
premia la Mela Rossa Cuneo
10
La rivalutazione agraria
vale anche per gli agricoltori
non proprietari
16
Per costruire una stalla
non basta il geometra
21
è Roberto Morello il successore
di Mario Abrate alla Piemonte
latte
22
Suini, come ridurre costi e inquinamento senza compromettere
la produzione
40
Ecco il nuovo direttivo
degli allevatori piemontesi
A. r . pro . m . a .
12
informa
L’aratro del marchese
di Sambuy traccia il solco
dell’agrimeccanica
A ttualità
24
N otizie
27
dalle aziende
La potenza scende in campo
E nologia
Z ootecnia
Pubblicità: Réclame
Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo
Tel. 0172.711279
Cosa fare contro la recessione
L’impietosa analisi
di Confcooperative
Prorogati i benefici fiscali
per chi ristruttura la casa
Direttore responsabile: Osvaldo Bellino
Direttore editoriale: Valerio Maccagno
35
7
L’IMPRENDITORE AGRICOLO
della provincia Granda
Conto termico, scade
il 1 agosto il bando
per gli impianti a biomassa
che tira
Immigrati a Saluzzo
Una questione umanitaria
F isco
26
Biomassa, la più antica fonte di
energia utilizzata dall’uomo
28
«Moscato d’Asti spumante,
non perdiamo altro tempo»
30
Guerra dei dazi con la Cina
Pannelli solari contro vino
32
Roero e Roero Arneis Docg
nel gotha dei grandi vini a Roma
R adici
42
Dolce come il miele
Il nettare degli dei
44
Chi passa per questa via,
dica un Ave Maria
M ercatino
47
Gli affari dell’imprenditore
S cadenze
39
fiscali
LUGLIO: occhio alle scadenze
L’ editoriale
di
O svaldo B ellino
Quello che il Catasto
non potrà mai sapere
L’agricoltura è bellissima, si legge in copertina, perché bellissima è
la vita. E l’agricoltura è vita, appunto, nel bene e nel male. Poesia
del contatto simbiotico con la natura, ma anche dramma di aziende costrette a chiudere le stalle o a smantellare frutteti, perché non
c’è lavoro, oppure perché il lavoro non consente più di mantenere
una famiglia.
L’agricoltura è bellissima, però, perché nonostante tutto è inesauribile e continua a offrire speranza. Non a caso, dai bollettini della
crisi le uniche note positive riguardano il fronte dei campi. Il calo
delle esportazioni, pressoché il solo motore di crescita dell’economia nazionale, nel primo
trimestre di quest’anno si è fatto sentire anche in provincia di Cuneo, che ha perso più
di un punto percentuale rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Ma l’unico dato in
controtendenza è quello dell’export agricolo, che invece è cresciuto del 5,1 per cento.
Parallelamente, le ultime rilevazioni fornite alla Giornata dell’economia indicano che le
aziende agricole condotte da giovani sotto i quarant’anni sono quelle che guadagnano
di più, in quanto maggiormente capaci di internazionalizzarsi.
Il messaggio è chiaro. Lo spazio c’è, bisogna rimanere con i piedi per terra, ma aprirsi al
mondo, usare il trattore, ma anche il computer, parlare il piemontese, ma anche l’inglese,
come avviene nello straordinario laboratorio formativo dell’Università di Pollenzo, dove
si fondono virtuosamente i saperi tradizionali del mondo contadino con le avanguardie
accademiche degli studiosi del gusto.
Il resto lo fanno la terra, gli animali, le piante, che da millenni tramandano ai posteri
segreti più grossi di noi, restituendo al lavoro dell’agricoltore la magìa dei vini, dei formaggi, dei salumi, delle confetture di frutta… Capolavori naturali, come il miele, che
già gli antichi egizi deponevano nel sarcofago del faraone per nutrirlo durante il lungo
viaggio ultraterreno, oppure che gli uomini preistorici della penisola iberica dipingevano
nelle “Grotte del ragno”, come trofeo del saccheggio degli alveari.
L’agricoltura è bellissima, quando non si è costretti a litigare sulle quote latte o le rendite
catastali. Quando, passando accanto ai piloni votivi che invocano la protezione dei santi
sui raccolti, si ha l’umiltà di alzare gli occhi al cielo e recitare un’Ave Maria.
5
L’ aria
di
che tira
M ichele A ntonio F ino
Immigrati a Saluzzo
Una questione umanitaria
Ne parlano tutti, dappertutto. Molti a sproposito.
Sembra che la questione dei migranti africani arrivati a Saluzzo a maggio
sia un po’ come la Nazionale di calcio: tutti esperti anche di quello di cui
non ci si è mai interessati o che non si è mai capito.
Gli agricoltori che con immigrati lavorano da quando a Lagnasco arrivavano
i treni dei Leccesi, trent’anni fa, seguiti poi dagli albanesi, dai cinesi e dai
braccianti africani, non li sente quasi nessuno. Quasi.
Perché invece un posto dove ascoltare tutte le campane c’è: cercate
“La terra che connette” su Google e troverete interviste a lavoratori e
imprenditori, un linguaggio serio, un’attenzione a informare e non a tirare
la giacchetta di una vicenda difficile a favore di una parrocchia, piccola o grande.
E’ l’approccio che piace alla gente concreta, a quella che sul semovente le pesche le raccoglie a
fianco di Mohamed o di Ibrahim, sotto lo stesso sole, mettendo nello stesso cassone, bevendo
dallo stesso barlet.
Chi sa dov’è la terra e quanto è bassa, sa che una mano serve e sa che chi te la dà non è una
macchina di carne, ma una persona.
Per questo un anno fa chiedevo che gli operatori economici non facessero più finta di pensare che
la gente scomparisse la sera per ricomparire magicamente la mattina dopo, in azienda.
E devo dire che quest’anno Coldiretti, Comune di Saluzzo e Caritas la loro parte l’hanno fatta:
c’è un accoglienza dignitosa per duecento persone dai primi di luglio, pronta per chi arriverà per
lavorare e concretamente lavorerà nella frutta del Saluzzese. E per questo merita rispetto.
Invece, chi è arrivato a maggio per raccogliere la frutta vive un altro problema: è evidente e lo ha
ben sottolineato Carlo Petrini su La Repubblica.
Pensate un po’ se a giugno arrivassero 500 immigrati ad Alba per la vendemmia e qualcuno
accusasse gli agricoltori di non dare lavoro, parlasse di problema del razzismo. Sarebbe serio?
Secondo me, per niente.
A giugno niente uva, come nel Saluzzese, niente frutta.
A maggio e giugno; per ora ci sono solo ciliegie nei giardini. Un accampamento di persone senza
tetto è un problema gravissimo, ma non è un problema dell’agricoltura, è un problema del Paese.
E’ stato così fino ad oggi, deve essere così oggi a Saluzzo, come fu vent’anni fa a Brindisi e magari
domani in qualche altra cittadina che oggi spera che non le tocchi, sottovalutando il fatto che questi
non sono episodi ma passaggi epocali da cui, in un modo o nell’altro, non si torna indietro.
Non si può che scegliere di essere e restare umani.
6
F isco
di
A lberto
tealdi , commercialista ,
e
T ributi
[email protected]
Prorogati i benefici fiscali
per chi ristruttura la casa
Fino al 31 dicembre per riqualificazione energetica
e ristrutturazioni; fino al 30 giugno 2014 per l’arredamento
Con il Decreto Legge 63/2013 è
stata apportata prorogata fino
al 31.12.2013 la possibilità di
usufruire delle detrazioni Irpef/Ires
per la riqualificazione energetica
degli edifici e la detrazione
Irpef per le ristrutturazioni. Per
quanto riguarda la riqualificazione
energetica è stata altresì
incrementata l’aliquota di
detrazione che è passata dal 55%
al 65% per i pagamenti effettuati
a partire dal 6 giugno Per quanto
concerne invece la detrazione
Irpef per le ristrutturazioni, fino
a fine anno è stata confermata la
detrazione al 50% su un valore
massimo di spesa di 96.000,00 euro
per unità immobiliare. Si ricorda che
a partire dal 1° gennaio 2014, salvo
nuove proroghe, rimarrà solamente
in piedi la detrazione Irpef sulle
ristrutturazioni con detrazione
al 36% e su un valore di spesa
massimo di 48.000,00 euro. Infine
è stata introdotta la possibilità di
ottenere una detrazione pari al 50%
su un valore massimo di 10.000,00
euro per le spese finalizzate
all’arredamento di abitazioni
oggetto di ristrutturazione.
Per quanto concerne invece gli
interventi finalizzati al risparmio
energetico effettuati sulle parti
comuni condominiali o su tutte le
unità immobiliari del condominio, la
detrazione del 65% è ammessa per
le spese sostenute fino al 30 giugno
2014.
7
Redditi, chi ha optato
per la cedolare secca
non dovrà più ribadirlo
L’esercizio dell’opzione per l’applicazione della cedolare secca sui canoni
percepiti a seguito di locazione di
immobili abitativi comporta che il
contribuente, invece di inserire tali
canoni nel proprio reddito complessivo, può adempiere all’obbligazione
tributaria pagando un’imposta sosti-
8
tutiva del 21% su quanto percepito
(o del 19% qualora gli immobili
siano locati in regime di canone
concordato) non dovendo più inoltre
l’imposta di registro sia in sede di
registrazione che nelle annualità
successive. In molti casi, soprattutto
su redditi alti, l’esercizio della cedo-
lare secca comporta un importante
vantaggio fiscale.
L’introduzione di tale opzione ha
comportato però all’inizio un po’ di
confusione in merito agli adempimenti che il contribuente è tenuto
a compiere per poter correttamente
esercitare l’opzione. In prima battuta
di
L’opzione esercitata
in sede di dichiarazione
rimane valida
fino alla scadenza
del contratto
la stessa Amministrazione
finanziaria riteneva che per
i contratti di locazione in
essere al momento dell’entrate in vigore del Dlgs
23/2011 il contribuente
che aveva optato per tale
regime in sede di dichiarazione (Unico o 730)
doveva comunque ogni
anno, entro quello che
sarebbe stato il termine
per il versamento dell’imposta di registro, presentare all’Ufficio il modello 69
di decidere di revocarla
mediante comportamento
concludente, vale a dire
versamento dell’imposta
di registro ed assoggettamento ad Irpef dei canoni.
La stessa Agenzia ha poi
precisato che coloro i quali
nel corso del 2011 hanno
regolarmente effettuato
gli adempimenti previsti
per l’applicazione della
A lberto
F isco
e tributi
tealdi , commercialista
cedolare secca ma poi in
sede di dichiarazione non
hanno effettuato l’opzione
assoggettando il reddito
ad Irpef, possono ancora
presentare la dichiarazione
integrativa nella quale effettuare l’opzione, a patto
che però vengano anche
regolarizzati i versamenti
di acconto e saldo.
per confermare l’opzione.
Con la Circolare n. 13
del 9 maggio l’Agenzia
delle Entrate ha superato
ufficialmente la precedente posizione considerando quindi valida, fino a
scadenza del contratto e
senza alcun ulteriore obbligo da parte del contribuente, l’opzione esercitata in sede di dichiarazione.
Rimane ovviamente la
possibilità per contribuente, in qualsiasi momento,
9
F isco
di
e tributi
Alberto tealdi,
commercialista
La rivalutazione agraria vale anche
per gli agricoltori non proprietari
L’Agenzia delle Entrate con la
Circolare n.12 del 3 maggio
ha dato una interpretazione
estensiva alla norma prevista
dalla Legge di Stabilità per
il 2013 in materia di rivalutazione del reddito agrario.
Come già scritto sui precedenti numeri, è previsto per
i periodi di imposta 2013,
2014 e 2015 una maggiore rivalutazione dei redditi
catastali dei terreni del 15%
(in aggiunta a quelli già in
vigore pari all’80% per il reddito dominicale ed al 70%
per il reddito agrario) e tale
maggiore rivalutazione incide
già nel calcolo degli acconti
per il 2013 da versarsi in
questo periodo. Contestual-
10
mente è stato previsto che
tale rivalutazione è ridotta al
5% per tutti i terreni posseduti e condotti da coltivatori
diretti o imprenditori agri-
esso conduttore o meno, per
quanto concerne il reddito
agrario questi è dichiarato da
chi effettivamente lo conduce. Il dettato letterale della
Interpretazione estensiva
dell’Agenzia delle Entrate
per non creare
disparità di trattamento
coli professionali (Iap) iscritti
nella previdenza agricola.
Considerato che per quanto
riguarda il reddito dominicale questo è dichiarato dal
proprietario del fondo sia
norma pareva concedesse
l’agevolata rivalutazione del
reddito agrario al 5% solo
per il conduttore che fosse
anche proprietario del fondo
creando quindi una disparità
di trattamento fiscale per
quegli agricoltori che conducono fondi altrui. Con il
citato documento di prassi
l’Amministrazione finanziaria
ha precisato che per quanto
riguarda il reddito agrario la
rivalutazione al 5% è concessa sia ai coltivatori diretti
o Iap proprietari e conduttori
sia a quelli che conducono il
fondo in forza di un contratto di affitto, comodato ecc...
non essendone proprietari,
eliminando così la disparità
di trattamento che si sarebbe
venuta a creare.
Valida l’opzione per la
cedolare secca operata solo
in sede di dichiarazione dei
redditi.
11
ARPROMA
informa
Associazione Regionale Produttori Macchine Agricole
L’aratro del marchese di Sambuy
traccia il solco dell’agrimeccanica
Breve storia della meccanizzazione agricola della provincia
di Cuneo tra il XIX e XX secolo (seconda parte)
Il comitato che aveva il compito di assistere alle prove degli aratri
portati all’esposizione da “Colonnello Marchese di Sambuy,
Monteregale Comandante di San Giuliano in Savoia, Conte
Camillo di Cavour, Francesco Manassero, Martini Bartolomeo,
Andrea Bottala, Bernardino Veglio” decise di premiare l’aratro
del Marchese di Sambuy, poiché aveva “migliorata la natura
degli aratri qui in uso”.
L’ARATRO SAMBUY. Il Marchese di Sambuy aveva con il suo
aratro innovativo iniziato a dare lustro a quella capacità di
progettazione e costruzione di attrezzi e macchine agricole, la
quale caratterizzerà il Piemonte e, in particolare, il territorio che
a partire dal 1859 si sarebbe chiamato Provincia di Cuneo.
Lo stesso Sambuy nella “Gazzetta agraria” del 3 maggio 1844
scrisse una “Istruzione sul modo di adoperare l’aratro Sambuy”, affinchè anche coloro che non fossero stati presenti alle
prove, potessero avere una precisa nozione del funzionamento
dell’attrezzo rurale. Si sapeva infatti che nel Belgio ed in Scozia,
nonche in varie regioni d’Inghilterra ed in Francia, il valore delle
terre arabili crebbe smisuratamente per la mirabile opera di
buoni aratri.
Per molti anni l’aratro Sambuy godette di grande notorietà e
prestigio, non solo in Piemonte ed in Italia, ma in tutta Europa
tanto che all’esposizione universale di Parigi, del 1867 fu premiato con una medaglia d’argento.
IL RUOLO DEI COMIZI AGRARI. Le sperimentazioni della meccanizzazione agricola si arenarono per gli eventi politici e bellici
del Risorgimento.
12
Dopo l’Unità d’Italia in provincia di Cuneo risorsero i comizi agrari, a Cuneo, Alba, Mondovì, Saluzzo e Savigliano.
Il loro ruolo nell’ambito della promozione della meccanizzazione
agricola fu senza dubbio importante e decisivo soprattutto nel
periodo che va dalla loro costituzione alla prima guerra mondiale. Questo lavoro di promozione era utile secondo l’opinione
dei dirigenti dei comizi, poiché “l’imperfezione degli strumenti
e l’ignoranza dei coltivatori suggerisce l’idea di non tralasciare
mezzo per diffondere la conoscenza e l’uso di macchine e strumenti perfezionati, che con minor fatica ed in più breve tempo
permettono di eseguire miglior lavoro”.
MONDOVI’ E SAVIGLIANO. In Provincia di Cuneo, le prime
esposizioni di macchine agricole del dopo Unità d’Italia furono
quelle di Mondovì e Savigliano del 1868. In entrambe le esposizioni concorsero costruttori di macchine per la vitivinicoltura
a Mondovì e per la ceralicoltura a Savigliano. Nel 1869 una
commissione si assunse la responsabilità di organizzare la prima
esposizione provinciale, la quale fu chiamata Esposizione Agraria, Industriale, Artistica della Provincia di Cuneo. Nell’ottobre
del 1870 quindi il suddetto comitato poteva con soddisfazione
dire di essere riuscito ad organizzare la manifestazione provinciale con risultati che superarono di gran lunga le aspettative; gli
espositori infatti furono più di novecento. Tra questi vi era anche
un piccolo gruppo di artigiani costruttori di attrezzi e macchine
agricole.
Sul prossimo numero, i nomi dei costruttori ed i loro prodotti.
13
Grandine e gelate 2011 e 2012
La Regione anticipa i contributi
L’Assessorato regionale all’agricoltura garantirà i contributi in conto
capitale per i danni alle produzioni, alle strutture aziendali e alle
scorte conseguenti alle avversità
atmosferiche dell’anno 2011 e del
14
febbraio 2012, erogando un totale
di 9.731.617,99 euro.
In seguito al riconoscimento, da
parte del Ministero, del carattere
di eccezionalità degli eventi registrati nel 2011 (nei periodi 13-17
marzo, maggio-giugno, 10-13
luglio, 4-8 novembre) e delle rigide
gelate verificatesi tra gennaio e
febbraio 2012, il riparto pianificato
dal Fondo di solidarietà nazionale
prevede l’assegnazione al Piemonte
O rtofrutticoltura
Decisa l’erogazione di quasi 10 milioni di contributi in conto
capitale ovviando ai ritardi dello Stato e integrando il fondo
di 3.172.000 euro per compensare i
danni al settore rurale.
PAGAMENTI IMPROROGABILI
Valutando improrogabile il restringimento dei tempi per i pagamenti
alle aziende coinvolte dalle avversità metereologiche, e ritenuto in seconda istanza l’importo statale al di
sotto delle esigenze evidenziate dal
territorio, la Giunta della Regione
Piemonte ha licenziato la delibera
che consente agli uffici regionali di
anticipare in tempi brevi le risorse
statali non ancora trasferite da parte del Ministero, e di integrare tale
importo con 6.559.617,99 euro
attraverso l’impiego di economie a
disposizione dell’Amministrazione.
LE QUOTE DI FINANZIAMENTO
Mediante tale provvedimento non
solo si ha un contingentamento dei
tempi di pagamento, ma si garantisce il finanziamento del 70% del
contributo massimo concedibile per
danni alle strutture e del 35% del
contributo massimo concedibile per
il deterioramento delle produzioni.
«Ritengo questo intervento un’azione di un certo peso – commenta
l’assessore regionale all’agricoltura,
Claudio Sacchetto -, specie in un
periodo economicamente delicato
come l’attuale, in grado di fornire
una boccata di ossigeno alle aziende che da oltre un anno attendevano risposte, e di ovviare in secondo
luogo ad una tempistica particolarmente prolungata da parte dello
Stato.
Le erogazioni da parte della Regione potranno prendere inizio nei
prossimi mesi».
DAL PORTAFOGLIO REGIONALE
Sacchetto fa notare che “un importo da parte del Fondo di solidarietà
nazionale è stato assegnato, in termini teorici, già nell’agosto 2012,
ma ad oggi non trasferito alla Regione”: «Abbiamo voluto rinforzare
mediante un’iniezione di risorse,
oltre 6 milioni e mezzo di euro, un
contributo statale che altrimenti
non avrebbe inciso minimamente
sulla estrema necessità di compensazione delle aziende.
Si interviene per compensare le produzioni di pregio andate perdute
(data l’impossibilità delle aziende,
in quel periodo, di stipulare le opportune assicurazioni), le strutture
aziendali e le scorte».
15
Z ootecnia
di
Giuseppe Cagnassi,
[email protected]
In fase
di progettazione,
bisogna partire
dalle esigenze
dei bovini,
condizione
indispensabile
per raggiungere
gli obiettivi
produttivi
16
Per costruire
una stalla non basta
il geometra
Alle bovine da latte vengono richieste
prestazioni produttive ogni giorno
superiori: più latte, più grasso,
più proteina, più fertilità ecc.; per
questa ragione la presenza di una
struttura capace di soddisfare a pieno
le esigenze delle vacche diventa
una condizione indispensabile
per poter ottenere gli obiettivi
produttivi limitando le problematiche
dell’allevamento.
Fino ad oggi, nella realizzazione di
nuove stalle e negli ampliamenti delle
strutture esistenti, l’allevatore ha fatto
intervenire il geometra o l’ingegnere
ma raramente ha interpellato un
esperto di animali in grado di mettere
in evidenza in fase di progettazione
le esigenze delle bovine. Su questa
linea, in moltissimi casi, si è pensato
e realizzato prima la copertura e
solo in seguito si è ragionato sulla
sistemazione interna dovendo per
forza, a quel punto, scendere a
compromessi sfavorevoli per gli
animali.
Quindi siccome le attuali tecnologie di
costruzione permettono di realizzare
senza problemi qualsiasi tipo di
copertura è bene non preoccuparsi
in partenza del materiale da utilizzare
per la realizzazione del capannone
ma iniziare il progetto con la
organizzazione degli spazi interni.
Solo dopo aver pianificato la
posizione e le misure di zone di
riposo, zone di alimentazione e
passaggi si effettuerà la scelta
di una tipologia costruttiva che
possa dare copertura all’ambiente
pensato per gli animali.
CUCCETTE O LETTIERA
PERMANENTE
Per le vacche da latte la stalla libera
con zona di riposo a cuccette è
indubbiamente la soluzione più diffusa
sia per le nuove realizzazioni sia per
le ristrutturazioni. Questa tipologia
di stalla ha ormai completamente
sostituito le stalle libere con lettiera
permanente che avevano avuto grande
diffusione negli anni ’70 e ’80.
La stalla a cuccette presenta alcuni
vantaggi rispetto alla lettiera
permanente primo tra questi è il
notevole miglioramento della pulizia
della zona di riposo: da ciò derivano
Z ootecnia
migliori condizioni igienico sanitarie
della mammella. Ne consegue una
riduzione del numero di mastiti sia
cliniche che subcliniche con il risultato
di avere minori quantità di latte da
scartare, minori costi di antibiotici e
livelli di cellule nel latte decisamente
più contenuti. Siccome la cuccetta
delimita un’area di riposo individuale
si riducono i rischi di lesioni da
schiacciamento soprattutto a carico
della mammella e si garantisce una
maggiore tranquillità delle bovine in
fase di decubito.
Oltre agli elementi tecnici sono a
favore della cuccetta anche ragioni
di tipo economico legate ad un
minor costo per la realizzazione della
struttura in quanto le superfici per
animale si dimezzano ed inoltre si
riduce drasticamente il costo del
materiale da lettiera.
Se per le vacche in produzione la
lettiera permanente può presentare un
problema gestionale, per le vacche in
asciutta ha invece delle caratteristiche
idonee consentendo una maggiore
ginnastica funzionale e migliori
condizioni per il parto.
ORGANIZZAZIONE
DEGLI SPAZI
Nelle stalle piemontesi la consistenza
dei capi in produzione è mediamente
al di sotto delle 100 unità, per cui è
normalmente impossibile realizzare
più gruppi produttivi; si trovano
quindi a convivere nello stesso
ambiente animali in condizioni fisiche
completamente diverse.
Di conseguenza per salvaguardare
gli animali più deboli tutti gli
elementi di cui una bovina ha
bisogno devono essere presenti in
misura non limitante. Per quanto
riguarda il numero delle cuccette
non è tollerabile che siano inferiori al
numero delle bovine presenti. E’ invece
tollerabile un minor numero di posti
in mangiatoia se si ha l’accortezza di
scaricare ogni giorno l’unifeed dopo
aver rimosso dalla greppia almeno il
2% di residuo del giorno precedente.
In questo modo si ha la certezza che
tutti gli animali abbiano mangiato il
necessario e quindi al momento dello
scarico del nuovo alimento il numero
di bovine che andrà in mangiatoia
non sarà più del 50%. Su questa base
possiamo strutturare tranquillamente
la stalla con tre file di cuccette sulla
stessa corsia di alimentazione. Nella
struttura si vengono quindi a creare
due corsie di passaggio per gli animali.
La prima a servizio della mangiatoia
e di una fila di cuccette: questa deve
avere una larghezza di 4.5 metri per
consentire il movimento degli animali
ed una più agevole rilevazione dei
calori. La seconda a servizio delle altre
due file di cuccette deve avere una
17
Z ootecnia
larghezza di 3.5 metri. Per entrambe
una larghezza superiore risulta inutile
perché può invogliare qualche animale
a sdraiarsi in corsia.
I corridoi di passaggio tra le corsie
devono ridurre il tragitto delle vacche
verso la mangiatoia e verso la cuccetta
libera per cui vanno posizionati
indicativamente con un intervallo di
20 cuccette. La larghezza di questi
passaggi deve essere pari al multiplo
della larghezza delle cuccette in
modo da garantire un allineamento
sia estetico che funzionale (utile ad
esempio per il posizionamento dei
18
cancelli). La misura consigliata è pari a
tre cuccette ossia 3.75 metri. In questo
modo si permette la circolazione delle
vacche anche quando ci sono animali
fermi agli abbeveratoi che, come
diremo in seguito, possono trovare la
loro sistemazione ideale proprio a lato
dei corridoi di passaggio.
AREAZIONE E ILLUMINAZIONE
I tamponamenti laterali fissi sono
sicuramente un ostacolo al movimento
dell’aria nei periodi più caldi per cui
sono da preferire tamponamenti
mobili realizzati con reti frangivento
che possono essere agevolmente
posizionate in inverno e rimosse in
estate.
La forma del tetto ha un effetto
fondamentale sulla circolazione
dell’aria perché ci permette di
sfruttare il moto convettivo:
quello che comunemente viene
chiamato effetto camino, in base
al quale l’aria calda tende a salire
verso l’alto richiamando in basso
dell’aria fredda che proviene
dall’esterno. Per massimizzare questo
risultato bisogna realizzare coperture
con pendenza del tetto almeno pari
Z ootecnia
Organizzazione degli spazi, lettiere
permanenti, areazione, illuminazione,
corsie di foraggiamento, abbeveratoi,
pavimentazione… Ecco di cosa
occuparsi prima di tutto
al 30% e posizionare sul colmo un
generoso cupolino.
Tanto è maggiore la distanza tra il
livello della gronda ed il cupolino
tanto maggiore sarà il volume di aria
che naturalmente potrà circolare nella
stalla.
L’illuminazione non solo è importante
per l’assorbimento della vitamina D
ma ha una influenza positiva sulla
produttività della mandria in quanto
riduce la secrezione di melatonina;
ormone che limita l’attività e
l’ingestione e favorisce il riposo.
Per questa ragione è necessario
inserire nella copertura degli elementi
trasparenti che permettano in estate
di raggiungere nella stalla un livello di
luce sufficiente.
Nella progettazione dell’impianto
di illuminazione artificiale sarebbe
consigliabile installare un sistema
capace di sottoporre le bovine ad una
illuminazione maggiore a 150 lux in
modo da garantire anche in inverno
un periodo di chiaro pari a 16 ore
seguite da un periodo di oscurità di 8
ore. Impianti con queste caratteristiche
hanno fatto registrare incrementi
produttivi dal 6 al 10%.
CORSIA DI FORAGGIAMENTO
E ACQUA DI ABBEVERATA
La corsia di foraggiamento deve presentare una larghezza pari a 4.5 metri.
La zona sulla quale viene scaricato
l’unifeed, che è sottoposta all’attacco
degli acidi, deve essere rivestita con
acciaio, piastrelle o resine avendo l’accorgimento di non utilizzare il metallo
in corsie esposte al sole per evitare un
riscaldamento dell’alimento in estate.
Per il posizionamento degli abbeveratoi è necessario calcolare un fronte
di abbeverata pari a 10 cm per vacca
con una dislocazione delle vasche il
19
Il secondo svantaggio è legato
all’effetto antiscivolo che ha una
durata molto limitata nel tempo.
Per questi motivi negli ultimi anni
hanno preso il sopravvento i pavimenti
pieni rigati al momento della gettata in
modo da creare dei solchi profondi 10
mm disposti o a spina di pesce rispetto
all’asta del raschiatore oppure i solchi
a rombo.
più uniforme possibile in modo tale
di permettere agli animali di accedere
all’acqua in ogni punto della stalla.
Bisogna inoltre dimensionare adeguatamente la tubatura in modo tale
da avere una portata sufficiente per
permettere un veloce riempimento
delle vaschette.
E’ consigliato predisporre la conduttura ad anello questo consente un collegamento ad un impianto di riscaldamento ed eventualmente anche ad un
impianto per il trattamento dell’acqua
che potrebbe risultare importante nel
caso di presenza della Prototeca.
20
PAVIMENTAZIONE DELLE CORSIE
Nel corso degli anni le opinioni a
questo riguardo sono cambiate.
Alla fine del 2000 si era propensi a
consigliare un pavimento fessurato
vantaggioso in quanto permette
di mantenere pulite le corsie senza
nessuna attività.
Lo stesso presenta però due grossi
svantaggi il primo legato al confort
del piede in quanto nelle bovine ad
alta produzione lo zoccolo è già molto
sollecitato e le fessure nel pavimento
aumentano il carico sulla parte che
appoggia.
CONCLUSIONE
“… Quello che voi chiamate fortuna
non è altro che attenzione ai
particolari” (Winston Churchill).
Queste parole non sappiamo se sono
servite per definire una interessante
strategia politica o una brillante azione
militare ma certamente non sono state
pensate per parlare di vacche.
Nonostante questo penso che possano
rappresentare perfettamente il
metodo con il quale gli allevatori
moderni devono impostare il loro
lavoro quotidiano.
Z ootecnia
è Roberto Morello
il successore
di Mario Abrate
alla Piemonte latte
Roberto Morello
Momento di grande fermento per la cooperativa,
che dovrà compiere scelte strategiche determinanti
Roberto Morello, 49 anni, saviglianese, sposato con Paola, quattro
figli, titolare di un’azienda ad
indirizzo zootecnico con 90 capi
in mungitura a Savigliano, dal 21
maggio è il nuovo presidente di
Piemonte Latte.
Nella stessa sessione di Consiglio
sono stati nominati due vicepresidenti: Michele Cerutti di Osasio e
Giovanni Massimino di Cavallermaggiore.
E’ un momento di grande fermento per Piemonte Latte. che
dovrà compiere scelte strategiche
e determinanti per il futuro della
Cooperativa.
«Si apre una nuova pagina della
nostra storia – dice Roberto Morello –, raccolgo l’eredità di Tommaso
Mario Abrate che, dopo 32 anni di
presidenza, ha deciso di passare la
mano, pur assicurando il suo pieno
sostegno in veste di componente
del Consiglio di amministrazione.
Intendo dare priorità al rapporto
con i soci, che sono l’anima e la
forza della nostra grande cooperativa, voglio stimolare il confronto e
raccogliere nuove idee».
21
Z ootecnia
Suini, come ridurre costi
e inquinamento senza
compromettere la produzione
Un recente, interessante studio del
CRPA (Centro Ricerche Animali)
di Reggio Emilia, affronta il tema
dell’utilizzazione dell’azoto alimentare nell’allevamento suinicolo e la sua
efficienza.
Un argomento che interessa non
poco i suinicoltori cuneesi in quanto è messo in evidenza che la parte
di azoto che l’animale non riesce a
utilizzare viene eliminata con le feci
(circa il 25%) e con le urine (75%).
22
IL SEGRETO
DELLE PROTEINE
La conseguenza che ne deriva è
che quest’ultima quota è quella a
maggior rischio ambientale, perché
costituita da forme altamente solubili (NH4+) e quindi più pericolose
per l’inquinamento delle acque e
dell’aria, ma è anche quella più
facilmente controllabile attraverso
un bilanciamento della proteina nella
dieta somministrata agli animali.
Dimostrazione, quindi, dell’esistenza di una relazione diretta tra livello
proteico degli alimenti e quantità di
azoto liberata nell’ambiente. Il CRPA
ha in corso questo progetto finalizzato al contenimento dell’azoto escreto
dai suini per ridurre l’inquinamento delle acque dovuto all’azoto di
origine agricola. L’approccio è quello
dimostrativo, per aiutare gli agricoltori a introdurre le migliori tecniche
disponibili nella pratica aziendale veri-
Z ootecnia
ficando nel contempo la loro sostenibilità economica, se non addirittura la
convenienza.
quantificate le escrezioni di azoto
derivanti dalle razioni normalmente
utilizzate.
RISULTATI MOLTO INTERESSANTI
«Ritengo molto interessante ed utile
agli allevatori – commenta Renato
Silvestro, suinicoltore, presidente Cia
zona Fossano Savigliano - lo studio
sulla riduzione dell’apporto proteico
DIMOSTRAZIONI IN AZIENDA
«La resa dell’azoto – osserva Silvestro
-, è risultata compresa tra il 30 e il
26,5%, mentre l’azoto al campo per
posto ingrasso/anno arriva a superare
gli 11 kg. Quest’ultimo dato è su-
Attualmente si stanno sperimentando
mangimi con una riduzione del 10%
nel tenore di proteina grezza sulla
sostanza secca. I risultati delle prove
sono positivi, con un abbassamento
consistente dell’azoto escreto ed un
calo dei costi». Per spiegare i miglioramenti ottenuti e come ottenerli nel
proprio allevamento, durante i mesi
estivi il CRPA organizzerà, presso le
Nuovo studio del Centro ricerche animali (Crpa)
di Reggio Emilia sul bilanciamento delle proteine
nell’alimentazione degli animali. Test nel Cuneese
nella razione, che permetterebbe di
migliorare l’efficienza di ritenzione
dell’azoto pur mantenendo gli stessi
livelli di produttività, abbassando di
conseguenza i costi di produzione».
Il CRPA ha individuato tre aziende
suinicole dimostrative, localizzate in
provincia di Cuneo, Reggio Emilia
e Mantova, ed in queste sono state
periore di circa il 13% a quello della
media nazionale prevista dalla normativa vigente sulla tutela delle acque
dall’inquinamento, ma è generalmente giustificato dal fatto che nella
fase di finissaggio del suino pesante
l’indice di conversione degli alimenti
diminuisce. I margini di manovra sulla
razione alimentare sono quindi ampi.
aziende dimostrative, alcuni incontri
aperti a tutti i suinicoltori.
Per mezzo di questo giornale e del
quotidiano agricolo indipendente
terraoggi.it si terranno informati i suinicoltori cuneesi sulla data dell’incontro in provincia al fine di organizzare
la partecipazione.
23
A ttualità
Biomassa,
la più antica
fonte di energia
utilizzata
dall’uomo
La biomassa, intesa come
legna da ardere, pellet,
residui di lavorazione del
legno, delle coltivazioni
e forestali, è la più antica
fonte di energia utilizzata
dall’uomo.
Può essere usata per
alimentare l’impianto di
riscaldamento di un’abitazione, sostituendo
24
completamente altre
fonti di energia.
CIRCOLO
VIRTUOSO
La biomassa è un combustibile, l’anidride carbonica che emette quando
brucia è quella assorbita
dalla pianta durante la
sua crescita e può essere
riassorbita da una nuova pianta che cresce in
modo da creare un ciclo
a produzione nulla.
La fotosintesi è il processo biochimico alla base
della trasformazione
del carbonio inorganico
presente in atmosfera in
carbonio organico. Attraverso la fotosintesi le
piante utilizzano l’energia radiante del sole per
trasformare l’anidride
carbonica in zuccheri.
Foreste, colture agricole,
pascoli e distese erbose
ma anche il plancton
rivestono un ruolo determinante nell’assorbire
l’anidride carbonica presente nell’atmosfera per
A ttualità
Legna da ardere,
pellet, residui
di lavorazione
del legno…
Come riscaldarsi
salvaguardando
l’ambiente
trasformarla in zuccheri e
quindi in materia organica, restituendo ossigeno
in atmosfera.
COMBUSTIBILE
ECOLOGICO
In particolare, i pellet
sono cilindretti di legno
prodotti sottoponendo
ad elevata pressione la
segatura, ossia gli scarti
di legno puro (senza vernici) prodotti da segherie,
falegnamerie ed altre
attività connesse alla
lavorazione del legno,
senza utilizzare alcun tipo
di collante, ma solo per
effetto della pressione
elevata.
Oltre ad essere un com-
bustibile ecologico il
pellet presenta anche dei
vantaggi tecnici. Mentre
la legna normale presenta un potere calorifico di
4,4Kw/Kg (con il 15 %
di umidità con 18 mesi
di stagionatura), quello
del pellet è di 5,3 Kw/kg.
La densità del pellet è di
650 kg/M3 ed il contenu-
to d’acqua è pari all’ 8%
del suo peso. Per questo
motivo non è necessario
stagionare il pellet per
ottenere una resa calorica
sufficientemente adeguata. Il diametro va da un
minimo di 5 mm ad un
massimo di 8 mm.
(Fonte: casasoleil.it)
25
A ttualità
Conto termico, scade il 1 agosto
il bando per gli impianti
a biomassa
Incentivi fino
al 40 per cento
dell’investimento,
in base al tipo
e alla potenza
dell’impianto e
alla zona climatica
26
Scade alle ore 21 del 1° agosto 2013
il termine per presentare le richieste di
iscrizione ai Registri del Conto Termico riservati agli interventi di sostituzione di impianti di riscaldamento
con impianti a pompa di calore e agli
interventi di sostituzione degli impianti
di serre e fabbricati rurali con impianti
alimentati da biomassa, realizzati dalle
Pubbliche Amministrazioni e dai privati.
Le richieste dovranno essere trasmesse esclusivamente per via telematica,
mediante l’applicazione informatica
Portaltermico disponibile sul portale
del Gestore dei servizi energetici (Gse)
all’indirizzo https://applicazioni.gse.it/.
Le graduatorie saranno pubblicate sul
sito internet del Gse entro 60 giorni
dalla data di chiusura dei Registri.
Dell’eventuale ammissione in graduatoria non sarà data comunicazione
specifica ai Soggetti Responsabili partecipanti alla procedura.
L’incentivo, che non è cumulabile con
altri bonus fiscali, copre fino al 40 per
cento dell’investimento ed è spalmato
in un periodo compreso tra i 2 e i 5
anni. I tetti massimi sono differenziati
in base al tipo di intervento, alla potenza dell’impianto e alla zona climatica in
cui il lavoro è realizzato. Per maggiori
informazioni, consultare i siti www.
fattoriedelsole.org oppure www.terraoggi.it (sezione bioenergia).
N otizie
dalle aziende
La potenza scende in campo
Nella Giornata di Venerdì 12 Luglio
2013 , alle ore 10.00 a Marene in
via Moglia Baratà , CASE IH a fianco
di Agricinque Gruppo Racca s.r.l.
scenderà in campo con una manifestazione focalizzata sui nuovi prodotti
di gamma media e grande potenza
oltre che sulle nuove tecnologie di
guida satellitare AFS e precisione RTK,
dimostrando dal vivo le prestazioni delle
ultimissime gamme di macchine da
poco introdotte sul mercato. La gamma
CASE IH sarà presente al completo:
dal nuovo modello MAGNUM 370 cvx
con trasmissione a variazione continua
, dotato di un efficiente motore CASE
IH FPT da 8,7 litri in grado di sviluppare
una potenza massima di 419 CV ( al
momento uno dei trattori convenzionali
più potente disponibile sul mercato a
livello mondiale), al Puma 230 cvx e
Puma 160 cvx , macchine con cambio
a variazione continua e una potenza
massima rispettiva di 269 cv e 203 cv
allestite con il sistema AFS Accuguide
completo e precisione RTK di 2,5 cm.
Non mancherà, come prima esclusiva
Italiana, il nuovo Maxxum 4 cilindri
120cvx,con il nuovo cambio a variazione continua e una potenza massima di
154 cv. La nuova gamma Maxxum 4
cilindri cvx è disponibile sul mercato con
3 modelli da 147cv a 163 cv. Verranno
inoltre esposte tutte le altre macchine
della gamma CASEIH, dalle nuove mietitrebbie AXIAL FLOW ai trattori Puma e
Maxxum con cambio Powershift. Sarà
disponibile un Trailer CASE IH allestito
con tutti i prodotti e i display dei sistemi
AFS e Precision Farming e un’area per
le presentazioni ufficiali delle macchine.
Presenteranno anche le nuove trattrici
della gamma Farmall con il modello di
punta, il Farmall 115 U pro: un modello
completamente nuovo con il moderno
cambio PowerShift a 4 velocità e con
una cabina dotata di ogni confort possibile. A chiudere il Farmall 105 C, trattrice compatta, agile e versatile (equipaggiata dal cambio Power Shuttle 24x24)
e con elevata facilità di utilizzo: tutti gli
ingredienti per una trattrice unica. Le
macchine dimostrative verranno abbinate ad attrezzature per la lavorazione del
terreno e semina Pottinger e Quivogne
(già loro partner in altre manifestazioni
a livello mondiale). Nel centro di prova
verrà reso disponibile un parcheggio e
un area rinfresco per tutti i clienti CASE
IH presenti e futuri.
27
E nologia
«Moscato d’Asti
spumante,
non perdiamo
altro tempo»
Asti continua ad essere
considerata la città simbolo
di un territorio e non
il simbolo di un prodotto.
L’esempio di Champagne e Prosecco. Il progetto irrealizzato
Sono iniziate le trattative per le
rese ed i prezzi dell’uva moscato
vendemmia 2013.
L’euforia degli anni 2011 e 2012
ormai è soltanto un dolce ricordo.
Come avevamo previsto, i 115
quintali per ettaro del 2011 ed i
108 quintali per ettaro del 2012
erano una forzatura per accontentare la parte industriale.
CROLLO DELLE VENDITE
Le vendite dell’Asti Spumante, non
sostenute da una capillare ed in-
28
tensa pubblicità, stanno crollando
su tutti i mercati mondiali.
Grazie soltanto a una forte richiesta di Moscato d’Asti (25 milioni di
bottiglie) quest’anno non avremo
una resa per ettaro di 60/70 quintali per ettaro.
Negli anni Ottanta-Novanta come
presidente del CE.P.A.M, con alcuni piccoli produttori di Moscato
d’Asti, ci battemmo affinché la
Dogc fosse riconosciuta non solo
per l’Asti Spumante, ma anche per
il Moscato d’Asti.
Il Consorzio dell’Asti spumante era
contrario e solo con l’intervento
di Giacomo Oddero, presidente
della Camera di Commercio di
Cuneo, della Coldiretti (Ravotto) e
dell’Asprovit (Biestro), si riuscì ad
ottenere questo importante risultato per tutta la zona di produzione.
Per il Moscato d’Asti solo per la
versione a tappo raso, per la versione spumante (Moscato d’Asti
Spumante) tutte le porte rimasero
chiuse.
è MANCATA
LA PUBBLICITà
Fino agli anni ‘90 le denominazioni d’origine erano tre:
Asti spumante, Moscato d’Asti e
Moscato d’Asti Spumante.
Si disse che la parola Moscato
d’Asti Spumante avrebbe creato
confusione. La parte industriale
pensava di trasformare con importanti interventi pubblicitari l’Asti in
un prodotto come lo Champagne
o il Prosecco.
Purtroppo il tempo e soprattutto
i mancati interventi pubblicitari
hanno smentito le rosee previsioni.
Mentre lo Champagne ed il Prosecco, pur prendendo il nome dal
territorio, sono diventati simbolo
di un prodotto (pochi sanno dove
si trova la regione di Champagne
e la frazione Prosecco) per l’Asti
spumante questo non è successo.
OBBEDIENZE SBAGLIATE
Asti continua ad essere considerata
una città simbolo di un territorio
e non simbolo di un prodotto.
Non esistono, infatti, prodotti tipo
Pinot di Champagne o Chardonnay
di Prosecco mentre sul mercato
troviamo il Barbera d’Asti, il Dolcetto d’Asti, la Freisa d’Asti senza
dimenticare il Moscato d’Asti.
Ben diverso sarebbe stato il risultato se la parte industriale non
avesse obbedito all’imposizione
del regime fascista degli anni ‘30
quando volle sostituire il Canelli
Spumante con l’Asti Spumante.
Ma si sa, in quegli anni chi non
obbediva ai desideri del podestà
finiva come Cesare Pavese... al
confino. Urge pertanto ripristinare, prima che sia troppo tardi, il
prodotto Moscato d’Asti Spumante, soprattutto in questo momento
che la parola Moscato è ben accettata sui mercati mondiali (oltre
un miliardo e mezzo di bottiglie
vendute). Un consiglio senza rischi
di... confino
Giovanni Bosco, presidente
Coordinamento terre del moscato
29
E nologia
Guerra dei dazi con la Cina
Pannelli solari contro vino
Un ulteriore contenzioso
commerciale internazionale
rischia di mettere in difficoltà le produzioni vitivinicole europee ed italiane.
L’indagine del governo
cinese sulle esportazioni in
dumping di vino europeo
potrebbe, infatti, condizionare pesantemente un promettente mercato anche
per le realtà vinicole della
30
provincia di Cuneo, che
da tempo hanno deciso di
spingersi oltre confine con
i loro prodotti.
SE L’EUROPA
ATTACCA LA CINA…
È dall’estate scorsa, infatti, che l’associazione dei
produttori cinesi ha chiesto
al ministero del Commercio
di indagare sull’aumento
dell’export dei nostri vini,
lamentando i danni che
questo determina per le
loro imprese.
Ora le autorità cinesi sembrano determinate a dare
seguito a questa richiesta
e i produttori del vecchio
continente potrebbero non
reggere l’imposizione di
nuovi dazi che bilancerebbero, nella lettura che è
stata data a questo provvedimento, la proposta della
Commissione europea di
aumentare dall’11,8% al
47,6% in media i dazi sui
pannelli solari importati in
Europa dalla Cina.
TROVIAMO
UNA SOLUZIONE
«Non si deve assolutamente arrivare ad imporre
E nologia
Le produzioni vitivinicole italiane rischiano di diventare
merce di scambio nel contenzioso commerciale.
A rischio l’export
nuovi dazi e siamo convinti
che non vi siano elementi
oggettivi per procedere
in tal senso – commenta
Confagricoltura Cuneo
–. Invitiamo dunque il
Governo e le autorità
comunitarie a trovare una
soluzione prima di mettere
a repentaglio un comparto
ed un mercato per i quali le
nostre esportazioni stanno raccogliendo successi
importanti».
PER IL CUNEESE
SAREBBE UN DISASTRO
Sull’argomento interviene
anche il presidente della
Confederazione italia-
na agricoltori di Cuneo,
Roberto Damonte: «Si
sta ripetendo il deja vu
di un’agricoltura di alto
livello, come il comparto
vitivinicolo, che produce
eccellenza, riconosciuta
in tutto il mondo, che
diventa merce di scambio
per prodotti industriali che
hanno problemi di concorrenza. Il mercato cinese
sta diventando anche per
l’agricoltura cuneese un
interessantissimo sbocco
per molte sue produzioni:
i nostri agricoltori hanno
avviato positive collaborazioni e scambio con regioni
cinesi di grandi dimensioni
e, quindi, non possono
sacrificare i rapporti conquistati, non senza fatica e
costi, su altari altrui. Non
facciamoci del male e anzi
preveniamo conseguenze
negative. Sappiamo che,
dal punto di vista economico, oggi un battito d’ala di
farfalla in Cina può provocare da noi un disastro».
31
E nologia
Roero e Roero Arneis
Docg nel gotha dei grandi vini a Roma
Dopo Barolo, Barbaresco e Dogliani, l’ingresso in società
di due altri storici prodotti dell’enologia piemontese
La sala Ailanto, al settimo
piano del Marriott Grand
Hotel Flora di via Veneto
a Roma, dopo Barolo,
Barbaresco e Dogliani Docg,
ha ospitato l’ingresso in
società dei due gioielli del
Roero: il Roero e il Roero
Arneis Docg.
CENTOVENTICINQUE
ETICHETTE
L’iniziativa, che ha visto
protagoniste 72 aziende
produttrici, con oltre 125
rinomate etichette, è stata
32
presentata dalla Camera di
commercio di Cuneo, grazie
alla sua azienda speciale
Ceam (Centro Estero Alpi
del Mare), in collaborazione
con i vitivinicoltori,
l’enoteca del Roero di
Canale, l’associazione
dei Comuni del Roero,
la Regione Piemonte, la
Provincia di Cuneo, Ima
Piemonte, l’Associazione
romana Sommelier, la Fipe
Confcommercio Roma,
l’Arte dei Vinattieri e
Unioncamere.
I vini degustati, il Roero
Docg 2010 e il Roero
Arneis Docg 2012, sono
stati abbinati alle specialità
e ai prodotti del territorio
cuneese, abilmente
preparati dai docenti
dell’Istituto alberghiero di
Mondovì e Dronero.
MIRACOLO ECONOMICO
«Le colline del vino e del
tartufo del Roero – afferma
Luciano Bertello presidente
dell’Enoteca regionale del
Roero - si sono presentate
a Roma con i vini più
prestigiosi della zona,
che sanno parlare della
millenaria civiltà della
vite e della saggezza dei
viticoltori del Roero. La
degustazione è dunque
il racconto della storia e
dell’attualità viticola del
mondo chiamato “arneis”
(originale, ribelle ndr),
artefice di un vero e proprio
miracolo economico,
capace di portare le colline
della sinistra Tanaro albese
nel gotha dei grandi
vini. L’occasione propizia
anche per brindare con il
Roero Arneis docg 2012
che si caratterizza per la
grande bevibilità, armonia,
equilibrio e fresca sapidità».
CARATTERE RIBELLE
Commenta il presidente
della Camera di commercio
di Cuneo e Unioncamere,
Ferruccio Dardanello: «Il
vino Roero, nobilissimo
nella tipologia del lignaggio
dei Nebbioli, è fine,
elegante e delicato, ampio e
vellutato, e, nella tipologia
di Roero Arneis, unico
vitigno bianco autoctono
tramandato con memoria
che si perde nei meandri
della storia, presenta
un carattere estroverso
e ribelle, simpatico e
originale, ma aristocratico,
caldo e vigoroso, come i
tenaci viticoltori di irte e
sabbiose colline prealpine».
O rtofrutticoltura
La ministra
dell’Agricoltura premia
la Mela Rossa Cuneo
Riconoscimento consegnato al presidente
del Consorzio, Domenico Sacchetto
per aver “promosso la registrazione al sistema di qualità”
Il presidente del Consorzio per la valorizzazione e tutela della Mela Rossa
Cuneo IGP, Domenico Sacchetto, è
stato premiato a Roma con la targa di
Anteprima Dop, consegnatagli dalla
ministra dell’Agricoltura, Nunzia De Girolamo, “per aver promosso la registrazione della Mela Rossa Cuneo al sistema
di qualità certificata”.
L’assegnazione del riconoscimento è
avvenuta nell’ambito della premiazione
delle associazioni che hanno ottenuto
l’IGP o la DOP tra il novembre 2012 ed
il maggio 2013.
L’occasione è stata la presentazione del
volume “Atlante Qualivita Food&Wine
2013” di Mauro Rosati, alla quale sono
intervenuti, tra gli altri, Paolo De Castro
(presidente Comagri), Cesare Mazzetti
(presidente Fondazione Qualivita), Stefano Pavoncelli (AICIG), Riccardo Ricci
Curbastro (presidente Federdoc) e Luca
Sani (presidente Commissione agricoltura della Camera dei Deputati).
Le targhe di Anteprima Dop sono
state consegnate a otto nuovi prodotti
certificati: Agnello del Centro Italia IGP,
Salmerino del Trentino IGP, Panforte di
Siena IGP, Ficodindia di San Cono DOP,
Mela Rossa di Cuneo IGP, Salame Felino
IGP, Sale Marino di Trapani IGP e Ciliegia di Vignola IGP.
33
34
A ttualità
Cosa fare contro la recessione
L’impietosa analisi di Confcooperative
Le indicazioni dei cooperatori per dissipare la sfiducia
e generare nuovi percorsi virtuosi di crescita
Ripristinare la liquidità
delle cooperative favorendo nuove misure per
la capitalizzazione, favorire l’accesso al credito,
stimolare il pagamento
dei debiti delle Amministrazioni Pubbliche,
incentivare i consumi
riducendo la pressione
fiscale e ridurre il cuneo
fiscale per rilanciare l’occupazione: sono queste
le principali invocazioni
dei cooperatori per dissipare la sfiducia, restituire
la speranza e generare
nuovi processi virtuosi
di crescita, emerse dalla
XXIV indagine congiunturale sulle imprese
aderenti a Confcooperative in relazione al I
quadrimestre 2013 e
alle previsioni dei mesi
successivi.
FASE RECESSIVA
La nuova flessione dei
livelli produttivi registrata nei primi quattro
mesi del 2013 allunga
la fase recessiva; solo il
9,5% dei cooperatori
ha segnalato infatti un
aumento della domanda
e degli ordini rispetto
all’ultimo quadrimestre
2012. L’export cooperativo non delude, ma
non è in grado di compensare la prolungata
depressione della do-
manda interna. I vincoli
di liquidità, che trovano
principalmente riflesso
nei mancati incassi e nei
ritardi dei pagamenti,
non allentano la morsa.
Sul fronte del credito
bancario le condizioni di
offerta sono sempre più
rigide e selettive.
Gli indicatori non lasciano intravedere una inversione del ciclo a breve
termine.
AGROALIMENTARE,
IL MENO PEGGIO
La domanda interna
resta congelata.
L’81,8% dei cooperatori
non prevede un aumento
degli ordini nei prossimi
mesi. Il settore agroalimentare è quello che
offre le previsioni meno
deludenti.
Nonostante l’83,9% dei
cooperatori non preveda
di ridurre gli organici nei
prossimi mesi, anche le
tensioni sul fronte occupazionale sono destinate
a perdurare.
Sulla fiducia pesa il prolungarsi della fase ciclica
sfavorevole, la chiusura
dei rubinetti del credito
e lo stress economicofinanziario delle cooperative, fattori che,
purtroppo, tendono ad
alimentarsi a vicenda.
35
A ttualità
La montagna
vuole vivere
e non può più
attendere
Coldiretti Piemonte chiede attenzione al popolo degli alpeggi
per salvare un patrimonio di tutta la società. Occhio alla Pac
Coldiretti Piemonte ha
presentato il documento
“La Montagna vuole vivere”
presso la sede di piazza San
Carlo a Torino, presente una
numerosa delegazione di
margari e di dirigenti delle
Federazioni provinciali di
Asti, Torino, Novara e Cuneo.
36
UNA RISORSA,
NON UN PROBLEMA
«La Montagna non è un
problema ma una risorsa –
ha osservato il presidente di
Coldiretti Piemonte, Roberto
Moncalvo -, non solo per
l’agricoltura, ma per l’intera
società. Abbiamo la neces-
sità che il territorio venga
maggiormente tutelato e che
si ponga fine alle speculazioni in atto sull’affitto degli
alpeggi in occasione delle
modifiche alla Pac».
STOP AI BALZELLI
Gli ha fatto eco il segretario
Arema (Associazioni Regionali margari), Giovanni Fina:
«Rivendichiamo la necessità
dei servizi al territorio. Nelle
nostre malghe salgono oltre
600 famiglie piemontesi che
attraverso la pratica casearia
e la conservazione dei pascoli
garantiscono la biodiversità,
A ttualità
le tipicità e le tradizioni nei
vari processi di trasformazione. Non possiamo tollerare
che Enti e di Istituzioni ci
complichino l’operatività
con continui balzelli».Sergio
Barone, vicepresidente di
Coldiretti Torino, rilevava che
“la Montagna oggi è vissuta oltreché dai margari nel
periodo estivo, da famiglie
di agricoltori che combattono con le loro imprese una
quotidiana battaglia per
debellare l’eccessivo carico
burocratico cui sono sottoposti. Questo genera difficoltà
operative e costi che non si
riescono più a sopportare
in questi anni difficili per la
nostra economia”.
SOLUZIONI URGENTI
Era presente alla conferenza
stampa una delegazione
dell’Uncem guidata dal consigliere Roberto Colombero,
che ha ringraziato Coldiretti
per il documento elaborato nel quale, ha detto, “ci
riconosciamo pienamente”:
«Aggiungiamo anche la nostra battaglia per la modifica
della legge elettorale – osservava Colombero - che tende
a dare rappresentatività nelle
istituzioni con rappresentanti eletti, al territorio e non
solamente come avviene
ora, privilegiando la densità
della popolazione».Ha chiuso
i lavori Bruno Rivarossa,
direttore Coldiretti Piemonte,
affermando che “il documento sarà ora presentato
ai massimi esponenti della
regione Piemonte ed inviato
a livello nazionale ad un tavolo di lavoro dove si cercheranno con celerità le risposte
ai problemi sollevati perchè
le imprese di montagna e
più in generale la gente non
possono più attendere”.
37
38
39
Z ootecnia
Ecco il nuovo direttivo
degli allevatori piemontesi
Nel corso di una folta e partecipata assemblea a Torino – presente
l’assessore regionale all’Agricoltura, Claudio Sacchetto - è stato
eletto il nuovo comitato direttivo
dell’Arap, l’associazione piemontese degli allevatori.
I delegati delle varie sezioni provinciali, a loro volta designati nelle
rispettive assemblee locali, hanno
votato sulla base di un listone
unico.
Fra gli eletti, cinque sono cuneesi: Mauro Dalmasso, Livio Diale,
Davide Fiandino, Renato Giordano,
Edoardo Luino. Gli altri due sono
40
Fra gli eletti,
cinque cuneesi:
Mauro Dalmasso,
Livio Diale,
Davide Fiandino,
Renato Giordano
e Edoardo Luino
Alessandro Balma di Torino e Silvio
Pella per Novara. Il comitato direttivo si completa con l’ingresso dei
presidenti delle sezioni provinciali:
Roberto Chialva (Cuneo), Paolo
Odetti (Torino), Gianni Simonotti
(Novara), Francesco Barberis (Vercelli), Roberto Delodi (Alessandria),
Franco Serra (Asti).
E’ fra i 13 componenti del vertice
che verrà individuato e nominato il
nuovo presidente Arap. Succederà
nella prossima riunione del direttivo: secondo le previsioni, è attesa
una riconferma del presidente
uscente Roberto Chialva.
PSR - MISURA 111
Sottoazione B
è in distribuzione (gratuita) il manuale vitivinicolo
Una aggiornata guida del Cipat-Cia per districarsi tra
le complicate norme del settore. A disposizione degli interessati
presso tutte le sedi Cia del Piemonte.
Nasce il manuale vitivinicolo.
Si tratta di una guida sempre aggiornata,
ideata e messa a punto da uno staff di
consulenti vitivinicoli Cipat/Cia che operano a stretto contatto con produttori, enti
preposti al controllo ed agli atti autorizzativi e che potrà consentire agli operatori
tecnici di districarsi meglio tra le complicate
norme del settore.
La complessità degli adempimenti impegna
produttori e tecnici, richiede tempo ed
aggiornamento continuo.
Di qui l’esigenza di implementare un servizio di consulenza alle imprese nell’attesa
che Comunità Europea ed Italia accolgano
le richieste della Confederazione Italiana Agricoltori di snellimento e riduzione
delle procedure. “Si tratta di una ricca ed
aggiornata pubblicazione – informa Sivio
Chionetti, responsabile tecnico vitivinicolo che ha contribuito alla realizzazione del manuale – che affronta i temi
dello schedario viticolo, dei diritti di reimpianto e di estirpo, le denunce vitivinicole.
Ampio spazio abbiamo dedicato alle novità
operative e legislative inerenti ai documenti
che accompagnano il trasporto e la vendita
dei vini, dalle registrazioni obbligatorie
agli adempimenti necessari per la gestione
della cantina.
Un intero capitolo concerne le pratiche
enologiche e la loro comunicazione agli
Enti ed un altro le disposizioni relative al
confezionamento ed all’etichettatura dei
vini secondo i disciplinari di produzione.
Infine, dopo un excursus sulla classificazione dei vini, abbiamo trattato la parte assai
importante della commercializzazione dei
vini, quella che consente all’agricoltore di
valorizzare al meglio la sua produzione.
Di qui l’analisi dettagliata sulla vendita
diretta, sui passaggi diretti, sulle vendite in
agriturismo, sulle fatturazioni, sugli adempimenti per l’esportazione.
Si tratta di un nuovo prezioso servizio di
consulenza alle imprese fornito tramite
un network di specialisti del settore, a
disposizione dei vitivinicoltori piemontesi.
Siamo riusciti a riunire in un’unica pubblicazione, sintetica e pratica, la trattazione
di argomenti specialistici con l’obiettivo di
favorire l’informazione, l’aggiornamento
ed i rapporti con gli uffici competenti con
cui gli agricoltori, i tecnici enologi si confrontano dall’inizio dell’attività in vigna, in
cantina fino alla commercializzazione”.
41
Da elemento
rituale
a ingrediente
della cucina,
l’antica
e nobile
storia di
un prodotto
che non
conosce
crisi
R adici
di
G iovanni B randone
Dolce come il miele
Il nettare degli dei
Quando parliamo di miele, parliamo del primo gusto dolce che, da
sempre, accompagna la vita degli
uomini.
Le testimonianze sono innumerevoli: dalla Bibbia al Corano, dagli
antichi Egizi ai Romani.
Una pittura rupestre scoperta nelle
“Grotte del Ragno” presso Valencia in Spagna, che risale a circa
cinque mila anni a.C., indica due
uomini che stanno saccheggiando
un alveare.
LE ANTICHE TERRE
DEL MIELE
Nelle varie culture il miele è sovente presente come elemento rituale
delle celebrazioni importanti e solenni, oltre che come ingrediente
della cucina per dolcificare pane,
focacce, salse e vini come il famoso idromele. I Romani importavano il miele da Malta, il cui nome
42
originale era “melita” che significa
“terra del miele”.
Erano comunque importazioni che
non bastavano al consumo interno, tanto che l’apicoltura dovette
costituire in età romana una voce
importante nell’economia agricola della pianura padana e quindi
anche del Piemonte. Gli Egiziani
erano dei bravi apicoltori come
testimoniano numerosi bassorilievi
e pitture murali. Il miele veniva
offerto al faraone anche dopo la
morte accanto al sarcofago per
nutrirlo durante il lungo viaggio
ultraterreno.
UN CAPOLAVORO
NATURALE
Le ricerche genetiche hanno dimostrato che l’apis mellifera si è
originata in Africa e si è poi diffusa
in Europa. In realtà il miele prende
origine dal nettare dei fiori che è
una soluzione acquosa contenente
principalmente zuccheri secretati
da organi ghiandolari della pianta
chiamati “nettari” e dal lavoro
delle api che, durante la digestione degli zuccheri, apportano
altre sostanze come enzimi, acidi
organici e oligoelementi. Il nettare
R adici
aspirato dalla proboscide dell’ape passa per
l’esofago ed entra nella
cosidetta “borsa melaria”, una cavità situata
prima dell’intestino.
La borsa melaria è, in
sostanza, un serbatoio
che contiene il nettare.
Quando l’ape raccoglitrice ritorna all’alveare,
il nettare contiene già
meno saccarosio e più
glucosio e fruttosio,
che all’inizio. Alla fine,
l’ultima ape deposita un
sottile strato di nettare
concentrato sul favo che
è una struttura di cilindri
esagonali di cera larghi
circa mezzo millimetro
(costruiti con le secrezioni delle ghiandole
cerifere delle operaie più
giovani).
CROCCANTE
AL MIELE
Ingredienti:
150 grammi di nocciole pelate,150 grammi
di pistacchi pelati, 150 grammi di mandorle
pelate, 200 grammi di miele, 1 limone, olio
per ungere.
Tostare leggermente le nocciole, i pistacchi e le mandorle in forno a 180 gradi;
devono essere dorati. Fate bollire il miele in una casseruola con i bordi alti per dieci
minuti. Unite la frutta tostata e fate cuocere per dieci minuti mescolando. Controllate
il punto di cottura facendo cadere una goccia in un bicchiere di acqua fredda: si deve
formare subito una pallina molle. Versate il composto in una teglia foderata di carta
d’alluminio unta con un po’ di olio e livellatelo usando un limone anch’esso unto con
poco olio. Fate raffreddare il croccante, tagliatelo o spezzatelo oppure frullatelo e
adoperatelo per cospargere come il praline. Si conserva avvolto nella carta d’alluminio
per molti mesi.
43
R adici
di
A ldo P onso
Chi passa per questa
via, dica un’Ave Maria
La religiosità attraverso i piloni votivi,
testimonianze della fede popolare che
non poteva permettersi pittori di grido
Sulla destra di chi sale verso Madonna delle Grazie di Rossana e Lemma,
la strada principale s’incontra con
una secondaria, diretta alla frazione
Prasecco.
All’incrocio delle vie sorge un pilone
o cappelletta o edicola sacra, caratteristica, non difforme dai molti altri
piloni che un tempo sorgevano un
po’ ovunque, al limite dei poderi o
ai crocicchi delle strade; dagli affreschi rozzi, frutto di pittori o frescanti
44
poveri, a servizio di chi non poteva
permettersi pittori di grido.
I SANTI PIU’ INVOCATI
Questo che il lettore contempla ha la
rara particolarità di rappresentare la
Madonna della Misericordia di Valmala, fatto abbastanza raro nella nostra
zona, dove pure i devoti del Santuario
diocesano sono in gran numero. Sulle
altre facciate stanno sbiadendo altri
santi, un tempo invocati: san Mauro,
san Giovanni, san Giuseppe col bambino e san Grato con il suo pozzo, in
cui s’infila la grandine... Sotto l’immagine centrale della Vergine si legge:
“Chi passa per questa via dica un’Ave
Maria”; ed all’interno, in basso: “Gio.
Bertola fece quest’opera – 1882...”.
Ecco dunque in questa scritta e nei
dipinti una parziale storia di questo
“pilun”.
Ce la racconta la pronipote di quel
Giovanni, vissuto 131 anni fa. Si chia-
R adici
ma Rina, una donna simpatica, non
più giovanissima.
LA PRONIPOTE DEL PITTORE
Narra: «L’origine del pilone è ricordata in particolare da due raffigurazioni,
dalla Madonna di Valmala, a cui il mio
bisnonno commissionario era particolarmente devoto; e da San Grato
che fa finire la grandine nel pozzo...
Perchè il pilone nacque proprio contro
il furore distruttore della grandine da
sempre aborrita».
La Rina continua accalorandosi:
«Era un pomeriggio afoso di agosto,
quando all’improvviso il cielo s’incupisce di oscuri e neri nembi, forieri di
malefici disastri, mentre il tuono inizia
a brontolare in lontananza, portato
da spifferi di vento gelido. Non c’è
davvero molto da sperare. Sembra ormai inevitabile il finimondo. Fra poco
s’abbatterà inesorabile sulla vigna di
Giovanni (ben 5 giornate!) tremenda
la temuta grandine... Che fare? L’uomo che già vede il suo raccolto, costato fatiche e soldi, finire miseramente
sotto il crepitio sinistro di quei chicchi
furibondi...corre in cortile, apre le
braccia al cielo plumbeo e cupo, e
grida la sua fede grezza tra le lacrime:
“Maria! San Grato! Vi faccio voto di
un pilone in vostro onore, ma fermatela! Fermatela! Vi prego!”».
CONTRO LA GRANDINE
«Il temporale – prosegue il racconto
di Rina - impietoso avanza. La grandi-
ne inizia a scendere quasi senz’acqua,
fragorosa da quel cielo sempre più
cupo: ovunque, sui boschi, sui pampini, sui teneri grappoli, già turgidi e
promettenti, delle vigne circostanti...
Ma non sulla sua vigna. Qui non cade
affatto... Giovanni guarda tremante, incredulo. E si asciuga il sudore
freddo e le lacrime. Abbassa il capo
e prega. Ora il suo pianto è di gioia e
di timore del mistero che sta vivendo.
Passa velocemente il temporale, ma
lasciando negli orti, nelle vigne, nei
campi, distruzione e morte e... contro
il muretto di cinta della sua vigna solo
un alto mucchio dell’odiata grandine,
che tuttavia non è entrata nella sua
proprietà...».
Oggi chi passa ancora per quella via,
veloce, in macchina o in trattore, non
pensa più a quella storia lontana,
forse dimentica anche la povera “Ave
Maria”, ma non così il pellegrino
di un tempo diretto al santuario di
Valmala o il contadino appiedato e
stanco che vi sedeva accanto.
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Pensionata, vedova da tempo, è
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65enne, le piace giocare a bocce,
camminare in montagna,
soffre di solitudine, sogna di
incontrare un uomo con cui stare
bene. Tel. 349/5601018
Medico-pediatra, 39enne,
celibe, alto, fisico atletico,
fa volontariato in Africa,
incontrerebbe donna seriamente
motivata a costruire famiglia.
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Ufficiale delle forze dell’ ordine,
48enne, divorziato, senza figli, ha
un bellissimo sorriso smagliante,
carattere aperto, generoso,
stanco di donne non serie, ora
è alla ricerca della sua anima
gemella. Tel. 345/7785076
E’ un gentil’uomo d’altri tempi,
60enne, manager d’azienda
ormai in pensione, vive in una
grande casa immersa in un
parco, ha casa in Costa Azzurra,
è un uomo sempre ben vestito,
elegante, ha la passione per le
auto d’epoca, vedovo da tempo,
ormai nonno, cerca donna di
animo gentile. Tel. 340/7320564
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L`agricoltura è bellissima!