MARZO 1:MARZO 1 6-03-2009 10:04 Pagina 1 Accordo Enel-Provincia: 10 anni di lavori sul fondale del lago Centro Cadore ANNO 2010 - IL LAGO CHE NON C’E’ l restyling del lago Centro Cadore, vale a dire I lo svuotamento del bacino con l’asportazione del materiale ghiaioso e dei fanghi, sembra essere diventato ormai una necessità. Sia sotto il profilo ambientale, quanto per il proseguo dello sfruttamento energetico. Per proporlo, l’Enel deve avere fatto i suoi calcoli. Che non collimano però con le aspettative della popolazione dei paesi rivieraschi, allarmata dalla prospettiva di ritrovarsi immersa per forse 10 anni in un paesaggio di fango e di scavi. Altro che assicurazioni date da più parti di mantenere le acque del lago a livello, almeno nella stagione estiva, per salvaguardare lo splendido panorama ormai acquisito e l’habitat della valle del Centro Cadore. Riassumiamo quelli che dovrebbero essere i lavori previsti nel progetto Enel una volta svuotato il bacino e fatta salva la portata minima se, potendo contare su tutti i servizi alberghieri, cioè su accoglienza, assistenza, ristorazione, spazi e ser vizi comuni per gli ospiti, alloggiando in case e camere che distano non oltre 200 metri dal “cuore”: sono queste le condizioni per istituire il cosiddetto “albergo diffuso” e anche Zoppè, il piccolo Comune disposto sotto il Pelmo, è interessato all’interessante esperienza. Una riunione ospitata in municipio è valsa a verificare se ci sono le condizioni perchè l’iniziativa decolli. Oltre al sindaco Renzo Bortolot, erano presenti come relatori In montagna la sicurezza deve essere posta al primo posto adesso il Cadore ha scoperto il “nemico” neve. Attesa e auspicata quale preziosa risorsa per il E decollo della macchina dell’industria turistica, è arri- Con i lavori proposti, quali saranno i disagi per il territorio? Il parere dell’esperto: operare in un piano generale di protezione ambientale a monte, altrimenti, fra 10 anni, a fine lavori, ci si troverà quasi nella medesima situazione vitale del Piave: nei pressi della diga di Sottocastello il materiale ghiaioso verrà raschiato e smaltito via acqua; nella zona del Molinà il fondale verrà raschiato ed il materiale convogliato al terminal ferroviario per venire trasportato in pianura; il mate- riale prelevato all’imboccatura lago verrà invece portato con camion nel vicino territorio di Cima Gogna. In tal modo saranno asportati 6 milioni di metri cubi, una volta conclusi i lavori, forse nel 2020, e il bacino diventerebbe più capiente e più curato. Come si diceva, ripulire il lago è ormai una necessità, pena il progressivo interramento. Ma gli interessi dell’Enel sono anche gli interessi della popolazione rivierasca? E la Provincia che dovrebbe dare il benestare, da che parte sta? (segue a pag.4) ZOPPE’ - SI PUO’ FERMARE IL DECLINO E LO SPOPOLAMENTO METTENDOSI ‘IN RETE’ ffrire agli ospiti l’esperienza di vita di O un centro storico di un pae- LA NEVE, CHE PROBLEMA l’assessore provinciale Irma Visalli, Renato Morena e Roberto De Filip; questi ultimi hanno presentato le esperienze su questo tipo di ospitalità che si sta concretizzando a Fornesighe e in Alpago. Il sindaco ha sottolineato le opportunità concrete della prospettiva che punta, tra l’altro, al recupero del patrimonio edilizio semiabbandonato e ad uno sviluppo economico che potrebbero fermare il declino e lo spopolamento del Comune; il sindaco ha quindi auspicato un risveglio di interesse ed un vero coinvolgimento di tutti coloro che hanno a cuore il futuro di Zoppè. Per far partire l’iniziativa, sarebbe sufficiente anche I DUBBI DEI VECI ALPINI solo mettere “in rete” l’offerta ricettiva esistente e potenziale: chi affitta già, o potrebbe affittare appartamenti e stanze dovrebbe costituire una cooperativa per la gestione e la promozione coordinata ed unitaria di questo sistema di ospitalità diffusa. BDV I SINDACI GIUDICANO IL LORO MANDATO vata in quantità da far paura determinando uno stato di continua emergenza. Una vera sorpresa, questo inverno bianco, con alle spalle anni di magra in cui l’assenza dell’evento metereologico ci aveva abituato all’immagine dei cannoni in azione sulle piste per consentire almeno un surrogato artificiale in grado di soddisfare legioni di impazienti sciatori. All’opposto, stavolta le precipitazioni sono state tali e tante, da rischiare di compromettere la stagione, destando ansie e apprensioni tra consorzi e operatori. Lasciamo volentieri la parola agli esperti quanto all’interpretazione dell’eccezionale fenomeno. A noi, protesi per mestiere sul versante della cronaca quotidiana, è bastato assistere ai veri e propri bollettini di guerra che giornalmente ci pervenivano da stremate squadre di vigili del fuoco alla prese con decine e decine di interventi. Si era arrivati - ci hanno spiegato - ad una sorta di vera e propria psicosi, con timori più o meno fondati fra la gente di crollo imminente del tetto di casa, gravato da metri di coltre nevosa. In qualche caso il paventato rischio si è trasformato in realtà. In altri ansia e tensione hanno determinato una specie di nevrosi collettiva. Ora, avviatici verso l’uscita del tunnel invernale, l’emergenza che ci lasciamo alle spalle suggerisce una riflessione. La neve, in mezzo ai disagi e danni che l’ hanno accompagnata, ha se non altro riportato alla luce l’idea dell’importanza di riscoprire quei valori di solidarietà su cui le antiche comunità da cui discendiamo hanno basato la propria sopravvivenza per secoli. Abituati come siamo stati finora all’idea di un territorio sempre più inteso in chiave di appetibile prodotto turistico, siamo finiti con il sopravvalutarne pregi e fortune, dimenticandone svantaggi e rischi. Ciò ha fatto sì che ogni sforzo sia stato rivolto alla promozione dell’immagine e dell’offerta di ospitalità, trascurando di tenere nel debito conto le condizioni indispensabili per una qualità della vita in montagna in cui la sicurezza sia posta al primo posto. È vero che l’emergenza è stata particolare. Ma ci si dovrebbe chiedere se, quanto a misure per contrastarla, si era veramente preparati ad una simile eventualità o non ci si è affidati all’idea che c’è sempre qualcuno tenuto a provvedere per tutti. E deve farlo presto e bene. Le polemiche determinatesi in questo o quel paese nella contingenza attestano che le cose stanno proprio così. Tutto questo è frutto di una diffusa mentalità che, a nostro avviso, va cambiata. Insomma è mai possibile che proprio nel momento in cui invochiamo forme di autonomia e autogestione in nome di un atavico spirito di intraprendenza, ci riduciamo alla “delega” permanente davanti a sfide della natura con cui i nostri vecchi, pur con i loro modesti mezzi, sapevano misurarsi? La lezione “neve” forse qualche cosa ha insegnato. Facciamone tesoro. Bruno De Donà “L’opera che più mi “Nostro orgoglio è ha coinvolto è aver creato la la ristrutturazione cittadella scolastica” del rifugio Talamini” a pag.7 SILVER DE ZOLT a pag. 6 Guido Calvani LA FESTA DEL BATTAGLIONE Il raduno di Belluno fa spostare il tradizionale appuntamento del Battaglione Cadore a Pieve a 55 anni si sono ritrovati alla Caserma “Calvi” di D Tai i veci alpini che avevano combattuto o che erano stati in forza al “Battaglione Cadore”. Era un’appartenenza, anche fisica, un modo per rivedere vecchi commilitoni e comandanti, una festa per ricordare le glorie del corpo, un momento di preghiera per quanti se n’erano andati. Era loro quella domenica di fine agosto, non era la solita sfilata. Ma si sa, a forza di ridimensionarsi (la “Cadore” è stata sciolta nel 1997) e di omologare, si rimane senza niente. Ora i “veci della Cadore” rischiano di perdere anche questo appuntamento, l’ANA provinciale ha infatti chiamato gli alpini a Belluno in tale data per il raduno della Brigata Cadore. Il malumore serpeggia, il gruppo alpino di Pieve di Cadore ha deciso di prendere posi- zione e di non inviare il gagliardetto a Belluno per protesta, proseguendo invece nell’organizzazione della propria tradizionale manifestazione di fine agosto a Pieve di Cadore. Questo è quanto oggi è dato a sapere a chi scrive. Domani, forse, anche i “veci della Cadore” dovranno adeguarsi alle inevitabili mediazioni e così, passo dopo passo, anche il ricordo degli alpini si allontanerà. Pagina 2:P1GIU.qxd 6-03-2009 11:17 Pagina 2 ANNO VII Marzo 2009 2 A POINT OF YOU mod. CHAMPION RACING SUNGLASSES SINCE 1956 3 MARZO 3:MARZO 3 3 6-03-2009 10:07 Pagina 1 ANNO LVII Marzo 2009 3 MUSEO CHE E’ UN GIOIELLO DA VEDERE UN MONDO IN ARCHIVIO l Museo dell’Occhiale di Pieve di Cadore proI segue la sua evoluzione grazie ad una nuova collezione, ritenuta dagli esperti di notevole importanza per il settore, donata dall’illustre ottico Umberto Giacobbi. Il nuovo assortimento andrà così ad aggiungersi al già ricchissimo bagaglio di raccolte presenti all’interno della mostra. Giacobbi, originario cadorino ma residente ad Udine, è figlio di Emilio che da Calalzo emigra in terra friulana nel 1926 e dopo due anni di esperienza nel negozio dello zio Innocente nel 1928 apre una propria attività di ottico. Questa verrà rilevata poi proprio da Umberto e da Ennio, il fratello, condotta con successo e competenza fino al 2008. Nel 1962 Umberto Giacobbi, diplomato perito ottico a Milano, per tre anni ha insegnato alla scuola professionale di ottica a Pieve. Il legame con il Alle raccolte presenti al Museo dell’Occhiale si aggiungerà in estate la nuova collezione donata da Umberto Giacobbi suo territorio di origine ha spinto Umberto al dono al Museo dell’Occhiale di importantissimi reperti che la sua famiglia ha raccolto in 80 anni di attività. Laura Zandonella, curatrice del Museo cadorino, precisa: «La donazione comprende molti occhiali di tipo sportivo, macchinari di ottica ancora perfettamente funzionanti, stampi in celluloide di inizio novecento di marche molto importanti. Ci sono poi fotografie di alcune fabbriche cadorine, valige con set di lenti prova vista, binocoli, una rarissima lanterna magica dell’Ottocento, lastre fotografiche, astucci e molti altri reperti di valore, utili per ricostruire e raccontare la storia e l’evoluzione della lente e dell’occhiale nel XX secolo». L’allestimento che consentirà di poter ammirare i nuovi arrivi sarà disponibile però solo quest’estate, in contemporanea ad un altro grande evento che si terrà sempre al museo di Pieve. Nell’anno internazionale dell’astronomia infatti anche il paese di Tiziano renderà omaggio al matematico Galileo Galilei che esattamente 400 anni fa, nel 1609, posizionò per la prima volta il suo telescopio verso il cielo stellato e le cui rivoluzionarie scoperte cambiarono completamente il modo di pensare e l’interpretazione dell’universo. Numerose manifestazioni si sono tenute in tutta Due occhiali del XX sec. a prismi o a specchio per riflettere il testo e leggere senza dover sollevare la testa Italia come a Firenze dove da poco è stata inaugurata la mostra “Galileo e l’Universo dei suoi libri” e a Padova dove si può visitare l’esposizione “Il futuro di Galileo”. Pieve dunque non sarà da meno e all’interno della sede del museo dell’occhiale allestirà nel prossimo luglio una prestigiosa galleria con oggetti, strumenti ed apparecchiature astronomiche. Verranno inoltre installati dei telescopi all’ultimo piano dell’edificio dove i visitatori vi potranno accedere per poter ammirare le bellezze e il fascino della volta celeste. Un’iniziativa senz’altro singolare e suggestiva creata per avvicinare tutta la comunità al mondo scientifico. La mostra rimarrà aperta da luglio ad ottobre per permettere le visite guidate anche agli studenti delle scuole del territorio. Daniele Collavino Breviario con sagoma per custudire occhiale Esemplari presentati nel 1993 alla Biennale di Venezia: “L’equilibrista”, “Sogno infranto”, “Scacco matto” Fassamani del XVIII sec. e astucci in madreperla e in seta Da Lagole al Monte Calvario a Resinego, c’è tanto da valorizzare e tutelare - Serve una mentalità diversa Gruppi di studenti cadorini in Magnifica Comunità per conoscere il patrimonio storico artistico rugare nel passato alla ricerca dei propri antefatti: lo fanno gli storici di professione perché il loro comF pito è quello di restituirgli una fisionomia riconoscibile; e lo fanno tutti coloro per i quali la storia non è un repertorio di eventi, ma il presupposto di ogni comprensione del presente, una rete di valori necessaria a impedire l’impoverimento del tasso morale e civile di un popolo. Chi crede nella importanza della tradizione, ossia nella trasmissione - e nella lezione - di ciò che è stato, lavora anzitutto per il suo rispetto e la sua conservazione, e i primi destinatari di una cultura della continuità sono e devono essere i giovani: è grazie a loro soprattutto che una civiltà si perpetua nel tempo ed è perciò a loro che deve in primo luogo rivolgersi l’attenzione sociale. E essi rispondono, mostrandosi spesso capaci di una grande serietà di motivazioni e di intenzioni, che può stupire soltanto chi si ferma alle cronache della peggio gioventù. A loro spetta il compito, essenziale in tempi di omologazioni diffuse, di rintracciare i connotati che disegnano una identità. Tutto ciò come premessa per introdurre una notizia: a Pieve di Cadore, per l’iniziativa della Magnifica Comunità e con la convinta collaborazione della scuola locale, gruppi di studenti sono periodicamente chiamati a partecipare - da veri protagonisti - a un progetto di approccio conoscitivo al patrimonio storico e artistico della propria terra (di solito tra i più ignorati dagli stessi cittadini). Un patrimonio che la cittadina del Cadore raccoglie certo intorno al nome di Tiziano, ma anche - e non secondariamente - nelle numerose e diverse attestazioni della sua storia: palazzi, musei, archivi in cui sono ordinati documenti risalenti sino ai secoli XIII e XIV; statuti, ordinamenti, delibere, tutta la vita di una comunità che ha talora sofferto lo straniero, che è stata coinvolta nelle vicende nazionali, ma ha sempre mantenuto orgogliosamente il segno distintivo di una autonomia prima amministrativa e poi culturale. Ora un prezioso regesto viene così aperto alla conoscenza dei giovani cadorini: preparati dai loro insegnanti e sotto la guida di un curatore interno appassionato e competente, essi possono accedere ai documenti che dal fondo dei secoli riportano nella luce della attualità le antiche cadenze della loro storia. E se è vero che noi siamo ciò che siamo stati, è proprio ripercorrendo il filo di questo lungo racconto che essi potranno meglio comprendere le ragioni del loro essere come sono, e non altrimenti. Si è invocato un risveglio della coscienza cadorina: questa è una buona strada per ritrovarlo. Ennio Rossignoli QUESTO SCONOSCIUTO MUSEO ARCHEOLOGICO olteplici volte e da più versanti e punti M di vista ci si è occupati dei beni culturali della provincia di Belluno. In certi momenti proponendo, incoraggiando altre volte sferzando senza tanti complimenti i politici, gli amministratori e gli operatori economici. Lo spunto per tornare sull’argomento è dato da Paolo Finotti, un volontario culturale tra i più impegnati di Pieve di Cadore, che tempo fa, sulle pagine di un quotidiano locale, lanciava l’allarme sullo scarsissimo interesse delle scuole, in particolare quelle bellunesi, nei confronti della casa del Tiziano e del Museo Archeologico, due importanti particolarità della cittadina che, tuttavia, non sono le sole perché andrebbero aggiunti altri monumenti ecclesiastici come le chiese e il padiglione vetrato antistante, il palazzo municipale che contiene i cospicui resti di una villa romana mosaicata con notevoli rimanenze d’impianto di riscaldamento ad ipocausto. Un’opera di valorizzazione terminata giusto tre anni fa ma non ancora fruita nel pieno delle sue potenzialità. Nel merito dell’unicità e ricchezza costituita dai reperti conser vati nel Museo archeologico ospitato ai piani superiori del palazzo della Magnifica Comunità, non può certo sfuggire come, nonostante le ripetute inaugurazioni, l’apparato didascalico - esplicativo sia ancora deficitario ed incomprensibile ai visitatori mancando, addirittura, dell’indicazione dei centri di provenienza dei tanti ed interessanti reperti. Qui allora non c’entrano campanilismo o destino cinico e baro che fa scappare i professori, le scuole, il pubblico e gli appassionati da Pieve o dal Cadore. Innanzi tutto si deve cambiare mentalità e, soprattutto, la concezione verso i segni della storia siano essi arte, archeologia, architettura ed altro ancora. Se, difatti, i primi a non conoscere le proprie ricchezze culturali sono proprio i cadorini, o continuiamo a ritenere la tutela, la ricerca e la valorizzazione un’inutile e dannosa perdita di tempo e denari invece che un investimento al “pari”, se non meglio, delle gravi colate di cemento che continuano a devastare il territorio con la benedizione dei nostri amministratori, dovremo finalmente renderci conto come i risultati non possono essere che scarsi se non addirittura nulli. Di Lagole con gli scavi clandestini, di Auronzo con la mancata creazione di un’area archeologica di Piazza Santa Giustina e le difficoltà negli stanziamenti per il proseguimento dello scavo dell’importantissimo santuario del Monte Calvario ci siamo occupati altre volte; più urgente diviene ora spostarsi a S. Vito di Cadore dove qualche tempo addietro sono stati scoperti, nella frazione di Resinego, i cospicui resti di un villaggio risalente, probabilmente, al periodo tardo antico (IV-V sec d.C.). Qui a seguito dell’allargamento della strada che porta agli impianti sciistici della zona sono venute alla luce stratificazioni antropiche, per un totale che oltrepassa, abbondantemente, i cento metri lineari, lungo le quali si sono raccolti molti frammenti di ceramica. Anche quassù è intervenuta, come da prassi, la Soprintendenza Archeologica e in seguito incominciate le indagini scientifiche da parte di un operatore ar- cheologo incaricato dal comune, ma sono anche i problemi, connessi con la difficoltà di ritenere questo agi- Unicità e ricchezza dei reperti conservati al Museo della Magnifica Comunità re un investimento al pari di quello relativo all’allargamento della strada e costruzione del muro. Si è riscontrato anche qui, come altrove in Cadore e nel resto della provincia, una forte e distruttiva reazione accompagnata da una chiusura mentale di fronte al bene culturale di qualsiasi natura e consistenza esso sia. Perdurando una simile mentalità non si va da nessuna parte e sono, purtroppo, completamente inutili le lamentazioni perchè i primi affossatori delle nostre ricchezze culturali siamo noi ritenendole ostacoli da abbattere, nascondere, distruggere per poter completare il sistematico impoverimento dei nostri territori e centri. Statuetta preromana in bronzo con iscrizioni scoperta a Lagole Elmo gallico rinvenuto a Vallesella (Museo Magnifica Comunità) Frammenti di ceramica rinvenuti recentemente nella frazione di Resinego, a San Vito di Cadore Questa è l’analisi e la lezione che potrebbe essere completata con i disastri sui beni artistici e architettonici. L’unica soluzione sarebbe quella di mandarla a memoria e metterla in pratica; in caso contrario, è perfettamente inutile lamentarsi e non ricercare dentro e tra noi le vere cause di una simile e grave situazione destinata a pregiudicare il futuro dei nostri giovani. Se tanto è stato oramai distrutto, molto ancora rimane da tutelare e valorizzare. Non resta che impegnarsi e cambiare radicalmente mentalità se vogliamo far sopravvivere i centri di montagna e complessivamente la provincia di Belluno, perché dalla crescita culturale non si può prescindere e discende tutto il resto. Eugenio Padovan MARZO 4-5:MARZO 4-5 6-03-2009 10:12 Pagina 2 ANNO LVII Marzo 2009 4 IL LAGO CHE NON C’E’ rganizzata dalla Famiglia EmiO CERIMONIA E ATTESTATI A PIEVE granti ed Ex Emigranti dalla prima pagina del Cadore, si è svolta nella sala consiliare di Pieve di Cadore il 29 gennaio la cerimonia per la consegna degli attestati di benemerenza per gli oltre trent’anni di lavoro svolti all’estero, a 14 cadorini. Essi sono: Marcella Agnoli, Gianpietro De March, Augusto Baldovin, Licinio Coletti, Ugo Del Favero, Gianpaolo Da Col, Gianna Da Ru, Angelo Fumei, Paolo Masariè, Angela Gei, Raffaele Da Corte, Vittorio Toscani, Agostino Svaluto, Giusto Da Vanzo. Presenti, oltre al sindaco Antonia Ciotti con l’assessore Giovanna Coletti, l’assessore alle politiche dei flussi migratori Oscar De Bona e, per il direttivo della Famiglia, il vice presidente Ruggero Valmassoi, il segretario Luigi Querincig, Renato Munerati, Francesco Giavi e Giuliano Tabacchi. Il sindaco del comune di Pieve di Cadore, dopo i convenevoli di rito, ha ricordato quanto fatto dagli emigranti con tanti E i Comuni, non saranno allettati dal ristorno proposto sulla vendita degli inerti? Interrogativi che non sono stati sciolti, neppure nella riunione pubblica tenutasi a Calalzo a fine febbraio con assessori e tecnici della Provincia, presente il presidente Sergio Reolon che ha apprezzato il “progetto grandioso” che consente “di liberare i bacini dalla ghiaia” e di riscuotere consistenti proventi, pur rivendicando il diritto di stabilire (ma davvero può?) il livello ottimale dell’acqua dei laghi della provincia. Un approfondimento del tema ci è stato fornito da un esperto ingegnere idraulico che ha operato nell’ambito di dighe e difesa del suolo. Lasciando a lui un prossimo intervento tecnico, a noi preme solo sollecitare la discussione sul futuro del nostro territorio. Meditiamo, finché possiamo, perché il consistente makeup del lago che dovrebbe iniziare dal prossimo anno non è propriamente urgente, neppure per l’Enel, che oggi da questo lago produce ben poca energia. Comunque, ecco qualche indicazione dall’esperto. L’apporto medio annuo di materiale portato dalle acque nel lago è di 600 mila metri cubi; se s’intende asportare in 10 anni 6 milioni di metri cubi di materiale, cioè 600 mila m3 all’anno, il beneficio sarà solo apparente, al massimo si otterrà un abbassamento del fondale del Piave all’altezza dello scarico della centrale di Pelos e lo svuotamento dei depositi di fango in corrispondenza delle opere di presa e dello scarico di fondo alla diga. In termini d’energia, l’Enel non avrà vantaggi. Si pensa di asportare 6 milioni di m3 sui 35 milioni di m3 d’interramento stimati: non è una gran cosa. I fanghi, inoltre, se smaltiti per fluitazione dallo scarico di fondo della diga, oltre che produrre acri odori e stagnazioni per la minima portata di flusso d’acqua, sarebbero distruttivi per la fauna ittica del Piave. Una volta poi completata la pulizia del lago nel decennio, chi assicura uno specchio d’acqua a livello costante? In definitiva, conclude l’esperto, nulla vieta nell’operazione di pulizia del lago d’essere rispettosi dell’ambiente e sensibili alle esigenze della popolazione della vallata, dragando dalla superficie del lago il materiale ghiaioso e aspirando i fanghi, smaltendo poi il tutto attraverso il vicino terminal ferroviario. Non ci alletta, dal 2010, un lago che non c’è. Renato De Carlo na scuola diversa: è questo che ha U spinto gli studenti a rea- COME ABBONARSI A MANO: Segreteria Magnifica Comunità di Cadore, Pieve di Cadore CONTO CORRENTE POSTALE: N. 12237327 intestato a “Il Cadore” - Piazza Tiziano - 32044 Pieve di Cadore (BL) ASSEGNO BANCARIO o VAGLIA POSTALE a: ”Il Cadore” Piazza Tiziano - 32044 Pieve di Cadore (BL) - Italia BONIFICO BANCARIO DALL’ITALIA presso: Unicredit Banca Spa di Pieve di Cadore (BL) UNCRITB1D41 Codice IBAN IT21I0200861230000000807811 intestato a “Magnifica Comunità di Cadore”, causale “abbonamento”. BONIFICO BANCARIO DALL’ESTERO presso: Unicredit Banca Spa di Pieve di Cadore (BL) - UNCRITB1M90 codice IBAN IT21I0200861230000000807811 intestato a “Magnifica Comunità di Cadore”, causale “abbonamento”. TARIFFE INSERZIONI (per un centimetro di altezza, base una colonna): 12 inserzioni mensili € 13,00; 6 inserzioni mensili € 10.20; a 4 colori e in ultima pagina tariffa doppia. IVA sempre esclusa. La Direzione e l’Editore non rispondono delle opinioni degli articolisti. Foto e articoli non pubblicati saranno restituiti solo a richiesta. QUESTO NUMERO E’ STATO CHIUSO AL 2.3.2009 Un plauso ai quattordici cadorini, veri ‘ambasciatori’ dell’operosità italiana nel mondo sacrifici, citando una prima originale forma di emigrazione risalente alla prima metà del XIX secolo, quando alcune persone di Pozzale di Cadore formarono una società per la fabbricazione di cappelli denominata “Società dei Cappellai”, operante in gran parte d’Italia e anche all’estero. Il vice presidente Ruggero Valmassoi, portando il saluto del presidente dell’A.B.M Gioachino Bratti, ha rin- graziato i presenti, sottolineando la costante partecipazione dell’assessore De Bona, attento e sempre disponibile nel supportare le varie “Famiglie”, anche aiutandole a risolvere i vari problemi che si trovano ad affrontare. Concludendo, Valmassoi ha rivolto un plauso particolare a coloro che hanno onorato il nostro Paese all’estero con il loro lavoro e il comportamento esemplare, “veri am- basciatori dell’operosità italiana nel mondo”. Le varie Famiglie bellunesi sono costituite anche da uomini e donne impegnati ancora oggi in giro per il mondo, ad esempio nella produzione del tradizionale gelato italiano. Dopo questo esordio, nell’intervento di Oscar De Bona, non è mancato un doveroso richiamo ai sacrifici degli emigranti, ad esempio quelli sostenuti dai loro figli, spesso costretti a stare in collegio separati dai genitori per lunghi periodi, e al prezioso contributo all’economia locale (nei comparti del turismo, del commercio ecc.) apportato dai risparmi, frutto di tanti sforzi, che per amore della loro terra, i nostri emigranti sono venuti a investire nei loro paesi d’origine. Ha inoltre ricordato l’operosità di Arturo Costella in Sud Africa e di altri che hanno contribuito a portare in alto il nome del Cadore nel mondo. “Questa è la gente che abbiamo la fortuna di avere” sono state le parole da lui pronunciate con orgoglio. Non è mancato un accenno alla problematiche, anche lavorative, connesse ai 400.000 immigrati presenti nella nostra Regione. Infine, l’assessore De Bona ha consegnato i 14 attestati ai premiati, che hanno anche ricevuto da Giovanna Coletti il bel volume “L’Arte in Cadore al tempo di Tiziano”. La cerimonia si è conclusa con un simpatico rinfresco. Rina Barnabò UNA SCUOLA DIVERSA - TEMI D’ATTUALITA’ ALL’ISTITUTO TECNICO COMMERCIALE DI PELOS lizzare un progetto d’autogestione avviato all’istituto Tecnico Commerciale dalla Sua direttrice, la Prof. Ribul. Non è quel tipo di sitin che alcuni studenti fanno a Roma o Milano per spesso confusa protesta contro la struttura scolastica. fondato nel 1953 Editrice Tutt’altro. E’ DIRETTORE RESPONSABILE Magnifica Comunità di Cadore una rassegna Presidente Renato De Carlo su tematiche Emanuele D’Andrea VICE DIRETTORE attuali e stiCancelliere Livio Olivotto molanti, scelMarco Genova te dagli stesSegreteria si studenti, Annalisa Santato REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE riguardo alle Palazzo della Comunità - Piazza Tiziano 32044 Pieve di Cadore quali parlano tel. 0435.32262 fax 0435.32858 - EMail: [email protected] ospiti esperti [email protected] contattati daSpedizione in abbonamento postale - Pubblicità inferiore al 40% gli studenti. Fotocomp.: Aquarello - Il Cadore - Stampa: Tipografia Tiziano Pieve di Cadore Ecco che il Reg.Tribunale di Belluno ordinanza del 5.4.1956 ragazzo trova uno spaUNA COPIA € 2.10 - ARRETRATO: IL DOPPIO zio per espriTARIFFE ABBONAMENTO mere la sue ITALIA € 25,00 - ESTERO € 25,00 PAESI EXTRAEUROPEI € 34.00 SOSTENITORE € 50,00 - BENEMERITO da € 75,00 in sù personalità e Resp. trattamento dati (ex D.lgs 30.6.03 n.196): Renato De Carlo PER EMIGRANTI BENEMERITI 3 la sua fantasia, anche con la musica. I “nails chopper”, gruppo rock del centro, con brani “dreaming reality” o “wrong education”, cantano e suonano all’I.P.S.T.T.C. di Pelos di Cadore: devono crescere, certamente, ma intanto si sentono realizzati così. E’ un segno che, quantomeno la musica ha una certa importanza in questa generazione. Sono poi d’estrema attualità ed importanza, per esempio, le testimonianze di una ex anoressica: legata ad una associazione provinciale contro l’anoressia ”Margherita”, la donna ventinovenne ripercorre di fronte ad un pubblico di giovani attentissimi, i passaggi della sua malattia, che l’ha portata a pesare 35 kg. Attualmente anoressia e bulimia che riguardano molte donne, può evolversi da malattia episodica a disturbo continuo, rientrante comun- Soccorso alpino uno dei temi Una rassegna di tematiche stimolanti nel progetto d’autogestione voluto dagli studenti dell’Istituto que nella patologia psichica. Vengono anche esposti dalla esperta i criteri diagnostici le terapie: si tratta di un approccio terapeutico pluridisciplinare, con l’ausilio dello psicoterapeuta fino ai gruppi di aiuto-mutuoaiuto presenti attualmente all’interno di alcune strutture ospedaliere. Altro tema, il soccorso alpino. Le guide alpina Maurizio Bergamo e Gigi Peverelli parlano di “Dolomity Emergency”, un’associazione che esegue salvataggi , tramite, se necessario, l’elicottero ed un medico a bordo nel caso di persone dis- perse o infortunatesi in alta. Chi svolge questo servizio deve sapere arrampicare, sciare fuori pista, e, soprattutto possedere molto self-control. Per l’occasione, viene simulato all’esterno della scuola un caso di salvataggio: l’alpinista è munito di un MARZO 4-5:MARZO 4-5 3 6-03-2009 10:12 Pagina 3 ANNO LVII Marzo 2009 a comunità di Auronzo di Cadore e la coL munità brasiliana di Ilòpolis dal 19 ottobre 2008 sono ufficialmente legate da un patto di gemellaggio. Tutto è nato da una trasferta che il “Corpo Musicale di Auronzo di Cadore” ha effettuato nel 2005 in Brasile - nello stato di “Rio Grande do Sul” - su invito della “Associazione Culturale e Industriale Fenavinho” di Bento Gonçalves e della “Associazione Bellunesi nel Mondo” in occasione delle manifestazioni organizzate per celebrare i 130 anni dell’arrivo dell’emigrazione italiana, e Veneta in particolare. In occasione della visita alla città di Ilòpolis, il Sindaco (Prefeito) Sig. Olmir Rossi, manifestò l’intendimento di stabilire un rapporto di gemellaggio con il comune di Auronzo di Cadore. La proposta formulata non fu dettata solo dall’intensità dell’emozione del momento, ma dal forte proposito di allacciare un contatto duraturo con la terra bellunese, terra degli avi di molti degli attuali cittadini di Ilòpolis, ove la discendenza degli immigrati italiani raggiunge addirittura la percentuale del 98%. Ilòpolis è il centro della “Erva Mate”: si tratta di un’erba aromatica, lavorata in modo particolare, dalla quale si ricava il “Chimarrào”, un infuso che viene bevuto esclusivamente dalla “cuja”, un caratteristico contenitore con apposito filtro. La proposta venne accolta con favore da parte dell’Amministrazione comunale di Auronzo e il Consiglio comunale adottò all’unanimità una deliberazione con la quale aderiva, ritenendo che questo gemellaggio, al di là delle importanti similitudini che uniscono i due paesi e al di là della necessità di affermare le radici storiche che le nostre comunità devono riscoprire, curare e, se possibile, esaltare, fosse un’occasione di reciproco interesse. Per gli auronzani, soprattutto per le generazioni più giovani che conoscono ben poco dell’emigrazione italiana, fenomeno che ha interessato quasi tutte le famiglie; per gli abitanti di Ilòpolis, perché, seppur lontani e nonostante i passi da gigante fatti dalle comunicazioni e dai mezzi di trasporto, possano sentirsi più vicini alla loro terra d’origine, alla cultura ed alle tradizioni dei loro nonni e, perché no, meno soli e dimenticati di quanto non lo sono stati in passato. A suggello di quanto avviato nel 2005, una delegazione del Comune di Auronzo di Cadore si è recata nel 5 DA UNA TRASFERTA DEL CORPO MUSICALE IL GEMELLAGGIO FRA AURONZO E LA BRASILIANA ILOPOLIS Ilòpolis è una cittadina di 4 mila abitanti in una zona a 800 m. di altitudine, in territorio con laghi e foreste Una delegazione si è recata in Brasile per portare a quella cittadinanza il saluto della loro terra d’origine periodo dal 11 al 24 ottobre 2008 in Brasile per la sottoscrizione in forma ufficiale e solenne del gemellaggio.La delegazione era composta dal Sindaco Zandegiacomo Orsolina Bruno, dall’Assessore al turismo Vittorio Dorigo, dall’Assessore regionale ai flussi migratori Oscar De Bona, dall’Assessore provinciale alla sanità e protezione civile Angelo Costola, dalla Prof. Irene Savaris in rappresentanza dell’Associazione “Bellunesi nel Mondo” e dal “Corpo Musicale di Auronzo di Cadore” con il Soprano Benedetta Botter. Ciò che ha maggiormente colpito la delegazione nel viaggio in Brasile è stato l’attaccamento alle radici della madrepatria e l’ospitalità con cui è stato accolta. Varie sono le similitudini che accomunano Ilòpolis ad Auronzo di Cadore: l’altitudine, di circa 800 metri sul livello del mare; l’entità demografica, costituita da circa 4.000 abitanti; la presenza di laghi e le vaste foreste che anche nella cittadina brasiliana ricoprono la gran parte del territorio. Anche la tipologia prevalente delle case e dei fienili ricalca gli stessi schemi. L’auspicio ora è che le due comunità, unite nella storia da comuni origini, possano vedere realizzati progetti che contribuiscano a rafforzare i loro legami attraverso scambi culturali, destinati in particolare a insegnanti e giovani, e momenti di contatto tra imprese artigianali e commerciali per intraprendere rapporti di collaborazione e sviluppare progetti di cooperazione internazionale. “cerca-persone”, collegato ad un telecomando, e di un lungo bastone che individua sotto anche due metri di neve la parte dura del terreno e la zona morbida, dove ci potrebbe essere la sepolta. In altra giornata interviene il Dr. Sandro Feltracco, che parla sulle nuove tecnologie di disboscamento: adesso esistono escavatrici che montano un processore al posto della pala che taglia e pezza l’albero a seconda del diametro di recidività; di fatto tendono a sostituire la vecchia motosega. Questa macchina, di cui la Provincia di Bolzano ne ha in quantità, è costosissima, anche se difficilmente manovrabile su terreni molto accidentati e ripidi. In Comelico se ne dispone di una, la Harvester, che richiede a chi la guida una competenze in elettrotecnica ed in meccanica. Elena Palatini MARZO 6-7:MARZO 6-7 6-03-2009 10:15 Pagina 2 6 l mio mandato è stato senza ombra di dubbio facilitato “I dalla precedente esperienza amministrativa che mi vedeva vicesindaco e che mi ha dato modo di varare alcuni progetti che mi hanno veramente coinvolto. - In primis a marzo 2005 l’inaugurazione della copertura dello spazio polifunzionale presso gli impianti sportivi comunali Palada, un’opera eseguita a totale carico della Regione Veneto per 400 milioni di lire e circa 180 milioni del Consorzio BIM. - Nel successivo mese di luglio si è provveduto ad inaugurare i “sentieri della grande Guerra” sul Becco di Cuzze, un’iniziativa a disposizione di un turismo specialistico amante della storia dei due conflitti mondiali per un importo di 350 milioni di lire a totale carico della Regione Veneto. - Abbiamo dotato la Scuola Materna S. Lucia di nuovi ed ulteriori servizi igienici, obbligatori per la normativa vigente, mediante un contributo del consorzio BIM, condiviso dal Comune di Borca, di 65.000 euro. Sono state totalmente sostituite le tapparelle della Scuola Elementare e rifatto tutta la pavimentazione del piano terra. - A Vinigo abbiamo allargato e consolidato il tratto di via Savilla dalla Cooperativa sin dopo le sede ANA e l’abbiamo dotata di apposito steccato; un’opera da 50.000 euro a totale carico del Comune. - Abbiamo consolidato e ricostruito il muro perimetrale posto a valle del cimitero di Vinigo che era pericolante e quindi siamo dovuti intervenire d’urgenza che a fine lavori è costato al Comune circa 30.000 euro; - A seguito della concessione di un contributo di 6.000 euro avuto dal Consorzio BIM, è stata acquistata un’autovettura data in comodato al gruppo di volontariato “Pelego” che si occupa in modo encomiabile ANNO LVII Marzo 2009 per accompagnare gli anziani, per motivi di salute, ovunque sia necessario. Di questo servizio andiamo particolarmente fieri e gli anziani del paese ne sono entusiasti. - A seguito di un prevedibile sviluppo urbanistico di carattere residenziale dovevamo garantire, di pari passo, anche una possibilità occupazionale rivolta ai giovani: in linea con ciò, una delle iniziative più importanti, sulla quale abbiamo puntato e puntiamo molto, è senz’altro la realizzazione dell’area artigianale di Peaio, al termine della quale il Comune di Vodo si troverà con un nuovo magazzino munito di ufficio, bagno, antibagno e spogliatoio, per i mezzi e l’attrezzistica di circa 175 mq, ove potranno trovare ricovero anche la Gip dei VV.F. volontari ed il trattore dei cacciatori, ma soprattutto a seguito dell’insediamento di nuove attività artigianali, ci saranno posti di lavoro per il locali. - Ma l’opera che ritengo veramente di aver realizzato compiutamente e che sento, anche indebitamente, più mia e che mi ha totalmente coinvolto, grazie anche a tutti i miei collaboratori che ci hanno creduto sin dall’inizio, è la ristrutturazione ed ampliamento del rifugio G.P.Talamini, che spero presto, dopo aver finalmente raggiunto un accordo con la Regola, possa essere dato in gestione. Un’opera da 430.000 euro, di cui 334.000 concessi dalla Regione Veneto, 60.000 mediante l’accensione di un mutuo del Comune e circa 36.000 totali a seguito di due differenti contributi del Consorzio BIM. Inutile rammentare le potenzialità di questa struttura che dovrà essere il biglietto da visita della nostra comunità sotto l’aspetto turistico. E sarà anche una nuova occupazione per una famiglia volenterosa che sicuramente sarà ripagata ampiamente. - Ma vi sono anche alcune impor- I SINDACI GIUDICANO “L’opera che più mi ha coinvolto è IL LORO MANDATO la ristrutturazione AMMINISTRATIVO del rifugio Talamini” 3 Intervista a Guido Calvani Sindaco di Vodo di Cadore FRA LE PIU’ IMPORTANTI INIZIATIVE A VODO, LA REALIZZAZIONE DELL’AREA ARTIGIANALE DI PEAIO tantissime opere che sono in via di completamento come il tratto di pista ciclabile per un importo di 2.050.000 di euro totalmente a carico della Regione Veneto, che vedrà tra l’altro, completamente ristrutturata la ex stazione ferroviaria di Vodo (lavori per circa 200.000 euro da ultimare entro il 30 di giugno), che sarà destinata a posto di ristoro e riparazione ed affitto di biciclette. E’ un’altra opera a costo zero per la Comunità di Vodo ed un’ulteriore possibilità lavorativa per i nostri giovani, verso i quali abbiamo l’obbligo di creare i necessari presupposti per evitar loro qualsiasi possibile forma di emigrazione lavorativa. - Nel prossimo mese di aprile maggio inizieranno i lavori di realizzazione della sala polifunzionale e biblioteca all’interno della vecchia palestra sita in piazza S. Lucia, che valorizzerà anche la piazza centrale del paese oltre a garantire una sala ove potranno essere svolte innumerevoli attività e resa finalmente disponibile una biblioteca pubblicodidattica, considerata la contiguità con le scuole elementari. Un’opera da 300.000 euro, di cui 200.000 avuti dalla Regione Veneto e 100.000 provenienti dal lascito del defunto Guido De Lorenzo Varonego. A costo zero per il Comune. - Altre opere, progettate e già finanziate, sono l’allargamento della strada S.P. di Arnodei a Vinigo, l’asfaltatura il rifacimento di muretti ed il collettamento delle acque meteoriche di un tratto di via Strabain e la realizzazione di una variante di una strada S.P. in località Ciandolada -Tasson. Oltre a alle opere pubbliche abbiamo sostenuto tantissime valide iniziative storico-culturali che ci hanno ancor più legati alla nostra Comunità. Purtroppo, vi sono anche opere che per vari motivi non siamo riusciti ad eseguire, come il completo allargamento della strada per Vinigo (troppe risorse), la nuova piazza di Peaio, già progettata, ma per motivi indipendenti dalla nostra volontà ancora non potuta eseguire, e la sistemazione di via di Salime a Vodo, altrimenti tutti gli interventi elencati sull’iniziale documento programmatico è stato realizzato. Molte, anzi moltissime sono state le soddisfazioni anche se spesso non hanno certo ripagato i sacrifici sostenuti, ma d’altro canto la nostra è stata una libera scelta che, come sapevamo, ci ha posto a disposizione dei nostri concittadini, attraverso le nostre scelte politiche che possono essere state più o meno condivise ma che senz’altro sono state assunte con accurata e coscienziosa oculatezza, scevra da ogni coinvolgimento personale e nel solo interesse della popolazione. Prova ne è che anche il gruppo d’opposizione dopo circa 6 mesi ha sempre condiviso le nostre iniziative, persino i bilanci. Per il futuro, che per fortuna non sappiamo cosa ci riserva, posso solo augurarmi che per una realtà come la nostra di circa 900 anime, vi sia la giusta continuità e si possa proseguire in questa direzione nella quale abbiamo fermamente creduto ed i risultati conseguiti ne sono la prova tangibile, e poi… ai posteri l’ardua sentenza!” SERVIZIO DI BORTOLO DE VIDO GLI HEADHUNTER AL Blues&Soul festival DI SAN VITO DI CADORE na serata con grande musica. La prima ediU zione invernale del SanVito Blues&Soul festival, organizzata a San Vito dall’associazione omonima, ha proposto uno spettacolo dal respiro internazionale che ha coinvolto ed entusiasmato un pubblico numeroso, attento e competente. La serata si è aperta con gli HeadHunter, gruppo storico trevigiano capitanato da uno dei fondatori, Willy Mazzer, che con voce e armonica ha esaltato il sound della band, un suono potente, colmo di passione. La band ha percorso un viaggio attraverso i classici del blues che Willy & C, ha riproposto con vestiti nuovi, moderni e con brani da loro firmati, senza mai perdere di vista le radici profonde del blues. Un grande concerto premiato dall’entusiasmo del pubblico. L’attesa per il secondo concerto è stata breve a testimonianza dell’ottima organizzazione dell’evento: sul palco sono saliti Mike Sponza e la sua band. Subito musica di gran classe del trio di Sponza fino al momento in cui il chitarrista triestino ha presenta Joyce Juille, la cantante. L’artista newyorkese è entrata sul palco mostrando grande personalità, simpatia, una forte presenza scenica ed una voce coinvolgente. Attraverso una carellata di “cover” e di brani di Sponza la cantante ha sfoggiato una straordinaria capacità interpretativa, passando con disinvoltura dal soul al blues e al gospel con una voce calda, sensuale, a volte potente, a volte suadente. Una grande performance, che ha esaltato le interpretazioni della cantante di colore. Alla fine una “jam session” con i musicisti delle due band uniti per accompagnare la voce di Joyce in una straordinaria interpretazione di “Stormy Monday”. Grandi applausi hanno accompagnato l’uscita di scena di tutti gli artisti, protagonisti di una serata che resterà a lungo impressa nella mente del pubblico. Ancora una volta l’as- sociazione sanvitese si è dimostrata punto di riferimento importante nel panorama della musica afro-americana, capace di organizzare eventi di assoluta qualità, che nulla hanno da invidiare a manifestazioni più note. Il SanVito Blues&Soul festival tornerà in scena con l’ottava edizione, il 10 e 11 luglio prossimi, ed il programma sembra in grado di assicurare la crescita culturale ed artistica della manifestazione, oramai nota a livello nazionale e diventata un finestra aperta sul territorio. B.D.V. MARZO 6-7:MARZO 6-7 3 6-03-2009 10:15 Pagina 3 7 ANNO LVII Marzo 2009 ieci anni come sindaco (più due per completare D un altro mandato), dieci anni come consigliere provinciale, cinque anni come amministratrore della Regola di Campolongo. Un curriculum amministrativo di tutto rispetto per Silver De Zolt, sindaco di S. Stefano di Cadore. Ha già annunciato che non si candiderà nelle prossime elezioni di giugno. “La voglia di fare ci sarebbe” ci dice nel suo ufficio di piazza Roma “ma penso sia giusto fermarsi per un po’ e lasciare spazio ad altri”. Quale bilancio può tracciare per questi dieci anni di impegno politico e amministrativo? “Nel complesso, nonostante le mille difficoltà incontrate, la mia valutazione è positiva. Quando ho iniziato il mio mandato il nostro paese, centro amministrativo e dei servizi per il Comelico, era un po’ trascurato. L’amministrazione da me guidata si è mossa con la priorità per diversi settori di intervento. Per gli aspetti scolastici e formativi un nostro orgoglio è aver creato la cittadella scolastica: la nuova sede delle scuole elementari e medie, la biblioteca nell’ex asilo con collegamento a Internet e nuove dotazioni, l’edificio a servizio della formazione per la piccola e media impresa completamente ristrutturato grazie anche all’apporto del BIM, dei Comuni e della Comunità Montana. Questi interventi sono costati anche sacrifici spostando per esempio i bambini da Casada e Costalissoio a S.Stefano, ma sono comunque provvedimenti comprensibili anche nell’ottica del calo demografi- co. Analogamente a Campolongo si è realizzata la centralizzazione degli asili comunali con un edificio ristrutturato a norma di legge che fornisce supporto anche per l’asilo di S. Pietro per la preparazione dei pasti. Per quanto riguarda i giovani e le iniziative sportive e sociali, abbiamo messo a nuovo il Cinema Piave che è divenuto sala polivalente per ospitare spettacoli e incontri. E’ stato realizzato il parco Medola, il campetto sintetico a Campolongo e stiamo collaborando per la nuova copertura in sintetico del campo sportivo di Lacuna. Infine è stata riattivata la sciovia Gei, dopo il fallimento di molti anni fa, per un utilizzo sociale e ricreativo e per il campo scuola sci. Per la promozione turistica il gemellaggio con gli amici toscani di Montespertoli sta dando bei risultati. Nel settore della opere pubbliche va ricordato il nuovo impianto di illuminazione per S. Stefano, Campolongo e Casada, il completamento delle passeggiate di Ronco e Tarigole, molto apprezzate nella stagione estiva, la grande spinta per la riapertura del collegamento con il Friuli attraverso la strada di Forcella Lavardet chiusa dal 1966. Su questa tratta altri finananziamenti sono appena stati ricevuti dalla Provincia di Belluno per lavori di oltre 1,6 milioni di euro. Altri lavori sono in fase di realizzazione come l’elipiazzola per il soccorso notturno e la riqualificazione dell’area del cimitero di Costalissoio. Da tempo ci stiamo impegnando per il secondo tunnel della galleria I SINDACI GIUDICANO IL LORO MANDATO AMMINISTRATIVO la sala consiliare del Comune di Santo Stefano di Cadore, alla presenza di varie autorità tra le quali il Prefetto di Belluno Provvidenza Raimondo, per la consegna degli attestati del corso di cultura turistica. “Voi giovani siete il cuore della vostra terra e la speranza di un futuro che è nelle vostre mani. Questo percorso culturale è la più bella delle iniziative che si potessero organizzare per esprimere concretamente l’amore per la cultura e la storia dei propri paesi. Il 2009 è l’anno internazionale della creatività e dell’innovazione; chi meglio dei giovani può rappresentare queste qualità?” Così il Prefetto di Belluno ha voluto salutare i 24 corsisti, le autorità ed il pubblico inter venuto alla cerimonia. In precedenza il sindaco Silver De Zolt aveva ringraziato il Prefetto per l’attenzione e la sensibilità nei confronti del Comune comeliano visitato due volte nello spazio di pochi mesi. Visibilmente emozionata anche Nevia Comis, presidente del ‘Circolo Culturale del- la Donna’, promotore e organizzatore del corso, con il patrocinio del Comune e della Comunità Montana. Ma la vera anima dell’iniziativa è stato Guido Buzzo che ha voluto creare una opportunità culturale per i giovani proponendo un corso dedicato all’approfondimento storico, geografico e artistico del Comelico e Sappada. Senza dimenticare però quegli aspetti annedotici, curiosi e sorprendenti che sanno calamitare l’attenzione dei turisti, ma anche dei valligiani. La risposta sul territorio è stata sorprendente: ben ventiquattro adesioni di ragazzi e ragazze, tutti molto giovani. Tra loro studenti universitari, delle scuole superiori, qualcuno già laureato e impegnato nel settore turistico. Tutti hanno voluto ringraziare Guido Buzzo e Nevia Comis per questa iniziativa che hanno particolarmente gradito e apprezzato. L’auspicio e che vi possano essere in futuro altre opportunità formative da parte delle competenti autorità istituzionali per la creazione di figure professionali qualificate da impiegare nel settore turistico, unica vera ri- I corsisti: Beatrice Bertoldi, Tamara Buzzetto, Alessia Buzzo, Kristian Cesco Fabbro, Valentina Comis, Enrico D’Ambros, Daniel De Francesco D’Ambros, Giulia Da Rin, Valentina De Candido, Francesca Della More, Alessia De Lorenzo Buratta, Barbara De Mario, Giulia De Mario, Raffaella De Monte Nuto, Tomas De Martin Deppo, Chiara De Monte Pangon, Debora Emiliani, Daniele Fontana, Chiara Mazzier, Chiara Osta, Valentina Osta, Gloria Tona, Marco Zambelli Mariani, Pamela Zambelli Tortoi. Intervista a Silver De Zolt Sindaco di S. Stefano di Cadore MOLTI INTERVENTI A S. STEFANO HANNO RIGUARDATO I GIOVANI IN FUTURO SERVIRAANNO NUOVE ENERGIE ED ENTUSIASMO Comelico, fondamentale per l’accesso alla valle. Infine tra le opere più rilevanti segnalo la centrale a biomasse che, nonostante le polemiche, funziona perfettamente e consentirà nuovi allacciamenti a utenze pubbliche e private”. Cosa lascia in eredità alla nuova amministrazione e al nuovo Sindaco? “Non sono e non saranno tempi facili per gli amministratori pubblici. Sono convinto che dopo la crisi dell’occhiale e di tutto l’indotto collegato, l’unica spe- VENTIQUATTRO I PARTECIPANTI AL CORSO DI CULTURA TURISTICA erimonia semplice, ma significativa quella C svoltasi a meta febbraio nel- “Nostro orgoglio è aver creato la cittadella scolastica” sorsa per lo sviluppo socio economico del comprensorio Comelico e Sappada. Alla cerimonia hanno presenziato anche il direttore de “Il Cadore” Renato De Carlo e lo scrittore e giornalista Mario Ferruccio Belli che ha voluto complimentarsi con i giovani diplomati. L.O. Gli attestati consegnati in municipio alla presenza del prefetto Provvidenza Raimondo ranza per il Comelico è il turismo. Abbiamo delle eccellenze da valorizzare e ricordo Comelico Superiore con i suoi impianti di sci e con le Terme di Valgrande, la meravigliosa Val Visdende da fruire nel pieno rispetto del suo valore ambientale, la zona di Casera Razzo con il suo potenziale di sviluppo verso il Friuli. Poi un po’ di attenzione andrà rivolta all’arredo urbano e all’immagine del paese. Certo non è facile. Ser vono importanti sinergie tra pubblico e privato, serve la piena collaborazione con Regole e operatori economici e l’impegno di tutti per ottenere risultati soddisfacenti. Servono soprattuto le energie e l’entusiasmo dei giovani, per questo auspico che alle prossime elezioni vi siano candidati che vogliano impegnarsi per il nostro e il loro futuro”. SERVIZIO DI LIVIO OLIVOTTO MARZO 8-9:MARZO 8-9 6-03-2009 10:22 Pagina 2 8 ANNO LVII Marzo 2009 3 Lettere & Opinioni • Lettere & Opinioni • Lettere & Opinioni MICHELE SPOSA YAZMINA A LAS PALMAS UNA SCUOLA A PIEVE NEL 1957 PER MERCEDES E LE CROCEROSSINE Lo scorso 18 ottobre si è celebrato presso la Basilica di San Juan in Telde, isola di Gran Canaria -Spagna-, lo sposalizio tra Michele Piazza e Yazmina Castro Gonzalez. Michele Piazza, cadorino DOC, ha cercato la propria fortuna nella stupenda isola dell’arcipelago canario, dove attualmente insegna come docente del Master in Diritto ed arbitrato societario presso l’Università di Las Palmas de Gran Canaria (Spagna), lavorando anche per il Ministero di Giustizia in qualità di interprete; inoltre, non trascurando la laurea in Giurisprudenza ottenuta presso l’Università di Bologna, svolge funzione di consulente legale in uno studio associato. Il 18 ottobre ha realizzato anche il sogno d’amore, unendosi in matrimonio con Yazmina Castro Gonzalez. Bellissimo lo scenario: Michele entra alle 18,30 nella Basilica di San Juan in Telde accompagnato dalla madre Manuela Piazza; pochi minuti dopo fa il proprio ingresso la sposa che, radiosa, indossava uno stupendo vestito color bianco sfumato, accompagnata dal fratello, David Castro Gonzalez. La cerimonia viene celebrata in due lingue, italiano e spagnolo, allietata dalla musica del coro “Magnificat”, venuto dal Teatro Reale di Madrid per l’occasione. Egregio Direttore, voleva esprimere attraverso lei ai Sigg. Musizza De Donà il mio ringraziamento e compiacimento per l’articolo sulle crocerossine. Abbiamo compiuto 100 anni! Sono una crocerossina con 50 anni di servizio attivo, proprio quest’anno, e sono ancora sulla breccia…! Ho spedito alla mia Ispettrice Nazionale II. VV. CRI a Roma copia dell’articolo, certa che sarà oltremodo apprezzato. Le Crocerossine di Pieve di Cadore e dintorni, sono uscite dalla scuola creata nel 1957 presso l’allora Clinica Cadore. Scuola severissima. Primario dr. Cappellari, Direttore del corso Dr. Vianello. La nostra severa preparazione è stata ben apprezzata nei vari ser- vizi richiesti in pace e nelle calamità entro e fuori del Cadore, con riconoscimenti da parte dei superiori e autorità. Tornando all’articolo, desidererei sapere la casa editrice del libro “Nella Tormenta”, uscito nel 1939. Ne ho molti, ma questo mi manca. Gli ospedali militari nella guerra 1915-18, in Cadore, erano un po’ dappertutto. A Pieve, ex caserma Buffa Persero, ce n’era uno ed ho una foto con crocerossine e dame della CRI; a Tai, presso l’ex Hotel Cadore - altro ospedale, di cui ho una foto tutta sua. A Valle, in quella bella casa (o villa) sulla destra della nazionale. In tutti questi ospedali operavano le crocerossine. Parecchie decorate - l’ unica donna che ha avuto l’onore di essere sepolta a Redipuglia è la crocerossina Parodi, morta a 18 anni in servizio! … Sani Mercedes Genova Treviso Con tanto servizio alle spalle (anche nelle calamità, si pensi alla tragedia del Vajont) Mercedes ha certamente tanto da raccontarci. Arrivederci a presto. FABBRO, EDUCATORE E GENTILUOMO Gli sposi e relativo corteo si sono poi spostati al Grand Hotel Villa del Conde, ricevuti con l’esibizione di un coro gospel; i quasi duecento invitati si sono quindi accomodati al ristorante, per il classico brindisi al grido di “Viva los novios!” e “Viva gli sposi!”, dovuto alla rappresentanza degli invitati italiani alla cerimonia, e successivo taglio della torta nuziale. Fine giornata romantico in discoteca con danze e l’immancabile “Sul bel Danu- bio blu” di Strauss. Colgo l’occasione per porgere i miei migliori saluti. Micki Piazza Las Palmas - Gran Canaria Giungano anche le nostre felicitazioni e gli auguri a Michele e a Yazmina in quella bella città che è Las Palmas. E’ un piacere leggere questi spunti di vita di cadorini che si fanno onore nel mondo e vogliono mantenere un caldo legame col Cadore. Signor Direttore, la ringrazio vivamente per la pubblicazione dell’articolo di Mario Ferruccio Belli riguardante mio padre il Maestro Corrado Fabbro, sul “Cadore” di gennaio 2009. In questi tempi in cui la figura paterna viene sempre più sminuita, mi rendo conto dell’enorme fortuna d’avere avuto un Padre come Lui; che ha permesso a noi figli di crescere nei veri valori della vita e di trasmetterli ai nostri figli. Cordiali saluti Cesare Fabbro Pesaro E’ un piacere annoverare il Maestro Titta fra i personaggi che hanno reso illustre il Cadore. Come ben ha ricordato Belli, le tante esperienze in Italia e all’estero, le conoscenze che aveva maturato , il mettersi a disposizione di tutti, uniti al carattere franco e non privo di ironia, gli cero difficili. Soprattutto, come ben lei conferirono una solida popolarità. Che lo protesse, ricorda - da figlio - fu un anche quando i tempi si fe- buon padre. MARZO 8-9:MARZO 8-9 3 6-03-2009 10:22 Pagina 3 ANNO LVII Marzo 2009 9 Lettere & opinioni • Lettere & opinioni • Lettere & opinioni UN NUOVO GIORNALINO STUDENTESCO UN GRAZIE AGLI AMICI DELLA FERROVIA colare N° 2 dell’Apnle 2009 Egregio Direttore, IRROMPE SULLA SCENA DI AURONZO durante una riunione di uscirà un articolo inerente Egregio Direttore, siamo gli alunni delle classi 2A e 2 B della Scuola secondaria di primo grado di Auronzo di Cadore. Durante le attività pomeridiane abbiamo realizzato, con l’insegnante di Italiano e di Tecnologia, un giornalino scolastico che tratta vari argomenti di nostro interesse. Grazie al laboratorio del giornalino, abbiamo potuto avvicinarci al mondo della carta stampata, anche con lo scopo di diventare lettori attenti di quotidiani e periodici. Durante questa attività abbiamo avuto modo di sfogliare e leggere anche il giornale che Lei dirige, scoprendo molte notizie interessanti sul nostro territorio. (…) Con i nostri più cordiali saluti. Francesca, Daniele, Carlotta, Sivia, Sharon, Elisa, Sara, Marta, Lorenzo, Romina, Patrik, Giulia, Prof. Carmen Martignon Complimenti per l’iniziati- nostri Soci e simpatizzanti, un avvocato facente parte degli Amici, molto probabilmente un abbonato a “Il Cadore “, avendo letto alcune nostre Circolari con articoli a soggetto ferroviario riguardanti sia manifestazioni ferroviarie tenutesi in provincia di Belluno sia la stazione di Calalzo, segnalava l’opportunità di inviarVi dette Circolari. Allego pertanto copie delle medesime contenenti scritti al riguardo, segnalando che anche nella Cir- Presentata a gran voce una richiesta al Vescovo va dei ragazzi della Scuola Secondaria di primo grado di Auronzo. Sia perché è sempre complicato ed impegnativo far nascere un giornale, sia perché farsi leggere oggigiorno è ancora meno semplice. Certamente però è un ottimo modo per gli studenti d’interessarsi ai problemi che stanno intorno. Chissà che poi non cresca fra loro qualche nuova “penna” che continui la tradizione del giornalismo in Cadore. Un giornalismo che sa farsi valere, basti pensare a Gianpietro Talamini fondatore de Il Gazzettino e ad Andrea Pais Tarsilia primo direttore-redattore de Il Cadore. RIVIVA IL SANTUARIO DEL CRISTO Da tempo la stampa riporta notizie che segnalano una situazione di disagio che si sta vivendo nel territorio. Parrocchie e volontariato si stanno attivando per sopperire concretamente coloro che si trovano in difficoltà. In questo clima di incertezza, la spiritualità assume un ruolo sempre più importante e, nella parte alta della provincia di Belluno, continua a tematiche ferroviarie nella Provincia Bellunese. Ricordo che la pubblicazione è una Circolare Interna alla nostra Associazione. Sperando di aver fatto cosa gradita... Gino R. Savaris Presidente A.F.I I problemi della mobilità in Cadore sono sentiti e la ferrovia col suo terminal di Calalzo è stata una parte importante della storia del territorio. Ne abbiamo parlato spesso. vizi molto approfonditi degli Seguiremo volentieri i ser- Amici della Ferrovia. vivere e crescere nell’animo dei fedeli la speranza che il Santuario del Cristo di Valcalda di Pieve di Cadore, prediletto luogo di preghiera, ritorni al suo antico valore. Dopo la recente chiusura, con la partenza dei Padri Carmelitani Scalzi, che sono stati attivi cultori del Santuario ed esemplari artefici di fede per quasi ottanta anni, si è costituito un gruppo di stu- diosi e di operatori sociali che ha voluto analizzare la storia ed il valore del Santuario dalla sua origine ai giorni nostri; l’opera svolta dai Padri durante la loro intera permanenza nel convento di Pieve di Cadore; gli eventi successivi alla chiusura del Santuario; il disagio giovanile ed il dialogo religioso; il servizio sanitario domiciliare; il volontariato per l’assi- stenza di infermi e bisognosi; la necessità di supporto spirituale. Si è ritenuto opportuno chiedere un colloquio a S.E. il Vescovo Mons. Andrich ed effettuare una ricerca afferente la storia del Santuario, il lodevole operato dei Padri Carmelitani Scalzi, la riduzione del servizio religioso, anche se l’Arcidiacono del Cadore nonostante i suoi già gravosi impegni, riesce a celebrarvi due S. Messe settimanali. Tutti gli interventi sono stati raccolti in un corposo dossier in cui sono stati inseriti anche i bollettini parrocchiali e le recensioni della stampa locale e nazionale che trattavano l’argomento; nella conclusione si è evidenziata la necessità della riapertura giornaliera e continuativa del Santuario e l’affido dell’edificio sacro ad una comunità religiosa di consacrati. Durante l’incontro, avve- nuto nella sede vescovile, è stata consegnata una copia del dossier all’illustre Presule anzitutto per la sua primaria ed autorevole presenza religiosa nella Provincia intera ed in secondo luogo in quanto profondo conoscitore della realtà locale, della cultura, delle radici cattoliche del territorio. Il gruppo, composto da fedeli del luogo, incoraggiato anche dalle oltre duemila persone che durante l’estate in pochi giorni hanno espresso per iscritto il desiderio di un ripensamento sulla chiusura del Santuario, ha inteso rappresentare il pensiero di gran parte del territorio per espri- mere in una unica voce una condivisa speranza non discosta dal desiderio che con la riapertura del sacro edificio, luogo di eccellenza per i pellegrini ed i fedeli locali, il Cadore possa di nuovo disporre di un costante e continuo dialogo religioso sia collettivo che individuale godendo dei benefici che ne derivano. Sua Eccellenza il Vescovo ha ascoltato con molta attenzione, significando partecipazione al disagio evidenziato nella relazione che gli è stata consegnata, ha promesso il suo autorevole interessamento. (...) Ivana Francescutti MARZO 10-11:MARZO 10-11 6-03-2009 10:28 Pagina 2 10 ANNO LVII Marzo 2009 3 Lettere & opinioni • Lettere & opinioni • Lettere & opinioni Omero Giacomelli, il capitano pilota GIOVANI BRAVI E VOLENTEROSI Sono Giorgio Cecchinato, nipote del Capitano Pilota, in quanto figlio della defunta Danila Giacomelli, sorella di Omero. Innanzitutto intendo sottolineare la data di morte di Riccardo Giacomelli attribuita erroneamente nel 1934 invece che nel 1954, significando che anche mio nonno, alla pari della moglie Eugenia, ebbe modo di vivere il dolore per la scomparsa del figlio. Per ciò che riguarda l’assegnazione della medaglia d’argento, di cui attualmente sono il possessore, la motivazione, il contesto in cui è maturata e la data risultano completamente estranee alla realtà dei fatti. Dal “curriculum” ufficiale di Omero Giacomelli in mio possesso riporto. “Il 16 gennaio 1940 assume il co- mando della Compagnia Avio-Sahariana e dell’Aeroporto di Cufra. Dopo lo scoppio delle ostilità, nell’agosto 1940, chiede ed ottiene di far parte della 127a Squadriglia di Aviatori scelti, in zona di guerra, quale “Ricognitore”. Il 1 ottobre rientra nei quadri ed è assegnato al 73° Gruppo Autonomo Osser vazione Aerea. La sua ultima destinazione di servizio è l’Aeroporto di Bardìa, in Cirenaica, ove viene dichiarato “disperso in zona di guerra”, in data 10 dicembre 1940, a seguito di azione bellica di ricognizione. Al Capitano Pilota Omero Giacomelli è stata concessa in data 5 giugno 1942 la Medaglia d’Argento al Valor Militare ... Da documenti di testimo- Risponde Mario Ferruccio Belli Ho letto quanto scrivono i nostri due lettori, entrambi nipoti del Capitano pilota di Calalzo Omero Giacomelli, caduto da eroe in Libia, durante la seconda guerra mondiale. Ringrazio il lettore Cecchinato per la precisazione circa l’anno di morte di Riccardo, padre di Omero che, per una svista negli appunti, avevo involontariamente invertito. Confermo invece per intero il profilo del nostro valoroso e sfortunato compatriota cadorino. Per farne il profilo umano e professionale ho contattato anzitutto suo cugino, da parte di madre, l’ingegnere Felice De Carlo (vivente a Treviso), che nei suoi anni giovanili lo conobbe e ne fu amico. Ho letto quindi attentamente la corrispondenza scritta alla famiglia da Omero durante il servizio militare in Africa, in parte pubblicata nel volume “Lettere di Caduti e Reduci del Cadore nella Seconda guerra mondiale, Marsilio editore Venezia, 1988”. Non mi è riuscito, purtroppo, di visionare le lettere inviate alla fidanzata dottoressa Susanna Pansier - che ho conosciuto personalmente a Nervi- giacché sono an- I LETTORI che intendono partecipare con lettere, articoli e foto alla vita del nostro storico mensile, possono indirizzare a: REDAZIONE “IL CADORE” Palazzo Magnifica Comunità Piazza Tiziano 32044 PIEVE DI CADORE nianze militari aeronautiche in mio possesso risulta che il giorno prima, il 9 dicembre 1940, gli inglesi avevano sferrato una decisa offensiva ed il Fronte Italiano stava cedendo sotto l’urto delle ingenti e preponderanti forze corazzate, aeree e contraeree nemiche. In uno scenario di inferiorità di mezzi e armamenti maturò il rischio ineluttabile sempre maggiore delle azioni di ricognizione e combattimento della Nostra Aviazione ed il sacrificio di molte vite umane compresa quella di mio zio. Con l’auspicio di vedere pubblicate queste mie rettifiche in una Vostra prossima edizione, invio distinti saluti. Giorgio Cecchinato Martellago date disperse dopo la sua morte. Ho consultato, infine, il volume edito a cura della Magnifica Comunità di Cadore intitolato “Cadorini decorati al valore militare, caduti e dispersi nelle guerre della patria. Castaldi Feltre, 1964”, dove appaiono assieme alla foto degli eroi anche le motivazione letterali delle decorazioni loro assegnate. Sono, per l’occasione, lieto di ringraziare anch’io il giornale che mi consente, ogni mese, di raccontare la storia degli uomini e delle donne che con la loro vita hanno reso onore alla nostra piccola patria.” M.f.b. oppure inviare una E-MAIL al direttore [email protected] Si prega di segnalare se la corrispondenza è strettamente personale. La Direzione non risponde delle opinioni espresse dai lettori. Lettere ed articoli possono essere ridotti per esigenze di spazio o convenienza. LORENZO LORENZO tappezziere LORENZO tappezzi GRANDE MAGAZZINO E LABORATORIO SPECIALIZZATO IN: TENDAGGI (Oltre 200 varianti sempre pronte). TAPPETI... (Classici - Moderni - Rustici). TAPPETI PERSIANI TRAPUNTE PIUMINO ITZÀO A LIT ’- PR AELZ U R Q P Visitateci a LOZZO UA DI CADORE (Belluno) Q Telefono 0435.76058. Vicino al campo Visitateci a LOZZO DI CADORE (Bl) telefono 0435.76058 vicino al campo sportivo Gentile Direttore, ho letto con molta emozione l’articolo pubblicato sul Suo giornale nel mese di dicembre 2008, dedicato al Capitano pilota Omero Giacomelli. Mia madre, maestra Ermenegilda nata nel 1907 era una delle sorelle di Omero e perciò noi, suoi nipoti, siamo cresciuti nel suo ricordo giacché in famiglia, fin da bambini, abbiamo udito squarci di storia della sua purtroppo breve vita, donata alla patria. Dal profilo che ne ha fatto Mario Ferruccio Belli ho appreso tanti particolari a me sconosciuti, che hanno fatto rivivere il suo ricordo ben al di là delle cerimonie ufficiali. Assieme alle mie figlie ed a tutti i parenti che, forse, non conoscevano l’aspetto umano dello zio Omero, caduto in Libia quando non eravamo ancora nati, non possiamo che dire grazie al giornale Il Cadore e a tutti coloro che scrivendo di questi uomini generosi danno un grande esempio ai giovani. Iside Toffoli Roat Calalzo peraltro figlio unico, ha, fin dal liceo, passato le proprie estati e successivamente tutti i fine settimana e le feste infrasettimanali, lavorando, non certo per necessità, ma per il piacere di farlo e soprattutto che da marzo a settembre 2005 ha frequentato uno stage all’estero c/o la Fedon e Figli S.p.A., sospendendo pertanto il corso di studi. Non mi si dica dunque che i figli unici sono dei ragazzi viziati, certamente non Daniele!, ma non è tutto. Non ci sono vacanze che tengano, per inserirsi a pieno titolo nel mondo del lavoro bisogna perfezionare la lingua Daniele Martini di Pelos Nel nostro bellissimo Cadore ci sono tanti giovani bravi, volonterosi, studiosi, laboriosi, ma voglio parlarvi di uno in particolare, che mi è anche molto caro: Daniele Martini di Pelos, classe 1981. Figlio di Giovanna Zancolò e di Tullio (assidui lettori del Cadore), fin da ragazzino ha dimostrato un carattere forte e deciso e, finite le scuole dell’obbligo, ha frequentato con profitto il liceo scientifico di Pieve per iscriversi, senza tentennamenti, alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova. Il profilo internazionale del corso scelto ha coniugato aspetti relativi alla macroeconomia e all’interscambio fra paesi, con materie relative alla gestione aziendale e, nel novembre 2003, (a soli 22 anni) ha conseguito la Laurea Triennale in “Economia Internazionale” discutendo la tesi dal titolo: Aspetti di valutazione dei fornitori. Il caso della Giorgio Fedon e Figli SPA”, Relatore il Prof. Renato Guseo, Ordinario di Statistica presso l’Università di Padova, con la votazione finale di 110/110. Nel marzo 2007, presso la stessa Facoltà, dopo aver puninglese ed eccolo, da giugno 2007 a Febbraio 2008, assunto come cameriere presso il Dylan Hotel a Dublino, albergo a 5 stelle e “Boutique Hotel” facente parte della catena “Preferred Boutique” che raggruppa i migliori Boutique Hotels nel mondo, per frequentare, da ottobre 2007 a Febbraio 2008, presso la Dublin Business School (DBS) il corso in Project Management ed ottenere il diploma. Le nebbie ed il cielo plumbeo di Dublino gli fanno rimpiangere le nostre crode ed il nostro sole, i superiori ed i colleghi di lavoro non vorrebbero perdere un bravo lavora- tato su un corso di laurea di ampio raggio, indirizzato principalmente alla conoscenza delle problematiche relative allo sviluppo delle PMI, consegue la Laurea Specialistica (o Magistrale) in “Economia dei sistemi produttivi” discutendo la tesi dal titolo: “Marketing Esperienziale nel settore immobiliare. Il caso della Costruzioni Baldan SPA”, relatore: Prof.ssa Eleonora Di Maria, Ordinaria di Marketing presso l’Università di Padova, con 110/110. Sembrerà che Daniele (che a tale data non ha ancora compiuto i 26 anni), seppur bravo, abbia fatto nulla di più del proprio dovere, ma non sa che questo ragazzo, tore e un caro amico, ma il lavoro lo richiama in Italia ed il 6 marzo 2008 viene assunto presso la Accenture a Verona, nel ramo outsurching ed impegnato, da subito, in un progetto relativo alla contabilità presso una nota compagnia italiana di Assicurazioni. Ai genitori, alle nonne e parenti tutti, che lo hanno costantemente seguito con affetto, le più vive felicitazioni e a Daniele, oltre alla congratulazioni per l’ambito traguardo raggiunto, i più fervidi auguri di una vita lavorativa ricca di soddisfazioni e “ad maiora” Anna Rosa De Martin MARZO 10-11:MARZO 10-11 3 6-03-2009 10:28 Pagina 3 ANNO LVII Marzo 2009 11 Dicono di loro Piccolo racconto autobiografico ’idea di fare un piccolo rifugio, ristoro per tuL risti, venne a mia mamma Maria Kratter dopo la seconda guerra mondiale. Allora a Sappada la fienagione di alta montagna si faceva in agosto e la mamma quando falciava o rastrellava il fieno vedeva spesso nella Valle dell’Olbe i turisti che salivano ai laghi che si trovano a monte. Quindi d’accordo con mio papà Egidio Kratter, con mille sacrifici e con l’aiuto di paesani volonterosi, portando tutto a spalle e recuperando i resti di una baracca partigiana, costruirono un rifugio. Il rifugio era piccolo ma costituiva un punto di riferimento in quanto la mamma da brava e generosa cuoca ci sapeva fare con la gente e si accattivava la simpatia di tutti; noi eravamo piccoli, io avevo 9 anni e mio fratello Rino poco più di 7 ma cercavamo, venendo in paese per prendere il pane e qualche piccola cosa, di aiutare i genitori anche se le fatiche più grosse le faceva il papà. • Dicono di loro • Dicono di loro STORIA DI UN RIFUGIO MAI DIMENTICATO “Bellissimi quei tempi passati alla Valle d’Olbe, fatti di niente, ma pieni di solidarietà Un sogno che finì con la morte dei genitori e... l’emigrazione Non così i ricordi” Ben presto il rifugio divenne insufficiente e bisognava ingrandirlo. Venne aggiunto un altro pezzo, fatto di tavole, sempre tutte portate a spalla dal paese ma a noi pareva un Hotel; i paesani venivano volentieri a trovarci ed alla sera, durante la fienagione, la valle luccicava di fuocherelli davanti ad ogni baita. I contadini, dopo il lavoro, salivano al rifugio e tra un bicchiere e l’altro, si raccontavano vecchie storie. Bellissimi tempi scomparsi, fatti di niente, ma pieni di solidarietà e di contatto umano! Alla fine papà decise di fare, per modo di dire, il piano superiore, fatto di uno stan- disegno da Notizie Storiche di Giovanni Fontana zone più grande e di una cameretta piccola per noi. Siccome era troppo gravoso portare tutto a spalla, decisero, con sacrifici, di comprare un mulo che poi sarebbe diventato la mascotte di tutti. “Pippo”, forte e testardo, a me e Rino non sempre ubbidiva, ma come vedeva il papà scattava immediatamente al comando: quante strade ha fatto! Tutte le mattine Rino con lui portava il latte delle nostre mucche alla colonia sita in paese e risaliva con la spesa al rifugio. Purtroppo tante fatiche sono andate distrutte quando la struttura, fatta di tavole, non resse il peso della neve dell’inverno 1950 - 51 e venne raso al suolo quello che per noi era un “gioiello” di rifugio. I miei genitori decisero pertanto, con ulteriori e grossi sacrifici, di farlo in muratura, con sassi enormi, presi da residue costruzioni della Grande Guerra; una volta ultimato sembrava indistruttibile, era la gioia soprattutto della mamma. Povera mamma, qualcuno in Le foto della grande nevicata a Sappada del 1951, pubblicate sul numero di gennaio, provengono dall’ “archivio Roberto Tach” Una bella foto della recente nevicata a Cima Sappada paese si ricorda ancora le buone pastasciutte che preparava dove la razione ed il condimento abbondavano! Alla fine di giugno trasferivamo al rifugio il mulo, le mucche, i maiali e le galline; le mucche fino alla fine di Settembre uscivano dalla stalla al mattino ed al pascolo venivano raggiunte da Pippo, che di ritorno da Sappada sapeva trovarle ovunque si trovassero e la sera tutte le bestie tornavano al rifugio da sole. Erano tempi fatti di piccole cose, di albe meravigliose e di tramonti infuocati, di fiori, di natura selvaggia, di solitudine e di sere al lume di candela, in compagnia di qualche paesano o di un nostro piccolo amico con il quale giocavamo a carte; è un mondo che non esiste più anche se a noi le fatiche hanno insegnato tanto. E’ stata poi costruita da ex internati nei campi di concentramento la cappelletta, tutt’ora esistente che domina la piccola valle; ricordo che la mamma ci diceva spesso di andare a vedere dal cocuzzolo dove ora si trova se arrivavano turisti. Improvvisamente il nostro sogno finì con la morte della mamma avvenuta nel 1955. Nostro padre, distrutto dal dolore, e noi due ragazzi abbiamo cercato per un anno di andare avanti lo stesso anche se c’erano, oltre al rifugio, i campi da falciare a Sappada, le mucche e l’altro bestiame da governare. Poi anche il papà si ammalò ed il rifugio fu abbandonato ma lasciato aperto e disponibile come bivacco agli escursionisti. Purtroppo il rifugio incustodito divenne oggetto di vandalismi di ogni genere da parte di presunti amanti della montagna che non pensarono a quanto sacrificio e sudore quelle pietre fossero costate. Un’altra valanga lo distrusse definitivamente nell’inverno del 1975 e non fu più ricostruito. Io e Rino, nel frattempo, avevamo preso la strada dell’emigrazione, con tante lacrime e rimpianti ed una ferita sempre aperta specie per mio fratello; ora che non c’è più penso a quanti passi ha fatto in Svizzera, in 43 anni di lavoro, con nel cuore una grande nostalgia e come pure io a Milano. La vita ha diviso le nostre strade ma siamo rimasti sempre uniti dai ricordi degli anni più belli della nostra fanciullezza e nel ricordo e nell’amore dei nostri genitori che furono dei pionieri dell’epoca. *** Vorrei ricordare ai compaesani di Sappada, soprattutto ai ”meno giovani” che hanno vissuto insieme a me ed alla mia famiglia quel periodo, i sacrifici dei miei genitori e di mio fratello Rino che è venuto a mancare qualche anno fa. Lidia Kratter S. Donato Milanese MARZO 12-13:MARZO 12-13 6-03-2009 10:35 Pagina 2 ANNO LVII Marzo 2009 12 LA GRANDEZZA DEL CADORE N ato a Pozzale di Pieve, dopo il seminario a Belluno, era stato inviato a compiere gli studi all’ università Gregoriana di Roma dove, peraltro, alloggiava nel Collegio Lombardo. I conoscitori delle cose ecclesiastiche sanno che frequentare quella università era significativo, ma vivere nel piccolo esclusivo collegio era realmente un privilegio. Tradotto in <linguaggio vaticanese> voleva dire essere destinati a grandi mete. Purtroppo, all’improvviso, il giovane Longiarù si ammalò gravemente tanto che venne rispedito a casa. L’anima pia, forse un prete bellunese, che lo accompagnò a Pozzale (in auto?) gli disse fuori dei denti che si preparasse al grande <passo di addio>, ma don Giovanni non voleva morire e fece un voto. Se fosse vissuto avrebbe rinunciato all’università di Roma, non avrebbe preso la laurea in teologia come gli piaceva e si sarebbe accontentato di fare il semplice prete, andando nella più disagiata cura d’anime che gli avessero assegnato. Il <miracolo> avvenne e il vescovo- che peraltro non sapeva del voto!- lo mandò, guarda caso, ad Erto Casso, allora fra i luoghi più dimenticati della diocesi. Di quei parrocchiani aveva un ricordo compassionevole, memore della loro dignitosa indigenza. Ancora nella tarda età diceva: “mi pareva d’essere il santo curato d’Ars!” Nel 1939 era arrivata la promozione a parroco di Selva di Cadore, dove era rimasto per tutti gli anni di guerra. Nel 1947 era passato per alcuni mesi a Farra d’Alpago, altro incarico fra i più difficili per motivi che non confidò mai a nessuno. Infine, nel 1948, venne mandato a Vigo, dove rimase parroco per 43 anni, cioè fino ai giorni del meritato riposo. La seconda lunghissima stagione nuovamente nel <suo> Cadore é quella delle molte frequentazioni con il cardinale Piazza, di cui diventò <amico>. Ma lui non usava quella parola, che riteneva non sufficientemente rispettosa nei confronti di un cardinale di <santa romana chiesa>. Più e più volte fu il fedele depositario delle sue confidenze, osservatore silenzioso del commensale che si cibava distrattamente, perduto nei lontani e di Mario Ferruccio Belli Giovanni Maria Longiarù EBBE UN CUORE GRANDE E UNA PENNA FACILE Ecclesiastico fuori moda, don Longiarù fu scrittore brillante e prolifico Nato a Pozzale, fu parroco a Selva e nel 1948 a Vigo dove iniziò il periodico L’Oltrepiave angoscianti problemi della chiesa universale. Del grandissimo prelato cadorino, morto praticamente sul lavoro soleva dire solamente che “non lo invidiava”, allargando le braccia e alzando gli occhi al cielo, come tacita invocazione. Col trascorrere del tempo don Longiarù era stato colpito da quella patologia che si suole definire <male oscuro>, ovvero la <depressione>, di cui anche la medicina ufficiale non sa molto. Per tenerla sotto controllo egli ricorreva all’arma dell’ironia. Era diventato famoso per le battute fulminanti. Al suo vescovo che gli aveva affidato “sette chiese a Vigo“ aveva garbatamente risposto che “un prete dovrebbe averne una sola, come gli uomini hanno una sola moglie”. Un giorno d’autunno che lo fotografarono in mezzo ad un gregge in transumanza, osservò “finalmente mi sento pastore”. GIORNALISTA E SCRITTORE Era soprattutto scrittore brillante e prolifico. Conscio dell’importanza dei mezzi di comunicazione, allora solo i libri e la stampa, in ogni parrocchia dove venne mandato fra i suoi primi atti fu la creazione del bollettino per dialogare con i suoi parrocchiani, essendo giornali scritti con buon stile e perfetta lingua. Non gli mancavano i lettori, anche forestieri e non solo 3 fra i parrocchiani, essendo fogli scritti con buon stile e in perfetta lingua. A Selva nel 1939 fondò “Val Fiorentina” ricco di notizie storiche, profili di personaggi locali dei tempi andati che pochi, anzi nessuno, ricordava più. Fra le cure pastorali trovò il tempo e la voglia di mettere il suo vasto sapere nei libri. “Selva di Cadore - Notizie storiche”, scritto con la collaborazione del maestro Luigi Nicolai, uscì a Treviso nel 1943, (ristampato nel 1984). Infervorato dall’entusiasmo giovanile, pubblicò presso la tipografia Benetta un testo interessante intitolato “Saggi apologetici- Divagazioni”; e, poco dopo, presso Castaldi a Feltre, il secondo di carattere più polemico, “Cristianesimo o comunismo?”. Si era nel 1945. La guerra era appena finita e i partiti stavano occupando lo spazio della nuova democrazia. Perciò esporsi senza paure richiedeva coraggio che, per fortuna, non gli mancava. Forse anzi si ser viva di questi strumenti appunto per contrastare le crisi depressive. Nel 1946 lasciò Selva per Farra d’Alpago, dove pose subito mano al bollettino, di cui peraltro fece tempo a seguirne soltanto i primi tre numeri, perché presto venne definitivamente assegnato a Vigo. Quella parrocchia passava per la culla della cultura umanistica cadorina e quasi come risposta ad un’attesa, con ammire- vole solerzia, subito pubblicò un periodico glorioso destinato a lunga vita. Gli diede il titolo “L’Oltrepiave”, che ricordava quello dell’antica centuria ai tempi della Comunità di Cadore. Era atteso nelle famiglie e dai concittadini emigrati, perché miniera di informazioni di ogni genere e non solo per le cronache locali. Anche a Vigo ebbe il tempo e la voglia di mettere il suo sapere nei libri, così nel 1984 uscì la sua monografia intitolata “Vigo di Cadore e il suo cardinale”, stampata presso la Tipografia Tiziano di Pieve. A proposito dei libri, sua grande passione in tutta la vita, si ricorda che essendosi impegnato a mantenere agli studi un giovane futuro sacerdote, qualche volta s’era trovato tanto a corto di denaro tanto da dover rinunciare persino ad acquistarne di nuovi. Ma ne leggeva avidamente i titoli occhieggiandoli dietro la vetrine, quando scendeva a Belluno per doveri professionali. Conosceva le Sacre Scritture che leggeva correntemente in latino e in greco; ma con umiltà, sia nell’antico che nel nuovo testamento. Aborriva le manifestazioni di vanità, purtroppo così comuni fra i suoi confratelli, anche le meno vistose e più tollerabili. Quando nel 1959 da Roma gli arrivò la nomina a cameriere segreto, anzi a cappellano del papa, la gente lo seppe unicamente da un articolo apparso sull’Amico del popolo. Egli, che non avrebbe voluto fosse noto, si schermì con una battuta di spirito e mai, assolutamente mai, accettò di esternare pubblicamente quell’onore altissimo che avrebbe consentito l’uso di berretti speciali, calze di porpora, filetti rossi sulla talare, tiare dorate, ecc. ecc. A chi lo invitava a indossarli rispondeva asciutto: “orpelli”. E se gli sembrava che non avessero compreso il significato, aggiungeva ancora più deciso “carnevale!”. Un ecclesiastico fuori moda che ha onorato il Cadore e che vogliamo ricordare prima che ne svanisca il ricordo. LE DOLOMITI IN GUERRA VISTE DA ITALICO BRASS i chiamavano i pittori-soldato ed erano artisti, il più delL le volte davvero validi, ai quali veniva richiesto di riprodurre fedelmente i luoghi e le vicende delle battaglie, nonché, molto spesso, di propagandare la stessa guerra. Da Gerolamo Induno ad Ippolito Caffi, da Giovanni Fattori a Giulio Aristide Sartorio, molte sono le figure che hanno lasciato preziose testimonianze storiche ed artistiche nell’intero arco del nostro Risorgimento, Grande Guerra compresa. Uno dei più grandi pittori che si cimentarono in tale attività, talvolta rischiosa e comunque sempre faticosa, fu Italico Brass, al quale sono state recentemente dedicate due belle mostre in rapida successione, una al Castello di Udine e l’altra a Gorizia, a Palazzo Attems Petzenstein, entrambe a cura di Maurizio Buora, Enrico Ferrara, Enzo Savoia e Andreina Zatta. Queste esposizioni hanno permesso di conoscere diverse opere dell’artista dedicate alle Dolomiti e in particolare al Cadore, al quale - va osservato per inciso - il nostro fu sempre legato, non solo per i suoi soggiorni, ma pure per essere riconosciuto ancor oggi come il vero salvatore della Sacca della Misericordia a Venezia, minacciata di interramento negli anni ’20 del secolo scorso, e ciò sulla base proprio dei diritti storici, da lui appunto dimostrati, dei nostri zattieri, che per secoli vi ebbero il loro punto di arrivo in laguna. Sono state così esposte al pubblico una cinquantina circa di opere, realizzate da Brass fra il 1911 ed il 1922, con alcuni preziosi omaggi pittorici alla città di Venezia, dove l’artista – nato nel 1870 a Gorizia – si spense, improvvisamente, il 16 agosto 1943. Alla prima Guerra mondiale Italico Brass partecipò da attento osservatore, facendo schizzi e studi al fronte su incarico del Comando Supremo e della Regia Marina. Ottenne perfino l’autorizzazione a viaggiare su autocarri di servizio nella zona della III armata, quella al comando del Duca d’Aosta, e della IV Armata in Cadore, comandata dal De Robilant. Nel 1917 pubblicò le sue opere di guerra più significative, frutto di quei due anni di lavoro, in una pubblicazione intitolata Sulle Orme di San Marco. Nel 1918 partecipò anche a Milano ad una mostra alla Galleria Pesaro intitolata Arte di guerra marinara ed organizzata dall’Ufficio Speciale della Marina. Le tavole di Brass non puntano certo all’esaltazione retorica, ma si propongono come “paesaggi di guerra”, resoconti di vita contemporanea, dove l’artista MARZO 12-13:MARZO 12-13 3 6-03-2009 10:35 Pagina 3 ANNO LVII Marzo 2009 13 ai di Cadore, uno sguardo carico di dolci malin“T conie” è il titolo del bel libro che Mario Rossi ha da poco dato alle stampe e che sta riscuotendo davvero l’apprezzamento di tanti estimatori, spesso semplici cittadini felici di poter finalmente conoscere in modo approfondito la storia della popolosa frazione del Comune di Pieve di Cadore. Tra i vari capitoli spicca quello dedicato alla Grande Guerra e in modo particolare al ruolo avuto da Tai in quei drammatici frangenti. Il lettore potrà quindi apprendere che nel corso del conflitto i militari avevano realizzato un piccolo aeroporto di emergenza nella località di “Prà de Tai”. Nel 1916 la Regia Aeronautica venne riordinata e a Belluno fu organizzato un primo vero campo d’aviazione, appartenente alla I Armata, con il 48° Gruppo dotato di aerei Farman, al comando del Cap. Maurel e alle dipendenze del Comando VII Gruppo Aeroplani Verona, diretto dal Magg. Costanzi. Solo chi conosce le difficoltà di volo nelle zone di montagna e ricorda le caratteristiche degli aeroplani di allora, in particolare del superato Farman, può comprendere cosa volesse dire sorvolare catene e valli, portandosi su zone impervie e per nulla assistite. Nella tarda primavera del 1916 il 48° Gruppo diventava Squadriglia e veniva assegnato alla IV Armata che operava nell’Alto Bellunese, cosicché nell’autunno dello stesso anno aumentarono le ricognizioni su tutto il Cadore, grazie anche all’adozione del nuovo aereo, il Caudron G4, dotato di ottime qualità ascensionistiche, e ai piloti Palli, De Claricini, Finzi, Massoni e Sarti, che poi avrebbero partecipato con D’Annunzio al volo su Vienna il 9 agosto 1918. L’estensione, la profondità della zona da esplorare e la grande distanza dal campo di Belluno, imposero ben presto l’organizzazione di una serie di campi di fortuna a Sappada, Padola, Tai di Ca- Una pista aerea d’emergenza per i raids sul fronte dolomitico PROVVIDENZIALI QUEGLI ATTERRAGGI A TAI dore, Cortina, Agordo, Fiera di Primiero e Fonzaso, dimostratisi poi assolutamente provvidenziali per numerosi piloti costretti ad atterraggi d’emergenza. Ancora nel 1915 la Direzione Generale Aeronautica aveva incaricato il S.Ten. Giulio Laureati di effettuare una ricognizione per la ricerca di possibili campi di volo nell’Alto Cadore, Carnia e Friuli, ma sia per lo spazio disponibile, sia per l’ubicazione e il tipo di fondo, solo poche zone potevano essere utilizzate per la costruzione di un campo di volo. Un problema che accomunava i terreni di alta montagna era quello della neve, che li copriva per quasi tutto l’an- di Walter Musizza Giovanni De Donà Nel 1917 la Regia Aeronautica attrezzò dei ‘campi di volo’, importante strategicamente quello a “Prà di Tai” Memorabile l’atterraggio del Caudrom G4 di Contratti e Laghini Atterraggi d’emergenza a Pra di Tai no, rendendo ancor più difficoltosi gli atterraggi e causando diversi incidenti. Il “campo di volo” non era assolutamente come gli aeroporti dei nostri giorni con le piste, la torre di controllo, ecc., ma un grande terreno in erba, pianeggiante, con baracche di legno e qualche grande ricovero per i velivoli (hangar), sul quale gli apparecchi potevano svolgere le manovre di “decollaggio e atterramento”. Il più importante di questi cam- pi, sia per la sua posizione centrale che il buon fondo, era proprio quello di Tai (855 metri s.l.m.), che fu attrezzato nel 1917 anche con degli hangar. La costruzione di questo campo fu ritenuta di valenza strategica, visto che da Sappada a Cortina (ove vi erano altri due campi) fino a Belluno non ne esistevano altri. Dopo vari sopralluoghi effettuati dal personale del XII Gruppo, fu scelto l’unico luogo che, con poco lavoro, si prestava ad essere utilizzato per una pista. Si doveva solamente spostare la palificazione telefonica sino alla strada, predisporre il segnale d’atterraggio e togliere il rialzo a croce che attraversava la zona. Atterraggi di emergenza si ebbero il 6 agosto 1917, con il Nieuport del ten. Bonomi della 83a Squadriglia da caccia che, a causa del motore in panne, atterrò fuori campo fracassando l’apparecchio, e il 29 agosto 1917 con un Caudron G4 della 48a. L’aereo, impiegato per sorvegliare le retrovie nemiche e per ricognizioni a vista, alle 6.39 era decollato da Belluno con il pilota S.Ten. Contratti e l’osservatore Ten. Laghini, con una dotazione di 2000 freccie. Giunto all’altezza del Tudaio e di Lorenzago, quando già era stato deciso di tralasciare la ricognizione a causa della zona coperta, il mezzo, per il cattivo funzionamento d’ambo i motori, patì assai la forte resistenza del vento contrario e rimase fermo un’ora, impossibilitato ad eseguire ogni manovra. Il pilota, sopraffatto infine da un temporale e da raffiche di vento, riuscì attraverso uno squarcio di nubi a riconoscere le case di Domegge e tentò l’atterraggio sul campo di soccorso di Tai. In pochi secondi perse 1200 metri di quota e riuscì poi a portarsi sul campo, dove un’ultima raffica lo investì, provocando uno scivolamento d’ala e il fracassamento del mezzo al suolo. Gli aviatori per fortuna restarono incolumi. Un altro atterraggio a Tai di un Caudron si ebbe il 1° novembre 1917, mentre fervevano i preparativi per la nostra ritirata nel bailamme del dopo-Caporetto. Nei mesi seguenti altre piste dovettero essere organizzate nel Veneto dai nostri e dal nemico per assecondare il teatro di operazioni spostatosi sul basso Piave ed altri paesi, compresa Venezia, dovettero convivere con la minaccia delle bombe piovute dal cielo. Per un lungo anno di occupazione austriaca i cadorini guardarono al cielo solo per attendere l’apparire di qualche velivolo tricolore capace di regalare sciami di manifestini inneggianti alla speranza e alla fede nella Patria, lontana ma non vinta. Parecchi e suggestivi Con tavolozza e pennelli, inviati speciali sul fronte della Grande Guerra gli spunti cadorini Passo della Sentinella Batteria taglia in Carnia” (cm 55 x 46). nella mostra Facevano da corollario alle mostre altre opere di pittori al fronte, recentemente come quella, bellissima, di Achille Beltrame “Alpini sul nevaio”, in dedicata al pittore grado di rendere nella drammatica al Castello di Udine scansione di tanti volti di alpini accucciati in trincea l’angoscia dele a Palazzo Attems l’imminente attacco, o ancora quella di Giuseppe Montanari, col suo a Gorizia fissa l’istante in cui si svolge il singolo episodio e i soldati, impegnati nell’azione o colti nei momenti di riposo nelle retrovie, si fondono con i luoghi, diventando protagonisti dell’epopea del quotidiano. Con pennellata rapida, schizzando direttamente le scene su tavolette di legno poco ingombranti e facili da trasportare, l’artista annotava luoghi ed eventi, seguendo un procedimento documentato da alcuni bozzetti già parte del suo archivio. Ci piace qui sottolineare che un posto di rilievo nelle mostre era occupato da opere che interessano le Dolomiti Bellunesi, dove evidentemente il nostro era venuto a scarpinare alquanto, portandosi anche molto a ridosso della prima linea. Ricordiamo in particolare “Alpini in avanzamento sul nevaio al Passo Sentinella”, del 1916 (cm 50 x 61, olio su tela, coll. privata), in cui Brass scandisce sapientemente il lento incedere di uomini e muli lungo l’erta mulattiera che sale ai 3000 metri del passo: una visione che non poteva che essere fatta dalla zona dei laghi oltre l’attuale rifugio Berti. E poi c’era ancora “Postazione del Passo Sentinella a Cre- ston Popera” (e perdoneremo se la didascalia della mostra diceva Popero), olio del 1916 (cm 61 x 50). A queste si aggiungevano poi altre due opere che Brass dipinse quello stesso anno nel suo passaggio in Carnia-Cadore: “Soldati in avanzata tra le rocce” (cm 50 x 65) e “Bat- intenso “Pezzi in batteria”, del 1917 che richiama la guerra dolomitica. Ma i bellunesi in visita alla mostra avranno avuto pure l’occasione di visitare l’annessa pinacoteca di Palazzo Attems, dove, al primo piano, nel salone centrale, spicca un grande olio su compensato del 1947, di Marcelliano Canciani (1873-1953), intitolato “Il Sacro Piave a Sappada”. Non c’è nulla da fare: al pensare che l’altro fiume sacro alla Patria, l’Isonzo, scorre solo qualche centinaio di metri più in là, viene un brivido di emozione. Anche 90 anni dopo. Walter Musizza Giovanni De Donà MARZO 14-15:MARZO14-15 6-03-2009 10:50 Pagina 2 ANNO LVII Marzo 2009 14 Valle, poco distante dalla statale di Alemagna e A dalla chiesa di San Rocco, esiste una chiesetta di composta suggestione dedicata alla Madonna del Carmine. Risale probabilmente al 1610, quando la fecero costruire i fratelli Bartolomeo e Baldassarre Galeazzi, appartenenti ad una delle famiglie più in vista di Valle. I Galeazzi, di origine romagnola, erano giunti in Cadore nel Quattrocento, ma si erano col tempo divisi in vari rami, fra cui quello denominato appunto del Carmine. Il piccolo edificio, come ricorda un’iscrizione posta sulla sinistra dell’ingresso, aveva ottenuto nel 1637 il riconoscimento del patriarca di Aquileia, Marco Gradenigo, dal momento che era stato dotato dalla famiglia Galeazzi di beni adeguati al suo mantenimento e alle sacre celebrazioni. Era il 18 luglio, due giorni dopo la ricorrenza della Madonna del Carmine (più propriamente Beata Maria Vergine del monte Carmelo), la cui devozione è rimasta viva un po’ dovunque da quando la Vergine apparve nel 1257 al superiore generale dei Carmelitani, Simone Stock, al quale donò lo “scapolare”: si tratta di due quadratini di stoffa di saio con impressa l’immagine della Madonna e collegati da una cordicella, indossati dai devoti per ottenere protezione spirituale e corporale e salvezza eterna. Fra i tanti che hanno fatto SPIRITUALITA’ E SUGGESTIONE di Antonio Chiades uso dello “scapolare”, in anni recenti, vi è stato anche papa Giovanni XXIII. Il Carmelo è una catena montuosa che si estende dal golfo di Haifa sul Mediterraneo fino alla pianura di Esdrelon ed è citato più volte nella Sacra Scrittura per il lussureggiare della sua vegetazione. In quel territorio, un primo gruppo di eremiti aveva abitato già nel primo secolo dopo Cristo, costruendovi una cappella dedicata alla Vergine. Ma fu nel XII secolo che giunsero dei pellegrini occidentali i quali, proseguendo il culto mariano già esistente, si unirono in un Ordine religioso denominato col tempo dei Carmelitani. Costretti a lasciare la Palestina a causa dell’invasione saracena, i monaci fuggirono in Occidente dove fondarono diversi luoghi di preghiera e di culto. Il 16 luglio, data dell’apparizione al beato Simone Stock, viene festeggiato con particolare solennità, in Cadore come ovunque. Attraverso i secoli, l’Ordine Carmelitano è andato annoverando figure straordinarie di santi, fra cui Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, Teresa del Bambin Gesù, Edith Stein l’ebrea convertita deportata ad Auschwitz.. Carmelitana era diventata anche la veggente di Fatima suor Lucia. Per i tuoi peccati di gola PASTICCERIA CAFFETTERIA L’AMORE PER LA PROPRIA TERRA NEL SEGNO DELL’ ACCOGLIENZA Il dolce di produzione propria, la ricerca esclusiva di nuove mète del gusto. Prodotti che coniugano esperienza e innovazione confezionati artigianalmente per ritrovare i sapori di una volta Anche da asporto e su ordinazione In un ambiente confortevole potrai trascorrere momenti indimenticabili assaporando anche bevande di Tuo maggior gradimento Dosoledo di Comelico Superiore (BL) - Borgata” Sacco Via Roma, 18 - Tel. 0435 68376 La chiesetta di Valle, pur essendo di dimensioni assai ridotte, offre la sensazione, nitida e forte, di possedere una avvolgente compiutezza corale. E’ scarna, ma curata nei particolari, individuabili ad esempio nelle nervature intrecciate del soffitto in muratura e negli archi decorati a finto marmo. L’altare ligneo, dove è collocata la statua della Madonna, è di fattura secentesca, intagliato e dorato. In alto, frontalmente, domina un Crocifisso ligneo del Settecento che, inserito armonicamente nell’insieme, svetta con limpida essenzialità. Durante la buona stagione la chiesetta è aperta e La chiesetta del Carmine a Valle fu fatta costruire dai Galeazzi verso il 1610 Pregievoli l’altare ligneo e crocefisso Qui è ancora viva la devozione dello ‘scapolare’ quotidianamente viene celebrata la Messa, in un silenzio assorto e rarefatto, privo di superfluità. Il tetto è spiovente, a scandole, la tipica copertura cadorina. Vi sono inoltre un campaniletto in legno e la sacrestia. Anche la facciata si presenta semplice ed elegante, ponendosi quasi a spartiacque fra due strade: quella che scende verso la statale e quella che sale verso il tracciato della vecchia ferrovia. Accanto al portale vi sono due finestrelle e, subito sopra, un affresco risalente probabilmente al XIX secolo che a suo tempo era stato osservato con interesse da Filippo De Pisis. Il grande pittore ferrarese aveva soggiornato in Cadore, scrivendo nel periodo fra le due guerre anche alcuni articoli sulle opere d’arte in particolare di Valle e dintorni. E nel dipinto collocato sulla facciata della chiesetta del Carmine, De Pisis aveva individuato un’impronta “popolaresca eppur ripiena di un certo sapore classico”. Alla base, è riconoscibile lo stemma della famiglia Galeazzi con le parole “sub tuum praesidium”. L’affresco propone la Madonna col 3 Bambino e, da una parte, l’angelo della narrazione biblica che accompagna Tobiolo, dall’altra i santi Rocco e Sebastiano. Torna anche qui dunque, sia pure in maniera sfumata, la memoria protettrice di San Rocco, il cui culto è diffusissimo in Cadore. Fra l’altro, ad alcune centinaia di metri dal Carmine, sorge la chiesa dedicata proprio al santo, consacrata nel 1865, ma costruita sul posto di una precedente struttura cinquecentesca distrutta da un incendio. San Rocco da Montpellier, dopo la morte dei genitori, aveva donato i suoi averi ai poveri, mettendosi in viaggio dalla Francia verso Roma. In Italia infuriava la peste e lui si era presto distinto nel soccorso ai contagiati. Si narra che tracciando un segno di croce sugli appestati ed invocando la potenza di Dio, Rocco operasse guarigioni. Giunto a Roma, aveva risanato perfino un cardinale. Di ritorno, durante un’epidemia, a Piacenza, era stato colpito anche lui dalla peste, trascinandosi in una grotta dove ad assisterlo e a cibarlo, secondo la tradizione, era accorso provvidenzialmente un cane. Morì poco più che trentenne a Voghera dove, per un malinteso, era finito perfino in carcere: era la notte fra il 15 e 16 agosto di un anno fra il 1376 e il 1379. Uscendo dalla chiesetta del Carmine, prima di avviarsi verso la vicina San Rocco, si può notare sulla destra anche il palazzetto dei Galeazzi di Sotto, utilizzato come ricovero per militari durante la prima guerra mondiale e dove è ancora riconoscibile, anche se sbiadita, la scritta “ospedale da campo” con a fianco la Croce rossa. Anche a questa struttura aveva fatto riferimento De Pisis nella sue descrizioni di Valle, notando le finestre ornate da “teste marmoree a tutto tondo”, non prive di un certo carattere. MARZO 14-15:MARZO14-15 3 6-03-2009 10:50 Pagina 3 ANNO LVII Marzo 2009 15 LE AMARE DELUSIONI DEL 1864 l 16 ottobre 1864 una cinquantina di uomini armati di fucili I e bombe a mano, con il tricolore Firenze rimasi fino al 17 Giugno 1861, anno in “A cui mi arruolai nel 40° Regg. Fan- in testa, guidati dal dottor Antonio Andreuzzi, amico di Garibaldi e Mazzini, partirono dal piccolo ed isolato borgo montano di Navarons alla volta di Spilimbergo e Maniago per attaccare la locale caserma della gendarmeria ed invitare le popolazioni ad insorgere contro gli Austriaci. Tutto ciò doveva costituire l’incipit di una complessa guerra per bande di mazziniani e garibaldini, atta a provocare l’intervento dell’esercito regio italiano e di Garibaldi per una definitiva liberazione dalla dominazione austriaca del Friuli, della Venezia Giulia, del Veneto e del Trentino. Mazzini e forse la stessa monarchia sabauda speravano di prendere l’Austria tra due fuochi, costringendola a fronteggiare sollevazioni indipendentiste di ungheresi e polacchi, ma così non fu. La gente non aderì alla sollevazione, cosicché la banda prima si avviò verso Tramonti di Sopra e poi si mise in cammino con l’intento di unirsi, al Passo della Morte, ai preventivati insorti del Bellunese e del Cadore. Furono però costretti a tornare indietro, perché le truppe austriache avevano occupato la zona di Ampezzo e stavano dando loro la caccia. Se è vero che tale moto, nonostante la dedica di un poemetto celebrativo da parte di Luigi Mercantini, non ebbe risonanza e gloria nei decenni successivi, è ancora più vero che gli studi in proposito hanno sempre trascurato la sua componente bellunese. Anzitutto la preparazione della rivolta nel Bellunese, dove agiva l’ing. Beniamino Dal Fabbro di Sedico, e in particolare in Cadore, dove i fratelli Giovanni e Pietro Ferucis ebbero frequenti contatti con patrioti a Rivalgo, Perarolo e Longarone. Grazie ad un arruolamento di volontari a Pieve di Soligo, Conegliano, Serravalle e Ceneda furono costituite due colonne che, messesi in movimento tra il 14 e 15 ottobre, avrebbero dovuto prendere Belluno. All’ultimo momento però tutto fu sospeso ed i militi vennero rimandati alle loro case. E per finire ricordiamo che l’oste Lorenzo Fiorin a Fortogna, poi morto suicida, ospitò più volte emissari veneti e friulani nella sua locanda, mentre diversi cadorini rimasero diversamente coinvolti nella preparazione dell’insurrezione, come Ferdinando Coletti di Pieve, un Valmassoni di Domegge, il dr. Giovanni Corradini di S. Nicolò di Comelico, il maestro Federico Serafini di Valle… Il racconto ci conferma che i contatti erano diffusi in quei mesi in Cadore, i preparativi molto meno. teria Brigata Bologna, con deposito in Tortona. Nel tempo che rimasi a Firenze da gennaio a giugno, frequentai biblioteche, gallerie artistiche, musei e tutti gl’incantevoli dintorni della bella città; presi parte ai festeggiamenti in marzo per la proclamazione di Roma capitale d’Italia. Il 6 Giugno mi trovavo a Livorno, ove mi era recato per arruolarmi nel Corpo Bersaglieri, ma non fui accettato perché mancante di un centimetro per la misura regolamentare. In quel giorno medesimo giunse colà la triste notizia della morte del Conte di Cavour, avvenuta in Torino, che mise in lutto tutta l’Italia. Ritornai a Firenze e mi arruolai in Fanteria e il 18 Giugno partii dì nuovo per Livorno, Genova e Tortona, dove fui assegnato quale scritturale alla 3a compagnia della quale era furiere certo De Col di Belluno.(...) Fui promosso caporale furiere e destinato alla 1a compagnia del reggimento di stanza a Reggio Emilia. Nel 1862 fui promosso sergente alla 10a compagnia, comandata dal conte Castellini di Forlì e nei mesi di luglio e agosto la compagnia venne distaccata a Castelnuovo nei Monti. Lassù mi giunse la dolorosa notizia della catastrofe di Aspromonte, della ferita al piede di Garibaldi e del conseguente arresto1. Noi che speravamo che il grido di Roma o morte svegliasse tutti gl’italiani ed obbligasse il Governo ad agire in senso favorevole all’idea di Garibaldi, a dispetto di Napoleone e sua moglie, rimanemmo costernati. (...) Nel gennaio del 1864 fui destinato al deposito di Tortona quale sergente d’amministrazione. In quell’epoca si vociferava d’una spedizione nel Trentino che si sarebbe rovesciata pel Cadore, Carnia e Friuli, auspici Garibaldi, Benedetto Cairoli e vari altri ex ufficiali garibaldini. Le sedi degli arruolamenti erano Milano, Genova e Torino. Io seppi che certo Giovanni Ferrucis di S.Vito del Tagliamento ex ufficiale del 1860, da me conosciuto nel 1859 nel 46°, faceva parte del comitato di Genova2; gli scrissi in proposito, esternando il desiderio di partecipare alla spedizione, avvertendolo che io compiva la mia ferma di tre anni il 17 giugno di quell’anno. Egli venne in maggio a trovarmi a Tortona, e rimanemmo d’accordo ch’egli mi avrebbe avvertito del momento di agire; io gli lasciai il mio recapito in Voghera, presso Luigi Vecellio Mattia di Auronzo, sarto in quella città. Arrivata l’epoca di ricevere il mio congedo, il maggiore Giachino comandante il deposito, mi chiamò dicendomi che se avessi accettato una raf ferma di altri tre anni mi avrebbe promosso furiere, Importanti dettagli sui moti del 1864, organizzati in Friuli ma ramificatisi a Belluno e in Cadore Enrico Monti tornò in Auronzo ma non vi era nulla di preparato per insorgere e così avrei potuto fare carriera, ma io non accettai. Avuto il congedo mi portai a Voghera in attesa di ordini, intanto m’impiegai quale scritturale copista presso il notaio Berretta, ove rimasi tutto luglio. In agosto ricevetti lettera da Ferrucis che mi chiamava a Genova; di là partimmo insieme per Milano, ove ci attendevano i vari capi per disporre la spedizione. Nelle varie località del Trentino, Cadore e Carnia, dove era preparata l’insurrezione, si erano venuti formando vari Comitati segreti. Il Comitato del Cadore, dove fui io destinato, era composto dal dottor Sartorio medico in Auronzo3, Valmassoni di Domegge e Marco Ciani di S. Stefano del Comelico4; Domenico Tolazzi e Giovanni Ferrucis furono destinati in Carnia. Io partii pel Cadore, in ferrovia fino a Desenzano, poscia in vettura per una strada consorziale per raggiungere e passare il confine; ma, o che il vetturale ci abbia traditi, o la casualità, ci fecero incontrare con una pattuglia di austriaci che ci arrestò e ci condusse a Peschiera. Questo succedeva il 14 agosto; noi, già d’accordo, rispondevamo alle domande del Commissario con risposte evasive ed uniformi, che non soddisfecero quel Commissario di polizia ed egli ci fece tradurre a Bardolino dove, fattici esaminare dal pretore, si persuase che noi rimpatriavamo perché stanchi di stare all’estero. Fummo rimessi in libertà, mediante un foglio di via da presentare al commissario distrettuale al nostro arrivo a destinazione. Viaggiammo uniti da Peschiera a Conegliano dove ci separammo, loro proseguendo per Udine e la Carnia, io per il Cadore, con l’intesa che io avrei loro dato notizie ad Arta, presso Tolmezzo, delle novità e dello spirito patriottico dei cadorini. Arrivai in Auronzo incognito di mattino, mi presentai al mio padrino Giosafatte Monti e gli comunicai lo scopo del mio viaggio. Egli rimase dolorosamente impressionato della mia nuova audacia sapendomi renitente alla leva au- 3a Puntata DAL DIARIO DI ENRICO MONTI Ufficiali delle Bande Armate Cadorine striaca e, senza perder tempo, volle consultarsi col Dr. Sar torio raccontandogli il fatto. Il dottore uniformandosi alla opinione del mio padrino, trovò che il mio arrivo era sommamente pericoloso, tanto più che non vi era nulla di preparato per insorgere e che le armi erano nascoste a Perarolo. Il Governo Austriaco era entrato in sospetto e mandava forza in Cadore e in Carnia, specialmente nel Trentino, per cui fu deciso che io avrei dovuto scapparmene a scanso di compromettere seriamente me e altri vari cittadini. Viste deluse le mie speranze, dovetti rassegnarmi ad abbandonare nuovamente il Cadore; nottetempo andai ad abbracciare mia madre, i fratelli e stabilire per il giorno successivo la partenza; mio padre non lo vidi perché trovavasi a Federavecchia per la divisione dei beni incolti. La mattina del 19 agosto di buon’ora, dopo avermi procurato un passaporto a nome di Macchietto Giovanni, partii con una vettura di Liberale Corte Metto che mi accompagnò, senza fermate intermedie non consigliabili per precauzione, fino a Perarolo. Una corsa di 25 km tutta di un fiato, con mezzo di trasporto un po’ antidiluviano e su strade malagevoli, oh! un vero piacere! A Perarolo cambiai cocchiere e vettura e proseguii per Serravalle e Sacile, di dove in ferrovia mi trasportai a Mantova, nella quale città ebbi il piacere di trovare Antonio Rizzardi di Auronzo impiegato in quella pretura. Egli era incaricato di farmi passare il confine, ma siccome il Governo Austriaco in quei giorni aveva adottato misure eccezionali di vigilanza, mi dissuase dal tentarne il passaggio e mi consigliò invece di entrare nel Veronese. (...) Dalle Grazie, a piedi per sentieri di campagna percorsi la strada fino al confine ove felicemente passai in terra libera. Il vetturino era un liberale ex tamburino a Roma nel 1849 sotto gli ordini di Garibaldi. Passai per Viadana, Guastalla e Reggio, dopo per ferrovia a Voghera; di là diedi una relazione scritta Walter Musizza - Giovanni De Donà al Comitato di Milano sullo stato delle cose in Cadore. (...) Mi diressi alla Spezia, ove trovavansi due miei cugini Frescura della Molinà; mediante loro conoscenze fui accettato dall’ing. Luigi Albanesi fino ai primi di novembre, quando un giorno lessi sui giornali che vari paesi della Carnia erano insorti e che Tolazzi, il mio compagno di viaggio di agosto, aveva disarmato vari posti di gendarmeria e che a si preparava una spedizione per il Trentino. Corsi immediatamente colà, mi presentai coi miei titoli al medico Andreuzzi, prete Coiz e Marcora capi del Comitato, i quali realmente in unione a Benedetto Cairoli e ad altri ex ufficiali garibaldini, cercavano uomini ed armi per la spedizione. Ma il Governo italiano non approvò tali moti e ordinò l’arresto di tutti gli emigrati veneti e di altri giovani che erano accorsi a Milano per lo scopo. Io pure la vigilia di S. Martino venni arrestato alla trattoria ove alloggiavo e tradotto alla questura; dopo due giorni venni accompagnato da un questurino in borghese a Genova e di là nuovamente alla Spezia sotto sorveglianza della polizia5 ”. (continua) Note: 1 - Il 29 agosto 1862. 2 - Giovanni Ferrucis, pizzicagnolo di S. Vito al Tagliamento, aveva allora 35 anni. Era chiamato “il capitano”. 3 - Il dr. Cristoforo Sartorio di Abano e fu medico condotto ad Auronzo per 10 anni, poi ad Arsiè e a Feltre. Morì ad Abano nel gen. 1903, a 78 anni. Grande patriota combatté a Marghera nel 1849. 4 - Marco Ciani Tonello di Bortolo n. a Domegge il 7 giugno 1828 e morì il 26 febbraio 1884 a S. Stefano, dove era negoziante. Fu assessore e Sindaco per più anni, combatté in Cadore nel 1848. 5 - Sui moti del 1864 si vedano C. Tivaroni, “I moti del Veneto nel 1864”, Genova 1887, e G. Cassi “Un pugno d’eroi contro un impero”, Modena, 1932. MARZO 16-17:MARZO 16-17 6-03-2009 10:54 Pagina 2 16 a figura del maestro Edoardo, educatore di molte geL nerazioni di lozzesi, è di quelle che, a distanza di oltre 40 anni dalla scomparsa, è ancora ricordata in paese con rispetto, stima ed affetto. Edoardo Zanetti era nato a Lozzo da una delle famiglie più in vista del borgo. L’albero genealogico, disponibile fra le carte di famiglia, va dal 1646 al 1837. Due date simbolo: la prima segna il debutto della stirpe con l’arrivo a Lozzo, proveniente da Laggio, di tale Simeon De Zanetto, il quale doveva impalmare tale Dorotea Borca. Narrano le cronache che il nubendo dovette sborsare una cifra enorme per quei tempi al fine di essere considerato partecipe, a tutti gli effetti, della locale Regola; la seconda data è quella della scomparsa del dott. Marino Zanetti, benemerito medico di Lozzo, Vigo, Lorenzago e Domegge. Dalla consultazione di tale albero genealogico si evince che nella famiglia erano annoverati religiosi anche di grande lignaggio, religiose, preti secolari, notai, avvocati, ingegneri, medici, pittori, militari di carriera ecc.. Basti citare uno per tutti: padre Marino da Cadore (al secolo Giuseppe Zanetti) che assurse ai massimi gradi della gerarchia dell’ordine dei cappuccini, resse le sorti della congregazione e la ricostruì dopo la bufera napoleonica. Edoardo Zanetti nasce a Lozzo il 24-2-1893 da Pio e da Lucia Da Pra Grandelis, secondo di 5 figli (gli altri erano: Dorotea (1891-1945) maestra e direttrice didattica; Santina (1895-1982); Maria (19041958) pure maestra; Nicolò (morto dodicenne). Il secondogenito manifesta subito propensione allo studio e, dopo le elementari, si trasferisce a Legnago dove consegue l’abilitazione magistrale presso l’Istituto salesiano di quella città. Siamo nel 1912 ed il giovane rientra a Lozzo dove inizia ad insegnare presso la Suola Elementare (allora si chiamava “Scuola Popolare”). Dopo qualche tempo, Edoardo parte per la Francia dove frequenta (presso l’Université des Italiens di Grenoble) un corso di perfezionamento ed abilitazione all’insegnamento della lingua francese, allora considerata lingua ufficiale nei commerci e nella diplomazia (così come lo è ora la lingua Inglese). Il padre, Pio, è perito agrimensore e diventa in breve tempo una autentica istituzione per l’intero comprensorio cadorino: stila mappe e tipi, appronta successioni e divisione fra eredi, effettua confinazioni di campi, prati e boschi. Il suo studio è una autentica miniera di pratiche e faldoni ed ANNO LVII Marzo 2009 3 EDOARDO ZANETTI, BENEMERITO EDUCATORE Il maestro Zanetti era la mente storica di Lozzo dove insegnò per 47 anni Si distinse nella Grande Guerra, fu uomo pubblico adamantino un importante archivio-memoria storica. Il figlio, oltre all’insegnamento, aspira a seguire le orme paterne per poi subentrare al padre nella florida attività. Sarà però un progetto che potrà essere realizzato soltanto diversi anni dopo. All’esperienza in terra d’oltralpe segue infatti il subitaneo rientro in patria giacché incombe la guerra ‘15-’18. Edoardo viene arruolato nel 45° reggimento fanteria con il grado di sergente maggiore. Combatte sull’Isonzo, vive la tragedia di Caporetto, poi partecipa ai fatti d’arme di monte Sief, combatte sul Grappa, sul Montello e sul Col di Lana. Si comporta valorosamente tanto da essere insignito di una croce di guerra e di ben 5 medaglie al valore, fra cui alcune interalleate. Congedato, riprende il suo antico progetto e si iscrive all’Istituto Belzoni di Padova dove il 12/1/1924 consegue il diploma di perito agrimensore. Può così seguire le orme professionali del padre, nella tradizione di famiglia, professione che è punto di riferimento della popolazione in fatto di cura e gestione della proprietà. Nel frattempo riprende la sua opera di educatore alle scuole elementari di Lozzo dove insegnerà complessivamente per ben 47 anni. Nel contempo collabora con il padre nella gestione dello studio tecnico fino a succedergli nella titolarità dell’attività. Come uomo pubblico, Edoardo Zanetti fu consigliere Comunale, e per diversi lustri membro del Cons. di Amministrazione della Latteria Sociale e della Coop. di Consumo, nonchè membro dei collegi sindacali, Presidente della Commissione censuaria (parificabile alla odierna Comm. Edile). Durante il fascismo, egli, che in gioventù era stato un fervente mazziniano, fu dal regime promosso al grado di Tenente capo manipolo e visse quel periodo nella scuola con gli amici Ezio Baldovin, Lapania, G.Battista Fabbro, Dino Neri ed altri. Come uomo dalla adamantina dirittura morale, io lo ricordo per lo stretto vincolo di amicizia che lo legò al mio genitore, per il fatto che era parente dei miei nonni e perché fu mio insegnate per 4 anni, oltre che insegnante di entrambi i miei genitori. Ogni mattina ed ogni pomeriggio, egli immancabilmente faceva tappa, nel suo transito verso la scuola, presso la bottega di papà. E soprattutto, all’atto del rientro serale, egli si fermava a chiacchierare con papà ed altri amici. Facevano “filò” e raccontavano fatti e storie di molti personaggi del paese, di gente emigrata negli Usa che aveva fatto fortuna o che si era... smarrita e la fortuna non aveva saputo afferrarla. Parlavano di politica, di attualità, di avventure amorose di questo o di quello. Il maestro era la vera memoria storica del paese, conosceva fatti ed episodi di vita riguardanti molte generazioni di lozzesi. Ed io ascoltavo attento, dietro la forgia che continuavo ad azionare, ed ero estasiato nel constatare quante cose l’uomo conoscesse, quale cultura profonda avesse acquisito. Quella fu la mia prima autentica scuola di vita. Ricordo come il maestro citasse sovente gli zii, fratelli del proprio genitore e le loro particolari doti d’intelletto (i sacerdoti Ettore, segretario del vescovo Cherubini e poi parroco di Salce, GiovanniBattista, vicario foraneo e parroco di Forno Canale (l’odierna Vallada), Achille, commercialista, emigrato in Sud America e colà progenitore di una numerosa discendenza, Angelo, segretario comunale e Annetta, perpetua dei fratelli). Il maestro Edoardo sapeva declamare Dante, Petrarca e Boccaccio a memoria, era insomma un autentico antesignano di Benigni. Della scuola poi serbo un caro ricordo. Negli invernali e uggiosi pomerig- stato insignito della “Medaglia d’oro e del diploma di Benemerenza” della Pubblica Istruzione, onorificenza cui sarebbe poi andato ad aggiungersi il Cavalierato di Vittorio Veneto. All’atto della sua dipartita, il 7-9-1968, ho ancora presente gli occhi lucidi di mio padre la cui sincera amicizia con il maestro Edoardo era durata una intera vita ed il cui sodalizio testimonia tuttora la solidità dei rapporti interpersonali a quei tempi vigenti. Giuseppe Zanella gi egli mandava le ragazze a cucito dalla sorella maestra Maria e faceva esercitare noi maschi nella lettura: “l’Isola misteriosa”, “Robinson Crosuè”, “25mila leghe sotto i mari”, “Dalla Terra alla Luna”, “I 15 anni di vacanza”, erano i testi del Verne della mia iniziazione alla lettura e la mia buona dizione era sovente premiata con un buffetto sulla guancia. Dopo 47 anni di onoratissimo servizio, il “maestro” fu collocato in quiescenza. Anni prima, esattamente il 4-5-1953, egli era già I KAPELER DI POZZALE ESEMPIO D’OPEROSITA’ da POZZALE di G.B. Da Forno P. n bel esempio di associazionismo e dell’operosità U dei cadorini si può riscontrare ripercorrendo l’interessante storia della “Società dei Cappellai” (o Cooperativa di mutuo soccorso dei kapelèr). Le notizie sulle sue origini ne fanno risalire la nascita alla prima metà del XIX secolo o forse più precisamente al 1850. Artefice dell’operazione Francesco Comis che, con la collaborazione di G. Maria Da Forno Ciro e G. Battista Da Forno Panizza, diede vita a Bassano del Grappa alla “Società dei Cappellai”. Inizialmente i soci erano 5 o 6, per poi raggiungere nel giro di alcuni lustri, quota 30 (come riportato da “La provincia di Belluno - notizie economico statistiche - raccolte da Riccardo Volpe, segretario della camera di commercio e presentate dalla stessa camera come relazione per l’anno 1870”), dotandosi inoltre di statuto e cassa di risparmio. La Società, diretta da un presidente e un vice presidente, esercitava il commercio dei cappelli di cui si riforniva a Valstagna nella Provincia di Vicenza e a Sesto e S. Candido nel Tirolo. Nei primi anni di attività, la compagnia ne smerciava annualmente oltre 40.000 nei vari mercati del Veneto. La sua attività non si esauriva in questo ambito, ma si estendeva anche al commercio di pelli di ogni tipo (che vendeva a grosse partite in Italia e all’estero), di lane (che venivano date in gran parte alle fabbriche di cappelli) e persino di caglio. I precursori degli odierni agenti di commercio erano ben organizzati. Ogni membro aveva un territorio ben definito nel cui ambito esercitare il proprio commercio, con il divieto di invadere quello assegnato ad altri suoi colleghi. Ogni componente prelevava dagli incassi giornalieri L. 3,50 per spese di vitto e alloggio. Erano conosciuti non solo nel Veneto, ma in tutta Italia. Per Il principio di mutuo soccorso per la Cooperativa dei kapelèr Nata verso il 1850 con Francesco Comis, smerciava oltre 40 mila cappelli all’anno quanto concerne l’estero, la Società aveva rappresentanze commerciali in Austria e in Germania. Ai primi di agosto di ogni anno la compagnia si riuniva a Pozzale per “regolare i conti individuali e formare il bilancio generale”. Una parte degli utili veniva divisa fra i soci “classificati a seconda del guadagno fatto”, mentre l’altra andava ad aumentare il capitale sociale. Nella base dell’associazione vi era un principio di mutuo soccorso: i membri colpiti da lunghe malattie o vittime di infortuni o comunque in difficoltà, venivano assistiti a spese comuni. La Società dei Cappellai costruì anche il caseggiato che ospitava la latteria sociale di Pozzale (operativa dal dicembre 1874), al cui piano superiore per l’appunto si riuniva. Francesco Comis fu un uomo benemerito e alla sua morte, nel 1869, i soci posero in cimitero una lapide a sua memoria. La “Società dei Cappellai” e soprattutto le basi di moralità e mutualità sulle quali si reggeva, meritano davvero di essere ricordate, specialmente di questi tempi. Rina Barnabò MARZO 16-17:MARZO 16-17 3 6-03-2009 10:54 Pagina 3 ANNO LVII Marzo 2009 17 RECENSIONI CULTURA MUSEI Ha in progetto la catalogazione generale e specialistica delle opere del sommo pittore USCIRA’ UNA MONOGRAFIA CLASSICA SU TIZIANO nrico Maria Dal Pozzolo, professore E associato di Museologia e Enrico Maria Storia dell’Arte Veneta all’Università di Verona, è componente del Comitato Scientifico della Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore. La sua ultima pubblicazione, Colori d’amore (Ed. Canova), verte in parte sull’opera di Tiziano. Da anni è presente ad ogni edizione dell’Estate tizianesca con conversazioni e presentazioni. Da un anno fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Tizianesca, ne è il più giovane componente, segno di riconoscimento per la sua carriera, che ci auguriamo ricca di contributi scientifici. Quale sarà il suo apporto nell’attività del Centro Studi? Sarà di appoggio, per quel che potrò, alle tante iniziative di ricerca ed editoriali cui la Fondazione si dedica con grande successo e riconoscimento internazionale. Ma potrebbe anche prendere le forme di un impegno assai gravoso. Da anni infatti sto accumulando materiale per un progetto che, se realizzato, sarebbe straordinario: ovvero la catalogazione generale delle opere di Tiziano. A tutt’oggi, a distanza di quarant’anni, manca un catalogo generale impostato con criteri di scientificità. Le ultime iniziative di catalogazione completa delle opere del maestro cadorino risalgono al 1969, al opera di tre importanti studiosi come Rodolfo Pallucchini, Francesco Valcanover e Harold Wethey. Come mai, pur avvertendone la necessità negli ultimi decenni, la catalogazione resta ancora allo stato di progetto? Le ragioni stanno nei numeri: le opere da schedare sono circa 700, non poche delle quali di ubicazione ignota, mentre la bibliografia da verificare risulta mastodontica; infine la pubblicazione dovrebbe comprendere diversi tomi. L’operazione impegna molto tempo, risorse umane e costi molto alti, anche se il progetto costituisce una sfida editoriale vera e propria. Non basta quindi riprendere il lavoro fatto precedentemente. No, non basta, pur essendo importante il lavoro precedente perché negli ultimi anni nuove acquisizioni storiografiche e documentali, nonché di opere, impongono di rivedere molte delle conclusioni finora raggiunte. Ad esempio, anche grazie alla ricerca condotta dalla Fondazione, oggi va delineandosi una nuova figura di Tiziano uomo e artista rispetto a qualche decennio fa. Oggi emerge inoltre l’aspetto di Tiziano imprenditore, per il modo straordinariamente moderno di organizzare le sue botteghe, in grado di soddisfare le richieste di una committenza in scala europea. Come configura la pubblicazione? L’impianto della pubblicazione è immaginabile come una monografia classica, suddivisa in due parti: la prima con un’ampia sezione introduttiva che illustri lo sviluppo dell’arte di Tiziano nel contesto in cui venne a operare; la seconda con la schedatura di tutte le opere ritenute autografe e perdute e dei materiali documentali e bibliografici. Quindi un’operazione di importanza internazionale destinata ad una fascia di specialisti del settore. E’ evidente la valenza di tale operazione di assoluto rilievo internazionale, nonché di straordinario impatto visivo, Dal Pozzolo, del comitato scientifico della Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore A MADRID CON LA FONDAZIONE ma deve essere un’opera di lunga durata scientifica. La pubblicazione sarà utile alle università, dovrà trovare posto nelle biblioteche perlomeno specialistiche, e costituire anche un ottimo supporto per il settore privato, come quello dei collezionisti, dei mercanti e delle case d’asta. Quali i tempi di realizzazione e quale la provenienza dei finanziamenti? Calcoliamo sei anni di lavoro. Le risorse finanziare dovrebbero vedere la partecipazione pluriennale di importanti istituzioni pubbliche e private unite nel nome di un grandissimo artista di fama internazionale. Gli impegni più immediati? Ci sono, ma fuori dal Centro Studi. Ho appena consegnato una monografia su Giorgione che uscirà presumibilmente a settembre per Federico Motta. Inoltre, con Lionello Puppi e Antonio Paolucci stiamo curando la mostra su Giorgione a Castelfranco per l’inizio 2010, l’evento più importante delle celebrazioni per i 500 anni della sua morte. Tali ricerche in qualche modo si collegano comunque a Tiziano, dato che Giorgione ne fu il primo maestro e che molte opere famosissime sono in bilico tra i due artisti: basti pensare al Concerto campestre del Louvre, alla Venere di Dresda e al Cristo portacroce di San Rocco. E dunque? Dunque vedremo come andrà a finire. C.S.T.T. Quattro importanti musei di Madrid sono stati la meta del viaggio organizzato fra i soci della Fondazione Tiziano e Cadore (nella foto, i partecipanti) dal 13 al 16 novembre scorso. Oltre alla visita della sempre splendida città di Madrid, i nostri hanno potuto sostare davanti a quei capolavori dell’arte che solitamente si osser vano sui libri. Alcuni per tutti: al museo del Prado la “Venere e Adone” di Tiziano, da la “Maya desnuda” del Goya, al centro d’arte Regina Sofia “Guernica” di Picasso, la grande pinacoteca al museo Thissen, e infine Palazzo Liria. Emozioni, appunto. foto VIANI Fontana Arreda Santo Stefano di Cadore Ambientazioni personalizzate anche su misura Via Medola, 21 - Tel. 0435.62377 Fax 0435.62985 - Cell. 338.9418974 e-mail: [email protected] MARZO 18-19:MARZO 18-19 6-03-2009 11:02 Pagina 2 ANNO LVII Marzo 2009 18 MANIFESTAZIONI CULTURA 3 MANIFESTAZIONI IL CARNEVALE VA A STOCCARDA INAUGURATA CON UN CONVEGNO LA CASA MUSEO “ANGIUL SAI” P I l carnevale del Comelico affascina la città di Stoccarda. Nell’ultimo fine settimana di gennaio, un gruppo di circa cento persone di Comelico Superiore ha avuto modo di partecipare ad una importante manifestazione organizzata nel capoluogo del Baden-Württemberg, nella Germania meridionale, che va sotto il nome di Narren Fest e richiama gruppi in maschera da tutta Europa. A rappresentante l’Italia, oltre ad un gruppo della Sardegna, c’era il variopinto carnevale dolomitico di Dosoledo , Candide, Casamazzagno e Padola. L’invito è partito direttamente dalla Germania, dove il comitato organizzatore ha ritenuto significativo invitare le maschere comeliane. Lo hanno accolto i gruppi che in Comelico mantengono viva la tradizione del carnevale e cioè Chei d Santa Plonia, il Gruppo Candide, il Comitato del carnevale di Padola. Non è stato difficile ottenere la disponibilità di tante persone a vestire i panni dei “matazins”, “laché”, paiazi, mascri da bel e da veciu e riempire un paio di pullman. Come sempre accade nelle sfilate delle maschere comeliane è stata grande l’allegria e la vivacità che esse hanno comunicato a quanti guardavano e seguivano l’incedere danzante dei personaggi in costume tradizionale. Si è parlato di circa 300 mila persone arrivate nel centro cittadino per vedere la festa delle maschere. E tra le 15 nazionalità partecipanti, sicuramente i ladini dolomitici hanno riscosso attenzione ed applausi. Infatti l’incedere a ritmo di musica, con suono di fisarmonica, chitarra, contrabbasso, violini, ha fatto apprezzare molto la caratteristica del carnevale comeliano. Al ritorno ne parlano con entusiasmo tutti i partecipanti, che hanno avuto modo di allietare in particolare i numerosi emigranti italiani, tra cui molti bellunesi e cadorini, accorsi ad ammirare ed applaudire i figuranti lungo i quattro chilometri di sfilata nel centro di Stoccarda. Ormai la fama del carnevale di Comeli- A rappresentare l’Italia al grande carnevale europeo c’erano i variopinti gruppi di Dosoledo, Candide, Casamazzagno, Padola co Superiore ha travalicato i confini nazionali, per farsi apprezzare ovunque ci siano manifestazioni che fanno conoscere la varietà e la ricchezza di questo rito laico ed allegro che è il carnevale. La Narren fest di Stoccarda è stata ripresa e trasmessa sui canali satellitari di Sky e vista anche in Italia da chi era informato dell’evento. Lucio Eicher Clere robabilmente il costaltese Angiul (Angelo) Sai non avrebbe mai immaginato tanti anni fa che la sua casa sarebbe diventata un museo, una testimonianza storica di quell’architettura rurale montana che a Costalta si è conservata così bene. E’ invece è proprio quello che è accaduto grazie alla costanza, all’impegno e alla passione della Regola di Costalta e dell’Associazione “Amici del Museo” che a fine dicembre hanno inaugurato il manufatto, alla presenza di molte autorità e pubblico. Naturalmente tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il contributo di due enti in particolare: la Regione del Veneto cui si deve il primo sostegno alla Regola per l’acquisto dell’immobile agli inizi degli anni ‘90 e la Fondazione Cariverona che in più occasioni ha contribuito per gli indispensabili lavori di recupero e sistemazione della struttura anche con riferimento alla sua fruizione pubblica in forma di museo. Le motivazioni di questa scelta sono state ampiamente illustrate nel convegno presso la sala della Regola, dall’architetto Stefano De Vecchi, consulente per gli entri patrocinatori, sia sotto l’aspetto storico culturale, sia per gli aspetti tecnici e architettonici che hanno indubbia valenza e pregio. “A Costalta” ha detto De Vecchi “ la comunità ha voluto recuperare e valorizzare il suo passato per aprirsi e guardare al futuro. Una scelta importante, consapevole e convinta che ha raggiunto un primo obiettivo concreto. Ma l’inaugurazione del museo non è un punto di arrivo. Anzi è il pun- to di partenza per una fruizione allargata della struttura come riferimento per nuove attività culturali, per nuove ricerche storiche, per nuovi contatti con la rete delle strutture museali”. Su questo punto è intervenuto anche il presidente della Provincia Sergio Reolon che ha assicurato l’impegno dell’Amministrazione per un stinetto per la Fondazione Cariverona, Massimiliano Pachner per la Regione Veneto, l’on. Gianvittore Vaccari, Sindaco di Feltre. In apertura anche il saluto di Silvano Eicher Clere, presidente della Regola e Ruggero Casanova, presidente dell’Associazione, che hanno ricordato brevemente la storia di questa iniziativa e Da anni Costalta è divenuta importante centro culturale per la valorizzazione del legno collegamento con le altre realtà di rilievo provinciale. “Mi complimento con tutti voi” ha detto Reolon “ che con questa iniziativa avete dimostrato grande sensibilità e attenzione nei confronti delle vostre tradizioni e del patrimonio culturale. Anche questo può essere un segno di ottimismo e di volontà attiva per lo sviluppo locale”. Piergiorgio Cesco Frare ha invece illustrato al pubblico alcuni interessanti spunti di carattere storico che saranno la base per una nuova pubblicazione da dedicare alla casa museo, ma anche alla gente di Costalta. Durante l’incontro sono intervenuti il sindaco di San Pietro, Silvano Pontil Scala, l’arch. Ago- i molti che hanno collaborato per la riuscita della stessa. E’ noto che ormai da anni Costalta, specialmente in estate, è divenuta centro culturale per la valorizzazione del legno, materia primaria per la vita e le opere in alta montagna. Anche in questa senso la casa museo “Angiul Sai” potrà rappresentare uno spazio “vivo” per le mille iniziative programmate. Infine nell’occasione è stato anche presentato un opuscolo con foto a colori che rappresenta una piccola ma esauriente guida alla visita della stuttura, con la descrizione degli ambienti anche con i termini ladini opportunamente tradotti. Livio Olivotto FESTA E TRADIZIONE A SAPPADA C on l’arrivo dell’Epifania si chiude forse il più bel periodo dell’anno per quanto riguarda le festività che lo attraversano, ma guardando a quello nuovo che inizia, certamente il Carnevale è l’appuntamento che per primo rinnova l’allegria e la voglia di divertirsi. E anche nel nostro piccolo paese di Sappada il Carnevale è sempre stato un qualcosa di coinvolgente, divertente, e molto legato a quelle che sono la sua storia e le sue tradizioni. A Sappada il tutto ruota intorno alle tre domeniche principali per questa festa: quella dei poveri, quella dei contadini e l’ultima, dei signori. Ognuna di queste porta la festa in diverse zone del paese, a Cima Sappada, alla borgata Kratten e alla borgata Granvilla; le maschere, protagoniste assolute delle giornate, rievocano scene di quotidianità, danzano e coinvolgono il pubblico, e allo stesso tempo raccontano quella che era la vita di qualche tempo fa a Sappada. La peculiarità delle maschere locali è sicuramente il fatto di essere fatte in legno, intagliate e dipinte a mano:dei piccoli capolavori, ognuno dei quali è effettivamente un pezzo unico, con un’espressione particolare che racconta una delle tante facce del passato: fatica, lavoro, allegria. E proprio durante l’ultima delle tre domeniche (dove a fare da padrona di casa c’era una “sicurezza” per quelle che sono le manifestazioni a Sappada, ovvero Gemma, con la sua bravura e il suo entusiasmo) anche quest’anno si è svolta la gara in onore a questa tradizione di intaglio, il premio Schnitzar Bette, trofeo a memoria del grande maestro “Checchi” Francesco Solero. A premiare i creatori delle maschere vincitrici il figlio, Pierfrancesco Solero, che porta avanti in maniera magistrale questa tradizione familiare e la nipote Beatrice Solero. La festa di domenica ha visto come protagonista anche la musica di Fabrizio, Francesco, Carlo e Paolo, bravissimi musicisti degli Holzhockar, cha hanno fatto ballare tutta la piazza. Ma non si può parlare del Carnevale di Sappada senza nominare la maschera che più lo rappresenta e simboleggia da ormai molti molti anni, il Rollate. Presenza immancabile per tutta la durata del Carnevale, presenza signorile e maestosa per la sua grandezza e allo stesso tempo che incute un po’di paura per lo stesso motivo, a questa regale maschera è dedicata anche un’ intera giornata, il lunedì dei rollate. Durante il martedì grasso, ultima giornata di Carnevale, segna poi la conclusione della festa la “competizione” del Noclub: varie squadre di bambini e non, ma tutti rigorosamente in maschera, si confrontano e si sfidano lungo una sorta di gimcana sulla neve, che li condurrà all’arrivo e alla vittoria finale. Un modo originale per salutare questa festa, e per darle appuntamento all’anno successivo. Nicole Quinz MARZO 18-19:MARZO 18-19 3 6-03-2009 11:02 Pagina 3 ANNO LVII Marzo 2009 19 MUSICA MUSICA E TEATRO O rmai da qualche anno, l’istituto superiore Enrico Fermi si è attivato per premiare coloro che l’arte ce l’hanno nel sangue. Per l’anno scolastico 2008/2009 sono stati organizzati due corsi, uno a carattere musicale e uno a carattere teatrale. Gregorio De Podestà, diciottenne di Laggio, studente all’ottica di Pieve, è uno dei partecipanti e, in un’intervista, ci illustra così le attività promosse dalla scuola cadorina. ”Entrambi i corsi si svolgono una volta a settimana, nel pomeriggio. Per quanto riguarda la musica, si sono costituiti due gruppi: del primo fanno parte tutti coloro che vedono una chitarra per la prima volta; si svolgono lezioni finalizzate ad istruire i ragazzi sui rudimenti della musica, praticamente si parte dall’ “abc”. Nel secondo, invece, il cosiddetto “avanzato”, vi sono tutti coloro che hanno una base musicale, più o meno solida, che comunque conoscono le “sette note” già da un po’ di tempo. Io, che, tra parentesi sono un bassista, appartengo a quest’ultimo e suono insieme a un batterista e due chitarristi. Il corso è realizzato in collaborazione con la scuola “La Sorgente”, di cui fanno parte gli insegnanti. Un ringraziamento, per la realizzazione di Musica e teatro sono due mondi che mi attraggono - riconosce Gregorio De Podestà per ora non è nulla di più che semplice passione tutto questo, va al professore dell’ITI Fischetti, che tra l’altro è anche un grande chitarrista. Per quanto riguarda il corso di teatro, il gruppo di “attori” che si è formato conta una dozzina di ragazzi. Il fine non è tanto quello di proporre uno spettacolo, ma, piuttosto, quello di istruire i partecipanti, attraverso degli esercizi specifici, nell’impostazione della voce e nel controllo del proprio corpo.” Un altro scopo, continua Gregorio, è sicuramente quello di divertirsi, di socializzare con altri che hanno in comune con te la stessa passione; dopo aver preso confidenza con il gruppo, tutti diventano più “estroversi” e si lasciano trasportare liberamente. ”Nel corso teatrale, credo che la difficoltà maggiore, per ciascuno, sia quella di aprirsi totalmente agli altri. Mi spiego APPUNTAMENTI I giovani del “Fermi” ci provano L’Istituto ha attivato due corsi Per quanto riguarda le finalità pratiche dei corsi, verranno organizzate, prossimamente, due esibizioni, che saranno eseguite esclusivamente per le scuole appartenenti all’istituto. ”Musicalmente” parlando, si può dire che c’è in previsione la creazione di un gruppo dell’istituto, da far esibire durante l’autogestione oppure in altre occasioni particolari inerenti sempre al contesto scolastico…In realtà, non ne abbiamo ancora parlato seriamente, ma sarebbe davvero un qualcosa di bello. Sarei meglio: il nostro maestro, Ro- felicissimo di fare parte del berto Faoro, ci invita a cimentarci in diversi esercizi che, a volte, hanno un po’ del ridicolo, nel senso che dobbiamo esibirci in qualcosa di strano: poco ordinario, potremmo dire. Insomma, si creano situazioni in cui, inizialmente, ci si può sentire in imbarazzo di fronte ad altri che non conosci: devo dire la verità che, per uno alle prime armi, sono davvero realtà comiche…. Una volta però che si prende confidenza con il gruppo e in generale con la recitazione, si comprende che tutto ha un preciso significato e l’atmosfera diventa estremamente piacevole. Ci divertiamo moltissimo al punto che, visti dall’esterno, sembriamo dei matti, tanto siamo coinvolti in ciò che facciamo…” Non si può parlare di carnevale sappadino senza nominare la maschera del Rollate - Quest’anno, una gara nella tradizione d’intaglio in memoria del grande maestro Francesco Solero TEATRO complesso, spero che la cosa vada in porto. In ogni caso, per la fine dell’anno scolastico, ci stiamo preparando per un concerto e, al momento, siamo alle prese con due brani stile rock moderno. Per quanto riguarda il teatro, le cose saranno un po’ diverse rispetto all’anno scorso, quando presentammo uno spettacolo completo sulla Divina Commedia. Nella prossima esibizione proporremo delle brevi scene dal tema filosofico, non intendo, però, svelare altro. Posso aggiungere, solamente, che è uno spettacolo comico e quindi ci sarà da ridere.” Gregorio, per concludere, ci spiega i motivi per cui ha scelto di partecipare a que- ste attività e sottolinea la sua grande passione per i due “mondi” artistici. “Beh, musica e teatro sono due mondi che mi attraggono moltissimo. Fin dai tempi della scuola elementare, mi piaceva esibirmi sul palcoscenico, nelle varie rappresentazioni organizzate dai maestri… Preciso, però, che non ho intenzione di far sì che questi diventino qualcosa di più di una semplice passione per il tempo libero; per il mio futuro o altri progetti. In ogni caso, voglio fare tesoro di ciò che sto imparando, perchè il tutto mi dà energia e vitalità: è davvero molto bello suonare e recitare, soprattutto in gruppo! Mario Da Rin ANNO LVII Marzo 2009 20 Inte chesto sfoi se dora la grafia de l Istituto Ladin de la Dolomites a cura di FRANCESCA LARESE FILON Cadorins Zun duce i pöide d Comelgo d Sora iné sintida la tradizion dal carnaval LA LUS D FEBRARO SORA I COLORES DLE MASCRE ebraro iné al möis dal carnaval. La lus inà slargiò so confine verso la F söra e al peso dl inverno, st ota particolarmöinte duro, taca a des-ciariesse incontra a dornade pi ciaude, ch riva a deslegà anch la geza. Al bianco dal nöio inà inmatonù i vöi e crösse ape la voia d ciaudo anche cöla di colores. Eco alora la sodisfazion da vöde a gni fora da na ceda, apöna che spicia l dì dna dmönia d febraro, i colores e al lustro dna bela mascra, al matazin. De corsa sta mascra va a ciamà chelietre, al laché, i paiazi, el mascri da bel e da veciu e duce a una se ceta al confin dal pöis par podöi föi fora dute el strade co l aconpagnamöinto dla musica. Co dute el mascre iné radunede taca la porzession, verta dal matazin e dal laché, e con chelietre mascre ch va dòi conpagnede dal son dla musica da carnaval. A Comelgo d Sora la tradizion inà resistù zi secui, sbögn che la predicazion dal clero iné senpro stada contra la legria e l cubiesse dal balà. Sti ultme ane iné tornada a fiorì, co la dente anziana che gode a dì ze pieza a spié e la dovantù che si vistis e n se straca a föi baldoria duta al dì e duta nöte dla dornada dedicheda a la mascrada. A Comelgo d Sora taca Dudlè co la dmönia pi arente a Santa Plonia, podopo tocia a Padla, inveze Ciandide e S-ciamazen n se inzarza a föi ogni ön, ma co i se mola iné senpro in grön numar e con nascuance ceres ch mostra e tol in giro situazioni dal pöis. Anche al pöis d San Colò inà conservò la tradizion dal carnaval e la fa zal dmönia pi arente al patrono San Valentin. St ota inveze, par n interfizié con Padla, i organisadores dal grupo La Baita inà stablù la dornada de dmönia 22 d febraro par tgni legre i pöide da Comun d San Colò e par sarà su in beleza sto apuntamöinto co la legria. Zi programes dal carnaval comelön, inpi dle porzesiogn, iné anche la roiezion d foto e filmes su par i carnavai di ane passade. Ma la novità de st ota iné anche la presentazion dal libro d Ferruccio Sacco, “Mascrade a San Colò”, mandò fora da l Union Ladina dal Comelgo in colaborazion aped la famöia dl autor de ste satire d carnaval e al grupo La Baita, ch inà tornò a böte in pese l porzessiogn in mascra ple strade di pöide basse, par rivé finamai in Costa. El satire d Ferruccio iné ncamò bele da sintisse al dì d incöi, sbögn ch el parla d fate e situaziogn di ane Cuaranta e Zincuanta. Zi dòi, tröi poste gno ch al libro iné stò presentò a la dente à piadù ntoco e invoiò a tole al libro d Ferruccio Sacco. Lucio Eicher Clere 3 Union Ladina del Cadore de Medo CHE CHE AVON FATO N TEL 2008 E CHE VOLON CONTINUA’ ar le scole avon stampou apede de la scola P de Domeje e de l’Asociazion Arcobaleno an libruto de storiele inventade da i tosate de Cialauz, Domeje, Loze, Auronzo e del Comelgo scrite par ladin de i diverse paes. Inte nte l libro é anche n CD co le registrazion de le storie contade. Con la scola Media de Loze colaboron par al sito n internet che al vien sistemou da i tosate. Con tute le scole avon fato n concorso par n disegno-logo che avon dorou par stanpà na borsa de coton da regalà a dute. Con la scola Media de Auronzo avon idou la stanpa de n libro su par l’emigrazion fato da Ilde Pais e i so tosate con tanta pasion. Con la scola Media de Domeje avon stanpou n abecedario par ladin par idà i tosate a scrie e n parà la nostra mare lenga. Al libro l’é stou fato con tanta pasion da la maestra Ermes Vincenzotto apede i tosate. Con la scola elementare de Cialauz avon contribuiu a la stanpa de n CD su par al paes. Par dute continuon la colaborazion co al Museo de la Lateria de Loze che al vien verto d’istade e cuanche la dente domanda. Visin a Museo menon la dente a la ruoia de i mulin de Loze. Avon stanpou al libro de i proverbi de Loze apede del Comun de Loze. La edizion l’é stada curada da Carla Laguna e dute le famee de Loze à podesto ritirà na copia de l libro. Avon curou al manteni- mento del Troi Botanico “Tita Poa” de Loze. Continua la pagina de Il Cadore scrita par ladin e dute chi che vo scrive par dialeto può mandà a l’Union chel che i vo. Continua la colaborazion co l’Istituto Ladino de la Dolomites par progete su par al ladin nte al Cadore de Medo. MUSICA, TEATRO E CABARET PAR LADIN Nte al Cadore de Medo é senpre tanta dente che scrive, fa teatro e musiche dorando al ladin. E’ bel che sea così e speron che dute vade avante con pasion zercando de dorà la nostra mare lenga. Nte al 2008 avon stampou an CD de Andrea da Cortà e avon contribuiu a n CD de la scola de Cialauz. Francesca Larese Filon LI “SCOLI VECI” D CIANDIDI E S-CIAMAZEN ’ stad fati a ciaval tra i ani ‘20 e ‘30 dal seculu passó, E n à nanch 80 ani d vita, e ion bel ciamadi “Li scoli veci”. Li scoli d Ciandidi e S-ciamazen é stad progetadi dal 1928 da Ricardo Alfarè, n inportanti architetu originariu da Ciandidi. É senpar lì ch à progetó, par mod da dì, li scoli elementari d Lozi, cheli d Padla, i asili-monumenti d Vilagranda e Vilapizla d Uronzi, al munizipiu d Sa Stefi e tanci edifizi dù a Blun. La popolazion era tanta n chi ani, li scoli ch era a S-ciamazen e a Ciandidi era sgnal pizli par cinì inzi duci i canai, csì l aministrazion à pensó ben da fei na scola par duci ze n palazu neu e gran. Al sedimi par fei su é sto ciató “sora al Cristu d Ciamurin”, n legu a cunfin tra li dov frazion. La grandeza dla scola é stata calculada n basi a i canai di ani ‘20-‘25 e la media d ogni an era d 250 canai tra i doi peidas cu n 52 % par S-ciamazen e l 48% par Ciandidi. Li scoli à doi piani cun li auli a val, auti 4,20 m., cun funestrogn gregn. Da la banda a monti é la loda e i gabinetti. Nzima é na sufita granda e na tori anó ch avé pensó da bet l arloiu e la cianpana par ciamà i canai. Danti a stu palazu é n bel curtil anó ch i canai pudé ‘sanburdì sgnal gnanti da dì inzi a fei scola o anó ch pudé fei ricreazion o li ginastichi durant l era dal fassiu. I prim scolari é dud inzi zal neu palazu al 9 genaru dal 1932. Tanti generazion e passadi par cli porti, su par cli sali e z cli auli à nparó a ledi e a scrivi, a fei d contu e tanti robi ncamò. Tanci é stad anchi i maestar ch à nsignó liò, un par classi e savé cinì i canai a tamon. Era ncamò al rispetu par la figura dal maestar ch gné vista com na persona nportanti par al peis e a lì se ubdì senza tant lumantassi. N s pé d siguru dismantié duti cli coghi ch à luró liò a fei da mangé par i canai. Era bona roba su cli tauli e tanci ncamò ades ricoda gusti e savor d zert piati. Anch i bideli scogn ricurdà parché era figuri afetuosi e boni aped duci e duci i ricorda luntera. Zi ani setanta zal stes palazu é sto purtó l asilu che gnanti era a S-ciamazen. Liò alora era l asilu, li elementari e cul tenpu anch li médi. Li scoli era pieni de canai de ogni ité, dut li stanzi era ‘sunpidi d dovantù, la scola vivé, era legra e ciantà cu la os di canai ch a ora d ricreazion, zal cortili liò danti, ‘sanburdì e bagarà e s lagudé sgnal gnant da turnà inzi. Cu era ora da dì a ceda a marenda era n furmiei d mulas ch ciapà ognun la sò strada cu la sò borsa su li spali. Ma ades ne n é pi csì. S é preferù fei su etar scoli, costruì etar struturi par na bet sgnal a postu cheli ch era. Vist ch i canai é senpar da mancu s à vulù fei dì ze scoli nevi nveza da cinì verti cheli ch era bel, chi bei palazi ch é na mar veia a vardai e no n pugn zal vuiu! La legria e li os ch gné fora da chi muri ades ne n é pì. La scola é muta, nuda, al ventu zert oti passa inzi par li funestri verti e sofia n ranzài, com s l avessa da demi e patì d cuntinu. Li auli é voiti, calch armer a muru lassa tumà fora fois, cuaderni e libar ch é restad là. N zert stanzi li carti geografichi ch nota era tacad su pi muri ades fà da tapetu ai sioli. Tanci libar é là ch speta che caldugn i rincuri parché à ncamò tantu da cuntà sben chi seia veci. La cultura n s lassa par tera o n bocia a li surizi! Li sali ch mena al scond pian é freidi e muti, n mena pì su nsugn. Li targhi d marmu a ricordu di vec maestar é liò, npiantadi, cu li fotografì che n ion pì vardadi da nsugn ma ch varda inz pì muri e par li funestri cal tenpu fà gni veci e speta ch torni cal bon profumu d café ch gné fora dal scabuzin di maestar. Dut li os e li ridati e i bagari di canai ades é snoma n ricordu ch à lassó al spaziu al voitu, al silenziu. Tanci dis ch li scoli é davoi a dì dù, ch ormai n s fà pi nenti. E nveza no, li scoli cion duru, li scoli n mola. I travi dal cuertu continua a cinis cun forza un cun clautar, segn e resistenti. Nanch la gran maieda de stota ne à ncamò fat mulà. I muri cion su li malti cu li ongi, cheli ch é gnud dù é parché se ciapad dl avilimentu. Li funestri fà guera continua cul ventu ch vé dì inzi, i vieri strend i denti e n mola! I sioli d len reclama li corsi e i sauti di canai e é liò pronti e solidi par spité calcdugn ch poi al pé. Fora danti, zal cortil, cres erba auta ch forsi ion sieta n ota a l an. Ma sot l erba é ncamó cla giara ch i canai tlé su par garbié e divirtissi a fei la farina. Al purton dli scoli n la fà pì a stà cu li ciadeni zli cunoi, lì ch era abituó a es vertu e fei passà tanta denti. Anch lì speta calcdugn, calcdugn ch iona a verdi e fei algu, a sistemé sta marveia d na strutura ch i vilegianti tant oti damanda s é n castel! Al capitel ch é liò arenti da seculi s damanda d continu com fà a es npiantada csì na scola dal generi e spera ch zla sò storia ne n ebia da ved tumà dù n bucon a l ota! Ma se sà ch al tenpu laora, ch li piovi, li tanpesti, al nevi, al ventu e al freidu é liò ch ogni an dai inzi par li scoli che par cuantu seia forti e resistenti à bisognu d na man par tiré n gnanti, ma n gnanti n meiu e no n pedu. Savon ch li Reguli di doi peidas e davoi a nformassi e cori cà e là par fei algu, spron ch i ebia risultati e che s possa salvà li scoli “veci”! Marco Zambelli Mariani 3 ANNO LVII Marzo 2009 21 ALLO SC VALZOLDANA IL TROFEO CIBIANA DI FONDO A nello sciistico e panorama stupendi a Passo Cibiana per il “16° Trofeo Cibiana sci di fondo” curato dal locale sodalizio domenica 1 marzo. Gli atleti di ben 22 squadre si sono cimentati per categorie nelle prove di sci nordico, con il successo finale della società Sci Valzoldana, seguita dal Ladinia e dal Ga Centro Cadore. Incitati da un pubblico numeroso fin dal via al cancelletto di partenza, gli atleti si sono dati battaglia sulla scintillante pista Deona sciando in tecnica libera. Ma, poiché contano i risultati, segnaliamo i vincitori. Aspiranti m - 10 km: 1. Claudio Alfarè Lovo (Sc Valvisdende); Aspiranti f - 5 km: 1. Marta Fabris (2A Asiago); Juniores m - 10 km: 1. Gianluca Lorenzini (Castionese); Juniores f - 5 km: 1. Giulia Moè (Ladinia); Seniores m - 10 km): 1. Manuel De Col (Sc Cibiana); Seniores f - 5 km: 1. Maria Rosa Moè (Ladinia); Master A1 - 10 km: 1. Nicola De Lorenzo (Sn Sportfull); Master A2: 1.Eudio De Col (Sc La Valle); Master A3: 1. Italo Refosco (Valzoldana); Master A4: 1. Valentino B. De Martin (Bassano); Master A5: 1. Bruno L. Savio (VV.FF.BL); Master B1: 1. Aldo Armellin (Orsago); Master B2: 1. Elso Viel (VV.FF.BL); Master B3: 1. Giuseppe Da Col (Sc Cibiana); Master C1: 1. Emilia Campo (Valzoldana); Master C3: 1. Luisa Casagrande. Baby m/f – 2 km: 1. Leonardo De Biasi (Sc Valzoldana); 1. Lara De Bon (Ga Centro Cadore); Cucciole: 1. Silvia Del Longo (Valzoldana); Ragazze – 3,75 km: 1. Noemi Durighello (Val- lada); Ragazzi 5 km: 1. Franz Vieser (Sc Ladinia); Allievi – 7,5 km: 1. Ivan Bianchi (Gs Cibiana). Ottima l’organizzazione dello Sci Club Cibiana e soprattutto lodevole l’apporto del suo presidente Umberto Olivotti, pure piacevole speaker della gara. (intervista sotto) SCI CLUB CIBIANA UN GRAN BEL GRUPPO A PASSO CIBIANA CIRCUITO DI SCI NORDICO IMPEGNATIVO “P ossiamo essere più che soddisfatti di questa 16a edizione del Trofeo Cibiana”. E’ il commento del presidente del Club Umberto Olivotto. “Abbiamo avuto la presenza di ben 21 sci club di tutto il Veneto e uno della Val Badia (segno questo che i ladini si sentono uniti anche nello sci da fondo, perché no?). Oggi siamo stati gratificati dalla presenza dello Sci Club della Canins e ricordo con molto orgoglio che ho ricevuto i complimenti per l’ottima pista e l’organizzazione da Bonaldi, famoso atleta allenatore. I valori dei fondisti sul campo erano ottimi ed è stato di grnde soddisfazione veder vincere Manuel Da Col forte atleta di Cibiana, che adesso ha ripreso e va da Dio. Nella categoria generale regionale, fra le donne, è salita sul podio Maria Rosa Moè del Ladinia, donne che questa volta hanno fatto man bassa del podio, anche con Marta Fabris del Sc Asiago, con Giulia Moè del Ladinia; molto forte fra i nostri è pure Nicola De Lorenzo, che corre per la Sn Sportfull; sempre fra i nostri, buona la performance di Giuseppe Da Col classe 1939 del Sc Cibiana. Il Trofeo è stato assegnato quest’anno allo squadrone dello Sc Valzoldana, 2° piazzamento per la Ladinia della Val Badia e 3° al Ga Centro Cadore. Da questa stagione siamo entrati a far parte del circuito Nord Sky Dolomiti, siamo nell’area n.11 Civetta-Pelmo, e siamo stati scelti per la naturalezza e tecnica di sciata che si ha su questa pista. E’ una pista impegnativa, a una quota di 1563 altitudine accettabile per lo sforzo fisico, vai a scorrere questi 7,5 km arrivando sulla malga di Valle a Copada, transiti sulla zona Lufe di Nebbiù, è una pista che consente di portare gli atleti in condizione ottimale, ma è anche una pista che consente al turista di girare e destressarsi in mezzo alla natura. È in funzione fino verso Pasqua, quando la stagione si conclude con le gare sociali delle società. Sul percorso di 7,5 km totali, abbiamo vari anelli, utili per le varie categorie in gara, poi c’è il percorso di 2,5 km circa che è un percorso illuminato e dà possibilità di allenarsi o semplicemente di divertirsi con la famiglia o gli amici magari mangiando una buona pastasciutta nei vicini ristoranti. Ticket pista e pastasciutta a modico prezzo. E’ il risultato di 20 anni di lavoro e di sacrifici uniti alla volontà di tutta la popolazione cibianese di valorizzare il Soddisfatto dei risultati e dell’ organizzazione il presidente del Club Umberto Olivotti che ricorda anche il lavoro e i sacrifici per valorizzare il territorio SERVIZIO DI RENATO DE CARLO nostro territorio. Il Comune stesso ci ha creduto e attraverso fondi europei siamo riusciti a valorizzare questa bellissimo Passo Cibiana, non solo per lo sci di fondo: da qui si parte per lo sci d’alpinismo e per bellissime passeggiate su per il Rite con le ciaspe, in estate poi si può ‘vivere’ il parco avventura. Lo Sci Club Cibiana fa pure dell’altro, la cispadeona, la campestre cadorina, ad esempio, ed è motore della locale economia turistica. Il che non è male per i tempi che corrono. Il Rite? E’ un plus, uno scenario a 360 gradi, è talmente bello che uno dà per scontato il doverci andare per godere il panorama delle vicine vallate. Chi vorrei ringraziare dello staff? Tutti, difficile fare nomination. C’è Mauro che gira di notte col gatto battipista, c’è Marco che sacrifica le sue prestazioni atletiche per insegnare ai ragazzi, la Katia sempre presente, i segretari Ugo e Giovanni, Lorenzo e Agostino sempre con la valigia in mano, ci sono i genitori che si adattano ai sacrifici domenicali per accompagnare i ragazzi… Fra tutti siamo proprio un bel gruppo”. ALCUNE FASI DELLA GARA MARZO 22-23:MARZO 22-23 6-03-2009 11:15 Pagina 2 ANNO LVI Marzo 2009 22 3 74°CAMPIONATO ANA DI SCI DA FONDO A PADOLA - Quasi 400 gli atleti iscritti ALLA SEZIONE CADORE IL TROFEO TARDIANI I l 7 e l’8 febbraio Padola ha ospitato nuovamente dopo 16 anni, il 74° campionato Ana di sci di fondo tra neve abbondante e nuvole insistenti. Con il successo nella manifestazione Alfio Di Gregorio della Sezione di Vicenza ha conquistato il terzo titolo dopo quelli di Forni Avoltri (2002) e Piancavallo (2004). Piuttosto netta la sua affermazione sulla impegnativa pista Tavella La Varda, con un tempo finale sui 15 chilometri a tecnica libera di 36’54.9. Al 2° posto Luciano Fontana, Sezione Ana Cadore, distanziato però di 1’48; 3° gradino del podio per il friulano Osvaldo Primus della Sezione Carnica con 2’31 di ritardo dal vincitore. Per la prima volta, su decisione della commissione sportiva, concorrevano al titolo assoluto ben tre categorie: oltre ai seniores anche i master A1 e A2 , ampliando così le possibilità per i concorrenti quarantenni. Oltre a De Gregorio (classe 1970), ne ha tratto profitto Luciano Fontana (classe 1965), già campione Ana a Lavarone nel 1995. Anche l’altro grande atleta della Sezione Cadore, il padolese Stefano De Martin Pinter vincitore del titolo assoluto per ben sette volte (di cui 6 consecutive) ci ha provato. Pur autore di una splendida gara si è piazzato al 4° posto, con un distacco di 2’50 dal vincitore. Nel complesso molto positive le prestazioni degli alpini di casa che hanno portato alla Sezione Cadore il trofeo Tardiani (2141 punti) davanti a Bergamo e a Belluno. Durante le premiazioni, svoltesi davanti al simbolo del Cadore Vince Alfio Di Gregorio, secondo il comeliano Luciano Fontana Il ringraziamento del presidente nazionale Ana Corrado Perona al Gruppo di Comelico Superiore per la perfetta organizzazione scolpito nella neve a grandezza naturale, tutta la soddisfazione del presidente nazionale Ana Corrado Perona con il ringraziamento agli alpini del Gruppo di Comelico Superiore per la perfetta organizzazione nonostante le condizioni meteo non facili. “Gli alpini non si fanno certo spaventare dalla neve” - ha detto Perona - “sanno affrontare con spirito e iniziativa ogni difficoltà. Ed un grazie di cuore va a tutti voi. Quasi 400 atleti per me tutti vincitori. che avete dato ancora una volta l’immagine di una associazione viva, importante, al passo con i tempi”. In precedenza era intervenuto anche il presidente sezionale del Cadore Antonio Cason, nella sua veste di responsabile nazionale per lo sport, ricordando i prossimi appuntamenti dei campionati ana di sci alpini- smo il 29 marzo a Foppolo in provincia di Bergamo e il 43° campionato ana di slalom gigante il 5 aprile a Limone Piemonte. Alle premiazioni erano presenti anche il presidente della Provincia Sergio Reolon, Max Pachner in rappresentanza dell’assessore regionale Oscar De Bona, l’assessore provinciale Angelo Costola. Quest’ultimo in particolare ha voluto ringraziare gli alpini per l’impegno costante ed efficace profuso nel settore delicatissimo della protezione civile. Nella giornata di sabato il maltempo aveva dato un po’ di tregua agli organizzatori, così da rendere possibile la cerimonia di apertura Solo un piccolo ritardo nell’inizio a causa dei problemi di viabilità che hanno complicato il viaggio di molti partecipanti ed in particolare del Corpo Musicale Val di Gorto di Ovaro, che ha accompagnato la cerimonia. Tutto però si è svolto come da programma con la sfilata alpina per le vie del paese, aperta dalle autorità militari e civili, e formata dalle foltissime rappresentanze alpine con vessilli e gagliardetti provenienti da tutta Italia. Quasi 400 gli atleti iscritti in rappresentanza di trenta sezioni. Questi i numeri che il presidente dell’Ana Cadore Antonio Cason ha illustrato nel suo intervento dopo l’alzabandiera e l’Onore ai Caduti. In apertura degli indirizzi di saluto il capogruppo Marco De Martin Pinter ha ringraziato tutti quelli che si sono dati da fare in queste settimane per preparare al meglio il prestigioso appuntamento. “Speriamo che il vostro soggiorno sia piacevole e speriamo di rivedervi ancora in Co- melico” ha concluso il capogruppo salutando gli atleti. Il sindaco Luca De Martin ha ricordato gli eventi che specialmente nel primo conflitto mondiale videro le dolomiti del Comelico come teatro di tragedie belliche ma anche di imprese alpine. Il presidente nazionale Corrado Perona, ha voluto essere presente a questo appuntamento “prima di tutto come omaggio ad Antonio Cason, da lunghi anni collaboratore nel consiglio direttivo nazionale proprio con la delega allo sport. Ma un doveroso riconoscimento va a tutti gli splendidi atleti alpini che si cimentano in una prova tra le più intense e sentite del panorama sportivo dell’Ana”. Durante la messa celebrata da Padre Bruno anche il bell’attestato di stima ed affetto della comunità verso gli alpini “buoni samaritani di oggi che sono vanto ed orgoglio della nostra Italia”. Livio Olivotto SCOPONE - AL ‘SNACK IL TROFEO MEMORIAL I mpugnano una scopa di saggina (appositamente sagomata e irrigidita attraverso l’utilizzo di scotch da pacchi) e si destreggiano sul ghiaccio con scarpe da ginnastica spingendo la pallina oltre la riga della porta avversaria, come nel più classico gioco del calcio. Il tutto con spettacolarità e sano agonismo. Anche quest’anno, i giocatori di “scopone” si sono sfidati allo stadio polifunzionale di Pieve di Cadore per la terza edizione dell’ormai affermato Memorial Federico Faccin. Dal 25 gennaio al 15 febbraio ben 9 squadre si sono contese l’ambito trofeo, ma solo una ha vinto: il Snack al Check, che è alla sua seconda affermazione consecutiva nel Memorial. Fino ad una quindicina di anni fa questo sport era una vera e propria attrazione, praticato da decine e decine di squadre in tutto il Cadore e sugli spalti si accalcavano maree di spettatori. Il torneo più famoso ed ambito (raccontano i veterani) era sicuramente quello di Vodo, che raggruppava squadre da Cortina al Comelico ed era considerato, esagerando, la Champions League dello scopone. Negli ultimi anni, quantomeno in Centro Cadore, lo scopone sembrava esser stato dimenticato, fino a tre anni fa quando, grazie alla volontà di Marco Faccin di ricordare il fratello Federico, è ritornato in auge, tant’è che ogni anno il numero di squadre aumenta e, cosa molto importante, tanti giovani si avvicinano per la prima volta a questo sport. Ne sono un esempio la squadra de I PROF, tutti giovani neofiti che hanno chiuso il girone di qualificazione con zero punti, ma certamente si sono divertiti e si so- Spettacolarità e sano agonismo fra le 9 squadre in lizza per il trofeo Qualche amarezza per i DA ANGELA Polato è il miglior realizzatore no dichiarati pronti per la sfida del prossimo anno. Dall’unico e combattuto girone (all’italiana, tutti contro tutti) al quale hanno partecipato le squadre ASA STAR, SNACK AL CHECK, DA ANGELA, MUSelecao, I DOVIN, VALLE TEAM, IRA DI DIO, TRATTORIA AL PONTE, I PROF, sono uscite le quattro semifinaliste. Escludendo gli ASA STAR che l’hanno concluso al primo posto con 7 vittorie e 1 pareggio (una singola rete subita), gli altri tre accessi alle semifinali sono rimasti contesi fino all’ultima partita da 5 squadre. La prima semifinale fra MUSelecao e DA ANGELA è stata vinta da quest’ultimi per 2 reti ad 1, al termine di una partita che ben si rispecchia nel risultato. L’altra semifinale, indiscutibilmente dal sapore di finale anticipata, vedeva contro le due finaliste dello scorso anno. Al termine dei 40 minuti di gioco hanno strappato il biglietto per la finale gli SNACK AL CHECK, vincendo di misura. Sfortunati gli ASA STAR, che nel secondo tempo hanno dominato la metà campo avversaria, colpendo ben due pali e facendo i conti con un risultato forse un po’ bugiardo. MARZO 22-23:MARZO 22-23 3 6-03-2009 11:15 Pagina 3 ANNO LVI Marzo 2009 A Pelos di Cadore è nata la prima società sportiva natatoria cadorina, la Dolomiti Nuoto che ha già partecipato di recente ad alcune gare di propaganda a Montebelluna nel trevigiano e ad Agordo nel bellunese. Grande entusiasmo e subito buoni risultati per un gruppo di giovanissimi davvero molto compatto e unito. L’associazione sportiva ha iscritti bimbi dall’ultimo anno di asilo fino ai ragazzi della prima classe media. La prima uscita ufficiale della Dolomiti Nuoto in quel di Montebelluna ha visto i piccoli atleti cadorini gareggiare con molto impegno e con una passione sfrenata appena entrati in acqua, raggiungendo in alcuni casi anche i vertici della classifica. Moltissima emozione durante il riscaldamento e la sfilata iniziale, a cui è stato conferito un piccolo omaggio a tutti i partecipanti. Nella manifestazione successiva tenutasi ad Agordo erano presenti ben 140 ragazzi pronti a sfidarsi in vasca. Ottimi risultati anche in questa occasione con il podio completo nei 50 rana, con al 1° posto Martina Da Rin Perette, al 2° Giulia Da Pra ed al 3° Alessia Poclener. Bravissimo Federico Tonizzo che ha conquistato i 50 stile libero e si è classificato secondo nei 50 dorso. Altro splendido piazzamentoquello di Veronica Da Pra che nei 50 rana ha centrato la seconda posizione. Terzo gradino del podio 23 per Anna Bombassei nei 50 stile libero e per Martina Da Rin Perette nei 50 dorso. Ottime le prove comunque anche di Francesca Corte, Giada Busato, Debora ed Elena Baggio, Giorgia Caiazzo, Martina Da Rin, Vanessa Zanetti e Nicole Fausti. Entrambi gli eventi hanno avuto una cornice di pubblico tra familiari ed appasionati davvero non indifferente. Silvia Vecellio, responsabile della piscina Sporting di Pelos e promotrice della neonata associazione Dolomiti Nuoto è raggiante: “Le manifestazioni sono state veramente fantastiche e i bambini sono rimasti tutti molto entusiasti e soddisfatti. Ringrazio i genitori che hanno collaborato accompagnando i bambini, il panificio De Meio per le medaglie biscotto e il Lavaredo Sport che ci ha regalato le magliette. E’ bellissimo veder gareggiare i bimbi piccolissimi con l’unico scopo di divertirsi e partecipare. L’ambiente di queste gare di propaganda è stupendo e tutti i partec panti sono molto affiatati tra loro. In questi eventi esce in ogni bimbo ed in ogni genitore lo spirito sportivo e c’è molta disponibilità e collaborazione. Ora ci prepariamo per le prossime gare del 2009 che, viste le premesse, spero portino alla squadra altri grandi successi. Il nuoto è una disciplina speciale ed il nostro motto ormai è che il nuoto è l’unico sport che salva la vita”. Daniele Collavino A Pelos di Cadore la prima società cadorina di nuoto “DOLOMITI NUOTO” PUNTA SUI BIMBI Buoni i primi risultati - raggiante la responsabile Silvia Vecellio I ragazzi della Dolomiti Nuoto: Anna Barnabò, Giulia Barnabò, Stella Dolmen, Alessia Zannantonio, Rinaldo Da Pra, Roul De Martin, Mattia De Martin, Veronica Deppi, Vanessa Da Rin, Arianna Zanella, Matilde Bombassei, TommasoBombassei, Elisa Zanella, Alessia Caiazzo, Martina Da Rin, Elisa Zambelli, Greta Tabacchi, Alessia Tabacchi, Davide De Silvestro, Federico Tonizzo, Vanessa Zanetti, Alessia Poclener, Nicole Fausti, Giulia Da Pra, Enrico Giacobbi, Michela Zandegiacomo, Anna Bombassei, Matteo Tommasini, Elisa Fontana, Gianluigi Del Favero, Martina Da Deppo, Martina Da Rin Perette, Barbara Nobile, Flavio Nobile, Isabella Frigo, Veronica Da Pra, Francesca Corte, Giorgia Caiazzo, Debora Baggio, Elena Baggio, Giada Busato. AL CHECK’ DI TAI FEDERICO FACCIN ASA STAR che si sono presi la soddisfazione di battere nella finalina per il 3° posto i MUSelecao per 4 a 0, dopo una match più orientato al divertimento che all’agonismo. Tutt’altra cosa la partita culminante del torneo: le facce dei giocatori delle due squadre finaliste erano tiratissime prima del fischio d’inizio, tutti concentratissimi, nessuno voleva perdere. Da una parte lo SNACK AL CHECK, i veterani con anni d’esperienza, dall’altra i DA ANGELA, ragazzi poco più che ventenni, che puntavano tutto sulle gambe e sulla corsa per vincere l’ambito Memorial. Cronaca della finale. Le squadre si studiano, in difesa non si scoprono, provano a segnare, si giunge così a pochi minuti dalla sirena di metà tempo quando, con azione ben strutturata, lo SNACK AL CHECK si porta in vantaggio. Alla ripresa delle ostilità i DA ANGELA cambiano completamente strategia di gioco, attaccano in velocità e provano il tutto per tutto; ma la difesa dello SNACK AL CHECK tiene bene ed annienta ogni attacco fino ad una punizione a metà ripresa. Tiro da circa 12 metri dalla porta, traiettoria “sporca”, difensori che si concedono la prima e unica distrazione della partita a portiere coperto: 1 a 1. La partita si accende, quasi ai limiti del regolamento. A due minuti dal termine dell’incontro, un fallo dello SNACK AL CHECK scatena le polemiche dei DA ANGELA che si fermano, ma l’arbitro fa proseguire cosicché è facile per lo SNACK AL CHECK portarsi in attacco e segnare. Da qui, nervosismo e poca lucidità impediscono ai DA ANGELA di riportarsi in pareggio e lo SNACK AL CHECK vince il Memorial per il secondo anno consecutivo. Risultato accettato con grande sportività anche dalla squadra battuta. Da segnalare anche il miglior realizzatore, Polato (dei IRA DI DIO) con 12 marcature, e la miglior difesa, quella degli ASA STAR con una sola rete subita. Il premio “squadra simpatia” è andato alla MUSelecao, vera rivelazione del torneo che durante tutti gli incontri ha associato buon gioco ad esilaranti cadute enfatizzate dai compagni di squadra con battute di spirito in grado di strappare risate a giocatori e pubblico. L’appuntamento a tutti è per il prossimo anno, sempre nel periodo di gennaio-febbraio, con l’auspicio di poter usufruire della nuova copertura del stadio del ghiaccio, che eviterebbe (come accaduto più volte durante questa edizione) di giocare sotto copiose nevicate. Paolo Andreola FOTO DELLE SQUADRE VINCITRICI IN ULTIMA DI COPERTINA Il primo mutuo casa con assicurazione sul debito residuo. Vuoi realizzare la casa dei tuoi sogni preservando il benessere della tua famiglia? 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