Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 Introduzione La Regione Lazio con la D.G.R. 155/2012 ha provveduto all’allocazione delle risorse per i Piani di Zona dei Distretti Sociosanitari e all’approvazione delle Linee Guida per la Programmazione degli interventi di politica sociale e familiare per il periodo 2012-2014. Qui sono contenuti quelli che, in sintonia con la programmazione regionale, il Comitato di Coordinamento dell’Accordo di Programma ha approvato per l’annualità 2012. Va precisato che, l’esiguità delle risorse messe a disposizione del Distretto Sociosanitario di Tivoli ha costretto ad una incisiva riformulazione dell’assetto gestionale del Piano di Zona locale (con una significativa decurtazione delle risorse destinate all’Ufficio di Piano),al fine di mantenere attivi servizi indispensabili per la popolazione distrettuale con l’attenzione anche al principio dell’equilibrio intergenerazionale (a dire il vero, ancora lungi dall’essere raggiunto) nella redistribuzione del reddito prodotto. Va ricordato che la Regione Lazio aveva stanziato, per il Piano di Zona 2011, solo € 1.114.661,22 imponendo così il taglio di alcuni servizi, nello specifico: i tirocini risocializzanti e il servizio di accompagnamento a favore dei minori disabili in occasione delle gite scolastiche. Per il 2012 i tagli sono notevolmente aumentati: non solo gli stanziamenti sono diminuiti di circa € 4.000,00 ma graverebbero sulla programmazione anche gli interventi di contrasto alle tossicodipendenze e a favore delle persone con sofferenza psichica che, stante le magre risorse e i servizi ridotti al minimo, sarà possibile attuare – come sopra accennavamo - solo a costo di pesanti tagli alla struttura gestionale del Piano di Zona. E’ bene sottolineare che sia gli interventi di contrasto alle tossicodipendenze sia quelli a favore dei disagiati psichici venivano finanziati con due fondi differenti ora eliminati. Sulla base delle suddette evidenze l’Ufficio di Piano ha proposto una forte riduzione del finanziamento alla struttura gestionale del Piano di Zona affinché l’unico progetto destinato al contrasto del disagio giovanile (lotta alle tossicodipendenze) possa continuare in futuro. Mentre, per l’erogazione delle provvidenze economiche ai disagiati psichici si prevede che si possa finanziare la sola annualità 2012 – grazie ai fondi individuati dalla ASL RMG – mentre nulla si potrà per le annualità 2013 e 2014 sul nostro territorio, a meno che non intervenga la Regione Lazio direttamente o indirettamente per mezzo della ASL di competenza con finanziamenti integrativi. Infine, i Comuni e la ASL RMG3 continueranno a farsi carico di finanziare autonomamente il PUA – il Punto Unico d’Accesso ai servizi, agli interventi e alle prestazioni sociosanitari - anche per le prossime annualità, in attesa di coordinarsi con la piattaforma che la stessa Regione Lazio appronterà e metterà a disposizione di tutti i Distretti sociosanitari entro il prossimo anno. 1 Distretto Sociosanitario di Tivoli 1. Descrizione del territorio del Distretto Sociosanitario di Tivoli L’area del Distretto Sociosanitario di Tivoli RMG3 ha un estensione di circa 370 chilometri quadrati e comprende 17 Comuni: Casape, Castel Madama, Cerreto Laziale, Ciciliano, Gerano, Licenza, Mandela, Percile, Pisoniano, Poli, Roccagiovine, Sambuci, San Gregorio da Sassola, San Polo dei Cavalieri, Saracinesco, Tivoli e Vicovaro. Tra questi, il Comune di Tivoli – dove ha sede il Centro per l’Impiego di tutti i Comuni afferenti al Distretto Sociosanitario di Tivoli (ad eccezione di Poli il cui Centro per l’Impiego di riferimento è a Palestrina) - è stato nuovamente riconfermato quale ente capofila del distretto sociosanitario. Nel territorio del Distretto Sociosanitario di Tivoli sono ravvisabili tre direttrici, riscontrabili sul piano della viabilità e della prossimità geografica, e che hanno come punto di raccordo Tivoli: quella empolitana (con i Comuni di Gerano, Cerreto Laziale, Sambuci, Pisoniano e Ciciliano); quella polense (con i Comuni di Casape, San Gregorio da Sassola e Poli) e quella tiburtina (con i Comuni di Castel Madama, Mandela, Licenza, Roccagiovine, Percile, Saracinesco, San Polo dei Cavalieri e Vicovaro). Il territorio del Distretto Sociosanitario di Tivoli, pertanto, rappresenta circa il 7% dell’intero territorio provinciale che è pari a 5.351,20 chilometri quadrati. Comuni Tipologia orografica Altitudine min-max Bacino idrografico Aree protette den.-ha (ha protetti) Collegio elettorale n.-nome Distretto scolastico Subambito Program. (PTPG) SLL al 2001 Casape C.Madama Cerreto L. Ciciliano Gerano Collina interna 350-965 Aniene - 26-Castel Madama 34 Tivoli Roma Collina interna 235-930 Aniene - 26- Castel Madama 34 Tivoli Roma Montagna interna 382-1253 Aniene - 26- Castel Madama 35 Tivoli Roma Montagna interna 325-1134 Aniene - 26-Castel Madama 34 Tivoli Roma Montagna interna 390-743 Aniene - Tivoli Roma Licenza 370- 1368 Aniene 35 Tivoli Roma Mandela Percile Montagna interna 295-695 Aniene P.N. Monti Lucretili – 18.204. Interprov.:RI (1608) - 26-Castel Madama 41-Subiaco 35 Montagna interna 41-Subiaco 35 Subiaco Subiaco Montagna interna 395-1040 Aniene 41-Subiaco 35 Subiaco Subiaco Pisoniano Poli Collina interna 398-1030 Aniene P.N. Monti Lucretili – 18.204. Interprov.:RI (1510) - 26-Castel Madama 34 Tivoli Roma Collina interna 275-1090 Aniene - 34 Tivoli Roma Roccagiovine Montagna interna 350-1017 Aniene 35 Subiaco Subiaco Sambuci S.Gregorio S. S. Polo dei C. Montagna interna 290-782 Aniene P.N. Monti Lucretili – 18.204. Interprov.:RI (810) - 26-Castel Madama 41-Subiaco 26-Castel Madama 35 Tivoli Roma Collina interna 146-1125 Aniene - 26-Castel Madama 34 Tivoli Roma Montagna interna 105-1271 Aniene-Tevere 41-Subiaco 34 Tivoli Roma Saracinesco Tivoli Montagna interna 285-1136 Aniene P.N. Monti Lucretili – 18.204. Interprov.:RI (3295) - 41-Subiaco 35 Tivoli Roma Collina interna 30-612 Aniene 42-Tivoli 34 Tivoli Roma Vicovaro Montagna interna 250-995 Aniene 26-Castel Madama 35 Tivoli Roma R.N Monte Catillo – 1319 (1319) P.N. Monti Lucretili – 18.204. Interprov.:RI (1691) Tabella 1 – Zonizzazione geografica e amministrativa dei Comuni afferenti al Distretto Sociosanitario di Tivoli (Tipologia orografica: indicatore utilizzato dall’Istat utile a definire la qualità del contesto orografico-ambientale e alla valutazione delle condizioni di morfologia territoriale che possono influenzare il livello di sviluppo socioeconomico della popolazione insediata; Altitudine: indicatore che fa sempre riferimento alla condizione orografica del territorio; Bacino idrografico: trattasi di un fattore che, soprattutto in passato, ha fortemente condizionato la storia degli insediamenti delle comunità locali, l’assetto dei loro sistemi di comunicazione e la qualità delle loro relazioni funzionali. A ciò si aggiunga che l’appartenenza ad un medesimo bacino idrografico ha avuto un ruolo importante nella formazione dei sistemi identitari locali; Area protetta: le aree protette sono spesso intercomunali ed è possibile che ciascun comune ne comprenda più di una. E’ riportata l’area complessiva del Parco o della Riserva Naturale e, tra parentesi, la superficie comunale destinata per quella specifica area protetta; Collegi elettorali: nella tabella è riportato il numero e il nome del collegio elettorale di appartenenza; Distretti scolastici: costituiscono il sistema, la “maglia” elementare, di organizzazione dei servizi scolastici. I distretti scolastici e le loro sedi definiscono al contempo sia un perimetro amministrativo dei servizi scolastici (tutto ciò che riguarda l’allestimento didattico dell’offerta dei servizi scolastici del ciclo dell’istruzione primaria e secondaria) includente più Comuni, sia la sussistenza di un sistema identitario stabile di natura amministrativa di area vasta sub provinciale rilevante; Subambito programmazione (Piano Territoriale Provinciale Generale): il nuovo P.T.P.G. ha previsto una sua articolazione nell’area di hinterland in 5 macroambiti territoriali (Civitavecchia, Fiano Romano, Pomezia, Tivoli e Subiaco, a loro volta suddivisi in 12 aree elementari di programmazione), sulla base di analisi della distribuzione territoriale delle funzioni insediative e di una visione strategica equilibrata e policentrica dello sviluppo del sistema locale; S.L..L. (Sistemi Locali di Lavoro): Sono individuati dall’ISTAT e possono essere definiti come veri e propri mercato del lavoro locali i cui confini geografici sono determinati dalla presenza di un elevato tasso di autocontenimento e pendolarsmo intercomunale di lavoratori). Sintesi e adattamento informazioni a cura dell’Ufficio di Piano del Distretto Sociosanitario di Tivoli su dati ISTAT e della Provincia di Roma (cfr. , La Provincia Capitale. Rapporto Annuale sull’area romana 2008-2009, Roma 2010). Il territorio del Distretto Sociosanitario di Tivoli - ricco di beni architettonici, paesaggistici e culturali come Villa d’Este e Villa Adriana che con quasi 700.000 visitatori l’anno sono tra i primi 30 istituti museali ed aree 2 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 1 archeologiche più visitati in Italia da sempre , senza contare che la città di Tivoli fa parte del patrimonio mondiale dell’Unesco - rientra nella Zona Sismica 2 (la Zona Sismica 1 è quella a più alto rischio) della Nuova Classificazione Sismica della Regione Lazio proposta dal “G.d.L. Regione Lazio” secondo i criteri contenuti nell’Ordinanza P.C.M. n. 3274 del 2003 ed è caratterizzato, altresì, dal verificarsi di una serie di pericolosi fenomeni idrogeologici e geomorfologici. Nel particolare si segnala il collasso del terreno che da luogo, attraverso differenti meccanismi genetici, a cavità sub-circolari di estensione e profondità diverse, genericamente definiti come sinkhole. Trattasi di fenomeni che alla scala temporale umana possono apparire poco frequenti; al contrario, anche se limitato a specifiche condizioni geologiche, sono diversi gli eventi che si sono verificati negli ultimi anni come numerosi sono gli indizi morfologici e geomorfologici presenti ad indicare eventi recenti, quanto meno alla scala temporale geologica. Si tratta quindi di fenomeni critici specie quando possono interessare aree urbanizzate e comunque interessate da future espansioni. E’ evidente come il fenomeno, oltre a rappresentare un rischio per i cittadini, le abitazioni e le infrastrutture che potrebbero essere coinvolti nei crolli, costituisca anche un elemento di grande incertezza nell’uso del suolo. In particolare, assume rilevanza nella programmazione degli strumenti urbanistici qualora vengano interessate zone che si collocano a rischio sinkhole. Nel Distretto Sociosanitario di Tivoli l’area interessata a questo genere di fenomeni (v. Stato dell’Ambiente della Regione Lazio, 2004) è, in particolare, la Pianura delle Acque Albule e il Comune di Tivoli. Da un punto di vista naturalistico va evidenziato che il territorio distrettuale è immerso, in parte, nel verde dei Parco Regionale dei Monti Lucretili nel quale sono incastonati i Comuni di Licenza, Percile, Roccagiovine, San Polo dei Cavalieri e Vicovaro (per un totale di 8914 chilometri quadrati di superficie comunale destinata, su un totale di 18.204 dell’intero Parco, pari 49%. V. nel dettaglio la Tabella 1). Il Comune di San Polo dei Cavalieri, in particolare, si estende fino a lambire la Riserva naturale di Monte Catillo interamente inserita nel Comune di Tivoli (dove, oltre alle succitate Villa d’Este e Villa Adriana si trova la splendida Villa Gregoriana, patrimonio del F.A.I., di grande interesse non solo sul piano archeologico ma anche naturalistico). La Riserva Naturale di Monte Catillo si estende per 1320 ettari sui Monti di Tivoli, in continuità con le propaggini meridionali dei Monti Lucretili e interamente compresi nel Comune di Tivoli. Prende il nome da una cima dei Monti Comunali Tiburtini, che si erge fra la Via Empolitana e la Via Tiburtina presso l’area urbana di Tivoli, facilmente riconoscibile per una croce posta alla sua sommità. Quest’area protetta ricade ai margini della campagna romana e dell’area cornicolana, dove una pianura costellata di bassi terrazzi fluviali, collinette tufacee e isole calcaree entra in contatto con i primi rilievi appenninici. Lungo i sentieri che attraversano la riserva, dominando il corso dell’Aniene, è possibile godere di suggestivi punti panoramici sulla campagna romana a sud-ovest sull’Appennino laziale a nord-est e, localmente, sulle imponenti cascate del fiume Aniene, il centro storico di Tivoli e Villa d’Este. La ricchezza del patrimonio floristico e vegetazionale caratterizza l’area di Monte Catillo e ha motivato l’istituzione della riserva con fini di conservazione e tutela; si è scelto, pertanto, un elemento botanico per rappresentare simbolicamente questa Riserva. Il logo è stato elaborato in collaborazione con gli allievi dell’Istituto Superiore d’Arte di Tivoli, utilizzando il profilo stilizzato di una foglia di pseudosughera, specie rara presente con alcuni esemplari nelle zone boscate. Il territorio distrettuale è, come poc’anzi accennato, caratterizzato dalla presenza del fiume Aniene. Trattasi di un fiume che rientra solo in parte nell’ambito della Provincia di Roma, in quanto ha origine circa due chilometri a sud-ovest dell’abitato di Filettino, in Provincia di Frosinone, e solo dopo un percorso di circa 16 chilometri, entra nella Provincia di Roma. Il bacino fluviale dell’Aniene occupa una vasta regione in prevalenza montagnosa con versanti molto acclivi, che può essere suddiviso in regione orientale e in regione dei Colli Albani. Il bacino imbrifero rientrante nell’ambito della regione orientale è pari a 1453 chilometri (800 dei quali nella Provincia di Roma) e la lunghezza d’asta del corso d’acqua è pari a 119 chilometri (58 dei quali nella Provincia di Roma). L’altitudine media è di 501 metri s.l.m.. Dei 34 Comuni della Provincia di Roma che ricadono nella regione orientale ben 14 sono afferenti al Distretto Sociosanitario di Tivoli: Cerreto Laziale, Gerano, Licenza, Mandela, Percile, Sambuci, Saracinesco e Vicovaro, che fanno parte della Comunità Montana Valle dell’Aniene; ma anche Castel Madama, Ciciliano, San Polo dei Cavalieri, Pisoniano, Roccagiovine, Tivoli. L’Aniene attraversa il Parco Naturale dei Monti Simbruini che, con i suoi 30.000 ettari, costituisce l’area protetta più grande del Lazio. Questo Parco è caratterizzato da carsismo, vasti pianori e maestose faggete. In esso si originano grandi sorgenti che contribuiscono ad alimentare il fiume Aniene, come quella dell’Acqua Marcia che rifornisce di acqua potabile la città di Roma. Il bacino parziale dell’Aniene rientrante nell’ambito dei Colli Albani è drenato dal fiume e dai suoi affluenti a valle della confluenza con il fosso dei Prati. La superficie di questo bacino parziale è pari a 650 chilometri quadrati e la lunghezza d’asta del corso d’acqua è pari a 47 chilometri. La foce è ubicata nel Comune di Roma, entro il Grande Raccordo Anulare. Dei 19 Comuni della Provincia di Roma che ricadono nella regione dei Colli Albani, tre sono i restanti che afferiscono al Distretto Sociosanitario di Tivoli: Casape, Poli e San Gregorio da Sassola. 1 Fonte: Ufficio di Statistica della Direzione Generale per l'Organizzazione, gli Affari generali, l'Innovazione, il Bilancio e il Personale Servizio I – Affari Generali, Sistemi Informativi, Tecnologie Innovative- del Ministero per i Beni e le Attività culturali. 3 Distretto Sociosanitario di Tivoli Da ricordare che, nella Valle dell’Aniene, è possibile visitare importanti monumenti e siti archeologici come le Ville di Traiano, Orazio e Nerone. COMUNI Superficie territoriale (Kmq.) Zonizzazione (PSR Regione Lazio 07-13) Casape 5,33 Area rurale intermedia Castel Madama 28,46 Area rurale intermedia Cerreto Laziale 11,77 Area rurale con problemi complessivi di sviluppo Ciciliano 19,04 Area rurale con problemi complessivi di sviluppo Gerano 10,09 Area rurale con problemi complessivi di sviluppo Licenza 17,66 Area rurale con problemi complessivi di sviluppo Mandela 13,27 Area rurale con problemi complessivi di sviluppo Percile 17,56 Area rurale con problemi complessivi di sviluppo Pisoniano 13,20 Area rurale intermedia Poli 21,39 Area rurale intermedia Roccagiovine 9,71 Area rurale con problemi complessivi di sviluppo Sambuci 8,23 Area rurale intermedia San Gregorio da Sassola 35,22 Area rurale con problemi complessivi di sviluppo San Polo dei Cavalieri 42,70 Area rurale intermedia Saracinesco 10,99 Area rurale con problemi complessivi di sviluppo Tivoli 68,50 Area rurale ad agricoltura intensiva e specializzata Vicovaro 36,13 Area rurale con problemi complessivi di sviluppo TOTALE 369,26 Tabella 2 – Comuni per superficie territoriale e zonizzazione in base al Programma di Sviluppo Rurale della Regione Lazio 07-13 Dei 17 Comuni facenti parte del Distretto Sociosanitario di Tivoli 6 (ossia Casape, Castel Madama, Pisoniano, Poli, Sambuci, San Polo dei Cavalieri) per complessivi Kmq. 119,31 (32,31% del totale distrettuale) sono zonizzate in 2 termini di “Area rurale Intermedia” . A parte il Comune di Tivoli, questi sono i Comuni con la maggiore estensione 2 L’individuazione delle zone omogenee – finalizzata alla redazione del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Lazio 2007-2013 - è stata effettuata attraverso un processo di classificazione statistica dei Comuni della Regione Lazio. “Nello specifico, la zonizzazione proposta, si basa su due momenti di lavoro distinti: il primo classifica i comuni in aree strettamente rurali e prevalentemente urbanizzate, il secondo discrimina all’interno delle due tipologie territoriali. Il lavoro di zonizzazione si è basato sull’utilizzo di molteplici informazioni quantitative attraverso cui leggere i complessi fenomeni assunti a base della classificazione. In particolare, la metodologia di analisi statistica utilizzata, che ha permesso di ripartire il territorio regionale secondo differenti gradi di sviluppo urbano e rurale, ha richiesto prioritariamente la raccolta e la sistematizzazione di informazioni territoriali molto dettagliate. (…).In conclusione, le tipologie di aree individuate sono: a)Aree rurali ad agricoltura intensiva e specializzata; b)Aree rurali con problemi complessivi di sviluppo; c)Aree rurali intermedie; d) Poli Urbani”. Per Aree rurali con problemi complessivi di sviluppo ci si riferisce ai “comuni caratterizzati da evidente malessere demografico; in queste aree si registrano infatti i valori più bassi della densità demografica (37 abitanti per km2) e della popolazione (1.316 abitanti in media) ma, nel contempo, quelli più elevati relativamente all’invecchiamento della popolazione (indice di vecchiaia pari a 273,9) e allo spopolamento, con un tasso di incremento negativo nell’ultimo decennio (-3,7 per mille e quindi decremento). Sono realtà dove il tasso di attività e la percentuale di laureati registrano i valori più bassi in assoluto (rispettivamente 39,7% e 4,2%) e con la maggior distanza dal comune centroide (26,2 km). La caratterizzazione demografica dei comuni è una 4 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 territoriale. La maggior parte dei Comuni (Cerreto Laziale, Ciciliano, Gerano, Licenza, Mandela, Percile, Roccagiovine, San Gregorio da Sassola, Saracinesco e Vicovaro), invece, per complessivi Kmq. 181,44 (49,13% del totale distrettuale) sono zonizzati in termini di “Aree rurali con problemi complessivi di sviluppo”, non a caso i più piccoli e più penalizzati anche sul piano infrastrutturale. Solo l’area del Comune di Tivoli, per complessivi Kmq. 68,50 (quasi il 20% dell’intero territorio distrettuale), viene considerata “Area rurale ad agricoltura intensiva e specializzata”. evidenza della situazione di marginalità ad essi associata, dipendente in larga parte dalle caratteristiche localizzative e di contesto. Infatti la maggior parte del territorio considerato è ubicato in zona montana (79,8%) e collinare (20,2%). Il ruolo dell’attività agricola mostra un 7% degli addetti in agricoltura e valori inferiori alla media relativi alla specializzazione dell’attività agricola, ossia alle specializzazioni produttive calcolate con gli ISP (sia seminativi che legnose), seppur con presenza di produzioni di pregio (il 17% dei comuni rientra infatti in areali di produzione tipica). La contrazione delle superfici agricole utilizzate è inferiore alla media (-7,3%), mentre la contrazione della SAT (-13,8%) è inferiore solo a quella dei poli urbani. Infine, il gruppo presenta la minore densità di aziende agricole, solo 8,6 aziende per km2 e un’incidenza della SAU sulla superficie complessiva pari mediamente al 30,9%. Questi caratteri, seppur non fortemente negativi, vanno comunque interpretati in relazione alle difficoltà di senilizzazione evidenziate dal gruppo di comuni, che potrebbe mostrare difficoltà in relazione alla tenuta dell’attività agricola e alle ipotesi di ricambio generazionale e in definitiva di sviluppo locale. A queste debolezze fa eco il rilievo di una significativa potenzialità turistica espressa dal numero delle presenze sulla popolazione residente (201,4, ossia il secondo valore in ordine decrescente tra le aree rurali) pur tuttavia con capacità ricettiva da implementare (presenze turistiche su posti letto=20,6). Tali potenzialità turistiche sono probabilmente associate ad una significativa presenza di aree parco (il 22% dei comuni), che contribuisce anche a rafforzare il profilo dell’integrazione istituzionale5, e zone SIC e /o ZPS (59,63%). Se si prendono in considerazione le incidenze di alcune variabili rispetto alla Regione Lazio, globalmente considerata, si ha che tali comuni, pur rappresentando il 22,5% della superficie totale regionale, raccolgono al proprio interno il 2,8% della popolazione residente e in diminuzione rispetto al 1991; infine, sia la SAT (22,9% sul totale Lazio), sia la SAU (18,1%) diminuiscono nel periodo intercensuario, rispettivamente del -13,8% e del 7,3%. La percentuale di incidenza degli addetti in agricoltura, infine, è molto bassa (solo il 5% rispetto al totale regionale)”. Per Aree rurali intermedie ci si riferisce alle “aree in larga parte collinari (85% dei comuni) e montane (15%) con una significativa distanza dal comune centroide, pari a 20 km; sono comunque comuni caratterizzati da un buon grado di integrazione sotto il profilo istituzionale, infatti, il 59,4% dei comuni appartiene ad aree GAL. Si tratta di un’area con una buona vitalità demografica, testimoniato da un indice di invecchiamento medio per comune (158,1) e da un tasso di incremento medio annuo della popolazione (4,6 per mille) molto positivi. Le dimensioni medie delle variabili insediative mostrano una popolazione residente di 4.653 abitanti in media e una densità demografica di 126 abitanti per km2, la seconda densità tra le aree rurali. Il tasso di attività, pari a 43,7%, è tra i più alti delle aree rurali, così come la percentuale di laureati, pari a 4,8%. Il tasso di disoccupazione, pari a 14,2, è in linea con il valore medio. Per quanto concerne la dimensione agricola, l’area si caratterizzata per un’incidenza della SAU sulla superficie totale pari al 48,9%, è per un forte decremento della stessa del 12,3%, mentre la SAT si è ridotta del 12,8%. Allo stesso tempo, l’area è caratterizzata dalla seconda più elevata percentuale di addetti in agricoltura, pari all’8%, dalla più alta densità di aziende agricole (19,1 aziende per km2) e buoni valori relativamente alle superfici coltivate: ISP legnose pari a 1,3 e ISP seminativi pari a 0,8 (superiore alla media regionale). Il settore agricolo, inoltre, è contraddistinto da una elevata incidenza degli areali di produzione tipica, a cui appartengono ben il 65,9% dei comuni, con buone potenzialità di sviluppo di tale dimensione produttiva. Sotto il profilo della capacità di attivazione di flussi turistici l’area presenta alcune debolezze soprattutto in termini di attrazione (con un basso livello di presenze turistiche su popolazione: 149,3), mentre la capacità ricettiva è in linea con i valori medi regionali (presenze turistiche su posti letto pari a 27), nonostante il territorio sia caratterizzato da una discreta valenza ambientale e paesaggistica: il 57,5% dei comuni appartiene a SIC e/o ZPS ed il 13,6% a parchi nazionali e regionali. La componente della trasformazione alimentare si presenta in linea con i valori medi regionali: l’indice di specializzazione in relazione agli occupati è pari a 2,1 e in relazione alle unità locali è pari a 1,8. Infine, considerando le incidenze a livello regionale, si nota che si tratta di un’area in cui si concentra il 19,5% del totale della popolazione regionale, a fronte di un’incidenza sulla superficie complessiva laziale del 45,9%. La SAU mostra un peso del 51,7% su quella regionale e la SAT del 49,9%. Il peso degli addetti in agricoltura, infine, è pari al 32% del totale addetti agricoli del Lazio”. Infine per Aree rurali ad agricoltura intensiva specializzata (il solo caso di Tivoli, nel nostro Distretto), ci si riferisce alle “aree che presentano valori della densità abitativa (293 abitanti/km2) e della popolazione residente (20.764 in media) elevati, ma ancora molto distanti da quelli delle aree urbane in senso stretto. Spesso la realtà insediativa di tipo urbano convive con una elevata densità delle strutture agricole (17,2 aziende per km2), irrobustita dalla buona presenza di produzioni di alta qualità: infatti, ben l’86,8% dei comuni rientranti in tale aggregazione appartiene ad areali di produzione tipica. L’agricoltura svolge in queste aree una funzione che spesso è anche di rilievo, pur se si evidenzia comunque la competizione esercitata dagli altri usi del suolo; ad un’incidenza della SAU sulla superficie totale del 35,6% si accompagnano contrazioni di SAU (-3,2%) e SAT (-3,8%) non molto elevate. In queste aree si registra, inoltre, una diffusa concentrazione di attività manifatturiere e del terziario, in quanto caratterizzate da facilità di accesso ai servizi e ai mercati. Si evidenzia infine una specializzazione produttiva nella trasformazione alimentare (ISP), pari a 2 se calcolata per occupati e a 1,4 se calcolata per le unità locali. Rispetto ai poli urbani è comunque evidente la maggiore densità agricola e il maggior numero di addetti al settore (8% sono impegnati in agricoltura), che uniti alle buone performance relative registrate in ordine alla dimensione turistica (sia la domanda che l’offerta turistica presentano valori discreti), lasciano presupporre l’esistenza di potenzialità di sviluppo per le attività connesse all’esercizio dell’attività agricola e per le produzioni di qualità che caratterizzano queste aree, in cui spesso si rinviene la pratica di colture intensive, legata anche ad una maggiore produttività dei suoli. A ciò è necessario aggiungere anche le buone potenzialità ambientali dei comuni in esame, poiché ben il 71,1% rientra in zone SIC e/o ZPS, mentre il 55,26% in parchi nazionali e/o regionali. Questi comuni sono spesso soggetti a una competizione intensa da parte del fenomeno espansivo delle aree urbane (solo il 12,1% di residenti in nuclei e case sparse) viste le ridottissime distanze che separano i comuni considerati dalle aree urbane e metropolitane (3,9 km in media la distanza dal centroide). La componente demografica mostra un basso indice di vecchiaia, pari 103,2, e un tasso di incremento della popolazione del 6,6 per mille, con un tasso di attività elevato (49%). In questi comuni risiede infine il 15,4% della popolazione laziale e occupano il 15,6% della superficie totale regionale. La SAU e la SAT incidono invece, rispettivamente per il 17 e 15%, e gli addetti al settore primario sono il 29,5% del totale regionali addetti in agricoltura” in Regione Lazio (a cura della), Programma di Sviluppo Rurale de Lazio per il periodo 2007-2013, Allegato 1 “Zonizzazione: metodologia e descrizione delle aree”, pp.1-10, Roma 2007. 5 Distretto Sociosanitario di Tivoli Grafico A – Distribuzione della superficie distrettuale per zonizzazione PSR Regione Lazio 07-13. Elaborazioni Ufficio di Piano del Distretto Sociosanitario di Tivoli su dati Regione Lazio Area rurale intermedia Area rurale con problemi complessivi di sviluppo Area rurale ad agricoltura intensiva e specializzata Nella metà del territorio del Distretto Sociosanitario di Tivoli (quel 49,13% di area aventi “problemi complessivi di sviluppo”) emerge, pertanto, una stretta correlazione tra la piccola dimensione dei Comuni e la presenza di problemi di sviluppo a conferma che nel territorio distrettuale rimangono ancora forti i livelli di disparità ed è forte il problema dello spopolamento dovuto alle difficoltà occupazionali ed alla carenza di servizi. Se le infrastrutture di base (acqua, energia elettrica) sono pressoché presenti su tutto il territorio distrettuale, il forte ritardo nel processo di infrastrutturazione anche telematica comporta ancora una forte difficoltà di accesso ai servizi. I servizi legati all’assistenza sanitaria ed all’istruzione, in molte aree rurali soprattutto montane, hanno subito ridimensionamenti, legati alla diminuzione degli utenti per spopolamento, a discapito delle popolazioni rimaste. Anche la carenza di servizi ricreativi pubblici o privati incide negativamente sulla qualità della vita degli abitanti dei comuni più piccoli. Sarebbe, pertanto, necessario avviare iniziative capaci di sviluppare servizi che possano migliorare la qualità della vita nelle zone in maggiore difficoltà ed incrementare l’attrattività in termini economici per le generazioni future; e, inoltre, favorire l’occupazione femminile e giovanile con nuove iniziative di valorizzazione delle tradizioni culturali e con la creazione di piccoli interventi infrastrutturali per servizi locali soprattutto nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Riguardo agli aspetti più squisitamente economici è opportuno abbozzare prima lo sfondo nel quale si articolano le complesse dinamiche economiche, produttive e imprenditoriali dei Comuni appartenenti al Distretto sociosanitario di Tivoli: la Provincia di Roma. Sulla base dei dati elaborati dalla Camera di Commercio di Roma (cfr. della CCIA di Roma, Lo scenario economico provinciale 2010. Sistema produttivo e specificità locali, Roma 2010), che sono ampiamente riportati in questa sede, si ha la conferma del tendenziale superamento del periodo di insicurezza e “stand-by” degli imprenditori della Provincia di Roma: le imprese registrate, al 30 giugno 2010, ammontano a 438.522 unità con una variazione percentuale par al +0,9% rispetto alla fine del 2009. Ciò confermerebbe una nuova accelerazione del sistema produttivo provinciale, in crescita rallentata nei precedenti due anni. Al riguardo è confortevole notare che il confronto con lo scenario produttivo italiano, conferma la superiorità della performance provinciale: la consistenza delle imprese registrate in Italia alla fine del primo semestre 2010 aumenta, infatti, dello 0,2% rispetto al totale 2009. Inoltre, la dinamica delle imprese in Provincia di Roma determina, al 30 giugno 2010, un saldo tra imprese iscritte e cessate (al netto delle cancellazioni d’ufficio), pari a ben + 5.042 unità, per un tasso di crescita semestrale dell’1,2%, superiore di mezzo punto all’equivalente indice del 30 giugno 2009. L’analisi per forma giuridica della struttura produttiva provinciale conferma quanto sia trainante, per la crescita, il ruolo giocato dalle società di capitale - +2% rispetto al 31 dicembre 2009 – e si registra anche un miglioramento della performance delle imprese individuali: + 0,5% a fronte del -0,2% registrato a fine 2009. Ad aumentare sono soprattutto le imprese registrate per il settore Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (+320 unità), nelle Attività dei servizi di alloggio e ristorazione (+174 unità), Attività professionali, scientifiche e tecniche (+171 unità), e Altre attività dei servizi (+134 unità). Buona anche la performance del comparto delle Costruzioni, capace di consentire l’inserimento di 16.000 nuove unità di lavoro (+8,4%). Ciò ha un riscontro molto positivo anche sul piano dell’offerta di lavoro. Difatti, a fronte della conferma del calo tendenziale della disoccupazione in Italia ( -0,1% rispetto alla media del 6 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 2009), nella Regione Lazio si segnala in controtendenza un incremento consistente di occupati (+2,9%) pari a circa 66.000 unità. Un risultato quasi interamente imputabile al settore dei “servizi”, in grado di assorbire oltre 54.000 nuove unità di lavoro, di cui 32.000 con posizione lavorativa indipendente. Tale risultato ha comportato l’aumento di oltre un punto percentuale del tasso di occupazione della forza lavoro di età compresa tra i 15 e i 64 anni, salito a quota 60,5 e, pertanto, superiore all’analogo indice nazionale pari a 57,2%. Così, se a livello nazionale nel primo semestre del 2010 si registra un aumento delle persone in cerca di occupazione - + 7,6% pari a 148.000 unità in più rispetto alla media del 2009 – ed un tasso di disoccupazione salito si 5 decimi di punto e attestatosi all’8,3%; in controtendenza nella Regione Lazio, sempre nello stesso periodo, i disoccupati diminuiscono di 3.000 unità (-1,5%) risultato a cui si associa una riduzione di 3 decimi di punto del relativo tasso, stabilizzato a quota 8,2%. Di significativo impatto è, poi, l’apporto degli immigrati alle iniziative imprenditoriali nella Provincia di Roma: con riferimento al piùvatsto aggregato dei titolari e dei soci d’impresa della provincia romana, i 30.535 imprenditori stranieri hanno fatto registrare nel 2009 un aumento, rispetto al 2008, del 6,6% a fronte della diminuzione registrata per la componente degli imprenditori nati in Italia (-1,7%). Il fenomeno, nella Provincia di Roma, trova ulteriore conferma con riferimento all’imprenditoria femminile immigrata: a fine 2009, la numerosità delle titolari e delle socie d’impresa nate all’estero risulta accresciuta del 4,4% che, benché al di sotto della media nazionale (+5,1%), contrasta la diminuzione del 2% della componente imprenditoriale italiana di genere (-1,6%). Comunque, l’analisi delle attività economiche esercitate da parte dei titolari e dei soci nati all’estero evidenzia la loro particolare concentrazione, nella provincia romana, nei comparti delle “Costruzioni” (22,5%) e del “Commercio” (39,5%), con differenziali rispettivamente di 10,5 e di 4,8 punti percentuali a vantaggio della popolazione straniera. Inoltre, la specializzazione dell’imprenditoria straniera nei “Servizi” (1,2%) si esprime, in particolare, in quelli di “Informazione e comunicazione” (2,41%) e di “Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese” (2,28%). La lettura dei dati relativi alla prime 30 nazionalità maggiormente rappresentate nella provincia romana, pone in evidenza: - - 3 i romeni (5.258 titolari e soci), molto presenti nel territorio del Distretto Sociosanitario di Tivoli , operano in prevalenza nel comparto delle “Costruzioni” (76,1%) così come i polacchi e gli albanesi (entrambi al 63,5%); i bengalesi (4513 imprenditori), maggiormente presenti nel Commercio (58%) e nei servizi di “Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese” (19,9%), con distribuzione simile ai nigeriani ( rispettivamente, 62,9% e 12,2%); gli imprenditori cinesi (2.707), si concentrano anch’essi nel settore del “Commercio” (67,6%) e nei servizi di “Alloggio e ristorazione” (19,6%), come gli egiziani (rispettivamente al 43,8% e al 25,4%); i marocchini (1902) risultano quasi esclusivamente accentrati nel commercio (81,7%). Il fenomeno della presenza dell’imprenditoria immigrata è di grande rilevanza socio-economica, nel Distretto Sociosanitario di Tivoli, se si considera – oltre alla presenza di imprenditori stranieri nel settore delle “Costruzioni” o del “Commercio” - che dei sei Comuni della Valle dell’Aniene in cui si registra una coincidenza tra elevato tasso di crescita delle imprese e una crescente incidenza dell’imprenditoria immigrata, due appartengono al Distretto Sociosanitario di Tivoli e, addirittura, uno di questi è primo in entrambe le graduatorie: Saracinesco nel cui territorio ogni 4 titolari e soci d’impresa uno è straniero con una comunità immigrata che appare spiccatamente orientata all’attività imprenditoriale a tal punto che è stato possibile registrare 2 titolari e soci d’impresa ogni 8 residenti immigrati, su 100 residenti in totale (l’altro comune in oggetto è Pisoniano). Sono Comuni nei quali par gradualmente rafforzarsi un processo cumulativo di miglioramento della competitività territoriale sulla base, molto spesso di emergenti elementi socio-economici (ad esempio l’immigrazione, la disoccupazione giovanile, l’espulsione dal lavoro dei lavoratori adulti, ecc.) e dal fatto che l’avvio di alcune attività imprenditoriali abbia incoraggiato altri nella stessa 4 scelta . Un’altra informazione economica molto interessante, e che riguarda in particolare la città di Tivoli, è quello relativa all’analisi merceologica delle esportazioni provinciali aumentate, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, del 17,7 % passando da poco più di 3 miliardi di euro a circa 3,6 miliardi a fronte di un aumento delle importazioni pari al 6,3% (+18,6% in Italia). Ebbene, si confermerebbe l’elevata competitività del macrosettore 3 E’ stato calcolato che solo nella città di Tivoli l’incidenza dei cittadini romeni ,sul totale degli stranieri presenti, è pari al 73,8%. Seguono i cittadini di origine polacca con il 3,6%, albanese con il 3%, peruana con lo 0,9%, altre 18,7% (Elaborazioni Provinciali Roma su dati Istat. Cfr. Provincia di Roma, La Provincia Capitale. Rapporto Annuale sull’area romana 2008-2009, Roma 2010). 4 Tra le fonti statistiche disponibili il Comune di Saracinesco è evidenziato in più occasioni. Ad esempio dai dati ACI elaborati dalla Provincia di Roma (cfr. Provincia di Roma, La Provincia Capitale. Rapporto Annuale sull’area romana 2008-2009, Roma 2010) risulterebbe che Saracinesco è al 4° posto (dopo Fiumicino, Mentana ed Ariccia) tra i Comuni con maggiore densità veicolare ossia con una forte presenza di automobili (a ciò fa da contraltare la tendenza complessiva nel Distretto, registrata negli ultimi anni in particolare a Tivoli, di un progressivo calo delle immatricolazioni). 7 Distretto Sociosanitario di Tivoli “Chimica, gomma e plastica” (49,9% in quota sul totale, al quale segue quello della “Metalmeccanica ed elettronica”) che approssima gli 1,8 miliardi di euro in valore, in aumento del 44,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con valori massimi ottenuti dalla commercializzazione dei prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio e dei prodotti chimici. Un risultato al quale, molto probabilmente, contribuisce uno degli impianti industriali più importanti in Italia con sede, come dicevamo a Tivoli. La multinazionale Trelleborg, dopo aver consolidato la propria posizione nei paesi ad economia avanzata, è in rapida espansione su tutti i mercati (soprattutto nei paesi emergenti) negli ultimi anni e la sua sede di Tivoli fu costruita all’inizio del secolo scorso dal produttore di gomma italiano IAC, poi acquisito dalla Pirelli nel 1939. Nel 1978, la Pirelli avviò la produzione di pneumatici radiali per l’agricoltura, quindi la Trelleborg la acquisì nel 1999. Da allora la Trelleborg ha investito considerevoli risorse a Tivoli per aumentarne la capacità di produzione, ristrutturando i fabbricati esistenti e localizzando nello stesso stabilimento tiburtino (ormai di ben 224.000 metri quadrati) la direzione generale e la divisione di ricerca e sviluppo. Lo stabilimento, che produce pneumatici agricoli e forestali, conta circa 600 dipendenti. Non si deve dimenticare, poi, che nella macroarea della Valle dell’Aniene vi è un alta specializzazione industriale in senso stretto (a parte le “Costruzioni”), con la presenza di alcune grandi realtà imprenditoriali, gran parte delle quali concentrate a Tivoli e operanti, soprattutto, nell’industria lapidea (Tivoli è, con Guidonia Montecelio, una delle sedi del Distretto del Marmo e del Lapideo Monti Ausoni-Tiburtini), cementiera e farmaceutica. Caratteristica è poi, della summenzionata macroarea, la specializzazione – riguardo al commercio – riconducibile a una capillare diffusione nel territorio di esercizi commerciali di vicinato “essenziali”, spesso di piccole dimensioni: nella macroarea si rileva, infatti, la più alta percentuale di rivenditori alimentari (in sede fissa) al dettaglio (25,4%), a fronte di una media provinciale attestata al 18,9%. 5 La tabella 3 offre una ampia rappresentazione della consistenza delle imprese registrate e non presenti sul territorio del Distretto Sociosanitario di Tivoli. Su un totale di 6945 imprese 954, ossia il 14%, sono costituite da piccoli imprenditori ai sensi dell’articolo 2202 del codice civile. L’attività economica prevalente per numero di unità produttive risulterebbe essere quello del “Commercio e Riparazioni” (32,7%), seguito – a parte quel sottoinsieme di unità produttive raggruppate sotto la voce “AS” (Altri Servizi) – da quello delle “Costruzioni” (16,2%) e dell’“Industria in senso stretto” (608 unità pari all’8,8% della intera dotazione distrettuale), ricalcando così una struttura imprenditoriale simile a quella dell’intera Provincia di Roma. Escludendo Tivoli dove è presente il 74% delle imprese del Distretto Sociosanitario, si registra il maggior numero di unità a Castel Madama (574), Vicovaro (238), San Polo dei Cavalieri (138) e Poli (132). Tra i piccoli Comuni – così identificabili ai sensi della Legge regionale 29 aprile 2004, n.6 predominante è la posizione di San Gregorio da Sassola (con 126 unità e dove il settore di attività economica di punta è costituito dall’“Agricoltura, Silvicoltura e Pesca”) a cui segue Gerano (103 unità) e, con uno scarto del 30%, Cerreto Laziale (73 unità) e Ciciliano (70 unità). La distinzione tra piccoli e grandi Comuni sembrerebbe non essere, comunque, un fattore determinante una diversa vocazione imprenditoriale dei Comuni stessi. 5 Ricordiamo che le imprese possono essere distinte in base all’obbligo o meno di iscrizione nel registro imprese: per cui esse possono essere distinte in imprese registrate e non registrate. L’obbligo di registrazione riguarda tutte le imprese sia individuali che collettive che svolgono un’attività industriale, mercantile, di trasporto, bancaria e assicurativa o ancora un’attività ausiliaria rispetto alle precedenti. L’obbligo di registrazione sussiste anche : a) per gli enti pubblici che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali (art.2201 codice civile); b) per le cooperative anche se non esercitano un’attività commerciale (art.2200 codice civile). Non hanno l’obbligo di iscriversi nel registro imprese i piccoli imprenditori (art. 2202 codice civile). 8 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 COMUNI Casape C.Madama Cerreto L. Ciciliano Gerano Licenza Mandela Percile Pisoniano Poli Roccagiovine Sambuci S.Gregorio S. S. Polo dei C. Saracinesco Tivoli Vicovaro TOTALE DSS v.a., (%) A,S,P 8 64 8 7 7 6 6 5 2 16 2 2 47 19 3 114 14 330 (4,8) I 4 58 9 7 10 3 5 2 3 7 2 6 5 12 1 457 17 608 (8,8) C 10 95 18 11 19 11 9 3 6 45 11 12 16 20 3 788 50 1127 (16,2) Com&R 16 171 16 23 43 11 15 4 15 37 4 11 23 38 1 1766 79 2273 (32,7) T&M 8 22 4 2 1 4 3 3 4 3 2 1 8 4 2 181 9 261 (3.8) A&R 2 25 5 8 9 12 6 1 4 8 5 4 8 19 5 395 29 545 (7,8) AS 2 107 6 8 11 4 6 0 7 15 3 9 17 20 1 1086 34 1336 (19,20) ANC 9 32 7 4 3 5 10 0 3 1 1 4 2 6 3 369 6 465 (6,7) TOTALE 59 574 73 70 103 56 60 18 44 132 30 49 126 138 19 5156 238 6945 (100%) Tabella 3 – Consistenza delle imprese registrate nel Distretto Sociosanitario di Tivoli, per comune e sezione di attività economica nel 2010 (A,S,P = Agricoltura, Silvicoltura e Pesca; I = Industria in senso stretto; C = Costruzioni; Com&R = Commercio e Riparazioni; T&M = Trasporto e Magazzinaggio; A&R = Alloggio e Ristorazione; AS = Altri servizi; ANC = Attività Non Classificate). Percentuali della presenza delle imprese, per sezione di attività, su base distrettuale. Elaborazioni Ufficio di Piano del Distretto Sociosanitario di Tivoli su dati Infocamere. Il saldo tra imprese iscritte e imprese cessate, nonostante l’attuale congiuntura economica è positivo, su base distrettuale, registrandosi un aumento di 28 unità (v. Tabella 4). In valori assoluti è Tivoli che si avvicina di più a questo valore (con 27 unità) anche se proporzionalmente il tasso di crescita più elevato è riscontrabile a Saracinesco (+27,27%) seguito da Mandela (+8,16%), Roccagiovine (+7,69%) e Cerreto Laziale (+4,76%). I Comuni maggiormente in “crisi”, invece, sarebbero Sambuci (- 6,25%), San Gregorio da Sassola (- 2,52%) e Casape (- 2,17%). Il tasso di crescita distrettuale ( + 0,46%) è, comunque, notevolmente più basso (un terzo) rispetto a quello della Provincia di Roma nel suo complesso e pari a + 1,45%. Nel territorio del Distretto Sociosanitario di Tivoli, un’impresa su 4 è artigiana; infatti, questa tipologia d’impresa con 1405 unità rappresenta il 23,5% del totale delle imprese registrate. I Comuni con maggiore “vocazione artigiana” sarebbero Cerreto Laziale (41,79), Poli (33,88) e Sambuci (33,33). Su 5991 imprese registrate, inoltre, 1606 sono femminili (pari al 27%) ed i Comuni dove si registrano i più elevati tassi di imprenditorialità femminile sono Gerano (che con il 42% è ben 15 punti al di sopra del valore distrettuale pari al 27%), secondo tra i piccoli Comuni con il maggior numero di imprese; al quale seguono Vicovaro (35%), Sambuci (33%), San Polo dei Cavalieri (32%), San Gregorio da Sassola e Cerreto Laziale (con il 31%), Poli (30%). Se consideriamo, quindi, i valori relativi all’imprenditorialità straniera e osserviamo dove sono particolarmente elevati (v Tabella 4) - come a Saracinesco (25,00), Poli (18,58), Cerreto Laziale (16,67) e Pisoniano (14,81) – sembrerebbe che, laddove si registra una maggiore “dinamicità” dei processi economici e un tasso più elevato di imprenditorialità (v. Tabella 5), la presenza e il contributo degli immigrati e delle donne sia determinante. 9 Distretto Sociosanitario di Tivoli COMUNI IR (sedi) 45 SII-IC TC IA VA -1 - 2,17 11 24,44 C.Madama 500 +5 + 1,01 143 28,60 Cerreto L. 67 +3 + 4,76 28 41,79 Ciciliano 61 -1 - 1,64 17 27,87 Gerano 93 +2 + 2,20 24 25,81 Licenza 49 -1 - 2,00 13 26,53 Mandela 52 +4 + 8,16 13 25,00 Percile 15 0 0,00 0 0.00 Pisoniano 41 +1 + 2,63 6 14,63 Poli 121 -2 - 1,64 41 33,88 Roccagiovine 28 +2 + 7,69 9 32,41 Sambuci 45 -3 - 6,25 15 33,33 S.Gregorio S. 116 -3 - 2,52 27 23,28 S. Polo dei C. 132 -1 - 0,75 34 25,75 Saracinesco 14 +3 + 27,27 1 7,14 Tivoli 4396 + 27 + 0,62 954 21,70 Vicovaro 216 +2 + 0,94 69 31,94 Distretto SS Tivoli 5991 + 28 + 0,46 1405 23,45 Casape IF (TIF) 9 (20%) 135 (27%) 21 (31%) 19 (31) 39 (42%) 10 (20%) 12 (23%) 3 (20%) 8 (20%) 33 (30%) 5 (18%) 15 (33%) 36 (31%) 42 (32%) 4 (29%) 1140 (26%) 75 (35%) 1606 (27%) T-SI IS IIND/S 12,82 UL/S (%) 31,11 39 432 6,71 14,80 2,37 60 16,67 8,96 3,71 61 3,28 14,75 2,05 87 3,45 10,75 4,11 40 2,50 14,29 3,50 42 4,76 15,38 2,57 12 0,00 20,00 5,00 27 14,81 7,32 1,44 113 18,58 9,09 4,32 22 9,09 7,14 2,11 35 5,71 8,89 1,47 101 1,98 8,62 5,94 117 11,11 4,55 2,42 12 25,00 35,71 1,80 3325 8,48 17,29 1,11 190 4,74 10,19 3,31 4715 8,27 3,00 Tabella 4 – Struttura imprenditoriale presente nel Distretto Sociosanitario di Tivoli. Dati per Comune afferente. Anno 2010 [IR = Imprese registrate; SII-IC = Saldo imprese iscritte-cessate; TC= Tasso di crescita (saldo imprese 2009/registrate al 31.12.2008, %); IA= numero imprese artigiane; VA= vocazione artigiana (Imprese artigiane/registrate, %); IF (TIF) = numero Imprese Femminili (Tasso di Imprenditorialità Femminile, numero imprese femminili/totale registrate), Dati al 31.12.2008; T-SI = Titolari e Soci d’Impresa; IS = Imprenditorialità Straniera (Titolari e Soci nati all’estero/totale Titolari e Soci, %); UL/S = rapporto % Unità Locali/Sedi; IIND/S =rapporto imprese individuali/società]. Elaborazioni Ufficio di Piano del Distretto Sociosanitario di Tivoli su dati Infocamere. La media del reddito disponibile pro capite nel Distretto Sociosanitario di Tivoli è pari a 13.417,49 euro a fronte della media del reddito IRPEF per contribuente di poco superiore: 13.709 euro. Trattasi di importi decisamente inferiori a quelli calcolati con riferimento all’intero territorio della Provincia di Roma per il quale nel primo caso l’importo è pari a 17.596,28 mentre il reddito disponibile IRPEF per contribuente si attesterebbe a 20.183 euro. La dotazione imprenditoriale extra-agricola del Distretto è pari a 7,33 ed i valori più elevati si registrano per Roccagiovine (9,38 prossimo al valore riferito alla Provincia di Roma pari a 10,50), Tivoli (8,30), Saracinesco (7,88), Gerano (7,53); i valori degli altri Comuni afferenti al Distretto Sociosanitario di Tivoli sono tutti al di sotto del valore distrettuale. Il tasso di imprenditorialità della popolazione che consente di avere una qualche “misura” della propensione al rischio d’impresa e all’autonomia lavorativa della popolazione locale, è più alto proprio laddove si sono registrati altri valori “positivi”: Roccagiovine (7,64), Saracinesco (7,27), Gerano (7,04). A livello distrettuale il tasso di imprenditorialità è pari a 5,61, lievemente al di sotto del valore provinciale (6,35). Interessanti sono anche i dati relativi alla vocazione turistica dei Comuni del Distretto Sociosanitario di Tivoli. Tra questi spiccano: ancora Saracinesco (31,25), Licenza (23,52), Roccagiovine (17,24), San Polo dei Cavalieri (14,39). 10 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 Vocazione turistica Tasso di Dotazione Reddito dispon. imprenditorialità imprenditoriale IRPEF per popolazione extra-agricola contribuente (€) Casape 13629,83 12564,00 5,43 5,04 4,00 C.Madama 13942,39 14435,00 6,34 5,73 4,61 Cerreto L. 13130,98 14924,00 4,87 5,03 7,57 Ciciliano 12671,12 13029,00 4,06 4,20 12,12 Gerano 13118,20 12719,00 7,53 7,04 8,73 Licenza 12997,77 12795,00 4,42 3,93 23,52 Mandela 11359,80 16007,00 4,69 4,48 12,00 Percile 14268,91 10344,00 5,60 5,17 5,55 Pisoniano 15422,18 14817,00 4,83 3,35 9,75 Poli 13349,57 11787,00 4,68 4,60 6,10 Roccagiovine 13101,36 13409,00 9,38 7,64 17,24 Sambuci 12702,06 13872,00 4,49 3,65 8,88 S.Gregorio S. 15153,68 11891,00 4,95 6,50 6,45 S. Polo dei C. 13669,71 14773,00 3,90 4,04 14,39 Saraci 12067,88 16364,00 7,88 7,27 31,25 Tivoli 14382,82 15987,00 8,30 5,91 8,25 Vicovaro 13129,12 13333,00 5,29 4,61 12,50 Distretto SS Tivoli 13417,49 (*) 13709,00 (*) 7,33 5,61 8,41 Tabella 5 – Indicatori di dotazione e potenzialità economico-imprenditoriale del Distretto Sociosanitario di Tivoli (Reddito disponibile pro capite, Fonte: Istituto G.Tagliacarne, 2003; Reddito disponibile IRPEF, Fonte: Centro Studi Sintesi, 2006; Dotazione imprenditoriale extra-agricola = localizzazioni extra-agricole al netto delle imprese non classificate/Popolazione residente (%). Dati al 31.12.2009. Elaborazioni Ufficio di Piano del Distretto Sociosanitario di Tivoli su dati Infocamere e ISTAT; Tasso di imprenditorialità della popolazione = Totale Titolari e Soci/ Popolazione residente (%),Dati al 31.12.2009. Elaborazioni Ufficio di Piano del Distretto Sociosanitario di Tivoli su dati Infocamere e ISTAT; Vocazione turistica = localizzazioni ricettive e della ristorazione/localizzazioni al netto delle localizzazioni non classificate (%).Dati al 31.12.2009. Elaborazioni Ufficio di Piano del Distretto Sociosanitario di Tivoli su dati Infocamere e ISTAT. (*) Valori medi. Comuni Reddito disponibile pro capite (€) Comuni ST SxR I.S.C.I. (migliaia di €) (migliaia di €) (migliaia di €) Casape 1820 0,4 65,8 C.Madama 9600 0,8 51,3 Cerreto Laziale 2992 0,4 51,8 Ciciliano 1486 0,9 25,0 Gerano 3034 0,4 46,7 Licenza 2251 0,4 44,4 Mandela 4887 0,2 82,0 Percile 1951 0,1 76,7 Pisoniano 2398 0,3 65,7 Poli 2965 0,8 43,0 Roccagiovine nd nd Nd Sambuci 1677 0,6 54,9 S.Gregorio da Sassola 4783 0,3 61,7 S. Polo dei Cavalieri 2577 1,0 18,5 Saracinesco 1408 0,1 61,0 Tivoli 61952 0,9 21,2 Vicovaro 4090 1,0 39,3 Tabella 6 – Misure delle amministrazioni comunali. Anno 2007 (ST = Spesa complessiva comunale in migliaia di euro; SxR= Spesa per residente in miglia di euro. Spesa complessiva effettiva pro capite impiegata indistintamente ed in media per ciascun residente; I.S.C.I. = incidenza della spesa comunale per investimenti (in percentuale). Fornisce l’indicazione strutturale sulla propensione e/o disponibilità finanziaria ad allocare alcune risorse finanziarie sugli investimenti). Elaborazioni Provincia di Roma su dati del Ministero dell’Interno. Concludendo, segnaliamo che tra le “virtuosità” del Distretto Sociosanitario di Tivoli c’è la minore produzione 6 di rifiuti solidi urbani tra i Comuni appartenenti all’A.T.O 3 (“Area valle dell’Aniene e area Valle del Tevere in sinistra idrografica”); e, tra i primi 10 Comuni della Provincia di Roma, che si distinguono nella raccolta differenziata, ben 3 6 L’A.T.O. (Ambito Territoriale Ottimale) è una porzione di territorio su cui sono organizzati servizi pubblici integrati, come quello idrico dei rifiuti ai sensi del Codice dell'Ambiente, D. Lgs 152/2006 e succ. modifiche, che ha abrogato la L.36/94. Tali ambiti individuati dalle Regioni con apposita legge regionale (nel caso del Servizio Idrico Integrato con riferimento ai bacini idrografici), e su di essi agiscono le Autorità d'Ambito, strutture con personalità giuridica che organizzano, affidano e controllano la gestione del Servizio Integrato. Secondo la legge 42/2010, gli ATO dovrebbero essere stati aboliti entro marzo 2011 e le funzioni dovrebbero essere riattribuite dalle Regioni. 11 Distretto Sociosanitario di Tivoli appartengono al Distretto Sociosanitario di Tivoli: Roccagiovine (5° posto), Mandela (8° posto) e Licenza (9° posto) con 7 una percentuale di raccolta differenziata, rispettivamente, del 21,1% per il primo e del 17,8% per gli ultimi due . I Comuni del Distretto Sociosanitario di Tivoli nell’ambito della Provincia di Roma, distinti per Codici Istat 7 Fonte: Osservatorio Provinciale Rifiuti 2008, in Provincia di Roma, La Provincia Capitale. Rapporto Annuale sull’area romana 2008-2009, Roma 2010. 12 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 Comuni Codice Istat Casape 021 Castel Madama 023 Cerreto Laziale 027 Ciciliano 030 Gerano 044 Licenza 051 Mandela 053 Percile 076 Pisoniano 077 Poli 078 Roccagiovine 087 Sambuci 094 San Gregorio da Sassola 095 San Polo dei Cav. 096 Saracinesco 101 Tivoli 104 Vicovaro 112 13 Distretto Sociosanitario di Tivoli 2. Descrizione del territorio dal punto di vista demografico Le caratteristiche insediative e le dinamiche della popolazione nell’area metropolitana romana (hinterland e capoluogo) sono state ben evidenziate con una recente pubblicazione della Provincia di Roma: La Provincia Capitale. Rapporto annuale sull’area romana 2008-2009. La pubblicazione consente di apprezzare come gli andamenti di dinamica demografica dell’area romana, nei risultati dei censimenti e nei bilanci demografici annuali rivelano, tra il 1981 ed il 2008 (un arco temporale di 27 anni), la popolazione complessiva dei 120 comuni dell’hinterland metropolitano si sia accresciuta di ben il 58,6% superando ampiamente il milione di abitanti e raggiungendo nel 2008 la quota di ben 1.358.213 residenti ( + 501.890 abitanti che si sono aggiunti agli 856.323 del 1981). Nel contempo, la popolazione residente nel Comune di Roma è entrata dapprima nel ciclo che i demografi definiscono di declino demografico (perdendo più di 121.000 residenti), fase che dal 2001 si è trasformata in una sostanziale stagnazione demografica soltanto grazie all’effetto positivo di esigui saldi migratori positivi a cui hanno contribuito in modo decisivo le iscrizioni anagrafiche di cittadini stranieri. La perdita di popolazione del capoluogo dal 1981, corrisponde ad un tasso decrementale di periodo del – 4,1% anche se occorre considerare che la misura del declino demografico reale si ridurrebbe a 79.491 abitanti, pari a – 2,8%, se si escludesse dal computo la popolazione dell’ex XIV Circoscrizione (42.000 residenti circa) che, per successione istituzionale del Comune di Roma, è stata attribuita al neo Comune di Fiumicino si dal 1992. Nel 2008 la popolazione residente nella Provincia di Roma ha raggiunto la consistenza di 4.082.560 abitanti mantenendo e rafforzando il primato di prima provincia italiana per dimensione demografica. Tuttavia, la tendenza di sviluppo (+ 10.4% dal 1981) ha assunto un carattere moderato a causa delle dinamiche demografiche negative e di stagnazione che hanno interessato il comune capoluogo e che sono state più che compensate dalle costanti tendenza incrementali che si sono invece manifestate nell’insieme dei Comuni di hinterland. Infatti, lo sviluppo insediativo dell’hinterland romano negli anni 2000 non solo non si è consolidato ma anche intensificato. Soltanto tra il 2001 ed il 2008 si registrato un ulteriore incremento di ben 220.031 abitanti (+16,8%) corrispondente ad un tasso medio annuale del + 2,8% mentre, nei precedenti anni ’90, il tasso medio annuale di sviluppo demografico si era attestato all’1,7%. La Provincia di Roma presenta, a differenza di quasi tutte le altre province metropolitane centro-settentrionali in netto declino (ad accezione di Bologna), un profilo di relativo benessere demografico caratterizzato soprattutto dalla capacità di attrarre nuovi residenti. Inoltre, la Provincia di Roma mantiene e rafforza anche la sua straordinaria preminenza dimensionale (sia sotto il profilo demografico sia sotto il profilo funzionale) all’interno della Regione Lazio: nella provincia capitale sono, infatti, insediati i ¾ (72% per l’esattezza) della popolazione complessiva regionale (5.562.710); nelle altre quattro province del Lazio (Viterbo, Rieti, Latina e Frosinone) sono complessivamente stanziati 1.452.685 abitanti: una dimensione insediativi equivalente a quella sussistente nel solo hinterland provinciale di Roma (1.358.213 abitanti). Per di più, tra i primi dodici Comuni del Lazio per dimensione demografica si situano ben 7 Comuni dell’hinterland romano (nell’ordine dimensionale: Guidonia, Fiumicino, Pomezia, Tivoli, Civitavecchia, Velletri e Anzio), tutti in ogni caso con una popolazione residente prossima o superiore alle 50.000 unità e, comunque, numericamente superiore persino a quella di due tra i capoluoghi di provincia (nella fattispecie, Frosinone e Rieti). Il progressivo processo di riequilibrio demografico tra polo centrale e hinterland metropolitano romano ha così generato nei 27 anni intercorsi tra il 1981 ed il 2008 un consistente incremento del polo insediativo dei Comuni di hinterland (dal 23,2% al 35,4%) in parte anche alimentato da trasferimenti residenziali provenienti dal capoluogo. Se la tendenza dovesse proseguire anche con qualche accentuazione, considerando l’ingresso del Comune di Roma nella fase del declino-stagnazione demografica, naturale e migratoria, nel 2017 il carico demografico dell’hinterland potrebbe, con ogni probabilità, superare il valore di stock di circa 1.800.000 residenti. Scomponendo, per semplicità di analisi, l’insieme dei 120 Comuni di hinterland in due macro-aggregati convenzionali (convenzionalmente definibili nei termini di Prima cintura e Seconda cintura in reazione alla loro contiguità territoriale con il Comune di Roma e supponendo la sussistenza di un’intensità relazionale-funzionale polare simmetrica alla loro distanza di accesso dal capoluogo), si possono individuare due grandi sub-ambiti di hinterland in cui è possibile osservare profili residenziali differenziati, sia pure all’interno di una generale e diffusa tendenza all’incremento insediativo (con l’unica eccezione di 15 piccoli e piccolissimi Comuni montani e/o di collina interna, quasi tutti dislocati nell’area della Valle dell’Aniene). Nei 25 Comuni di Prima Cintura (Fiumicino, Anguillara Sabazia, Campagnano Romano, Formello, Sacrofano, Riano, Monterotondo, Mentana, Fontenuova, Guidonia Montecelio, Tivoli, San Gregorio da Sassola, Gallicano nel Lazio, Zagarolo, Colonna, Montecompatri, Monteporzio Catone, Frascati, Grottaferrata, Ciampino, Marino, Castel Gandolfo, Albano Laziale, Ardea e Pomezia), nel 2008 era stanziato ben il 49,5% dell’intera popolazione di hinterland corrispondente a 661.202 abitanti, evidenziando una densità demografica di 5,9 residenti per ettaro di superficie territoriale (contro una densità media di 2,3 abitanti per ettaro negli abitanti di Seconda cintura). Il profilo di questo sub-ambito metropolitano è, comunque, caratterizzato dall’elevata concentrazione di popolazione in soli 9 Comuni (nell’ordine di grandezza: Guidonia, Fiumicino, Pomezia, Tivoli, Ardea, Albano, Marino, Monterotondo e Ciampino). In 14 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 questi 9 Comuni di classe dimensionale compresa tra gli 82.000 ed i 38.000 abitanti, nel 2008 risiedevano 457.769 cittadini pari al 69,2 % dell’intera popolazione insediata in questo sub-ambito. Nel sub-ambito di hinterland di Seconda cintura, costituito da un frammentato universo di 95 Comuni (molti piccoli e piccolissimi), invece, nel 2008 erano stanziati 705.513 residenti, pari al 52,4% della popolazione dell’intero hinterland. Sono Comuni aventi una morfologia strutturale assai diversa da quella dei Comuni di Prima cintura con un minor livello, rispetto a questi ultimi, di concentrazione territoriale della popolazione ed un tasso incrementale cumulato nei 27 anni che vanno dal 1981 al 2008 pari al 48,4% ossia ben 24,8 punti percentuali in meno di quanto registratosi nei Comuni di Prima Cintura. Eppure, tra il 2001 ed il 2008, la tendenza incrementale è aumentata raggiungendo il valore di + 1,4%. Ciò potrebbe spiegarsi con il fatto che i Comuni di Prima cintura stanno registrando una capacità attrattiva minore in conseguenza dei crescenti effetti di congestione e saturazione urbana che vanno diffondendosi anche nell’area degli insediamenti più immediatamente contigui, ed in qualche caso anche conurbati, al Comune di Roma. La densità demografica del sub-ambito rimane, in ogni caso, attestata su valori modesti e risulta discretamente lontana da quella dei Comuni di Prima cintura: nel 1981 era pari a 1,6 abitanti per ettaro mentre, nel 2008 il valore di densità relativa raggiungeva i 2,3 abitanti per ettaro. Sul piano dei flussi di mobilità, pur persistendo un forte pendolarismo tra tutti i Comuni di hinterland e la Città di Roma, il realizzarsi di autonomi sviluppi produttivi (per non contare l’attrattività che da questo punto di vista hanno assunto le altre province del Lazio o di altre regioni centrali, per la popolazione dei Comuni di Prima e Seconda cintura), l’offerta più economica di edilizia residenziale e l’incremento di nuovi insediamenti industriali, commerciali (come gli outlet o i grandi centri commerciali) e di terziario consentono di affermare che si va delineando, in forme non ancora perfettamente strutturate ed in modo prevalentemente spontaneo, un’organizzazione territoriale articolata su più centri funzionalmente autonomi, con connotati e dimensioni economiche e sociali di tipo locali nelle quali, dalle tradizionali gerarchie urbane dominanti nell’area romana, si sta evolvendo un sistema di tipo reticolare che, tuttavia, ha bisogno di un incremento delle attività di regolazione e di governance di livello metropolitano che coinvolga tutte le comunità territoriali locali per meglio valorizzare tutte le risorse disponibili riconducendole ad una condizione di sostenibilità dello sviluppo. Riguardo, invece, agli insediamenti delle comunità straniere residenti negli ambiti territoriali metropolitani, va evidenziato che, soprattutto in ragione della minore difficoltà di accesso economico alle abitazioni, la presenza degli stranieri nei Comuni di hinterland è uno dei principali fattori di riequilibrio insediativo che si va registrando negli ultimi anni tra “centro” e “periferia”. Si è rilevato, infatti, che se nel 2008 tra i residenti nel Comune di Roma si registrava un valore dell’8,9% (era 5,6% nel 2001) nei Comuni di hinterland tale valore sale a 9% (era del 2,6% nel 2001). Inoltre, coerentemente con questo riequilibrio tendenziale, nei due su-ambiti territoriali si osserva anche un simmetrico andamento degli indicatori di radicamento dei processi migratori. Infatti, la presenza di neonati di stranieri tra i nati totali nell’hinterland nel 2008 è pari al 12,4% (era appena del 3,7% nel 2001), mentre quella analoga osservabile nel Comune di Roma risulta pari al 12,2% (era 8% nel 2001). Il gruppo dei Comuni dove si registrano i massimi insediamenti di cittadini stranieri (pari o superiori a 2000 residenti) si è discretamente ampliato. Nel 2008, infatti, in 14 tra i 120 Comuni di hinterland (erano ancora 9 nel 2006) si rilevavano significative presenza di cittadini stranieri residenti (pari o superiori a 2000 residenti): Guidonia (7685), Fiumicino (6719) Ladispoli (6560), Pomezia (5923), Tivoli (5643), Anzio (5052), Ardea (4080), Fontana Nuova (3929), Velletri (3717), Monterotondo (3156), Nettuno (2758), Marino (2669), Cerveteri (2641) e Albano (2554), anche se in termini relativi la maggiore presenza di residenti stranieri tra la popolazione si osserva soltanto nei Comuni di Pomezia (11,7%) e Tivoli (11,2%) mentre quella minima si osserva nel Comune di Cerveteri (6,8%). Infine, se nella maggiorparte dei Comuni di hinterland si registra un’elevata frammentazione di presenze etniche, si è rilevata una minore frammentazione – corrispondente ad un elevato valore dell’incidenza di specifici gruppi etnici sul complesso degli stranieri – in ben sette tra i nove comuni – nell’ordine Tivoli, Ladispoli, Velletri, Fonte Nuova, Guidonia, Monterotondo e Cerveteri – dove l’incidenza dei primi quattro gruppi di stranieri residenti nell’hinterland (i rumeni, gli albanesi, i peruviani e i polacchi), grazie soprattutto alla consistente comunità di cittadini rumeni – risulta largamente superiore al 70%. 15 Distretto Sociosanitario di Tivoli COMUNI POPOLAZIONI V.A. POPOLAZIONE % (FONTE: ISTAT AL 31.12.2009) SU BASE DISTRETTUALE Casape (“piccolo” Comune ai sensi della L.R. 6/2004) 1 774 0,92 Castel Madama 7540 8,98 Cerreto Laziale (“piccolo” Comune ai sensi della L.R. 6/2004) 2 1192 1,42 Ciciliano (“piccolo” Comune ai sensi della L.R. 6/2004) 3 1452 1,73 Gerano (“piccolo” Comune ai sensi della L.R. 6/2004) 4 1235 1,47 Licenza (“piccolo” Comune ai sensi della L.R. 6/2004) 5 1019 1,21 Mandela (“piccolo” Comune ai sensi della L.R. 6/2004) 6 938 1,12 Percile (“piccolo” Comune ai sensi della L.R. 6/2004) 7 232 0,28 Pisoniano (“piccolo” Comune ai sensi della L.R. 6/2004) 8 807 0,96 Poli 2458 2,93 Roccagiovine (“piccolo” Comune ai sensi della L.R. 6/2004) 9 288 0,34 Sambuci (“piccolo” Comune ai sensi della L.R. 6/2004) 10 958 1,14 S. Gregorio S. (“piccolo” Comune ai sensi della L.R. 6/2004) 11 1554 1,85 San Polo dei Cavalieri 2897 3,45 Saracinesco (“piccolo” Comune ai sensi della L.R. 6/2004) 12 165 0,20 Tivoli 56275 67,09 Vicovaro 4123 4,91 TOTALI 83907 100,00 Tabella 7 – La popolazione dei Comuni del Distretto Sociosanitario di Tivoli. Valori assoluti e percentuali su base distrettuali. Comuni considerati “piccoli” ai sensi della Legge regionale n.6/2004. Elaborazione Ufficio di Piano su dati Istat. Volgendo l’attenzione specificatamente al nostro Distretto e riepilogando le risultanze emerse con il lavoro statistico della Provincia di Roma, sappiamo che solo due dei Comuni di hinterland di Prima cintura fanno parte del Distretto Sociosanitario di Tivoli: Tivoli, per l’appunto, e San Gregorio da Sassola. E, probabilmente, proprio la vicinanza a Roma di questo ultimo Comune (oltre ad un mercato immobiliare e delle locazioni decisamente più moderato rispetto alla Capitale), ha fatto si che la flessione del proprio tasso di sviluppo demografico fosse mitigata da un saldo migratorio positivo (v. Tabella 8). Tivoli conferma la propria importanza, anche sul piano demografico, per essere al 4° posto tra i primi dodici Comuni della Regione Lazio (e sempre una 4° posizione, considerando il più ristretto ambito provinciale) per dimensione demografica, ossia per elevata concentrazione di popolazione. Inoltre, Tivoli è il 5° Comune tra i primi 14 della Provincia di Roma in cui si rileva una significativa presenza di cittadini stranieri ovvero, la seconda città (dopo Pomezia) in cui si registra, in termini relativi, la maggiore presenza di cittadini stranieri tra la popolazione. Riguardo poi alla variegata presenza di etnie diverse, Tivoli è il primo tra i primi nove Comuni della Provincia di Roma dove si attesta la minore frammentazione di presenze etniche grazie, soprattutto, alla consistente comunità di cittadini rumeni. E’ evidente, pertanto, il peso economico, culturale, sociale e demografico che assume il Comune capofila del Distretto Sociosanitario di Tivoli rispetto agli altri Comuni appartenenti allo stesso Distretto che, ad eccezione del Comune di San Gregorio da Sassola come dicevamo, rientrano nel sub-ambito di hinterland della Seconda cintura. A parte Tivoli dove risiede quasi il 70% dell’intera popolazione distrettuale, i Comuni più grandi – in 16 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 termini demografici - del Distretto sono Castel Madama (8,98% della popolazione distrettuale), Vicovaro (4,91%), San Polo dei Cavalieri (3,45%), Poli (2,93%). Dodici sono i piccoli Comuni, riconosciuti come tali ai sensi della L.r. n.6/2004: Casape, Cerreto Laziale, Ciciliano, Gerano, Licenza, Mandela, Percile, Pisoniano, Roccagiovine, Sambuci, San Gregorio da Sassola, Saracinesco (v tabella 7). COMUNI Popolazione residente Densità abitativa Saldo movimento naturale Saldo movimento migratorio Tasso di sviluppo demografico Famiglie Italiani Stranieri Totale Casape 680 94 774 145,25 - 17 17 - 1,59 372 CastelMadama 6934 606 7540 264,93 25 77 1,52 3029 Cerreto Laziale 1059 133 1192 101,27 5 11 0,00 538 Ciciliano 1312 140 1452 76,25 -4 - 12 3,38 602 Gerano 1194 41 1235 122,40 - 13 -2 0,42 547 Licenza 910 109 1019 57,71 2 5 0,80 493 Mandela 858 80 938 70,68 5 0 3,24 389 Percile 195 37 232 13,21 -4 4 - 1,5 137 Pisoniano 673 134 807 61,13 - 17 16 2,27 385 Poli 2126 332 2458 114,89 6 - 17 0,52 1047 Roccagiovine 263 25 288 29,66 -1 -6 - 4,36 132 Sambuci 882 76 958 116,44 -3 3 - 1,00 411 S.Gregorio Sas. 1431 123 1554 44,12 -5 24 - 1,31 684 S. Polo Cav. 2544 353 2897 67,85 5 83 5,82 1358 Saracinesco 152 13 165 15,02 0 -1 - 3,80 101 Tivoli 49989 6286 56275 821,51 110 536 3,63 22923 Vicovaro 3695 428 4123 114,12 1 21 - 0,70 1610 DSS 74897 9010 83907 227,23 95 759 2,80 34758 Tabella 8 – Indicatori sociodemografici del Distretto Sociosanitario di Tivoli. Elaborazioni Ufficio di Piano su dati ISTAT (Densità abitativa = popolazione residente/superficie territoriale; Saldo naturale =nati-morti; Saldo movimento migratorio = iscritti-cancellati (altri comuni e altra cittadinanza); Tasso di sviluppo demografico: saldo popolazione (2010-2008)/popolazione al 01.01.2008; Famiglie = fonte ISTAT al 31.12.2009). Escludendo Tivoli che ha un valore della densità abitativa pari a 821,51, i Comuni del Distretto Sociosanitario di Tivoli con la maggiore densità abitativa sono: Castel Madama (264,93), Casape (145, 25), Gerano (122,40), Sambuci (116,44), Poli (114,89), Vicovaro (114,12). A parte Castel Madama, Poli e Vicovaro, i Comuni di Casape, Gerano e Sambuci sono tra quei piccoli e piccolissimi Comuni della Seconda cintura romana, appartenenti al Distretto, in cui verosimilmente si assiste a quel processo di incremento della concentrazione della popolazione dovuto al fatto che i Comuni più grandi, ad essi limitrofi, vanno perdendo di attrattività in conseguenza dei crescenti effetti di congestione e saturazione urbana, che sopra citavamo. Con Tivoli (110), il saldo naturale positivo più alto si registra a Castel Madama (25), mentre quello più basso a Casape e a Pisoniano (- 17 per entrambi). Se a Tivoli si rileva il saldo migratorio più elevato (536) ad essa seguono: San Polo dei Cavalieri (83), Castel Madama (77), San Gregorio da Sassola (24) e, più ravvicinati, Vicovaro (21), Casape (17), Pisoniano (16). Il saldo migratorio più negativo appartiene a Poli (- 17 Distretto Sociosanitario di Tivoli 17) e a Ciciliano (-12), sebbene il tasso di sviluppo demografico di questo ultimo (3,38), confrontato con quello degli altri Comuni del Distretto, sia al disopra della media e tra i più alti dopo San Polo dei Cavalieri (5,82) e Tivoli (3,63). Dopo Tivoli e Castel Madama, il numero più elevato di nuclei familiari lo si è rilevato a Vicovaro (1610), a San Polo dei Cavalieri (1358) e a Poli (1047). COMUNI I.V. I.D. Rapporto maschi/femmine Casape 239,76 57,32 99,48 CastelMadama 122,17 45,19 98,26 Cerreto Laziale 133,54 48,30 97,02 Ciciliano 125,96 47,09 102,51 Gerano 231,21 59,64 98,23 Licenza 226,79 56,66 104,21 Mandela 118,84 47,86 107,06 Percile 275,00 82,68 101,74 Pisoniano 254,88 56,29 92,60 Poli 129,67 45,66 96,80 Roccagiovine 428,57 60,33 95,92 Sambuci 169,75 50,39 96,31 S.Gregorio Sas. 168,42 57,60 99,23 S. Polo Cav. 138,76 43,39 100,35 Saracinesco 252,94 56,60 135,71 Tivoli 129,51 48,20 94,61 Vicovaro 143,70 45,22 98,05 Tabella 9 – Indicatori di vecchiaia, indice di dipendenza, rapporto maschi/femmine nei Comuni appartenenti al Distretto Sociosanitario di Tivoli. Anno 2010. Elaborazioni CCIA su dati ISTAT (Indice di vecchiaia= popolazione >,= a 65 anni/0-14 anni, %; Indice di dipendenza = popolazione >,= a 65 anni + 0-14anni/popolazione 15-64 anni, %; Rapporto maschi/femmine: fonte ISTAT). La tabella 9 fa emergere la condizione particolarmente critica sul piano demografico dei Comuni di Percile e Roccagiovine; non solo sono i Comuni dove si registrano i più alti indici di vecchiaia nell’ambito del Distretto Sociosanitario di Tivoli (rispettivamente 275,00 e 428,57) ma anche di dipendenza (rispettivamente 82,68 e 60,33). 18 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 3. Il quadro territoriale dei bisogni L’analisi sociologica e demografica del distretto sociosanitario RMG 3 ha rilevato che sta soprattutto nella configurazione territoriale dei servizi di welfare il principale nodo problematico la cui soluzione è propedeutica alla costruzione di un sistema di welfare territoriale che sappia coniugare efficienza economica e efficacia delle politiche sociali. La presenza di un buon numero di Comuni con meno di 1.000 abitanti e la concentrazione della domanda di servizi in quelli più grandi, consiglierebbero di evitare un’eccessiva dispersione degli stessi servizi nell’ampio territorio del distretto. Dal punto di vista meramente economico mantenere un presidio in un comune di 152 abitanti risulta eccessivamente costoso in confronto allo spostamento dello stesso in un comune di grandi dimensioni dove spendendo di meno si copre una fascia di utenza più ampia. Una soluzione di questo genere però comporta dei costi sociali molto alti che, potessero entrare in qualsiasi sistema di contabilità per la valutazione dei costi e dei benefici, ne sconsigliano l’applicazione perché comporta una grave perdita dal punto di vista dell’efficacia delle politiche sociali e degli effetti imprevisti molto dannosi per la sostenibilità dello stesso Distretto. I costi sociali più facilmente identificabili ricadono sulla popolazione anziana dei piccoli comuni che venendo privata di interventi assistenziali nei propri comuni di residenza, quali ad esempio un presidio sociosanitario, sarebbe costretta per esigenze di salute a spostarsi nei grandi comuni. Per i grandi anziani, o per quelli che hanno qualche disabilità, come anche per gli anziani che sono ancora in buona salute ma che vivono in case sparse, una tale decisione di accentramento rappresenterebbe l’isolamento. Lo stesso discorso si può fare per i minori a proposito delle politiche educative, culturali e dei servizi scolastici e per tutte le figure sociali particolarmente deboli. Il cumularsi di questi fenomeni porterebbe al progressivo trasferimento dei nuclei familiari dai piccoli comuni verso i maggiori e, al contempo, porterebbe a sconsigliare qualsiasi trasferimento da questi ultimi verso i piccoli comuni. In conseguenza di ciò si avrebbe, in un processo di causazione circolare, un progressivo spopolamento e isolamento dei piccoli comuni. Ciò, nel lungo periodo, condizionerebbe la sopravvivenza stessa del Distretto Sociosanitario di Tivoli. Nasce dunque la necessità di individuare un equilibrio tra l’esigenza di razionalizzare la spesa e quella di migliorare i servizi, aumentandone la diffusione nel territorio. Questo necessario compromesso può essere assicurato solamente attraverso una configurazione flessibile dei servizi sociali. Ciò potrebbe significare, in parole povere, che sono i servizi che devono raggiungere quelle fasce dell’utenza che non sono in grado di arrivare ad essi. Si pensi ad esempio, all’esperienza di un’ unità di strada in cui gli operatori vanno incontro alla domanda di servizi che in questo caso però risulta inespressa. Il lavoro di pianificazione nei prossimi anni andrebbe, pertanto, orientato strutturalmente in una direzione precisa: trovare soluzioni vettoriali, mobili, di accesso ai servizi che devono de-istituzionalizzarsi per diventare opportunità dinamiche, progetti e azioni vicini ai territori e all’utenza più disagiata. Il seguente quadro territoriale dei bisogni emergenti nell’ambito del Distretto Sociosanitario di Tivoli è frutto anche del lavoro svolto dai Tavoli Tematici Distrettuali ai quali hanno partecipato attivamente anche la Provincia di Roma e le OO.SS. Grazie all’esperienza dell’Osservatorio nel 2008 (purtroppo non più proseguita per mancanza di fondi), il Distretto Sociosanitario di Tivoli ha optato, specificatamente, per una metodologia di rilevazione idonea allo scopo, che consentisse di lavorare in tempi più brevi di quelli richiesti da una rilevazione a tappeto: i focus group. Si tratta di una modalità di raccolta dei dati molto utilizzata nelle scienze sociali, nata negli Stati Uniti ad opera di due sociologi degli anni ‘40 del secolo scorso, K. Levin e R. Merton, al fine di focalizzare un argomento e far emergere dalle dinamiche del gruppo e dalle relazioni tra i partecipanti le informazioni desiderate. Le persone con cui approfondire le singole tematiche sono state selezionate sulla base della loro competenza rispetto a diverse aree di interesse, dovuta o alla propria personale esperienza, o alla propria professione. In totale sono stati organizzati sette gruppi, che hanno tenuto conto delle aree tematiche intorno alle quali viene organizzato il Piano Sociale di Zona: anziani, assistenza domiciliare, disabili, disagio psichico, giovani, immigrazione, minori e famiglie, tossicodipendenze. Il suddetto quadro viene proposto di seguito tenendo conto delle diverse tipologie di fruitori dei servizi. Area Minori e Famiglia. L’ambito dei minori e delle famiglie è sicuramente uno dei più delicati sui quali intervenire. Si tratta infatti di un’area di azione fortemente determinante per il livello di benessere sociale. Per quel che riguarda i minori un intervento tempestivo su problematiche emergenti può fare davvero la differenza, impedendo lo sviluppo di serie difficoltà nelle successive fasi di sviluppo. Dalla conduzione degli specifici tavolo tematico e focus group è emersa l’importanza di un’azione a tutto tondo, che coinvolga il nucleo familiare nella sua dimensione più ampia. In molti casi 19 Distretto Sociosanitario di Tivoli un intervento di sostegno alla genitorialità può infatti evitare il verificarsi di situazioni problematiche o l’aggravarsi di situazioni già critiche. Rispetto a questo specifico aspetto è stata segnalata, negli incontri di approfondimento, la scarsa presenza di servizi territoriali che si dedichino alle relazioni familiari. Ragione per cui, successivamente il Distretto Sociosanitario di Tivoli ha cercato di “attrezzarsi” prevedendo l’istituzione – oltre alle prestazioni rese con la progettazione di cui alla Legge n.285/1997 – di un apposito Centro per la Famiglia. Tornando alla rilevazione dei bisogni, dalle riunioni del tavolo tematico, del focus group e dalle riunioni del Comitato Tecnico Scientifico del Progetto Distrettuale di cui alla Legge n. 285/1997, è emerse la necessità di creare spazi di incontro per genitori, o future madri dove questi possano confrontarsi con persone che presentino le stesse difficoltà, supportati da figure professionali specifiche (assistenti sociali, psicologi). Viene auspicato in questo senso un ampliamento delle mansioni e delle attività dei consultori, perché diventino spazi sociali aperti all’incontro e al dibattito. Per quel che riguarda i minori, i servizi che si occupano di questo tipo di utenza all’interno del Distretto sono diversi: si va dagli asili nido alle ludoteche, per arrivare ai classici servizi di assistenza implementati dall’ Ente locale. Lo scoglio più grande emerso sia in occasione del focus group relativo a “Minori e famiglie” che in quello relativo ai “Diversamente abili” è rappresentato dalle strutture in grado di valutare e prendere in carico il minore che presenti delle problematiche. Il servizio ASL “Tutela salute mentale e riabilitazione in età evolutiva” è in questo ambito la principale se non unica risorsa. Il servizio che prevede la prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione dei disturbi neuromotori, neuropsichiatrici e psicopatologici riguardanti i minori da 0 a 18 anni residenti nei Comuni del Distretto, presenta però diverse difficoltà. La principale è che i bambini vengono indirizzati all’ASL anche per problemi di lieve entità, quali ad esempio difficoltà nell’apprendimento della lingua italiana, conseguenti all’origine straniera. L’elevato numero di utenti, sommato alla scarsità di risorse umane determina a catena due ordini di problemi: da un lato lunghe liste d’attesa per gli utenti, dall’altro il sovraccarico di lavoro per coloro che lavorano nel servizio, che comporta mancanza di tempo da dedicare alla pianificazione e al confronto sui casi seguiti da diverse prospettive specialistiche. Nel corso degli incontri è stata segnalata dall’ASL una falla nel sistema normativo comunale: secondo il regolamento comunale, infatti affinché un ragazzo possa avere un assistente educativo deve rientrare tra coloro che necessitino di un insegnante di sostegno. Ciò implica la necessità di richiedere un sostegno di questo secondo tipo, anche per coloro che avrebbero semplicemente bisogno di un assistente educativo. A livello sistemico, poi, molti dei servizi previsti dal piano di assistenza ai minori e alle famiglie sono gestiti da equipe miste (tra ASL, Servizi sociali del comune e cooperative che implementano i servizi), ad esempio il Polo Affidi o l’equipe che valuta gli interventi in base alla Legge 285/97, il sopra citato Comitato Tecnico Scientifico. Vengono però evidenziate difficoltà di comunicazione e la mancanza di spazi per un confronto trasversale tra le diverse equipe, che hanno spesso punti di contatto. In controtendenza a queste difficoltà va evidenziato, però, che il Distretto Sociosanitario di Tivoli ha puntato sulla realizzazione di attività finalizzate ad agevolare l’affidamento familiare per mezzo del progetto “Mai senza amore”. Colpisce, inoltre, la presenza sul territorio anche di associazioni di volontariato che si occupano di supportare le difficoltà dei minori e delle famiglie. Queste strutture lamentano però difficoltà nel far conoscere le proprie attività e nell’ottenere un supporto da parte istituzionale. Un’ulteriore carenza messa in evidenza durante i focus, è la scarsa presenza di centri di prima accoglienza e case famiglia per minori in difficoltà. Ce ne sono solo tre sul territorio e la loro saturazione implica l’invio dei ragazzi a strutture romane. Le rette dedicate all’accoglienza in strutture extraterritoriali, potrebbero essere utilizzate per costruire strutture di accoglienza Distrettuali, riavvicinando poi il minore, laddove ritenuto opportuno, al contesto originario. Le ipotesi di intervento emerse sono state: • la creazione di spazi di supporto alla genitorialità interni ai consultori, o gestiti da Enti del Privato Sociale che consentano il confronto e diano supporto a genitori in difficoltà e a persone in procinto di diventare genitori; • la creazione di appositi spazi di confronto tra i diversi soggetti che si occupano di minori: ASL, servizi sociali, cooperative, per migliorare la comunicazione e rendere più fluidi i rapporti tra Sociale e Sanitario; • l’implementazione di un progetto itinerante nelle scuole, che consenta di valutare in sede i ragazzi problematici, e capire se sia più opportuno l’invio alla ASL, o piuttosto a strutture alternative in grado di supportare i ragazzi. Il progetto, piuttosto che gravare interamente sulla Azienda Sanitaria Locale, potrebbe sfruttare la collaborazione di esperti provenienti dal Terzo Settore, o avvalersi di collaboratori a progetto. • l’istituzione di centri per famiglie, sul modello di quelli già presenti in realtà territoriali vicine (Monterotondo, Guidonia); • l’ampliamento dell’offerta territoriale di alloggi per minori in difficoltà. 20 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 • la revisione del regolamento comunale sull’assistenza scolastica ed educativa, affinché arrivi a considerare gradazioni diverse di disagio e misure di supporto adeguate all’entità delle problematiche; • la progettazione di Piani d’Offerta Formativa di sistema, da parte delle scuole, per coordinare gli interventi di tipo extradidattico ed educativo; • l’attivazione di interventi continuativi di prevenzione del bullismo ed educazione alla legalità; • l’elaborazione di politiche specifiche di genere, dei tempi, per la genitorialità; • l’attivazione di unità di strada di educativa territoriale in grado di favorire l’animazione di territorio a favore di minori e famiglie; • la progettazione e realizzazione di interventi di mediazione sociale e dei conflitti. Area Anziani. A differenza di qualche decennio fa, oggi l’anziano ha una maggiore visibilità sociale e una maggiore consapevolezza dei propri bisogni e necessità. Si mette in primo piano e lo fa cercando soluzioni applicabili per combattere solitudine, noia e soprattutto per promuovere una “visione positiva” della propria persona, valorizzandosi come risorsa con delle capacità ancora da sfruttare e da mettere a disposizione, cercando con più frequenza rispetto al passato di ricoprire, ad esempio, nuovi ruoli nelle diverse attività delle associazioni/centri/gruppi di volontariato. All’interno dei centri polivalenti per anziani vengono organizzati dei servizi socio-sanitari rivolti agli anziani stessi e ai bambini. Per quanto riguarda i primi vengono attuate attività culturali e di socializzazione, ludico-ricreative e fisiche. Per quanto riguarda i bambini, in alcuni centri più grandi viene attuato un servizio di “Nonno vigile” fuori le scuole. È proprio nello svolgere tali attività che l’anziano avverte la necessità di spazi più ampi, di risorse economiche ed umane, che vadano a colmare la mancanza di strutture e strumentazioni adeguate, per lo svolgimento delle stesse. Mentre nei piccoli centri a causa dell’assenza in loco di strutture private e pubbliche questi servizi non vengono attuati. Ma a tale assenza sopraggiunge un altro problema ancora più grande, la difficoltà di raggiungere con mezzi pubblici le cittadine più vicine con servizi sanitari. Tale diversità è dovuta soprattutto alla differenza culturale e sociale degli anziani stessi che popolano il distretto; i quali per una serie di fattori sociologici, hanno condotto stili di vita diversi gli uni dagli altri. Ecco perché anche i centri diurni (detti anche “centri anziani”), in base al paese in cui sono collocati, sono stati frequentati o da persone che si accontentano di trascorrere il tempo giocando a carte accompagnati da un bicchiere di vino o da persone piene di proposte e idee da realizzare per il proprio miglioramento fisico-psichico e culturale. Questo determina spesso la mancanza di collaborazione tra i centri appartenenti allo stesso distretto: ciò è dovuto a interessi diversi, a difficoltà riguardanti la partecipazione e la realizzazione delle iniziative proposte, alle agevolazioni che si riescono ad ottenere tramite conoscenze dirette e per il bagaglio culturale personale. In alcuni paesi, dicevamo, risulta difficile da parte delle persone anziane raggiungere i comuni circostanti tramite i mezzi pubblici a causa degli orari, delle corse limitate e della mancata assistenza durante lo spostamento. Al contrario, le persone anziane dei paesi più grandi non avvertono molto questo problema perché hanno servizi, strutture e negozi a portata di mano. Quello di cui ha bisogno qualsiasi persona anziana che ha margini sufficienti di autonomia e mobilità, è una buona assistenza. Assistenza intesa come interazione, aiuto durante le attività, soddisfazione di bisogni primari, come accompagnare il cittadino anziano a fare la spesa, una visita medica, dei controlli, per finire con una passeggiata per uscire semplicemente di casa: tutte attività legittime e necessarie per prendersi cura di sé, non isolarsi e mantenere una vita sociale attiva. Non sempre le persone anziane hanno la disponibilità da parte della famiglia, e troppo spesso l’anziano stesso si rifiuta di abbandonare la propria casa e la propria indipendenza per andare dai figli o in strutture private. Ciò non toglie che a una certa età, nonostante la volontà e lo spirito giovanile, non si ha la stessa energia e non si è più in grado di essere autosufficienti al cento per cento. Nei piccoli centri, dove non arriva l’assistenza sanitaria arrivano le persone-amiche che volontariamente dedicano parte del tempo libero a prestare aiuto a chi ne ha bisogno (reti primarie e secondarie). Queste reti primarie e secondarie, al di là dell’assistenza diretta e dei servizi, dobbiamo provare a ricrearle, a rafforzarle in maniera capillare, favorendo il dialogo intergenerazionale, processi di socializzazione tra pari, momenti in cui siano l’ interazione ed il dialogo a prevalere. In alcuni casi poi, la rete dei servizi sembra attivarsi anche in maniera interessante e sperimentale. Il problema è la gestione dei passaggi successivi, obbligati laddove si prenda in carico una persona con un bisogno: altrimenti si rischia solo di farlo emergere, senza riuscire a seguirne evoluzioni e risposte. Parliamo di tutte quelle condizioni che potremmo definire di anomia e che possono essere riassunte nell’esempio che segue. L’ospedale più vicino è quello di Tivoli e i Comuni e il Distretto attuano una serie di servizi riguardanti l’assistenza domiciliare. È da sempre presente sull’intera area distrettuale la necessità di assistere gli anziani, specie quelli non autosufficienti; questo problema si è amplificato soprattutto negli ultimi tempi a causa dell’allungamento della vita media e della poca disponibilità delle famiglie nell’assistenza: questo accade a causa dell’attività lavorativa che 21 Distretto Sociosanitario di Tivoli diventa sempre più intensa anche da parte delle donne. Le richieste da parte degli anziani riguardano principalmente risorse economiche e umane per aumentare le ore di assistenza da parte di operatori specializzati che vadano ad intervenire su anziani non autosufficienti e/o con problematiche specifiche (interventi curativi e riabilitativi domiciliari, anziani ammalati, compresi quelli colpiti da cronicità e da non autosufficienza) e per l’acquisto di una strumentazione adeguata per lo svolgimento del servizio nei centri anziani e una possibile riattivazione di alcuni servizi sanitari. I bisogni espressi dagli anziani per alcuni aspetti coincidono con quelli avvertiti dagli operatori. Parliamo, per esempio della necessità di più ore lavorative per una continuità nel seguire gli utenti, di una reale collaborazione tra le strutture che offrono servizi come metodo di lavoro (creazione di reti di servizi tra loro fortemente integrati), oltre che di una maggiore presenza del medico di base. Ciò che è emerso in sede di analisi delle risorse e delle criticità organizzative, ritorna anche nei focus. Gli operatori specializzati nel lavoro sociosanitario con un’utenza anziana richiedono insistentemente di essere formati tramite corsi specializzati e d’aggiornamento per un riconoscimento del ruolo, per sviluppare maggiori competenze, e soprattutto per la diffusione di una cultura organizzativa e lavorativa che favorisca la valorizzazione continua delle potenzialità residue, anche attraverso la pianificazione degli interventi. Al di là di una serie di considerazioni già riportate nelle pagine precedenti, riprendiamo alcune ipotesi di lavoro specifiche che riguardano i servizi e le opportunità a favore dei cittadini più anziani: • spazi più ampi di socializzazione e aggregazione; • necessità di strutture adeguate; • attivazione di un servizio (alternativo a quello pubblico?) adeguato per il trasporto delle persone anziane e per quelle non autosufficienti; • attivazione di un servizio sanitario riguardante il prelievo del sangue (prelievo – trasporto risultato); • presenza di un mediatore tra i diversi centri anziani dei 17 comuni per le attività sanitarie e quelle ludico-culturali; • banca del tempo; • corsi di specializzazione per gli assistenti sociali; • attività ludico-culturale riguardanti i 17 comuni del distretto RMG3; • progetti di assistenza domiciliare e di accompagno nelle diverse attività socio-sanitarie, che prevedano l’impiego di maggiori risorse umane ed economiche; • servizio di accompagnamento nella prassi successiva al servizio già svolto dell’ECG; • corsi di formazione, di specializzazione e di aggiornamento per operatori sociali, che esercitano nell’assistenza domiciliare; • creazione di una rete tra strutture pubbliche, private e con il medico di base; • assistenza domiciliare da parte del medico di base; • programma di assistenza domiciliare a rotazione degli operatori; • attività di sensibilizzazione rivolte ai giovani, attuabili nelle scuole e con l’impiego degli anziani stessi per ripristinare un dialogo intergenerazionale. Area degli immigrati e dell’inclusione sociale. Il Distretto RMG 3 è stato protagonista negli ultimi anni di un aumento progressivo della componente immigrata della propria popolazione. Ciò è dovuto a diversi fattori concomitanti: la vicinanza con la capitale (luogo di forte attrazione per i flussi migratori), il costo contenuto degli affitti e la presenza all’interno del territorio di comunità di immigrazione che vanno assumendo maggiore stabilità (come quella rumena) e che di conseguenza contribuiscono ad innescare un processo di “catena migratoria", richiamando connazionali. Si tratta di una realtà che non è sfuggita all’attenzione degli amministratori e delle diverse strutture territoriali del privato sociale. Problematico è però gestire un fenomeno che sfugge nella sua entità numerica reale e che si confonde con altre forme di disagio. In molti comuni la presenza immigrata raggiunge percentuali piuttosto elevate: abbiamo ricordato nel primo capitolo il caso dei piccoli comuni. Chiaramente la situazione che si è andata delineando richiede una forte attenzione. Le necessità messe in rilievo dalla ricerca riguardano ambiti di intervento distinti: servizi di assistenza; politiche di inclusione sociale; mediazione sociale e interculturale. Rispetto al primo punto la ricerca ha messo in evidenza la necessità di potenziare i servizi attivi. Molta risonanza nel territorio ha avuto lo sgombero avvenuto durante la scorsa estate del campo sito nell’ex polverificio Stacchini a Tivoli Terme, nel quale trovavano rifugio non solo rom, ma anche persone disagiate appartenenti a diverse categorie. Le problematiche alloggiative sollevate da tale intervento hanno evidenziato la scarsa disponibilità di case alloggio e centri di accoglienza per persone immigrate. In questo ambito di intervento un grosso punto di riferimento è rappresentato dalla Caritas, che attraverso i propri sportelli ed il centro di ascolto è riuscita ad intercettare un vasto numero di utenti. L’Ente si trova però nell’impossibilità di venire incontro a tutte le richieste, in particolar modo quelle di tipo economico (spesso 22 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 motivate dal desiderio di rientrare in patria) per le quali sarebbe opportuno progettare interventi ad hoc. Rispetto all’erogazione dei servizi le difficoltà di intervento riguardano principalmente gli stranieri non in regola con il permesso di soggiorno, per i quali non si può attivare un intervento dei servizi sociali e che non hanno ben chiaro come usufruire dei servizi sanitari. In questo ambito un servizio molto utile risulta essere anche quello del centro di orientamento e ascolto che andrebbe potenziato. Per politiche di inclusione sociale, inoltre, si intendono tutti quegli interventi volti a migliorare il livello di integrazione dei cittadini immigrati nella comunità locale. A questo proposito va segnalata la scarsa attenzione riservata alla pratica della mediazione culturale all’interno della Pubblica Amministrazione, strumento indispensabile per un’efficace comunicazione con l’utenza. Rispetto alla mediazione sociale, dai focus group è emersa la percezione diffusa di contraddizioni presenti nel tessuto sociale su cui sarebbe necessario lavorare per evitare l’emergere di una maggiore conflittualità sociale. In particolare viene posta in luce la necessità di attività che spingano ad una reciproca conoscenza tra popolazione autoctona e cittadini immigrati e facilitino lo scambio culturale per una piena integrazione. In quest’ambito è stata espressa l’esigenza di avere spazi per una maggiore espressione culturale delle culture migranti, che possano costituire un luogo di incontro e scambio anche con i cittadini italiani.Indichiamo di seguito alcune ipotesi di intervento: • potenziamento del Centro Informa stranieri da utilizzare come segretariato sociale che possa indirizzare ; effettuare una presa in carico leggera dell’utenza straniera; • ampliamento della disponibilità di case alloggio e centri di accoglienza per stranieri; • rinforzo alle azioni di sostegno e promozione delle comunità straniere; • attivazione di progetti di microcredito che favoriscano l’autoimprenditorialità e la fuoriuscita da situazioni di emergenza; • avvio di un progetto di mediazione sociale sul territorio che coinvolga in particolar modo le fasce giovanili della popolazioni, facilmente coinvolte in episodi di bullismo. • ampliamento degli interventi di alfabetizzazione di italiano. • incremento del numero di mediatori culturali all’interno della Pubblica Amministrazione; • avvio di progetti di sviluppo imprenditoriale mirati; • corsi di formazione e aggiornamento per badanti; • istituzione del Consigliere comunale per gli immigrati, almeno nei comuni più grandi. Area dei giovani. All’interno del territorio del Distretto si va assistendo ad un progressivo invecchiamento della popolazione, come d’altronde in tutta Italia. In particolare dall’analisi delle piramidi delle età appare evidente come tra il 1991 e il 2004 una sensibile riduzione abbia interessato le fasce di età 15-19 e 20-24. Ciò non toglie che sia necessario pensare e ri-pensare delle politiche giovanili in grado di venire incontro e soddisfare le richieste dei cittadini più giovani. La mancanza di spazi dedicati specificamente alle giovani leve, unita alla vicinanza con la capitale, può infatti favorire una proiezione dei giovani all’esterno del territorio distrettuale, alla ricerca di un più facile accesso ad ambienti sociali e culturali di espressione. Se alla spinta verso l’esterno determinata dalla dimensione professionale si aggiunge quella che nasce dalla ricerca di una dimensione aggregativa si rischia una fuga di risorse, energie e potenzialità preziose per la crescita e lo sviluppo della realtà sociale locale. Diverse sono le risorse territoriali che si occupano del mondo giovanile. Purtroppo si assiste ad una forte concentrazione territoriale delle strutture nel comune capofila, caratteristica che rende i servizi meno fruibili dalla totalità dell’utenza e che contribuisce alla trasformazione dei diversi comuni del Distretto in semplici comparse, a fronte del protagonismo tiburtino. L’indagine condotta per rilevare le risorse del territorio ha permesso di individuare le strutture che, all’interno del distretto, orientano le proprie attività alle fasce giovanili della popolazione. Il questionario somministrato richiedeva ai diversi enti di indicare, attraverso una scelta multipla tra fasce di utenti, a chi rivolgono i propri servizi. Le fasce più servite risultano essere quelle svantaggiate o diversamente abili, anche tra minori, giovani e adolescenti. Sebbene questo sia un dato importante, è il caso di prestare attenzione, in questa sede, anche all’altra faccia della medaglia, ossia la scarsa attenzione prestata a minori, adolescenti e giovani non svantaggiati. In particolare la minima percentuale di servizi/opportunità che riguardano i giovani non svantaggiati implica la mancanza di un tipo di attività rivolte alla promozione dell’agio piuttosto che alla riduzione del disagio. Un ambito sul quale sarebbe utile investire. Bisogna inoltre considerare come i servizi rilevati non siano tutti a carattere permanente, dal momento che in alcuni casi si tratta di progetti attivati a seguito di bandi dell’Ente locale e gestiti da realtà del Terzo settore. In particolare, progetti volti alla prevenzione e riduzione dei rischi, alla riduzione del danno e al miglioramento della qualità della vita, come il progetto Force, o all’educazione tra pari indirizzata a soggetti a rischio o in situazioni di dipendenza, all’interno della popolazione giovanile. Purtroppo in questi casi si paga lo scotto di una progettualità soggetta a finanziamenti a singhiozzo, che rendono meno stabile l’offerta. In termini di politiche giovanili, i bisogni che emergono dalla ricerca abbracciano due ambiti distinti: quello aggregativo e quello professionale: sono proprio gli ambiti che spingono ad un probabile allontanamento dal territorio. Per quel che riguarda il primo ambito, viene espressa la necessità di spazi idonei all’espressione e all’incontro per evitare di ridurre il tempo libero giovanile a mero passeggio per le strade del 23 Distretto Sociosanitario di Tivoli centro. Viene inoltre richiesta maggiore elasticità nei confronti degli spazi gestiti dai giovani per i giovani che soffrono delle restrizioni legislative che impongono, per esempio, l’interruzione della musica alle 2.00 di notte, sebbene situati in posizione distante dal centro abitato. Rispetto all’ambito lavorativo si avverte l’esigenza di sviluppo di possibilità lavorative in loco, magari attraverso tirocini. Una forte difficoltà espressa dalle realtà territoriali, trasversale ai diversi ambiti di intervento, è la scarsa comunicazione esistente tra le diverse strutture che si occupano di giovani. Viene lamentata una certa autoreferenzialità delle strutture nel portare avanti i propri progetti senza sviluppare un lavoro di rete. E’ in questo senso assai positiva l’istituzione del forum delle Politiche Giovanili, al quale sono invitati a partecipare sia associazioni formali che gruppi giovanili. Sicuramente un passo avanti verso la partecipazione alla politica delle fasce giovanili della popolazione. Purtroppo anche in questo caso è stata lamentata la scarsa risposta fornita dai giovani. Indichiamo di seguito alcune piste di lavoro che ancora non sono state del tutto realizzate: • ampliamento dell’offerta di spazi aggregativi giovanili, sia diurni che serali. In particolare sembra importante, ove ciò non costituisca disturbo della quiete pubblica, ossia quando i locali siano posizionati ad una cospicua distanza dai centri abitati, creare valide alternative, in termini ricreazionali ed aggregativi agli spazi offerti dalla capitale; • campagna capillare di sensibilizzazione rivolta ai giovani sulle offerte del territorio, per ampliarne la partecipazione e la consapevolezza. • creazione di uno strumento di comunicazione efficace tra le diverse realtà territoriali che si occupano di giovani (newsletter, blog etc) per attivare delle dinamiche di rete. • incrementare gli incontri del Forum delle politiche giovanili, perché diventi davvero uno spazio di dibattito e confronto; • organizzazione di festival itineranti nel territorio distrettuale, con il coinvolgimento delle diverse realtà territoriali, per promuovere la conoscenza di tutto il territorio distrettuale ed incentivare la creatività giovanile in ambito culturale; • sviluppare informazioni e sostegno relativi ai progetti di imprenditoria giovanile; • approfondire la conoscenza delle risorse e dei programmi pubblici rivolti ai giovani, per utilizzarle a fini culturali e aggregativi; • agire sul digital-divide con una politica locale di accesso alle tecnologie, wireless e wi-fi all’aperto, sconti mirati sull’acquisto di prodotti; • valorizzare gli spazi inutilizzati e permettere di destinarli ad uso socializzante e aggregativo; • prevedere la possibilità di utilizzare case e immobili territoriali ad affitto calmierato per favorire esperienze di autonomia; • acquistare a livello distrettuale attrezzature, tecnologie (palchi, computer, amplificatori, strumentazioni hi-fi) e strumenti da utilizzare per organizzare eventi territoriali; • mediare come istituzioni con le banche locali per l’accesso al credito. Area del disagio psichico. Il settore del disagio psichico è di per se una realtà complessa e come tale presenta delle difficoltà fisiologiche quando si tratta di attuare interventi efficaci e risolutivi. Per affrontare tali problemi è necessario esortare innanzitutto l’integrazione tra strutture pubbliche, cooperazione e volontariato, affinché si realizzino interventi mirati alle specifiche situazioni e alla copertura delle aree nella quale si manifesta un estremo bisogno di sostegno verso i malati e le loro famiglie. Nel distretto sono presenti in misura ampia rispetto alle strutture pubbliche il privato sociale ed il privato convenzionato che, tutto sommato, permettono di raccogliere un vasto numero di utenti provenienti da diversi dipartimenti sanitari e da diverse regioni. Tali realtà, però, prevedono il trattamento della patologia sotto il punto di vista strettamente clinico, tralasciando approcci di inclusione sociale, psichiatria di comunità, inserimento sociale e lavorativo. Al fine di sopperire a queste necessità di inclusione e riabilitazione sociale dei disagiati psichici il Distretto Sociosanitario di Tivoli ha attivato un Centro Diurno per Disagiati psichici denominato “La Fenice” che, purtroppo, a causa dei pesanti tagli, ai finanziamenti, imposti dalla Regione Lazio non sarà più replicabile. Il Centro si inquadrava nei termini di un Laboratorio preformativo per persone con problemi psichiatrici ed era inserito nel Piano Distrettuale per la Non autosufficienza. L’isolamento sociale da parte dei pazienti (drop-out e lungodegenti) e la scarsa collaborazione tra progetti e servizi che caratterizzano questa area, rappresentano uno dei veri nodi da sciogliere. Il ritiro progressivo da parte del paziente verso uno status di isolamento e la marginalità operata dal resto della popolazione costituiscono un vero scoglio alla promozione del benessere psichico della persona con problemi di salute mentale. Nel distretto, oltre al CSM e alle case di cura per il disagio psichico, risultano realmente carenti le strutture intermedie, come i centri diurni che potrebbero rappresentare una risorsa importante per il reinserimento sociale e lavorativo. Si tenga presente che anche in questi casi non parliamo necessariamente di aggiungere servizi a servizi: quello che andrebbe fatto con un po’ di rigore è 24 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 verificare se la filiera di intervento tradizionale regge e include, e una volta individuatene le criticità bisognerebbe sostituire a degli interventi a basso impatto interventi efficaci. Entriamo nel merito con un esempio: una grossa parte delle persone con doppia diagnosi o disagio mentale vengono ciclicamente ricoverate in strutture private convenzionate. Lo Stato paga per questo rette quotidiane alte per la degenza. Ma il circolo vizioso che si innesca spesso impedisce un progressivo inserimento sociale e porta più che altro a cronicizzare la situazione con continuativi ricoveri. Se parte dei soldi spesi per le degenze medie o reiterate si spendessero in un’ altra direzione (inserimenti socio lavorativi, appartamenti protetti, etc.) potremmo aumentare di molto l’efficacia degli interventi rispetto all’inclusione dei soggetti interessati. Di seguito, vengono elencate alcune proposte che, nonostante i tagli ai finanziamenti, risultano prioritarie: • lavorare con la comunità affinché non si consideri il disagio psichico una forma di disabilità e di pericolo (insicurezza percepita); • attuazione dei piani di sensibilizzazione, di relazione e socializzazione, anche attraverso corsi di formazione per operatori volontari presso strutture già presenti nel territorio, o di tutor che affianchino e sostengano il paziente in dimissione nel re-inserimento nella società; • attuazione di corsi mirati alla formazione dei pazienti per l’inserimento lavorativo; • progetti mirati nell’individuazione di soggetti a rischio nelle scuole per capire quante persone con disagio realmente si rivolgono al CSM e/o chiedono aiuto (soprattutto tra i giovani); • risolvere il bisogno riguardante l’assistenza: da parte delle strutture sanitarie, dalle famiglie e dai volontari tramite associazioni. E’ necessaria l’integrazione e la collaborazione durante gli interventi per migliorare le condizioni dei disagiati. • definizione di un piano strategico settoriale sulla salute mentale di respiro triennale, che riprenda il progetto-obiettivo della riforma sanitaria, introduca elementi di psichiatria, psicologia e sociologia di comunità negli interventi, preveda nove filiere progettuali ad alto impatto di inclusione. Area della disabilità. Le difficoltà sensoriali, di mobilità o quelle riguardanti i rapporti interpersonali rappresentano la disabilità causata dall’handicap. La preoccupazione principale che sembra emergere dai focus è di natura sistemica: la carenza di una rete di comunicazione tra i vari servizi e le varie strutture operanti nel territorio sta diventando un problema ridondante che mette in evidenzia uno scarso scambio di sinergie tra strutture e servizi e una scarsa informazione e programmazione da parte dei singoli servizi stessi Le strutture evidenziano anche delle problematiche di carattere economico che vanno ad intaccare dei punti salienti che riguardano la tutela dei pazienti (quando questi sono in RSA), come ad esempio l’igiene degli edifici stessi e dei stessi disabili. Si riscontra anche la non attuazione della L. 162/1998, riguardante l’assistenza indiretta, in base alla quale l’importo previsto per l’assistenza al disabile viene erogato direttamente al disabile interessato, il quale provvede poi alla scelta e al pagamento della persona che lo deve assistere. Una grave mancanza denunciata trasversalmente da utenti, operatori e familiari si riscontra nello scarso sostegno, cura e assistenza da parte della ASL sia per quanto riguarda l’organico insufficiente a disposizione per il servizio, sia per quanto riguarda il servizio svolto, che è focalizzato solo sul versante esclusivamente sanitario e per nulla sociale. Vi è una assenza totale di un intervento multidisciplinare che potrebbe anche coinvolgere le organizzazioni non profit territoriali. Si riscontra, poi, una scarsa partecipazione della popolazione attiva e delle associazioni in termini di sensibilizzazione, iniziative, progettualità, oltre che la presenza delle barriere architettoniche sia in ambiti pubblici che privati. Torniamo ora a quanto detto rispetto agli anziani: una parte di un bisogno viene soddisfatta, ma poi le fasi successive di intervento che dovrebbero produrre ulteriori risposte sono superate a piè pari o addirittura non considerate. Ad esempio, pur essendo presente l’assistenza da parte di un insegnante di sostegno durante l’attività scolastica per i portatori di handicap, si riscontra una carenza nel servizio di scuolabus. Ancora: presso l’Ufficio per l’impiego si cerca di affrontare il problema del posto di lavoro accessibile ai portatori di handicap, ma troppo spesso si è in graduatoria da un periodo di tempo lungo purtroppo con un punteggio basso. Si aggiunga a ciò, per rimanere sul tema delicato del l’inserimento lavorativo (L. 68/1999), che a volte vengono attuati dei corsi di formazione professionale per disabili, organizzati dal Comune tramite i finanziamenti della Provincia, in cui sono previsti un’equipe specializzata che organizza collegamenti tra scuole e aziende per alcuni stage finalizzati all’inserimento lavorativo. Però troppo spesso questa ultima fase risulta assente e il corso di formazione resta ad un primo livello teorico. Da non sottovalutare, poi, la reale preoccupazione dei familiari dei portatori di handicap in caso di morte. Questo perché la maggior parte delle volte sono i genitori stessi, ancora in vita, ad occuparsi delle cure primarie del proprio figlio. Ciò che giustamente spaventa è il “dopo” ossia l’impossibilità di continuare ad accudire il proprio figlio in caso di morte o semplicemente in caso di mancanza di energie dovuta all’invecchiamento del genitore stesso. Attualmente la “soluzione” è quella dell’RSA: in mancanza di altri familiari disposti a sostituire i genitori, i portatori di handicap vengono inseriti nelle strutture ospedaliere. Manca tutto un lavoro di negoziazione e sensibilizzazione delle famiglie 25 Distretto Sociosanitario di Tivoli per far si che piccole o grandi somme di denaro accumulate, appartamenti, beni di varia natura possano essere reinvestiti per garantire alla persona disabile una vita in strutture residenziali leggere, in appartamenti protetti. Emerge dunque il bisogno di attuare e inserire un programma specifico di intervento nel Piano di Zona del distretto. Le priorità che vanno a sommarsi o a sottolineare le considerazioni già fatte sono le seguenti: • la necessità di approfondire ulteriormente l’integrazione tra servizi, associazionismo, familiari e scuole; • la presa in carico del disabile o del disagiato, da parte della ASL non dovrebbe limitarsi alla sola sfera sanitaria, ma dovrebbe stimolare anche la sfera sociale. Si dovrebbe creare per i singoli utenti un progetto personale e multidisciplinare; • il riprendere il Censimento dei bisogni dei disabili già stato effettuato dalla Lega Arcobaleno e consegnato al Comune di Tivoli nel 2003-2004; • l’incrementare i programmi e creazione di circuiti informativi dedicati sulla disabilità e per la disabilità da parte dei comuni; • la promozione più continuativa di incontri tra strutture operanti nel settore per identificare strategie, programmi e interventi mirati. • la riattivazione dei tavoli tematici sulla disabilità che conducano a traguardi innovativi; • l’integrazione scolastica e struttura di servizio da inviare alle scuole; • i progetti per eliminare lo stato di segregazione di alcuni portatori di handicap; • lo sviluppo di un piano specifico sul “Dopo di noi”, valorizzando risorse intrafamiliari e private; • i progetti efficaci di inserimento socio lavorativo. Area delle azioni di contrasto alla tossicodipendenza. Partiamo dalla situazione del servizio pubblico specifico, punto di riferimento del territorio. L’assenza del Ser. T a Guidonia fa affluire l’utenza di tale zona e di Palombara presso il Ser. T di Tivoli, aumentando così il numero degli utenti accolti dal servizio. Inoltre, il numero dei tossicodipendenti cresce, si abbassa anche l’età di coloro che fanno uso di sostanze e cambia anche il modo di assunzione, che riguarda sempre più la poliassunzione (maggiormente cocaina e altre sostanze). È per l’insieme di tutti questi fattori che il Ser.T stima oggi circa 400 utenti al giorno, tra assuntori e utenti in terapie parallele. Il Ser.T, quindi si trova a dover accogliere tale bacino di utenza con un numero di risorse in organico insufficiente rispetto a quello previsto. Oltre l’utenza storica, costituita da un’età compresa tra i 40-45 anni, si registra una nuova fascia più ampia che va dai 15 ai 30 anni. Si è inoltre riscontrato un forte aumento di potenziali utilizzatori di sostanze e di casi di doppia diagnosi nelle scuole. Le famiglie risultano scarsamente informate su questo fenomeno, sulla problematica delle dipendenze e sui servizi presenti sul territorio. Ed è per questo che si interviene con più frequenza nelle scuole con progetti di prevenzione che mettono al centro dell’attenzione non solo la sostanza e le possibili conseguenze dell’uso, ma il ragazzo: le sue idee, i suoi bisogni e le curiosità, la voglia di essere ascoltato e soprattutto la sua voglia di fare tutte le esperienze possibili. Un problema specifico, ma non di nicchia (riguarda casi in crescita) è quello della doppia diagnosi. Spesso il CIM o DSM si trova a dover trattare anche casi di doppia diagnosi. Ciò implica un lavoro in rete con il Ser.T in parte condizionato da una questione non risolta: la problematica della presa in carico, sia sotto il punto di vista del trattamento sia sotto quello economico. Chi deve, ad esempio, garantire la copertura economica durante il ricovero in centri per la disintossicazione, o nel passo successivo, quello dell’inserimento in comunità terapeutica? Se parliamo di doppia diagnosi, qual è la struttura ASL che deve fare da punto di riferimento? Il gran numero di tossicodipendenti nel Distretto ha fatto nascere l’esigenza di un servizio rivolto alla riduzione del danno il quale, partito da circa un anno e mezzo, necessita di una maggiore collaborazione con la ASL. Attualmente, poi, nel territorio è presente un solo centro diurno a bassa soglia situato a Tivoli Terme, insufficiente a ricoprire il bacino di utenza di tutto il territorio sia per questioni di spazi scarsi (dovuti all’ubicazione in un condominio) sia per la distanza degli utenti degli altri comuni. La collocazione della struttura scatena fenomeni di poca tolleranza dovuti alla paura e alla preoccupazione per la frequentazione dei tossicodipendenti in zona e nell’abitato. L’aumento della tossicodipendenza, dell’abuso di alcol nelle donne, l’assenza di strutture di accoglienza e comunità terapeutiche per sole donne, e il loro conseguente inserimento in strutture e in reparti misti crea il problema della promiscuità che se non ben seguito non favorisce un adeguato intervento. L’inesistenza, poi, di strutture come comunità terapeutiche rivolte al trattamento di sole donne in abuso di alcol, penalizza tale utenza, in quanto il loro percorso terapeutico è destinato a fallire, perché viene spezzato. Dopo l’inserimento in strutture per la disintossicazione, non c’è più nient’altro e tale utenza si trova a dover tornare nella stessa situazione patogena, ricadendo nella maggior parte dei casi nella dipendenza. E’ facile notare un filo rosso che lega disabilità, salute mentale, tossicodipendenza e che si traduce in servizi insufficienti, a basso impatto di inclusione e ad alto livello di autoreferenzialità. Il percorso del tossicodipendente termina spesso con la comunità terapeutica e il rientro nella situazione a rischio originaria. Questo implica per il 90% dei casi la ricaduta e l’entrata in 26 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 un circolo vizioso. Tale circolo vizioso potrebbe e dovrebbe essere interrotto attraverso l’inserimento in una struttura specializzata e con programmi di inserimento lavorativo. Di seguito indichiamo le priorità indiscutibili: • • • • • • • • la nuova sede del Ser.T è in una posizione strategica, in quanto è situata tra Tivoli e Guidonia, quindi raggiungibile da un più vasto numero di utenza; ma non è il luogo ideale, in quanto ubicato in una zona industriale. Tutto questo fa emergere la necessità di nuove strutture ubicate in territori anche più limitrofi facilmente raggiungibili da quei comuni più piccoli e più lontani, di un ampliamento del personale qualificato e di piani di sensibilizzazione rivolti sia al personale che alla popolazione; gli accordi formali tra servizi per la gestione delle doppie diagnosi. Maggiori rapporti, maggiore collaborazione volta alla costruzione di un lavoro di rete e di una rete. gli eventi di sensibilizzazione e di incontro tra vicinato e utenti (mediazione sociale e dei conflitti); i programmi volti all’individuazione di potenziali assuntori e di doppia diagnosi al fine di pianificare interventi mirati prima del sorgere della patologia vera e propria; i programmi di informazione rivolto alle famiglie dei giovani, sostegno alle famiglie dei tossicodipendenti e/o di doppia diagnosi e a quelle che ancora non hanno impattato la strada della droga; la costituzione di centri di accoglienza, comunità per doppie diagnosi, situazioni alternative protette, alla comunità (case-famiglia, comunità di convivenza, etc.), i progetti di inserimento lavorativo per tossicodipendenti che permettano il cambiamento del proprio contesto sociale di origine; la valorizzazione delle reti collegate alla promozione dell’agio, al lavoro con minori e adolescenti, alle politiche giovanili per rafforzare l’impatto delle campagne preventive. 27 Distretto Sociosanitario di Tivoli 4. ll quadro generale dell’offerta dei servizi socio-assistenziali: dove, come e in che misura è stata operata un’integrazione tra i Comuni e le Asl In questo paragrafo ci soffermiamo su 3 questioni. La prima riguarda le caratteristiche e le tipologie di risorse organizzative, umane e professionali potenzialmente attivabili sul territorio. La seconda questione, collegata direttamente alla prima, attiene alle criticità e alle problematiche che è opportuno approfondire per valorizzare al massimo, in termini di attivazione, progettazione e bilancio sociale, tutte le energie e le realtà pubbliche ed extraistituzionali esistenti. Ed infine, l’ultima questione, è relativa al cosa fare, al come muoversi fornendo delle ipotesi chiare di azione, spiegando al contempo ruoli e funzioni che debbono giocare i vari attori che costruiscono policy partecipata. Ricordiamo a tutti gli interlocutori che avranno modo di leggere il capitolo, che in Appendice è presente una prima anagrafica di tutte le realtà censite e che sul sito internet è scaricabile l’anagrafica più completa, in formato elettronico. Quest’ultima sarà poi costantemente aggiornata. Prima di addentrarci però nella descrizione di “quello che c’è” sul territorio, è opportuno fare due premesse essenziali: - l’impianto paradigmatico e teorico di riferimento che ha giustificato un certo approccio all’analisi delle risorse pubbliche e private esistenti è quello della promozione del benessere sociale. Secondo tale filone di pensiero a determinare i livelli di qualità della vita ed il benessere collettivo ed individuale di un territorio locale non sono esclusivamente i servizi sociosanitari tradizionalmente intesi, ma tutte le opportunità, le forme, le organizzazioni che si occupano di cittadinanza, di diritti, di cultura, di ambiente e che – sviluppando legami sociali e interazioni tra gruppi e persone – contribuiscono a creare, appunto, benessere. Pertanto, nel lavoro di analisi, non ci siamo limitati a censire solo i servizi veri e propri, in qualche modo istituzionalizzati, ma ci siamo concentrati – con non poca fatica organizzativa e di risorse – sull’intero patrimonio di opportunità, partecipazione e advocacy che esiste nel Distretto. Siamo convinti che sul medio periodo questa scelta pagherà (e più avanti cercheremo di spiegare meglio perché); - la fotografia che abbiamo effettuato rischia di diventare memoria o ricordo – una bella, vecchia fotografia, insomma – se non sviluppiamo una strategia di governance e di partecipazione locale che aiuti a interloquire, valorizzare, stimolare, trasformare in attori di politiche pubbliche secondo una logica deliberativa e negoziale tutti coloro che a livello istituzionale, pubblico e attraverso l’iniziativa privata come cittadini, sono stati intercettati e censiti. Avere più realtà, più organizzazioni che ragionano sulle politiche sociali, culturali, ambientali del territorio vuol dire sicuramente aumentare l’entropia complessiva. Ma, in una visione di lungo respiro, vuol dire soprattutto far crescere la responsabilità individuale e collettiva, rendere partecipi e attivi tutti coloro che entrano in gioco, vuol dire rivitalizzare un tessuto civico ormai consunto per molti aspetti. Anticipiamo una proposta che riprenderemo dopo: per evitare “l’effetto dagherrotipo” abbiamo solo una strada: predisporre un Piano territoriale sulla partecipazione che ci aiuti ad individuare obiettivi, metodologie di lavoro, tempi, risorse, attori da coinvolgere, spazi e design partecipativi. Tale Piano, potrebbe permetterci di governare meglio i processi di pianificazione e progettazione partecipata, l’utilizzo di spazi pubblico-istituzionali strategici, come un Piano di zona, la Conferenza dei Sindaci, le reti e le consulte territoriali, etc. Cominciamo adesso a descrivere la fotografia a cui accennavamo, con una precisazione: si è già notato nelle prime parti del testo che non abbiamo voluto effettuare un lavoro di taglio tecnico-scientifico. O meglio, il rigore metodologico è stato sufficientemente alto per parlare di un’operazione scientifica, ma il linguaggio utilizzato nell’intero lavoro è, speriamo, chiaro, accessibile, al di là del fatto che si tratta di un lavoro redazionale a più mani. Crediamo che questa accessibilità minima, che, ripetiamo, non va a discapito dell’attendibilità dei contenuti, possa aiutare il confronto a cui saremo piacevolmente costretti nei prossimi mesi di lavoro: un confronto sui contenuti, un confronto allargato che porti a prendere sempre più come collettività una serie di decisioni, a forzare in certe direzioni, ad aumentare le opportunità progettuali per il territorio e a migliorare progressivamente la qualità dei servizi. Entriamo nel merito della situazione. Le realtà censite sono complessivamente 147 e si suddividono in realtà associative, servizi pubblici, cooperazione sociale, privato. La tipologia più rappresentata è quella delle associazioni di volontariato che, al di là di quelle formalmente ritenute tali (26) sono diverse decine (se accorpiamo tutte quelle associazioni che si muovono secondo principi di gratuità e reciprocità). Seguono a distanza le organizzazioni pubbliche che gestiscono servizi sociali e le cooperative sociali, a testimonianza dell’esistenza di un modello di welfare mix che tende almeno proceduralmente e da un punto di vista estetico a coinvolgere nella gestione i servizi sia soggetti istituzionali che extraistituzionali ma che, come vedremo più avanti, sconta una serie di fatiche. Considerato che lo sviluppo dei servizi sociali nel Distretto ma soprattutto a Tivoli ha avuto un’accelerata (dovuta a fattori esogeni, le Leggi come la 328 e la 285; e a fattori endogeni: parliamo di scelte politico-amministrative precise) nell’arco degli 28 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 ultimi 7 anni, e che quindi ci troviamo fisiologicamente per molti versi in una fase iniziale di sviluppo di un sistema di welfare mix, ci sono alcuni elementi strutturali che denotano l’esistenza di un modello poco maturo: esistenza di atteggiamenti contrappositivi e simmetrici, assenza di modelli formalizzati e continuativi di pianificazione e valutazione, assenza di procedure di accreditamento volte a regolamentare la relazione contrattualistica tra pubblico e mercato sociale, scarso dialogo tra associazionismo, volontariato e cooperazione sociale, etc. Nell’arco dei prossimi anni sarà ancora necessario da una parte dare stabilità al modello di welfare locale, portarlo a piena maturazione e dall’altra, parallelamente, sarà necessario creare le condizioni per un ulteriore salto maturativo verso un sistema di politiche sociali basato sull’idea di welfare community. In tale sistema, oltre a convivere tipologie organizzative istituzionali ed extraistituzionali, si pone l’accento sulla valorizzazione delle forme di rappresentanza e partecipazione che riguardano i cittadini in termini di advocacy, accountability, difesa dei diritti, valorizzazione delle esigenze dei familiari, chiedendo alle imprese sociali di recuperare un ruolo trasformativo e sperimentale e costruendo percorsi di governance, di confronto, di pianificazione partecipata che siano reali, condivisi e praticabili. Grafico 1: Tipologia realtà e organizzazioni censite nel Distretto RMG3 Come testimonia il grafico 2, è possibile ricondurre tutte le forme organizzative descritte nella pagina precedente in 6 tipologie o categorie: Grafico 2: Raggruppamento delle realtà territoriali per macrocategorie - Associazionismo, strutture pubbliche, cooperative sociali, organizzazioni private, sindacati, reti. 29 Distretto Sociosanitario di Tivoli Al di là di sommarie e discutibili interpretazioni, balzano agli occhi quattro cose: a. una buona tenuta delle organizzazioni pubbliche (determinata in parte dall’avere considerato – ma in questa fase di transizione è corretto – strutture come ad esempio i centri anziani, come strutture pubbliche a tutti gli effetti, sottodimensionandone la componente associativa); b. un ruolo pesante, strategico, dell’associazionismo locale; c. un basso numero di reti e di network (se si escludono alcune reti nazionali a cui fanno riferimento sedi locali di grosse realtà associative e cooperative), rappresentato per lo più dalla Consulta sociosanitaria di Tivoli, dall’azione del CESV e, in parte dal Forum giovani (che non abbiamo considerato come rete con una struttura identitaria precisa ma mutevole, in via di consolidamento); d. un numero di imprese gestrici (sociali e profit) che si attesta attorno al 25% del totale delle organizzazioni complessive. Se andiamo a leggere la situazione a partire da un approccio dicotomico ed altamente semplificato, ci accorgiamo però del peso reale che le componenti privatistiche – in un’accezione positiva “la cittadinanza che si organizza e partecipa”, rappresenta 99 strutture su 147: cioè circa il 70% (Grafico num. 3). Grafico 3: Attori istituzionali ed extraistituzionali Il grafico successivo, poi, ci conferma un’altra tendenza interessante, anticipata nel primo capitolo e riguardante l’accentramento dei servizi e le conseguenti spinte centrifughe che ciò comporta. Il Comune di Tivoli, sia rispetto ai servizi sanitari che a quelli sociali (ma aggiungiamoci senza esitazioni anche tutto il fronte dell’associazionismo e della cittadinanza attiva) ospita 109 realtà su 147: parliamo del 75% circa del totale. Bisogna però tenere presente che, rispetto all’organizzazione prevista dalla L. 328 /2000 che parla di servizi distrettuali, Tivoli ospita anche organizzazioni che poi erogano i propri servizi in altri comuni del Distretto (si pensi, per esempio, a tutta la partita sull’assistenza domiciliare): ma esse incidono, di fatto, relativamente poco sul dato macro. 30 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 Grafico 4: Redistribuzione dei servizi sul territorio Un’ altra considerazione da fare, a questo punto, riguarda le differenze tra Tivoli e il resto dei comuni nel Distretto: mentre Tivoli ospita un numero ingente di strutture e servizi (cfr. grafico 4), commisurato ai bisogni urbani che tendenzialmente esprime, con un’articolazione di servizi molto ampia sia pure se a basso livello di innovatività, negli altri Comuni, in linea di massima, l’unico servizio/spazio davvero stanziale è rappresentato dai centri anziani, a cui va a sommarsi il servizio sociale pubblico che si occupa trasversalmente di minori, adulti e immigrati. A quanto appena detto si aggiungano i servizi distrettuali, come appunto l’assistenza domiciliare o le unità di strada. In qualche caso, è presente un’organizzazione di volontariato, un’associazione. Se dovessimo considerare le politiche sociali come politiche strutturali e non residuali, è chiaro che – a fronte di processi redistributivi centrali e locali meglio gestiti – noi dovremmo avere un numero di servizi, opportunità e interventi sociali radicati nei singoli piccoli comuni più ampio e diversificato rispetto a quanto già c’è. Pur facendo la tara (teniamo conto cioè che alcuni servizi è bene che siano sovracomunali o distrettuali: pensiamo ad un centro di mediazione familiare; e che altri servizi magari abbisognino di risorse, spazi e personale proporzionati alla grandezza del comune, o meglio ai bisogni espressi dal cittadino), e tenendo conto che i legami societari, le dinamiche di solidarietà, la qualità delle interazioni assumono forme e caratteristiche diverse, a seconda che si parli di zone urbane o di piccoli paesi (dove “l’informalità” che assumono le azioni di accoglienza o di mutuo aiuto è ancora mediamente alta), è necessario comunque trovare un equilibrio diverso nei prossimi anni. Equilibrio che da un lato favorisca l’emersione di esperienze associative e dall’altra il radicamento progressivo di servizi, lo sviluppo di progetti modulari e vettoriali, gli spostamenti temporanei di personale sociosanitario in loco. La matrice sviluppata nelle prossime pagine (schema num. 1), conferma quanto abbiamo appena detto e ci aiuta, sia pure in maniera molto sintetica, a comprendere nel dettaglio quale tipologie di servizi e di utenza viene raggiunta a Tivoli e negli altri 16 comuni. Schema num. 1: Città X Tipologia servizio X Tipo d’utenza Adolescenti, Adulti Minori, Adulti, Immigrati Servizio Sociale centro diurno Ciciliano Minori, Adulti, Immigrati Anziani centro diurno Guidonia Centro diurno,attiv. ludico-ricreative-sport Anziani attività sanitarie Adulti, Disabili Servizio Sociale Adulti, Cittadinanza Servizio Sociale Minori, Adulti, Immigrati Licenza Minori, Adulti, Immigrati Gerano centro diurno Cerreto Laziale Centro aggregativo minori Anziani centro diurno Minori Servizio Sociale Anziani centro diurno Minori, Adulti, Immigrati Servizio Sociale Anziani Mandela Casape casa di accogl.prog.immig.accogl.immigraz.donne im Donne immigrate Servizio Sociale Minori, Adulti, Immigrati Castel Madama asilo nido Minori attività sociosanitarie 31 Distretto Sociosanitario di Tivoli centro diurno Minori, Adulti, Immigrati Anziani Poli attività di promozione e sostegno per le organizzazioni del volontariato Anziani Servizio Sociale Associazioni Volontariato Servizio Sociale Minori, Adulti, Immigrati Attività ludico-ricreative e scolastiche centro Diurno la Locomotiva Minori, Adulti, Immigrati Minori San Gregorio Da Sassola Disabili Monterotondo Scalo Servizio Sociale centro diurno centro diurno tossic.dip.(Tivoli Terme) sportello lavoro presso sport. Soc.comune Tivoli Minori, Adulti, Immigrati Anziani Tossicodipendenza Giovani, Tossicodipendenza Roccagiovine Servizio Sociale osservatorio distretto socio-sanitario Palombara Minori, Adulti, Immigrati centro diurno Servizi sociosanitari, Istituzioni Anziani Riabilitazione tossicodipendenze San Polo dei Cavalieri Promozione sociale persone sofferenti di disturbi mentali Tossicodipendenza Servizio Sociale centro diurno Disagio psichico Minori, Adulti, Immigrati Percile centro polivalente Servizio Sociale Adulti Minori, Adulti, Immigrati tossicodipendenze, giovani, lotta alla tratta, mediazione sociale Saracinesco Roma Anziani Anziani ricerche socio-economiche, progetti di sviluppo, attività formative Assistenza e tutela invalidi del lavoro Servizio Sociale Disabili, Anziani Minori, Adulti, Immigrati centro diurno Tossicodipendenza, Giovani assistenza handicap, tossicodipendenze Anziani Pisoniano Roma-Tivoli Disabili, Tossicodipendenza Servizio Sociale centro diurno Anziani Ludoteca Disabili, Tossicodipendenza Minori assistenza minori e donne immigrate Servizio Sociale Minori, Donne immigrate Tivoli Disabili Adulti, Minori Minori, Giovani Assistenza consolato,legale,fiscale,finanziaria… Cittadinanza Attività politica,. Assistenza legale e fiscale per gli associati Immigrati Minori, Giovani Assistenza domiciliare ai non vedenti attività culturali, di promozione del territorio Non vedenti Adulti, Minori assistenza domiciliare comunale e assistenza specialistica scolastica attività di assistenza a favore di soggetti svantaggiati attività sanitarie Minori Adulti, Minori Adulti, Minori Assistenza e consulenza medico-legale mutilati e invalidi per servizio attività di socializzazione e di aggregazione Disabili asilo nido Giovani attività scolastiche Minori Disabili attività formative per adulti Minori, Giovani Ass.domic. e osp. Anziani malati disabili attività aggregative e sportive Adulti attività socio-assistenziali Anziani, Disabili Anziani attività ludico-ricreative Adulti, Cittadinanza Assist. Domiciliare invalidi,mutilati,disabili attività culturali Minori, Adulti attività sociosanitarie ADI,anziani-disab. T,Gerano,Cmadama) Grave(Tivoli handicap, tossicodipendenze Attività sanitarie, socio-assistenziali, culturali e aggregative assistenza formazione Adulti, Cittadinanza Sambuci centro diurno Anziani Anziani, Disabili Adozioni a distanza, raccolta fondi per progetti in Benin Minori, Adulti, Immigrati Attività ricreative e culturali Adulti, Minori Minori Alcolisti anonimi, gruppo ascolto familiari Alcolisti 32 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 Adolescenti, Adulti Cittadinanza Ludoteca, attività scolastiche Immigrati Minori difesa e promozione degli interessi dei pazienti del centro oncologico Minori Promozione concerti organizzaz.seminari minori Attività sportive Minori, Giovani, Adulti Adulti, Minori Minori Minori, Disabili Diritti bambini nelle scuole Centro di ascolto, orientamento e sostegno per le problematiche connesse alla tossicodipendenza culturale Minori orient.mediazione culturale legisl.ricongiung fami disabilità promozione sociale Immigrati Disabili Permesso,carta cittadinanza,assiste promozione sociale e culturale della donna; volontariato con ragazzi disagiati Donne, Minori Tossicodipendenza promozione sociale per l’handicap e le disabilità centro ascolto di soggiorno, Disabili Adulti, Minori, Immigrati educazione bambini ragazzi,secondo il metodo scout Immigrati centro di integrazione sociale per disabili Minori, Giovani prev. Primaria, sec.,interv.precoce cura riabilit. Disabili formazione religiosa, morale e civica dei giovani, movimento scout Disagio psichico psic., sviluppo, ascolto psicologia scolastica,punto Minori Minori, Giovani Prevenzione Giovani, Tossicodipendenza gestione asilo nido e casa alloggio pazienti psich Giovani, Tossicodipendenza Minori, Disagio psichico prevenzione salute mentale e cura disagio psichico, disturbo mentale, disabilità psicofisica centro diurno tossic.dip.(Tivoli Terme) Unità di strada Immigrati Tossicodipendenza collaborazione dell’amministrazione comunale e delle associazioni in ambito sociosanitario Organizzazioni Non Profit difesa dei diritti degli anziani e dei pensionati iniziative culturali, ricreative, sportive, manifestazioni folkloristiche e feste tradizionali rionali Cittadinanza Cittadinanza Ludoteca Tossicodipendenza Minori prog.immig.accoglienza e integrazione Adulti Servizi Sanitari, Cittadinanza asilo nido Sensibilizzazione e promozione donazione del sangue tutela della previdenza e della salute Minori Anziani attività culturali difesa dell’ambiente contro il degrado e l’inquinamento rappresentanza e difesa degli interessi degli abitanti Disagio psichico, Disabili prevenzione, cura tossicodipendenze Anziani Punto di riferimento, ascolto e sostegno per la comunità rumena e riabilitazione delle sensibilizzazione e promozione donazione degli organi e tessuti, donazione del sangue, servizi a sostegno dei non vedenti rappresentanza interessi dei cittadini di Tivoli Terme Cittadinanza Adulti Sensibilizzazione e promozione sociale a favore dei non vedenti Visite psicologico,vaccinaz ginecologiche,servizio Cittadinanza Tivoli/Roma Giovani ascolto, consulenza legale, assistenza domiciliare per la maternità e dopo la nascita Adolescenti, Adulti Non vedenti attività ludico-ricreative Donne Servizio Sociale Tivoli Terme Anziani ascolto e sostegno disabili attività sociosanitarie Disabili Adolescenti, Adulti Vicovaro Villa Adriana Anziani Adolescenti, Adulti attività sociosanitarie ascolto, orientamento, assistenza problematiche legate alla maternità attività sanitaria Educative e formative, socio-assistenziali ricreat Adulti, Minori Adulti, Minori attività socio-assistenziali pers.problemi psico-sociali,casa famiglia riabilit Adulti, Disabili Adulti, Disabili Disabili persone famiglia Minori, Adulti, Immigrati Socio-Sanitario per Adolescenti, Adulti Donne centro diurno Anziani Servizio Sociale Minori, Adulti, Immigrati attività di promozione culturale e sociale dell'area tiburtina Giovani, Cittadinanza attività ludico-ricreative attività sociosanitarie 33 con problemi psico-sociali,casa Distretto Sociosanitario di Tivoli Adulti, Minori riabilitazione tossicodipe psichiatriaca, comunità Disagio psichico, Tossicodipendenza Socio-assistenziali trasp.ambulanza Adulti Volontariato fibrosi no serv.domic. Adulti Villalba Attività di socializzazione e di aggregazione Giovani, Cittadinanza 34 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 Ripartiamo dall’utenza e proviamo a rispondere alla seguente domanda: con che tipo di utenza si lavora? Dall’analisi dei dati raccolti emergono le seguenti informazioni: - non emergono dei picchi significativi: l’offerta è abbastanza spalmata rispetto alla domanda; - mentre prima del 2000 l’attenzione maggiore era riservata alla disabilità (fase solidaristica), dal 2001 l’offerta è andata diversificandosi per la specializzazione dei servizi e per un orientamento verso il mercato (fase imprenditoriale). A ciò ha fatto seguito un ingresso sul territorio sempre più massiccio di cooperative sociali, come enti erogatori di servizio. Siamo in una fase in cui convivono una pluralità di servizi orientati, secondo l’approccio tradizionale, alla soddisfazione di bisogni classici, e attività di promozione del benessere generale della persona. Tutto questo non dipende da scelte strategiche definite e rappresenta, come già detto, un modello implicito di welfare locale. Dobbiamo cercare nell’arco dei prossimi anni, non tanto di cambiare le proporzioni relative ad ogni macroattività portata avanti in via prioritaria dalle singole organizzazioni territoriali (ne abbiamo identificate tre, che raggruppano tutte quelle specifiche: attività culturali e formative, attività di promozione del benessere sociale, attività sociali e sanitarie: cfr. grafico num. 5), quanto di amalgamarle, fari si che migliori l’impatto e la qualità di quanto proposto, favorire reti e integrazioni tra strutture. Grafico 5: Raggruppamento nelle tre macroattività Se pensiamo, invece, “a chi gestisce cosa”, a grandi linee la situazione è la seguente: - Ente locale: Socioassistenziale e sociosanitario Cooperative: Socioassistenziale e formative Associazioni di promozione culturale: Ludico-ricreative e di socializzazione Organizzazioni di volontariato: Socioassistenziali e culturali ASL: Sanitarie Privati: Sanitarie e scolastiche Più di 60 organizzazioni su 1000 impattano con meno di 100 utenti all’anno, mentre solo 6 su 100 dichiarano di avere più di mille utenti all’anno . 35 Distretto Sociosanitario di Tivoli Passiamo al tema delle reti. Si potrebbe pensare che, quasi attraverso degli automatismi, le strutture del territorio siano abituate a lavorare in rete. Anche le risposte alla prima domanda specifica del questionario relativo a ciò sembrano confermarlo: la lettura approfondita del dato, però, ci permette di contraddire in parte l’apparente situazione positiva. La situazione, riassumendo, è la seguente: 1. 2. 3. 4. 5. A prima vista l’adesione a una rete è alta. Ma, in realtà, alcuni soggetti extraistituzionali che dovrebbero concorrere fortemente alla creazione del piano di servizi locali (associazionismo di promozione del benessere, privato-sanitario e scolastico) sembrano essere poco attivi in tal senso. Più servizi si hanno e più è probabile l’adesione a una rete. Più servizi /attività si svolgono è più è probabile il contatto con l’Ente pubblico. Esiste una scarsa cultura dei partenariati: la maggio rparte degli enti gestori e delle altre organizzazioni che hanno attività continuative (circa il 70%) non pratica alleanze progettuali per andare a co-gestire i servizi. Eppure le tendenze generali del mercato e i servizi più innovativi obbligano oggi a costruire partnership gestionali complesse. Ad avere scarsi rapporti con il pubblico sono i privati e l’associazionismo di promozione culturale, oltre alle organizzazioni di volontariato. Inoltre: - Le reti quando esistono sono collegate ai servizi (e non nascono per sviluppare una visione di sistema o strategica). Chi svolge attività più autonome o centrate sul sanitario (ONG, assoc. di promozione sociale, privati) pratica con più fatica una logica di rete. Chi ha un’offerta minima di attività/servizi non pratica l’interazione con il pubblico (e viceversa?). Chi ha un’offerta ampia e una strutturazione alta ha rapporti più continuativi con altri soggetti. In realtà, un network a regime (sia di tipo settoriale che rappresentativo di un Distretto/sistema), dovrebbe lavorare in molteplici direzioni e sviluppare collegamenti permanenti e formalizzati per: - definizione congiunta di strategie e politiche locali, progettualità nuove, valorizzazione e integrazione delle progettualità esistenti, reperimento e valorizzazione delle risorse esistenti, invii di utenza. Passiamo ora ad affrontare una questione che riguarda sempre l’analisi dei network, ma che in modo specifico si riferisce ai rapporti tra le strutture che erogano servizi sociosanitari e l’Ufficio di piano del Distretto. Premettiamo che le considerazioni che seguono non sono frutto di una valutazione oggettiva dei contatti, quanto piuttosto della percezione/rappresentazione della persona referente della struttura o del servizio che ha risposto al questionario. Per quanto concerne la continuità dei rapporti tra organizzazioni territoriali e Ufficio di Piano, la situazione si presenta nel modo che segue (grafico num. 6). Quali considerazioni inducono i dati? Prima di tutto sembra emergere una difficoltà complessiva a tenere rapporti continuativi. Ciò non è detto che dipenda solo dal modo in cui l’Ufficio di Piano interpreta tutta la partita sulla pianificazione partecipata, perché se è vero che il lavoro di rete è comunque poco praticato anche dai soggetti extraistituzionali come una cooperativa o una associazione, è anche probabile che le resistenze, la disabitudine, il relativo investimento e l’autoreferenzialità siano caratteristiche intrinseche allo stesso mondo dei servizi e delle organizzazioni territoriali. 36 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 Grafico 6: contatti continuativi con l’Ufficio di Piano Altro dato interessante riguarda il fatto che – senza scendere nei dettagli dal punto di vista della qualità – sembra più sviluppata la governance interistituzionale (o meglio, il dialogo tra enti locali, ASL e Ufficio di Piano) di quella esterna (rapporti con associazioni, cooperative, enti di promozione sociale e culturale). Una terza considerazione riguarda in particolare gli enti attuatori extraistituzionali (cooperative e privati): si pratica poco il contatto con l’Ufficio di Piano e nel caso dei privati (che gestiscono, lo ricordiamo servizi sanitari, grandi strutture di ricovero convenzionate, asili nido, etc.) il rapporto non esiste affatto. Ciò è determinato da due fattori: la riproduzione di una cultura tendenzialmente isolazionista che poco favorisce il rapporto tra sociale sanitario, e lo scarso interesse a fare dialogare i due mondi (autoreferenzialità metodologica). Eppure, mentre alcune di queste strutture private nei focus group dichiarano la necessità e la voglia di misurarsi con i grandi temi della riabilitazione psicosociale, del lavoro di comunità, dell’inserimento lavorativo dei soggetti che in buona parte accolgono, dall’altra faticano ad attivarsi, ad intercettare o a essere intercettati dal resto del territorio o dallo stesso Ufficio di Piano per promuovere azioni comuni. Più in generale – ci soffermiamo volutamente sulle criticità, perché esse aiutano ad orientare il lavoro di pianificazione – sembrano emergere nella gestione delle attività o dei servizi, una serie di problematiche precise (Grafico numero 7): A prima vista, ciò che trasversalmente crea difficoltà nel portare avanti un progetto, costruire un evento culturale, fare del volontariato, gestire un servizio pubblico, è la scarsità di risorse di organico e di risorse economiche: quasi la metà degli intervistati mette in luce ciò, a fronte di un’altra metà che opta per ben altri 12 motivi diversi con risposte molto disaggregate. A questo si aggiunga che, al secondo posto, sembrano emergere difficoltà di governance interna alle strutture ed esterna (di rapporti di rete), visto che il 10% circa parla di difficoltà di partecipazione e comunicazione. 37 Distretto Sociosanitario di Tivoli Grafico 7: principali difficoltà incontrate nel servizio Ma se andiamo ad accorpare le risposte (grafico numero 8) per macrocategorie concettuali, il discorso cambia. Se, infatti, andiamo a sommare la percentuale di risposte relative alle difficoltà con l’utenza e a quelle gestionali e organizzative, ci rendiamo conto che la maggioranza degli intervistati (il 52,2%) pone un problema di tenuta complessiva dell’organizzazione e del lavoro: ciò sia rispetto alle metodologie, gli approcci, le tipologie di utenti, sia rispetto al management. A ben vedere, quindi, sembra che i primi problemi siano endogeni e che il tema delle risorse e dell’organico (di origine esogena) – importantissimo da trattare, senza dubbio – a volte rischi di rappresentare un alibi o una forma di resistenza interna al cambiamento. Grafico 8: Difficoltà nel servizio raggruppate per macrocategorie 38 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 Al di là del fatto che esistono problematiche di management, approcci, risorse, la lucidità di risposta relativa alla domanda “Quali tipologie di soluzioni sono possibili?”, mostra una buona lucidità complessiva ed è coerente con quanto affermato prima, come dimostra il grafico numero 9. Grafico 9: possibili proposte di soluzione ai problemi di servizio Permane l’esigenza di trovare altre risorse economiche, ma è ben chiaro che la direzione complessiva in cui bisogna lavorare almeno con altrettanta solerzia riguarda il miglioramento della qualità organizzativa e dell’approccio con l’utenza. 39 Distretto Sociosanitario di Tivoli Le Macroaree/Liveas e il livello di offerta SEGRETARIATO SOCIALE Nel Distretto è presente il Servizio? - Sì X No Indicare in quali Comuni è presente il servizio e per ciascun Comune indicare il bacino di utenza (se il bacino di utenza è distrettuale segnare subito dopo il nome del comune il codice D; se subdistrettuale S; 8 se comunale C) . Tutto il Distretto Sociosanitario di Tivoli (RMG3) - D Prestazioni offerte: Informazione sulle opportunità offerte dalla rete dei servizi e dalla comunità - Sì X No Consulenza sui problemi familiari e sociali - Sì X No Accoglienza della domanda individuale, collettiva nell’attivazione nei successivi percorsi di assistenza - lettura del bisogno, accompagnamento Sì X No Raccolta sistematica dei dati e delle informazioni - Sì X No Promozione di reti solidali, anche ai fini della prevenzione dei rischi del disagio sociale - Sì X No Aiuto alla soluzione di problemi che non necessitano di presa in carico da parte di servizi specifici - Sì X No Mediazione interculturale - Sì No X Destinatari: 8 Ad esempio: se il servizio è presente a Roma ed ha un bacino di utenza comunale scrivere: Roma (C). 40 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 Famiglie - Sì X No Anziani - Sì X No Minori - Sì X No Persone con problematiche psico-sociali (ex detenuti, ex tossicodipendenti, ex alcolisti) - Sì X No Disabili - Sì X No Immigrati - Sì X No 41 Distretto Sociosanitario di Tivoli SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE Nel Distretto è presente il Servizio? - Sì X No Indicare in quali Comuni è presente il servizio e per ciascun Comune indicare il bacino di utenza (se il bacino di utenza è distrettuale segnare subito dopo il nome del comune il codice D; se subdistrettuale S; se comunale C). Distrettuale SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE ED AI GRUPPI SOCIALI - Sì X No Destinatari Famiglie - SìX No Anziani - SìX No Minori - SìX No Persone con problematiche psico-sociali (ex detenuti, ex tossicodipendenti, ex alcolisti) - SìX No Disabili - SìX No Immigrati - SìX No AFFIANCAMENTO E AFFIDO FAMILIARE - Sì X No 42 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 Destinatari: Famiglie - SìX No Minori - SìX No INSERIMENTO LAVORATIVO - SìX No Destinatari Disabili - SìX No Persone con problematiche psico-sociali (soggetti in condizioni di forte svantaggio economico, ex detenuti) - SìX No Giovani a rischio di devianza - SìX No Immigrati - SìX No DEFINIZIONE DEL PROGETTO INDIVIDUALE DI ASSISTENZA - Sì X No Destinatari Disabili - SìX No Anziani - SìX No 43 Distretto Sociosanitario di Tivoli Persone con problematiche psico-sociali (ex detenuti, ex tossicodipendenti, ex alcolisti, soggetti in condizioni di forte svantaggio economico) - SìX No Minori - SìX No Immigrati - SìX No 44 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 SERVIZIO DI PRONTO INTERVENTO SOCIALE PER LE SITUAZIONI DI EMERGENZA PERSONALE E FAMILIARE Nel Distretto è presente il Servizio? - Sì No X 45 Distretto Sociosanitario di Tivoli SERVIZI DI ASSISTENZA DOMICILIARE Nel Distretto è presente il Servizio? - Sì X No Indicare in quali Comuni è presente il servizio e per ciascun Comune indicare il bacino di utenza (se il bacino di utenza è distrettuale segnare subito dopo il nome del comune il codice D; se subdistrettuale S; se comunale C). Distrettuale SERVIZIO DI ASSISTENZA DOMICILIARE - Sì X No Destinatari Famiglie - SìX No Minori - SìX No Anziani - SìX No Disabili - SìX No Persone con problematiche psico-sociali - Sì No X Persone in condizione di non autosufficienza o ridotta autosufficienza, temporanea o protatta - SìX No ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA - Sì X No 46 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 Destinatari Famiglie - SìX No Minori - SìX No Anziani - SìX No Disabili - SìX No Persone con problematiche psico-sociali - Sì No X Persone in condizione di non autosufficienza o ridotta autosufficienza, temporanea o protatta - SìX No 47 Distretto Sociosanitario di Tivoli STRUTTURE A CICLO RESIDENZIALE - Sì X No STRUTTURE RESIDENZIALI PER MINORI - Sì X No Nel Distretto è presente il Servizio? - Sì X No Indicare in quali Comuni è presente il servizio e per ciascun Comune indicare il bacino di utenza (se il bacino di utenza è distrettuale segnare subito dopo il nome del comune il codice D; se subdistrettuale S; se comunale C). Tivoli (C) Castel Madama (C) di cui: Casa Famiglia - Sì X No Gruppo appartamento - Sì No X 48 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 Destinatari Minori - Sì X (fascia anni 6-13) No Minori disabili - Sì X No STRUTTURE RESIDENZIALI PER DISABILI - Sì X No Nel Distretto/Municipio è presente il Servizio? - Sì X No Indicare in quali Comuni è presente il servizio e per ciascun Comune indicare il bacino di utenza (se il bacino di utenza è distrettuale segnare subito dopo il nome del comune il codice D; se subdistrettuale S; se comunale C). Tivoli (C) Castel Madama (C) di cui: Casa Famiglia - Sì X No Comunità alloggio - Sì X No Destinatari Disabili adulti - Sì No X 49 Distretto Sociosanitario di Tivoli STRUTTURE RESIDENZIALI PER ANZIANI - Sì No X STRUTTURE RESIDENZIALI PER PERSONE CON PROBLEMATICHE PSICO-SOCIALI - Sì No X 50 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 STRUTTURE SEMI-RESIDENZIALI - Sì X No STRUTTURE SEMI-RESIDENZIALI DI RIABILITAZIONE SOCIALE PER ANZIANI - Sì No X STRUTTURE SEMI-RESIDENZIALI DI RIABILITAZIONE SOCIALE PER PERSONE CON PROBLEMATICHE PSICO-SOCIALI - Sì X No STRUTTURE SEMI-RESIDENZIALI DI RIABILITAZIONE SOCIALE PER IL DISABILE ADULTO - Sì X No Nel Distretto è presente il Servizio? - Sì X No Indicare in quali Comuni è presente il servizio e per ciascun Comune indicare il bacino di utenza (se il bacino di utenza è distrettuale segnare subito dopo il nome del comune il codice D; se subdistrettuale S; se comunale C). Tivoli (D) e Tivoli Terme (D) il primo è un Centro Diurno per disagiati psichici, il secondo è un Centro Diurno per diversamente abili Centri diurni socio-riabilitativi - Sì X No Centri diurni di terapia occupazionale - Sì No X Destinatari Disabili adulti - Sì X No 51 Distretto Sociosanitario di Tivoli STRUTTURE SEMI-RESIDENZIALI EDUCATIVE PER MINORI (0-18 anni) - Sì X No Nel Distretto/Municipio è presente il Servizio? - Sì X No Indicare in quali Comuni è presente il servizio e per ciascun Comune indicare il bacino di utenza (se il bacino di utenza è distrettuale segnare subito dopo il nome del comune il codice D; se subdistrettuale S; se comunale C). Tivoli (C) di cui: Asili nido - Sì X No Micronidi nei luoghi di lavoro - Sì No X 52 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 CENTRI DI ACCOGLIENZA RESIDENZIALI O DIURNI A CARATTERE COMUNITARIO Nel Distretto/Municipio è presente il Servizio? - Sì No X 53 Distretto Sociosanitario di Tivoli ALTRI SERVIZI - Sì X No CENTRO SOCIALE PER ANZIANI - Sì X No Nel Distretto/Municipio è presente il Servizio? - Sì X No Indicare in quali Comuni è presente il servizio e per ciascun Comune indicare il bacino di utenza (se il bacino di utenza è distrettuale segnare subito dopo il nome del comune il codice D; se subdistrettuale S; se comunale C). Tutti i Comuni del Distretto Sociosanitario di Tivoli. LUDOTECHE - Sì X No Nel Distretto/Municipio è presente il Servizio? - Sì X No Indicare in quali Comuni è presente il servizio e per ciascun Comune indicare il bacino di utenza (se il bacino di utenza è distrettuale segnare subito dopo il nome del comune il codice D; se subdistrettuale S; se comunale C). Tivoli (C) Castel Madama (C) Ciciliano (C) CENTRI DI AGGREGAZIONE PER BAMBINI - Sì X No Nel Distretto/Municipio è presente il Servizio? - Sì X No 54 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 Indicare in quali Comuni è presente il servizio e per ciascun Comune indicare il bacino di utenza (se il bacino di utenza è distrettuale segnare subito dopo il nome del comune il codice D; se subdistrettuale S; se comunale C). Tivoli (S) – Tivoli, Castel Madama, San Gregorio da Sassola, Casape, San Polo dei Cavalieri, Poli 55 Distretto Sociosanitario di Tivoli 5. Gli obiettivi strategici del Piano di Zona 2012-2014, articolati per macroaree. Gli obiettivi strategici del Piano di Zona 2012-2014 sono espressione della consapevolezza maturata da tutti gli operatori impegnati nei servizi sociosanitari, i quali nell’esercizio della propria attività lavorativa quotidiana, hanno raccolto dati ed elaborato informazioni rivelatisi ben presto utili alla programmazione del welfare locale. Prova ne è, tra l’altro, il successo che hanno riscosso le attività progettuali inserite nei Piani di Zona degli anni precedenti, come il Servizio sociale itinerante o i Tirocini risocializzanti. Inoltre, va tenuto presente che la costituzione e la gestione di tavoli tematici (che, come sopra specificato, attualmente sono sei: Famiglia e minori, Disagio Psichico, Anziani, Diversamente abili, Inclusione sociale ed immigrazione, Tossicodipendenza) sono momenti che ben rappresentano il senso di una strategia distrettuale volta a favorire un’ampia partecipazione, ossia una concertata azione collettiva che investe la pluralità degli stakeholders locali ai fine della progettazione dei servizi e della rilevazione dei bisogni. L’esigenza di dare piena attuazione al Piano di Zona del Distretto Sociosanitario di Tivoli - anche attraverso azioni di coordinamento e di verifica che rendano quanto più efficace ed efficiente l’integrazione tra il “sociale” e il “sanitario” – è alla base dell’istituzione di un Ufficio per la Struttura di Piano. L’Ufficio di Piano è, allora, lo strumento operativo della programmazione locale e dell’Assemblea dei Sindaci con il compito di elaborare il Piano di Zona secondo le modalità indicate dall’Assemblea stessa. Il “valore aggiunto” dell’Ufficio di Piano, sia a livello socio-territoriale sia a livello politicoistituzionale, consiste nel manifestare la presenza e l’azione del Distretto, fornendo per di più preziose occasioni di riflessione metasistemica ai singoli Comuni e alla AUSL RMG3, con evidenti positive ricadute in termini di valorizzazione delle relative specificità. Inoltre, ci sono altri importanti aspetti da non sottovalutare relativamente ai fabbisogni che un tale ufficio può soddisfare. I pesanti tagli ai finanziamenti impongono una più efficiente azione di coordinamento e di supervisione. Detta azione deve essere finalizzata, anche, al pieno coinvolgimento di tutti gli attori presenti sul territorio, stimolandone le responsabilità verso il conseguimento del benessere della comunità locale sia sul piano progettuale, sia sul piano della distribuzione delle risorse. Valgono qui, ovviamente, le considerazioni sopra espresse sulla necessità di una maggiore integrazione tra “sociale” e “sanitario” senza dimenticare, però, di riflettere sui vantaggi che deriverebbero da una più estesa partecipazione dei soggetti di terzo settore e, più in generale, delle organizzazioni della società civile locale. A tal riguardo, l’Ufficio per la Struttura di Piano deve porsi verso queste realtà come un adeguato ed attendibile riferimento istituzionale. Il Distretto sociosanitario di Tivoli, con il Piano di Zona 20122014, intende continuare a soddisfare altri importanti bisogni; come quelli di consulenza e informazione. In tal senso, l’esistenza di un servizio di Segretariato sociale attiene direttamente alla titolarità di diritti riconosciuta ad ogni cittadino. Il Segretariato sociale, difatti, soddisfa la necessità di informazione e di trasparenza delle procedure amministrative; agevolando la comunicazione avvicina le istituzioni ai cittadini; e, soprattutto, da concretezza al principio universalistico delle politiche sociali enunciato dalla Legge n.328/2000, poiché l’aiuto offerto prescinde dallo stato di bisogno ma, in presenza di situazioni di fragilità, attiva modalità di sostegno, di orientamento e di accompagnamento affinché l’utente possa avvalersi di servizi e di prestazioni. La conoscenza del territorio, nei suoi molteplici aspetti, non può mai definirsi esaustiva e definitiva; eppure, rappresenta una condizione imprescindibile per razionalizzare le risorse (umane, strumentali e finanziarie) di cui il territorio del Distretto Sociosanitario di Tivoli dispone; evitare sprechi o diseconomie; ideare, organizzare e gestire servizi che soddisfino al meglio le esigenze della cittadinanza. Un’operazione questa che non ci sembra possibile senza condividere con la AUSL RMG3 uno stesso sistema informatico e di trattamento dei dati. Riguardo, poi, alla capacità di soddisfare al meglio le esigenze della cittadinanza, il Distretto Sociosanitario di Tivoli, come sopra accennato, ha finora sperimentato positivamente un servizio sociale di tipo “itinerante”. La locuzione fa riferimento ad un servizio che garantisce l’assistente sociale in tutti quei Comuni che ne sono sforniti, la cui presenza sul posto – misurabile in ore di prestazione - è proporzionale alla popolazione residente. Pertanto, il servizio sociale itinerante è volto a garantire anche l’estensione - in tutti gli ambiti territoriali del Distretto - degli effetti positivi derivanti dalla presenza di quelle due grandi configurazioni di servizi che attirano la maggior parte delle riserve del fondo regionale destinate al Distretto stesso: l’assistenza domiciliare ai diversamente abili e l’assistenza domiciliare integrata agli anziani. Rispetto alla prima, la necessità che si avverte nel Distretto è quella di tutelare 56 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 quei cittadini, diversamente abili, che soffrono una condizione di forte disagio sia individuale sia sociale legato a quegli ostacoli che impediscono lo sviluppo della loro piena autonomia. Ciò si riflette, ovviamente, sulla realizzazione del proprio specifico progetto di vita, inteso come tensione verso una condizione di felicità e realizzazione esistenziale, che risente fortemente di una più o meno stretta dipendenza dal proprio ambiente socio-relazionale, quasi mai vissuta con serenità. L’esigenza di trasformare le “dipendenze dagli altri” in soddisfacenti e creative “costruzioni di relazioni”, tra coloro che sono assistiti e coloro che assistono, è una delle ragioni a fondamento del servizio di Assistenza domiciliare ai diversamente abili. Essa è stata di recente potenziata, con particolare riferimento ai casi più gravi, grazie all’applicazione della legge n.162/1998 che garantisce interventi mirati – sempre inseriti nell’ambito del Piano di Zona – a favore di coloro che vivono situazioni peggiori in termini di disabilità permanente e grave limitazione dell’autonomia personale. I disabili gravi, difatti, possono essere sostenuti solo attraverso servizi altamente specifici e personalizzati che tengano conto di esigenze difficilmente riconducibili o inquadrabili in categorie generali di bisogno e, pertanto, estensibili e/o riferibili a porzioni ampie della popolazione o a particolari target. Inoltre, l’obiettivo di garantire sempre maggiore benessere ai diversamente abili indurrà il Distretto Sociosanitario di Tivoli ad offrire un numero crescente di occasioni di crescita personale così come possono essere considerati i viaggi ed i soggiorno di studio. A tal fine e, soprattutto, grazie alla concertazione raggiunta nell’ambito dello specifico tavolo tematico, interverrà con maggiore incisività il volontariato locale in grado di offrire valide risorse umane per svolgere mansioni di accompagno e/o assistenza viaggio. Focalizzata sulla risoluzione di alcune problematiche, similari a quelle oggetto d’intervento del servizio di assistenza domiciliare ai diversamente abili, è l’assistenza domiciliare integrata agli anziani. Difatti, l’isolamento socio-relazionale e la non autosufficienza sono gravi problematiche che non riguardano esclusivamente le persone diversamente abili, ma anche la maggior parte dei componenti la fascia involutiva della popolazione. Il disagio psicofisico e sociale degli anziani, spesso, si trasforma in tragedia rendendoli protagonisti di tristi eventi di marginalità e sfruttamento che non di rado hanno come epilogo la morte. La mancanza di un contesto che possa valorizzare il percorso esistenziale dell’anziano consentendogli di giungere a tracciare, quanto meno nel “qui ed ora” di relazioni significative, una propria autobiografia bilancio, è una delle principali problematiche alle quali si cerca di fornire delle soluzioni con l’Assistenza domiciliare integrata per gli anziani. Essa, però, deve sempre imperniarsi sul principio dell’integrazione tra “sociale” e “sanitario”, se si vuole che il contenimento degli inevitabili processi invalidanti, fisici e psicologici, abbia un “valore aggiunto” al fine del conseguimento delle migliori condizioni di benessere e di autosufficienza dell’anziano. In tal senso, allora, va letta anche l’innovativa proposta di espansione delle funzioni di alcuni centri anziani presenti nel distretto a favore, soprattutto, di quella fascia della popolazione anziana che è più fragile. Detti centri vengono, difatti, a porsi quali luoghi di sollievo nei quali l’anziano fragile può finalmente sperimentare il potenziamento delle proprie cure fisiche, proprio grazie al sostegno che il momento sociale, relazionale, di confronto e scambio (affettivo, cognitivo, ecc.) con altri anziani, garantisce. Così, con il Piano di Zona 2012-2014 del Distretto sociosanitario di Tivoli si intende continuare ad offrire prestazioni ed interventi a sostegno della famiglia, sia alle sue componenti filiali sia a quelle genitoriali e, comunque, a tutti i minori. Da qui gli interventi ai sensi della Legge n. 285/1997 ed il Centro per la famiglia. Così, se a fronte di fenomeni sociali e culturali che hanno determinato profondi cambiamenti in ambito familiare (come i mutamenti dei ruoli nell’ambito dei rapporti di coppia e genitoriali), si avverte l’esigenza di tutelare i minori dando, al contempo, risposte più efficaci ed innovative al disagio degli adulti; gli interventi ai sensi della Legge n.285/1997 nel Distretto Sociosanitario di Tivoli tenderanno a promuovere un cultura che sia in grado di leggere il dinamismo evolutivo dei sistemi familiari e sociali, anche con riferimento alle nuove tipologie di convivenza. 57 Distretto Sociosanitario di Tivoli Gli obiettivi strategici articolati per macroaree 5.a. Area Minori e Famiglia Sostegno al ruolo genitoriale; promozione dello sviluppo psicofisico del minore; inserimento in idonei ambienti familiari; sostegno alla maternità e all’infanzia. • • • • 5.b. Area Anziani Favorire l’autosufficienza; promuovere la socialità; salvaguardare le specifiche autonomie personali; evitare, per quanto possibile, l’istituzionalizzazione; • • • • 5.c. Area Disabili Favorire l’autonomia del disagio sia sul piano fisico, sia su quello relazionale; promuovere l’integrazione sociale e lavorativa del disabile; abolizione delle barrire fisiche e mentali. • • • 5.d. Area disagio ed esclusione sociale Promuovere l’inserimento sociale degli svantaggiati; sostenere le famiglie nei percorsi di recupero terapeutico e sociorelazionali dei soggetti svantaggiati; realizzare condizioni di maggiore giustizia sociale. • • • 5.e. Area Immigrati Favorire l’integrazione interculturale tra cittadini autoctoni ed immigrati; perseguire l’inserimento lavorativo degli immigrati nel tessuto produttivo locale; agevolare l’integrazione scolastica e formativa, soprattutto a favore delle fasce evolutive. • • • 6. Le misure adottate per realizzare l’integrazione socio-sanitaria dei servizi - Coinvolgimento del Terzo Settore: - consultazione - partecipazione alla stesura del Piano - monitoraggio del Piano - altro (specificare _____________________________________) x - Organizzazioni di consulte - Predisposizione di uffici o coordinamenti di piano per l’integrazione - Promozione di percorsi di formazione e aggiornamento tra operatori sociali e sanitari 58 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 7. Specifici protocolli concordati con le Asl X Le modalità da adottare per realizzare il coordinamento con gli altri organi dello Stato e con la pluralità dei soggetti locali Eventuali Protocolli d’Intesa. 8. Gli strumenti di valutazione dei risultati raggiunti (sistema di controllo, monitoraggio e verifica dei risultati) La valutazione dei risultati avverrà previa somministrazione di appositi questionari (sia per l’analisi organizzativa dei servizi, sia per l’utenza) e riguarderà la dimensione del gradimento e della soddisfazione dell’utenza oltre alla dimensione concernente il funzionamento dei servizi erogati rispetto agli obiettivi prefissati. Il governo dei processi valutazione e monitoraggio sarà affidata ad un apposito Gruppo di Lavoro per il Monitoraggio e la Valutazione. 9. Le innovazioni organizzative, operative, gestionali e di sistema del Distretto L’esperienza di gestione del Piano di Zona nell’ambito del Distretto Sociosanitario di Tivoli ha fatto emergere la consapevolezza che, senza un adeguato sistema informativo, diventa difficile elaborare strategie organizzativo-programmatorie nel campo del welfare locale. Questo ultimo, difatti, è estremamente articolato e connesso allo svolgersi di molteplici fenomeni sociali. Lo stesso coinvolgimento dei vari attori del sistema di welfare locale – come i soggetti di terzo settore – produce scarsi risultati, in termini di rinnovamento del sistema stesso, se le amministrazioni pubbliche incontrano difficoltà nello stabilire indirizzi programmatori generali, standard delle prestazioni e degli interventi, modalità di controllo sul loro rispetto e sul loro grado di efficacia. Considerando che, un adeguato sistema informativo sociosanitario dovrebbe avere la funzione di orientare, valutare e controllare - l’insieme delle erogazioni sociosanitarie pubbliche, private o privato sociali - se ne comprende bene, allora, la cruciale importanza ai fini della pianificazione e della programmazione del welfare locale. Possedere un adeguato sistema informativo vuol dire, quindi, poter contare su un insieme di strumenti ed una realtà organizzativa che: - - da un parte produca dati, sull’offerta delle prestazioni e degli interventi sociosanitari da parte dei soggetti erogatori, utilizzabili per la pianificazione e per la programmazione, “stressando” e migliorando continuamente i processi di natura amministrativa; dall’altra produca dati, di carattere epidemiologico e relativi alla domanda sociale di prestazioni e interventi, che consentano di comprendere quei fattori sociali caratterizzanti le diverse sfere d’azione del sistema di welfare locale. L’obiettivo generale è, pertanto, quello di attivare flussi informativi a sostegno delle attività di controllo di gestione e di analisi della qualità dei servizi – attraverso report esaustivi e rigorosi documentanti la realtà quotidiana proprio perché costantemente aggiornati - sviluppando, inoltre, flussi di analisi dei bisogni e di condizioni di gruppi di cittadini o di aree territoriali che consentano di delineare il quadro del mutamento sociosanitario. Il “programmatore sociosanitario” deve, pertanto, dotarsi di un impianto conoscitivo risultante dalla sintesi informativa operata sia sul versante dell’offerta di prestazioni ed interventi, sia sul versante della domanda sociale. In tale direzione va la proposta di realizzare, successivamente al lavoro dell’Osservatorio del Distretto Sociosanitario di Tivoli, un adeguato Sistema Informativo Sociale Distrettuale. A tal riguardo dobbiamo ricordare che le leggi che costituiscono le fondamenta del processo di integrazione dei sistemi di informazione sociali e sanitari tra loro fortemente connessi sono la L.229/99 e la L.328/00: la prima concerne il piano di integrazione operativo, la seconda il piano di integrazione informativo. Certo, non si tratta di enunciazioni esaustive, forse per certi aspetti solo abbozzate (v.art.21 59 Distretto Sociosanitario di Tivoli L.328/00); tuttavia costituiscono un pregevole sforzo di coniugazione di due comparti d’azione centrali nella vita della popolazione: la tutela della salute e la protezione sociale. La traduzione di questi enunciati in una concreta e reale prospettiva di attuazione si concretizza nell’art.21 della L.328/00 dedicato specificamente al Sistema informativo dei Servizi Sociali. L’art.21 recita: lo Stato, le regioni, le province e i comuni istituiscono un sistema informativo dei servizi sociali per assicurare una compiuta conoscenza dei bisogni sociali, del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali e poter disporre tempestivamente di dati ed informazioni necessari alla programmazione, alla gestione e alla valutazione delle politiche sociali, per la promozione e l’attivazione di progetti europei, per il coordinamento con le strutture sanitarie, formative, con le politiche del lavoro e dell’occupazione. Se è vero che a questo articolo è lecito muovere la critica di volare “troppo alto”, di non entrare sufficientemente nel merito di “chi” debba fare “cosa”; tuttavia esso interpreta un fondamentale cambiamento di mentalità nel modo di occuparsi delle politiche sociali; un atteggiamento maturo e consapevole della necessità di fondare l’azione sulla conoscenza competente del contesto su cui si va ad incidere. In questo articolo entra in gioco il fattore “tempo”: una delle caratteristiche di un Sistema Informativo risiede proprio nella capacità di fornire tempestivamente informazioni utili all’agire in senso lato. Lo stato attuale dell’informazione statistica in tutti i settori dell’agire, non solo sociale e sanitario, pone di fronte al problema della “attualità” delle informazioni. Non è possibile pensare di disegnare un programma di interventi sociali o sanitari disponendo di dati eccessivamente datati, in una società che cambia a ritmi molto più veloci di un tempo, con bisogni multiformi e fluidi non riconducibili a vecchi schemi o stereotipi. L’art.21 sancisce, quindi, questa ineludibile funzionalità del Sistema Informativo alle attività di programmazione, gestione e valutazione delle politiche sociali. Nel linguaggio comune molto spesso si usano i termini “dati” ed “informazioni” in modo intercambiabile, ma in realtà c’è una grande differenza tra i due, se si considera che i dati sono una raccolta di fatti, mentre le informazioni ci restituiscono l’equivalente in termini di conoscenza. Le informazioni sono dati organizzati e presentati in modo utile per la descrizione, esplicazione e comprensione di un fenomeno, e talora per la determinazione di una decisione. I dati sono generalmente molto numerosi sia rispetto alle caratteristiche indagate (variabili), sia rispetto ai casi. Questa vasta mole di dati non sarebbe, però, in alcun modo comprensibile e tanto meno sintetizzabile dalla mente umana, se non si presentasse in una forma organizzata, funzionale agli scopi della sua raccolta. L’organizzazione dei dati avviene generalmente all’interno dei c.d. database, dove alle colonne corrispondono le variabili o caratteristiche che si vogliono collezionare sul singolo caso; mentre alle righe o record corrispondono i casi stessi. Esistono numerosi programmi in grado di gestire pesanti dataset, ciascuno con dei task specifici legati ad applicazioni anche molto particolari. Ma come convertire i dati in informazioni? A seconda delle finalità per cui i dati sono stati raccolti (studio, amministrazione, gestione etc..), sono disponibili diverse possibilità di interrogazione del sistema. L’interrogazione deve, quindi, rispondere a dei criteri prefissati e consentire di ridurre la mole dei dati a informazioni sintetiche che, se trattate ulteriormente, possono generare ulteriori elementi di conoscenza del fenomeno oggetto di studio. Naturalmente è opportuno accostarsi alle informazioni usando il buon senso, insieme ad un bagaglio conoscitivo adeguato sulle operazioni da svolgere. Infatti se è vero che i sistemi di interrogazione si basano spesso su semplici funzioni di counting, è altrettanto vero che per studi approfonditi devono consentire elaborazioni statistiche anche molto complesse. È bene comunque ricordare che i dati dei database possono essere esportati su programmi statistici in grado di elaborali con metodi e tecniche anche molto sofisticati (ACM, Cluster analysis, ANOVA, analisi causale, etc..). La realizzazione di un Sistema Informativo Sociale, da realizzare in collaborazione tra i Comuni e la ASL, conduce proprio a questo duplice risultato: da un lato consente la produzione di informazioni utili a livello gestionale ed amministrativo, dall’altro garantisce la possibilità di analizzare più a fondo le realtà con cui i servizi entrano in contatto, riuscendo a definire i profili dei bisogni espressi e latenti della popolazione, quelli soddisfatti e quelli rimasti senza risposta, le tipologie più idonee di intervento, e quant’altro possa risultare utile per l’osservazione. Un sistema di rete pensato per dare corpo ad un’attività che, seppur capillare ed incisiva, stenta a rappresentarsi all’esterno con dei contorni precisi e definiti. Una rete funzionale ai servizi stessi che ne traggono giovamento per la maggiore fluidità con cui 60 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 l’informazione è circolare, consentendo di dedicare maggior tempo alla progettazione e proposta di interventi innovativi adeguati al mutare dei tempi e capaci di rispondere ai bisogni di volta in volta emergenti. Un SI è un insieme strutturato di risorse umane, di strumenti di memorizzazione, di scambio, elaborazione e diffusione delle informazioni; di procedure manuali ed automatizzate per il trattamento delle informazioni e di regole organizzative per la loro gestione (P.Atzeni, S.Ceri, S.Paraboschi, R.Torlone, 1999). Un SI si compone inoltre di tante “anime”: in esso convergono, per cooperare in un intenso lavoro d’équipe, figure professionali diverse che vanno dall’informatico al sociologo, dal demografo all’epidemiologo, piuttosto che l’economista, il giurista e il manager; prevede funzioni di gestione e di organizzazione investendo l’impiego di risorse materiali (attrezzature hardware e software). Quanto premesso consente di sgombrare il campo da un’equivalenza che spesso, erroneamente, si stabilisce tra SI e sistema informatico o gestione informatizzata del dato/informazione. Il sistema informatico è, infatti, l’insieme degli strumenti per la gestione automatizzata di un SI che senza dubbio costituisce un importante elemento per l’implementazione del SI ma non è esattamente sovrapponibile ad esso. Un SI è concepito per essere parte integrante dell’azione sociale e sanitaria, presupposto per l’esercizio effettivo di una cittadinanza sociale e per la produzione di informazione utile alla pianificazione di politiche sociali e alla valutazione di best practice. In tal senso, il SI costituisce una risposta concreta, tangibile ed operativa a quanto la legge 328/2000 prevede per il sistema degli interventi e dei servizi sociali. La norma interpreta un fondamentale cambiamento di mentalità nel modo di occuparsi delle politiche sociali; un atteggiamento consapevole della necessità di fondare l’azione sulla conoscenza competente del contesto su cui si va ad incidere. La conoscenza come premessa e presupposto dell’azione sociale. Si abbandona, quindi, la logica autoreferenziale del sistema socio-assistenziale tradizionale, secondo la quale è l’offerta dei servizi a porsi come punto di riferimento principale, come sistema dato, svincolato da una corrispondenza con i bisogni della popolazione, per accogliere, invece, un modello relazionale, in cui la programmazione dei servizi sociali, la programmazione dell’offerta, è strettamente correlata ai bisogni e alle richieste della popolazione cui è rivolta. In tal senso i SIS, strumenti tecnologici altamente specializzati “logicamente integrati, [fatti] di metodi, procedure e tecniche per la selezione, la raccolta, l’archiviazione, l’elaborazione e la distribuzione di informazioni relative all’area sociale”, si definiscono client-centred, in quanto muovono dai bisogni delle persone comprendendo non esclusivamente elementi “oggettivi”, ma anche informazioni che ricostruiscono la “storia” sociale (contesto familiare, abitativo, occupazionale) del cittadino. In termini più generali si tratta di uno strumento di osservazione ed analisi del mondo sociale che sfuma le contrapposizioni classiche tra macro e microsociologia, tra qualitativo e quantitativo, tra soggettivo e oggettivo, suggerendo un’efficace via applicativa di quanto sostenuto da P.Bourdieu, in chiave teorico-metodologica e interpretativa nel concetto di “spazio sociale”. Una delle esigenze cui i SI rispondono efficacemente consiste nella capacità di fornire tempestivamente informazioni utili all’azione: il fattore “tempo” costituisce decisamente una delle sue caratteristiche essenziali. Lo stato attuale dell’informazione statistica, un po’ in tutti i settori della ricerca e dell’agire, non solo sociale, pone lo studioso come l’operatore di settore o il decisore politico di fronte al problema dell’“attualità” delle informazioni. Molte delle indagini più significative, condotte sistematicamente nel nostro Paese, comportano una notevole mole di lavoro per gli istituti di ricerca che le gestiscono, per assicurare un livello alto di affidabilità e qualità dell’informazione statistica che ne deriva: tuttavia, questo comporta un costo in termini di tempestività nella fruizione dell’informazione. Gli studi di progettazione ed implementazione di Sistemi Informativi (SI), in questo particolare momento storico, sono oggetto di un’impegnata riflessione da parte dei diversi attori della vita sociale e sanitaria del nostro Paese in seguito ad una maturazione del modo di concepire la risorsa “informazione”. Con questo non si intende affermare che l’“idea” di sistema informativo non sia rintracciabile in epoche precedenti, infatti, anche in realtà anteriori all’invenzione e alla diffusione delle 61 Distretto Sociosanitario di Tivoli prime forme di automatizzazione si individuano forme di organizzazione e gestione di dati e informazioni (P.Atzeni, S.Ceri, S.Paraboschi, R.Torlone, 1999). Il sistema informativo rappresenta una pratica concreta di come il dato statistico possa generare informazione utile per: 1) favorire i processi di valutazione dell’offerta esistente sul territorio; 2) supportare i processi decisionali a livello di programmazione dell’offerta di servizi e delle politiche sociali in risposta alla domanda espressa da una popolazione di riferimento; 3) sostenere la partecipazione, la capacità di contrattazione e concertazione tra i diversi attori sociali. Secondo l’AIPA (Autorità per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione) per SI si intende il complesso dei flussi informativi e dei processi di lavoro uniti agli strumenti, alle risorse e alle persone che, a loro volta, rappresentano, creano o trasferiscono le informazioni stesse. Un SI nasce quindi dalla cooperazione e armonizzazione funzionale delle seguenti componenti : 1) 2) 3) 4) 5) 6) procedimenti e struttura organizzativa utenza e tipologia del servizio processi e scenari di cambiamento applicazioni e gestione dati software di ambiente e sistemi operativi servizi di rete, hardware e infrastruttura di comunicazione Il lavoro dovrà essere essenzialmente strumentale alle esigenze conoscitive dei servizi e della ricerca più in generale, comprendere il coinvolgimento dei servizi nella elaborazione/interpretazione dei dati, per favorire, in tal modo, la costruzione di sinergie tra competenze diverse e specifiche di ciascun campo, attivando così non solo azioni di ricerca, che si concretizzano in Rapporti periodici sulle attività svolte, ma agevolando la realizzazione del Sistema Informativo come strumento per ottimizzare l’efficienza e l’efficacia delle organizzazioni che se ne avvaloreranno. Le fasi di costruzione di un SI 62 Piano di Zona 2012-2014. Annualità 2014 63 Distretto Sociosanitario di Tivoli 64 PIANO SOCIALE DI ZONA 2012-2014. ANNUALITA’ 2014 MISURA 1 – SERVIZI ESSENZIALI. MASSIMALE DI SPESA 2014 (sottomisure 1.1 e 1.2): €1.109.025,30 DENOMINAZIONE SOTTOMISURA Gestire la complessità: Risorse per l’Ufficio di Piano SOTTOMISURA EX DGR 136/2014 1.2 STATO PROGETTO DESCRIZIONE IMPORTO In compartecipazione con i Comuni L’Ufficio di Piano è lo strumento operativo per la programmazione locale con il compito di provvedere all’elaborazione del Piano di Zona secondo le modalità indicate dal Comitato Istituzionale dell’Accordo di Programma. Il servizio si articola nell’erogazione di prestazioni professionali finalizzate all’accoglienza di soggetti svantaggiati e alla risoluzione del disagio sociale avvertito dal singolo e dalla famiglia, in collaborazione con gli altri servizi territoriali e con l’autorità giudiziaria di riferimento. Il progetto rappresenta un ‘evoluzione dei tirocini risocializzanti con particolare riferimento al sostegno delle situazioni di grave indigenza e a favore di quei casi in cui, oltre al disagio socioeconomica, si somma quello fisico e/o psicologicopsichiatrico Il progetto prevede, oltre alla prosecuzione di servizi già attivati in tutti i Comuni, il loro potenziamento, e l’attuazione di nuovi – in stretta collaborazione con il Centro per la Famiglia – a favore di tutte le aree di utenza (donne in stato di gravidanza e puerperio, famiglie in condizioni di disagio socioeconomico e/o emarginazione sociale anche temporanei. Trattasi di un progetto rivolto in particolar modo ai soggetti che vivono nelle peggiori situazioni in termini di disabilità permanente e grave limitazione dell’autonomia personale. I disabili gravi, infatti, possono essere sostenuti solo attraverso prestazioni molto specifiche e personalizzate che tengono conto di esigenze difficilmente riconducibili o inquadrabili in categorie generali di 52.226,41 Servizio Sociale Itinerante 1.1 Appaltato Tirocini per la valorizzazione delle Competenze relazionali e lavorative delle persone in condizioni di disagio 1.1 In compartecipazione con i Comuni Infanzia, Famiglia e Società: il valore sociale del minore (L285/97) 1.1 Appaltato Sostenere la grave disabilità (Legge 162/98) 1.1 Appaltato per il 50% 71.000,00 37.225,89 146.217,00 79.187,00 1 Segretariato Sociale e Porte Sociali 1.1 Appaltato Centro per la Famiglia 1.1 Appaltato Assistenza Domiciliare Distrettuale agli Anziani e alla Persone con Diversa Abilità 1.1 Appaltato bisogno Il progetto prevede attività di informazione, consulenza e aiuto nel rispetto del diritto di autodeterminazione del singolo cittadino, in ordine alle più diverse richieste di prestazione e/o servizi sociali e agevolando lo scambio di elementi informativi. Svolgere, inoltre, una funzione di promozione sociale Il Centro per la Famiglia rappresenta un luogo piacevole ed accogliente per i genitori insieme ai loro bambini in cui è possibile porre in essere della attività basate sulla corrispondenza tra stato di benessere/malessere della famiglia e benessere/malessere del minore; avviare al costruzione di un “terreno collaborativo” che coinvolga in sinergia la famiglia, gli enti e tutti i servizi presenti sul territorio che si occupano delle tematiche familiari Il servizio, in generale, consiste in prestazioni volte a garantire migliori condizioni per l’igiene personale, la deambulazione l’accompagnamento, la promozione e il mantenimento dei legami sociali e familiari, la vita domestica, le dimissioni protette dagli ospedali, l’aggiornamento costante degli operatori. Si tratta, nel particolare, di limitare la dipendenza, l’emarginazione ed il disagio psicofisico e sociale degli anziani non autosufficienti e dei disabili; ridurre l’istituzionalizzazione; salvaguardare i rapporti familiari ed amicali dell’anziano e/o del disabile; salvaguardare l’autosufficienza dell’anziano e del disabili dai processi invalidanti e psicofisici TOTALE BALANCE 10.000,00 61.506,00 651.663,00 1.109.025,3 0 2 MISURA 2 – SERVIZI ESSENZIALI PER I PICCOLI COMUNI. MASSIMALE DI SPESA 2014: 296.023,04 DENOMINAZIONE PROGETTO Servizio Sociale Sportello Decentrato di Segretariato Sociale STATO PROGETTO Appaltato Counselling Sociopedagogico Appaltato Assistenza Riabilitativa sociale ai Malati psichiatrici Appaltato DESCRIZIONE Prestazioni di assistenza sociale professionale volte a sostenere tutte le persone – con particolare riguardo a quelle più vulnerabili – lungo il percorso di acquisizione o ri-acquisizione del controllo sulla propria vita Complesso di attività sociologicorelazionali comprendente metodologie abilitative e e riabilitative volte a ridurre il disagio. Trattasi di interventi prevalentemente di tipo informativo che hanno la finalità di potenziare le risorse già presenti nell’utente Servizio di assistenza domiciliare al malato psichiatrico e sostegno socio-relazionale alla famiglia TOTALE BALANCE IMPORTO 106.156,00 138.917,72 48.560,20 293.633,92 - 2.389,12 MISURA 3 – NON AUTOSUFFICIENZA. MASSIMALE DI SPESA 2014 (SOLO sottomisure 3.1 e 3.3): € 792.214,65 (= 3.1 +3.3 = 170.027,65 + 622.187,00) DENOMINAZIONE SOTTOMISURA Interventi di cui alla L.r. 20/06: Centro Diurno per Disagiati Psichici Interventi di cui alla L.r. 20/06: Anziani Fragili Emergenza caldo e Inverno Sicuro SOTTOMISURA EX DGR 136/2014 3.1 STATO PIANO/PROGETTO DESCRIZIONE IMPORTO Appaltato 83.897,00 3.1 Appaltato Il progetto prevede l’erogazione di interventi di formazione continua e di affiancamento per gli utenti del centro diurno svolti da educatori di comunità e/o maestri d’arte, con l’obiettivo di incrementare le competenze relazionali e lavorative dei pazienti, in primis;fornire ai pazienti elementi di tecniche artigianali volte alla produzione qualitativamente valida di manufatti Il progetto si basa su una metodologia che prevede l’esercizio di attività differenti e relative alla diverse dimensioni progettuali. Nella dimensione individuale, gli interventi hanno lo scopo di promuovere le capacità e l’arricchimento delle competenze del singolo anziano. Nella dimensione sociale e relazionale vengono svolte attività di 156.782,78 3 sensibilizzazione, promozione ed integrazione sociale TOTALE SM 3.1 BALANCE SM 3.1 Interventi a favore di Persone affette da SLA 3.2 In corso di presentazione Piano Interdistrettuale Ambito Roma G in favore delle Persone affette da Alzheimer e loro familiari 3.3 In prosecuzione Realizzazione di progetti e interventi volti al potenziamento dei percorsi assistenziali domiciliar, il supporto dell’assistente familiare ed il riconoscimento del ruolo del caregiver Pianificazione d’interventi a livello interdistrettuale con l’obiettivo principale di favorire un approccio completo e multidimensionale alla dinamiche e alla problematiche della patologia dell’Alzheimer nonché rispondere efficacemente alle diverse tipologie di aspettative e bisogni (con l’ottimizzazione delle risorse attraverso la realizzazione di economie di scala possibili con riferimento ad un ampio contesto territoriale che è quello dell’intera ROMAG) 240.679,78 + 70.652,13 Da determinarsi (v.DGR 136/2014, p.22) 622.187,00 (importo riguardante l’Ambito Roma G – 6 Distretti SS) TOTALE BALANCE 862.866,78 + 70.652,13 STATO PIANO/PROGETTO DESCRIZIONE IMPORTO In prosecuzione Nel particolare il presente piano ambisce alla concreta attuazione del diritto d’ogni minore a crescere in un ambiente familiare mediante la promozione dell’affido (v. L. n.149/2001) ed il sostegno alla genitorialità. A tal fine, il progetto condivide i seguenti obiettivi: assicurare unitarietà ed alta specializzazione all’intervento a favore dei minori in difficoltà; contribuire all’elaborazione di un comune linguaggio e di una metodologia condivisa, omogenea, integrata e multidisciplinare; ottimizzare la cooperazione tra soggetti pubblici e privati in materia d’affidamento familiare; garantire la circolarità degli interventi di informazione, sensibilizzazione, formazione, sostegno e consulenza, in funzione di autorinforzo; consolidare il 102.525,00 MISURA 4 – FAMIGLIA E MINORI. MASSIMALE DI SPESA 2014: €318.971,00 DENOMINAZIONE SOTTOMISURA “Mai senza Amore” Affidamento familiare SOTTOMISURA EX DGR 136/2014 4.1 4 Piano Distrettuale - Sostegno agli oneri relativi ai minori inseriti in strutture di tipo familiare 4.2 In corso di presentazione Progetto – Interventi per la tutela dei minori 4.3 In corso di presentazione patrimonio culturale acquisito in materia di affidamento familiare; creare e ristrutturare il capitale sociale di cui dispongono o potrebbero disporre sia i minori, sia le famiglie Attuazione di una serie d’interventi a tutela del minore e della famiglia in condizione di difficoltà/bisogno, dopo averne rilevato i problemi , le case ed avendo come obiettivo primario la salvaguardia del minore ed il recupero delle potenzialità positive del suo ambiente. Garantire stabilita affettiva ed educativa indispensabili alla sua corretta crescita Azioni di prevenzione e informazione, di assistenza domiciliare educativa (cd. “Home Visiting”), ascolto protetto del minore, realizzazione specializzate integrate. TOTALE BALANCE 179.419,00 37.027,00 318.971,00 0 MISURA 5 – CONTRASTO ALLE DIPENDENZE. MASSIMALE DI SPESA 2014: € 56.375,56 DENOMINAZIONE PIANO/PROGETTO Piano di prevenzione e lotta alle dipendenze STATO PIANO/PROGETTO DESCRIZIONE IMPORTO In corso di presentazione Il piano intende favorire l’inserimento lavorativo e la riabilitazione sociale di adulti con disagio legato alle dipendenze. Si articola nella definizione di percorsi individualizzati di orientamento e i formazione. Partendo dalla centralità della persona, si cerca di far emergere le sue reali potenzialità, stimolandone l’attivazione in un contesto accogliente e di sostegno all’autonomia 56.375,56 TOTALE BALANCE 56.375,56 0 5 MISURA 6 – INCLUSIONE SOCIALE. MASSIMALE DI SPESA 2014: € 390.072,02 DENOMINAZIONE SOTTOMISURA Contrasto alla povertà (grandi comuni) Contrasto alla povertà (piccoli comuni) SOTTOMISURA EX DGR 136/2014 6.1 STATO PIANO/PROGETTO DESCRIZIONE IMPORTO In corso di presentazione 102.118,00 6.1 In corso di presentazione Interventi di lotta alla povertà per il superamento di condizioni di povertà estrema rivolti ai cittadini più fragili e in condizione di maggiore bisogno e a maggiore rischio di esclusione sociale, in modo speciale alle famiglie monoparentali, agli anziani soli, alle povertà minorili e alle persone con disabilità, attraverso progetti personalizzati e anche con azioni diversificate (p.e.: buoni spesa, buoni pasto, contributi economici per servizi scolastici,per servizi alla persona e per utenze domestiche; servizi di mensa e accoglienza notturna, banco alimentare, ecc.) Interventi di lotta alla povertà per il superamento di condizioni di povertà estrema rivolti ai cittadini più fragili e in condizione di maggiore bisogno e a maggiore rischio di esclusione sociale, in modo speciale alle famiglie monoparentali, agli anziani soli, alle povertà minorili e alle persone con disabilità, attraverso progetti personalizzati e anche con azioni diversificate (p.e.: buoni spesa, buoni pasto, contributi economici per servizi scolastici,per servizi alla persona e per utenze domestiche; servizi di mensa e accoglienza notturna, banco alimentare, ecc.) TOTALE SM 6.1 BALANCE SM 6.1 Contrasto Disagio Abitativo 6.2 In corso di presentazione Interventi rivolti alle fasce basse e mediobasse di reddito della popolazione distrettuale, famiglie comunque composte e non proprietarie di immobili per la presa in carico di casi di specifica fragilità; situazioni di estrema urgenza, maggiore bisogno socioeconomico ed in particolare per le famiglie con reddito ISEE inferiore al valore del canone di locazione e che incorrono in una situazione di “morosità” 24.000,00 126,118,00 0 175.349,00 6 Provvidenze disagiati psichici (L.49/83) 6.3 In prosecuzione incolpevole e di avvio delle procedure esecutive di rilascio; casi soggetti al più elevato rischio di emarginazione Programma di erogazione di provvidenze economiche alle persone con sofferenza psichica di cui all’articolo 8, comma 3, lettera e), della legge regionale n.49/1983. 88.605,02 TOTALE BALANCE 390.072,02 0 QUADRO DI SINTESI MISURA 1. SERVIZI ESSENZIALI 2. SERVIZI ESSENZIALI PER I PICCOLI COMUNI 3. NON AUTOSUFFICIENZA 4. FAMIGLIA E MINORI 5. CONTRASTO ALLE DIPENDENZE 6. INCLUSIONE SOCIALE ENTRATA PREVISTA 1.109.025,30 296.023,04 SPESA PREVISTA 1.109.025,30 293.633,92 862.866,78 318.971,00 56.375,56 390.072,02 3.030.944,58 792.214,65 TOTALE 318.971,00 56.375,56 390.072,02 2.962.681,57 ENTRATA PREVISTA SPESA PREVISTA BALANCE 2.962.681,57 3.030.944,58 68.263,01 ALTRA PROGETTUALITA’ DI INTERESSE DISTRETTUALE E DI COMPETENZA DELL’UFFICIO DI PIANO D.G.R 408/2012 – Riqualificazione delle attività dei Centri Anziani comunali Stanziamento per l’Anno 2012: € 26.534,13 DENOMINAZIONE PROGETTO Piano distrettuale 2014 destinato alla riqualificazione delle attività dei STATO PROGETTO In corso di realizzazione DESCRIZIONE L’attività fisica moderata è un “elisir” per l’anziano che, praticandola, ottiene benefici ampiamente riconosciuti e IMPORTO 26.534,13 7 dimostrati. Il Tai Chi Chuan è tra le soluzioni migliori in quanto prevede l’esecuzione di tecniche in catena cinetica chiusa, comportando un lavoro funzionale e globale, a cui partecipa tutto il corpo Centri Anziani. Lezioni di Tai Chi Chuan e ginnastica dolce per il benessere psicofisico della persona anziana TOTALE BALANCE 26.534,13 0 D.G.R 238/2013 E D.G.R. 402/2013 – PREVENZIONE E TRATTAMENTO GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO. Stanziamento per l’Anno 2013: € 20.000,00 DENOMINAZIONE PROGETTO Sportello di informazione e ascolto per il contrasto alla dipendenza da gioco d’azzardo STATO PROGETTO In corso di presentazione DESCRIZIONE Realizzazione di uno Sportello d’Informazione e ascolto, ricolto in particolare ai giovani attraverso il coinvolgimento delle strutture scolastiche, della aggregazioni giovanili e dei soggetti del Terzo Settore. L’obiettivo è la prevenzione e la riduzione del rischio da gioco d’azzardo TOTALE BALANCE IMPORTO 20.000,00 20.000,00 0 D.G.R 238/2013 – Tutela e valorizzazione del ruolo sociale dell’anziano. Invecchiamento attivo Stanziamento per l’Anno 2013: € 55.138,87 DENOMINAZIONE PROGETTO Tutela e valorizzazione del ruolo sociale dell’anziano. Invecchiamento attivo STATO PROGETTO In corso di presentazione DESCRIZIONE Realizzazione di azioni in favore degli anziani miranti a migliorare l’autosufficienza ed il recupero psicofisico, attraverso l’istituzione di attività ludicomotorie, musico-terapeutiche, attività teatrale e/o ginnastica attiva. TOTALE BALANCE IMPORTO 55.138,87 55.138,87 0 8 DISTRETTO SOCIOSANITARIO DI TIVOLI QUADRO FINANZIARIO 2014 Massimale D.G.R. n. 136/2014 € 1.109.025,30 € 0,00 € 296.023,04 € 240.679,78 € 50.868,08 € 622.187,00 € 102.525,00 € 179.419,00 € 37.027,00 € 56.375,00 € 126.118,00 € 175.349,00 € 88.605,02 MISURE/SOTTOMISURE 1 - Servizi Essenziali (include Ufficio di Piano e Altri Servizi) 1.3 - Insieme dopo di noi 2 - Piani Piccoli Comuni 3.1 - interventi l.r. 20/2006 3.2 - Interventi a favore di soggetti affetti da SLA e loro familiari 3.3 - Interventi sovradistrettuali a favore di soggetti affetti da Alzheimer 4.1 - Affidamento familiare 4.2 - Sostegno agli oneri relativi ai minori inseriti in strutture di tipo familiare 4.3 - Interventi per la tutela dei minori 5 - Contrasto alle dipendenze 6.1 - Contrasto alle povertà 6.2 - Contrasto al disagio abitativo 6.3 - Interventi per disagiati psichici TOTALI € 3.084.201,22 Compartecipazione € 48.959,37 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 Totale Misura € 1.157.984,67 € 0,00 € 296.023,04 € 240.679,78 € 50.868,08 € 622.187,00 € 102.525,00 € 179.419,00 € 37.027,00 € 56.375,00 € 126.118,00 € 175.349,00 € 88.605,02 € 48.959,37 € 3.133.160,59 NB: RELATIVAMENTE 4.3 NON SONO RIPORTATI I FONDI CHE CIASCUN COMUNE STANZIA NEL PROPRIO BILANCIO PER LE RETTE DEI MINORI IN ISTITUTO 1 PIANO SOCIALE DI ZONA 2014 DISTRETTO RMG3 PARTE SECONDA MISURA/SOTTOMISURA 1.1 E 1.2 – Altri servizi e Ufficio di Piano (Ai sensi della D.G.R. n. 136/2014, pag. 61 delle Linee Guida, in questa parte del documento sono rappresentate le singole Misure del Piano Sociale di Zona con i diversiinterventi e tipologie di spesa.Questa parte deve essere articolata secondo lo schema sotto riportato, del quale va rispettata l’articolazione numerica) 1. Titolo Misura/Sottomisura individuato nello schema di Piano Sociale di Zona (es. 4.1 Affidamento familiare) 1.1 e 1.2 – Altri servizi e Ufficio di Piano 2. Tipologie di spese finanziate desunte dalla scheda regionale (es, assegni di base, integrazione rette etc.) Finanziamento servizi essenziali e Ufficio di Piano 3. Beneficiari finali (es. famiglie affidatarie, disabili, etc.) Cittadinanza distrettuale 4. Elenco dei servizi programmati (vedi file word Modulo_interventi_misura_1.1 2e 1.2) 5. Massimale di spesa 2014 attribuito per la misura/sottomisura dalla D.G.R. n. 136/2014 € 1.109.025,30 6. Dotazione del fondo di governo e programmazione al 31.12.2013 relativo alla tipologia di finanziamento Regionale(vedi file excel: fondo di programmazione) 7. Quadro finanziario dei servizi previsti nella misura(vedi scheda economico-finanziaria) BILANCIO 2012 – (31.12.2012) Componenti del fondo 9.925,79 Servizio sociale Itinerante 0,00 Assistenza Domiciliare Distrettuale 0,00 Legge 285/97 Infanzia 0,00 Centro per la Famiglia 1.281,12 36.000,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 61.073,00 36.000,00 9.925,70 0,00 0,00 0,00 1.281.12 28.100,00 0,00 17.300,10 0,00 434.626,15 30.742,00 37.224,88 0,00 43.187,00 0,00 58.835,33 217.036,85 116.329,00 23.000,00 89.173,00 79.187,00 27.225,89 58.835,33 651.663,00 147.071,00 61.506,00 Ufficio di Piano 162/98 30.000,00 0,00 31.073,00 Immigrazione 1.Somme che costituiscono economie sui progetti conclusi o ancora in essere 41.206,91 2. Somme che siano state accertate e per le quali non sussista un impegno con creditore certo a valere sui bilanci comunali o consortili 3. Somme che siano state assegnate dalla Regione Lazio ma non siano state ancora accertate 4. Somme da sottrarre quali anticipazioni 5. Totale Disponibile 67.073,00 0,00 6A. Somme che siano relative ad obbligazioni giuridicamente vincolanti in essere con scadenza anteriore al 31.12.2012 0,00 € 108.279,91 547.993,13 6B. Somme che siano relative ad obbligazioni giuridicamente vincolanti con scadenza successiva al 1.1.2013 7. Totale generale (5+6a+6b) Importo 458.388,18 € 1.114.661,22 Bilancio 2013 – (31.12.2013) Componenti del fondo 0,00 Assistenza Domiciliare Distrettuale 0,00 Legge 285/97 Infanzia 82.005,15 Centro per la Famiglia 61.506,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 6.074,08 62.300,39 10.000,00 58.835,33 0,00 0,00 0,00 61.506,00 24.290,00 16.886,61 0,00 0,00 14.423,49 0,00 65.065,85 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 22.802,40 651.663,00 0,00 0,00 30.364,08 79.187,00 10.000,00 58.835,33 37.225,89 648.836,00 147.071,00 61506,00 Servizio sociale Itinerante 58.835,33 Tirocini 62.300,39 Segretariato Sociale e Porte Sociali 10.000,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 Ufficio di Piano 162/98 6.074,08 1.Somme che costituiscono economie sui progetti conclusi o ancora in essere 280.720,95 2. Somme che siano state accertate e per le quali non sussista un impegno con creditore certo a valere sui bilanci comunali o consortili 3. Somme che siano state assegnate dalla Regione Lazio ma non siano state ancora accertate 4. Somme da sottrarre quali anticipazioni 5. Totale Disponibile 0,00 0,00 6A. Somme che siano relative ad obbligazioni giuridicamente vincolanti in essere con scadenza anteriore al 31.12.2013 0,00 € 280.720,95 120.665,95 6B. Somme che siano relative ad obbligazioni giuridicamente vincolanti con scadenza successiva al 1.1.2014 7. Totale generale (5+6a+6b) Importo 674.465,40 € 1.075.852,30 Misura 1.1 e 1.2 - Altri servizi e Ufficio di pia no Distre tto 2014 SCHEDA ECONOMICO FINANZIARIA Ele nco Interve nti Ufficio di Piano Grave Disabilità. L.162/98 Porte Sociali Infanzia, famiglia e società. L.285 Assistenza Domiciliare Distr. Ser. Soc. e Segret. Soc. Distr. Pronto Intervento Sociale Centro per la Famiglia Quota re giona le in € € 52.226,41 € 79.187,00 € 10.000,00 € 146.217,00 € 651.663,00 € 71.000,00 € 37.225,89 € 61.506,00 di cui Obbligazioni giuridicame nte vincolanti a ssunte dopo il 1.1.2014 Cofinaziame nto in € € 52.226,41 € 36.185,25 € € € € € € € € € € € 37.225,89 € € € - TOTALE € € 1.109.025,30 89.452,30 € Costo Tota le in € % sul Totale € 88.411,66 8% € 79.187,00 7% € 10.000,00 1% € 146.217,00 13% € 651.663,00 57% € 71.000,00 6% € 37.225,89 3% € 61.506,00 5% € 0% € 0% € 0% € 0% € 0% € 0% € 0% € 0% € 0% € 0% € 0% € 0% 36.185,25 € 1.145.210,55 Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 MISURE 1.1 E 1.2 1. TITOLO DELL’INTERVENTO ASSISTENZA DOMICILIARE DISTRETTUALE 2. Continuità dell’intervento Nuovo X In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio X LEPS Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento La copertura territoriale e demografica riguarda l’intero Distretto Sociosanitario di Tivoli. E’ tra i servizi più richiesti sul territorio e rappresenta, pertanto, un’importante risorsa per tutti quei nuclei in cui è presente un familiare anziano non autosufficiente e/o un disabile. 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni L’Assistenza Domiciliare Integrata (A.D.I.) viene fornita previa presentazione di specifica istanza da compilare sul modello unico appositamente predisposto che potrà essere inoltrata indistintamente al P.U.A. (Punto Unico di Accesso) situato presso l’Ufficio di Piano. Gli uffici interessati faranno un primo esame della domanda dal punto di vista formale, ossia relativamente alla completezza delle informazioni richieste per l’accesso al godimento del servizio. Successivamente, le domande complete in ogni loro parte saranno inoltrate all’Unità di Valutazione Multidimensionale (U.V.M.) che le vaglierà e predisporrà il relativo piano individuale di assistenza. Il piano individuale di assistenza viene sottoscritto da tutti i soggetti coinvolti e periodicamente sottoposto a verifica. Nel caso in cui le richieste siano in numero maggiore rispetto alle disponibilità previste, l’U.V.M. provvederà a stilare una graduatoria in base ai seguenti criteri: - grado di autosufficienza; - situazione familiare; - situazione economica. E’ ritenuto imprescindibile il perseguire la continuità di un elevato livello qualitativo del servizio evitando, per quanto è possibile, l’avvicendarsi di operatori diversi. Si ritiene, altresì, indispensabile l’instaurarsi di rapporti significativi tra gli operatori impegnati nel servizio e i diretti beneficiari. Il servizio di A.D.I. consiste, in generale, in prestazioni: - per l’igiene personale; - per la deambulazione; - di accompagnamento, promozione e mantenimento dei legami sociali e familiari; - di supporto alla gestione domestica; - relative alle dimissioni protette dagli ospedali; - di sostegno e consulenza agli operatori. Nel caso specifico dei minori diversamente abili, le prestazioni riguarderanno: Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 il sostegno alla genitorialità; l’incremento della vita di relazione al fine di evitare o contenere il rischio di emarginazione; l’assistenza e la cura della persona, anche sotto il profilo igienico; la preparazione e la somministrazione dei pasti. Il servizio di Assistenza domiciliare è, comunque, integrato per tutti gli utenti con prestazioni mediche, psicologiche, infermieristiche e riabilitative di stretta competenza della AUSL RMG3. 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. X Tipologia di utenza Le prestazioni, erogate a titolo gratuito, si rivolgono ai cittadini diversamente abili sia adulti sia minori e anziani parzialmente o totalmente non autosufficienti, con difficoltà fisiche e/o psichiche residenti nei Comuni costituenti il Distretto Sociosanitario di Tivoli. 8. Obiettivi dell’intervento - Costruire rapporti significativi con le persone diversamente abili e favorirne i processi di socializzazione soprattutto all’esterno dell’ambiente familiare; - sostenere le responsabilità genitoriali; - soddisfare le esigenze individuali per favorire l’autosufficienza nelle attività quotidiane. 9. Tipologia struttura capacità di accoglienza Gruppo appartamento __ Casa famiglia __ Comunità alloggio __ Comunità di pronta accoglienza __ Casa di riposo __ Casa albergo __ Strutture semiresidenziali (specificare ________________________) __ Altro (specificare ________________________________________) __ 9.1 Atto/i di autorizzazione al funzionamento della struttura ai sensi della L.R. n. 41/2003 ___________________________________________________________________ 10. Sede della struttura e/o dell’attività L’attività continuerà a svolgersi sull’intero territorio del Distretto Sociosanitario di Tivoli, mentre il riferimento amministrativo sarà sempre il Comune di Tivoli in qualità di ente capofila. Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 11. Numero utenti nel 2013 Annualità 2014 |_|4|2|5| ___________________________________________________________________ 12. Utenza annuale prevista |_|6|2|5| ___________________________________________________________________ 13. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato ___________________________________________________________________ 14. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale Si, per insufficienza delle risorse utile a soddisfare la domanda di servizi 14.1 Altri criteri di individuazione dell’utenza Segnalazione dalla rete dei servizi e domande c/o P.U.A. 15. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 16. Soggetto erogatore del servizio CONSORZIO VALCOMINO 16.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio Affidamento del servizio a seguito di gara d’appalto per la durata di anni 3. 17. - Personale coinvolto Amministrativi |_|_|_| Assistenti sociali |_|_|2| Sociologi |_|_|_| Psicologi |_|_|_| Pedagogisti |_|_|_| Educatori professionali |_|_|_| Operatori socio-sanitari |_|2|5| Volontari |_|_|2| Mediatori culturali |_|_|2| Altre figure (specificare ____________________________________) |_|_|_| Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 19. Annualità 2014 In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? Partecipazione sociale alla gestione, assetto organizzativo, clima organizzativo e relazioni umane, sistema di programmazione e controllo, ricerca costante del miglioramento, verifiche e azioni correttive per la qualità, disponibilità di strutture e impianti, adeguatezza e conformità delle strutture, autosufficienza finanziaria, profilo del personale, formazione del personale, coinvolgimento delle famiglie e del volontariato, collaborazione con soggetti e realtà del territorio, capacità di analisi del territorio e dei suoi bisogni, relazioni esterne e comunicazione indagine sui tempi di lavoro, contatti telefonici con gli assistiti, visite agli assistiti, analisi della modo di vita degli assistiti, interviste agli assistiti ed alle famiglie sul funzionamento del servizio, valutazione sulla adeguatezza del servizio domiciliare in rapporto con il servizio asilare 19.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? Si è riscontrato un progressivo aumento della domanda di ADI nel corso degli anni in cui è stato reso disponibile il servizio sul territorio. 20. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 21. X Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. La rete connette le diverse municipalità, i servizi sociali in essi eventualmente presenti, l’ente erogatore del servizio, l’Ufficio di Piano, i presidi ASL, l’insieme delle associazioni che si occupano di anziani e disabili con una configurazione che nel corso degli anni si è articolata in una solida struttura di protezione e tutela del bisogno dell’utente e dei relativi caregivers, nonostante la penuria cronica di risorse economiche. Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane 651.663,00 651.663,00 651.663,00 651.663,00 Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 MISURE 1.1 E 1.2 1. TITOLO DELL’INTERVENTO CENTRO PER LA FAMIGLIA 2. Continuità dell’intervento Nuovo X In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio LEPS X Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento Trattasi di attività già avviata presso il Comune di Tivoli in qualità di Comune capofila del Distretto Sociosanitario omonimo. 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni Il Centro per la Famiglia vuole proporre un luogo piacevole ed accogliente per i genitori insieme ai loro bambini in cui è possibile confrontarsi, richiedere informazioni, scambiare esperienze, condividere emozioni, dubbi, ansie; ma anche sperimentare attività stimolanti e creative per gli adulti ed i loro figli affinché la socializzazione tra nuclei familiari possa contribuire a facilitare i processi di convivenza sul territorio. Il Centro per la Famiglia intende caratterizzarsi come un punto di riferimento per affrontare le tematiche del disagio minorile e familiare in senso lato; per promuovere il superamento dell’approccio assistenzialista a favore di una dimensione culturale fondata sulla conoscenza, sulla prevenzione e sull’intervento. A tal riguardo, il Centro per la Famiglia intende diffondere la consapevolezza che la separazione è un processo fondato sul rispetto reciproco dei soggetti affinché si possa raggiungere l’obiettivo fondamentale di sostenere gli impegni e le responsabilità dei genitori nei confornti dei figli. Le attività proposte poggeranno sui seguenti principi: - la corrispondenza tra stato di benessere/malessere della famiglia e benessere/malessere del bambino; - la costruzione di un “terreno collaborativo” che coinvolga in sinergia la famiglia, gli enti e tutti i servizi presenti sul territorio che si occupano delle tematiche familiari Va precisato che gli interventi del Centro per la Famiglia agiranno in un’area molto delicata che richiede attenzione, regolamentata dalla legge 8 febbraio 2006, n.54 sulle “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli”. Precedentemente l’emanazione di tale provvedimento, l’affidamento dei figli era generalmente disposto a favore di uno o dell’altro genitore, relegando la dimensione della condivisione ad un carattere di marginalità ed eccezionalità. Con questa legge si capovolge giuridicamente e anche praticamente, il quadro della situazione, stabilendo che l’affidamento sia disposto di regola a favore di entrambi i genitori, relegando nella marginalità l’affidamento del minore all’una o all’altra figura, riservando questa ipotesi a episodi eccezionali caratterizzati da situazioni ambientali, contestuali e sociali particolarmente disagiate. L’affidamento può essere assegnato a entrambi i genitori congiuntamente, relegando l’aiuto e il controllo a uno solo di essi. L’affidamento distinto dall’aiuto e dal controllo, è inteso come facoltà di decidere in merito all’educazione, la religione e altri aspetti fondamentali per la crescita e per la vita del bambino. Uno dei principali Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 argomenti a favore di questa modalità ,è il riconoscimento delle figure dei genitori che continuano ad essere responsabili dei figli, nonostante la conclusione del matrimonio. Il principio su cui si fonda tale legge e che ha portato a una sua emanazione, è sicuramente incentrato sulla presa di coscienza collettiva e istituzionale dell’importanza per il minore di esercitare il proprio diritto di mantenere legami con il padre, la madre e le loro realtà familiari. Si riconosce istituzionalmente che, situazioni in cui venga pregiudicata ai figli la presenza di affettività da una parte genitoriale, possano alterare una sana crescita educativa, caratteriale e personale del ragazzo. La legge interviene in sostanza su tutti quegli aspetti che hanno determinato da sempre un distaccamento totale tra le parti nel processo separativo. Interviene a regolare principi legali e burocratici, come l’assegno di mantenimento, la casa, le sanzioni genitoriali, tutto questo in un’ottica di dialogo e confronto ai fini del mantenimento di un benessere psico-fisico del minore, improntando per questo tutti i possibili interventi in una dimensione comunicativa orientata verso il compromesso pacifico. 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. X Tipologia di utenza Famiglie, minori, genitori, nuclei monoparentali e/o monogenitoriali separati e divorziati 8. Obiettivi dell’intervento - sostenere le famiglie, i genitori ed i figli lungo tutto l’alternarsi dei cicli di vita personali e familiari; - sostenere le famiglie, i genitori ed i figli in situazione di forte disagio al fine di conseguire una condizione di positivo cambiamento relazionale; - formare e diffondere una cultura adeguata alla modernità dell’evento separativo, al fine di restituire alle madri e ai padri separati quella responsabilità genitoriale che garantisce ai figli il sostegno e la cura di cui necessitano da parte di entrambi i genitori; - costruire un “terreno collaborativo” tra le famiglie, le parti sociali e i professionisti del settore; - individuare e raggiungere risoluzioni positive per i conflitti favorendo l’interazione comunicativa tra le parti. 9. Tipologia struttura capacità di accoglienza Gruppo appartamento __ Casa famiglia __ Comunità alloggio __ Comunità di pronta accoglienza __ Casa di riposo __ Casa albergo __ Strutture semiresidenziali (specificare ________________________) __ Altro (specificare: centro erogazione prestazioni alla persona) _1 9.1 Atto/i di autorizzazione al funzionamento della struttura ai sensi della L.R. n. 41/2003 ___________________________________________________________________ Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 10. Annualità 2014 Sede della struttura e/o dell’attività Via Enrico Toti n.64/66, Tivoli 11. Numero utenti nel 2013 |_|_|6|3| Trattasi utenti che effettuano counselling relazionale e incontri presso lo spazio neutro. 12. Utenza annuale prevista: Potenzialmente, l’intera popolazione distrettuale 13. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato 14. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale No 14.1 Altri criteri di individuazione dell’utenza Nessuno 15. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 16. Soggetto erogatore del servizio Consorzio SOL.CO. 16.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio Servizio appaltato di durata triennale 17. - Personale coinvolto Amministrativi Assistenti sociali Sociologi Psicologi Pedagogisti Educatori professionali Operatori socio-sanitari Volontari Mediatori culturali Altre figure (specificare: giurista-avvocato) |_|_|1| |_|_|2| |_|_|1| |_|_|2| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|1| Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 19. Annualità 2014 In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? E’ prevista un’attività di valutazione ex-ante in –itinere ed ex-post delle attività proposte al fine di garantire una totale trasparenza e qualità degli interventi e dei progetti di cui il centro si fa promotore. Si attueranno attività di continuo monitoraggio dell’offerta delle attività fornite, nonché dei fabbisogni che si evidenziano dalle interazioni con gli utenti. Per presentare e diffondere i risultati, riguardanti l’affluenza e gli obiettivi conseguiti dal centro, sarà prodotta una pubblicazione di sintesi, presentata in un seminario di chiusura annualità, per dare conto dei risultati raggiunti e dei percorsi avviati nell’ambito del centro. Si considereranno, in tale pubblicazione, i percorsi e i risultati di ciascuna fase del progetto e potrà quindi essere suddivisa ipoteticamente nel seguente modo: • analisi del contesto socio-culturale territoriale con particolare riferimento agli aspetti sociali caratterizzanti l’area di interesse del centro. • i percorsi educativi-terapeutici e di, mediazione proposti • i percorsi formativi proposti • la metodologia di analisi e individuazione dei bisogni e gli strumenti adottati per promuovere e attuare i servizi • la collocazione del centro nel tessuto territoriale La pubblicazione potrà essere presentata in un seminario di chiusura annuale, dove ci sarà occasione di fornire al pubblico informazioni sulle attività condotte, evidenziando le esperienze più importanti e aprendo il confronto e la comparazione con esperienze analoghe attuate in altri contesti. Al seminario saranno invitati a partecipare, in qualità di relatori, rappresentanti delle istituzioni locali, rappresentanti di eventuali associazioni degli utenti, rappresentanti del mondo accademico, della formazione e eventuali altre figure coinvolte durante il progetto. Questi procedimenti di verifica e comunicazione dei risultati potranno avvenire con cadenza annuale o biennale differentemente dalla tipologia delle attività proposte e considerate. 19.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? Grande soddisfazione espressa in via informale alle risorse del Servizio Sociale Distrettuale per aver istituito un servizio che offre risposte anche alle numerose richieste pervenute da parte dell’Autorità giudiziaria 20. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 21. X Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. Attraverso la partecipazione di figure professionali sanitarie – lo psicoterapeuta – ed il rafforzamento della rete tra i servizi sociali e l’azienda sanitaria in materia di prevenzione e cura del disagio minorile, genitoriale e familiare. Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane 61.506,00 61.506,00 61.506,00 61.506,00 Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 MISURE 1.1 E 1.2 1. TITOLO DELL’INTERVENTO INFANZIA, FAMIGLIA E SOCIETA’: IL VALORE SOCIALE DEL MINORE (L.285/97) 2. Continuità dell’intervento Nuovo X In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio X LEPS Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento Il progetto prevede, oltre alla prosecuzione di servizi già attivati per i sei Comuni aderenti al progetto 285/1997, a tutti i Comuni del Distretto, il potenziamento dei servizi preesistenti e l’attuazione di nuovi a favore di altee aree di utenza (donne in stato di gravidanza e puerperio, famiglie in condizioni di disagio economico e/o emarginazione sociale anche temporanei). 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni Si cercherà di perseguire unitarietà e complementarietà delle attività che saranno esercitate in maniera quanto più capillare possibile sul territorio del Distretto Sociosanitario di Tivoli. Si cercherà, inoltre, di attivare quanto più è possibile la risorse, la partecipazione e il protagonismo degli adulti, degli adolescenti e dei bambini. Le istituzioni pubbliche e del Terzo settore, assieme alle altre risorse umane disponibili sul territorio agiranno in sinergia al fine di promuovere una cultura sensibile alle problematiche dell’infanzia e dell’adolescenza, affinché possano essere rimosse le situazioni di disagio, emarginazione, bisogno e devianza. Le famiglie dovranno essere stimolate a partecipare alla vita sociale e culturale del Distretto anche attraverso il coinvolgimento e la responsabilizzazione della coppia genitoriale nei processi di crescita dei bambini e degli adolescenti. La valorizzazione delle relazioni e dello sviluppo sociale dei minori sarà funzionale a garantire l’integrazione e l’appartenenza alla società civile in termini anche di acquisizione di un’identità forte, di responsabilità e consapevolezza. Le azioni riguarderanno specificatamente l’assistenza domiciliare educativa; i servizi ricreativi ed educativi di prevenzione del disagio, itineranti presso le scuole del Distretto Sociosanitario di Tivoli. 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. Tipologia di utenza X Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 Minori e famiglia, disagio socioeconomico, esclusione sociale 8. Obiettivi dell’intervento • • • Offrire sostegno alle famiglie per l’esercizio delle funzioni genitoriali e di socializzazione dei soggetti in difficoltà; superare gli interventi mirati prioritariamente all’emergenza, per attivare percorsi culturali ed educativi che contrastino ogni forma di disagio, solitudine, alienazione, anche a titolo preventivo; valorizzare il recupero delle potenzialità e delle risorse umane. 9. Tipologia struttura capacità di accoglienza Gruppo appartamento __ Casa famiglia __ Comunità alloggio __ Comunità di pronta accoglienza __ Casa di riposo __ Casa albergo __ Strutture semiresidenziali (specificare ________________________) __ Altro (specificare ________________________________________) __ 9.1 Atto/i di autorizzazione al funzionamento della struttura ai sensi della L.R. n. 41/2003 ___________________________________________________________________ 10. Sede della struttura e/o dell’attività Comune capofila (Servizi Sociali), Comuni del Distretto SS Tivoli, Consultori familiari 11. Numero utenti nel 2013 |_|_|3|5| 12. Utenza annuale prevista |_|_|_|_| Dato non disponibile al momento; è in corso di perfezionamento un sistema di rilevazione e stima dell’utenza richiedente 13. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato 14. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale Si 14.1 Altri criteri di individuazione dell’utenza 15. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 16. Soggetto erogatore del servizio Consorzio SOL.CO. 16.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio Affidamento in appalto di durata triennale 17. - Personale coinvolto Amministrativi Assistenti sociali Sociologi Psicologi Pedagogisti Educatori professionali Operatori socio-sanitari Volontari Mediatori culturali Altre figure (specificare: Comitato Tecnico Scientifico) Altre figure (specificare: Assistenti Domiciliari) 19. |_|_|_| |_|_|_| |_|_|1| |_|_|3| |_|_|_| |_|_|1| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|8| |_|1|0| In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? Rilevazione del livello di gradimento del servizio, mantenimento/incremento dell’utenza 19.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? Grande soddisfazione espressa a filo di voce e in via informale alle AASS del SSD 20. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 21. X Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. Si, per mezzo dell’integrazione della compagine tecnico-professionale del servizio, con risorse umane del settore sanitario altamente qualificate Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane 146.217,00 146.217,00 146.217,00 146.217,00 Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 MISURE 1.1 E 1.2 1. TITOLO DELL’INTERVENTO PORTE SOCIALI 2. Continuità dell’intervento Nuovo X In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio X LEPS Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento Attività a livello distrettuale 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni Unificare strumenti e obiettivi da perseguire secondo le esigenze specifiche dell’utenza presente sul territorio del Distretto, sostenendo l’azione di segretariato e orientamento sociale svolto P.U.A. 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. X Tipologia di utenza L’insieme dei cittadini e delle organizzazione della società civile locale 8. Obiettivi dell’intervento - Fornire informazioni, consulenze e aiuto nel rispetto del diritto all’autodeterminazione del singolo cittadino, in ordine alle più diverse richieste di servizi o prestazioni sociali e agevolando lo scambio di elementi informativi tra soggetti diversi; - svolgere una funzione di promozione sociale, rendendo l’informazione e l’accesso ai servizi facilitati ai vasti strati della popolazione del Distretto Sociosanitario di Tivoli, con particolare riferimento a specifici target che di volta in volta saranno individuati. 9. Tipologia struttura capacità di accoglienza Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 Gruppo appartamento Casa famiglia Comunità alloggio Comunità di pronta accoglienza Casa di riposo Casa albergo Strutture semiresidenziali (specificare ________________________) Altro (specificare Porte Sociali, coincidenti con gli Sportelli P.U.A.) __ __ __ __ __ __ __ 18 9.1 Atto/i di autorizzazione al funzionamento della struttura ai sensi della L.R. n. 41/2003 ___________________________________________________________________ 10. Sede della struttura e/o dell’attività Sedi comunali e distretto sanitario di competenza e Ufficio di Piano 11. Numero utenti nel 2013 |_|_|_|_| Non ancora disponibile 12. Utenza annuale prevista |_|_|_|_| Potenzialmente, l’intera cittadinanza distrettuale 13. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato 14. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale NO 14.1 Altri criteri di individuazione dell’utenza 15. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito - Altro Comune del Distretto (specificare tutti i Comuni del DSS Tivoli) 16. Soggetto erogatore del servizio Distretto Sociosanitario 16.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio Perenne, attraverso la rete P.U.A. 17. Personale coinvolto X X Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 - Amministrativi Assistenti sociali Sociologi Psicologi Pedagogisti Educatori professionali Operatori socio-sanitari Volontari Mediatori culturali Altre figure (specificare: medici) 19. Annualità 2014 |_|1|4| |_|_|6| |_|_|1| |_|_|_| |_|_|2| |_|_|2| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|1| |_|_|2| In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? Periodiche riunioni di verifica del lavoro svolto e dei risultati emergenti dalla eventuale reportistica prodotta 19.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? 20. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 21. X Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. Si, online Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane 10.000,00 10.000,00 10.000,00 10.000,00 Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 MISURE 1.1 E 1.2 1. TITOLO DELL’INTERVENTO PRONTO INTERVENTO SOCIALE 2. Continuità dell’intervento X Nuovo In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio X LEPS Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento Il servizio viene attivato, con questa nuova strutturazione e assetto coordinato, per la prima volta con l’annualità 2014. Esso si pone in una prospettiva di continuità organizzativa e processuale con i servizi territoriali sociali che già da tempo operano sul territorio – seppur in modo non coordinato – per fronteggiare l’emergenza sociale in base ad esigenze di pronto intervento. 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni Il servizio è preposto al trattamento delle emergenze/urgenze sociali, in grado di affrontarle in tempi rapidi ed in maniera flessibile, in rete con gli attori sociali, pubblici e privati del territorio del Distretto Sociosanitario. Prevede l'attivazione d’interventi e prestazioni, tra loro interconnessi, capaci di garantire tempestivamente un sostegno sociale e/o sistemazione alloggiativa, in attesa della presa in carico del Servizio Sociale Professionale, preposto alla elaborazione del progetto individualizzato. Il focus degli interventi. riguarderà l’emergenza in senso lato: abitativa, utenze varie, assistenza domiciliare in emergenza. Saranno trattate anche emergenze sociali nei giorni festivi e prefestivi IL CONTATTO CON IL SERVIZIO DI PRONTO INTERVENTO SOCIALE SARA’ GARANTITO CON L’ATTIVAZIONE DEL NUMERO VERDE. 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. Tipologia di utenza X Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 Cittadinanza in condizioni di emergenza sociale 8. Obiettivi dell’intervento Fronteggiare l’emergenza e garantire l’opportuno sostegno sociale in attesa della presa in carico del cittadino o del nucleo familiare da parte del servizio sociale professionale 9. Tipologia struttura capacità di accoglienza Gruppo appartamento __ Casa famiglia __ Comunità alloggio __ Comunità di pronta accoglienza __ Casa di riposo __ Casa albergo __ Strutture semiresidenziali (specificare ________________________) __ Altro (specificare ________________________________________) __ 9.1 Atto/i di autorizzazione al funzionamento della struttura ai sensi della L.R. n. 41/2003 ___________________________________________________________________ 10. Sede della struttura e/o dell’attività Uffici comunali di diversa tipologia e struttura 11. Numero utenti nel 2013 |_|_|_|_| 12. Utenza annuale prevista |_|_|_|_| 13. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato 14. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale 14.1 Altri criteri di individuazione dell’utenza I criteri d’individuazione dell’utenza devono essere considerati a più livelli: LIVELLO 1 - PARZIALE necessità di presa in carico: cittadino in condizione di non autosufficienza più o meno elevata ma con rete familiare sufficientemente adeguata ed in grado di organizzare interventi. E’ presente una rete familiare estesa e l’istante cittadino può contare sulla collaborazione di più nuclei familiari e sulla loro disponibilità; è inoltre possibile supportare il nucleo familiare anche con l’attivazione di altri servizi pubblici e/o privati. LIVELLO 2 – RILEVANTE necessità di presa in carico: l’istante cittadino (minore o adulto) ha come riferimento un unico nucleo familiare ( seppur composto di più persone ) e può contare sulla capacità e disponibilità di quest’unica risorsa. La presa in carico si configura quindi come unica soluzione rispetto a quei nuclei che devono conciliare impegni di lavoro e familiari con il carico assistenziale di cura nei confronti del cittadino in condizioni di disagio. Si determina quindi uno stato di difficoltà nella tutela del cittadino anche se la Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 rete familiare (intesa come componenti del nucleo) è estesa. Rientrano in questo livello anche i nuclei familiari con rilevanti problematiche sociali, sanitarie e relazionali. LIVELLO 3 - ASSOLUTA necessità di presa in carico: il cittadino in condizione di disagio ha come riferimento una situazione familiare debole, può contare su ridotte capacità assistenziale [un unico familiare diretto o collaterale ( figlio, nipote, moglie, ecc.)], in assenza di altre figure parentali o amicali significative di riferimento. Rientrano in tale fascia: a) le coppie di anziani senza rete familiare; b) i nuclei familiari multiproblematici e/o quei nuclei all’interno dei quali emergono gravi dinamiche relazionali tra i componenti dello stesso; c) i minori in grave disagio sociale LIVELLO ES – EMERGENZA SOCIALE: cittadini per i quali è necessario attivare immediatamente interventi di pronto intervento sociale (indipendentemente dal livello di disagio). Rientrano in tale livello, ad esempio: anziani soli o anziani con rete familiare gravemente inadeguata che presenta una situazione di totale incapacità di garantire la tutela e l’incolumità dell’anziano a domicilio; minori vittime di maltrattamenti e/o abusi; vittime di stalking; nuclei familiari multiproblematici; malati psichiatrici non assistiti dal servizio istituzionali; minori stranieri non accompagnati; nuclei familiari in condizioni di improvviso disagio economico; ecc.. I casi codificati in un tale livello avranno la priorità assoluta per l’accesso alla rete dei servizi e per la presa in carico dei servizi distrettuali. Il livello ES viene riconosciuto anche ad anziani già collocati in strutture residenziali non convenzionate con l’Azienda USL ed i cui oneri di retta siano a carico dei Comuni compresi nell’ambito territoriale del Distretto. 15. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 16. Soggetto erogatore del servizio L’Ufficio di Piano e le sedi del servizio sociale distrettuale 16.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio 17. - Personale coinvolto Amministrativi Assistenti sociali Sociologi Psicologi Pedagogisti Educatori professionali Operatori socio-sanitari Volontari Mediatori culturali Altre figure (specificare) 19. |_|_|_| |_|_|3| |_|_|1| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|2| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? Rilevazione della domanda e diffusione di informazioni sul territorio tramite soggetti del terzo settore e la rete P.U.A. Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 19.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? 20. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 21. X Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. Grazie al Coordinamento dell’Ufficio di Piano nel quale è presente un Assistente Sociale referente per la ASL RMG3, vengono garantite tutte le necessarie modalità d’integrazione tra i Comuni del Distretto Sociosanitario di Tivoli e il Distretto Sanitario RMG3. Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento 37.225,89 37.225,89 37.225,89 37.225,89 Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale MISURE 1.1 E 1.2 1. TITOLO DELL’INTERVENTO SERVIZIO SOCIALE E SEGRETARIATO SOCIALE DISTRETTUALE 2. Continuità dell’intervento Nuovo x In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio x LEPS Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento Viene ad essere ampliata l’utenza di riferimento in quanto si garantisce il servizio Sociale anche a tutti quei Comuni del Distretto Sociosanitario di Tivoli sprovvisti di Assistenti sociali in pianta organica. 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni Sostegno e accompagnamento al singolo e alla famiglia. Sostegno alle responsabilità genitoriali; relazione familiare e sociale 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (Casape, Cerreto Laziale, Ciciliano, Gerano, Licenza, Mandela, Percile, Pisoniano, Poli, Roccagiovine, Sambuci, Saracinesco, San Gregorio da Sassola, San Polo dei Cavalieri, Vicovaro) 7. X Tipologia di utenza Tutta la cittadinanza e in particolare: minori e famiglie, anziani, disagiati sociali, disabili. 8. Obiettivi dell’intervento Erogare prestazioni professionali finalizzate all’accoglienza dei soggetti svantaggiati e alla risoluzione del disagio sociale avvertito dal singolo e dalla famiglia, in collaborazione con gli altri servizi territoriali e con l’autorità giudiziaria competenti 9. Tipologia struttura capacità di accoglienza Gruppo appartamento __ Casa famiglia __ Comunità alloggio __ Comunità di pronta accoglienza __ Casa di riposo __ Casa albergo __ Strutture semiresidenziali (specificare ________________________) __ Altro (specificare ________________________________________) 15 9.1 Atto/i di autorizzazione al funzionamento della struttura ai sensi della L.R. n. 41/2003 ___________________________________________________________________ 10. Sede della struttura e/o dell’attività Sedi comunali 11. Numero utenti nel 2013 |_|_|_|_| ___________________________________________________________________ 12. Utenza annuale prevista |_|_|_|_| ___________________________________________________________________ 13. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato ___________________________________________________________________ 14. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale ______________________________________________________________________ 14.1 Altri criteri di individuazione dell’utenza ______________________________________________________________________ 15. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 16. Soggetto erogatore del servizio ___________________________________________________________________ ___________________________________________________________________ 16.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio ___________________________________________________________________ ___________________________________________________________________ 17. - Personale coinvolto Amministrativi |_|_|_| Assistenti sociali |_|_|2| Sociologi |_|_|_| Psicologi |_|_|_| Pedagogisti |_|_|_| Educatori professionali |_|_|_| Operatori socio-sanitari |_|_|_| Volontari |_|_|_| Mediatori culturali |_|_|_| Altre figure (specificare ____________________________________) |_|_|_| 19. In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ 19.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ 20. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 21. Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. _ Gruppi di lavoro e di confronto tra le AASS del servizio e i corrispondenti AUSL Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale 71.000,00 Costo risorse umane Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento 71.000,00 Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 MISURE 1.1 E 1.2 1. TITOLO DELL’INTERVENTO SOSTENERE LA GRAVE DISABILITA’ (LEGGE 162/98) 2. Continuità dell’intervento Nuovo X In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio X LEPS Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento Valgono qui le stesse considerazioni espresse relativamente al fabbisogno di assistenza domiciliare integrata con la maggiore attenzione, però, che meritano coloro i quali sono diversamente abili e in situazioni ben peggiori in termini di disabilità permanente e grave limitazione dell’autonomia personale. I disabili gravi, difatti, possono essere sostenuti solo attraverso servizi altamente specifici e personalizzati che tengano conto di esigenze difficilmente riconducibili o inquadrabili in categorie generali di bisogno e, pertanto, estensibili e/o riferibili a porzioni ampie della popolazione o a particolari target. 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni La legge nazionale n.328/2000 e la legge regionale di riordino dei servizi ed interventi socioassistenziali n.38/1996 hanno individuato nel Distretto Sociosanitario l’ambito territoriale ottimale per l’attuazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Sulla base del quadro normativo di riferimento, il Piano di Zona costituisce lo strumento per la pianificazione strategica locale degli interventi e dei servizi sociali e l’integrazione tra gli interventi socio-assistenziali e socio-sanitari. Nell’organizzazione e gestione associata, dei servizi ed interventi socio-sanitari attivati a livello distrettuale, acquista particolare importanza l’attivazione di quanto disposto dalla legge n. 162/1998. Infatti, al fine di assicurare il diritto ad una vita indipendente alle persone con disabilità permanente e grave limitazione dell’autonomia personale, il Distretto Sociosanitario di Tivoli promuove, nell’ambito del Piano di Zona 2004, la programmazione e l’attuazione delle iniziative previste dalla predetta legge n.162/1998. Tra queste iniziative assumono un’importanza fondamentale la definizione e l’attuazione dei piani personalizzati d’intervento. I piani personalizzati d’intervento sono previamente concordati con le persone che ne hanno presentato istanza e prevedono l’aiuto, il sostegno alla persona e alla famiglia attraverso l’assistenza domiciliare anche della durata di 24 ore o programmi di aiuto gestiti in forma indiretta. La realizzazione di ogni piano non potrà conseguirsi con una spesa inferiore ai 4000,00 (quattromila/00) euro. Pertanto, l’Unità di Valutazione Multidimensionale provvederà ad individuare gli interventi aventi maggiore necessità. Qualora le persone in possesso dei requisiti richiesti fossero in numero maggiore rispetto ai finanziamenti assegnati al Distretto Sociosanitario di Tivoli, la predetta Unità di Valutazione Multidimensionale stilerà un’apposita graduatoria nel rispetto rigoroso dei seguenti criteri: 1) la gravità; Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 2) la situazione sociale, con particolare riferimento all’assenza di conviventi o alla distanza dalle strutture erogatrici i servizi sociali; 3) la situazione economica. Delle opportunità offerte dalla legge n.162/1998 è auspicabile che sia garantita, da parte di tutti gli enti coinvolti, la più ampia diffusione possibile (a mezzo stampa, bando pubblico, ecc.). 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. X Tipologia di utenza Portatori di disabilità grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, Legge n.104/1992 e con patologie non derivanti da processi d’invecchiamento. 8. Obiettivi dell’intervento • • Individuare ed intervenire nei confronti delle persone in situazione di particolare gravità che necessitano di un’assistenza mirata che non può essere accordata con iniziative globali; sostenere le risorse familiari e socio-relazionali dei disabili gravi. 9. Tipologia struttura capacità di accoglienza Gruppo appartamento __ Casa famiglia __ Comunità alloggio __ Comunità di pronta accoglienza __ Casa di riposo __ Casa albergo __ Strutture semiresidenziali (specificare ________________________) __ Altro (specificare ________________________________________) __ 9.1 Atto/i di autorizzazione al funzionamento della struttura ai sensi della L.R. n. 41/2003 ___________________________________________________________________ 10. Sede della struttura e/o dell’attività 11. Numero utenti nel 2013 |_|_|_|_| 12. Utenza annuale prevista |_|_|_|_| Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 13. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato 14. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale Annualità 2014 Si 14.1 Altri criteri di individuazione dell’utenza 15. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 16. Soggetto erogatore del servizio Comune capofila per la parte relativa all’erogazione dei contributi; CONSORZIO VALCOMINO per la’ assistenza domiciliare in forma diretta. 16.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio Per l’assistenza domiciliare in forma diretta il servizio è appaltato e di durata triennale 17. - Personale coinvolto Amministrativi |_|_|1| Assistenti sociali |_|_|8| Sociologi |_|_|1| Psicologi |_|_|_| Pedagogisti |_|_|_| Educatori professionali |_|_|_| Operatori socio-sanitari |_|_|_| Volontari |_|_|_| Mediatori culturali |_|_|_| Altre figure (specificare ______________________________________)|_|_|_| 19. In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? Partecipazione sociale alla gestione, assetto organizzativo, clima organizzativo e relazioni umane, sistema di programmazione e controllo, ricerca costante del miglioramento, verifiche e azioni correttive per la qualità, disponibilità di strutture e impianti, adeguatezza e conformità delle strutture, autosufficienza finanziaria, profilo del personale, formazione del personale, coinvolgimento delle famiglie e del volontariato, collaborazione con soggetti e realtà del territorio, capacità di analisi del territorio e dei suoi bisogni, relazioni esterne e comunicazione indagine sui tempi di lavoro, contatti telefonici con gli assistiti, visite agli assistiti, analisi dello stile di vita degli assistiti, interviste agli assistiti ed alle famiglie sul funzionamento del servizio, valutazione sulla adeguatezza del servizio domiciliare in rapporto con il servizio basilare 19.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? Soddisfazione rilevata in via informale e in progressivo miglioramento Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 20. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 21. Annualità 2014 X Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. E’ la rete che unisce istituzioni pubbliche e private, organizzazioni della società civile e singoli cittadini, sotto il coordinamento e il ruolo guida dell’Ufficio di Piano Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane 39.187,00 39.187,00 40.000,00 40.000,00 79.187,00 79.187,00 Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 MISURE 1.1 E 1.2 1. TITOLO DELL’INTERVENTO TIROCINI PER LA VALORIZZAZIONE DELLE COMPETENZE RELAZIONALI E LAVORATIVE DELLE PERSONE IN CONDIZIONI DI DISAGIO 2. Continuità dell’intervento Nuovo X In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio LEPS X Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento Il progetto amplia l’utenza di riferimento, nel particolare trattasi di giovani e adulti, anche disabili, ambosessi portatori in condizioni disagiate. 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni Dal monitoraggio dei tirocini risocializzanti si sono riscontrati risultati estremamente positivi sia dal lato della relazione tra i tirocinanti e le persone con essi interagenti, sia per quanto riguarda lo sperimentarsi nelle loro capacità e sia nell’identificarsi in un ruolo acquisendo identità di persona “utile” e per questo stimata e considerata. Si è potuto, inoltre, constatare che tutti i tirocinanti seguono con precisione le regole quali il rispetto dell’orario e dell’organizzazione del lavoro. Le persone coinvolte sono coloro che non hanno la possibilità di svolgere un lavoro, ma hanno sufficienti capacità di relazione. I livelli di abilità sono differenti , ma anche i tirocinanti che presentano patologie gravi sono stati messi in condizione di poter dare il loro contributo. Nelle varie fasi di implementazione del progetto sono stati coinvolti anche alcuni genitori di giovani disabili partecipanti per renderli parti attive nella costruzione del loro percorso di “abilitazione/riabilitazione sociale e lavorativa”. Si può affermare che l’esperienza dei tirocini, ha prodotto risultati più che positivi, non solo i giovani hanno dato il meglio di sé stessi, ma sono riusciti a costruire relazioni significative che sono andate oltre l’ambiente e l’orario di lavoro. L’impegno costante da parte loro ha permesso di raggiungere pienamente l’obiettivo del progetto relativo all’integrazione. 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) X Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 7. Annualità 2014 Tipologia di utenza Giovani e adulti disagiati 8. Obiettivi dell’intervento Dare ai partecipanti la possibilità di essere parte del proprio ambiente sociale e culturale 9. Tipologia struttura capacità di accoglienza Gruppo appartamento __ Casa famiglia __ Comunità alloggio __ Comunità di pronta accoglienza __ Casa di riposo __ Casa albergo __ Strutture semiresidenziali (specificare ________________________) __ Altro (specificare ________________________________________) __ 9.1 Atto/i di autorizzazione al funzionamento della struttura ai sensi della L.R. n. 41/2003 ___________________________________________________________________ 10. Sede della struttura e/o dell’attività Uffici comunali di diversa tipologia e struttura 11. Numero utenti nel 2013 |_|_|3|0| 12. Utenza annuale prevista |_|_|_|_| 13. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato 14. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale 14.1 Altri criteri di individuazione dell’utenza 15. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 16. Soggetto erogatore del servizio I Comuni afferenti al Distretto Sociosanitario di Tivoli 16.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 17. - Annualità 2014 Personale coinvolto Amministrativi |_|_|1| Assistenti sociali |_|_|8| Sociologi |_|_|1| Psicologi |_|_|_| Pedagogisti |_|_|_| Educatori professionali |_|_|_| Operatori socio-sanitari |_|_|_| Volontari |_|_|_| Mediatori culturali |_|_|_| Altre figure (specificare ____________________________________) |_|_|_| 19. In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? In corso di elaborazione 19.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? Soddisfazione da parte dell’utenza rilevata puntualmente e informalmente a cura del SSD 20. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 21. SI X Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento 37.225,89 12.774,11 50.000,00 37.225,89 12.774,11 50.000,00 Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 MISURE 1.1 E 1.2 1. TITOLO DELL’INTERVENTO GESTIRE LA COMPLESSITA’: RISORSE PER L’UFFICIO DI PIANO 2. Continuità dell’intervento Nuovo x In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio LEPS x Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento Trattasi di attività già avviata presso il Comune di Tivoli in qualità di Comune capofila del Distretto Sociosanitario omonimo. 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni L’Ufficio di Piano è lo strumento operativo per la programmazione locale con il compito di provvedere all’elaborazione del Piano di Zona secondo le modalità indicate dal Comitato Istituzionale dell’Accordo di Programma. I componenti dell’Ufficio di Piano vengono individuati dall’Assemblea dell’Accordo di Programma. Le risorse umane dell’Ufficio di Piano sono costituite da personale distaccato dagli enti di appartenenza o con incarichi ad operatori esterni di cui sia dimostrata la competenza in campo amministrativo e sociosanitario. 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. x Tipologia di utenza Amministratori e amministrativi del Distretto; Figure Tecniche e Operatori del Sociale e del Sanitario; Terzo Settore; Società Civile Organizzata. 8. Obiettivi dell’intervento Garantire la realizzazione del sistema integrato degli interventi sociosanitari; rendere concretamente attuabili le linee programmatiche deliberate dal Comitato Istituzionale dell’Accordo di Programma; Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 Annualità 2014 svolgere una funzione generale di carattere amministrativo, tecnico-progettuale, valutativa ed organizzativa 9. Tipologia struttura capacità di accoglienza Gruppo appartamento __ Casa famiglia __ Comunità alloggio __ Comunità di pronta accoglienza __ Casa di riposo __ Casa albergo __ Strutture semiresidenziali (specificare ________________________) __ Altro (specificare ________________________________________) __ 9.1 Atto/i di autorizzazione al funzionamento della struttura ai sensi della L.R. n. 41/2003 ___________________________________________________________________ 10. Sede della struttura e/o dell’attività c/o Comune di Tivoli, Settore “Welfare”, Piazza del Governo n.1 – 00019 Tivoli (RM) 11. Numero utenti nel 2013 |_|_|_|_| ___________________________________________________________________ 12. Utenza annuale prevista |_|_|_|_| ___________________________________________________________________ 13. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato ___________________________________________________________________ 14. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale ______________________________________________________________________ 14.1 Altri criteri di individuazione dell’utenza ______________________________________________________________________ 15. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 16. Annualità 2014 Soggetto erogatore del servizio Distretto Sociosanitario RMG3 16.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio v. D.G.R. 136/2014 17. - Personale coinvolto Amministrativi |_|_|3| Assistenti sociali |_|_|2| Sociologi |_|_|1| Psicologi |_|_|_| Pedagogisti |_|_|_| Educatori professionali |_|_|_| Operatori socio-sanitari |_|_|_| Volontari |_|_|_| Mediatori culturali |_|_|_| Altre figure (specificare ______________________________________)|_|_|_| 19. In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? Periodiche riunioni sul lavoro svolto e sui risultati emergenti dalla reportistica prodotta 19.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ 20. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 21. X Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. E’ membro effettivo dell’Ufficio per la Struttura di Piano un rappresentante della AUSL RMG3 (Distretto Sociosanitario di Tivoli). Regione Lazio Modulo Interventi Misure 1.1 e 1.2 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento 52.226,41 36.185,26 88.411,67 52.226,41 36.185,26 88.411,67 Costo risorse umane Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 2 Annualità 2014 MISURA 2 1. TITOLO DELL’INTERVENTO ASSISTENZA RIABILITATIVA SOCIALE AI MALATI PSICHIATRICI 2. Continuità dell’intervento Nuovo In continuità con servizio già attivato X Riattivato 3. Tipologia di servizio LEPS X Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento Assistenza domiciliare al malato psichiatrico e sostegno socio-relazionale alla famiglia. 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni Informazione e sensibilizzazione rivolta, in particolare, a coloro che per diversi motivi sono maggiormente a contatto con utenti psichiatrici quale forma di prevenzione di un senso di disagio e di diffidenza che comporta sovente una discriminazione e intolleranza verso persone che già si trovano in condizioni di forte disagio e difficoltà. Incidere su una cultura che associa sovente il malato psichiatrico ad un individuo da evitare ed isolare, e contemporaneamente assistere coloro che si trovano a dover affrontare situazioni di convivenza o vicinato quali risposte complementari e necessarie. Conseguire la condizione di totale “presa in carico” dell’utente psichiatrico. 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. Tipologia di utenza Malati psichiatrici 8. Obiettivi dell’intervento - Depotenziare, se non estirpare, il pregiudizio che ruota intorno alla figura del malato psichiatrico; X Regione Lazio Modulo Interventi Misura 2 Annualità 2014 - innalzare al qualità di vita del malato psichiatrico, lungo un percorso volto a scoprire e riscoprire abilità relazionali ludico socializzanti; - sostenere il caregiver del malato psichiatrico 9. Tipologia struttura capacità di accoglienza Gruppo appartamento __ Casa famiglia __ Comunità alloggio __ Comunità di pronta accoglienza __ Casa di riposo __ Casa albergo __ Strutture semiresidenziali (specificare ________________________) __ Altro (specificare ________________________________________) __ 9.1 10. Atto/i di autorizzazione al funzionamento della struttura ai sensi della L.R. n. 41/2003 Sede della struttura e/o dell’attività 11. Numero utenti nel 2013 |_|_|_|_| 12. Utenza annuale prevista |_|_|2|0| 13. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato 14. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale: SI 14.1 Altri criteri di individuazione dell’utenza Segnalazione da parte dei servizi preposto 15. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 16. Soggetto erogatore del servizio Consorzio VALCOMINO 16.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio Servizio appaltato di durata triennale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 2 17. - Personale coinvolto Amministrativi Assistenti sociali Sociologi Psicologi Pedagogisti Educatori professionali Operatori socio-sanitari Volontari Mediatori culturali Altre figure (specificare Assistenti Domiciliari) 19. Annualità 2014 |_|_|_| |_|_|2| |_|_|1| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|2| In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? In corso di definizione 19.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? 20. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 21. X Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. Associazioni, cooperative e servizi territoriali sotto stretto coordinamento dell’Ufficio di Piano del Distretto Sociosanitario di Tivoli Regione Lazio Modulo Interventi Misura 2 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane 48.560,20 48.560,20 48.560,20 48.560,20 Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 2 Annualità 2014 MISURA 2 1. TITOLO DELL’INTERVENTO CONTRASTO ALL’EMARGINAZIONE E AL DISAGIO SOCIALE NEI PICCOLI COMUNI 2. Continuità dell’intervento Nuovo X In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio X LEPS Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento Trattasi di un servizio integrativo e di potenziamento del SSD (Servizio Sociale Distrettuale) particolarmente dedicato ai piccoli Comuni – svolto prevalentemente da Assistenti Sociali – nei quali si distinguono fenomeni specifici di emarginazione e di disagio sociali, tipici e non sovrapponibili e quelli rinvenibili nei grandi centri urbani. A tal riguardo gli operatori di questo servizio sono edotti ad utilizzare metodologie di tipo clinico e di problem solving funzionali a riattivare le reti sociali esistenti a livello locale, contrastando il deflusso demografico e agevolando l’integrazione tra cittadini autoctoni e stranieri, portatori di specifiche e notevoli problematiche sociali. 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni Socializzazione, empowerment e sviluppo della consapevolezza dello status di cittadino. Si prevede di continuare ad utilizzare: a) strumenti relazionali (colloqui, ricognizioni ambientali, visite domiciliari e ai “luoghi di vita”); b) strumenti amministrativi (autocertificazioni, documentazioni e certificati riferiti alla “natura” della situazione). Gli Assistenti Sociali si impegneranno ad ndividuare e censire le situazioni di emarginazione, sulla base di segnalazioni di insegnanti, medici, forze dell'ordine, privati cittadini, associazioni di volontariato; prendere contatto con le persone, analizzare i loro bisogni e concordare un progetto di intervento in collaborazione con le risorse del Servizio Sociale Distrettuale; coordinare le attività di assistenza e supporto di operatori di diverso genere, anche in relazione ad eventuali progetti distrettuali, interdistrettuali e locali che di volta in volta potrebbero essere attivati. 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale 7. Tipologia di utenza X Regione Lazio Modulo Interventi Misura 2 Annualità 2014 Potenzialmente l’intera cittadinanza. 8. Obiettivi dell’intervento Fornire prestazioni di tipo informativo e orientativo supportando quegli utenti e/o nuclei che per la loro specificità locale non sono facilmente trattabili dal Servizio Sociale e Segretariato Sociale Distrettuali. Informare, indirizzare ai servizi; erogare prestazioni finalizzate all’accoglienza dei soggetti svantaggiati e alla risoluzione del disagio sociale avvertito dal singolo e dalla famiglia – nell’ambito territoriale specifico dei piccoli Comuni - in collaborazione con gli altri servizi territoriali (in primis il Servizio Sociale e il Segretariato Sociale Distrettuale) e con l’autorità giudiziaria competenti. 9. Tipologia struttura capacità di accoglienza Gruppo appartamento __ Casa famiglia __ Comunità alloggio __ Comunità di pronta accoglienza __ Casa di riposo __ Casa albergo __ Strutture semiresidenziali (specificare ________________________) __ Altro (specificare ________________________________________) __ 9.1 10. Atto/i di autorizzazione al funzionamento della struttura ai sensi della L.R. n. 41/2003 Sede della struttura e/o dell’attività Ambito territoriale dei piccoli Comuni 11. Numero utenti nel 2013 |_|_|_|_| 12. Utenza annuale prevista |_|_|_|_| 13. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato 14. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale No 14.1 Altri criteri di individuazione dell’utenza 15. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 16. Soggetto erogatore del servizio Consorzio SOL.CO. Regione Lazio Modulo Interventi Misura 2 Annualità 2014 16.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio Appalto affidato a seguito di regolare gara 17. - Personale coinvolto Amministrativi |_|_|_| Assistenti sociali |_|_|4| Sociologi |_|_|_| Psicologi |_|_|_| Pedagogisti |_|_|_| Educatori professionali |_|_|_| Operatori socio-sanitari |_|_|_| Volontari |_|_|_| Mediatori culturali |_|_|_| Altre figure (specificare ____________________________________) |_|_|_| 19. In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? 19.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? Soddisfazione espressa in via informale alle AASS e agli Amministratori locali. Il servizio rappresenta ormai un punto di riferimento per la popolazione locale 20. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 21. X Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. Associazioni, cooperative e servizi territoriali sotto stretto coordinamento dell’Ufficio di Piano del Distretto Sociosanitario di Tivoli. Regione Lazio Modulo Interventi Misura 2 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane 106.156,00 106.156,00 106.156,00 106.156,00 Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 2 Annualità 2014 MISURA 2 1. TITOLO DELL’INTERVENTO COUNSELLING SOCIOPEDAGOGICO 2. Continuità dell’intervento Nuovo X In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio LEPS X Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento - Tutela della salute del minore; - Sostegno e inserimento sociale delle persone disabili 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni Le aree d’intervento sono: le seguenti: cognitiva, emotivo-relazionale, comportamentale. Si intende proseguire il percorso pedagogico, finora offerto al target specifico di riferimento, con l’ausilio di strumenti compensativi e dispensativi attivando la funzione di recupero individuale e/o di supplemento alla programmazione didattica. Si prevedono, inoltre, le seguenti attività: - il monitoraggio continuo degli interventi; - l’attivazione di modalità di collaborazione con il corpo insegnanti e il complesso dei servizi sociali presenti sul territorio; - l’intensificazione dei colloqui con i genitori al fine di un maggiore coinvolgimento attivo per il benessere e la crescita della propria prole. 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. Tipologia di utenza Minori in difficoltà 8. Obiettivi dell’intervento X Regione Lazio Modulo Interventi Misura 2 Annualità 2014 Offrire un orientamento o un sostegno a singole persone o a gruppi, favorendo lo sviluppo e l’utilizzo delle potenzialità dell’utente. Offrire agli utenti l’opportunità di esplorare, scoprire e rendere chiari i propri schemi di pensiero e di azione per crescere nelle competenze di coping (=fronteggiare le difficoltà) e di autodeterminazione anche rispetto alla soluzione di alcuni problemi. Aumentare la qualità della propria vita migliorando l’uso delle proprie risorse e soddisfacendo al meglio le proprie esigenze; ancora più in particolare si tratterà di: - pattuire con il minore semplici regole comportamentali per la gestione dello spazio comune e personale; - infondere la sicurezza necessaria per affrontare le richieste didattiche e di altro tipo; - aumentare l’autostima; - potenziare le capacità di base, di attenzione e di concentrazione; - scoprire la possibilità di confrontarsi; 9. Tipologia struttura capacità di accoglienza Gruppo appartamento __ Casa famiglia __ Comunità alloggio __ Comunità di pronta accoglienza __ Casa di riposo __ Casa albergo __ Strutture semiresidenziali (specificare ________________________) __ Altro (specificare ________________________________________) __ 9.1 Atto/i di autorizzazione al funzionamento della struttura ai sensi della L.R. n. 41/2003 ___________________________________________________________________ 10. Sede della struttura e/o dell’attività 11. Numero utenti nel 2013 |_|_|_|_| 12. Utenza annuale prevista |_|_|_|_| 13. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato 14. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale 14.1 Altri criteri di individuazione dell’utenza 15. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) Regione Lazio Modulo Interventi Misura 2 16. Annualità 2014 Soggetto erogatore del servizio Consorzio SOL.CO. 16.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio Servizio in appalto, di durata triennale 17. - Personale coinvolto Amministrativi |_|_|1| Assistenti sociali |_|_|1| Sociologi |_|_|_| Psicologi |_|_|_| Pedagogisti |_|_|1| Educatori professionali |_|_|1| Operatori socio-sanitari |_|_|_| Volontari |_|_|_| Mediatori culturali |_|_|1| Altre figure (specificare ____________________________________) |_|_|_| 19. In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? Miglioramento delle condizioni familiari e personali del minore; incremento delle occasioni di socializzazione; miglioramento del rendimento scolastico 19.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? Soddisfazione espressa in via informale alle risorse del SSD 20. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 21. X Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. Istituzioni scolastiche, private, privato sociale e pubbliche con il coordinamento dell’Ufficio di Piano Regione Lazio Modulo Interventi Misura 2 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane 138.917,72 138.917,72 138.917,72 138.917,72 Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 3.1 Annualità 2014 MISURA 3/SOTTOMISURA 3.1 1. TITOLO DELL’INTERVENTO Interventi Legge Regionale 20/2006 – ANZIANI FRAGILI EMERGENZA CALDO E INVERNO SICURO 2. Continuità dell’intervento Nuovo X In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio LEPS X Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento Trattasi di un progetto già avviato, rivolto alla popolazione anziana, e finalizzato principalmente a sostenere e potenziare le abilità relazionali delle persone anziane non autosufficienti. 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni come da L.R: 20/2006, art. 3 - Attività educative agevolanti l’autonomia personale, sociorelazionale e psicofisiche; - Attività di tutela dei diritti; - Attività di prevenzione primaria e secondaria, sostegno, sorveglianza, ascolto e comunicazione sociale. 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. X Tipologia di utenza Utenti 0-17 18-64 over 65 uomini donne totale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 3.1 8. Annualità 2014 Obiettivi dell’intervento - Contenere la progressiva perdita di autonomia degli anziani fragili ed evitare una precoce istituzionalizzazione; - Sostenere le attività di prevenzione sull’individuazione ed il controllo di patologie cronico-degenerative dell’anziano; - Prevenire le situazioni di solitudine d emarginazione e le conseguenze legate all’emergenza caldo estivo o all’emergenza freddo nei comuni più piccoli montani 9. Numero utenti nel 2013 |_|_|_|_| 10. Utenza annuale prevista 11. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato 12. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale 2014 |_|_|_|_| 12.1 Altri criteri di individuazione dell’utenza 13. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 14. Soggetto erogatore del servizio Consorzio SOL.CO. 14.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio Appalto affidato a seguito di regolare gara d’appalto. Durata: triennale. 15. - Personale coinvolto Amministrativi Assistenti sociali Sociologi Psicologi Pedagogisti Educatori professionali Operatori socio-sanitari Volontari Mediatori culturali Altre figure (specificare ANIMATORE SOCIOCULTURALE) Altre figure (specificare ASSISTENTE DOMICILIARE) 16. |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|2| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|2| |_|_|2| In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? Ricerca costante del miglioramento, verifiche e azioni correttive per la qualità, disponibilità di strutture e impianti, adeguatezza e conformità delle strutture, autosufficienza finanziaria, profilo del personale, formazione del personale, Regione Lazio Modulo Interventi Misura 3.1 Annualità 2014 coinvolgimento delle famiglie e del volontariato, collaborazione con soggetti e realtà del territorio, capacità di analisi del territorio e dei suoi bisogni, relazioni esterne e comunicazione indagine sui tempi di lavoro, contatti telefonici con gli assistiti, visite agli assistiti, analisi della modo di vita degli assistiti, interviste agli assistiti ed alle famiglie sul funzionamento del servizio, valutazione sulla adeguatezza del servizio domiciliare in rapporto con il servizio asilare 16.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? Molteplici accessi al servizio 17. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 18. X Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. La rete connette le diverse municipalità, i servizi sociali in essi eventualmente presenti, l’ente erogatore del servizio, l’Ufficio di Piano, i presidi ASL, l’insieme delle associazioni che si occupano di anziani con una configurazione che nel corso degli anni si è articolata in una solida struttura di protezione e tutela del bisogno dell’utente e dei relativi caregivers, nonostante la penuria cronica di risorse economiche 19. Complementarietà/accessorietà degli interventi rispetto a quelli previsti nella misura 1.1 L’attuazione del progetto si basa su una metodologia che prevede l’esercizio di attività differenti e relative alle diverse dimensioni in cui si articola il servizio; attività, tra l’altro, trasversali rispetto all’ambito dei bisogni della popolazione anziana distrettuale. La priorità del progetto consiste nell’offrire garanzie all’anziano assistito per un elevato livello di qualità della vita inteso come raggiungimento della massima autonomia personale ed integrazione sociale possibile. In tutto si ravvede il carattere di complementarietà degli interventi di questo progetto con quelli previsti nella misura 1.1. Regione Lazio Modulo Interventi Misura 3.1 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane 156.782,78 156.782,78 156.782,78 156.782,78 Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 3.1 Annualità 2014 MISURA 3/SOTTOMISURA 3.1 1. TITOLO DELL’INTERVENTO Interventi Legge Regionale 20/2006 – CENTRO DIURNO PER DISAGIATI PSICHICI 2. Continuità dell’intervento Nuovo X In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio LEPS X Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento Il progetto riguarda attività con finalità di risocializzazione e di preformazione ad attività creative rivolte a disabili psichici ad integrazione degli interventi riabilitativi e con specifica attenzione a far mantenere una normale vita di relazione alle persone appartenenti a questa particolare tipologia d’utenza. 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni come da L.R: 20/2006, art. 3 Trattasi di formazione continua e di affiancamento per gli utenti del Centro Diurno volti ad incrementare le competenze relazionali, in primis, e lavorative dei pazienti. Viene così auspicato l’incremento della gamma di opportunità riabiliatative, di reinserimento sociale, di avviamento al lavoro. 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. Tipologia di utenza Utenti 0-17 18-64 over 65 8. X uomini donne totale Obiettivi dell’intervento - Sostenere il disagiato psichico nella ricostruzione della propria identità sociale diminuita o persa a causa della malattia e/o di inadeguati contesti di vita; Regione Lazio Modulo Interventi Misura 3.1 Annualità 2014 - Aumentare l’intensità e la frequenza delle opportunità riabilitative e formative degli utenti; - Ottenere piena integrazione dell’azione bio-psico-sociale a favore dei disabili psichici residenti sul territorio distrrettuale 9. Numero utenti nel 2013 |_|_|_|_| 10. Utenza annuale prevista 11. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato 12. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale 2014 |_|_|_|_| 12.1 Altri criteri di individuazione dell’utenza 13. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 14. Soggetto erogatore del servizio Consorzio VALCOMINO 14.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio Appalto di durata triennale 15. - Personale coinvolto Amministrativi |_|_|_| Assistenti sociali |_|_|_| Sociologi |_|_|_| Psicologi |_|_|_| Pedagogisti |_|_|_| Educatori professionali |_|_|2| Operatori socio-sanitari |_|_|5| Volontari |_|_|2| Mediatori culturali |_|_|_| Altre figure (specificare ____________________________________) |_|_|_| 16. In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? Partecipazione sociale alla gestione, assetto organizzativo, clima organizzativo e relazioni umane, sistema di programmazione e controllo, ricerca costante del miglioramento, verifiche e azioni correttive per la qualità, disponibilità di strutture e impianti, adeguatezza e conformità delle strutture, autosufficienza finanziaria, profilo del personale, formazione del personale, coinvolgimento delle famiglie e del volontariato, collaborazione con soggetti e realtà del territorio, capacità di analisi del territorio e dei suoi bisogni, relazioni esterne e comunicazione indagine sui tempi di lavoro, contatti telefonici con gli assistiti, visite agli assistiti, analisi della modo di vita degli assistiti, interviste agli assistiti ed alle famiglie sul funzionamento del servizio, valutazione sulla adeguatezza del servizio domiciliare in rapporto con il servizio basilare. Regione Lazio Modulo Interventi Misura 3.1 Annualità 2014 16.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? 17. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 18. X Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. La rete connette le diverse municipalità, i servizi sociali in essi eventualmente presenti, l’ente erogatore del servizio, l’Ufficio di Piano, i presidi ASL, l’insieme delle associazioni che si occupano di disabili psichici con una configurazione che nel corso degli anni si è articolata in una solida struttura di protezione e tutela del bisogno dell’utente e dei relativi caregivers, nonostante la penuria cronica di risorse economiche. 19. Complementarietà/accessorietà degli interventi rispetto a quelli previsti nella misura 1.1 Gli interventi rappresentano una risposta significativa alle necessità di un’utenza diretta e dei relativi caregivers che soffrono condizioni di vita spesso insostenibili per la rilevanza e la fenomenologia della malattia che affligge i loro cari. In tal senso, l’insieme delle prestazioni ha un carattere di importanza e di urgenza che ben si presta ad essere considerato come essenziale per parte della popolazione locale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 3.1 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane 83.897,00 83.897,00 83.897,00 83.897,00 Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 3.2 Annualità 2014 MISURA/SOTTOMISURA 3.2 1. TITOLO DELL’INTERVENTO Interventi a favore di persone affette da SLA 2. Continuità dell’intervento Nuovo X In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio LEPS X Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento Realizzazione di progetti ed interventi volti al potenziamento dei percorsi assistenziali domiciliar, in supporto dell’assistente familiare ed il riconoscimento del ruolo del caregivers 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni come da Determina G03867 del 28 marzo 2014, in attuazione della D.G.R. 233/2012 – II Annualità Attuazione programma regionale a favore dei malati di SLA 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. Tipologia di utenza Utenti 0-17 18-64 over 65 8. x uomini donne totale Obiettivi dell’intervento Agevolare le condizioni di vita ed innalzare la qualità di vita dei malati di SLA e loro familiari Regione Lazio Modulo Interventi Misura 3.2 Annualità 2014 9. Numero utenti nel 2013 |_|_|_|5| ___________________________________________________________________ 10. Utenza annuale prevista 2014 |_|_|_|6| ___________________________________________________________________ 11. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato ___________________________________________________________________ 12. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale NO 12.1 Altri criteri di individuazione dell’utenza Segnalazione dal Distretto Sanitario di competenza 13. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 14. Soggetto erogatore del servizio 14.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio 15. - Personale coinvolto Amministrativi |_|_|_| Assistenti sociali |_|_|_| Sociologi |_|_|_| Psicologi |_|_|_| Pedagogisti |_|_|_| Educatori professionali |_|_|_| Operatori socio-sanitari |_|_|_| Volontari |_|_|_| Mediatori culturali |_|_|_| Altre figure (specificare ____________________________________) |_|_|_| 16. In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? Livello di soddisfazione dei caragivers rilevato a mezzo questionario 16.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? In via informale l’utenza si è detta soddisfatta del contributo erogato nel 2013 in quanto alleggerisce il carico economico che, comunque, impegna i familiari di un paziente affetto da SLA. Regione Lazio Modulo Interventi Misura 3.2 17. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 18. Annualità 2014 x Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. La rete connette le diverse municipalità, i servizi sociali in essi eventualmente presenti, l’Ufficio di Piano, i presidi ASL, l’insieme delle associazioni che si occupano di pazienti affetti da SLA con una configurazione che si sta sempre più articolando in una solida struttura di protezione e tutela del bisogno dell’utente e dei relativi caregivers. 19. Complementarietà/accessorietà degli interventi rispetto a quelli previsti nella misura 1.1 Gli interventi rappresentano una risposta significativa alle necessità di un’utenza diretta e dei relativi caregivers che soffrono condizioni di vita spesso insostenibili per la rilevanza e la fenomenologia della malattia che affligge i loro cari. In tal senso, l’intervento ha un carattere di importanza e di urgenza che ben si presta ad essere considerato come essenziale per parte della popolazione locale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 3.2 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento 50.868,08 50.868,08 50.868,08 50.868,08 Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 3.3 Annualità 2014 MISURA/SOTTOMISURA 3.3 1. TITOLO DELL’INTERVENTO PIANO INTERDISTRETTUALE AMBITO ROMAG IN FAVORE DELLE PERSONE AFFETTE DA ALZHAIMER E LORO FAMILIARI 2. Continuità dell’intervento Nuovo X In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio X LEPS Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento Il Programma integrato sovradistrettuale per i malati di Alzheimer e loro familiari si articola su tre principali tipologie d’intervento: a) assistenza domiciliare in forma indiretta ai malati; b) gruppi di mutuo autoaiuto ai familiari dei malati, informazione e prevenzione; c) aggiornamento professionale specialistico per gli assistenti familiari e integrazione tra i registri degli assistenti familiari presenti sul territorio. 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni: Trattasi di assistenza domiciliare indiretta con le modalità già sperimentate per l’attuazione degli interventi di cui alla L. 162/98, ma potenziata dal coordinamento delle attività di formazione specifica diretta agli assistenti familiari e di incontro tra domanda e offerta di prestazione assistenziale. Completa la proposta progettuale, la messa a disposizione di professionalità in grado di sostenere la socializzazione e la conseguente costruzione di reti di prossimità relazionale sulla base di un proficuo lavoro in gruppi di mutuo-auto-aiuto da parte dei familiari dei malati di Alzheimer. 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. X Tipologia di utenza Utenti 0-17 18-64 over 65 uomini donne totale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 3.3 8. Annualità 2014 Obiettivi dell’intervento L’obiettivo principale è quello di sostenere l’insorgere della malattia e l’evoluzione della stessa. Ulteriore fine è quello di favorire l’incontro e la condivisione delle esperienze tra i familiari delle persone affette da Azheimer. Nel particolare, si evidenzia, la volontà di perseguire virtuosamente degli obiettivi volti a intervenire tempestivamente nelle situazioni in cui la malattia si sta conclamando. 9. Numero utenti nel 2013 |_|_|_|_| 10. Utenza annuale prevista 11. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato 12. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale: SI 2014 |_|_|_|_| 12.1 Altri criteri di individuazione dell’utenza 13. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 14. Soggetto erogatore del servizio I percettori del contributo e, eccezionalmente, i soggetti istituzionali erogatori di prestazioni di assistenza domiciliare, già presenti sul territorio, per quei casi in cui gli aventi diritto siano impossibilitati ad intrattenere autonomamente un rapporto di lavoro con l’assistente familiare. 14.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio Presenza in graduatoria degli aventi diritto, durata un anno 15. - Personale coinvolto Amministrativi |_|_|_| Assistenti sociali |_|_|_| Sociologi |_|_|_| Psicologi |_|_|_| Pedagogisti |_|_|_| Educatori professionali |_|_|_| Operatori socio-sanitari |_|_|_| Volontari |_|_|_| Mediatori culturali |_|_|_| Altre figure (specificare ____________________________________) |_|_|_| 16. In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? Regione Lazio Modulo Interventi Misura 3.3 Annualità 2014 16.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? 17. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 18. X Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. La rete tra soggetti istituzionali pubblici, privati e privato-sociali, i diversi attori sociali (associazioni, famiglie, singoli cittadini, ecc.), garantisce continuità tra i bisogni espressi da una domanda e le risposte rappresentate dall’offerta dei servizi. Si prende in carico la persona nella sua globalità e con i bisogni della stessa. La presa in carico si compone di diverse fasi e momenti (richiesta di aiuto, analisi della domanda, progetto d’intervento, elaborazione ed attuazione del PAI, verifica e valutazione, chiusura dell’intervento). 19. Complementarietà/accessorietà degli interventi rispetto a quelli previsti nella misura 1.1 Gli interventi rappresentano una risposta significativa alle necessità di un’utenza diretta e dei relativi caregivers che soffrono condizioni di vita spesso insostenibili per la rilevanza e la fenomenologia della malattia che affligge i loro cari. In tal senso, l’insieme delle prestazioni ha un carattere di importanza e di urgenza che ben si presta ad essere considerato come essenziale per parte della popolazione locale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 3.3 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane 622.187,00 622.187,00 622.187,00 622.187,00 Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misure 4.1 a-b Annualità 2014 DIREZIONE REGIONALE POLITICHE SOCIALI, AUTONOMIE, SICUREZZA E SPORT SOTTOMISURA 4.1_AB AFFIDAMENTO FAMILIARE 1. TITOLO DELL’INTERVENTO Assegni di base e sussidi integrativi (“MAI SENZA AMORE” – Parte I) 2. Continuità dell’intervento Nuovo X In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio LEPS X Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento con particolare attenzione alle famiglie d’origine ed affidatarie ed ai minori fuori famiglia. L’affidamento familiare è una tra le possibile e necessarie risposte per le famiglie in difficoltà: E’ una risposta al diritto di ogni bambino di crescere in un contesto relazionale individuabile come “famiglia”; inoltre, l’affidamento è un’opportunità di sostegno per la famiglia di origine e può essere un’opportunità di crescita per la famiglia affidataria. Dati statistici distrettuali1: MINORI FUORI FAMIGLIA a. AFFIDAMENTO FAMILIARE b. CASA FAMIGLIA c. GRUPPO APPARTAMENTO d. COMUNITÀ ALLOGGIO e. altro TOTALE 5. NUMERO 21 51 0 0 0 72 Descrizione delle attività e delle prestazioni (modalità di individuazione delle famiglie affidatarie beneficiarie2, modalità di erogazione dei contributi3) 1 I dati statistici distrettuali sono quelli riferiti al 31 dicembre 2013. Regione Lazio Modulo Interventi Misure 4.1 a-b Annualità 2014 Le famiglie vengono individuate dai servizi sociali tra quelle che hanno partecipato ad un percorso di formazione gestito dalle equipe multidisciplinari dei Poli Affido operanti sul territorio provinciale. I contributi vengono erogati trimestralmente a mezzo bonifico o assegno. a. Preventivo delle risorse per gli assegni di base Numero dei minori destinatari di assegno di base: 21 Valore assegno mensile: euro 350,00 Totale: euro 88.200,00 b. Preventivo delle risorse per i sussidi integrativi Euro 11.800,00 6. Obiettivi dell’intervento 6.1. Sostenere le famiglie affidatarie; 6.2. Garantire maggiori opportunità di crescita ai minori in difficoltà (supporto relazionale, attività sportive e ludico-ricreative); 6.3. Coinvolgere maggiormente la comunità locale sul tema dell’affidamento familiare. 7. Numero utenti nel 2013 |_|_|2|8| ___________________________________________________________________ 8. Utenza annuale prevista per il 2014 |_|_|2|1| ___________________________________________________________________ 9. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato 100% 10. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale NO 11 Altri criteri di individuazione dell’utenza Trattati quasi esclusivamente di interventi rivolti a minori appartenenti a famiglie oggetto di provvedimenti delle AA.GG. 2 Indicare se tutte le famiglie e le persone singole affidatarie di minori, per i quali esiste un atto di affidamento della competente autorità giudiziaria, sono beneficiarie dei finanziamenti previsti nei piani di Sostegno Finanziario per l’Affidamento Familiare. 3 La richiesta riguarda l’indicazione della periodicità di erogazione degli assegni di base ai nuclei affidatari (cadenza mensile, trimestrale o annuale), in base a quanto stabilito a livello di singolo distretto. Regione Lazio Modulo Interventi Misure 4.1 a-b 12. Annualità 2014 Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 13. Servizi sociali ed operatori coinvolti/Operatori del terzo settore Servizi sociali dei Comuni e ASL 14. - Personale coinvolto Amministrativi Assistenti sociali Sociologi Psicologi Pedagogisti Educatori professionali Operatori socio-sanitari Volontari Mediatori culturali Altre figure (specificare ESPERTO SOCIOCULTURALE) 15. |_|_|1| |_|_|8| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|1| In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? 15.1: numero dei minori in casa-famiglia 15.2: numero minori che rientrano nella propria famiglia; 15.3: numero minori in affido su totale minori residenti nel distretto. 16 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? I riscontri sono stati fatti in seno alle famiglie d’origine ed affidatarie, rilevando di volta in volta il livello di soddisfazione dell’esperienza fatta ed in corso e/o le eventuali problematicità. 17. Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. E’ in corso di perfezionamento un sistema interattivo tra i diversi attori coinvolti a livello locale nella consapevolezza che soltanto un confronto ed una collaborazione piena può condurre alla costruzione di un linguaggio utile a promuovere sul territorio strategie condivise che sostengano l’affido familiare. Regione Lazio Modulo Interventi Misure 4.1 a-b 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Totale finanziamento Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) 100.000,00 0,00 0,00 0,00 0,00 100.000,00 100.000,00 0,00 0,00 0,00 0,00 100.000,00 Costo risorse umane Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misure 4.1 a-b Annualità 2014 MISURA/SOTTOMISURA 4.1_AB AFFIDAMENTO FAMILIARE 1. TITOLO DELL’INTERVENTO Attività e servizi per il sostegno e la diffusione dell’Affidamento familiare 1 Progetto programmato: “MAI SENZA AMORE” – Parte II 2. 3. Continuità dell’intervento Nuovo X In continuità con servizio già attivato Tipologia di servizio LEPS X Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento. Nella II Parte del Progetto “MAI SENZA AMORE” si fanno proprie le finalità generali e gli obiettivi del Polo Affidi Interdistrettuale (v. Progetto “Per ora abito qui”) - al quale partecipa il Distretto Sociosanitario di Tivoli (RMG3), assieme ai Distretti Sociosanitari RMG2 e RMG1 – con particolare riferimento alle attività di pubblicizzazione e diffusione sul territorio dello strumento dell’affido familiare. Va sottolineato, inoltre, che il Polo Affido Interdistrettuale ha aderito ad un progetto provinciale per la diffusione dell’affidamento familiare dal titolo “Nuovi Cortili”. 5. Descrizione delle attività previste L’intervento si inserisce nello spazio d’azione del Progetto provinciale “Nuovi Cortili” e prevede interventi di animazione e sensibilizzazione comunitaria volti a favorire l’organizzazione di forme leggere di prossimità e lo sviluppo di reti locali d’intervento nella consapevolezza della necessità di coinvolgere agenzie quali la scuola, le parrocchie e l’associazionismo. 6. Obiettivi dell’intervento Il progetto condivide i seguenti obiettivi: - creazione di una rete di famiglie solidali e ristrutturare il capitale sociale di cui dispongono o potrebbero disporre sia i minori, sia le stesse famiglie; - sviluppare una coscienza collettiva in merito alle responsabilità genitoriali e al ruolo che la famiglia gioca nella collettività locale e nella più ampia società italiana; - introdurre elementi di virtuosità relazionale atti a favorire la condivisione di un sostegno interfamiliare. 7. 11 Numero soggetti coinvolti nel 2013 |_|_|1|5| Compilare una scheda per ciascun progetto. Indicare a quale tipologia fa riferimento tra quelle previste dalla sottomisura 4.1 al punto 3 lettere dalla a) alla i). Regione Lazio Modulo Interventi Misure 4.1 a-b 8. Numero soggetti coinvolti nell’attività progettuale 2014 9. Annualità 2014 |_|_|2|5| Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 10. Servizi sociali ed operatori coinvolti/Operatori del terzo settore Servizi sociali comunali e Asl; operatori del progetto famiglia 11. - Personale coinvolto Amministrativi Assistenti sociali Sociologi Psicologi Pedagogisti Educatori professionali Operatori socio-sanitari Volontari Mediatori culturali Altre figure (specificare ESPERTO SOCIOCULTURALE) 12. |_|_|_| |_|_|5| |_|_|_| |_|_|2| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|1| In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? 12.1. numero di famiglie disposte ad accogliere un minore in difficoltà sul totale dei nuclei familiari distrettuali; 12.2. numero di affidamenti attivati; 12.3. numero di occasioni di sensibilizzazione richieste dalla molteplicità di attori locali che si occupano di Affidamento familiare 13. Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? Adesione da parte di nuclei familiari al percorso formativo 14. Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. L’intervento tuttora favorisce la collaborazione tra istituzioni sociali, scolastiche del terzo settore. Regione Lazio Modulo Interventi Misure 4.1 a-b 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane 2.525,00 2.525,00 2.525,00 2.525,00 Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 4.2 Annualità 2014 MISURA/SOTTOMISURA 4.2 1. TITOLO DELL’INTERVENTO Sostegno agli oneri relativi ai minori inseriti in strutture di tipo familiare 2. Continuità dell’intervento Nuovo X In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio LEPS X Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento Trattasi di minori in condizioni particolarmente gravi che rasentano un rischio per la tutela psicofisica stessa del minore ove non sia possibile praticare soluzioni di affidamento a terzi, per i quali è previsto in una struttura residenziale di tipo familiare. 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni Inserimento dei minori in strutture residenziali o semi residenziali 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. X Tipologia di utenza • Minori soggetti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria, civile o penale, per i quali sia indispensabile un intervento di accoglienza protetta; • minori in situazione di disagio grave e permanente, anche a seguito di attivazione di interventi a carattere socio educativo nei confronti del medesimi e dei nuclei familiari di appartenenza. 8. Obiettivi dell’intervento - Fornire un ambiente protetto ed adeguato alle necessità e ai bisogni educativi del minore; - Offrire un ambiente sereno nel quale vengono accolti e soddisfatti i bisogni psicofisici del minore; - Permettere di svolgere attività sociali che siano in grado di favorire lo sviluppo evolutivo; Regione Lazio Modulo Interventi Misura 4.2 Annualità 2014 - Garantire stabilità affettiva ed educativa indispensabili alla corretta crescita del minore. 9. Strutture Tipologia struttura Gruppo appartamento Casa famiglia Comunità alloggio Comunità di pronta accoglienza Strutture semiresidenziali (specificare) Altro (specificare Capacità di accoglienza N. utenti 20 51 9.1 Atto/i di autorizzazione al funzionamento delle strutture ai sensi della L.R. n. 41/2003: si 9.2 Natura delle strutture: 10. Pubblica Privata X Nome e Sede delle strutture che eroga il servizio e/o dell’attività: n.23 strutture: Ass.Ain Karim, Roma; G.A. Approdo, Roma; Ass. Il Nido, Roma; Domus Nostra, Grottaferrata (RM); APS Il Fiore del Deserto, Roma; Istituto Suore Oasi Celestina Donati Gruppo App.to L’Airone, Roma; Istituto Suore Francescane Cristo RE, Roma; Isola; Roma; Coop. Sociale CEAS, Mentana (RM); Casetta Lauretana Il Sogno ONLUS, Marcellina (RM); Ass. La Valle dei Fiori G.M. Centro Sociale Ragazzi, Roma; Coop. Soc. GEA, Ceccano (FR); CPA Il grembo, Artena (RM); Ass. La mia famiglia, Roma; L’Arca, Anagni (FR); Ass. MYRIAM, Guidonia (RM); Coop. La Mongolfiera, Tivoli (RM); Il Monello Mare, Tivoli (RM); Villaggio Don Bosco, Tivoli (RM); Villaggio SOS, Roma; G.A. La casa di Caterina (Girotondo), Artena (RM); CPA, La casa di Cristina (Girotondo), Artena (RM); Coop. La Sponda G.A. Piccole Orme, Guidonia (RM); Ass. Il Tamburo, Monterotondo (RM). 11. Numero utenti nel 2013 a livello distrettuale 11.1 Numero di utenti nel 2013 suddivisi per fasce d’età Utenti 0-2 3-6 7-11 12-18 |_|_|5|1| n. 11.2 Numero minori accolti in struttura con la madre |_|_|1|0| 11.3 Numero utenti nel 2013 suddivisi per comune ____________________________Tivoli |_|_|5|1| Regione Lazio Modulo Interventi Misura 4.2 12. Annualità 2014 Utenza annuale complessiva prevista nel 2014 |_|_|5|5| 12.1 Numero di nuovi inserimenti al 30 aprile 2014 |_|_|_|3| 12.2 Numero di ulteriori inserimenti previsti nel 2014 |_|_|N|D| 13. Tempi di permanenza in struttura durata Inferiore ad un anno Da 1 a due Da due a tre Oltre i tre anni 14. n. 11 23 9 8 Attività previste finalizzate alla riduzione dei tempi di collocamento in struttura Si privilegiano percorsi di assistenza socioeducativa per il benessere del minore in situazione di disagio. 15. Previsione della quota di risorse eventualmente impiegate per il passaggio dall’accoglienza in struttura all’affidamento familiare 16. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X - Altro Comune del Distretto (specificare: tutti i Comuni dei Distretto per mezzo del Servizio Sociale Distrettuale) X 17. - Personale coinvolto Amministrativi |_|_|1| Assistenti sociali |_|_|6| Sociologi |_|_|_| Psicologi |_|_|_| Pedagogisti |_|_|_| Educatori professionali |_|_|_| Operatori socio-sanitari |_|_|_| Volontari |_|_|_| Mediatori culturali |_|_|_| Altre figure (specificare ____________________________________) |_|_|_| 18. Natura della prescrittività dell’intervento Provvedimento autorità giudiziaria minorile DPR 448/98 Art. 403 C.C. Art. 37 L. 184/83 minori stranieri non accompagnati n. 40 9 Regione Lazio Modulo Interventi Misura 4.2 Annualità 2014 Rientro in struttura da affidamento familiare Rientro in struttura da fallimento adottivo 19. 0 2 In base a quali indicatori vengono verificate e valutate l’appropriatezza e la qualità del servizio? In corso di elaborazione 20. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 21. X Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. Creazione di reti territoriali volte alla promozione di interventi per la prevenzione, tutela, cura e riabilitazione psichica dei minori 22. Complementarietà/accessorietà degli interventi rispetto a quelli previsti nella misura 1.1 L’attuazione del progetto si basa su una metodologia che prevede l’esercizio di attività differenti e relative alle diverse dimensioni in cui si articola il servizio; attività, tra l’altro, trasversali rispetto all’ambito dei bisogni dei minori. La priorità del progetto consiste nell’offrire garanzie ai minori assistiti per un elevato livello di qualità della vita e salvaguardia dei propri diritti. In tutto ciò si ravvede il carattere di complementarietà degli interventi di questo progetto con quelli previsti nella misura 1.1. Regione Lazio Modulo Interventi Misura 4.2 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane 179.419,00 179.419,00 179.419,00 179.419,00 Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misure 4.3 punto 2 Annualità 2014 SOTTOMISURA 4.3 INTERVENTI PER LA TUTELA DEI MINORI 1. TITOLO DELL’INTERVENTO Reti territoriali per la promozione di interventi a tutela dei minori vittime di maltrattamenti e abusi1. Interventi per la tutela dei minori: a) Azioni di prevenzione e informazione b) Assistenza domiciliare educativa c) Servizio di “ascolto protetto del minore” d) Equipe specializzate integrate per la riabilitazione 2. X X X X Continuità dell’intervento Nuovo X In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio LEPS X Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento Promozione di interventi di sostegno, anche di natura residenziale, per minori, nonché la creazione di reti territoriali volte alla promozione di interventi per la prevenzione, la tutela, la cura e la riabilitazione psichica, dei minori vittime di maltrattamenti ed abusi. 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni 1- gestione di gruppi appartamento per minori; 2 – costituzione di una rete territoriale distrettuale a tutela dei minori vittime di maltrattamenti e abusi: prevenzione e informazione; interventi di “home visiting”; ascolto protetto del minore; realizzazione di equipe specializzate/integrate. 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale 1 Compilare una scheda per ciascuno degli interventi programmati, previsti dalla sottomisura 4.3 punto 2 lettere a), b), c) e d). Regione Lazio Modulo Interventi Misure 4.3 punto 2 Annualità 2014 - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. X Tipologia di utenza Minori a rischio 8. Obiettivi dell’intervento Promozione dell’autonomia, prevenzione, tutela, cura e riabilitazione psichica dei minori vittime di maltrattamenti ed abusi 11. Numero utenti nel 2013 |_|_|1|1| 12. Utenza annuale prevista 13. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato 11 14. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale: NO per il 2014 |_|_|1|1| 14.1 Altri criteri di individuazione dell’utenza 15. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 16. Soggetto erogatore del servizio Servizio Sociale Distrettuale e Cooperativa 16.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio 1 anno 17. - Personale coinvolto Amministrativi Assistenti sociali Sociologi Psicologi Pedagogisti Educatori professionali Operatori socio-sanitari Volontari |_|_|2| |_|_|6| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| |_|_|_| Regione Lazio Modulo Interventi Misure 4.3 punto 2 Annualità 2014 - Mediatori culturali |_|_|_| - Altre figure (specificare ____________________________________) |_|_|_| 19. In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? Successo relazionale e scolastico – soddisfazioni per le relazioni amicali – persone su cui contare 19.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? Miglioramenti comportamentali dei minori e del loro senso di autostima e fiducia negli adulti – miglioramenti sul piano scolastico 20. Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. L’intervento favorisce la collaborazione tra attori istituzionali, del terzo settore e nel mondo associazionistico. Regione Lazio Modulo Interventi Misure 4.3 punto 2 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento 37.027,00 37.027,00 37.027,00 37.027,00 Costo risorse umane Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 Annualità 2014 MISURA 5 1. CONTRASTO ALLE DIPENDENZE 2. Continuità dell’intervento X Nuovo In continuità con servizio già attivato 3. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento 4. Descrizione delle attività e delle prestazioni 4.1 Obiettivo - Conoscere il fenomeno al fine di valutarne l’entità e discriminarne le peculiarità; - Prevenire e contrastare le dipendenze anche in età giovanile attraverso occasioni d’incontro e socializzazione nelle scuole 4.2 Metodo 1) Analisi di contesto e raccolta di materiale biografico; 2) Individuazione di testimoni privilegiati e gestione di focus group con finalità di problem solving; 3) Somministrazione di questionari volti a rilevare le abitudini degli adolescenti residenti nel Distretto; 4) Progettazione partecipata, con studenti della scuola secondaria, per la ristrutturazione della rete tra le famiglie, le agenzie sociali extrascolastiche e le istituzioni scolastiche; 5) Informazione e formazione all’interno delle agenzie primarie sull’uso di sostanze per riconoscere precocemente i fattori di rischio) 6) ideazione, organizzazione e management di eventi di coscientizzazione in materia di dipendenze 4.4. Problema che si vuole risolvere e/o motivazione per la proposta di progetto 1) Rinforzare le azioni di prevenzione all’uso di sostanze e di comportamenti compulsavi che generano dipendenza; 2) Favorire la riabilitazione sociale e il reinserimento scolastico delle persone dipendenti; 3) Rimuovere eventuali ostacoli che non favoriscono l’ottimale sinergia, in materia di contrasto alle dipendenze, tra i diversi servizi e soggetti istituzionali presenti sul territorio. 4.5. Dimensionamento e rilevanza del problema (frequenza, grado di gravità, misure epidemiologiche ecc.) L’intenzione è quella di affinare la conoscenza del fenomeno anche attraverso il presente progetto 4.6. Obiettivo generale dell’intervento proposto e risultati attesi (è possibile indicare più obiettivi generali) 1) Rinforzare le azioni di prevenzione all’uso di sostanze e di comportamenti compulsavi che generano dipendenza; 2) Favorire la riabilitazione sociale e il reinserimento scolastico delle persone dipendenti; Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 Annualità 2014 3) Rimuovere eventuali ostacoli che non favoriscono l’ottimale sinergia, in materia di contrasto alle dipendenze, tra i diversi servizi e soggetti istituzionali presenti sul territorio. 4.7. Sotto obiettivi specifici: scomporre l’obiettivo generale/gli obiettivi generali in sotto obiettivi da raggiungere 4.8. Risultato atteso: per ogni sotto obiettivo specificare gli indicatori utilizzati (e il risultato minimo atteso, cioè il valore minimo a cui arrivare per considerare l’obiettivo raggiunto. 4.9. Valore aggiunto atteso nell’intervento proposto (inserire gli elementi realmente innovativi del progetto e che rappresentano un “valore aggiunto” e di particolare utilità per il target nel ridurre rischi e/o danni e/o come miglioramento di prassi operative) Conseguire buone prassi che consentano azioni di sistema efficaci ed economiche 5. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) X 6. Tipologia di utenza (target destinatari: target principale e eventualmente secondario) Studenti di scuola secondaria primo e secondo grado 7. Indicare l’eventuale Ente affidatario degli interventi (ente gestore), il responsabile per l’Ente gestore e, se possibile, il referente operativo del progetto Sarà affidato a seguito di regolare gara d’appalto 7.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio 8 Indicare eventuali collaborazioni 9. - Personale coinvolto Amministrativi Assistenti sociali Sociologi Psicologi Pedagogisti Educatori professionali Operatori socio-sanitari Volontari |_|_|_| |_|_|2| |_|_|1| |_|_|1| |_|_|_| |_|_|1| |_|_|_| |_|_|_| Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 - Mediatori culturali - Altre figure (specificare MEDICO) Annualità 2014 |_|_|_| |_|_|1| 10 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza negli interventi realizzati nel passato? 11. Descrivere, se esiste, la rete territoriale con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. (vedi sopra) Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 12. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane 57.375,56 57.375,56 57.375,56 57.375,56 Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 6.1 Annualità 2014 MISURA 6/SOTTOMISURA 6.1 1. TITOLO DELL’INTERVENTO CONTRASTO ALLA POVERTA’ 2. Continuità dell’intervento X Nuovo In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio LEPS Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni Vedi articolato in fondo. La progettualità è estesa e garantita anche per i piccoli Comuni 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. X Tipologia di utenza Nuclei indigenti 8. Obiettivi dell’intervento Vedi articolato in fondo 9. Atto/i di autorizzazione al funzionamento della struttura ai sensi della L.R. n. 41/2003 ___________________________________________________________________ Regione Lazio Modulo Interventi Misura 6.1 10. Annualità 2014 Sede della struttura e/o dell’attività 11. Numero utenti nel 2013 |_|_|_|_| 12. Utenza annuale prevista |_|_|_|_| 13. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato 14. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale 14.1 Altri criteri d’individuazione dell’utenza 15. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito X - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 16. Soggetto erogatore del servizio Comune capofila 16.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio Regolamento in fondo approvato dal Comitato Istituzionale dell’Accordo di Programma 17. - Personale coinvolto Amministrativi |_|_|2| Assistenti sociali |_|_|_| Sociologi |_|_|_| Psicologi |_|_|_| Pedagogisti |_|_|_| Educatori professionali |_|_|_| Operatori socio-sanitari |_|_|_| Volontari |_|_|_| Mediatori culturali |_|_|_| Altre figure (specificare _____________________________________)|_|_|_| 18. In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? 18.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? 19. Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. Regione Lazio Modulo Interventi Misura 6.1 Annualità 2014 REGOLAMENTO PER INTERVENTI DI SOSTEGNO ECONOMICO FINALIZZATI AL CONTRASTO ALLA POVERTA’ E DELLA INCLUSIONE SOCIALE Art.1. Finalità e principi Il presente regolamento disciplina gli interventi di sostegno economico volti al superamento attivo di situazioni di povertà ed al contrasto della dell’esclusione sociale. E’prevista la concessione di appositi contributi al fine di garantire un adeguato supporto alle famiglie e alle persone in situazioni di criticità. Art. 2 Tipologia di interventi I Comuni facenti parte del distretto G3 intervengono per il superamento attivo di situazioni di povertà ed esclusione prevedendo, compatibilmente con le risorse disponibili e fino ad esaurimento delle stesse: a) Interventi di sostegno finanziario quali buoni spesa, buoni pasto, contributi economici ad integrazione del reddito familiare, contributi economici per servizi scolastici, contributi per servizi alla persona, contributi per utenze domestiche; b) Interventi sociali strutturati e di sistema di sostegno attivo, collegati all’avvio di percorsi volti ad un possibile inserimento o reinserimento lavorativo, o per sostenere situazioni contingenti di riduzione di impegno lavorativo. Art. 3 Destinatari degli interventi Sono concessi gli interventi previsti dal regolamento ai cittadini italiani e/o stranieri legalmente soggiornanti ed in possesso dei seguenti requisiti: a) Residenti da almeno anni 3 (tre), nel Comune ove viene presentata la domanda b) Reddito del nucleo familiare di valore non superiore a € 10.000,00 (diecimila) prevedendo la possibilità di rivalutazione di anno in anno in base all’indice ISTAT dei “prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati” c) Il reddito verrà desunto, oltre che dalla dichiarazione ISEE , anche dai seguenti emolumenti: - pensione (tutti i tipi di pensione compresa quella sociale, invalidità, assegno di accompagno , rendite Inail e simili), - Assegni di mantenimento, - Retribuzioni da lavoro saltuario e/o occasionale, precario - Prestazioni sociali erogate da Enti pubblici a vario titolo (Comune,INPS, ecc..) Art. 4 Criteri di valutazione Ai fini dell’ammissione al beneficio regolato dal presente regolamento la valutazione delle domande avviene sulla base dei seguenti criteri: Situazione familiare Per ogni componente il nucleo familiare Per ogni minore presente nel nucleo familiare Per ogni persona ultrasessantacinquenne presente Per ogni persona diversabile presente con grado di invalidità compresa tra l’75% ed il 100% punti 1 punti 3 punti 1 punti 1 Regione Lazio Modulo Interventi Misura 6.1 Annualità 2014 Famiglie monogenitoriali con minori a carico punti 4 Situazione alloggiativa Alloggio di proprietà punti 1 punti 3 punti 2 Alloggio in locazione Alloggio in proprietà gravato da mutuo Condizioni occupazionali Disoccupato da lungo periodo ( almeno 12 mesi) punti 3 punti 2 punti 1 Disoccupato da breve periodo ( inferiore a 12 mesi) Cassa integrazione o mobilità Situazione reddituale reddito del nucleo familiare compreso da €1,00 a € 2.500,00 punti 10 compreso tra € 2.500,01 ed € 5.000,00 punti 8 punti 6 punti 4 punti 4 compreso tra € 5.000,01 ed € 7.500,00 compreso tra € 7.500,01 ed € 10.000,00 ZERO Art. 6 Istruttoria Il Servizio Sociale del Comune di residenza svolge l’attività di istruttoria, valutando gli elementi oggettivi e soggettivi del nucleo in condizione di emergenza sociale, attribuendo i punteggi secondo i criteri del presente regolamento, determinando altresì l’ammontare del contributo spettante a ciascun istante, fino ad esaurimento del finanziamento concesso. Art. 7 Erogazione Spetta al Comune capofila del distretto, procedere alla erogazione del contributo agli aventi diritto, sulla base delle comunicazioni da parte di ciascun Comune e rimesse al capofila per le procedure di liquidazione. Art. 8 Modalità di presentazione La domanda di partecipazione deve essere compilata con l’apposita modulistica disponibile presso ciascun Comune, oppure scaricabile dai siti informatici di ciascun comune. Regione Lazio Modulo Interventi Misura 6.1 Annualità 2014 Il modulo di domanda redatto,sotto forma di D.P.R. 445/2000, compilato e firmato dal richiedente, con allegata certificazione richiesta, dovrà essere consegnato entro il ………………. al Comune territorialmente competente. Art. 9 Controlli e decadenza dai benefici Ai sensi e per gli effetti del D.P.R. 445/2000,verranno effettuati controlli anche a campione per verificare la correttezza e veridicità delle dichiarazioni rese, prima/contestualmente /successivamente all’erogazione dei benefici. Determinano la decadenza dai benefici economici: - la NON veridicità delle dichiarazioni sostitutive rese - il venir meno di uno dei requisiti richiesti per l’ammissione al beneficio Regione Lazio Modulo Interventi Misura 6.1 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti – GRANDI COMUNI Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane 15.000,00 15.000,00 111.118,00 111.118,00 126.118,00 126.118,00 Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 6.1 Annualità 2014 MISURA 6/SOTTOMISURA 6.1 1. TITOLO DELL’INTERVENTO CONTRASTO ALLA POVERTA’ – PICCOLI COMUNI 2. Continuità dell’intervento Nuovo In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio LEPS Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ Regione Lazio Modulo Interventi Misura 6.1 6. Annualità 2014 Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. Tipologia di utenza ______________________________________________________________________ 8. Obiettivi dell’intervento ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ 9. Atto/i di autorizzazione al funzionamento della struttura ai sensi della L.R. n. 41/2003 ___________________________________________________________________ 10. Sede della struttura e/o dell’attività ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ 11. Numero utenti nel 2013 |_|_|_|_| ___________________________________________________________________ 12. Utenza annuale prevista |_|_|_|_| ___________________________________________________________________ 13. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato ___________________________________________________________________ 14. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale ______________________________________________________________________ 14.1 Altri criteri d’individuazione dell’utenza Regione Lazio Modulo Interventi Misura 6.1 Annualità 2014 ______________________________________________________________________ 15. Ente attuatore - Ente capofila del Distretto/Ambito - Altro Comune del Distretto (specificare _____________________________) 16. Soggetto erogatore del servizio ___________________________________________________________________ ___________________________________________________________________ 16.1. Titolo giuridico e durata dell’affidamento del servizio ___________________________________________________________________ ___________________________________________________________________ 17. - Personale coinvolto Amministrativi |_|_|_| Assistenti sociali |_|_|_| Sociologi |_|_|_| Psicologi |_|_|_| Pedagogisti |_|_|_| Educatori professionali |_|_|_| Operatori socio-sanitari |_|_|_| Volontari |_|_|_| Mediatori culturali |_|_|_| Altre figure (specificare ______________________________________)|_|_|_| 18. In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ 18.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ 19. Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. Regione Lazio Modulo Interventi Misura 6.1 Annualità 2014 ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 Annualità 2014 MISURA/SOTTOMISURA 6.2 1. TITOLO DELL’INTERVENTO CONTRASTO AL DISAGIO ABITATIVO • • Contrasto al disagio abitativo Integrazione totale o parziale del canone di affitto previsto da regolare contratto Ospitalità temporanea in situazioni contingenti non prevedibili e non risolvibili diversamente per una durata definita 3. Beneficiari finali: • • 2. Casi di specifica fragilità nella quale si trovano le persone anziane e/o non autosufficienti con redditi minimi Situazioni caratterizzate dall’estrema urgenza Continuità dell’intervento x Nuovo In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio LEPS x Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni (VEDI PROGETTO E ARTICOLATO IN FONDO) 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. Tipologia di utenza Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 Utenti 0-17 18-64 over 65 8. Annualità 2014 uomini donne totale Obiettivi dell’intervento (VEDI PROGETTO E ARTICOLATO IN FONDO) 9. Numero utenti nel 2013 10. Utenza annuale prevista 11. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato 12. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale 13. - |_|5|0|0| 2014 |_|5|0|0|max Personale coinvolto Amministrativi |_|1|8| Assistenti sociali |_|_|7| Sociologi |_|_|1| Psicologi |_|_|_| Pedagogisti |_|_|_| Educatori professionali |_|_|_| Operatori socio-sanitari |_|_|_| Volontari |_|_|_| Mediatori culturali |_|_|_| Altre figure (specificare ____________________________________) |_|_|_| 14. In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? (VEDI PROGETTO E ARTICOLATO IN FONDO) 14.1 Quali riscontri si sono ricevuti (VEDI PROGETTO E ARTICOLATO IN FONDO) 15. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No da parte dell’utenza? Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 16. Annualità 2014 Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. (VEDI PROGETTO E ARTICOLATO IN FONDO) Distretto Sociosanitario di Tivoli (RMG3) Piano di intervento per il sostegno abitativo 2014 D.G.R. Lazio n.470 del 17 dicembre 2013 Riparto in favore di Roma Capitale e dei Comuni capofila dei distretti socioassitenziali del finanziamento complessivo di 16.500.000,00 per gli interventi finalizzati al soddisfacimento di esigenze abitative. L.R. n.38/1996, art. 24. Impegno di spesa di 16.500.000,00 – Cap. H41911 – aggregato 1.04.01.02.000 Es. fin. 2013 TIVOLI, 31 marzo 2014 Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 Annualità 2014 1. Introduzione E’ sotto gli occhi di tutti che i redditi da lavoro, per una quota crescente di famiglie, non sono sufficienti per affrontare spese indifferibili, con costi al limite della sostenibilità economica. La condizione critica delle famiglie, che hanno sempre più difficoltà nel sostenere spese e consumi, sono confermati da molteplici fonti autorevoli, tra le quali la Banca d’Italia e l’Istat; quella per la casa è la spesa che incide maggiormente sui bilanci familiari, mediamente per il 31,2% - e bel oltre il 40% per tre milioni di famiglie - a causa dell’aumento dei costi e del maggiore impatto che hanno sui redditi che vedono diminuire il potere di acquisto. Nell’ultimo lustro circa 150 mila famiglie hanno perso la propria abitazione in proprietà o in affitto a causa di morosità sfociate in pignoramenti o in esecuzioni di provvedimenti di sfratto. Ciò che appare sempre più evidente è che senza delle forme di sostegno ai redditi e una maggiore disponibilità di abitazioni a prezzi disponibili, oltre trecentomila famiglie proprietarie o in affitto potrebbero per perdere la propria abitazione nel prossimo triennio a causa delle morosità con esecuzioni immobiliari o di sfratti. Già Rapporto annuale 2012, L’ISTAT aveva già rafforzato il dato delle crescenti difficoltà economiche delle famiglie, mettendo in evidenza come la casa fosse una voce dai costi in continuo aumento: difatti, i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza sono aumentati in misura maggiore per le voci “Abitazione , acqua, elettricità, combustibili” e “Trasporti”. L’impoverimento delle famiglie sembra così progressivo e inarrestabile, in base ai dati ISTAT: il reddito disponibile in termine reali è crollato, scendendo dal 5% dal 2007 e l’indicatore della “grave deprivazione” sale nel 2011 all’11,15%, dal 6,9% del 2010. In termini assoluti, ciò vuol dire che ben 6,7 milioni di italiani sono in forte difficoltà economica. A ciò si aggiunga che, secondo la Banca d’Italia, la metà delle famiglie a basso reddito non riescono a coprire con lo stesso i propri già esigui consumi. Sembrerebbero colpiti soprattutto giovani, migranti e famiglie in affitto con capofamiglia operaio, disoccupato, pensionato, impiegato a tempo parziale. Il peso dei costi abitativi, quindi, si conferma come determinante nell’acuire le difficoltà economiche con un brusco peggioramento della qualità di vita soprattutto: - in casi di fragilità nella quale si trovano spesso le persone anziane e/o non autosufficienti con redditi minimi; - in situazioni di estrema urgenza; - per le famiglie che dispongono di un reddito ISEE inferiore al valore del canone e che trovandosi nell’impossibilità oggettiva di pagare l’affitto dell’alloggio, incorrono in situazioni di “morosità inconsapevole” e nell’avvio delle procedure esecutive di rilascio; - per tutti i casi soggetti al più alto rischio di emarginazione. 2. L’emergenza-esigenza abitativa in Italia: alcuni dati Secondo i più recenti dati sull’emergenza abitativa, messi a disposizione dall’Unità Sindacale di Base – Associazione Inquilini e Abitanti1 nel 2012 sono state presentate 67.790 richieste di sfratto, di cui 7.546 per finita locazione e necessità, l’1,13% del totale, e 60.224 per morosità, 88,87%. È una cifra in sé già allarmante e che peggiora notevolmente nel 2013; infatti nel primo 1 Cfr. www.romanotizie.it del 19 febbraio 2014 Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 Annualità 2014 semestre dello scorso anno le richieste presentate sono state 38.869 (4.113 per finita locazione/necessità e 34.756 per morosità). Nel primo semestre del 2013 le regioni più colpite risultano quelle del centro-nord, a testimonianza di una stretta connessione con l’aggravarsi della crisi, dello smantellamento del sistema industriale e della perdita dei posti di lavoro. Le richieste di sfratti coinvolgono in ordine crescente: Piemonte 2.406; Veneto 3.038; Liguria 5.391;Lazio 6.308; Emilia Romagna 7.061; Toscana 8.861. Al vertice della classifica troviamo la Lombardia, con ben 25.263 richieste, ovvero il 33,53% sul totale nazionale. Un dato che si accompagna all’inadeguatezza delle misura di contenimento del disagio da parte delle istituzioni strette fra la mancanza di risorse adeguate a soddisfare il fabbisogno abitativo e l’inopportunità di cedere a misura strettamente repressive (si pensi ai casi di San Siro e di Roma). Inoltre, il blocco degli sfratti approvato col provvedimento Milleproroghe riguarda solo una platea ristretta di inquilini e non affronta il vero nodo degli sfratti nel nostro Paese, complessivamente oltre 250.000 provvedimenti esecutivi negli ultimi 4 anni, 89,42% dei quali per morosità incolpevole. Ne discende la necessità di estendere a tutti i cittadini (soprattutto di quelli che subiscono gli effetti di crisi e speculazione e dei movimenti per il diritto all’abitare) la riflessione sul problema in oggetto per mezzo di un lavoro partecipato utile alla redazione di un piano nazionale di edilizia residenziale pubblica coerente e soddisfacente, l’utilizzo del patrimonio sfitto, sia pubblico che privato; il blocco generalizzato di tutti gli sfratti, degli aumenti degli affitti e delle dismissioni del patrimonio, pubblico e degli enti previdenziali. 3. Lo scenario dell’esigenza abitativa nella Provincia di Roma2 Tra il Censimento 2001 e le risultanze anagrafiche 2010, la popolazione della provincia è cresciuta del 13,3%, attestandosi a 4.194.068 abitanti, mentre nel solo Capoluogo la crescita demografica è risultata dell’8,4%, giungendo a 2.761.477 abitanti. In poco più di nove anni, con riferimento all'intera Provincia di Roma si è realizzato un aumento netto di quasi 500mila residenti, mentre nel comune di Roma la crescita è stata di quasi 215mila unità. Il tasso di incremento demografico della provincia e del Capoluogo, quindi, è stato nettamente superiore alla media italiana (6,4%). Tuttavia, per una corretta valutazione delle dinamiche demografiche bisogna considerare il consistente ritocco al rialzo della popolazione operato dall'ISTAT nel 2006 a conclusione dell'attività di verifica avviata dal Comune di Roma dopo l'ultimo Censimento della popolazione (ottobre del 2001). Si tratta di un saldo, definito “per altri motivi” pari a 149.700 unità che porta ad una popolazione residente complessiva di 1.705.603. Al netto dell’effetto delle operazioni di verifica post-censuaria, quindi, per la provincia di Roma l’incremento demografico si riduce all’8,9%, mentre per il solo Capoluogo risulta del 2,4%. 3.1 Lo scenario demografico 2011-2020. L'esercizio previsionale elaborato dal CRESME parte da due ipotesi di scenario per i flussi migratori, una ridotta al 60% e l’altra più prossima ai livelli attuali. La popolazione residente prevista per la provincia di Roma al 2020 varierebbe tra un minimo di 4.429.049 abitanti ed un massimo di 4.586.357 abitanti. In definitiva nel periodo 20112020 la popolazione segnerà una crescita compresa tra le 392.289 e le 234.981 unità, pari ad un incremento del 9,3% nell’ipotesi massima e del 5,6% nell’ipotesi minima. Per il Capoluogo invece 2 Adattamento di uno studio previsionale del CRESME (Centro Ricerche Economiche, Sociologiche e di Mercato nell'Edilizia) pubblicato su www.edilbox.it Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 Annualità 2014 il saldo previsto è compreso tra le 77.622 e le 7.937 unità, pari in termini relativi ad un incremento compreso tra il 2,8% e lo 0,3%. 3.2 Lo scenario delle famiglie e domanda primaria. Il numero di famiglie/alloggio previsto nella provincia di Roma al 2020 varia tra gli 1,78 milioni dell'ipotesi minima e gli 1,84 milioni dell'ipotesi massima, quindi, nell'intero periodo di stima 2011-2020 si definisce una crescita netta del numero di famiglie che va dalle 115mila unità dell'ipotesi minima (11.462 famiglie l'anno) alle 178mila dell'ipotesi massima (17.784 famiglie l'anno). In definitiva, anche nell’ipotesi massima, il ritmo di crescita è previsto in frenata rispetto alle oltre 21.700 famiglie/alloggio in più l’anno fatte registrare nel primo decennio degli anni Duemila, definendo un livello di domanda assai prossimo ai valori degli anni ’90. Lo scenario generale potrebbe subire un significativo ulteriore rallentamento per effetto della crisi economica e le crescenti incertezze sul piano della stabilità occupazionale e di inserimento lavorativo, difficoltà che indubbiamente potrebbero ostacolare il percorso di fuoriuscita dalle famiglie di origine da parte delle giovani coppie. 3.3 La forte crescita della cintura metropolitana. L’ultima fase espansiva ha interessato prevalentemente la Provincia di Roma ed in particolare i comuni della prima, della seconda e della terza cintura metropolitana, in grado di intercettare sia i consistenti flussi migratori internazionali, sia una significativa quota dell’onda di giovani coppie che dal Capoluogo si sono spostate in provincia in cerca di una sistemazione alloggiativa a prezzi abbordabili. La popolazione residente nei comuni di prima cintura è passata dai 578mila abitanti del 2001 ai 730mila del 2010, un incremento del 26% in nove anni e nei comuni di seconda cintura invece, la popolazione residente è passata da 243mila a 315mila abitanti, pari ad un incremento che giunge a sfiorare il 30%. Ma l’espansione urbana ha investito anche i comuni di terza cintura, dove la popolazione residente è passata da 232mila a 278mila abitanti, segnando un incremento di poco inferiore al 20%. Assai più modesti gli effetti nei comuni più interni, dove la popolazione residente, passando da 104mila a 109mila abitanti, ha segnato un incremento del 4,8%, mentre in alcuni piccoli comuni più esterni della prima fascia montana (Vallepietra, Jenne, Vivaro Romano) l’andamento demografico è risultato addirittura negativo, Lo scenario previsionale per prossimo decennio definisce un ulteriore rafforzamento della funzione residenziale dell’area metropolitana - sebbene con una sensibile attenuazione Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 Annualità 2014 nell’intensità dei fenomeni - propagando progressivamente gli effetti dell’espansione urbana anche ai comuni della fascia più esterna come quelli del Distretto Sociosanitario di Tivoli (RMG3). Per il Capoluogo, infatti, tra il 2010 ed il 2020 l’incremento demografico previsto nell’ipotesi alta è del 2,8%, sostanzialmente identico al 2,4% del periodo 2001- 2010. Nei comuni della prima cintura invece, l’incremento previsto è del 23%, del 27% in quelli della seconda cintura e del 18% in quelli della terza, mentre nel resto della provincia l’incremento previsto giungerà a sfiorare il 10%, confermando però la debolezza dei comuni della prima fascia montana del quadrante Est e concentrando le dinamiche di crescita nei comuni del settore Nord. Tra i comuni a più intensa crescita si distingue Fiano Romano che, rafforzando il suo ruolo di centralità economica, da meno di 8mila residenti nel 2001, al 2010 conta quasi 14mila abitanti e potrebbero arrivare a quasi 21mila nel 2020. Ma una crescita altrettanto intensa è prevista anche per Capena, Labico, Percile e Marcellina, mentre in termini di consistenza l’aumento di popolazione più rilevante è previsto per Fiumicino, Guidonia, Ardea, Pomezia ed Anzio. L’ultima fase espansiva che ha investito l’area metropolitana romana ha determinato profonde trasformazioni nella struttura insediativa, riducendo il peso demografico del Capoluogo a vantaggio soprattutto dei comuni di prima e seconda cintura. In meno di un decennio la popolazione residente nella città di Roma è passata dal 70% al 66% del totale provinciale, mentre il peso demografico dei comuni della prima cintura è passato dal 15% al 17,4% e per quelli della seconda cintura si è passati dal 6,3% al 7,5%. Questa tendenza trova conferma nello scenario previsionale, che nell’ipotesi più favorevole consente di stimare un peso demografico del Capoluogo che si riduce a meno del 62%, mentre quello dei comuni della prima cintura giungerebbe a sfiorare il 20% ed il 9% quello della seconda cintura. 3.4 Spopolamento dei comuni esterni e concentrazione di stranieri. Le trasformazioni della struttura per età della popolazione italiana e la progressiva fuoriuscita dalla classe dei trentenni Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 Annualità 2014 delle generazioni nate durante il baby-boom degli anni ‘60, determinerà una sempre più consistente riduzione del numero di nascite da genitori italiani, mentre l’incremento della popolazione più anziana farà aumentare il numero delle morti, definendo uno scenario di progressivo peggioramento del bilancio naturale. Le previsioni per la popolazione italiana quindi, tracciano un bilancio negativo, e se tra il 2001 ed il 2010, anche grazie alle acquisizioni di cittadinanza (22.761 nel periodo), si è registrata ancora una modesta crescita (1,5% e 0,9% al netto delle acquisizioni di cittadinanza), nello scenario previsionale si segnala una contrazione che nell’ipotesi più favorevole toccherà i 48mila abitanti (-1%). Ma il fenomeno si presenterà con maggiore intensità nel Capoluogo, dove la popolazione italiana, al netto delle verifiche postcensuarie, ha segnato oltre 102mila unità in meno già tra 2001 e 2010 (-4%) e sarebbero quasi 120mila eliminando dal conteggio le 17mila acquisizioni di cittadinanza da parte di stranieri (4,9%). Per il comune di Roma, infatti, lo scenario previsionale consente di stimare per il 2020 una riduzione di circa 180mila residenti italiani. La popolazione straniera invece, per i consistenti flussi in ingresso e per il bilancio naturale positivo determinato da una struttura per età assai giovane (al 2010 nella provincia l’età media della popolazione straniera era di 33,3 anni contro i 44 anni degli italiani), segnerà un forte incremento, giungendo, nell’ipotesi più favorevole, dagli attuali 442.818 residenti, agli 880mila del 2020. Il differenziale di crescita tra popolazione straniera e italiana, quindi, porterà l’incidenza degli stranieri dall’attuale 10,6%, al 19% del 2020, sebbene con evidenti caratterizzazioni territoriali. In particolare, con un aumento di poco inferiore ai 260mila residenti, a Roma la popolazione straniera giungerà ad oltre 553mila unità, con un tasso di incidenza sulla popolazione complessiva del 19,5%. Nei comuni della prima cintura, invece, con un aumento decennale di circa 95mila unità, al 2020 i residenti stranieri saranno poco meno di 175mila, giungendo ad un tasso di incidenza del 19,7%. Ma il valore di incidenza più rilevante si realizzerà nei comuni della seconda cintura urbana, nei quali, segnando un incremento di circa Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 Annualità 2014 46mila unità, i residenti stranieri saranno poco meno di 84mila, con un incidenza sulla popolazione complessiva del 21,3%. Invecchiamento strutturale della popolazione e riequilibrio generazionale dei flussi migratori. Tra il 2010 ed il 2020 nell’intera provincia ci saranno oltre 84mila italiani anziani in più, mentre i residenti in età lavorativa saranno oltre 92mila in meno, con una ulteriore riduzione di giovani al di sotto dei 15 anni di quasi 36mila unità. L’età media della popolazione italiana quindi passerà dagli attuali 44 anni ai 45,7 del 2020, con un indice di dipendenza degli anziani che giungerà al 39,2% ed un indice di dipendenza generale del 60,5%. Questo spiega la crescente preoccupazione sulla sostenibilità del sistema previdenziale, sanitario e del welfare in generale, soprattutto se valutati in un contesto di perdurante stagnazione economica e riduzione della capacità occupazionale del sistema produttivo. Il consistente apporto di popolazione straniera, prevalentemente costituita da giovani in età lavorativa, rappresenta quindi un elemento imprescindibile nell’ottica del riequilibrio dei vuoti generazionali che caratterizzano la popolazione italiana. Già tra il 2002 ed il 2010 i fenomeni migratori hanno operato un sostanziale riequilibrio in tal senso: quasi 250mila degli oltre 300mila stranieri in più residenti nella provincia di Roma, infatti, avevano un età compresa tra 15 e 64 anni ed altri 45mila una età inferiore ai 15 anni. Con riferimento allo scenario previsionale, l’apporto di popolazione straniera in età lavorativa tra 2011 e 2020 potrebbe giungere a poco meno di 340mila individui e altri 75mila avrebbero una età inferiore a 15 anni. L’età media della popolazione complessiva, che tra 2002 e 2010 è passata da 41,8 a 42,8 anni, al 2020 passerebbe a 43,7 anni, 2 anni in meno dell’età media calcolata sulla sola popolazione italiana, mentre l’indice di dipendenza strutturale generale giungerebbe al 52,4% contro l’attuale 51,8% e l’indice di dipendenza degli anziani, dall’attuale 30,3% passerebbe al 31,3% del 2020. La cifra di 30mila stranieri in più all’anno, alla base dell’ipotesi previsionale, sembra quindi appena sufficiente a garantire un sostanziale equilibrio generazionale. 4. L’ESIGENZA ABITATIVA NEL DISTRETTO SOCIOSANITARIO DI TIVOLI. ALCUNI DATI. Comuni Numero di Numero di Numero di Numero nucleo Numero Altre Numero di Consistenza Altre nuclei familiari nuclei familiari nucleo familiari ricoverati senza fissa emergenze nuclei del Informazioni utili che hanno colpiti da familiari che dal Comune di dimora (nuclei familiari che patrimonio a predisporre un fatto procedure di ricevono un appartenenza occupanti eccedono i comunale quadro domanda di sfratto, ovvero, sussidio per temporaneamente edifici requisiti di adibito ad riassuntivo Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 Annualità 2014 alloggio a con sfratto le spese in strutture pubblici o accesso ERP, edilizia dell’esigenza canone sociale proposto alloggiative pubbliche o privato ma che non residenziale abitativa locale pubblica e e che risultano private senza fissa dimessi); riescono a in graduatoria dimora abitazioni in soddisfare la nuclei condizioni propria familiari l’assegnazione malsane o esigenza sul alloggiati di alloggio non adatte mercato per ERP ad privato della abitazione) locazione, ne ad accedere all’acquisto della prima casa Casape 0 1 15 0 0 1 0 0 15 casi di fragilità di persone anziane Castel M. 90 nd 29 nd 5 10 nd nd 18 casi di fragilità di persone anziane e non autosufficienti; 48 famiglie che dispongono reddito ISEE inferiore al valore del canone e incorrono in situazioni di morosità inconsapevole Cerreto 0 0 3 0 0 1 0 0 3 casi di fragilità estrema nuclei extracomunitari Ciciliano 23 1 10 0 0 1 0 15 25 casi di fragilità estrema Gerano 0 2 0 0 0 0 0 0 0 Licenza 0 0 0 0 0 0 0 0 25 nuclei che dispongono reddito ISEE inferiore al valore del canone e incorrono in situazioni di morosità inconsapevole Mandela 0 4 di cui 2 0 0 0 extracomunitari 4 di cui 2 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 comunitari non autoctoni Percile Non sono 4 di cui 2 Il Comune presenti extracomunitari non eroga 0 5 di cui 2 comunitari alloggi ERP sussidi per non sul territorio esigenze autoctoni comunale abitative Pisoniano Poli 0 25 0 1 8 10 nuclei costituiti da persone anziane non autosufficienti con redditi Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 Annualità 2014 ; 16 minimi situazioni di estrema urgenza ; 21 famiglie che dispongono di un reddito ISEE inferiore al valore del canone e che trovandosi nell’impossibilità oggettiva di pagare l’affitto dell’alloggio, sono incorse in situazioni di “morosità incolpevole” e nell’avvio delle procedure esecutive Roccagiovine Non sono 4 di cui 2 Il Comune presenti comunitari non non eroga alloggi ERP autoctoni sussidi per non esigenze autoctoni sul territorio comunale Sanbuci 0 0 0 3 di cui 2 0 0 0 0 0 4 nuclei che comunitari abitative 1 4 0 0 0 dispongono reddito ISEE inferiore al valore del canone e incorrono in situazioni di morosità inconsapevole S.Gregorio S. 0 2 24 0 0 1 0 5 29 nuclei che dispongono reddito ISEE inferiore al valore del canone e incorrono in situazioni di morosità inconsapevole S. Polo dei C. Non sono 5 36 1 0 1 0 116 di cui 104 per 1.123 2 0 2 nd 0 0 1 solo 40 allogi Ater presenti alloggi ERP sul territorio comunale Saracinesco Tivoli 129 nuclei familiari morosità Nuclei alloggio con occupati familiari un nucleo abusivamente familiari di 6 componenti Vicovaro 6 0 0 0 2 0 0 36 15 nuclei che dispongono reddito ISEE Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 Annualità 2014 inferiore al valore del canone e incorrono in situazioni di morosità inconsapevo 5. IPOTESI DI PERCORSO INTEGRATO. NOTA METODOLOGICA E RELATIVO REGOLAMENTO La D.G.R. 17 dicembre 2013, n. 470, richiama giustamente l’attenzione su quanto registrato nel Rapporto sulle politiche contro la povertà e l’esclusione sociale – Anno 2011 – elaborato dalla Commissione di Indagine sull’Esclusione Sociale (C.I.E.S.), istituita ex articolo 27 della Legge n.328 del 2000. I lavori della CIES, istituita nel mese di Agosto 2011, illustrano efficacemente gli effetti che la grave situazione socioeconomica internazionale avrà su tutti i Paesi dell’UE. A tal riguardo già il Parlamento Europeo si era espresso, sempre nel 2011, mettendo in evidenza quello che è stato definito come il peggior declino economico che il mondo abbia conosciuto dagli anni Trenta, con ripercussioni sul tessuto economico sociale degli Stati che si faranno sentire pesantemente per anni. Questa comune riflessione, ha motivato l’aggiornamento degli obiettivi della Strategia di Lisbona del 2000 da parte della Commissione Europea la quale ha varato una nuova strategia – meglio conosciuta come “Europa 2020” – nella quale uno degli obiettivi fondamentali è quello di promuovere l’inclusione sociale, anche attraverso misura di contrasto alla povertà. Tra queste misure di contrasto va annoverata, certamente, quella che considera la casa come una bene primario ed essenziale, un luogo non meramente “fisico” bensì qualitativamente significativo se inteso nei termini di spazio dedicato alla piena realizzazione della persona e, tutto ciò, in conformità ai principi costituzionali di tutela della stessa, della salute e della proprietà pubblica e privata. Va tenuto presente che l’attuale riduzione dell’offerta pubblica nel settore abitativo e la lunga crisi strutturale dell’economia – nella nostra Regione in particolare – ha riproposto seriamente e con aspetti nuovi rispetto al passato, il problema dell’emergenza casa, specie per le fasce più deboli della popolazione rendendo necessario ed indifferibile l’adozione da parte della Regione Lazio (è questo il senso sottinteso dalla succitata DGR 470/2013) di uno specifico programma di welfare abitativo. Un programma in grado di incontrare, in maniera integrata e trasversale con altre politiche di settore, le difficoltà di tutte quelle famiglie non proprietarie che vivono, nel loro quotidiano, il problema della casa con innegabili risvolti negativi sulla dignità della persona e sul riconoscimento al diritto per ognuno delle condizioni essenziali per l’affermazione del proprio benessere sociale. REGOLAMENTO PER L’EROGAZIONE DI CONTRIBUTI ECONOMICI PER L’EMERGENZA ABITATIVA Articolo 1 Finalità e principi Il presente regolamento disciplina l’erogazione di contributi economici per favorire e/o supportare l’autonoma ricerca di una sistemazione abitativa delle famiglie che fronteggiano problematiche abitative non superabili con il sostegno economico al canone di locazione Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 Annualità 2014 previsto dalla legge n.431/98 e/o da altre disposizioni normative. La realizzazione del sistema di interventi regolato dal presente regolamento si ispira ai principi di trasparenza, adeguatezza, sussidiarietà, efficienza, efficacia e pubblicità, assicurando accesso e pari opportunità ai cittadini. Articolo 2 Tipologia degli interventi I Comuni del distretto G3 intervengono per far fronte alle emergenze abitative, compatibilmente con le risorse disponibili e fino ad esaurimento delle stesse, con le seguenti modalità: a) contributi economici, consistenti in erogazioni monetarie in caso di grave difficoltà a sostenere il pagamento del canone. b) forme di erogazione in denaro destinate al pagamento di depositi cauzionali, anticipi per la stipula di contratti, attivazione nuove utenze e simili. Articolo 3 Destinatari degli interventi Sono ammissibili agli interventi previsti dal presente regolamento i cittadini italiani e stranieri legalmente soggiornanti ed in possesso dei seguenti requisiti: a) residenti, da almeno anni 5 (cinque), nel Comune ove viene presentata la domanda. b) appartenenti a nuclei familiari i cui componenti non sono titolari di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione sul territorio nazionale, e che non abbiano ottenuto l’assegnazione a qualunque titolo di un alloggio di edilizia popolare realizzato con contributi pubblici ( requisito richiesto per tutti i componenti del nucleo familiare); c) che nessun componente abbia occupato abusivamente immobili di edilizia popolare, oppure assegnatario che abbia ceduto illecitamente l’alloggio. d) con un reddito ISEE del nucleo familiare di valore non superiore a € 10.000,00 (euro diecimila) prevedendo la possibilità di rivalutazione di anno in anno. e) essere intestatario di un contratto di locazione di unità immobiliare, ad uso abitativo regolarmente registrato, di durata non inferiore ad anni 1 (uno) e nel quale si risiede. Sono esclusi i conduttori di alloggi appartenenti alle categorie catastali A/1, A/7, A/8 e A/9; f) eventuali destinatari di provvedimenti di sfratto esecutivo emanato o pendenti dall’A.G . Il requisito della residenza di cui alla lettera a) è determinato con riferimento alla scheda di famiglia anagrafica. Articolo 4 Beneficiari degli interventi Vengono individuati in una delle seguenti categorie: I - conduttori di contratti di locazione privati per i quali è già stata convalidata una procedura di sfratto, o che hanno difficoltà nel pagamento del canone di locazione, con una morosità nel pagamento di almeno n. 2 mensilità, e si trovano loro o un componente il nucleo familiare in un una delle condizioni occupazionali: - cassa integrazione; - mobilità; - licenziamento ed iscritto al Centro per l’Impiego; - chiusura dell’impresa registrata alla CCIAA; - disoccupato da lungo periodo ( almeno da 24 mesi) Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 Annualità 2014 II - persone e famiglie che devono concludere un contratto di locazione ad uso abitativo, essendo sfrattate o soggette a procedura convalidata di sfratto .In tal caso l’intervento è destinato a favorire l’accesso negli alloggi e la mobilità nel settore della locazione. III - persone e famiglie che trovandosi in ulteriori circostanze, necessitano di ospitalità presso strutture ricettive , quali affittacamere, residence e simili. Articolo 5 Criteri di valutazione Ai fini dell’ammissione al beneficio regolato dal presente regolamento, la valutazione delle domande avviene sulla base dei seguenti criteri: Situazione alloggiativa a) b) c) Nuclei familiari interessati da provvedimento di sfratto esecutivo e/o di rilascio dell’immobile Nuclei familiari sul cui alloggio è pendente un procedimento dinanzi all’A.G. per sfratto Soggetti conduttori dell’alloggio in situazione di morosità tale da esporre la famiglia a rischi di sfratto Situazione familiare Per ogni componente il nucleo familiare punti 10 punti 8 Punti 6 punti 1 Ulteriori requisiti Per ogni minore presente nel nucleo familiare Per ogni persona ultrasessantacinquenne presente Per ogni persona diversabile presente con grado di invalidità fino al 74% Per ogni persona diversabile presente con grado di invalidità compresa tra l’75% ed il 100% Famiglie monogenitoriali con minori a carico Situazione reddituale Valore Isee del nucleo familiare Isee compreso da €1,00 Isee compreso tra € 2.500,01 Isee compreso tra € 5.000,01 Isee compreso tra € 7.500,01 Isee ZERO a € 2.500,00 ed € 5.000,00 ed € 7.500,00 ed € 10.000,00 punti 10 punti 8 punti 6 punti 4 punti 4 Articolo 6 Istruttoria punti 2 punti 5 punti 1 punti 3 punti 4 Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 Annualità 2014 Il Servizio Sociale del Comune di residenza svolge l’attività di istruttoria, valutando gli elementi oggettivi e soggettivi del nucleo in condizione di emergenza abitativa, attribuendo i punteggi secondo i criteri del presente regolamento, determinando altresì l’ammontare del contributo spettante a ciascun istante, fino ad esaurimento del finanziamento concesso. Articolo 7 Ammontare massimo contributo e liquidazione L’ammontare del contributo concedibile, da parte del Comune, è pari ad una quota massima di € 500,00 riconosciuta ad ogni domanda. Spetta al Comune capofila del distretto, procedere alla erogazione del contributo agli aventi diritto, sulla base delle comunicazioni da parte di ciascun Comune e rimesse al capofila per le procedure di liquidazione. Articolo 8 Modalità di presentazione La domanda di partecipazione deve essere compilata con l’apposita modulistica disponibile presso ciascun Comune, oppure scaricabile dai siti informatici di ciascun comune. Il modulo di domanda redatto,sotto forma di D.P.R. 445/2000, compilato e firmato dal richiedente, con allegata certificazione richiesta, dovrà essere consegnato entro il (data) al Comune territorialmente competente. Articolo 9 Controlli e decadenza dai benefici Ai sensi e per gli effetti del D.P.R. 445/2000,verranno effettuati controlli anche a campione per verificare la correttezza e veridicità delle dichiarazioni rese, prima/contestualmente /successivamente all’erogazione dei benefici. Determinano la decadenza dai benefici economici: - la NON veridicità delle dichiarazioni sostitutive rese - il venir meno di uno dei requisiti richiesti per l’ammissione al beneficio Regione Lazio Modulo Interventi Misura 5 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento 175.349,00 175.349,00 175.349,00 175.349,00 Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale Regione Lazio Modulo Interventi Misura 6.3 Annualità 2014 MISURA/SOTTOMISURA 6.3 1. TITOLO DELL’INTERVENTO PROVVIDENZE PER I DISAGIATI PSICHICI 2. Continuità dell’intervento Nuovo X In continuità con servizio già attivato 3. Tipologia di servizio LEPS X Altri Servizi ___________ (specificare) 4. Se il servizio dà continuità a servizi/strutture già attivati, indicare il fabbisogno al quale fa riferimento, i risultati conseguiti e l’utenza di riferimento Il progetto consiste in attività di reinserimento sociale delle persone affette da disturbi psichiatrici e seguite dal Centro di Salute Mentale della ASL RMG3. Trattasi nello specifico di erogazione di provvidenze economiche. 5. Descrizione delle attività e delle prestazioni come da Regolamento 1/2000 e s.m. Erogazione di provvidenze economiche 6. Bacino di utenza - Sovradistrettuale - Distrettuale - Sub-distrettuale (specificare i Comuni) 7. Tipologia di utenza Utenti 0-17 18-64 over 65 8. X uomini Donne totale Obiettivi dell’intervento - Integrare il programma terapeutico riabilitativo finalizzato al reinserimento sociale del paziente; - Integrare gli interventi svolti dai servizi sociali degli enti locali e del terzo settore 9. Numero utenti nel 2013 |_|_|4|0| 10. Utenza annuale prevista 11. Utenza servita rispetto al fabbisogno rilevato 12. Esistenza di una graduatoria distrettuale/sovradistrettuale 13. - 2014 |_|_|_|_| Personale coinvolto Amministrativi Assistenti sociali Sociologi Psicologi Pedagogisti Educatori professionali Operatori socio-sanitari Volontari Mediatori culturali Altre figure (specificare MEDICO) 14. |_|_|_| |_|_|1| |_|_|1| |_|_|1| |_|_|_| |_|_|1| |_|_|1| |_|_|1| |_|_|_| |_|_|1| In base a quali indicatori viene verificata e valutata la qualità del servizio? 14.1 Quali riscontri si sono ricevuti da parte dell’utenza? 15. Esiste compartecipazione da parte degli utenti? - Sì, totalmente - Sì, parzialmente - No 16. X Esistenza di una rete con istituzioni sociali, sanitarie, scolastiche, giudiziarie, etc., con specifica delle singole modalità di integrazione. La rete è particolarmente coinvolta nella verifica dei percorsi individuali dei pazienti inseriti. Regione Lazio Modulo Interventi Misura 6.3 22. Annualità 2014 Finanziamenti e Cofinanziamenti previsti Cofinanziamento Finanziamento regionale Provinciale Comunale Asl Altro (specificare) Totale finanziamento Costo risorse umane Costo di funzionamento e gestione Costo di struttura e di mantenimento 88.605,02 88.605,02 88.605,02 88.605,02 Bonus/Assegni/Altro (specificare) Totale