n. 32 Settimanale della Diocesi di Senigallia - giovedì 21 settembre 2006 - € 1 Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 1, DCB Ancona - Taxe Perçue - Tassa riscossa ufficio PT di Senigallia - Editoriale DIOCESI Tolleranza Testimonianze dal pellegrinaggio dei giovani S i fa un gran parlare in questi giorni di tolleranza o intolleranza; perfino al bar ho trovato un impensabile difensore del Papa. Parlare di tolleranza è diventato, nella cultura di oggi, un luogo comune; non si può negare che la tolleranza sia uno dei presupposti e dei valori di una buona società. Ma la stessa cultura della tolleranza viene di fatto posta profondamente in discussione nel momento in cui una comunità diventa multietnica, multiculturale. Il momento storico che l’Europa sta attraversando è, appunto, un momento di grandi, velocissimi, inaspettati, radicali cambiamenti in cui emergono con urgenza le difficoltà di convivenza fra realtà etniche e culturali diverse. Non si può certamente giungere subito alla soluzione dei problemi ma si può cercare qualche risposta più chiara, aperta, forse scomoda. Nella convinzione che è necessario qualche volta metterci a margine di quel flusso incontrollabile di informazioni per dar forma a nostri pensieri, dubbi, modelli di riflessione possibili. Anche per porre in crisi, se necessario, quei modelli di pensiero correnti che vedono il male dappertutto. E’ in questa prospettiva che in città abbiamo organizzato una serata di musica multietnica che ha visto la presenza di cittadini nati a Senigallia e cittadini immigrati. Ci siamo visti in faccia, abbiamo scambiato qualche parola, ci siamo detti che da entrambi le parti dobbiamo volere l’integrazione, nel rispetto vicendevole. Nella convinzione che il mutuo rispetto dipenderà semplicemente dalla nostra capacità di riconoscere in qualsiasi volto che abbia sembianze umane, qualcosa che riguarda anche noi. Credo che la virtù di questa nuovo secolo, tra grandi migrazioni, guerre, massacri, carestie e deficit delle democrazie, sarà la capacità di riconoscere negli altri i volti e le storie che possono essere anche nostri. Gesualdo Purziani SENIGALLIA CORINALDO Autori vari 8-9 IDEE In un quartiere, musiche dal mondo Città storiche: le tante opportunità del cinema di Ilario Taus 4 di Laura Mandolini 10 Il coraggio di affrontare la crisi - 3 di Vittorio Mencucci 12 La terra di mezzo I nvestire nella scuola è una priorità per un Paese democratico e moderno, impegnato in Europa e aperto al mondo”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, durante la cerimonia di apertura dell’anno scolastico che quest’anno si è svolta al Quirinale. Naturalmente non si può non essere d’accordo. Così come è assolutamente condivisibile il richiamo del Presidente alla scuola come “primo luogo dove si possono contrastare le disuguaglianze di origine familiare e territoriale”. Nella solennità del Quirinale, del luogo e delle istituzioni – con il Presidente della Repubblica è intervenuto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni – è “risuonata” la concezione della scuola che ci viene dalla Costituzione: un servizio pubblico, un aiuto che lo Stato mette a disposizione delle famiglie per l’educazione dei più piccoli, dei figli, attraverso la cultura. Bella l’immagine del ministro, che ha definito la scuola una “terra di mezzo” tra famiglia e società, tra piccolo ambiente di appartenenza di ciascuno e un mondo più grande, fatto di diritti e doveri, di relazioni e responsabilità. Un luogo dove si diventa cittadini. Non è, questa, solo un’immagine ideale. È, invece, molto concreta. Davvero le nostre aule scolastiche sono un laboratorio di cittadinanza. Lo scopriamo sempre di più oggi, quando l’orizzonte della società si propone sempre più complesso rispetto a quello delle famiglie di provenienza. Un orizzonte fatto di incontri/scontri di culture diverse e mai come ora vicine, di segni e simboli da decifrare, di valori talvolta disomogenei, di linguaggi sempre più numerosi e complessi da padroneggiare. Nella scuola del nostro tempo si incrociano “figli” e famiglie sempre più differenti e portatori di mondi talvolta conflittuali. Si realizza il primo incontro/ scontro con la realtà degli stranieri, si mettono alla prova capacità di dialogo, tolleranza, pace. Per tutto questo è davvero necessario investire nella scuola. Investire, certamente, risorse economiche, perché non si può pensare di affrontare sfide complesse e decisive per il futuro con strumentazioni inadeguate e approssimative: bisogna spendere per valorizzare gli insegnanti, per adeguare le strutture, per creare le condizioni di una progettazione educativa efficace… Ma bisogna investire forse ancora di più dal punto di vista dell’entusiasmo e della passione. Bisogna credere nella scuola e, meglio, bisogna volere bene al mondo della scuola. Perché l’attività scolastica ed educativa è attività di cura dei più piccoli e dei più deboli, dei più bisognosi. E’, in fondo, un atto d’amore. Non sembrino termini fuori luogo. Una volta si diceva che l’insegnamento è una “vocazione”, proprio per significare come dedicarsi alla scuola e ai giovani nella scuola fosse qualcosa di più di un lavoro retribuito, chiedesse un “supplemento d’anima”, passione ed entusiasmo, “amore”. Adesso insistiamo doverosamente sul termine “professione”, non sottovalutiamo quanto riguarda la preparazione, le competenze e la dimensione complessivamente “professionale” di chi si occupa di scuola (talvolta il tema della “vocazione” è stato un alibi per non affrontare con i dovuti modi il resto). Tuttavia è importante ricordare anche la dimensione etica del mondo della scuola, la tensione al bene – quello degli allievi, anzitutto – e il riconoscimento della stessa scuola come “un bene”, un bene comune della Repubblica. La giornata di inizio anno scolastico rilancia questi significati della scuola, alla luce di una Costituzione che di tensione etica è piena. Tocca poi ai responsabili ai diversi livelli – dal Parlamento, al Governo, fino ai protagonisti del mondo scolastico – tradurre in concreto gli slanci ideali. Consapevoli che anche (soprattutto) su questo terreno si gioca la qualità del nostro vivere insieme. Alberto Campoleoni ECONOMIA Governo, banche e imprese: autonomia e collaboraizone in un Paese dalle commistioni facili Telecom, un gioco a tre I l caso Telecom, scoppiato in questi giorni, è nato da una decisione del Consiglio di amministrazione del colosso italiano di scorporare una società delle telecomunicazioni e di potenziare il resto nel campo dei media, anche tramite accordi, in parte già in corso, con Murdoch e la 20th Century Fox. Una libera decisione di una società privata quotata in borsa che deve rendere conto solo ai suoi azionisti, ha detto qualcuno. In realtà, il caso Telecom è frutto di un gioco a tre: banche, Telecom, governo, e può essere capito solo con riferimento a tutti e tre gli attori. È vero che, come ha affermato “Il Sole 24 Ore”, l’economia è l’economia e la politica è la politica e non devono esserci invasioni di campo. È altrettanto vero, tuttavia, che a certi “nodi” né l’economia né la politica arrivano da sole. Proprio questa caratteristica di essere un “gioco a tre” impedisce, di fatto, le scorciatoie. Sia quella di “bloccare” l’operazione da parte del governo utilizzando i suoi diritti di veto termini: l’indebitamento non può venire corretto (la golden share ). Sia quella di dire: la Telecom è da sviluppi industriali in quei settori. È chiaro che una società quotata in borsa, è responsabile solo scorporare un settore indebitato e a mercato saverso i suoi azionisti. In altre parole non si può, turo significa sottoporlo al rischio di essere fagooggi, far finta che gli attori non siano tre. citato dai grandi gruppi internazionali. In questo La Telecom è in utile, ma ha 41 miliardi di debiti, caso l’Italia perderebbe l’unico gestore di telefonia molto di più di quanto il governo pensa di rastrel- mobile, da quando la Omnitel è stata acquisita lare con la finanziaria. Questa sovraesposizione da Vodafone. I lamenti del governo per questa debitoria non sarebbe possibile se la Telecom non possibilità sono comprensibili, ma non possono avesse goduto, anche dopo la privatizzazione, di nascondere anche le responsabilità della politica. una posizione non certo di monopolio ma, dicia- Le indiscrezioni circa l’esistenza di un piano del mo, di vantaggio competitivo. A sua volta questa governo di entrare con un capitale significativo situazione di vantaggio competitivo non sarebbe nella gestione della telefonia mobile della Telestata possibile senza che il quadro politico la fa- com, anche se non confermate a tutt’oggi, lasciavorisse, anche solo indirettamente. Nel frattem- no supporre il rischio - come qualcuno ha detto po succede che il mercato della telefonia mobile - di una “nuova Iri” per le comunicazioni. Il gioco e, per certi versi anche quello della telefonia fis- a tre deve esserci, ma con una collaborazione trasa, si saturano e non rappresentano più un vali- mite i diversi ruoli e non nonostante essi. do sbocco imprenditoriale per il futuro. In altri Stefano Fontana 2 21 settembre 2006 attualità DOCUMENTIP. Samir, grande esperto di Islam, e le frasi incriminate del Papa Le accuse infondate Le accuse del mondo islamico al papa? “Esagerate e fuori posto”. Lo spiega ad Asianews, uno dei massimi esperti di Islam, docente alla Pontificia università orientale di Roma. Il testo integrale. fitna è peggiore dell’uccisione”. In nome di que- una parte egli si mette insieme ai musulmani sto versetto si voleva uccidere Abdul Rahman, per criticare la ragione atea; dall’altra ne fa una l’afghano convertito al cristianesimo. Il fatto di critica “dall’interno”, per “allargarla”. E conclude: diventare cristiano suscita una “sedizione” (fit- “Solo così diventiamo anche capaci di un vero na) nella comunità e perciò è meglio ucciderlo. Il dialogo delle culture e delle religioni, un dialogo papa ha scelto il versetto più positivo e più aper- di cui abbiamo così urgente bisogno”. Lo scopo to, facendo un commento storico. E ha ricorda- è dunque di aprire un dialogo universale, basato to che questo versetto proviene dal periodo di sulla “ragione”. Alla ragione umana si oppone la Il discorso del papa, Medina, quando Maometto era debole e minac- violenza (e questo è un pericolo per l’Islam) e il una mano tesa all’Islam ciato. Anche il Corano pubblicato in Arabia sau- considerare la ragione come opposta alla fede e di Samir Khalil Samir dita – considerato come la versione più ufficiale alla spiritualità. – considera la sura 2 come la prima dell’epoca di e reazioni nel mondo arabo e islamico alle pa- Medina, quando il profeta era un profugo, senza Dialogo universale e Rinascimento islamico role dette da Benedetto XVI all’università di esercito. Regensburg sono esagerate e fuori posto. Ormai Più che una critica all’Islam, il papa in realtà tensembra si stanno organizzando manifestazioni La Ragione e la violenza de una mano all’islam, proponendogli di uscire ovunque, in modo simile al caso delle vignetdal ciclo della violenza, ma chiede ad esso anche te blasfeme su Maometto. Ma è chiaro un fatto: I discorsi del papa non hanno mai un titolo; que- di non uscire dal ciclo della “ragione”: egli anzi nessuno dei suoi critici, proprio nessuno, ha let- sta prolusione ha un titolo perché è un discorso invita l’Islam a dialogare con il cristianesimo per to il documento per intero. L’edizione inglese era accademico. E il titolo è “Fede, ragione e uni- una ragione legata all’etica. disponibile da ieri; quella francese non c’è anco- versità. Ricordi e riflessioni”. Se uno legge il dora; non vi è alcuna traduzione in qualche lingua cumento intero, la parola “ragione” viene citata Il Rinascimento del mondo islamico è quello del orientale. Tutte le critiche si basano dunque sulle per 46 volte, essendo questa il punto centrale medioevo. Perché? Perché allora si è creato un poche citazioni e frasi diffuse dalle agenzie occi- del messaggio. In tutto il discorso appare citato vero umanesimo basato sul pensiero greco. I cridentali che mettono in rilievo la questione del- l’Islam, l’ebraismo, ma soprattutto la cultura oc- stiani di quel tempo, siriaci e arabi, su richiesta l’Islam, che nel testo di Benedetto XVI occupa cidentale: il papa critica proprio il concetto di ra- dei califfi, hanno tradotto in arabo tutto ciò che solo circa il 10% del testo globale. Inoltre, questo gione maturato in occidente con l’Illuminismo. si trovava di Platone, Aristotele, Plotino, Anassabrano si inserisce in un insieme, molto speciale. Giorni prima aveva perfino criticato i vescovi gora e tutta la tradizione filosofica. In medicina, Si tratta di una prolusione fatta in università, da- tedeschi, che privilegiano aiuti economici per tutte le opere di Ippocrate, di Galeno sono state vanti a professori e studenti. E’ perciò un gesto progetti “sociali” e non “religiosi” (costruire una tradotte dal greco all’arabo da Hunayn Ibn Ishaq, accademico, interdisciplinare, fatto per persone chiesa, evangelizzare). Il papa mette in luce che un cristiano morto nell’873. specializzate. Il testo diffuso dalla Sala Stampa tutta la società occidentale – e la Chiesa - si è sevaticana dice che le note saranno aggiunte in se- colarizzata perché ha svuotato il concetto di ra- Questi traduttori cristiani sono divenuti per seguito. Il papa ha dunque preparato un testo da gione della sua dimensione spirituale e della sua coli i maestri dei professori musulmani e così accademico, filosofo, teologo di altissimo rango origine che è in Dio. Per il papa la ragione occi- hanno integrato il pensiero ellenistico nella culche forse non tutti riescono a comprendere. dentale all’origine non era opposta alla fede, ma tura islamica araba, persiana, turca, ecc.. Solo I media – che dovrebbero fare un mea culpa - si nutriva della fede. A un certo punto Benedetto così è venuto il Rinascimento islamico, che ha hanno preso solo ciò che poteva colpire in modo XVI cita il lavoro di p. Theodore Khoury, un bi- generato un pensatore come Averroé. Noi arabi immediato, e hanno inserito le parole del papa zantinologo, che ha da poco pubblicato un testo riconosciamo che questo è il periodo più bello nel contesto della politica internazionale, del sul dialogo fra l’imperatore d’Oriente Manuele II della storia dell’Islam, fermatosi nel XII secolo. confronto fra occidente e mondo islamico; un Paleologo e un musulmano persiano, ambientato ritorno insomma a Samuel Huntington e al con- nel tardo Medioevo. Ancora oggi, molti pensatori islamici dicono che flitto delle civiltà. E invece il testo del papa tracper una Rinascita islamica dobbiamo tornare al cia proprio una linea contraria a questo: il suo Il papa ha scelto questo testo a causa di una fra- pensiero medioevale. In realtà occorre accettare scopo è proprio il dialogo e la forma più bella di se essenziale, quella dove il Paleologo critica il il suggerimento del papa: affrontare, assimilare, dialogo. musulmano per la violenza nell’Islam. E dice: voi giudicare il pensiero moderno, come nel meconvertite la gente con la spada. Nessuno stori- dioevo l’hanno fatto i cristiani traduttori prima e All’inizio il mondo islamico ha reagito con una co può negare questo: Maometto, e dopo di lui i i filosofi musulmani poi. certa ignoranza. Alcuni hanno detto che il papa primi califfi, hanno spesso usato la violenza per ha tenuto all’università di Regensburg un discor- convertire i popoli conquistati. Ciò non signifi- La tentazione dell’islam oggi è quella di rifiutare so “tecnologico” (e non “teologico”, traducendo ca che Maometto amasse la violenza, ma era un in blocco la cultura occidentale perché “pagana” male dall’inglese). Solo il giorno dopo sui gior- uomo del suo tempo. (e in parte è vero). Ma esso non riesce a fare un nali è venuta la correzione. Questo è un ulterio- In quell’epoca le tribù arabe combattevano per discernimento. Papa Ratzinger, da grande maere segno che nessuno ha capito nulla. Anche i tutto, anche per avere i pascoli. La prima biogra- stro, ha osato farlo: con grande finezza è riuscito commenti arrivati da musulmani dell’occidente fia di Maometto scritta da musulmani si intitola a dire sì alla ragione, no alla ragione svuotata; sì erano superficiali e sono serviti a organizzare il proprio “Il libro delle guerre (delle razzie)”. Cer- all’illuminismo autentico, no all’illuminismo anticirco delle critiche: su al Jazeera ieri sera to, si può criticare l’affermazione del Paleologo: religioso. In questo modo egli propone un dialovi erano persone che telefonavano e in Indonesia, Malesia, in alcuni paesi africani go universale, con le religioni e con gli agnostici, criticavano il papa, ma nessuno sapeva l’Islam è penetrato attraverso i commercianti basandosi sulla ragione “allargata”. Per questo vodi cosa si discute! Vi sono solo r e a z i o n i arabi; in altri Paesi attraverso i mistici sufi (che glio dire ai miei amici musulmani: prima di paremotive perché hanno sentito dire che talvolta erano anche guerrieri, come in Marocco). lare, leggete; dopo aver letto, riflettete; cercate di il papa ha parlato di jihad e ha cri- L’imperatore dice che “la violenza è cosa irragio- capire: nemmeno noi cristiani riusciamo a comticato l’Islam. Il che è falso. E nevole…in contrasto con la natura di Dio e la na- prenderlo bene. cerco di dimostrarlo. tura dell’anima”: è questa la frase che ha colpito il Santo Padre, ripetuta almeno 5 volte nel testo. Teo-con e fondamentalisti, fratelli siamesi La citazione del Il perno dunque è che chi fa violenza, non è più Corano credente: chiunque sia – cristiano o musulmano Qualche integralista musulmano ha detto che il –se segue la violenza, va contro la ragione e con- papa è divenuto un rappresentante dei teo-con, Il papa ha citato solo u n tro Dio, che è la fonte della ragione. un istigatore della “crociata contro l’islam”. Purversetto del Corano, troppo certa gente non ha altra chiave di lettura La ragione mutilata dell’occidente quello in cui si dice che quella politica, del conflitto fra occidente e che “non c’è costriIslam. Il papa è occidentale e quindi, necessariazione nelle cose di L’altro aspetto del testo è la critica all’occidente mente è “contro”. Non avendo capito nulla del religione” (2, 256). che ha svuotato la nozione di ragione da tutto discorso del papa, vedono solo che lui ha critiQuesto versetto è ciò che è spirituale. Logikos, in greco, significa cato il jihad. Per questo “deve” essere senz’altro quello più citato “razionale” e “spirituale”. Anche i musulmani fino un nemico. Per questo in molti paesi islamici Si dai musulmani in all’VIII – IX secolo, usano una parola simile, pre- sta scatenando una serie di manifestazioni e viooccidente per dimosa dai cristiani, che significa insieme “razionale e lenze come al tempo delle vignette su Maometto. strare che nell’Islam c’è spirituale”. Il discorso del papa è dunque molto Ma in tal modo danno proprio ragione al papa. libertà di coscienza e di vicino alle critiche che il mondo musulmano ri- Benedetto XVI dice che la violenza è contro la fede. Se il papa voleva volge all’occidente secolarizzato: voi avete tecni- ragione e contro Dio. E questi fondamentaliaggredire l’Islam e ca, scienza, tutto, fuorché l’essenziale, avendo sti vogliono difendere l’Islam in occidente con dimostrarne una emarginato la spiritualità e Dio. questi metodi violenti. In tal modo l’occidente natura cattiva, in modo ancora più chiaro potrà condannare avrebbe potuto Anche il papa, dunque critica l’occidente, ma in l’Islam violento. Da questo punto di vista, si può trovare decine modo speciale, con un “tentativo di critica del- dire che la violenza teo-con che spinge alla guerdi altri versetti. la ragione moderna, dal suo interno”, che se- ra e l’integralismo musulmano sono “fratelli siaBastava citare la condo il pontefice, non significa dover tornare mesi”: si sostengono a vicenda. Se il movimento sura 2,191-193, indietro rispetto all’illuminismo, rigettando le fondamentalista accrescerà queste violenze e dove si spinge ad condizioni dell’età moderna. Dunque è un ten- manifestazioni di piazza, l’Islam affogherà nella uccidere coloro che tativo di critica, ma “dall’interno”, per dimostrare sua crisi. Unica possibilità di rinascita è seguisi macchiano della che l’opinione che vuole escludere Dio non è illu- re invece il suggerimento del papa, praticato da “fitna” (sedizione). Nelminismo, ma un “falso” illuminismo. In tal modo, alcuni intellettuali islamici: è tempo che l’Islam la storia dell’Islam in “quello che nello sviluppo moderno dello spirito affronti la modernità, non per farsi assorbire, ma nome della fitna sono è valido, viene riconosciuto senza riserve…” per discernere e potenziare ciò che è buono. state uccise migliaia di persone perché il Per Benedetto XVI non c’è da rifiutare la ragioCorano dice che “la ne moderna, ma da allargarla. Facendo ciò, da Fonte: Agenzia ASIANEWS L Asteriski * Benedetto XVI. Sulle polemiche e sulle reazioni violente e sanguinose, come sulle minacce di distruggere Roma, l’Occidente è concorde. Il fondamentalismo islamico con la “guerra santa” è il massimo del “peggio” che circola in alcuni ambienti del mondo musulmano. Oriana Fallaci,dopo l’udienza con il Papa, dichiara a Casini: “Gliene faranno di tutti i colori. Lo martirizzeranno a causa delle verità semplici che ha dentro di sé”. * Oriana Fallaci. Da domenica 17 settembre 2006 riposa agli Allori, cimitero evangelico protestante ma multireligioso, collocato sulla via Senese, al Galuzzo, dove riposano protestanti, cattolici, ma anche musulmani e atei. Si definisce atea-cristiana. E’ battezzata. Ha ricevuto i sacramenti dell’Eucaristia e della Cresima. Sull’incontro con il Papa, mons. Fisichella, Rettore del Laterano, dichiara: “Se si rileggono alcuni passaggi di suoi recenti interventi si trovano suoi apprezzamenti sulla figura del pontefice. Le diceva che apprezzava il fatto che non si sarebbe mai sognato di parlare di conversione. E lo stesso capitava per me. Per questo mi ascoltava… Posso dire certamente che i suoi occhi in alcuni momenti di enorme dolore erano alzati verso il cielo”. Sull’eredità che lascia la scrittrice monsignor Fisichella non ha dubbi: “Per chi l’ha conosciuta lascia l’eredità di una donna libera dal punto di vista intellettuale, dal punto di vista creativo, da un punto di vista d’espressione”. * Il grande capitalista. E’ Marco Tronchetti Provera. Nel 2001 il “Financial Times” lo definisce “il nuovo Gianni Agnelli”. Beppe Griullo lo ironizza: “il tronchetto dell’infelicità”. Intasca 500 miliardi di vecchie lire con il sistema delle stoc options e allora il Wall Street Journal ne parla come di “vergogna del capitalismo italiano”. E’ famoso per la frase: “Immaginare il futuro”. Sì. Rosso di debiti. Si parla di oltre 40 miliardi di euro. E’ difficile anche contarli. * Giappone. Dopo 40 anni di attesa, arriva l’erede al trono, nato il 6 settembre 2006 dalla principessa Kiko. Si chiama Hisahito. Hisa vuol dire “eterno”, “sereno”. Hito = “persona virtuosa” o “apice delle virtù”. Glielo auguriamo di cuore. * Diari firmati. Sì. Anche i senigalliesi seguono la moda. Dichiara Alberto di Capua alla cartoleria “Fast office: “Le mode sono più forti dei soldi. Sono queste infatti ad influenzare le scelte dei figli”. Ci sono stati aumenti di prezzo rispetto allo scorso anno? “Incrementi attorno al 5 per cento. Tutto aumenta e alternative non ce ne sono. Giuseppe Cionchi 21 settembre 2006 attualità TRASPORTI Automobilisti per pigrizia, marchigiani poco abituati ai mezzi pubblici L’automobile non si tocca A i marchigiani piace spostarsi in auto. Tanto che al mezzo proprio non rinuncerebbero neanche se bus e treno fossero più comodi e veloci. E’ quanto emerge da una ricerca condotta dell’Università di Urbino per conto della Regione. Obiettivo: analizzare comportamenti ed esigenze in ordine alle modalità di trasporto e vedere come modificarli orientando le scelte verso una maggiore sostenibilità. I risultati - presentati dall’assessore ai Trasporti Pietro Marcolini insieme agli estensori della ricerca della facoltà di Economia Giancarlo Polidori e Francesco Bartolucci nell’ambito di un seminario - sono sconfortanti. Età, sesso, condizione sociale, appartenenza territoriale non contano. Il 51% degli intervistati non si lamenta del servizio pubblico. Semplicemente dichiara che nessun cambiamento potrebbe indurlo a mutare abitudini. Per il 43% l’automobile è preferibile tout court. L’indagine, basata su interviste rivolti ai membri di 5.000 famiglie scelti a campione, si fa più dettagliata nell’analisi per province. Pesaro-Urbino e Macerata sono in linea con i dati regionali mentre il 62% degli intervistati della provincia di Fermo utilizzerebbe l’autobus se migliorassero praticità e comodità. Così anche il 45% degli abitanti di Ascoli mentre ad Ancona solo il 37% degli intervistati sarebbe disposto a utilizzare il bus a fronte di un miglioramento di orari. Non va meglio per il servizio ferroviario. La scarsa efficienza o puntualità non c’entra- no visto che solo il 6% ha sollevato questo tipo di motivazioni e appena il 3% lamenta il costo del servizio, la lontananza della destinazione o la scomodità degli orari. Il 25% degli intervistati trova comunque più comoda l’automobile. E anche in questo caso, c’è poco da fare: per l’89% nessuna modifica potrebbe indurre a un maggiore utilizzo del servizio. Conclusione: i marchigiani non utilizzano i mezzi di trasporto pubblici poiché scarsa necessità, i prevalenti spostamenti di tipo urbano e la maggiore (dicono) comodità dell’automobile non lo rendono necessario. L’assessore Marcolini ha pronto un pacchetto di interventi per invogliare a lasciare a casa l’auto. Entro un anno e mezzo, annuncia, verrà introdotto il biglietto unico regionale col quale si potrà viaggiare su treni, bus urbani ed extraurbani gestiti da società sia pubbliche che private. Dieci milioni di euro l’investimento previsto. Si tratta di accorpare in una gestione unica tutti i passaggi economici in mano a diversi soggetti finanziari. Nel progetto, anche la costruzione di una stazione all’Ikea. Secondo intervento, già avviato da Regione, Province e alcuni Comuni, prevede la riduzione delle tariffe per i dipendenti. Ma si può far di più. Come comprendere la riduzione tariffaria negli integrativi aziendali ed estenderla oltre che ai disabili e ai pensionati, a disoccupati, donne con bimbi con meno di un anno di età, extracomunitari perseguitati politici. Nonché piani urbani di mobilità che, dice Marcolini, facciano la loro parte. Protezione civile Marche: trasferta friulana N emmeno la tantissima pioggia caduta in questi giorni anche nel Nord Italia è riuscita a fermare la folta delegazione dei volontari marchigiani della protezione civile, giunta con la colonna mobile regionale al Raduno nazionale del volontariato di Protezione Civile. Bagnati zuppi, hanno iniziato a montare il campo base venerdì 15 settembre con le attrezzature di pronto intervento fornite della Regione Marche. Complessivamente hanno allestito 12 tende autogonfiabili, 150 letti e diversi gruppi elettrogeni per l’illuminazione, necessari per passare i due giorni della manifestazione di commemorazione del trentesimo anniversario del terremoto che sconvolse il Friuli Venezia Giulia. Con loro ci sono più di 1800 volontari della protezione civile provenienti da tutte le regioni d’Italia. Una vera e propria gara di solidarietà, che insieme alla tenacia della popolazione friulana, aiutò a superare le prime tragiche fasi dell’emergenza. Attraverso la visita dei paesi ricostruiti si vuole idealmente gemellare i volontari italiani con i gruppi comunali dei paesi terremotati, dando seguito a quel profondo legame che si creò all’epoca con la gente del posto. Infatti, con l’ausilio dei pullman, appositamente predisposti con una guida a bordo, i volontari si sono recati a Gemona del Friuli, dove hanno potuto vedere il paese completamente ricostruito con criteri antisismici e con le stesse caratteristiche originarie del tessuto urbano, come Via Bini e il campanile del Duomo. Hanno poi visionato Venzone, centro medioevale, dove a seguito della scossa sismica crollò parte della cinta muraria e successivamente ripristinata. Non sono mancati i momenti conviviali tra loro, soprattutto la sera, quando si rientrava al campo per gustare i piatti sapientemente cucinati dai bravissimi cuochi dell’Ana (Associazione Nazionale degli Alpini), scambiandosi le emozioni vissute del giorno. La manifestazione si è chiusa domenica con una parata di tutti i volontari che hanno per le vie cittadine di Gemona, alla presenza delle massime autorità del posto e dei vertici del Dipartimento nazionale della protezione civile. umentano nelle Marche le agevolazioni tariffarie A sui servizi a trasporto pubblico regionale e loAgevolazioni cale. L’esecutivo ha infatti adottato nuovi criteri che ampliano le agevolazioni tariffarie per il trasporto su per il trasporto gomma in considerazione delle fasce di cittadini in condizioni di disagio economico. In particolare, alcune categorie che fino ad oggi godevano di una ridupubblico zione della metà delle tariffe, grazie al provvedimento Alcune categorie viaggeranno gratis; ampliate le agevolazioni per i pensionati Veneto; i perseguitati politici, antifascisti o razziali riconosciuti; i disoccupati che abbiano perso un rapporto di lavoro precedente con durata continuativa pari o superiore a 12 mesi e gli iscritti alle liste di mobilità; i sordomuti; i ciechi. Introdotta una nuova fascia relativa alle donne in stato di gravidanza e anche le mamme con un bambino al seguito di età inferiore all’anno di vita potranno odierno potranno viaggiare gratuitamente. viaggiare gratuitamente. Altra novità introdotta con Hanno dunque diritto alla libera circolazione sui la delibera è una ulteriore riduzione per i pensionati mezzi dei servizi di trasporto pubblico regionale e lo- ultrasessantacinquenni i quali pagheranno solo il 25 cale su gomma i residenti nelle Marche appartenenti per cento del costo dei biglietti e degli abbonamena queste categorie: i mutilati e invalidi di guerra e di ti se la loro situazione economica equivalente –Isee servizio, invalidi civili e di lavoro portatori di handi- – sia inferiore al limite di 6.500 euro), fermo restando cap con invalidità pari o superiore al 67 per cento; i il diritto alla circolazione agevolata in generale previminori portatori di handicap; i cavalieri di Vittorio sta dalla precedente normativa. TEMPI MODERNI Lifting dell’ora di pranzo Le rughe fanno paura I medici britannici lanciano l’allarme: il botulino crea dipendenza. Non si tratta di una dipendenza chimica, bensì psicologica. Per uomini e donne che ricorrono sempre più numerosi al Botox, grazie anche ai prezzi ormai stracciati, il cosiddetto “lifting dell’ora di pranzo” rischia di diventare un ‘tunnel’ a cui diventa difficile rinunciare, nell’impossibilità di smettere di vedere la propria faccia levigata e priva di rughe come quella dei ventenni. Il Botox è ormai il trattamento cosmetico non chirurgico più diffuso nel Regno Unito. Per valutarne l’impatto sui pazienti, uno psicologo e un chirurgo plastico hanno fatto uno studio su un ampio campione di persone che lo usano, concludendo che 4 su 10 avvertono la necessità ossessiva di continuare a iniettarsi il Botox per non vedere più le ru- ghe. Difatti, anche se il suo effetto ‘lifting’ è rapido, il risultato tende a svanire entro sei mesi. Carter Singh, psicologo del Derbyshire Royal Infirmary e il chirurgo plastico Martin Kelly, della clinica London Plastic Surgery Associates, presenteranno i risultati della loro ricerca alla conferenza della ‘British association of aesthetic plastic surgeons’ venerdì prossimo a Londra. Lo scopo, hanno detto al Sunday Telegraph, è aiutare i chirurghi plastici a notare appena possibile i segnali di ‘dipendenza da Botox’. Alcuni medici hanno già segnalato che un numero crescente di pazienti tornano nei loro studi a chiedere altre iniezioni anche prima che si esauriscano gli effetti ringiovanenti di una precedente seduta. Il Botox è ritenuto un trattamento ad alto livello di sicurezza, ma gli esperti ammoniscono che non esistono studi a lungo termine sugli effetti collaterali, i cui rischi sono ovviamente più alti per i “Botox-dipendenti”. Oltre la metà delle persone intervistate durante la ricerca dicono di non voler perdere il controllo sull’invecchiamento che la tossina dà e una percentuale simile dicono che il Botox li “fa sentire” più giovani. La Mintel, che conduce ricerche di mercato, stima che ogni anno in Gran Bretagna vengano praticati circa 100.000 trattamenti. Un anno di iniezioni costa attorno alle 900 sterline, 1.300 euro circa. Gemma Numan, moglie della popstar degli anni Ottanta Gary Numan, si autodefinisce ormai dipendente dalle iniezioni antirughe: “Mi faccio regolarmente le iniezioni. Quando mi faccio un trattamento, non vedo l’ora che arrivi il prossimo. Ogni minuto sono più vicina al mio obiettivo: avere un aspetto migliore e sentirmi più felice. Senza le iniezioni mi sento brutta, poco sexy, e non amabile”. Non tutti sono però d’accordo a denunciare questi pericoli. Daniel Sister, specialista in terapie anti-invecchiamento: “Se si fa il paragone di due persone alla fine di un anno, una che si inietta la sostanza ogni sei mesi e l’altra ogni tre, probabilmente avranno preso la stessa quantità di Botox. Ci sono opinioni diverse su cosa sia giusto o sbagliato, ma dubito fortemente che si tratti di una vera dipendenza”. 3 Block Notes Il pesce doc L ’ittica marchigiana ha il suo marchio Qm - Qualità garantita dalle Marche. L’esecutivo regionale, nel corso dell’ultima seduta, ha deliberato l’approvazione del disciplinare di produzione ‘Filiera Ittica’ per i prodotti a marchio Qm. Con l’adozione del disciplinare, la Giunta intende valorizzare quei prodotti che, oltre ad avere caratteristiche superiori alla media, siano in grado di attirare l’attenzione del consumatore, di fornirgli un’informazione completa sull’intero processo produttivo e, allo stesso tempo, di garantire il massimo livello di sicurezza alimentare alla luce dei principi dettati dalla Commissione Europea. Il disciplinare, elaborato dall’Assam che si è avvalsa di un ‘focus group’ rappresentativo dei vari attori della filiera ittica, prevede la completa rintracciabilità del prodotto in tutte le fasi del processo produttivo e fornisce una serie di prescrizioni che riguardano le modalità di pesca, di movimentazione del prodotto, di acquisto, di conservazione, di etichettatura e di commercializzazione, con il marchio Qm, del prodotto fresco catturato dalle imprese di pesca. I soggetti coinvolti sono le imprese di pesca con i loro pescherecci, i mercati ittici, i grossisti, i dettaglianti (compresa la grande distribuzione) e i ristoratori. Per tutti i prodotti a marchio Qm viene inoltre garantita la vendita al consumatore finale entro le 36 ore dalla data di vendita all’asta del mercato ittico. Il disciplinare ‘Filiera ittica’ si va ad aggiungere agli altri due già approvati recentemente, relativi rispettivamente alla produzione di latte crudo e latte fresco pastorizzato ‘Alta Qualita`’ ed alla filiera cerealicola, per i quali stanno iniziando ad arrivare le prime richieste di adesione. Entro la fine dell’anno, è prevista l’approvazione di altri due disciplinari nel settore dell’orticoltura e delle carni suine fresche e trasformate ed altri gruppi di lavoro sono stati istituiti dall’Assam per definire le modalità applicative del marchio Qm nei comparti dei derivati del latte, delle carni bovine, ovicaprine ed avicunicole, della frutticoltura, dell’olio d’oliva e nel settore dell’agriturismo. 4 14 settembre 2006 Senigallia città Al Porto una serata musicale multietnica. Difficoltà e potenzialità dell’integrazione a misura di quartiere. Musiche che parlano di mondo C i vuole coraggio per scommettere sull’integrazione tra culture diverse. Oggi più che mai. Ai tanti discorsi, in un senso e nell’altro, che lasciano il tempo che trovano, molto meglio rispondere con piccoli passi capaci di creare mentalità, smontare le paure e permettere di guardare in faccia gli ‘altri’ per definizione, gli stranieri. La parrocchia del Porto, insieme all’associazione ‘Rione Porto’ ha fatto il bis. Dopo il primo, trepidante tentativo dello scorso anno, hanno deciso di riproporre una serata multietnica all’insegna della musica. Tutto sembrava buttare al peggio: la pioggia incessante, le reazioni sopra le righe degli islamici alle parole del Papa, un clima non proprio sereno nella comunità bengalese di Senigallia impegnata nelle elezioni regionali per la propria comunità. E invece è andata anche questa volta. Una bella serata nella quale si sono alternate musiche benagalesi di ieri e di oggi (grazie ad una giovane band e a due cantanti folk) a pezzi forti della migliore tradizione italiana, interpretati con grande intensità da Antonella Vento e il suo gruppo ‘Non canto per cantare’. “Lo scorso anno abbiamo iniziato questo percorso di avvicinamento reciproco che vorremmo continuare – dice il parroco don Gesualdo Purziani - e questa serata ne rappresenta una tappa. Una semplice proposta per co- noscerci meglio attraverso il linguaggio che più di ogni altro parla al di là delle lingue, la musica. Una parrocchia attenta al territorio in cui è inserita non può non tener conto delle potenzialità e dei problemi che questo ha, delle persone in carne ed ossa che in esso vivono”. Anna Gobbetti, della parrocchia, sottolinea il senso dell’iniziativa: “Il quartiere del Porto è in città quello a più alta densità di immigrati. Si parla tanto di integrazione, ma in realtà molto spesso non c’è nemmeno la conoscenza reciproca. Non è facile quando sono davvero poche le cose che si hanno in comune, e questo accade non certo per colpa di qualcuno, ma perché le differenze ci sono davvero. La serata di domenica 17 settembre è stata un piccolo passo verso una maggiore conoscenza reciproca. Non aveva nessuna pretesa se non quella di offrire al quartiere un piacevole momento di svago e divertimento”. E allora perché così pochi senigalliesi di fronte a centinaia di bengalesi? Il freddo avrà fatto la sua parte, ma è forte la tentazione di pensare che l’immigrazione interessa soltanto quando fa problema. Significativo anche l’approccio della nostra stampa locale. Abbiamo letto pagine e pagine di cronaca dedicata al quartiere e alle sue ‘devianze’ da ghetto. Nemmeno una giusto una settimana fa a denti stretti Succede a Senigallia L * Un primo giorno di scuola speciale per ginnasiali e liceali del “Perticari” che hanno preso possesso della sede nuova. Aule ampie e luminose, addirittura una fornita di un grande terrazzo, per ripagare in qualche modo i sacrifici sostenuti dagli studenti del classico negli ultimi anni. Allagati e piogge di questi giorni ed in particolare il nubifragio caduto sulla città sabato scorso ripropongono il problema degli allagamenti nell’area artigianale della Cesanella. Come succede ormai ogni qualvolta si verifica un evento atmosferico di particolare intensità, l’area si dimostra del tutto inadeguata. Il sistema delle fognature non è in grado di accogliere e smaltire le acque, creando allagamenti e grossi problemi ai residenti, ai lavoratori, alle imprese. Le strade sono state in gran parte allagate - con danni, per fortuna non rilevanti - subiti da alcune imprese. Al di là di chi paga (non sempre le Assicurazioni intervengono in questi casi), non è più tollerabile rinviare il tema della riqualificazione di questa importante area produttiva. “Bisogna programmare interventi, da prevedere già sul prossimo bilancio comunale – interviene Cesare Morganti, Presidente della Cna di Senigallia - partendo dalle priorità dell’area: il potenziamento della rete fognaria, l’adeguamento della segnaletica stradale, l’illuminazione degli incroci, la manutenzione delle strade e del verde. Queste opere di rifacimento dei sottoservizi di quartiere, sono necessarie per riqualificare un’area così significativa per l’economia della città”. A tale proposito sono già stati contattati dall’Associazione l’assessore ai Lavori Pubblici Mangialardi e al Bilancio Guzzonato per inserire la questione nel tavolo di concertazione fra Amministrazione Comunale e i rappresentanti delle categorie economiche. * Lunedì scorso 18 settembre una scolaresca dell’Istituto Comprensivo “Marchetti” di Senigallia, accompagnata dal Dirigente Cavallari e dal Sindaco Angeloni ha preso parte a Roma alla inaugurazione dell’anno scolastico alla presenza del capo della stato Napolitano. * Tornata abbondantemente la pioggia, la città è finita di nuovo in ginocchio. Ordinaria emergenza, con strade sommerse dall’acqua, garage, cantine e anche appartamenti allagati. Il sistema fognario in tilt non è stato in grado di assorbire l’enorme quantitativo d’acqua. * Senigallia ha ufficialmente lo stadio Goffredo Bianchelli. La pioggia battente non ha fermato la cerimonia che ha coinvolto molti senigalliesi. Le società sportive cittadine si sono ritrovate nella cattedrale basilica per la S.Messa celebrata dal Vescovo e poi davanti lo stadio per scoprire la lapide. * Rinviato il parcheggio allo stadio. Molte esitazioni emerse per un parcheggio che nemmeno tutti consiglieri comunali volevano venisse realizzato all’interno del “Bianchelli”. Questione ancora più spinosa è quella relativa alle aree di sosta esterne allo stadio. L’ultima parola spetta all’amministrazione, che ha facoltà di decidere. Non è escluso che anche per l’esterno si possa trovare una soluzione intermedia. * Sit-in davanti alla fabbrica per difendere il posto di lavoro e rivendicare un mese di salario. Protagoniste sedici operaie, di età compresa tra 19 e 50 anni, che lunedì scorso si sono date appuntamento all’ingresso dell’azienda di confezioni “Scaloni Franchina”, a Borgo Bicchia, ma senza varcare la porta per smarcare il cartellino. Insieme a loro anche il sindacalista Giuseppe Galli della Cgil che, insieme alla Cisl, sta portando avanti da mesi le trattative per evitare che le dipendenti, già in crisi per i salari non percepiti o percepiti in ritardo, rischino ora anche di perdere il posto di lavoro. riga quando quello stesso quartiere promuove occasioni di incontro. Il nostro è un paese che sta muovendo i primi passi in questo delicato ambito ed anche la più piccola conquista può essere messa in discussione in un attimo. Perché le differenze sono tante, come i timori, le pigrizie, le chiusure mentali da ambo le parti. A volte si ha la sensazione che gli obiettivi siano diversi, i modi distanti anni luce, i criteri di giudizio agli opposti. Anche la semplice organizzazione di una serata come quella del Porto mette in luce questa difficile realtà. Ma ne vale comunque la pena, specialmente pensando alle giovani generazioni che al Porto, ad esempio, hanno scelto il campetto parrocchiale per trascorrere giocando la loro estate. Saranno proprio loro, i ragazzi italiani ed immigrati, i destinatari di un progetto che l’associazione ‘Rione Porto’ ha voluto promuovere (grazie ad un finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi) coinvolgendoli in una serie di attività alla scoperta della storia di Senigallia. Una città che dovrà ancor di più aprirsi al mondo. Partendo anche da una semplice serata di musica. Laura Mandolini i donatori senigalliesi si preparano alla loro giornata Avis, il sangue della città L ’Avis senigalliese si prepara alla grande festa del 1° ottobre, quando si terrà la Giornata del Donatore. In questa occasione verrà conferita la cittadinanza benemerita a tre donatori di sangue senigalliesi. Si tratta di Gilberto Volpini, Umberto Bigelli e Lucio Mencarelli, che verranno premiati per aver superato le oltre 125 donazioni di sangue. Una riconoscenza per un servizio volontario di estrema utilità nella sanità pubblica. La giornata, dopo le celebrazioni ufficiali e la sfilata per le vie del centro con la Banda cittadina, avrà il suo momento culminante al cinema Gabbiano quando verranno consegnate le benemerenze ai donatori afferenti alla sezione Avis senigalliese. Durante l’incontro è prevista l’introduzione del presidente Luciano Di Marcelli e le relazioni del dottore Mario Piani, direttore del dipartimento regionale di Immunologia e Medicina trasfusionale, e di Angelo Schiappetti, presidente Avis Regione Marche. Ogni tre anni organizziamo questa festa per premiare i donatori in servizio da più anni – spiega Di Marcelli - In particolare, quest’anno verrà consegnata a cura di la cittadinanza benemerita a tre donatori di sangue e le medaglie d’oro e d’argento ai donatori più meritevoli che sono membri dell’associazione. Donare il sangue vuol dire essere sottoposti ad un periodico check up completamente gratuito che permette di verificare costantemente il proprio stato di salute. E per donare il sangue non bisogna essere superuomini né eroi, è sufficiente essere sani ed aver compiuto diciotto anni. La sezione Avis senigalliese, una delle più numerose della provincia di Ancona, conta circa 1.500 donatori attivi; tuttavia, se si considerano anche i cittadini che hanno donato sangue negli scorsi anni in maniera occasionale, la cifra sale a ben 4.000, circa il 10 % della popolazione cittadina. E tra loro è presente anche un piccolo numero di donatori stranieri, 28 registrati al Centro trasfusionale, di cui 6 dai paesi della Comunità europea, 6 dai paesi dell’est Europa (Russia, Croazia, Macedonia, Romania e Albania), 4 dai paesi del America latina (Brasile, Guatemala, Cuba e Bolivia) , 4 dal Medio Oriente (Kuwait, Iran e Libano), 3 dalla Svizzera, 2 dall’Africa, 2 dal Canada e uno dall’Australia. Giuseppe Nicoli Dill’ al monc’ in piazza • Domenica 10 settembre, le mitiche “cinquecento” hanno attraversato la città di Senigallia toccando anche alcuni centri vicini.Un raduno speciale all’ombra del Foro Annonario, dove se ne sono radunate più di un centinaio, insieme alle “Topolino”. Hanno attirato l’attenzione sia dei senigalliesi che dei turisti in giro per il centro storico. Belle queste iniziative che potrebbero ripetersi negli anni, incrementando il turismo senigalliese. • I soliti ignoti, e questi non sono certamenti “sportivi”, non sapendo come passare il tempo, si sono “divertiti” a lanciare un tombino contro le vetrine di viale Leopardi, danneggiandole. Gesti vandalici che lasciano l’amaro in bocca. • Chi viaggia in corriera in questo periodo, specialmente in alcuni orari in cui sono sovraffollate di studenti, brontola per l’aumento del 25% che c’è stato. Sarà stato necessario, non vogliamo metterlo in dubbio, ma sicuramente ha inciso molto nelle tasche dei genitori ed in quelle delle badanti che si recano a Senigallia per accudire gli anziani e che non possono aumentare le loro tariffe, senza contare che poi, spesso devono rimanere in piedi per mancanza di posti a sedere www.offertesacerdoti.it I SACERDOTI AIUTANO TUTTI. AIUTA TUTTI I SACERDOTI. 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Erano due uomini e sono sbucati all’improvviso, aprendo contemporaneamente il fuoco contro suor Leonella e la guardia che, come di consueto, ci scorta quando attraversiamo la strada”: così suor Marzia Feurra, missionaria della consolata in Somalia dai tempi dell’ex-dittatore Siad Barre, racconta alla MISNA l’agguato teso domenica scorsa alle 12:00 ora locale (le 11:00 ora italiana) a suor Leonella Sgorbati, al secolo Rosa Sgorbati. “Ero in casa e ci stavamo preparando per il pranzo, quando abbiamo sentito lunghe raffiche di mitra provenire dalla strada. Ci siamo stupite perché era da qualche giorno che non sentivamo più colpi di arma da fuoco. Proprio mentre parlavamo di questo un ragazzo è entrato ad avvertirci di quello che era accaduto. Ci siamo precipitate fuori mentre caricavano suor Leonella su una barella” aggiunge ancora alla Misna la missionaria. Gli aggressori conoscevano bene le abitudini delle missionarie e sapevano che l’attraversamento della strada era l’unico momento per colpire, dal momento che sia la struttura del villaggio che quella dell’ospedale sono ben protette. L’agguato è avvenuto a soli tre metri dal cancello della scuola che, come quello del villaggio Sos, è protetto da due uomini armati. Secondo alcune fonti, le guardie avrebbero risposto al fuoco degli assalitori. Suor Leonella era l’unica missionaria della Consolata che lavorava la domenica, perchè il suo giorno di riposo era il venerdì, come quello dei suoi studenti musulmani. Come gli altri giorni si era alzata presto per preparare la lezione e a mezzogiorno aveva salutato i ragazzi e stava rientrando a casa per pranzo. “Abbiamo seguito la barella e siamo entrati nell’ospedale – prosegue suor Marzia – dove Leonella è stata subito sdraiata in sala operatoria. Gli addetti hanno portato 4 o 5 sacche di sangue, ma tanto ne mettevano, tanto ne usciva. È stata colpita sette volte e perdeva molto sangue. Quando è arrivato il chirurgo ci ha detto che non c’era più niente da fare”. “Suor Leonella era ancora viva, sudava freddo. Ci siamo prese per mano, ci siamo guardate e, prima di spegnersi come una candelina, per tre volte mi ha ripetuto perdono. Perdono, perdono, perdono…Queste sono state le sue ultime parole” conclude suor Marzia. I funerali della missionaria si terranno giovedì nella chiesa della Consolata a Nairobi. La cerimonia sarà officiata da monsignor Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio. La salma verrà sepolta il giorno stesso nel cimitero della consolata all’interno del Nazareth Hospital, alla periferia di Nairobi. Violenze in Sri Lanka I corpi senza vita di 11 civili sono stati ritrovati in Sri Lanka; nel darne notizia il ministero della Difesa accusa degli omicidi i ribelli delle ‘Tigri per la liberazione della patria tamil’ Ltte. Nella nota si aggiunge che le vittime erano lavoratori di religione musulmana addetti alla riparazione di un impianto di irrigazione e che sono stati uccisi a colpi d’accetta. Gli omicidi avvengono in una zona che dista circa 200 chilometri a sud da dove sono in corso da circa due mesi intensi scontri tra esercito e ribelli. Il governo aveva già accusato il Ltte dell’assassinio di 17 operatori umanitari musulmani il 4 agosto scorso a Muttur, città nella baia di Trincomalee presa nel pieno dei combattimenti; in quell’occasione il rapporto della missione internazionale di monitoraggio della tregua (Slmm) esprimeva il convincimento che i civili, dipendenti di un’organizzazione umanitaria francese, fossero stati ‘giustiziati’ da elementi dell’esercito, facendo montare su tutte le furie Colombo, che ha annunciato la creazione di una commissione d’inchiesta indipendente, ancora non nominata. Intervista Don Giulietti, responsabile nazionale pastorale giovanile “Siamo tutti pellegrini” D on Paolo Giulietti (nella foto seduto a sinistra accanto a don Andrea Franceschini) è il responsabile nazionale della pastorale giovanile. Ha preso parte ad una giornata del pellegrinaggio diocesano dei giovani Radio Duomo Senigallia inBlu lo ha intervistato. Che cosa significa, per lei, un pellegrinaggio? Mi sento profondamente pellegrino sia per le esperienze che ho fatto sia perché sono convinto che questa dimensione è fondamentale per la storia cristiana, soprattutto oggi. Il pellegrinaggio significa oggi, soprattutto per i giovani, un modo di affrontare la vita e la fede, fondandosi su quelle certezze che dà Dio e la provvidenza e mettendo in gioco su queste certezze la propria vita. Pensa che l’esperienza senigalliese possa essere d’esempio ad altre realtà? Stiamo camminando verso il Convegno ecclesiale di Verona. Uno degli ambiti di vita e di testimonianza del Convegno è appunto il tema della tradizione, cioè della capacità delle generazioni di trasmettersi l’una all’altra un patrimonio di fede, di valori e di cultura che ciascuna ha ereditato dai padri e che ha arricchito a sua volta. Mi pare che questa esperienza senigalliese sia molto eloquente in questo senso, aiutandoci a rispondere alla domanda sul come si possono aiutare i giovani a mettersi consapevolmente dentro questo processo vitale che è la trasmissione dei valori della fede e della cultura. E’ un’esperienza che può dire qualcosa di significativo e quindi può essere ripresa; magari non esattamente in questa forma, perché le forme possono cambiare. Ma le intuizioni, sono molto interessanti: il territorio, con tutto quello che conserva è un veicolo efficace di questa trasmissione. E poi ci sono delle modalità giovani per conoscere questo territorio: con il pellegrinaggio a piedi, con il contatto con la gente, con la riscoperta di quello che è minore a livello turistico ma invece significativo a livello di fede, di cultura. Mi pare quindi che questa esperienza possa, da un certo punto di vista, fare scuola. Un augurio ed il suo pensiero rivolto a tutti i ragazzi che hanno vissuto il pellegrinaggio. So che questo pellegrinaggio finirà con un’ordinazione sacerdotale. Allora l’augurio che voglio fare è di non sbagliare il cammino della vita, nel senso che si può sbagliare qualche stradello, si può perdere il sentiero ogni tanto, però la meta, cioè una vita realizzata secondo la propria vocazione, non bisogna proprio mancarla. a cura di Michela Gambelli sono 160 i pellegrini che partiranno alla volta del santuario ai piedi dei pirenei Ripartiamo verso Lourdes U n fiume di volontari, pellegrini ed ammalati si apprestano a partire per Lourdes il 25-26 settembre p.v. L’ Unitalsi Senigallia è pronta con i suoi 160 partecipanti per il consueto Pellegrinaggio Nazionale accompagnati da diversi sacerdoti della nostra diocesi: don Giuseppe Bartera, don Paolo Campolucci, don Irio Giuliani, don Domenico Pasquini, don Aldo Piergiovanni, e dal nostro Assistente Regionale Don Stefano Conigli. Il pellegrinaggio fa parte dell’esperienza umana e religiosa di tutti i popoli. In tutto il mondo vi sono luoghi ove i fedeli si recano in pellegrinaggio per chiedere un intervento di Dio, una Grazia che ponga fine alla sofferenza fisica e spirituale, o anche per ringraziare di aver ricevuto un soccorso, una protezione particolare o semplicemente per offrire la propria personale disponibilità al servizio. In qualsiasi caso però, la scelta di fare un pellegrinaggio rimane sempre un Mistero... e il mistero fa un po’ paura, soprattutto quando la vita è notte e non vedi, e non sai dove stai andando; quando pensi di non farcela, quando credi di non riuscire a donarti pienamente agli altri, ad amare Dio e il prossimo in modo gratuito. E allora Lourdes, una valle di Luce, la luce dei ceri, la luce delle preghiere, la luce dei sorrisi la luce degli sguardi, la luce di tutti gli uomini che pregano, ascoltano, cantano, guardano, aiutano, amano, Lourdes è il mondo della pace! Questo pellegrinaggio è un dono grande: ci accompagna la grande missione di essere per tutti “Luce di speranza”. Buon pellegrinaggio. Armanda Magini Idee dal convegno regionale sulla famiglia, sul tema ‘il seminatore uscì a seminare’ Educazione formato famiglia S i è parlato di progetto educativo l’acqua nel Battesimo”. Nella sessualità, amministratore diocesano di Macerata, ‘formato famiglia’ per ben tre giorni nell’educazione alla sessualità rientra- - si semina oggi e chi raccoglierà non (8, 9 e 10 settembre) al convegno re- no “i rapporti generazionali, cioè con saranno i seminatori ma i posteri” gionale a Frontignano di Ussita – pro- le famiglie d’origine, l’educazione dei Anche la famiglia risente dei rapidi mosso dalla Conferenza episcopale figli, la gestione della sessualità, l’uso cambiamenti che caratterizzano la nomarchigiana in collaborazione con le del denaro, il tempo libero”. Se gli in- stra epoca: ci si sposa sempre più tardi commissioni regionali per la pastorale gredienti che tengono unita la coppia e sempre meno ed aumenta la denatafamiliare, da quella giovanile e per la sono l’intimità, la passione ma anche lità. liturgia - al quale hanno partecipato l’impegno e la decisione, il “benessere Elementi questi che hanno mutato duecento persone, in prevalenza fami- di una famiglia – ha precisato Lucia secondo Simeone Domenico, docente glie provenienti da tutte le diocesi della Pelamatti - dipende dall’io, poi dal noi di pedagogia all’università di Maceraregione. Ad aprire i lavori l’Arcivescovo come coppia e quindi dal noi dei figli”. ta, intervenuto su “Educare in famiglia di Ancona Edoardo Menichelli, delega- E’ l’esperienza dell’amore la condizione oggi” – il panorama sociale creando rito Cem per la pastorale della famiglia, il per vivere la solidarietà nella dimen- percussioni anche sul piano educativo. quale - prendendo spunto dal titolo del sione familiare, secondo Pietro Alviti Sempre più spesso si parla di crisi, ma simposio “Il seminatore uscì… a edu- - responsabile nazionale per la famiglia la crisi è la condizione per crescere. care” – ha ricordato come l’educazio- dell’Azione cattolica e coordinatore “Un equilibrio si rompe perché non ne sia come la seminagione: articolata, della commissione scuola del Forum risponde più alle esigenze ed occorre personalizzata, ricca di amore. “L’uo- delle associazioni familiari – questo si- aprirsi al nuovo come padri e madri. mo è chiamato a vivere nella verità e gnifica educarsi nel contesto di un rap- La crisi allora è’ un momento rigenenella libertà” ha ricordato l’Arcivescovo porto alla percezione che non siamo i rativo”. Menichelli introducendo la relazione padroni delle persone da educare. L’attenzione è stata poi posta dal pedi Lucia Pelamatti - psicologa, psicote- “Educare non è una perdita di tempo, dagogista sull’esperienza di reciprocità rapeuta, ed autrice di numerosi libri di ma una dimensione della speranza”, per crescere insieme ai figli, ribadendo sessuologia - sulla educazione sessuale significa infatti accompagnare nella che l’educazione non è un fatto privatinella vita di coppia, dove la sessualità crescita ed investire nel futuro di cui stico, ma esperienza comunitaria e luoè la liturgia del matrimonio. Occorre i figli sono portatori. “I figli sono un go di educazione alla solidarietà e alla recuperare la dimensione educativa dono e non un compito – ha ribadito accoglienza, in cui la famiglia è scuola della sessualità nella coppia, è l’invito Alviti al convegno dove erano presenti di umanità e di incontro tra maschile e della psicoterapeuta, in quanto “l’unio- anche il sindaco di Ussita, Sergio Mo- femminile. ne dei corpi è veicolo di grazia come rosi, e monsignor Pietro Speranzoni, Valeria Rabini 21 settembre 2006 Chiesa parrocchie Don Mauro Mattioli è arrivato a Sant’Angelo e Filetto Don Mauro, nuove comunità S abato 16 e domenica 17 settembre le comunità parrocchiali di Sant’Angelo e Filetto hanno accolto calorosamente il loro nuovo parroco, don Mauro Mattioli. Il primo incontro si è svolto sabato pomeriggio in un luogo che si trova proprio al confine tra le parrocchie di Sant’Angelo, Filetto e Vallone, cioè presso la casa-famiglia di via Querciabella. È questa una realtà significativa all’interno delle nostre comunità le quali, insieme a San Silvestro, andranno a costituire una Unità Pastorale. Ad attendere don Mauro (che era accompagnato da un folto gruppo di ormai ex parrocchiani di Piticchio e Montale) c’erano, insieme ai “padroni di casa”, alcuni rappresentanti delle varie realtà presenti nella comunità parrocchiale santangiolese. Sul sagrato della chiesa parrocchiale di Sant’Angelo, così come il giorno successivo davanti a quella di Filetto, don Mauro ha ricevuto il saluto dell’assessore Patrizia Giacomelli, dei Presidenti delle Acli e del Presidente del Centro Sociale di Sant’Angelo. A Sant’Angelo l’ingresso in chiesa di don Mauro, alle ore 18.15, è stato sottolineato da un caloroso applauso, segno del desiderio della comunità di avere nuovamente un pastore stabile che la guidi, dopo la nomina a Vescovo di don Gerardo Rocconi, amata guida di entrambe le comunità. A Filetto Arcangelo Valeri, Presidente provinciale delle Acli, ha sottolineato quanto lieta sia la comunità di avere un nuovo parroco, perché era avvertito da molti un po’ di timore di essere confinati a piccola parrocchia di campagna o, peggio, di vedere la propria chiesa relegata al ruolo di cappellanìa. Nelle omelie il Vescovo Giuseppe ci ha rassicurati illustrando ampiamente il disegno di Unità Pastorale di cui faremo parte. Essa, come ogni novità, da una parte ci preoccupa e dall’altra ci affascina, stimolandoci a guardare sempre più alla Chiesa come ad una famiglia in cui i laici, con i loro talenti e le loro diversità, si sentano corresponsabili. In entrambe le parrocchie la S. Messa è stata resa gioiosa dai vari canti preparati da un coro di giovani di Sant’Angelo e Filetto. Durante le celebrazioni sono stati ricordati nella preghiera tutti i sacerdoti che insieme a don Paolo Campolucci ci hanno guidato in questi mesi di attesa. Alla fine della cerimonia di sabato i giovani santangiolesi hanno donato al nuovo parroco uno zaino, nel quale hanno collocato alcuni oggetti significativi per il loro cammino di fede. Il dono è stato accompagnato da un simpatico, ma non banale discorso che ha suscitato un sorriso di tutti i presenti, Vescovo compreso. Ciao don Mauro, Annalisa e Vittorio Carboni e le comunità di Sant’Angelo e Filetto foto FOCUS anche noi giovani della parrocchia ti diamo il benvenuto qui a Sant’Angelo. Vogliamo trasmetterti la gioia nell’averti come nostro nuovo parroco e la speranza di farti sentire subito a casa. Nello stesso tempo vogliamo renderti partecipe dei nostri desideri ed abbiamo cercato di concretizzarli con degli oggetti. Innanzitutto uno zaino per poter camminare insieme e condividere i diversi momenti, spirituali non, che ci attendono. Abbiamo pensato anche all’occorrente per questo viaggio: non può certo mancare la Bibbia, unica mappa su cui possiamo trovare tracciata la direzione verso cui andare; oltre alla compagnia di Cristo, vogliamo offrirti anche la nostra, perciò abbiamo messo una rubrica con i nostri numeri ed indirizzi, così da essere sempre disponibili e vicini a te. Allo stesso tempo non dimentichiamo lo spirito: è per questo che abbiamo messo anche una candela per illuminare i tuoi ed i nostri giorni. In ogni viaggio che si rispetti non può mancare una penna, utile per appuntarsi ciò che di bello ci farà crescere e, allo stesso tempo, per scrivere insieme il nostro futuro. Di certo ci saranno giorno di sole e giorni un po’ più velati, per questo abbiamo pensato ad un cappellino; potrà sicuramente esserti utile per le nostre uscite. Probabilmente abbiamo dimenticato tante cose, per cui ora aggiungi tu quello che ritieni potrà esserci utile. Ci fidiamo di te! Ah! A proposito, nello zaino abbiamo messo anche un cuscino, con il quale potrai cacciarci quando varrai andare a letto e noi saremo ancora qui a fare tardi, perché in parrocchia non ci siamo spesso, ma quando veniamo. Buon inizio! I giovani padre giuseppe berton ha parlato degli ex bambini soldato in africa La prima carità è l’educazione “Lo sviluppo di un popolo non deriva primariamente né dal denaro, né dagli aiuti materiali, né dalle strutture tecniche, bensì dalla maturazione della mentalità e dei costumi. E’ l’uomo il protagonista dello sviluppo, non il denaro o la tecnica”, Giovanni Paolo II, Redmptoris Missio. Prendendo spunto da questa affermazione lunedì 11 settembre 2006, presso il Teatro Portone di Senigallia si è svolto un Incontro con Padre Giuseppe Berton, Missionario Saveriano, da oltre trent’anni in Sierra Leone, il quale è intervenuto sul tema raccontando la sua esperienza. Padre Berton gestisce un Centro educativo per ragazzi ed ha fondato il “Family Home Movement” (un gruppo di famiglie locali che ospitano in casa propria o assistono presso due case di prima accoglienza minori di tutte le età, orfani ed ex ragazzi di strada) e dal 1997 ha aperto - a Lakka nella penisola di Freetown - un centro di accoglienza attivo per il recupero di ex bambini soldato. L’incontro organizzato dall’Avsi Point di Senigallia insieme alla Parrocchia del Portone e con la collaborazione del Centro Culturale Simona Romagnoli di Ostra ed il Centro Servizi Volontariato di Ancona, aveva come scopo di rendere ragione della verità dell’affermazione citata all’inizio. Tra le tante realtà sostenute, da una decina di anni Avsi collabora anche con l’opera di Padre Berton sostenendo il suo tentativo di rispondere ai grandi bisogni del paese, sia attraverso il finanziamento di progetti di sviluppo, sia attraverso il sostegno a distanza dei bambini accolti nei centri. P. Berton, di fronte ad una attenta platea, che ha riempito il teatro, ha raccontato, con la maturità di un settantacinquenne e l’entusiasmo di un ragazzino, il lavoro svolto in questi anni di presenza in Sierra Leone. E’ questo un paese sconvolto negli anni scorsi da una guerra civile, che ha distrutto strutture, persone, affetti e di conseguenza anche la voglia di fare. P. Berton si è mosso tra grandi difficoltà, con prudenza e molto spesso a rischio della vita, è riuscito però a recuperare tanti bambini schiavi di un destino atroce: quello di imparare a combattere e uccidere da giovanissimi. L’esperienza di Padre Berton evidenzia che il fattore che ha mobilitato ogni bambino ad iniziare un lavoro personale di cambiamento è l’affezione che qualcun altro dimostrava gratuitamente pur non essendo né padre, né madre o in qualsiasi modo parente. La risposta al loro desiderio di bene, donata gratuitamente, metteva in moto in quei ragazzini il desiderio di cominciare a studiare, a imparare un mestiere, a costruire una famiglia: persone cambiate che poi a loro volta si sono mosse per cambiare la realtà dove vivevano. In questo momento di relativa calma in Sierra Leone, P. Berton, insieme ai suoi due confratelli, di cui uno originario di Corinaldo (P. Eugenio Montesi), è impegnato nel completamento della costruzione di una scuola elementare e media, che è stata mostrata ai presenti con un breve filmato. L’Avsi point di Senigallia da diversi anni sostiene attraverso un’attività di informazione, di sensibilizzazione e raccolta fondi i progetti di sviluppo proposti da Avsi. Se qualcuno desiderasse informazioni o proporre la propria collaborazione può contattarci al 333.1804575 o al 071.688738. Francesco Conigli 7 in agenda Incontro diocesano catechisti P er aiutare i catechisti ad entrare a sentirsi più comunità, uscendo dalle situazioni a volte di isolamento e di fatica, si terrà un incontro diocesano a loro dedicato che si terrà in seminario sabato 23 settembre alle ore 16. Nell’incontro sarà presentato anche il corso di formazione che si svolgerà dal 4 al 6 dicembre prossimi. Per una catechesi che voglia essere all’altezza delle mutate circostanze sia sociali sia religiose è impensabile prescindere dalla formazione degli operatori della catechesi. L’Ufficio Catechistico Nazionale ha elaborato un documento che pone i fondamenti della formazione offrendo anche linee per una sua attuazione. Riguardo al Corso, maggiori informazioni saranno fornite successivamente. Il Direttore don Paolo Montesi Incontro su Enrico Medi Venerdì 22 Settembre alle ore 21,00 presso il Cinema Astoria di Belvedere Ostrense. Enrico Medi: cristiano, scienziato, politico. Interverrà il Senatore Luca Marconi. Incontro sul genocidio degli Armeni V enerdì 29 settembre il Centro Culturale “S. Romagnoli” propone l’incontro “Gli armeni dal genocidio alla speranza” con Antonia Arslan. Sul tema dell’incontro che si terrà alle ore 18,00 presso l’Auditorium San Rocco di Senigallia, verrà presentato dall’Autore, Antonia Arslan, il volume “La Masseria delle allodole” (Ed. Rizzoli). In questo romanzo Antonia Arslan attinge alle memorie familiari per raccontare la tragedia di un popolo “mite e fantasticante”, gli armeni, e la struggente nostalgia per una patria e una felicità perdute. Antonia Arslan, laureata in archeologia, è stata professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova. E’ autrice di saggi pionieristici sulla narrativa popolare e d’appendice. Festa del Crocifisso del Porto Venerdì 22 settembre: Giornata degli Anziani e dei Malati, ore 16.45 Via Crucis - ore 17.30 S. Messa. ore 21.00 Veglia di preghiera con riflessione del Vescovo Domenica 24 settembre: Sante Messe ore 8.30 - 11 17.30. Ore 18.15 - Processione di preghiera. Dalle 17 presta servizio la Banda Cittadina. Si invita ad addobbare le case e le vie della processione. Sarà aperta una pesca di beneficenza. L’arrivo dei nuovi parroci Don Marco Mazzarini Parroco di Piticchio e Montale ingresso a Montale: sabato 23 settembre ore 18 ingresso a Piticchio: domenica 24 settembre ore 11.30 Mons. Luciano Guerri Parroco di Roncitelli ingresso: sabato 30 settembre ore 18 Ecumenismo: commissione a belgrado Ortodossi e Cattolici, nuovo dialogo ino al 25 settembre, legata alla presenza della F Belgrado diventa città chiesa greco cattolica neldel dialogo tra cattolici l’ex paese sovietico. e ortodossi, riuniti nella commissione mista voluta dalle due Chiese. Primato petrino e questione ucraina al centro del confronto. Passa da Belgrado la nuova stagione di dialogo tra chiesa cattolica e chiesa ortodossa. Sono ripresi ieri nella capitale serba i lavori della Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico, l’organismo voluto da cattolici e ortodossi per discutere in modo paritario i nodi che ancora impediscono una piena unità. L’incontro di questi giorni è di straordinaria importanza perché è il primo dopo sei anni di interruzione (l’ultima sessione plenaria si svolse nel 2000 a Baltimora), in cui le due chiese hanno vissuto momenti non facili. Difficoltà e logica dei piccoli passi, ma anche veri e propri ostacoli, come la cosiddetta questione ucraina, Si tratta di una chiesa in tutto simile (per rito, tradizioni e giurisdizione) a quella ortodossa, ma rimasta sempre fedele al papa e riemersa agli inizi degli anni ’90, con la fine delle persecuzioni comuniste. Il patriarcato ortodosso di Mosca tollera a fatica la convivenza con i greco cattolici, accusati di proselitismo in una regione considerata da sempre zona di influenza dell’ortodossia. Aspetti acuitisi due anni fa, quando Giovanni Paolo II era pronto a riconoscere il patriarcato greco cattolico di Kiev, istituzionalizzando di fatto il ruolo della chiesa. In quell’occasione, il patriarca ecumenico Bartolomeo I inviò al papa una lettera durissima, in cui a nome degli ortodossi, minacciava la rottura di ogni rapporto ecumenico. A.S. Passi e parole testimonianze dal pellegriaggio giovani C iò che è rimasto negli occhi è uno sguardo nuovo sulla terra che abitiamo, così diversa quando la percorri a piedi ed hai tempo di vedere i mille panorami e colori della campagna che il Signore ci ha donato, ed anche sulla nostra fede che si fa viva e reale nelle tante realtà che abbiamo incontrato: le opere di carità e le parrocchie, i luoghi di santità e i santuari, le edicole e le tradizioni Ciò che mi porto nel cuore sono i volti di chi ci ha accolto, la gioia con cui hanno aperto le loro case, come se per quella sera fossimo dei figli ritornati a casa, e il desiderio di accompagnarci e sostenerci nel cammino, se non con i piedi… almeno con l’ospitalità! Ciò che mi ha stupito ed è stato un prezioso regalo di Dio, sono i volti delle persone, compagni nel cammino, di chi non conosci e subito ti accoglie con un sorriso, profondo e vero, di chi, senza troppi pensieri, con poche parole si apre all’amicizia. È il silenzio durante la preghiera, specialmente durante il Rosario, recitato per strada, in modo così antico e semplice, eppure bello ed 21 settembre 2006 il paginone efficace, poiché si accompagna al ritmo dei passi e del respiro, semplificando i pensieri e riportandoti a Dio. Ed anche se tutto ciò non ci fosse stato, anche se fossimo partiti solo in 4, di certo resterebbe la bellezza della preparazione di questo pellegrinaggio: il gusto ed anche la fatica di lavorare insieme, di fare comunione tra le vicarie, tra i movimenti e le associazioni, tra le persone e le parrocchie, per riscoprire quella radice forte che tutti ci unisce: Cristo. Chiara Pongetti M olti la considerano una delle esperienze più belle della loro vita. Sto parlando del “Pellegrinaggio giovani alle sorgenti sulla via del cielo”, cioè del pellegrinaggio diocesano organizzato dalla pastorale giovanile che durante sei giorni di cammino ha percorso a piedi la strada da Senigallia a Chiaravalle passando per le parrocchie nelle quali abbiamo ricevuto, oltre a copiose quantità di cibo, ospitalità e affetto. Personalmente parlando è stata davvero un’esperienza straordinaria nella quale ho scoperto, oltre dei bellissimi luoghi e il calore della gente, anche la bellezza e la difficoltà dell’amicizia vissuta con Cristo sempre presente, che soste- S ono molto contento di aver partecipato anch’io tra i circa 200 giovani al pellegrinaggio svoltosi dal 2 all’8 settembre. Partiti in barca dal porto di Senigallia con qualche indugio e le perplessità di un esperienza mai vissuta prima, siamo sbarcati senza problemi a Marotta. Con grande speranza e tanto entusiasmo abbiamo intrapreso il cammino lungo le strade della nostra diocesi: paesaggi stupendi ma frequenti sali-scendi e infatti con l’aumentare dei chilometri e l’avvicinarsi alla meta (Chiaravalle), la stanchezza fisica L torie di santi, conosciute durante un pellegrinaggio a piedi che è come il cammino della vita. Andare in cerca di qualcosa, della verità, delle sorgenti, di quanti hanno donato il loro amore e la loro vita agli altri, all’amore verso il prossimo, grazie ai quali oggi c’è un pò di amore nelle nostre vite e nelle nostre famiglie e siamo uniti in qualcosa di più grande. Anche i santi del nostro territorio ci hanno dimostrato che c’è qualcosa per cui vale vivere la vita e viverla appieno, da protagonisti, gustando fino in fondo gioie e dolori, tutto quello ci offre quotidianamente. Essi hanno saputo esaltare tutto questo offrendolo a Dio, in nome dell’amore totale, “folle”, infinito verso i fratelli, la vita, Dio stesso. Storie di santi, di ormai tanti anni fà, che appaiono ai nostri occhi remote... nessun testimone diretto può più raccontarcele, pochi rimangono i segni materiali a memoria di quelle esistenze..... il tempo scorre veloce, la gente non se ne rende conto, dimentica in fretta gli eventi di ieri, sembrerebbe che nulla è rimasto della loro testimonianza. Qualcosa però rimane nonostante il tempo che passa; l’amore che essi hanno riversato su questa terra, il loro sforzo di portare il paradiso nel mondo e nelle vite dei loro contemporanei, non svanisce e mai svanirà perchè rivive in noi oggi, rivive nei nostri cuori, nel nostro spirito grazie ad un Dio-Uomo che vive in eterno prima di noi e delle nostre esistenze, il quale ha accarezzato la vita di quelle sante persone che hanno deciso , prima di noi, di farsi cullare dal Suo Amore. Io ho visto questo Amore nei giorni del pellegrinaggio, negli sguardi, nei volti e negli abbracci di coloro che mi sono stati accanto, io ho vissuto e gustato questo amore, non posso dire altrimenti; tutti coloro con i quali ho camminato sono stati testimoni di questo, l’ho vissuto davvero in prima persona e ho riposto tutto questo nel mio cuore. A riprova di chi dice che l’Amore non esiste e che non è eterno....; si sbagliano, non può essere che il contrario. Siamo tutti chiamati ad essere i santi di oggi, come hanno fatto quei santi del passato, a portare la fiaccola dell’Amore eterno di Gesù che ci hanno messo nelle nostre mani e farla brillare finchè la vita non ci sfugga dalle nostre mani. Fabrizio Bartoli Grazie. E’ questa parola che mi balza subito alla mente, un sentimento di gratitudine verso coloro che hanno reso possibile quest’esperienza e verso coloro che ne hanno preso parte. Grazie a tutti i Don, in particolare a Don Andrea che con parole di una semplicità disarmante è riuscito a prendermi dentro e a darmi le motivazioni e la voglia di partire. Grazie a tutti voi pellegrini, alle vostre facce stanche ma piene di gioia, ai vostri bellissimi sorrisi, alle vostre dolcissime parole, ai momenti di preghiera e di festa che avete reso speciali. E l’ultimo grazie, quello più importante di tutti, va a Lui, a Cristo che ancora una volta è venuto in mezzo a noi, che ho visto in tutti i pellegrini, negli abbracci, negli sguardi, nei sorrisi... che è stato quell’Amore che è circolato tra di noi, che ci hanno trasmesso le famiglie che ci hanno accolto, che ci ha dato la forza di camminare. Dio che è stato “compagno nella marcia, guida negli incroci, riparo nel cammino, ombra nel calore, acqua nella sete, luce nell’oscurità, consolazione nello scoraggiamento, fermezza nei propositi, amicizia negli sguardi e sorriso in ogni avversità...”. Mi accompagnerà sempre questo pellegrinaggio, mi accompagnerà la forza che vi ho trovato nella vita di tutti i giorni e i volti di tutti i pellegrini e pellegrine rimarranno nel mio cuore, perchè è li che stiamo andando “dov’è il centro...”. Francesca Vici S ono Paolo e ho 26 anni. Questo pellegrinaggio è stato per me un’esperienza veramente stupenda, a partire dal clima di festa e gioia che ha caratterizzato il cammino e le soste nei paesi ma allo stesso tempo si è riusciti a raggiungere, nei momenti di preghiera, quel silenzio che serve e stimola la riflessione e il raccolglimento. Un altro punto fondamentale è stata l’accoglienza nei paesi, per i pasti e i momenti insieme, e nelle famiglie per le notti e la colazione. Ci siamo sentiti veramente a casa e per questo volevo ringraziare tutti quelli che in ogni paese hanno curato l’accoglienza, a tutti i parroci che si sono fidati della proposta e che hanno risposto in maniera egregia e tutte le famiglie che hanno aperto le loro case a perfetti sconosciuti con fiducia e curiosità. Camminare così tanto, ha prodotto in me alcune considerazioni. Per prima cosa la dimensione dello spazio è completamente dilatata, proprio come i veri pellegrini dei secoli che furono; per arrivare da Corinaldo a Serra de’ Conti non ci vuole 30 minuti di auto, ma una giornata di cammino, sali e scendi che neanche noti quando per muoverti ti basta premere un pedale. Oltre alla dimensione del tempo, molto bella è quella dello spazio che sembra rallentarsi, con meno frenesia si passava da una strada all’altra e ogni istantanea che passando in macchina si fa guardando il paesaggio, si moltiplica in maniera esponenziale perchè, andando piano, ogni particolare (case, campi, girasoli, animali) può essere osservato con calma, da più punti di vista e con ragiona- menti e pensieri che li attraversano. Questa dimensione spazio-temporale ha avuto conseguenze sulla spiritualità del pellegrinaggio, infatti si è preso spunto per pensare ai momenti di preghiera alla devozione popolare, per riscoprirla e intuire che la preghiera tradizionale non è solo un qualcosa da anziani ma può essere parte fondante della nostra vita di preghiera. Ogni giorno si faceva un momento di preghiera al mattino con lettura del vangelo, l’Angelus a mezzogiorno, alcune decine di rosario durante il cammino seguite da un momento di silenzio, la Messa e la preghiera prima di tornare nelle famiglie. Quasi 200 giovani dai 15 anni in su che fanno il rosario o la messa ogni giorno più tutto il resto non è una cosa così usuale, come si è visto non solo è possibile ma ha un gusto particolare. Uno dei frutti maggiori che questa esperienza ha prodotto è stata l’esperienza di chiesa diocesana. E’ stato bellissimo avere con noi alcuni rappresentanti di tutte le associazioni o movimenti che si occuoano dei giovani, dall’Azione Cattolica agli Scout, da Comunione e Liberazione alla Gioventù Francescana, passando per Rinnovamento nello Spirito e quelli che non appartengono a gruppi precisi ma che si sono voluti unire con i loro amici della parrocchia. Questo è veramente un segno grande di unità che non può mancare nella chiesa di oggi e con questo pellegrinaggio sono convinto che un mattoncino per una chiesa migliore sia stato gettato. FOTO EFFIMERA - GABRIELE MORONI - SENIGALLIA S a prima volta che il nostro prof. di religione (don Andrea Franceschini) ci presentò l’iniziativa, portandoci quel bel manifesto “sulla strada”, ammetto francamente di non essermi entusiasmato. La vedevo come una buonissima idea, ma mi dicevo “quante cose ci saranno mai da scoprire?”, e poi “non fa per me...” . Fortunatamente, dovetti subito dopo fare i conti con qualcun Altro (con la “A” maiuscola, specifico), che mi fece chiaramente capire che avrei dovuto partecipare a quel pellegrinaggio (ed allora fui addirittura uno dei primi ad iscrivermi: quando portai il tagliando di iscrizione, c’erano soltanto sei o sette persone già iscritte. Oggi sono incorruttibilmente contento di aver partecipato a tutto il pellegrinaggio, e per condividere lo splendido dono che il Signore ha fatto a me,Andrea, provo a scrivere la testimonianza che mi è stata chiesta. Alla celebrazione di partenza in Duomo da parte del Vescovo sono arrivato senza aspettative: non mi ero fatto un idea di ciò che avremmo vissuto, né avevo intenzione di farmene. Quindi ogni singola esperienza del cammino è stata una rivelazione (più o meno chiara), ed ogni cosa un vero e proprio dono. E se penso ad un modo per scandire le esperienze che ho vissuto, mi vengono in mente le persone che ho conosciuto, i loro volti e le loro parole, più che i secondi, i minuti, le ore ed i giorni... In tutta schiettezza, sarei falso se parlassi di attimi. Ciò che posso testimoniare sono solo e soltanto rapporti: è stato così che noi tutti abbiamo lanciato uno sguardo sull’infinito, dato che l’unica cosa ad averci ricordato lo scorrere del tempo è stata la fine dell’avventura (e non tanto poi, vi assicuro). Il mio personale modo di vivere qualsiasi esperienza mi ha sempre spinto a riservarmi momenti di silenzio ed osservazione, pur trovandomi in mezzo a 100 o 180 coetanei. Eppure in questa settimana non ho passato in solitudine neanche un istante, ed ho avuto per la prima volta la grandissima opportunità di intraprendere in compagnia di fratelli e sorelle anche il mio neva noi pellegrini durante le faticose salite e che ci cullava durante le soste tanto desiderate durante il percorso. L’aver attraversato a piedi la diocesi mi ha fatto riscoprire il Signore, sia nelle bellezze naturali del nostro territorio, che percorrendo quelle vie in macchina e con la fretta difficilmente notiamo, sia in quelle persone che si sono adoperate per far sì che questo pellegrinaggio avesse luogo, sia nel volto di ogni pellegrino che come me ha reso speciale questa esperienza. L’aver scoperto nelle persone stupende che mi affiancavano, l’entusiasmo che mettevano nel percorrere questa strada mi ha dato la forza per continuare anche quando avevo voglia di fermarmi e di non andare avanti, quando mi scoraggiavo guardando le ripide salite. Ora, dopo essere tornata a casa, sento la mancanza di ogni minima cosa, partendo dai pellegrini fino ad arrivare alla fatica ed alla stanchezza che la sera ti coglieva. Con questo pellegrinaggio ho capito che la bellezza di vivere insieme esperienze così importanti e di consacrarle nel nome del Signore è un passo veramente gigante verso la formazione di ognuno di noi e della crescita nell’amicizia con gli altri e con Cristo. Selene si faceva sentire sempre più. Stare insieme tra i pellegrini alleggeriva lo sforzo fisico, nondimeno l’accoglienza che tutti ricevevamo in ogni sosta-ristoro, nelle case di chi ci ospitava per la notte è stata fondamentale: ci incoraggiavano, ci davano fiducia ed importanza come se fossimo loro figli senza chiedere nulla in cambio, ed è forse questo che a me (e credo a tutti) ha colpito molto e ricorderò maggiormente di questa esperienza Filippo Marcellini cammino interiore: nella mia diocesi, la nostra Casa, fatta di Santi ed urne (come dice don Severino), di luoghi, sentimenti e soprattutto persone, il Signore ha voluto farmi conoscere Andrea e la Chiesa sua famiglia amati senza condizioni. E l’umanità, l’uomo, l’unica chiave dell’amore. Sull’essere pellegrino volevo invece parlarvi della mia particolare esperienza. All’inizio del mio cammino avevo sete di capire tutto ciò che riguardava me stesso e Dio. Ho avuto la preziosa occasione di affrontare questo desiderio con un (incomparabilmente originale) sacerdote. Era il primo giorno... ed è stato allora che ho inconsapevolmente imparato a camminare decentemente. Davvero non si può pensare, avere la presunzione, di capire cose e persone partendo dalla propria intelligenza: è come pretendere di conoscere il mondo stando sempre chiusi in una stanza. Accettare di seguire Cristo è invece mettersi in cammino, essere pellegrini vita natural durante. Ed è allora che si vedono e conoscono le cose. E soprattutto giunge l’amicizia e la fratellanza come un dono, una grazia che spontaneamente si orienta verso gli altri. Lord Baden Powell, il fondatore dello scautismo, affermava che l’uomo non avrebbe mai potuto raggiungere alcun progresso se non si fosse sforzato di raggiungere l’essenza dei propri sogni. Io oggi ho capito che è più efficace e bello sporgersi verso Colui che i nostri sogni li conosce. Infine mi sento in cuore di dire un ultima cosa a chi come me si è posto un sacco di domande su se stesso, sulla natura, sull’uomo e sulla società, e a chi si sente infelice perché deve affrontare delle difficoltà e cerca soluzioni: come diceva Kafka, “la verità è una questione del cuore”. Il desiderio di testimonianza che porto nel cuore è pura e schietta gioia di condividere un cammino ben più lungo, grande e bello di quei circa 70 Km (correggetemi se sbaglio) che abbiamo fisicamente fatto. Tutto ciò che il Signore abbraccia, diventa infinito. Anche la strada. Andrea R ipensando oggi, a cammino ormai ultimato, alla preparazione e all’attesa per questa scommessa del pellegrinaggio diocesano, non riesco a trattenermi dal saltare dal letto dove sto scrivendo per gridare dalla gioia! E’ sempre così… “Le mie vie non sono le vostre vie” ci dice Dio… e ciò non solo quando Dio sconvolge i nostri piani distruggendo le nostre certezze e facendoci piombare in grosse crisi, ma anche (come in questo caso) quando ci dona gioie e felicità inaspettate! Gioie nascoste dietro la semplicità di un cammino che chi non ha intrapreso non può capire. Come spesso mi capita quando parlo delle mie esperienze di fede a chi non le ha ancora vissute, anche questa volta (e soprattutto questa volta) non riesco a farmi ben comprendere! Non riesco a trasmettere ciò che ho provato in modo preciso e puntuale… Un po’ per le mie scarse qualità oratorie, ma soprattutto perché di Dio si possono fare tanti discorsi, ma nessuno di questi è mai esauriente o illuminante! Di Dio si può solo farne esperienza. E’ difficile o impossibile, per chi non è venuto, capire cosa abbia mai perso nel non faticare e sudare sotto il sole (neanche ad agosto era così caldo…) a camminare per più di 100 km per una settimana, senza le comodità di casa e anzi con vesciche e tagli in ogni punto dei poveri piedi. E forse solo il miglior “baciamadonne” della Diocesi si esalta sentendosi dire che abbiamo avuto tante occasioni di pregare, di riflettere grazie a momenti di vero silenzio, di ascoltare testimonianze di santi come quelle di persone vive . Ma penso di non sbagliarmi se parlando a nome di ognuno dei pellegrini, anche di chi ha camminato con noi solo mezza giornata, oso dire che Dio lo abbiamo percepito coi 5 sensi nella maggior parte dei 7 giorni di cammino! Nei semplici sguardi tra di noi; nelle belle parole che sentivi uscire dalla bocca di ognuno nei confronti degli altri; mai una seria, e sottolineo seria, lamentela sulla fatica o su un qualsiasi problema che si poteva creare (e ovviamente ce ne sono stati, come l’assenza del maxischermo a Monte San Vito per il match della nazionale) o sugli atteggiamenti dei compagni di viaggio; nello scambio di esperienze fatte (di fede e non) nei tratti dove era possibile perdere fiato; nei momenti di silenzio e intimità, in quelli di aspra salita dove era consigliabile starsene zitti; nei bellissimi paesaggi che attraversavamo nell’itinerario scelto per noi con cura affinché fosse soprattutto “bello”; nei canti, nei balli, negli scherzi fatti in compagnia all’insegna di un sano divertimento; e ovviamente anche nei momenti “classici” della preghiera che abbiamo vissuto nelle più svariate forme ognuna delle quali assicurava una partecipazione attiva, indispensabile per un gruppo giovanile… Tutto ci parlava di Dio… E quando il contatto con Dio è così forte, concreto, continuo e senza particolari sforzi da parte nostra, tutto aumenta di qualità. E’ così che possiamo capire anche noi che abbiamo partecipato il motivo della nostra gioia. Una gioia che si legge benissimo negli occhi di tutti, ma se ci chiediamo la causa concreta e precisa non la si trova… Non c’è un evento chiaro ed emblematico che l’ha scatenata! E’ nata e basta! E’ un dono e il nostro merito è solo quello di aver accettato la proposta che ci ha fatto qualcuno di metterci in cammino! Il sogno di uno di noi (non a caso Don Mario…) che si è concretizzato ed è diventato ciò che noi tutti inconsciamente desideravamo. La voglia di approfondire il legame e la conoscenza di noi stessi, di Dio e degli altri! A questo punto la tentazione grossa è quella di fermarsi a questa esperienza. Di pensare a Chiaravalle come ad un punto di arrivo. Deve essere per noi invece un punto di partenza. Ciò che abbiamo provato cioè va portato e vissuto nel nostro quotidiano. Quanto contrasto ci farà ora la vita di tutti i giorni eppure è chiaramente possibile poter trasformare i rapporti con noi stessi, con Dio e con gli altri in modo da ritrovare la gioia di quei giorni. Forse dovremo faticare un po’ a rompere coi nostri compromessi; dovremmo un po’ rallentare i nostri ritmi (ricordiamo che andavamo a passo d’uomo, e questo è stato fondamentale); dovremmo assumerci qualche responsabilità in più (in tante testimonianze abbiamo visto quante sono le cose che possiamo fare noi anche se magari pensiamo erroneamente di essere piccoli o non all’altezza); dovremmo spostare l’attenzione di più sugli altri anziché solo su noi stessi… E poi ognuno avrà trovato ciò che forse dovrà cambiare o migliorare. In ogni caso, con calma e senza la fretta di voler cambiare per forza e subito… Con pazienza e con i tempi giusti, ma tenendo sempre lo sguardo bello alto. 10 21 settembre 2006 Territorio territorio storie Una malattia, l’Alzheimer, una madre e un figlia scrittrice Allagamenti e danni L’azzurro dei giorni scuri 100 anni fa la scoperta D opo l’alluvione di sabato scorso, circa duecento aziende con oltre duemila dipendenti sono in ginocchio. Le associazioni di categoria chiedono aiuti. Le associazioni degli artigiani sottolineano la situazione critica. Per Confartigianato, parte dei danni potevano probabilmente essere evitati, con una migliore e puntuale manutenzione dei fossi e canali di scarico delle acque. Cna denuncia che le zone più colpite sono San Biagio, via dell’Artigianato e via Maestri del Lavoro ad Osimo, oltre alla zona ex Intereco e Cerretano a Castelfidardo, dove ci sono imprese invase da ben 30 cm di fango. Non è ancora possibile avere una stima precisa dei danni, che sono comunque ingentissimi. Ottenuto già lo stato di calamità, che permette alle aziende la dilazione di pagamenti relativi ad imposte e tasse. Le aziende colpite per la maggior parte sono aziende contoterziste che dovevano consegnare i prodotti in pochi giorni, ad importanti ditte committenti. A queste ultime si chiede di concedere tempi più lunghi per la consegna, e alle banche di dilazionare i tempi dei pagamenti delle varie scadenze. La Camera di Commercio di Ancona fa rilevare la situazione sia grave e rimarrà a completa disposizione per portare il suo contributo concreto e operativo a imprese e forze lavoro. Non c’è tempo da perdere: avere aziende in queste condizioni significa rischiare il fermo produttivo, dunque incapacità di rispettare gli impegni presi, mancate commesse, posti di lavoro a rischio, prodotto interno lordo del territorio compromesso. Anche Assindustria di Ancona sta contattando tutte le aziende invitandole a documentare i danni subiti mediante fotografie o rilevazioni dirette da parte di periti e a quantificare, anche approssimativamente, l’importo, comprendendo anche i danni da mancata produzione. Icone di origine GrecaRussa-Rumena ARTICOLI SACRI a Senigallia via Andrea Costa 31 tel 071.60597 l’evidenziatore Castelcolonna Circa 400 i presenti alla cena in piazza riservata agli anziani ultrasessantenni e promossa dalla unione dei comuni Monterado-Castel Colonna. Nel 2005 l’appuntamento si era svolto a Monterado, quest’anno è toccato invece a Castel Colonna attrezzare gli spazi per la cena, che ha avuto luogo sulla pista di pattinaggio di contrada Croce, situata a monte del centro castellano e sulla direttrice per Monterado. Il comune di Castel Colonna aveva allestito, per l’occasione, due strutture coperte che hanno consentito agli ospiti di cenare e di …lanciarsi poi in una allegra serata danzante, allietata dalle note del gruppo Even e Cristian. Eccezionale, dicevamo, il numero di commensali laddove si rifletta sul fatto che la popolazione complessiva dei due comuni è all’incirca di tremila abitanti: essere riusciti a portarne ben quattrocento a cena significa, dunque, aver mobilitato ben più del dieci per cento della popolazione residente. Emblematica anche la circostanza che i comuni di Monterado e Castel Colonna abbiano legato l’occasione d’incontro ad una iniziativa di solidarietà nei confronti dell’Aos, l’Associazione Oncologica Senigalliese. Dopo il saluto porto agli intervenuti dai sindaci di Castel Colonna, dottor Massimo Lorenzetti, e Monterado dottor Andrea Rodano, è stato lo stesso presidente dell’Aos Giuliano De Minicis ad illustrare, col supporto di alcuni collaboratori, le attività della associazione. Al termine, è stata effettuata tra i partecipanti una raccolta di fondi, poi devoluti al sodalizio senigalliese: “Si è trattato -sottolinea Massimo Lorenzetti- di un gesto di concreta attenzione nei confronti dell’Aos e del delicato compito che svolge ogni giorno con responsabilità e spirito di sacrificio. Parte del ricavato -prosegue il sindaco di Castel Colonnasarà utilizzata per le normali attività di assistenza a domicilio del sodalizio, mentre la parte residua sarà devoluta al fondo costituito per concorrere alla realizzazione del nuovo reparto di Oncologia dell’Ospedale di Senigallia”. Raoul Mancinelli L ’azzurro dei giorni scuri” è la cronaca di una malattia, l’Alzheimer, ed è anche il titolo del libro che Maria Grazia Maiorino ha scritto, per le edizioni “peQuod”, raccontando la storia della madre: le difficoltà degli ultimi mesi di vita da sola, l’arrivo delle badanti polacche e, infine, la decisione sofferta del ricovero. Il volume sarà presentato in occasione della XIII Giornata mondiale, particolare quando giovedì 21 vive istituzionalizzata, settembre, in un luogo che non a Senigal- gli appartiene e che lia (Au- contribuisce ad accred i t o r i u m scerne lo smarrimenSan Rocco, to, la confusione, la ore 17). dispersione, l’allonta“Nasce dal- namento dalle sensala convin- zioni piacevoli della zione di vita”. dare voce Dai primi segni di ad un’espe- perdita della memorienza tra- ria, che si rivelano gica come l’inizio del morbo di la malat- Alzheimer, l’autrice tia di una comincia a registrare madre che tutto ciò che accade, si spegne per necessità ma ana poco a che per conforto. poco, ma A Senigallia opera il i n s i e m e “Centro diurno Alforte e in- zheimer - Il granaio”, tensa per- struttura promossa da ché ci sono Asur n.4, Fondaziospiragli di speranza, di ne Opera Pia Mastai vero amore e di reale Ferretti e Comune di scoperta del mon- Senigallia. A dare lo do interiore di due spunto per la scrittudonne che si trovano ra del suo libro a Maunite dai ricordi, dalla ria Grazia Maiorino parte affettiva che dà il progetto Alzheimer loro piena dignità. - nato all’interno della sottolinea Anna Paola casa di riposo Opera Fabri, Presidente della Pia Mastai Ferretti coop. Sociale Progetto ed ora concluso, ma Solidarietà - Questa la cui esperienza si storia dice anche che è trasferita al centro la persona demente, diurno di accoglienza e forse il vecchio, più e sollievo della malatin generale, ha diritto tia. ad essere rispettata, amata, sostenuta in L.M. La malattia di Alzheimer è stata descritta per la prima volta nel 1906 dal neuropatologo Alois Alzheimer (1863-1915): fu durante la Convenzione psichiatrica di Tubingen che Alzheimer presentò il caso di una donna di 51 anni affetta da una sconosciuta forma di demenza. Ma fu soltanto nel 1910 che la malattia ebbe un nome, quando Emil Kraepelin, il più famoso psichiatra di lingua tedesca dell’epoca, ripubblicò il suo trattato “Psichiatria”, nel quale definiva una nuova forma di demenza scoperta da Alzheimer, chiamandola appunto malattia di Alzheimer. Risulta peraltro che, nella caratterizzazione della malattia, abbia avuto un ruolo chiave anche un giovane ricercatore italiano: Gaetano Perusini (1879-1915). Egli faceva parte di un gruppo di psichiatri italiani che preferì non seguire la moda allora vigente delle teorie non organiche, vale a dire della soluzione e del trattamento psicoanalitico come privilegiati per le malattie mentali. Essi preferirono affidare la propria preparazione allo studio anatomico dei cervelli dei pazienti. Perusini si recò nel 1906 a Monaco, proprio presso la scuola di Kraepelin e sembra che sia stato quest’ultimo ad affiancarlo ad Alzheimer nella ricerca. L’importanza di questo studio, sta soprattutto nel fatto che Perusini percepì l’azione di una specie di cemento che incollava insieme le fibrille neuronali. Questa scoperta di fatto risale a circa dieci anni fa, esattamente al 1984, quando venne fatto ampio uso della piùsofisticata biologia molecolare. arceviaUn interessante itinerario disegnato da Federico Uncini Abazie da scoprire L a conferenza sul tema: “Le “Ager Gallicus” montefortinese è abbazie benedettine lungo nata per difendere-valorizzare il le valli montane della Marca” ha proprio e l’altrui territorio (priavuto l’ampiezza del primo passo ma minaccia nello specifico ineffettuato per percorrere il trac- combente: le “nuove” cave, con il ciato dello stimolante itinerario, pericolo, si spera eludibile o condisegnato, suggerito e caldeggia- trollabile, della famelica apertura to da Federico Uncini. divoratrice...). La sua voce si è avvalsa di un raf- Uncini ha rilevato l’elevatissima finato uditorio nell’invitante sug- “densità” strategica delle abbazie gestione del Chiostro “San Fran- nell’alta valle dell’Esino: una vera cesco” di Arcevia. unicità in Italia (record dunque A voler diffondere ed amplificare da sfruttare in tutta la propria il messaggio è stata l’associazio- potenziale polivalenza) nel cuore ne Culturale “Ager Gallicus” di di un ambiente altrettanto singoMontefortino, con in testa la pro- lare e “ad hoc” in termini arcanofessoressa Anna Terenzi (che ha paesaggistici. introdotto il dotto conferenziere) Da S.Benedetto a S.Pier Damiani ed il presidente Vandro Solfanel- all’ultima espressione della cultuli. ra cenobitica, dalla regola all’atPatrocinio e sostegno: Assesso- teggiamento riformistico e “rirato comunale alla Cultura (retto belle” di S.Romualdo, il discorso da Andrea Bomprezzi). ha preso ed aggiogato il parterre Uncini si è avvalso (nel suo agile degli intellettuali, realmente “die accattivante procedere e gio- vertendo” (nel senso più elevato ravagare sui saliscendi storico- della gratificazione costruttiva) e geografici) del prezioso supporto facendo soprattuto riflettere. costituito dal suo reportage foto- Il passato è tornato ad insegnare grafico. il futuro. Chi ha voluto collegare Tante le immagini proiettate sullo ha collegato. schermo. Una su tutte: l’Abbazia Si è parlato così dell’antica “tecdi S.Vittore delle Chiuse. Insie- nologia” (quella degli amanuensi me alle celebrità architettoniche alle prese con la presono emerse e riemerse altre e ziosa carta di molte costruzioni sacre Fabriano), del.A voler dire: ri-creiamo un vero e l’urgenza della realmente percorribile Itinerario dello Spirito, attraverso le tappe dei siti sacri, nelle nostre Marche e nell’Umbria in particolare, inserendo il progetto negli indirizzi del turismo culturale-religioso, attraverso l’ottica e la categoria dello sviluppo sostenibile. In questa direzione, la stessa conservazione e del recupero (quante eccellenze sconosciute o dimenticate!), del rapporto tra Stato e Chiesa, degli influssi (mode) e delle suggestioni, degli alti obiettivi e delle concrete prassi, dei tesori chiusi e dei musei all’aperto. Forse, su tutto ha aleggiato il riferimento all’urgenza e all’irrinunciabilità di certa solitudine, di certo silenzio, di certo distacco e di certo cammino. Come insegnavano (ed insegnano) gli eremiti, i romiti, i pellegrini. Come predicavano (e predicano) le pietre di Sitria, dell’Avellana e di S.Elena, ma anche quelle meno note (oggi) delle abbazie (più o meno fortificate) di S.Emiliano in Congiuntoli, S.Biagio in Caprile, S.Angelo Infra Ostia, S.Cassiano di Valbagnola, S.Croce di Tripozzo. Umberto Martinelli 21 settembre 2006 Territorio corinaldo Il cinema per sostenere nuove politiche urbane Città storiche & turismo C ittà storiche & turismo nell’Italia Centrale. Il cinema per cercare l’anima delle Città e per sostenere nuove politiche urbane. Questo è il titolo del seminario che si è tenuto lunedì 11 settembre nella Sala Grande del Palazzo Comunale di Corinaldo, per iniziativa del professor Sergi del dipartimento di Architettura Disegno Rilievo Urbanistica Storia della Università Politecnica Marche di Ancona e del professor Aslan dell’École d’Architecture de Paris-La Villette. L’incontro è stata sostenuto dai Comuni di Corinaldo, Castelraimondo, Cingoli, Porto Recanati e Sassoferrato. Il seminario è stato aperto con un intervento del Sindaco Livio Scattolini e ha visto la presenza dell’Assessore alla Cultura Fernando De Iasi, i quali anche lo scorso anno avevano sostenuto una analoga iniziativa di studio, che già allora aveva riscontrato un notevole interesse, sia tra gli studiosi che tra gli Amministratori di diversi Comuni marchigiani. Il tema affrontato da una serie di quattordici relatori, undici italiani e tre francesi, è stato coordinato da Pietro Elisei della rivista Planum e da Leonardo Ciacci dello Iuav di Venezia e ha affrontato sotto diverse angolature il tema di grande attualità e complessità rappresentato dal difficile rapporto tra Centri Storici e turismo di massa. La crescente quantità di turisti che chiedono di visitare i Centri Storici italiani pone notevoli problemi non solo nelle grandi Città d’arte italiane ma anche nei Centri Storici di minore importanza. Un numero crescente di operatori economici propone sempre più spesso di considerare le nostre Città storiche e il nostro paesaggio come scenografia per attività legate alla comunicazione e alla conoscenza, al turismo culturale e di affari, all’intrattenimento ed altro, attività che potrebbero però alterare profondamente il senso delle nostre Città italiane, che nel passato hanno saputo spesso reinterpretarsi ritrovando un senso autentico per loro esistenza pur attraverso rilevanti trasformazioni ed ammodernamenti. Oggi il tipo di turismo di massa che si è sviluppato in molte situazio- ni dell’Italia Centrale, ad esempio in Toscana a San Gimignano o a Gradara nelle Marche, pone seri interrogativi circa la persistenza di tale capacità di risposta e di adeguamento da parte delle nostre comunità urbane. Le modalità e le tendenze in atto di trasformazione di alcune,o forse molte, città storiche italiane fà sorgere il dubbio che tale capacità di autoriforma sia venuta a mancare e che molte Città storiche si stiano trasformando in qualcosa di diverso, (forse una inedita città del divertimento?) che non sempre riusciamo interpretare compiutamente e con la necessaria tempestività. Gli strumenti di comunicazione audiovisiva cinema, televisione ed altro hanno assunto un ruolo di crescente importanza per indagare e interpretare la nostra realtà, per sostenere efficaci politiche urbanistiche e territoriali e per promuovere nuove politiche di marketing territoriale. La creazione di Film Commission in diverse Regioni ed anche in altri Enti locali, evidenzia la forte attenzione per l’utilizzo della Città e del paesaggio storico come scenografia per la realizzazione di film di diversa importanza. Comunicazione, intrattenimento e marketing strategico si intrecciano in forme inedite che sfuggono spesso ad una compiuta capacità di analisi e di gestione. Questi ed altri interrogativi richiedono analisi e anche proposte di tipo interdisciplinare che i diversi relatori hanno affrontato nel corso del seminario che si è concluso nel tardo pomeriggio. Ilario Taus 11 Giornate del patrimonio nascosto Luoghi da svelare stratificato panorama culturale regionale. Si va da un convegno sui Longobardi a Barbara a una performance di musica e versi a Gradara (PU), da una mostra fotografica su Leopardi ad Urbino ad una visita Convegni, visite guidate, al patrimonio librario mostre, concerti, spet- della Biblioteca di Matacoli teatrali. Diciotto cerata. eventi programmati Barbara dalle soprintendenze, 23 settembre dagli archivi, dalle bi- Sala consiliare blioteche e dagli enti “I nostri antenati Lonlocali. gobardi” - ore 21.00 E’ ricco il calendario di I n f o r m a z i o n i : iniziative organizzate 0719674212 nelle Marche, in occasione delle Giornate Eu- Ostra Vetere ropee per il Patrimonio 23-24 Settembre 2006 che si svolgeranno “I segreti della medicina il 23 e il 24 settembre. attraverso i secoli” Il tema di quest’anno, Mostra di libri antichi, “Un patrimonio venuto quali cinquecentine, rida lontano”, risponde guardanti i rimedi della all’esigenza, così come medicina attraverso i le manifestazioni orga- secoli, a partire dalnizzate, di far conosce- l’utilizzo delle piante re il patrimonio italiano officinali, e contenenti nella consapevolezza le descrizioni particoladell’appartenenza a co- reggiate muni radici culturali eu- La visita alla mostra ropee. Nelle Marche si è sarà assistita da persoscelto inoltre di cogliere nale qualificato. l’occasione per illumi- Museo Civico nare realtà poco note, Piazza Maria ma allo stesso tempo Crocifissa Satellico caratteristiche dello Festa del volontariato a Morro d’Alba I l centro di aggregazione “San Benedetto”, in collaborazione con l’associazione “Fratelli per sempre” ed il patrocinio del comune, promuove per domenica 24 settembre la “Prima festa del Volontariato”. Si incontreranno nel centro storico di Morro d’Alba e si faranno conoscere a tutti quelli che vorranno le associazioni che operano nel paese: ACLI – AIDO - ASS. NAZIONALE BERSAGLIERI SOTT. MORRO D’ALBA –AVIS - AZIONE CATTOLICA - CROCE GIALLA - FRATELLI PER SEMPRE – ASS. DANZINTONDO – ORATORIO - PRO-LOCO MORRO D’ALBA - SOCIETA’ SPORTIVA VOLLEY 3 - UNITALSI Programma Dalle 16:00 - Apertura dei gazebo delle associazioni Apertura stand gastronomici Animazione e giochi ore 17:00 e ore 20:30 “The Pincers” in concerto (musica folk) Con la partecipazione di: Mondo Solidale Casa di riposo comunale Ingresso libero arcevia Gli aumenti più consistenti nelle materne La festa dell’uva V enerdì, sabato e domenica: per la Festa dell’Uva sarà “tregiorni” su alti ritmi (ma anche su rilassate cadenze) all’altezza della 53^ edizione. La locandina propone spettacoli, arte, cultura, enogastronomia, intrattenimenti, novità e conferme. Specchio dell’identità della Perla dei Monti: che vuole rimanere fortemente ancorata al “meglio” storico della tradizione, innestando nella stessa quanto di più positivo portano i tempi nuovi, giocando magari anche attentamente d’anticipo. Il “carrista” Fabrizio ne è l’esempio: legatissimo alla sua terra (di cui esporta la prioritaria, onesta sorgività inventiva e sorridente), sapendo importare ciò che realmente vale e valorizza. Fabrizio Ferri sta ultimando l’opera per i colori della località Montefortino: il cui carro sfilerà domenica alle 15,30 insieme agli altri “cocchi” dei colleghi-amici-avversari nella centralissima arena di Arcevia. La sua creazione ha già stabilito un primato: quello della dolcezza (Fabrizio è per tutti “Il Gelataio”, il cui furgone è vera istituzione in piacevole movimento nell’entroterra senigalliese). La “tregiorni” avrà un po’ di tutti i gusti. Per dare una prima idea ai vari palati, l’Amministrazione Comunale ha convocato una conferenza stampa, al fine di illustrare particolarmente alcuni inediti aspetti della Festa dell’Uva. Emblematica la presentazione di “Biologica”: iniziativa “dedicata al mondo dell’alimentazione, al benessere e a tutto ciò che migliora la vita quotidiana, per sperimentare gli effetti benefici di uno stile di vita in equilibrio con quanto ci circonda”. Rilevante la presenza delle delegazioni giapponesi delle città di Fujishima e Tsuruoka, che daranno dimostrazione (in classico Kimono) della preparazione del loro caratteristico tè, allestendo uno stand. Verrà varato il Premio Arcevia Jazz Feast “Raffaele Giusti”. Impegnato in prima persona: il sindaco Silvio Purgatori insieme a Renzo Ortolani (assessore al Turismo), Alfiero Verdini (presidente Pro Loco), Bruno Sebastianelli (presidente Cooperativa “La terra e il cielo”). Uniti in catena: le frazioni, i comitati, le associazioni ed “Castelli” arceviesi. Per tutti: la degustazione dei prodotti tipici della Perla dei Monti. Dal primo all’ultimo giorno, si susseguiranno: apertura Locande del Buon Ristoro, Degustibus, Mostra Macramè, concerti, spettacoli, seminari, Giostra dei Castelli, esibizione degli artisti di strada e dei gruppi folkloristici, Gara della Scoccetta (Arcevia-Tredozio), balli, Lotteria dell’Ottofile (mais di Roccacontrada). Patrocinio: Regione Marche, Comunità Montana Esino Frasassi, Colli Esini, CIA. U.M. territorio Coldiretti premia comuni ed aziende agricole Bandiera Verde V enerdì prossimo l’Aula del Rettorato dell’Università Politecnica delle Marche, ad Ancona, sarà tappezzata di verde per una occasione straordinaria: nella mattinata, con inizio alle 10, saranno ufficialmente consegnate le Bandiere Verdi Agricoltura 2006. Il prestigioso riconoscimento, varato su scala provinciale nel 2003, ha assunto rapidamente la rilevanza e la risonanza nazionale. Non a caso da quest’anno è premio nazionale e viene attribuito dalla Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) a Province, Comuni, Aziende agricole particolarmente distintisi nella valorizzazione delle produzioni tipiche locali, del territorio e del paesaggio agricolo. Le Bandiere Verdi – alla cui consegna parteciperà anche il presidente nazionale Cia dott. Giuseppe Politi – vincitrici del premio sono 17. Sei Comuni, sei aziende agricole ed anche (fuori concorso) cinque personalità operanti in campi di spicco per lo sviluppo e la modernizzazione dell’agricoltura ed il rispetto dell’ambiente. “Si tratta di esperti che svolgono un’attività preziosa, molto sensibile, per le finalità del nostro premio:” rileva Marco Giardini, responsabile nazionale del Premio Bandiera Verde Agricoltura. Meriti e motivazioni dei concorrenti sono state rigorosamente valutati da un’apposita commissione selezionatrice di esperti il cui verdetto ha prescelto le 17 Bandiere Verdi 2006. Ed ecco l’elenco dei vincitori: Comuni: Ripatransone (Ap), Palena (Ch), Torano Nuovo (Te), Palombaro (Ch), Sant’Eusanio del Sangro e San Salvo (Ch.) Aziende agricole: Bosco degli Ulivi (Ch), Cooperativa Agricola San Romualdo (An), Cantina Sangro (Ch), Cooperativa Are (Te), POG Sca del Garda (Vr), Az. Agricola Pala Luca (Pu) Premiati fuori concorso: Prof. Andrea Segrè: Preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, On. Mario Capanna: Presidente del Consiglio dei Diritti Genetici, dott. Alberto Morgante: Presidente del Consorzio “Prosciutto San Daniele”, dott.ssa Anna Scafuri: giornalista responsabile della rubrica del Tg1 “Terra e Sapori”, dott. Franco Foresta Martin: redattore scientifico e ambientale del “Corriere della Sera”. Da tener presente che dal 2003 sono state assegnate complessivamente 83 Bandiere Verdi. Venerdì prossimo saranno coinvolte, oltre alle 17 nuove, tutte le 66 degli anni scorsi alle quali si è voluta concedere la dimensione nazionale del premio. 12 21 settembre 2006 Cultura idee La verità cammina con noi e la storia è la nostra dimensione essenziale Il coraggio di affrontare la crisi (3) P roprio quando una maggior sensibilità apre la coscienza alla domanda sul senso della vita e spontanea emerge l’invocazione alla trascendenza, molti di noi debbono affrontare una più sottile crisi che genera una lacerazione profonda. Questa coscienza aperta alla ricerca in una prospettiva di infinito mentre sente affascinante la proposta del vangelo, prova un certo fastidio a viver questa proposta all’interno della chiesa. Eppure il messaggio evangelico comporta l’esistenza di questa comunità in cui nel corso della storia deve essere trasmesso e vissuto. Quello che genera difficoltà è la forma storica con cui l’organizzazione della chiesa oggi si presenta, che risente della mentalità medioevale in cui si è formata. Chi conosce la storia sa che di fatto questa struttura ha vissuto una evoluzione nel corso dei secoli. L’uomo moderno è infastidito innanzi tutto da quell’atmosfera sacrale (qui si tratta del sacro come oggettivazione e non come apertura alla trascendenza) che sottrae ogni affermazione al libero dibattito e talora si degrada in cortigianeria e servilismo verso le autorità. Stupisce come si possano accettare con grande reverenza gli insegnamenti dell’autorità anche quando dicono cose opposte a quelle affermate in altri tempi: vedi la libertà, la corporeità, la modernità… La tensione ha come presupposto un diverso concetto di verità. Una verità immutabile è definibile una volta per sempre e richiede un’autorità che la garantisca e la proclami, mentre esige dai fedeli una docile accoglienza. Questa è la tipica mentalità del medioevo in cui il messaggio evangelico è stato per la prima volta ripensato. Il presupposto della cultura moderna è diverso: pur non accettando il relativismo crediamo che la verità sia inesauribile e perciò mai de- finibile una volta per sempre. Il suo arricchimento dipende dalla nostra crescita storica. La verità cammina con noi e la storia è la nostra dimensione essenziale; anche la verità rivelata, nella misura in cui viene compresa e interpretata da noi acquista una dimensione storica, la parola di Dio non è un fossile da museo, ma seme che deve essere gettato nella terra della nostra storia. Dalla storia, ossia dai problemi che emergono dal vivere, nascono le sollecitazioni per una più profonda comprensione della verità, perciò deve essere valorizzato il ruolo della base dove pulsa la vita. Il ruolo dell’autorità sta nel cogliere questo flusso vitale e nel porsi come punto di riferimento per un vaglio critico. Purtroppo, nonostante il concilio, i laici sono considerati un’appendice della gerarchia, anche se oggetto di tante cure. Nella misura in cui è pensabile una gerarchia all’interno dello spirito evangelico, la piramide deve essere rovesciata. Purtroppo nell’era del riflusso postconciliare costatiamo un sempre più forte accentramento. Sacralità, autoritarismo, mancanza di coscienza storica spiegano il disagio dell’uomo d’oggi a vivere nella chiesa, nonostante il fascino del vangelo. La coscienza di chi vuol coniugare la duplice fedeltà a Cristo e al proprio tempo vive la lacerazione di non poter uscire dalla chiesa, perché affascinato dal messaggio evangelico e consapevole che questo si incarna storicamente nella chiesa, mentre d’altra parte sente estranea una organizzazione che riflette la civiltà medioevale ormai tramontata. La speranza di cambiamento sta in un più significativo ruolo dei laici. Vittorio Mencucci archeologia Ostra Vetere ha stipulato una convenzione con l’Università di Bologna e la Sovrintendenza ai beni archeologici delle Marche Alle Muracce è tempo di scoprire la storia P rosegue l’attività di valorizzazione del sito archeolo- basamento e le rampe di accesso, di parte del foro romano gico dell’antica città romana frutto della convenzione e di una necropoli. e della collaborazione tra il Comune di Ostra Vetere, la “L’obiettivo che ci siamo posti per il 2007 - afferma il SinSoprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche ed daco Massimo Bello – corre su due binari. La Soprinil Dipartimento di Archeologia dell’Università degli Studi tendenza effettuerà un’ulteriore campagna di scavo suldi Bologna sottoscritta appena due anni fa. l’area del teatro romano ed altri interventi di tutela della Questo ulteriore intervento, i cui lavori inizieranno nei struttura per rendere ancor di più funzionale e visitabile prossimi giorni, gestito direttamente dalla Soprintenden- la struttura, attraverso un intervento anche di notevole za per i Beni Archeologici delle Marche e coordinato dal spessore sotto il profilo economico: si parla, infatti di 50 dottor Maurizio Landolfi, ha una finalità conservativa e di o 60mila euro.” tutela di questo importante monumento storico rinvenuto L’Università, dal canto suo, proseguirà gli scavi nel sito nella campagna di scavi dello scorso anno, e si aggiunge a ove sono rinvenuti sia tempio romano che il foro romaquella serie di attività di recupero e di valorizzazione del no e la necropoli, puntando anche a recuperare ulteriori sito, scandite proprio quest’anno, anche dalla campagna e rilevanti parti delle strutture. Per poi proseguire al recudi scavi condotta dal Dipartimento di Archeologia del- pero della parte residenziale del municipio romano, che l’Università di Bologna, e dai professori Dall’Aglio e De potrebbe offrirci elementi di considerevole interesse sia Maria, nel corso della quale sono emerse l’area di un anti- sotto il profilo storico che scientifico. co tempio romano, del quale sono stati portati alla luce il A.M. Montevecchi mondo A Fano la nona “Settimana africana regionale” Hic sunt leones IL LIBRO di Giulio Albanese Padre Giulio Albanese in Africa ha vissuto, studiato, lavorato; all’Africa ha dedicato tutto il suo tempo e ci regala uno sguardo su questo continente molto diverso da quello che siamo abituati a trovare nelle testate non specializzate. Dall’economia alla politica, dai problemi legati allo sviluppo alle malattie che minacciano le popolazioni, dai bambini soldato alla questione femminile, dall’arte alla cultura a tutto campo, Albanese ha un’opinione molto personale e uno stile molto scorrevole e coinvolgente per presentarla. Perché, come dice lui “un conto è leggere articoli sul continente africano” (e i mass media italiani spesso sono poco attenti a questa parte del mondo), “e un conto è trovarsi di fronte alla gente, vivere con loro e condividere la complessità dei problemi del loro ambiente”. Edizioni Paoline Euro 12,00 Il continente vivo I l futuro dell’Africa dipende anche da noi è lo slogan che campeggia sul programma di eventi, mostre e concerti che si snocciolano dal 25 settembre al 1° ottobre in occasione della settimana africana regionale: la manifestazione giunta alla sua nona edizione, curata e organizzata dall’associazione Chiama l’Africa onlus. In programma, lunedì 25 settembre alle 11 il convegno su Pianeta giovani: stessa età, diverso futuro nell’istituto di scienze sociali, in via Tomassoni. Alle 18 si inaugurano le mostre Il mio mondo si unisce al tuo e Vieni a giocare con noi bambini africani allestite nell’auditorium Sant’Arcangelo in corso Matteotti. In particolare, la prima esposizione realizzata da Raffaella Nannini e Luca Caimmi è un concreto esempio di progetto di educazione interculturale. Una ventina di studenti della scuola media Padalino e gli ex ragazzi di strada del centro di accoglienza Umukulanfula a Ndola (Zambia) sono venuti a contatto fra loro attraverso l’arte. All’Inaugurazione saranno presenti l’artista egiziano Fathi Hassan che parlerà di arte e cultura in Africa e l’assessore ai servizi educativi Gianluca Lomartire. Martedì 26 e mercoledì 27 (alle 21) saranno proiettati i film Il mio nome è Tsotsi (Sud Africa) e The constat gardener (Kenya). Giovedì 28 alle 18.30 presentazione del libro Re-esistenza contro sopravivenza di Raffaele Salinari nella sala conferenze di casa Nazareth, in via Pagano. Alle 21 va in scena lo spettacolo di solidarietà per il progetto Rainbow: la compagnia teatrale senigalliese il Melograno presenta la Locandiera di Goldoni al teatro Politeama. Sabato 30 settembre alle 10.30 nell’auditorium Sant’Arcangelo, si terrà la conferenza La globalizzazione, alziamo il velo. Nel pomeriggio (alle 17) in piazza Amiani ci sarà l’incontro Oro nero: il futuro dell’Africa è donna; alle 19.30 gastronomia africana e alle 21 concerto multietnico del gruppo La rosa del deserto. Domenica 1° ottobre appuntamento alle 16.30 all’arco d’Augusto: il corteo sfilerà fino a piazza Amiani dove avverrà la consegna del premio Ho l’Africa nel cuore a padre Tarcisio Pazzaglia. “Sestante” parla di economia locale N uova uscita della rivista culturale Sestante, che nella sua edizione di fine estate, si interessa di un problema che farà riscaldare gli animi in autunno. Sotto il titolo Che fare? Preoccupazioni e proposte per il lavoro e l’economia nelle Valli Misa e Nevola, si possono leggere i contributi sull’argomento di Maurizio Andreolini, Andrea Nardella, Riccardo Montesi e Giuseppe Minardi. I dati e le preoccupazioni sono tanti per il clima di difficoltà e incertezza che oggi vivono le imprese locali: ne emerge, tuttavia, un quadro interessante e propositivo. In questo numero ci sarà un omaggio a monsignor Angelo Mencucci, recentemente scomparso, la cui perdita per tutti è incommensurabile. Sacerdote, professore, storico, critico d’arte, uomo dalle infinite iniziative, come lo ha definito in uno scritto il professore Gastone Mosci, ha lasciato un vuoto incolmabile. Giulietta Bettini 21 settembre 2006 Spettacolo SPETTACOLI Il festival marchigiano ‘Klezmer’ in BosniaErzegovina Cultura tra due sponde L a Musica Klezmer e non solo ha fatto da colonna sonora ad una missione di cooperazione internazionale che si è svolta in Bosnia Erzegovina dal 15 al 19 settembre scorsi. Con un duplice scopo: attivare una rete virtuosa di welfare e lotta all’esclusione sociale in favore dei bambini bosniaci e creare uno scambio culturale vivace quanto inusuale. Da Sarajevo è arrivato e ripartirà un messaggio di vicinanza dalle Marche, regione tradizionalmente solidale con questa parte dei Balcani. Il programma di cooperazione regionale rivolto a minori tra 0 e 18 anni è stato finanziato con 2 milioni e 700 mila euro dal Ministero Affari Esteri a cui si aggiunge 1 milione da parte delle due Regioni. Coinvolgerà direttamente 6 mila famiglie bosniache e ha già consentito di realizzare due strutture sanitarie per la riabilitazione di minori disabili psichici e fisici: una a Sarajevo e l’altra nei pres- si di Banja Luka che saranno inaugurate proprio il 16 e il 18 settembre. Marina Maurizi del Servizio Cooperazione internazionale della Regione, ha annunciato che il Ministero degli Esteri, sulla base dei risultati ottenuti in Bosnia, ha appena confermato un contribuito di 1 milione e mezzo di euro per proseguire con lo stesso progetto anche in Albania. Un Moni Ovadia in forma smagliante, l’inaugurazione del plesso sanitario sotto gli occhi di una cospicua delegazione delle Marche ed una novità annunciata per l’edizione anconetana del Festival. Ovadia ha divertito e affascinato la platea da tutto esaurito del Teatro Sartr di Sarajevo. Due ore di spettacolo intense, vibranti di contenuti e di suoni, durante le quali l’eclettico rappresentante della musica ebraica ha saputo coinvolgere il pubblico. “Questo Festival ha fatto un salto importante – ha detto Ovadia come presidente onorario del Klezmer Festival –. All’undicesimo anno di età ha preso l’unica strada che gli permette di crescere. E non esisteva posto migliore per iniziare questo nuovo cammino”. Sarajevo la scorsa settimana ha parlato tanto italiano, sin dal mattino a Ilidza (una località termale a pochi chilometri dal capoluogo bosniaco) dove è stato inaugurato il plesso sanitario di riabilitazio- il taccuin di Marco Cornini, chiesa di S. Michele di Serra de’ Conti. La mostra sarà aperta al pubblico, con ingresso libero, tutti i giorni dalle ore 16.00 alle 19.30 (chiusura il lunedì e il martedì). Senigallia - Rocca Roveresca, Soldati, Rossellini, Visconti Fotoricordi, fino al 24 settembre. Civitanova Marche - Fino al 29 ottobre 2006, nella sede della Pinacoteca Comunale Marco Moretti e nella monumentale chiesa di Sant’Agostino di Civitanova Alta, la tradizionale rassegna “Civitanova Arte”, giunta alla nona edizione, quest’anno presenta “Omaggio a Picasso”. Tra le 80 opere di Picasso esposte nella Pinacoteca spiccano parecchi “pezzi unici”: dipinti su tela e su terracotta, disegni a matita e a pastello su carta, sculture in bronzo. Camerino - Convento San Domenico, Rinascimento Scolpito, fino al 5 novembre prossimo. Con una straordinaria rassegna di scultura lignea, Camerino propone una nuova esposizione sulla sorprendente produzione artistica del suo Rinascimento. Le cinquanta opere raccolte per l’occasione, provenienti da piccoli centri sparsi lungo la dorsale appenninica tra Marche e Umbria, sono presentate per la prima volta in una mostra che restituisce i profili di alcuni maestri del legno e cerca di far luce su una pagina di storia dell’arte ancora da indagare e valorizzare. Serra de’ Conti - Verrà inaugurata alle ore 18,00 di sabato 23 settembre, a Serra de’ Conti, una grande mostra di sculture Spigolature Storia di Senigallia, cent’anni fa. Nella Rivista Marchigiana Illustrata del luglio 1906 si legge : “L’abolizione daziaria a Senigallia. L’apertura della stagione balneare nella ridente e fervida Senigallia è stata allietata quest’anno da un importantissimo avvenimento : l’Amministrazione Comunale, presieduta dal cav. Colombo Mengoni, ha preparato la riforma tributaria… e la odiosa cinta daziaria è stata abolita per sempre. La città ha accolto con immensa allegrezza l’annuncio dato dalla giunta in un entusiastico manifesto: l’antica tradizione del comune italiano ha potuto rivivere nel suo splendore vivo di civile idealità : il campanone ha suonato a distesa, il popolo è andato in festa ad abbattere l’antica porta clementina; il primo magistrato della città ha parlato nella pizza fra le ovazioni; un banchetto colossale ha accolto in fraterna concordia gli animi e gli appetiti. E una nuova vita di pace e prosperità è incominciata dalla fusione armonica del popolo, che è stanco di vuote contese politiche e cerca la sua via nelle profonde energie del lavoro e della cooperazione”. L’amministrazione comunale eletta l’anno prima comprendeva repubblicani, socialisti, cattolici e monarchici (questi ultimi dissidenti dal partito liberale monarchico che aveva governato Senigallia ininterrottamente dal 1861). Sindaco Colombo Mengoni dei monarchici indipendenti. Questa amministrazione fu detta della “tregua” perché aveva messo da parte le contese politiche e durò fino al 1910 quando ripresero le lotte dei partiti. Nel 1911 sarà sindaco il repubblicano Aroldo Belardi. Elvio Grossi di Tullio Piersantelli MOSTRE Senigallia - Rotonda di Senigallia Ram Circle line, tre progetti alla Rotonda di Senigallia RAM - dalle ore 20 alle 24 dfino al 30 settembre. Senigallia - Palazzo del Duca, Cose mai viste, inediti di Mario Giacomelli a cura di Enzo Cucchi, fino al 15 settembre. ne per minori (foto). Una ricostruzione figlia della Cooperazione internazione e delle Regioni Marche ed Emilia Romagna, ai cui rappresentanti sono arrivati i ringraziamenti dei tanti accorsi alla cerimonia. Tante anche le personalità istituzionali presenti: tra gli altri, il premier del Cantone di Sarajevo Denis Zvizdic, l’Ambasciatore italiano in Bosnia Alessandro Fallavollita, l’assessore della Regione Marche Ugo Ascoli, il presidente del Consiglio regionale Raffaele Bucciarelli, i consiglieri Marco Luchetti e Guido Castelli, il consigliere dell’Emilia Romagna Gianluca Borghi e il direttore del Policlinico Kosevo di Sarajevo che gestirà il Centro. Intanto fervono i contatti con le autorità locali che spesso sono state presenti agli appuntamenti del Festival Klezmer. Il primo risultato si ha già nella presenza ad Ancona del ministro della Cultura del Cantone di Sarajevo, Ivica Saric, che ha accettato l’invito della Provincia di Ancona, qui rappresentata dall’assessore alla Cultura e al turismo, Luciano Montesi. Il ministro bosniaco verrà nel capoluogo marchigiano il 12 ottobre prossimo per assistere ad una serata dell’ultima parte del Festival in programma per la metà del prossimo mese. Il Festival, infine, si è spostato sa Banjia Luka, per l’ultima tappa al di là dell’Adriatico. Prima, inaugurazione del Centro per cure fisioterapiche e riabilitative realizzato nell’ambito del Programma di cooperazione decentrata “Tutela e reinserimento di minori con disabilità fisica e psichica”. I.T. 13 EVENTI Belvedere O.se - Venerdì 22 Settembre alle ore 21,00 presso il Cinema Astoria di Belvedere Ostrense. “Enrico Medi: Cristiano, Scienziato, Politico”. Interverrà il Senatore Luca Marconi. Ancona - “Conflitti. Scenari figure e fantasmi conflittuali nel cinema italiano nella seconda metà del ‘900”. Una rassegna di cinema di grande successo. Sarà Gianni Canova, curatore della rassegna ad introdurre e a condurre gli incontri. Per informazioni: info 071.33146 Settimanale della Diocesi di Senigallia Piazza Garibaldi, 3 - 60019 Senigallia (An) Tel. 071/64578 - Fax 071/7914132 e-mail:[email protected] sito:www.vocemisena.it Direttore editoriale: Gesualdo Purziani Direttore responsabile: Giuseppe Cionchi Redazione: Laura Mandolini, Tullio Piersantelli, Rosaria Cenerelli, Giancarlo Mazzotti Collaboratori: Alessandro Berluti, Fabrizio Chiappetti, Roberto Ferretti, Luca Giancarli, Anna Gobbetti, Elvio Grossi, Simone Mandolini, Roberto Mancini, Leonardo Marcheselli, Vittorio Mencucci, Giuseppe Nicoli, Leonardo Pasqualini, Michele Pinto, Stefania Sbriscia, Giorgio Silvestri, Luciano Sole, Federica Spinozzi, Ilario Taus, Raoul Mancinelli, Umberto Martinelli. Tecnici: Speranza Brocchini, Daniele Guidarelli, Anna Maria Roberti, Mariannina Puerini, Pietro Scattolini Realizzazione grafica e stampa: Galeati Industrie Grafiche S.p.A. - Imola (www.galeati.it) Tiratura:4000 copie Abbonamento annuo ordinario: € 35 da versare sul cc.postale n. 10514602 da venerdì 22 a mercoledì 27 venerdì e sabato: 20.30 - 22.30 domenica: 16.30 - 18.30 - 20.30 - 22.30 lunedì - martedì- mercoledì: 21.15 THE QUEEN - LA REGINA Regia di Stephen Frears. Con Helen Mirren, Michael Sheen, James Cromwell, Sylvia Syms, Alex Jennings, Helen McCrory. Genere Biografico, colore, 100 minuti. Produzione Gran Bretagna 2006. La morte improvvisa della Principessa Diana, nell’agosto del 1997, lascia costernato il popolo britannico e attonita la famiglia reale. La tragedia non manca di coinvolgere, emotivamente e politicamente, il governo inglese e il neoeletto Primo Ministro Tony Blair. La separazione dal Principe Carlo, la controversa storia con Dodi Al Fayed, l’incidente mortale che spegne Diana in un tunnel di Parigi mettono a dura prova il protocollo “di corte”. Elisabetta II, erede della tradizione vittoriana, incapace di gestire la vita pubblica di Diana, mostra un identico imbarazzo nel gestirne la dipartita. Il rifiuto della Regina di esibire la bandiera a mezzasta sopra i salotti di Buckingham Palace, di dichiarare pubblicamente il proprio cordoglio e la fuga nel castello scozzese di Balmoral, mettono a dura prova la sua popolarità. L’intervento di Blair e la volontà della Regina di comprendere e contenere la reazione degli inglesi al lutto, condurranno ai funerali pubblici di Diana e al ritrovato consenso di Sua Altezza Reale. IL MERCANTE DI PIETRE Regia di Renzo Martinelli. Con Harvey Keitel, Jane March, Jordi Mollà, F. Murray Abraham. Genere Drammatico, colore Produzione Italia 2005. La doppia vita di un cristiano apostata convertito all’Islam che dietro l’apparenza di un insospettabile commercio di pietre preziose con l’Afghanistan e la Turchia nasconde la sua appartenenza a una cellula ‘dormiente’ di Al Qaeda. Il suo compito è quello di applicare la “strategia della colomba” che consiste nel sedurre una ragazza per trasformarla in un inconsapevole vettore di morte. Il Mercante più volte ha portato al successo operazioni simili e ora è impegnato ad organizzare l’imbarco sul traghetto della Manica di un’auto con una bomba cosiddetta ‘sporca’, cioè arricchita da materiale radioattivo. AL G A B B I A N O 14 21 settembre 2006 Sport calcio Un pareggio in casa del Montegranaro. E la Vigor comincia così il suo campionato Inizio promettente MONTEGRANARO 0 – VIGOR 0 I ncomincia bene il campionato per la Vigor con un buon pareggio sul campo del ripescato Montegranaro. La partita è stata giocata su un campo che assomigliava ad una risaia vercellese, causa la persistente pioggia caduta prima e durante l’incontro. La Vigor si presentava in campo priva dei due mediani titolari: De Filippi e Savelli, squalificati e sostituiti egregiamente da Traiani e Schiano. L’incontro è vissuto più su spunti personali che su azioni corali, non consentendo il terreno giocate degne di note. L’inizio partita vede i padroni di casa più intraprendenti, smaniosi di ben figurare davanti ai propri beniamini, ma il pacchetto difensivo vigorino ha retto bene respingendo con grande determinazione qualsiasi azione avversaria. Moroni, l’estremo rossoblu, non ha mai corso seri pericoli. Anzi, per diverso tempo, è stato inoperoso. Scarse le azioni pericolose; la prima si è verificata al 20° quando Moroni è intervenuto su tiro di Arrigoni. Si ripete il Montegranaro al 25° quando, su cross di M.Paniccià, Dell’Aquila appostato in area cerca di sorprendere Moroni con un preciso colpo di testa: la sfera esce a lato. Al 27° si fa vedere la Vigor con Camilletti, ma il suo tiro finisce fuori a fil di palo. Alla ripresa del gioco, la Vigor si fa più intraprendente mettendo sotto pressione la difesa del Montegranaro. Al 66° Moschini, subentrato a Schiano, da ottima posizione manda sul portiere. Ci riprova un minuto dopo Turchi, ma manda alto sopra la traversa. Altre sono state le azioni create da entrambi i contendenti, ma di scarso valore. Finisce così una partita con un pareggio che accontenta entrambi i contendenti. La prossima partita vedrà la Vigor in casa contro i cugini jesini, un derby tutto da vedere. Montegranaro: Mandorlini, M.Paniccià, D.Paniccià, F.Bosoni, Milanovich, Sciarra, Castellaro (87° Appignanesi), Acciarini, Duca, Arigoni (57° Ulissi), Dell’Aquila (70° Sanda). A disp. Mercuri, Eusebi, D. Bosoni, Quintili. Allenatore: Gianferro. Vigor: Moroni, Pambianchi, Bertozzini, Traiani, Turchi, Goldoni, Paupini (86° Giraldi), Schiano (66° Moschini), Guerra, Montanari, Camilletti. A disp. : Memé, Mencarelli, Balzelli, M.Lucertini, S.Lucertini. Allenatore: Giuliani. Arbitro: Organtini di Ascoli Piceno. Angoli: cinque a due. Ammoniti: Turchi e Duca. Spettatori 200 circa. Classifica: Fossombrone 3, Fermignano 3, Jesina 3, Urbino 3, Acqualagna 3, Biagio Naz- zaro 3, P.S.Elpidio 3, Cingolana 1, Pian San Lazzaro 1, Montegranaro 1, Vigor 1, Caldarola 0, Monturanese 0, Recanatese 0, Castelfrettese 0, Civitanovese 0, Montegiorgese 0, Real Vallesina 0. CALENDARIO D’ECCELLENZA 2^ giornata 24/9/2006 – 14/1/2007 Vigor/Jesina 3^ giornata 1/10/2006 – 21/1/2007 Cingolana/Vigor 4^ giornata 8/10/2006 – 28/1/2007 Vigor/Falconarese 5^ giornata 11/10/2006 – 4/2/2007 Castelfrettese/Vigor 6^ giornata 15/10/2006 – 11/2/2007 Vigor/Caldarola 7^ giornata 22/10/2006 – 18/2/2007 Piano S.Lazzaro/Vigor 8^ giornata 29/10/2006 – 25/2/2007 Vigor/Montegiorgio 9^ giornata 1/11/2006 – 28/2/2007 Vigor/Urbino 10^ giornata 5/11/2006 – 4/3/2007 Porto S.Elpidio/Vigor 11^ giornata 12/11/2006 – 11/3/200 Vigor/R.Vallesina 12^ giornata 19/11/2006 – 18/3/200 Civitanovese/Vigor 13^ giornata 26/11/2006 – 25/3/2007 Vigor/Recanatese 14^ giornata 3/12/2006 – 28/3/2007 B.Nazz.Chiaravalle /Vigor 15^ giornata 10/12/2006 – 1/4/2007 Vigor/Fermignanese 16^ giornata 17/12/2006 – 15/4/2007 Fossombrone/Vigor 17^ giornata 20/12/2006 – 22/4/2007 Vigor/Monturanes Giancarlo Mazzotti Troppi errori GOLDENGAS 52 – OSIMO 59 C ontinua la serie negativa per la Goldengas in “Summer Cup” anche contro l’Osimo, composto da ex giocatori (Pazzi, Guerini, Benevelli, Macchniz), a cui ha dovuto soccombere se pur di stretta misura. I ragazzi di Bianchi hanno dimostrato, pur nella sconfitta, di essere notevolmente migliorati sia in attacco che in difesa ma, soprattutto, di apprendere sempre più i consigli che il coach suggerisce. C’è da evidenziare ancora una volta la scarsa mira a canestro. Troppe sono le palle sbagliate, anche le più facili. Per Bianchi restano ancora tre settimane di preparazione prima dell’inizio campionato; sicuramente saprà sfruttare al meglio questo tempo per migliorare ancor di più il gioco dei ragazzi. Goldengas: Grosso 1, Graziani 5, Bazzoli 17, Mariani 4, Radovanovich 11, Maggio 6, Casagrande 4, Raminelli 4, Catalani ne, Gabbianelli ne, Bellocchi ne. Allenatore: Bianchi. Osimo: Calbini 8, Gurini 8, Bucci 5, Rezzano 12, Pazzi 10, Macchniz, Monaci, Benassi 10, Benevelli 6, Baffetti, Squadroni ne. Allenatore: Cioppi. Arbitri: Binda di Ancona e Di Toro di Perugia. Parziali: 1021; 27-33; 38-43; 52-59. Spettatori: 300 circa. Antisportivo: Maggio al 33°. Uscito per cinque falli Maggio al 37°. Venerdì 8 e sabato 9, organizzato dalla Pallacanestro Senigallia, si è svolto presso il Palazzetto dello Sport il torneo “Il Mare nel Canestro”. Quattro le squadre di serie A2 partecipanti: Scavolini Pesaro, Grabs, Rimini, Indesit Fabriano, Aurora Jesi. Nella prima serata, questi i risultati: Scavolini 65, Rimini 79; Jesi 52, Fabriano 49. Nella seconda serata: per il terzo e quarto posto Scavolini 80 – Fabriano 68. Per il primo e secondo posto: Jesi 68, Rimini 58. Vince questo quadrangolare, con merito, la squadra jesina. G.M. Team roller schiacciasassi Conquistati altri sei titoli Si sono svolti domenica 10 settembre, a Narni, i campionati italiani strada di Lega Uisp, sullo spettacolare nuovissimo circuito in asfalto di Narni. L’inarrestabile Team Rollr Senigallia ha vinto sei titoli italiani nelle sette categorie. Questi i sensazionali risultati del Team senigalliese che sembra abbonato alle vittorie domenicali. Titoli italiani, quindi, per : Francesco Marinelli, Roberta Magini, Fabrizio Latini, Luca Barbarossa, Susanna Morpurgo, Andrea Guenci, che vestono la maglia tricolore, mentre Margherita Grassi, Lorenzo Manoni, Valentina Arthemalle si devono accontentare del secondo posto. L’assenza della giovanissima Linda Rossi, vincitrice di tutte le corse e campionati (dai provinciali, regionali, giochi nazionali ecc.), non ha permesso la vittoria nella sua categoria. Soddisfazioni e congratulazioni dalle altre realtà della disciplina, al leader del Team senigalliese nonché campione mondiale e detentore di nove primati mondiali: Mauro Guenci, che pienamente gratificato sotto l’aspetto tecnico, attende di far dare il meglio ai suoi giovani ragazzi con l’attesissimo ed imminente circuito di pattinaggio che sorgerà nel prestigioso complesso sportivo delle “saline”. Una stagione di record e vittorie incontrastati, che rende Senigallia punto di riferimento internazionale del pattinaggio a rotelle in linea. Scuola di pallavolo Minivolley per bambini e bambine da 6 a 11 anni Corso Senigallia sud Palestra Scuole Magistrali (campus scolastico di via Capanna) lunedì e venerdì 17,30 – 19,00 Corso Senigallia nord Palestra del Palazzetto comunale Campo Boario (dietro lo stadio) martedì e giovedì 16,30 – 18,00 I corsi prevedono una qualificata attività psicomotoria e l’avviamento ludico e sportivo alla pallavolo. Inoltre, da mercoledì 20 settembre (ore 16,00), corsi avviamento alla pallavolo da 11 anni in su nei giorni di mercoledì e venerdì dalle ore 16,00 alle 17,30 (orario provvisorio) presso la palestra del palazzetto comunale al Campo Boario. Per tutto il mese di settembre prova gratuita (info 338.7778428 – 071.7930951). G.M. Ciclismo Basket maschile serie b1- summer cup Ciclopellegrini a Loreto Il Ciclopellegrinaggio festeggia il trentennale. Il rito è lo stesso. Prima tappa consistente nel trasferimento dalle varie località delle valli del Misa e del Nevola fino a Porto S.Elpidio, dove viene plasmato il partecipatissimo raduno. Il Trofeo Lamberto Smerilli viene in tal modo festeggiato degnamente (complice la solarità della giornata). Sui 75 km da Porto S.Elpidio a Loreto e ritorno, si esprime nella sua pienezza il cicloturismo senza età che unisce, sorride, regala salute, promuove il territorio e le due ruote. Dalle 7,30 del ritrovo a Marina Picena fino al momento dell’arrivederci, gli organizzatori Giuseppe Luciani e Silvano Vesprini creano un polittico dalle componenti invidiabili, av v a l e n dosi del supporto di enti, imprenditori, associazioni, amici. Il Circolo Arci Marina Picena, la Lega Ciclismo Uisp del presidente Giancarlo Tordini ed il Comune portelpidiense esprimono la forza dei grandi numeri e la valenza della fine qualità. L’arrivo e la sosta nella città Vigor femminile Coppa Italia Quattro le squadre che partecipano a questo girone di Coppa Italia: Vigor, Napoli Sport, Grifo Perugia, Bari. Nel primo incontro in trasferta a Napoli la Vigor ha vinto per 5 a 0 (tre reti con la Tagliabracci e due con la Rosciani). Domenica 17, le ragazze del presidente Giuliani si sono ripetute, rifilando un secco 4 a 0 alle umbre della Grifo Perugia. Le reti: 18°, Del Falco; 71, su passaggio della Rosciani, Fulvia Dulbecco sorprende l’estremo avversario con un preciso pallonetto; 77°, mariana rafforzano la suggestione di sempre. Nel piazzale del Santuario, la carovana è accolta e benedetta dall’arcivescovo mons. Gianni Danzi. Alla S. Casa della Madonna viene consegnata l’artistica targa ricordo del ciclopellegrinaggio. Seguono il sorriso del ristoro, la pedalata sulla via del ritorno, il traguardo tagliato. Notevole è il contributo elargito dalle due ruote misene alla lievitazione dell’evento. Così, l’obiettivo è centrato ed i 585 partecipanti del 2005 salgono a 623 (da tutte le province marchigiane e da fuori regione). Le 41 società dell’anno scorso diventano 49. Il protocollo della ricca premiazione equivale ancora a passerella. E’ imbattuta ed imbattibile la Polisportiva Berdini. Il riconoscimento per il più maturo stavolta sfugge al sempreverde Paolo Cacurri (classe 1923), che deve cedere il passo al sempiterno pedalatore 86enne Attilio Alessandri. Il più giovane è Enrico Pecci (nato nel 1997). Al pugliese di Rodi Garganico, Mario Di Leo, va il premio riservato all’ospite proveniente da più lontano. Tvrs riproporrà il Trofeo Smerilli: in giovedì Ciclismo delle 20,10. Pronti per il Ciclocross: calendario ricco La ruota infangata è prossima a fare il primo giro. Il Master Ciclocross Uisp si muoverà il 22 ottobre e chiuderà i battenti il 28 gennaio. I biancorossi pianellari del Cicli Cingolani sono attesi all’immancabile protagonismo ed all’organizzazione qualitativa. A Borgo Ribeca di Senigallia si correrà il 17 dicembre. Pianello di Ostra allestirà la propria kermesse il 24 dicembre. Cannella di Senigallia chiuderà il trittico “miseno” il 7 gennaio. Umberto Martinelli passaggio della Dulbecco e gran gol della Tagliabracci; 85°, su calcio d’angolo, segna di testa Valeri. Il prossimo incontro vedrà la Vigor femminile in trasferta a Bari il 1° ottobre. Vigor: Lotito, Valeri, Magrini, Pongetti, Mencaccini, Claudia Dulbecco, Del Falco, Breccia, Tagliabracci, Rosciani, Vicchiarello, Masetti, Cuomo, Mandolini, Fulvia Dulbecco, Pagnetti, Irmici, Marchetti. Allenatore: Andreani. Grifo Perugia : Roscini, Bianchi, Cianci, Fiorucci, Frizza, Altei, Natalizi, Carnevali, Santacroce, Costantini, Suriani, Sodano, Lisi, Cioci, Parise, Giulianini, Benda. Allenatore: Montanelli. Arbitro: Genova di Bologna. Giancarlo Mazzotti 21 settembre 2006 penultima 24 SETTEMBRE 2006 XXV domenica del Tempo ordinario LA PAROLA Come bambini DI DIO U n vangelo acido, difficile da accogliere, “principi della chiesa”! No, miseri peccatori spesso. Gesù, quindi, per la prima volta sono, miseri e meschini. Che ce ne saremmo si confida con i suoi, parla delle sue preoc- fatti di splendidi discepoli? Cosa avremmo cupazioni: ormai sa che le cose potrebbero capito, noi discepoli, dalle loro vite perfetprecipitare. Non sono bastati i suoi discorsi, te? No, nelle loro fragilità scopriamo le noil suo modo nuovo e sereno di parlare di Dio, stre, nelle loro piccole miserie rispecchiamo non sono bastati i segni eclatanti, non è ba- le nostre e ne proviamo vergogna. Al Rabbì stato il suo volto sorridente. Le cose hanno dobbiamo guardare, non a noi, non alle nopreso una piega inattesa, devastante, Gesù, stre rivendicazioni ecclesiali, al nostro metturbato, è disposto ad andare fino in fondo terci a confronto per individuare chi abbia al suo disegno d’amore, è disposto a donare il carisma più efficace! La chiesa non è la la sua vita. Intorno a se Gesù ha gli aposto- comunità dei perfetti ma dei perdonati e cali: con loro ha condiviso tre anni della sua ramente gli apostoli pagheranno la loro supvita, giorno e notte. Sono amici, discepoli, ponenza: davanti allo scandalo della croce e sono compagni, da loro Gesù si aspetta una davanti alla loro paura ritroveranno l’autenparola, un incoraggiamento. E invece nulla, ticità del loro cuore e diventeranno – finalun imbarazzato silenzio e – dopo – un di- mente – capaci di amare! scorso da far accapponare la pelle: “Avevano L’episodio di oggi ci invita a non scoraggiarci discusso tra loro di chi fosse il più grande”. dei limiti della chiesa, dei limiti della nostra Gesù parla della sua morte e loro stanno esperienza cristiana: al Signore dobbiamo distribuendosi i posti, litigano sui privile- guardare, non alle nostre più o meno evigi, misurano le priorità. E Gesù, l’immenso denti coerenze. Sogno delle comunità capaci Gesù, il Rabbi Gesù, questo Dio paziente e di ascoltare il Maestro e anche la sua soffemisericordioso, ancora una volta si mette da renza e capaci di superare gli inevitabili picparte, non pensa al suo dolore, insegna: “tra coli conflitti che sorgono al proprio interno. voi non sia così...”. Ma non dobbiamo aspettare troppo, la conChe emozione, amici, che tristezza. Tristez- versione bussa alla porta, l’esperienza quotiza, sì, perché gli apostoli ci assomigliano, diana ci dice che viviamo nel tempo in cui siamo loro simili anche in questa piccineria essere davvero discepoli può costare fatica e insostenibile. Da questa pagina abbiamo una persecuzione. Nella prima lettura si afferma ricchezza impressionante di riflessioni. una verità cruda e inoppugnabile: il virtuoVoglio anzitutto fermarmi su Gesù che si so infastidisce, irrita, sembra giudicare col mette da parte. Non è l’esatto contrario di suo comportamento. Alla persecuzione, alla ciò che immaginiamo di Dio? Un Dio au- presa in giro non rispondiamo con violentosufficiente e certo, un Dio bastante a se za, né con paura o vergogna: scegliamo di stesso, un Dio che mette la sua eternità al essere discepoli di quel Maestro che preferì centro? No, Dio è bisognoso di ascolto, Dio morire piuttosto che usare violenza. Anche sa mettersi da parte perché Dio è l’amore as- noi, a partire da noi stessi, dice Giacomo, soluto, l’amore finalmente realizzato. Gesù possiamo diventare costruttori di bene, edicondivide in tutto la fatica e la fragilità degli ficatori di pace. Infantile questo discorso? uomini ma non lascia che la paura soffochi Pieno d’illusione? Ingenuo? Sì, certamente, l’amore. Vedo Gesù mettersi da parte e pen- per l’appunto il Signore ci chiede di imitare so alle tante volte che ho visto uno sposo i bambini! farsi da parte, una madre passar sopra alla E davanti alla fragilità della chiesa non piansua stanchezza per ancora donare e amare, giamoci addosso, né sentiamoci migliori segno fecondo di un’umanità nuova! ma imitiamo frate Francesco poverello che La seconda riflessione si concentra su que- “decise di cambiare li costumi della chiesa a sti apostoli, così lontani dallo stereotipo di partire da se medesimo”. Sapienza 2,12.17-20 Salmo 53 Giacomo 3,16-4,3 Marco 9,30-37 a cura di don Paolo Curtaz indirizzare a: La Voce Misena Piazza Garibaldi, 3 - 60019 Senigallia fax 071.7914132 e-mail: [email protected] Noi stiamo col Papa I i Lettori scrivono... n relazione agli attacchi a Benedetto XVI da parte di esponenti islamici, il Centro Culturale “S. Romagnoli”, ha diffuso la seguente dichiarazione: “In merito alle accuse a Benedetto XVI, ci sono tre cose evidenti: 1) il Papa non voleva affatto offendere i credenti islamici, ma richiamare tutti a un uso corretto della ragione; 2) il Papa ha chiara consapevolezza di alcuni aspetti estremi delle vicende dell’islam, che sono verità della storia davanti agli occhi di tutti; 3) c’è un’intolleranza nei confronti della critica pacifica che è intollerabile, sia per quanto riguarda le posizioni preconcette di certi esponenti islamici sia per quanto riguarda l’indifferenza e la superficialità di molti commentatori occidentali.«Noi stiamo col Papa. Affermando che “non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”, Benedetto XVI dice una cosa vera che vale per chiunque, a cominciare da noi cristiani. “Questa posizione del Papa salva la possibilità di un’autentica esperienza religiosa per ogni uomo e permette un incontro nella pace. Non è questione di scontro di civiltà, ma dell’esperienza elementare dei “poveri di spirito” di ogni religione: questi vivono un rapporto ragionevole con Dio, a partire dalle esigenze di verità, bellezza, giustizia e felicità che ci sono nel cuore di ogni uomo, e proprio per questo non possono seguire le degenerazioni violente di coloro che, in nome di un’ideologia, rinunciano alla ragione per un potere, siano essi in Occidente o da qualunque altra parte” Centro culturale “S. Romagnoli” Ostra Pio IX e don Bosco Pio IX nella storia a cura di G. Cionchi N el Bollettino Salesiano del 1878 don Bosco ricorda: “Avuta la definitiva approvazione, il Superiore, prima di partire da Roma, gli esternò il desiderio di avere un Cardinale protettore, come hanno gli Ordini e Congregazioni religiose. Il Papa con dolce amabilità gli rispose: “Quanti protettori volete? Non vi basta quello che avete avuto finora? Mi avete sempre chiamato padre, e protettore, ed io lo sarò”. Oh! Sì, la lingua nostra si dissecchi, o Gran Pio, piuttosto di cessare di proclamare da per tutto la tua bontà verso di noi”. Oggi si va sempre più chiarendo l’importante e decisivo ruolo di Pio IX nella ricca fioritura delle congregazioni religiose dell’Ottocento. Eppure don Bosco, già e da subito, non esitò a usare e ripetere, anche in documenti di valore legale, l’espressione “Pio IX fondatore della nostra Pia Società di San Francesco di Sales”. Non vi fu passo decisivo nella vita di don Bosco che dal 1858 in poi sia rimasto fuori dell’orbita papale. E’ lo stesso Santo che, nell’accorato articolo pubblicato a caldo sul Bollettino Salesiano marzo 1878, subi- to dopo la notizia della morte del Pontefice, ne fa un rilevante elenco: “Nel 1860 egli approva ed estende anche nello Stato Pontificio le Letture cattoliche fondate e redatte all’oratorio di Torino; nel 1864 sostiene il progetto della costruzione di una chiesa a Valdocco e suggerisce di dedicarla a Maria aiuto dei cristiani e manda una somma rilevante per darvi incominciamento”; benedice e raccomanda talmente l’Opera di Maria Ausiliatrice per le vocazioni ecclesiastiche che “costoro”, scrive don Bosco, “e le anime da loro salvate dovranno a Pio IX la loro felicissima sorte”; intanto, delle prime Case salesiane, “le più fiorenti si sono aperte per consiglio e col sussidio di Pio IX”; fu proprio lo stesso Pio IX ad aggiungere ai cooperatori salesiani (fortemente voluti da don Bosco), anche le cooperatrici: “E perché farne fuori le donne?”, aveva esclamato il papa, “Ancor esse potranno aiutarci assai ad operare un gran bene”. Il Museo e la biblioteca di Palazzo Mastai sono aperti dal lunedì al sabato: ore 9-12; 17-19; tel. 071/60649. 15 IN BREVE MONTERADO Calendario: I parroci di Brugnetto, Castelcolonna, Castelleone, Corinaldo, Monterado, Passo Ripe, Ponte Rio, Ripe, Senigallia (Portone, Cristo Redentore) sono stati invitati per venerdì 22, ore 10, per il Calendario del 2007. Visto il successo e il gradimento di quello del 2006, la BCC di Corinaldo vuol ampliarne la diffusione in tutte la parrocchie dove è operante. Non solo : ma vuol personalizzare il Calendario per cui in copertina appare solo la parrocchia della zona. I parroci sono stati invitati a portare una scheda della propria parrocchia, secondo il fac-simile di Monterado. - Parrocchia: l’elenco dei pievani risale al 1640, ma un documento del 1355 ci ricorda il possesso di Monterado da parte della Chiesa attraverso il Vescovo di Senigallia.- Chiesa parrocchiale. E’ stata terminata nel 1870, pur iniziata dopo la decadenza del 1788. - Titolare della chiesa è san Giacomo Maggiore. - Patrono è San Paterniano. - Feste principali. Ultima domenica di maggio: Messa di Prima Comunione; seconda domenica di luglio: San Paterniano; ultima domenica di settembre: Messa della Cresima e Madonna della Misericordia. - Orario Messe. Prefestivo: sabato,ore 19; festivo: ore 8 e 11 (per tutto l’anno). Riunione catechisti. Si sono incontrati con il pievano lunedì 18 settembre dalle ore 20,30 in poi. Oltre alla formazione personale, hanno individuato gli obiettivi della formazione personale dei ragazzi secondo le varie tappe dell’età evolutiva. Per sabato 30 settembre è previsto l’inizio con modalità particolari curate da Angelica, Antonella, Cecilia, Rosella, Serena. Con Marika, per il dopocresima, sono impegnati Giacomo e Vanni. CIAO, DON ANDREA Al termine della Santa Messa delle 10.30, i giovani hanno accolto don Andrea Rocchetti al suo ingresso nella sagrestia della Chiesa Parrocchiale di San Francesco con un caloroso applauso. Don Andrea è stato ordinato sacerdote a Corinaldo il 13 gennaio 2001 e proprio domenica 17 settembre ha celebrato la sua ultima messa nella Chiesa Parrocchiale, in una chiesa gremita di fedeli, con una forte prevalenza di giovani, che hanno voluto salutare don Andrea anche se resterà sempre nei loro cuori. Don Andrea da questa settimana sarà vicario parrocchiale a Chiaravalle e collaborerà con il parroco don Giancarlo Giuliani. Al termine della messa, alcuni giovani gli hanno rivolto il saluto e il parroco, unendosi a loro, lo ha ringraziato per l’attività che ha svolto in favore dei giovani. Don Umberto, a nome della comunità religiosa, ha donato a don Andrea una bellissima icona. I.T. AZZURRINI A CORINALDO La tre giorni di Corinaldo ha regalato agli azzurrini della Lega Nazionale Dilettanti il primo caloroso abbraccio della nuova stagione, che si è aperta nel segno di una nazionale di nuovo rappresentativa di tutto l’universo dilettantistico, comprendendo anche i giocatori della serie D, che sono rimasti lo scorso anno fuori dal giro azzurro. E non poteva esserci migliore avvio: Corinaldo, città d’arte e di fede, conosciuta nel mondo per aver dato i natali a Santa Maria Goretti, dall’11 settembre si è stretta attorno a questa nazionale, che mercoledì 13 ha celebrato il suo passaggio da queste parti con il match inaugurale dello splendido stadio comunale, rinnovato con il manto in erba artificiale. Nei tre giorni trascorsi nella cittadina marchigiana, molti sono stati gli impegni della delegazione azzurra: innanzitutto il lavoro tecnico in campo (in tutto quattro allenamenti tra lunedì e mercoledì), con i 22 giovani di belle speranze a sudare per conquistarsi una chiamata nel lungo cammino stagionale, che porterà la nazionale dilettanti a confrontarsi sul palcoscenico internazionale (test match, tornei vari e poi l’Europeo). C’è stato poi l’incontro ufficiale in Comune, martedì sera, con il saluto del sindaco Livio Scattolini, alla presenza del consigliere federale Vito Giampietro, del presidente del Comitato regionale Marche Paolo Cellini, di Gilberto Sacchi e del vice presidente della Lega Nazionale Dilettanti Nicola Saccinto, corinaldese di nascita, che ha curato, con il supporto dell’amministrazione comunale, tutta l’organizzazione dello stage. I.T.