n. 32
Settimanale della Diocesi di Senigallia - giovedì 21 settembre 2006 - € 1
Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 1, DCB Ancona - Taxe Perçue - Tassa riscossa ufficio PT di Senigallia -
Editoriale
DIOCESI
Tolleranza
Testimonianze
dal pellegrinaggio
dei giovani
S
i fa un gran parlare in
questi giorni di tolleranza o intolleranza; perfino al
bar ho trovato un impensabile difensore del Papa. Parlare di tolleranza è diventato, nella cultura di oggi, un
luogo comune; non si può
negare che la tolleranza sia
uno dei presupposti e dei
valori di una buona società.
Ma la stessa cultura della
tolleranza viene di fatto posta profondamente in discussione nel momento in
cui una comunità diventa
multietnica, multiculturale.
Il momento storico che
l’Europa sta attraversando
è, appunto, un momento di
grandi, velocissimi, inaspettati, radicali cambiamenti in
cui emergono con urgenza
le difficoltà di convivenza
fra realtà etniche e culturali
diverse. Non si può certamente giungere subito alla
soluzione dei problemi ma si
può cercare qualche risposta più chiara, aperta, forse
scomoda. Nella convinzione che è necessario qualche
volta metterci a margine di
quel flusso incontrollabile di
informazioni per dar forma
a nostri pensieri, dubbi, modelli di riflessione possibili.
Anche per porre in crisi, se
necessario, quei modelli di
pensiero correnti che vedono il male dappertutto.
E’ in questa prospettiva che
in città abbiamo organizzato una serata di musica
multietnica che ha visto la
presenza di cittadini nati a
Senigallia e cittadini immigrati. Ci siamo visti in faccia,
abbiamo scambiato qualche
parola, ci siamo detti che da
entrambi le parti dobbiamo
volere l’integrazione, nel rispetto vicendevole.
Nella convinzione che il
mutuo rispetto dipenderà
semplicemente dalla nostra
capacità di riconoscere in
qualsiasi volto che abbia
sembianze umane, qualcosa che riguarda anche noi.
Credo che la virtù di questa
nuovo secolo, tra grandi migrazioni, guerre, massacri,
carestie e deficit delle democrazie, sarà la capacità di
riconoscere negli altri i volti
e le storie che possono essere anche nostri.
Gesualdo Purziani
SENIGALLIA
CORINALDO
Autori vari
8-9
IDEE
In un quartiere,
musiche
dal mondo
Città storiche: le
tante opportunità
del cinema
di Ilario Taus
4
di Laura Mandolini
10
Il coraggio
di affrontare
la crisi - 3
di Vittorio Mencucci
12
La terra di mezzo
I
nvestire nella scuola è una priorità per un Paese
democratico e moderno, impegnato in Europa
e aperto al mondo”. Lo ha detto il presidente della
Repubblica, Giorgio Napoletano, durante la cerimonia di apertura dell’anno scolastico che quest’anno si è svolta al Quirinale. Naturalmente non
si può non essere d’accordo. Così come è assolutamente condivisibile il richiamo del Presidente
alla scuola come “primo luogo dove si possono
contrastare le disuguaglianze di origine familiare
e territoriale”. Nella solennità del Quirinale, del
luogo e delle istituzioni – con il Presidente della
Repubblica è intervenuto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni – è “risuonata” la concezione della scuola che ci viene dalla Costituzione:
un servizio pubblico, un aiuto che lo Stato mette
a disposizione delle famiglie per l’educazione dei
più piccoli, dei figli, attraverso la cultura. Bella
l’immagine del ministro, che ha definito la scuola una “terra di mezzo” tra famiglia e società, tra
piccolo ambiente di appartenenza di ciascuno e
un mondo più grande, fatto di diritti e doveri, di
relazioni e responsabilità. Un luogo dove si diventa cittadini.
Non è, questa, solo un’immagine ideale. È, invece,
molto concreta. Davvero le nostre aule scolastiche
sono un laboratorio di cittadinanza. Lo scopriamo
sempre di più oggi, quando l’orizzonte della società si propone sempre più complesso rispetto a
quello delle famiglie di provenienza. Un orizzonte
fatto di incontri/scontri di culture diverse e mai
come ora vicine, di segni e simboli da decifrare, di
valori talvolta disomogenei, di linguaggi sempre
più numerosi e complessi da padroneggiare. Nella
scuola del nostro tempo si incrociano “figli” e famiglie sempre più differenti e portatori di mondi
talvolta conflittuali. Si realizza il primo incontro/
scontro con la realtà degli stranieri, si mettono
alla prova capacità di dialogo, tolleranza, pace.
Per tutto questo è davvero necessario investire
nella scuola. Investire, certamente, risorse economiche, perché non si può pensare di affrontare
sfide complesse e decisive per il futuro con strumentazioni inadeguate e approssimative: bisogna spendere per valorizzare gli insegnanti, per
adeguare le strutture, per creare le condizioni di
una progettazione educativa efficace… Ma bisogna investire forse ancora di più dal punto di vista
dell’entusiasmo e della passione. Bisogna credere nella scuola e, meglio, bisogna volere bene al
mondo della scuola. Perché l’attività scolastica ed
educativa è attività di cura dei più piccoli e dei
più deboli, dei più bisognosi. E’, in fondo, un atto
d’amore.
Non sembrino termini fuori luogo. Una volta si
diceva che l’insegnamento è una “vocazione”, proprio per significare come dedicarsi alla scuola e ai
giovani nella scuola fosse qualcosa di più di un lavoro retribuito, chiedesse un “supplemento d’anima”, passione ed entusiasmo, “amore”. Adesso insistiamo doverosamente sul termine “professione”,
non sottovalutiamo quanto riguarda la preparazione, le competenze e la dimensione complessivamente “professionale” di chi si occupa di scuola
(talvolta il tema della “vocazione” è stato un alibi per non affrontare con i dovuti modi il resto).
Tuttavia è importante ricordare anche la dimensione etica del mondo della scuola, la tensione al
bene – quello degli allievi, anzitutto – e il riconoscimento della stessa scuola come “un bene”, un
bene comune della Repubblica.
La giornata di inizio anno scolastico rilancia questi significati della scuola, alla luce di una Costituzione che di tensione etica è piena. Tocca poi ai
responsabili ai diversi livelli – dal Parlamento, al
Governo, fino ai protagonisti del mondo scolastico – tradurre in concreto gli slanci ideali. Consapevoli che anche (soprattutto) su questo terreno
si gioca la qualità del nostro vivere insieme.
Alberto Campoleoni
ECONOMIA Governo, banche e imprese: autonomia e collaboraizone in un Paese dalle commistioni facili
Telecom, un gioco a tre
I
l caso Telecom, scoppiato in questi giorni, è
nato da una decisione del Consiglio di amministrazione del colosso italiano di scorporare una
società delle telecomunicazioni e di potenziare il
resto nel campo dei media, anche tramite accordi, in parte già in corso, con Murdoch e la 20th
Century Fox. Una libera decisione di una società
privata quotata in borsa che deve rendere conto
solo ai suoi azionisti, ha detto qualcuno. In realtà,
il caso Telecom è frutto di un gioco a tre: banche,
Telecom, governo, e può essere capito solo con riferimento a tutti e tre gli attori. È vero che, come
ha affermato “Il Sole 24 Ore”, l’economia è l’economia e la politica è la politica e non devono esserci invasioni di campo. È altrettanto vero, tuttavia, che a certi “nodi” né l’economia né la politica
arrivano da sole. Proprio questa caratteristica di
essere un “gioco a tre” impedisce, di fatto, le scorciatoie. Sia quella di “bloccare” l’operazione da
parte del governo utilizzando i suoi diritti di veto termini: l’indebitamento non può venire corretto
(la golden share ). Sia quella di dire: la Telecom è da sviluppi industriali in quei settori. È chiaro che
una società quotata in borsa, è responsabile solo scorporare un settore indebitato e a mercato saverso i suoi azionisti. In altre parole non si può, turo significa sottoporlo al rischio di essere fagooggi, far finta che gli attori non siano tre.
citato dai grandi gruppi internazionali. In questo
La Telecom è in utile, ma ha 41 miliardi di debiti, caso l’Italia perderebbe l’unico gestore di telefonia
molto di più di quanto il governo pensa di rastrel- mobile, da quando la Omnitel è stata acquisita
lare con la finanziaria. Questa sovraesposizione da Vodafone. I lamenti del governo per questa
debitoria non sarebbe possibile se la Telecom non possibilità sono comprensibili, ma non possono
avesse goduto, anche dopo la privatizzazione, di nascondere anche le responsabilità della politica.
una posizione non certo di monopolio ma, dicia- Le indiscrezioni circa l’esistenza di un piano del
mo, di vantaggio competitivo. A sua volta questa governo di entrare con un capitale significativo
situazione di vantaggio competitivo non sarebbe nella gestione della telefonia mobile della Telestata possibile senza che il quadro politico la fa- com, anche se non confermate a tutt’oggi, lasciavorisse, anche solo indirettamente. Nel frattem- no supporre il rischio - come qualcuno ha detto
po succede che il mercato della telefonia mobile - di una “nuova Iri” per le comunicazioni. Il gioco
e, per certi versi anche quello della telefonia fis- a tre deve esserci, ma con una collaborazione trasa, si saturano e non rappresentano più un vali- mite i diversi ruoli e non nonostante essi.
do sbocco imprenditoriale per il futuro. In altri
Stefano Fontana
2
21 settembre 2006
attualità
DOCUMENTIP. Samir, grande esperto di Islam, e le frasi incriminate del Papa
Le accuse infondate
Le accuse del mondo islamico al papa? “Esagerate e fuori posto”. Lo spiega ad Asianews,
uno dei massimi esperti di Islam, docente
alla Pontificia università orientale di Roma.
Il testo integrale.
fitna è peggiore dell’uccisione”. In nome di que- una parte egli si mette insieme ai musulmani
sto versetto si voleva uccidere Abdul Rahman, per criticare la ragione atea; dall’altra ne fa una
l’afghano convertito al cristianesimo. Il fatto di critica “dall’interno”, per “allargarla”. E conclude:
diventare cristiano suscita una “sedizione” (fit- “Solo così diventiamo anche capaci di un vero
na) nella comunità e perciò è meglio ucciderlo. Il dialogo delle culture e delle religioni, un dialogo
papa ha scelto il versetto più positivo e più aper- di cui abbiamo così urgente bisogno”. Lo scopo
to, facendo un commento storico. E ha ricorda- è dunque di aprire un dialogo universale, basato
to che questo versetto proviene dal periodo di sulla “ragione”. Alla ragione umana si oppone la
Il discorso del papa,
Medina,
quando Maometto era debole e minac- violenza (e questo è un pericolo per l’Islam) e il
una mano tesa all’Islam
ciato. Anche il Corano pubblicato in Arabia sau- considerare la ragione come opposta alla fede e
di Samir Khalil Samir
dita – considerato come la versione più ufficiale alla spiritualità.
– considera la sura 2 come la prima dell’epoca di
e reazioni nel mondo arabo e islamico alle pa- Medina, quando il profeta era un profugo, senza Dialogo universale e Rinascimento islamico
role dette da Benedetto XVI all’università di esercito.
Regensburg sono esagerate e fuori posto. Ormai
Più che una critica all’Islam, il papa in realtà tensembra si stanno organizzando manifestazioni La Ragione e la violenza
de una mano all’islam, proponendogli di uscire
ovunque, in modo simile al caso delle vignetdal ciclo della violenza, ma chiede ad esso anche
te blasfeme su Maometto. Ma è chiaro un fatto: I discorsi del papa non hanno mai un titolo; que- di non uscire dal ciclo della “ragione”: egli anzi
nessuno dei suoi critici, proprio nessuno, ha let- sta prolusione ha un titolo perché è un discorso invita l’Islam a dialogare con il cristianesimo per
to il documento per intero. L’edizione inglese era accademico. E il titolo è “Fede, ragione e uni- una ragione legata all’etica.
disponibile da ieri; quella francese non c’è anco- versità. Ricordi e riflessioni”. Se uno legge il dora; non vi è alcuna traduzione in qualche lingua cumento intero, la parola “ragione” viene citata Il Rinascimento del mondo islamico è quello del
orientale. Tutte le critiche si basano dunque sulle per 46 volte, essendo questa il punto centrale medioevo. Perché? Perché allora si è creato un
poche citazioni e frasi diffuse dalle agenzie occi- del messaggio. In tutto il discorso appare citato vero umanesimo basato sul pensiero greco. I cridentali che mettono in rilievo la questione del- l’Islam, l’ebraismo, ma soprattutto la cultura oc- stiani di quel tempo, siriaci e arabi, su richiesta
l’Islam, che nel testo di Benedetto XVI occupa cidentale: il papa critica proprio il concetto di ra- dei califfi, hanno tradotto in arabo tutto ciò che
solo circa il 10% del testo globale. Inoltre, questo gione maturato in occidente con l’Illuminismo.
si trovava di Platone, Aristotele, Plotino, Anassabrano si inserisce in un insieme, molto speciale.
Giorni prima aveva perfino criticato i vescovi gora e tutta la tradizione filosofica. In medicina,
Si tratta di una prolusione fatta in università, da- tedeschi, che privilegiano aiuti economici per tutte le opere di Ippocrate, di Galeno sono state
vanti a professori e studenti. E’ perciò un gesto progetti “sociali” e non “religiosi” (costruire una tradotte dal greco all’arabo da Hunayn Ibn Ishaq,
accademico, interdisciplinare, fatto per persone chiesa, evangelizzare). Il papa mette in luce che un cristiano morto nell’873.
specializzate. Il testo diffuso dalla Sala Stampa tutta la società occidentale – e la Chiesa - si è sevaticana dice che le note saranno aggiunte in se- colarizzata perché ha svuotato il concetto di ra- Questi traduttori cristiani sono divenuti per seguito. Il papa ha dunque preparato un testo da gione della sua dimensione spirituale e della sua coli i maestri dei professori musulmani e così
accademico, filosofo, teologo di altissimo rango origine che è in Dio. Per il papa la ragione occi- hanno integrato il pensiero ellenistico nella culche forse non tutti riescono a comprendere.
dentale all’origine non era opposta alla fede, ma tura islamica araba, persiana, turca, ecc.. Solo
I media – che dovrebbero fare un mea culpa - si nutriva della fede. A un certo punto Benedetto così è venuto il Rinascimento islamico, che ha
hanno preso solo ciò che poteva colpire in modo XVI cita il lavoro di p. Theodore Khoury, un bi- generato un pensatore come Averroé. Noi arabi
immediato, e hanno inserito le parole del papa zantinologo, che ha da poco pubblicato un testo riconosciamo che questo è il periodo più bello
nel contesto della politica internazionale, del sul dialogo fra l’imperatore d’Oriente Manuele II della storia dell’Islam, fermatosi nel XII secolo.
confronto fra occidente e mondo islamico; un Paleologo e un musulmano persiano, ambientato
ritorno insomma a Samuel Huntington e al con- nel tardo Medioevo.
Ancora oggi, molti pensatori islamici dicono che
flitto delle civiltà. E invece il testo del papa tracper una Rinascita islamica dobbiamo tornare al
cia proprio una linea contraria a questo: il suo Il papa ha scelto questo testo a causa di una fra- pensiero medioevale. In realtà occorre accettare
scopo è proprio il dialogo e la forma più bella di se essenziale, quella dove il Paleologo critica il il suggerimento del papa: affrontare, assimilare,
dialogo.
musulmano per la violenza nell’Islam. E dice: voi giudicare il pensiero moderno, come nel meconvertite la gente con la spada. Nessuno stori- dioevo l’hanno fatto i cristiani traduttori prima e
All’inizio il mondo islamico ha reagito con una co può negare questo: Maometto, e dopo di lui i i filosofi musulmani poi.
certa ignoranza. Alcuni hanno detto che il papa primi califfi, hanno spesso usato la violenza per
ha tenuto all’università di Regensburg un discor- convertire i popoli conquistati. Ciò non signifi- La tentazione dell’islam oggi è quella di rifiutare
so “tecnologico” (e non “teologico”, traducendo ca che Maometto amasse la violenza, ma era un in blocco la cultura occidentale perché “pagana”
male dall’inglese). Solo il giorno dopo sui gior- uomo del suo tempo.
(e in parte è vero). Ma esso non riesce a fare un
nali è venuta la correzione. Questo è un ulterio- In quell’epoca le tribù arabe combattevano per discernimento. Papa Ratzinger, da grande maere segno che nessuno ha capito nulla. Anche i tutto, anche per avere i pascoli. La prima biogra- stro, ha osato farlo: con grande finezza è riuscito
commenti arrivati da musulmani dell’occidente fia di Maometto scritta da musulmani si intitola a dire sì alla ragione, no alla ragione svuotata; sì
erano superficiali e sono serviti a organizzare il proprio “Il libro delle guerre (delle razzie)”. Cer- all’illuminismo autentico, no all’illuminismo anticirco delle critiche: su al Jazeera ieri
sera to, si può criticare l’affermazione del Paleologo: religioso. In questo modo egli propone un dialovi erano persone che telefonavano
e in Indonesia, Malesia, in alcuni paesi africani go universale, con le religioni e con gli agnostici,
criticavano il papa, ma nessuno sapeva l’Islam è penetrato attraverso i commercianti basandosi sulla ragione “allargata”. Per questo vodi cosa si discute! Vi sono solo
r e a z i o n i arabi; in altri Paesi attraverso i mistici sufi (che glio dire ai miei amici musulmani: prima di paremotive perché hanno sentito
dire che talvolta erano anche guerrieri, come in Marocco). lare, leggete; dopo aver letto, riflettete; cercate di
il papa ha parlato di jihad e
ha cri- L’imperatore dice che “la violenza è cosa irragio- capire: nemmeno noi cristiani riusciamo a comticato l’Islam. Il che è falso. E nevole…in contrasto con la natura di Dio e la na- prenderlo bene.
cerco di dimostrarlo.
tura dell’anima”: è questa la frase che ha colpito
il Santo Padre, ripetuta almeno 5 volte nel testo. Teo-con e fondamentalisti, fratelli siamesi
La citazione del
Il perno dunque è che chi fa violenza, non è più
Corano
credente: chiunque sia – cristiano o musulmano Qualche integralista musulmano ha detto che il
–se segue la violenza, va contro la ragione e con- papa è divenuto un rappresentante dei teo-con,
Il papa ha citato solo
u n tro Dio, che è la fonte della ragione.
un istigatore della “crociata contro l’islam”. Purversetto del Corano,
troppo certa gente non ha altra chiave di lettura
La ragione mutilata dell’occidente
quello in cui si dice
che quella politica, del conflitto fra occidente e
che “non c’è costriIslam. Il papa è occidentale e quindi, necessariazione nelle cose di
L’altro aspetto del testo è la critica all’occidente mente è “contro”. Non avendo capito nulla del
religione” (2, 256).
che ha svuotato la nozione di ragione da tutto discorso del papa, vedono solo che lui ha critiQuesto versetto è
ciò che è spirituale. Logikos, in greco, significa cato il jihad. Per questo “deve” essere senz’altro
quello più citato
“razionale” e “spirituale”. Anche i musulmani fino un nemico. Per questo in molti paesi islamici Si
dai musulmani in
all’VIII – IX secolo, usano una parola simile, pre- sta scatenando una serie di manifestazioni e viooccidente per dimosa dai cristiani, che significa insieme “razionale e lenze come al tempo delle vignette su Maometto.
strare che nell’Islam c’è
spirituale”. Il discorso del papa è dunque molto Ma in tal modo danno proprio ragione al papa.
libertà di coscienza e di
vicino alle critiche che il mondo musulmano ri- Benedetto XVI dice che la violenza è contro la
fede. Se il papa voleva
volge all’occidente secolarizzato: voi avete tecni- ragione e contro Dio. E questi fondamentaliaggredire l’Islam e
ca, scienza, tutto, fuorché l’essenziale, avendo sti vogliono difendere l’Islam in occidente con
dimostrarne una
emarginato la spiritualità e Dio.
questi metodi violenti. In tal modo l’occidente
natura cattiva,
in modo ancora più chiaro potrà condannare
avrebbe potuto
Anche il papa, dunque critica l’occidente, ma in l’Islam violento. Da questo punto di vista, si può
trovare decine
modo speciale, con un “tentativo di critica del- dire che la violenza teo-con che spinge alla guerdi altri versetti.
la ragione moderna, dal suo interno”, che se- ra e l’integralismo musulmano sono “fratelli siaBastava citare la
condo il pontefice, non significa dover tornare mesi”: si sostengono a vicenda. Se il movimento
sura 2,191-193,
indietro rispetto all’illuminismo, rigettando le fondamentalista accrescerà queste violenze e
dove si spinge ad
condizioni dell’età moderna. Dunque è un ten- manifestazioni di piazza, l’Islam affogherà nella
uccidere coloro che
tativo di critica, ma “dall’interno”, per dimostrare sua crisi. Unica possibilità di rinascita è seguisi macchiano della
che l’opinione che vuole escludere Dio non è illu- re invece il suggerimento del papa, praticato da
“fitna” (sedizione). Nelminismo, ma un “falso” illuminismo. In tal modo, alcuni intellettuali islamici: è tempo che l’Islam
la storia dell’Islam in
“quello che nello sviluppo moderno dello spirito affronti la modernità, non per farsi assorbire, ma
nome della fitna sono
è valido, viene riconosciuto senza riserve…”
per discernere e potenziare ciò che è buono.
state uccise migliaia
di persone perché il
Per Benedetto XVI non c’è da rifiutare la ragioCorano dice che “la
ne moderna, ma da allargarla. Facendo ciò, da
Fonte: Agenzia ASIANEWS
L
Asteriski
* Benedetto XVI.
Sulle polemiche e sulle reazioni violente e
sanguinose, come sulle
minacce di distruggere Roma, l’Occidente è
concorde. Il fondamentalismo islamico con la
“guerra santa” è il massimo del “peggio” che circola in alcuni ambienti
del mondo musulmano. Oriana Fallaci,dopo
l’udienza con il Papa, dichiara a Casini: “Gliene
faranno di tutti i colori.
Lo martirizzeranno a
causa delle verità semplici che ha dentro di sé”.
* Oriana Fallaci. Da domenica 17 settembre
2006 riposa agli Allori, cimitero evangelico protestante ma multireligioso,
collocato sulla via Senese,
al Galuzzo, dove riposano protestanti, cattolici,
ma anche musulmani e
atei. Si definisce atea-cristiana. E’ battezzata. Ha
ricevuto i sacramenti dell’Eucaristia e della Cresima. Sull’incontro con il
Papa, mons. Fisichella,
Rettore del Laterano, dichiara: “Se si rileggono
alcuni passaggi di suoi
recenti interventi si trovano suoi apprezzamenti
sulla figura del pontefice.
Le diceva che apprezzava
il fatto che non si sarebbe mai sognato di parlare di conversione. E lo
stesso capitava per me.
Per questo mi ascoltava…
Posso dire certamente
che i suoi occhi in alcuni momenti di enorme
dolore erano alzati verso
il cielo”. Sull’eredità che
lascia la scrittrice monsignor Fisichella non ha
dubbi: “Per chi l’ha conosciuta lascia l’eredità
di una donna libera dal
punto di vista intellettuale, dal punto di vista
creativo, da un punto di
vista d’espressione”.
* Il grande capitalista. E’
Marco Tronchetti Provera.
Nel 2001 il “Financial Times” lo definisce “il nuovo Gianni Agnelli”. Beppe
Griullo lo ironizza: “il
tronchetto dell’infelicità”.
Intasca 500 miliardi di
vecchie lire con il sistema
delle stoc options e allora
il Wall Street Journal ne
parla come di “vergogna
del capitalismo italiano”.
E’ famoso per la frase:
“Immaginare il futuro”. Sì.
Rosso di debiti. Si parla di
oltre 40 miliardi di euro.
E’ difficile anche contarli.
* Giappone. Dopo 40 anni
di attesa, arriva l’erede al
trono, nato il 6 settembre
2006 dalla principessa
Kiko. Si chiama Hisahito.
Hisa vuol dire “eterno”,
“sereno”. Hito = “persona
virtuosa” o “apice delle
virtù”. Glielo auguriamo
di cuore.
* Diari firmati. Sì. Anche
i senigalliesi seguono la
moda. Dichiara Alberto
di Capua alla cartoleria
“Fast office: “Le mode
sono più forti dei soldi.
Sono queste infatti ad influenzare le scelte dei figli”. Ci sono stati aumenti di prezzo rispetto allo
scorso anno? “Incrementi
attorno al 5 per cento.
Tutto aumenta e alternative non ce ne sono.
Giuseppe Cionchi
21 settembre 2006
attualità
TRASPORTI Automobilisti per pigrizia, marchigiani poco abituati ai mezzi pubblici
L’automobile non si tocca
A
i marchigiani piace spostarsi in auto.
Tanto che al mezzo proprio non rinuncerebbero neanche se bus e treno fossero
più comodi e veloci.
E’ quanto emerge da una ricerca condotta
dell’Università di Urbino per conto della Regione. Obiettivo: analizzare comportamenti
ed esigenze in ordine alle modalità di trasporto e vedere come modificarli orientando
le scelte verso una maggiore sostenibilità. I
risultati - presentati dall’assessore ai Trasporti Pietro Marcolini insieme agli estensori della ricerca della facoltà di Economia
Giancarlo Polidori e Francesco Bartolucci
nell’ambito di un seminario - sono sconfortanti. Età, sesso, condizione sociale, appartenenza territoriale non contano. Il 51% degli
intervistati non si lamenta del servizio pubblico. Semplicemente dichiara che nessun
cambiamento potrebbe indurlo a mutare
abitudini. Per il 43% l’automobile è preferibile tout court.
L’indagine, basata su interviste rivolti ai
membri di 5.000 famiglie scelti a campione,
si fa più dettagliata nell’analisi per province. Pesaro-Urbino e Macerata sono in linea
con i dati regionali mentre il 62% degli intervistati della provincia di Fermo utilizzerebbe l’autobus se migliorassero praticità e
comodità. Così anche il 45% degli abitanti
di Ascoli mentre ad Ancona solo il 37% degli
intervistati sarebbe disposto a utilizzare il
bus a fronte di un miglioramento di orari.
Non va meglio per il servizio ferroviario. La
scarsa efficienza o puntualità non c’entra-
no visto che solo il 6% ha sollevato questo
tipo di motivazioni e appena il 3% lamenta
il costo del servizio, la lontananza della destinazione o la scomodità degli orari. Il 25%
degli intervistati trova comunque più comoda l’automobile. E anche in questo caso,
c’è poco da fare: per l’89% nessuna modifica
potrebbe indurre a un maggiore utilizzo del
servizio. Conclusione: i marchigiani non utilizzano i mezzi di trasporto pubblici poiché
scarsa necessità, i prevalenti spostamenti di
tipo urbano e la maggiore (dicono) comodità
dell’automobile non lo rendono necessario.
L’assessore Marcolini ha pronto un pacchetto di interventi per invogliare a lasciare a
casa l’auto. Entro un anno e mezzo, annuncia, verrà introdotto il biglietto unico regionale col quale si potrà viaggiare su treni, bus
urbani ed extraurbani gestiti da società sia
pubbliche che private. Dieci milioni di euro
l’investimento previsto.
Si tratta di accorpare in una gestione unica
tutti i passaggi economici in mano a diversi soggetti finanziari. Nel progetto, anche la
costruzione di una stazione all’Ikea. Secondo intervento, già avviato da Regione, Province e alcuni Comuni, prevede la riduzione
delle tariffe per i dipendenti. Ma si può far
di più. Come comprendere la riduzione tariffaria negli integrativi aziendali ed estenderla oltre che ai disabili e ai pensionati, a
disoccupati, donne con bimbi con meno di
un anno di età, extracomunitari perseguitati
politici. Nonché piani urbani di mobilità che,
dice Marcolini, facciano la loro parte.
Protezione civile Marche:
trasferta friulana
N
emmeno la tantissima pioggia caduta in
questi giorni anche nel Nord Italia è riuscita
a fermare la folta delegazione dei volontari marchigiani della protezione civile, giunta con la colonna mobile regionale al Raduno nazionale del
volontariato di Protezione Civile. Bagnati zuppi,
hanno iniziato a montare il campo base venerdì
15 settembre con le attrezzature di pronto intervento fornite della Regione Marche. Complessivamente hanno allestito 12 tende autogonfiabili,
150 letti e diversi gruppi elettrogeni per l’illuminazione, necessari per passare i due giorni della
manifestazione di commemorazione del trentesimo anniversario del terremoto che sconvolse il
Friuli Venezia Giulia. Con loro ci sono più di 1800
volontari della protezione civile provenienti da
tutte le regioni d’Italia.
Una vera e propria gara di solidarietà, che insieme alla tenacia della popolazione friulana, aiutò
a superare le prime tragiche fasi dell’emergenza.
Attraverso la visita dei paesi ricostruiti si vuole
idealmente gemellare i volontari italiani con i
gruppi comunali dei paesi terremotati, dando
seguito a quel profondo legame che si creò all’epoca con la gente del posto. Infatti, con l’ausilio dei pullman, appositamente predisposti con
una guida a bordo, i volontari si sono recati a
Gemona del Friuli, dove hanno potuto vedere il
paese completamente ricostruito con criteri antisismici e con le stesse caratteristiche originarie
del tessuto urbano, come Via Bini e il campanile
del Duomo. Hanno poi visionato Venzone, centro
medioevale, dove a seguito della scossa sismica
crollò parte della cinta muraria e successivamente ripristinata. Non sono mancati i momenti
conviviali tra loro, soprattutto la sera, quando si
rientrava al campo per gustare i piatti sapientemente cucinati dai bravissimi cuochi dell’Ana
(Associazione Nazionale degli Alpini), scambiandosi le emozioni vissute del giorno. La manifestazione si è chiusa domenica con una parata di
tutti i volontari che hanno per le vie cittadine di
Gemona, alla presenza delle massime autorità
del posto e dei vertici del Dipartimento nazionale della protezione civile.
umentano nelle Marche le agevolazioni tariffarie
A
sui servizi a trasporto pubblico regionale e loAgevolazioni
cale. L’esecutivo ha infatti adottato nuovi criteri che
ampliano le agevolazioni tariffarie per il trasporto su
per il trasporto gomma
in considerazione delle fasce di cittadini in
condizioni di disagio economico. In particolare, alcune categorie che fino ad oggi godevano di una ridupubblico
zione della metà delle tariffe, grazie al provvedimento
Alcune categorie
viaggeranno gratis;
ampliate le agevolazioni
per i pensionati
Veneto; i perseguitati politici, antifascisti o razziali
riconosciuti; i disoccupati che abbiano perso un rapporto di lavoro precedente con durata continuativa
pari o superiore a 12 mesi e gli iscritti alle liste di mobilità; i sordomuti; i ciechi.
Introdotta una nuova fascia relativa alle donne in stato di gravidanza e anche le mamme con un bambino
al seguito di età inferiore all’anno di vita potranno
odierno potranno viaggiare gratuitamente.
viaggiare gratuitamente. Altra novità introdotta con
Hanno dunque diritto alla libera circolazione sui la delibera è una ulteriore riduzione per i pensionati
mezzi dei servizi di trasporto pubblico regionale e lo- ultrasessantacinquenni i quali pagheranno solo il 25
cale su gomma i residenti nelle Marche appartenenti per cento del costo dei biglietti e degli abbonamena queste categorie: i mutilati e invalidi di guerra e di ti se la loro situazione economica equivalente –Isee
servizio, invalidi civili e di lavoro portatori di handi- – sia inferiore al limite di 6.500 euro), fermo restando
cap con invalidità pari o superiore al 67 per cento; i il diritto alla circolazione agevolata in generale previminori portatori di handicap; i cavalieri di Vittorio sta dalla precedente normativa.
TEMPI MODERNI
Lifting dell’ora di pranzo
Le rughe
fanno paura
I medici britannici lanciano l’allarme: il botulino crea dipendenza. Non si tratta di una
dipendenza chimica, bensì psicologica. Per
uomini e donne che ricorrono sempre più
numerosi al Botox, grazie anche ai prezzi ormai stracciati, il cosiddetto “lifting dell’ora di
pranzo” rischia di diventare un ‘tunnel’ a cui
diventa difficile rinunciare, nell’impossibilità
di smettere di vedere la propria faccia levigata e priva di rughe come quella dei ventenni.
Il Botox è ormai il trattamento cosmetico
non chirurgico più diffuso nel Regno Unito. Per valutarne l’impatto sui pazienti, uno
psicologo e un chirurgo plastico hanno fatto
uno studio su un ampio campione di persone
che lo usano, concludendo che 4 su 10 avvertono la necessità ossessiva di continuare a
iniettarsi il Botox per non vedere più le ru-
ghe. Difatti, anche se il suo effetto ‘lifting’ è
rapido, il risultato tende a svanire entro sei
mesi.
Carter Singh, psicologo del Derbyshire Royal
Infirmary e il chirurgo plastico Martin Kelly,
della clinica London Plastic Surgery Associates, presenteranno i risultati della loro ricerca alla conferenza della ‘British association of
aesthetic plastic surgeons’ venerdì prossimo
a Londra. Lo scopo, hanno detto al Sunday
Telegraph, è aiutare i chirurghi plastici a notare appena possibile i segnali di ‘dipendenza
da Botox’. Alcuni medici hanno già segnalato
che un numero crescente di pazienti tornano
nei loro studi a chiedere altre iniezioni anche
prima che si esauriscano gli effetti ringiovanenti di una precedente seduta.
Il Botox è ritenuto un trattamento ad alto
livello di sicurezza, ma gli esperti ammoniscono che non esistono studi a lungo termine sugli effetti collaterali, i cui rischi sono
ovviamente più alti per i “Botox-dipendenti”.
Oltre la metà delle persone intervistate durante la ricerca dicono di non voler perdere il
controllo sull’invecchiamento che la tossina
dà e una percentuale simile dicono che il Botox li “fa sentire” più giovani. La Mintel, che
conduce ricerche di mercato, stima che ogni
anno in Gran Bretagna vengano praticati circa 100.000 trattamenti. Un anno di iniezioni costa attorno alle 900 sterline, 1.300 euro
circa. Gemma Numan, moglie della popstar
degli anni Ottanta Gary Numan, si autodefinisce ormai dipendente dalle iniezioni antirughe: “Mi faccio regolarmente le iniezioni.
Quando mi faccio un trattamento, non vedo
l’ora che arrivi il prossimo.
Ogni minuto sono più vicina al mio obiettivo:
avere un aspetto migliore e sentirmi più felice. Senza le iniezioni mi sento brutta, poco
sexy, e non amabile”. Non tutti sono però
d’accordo a denunciare questi pericoli.
Daniel Sister, specialista in terapie anti-invecchiamento: “Se si fa il paragone di due persone alla fine di un anno, una che si inietta la
sostanza ogni sei mesi e l’altra ogni tre, probabilmente avranno preso la stessa quantità
di Botox. Ci sono opinioni diverse su cosa sia
giusto o sbagliato, ma dubito fortemente che
si tratti di una vera dipendenza”.
3
Block Notes
Il pesce
doc
L
’ittica marchigiana
ha il suo marchio
Qm - Qualità garantita
dalle Marche. L’esecutivo regionale, nel corso
dell’ultima seduta, ha
deliberato
l’approvazione del disciplinare
di produzione ‘Filiera
Ittica’ per i prodotti a
marchio Qm.
Con l’adozione del disciplinare, la Giunta
intende
valorizzare
quei prodotti che, oltre
ad avere caratteristiche
superiori alla media,
siano in grado di attirare l’attenzione del consumatore, di fornirgli
un’informazione completa sull’intero processo produttivo e, allo
stesso tempo, di garantire il massimo livello
di sicurezza alimentare
alla luce dei principi
dettati dalla Commissione Europea.
Il disciplinare, elaborato dall’Assam che si
è avvalsa di un ‘focus
group’ rappresentativo
dei vari attori della filiera ittica, prevede la
completa rintracciabilità del prodotto in tutte
le fasi del processo produttivo e fornisce una
serie di prescrizioni che
riguardano le modalità
di pesca, di movimentazione del prodotto, di
acquisto, di conservazione, di etichettatura e
di commercializzazione, con il marchio Qm,
del prodotto fresco catturato dalle imprese di
pesca.
I soggetti coinvolti sono
le imprese di pesca con
i loro pescherecci, i
mercati ittici, i grossisti,
i dettaglianti (compresa
la grande distribuzione)
e i ristoratori.
Per tutti i prodotti a
marchio Qm viene inoltre garantita la vendita
al consumatore finale
entro le 36 ore dalla
data di vendita all’asta
del mercato ittico.
Il disciplinare ‘Filiera ittica’ si va ad aggiungere
agli altri due già approvati recentemente, relativi rispettivamente alla
produzione di latte crudo e latte fresco pastorizzato ‘Alta Qualita`’
ed alla filiera cerealicola, per i quali stanno
iniziando ad arrivare le
prime richieste di adesione. Entro la fine dell’anno, è prevista l’approvazione di altri due
disciplinari nel settore
dell’orticoltura e delle carni suine fresche
e trasformate ed altri
gruppi di lavoro sono
stati istituiti dall’Assam
per definire le modalità
applicative del marchio
Qm nei comparti dei
derivati del latte, delle
carni bovine, ovicaprine ed avicunicole, della
frutticoltura, dell’olio
d’oliva e nel
settore dell’agriturismo.
4
14 settembre 2006
Senigallia
città Al Porto una serata musicale multietnica. Difficoltà e potenzialità dell’integrazione a misura di quartiere.
Musiche che parlano di mondo
C
i vuole coraggio per scommettere sull’integrazione
tra culture diverse. Oggi più che mai. Ai tanti discorsi, in un senso e nell’altro, che lasciano il tempo che
trovano, molto meglio rispondere con piccoli passi capaci di creare mentalità, smontare le paure e permettere di
guardare in faccia gli ‘altri’ per definizione, gli stranieri.
La parrocchia del Porto, insieme all’associazione ‘Rione
Porto’ ha fatto il bis. Dopo il primo, trepidante tentativo
dello scorso anno, hanno deciso di riproporre una serata
multietnica all’insegna della musica.
Tutto sembrava buttare al peggio: la pioggia incessante,
le reazioni sopra le righe degli islamici alle parole del
Papa, un clima non proprio sereno nella comunità bengalese di Senigallia impegnata nelle elezioni regionali
per la propria comunità. E invece è andata anche questa
volta. Una bella serata nella quale si sono alternate musiche benagalesi di ieri e di oggi (grazie ad una giovane
band e a due cantanti folk) a pezzi forti della migliore
tradizione italiana, interpretati con grande intensità da
Antonella Vento e il suo gruppo ‘Non canto per cantare’.
“Lo scorso anno abbiamo iniziato questo percorso di avvicinamento reciproco che vorremmo continuare – dice
il parroco don Gesualdo Purziani - e questa serata ne
rappresenta una tappa. Una semplice proposta per co-
noscerci meglio attraverso il linguaggio che più di ogni
altro parla al di là delle lingue, la musica. Una parrocchia attenta al territorio in cui è inserita non può non
tener conto delle potenzialità e dei problemi che questo
ha, delle persone in carne ed ossa che in esso vivono”.
Anna Gobbetti, della parrocchia, sottolinea il senso dell’iniziativa: “Il quartiere del Porto è in città quello a più
alta densità di immigrati. Si parla tanto di integrazione, ma in realtà molto spesso non c’è nemmeno la conoscenza reciproca. Non è facile quando sono davvero
poche le cose che si hanno in comune, e questo accade
non certo per colpa di qualcuno, ma perché le differenze
ci sono davvero. La serata di domenica 17 settembre è
stata un piccolo passo verso una maggiore conoscenza
reciproca. Non aveva nessuna pretesa se non quella di
offrire al quartiere un piacevole momento di svago e divertimento”.
E allora perché così pochi senigalliesi di fronte a centinaia di bengalesi? Il freddo avrà fatto la sua parte, ma è
forte la tentazione di pensare che l’immigrazione interessa soltanto quando fa problema.
Significativo anche l’approccio della nostra stampa locale. Abbiamo letto pagine e pagine di cronaca dedicata al
quartiere e alle sue ‘devianze’ da ghetto. Nemmeno una
giusto una settimana fa
a denti stretti
Succede a Senigallia
L
* Un primo giorno di scuola speciale per ginnasiali e
liceali del “Perticari” che hanno preso possesso della
sede nuova. Aule ampie e luminose, addirittura una
fornita di un grande terrazzo, per ripagare in qualche modo i sacrifici sostenuti dagli studenti del classico negli ultimi anni.
Allagati
e piogge di questi giorni ed
in particolare il nubifragio
caduto sulla città sabato scorso
ripropongono il problema degli allagamenti nell’area artigianale della Cesanella. Come
succede ormai ogni qualvolta si
verifica un evento atmosferico
di particolare intensità, l’area si
dimostra del tutto inadeguata.
Il sistema delle fognature non è
in grado di accogliere e smaltire
le acque, creando allagamenti e
grossi problemi ai residenti, ai
lavoratori, alle imprese. Le strade sono state in gran parte allagate - con danni, per fortuna
non rilevanti - subiti da alcune
imprese. Al di là di chi paga
(non sempre le Assicurazioni intervengono in questi casi), non è
più tollerabile rinviare il tema
della riqualificazione di questa importante area produttiva.
“Bisogna programmare interventi, da prevedere già sul prossimo
bilancio comunale – interviene
Cesare Morganti, Presidente
della Cna di Senigallia - partendo dalle priorità dell’area: il potenziamento della rete fognaria,
l’adeguamento della segnaletica
stradale, l’illuminazione degli
incroci, la manutenzione delle
strade e del verde. Queste opere
di rifacimento dei sottoservizi
di quartiere, sono necessarie
per riqualificare un’area così significativa per l’economia della
città”. A tale proposito sono già
stati contattati dall’Associazione l’assessore ai Lavori Pubblici
Mangialardi e al Bilancio Guzzonato per inserire la questione
nel tavolo di concertazione fra
Amministrazione Comunale e
i rappresentanti delle categorie
economiche.
* Lunedì scorso 18 settembre una scolaresca dell’Istituto Comprensivo “Marchetti” di Senigallia,
accompagnata dal Dirigente Cavallari e dal Sindaco
Angeloni ha preso parte a Roma alla inaugurazione
dell’anno scolastico alla presenza del capo della stato Napolitano.
* Tornata abbondantemente la pioggia, la città è finita di nuovo in ginocchio. Ordinaria emergenza, con
strade sommerse dall’acqua, garage, cantine e anche
appartamenti allagati. Il sistema fognario in tilt non
è stato in grado di assorbire l’enorme quantitativo
d’acqua.
* Senigallia ha ufficialmente lo stadio Goffredo Bianchelli. La pioggia battente non ha fermato la cerimonia che ha coinvolto molti senigalliesi. Le società
sportive cittadine si sono ritrovate nella cattedrale
basilica per la S.Messa celebrata dal Vescovo e poi
davanti lo stadio per scoprire la lapide.
* Rinviato il parcheggio allo stadio. Molte esitazioni
emerse per un parcheggio che nemmeno tutti consiglieri comunali volevano venisse realizzato all’interno del “Bianchelli”. Questione ancora più spinosa
è quella relativa alle aree di sosta esterne allo stadio. L’ultima parola spetta all’amministrazione, che
ha facoltà di decidere. Non è escluso che anche per
l’esterno si possa trovare una soluzione intermedia.
* Sit-in davanti alla fabbrica per difendere il posto di
lavoro e rivendicare un mese di salario. Protagoniste
sedici operaie, di età compresa tra 19 e 50 anni, che
lunedì scorso si sono date appuntamento all’ingresso dell’azienda di confezioni “Scaloni Franchina”, a
Borgo Bicchia, ma senza varcare la porta per smarcare il cartellino. Insieme a loro anche il sindacalista
Giuseppe Galli della Cgil che, insieme alla Cisl, sta
portando avanti da mesi le trattative per evitare che
le dipendenti, già in crisi per i salari non percepiti o
percepiti in ritardo, rischino ora anche di perdere il
posto di lavoro.
riga quando quello stesso quartiere promuove occasioni
di incontro.
Il nostro è un paese che sta muovendo i primi passi in
questo delicato ambito ed anche la più piccola conquista
può essere messa in discussione in un attimo. Perché le
differenze sono tante, come i timori, le pigrizie, le chiusure mentali da ambo le parti.
A volte si ha la sensazione che gli obiettivi siano diversi,
i modi distanti anni luce, i criteri di giudizio agli opposti.
Anche la semplice organizzazione di una serata come
quella del Porto mette in luce questa difficile realtà. Ma
ne vale comunque la pena, specialmente pensando alle
giovani generazioni che al Porto, ad esempio, hanno
scelto il campetto parrocchiale per trascorrere giocando
la loro estate.
Saranno proprio loro, i ragazzi italiani ed immigrati, i
destinatari di un progetto che l’associazione ‘Rione Porto’ ha voluto promuovere (grazie ad un finanziamento
della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi) coinvolgendoli in una serie di attività alla scoperta della storia
di Senigallia. Una città che dovrà ancor di più aprirsi al
mondo. Partendo anche da una semplice serata di musica.
Laura Mandolini
i donatori senigalliesi si preparano alla loro giornata
Avis, il sangue della città
L
’Avis senigalliese si prepara alla grande festa del 1° ottobre, quando si terrà la Giornata del Donatore. In questa
occasione verrà conferita la cittadinanza
benemerita a tre donatori di sangue senigalliesi. Si tratta di Gilberto Volpini, Umberto Bigelli e Lucio Mencarelli, che verranno premiati per aver superato le oltre
125 donazioni di sangue. Una riconoscenza per un servizio volontario di estrema
utilità nella sanità pubblica.
La giornata, dopo le celebrazioni ufficiali e la sfilata per le vie del centro con
la Banda cittadina, avrà il suo momento
culminante al cinema Gabbiano quando
verranno consegnate le benemerenze ai
donatori afferenti alla sezione Avis senigalliese.
Durante l’incontro è prevista l’introduzione del presidente Luciano Di Marcelli e le
relazioni del dottore Mario Piani, direttore del dipartimento regionale di Immunologia e Medicina trasfusionale, e di Angelo Schiappetti, presidente Avis Regione
Marche. Ogni tre anni organizziamo questa festa per premiare i donatori in servizio da più anni – spiega Di Marcelli - In
particolare, quest’anno verrà consegnata
a cura di
la cittadinanza benemerita a tre donatori
di sangue e le medaglie d’oro e d’argento
ai donatori più meritevoli che sono membri dell’associazione. Donare il sangue
vuol dire essere sottoposti ad un periodico check up completamente gratuito
che permette di verificare costantemente
il proprio stato di salute. E per donare il
sangue non bisogna essere superuomini
né eroi, è sufficiente essere sani ed aver
compiuto diciotto anni.
La sezione Avis senigalliese, una delle più
numerose della provincia di Ancona, conta circa 1.500 donatori attivi; tuttavia, se
si considerano anche i cittadini che hanno donato sangue negli scorsi anni in maniera occasionale, la cifra sale a ben 4.000,
circa il 10 % della popolazione cittadina.
E tra loro è presente anche un piccolo numero di donatori stranieri, 28 registrati
al Centro trasfusionale, di cui 6 dai paesi
della Comunità europea, 6 dai paesi dell’est Europa (Russia, Croazia, Macedonia, Romania e Albania), 4 dai paesi del
America latina (Brasile, Guatemala, Cuba
e Bolivia) , 4 dal Medio Oriente (Kuwait,
Iran e Libano), 3 dalla Svizzera, 2 dall’Africa, 2 dal Canada e uno dall’Australia.
Giuseppe Nicoli
Dill’ al monc’ in piazza
• Domenica 10 settembre,
le mitiche “cinquecento”
hanno attraversato la città di Senigallia
toccando anche alcuni centri vicini.Un raduno speciale all’ombra del Foro Annonario, dove se ne sono radunate più di un
centinaio, insieme alle “Topolino”. Hanno
attirato l’attenzione sia dei senigalliesi che
dei turisti in giro per il centro storico. Belle queste iniziative che potrebbero ripetersi negli anni, incrementando il turismo
senigalliese.
• I soliti ignoti, e questi non sono certamenti “sportivi”, non sapendo come passare il tempo, si sono “divertiti” a lanciare
un tombino contro le vetrine di viale Leopardi, danneggiandole. Gesti vandalici che
lasciano l’amaro in bocca.
• Chi viaggia in corriera in questo periodo,
specialmente in alcuni orari in cui sono
sovraffollate di
studenti, brontola per l’aumento del 25%
che c’è stato. Sarà stato necessario, non vogliamo metterlo in dubbio, ma sicuramente ha inciso molto nelle tasche dei genitori
ed in quelle delle badanti che si recano a
Senigallia per accudire gli anziani e che
non possono aumentare le loro tariffe, senza contare che poi, spesso devono rimanere in piedi per mancanza di posti a sedere
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6
21 settembre 2006
Chiesa
MISNA
agenzia di stampa dei missionari
Il martirio di Suor Leonella
Erano nascosti tra le macchine parcheggiate
lungo la strada che divide l’ospedale pediatrico e il villaggio ‘Sos’ dove vivono le suore missionarie della Consolata di Mogadiscio. Erano
due uomini e sono sbucati all’improvviso,
aprendo contemporaneamente il fuoco contro
suor Leonella e la guardia che, come di consueto, ci scorta quando attraversiamo la strada”: così suor Marzia Feurra, missionaria della
consolata in Somalia dai tempi dell’ex-dittatore Siad Barre, racconta alla MISNA l’agguato
teso domenica scorsa alle 12:00 ora locale (le
11:00 ora italiana) a suor Leonella Sgorbati, al
secolo Rosa Sgorbati. “Ero in casa e ci stavamo preparando per il pranzo, quando abbiamo sentito lunghe raffiche di mitra provenire
dalla strada. Ci siamo stupite perché era da
qualche giorno che non sentivamo più colpi
di arma da fuoco. Proprio mentre parlavamo
di questo un ragazzo è entrato ad avvertirci di
quello che era accaduto. Ci siamo precipitate
fuori mentre caricavano suor Leonella su una
barella” aggiunge ancora alla Misna la missionaria. Gli aggressori conoscevano bene le abitudini delle missionarie e sapevano che l’attraversamento della strada era l’unico momento
per colpire, dal momento che sia la struttura
del villaggio che quella dell’ospedale sono ben
protette. L’agguato è avvenuto a soli tre metri
dal cancello della scuola che, come quello del
villaggio Sos, è protetto da due uomini armati. Secondo alcune fonti, le guardie avrebbero
risposto al fuoco degli assalitori. Suor Leonella era l’unica missionaria della Consolata che
lavorava la domenica, perchè il suo giorno
di riposo era il venerdì, come quello dei suoi
studenti musulmani. Come gli altri giorni si
era alzata presto per preparare la lezione e a
mezzogiorno aveva salutato i ragazzi e stava
rientrando a casa per pranzo. “Abbiamo seguito la barella e siamo entrati nell’ospedale
– prosegue suor Marzia – dove Leonella è stata
subito sdraiata in
sala operatoria.
Gli addetti hanno portato 4 o 5
sacche di sangue,
ma tanto ne mettevano, tanto ne
usciva. È stata
colpita sette volte
e perdeva molto
sangue. Quando
è arrivato il chirurgo ci ha detto che non c’era
più niente da fare”. “Suor Leonella era ancora
viva, sudava freddo. Ci siamo prese per mano,
ci siamo guardate e, prima di spegnersi come
una candelina, per tre volte mi ha ripetuto
perdono. Perdono, perdono, perdono…Queste sono state le sue ultime parole” conclude
suor Marzia.
I funerali della missionaria si terranno giovedì
nella chiesa della Consolata a Nairobi. La cerimonia sarà officiata da monsignor Giorgio
Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore
apostolico di Mogadiscio. La salma verrà sepolta il giorno stesso nel cimitero della consolata all’interno del Nazareth Hospital, alla
periferia di Nairobi.
Violenze in Sri Lanka
I corpi senza vita di 11 civili sono stati ritrovati in Sri Lanka; nel darne notizia il ministero della Difesa accusa degli omicidi i ribelli
delle ‘Tigri per la liberazione della patria tamil’ Ltte. Nella nota si aggiunge che le vittime erano lavoratori di religione musulmana
addetti alla riparazione di un impianto di irrigazione e che sono stati uccisi a colpi d’accetta. Gli omicidi avvengono in una zona che
dista circa 200 chilometri a sud da dove sono
in corso da circa due mesi intensi scontri tra
esercito e ribelli. Il governo aveva già accusato il Ltte dell’assassinio di 17 operatori umanitari musulmani il 4 agosto scorso a Muttur,
città nella baia di Trincomalee presa nel
pieno dei combattimenti; in quell’occasione
il rapporto della missione internazionale di
monitoraggio della tregua (Slmm) esprimeva il convincimento che i civili, dipendenti
di un’organizzazione umanitaria francese,
fossero stati ‘giustiziati’ da elementi dell’esercito, facendo montare su tutte le furie
Colombo, che ha annunciato la creazione di
una commissione d’inchiesta indipendente,
ancora non nominata.
Intervista Don Giulietti, responsabile nazionale pastorale giovanile
“Siamo tutti pellegrini”
D
on Paolo Giulietti (nella foto seduto a sinistra accanto a don Andrea
Franceschini) è il responsabile nazionale della pastorale giovanile. Ha preso
parte ad una giornata del pellegrinaggio diocesano dei giovani Radio Duomo
Senigallia inBlu lo ha intervistato.
Che cosa significa, per lei, un pellegrinaggio?
Mi sento profondamente pellegrino
sia per le esperienze che ho fatto sia
perché sono convinto che questa dimensione è fondamentale per la storia
cristiana, soprattutto oggi. Il pellegrinaggio significa oggi, soprattutto per i
giovani, un modo di affrontare la vita
e la fede, fondandosi su quelle certezze
che dà Dio e la provvidenza e mettendo in gioco su queste certezze la propria vita.
Pensa che l’esperienza senigalliese
possa essere d’esempio ad altre realtà?
Stiamo camminando verso il Convegno
ecclesiale di Verona. Uno degli ambiti
di vita e di testimonianza del Convegno è appunto il tema della tradizione,
cioè della capacità delle generazioni di
trasmettersi l’una all’altra un patrimonio di fede, di valori e di cultura che
ciascuna ha ereditato dai padri e che
ha arricchito a sua volta. Mi pare che
questa esperienza senigalliese sia molto eloquente in questo senso, aiutandoci a rispondere alla domanda sul come
si possono aiutare i giovani a mettersi consapevolmente dentro questo
processo vitale che è la trasmissione
dei valori della fede e della cultura. E’
un’esperienza che può dire qualcosa di
significativo e quindi può essere ripresa; magari non esattamente in questa
forma, perché le forme possono cambiare. Ma le intuizioni, sono molto interessanti: il territorio, con tutto quello
che conserva è un veicolo efficace di
questa trasmissione. E poi ci sono delle
modalità giovani per conoscere questo
territorio: con il pellegrinaggio a piedi, con il contatto con la gente, con la
riscoperta di quello che è minore a livello turistico ma invece significativo a
livello di fede, di cultura. Mi pare quindi che questa esperienza possa, da un
certo punto di vista, fare scuola.
Un augurio ed il suo pensiero rivolto
a tutti i ragazzi che hanno vissuto il
pellegrinaggio.
So che questo pellegrinaggio finirà con
un’ordinazione sacerdotale. Allora l’augurio che voglio fare è di non sbagliare
il cammino della vita, nel senso che si
può sbagliare qualche stradello, si può
perdere il sentiero ogni tanto, però la
meta, cioè una vita realizzata secondo
la propria vocazione, non bisogna proprio mancarla.
a cura di Michela Gambelli
sono 160 i pellegrini che partiranno alla volta del santuario ai piedi dei pirenei
Ripartiamo verso Lourdes
U
n fiume di volontari, pellegrini ed
ammalati si apprestano a partire
per Lourdes il 25-26 settembre p.v. L’
Unitalsi Senigallia è pronta con i suoi
160 partecipanti per il consueto Pellegrinaggio Nazionale accompagnati da
diversi sacerdoti della nostra diocesi:
don Giuseppe Bartera, don Paolo Campolucci, don Irio Giuliani, don Domenico Pasquini, don Aldo Piergiovanni,
e dal nostro Assistente Regionale Don
Stefano Conigli.
Il pellegrinaggio fa parte dell’esperienza umana e religiosa di tutti i popoli.
In tutto il mondo vi sono luoghi ove i
fedeli si recano in pellegrinaggio per
chiedere un intervento di Dio, una Grazia che ponga fine alla sofferenza fisica
e spirituale, o anche per ringraziare di
aver ricevuto un soccorso, una protezione particolare o semplicemente per
offrire la propria personale disponibilità al servizio. In qualsiasi caso però, la
scelta di fare un pellegrinaggio rimane
sempre un Mistero... e il mistero fa un
po’ paura, soprattutto quando la vita
è notte e non vedi, e non sai dove stai
andando; quando pensi di non farcela,
quando credi di non riuscire a donarti
pienamente agli altri, ad amare Dio e
il prossimo in modo gratuito. E allora
Lourdes, una valle di Luce, la luce dei
ceri, la luce delle preghiere, la luce dei
sorrisi la luce degli sguardi, la luce di
tutti gli uomini che pregano, ascoltano, cantano, guardano, aiutano, amano,
Lourdes è il mondo della pace!
Questo pellegrinaggio è un dono grande: ci accompagna la grande missione
di essere per tutti “Luce di speranza”.
Buon pellegrinaggio.
Armanda Magini
Idee dal convegno regionale sulla famiglia, sul tema ‘il seminatore uscì a seminare’
Educazione formato famiglia
S
i è parlato di progetto educativo l’acqua nel Battesimo”. Nella sessualità, amministratore diocesano di Macerata,
‘formato famiglia’ per ben tre giorni nell’educazione alla sessualità rientra- - si semina oggi e chi raccoglierà non
(8, 9 e 10 settembre) al convegno re- no “i rapporti generazionali, cioè con saranno i seminatori ma i posteri”
gionale a Frontignano di Ussita – pro- le famiglie d’origine, l’educazione dei Anche la famiglia risente dei rapidi
mosso dalla Conferenza episcopale figli, la gestione della sessualità, l’uso cambiamenti che caratterizzano la nomarchigiana in collaborazione con le del denaro, il tempo libero”. Se gli in- stra epoca: ci si sposa sempre più tardi
commissioni regionali per la pastorale gredienti che tengono unita la coppia e sempre meno ed aumenta la denatafamiliare, da quella giovanile e per la sono l’intimità, la passione ma anche lità.
liturgia - al quale hanno partecipato l’impegno e la decisione, il “benessere Elementi questi che hanno mutato duecento persone, in prevalenza fami- di una famiglia – ha precisato Lucia secondo Simeone Domenico, docente
glie provenienti da tutte le diocesi della Pelamatti - dipende dall’io, poi dal noi di pedagogia all’università di Maceraregione. Ad aprire i lavori l’Arcivescovo come coppia e quindi dal noi dei figli”. ta, intervenuto su “Educare in famiglia
di Ancona Edoardo Menichelli, delega- E’ l’esperienza dell’amore la condizione oggi” – il panorama sociale creando rito Cem per la pastorale della famiglia, il per vivere la solidarietà nella dimen- percussioni anche sul piano educativo.
quale - prendendo spunto dal titolo del sione familiare, secondo Pietro Alviti Sempre più spesso si parla di crisi, ma
simposio “Il seminatore uscì… a edu- - responsabile nazionale per la famiglia la crisi è la condizione per crescere.
care” – ha ricordato come l’educazio- dell’Azione cattolica e coordinatore “Un equilibrio si rompe perché non
ne sia come la seminagione: articolata, della commissione scuola del Forum risponde più alle esigenze ed occorre
personalizzata, ricca di amore. “L’uo- delle associazioni familiari – questo si- aprirsi al nuovo come padri e madri.
mo è chiamato a vivere nella verità e gnifica educarsi nel contesto di un rap- La crisi allora è’ un momento rigenenella libertà” ha ricordato l’Arcivescovo porto alla percezione che non siamo i rativo”.
Menichelli introducendo la relazione padroni delle persone da educare.
L’attenzione è stata poi posta dal pedi Lucia Pelamatti - psicologa, psicote- “Educare non è una perdita di tempo, dagogista sull’esperienza di reciprocità
rapeuta, ed autrice di numerosi libri di ma una dimensione della speranza”, per crescere insieme ai figli, ribadendo
sessuologia - sulla educazione sessuale significa infatti accompagnare nella che l’educazione non è un fatto privatinella vita di coppia, dove la sessualità crescita ed investire nel futuro di cui stico, ma esperienza comunitaria e luoè la liturgia del matrimonio. Occorre i figli sono portatori. “I figli sono un go di educazione alla solidarietà e alla
recuperare la dimensione educativa dono e non un compito – ha ribadito accoglienza, in cui la famiglia è scuola
della sessualità nella coppia, è l’invito Alviti al convegno dove erano presenti di umanità e di incontro tra maschile e
della psicoterapeuta, in quanto “l’unio- anche il sindaco di Ussita, Sergio Mo- femminile.
ne dei corpi è veicolo di grazia come rosi, e monsignor Pietro Speranzoni,
Valeria Rabini
21 settembre 2006
Chiesa
parrocchie Don Mauro Mattioli è arrivato a Sant’Angelo e Filetto
Don Mauro, nuove comunità
S
abato 16 e domenica 17 settembre
le comunità parrocchiali di Sant’Angelo e Filetto hanno accolto calorosamente il loro nuovo parroco, don
Mauro Mattioli.
Il primo incontro si è svolto sabato pomeriggio in un luogo che si trova proprio al confine tra le parrocchie di Sant’Angelo, Filetto e Vallone, cioè presso
la casa-famiglia di via Querciabella. È
questa una realtà significativa all’interno delle nostre comunità le quali,
insieme a San Silvestro, andranno a costituire una Unità Pastorale.
Ad attendere don Mauro (che era accompagnato da un folto gruppo di
ormai ex parrocchiani di Piticchio e
Montale) c’erano, insieme ai “padroni
di casa”, alcuni rappresentanti delle varie realtà presenti nella comunità parrocchiale santangiolese.
Sul sagrato della chiesa parrocchiale di
Sant’Angelo, così come il giorno successivo davanti a quella di Filetto, don
Mauro ha ricevuto il saluto dell’assessore Patrizia Giacomelli, dei Presidenti
delle Acli e del Presidente del Centro
Sociale di Sant’Angelo.
A Sant’Angelo l’ingresso in chiesa di
don Mauro, alle ore 18.15, è stato sottolineato da un caloroso applauso, segno del desiderio della comunità di
avere nuovamente un pastore stabile
che la guidi, dopo la nomina a Vescovo di don Gerardo Rocconi, amata guida di entrambe le comunità.
A Filetto Arcangelo Valeri, Presidente
provinciale delle Acli, ha sottolineato
quanto lieta sia la comunità di avere un
nuovo parroco, perché era avvertito da
molti un po’ di timore di essere confinati a piccola parrocchia di campagna
o, peggio, di vedere la propria chiesa
relegata al ruolo di cappellanìa.
Nelle omelie il Vescovo Giuseppe ci
ha rassicurati illustrando ampiamente il disegno di Unità Pastorale di cui
faremo parte. Essa, come ogni novità,
da una parte ci preoccupa e dall’altra
ci affascina, stimolandoci a guardare
sempre più alla Chiesa come ad una famiglia in cui i laici, con i loro talenti e
le loro diversità, si sentano corresponsabili.
In entrambe le parrocchie la S. Messa è
stata resa gioiosa dai vari canti preparati da un coro di giovani di Sant’Angelo e Filetto. Durante le celebrazioni
sono stati ricordati nella preghiera tutti i sacerdoti che insieme a don Paolo
Campolucci ci hanno guidato in questi
mesi di attesa.
Alla fine della cerimonia di sabato i
giovani santangiolesi hanno donato
al nuovo parroco uno zaino, nel quale
hanno collocato alcuni oggetti significativi per il loro cammino di fede. Il
dono è stato accompagnato da un simpatico, ma non banale discorso che ha
suscitato un sorriso di tutti i presenti,
Vescovo compreso.
Ciao don Mauro,
Annalisa e Vittorio Carboni
e le comunità di Sant’Angelo e Filetto
foto FOCUS
anche noi giovani della parrocchia ti diamo il benvenuto qui a
Sant’Angelo. Vogliamo trasmetterti la gioia nell’averti come
nostro nuovo parroco e la speranza di farti sentire subito a
casa. Nello stesso tempo vogliamo renderti partecipe dei nostri
desideri ed abbiamo cercato di
concretizzarli con degli oggetti.
Innanzitutto uno zaino per poter
camminare insieme e condividere i diversi momenti, spirituali
non, che ci attendono. Abbiamo pensato anche all’occorrente per questo viaggio: non può
certo mancare la Bibbia, unica
mappa su cui possiamo trovare
tracciata la direzione verso cui
andare; oltre alla compagnia di
Cristo, vogliamo offrirti anche
la nostra, perciò abbiamo messo una rubrica con i nostri numeri ed indirizzi, così da essere
sempre disponibili e vicini a te.
Allo stesso tempo non dimentichiamo lo spirito: è per questo
che abbiamo messo anche una
candela per illuminare i tuoi ed
i nostri giorni. In ogni viaggio
che si rispetti non può mancare
una penna, utile per appuntarsi
ciò che di bello ci farà crescere
e, allo stesso tempo, per scrivere
insieme il nostro futuro. Di certo
ci saranno giorno di sole e giorni un po’ più velati, per questo
abbiamo pensato ad un cappellino; potrà sicuramente esserti
utile per le nostre uscite.
Probabilmente abbiamo dimenticato tante cose, per cui ora aggiungi tu quello che ritieni potrà
esserci utile. Ci fidiamo di te!
Ah! A proposito, nello zaino abbiamo messo anche un cuscino,
con il quale potrai cacciarci
quando varrai andare a letto
e noi saremo ancora qui a fare
tardi, perché in parrocchia non
ci siamo spesso, ma quando veniamo. Buon inizio!
I giovani
padre giuseppe berton ha parlato degli ex bambini soldato in africa
La prima carità è l’educazione
“Lo sviluppo di un popolo non deriva
primariamente né dal denaro, né dagli
aiuti materiali, né dalle strutture tecniche, bensì dalla maturazione della
mentalità e dei costumi. E’ l’uomo il
protagonista dello sviluppo, non il denaro o la tecnica”, Giovanni Paolo II,
Redmptoris Missio.
Prendendo spunto da questa affermazione lunedì 11 settembre 2006, presso il Teatro Portone di Senigallia si è
svolto un Incontro con Padre Giuseppe Berton, Missionario Saveriano, da
oltre trent’anni in Sierra Leone, il quale
è intervenuto sul tema raccontando la
sua esperienza.
Padre Berton gestisce un Centro educativo per ragazzi ed ha fondato il “Family Home Movement” (un gruppo
di famiglie locali che ospitano in casa
propria o assistono presso due case di
prima accoglienza minori di tutte le
età, orfani ed ex ragazzi di strada) e dal
1997 ha aperto - a Lakka nella penisola
di Freetown - un centro di accoglienza attivo per il recupero di ex bambini
soldato.
L’incontro organizzato dall’Avsi Point
di Senigallia insieme alla Parrocchia
del Portone e con la collaborazione del
Centro Culturale Simona Romagnoli di
Ostra ed il Centro Servizi Volontariato
di Ancona, aveva come scopo di rendere ragione della verità dell’affermazione
citata all’inizio.
Tra le tante realtà sostenute, da una decina di anni Avsi collabora anche con
l’opera di Padre Berton sostenendo il
suo tentativo di rispondere ai grandi
bisogni del paese, sia attraverso il finanziamento di progetti di sviluppo,
sia attraverso il sostegno a distanza dei
bambini accolti nei centri.
P. Berton, di fronte ad una attenta
platea, che ha riempito il teatro, ha
raccontato, con la maturità di un settantacinquenne e l’entusiasmo di un
ragazzino, il lavoro svolto in questi
anni di presenza in Sierra Leone. E’
questo un paese sconvolto negli anni
scorsi da una guerra civile, che ha distrutto strutture, persone, affetti e di
conseguenza anche la voglia di fare. P.
Berton si è mosso tra grandi difficoltà,
con prudenza e molto spesso a rischio
della vita, è riuscito però a recuperare tanti bambini schiavi di un destino
atroce: quello di imparare a combattere e uccidere da giovanissimi. L’esperienza di Padre Berton evidenzia che il
fattore che ha mobilitato ogni bambino
ad iniziare un lavoro personale di cambiamento è l’affezione che qualcun altro dimostrava gratuitamente pur non
essendo né padre, né madre o in qualsiasi modo parente. La risposta al loro
desiderio di bene, donata gratuitamente, metteva in moto in quei ragazzini
il desiderio di cominciare a studiare, a
imparare un mestiere, a costruire una
famiglia: persone cambiate che poi a
loro volta si sono mosse per cambiare
la realtà dove vivevano.
In questo momento di relativa calma
in Sierra Leone, P. Berton, insieme ai
suoi due confratelli, di cui uno originario di Corinaldo (P. Eugenio Montesi),
è impegnato nel completamento della
costruzione di una scuola elementare e
media, che è stata mostrata ai presenti
con un breve filmato.
L’Avsi point di Senigallia da diversi anni
sostiene attraverso un’attività di informazione, di sensibilizzazione e raccolta fondi i progetti di sviluppo proposti
da Avsi. Se qualcuno desiderasse informazioni o proporre la propria collaborazione può contattarci al 333.1804575
o al 071.688738.
Francesco Conigli
7
in agenda
Incontro diocesano catechisti
P
er aiutare i catechisti ad entrare a sentirsi più comunità, uscendo dalle situazioni a volte di isolamento e
di fatica, si terrà un incontro diocesano a loro dedicato
che si terrà in seminario sabato 23 settembre alle ore
16. Nell’incontro sarà presentato anche il corso di formazione che si svolgerà dal 4 al 6 dicembre prossimi. Per una
catechesi che voglia essere all’altezza delle mutate circostanze sia sociali sia religiose è impensabile prescindere
dalla formazione degli operatori della catechesi. L’Ufficio
Catechistico Nazionale ha elaborato un documento che
pone i fondamenti della formazione offrendo anche linee
per una sua attuazione. Riguardo al Corso, maggiori informazioni saranno fornite successivamente.
Il Direttore
don Paolo Montesi
Incontro su Enrico Medi
Venerdì 22 Settembre alle ore 21,00 presso il Cinema Astoria di Belvedere Ostrense. Enrico Medi: cristiano, scienziato, politico. Interverrà il Senatore Luca Marconi.
Incontro sul genocidio degli Armeni
V
enerdì 29 settembre il Centro Culturale “S. Romagnoli”
propone l’incontro “Gli armeni dal genocidio alla speranza” con Antonia Arslan.
Sul tema dell’incontro che si terrà alle ore 18,00 presso l’Auditorium San Rocco di Senigallia, verrà presentato
dall’Autore, Antonia Arslan, il volume “La Masseria delle
allodole” (Ed. Rizzoli). In questo romanzo Antonia Arslan
attinge alle memorie familiari per raccontare la tragedia
di un popolo “mite e fantasticante”, gli armeni, e la struggente nostalgia per una patria e una felicità
perdute. Antonia Arslan, laureata in archeologia, è stata
professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova. E’ autrice di saggi pionieristici sulla narrativa popolare e d’appendice.
Festa del Crocifisso del Porto
Venerdì 22 settembre: Giornata degli Anziani e dei Malati, ore 16.45 Via Crucis - ore 17.30 S. Messa. ore 21.00
Veglia di preghiera con riflessione del Vescovo
Domenica 24 settembre: Sante Messe ore 8.30 - 11 17.30. Ore 18.15 - Processione di preghiera. Dalle 17 presta
servizio la Banda Cittadina. Si invita ad addobbare le case
e le vie della processione. Sarà aperta una pesca di beneficenza.
L’arrivo dei nuovi parroci
Don Marco Mazzarini Parroco di Piticchio e Montale
ingresso a Montale: sabato 23 settembre ore 18
ingresso a Piticchio: domenica 24 settembre ore 11.30
Mons. Luciano Guerri Parroco di Roncitelli
ingresso: sabato 30 settembre ore 18
Ecumenismo: commissione a belgrado
Ortodossi e Cattolici,
nuovo dialogo
ino al 25 settembre, legata alla presenza della
F
Belgrado diventa città chiesa greco cattolica neldel dialogo tra cattolici l’ex paese sovietico.
e ortodossi, riuniti nella
commissione mista voluta
dalle due Chiese. Primato
petrino e questione ucraina al centro del confronto.
Passa da Belgrado la nuova stagione di dialogo tra
chiesa cattolica e chiesa
ortodossa. Sono ripresi
ieri nella capitale serba i
lavori della Commissione
mista internazionale per il
Dialogo teologico, l’organismo voluto da cattolici e
ortodossi per discutere in
modo paritario i nodi che
ancora impediscono una
piena unità.
L’incontro di questi giorni
è di straordinaria importanza perché è il primo
dopo sei anni di interruzione (l’ultima sessione
plenaria si svolse nel 2000
a Baltimora), in cui le due
chiese hanno vissuto momenti non facili. Difficoltà
e logica dei piccoli passi,
ma anche veri e propri
ostacoli, come la cosiddetta questione ucraina,
Si tratta di una chiesa in
tutto simile (per rito, tradizioni e giurisdizione)
a quella ortodossa, ma
rimasta sempre fedele al
papa e riemersa agli inizi
degli anni ’90, con la fine
delle persecuzioni comuniste.
Il patriarcato ortodosso
di Mosca tollera a fatica
la convivenza con i greco
cattolici, accusati di proselitismo in una regione
considerata da sempre
zona di influenza dell’ortodossia. Aspetti acuitisi
due anni fa, quando Giovanni Paolo II era pronto
a riconoscere il patriarcato greco cattolico di Kiev,
istituzionalizzando di fatto il ruolo della chiesa. In
quell’occasione, il patriarca ecumenico Bartolomeo
I inviò al papa una lettera
durissima, in cui a nome
degli ortodossi, minacciava la rottura di ogni rapporto ecumenico.
A.S.
Passi
e parole
testimonianze
dal pellegriaggio
giovani
C
iò che è rimasto negli occhi è
uno sguardo nuovo sulla terra
che abitiamo, così diversa quando
la percorri a piedi ed hai tempo di
vedere i mille panorami e colori
della campagna che il Signore ci
ha donato, ed anche sulla nostra
fede che si fa viva e reale nelle tante realtà che abbiamo incontrato:
le opere di carità e le parrocchie, i
luoghi di santità e i santuari, le edicole e le tradizioni
Ciò che mi porto nel cuore sono
i volti di chi ci ha accolto, la gioia
con cui hanno aperto le loro case,
come se per quella sera fossimo
dei figli ritornati a casa, e il desiderio di accompagnarci e sostenerci
nel cammino, se non con i piedi…
almeno con l’ospitalità!
Ciò che mi ha stupito ed è stato
un prezioso regalo di Dio, sono i
volti delle persone, compagni nel
cammino, di chi non conosci e subito ti accoglie con un sorriso, profondo e vero, di chi, senza troppi
pensieri, con poche parole si apre
all’amicizia.
È il silenzio durante la preghiera,
specialmente durante il Rosario,
recitato per strada, in modo così
antico e semplice, eppure bello ed
21 settembre 2006
il paginone
efficace, poiché si accompagna al
ritmo dei passi e del respiro, semplificando i pensieri e riportandoti
a Dio.
Ed anche se tutto ciò non ci fosse
stato, anche se fossimo partiti solo
in 4, di certo resterebbe la bellezza della preparazione di questo
pellegrinaggio: il gusto ed anche
la fatica di lavorare insieme, di
fare comunione tra le vicarie, tra i
movimenti e le associazioni, tra le
persone e le parrocchie, per riscoprire quella radice forte che tutti ci
unisce: Cristo.
Chiara Pongetti
M
olti la considerano una delle esperienze più belle della
loro vita. Sto parlando del “Pellegrinaggio giovani alle
sorgenti sulla via del cielo”, cioè del pellegrinaggio diocesano
organizzato dalla pastorale giovanile che durante sei giorni di cammino ha percorso a piedi la strada da Senigallia a
Chiaravalle passando per le parrocchie nelle quali abbiamo
ricevuto, oltre a copiose quantità di cibo, ospitalità e affetto. Personalmente parlando è stata davvero un’esperienza
straordinaria nella quale ho scoperto, oltre dei bellissimi
luoghi e il calore della gente, anche la bellezza e la difficoltà
dell’amicizia vissuta con Cristo sempre presente, che soste-
S
ono molto contento di aver partecipato
anch’io tra i circa 200 giovani al pellegrinaggio svoltosi dal 2 all’8 settembre. Partiti
in barca dal porto di Senigallia con qualche
indugio e le perplessità di un esperienza mai
vissuta prima, siamo sbarcati senza problemi a Marotta. Con grande speranza e tanto
entusiasmo abbiamo intrapreso il cammino
lungo le strade della nostra diocesi: paesaggi stupendi ma frequenti sali-scendi e infatti
con l’aumentare dei chilometri e l’avvicinarsi
alla meta (Chiaravalle), la stanchezza fisica
L
torie di santi, conosciute durante un pellegrinaggio a piedi
che è come il cammino della vita. Andare in cerca di qualcosa, della verità, delle sorgenti, di quanti hanno donato il loro
amore e la loro vita agli altri, all’amore verso il prossimo, grazie
ai quali oggi c’è un pò di amore nelle nostre vite e nelle nostre
famiglie e siamo uniti in qualcosa di più grande. Anche i santi
del nostro territorio ci hanno dimostrato che c’è qualcosa per
cui vale vivere la vita e viverla appieno, da protagonisti, gustando fino in fondo gioie e dolori, tutto quello ci offre quotidianamente. Essi hanno saputo esaltare tutto questo offrendolo a Dio,
in nome dell’amore totale, “folle”, infinito verso i fratelli, la vita,
Dio stesso. Storie di santi, di ormai tanti anni fà, che appaiono ai
nostri occhi remote... nessun testimone diretto può più raccontarcele, pochi rimangono i segni materiali a memoria di quelle esistenze..... il tempo scorre veloce, la gente non se ne rende
conto, dimentica in fretta gli eventi di ieri, sembrerebbe che nulla è rimasto della loro testimonianza.
Qualcosa però rimane nonostante il tempo che passa; l’amore
che essi hanno riversato su questa terra, il loro sforzo di portare
il paradiso nel mondo e nelle vite dei loro contemporanei, non
svanisce e mai svanirà perchè rivive in noi oggi, rivive nei nostri cuori, nel nostro spirito grazie ad un Dio-Uomo che vive in
eterno prima di noi e delle nostre esistenze, il quale ha accarezzato la vita di quelle sante persone che hanno deciso , prima di
noi, di farsi cullare dal Suo Amore. Io ho visto questo Amore nei
giorni del pellegrinaggio, negli sguardi, nei volti e negli abbracci
di coloro che mi sono stati accanto, io ho vissuto e gustato questo amore, non posso dire altrimenti; tutti coloro con i quali ho
camminato sono stati testimoni di questo, l’ho vissuto davvero
in prima persona e ho riposto tutto questo nel mio cuore. A riprova di chi dice che l’Amore non esiste e che non è eterno....; si
sbagliano, non può essere che il contrario.
Siamo tutti chiamati ad essere i santi di oggi, come hanno fatto quei santi del passato, a portare la fiaccola dell’Amore eterno
di Gesù che ci hanno messo nelle nostre mani e farla brillare
finchè la vita non ci sfugga dalle nostre mani.
Fabrizio Bartoli
Grazie. E’ questa parola che mi balza subito alla mente, un sentimento di gratitudine
verso coloro che hanno reso possibile quest’esperienza e verso coloro che ne hanno
preso parte.
Grazie a tutti i Don, in particolare a Don
Andrea che con parole di una semplicità
disarmante è riuscito a prendermi dentro e
a darmi le motivazioni e la voglia di partire.
Grazie a tutti voi pellegrini, alle vostre
facce stanche ma piene di gioia, ai vostri
bellissimi sorrisi, alle vostre dolcissime
parole, ai momenti di preghiera e di festa
che avete reso speciali.
E l’ultimo grazie, quello più importante
di tutti, va a Lui, a Cristo che ancora una
volta è venuto in mezzo a noi, che ho visto
in tutti i pellegrini, negli abbracci, negli
sguardi, nei sorrisi... che è stato quell’Amore che è circolato tra di noi, che ci hanno
trasmesso le famiglie che ci hanno accolto,
che ci ha dato la forza di camminare.
Dio che è stato “compagno nella marcia,
guida negli incroci, riparo nel cammino,
ombra nel calore, acqua nella sete, luce
nell’oscurità, consolazione nello scoraggiamento, fermezza nei propositi, amicizia
negli sguardi e sorriso in ogni avversità...”.
Mi accompagnerà sempre questo pellegrinaggio, mi accompagnerà la forza che vi
ho trovato nella vita di tutti i giorni e i volti
di tutti i pellegrini e pellegrine rimarranno nel mio cuore, perchè è li che stiamo
andando “dov’è il centro...”.
Francesca Vici
S
ono Paolo e ho 26
anni. Questo pellegrinaggio è stato per me
un’esperienza veramente
stupenda, a partire dal
clima di festa e gioia che
ha caratterizzato il cammino e le soste nei paesi
ma allo stesso tempo si
è riusciti a raggiungere,
nei momenti di preghiera, quel silenzio che serve e stimola la riflessione
e il raccolglimento. Un
altro punto fondamentale è stata l’accoglienza
nei paesi, per i pasti e i
momenti insieme, e nelle famiglie per le notti
e la colazione. Ci siamo
sentiti veramente a casa
e per questo volevo ringraziare tutti quelli che
in ogni paese hanno curato l’accoglienza, a tutti i parroci che si sono
fidati della proposta e
che hanno risposto in
maniera egregia e tutte le famiglie che hanno aperto le loro case a
perfetti sconosciuti con
fiducia e curiosità.
Camminare così tanto, ha prodotto in me
alcune considerazioni.
Per prima cosa la dimensione dello spazio è
completamente dilatata,
proprio come i veri pellegrini dei secoli che furono; per arrivare da Corinaldo a Serra de’ Conti
non ci vuole 30 minuti
di auto, ma una giornata di cammino, sali e
scendi che neanche noti
quando per muoverti ti
basta premere un pedale. Oltre alla dimensione
del tempo, molto bella è
quella dello spazio che
sembra rallentarsi, con
meno frenesia si passava da una strada all’altra
e ogni istantanea che
passando in macchina
si fa guardando il paesaggio, si moltiplica in
maniera esponenziale
perchè, andando piano,
ogni particolare (case,
campi, girasoli, animali) può essere osservato
con calma, da più punti
di vista e con ragiona-
menti e pensieri che li
attraversano.
Questa dimensione spazio-temporale ha avuto
conseguenze sulla spiritualità del pellegrinaggio,
infatti si è preso spunto
per pensare ai momenti
di preghiera alla devozione popolare, per riscoprirla e intuire che
la preghiera tradizionale
non è solo un qualcosa
da anziani ma può essere parte fondante della
nostra vita di preghiera.
Ogni giorno si faceva un
momento di preghiera
al mattino con lettura
del vangelo, l’Angelus
a mezzogiorno, alcune
decine di rosario durante il cammino seguite da
un momento di silenzio,
la Messa e la preghiera
prima di tornare nelle
famiglie. Quasi 200 giovani dai 15 anni in su
che fanno il rosario o la
messa ogni giorno più
tutto il resto non è una
cosa così usuale, come si
è visto non solo è possibile ma ha un gusto particolare.
Uno dei frutti maggiori
che questa esperienza ha
prodotto è stata l’esperienza di chiesa diocesana. E’ stato bellissimo
avere con noi alcuni
rappresentanti di tutte
le associazioni o movimenti che si occuoano
dei giovani, dall’Azione Cattolica agli Scout,
da Comunione e Liberazione alla Gioventù
Francescana, passando
per Rinnovamento nello
Spirito e quelli che non
appartengono a gruppi
precisi ma che si sono
voluti unire con i loro
amici della parrocchia.
Questo è veramente un
segno grande di unità
che non può mancare
nella chiesa di oggi e
con questo pellegrinaggio sono convinto che
un mattoncino per una
chiesa migliore sia stato
gettato.
FOTO EFFIMERA - GABRIELE MORONI - SENIGALLIA
S
a prima volta che il nostro
prof. di religione (don Andrea
Franceschini) ci presentò l’iniziativa, portandoci quel bel manifesto
“sulla strada”, ammetto francamente di non essermi entusiasmato.
La vedevo come una buonissima
idea, ma mi dicevo “quante cose ci saranno
mai da scoprire?”, e poi “non fa per me...” .
Fortunatamente, dovetti subito dopo fare i
conti con qualcun Altro (con la “A” maiuscola, specifico), che mi fece chiaramente
capire che avrei dovuto partecipare a quel
pellegrinaggio (ed allora fui addirittura
uno dei primi ad iscrivermi: quando portai
il tagliando di iscrizione, c’erano soltanto
sei o sette persone già iscritte.
Oggi sono incorruttibilmente contento di
aver partecipato a tutto il pellegrinaggio,
e per condividere lo splendido dono che
il Signore ha fatto a me,Andrea, provo a
scrivere la testimonianza che mi è stata
chiesta. Alla celebrazione di partenza in
Duomo da parte del Vescovo sono arrivato
senza aspettative: non mi ero fatto un idea
di ciò che avremmo vissuto, né avevo intenzione di farmene. Quindi ogni singola
esperienza del cammino è stata una rivelazione (più o meno chiara), ed ogni cosa
un vero e proprio dono. E se penso ad un
modo per scandire le esperienze che ho
vissuto, mi vengono in mente le persone
che ho conosciuto, i loro volti e le loro parole, più che i secondi, i minuti, le ore ed i
giorni... In tutta schiettezza, sarei falso se
parlassi di attimi. Ciò che posso testimoniare sono solo e soltanto rapporti: è stato così che noi tutti abbiamo lanciato uno
sguardo sull’infinito, dato che l’unica cosa
ad averci ricordato lo scorrere del tempo è
stata la fine dell’avventura (e non tanto poi,
vi assicuro).
Il mio personale modo di vivere qualsiasi
esperienza mi ha sempre spinto a riservarmi momenti di silenzio ed osservazione, pur trovandomi in mezzo a 100 o 180
coetanei. Eppure in questa settimana non
ho passato in solitudine neanche un istante, ed ho avuto per la prima volta la grandissima opportunità di intraprendere in
compagnia di fratelli e sorelle anche il mio
neva noi pellegrini durante le faticose salite e che ci cullava
durante le soste tanto desiderate durante il percorso. L’aver
attraversato a piedi la diocesi mi ha fatto riscoprire il Signore,
sia nelle bellezze naturali del nostro territorio, che percorrendo quelle vie in macchina e con la fretta difficilmente notiamo, sia in quelle persone che si sono adoperate per far sì
che questo pellegrinaggio avesse luogo, sia nel volto di ogni
pellegrino che come me ha reso speciale questa esperienza.
L’aver scoperto nelle persone stupende che mi affiancavano,
l’entusiasmo che mettevano nel percorrere questa strada mi
ha dato la forza per continuare anche quando avevo voglia
di fermarmi e di non andare avanti, quando mi scoraggiavo
guardando le ripide salite. Ora, dopo essere tornata a casa,
sento la mancanza di ogni minima cosa, partendo dai pellegrini fino ad arrivare alla fatica ed alla stanchezza che la sera
ti coglieva.
Con questo pellegrinaggio ho capito che la bellezza di vivere insieme esperienze così importanti e di consacrarle nel
nome del Signore è un passo veramente gigante verso la formazione di ognuno di noi e della crescita nell’amicizia con
gli altri e con Cristo.
Selene
si faceva sentire sempre più. Stare insieme
tra i pellegrini alleggeriva lo sforzo fisico,
nondimeno l’accoglienza che tutti ricevevamo in ogni sosta-ristoro, nelle case di chi ci
ospitava per la notte è stata fondamentale: ci
incoraggiavano, ci davano fiducia ed importanza come se fossimo loro figli senza chiedere nulla in cambio, ed è forse questo che a
me (e credo a tutti) ha colpito molto e ricorderò maggiormente di questa esperienza
Filippo Marcellini
cammino interiore: nella mia diocesi, la
nostra Casa, fatta di Santi ed urne (come
dice don Severino), di luoghi, sentimenti
e soprattutto persone, il Signore ha voluto
farmi conoscere Andrea e la Chiesa sua famiglia amati senza condizioni. E l’umanità,
l’uomo, l’unica chiave dell’amore.
Sull’essere pellegrino volevo invece parlarvi della mia particolare esperienza. All’inizio del mio cammino avevo sete di capire
tutto ciò che riguardava me stesso e Dio.
Ho avuto la preziosa occasione di affrontare questo desiderio con un (incomparabilmente originale) sacerdote. Era il primo
giorno... ed è stato allora che ho inconsapevolmente imparato a camminare decentemente. Davvero non si può pensare, avere la presunzione, di capire cose e persone
partendo dalla propria intelligenza: è come
pretendere di conoscere il mondo stando
sempre chiusi in una stanza. Accettare di
seguire Cristo è invece mettersi in cammino, essere pellegrini vita natural durante.
Ed è allora che si vedono e conoscono le
cose. E soprattutto giunge l’amicizia e la
fratellanza come un dono, una grazia che
spontaneamente si orienta verso gli altri.
Lord Baden Powell, il fondatore dello scautismo, affermava che l’uomo non avrebbe
mai potuto raggiungere alcun progresso se
non si fosse sforzato di raggiungere l’essenza dei propri sogni. Io oggi ho capito che è
più efficace e bello sporgersi verso Colui
che i nostri sogni li conosce.
Infine mi sento in cuore di dire un ultima
cosa a chi come me si è posto un sacco di
domande su se stesso, sulla natura, sull’uomo e sulla società, e a chi si sente infelice
perché deve affrontare delle difficoltà e
cerca soluzioni: come diceva Kafka, “la verità è una questione del cuore”.
Il desiderio di testimonianza che porto nel
cuore è pura e schietta gioia di condividere
un cammino ben più lungo, grande e bello
di quei circa 70 Km (correggetemi se sbaglio) che abbiamo fisicamente fatto.
Tutto ciò che il Signore abbraccia, diventa
infinito. Anche la strada.
Andrea
R
ipensando oggi, a cammino ormai ultimato, alla preparazione
e all’attesa per questa scommessa del
pellegrinaggio diocesano, non riesco a trattenermi dal saltare dal letto
dove sto scrivendo per gridare dalla
gioia!
E’ sempre così… “Le mie vie non
sono le vostre vie” ci dice Dio… e ciò
non solo quando Dio sconvolge i nostri piani distruggendo le nostre certezze e facendoci piombare in grosse crisi, ma anche (come in questo
caso) quando ci dona gioie e felicità
inaspettate! Gioie nascoste dietro la
semplicità di un cammino che chi
non ha intrapreso non può capire.
Come spesso mi capita quando parlo delle mie esperienze di fede a chi
non le ha ancora vissute, anche questa volta (e soprattutto questa volta)
non riesco a farmi ben comprendere!
Non riesco a trasmettere ciò che ho
provato in modo preciso e puntuale… Un po’ per le mie scarse qualità
oratorie, ma soprattutto perché di
Dio si possono fare tanti discorsi, ma
nessuno di questi è mai esauriente o
illuminante! Di Dio si può solo farne
esperienza.
E’ difficile o impossibile, per chi non
è venuto, capire cosa abbia mai perso
nel non faticare e sudare sotto il sole
(neanche ad agosto era così caldo…)
a camminare per più di 100 km per
una settimana, senza le comodità
di casa e anzi con vesciche e tagli in
ogni punto dei poveri piedi. E forse
solo il miglior “baciamadonne” della Diocesi si esalta sentendosi dire
che abbiamo avuto tante occasioni
di pregare, di riflettere grazie a momenti di vero silenzio, di ascoltare
testimonianze di santi come quelle di
persone vive .
Ma penso di non sbagliarmi se parlando a nome di ognuno dei pellegrini, anche di chi ha camminato con
noi solo mezza giornata, oso dire che
Dio lo abbiamo percepito coi 5 sensi nella maggior parte dei 7 giorni di
cammino! Nei semplici sguardi tra
di noi; nelle belle parole che sentivi uscire dalla bocca di ognuno nei
confronti degli altri; mai una seria, e
sottolineo seria, lamentela sulla fatica o su un qualsiasi problema che si
poteva creare (e ovviamente ce ne
sono stati, come l’assenza del maxischermo a Monte San Vito per il
match della nazionale) o sugli atteggiamenti dei compagni di viaggio;
nello scambio di esperienze fatte (di
fede e non) nei tratti dove era possibile perdere fiato; nei momenti di
silenzio e intimità, in quelli di aspra
salita dove era consigliabile starsene
zitti; nei bellissimi paesaggi che attraversavamo nell’itinerario scelto per
noi con cura affinché fosse soprattutto “bello”; nei canti, nei balli, negli
scherzi fatti in compagnia all’insegna
di un sano divertimento; e ovviamente anche nei momenti “classici” della
preghiera che abbiamo vissuto nelle
più svariate forme ognuna delle quali
assicurava una partecipazione attiva,
indispensabile per un gruppo giovanile…
Tutto ci parlava di Dio… E quando il
contatto con Dio è così forte, concreto, continuo e senza particolari sforzi da parte nostra, tutto aumenta di
qualità. E’ così che possiamo capire
anche noi che abbiamo partecipato il
motivo della nostra gioia. Una gioia
che si legge benissimo negli occhi
di tutti, ma se ci chiediamo la causa
concreta e precisa non la si trova…
Non c’è un evento chiaro ed emblematico che l’ha scatenata! E’ nata e
basta!
E’ un dono e il nostro merito è solo
quello di aver accettato la proposta
che ci ha fatto qualcuno di metterci
in cammino! Il sogno di uno di noi
(non a caso Don Mario…) che si è
concretizzato ed è diventato ciò che
noi tutti inconsciamente desideravamo. La voglia di approfondire il legame e la conoscenza di noi stessi, di
Dio e degli altri!
A questo punto la tentazione grossa è
quella di fermarsi a questa esperienza. Di pensare a Chiaravalle come
ad un punto di arrivo. Deve essere
per noi invece un punto di partenza. Ciò che abbiamo provato cioè va
portato e vissuto nel nostro quotidiano. Quanto contrasto ci farà ora
la vita di tutti i giorni eppure è chiaramente possibile poter trasformare
i rapporti con noi stessi, con Dio e
con gli altri in modo da ritrovare la
gioia di quei giorni. Forse dovremo
faticare un po’ a rompere coi nostri
compromessi; dovremmo un po’ rallentare i nostri ritmi (ricordiamo che
andavamo a passo d’uomo, e questo
è stato fondamentale); dovremmo
assumerci qualche responsabilità in
più (in tante testimonianze abbiamo
visto quante sono le cose che possiamo fare noi anche se magari pensiamo erroneamente di essere piccoli o
non all’altezza); dovremmo spostare
l’attenzione di più sugli altri anziché
solo su noi stessi… E poi ognuno avrà
trovato ciò che forse dovrà cambiare
o migliorare. In ogni caso, con calma
e senza la fretta di voler cambiare per
forza e subito… Con pazienza e con
i tempi giusti, ma tenendo sempre lo
sguardo bello alto.
10
21 settembre 2006
Territorio
territorio
storie Una malattia, l’Alzheimer, una madre e un figlia scrittrice
Allagamenti
e danni
L’azzurro dei giorni scuri
100 anni fa la scoperta
D
opo l’alluvione di sabato scorso, circa duecento
aziende con oltre duemila dipendenti sono in ginocchio. Le associazioni di categoria chiedono aiuti.
Le associazioni degli artigiani sottolineano la situazione
critica. Per Confartigianato, parte dei danni potevano
probabilmente essere evitati, con una migliore e
puntuale manutenzione dei fossi e canali di scarico
delle acque. Cna denuncia che le zone più colpite sono
San Biagio, via dell’Artigianato e via Maestri del Lavoro
ad Osimo, oltre alla zona ex Intereco e Cerretano a
Castelfidardo, dove ci sono imprese invase da ben 30
cm di fango. Non è ancora possibile avere una stima
precisa dei danni, che sono comunque ingentissimi.
Ottenuto già lo stato di calamità, che permette alle
aziende la dilazione di pagamenti relativi ad imposte
e tasse. Le aziende colpite per la maggior parte sono
aziende contoterziste che dovevano consegnare i
prodotti in pochi giorni, ad importanti ditte committenti. A queste ultime si chiede di concedere tempi più
lunghi per la consegna, e alle banche di dilazionare i
tempi dei pagamenti delle varie scadenze.
La Camera di Commercio di Ancona fa rilevare la
situazione sia grave e rimarrà a completa disposizione
per portare il suo contributo concreto e operativo a imprese e forze lavoro. Non c’è tempo da perdere: avere
aziende in queste condizioni significa rischiare il fermo
produttivo, dunque incapacità di rispettare gli impegni
presi, mancate commesse, posti di lavoro a rischio,
prodotto interno lordo del territorio compromesso.
Anche Assindustria di Ancona sta contattando tutte le
aziende invitandole a documentare i danni subiti mediante fotografie o rilevazioni dirette da parte di periti e
a quantificare, anche approssimativamente, l’importo,
comprendendo anche i danni da mancata produzione.
Icone di origine GrecaRussa-Rumena
ARTICOLI SACRI
a Senigallia
via Andrea Costa 31 tel 071.60597
l’evidenziatore
Castelcolonna
Circa 400 i presenti alla
cena in piazza riservata agli
anziani ultrasessantenni e
promossa dalla unione dei
comuni Monterado-Castel
Colonna. Nel 2005 l’appuntamento si era svolto a Monterado, quest’anno è toccato
invece a Castel Colonna attrezzare gli spazi per la cena,
che ha avuto luogo sulla
pista di pattinaggio di contrada Croce, situata a monte
del centro castellano e sulla
direttrice per Monterado. Il
comune di Castel Colonna
aveva allestito, per l’occasione, due strutture coperte che
hanno consentito agli ospiti
di cenare e di …lanciarsi poi
in una allegra serata danzante, allietata dalle note del
gruppo Even e Cristian. Eccezionale, dicevamo, il numero di commensali laddove si
rifletta sul fatto che la popolazione complessiva dei due
comuni è all’incirca di tremila abitanti: essere riusciti a
portarne ben quattrocento a
cena significa, dunque, aver
mobilitato ben più del dieci
per cento della popolazione
residente.
Emblematica anche la circostanza che i comuni di
Monterado e Castel Colonna
abbiano legato l’occasione
d’incontro ad una iniziativa
di solidarietà nei confronti
dell’Aos, l’Associazione Oncologica Senigalliese.
Dopo il saluto porto agli
intervenuti dai sindaci di
Castel Colonna, dottor Massimo Lorenzetti, e Monterado dottor Andrea Rodano,
è stato lo stesso presidente
dell’Aos Giuliano De Minicis
ad illustrare, col supporto di
alcuni collaboratori, le attività della associazione.
Al termine, è stata effettuata
tra i partecipanti una raccolta di fondi, poi devoluti
al sodalizio senigalliese: “Si
è trattato -sottolinea Massimo Lorenzetti- di un gesto
di concreta attenzione nei
confronti dell’Aos e del delicato compito che svolge
ogni giorno con responsabilità e spirito di sacrificio.
Parte del ricavato -prosegue
il sindaco di Castel Colonnasarà utilizzata per le normali
attività di assistenza a domicilio del sodalizio, mentre la
parte residua sarà devoluta
al fondo costituito per concorrere alla realizzazione del
nuovo reparto di Oncologia
dell’Ospedale di Senigallia”.
Raoul Mancinelli
L
’azzurro dei giorni
scuri” è la cronaca
di una malattia, l’Alzheimer, ed è anche
il titolo del libro che
Maria Grazia Maiorino ha scritto, per
le edizioni “peQuod”,
raccontando la storia
della madre: le difficoltà degli ultimi mesi
di vita da sola, l’arrivo
delle badanti polacche
e, infine, la decisione
sofferta del ricovero.
Il volume sarà presentato in occasione
della XIII Giornata
mondiale, particolare quando
giovedì 21 vive istituzionalizzata,
settembre, in un luogo che non
a Senigal- gli appartiene e che
lia
(Au- contribuisce ad accred i t o r i u m scerne lo smarrimenSan Rocco, to, la confusione, la
ore 17).
dispersione, l’allonta“Nasce dal- namento dalle sensala convin- zioni piacevoli della
zione
di vita”.
dare voce Dai primi segni di
ad un’espe- perdita della memorienza tra- ria, che si rivelano
gica come l’inizio del morbo di
la
malat- Alzheimer, l’autrice
tia di una comincia a registrare
madre che tutto ciò che accade,
si spegne per necessità ma ana poco a che per conforto.
poco, ma A Senigallia opera il
i n s i e m e “Centro diurno Alforte e in- zheimer - Il granaio”,
tensa per- struttura promossa da
ché ci sono Asur n.4, Fondaziospiragli di speranza, di ne Opera Pia Mastai
vero amore e di reale Ferretti e Comune di
scoperta del mon- Senigallia. A dare lo
do interiore di due spunto per la scrittudonne che si trovano ra del suo libro a Maunite dai ricordi, dalla ria Grazia Maiorino
parte affettiva che dà il progetto Alzheimer
loro piena dignità. - nato all’interno della
sottolinea Anna Paola casa di riposo Opera
Fabri, Presidente della Pia Mastai Ferretti
coop. Sociale Progetto ed ora concluso, ma
Solidarietà - Questa la cui esperienza si
storia dice anche che è trasferita al centro
la persona demente, diurno di accoglienza
e forse il vecchio, più e sollievo della malatin generale, ha diritto tia.
ad essere rispettata,
amata, sostenuta in
L.M.
La malattia di Alzheimer è stata descritta per la prima volta nel 1906
dal neuropatologo Alois Alzheimer
(1863-1915): fu durante la Convenzione psichiatrica di Tubingen che
Alzheimer presentò il caso di una
donna di 51 anni affetta da una
sconosciuta forma di demenza. Ma
fu soltanto nel 1910 che la malattia
ebbe un nome, quando Emil Kraepelin, il più famoso psichiatra di lingua
tedesca dell’epoca, ripubblicò il suo
trattato “Psichiatria”, nel quale definiva una nuova forma di demenza
scoperta da Alzheimer, chiamandola
appunto malattia di Alzheimer.
Risulta peraltro che, nella caratterizzazione della malattia, abbia avuto un ruolo chiave anche un giovane
ricercatore italiano: Gaetano Perusini (1879-1915). Egli faceva parte di
un gruppo di psichiatri italiani che
preferì non seguire la moda allora
vigente delle teorie non organiche,
vale a dire della soluzione e del trattamento psicoanalitico come privilegiati per le malattie mentali. Essi
preferirono affidare la propria preparazione allo studio anatomico dei
cervelli dei pazienti. Perusini si recò
nel 1906 a Monaco, proprio presso
la scuola di Kraepelin e sembra che
sia stato quest’ultimo ad affiancarlo
ad Alzheimer nella ricerca. L’importanza di questo studio, sta soprattutto nel fatto che Perusini percepì
l’azione di una specie di cemento
che incollava insieme le fibrille neuronali. Questa scoperta di fatto risale a circa dieci anni fa, esattamente
al 1984, quando venne fatto ampio
uso della piùsofisticata biologia molecolare.
arceviaUn interessante itinerario disegnato da Federico Uncini
Abazie da scoprire
L
a conferenza sul tema: “Le “Ager Gallicus” montefortinese è
abbazie benedettine lungo nata per difendere-valorizzare il
le valli montane della Marca” ha proprio e l’altrui territorio (priavuto l’ampiezza del primo passo ma minaccia nello specifico ineffettuato per percorrere il trac- combente: le “nuove” cave, con il
ciato dello stimolante itinerario, pericolo, si spera eludibile o condisegnato, suggerito e caldeggia- trollabile, della famelica apertura
to da Federico Uncini.
divoratrice...).
La sua voce si è avvalsa di un raf- Uncini ha rilevato l’elevatissima
finato uditorio nell’invitante sug- “densità” strategica delle abbazie
gestione del Chiostro “San Fran- nell’alta valle dell’Esino: una vera
cesco” di Arcevia.
unicità in Italia (record dunque
A voler diffondere ed amplificare da sfruttare in tutta la propria
il messaggio è stata l’associazio- potenziale polivalenza) nel cuore
ne Culturale “Ager Gallicus” di di un ambiente altrettanto singoMontefortino, con in testa la pro- lare e “ad hoc” in termini arcanofessoressa Anna Terenzi (che ha paesaggistici.
introdotto il dotto conferenziere) Da S.Benedetto a S.Pier Damiani
ed il presidente Vandro Solfanel- all’ultima espressione della cultuli.
ra cenobitica, dalla regola all’atPatrocinio e sostegno: Assesso- teggiamento riformistico e “rirato comunale alla Cultura (retto belle” di S.Romualdo, il discorso
da Andrea Bomprezzi).
ha preso ed aggiogato il parterre
Uncini si è avvalso (nel suo agile degli intellettuali, realmente “die accattivante procedere e gio- vertendo” (nel senso più elevato
ravagare sui saliscendi storico- della gratificazione costruttiva) e
geografici) del prezioso supporto facendo soprattuto riflettere.
costituito dal suo reportage foto- Il passato è tornato ad insegnare
grafico.
il futuro. Chi ha voluto collegare
Tante le immagini proiettate sullo ha collegato.
schermo. Una su tutte: l’Abbazia Si è parlato così dell’antica “tecdi S.Vittore delle Chiuse. Insie- nologia” (quella degli amanuensi
me alle celebrità architettoniche alle prese con la presono emerse e riemerse altre e ziosa carta di
molte costruzioni sacre
Fabriano),
del.A voler dire: ri-creiamo un vero e l’urgenza
della
realmente percorribile Itinerario
dello Spirito, attraverso le tappe
dei siti sacri, nelle nostre Marche
e nell’Umbria in particolare, inserendo il progetto negli indirizzi
del turismo culturale-religioso,
attraverso l’ottica e la categoria
dello sviluppo sostenibile.
In questa direzione, la stessa
conservazione e del recupero
(quante eccellenze sconosciute o dimenticate!), del rapporto
tra Stato e Chiesa, degli influssi
(mode) e delle suggestioni, degli alti obiettivi e delle concrete
prassi, dei tesori chiusi e dei musei all’aperto.
Forse, su tutto ha aleggiato il riferimento all’urgenza e all’irrinunciabilità di certa solitudine, di
certo silenzio, di certo distacco e
di certo cammino.
Come insegnavano (ed insegnano) gli eremiti, i romiti, i pellegrini.
Come predicavano (e predicano)
le pietre di Sitria, dell’Avellana e
di S.Elena, ma anche quelle meno
note (oggi) delle abbazie (più o
meno fortificate) di S.Emiliano in
Congiuntoli, S.Biagio in Caprile,
S.Angelo Infra Ostia, S.Cassiano
di Valbagnola, S.Croce di Tripozzo.
Umberto Martinelli
21 settembre 2006
Territorio
corinaldo Il cinema per sostenere nuove politiche urbane
Città storiche & turismo
C
ittà storiche & turismo nell’Italia
Centrale. Il cinema per cercare
l’anima delle Città e per sostenere nuove politiche urbane. Questo è il titolo
del seminario che si è tenuto lunedì 11
settembre nella Sala Grande del Palazzo Comunale di Corinaldo, per iniziativa del professor Sergi del dipartimento
di Architettura Disegno Rilievo Urbanistica Storia della Università Politecnica Marche di Ancona e del professor
Aslan dell’École d’Architecture de Paris-La Villette.
L’incontro è stata sostenuto dai Comuni di Corinaldo, Castelraimondo, Cingoli, Porto Recanati e Sassoferrato.
Il seminario è stato aperto con un intervento del Sindaco Livio Scattolini e
ha visto la presenza dell’Assessore alla
Cultura Fernando De Iasi, i quali anche lo scorso anno avevano sostenuto
una analoga iniziativa di studio, che
già allora aveva riscontrato un notevole interesse, sia tra gli studiosi che tra
gli Amministratori di diversi Comuni
marchigiani.
Il tema affrontato da una serie di quattordici relatori, undici italiani e tre
francesi, è stato coordinato da Pietro
Elisei della rivista Planum e da Leonardo Ciacci dello Iuav di Venezia e ha
affrontato sotto diverse angolature il
tema di grande attualità e complessità
rappresentato dal difficile rapporto tra
Centri Storici e turismo di massa.
La crescente quantità di turisti che
chiedono di visitare i Centri Storici
italiani pone notevoli problemi non
solo nelle grandi Città d’arte italiane
ma anche nei Centri Storici di minore
importanza. Un numero crescente di
operatori economici propone sempre
più spesso di considerare le nostre Città storiche e il nostro paesaggio come
scenografia per attività legate alla comunicazione e alla conoscenza, al turismo culturale e di affari, all’intrattenimento ed altro, attività che potrebbero
però alterare profondamente
il
senso delle nostre
Città italiane, che
nel passato hanno saputo spesso
reinterpretarsi ritrovando un senso
autentico per loro
esistenza pur attraverso rilevanti
trasformazioni ed
ammodernamenti.
Oggi il tipo di turismo di massa
che si è sviluppato
in molte situazio-
ni dell’Italia Centrale, ad esempio in
Toscana a San Gimignano o a Gradara
nelle Marche, pone seri interrogativi
circa la persistenza di tale capacità di
risposta e di adeguamento da parte
delle nostre comunità urbane. Le modalità e le tendenze in atto di trasformazione di alcune,o forse molte, città
storiche italiane fà sorgere il dubbio
che tale capacità di autoriforma sia venuta a mancare e che molte Città storiche si stiano trasformando in qualcosa
di diverso, (forse una inedita città del
divertimento?) che non sempre riusciamo interpretare compiutamente e
con la necessaria tempestività.
Gli strumenti di comunicazione audiovisiva cinema, televisione ed altro
hanno assunto un ruolo di crescente
importanza per indagare e interpretare
la nostra realtà, per sostenere efficaci politiche urbanistiche e territoriali
e per promuovere nuove politiche di
marketing territoriale.
La creazione di Film Commission in
diverse Regioni ed anche in altri Enti
locali, evidenzia la forte attenzione
per l’utilizzo della Città e del paesaggio
storico come scenografia per la realizzazione di film di diversa importanza.
Comunicazione, intrattenimento e
marketing strategico si intrecciano in
forme inedite che sfuggono spesso ad
una compiuta capacità di analisi e di
gestione.
Questi ed altri interrogativi richiedono
analisi e anche proposte di tipo interdisciplinare che i diversi relatori hanno
affrontato nel corso del seminario che
si è concluso nel tardo pomeriggio.
Ilario Taus
11
Giornate del patrimonio nascosto
Luoghi
da svelare
stratificato panorama
culturale regionale. Si
va da un convegno sui
Longobardi a Barbara
a una performance di
musica e versi a Gradara (PU), da una mostra
fotografica su Leopardi
ad Urbino ad una visita
Convegni, visite guidate, al patrimonio librario
mostre, concerti, spet- della Biblioteca di Matacoli teatrali. Diciotto cerata.
eventi
programmati Barbara
dalle soprintendenze, 23 settembre
dagli archivi, dalle bi- Sala consiliare
blioteche e dagli enti “I nostri antenati Lonlocali.
gobardi” - ore 21.00
E’ ricco il calendario di I n f o r m a z i o n i :
iniziative organizzate 0719674212
nelle Marche, in occasione delle Giornate Eu- Ostra Vetere
ropee per il Patrimonio 23-24 Settembre
2006 che si svolgeranno “I segreti della medicina
il 23 e il 24 settembre. attraverso i secoli”
Il tema di quest’anno, Mostra di libri antichi,
“Un patrimonio venuto quali cinquecentine, rida lontano”, risponde guardanti i rimedi della
all’esigenza, così come medicina attraverso i
le manifestazioni orga- secoli, a partire dalnizzate, di far conosce- l’utilizzo delle piante
re il patrimonio italiano officinali, e contenenti
nella consapevolezza le descrizioni particoladell’appartenenza a co- reggiate
muni radici culturali eu- La visita alla mostra
ropee. Nelle Marche si è sarà assistita da persoscelto inoltre di cogliere nale qualificato.
l’occasione per illumi- Museo Civico
nare realtà poco note, Piazza Maria
ma allo stesso tempo Crocifissa Satellico
caratteristiche
dello
Festa del volontariato a Morro d’Alba
I
l centro di aggregazione “San Benedetto”, in collaborazione con l’associazione “Fratelli per sempre” ed il patrocinio
del comune, promuove per domenica 24 settembre la “Prima festa del Volontariato”. Si incontreranno nel centro storico di Morro d’Alba e si faranno conoscere a tutti quelli che
vorranno le associazioni che operano nel paese: ACLI – AIDO
- ASS. NAZIONALE BERSAGLIERI SOTT. MORRO D’ALBA –AVIS
- AZIONE CATTOLICA - CROCE GIALLA - FRATELLI PER SEMPRE
– ASS. DANZINTONDO – ORATORIO - PRO-LOCO MORRO D’ALBA - SOCIETA’ SPORTIVA VOLLEY 3 - UNITALSI
Programma
Dalle 16:00 - Apertura dei gazebo delle associazioni
Apertura stand gastronomici
Animazione e giochi
ore 17:00 e ore 20:30
“The Pincers” in concerto (musica folk)
Con la partecipazione di:
Mondo Solidale
Casa di riposo comunale
Ingresso libero
arcevia Gli aumenti più consistenti nelle materne
La festa dell’uva
V
enerdì, sabato e domenica: per la Festa
dell’Uva sarà “tregiorni” su alti ritmi (ma
anche su rilassate cadenze) all’altezza della
53^ edizione. La locandina propone spettacoli,
arte, cultura, enogastronomia, intrattenimenti,
novità e conferme. Specchio dell’identità della
Perla dei Monti: che vuole rimanere fortemente ancorata al “meglio” storico della tradizione,
innestando nella stessa quanto di più positivo
portano i tempi nuovi, giocando magari anche
attentamente d’anticipo. Il “carrista” Fabrizio
ne è l’esempio: legatissimo alla sua terra (di cui
esporta la prioritaria, onesta sorgività inventiva e sorridente), sapendo importare ciò che
realmente vale e valorizza. Fabrizio Ferri sta
ultimando l’opera per i colori della località Montefortino: il cui carro sfilerà
domenica alle 15,30 insieme agli altri “cocchi” dei
colleghi-amici-avversari
nella centralissima arena
di Arcevia.
La sua creazione ha già
stabilito un primato: quello della dolcezza (Fabrizio
è per tutti “Il Gelataio”, il
cui furgone è vera istituzione in piacevole movimento nell’entroterra senigalliese). La “tregiorni”
avrà un po’ di tutti i gusti.
Per dare una prima idea
ai vari palati, l’Amministrazione Comunale ha
convocato una conferenza stampa, al fine di
illustrare particolarmente alcuni inediti aspetti della Festa dell’Uva. Emblematica la presentazione di “Biologica”: iniziativa “dedicata
al mondo dell’alimentazione, al benessere e
a tutto ciò che migliora la vita quotidiana, per
sperimentare gli effetti benefici di uno stile di
vita in equilibrio con quanto ci circonda”.
Rilevante la presenza delle delegazioni giapponesi delle città di Fujishima e Tsuruoka, che
daranno dimostrazione (in classico Kimono)
della preparazione del loro caratteristico tè,
allestendo uno stand.
Verrà varato il Premio Arcevia Jazz Feast “Raffaele Giusti”. Impegnato in prima persona: il
sindaco Silvio Purgatori insieme a Renzo Ortolani (assessore al Turismo), Alfiero Verdini
(presidente Pro Loco), Bruno Sebastianelli
(presidente Cooperativa “La terra e il cielo”).
Uniti in catena: le frazioni, i comitati, le associazioni ed “Castelli” arceviesi. Per tutti: la
degustazione dei prodotti tipici della Perla dei
Monti. Dal primo all’ultimo giorno, si susseguiranno: apertura Locande del Buon Ristoro,
Degustibus, Mostra Macramè, concerti, spettacoli, seminari, Giostra dei Castelli, esibizione degli artisti di strada e dei gruppi folkloristici, Gara della Scoccetta (Arcevia-Tredozio),
balli, Lotteria dell’Ottofile (mais di Roccacontrada). Patrocinio: Regione Marche, Comunità
Montana Esino Frasassi, Colli Esini, CIA.
U.M.
territorio Coldiretti premia comuni ed aziende agricole
Bandiera Verde
V
enerdì prossimo l’Aula del Rettorato dell’Università Politecnica delle
Marche, ad Ancona, sarà tappezzata
di verde per una occasione straordinaria: nella mattinata, con inizio alle
10, saranno ufficialmente consegnate
le Bandiere Verdi Agricoltura 2006. Il
prestigioso riconoscimento, varato su
scala provinciale nel 2003, ha assunto
rapidamente la rilevanza e la risonanza
nazionale. Non a caso da quest’anno
è premio nazionale e viene attribuito
dalla Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) a Province, Comuni, Aziende
agricole particolarmente distintisi nella valorizzazione delle produzioni tipiche locali, del territorio e del paesaggio agricolo. Le Bandiere Verdi – alla
cui consegna parteciperà anche il presidente nazionale Cia dott. Giuseppe
Politi – vincitrici del premio sono 17.
Sei Comuni, sei aziende agricole ed
anche (fuori concorso) cinque personalità operanti in campi di spicco per
lo sviluppo e la modernizzazione dell’agricoltura ed il rispetto dell’ambiente.
“Si tratta di esperti che svolgono un’attività preziosa, molto sensibile, per le
finalità del nostro premio:” rileva Marco Giardini, responsabile nazionale del
Premio Bandiera Verde Agricoltura.
Meriti e motivazioni dei concorrenti
sono state rigorosamente valutati da
un’apposita commissione selezionatrice di esperti il cui verdetto ha prescelto le 17 Bandiere Verdi 2006.
Ed ecco l’elenco dei vincitori:
Comuni: Ripatransone (Ap), Palena
(Ch), Torano Nuovo (Te), Palombaro
(Ch), Sant’Eusanio del Sangro e San
Salvo (Ch.)
Aziende agricole: Bosco degli Ulivi
(Ch), Cooperativa Agricola San Romualdo (An), Cantina Sangro (Ch),
Cooperativa Are (Te), POG Sca del
Garda (Vr), Az. Agricola Pala Luca
(Pu)
Premiati fuori concorso: Prof. Andrea
Segrè: Preside della Facoltà di Agraria
dell’Università di Bologna, On. Mario
Capanna: Presidente del Consiglio dei
Diritti Genetici, dott. Alberto Morgante: Presidente del Consorzio “Prosciutto San Daniele”, dott.ssa Anna Scafuri:
giornalista responsabile della rubrica
del Tg1 “Terra e Sapori”, dott. Franco
Foresta Martin: redattore scientifico e
ambientale del “Corriere della Sera”.
Da tener presente che dal 2003 sono
state assegnate complessivamente 83
Bandiere Verdi. Venerdì prossimo saranno coinvolte, oltre alle 17 nuove,
tutte le 66 degli anni scorsi alle quali si
è voluta concedere la dimensione nazionale del premio.
12
21 settembre 2006
Cultura
idee La verità cammina con noi e la storia è la nostra dimensione essenziale
Il coraggio di affrontare la crisi (3)
P
roprio quando una maggior sensibilità apre la
coscienza alla domanda sul senso della vita e
spontanea emerge l’invocazione alla trascendenza, molti di noi debbono affrontare una più sottile
crisi che genera una lacerazione profonda. Questa
coscienza aperta alla ricerca in una prospettiva di
infinito mentre sente affascinante la proposta del
vangelo, prova un certo fastidio a viver questa proposta all’interno della chiesa. Eppure il messaggio
evangelico comporta l’esistenza di questa comunità
in cui nel corso della storia deve essere trasmesso
e vissuto. Quello che genera difficoltà è la forma
storica con cui l’organizzazione della chiesa oggi
si presenta, che risente della mentalità medioevale
in cui si è formata. Chi conosce la storia sa che di
fatto questa struttura ha vissuto una evoluzione nel
corso dei secoli.
L’uomo moderno è infastidito innanzi tutto da
quell’atmosfera sacrale (qui si tratta del sacro come
oggettivazione e non come apertura alla trascendenza) che sottrae ogni affermazione al libero dibattito e talora si degrada in cortigianeria e servilismo verso le autorità. Stupisce come si possano
accettare con grande reverenza gli insegnamenti
dell’autorità anche quando dicono cose opposte
a quelle affermate in altri tempi: vedi la libertà, la
corporeità, la modernità… La tensione ha come
presupposto un diverso concetto di verità. Una verità immutabile è definibile una volta per sempre
e richiede un’autorità che la garantisca e la proclami, mentre esige dai fedeli una docile accoglienza.
Questa è la tipica mentalità del medioevo in cui
il messaggio evangelico è stato per la prima volta
ripensato. Il presupposto della cultura moderna è
diverso: pur non accettando il relativismo crediamo che la verità sia inesauribile e perciò mai de-
finibile una volta per sempre. Il suo arricchimento dipende dalla nostra crescita storica. La verità
cammina con noi e la storia è la nostra dimensione
essenziale; anche la verità rivelata, nella misura in
cui viene compresa e interpretata da noi acquista
una dimensione storica, la parola di Dio non è un
fossile da museo, ma seme che deve essere gettato nella terra della nostra storia. Dalla storia, ossia
dai problemi che emergono dal vivere, nascono le
sollecitazioni per una più profonda comprensione
della verità, perciò deve essere valorizzato il ruolo della base dove pulsa la vita. Il ruolo dell’autorità sta nel cogliere questo flusso vitale e nel porsi
come punto di riferimento per un vaglio critico.
Purtroppo, nonostante il concilio, i laici sono considerati un’appendice della gerarchia, anche se oggetto di tante cure. Nella misura in cui è pensabile
una gerarchia all’interno dello spirito evangelico, la
piramide deve essere rovesciata. Purtroppo nell’era
del riflusso postconciliare costatiamo un sempre
più forte accentramento.
Sacralità, autoritarismo, mancanza di coscienza
storica spiegano il disagio dell’uomo d’oggi a vivere
nella chiesa, nonostante il fascino del vangelo. La
coscienza di chi vuol coniugare la duplice fedeltà
a Cristo e al proprio tempo vive la lacerazione di
non poter uscire dalla chiesa, perché affascinato
dal messaggio evangelico e consapevole che questo
si incarna storicamente nella chiesa, mentre d’altra
parte sente estranea una organizzazione che riflette la civiltà medioevale ormai tramontata. La speranza di cambiamento sta in un più significativo
ruolo dei laici.
Vittorio Mencucci
archeologia Ostra Vetere ha stipulato una convenzione con l’Università di Bologna e la Sovrintendenza ai beni archeologici delle Marche
Alle Muracce è tempo di scoprire la storia
P
rosegue l’attività di valorizzazione del sito archeolo- basamento e le rampe di accesso, di parte del foro romano
gico dell’antica città romana frutto della convenzione e di una necropoli.
e della collaborazione tra il Comune di Ostra Vetere, la “L’obiettivo che ci siamo posti per il 2007 - afferma il SinSoprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche ed daco Massimo Bello – corre su due binari. La Soprinil Dipartimento di Archeologia dell’Università degli Studi tendenza effettuerà un’ulteriore campagna di scavo suldi Bologna sottoscritta appena due anni fa.
l’area del teatro romano ed altri interventi di tutela della
Questo ulteriore intervento, i cui lavori inizieranno nei struttura per rendere ancor di più funzionale e visitabile
prossimi giorni, gestito direttamente dalla Soprintenden- la struttura, attraverso un intervento anche di notevole
za per i Beni Archeologici delle Marche e coordinato dal spessore sotto il profilo economico: si parla, infatti di 50
dottor Maurizio Landolfi, ha una finalità conservativa e di o 60mila euro.”
tutela di questo importante monumento storico rinvenuto L’Università, dal canto suo, proseguirà gli scavi nel sito
nella campagna di scavi dello scorso anno, e si aggiunge a ove sono rinvenuti sia tempio romano che il foro romaquella serie di attività di recupero e di valorizzazione del no e la necropoli, puntando anche a recuperare ulteriori
sito, scandite proprio quest’anno, anche dalla campagna e rilevanti parti delle strutture. Per poi proseguire al recudi scavi condotta dal Dipartimento di Archeologia del- pero della parte residenziale del municipio romano, che
l’Università di Bologna, e dai professori Dall’Aglio e De potrebbe offrirci elementi di considerevole interesse sia
Maria, nel corso della quale sono emerse l’area di un anti- sotto il profilo storico che scientifico.
co tempio romano, del quale sono stati portati alla luce il
A.M. Montevecchi
mondo A Fano la nona “Settimana africana regionale”
Hic sunt
leones
IL LIBRO
di Giulio Albanese
Padre Giulio Albanese in Africa
ha vissuto, studiato, lavorato;
all’Africa ha dedicato tutto il suo tempo
e ci regala uno sguardo su questo continente molto diverso da quello che siamo
abituati a trovare nelle testate non specializzate. Dall’economia alla politica, dai
problemi legati allo sviluppo alle malattie che minacciano le popolazioni, dai
bambini soldato alla questione femminile, dall’arte alla cultura a tutto campo, Albanese ha un’opinione molto personale e
uno stile molto scorrevole e coinvolgente
per presentarla.
Perché, come dice lui “un conto è leggere
articoli sul continente africano” (e i mass
media italiani spesso sono poco attenti
a questa parte del mondo), “e un conto
è trovarsi di fronte alla gente, vivere con
loro e condividere la complessità dei problemi del loro ambiente”.
Edizioni Paoline
Euro 12,00
Il continente vivo
I
l futuro dell’Africa dipende anche
da noi è lo slogan che campeggia
sul programma di eventi, mostre e
concerti che si snocciolano dal 25 settembre al 1° ottobre in occasione della
settimana africana regionale: la manifestazione giunta alla sua nona edizione, curata e organizzata dall’associazione Chiama l’Africa onlus.
In programma, lunedì 25 settembre
alle 11 il convegno su Pianeta giovani:
stessa età, diverso futuro nell’istituto di scienze sociali, in via Tomassoni. Alle 18 si inaugurano le mostre Il
mio mondo si unisce al tuo e Vieni a
giocare con noi bambini africani allestite nell’auditorium Sant’Arcangelo in
corso Matteotti. In particolare, la prima esposizione realizzata da Raffaella
Nannini e Luca Caimmi è un concreto esempio di progetto di educazione
interculturale. Una ventina di studenti
della scuola media Padalino e gli ex ragazzi di strada del centro di accoglienza Umukulanfula a Ndola (Zambia)
sono venuti a contatto fra loro attraverso l’arte. All’Inaugurazione saranno
presenti l’artista egiziano Fathi Hassan
che parlerà di arte e cultura in Africa e
l’assessore ai servizi educativi Gianluca Lomartire. Martedì 26 e mercoledì
27 (alle 21) saranno proiettati i film Il
mio nome è Tsotsi (Sud Africa) e The
constat gardener (Kenya).
Giovedì 28 alle 18.30 presentazione
del libro Re-esistenza contro sopravivenza di Raffaele Salinari nella sala
conferenze di casa Nazareth, in via Pagano. Alle 21 va in scena lo spettacolo
di solidarietà per il progetto Rainbow:
la compagnia teatrale senigalliese il
Melograno presenta la Locandiera di
Goldoni al teatro Politeama.
Sabato 30 settembre alle 10.30 nell’auditorium Sant’Arcangelo, si terrà la
conferenza La globalizzazione, alziamo il velo.
Nel pomeriggio (alle 17) in piazza
Amiani ci sarà l’incontro Oro nero: il
futuro dell’Africa è donna; alle 19.30
gastronomia africana e alle 21 concerto multietnico del gruppo La rosa del
deserto. Domenica 1° ottobre appuntamento alle 16.30 all’arco d’Augusto:
il corteo sfilerà fino a piazza Amiani
dove avverrà la consegna del premio
Ho l’Africa nel cuore a padre Tarcisio
Pazzaglia.
“Sestante” parla
di economia locale
N
uova uscita della rivista
culturale Sestante, che nella sua edizione di fine estate, si
interessa di un problema che
farà riscaldare gli animi in autunno.
Sotto il titolo Che fare? Preoccupazioni e proposte per il lavoro e l’economia nelle Valli
Misa e Nevola, si possono leggere i contributi sull’argomento
di Maurizio Andreolini, Andrea
Nardella, Riccardo Montesi e
Giuseppe Minardi.
I dati e le preoccupazioni sono
tanti per il clima di difficoltà e
incertezza che oggi vivono le
imprese locali: ne emerge, tuttavia, un quadro interessante e
propositivo. In questo numero
ci sarà un omaggio a monsignor
Angelo Mencucci, recentemente scomparso, la cui perdita per
tutti è incommensurabile. Sacerdote, professore, storico, critico d’arte, uomo dalle infinite
iniziative, come lo ha definito in
uno scritto il professore Gastone Mosci, ha lasciato un vuoto
incolmabile.
Giulietta Bettini
21 settembre 2006
Spettacolo
SPETTACOLI Il festival marchigiano ‘Klezmer’ in BosniaErzegovina
Cultura tra due sponde
L
a Musica Klezmer e non solo ha fatto
da colonna sonora ad una missione
di cooperazione internazionale che si è
svolta in Bosnia Erzegovina dal 15 al 19
settembre scorsi. Con un duplice scopo:
attivare una rete virtuosa di welfare e
lotta all’esclusione sociale in favore dei
bambini bosniaci e creare uno scambio
culturale vivace quanto inusuale. Da Sarajevo è arrivato e ripartirà un messaggio
di vicinanza dalle Marche, regione tradizionalmente solidale con questa parte
dei Balcani.
Il programma di cooperazione regionale rivolto a minori tra 0 e 18 anni è stato
finanziato con 2 milioni e 700 mila euro
dal Ministero Affari Esteri a cui si aggiunge 1 milione da parte delle due Regioni. Coinvolgerà direttamente 6 mila
famiglie bosniache e ha già consentito di
realizzare due strutture sanitarie per la
riabilitazione di minori disabili psichici
e fisici: una a Sarajevo e l’altra nei pres-
si di Banja Luka che saranno inaugurate
proprio il 16 e il 18 settembre. Marina
Maurizi del Servizio Cooperazione internazionale della Regione, ha annunciato
che il Ministero degli Esteri, sulla base
dei risultati ottenuti in Bosnia, ha appena
confermato un contribuito di 1 milione e
mezzo di euro per proseguire con lo stesso progetto anche in Albania.
Un Moni Ovadia in forma smagliante,
l’inaugurazione del plesso sanitario sotto gli occhi di una cospicua delegazione
delle Marche ed una novità annunciata
per l’edizione anconetana del Festival.
Ovadia ha divertito e affascinato la platea da tutto esaurito del Teatro Sartr di
Sarajevo. Due ore di spettacolo intense,
vibranti di contenuti e di suoni, durante
le quali l’eclettico rappresentante della
musica ebraica ha saputo coinvolgere il
pubblico.
“Questo Festival ha fatto un salto importante – ha detto Ovadia come presidente
onorario del Klezmer Festival –. All’undicesimo
anno di età ha preso
l’unica strada che gli
permette di crescere. E
non esisteva posto migliore per iniziare questo nuovo cammino”.
Sarajevo la scorsa settimana ha parlato tanto
italiano, sin dal mattino a Ilidza (una località
termale a pochi chilometri dal capoluogo
bosniaco) dove è stato
inaugurato il plesso sanitario di riabilitazio-
il taccuin
di Marco Cornini, chiesa di S. Michele di
Serra de’ Conti. La mostra sarà aperta al
pubblico, con ingresso libero, tutti i giorni dalle ore 16.00 alle 19.30 (chiusura il
lunedì e il martedì).
Senigallia - Rocca Roveresca, Soldati,
Rossellini, Visconti Fotoricordi, fino al
24 settembre.
Civitanova Marche - Fino al 29 ottobre
2006, nella sede della Pinacoteca Comunale Marco Moretti e nella monumentale chiesa di Sant’Agostino di Civitanova
Alta, la tradizionale rassegna “Civitanova Arte”, giunta alla nona edizione, quest’anno presenta “Omaggio a Picasso”.
Tra le 80 opere di Picasso esposte nella
Pinacoteca spiccano parecchi “pezzi unici”: dipinti su tela e su terracotta, disegni
a matita e a pastello su carta, sculture in
bronzo.
Camerino - Convento San Domenico,
Rinascimento Scolpito, fino al 5 novembre prossimo. Con una straordinaria
rassegna di scultura lignea, Camerino
propone una nuova esposizione sulla
sorprendente produzione artistica del
suo Rinascimento. Le cinquanta opere raccolte per l’occasione, provenienti
da piccoli centri sparsi lungo la dorsale
appenninica tra Marche e Umbria, sono
presentate per la prima volta in una
mostra che restituisce i profili di alcuni
maestri del legno e cerca di far luce su
una pagina di storia dell’arte ancora da
indagare e valorizzare.
Serra de’ Conti - Verrà inaugurata alle
ore 18,00 di sabato 23 settembre, a Serra
de’ Conti, una grande mostra di sculture
Spigolature
Storia di
Senigallia, cent’anni fa. Nella Rivista Marchigiana Illustrata del luglio
1906 si legge : “L’abolizione daziaria
a Senigallia. L’apertura della stagione balneare nella ridente e fervida
Senigallia è stata allietata quest’anno da un importantissimo avvenimento : l’Amministrazione Comunale, presieduta dal cav. Colombo
Mengoni, ha preparato la riforma
tributaria… e la odiosa cinta daziaria è stata abolita per sempre.
La città ha accolto con immensa allegrezza l’annuncio dato
dalla giunta in un entusiastico
manifesto: l’antica tradizione
del comune italiano ha potuto
rivivere nel suo splendore vivo
di civile idealità : il campanone
ha suonato a distesa, il popolo è
andato in festa ad abbattere l’antica porta clementina; il primo
magistrato della città ha parlato nella pizza fra le ovazioni; un
banchetto colossale ha accolto in
fraterna concordia gli animi e gli
appetiti. E una nuova vita di pace
e prosperità è incominciata dalla
fusione armonica del popolo, che è
stanco di vuote contese politiche e
cerca la sua via nelle profonde energie del lavoro e della cooperazione”.
L’amministrazione comunale eletta
l’anno prima comprendeva repubblicani, socialisti, cattolici e monarchici
(questi ultimi dissidenti dal partito
liberale monarchico che aveva governato Senigallia ininterrottamente
dal 1861). Sindaco Colombo Mengoni
dei monarchici indipendenti. Questa
amministrazione fu detta della “tregua”
perché aveva messo da parte le contese
politiche e durò fino al 1910 quando ripresero le lotte dei partiti. Nel 1911 sarà
sindaco il repubblicano Aroldo Belardi.
Elvio Grossi
di Tullio Piersantelli
MOSTRE
Senigallia - Rotonda di Senigallia Ram
Circle line, tre progetti alla Rotonda di
Senigallia RAM - dalle ore 20 alle 24 dfino al 30 settembre.
Senigallia - Palazzo del Duca, Cose mai
viste, inediti di Mario Giacomelli a cura
di Enzo Cucchi, fino al 15 settembre.
ne per minori (foto). Una ricostruzione
figlia della Cooperazione internazione
e delle Regioni Marche ed Emilia Romagna, ai cui rappresentanti sono arrivati i
ringraziamenti dei tanti accorsi alla cerimonia. Tante anche le personalità istituzionali presenti: tra gli altri, il premier
del Cantone di Sarajevo Denis Zvizdic,
l’Ambasciatore italiano in Bosnia Alessandro Fallavollita, l’assessore della Regione Marche Ugo Ascoli, il presidente
del Consiglio regionale Raffaele Bucciarelli, i consiglieri Marco Luchetti e Guido
Castelli, il consigliere dell’Emilia Romagna Gianluca Borghi e il direttore del Policlinico Kosevo di Sarajevo che gestirà il
Centro.
Intanto fervono i contatti con le autorità locali che spesso sono state presenti
agli appuntamenti del Festival Klezmer.
Il primo risultato si ha già nella presenza
ad Ancona del ministro della Cultura del
Cantone di Sarajevo, Ivica Saric, che ha
accettato l’invito della Provincia di Ancona, qui rappresentata dall’assessore alla
Cultura e al turismo, Luciano Montesi.
Il ministro bosniaco verrà nel capoluogo
marchigiano il 12 ottobre prossimo per
assistere ad una serata dell’ultima parte
del Festival in programma per la metà
del prossimo mese.
Il Festival, infine, si è spostato sa Banjia
Luka, per l’ultima tappa al di là dell’Adriatico. Prima, inaugurazione del
Centro per cure fisioterapiche e riabilitative realizzato nell’ambito del Programma di cooperazione decentrata “Tutela
e reinserimento di minori con disabilità
fisica e psichica”.
I.T.
13
EVENTI
Belvedere O.se - Venerdì 22 Settembre
alle ore 21,00 presso il Cinema Astoria di
Belvedere Ostrense. “Enrico Medi: Cristiano, Scienziato, Politico”. Interverrà
il Senatore Luca Marconi.
Ancona - “Conflitti. Scenari figure e fantasmi conflittuali nel cinema italiano nella seconda metà del ‘900”. Una rassegna di
cinema di grande successo. Sarà Gianni
Canova, curatore della rassegna ad introdurre e a condurre gli incontri. Per informazioni: info 071.33146
Settimanale della Diocesi di Senigallia
Piazza Garibaldi, 3 - 60019 Senigallia (An)
Tel. 071/64578 - Fax 071/7914132
e-mail:[email protected]
sito:www.vocemisena.it
Direttore editoriale: Gesualdo Purziani
Direttore responsabile: Giuseppe Cionchi
Redazione: Laura Mandolini, Tullio Piersantelli, Rosaria Cenerelli, Giancarlo Mazzotti
Collaboratori: Alessandro Berluti, Fabrizio Chiappetti, Roberto Ferretti, Luca Giancarli, Anna Gobbetti,
Elvio Grossi, Simone Mandolini, Roberto Mancini, Leonardo Marcheselli, Vittorio Mencucci, Giuseppe
Nicoli, Leonardo Pasqualini, Michele Pinto, Stefania Sbriscia, Giorgio Silvestri, Luciano Sole, Federica
Spinozzi, Ilario Taus, Raoul Mancinelli, Umberto Martinelli.
Tecnici: Speranza Brocchini, Daniele Guidarelli, Anna Maria Roberti, Mariannina Puerini, Pietro Scattolini
Realizzazione grafica e stampa: Galeati Industrie Grafiche S.p.A. - Imola (www.galeati.it)
Tiratura:4000 copie
Abbonamento annuo ordinario: € 35 da versare sul cc.postale n. 10514602
da venerdì 22 a mercoledì 27
venerdì e sabato: 20.30 - 22.30
domenica: 16.30 - 18.30 - 20.30 - 22.30
lunedì - martedì- mercoledì: 21.15
THE QUEEN - LA REGINA
Regia di Stephen Frears. Con Helen Mirren, Michael
Sheen, James Cromwell, Sylvia Syms, Alex Jennings,
Helen McCrory. Genere Biografico, colore, 100 minuti.
Produzione Gran Bretagna 2006.
La morte improvvisa della Principessa Diana, nell’agosto
del 1997, lascia costernato il popolo britannico e attonita la famiglia reale. La tragedia non manca di coinvolgere, emotivamente e politicamente, il governo inglese e il
neoeletto Primo Ministro Tony Blair. La separazione dal
Principe Carlo, la controversa storia con Dodi Al Fayed,
l’incidente mortale che spegne Diana in un tunnel di Parigi mettono a dura prova il protocollo “di corte”. Elisabetta II, erede della tradizione vittoriana, incapace di gestire
la vita pubblica di Diana, mostra un identico imbarazzo
nel gestirne la dipartita. Il rifiuto della Regina di esibire la
bandiera a mezzasta sopra i salotti di Buckingham Palace,
di dichiarare pubblicamente il proprio cordoglio e la fuga
nel castello scozzese di Balmoral, mettono a dura prova la
sua popolarità. L’intervento di Blair e la volontà della Regina di comprendere e contenere la reazione degli inglesi
al lutto, condurranno ai funerali pubblici di Diana e al ritrovato consenso di Sua Altezza Reale.
IL MERCANTE DI PIETRE
Regia di Renzo Martinelli. Con Harvey Keitel, Jane March, Jordi Mollà, F. Murray Abraham. Genere Drammatico, colore Produzione Italia 2005.
La doppia vita di un cristiano apostata convertito
all’Islam che dietro l’apparenza di un insospettabile commercio di pietre preziose con l’Afghanistan e la
Turchia nasconde la sua appartenenza a una cellula ‘dormiente’ di Al Qaeda. Il suo compito è quello di
applicare la “strategia della colomba” che consiste nel
sedurre una ragazza per trasformarla in un inconsapevole vettore di morte. Il Mercante più volte ha portato al successo operazioni simili e ora è impegnato ad
organizzare l’imbarco sul traghetto della Manica di
un’auto con una bomba cosiddetta ‘sporca’, cioè arricchita da materiale radioattivo.
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21 settembre 2006
Sport
calcio Un pareggio in casa del Montegranaro. E la Vigor comincia così il suo campionato
Inizio promettente
MONTEGRANARO 0 – VIGOR 0
I
ncomincia bene il campionato per la Vigor
con un buon pareggio sul campo del ripescato Montegranaro. La partita è stata giocata su un campo che assomigliava ad una
risaia vercellese, causa la persistente pioggia
caduta prima e durante l’incontro. La Vigor
si presentava in campo priva dei due mediani titolari: De Filippi e Savelli, squalificati e
sostituiti egregiamente da Traiani e Schiano.
L’incontro è vissuto più su spunti personali
che su azioni corali, non consentendo il terreno giocate degne di note. L’inizio partita
vede i padroni di casa più intraprendenti,
smaniosi di ben figurare davanti ai propri
beniamini, ma il pacchetto difensivo vigorino ha retto bene respingendo con grande
determinazione qualsiasi azione avversaria.
Moroni, l’estremo rossoblu, non ha mai corso seri pericoli. Anzi, per diverso tempo, è
stato inoperoso. Scarse le azioni pericolose;
la prima si è verificata al 20° quando Moroni è intervenuto su tiro di Arrigoni. Si ripete
il Montegranaro al 25° quando, su cross di
M.Paniccià, Dell’Aquila appostato in area
cerca di sorprendere Moroni con un preciso
colpo di testa: la sfera esce a lato. Al 27° si fa
vedere la Vigor con Camilletti, ma il suo tiro
finisce fuori a fil di palo. Alla ripresa del gioco, la Vigor si fa più intraprendente mettendo sotto pressione la difesa del Montegranaro. Al 66° Moschini, subentrato a Schiano,
da ottima posizione manda sul portiere. Ci
riprova un minuto dopo Turchi, ma manda
alto sopra la traversa. Altre sono state le
azioni create da entrambi i contendenti, ma
di scarso valore. Finisce così una partita con
un pareggio che accontenta entrambi i contendenti. La prossima partita vedrà la Vigor
in casa contro i cugini jesini, un derby tutto
da vedere.
Montegranaro: Mandorlini, M.Paniccià,
D.Paniccià, F.Bosoni, Milanovich, Sciarra, Castellaro (87° Appignanesi), Acciarini,
Duca, Arigoni (57° Ulissi), Dell’Aquila (70°
Sanda). A disp. Mercuri, Eusebi, D. Bosoni,
Quintili. Allenatore: Gianferro.
Vigor: Moroni, Pambianchi, Bertozzini,
Traiani, Turchi, Goldoni, Paupini (86° Giraldi), Schiano (66° Moschini), Guerra, Montanari, Camilletti. A disp. : Memé, Mencarelli,
Balzelli, M.Lucertini, S.Lucertini. Allenatore:
Giuliani. Arbitro: Organtini di Ascoli Piceno.
Angoli: cinque a due. Ammoniti: Turchi e
Duca. Spettatori 200 circa.
Classifica: Fossombrone 3, Fermignano 3, Jesina 3, Urbino 3, Acqualagna 3, Biagio Naz-
zaro 3, P.S.Elpidio 3, Cingolana 1, Pian San
Lazzaro 1, Montegranaro 1, Vigor 1, Caldarola 0, Monturanese 0, Recanatese 0, Castelfrettese 0, Civitanovese 0, Montegiorgese 0,
Real Vallesina 0.
CALENDARIO D’ECCELLENZA
2^ giornata
24/9/2006 – 14/1/2007
Vigor/Jesina
3^ giornata
1/10/2006 – 21/1/2007
Cingolana/Vigor
4^ giornata
8/10/2006 – 28/1/2007
Vigor/Falconarese
5^ giornata
11/10/2006 – 4/2/2007
Castelfrettese/Vigor
6^ giornata
15/10/2006 – 11/2/2007
Vigor/Caldarola
7^ giornata
22/10/2006 – 18/2/2007
Piano S.Lazzaro/Vigor
8^ giornata
29/10/2006 – 25/2/2007
Vigor/Montegiorgio
9^ giornata
1/11/2006 – 28/2/2007
Vigor/Urbino
10^ giornata
5/11/2006 – 4/3/2007
Porto S.Elpidio/Vigor
11^ giornata
12/11/2006 – 11/3/200
Vigor/R.Vallesina
12^ giornata
19/11/2006 – 18/3/200
Civitanovese/Vigor
13^ giornata
26/11/2006 – 25/3/2007
Vigor/Recanatese
14^ giornata
3/12/2006 – 28/3/2007
B.Nazz.Chiaravalle /Vigor
15^ giornata
10/12/2006 – 1/4/2007
Vigor/Fermignanese
16^ giornata
17/12/2006 – 15/4/2007
Fossombrone/Vigor
17^ giornata
20/12/2006 – 22/4/2007
Vigor/Monturanes
Giancarlo Mazzotti
Troppi errori
GOLDENGAS 52 – OSIMO 59
C
ontinua la serie negativa per la Goldengas in “Summer Cup” anche contro l’Osimo, composto da ex giocatori
(Pazzi, Guerini, Benevelli, Macchniz), a cui
ha dovuto soccombere se pur di stretta misura. I ragazzi di Bianchi hanno dimostrato,
pur nella sconfitta, di essere notevolmente
migliorati sia in attacco che in difesa ma,
soprattutto, di apprendere sempre più i
consigli che il coach suggerisce. C’è da evidenziare ancora una volta la scarsa mira a
canestro.
Troppe sono le palle sbagliate, anche le più
facili. Per Bianchi restano ancora tre settimane di preparazione prima dell’inizio
campionato; sicuramente saprà sfruttare
al meglio questo tempo per migliorare ancor di più il gioco dei ragazzi.
Goldengas: Grosso 1, Graziani 5, Bazzoli
17, Mariani 4, Radovanovich 11, Maggio
6, Casagrande 4, Raminelli 4, Catalani ne,
Gabbianelli ne, Bellocchi ne. Allenatore:
Bianchi.
Osimo: Calbini 8, Gurini 8, Bucci 5, Rezzano 12, Pazzi 10, Macchniz, Monaci, Benassi 10, Benevelli 6, Baffetti, Squadroni
ne. Allenatore: Cioppi. Arbitri: Binda di
Ancona e Di Toro di Perugia. Parziali: 1021; 27-33; 38-43; 52-59. Spettatori: 300
circa. Antisportivo: Maggio al 33°. Uscito
per cinque falli Maggio al 37°. Venerdì 8 e
sabato 9, organizzato dalla Pallacanestro
Senigallia, si è svolto presso il Palazzetto
dello Sport il torneo “Il Mare nel Canestro”.
Quattro le squadre di serie A2 partecipanti: Scavolini Pesaro, Grabs, Rimini, Indesit
Fabriano, Aurora Jesi. Nella prima serata,
questi i risultati: Scavolini 65, Rimini 79;
Jesi 52, Fabriano 49. Nella seconda serata:
per il terzo e quarto posto Scavolini 80 –
Fabriano 68. Per il primo e secondo posto:
Jesi 68, Rimini 58. Vince questo quadrangolare, con merito, la squadra jesina.
G.M.
Team roller schiacciasassi
Conquistati altri sei titoli
Si sono svolti domenica 10 settembre, a Narni, i campionati italiani strada di Lega Uisp,
sullo spettacolare nuovissimo circuito in
asfalto di Narni. L’inarrestabile Team Rollr
Senigallia ha vinto sei titoli italiani nelle sette categorie. Questi i sensazionali risultati
del Team senigalliese che sembra abbonato
alle vittorie domenicali. Titoli italiani, quindi, per : Francesco Marinelli, Roberta Magini, Fabrizio Latini, Luca Barbarossa, Susanna
Morpurgo, Andrea Guenci, che vestono la
maglia tricolore, mentre Margherita Grassi,
Lorenzo Manoni, Valentina Arthemalle si
devono accontentare del secondo posto.
L’assenza della giovanissima Linda Rossi,
vincitrice di tutte le corse e campionati (dai
provinciali, regionali, giochi nazionali ecc.),
non ha permesso la vittoria nella sua categoria. Soddisfazioni e congratulazioni dalle altre realtà della disciplina, al leader del
Team senigalliese nonché campione mondiale e detentore di nove primati mondiali:
Mauro Guenci, che pienamente gratificato
sotto l’aspetto tecnico, attende di far dare il
meglio ai suoi giovani ragazzi con l’attesissimo ed imminente circuito di pattinaggio che
sorgerà nel prestigioso complesso sportivo
delle “saline”.
Una stagione di record e vittorie incontrastati, che rende Senigallia punto di riferimento
internazionale del pattinaggio a rotelle in linea.
Scuola di pallavolo
Minivolley per bambini e bambine da 6 a
11 anni
Corso Senigallia sud
Palestra Scuole Magistrali
(campus scolastico di via Capanna)
lunedì e venerdì 17,30 – 19,00
Corso Senigallia nord
Palestra del Palazzetto comunale
Campo Boario (dietro lo stadio)
martedì e giovedì 16,30 – 18,00
I corsi prevedono una qualificata attività
psicomotoria e l’avviamento ludico e sportivo alla pallavolo.
Inoltre, da mercoledì 20 settembre (ore
16,00), corsi avviamento alla pallavolo
da 11 anni in su nei giorni di mercoledì e
venerdì dalle ore 16,00 alle 17,30 (orario
provvisorio) presso la palestra del palazzetto comunale al Campo Boario.
Per tutto il mese di settembre prova gratuita (info 338.7778428 – 071.7930951).
G.M.
Ciclismo
Basket maschile serie b1- summer cup
Ciclopellegrini
a Loreto
Il Ciclopellegrinaggio festeggia il trentennale. Il rito è lo stesso. Prima tappa
consistente nel trasferimento dalle varie
località delle valli del Misa e del Nevola fino a Porto S.Elpidio, dove viene
plasmato il partecipatissimo raduno. Il
Trofeo Lamberto Smerilli viene in tal
modo festeggiato degnamente (complice la solarità della giornata).
Sui 75 km da Porto S.Elpidio a Loreto e
ritorno, si esprime nella sua pienezza il
cicloturismo senza età che unisce, sorride, regala salute, promuove il territorio
e le due ruote.
Dalle 7,30 del ritrovo a Marina Picena
fino
al
momento dell’arrivederci,
gli organizzatori
Giuseppe
Luciani
e Silvano
Vesprini
creano
un polittico dalle
componenti invidiabili,
av v a l e n dosi del
supporto
di enti,
imprenditori,
associazioni, amici. Il Circolo Arci Marina Picena, la Lega Ciclismo Uisp del
presidente Giancarlo Tordini ed il Comune portelpidiense esprimono la forza dei grandi numeri e la valenza della
fine qualità. L’arrivo e la sosta nella città
Vigor femminile
Coppa Italia
Quattro le squadre che partecipano a questo
girone di Coppa Italia: Vigor, Napoli Sport,
Grifo Perugia, Bari. Nel primo incontro in
trasferta a Napoli la Vigor ha vinto per 5 a
0 (tre reti con la Tagliabracci e due con la
Rosciani). Domenica 17, le ragazze del presidente Giuliani si sono ripetute, rifilando un
secco 4 a 0 alle umbre della Grifo Perugia.
Le reti: 18°, Del Falco; 71, su passaggio della
Rosciani, Fulvia Dulbecco sorprende l’estremo avversario con un preciso pallonetto; 77°,
mariana rafforzano la suggestione di
sempre.
Nel piazzale del Santuario, la carovana
è accolta e benedetta dall’arcivescovo
mons. Gianni Danzi. Alla S. Casa della
Madonna viene consegnata l’artistica
targa ricordo del ciclopellegrinaggio.
Seguono il sorriso del ristoro, la pedalata sulla via del ritorno, il traguardo
tagliato.
Notevole è il contributo elargito dalle
due ruote misene alla lievitazione dell’evento. Così, l’obiettivo è centrato ed i
585 partecipanti del 2005 salgono a 623
(da tutte le province marchigiane e da
fuori regione). Le 41 società dell’anno
scorso diventano 49. Il protocollo della ricca premiazione equivale ancora a
passerella.
E’ imbattuta ed imbattibile la Polisportiva Berdini. Il riconoscimento per il più
maturo stavolta sfugge al sempreverde
Paolo Cacurri (classe 1923), che deve
cedere il passo al sempiterno pedalatore
86enne Attilio Alessandri. Il più giovane
è Enrico Pecci (nato nel 1997).
Al pugliese di Rodi Garganico, Mario
Di Leo, va il premio riservato all’ospite
proveniente da più lontano.
Tvrs riproporrà il Trofeo Smerilli: in
giovedì Ciclismo delle 20,10.
Pronti per il Ciclocross:
calendario ricco
La ruota infangata è prossima a fare il
primo giro. Il Master Ciclocross Uisp
si muoverà il 22 ottobre e chiuderà i
battenti il 28 gennaio. I biancorossi pianellari del Cicli Cingolani sono attesi
all’immancabile protagonismo ed all’organizzazione qualitativa. A Borgo Ribeca di Senigallia si correrà il 17 dicembre.
Pianello di Ostra allestirà la propria
kermesse il 24 dicembre. Cannella di
Senigallia chiuderà il trittico “miseno” il
7 gennaio.
Umberto Martinelli
passaggio della Dulbecco e gran gol della
Tagliabracci; 85°, su calcio d’angolo, segna
di testa Valeri. Il prossimo incontro vedrà la
Vigor femminile in trasferta a Bari il 1° ottobre. Vigor: Lotito, Valeri, Magrini, Pongetti,
Mencaccini, Claudia Dulbecco, Del Falco,
Breccia, Tagliabracci, Rosciani, Vicchiarello,
Masetti, Cuomo, Mandolini, Fulvia Dulbecco, Pagnetti, Irmici, Marchetti. Allenatore:
Andreani. Grifo Perugia : Roscini, Bianchi,
Cianci, Fiorucci, Frizza, Altei, Natalizi, Carnevali, Santacroce, Costantini, Suriani, Sodano, Lisi, Cioci, Parise, Giulianini, Benda.
Allenatore: Montanelli. Arbitro: Genova di
Bologna.
Giancarlo Mazzotti
21 settembre 2006
penultima
24 SETTEMBRE 2006 XXV domenica del Tempo ordinario
LA
PAROLA Come bambini
DI DIO U
n vangelo acido, difficile da accogliere, “principi della chiesa”! No, miseri peccatori
spesso. Gesù, quindi, per la prima volta sono, miseri e meschini. Che ce ne saremmo
si confida con i suoi, parla delle sue preoc- fatti di splendidi discepoli? Cosa avremmo
cupazioni: ormai sa che le cose potrebbero capito, noi discepoli, dalle loro vite perfetprecipitare. Non sono bastati i suoi discorsi, te? No, nelle loro fragilità scopriamo le noil suo modo nuovo e sereno di parlare di Dio, stre, nelle loro piccole miserie rispecchiamo
non sono bastati i segni eclatanti, non è ba- le nostre e ne proviamo vergogna. Al Rabbì
stato il suo volto sorridente. Le cose hanno dobbiamo guardare, non a noi, non alle nopreso una piega inattesa, devastante, Gesù, stre rivendicazioni ecclesiali, al nostro metturbato, è disposto ad andare fino in fondo terci a confronto per individuare chi abbia
al suo disegno d’amore, è disposto a donare il carisma più efficace! La chiesa non è la
la sua vita. Intorno a se Gesù ha gli aposto- comunità dei perfetti ma dei perdonati e cali: con loro ha condiviso tre anni della sua ramente gli apostoli pagheranno la loro supvita, giorno e notte. Sono amici, discepoli, ponenza: davanti allo scandalo della croce e
sono compagni, da loro Gesù si aspetta una davanti alla loro paura ritroveranno l’autenparola, un incoraggiamento. E invece nulla, ticità del loro cuore e diventeranno – finalun imbarazzato silenzio e – dopo – un di- mente – capaci di amare!
scorso da far accapponare la pelle: “Avevano L’episodio di oggi ci invita a non scoraggiarci
discusso tra loro di chi fosse il più grande”. dei limiti della chiesa, dei limiti della nostra
Gesù parla della sua morte e loro stanno esperienza cristiana: al Signore dobbiamo
distribuendosi i posti, litigano sui privile- guardare, non alle nostre più o meno evigi, misurano le priorità. E Gesù, l’immenso denti coerenze. Sogno delle comunità capaci
Gesù, il Rabbi Gesù, questo Dio paziente e di ascoltare il Maestro e anche la sua soffemisericordioso, ancora una volta si mette da renza e capaci di superare gli inevitabili picparte, non pensa al suo dolore, insegna: “tra coli conflitti che sorgono al proprio interno.
voi non sia così...”.
Ma non dobbiamo aspettare troppo, la conChe emozione, amici, che tristezza. Tristez- versione bussa alla porta, l’esperienza quotiza, sì, perché gli apostoli ci assomigliano, diana ci dice che viviamo nel tempo in cui
siamo loro simili anche in questa piccineria essere davvero discepoli può costare fatica e
insostenibile. Da questa pagina abbiamo una persecuzione. Nella prima lettura si afferma
ricchezza impressionante di riflessioni.
una verità cruda e inoppugnabile: il virtuoVoglio anzitutto fermarmi su Gesù che si so infastidisce, irrita, sembra giudicare col
mette da parte. Non è l’esatto contrario di suo comportamento. Alla persecuzione, alla
ciò che immaginiamo di Dio? Un Dio au- presa in giro non rispondiamo con violentosufficiente e certo, un Dio bastante a se za, né con paura o vergogna: scegliamo di
stesso, un Dio che mette la sua eternità al essere discepoli di quel Maestro che preferì
centro? No, Dio è bisognoso di ascolto, Dio morire piuttosto che usare violenza. Anche
sa mettersi da parte perché Dio è l’amore as- noi, a partire da noi stessi, dice Giacomo,
soluto, l’amore finalmente realizzato. Gesù possiamo diventare costruttori di bene, edicondivide in tutto la fatica e la fragilità degli ficatori di pace. Infantile questo discorso?
uomini ma non lascia che la paura soffochi Pieno d’illusione? Ingenuo? Sì, certamente,
l’amore. Vedo Gesù mettersi da parte e pen- per l’appunto il Signore ci chiede di imitare
so alle tante volte che ho visto uno sposo i bambini!
farsi da parte, una madre passar sopra alla E davanti alla fragilità della chiesa non piansua stanchezza per ancora donare e amare, giamoci addosso, né sentiamoci migliori
segno fecondo di un’umanità nuova!
ma imitiamo frate Francesco poverello che
La seconda riflessione si concentra su que- “decise di cambiare li costumi della chiesa a
sti apostoli, così lontani dallo stereotipo di partire da se medesimo”.
Sapienza 2,12.17-20
Salmo 53
Giacomo 3,16-4,3
Marco 9,30-37
a cura di
don Paolo Curtaz
indirizzare a: La Voce Misena
Piazza Garibaldi, 3 - 60019 Senigallia
fax 071.7914132
e-mail: [email protected]
Noi stiamo col Papa
I
i Lettori scrivono...
n relazione agli attacchi a Benedetto
XVI da parte di esponenti islamici, il
Centro Culturale “S. Romagnoli”, ha diffuso la seguente dichiarazione:
“In merito alle accuse a Benedetto XVI,
ci sono tre cose evidenti: 1) il Papa non
voleva affatto offendere i credenti islamici, ma richiamare tutti a un uso corretto della ragione; 2) il Papa ha chiara
consapevolezza di alcuni aspetti estremi
delle vicende dell’islam, che sono verità
della storia davanti agli occhi di tutti; 3)
c’è un’intolleranza nei confronti della
critica pacifica che è intollerabile, sia per
quanto riguarda le posizioni preconcette
di certi esponenti islamici sia per quanto
riguarda l’indifferenza e la superficialità
di molti commentatori occidentali.«Noi
stiamo col Papa. Affermando che “non
agire secondo ragione è contrario alla
natura di Dio”, Benedetto XVI dice una
cosa vera che vale per chiunque, a cominciare da noi cristiani. “Questa posizione del Papa salva la possibilità di
un’autentica esperienza religiosa per
ogni uomo e permette un incontro nella
pace. Non è questione di scontro di civiltà, ma dell’esperienza elementare dei
“poveri di spirito” di ogni religione: questi vivono un rapporto ragionevole con
Dio, a partire dalle esigenze di verità,
bellezza, giustizia e felicità che ci sono
nel cuore di ogni uomo, e proprio per
questo non possono seguire le degenerazioni violente di coloro che, in nome
di un’ideologia, rinunciano alla ragione
per un potere, siano essi in Occidente o
da qualunque altra parte”
Centro culturale “S. Romagnoli”
Ostra
Pio IX e don Bosco
Pio IX
nella storia
a cura
di G. Cionchi
N
el Bollettino Salesiano del 1878 don Bosco
ricorda: “Avuta la definitiva approvazione, il
Superiore, prima di partire da Roma, gli esternò il
desiderio di avere un Cardinale protettore, come
hanno gli Ordini e Congregazioni religiose. Il Papa
con dolce amabilità gli rispose: “Quanti protettori
volete? Non vi basta quello che avete avuto finora? Mi avete sempre chiamato padre, e protettore,
ed io lo sarò”. Oh! Sì, la lingua nostra si dissecchi,
o Gran Pio, piuttosto di cessare di proclamare da
per tutto la tua bontà verso di noi”.
Oggi si va sempre più chiarendo l’importante e
decisivo ruolo di Pio IX nella ricca fioritura delle congregazioni religiose dell’Ottocento. Eppure don Bosco, già e da subito, non esitò a usare
e ripetere, anche in documenti di valore legale,
l’espressione “Pio IX fondatore della nostra Pia
Società di San Francesco di Sales”. Non vi fu passo
decisivo nella vita di don Bosco che dal 1858 in
poi sia rimasto fuori dell’orbita papale. E’ lo stesso Santo che, nell’accorato articolo pubblicato a
caldo sul Bollettino Salesiano marzo 1878, subi-
to dopo la notizia della morte del Pontefice, ne
fa un rilevante elenco: “Nel 1860 egli approva ed
estende anche nello Stato Pontificio le Letture
cattoliche fondate e redatte all’oratorio di Torino;
nel 1864 sostiene il progetto della costruzione di
una chiesa a Valdocco e suggerisce di dedicarla
a Maria aiuto dei cristiani e manda una somma
rilevante per darvi incominciamento”; benedice
e raccomanda talmente l’Opera di Maria Ausiliatrice per le vocazioni ecclesiastiche che “costoro”,
scrive don Bosco, “e le anime da loro salvate dovranno a Pio IX la loro felicissima sorte”; intanto,
delle prime Case salesiane, “le più fiorenti si sono
aperte per consiglio e col sussidio di Pio IX”; fu
proprio lo stesso Pio IX ad aggiungere ai cooperatori salesiani (fortemente voluti da don Bosco),
anche le cooperatrici: “E perché farne fuori le
donne?”, aveva esclamato il papa, “Ancor esse potranno aiutarci assai ad operare un gran bene”.
Il Museo e la biblioteca di Palazzo Mastai sono
aperti dal lunedì al sabato: ore 9-12; 17-19; tel.
071/60649.
15
IN BREVE
MONTERADO
Calendario: I parroci di Brugnetto, Castelcolonna,
Castelleone, Corinaldo, Monterado, Passo Ripe, Ponte
Rio, Ripe, Senigallia (Portone, Cristo Redentore) sono
stati invitati per venerdì 22, ore 10, per il Calendario
del 2007. Visto il successo e il gradimento di quello del
2006, la BCC di Corinaldo vuol ampliarne la diffusione
in tutte la parrocchie dove è operante. Non solo : ma
vuol personalizzare il Calendario per cui in copertina
appare solo la parrocchia della zona.
I parroci sono stati invitati a portare una scheda della
propria parrocchia, secondo il fac-simile di Monterado.
- Parrocchia: l’elenco dei pievani risale al 1640, ma
un documento del 1355 ci ricorda il possesso di
Monterado da parte della Chiesa attraverso il Vescovo
di Senigallia.- Chiesa parrocchiale. E’ stata terminata
nel 1870, pur iniziata dopo la decadenza del 1788.
- Titolare della chiesa è san Giacomo Maggiore.
- Patrono è San Paterniano.
- Feste principali. Ultima domenica di maggio: Messa
di Prima Comunione; seconda domenica di luglio:
San Paterniano; ultima domenica di settembre: Messa
della Cresima e Madonna della Misericordia.
- Orario Messe. Prefestivo: sabato,ore 19; festivo: ore 8
e 11 (per tutto l’anno).
Riunione catechisti. Si sono incontrati con il pievano
lunedì 18 settembre dalle ore 20,30 in poi. Oltre alla
formazione personale, hanno individuato gli obiettivi
della formazione personale dei ragazzi secondo le
varie tappe dell’età evolutiva. Per sabato 30 settembre
è previsto l’inizio con modalità particolari curate da
Angelica, Antonella, Cecilia, Rosella, Serena. Con
Marika, per il dopocresima, sono impegnati Giacomo
e Vanni.
CIAO, DON ANDREA
Al termine della Santa Messa delle 10.30, i giovani
hanno accolto don Andrea Rocchetti al suo ingresso nella sagrestia della Chiesa Parrocchiale di San
Francesco con un caloroso applauso. Don Andrea è
stato ordinato sacerdote a Corinaldo il 13 gennaio
2001 e proprio domenica 17 settembre ha celebrato la sua ultima messa nella Chiesa Parrocchiale,
in una chiesa gremita di fedeli, con una forte prevalenza di giovani, che hanno voluto salutare don
Andrea anche se resterà sempre nei loro cuori. Don
Andrea da questa settimana sarà vicario parrocchiale a Chiaravalle e collaborerà con il parroco
don Giancarlo Giuliani. Al termine della messa, alcuni giovani gli hanno rivolto il saluto e il parroco, unendosi a loro, lo ha ringraziato per l’attività
che ha svolto in favore dei giovani. Don Umberto,
a nome della comunità religiosa, ha donato a don
Andrea una bellissima icona.
I.T.
AZZURRINI A CORINALDO
La tre giorni di Corinaldo ha regalato agli azzurrini della
Lega Nazionale Dilettanti il primo caloroso abbraccio
della nuova stagione, che si è aperta nel segno di una
nazionale di nuovo rappresentativa di tutto l’universo
dilettantistico, comprendendo anche i giocatori
della serie D, che sono rimasti lo scorso anno fuori
dal giro azzurro. E non poteva esserci migliore avvio:
Corinaldo, città d’arte e di fede, conosciuta nel mondo
per aver dato i natali a Santa Maria Goretti, dall’11
settembre si è stretta attorno a questa nazionale, che
mercoledì 13 ha celebrato il suo passaggio da queste
parti con il match inaugurale dello splendido stadio
comunale, rinnovato con il manto in erba artificiale.
Nei tre giorni trascorsi nella cittadina marchigiana,
molti sono stati gli impegni della delegazione azzurra:
innanzitutto il lavoro tecnico in campo (in tutto
quattro allenamenti tra lunedì e mercoledì), con i 22
giovani di belle speranze a sudare per conquistarsi
una chiamata nel lungo cammino stagionale, che
porterà la nazionale dilettanti a confrontarsi sul
palcoscenico internazionale (test match, tornei vari
e poi l’Europeo). C’è stato poi l’incontro ufficiale in
Comune, martedì sera, con il saluto del sindaco Livio
Scattolini, alla presenza del consigliere federale Vito
Giampietro, del presidente del Comitato regionale
Marche Paolo Cellini, di Gilberto Sacchi e del vice
presidente della Lega Nazionale Dilettanti Nicola
Saccinto, corinaldese di nascita, che ha curato, con
il supporto dell’amministrazione comunale, tutta
l’organizzazione dello stage.
I.T.
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