CAPITOLO SETTIMO
LA RICOSTRUZIONE DELLE CAUSE DELLA MORTE ED IL RAPPORTO DI
CAUSALITA TRA LA CONDOTTA DEGLI IMPUTATI E L EVENTO ANTIGIURIDICO.
1. La causa della morte
Le conclusioni cui siamo pervenuti sui dati circostanziali di fondo all interno dei
quali deve collocarsi la morte di Federico Aldrovandi, rendono il problema
dell accertamento medico-legale delle cause della morte meno complesso di quanto
non potesse apparire all inizio del dibattimento.
Le valutazioni degli esperti, medici legali e specialisti di altre discipline clinicoforensi, si sono fondate sulla presupposizione di un quadro storico-circostanziale che
i risultati di prova ottenuti dalla combinazione delle testimonianze dei residenti,
degli amici, dei familiari, dei conoscenti, degli orari delle telefonate, del contenuto
delle telefonate stesse, e su un complesso di altri univoci elementi indiziari, hanno
dimostrato essere fallace, minando alla radice, e rendendo del tutto teoriche e
virtuali, le complesse elaborazioni medico-legali della difesa, tese a dimostrare, a
partire dall iniziale conclusione dell accertamento tecnico Lumare-Malaguti-Avato,
che la morte dell Aldrovandi avesse una causa endogena fondata sullo stato di
agitazione psicomotoria, causa di una morte cardiaca (insufficienza miocardica
acuta) da insufficienza polmonare derivante da una situazione di stress psicofisico
produttivo di incremento dell attività cardiaca e quindi del fabbisogno di ossigeno,
non supportato da adeguata capacità respiratoria per l indebolimento funzionale dei
centri respiratori derivante dall assunzione di stupefacenti. Tutto si giocava, quindi,
sul livello dell agitazione psicomotoria, priva a sua volta di causa individuata,
rispetto al quale il ruolo dell azione degli agenti, pur adeguatamente documentato
e sottolineato, finiva con il non avere alcun peso causale. Una conclusione
insufficiente e contraddittoria sulla quale finiva con il concentrarsi la riflessione,
dandosi per assodata la premessa fattuale dell altissimo grado di agitazione propria
del soggetto.
Abbiamo visto come rispetto a questa conclusione, la soluzione dei periti del giudice
mettesse in campo una spiegazione più coerente e sofisticata che dava conto
dell agitazione in termini di excited delirium syndrome, derivante dall assunzione di
sostanze stupefacenti diverse da quelle rilevate all analisi ma inseriva, come fattore
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concausale, l effetto stressogeno e di accentuazione degli effetti sul cuore del
prolungato, violento e traumatico scontro con la polizia.
Le conclusioni cui siamo pervenuti analizzando la perizia Testi-Bignamini e i risultati
del contraddittorio sui risultati dell indagine, restano tuttora pienamente valide
tanto più in quanto sulla base della perizia i consulenti della difesa tenteranno di
dimostrare l irrilevanza della colluttazione rispetto al decesso. In questo si sostanzia
alla fine tutta la complessa istruttoria dibattimentale con i consulenti della difesa, un
tentativo di dimostrare che la sindrome diagnostica potesse condurre a morte
anche senza l azione acceleratoria e determinante dell incremento di agitazione
prodotto dallo scontro fisico. Un tentativo obbiettivamente destinato a naufragare,
non solo alla luce dell elementare senso comune, ma anche perché già
definitivamente confutato, all esito della discussione sulla perizia Testi e Bignamini,
rispetto alla quale gli elementi tecnici aggiunti sono stati del tutto secondari mentre
grande risalto è stato attribuito al dato circostanziale, esaltando al massimo il
presunto stato del ragazzo, ridimensionando l azione degli agenti al punto da
considerarla del tutto ininfluente. In realtà tra la ricostruzione del fatto offerta dagli
agenti e sostenuta dalla loro difesa e le conclusioni dei consulenti tecnici della difesa
vi è una strettissima connessione logica perché dopo Testi e Bignamini solo
riducendo al minimo la durata dello scontro e della colluttazione, sia in termini di
tempo che in termini di intensità, e amplificando al massimo lo stato di agitazione
del ragazzo, si poteva sperare di giungere ad escludere un qualsiasi rilievo causale ad
un tentativo di immobilizzazione, valutato inidoneo ad accentuare uno stato di
agitazione, di per sé destinato ad accrescersi in modo parossistico per effetto
soltanto dello stato patologico del soggetto. Questa impostazione è apparsa forzata
e irrealistica, al limite dell esercitazione accademica, basata su un quadro di
riferimento accettato apriori e che i consulenti di parte hanno sistematicamente
dato come premessa acclarata e indiscutibile.
Nel ripercorrere gli esiti del dibattito i punti da tenere ben fermi sono tre:
1. Il dato storico circostanziale primario sul quale confrontare le deduzioni degli
esperti è quello al quale siamo pervenuti nel corso della trattazione, nelle
varie parti di essa, attraverso l esame e la discussione di tutte le
testimonianze e degli elementi di prova di ogni genere. Tale premessa storica
comporta doversi dare per ammesso che Federico Aldrovandi cominciò a
dare in escandescenze dopo un primo contatto con gli agenti di alfa3 che
cronologicamente non può porsi oltre le 5,45. L espressione dare in
escandescenze va considerata nel modo più asettico e neutro possibile
perché in realtà nulla sappiamo delle ragioni che scatenarono il primo scontro
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con gli agenti, in quali effettive condizioni si trovasse Federico, cosa potesse
avere scatenato la sua reazione nei confronti degli agenti ( ebbe carattere
difensivo, offensivo, reagì ad una provocazione, si trattò di un malinteso, vi
furono cause esterne o l intervento di terzi, fu lo stesso Federico a
determinare lo scontro, peraltro mal gestito dagli agenti, in ragione del suo
stato di alterazione mentale dovuto all assunzione delle sostanze
stupefacenti?). Non abbiamo nessuna prova precisa per prendere posizione su
questo punto che rimane ad oggi un mistero. E certo peraltro che lo stato di
agitazione di Aldrovandi si manifesta non prima ma in concomitanza con
l intervento degli agenti e si alimenta della violenza dello scontro nel corso del
quale egli subisce certamente alcune delle lesioni rilevate, tanto da macchiare
di sangue la portiera dell autovettura ed il selciato. Lo stato di agitazione del
ragazzo non è quindi riconducibile all excited delirium syndrome ma è una
condizione legata alle circostanze che lo produssero ed è l effetto dello
scontro e della colluttazione rispetto ai quali rilevante deve essere stato il
ruolo degli agenti per il solo fatto che gli stessi sul punto mentono. Resta
quindi impregiudicata la questione della causa del primo scontro rispetto al
quale possiamo soltanto dire, per mantenere le iniziali premesse, che da parte
degli agenti devi esservi stata la soggettiva convinzione di agire con la forza
nell esercizio della facoltà legittima loro concessa dalla legge. Che tale
convinzione fosse erronea e colpevole non siamo in grado di stabilire;
dobbiamo presumerlo perché questo è il tema dato del processo e perché
obbiettivamente prove contrarie non ne esistono. Questa conclusione spiana
la strada alla ricostruzione della causa della morte in senso favorevole
all ipotesi accusatoria, eliminando tutte le suggestioni dipendenti da una
condizione di agitazione patologica preesistente. Se l agitazione è
conseguenza dello scontro e si alimenta di esso era dovere degli agenti
valutarne gli effetti e contenere il tasso di violenza esercitato in modo da
procedere all immobilizzazione del soggetto, senza fargli correre rischi indebiti
di asfissia o traumi derivanti dal prolungarsi di una colluttazione. Rispetto alla
determinazione della causa della morte entrano quindi in gioco soltanto le
modalità con le quali gli agenti esercitarono il contenimento e l uso smodato e
grossolano della violenza, tradottasi in involontaria causa di morte secondo il
complesso meccanismo che sin d ora denominiamo come teoria ThieneBeduschi.
2. La causa della morte è da indicare nel meccanismo causale descritto da
Thiene-Beduschi anche volendo inserire nella ricostruzione, in via del tutto
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ipotetica e subordinata, una condizione di agitazione psicomotoria preesistente,
che peraltro non può essere insorta prima delle 5,30 e che si innesta e si combina
con uno scontro fisico ingaggiato con gli uomini di alfa3, sempre in via di tesi
subordinata, non prima di uno o due minuti dopo la conclusione alle 5.50.28
della telefonata tra il 112 e Bulgarelli di segnalazione del problema in via
Ippodromo. Una conclusione che ignora l esito del testimoniale e che imporrebbe
un inammissibile diversa interpretazione delle testimonianze e delle prove e che
poniamo quindi come mero dato a priori al solo scopo di spiegare come
qualunque livello di agitazione potesse interessare Federico Aldrovandi in quel
momento, il suo destino era tutt altro che segnato indipendentemente
dall intervento degli agenti. Le conclusione cui pervengono i periti d ufficio sulla
scorta della letteratura americana non lascia spazio a conclusioni diverse. Anche
il successivo contraddittorio dibattimentale ha convalidato l assunto di un
contributo decisivo della colluttazione finale nell accentuare gli effetti
dell agitazione e nel determinare le condizioni funzionali della morte per
malgoverno dell azione stessa da parte degli agenti, sia con riferimento alle
modalità concrete dell immobilizzazione sia con riferimento alla scelta di
addivenire allo scontro, trascurando le specifiche cautele resesi necessarie per
immobilizzare un soggetto agitato in stato di excited delirium syndrome.
3. Persino assumendo, in via di mera ipotesi di scuola, che il soggetto fosse
indirizzato a morte naturale, in ragione del suo stato di agitazione delirante,
l intervento degli agenti causò l accelerazione del meccanismo patologico in atto
e assecondò, incrementandone gli effetti, il processo; non impedì il decorso né
operò per prevenire gli effetti, come era invece doveroso in considerazione degli
obblighi di tutela e di soccorso pubblico loro incombenti. Sbagliando l intervento,
gli agenti non impedirono il decorso della patologia, ne aggravarono e ne
accelerarono gli effetti, rendendosi quindi responsabili della morte sia sul piano
causale che su quello della colpa. Questa conclusione è tanto più valida,
dovendosi ammettere che non vi è alcun determinismo causale tra uno stato di
agitazione psicomotorio sia pure di grado elevato ma contenuto in un arco
temporale di circa mezz ora e la morte. Il riconoscimento della sindrome di
delirio eccitato, se è funzionale a fornire una spiegazione della morte in date
circostanze, non significa affatto che la morte sia inevitabile. Gli studi
internazionali sono essenzialmente orientati oltre che al riconoscimento della
sindrome anche a fornire le indicazioni più opportune per prevenirne gli esiti
letali che sono quindi alla portata di operatori accorti e professionalmente
preparati. In ogni caso, le circostanze e le modalità della colluttazione e
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dell immobilizzazione sono considerate concause del decesso tutte le volte in cui
esse producono un aumento significativo dello stress cardiaco. Volere isolare il
meccanismo letale denominato excited delirium syndrome dalle circostanze,
modalità, condizioni dell intervento della polizia, oltre che tecnicamente errato
per le considerazioni medico-legali esposte dai consulenti delle parti civili, è di
per sè un assurdo logico e giuridico alla stregua del più elementare senso
comune, senza la prova di un evidente e decisiva causa indipendente, di per sé
idonea a provocare una morte fulminea.
2. Il confronto tra i consulenti tecnici delle parti.
Abbiamo esaminato le conclusioni alle quali l indagine peritale svolta con incidente
probatorio era pervenuta nell individuare una precisa e importante concausa della
morte nell azione di immobilizzazione a terra del soggetto, attuata dagli agenti
intervenuti sul posto, mediante la violenta ed energica compressione sul busto e sul
volto sia nella posizione supina che nella posizione prona, in modo da creare
condizioni asfittico/ ipossiche i cui effetti sono puntualmente registrati nell indagine
autoptica.
La tesi ha ricevuto un solido conforto probatorio dall istruttoria dibattimentale oltre
che nella prova testimoniale assunta con incidente probatorio dalla quale emerge
con assoluta evidenza che Aldrovandi a terra fu compresso sia con le mani che con il
peso di agenti che di volta in volta si sedettero o si sdraiarono su di lui o applicarono
uno o più ginocchia sul busto, in modo da impedirgli i movimenti di reazione che
non si riusciva a contenere altrimenti. E del tutto logico considerare che la volontà
di reazione del ragazzo e quindi la difficoltà di mantenerlo fermo attraverso le sole
braccia ha comportato l inevitabile ricorso a maniere forti anche per l accertata
incapacità dell agente Segatto di tenere bloccate le gambe circostanza che faceva sì
che solo una forte compressione sul busto rendesse possibile la successiva
immobilizzazione delle braccia per l ammanettamento. Il continuo richiamo degli
imputati al pericolo che il ragazzo si rialzasse dopo la caduta a terra, dà conferma
alle testimonianze che descrivono gli agenti collocati con il loro peso sul corpo.
Esamineremo come il successivo dibattito tra tutti i consulenti di diverse
specializzazioni messi in campo dalle parti non abbia in alcun modo modificato il
quadro delle acquisizioni raggiunte in seguito alla perizia e come quei risultati siano
del tutto compatibili con la causa diretta e immediata della morte, accertata
attraverso la consulenza del prof. Thiene.
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2.1. Il confronto tra i tossicologi
Una prima questione di notevole rilievo nell indagine medico-legale è costituita dal
ruolo che possono avere avuto nel meccanismo produttivo della morte le sostanze
stupefacenti e le modeste quantità di alcol rinvenute nel sangue di Federico
Aldrovandi.
L accertamento iniziale in fase autoptica era stato effettuato dalla dr.ssa Francesca
Righini sul cui lavoro e sulle cui conclusioni si è già detto in altro capitolo.
Nulla di sostanzialmente nuovo dall esame del 15 luglio 2008 esame: la conferma
delle indagini svolte, delle relazioni esaminate e relative conclusioni; la difesa
dell attendibilità del proprio lavoro come è normale che sia. La circostanza che nel
supplemento di analisi di Torino i valori delle sostanze stupefacenti rinvenute nei
campioni sia risultata estremamente più bassa con la completa scomparsa della
ketamina, è stata dagli stessi periti ricondotta più che a grossolani errori della prima
analista alle circostanze di conservazione dei campioni, al tempo trascorso tra le due
analisi e alla ridotta quantità del campione.
L importanza dell esame dibattimentale della consulente del p.m. sta nella sua
valutazione della possibilità di considerare realistica l assunzione di LSD nonostante
la stessa Righini abbia cercato la sostanza e non l abbia trovata. Il consulente ha
ribadito di avere cercato la sostanza con tutte le tecniche disponibili nel suo
laboratorio e di non averla trovata.
La dr.ssa Righini ha ribadito posizioni già emerse nel corso dell incidente probatorio
e cioè che il narcotismo tossico acuto della morfina non è dose dipendente e che
non esiste al momento accreditata letteratura scientifica sugli effetti sinergici di
morfina e ketamina. Soprattutto che non vi era possibilità di affermare, dal suo
punto di vista, l esistenza di nesso causale tra l assunzione di stupefacenti e la
morte. Ovvio che i fenomeni di narcotismo acuto della morfina si manifestino in
forma del tutto opposte all agitazione psicomotoria. Gli effetti della ketamina,
associabili a quelli dell LSD sono peraltro dose dipendenti, ma a livelli assolutamente
più elevati di quelli riscontrati1 e si estinguono in tempi assai più rapidi. Va anche
ricordato che la dr.ssa Righini, contrariamente ad altre voci del processo, ha
sostenuto un sostanziale risultato compensativo tra l effetto eccitante della
1
Verbale pag. 41-42: l effetto allucinatorio lo si ottiene con l utilizzo di qualche decina di milligrammi di
polvere o anche qualche centinaio di milligrammo di polvere e poi c è una differenza relativamente alla
durata del cosiddetto viaggio che è più lungo per l LSD, più breve per la ketamina.
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ketamina e l effetto deprimente della morfina. Gli effetti delle sostanze assunte
vengono giudicati non più che minimi, come sempre affermato con onestà
intellettuale dai consulenti delle parti civili, che li hanno sempre concessi,
potendone anche sostenere l insussistenza.
L esame ed il controesame hanno quindi permesso alla dr.ssa Righini di associarsi in
toto alle conclusioni dei periti d ufficio sul punto.
I periti d ufficio, come detto, hanno assegnato un valore nullo alle sostanze
stupefacenti riscontrate come fattore causale in qualche modo significativo. Tant è
che hanno dovuto assumere l ipotesi dell assunzione di LSD e del c.d. bad trip per
spiegare l insorgenza della postulata sindrome di agitazione delirante.
Al lavoro dei periti d ufficio aveva partecipato in veste di consulente delle parti civili
la dr.ssa Manuela Licata, tossicologa forense, la cui autorità è stata più volte
riconosciuta dai periti d ufficio che ne hanno richiamato gli studi.
La consulente in esito al suo esame dibattimentale del 18 settembre ha predisposto
una relazione tecnica nella quale sintetizza il suo pensiero.
Si tratta di conclusioni che sono del tutto in linea con le conclusioni dei periti
d ufficio:
- Le concentrazioni ematiche di morfina rilevate nel sangue di Federico
Aldrovandi si collocano sensibilmente al di sotto dei range ritenuti
generalmente letali;
- La concentrazione ematica di ketamina è di molto inferiore ai valori della
letteratura ritenuti terapeutici e a quelli tossici;
- Relativamente alla compresenza di ketamina e morfina nel sangue di Federico
Aldrovandi e all ipotesi di sinergismo, si sottolinea che l unico dato della
letteratura sostiene che l uso contestuale migliora l efficacia analgesica. Non
esistono tuttavia dati di valutazioni farmacologiche con riferimento alle
concentrazioni ematiche, è tuttavia probabile che le modeste concentrazioni
degli xenobiotici rilevati nel caso in esame non siano efficaci per determinare
un evento lesivo.
- La concentrazione di alcol etilico nel sangue non è da ritenere significativa nel
determinismo dell evento; come segnalato dagli autori, nei decessi eroinacorrelati l alcol etilico è un fattore di rischio significativo quando sia in
concentrazione uguale o superiore a 1g/l.
Conclusioni nette che nel documento fanno riferimento alle conclusioni dei periti
e che mettono persino in discussione l attendibilità del dato ferrarese posto a
confronto con quello torinese, pur ripudiato dagli stessi periti d ufficio.
374
Quanto alle valutazioni tossicologiche sugli xenobiotici ( ketamina e morfina)
individuati nei reperti post-mortem, si rammenta la natura di anestetico
generale della ketamina, in grado di produrre effetti dissociativi come stato
confusionale e allucinazioni, tachicardìa, ipertensione. Caratteristica della
sostanza, assunta per uso voluttuario, una rapida distribuzione e un rapido
metabolismo epatico. Altra fondamentale caratteristica delle sostanza l essere
tendenzialmente dose-relativa. La dose minima per produrre un qualsiasi effetto
è di 0,2 mg e gli effetti si dissolvono entro un ora. In uno degli studi citati si
afferma che poiché la durata degli effetti farmacologici è meno di un ora, deve
essere ricercata un alternativa diagnostica se i sintomi di agitazione o di psicosi
persistono per un tempo prolungato. Reiteratamente ribadito negli studi
esaminati che gli effetti sono relativi alla dose e quindi gli studi degli effetti
vanno compiuti sulla base della conoscenza delle concentrazioni ematiche riferite
a seguito di assunzioni note o rilevate in casi di intossicazione acuta.
Con riferimento alla morfina, la correlazione concentrazione ematica-effetto
deve necessariamente considerare l abitudine tossicofila del soggetto. Tutta la
letteratura muove dal presupposto che non può aversi una correlazione specifica
tra dose ed effetto sicchè nell interpretazione del singola caso non si può mai
prescindere dall integrazione del criterio tossicologico con quelli storicocircostanziale ed anatomo patologico.
Emergono già qui con evidenza le ragioni per le quali i periti torinesi si sono
sbarazzati senza alcuna incertezza dei dati tossicologici come elementi per
spiegare la morte di Federico Aldrovandi: il dato quantitativo, il dato
circostanziale ed il dato anatomo-patologico non consentivano di assegnare
alcun ruolo diretto all azione delle sostanze rinvenute nel sangue. Conclusioni
alle quali erano giunti gli stessi Lumare-Malaguti-Avato che per dare un qualche
significato a quella presenza avevano dovuto costruire la complessa teoria
dell agitazione psicomotoria, i cui effetti sul cuore potevano essere stati
rafforzati sinergicamente, senza peraltro assegnare alcun peso specifico a tale
azione sinergica. E proprio con riferimento a questo specifico punto la dr.ssa
Licata a dibattimento ha ribadito che i dati scientifici dotati di una qualche
affidabilità sul possibile sinergismo eroina-ketamina-alcol descrivono un effetto
di maggiorazione dell effetto antalgico con conseguente possibile uso clinico
della combinazione ketamina-morfina. In questo contesto nessun effetto
sinergico da parte dell alcol nelle quantità rilevate. Per la tossicologìa forense
italiana è un consolidato assunto che il valore al di sotto dello 0,5 non sia mai
375
stato considerato come un fattore di aumentato rischio nella valutazione a
livello post-mortale.
Trattando la concentrazione di ketamina rilevata nel caso concreto, la dr.ssa
Licata non ha avuto esitazioni nel ribadire a dibattimento che la sostanza a quelle
concentrazioni non può avere avuto alcuna efficacia causale nel meccanismo
letifero, alcun effetto tossico alla concentrazione osservata. Sotto il profilo degli
effetti comportamentali della sostanza, la dr.ssa Licata ha ricordato studi nei
quali la stessa potrebbe avere avuto in qualche caso modeste complicazioni
come tachicardia e agitazione, salvo verificare una rapida definizione di questi
stati. In ogni caso questi effetti rimanevano sempre legati alla dose assunta.
La deposizione della dr.ssa Licata ha posto alcuni punti fermi che spiegano
l opzione dei periti d ufficio di ignorare del tutto l aspetto tossico e
comportamentale delle sostanze rinvenute nel sangue, come possibili fattori
scatenanti una reazione abnorme come quella ipotizzata dell agitazione
delirante. Diverso è il caso di una possibile alterazione psicocomportamentale,
un irritabilità e un eccitabilità particolari che, senza assurgere alla condizione
patologica ipotizzata, possono avere modificato il modo normale del soggetto di
reagire nelle situazioni della vita, fermo restando che non sappiamo a quali azioni
e sollecitazioni Aldrovandi fu portato a reagire nel corso di quella tragica alba,
così come non sappiamo se quella
alterazione comportamentale che
l assunzione combinata delle sostanze può avere prodotto abbia innescato la
reazione, non sappiamo quanto giustificata, degli agenti che vennero con lui in
contatto.
Assai puntuale nello spiegare i possibili effetti comportamentali delle sostanze
assunte da Aldrovandi è stata la prof.ssa Elisa Margaria, anestesista e nuovo
consulente del p.m per gli aspetti tossicologici in occasione della perizia.
Ovviamente piena concordanza della consulente con le conclusioni peritali circa
l insussistenza di effetti tossici delle sostanze assunte, dati i dosaggi . Inciso con
il quale anche questo consulente richiama l attenzione generale sulla necessità di
ancorare ogni valutazione alle modestissime concentrazioni di sostanza rilevate.
Nessuna influenza letale dei farmaci anche perché tutti in fase di eliminazione.
Sia Ketamina che morfina sono farmaci depressori del sistema nervoso centrale.
Nelle quantità assunte da Federico Aldrovandi la morfina non poteva avere alcun
effetto depressivo sulla capacità respiratoria: assolutamente nessuna . La
quantità rinvenuta si riscontra normalmente in malati terminali sottoposti a
terapia antidolore.
376
Su un possibile effetto sulla respirazione della sostanza assunta la dr.ssa Margaria
è categorica:
DOMANDA Quindi significa che Federico Aldrovandi con quel dosaggio di morfina
poteva respirare bene?
RISPOSTA Sì. Esiste un insufficienza respiratoria acuta e una cronica. Quindi dei dosaggi
superiori avrebbero potuto dargli un insufficienza respiratoria magari nel tempo. Ma
questo ragazzo è morto in pochi minuti, mi sembra dalla gestione che ho visto delle
telefonate, i minuti sono stati 10 15 al massimo. Quindi è stato sicuramente un caso
acuto e non poteva essere dovuto ai farmaci, a meno che egli non vesso preso i farmaci
tra le 5.47 e le sei del mattino, che mi sembra improbabile. E poi avrebbe avuto un altro
dosaggio ematico.
DOMANDA
Quindi, se non ho capito male, quel dosaggio riscontrato provoca
un insufficienza respiratoria acuta?
RISPOSTA Il dosaggio riscontrato, no. Assolutamente non può provocarla.
DOMANDA Non può provocarla?
RISPOSTA Non può provocarla. E poi clinicamente, le dico, non ci sono assolutamente i
sintomi di una depressione respiratoria.
Il riferimento del consulente è qui alla vulgata, diffusasi tra i diversi consulenti
tecnici, sullo stato di agitazione di Aldrovandi in quel momento. Possiamo ora dire
che l assenza di sintomi tipici della depressione respiratoria sta nella prolungata
colluttazione avuta con gli agenti nella prima fase dello scontro.
Anche la ketamina, sostanza anestetica di uso diffuso specie in pediatria, per
l anestesista non dà depressione respiratoria. Riscontrate nei pazienti al risveglio
allucinazioni sensoriali, prive di qualsiasi pericolosità. Nessuna agitazione
psicomotoria di rilevante entità sarebbe potuta insorgere con ketamina in quelle
quantità. Forse, soggiunge il consulente, un qualche effetto in termini se combinata
con alcol non certamente con altri farmaci
Sull effetto sinergico di ketamina e morfina, a parte ciò che già sappiamo
sull inesistenza di studi specifici specie alle basse dosi di cui ci occupiamo, la
consulente è tranciante: la ketamina poteva solo potenziare l effetto analgesico
della morfina. Effetto analgesico che non significa effetto depressivo dei centri
respiratori. A quei dosaggi nessun effetto sulla coscienza né sulla respirazione; solo
attenuazione del dolore.
Sulla causa della morte la consulente non ha esitazioni: morte rapida quindi o causa
cardiaca o insufficienza respiratoria acuta. Esclusa la prima per assoluta carenza dei
segni tipici, residuava la seconda, almeno fino a Thiene.
Chiarissima la spiegazione dei sintomi dell insufficienza depressoria acuta. Anche in
questo caso la descrizione appare assolutamente convergente con i dati
dell autopsìa che pure la dr.ssa Margaria dichiara di non conoscere:
DOMANDA
Può dirci quali sono le manifestazioni cliniche di una morte o comunque di una grave
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insufficienza respiratoria, cosiddetta acuta?
RISPOSTA La clinica, lei dice?
DOMANDA Sì, come comportamento del paziente.
RISPOSTA Il comportamento ovviamente dipende dalla causa che ha portato all insufficienza
respiratoria acuta. Se è molto acuta, il paziente sente fame d aria, agitazione e ha poi delle
manifestazioni obiettive che sono la cianosi e una delle manifestazioni legate non solo all iposia,
ma all ipercapnia, in quanto nell insufficienza respiratoria acuta c è anche accumulo di anidride
carbonica che provoca aumenti pressori, congestione dei vasi, soprattutto a livello del cranio,
quindi possibili emorragie, petecchie e congestione dei vasi soprattutto della testa.
DOMANDA Ma sul piano proprio del comportamento lei ha ?
RISPOSTA Non possiamo parlare di comportamento di una morte che avviene in pochi minuti. Il
comportamento è quello di andare a terra con le mani alla gola. Non può esserci nessun altro tipo
di comportamento così rapido. Se lei mi parla di un insufficienza respiratoria che dura parecchio,
allora c è la fame d aria, c è l agitazione, c è la richiesta di aiuto da parte del paziente. Io parlo
sempre di sintomatologia da parte del paziente. Ma in una morte così acuta non c è stato neppure
il tempo, credo. Avrà forse gridato aiuto, potrebbe aver chiesto Di solito un classico è quello di
cercare di respirare al massimo.
DOMANDA Secondo la sua esperienza il paziente può, ovviamente non incubato, può emettere
dei rantoli?
RISPOSTA Certo, sicuramente. La prima è la richiesta di aiuto.
DOMANDA Può avere, diciamo così, quasi dei conati di vomito se non riesce a compensare ?
RISPOSTA Questo è un altra cosa. Non è proprio un classico.
DOMANDA O dei sussulti?
RISPOSTA Sì, si chiama gasping.
DOMANDA Ci può meglio precisare questa sindrome di gasping?
RISPOSTA Sì, cioè il tentativo di respirare a tutti i costi.
DOMANDA Quindi questo si traduce anche in movimenti inconsulti del corpo?
RISPOSTA Sì, sicuramente.
DOMANDA E l ha osservato anche in pazienti in condizioni di salute non buone?
RISPOSTA Sì, è l insufficienza respiratoria acuta.
DOMANDA Che si manifesta con questi sussulti del corpo nella richiesta di maggiore aria, di
compensazione prima che vi sia la perdita di conoscenza?
RISPOSTA Certo, sì.
DOMANDA
E quindi vi possono essere anche movimenti inconsulti?
RISPOSTA Sì, nel tentativo sempre di fare entrare aria a livello del torace.
DOMANDA Una volta che si è verificato il decesso e si osserva il corpo, è riscontrabile in questo
tipo di morte l enfisema polmonare?
RISPOSTA Non sono una anatomopatologa, per cui per quello che riguarda le condizioni a
livello Però quello che appare, invece, dovrebbe essere la cianosi. La cianosi è proprio un segno
patognomonico dell ipossia.
DOMANDA E questa si manifesta sia in vita Diventa cianotico prima ancora di morire?
RISPOSTA Sì, diventa cianotico proprio mentre è vivo. Perché è il livello dell emoglobina ridotta
che induce la cianosi.
DOMANDA La cianosi ce la può definire clinicamente?
RISPOSTA Una colorazione violacee della cute e dell estremità e poi anche di tutto il corpo. Cioè
il sangue diventa blu proprio perché non è ossigenato.
DOMANDA Cè una maggiore concentrazione di sangue in questi luoghi oppure ?
RISPOSTA Non necessariamente, dipende dalla posizione del paziente.
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DOMANDA Prima, ovviamente, del decesso c è la perdita di coscienza del soggetto che ha un
aggravio respiratorio.
RISPOSTA Sì.
DOMANDA - La perdita di coscienza è l ultimo atto prima del suo decesso o c è qualche altra fase?
RISPOSTA Direi di sì, poi c è l arresto cardiaco, fibrillazione o arresto cardiaco. Lì non essendo
monitorazzato non possiamo sapere se ha avuto una fibrillazione o se ha avuto un arresto in
diastole. Non lo sappiamo. È probabile che abbia avuto una fibrillazione.
Abbiamo ritenuto opportuno riportare per esteso la diagnosi della dr.ssa Margaria
per la straordinaria convergenza del quadro dalla stessa descritto non solo con i dati
dell autopsìa ma anche con i rilievi dei consulenti tecnici delle parti civili in sede di
incidente probatorio, e dei periti d ufficio, le cui conclusioni divergono da quella dei
consulenti di parte solo per l effetto diversivo e distorcente di una ricostruzione
circostanziale del tutto inattendibile, priva di evidenze, indicata come verità
indiscussa, senza considerare che le uniche fonti di questa verità erano gli imputati
interessati e i loro colleghi non orientati a cercare una diversa verità.2
Quanto alle cause dell insufficienza respiratoria le cause possibili sono molteplici
non esclusa la compressione della gabbia toracica o l ostruzione delle vie aeree; le
condizioni di immobilizzazione di Aldrovandi erano idonee a ridurre la capacità
respiratoria del soggetto anche gravemente nel caso vi fosse stata contemporanea
compressione dell addome e del torace.
Dalle risposte della consulente ricaviamo in definitiva:
- Che la ketamina non produce agitazione psicomotoria ma solo allucinazioni
sensoriali, trattandosi di un farmaco sostanzialmente anestetico anche a dosi
modeste.
- L assunzione congiunta di ketamina e morfina non può comportare elevati
aumenti di ossigeno da parte cuore e dall altro depressione respiratoria e quindi
insufficienza dell apparato respiratorio a soddisfare la richiesta di ossigeno
fondamentalmente perché, secondo la prof.ssa Margaria, la ketamina non dà un
elevato aumento della richiesta di ossigeno da parte del cuore. La ketamina
mantiene elevata la funzione cardiocircolatoria ma non la innalza in modo abnorme;
non produce la necessità di aumentare l apporto di ossigeno al cuore in senso
clinico. Si limita a mantenere elevata la funzionalità cardiaca e ha un effetto positivo
rispetto al rischio contrario, nessun effetto particolare in organismi giovani e in cuori
2
L affannosa ricerca già nei primi minuti successivi alla morte di Aldrovandi, volta al riascolto della telefonata
Chiarelli, rivelano l ansia ed il desiderio di dimostrare che il soggetto sbatteva la testa contro i pali ed era quindi in
preda ad agitazione delirante. Su questa premessa l intero processo è andato avanti, fino allo rivelazione attraverso
l analisi accurata delle prove dell infondatezza della tesi dell agitazione psicomotoria di Federico Aldrovandi, talmente
radicata e ribadita nelle menti di tutti da costringere a tenerne conto come di una immanente possibilità.
379
ben funzionanti. Rispetto ad una presunta azione schizofrenica tra la ketamina e la
morfina, la risposta è tranciante:
RISPOSTA I meccanismi sono completamente diversi. Non c entra nulla. Cioè non è che la
ketamina sia un antidoto alla morfina Comunque un organismo giovane e sano fa una corsa
superiore sicuramente a quella che posso farne io, senza averne nessun tipo di danno.
DOMANDA Non vi è dubbio. Però la mia domanda era: se un fisico ha assunto anche altre
sostanze che invece inducono ad avere altro tipo di effetti, bisognerà valutare la sinergia che si
crea ?
RISPOSTA Non si crea sinergia tra ketamina e morfina.
Sulle tematiche tossicologiche la difesa ha indotto la prof. Giovanna Berti Donini
(cultore di tossicologia forense presso l istituto di medicina legale dell Università di
Ferrara )
Una deposizione dalla quale non ricaviamo argomenti scientifici idonei a disegnare
un quadro difforme da quello impostosi sulla base degli interventi dei diversi
consulenti e dei periti che hanno escluso una qualsiasi efficacia causale delle
sostanze stupefacenti. La prof. Berti Donini parla di notevole aumento della richiesta
di ossigeno da parte del cuore come effetto della ketamina ma anche qui senza
specificare il valore di questo notevole . Un sostanziale recepimento delle tesi del
prof. Avato, senza un particolare arricchimento argomentativo: le sostanze
stupefacenti assunte, avrebbero prodotto lo stato di agitazione, con aumento della
richiesta d ossigeno e successivo impedimento al rifornimento di ossigeno con
decesso. Tutto molto vago, già valutato e respinto dai periti d ufficio che si sono
posti il problema di trovare una spiegazione alternativa al dedotto stato di
agitazione, che l istruttoria ha poi dimostrato inesistente, nei termini posti a base da
questi ragionamenti.
Anche la prof.ssa Donini sostiene, come il suo direttore prof. Avato e come lui senza
approfondire, che per la ricerca dell LSD sarebbe stata necessaria una metodica
particolare. Non spiega quale avrebbe dovuto essere; non si confronta con
l affermazione della Righini, secondo cui erano state adoperate tutte le tecniche
disponibili, e oltretutto l affermazione contrasta con la strenua difesa che la Donini
svolge per dimostrare l attendibilità delle indagini ferraresi rispetto a quelle di
Torino e la corretta conservazione dei campioni da parte del laboratorio ferrarese;
non considera che dopo l esito deludente delle prime analisi ne furono svolte
altre per la ricerca di sostanze estremamente rare ed eccentriche; non tiene conto
che le analisi sono state svolte proprio dall istituto del prof. Avato, di cui la Donini fa
parte, sicchè una rimostranza postuma, da parte di chi appartiene al medesimo
380
nucleo tecnico, su ciò che si sarebbe potuto fare e non fu fatto, appare piuttosto
sorprendente. Va peraltro sottolineato che la stessa consulente non esclude un
possibile concorso causale, rispetto all evento, dell agitazione prodotta dalla
colluttazione e delle procedure di immobilizzazione (p. 31), rimettendosi sul punto
alla valutazione medico-legale, in tal modo peraltro facendo perdere qualsiasi
efficacia euristica alla precedente affermazione circa l efficacia letale delle sostanze
perché, come acutamente affermato dal p.m., il caso del decesso di un assuntore in
condizione di quiete non è parificabile, senza articolare l analisi, con un caso di
decesso nelle condizioni specifiche. La mancata distinzione rende inattendibili le
conclusioni perentorie della consulente. E che sia un contributo al quale non si possa
attribuire un particolare rilievo si desume dal fatto che nell affermare il proprio
disaccordo con i periti d ufficio, per non avere gli stessi considerato l effetto
sinergico delle sostanze, non avendo rinvenuto la ketamina nelle loro analisi, la
prof.ssa Berti Donini dimentica di tenere conto che Testi e Bignamini fondano le loro
conclusioni sulle analisi di Ferrara e non sulle proprie. Infine, su controesame della
difesa di parte civile la consulente ha dovuto dare atto di avere fondato le proprie
conclusioni su studi scientifici nei quali era esplicita l avvertenza che gli effetti delle
sostanze tossiche erano esaminati senza considerare l effetto di eventuali cause
concorrenti.
La risposta sul punto dà ragione della critiche taglienti che la parte civile ha,
fornendo prove documentali, rivolto all approccio di molti dei consulenti della
difesa:
DOMANDA Le risulta che questi articoli abbiamo riconosciuto la causa di morte per droga nelle
quantità che lei ha già riferito con una riserva espressa, leggo, in assenza di altre cause ?
RISPOSTA Per quanto attiene alla rivista sulla ketamina direi proprio di no. Per quanto attiene
agli altri io mi sono sempre occupata del lato prettamente tossicologico, quindi la componente
delle altre cause ho già premesso che non accetto di occuparmene perché ritengo che...
DOMANDA No, no...
RISPOSTA
In questo senso non ho rilevato. Lei sa che quando legge un articolo prende
dall articolo quello che le interessa nello specifico.
DOMANDA Lo so bene.
RISPOSTA Lo facciamo tutti. Quindi ho rilevato quello che ritenevo necessario alla mia tesi,
ovviamente. Per quanto attiene alla tesi della componente di agitazione, di interventi estranei,
etc., ritenendo non afferente alle richieste che venivano fatte dagli Avvocati della Difesa non ho
badato. Onestamente. Mi pare però che nella ketamina non ci siano in quella rivista, che ho letto
bene, tutta in inglese, che non ci siano valutazioni in questo senso, non giurerei sugli altri
onestamente.
Due finali concessioni della consulente all accusa. Possibile un ruolo causale della
381
colluttazione; rilevanza del dato quantitativo nella valutazione degli effetti della
ketamina.
A sostegno della linea difensiva è intervenuta all udienza del 24\ 1\ 2008 la dr.ssa
Annunziata Lopez.
Anche per la Lopez, peraltro in modo generico e senza specifica distinzione tra le
caratteristiche delle singole sostanze, ketamina ed LSD possono indurre un violento
stato di agitazione psicomotoria. Tuttavia la Lopez ha specificato come nella
letteratura scientifica gli studi sulla ketamina siano recenti e scarsamente
approfonditi, trattandosi di sostanza meno diffusa e meno studiata di altre. Come
sostanza di abuso la ketamina è stata descritta solo di recente e i dati a sostegno
degli effetti sono minori sicchè la consulente appare in imbarazzo nel sostenere
attendibilmente l effetto della ketamina come fattore scatenante dell agitazione
psicomotoria sulla base di evidenza scientifica considerata non ampia . La
consulente parla di effetti non desiderati descritti in letteratura ma senza specificare
casi, circostanze, contesti, sicchè la deposizione più che sostenere la tesi finisce con
il renderla remota e soprattutto finisce con il mettere in guardia, data l asserita
rarità dei casi studiati, sulla necessità che ogni affermazione in merito sia verificata
con riferimento alla casistica esaminata. Si tratta dell operazione che ha
successivamente compiuto la difesa di parte civile per confutare la posizione di un
altro consulente della difesa, il prof. Berardi, che le stesse cautele della dr.ssa Lopez
non sembra abbia adoperato nell asserire come verificata in letteratura l efficacia
della ketamina come causa di agitazione psicomotoria, indipendentemente dalla
quantità assunta.
Si può in definitiva concludere che il confronto tra i tossicologi non ha aggiunto
elementi nuovi rispetto alle conclusioni cui si era già pervenuti nell indagine
preliminare con la perizia.
Ne esce del tutto confermata la tesi dell irrilevanza intrinseca delle sostanze
stupefacenti assunte dall Aldrovandi come fattori diretti di morte o anche solo come
fattori concausali. L analisi ritorna sulla necessità di individuare cause effettive di
insorgenza di un agitazione psicomotoria di per sé sola causa di morte; sulla natura
livello e intensità di detta agitazione, sulla sua capacità in concreto a causare la
morte; sul ruolo di eventuali concause.
382
2.2. Il confronto tra i medici legali e gli altri specialisti tecnici intervenuti
nel dibattito.
Svolgeremo per scrupolo i temi affrontati a dibattimento sulle questioni medicolegali, fondati sulla presunta esistenza di una condizione evidente, manifesta ed
estrema di delirio eccitato, prodotta dall assunzione di un mix di sostanze
stupefacenti.
Dobbiamo osservare come le conclusioni alle quali siamo pervenuti in punto di fatto
rendono tale discussione per molti aspetti superata perché fondata su premesse
storico fattuali che l istruttoria ha dimostrato insussistenti.
La ricostruzione del fatto indica che l agitazione di Federico Aldrovandi non può
considerarsi preesistente all intervento della polizia ma è contestuale e frutto
proprio di questo contatto. La vittima è verosimilmente in quel momento in stato di
relativa alterazione comportamentale, derivante dall effetto conclusivo di modeste
quantità di morfina ed eroina, abbinate ad alcol. Potrebbe avere assunto altre
sostanze non rilevate, idonee a modificarne le ordinarie reazioni comportamentali.
E certo che non vi è alcuna prova di uno stato di delirio eccitato preesistente ed è
certo che il ragazzo fino alle 5,30 almeno non ha provocato alcun disturbo al
vicinato. Questo disturbo si verifica quando i testimoni cominciano a sentire voci ,
grida tra persone, rumori di lamiere rotte; ingiurie all indirizzo di qualcuno e dello
Stato; urla soffocate e quant altro univocamente indicativo di un litigio o di una
colluttazione.
Cade quindi la premessa in fatto delle analisi dei principali consulenti della difesa
mentre conservano validità quelle dell accusa che assegnano comunque un ruolo ad
uno stato alterato del ragazzo derivante dal contatto con gli agenti, da una prima
colluttazione con gli stessi e dall effetto sul comportamento di un mix di sostanze
assunte che, in concomitanza con l azione degli agenti, si trasforma in reazione
aggressiva, severamente repressa.
Esamineremo quindi le risultanze del dibattito tra i medici-legali e tra gli altri
specialisti intervenuti nel dibattito tecnico, anche quelle che non hanno fondamento
in una accertata base circostanziale, solo per dimostrare come, anche muovendo da
premesse infondate, le tesi della difesa siano tecnicamente inaccoglibili per
l interferenza determinante sulla morte delle condizioni e modalità della
colluttazione e dell immobilizzazione, anche rispetto ad un soggetto in stato di
excited delirium syndrome, secondo le conclusioni cui eravamo già pervenuti sulla
base della perizia d ufficio.
383
2.3.1. Conferme e novità nelle dichiarazioni dei consulenti del p.m. BelleroLumare-Malaguti-Avato
Sulla deposizione del dr. Bellero vi è poco da aggiungere rispetto a quanto dallo
stesso riportato nel verbale di ispezione dei luoghi e del cadavere. Il teste ha cercato
di riportarsi rigorosamente al documento scritto già esaminato. Abbiamo appreso
che l ispezione dei luoghi si è svolta essenzialmente all interno del perimetro
dell area recintata dalla polizia, pur precisando, in modo generico, di essere andato
un po oltre. Ha ribadito di essersi posto il problema con la collega Lumare se
definire cianotico il viso del cadavere e di avere convenuto di non usare questa
qualificazione per ragioni prudenziali, rimettendo alla fase successiva una
valutazione definitiva. Possiamo dire che le risposte del consulente appaiono assai
prudenti così come l intera stesura del verbale appare svolta con precisione, in
assoluta assenza di qualsivoglia autonoma iniziativa da parte dei giovanissimi e forse
anche inesperti medici legali di turno intervenuti sul posto; essi si limitarono a
scattare le foto senza, a dire di Bellero, modificare la posizione del cadavere.
Peraltro questa categorica affermazione viene corretta con la precisazione che
movimenti del cadavere vi furono per potere eseguire le fotografie e svolgere tutti
gli accertamenti.
I medici legali autori dell autopsia e della consulenza tecnica richiesta dal p.m., già
esaminata e commentata in precedenza, sono stati esaminati congiuntamente
all udienza del 15 luglio.
E interessante osservare come il dr. Malaguti partecipi all autopsìa senza essersi
recato sul posto e senza essersi quindi formato una propria idea della situazione. Chi
fornisce le informazioni di contesto è la dr.ssa Lumare che era stata sul posto e si era
formata un idea della dinamica della colluttazione sul racconto di Pontani presente
sul posto. La dr.ssa Lumare all epoca della sua indagine aveva appena trent anni e
non era neppure specializzata in medicina legale, essendo soltanto specializzanda al
quarto anno di corso. E piuttosto singolare osservare come la dr.ssa Lumare, priva
apparentemente di significativa esperienza e che non aveva neppure concluso la
specializzazione, manifesti a dibattimento certezze che neppure il più anziano ed
esperto dr. Malaguti si sente di confermare nei termini apodittici esposti dalla
collega.
In punto di fatto è rimasto confermato che l autopsìa e il successivo studio sui
reperti autoptici sono stati compiuti dai due medici senza avere cognizione
dell esistenza dei due manganelli rotti. Il dr. Malaguti li vede soltanto qualche
384
giorno prima di depositare l elaborato peritale che a quel punto non ritenne e forse
non poteva più modificare.
Per le ferite al capo di Federico Aldrovandi il dr. Malaguti è netto nell affermare che
si tratta di ferite lacerocontuse prodotte da corpi contundenti, e non ferite da taglio.
Tutte ferite compatibili con l impiego di sfollagente. Il dr. Malaguti assegna alla
ferita principale, ripresa nella foto A a franco carattere emorragico , il compito di
avere prodotto le macchie di sangue rilevate nella parte più distante dal luogo di
rinvenimento del cadavere. Si tratta solo di un ipotesi non essendo la sola ferita
sanguinante riscontrata dai consulenti.
Sulla terza ferita il dr. Malaguti ha specificato che sarebbe possibile una modalità di
produzione alternativa, nel senso di un contatto del capo con il terreno al momento
dell immobilizzazione a terra, una volta caduta l ipotesi di spiegazione, alla quale
aveva pensato inizialmente, della testa che sbatte contro il palo. Il consulente ha
ritenuto di non potere aderire all ipotesi che la terza ferita, foto C, possa essere
stata prodotta dal tacco o dalla suola di una scarpa, il calcio di cui parla la Tsague o
la compressione del capo al suolo con la scarpa. Le ragioni per le quali il consulente
ritiene questa spiegazione molto improbabile non appaiono insuperabili; una
ragionevole soluzione in senso affermativo è offerta dal consulente di parte civile dr.
Varetto.
Le ferite al volto di cui alla foto D sono compatibili con uno strisciamento di alcuni
centimetri del volto sul manto stradale. Compressione e strisciamento, precisa il
consulente, che definisce la compressione piuttosto profonda. La puntualizzazione è
in linea con l immobilizzazione assai energica a terra del volto che slitta per pochi
centimetri producendo la lesione.
Il dr. Malaguti considera ipotizzabile che la ferita stessa possa essere stata
autoprodotta dalla vittima nel tentativo di divincolarsi, senza compressione. La
risposta appare superficiale perché non si comprende per quale motivo il soggetto,
non compresso, avrebbe strisciare il volto per terra se la sua intenzione fosse stata
di sollevare il capo per liberarsi. La circostanza che lo strisciamento sia stato per
breve tratto giustifica l inferenza di una compressione forte che blocca al suolo il
volto, senza farlo strisciare più di tanto. Il capo libero avrebbe provocato
sfregamenti più diffusi, meno concentrati e localizzati.
Tutte le altre ecchimosi ed escoriazioni al volto sinistro hanno la medesima
spiegazione, secondo il dr. Malaguti; in qualche caso frutto solo di compressione e
non anche di schiacciamento. La compressione a terra dell emivolto sinistro di
Aldrovandi che per il tecnico è molto probabile , diventa sul piano
dell accertamento giudiziale giuridica certezza, in assenza di altre possibili
385
spiegazioni e dati i fatti accertati.
Da ricordare che il consulente esclude che le lesioni al volto possano essere
ricondotte alla caduta dall alto del corpo a peso morto, come nella versione degli
imputati, secondo cui vi sarebbe stata caduta in avanti dalla portiera dell auto con
violento urto della faccia per terra. Viceversa queste lesioni sono compatibili con un
urto della faccia con la portiera e potrebbero spiegare il danneggiamento ella
vettura all altezza della maniglia e le macchie di sangue che vi si rinvengono
prodotte da una delle ferite al capo che potrebbe essere stato sbattuto contro la
portiera all altezza della maniglia provocando anche la rottura del vetro.
Anche nella foto E, che riproduce altre parti del volto, si rilevano ecchimosi con
meccanismo di produzione sempre compressivo. Questa volta il consulente
introduce come possibile fattore produttivo il corpo contundente, sempre nella
doppia accezione del corpo che si abbatte sul volto e sulla testa e della testa che
viceversa va contro l oggetto contundente. Sollecitato dal p.m., il consulente deve
ammettere come ipotesi irrealistica che tutte le innumerevoli lesioni descritte
possano essere state prodotte secondo questo meccanismo poiché ciascuna di esse
comporterebbe un distinto colpo della testa contro il corpo contundente, del tutto
inverosimile dato il numero delle lesioni.
Interessante il cambiamento di rotta del dr. Malaguti nell interpretazione del
significato degli spandimenti emorragici che si notano in foto F, al di sotto della
mucosa orale in corrispondenza degli elementi dentali, soprattutto incisivi, sia
superiori che inferiore, a sinistra. Il consulente riconosce trattarsi di una lesività di
difficile interpretazione e oggetto di discussione con la dr.ssa Lumare. Le conclusioni
nella relazione ( traumatismo derivante dagli atti di rianimazione e non da causa
esterna in ragione della simmetria delle lesioni e dell assenza di riscontri esterni al
livello delle labbra e delle mucose labiali interne). Esclusa dalla dr.ssa Fogli la
possibilità che il suo intervento possa avere cagionato dette lesioni, il dr. Malaguti
con la consueta prudenza deve convenire che dette lesioni possano essere il segno
di una particolare situazione di ipertensione e congestione vasale che arriva al
punto di ledere la parete vasale, dando quindi luogo a stravasi che normalmente
sono di piccola entità. La risposta liberatoria del consulente è affermativa anche se
egli, consapevole dell apporto che tale conclusione reca alla tesi dell asfissia
posturale, cerca di rifugiarsi, per ridimensionare l impatto, nella sua casistica
negativa che è tuttavia un argomento contrario evidentemente assai debole.
MALAGUTI Rispondiamo di sì, anche se nella mia esperienza non ho mai visto cose di questo tipo
con questa simmetricità, di questa estensione e in questa sede, però non lo escludo. ( p.98)
386
Importante anche un altra piccola retromarcia del dr. Malaguti nell interpretazione
delle lesioni della foto H che riproduce i polsi. Lesioni certamente da energico
ammanettamento dei polsi ma anche possibili lesioni da difesa con le mani,
verosimilmente dai colpi di manganello.
DOMANDA Potrebbero essere lesioni da difesa?
MALAGUTI Non hanno tipicità di lesioni da difesa in questa sede.
GIUDICE Può essere più preciso? Se qualcuno mi dà un colpo e io mi paro così, perché non può
essere?
MALAGUTI Diciamo che quella su superficie ulnare ci può anche stare ( p.98)
Molto importante pure l ulteriore concessione alla tesi dell accusa, relativa alla
causa dell evidente e assai rilevante ecchimosi allo scroto. La lesione è compatibile
sia con un calcio che con un colpo di manganello. E la spiegazione del consulente e
tanto più significativa in quanto nella relazione l accento era posto sulla causa
individuata in base al racconto di Pontani mentre la possibile alternativa era
semplicemente accennata ma non discussa. Qui il consulente è come se avesse
un idea davvero nuova:
MALAGUTI
Ci può stare, sa perché? Perché la presenza degli indumenti mi impediscono
eventualmente di valutare la presenza di altre lesioni associate che mi possono fare avvalorare o
meno Cioè, sulla cute esposta io prima l ho escluso a livello del capo. Qua non lo posso
escludere, perché un calcio ad una persona che ha dei pantaloni, i pantaloni impediscono qualsiasi
tipo di lesività alla cute. Perché qui la cute è integra. Quando c è l ecchimosi, il più delle volte, della
classica ecchimosi prevede la cute integra. Cè solo stravaso ematico sottocutaneo. Qua abbiamo
l ecchimosi. Non ho alcun altro tipo di lesione se non l ecchimosi. Se io porto un calcio può darmi
un ecchimosi di questo tipo, perché i pantaloni impediscono che la scarpa mi provochi altri tipi di
lesioni associate. ( p.100)
E però qui Malaguti ci sta dicendo ciò che in precedenza aveva sempre negato e che
invece i consulenti di parte civile avevano sostenuto e cioè che la presenza dei vestiti
impedisce ad azioni violente di lasciare tracce sulla cute esterna, pur producendo
lesioni interne.
Da notare che i consulenti nello spiegare gli effetti di questa lesione, ricordano come
le sostanze assunte potessero averne attenuato ma non annullato il dolore come
invece vorrebbero gli imputati che riferiscono di un soggetto del tutto indifferente al
terribile colpo ricevuto. La dr.ssa Lumare parla di aumento della tolleranza al
dolore ma non di assenza di dolore, e finisce con l ammettere che il soggetto
sente meno il dolore ( p. 169) ma lo avverte in ogni caso con intensità
proporzionata alla natura e alla localizzazione della lesione. Condizione che non
387
poteva quindi lasciare indifferente il ragazzo, come preteso dagli imputati.
La foto N rispecchia poi senza discussioni colpi di manganello alle gambe. E però, per
essere chiari, non calci delle gambe contro i manganelli, secondo l insostenibile
versione Pollastri della causa di rottura del manganello. Cogliamo qui l occasione per
osservare come la versione Pollastri sia in contraddizione con la sua asserita scarsa
forza di braccia e di gomito: il violento calcio al manganello, debolmente impugnato,
ne devia la traiettoria, non producendo quindi una sommatoria delle forze
contrastanti tale da produrre la rottura; al più lo fa volare via.
Possibili colpi di manganello anche per spiegare nelle foto O e P le lesioni al
ginocchio e le lesioni al malleolo; in alternativa altre forme di produzione sempre
traumatiche , come strisciamento a terra con sfregamento della robusta tela del
pantalone sulla cute.
Il dr. Malaguti esaminato sulla causa della morte manifesta tutto il suo imbarazzo
nel dovere ammettere che il dato circostanziale quale gli veniva riportato ha avuto
un peso decisivo nella ricostruzione medico-legale del caso e che rispetto alle
circostanze emergenti dalle relazioni di servizio e dalle testimonianze i risultati delle
indagini tossicologiche finivano con lo sconfessare le ipotesi che erano andate
formandosi e che erano state fatte circolare di una agitazione psicomotoria da
robusta assunzione di sostanze stupefacenti.
Sottolineiamo la delusione di Malaguti rispetto ai dati tossicologici perché
nonostante l evidenza, su questi dati si è continuato a speculare ancora, tentando di
attribuire alle droghe un qualche effetto causale diretto o indiretto:
MALAGUTI Sì, quello. Abbiamo preso atto che il ragazzo era particolarmente eccitato, in questo
senso, e che ha avuto una colluttazione importante dal punto di vista fisico e anche emotivo direi.
DOMANDA Quindi una colluttazione importante, nel senso di una colluttazione violenta?
MALAGUTI Violenta come energie profuse, nel senso importante. Noi ci siamo fatti questa idea,
che è stato un momento dotato di grande criticità da un punto di vista anche fisico ed emotivo. Poi
abbiamo preso atto dei risultati delle indagini tossicologiche che, se posso dire, si sposano con
quanto noi avevamo letto sulle testimonianze, in quanto ci aspettavamo Sulle risultanze
risultava, non vorrei sbagliare, che quella sera ci fossero stati altri tipi di assunzioni. Cose che sono
state un po sconfessate da queste indagini tossicologiche, anche se non è negativa. Comunque
abbiamo preso atto di questi risultati.
DOMANDA Cioè, vi aspettavate che la tossicologica dicesse ?
MALAGUTI Leggendo questo, le deposizioni degli amici, direi, pensavamo di trovare qualcosa di
più.
DOMANDA Sia in termini quantitativi di quello che è stato trovato, sia in termini qualitativi di
sostanze non rilevate?
MALAGUTI Sì.
388
Malaguti ha chiarito che dall indagine autoptica non era emersa una specifica causa
di morte. Egli si aspettava che la risposta al quesito potesse essergli offerta
dall indagine tossicologica. Le risultanze tossicologiche, viceversa, tradivano
totalmente l aspettativa, rendendo complessa l analisi. Qui probabilmente si colloca
la radice del fondamentale errore interpretativo del dr. Malaguti che gli verrà
contestato da Thiene-Beduschi. L aspettativa di una causa di morte tossicologica gli
ha impedito di leggere in profondità tutti i reperti autoptici:
DOMANDA Però, prima di andare avanti, lei mi sta facendo capire una cosa, che dato che la
lesività non era significativa per la causa della morte, l altra causa poteva essere la tossicologica.
Questo mi sta dicendo? O una delle ipotesi era quella?
MALAGUTI - L indagine tossicologica
DOMANDA Cioè perché è ci rimasto male?
MALAGUTI Non è che sono rimasto male
DOMANDA Sono stato improprio. Come mai è rimasto sorpreso.
MALAGUTI Perché dalle deposizioni che avevo attentamente letto mi aspettavo altre sostanze e
in dosaggi maggiori, anche in relazione alla descrizione delle circostanze che erano state fatte.
.
MALAGUTI No, succede, si fa un autopsia e si dice Va beh, non ho trovato nulla che mi spieghi
proprio in modo eclatante la morte. Vediamo i risultati dell indagine tossicologica . E sono stati
discrepanti rispetto alle mie attese, perché avevo letto quelle deposizioni, punto. Tutto qua.
Per quanto il dr. Malaguti si ostini a negare, questa rappresentazione, che con
onestà intellettuale egli descrive, della situazione creatasi nella ricostruzione di una
causa di morte che sembrava scontata e risolta sulla base delle emergenze delle
prime indagini, può avere influito psicologicamente sulla ricerca di una causa di
morte alternativa; tale ricerca potrebbe essere stata condizionata dal ruolo che si è
ritenuto di assegnare comunque alle sostanze stupefacenti che lo stesso dr.
Malaguti ha ammesso non essere stato quello che ci si attendeva.
I descritti comportamenti di Aldrovandi sarebbero stati perfettamente compatibili
con una assunzione pesante di determinate sostanze stupefacenti che il referto
tossicologico escludeva. Da qui l impossibilità di ricostruire la causa secondo il
modello prefigurato. Questo modello fallito influenzerà la spiegazione che i
consulenti offriranno:
DOMANDA Quelle deposizioni facevano pensare ad assunzioni più pesanti. Questo è quello che
mi sta dicendo?
MALAGUTI Sì.
DOMANDA Quei comportamenti, così come emergevano dagli atti, potevano giustificarsi in una
determinata maniera? È questo?
MALAGUTI Potevano. Però così non è stato.
389
L alternativa che Malaguti propone è quindi l ischemia miocardica che senza il
supporto delle sostanze stupefacenti non si regge perché non si spiega, a monte,
l incontenibile agitazione. Malaguti ci ha offerto un quadro attendibile dei suoi
dubbi e delle sue incertezze e di come sia giunto con un lavoro certosino sui
reperti istologici ad autopsìa interpretativa i cui risultati pratici non si discostano
da quelli che si sarebbero avuti se le sue attese si fossero concretizzate; tutto ciò,
peraltro, in modo assai più problematico. Molti rilievi, tutti aspecifici, si possono
mettere insieme in modi differenti tra loro. Si tratta di capire quale interpretazione
sia più corretta e plausibile.
Quello che segue è il ragionamento Malaguti-Lumare, già esaminato esponendo il
tenore della relazione scritta. Esposto oralmente evidenzia tutta la sua artificiosità,
quanto sia tributario della precomprensione del caso e di come si sia ritenuto di
dovere attribuire un ruolo a sostanze stupefacenti che per qualità e quantità quel
ruolo non potevano avere, specie perché non in grado di spiegare l importante
agitazione psicomotoria, causa principale della richiesta notevolmente accresciuta di
ossigeno rispetto alla quale il fattore depressivo delle modeste sostanze non poteva
che essere secondario, se non marginale.
Partendo dal rilievo istologico di un ischemia miocardica io ho ipotizzato che ci fossimo trovati in
quegli eventi in una situazione di grandissimo stress psicofisico dell Aldrovandi, che ha comportato
una richiesta di ossigeno da parte del cuore e che a un certo punto non si è più stati in grado di
assicurare. Cè stata quella che io definirei un ischemia da discrepanza. È logico che quando c è
un ischemia c è una discrepanza che può essere conseguente a numerosissime cause. Noi abbiamo
ritenuto che questa discrepanza su un cuore che non aveva microscopicamente nulla di
particolare, anche se posso dire che come peso rispetto alla corporatura non è un cuore grande,
perché 280 grammi non è un cuore molto grande, però a volte si hanno anche delle riduzioni del
peso dovute anche al tempo intercorso dal momento della morte all autopsia, etc. etc.. Però non
era un cuore grande, ma non c erano delle grosse anomalie che avrebbero favorito molto questa
criticità che ho appena detto di questa discrepanza. Perché se noi abbiamo delle anomalie
valvolari, coronariche, etc., è logico che lì non ci sarebbe stata storia. Nel nostro caso abbiamo
ritenuto che, accanto a questo grande stress psicofisico con un netto aumento del fabbisogno di
ossigeno da parte del cuore, abbiano contribuito in parte, non esclusivamente, anche quegli effetti
che seppure queste sostanze, che sono state rinvenute, seppure in dosaggi non elevatissimi, noi
riteniamo abbiamo comunque avuto. Cioè, gli effetti queste sostanze ce li hanno sull organismo.
Perché disconoscerli? Dobbiamo prenderli in considerazione. (p. 108 )
A questo punto nell esame congiunto dei due consulenti, si inserisce nel contesto
dell analisi problematica e perplessa del pur esperto Malaguti, la granitica ma non
giustificata certezza della dr.ssa Lumare, a dire della quale la quantità di eroina
riscontrata sarebbe stata sufficiente a produrre comunque effetti sul meccanismo
causale, senza tenere conto di quale fosse il problema che il dr. Malaguti stava
390
cercando di risolvere e cioè della combinazione tra stato di agitazione inspiegato e la
c.d. discrepanza tra richiesta di ossigeno e capacità dell organismo di fornirne
nelle condizioni date nelle quali il problema principale da risolvere era cosa avesse
prodotto l accresciuta richiesta di ossigeno e poi se la difficoltà di risposta
dell organismo non avesse anche un fattore causale esterno nelle circostanze
dell immobilizzazione e della lotta.
Il dissenso tra i consulenti sul punto appare chiaro ed è singolare come l esperto
Malaguti lasci il passo alla collega che lo contraddice affermando essere elevate
le quantità di morfina, che invece Malaguti aveva ritenuto essere non elevate , sol
perché in certi casi a Perugia con 36 mg si trovano casi di overdose, un modo di
ragionare rispetto ai problemi da risolvere illogico, posto che in base alla letteratura
tossicologica, al contrario della ketamina, gli effetti tossici della morfina non sono
dosedipendenti e l effetto letale è legato ad un complesso mutevole di fattori
circostanziali.3
Ed infatti, dopo avere concesso la parola alla collega per il suo intervento4 il dr.
Malaguti riprende il filo, e fa valere la sua autorevolezza, lasciando a
quell intervento il suo valore di inciso irrilevante, rispetto al ragionamento che
Malaguti stava svolgendo con il quale attribuiva alla morfina il solo limitato
potenziale effetto di indebolimento dei centri del respiro:
MALAGUTI
Per quanto mi riguarda non è morto di narcotismo acuto. Io lo escludo
assolutamente. Lo dico subito, non ci sono problemi. Ha ragione la collega a dire che il valore non
può essere considerato basso in assoluto, perché la casistica nazionale è piena di casi con valori
inferiori di morti. È troppo individuale la relazione dell individuo. Però, per quelle che sono state le
circostanze, per come si sono svolti i fatti, io francamente ho difficoltà a dire che possa essere
morto di quello, io.
GIUDICE Di quello quale?
MALAGUTI Di narcotismo acuto. Quindi, secondo me, la morfina comunque ha esercitato quelli
che sono i suoi effetti naturali quanto meno in un indebolimento, come ho scritto, dei centri del
respiro. Non tenere conto che c era morfina, che la morfina ha questi effetti Io ne ho tenuto
conto e ritengo anche giustamente.
3
E appena il caso di anticipare e di preavvertire il lettore che la medesima posizione la dr.ssa
Lumare adotterà nel confronto con il prof. Thiene, nel corso del quale si ostinerà, di fronte allo
scienziato di fama mondiale, a non volere prendere atto dell errore compiuto, finendo con il
dargli, nella sostanza, dell incompetente.
4
In una successiva fase dell esame la dr.ssa Lumare chiarirà di non avere voluto sostenere che la morte
dell Aldrovandi fosse da ascrivere a narcotismo acuto ma ha ribadito che, a sua avviso, le sostanze avessero
avuto un certo peso nel determinismo della morte secondo il meccanismo, aspecifico, esposto nella
relazione: situazione di accresciuta richiesta di ossigeno non sostenuta dall organismo per il gioco delle
sostanze stupefacenti, spiegazione che non tiene conto delle cause dell agitazione originaria, del ruolo della
colluttazione e delle sue modalità, del rapporto tra il peso dell abnorme incremento della richiesta di
ossigeno e quello dell effetto delle sostanze in termini di accelerazione cardiaca e di depressione del
respiro; soprattutto del gioco e della rilevanza di fattori ipossici/ asfittici nel potenziare tutti gli altri
meccanismi.
391
Va ricordato che un altro manifesto caso di dissociazione tra i due consulenti è
emerso nella parte in cui la dr.ssa Lumare ha attribuito alla ketamina nelle
modestissime quantità rilevate, la capacità di provocare da sola l imponente stato
di agitazione psicomotoria che sarebbe stata riscontrata dagli agenti imputati
nell Aldrovandi. Quantomeno la possibilità di cagionarla, in assenza di altri fattori.
Nessuna affermazione in questi termini si rinviene nella relazione nè nell esame del
dr. Malaguti5, per non parlare della posizione dei periti d ufficio.
Questi accenti si ritrovano, viceversa, in alcune posizioni dei consulenti della difesa,
preoccupati di trovare un sostegno oggettivo all excited delirium syndrome, basato
sulla presunzione degli effetti di una sostanza, l LSD ( che la dr.ssa Lumare considera
peraltro alternativo alla ketamina ), non rinvenuta nel sangue. Posizioni oltretutto
prive di effettivo fondamento scientifico, secondo la documentazione fornita dalla
difesa di parte civile.
Ovviamente ci si sarebbe potuto aspettare che a fronte dell aleatorietà delle
ipotizzate possibili cause dell agitazione, ci si ponesse il problema della verifica
fattuale dell assunto che trovava così effimere basi oggettive.
Che, poi, il dr. Malaguti tenti ad ogni costo di difendere il proprio operato parlando
delle sostanze come concause, nonostante i periti d ufficio, le abbiano escluse dal
novero dei fattori rilevanti, è comprensibile, anche se è evidente che di concausa
non si possa parlare, posto che l agitazione psicomotoria irrefrenabile, in quanto
causa sopravvenuta da sola idonea a produrre l evento, secondo l assunto dei periti
Testi e Bignamini, esclude quel ruolo concausale. Che se poi l agitazione non ere da
sola idonea a produrre l evento, ritornano in campo tutte le altre possibili concause,
a meno da non trasformare gli agenti in meri spettatori di un agitazione priva di
spiegazione che si mantiene fino alla morte, accelerata dalla pregressa assunzione di
morfina.
Per sostenere la propria ricostruzione anche il dr. Malaguti ha bisogno di ipotizzare
che lo stress psicofisico di Aldrovandi abbia avuto inizio assai prima della
colluttazione con la polizia. Anche per Malaguti non vi è correlazione tra l agitazione
e la colluttazione, questa essendo conseguenza di quella. E quindi basterebbe
questa storicamente infondata premessa per concludere l analisi della consulenza e
archiviarla. Nondimeno l analisi della deposizione del dr. Malaguti merita di essere
completata perché al termine il consulente finisce col giungere alle stesse
conclusioni cui erano pervenuti i periti d ufficio, attribuendo un ruolo concausale
nella morte all azione degli agenti.
5
A pag. 162 del verbale vi è una risposta alla domanda del difensore sull effetto dell agitazione in termini di
aumento delle catecolamine. La risposta affermativa al quesito attiene a questa domanda e non all intera
premessa nella quale si dava per ammesso che la ketamina avesse provocato l agitazione, elemento che
non si riscontra nella deposizione. Il dr. Malaguti ha sostenuto l efficacia della ketamina sul ritmo del cuore
ma non nel produrre agitazione.
392
Egli parte dalle relazione di servizio e dagli altri verbali per sostenere l esistenza di
una condizione di notevole incremento delle catecolamine, dovuto all agitazione ma
non sfugge dal riconoscere che la successiva colluttazione produsse un ulteriore
importante sforzo fisico, rilevante nel meccanismo causale produttivo del decesso.
Sul punto il dr. Malaguti è categorico:
MALAGUTI Mi pare di capire che sia stato un momento di particolare sforzo fisico da parte
dell Aldrovandi.
DOMANDA Per concludere su questo punto: l incontro avvenuto quella mattina, e le do per
buono anche lo stato di agitazione, l assunzione di droga e i quattro agenti, ha avuto un efficacia
concausale nel determinismo di quel fabbisogno di ossigeno che poi ha portato a quello ?
MALAGUTI Assolutamente sì. ( p.112)
Anche sull ipotesi asfittica il dr. Malaguti, pur tentando di mantenere le posizioni,
apre in modo imprevedibile alle tesi dell accusa.
Riconosce che la rilevata iperespansione polmonare è segno tipico di morte asfittica;
così come la fluidità del sangue, le petecchie emorragiche congiuntivali e sub
pleuriche, la congestione poliviscerale ( tutti i visceri presentavano spiccata
congestione ), la rottura dei setti alveolari e, sia pur meno significativo e
particolarmente aspecifico, pure le abbondanti ipostasi si sposano con l ipotesi
asfittica. Di fronte a un quadro di segni plurimi e convergenti, sebbene non univoci
ma tuttavia abbinati ad un quadro storico di prolungata condizione di costrizione al
suolo violenta per un tempo non determinato ma, come s è visto, piuttosto lungo (68 minuti), negare l asfissìa sul mero presupposto dell assenza di segni sul dorso è alla
lunga insostenibile. Per questo il dr. Malaguti a dibattimento modifica
progressivamente la sua posizione e accede alla tesi dell asfissìa posturale, non
escludendo l asfissìa meccanica:
MALAGUTI Noi abbiamo trovato un torace che sia esternamente che internamente non aveva la
benché minima soffusione ecchimotica. Perché noi ci siamo soprattutto interessati, al di là
dell asfissia posturale che è assolutamente una modalità pertinente, che assolutamente deve
essere accettata come possibilità, francamente la mia preoccupazione iniziale era soprattutto
rivolta a un altro meccanismo asfittico, che è l immobilizzazione del mantice respiratorio.
DOMANDA Ce lo traduce in termini che posso comprendere?
MALAGUTI Sostanzialmente è l impedire che la gabbia toracica abbia quei movimenti sufficienti
e necessari affinché si abbia uno scambio di ossigeno, tale da garantire l apporto metabolico di
ossigeno sufficiente per garantire la vita delle cellule. Ora questo meccanismo, così, ne abbiamo
discusso molto, anche alla luce di quelle che sono le circostanze, il tentativo di ammanettare,
disteso a terra, etc. etc.. Insomma, era una situazione dove si poteva creare una situazione di
questo tipo. Però francamente noi riteniamo che, alla luce di quelli che sono stati i rilievi
obiettivati, sia da escludere. Non abbiamo visto A parte che è una classica modalità che si verifica
in situazioni ben più gravi normalmente, quindi rovesciamento del trattore nel fossato, la morte
393
nella folla, il camionista che rimane incarcerato nelle lamiere. Situazioni proprio estreme. Vero è
che non necessariamente bisogna raggiungere questi livelli. Perché sostanzialmente alla fine è
sufficiente anche impedire una sufficiente escussione dei movimenti respiratori. Però l assenza di
qualsivoglia lesività anche minima e il fatto che notoriamente l uomo ha una respirazione
prevalentemente addominale rispetto alla donna, ci ha fatto pensare di escludere questa
modalità. Poi torniamo alla domanda eventualmente della specificità di tutti gli altri rilievi.
DOMANDA Dica pure.
MALAGUTI Tutti i rilievi che lei ha citato sono presenti indiscutibilmente in maniera più o meno
rilevante anche in altri tipi di morte. E mi riferisco per esempio a classiche morti cardiache o anche
per sostanze xenobiotiche, da tossicosi. Quindi ci siamo posti questo problema. E ci mancherebbe
altro. Però la nostra analisi ci ha fatto propendere maggiormente per la tesi che noi abbiamo
scritto, piuttosto che ad un asfissia.
DOMANDA
Quindi l analisi e l interpretazione di questi segni calati in questa particolare
condizione possono anche portare però a ritenere una morte asfittica? Oppure è un ipotesi del
tutto da escludere, che non è possibile ?
.
DOMANDA Io mi rendo conto che è un punto importante, però va affrontato, non è che non
possiamo affrontare questo punto. In soldini: ci può stare o non ci può stare una morte asfittica
alla presenza di questi segni e delle circostanze specifiche delle modalità del fatto?
MALAGUTI
Per quanto riguarda il mio pensiero ritengo che non possa ricondursi ad un
meccanismo solo o squisitamente asfittico la morte di Aldrovandi.
DOMANDA Cosa significa questa risposta? Vuol dire che in parte può essere asfittico?
MALAGUTI Nel senso che accentando l osservazione che lei mi ha fatto, io potrei anche dire
sono tutti rilievi che ci stanno, quelli che abbiamo citato, anche con un asfissia . Poi ho spiegato
perché ho ritenuto di non
DOMANDA Certo.
MALAGUTI Però ritengo, per quello che ho appena detto, che ammesso che tutti questi segni
possono far pensare a un meccanismo asfittico, ritengo io improbabile che fosse di per sé, per
quelle che sono le circostanze Se parliamo solo di rilievi. Lei vuole solo i rilievi o lo studio del
caso?
DOMANDA Noi parliamo della morte di Federico Aldrovandi e cioè di questi segni presenti sul
cadavere di Federico Aldrovandi, così come è avvenuta. Quanto meno negli ultimi attimi della sua
vita.
MALAGUTI Ritengo improbabile che la posizione a terra, così come descritta, di un soggetto, con
quello che io ho rilevato, possa essere da attribuire esclusivamente ad una asfissia, anche
ammesso le sue osservazioni, che io non condivido.
DOMANDA Certo. Ma io le sto chiedendo se ipoteticamente ci può stare una ricostruzione di
questo genere sulla causa della morte. Questo è il punto.
MALAGUTI Ho escluso l immobilizzazione del mantice. Rimarrebbe questa asfissia posturale, che
francamente noi non abbiamo acquisito in letteratura tutte queste certezze. Quindi se io escludo
L immobilizzazione del mantice respiratorio, quindi una compressione sulla gabbia sufficiente e
necessaria ad impedire i movimenti respiratori, io ho qualche difficoltà a rimandare la causa della
morte ad una morte posturale.
DOMANDA In assenza, ha detto, questo ultimo passaggio, di una compressione della gabbia,
giusto?
MALAGUTI Sì.
DOMANDA Laddove invece ci fosse una compressione della gabbia toracica allora sarebbe
possibile?
394
DOMANDA - Laddove fosse provata una compressione toracica ?
MALAGUTI Io distinguerei molto, cosa che forse non è stata fatta, tra una persona a riposo e una
persona in quello stato in cui si trovava Aldrovandi. Ora, nella posizione a riposo io ritengo che una
compressione deve essere particolare per provocare qualche problema. In una persona che ha
bisogno di molto ossigeno e che sicuramente sta facendo molti atti respiratori, tachipnoico,
sicuramente una compressione a livello della gabbia toracica sarebbe una criticità, sarebbe
molto rischioso, ma deve essere anche prolungata.
DOMANDA
Siccome io non posso dirle alcune cose, per questo le faccio domande in via
ipotetica. Allora, una persona che ha questa necessità di ossigeno, respira più affannosamente
oppure non è detto che il respiro sia più affannoso?
MALAGUTI Magari ha atti più superficiali, ma molto più frequenti.
Sembra indiscutibile il progressivo avvicinamento del dr. Malaguti alla tesi d accusa.
I fattori che l hanno portato ad escludere la causa asfittica sono evidentemente
deboli. La aspecificità dei segno si risolve nell analisi del contesto. Le condizioni
circostanziali che potrebbero giustificare un ridotto afflusso d aria per effetto
dell immobilizzazione prolungata sono adeguatamente documentate. Manca
certamente un passaggio anche per il dr. Malaguti, ed il pecorso verrà completato
dal prof. Thiene. Ma anche così il consulente si rende conto che in presenza di una
pluralità di indizi convergenti e di una interpretazione delle circostanze del caso
meno rigida, più articolata e aderente alla situazione reale, l assunzione dell ipotesi
asfittica ha una capacità esplicativa in grado di dare conto di un maggior numero di
circostanze rispetto all ipotesi accolta dell insufficienza miocardica acuta.
Quest ipotesi non spiega e non assegna responsabilità in ragione dell asserita
estrema condizione di agitazione causa prossima e remota dell arresto cardiaco; ma
essa elide del tutto dal quadro i sei-otto minuti di feroce lotta a terra e gli sforzi
massicci, sostanzialmente confessati dagli agenti, per immobilizzare a terra
Aldrovandi nella convinzione errata che lo stesso fosse in grado di sottrarsi alle
pressioni praticate, rialzandosi e riprendendo a combattere. Un timore che ha
evidentemente comportato un impegno di contenimento intenso per fare intendere
al soggetto non esservi possibilità per lui di rivalsa, mediante un azione di
compressione preventiva e perciò energica al punto da anticipare eventuali,
presunti, imponenti sforzi di resistenza del soggetto, intenzionato a ribaltare la
situazione. Tale azione preventiva produsse una compressione talmente accentuata,
da impedire la libera respirazione, creando così le condizioni per quella fame d aria
che la vittima tentò di soddisfare con un estremo tentativo di liberazione nel quale
concentrò tutte le residue energie, dando così corpo a quella profezìa che sembrava
autoavverarsi; gli agenti, malamente interpretando la ragione e lo scopo della
estrema agitazione del ragazzo ( disperato bisogno di aria), anziché allentare la
presa e le spinte, le accrebbero in una spirale malefica che condusse a morte
attraverso l intervento risolutivo della contusione al cuore, conseguenza della
violenta compressione sul torace e sul dorso.
395
Una così complessa spiegazione, basata sui dati storico-circostanziali, non può
evidentemente essere attinta dal dr. Malaguti che si limita a fare riferimento ad una
mera posizione prona non accompagnata da un adeguato studio, che con i materiali
a disposizione non era in condizione di fare, delle concrete circostanze del fatto. Ma
l esistenza di tutte le caratteristiche utili alla ricostruzione alternativa sono ammesse
e confermate. 6 Il dr. Malaguti non ha difficoltà ad ammettere, a domanda della
parte civile, che le sue valutazioni sarebbero state diverse se avesse potuto disporre
di evidenze che attestassero che sul torace e sull addome di Aldrovandi nell indicata
fase critica, gravassero il peso di uno o due agenti o comunque una forza
compressiva equivalente ai predetti pesi:
DOMANDA Quindi se lei prendesse atto di - torno sul punto e a prescindere dalle risultanze del
processo, perché la domanda è in astratto di più persone che gravano sull Aldrovandi in
posizione toracica e anche in posizione addominale eventualmente, visto che la respirazione
maschile è addominale, la sua risposta potrebbe essere diversa da quella anche probabilistica che
lei prima ha accennato? Ha capito? Se io le dicessi Cho la dimostrazione che la domanda è in
astratto che due persone gravavano ?
MALAGUTI Cambierebbe molto.
DOMANDA Cioè?
MALAGUTI Ribadisco che l idea che mi sono fatta io è che questo ragazzo era in debito di
ossigeno, nel senso che stava producendo uno sforzo fisico importantissimo, perché
evidentemente non voleva farsi ammanettare o perché non si rendeva conto di quello che stava
facendo, non entro nel merito. Se io a una persona di questo tipo vado a gravare a terra, sul
torace, io credo che bene non fa. Quindi avrebbe cambiato la mia risposta. Soprattutto se avessi
trovato lesioni che potessero in un qualche modo dimostrarlo.
Vero è che il dr. Malaguti ha insistito nel dire che una potente compressione sul
dorso avrebbe dovuto produrre un qualche segno ecchimotico ma è lo stesso
consulente a convenire che si tratta comunque di grado e di condizioni concrete e
del rapporto modo di compressione, durata dello stesso e preesistenti condizioni del
6
MALAGUTI Sicuramente la situazione prona è più problematica per gli atti respiratori rispetto a quella
supina in situazione di aumentata richiesta di ossigeno. Sicuramente, perché ci grava il peso su e i
movimenti sono sicuramente, non dico impediti, ma più difficoltosi, i movimenti sia dell addome che del
torace.
DOMANDA Sia dell addome che del torace?
MALAGUTI Sì, perché ci grava il peso del corporeo. Se invece noi siamo supini non abbiamo nessun peso.
DOMANDA Questo qui va aggiunto anche a quello che diceva prima la professoressa Margaria, anche
all ammanettamento. Cioè lo stesso ammanettamento costringe il torace oppure no? O impedisce al torace
di muoversi secondo natura ?
MALAGUTI
Non lo ritengo così influente come ha detto la collega. Non lo ritengo così influente
l ammanettamento. Cioè l ammanettamento in sé o il fatto che addirittura le mani ? Cioè, se noi riteniamo
che uno ha le mani appoggiate a terra, un minimo può cercare di sollevare.
DOMANDA Certo.
MALAGUTI Se il fatto Però è sempre il peso corporeo che grava. Poi il fatto che venga ammanettato non
mi pare che possa impedire in modo importante gli spandimenti del torace. ( p. 121 )
396
soggetto. Si tratta comunque di un falso problema. Le modalità con le quali veniva
esercitata la pressione non dovevano necessariamente produrre l ecchimosi. Le
testimonianze fanno riferimento a un agente sdraiato e a ad uno seduto: non
sembrano condizioni che debbano necessariamente produrre ecchimosi. Ma anche
una forte pressione con le mani potrebbe non produrre gli effetti ipotizzati.7
Questa linea dei consulenti si infrange poi contro l elementare rilievo che dalla
documentazione iconografica non si riscontra alcuna specifica indagine volta alla
ricerca di lesioni sul dorso o sul torace. La circostanza è ammessa dal dr. Malaguti
che riconosce l errore .
A pag. 171 Malaguti ammette i numerosi limiti dell indagine dovuti al carattere
routinario con il quale fu affrontato il caso:
MALAGUTI Ha ragione, ha ragione. Diciamo che nel caso specifico abbiamo appurato la presenza
dell ipostasi, non abbiamo appurato nulla altro e abbiamo ritenuto il quadro negativo. Forse è un
errore. Ha ragione.
DOMANDA Anche perché Data la rilevanza del fatto.
MALAGUTI Però vorrei sottolineare che inizialmente Perché c è stato contestato anche il
discorso della quantità dei prelievi. Perché è stato affrontato, voglio dire, in modo, non routinario,
cioè noi di routine facciamo quei prelievi che sono più che sufficienti, nel 99% dei casi, per le
indagini a cui noi sottoponiamo tutti i nostri casi. Il caso ha assunto ben altra rilevanza e sarebbe
stato opportuno prelevare di più liquidi biologici e avremmo avuto anche la possibilità, cosi come
in altri casi abbiamo la possibilità di prelevarne di più. Abbiamo prelevato quelli che noi facciamo
di routine. Poi c è stata l intera richiesta di integrazione, abbiamo dovuto fare altri accertamenti,
poi c è stata la nomina del perito, che ha richiesto giustamente... A un certo punto questi liquidi,
che noi routinariamente rileviamo, si sono dimostrati scarsi. A noi questo è dispiaciuto parecchio.
La mancata fotografia del dorso, purtroppo, va un attimino interpretata allo stesso modo: che
routinariamente, raramente guardiamo sempre il dorso, ma raramente ne facciamo la fotografia
se non ci sono aspetti che ci conducono a dire immortaliamo questo aspetto . Però anche
l esclusione in questo caso sarebbe stato utile e faccio ammenda.
Certamente un indagine sul dorso per verificare possibili indizi specifici non fu
condotta, non essendo stato compiuto sul tavolo settorio l integrale scollamento del
tegumento dorsale.
7
Su questa questione vi è un esplicita ammissione del dr. Malaguti a specifica domanda della parte civile:
DOMANDA Era un ipotesi. Se ipotizziamo che il momento di difficoltà respiratoria, dovuta allo forzo,
dovuta all agitazione, dovuta al bisogno di ossigeno, se una persona o due stesse sul corpo, diciamo così,
sulla gabbia toracica e sull addome del prevenuto, possono causare e incrementare la crisi respiratoria fino
ovviamente al decesso e se questo può non lasciare la presenza di ecchimosi?
MALAGUTI - Sì, è una possibilità che si deve venire a creare. Non la trovo così facile. Però se si venisse a
creare una situazione di questo tipo in modo tale che un adulto venga ad essere sormontato in maniera
così semplice... Perché se io mi stendo su un adulto che ha bisogno di ossigeno, questo è sicuro che fa
saltare Perché cerca disperatamente di evitarlo. Quindi è una situazione dopodiché da crearsi. Se si
venissero a creare le condizioni di questo tipo sicuramente No, sicuramente no, potrebbe verificarsi
quello che lei ha detto.
397
Infine va ricordato come i consulenti nel richiamare la letteratura che escluderebbe
la possibilità di configurare una possibile causa autonoma di morte
nell immobilizzazione a terra in posizione prona, non abbiamo tenuto conto che la
tesi di Chan era frutto di un esperimento di laboratorio che non poteva perciò
tenere conto delle reali condizioni di campo , una limitazione ammessa dallo stesso
autore dello studio, come del resto a suo tempo ricordato dai periti d ufficio.8
In una puntualizzazione finale il dr. Malaguti esclude qualsiasi fuoriuscita di sangue
dal cavo orale di Aldrovandi, con ciò smentendo per l ennesima volta l artificiosa,
suggestiva e falsa descrizione dello stato del ragazzo riportata dagli agenti nelle loro
relazioni di servizio.
Osserviamo infine che nella parte finale del suo esame il dr. Malaguti si lascia andare
ad un affermazione che troverà censura nell analisi del prof. Thiene, assumendo
l equivalenza tra il concetto di miofibre ad andamento ondulato, riportato nella
relazione con riferimento alle condizioni del cuore, e le bande di contrazione con le
quali il prof. Rapezzi descriverà il medesimo reperto.9
Il consulente è stato comunque risoluto nell escludere il riscontro una qualsiasi
patologìa cardiaca nel cuore di Federico Aldrovandi di qualsiasi natura o gravità
8
Di seguito, un passaggio dell esame che documenta l errore iniziale sulla base della lettura in aula del
testo dell autore richiamato. L occasione consente di richiamare l autorevole opinione che non esclude
affatto l efficacia concausale delle compressione sul dorso:
DOMANDA Che lei sappia, il (Chan) nel fare questo lavoro ha riprodotto le condizioni che lui chiama di
campo, dove si sono verificate le asfissie posturali nei soggetti che ha esaminato oppure no?
LUMARE Può riformulare la domanda?
DOMANDA Se ai soggetti che sono stati testati nel lavoro che lei ha citato prima sono state riprodotte le
stesse condizioni di campo che hanno verificato, dove si sono verificati i decessi da contenimento.
MALAGUTI Sì, mi sembra che abbia riprodotto quelle, però in più ha aggiunto anche pesi.
DOMANDA È sicura di questo?
MALAGUTI Mi sembra di sì.
.
DOMANDA Vi sono due passaggi che leggo per comodità, poi apprezzerà il Giudice, lo produco. Il primo è
quello che ho appena letto. Il secondo è questo: Si è cercato di riprodurre gli effetti fisiologici della
colluttazione sottoponendo i soggetti dello studio a un esercizio della durata di quattro minuti prima di far
loro assumere la posizione di contenimento. È però improbabile che tale periodo di esercizio possa
simulare tutte le alterazioni fisiologiche che si possono verificare durante una colluttazione o in stato di
agitazione. Inoltre non sono state riprodotti gli effetti dei traumi e dello stress psicologico che spesso si
verificano nelle persone durante l arresto. È possibile che una combinazione di fattori comprese le
condizioni cliniche sottostanti, l intossicazione, l agitazione, il delirio e la colluttazione, oltre alla posizione,
possono causare un deficit respiratorio non rilevato dal presente studio .
DIFESA AVVOCATO VECCHI Dove è la discrepanza? È questo il punto.
GIUDICE Dottoressa , quindi, secondo l autore da lei citato, il suo è un esperimento in laboratorio, non
riproduce le situazioni di campo.
LUMARE Sperimentare, sì.
9
MALAGUTI Sì, secondo me bande di contrazione forse vuol dire ondulate. Secondo me possono
ricondursi Cioè sono due modi di descrivere lo stesso rilievo.
398
apprezzabili, conformemente all assunto del prof. Thiene.
Il prof. Avato ha riprodotto sinteticamente i risultati della seconda indagine
conferita all istituto di medicina legale di Ferrara. Ha richiamato gli studi esaminati e
ha confermato la non riconducibilità della casistica esaminata al caso di specie.
Ha confermato in modo chiaro come la costrizione a terra in posizione prona non
possa essere esclusa in via generale dal novero delle possibili concause del decesso.
La posizione di per sé potrebbe non essere indicata come causa mentre, in
concomitanza con una preesistente condizione di insufficienza respiratoria, la
posizione limita la libera escursione dei gruppi muscolari deputati alla respirazione e
può contribuire al fenomeno ipossico, sicchè è del tutto naturale che il soggetto in
questa posizione e in condizione di ipossigenazione, dipendente dalla posizione,
debba essere messo in condizione al più presto di riprendere le normali condizioni di
respirazione. Le soluzioni per migliorare la condizione del paziente sono plurime:
RISPOSTA Beh, le proposte sono a girarlo sul fianco o metterlo supino, ecco, ovviamente le
modalità di contenzione a braccia a tergo, insomma, sono state assunte recentemente anche nelle
modalità indicate per le nostre Forze dell Ordine e quindi abbiamo un po di problemi da questo
punto di vista.
La lunga dissertazione del prof. Avato sugli effetti tossici in generale e sugli effetti
sinergici delle sostanze rilevate sul corpo di Aldrovandi sono ampiamente
confermative della precedente relazione, salvo che per quanto attiene la ketamina:
lo stesso prof. Avato citando la dr.ssa Licata sembra convenire sul fatto che gli effetti
della ketamina nelle dosi minime riscontrate non sembrano particolarmente
significativi pur potendosi indurre un concorrente effetto depressivo della
respirazione nell ordine del 20% in combinazione con la morfina. Avato ammette
che la dose di ketamina è assolutamente bassa e crea difficoltà nell attribuirle un
ruolo scatenante dell agitazione, pur manifestando una propensione ingiustificata
per la tesi l affermativa. Anche su altre questioni come il ruolo tossico della
ketamina in dose minime, il ragionamento del prof. Avato si esprime in termini assai
problematici.
Con queste limitate puntualizzazioni il Prof. Avato aderisce a alle conclusioni
Malaguti-Lumare. Sta di fatto, anche in questo contesto, che il prof. Avato è molto
cauto nell assumere posizioni rigide e meccaniche in ordine all azione delle sostanze
come cofattori del decesso anche sotto il profilo della loro interazione, secondo un
certo approccio, piuttosto dogmatico, più volte risuonato in aula. Invita alla cautela
il tecnico quando ricorda a tutti l esistenza di un complesso di variabili che
399
impediscono conclusioni deterministiche: posologìa assoluta della ketamina,
modalità di assunzione, numero di assunzioni, tempo, intervallo tra le diverse
assunzioni. Il massimo che il prof. Avato sente di esprimere è una sorta di atto di
fede egli effetti della ketamina,pur a dosi minime, senza alcuno sbilanciamento sul
concreto meccanismo causale. In definitiva tutta l indagine del prof. Avato si riduce
all ammissione che tutte le sue deduzioni si basano su una premessa storico
circostanziale indiscussa: il presunto acclarato elevato stato di agitazione
psicomotoria del soggetto. Tutte le informazioni tecniche offerte nascono e cadono
con quel dato:
RISPOSTA Non mi pongo nemmeno il problema, io verifico che è documentata esclusivamente
l agitazione psicomotoria ed il mio ancoraggio è quello, tutto il resto io lo deduco sulla base della
complessità dell elemento a disposizione ed arrivo ad una ricostruzione patogenetica per quello
che ha fatto il dottor Malaguti, punto.
Anche sul refrain difensivo sugli effetti sinergici ketamina-eroina vi è un forte
ridimensionamento del significato attribuito al dato:
DOMANDA Bene. Senta, nel caso concreto possiamo fare una valutazione del tipo che l effetto
sinergico tra ketamina e morfina può essere stato assai pericoloso? Cioè la ketamina che aumenta
la richiesta di fabbisogno di ossigeno da parte del cuore, l assunzione di un oppiaceo, quale la
morfina, invece che crea per lo meno una depressione nell apparato respiratorio?
RISPOSTA In astratto sì, ma se mi permette di fare l osservazione non è tanto con riferimento a
questi fenomeni, ma con riferimento al sovraccarico della circolazione litorale encefalica, questo sì
che è l aggravio che può essere conferito all assunzione di ketamina, cioè aumenta l edema
cerebrale.
Il che significa tornare al punto di partenza e considerare determinante lo stato
preesistente del soggetto.
Va ricordato un ultimo passaggio della deposizione Avato nella parte in cui si
ammette che la questione dell immobilizzazione in ambito poliziesco è molto
discussa, non essendo affatto esclusa la pericolosità dell operazione rispetto al
paziente, sicchè numerose sono le indicazioni volte a introdurre specifiche
accortezze e cautele in quest ambito ( ridurre la durata, rimettere al più presto su
un fianco il paziente), tutti suggerimenti che muovono dalla accertata
consapevolezza dell obbiettiva rischiosità dell operazione di cui gli agenti della
polizia italiana sono resi edotti, quanto meno sotto il profilo dell humus culturale in
cui operano, secondo quanto emerso dalle testimonianze dei responsabili delle
scuole di polizia.
400
2.2.2. La linea difensiva attraverso il contributo dei medici legali.
Debolezza intrinseca.
La difesa con il contributo dei propri consulenti tecnici ha cercato di supportare la
tesi di una causa di morte del tutto indipendente dall azione degli imputati.
Per sostenere questa tesi si è cercato di valorizzare ogni margine interpretativo
idoneo a condurre a questo risultato, ricavato dalla consulenza Lumare-MalagutiAvato e dalla perizia d ufficio.
In nessuno di questi lavori era detto espressamente che l azione degli imputati e le
circostanze della colluttazione e dell azione di immobilizzazione avessero avuto una
diretta incidenza causale sull exitus. Tuttavia tali elaborazioni, anche attraverso le
conferme dibattimentali, prestavano il fianco ad un lavoro di integrazione critica che
finiva con il rimettere in gioco, con effetti concludenti sulla spiegazione scientifica
dell evento, il dato storico-circostanziale dell azione violenta degli agenti come
fattore senza il quale nessuna realistica spiegazione dell evento poteva essere
offerta. Le conclusioni dell incidente probatorio con il decisivo intervento dei
consulenti delle parti civili e l abbandono dell implausibile tesi dell azione tossica
delle sostanze stupefacenti, aveva portato i periti ad integrare nel loro modello
esplicativo della morte, in un contesto di excited delirium syndrome, l azione
violenta degli agenti sia come fattore codeterminante un insufficienza respiratoria,
sia come fattore idoneo a produrre una condizione di ipossia/ asfissia che, in
combinazione con il presupposto stato di eccitazione delirante, rendeva ragionevole
una spiegazione della morte per un insufficienza cardiorespiratoria frutto non solo di
un incontenibile agitazione, accentuata dalle condizioni del conflitto con persona
contingentemente non sana di mente, ma anche della privazione meccanica e
posturale della normale capacità di approvvigionamento d aria del soggetto
attraverso la respirazione libera, resa impossibile o parzialmente ma severamente
compromessa dalle condizioni dell immobilizzazione a terra.
Per poter ribaltare il delinearsi di un tale quadro ricostruttivo, nel quale
determinante appariva l azione degli agenti sia in positivo, per avere reso
l agitazione del soggetto ancor più grave, ingaggiando con lui una colluttazione
violenta e traumatica, molto impegnativa sul piano fisico, psichico e dei traumi fisici,
e portando quindi al parossismo l agitazione che avrebbe dovuto invece essere
contenuta e ridotta progressivamente con opportuni interventi sanitari e una
prudente azione di contenimento e di intervento sulle cause , sia in negativo, per la
brutalità dell intervento di contenimento nel corso del quale all esigenza di
immobilizzazione assoluta veniva sacrificata la capacità del soggetto di respirare
secondo le sue accresciute esigenze, la difesa con il contributo dei propri consulenti
ha tentato di delineare un quadro ricostruttivo nel quale le suggestioni offerte dalla
consulenza e dalla perizia d ufficio venivano radicalizzate, in modo da non lasciare
spazio a possibili concause mentre le parti deboli di dette ricostruzioni venivano
401
coperte con un rinnovato ruolo strategico assegnato al ruolo delle sostanze
stupefacenti effettivamente rinvenute nel sangue.
La debolezza strutturale della perizia, per avere dovuto essa dare per ammessa
l assunzione di LSD di cui non si aveva riscontro nell indagine tossicologica, era
aggirata assegnando un ruolo strategico alla combinazione di ketamina e morfina
alle quali veniva attribuito uno strategico ruolo scatenante, andando ben oltre i
timidi e modesti accenni contenuti nella consulenza tecnica Malaguti-Lumare.
La necessità di trascurare i fatti e le circostanze causali che riconducevano alla
responsabilità degli imputati ha indotto la difesa a interrogarsi sulla possibilità di
assegnare autosufficienza alla condizione di delirio eccitato come causa della morte,
tesi sostenuta attribuendo un inedito ruolo alla combinazione di sostanze quale
Malaguti-Lumare-Avato non avevano neppure osato pensare; a negare qualsiasi
incidenza causale all azione restrittiva degli imputati sia sul piano medico-legale che
in punto di fatto; in via subordinata a costruire comunque un quadro di incertezza
sull effettivo decorso causale tale da giustificare l esonero da responsabilità.
La domanda della difesa è stata raccolta dai consulenti tecnici nominati ed escussi a
dibattimento, le cui tesi non hanno peraltro retto al vaglio dibattimentale, non
resistendo alla serrata critica dei difensori della parte civile, all attento vaglio delle
fonti scientifiche da questi effettuata, alla serrata e coerente spiegazione alternativa
offerta dai consulenti delle parti civili, il cui principale merito sta nella capacità di
dare conto di tutte le circostanze del fatto e di tutte le risultanze dell indagine
autoptica senza dovere negare o ignorare alcunchè, costruendo un quadro organico,
realistico e completo nel quale tutte le componenti del fatto, anche quelle contrarie
alla tesi sostenuta, si sono inserite agevolmente senza forzature od omissioni,
concorrendo alla spiegazione complessiva. Ma soprattutto soccombendo
fragorosamente di fronte all intervento del prof. Thiene, la cui capacità di fornire
l anello mancante della spiegazione causale è stato tanto dirompente quanto capace
di resistere agevolmente alle contestazioni, sia a quelle ovviamente interessate di
Malaguti Lumare e Avato, il cui lavoro subiva una gravissima e totale falsificazione,
sia a quelle del prof. Rapezzi, involontario protagonista dell intervento in causa del
prof. Thiene. In tutto questo l intelligente lavoro di sintesi e ricucitura del prof.
Beduschi, convalidato dal prof. Thiene, ha permesso di avere piena comprensione
del meccanismo causale della morte. Una spiegazione che deve essere accolta non
solo per gli intrinseci argomenti medico-legali ma anche perché, non bisogna
dimenticarlo, alla luce della ricostruzione del fatto che ha portato ad escludere la
sussistenza degli elementi sintomatici dell agitazione delirante preesistente alla
prolungata colluttazione con gli agenti, la teoria Thiene-Beduschi si pone come
unica, convincente, corroborata da prove, spiegazione del meccanismo causale.
Tutti i ragionamenti dei consulenti di parte restano quindi inficiati da una premessa
confutata in fatto, all inizio sostenuta dalle affermazioni interessate degli imputati,
la cui falsità è già stata dimostrata.
402
L anestesista prof. Giron, che ammette un abitudine al massimo schematismo nel
suo approccio ai problemi, non ha alcun dubbio nel muovere dal dato che considera
indiscutibile, senza disporre degli elementi di prova, che alle 5,30 del 25 settembre,
Federico Aldrovandi fosse
in condizioni di intensa agitazione psicomotoria .
Essendo tale premessa falsa o indimostrata, potremmo chiudere con l esame della
posizione che su tale premessa, ingigantendola al parossismo, svolge i passaggi
successivi dell argomentazione.
Ne facciamo cenno ugualmente per completezza e per la manifesta intrinseca
implausibilità delle deduzioni.
Ovvio che se postuliamo uno stato patologico di tale portata, le relative cause non
possono che essere pregressi stati patologici mentali o l assunzione di sostanze
stupefacenti. Per il prof. Giron in Aldrovandi operano entrambe queste cause: un
qualche disagio psichico giovanile nell adolescenza ; il mix di sostanze rilevate,
senza alcun dubbio e senza alcuna discussione poste a base dell agitazione. Se c è
l agitazione bisogna trovare la causa ad ogni costo . E allora va bene tutto, dai
disagi giovanili ( inesistenti ) al mix di sostanze riscontrato il cui effetto presunto,
come vedremo, è privo di alcuna base scientifica.
Da ciò una serie di passaggi automatici:
crisi di agitazione psicomotoria intensissima, un meccanismo irrefrenabile perché il cervello perde
il controllo di se stesso, ed è fatale poi che non intervenendo la conclusione è quella dell arresto,
della morte elettrica dell individuo, fibrillazione ventricolare o tachicardia ventricolare, purtroppo
uno ci lascia la pelle.
Il consulente glissa sulle circostanze ambientali che possono avere esasperato
l agitazione, così come glissa su quel non intervenendo che sembrerebbe
escludere il determinismo ininterrotto causale, al quale la sua descrizione farebbe
pensare. Completa adesione quindi alle posizioni Berti Donini sugli effetti sinergici
della combinazione di sostanze che da un lato provocano l agitazione e dall altro la
rendono inevitabilmente fatale attraverso il noto meccanismo dell effetto
depressivo dell eroina sui centri respiratori in presenza di una accresciuta richiesta
di ossigeno per l agitazione
Sugli effetti della ketamina il prof. Giron non ha dubbi per effetto di una singolare
petizione di principio: vi era l agitazione, questa non può che essere stata prodotta
da sostanze stupefacenti; Federico Aldrovandi aveva assunto ketamina; questa era
pertanto la causa dell agitazione psicomotoria. Un ragionamento circolare che non
fa una grinza se non per il fatto che non spiega nulla.
Il ragionamento del prof. Giron si snoda intorno a questo nucleo concettuale:
Io, ripeto, per natura devo occuparmi di situazioni di urgenza e di emergenza e tendo a
schematizzare fortemente. Se questo era in queste condizioni le cause erano o l una o l altra. La
patologia mentale può, sulla base di quello che ho letto nell anamnesi, forse aver rappresentato
403
un substrato, forse, non resta altro che l assunzione di droghe. Dopodiché a me è irrilevante che
abbia preso cento, uno o mille, certamente in quel caso si è verificata una situazione di intensa
agitazione psicomotoria. Questo è un dato di fatto su cui io credo non sia neanche il caso di
discutere.
Appare ragionevole, sulla base di un tale approccio metodologico, disattendere in
toto ogni altra affermazione del prof. Giron, non senza riportare un altra
paradossale affermazione del consulente, secondo cui l agitazione di Aldrovandi era
destinata al parossismo ed a consumare il soggetto fino alla morte,
indipendentemente dalla colluttazione, poichè la violenza e l agitazione si sarebbero
comunque scatenate in qualsiasi altra forma, in un crescendo irrefrenabile. Il fatto è
che non solo non vi è traccia dell agitazione prima dell intervento degli agenti ma
che per loro stessa ammissione vi è un momento di attenuazione della presunta
agitazione nell intervallo tra le due colluttazioni. Se poi le cose stessero come
sostiene il prof. Giron, non si vede la ragione per cui dopo quasi mezz ora di
agitazione parossistica Aldrovandi avesse deciso di scaricarla contro gli agenti,
distogliendosi dal colpire alberi, pali, oggetti vari, attività a compiere la quale
nessuno l ha visto, nemmeno gli agenti che hanno solo sentito urla ma non i
movimenti di Aldrovandi prima dell attacco nei loro confronti. La tesi è poi destituita
di fondamento perché presuppone la morte inevitabile in tutti i casi di agitazione
psicomotoria il che non è vero, essendo i decessi le eccezioni, e anzi scopo di tutta la
ricerca clinica in questa materia dimostrare la possibilità di salvare questi soggetti
con opportune pratiche e con interventi terapeutici adeguati, praticabili anche in
costanza dell agitazione stessa. Tutti i protocolli ospedalieri di cui abbiamo parlato in
precedenza dimostrano, al contrario, la possibilità concreta che gli stati di agitazione
possano regredire, facendo tornare il soggetto alla normalità. L errato approccio di
Giron sta proprio nel considerare l intervento della polizia equivalente per il
soggetto al battere la testa contro un albero o contro un palo. Evidentemente, se la
polizia si comporta come un albero o come un palo, il problema della responsabilità
si deve porre.
Consulente medico legale della difesa è il dr. Claudio Rago. Dichiara di condividere
metodo e conclusioni delle relazione Malaguti-Lumare: causa della morte
l insufficienza contrattile del miocardio, determinata da agitazione psicomotoria, in
questo senso potendosi interpretare tutti i reperti autoptici.
Questa deposizione è di notevole importanza per una singolare ragione. Il dr. Rago
cerca di confutare la tesi del prof. Beduschi che ha sostenuto che nel reperto
istologico del cuore non sono evidenziabili bande di contrattura ma banali fibre
ondulate, affatto significative di infarto miocardico, di danno cardiaco ma
manifestazioni di ipossia. Il dr. Rago esprime contraria opinione e per confutare il
prof. Beduschi cita il luminare prof. Thiene, al momento sconosciuto al processo. Il
dr. Rago svolge un panegirico di Thiene e afferma in particolare:
404
RISPOSTA Io rispetto il professor Beduschi. In realtà se va a vedere appunto gli studi del professor Thiene
che nel Veneto è... lui è anatomopatologo, è ordinario di anatomia patologica dell università, lui è titolare
del registro delle morti improvvise, ha scritto numerosi testi e numerosi articoli anche su riviste prestigiose
internazionali, se va a vedere la banda di contrattura e la banda di rottura è, ripeto, quando
significativamente ci sono queste alterazioni, due ha un significato relativo, dieci o cento. Allora il vetrino
che io vedo qua, mi pare che qualcuno abbia anche detto che è un artefatto, mi pare di avere letto.
Interessa in questa sede osservare che il prof. Thiene è indicato dal consulente della
difesa come la massima autorità in materia di morti improvvise e come lo stesso
Thiene, nell ambito della sua complessa diagnosi, appoggerà pienamente la tesi del
prof. Beduschi, escluderà l esistenza di bande di contrattura nel vetrino del cuore,
confutando il dr. Rago e quindi la tesi dell insufficienza contrattile del miocardio
come causa di morte.
Va sottolineato come l esito dell esame del dr. Rago non mettere in evidenza
sostanziali difformità dalla consulenza Malaguti ma neppure specifiche confutazioni
o aspetti di inattendibilità dell ipotesi ricostruttiva formulata dai consulenti delle
parti civili. Si consideri, in particolare, l ammissione della plausibilità dell ipotesi
Beduschi sul fatto che la foto 18 della consulenza Malaguti indichi un edema
cerebrale che potrebbe essere stato prodotto da un colpo di manganello.
Per il dr. Rago non ci sarebbe i segni di un meccanismo asfittico nella morte del
giovane, pur ammettendo non potersi escludere nulla per correttezza scientifica. In
particolare anche per il dr. Rago un ruolo concausale dell asfissia è ipotesi
teoricamente praticabile pur non sussistendo, a suo dire, elementi per avvalorarla .
Preferibile la tesi del debito di ossigeno derivante dall agitazione. Anche in questa
consulenza il fraintendimento del dato storico-circostanziale compromette la
comprensione della realtà e la correttezza dell analisi. In tale contesto analitico
compromesso, la posizione finale del dr. Rago è stata nel senso della possibilità
teorica di un ruolo concausale della colluttazione nella produzione dell evento
letale, pur con tutti i distinguo e le riserve derivanti dalle errate premesse in fatto. Il
carattere decisivo di dette premesse per tutto il ragionamento di Rago è tale che
posto, in sede di controesame, di fronte al ragionamento controfattuale
dell inesistenza in ipotesi dell agitazione psicomotoria, si è trovato in grande
imbarazzo, nell incapacità di fornire alcuna spiegazione alternativa, ripiegando
assertivamente sull effetto letale delle sostanze stupefacenti, causa di morte diretta
esclusa da tutti consulenti, con l eccezione della Berti Donini, tesi del tutto
inconsistente.
2.2.3. Il sostegno dello psichiatra e del cardiologo. Osservazioni critiche.
Il prof. Berardi, ordinario di psichiatrìa a Bologna, sostiene di avere ricavato dalla
lettura dei verbali e degli atti processuali la convinzione che Federico Aldrovandi
all alba del 25 settembre presentasse un quadro clinico riconducibile ad excited
405
delirium syndrome, un quadro assai noto ad operatori dei centri di salute mentale
nei quali il consulente dichiara di avere maturato notevole esperienza che lo aveva
portato a condurre specifiche ricerche in collaborazione con esperti di altri paesi,
confluite in un articolo pubblicato su rivista internazionale. Il quadro di excited
delirium syndrome è ricavato dal consulente dalla completa accettazione della
vicenda storica riportata dagli imputati.
A partire da questa constatazione anche tale valutazione scientifica, costruita su dati
diversi e incompatibili con gli esiti dell istruzione dibattimentale, andrebbe
accantonata. Ne parliamo per verificarne la debolezza intrinseca e per ricavarne ogni
elemento utile per una ricostruzione attendibile dell effettiva condizione di
Aldrovandi nei momenti processualmente rilevanti.
Spiegata la nozione di e.d.s. con riferimento alla condizione di un soggetto in stato di
irrefrenabile agitazione psicomotoria, mossa e corredata da confusione mentale,
idee strane, sbagliate e incorreggibili, il consulente precisa che le varianti della
sindrome sono molteplici; quella che avrebbe colpito Aldrovandi la più grave, in un
nesso tra alterazione della coscienza, dovuta allo sconvolgimento dei sistemi
dopaminergici, sopore, perdita delle facoltà mentali ed eccitazione. Una sindrome
già nota in psichiatria con il termine catatonìa agitata, conseguenza di una malattia
psichiatrica importante o di un assunzione di sostanze
importanti ,
puntualizzazione importante del prof. Berardi stesso. La sindrome è legata alle
condizioni d uso di specifiche sostanze stupefacenti, alla storia individuale e,
ovviamente, alla struttura biologica individuale. Nessuna sorpresa se la sindrome
subentra in soggetti in stato inizialmente soporoso. L aggressività dei soggetti affetti
dalla sindrome è notoria. Rottura delle fibrocellule muscolari come effetto di intensa
contrattura muscolare, attivazione massimale del sistema cardiocircolatorio,
ipertermia, sono gli effetti di una condizione che comporta un elevata possibilità di
esito letale per l azione delle catecolamine sul cuore. La scoperta dei farmaci
antipsicotici aveva peraltro ridotto notevolmente il numero di queste morti,
riducendo l incidenza delle malattie e delle morti ospedaliere. Nei casi di morte in
conseguenza di e.d.s. all autopsia si è rilevata tromboembolìa polmonare o infarto
acuto del miocardio.
A proposito degli effetti della ketamina, secondo il prof. Berardi la sostanza è stata
usata in esperimenti clinici per indurre la schizofrenia su pazienti volontari, onde
studiare gli effetti biologici della malattia mentale. Anche per Berardi la ketamina è
sostanza di studio recente. Il consulente ha quindi descritto gli effetti della
ketamina, citando uno studio inglese di Nutt et alii, tra questi stimolazione cardiaca,
aumento della produzione catecolaminergica e quindi pressione arteriosa e
frequenza cardiaca che salgono. In associazione con altri farmaci produce effetti
sinergici di potenziamento degli effetti psicotropi e tossici. Sugli effetti combinati
delle sostanze, il consulente cita lo studio di un altro esperto, Schifano. Sarebbero in
crescita i casi di decessi per e.d.s. a seguito di intervento della polizia, secondo studi
406
americani e canadesi. Ciò perché, come nel caso Aldrovandi, soggetti che si trovano
in stato di agitazione da sostanze all esterno dei circuiti ospedalieri, creano allarme
con richiesta di intervento della polizia. L intervento della polizia, a differenza dei
casi in cui i decessi si verificano prima dell intervento di personale pubblico,
permette di registrare il comportamento delle vittime ed il suo stato al momento
della morte. Nei casi di intervento della polizia, secondo questi studi, si tratta di
giovani dai vent anni in su che presentavano i segni dell e.d.s e che nella maggior
parte dei casi erano in stato di intossicazione da assunzione di sostanze
stupefacenti. Nella casistica esaminata nel corso di questi studi si erano poste tutte
le problematiche del processo. I problemi che si presentavano erano relativi ad un
intervento eccessivo della polizia, con asfissia conseguente a percosse o
immobilizzazione; nei vari casi non sarebbe stato riscontrato un collegamento
causale tra l energico intervento degli agenti e la morte. In tutti i casi la morte era
cardiaca o polmonare, riconducibile all e.d.s, frequente causa di morte, a sua volta
indotta dalle sostanze assunte, influenti con la loro tossicità sul decorso causale. La
sindrome e.d.s. è in sostanza equiparabile ad una psicosi schizofrenica e i
meccanismi sono uguali in entrambi i casi.
Anche Berardi, al termine dell esame del difensore, cade nel difetto di
ragionamento circolare da cui sono affetti tutti gli altri consulenti della difesa. Da un
lato esclude, ed in questo senso confuta, in quanto specialista della materia, il
contrario accenno del prof. Giron, secondo cui l agitazione di Aldrovandi poteva
anche avere cause endogene di tipo psichiatrico10; essa doveva ascriversi soltanto al
mix di sostanze assunte. Posta l agitazione nelle forme e modalità risultanti dalla
versione degli imputati e da una lettura inevitabilmente disattenta e superficiale
delle risultanze processuali, le sostanze assunte avevano certamente avuto effetto
scatenante: l inversione logica non potrebbe essere più evidente. Non ci si chiede se
40 nanogrammi di chetamina possano essere stati in grado di provocare l agitazione
o se effettivamente Federico Aldrovandi avesse assunto LSD, in che misura o di che
quantità e come mai non se ne fosse rinvenuta traccia. Non ci si interroga sul fatto
che l eroina rinvenuta nel sangue a Torino fosse in quantità infinitesime con nessuna
traccia nella bile, circostanza che crea comunque un dubbio, fondato su una
testimonianza solida come quella della dr.ssa Licata, sulla realtà della presenza
dell eroina nelle quantità che si danno per indiscusse. Si dà per accertato l e.d.s. e si
suppone quindi che le sostanze ne siano state inevitabilmente la causa. Al contrario
si sarebbe dovuto dire se quelle modestissime quantità di ketamina in un ragazzo di
diciotto anni e con la storia di Federico Aldrovandi giustificassero o meno
l insorgenza di una condizione di agitazione psicomotoria corrispondente alla
casistica riscontrata su soggetti affetti da sindromi psicotiche acute. Il ragionamento
sulle sostanze non tiene conto del dato reale e paga un prezzo alle necessità
10
Quindi posto che il ragazzo, al di là di qualche difficoltà durante il periodo scolare, non era affetto da
psicosi, quindi non vi è dubbio che quello che gli è accaduto è stato scatenato dalle sostanze ( p.34 )
407
imposte dal dover giustificare la sussistenza della sindrome. Un ragionamento che si
ripete più volte, quasi che la ripetizione ne agevolasse l attendibilità.
Interessante è piuttosto l indicazione del consulente con riferimento alle tecniche da
adottare per fermare persone fortemente agitate. Reduce dall esperienza dei centri
di salute mentale di Bologna, il consulente ha ribadito come la direttiva
fondamentale in tali casi consista nell agire in presenza di una forza soverchiante,
tale da far comprendere al soggetto che non ha possibilità di vincere e lo induce a
desistere. Il consulente ha ribadito che in tutti i protocolli si afferma che se c è una
forza soverchiante questa circostanza può bastare a dissuadere, perché anche una
persona nello stato descritto, a parte i casi più estremi, riesce a percepire che non
ha possibilità di sfuggire all immobilizzazione. Il rilievo ha consento di muovere una
contestazione al consulente che aveva affermato come condizione assoluta e
generale uno stato di incoscienza del soggetto, del tutto insensibile alla fatica e al
dolore, che non si combinerebbe con questa capacità di comprendere il rapporto di
forze. L eccezione dei casi estremi non si connetterebbe con il fatto che la situazione
di assoluta incoscienza non appariva riferita in precedenza solo ai casi estremi .
Contraddicendo le precedenze affermazioni, il consulente ha descritto le moderne
tecniche di contenimento come molto morbide e tendenzialmente collaborative:
nella maggior parte dei casi quando non si arriva a delle situazioni così compromesse come quella in
specie generalmente il paziente se ne rende conto. Comunque delle volte bisogna contenere con la forza,
questo ci succede, allora la presenza dei Vigili per noi è di grande sollievo anche perché mentre in passato
in psichiatria si prendevano degli infermieroni che erano scelti sulla taglia, oggi abbiamo delle belle ragazze
che sono scelte sulla competenza tecnica professionale e quindi la presenza dei Vigili ci può essere d aiuto.
Delle volte, come dicevo prima, piuttosto che i Vigili noi del reparto siamo costretti a chiamare la Forza
Pubblica per pazienti magari ricoverati che in una prima fase sembrava che si riuscissero a gestire poi c è
un acuzie di tipo excited delirium, come quella che abbiamo visto in Federico ed allora a quel punto noi non
riuscendo ad uscirne chiamiamo la Polizia, il posto di Polizia, se siamo al Maggiore chiamiamo il 113 e ci
facciamo aiutare da loro, per forza p. 39
Il prof. Berardi è quindi in condizione di affermare scientificamente che Federico
Aldrovandi non solo era in stato di agitazione da e.d.s., perché così riferiscono gli
agenti ( la riserva metodologica del rebus sic stantibus, con la quale ogni scienziato
dovrebbe far precedere ogni asserzione su circostanze non personalmente
verificate, non ricorre nelle deposizioni di questi consulenti ), ma è anche in grado di
affermare che la crisi di Federico apparteneva al novero dei casi estremi .
Lo stesso prof. Berardi deve ammettere che il rischio morte, anche in questi casi,
sulla base delle moderne conoscenze psichiatriche è notevolmente ridotto con
l applicazione tempestiva di moderne tecniche di contenimento; egli conferma
l esistenza di articolati protocolli multiprofessionali assai qualificati che permettono
anche in casi estremi, senza altri danni per il paziente della temporanea perdita della
libertà personale, trattamenti sanitari obbligatori dal definitivo carattere
408
terapeutico. La debolezza su questo punto del consulente emergerà con evidenza
nel corso dell esame del giudice.
Posto che il compito, importante ma non unico, nel valutare le consulenze di parte
consiste nel valutare la congruità del ragionamento, deve annotarsi come dal
controesame del p.m. emerga una sostanziale confessione del consulente di avere
valutato gli atti non per costruire la base del suo ragionamento ma solo per quella
parte in cui convalidavano una tesi precostituita.
Ad una specifica contestazione del p.m. sul grado di conoscenza degli atti il prof.
Berardi ha testualmente risposto:
RISPOSTA Le ripeto, signor Pubblico Ministero, io ho guardato un po tutti gli atti che sono un fascicolo
veramente immenso, li ho guardati guidato anche dagli Avvocati, ho cercato di scorrerli tutti, chiaramente
alcune cose, quelle che mi sembravano pertinenti al mio ragionamento e che mi servivano a cercare di
farmi un idea della situazione poi me le sono trascritte e appuntate, le altre sono sfuggite, comunque mi
dica lei se c è qualcosa
Dobbiamo opportunamente chiederci, sul piano del metodo, se il prof. Berardi abbia
valutato il rischio che tutto il suo lavoro potesse andare in fumo per l esistenza agli
atti di elementi di fatto non pertinenti e non congruenti con il suo ragionamento.
Evidente l imbarazzo per la contraddizione in cui il prof. Baraldi cade di fronte al
quesito decisivo che la sua deposizione suscita. Baraldi è un clinico ed un avveduto
professionista; ha trascorso la sua vita a curare malati di mente e sa che la sua
valutazione professionale cresce nella misura in cui il maggior numero di pazienti
viene salvato; egli sa quindi come pazienti agitati possono e debbono essere salvati.
Al contempo dovrebbe tendenzialmente sostenere, senza disporre di conoscenze
reali, che il caso Aldrovandi era inevitabilmente destinato ad esito infausto:
DOMANDA Come si rientra da uno stato di questo genere? I suoi pazienti, quello che lei ha avuto modo di
vedere, come poi rientravano in uno stato diciamo di maggior coscienza o di riassociazione, se vogliamo,
dallo stato di dissociazione?
RISPOSTA Mah ci sono stati, dipende dai casi. Essenzialmente se le cose vanno bene l effetto delle
sostanze, cioè se non c è una tossicità o si riesce a gestire o non c è un livello di intossicazione tale da
portare al decesso, nel caso delle sostanze, partiamo da quello, è chiaro che poi queste sostanze hanno un
metabolismo.
In sostanza, Aldrovandi si poteva certamente salvare perché il suo stato di
intossicazione, in ipotesi, non era certamente acuto, aveva un cuore giovane e
forte non proveniva da gravi esperienze di tossicità da stupefacenti, all autopsìa non
presentava chiari e gravi segni di morte cardiaca. Assenti, come vedremo, segni di
lesione alle fibre del miocardio, che il dr. Rapezzi si sforzerà di affermare, smentito
clamorosamente, e senza possibilità di replica, dal prof. Thiene.
Sotto l incalzare del controesame il prof. Berardi vacilla ancora. La domanda
intelligente colpiva al cuore il suo modello: posto che per Berardi l e.d.s. è in molti
casi letale, indipendentemente da qualsivoglia intervento, si chiedeva al clinico di
documentare quanti casi passati dalle sue mani si fossero risolti in decessi dei
409
pazienti. Evidente qui il prof. Berardi è posto nell alternativa o di ammettere di
essere un clinico nelle mani del quale i pazienti spesso decedono ovvero di dovere
negare la propria precedente descrizione degli effetti della sindrome. Ovviamente,
la premessa di base sta nell affermazione del consulente dell identità degli effetti
della sindrome, a prescindere dal canale a Y di convogliamento del fattori scatenanti
( malattie mentale o abuso di sostanze ). La risposta è molto imbarazzata e cerca
invano di tenere insieme i due aspetti della questione:
RISPOSTA Come si rientra da questi casi? Intanto
DOMANDA Di tipo psichiatrico?
RISPOSTA Intanto ci sono dei casi dove purtroppo non si rientra perché io ho memoria e ho
conoscenza anche di casi letali in ambito psichiatrico, cioè di pazienti che sono deceduti.
DOMANDA Di fronte a lei. Mi scusi professore, se io le ho chiesto la sua esperienza specifica, se
le è mai capitato di vedere un paziente affetto da questa sindrome di excited delirium morire
oppure se lo ha appreso dalla letteratura così come sono venuti molti a dircelo?
RISPOSTA Sì, ne ho visti anche morire, ne ho visti morire proprio il periodo in cui ho lavorato a
Ferrara e facevo delle guardie, all inizio della mia carriera, i primi anni 80, facevo delle guardie in
ospedale psichiatrico e ho visto dei pazienti morire da excited delirium, dopodiché queste morti mi
hanno molto colpito e quando sono poi tornato a Bologna in istituto ed a lavorare in reparto mi
sono dato proprio come uno dei miei interessi principali di prevenire al massimo le morti. Il
direttore dell Istituto, allora il vecchio professor Gentili, era molto interessato a queste cose e così
noi stabilimmo un rapporto di collaborazione con la medicina interna dell Ospedale Maggiore e
mettemmo in piedi un protocollo molto articolato, molto ricco proprio per gestire al meglio e
prevenire, quindi un intervento, come dire, non comune, certamente non comune, era proprio un
nostro scopo clinico scientifico. Quindi da lì la mortalità si è ridotta, però ci sono stati poi degli altri
casi letali e sono a conoscenza di casi letali anche recenti, che però sono successi dopo che io ho
lasciato il reparto e sono passato al centro di salute mentale.
Insomma di e.d.s negli ospedali diretti dal prof. Berardi non si muore. Però di questa
malattia si moriva un tempo, quando il dr. Berardi non era ancora il prof. Berardi e si
muore tuttora nei reparti lasciati dal dr. Berardi. Nelle mani del prof. Berardi dai
primi anni ottanta non è più deceduto alcun paziente affetto da e.d.s.
Il caso di Federico Aldrovandi sarebbe un caso forse unico in letteratura, un caso di
sindrome acutissima , iperacuta , perché per il prof. Berardi nei casi acuti si
muore nel giro di ore, nei casi meno acuti di giorni. Essendo Aldrovandi morto nel
giro di mezz ora sarebbe stato interessante se il prof. Berardi avesse accompagnato
la sua deposizione con il racconto di un caso analogo.
Il caso Aldrovandi è dunque un caso unico nella casistica degli e.d.s., seguendo il
prof. Berardi.
Il consuelente ha quindi ammesso che nello studio da lui citato non si faceva
riferimento agli aspetti quantitativi della sostanza assunta ma si dava solo conto
dell accertamento della presenza della sostanza stessa nelle persone decedute.
Berardi ha poi nettamente modificato il senso dello studio citato, relativo a 216 casi
di morti, avvenute subito dopo l intervento della polizia, specificando che si trattava
410
di casi in cui si descrivevano tutte le condizioni del paziente morto a seguito
dell intervento della polizia senza stabilire nesso di causalità; all esito di questo
studio era emerso che il fattore maggiormente presente era l abuso di sostanze, era
l excited delirium syndrome ma la valutazione prescindeva dalla ricerca delle
effettive cause di morte.
Sempre su sollecitazione del p.m., Berardi ha ammesso che non tutti gli assuntori di
ketamina, ovviamente, sviluppano un e.d.s. dagli effetti mortali, reintroducendo
l esigenza, non valutata nelle sue risposte sul caso concreto, di fissare per dare
risposta la quantità di sostanza assunta, in combinazione con quali altre sostanze,
con quale predisposizione, essendo comunque ragionevole attendersi una maggiore
mortalità nei casi di uso massiccio di sostanze e di mix particolarmente letiferi.
Appare utile ricordare che il consulente ha dichiarato che da tempo segue 75 casi di
pazienti in condizioni di psicosi acuta con diagnosi di schizofrenia, il 40% con origine
nell abuso di sostanze. Nessuno di questi pazienti ha mai presentato condizioni e
comportamenti equiparabili a quelli di Federico Aldrovandi. Il che ancor più
conferma l assoluta eccezionalità del caso anche rispetto ad una casistica vasta,
accurata e assai grave come quella studiata dal prof. Berardi.
Sull aspetto del rilievo della quantità di ketamina rispetto agli effetti diagnosticati, il
prof. Berardi ha ritenuto di rimettersi alle valutazioni di altri consulenti ( Donini,
Avato, Giron ) con ciò dimostrando come tutte le sue assunzioni sugli effetti della
ketamina negli studi citati sono state proposte senza tenere in alcun conto il dato
quantitativo specifico riportato negli studi stessi, e prendendo quindi per buone le
indicazioni degli altri consulenti della difesa, a loro volta prive di specificazioni
quantitative, secondo quindi un percorso metodologico viziato perché per potere
trascurare il dato quantitativo, pure rilevato negli studi citati, il prof. Berardi ha dato
per buona la teoria degli altri consulenti sugli effetti della ketamina che a sua volta
trascurava il dato quantitativo senza fornire alcuna ragionevole spiegazione di tale
trascuratezza, a fronte delle puntuali deduzioni della dr.ssa Licata sul carattere dose
dipendente dell assunzione di ketamina.
Tutte i precedenti difetti logici della deposizione del prof. Berardi riemergono nella
successiva fase dell esame. I risultati confermano la mancanza di adeguata base
statistica e clinica nelle conclusioni del prof. Berardi sul caso Aldrovandi.
Le precedenti risposte del prof. Berardi avevano messo in collegamento necessario
il soggetto agitato in stato di e.d.s. con i cosiddetti trattamenti sanitari obbligatori,
previsti dalla legge italiana. Appariva evidente come le condizioni del paziente
affetto da e.d.s. eranpo paradigmatiche di un soggetto che necessitava di un t.s.o.
Consequenziale chiedere al consulente quanti casi di t.s.o nella sua esperienza
avesero riguardato pazienti affetti di e.d.s., data la diffusività della sindrome nel
racconto del prof. Berardi.
La riproduzione del dialogo conferma il giudizio sopra espresso:
411
DOMANDA Senta, volevo chiederle: nella sua esperienza quanti trattamenti sanitari obbligatori
riguardano persone in stato di excited delirium syndrome?
RISPOSTA È una domanda difficile quella che mi fa, Presidente, perché è una domanda difficile,
direi dico a spanne il 10 20%, perché la maggior parte dei trattamenti sanitari obbligatori
riguardano situazioni, grazie a Dio, più benigne, ecco, queste sono delle forme rare estreme.
DOMANDA In questi casi si tratta di soggetti affetti da patologie psichiatriche o si tratta di
tossicodipendenti ed in che rapporto l uno con l altro?
RISPOSTA Prevalentemente di soggetti affetti da patologie psichiatriche e più raramente di
tossicodipendenti, io però parlando con i miei colleghi che lavoravano all estero, parlavo con dei
colleghi che lavorano al (Mozely Hospital) di Londra e loro dicono che di notte loro hanno una
grande maggioranza di casi di excited delirium di stati psicotici acuti confusionali da sostanze. Da
noi in Italia anche, a Bologna in particolare dove io ho esperienza arrivano di notte i casi di
intossicazione, li vediamo, vediamo l intossicato da cocaina, vediamo l intossicato da alcol, altro
che se li vediamo, gli stati psicotici acuti confusionali, però al momento direi che non prevalgono
sulle forme da patologie psichiatriche vere e proprie. Il problema come dicevo dell osservazione
dell excited delirium da sostanze è che, come nel caso di Federico, se non avendo questa persona
una storia psichiatrica, perché se uno ha una storia psichiatrica appena ha un comportamento
strano è chiaro che viene riferita la malattia e quindi si approntano delle cure. Se uno non ha una
storia psichiatrica, davanti ad un comportamento di questo genere è difficile per la gente capire
che cos è e poi indubbiamente prevale lo spavento davanti a dei comportamenti esplosivi, prevale
lo spavento e la prima reazione istintiva chiamare la Forza Pubblica per impedire che succedano
cose peggiori, quindi non sempre arrivano.
La prima osservazione che possiamo trarre è che in nessuna delle sue numerose
esperienze con malati di mente e con soggetti in stati psicotici acuti da sostanze, il
prof. Berardi si è trovato nella necessità di disporre un t.s.o. Solo Aldrovandi, privo di
una storia psichiatrica e di un background di tossicodipendente, aveva creato
condizioni tali da fare giudicare il suo comportamento come esplosivo e
terrorizzante.
Berardi ha confermato che i soggetti affetti da e.d.s. sono curabili. Si trattava quindi
di sapere dal titolare di specifica esperienza sul campo quanti pazeinti affetti dalla
sindrome risultava fossero deceduti e quanti invece erano stati curati e salvati.
La risposta di Berardi è la seguente, molto chiara e indicativa:
DOMANDA Quindi un certo numero di queste persone e di questi interventi diciamo energici,
persone che manifestano la sindrome ci sono, nella sua esperienza esistono?
RISPOSTA Sì.
DOMANDA Quanti decessi ha avuto nella sua esperienza in questi casi?
RISPOSTA Come le dicevo io ho avuto dei decessi
DOMANDA Non quelli dell 80, andiamo a questi qui dopo l introduzione delle terapie, dopo ?
RISPOSTA Io negli anni in cui ho lavorato in reparto che sono stati, a Bologna saranno stati 6 7
anni, io personalmente non ho avuto decessi, però so di altri che hanno avuto decessi e so ancora
oggi di colleghi di altri reparti a Bologna ed in altre città che hanno decessi, cioè un certo tasso di
mortalità
DOMANDA Allora io vorrei sapere certo certo.
RISPOSTA In psichiatria esiste.
412
DOMANDA Cè sicuramente. Io vorrei sapere il rapporto tra trattamenti sanitari obbligatori nei
confronti di persone che presentano l excited delirium syndrome ed i decessi?
RISPOSTA Il rapporto tra trattamento sanitario obbligatorio?
DOMANDA Di soggetti che presentano l excited delirium syndrome ed i decessi nel corso del
trattamento o nell ambito del trattamento?
RISPOSTA Gliel ho detto, cioè in sostanza lei mi sta chiedendo forse come mai io
DOMANDA Vorrei sapere se noi facciamo il trattamento sanitario obbligatorio, mandiamo i Vigili,
mandiamo gli infermieri robusti per placare un soggetto che presenta una sindrome
RISPOSTA Ci possono essere dei decessi.
DOMANDA Ce l abbiamo un dato su quanti decessi abbiamo rispetto al totale dei trattamenti
sanitari che si applicano?
RISPOSTA Bisogna andarlo a cercare, nel senso che io sono a conoscenza dei casi anche accaduti
recentemente di pazienti con excited delirium syndrome che sono stati contenuti da personale
sanitario o con l intervento della Polizia e che sono deceduti. Ci sono
DOMANDA Dove, a Bologna, in che ambito, regione, provincia?
RISPOSTA In ambito regionale, abbiamo dei decessi anche in assenza di contenimento in pazienti
che erano molto agitati e che sono stati ricoverati per cui dei miei colleghi sono, hanno ricevuto
degli avvisi di garanzia, più di un mio collega ha ricevuto avvisi di garanzia proprio per questioni di
questo tipo e quindi questo tipo di fenomenologia di accadimento esiste, altroché che esiste. È
chiaro che, come le dicevo, se questa cosa avviene in ambito sanitario su un paziente conosciuto, è
chiaro che si riesce a minimizzare il rischio, anzi le dirò di più, io credo, anche se non ho dei dati
documentali con me di questo, ma penso di poterli reperire, io credo che i pazienti più a rischio
sono quelli non conosciuti, cioè quelli in cui per la prima volta c è una crisi psicotica acuta a tipo
excited delirium, perché se il paziente è conosciuto più o meno la gestione è un attimo più
agevolata.
Il consulente non è quindi in grado di stabilire il rapporto tra pazienti curati e salvati
con t.s.o e pazienti deceduti. Lascia intendere che per tutti quelli deceduti si è
profilata responsabilità per chi aveva l obbligo di agire e comunque ribadisce che
nella sua esperienza clinica nessun soggetto in stato di e.d.s. è morto. Il che rende
del tutto opinabili le precedenti conclusioni di Berardi a meno di non considerare
Aldrovandi una persona particolarmente sfortunata. Tutte le esperienze del
consulente, e ne ha raccontate alcune di straordinariamente violente e traumatiche,
nelle quali si è dovuto ricorrere al contenimento, si sono concluse senza danni
significativi per il paziente ( pag. 75-76 ).
I protocolli esistono, specie per l esecuzione del TSO. Il ricorso alle forze dell ordine
si ha quando si devono affrontare situazioni che vanno oltre le linee guida. Ciò
significa che nel bagaglio professionale dei poliziotti deve esistere la capacità di
affrontare soggetti agitati a richiesta delle strutture sanitarie che hanno perso il
contatto interpersonale con il soggetto. Significa anche che neppure in questi
ultimi casi la possibilità di recupero è compromessa.
La presenza di un sanitario nelle situazioni di contenimento è necessaria e va
opportunamente prevista e organizzata da parte della forza pubblica che interviene.
Non garantisce contro l esito letale ma aumenta le possibilità di prevenirlo, visto che
il prof. Berardi auspica che tale presenza sia resa obbligatoria dai protocolli.
413
L ultimo degli esperti di cui la difesa ha inteso avvalersi è il cardiologo prof. Rapezzi,
sentito all udienza del 24 novembre 2008.
Il prof. Rapezzi valuta il caso nella visuale della sua specializzazione.
Considera interessante il dato istologico perché metterebbe in evidenza
quell insieme di alterazioni che si chiamano bande di contrazione. L apparire
ondulato delle fibrocellule del muscolo cardiaco viene messo in relazione ad un
presunto danno da catecolamine: il muscolo cardiaco, immerso nella circolazione
ematica, reagisce ad un eccesso di stimolazione adrenergica nel sangue, con una
tipica contrattura, quasi spastica delle fibrocellule miocardiche. L aspetto ondulato
del muscolo cardiaco in parecchi studi di ordine clinico, anatomopatologico forense,
sarebbe stato messo in relazione alla morte per danno da catecolamine. Il quadro
globale sarebbe coerente con l ipotesi di una iperstimolazione del sistema
adrenergico, causa di un eccesso di stimolazione miocardica; un riscontro specifico
sarebbe offerto costituito dagli organi a monte del cuore, che appaiono al
cardiologo, che osserva i reperti dell autopsia, nettamente congesti. Il danno
istologico del muscolo cardiaco, le bande da contrazione, la presenza di congestione
del polmone e degli organi splancnici, l assenza nei reperti anatomopatologici di
meccanismi tali da ipotizzare un decesso di tipo soffocamento o comunque asfittico,
deporrebbero per un meccanismo fisiopatologico che porta alla morte cardiaca
del giovane in coerenza con gli studi sul meccanismo causale da e.d.s. Per Rapezzi i
soli fatti rilevanti sarebbero quelli da lui elencati. Tutti gli altri sarebbero opinioni .
In base a questi fatti si richiama uno scenario fatto di estrema stimolazione
catecolaminergica, di amine, di mediatori del sistema simpatico che portano sul
cuore due tipi di condizione, due tipi di stimolazione. Una stimolazione da eccesso di
contrazione che alla fine si traduce in una sproporzione fra l offerta di ossigeno al
cuore e il bisogno drammaticamente acuto di ossigeno per la ipercontrattilità del
cuore stesso e le aritmie, cioè i cortocircuiti elettrici che si riscontrano tipicamente
nella morte da danno catecolaminergico; il meccanismo prevede un momento
ipossico, un momento di squilibrio fra un offerta di ossigeno che è quella che è e un
bisogno di ossigeno incrementato di 20-30, 100 volte in quei momenti, e una causa,
probabilmente terminale, aritmica, il corto circuito che si instaura su un miocardio a
sua volta imbevuto di catecolamine. Dal punto di vista strettamente cardiologico i
dati disponibili consentirebbero una ricostruzione del meccanismo terminale
piuttosto precisa, tale da ammettere poche altre diagnosi differenziali.
Quanto agli effetti della ketamina, la risposta è in linea con le opinioni già acquisite:
stimolazione della frequenza cardiaca, che può accrescersi notevolmente generando
un quadro di alta portata cardiaca, che mette a dura prova l equilibrio fra offerta di
ossigeno, che rimane invariata, e la domanda di ossigeno che viene ad essere
incrementata notevolmente. A livello specifico del miocardio, del muscolo cardiaco,
i danni che si verificano non sono solo danni secondari all ipossia, ma anche danni
414
secondari alla ipercontrazione del muscolo. Questo danno si verificherebbe anche
se teoricamente si riuscisse ad aumentare l offerta di ossigeno. Un duplice danno,
secondo due meccanismi, ipossico e da bande di contrazione, il tutto in un
sinergismo peggiorativo. Uno scenario che si verifica quando il cuore in toto è
devastato dalle bande di contrazione . Il consulente vede lo scenario di un
muscolo cardiaco che va incontro a bande di contrazione, tipico dell inondazione da
catecolamine. Una diffusa alterazione di tutto il muscolo cardiaco che diventa
pieno di bande da contrazione . Dalla valutazione del reperto discende
inequivocabile il meccanismo di una iperstimolazione catecolaminergica.
Il prof. Rapezzi descrive un quadro devastante per il cuore; l espressione di uno
sforzo continuo, estremo e prolungato in presenza di un crescente deficit di
ossigeno per sostenere lo sforzo.
E un quadro che va oltre tutto ciò che era stato fin qui detto dai consulenti e periti
d ufficio, che non ne avevano affatto considerato il valore fondante di una diagnosi
differenziale univoca ed esclusiva. La parola del prof. Rapezzi renderebbe i dubbi, le
incertezze e le difficoltà interpretative del dr. Malaguti, assolutamente fuori luogo.
Non ci sarebbe stata alcuna spiegazione alternativa a questa diagnosi così sicura e
univoca se il prof. Thiene, in questo momento totalmente estraneo del processo se
non nella misura in cui il suo nome era stato evocato dal dr. Rago, non fosse
intervenuto, semplicemente spazzando via l imprudente diagnosi del dr. Rapezzi,
forse accentuata dalla consapevolezza di essere, fino a questo momento, senza
specifico contraddittore.
Chiamato ad un giudizio sulle cause prime il prof. Rapezzi si rimette ovviamente
alla vulgata del contesto generale di e.d.s. che i colleghi psichiatri hanno da tempo
illustrato . La sindrome sarebbe una delle cause riconosciute di inondazione del
sistema di mediatori nervosi, in particolare catecolamine. La sequenza causale
sarebbe quindi di elementare evidenza:
exited delirium, bombardamento
dell organismo da sostanze aminergiche, danno miocardico ipossico, danno
miocardico finale aritmico: un modello fisiopatologico congruente con i dati che in
pratica lascerebbe poche possibilità alternative.
Le presunzioni si sommano le une alle altre, in un gioco di rimandi che riserva poco
spazio ai fatti reali, secondo un meccanismo ripetuto che porta ad enunciati di verità
di comodo, ottenuti semplicemente eliminando i fatti o costruendoli in funzione
della tesi precostituita che si deve sostenere con l eliminazione, in primo luogo, della
maestra funzione del dubbio.
La domanda, involontariamente insidiosa, sui tempi necessari a produrre un tale
danno mette in evidente difficoltà il prof. Rapezzi che si trova a spiegare una
situazione descritta forse con eccessiva enfasi e con una certa esagerazione,
neppure necessaria allo scopo.
È possibile dare una risposta a questa domanda anche se non è facilissimo, lei capisce che non è
415
possibile mettere su un esperimento in cui nell uomo si infondono sostanze e si calcola il danno,
però ci sono dati sull animale e dati spontanei in alcune malattie dell uomo. I dati sull animale e i
dati spontanei in alcune malattie umane ci dicono che l ordine di grandezza è quello delle ore,
citavo prima i dati sperimentali per far sì che nel topo o nel maiale o nel cane vengano prodotte
queste alterazioni c è almeno un ora di perfusione di catecolamine. Poi ci sono alcune condizioni in
clinica come i tumori a cui accennavo prima in cui l organismo è bombardato da queste
catecolamine per settimane o mesi, ma se lei fa riferimento a un tempo minimo, mi pare di aver
capito, che è questo il senso della domanda, io userei l espressione un ora in analogia con i dati
sperimentali di cui la letteratura è piena.
Una risposta un modello di contraddizioni e di incongruenze: prima si parla di dati
sperimentali sugli animali e, con riferimento ad alcune malattie dell uomo, di ore.
Addirittura, nell esempio citato in precedenza di alcuni tumori, il bombardamento
catecolaminico durerebbe per settimane o mesi. Infine, per alcune specie animali
(cane, topo, maiale) il tempo sarebbe stato di almeno un ora. Questa diventa
quindi la risposta, in analogia con i dati sperimentali di cui la letteratura è piena ,
considerando il cuore dell uomo equivalente a quello dei suddetti animali. Ma
ciononostante la risposta è insufficiente posto che nel caso Aldrovandi i primi rumori
vengono avvertiti in modo serio dopo le 5,30, essendo Fedrico almeno fino alle 5,23
intento a comporre i numeri degli amici.
Non è chiara la ragione della successiva domanda. Ma soprattutto è il tenore della
risposta a lasciare perplessi, se si considera che proprio dal rilievo dell ematoma al
cuore da parte del prof. Thiene si avrà una svolta netta nella comprensione del
caso:
DOMANDA
I reperti autoptici che lei ha esaminato evidenziano dei danni diretti di tipo
compressivo o da schiacciamento sul muscolo cardiaco?
RISPOSTA Io non ho esaminato direttamente il materiale autoptico, ho esaminato i referti
dell autopsia e in nessuno di questi referti c è un riferimento a un meccanismo di contusione, cioè
di danno diretto sul muscolo cardiaco che ha delle caratteristiche anatomopatologiche facilmente
riconoscibili. No, non ci sono dai referti questi rilievi. P. 10)
Anzitutto la domanda. Nel processo si era parlato di tutto. Sembra però di potere
dire che in nessun momento si era posto il dubbio da parte di alcuno di verificare il
significato della descrizione del cuore, ed in particolare di quella discromia
rossonerastra a contorni sfumati , descritta nella relazione autoptica che il prof.
Thiene dirà essere un ematoma sul fascio di his. Perché porre questa domanda? E
soprattutto perché ribadire l assenza di rilievi pertinenti nei referti in presenza di
una descrizione che potrebbe facilmente essere interpretata come il segno di una
contusione?
Il prof. Rapezzi conferma, infine, l irrilevanza rispetto all exitus della colluttazione
finale, date le condizioni di irreversibile sovreccitazione della persona; una
condizione che si sarebbe ugualmente manifestata pressocchè negli stessi termini
416
anche in assenza dell azione degli agenti. Rapezzi concede un modesto incremento
delle catecolamine come effetto della colluttazione ma si pone per il resto sulla linea
del prof. Giron.
Valgono sul punto tutte le osservazioni svolte con riguardo a Giron e Berardi.
Per potere dichiarare irrilevante l effetto catecolaminergico della colluttazione
Rapezzi deve ammettere che la condizione di e.d.s. sia in quel momento giunta ad
una fase estrema, parossistica, esasperata nel rapporto 500 o 1000 a 10 con il
contributo della colluttazione. Ma tutto ciò nella sua costruzione è frutto di
presunzione; ciò gli consente di sfuggire alla domanda. Lo stesso consulente
ammette che la sua è una risposta conforme ad un modello astratto e come tale
rispetto alla specifica domanda ( cosa porta a dire che Aldrovandi fosse in stato di
e.d.s. estremo ) lo stesso Rapezzi ammette di fornire una risposta generica .
Nessun dubbio,poi, che le foto del cuore rispecchino bande di contrazione in base ai
referti autoptici.
Per riequilibrare l iperrichiesta di ossigeno del cuore, sarebbe stato necessario
interrompere l agitazione in modo da smaltire l eccesso di catecolamine nell arco di
alcune ore attraverso la sedazione ed il riposo. Un problema acuto sovrapposto
poteva peggiorare la situazione. Si ribadisce, peraltro, che bande di contrazione in
ipotesi di danno ipossico si verificano in misura limitata. Quando le bande di
contrazione, come nel caso, avvolgerebbero interamente il cuore, il danno non
sarebbe ipossico ma da eccesso di catecolamine. La conclusione non è peraltro
tratta dalla visione dei vetrini ma dalla mera descrizione svolta nella relazione dagli
incaricati dell autopsia . Bande di contrazione e ondulazione di fibre miocardiche,
esprimerebbero lo stesso concetto.
Messo a parte della querelle tra il dr. Rago ed il prof. Beduschi sul valore da
attribuire alla descritta presenza di ondulazioni di fibre miocardiche, risolta da Rago
invocando l autorità del prof. Thiene, anche il prof. Rapezzi si associa nell attribuire
valore indiscusso al richiamo dell autorevolezza di Thiene:
DOMANDA Lei conosce il professor Tiene?
RISPOSTA Sì.
DOMANDA Ha avuto modo di discutere di questo caso con il professor Tiene?
RISPOSTA No.
DOMANDA Condivide le affermazioni del dottor Lago che lo considera molto autorevole sulla
letteratura in materia di morti improvvise e sugli studi relativi alle morti di questo genere?
RISPOSTA Il professor Tiene?
DOMANDA Sì.
RISPOSTA Sì, il professore Tiene è un esperto di cardiomiopatie cioè di malattie geneticamente
determinate del muscolo cardiaco, in particolare di una malattia che si chiama cardiomiopatia
aritmogena, è un esperto internazionale di malattie miocardiche geneticamente determinate oltre
che un valente anatomopatologo.
DOMANDA
Sì, mi dice infatti qua il dottor Lago che è ordinario anatomia patologica
all Università, lui è il titolare del registro morti improvvise ha scritto numerosi testi, numerosi
417
articoli su riviste prestigiose internazionali, per questo che le faccio questa domanda perché lo
contrapporrebbe all autorevolezza del professor Beduschi, diciamo il dottor Lago, il professore
Tiene.
RISPOSTA Se la sua domanda è chi è più autorevole tra i due? La risposta è non lo so, se la sua
domanda è: conosce il professore Tiene e lo stima? La mia risposta è sì.
Anche per il prof. Rapezzi la diagnosi di e.d.s. si fonda sulla lettura degli atti del
processo. E anche per Rapezzi, come per gli altri consulenti, vale un giudizio di
approssimativa e superficiale conoscenza degli atti e quindi di sostanziale
infondatezza dell assunto di base.
Il prof. Rapezzi dichiara di avere esaminato la foto del cuore di Federico Aldrovandi
e di avere rilevato una congruenza complessiva delle valutazioni dei medici legali
con l iconografia presentata; nessuna discrepanza tra la foto e lo scritto. Non
rilevati ematomi al cuore.
2.3.4.
Il diverso meccanismo causale proposto dai medici-legali
dell accusa privata.
L intervento dei consulenti della difesa delle parti civili aveva contribuito
notevolmente a determinare gli esiti della perizia d ufficio ammessa ed assunta dal
Giudice dell udienza preliminare. Quegli esiti costituiscono una base di valutazione
che l istruttoria dibattimentale non ha scalfito. Abbiamo visto come i consulenti
della difesa, per poter ribaltare le conclusioni della perizia d ufficio che aveva
attribuito un efficacia causale concorrente all azione di immobilizzazione svolta dagli
agenti operanti, alle percosse e alla colluttazione, abbiano dovuto fare ricorso a
dispositivi dialettici autoreferenziali, contraddittori e non fondati su solide basi
analitiche. Tale linea si articola su tre piani:
Una descrizione dell excited delirium syndrome da cui sarebbe stata affetto il
giovane non solo non riscontrata dalle testimonianze ma del tutto isolata dal
contesto storico-fattuale, accentuando alcuni a spetti di esso ben oltre i limiti
oggettivi risultanti dalle testimonianze. In questo modo la patologia da cui sarebbe
stato afflitto Aldrovandi diventava un caso unico ed estremo, trattandosi di
condizione irreversibile tale da condurre certa; il caso era collocato nel punto
estremo della scala di gravità della medesima sindrome, un inquadramento per nulla
consentito dalle testimonianze e dalla storia clinica di Aldrovandi.
Attribuzione di un ruolo determinante alla ketamina nello scatenamento della
sindrome e nella produzione di effetti tossici concorrenti nel decesso, privo di reali
basi scientifiche.
Riduzione all irrilevante nel rapporto con la preesistente sindrome dell azione
violenta degli agenti e soprattutto alla condizione ipossica concausata
dall immobilizzazione a terra nelle condizioni date.
In questo quadro l intervento dei consulenti delle parti civili nel dibattimento
418
permette una ricostruzione del percorso causale non solo più aderente alle
risultanze processuali ma più equilibrato e capace di rispecchiare un decorso
realistico degli eventi. Una conclusione che, se da un lato esclude, come si deve
ormai dare per acquisito, la sussistenza di una sindrome di agitazione delirante,
dall altro non ha bisogno per imporsi di negare una condizione di disagio psicologico
del ragazzo legata alle vicende della notte, che potrebbe avere interferito in termini
di reazione all intervento degli agenti, pur in assenza di prove di un azione
ingiustificata, aggressiva e prevaricatrice degli agenti medesimi. E evidente che
quanto più perde legittimamente peso nella ricostruzione dei consulenti delle parti
civili la condizione di agitazione di Federico, che deve inevitabilmente ridursi al
livello di un notevole impegno fisico nel corso della prima colluttazione,
caratterizzata da un rilevante tasso di violenza reciproca, testimoniata dalle frasi di
Pontani ci è saltato addosso e l abbiamo bastonato di brutto per mezz ora , frasi
che consideriamo del tutto attendibili ed indicative da un lato dell aggressività di
Aldrovandi e dall altro lato della brutale reazione degli agenti, tanto più deve
acquistarne la successiva violenta azione di contenimento, connotata dalle dure
percosse con gli sfollagente, l abbattimento al suolo e la compressione, finalizzata
all immobilizzazione e all ammanettamento, incurante del rischio di ipossia che si
faceva correre e soprattutto dei rischi di complicazioni imprevedibili che quella
durissima azione poteva fare correre al paziente. In questa prospettiva il malore di
Federico Aldrovandi del quale non era stata individuata fino all intervento del prof.
Thiene la causa ultima, era certamente imputabile alla prolungata azione a terra,
idonea di per sé a produrre autonomamente la morte attraverso il meccanismo
ipossico, ben illustrato dai consulenti di parte civili, idoneo ad innescare uno
specifico, finale meccanismo causale letifero attraverso l azione compressiva
prolungata su delicatissime parti del corpo: il dorso, il torace , la zona
diaframmatica, i polmoni, l addome.
Escluse le fantasiose ricostruzioni in termini di e.d.s, la ricostruzione della causa
della morte non può che prendere in considerazione la violentissima azione degli
agenti, frutto di errata valutazione dei criteri di necessità e proporzione, incurante
dei rischi connessi ad una immobilizzazione brutale del soggetto resistente, che
avrebbe dovuto essere ridotto alla ragione con tecniche meno afflittive in intensità
ed eventualmente con il ricorso ad una maggior forza estensiva, in modo da ridurre i
tempi dell immobilizzazione e senza ricorrere a maltrattamenti non necessari e
comunque non giustificati alla situazione. Nessuna stringente necessità imponeva
agli agenti di fermare Aldrovandi ad ogni costo, se nel confronto fisico essi fossero
apparsi soccombenti senza il ricorso ad atti di violenza fisica pericolosi, a partire
dall uso del manganello e per l eccitazione all escalation della violenza fisica
reciproca per effetto del dolore provocato e della reazione da esso indotta.
Dall altro lato un ricorso alla violenza del tutto improprio, in una condizione di
evidente superiorità numerica, quali che fossero le cause della notevole forza fisica
419
manifestata dal soggetto, in assenza di pericoli per beni di pari rilievo costituzionale.
Dovendosi spiegare la morte dell arrestato, è del tutto consequenziale che la
diversa ricostruzione delle premesse storico-fattuali induca ad una lettura diversa
dei medesimi elementi acquisiti con il lavoro autoptico. L interpretazione della
morte cambia inevitabilmente di segno, una volta che le premesse da cui muove
l interprete dei dati autoptici muti radicalmente. Lo stesso dr Malaguti ha più volte
affermato che se avesse potuto disporre di un diverso quadro storico circostanziale
le sue conclusioni avrebbero potuto essere su punti decisivi diverse, facendolo
avvicinare alle conclusioni dei consulenti delle parti private, che sin dall inizio hanno
manifestato, come si è già osservato, una posizione di grande equilibrio. In nessun
momento è stata disconosciuta un influenza significativa dell assunzione di sostanze
nel modificare il comportamento di Federico Aldrovandi, un ruolo del tutto
conforme alle indicazioni desumibili dalla letteratura medico-legale, non
pregiudizialmente letta, nella quale un effetto in termini di maggiore reattività ed
eccitazione psicomotoria può essere ammesso alle basse dosi ma certamente in
termini e a livelli non comparabili con la patologia estrema dell e.d.s., ricorrente
nell esperienza medica in condizioni e circostanze incomparabili con quelle in cui si
trovava Aldrovandi con la sua modestissima assunzione di ketamina e forse anche di
LSD, secondo quanto di volta in volta hanno dovuto ammettere i consulenti della
difesa. Tutto ciò senza trascurare gli effetti distorsivi nel processo di assimilazione
dello stupefacente prodotti dall iniziale incongrua azione degli agenti di fronte ad un
soggetto alterato ma non certo esplosivo.
In questa prospettiva l analisi del caso svolta dai consulenti delle parti civili presenta
una lineare capacità esplicativa, incomparabile con le altre prospettazioni, fermo il
dato decisivo dell aderenza alle circostanze accertate e quindi dell idoneità
interpretativa derivante dall esclusione dell abnorme ipotesi dell e.d.s., insostenibile
a fronte dell assenza di una reale plausibile causa scatenante, della durata minima
della presunta agitazione per potere produrre l effetto letifero, della conseguente
assurdità di assegnare ad un agitazione, per quanto di grado elevato, la capacità di
determinare autonomamente in pochi minuti il decesso, in assenza di qualsivoglia
contributo causale della colluttazione che, nel contesto della presunta agitazione, ha
invece occupato quasi l intero tempo trascorso dall insorgenza all exitus, e delle
modalità della successiva immobilizzazione.
I quattro medici legali messi in campo dalle parti civili hanno svolto ruoli
relativamente diversi.
Il dr. Antonio Zanzi ha partecipato all autopsìa e con il dr Gualandri ha posto in luce
i primi elementi significativi dei referti autoptici che militavano nel senso di un
contributo causale delle circostanze della colluttazione e dell immobilizzazione. Il
dr. Varetto ha partecipato a Torino allo svolgimento dell incidente probatorio
confrontandosi direttamente con il perito dr. Testi. Il prof Beduschi dall alto della
sue esperienza e della sua autorevolezza scientifica ma anche dell affidamento che
420
le diverse autorità giudiziarie dell Emilia Romagna hanno riposto da anni nella sua
competenza, ha svolto una ricomposizione analitica delle diverse componenti del
caso ad altissimo livello, tale da potere essere poi interconnesso senza soluzione di
continuità con il fatto nuovo e decisivo rappresentato dall intervento del prof.
Thiene.
Ripercorrendo i risultati dell esame dei quattro consulenti delle parti civili, il dr.
Zanzi ha ripercorso i risultati dell autopsia, confermando in particolare come
l aspetto del cuore non presentava tratti patognomonici di una patologia di origine
naturale, in accordo anche qui col dr. Malaguti ma in evidente contrasto con il prof.
Rapezzi. Il dr. Zanzi ha firmato le due relazioni, a due e a quattro mani, di cui
abbiamo detto in precedenza e ne ha confermato le conclusioni. Ha sottolineato in
particolare il notevole incremento delle frequenza miocardica determinata dalla
violenta colluttazione, con aumento della pressione arteriosa e conseguente debito
d ossigeno. Il consulente riconduce ragionevolmente alle diverse fasi della
colluttazione, oggettiva e provata, quella situazione di debito d ossigeno che i
consulenti di parte riconducono, invece, al non provato e.d.s., causa della morte
attraverso il meccanismo asfittico/ ipossico già descritto. Il dr. Zanzi ha ribadito e
descritto la presenza di tutti i segni che normalmente si associano con la morte
asfittica. Molto attenta e incisiva la descrizione della respirazione normale e la
spiegazione della difficoltà che subentra nella respirazione una volta che si sia posti
faccia terra in posizione prona con la testa girata su un fianco e compressa, così
come il resto del corpo, in particolare con l immobilizzazione del diaframma. In
particolare, nella fase di sforzo la respirazione esige la mobilitazione di diversi
gruppi muscolari che la posizione assunta rendeva inutilizzabili. Ovviamente la
condizione del soggetto in debito di ossigeno è verificabile all esterno perché il
soggetto manifesta con l agitazione e l emissione di tipici suoni la sua condizione di
dispnea, il suo disperato sforzo di respirare. Ovvio che la prima esigenza in questi
frangenti è di rimettere il soggetto nella condizione per potere respirare
liberamente; nessuna delle osservazioni sperimentali può consentire un idonea
valutazione degli effetti della posizione sulla respirazione in una situazione di
agitazione derivante dallo stress del combattimento.
Per Zanzi le ferite lacero contuse al cuoio capelluto non potevano considerarsi
modeste ; furono non letifere ma comunque significative. Tutti i segni riscontrati
all autopsia potrebbero essere compatibili anche con una morte cardiaca ad
eccezione dell enfisema acuto. Nelle morti cardiache i polmoni presentano edema e
non l enfisema acuto, manifestazione delle difficoltà respiratorie. L attribuire alle
sostanze stupefacenti assunte in dosi minimali una capacità scatenante di
agitazione psicomotoria di grado elevato costituisce per il dr. Zanzi un assunzione
insostenibile. Il mix può dare corso ad un certo stato di agitazione ma non ad
un agitazione irrefrenabile e patognomonica. Uno stato di agitazione grave e
pericoloso si era invece venuto a creare a seguito dell intervento della polizia. Per il
421
consulente senza la costrizione in posizione prona Aldrovandi non sarebbe morto.
Anche l eventuale condizione di agitazione psicomotoria non sarebbe da considerare
concausa dell evento ma semmai la condizione di base sulla quale ha inciso l azione
della polizia, in assenza delle quale, sbollita l eventuale stato di agitazione
psicomotoria, Aldrovandi sarebbe tornato a casa. L agitazione di Aldrovandi a terra
ammanettato non era più un segno di resistenza e di combattimento ma vana
ricerca di svincolarsi per espandere il torace e respirare, quanto meno nella fase
finale dopo avere esaurito la capacità muscolare in una prima fase di resistenza
all immobilizzazione. In questo caso sarebbero individuabili i segni che distinguono
un movimento resistenziale da un movimento determinato da esigenze di salvezza.
L accertata circostanza di una richiesta di aiuto confermava che Aldrovandi si
trovava in una fase difensiva e di ricerca di una via di salvezza, tanto più in una
situazione in cui il bisogno d ossigeno fosse accentuato da pesi sulla schiena di
agenti sdraiati o seduti.
Il dr. Giorgio Gualandri firma con il dr. Zanzi la prima memoria a sostegno delle
ragioni delle parti civili al momento del deposito della consulenza tecnica MalagutiLumare. Provoca in tal modo lo svolgimento di un supplemento d indagine
conclusasi con la seconda relazione dell aprile 2006 a firma Avato-Malaguti-Lumare.
Esaminato all udienza del 29 settembre 2008, approfondisce le posizioni espresse da
Zanzi.
Il dr Gualandri nell analisi del caso muove correttamente a ritroso. Dai fatti certi a
quelli che devono essere accertati indiziariamente.
Il caso contempla il decesso di un ragazzo di diciotto anni, in buono stato di salute,
alla fine di una colluttazione con le forze dell ordine, che presenta segni di
traumatismo in prevalenza al distretto cranico facciale, non idonei a causare la
morte ma che al contempo presenta all esame necroscopico i segni di una morte
asfittica, tra questi il più significativo e caratteristico l enfisema polmonare acuto,
accompagnato da petecchie multiple, da un fenomeno microemorragico a livello
dell encefalo, dei polmoni e del cuore. Tutti segni propri di una morte asfittica
sebbene aspecifici, non esistendo segni specifici di questa causa di morte, ma idonei
nel complesso a fondare, dato il contesto, la spiegazione di morte asfittica.
In presenza di segni generici di morte asfittica il problema medico-legale per la
relativa diagnosi consiste nel trovare il mezzo asfittico. In assenza di prova di un
mezzo meccanico esterno questo mezzo andava rinvenuto nei dati circostanziali.
Tanto più questo quadro diventa risolutivo nella risoluzione del tema quanto più
l autopsia non sia in grado da sola di indicare una precisa causa di morte, essendo
un autopsia in bianco . Quest assunto è di fondamentale importanza, si associa
nella sostanza alle considerazioni del dr. Malaguti, e spiega il carattere decisivo della
disponibilità e della lettura delle prove. E come sia in definitiva l orientamento
interpretativo dei risultati dell investigazione a costituire la base di lettura delle
risultanze autoptiche, che acquistano significato in funzione dei fatti che si
422
considerano essersi verificati e delle loro modalità. Il quadro metodologico che il dr.
Gualandri espone è di cristallina e realistica chiarezza, essendo questo consulente il
solo che laicamente ponga i problemi da affrontare sulla base della realtà e non
delle teorie o delle ideologie sulle quali modellare i fatti, metodo adottato invece dai
consulenti della difesa. In presenza di un autopsia ambigua o negativa, decisive
diventano le circostanze nelle quali il soggetto muore.
Di seguito il consulente delle parti civili fornisce un ulteriore importante indicazione
di metodo e di prospettiva che conferma la tesi che ad un giudizio di responsabilità
si poteva ragionevolmente pervenire già al termine degli incidenti probatori.
Ragionando anche sulla sola base del materiale investigativo iniziale e delle stesse
relazioni di servizio degli agenti si poteva ricostruire il fatto articolandolo in tre fasi.
Ammessa una fase iniziale di agitazione psicomotoria del ragazzo come, in ipotesi,
descritta dai testimoni ( qui l evidente superiorità dell approccio che tiene conto
anche delle circostanze avverse alla tesi propugnata ), una condizione che doveva
essere registrata semplicemente come emergeva dagli atti, senza per ciò diventare
l occasione per costruire immaginariamente uno stato diverso, più grave e del tutto
peculiare quale l e.d.s., espressione di una condizione patologica di cui mancavano
pressoché integralmente i segni reali, anche per l esistenza del tutto pacifica, come
ammesso dai consulenti della difesa, di una scala gradata di manifestazioni di una
condizione di agitazione psicomotoria e persino dello stato di delirio eccitato
concetto che, come tutti insegnano, esprime situazioni radicalmente diverse tra
loro, tra le quali l estrema, l acutissima si pone su un livello di assoluta
eccezionalità rispetto all ordinaria manifestazione della sindrome, si trattava di dare
giusto peso anche le altre fasi della vicenda emergenti dagli atti: la colluttazione e
la restrizione a terra del soggetto che viene immobilizzato passando dalla posizione
supina alla prona con mani legate dietro la schiena. Al termine di questa fase si
verifica il decesso. Sulla base di questa impostazione, ripetiamo, laica e realistica
diventa irrilevante stabilire le cause dell agitazione psicomotoria. Nelle dimensioni e
nei limiti di ciò che può essere concretamente affermato, un comportamento
parzialmente alterato da un malessere dovuto all assunzione in quantità minime di
una combinazione di sostanze stupefacenti può essere ammesso e trova largo
consenso nella casistica. L aberrazione consiste nel volere dare a tutti i costi una
causa ad una condizione che non è affatto dimostrata, l e.d.s, forzando in modo
indebito, come dimostra la difesa di parte civile, le evidenze scientifiche sugli effetti
della ketamina da sola o combinata con morfina ed alcol: evidenze che o non
esistono o sono di segno contrario.
Il problema sta tutto nel dare il giusto peso in termini di durata e di intensità dello
sforzo fisico e di modalità delle azioni a queste tre fasi. Come si è già osservato, è
inconcepibile descrivere l insorgere ed il radicarsi di uno stato di e.d.s. che
marginalizza e pone nel nulla la seconda e la terza fase del fatto rispetto ad un
episodio che si è consumato tutto nell arco di una trentina di minuti, dai primi segni
423
dell agitazione alla morte.
Con acutezza il dr. Gualandri sottolinea come il quadro della situazione fosse già
chiaro con la consulenza Malaguti che aveva parlato di condizione di stress
psicofisico per indicare l agitazione psicofisica, una condizione in cui l organismo
sviluppa una massimale richiesta di ossigeno per essere mantenuta. Era la posizione
di Malaguti e Lumare, a sua volta una posizione realistica, che i periti d ufficio,
imprudentemente, tradussero in inglese, introducendo un concetto che andava ben
oltre ciò che i dati della realtà permettevano di valutare.
Il dr. Gualandri, per dare una spiegazione della morte di Aldrovandi, non ha bisogno
di negare che il ragazzo avesse sviluppato durante la colluttazione una forza
sovramassimale con conseguente necessità di consumare ossigeno per apportare
energia ai muscoli. Il punto è che lo sforzo effettivamente prodotto dall organismo e
la conseguente sua esigenza di ossigeno vengono frustrati dalla messa a terra e
dall immobilizzazione in posizione ed in condizioni che riducono la capacità di
ossigenazione, di ventilare e immettere aria nei polmoni.
La descrizione completa della vicenda mette in risalto quel meccanismo di morte
multifattoriale al quale hanno acceduto,al termine del loro esame, anche i periti
d ufficio Testi e Bignamini.
Il concetto di morte multifattoriale si chiarisce con il classico ragionamento contro
fattuale per il quale eliminata l una o l altra di queste fasi il decesso non si verifica o
la morte non si spiega. In questo quadro per il dr. Gualandri decisiva è la fase finale
dell immobilizzazione a terra, con il soggetto premuto a terra in posizione prona,
le cui caratteristiche sono rivelate dall evidente lesività riscontrata all intero
emivolto sinistro, una lesività di tipo traumatico, ecchimotico-escoriativo,
perfettamente compatibile sotto il profilo traumatogenetico e traumatodinamico,
con la compressione a terra del corpo, con il volto schiacciato da un lato contro
l asfalto, con un meccanismo di compressione e strisciamento produttivo degli
evidenti e severi effetti ecchimotico-escoriativi, percebili dalla immagini.
L agitazione, l elevato consumo d ossigeno, l elevato bisogno d ossigeno,
l interruzione parziale o totale dell approvvigionamento d ossigeno in funzione delle
condizioni e modalità dell immobilizzazione a terra producono uno stato
ipossico/asfittico, quello sbilanciamento tra necessità di ossigeno e capacità ridotta
o annullata dell organismo, costretto a terra, di rifornire l apparato respiratorio,
produttiva dell insufficienza miocardica acuta, di cui parla Malaguti ma che è solo la
causa ultima, comune a molte altre cause di morte ( il cuore alla fine si ferma
sempre), di una condizione preesistente. Senza la storia del caso, la causa della
morte non sarebbe definibile; inserito il quadro autoptico in quel contesto, la lettura
appare di chiarezza disarmante.
La indiscutibile onestà intellettuale del dr. Gualandri il quale fonda l intera sua
ricostruzione sulle relazioni di servizio degli imputati e non esclude, in ipotesi, alla
base di esso un fenomeno psicotico o un effetto degli stupefacenti, conduce a
424
valutare come altrettanto plausibile l ipotesi dello stesso consulente secondo cui
l origine dell agitazione di Federico Aldrovandi, anziché fondata su cause endogene,
fosse al contrario l effetto di un iniziale diverbio con la polizia. Niente impedisce di
affermare e, anzi, dopo la precedente ricostruzione del fatto questa deve essere
ritenuta la spiegazione ragionevolmente ricavabile dagli atti, che l agitazione
psicomotoria di Federico Aldrovandi sia insorta per effetto delle modalità del
contatto con la polizia anche se su questo punto resta da considerare, ma la
posizione negativa degli imputati lo impedisce, quanto la risposta di Federico possa
essere stata influenzata dal suo stato fisico, che va tuttavia esattamente legato alla
realtà delle quantità e qualità delle droghe assunte.
L estremo bisogno di ossigeno della persona nella fase finale della sua vita, una
necessità riconosciuta anche dai fautori della tesi dell e.d.s., comporta che la
condizione di squilibrio determini un fenomeno convulsivo finale che connota
appunta le fasi terminali prima del decesso. Posto il comune denominatore di tutte
le ricostruzioni medico-legali di un insufficiente capacità dell organismo di
soddisfare il fabbisogno di ossigeno, la crisi convulsiva ne rappresenta l
epifenomeno. E quindi il soggetto muove braccia e gambe e cerca di liberarsi in tutti
i modi.11 La violenta agitazione delle gambe, il tentativo disperato di liberarsi,
attuando uno sforzo estremo rilevabile dal complesso ecchimotico-escoriativo al
volto, segni di una volontà di muovere ad ogni costo la testa, sono indicativi della
situazione di un soggetto che cerca di liberarsi perché soffoca e di un altro che lo
impedisce. Una condizione sussistente già al momento della posizione supina, al
momento del primo atterramento, rispetto al quale la relazione di servizio ForlaniSegatto parla di una caduta a terra di schiena del ragazzo, seguita da una caduta
sopra lo stesso del corpulento assistente Forlani. E ovvio che quanto più questa
condizione determina un fabbisogno di ossigeno crescente sia per l agitazione che
per lo sforzo compiuto durante la colluttazione sia per la compressione delle vie
respiratorie, tanto più il soggetto continua ad agitarsi e a scalciare ferocemente,
come è ovvio che sia essendo in gioco la partita della vita, tanto più la reazione degli
agenti accentua quella condizione, secondo una spirale perversa.
Questi rilievi del dr. Gualandri devono ritenersi indiscutibili
ed il loro
disconoscimento e, soprattutto, l ottusa interpretazione che ne diedero gli imputati
in termini di perpetuazione di volontà di resistenza, costituisce un dei profili più
gravi ed evidenti di responsabilità, per non avere riconosciuto l affanno del soggetto,
le manifestazioni di fame d aria, la difficoltà respiratoria ( rantoli, conati, emissioni
sonore o richieste di aiuto strozzate, che progressivamente si affievolivano ), tutto
appiattendo nella cieca convinzione di avere a che fare soltanto con un nemico che
si dibatteva per offendere e non perché, in difficoltà, reagiva violentemente per
assecondare l istinto di sopravvivenza.
11
Per spiegare la condizione, il dr. Gualandri introduce un efficace quanto macabro richiamo al ruolo del
tirapiedi , ausiliare del boia di Roma nelle esecuzioni per impiccagione.
425
La presenza di segni indiscutibili dello sforzo respiratorio, che dovevano essere colti,
è confermata dal tecnico che ne coglie la traccia clinica nell enfisema polmonare
acuto riscontrato nel cadavere, manifestazione del violento tentativo del soggetto di
muovere la gabbia toracica e la muscolatura che muove il respiro, uno sforzo che,
non riuscendo a vincere l ostacolo, produce rottura dei setti dei polmoni, con l aria
che rimane ingabbiata, il polmone che si gonfia, formando l enfisema, un indice
univoco della condizione in cui si è trovato il soggetto, sottoposto ad una violenta
compressione del tronco mediante l applicazione del peso del corpo di un agente,
prima sdraiato e poi seduto, dato ormai riscontrato dall istruttoria, e che il
consulente indica come fattore, non solo evidentemente idoneo a produrre
l asfissia, ma logicamente compatibile con la volontà di immobilizzazione assoluta
degli imputati, non pensabile senza un azione di immobilizzazione al tronco; una
compressione che a sua volta accresceva il fabbisogno di ossigeno, questa volta per
riduzione meccanica della fornitura, espandendo a dismisura il meccanismo e
creando quel tipico scompenso che provoca la morte secondo una dinamica asfittica
simile a quella che si riscontra nel delirio eccitato, con la differenza che le relative
condizioni nella specie sono state provocate e accentuate dall azione degli agenti.
Il dr. Gualandri ribadisce la sua convinzione dell assoluta irrilevanza della mancanza
di segni, lividi, ecchimosi, sulle ragioni dorsali del soggetto al fine di diagnosticare la
compressione al tronco. Il sedere sulla schiena di un altra persona, gravando con
tutto il peso, non provoca lividi o ecchimosi. Ugualmente appoggiando un
ginocchio, un gomito, un braccio una mano.
Osservazione interessante, posto che non è dato comprendere la differenza
sostanziale rispetto alla produzione della compressione, tra l effettuare la pressione
con tutta la forza del braccio o delle braccia, circostanza ammessa sostanzialmente
dagli imputati, salvo ridurre, in ipotesi, il peso della compressione di mano, e
l effettuarla sedendosi o sdraiandosi sul busto o apppoggiandovi il ginocchio. Si
tratta di identiche modalità di blocco della gabbia toracica, nessuna idonea a
produrre ecchimosi, come risulta dalla casistica delle diverse forme di asfissia
meccanica pura richiamate dal consulente. Di comune esperienza la conferma che
una tempestiva eliminazione della compressione, reclinando il soggetto su di un
fianco avrebbe permesso un recupero di respiro salvifico.
Preciso e convincente il ragionamento che esclude la morfina tra le cause di
affievolimento della capacità respiratoria. La morfina si limita a indebolire i centri
del respiro sensibili all aumento dell anidride carbonica; indebolisce lo stimolo a
respirare e a muovere il torace e il diaframma all aumento dell anidride carbonica; la
morfina deprime questo impulso ma questa condizione non è sufficiente a
determinare l evento anche perché l impulso a respirare era manifesto, dato
l impegno manifestato dal ragazzo nella colluttazione, segno di una piena
disponibilità al respiro. In ogni caso la dose di eroina riscontrata, anche tenendo solo
conto delle analisi ferraresi era inidonea ad inibire i centri bulbari del respiro. In
426
nessun momento il dr. Malaguti aveva indicato la causa della morte nell azione
deprimente della morfina, avendola individuata nello stress psicofisico, i cui effetti
complessivi potevano essere stati eventualmente solo aiutati da una parziale
depressione dei centri del respiro, un effetto peraltro smentito dal dato obbiettivo
di una azione meccanica, idonea ad impedire e a rendere difficoltosa dall esterno
l azione respiratoria. Nel pensiero del dr. Gualandri l asserita azione deprimente
della morfina era del tutto superata dalla manifesta volontà di Aldrovandi di
respirare; prima ancora lo scompenso respiratorio era determinato non dalla
morfina ma dalla colluttazione, dall agitazione, dalla restrizione, con un azione del
tutto trascurabile delle sostanze mai da alcuno indicate come cause o concause della
morte ma semmai come occasione, contesto, nel quale avevano agito le vere cause.
Il dr. Gualandri ha agevolmente ragione delle contestazioni difensive che agitano
l effetto depressivo della morfina per farne una causa o concausa di morte,
osservando come l eventuale azione causale delle sostanze non può essere valutata
in modo avulso dal quadro clinico circostanziale e da quello anatomopatologico. Il
che significa che alla base della morte vi è l incrementato fabbisogno di ossigeno,
determinato dai fattori esposti, tale da non potere essere supplito dalla capacità
respiratoria, fondamentalmente per la restrizione praticata nnella fase di
immobilizzazione.
Il dr. Gualandri espone quindi un quadro di esemplare chiarezza nello spiegare la
causa della morte che si apprezza per l equilibrio nell assegnazione di una
collocazione e di un peso a tutti i fattori storico-circostanziali, senza esclusione di
alcuno di esso, concedendo tutto il possibile alla difesa e giungendo, ciononostante,
ad assegnare un ruolo concausale imponente alla sconsiderata azione di restrizione
a terra da parte degli imputati, preceduta da una massimizzazione dello stato di
agitazione preesistente e quindi dell impegno dell apparato cardiorespiratorio,
attraverso una violenta azione percussiva e traumatizzante.
Il dr. Lorenzo Varetto è altro consulente medico-legale delle partici civili; ha firmato
la memoria a quattro mani depositata all esito dell incidente probatorio.
Il suo contributo si apprezza particolarmente dal versante del comportamento
alternativo che gli imputati avrebbero potuto e dovuto tenere, avendo prodotto
alcuni protocolli sulle modalità di trattamento di soggetti agitati, discussi in
precedenza.
Anche questo apporto si lascia preferire per la maggiore capacità esplicativa
dell insieme delle circostanze rilevanti, per l equilibrio e la capacità di assimilare nel
modello esplicativo tutti i dati disponibili, compresi quelli favorevoli alla difesa. In
generale la capacità di un modello esplicativo di dare conto di tutti i dati della realtà
e di tutte le prove e non soltanto di quelle utili è un indice di sua maggiore
affidabilità, anzi è cioè che distingue un lavoro con una qualche pretesa di rigore
metodologico ( abbandoniamo l improprio concetto di scientifico ) dagli interventi
427
a sostegno di una linea precostituita, costretti talvolta al compromesso sul piano
della logica.
Esamineremo il contributo del dr. Varetto solo per gli elementi di conoscenza
aggiuntivi che offre rispetti ai contributi del dr. Zanzi e del dr. Gualandri.
In via preliminare va dato atto al consulente di non essere partito da alcuna tesi
precostituita, ammettendo trattarsi di un caso molto complesso, rispetto al quale il
lavoro e le risposte del dr. Malaguti appaiono complessivamente condivisibili.
Riconosciuti i meriti di Malaguti, una valutazione motivatamente dissenziente sta
nell escludere il carattere accidentale o autolesionistico delle ferite al cuoio
capelluto, dato il quadro di riferimento che postula un confronto esacerbato tra più
persone. L altro motivo di dissenso da Malaguti è nelle ragioni addotte per escludere
la compressione del tronco.
L argomentare di Varetto merita di essere direttamente ripreso:
. Posto questo scenario, riesce ben difficile immaginare che si sia potuto produrre questa serie di lesioni
della testa, distribuite in un modo così diffuso se non per azione violenta da altra persona, che poi siano
stati dei calci, dei manganelli, la testa sbattuta, e non parlo qua ancora di volontarietà, assolutamente,
sbattuta contro un oggetto, contro una macchina, contro un muro, contro un qualcosa io questo
francamente non lo so dire. Una lieve divergenza sull interpretazione dei reperti rispetto l opinione del
dottor Malaguti ce l ho per quanto riguarda la mancanza di lesioni delle parti molli parietali del tronco che,
quando se n è discusso, mi pare che l abbia indotto a dire che tendenzialmente era da escludere una
compressione sul tronco, se poi sbaglio in questa interpretazione poco importa, perché comunque è
l ipotesi a cui faccio riferimento. Allora, è noto che per azione di corpi contundenti che non siano
localmente particolarmente traumatizzanti e soprattutto se ci sono degli indumenti di mezzo, si possono
produrre delle lesioni anche molto gravi interne, anche senza avere esternamente nulla. Questo capita di
vederlo in modo estremamente appariscente in certi incidenti stradali, nel pedone investito per esempio,
può capitare che nel caricamento riporti una quantità di fratture costali senza avere lesioni esterne, qui non
parliamo di un caso invece con delle lesioni scheletriche che sarebbero state sicuramente viste, ma è ben
possibile non avere lesioni né scheletriche né di parti molle parietali anche subendo un importante
compressione del tronco e del torace. Lo sanno i chirurghi, lo sanno i chirurghi per i quali è estremamente
insidiosa la rottura della milza per esempio, che è una cosa che si produce senza bisogno che ci sia nessuna
lesione fuori, tante volte la mancanza di queste lesioni rende difficile il loro lavoro, lo sanno i medici legali
perché per esempio quando si parla di autopsia nei bambini, nell ipotesi di maltrattamenti, si consiglia di
fare uno scuoiamento sistematico delle parti molli del tronco e degli arti diffusa a tutta la superficie
cutanea, quindi uno scollamento di tutta la cute proprio per verificare se al di sotto non ci siano delle
ecchimosi pur in assenza di lesioni superficiali, non so se mi sono spiegato. Questo è l unico punto di
sostanziale divergenza nell interpretazione dei reperti. ( p. 115 )
Il prof. Varetto ha quindi ripreso un altro argomento, sollevato dalla difesa in
precedenza, risolvendolo in modo univoco, come del resto già in precedenza i periti
d ufficio: il peso del cuore di 280 grammi, in un individuo alto 1,80 m, era
assolutamente normale. Da escludere quindi qualsiasi significativa anomalìa in
termini di fibrosi del miocardio.
Vi è tuttavia un altro punto di fondamentale importanza sul quale il prof. Varetto
coglie in errore il dr. Malaguti. Lo si può affermare senza esitazioni perché sappiamo
ciò che dirà il prof. Thiene. Ma conviene esplicitare il punto per osservare come il
428
punto fosse stato già colto e avrebbe dovuto indurre a maggiore prudenza il prof.
Rapezzi che interverrà successivamente, ricevendo una secca smentita, senza
repliche12, da parte da parte del prof. Thiene:
Cè stata una domanda con la quale si chiedeva se corrispondeva a delle bande di contrazione e mi
pare che il dottor Malaguti abbia risposto di sì. Su questo non sono d accordo, nel senso che sono
aspetti diversi, le bande di contrazione sono degli aspetti istologici ben evidenti che sono
dimostrativi di una ischemia miocardica protratta nel tempo, sono uno dei primi segni dell infarto
del miocardio, il più precoce se vogliamo di quelli visibili sui vetrini. L ondulazione, la
frammentazione delle fibrocellule miocardiche è un reperto invece comunissimo che si vede nelle
morti a decorso rapido, come le asfissie, come molte morti naturali ma non di origine cardiaca. Se
vogliamo pensare che sia espressione di un ischemia miocardica, è espressione di un ischemia che
avviene in una situazione talmente terminale da essere comune in pratica a tutte le morti possibili,
non da tutte le morti, ma a moltissime morti a decorso rapido ( p.117)
Questa posizione con l intervento di Beduschi e Thiene diventerà corale. Ciò che
sorprende è da un lato che Malaguti ne avesse fornito l esatta definizione e
qualificazione in termini di analisi differenziale e dall altro che egli stesso abbia
considerato irrilevante la distinzione ma soprattutto che il prof. Rapezzi abbia letto
la relazione come se vi fosse scritto bande di contrazione anziché ondulazione
delle fibre del miocardio.
Anche per Varetto, prescindendo dal contesto, sono presenti tutti i segni di asfissia.
Il consulente li elenca a pag. 118 e seguenti. Ma merita di essere riportato il passo
nel quale il consulente spiega la differenza tra la maschera ecchimotica e la
coloritura del viso e della zona scapolo-omerale, deducendo anche da ciò la
presenza di asfissia. Il reperto era stato trascurato da Lumare e Malaguti che
avevano parlato di ipostasi. Il dr. Varetto corregge anche qui in un modo che non
sembra ammettere repliche:
Ci sono delle petecchie sotto congiuntivali, ed a questo proposito merita aprire una piccola
parentesi, si è discusso anche qua nell udienza scorsa, forse anche un pochino in questa, sul
significato di questa coloritura delle parti cefaliche, del cingolo scapolo-omerale, del collo, della
faccia, se interpretarla come un fatto post mortale, cioè macchia (ipostatica) oppure come un
fatto vitale, cioè ristagno attivo di sangue durante la vita; mi pare un problema superato, superato
dal fatto che ci sono delle petecchie sotto congiuntivali. Allora, in relazione alla gravità di questo
ristagno di sangue, che caratterizza le asfissie, possiamo avere una cianosi del volto oltre la quale
si formano delle petecchie sotto congiuntivali, oltre le quali si forma quella che si chiama
maschera ecchimotica, cioè delle vere e proprie ecchimosi, sono dei puntiformi, qualche volta
anche più estese, della pelle proprio, queste sono le espressioni di un ristagno notevolissimo che si
ha in certe mobilizzazioni del torace quando la compressione sul torace e sull addome è completa
ed istantanea e la morte interviene per una asfissia pura da immobilizzazione del torace, cosa che
non è il nostro caso. Il fatto che ci siano delle petecchie sotto congiuntivali, permette di dire che
c è stato comunque un ristagno di sangue nei territori encefalici, che questo sangue è stravasato
12
Non può essere considerata tale una rivalutazione della posizione, attuata in misura radicale e sostanziale.
429
nelle congiuntive e lì ha lasciato la sua fotografia, come l autovelox, è passato e ha lasciato la sua
testimonianza indelebile, al di là del fatto che poi dopo ci possa essere un interpretazione al tipo di
macchia costatica o al tipo di congestione del colorito cutaneo. ( p.118).
Per Varetto il quadro interpretativo è complesso perché è un quadro di segni
aspecifici che si riscontrano peraltro in casi di asfissia meccanica pura come quelli
dell impiccagione con un lenzuolo con rapido prelievo del cadavere. I segni rilevabili
in questo caso non sarebbero diversi da quelli osservati su Aldrovandi. Ma i
meccanismi che possono produrre ipossia non sono rilevabili dall indagine autoptica
a differenza da altre cause di morte. Pur disponendo della prova della causa
violenta, in assenza del filmato dell azione, non si ha modo di sapere se l azione
abbia agito per il tempo necessario. Tuttavia l analisi delle circostanze consente di
ottenere risposte. Tra i dati che possono indirizzare utilmente nel senso indicato, si
segnala il complesso di escoriazioni e le ecchimosi sul viso che si adattano ad una
compressione esercitata sugli orifizi respiratori con modalità e per un tempo
abbastanza lungo da creare quanto meno una difficoltà alla respirazione in questa
sede. Dai dati storici risulta chela posizione prona con le mani ammanettate dietro la
schiena, in presenza di altre cause che non facilitano la respirazione, può dare un
contributo nel crearsi del processo che conduce a morte. Con l aggiunta di pesi
sopra al corpo, l ostacolo alla respirazione aumenta. La valutazione della non
rilevanza dei lavori sperimentali è convincente:
In questo senso i lavori sperimentali bisogna prenderli un pochino con le molle perché il soggetto
che si sottopone alla sperimentazione, sa di sottoporsi a quella sperimentazione è preparato
anche se ha fatto un po di pugilato prima o se è stato strapazzato per finta o un po per davvero
anche, però è un soggetto conscio del fatto che fa tutte queste cose in condizioni di sicurezza, non
è una persona per la quale siano riconoscibili altre cause, è un po la differenza che si può
immaginare tra un subacqueo che fa apnea e che in tutta calma, come viene insegnato, si prepara
all immersione e si immerge risparmiando il più possibile le sue energie e raggiunge determinate
profondità in una situazione che si può definire quasi di asfissia controllata, nel senso che può
stare ben più di un minuto sott acqua, rispetto ad una persona che colta alla sprovvista precipita in
acqua ed annega magari nel giro di 5 minuti perché non è in grado di difendersi, perché ha delle
reazioni inconsulte a questo pericolo a cui viene esposto. (p. 121)
Una citazione da un libro richiamato dallo stesso dr. Malaguti permette al prof.
Varetto di descrivere con assoluta chiarezza il concetto complesso di causa di morte
plurifattoriale, con un analisi che pure non può ancora tenere conto dell intervento
del prof. Thiene :
Cè il libro Canuto - Tovo, già citato nella scorsa udienza che il dottor Malaguti ha detto che gli
piaceva moltissimo, che porta alcuni dati che non sono sperimentali, derivano da osservazioni sia
da esperimenti su animali e sia da osservazioni in caso di disgrazie, leggo una frase, anzi un intero
capoverso Esperimenti su animali ed osservazioni in casi di disgrazia hanno permesso di stabilire
che basta un peso pari alla metà di quello del corpo per provocare l asfissia, questa è più lenta se
430
essa grave solo sul torace, 16 18 ore, siamo chiaramente fuori dai nostri tempi, più rapida se è
immobilizzato anche l addome, in modo da sopprimere i movimenti del diaframma, 8 10 ore. Se
il peso è uguale al peso del corpo la sopravvivenza è di 1 o 2 ore nel primo caso, nel secondo la
morte può avvenire anche subito . Questo non è per dire che siamo sicuri che con un peso pari a
quello del corpo questa persona dovesse necessariamente morire all istante per colpa di questo, è
per dire che esiste una notevole variabilità individuale negli effetti che possono avere queste
cause quando agiscono, soprattutto quando agiscono come concause tante insieme. D altra parte
il fatto stesso che per definire quella che i periti hanno chiamato, ma non loro, hanno
evidentemente riportato come citazione, la Excited Delirium Syndrome, che è questa sindrome del
delirio agitato, dove si può andare incontro a morte in caso di costrizione fisica, di colluttazione, si
usa la parola sindrome proprio che in medicina vuole definire una situazione nella quale non si
ha una causa che nel 100% dei casi determina quell effetto, ma si ha la possibilità in termine di
rischio che ad una determinata condizione si associ un determinato evento. Questo credo che
possa aiutare un pochino a capire qual è l ambiente in cui ci aggiriamo sul quale si deve ragionare,
cioè non un rapporto causa effetto, proiettile che attraversa una testa, un cuore ed uccide,
diventano importantissimi i dati circostanziali per capire se ed in quale misura un meccanismo
asfissiante, potenzialmente asfissiante vi sia stato ed abbia agito e questi meccanismi, in questo
caso parlo grossolanamente per conoscenza approssimativa dei dati circostanziali, quelli che io
conosco sono queste mani ammanettate dietro la schiena, uno che posso ipotizzare è un
meccanismo a tipo di soffocamento diciamo in senso improprio per compressione sugli orifizi
respiratoli e sulla faccia ed uno di cui si è parlato stamattina che è l ipotesi di un peso che gravi sul
tronco ( 124)
Molti degli indizi della morte asfittica, presenti nel caso di specie, non si riscontrano
in morti per cause naturali ( es. le petecchie). In sostanza si ha una compresenza di
segni molteplici che sono rari o poco frequenti in una morte naturale.
La descrizione della sintomatologia della c.d. fame d aria , la condizione di chi ha un
assoluto bisogno di respirare che gli viene impedito o parzialmente impedito e che si
trova perciò in una condizione di dispnea indotta è molto puntualmente descritta e
dimostra come la difficoltà respiratoria poteva essere avvertita e come la stessa
accrescesse l agitazione del soggetto:
RISPOSTA ( indotto )Da chi gli sta vicino, ma anche qua, c è qualcosa che si può leggere, giusto
per non dire cose che dico io, dal Puccini questo, che è un altro grande libro di medicina legale, i
sintomi sono la dispnea intensa - dispnea ho detto che cos è - accompagnata da stridore
respiratorio, cioè come fossero dei fischi, uno stridore.
DOMANDA Può essere anche un rantolo?
RISPOSTA Può essere anche un rantolo, rumore espiratorio, alitamento delle pinne nasali,
rientramento degli spazi sopraclaveari intercostali, questo in una persona che è vestita, non si può
vedere, dissociazione tra movimenti del torace e quelli del diaframma, fame d aria per l appunto,
sintomi neuropsichici, ansietà, agitazione psicomotoria, poi tremori muscolari, convulsioni
generalizzate, un ipotesi che ci sia stata una fase convulsiva potrebbe accordarsi con alcune lesioni
traumatiche che ci sono mi pare ai gomiti superficiali, proprio, che potrebbero essere da urti di
queste strutture sporgenti esposte contro il suolo per esempio, però è un ipotesi, in quell ipotesi
allora si potrebbe pensare, si adatterebbero bene queste lesioni a questa fase convulsiva. Sono
sintomi appariscenti quelli dell insufficienza respiratoria, mi pare che ne ha già parlato forse la
431
professoressa Margaria all udienza di luglio.
L elenco dei sintomi da fame d aria può essere anche più lungo. La dispeea, precisa il
consulente, è una condizione che si manifesta essa stessa in forme rumorose .
Ma è sull excited delirium syndrome e sui limiti scientifici di questa c.d. causa di
morte che il dr. Varetto merita di essere particolarmente ascoltato, non solo perché
rispecchia la diffidenza ed il rifiuto di molti esperti e di intere scuole mediche ad
accoglierne la definizione come specifica causa di morte, ma anche perchè fornisce
argomenti al rifiuto del prof. Thiene di considerare questa c.d. sindrome come un
qualcosa che possa essere seriamente posto a base di una diagnosi di morte. Thiene
fu tranciante e categorico e non motivò questo rifiuto, essendo impegnato a
spiegare altri concetti. Varetto fornisce quegli argomenti che l autorevolissimo
rifiuto di Thiene convalida:
Questa bella parola che per la trascrizione si scrive Excited Delirium Syndrome, con la Y, è
un etichetta elegante che si dà ad una sindrome, cioè ad una situazione che capita di osservare
come adesso stiamo discutendo di questa situazione concreta, che non capita in tutti i casi in cui
si riconoscono le stesse cause, ma capita solo in alcuni casi ed a quel punto il limite scientifico
esiste perché non si sa perché ad alcune persone succede ed ad altre no, ma è sostanzialmente
un etichetta con la quale si va a descrivere una morte che è correlata a condizioni che si ritrovano
in questo caso e queste condizioni che si ritrovano in questo caso sono lo stato di agitazione, per
quanto noto ma penso che sia un fatto pacifico, pacificamente accertato; il contatto fisico emerge
con la colluttazione, l immobilizzazione è una morte in qualche modo inattesa. Allora questa è
un ipotesi che io non mi sento di scartare, non me la sento di scartare ma sarà da valutare insieme
ai dati circostanziali, non mi sento di scartarla se ci mettiamo insieme quella quota di ostacolo alla
respirazione di cui tutti hanno parlato, di cui parlo anch io, data quanto meno dalle mani vincolate
dietro la schiena eventualmente da una compressione sugli orifizi respiratori, dalla posizione
prona, da un eventuale peso, cioè se noi togliamo, se questa persona la dobbiamo
disammanettare, occludergli gli orifizi respiratori e non comprimerlo in nessun modo e metterlo
in posizione supina, è una persona che sta perfettamente bene in un Excited Delirium Syndrome,
non so se mi sono spiegato. In questa sindrome, lo dicono (Dimaio), la colluttazione nella
costrizione fisica può essere un ulteriore concausa. Dopodiché io non c ero, sapere con quanta
intensità se e con quanta intensità abbiano agito queste cause io francamente non lo so, perché
non ero presente, posso dire, concordare con quelli che sono passati prima di me, nel dire che
anche solo le mani vincolate dietro la schiena, è un esperimento abbastanza facile da fare, se ci si
mette - dopo aver fatto due piani di scale ed un po di corsa - per terra con le mani legate dietro la
schiena, legate, poste dietro la schiena, insomma, ci si accorge di quanto sia aumentata la fatica
respiratoria in una situazione del genere ed in una persona che abbia le premesse patologiche e
quindi l increzione di catecolamina dovuta alla colluttazione, dovuta all essere entrato in contatto
violento con altre persone, la fatica fisica ed il debito d ossigeno, l affanno respiratorio chi ci
mettiamo un mattone in più, come hanno detto tutti quanti fino ad adesso, non è che si
differenzi poi così molto rispetto a quanto è stato detto stamattina dal professor Avato e anche la
volta scorsa dal dottor Malaguti.
Siamo alla conferma di quanto avevamo visto commentando i risultati della perizia.
432
La nozione di e.d.s. non descrive una causa di morte naturale. Essa sintetizza un
complesso di condizioni della morte molte delle quali non sono affatto naturali ma
rispecchiano fatti umani sopravvenuti in una condizione di agitazione preesistente.
Non è possibile allora qualificare con una sola formula condizioni assai diverse nelle
quali l azione del fatto esterno umano può avere un efficacia risolutiva e
determinante, insieme ad una pluralità di altri fattori. Non si può sostenere che sol
perché si descrivono casi di auto consunzione di soggetti agitati ( all atto pratico
prove di casi simili non ne vengono offerte, se non agli albori della moderna
psichiatria o in casi di intossicazione acuta di specifiche droghe, assunte in dosi
massicce e da lungo tempo, e si tratta costantemente di soggetti che muoiono in
fase di contenzione o arresto o subito dopo), tutti gli altri casi di convergenza di
fattori esterni debbano essere considerati irrilevanti e tutte le dinamiche delle
morti in tali condizioni debbano essere ascritte ad un agitazione patologica.
In una situazione patologica determinata da più fattori basta un ostacolo anche
relativamente modesto alla respirazione per costituire ulteriore fattore di
indebolimento causalmente rilevante.
L idea della polifattorialità della morte è descritta ancora in un successivo passo:
DOMANDA Quindi lei dice in questa situazione di difficoltà, se ben capisco, era necessariamente
amplificata e resa significativa dalla colluttazione, quindi dal debito d ossigeno che si poteva
essere verificato in dipendenza di questo stato di agitazione della colluttazione?
RISPOSTA Dicono, chi si è occupato di queste cose, che sono fondamentali la situazione di
agitazione, l affaticamento fisico, la increzione di catecolamina, la colluttazione, il contatto fisico
con altre persone, l essere vincolati, sono tutte circostanze che ricorrono in situazione del genere,
tutte circostanze alle quali io credo che se dimostrate di esistere devono essere prese in
considerazione come concausa, fra queste anche la costrizione fisica, la posizione
Eliminati i casi limite estremi della morte da asfissia pura e della morte per causa
naturale, sussiste una gamma amplissima di combinazioni, di condizioni plurime,
tutte interagenti nel produrre il meccanismo della morte.
E un errore considerare l e.d.s. come una fattore di morte autosufficiente ed
escludente il concorso di altri fattori umani. La citazione degli autori americani più
noti in materia consente al dr. Varetto di esplicitare il concetto:
GIUDICE Lei dice: la causa della morte è la sindrome abbinata ad eventuali fattori circostanziali
RISPOSTA Mah, un momento, il fatto che esista questa sindrome non è che vieti che esistono
anche i fattori circostanziali ulteriori, noi avevamo un appunto qua, le riporto qualcosa detto da
persone più autorevoli di me. Allora, Dimaio, testo famoso di patologia medico legale, pagina 504
505, dicono in questi casi di Excited Delirium Syndrome: Esistono due maniere per certificare la
causa della morte, la prima è segnare la causa della morte come excited del delirium e poi
segnalare sforzo/ colluttazione o intossicazione da cocaina questo non ci interessa - come causa
contributiva, cioè concausa del decesso; un secondo modo certificare la morte in maniera
descrittiva, ad esempio arresto cardiopolmonare durante sforzo colluttazione violenta in soggetto
sotto influenza di sostanze, nell ipotesi che le sostanze ci siano. In individui che presentano psicosi
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può essere segnalata tale condizione come ulteriore causa contributiva o incorporata nella
diagnosi descrittiva . Cioè la colluttazione, la costrizione fisica viene utilizzata come parte
integrante di questa sindrome, indubbiamente, dopodiché tutti i cuori si fermano perché gli manca
l ossigeno, il fatto che qualunque sia la causa effettivamente e magari anche per un azione
combinata delle catecolamine. Qualsiasi contributo ulteriore che porti ad una riduzione di
ossigeno, a maggiore difficoltà respiratoria e l asfissia meccanica pura, è un mattone in più che si
mette come concausa nel processo che porta poi alla morte. Non so se ho spiegato.
Il dr. Varetto esorta quindi a non cadere nella truffa delle etichette, a non
trascurare sulla scorta delle analisi più avvedute che lo sforzo nel combattimento, la
colluttazione, l immobilizzazione sono esse stesse componenti della sindrome e
quindi possibili concause del decesso che è per definizione policausale in quanto
tutti fattori che concorrono a produrre asfissia/ ipossia, capace a sua volta in pochi
minuti ( due o tre ) di produrre irreversibili danni cerebrali e di seguito la morte.
Unico rimedio in questa situazione sarebbe stato rimettere il soggetto in condizione
di respirare prima del prodursi di effetti irreversibili. Una rianimazione tentata dopo
alcuni minuti di interruzione di attività cardiaca per asfissia non può produrre alcun
effetto utile.
La controversia tra la capacità della posizione prona con mani legata dietro la
schiena a produrre o meno asfissia deriva dalla differenza, ben presente alla stessa
letteratura sperimentale, tra la condizione reale e la condizione di laboratorio
sempre piuttosto lontana dalla prima. Lo sforzo fisico, la concrezione
catecolaminica, le modalità del contatto fisico compressivo non sono mai
riproducibili in laboratorio sicchè l ipotesi della mancata saturazione di ossigeno in
posizione prona in condizioni di laboratorio non può essere automaticamente
trasferita alle condizioni reali. Il che appare del tutto ragionevole. Importante la
considerazione secondo cui ogni caso ha storia a sé. Sulla base di tale ragionevole
considerazione, vanno valutate con sereno distacco per infine disattenderle le
posizioni dei consulenti della difesa, tutte e soltanto protese nello sforzo di
descrivere un idealtipo di morte naturale da e.d.s., costruito in termini
obbiettivamente artificiosi ed estremi, del tutto sganciato dalla realtà del fatto,
aprioristicamente ricostruita in modo da renderla compatibile con il suddetto tipo
ideale, privo di ogni riscontro in letteratura, nei documenti citati dalla difesa.
Chiara la distinzione tra ipossia e asfissia. La prima è mancanza di ossigeno: la
seconda è il meccanismo che provoca l ipossia che può essere determinata anche da
insufficienza respiratoria e non da totale asfissia.
La definizione di ipossia:
RISPOSTA Quindi carenza di ossigeno, ipossiemia se vogliamo proprio dire la parola giusta, cioè
ipossia nel sangue ed ipercapnia, cioè aumento dell anidride carbonica, perché normalmente gli
scambi respiratori sono ostacolati sia nell assunzione di ossigeno sia nell espulsione di anidride
carbonica in modo più o meno pari.
434
Tra l ipossia e la difficoltà respiratoria esiste una connessione nel senso che la
difficoltà respiratoria può consentire inizialmente e per un pò di mantenere una
saturazione d ossigeno completa ma prima o poi provoca scompenso, in ipossia
diminuendo la saturazione.
Indicare l ipossia nella fase finale come causa del decesso è un non senso, se non si
ha riguardo alle cause che producono la condizione asfittica finale:
DOMANDA Lei sa che di ipossia parlano alcuni, cioè come causa del decesso?
RISPOSTA Sì, la cosa che ho provato, perché era basata questa diagnosi su un interpretazione,
che a parer mio è un po bizantina dai reperti istologici del miocardio, come già si era detto, che
questa ondulazione delle fibre miocardiche
RISPOSTA Però ipossia, tutti i cuori muoiono, si fermano per ipossia, cioè sia che io perda sangue
ed il cuore non riceva abbastanza ossigeno per quello, sia che non respiri più ed il cuore non riceve
ossigeno, sia che è una crisi ipertensiva, allora lo riceve ancora ma il suo lavoro diventa talmente
grosso e la sua richiesta d ossigeno talmente aumentata, come anche per l increzione di
catecolamine aumentano la richiesta d ossigeno del cuore o uno scompenso tra la richiesta di
ossigeno del cuore e l offerta data dal circolo. Non tutti i cuori sono sensibili allo stesso modo,
alcuni vanno in crisi prima di altri, però di fatto il meccanismo che porta a morte la persona e la
morte consiste nell arresto cardiaco, poi in sostanza, è quello. (p.146)
L ammanettamento in posizione prona a terra e conseguente immobilizzazione è
fattore di rischio di ipossia che ha dato l occasione alla produzione di protocolli e
linee guida per evitare che soggetti agitati fossero immobilizzati in modi tali da
produrre concreti effetti:
DOMANDA Questa ipotesi da noi fatta in relazione al caso concreto, è un ipotesi che vale solo per questa
situazione specifica oppure si è tradotta nel tempo in linee guida, in istruzioni al personale sanitario, ai
gestori pubblici di situazioni di emergenza o che possa, in istruzioni diciamo precauzioni per l uso della
contenzione violenta, diciamo così.
GIUDICE Ad esempio nei manicomi?
RISPOSTA No, infatti nei servizi psichiatrici, già sui manicomi non esistono più, un bagaglio
culturale medico lo sarà sempre di più infermieristico, mano a mano che le professioni
infermieristiche acquisiscono dignità autonoma in quello che si chiama (norcing), cioè la cura dei
bisogni fondamentali del paziente ed è un bagaglio culturale consolidato che è tradotto anche in
alcune linee guida. Le raccomandazioni che vengono fatte per affrontare una persona che ha uno
stato di agitazione ed anche dei comportamenti violenti, sono quelle di badare all incolumità degli
operatori e del paziente, di tentare in tutti i modi, cosa che ha un efficacia notevolissima, di fare
cessare lo stato di agitazione, la crisi acuta senza contatto fisico, solo con il dialogo, strutture che
sono attrezzate prevedono un intervento di un certo numero di operatori, mi pare in linea di
massima fa 3 e 5, non più di 6, cioè c è un numero che è definito come ideale, tale da dare, senza
minaccia, l idea al paziente di aver di fronte una forza che è comunque di una certa entità di
persone ed anche modalità di dialogo che risultano efficaci per placcare la fase acuta della crisi. Il
ricordo alla contenzione fisica per i pazienti è considerato, ma da tutti i medici e tradotto in
queste linee guida come un ricorso che deve essere solo in condizioni eccezionali quando non ci
sia altra possibilità ed esistono delle modalità di contenzione fisica in acuto che vengono suggerite
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che sono l avere gli operatori ai lati del paziente e di trattenerlo per gli arti, per le mani, in piedi,
per evitare danni. Questi danni sono citati anche in alcune linee di guida le possibilità di morte
come in situazioni di questo genere, i danni che si cerca di prevenire essenzialmente sono invece
di tipo traumatico, sia per gli operatori sia per il paziente.
La posizione prona a terra, anche nei lavori sperimentali, comporta difficoltà
respiratorie, pur potendosi mantenere inalterata la funzione respiratoria, intesa
come capacità di fare affluire al sangue tutto l ossigeno necessario. Questa la
corretta lettura dei lavori sperimentali citati dalla difesa. Il che significa che una
variazione delle condizioni reali con una base di agitazione accentuata, un conflitto
assai più intenso di quanto la situazione non ne possa riprodurre gli effetti, una
compressione assai più marcata, una parziale restrizione delle vie aeree, una forte
compressione sul tronco e sull addome, oltre a tutta una serie di circostanze di
contorno, quali l asprezza della lotta, l entità dei traumi subiti, l entità dei pesi
applicati, l intensificazione della compressione e della restrizione per l errata
interpretazione dell agitazione come fattore di offesa anziché come fattore di difesa,
possono produrre quel deficit di saturazione dell ossigeno che porta all ipossia per
cause meccaniche e posizionali. Il fatto che in una diagnosi a posteriori non sia
possibile assegnare un peso specifico a ciascuna causa non è motivo per escluderne
l efficacia. In questo senso la causa della morte è l insieme delle concause ciascuna
delle quali necessarie al prodursi dell evento nelle specifiche condizioni in cui esso si
è verificato. La giurisprudenza stessa nel valutare il contributo di ciascuna causa si
limita ad un discorso puramente qualitativo e non quantitativo, ancorandosi al
ragionamento contro fattuale. Nella situazione in esame le concause sono
riconducibili a due soli fattori base: il primo riconducibile all agitazione di
Aldrovandi ( i limiti in cui può essere realmente ammessa, conosciamo ora
definitivamente); l altro all azione degli agenti, responsabili delle scelta e delle
modalità della colluttazione; responsabili delle modalità di immobilizzazione;
responsabili delle modalità di contenzione; responsabili della parziale restrizione
respiratoria; responsabili di avere accentuato la pressione dopo la manifestazione
dei primi segni di difficoltà respiratoria e dei primi segni di asfissia; responsabili di
non avere compreso il dramma che stava per verificarsi, rimettendo il soggetto in
condizione di recuperare condizioni idonee di respirazione ,prima del prodursi di
effetti irreversibili. Tutto ciò nella prospettiva della morte per causa asfittiche. Il
ragionamento andrà integrato per dare risposta agli interrogativi sull effettiva
capacità del fatto descritto a produrre una morte asfittica. Una capacità che
incontrava difficoltà esplicative, in assenza di un altra ora dimostrata causa
patologica e violenta, legata al meccanismo compressivo del soggetto a terra, una
volta accertato che la morte non poteva essere ascritta all agitazione del soggetto.
In questo senso l indicazione del prof. Thiene ha davvero chiuso il cerchio .
Significativa, nell ultima parte del controesame, la posizione di Varetto sul ruolo
degli oppiacei. E una puntualizzazione di metodo efficacissima. Il medico-legale si
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rimette alle deposizioni dei periti, della dr.ssa Licata, della dr.ssa Margaria, di Avato
e Malaguti nell attribuire un ruolo marginale e secondario agli effetti dell eroina sui
centri respiratori. Ma ciò che conta è verificare l opportuna collocazione di questa
condizione nell esplicazione del meccanismo causale. Non l eroina causa dell asfissia
ma l eroina come condizione oggettiva preesistente rispetto alla quale un azione di
compressione moltiplica i suoi effetti:
il sapere che la morfina a certe concentrazioni può indurre depressione respiratoria e una
depressione respiratoria che valuterete poi voi ciò che si sono detti i tossicologi e psichiatri per
sapere se possa essere esistita o no, a me pare che dall opinione di molte persone risultasse un
fatto relativamente marginale e una depressione respiratoria nei confronti della quale
nuovamente un ostacolo alla respirazione di tipo meccanico, rappresentato dalla posizione diventa
rilevante, può diventare rilevantissimo, perché se gli si sottrae a uno che fa fatica a ristorare
l ossigerazione a causa della depressione respiratoria da oppiacei, se gli si sottrae quota di mantice
respiratorio, di espansione di gabbia toracica per la fatica respiratoria nell ambito di una fatica
muscolare importante ma aumentata dalla posizione, può diventare, forse se voglamo, più
rilevante rispetto ad una situazione in cui non ci sia il contributo dell ofpiaceo a dare l insufficienza
respiratoria. ( p. 171)
Ammettere l effetto della morfina sulla respirazione, dice Varetto, significa
accentuare il peso della difficoltà di respirazione di tipo meccanico, determinata
dalla posizione prona e da tutte le altre circostanze compressive che il consulente al
tempo dell esame si limitava del tutto correttamente solo ad ipotizzare e che ora
possiamo dare per certe, attribuendosi al discorso un maggior valore esplicativo.
Anche per quanto concerne la domanda sui tempi per il verificarsi dell ipossia, il
consulente molto opportunamente rinvia al diverso combinarsi possibile dei dati
circostanziali secondo le emergenze del tempo, oggi convalidate e corroborate nel
senso prospettato dal consulente:
DOMANDA Benissimo. Di quanto tempo ha bisogno questo meccanismo asfittico, cioè per
quanto tempo deve andare avanti questo meccanismo asfittico sin da portarlo ad ipossia?
RISPOSTA Sta nella risposta precedente, cioè dipende, avevo detto, è causa di ipossia e di
ipercapnia se è abbastanza intenso da ostacolare gli scambi respiratori, a questo si può aggiungere
che se gli scambi respiratori sono completamente aboliti, in assenza di altre concause nella
persona che si impicca e viene strangolata da un laccio che non molla la presa, in genere l asfissia
si completa in 5 6 minuti, con una certa variabilità ovvia individuale, perché ogni cuore reagisce a
modo suo.
DOMANDA E nel caso nostro, nel meccanismo asfittico dell ammanettamento dietro?
RISPOSTA Nel caso nostro è
DOMANDA Nel caso concreto, dottore.
RISPOSTA Nel caso nostro è una situazione che è molto più complessa, perché il meccanismo
agisce nell ostacolare una completamente efficace attività respiratoria a causa anche delle
preesistenti concause, della già preesistente affaticamento, della necessità di un carattere arrivo
d aria per poter ripristinare la situazione fisiologica e quindi no, non si può dire un tempo, non lo si
può dare.
437
DOMANDA Non lo si può dare nel senso che non siamo in grado di indicarlo perfettamente o in
relazione a quello che lei ha detto prima, dell impiccamento 5 o 6 minuti, possiamo dire
certamente maggiore per esempio?
RISPOSTA Non lo si può dire, perché a parte la sensibilità individuale che è sicura, non sappiamo
esattamente quale fosse la situazione di partenza, allora poniamo una persona che per colpa delle
catecolamine, per colpa della fatica, per colpa della colluttazione ha avuto un crearsi di una
situazione pericolosa, che se si protrae nel tempo, intanto i tessuti continuano a consumare
ossigeno
RISPOSTA Lui ce l ha già l ipossia, la lasciamo respirare affannosamente senza difficoltà e
ripristina. Gli prolunghiamo per colpa di questa quota di difficoltà indotta dalla posizione, una
condizione di ipossia, adesso parlo sempre e solo di ipossia, ma c è appunto anche eventualmente
l ipercapnia, lo espongo al sommarsi di tempi e di situazione critica e alla fine vedo che questa
persona è morta in quella posizione.
Rilevante è ancora ricordare come per il dr. Varetto le ferite al capo possono essere
prodotte da qualsiasi tipo di corpo contundente, compreso il calcio. In questo vi è
motivato dissenso dalla posizione del dr. Malaguti, indicando il dr. Varetto i capelli
come barriera impeditiva di una precisa incisione delle forme del corpo contundente
in modo da potere ammettere o escludere la causa produttiva.
L azione contusiva da parte di terzi nella produzione delle ferite alla testa e al volto è
argomentata in modo incisivo e non si presta a contestazioni:
RISPOSTA No, il messaggio che ho cercato di trasmettere fino ad adesso è che se c è una persona
che ha due escoriazioni, una ferita lacero contusa alla fronte si può pensare ad una azione
ripetitiva di tipo autolesionistico o una caduta accidentale, se una persona ha una ferita da questa
parte, una ferita da questa parte, un escoriazione qua, un escoriazione davanti, ha praticamente
tutta la superficie della sfera della testa costellata di lesioni, riesce francamente difficile attribuirle
tutte quante a dei fatti, a dei gesti autolesionistici o a dei fatti accidentali. Poi presa singolarmente
una ferita lacero contusa, non so, è capitato a tante persone di farsela sulla testa, perché la testa è
una di quelle regioni che si feriscono e tutti quanti credo che sia capitato ce la siamo fatti
accidentalmente, non è
Ritornando al problema della presenza di piccoli e sporadici focolai di fibrosi
miocardica , il dr. Varetto, richiamando il precedente commento, spiega che si tratta
di una situazione di assoluta normalità, in un cuore il cui peso si colloca nella fascia
medio bassa, ragion per cui una eventuale fibrosi ne avrebbe dovuto
necessariamente accrescere il peso.
Definitivo quindi l argomento usato per escludere che le ecchimosi gengivali
possano attribuirsi al lavoro del rianimatore:
RISPOSTA Allora, io sono andato a studiare che cos è questa cannula, ed è in effetti una cannula
che se è stata usata questa per abbassare la lingua è una cannula che viene messe in bocca, al di
sopra della lingua collegata al pallone o alla maschera, perché si usa per fare respirare. La
possibilità che crei simmetricamente sul fornice gengivale, superiore e inferiore, esattamente allo
438
stesso livello due ecchimosi mi sembra bassissima, per due motivi: uno è che è vero che esistono
dei danni possibili da cannule, in genere se ci sono riguardano parti più basse ma se anche
riguardassero un fornice gengivale riguardano uno e non due simmetricamente. L altra cosa che
mi pare che quando sono state fatte queste manovre questa persona fosse morta. Ora l ecchimosi
è una lesione vitale e che si formino due delle ecchimosi così, per un attività rianimatoria che poi
risulta essere inefficacie, nel senso che non c è attività cardiaca, mi sembra un po basso.
In questa prospettiva anche queste lesioni sono indicative del meccanismo asfittico
o in via diretta come dimostrazione dell occlusione della bocca e delle vie
respiratorie o in via indiretta come espressione dello sforzo fatto per respirare. La
mancanza di segni esterni non sarebbe impeditiva dell ipotesi, tutto dipendendo
dall intensità della compressione e dalle modalità di contatto con la superficie
esterna, ovvero dalle modalità di chiusura della bocca.
Circa il livello di valutazione scientifica degli studi sperimentali sull asfissia, il dr.
Varetto ne ha confermato l infimo valore scientifico, pur dando atto della difficoltà,
intrinseca alla natura dell attività della medicina legale, eminentemente casistica, di
produrre contributi scientifici di elevata qualificazione:
DOMANDA Va bene. L ultima cosa, dal punto di vista scientifico: abbiamo sentito stamattina che
l esperimento di Chan è classificato livello 4, che significa concretamente, che attendibilità si può
dare a questo tipo di esperienza?
RISPOSTA Allora i livelli di forza delle raccomandazioni e di efficacia scientifica - adesso sto
usando parole un po sballate perché sono stanco - di un lavoro, di un contributo scientifico sono
graduati e nelle linee guida appunto le raccomandazioni sono graduate, grado a), grado b), grado
c). Il disastro di fronte al quale si trova il medico legale in un aula di giustizia è constatare che quasi
sempre ciò che si porta, come propria conoscenza al Giudice, sarebbe classificato ai livelli più bassi
possibili, il livello più basso possibile è l opinione dell esperto come raccomandazione, perché sì
l opinione di una persona che ha letto tanto, ha fatto tanto ma è pur sempre l opinione
dell esperto. Per altro trasferire in medicina legale questa scala di valutazioni della forza di una
raccomandazione o dell autorevolezza di un contributo scientifico, vorrebbe dire o chiudere
bottega completamente e rinunciare alla medicina legale, perché non c è quasi niente che abbia
una base sperimentale o di studio osservazionale, che sono quelli richiesti da questi criteri di
classificazione, tali da farla salire al di sopra di un livello poco più che infimo, perché
DOMANDA Sì, io volevo capire, da quello che diceva lei, questo esperimento in laboratorio del
soggetto che gli si fa fare un po di ginnastica e poi si mette
RISPOSTA È una situazione che è molto diversa da
DOMANDA Cioè volevo capire quanto di questo esperimento rispecchia la realtà?
RISPOSTA Allora questi soggetti con 30 e più chili sulla schiena si trovano per un quarto d ora,
dopo aver fatto delle attività e stanno benone. Una persona, d altra parte ce ne abbiamo casi di
persone che con il peso, pari a quello del proprio corpo sul tronco, a comprimere insieme torace
ed addome, muoiono quasi all istante. Nel mezzo ci staranno un sacco di situazioni, il fatto è che la
situazione controllata sperimentale è una situazione molto particolare, che vale per le condizioni
sperimentali impostate. Qui sempre con i limiti del concetto di sindrome, quindi di cause che
agiscono in un certo modo ma che non sempre producono quell effetto, abbiamo delle situazioni
che sono molto diverse rispetto una situazione sperimentale, perché 4 minuti accapigliarsi per
finta cercando di non farsi male sono diversi da uno che sbatte
439
Si tratta, in definitiva, di una valutazione condivisa dallo stesso autore dello studio
di cui è stata data lettura in udienza:
DOMANDA Va bene. La seconda domanda è questa, sempre citando Chan, le chiedo se condivide
questa valutazione: Si è cercato l ha già detto la collega di riprodurre gli effetti fisiologici della
colluttazione sottoponendo i soggetti dello studio ad un esercizio della durata di 4 minuti prima di
far loro assumere la posizione di contenimento. È però improbabile che tale periodo di esercizio
possa simulare tutte le alterazioni fisiologiche che si possono verificare durante una colluttazione
o in stato di agitazione, inoltre non sono stati riprodotti gli effetti dei traumi e dello stress
psicologico che spesso si verificano nelle persone durante l arresto . Condivide lei questa
valutazione, cioè è d accordo?
RISPOSTA L ho appena detto, adesso arriva da fonte più autorevole di me che è la stessa cosa
sostanzialmente
Infine una conferma del bagaglio culturale che un agente di polizia deve possedere
quando è chiamato ad intervenire per bloccare pazienti agitati. E emerso dalle più
volte citate linee guida così come dalle prescrizioni all azione di agenti della forza
pubblicas chiamati ad eseguire TSO ( circostanza richiamata dal prof. Berardi ) che in
casi estremi questa è chiamata in ausilio ai sanitari per risolvere questioni delicate
concernenti pazienti molto agitati e pericolosi per sé e per altri. Attraverso l accesso
nelle strutture sanitarie gli agenti della forza pubblica acquisiscono una visione
umanitaria dell approccio alla malattia mentale che entra a fare parte del proprio
bagaglio esperienziale e della cultura diffusa nei diversi corpi di polizia. L ignoranza
di queste procedure e dei criteri diffusi nell ambiente medico in materia di
trattamento di soggetti agitati costituisce imperizia professionale.
L approccio al quale il prof. Varetto fa riferimento viene così descritto:
RISPOSTA Ma l opinione del medico, di chi lavora in sanità è che la forza pubblica è costituita da
persone che devono essere di aiuto all umanità, come primo compito, ed un aiuto all umanità e al
paziente in quel momento è quello di immobilizzarlo, cioè una volta che lui ha raggiunto
l opinione che non c è nient altro da fare, che è fallito qualsiasi tentativo di far scemare lo stato di
agitazione in modo autonomo accompagnato, facilitato, con il metodo Montessori diciamo, e si
deve ricorrere alla costrizione fisica, allora cosa faccio? Chiamo la forza pubblica perché sono in
un ambiente che so amministrare, sono psichiatra che li coordina, so dire cosa, quali sono le cose
migliori da fare e so di avere a che fare con persone che devono istituzionalmente vengono in
aiuto al di là del reato, del non reato, questo di sicuro, sì.
E più avanti ribadirà quanto abbiamo già rilevato: nell alternativa tra nuocere al
paziente o sottrarsi allo scontro, l agente dovrebbe preferire questa alternativa, fino
a quando non vi siano rischi per beni che l agente deve tutelare con prevalenza
sull incolumità del soggetto agitato. Una condizione evidentemente eccezionale.
Il prof. Giovanni Beduschi tira le fila della ricostruzione alternativa della causa di
440
morte sostenuta dalla difesa di parte civile, fino all avvento del prof. Thiene.
Anche il prof Bedusci ha firmato la relazione già esaminata confluita negli atti
dell incidente probatorio. Le sue osservazioni a dibattimento le rispecchiano con le
integrazioni e precisazioni derivanti dal successivo dibattito tecnico.
Il prof. Beduschi non si sottrae alla domanda sulla causa della morte: la morte di
Aldrovandi è riconducibile ad ipossia da immobilizzazione con la quale interagiscono
cause secondarie da valutare sul piano interpretativo e concausale. Ma causa
principale è il debito di ossigeno provocato nella vittima dalla immobilizzazione
toracica, epilogo di una vicenda iniziata con la precedente colluttazione. I traumi
prodotti, inefficaci come causa a se stante, assumono un significativo rilievo
concausale.
L applicazione di corretti criteri medico-legali esclude dalle possibili causa la c.d.
morte tossicologica per la presenza irrilevante di alcol e ketamina; per l accertata
inefficacia dell eroina nella dose accertata a Ferrara ( peraltro dubbia in
considerazione dei risultati torinesi ) come fattore tossico. A questo proposito la
direzione di un istituto universitario di medicina-legale al quale fa capo un
laboratorio di tossicologia forense, permette al prof. Beduschi di rivendicare una
competenza indiretta in materia, in funzione dell obbligo di controllo di efficienza
la qualità a lui spettante. Ciò consente a Beduschi di ribadire il concetto illustrato
dalla dr.ssa Licata, rafforzato dall esperienza trentennale, secondo cui la morfina
non è degradabile, per cui le eccezionali differenze riscontrate tra le analisi ferraresi
e quelle torinesi sul punto non possono essere ascritte a questa causa. La
qualificazione internazionale del laboratorio torinese, da parte dell organizzazione
internazionale antidoping che adotta criteri di ricerca assai più selettivi di un
normale laboratorio, avrebbe dovuto condurre ad escludere un qualsiasi dubbio
sull attendibilità delle analisi torinesi. I riconoscimenti ufficiali dell istituto di
medicina legale di Modena, il più accreditato in Emilia Romagna, sottoposto a
rigorosi controlli di qualità a vari livelli, e del suo laboratorio di tossicologia forense
di cui fa parte la dr.ssa Licata, garantiscono le sue prestazioni e quindi le
osservazioni qualitative della dr.ssa Licata sulle tecniche analitiche ferraresi per le
quali non risultano al consulente analoghe verifiche di qualità. Ma anche
ammettendo la validità dei rilievi analitici ferraresi e l interazione farmacologica tra
le sostanze, con la ketamina a livelli minimi andrebbero esclusi effetti tossici. Anche
sul comportamento l azione delle sostanze appare oltremodo dubbio. Ammesso un
fattore minimo di ebbrezza prodotto dalla quantità di alcol, inferiore al livello
richiesto per la guida di autoveicoli, l effetto dell eroina è notoriamente di tipo
deprimente e non eccitante; a differenza delle anfetamine e della cocaina, non
rilevate nel caso in esame. Esclusa l azione individuale, neppure il preteso
sinergismo tra le sostanze poteva giustificare lo stato di eccitazione. Esso, in
ipotesi, poteva al più fondarsi su motivi psicologici endogeni. Neppure l eroina
avrebbe potuto considerarsi causa di depressione respiratoria per le ragioni, più
441
volte enunciate, che vedono Aldrovandi tutt altro che imbambolato. In definitiva, in
piena consonanza con le conclusioni dei periti d ufficio, la materia degli effetti delle
sostanze è per Beduschi una tempesta in un bicchiere d acqua : neppure varrebbe
la pena di discutere della ketamina, visti i dosaggi. Nessuna evidenza scientifica che
il presunto cocktail ad ingredienti minimali possa avere determinato cardiotossicità.
Il problema andrebbe spostato semmai sul piano della sofferenza cardio-ipossica,
una sofferenza cardiaca da mancanza di ossigeno. Causa della morte non è certo
l arresto cardiaco, una costante in tutte le morti. Questa osservazione serve al
consulente per sgombrare il terreno dal rilievo sulle fibre cardiache testate
all esame istologico. La descrizione del reperto del cuore esprimerebbe un concetto
assolutamente comune, secondo una tipologia standard nella casistica peritale
dell istituto diretto dal prof. Beduschi. L ondulazione delle fibre cardiache è
tutt altro che un segno di tossicità cardiaca. A sostegno della tesi il prof Bedusci cita
innumerevoli casi. Le fibre ondulate nel reperto istologico appaiono molto
frequentemente e costituiscono un segno assolutamente generico e privo di
qualsiasi significato, neppure usato e usabile per la diagnosi di un infarto
recentissimo un infarto fulminante. Quindi la fibra ondulata è nell accezione
corrente, a meno che non venga dimostrata attraverso metodi immuno-istochimici,
e qui non è stata dimostrata, non assolutamente significativa di un danno cardiaco
su vivente ma espressione di un fenomeno postmortale correlabile con l ipossia.
Ed infatti è l ipossia che fa raggrinzire la fibra, facendole assumere aspetto
nastriforme. Considerazione per Beduschi di assoluta evidenza e non passibile di
seria argomentazione contraria.
Si tratta di un giudizio estremamente severo per quanti dalle cinque righe di un
burocratico rilievo istologico hanno preteso trarre conseguenze determinanti,
subendo la severissima reprimenda del prof. Thiene, implicitamente già contenuta
nelle osservazioni di Beduschi
Escluse le cause traumatica, chimico tossicologica e cardiotossica, il solo dato
dirimente nella diagnosi differenziale diventa il dato circostanziale all interno del
quale inserire i dati aspecifici dell autopsia. E qui il rinvio del prof. Beduschi è
all intera analisi del dr. Gualandri. Si tratta di stabilire se il dato circostanziale
giustifichi o meno i segni inequivoci e completi di morte asfittica, in assenza di
spiegazioni alternative, o in presenza di circostanze che escludono spiegazioni
alternative. Rilevante anche la lezione di Varetto per spiegare la riconducibilità alla
mancanza di ossigeno di tutta una serie di segni, dalle petecchie alle soffusioni
ecchimotiche. Segni che giustificano la spiegazionedell evento in termini di morte
asfittica, in presenza di una cornice circostanziale precisa e concludente:
colluttazione e immobilizzazione riconducibili allo schema classico della morte
asfittica per immobilizzazione toracica, causa di morte in molti infortuni sul lavoro.
Il dato probatorio acclarato a dibattimento al momento della deposizione del prof.
Beduschi, ma già emergente al tempo dell incidente probatorio, era indicativo di
442
una severa attività della polizia di immobilizzazione toracica del soggetto. Il quadro
circostanziale che il prof. Beduschi non ha timore di esporre nel corso del
dibattimento, conclamato dalle prove assunte, vedeva realizzata una violentissima
e prolungata colluttazione della vittima contro quattro agenti di polizia, con sforzi
muscolari di altissima intensità, tali da comportare un notevole consumo di
ossigeno muscolare e da precostituire uno stato compensato di deficit di ossigeno.
L effetto sul piano metabolico era l ipercapnia, cioè l incremento della
concentrazione di anidride carbonica nel sangue e uno stato biometabolico di
acidosi.
In tutto questo nulla di difforme da alcuni passaggi del dr. Rapezzi se non fosse che
questi ricostruiva su premesse in fatto inesistenti o largamente insufficienti,
comunque estranee all azione della polizia, in modo quindi non corrispondente ai
fatti accertati. Una condizione tipica da eccessivo lavoro muscolare, con scarsità di
ossigeno che drena l aumento dei metabolici e dà l accumulo di acido lattico. La
triade ipossia, ipercapnia e acidosi, situazioni tipiche di qualsiasi sforzo muscolare, il
ragazzo giovane e sano sarebbe stato certamente in grado di compensare con
l aumento del ritmo respiratorio, con l aumento della frequenza inalatoria,
rifornendosi in tal modo del surplus di ossigeno consumato. E proprio questo
meccanismo di compensazione che viene impedito nella fase successiva, attraverso
l abbattimento al suolo, la compressione toracica, l immobilizzazione in posizione
prona. Tutte componenti operanti in modo sinergico nel produrre l effetto
destabilizzante sull organismo. Il prof. Beduschi sottolinea particolarmente l effetto
negativo della posizione prona nello stato di estremo affaticamento e di necessità
di aumento del ritmo respiratorio. Una condizione che è di ostacolo per chiunque,
anche per il non affaticato, all espansione completa e piena del mantice toracico, in
grado di ridurre la capacità ventilatoria e quella inalatoria. In nessun ospedale una
persona in condizione di insufficienza respiratoria verrebbe posta in posizione
prona, provvedendosi semmai in tali casi a fare in modo di tenergli il busto e la testa
sollevati per facilitare l entrata dell aria. Altro fattore aggiuntivo che il prof.
Beduschi non omette opportunamente di trascurare, leggendo i dati dell istruttoria
assai meglio dei suoi colleghi della difesa, la compressione sul dorso con mezzi
vari allo scopo di ammanettare il soggetto con le mani dietro la schiena. Una
condizione di per sé foriera di ostacolo ulteriore alla respirazione ma al quale si
aggiungeva l azione compressiva dell immobilizzazione. Ovvia la conseguente
difficoltà respiratoria, le invocazioni di aiuto, le grida, i rantoli,
il tirage
retrosternale, tipico di chi ha la crisi d asma . I bronchi non riescono ad espandersi
come vorrebbero e di fatto si restringono. L effetto è un complesso i segni vocali che
dovevano essere percepiti dagli astanti. Aggravanti, con significativo peso specifico,
la posizione al suolo del capo girato, con ulteriore restrizione dell ambito laringofaringeo, documentato dalle lesioni all emivolto, alla tempia, pacificamente
riconosciute come effetto della specifica azione. A questo compendio di fattori,
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l esperto medico-legale, aggiunge un elemento non rilevato da altri, la situazione di
edema cerebrale in cui versava il soggetto, in base ai riscontri autoptici, una
condizione che il prof. Beduschi illustra muovendo dalla fotografia dell encefalo
allegata alla relazione dei consulenti d ufficio. Si tratta di una condizione di edema
di tipo postraumatico, non necessariamente legata a segni di fratturatività interna o
a segni di emorragia endocranica. La descrizione è chiara ed apprezzabile, pur in
assenza di una possibilità di confronto fotografico con una condizione di morte che
non la contempla. Una prova dell esistenza di una noxa traumatica non idonea a
provocare la morte ma capace di provocare un visibile edema che si aggiunge a
determinare sofferenza in un contesto plurifattoriale di cause ipossiche. L edema
conclamato è la prova delle percosse al capo subite da Aldrovandi che si possono
dare per accertate anche senza la prova testimoniale: indipendentemente dalle
testimonianze noi ritroviamo sul lato destro della tempia dell'Aldrovandi, sotto
forma di una soffusione ecchimotica, un livido, per la verità, senza lesioni di
superficie una lividura che ci dice che in quel punto .. che corrisponde poi anche
ad analoghe lesioni da taglio contusive miste, da taglio e da contusione, tra
virgolette dico asetticamente "come da manganello", "come da", che troviamo nella
galea capitis al vertice e che ci dicono quindi, in numero di almeno tre, due al vertice
e una alla tempia - la tempia poi è una zona pericolosa che da sola potrebbe essere
bastante un colpo ben piantato alla tempia a far morire una persona - che
giustificano, con espansioni emorragiche che ci danno ragione della causa della noxa
post traumatica di un edema celebrale che non ha certamente facilitato la dinamicarespiratoria ( p.112). Una difficoltà respiratoria non legata questa volta ad un
problema meccanico di espansione di mantice o alla riduzione dell adito di ingresso
aereo, non al debito di ossigeno da stress muscolare dovuto alla colluttazione, ma
ad una sofferenza neurogena dovuta ad un espansione, l edema, idonea a
deprimere i centri del respiro, i centri che presiedono al ritmo respiratorio. Ricorda il
prof. Beduschi come in alcuni traumi post-traumatici l edema cerebrale sia
complicanza post-chirurgica che comprime i centri respiratori e ingenera un
meccanismo di sofferenza neurogena. Non solo un meccanismo ipossico su base
asfittica come causa della morte ma anche ipossia su base metabolica e neurogena.
Sull e.d.s. il prof. Beduschi è disposto ad ammettere nel giovane caratteristiche
comportamentali reattive deponenti per un soggetto esagitato , ma la mancanza
di
intossicazione da cocaina o anfetamine, o di condizioni psicotiche,
impedirebbero il ricorso alla sindrome come causa di morte.
La puntualizzazione è importante perché la casistica dell e.d.s, secondo i periti
d ufficio e secondo la letteratura medica, è strettamente legata a condizioni di
risalente intossicazione da sostanze stupefacenti che per qualità e quantità fossero
in grado di produrre quel tipo di agitazione. Ricordiamo che proprio per questa
ragione i periti hanno dovuto introdurre, per spiegare il presunto delirio agitato,
444
l ipotesi dell assunzione di LSD. Tutte le evidenze processuali depongono contro la
possibilità di assumere come dato comportamentale l e.d.s.
Ma come abbiamo già più volte osservato, e come assumiamo secondo una
moderata ipotesi subordinata, è possibile senza significative modifiche
dell interpretazione medico-legale inserire il modello esplicativo del prof. Beduschi
e degli altri consulenti dell accusa privata, che riteniamo l unico razionalmente
processualmente valido, nel contesto dell e.d.s.
L'incidenza della condizione di delirio eccitato sarebbe stata anche in questo caso
nell iperconsumo di ossigeno che si sarebbe avuto anche senza colluttazione.
L'agitazione psicomotoria è un impegno muscolare anche in questi casi. Un
impegno muscolare solipsistico, quindi non reattivo a scontro, sarebbe pur sempre
un impegno muscolare che negli ammalati psichiatrici frequentemente si
accompagna addirittura ad uno stato febbrile, ad un movimento termico, proprio
dovuto all agitazione. Anche ad ammettere la condizione di debito di ossigeno
nella quale il soggetto si sarebbe trovato per fatto proprio, vanno aggiunte a questa
le condizioni conseguenti alla colluttazione e all immobilizzazione, in modo da
riprodurre riprodurre le stesse condizioni descritte in precedenza. La tesi di Giron e
di altri consulenti della difesa secondo cui, innescato il cortocircuito mentale, l esito
sarebbe stato inesorabilmente la morte non solo non è scientificamente dimostrata
ma anzi è ampiamente smentita dalla casistica in base alla quela le morti in queste
condizioni sono esiti largamente minoritari.Secondo il ragionamento del prof.
Beduschi vi è prova che l azione degli agenti ha impedito il recupero di una
condizione di equilbrio nell approvvigionamento d aria, riducendo la possibilità per
il soggetto di respirare liberamente, pur nello stato di agitazione. Non c è dubbio
che se Aldrovandi, pur contenuto, non fosse stato compresso a terra e messo in
condizione di non respirare liberamente, egli non sarebbe morto in quel momento.
Sappiamo che nella casistica non esistono morti per delirio eccitato che si protrae
per meno di un ora e sappiamo che la regola è quella di ore o giorni . Sappiamo
che il prof. Berardi non è stato in condizione di riferire un solo caso recente nella
sua ricca esperienza di soggetti morti per consunzione da agitazione; sappiamo che
il cuore del ragazzo non presentava lo stato cardiotossico postulato da Rapezzi. In
questa situazione non è certo l azione degli agenti a poter essere considerata
irrilevante , visto che la stessa occupa ( nell ipotesi subordinata che svolgiamo sulla
base di ragionamento controfattuale ) una quota importante di quei 30-35 minuti
nei quali l intera vicenda si è consumata ( almeno 10-15 minuti nella migliore delle
ipotesi per gli imputati ) ma è il periodo di agitazione solipsistica nel quale
l agitazione sarebbe insorta e si sarebbe consolidata ad apparire irrilevante , nel
senso che senza l azione degli agenti, Federico Aldrovandi, hic et nunc, poteva
essere al più ancora in condizioni di agitazione psicomotoria ma non certamente
morto.
Le indicazioni del prof. Beduschi confortano queste conclusioni.
445
In ordine all argomento che tende a mettere in dubbio la compressione su
torace/ addome per mancanza di
segni sulla superficie tegumentaria, il prof.
Beduschi ribadisce sulla base della sua ricca esperienza di medico e anatomopatologo l assunto di irrilevanza già brillantemente argomentato dal dr. Gualandri e
dal dr. Varetto, dando grando rilievo ai molteplici indumenti indossati quella sera
da Aldrovandi e alla loro particolare attitudine a proteggere ( giubbotto jeans di tela
resistente e robusta felpa, oltre al resto), senza dimenticare la suggestione del
consulente, importante dal punto di vista logico per dire come quell assenza non sia
affatto in grado di confutare l ipotesi, sulla possibilità che gli agenti indossassero
dei guanti e quant altro, con un ulteriore fondamentale argomento:
RISPOSTA E c'è da dire una cosa. Che se la compressione avviene sul dorso, in zona dorsolombare, nel passaggio dorso-lombare alcune distinzioni un po' sottili e un po' speciose, che mi
pare di aver sentito la volta scorsa, ma può darsi che ricordi male, o che sia prevenuto, relativo al
problema compressione addominale, compressione toracica, non hanno senso. Perché una
compressione dorso-lombare su un soggetto steso al suolo su un piano rigido genera nella cavità
toraco-addominale, che è divisa dal diaframma, che è una tenda mobile, genera gli stessi
fenomeni compressivi, e quindi un qualche cosa che si trasmette in termini di gradiente pressorio
dall'addome al torace, dal torace all'addome. L'addome è più ammortizzato da dalle masse
intestinali piene d'aria che in qualche modo fanno una specie di cuscinetto tra di loro, ma la
sostanza... Segni, la mancanza di segni non è assolutamente sinonimo di nulla nella misura in cui il
soggetto era vestito. Si è sentito parlare, non so se sia vero o non sia vero, di un piece messo
sopra, si è sentito parlare di una persona seduta sopra, si è sentito parlare di un ginocchio messo
sopra. Qualsiasi cosa soprattutto poi se a sua volta
RISPOSTA - Avvocato, mi permetta, è una constatazione traumatogenetica che nasce dal travaso
di un'esperienza professionale personale. Dicevo in queste situazioni soprattutto, ripeto, quando
ci sono già tessuti molli dall'altra parte, è possibile che non vi siano tracce esterne, ovvero la
mancanza di tracce esterne non significa nulla. ( p. 116-117)
Il prof. Beduschi è quindi ancora una volta categorico nell escludere l efficacia
eccitante di morfina e ketamina. Il soggetto che assume eroina, salvo crisi di
astinenza, non è ovviamente agitato; alle quantità date l eroina è inibente del
comportamento e non dei centri respiratori. Depressione respiratoria e depressione
psicomotoria sono fenomeni assolutamente diversi tra loro. La stessa
manifestazione di e.d.s. contraddice il presunto effetto della morfina anche perché
non si vede la ragione per la quale la sostanza non abbia prodotto alcun effetto
sotto il primo profilo ma abbia dovuto essere efficacissima sotto il secondo. La
ketamina, dal suo canto, fermi i livelli infimi di assunzione, è sostanza che in dosi
sub terapeutiche, provoca effetti sulla percezione ma non dà eccitazione. Può
produrre agitazione se il soggetto è psicastenico come effetto collaterale della
dispercezione. L effetto combinato è rigorosamente ancorato ai dosaggi. Le sinergie
ketamina eroina alcol sono di regola depressive.
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Tutto già sentito da altri, a partire dai periti d ufficio, ma esposto con l eleganza e la
competenza che caratterizzano il prof. Beduschi.
Ancora importanti osservazioni.
Il debito d ossigeno va crescendo, persistendo la noxa attiva: non è quindi vero che
la colluttazione non abbia avuto effetto nell incrementarlo. In ogni caso
l immobilizzazione incrementa il debito anche dal lato dell offerta oltre che dal lato
della domanda.
Il debito di ossigeno si manifesta immediatamente con la dispnea, la fame d aria, il
boccheggia mento, con l iperpnea se meccanicamente consentita:
L'iperpnea poi ha il suo intermedio causale nell'acidosi. La catena è: debito d'ossigeno,
ipercapnia, acidosi. Questa è la catena biometabolica, poi diventa abbastanza argomentativo,
scolastica la divisione di che cosa da l'uno, di che cosa dà l'altro, di che cosa dà l'altro, sono una
fenomenologia unitaria che si manifesta in questi casi.
Esistono regole di comportamento ovvie e di comune esperienza per soccorrere
soggetti che si trovano in debito d ossigeno, rimuovendo in primo luogo tutti gli
ostacoli che si frappongano all afflusso di ossigeno o riducendo tutto ciò che ne
produce il consumo. E notorio l insegnamento ai soccorritori di strada di mettere in
posizione di sicurezza i soggetti con difficoltà respiratorie per consentire il massimo
afflusso d aria. Si tratta di insegnamenti fondamentali che agenti di polizia devono
conoscere.
In conclusione l analisi acuta del prof. Beduschi consente di concludere che già dalla
consulenza Malaguti-Lumare emergeva come la causa della morte ascritta ad
insufficienza miocardica acuta determinata dallo stress psicofisico mettesse in
luce il ruolo determinante dell agitazione, delineandosi un meccanismo prolungato
che portava all ipossia, fattore a sua volta causale rispetto all insufficienza
miocardica. Escluso un significativo contributo delle sostanze stupefacenti, l evento
che determinante l ipossia doveva essere individuato nell immobilizzazione, posto
che la sola agitazione psicomotoria non produce di per sé insufficienza
cardiorespiratoria, potendo il soggetto compensare il bisogno di ossigeno,
aumentando la respirazione o riducendo l agitazione, in assenza di alcuna prova di
una condizione estrema di delirio agitato ed essendo invece ben provata una
prolungata condizione di immobilizzazione. Tutto ciò sul piano logico e fattuale era
ed è indiscutibile. Rimaneva meno specificamente determinato, e doveva essere
risolto sulla base della procedura indiziaria, il concreto prodursi dell ipossia sfociata
nella morte: durata, intensità della compressione in rapporto alla produzione in
breve tempo dell evento, manifestarsi evidente di una condizione di asfissia e dei
segni rivelatori che avrebbero imposto a chiunque di provvedere in soccorso,
liberando le vie aeree. Questi punti che la ricostruzione del prof. Beduschi affidava
alla prova logica e induttiva, una volta stabilito che il meccanismo individuato era il
solo che poteva spiegare la morte, e che costituivano obbiettivamente la parte
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meno pregnante della spiegazione causale offerta dall accusa, sono stati
definitivamente chiariti dalla consulenza del prof. Thiene che ha messo in stretto
collegamento il procedimento asfittico in corso con un evento traumatico diretto sul
cuore, causa immediata della morte nel corso di un processo asfittico già in atto ma
non probabilmente ancora concluso.
La consulenza Thiene è quindi di assoluta rilevanza perché si incardina proprio nel
punto in cui la ricostruzione offerta dal prof. Beduschi e dagli altri consulenti delle
partici civili doveva fare ricorso a dati circostanziali non molto differenziati nella
ricostruzione in fatto. Si aveva un meccanismo compressivo certamente destinato a
produrre una morte ipossica da schiacciamento della gabbia toracica e da posizione,
produttivi di un surplus di debito di ossigeno da insufficiente capacità respiratoria,
associata ad uno straordinario incrementato fabbisogno derivante dalla
colluttazione, aggravata dall edema cerebrale. Le fasi di questo processo
rimanevano indistinte, discutendosi sui tempi necessari a produrre l evento, in base
alle diverse variabili soggettive in campo, e alla anomala incapacità degli imputati di
cogliere i segni di un grave processo asfittico in atto.
L intervento del prof.Thiene fornisce al ragionamento del prof. Beduschi il tassello
mancante per dare assoluta consistenza alla sua tesi, intervenendo proprio nel
momento in cui meno nitido appariva il percorso esplicativo.
La causa ultima individuata da Thiene si colloca proprio nel punto fino al quale
l analisi dei medici-legali doveva ritenersi inoppugnabile, coprendo proprio il
tassello finale che spiega come un processo di immobilizzazione orientato ad una
progressiva asfissia sia precipitato improvvisamente e assai rapidamente.
E evidente come alla base anche del meccanismo causale ultimo della morte vi
siano le condizioni precedenti individuate dal prof. Beduschi: l aspra colluttazione, i
traumi al capo, l immobilizzazione e la compressione, l asfissia nel contesto delle
quali condizioni è stato realizzato e ha potuto verificarsi il trauma fatale al cuore,
individuato dalla consulenza Thiene, che finisce con il possedere, al di là del suo
autonomo accertamento attraverso l esame della foto del cuore, quasi un ruolo di
causa logicamente necessitata per completare la spiegazione dell evento.
3. Considerazioni sulle consulenze tecniche esaminate.
La documentazione scientifica prodotta dalla difesa di parte civile e i risultati del
confronto tra i periti e i consulenti tecnici permettono di concludere che non vi è
alcuna evidenza scientifica che la ketamina assunta da Federico Aldrovandi, anche in
combinazione con l eroina e l alcol riscontrati a Ferrara, possano produrre
agitazione psicomotoria tale da portare a morte certa il paziente.
La conclusione si ricava indiscutibilmente dalla perizia Testi-Bergamini secondo cui
solo muovendo dall ipotesi dell assunzione di LSD e di un conseguente bad trip ,
imputabile esclusivamente a questa sostanza, sarebbe stato possibile giustificare
448
l e.d.s. considerata, dagli stessi Testi e Bignamini come fattore scatenante
l agitazione e causa di morte in combinazione con altri fattori.
Sappiamo come l LSD non sia stato trovato nei reperti analizzati dalla tossicologa
Righini malgrado esso sia stato cercato. Si è detto che la ricerca dell LSD in basse
concentrazioni avrebbe richiesto una specifica e mirata analisi. Tale affermazione
non credibile ed è in contraddizione con la seconda indagine tossicologica
commissionata alla Righini e allo stesso istituto diretto dal prof. Avato, che pure si è
reso inspiegabilmente interprete di questa doglianza, che ha proceduto ad accurata
ricerca di ogni possibile sostanza in grado di giustificare il comportamento di
Federico Aldrovandi. Gli esiti sono stati sempre negativi, finendo con il convalidare
la tesi della dr.ssa Licata che ha escluso, in base alla sua esperienza, che in Emilia
Romagna nel corso del 2005 fossero messe in circolazione tra il largo pubblico
giovanile dosi di LSD per qualità e quantità in grado di spiegare le modifiche
comportamentali estreme attribuite dalla difesa a Federico Aldrovandi.
Va ribadito come il dato circostanziale che l ipotesi di assunzione di LSD dovrebbe
giustificare, e cioè l e.d.s. non trova in realtà fondamento nelle acquisizioni
istruttorie dalle quali non risulta un comportamento agitato di Aldrovandi, iniziato
prima dell intervento della polizia.
Questa conclusione trova ulteriore fondamento nella verifica, attraverso i
documenti e la discussione, che le sostanze effettivamente rilevate sulla persona di
Aldrovandi non fossero tali da giustificare l e.d.s, in considerazione della loro
qualità, quantità, storia personale del soggetto, tempi e modalità di manifestazione
del delirio che la letteratura scientifica associa all assunzione di altre sostanze
(cocaina ed anfetamine ), del collegamento dei casi studiati con storie personali
completamente diverse e con una preesistente condizione di intossicazione nella
specie insussistente.
In effetti dall esame degli articoli scientifici prodotti dalla parte civile e utilizzati da
alcuni dei consulenti della difesa per sostenere le proprie tesi si ricavano
informazioni che supportano le contrarie opinioni espresse da tutti gli altri
consulenti.
L informazione fondamentale che risulta acclarata dalla lettura di detti articoli è che
la ketamina, a differenza della eroina, è una sostanza stupefacente i cui effetti
tossici sono dose-dipendenti; crescono al crescere della quantità di sostanza
assunta. Inoltre, nessun effetto tossico della ketamina nell esperienza scientifica è
registrata a dosi pari a quelle riscontrate su Aldrovandi, pari a 0,04 mg/ ml., peraltro
solo nelle analisi ferraresi.
I testi scientifici citati dai periti d ufficio Testi-Bignamini, prodotti dalla difesa di
parte civile e acquisiti al fascicolo, in particolare quello di Corlett ed altri, testo
ripubblicato 2006, indicano in non meno di 0,1 mg/ ml la dose minima di ketamina,
idonea a produrre effetti negativi, nella specie sullo studio e sull apprendimento.
Un alta dose è effettivamente indicata come produttiva di aberrazioni percettive e
449
credenze illusorie. In ogni caso la dose minima è una volta e mezzo maggiore della
quantità rilevata su Aldrovandi.
In altri studi, pure essi agli atti, effetti distorsivi della percezione sono associati ad
assunzioni non inferiori a 0,2 mg/ml.
Il citato studio dell Advisory Council on the Misuse of Drugs, presieduto dal prof.
David Nutt dell Univeristà di Bristol, citato dal prof. Berardi e dalla prof. Donini ma
prodotto dalla difesa delle parti civili, intitolato Report on Ketamine, della
primavera del 2004 conferma che lo stupefacente stimola il sistema cardiovascolare
ma ha anche effetti broncodilatatori. Aumenta il battito cardiaco e la pressione del
sangue ma in misura pregiudizievole solo per soggetti con malattie cardiovascolari.
Per una persona non affetta da tali malattie l effetto è equivalente a quello
dell esercizio fisico. La ketamina migliora gli effetti della respirazione. Limita
l attenzione ed il controllo muscolare ( controindicata per chi guida veicoli o
macchine operatrici). Nei casi di morte per intossicazione da ketamina questa è sì
associata ad oppiacei e alcol ma in questi casi la morte è sempre legata a fatali
incidenti dovuti a perdita di coscienza nel corso delle attività svolte ( come fare un
bagno o una passeggiata da soli). Si tratta quindi dell effetto depressivo della
ketamina associata alla morfina, di cui ha parlato il prof. Beduschi che nulla ha a
vedere con il delirio eccitato. In effetti nel rapporto si legge che è improbabile che
l uso intenso della sostanza produca comportamenti a rischio. La sostanza produce
rilassamento e ripiegamento sociale piuttosto che condotte aggressive, disinibite. Si
legge nel medesimo passo: Ciò significa che la ketamina non sembra provocare
violenza su stessi e sugli altri . In definitiva i pericoli della ketamina derivano dallo
stato soporifero che essa induce quando si svolgono attività pericolose come
guidare un auto ma non in quanto produca stati mentali che portano a violenza
contro gli altri.
La parte civile ha pure prodotto l articolo di George Ricaurte, su The Lancet , giugno
2005, citato insieme ad altri articoli tra i quali quello di Weiner ed altri, nella
relazione della dr.ssa Licata. In effetti la lettura dei due articoli conferma quanto
riferito dalla consulente. Gli effetti psichedelici della droga svaniscono in un ora,
conseguendone la pratica di assunzioni ripetute. Solo ad alte dosi la ketamina
produce spiacevoli effetti quali le esperienze di out of body e near-death
richiamate dal prof. Beduschi. Ad alte dosi la ketamina può produrre effetti tossici,
tra cui ipereccitabilità e severa agitazione. Ma appunto deve trattarsi di dosi
tossiche. L autore avverte che in considerazione della brevissima durata degli effetti
farmacologici della ketamina, ove l agitazione psicotica dovesse protrarsi per oltre
un ora, le cause di tale agitazione andrebbero cercate altrove. Deve essere così
escluso che Federico Aldrovandi abbia potuto manifestare segni di agitazione
psicomotoria per la ketamina assunta in discoteca durante il viaggio di ritorno a
Ferrara, mentre un assunzione sul posto dovrebbe escludersi perché contraria alle
450
abitudini e alla logica di assunzione della droga. In ogni caso la quantità rinvenuta
era talmente bassa da non potere produrre effetti tossici.
Anche lo studio di Weiner ed altri del 1999 è correttamente riportato dalla parte
civile. Su un campione di 20 persone che assumevano di essersi iniettata ketamina
in dosi tra 100-200 mg, il 50% risultava asintomatico; nel restante 50% i sintomi
denunciati erano ansia, dolore toracico e palpitazioni. Uno solo denunciava stato
confusionale, ed un altro perdita di memoria. All esame fisico il disturbo principale
era risultato la tachicardia; solo il 30% manifestava stati mentali alterati mentre il
15% allucinazioni, ed un 10% ipertensione.
Del preteso effetto sinergico di ketamina morfina ed alcol non risulta alcuna prova
convincente; nessun consulente della difesa lo ha attestato con rigorose
dimostrazioni ( in una memoria conclusiva la difesa delle parti civili evidenzia
clamorose contraddizioni della prof.ssa Berti Donini sul punto), mentre del
paralogismo del prof. Avato sul medesimo punto abbiamo già dato conto. In ogni
caso, tutte le assunzioni sul punto si scontrano sulla mancata confutazione della tesi
della dr.ssa Licata e dei periti d ufficio secondo cui la ketamina è una droga dose
dipendente e che alla concentrazione di 0,04 mg/ ml nessun precedente studio ha
verificato effetti come quelli che si pretendono essere stati prodotti su Aldrovandi.
Si deve confermare che la letteratura scientifica acquisita in materia di excited
delirium syndrome non indica la ketamina quale sostanza idonea a scatenare la
sindrome o assorbita dai soggetti la cui morte era stata diagnosticata sulla base di
questa sindrome. Nell articolo di Stratton, citato dal prof. Berardi per collegare
l e.d.s. all assunzione di sostanze stupefacenti, nei diciotto casi esaminati non si
rinviene mai la ketamina, ma soltanto cocaina, amfetamine e altre sostanze quali
etanolo, marijuana e fenciclina. Legittimamente la difesa di parte civile si duole per
il fatto che non sia stato riportato un solo articolo scientifico che mettesse in
correlazione espressamente la ketamina con l excited delirium syndrome.
4. Osservazioni sull excited delirium syndrome
Nel fondamentale testo di Theresa e Vincent Di Maio intitolato Excited delirium
syndrome Cause of death and prevention , 2005, posto a base di tutti gli studi di
patologia forense sul tema, il rapporto tra sindrome, cause della morte ed
intervento della polizia che arresta e immobilizza è assai più sfumato di quanto si
voglia credere. Abbiamo già riportato un brano tratto dal testo dei Di Maio che
sottolinea come il ruolo della polizia muti a seconda di come si definisca la
sindrome. In ogni caso nel loro manuale i Di Maio si propongono di fornire
indicazioni operative alla polizia per prevenire decessi causati da e.d.s.. Lungi dal
considerare irrecuperabili i pazienti o deterministiche queste morti, l obbiettivo che
gli autori si dànno e assegnano alla polizia è proprio di prevenire le morti da e.d.s.
451
Coerentemente con le indicazioni dei protocolli delle nostre strutture sanitarie,
secondo i Di Maio dovere della polizia dovrebbe essere:
- Identificare gli individui che si trovino in stato di delirio eccitato;
- Tentare di ridurre l agitazione ( de-esclate) e placarne la furia
- Usare una forza soverchiante se il soggetto deve essere contenuto. Il che
significa che fino a quando tale forza non sia disponibile il soggetto deve
essere controllato ma non aggredito e che la forza deve essere tale da
produrre la restrizione senza rischi per la salute del soggetto derivanti da
accese e prolungate colluttazioni o da immobilizzazioni a terra forzate in
posizione prona che, a prescindere dalla controversia sui possibili effetti letali,
è comunque considerata una condizione di rischio, secondo quanto ha
spiegato l istruttore della polizia Capodicasa.
- Le condizioni del soggetto devono essere costantemente monitorate dopo la
restrizione sul posto e durante il trasporto in ospedale.
- Immediato trasporto dei pazienti in ospedale per trattamento /osservazione.
Su quest ultimo punto si può soggiungere che la restrizione, se necessaria, deve
essere eseguita, solo quando sia disponibile un adeguata assistenza sanitaria.
Si suggerisce, inoltre, di valutare la necessità di una tempestiva identificazione dei
sintomi della sindrome, in modo da scoprire per tempo i potenziali casi e istituire
misure che possono prevenire i decessi. Fondamentali in questo senso tutte le
misure aventi lo scopo di prevenire l escalation di agitazione e violenza.
Riteniamo che gli autori vogliano indicare che nessuna colluttazione debba essere
intrapresa con questi soggetti se non in casi di assoluta necessità.
Ed infatti anche per i Di Maio phisical intervention should be a last resort and
responders must be prepared for the potential for death to occur ( l intervento
fisico come extrema ratio, e gli agenti devono essere preparati al potenziale rischio
di morte ).
Gli indicatori che denotano una morte per e.d.s. sono quelli che ormai conosciamo.
Importante tuttavia osservare come i Di Maio ascrivano l e.d.s. a malattia mentale o
ad abuso di droghe. Tra queste le più comuni sono la cocaina e le anfetamine.
Neppure i Di Maio, a quanto sembra, citano la ketamina nelle quantità assunte da
Aldrovandi come causa di e.d.s. Non a caso Testi e Bignamini devono ricorrere
all LSD e al bad trip .
Nel manuale si offono suggerimenti non difformi da quelli che abbiamo registrato
nei protocolli nostrani.
Ma il suggerimento fondamentale inserito nel manuale è di evitare la violenza ad
ogni costo perché ogni scontro violento evitato può evitare una morte da excited
delirium syndrome. Il che significa che nella visione dei Di Maio non vi è alcun
determinismo fra l agitazione delirante ed il decesso e che la colluttazione violenta
452
con la polizia è fondamentalmente il discrimine tra un esito mortale ed uno non
mortale della patologia. Siamo quindi agli antipodi dalla visione dell imputato
Pontani secondo cui il soggetto agitato doveva essere comunque fermato.
A proposito delle modalità e degli effetti dello scontro violento, si ricavano dal testo
altre preziose indicazioni:
Se è proprio necessario esercitare violenza per bloccare l individuo occorre agire rapidamente per
ridurre al minimo il tempo della lotta. Occorrerebbe che la polizia adottasse lo stesso
comportamento seguito dagli staff psichiatrici per ottenere un rapido controllo dei pazienti
violenti. Servono almeno cinque o sei individui per un rapido controllo del soggetto .
Ogni tentativo di bloccare un individuo in stato di excited delirium può portare alla morte dello
stesso. Lottare con questi individui per immobilizzarli può durare anche 30 minuti.
La maggior parte delle riferite morti improvvise si sono verificate nel giro di minuti e fino ad
un ora dall inizio della lotta.13 Un controllo rapido si può ottenere solo con forza soverchiante.
Personale medico e sanitario esperiente in materia di procedure di restrizione fisica deve essere
chiamato sulla scena prima di avviare qualsivoglia tentativo di restrizione fisica di individui in
stato di excited delirium. Questo team può contemplare, valutazione psichiatrica, celere
medicazione e supporto vitale se si verifica un arresto cardiaco sulla scena. Riducendo il tempo
della lotta e provvedendo immediatamente a medicazione sedativa, gli effetti della continua
fisiologica aumento delle catecolamine inerente alla lotta saranno ridotti e la morte può essere
prevenuta.
Si legge ancora nel testo:
In ogni momento anche sul posto deve essere monitorato lo stato della respirazione
dell individuo fino all arrivo in ospedale. L individuo andrebbe trasportato in una posizione upright
o seated o sdraiato su un fianco ma ciò solo per non dare pretesti ad accuse di asfissia posizionale
o restrittiva.
Sappiamo che per i due autori massimi fautori della teoria dell e.d.s come causa
autonoma di morte, la causa della morte deve essere ricondotta all agitazione e mai
alla posizione fatta assumere al soggetto. Tuttavia il loro richiamo all esigenza di
monitorare costantemente la respirazione e di evitare posizioni che rendono la
respirazione difficoltosa sono la più evidente ammissione della possibilità che la
polizia possa in determinate circostanze essere ritenuta responsabile della morte
per asfissia.
La durata della battaglia è fondamentale. Per questo è necessario essere in numero
sufficiente a portare a compimento l immobilizzazione in pochi secondi. Più dura la
13
Il riferimento al tempo della lotta che conduce alla morte è da tenere distinto dal tempo necessario a
condurre a morte il soggetto per autoconsuzione, senza l intervento della polizia secondo la prospettiva del
dr. Giron. In questi casi la casistica parla di ore e anche di giorni. Il che fa comprendere quanto errata sia la
tesi del consulente della difesa a dire del quale l intervento della polizia è irrilevante rispetto all esito finale
infausto. Rispetto alla causa della morte, avvenuta hic et nunc quell intervento è sicuramente
determinante.
453
colluttazione più si avrà concrezione di catecolamine e più si corre il rischio di morte.
Una posizione che confuta ancora una volta l approccio deterministico della difesa.
Il silenzio del soggetto, secondo l assunto degli imputati, avrebbe immediatamente
dovuto destare la loro attenzione; perché le persone in stato di agitazione, finchè
respirano, parlano gridano o dicono frasi senza senso; appena tacciono vuol dire che
hanno un problema di respirazione. Gli agenti della polizia devono considerare
attentamente questo aspetto. A partire dal momento in cui l individuo comincia a
biascicare bisogna intervenire per migliorare la respirazione.
E sorprendente rilevare quanto nella condotta degli imputati si sia lontani da
queste prescrizioni operative, se fosse vero che essi non hanno sentito Aldrovandi
pronunciare parola per tutta la fase della colluttazione e dell immobilizzazione.
Per prevenire le morti da e.d.s. occorre per i Di Maio una precoce identificazione
dei pazienti ad alto rischio di sindrome. Ma ciò significa che tali sintomi preliminari
devono esistere ed essersi manifestati con congruo anticipo. Un esplosione
improvvisa senza causa scatenante non è nella casistica. Nella sindrome è prevista
una fase di esclation che nel caso di specie non è affatto descritta, essendosi limitati
gli agenti a descrivere una condizione estrema sin dal primo contatto con il soggetto.
Sappiamo ora che così non era e che la difesa degli imputati è inattendibile anche
perché non descrive questa progressiva insorgenza della sindrome e riferisce anche
di una fase di attenuazione se non di annullamento completo dell agitazione nella
fase intercorrente tra la prima e la seconda colluttazione.
Per Di Maio la sidrome non interviene senza una storia personale specifica. Di regola
i soggetti che possono essere raggiunti dalla sindrome dovrebbero presentare una
anamnesi di questo tipo: soggetti suscettibili di morte per excited delirium
syndrome sulla base di una pregressa storia di malattie di mente con un passato di
violenti comportamenti e con una storia di abuso di stupefacenti e alcolici.
Una tale anamnesi non poteva essere applicata alla storia di Federico Aldrovandi. Il
che se da un lato potrebbe dare conto della sorpresa degli agenti che non
conoscevano il soggetto, dall altro rende altamente improbabile che Federico
Aldrovandi potesse andare soggetto a e.d.s.. Il restante quadro circostanziale
consente di affermare che Aldrovandi non fu vittima di e.d.s.
Più in generale può dirsi che molti dubbi si affacciano sulla possibilità di definire
l excited delirium syndrome, come causa autonoma di morte.
Lo scetticismo del prof. Thiene è un indicatore che induce a riflettere su come non
sia affatto peregrina la domanda che molti autori in ambito medico-legale si
pongono: Esiste davvero l excited delirium syndrom . Chi pone questa domanda
muove dall osservazione che ogni anno in America, dove questa causa di morte è
stata specificamente definita, un certo numero di persone muore mentre vengono
contenute e arrestate nel corso o in seguito ad un violento scontro con la polizia.
Altre morti improvvise si verificano nel caso di soggetti detenuti o sottoposti a
trattamenti psichiatrici, anche in questi casi nel corso di scontri violenti con soggetti
454
preposti al contenimento. In tutti situazioni si verificano spesso relazioni confuse su
cause e circostanze delle morti. Sta di fatto che statisticamente le morti
improvvise si verificano in un maggior numero di casi durante scontri con finalità
restrittive. Ovviamente i medici-legali in tali casi hanno estrema difficoltà ad
identificare la causa della morte sulla sola base dell autopsia.
Da qui la necessità di definire una specifica sindrome della morte in stato di
arresto per indicare gli inspiegabili decessi che si verificano tutte le volte in cui una
morte non ha alcuna altra apparente causa se non l arresto da parte della polizia. In
questi casi le risultanze indicano un comportamento disturbato degli individui che
giunge ad una condizione di agitazione che va oltre quella con cui gli agenti hanno
normalmente a che fare. Uno stato estremo nel quale in genere si riferisce oltre
all agitazione, eccitabilità, paranoia, aggressività, grande forza, insensibilità al
dolore.
Sono obbiettivamente note ai medici diverse cause di acuto disturbo del
comportamento collegato a ad alcune malattie specifiche o all assunzione di
droghe. Ma la sindrome di delirio eccitato è una condizione diversa e non conosciuta
da tutti i medici. La formula risale ad alcuni anni addietro e sembra essere stata
coniata per indicare la fase conclusiva degli effetti di un continuo abuso di droghe
come la cocaina, indicata come la droga tipicamente produttiva del delirio eccitato.
In America qualche anno fa si era verificata una netta scissione tra l Associazione dei
medici americani che non riconosceva questa sindrome come una malattia o una
psicosi e l Associazione dei medici legali che invece la riconosceva come tale e la
diagnosticava in una serie di situazioni quali quelle descritte. Fino a qualche anno fa,
ma ancora oggi è quindi assai controverso l uso di questa sindrome per spiegare
morti improvvise in stato di restrizione. Chi si oppone dichiara di non avere mai
avuto prove dell esistenza di persone in stato di agitazione psicomotoria, da sola
sufficiente a condurlo a morte. Il dubbio nasce dall assoluta funzionalità della
formula medico-legale a coprire eventuali abusi della polizia. Le circostanze della
morte sono spesso tali da non consentire di ammettere una morte per effetto di
sostanze stupefacenti o di questa misteriosa nuova sindrome, incrociandosi in
genere le circostanze dell abuso o dall uso inappropriato della forza e della
restrizione coattiva durante violenti sconti che avrebbero potuto e dovuto essere
evitati. In tutti questi casi la morte è direttamente collegata allo scontro fisico con gli
agenti della polizia e allo stress psico-fisico che questo comporta ( increzione
catecolaminica, aumento del battito cardiaco, della temperatura e dello sforzo fisico
portati a limiti estremi. Il ragionamento è lineare. Il soggetto prima dell incontro con
la polizia è vivo; durante o subito dopo lo scontro violento con la polizia il soggetto
muore. Ragionevole ritenere, ipotizzare e ricercare abusi consistenti in uso eccessivo
della forza, tecniche di restrizione produttive di asfissia meccanica e/ o posizionale,
uso incontrollato delle violenza e di armi improprie.
455
Chi sostiene la teoria dell excited delirium syndrome sostiene, invece, che i deceduti
devono imputare a loro stessi ed in particolare all uso prolungato della cocaina e
delle anfetamine quali cause d innesco della sindrome e della conseguente morte.
Sta di fatto che nella letteratura favorevole ad ammettere l esistenza della sindrome
la morte si accompagna ad una malattia cardiaca, agli effetti dell abuso di
stupefacenti sul cuore e all eccitazione paranoide che conduce al delirio con un
incremento notevole del battito cardiaco e della temperatura corporea. In
conclusione sarebbe l abuso degli stupefacenti di lungo periodo a determinare il
delirio e l aggressività.
Questa descrizione della controversia sull excited delirium syndrome mostra quanto
il caso della morte di Federico Aldrovandi sia stato artificiosamente ricondotto ad un
sindrome che per esser riconosciuta richiede comunque un condizione di prolungato
ed eccessivo abuso di sostanze stupefacenti che il caso non prevede. In ogni caso la
descrizione della sindrome si caratterizza per l intervento della polizia come
elemento produttivo di una delle condizioni del decesso, uno spartiacque ed un
elemento costitutivo della plurifattorialità della morte. In molti casi si tratta di
individuare con perseveranza quale sia stato l elemento decisivo che in relazione
all azione degli agenti abbia innescato il meccanismo causale della morte che non
trova mai un autonoma spiegazione in se stessa. Ne segue l osservazione di buon
senso per cui ogni qual volta si decide di contenere con violenza taluno, bisogna
essere consapevoli di potere contribuire a cagionarne la morte come effetto delle
procedure di contenimento. Per questa sola ragione, al di là dell individuazione
dell effettivo meccanismo causale del decesso in presenza di soggetti agitati, la
massima di comune esperienza e la regola di comportamento per l azione di una
polizia responsabile e consapevole dell esigenza primaria di garantire i diritti
fondamentali, deve essere che la decisione di usare la forza e di procedere ad un
contenimento violento di un eventuale soggetto agitato deve essere guidata dal
principio di assoluta necessità, del minimo mezzo e deve essere una decisione
ragionevole, giustificabile, dovendosi usare la forza come estrema risorsa per
prevenire lesioni più gravi. L uso della forza può essere giustificato o ingiustificato
ed in tutti i casi ci si troverà a dovere rispondere alla domanda se l uso fosse
realmente necessario, inevitabile e non prematuro. Quando si accede allo scontro
fisico il rischio di innescare processi causali incontrollabili rientra nell area degli
eventi prevedibili sicchè la decisione di usare la forza e le modalità di impiego
devono diventare oggetto di controllo e verifica in tutti i casi in cui si verifica un
decesso perché compito primario della polizia è di non provocare la morte delle
persone sottoposte all uso legittimo della forza pubblica, fuori dai casi di legittima
difesa e di soccorso di necessità.
456
5. La superconsulenza Thiene
All udienza del 24 novembre 2008 la parte civile comunicava di avere richiesto un
parere pro-veritate al prof. Gaetano Thiene massimo esperto nazionale di morti
improvvise, al quale aveva fatto riferimento come fonte della massima
autorevolezza per spiegare la natura e la causa della presenza di ondulazioni nelle
miofibre del cuore, descritto con aspetto retratto nella relazione MalagutiLumare, il consulente della difesa dr. Rago.
Abbiamo visto, discutendo la consulenza Rago, come l autorevolezza del prof.
Thiene fosse stata invocata per sostenere il carattere patologico, indicativo di una
causa cardiaca della morte, delle ondulazioni presenti sul cuore.
Il dr. Rapezzi aveva accentuato l aspetto cardiologico nella causa del decesso,
parlando di bande di contrazione indicative di un arresto cardiaco determinato da
un agitazione estrema che aveva portato all arresto cardiaco per l incapacità del
cuore di sostenere lo sforzo al quale l agitazione del soggetto l aveva sottoposto.
Al termine dell esame del dr. Rapezzi, l avv. Anselmo comunicava l esistenza di una
valutazione radicalmente contraria alle posizioni di Rago e Rapezzi, proprio da parte
del prof. Thiene invocato da Rago a sostegno e indicato da Rapezzi come autorità
scientifica in grado di confermare la propria tesi. Il medesimo difensore chiedeva di
produrre una memoria a firma congiunta propria e del prof. Thiene e una foto del
cuore di Federico Aldrovandi scattata nel corso dell autopsia ma non consegnata al
pubblico ministero in allegato alla relazione Malaguti-Lumare.
Sulla forte opposizione dei difensori degli imputati, veniva dettata ordinanza con la
quale veniva ammessa la memoria a firma congiunta Thiene-Anselmo nonché la
fotografia del cuore sulla quale il prof. Thiene aveva formulato il suo parere; al
contempo veniva ammessa come prova nuova d ufficio ex art. 506-507 cpp l esame
del prof. Thiene per l assoluta necessità che la consulenza del prof. Thiene fosse
acquisita al dibattimento nelle forme garantite del contraddittorio e non come
semplice memoria, posto il carattere decisivo del parere espresso nel documento a
firma congiunta.
La decisività del parere del prof. Thiene risultava dal contenuto del documento,
basato sull analisi della foto del cuore di Aldrovandi, realizzata dal dr. Malaguti e
dalla dr.ssa Lumare nel corso dell autopsia, e dagli stessi successivamente
riconosciuta come autentica ( l intera serie delle foto scattate nel corso dell autopsia
era in possesso del consulente di parte dr. Zanzi e quindi della difesa delle parti civili
ma non era presente nel fascicolo del p.m., non avendo ritenuto Malaguti e Lumare
di allegare alla relazione tutte le foto da essi scattate ma solo quelle da essi ritenute
utili ).
Nella memoria il prof Thiene affermava che, avendo rivisto l insieme dei reperti
autoptici ed analizzato le circostanze della morte, poteva con sicurezza affermare
che il meccanismo della morte era stato cardiaco di natura aritmica ( escluse cause
457
extracardiache o cardiache meccaniche ). Ma l indicato meccanismo doveva tenere
conto che dalla
descrizione autoptica del cuore e dalla documentazione
iconografica risultava un dato evidente mai da alcuno valorizzato. Questo dato
consisteva nella presenza alla base del cuore, lungo l efflusso ventricolare sinistro,
in particolare in corrispondenza del setto membranoso situato tra cuspide aortica
non coronarica e coronarica destra di un cospicuo ematoma situato proprio nella
sede del fascio di His, ovvero del fascicolo che conduce lo stimolo elettrico dagli atri
ai ventricoli .
Su questa base il prof. Thiene proseguiva ricordando che il coinvolgimento del
fascio di His da parte dell ematoma è vistoso e di origine traumatica, da blunt
trauma ( contusione cardiaca da trauma a torace chiuso), oppure ipossico da
insufficienza respiratoria prolungata. Era stata quindi questa con probabilità
molto elevata la causa di morte per blocco atrioventricolare da infiltrazione
emorragica del fascio di His, interruzione della conduzione atrioventricolare e
asistolia.
Convergevano con la diagnosi formulata tutti gli altri segni già evidenziati dai
consulenti delle parti civili:
- L edema polmonare acuto;
- L edema cerebrale per danno ischemico da riduzione delle perfusione
cerebrale per bradicardia e asistolia terminale;
- I danni ischemici terminali del miocardio.
La sequenza causale finale era quindi così formulata: schiacciamento del
torace trauma al cuore impedimento alla respirazione con asfissia emorragia
alla base nella regione del setto membranoso coinvolgimento del fascio di
His interruzione della conduzione atrioventricolare abbattimento del ritmo
cardiaco con conseguente danno ischemico, edema e perdita di coscienza danni
ischemici collaterali nel miocardio documentati dalle ondulazioni delle
miofibre persistenza di grave bradicardia asistolia irreversibile.
Non escluso che all origine dell ematoma potesse esservi il concorso di una asfissia
per impedita ventilazione durante la colluttazione .
Nessuna cardiopatia occulta giustificava una morte improvvisa. Tanto meno poteva
dirsi verosimile una morte improvvisa da agitazione psiocomotoria, mancando
evidenze istologiche nel miocardio di danno da iperincrezione di catecolamine .
Esclusa pure in base al dato circostanziale un arresto del respiro cerebrale da
oppiacei.
Con questa brevissima memoria la dinamica della morte assumeva un evidenza
assoluta, innestandosi sul percorso al quale erano pervenuti il prof. Beduschi e
colleghi, arrestatosi alla soglie di un effetto definitivo della colta sofferenza da
asfissia. I consulenti di parte civile potevano darsi finalmente una risposta alla
domanda sulla causa dell improvviso precipitare del meccanismo asfittico in morte
improvvisa, domanda davanti alla quale la loro ricostruzione si era arrestata.
458
Ma era soprattutto la tesi Berardi-Rapezzi che veniva demolita in modo definitivo e
radicale per l individuazione di una causa di morte cardiaca in nulla tributaria della
presunta agitazione psicomotoria.
Una consulenza resa in extremis da una figura autorevolissima, rimasta estranea al
processo nei tre anni successivi al fatto, insospettabile di partigianeria o di un
qualche interesse alla vicenda, che ha accettato di mettere in gioco il proprio onore
e la propria reputazione senza avere potuto seguire nei dettagli la vicenda e quindi
per il solo scopo di servire la giustizia e la conoscenza, trattandosi di un caso
rilevante anche sul piano delle discipline medico-legali.
Per questa ragione il giudicante considera particolarmente rilevante la deposizione
del prof. Thiene, per l autorevolezza della fonte, per l assunzione di responsabilità,
per gli esiti del contraddittorio.
Il prof. Thiene veniva esaminato in contraddittorio all udienza del 9 gennaio 2009.
Confermava la paternità della memoria a sua firma ed in prima battuta esordiva con
questa dichiarazione fondamentale sul piano del metodo oltre che sul piano del
merito:
Sì, è un immagine autoptica dell esemplare anatomico, nel ventricolo sinistro e nel tratto di
efflusso del ventricolo sinistro dove si riconosce un ematoma, sia nella parte posteriore in
corrispondenza del setto membranoso e sia nella parte anteriore, nella parete anteriore. Niente di
nuovo, perché questo era stato descritto, solo che non era stato interpretato, perché quella
macchia bluastra posteriore incredibilmente e clamorosamente, devo dire, proprio è in
corrispondenza del fascio di His, cioè di quel filo elettrico che mette in concessione gli atri con i
ventricoli e che controlla, in un certo senso, lo stimolo elettrico dei ventricoli. Se questo è
coinvolto da una emorragia, lo stimolo elettrico non passa più dagli atri ai ventricoli ed i ventricoli
si fermano, non si contraggono più e si ha un arresto cardiaco, quello che è chiamato arresto
cardiaco da asistolia per blocco atrioventricolare , sono cose che noi vediamo in situazioni
traumatiche soprattutto post chirurgiche ma può avvenire anche per i cosiddetti traumi a torace
chiuso, cioè senza rottura di costole, senza penetrazione di niente, semplicemente per una
compressione. Quando il cuore viene compresso in una fase particolare della sua attività, cioè
quando è riempito completamente il ventricolo sinistro e si esercita una forte pressione sul torace,
bene, all interno del ventricolo sinistro si possono venire a creare enormi pressioni, a sua volta,
molto maggiori di quelle fisiologiche che arrivano fino a 120 130, arrivano magari fino a 200
300 e queste si possono tradurre, molto spesso anche in rotture di muscoli papillari, rotture di
parati valvolari, rottura anche di cuore, ma qualche volta si possono tradurre ovviamente
limitatamente in emorragie. Tenga presente che è un fenomeno vitale, cioè non è un fenomeno
che si verifica dopo che uno viene massaggiato se morto, perché esce sangue, quindi vuole dire
che il sangue stava ancora circolando. Quindi siamo di fronte ad una evidenza, dal punto di vista
anatomopatologico, del resto descritta ma non interpretato di cosiddetto substrato per blocco
atrioventricolare, in questo caso traumatico, facilitato anche da ragioni, in situazioni asfittiche,
certamente, perché anche l asfissia può dar luogo a delle emorragie, per esempio le petecchie,
ma in questo caso evidentemente ci deve essere stato almeno un concorso di fattori meccanici e
di fattori postici asfittici.
Tutti i dati richiamati dal prof. Thiene sono nel processo.
459
Fondamentale la descrizione della macchia visibile all apertura del cuore che dànno
Malaguti e Lumare. Essi la descrivono come fenomeno evidentemente vitale, non
avendo altrimenti senso descrivere un fenomeno putrefattivo; non ne traggono
tuttavia alcuna conseguenza, dimenticando addirittura di allegare la foto del cuore
alla relazione.
Ricordiamo cosa si legge nella relazione, pag. 51:
Al taglio della punta, 3/ 4 della superficie di sezione è costitutita dal ventricolo sinistro. Gli osti
valvolari appaiono pervi e gli apparati valvolari sono normo-conformati ed indenni. Si dà atto che
la camera ventricolare sinistra, nella regione compresa tra la valvola semilunare destra e
posteriore e quella circostante la valvola semilunare sinistra, presenta discromia rosso-nerastra, a
contorni sfumati e consistenza, al tatto, analoga, ai tessuti limitrofi.
I consulenti danno quindi atto di un elemento che ritengono significativo ma dal
quale non traggono alcuna conseguenza, pur ponendosi il problema di verificare al
tatto la consistenza della sostanza discromica rispetto ai tessuti circostanti.
Neppure da questa operazione traggono alcuna conclusione.
Ma le osservazioni del prof. Thiene non si fermano a quel punto poiché il massimo
esperto nazionale della materia tiene a fare sapere come ciò che egli aveva rilevato
era non solo evidente ma avrebbe consentito di risolvere il caso senza sforzi e
incertezze:
Vede se io, mi permetta Avvocato, se io faccio un autopsia, in questi casi qua mi capita, e trovo
una perdita del genere, in una persona che è morta improvvisamente non solo posso dire che
quella è stata la causa di morte ma posso anche presumere, con elevatissima certezza che il
meccanismo di morte non è stata la fibrillazione ventricolare ma è stato il blocco perché è stato
interrotto il filo elettrico che unisce gli atri ai ventricoli.
La censura del lavoro dei consulenti del p.m. è dunque radicale.
Dato atto della sussistenza di un preliminare meccanismo asfittico sul quale si è
innestata la lesione del cuore e quindi ammessa esplicitamente la piena attendibilità
del lavoro del prof. Beduschi e degli altri consulenti delle parti civili fino a quel
momento, il prof. Thiene rivolge la restante parte delle sue severissime osservazioni
alla diagnosi delle ondulazioni delle fibre del miocardio. Anche qui, dall alto di
un autorevolezza incontestata, la critica del prof. Thiene alle posizioni espresse in
aula dal dr. Malaguti e dai consulenti della difesa è definitiva:
Qui credo che ci sia un equivoco, le ondulazioni vengono interpretate come uguali alle bande di
contrattura, se uno studente mi facesse una risposta di questo genere lo boccerei, le bande di
contrattura, io mi sono permesso di portarle, sono queste. Queste sono le bande di contrattura da
iperincrezione di catecolamine, non queste che sono le ondulazioni e che possono avere una
spiegazione, quelle riportate in perizia, che possono avere una spiegazione agonica o anche
ipossico asfittica, ma certamente queste non hanno niente a che fare. Io sono rimasto sorpreso
che si sia detto che le bande di contrattura e le ondulazioni sono la stessa cosa. Faccio presente
460
che nella perizia del dottor Malaguti non si parla mai di bande di contrattura, si parla di
ondulazione, di raggrinzamento che è l equivalente delle ondulazioni, questo, si parla di
frammentazione del cuore, ma la frammentazione del cuore, la fragmentation cordis è un distacco
delle miofibre che è un fenomeno legato all intervallo di tempo, è un fenomeno come dire - post
mortale, autolitico legato all intervallo di tempo tra morte ed esecuzione dell autopsia, immagino
che in questo caso qua l autopsia sia stata fatta 48 ore, 24, 48, 72 ore dal decesso, se non erro.
Quindi la fragmentation cordis è un reperto post mortale, le ondulazioni no, eccole qua, ma non
sono queste. Io devo produrle queste, perché credo che sia importante perché c è veramente un
equivoco.
Il rilievo del prof. Thiene è riscontrato e l abbiamo già verificato. Il dr. Malaguti
parla, correttamente, soltanto di fibre del miocardio ondulate e solo a dibattimento
si lascia andare all affermazione dell equivalenza con le bande di contrattura.
Sappiamo come da questa modesta osservazione di Malaguti, il dr. Rapezzi abbia
tratto conclusioni del tutto incompatibili con i dati oggettivi, non avendo oltretutto
neppure osservato i reperti istologici.
Sole le bande di contrazione sono effetto di un increzione di catecolamine, del
fenomeno descritto dal dr. Rapezzi, ragion per cui distinguere tra ondulazioni e
bande di contrazione è decisivo per la diagnosi differenziale.
Il prof. Thiene manifesta apprezzamento per l autopsia del dr. Malaguti, giudicata
esemplare . Tanto più significativo il fatto che da una descrizione puntuale dei
reperti autoptici non siano state tratte tutte le conseguenze sul piano analitico.
L esistenza dell ematoma era stata colta ma il dato era stato ignorato sul piano
interpretativo perché solo dei superspecialisti potevano accorgersi che l ematoma
era collocato proprio sul fascio di His.
A sosegno della propria tesi il prof. Thiene ha allegato due fotografie, la prima di un
cuore pervaso da bande di contrazione e la seconda dalla relazione di Malaguti;
comparandole ha messo in evidenza la differenza tra bande di contrazione e
semplici ondulazioni delle miofibre, rilevabili nella fotografia del cuore di Federico
Aldrovandi.
La foto del cuore di Aldrovandi comparata con quella prodotta dal prof. Thiene è la
n. 27 della relazione di consulenza. E una fotografia di straordinaria chiarezza, come
tutto il materiale iconografico allegato alla consulenza, secondo la valutazione del
prof. Thiene. E la comparazione manifesta prima facie la differenza rappresentata
dal consulente tra ondulazioni e contrazioni .
Il giudizio sulla consulenza del prof. Rapezzi è negativo ed elimina dal processo le
osservazioni dello stesso come un dato di possibile rilievo probatorio. La conclusione
sarà confermata all esito del contraddittorio:
RISPOSTA No, assolutamente no, penso che il professor Rapezzi ci sia un grosso equivoco, per
cortesia non voglio ovviamente mettere in dubbio la sua scienza, però in questo caso di specie lui
non è un patologo e quindi evidentemente disinterpreta, mette insieme le due cose, sono due
cose completamente distinte, io ci tengo a sottolinearle, perché a queste immagini corrispondono
461
poi diverse interpretazioni cosiddette fisiopatologiche, io vorrei sottolineare questo aspetto qua,
cioè mostrare le immagini non è scienza è ideografia, è iconografia, la scienza viene quando si dà
un interpretazione fisiopatologica dell evento, interpretazione fisiopatologica ai reperti, cioè ai
substrati. Qui abbiamo due cose clamorose, quello che c è e quello che non c è. Quello che c è è
l ematoma, quello che non c è sono le bande di contrazione, quindi quell ematoma lì e blocco,
quindi è quello che non c è, bande di contrattura significa che non c è evidenza morfologica che ci
sia stato effetto da iperincrezione da catecolamine. Tenete presente che non sono mica state mai
ricercati i metaboliti delle catecolamine, in questi casi qua, ad esempio nelle urine come si
dovrebbe eventualmente fare in caso di situazioni di questo genere, quindi è speculazione. Però
almeno ci fossero le bande di contrattura, non ci sono.
Ma anche il giudizio di uno dei massimi esperti nazionali e internazionali sulla morte
da sforzo, da iperagitazione, e quindi in definitiva sulla possibilità di una morte da
e.d.s è di estrema rilevanza in questo processo e tronca qualsiasi possibilità di
ipotizzare una causa di morte. Il dato anatomopatologico dal quale evidentemente
partire, dimenticato da tutti i consulenti è appunto la condizione fisica di Federico
Aldrovandi. Abbiamo osservato come le ricerche americane che hanno introdotto la
sindrome da morte da delirio agitato muovano da una condizione patologica del
soggetto con evidenti riflessi sullo stato del cuore e dell organismo in generale prima
dell agitazione. Le morti improvvise dei giovani, e degli atleti in particolare,
dimostrano sempre un difetto o una patologia intrinseca del cuore che la scienza
riscontra ex post. Ma nel caso Aldrovandi si può dire di essere stati di fronte ad un
organismo giovane e integro sotto tutti i punti di vista. La difesa non ha neppure
provato a mettere in discussione questo dato. Il rifiuto dell e.d.s. da parte del prof.
Thiene non è dunque ideologico ma nasce dalla sua profonda convinzione che alla
base di una morte improvvisa vi sia sempre una condizione patologica del soggetto,
ricavabile ex post, sulla quale poi interviene come causa finale l agitazione. Ma il
caso di cui ci stiamo occupando non presenta alcun elemento indicante una
possibile patologia concausale. Il cuore è integro è perfetto. Del tutto irrilevanti le
fibrosi rilevate dal dr. Testi ma non commentate. Non si tratta di fibrosi sostitutiva
di fibre del miocardio, un reperto assolutamente normale. In queste condizioni, ci
dice il massimo esperto della materia, non si muore di agitazione quale che essa
possa essere; e sappiamo che qui si parla di un agitazione di non più di mezz ora da
parte di uno sportivo dal cuore integro:
DOMANDA Ho capito. Ecco, diciamo sull effetto letale della iperincrezione delle catecolamine,
professore, ci può dire qual è la sua opinione in merito? Se effettivamente
RISPOSTA Sì, questa è una cosa interessante, perché è stata una teoria degli anni 50, sposata
anche dagli anatomopatologi che si possa morire di spavento o di stress, guardi io ho fatto 10 mila
autopsie in vita mia, ho fatto 500 casi di giovani che muoiono improvvisamente, io non ho mai
visto nessuno che possa morire, almeno che non abbia una malformazione congenita, che possa
morire per eccesso di sforzo o per eccesso di stress se ha un cuore nomale e se non ha dei difetti
genetici, che non mi risulta che questo ragazzo avesse dei difetti genetici. Cioè in parole povere,
noi ad esempio, mi consenta signor Giudice di fare un riferimento storico, lo stesso Fidippide della
maratona che morì dopo 42 chilometri, abbiamo il dubbio che non avesse un cuore che potesse
462
avere una malformazione perché nella nostra esperienza non si muore di fatica e non si muore di
stress. Ecco, io ho trovato dubbia l interpretazione data dal dottor Malaguti di discrepanza, ma il
concetto di discrepanza si ha soltanto se ci sono delle lesioni coronariche, in questo caso qua il
ragazzo aveva le coronarie completamente pervie, quindi quei segni cosiddetti di ischemia, cioè di
ondulazione, sono più riferibili a situazioni ipossiche piuttosto che ischemiche, cioè nel senso che
c è stato un aumento di richiesta di sangue da parte del miocardio stressato ed agitato e via
dicendo, perché quelle sue coronarie erano così pervie che potevano fornire ampiamente sangue,
il problema è se ci siano state delle situazioni ipossiche. Ecco, io questo non lo posso dire, sarà dati
circostanziali che potranno stabilire se il ragazzo fosse in una situazione di difficoltà da ventilazione
e quindi difficoltà di assunzione di ossigeno.
In poche battute tutti i temi aspramente dibattuti e controversi trovano piana
illustrazione; ogni ragionamento coerente con l anatomia patologica del cuore, che è
la sola disciplina che può fornire risposte al caso, trova collocazione nel contesto
descritto dal prof. Thiene. Gli altri argomenti devono essere disattesi.
La morte di Aldrovandi non è quindi una morte naturale ma una morte violenta:
RISPOSTA Allora, noi qua ci troviamo di fronte a questo dilemma: ma questa è una morte
naturale o è una morte violenta? Una morte improvvisa di questo tipo, sulla base di quel referto
anche di ematoma, non può altro che essere una morte violenta, non so se se la sia procurata lui
stesso, per carità, ma in questo caso non mi risulta che sia stato un incidente, questa non è una
morte naturale, cioè non aveva lui, voglio dire, malformazioni, non aveva patologie, quindi non e
d altro canto mancano addirittura i segni di stress sul miocardio.
RISPOSTA
Di stress, cioè cosiddetta iperincrezione di catecolamine, manca l evidenza sul
miocardio. Quindi tutto questo castello, in certo senso interpretativo, è basato su qualcosa che
non c è.
Nessun riscontro sul cuore della presunta attitudine all assunzione di stupefacenti.
Peraltro dell influenza delle sostanze diverse dalla cocaina sul muscolo cardiaco non
ci sono al momento evidenze scientifiche.
Il prof. Thiene ribadisce come la descrizione del dr. Malaguti non riferisca affatto di
bande di contrazione e che chi lo aveva citato nel processo lo aveva fatto a
sproposito. L intervento del prof. Thiene era stato anche dettato dalla necessità di
difendere il proprio onore professionale. Un accenno che sembra assai indicativo
dell imparzialità e dell indipendenza dell intervento del prof. Thiene.
Quindi, adesso io non so come sia venuta fuori questa storia delle bande di contrattura, non ho capito, tra
l altro io devo anche un attimino, sono un po dispiaciuto perché sono stato frequentemente citato a
sproposito, sono qua anche per questo, devo difendere la mia onorabilità scientifica, nel senso che spesso
ho visto che qualche mia collega mi cita, come dire, come fossi un oracolo ma in maniera erronea, ecco. ( p.
16)
Di fondamentale importanza rilevare come secondo il metodo del prof. Thiene alla
diagnosi di morte si possa pervenire, a ritroso, escludendo ogni altra possibile causa.
463
Ma è anche decisivo che la causa di morte sia stata individuata in una asistolia che
rende inservibile il defribillatore e dà conto del fatto che gli ematomi gengivali non
possono essere stati prodotti dall azione dei rianimatori ma rappresentano ulteriore
conferma dei precedenti traumi chiusi del torace subiti dal ragazzo. Il ragionamento
del prof. Thiene dal punto di vista logico è ineccepibile. Nell ipotesi che il ragazzo
fosse vivo al momento dell intervento dei sanitari, l inefficacia del defibrillatore
dimostra essersi trattato di una morte per asistolia. Nell ipotesi che il ragazzo fosse
morto l azione dei rianimatori non poteva provocare gli ematomi gengivali, insorti in
vita, che a loro volta sono indicativi del processo traumatico e asfittico precedente.
RISPOSTA Allora, aspetti un attimo perché bisogna che cominciamo intanto da come noi approcciamo, dal
punto di vista di patologia cardiovascolare, un caso di decesso improvviso come questo. Noi
immediatamente andiamo alla ricerca se c è stata una causa di morte cerebrale ed in questo caso non
c era, poi vediamo se ci sia stata una fuoriuscita di sangue per cui il soggetto possa essere morto per shock
emorragico, in questo caso non c era. Andiamo ad esaminare i polmoni, dai polmoni vediamo, escludiamo
che ci sia magari un embolia polmonare, possiamo sospettare se ci siano state delle ostruzioni delle vie
aeree, perché c è un enfisema, ma mi pare che più di tanto anche in questo caso non c è stata una
situazione di enfisema acuto e pi allora a questo punto per esclusione contiamo sul cuore. Cioè diciamo a
questo punto se questo ha avuto l arresto vuole dire che è stato un arresto cardiaco perché abbiamo
escluso le cause extracardiache, okay, in questo caso abbiamo focalizzato sul cuore. Cerchiamo la causa e
cerchiamo anche i meccanismi. Eco, io vorrei che qui distinguessero che cos è una causa e che cos è un
meccanismo. Il meccanismo di morte è il modo con cui si arresta il cuore, però n cuore si può arrestare
perché è tamponato dal sangue che fuoriesce nel cavo pericardico, queste sono le rotture di cuore anche
traumatiche ma anche post infartuali, e questa è la morte meccanica oppure la rottura dell aorta che ha
fatto entrare una quantità di sangue dentro il cavo pericardico per cui il cuore è rimasto strozzato e non
riesce escluso anche questo, qui non c è stata né rottura di aorta né rottura di cuore, allora a questo il
meccanismo non può che essere elettrico e ci sono due fondamentali meccanismi, l elettrico da fibrillazione
ventricolare, l elettrico da arresto asistolia. La fibrillazione ventricolare è la più frequente, il 70 80% dei
casi, però il 20% di casi ci può anche essere l asistolia.
Andiamo alla ricerca della spiegazione morfologica di questo meccanismo. In questo caso tutto fa pensare
appunto che il meccanismo sia stata la asistolia da ematoma.
Ecco, voglio precisare anche un altra cosa: il pronto soccorso è arrivato e ha trovato il ragazzo in asistolia,
allora poteva essere già morto, sostanzialmente, è molto probabile che fosse già morto, ma allora se era già
morto le manovre rianimatorie non gli potevano creare ematomi perché la sua circolazione è bloccata da
qualche minuto. Se invece stava morendo, ma allora abbiamo anche la prova elettrocardiografica che era in
asistolia, il defibrillatore non ha funzionato, si è rifiutato di agire perché ha detto - io defibrillatore - non c è
fibrillazione ventricolare c è asistolia e quindi io non funziono. I casi sono due: o stava morendo in asistolia
ed allora ecco il meccanismo confermato oppure se era già morto le manovre rianimatorie non possono
aver creato quell ematoma che io considero assolutamente vitale, legato a precedenti traumi toracici
chiusi, per quello che ho spiegato inizialmente. (p.19-20)
Il prof. Thiene specifica quindi la nozione di blunt trauma , di trauma al cuore senza
manifeste lesioni al torace e come questo colpo secco e violento che colpisce il
torace senza danneggiarlo esternamente possa innescare il meccanismo che porta
all arresto cardiaco da trauma al cuore. Altrettanto interessante la spiegazione di
come il meccanismo possa prodursi attraverso una compressione a terra del
soggetto:
464
RISPOSTA Io vi ricordo che quando si esercitano delle pressioni importanti sulla gabbia toracica,
che cosa succede? Che lo sterno si avvicina moltissimo alla spina dorsale, per cui il cuore viene
schiacciato in questo caso qua e quindi in questo caso qui sono state colpite strutture posteriori e
quindi potrebbe anche essere che meglio meccanismo dal di dietro in avanti piuttosto che dal
davanti in didietro, però io non darei molta differenza tre le due cose. Sta di fatto che con una
compressione del torace, questo ovviamente uno non la può certo uno prevedere, ma veramente
si schiaccia il cuore tra la colonna vertebrale e lo sterno, si fa una specie di sandwich, se poi
ovviamente il cuore in quel momento è pieno di sangue, la pressione va alle stelle e tende a
lacerare o rompere vasi e creare in questo caso ematoma. ( p. 21)
In tutto questo un ruolo fondamentale lo svolge pure il meccanismo asfittico che
provoca la rottura dei vasi, rendendoli fragili. Non a caso le morti asfittiche rivelano
la presenza di petecchie pericardiche o pleuriche. Resi deboli gli endoteli dei
capillari, una compressione ne rende più facile la rottura. Ma nel caso in esame si
tratta di un ematoma di un centimetro per la cui produzione era necessaria anche
un fattore meccanico e non solo asfittico.
La qualificazione del consulente emerge dai dati seguenti, indicati in risposta
all inevitabile domanda conclusiva dell esame:
RISPOSTA Io sono stato Presidente della Società Americana di Patologia Cardiovascolare, fondatore della
Società Europea di Patologia Cardiovascolare, ho scritto 700 articoli e 15 libri
I soggetti che muoiono nelle descritte condizioni sono lucidi e sono in grado di
chiedere aiuto; ciò anche nelle situazioni di asfissia.
L emorragia provoca il decesso non in modo istantaneo ma nell arco di alcuni
minuti. Ciò significa che tra il momento in cui il ragazzo in seguito al colpo comincia
a perdere le forze, fino al momento della constatazione della morte, trascorrono
alcuni minuti. Il dato è riscontrato dal tempo trascorso tra il momento in cui viene
richiesta l ambulanza a quello in cui arriva la rianimatrice che constata la morte.
Il la spiegazione causale svolta dal prof. Thiene è precisa, circostanziata, dall interno
inattaccabile decisiva. E questa la ragione che induce la difesa a mettere in
discussione dall esterno la spiegazione offerta, tentando di negare che la macchia
sul cuore rilevata da Thiene sia effettivamente un ematoma e non piuttosto un
fenomeno post-mortale, una c.d. imbibizione emoglobinica . Ma anche su questo
punto è difficile mettere in difficoltà un uomo dell esperienza e del rigore logico del
prof. Thiene:
RISPOSTA Allora le rispondo: prima, nelle mie 10 mila autopsie che ho fatto, ecco forse ho
dimenticato di dire questo - mai visto una roba del genere se non in casi che ovviamente possono
o seguono a traumi; secondo, in questo caso qua - mi lasci dire - è cospicuo, circoscritto e bluastro
proprio da sangue non da semplice imbibizione, è fuoriuscito, è un vero e proprio ematoma. Il
problema potrebbe essere invece un altro, cioè dice: ma questo ematoma non si sarà creato
perché lo hanno massaggiato, ma allora scusatemi una cosa, sì, è stato massaggiato però abbiamo
detto che è in asistolia era già morto, quindi se è stato massaggiato da morto non può uscire
465
sangue, se è massaggiato da morto. Se invece è stato, e davvero, ammettiamo pure che sia stato,
possa essersi verificato anche nel massaggio mentre era ancora in vita, ma allora
l elettrocardiogramma che è stato registrato era di blocco, allora questo avvalora ancora di più
l ipotesi che sia morto di blocco, allora da ragione che questa è una lesione vitale.
Ma non è solo l intenso colore bluastro della macchina a fare la differenza. Vi è un
elemento aggiunto per il carattere di ematoma del segno:
RISPOSTA Mi permetta perché c è una cosa molto importante, speculare a questo ematoma c è
un altro ematoma nella parete anteriore, che cosa significa questo? Che si sono toccate, sono
andate in collisione con questa compressione del torace, la parete anteriore e la parete posteriore
del ventricolo sinistro, è come quando vanno in collisione due auto e finiscono entrambe per
averne le conseguenze.
DOMANDA Questo ematoma nella parte anteriore del ventricolo da dove la ricava, professore?
RISPOSTA Dalla fotografia, io ho indicato con la freccia, ma anche nella descrizione anatomo
.
RISPOSTA Allora glielo mostro da qua, questo è l ematoma sul fascio di his, ma qui ce n è uno di
pari dimensioni nella parete anteriore, signor Giudice, nella parete anteriore del ventricolo
sinistro, dico proprio davanti, quindi vuole dire che queste due strutture qua, durante
evidentemente appunto un blunt trauma del torace, sono entrate e si sono scontrate.
Il prof Thiene descrive attentamente la conformazione dell ematoma e indica nella
fotografia tre macchie scure: la prima quella più rilevante al centro della foto
corrispondente all ematoma nella parte posteriore del ventricolo; le altre due
corrispondenti all ematoma formato nella parte anteriore del ventricolo e
sdoppiatosi per effetto del taglio, in senso longitudinale del cuore, effettuato
proprio lungo l asso sul quale si collocava l ematoma nella parte anteriore. Il cuore
aperto a libro presentava nella ricostruzione di Thiene un ematoma visibile nella
parte anteriore e nella parte posteriore. Aperto il cuore da uno dei due lati,
l ematoma anteriore sul quale è passato il taglio si è suddiviso in due parti che si
rilevano a sinistra e a destra della foto del cuore aperto.
Che si tratti di ematoma e non di altro viene ripetuto da Thiene numerose volte con
argomenti diversi a fronte di domande insistenti:
DOMANDA Però gli elementi di fatto della diagnosi differenziale non li ho capiti, Presidente?
RISPOSTA Sono circoscritti, sono solo lì e sono di dimensioni cospicue, non è un fenomeno
diffuso, perché solo lì? Ecco, questo è il problema, perché solo proprio perché lì si è esercitato
evidentemente questo chiamiamola, noi abbiamo anche noi una terminologia, questa è una
lesione bacio, cioè la parete anteriore e la parete posteriore si sono toccate.
Una spiegazione chiara e che non dà luogo ad incertezze.
Non è affatto sorprendete che il cuore all esterno si presentasse integro, così come
non stupisce l assenza di segni traumatici sul soma esterno.
466
La spiegazione della compatibilità tra ematoma interno ed assenza di sangue
all esterno e di segni sul torace riceve questa spiegazione:
RISPOSTA Adesso le rispondo, basta così, ci siamo capiti, i famosi blunt trauma del cuore sono
con torace indenne, senza nessuna evidenza.
DOMANDA Va bene, questo l avevo capito, l avevo capito anche prima, la domanda però è
diversa è: se questo blunt trauma del cuore è compatibile con un cuore che all esterno non
presenta alcun segno di corredo emorragico?
RISPOSTA Sì.
DOMANDA Per quale ragione?
RISPOSTA Perché è la cavità ventricolare sinistra dall interno che è sottoposto ad uno stress
particolare per ragioni pressorie, per quei fenomeni sisto-diastolici che si verificano al suo interno,
è l endocardio, cioè quello che è dentro il cuore non l epicardio quello che è fuori al cuore che è
soggetto a rischi di lacerazione e di emorragia.
DOMANDA Il senso della domanda, l ha capito da solo, è abbastanza chiaro, cioè lei dice: questo
ematoma che sicuramente si è cagionato anche per una compressione toracica, perché e questo
quello che lei ha detto prima, io le chiedo se il fatto che comunque vi sia stata una compressione
toracica è compatibile, non solo con il fatto che sul dorso, inteso come soma, non v era alcun
segno di pressione ma anche con il fatto che nel cuore, inteso come tale, non vi fosse alcun segno
di compressione?
RISPOSTA Esatto, è perfettamente compatibile, perché i giochi avvengono all interno della cavità
ventricolare sinistra anche se la pressione è esterna. ( p. 37)
Il fatto che Malaguti descriva la macchia indicativa dell ematoma come di
consistenza al tatto analoga ai tessuti limitrofi non esclude affatto nche si
trattasse di un ematoma ma indica semplicemente che lo stravaso si era limitato ai
tessuti superficiali.
DOMANDA Dal suo punto di vista, questa descrizione di consistenza al tatto analoga ai tessuti
limitrofi, riferita diciamo a questa zona dove secondo lei si è localizzato l ematoma, che significato
ha?
RISPOSTA Significa che non era un ponfo.
DOMANDA Che non era?
RISPOSTA Un ponfo, cioè nel senso che non era rilevato questo ematoma sotto l endocardio ma
che si era infiltrato in profondità, per cui di fatto la sua consistenza era normale, pari al tessuto
circostante e non aveva dato luogo a deformazioni volumetriche di quelle, d altro canto il fascio di
his decorre lì nel sub endocardio e quindi è stato molto , più che altro perché , mi permetta
RISPOSTA Comunque le foto sono, diciamo così, di un evidenza incontrovertibile, cioè proprio
nero e bianco.
DOMANDA Cioè lei dice, sempre con riferimento alla frase che le ho detto prima: la circostanza
che si dà atto che la consistenza al tatto è analoga a quella dei tessuti limitrofi a mio avviso è
compatibile con il fatto che si trattasse di un ematoma. Questo è il senso del suo pensiero?
RISPOSTA No, voglio dire che non è un ematoma che ha dato un gonfiore, cioè un ponfo, che è
diventato rilevato, nel senso che, se questo fosse stato un ematoma con rilievo l avrebbe sentito
turgido, rigido, invece evidentemente è un ematoma che è infiltrato alle strutture circostanti, ne
467
ha alterato soltanto la cromia, cioè nel senso che chiarissimamente questo colore qua è classico
colore del sangue che non è più ossigenato perché evidentemente adesso è scomparso
l ossigeno e quindi è bluastro, cianotico, ceruleo. (39)
Non necessaria un indagine più approfondita per diagnosticare l ematoma e per
stabilire la sua incidenza sul fascio di His, la cui ubicazione è certa come è certa la
presenza della pupilla nell occhio:
DOMANDA Quindi non c è bisogno, lei dice, di una documentazione istologica particolarmente accurata e
approfondita per poter pervenire a questa valutazione, a quella che fa lei?
RISPOSTA
Perché l ematoma è in corrispondenza, esatto, non è una piccola petecchia ma è una
deformazione molto grossolana esattamente in corrispondenza dove c è questo asse elettrico del cuore. (p.
41).
La compressione sul cuore era stata molto intensa e violenta. Nonostante ciò è
compatibile con il blunt trauma il mancato prodursi di lesioni esterne. La questione
è di grande rilievo per la difesa ed il prof. Thiene la supera brillantemente, facendo
riferimento alla giovane età di Federico e all elasticità del suo scheletro e più in
generale dei suoi organi interni. Le altre spiegazioni rafforzano il complessivo
contenuto della deposizione:
RISPOSTA Importante questo che si sappia, perché non si creano le fratture da appunto traumi
del torace o pressioni che si esercitano nel torace nei giovani. Le do la risposta? Perché hanno
ancora la cartilagine, non sono come le persone anziane, per cui loro non vanno incontro, quando
viene esercitata una pressione forte, anche in fase di rianimazione, non vanno incontro a fratture
perché la cartilagine è elastica. Questa è una cosa che noi conosciamo perfettamente.
DOMANDA Lei ha già risposto prima all avvocatessa Vecchi dicendo che questo ematoma, lei lo
ritiene, lo giudica un ematoma, è perfettamente compatibile con il fatto che non ci siano segni
tegumentari e che non ci siano segni sul cuore stesso prima del sezionamento?
RISPOSTA Tutto dentro all interno del ventricolo sinistro.
DOMANDA È possibile che , le faccio una domanda veramente da profano quale sono: è
possibile che un azione di schiacciamento così rilevante, come quella che lei ha descritto, non lasci
alcun segno, non solo sulla pelle, sul corpo, sul torace o sul dorso del soggetto ma nemmeno sul
cuore? Perché questa è una foto ingrandita di quelle che sono state prodotte dalla Parte Civile,
questo è un cuore perfettamente
RISPOSTA Ho già risposto più volte.
RISPOSTA Ecco, io volevo dirvi che la sede dei due ematomi è esattamente il punto di maggiore
vicinanza delle pareti del ventricolo sinistro e dove più probabilmente si possono toccare, baciare
e dar luogo a quel tipo di lesione, ma le ripeto senza quello che avviene fisiologicamente
all interno del ventricolo sinistro nelle fasi sisto-diastoliche non si potrebbe verificare una roba del
genere, nel ventricolo destro non succede perché nel ventricolo destro le pressioni sono a 10, 15
dall altra parte sono 130 180, provi ad immaginare se un azione la eserciti quando c è una
pressione a 120 130 già diastolica che la fai portare a 200 robe di questo genere e poi
ovviamente c è proprio la ragione anatomica, vi dicevo, di stretta vicinanza, non è a caso che
evidentemente si sono verificati gli ematomi.
468
Nella specie il contatto tra le due pareti del ventricolo sinistro era avvenuto più che
con un solo colpo violento attraverso ripetute e protratte compressioni.
Altri argomenti più dettagliati e diffusi sulla natura vitale della soffusione riscontrata
emergono dal controesame del difensore. Ne riportiamo il contenuto per la loro
decisività:
DOMANDA Ultima cosa, ecco, questa per non avere io confusione, lei prima parzialmente ha
risposto alla collega Vecchi, questo ematoma che lei descrive lei ha potuto comprendere
dall esame della fotografia quale origine specifica avesse avuto?
RISPOSTA L origine ovviamente vuole dire che è un stravaso ematico che proviene da capillare di
quella regione per appunto, probabilmente contribuiscono i due fattori, un asfittico che rende più
fragili questi vasi ed il meccanico che effettivamente li finisce per rompere, è quella che si chiama,
noi la chiamiamo rexi , scusate questa terminologia, rexi dal capillare
DOMANDA E per escludere
RISPOSTA Anche un piccolo vaso, insomma.
DOMANDA Per escludere viceversa, da un esame diciamo così fotografico, quindi macroscopico
è diverso immagino da quello che può essere un esame diretto, che ci potesse essere viceversa
quest altra valutazione, cioè di un origine post mortem di questo ristagno sanguigno, che
consistenza, che cosa avremmo dovuto leggere nella descrizione e che cosa avremmo dovuto
apprezzare dalle foto per poter arrivare a questo tipo di
RISPOSTA Cioè non sarebbero state così circoscritte e così elevati in termini proprio di cromia,
queste sono soffuse, sono molto più velate.
DOMANDA Molto più velate. E quindi, perdoni, ma ci dia un ipotesi, se noi avessimo trovato
quell alternativa che lei tenderebbe ad escludere che cosa avremmo visto nella fotografia?
RISPOSTA Avrei vista dovunque sia nel ventricolo sinistro che nel ventricolo destro sparsa ma
non localizzata, qui c è proprio un target che guarda caso è in quella zona di maggiore vicinanza
delle pareti del cuore.
DOMANDA Localizzata su tutta l estensione del muscolo?
RISPOSTA Sì, ma in maniera generica e aspecifica senza necessariamente questa focalità, è il
carattere di focalità di questa lesione che assume un significato importante, poi ripeto focalità
così disgraziata che è andata a coinvolgere il fascio di his perché questa è tra l altro l incredibi è
incredibile, è clamoroso questo reperto qua, anche nella mia esperienza, chiedetemi, è
clamoroso. (p. 50)
Riteniamo che le sottolineature forniscano risposte ai molti interrogativi su un caso
che ha lasciato a lungo incerti e dubbiosi, persino gli imputati e gli investigatori,
essendo al di là di qualsiasi capacità di questi soggetti capire e prevedere come
potesse essere accaduto quell improvviso afflosciarsi del soggetto che ai primi
appariva vivo e vitale. Ciò che si doveva comprendere era che una colluttazione
violentissima, come è di comune esperienza, espone a rischi mortali al di là,
ovviamente, di qualunque intenzione, per l interferenza di fattori accidentali, anche
rari e sconosciuti, imprevisti ma assolutamente prevedibili tenuto conto
dell assoluta delicatezza del corpo umano che può resistere ad ingiurie fisiche
violentissime, può essere esposto senza conseguenze ad asprezze di ogni genere ma
può essere colpito mortalmente con estrema facilità. Non a caso i torturatori sono
469
degli specialisti della violenza fisica e del dolore senza morte. Bisogna riconoscere
da questo punto di vista che gli imputati non erano dei torturatori, anche se l asfissia
e la conseguente ipossia furono certamente causa di grandissima sofferenza per la
vittima, idonee a provocare la morte, anticipata dal colpo mortale al cuore che
spezzò con la vita anche la sofferenza del ragazzo.
Viene ribadita e precisata l importante deduzione logica già prima esaminata: la
presenza dell ematoma esclude in ogni caso una morte da stress catecolaminico da
due punti di vista: uno positivo e l altro negativo. Se infatti si suppone che il
soggetto era morto all arrivo dei rianimatori, con circolazione ferma, l ematoma
aveva evidentemente carattere vitale ed era stato causa di morte; se invece si
ritenga che esso sia stato prodotto dai rianimatori in morte, la constatazione del
blocco atrio ventricolare e non della fibrillazione escluderebbe comunque la morte
da stress catecolaminico che produce fibrillazione, fermo restando che si
tratterebbe di spiegare comunque l asistolia con un fatto traumatico. In realtà il
blocco della registrazione elettrocardiografica dimostrava fondamentalmente
l esistenza di una morte per blocco della circolazione atrioventricolare e non da
fibrillazione ventricolare e quindi da iperincrezione di catecolamine.
Si tratta di un paradosso con il quale il prof. Thiene demolisce in ogni caso la tesi
difensiva ma che evidentemente nulla toglie, trattandosi di un paradosso, alla tesi
principale del consulente: la morte per effetto dell ematoma e del blocco
atrioventricolare, non potendo quest ultimo spiegarsi altrimenti.
Il ragionamento del prof. Thiene non si basa quindi soltanto sulla visione delle foto
del cuore ma si articola su un complesso ragionamento e su una base di dati che
messi in connessione riconducono univocamente, verso quella causa di morte,
riscontrando a valle che le macchie della foto del cuore sono veri e propri ematomi o
soffusione ecchimotiche, secondo altre formulazioni.
Il prof. Thiene ha suffragato che le circostanze del caso, in particolare l azione degli
agenti, risultavano del tutto compatibili con la produzione del trauma interno.
Anche l appoggio di due mani sul torace, effettuato con molta forza è idonea a
produrre il blunt trauma , così come efficace è l azione di compressione ripetuta
con appoggio delle mani con la massima forza come se si trattasse di un azione
rianimatoria ripetuta in relazione alle circostanze dell immobilizzazione
6. La verifica in contraddittorio della consulenza Thiene.
Con l intervento del prof. Thiene il caso Aldrovandi va incontro ad una svolta
decisiva e risolutiva. Il mistero sulla causa della morte è svelato con coerenza e
tenendo conto dei dati circostanziali, autoptici e di una rassicurante interpretazione
di tutti gli elementi disponibili. Non residuano zone vuote o aree da integrare
induttivamente. Ciò che era stato intuito e spiegato dai consulenti delle parti civili,
trova conferma con l inserimento dell ultimo anello mancante ad una spiegazione
470
tutta basata sui dati emersi dalle indagini. Gli eventi finali che producono la morte
hanno tutti una collocazione precisa. L elemento nuovo agisce su una realtà
inquadrata già in maniera compiuta: la violenta colluttazione; il tentativo di
immobilizzazione ad ogni costo e con ogni mezzo; l asfissia meccanica e posizionale;
la morte improvvisa non spiegabile dall esterno ma solo dall interno, dai segni
lasciati da un azione restrittiva realizzata con mezzi e modi eccessivi, sproporzionati,
in quei termini e in quei modi non necessaria, anche sul presupposto della
provocazione del ragazzo e del suo tentativo di colpire con una sforbiciata gli agenti;
un azione che segue un conflitto iniziale violento le cui ragioni e cause rimangono
misteriose.
Prevedibile che sulle inattese e sconvolgenti ricostruzioni del prof. Thiene si
innescasse un duro contraddittorio tra le parti con accuse e contestazioni di ogni
genere, qualche volta sopra le righe, dovendosi pur sempre tenere conto della
sproporzione di competenza, ufficialmente riconosciuta, tra il prof. Thiene e alcuni
dei suoi contraddittori, alcuni dei quali anziché spiegare le ragioni di un possibile
errore finiscono con il muovere a Thiene l accusa di non sapere distinguere e di
confondere in una foto chiarissima ed eloquente un banale fenomeno putrefattivo
con un ematoma provocato in vita, costruendo una articolata spiegazione
dell evento su un tale banale equivoco. Una critica in questi termini sarebbe ancora
ammissibile se chi muoveva la contestazione avesse preso una posizione
determinata ab initio; ma appare inammissibile da parte di chi del fenomeno da
interpretare aveva dato un preciso riscontro descrittivo, in contrasto con l asserita
postuma irrilevanza. In realtà nella consulenza Malaguti-Lumare l ematoma, la cui
natura ed effetti Thiene coglie immediatamente, è descritto e ottimamente
fotografato. Il che significa che il dato ha colpito l attenzione dei medici-legali che
ne danno conto come di fenomeno vitale, sia perché non prendono posizione
esplicita per escluderne la rilevanza in quanto fenomeno postmortale, sia perché di
nessun altro fenomeno post-mortale si dà conto nello studio dei reperti autoptici. E
indubbio che Malaguti e Lumare non seppero e non vollero prendere posizione su
quel reperto, limitandosi a descriverlo, a vederlo senza interpretarlo ( o
guardarlo , come dice il prof. Beduschi). Ma appunto ciò potrebbe giustificare una
legittima condizione di dubbio da parte di chi, non possedendo gli strumenti
interpretativi idonei, si astiene dal prendere posizione in ogni senso. Appare
difficilmente comprensibile, al contrario, la difesa ad oltranza di una posizione
negativa di fronte all autorità del prof. Thiene perché si induce il dubbio della
prevalenza di una posizione preconcetta, rispetto al contributo che un consulente
d ufficio è comunque chiamato a rendere alla giustizia.
Sarebbe stato quindi ragionevole attendersi dai consulenti d ufficio del p.m., tale
essendo rimasta formalmente e fino in fondo la posizione dei dottori Malaguti e
Lumare, una presa d atto degli argomenti del prof. Thiene e semmai una posizione
fondata sul dubbio metodico che non trascuri di considerare l autorevolezza della
471
fonte dell opinione contraria. D altra parte Thiene ha reso un grandissimo omaggio
alla completezza dei rilievi e della descrizione autoptica, comprensiva del dato
decisivo che non era stato quindi obbiettivamente pretermesso o occultato. Si è
dissociato da una interpretazione errata, dando atto che si trattava di cogliere
aspetti che andavano al di là degli strumenti interpretativi in possesso dei consulenti
del p.m. e degli stessi consulenti della parte civile, come ha ammesso, con l umiltà
degli autentici uomini di sapere, il prof. Beduschi.
I consulenti hanno invece ritenuto di dovere difendere ad oltranza le proprie
posizione, a tutela di un onore professionale che ritenevano messo in discussione
dalla consulenza Thiene.
Ciò detto, resta da considerare un altra obiezione di metodo, quella secondo cui
non sarebbe stato possibile compiere diagnosi sulla base dei soli referti autoptici
esistenti. L osservazione non può essere accolta se proveniente dai consulenti della
difesa che hanno svolto sugli stessi elementi tutta la loro ricostruzione; non può
valere per il prof. Avato che all autopsia non ha partecipato, pur prendendo
posizione sui suoi esiti. Non può neppure valere per gli autori delle indagini
autoptiche e delle successive relazioni conclusive sia perché ciò significa che nei
tanti processi basati su una preliminare attività irripetibile non sarebbe neppure
possibile discutere dei risultati acquisiti dagli autori delle indagini, in tal modo
rendendo i consulenti, autori di questa preliminare indagine, arbitri dell esito
dell indagine stessa, per il fatto solo di averla svolta, una presunzione di
insindacabilità che è non solo inammissibile sul piano logico, potendo una diversa
ricostruzione essere effettuata sulla base dei medesimi elementi osservati e
commentati da primi autori che, al di là dell impressione iniziale nel contatto diretto
con il reperto, si basano anche loro nel commento sui dati oggettivati nella
descrizione sui quali si eserciteranno eventuali critici, sia perché è responsabilità e
dovere professionale precipuo dei consulenti del p.m., autori di atti di indagine
irripetibili mettere le altre parti, intervenute successivamente, in condizione di
discutere con piena cognizione di causa i risultati del loro lavoro, oggettivando nel
modo più rigoroso possibile ogni passaggio dell indagine irripetibile. Sicchè se la
selezione dei dati, la loro conservazione, la loro riproducibilità, ed ostensibilità è
compito del consulente ex art 360 cpp che in questo senso dà una svolta
irreversibile all andamento dell indagine, deve però ritenersi che proprio il dovere
professionale e la competenza dei consulenti stessi è la massima garanzia ed il
riferimento principale per quanti, intervenendo successivamente, su quei materiali
possono tranquillamente e attendibilmente basare deduzioni, osservazioni
conclusioni. Non è possibile dire che solo i consulenti possano argomentare sui
referti e sui reperti autoptici avendoli essi soli osservati direttamente. A parte che
nell epoca della sofisticata riproduzione tecnica delle immagini, la fotografia
riproduce la realtà meglio dello sguardo fuggevole, il processo deve poter contare
sul fatto che l esperienza e la competenza dei consulenti ex 360 cpp metteranno a
472
disposizione di quanti devono valutare i dati offerti al giudizio elementi di prova
oggettivi e attendibili. Ritiene il tribunale che in assenza di alcuna contestazione
specifica, nel comune e diffuso riconoscimento dell ottimo lavoro svolto dai dottori
Malaguti e Lumare sul piano dell acquisizione e descrizione degli elementi necessari
e utili al giudizio, si possa fare affidamento sul rispecchiamento pieno della realtà,
esaminata in sede di autopsìa, dei documenti e dei reperti estratti e conservati per il
giudizio ( fotografie, reperti istologici e quant altro ), avendo fatto essi tutto il
possibile per assicurare i materiali utili e necessari per qualsivoglia tipo di indagine
successiva.
Su questa premessa, esamineremo le risposte alle conclusioni del prof. Thiene
espresse prima dai consulenti iniziali del p.m. e poi da quelli della difesa portatori di
un evidente interesse primario a contraddire.
Vedremo, poi, come le posizioni dei consulenti delle parti civili arricchiscano e
irrobustiscano ancor più le conclusioni di Thiene. Esamineremo infine il vittorioso
confronto del prof. Thiene con il dr. Rapezzi.
6.1.
L autodifesa dei responsabili della consulenza tecnica d ufficio Avato
Malaguti Lumare
La difficile posizione del prof. Avato emerge immediatamente dalle domande della
difesa che finisce con il mettere in chiaro come al prof. Avato, che ribadisce di non
avere partecipato all autopsia, debba essere ricondotta in ultima istanza la
responsabilità per i risultati e quindi per gli eventuali errori della relazione autoptica
in quanto, come responsabile dell istituto di medicina legale, allo stesso fanno capo,
in rapporto di sottoposizione gerarchica , gli autori dell indagine. Una premessa
che in qualche modo condiziona tutto l esame che è posto in un alternativa
comunque negativa: responsabilità per l errore commesso da Malaguti e Lumare
in quanto direttore dell istituto o responsabilità per la condivisione dell errore dei
due.
Per il prof. Avato le macchie scure osservate dal prof. Thiene non sono ematomi ma
iniziali fenomeni putrefattivi della stessa natura di altri che si osservano nella stessa
foto. Il prof. Avato ammette, peraltro, che la discromia segnalata da Thiene e
contrassegnata con freccia nella foto allegata alla propria relazione è contigua al
fascio di His. Giustifica il mancato approfondimento con la complessità tecnica
dell operazione, i suoi costi, le scarse probabilità di risultato. Non c erano i
presupposti per sospettare di una morte su base aritmica, nel qual caso le incisioni
del cuore avrebbero dovuto essere altre. Si trattò di un indagine normale. La foto
del cuore fu discussa ma non allegate alla relazione perché considerata priva di
rilievo. Un osservazione ulteriore, apparentemente negativa per l accusa, fornisce
invece elementi di conferma. Il prof. Avato mentre ricorda di avere esperienza di
lesioni cardiache interne senza un corrispettivo morfologico lesivo sulle pareti
473
esterne del cuore, ammette che lesioni interne possono verificarsi senza lesioni
visibili sulla parte esterna del corpo ( dorso torace ecc.), avvicinandosi su questo
punto alla posizione dei medici legali delle parti civili dai quali aveva dissentito nel
corso del precedente esame e modificando così radicalmente la sua posizione. Da
osservare ancora che rispetto alla precedente negatività, l ipotesi non è negata in
assoluto ma limitatamente alla personale esperienza del tecnico.
Il prof. Avato ha ammesso che in sede di autopsia il dr. Malaguti si pose il problema
del valore da assegnare alla macchia scura rilevata all interno del cuore, tanto da
incidere col bisturi sul punto, e di avere escluso infine la rilevanza della stessa
attribuendole valore di inizio di fenomeno putrefattivo. L osservazione è rilevante
perché attesta da un lato che l attribuzione non era affatto pacifica, tanto che la
conclusione finale non risulta nemmeno riportata in relazione; dall altro lascia
comprendere che la decisione di non attribuirvi rilievo potrebbe essere dipesa
propria dalla complessità delle successive indagini che, dando corso all ipotesi,
sarebbe stato necessario compiere e che i consulenti ritennero invece opportuno
non svolgere atteso il carattere ordinario, normale dell indagine che stavano
svolgendo e la scarsa convinzione sulle prospettive di quell indagine. Si tratta di una
deposizione che evidenzia come un indagine dia o non esiti o ne dia di tipo diverso,
a seconda degli obbiettivi che si prefigge e delle ipoitesi investigative che si
perseguono. E evidente dalle parole del prof. Avato che quella discromia colpì e
sorprese i consulenti che si trovarono nell imbarazzante condizione di assumere o
meno l ipotesi di una lesione traumatica al cuore che avrebbe richiesto un indagine
assai più complessa articolata, tecnicamente raffinata dagli esiti imprevedibili e
magari fallimentari ( la fortuna ricordata dal prof. Avati). Nel dubbio essi scelsero la
soluzione più semplice e meno impegnativa, per la quale in cuor loro propendevano.
Ma tutto ciò non vieta che un esperto come il prof. Thiene possa riconoscere
immediatamente ciò che per i medici legali di Ferrara costituiva un elemento da
accertare con ricerche straordinarie. D altra parte limitare la competenza dei medici
legali alla capacità di riconoscere i fenomeni putrefattivi meglio di un cardiopatologo
appare certamente riduttivo per i medici legali stessi.
Le conclusioni del prof. Avato ipotecano le dichiarazioni dei dottori Malaguti e
Lumare.
Il dr. Malaguti ammette di essere stato subito colpito dalle discromie emerse
all apertura del cuore e di essersi posto il problema della definizione da darne. Il
dubbio sul carattere vitale o mortale della lesione se lo rappresentò. Lo risolse nel
secondo senso dal tatto e operando l incisione. Il verdetto fu: imbibizione
emoglobinica. Non vi sarebbe, inoltre, neppure corrispondenza tra le due facce delle
discromie a destra e a sinistra della fotografia del cuore aperto; sarebbero solo
riconoscibili una macchia nella parte posteriore, individuata da Thiene, ed una a
sinistra; nessuna corrispondenza tra quest ultima e quella di destra, priva di
474
carattere speculare rispetto alla a quella a sinistra. Impossibile parlare quindi di una
parte anteriore e di una posteriore del medesimo ematoma.
L incisione non ha tagliato un unica formazione divisa a sinistra e a destra ma si
tratta di realtà distinte. Altri punti di analoga imbibizione emoglobinica si
apprezzano in altre parti della foto del cuore. I consulenti indicavano quindi sulla
foto del cuore ingrandita gli altri punti che a loro dire costituivano imbibizione
emoglobinica. Un fenomeno diffuso e non localizzato.
Malaguti ha dichiarato di avere descritto e annotato nella relazione ciò che aveva
visto, senza valutarlo, per mero scrupolo. Il consulente è peraltro in difficoltà nello
spiegare perché la formula impiegata, discromia rosso-nerastra debba essere
intesa come imbibizione emoglobinica; per quale ragione, se si limita a descrivere,
non gli abbia attribuito il suo nome; e se d altra parte l aveva poi valutato un
fenomeno postmortale perché nella parte interpretativa non l aveva specificato.
Per Malaguti l interpretazione era implicita nel fatto dell incisione. Una spiegazione
poco perspicua. In ogni caso, avendo valutato come irrilevante quella
manifestazione non se ne era più occupato nella parte ricostruttiva; né di
conseguenza aveva ritenuto di allegare la foto alla relazione. La ragione per cui a
seguito dell incisione avevano ritenuto che si trattasse di imbibizione emoglobinica e
non di un ematoma, era dipesa dalla considerazione che se si fosse trattato di un
ematoma il sangue avrebbe dovuto scorrere.
Il dr. Malaguti ammetteva di avere omesso erroneamente di dare menzione nella
parte descrittiva dell intervenuta incisione sul punto in questione. Ammetteva anche
che una lesione cardiaca può essere causa di morte a condizione che se ne dimostri
il meccanismo; in alternativa si può procedere per esclusione.
Riteniamo che in effetti sia stato proprio questo il procedimento adottato dal prof.
Thiene che Malaguti finisce con il condividere, ovviamente sul presupposto di avere
a che fare con un ematoma o equivalente.
Il dr. Malaguti ha precisato che la definizione della situazione rilevata doveva
considerarsi pre-putrefattiva e benché ci sia un certo margine soggettivo
nell apprezzamento, in base alla sua esperienza ritenne non vi fosse alcun dubbio sul
carattere postmortale della macchia. Opinione che fu condivisa dal consulente
della difesa dr. Zanzi, presente all incisione, che non manifestò dubbi né sollevò
problemi. Questioni non sollevate neppure dai periti d ufficio che avevano visto le
foto.
6.2. Le contestazioni dei consulenti della difesa.
Il dr. Fortuni è il medico-legale incaricato dalla difesa di esprimere la sua opinione a
seguito dell intervento del prof. Thiene.
La premessa del ragionamento del dr. Fortuni è l insufficienza dell immagine
fotografica sulla quale si era basato nella sua valutazione il prof. Thiene per una
475
valutazione attendibile; immagine sfuocata, dai colori non tarati, non
tridimensionale. Per il resto l esame del dr. Fortuni, con l aggiunta di alcuni
riferimenti, conferma le conclusioni del dr. Malaguti, della dr.ssa Lumare e del prof.
Avato.
Elementi che ostano a considerare le discromie evidenziate degli ematomi
sarebbero:
La mancanza di consistenza al tatto, non diversa da quella dei tessuti
circostanti.
L incisione che escluderebbe la valenza tridimensionale avendone Malaguti
verificato l inconsistenza interna;
La mancata fuoriuscita di sangue all incisione;
La non corrispondenza tra l ematoma del lato sinistro e quello del lato destro
che invece per il prof. Thiene rappresentano un unico ematoma tagliato in due.
Complessità ed improbabilità dell ipotesi che richiederebbe il combinarsi di
una serie di evenienze fortuite.
Non certezza che l ematoma possa davvero avere interessato il fascio di His in
assenza di analisi istologiche specifiche o che comunque dovesse necessariamente
produrre l evento di interrompere il funzionamento del cuore.
Assenza di un indagine istologica volta ad accertare l esistenza dell ematoma,
l attingimento del fascio di his, la compressione, l incidenza sulla trasmissione della
conduzione.
Il prof. Fortuni ha quindi sostenuto che la foto di comparazione prodotta dal prof.
Thiene per dimostrare la differenza rispetto alla foto allegata alla relazione è assai
più ingrandita dell altra e non può essere usata come elemento di comparazione.
La foto n. 26 in particolare, se opportunamente ingrandita, avrebbe potuto
dimostrare l esistenza di bande di contrazione. In ogni caso la diagnosi di e.d.s. non
è diagnosi anatomoistopatologica ma è una diagnosi circostanziale.
Il prof. Fortuni conferma quindi che la descrizione del reperto istologico effettuato
nella relazione Malaguti-Lumare è propria della presenza di bande di contrazione.14
In conclusione per Fortuni l ipotesi Thiene ha una sua dignità ma essendo fondata
solo sulle fotografie non può considerarsi fondata su basi scientifiche.
Il dr. Rago si è associato alle conclusioni del prof. Fortuni, limitandosi a sottolineare
come l ipotesi dell ematoma dovesse essere esclusa per la caratteristica dei
contorni sfumati che venivano attribuiti alla rilevata discromia.
14
Dobbiamo osservare come, contrariamente all assunto del prof. Fortuni, nella relazione scritta si parli
solo di fibre miocardiche ondulate, e solo a dibattimento il dr. Malaguti affermi che le due espressioni si
equivalgono, venendo in ciò smentito da tutti gli altri consulenti oltre che dal prof. Thiene.
476
6.3. Il contributo del prof. Beduschi e degli altri consulenti della parte civile.
La causa di morte individuata dal prof. Thiene non era stata prospettata neppure dai
consulenti tecnici delle parti civili i quali avevano potuto basarsi solo sulla descrizione
dello stato del cuore e sui reperti istologici; la fotografia analizzata da Thiene non
era stata, come sappiamo, inserita nel corredo iconografico della relazione. Ciò vale
per il dr. Gualandri e per il prof. Beduschi che all autopsìa non avevano partecipato.
Le foto erano state invece consegnate al dr. Zanzi che non aveva prestato particolare
attenzione al dettaglio. La posizione del dr. Zanzi diventava quindi molto interessante
per comprendere come si fosse giunti a trascurare le macchie del cuore e a non
coglierne l importanza.
Il dr. Zanzi riportava la sua versione in due occasioni; la seconda dopo essere stato
chiamato in causa da Malaguti e Lumare, a dire dei quali l incisione sulla discromia
principale, quella al centro della foto, era stata eseguita in presenza di Zanzi che
aveva concordato sul carattere di fenomeno post-mortale.
E da dire che esclusa l ipotesi della malafede, la mancata elaborazione delle
discromie come fenomeni vitali, indicativi di una lesione vitale, trova ragion d essere
nella difficoltà oggettiva del riconoscimento da parte di medici legali generici a fronte
della specifica esperienza ed eccezionale competenza del prof. Thiene. E indubbio,
come ha ammesso il dr. Malaguti, che l apprezzamento sarebbe stato assai delicato
con ampi margini di valutazione soggettiva, in un contesto, la condizione del cuore
esaminato, nel quale si erano effettivamente realizzati in punti attigui iniziali
fenomeni putrefattivi, riconosciuti da tutti gli intervenuti, compreso il prof. Thiene al
quale non si può certo far carico quindi di non saper compiere l analisi differenziale
tra fenomeni vitali e fenomeno postmortali nell organo in esame. Non si deve
neppure trascurare, come fattore della massima importanza, il condizionamento
psicologico che gravava sui consulenti tecnici nella fase in cui essi operavano se
avessero acceduto all ipotesi di una rottura del cuore per cause meccaniche: avrebbe
significato concludere in pochi giorni l autopsia ascrivendo la causa della morte
all azione degli agenti. Era una conclusione difficile da prendere ed obbiettivamente il
compito tecnico di assegnare con sicurezza quel significato al reperto andava oltre
l esperienza di Malaguti e Lumare. In ogni caso, si trattava di un reperto che
presentava difficili aspetti interpretativi e che in un certo senso poteva giustificare
l omessa interpretazione dello stesso, circostanza che esprime l aspetto più
problematico dell intera vicenda. Ma pur la massima comprensione per il dr.
Malaguti e la dr.ssa Lumare appare ingiustificabile, se una valutazione di quel
reperto fu fatta, il che implicava ammettere anche solo per un attimo l ipotesi di una
rottura traumatica del cuore, e se alla fine si concluse per considerarlo non rilevante
rispetto alla spiegazione della morte, che di questa valutazione nella relazione non si
sia dato conto anche solo per escludere un eventuale spiegazione alternativa cui
477
quel reperto consentiva di accedere, in modo da permettere a chi avesse letto la
relazione di valutare l attendibilità del giudizio.
La descrizione obbiettiva dello stato del cuore, non seguita dall interpretazione e dal
giudizio, marcano indiscutibilmente un ambiguità di fondo della condotta dei due
consulenti che rende difficile credere a quanto essi hanno successivamente dichiarato
e cioè l avvenuta consapevole e meditata valutazione del reperto come manifesto
segno di fenomeno postmortale, così come altri di cui si darebbe conto in relazione;
un silenzio che stride proprio con la precisione manifestata dai consulenti, a
proposito di questi altri reperti, di indiscutibile natura postmortale, di cui si dà invece
diligentemente conto nella relazione.
Dobbiamo quindi ritenere che sulla questione Malaguti e Lumare si siano astenuti dal
prendere posizione, probabilmente per la difficoltà di interpretare il reperto, sulla cui
natura effettiva avevano molte incertezze ( più il dr. Malaguti che la giovane dr.ssa
Lumare che, a quanto pare, in base alla testimonianza Malaguti, non avrebbe avuto
incertezze nel dichiarare un immediato parere in termini di
imbibizione
emoglobinica ). Andare oltre non serve e non è possibile. Ma il dato va registrato ed
è molto significativo. Lo stesso dr. Malaguti ha ammesso essersi trattato di una
debolezza del suo lavoro.
Resta da valutare come si sia pervenuti alla conclusione dal punto di vista del
medico-legale di parte dr. Zanzi, al quale i difensori degli imputati hanno
legittimamente chiesto conto del suo silenzio fino all avvento del prof. Thiene.
Il dr. Zanzi ha affermato che con i colleghi Gualandri e Beduschi avevano certamente
considerato non mortali le discromie descritte da Malaguti ma le avevano
interpretato
come soffusioni emorragiche, inserendole nel
contesto di
microemorragie sulle quali si erano soffermati, interpretandole come manifestazioni
equivalenti a quelle riscontrate negli altri organi a livello di sezione cadaverica ed a
livello di indagine istologica, altrettanti elementi indicativi di morte asfittica.
L interpretazione del prof. Thiene era andata oltre, spiegando il fenomeno come
manifestazione di una lesione diretta da compressione che aveva interessato il fascio
di His. Un elemento aggiuntivo rispetto alla spiegazione già offerta che dava solo una
diversa identità alla causa ultima della morte. Il dr. Zanzi ricordava che al momento
dell autopsia ci si era soffermati sul reperto macroscopico del cuore che era stato
descritto come poi riportato in relazione. Rileggendo la relazione Malaguti aveva
collegato la descrizione alla visione del cuore e aveva interpretato il dato come
espressione di soffusione ecchimotica a carattere vitale, espressione ulteriore dello
stato asfittico che aveva cagionato la morte, non collegando lo spandimento ematico
con i possibili effetti sul fascio di His. Il contributo del prof. Thiene individua questo
ulteriore evento che estende gli effetti della causa, già dai consulenti di parte
individuata, all epifenomeno costituito dall interruzione dell impulso elettrico dato
dal fascio di His. Il dr. Zanzi ricorda ancora che con Malaguti avevano prestato
attenzione alla soffusione centrale, quella indicata con freccia a computer nella
478
fotografia allegata alla relazione Thiene; non erano state invece apprezzata le due
macchine scure che si notano ai due lati della sezione del miocardio. Sulla macchia
centrale si era del resto appuntata l attenzione di Malaguti che aveva descritto solo
quella. Il dr. Zanzi ammette la svista. Ammette pure che, pur disponendo dell intero
gruppo di fotografie scattate da Malaguti durante l autopsia, si era soffermato per
scrivere la relazione con il dr. Gualandri solo su quelle allegate alla relazione. Il
consulente ribadisce che la morte ebbe fondamentalmente un causa asfittica, al di là
del fatto che si voglia aggiungere, come elemento conclusivo, l incidenza sul fascio di
His come effetto di una contusione. Il dr. Zanzi ha ammesso di non avere osservato
l intero gruppo delle fotografie fino al momento in cui i consulenti della difesa non
avevano cominciato ad insistere sulle bande di contrazione e sulla morte cardiaca
come effetto dell iperproduzione di catecolamine e quindi da sforzo. Solo in quel
momento erano state riesaminate le foto del cuore per sottoporle all attenzione del
prof. Thiene. Per Zanzi la relazione Malaguti dava ampi spazi alla difesa di parte civile
perché pur concludendo per una causa di morte da insufficienza contrattile acuta,
dovuta all agitazione, metteva in evidenza tutti gli aspetti di morte asfittica, rivalutati
i quali la condizione di agitazione diventava solo una componente della complessa
causa di morte, rispetto alla quale un ruolo finale e decisivo assumeva la componente
asfittica. L insufficienza miocardica era la conclusione di una condizione asfittica
preliminare. Per questa ragione le foto del cuore fino a Malaguti non erano apparse
determinanti. Solo con il dr. Rago e l accento posto sulle bande di contrazione
cardiache determinate da uno sforzo estremo ci si era posto il problema di
riesaminare le foto del cuore per verificare se fosse possibile derivarne le conclusioni
cui stavano pervenendo i consulenti della difesa.
La spiegazione appare ragionevole.15 La descrizione Malaguti era apparsa sufficiente
a descrivere un fenomeno vitale di soffusione ecchimotica che dava conto ulteriore
alla tesi delle microemorragie negli organi interni provocate dall asfissia. Certo non
era stato considerato l effetto sul fascio di His; ma il meccanismo causale appariva
ugualmente completo. Anche per Zanzi il fenomeno osservato doveva definirsi di
soffusione ecchimotica. Con Gualandri, Zanzi aveva menzionato il fenomeno discusso
da Thiene, definendolo più riduttivamente come emazie al miocardio, un termine
equivalente al concetto di soffusione ecchimotica.
15
Il ragionamento del dr. Zanzi risulta sintetizzato efficacemente in questo passaggio della deposizione, a
pag. 120 del verbale:
RISPOSTA Mi scusi, è la conseguenza è la conseguenza di tutti quegli avvenimenti che erano successi
prima, cioè a dire: stato di agitazione psicofisica, iperincrezione di catecolamine, deficit di ossigeno, debito
di ossigeno, posizione, compressione e poi c era stata la morte c era stata l insufficienza cardiaca con la
morte, che fosse la catecolamina stessa ad interagire dentro, che ci fosse stato il fascio di his, a noi non
importava assolutamente, erano le modalità con cui si era giunti alla morte che interessavano, dove
Malaguti non aveva rilevato a nostro avviso quella parte molto importante che era dovuta all asfissia, ecco
perché.
479
Ma la risposta fondamentale all intera prima parte dell esame, il dr. Zanzi la fornisce
al termine del suo esame quando afferma di non avere rilevato segni di putrefazione
sul cuore e di avere quindi considerato vitali le rilevate soffusioni emorragiche. Non
sembra neppure che il tema fosse stato affrontato nel corso dell autopsia.
L esame del dr. Zanzi in questa fase ha avuto un seguito perché lo stesso, dopo la
deposizione del dr. Malaguti, è stato chiamato a dare conto della sua affermazione
secondo cui il presunto ematoma/ soffusione emorragica non era stato inciso e della
palpazione superficiale della sostanza non si era accorto.
Il segno di incisione sul punto deve ritenersi pacifico alla visione ingrandita della
fotografia. Non vi è dubbio che nella prospettiva tridimensionale la foto ingrandita in
atti manifesta un aspetto di profondità nerastro che sembra confermare il carattere
vitale della perfusione ematica: la colorazione è totalmente differente da quella che
caratterizza l imbibizione emoglobinica: assai più scura, concentrata e localizzata di
quanto non risulti nelle aree concordemente giudicate come fenomeni putrefattivi
nelle quali la colorazione è assai meno scura, è largamente variabile d intensità,
appare assai più superficiale. Un semplice controllo a vista, da osservatore esterno,
conduce a rilevare che la colorazione nera e comunque molto scura delle tre macchie
costituenti l ematoma di Thiene, differisce nettamente da tutte le altre indicazioni di
fenomeni putrefattivi indicati dalla dr.ssa Lumare e dalla stessa cerchiati a penna
sulla foto, macchie dal colore nettamente più chiaro, sfumato e cangiante rispetto al
nero compatto delle tre macchie in questione.
E evidente come a questa differenza faccia riferimento il dr. Zanzi, cosi come gli altri
consulenti dell accusa privata. E a questo fa pensare la tridimensionalità dell incisione
sulla quale si soffermerà il prof. Beduschi. Proprio l importanza dell incisione e i
rilievi che se ne sarebbero potuti trarre ha costituito il tema del supplemento di
esame del dr. Zanzi, smentito da Malaguti a dire del quale Zanzi aveva visto e
partecipato all incisione, condividendo le conclusioni che all esito ne erano state
tratte.
Zanzi ha energicamente negato le affermazioni del dr. Malaguti. Ha negato di essere
stato messo a parte dell esecuzione del taglio e ha espresso apertamente ciò che è
del tutto evidente e cioè che proprio l effetto del taglio induce ad escludere che si
possa parlare di imbibizione emoglobinica.16
Zanzi è categorico nell escludere che in sede di autopsia si fosse discusso, quanto
meno in sua presenza, della natura da attribuire all unica discromia sulla quale in
16
Opportuno riprodurre il brano di pag. 199:
RISPOSTA No, non lo confermo affatto questo fatto qui, io praticamente ero presente, abbiamo visto
com è stata descritta la macchia, ripeto non mi sono accorto del taglio, mi sarò distratto un attimo ma ne
ho preso atto adesso che ho visto che c è stato il taglio ed a maggiore ragione vedendo il taglio quella non è
imbibizione, il taglio dà ragione di un qualcosa di diverso, proprio come approfondimento nel tessuto e
come colorito, è un colorito scuro ed approfondito nel tessuto, lì c è stata la forza attiva di un vaso che si è
spinto con il flusso sanguigno all interno del miocardio. L imbibizione è un fatto superficiale
480
quella sede si era portata l attenzione. L assunto è credibile poiché non vi è dubbio
che Zanzi di quest approccio avrebbe tenuto conto, parlandone con Gualandri. Il
silenzio della relazione gli dà poi ragione.
Usa peraltro un altro argomento il consulente per escludere di avere colto una
qualsivoglia inclinazione dei consulenti d ufficio a considerare le discromie in
questione come fenomeni post mortali. Tutti si era d accordo nel rilevare
l infiltrazione di eritrociti, vitali, nella zona del miocardio, ciò che escludeva che si
fosse in presenza di imbibizione emoglobinica. Con Gualandri aveva sempre
attribuito la macchia a fenomeno vitale dovuto alla congestione causata dall asfissia.
Il taglio, di cui solo in udienza aveva colto la presenza, rafforzava la sua opinione:
affonda nel tessuto e si distingue dalle altre zone segnalate dalla Lumare per la sua
scura profondità, a fronte della chiarezza e superficialità delle altre macchie, rilievo
di cui si può dare conferma a vista. Non si era posto il problema, attribuendolo a
propria disattenzione, di chiedere egli stesso l incisione. Si era accorto del taglietto
solo in udienza con l ingrandimento perché in precedenza aveva visionate le foto
solo nell originaria dimensione. In sostanza Zanzi esclude di avere mai escluso
rilevanza alla macchia sul cuore, pensando trattarsi di fenomeno postmortale;
esclude di averne discusso con i consulenti d ufficio; non esclude che costoro
abbiano affrontano l argomento tra loro senza metterlo a parte e non esclude che
costoro ritengano erroneamente di averne parlato con lui.
L evidenza dà ragione, come visto, al dr. Zanzi. Il silenzio di Malaguti in relazione non
permette di affermare che la questione sia stata affrontata in contraddittorio con il
consulente di parte che non avrebbe parlato di microemorragie o emazie agli organi
interni, cuore compreso, a carattere vitale, sia pure come segni di asfissia, se avesse
giudicato quei segni come postmortali.
Alla medesima udienza, dopo quella del prof. Thiene, era stata assunta la
deposizione del dr. Giorgio Gualandri.
Il dr. Gualandri inquadra la deposizione del prof. Thiene, come contributo specifico
alla prova dell avvenuta compressione meccanica del torace, come causa, prima
ancora della contusione, della asfissia. La prova della compressione era
rappresentata proprio dai due ematomi speculari, uno all altro, ematomi che in
ambito medico legale andrebbero chiamati meglio ecchimosi o infiltrazioni
emorragiche, terminologie diverse che non mutano la sostanza delle cose. Si tratta
di elementi localizzati uno di fronte all altro, alla base dell origine dell aorta e che
dimostrano la compressione del cuore per effetto della compressione del torace,
una compressione tra lo sterno e la colonna vertebrale. In questo senso un anello
conclusivo prima mancante alla prova della compressione toracica. L elemento non
era stato considerato perché nella relazione Malaguti-Lumare non se ne parlava,
essendo unicamente descritta una sola area emorragica sotto le cuspidi dell aorta,
che veniva fatta rientrare nel meccanismo asfittico, equivalente a tutte le altre
481
emorragie riscontrabili negli organi interni: cuore, cervello, polmone, epifenomeni
che connotano le morti asfittiche. La foto non era allegata alla relazione e non era
possibile osservare l esistenza dei due ematomi speculari che ricongiunti finivano
con il comporre un unico ematoma con quello descritto. La specularità era un segno
inequivocabile che si trattava di un ematoma unico che colpiva il fascio di His. Il
fenomeno ecchimotico descritto da Malaguti-Lumare era invece leggibile come una
componente del processo asfittico, un fenomeno emorragico indiziante. L elemento
nuovo era appunto costituito dalla foto che evidenziava il trauma.
Il dato è effettivamente significativo e non pare possa essere confutato con
l assunto del carattere postmortale, smentito dall evidente colorazione scura delle
tre formazioni, assolutamente distinte nella localizzazione, concentrazione e
caratteristiche dalle altre formazioni ad asserito carattere putrefattivo; né
dall asserita mancata perfetta corrispondenza delle due metà dell infarcimento. La
specularità alla quale fa riferimento il dr. Gualandri è relativa ai due ematomi uno
solo dei quali aperto in due; in questo senso la specularità è evidente; dall altro va
considerato che il taglio in due parti del secondo ematoma non necessariamente
doveva sezionare in due parti identiche, potendo esso non incidere esattamente a
metà: riprendendo l esempio della mela del dr. Fortuni, nulla impedisce al taglio
casuale di incidere in modo da suddividere il secondo ematoma in due parti di
diversa grandezza, lasciando da una parte una superficie ed un volume maggiori; ciò
che conta e è che la forma ristretta e triangolare dell ematoma che si nota sulla
destra, esternamente alla parte delimitata a penna dalla dr.ssa Lumare, combacia,
integralmente con la parte inferiore dell altra parte dell ematoma, a sua volta a
carattere triangolare. La specifica posizione dell ematoma, o dei due ematomi
speculari, a ridossso del fascio di His è un rilievo che solo lo specialismo del
cardiopatologo poteva cogliere. Un rilievo che ancora una volta appare ragionevole
e che non mette in buona luce l assunto del dr. Malaguti che lo giudica addirittura
banale : tutti sappiamo quanto contino gli specialisti in medicina e tutti ci
rendiamo conto dell interesse personale sul punto del dr. Malaguti, la cui
valutazione di postmortalità della discromia appare inattendibile per il solo fatto di
essere intervenuta ex post, nel tentativo estremo di difendersi dal rilievo del prof.
Thiene, nel silenzio sul punto della sua relazione.17 Al di là della questione
17
Il rilievo può essere sostenuto dall osservazione del dr. Gualandri che pur non avendo colto l importanza
del punto, come il dr. Malaguti, e pur essendo un medico di grajnde esperienza, qualificazione e prestigio,
non ha difficoltà a pronunciarsi in questi termini:
Sulle foto io ricordo che avevamo visto quelle della consulenza sicuramente, le altre non mi ricordo, la
consulenza Thiene non è che sia una consulenza è una superconsulenza, è un cardiopatologo di grande
importanza, ha mostrato dei dati che non erano stati evidenziati da nessuno, finora, e ha mostrato dei a
dati proprio perché è una superconsulenza, cioè la cardiopatologia è un ultra specialità, umilmente posso
dirlo proprio serenamente, in tutta umiltà, non avrei saputo ricostruire il meccanismo fisiopatologico
ricostruito dal professor Thiene, non ho nessun timore a dirlo proprio perché lui è ultra specialista. ( p. 83)
482
dell effetto sul fascio di His, per Gualandri l ematoma è la prova della compressione
del torace e quindi la prova oggettiva dell avvenuta compressione meccanica e degli
inevitabili effetti asfittici. In ogni caso la tesi di Thiene avrebbe avuto un autonomo
fondamento anche valutando solo l ematoma nella parte centrale corrispondente
alla parte posteriore del ventricolo.
La risposta del dr. Gualandri alla domanda sul perché si possa ritenere l elemento
indicato da Thiene come fenomeno vitale e non postmortale, consiste in un
argomento che, unito agli altri, appare assolutamente convincente per la precisione
e specificità dell assunto, non colto né analizzato dagli altri consulenti: si tratta di
fenomeni che si notano in una sede assai circoscritta e dalle caratteristiche essai
peculiari; l imbibizione emoglobinica colora l endocardio di colore rosso ma lo colora
interamente e non a pezzi; la putrefazione non avviene solo nel miocardio, avviene
ovunque. L ematoma al contrario si manifesta con una macchia ben demarcata e
distinta di profondo colore nerastro
Il consulente infine formula una interessante distinzione tra ematoma, infiltrazione
emorragica, soffusione ecchimotica, per dire come questi termini esprimano
un'unica realtà che si diversifica per gradi; ciascuno di tali differenti aspetti può
dare ingresso sia ad una diagnosi in termini di indizio di fenomeno asfittico sia in
termini di produzione di un trauma con tutti i conseguenti effetti:
RISPOSTA Allora, ripeto, perché qua si gioca con i termini e noi dobbiamo fare un passo indietro,
l ematoma è un versamento di sangue nella cavità preformata; l infiltrazione emorragica è uno
spandimento di emazie nei tessuti, si differenziano nell autopsia di solito al taglio o anche rispetto
alla sede; l ematoma spagina il tessuto e crea una massa, una massa ematica all interno del
tessuto, l infiltrazione emorragica che poi è l ecchimosi, il livido, determina invece uno
spandimento di sangue di emazie all interno del tessuto. Il colore esternamente è lo stesso, il
sangue ha quel colore e quindi appunto come dicevo un discromismo rosso brunastro, la
diagnostica differenziale è possibile al taglio, tra i due, ma entrambi - ematoma ed infiltrazione
emorragica - rispondono, rispondono agli stessi presupposti per questo è un piccolo ematoma, di
un centimetro circa, grosso come un unghia più o meno, intorno all unghia, rispondono agli stessi
meccanismi possono essere dovuti agli stravasi emorragici che connotano le asfissie o alle
contusioni per rottura dei vasi. Quindi il meccanismo che li produce è lo stesso, la forma che
assumono è diversa, io non so se sia uno spandimento, un infiltrazione emorragica più o meno
raggruppata tale da determinare un ematoma o
Il dr. Gualandri, tenuto conto delle minime dimensioni del fascio di His, non nega
che per verificare l interferenza dell ematona con il fascio di His un esame istologico
avrebbe potuto dare un riscontro significativo ma nel caso di specie vi sarebbe da un
lato una straordinaria coincidenza topografica e dall altro una conferma che deriva
dalle concrete modalità esterne con la quale la morte viene raccontata che coincide
perfettamente con le caratteristiche con cui si manifesta la morte quando il
funzionamento il fascio viene attinto, la conduzione elettrica si arresta ed il soggetto
483
diventa improvvisamente bradicardico e muore nel giro di pochi minuti,
esattamente il modo in cui viene descritta la morte di Aldrovandi che da un
momento all altro cessa di agitarsi e si acquieta del tutto.
L argomentata esclusione di fenomeni postmortali ed in particolare di fenomeni di
imbizione emoglobinica nei punti rilevanti foto del cuore è argomentata in modo
molto efficace e convincente:
RISPOSTA Sull infiltrazione emorragica, questo non è confondibile con il fenomeno ipostatico,
proprio non abbiamo nessuna parentela e nemmeno con quegli stravasi che lì vengono definiti dei
connettivi e che creano degli artefatti, perché qui non è tessuto connettivo è miocardio, cioè è
muscolo, quelli si possono verificare, si possono verificare sa dove sono tipici? Sono tipici nel
collo, quando si fa un autopsia, senza prima aver svuotato il torace e l encefalo per esempio di uno
strangolato, poi hanno provveduto a svuotare prima il contenuto addominale e quello encefalico,
è perché facendo subito il collo si creano proprio quegli stravasi dei tessuti molli che si
confondono, quelli son ben confondibili, ma quelli sono ben noti, tant è che c è il metodo diciamo
così per evitarli ma non sono questi, non hanno nulla a che vedere con questi qua.
DOMANDA Allora quella imbibizione emoglobinica sulla quale si è già detto, lei esclude che ci sia
stato, dall esame della fotografia che è l unico elemento credo che lei possa compulsare in questo
momento?
RISPOSTA Non c è.
DOMANDA È un fenomeno che può avvenire o può non avvenire in un organismo di un soggetto
che abbia cessato di vivere?
RISPOSTA Imbibizione emoglobinica?
DOMANDA Sì.
RISPOSTA No, no viene, viene costantemente, nel corso del tempo, il cadavere viene ridotto a
nulla, la materia organica
DOMANDA Normalmente, dottore, per quella che è la sua esperienza, in che tempi si viene a
verificare questo fenomeno, se vi è
RISPOSTA Sì, sì, abbiamo i tempi sono quelli variabili dei fenomeni post mortali, variabili, molto
variabili in rapporto al clima, alle modalità della morte, alla minore o maggiore presenza di sangue
nell organismo, i cadaveri che muoiono per shock emorragico ad esempio, queste comprendono
emorragia esterna, l infiltrazione emoglobinica è assai modesta per ovvi motivi, non c è sangue, si
verificano è possibile dirlo, nei termini, ci vorranno 3 o 4 giorni perché si verifichi proprio
quell imbibizione rossa dell endocardio tipica da imbibizione emoglobinica, ma cambia proprio,
perché non è un fenomeno che si verifica da solo, si associa a tutti gli altri fenomeni putrefattivi,
per cui il cuore diventa anche malacico, diventa i tessuti tutti tendono a diventare malacici, si
gonfiano per la presenza di gas, cioè è una cronologia che è molto variabile.
DOMANDA Quindi solo dopo questo periodo lei potrebbe apprezzare quel fenomeno, non lo
esclude che possa avvenire prima?
RISPOSTA No no, potrà avvenire anche prima, io lo escludo che qua ci sia, perché qua non c è.
Ciò detto, l argomento centrale che si ricava dalla deposizione del dr. Gualandri,
come del resto anche dalla deposizione del dr. Zanzi, consiste nel rilievo che
l ematoma individuato dal prof. Thiene aveva già costituito oggetto di valutazione
come fenomeno vitale nelle diverse relazioni dei consulenti della parte civile. Più
volte nel corso dei precedenti esami la questione era stata posta. Le infiltrazioni
484
emorragiche nei diversi oragani avevano costituito elemento fondamentale per i
consulenti di parte per sostenere la sussistenza di un asfissia che aveva provocato
rottura dei vasi e conseguenti soffusioni ematiche. Di questa interpretazione, tanto
il dr. Malaguti che la dr.ssa Lumare erano stati resi edotti e con essa gli stessi si
erano confrontati. Orbene Malaguti e Lumare avevano sempre ritenuto detti
elementi come insufficienti per confermare l ipotesi asfittica ma in nessun caso essi
avevano sollevato nel corso del loro esame, antecedente all avvento del prof.
Thiene, l obbiezione che i reperti ai quali i consulenti di parte facevano riferimento
erano inutilizzabili per la costruzione della loro spiegazione, trattandosi non di
spandimenti emorragici ma di fenomeni putrefattivi postmortali. Se è vero, come
essi sostengono, che sulla natura delle discromie rosso-nerastre che apparivano nel
cuore essi si erano interrogati e l avevano risolta in quei termini, non si vede la
ragione per la quale tale considerazione non sia stata opposta ai consulenti di parte
quando di questi dati essi si avvalevano per sostenere l ipotesi asfittica che tuttora si
appoggia sul dato indiziario delle emorragie diffuse ai vari organi interni. Vi è quindi
un aporia nella tardività della contestazione mossa dai consulenti settori al prof.
Thiene che sulla base del rilievo autoptico ha individuato la prova di una causa certa
della morte, rispetto all atteggiamento dagli stessi assunto in precedenza quando il
dato autoptico poteva essere trascurato sulla base di una diversa lettura del
contesto, consistente nel dare per ammesso che si trattasse di fenomeni vitali ma
nel negarne l efficacia esplicativa.
Un ulteriore importante contributo alla verifica dell attendibilità della ricostruzione
offerta dal prof. Thiene, giunge dal nuovo esame del prof. Beduschi.
Il prof. Beduschi inquadra l intervento del prof. Thiene nel contesto del dibattito
precedente e ne ricava agevole conferma dell ipotesi asfittica e altrettanto radicale
confutazione della tesi della morte catecolaminica da fibrillazione ventricolare. Non
avendo avuto la possibilità di disporre della foto del cuore l analisi del prof. Beduschi
si fermava a questo punto, alla riaffermazione di un altissima probabilità di morte
asfittica. L intervento del prof. Thiene aveva finito con il dare all ipotesi il carattere
della certezza. Dice il prof. Beduschi che grazie al professor Thiene era emerso un
elemento assolutamente nuovo, per chiudere il cerchio dimostrativo dell ipotesi
asfittica che, pur altamente probabile, era pur sempre a livello di ricostruzione
interpretativa. Il contributo del professor Thiene forniva l elemento dimostrativo
finale. Grazie ad una specifica competenza ed esperienza professionale nel campo
della cardiopatologia, il prof. Thiene aveva individuato un elemento che i
consulenti del Pubblico Ministero avevano visto ma non guardato, visto perché
l hanno descritta ma non guardato perché non l hanno interpretata. La formazione
in questione era stata tagliata con il bisturi ( l incisione sulla discromia rilevata,
emersa all ingrandimento della foto ) era stata esplorata per vederne la sezione,
senza che il dato fosse interpretato.
485
Un silenzio, osserviamo, che non può essere fatto coincidere con il significato che i
consulenti vi hanno voluto attribuire.
Dall alto della sua autorevolezza, il prof. Beduschi commenta che egli stesso come
medico legale ordinario, medico legale da trincea, non sarebbe riuscito a dare al
reperto il significato che ha potuto attribuirvi il professor Thiene con la sua
esperienza, fondamentalmente su base topografica. Salvo casi eccezionali non ci si
pone di regola il problema del fascio di His. Legittimo quindi che non se lo fosse
posto Malaguti e che egli avesse visto senza guardare. Meno comprensibile la
mancata produzione delle foto che già a priori nell oscurità potevano apparire
significative . L ipotesi del professor Thiene è di un ematoma, un microematoma,
neppure troppo micro, in corrispondenza topografica, con il fascio di his.
All obiezione sulla necessità dell esame istologico, il prof. Beduschi replica in modo
tranciante che in una situazione come quella descritta l istologia può diventare un
fatto estetico, utile, ma che non cambia i rapporti dei problemi, praticamente si sa
che lì sotto c è il fascio di His che non ha delle variabilità anatomiche, per cui la
corrispondenza esterna è pacifica, un pugno in un occhio prevede che sotto ci sia
l occhio, perché si sa che c è l occhio, un ematoma che possiamo considerare
equivalente ad un micro pugno, in quel punto si sa che colpisce quel determinato
organo che è lì e non può essere da nessun altra parte.
Una presa di posizione chiara e convincente e che non ammette repliche, tenuto
conto di quanto abbiamo da altri ascoltato a proposito delle modestissime
dimensione del fascio di his a fronte delle dimensioni dello spandimento emorragico
in questione.
Interferire sul fascio di his, variamente definito la centralina elettrica del cuore ma
che di fatto comanda la trasmissione dell impulso, significa anche disturbare o
interrompere l impulso. L ematoma possiede una piccola rilevatezza cupoliforme
e ragionevolmente ha un estensione in profondità; si tratta di un ematoma di una
certa consistenza, un accumulo, un grumo. Beduschi si dichiara allibito del fatto
che si sia voluto sostenere un fatto putrefattivo.
E soggiunge, ancora,
efficacemente:
Premesso, ma questo può sembrare un atto di fede e quindi lo enuncio
doverosamente ma poi lo escludo dall argomento, premesso che imputare al
professor Thiene l incapacità diagnostica di distinguere un ematoma rispetto ad una
putrefazione, mi sembra molto azzardato e non dico oltre, ma non ne faccio
questione di principip di autorità, però, voglio dire, mi sembra molto azzardato.
Un argomento che, senza volere sostenere l utilizzabilità del principio di autorità,
conserva comunque un rilievo da non trascurare, non per affermare che il prof.
Thiene abbia ragione qualsiasi cosa dica, ma per considerare come debba apparie
incredibile che un uomo della sua fama possa mettere in discussione il suo credito,
accedendo imprudentemente ad una tesi, agevolmente confutabile
dall affermazione del medico-legale settore. Il cui silenzio a monte peraltro non ne
486
legittima una presa di posizione ex post.
Tolto l argomento pro-persona, ad escludere l ipotesi della putrefazione sono le
foto stesse. Qui parla il medico-legale, lo specialista, secondo il prof. Avato, della
distinzione tra fenomeni mortali e post mortali: è una formazione ben circoscritta,
delimitata e lievemente bombata nella superficie d esame - stavo per dire
lievemente bombata all esterno ma in realtà dobbiamo sapere che stiamo parlando
dall interno del cuore -, quindi lievemente bombata sulla superficie e poi anche
sviluppata in profondità. In una foto di cui mi ero fatto dare adesso la copia, credo di
averla lasciata lì sul tavolo, in cui è compreso anche il bulbo aortico, si dice: anche
nel bulbo aortico ci sono i segni di una iniziale putrefazione ( si vedano i segni sulla
foto ingrandita tracciati dalla dr.ssa Lumare). Questi segni si possono dare per
esistenti ma, come può rilevare chiunque a vista senza essere il prof. Beduschi, è fin
troppo evidente la differenza morfologica tra la putrefazione che si può notare sul
bulbo aortico che ha i caratteri della soffusione, cioè è una dispersione nell ambito
del tessuto di pigmento emoglobinico, i globuli rossi si lisano per la putrefazione,
fanno uscire il loro pigmento il quale viene ad (imbibire) i tessuti, nelle nostre
verbalizzazioni noi infatti parliamo sempre di soffusione putrefattiva, macchia verde
putrefattiva all addome, è una macchia non delimitata, non demarcata perché non
avrebbe neanche patogeneticamente senso nel divenire della putrefazione, una
putrefazione così nettamente demarcata come invece vediamo nelle lesioni sotto
valvolari e appunto lo spandimento emorragico in esame.
Confermato che le lesioni sotto valvolari di cui occuparsi sono tre per effetto
dell avvenuta apertura del cuore, il prof. Beduschi li definisce grumi , raccolte .
Che ci sia stata una pressione interna in queste raccolte lo si ricava dalla bombatura
che si vede nella foto ingrandita che riproduce il taglio col bisturi all interno. Il taglio
affettuato al centro, anche in questo caso secondo comune capacità visiva e
interpretativa, consente di rilevare uno spessore in profondità di qualche millimetro.
Siamo quindi di fronte ad
una raccolta ematica che non è una soffusione
ecchimotica, che non è una soffusione putrefattiva. Un microematoma, rispetto a
quelli somatici, circoscritto nodulare , che presuppone si sia caricata, si sia
riempita . Escluso ( un altra cosa che vista la provenienza mi lascia ulteriormente
perplesso ), che nel morto, cessata l attività circolatoria, l ematoma possa caricarsi
di sangue, di tutta evidenza, che questi siano ematomi, e richiamo quindi alla
differenza di quella che può essere la soffusione cromatica putrefattiva che c è
sopra, in rapporto alla sfumatura e non alla delimitazione .
Differenza quindi di colorazione, in rapporto in primo luogo agli esempi offerti dalla
stessa dr.ssa Lumare. In secondo luogo lo spessore, dimostrato dal taglio, che
depone per un alimentazione pressoria; di conseguenza si tratta di lesioni che, in
rispettosa discordanza dell amico e collega professor Avato , il prof Beduschi
insieme al professor Thiene ed indipendentemente dalla di lui autorevolezza ,
ritiene vitali, prodotte in vita.
487
Ma vi è di più . In controesame, e in precisa contestazione degli assunti del prof.
Avato, il prof. Beduschi ha testualmente osservato:
le caratteristiche morfologiche nette e lievemente sopraelevate di quelle formazioni nerastre che
sono state attribuite dal professor Avato a fenomeni post mortali, non possono essere post
mortali perché rappresentano un grumo che deve essere stato caricato da pressione arteriosa
efficiente e hanno i caratteri dell ematoma, proprio per la loro demarcazione, la loro volumetria e
ho chiamato a confronto quello che è l iniziale, inizialissimo fenomeno putrefattivo che ha sempre
i caratteri della soffusione. Ecco, vorrei precisare che nella mia esperienza autoptica, non so quella
del professor Avato, io non ho mai visto putrefazioni a chiazze demarcate o a macchia di leopardo,
mi spiego, non le ho mai viste, qui sarebbe una situazione assolutamente anomala, che per lo
meno non rientra nella mia esperienza. ( p.20)
Del tutto singolare poi il fatto i periti settori abbiano tagliato l ematoma e non
abbiano espresso nessuna valutazione su di esso. Una sottovalutazione clamorosa.
Ancora Beduschi:
Però ripetendo un po quello che ho già detto, per mio personale avviso, che solo incidentalmente
coincide con quello del professor Thiene che in termini di cardiopatologia non è uno sciocco, ma a
mio personale avviso la demarcazione, questi noduli, ripeto, la putrefazione non avviene a chiazze,
quindi in questi noduli non c è soffusione, questi noduli hanno, e lo si vede al taglio che hanno
fatto, hanno una loro volumetria. Nella putrefazione io passo la lama e vedo che il colore imbibisce
i tessuti lasciandoli topograficamente integri, non c è formazione di neospazi come c è qui. Ora il
neospazio, io qui non me lo invento, vedo un taglio esplorativo che mi dice: quella è una raccolta
ematica, è una bolla e nella bolla, innanzitutto non riconosco putrefazione, anche dal punto di
vista cromatico, ma nella bolla presuppongo una pressione che l abbia alimentata. ( p.23)
Stesso concetto ripetuto più volte:
Allora lei, signor Giudice, vede che nella macchia centrale è circoscritta e sembra un cece,
sottolineo sembra un cece, quindi con una volumetria, c è questo cuneo, che è un cuneo di taglio,
un cuneo di taglio esplorativo che ci dimostra lo spessore e quindi la raccolta e quindi il cumulo di
sangue che Ecco, qui abbiamo questo cece che praticamente qui e qui è tagliato. P. 25)
Il taglio effettuato sul grumo rispecchia l incertezza, l anomalia, l inspiegabilità della
situazione. Il risultato avrebbe dovuto rendere edotti Malaguti e Lumare che in
quel punto c era un ematoma. Invece ne era seguito un assoluto silenzio.
L imbibizione emoglobinica è talmente chiara ed evidente per chi svolge il mestiere
di perito settore da non esigere sondaggi o tagli; non vi è nulla da esplorare; si
esplora invece un qualcosa che appare come una neoformazione, una lesione
ulcerata; una putrefazione non si va a tagliare, si diagnostica de visu.
La terza questione che il prof. Beduschi affronta concerne la piena compatibilità tra
l ipotesi asfittica, sostenuta fino all avvento del prof. Thiene, e l ipotesi traumatica
postulata da Thiene. Nessuna incompatibilità ma complementarità dei due approcci.
488
L una ipotesi non esclude l altra, anzi l una è preparatoria dell altra, come
sottolineato dallo stesso professor Thiene. La spiegazione è eminentemente tecnica
e corrisponde a quella del prof. Thiene:
di fronte ad un infragilimento
dell endotelio, ad una sofferenza dell endotelio, quella che poi dà le petecchie nelle
vari sedi, dovuta all ipossia (ipossia dovuta alla posizione prona, all immobilizzazione
toracica, all aumentato consumo di ossigeno) è chiaro che anche una forza, a questo
punto direi un trauma, trovo depistante l immagine che ho letto del trauma acuto,
quale quello che ci può essere quando si rompe un airbag e si è senza cintura, ma un
trauma ripetuto possa lesionare dei vasi che hanno un endotelio smagliato, le
cellule endoteliali sono tenute giustapposte, non sono legate in modo stabile com è
il tessuto connettivo, ci sono dei piccoli esili ponti che si chiamano desmosomi che
tengono unita questa rete, la sofferenza ipossica determina un cedimento di questi
desmosomi e quindi la maglia diventa in qualche modo permeabile o diventa
lesionabile. Diventa permeabile
come avviene nell edema polmonare
sull endotelio alveolare, sennò può essere anche un punto di minore resistenza alle
sollecitazioni traumatiche. Su questa base si inserisce l ipotesi meccanica, del
professor Thiene che si armonizza perfettamente con il resto.
Per il prof. Beduschi non è necessario pensare ad un trauma esagerato, potrebbe
bastare anche un trauma dovuto ai movimenti naturali dell immobilizzazione, una
serie di schiacciamenti per assicurare una piena immobilizzazione, e per assicurarsi
della non reazione della persona immobilizzata, una condizione assolutamente
compatibile con l effetto, agevolata accidentalmente nel caso in cui l aumento
pressorio ab estrinseco avvenga nel momento della sistole ventricolare, cioè nel
momento in cui la contrazione del ventricolo genera all interno una sua pressione
che poi è la pressione arteriosa. In tal caso si verifica una sommatoria di pressione
endoluminale, quindi in parte dall esterno ma anche in parte generata all interno,
che può dare degli effetti lesivi aggiuntivi ad un tessuto a sua volta infragilito
dall ipossia. In questo contesto si ribadisce come gli strati di abbigliamento che
ricoprivano Aldrovandi spiegano ampiamente, in base alla casistica, l assenza di
segni lesivi esterni sulla cute. Ma anche i tessuti intermedi svolgono un ruolo di
ammortizzatori e quindi di trasmissione di forza senza ledersi. Non necessario
cercare i segni esterni perché il ragazzo era vestito, e pure non necessario cercare i
segni osteocondrali, costali, perché i presupposti fisici facevano sì che la
compressione trovasse la resistenza del suolo e quindi la costa era protetta, non è
pensabile che ci fossero lesioni intermedie di tipo ecchimotico sui tessuti molli,
perché i tessuti molli sono proprio così chiamati perché ammortizzano, trasmettono
l urto ma non si lacerano se non direttamente attinti ed abbiamo un bersaglio di
minore resistenza dovuto agli antecedenti che ho detto. In conseguenza
un interferenza su quella centralina elettrica produce l arresto cardiaco
immediato. In questo senso l arresto cardiaco è immediato; il colpo, il trauma al
cuore produce l arresto del movimento per effetto del crollo del battito cardiaco.
489
Prima che il cuore si fermi del tutto sono possibili tutta una serie di sollecitazioni
intermedie che in qualche modo rendono possibile anche l espressione di richiami di
aiuto etc.. Un quadro che nel combinarsi dei diversi rilievi elimina, secondo il prof.
Beduschi, ogni possibile incertezza. La coerenza ed il rigore dell argomentazione la
sua piena corrispondenza con i dati obbiettivi e con i reperti consentono di darvi
piena adesione.
La lesione interna del muscolo cardiaco è poi compatibile con l assenza di lesioni
esterne sul cuore. Sul presupposto di una pressione estrinseca si ha la pressione
aggiuntiva del ventricolo. Esclusa l ipotesi, scarsamente probabile, del colpo secco,
si deve pensare, nella dinamica concitata degli eventi, che un momento pressorio
ripetuto abbia conciso con una sistole. Un azione continuata nel tempo con delle
forze ondulanti, variabili: in un certo momento i due picchi hanno battuto insieme,
il picco pressorio e la forza esterna. Il fattore interno rende possibile la lesione senza
segni sulla parte esterna del cuore.
Quanto all intensità della pressione bisogna tenere conto che nella concitazione
dell azione la compressione potrebbe avere avuto aver avuto dei picchi variabili; non
si trattava evidentemente di un corpo inerte; c erano più persone che agivano e si
muovevano attivamente e con forza contro un alta sottoposta ad una notevole
pression. Una condizione del tutto compatibile con l esito che ne era scaturito e con
il processo causale che l avrebbe determinato. Va soggiunto che la persona a terra
prona potrebbe essersi agitata, subendo una compressione prolungata; una scena
non statica ma dinamica, con possibilità di sprigionamento di forze variabili ma
intense. La rigidezza del piano del suolo dal suo canto aveva contribuito alla
compressione della gabbia toracica. Questa era stata quindi fortissima. Quanto al
rapporto tra lo stato dell arte prima del prof. Thiene e quanto al grado di credibilità
della precedente ricostruzione prima dell inserimento dell ipotesi Thiene, il prof.
Beduschi ha spiegato in termini assai precisi detto rapporto, assumendo che la
differenza sta nella relazione tra altissima probabilità e certezza. La spiegazione di
Thiene consente di dare conto della morte improvvisa che nessuna delle spiegazioni
alternative chiariva, essendo rimaste anzi confutate, mentre la spiegazione secondo
il criterio della causa asfittica aveva dal suo canto un altissimo grado di probabilità.
Anche per il prof. Beduschi il reperto del cuore aveva sempre avuto significato di
elemento vitale, inizialmente valutato come focolaio emorragico dovuto all asfissia,
allo stesso livello delle petecchie e dei focolai microemorragici rilevati negli altri
organi.
Sull incidenza dell ematoma sul fascio di His il professor Beduschi precisa come sia
sufficiente un interruzione funzionale e non anatomica per produrre l effetto; gli
elementi topografici indicativi
certezze anatomiche, rammentano che un
microematoma che si espanda in quella situazione e in quel punto, determina un
danno al tessuto di conduzione.
Osserva, in particolare, il prof. Beduschi a proposito della non necessità di speciali
490
indagini: Faccio un esempio per chiarirmi meglio: trombosi del nervo ottico, c è un
trombo dell arteria oftalmica, il soggetto non vede più, non c è bisogno
necessariamente di fare un angiografia per fare la diagnosi, quella la si perfeziona e
da questo punto di vista io non ho nulla da eccepire, se si vuole essere esteti della
ricerca un esame, un esame istologico non guasta ma ci sono elementi sufficienti per
poter dire che un azione, un ematoma compressivo in quella sede possa
danneggiare la funzionalità, anche se non l anatomia, del fascio di his. ( p. 39)
In una fase successiva dell esame, alla stessa udienza del 3 febbraio 2009, il prof.
Beduschi puntualizzava le sue valutazioni sulle tre macchie nere indicate dal prof.
Thiene come segni di due distinti ematomi che avevano, in particolare il primo,
quello centrale contrassegnato nella fotografia allegata alla relazione Thiene, attinto
il fascio di His alterandone il funzionamento; l altro ipoteticamente diviso in due
parti alla sezione autoptica, come riscontro della violenta compressione del cuore
che aveva provocato un avvicinamento dei due lati del cuore esponendoli entrambi
ad un trauma. Nella versione di Thiene l ematoma fondamentale nella spiegazione
del meccanismo causale è quello posto al centro della foto e sul quale si svolge tutto
il suo ragionamento, come anche quello del prof. Beduschi a sostegno.
Per il prof. Beduschi non vi sono dubbi che la macchia al centro e quelle a sinistra
nella foto del cuore siano degli ematomi. Sulla macchia a destra che la dr.ssa
Lumare aveva parzialmente circoscritto, assumendone il carattere di fenomeno
putrefattivo, il giudizio di Beduschi è più sfumato. In nessun caso però il prof.
Beduschi sposa la tesi del fenomeno putrefattivo. La prospettiva delle foto può fare
pensare sia ad un ristagno locale sullo sfondato dei muscoli papillari, sia
potrebbe essere una soffusione ecchimotica diciamo di tipo petecchiale. Le macchie
sulla aorta sono le sole di tipo putrefattivo. Queste ultime, a contrario, permettono
di mettere in luce con tutta evidenza la differenza dalle altre, espressive di ematomi:
marginazione netta delle macchie espressive degli ematomi a fronte della
soffusione delle altre putrefattive. Nell ematoma centrale, fondamentale per la
diagnosi nella foto ingrandita al computer, si evidenzia pacifica la tridimensionalità
perché diventa un sorta di cece ; tagliandola
afferma Beduschi - si vede
esattamente lo spessore del taglio, ad occhio, di qualche millimetro. Tale fatto
dimostra l esistenza di una raccolta ematica insaccata. Quanto alla consistenza,
pacifico che un ematoma si forma per un versamento di sangue liquido che si fa
spazio in un tessuto compatto, formando una cavità in cui gocciola, il sangue si
addensa e si compatta per effetto della pressione; la tridimensionalità, che la foto
rispecchia, indica l esistenza di un corpo compatto come appunto un cece. Appena
questa cavità si è caricata, si forma il coagulo, in un epoca ancora sensibile rispetto
alle questioni in discussione e cioè in un momento vitale. In epoche più remote, post
mortem, si hanno tutte le successive modificazioni che non interessano più. Nella
fotografia la macchia centrale, scura, che riporta il segno dell incisione e rivela così
una profondità altrettanto scura, il taglio mostra palesemente un percolato di
491
contenuto liquido; non si vede invece un infarcimento diffuso del tessuto; si vede
una pappa semisolida , aderente ciascuna alla propria metà; questo fa dire al
prof. Beduschi che si tratta di un ematoma in fase di coagulo, ovvero, di fatto, un
coagulo, che aveva tutto il tempo per formarsi; un coagulo che si forma in una fase
in cui dal punto di vista della consistenza può assumere una consistenza pari a quella
del tessuto vicino, come scrivono Malaguti e Lumare nella loro relazione. Se
l ematoma è liquido alla consistenza appare più molle del tessuto circostante; se
l ematoma è trombizzato è addirittura più solido, più consistente del tessuto
circostante, ma nella maturazione dell ematoma che si coagula si arriva ad un punto
di identica consistenza. Nulla di eclatante, pertanto, nella dichiarata iso
consistenza della macchia ; si tratta sicuramente di un volume, un volume
marginato , un volume contenente sangue non liquido perché il taglio non lo fa
percolare. Per Beduschi, con probabilità prossima alla certezza, si tratta di un
ematoma, l ematoma che interessa il fascio di his.
Ribadita la centralità di quest ematoma nella spiegazione causale, rispetto agli altri
due elementi, considerati da Thiene parti di un altro ematoma, l interpretazione
nulla concede alla versione difensiva, pur non sposando il prof. Beduschi la teoria
del doppio ematoma, il secondo dei quali suddiviso in due parti. Tale teoria
conserva, tuttavia, una sua ragionevolezza, per quanto si è affermato in precedenza,
anche in base all argomentare di Beduschi.
In ogni caso per il consulente delle parti civili non vi è dubbio che la lesione a
sinistra nella foto, potrebbe essere fatta combaciare con la lesione C nel momento
in cui le pagine del cuore tagliato dovessero essere unite; non vi è quindi
dissociazione da Thiene su questo punto, come sostiene la difesa. Del resto sul
punto il prof. Beduschi tiene a ricordare di non avere approfondito il tema. Ciò che
il consulente ribadisce con forza è che la lesione centrale, quella discussa in
precedenza, è assolutamente autonoma dalle altre quanto a ruolo ed efficacia
causale; essa è certamente separata dalle altre, come si rileva dalla foto del cuore
tagliato . Il carattere delle altre macchie è più soffuso e rientra in ciò che lo
stesso prof. Beduschi ed i suoi colleghi nella consulenza scritta, sulla base delle
descrizioni fatte dal dottor Malaguti, avevano interpretato come petecchie
asfittiche. In ogni caso fenomeni vitali. Il prof. Beduschi dà atto delle informazioni
aggiuntive, sopraggiunte e della maturazione delle idee rispetto alla prima fase; ma
pur con gli elementi nuovi di conoscenza disponibili, con l apparizione della foto del
cuore commentata dal prof. Thiene e con l illuminazione che questi aveva
apportato al quadro, la valutazione della macchia a sinistra resta di soffusione
ecchimotica che riconduce all iniziale ipotesi asfittica sulla quale si innesta il valore
dell ematoma centrale collocato proprio sopra il fascio di his. In ordine alla
possibilità di ricongiungere le due formazioni a sinistra e a destra rispetto
all ematoma centrale, il prof. Beduschi ribadisce che topograficamente, ad occhio, la
ricongiunzione può essere ipotizzata. Egli muove
peraltro dalla ragionevole
492
certezza che la discromia al centro della foto sia un ematoma, perché la
marginazione è netta, la fotografia è frontale e quindi abbastanza fedele, e perché il
taglio indica l esistenza dello spessore e la consistenza nella fase intermedia è
irrilevante. Per quanto concerne la lesione a sinistra, plausibilmente ricongiungibile
alla lesione a destra a cuore chiuso, in assenza dei tagli, essa non appare
altrettanto demarcata; pur essendo molto identificata come macchia, in mancanza
della tridimensionalità resa possibile dal taglio avvenuto sull ematoma al centro ma
non sulle formazioni ai lati, non potendosi valutare altrettanto positivamente
l effettiva consistenza e lo spessore, per Beduschi appare preferibile ricondurre
oggettivamente le due lesioni ad un fenomeno di soffusione ecchimotica, a
petecchia, segno d asfissa. Una valutazione che si estende quindi anche alla lesione
sulla destra, solidale o meno che la si voglia ritenere con l altra. Si tratta pur
sempre
è necessario ribadire - di fenomeni vitali. Nessuna contraddizione o
contrasto tra Thiene e Beduschi, come ventilato dalla difesa. Per il prof. Beduschi è
l ematoma centrale che dà significato all intervento del prof Thiene e che spiega
l evento traumatico che ha inciso sulla morte di Aldrovandi. La lesione in questione,
visto il taglio e vista la marginazione netta, che non si riscontrano nella lesione a
sinistra, pur essendo questa macchia altrettanto ben identificata rispetto alla
sfumatura vaga delle lesioni e delle colorazioni aortiche, aventi queste sì ma solo
queste carattere di fenomeni postmortali, è certamente un ematoma. La differenza
tra i tre segni è netta e si desume dal diverso grado di marginazione delle tre
formazioni: la lesione centrale altamente marginata, individua un ematoma; la
lesione a sinistra e a destra, mediamente marginate ma ben individuabili,
identificano soffusioni ecchimotiche a carattere vitale. Le soffusioni dell aorta
totalmente sfumate e indistinguibili dal tessuto circostante, esprimono un
fenomeno post mortale. Quindi le lesioni a sinistra e a destra sono, per il prof.
Beduschi, in parziale difformità sul punto da Thiene, petecchie e non ematomi ma si
tratta pur sempre di fenomeni vitali, manifestazione di sofferenza asfittica che si
combinano con il fattore traumatico dell ematoma che incide sul fascio di his, visto
al centro dell immagine del cuore.
7. Il confronto del prof. Thiene con il prof. Rapezzi e con gli altri
contraddittori. La conferma dell ipotesi.
All udienza del 16 marzo 2009 il prof. Rapezzi era chiamato ad esprimere le sue
valutazioni sulle precedenti conclusioni del prof. Thiene. Alla stessa udienza si
svolgeva un confronto tra il prof. Rapezzi ed il prof. Thiene che aveva modo di
replicare ai suoi contraddittori, tra i quali il dr. Malaguti.
Il prof. Rapezzi dà atto preliminarmente della fama e del prestigio del prof. Rapezzi
e della necessità dopo l intervento dell illustre interlocutore di riesaminare l intero
quadro analitico.
493
Fatta questa premessa il prof. Rapezzi conferma le sue precedenti conclusioni ma
con argomenti che appaiono poveri e contraddetti dall accertamento di diverso
contesto storico circostanziale. Quanto all ipotesi Thiene, pur profondendosi in
complimenti per l eleganza della tesi, Rapezzi si riporta agli argomenti già ascoltati
degli altri consulenti di parte e dello stesso Malaguti con riferimento al carattere
postmortale della formazione valorizzata da Thiene. Per il professor Rapezzi la causa
della morte è ancora una volta da individuare nell excited delirium syndrome, una
morte aritmica, da aritmie ipercinetiche ventricolari. Il caso sarebbe la riproduzione
di casi tipici riscontrati in letteratura. Basta questo accenno per capire che si tratta
di una ricostruzione aprioristica e infondata perché priva del necessario vaglio critico
del dato circostanziale che il prof. Rapezzi aveva dato per acquisito ancor prima che
il giudizio sul punto si fosse formato. Sappiamo ora quanto l accertamento in fatto si
sia allontanato dalle premesse presunte dal prof. Rapezzi. Dobbiamo sottolineare la
differenza sul piano scientifico e metodologico tra l approccio del dr. Varetto,
attentissimo a non invadere il campo dei dati circostanziali incerti, e degli altri
consulenti delle parti civili che nella loro analisi, hanno concesso tutto il concedibile
alla difesa, fino a tentare di dimostrare la tesi della morte asfittica, muovendo dal
delirio eccitato del soggetto, rispetto all approccio degli altri consulenti che hanno
attinto a piene mani ad un quadro circostanziale incerto e sub iudice, investendo
tutto sulla verità di parte. La particolare ininfluenza del contributo del prof. Rapezzi
deriva quindi dall assunto aprioristico, secondo cui il caso sul piano storico sarebbe
la fotocopia dei casi della letteratura medico forense, senza indicare in alcun modo
cosa potesse legittimare una tale equiparazione, se non l astrazione del caso dalle
sue effettive risultanze storiche. Ma anche l assunto dell equiparabilità in astratto
appare molto dubbio, alla luce di ciò che abbiamo detto esaminando la letteratura
scientifica. La discutibilità della conclusione è tanto più forte in quanto è proprio il
prof. Rapezzi a dire che la diagnosi finale non è basata in modo univoco su un
rilievo vuoi elettrocardiografico, vuoi clinico vuoi anatomopatologico, ma solo su
una ricostruzione complessiva, molto credibile, molto esplicativa, che è quella di
una persona che in un determinato contesto di eccitazione personale, amplificato
dal problema delle droghe, che già abbiamo avuto modo di analizzare, in particolare
dalla chetamina, ha avuto con una coincidenza cronologica, con la contenzione da
parte delle forze dell ordine un evento che l ha portato alla morte .
Nessun dato clinico in sostanza supporta la tesi ma solo la presunzione che il caso
debba essere equiparato a quelli della letteratura medico forense. Per il resto
osservazioni già viste e confutate sulla mancanza di prove dell asfissia, di segni di
lesione esterni, sui rilievi istologici deponenti per l esistenza di ondulazioni e quindi
di bande di contrazione, per ribadire la morte da catecolamine. L ipotesi Thiene di
un morte bradiaritmica per assenza di elettricità, è giudicata stranamente
interessante . Ma anche qui argomenti contrari, già ampiamente confutati: la
mancanza del riscontro istologico, la circostanza che il fenomeno sia estremamente
494
circoscritto spazialmente, non sia nel contesto di una devastazione, di danno diffuso
del viscere cardiaco, il fatto che l ispezione esterna del cuore è documentata da
una foto, che a mio parere è tecnicamente buona, del viscere cardiaco dall esterno,
non fa vedere nulla di contusivo, il fatto che chi ha fatto il rilievo autoptico, chi si è
cimentato direttamente con quelle immagini, esclude ragionevolmente l ipotesi
dell ematoma , assumendo trattarsi di fenomeno postmortale. Rapezzi soggiunge,
ma egli stesso si preoccupa di non attribuire un gran valenza all argomento il fatto
che in un soggetto giovane il danno molto circoscritto, molto puntuale in un punto
del sistema di conduzione lascia libera la parte sottostante del sistema di
conduzione di esprimere dei focolai elettrici, cioè dei segnapassi elettrici o di pace
maker. In conclusione la tesi di Thiene considerata un interessantissima ipotesi
segnalata da un esperto è rigettata con l argomento d autorità che chi ha toccato
con mano direttamente quelle macchie dice che non è un ematoma, ma un deposito
di emoglobina post mortem .
Viene quindi ricordato a Rapezzi che Thiene sulla base delle fotografie dei reperti
istologici aveva negato l esistenza delle bande di contrazione. Nonostante l invito a
visionare le foto, anche la 25 e la 26 della relazione d autopsia che per i difensori e
per il prof. Fortuni evidenzierebbero una situazione più incline alla tesi sostenuta, il
prof. Rapezzi chiede di rispondere senza fare riferimento ai dati istologici,
assumendone la non decisività rispetto alla valutazione finale, non costituendo il
rilievo istologico conditio sine qua non delle bande di contrazione, tutto dovendosi
rimettere ad un generico contesto . Tutto questo per ammettere che in effetti le
fotografie dei reperti istologici, non solo la 27, portata ad esempio da Thiene ma
anche la 25 e la 26, richiamate a sostegno da Fortuni, in effetti di segni di
contrazione ne mostravano assai pochi.
A seguito dell esame della difesa si ha quindi una prima clamorosa retromarcia.
Richiesto di confermare se ondulazione e bande di contrazione siano la stessa cosa,
come aveva affermato nel corso del primo esame, il prof Rapezzi nega la sua
precedente affermazione:
allora se la sua domanda è a livello generale se ondulazione e bande da contrazione sono la
stessa cosa la risposta è ovviamente no, perché se il professor Thiene ha detto questo ha
assolutamente ragione, ma se la sua domanda è nel caso specifico i riferimenti contemporanei ad
ondulazione e retrazione mi hanno portato all idea che si stesse descrivendo il quadro del danno
catecolaminico a livello cellulare la mia risposta è sì e la ritengo corretta. ( p.14)
In pratica ondulazione e bande di contrazione sono concetti molto diversi, come
aveva ricordato Thiene confutando una precedente affermazione di Rapezzi.
Apprendiamo, peraltro, che quando si legge di ondulazione e retrazione si deve
intendere banda di contrazione, cioè un qualcosa di nettamente diverso da ciò che è
scritto.
Vedremo come il prof Thiene nel corso del successivo confronto avrà buon gioco di
495
una siffatta posizione.
Prima del confronto tra il prof Thiene ed il prof Rapezzi si procedeva a confronto tra
il medesimo prof. Thiene ed il dr. Malaguti sulla decisiva questione del carattere
vitale o meno delle formazioni rilevate sulla foto del cuore, oggetto della
consulenza Thiene.
Al prof. Thiene si chiedeva di replicare all accusa dei consulenti Avato-MalagutiLumare di avere sostanzialmente preso un abbaglio, costruendo la sua teoria sulle
fragili basi di un malinteso fenomeno preputrefattivo.
L illustre scienziato, manifestando grande umiltà e disponibilità al dialogo, prendeva
atto della contestazione e replicava partendo dal dato nuovo emerso nel processo
con la produzione di una foto del cuore notevolmente ingrandita. La foto metteva
in risalto un taglio in corrispondenza dell ematoma; proprio da quel taglio, secondo
il prof. Thiene, viene fornita la prova della vitalità del fenomeno; il taglio mostra che
la macchia non è superficiale, non è limitata sopra l endocardio, ma va in profondità;
ciò significa che essa rappresenta un infiltrato di globuli rossi, fuoriusciti in
precedenza. L analisi attenta della fotografia e il riscontro della manovra eseguita a
suo tempo dal Malaguti durante l autopsia, costituisce la prova che si ha a che fare
con un ematoma.
Anche sugli altri argomenti opposti alla sua ricostruzione, il prof. Thiene fornisce
elementi utili.
Le questioni sono, come sappiamo, due: assenza di coincidenza speculare tra le due
macchie, a sinistra e a destra della foto e discontinuità tra le stesse. Ma è proprio la
discontinuità e la contrapposizione delle due macchie - il riferimento in questo caso
è ai due distinti ematomi e non alle due ipotetiche parti speculari dell ematoma
anteriore quella della parete posteriore, dove c è la macchia che coinvolge il
fascio di His e l altra della parete antero-laterale, a far risaltare la specularità; le due
macchie si trovano una di fronte all altra e ciò giustifica l ipotesi interpretativa che
esse si siano toccate. La continuità porterebbe ad escludere l ipotesi interpretativa
del contatto; al contrario la discontinuità rende plausibile l ipotesi che le due pareti
del cuore, compresse, si siano prima compresse, poi toccate, e si siano quindi
contuse. Si tratta di ematoma da contusione, un trauma a torace chiuso, un blunt
trauma , ch si produce senza che esistano necessariamente segni esterni al cuore,
e non solo esterni al torace, non solo nel pericardio, ma neppure sulla superficie
esterna del cuore. Un fenomeno endocardico, che attinge il sub-endocardio. A
sostegno della tesi il prof. Thiene richiama la sua esperienza e ricorda casi analoghi
passati al suo vaglio.
Il prof. Thiene rammenta la sua esperienza specifica e coglie l occasione per
smentire il prof. Rapezzi che aveva sostenuto la possibilità di sopravvivenza in caso
di blocco atrioventricolare.
Va riprodotta per intero l argomentazione perché vi sono condensate una serie di
496
specifiche risposte alle contestazioni:
Io voglio soltanto argomentare, perché è chiaro che la mia certezza viene dall esperienza, viene
dalle migliaia e migliaia di autopsie che ho fatto, viene anche dalle tante autopsie che ho fatto di
traumi, in questo caso iatrogeno. Le racconto. Questo qui è un bambino operato nel 1970, io ero
agli inizi, deve sapere che io personalmente conservo tutta la documentazione di tutta la mia
esperienza, quindi ho questa fortuna; bene, questo bambino è morto di blocco atrioventricolare
dopo l intervento. A proposito io devo dire che quello che afferma il professor Rapezzi è
sbagliato, perché quando si ha un blocco atrioventricolare si muore, tanto è vero che si mette un
pace maker, non è che improvvisamente il ventricolo fa per conto suo e si mette a battere, a
prescindere se sia o meno presente un blocco atrioventricolare, chiusa parentesi. Bene, questo
bambino fatta l autopsia, morto di blocco atrioventricolare, mostrò questo che lei vede dal punto
di vista macroscopico, è un ematoma. Ho inciso, guarda caso, ho fatto la stessa manovra che ha
fatto il dottor Malaguti ed ho visto effettivamente come era, ed è ben chiaro ed evidente nella
foto del dottor Malaguti, ho visto che questa macchia andava in profondità, non si limita in
superficie, dei cosiddetti processi putrefattivi da depositi emoglobinici, sono limitati solo e sopra
all endocardio, non hanno niente a che fare con un infiltrazione cosiddetta emorragica. Bene, ma
non mi sono mica limitato là a quell epoca perché il cuore lo potevo studiare, che cosa ho fatto?
Ho fatto l istologia e cosa ho trovato? Effettivamente che quell ematoma aveva coinvolto la branca
sinistra ed il fascio di His, quindi questa è una classica correlazione anatomo-clinica al blocco
corrisponde un evidenza macroscopica, che viene provata istologicamente, quindi questa è la base
strutturale del blocco atrioventricolare di quel caso che ha le stesse caratteristiche identiche e
precise. Siccome si è detto che nel caso di specie manca la prova istologica del coinvolgimento del
fascio di His io devo dire che manca la prova istologica anche che fosse un ematoma, manca la
prova istologica che fosse o non fosse una macchia cosiddetta emoglobinica post mortale, bene, io
ho voluto produrvi un caso che corrisponde macroscopicamente è esatto e preciso a quello nel
quale c è l evidenza. ( p. 23 )
Da questa iniziale serie di argomenti possiamo arguire che il problema del doppio o
unico ematoma è evidentemente secondario perché attiene soltanto alla
spiegazione del meccanismo di formazione dell unico ematoma che deve essere
preso in considerazione per la spiegazione del caso, quello situato nella zona
posteriore del ventricolo. E questo l ematoma che attinge il fascio di His e che
provoca il fatale blocco atrioventricolare. Il prof. Thiene a pag. 27 parla a questo
proposito di trauma colpevole della morte , ricordando di averlo indicato
espressamente con una freccia a computer nella foto allegata alla relazione. Su
questo la convergenza di Thiene e Beduschi è totale. Che si tratti di ematoma, lo
prova il taglio, l incisione eseguita dal dr. Malaguti che ha operato esattamente
come avrebbe operato chi si fosse posto il problema di trovarsi di fronte ad un
ematoma. Il risultato dell incisione era stato positivo. La mancanza di una prova
istologica può essere supplita da un coacervo di elementi indiziari ricavati dalla
casistica e dall esperienza specifica del prof. Thiene ma anche, in questo caso di può
ben affermare, dal quadro indiziario derivante da tutti gli altri riscontri del caso di
natura medica e di natura circostanziale che descrivono una morte improvvisa,
all interno di un quadro asfittico, caratterizzato da grande violenza e compressione
497
del soggetto al suolo, in assenza di spiegazioni alternative.
Il contributo specifico che uno scienziato, la cui reputazione è notoria e di fronte al
quale anche i consulenti della difesa hanno mostrato assoluta considerazione e
rispetto, offre al processo un contributo di conoscenza che deriva non da
speculazioni astratte e teoriche ma dall immensa casistica oggetto degli studi del
tecnico, dei cui contenuti il prof. Thiene è portatore e che costituisce, non certo la
prova unica del caso, ma un dato indiziario significativo.
Agevole la replica del professor Thiene agli argomenti con i quali il dr. Malaguti e la
dr.ssa Lumare hanno sostenuto su base comparativa la natura postmortale delle
macchie del cuore, indicando nella stessa foto altre parti del cuore stesso ( e
dell aorta) con segni di imbibizione emoglobinica, ponendole in positivo confronto
con le tracce dell ematoma. La differenza risalta a vista e non poteva sfuggire al
prof. Thiene:
lei vede il colore che è rosa sfumato rispetto a quel blu intenso che soltanto i globuli rossi in
quantità, una volta desaturati di ossigeno al punto tale da far diventare il sangue cianogeno,
possono produrre questo Ecco, c è una differenza abissale, se dovessimo fare una
quantificazione in termini di colore qua saremmo da 100 a 1. Le dico una cosa importante, signor
Giudice, per avere un imbibizione emoglobinica al di sotto della valvola aortica bisognerebbe
pensare che lì stagnasse del sangue post mortale sotto la valvola aortica, è impossibile, il sangue
stagna molto in profondità, verso l apice, e stagna alla radice dell aorta sopra alle valvole, tanto è
vero che qui si vede benissimo che siamo sopra alle valvole, perché è lì che si ferma, sotto
precipiterebbe verso la punta del cuore e non sarebbe possibile avere un fenomeno post mortale
di questa evidenza. Ripeto, guardi, signor Giudice, è talmente blu quella quantità e tra l altro si
vede molto bene al taglio che va in profondità che non può altro che essere un ematoma. (p. 2526)
Anche l obiezione sulla qualità della fotografia viene confutata con decisione. Non
c è mai stata incertezza sul fatto che il lavoro analitico del dr. Malaguti e della dr.ssa
Lumare sia stato scrupoloso e apprezzato. Un discorso sulle qualità delle foto è
superato dal notorio avanzato stato della tecnologia. Per il prof. Thiene la fotografia
è di ottima qualità e d altra parte questa branca della scienza, la medicina, lavora
fondamentalmente con strumenti ottici d avanguardia che permette di osservare
elementi che non sarebbero in nessun caso visibili ad occhio nudo.
Ciò detto il prof. Thiene riprende il suo discorso analitico dei segni con una autentica
lezione che travolge ogni obiezione, per il rigore e la profondità dei temi portati a
sostegno:
Per quanto riguarda, se mi è consentito, altre macchie che sono state viste in giro, bene, allora io
vorrei ricordare questo, che bisogna distinguere i coaguli dentro alla cavità e sono aggregati, gli
eritrociti post mortali, che si annidano più facilmente negli spazi interalveolari e dove possono
dare facilmente il deposito emoglobinico post mortale. Da questi coaguli che sono intracavitari si
deve distinguere il deposito emoglobinico che è solo superficiale, perché non va in profondità, da
498
quello che è invece l ematoma, che è una vera e propria infiltrazione emorragica da rottura dei
capillari. Guardi, c è una prova indiretta che il fenomeno si era verificato e non è soltanto questo,
è nella descrizione istologica. La descrizione istologica altrove in profondità del miocardio vengono
riportate delle infiltrazioni emorragiche, ma come infiltrazioni emorragiche? Le infiltrazioni
emorragiche allora sono vitali e che cosa può aver dato queste infiltrazioni emorragiche qua e là
nel miocardio non visibili evidentemente, macroscopicamente? Soltanto evidentemente un
fenomeno di trauma. ( 26)
Riprendendo la spiegazione sui due ematomi speculari, elemento che ha dato causa
a fraintendimenti e obiezioni, a partire dall assunto della dr.ssa Lumare sul carattere
postmortale di una delle macchie che congiungendosi all altra, a cuore chiuso,
dovrebbe formare il secondo ematoma indicato dal prof. Thiene ( sul quale il prof.
Beduschi mantiene una riserva di qualificazione, pur sostenendone con forza il
carattere vitale e la non influenza di tale qualificazione sul meccanismo mortale
individuato da Thiene ), la posizione del prof. Thiene è molto chiara ed è in linea con
quella il prof. Beduschi. L ematoma originario, fondamentale, la causa della morte
è quello posteriore, che si trova in corrispondenza del cosiddetto fascio di His; nel
punto ove si vede l ematoma esiste una relazione topografica ben precisa, rispetto
alla quale non esistono variabilità sostanziali; il fascio di His è lì e non può trovarsi
altrove, fuori dall area di irradiazione dell ematoma visibile; se il fascio di His si trova
sempre in quel punto del cuore, e l ematoma, come visto, va in profondità, il fascio
di His doveva essere colpito come regolarmente avvenuto nella casistica illustrata.
Le altre due macchie, a destra ed a sinistra, rispetto a quella centrale principale,
sono effettivamente in continuità tra di loro, perché sono tagliate a metà
nell apertura dall apice verso l aorta. Ciò detto è agevole osservare con il prof
Thiene l effettiva sussistenza di una netta discontinuità tra quella posteriore e le due
emi-anteriori; tale discontinuità sta visibilmente sia sul versante sinistro, dove c è
una vera e propria valvola semilunare, assolutamente priva di danno, sia nel
versante destro dove vi è continuità fibrosa mitro-aortica. Per il prof. Thiene ciò
significa che le due macchie non sono affatto in continuità tra di loro, ma sono
contrapposte: quella posteriore è intera mentre quella anteriore si suddivide in due
emi-anteriori. Quindi si tratta di un fenomeno, come dire, di rimbalzo, in un certo
senso; esse evidenziano la compressione del cuore sia sul davanti che nella parte
posteriore.
Per il prof. Thiene le due macchie emianteriori sono speculari e suddivise dal
taglio. La loro ricomposizione integra un ematoma unico. Gli gli ematomi sono
quindi due, uno anteriore ed uno posteriore; l anteriore, viene ribadito, è stato
tagliato in due parti nell apertura del cuore, ma ciò che preme al prof Thiene
spiegare è la netta discontinuità che si rileva su entrambi i lati. Le due metà sono poi
tra loro perfettamente combacianti.
Chiamato a replicare sul punto specifico il dr. Malaguti glissa sul punto e sembra
ammettere implicitamente la ricostruzione del prof. Thiene, richiamando però la sua
499
esperienza di casi simili, di fenomeni cardiaci analoghi, nei quali peraltro sarebbe
stato escluso il fattore traumatico ma vi sarebbe stato un fenomeno asfittico.
Questa replica sembra addirittura non rimettere neppure in discussione il carattere
vitale dei segni. Essa concede quindi un assist fondamentale al prof. Thiene, il quale
può ricordare di avere sempre messo in correlazione, così dando ragione delle
conclusioni dei precedenti tecnici delle parti civili, il fenomeno asfittico e quello
traumatico.
La difesa del dr. Malaguti è a questo punto debolissima:
quindi io questi rilievi li ho sempre visti in morti non traumatiche, mai, e ritengo che sia assai
improbabile, per quanto su testi classici sia riportato, ma è logico che sono eccezioni, non è la
regola, che anche un trauma toracico chiuso di in lieve entità può provocare la commotio o la
contusio cordis, possono provocare ripercussioni a livello miocardico, che possono alterazione la
conduzione dello stimolo elettrico etc. etc. ma sono eccezioni e rarità. Mai io ho visto a livello subendocardico lesioni contusive a parte che qui dobbiamo capirci tra ematoma, contusioni, insomma
dobbiamo fare anche un po di chiarezza, perché l ematoma può essere spontaneo, se uno ha un
problema di tipo coagulativo o malattie del sangue etc. etc. gli ematomi possono essere anche
spontanei, cioè l ematoma di per sé non mi dà la certezza del fatto che sia traumatico, per
contusione siamo tutti d accordo che intendiamo l applicazione di energia meccanica, ma la
contusione che cosa mi produce? Dipende dall entità della contusione, mi può dare solo un
edema, mi può dare un rossore, mi può dare un ecchimosi, mi può dare una ferita lacero contusa,
mi può dare fratture ossee? Dipende dall entità della contusione. Parliamo in modo molto
generico, non stiamo dicendo qualcosa di preciso, quindi ematoma, cosa intendiamo per
ematoma? Io assolutamente non condivido, cioè dal punto di vista teorico, il professor Thiene, io
mi fermo ad ascoltarlo che vi dice cose interessantissime, purtroppo manca il presupposto che ci
possa far ragionare allo stesso modo, nel senso che quello che il professore dice è tutto giusto, ma
quello non è un infiltrato emorragico. Se poi andiamo a leggere i testi classici troviamo addirittura
che accanto all imbibizione emoglobinica alcuni autori ritengono che potrebbe esserci
spandimento emorragico di eritrociti ancora integri solo per il fatto della vita residua, che ogni
cellula ha anche dopo la morte ed alcuni autori ritengono che la (conservabilità) della parete
vasale continui per qualche tempo ancora dopo la morte e questa contrazione porti alla rottura
della parete ed allo stravaso emorragico dopo la morte. Non è la maggioranza degli autori, è una
minoranza, ma c è ed è quello per esempio che noi ritroviamo nelle petecchie ipostatiche. Noi
sappiamo che quando le ipostasi sono particolarmente abbondanti e lo ritroviamo soprattutto
negli impiccati, ma non necessariamente negli impiccati, anche quando sono molto abbandonati, il
sangue è molto fluido e si ha una intensa (repressione) ematica dei vasi per gravità abbiamo la
rottura, ma post mortem, di questi vasi e producono quelle che noi denominiamo petecchie
emostatiche, che c è su tutti i testi, non sto dicendo niente di nuovo, sono post mortali. Quando
noi per petecchie classicamente intendiamo quell emorragiuole o rottura dei capillari che
normalmente è conseguenza di rottura dei capillari nella fase agonica, nella fase proprio limine
vitae etc. etc.. Quindi io ritengo che senza ombra di dubbio, ma d altra parte il discorso è molto
cioè è dibattuta questa questione, ma l occhio esperto per chi queste cose le vede
quotidianamente riesce a distinguere. Mi rendo conto che sono qui che lo dimostrare, ma l occhio
esperto lo evidenzia, l aspetto emorragico già dal punto di vista del cromatismo, della sua come
dire dei suoi contorni, insomma è diverso. Al taglio poi si ha proprio questa si avverte
nettamente questa differenza, perché evidentemente il professore parla di ematoma, cioè ripeto
500
ematoma a livello, io posso immaginare, degli infiltrati emorragici, un ematoma francamente ho
grosse difficoltà, questo è un infiltrato emorragico, non è un ematoma. Un ematoma è la raccolta
ematica, ma dove si forma questa raccolta ematica a livello del miocardio? Non ha neanche lo
spazio. Poi ho sentito il professor Beduschi parlare di una cupola di questo ematoma, voglio dire,
da una fotografia ha visto addirittura una cupola di un ematoma, io l ho vista, l ho analizzata e l ho
interpretata, perché visto che il professor Beduschi ha detto che l ho vista e non l ho guardata, e
l ha ripetuto 3 o 4 volte, io ho dimostrato che l ho vista e l ho fotografata. Allora questo qui è un
aspetto che per me è importante solamente nella cronologia della morte, tutto ciò che è di tipo
post mortale per me ha un unico significato, cercare di interpretarlo per quella che è la cronologia
della morte. Mi pare che non fosse importante nell ambito della cronologia cioè nella
valutazione della cronologia della morte di portare quella fotografia lì, questa è la mia opinione. Il
professor Thiene ha la sua opinione e siamo qui a discuterne. 31-32)
Malaguti, pur dichiarando di non averne esperienza, ammette che il fenomeno
descritto dal prof. Thiene è descritto in letteratura, sebbene come fenomeno non
frequente. Si pone quindi il problema che l ematoma non significa contusione. Ma è
evidente che l ematoma è un effetto che ha alla base una contusione. Ciò si ricava
dall esterno del dato anatomo-patologico. Il dr. Malaguti ammette che la
ricostruzione di Thiene può essere considerata giusta ma insiste, senza
argomentare, sul fatto che si tratti di un fenomeno postmortale. Si difende citando
una minoranza di autori . Afferma che la sua posizione può essere discussa, pur
confermando di non avere dubbi. Si mette in gravissima e inconsapevole
contraddizione quando, per contestare che si tratti di ematoma, parla di infiltrato
emorragico che è un equivalente ed è comunque un fenomeno vitale.
Il prof. Thiene replica osservando che non si tratta di questioni semantiche;
ematoma o soffusione, si tratta pur sempre di un infiltrazione, di uno stravaso
emorragico a carattere vitale; ricorda che usa il termine ematoma conformemente
alla terminologia anglosassone, perché gli anglosassoni non stanno qui a
distinguere queste piccole differenze . In ogni caso si parla di uno stravaso
emorragico . Le petecchie ipostatiche di cui parla Malaguti esistono certamente
ma nelle regioni declivi e per gravità:
non è possibile che per gravità nella parte superiore del cuore quando il ragazzo era disteso, sto
parlando del cadavere, ci potesse essere un fenomeno ovviamente di petecchie ipostatiche,
questa è proprio, diciamo così, matematica. Per quanto riguarda la differenza sostanziale tra
petecchia e quello che io chiamo ematoma è l ampia estensione, non c è dubbio. Quindi la
localizzazione, sia anteriore che posteriore, e la estensione .
Agevole contestare al dr. Malaguti che nel dubbio ( Malaguti dice espressamente di
avere analizzato il problema), attesa l assoluta rilevanza della questione, si sarebbe
dovuto eseguire l istologia dell ematoma o in alternativa della cosiddetta
imbibizione emoglobinica. L istologia manca, ma c è una verifica macroscopica che
per il prof. Thiene è sufficiente per dire che l ematoma va in profondità e ciò
dimostra che si tratta di stravaso emorragico. Il difetto di iniziativa, la mancata
esecuzione di un istologia che avrebbe risolto definitivamente il caso, priva il dr.
501
Malaguti dell autorevolezza per potere contestare la diversa argomentata opinione
del prof. Thiene e del prof. Beduschi.
Il dr. Malaguti non può che riconoscere che l indagine microscopica avrebbe dovuto
accompagnare la macroscopica; ma dovendosi imputare a lui stesso la mancata
esecuzione dell indagine microscopica, ciò evidentemente non gli consente di
rendere credibili le sue osservazioni sul fatto che la presenza di eritrociti non
garantisce il carattere vitale dell infiltrazione. Il solo fatto che il dr. Malaguti
ammetta la necessità di un indagine più approfondita, priva di qualsiasi valore la
reiterata affermazione contraria alla natura vitale del fenomeno considerato.
Sul carattere non decisivo della presenza degli eritrociti la replica di Thiene è
comunque convincente ed incontestabile:
No, assolutamente no, le ripeto, è una questione di gravità, ma soprattutto perché sono stati visti
negli interstizi. Guardi, signor Giudice, se non c è la forza della circolazione più di tanto gli eritrociti
non fuoriescono e la forza della circolazione è in una persona che vive, non in una persona che è
morta, voglio dire, per fuoriuscire bisogna che il rubinetto sia aperto, il rubinetto è la circolazione
del sangue, è chiaro che una persona che è morta ha il rubinetto della circolazione che è chiuso e
quindi non spande neanche a gocce.
MALAGUTI La presenza di rari eritrociti nell interstizio è evenienza abbastanza comune in casi di
morte agoniche, come quella che potrebbe essere stata questa qui, sicuramente con crisi
ipertensive e vari spandimenti eritrocitari nell interstizio.
RISPOSTA Sono perfettamente d accordo, difatti la morte è stata proprio agonica perché si è
avuta un insufficienza respiratoria accompagnata dal non è istantanea, è una questione di
minuti. (34)
Il prof Thiene spiega quindi che a livello del cuore, negli interstizi, si riscontrano
emazie, segni di stravasi di sangue fuoriuscito dall endotelio, dai vasi, il che
comporta che gli endoteli siano danneggiati; ma gli endoteli possono essere
danneggiati per due cause: o per un trauma o per un asfissia. Tutte le petecchie
emorragiche che si osservano in corso di asfissia rivelano la fuoriuscita degli
eritrociti, cioè di sangue, dai vasi per rottura dei capillari, ovvero degli endoteli che
ricoprono, la materia sottile che ricopre appunto i vasi. Malaguti non contesta il
dato ma lo riconduce al tipo di asfissia riconducibile al meccanismo di morte da lui
individuato ( azione delle catecolamine per lo spiccatissimo sforzo esercitato ).
Questo gli consente di escludere il trauma ma in modo del tutto aprioristico perché
la sua ricostruzione non prevede la colluttazione, l immobilizzazione e la
compressione che conseguono, anche nella dinamica del dr. Malaguti, all agitazione.
Quando egli afferma che le
rare emazie interstiziali non possono essere
indicative di un infiltrato emorragico post traumatico, ciò può fare, come gli
contesta il prof. Thiene, perché egli esclude e non considera in quel contesto di
manifesta presenza di infiltrati emorragici l evidenza macroscopica
della
soffusione emorragica localizzata sul fascio di his che è come un pugno su un
occhio .
502
La difesa riprende, a questo punto, la questione dell ematoma sul lato anteriore e
della sua suddivisione in due parti a seguito del taglio del cuore, credendo di
disporre su questo punto di un argomento fondamentale per cogliere in manifesto
errore o in contraddizione il prof. Thiene.
L insistenza sul punto permette al prof Thiene di chiarire definitivamente il suo
pensiero e priva la difesa di ogni argomento.
Il punto di partenza è sempre il c.d. ematoma anteriore diviso in due dall incisione.
Thiene ricorda che l anteriore ed il posteriore sono due distinti ematomi
conseguenza della compressione e della rottura dei vasi resi fragili dall ipossia. Ma la
difesa vuole dimostrare che il prof. Thiene ha preso un abbaglio considerando sul
lato destro come componente dell unico ematoma diviso in due dal taglio una
formazione nastriforme, non solo incompatibile sul piano della forma con la
presunta divisione in due dell ematoma anteriore, ma anche di chiara natura
preputrefattiva, come sostenuto dalla dr.ssa Lumare che ne aveva delineato i
contorni sulla foto ingrandita e acquisita. Non solo non speculari le due parti
dell unico ematoma, asseritamente diviso in due, e quindi inesistente il fenomeno
del secondo ematoma diviso in due dal taglio per le diverse dimensioni delle due
parti, ma anche clamoroso abbaglio per avere il prof. Thiene incluso nella parte
destra, considerandola come metà dell unico ematoma anteriore, una striatura
postmortale.
La risposta di Thiene sgombra il campo a ogni possibile speculazione derivante dalla
difficoltà di comprendersi solo con le parole in un campo dove il rigore è essenziale.
Thiene riprende il suo ragionamento ma puntualizza; dal punto di vista topografico
ci sono due ematomi distinti tra di loro, uno è anteriore l altro è posteriore;
l anteriore è stato tagliato. A questo punto arriva la precisazione decisiva, come
avevamo peraltro già osservato in precedenza, conoscendo la puntualizzazione che
stiamo analizzando ora da vicino. Il taglio non è avvenuto a metà necessariamente,
nel senso che una piccola parte è rimasta sulla destra e una gran parte è rimasta
sulla sinistra, perché mica quando il settore è andato a tagliare il cuore e sapeva
che doveva esattamente incidere a metà quell ematoma, comunque quell ematoma
cosiddetto anteriore è stato diviso in due parti: una gran parte risulta a sinistra della
foto ed una piccola parte risulta a destra .
Indiscussa è poi la discontinuità tra i due ematomi. Il prof Thiene si rende conto che
da parte dei consulenti della difesa e anche da parte della dr.ssa Lumare si è voluto
attribuirgli, come parte dell ematoma presente sul lato destro della foto la forma
nastriforme ,che dovrebbe essere speculare alla forma quadrata che si rileva sul lato
opposto, a sinistra. La risposta di Thiene non lascia dubbi sul fatto che i consulenti
della difesa e la Lumare abbiano in qualche modo tentato di attribuire a Thiene
un idea che non poteva essere la sua. Il punto deve esser riportato come risulta dal
verbale perché solo così resta definitivamente chiarito. Il prof. Thiene reagisce a
quell attribuzione come semiematoma della forma nastriforme nella foto sulla
503
destra. Ciò rende evidente che vi era stato un equivoco che si chiarisce, mostrando
la foto, indicando i contorni disegnati dalla Lumare al presunto semiematoma e
chiedendo a Thiene se riconosce nel contorno definito a penna la seconda metà
dell ematoma. La risposta di Thiene non solo è assolutamente negativa, non solo fa
comprendere a cosa egli effettivamente alludesse per componente di destra
dell unico ematoma, una macchia nera a forma trianogolare perfettamente
speculare anche se di dimensioni ridotte rispetto all altra parte, pur essa triangolare
dell ematoma sulla sinistra, ma induce un ulteriore argomento a sostegno della
ricostruzione, posto che, guardando la foto con i contorni della Lumare ci
accorgiamo che la stessa ha avuto cura a non contornare come espressivo di
fenomeno mortale proprio quella evidente macchia nera posta sotto la forma
nastriforme che il prof. Thiene, su espressa sollecitazione del tribunale, ha indicato
come componente della seconda metà dell ematoma:
RISPOSTA No, piano, scusi un attimo, perché quel nastriforme lì prende in parte l auricola di
sinistra, non metta in conto metà di quella
GIUDICE Professore, mi inserisco qui, perché potrebbe esserci un equivoco con quello che io
stesso avevo capito e che però dall esame del disegno che ci ha fatto la Lumare potrebbe essere
interpretato diversamente. La Lumare fa questo disegno qui e mi indica questa parte qui, io non
ho capito bene se lei mi indica tutta questa parte come la presunta seconda metà o solo questo
pezzettino qui?
RISPOSTA Solo quello lì.
DOMANDA Signor Presidente, però non capiremo mai nulla, anche perché ci sono le trascrizioni,
ci sono le foto
GIUDICE La foto è questa. Io ho mostrato la foto, la Lumare la vede? Si avvicini.
DOMANDA No, ma la seguo.
GIUDICE La Lumare ci ha segnato tutta questa parte, io non ho capito bene se la Lumare
indicasse in quella parte, una parte che sarebbe stata affetta dall imbibizione oppure tutta la
parte speculare del presunto allora il professore dice che sarebbe solo questo punto lì.
RISPOSTA Sì.
DOMANDA Ma questo era pacifico per tutti
GIUDICE Per me non lo era, mi dispiace, me lo sono fatto chiarire.
Chiarito l equivoco, va dato atto che la dr.ssa Lumare si è ben guardata
dall assegnare carattere di imbibizione emoglobina alla maccha nera, che si nota
sulla foto ingrandita del cuore sotto l area circoscritta a penna sulla parte più a
destra della foto ( la quarta sotto le due presunte imbibizioni dell aorta) che il prof.
Thiene considera parte dell ematoma posteriore, confermando così il carattere
vitale dell ematoma stesso, essendosi la Lumare fatto carico di cerchiare tutti i punti
da lei ritenuti come di imbibizione emoglobinica, compresa la parte a sinistra
dell unico ematoma, cadendo a sua volta in flagrante contraddizione.
Sulle forme non esattamente coincidenti delle due metà , il prof. Thiene ha quindi
modo di chiarire il suo pensiero:
504
DOMANDA - Quindi si dice da parte di altri consulenti diversi da lei, poi li ha sentiti perché era in
Aula l ultima udienza, che in realtà per quanto quei due punti che costituiscono l espressione di un
unico ematoma in zona anteriore, secondo la sua ricostruzione, secondo la loro ricostruzione sono
altra cosa e va bene, ma è tanto vero che non sarebbero l espressione, la freccia di sinistra a mano
e la freccia di destra a mano di un unico ematoma, anche perché hanno forme differenti tra di
loro, l uno ha più una forma quadrangolare, l altro più nastriforme, più piccolo. Quindi se tu tagli
dovresti comunque il taglio può essere preciso, impreciso, non è quello, ma le due parti
dovrebbero essere più o meno corrispondenti, invece non c è specularità di forma, questo è quello
che dicono i suoi obiettori, diciamo così.
RISPOSTA Ma quella che è rimasta a destra è una piccola coda di questo ematoma anteriore,
non è la metà, in parole povere l anguria non l hanno tagliata a metà, ma ne hanno tagliato un
pezzettino e poi la maggior parte è rimasta sulla sinistra; (38)
A questo inevitabile chiarimento segue l interpretazione autentica da parte di
Thiene della sua tesi principale, essendosi il consulente reso conto della
deformazione cui è andato incontro il suo pensiero nel corso del dibattito:
Ma io vorrei dire una cosa, cioè quando io nella mia relazione inizialmente ho puntato su quel
posteriore era la cosa che mi aveva più colpito e cioè che quella zona lì è la zona più vitale del
cuore. Se non passa lo stimolo elettrico attraverso il fascio di His si verifica il blocco per arresto
cardiaco, non da fibrillazione ventricolare, ma per asistolia. Se il paziente non viene subito
rianimato è chiaro che rischia di morire improvvisamente, se viene riamato può riprendere anche,
come ha detto il professor Rapezzi, un ritmo, che viene chiamato idioventricolare, ma la pausa che
si interrompe che si verifica per l interruzione del cavo elettrico è sufficiente per far morire il
paziente.
DOMANDA Questo l ho capito, siccome però altri consulenti, e le dico Gualandri, Zanzi ad
esempio, hanno addirittura valorizzato maggiormente nella loro ricostruzione quest ematoma in
sede anteriore e la mia domanda era giustificata.
RISPOSTA Io vorrei aggiungere di più, quell ematoma lì anteriore non ha nessun significato dal
punto di meccanismo fisiopatologico di morte, ha soltanto un significato nel senso che è la spia di
un meccanismo traumatico che però nel suo aspetto letifero ha avuto importanza soltanto
posteriormente.
Chiamato e rendere la sua opinione sul descritto meccanismo ma anche sulle
premesse descrittive, traendo da queste spunto la difesa per falsificare tutta la
ricostruzione del prof. Thiene, il dr. Malaguti si sottrae al confronto e dal prendere
posizione; parla d altro, segno ancora una volta della difficoltà e dell imbarazzo nel
contestare le affermazioni del prof. Thiene sul terreno comune. Inevitabile che le
repliche di Thiene arrivino a segno:
DOMANDA Volevo sapere l opinione del dottor Malaguti su questo, lei è d accordo su quanti
hanno detto, beh, diciamo la parte la zona contrassegnata dalla freccia a sinistra che corrisponde
al primo cerchio mi segue, dottore, o le faccio dare dal Presidente la foto con le frecce? Perché
se no si è detto da parte dei consulenti che hanno evidentemente la vostra stessa idea, ma la
zona contrassegnata dalla freccia a mano a sinistra e dalla freccia a mano a destra non sono un
505
ematoma perché sono imbibizioni emoglobiniche ed è tanto vero quello che diciamo che
comunque queste due parti se ricongiunte non ho la medesima forma perché è una forma
quadrangolare, quella di sinistra, è una forma più nastriforme o più puntiforme o, come lei vuole
meglio, quella di destra.
MALAGUTI Il discorso è la genesi traumatica che contesto e la contesto anche in virtù del fatto
che mi pare di capire che viene invocato uno schiacciamento tra sterno e colonna vertebrale, che
mi provoca uno spandimento emorragico in una zona dove tra l altro abbiamo sia le semilunari
aortiche nella loro dinamica, abbiamo la valvola mitrale, insomma abbiamo varie strutture che
sicuramente con uno schiacciamento di quel tipo avrebbe provocato lesioni diverse. Ma questo è
difficile cioè voglio dire mi sembra molto, così, fantasioso in senso buono che uno
schiacciamento possa provocare una contusione proprio vicino a dalle strutture molto delicate,
tutto sommato, che potrebbero aver subito in uno schiacciamento delle lacerazioni e delle lesività
che noi non troviamo assolutamente e quindi io prendo atto che come in altri casi questa
imbibizione tende a costituirsi primitivamente attorno a queste aree per poi espandersi a tutto
l organo. Io prendo atto di questo insomma e non ho altre
RISPOSTA Io vorrei ricordare che questo, questa zona qua è la zona più ristretta del ventricolo
sinistro, è una specie di collo di bottiglia in cui passa il sangue dal ventricolo sinistro verso l aorta
ed è lì che se si verificano delle compressioni più facilmente si possono toccare la parete anteriore
e la parete posteriore.
Sembra di capire che per il dr. Malaguti debba parlarsi di imbibizione emoglobinica
solo perché egli non riesce a prefigurarsi il meccanismo traumatico.
Con l ultima domanda della difesa il prof. Thiene fornisce una spiegazione definitiva
e completa del meccanismo che produce il doppio ematoma sulla parte anteriore e
sulla parte posteriore del cuore, fermo la caratteristica di fattore determinante la
morte dell ematoma posteriore che interferisce sul funzionamento del fascio di his:
DOMANDA La domanda è: affinché si crei un ematoma posteriore in prossimità del fascio di His
occorrono due condizioni, cioè uno schiacciamento da una parte, ripetuto, non ripetuto, non
importa, e dall altra parte una particolare fase cosiddetta sisto-diastolica del cuore?
RISPOSTA Allora le dico che nel momento in cui più si avvicinano già da sole queste pareti
anteriori e posteriori è la sistole sicuramente, perché è il momento in cui la cavità ventricolare
sinistra si riduce ed è il momento in cui più facilmente eventualmente possono toccarsi se sono
sottoposti ad un trauma.
DOMANDA Quindi avrebbe dovuto esserci la coincidenza di due momenti particolari?
RISPOSTA No, sono ripetuti evidentemente.
DOMANDA Per due momenti intendo lo schiacciamento da una parte e la fase sisto-diastolica
del cuore dall altra, è così?
RISPOSTA È più probabile che questi schiacciamenti, che io ritengo possono anche essere
ripetuti, abbiano dato questa lesione nella fase sistolica e non nella fase diastolica, in poche parole
quando la bottiglia è vuota le pareti tendono a avvicinarsi già da sole, quando invece è riempita
questo bottiglione del ventricolo sinistro è chiaro che le pareti si allontanano.
DOMANDA E quindi non sarebbe possibile che si fosse cagionato un ematoma?
RISPOSTA Le dico che questo la morfologia di questa lesione è da toccamento delle pareti, non
506
soltanto da una violenta azione della pressione all interno del ventricolo sinistro, è anche da
toccamento, è proprio la disposizione antero posteriore è da toccamento.
DOMANDA Questo l ho inteso, il senso della domanda era che questo toccamento però secondo
la sua ricostruzione ha da coincidere con una particolare fase di pulsazione del cuore? Perché non
tutte le fasi avrebbero consentito con lo schiacciamento il prodursi dell ematoma, è così?
RISPOSTA Sì, la sistole favorisce.
Il confronto con il dr. Malaguti consentiva al prof. Thiene di replicare e confutare le
principali obiezioni mosse alla sua ricostruzione.
La riconosciuta eleganza della sua tesi aveva indotto molti a spostare l attenzione
sul effettiva sussistenza degli ematomi individuati dal prof. Thiene come espressione
di una causa di morte. Le repliche portavano a sgombrare il terreno da questo
genere di obiezioni.18 Lo stesso dr. Malaguti tralasciava di insistere nell affermare il
carattere preputrefattivo delle formazioni indicate dal prof. Thiene, finendo con
l ammetterne il carattere vitale, per tornare sulle sue posizioni solo per una
dichiarata incredulità, fondata su meri dati statistici, che proprio nel caso
Aldrovandi si fosse potuto verificare quel raro meccanismo letifero, trascurando
tuttavia come il prof. Thiene abbia ripetutamente posto l accento sul meccanismo
asfittico, sul quale avevano puntato la loro attenzione i consulenti delle parti civili,
quale precondizione per l efficacia devastante della causa traumatica.
Nel confronto con il prof. Rapezzi, il prof. Thiene ricorda l insostenibilità scientifica
della causa di morte da sovrapproduzione di catecolamine individuata dal primo,
anche in questo caso mettendo in imbarazzo l interlocutore.
Thiene sottolinea il fondamentale limite della tesi Rapezzi, un limite che travolge
tutta l argomentazione: il fondarsi sulla descrizione dei medici legali in sede di
autopsia più che sulle foto. Qual è la ragione del rifiuto di valutare le foto? Piuttosto
semplice a sentire il prof. Thiene: perché penso che, come io magari avrei difficoltà
come patologo ad interpretare determinate foto cliniche, lui avrebbe difficoltà ad
interpretare quelle patologiche . Rapezzi aveva dunque fondato il suo giudizio sulla
descrizione degli anatomopatologi. Senonchè, come è ormai notissimo, Malaguti e
Lumare, al di là della asserita identità ex post del concetto, negata categoricamente
dallo stesso Rapezzi, di bande di contrattura e di retrazione-ondulazione delle
18
La tesi parzialmente difforme del prof Beduschi sulla natura di ematoma della formazione evidenziata
nella parte anteriore del ventricolo, pur sempre considerata vita, deve ritenersi frutto dell estremo rigore
analitico e dell obbiettività del medesimo prof. Beduschi che avendo utilizzato, come argomento tranciante
e definitivo, per provare la natura di ematoma della discromia, decisiva, rilevata sulla parte anteriore,
sull incisione e sulla tridimensionalità del fotografia che consentiva di mettere in rilievo la profondità
dell accumulo di sangue, ha ritenuto per coerenza di sospendere il giudizio sul secondo ematoma in
mancanza di analogo riscontro, impregiudicato il totale consenso del prof. Beduschi all ipotesi Thiene che si
regge evidentemente anche ammettendo la formazione di un unico ematoma, quello determinante sul
fascio di his. Riteniamo che alla legittima prudenza del prof. Beduschi, l argomento analitico-induttivotopografico del prof. Thiene fornisca adeguati elementi per considerare anche in questo caso sufficiente
la prova.
507
miofibre, non parlavano affatto di bande di contrazione nella relazione
conclusiva, ma solo appunto di ondulazione e frammentazione delle miofibre.
Essendo questo il campo proprio del cardiopatologo, il prof. Thiene ha ampio spazio
per dimostrare la essenziale, decisiva e necessaria differenziazione tra questi
concetti, l applicazione dei quali è di importanza fondamentale per ammettere o
escludere una causa di morte.
Dice dunque Thiene:
Per quanto riguarda le frammentazioni vi ricordo che c è un fenomeno post mortale molto
semplice che è la fragmentatio cordis, che non ha niente a che fare con le bande di contrattura,
cos è la fragmentazione cordis? È un distacco delle cellule che sono in genere attaccate ai (dischi
intercalari), che si verifica 24 48 ore dopo il decesso. Loro invece hanno parlato di ondulazioni,
bene, quindi non hanno mai né parlato, né prodotto evidenza di bande di contrattura, mentre io
ho voluto qui l altra volta, e penso che lei abbia le foto, voluto portare un esempio paradigmatico
di quella che è la lesione cosiddetta da catecolamine, in un caso di (feocromocitoma), che cos è il
(feocromocitoma)? È quella condizione patologica in cui c è una iperproduzione di catecolamine,
che si traduce a livello miocardico in bande di contrattura, di questo non c è evidenza in questo
caso qua. Quindi in sostanza in questo caso qua manca la prova del danno da catecolamine, cioè
tutta l ipotesi che ha sulla quale si è basata cioè tutta l ipotesi che è stata costruita dal
professor Rapezzi era basata su un danno istologico che non esiste. Tenete presente che noi tra
l altro non abbiamo nessuna evidenza di cataboliti a livello urinario di catecolamine in questo qua,
quindi non abbiamo neanche un evidenza eventuale indiretta, manca l evidenza a livello del cuore.
Qui siamo proprio sul terreno elettivo dello scienziato prof. Thiene. Nessuno dei
consulenti intervenuti, tanto meno il medico legale Fortuni ed il cardiologo Rapezzi,
può leggere le foto dei vetrini del cuore come il prof. Thiene. Non c è
differenziazione tra la foto 27, nella quale di bande di contrazione non vi è traccia e
le foto 25 e 26 che descrivono la stessa situazione. Il rilievo è di tutta evidenza.
Nessuna prova, e anzi prova contraria, all ipotesi di una morte da ondata
catecolaminica :
RISPOSTA Sì, lo escludo nel senso che non c è assolutamente evidenza, c è evidenza invece di
ondulazioni. Le ondulazioni effettivamente sono un fenomeno agonico o comunque ipossico, che
si verifica in soggetti nelle fasi terminali, la morte di questo soggetto in realtà non è stata proprio
istantanea, ma se è avvenuta nel giro di alcuni minuti, bene, allora a questo punto queste
ondulazioni trovano una loro spiegazione in questo meccanismo.
DOMANDA - Però mi pareva che stamattina il professor Rapezzi dicesse che non è necessario che
ci sia questa evidenza macroscopica per poter parlare di ?
RISPOSTA Microscopica sì, io devo dire, ahimè, di no nel senso che per poter sostenere che è
un danno da catecolamine ed il meccanismo è da catecolamine il danno da catecolamine deve
esistere, proprio perché la iperincrezione di catecolamine e la iperstimolazione delle miocellule
comporta uno spasmo tetanico dell apparato contrattile, che dà luogo a quell evidenza istologica
che io ho prodotto. Quindi se fosse stata ci doveva essere, ma non solo non era presente nelle
fotografie, ma non è nemmeno descritta, quindi non c è.
508
Si comprende facilmente che per diagnosticare una morte che lascia, quando c è la
relativa causa, tracce inconfondibili, il primo criterio è verificare se dette tracce
esistano o meno. Thiene esclude che esistano segni del genere sul cuore esistano;
ma che già nel corso del primo intervento alla stessa conclusione era di fatto giunto
lo stesso prof. Rapezzi.
La replica, imbarazzata, per sua stessa ammissione, di Rapezzi elude del tutto la
questione.
Dice Rapezzi che il caso non si può affrontare con l anatomia e l istologia patologica,
spesso decisiva ma nel caso insufficiente, dovendosi ritornare, ancora una volta, alla
diagnosi di e.d.s perchè questo indicherebbero le circostanze. Risposta, come già
visto, insostenibile; ennesima ripetizione dell argomento e quindi elusiva. Se la
vicenda si è svolta come il prof Rapezzi ritiene a priori si sia svolta del supporto
dell istologia si può fare a meno:
Se noi riusciamo in questo caso ad avere un supporto dall istologia bene e qui si può discutere,
ripeto, a mio parere la descrizione non solo di ondulazione, ma di retrazione usata dai colleghi, è
forse un immagine istologica, la 26, delle tante che si potevano magari associare, è in linea con
l ipotesi di un danno da catecolamine non certo di quelli paradigmatici, che uno mette nel testo,
ma è sicuramente compatibile. (47-48)
L imbarazzo del prof. Rapezzi nei confronti della brillante ipotesi fisiopatologica
del professor Thiene deriva soltanto dal fatto che nella sua esperienza clinica di
traumi al torace non risultano casi di morte simili. Nel contesto di un trauma
contusivo al cuore con ematoma, il prof. Rapezzi nella sua esperienza ha avuto
modo di rilevare anche una devastazione del cuore stesso, con numerose altri segni
traumatici: zone lese,
papillari rotti, valvole rotte. La tesi del prof. Thiene,
inattaccabile sul piano logico, contrasterebbe con questi precedenti, e con la
presenza di un contesto di superficie interna del cuore, che sarebbe di una purezza
sconvolgente . L ipotesi di una iperpressione sul cuore sarebbe incompatibile per la
mancanza di un danno diffuso. Improbabilità statistica e mancanza di altri traumi nel
contesto sono gli argomenti che il prof Rapezzi in ultima istanza gioca contro la tesi
del prof. Thiene.
Il prof. Rapezzi abbandona quindi il compito di argomentare la propria tesi e si
rivolge alla tesi Thiene per criticarne taluni aspetti senza porsi il problema che il suo
compito iniziale consisteva nel dare spiegazione patologica della morte per danno
da catecolamine, come Thiene aveva dato spiegazione della morte asfitticotraumatica.
Il prof. Rapezzi è richiamato al punto e gli viene data lettura delle sue precedenti
affermazioni:
Il dato istologico estremamente interessante mette in evidenza quell insieme di alterazioni
istologiche, che si chiamano bande di contrazione, danno da catecolamine ,
Gli viene quindi chiesto se confermi o rettifichi tale affermazione.
509
La risposta consente interessanti osservazioni:
RAPEZZI Continuo a credere che i rilievi istologici descritti siano compatibili con un danno da
catecolamine, sono d accordo con il professor Thiene nel dire che ciò che è stato riprodotto
iconograficamente non è certo paradigmatico, ma la descrizione analitica presente nell autopsia,
l uso dei termini non solo di ondulazione, ma anche di retrazione, mi ha convinto, e continua a
convincermi, per un danno da catecolamine, sicuramente non di quelli paradigmatici che io
mostro a lezione o al congresso.
Il che significa che le parole di Malaguti debbano considerarsi più importanti e
significative delle foto dei reperti istologici che il prof. Rapezzi considera, con il prof.
Thiene, non indicative di bande di contrazione, dimenticando che Malaguti e Lumare
da null altro potevano trarre le loro deduzioni se non dalle stessi insignificanti
foto dei vetrini che consentono di parlare solo di ondulazione e retrazione delle
miofibre e non di bande di contrazione.
Dice ancora il prof. Rapezzi:
DOMANDA Ma il danno istologico del muscolo cardiaco e le bande di contrazione ci sono o non
ci sono?
RAPEZZI Ripeto, non le ho viste direttamente, ho valorizzato la descrizione e la riproduzione
fotografica, a mio parere ci sono in una forma che non è quella severa, paradigmatica, ma che è
in una forma di grado inferiore in quel punto, ma compatibile con la diagnosi.
Ciò significa, ancora una volta, che il prof. Rapezzi non avendo avuto alcuna
cognizione di danno istologico al muscolo cardiaco ha fondato tutta la sua
ricostruzione sulla descrizione e sulla riproduzione fotografica che in realtà quel
danno non ammettono, ragion per cui non è dato capire da cosa il prof. Rapezzi
deduca quell astratta compatibilità. Ancora una volta la risposta viene offerta, poco
dopo, ritornando all e.d.s conclamato e grave di cui il prof. Rapezzi si dichiara
assolutamente certo.
Riteniamo di non dovere insistere sull inconsistenza logica di un tale modo di
argomentare, dovendo essere la prova del danno da catecolamine a consentire ad
un tecnico di risalire induttivamente all e.d.s. Né può valere la correzione apportata
da Rapezzi al suo argomentare - si tratta con tutta evidenza di persona che è
perfettamente in grado di rendersi conto della debolezza dei suoi argomenti
quando afferma che il dato istologicom, pur non fornendo prova diretta, si integra
in un quadro di compatibilità sulla ricostruzione fondata sul dato circostanziale. Il
dato istologico non deve limitarsi ad apparire compatibile, deve rappresentare la
prova diretta di una situazione quale quella descritta dal prof. Rapezzi in termini
foschi nel corso del suo primo intervento.
Il prof. Thiene ha quindi gioco facile nell affrontare la questione dell e.d.s. dal punto
di vista cardiopatologico, seguendo la sua impostazione. Nel caso in discussione
510
l e.d.s. non sarebbe solo una sindrome, un corredo di sintomi specifici, da valutare
curare esaminare per i suoi possibili effetti. E indicato vera e propria causa di
morte. Non contano i disturbi comportamentali che ad essa vengono associati e che
risultano documentati nei confronti di alcuni individui, circostanze assolutamente
pacifiche; il punto è se questo corredo di sintomi che rientrano nella sindrome sono
di per sé stessi da soli in grado di portare a morte improvvisa per spavento,
ipereccitazione. Per Thiene, nella sua lunga esperienza, non vi sarebbero casi di
morte improvvisa in giovani sani e non c è mai stato alcuno che sia morto per
spavento o sforzo a meno di una condizione di base favorente, cioè di una patologia
cardiaca preesistente, circostanza esclusa nel caso di specie. Il prof. Thiene ha
confermato quanto abbiamo già detto: l American Medical Association, la più
importante società medica che esiste al mondo, nega l esistenza di questa patologia,
la considera un disturbo di comportamento parafisiologico e non la riconosce né
come una condizione morbosa medica, né come una condizione psichiatrica; si
tratta dell American Medical Association, che pubblica la più importante rivista al
mondo; e se se l American Medical Association, ricorda Thiene, ha preso questa
decisione vuol dire che aveva i suoi motivi.
Posta questa fondamentale premessa di base, il prof. Thiene ha citato un lavoro
comparso recentemente in letteratura, un lavoro di revisione della letteratura su
tutti i casi di morte improvvisa da cosiddetto excited delirium syndrome. In questo
studio si trova che non vi è un solo caso di morto spontanea; tutti i casi nei quali la
morte è attribuita alla sindrome si sono verificati in un in un contesto di costrizione
e quindi di manovre che hanno dato difficoltà di respiro al soggetto. Si tratta con
tutta evidenza di una conclusione importantissima per interpretare e risolvere il
caso in esame. Seguendo il prof. Thiene ma anche tutti gli altri consulenti della parte
civile, si può accettare che esista la sindrome come disturbo di comportamento, ma
non che il comportamento agitato di per sé solo possa portare a morte improvvisa.
All agitazione occorre associare il contributo di qualche altro fattore che può essere
un fattore patologico aggiuntivo del soggetto, o l azione traumatica delle forze
dell ordine, o entrambi.
Nel concludere il suo intervento il prof. Thiene, citando la letteratura scientifica in
suo possesso, riporta un passo conclusivo dell articolo citato, che mette in dubbio la
stessa esistenza dell e.d.s. e che conviene citare per esteso perché trattasi di un
concetto che il tribunale condivide come canone per risolvere il caso:
Questo editoriale finisce in una maniera molto molto bella, io credo che questo
dovrebbe essere quasi il messaggio di questa vicenda, al di là del triste esito che c è
stato, dice: Una delle più grandi priorità è la necessità di educare i poliziotti sul
come approcciare questi pazienti, che dimostrano dei disturbi del comportamento,
che non sono disturbi criminali, ma sono soltanto delle condizioni nevrotiche e
psichiatriche che richiedono una cura speciale; questa cura speciale non è la
restrizione, ma il contenimento . Usano il termine contenimento contro restrizione.
511
Questa è l idea che io mi sono fatto di questa sindrome, per sé, da sola, questa
sindrome non porta a morte improvvisa, ci deve essere qualche fattore associato. (
55-56).
Malgrado questa conclusiva battuta, il dibattito tra i due professori è andato ancora
avanti, ribadendo il prof. Rapezzi l attendibilità scientifica dell excited delirium
syndrome come causa di morte. Va detto come l approccio del prof. Thiene sul
punto appaia più rigoroso. Non si tratta di dubitare della sindrome ma di verificare
l esistenza di altre cause concorrenti o di concause. L aspetto clamoroso del caso in
esame è che nessuno dei fautori della tesi dell e.d.s. ha potuto dimostrare
l esistenza di un caso analogo a quello qui in discussione, un caso nel quale, al di là
dell agitazione, non si riscontra nemmeno uno degli aspetti anamnestici in genere
associati alla sindrome.
Senza considerare che la stessa premessa di base, storico-circostanziale, dalla quale
muove il prof. Rapezzi è stata dimostrata in concreto falsa.
Ma a confutare la teoria dell autocombustione del soggetto agitato, sostenuta da
ultimo da Rapezzi, ultimo della serie dei consulenti della difesa, bastano pochi
passaggi della replica del prof. Thiene:
Quelle del professor Rapezzi sono chiarissimamente speculazioni, nel senso che non c è niente di
concreto, di prova, qui c è un fatto, la mia esperienza personale vi dice che 500 casi di morte
improvvisa giovanile naturale, perché se non fosse stato costretto e sarebbe morto lo stesso
significava che sarebbe morto naturalmente, bene, la mia in esperienza, che è la più al mondo che
esista, non ce ne è un caso di questi, che sia potuto morire per ipereccitazione o per spavento e
via dicendo.
E d altra parte evidente, come ha ricordato a lungo e più volte, la difesa di parte
civile, cheindicare i casi di morte per presunto delirio eccitato, senza ricordare le
specifiche circostanze di ciascuna singola morte, e senza potere valutare in quali
condizioni e in quali circostanze concomitanti, oltre all intervento della polizia, la
morte sia avvenuta, è operazione scientificamente scorretta. E del tutto evidente
come la morte agitata di un soggetto, avanzato negli anni, con una storia di
tossicodipendenza o di conclamate patologie mentali, non può essere posta sullo
stesso piano della morte di un diciottenne sano, senza alcuna patologia fisica,
mentale o da assunzione di sostanze stupefacenti, nel quale viene accertata una
dubbia dose di 0,04 mg/ ml di ketamina, una volta e mezzo inferiore al minimo per
qualche modesto effetto.
Sul piano oggettivo e scientifico il confronto tra il prof. Rapezzi ed il prof. Thiene ha
avuto una svolta definitiva quando il prof. Thiene ha dimostrato l inesistenza di
bande di contrazioni nei reperti istologici. E evidente come il fenomeno
dell agitazione incontenibile, con battiti cardiaci a 180, di soggetto in ipercinesi
dinamica con comportamenti autolesionisti, pressione alle stelle e consumo di tutto
l ossigeno che il cuore può provocare, deve inevitabilmente imprimere i suoi effetti
512
sul cuore. Si tratta di un alternativa ineludibile: senza le bande ci contrazione non
può ammettersi quella condizione di agitazione terrificante di cui parlano Giron,
Berardi e Rapezzi, che non trova, peraltro, alcun riscontro in termini nel dato
circostanziale. Di fronte a questa contestazione il prof. Rapezzi ha sostenuto, in
contrasto con quanto sostenuto in precedenza in ordine all esistenza di evidenti
gravissimi segni di bande di contrazione nei reperti, che la presenza di riscontri
istologici non fosse necessaria per diagnosticare la morte da e.d.s., così involgendosi
in una contraddizione insanabile. Alla precisa e fondamentale domanda:
DOMANDA Quello che le voglio chiedere è questo però, da un punto di vista istologico, la
quantità di produzione delle catecolamine, che da quello che ho capito lei afferma essere stata
enorme, è oggettivamente rilevabile e riscontrabile nelle fotografie rispetto alla presenza di bande
di contrazione, che in una fotografia lei non riconosce ed in altre dice che potrebbero esservi
tracce, cioè le chiedo non sarebbe rilevabile anche da un punto di vista istologico e
anatomopatologico, non vi sarebbe un elemento obiettivo in più, che potrebbe dire qui è stato
prodotto un milione di catecolamine che hanno provocato il disastro e le vedo su queste fotografie
con bande di contrazione ben più importanti , perché mi pare che lei prima abbia fatto
riferimento che arriva a questa conclusione prendendo come riferimento atti di indagine,
situazioni esterne, diverse da quelle istologiche, non sarebbe più importante, più significativo
l effetto istologico?
La risposta del prof. Rapezzi è del tutto contraddittoria con quanto affermato in
precedenza sull evidenza delle bande di contrazioni rilevate nei referti e sulla stessa
importanza dei rilievi contenuti nella relazione Malaguti. Per Rapezzi la morte da
danno catecolaminico può ora avvenire senza che i tipici segni di questo danno si
imprimano nel cuore anche nei casi di modello acuto di morte da e.d.s. In sostanza
ciò avverrebbe quando l e.d.s. porta alla morte in un breve periodo, dovendosi però
a questo punto chiedere come possa giungersi a morte per e.d.s. in uno stato di
agitazione brevissimo e con un danno catecolaminico non rilevabile. Ancora una
volta l e.d.s. diventa un atto di fede nel contesto circostanziale, spesse volte
raccontato da fonte interessata e raccolto acriticamente, come nel caso che stiamo
esaminando, dal clinico. Con Rapezzi il danno catecolaminico diventa a questo
punto solo uno dei meccanismi di morte ipotizzati. Di questa distinzione il
consulente non aveva mai fatto menzione in precedenza ma la ritroviamo solo a
questo punto del confronto. Non viene peraltro precisato, esclusa l unicità del
danno catecolaminico per il meccanismo causale, quale possa essere l altro
meccanismo alla base dell excited delirium syndrome. In realtà non vi è alcuna prova
possibile della causa di morte per e.d.s. Solo, ribadiamo, un atto di fede nel
contesto circostanziale. Dice Rapezzi:
RAPEZZI Il danno catecolaminico non è una prova, è un meccanismo per spiegare la morte
improvvisa da excited delirium, la deriviamo dal contesto clinico e generale in cui si è verificato.
513
In questo modo la morte per e.d.s. si prova soltanto con la testimonianza di chi ha
interesse a sostenerlo.
Ha definitivamente buon gioco il prof. Thiene nel liquidare tale assurda posizione
scientifica, affermando che la ragione fondamentale per la quale l excited delirium
syndrome, quale causa di morte improvvisa viene messa in discussione dalle più
importanti istituzioni scientifiche, è proprio perché di essa manca la prova
scientifica:
Manca cioè l evidenza istologica di danno da catecolamine, manca il dosaggio urinario dei
metaboliti delle catecolamine ed in questo caso qua, guarda caso, manca addirittura ovviamente il
tracciato terminale di fibrillazione ventricolare, questo è un castello in aria.( 72)
Va ancora rilevato come la difesa di parte civile abbia posto una domanda molto
suggestiva ma importante al prof. Rapezzi. Il quesito verteva sul defibrillabilità del
cuore in asistolia. La risposta è stata ovviamente negativa. Ma con ciò il prof. Rapezzi
ha fornito un importante supporto alla tesi del prof. Thiene che ricava la morte di
Aldrovandi per blocco atrioventricolare anche dalla mancata risposta all azione dei
medici del pronto soccorso che aveva tentato di rianimarlo con il defibrillatore senza
ottenere alcun effetto. E lo stesso prof Rapezzi a ricordare che ogni cuore in
fibrillazione può essere defibrillato. Il fatto che Federico Aldrovandi non abbia dato
alcuna risposta al defibrillatore è un altro evidente riscontro alla tesi che si sia
trattato di una morte per asistolìa e non per fibrillazione ventricolare, secondo
l ipotesi collegata all e.d.s. Ricordiamo che secondo la versione degli imputati
Federico Aldrovandi aveva respirato fino a pochi secondi prima dell arrivo
dell ambulanza, il che vuol dire che al momento dell arrivo degli operatori del
pronto soccorso sarebbe stato perfettamente defibrillabile se non si fosse trovato in
asistolìa.
Il professor Thiene ha rilevato infine come la ketamina non produca effetti in termini
di incremento delle catecolamine.
A specifica domanda della difesa degli imputati ha risposto:
RISPOSTA Allora le dico che gli effetti possono essere degli effetti legati ad un aumento
energetico, ma che non si traducono in bande di contrattura, che possono dare una fibrillazione
ventricolare, la catecolamina non dà fibrillazione ventricolare.
Spiegando quindi che la sua limitata conoscenza sugli effetti della ketamina
(ricordata alla precedente udienza, nel corso del controesame ) non gli impedivano
di dire che non aveva l effetto di incrementare le catecolamine.
L insussistenza di bande di contrazione nelle foto dei reperti istologici, ha ripetuto il
prof. Thiene, non dipende dal fatto che le foto 25-26-27 allegate alla relazione
autoptica siano meno ingrandite della foto da lui esibita con finalità esplicative del
514
reale contenuto di queste bande, esibite ad un pubblico di profani. All occhio
dell esperto non può sfuggire che nelle foto allegate all autopsia non vi è alcuna
traccia di bande di contrazione.
La fotografia 27 era stata presentata da Thiene sulla stessa scala dell esempio di
scuola da lui presentato per eseguire il confronto; ma anche la riproduzione su scala
più larga delle foto 25 e 26 non avrebbe consentito di rilevare nulla di diverso:
E lapalissiano che lì mancano completamente le bande di contrattura, lo hanno ammesso anche gli altri.
Queste bande di contrattura qui non ci sono e non sono state descritte nemmeno altrove. ( 79)
Non vi è dubbio che le cose stiano come afferma il prof. Thiene. Per quanti
distinguo si siano voluti introdurre, né Rapezzi né altri hanno mai affermato di
leggere bande di contrazione nelle foto allegate alla relazione autoptica.
La richiesta della difesa di produrre l ingrandimento è stata rigettata sulla base di
questa ultima, onesta ammissione del prof. Rapezzi:
GIUDICE Professor Rapezzi, su questa cosa che ha detto da ultimo il professor Thiene lei
concorda o è di opinione diversa?
RAPEZZI Non ne ho idea, Presidente, cioè non so dovrebbe portare la verifica, però anche,
secondo me, è fattibile, la mia personale impressione è che non è questo il nucleo del problema,
però non ( 80)
Ma più avanti e categoricamente in risposta a domanda della difesa:
RAPEZZI Avvocato, ancora una volta, i rilievi istologici fotografati in queste foto che non sono
paradigmatici per bande di contrazione, integrate dalle annotazioni scritte, a mio parere
qualificano un livello di danno complessivo che è compatibile con il danno che si può verificare in
corso di morte da excited delirium. Se la sua domanda è questa foto è indicativa di bande da
contrazione la risposta è no. ( 81)
E, quasi disperato, ancora di seguito:
RAPEZZI Sì, però, signor Giudice, mi scusi se io fino alla noia le dico, non cerchiamo di cavar
sangue dalle rape, cioè non cerchiamo di polarizzare e coartare la discussione su un dato
istologico quando invece il ragionamento è basato su ben altri livelli, io per carità sto al gioco, sono
consulente e non mi tiro indietro, ma dentro di me nel rispondervi provo un malessere perché mi
rendo conto di non fare un servizio all Aula in cui sono chiamato.
La tesi difensiva non ha alcuna base scientifica perché su fonda, come dice Thiene,
su un castello in aria, un racconto degli imputati, smentito dalla ricostruzione
probatoria.
Scientificamente si può, invece, dimostrare l insussistenza dei segni clinici di e.d.s.
Il prof. Rapezzi si era soffermato, per valorizzarlo nei termini della precedente
testuale citazione, sui concetti di frammentazione e retrazione. Su questi concetti,
515
richiamati nella relazione dei medici-legali del p.m., il prof. Thiene così si esprime ed
il prof Rapezzi concorda:
RISPOSTA Allora vediamo un po che cosa significa retrazione e gli equivoci che ha generato
questo concetto di retrazione, mi dispiace per il mio collega Rapezzi, il quale si è basato
giustamente sulla descrizione, lei ha presente una fisarmonica, quand è che la fisarmonica dà più
onde? Quando si retrae. Quindi retrazione è uguale ad ondulazione, ma non ha niente a che fare
con le bande di contrazione. Frammentazione invece è quel distacco dei cardiomiociti l uno
dall altro, che è un fenomeno effettivamente post mortale, ma non ha niente a che vedere con
quel discorso di contrazione tetanica, addensamento dei sarcomeri, che è ben visibile nella
fotografia, che ho portato.
DOMANDA Ed il concetto di ondulazione invece come rileva in questo caso?
RISPOSTA Allora l ondulazione effettivamente è un fenomeno che sta a significare che le cellule
miocardiche sono non funzionamenti ed è un fenomeno quasi sempre agonico e legato al
prolungamento dell attività finale del cuore e le cellule miocardiche sono così flosce che si fanno
trascinare dalle altre con questo movimento a fisarmonica in cui una volta sono distese ed una
volta sono retratte, ondulate.
DOMANDA Intende aggiungere qualcosa, professor Rapezzi?
RAPEZZI No.
La morte da eccesso di increzione catecolaminica non ha base oggettiva, non ha
supporto scientifico è smentita dalle prove cliniche. Le ipotesi Malaguti-Lumare,
Testi-Bignamini ( nei termini di mera concausa ), Giron-Berardi-Rapezzi sono
contraddette dal dato scientifico. La morte di Federico Aldrovandi non ha
spiegazione diversa da quella sostenuta dai consulenti di parte civile.
8. Considerazioni conclusive
La tesi dell excited delirium syndrome applicato alla vicenda della morte di Federico
Aldrovandi non può essere considerata causa della morte perché contraddetta:
1. Dalla ricostruzione in fatto che smentisce le premesse storico circostanziali
dei consulenti della difesa e dello stesso pubblico ministero. Cadute queste non
restano che castelli di sabbia .
2. Dall assoluta carenza di tutti i presupposti clinici di una morte da
iperincrezione catecolaminica. A questo proposito non può che stigmatizzarsi il
revirement del principale consulente tecnico della difesa, il prof. Rapezzi che,
dopo avere sostenuto l esistenza nei reperti autoptici di segni palesi di bande di
contrazione, indicative di morte catecolaminica, ha dovuto convenire con il prof.
Thiene nell escludere la sussistenza dei segni prima considerati essenziali e
riscontrati per diagnosticare una morte da e.d.s.
3. Dall assenza di qualsivoglia riscontro in ordine ai possibili effetti delle sostanze
stupefacenti assunte come di causa di innesco di una condizione di agitazione
delirante.
516
4. Dall assenza di ogni determinismo fra agitazione psicomotoria, condizione di
contenimento e morte, secondo i dati statistici presentati dallo stesso prof
Rapezzi a dire del quale le morti improvvise in fase di contenimento sono una
minoranza .
5. Dalla unicità, peculiarità, inconfrontabilità del caso Aldrovandi con qualsiasi
altro esempio di morte improvvisa in contesto di agitazione psicomotoria:
soggetto giovane, sano, senza scompensi psichiatrici, con modestissime, al limite
dell irrilevante, quantità di stupefacenti assunte, che si assume agitato per
pochissimi minuti da un massimo di 30- 35 ad un minimo di 10-15 con pausa di
alcuni minuti, atta al recupero.
In ogni caso la colluttazione, l immobilizzazione, i traumi violenti e la costrizione a
terra avrebbero avuto decisivo rilievo concausale in un contesto di agitazione
psicomotoria, secondo quanto accertato in esito all esame dei periti d ufficio.
L e.d.s. non è patologia clinica riconosciuta. E una sindrome nella quale si collocano
morti improvvise in fase di contenzione e restrizione da parte di agenti di polizia. In
questi casi le morti si verificano o per una concorrente patologia, di per sè idonea a
cagionare la morte nell irrilevanza del contributo causale degli agenti; o per l azione
imperita e imprudente
(esagerata, eccessiva, ingiustificata, smodata,
gratuitamente violenta) o per un concorso di entrambi fattori.
L e.d.s. non è dunque una causa di morte; è semplicemente una sindrome nel
contesto della quale va individuata la specifica causa della morte. Tra queste cause
va esclusa l agitazione del soggetto in sé e per sé, essendo rimasto smentito lo
pseudo meccanismo causale che dall agitazione avrebbe condotto alla morte, per la
assoluta assenza di bande di contrazione nel cuore che di quel meccanismo sono il
precipitato necessario e imprescindibile.
Escluse tutte le possibili cause di morte che prescindano dall azione degli imputati, il
meccanismo causale proposto dall accusa pubblica e privata a dibattimento ha
ricevuto, per le ragioni più volte indicate, piena conferma logica e clinica, fondandosi
su dati incontrovertibili e oggettivi che nulla devono concedere ad interpretazioni di
comodo dei presupposti circostanziali. Questo meccanismo abbiamo visto nasce
dall integrazione dell iniziale impostazione dei consulenti intervenuti nella fase
dell indagine con il contributo, a chiusura del cerchio, del massimo esperto
nazionale in materia di morti improvvise, il prof. Thiene, scienziato di fama
internazionale.
Abbiamo rilevato come nel corso del confronto con il dr. Malaguti questi abbia
progressivamente acceduto alle posizioni del prof. Thiene circa il carattere vitale
degli ematomi individuati dallo stesso Thiene e confermati dai consulenti di parte
civile. Il dr. Malaguti non è stato assolutamente in grado di giustificare come sia
stato possibile incidere in profondità un deposito di sangue raggrumato, giudicato
fenomeno putrefattivo. Tutti gli argomenti a sostegno del carattere non vitale delle
discromie rosso-nerastre descritte in relazione autoptica, sono stati confutati e
517
abbandonati dallo stesso dr. Malaguti che ha ripiegato sulla primigenia ipotesi, dopo
avere più volte concesso a Thiene la plausibilità della sua ipotesi alternativa
(fenomeno vitale delle macchie sul cuore ) sol perché non convinto dalla ipotesi
ricostruttiva del prof. Thiene. Ma il carattere eccezionale raro del meccanismo
causale descritto da Thiene, non può essere affatto un argomento contrario alla
plausibilità e fondatezza in concreto. Anzi proprio la singolarità del caso in qualche
misura giustifica che la spiegazione completa e definitiva sia stata offerta da un
cardiopatologo di fama internazionale, fermo restando la mancanza di spiegazioni
plausibili della sottovalutazione degli ematomi, visibili ad occhio nudo di profano,
sulla foto del cuore aperto. Sta di fatto che il meccanismo finale della morte, pur
caratterizzato da un elemento finale, connotato da un coefficiente di fatalità,
secondo quanto riferito dal prof. Thiene, per essersi prodotto l ematoma proprio in
corrispondenza con il fascio di his, trova radice nell azione di compressione violenta
al suolo e nella precedente attività comportante asfissia, causa di indebolimento
degli endoteli e dei vasi sanguigni che non sono stati in grado di resistere all urto
compressivo perché fortemente indeboliti dall azione asfittica attivata, i cui segni
sono emersi tutti dall autopsìa, sicchè dati del testimoniale, dati dell autopsia,
analisi tecnico-scientifica, quadro indiziario convergono inesorabilmente nel dare
corpo ad un meccanismo causale che vede come dato fondamentale la violenta
attività traumatica posta in essere dagli agenti, proseguita in una compressione e
immobilizzazione al suolo connotata da violenza compulsiva e da privazione della
libertà di respiro per effetto dell applicazione di pesi pari o superiori al peso di un
uomo sul dorso di Federico Aldrovandi.
L ematoma che si forma sul fascio di his ha dunque fondamento in una condizione
di ipossia-asfissia, prodotta dalle modalità dell immobilizzazione e accompagnata da
violente ripetute compressioni al suolo del soggetto per meglio e più rapidamente
vincerne la resistenza.
La dinamica causale della morte di Federico Aldrovandi all esito della lunga
istruttoria deriva quindi dai seguenti passaggi:
1. Colluttazione accesa e sforzi per resistere alla violenta azione della polizia,
tale da comportare aumento della richiesta di ossigeno per lo sforzo fisico e
per l aumentata produzione di catecolamine;
2. Percosse con i manganelli e traumatismo al capo, causa di edema cerebrale
tale da ridurre la capacità respiratoria del soggetto.
3. Plurime fasi di immobilizzazione a terra in posizione prima supina e poi
prona, in tutti i casi con rilevanti pesi sul tronco ( richiamiamo la relazione di
servizio Forlani-Segatto in cui si dà atto che l agente nella fase di
atterramento cade sopra Aldrovandi e non di fianco), tutte idonee a ridurre la
capacità respiratoria del soggetto;
4. Compressione toracica a terra in posizione prona, atta a ridurre
meccanicamente la capacità respiratoria, a promuovere condizioni di
518
soffocamento e a rendere l organismo vulnerabile ad ulteriori fattori
traumatici per gli effetti dell asfissia/ ipossia provocate dalle precedenti
condotte;
5. Violente, ingiustificate, reiterate spinte al suolo del soggetto, ritenuto, per
errore inescusabile pervicacemente resistente in ragione della mancata
percezione della condizione asfittica in cui
versava che lo rendeva
disperatamente reattivo nel tentativo di riguadagnare la possibilità di
respirare;
6. Produzione, per effetto delle condotte e delle condizioni precedenti, e di
ulteriore compressione del tronco di un ematoma a torace chiuso che, per
avere attinto il fascio di his, produceva un blocco atrioventricolare che
portava a morte il soggetto nel giro di alcuni minuti, nel tempo trascorso dalla
percezione da parte degli agenti dell improvvisa cessazione del movimento
del soggetto all arrivo dell ambulanza e dell auto medica.
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capitolo settimo la ricostruzione delle cause della morte