Poste Italiane s.p.a. Sped.Abb.Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB - BO
in caso di mancato recapito inviare a Bologna per la restituzione al mittente, previo pagamenti resi
anno 2007, n 3, luglio - agosto - settembre
autorizzazione: Tribunale di Bologna n. 4277 del 5/6/1973
trimestrale unitalsi emiliano-romagnola
fondato nel 1930
in questo numero
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7
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29
Penitenza, bellezza del cuore che ama
3 Giro in Romania, cultura e religione
Guiscardo Mercati
Cari ragazzi, andate controcorrente
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Gian Luigi Sàssoli
Fotobook: giro della Romania
S.S. Benedetto XVI
Svampa, buone opere
Alessandro Albertazzi
9
Giorgio Silappa
La condivisione dell’amore
I giovani e il Papa
22
la Redazione
7 Raccoglierne la sostanza
Vera croce
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Gianfranco Cammi e Primo Lupi
Un eremo per tutte le stagioni
26
Alessandro Albertazzi e Paolo Masina
11 Lotteria 2007: biglietti estratti
Ivonne Cicognani Galli
13
Rita Coruzzi
L’angolo del medico
14
Danio Romagnoli
Saluti e ringraziamenti
26
la Redazione
Dalle Sottosezioni
27
Bologna, Carpi,
Cesena, Comacchio, Fidenza, Modena, Ravenna,
Reggio Emilia, Rimini
15 Ci hanno preceduto
la Redazione
Unitalsi, protezione civile al via
16
Il Santuario delle Grazie di Rimini
39
Info utili
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Gianfranco Cammi
Luca Maldina
Luce sui passi del nostro cammino
17 Preghiera di preparazione al Giubileo
Zoe Cornetti
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19
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Jacques Perrier
Pellegrinaggio straordinario a Lourdes
Valerio Valeri
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5 - 9 dicembre 2007
editore: U.N.I.T.A.L.S.I. Sez. Emiliano Romagnola direttore responsabile: Italo Frizzoni
direzione redazione amministrazione: Unitalsi Emiliano Romagnola via Irma Bandiera 22 40134 Bologna
tel: 051436260 fax: 051436371 sito web: www.unitalsiemiliaromagna.it email: [email protected]
redazione: Mons. Guiscardo Mercati, Giuliana Calori, Gianfranco Cammi, Rita Coruzzi, Valerio Valeri
hanno collaborato a questo numero: S.S. Benedetto XVI, A. Albertazzi, M. Arpaja, F. Benaglia, P. Carnevali, I. Cicognani, Z. Cornetti, C.
Corbellini, Q. Coppelli, L. Goldoni, P. Guiducci, B. Loi,, P. Lupi, L. Maldina, P. Masina, M. Mu., C. Pelatti, D. Romagnoli, A. Rossetti, G.
Sàssoli, G. Silappa, C. Unguendoli, F. Zanotti
progetto - elaborazione grafica - responsabile web: Gianfranco Cammi - stampa: Grafiche Dehoniane, Bologna
foto di: Archivio Unitalsi Nazionale, Archivio Unitalsi Regionale, G. Cammi, P. Carnevali, I. Cicognani, Z. Cornetti, G. Sàssoli
in copertina: Romania, Monastero Putna
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Penitenza, bellezza del cuore che ama
a tutta l’umanità, cercare il piacere che non
tramonta con ogni tramontare del sole, ma dà
senso alla vita intera immettendoci nella prospettiva della vera vita. Converrete che non è
facile, perché vuol dire risalire contro corrente
un fiume impetuoso, lottare a denti stretti e soffrire. Ma questa è la “milizia” della vita cristiana che ha in dotazione l’arma più potente: l’amore. Non quello che predica il mondo,
ma quello che Gesù ci ha annunciato nel Vangelo come primo comandamento; che, per essere vissuto nella sua pienezza, ci porta a farci prossimo di quanti sono nella sofferenza spirituale e materiale. Questa penitenza non ci chiede vesti lacere e volti macilenti. Chiede qualcosa di più: un
aspetto esterno che dica accoglienza sicura e serena, un
sorriso che apra il cuore del sofferente al dialogo. Una “bellezza” che nessuna esteriorità può esprimere se non proviene da un cuore entusiasta per aver accolto e lasciato radicare dentro di sé l’amore di Dio. Guardiamo il sorriso di
Bernadette: ha tanto da insegnarci in proposito. Ancora: questa penitenza chiede
di essere alimentata dal sacramento della Riconciliazione e illuminata dalla preghiera. Il nostro Rosario quotidiano ci è guida in un percorso che non ci risparmia la
sofferenza nostra e di quanti ci sono vicini, ma ci dà forza di affrontarla con la certezza della risurrezione alla vita vera. E ci
porta all’Eucaristia, sostanza della nostra
lode a Dio. E così, questa penitenza si
identifica in purezza di spirito, in ardore di
carità, in impegno generoso. Ci fa umili,
pazienti, disponibili, come chiediamo ogni
giorno nella nostra preghiera di unitalsiani. Non è dunque immaginando grandi
eventi esteriori che pensiamo di prepararci ai 150 anni di Lourdes, ma impegnandoci a riscoprire sempre più a fondo la nostra identità cristiana ed ecclesiale, a ravvivarla nei nostri luoghi di vita e di lavoro,
ad arricchire con il “messaggio di Lourdes” la vita delle nostre parrocchie, comunità in cui ciascuno di noi, come cristiano, ha i suoi “piedi a terra”. Se questo
ci sarà, qualunque altra celebrazione dei
150 anni sarà grande perché resa credibile dalla testimonianza di ogni singolo unitalsiano. Vi augura una felice e attiva ripresa il vostro Don Guiscardo.
Una grande virtù sociale
di Mons. Guiscardo Mercati *
C
arissimi, mentre si conclude il periodo estivo, nel quale le ferie ci hanno concesso una maggiore disponibilità di tempo per prendere parte alle iniziative delle
singole Sottosezioni e, in particolare, ai grandi pellegrinaggi di Lourdes, Fatima e Loreto, si va già preparando il 150°
anniversario delle apparizioni di Lourdes. Saranno sicuramente tante le celebrazioni che vedranno accrescersi l’afflusso di pellegrini ai piedi della Madonna. Una è già in atto: la “Peregrinatio Mariae”, iniziata l’11 febbraio scorso con
la benedizione della immagine dell’Immacolata nella Basilica di San Pietro, da parte del papa Benedetto XVI. Il suo
arrivo nella nostra Sezione è programmato per luglio e agosto del prossimo anno. Può sembrare una data lontana, e
forse lo è se pensiamo a quanto di concreto dovrà essere
organizzato dalle singole Sottosezioni. In
realtà, la “Peregrinatio”, nello spirito unitalsiano, è sempre aperta. Il pellegrinaggio come incontro con Maria è un elemento
distintivo del nostro essere Chiesa. Il fatto che questa volta sia la Madonna stessa, attraverso la sua immagine, a venire
presso di noi, a portare Lourdes nei luoghi della nostra vita quotidiana, del nostro
lavoro, del nostro impegno associativo costituisce sicuramente un’occasione per ripensare il nostro rapporto con Maria, a fare il punto sulla nostra accettazione del suo
invito alla penitenza e alla conversione trasmessoci attraverso Bernadette. La penitenza: è il tema pastorale dell’anno in corso. Una certa letteratura associa ancora
la parola penitenza a vecchie immagini
agiografiche fatte di cilicio, cenere, digiuni che hanno pur sempre un grande significato, ma che la mentalità corrente lega a un passato senza ritorno. Sono ben
convinto, invece, che la penitenza sia attualissima, che sia anzi anche una grande virtù sociale perché ci invita a interessarci, in spirito di autentica fraternità, ai
più piccoli, ai più poveri del mondo. In una
società che chiude tutti in scelte egoistiche ed edonistiche, penitenza, infatti, è
pensare la vita in termini di partecipazione e condivisione, aprire il proprio orizzonte
*Assistente Ecclesialee Regionale
3
C
Questo è davvero un
ari fratelli e sorelle, cari gio- ”Cari ragazzi, andate controcorrente” giorno di grazia! Le
vani
amici!
Letture che poco fa
di S. S. Benedetto XVI
Dopo la veglia di queabbiamo ascoltato ci
sta notte, il nostro incontro lauretano si conclude ora attor- aiutano a comprendere quale meravigliosa opera abbia comno all’altare con la solenne celebrazione eucaristica. Anco- piuto il Signore facendoci incontrare, qui a Loreto, così nura una volta a voi tutti il mio più cordiale saluto. Saluto in merosi e in un clima gioioso di preghiera e di festa. Nel nospecial modo i vescovi e ringrazio l’Arcivescovo Angelo Ba- stro ritrovarci presso il Santuario della Vergine si avverano,
gnasco che si è fatto interprete dei vostri comuni sentimen- in un certo senso, le parole della Lettera agli Ebrei: “Voi vi
ti. Saluto l’Arcivescovo di Loreto che ci ha accolti con affet- siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente”.
to e premura. Saluto i sacerdoti, i religiosi, le religiose e Celebrando l’Eucaristia all’ombra della Santa Casa, anche
quanti hanno preparato con cura quest’importante manife- noi ci avviciniamo «all’adunanza festosa e all’assemblea dei
stazione di fede. Un saluto deferente alle autorità civili e mi- primogeniti iscritti nei cieli». Possiamo così sperimentare la
litari presenti, con un ricordo particolare per il vice presi- gioia di trovarci di fronte «al Dio giudice di tutti e agli spiriti
dente del Consiglio dei ministri, l’on. Francesco Rutelli.
dei giusti portati alla perfezione». Con Maria, Madre del Re4
dentore e Madre nostra, andiamo soprattutto incontro «al
Mediatore della Nuova Alleanza». Il Signore nostro Gesù
Cristo (cfr Eb 12,22-24). Il Padre celeste, che molte volte e
in molti modi ha parlato agli uomini (cfrEb 1,1) offrendo la
sua Alleanza e incontrando spesso resistenze e rifiuti, nella
pienezza dei tempi ha voluto stringere con gli uomini un patto nuovo, definitivo e irrevocabile, sigillandolo con il sangue
del suo Figlio Unigenito, morto e risorto per la salvezza dell’intera umanità. Gesù Cristo, Dio fatto uomo, in Maria ha
assunto la nostra stessa carne, ha preso parte alla nostra
vita e ha voluto condividere la nostra storia.
Per realizzare la sua alleanza, Dio ha cercato un cuore giovane e lo ha trovato in Maria, «giovane donna». Ancora oggi Dio cerca cuori giovani, cerca giovani dal cuore grande,
capaci di fare spazio a Lui nella loro vita per essere protagonisti della nuova alleanza. Per accogliere una proposta
affascinante come quella che ci fa Gesù, per stringere alleanza con Lui, occorre essere giovani interiormente, capaci di lasciarsi interpellare dalla sua novità, per intraprendere con Lui strade nuove. Gesù ha una predilezione per i giovani, come ben evidenzia il dialogo con il giovane ricco (cfr
Mt 19,16-22; Mc 10,17-22); ne rispetta la libertà, ma non si
stanca mai di proporre loro mete più alte per la vita: la novità del Vangelo e la bellezza di una condotta santa. Seguendo l’esempio del suo Signore la Chiesa continua ad
avere la stessa attenzione.
Ecco perché, cari giovani, vi guarda con immenso affetto, vi
è vicina nei momenti della gioia e della festa, della prova e
dello smarrimento; vi sostiene con i doni della grazia sacramentale e vi accompagna nel discernimento della vostra vocazione. Cari giovani, lasciatevi coinvolgere nella vita nuova che sgorga dall’incontro con Cristo e sarete in grado di
essere apostoli della sua pace nelle vostre famiglie, tra i vostri amici, all’interno delle vostre comunità ecclesiali e nei
vari ambienti nei quali vivete ed operate.
Ma che cosa rende davvero «giovani» in senso evangelico?
Questo nostro incontro, che si svolge all’ombra di un Santuario mariano, ci invita a guardare alla Madonna. Ci chiediamo dunque: Come ha vissuto Maria la sua giovinezza?
Perché in lei è diventato possibile l’impossibile? Ce lo svela lei stessa nel cantico del Magnificat Dio «ha guardato l’umiltà della sua serva» (Lc 1,48a). L’umiltà di Maria è ciò che
Dio apprezza più di ogni altra cosa in lei. E proprio dell’umiltà ci parlano le altre due Letture della liturgia odierna.
Non è forse una felice coincidenza che questo messaggio
ci venga rivolto proprio qui a Loreto?
Qui, il nostro pensiero va naturalmente alla Santa Casa di
Nazaret che è il santuario dell’umiltà: l’umiltà di Dio che si
è fatto carne e l’umiltà di Maria che l’ha accolta nel suo
grembo; l’umiltà del creatore e l’umiltà della creatura. Da
questo incontro di umiltà è nato Gesù, Figlio di Dio e Figlio
dell’uomo. «Quanto più sei grande, tanto più umiliati, così
troverai grazia davanti al Signore; perché dagli umili egli è
glorificato», ci dice il brano del Siracide (3,18); e Gesù nel
Vangelo, dopo la parabola degli invitati a nozze, conclude:
«Chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà
esaltato» (Lc 14,11). Questa prospettiva indicata dalle Scritture appare oggi quanto mai provocatoria per la cultura e la
sensibilità dell’uomo contemporaneo. L’umile è percepito come un rinunciatario, uno sconfitto, uno che non ha nulla da
dire al mondo. Invece questa è la via maestra, e non solo
perché l’umiltà è una grande virtù umana, ma perché, in primo luogo, rappresenta il modo di agire di Dio stesso. E’ la
via scelta da Cristo, il Mediatore della nuova alleanza, il quale, «apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fil 2,8).
Cari giovani, mi sembra di scorgere in questa parola di Dio
sull’umiltà un messaggio importante e quanto mai attuale
per voi, che volete seguire Cristo e far parte della sua Chiesa. Il messaggio è questo: non seguite la via dell’orgoglio,
bensì quella dell’umiltà. Andate controcorrente: non ascoltate le voci interessate e suadenti che oggi da molte parti propagandano modelli di vita improntati all’arroganza e alla violenza, alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all’apparire e all’avere, a scapito dell’essere.
Di quanti messaggi, che vi giungono soprattutto attraverso i
mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici! Non andate dietro all’onda prodotta da questa potente
azione di persuasione.
Non abbiate paura, cari amici, di preferire le vie «alternative» indicate dall’amore vero: uno stile di vita sobrio e solidale; relazioni affettive sincere e pure un impegno onesto
nello studio e nel lavoro; l’interesse profondo per un bene
comune. Non abbiate paura di apparire diversi e di venire
criticati per ciò che può sembrare perdente o fuori moda: i
vostri coetanei, ma anche gli adulti, e specialmente coloro
che sembrano più lontani dalla mentalità e dai valori del Vangelo, hanno un profondo bisogno di vedere qualcuno che
osi vivere secondo la pienezza di umanità manifestata da
Gesù Cristo. Quella dell’umiltà, cari amici, non è dunque la
via della rinuncia ma del coraggio. Non è l’esito di una sconfitta ma il risultato di una vittoria dell’amore sull’egoismo e
della grazia sul peccato. Seguendo Cristo e imitando Maria,
dobbiamo avere il coraggio dell’umiltà; dobbiamo affidarci
umilmente al Signore perché solo così potremo diventare
strumenti docili nelle sue mani, e gli permetteremo di fare in
noi grandi cose. Grandi prodigi il Signore ha operato in Maria e nei santi! Penso ad esempio a Francesco d’Assisi e
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Caterina da Siena, Patroni d’Italia. Penso anche a giovani
splendidi come santa Gemma Galgani, san Gabriele dell’Addolorata, san Luigi Gonzaga, san Domenico Savio, santa Maria Goretti, nata non lontano da qui, i beati Piergiorgio
Frassati e Alberto Marvelli.
E penso ancora ai molti ragazzi e ragazze che appartengono alla schiera dei santi «anonimi», ma che non sono anonimi per Dio. Per Lui ogni singola persona è unica, con il
suo nome e il suo volto. Tutti, e voi lo sapete, siamo chiamati ad essere santi! Come vedete, cari giovani, l’umiltà che
il Signore ci ha insegnato e che i santi hanno testimoniato,
ciascuno secondo l’originalità della propria vocazione, è tutt’altro che un modo di vivere rinunciatario. Guardiamo soprattutto a Maria: alla sua scuola, anche noi come lei possiamo fare esperienza di quel sì di Dio all’umanità da cui
scaturiscono tutti i sì della nostra vita. Possiamo comprendere che la nostra fede non propone un insieme di divieti
morali, ma un cammino gioioso alla luce del sì di Dio. E’ vero, tante e grandi sono le sfide che dovete affrontare. La prima però rimane sempre quella di seguire Cristo fino in fondo, senza riserve e compromessi.
E seguire Cristo significa sentirsi parte viva del suo corpo,
che è la Chiesa. Non ci si può dire discepoli di Gesù se non
si ama e non si segue la sua Chiesa. La Chiesa è la nostra
famiglia, nella quale l’amore verso il Signore e verso i fratelli, soprattutto nella partecipazione all’Eucaristia, ci fa sperimentare la gioia di poter pregustare già ora la vita futura
che sarà totalmente illuminata dall’Amore. Il nostro quotidiano
impegno sia di vivere quaggiù come se fossimo già lassù.
Sentirsi Chiesa è pertanto una vocazione alla santità per tutti; è impegno quotidiano a costruire la comunione e l’unità
vincendo ogni resistenza e superando ogni incomprensione.
Nella Chiesa impariamo ad amare educandoci all’accoglienza
gratuita del prossimo, all’attenzione premurosa verso chi è
in difficoltà, i poveri e gli ultimi.
La motivazione fondamentale che unisce i credenti in Cristo, non è il successo ma il bene, un bene che è tanto più
autentico quanto più è condiviso, e che non consiste prima
di tutto nell’avere o nel potere ma nell’essere. Così si edifica la città di Dio con gli uomini, una città che contemporaneamente cresce dalla terra e scende dal Cielo, perché si
sviluppa nell’incontro e nella collaborazione tra gli uomini e
Dio (cfr Ap 21,2-3).
Seguire Cristo, cari giovani, comporta inoltre lo sforzo costante di dare il proprio contributo alla edificazione di una
società più giusta e solidale, dove tutti possano godere dei
beni della terra. So che molti di voi si dedicano con generosità a testimoniare la propria fede nei vari ambiti sociali,
operando nel volontariato, lavorando alla promozione del be-
ne comune, della pace e della giustizia in ogni comunità.
Uno dei campi, nei quali appare urgente operare, è senz’altro quello della salvaguardia del creato. Alle nuove generazioni è affidato il futuro del pianeta, in cui sono evidenti i segni di uno sviluppo che non sempre ha saputo tutelare i delicati equilibri della natura. Prima che sia troppo tardi, occorre adottare scelte coraggiose, che sappiano ricreare una forte alleanza tra l’uomo e la terra. Serve un sì deciso alla tutela del creato e un impegno forte per invertire
quelle tendenze che rischiano di portare a situazioni di degrado irreversibile.
Per questo ho apprezzato l’iniziativa della Chiesa italiana di
promuovere la sensibilità sulle problematiche della salvaguardia del creato fissando una Giornata nazionale che cade proprio il 1° settembre. Quest’anno l’attenzione è puntata soprattutto sull’acqua, un bene preziosissimo che, se non
viene condiviso in modo equo e pacifico, diventerà purtroppo motivo di dure tensioni e aspri conflitti. Cari giovani amici, dopo aver ascoltato le vostre riflessioni di ieri sera e di
questa notte, lasciandomi guidare dalla Parola di Dio ho voluto ora affidarvi queste mie considerazioni, che intendono
essere un paterno incoraggiamento a seguire Cristo per essere testimoni della sua speranza e del suo amore. Da parte mia continuerò a starvi accanto con la preghiera e con
l’affetto perché proseguiate con entusiasmo il cammino dell’Agorà, questo singolare percorso triennale di ascolto, di
dialogo e di missione. Concludendo oggi il primo anno con
questo stupendo incontro, non posso non invitarvi a guardare già al grande appuntamento della Giornata mondiale
della Gioventù che si terrà nel luglio del prossimo anno a
Sydney. Vi invito a prepararvi a questa grande manifestazione di fede giovanile, meditando il Messaggio che approfondisce il tema dello Spirito Santo, per vivere insieme una
nuova primavera dello Spirito. Vi aspetto dunque numerosi
anche in Australia, a conclusione del vostro secondo anno
dell’Agorà. Volgiamo infine, ancora una volta, i nostri occhi
verso Maria, modello di umiltà e di coraggio. Aiutaci, Vergine di Nazaret, ad essere docili all’opera dello Spirito Santo
come lo fosti tu; aiutaci a diventare sempre più santi, discepoli
innamorati del tuo
Figlio Gesù; sostieni e accompagna
questi giovani perché siano gioiosi e
infaticabili missionari del Vangelo tra i
loro coetanei, in
ogni angolo dell’Italia. Amen!
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Svampa, buone opere
I
n occasione del conclave del 1903, il primo del
secolo XX, dopo la morte di Leone XIII, Raffaele
De Cesare, il «vaticanista» del «Corriere della
sera», lo mise tra i papabili. Ma il card. Domenico
Svampa, arcivescovo di Bologna dal
1894, certamente tra
i più stimati da Leone XIII, del quale
seppe recepire con
immediatezza e mettere in pratica le prospettive di identità
sociale, sapeva bene
che non poteva essere eletto a cagione
della sua salute declinante. Pur essendo ancora un uomo
giovane e dall’aspetto imponente - tanto
da essere preso a
modello nella Bologna di quegli anni per
una pluralità di caratteristiche e di dualità
valide per tutti i ceti
sociali, dai nobili ai
commercianti, agli
operai, alle molte
donne, che in quel
torno di tempo in ruoli diversi cominciavano a far sentire la loro presenza - aveva avvertito tra il 1898 e il 1900 il male
che lo avrebbe minato in via definitiva. Dopo essere stato
nominato vescovo di Forlì nel 1887, a 36 anni, era stato promosso cardinale e arcivescovo della seconda città dello Stato pontificio, a 43 anni. Svampa immediatamente valutò bene, l’andamento della diocesi bolognese, grazie anche alle
informazioni fornitegli dai compagni e dagli allievi bolognesi
delle scuole ecclesiastiche romane, di quel Seminario Pio
che aveva frequentato come alunno e poi, subito dopo, come giovanissimo docente di diritto. Sapeva che un luminoso periodo di azione sociale e di profonda azione religiosa
era concluso e che si andava avanti con il solito tran tran,
certo impegnati a confermare la propria identità cattolica,
ma chiusi nel proprio guscio. Il suo impegno pastorale costituì una vera e propria svolta, un rovesciamento della pro-
Pastore attento alle problematiche sociali
di Alessandro Albertazzi
spettiva, attuato tenendo ben conto dei
fermenti presenti nella realtà cattolica,
delle esigenze sociali, alle quali tutti erano chiamati a dare
una risposta qualificata al mutare delle
convenienze culturali e politiche. Non solo, Svampa comprese per primo che Bologna, per la sua posizione geografica,
per la sua tradizione
e il suo ruolo, in relazione con le Chiese in Italia, per le sue
opportunità economiche e culturali, poteva e doveva costituire un punto di riferimento sostanziale.
Per questo mise in
atto il suo proponimento, favorendo
l’attenuazione delle
contrapposizioni sociali, operando in ogni istante per superare i tanti egoismi,
che erano di ostacolo allo sviluppo. Concepì la presenza
cattolica quale principale presenza attiva nel contesto sociale, sulla scorta delle indicazioni date da Leone XIII. Colse ancora un altro aspetto della realtà bolognese, quando
volle rompere, non tanto sul terreno formale, quanto nelle
cose, Io scollamento tra realtà urbana e realtà rurale, con il
conseguente sfruttamento della prima sulla seconda. Colse,
insomma, l’incipiente avanzare della periferia, che andava
qualificata, giungendo, una volta tanto, per primi con il porvi i segni e le opere concrete della vita cristiana, procurate,
attraverso la generosità dei bolognesi, dalla fede, dalla speranza, dalla carità. Ancora oggi i salesiani, con la loro presenza educativa, che continua ad essere un’esperienza costantemente all’avanguardia per l’originalità dei programmi
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e per i risultati raggiunti nella formazione dei giovani, e le
Piccole sorelle dei poveri, con i loro istituti, sono lì a documentare l’impegno profuso dal cardinale Svampa. Fondandosi sulla concretezza delle opere, che furono parallele e
non successive alle iniziative dei socialisti, mirò a dare corpo e consistenza a un disegno che non corrispondeva a fini immediati, ma aveva una sua prospettiva nel lungo periodo, strettamente connessa con l’esigenza di formar e un
popolo cristiano in grado di vivere responsabilmente la propria fede. Dopo aver contribuito a ricollocare Bologna al centro dell’attenzione cattolica, e naturalmente non solo di quella, sia con il I Congresso dei Cooperatori salesiani, una risposta eloquente all’iniziativa suggerita in molteplici occasioni da Leone XIII e insieme un’affermazione della «fedeltà» di Bologna, non solo città del sapere laico, come era
stata proposta pochi anni prima con le celebrazioni dell’VIII
centenario della sua università, sia con le fondazioni contemporanee del quotidiano cattolico delle Romagne, «L’Avvenire», poi sei anni dopo «L’Avvenire d’Italia», e della banca cattolica, il Piccolo Credito Romagnolo, nel 1896, aveva
favorito e suggerito la lista unitaria dei cattolici, che riusci-
rono ad essere parte significativa e determinante della maggioranza amministrativa alla guida del Comune. Da queste
esperienze trassero origine la partecipazione alle elezioni
politiche e la diffusione esemplare delle casse rurali. In un
brevissimo lasso di tempo, meno di dieci anni, tra il 1895 e
il 1903, Svampa e il movimento sociale cattolico da lui. in
larga misura voluto, posero Bologna al centro della presenza cattolica. Il canto del cigno, insieme l’apice e l’inizio della caduta precipitosa, fu il Congresso di Bologna del 1903.
E’ ben vero che il movimento, con molteplici articolazioni,
capace di proporre e predisporre autonomamente il ricambio dei dirigenti e la trasformazione e l’adeguamento degli
istituti, sotto la tutela del cardinale, sembrava funzionare alla perfezione. ma non era una monade: il contesto, specialmente il cambio di pontificato, ne condizionò la crescita e alla fine decise il suo sgretolamento. D’altronde, Svampa non
avrebbe voluto opporsi al Papa, che aveva contribuito ad
eleggere, e doveva consapevolmente prendere atto che il
deterioramento della sua salute era definitivo. Lasciava, tuttavia, un grande patrimonio ai bolognesi: quelle opere che
sono state e sono tutt’ora una testimonianza di amore.
10 agosto
centenario della morte
Nacque a Montegranaro (Ascoli Piceno) il 13 giugno
1851. Compì gli studi universitari a Roma dove fu anche ordinato sacerdote nel 1874.
Ritornato per un breve periodo nella sua terra natale,
venne poi richiamato da Papa Leone XIII a Roma per
insegnare nel Pontificio Seminario di S. Apollinare; inoltre venne nominato sia Cameriere Segreto Soprannumerario, sia Consultore della Sacra Congregazione del
Concilio, il 28 maggio 1887 veniva scelto quale vescovo di Forlì, diocesi che tenne per sette anni.
Creato cardinale nel maggio del 1894, fu preconizzato
Arcivescovo di Bologna nel settembre di quello stesso
anno. Di lui rimangono gli scritti pastorali ed i trattati intorno alla devozione del Sacro Cuore, raccolti nell’opera «Venti anni di episcopato», e nel periodico da lui fondato: «Il secolo del Sacro Cuore di Gesù».
A questa devozione egli volle fosse dedicata una chiesa, iniziata nel 1901 e successivamente affidata ai Salesiani il cui vicino istituto era stato fondato nel 1897.
In questa chiesa vennero traslate le sue spoglie cinque
anni dopo la sua morte, avvenuta il 10 agosto 1907.
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Vera croce
Negli anni intorno al 380 una pellegrina cristiana di nome Egeria (2), recatasi a Gerusalemme in pellegrinaggio, descrisse la venerazione della Vera Croce in una lunga lettera,
che mandò alla sua comunità religiosa:
“Quindi una sedia viene posta per il vescovo sul Golgota
dietro la Croce, che adesso è in piedi; il vescovo prende posto sulla sedia, e davanti a lui viene posta una tavola coperta di un panno di lino; i diaconi stanno in piedi attorno alla tavola, e vengono portati uno scrigno argentato in cui si
trova il sacro legno della Croce e la condanna, e posati sul
tavolo. Lo scrigno viene aperto e [il legno] viene preso, e sia
14 settembre
a cura di Giorgio Silappa
L
a santa Croce fu ritrovata il 14 settembre tra il 310 e il
340, forse per opera di Sant’Elena, madre di Costantino. Quando l’imperatrice Elena scorse il luogo in cui
il Salvatore aveva sofferto, immediatamente ordinò che il tempio idolatra che lì era stato eretto fosse distrutto, e che fosse rimossa proprio quella terra sulla quale esso si ergeva.
Quando la tomba, che era stata così a lungo celata, fu scoperta, furono viste tre croci accanto al sepolcro del Signore.
Tutti ritennero certo che una di
queste croci fosse quella di nostro Signore Gesù Cristo, e che
le altre due fossero dei ladroni
che erano stati crocifissi con Lui.
Eppure non erano in grado di stabilire a quale delle tre il Corpo
del Signore era stato portato vicino, e quale aveva ricevuto il
fiotto del Suo prezioso Sangue.
Ma il saggio e santo Vescovo Macario (1), governatore della città,
risolse questa questione nella seguente maniera. Fece sì che una
signora di rango, che da lungo
tempo soffriva per una malattia,
fosse toccata da ognuna delle
croci, con una sincera preghiera, e così riconobbe la virtù che
risiedeva in quella del Signore.
Poiché nel momento in cui questa croce fu portata accanto alla
signora, essa scacciò la terribile
malattia e la guarì completamente.
Con la Croce furono anche rinvenuti i Santi Chiodi, che Elena
portò con sé a Costantinopoli.
Secondo Teodoreto, Elena fece
trasportare parte della croce di
nostro Signore a palazzo. Il resto fu chiuso in un rivestimento
d’argento e affidato al vescovo
della città, che fu da lei esortato
a conservarlo con cura, affinché
potesse essere tramandato intatto ai posteri.
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nero staccati e largamente distribuiti.
La venerazione che i francescani tributavano alla Croce di Cristo derivava direttamente
da San Francesco, il quale aveva ricevuto
le stimmate proprio nell’approssimarsi della Festa della Croce, il giorno 14 settembre.
Oggi il Monastero di Santo Toribio de Liébana, in Spagna, ospita il più grande di questi pezzi, ed è una delle mete di pellegrinaggio più visitate dai cattolici.
Macario lo conosciamo soltanto come Vescovo
di Gerusalemme
e come tale vive
un momento importantissimo:
l’imperatore Costantino dà ai cristiani la piena libertà di praticare
la loro fede, di celebrare il culto, di costruire
chiese. Nel
325 partecipa al
Concilio di
Nicea e si ritiene
che il Vescovo Macario sia
stato uno degli autori del “simbolo Niceo” ossia del Credo che ancora oggi pronunciamo
nella Santa Messa.
(1)
il legno che la condanna vengono posati sul tavolo. Ora, quando viene messo sul tavolo, il vescovo, sedendosi, mantiene
con fermezza le estremità del sacro legno, mentre i diaconi
fermi tutto attorno lo sorvegliano. Esso viene così sorvegliato perché è tradizione che le persone, sia i fedeli che i
catecumeni, vengano una alla volta, inginocchiandosi davanti al tavolo, per poi baciare il sacro legno e allontanarsi.
E a causa di ciò, non so quando successe, si dice che qualcuno abbia morso e quindi rubato una scheggia del sacro
legno, ed è quindi sorvegliato dai diaconi che stanno tutt’attorno, nel caso che uno di quelli che vengono dovesse
tentare di farlo di nuovo.
E quando le persone passano una ad una, tutte inchinandosi, toccano la Croce e la condanna, prima con la fronte e
poi con gli occhi; poi baciano la Croce e passano, ma nessuno stende la mano per toccarla. Quando hanno baciato la
Croce e si sono allontanati, un diacono regge l’anello di Salomone e il corno con cui venivano Consacrati i Re; baciano il corno e guardano l’anello”
Dopo varie peripezie dovrebbe essere finita a Costantinopoli, dove fu molto venerata ma alla fine fu data in pegno al
re di Francia in cambio di una grande somma di denaro. Restò in Francia, e per la sua conservazione è stata costruita
la Sainte Chapelle, gioiello del gotico.
Prima della scomparsa della Croce, diversi frammenti ne ven-
Egeria era una colta galiziana, conoscitrice delle Sacre
Scritture, che alla fine del IV secolo compì il suo lungo viaggio, scritture alla mano visitando scrupolosamente tutti, ma
proprio tutti, i luoghi menzionati nell’Antico e nel Nuovo Testamento.
(2)
10
“
...E correremo ini colori misteriosaLa condivisione dell’amore
sieme la vita nel
mente scomparsi.
XXI Treno della Grazia
sole, la gioia e il
Per affrontare questo
di Ivonne Cicognani Galli
dolore di tutto il creadifficile compito hanto. E non avremo
no dovuto unire le loniente, Te solo Signore un amico per tutta la gente del mon- ro migliori capacità al servizio del bene, affidandosi fiduciodo...”
samente alla speranza anche quando tutto sembrava perduto. Il coraggio, la saggezza, l’efficienza, la
fedeltà, la spiritualità e la forza sono diventate le armi per affrontare i loro nemici e per riportare a tutti i colori e la luce, per una infinita festa.
E tutto questo ci ricorda un insegnamento speciale: ognuno di noi, per quanto piccolo o sconosciuto, è di una importanza fondamentale per
tutto il mondo, ogni piccolo gesto improntato
all’amore fa crescere l’amore nel mondo. I cavalieri potevano starsene comodi a casa, l’amore li ha portati invece ad affrontare il rischio
e a trovare per questo la solidarietà e l’aiuto
di altri personaggi. Tutto questo è il Treno della Grazia ogni anno: la partecipazione di persone che si
impegnano,
già dal rientro
Questo è il tema dell’inno 2007
nelle loro citdel treno della grazia, ed è ciò
tà, a preparache abbiamo fatto dal 15 al 18
re, vorrei dire
giugno a Loreto: abbiamo vis“inventare”, il
suto insieme una messa che
viaggio da
non finisce, la festa con gli amicondividere
ci che poi ci fa tornare a casa
l’anno dopo.
contenti. Questo è il sole che
Potrei descrinon muore la sera, ma resta in
vere gli inconognuno di noi che ha condivitri con i geniso la gioia di amare e di intori e gli accontrare il Signore. 587 partecompagnatori
cipanti “ufficiali” al XXI treno
dei bambini,
della Grazia, oltre 250 bambiche
sono
ni, genitori, sorelle d’assistensempre nuovi
za (136), barellieri (96), medici (3), infermieri (7), sacerdoti e veramente vissuti, che sollevano per un attimo dalla quo(5), segreteria; e poi quelli che sono venuti a “trovarci” per tidianità, dando, a chi si sta forse un po’ scoraggiando, una
un giorno o due, perché questo evento non è limitato nel nuova forza per continuare, ma questa volta vorrei porre
tempo e nei numeri, e chi lo ha vissuto almeno una volta l’accento su quello che più ho sentito nell’aria quest’anno:
vuole esserci ancora e ancora e ancora..., almeno per un la serenità dei cosiddetti “organizzatori” il loro essersi asgiorno, per condividere momenti di fratellanza e di amore sunti in prima persona compiti e responsabilità che altre volcristiano. Era un’impresa molto ardua quella che attendeva te erano stati demandati ai “capi storici”. Vedere quelli che
i sei “cavalieri della luce”: liberare i bambini rapiti e restitui- abbiamo accompagnato a Loreto con il treno della grazia
re al mondo che stava calando in una progressiva oscurità, come bambini, che ora sono a loro volta organizzatori, ac11
compagnatori, animatori mi appare come un segno della benevolenza del Signore, che forma
sempre nuovi operai per il suo raccolto, e fra
queste persone ho visto anche i 97 adolescenti
che veloci, scattanti e sorridenti, sempre con
qualche bimbo “attaccato ai pantaloni”, hanno
contribuito all’organizzazione con gli spostamenti rapidissimi di materiali vari (panche, attrezzatura varia) facendo in modo che non ci
fossero tempi “persi”, e i capi gruppo e gli animatori, che sono riusciti a terminare tutti i giochi in tempo utile. Una “menzione” particolare
va anche a coloro che non appaiono: le sorelle d’assistenza, i barellieri, i medici e gli infermieri, i sacerdoti, che forniscono un servizio
non sempre in evidenza, discreto, ma essenziale.
La sensazione
più bella è quella che si ha vedendo i bambini
stare insieme e
vivere la semplicità dell’amicizia
nella vita condivisa di questi
giorni, i loro volti
esprimono
la
gioia della serenità che solo l’amore di Gesù e
della
nostra
Mamma celeste
sanno donare.
Per esprimere
quello che non
sempre sappiamo esprimere
termino con due
testimonianze:
Disegno eseguito da Federico Grassilli di Bagno di Piano (Sala Bolognese, BO). Anni 10, pittore “in erba”.
Per la prima volta al Treno della Grazia con il Gruppo di Cento-Castello d’Argile.
20 giugno 2007 da Chiara di Forlimpopoli
“Scrivo subito perchè voglio comunicare subito e a tutti la
mia gioia di essere a Loreto col treno della Grazia. A Loreto io “vivo” i rapporti umani che dovrebbero essere vissuti
ovunque e sempre da tutti.
Ci si aiuta vicendevolmente, non c’è il diverso, c’è chi ha bisogno di un aiuto, chi di un altro tipo”
20 giugno 2007 da Alice di Forlì
“Resto ogni anno confusa ed emozionata da tanto impegno
per un treno così bello e pieno di generosità. Ho visto tanto interesse da parte dei giovani nei miei confronti e auguro a tutti di fare così con tutti gli altri ragazzi che, come me,
sono in difficoltà diverse, ma sono meno interessanti e socievoli di me”.
12
I
I giovani e il Papa
“Voi siete la luce del mondo e il sale della
terra”, così il compianto Santo Padre Giovanni Paolo II aveva definito i giovani nell’ultima giornata mondiale della gioventù a cui
aveva partecipato. Papa Woytjla aveva creato con i giovani un rapporto unico, straordinario che appagava sia lui che loro. Ora che purtroppo è morto, anche il
rapporto dei giovani con il Santo Padre Benedetto XVI deve rigenerarsi, deve essere qualcosa di completamente nuovo. Proprio per questo è essenziale da parte dei giovani un
impegno costante per costruire questo rapporto, e un’ottima
occasione viene offerta dall’incontro del Papa con i giovani
a Loreto. I ragazzi devono prestare ascolto e vedere il nuovo pontefice non come figura autoritaria e di potere, ma più
come un padre e un pastore di anime. Nella nostra epoca,
è proprio il caso di dirlo purtroppo, la gioventù è per lo più
allo sbando, non sa riconoscere i veri valori, si allontana dalla retta via, cerca conforto e vita in cose come alcool e droga, e molto spesso fugge dalla chiesa e da Dio. La figura
del Papa può imporre timore in quanto lui è il discepolo più
vicino a Gesù. Io stessa da molto piccola non capivo l’importanza della figura e delle parole del Papa, ho incominciato ad interessarmene di recente, quando frequentavo le
superiori.
E’ stato allora
che ho visto
nel simbolo del
Pontefice, al di
là di chi lo rappresentasse,
qualcosa che
non è descrivibile a parole,
una grande forza, una presenza straordinariamente
saggia, come
una fonte di acqua pura di cui
abbeverarsi
sempre di più.
Molto spesso
non prestiamo
grande attenzione a ciò che
dice la Chiesa,
né alle sue gerarchie o ai
L’agorà, prestare ascolto
rubrica di Rita Coruzzi *
suoi pensieri: questo atteggiamento se da una parte è normale, dall’altra è profondamente sbagliato. Ci si dovrebbe
avvicinare alla chiesa e soprattutto al Papa, vedendolo come padre spirituale non solo del mondo intero, ma anche di
ciascuno di noi. Chiunque ricopra la carica di pontefice è
stato scelto dallo Spirito Santo perché aveva qualcosa in più
degli altri, perché i suoi occhi vedono meglio degli altri. Ancora mi commuovo pensando agli splendidi occhi di Giovanni Paolo II, dai quali traspariva un amore paterno infinito. E che dire poi dei meravigliosi occhi di Benedetto XVI?
Sembra strano, ma quando è stato eletto Papa e quando l’ho visto sulla balconata di S. Pietro mentre impartiva la solenne benedizione “urbi et orbi”, mi sono subito resa conto
che c’era qualcosa di diverso in lui, soprattutto nei suoi occhi. Da quando era cardinale il suo sguardo è mutato, è diventato più attento, maturo, penetrante, scrutabile: quando
ti guarda si ha la sensazione, almeno per me, che ti guardi
fino in fondo all’anima, come nessun altro. E’ uno sguardo
che fa paura, soprattutto se qualcuno non vuole lasciarsi scrutare l’anima, oppure non vuole riconoscere la sua autorità
come successore di Pietro. Tutte le volte in cui l’ho visto,
con estrema umiltà ho sempre tenuto alto lo sguardo, guardando nella sua direzione, cercando di entrargli negli occhi,
cercando di fargli guardare verso di me. E’ questo che i giovani a Loreto faranno: si metteranno in ascolto, sotto il suo
sguardo. Il mio consiglio è di lasciarsi penetrare a fondo dai
suoi occhi e lasciare che leggano dentro l’anima. Loreto deve essere un’occasione per creare un nuovo punto d’incontro tra Chiesa e giovani, tra padre e figli, tra Papa e fedeli.
I giovani d’oggi hanno, anzi abbiamo bisogno di una guida,
e perché non scegliere proprio il Papa, come guida? Ma non
con spirito di soggezione, ma piuttosto con affetto e voglia
di essere figli suoi. A Loreto noi possiamo dimostrare che
con le nostre preghiere, il nostro entusiasmo, la nostra energia, siamo pronti e sostenerlo nella sua missione universale di cui lui sente il peso. Il nostro deve essere un grido di
vicinanza e di affetto per lui, per la Chiesa intera e per tutti i suoi successori che verranno. Spero abbiate partecipato
alle giornate di Loreto con questo spirito, ricordandovi inoltre che come lui non ha scelto di diventare Papa, noi non
abbiamo scelto di averlo come padre; quello che sto cercando di dire è che quasi sempre, anche se siamo convinti del contrario, non siamo noi che scegliamo, ma è Dio che
sceglie noi.
* Responsabile pagina giovani
13
L’angolo del medico
soddisfacenti. Non credo sia così, i giovani, in
ogni campo, sono migliori, un po’ per l’espeInteressante e affettuosa lettera
rienza da noi trasmessa, un po’ perché già narubrica di Danio Romagnoli *
scono con un quoziente intellettivo maggiore
di certi ventenni di cento anni fa; sono camaro prof. Romagnoli, sono in partenza per il 23° pelbiati i modi di vedere, l’educazione e la cultura, le menti solegrinaggio a Lourdes e nell’attesa pensieri gioiosi si
no più aperte e luminose e oggi si vede molto più in là di
alternano a ricordi di medici, sorelle e barellieri ma
quanto vedevamo noi. Purtroppo un esiguo numero, rispetsoprattutto di tanti ammalati che mi hanno arricchita con dolto alla massa, scredita una gioventù piena di meriti, anche
cissimi insegnamenti. Molte cose, da allora, sono cambiate,
se non sempre possiamo pensare in maniera univoca. Siaalcune in meglio ma… perché non viene più celebrata la S.
mo appena tornati dal Pellegrinaggio a Lourdes, tutto è anMessa in treno? E la toccante, preziosa processione del podato bene e, pur avendo 33 ammalati importanti nel barelmeriggio che si concludeva con la commovente solenne belato e molti pellegrini anziani e non in perfetta salute, non
nedizione ai fratelli impediti davanti la Basilica del Rosario?
abbiamo avuto nessuna complicazione d’ordine sanitario, a
Forse anche tu di questo sentirai la nostalgia e mi piace
differenza d’altri Pellegrinaggi dove le difficoltà sono state
condividere con te questi ricordi anche se noi non possianon poche e a volte gravi. Ma non solo sotto un profilo memo ritornare al passato è però al medico che rivolgo una
dico, ma anche logistico e spirituale le cose si sono svolte
preghiera: 23 anni fa il personale: sorelle, barellieri e medisotto i migliori auspici e questo è dovuto alla partecipazione
ci! per otto martedì di seguito avevano un incontro di due
di tutti, barellieri, sorelle, infermieri, sacerdoti e medici che
ore serali; ed ho imparato che la divisa è un privilegio, ho
hanno svolto con serietà e molto spirito di sacrificio il comimparato la gioia ad espletare i più umili servizi, la necessipito di volontari che si sono prefissi. Ma il volontariato a se
tà del sorriso quando ci dedichiamo ai fratelli e del S. Rostante non è sufficiente perchè tutto funzioni alla perfeziosario recitato con la corona in mano. In ogni apparizione
ne, il Pellegrinaggio, in sostanza, va considerato come un
Maria ha la corona in mano! Ho imparato a richiedere le
ospedale, in parte itinerante ed in parte stanziale e come ta“cartelle” ai medici di base completa in ogni voce scritta in
le va trattato, con l’organizzazione necessaria perché un
stampatello e ad ogni pellegrino dicevamo che soltanto il
ospedale funzioni al meglio. Ciò che sto per dire, da plurimedico Responsabile ne avrebbe letto il contenuto. Ora anquarantennale ospedaliero, è quello che secondo il mio moche questo è cambiato, ma non mi pare in meglio. Ho pendo di vedere deve essere fatto per raggiungere tale scopo.
sato “perché oltre al cartoncino bianco non viene conseLa direzione è fondamentale, prepara ogni cosa con molto
gnata anche una busta che il medico di base indirizza chiuanticipo nei minimi particolari, dando incarico ai vari resa al medico responsabile?”. Scrivendoti questo è come aver
sponsabili di osservare le direttive necessarie affinché tutto
pensato ad alta voce. Scusami, ti ho portato via un po’ di
vada per il giusto verso nei loro settori. Ecco l’importanza di
tempo, ma lasciami aggiungere che anche averti conosciuuna segreteria valida, efficace, efficiente e disponibile, di una
to come medico è un dono di Lourdes. Ricordami a tua moresponsabile delle dame e di un responsabile dei barellieri
glie e da una sorella un po’ brontolona quasi preistorica, acche facciano funzionare al meglio la parte logistica del Pelcetta un abbraccio. Luciana
legrinaggio e non dico altro, altrimenti potrei essere accuBologna, giugno 2007
sato di invadere un campo che non mi compete. Veniamo
Grazie, Luciana, per l’interessante e affettuosa lettera che alla parte che mi riguarda e cioè al settore sanitario; già più
hai inviato all’angolo del medico, richieste e consigli prezio- volte questo argomento è stato da me ribadito nell’angolo
si di una “ vecchia” unitalsiana, quale tu sei, si accolgono del medico e dalla responsabile di Sezione Dr.ssa Anna Rosempre con piacere, perché servono a tutti per migliorare. mualdi nelle riunioni tenute ogni anno alle quali, purtroppo,
Non posso soddisfare alcuni tuoi quesiti non di mia compe- partecipano i “soliti noti” che sono veramente pochi. Tutto
tenza, invito chi di dovere a rispondere; quelli di ordine sa- deve iniziare dalle schede mediche al momento dell’iscrizione
nitario si e spero in modo esaustivo. (NDR= La S. Messa in tre- al Pellegrinaggio, ogni sottosezione deve “pretendere” e asno si celebra ancora, orari permettendolo. La Processione Eucaristica è sicurarsi che siano esaurienti e scritte con “calligrafia e non
decisione dell’Hospitalitè francese se svolgerla all’aperto o in S. Pio X) cacografia”, come, purtroppo, spesso accade, meglio ancoE’ un po’ l’abitudine di chi ha i capelli bianchi dire che un ra se scritte in stampatello. Faccio una piccola parentesi:
tempo le cose andavano meglio e che solo le persone più come puoi pensare, cara Luciana, che un medico che già fa
anziane, grazie alla loro esperienza, ottengono risultati più fatica a scrivere in maniera leggibile la scheda, trovi il tem-
C
14
po di inviare una lettera in busta chiusa? Da qualche anno
è stato deciso che ogni Sottosezione prepari uno schema
che, unito alla scheda, diviso in uomini e donne, contenga
per ogni paziente nome, cognome, patologia, terapia ed altre necessità da inviare almeno dieci giorni prima della partenza alla sezione in modo da facilitare il compito della Dr.ssa
Anna Romualdi che, a sua volta, prepara un superschema
di tutti i ricoverati. Purtroppo solo pochissime Sottosezioni
fanno tutto questo ed ancora una volta sollecito i presidenti a portare a termine quest’opera. Già in treno vanno fatti i
turni sia dei medici che degli infermieri, tutti dipendenti dallo stesso responsabile, turni che riguardano la notte in treno, l’infermeria una volta arrivati, e tutte le funzioni religiose. Sempre in treno deve essere fatto uno schema delle terapie da consegnare ai reparti, semplice ma completo, in
modo da rendere facile, preciso ed efficace il compito di chi
distribuisce i farmaci. Il dovere del responsabile è quello di
creare un’organizzazione capillare in modo tale che sia di
giorno che di notte, in infermeria, nei reparti o a tutte le funzioni non manchi mai un medico o più medici. Da qualche
anno il suo lavoro è facilitato dalla presenza dei volontari
della C.R.I. e dalla dipendenza diretta degli infermieri: il trinomio medici, C.R.I. ed infermieri ha sempre dato ad ammalati e non la migliore assistenza. Con questo tipo di organizzazione e con la dedizione e il sacrificio di ognuno si
riesce a coprire tutti i servizi, anche se si è in numero esiguo come in questo Pellegrinaggio. Non voglio aggiungere
altro, molto probabilmente l’amico Italo, direttore della rivista, farà funzionare le forbici, ma mi premeva sottolineare
come l’entusiasmo del volontariato ed un’ottima organizzazione possono portare a buon fine qualsiasi Pellegrinaggio,
anche i più difficoltosi. Dalle mie parole, cara Luciana, avrai
capito che a mio modo di vedere un tempo c’era molto volontariato ma meno organizzazione, oggi, quest’ultima, supporta e rende ancor più significativa e soddisfacente l’opera dei volontari.
* Responsabile medico Sottosezione di Bologna
Saluti e ringraziamenti
Tre vescovi hanno concluso il loro servizio pastorale nelle nostre diocesi Emiliano Romagnole:
S.E. Mons. Maurizio Galli, vescovo di Fidenza
per raggiunti limiti di età;
S.E. Mons. Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini
per raggiunti limiti di età;
S.E. Mons. Luciano Monari, vescovo di Piacenza e Bobbio
recentemente nominato vescovo della diocesi di Brescia da Sua Santità Benedetto
XVI°.
A tutti loro va il ringraziamento per gli anni trascorsi come Pastori in queste diocesi, ma in particolare
vogliamo ricordare la presenza a Lourdes di Mons. Monari che ci ha lasciato un vivo ricordo del bel pellegrinaggio diocesano da lui presieduto nell’agosto 2006.
15
S
potete trovare una paalve a tutti, soUnitalsi, Protezione Civile al via
gina dedicata proprio
no Luca e, in
Importante servizio
a questo, e quindi scaquesto numero
di Luca Maldina *
ricare la domanda, da
dell’“Eco di Lourdes”,
voglio presentarvi un nuovo tipo di servizio della nostra as- compilare e presentare nella vostra Sottosezione. Lì potranno
sociazione: “unitalsi protezione civile”. Nelle riunione tenu- darvi anche qualche delucidazione a riguardo. Mi rimane potasi a Roma, il nostro presidente nazionale Antonio Diella ha co da aggiungere, tranne che dirvi: “cresciamo assieme, cosottolineato l’importanza di questo servizio, poiché una as- me in ogni esperienza unitalsiana, guidati dalla mano della
sociazione come la nostra deve dare una sicurezza e un nostra Madre del Cielo”.
* Referente Regionale Emilia Romagna
aiuto, anche nell’ambito regionale in caso di calamità o di
altro evento straordinario. Voi vi chiederete: ma tutto ciò cosa ha a che fare con
noi? La risposta e’: l’unitalsi in tali casi
è responsabile dei diversamente abili,
degli anziani e dei bambini; non è un andare a scavare tra le macerie, ma è soccorrere i sopravissuti all’evento e di questo siamo capaci tutti, come ad esempio
spingere una carrozzina: questo è quello che rispondo sempre io a chi mi dice:
“…ma io non saprei proprio cosa fare in
un pellegrinaggio”.
Poco tempo fa, è stata fatta una esercitazione in territorio vesuviano,e una nel
mese di luglio,in Valtellina,dove ha preso parte anche la nostra associazione.
In quell’occasione abbiamo ricevuto i
complimenti da parte delle autorità nazionali di stato per il servizio effettuato,ed
infine in occasione dell’Agorà a Loreto,sono stati impegnati 210 volontari,e 24
mezzi dell’associazione. In occasione
della riunione nazionale della nostra associazione, ho capito che l’Emilia Romagna, a questo tipo di sevizio è ancora un po’ estranea e, proprio per questo,
durante la riunione regionale con il nostro presidente Italo Frizzoni e i presidenti di Sottosezione, ho proposto di sensibilizzare un poco tutti gli associati per
questo tipo di servizio. Sul nostro sito
regionale, www.unitalsiemilianoromagnola.it ,
16
C
ome direbbe il nostro amato Santo PaLuce sui passi del nostro cammino
dre: “Cari giovani”, perchè noi non siaAgorà dei giovani
mo cari solo agli occhi di Dio, ma andi Zoe Cornetti
che alla comunità cristiana e il Pellegrinaggio
a Loreto lo testimonia. Questo pellegrinaggio
la costruzione di una società migliore, un esempio concreto
rappresenta l’Agorà dei giovani e ha accolto mezzo milione
di ciò è nel volontariato fondato sulla solidarietà. Io sarò
di giovani presso la spianata di Montorso a Loreto, questi
sempre vicino a voi con la preghiera in questa vostra misgiovani, protetti e accompagnati anche dalla Madonna nera,
sione di testimoni nel Cristo”. Ricordiamo il tema dell’umiltà
si sono riuniti per: pregare, cantare e fare festa insieme a
che è tanto caro al nostro Santo Padre, già all’inizio della
Benedetto XVI. Un folto
gruppo di giovani bolognesi ha vissuto tre giorni di
gioiosa e calorosa accoglienza in preparazione alla Veglia col Santo Padre,
questi momenti di accoglienza sono stati resi possibili grazie all’amichevole
ospitalità da parte di nuclei
familiari e parrocchiali,
presso i paesi di Spello e
Foligno; durante i giorni di
preparazione spirituale, il
folto gruppo della Pastorale Giovanile di Bologna si
è recato, guidato da validi
e vigili capigruppo, presso
i luoghi Sacri di Assisi, in
particolare: S. Maria degli
Angeli, S. Chiara e S. Francesco, con momenti di preghiesua missione di Pontefice
ra e meditazione vicino alle venerate tombe dei Santi del
“Lui, come umile lavoratoluogo.
re nella vigna del Signore”,
Le persone che ci hanno accolto a Foligno e Spello si sono
anche noi siamo invitati ad
prodigate al meglio per rendere piacevole il nostro soggioressere umili volontari delno in loro compagnia, con spirito di condivisione e rendenla missione affidataci da
doci partecipi anche dei patrimoni sacri e artistici dei loro
Dio, la nostra forza giunpaesi.
ga dallo Spirito Santo con
Il giorno precedente la nostra meta finale presso la spianale seguenti strofe del canta di Montorso, ci siamo riuniti a Foligno, dove abbiamo parto che ci ha accompagnatecipato alla S. Messa preceduta dalla processione aperta
ti a Loreto “Luce di verità”
dalla guida del crocefisso; la messa è stata vissuta intenCammini accanto a Noi lungo la strada,
samente tra preghiere e canti di gioia ritmati da tamburi e
si realizzi in noi la tua missione.
chitarre. I giovani partecipanti all’Agorà hanno accolto con
Attingeremo forza dal tuo cuore,
rinnovato spirito il messaggio di Benedetto XVI che si è risi realizzi in noi la tua missione.
volto a loro con le seguenti parole: “E’ il Bene che unisce i
Spirito vieni.
cristiani tra di loro e con Dio e tutti siamo chiamati ad esLuce di verità, fiamma di carità, vincolo di unità,
sere santi, ciascuno secondo la propria vocazione. Vivere in
Spirito Santo Amore.
Cristo significa nutrirsi di Lui nell’Eucarestia ed è importanDona la libertà, dona la santità,
te che ognuno di noi desideri dare il proprio contributo per
fa dell’umanità il tuo canto di Lode.
17
Il Santuario delle Grazie di Rimini
Santuario dell’incarnazione
di Valerio Valeri
L
a Madonna di Rimini: secondo un’antichissima tradizione, nell’estate del 1286 un pastore, per ripararsi dal
caldo, entrò nel bosco di Covignano e rimase colpito
da un albero che gli ricordava lontanamente le fattezze umane. Decise di tagliarlo per farne una statua in onore di Maria Santissima.
L’impresa risultò però troppo difficoltosa per le sue capacità
e, deluso, stava per rinunciarvi quando arrivarono due giovani che si presentarono a lui come scultori provetti e si misero ad aiutarlo, facendo in modo che, in poco tempo, la
statua venisse ultimata.
Solamente nel salutarlo
gli si svelarono per quelli che erano realmente:
due angeli inviati da Maria per aiutarlo e dirgli che
Lei desiderava che quella statua fosse portata su
una barca nel vicino mare.
Il pastore, seppur a malincuore obbedì e, con
grande stupore, vide la
barca allontanarsi da sola dalla spiaggia e prendere il largo, senza che nessuno la governasse; alcuni riminesi lì presenti, incuriositi, la seguirono. La barca, con la statua di Maria a bordo, si diresse verso nord e, giunta nella
laguna veneta, entrò in Venezia, attraversandola e fermandosi davanti alla chiesa di San Marziale, dove fu accolta con
grandi onori. Questo, secondo la leggenda, ma se si visita,
a Venezia, la chiesa di San Marziale, vediamo venerata in
una bellissima cappella, un’antica statua di legno presentata come “Madonna di Rimini”. I Riminesi, ricordando che a
Covignano la Vergine Maria si era manifestata in maniera
particolare, decisero di costruire sul luogo una cappella, della quale oggi non esistono più tracce.
Nel 1391, crescendo l’interesse dei pellegrini, con l’autorizzazione di Bonifacio IX°, fu costruita la chiesa di destra in
stile gotico e a forma rettangolare; assieme alla chiesa fu
costruito anche il campanile, a forma di torre di guardia e
quindi con i merli. Nel 1396 il servizio liturgico del santuario
venne affidato a 8 frati del convento di San Francesco di Rimini. All’inizio del 1400 fu affrescata la facciata e fu fatto il
soffitto di legno a cassettoni, totalmente dipinto, a forma di
carena di nave. Nel 1431 la chiesa fu dedicata dai vescovi di Rimini e del Montefeltro. Tra
il 1469 e il 1484, per dare maggiore spazio ai
fedeli, si fece un nuovo presbiterio e il coro per
i frati, aumentati di numero. Nel 1578 fu costruita la seconda chiesa, quella di sinistra, unita alla prima
con l’apertura di archi.
Al centro del nuovo edificio fu posta la tela dell’Annunciazione, di Ottaviano Nelli. Nel 1602 sull’altare maggiore di
destra viene posta una grande pala di Giovanni Laurentini,
raffigurante il presepio. Nel 1623 il presbiterio della nuova
chiesa fu allungato e allargato e la tela dell’Annunciazione
fu collocata sulla facciata di fondo, dove ora c’è l’ancona
della Madonna. Nel 1664 fu costruita una terza cappella dove vennero sistemate le
statue del calvario. Il terremoto del 1786, che distrusse buona parte della
città di Rimini, recò gravissimi danni anche al
santuario e i frati, nella ricostruzione, lo trasformarono completamente
in
stile
barocco
(1790/1792).
La soppressione napoleonica del 1806 costrinse i frati ad abbandonare il santuario e vi poterono tornare stabilmente
solo nel 1841, quando la famiglia che lo aveva acquistato,
fu disposta a venderlo. Nel 1866 il governo dell’Italia unita
decretò una nuova soppressione e solo due frati rimasero a
custodia del santuario fino al 1873.
Durante la seconda guerra mondiale, il santuario fu ritenuto
il posto più sicuro di tutto il riminese e lì furono custoditi i tesori di Rimini. Il 5 settembre 1944 il convento e il luogo dove erano stati posti i tesori, furono distrutti da dieci bombe
d’aereo e, soltanto nel 1945, si diede il via ai lavori di recupero, molto lenti, che terminarono nel 1958. Tra il 1998 e il
1999, in vista dell’anno giubilare, il santuario ha subito un
generale ed impegnativo restauro. Esso ha così ritrovato il
decoro che si era lentamente offuscato ed ha accresciuto il
suo fascino. Il ripetersi della scena dell’Annunciazione, negli affreschi e negli altorilievi, fa’ sì che il santuario delle Grazie, possa essere chiamato “santuario dell’incarnazione”, perchè l’Annunciazione ricorda il mistero dell’incarnazione, come sottolinea la liturgia del 25 marzo, che ricorda non l’Annunciazione a Maria, ma l’annunciazione di Cristo. Attiguo
18
alla sagrestia si trova il museo, ricco di opere di notevole interesse. Sempre vicino alla sagrestia, c’è il sacrario contenente le reliquie dei santi Martiri in Cina Gregorio Grassi,
Francesco Fogolla e Elia Facchini, canonizzati da Giovanni
Paolo II° il 1° ottobre 2000.
La Provincia francescana di Bologna ha voluto fossero collocate qui, perchè in questo convento i santi Francesco ed
Elia hanno fatto il noviziato.
O
rganizzato dal- Giro della Romania, cultura e religione sto all’opera oltre
l’Unitalsi Regio20000 operai più
Appunti di viaggio
nale dell’Emilia
schieri di tecnici,
di Gian Luigi Sàssoli
Romagna si è svolto
400 architetti,
dal 10 al 17 luglio u.s.
poliziotti e per la
un’interessante tour, culturale —religioso in Romania. E’ l’u- costruzione e l’abbellimento del decoro, quadri ecc, sono
nico dei paesi dell’est Europeo di estrazione latina, che gli stati utilizzati i più nobili materiali, dal marmo ai cristalli agli
deriva dall’essere stata provincia romana ai tempi del l’im- arazzi, ecc, di sola provenienza nazionale. Quest’opera faperatore Traiano dopo averla conquistata dagli antichi Daci, raonica fu terminata dal popolo romeno dopo la fine della
progenitori storici degli attuali romeni, tanto che le radici la- dittatura comunista di Ceausescu nel 1989 ed oggi è sede
tine si ritrovano nella lingua parlata, mentre le altre nazioni delle due assemblee Legislative. Non ho grandi ricordi deldell’Est, hanno certamente derivazione slava. Lo scopo del la città, bella sì ma abbastanza anonima.... ma che caldo
viaggio, come dal titolo, è stato sia di natura culturale (sto- soffocante! Per fortuna subito dopo lasciata la metropoli che
rico, paesaggistico, folcloristico) che religioso, con la visita si trova nella regione della Valacchia abbiamo iniziato la saai monasteri dipinti situati nella bellissima zona chiamata lita verso i monti Carpazi, la valle della Prahova dove abBucovina, che da sola meritava il giro: ma andiamo per gra- biamo pernottato al fresco, in montagna fra i pini e gli abedi perché il viaggio è stato purtroppo corto ma molto inten- ti in località Predeal. La catena dei Carpazi, famosa anche
so. Il gruppo era composto da 39 partecipanti di tutta la no- perché riportata spesso nei canti di montagna dei nostri alstra regione e zone limitrofe, diretta dall’infaticabile presidente pini, è proprio una bella montagna, non hanno nulla di doItalo Frizzoni, aiutato dall’onnipresente Pina ed assistiti dal- lomitico, ma hanno belle cime che d’inverno sono innevate
la presenza e dalla partecipazione religiosa, storico, cultu- e prese d’assalto dai turisti amanti degli sport sulla neve e
rale di Monsignor Pietro Magnanini. L’organizzazione tecni- d’estate si prestano a belle e lunghe escursioni fra boschi ,
ca è stata curata da “Casa Mea Travel” un tour Operator foreste e castelli da favola come Peles nella località di Sicon sede a Bucarest. e la presenza, costante, preziosa ed naia, luogo di residenza del re Carlo I° che andava alla rialtamente qualificata della guida, la signora Doina , che è cerca di un luogo adatto alla salute cagionevole della figlia.
sempre rimasta con noi. Malgrado un paio di persone al lo- Non aspettatevi un maniero fosco, tetro, è invece una diro battesimo di volo, questo si è svolto perfettamente, in ora- mora in stile bavarese tutta in legno ed esuberante dal punrio ed in ottime condizioni e tutti sono stati contenti. Buca- to di vista decorativo, ma di grande effetto. Il giardino all’irest, capitale nazionale è una grande città, con parchi, al- taliana lo impreziosisce ancora di più. Splendida e di grancuni laghi, larghi viali con grandi palazzi bianchi di inequi- de interesse la sala delle armi con l’unico esemplare di arvocabile stile di “regime”: il traffico è quello delle grandi me- matura da cavallo completa di tutta la Romania. Lasciamo
tropoli con un’infinità di automobili modernissime, però sen- la valle della Prahova in gran souplesse, su un pullman gran
za la presenza di motociclette, motorini e bici.... non ci so- turismo condotto abilmente da Petríc che riesce anche a
no proprio, dicono che il costo di una moto sia quasi come parlare un po’ di italiano, ma prima di entrare in un’altra belquello di un’auto! Abbiamo visitato il Palazzo del Parlamen- lissima regione montagnosa, famosa in tutto il mondo, la
to (ex Casa del Popolo di Ceausescu): il primo impatto è Transilvania, il nostro ottimo assistente Don Pietro, in una
stato scioccante! È enorme, dicono che sia il secondo più graziosa cappella di culto Ortodosso, celebra la S. Messa,
grande palazzo al mondo, dopo il Pentagono a Washington non dopo qualche peripezia per trovare un po’ di vino per la
e doveva rappresentare l’apoteosi del regime comunista del consacrazione! Nello scendere verso Brashova siamo attratti,
dittatore Ceausescu. Si sviluppa su una superficie di 64800 ed un po’ atterriti dalla presenza, su un’alta rupe, del camq, ha all’interno 440 uffici, saloni di ricevimento, bunker stello di Drakula; siamo nei pressi del famoso castello di Bran!
sotterranei, ecc e doveva riunire tutte le attività istituzionali La signora Doina che ci vede un po’ pallidi, soprattutto ale amministrative dello stato. Per la sua realizzazione ha vi- cune partecipanti ben dotate di fluido sanguigno e dalla pres19
sione arteriosa in ascesa, rapidamente ci tranquillizza e ci
dice che la Romania ha trovato e sta sfruttando la leggenda del vampiro a scopo turistico, perché i vampiri in Transilvania sono presenti solo nel romanzo di Bran Stoker ed affini. Nella realtà una famiglia di eroi romeni del XIV° e XV°
secolo per atti di grande valore nella guerra contro i turchi
si meritarono l’onorificenza del Dragone (Drakul) ed era la
famiglia Tepes: uno di questi, il più famoso fu Vlad Tepes,
principe Valacco chiamato l’impalatore perché non andava
tanto per il sottile quando faceva prigionieri! Ad ogni modo,
escludendo la “ fiera mercato di drakulandia” ai piedi del castello, questo è certamente affascinante. Costruito dai cavalieri sassoni dell’ordine Teutonico nel XIII° secolo quando
furono chiamati in aiuto contro l’invasione da parte dei mongoli, era posto a controllo della via fra Transilvania meridionale e la Valacchia. La struttura è da fortezza, chissà quanti assedi ha subito, quante morti e distruzioni ha dovuto sopportare, ma dal 1920 al 1947 fu sede estiva dei sovrani romeni ai quali, nulla importava di Drakula , che ritroviamo il
giorno dopo. in visita al più bel borgo medioevale della Transilvania: la cittadina di Sighisoara, perché lì nacque Vlad Tepes, quando non era ancora l’impalatore, nel 1431.... naturalmente siamo tutti andati in corteo in visita della` sua casa natale, dove adesso c’è un museo che non ci azzecca
nulla con il nostro famoso vampiro! Chiuso il discorso vampiresco resta il gioiello del Borgo ancora interamente circondato dalle mura medioevali: la città alta di Sighisoara è
tra i più preziosi complessi monumentali della Romania, riconosciuto dall’Unesco patrimonio dell’umanità, fondata alla fine del XII° sec. da coloni sassoni, chiamati “i tedeschi”,
divenne città libera nel XV° sec. e fu governata dalle corporazioni dei commercianti che gli diedero fama e ricchezza: splendida la torre dell’orologio e la superba visione panoramica che da lassù si gode. Molto bella anche la cittadina di Brasov e molto antica, in quanto vi sono tracce di colonizzazione Tracia, poi Romana ed infine Sassone: era la
città più grande della Transilvania e sotto l’impero AustroUngarico conobbe grande potenza e sviluppo soprattutto in
campo industriale. La politica di Ceausescu fu quella di allontanare le minoranze tedesche tanto che oggi sono praticamente scomparse. Di grande interesse è la Madonna Nera, affresco che si trova nella cattedrale gotica fiammeggiante della città, di culto luterano, è famosa perché dopo
un furioso incendio statue e quadri si annerirono, ma dopo
un restauro la Madonna ha ripreso il suo colore originale,
così come i 119 tappeti orientali dono alla chiesa dei ricchi
mercanti che intrattenevano proficui commerci con gli asiatici. Sono molto belli e la trama ha mantenuto, malgrado i
secoli, i colori originali. Lasciamo a malincuore la Transilva-
nia per la Moldavia e ci avviciniamo sempre più alla nostra
meta che è quella dei monasteri della Bucovina, attraversando l’Orrido di Bicaz straordinario spettacolo naturale costituito da uno stretto passaggio, lungo circa 10 Km. tra alte rocce calcaree, un torrente impetuoso ai nostri piedi e circondati dalla riserva geomorfologica del massiccio di Highimas, coperto da un fitto manto di pini, abeti, tassi, faggi, ginepri, ecc. Simpatico il lago di Bicaz, chiamato lago rosso,
formatosi da uno sbarramento naturale e dalle sue acque,
che assumono tinte rossastre, anche se a me sembravano
verde- scuro, emergono tronchi pietrificati di vecchi pini. Iasi ex capitale della regione, sede della più antica Università
del paese, si trova lungo il fiume Brut che fa da confine con
la Moldova oggi nazione a sé stante, ma prima della seconda guerra mondiale era un tuttuno con la Moldavia romena! Di interessante il gran monumento equestre al re Stefan cel Mare (il Grande), quello del principe Alexandru Ioan
Cuza, arteficie dell’unificazione della Moldova con la Valacchia nel 1859 e soprattutto la Biserica Trei Ierarhi, intitolata
ai tre gerarchi più famosi della Chiesa: S.Basilio di Cesarea,
detto il Grande, S. Giovanni Crisostomo e S. Gregorio il Taumaturgo: in particolare mi ha molto impressionato la ricca
decorazione architettonica esterna. Nel nostro avvicinamen20
la Moldavia rappresentano una pregevole testimonianza
dell’arte bizantina nell’Europa orientale. Mescolando abilmente elementi tradizionali e apporti personali, gli anonimi autori dei cicli pittorici hanno saputo creare uno stile
originale, raggiungendo un notevole livello artistico nella
rappresentazione delle scene religiose, uniche per complessità nell’insieme iconografico ispirato alla religione
Ortodossa” Tutto questo perché i monasteri con le pareti esterne completamente affrescate e le splendide pitture all’interno sono un esempio d’incomparabile bellezza.
Gli affreschi in stile bizantino, come si ritrovano in quelli
del monte Athos, per esempio, presentano temi iconografici tradizionali, mentre le cupole ottagonali appoggiate su tamburi, dalla funzione decorativa, sono veramente elementi architettonici originali di questa zona e di quella cultura. I monasteri sotto egida Unesco sono soltanto
cinque: Arbore, Humor, Moldovita, Patrauti e Voronet. Eretti quasi tutti sotto il regno del Grande Stefan cel Mare
(1457-1504) e in seguito dipinti all’esterno al tempo di
Petrus Rares da anonimi monaci, rispondono principalmente ad un progetto storico culturale del Re e dei dotti
del periodo e cioè lasciare una traccia indelebile delle vittorie conseguite contro i nemici della Moldavia, a secondo dei periodi potevano essere i Turchi, ma anche gli Ungheresi ed i Polacchi, e veicolo della tradizione popolare
religiosa a favore della popolazione analfabeta e allo stesso tempo baluardo dell’ortodossia che doveva difendersi
contro il dilagare dell’Islamismo dall’oriente, ma anche dal
Cattolicesimo da parte dei Polacchi. La più bella fra tutte è
quella di Voronet intitolata a S.Giorgio e chiamata comunemente “il monastero azzurro” in quanto colore dominante fra
tutti, ottenuto dalla frantumazione dei lapislazzuli. Meravigliosa la parete del pronao nel quale è rappresentato il Giudizio Universale, definito la “Cappella Sistina” romena. Vi è
poi la rappresentazione della genealogia di Gesù, nell’albero di Jesse, la Gerarchia della Chiesa, l’Inno Acatista alla
Madonna. All’interno vi sono affreschi della Passione dì Gesù, mentre le pareti e le volte del nartece sono abbellite con
365 scene che illustrano il calendario dei Santi e le festività della Chiesa.... tanto per ricordare ai fedeli i momenti devozionali più importanti in un periodo di dilagante analfabetismo popolare che non aveva, ancora, il conforto della parola scritta. Tutti gli altri monasteri riportano fondamentalmente gli stessi caratteri iconografici e le scene pittoriche.
In particolare ricordo volentieri la bellissima scena dell’ Assedio di Costantinopoli nel monastero di Moldovita , di grande effetto realistico e dove il colore predominante è il rosso.
Nel monastero di Sucevita, il colore dominante è il verde, vi
to alla Bucovina abbiamo attraversato bellissime zone fra
boschi e pascoli con tanti cavalli che scorazzano liberamente
in queste praterie dove non si fa dell’agricoltura intensiva,
ma l’ambiente è al naturale. I campi sono molto suddivisi, i
contadini abitano normalmente nei villaggi e raggiungono i
loro pezzi di terra con i carretti di legno trainati da uno o due
cavalli, mentre le cicogne li guardano dall’alto dei loro nidi
sui pali della luce almeno fino a quando l’Enel li lascerà in
pace! Suceava la porta d’ingresso per i monasteri; è stata
fondata dai Daci nel I° sec, poi fu capitale della regione nel
XIV° sec., cadde sotto Solimano il Magnifico nel 1538 e nella seconda metà del ‘700 entrò a far parte dell’impero austriaco e dopo la prima guerra mondiale romena. Di rilevante, lo ricordo per quelli che avranno il desiderio di visitare Suceava, vi è la “cittadella del trono della Moldavia” con
muraglie e bastioni e grandi fossati che resistettero persino
al martellante bombardamento delle artiglierie di Maometto
II° il conquistatore di Costantinopoli. Infine arriviamo nella
Bucovina che significa “terra dei faggi”, zona bellissima ricca di foreste, di pascoli e dei famosi monasteri dipinti; la loro importanza artistica e storica ha spinto l’Unesco ad inserire alcuni di essi nella lista del Patrimonio dell’Umanità nel
1993 con la seguente motivazione ufficiale: “Le chiese del-
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Fotobook
Giro in Romania
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si arriva attraverso un percorso fra foreste di grande bellezza ed è completamente racchiuso da poderose, alte muraglie che non nascondono un’altra delle motivazioni dei monasteri, la difesa del popolo ortodosso dai nemici della fede. Le alte mura hanno difeso le pitture esterne anche dagli agenti atmosferici, che qui d’inverno non scherzano, perché sono le meglio conservate di tutte. Il muro settentrionale a sinistra è occupato dalla rappresentazione della Scala
della Virtù, ispirata alla Scala del Paradiso: è la storia dell’anima nella sua ascesa all’infinita gloria di Dio. Putna è il
monastero più settentrionale e si trova a pochi Km. dal confine Ucraino ed è fra i più
venerati della Moldavia
perché nel pronao vi si trova la tomba del grande re
Stefan Cel Mare, delle due
mogli e di altri famigliari.
Dragomirna è oggi abitato
da una comunità femminile di monache, è anch’esso cinto da poderose mura e vi si entra attraverso
una porta turrita con resti
di bei affreschi. La chiesa
del 1609 è immersa in
aiuole fiorite curate come
solo mani femminili sanno
fare, ed è particolare in quanto sproporzionata nelle sue dimensioni: alta ben 42 m. e larga solo 9,6 è affrescata solo
all’interno. Le monache, molto gentili, accompagnano nelle
stanze di lavoro e propongono l’acquisto dei loro manufatti
artigianali. Mentre il gruppo era occupato in tali faccende,
ne ho approfittato per girare nel piccolo villaggio e sono rimasto colpito dall’armonia dell’ambiente.... a parte i bus dei
turisti! Le casette sono tutte di un piano, ben tenute, quelle
delle famiglie Rom con i tetti dipinti di argento, con un’infinità di fili elettrici e di padelle satellitari, ed ogni casetta ha
un proprio pozzo dove attingere l’acqua in quanto non vi è
ancora l’acquedotto in casa. La porta di entrata alle villette
è diversamente ed artisticamente decorata su legno così come avevamo già osservato in Transilvania nelle casette degli ex Sassoni. Il monastero di Neamt riporta una bella decorazione con piastrelle di ceramica all’esterno di colore giallo, verde e rosso, ed è il più grande della Romania, tuttora
abitato da una comunità dì monaci. All’interno si trovano i
resti degli affreschi murali che furono distrutti in diversi incendi in epoche successive. Davanti all’iconostasi ottocentesca, vi è un’icona della Vergine che si dice risalente al VII°
sec. e proveniente da Lydda, in Terrasanta dove la leggenda vuole sia stato martirizzato S. Giorgio ed è considerata
miracolosa ed è molto simile alla nostra icona della Madonna di S. Luca e tutti noi, che abbiamo mantenuto capacità
atletiche, siamo passati in ginocchio sotto il cavalletto che
sostiene l’icona di Maria in atto di particolare devozione. In
un ulteriore bellissimo paesaggio di monti e selve siamo
giunti all’ultimo monastero, Agapia anche questo diretto da
monache, famoso per gli affreschi recentemente restaurati
che decorano la chiesa internamente eseguiti da Nicolau
Grigorescu in epoca relativamente recente. Là nella Moldavia centro settentrionale, dove il fiume Bistrata lascia i Carpazi, sorge la cittadina di
Piatra Neamt; è uno dei più
antichi insediamenti conosciuti, risalente alla preistoria, quindi fortificato dai
Daci e il suo nome antico
“Petrodava” è addirittura
menzionato da Tolomeo
nel II° sec., ma in età medioevale assurse grande
importanza perché fu sede della reggia del re Stefan il Grande di cui resta
una bella torre-campanile
del 1499 e vicino la Biserica (chiesa) di S. Giovanni che è un modello in tutta la Romania per la fusione di caratteri gotici con elementi propri moldavi, con una cornice in
cotto e smalti policromi, ed inoltre è priva di absidi laterali e
di cupola... insomma è proprio un gioiellino da vedere! Il rientro a Bucarest è privo di nota; siamo passati di fianco al
grande mausoleo dei caduti della prima guerra mondiale a
Focsani e man mano che ci avvicinavamo alla capitale l’aria da estremamente fine e profumata dei boschi si faceva
sempre più densa dei miasmi della civiltà capitalistica... con
un caldo terribile! Per fortuna la serata è trascorsa in riva ad
un laghetto, in centro città, con la compagnia di ballerini del
folclore romeno e del nostro grande Ermanno che si è inserito magnificamente, riuscendo a far cantare Volare a tutta la policroma compagnia presente! Il rientro a Bologna è
stato ottimo, addirittura siamo sbarcati con un po’ d’anticipo,
anche se decollati in lieve ritardo... potenza dei venti dominanti! Tutti contenti del viaggio e dell’esperienza trascorsa,
molti si sono già prenotati per il prossimo che, secondo i più
informati, potrà essere in Scozia o Irlanda con la partecipazione di Don Pietro, grande conoscitore delle terre di Albione e della loro religiosità.
24
uando il Presidente Nazionale
Diella durante il Corso di Formazione a Triuggio, illustrò la
nuova iniziativa “Hospitalitè Cuore
Immacolato di Maria” fummo subito conquistati dall’opportunità di esperimentare tale
opera. Finalmente in agosto siamo partiti su di giri
quanto curiosi. E così…
abbiamo marciato insieme nel nuovo servizio a Lourdes dal 17 al 25 agosto scorso, ed è fatale tornare con
un flashback a quei giorni, proseguiti poi con il nostro
pellegrinaggio regionale della Sezione Emilia Romagna. E’ stata una conoscenza e un insegnamento fantastico, che ci ha permesso di spartire il percorso con
gli altri compagni di equipe, verso un traguardo comune. In questo esercizio ci ha educati Mons. Antonio
Dolce di Monreale che con la sua speciale formazione spirituale ci ha evidenziato come il volontario unitalsi deve avere qualcosa in più: servitore di Dio e nello stesso tempo domestico dei fratelli, facendo qualunque servizio. Quando abbiamo di fronte la possibilità di scegliere il bene, facciamolo: ne possiamo e ne
dobbiamo esserne capaci.
Vitale raccoglierne la sostanza.
Abbiamo ri-compreso di nuovo le qualità della fede,
Raccoglierne la sostanza
Q
E’ stata una conoscenza e un insegnamento
di Gianfranco Cammi e Primo Lupi
della devozione, dell’affiatamento, della condivisione,
dell’abnegazione. Lourdes è stata un rinnovato scoppio di queste emozioni tutte contemporaneamente, nonostante tutti i pellegrinaggi già fatti. La Madonna è riuscita a sfibrare i nostri mille controversi dubbi, che
analizzeremo con più cose che si accostano di più alla religiosità. Eravamo in 17 e siamo convinti di esserci relazionati fra noi molto bene e abbiamo subito
trovato lunghezza d’onda per vivere al meglio la nostra settimana in equipe.
Neanche la stanchezza e qualche problema di salute
causa il maltempo ci ha disturbato: tutti hanno dato il
massimo. Ripensando a queste persone della squadra
stage e dei pellegrinaggi che si sono succeduti, che ci
hanno accolto, nonostante la notevole differenza di età,
dal punto di vista affettivo e spirituale, non possiamo
non definirli nuovi amici, ecco perché bisogna tornare a Lourdes per quel servizio.
Un condensato di carità ed affetto nel far sviluppare
questo salvagente per una vita serena.
Un nuovo cammino come volontari per il Salus senza
tralasciare i pellegrinaggi sperando di essere
sempre all’altezza con semplicità e devozione.
Siamo senz’altro
tornati a casa più
ricchi e consapevoli che altre persone trasportano
dentro
questa
esperienza che ci
metterà in comune per sempre.
E quando le Sezioni unitalsi saranno maggiormente a conoscenza e sensibili a questo nuovo
servizio, tutto sarà completo.
25
Un eremo per tutte le stagioni
L’eremita S. Alberico
di Alessandro Albertazzi e Paolo Masina
S
ant’Alberico — Un eremo per tutte le stagioni —
è il titolo di un libro che abbiamo ricevuto dal prof.
A. Albertazzi, che insieme al Prof. Paolo Masina
ne è anche l’autore. Narra la storia dell’eremita Sant’Alberico vissuto nel V° secolo e dell’eremo che da lui prende il nome. L’eremo, che lungo i secoli ha subito varie
trasformazioni, si trova a Le Balze Diocesi di Cesena —
Sarsina ed è a tutt’oggi molto frequentato. La festa di
Sant’Alberico viene celebrata il 29 agosto e richiama
ogni anno migliaia di fedeli che, in processione lungo la
via Crucis, salgono a questo luogo per assistere alla Messa solenne celebrata dal Vescovo.
Nell’introduzione il Vescovo di Cesena-Sarsina Mons. Antonio Lanfranchi scrive: “Sono lieto che questo luogo venga conosciuto come introduzione e anticipazione per essere poi vissuto, almeno come meta per riflettere, meditare, pregare e sperare. Intanto qualcuno si occupa di
tenere aperta la porta della nostra speranza, vivendo di
fronte al Signore per ringraziarlo anche per noi e per
rendergli onore”.
E’ una lettura molto interessante sia sul piano storico,
sia spirituale e può essere anche un invito a visitare l’eremo e sostare in preghiera davanti al Signore.
LOTTERIA 2007
Estrazione effettuata il 28/09/2007
al Salus Infirmorum di Lourdes.
I biglietti estratti:
1° premio, viaggio a
2° premio, viaggio a
3° premio, viaggio a
4° premio, viaggio a
5° premio, viaggio a
FATIMA
LOURDES
BANNEUX
LORETO
SIRACUSA
serie L
serie A
serie F
serie D
serie H
26
colore giallo
colore giallo
colore bianco
colore azzurro
colore bianco
n. 42
n. 31
n. 58
n. 56
n. 94
Dalle Sottosezioni
A
ria di festa, la sera di venerdì scorL’Arcivescovo ha inaugurato la 53a
so a Villa Revedin: tutti ad attendere il cardinale Caffarra, che con la
festa di ferragosto
sua visita ha inaugurato la «53° Gran FeSottosezione di Bologna
sta di Ferragosto 2007».
di Chiara Unguendoli
Ad accogliere l’Arcivescovo è stato come
sempre l’instancabile organizzatore della
Festa. Alle parole di gratitudine di Pelagalli ha fatto eco la
festa, Gianni Pelagalli; accanto a lui, il vicario episcopale riconoscenza del Cardinale, che ha ricordato: “questa manimonsignor Antonio Allori, il rettore dei Seminari Arcivescovi- festazione, che è stata ideata dal mio predecessore cardile e Regionale monsignor Stefano Scanabissi, una nutrita nale Giacomo Lercaro e che ha ormai superato il mezzo seschiera di sponsor capeggiati dal presidente della Granaro- colo di vita, vuole dare alle famiglie rimaste in città la poslo Luciano Sita, alcuni rappresentanti istituzionali tra i quali sibilità di fruire di uno spazio al verde che sia soprattutto un
il presidente del Quartiere Santo Stefano Andrea Forlani.
luogo di fraternità ed amicizia”.
Ma soprattutto, la numerosissima schiera dei volontari che, Ha poi tenuto a sottolineare che “quest’anno ho richiesto
come ha ricordato in apertura Pelagalli, sono assieme agli espressamente che si accentuasse il carattere di festa delsponsor e ai mezzi di comunicazione il vero «motore» della le famiglie: quindi che si desse spazio, in un luogo apposito, ai bambini e ai ragazzi”,
A questa richiesta, ha spiegato ancora il Cardinale, “ha risposto prontamente l’Agio, Associazione giovani per l’oratorio, che desidero per questo ringraziare sentitamente nella
persona del suo presidente Mauro Bignami”
Fra le varie associazioni di volontariato presenti alla Festa,
per il secondo anno consecutivo, ha partecipato anche l’Unitalsi sottosezione di Bologna.
Nello stand allestito e visitato da numerose persone tra Le
quali anche L’Arcivescovo card. Carlo Caffarra che si è intrattenuto con il personale, sorelle e barellieri presenti, l’Unitalsi ha illustrato le molteplici attività e iniziative a cui partecipa oltre ai pellegrinaggi.
27
Mamma Nina
na si prodigò per il salvataggio degli ebrei, insieme a Odoardo Focherini e a don Dante SaSottosezione di Carpi
la. In quegli anni l’opera si consolidò e furono
da “L’osservatore Romano” del 14/07/2007
aperte altre case nei Comuni di Modena, Cavezzo, Mirandola, Soliera. La
l prossimo 3 dicembre riscia di drammi, lutti e povertà
corre il 50° anniversario
lasciata dal conflitto determidella morte di Marianna
nò un aumento esponenziale
Saltini (Mamma Nina), una
delle bambine accolte, che
delle più luminose figure caragli inizi degli anni ‘50 erano
pigiane dello scorso secolo.
già oltre 400. Mamma Teresa
Con la scelta radicale di spene le sorelle che collaborano
dere la propria vita al servizio
nell’opera curano la formaziodelle bambine abbandonate,
ne morale e religiosa delle
ha segnato profondamente la
bambine, oggi in prevalenza
vita delle comunità di Carpi,
straniere. A ulteriore testimoModena, Mirandola e delle alnianza della intatta attualità
tre realtà provinciali dove fudell’intuizione e dell’opera di
rono attive ed ancor oggi opeMamma Nina, l’esperienza
rano le Case di Accoglienza
della Casa della Divina Provda lei fondate. Maria Anna
videnza si è recentemente arSaltini nasce a Fossoli di Carricchita con l’apertura a Carpi
pi il 28 agosto 1889. Rimasta
(2003) e a Modena (2006) di
vedova con sei figli, dopo un
due nuove strutture — Agape
periodo di collaborazione a
di Mamma Nina onlus — per
San Giacomo Roncole col fral’accoglienza e il recupero di
tello don Zeno, fondatore di
madri in difficoltà con i loro fiNomadelfia, si sente chiamagli. In queste due case l’attivita a raccogliere bambine ortà educativa e l’assistenza sofane o in stato di abbandono
no assicurate da alcune unità
morale.
di personale specializzato e
Superando incomprensioni e
da una numerosa schiera di
ostilità della famiglia d’origine
volontari che con ruoli e moe degli stessi figli, fonda la
dalità diverse assicurano la locongregazione delle Figlie di S. Francesco e la Casa della
ro presenza lungo tutto l’arco dell’anno, sia di giorno che di
Divina Provvidenza dove, a partire dal 1936, vanno accolte,
notte. Al 31 dicembre 2006, in poco più di 40 mesi complessivi
educate e formate più di mille bambine. Nelle lacerazioni
di attività, queste due nuove presenze dell’opera di Mamma
della guerra e del dopoguerra la figura di Mamma Nina diNina hanno dato accoglienza ed aiuto a 43 donne e 54 bamventa un simbolo in cui tutti i carpigiani, al di là delle apbini, per complessive 13.340 giornate di assistenza. Il Vepartenenze, si riconoscono. “Siete tutti miei figli — dirà Mamscovo di Carpi, Mons. Elio Tinti, ha promosso la costituzioma Nina — Io ho una sola bandiera, quella dell’amore”. Muone di un Comitato per la programmazione di un calendario
re, dopo una malattia che segna gli ultimi anni della vita, il
di iniziative che, a partire dal settembre prossimo, e fino a
3 dicembre 1957. Nel 1984 il Vescovo di Carpi, Alessandro
maggio 2008, intendono fare di questa ricorrenza un’occaMaggiolini, chiede l’apertura del processo di beatificazione
sione di riflessione sullo straordinario valore della figura e
affermando che “la vicenda di Mamma Nina mi sembrava
dell’opera di Mamma Nina.
disumana. Soltanto dopo aver bene esaminato tutto, aver riLe iniziative previste prevedono la collaborazione dell’Arciflettuto e pregato, mi sono accorto che qui eravamo davandiocesi di Modena ed hanno ricevuto il patrocinio della Proti al Vangelo puro, nella sua radicalità, sine glossa”. La Cavincia di Modena e dei Comuni di Carpi, Modena e Miransa della Divina Provvidenza ebbe un ruolo di rilievo anche
dola.
durante la Seconda Guerra Mondiale, quando Mamma Ni-
I
28
I
l pellegrinaggio con
i bambini a Loreto:
un’esperienza
Esperienza straordinaria
Sottosezione di Carpi
di Paolo Carnevali *
straordinaria! Quattro giorni
di “disintossicazione” dalla
vita quotidiana, dai nostri
egoismi, dal nostro io, dal
nostro avere sempre ragione, dalla TV ecc. Un periodo gioioso e, nello stesso
tempo, riflessivo. L’Unitalsi
insieme all’Azione cattolica
da 21 anni, intorno alla metà di giugno, organizza questo treno regionale fantastico, pieno di allegria, giochi
e preghiera, soprattutto insieme a bambini con abilità differenti, verso la santa casa di Maria.
Quest’anno ho trascorso il pellegrinaggio con mio figlio Francesco (di 6 anni) ed è commovente avvertire che siamo soprattutto noi “adulti” a mettere spesso dei paletti al mondo
della sofferenza e delle inabilità; vederlo giocare e ridere
senza alcuna differenza con bambini in carrozzina mi ha fatto venire in mente le parole di Gesù: “lasciate che i bambini vengano a me” e “se non ritornerete come bambini
non entrerete nel regno dei cieli”.
Quest’anno il tema del pellegrinaggio è stato “i cavalieri della luce”: gli animatori dell’Acr Emilia Romagna si sono pro-
digati ad organizzare
uno spettacolo molto
coreografico con alcuni effetti speciali che
hanno tenuto incollati
sulle scale del santuario più importante d’Italia centinaia di bambini, ragazzi
e adolescenti. Non sono mancati i momenti di spiritualità forti, davanti al Signore: la processione con la Madonna
Nera dove tutti i bambini tenevano in
mano una fiaccola, l’adorazione Eucaristica, le sante messe animate con
canti coinvolgenti.
E’ bello ascoltare in ogni pellegrinaggio il messaggio che Gesù ci da per
continuare il nostro progetto di vita. L’ultimo giorno prima di lasciare Loreto e
recarsi alla stazione, ogni bambino teneva stretto un palloncino dove poco
prima aveva scritto un pensierino a Gesù. Ad un tratto contemporaneamente più di 500 palloncini si sono innalzati sopra la basilica... un briciolo
di commozione... ma con la
speranza e l’augurio di incontrarci il prossimo anno
e la consapevolezza che
quelle forti amicizie maturate in così pochi giorni si
possano saldare insieme
davanti alla Madonna Nera. Ecco perché lo chiamano il Treno della Grazia!
* Presidente Sottosez. Carpi
29
E
Da Cesena al Mozambico
’ un prete vulcanico don Tarcisio De Giovanni. All’età di 75 anni, anziché pensare
di ritirarsi e di mollare l’impegno attivo,
ha chiesto al suo vescovo, monsignor Antonio
Lanfranchi della diocesi di Cesena-Sarsina, di
potere tornare in missione. E così è stato. Il 19 gennaio scorso è tornato in Mozambico, un paese che il sacerdote cesenate ha nel cuore.
Fin dal 1972 la sua vita è legata a doppia mandata col Paese africano. Ha vissuto la guerra civile che dilaniò il paese
dopo l’indipendenza ottenuta dal Portogallo e per ben cinque anni, dal 1986 al 1991 i missionari, e fra questi don Tarcisio,
rimasero bloccati all’interno del loro territorio a causa della presenza dei guerriglieri della Renamo.
Ora il ritorno, nonostante l’età e le
grandi difficoltà in cui si dibattono
le popolazioni della missione di
Mulevala, nella diocesi di Gurue,
nata da quella di Queliname in cui
si trovano le missioni di Mocubela e Bajone, prime mete di don De
Giovanni.
Adesso la sfida è di quelle ambiziose: costruire un santuario in
onore della Madonna, nel villaggio di Mulevala, ai piedi del monte Muhogole, dove si narra sia avvenuta l’apparizione di Maria il 18
dicembre 1987.
Un’opera che comporta difficoltà
davvero notevoli visto il caldo
spesso insopportabile e le piogge
torrenziali. Poi ancora la mancanza di acqua potabile e
di luce elettrica, con il
pozzo più vicino a 12
chilometri di distanza e
il frigorifero che serve a
poco se manca la corrente.
Per portare avanti i lavori edili, occorre subito al missionario cesenate, che opera insieme al parroco Padre
Domingos, un camioncino per il trasporto del
Sottosezione di Cesena
di Francesco Zanotti
materiale. Servono anche garze sterili, medicinali, disinfettanti, perché in Mozambico la gente muore per infezioni, malaria, dissenteria, aids. Molte donne muoiono anche di parto. L’infermeria più vicina si trova a Queliname, lontana 350
chilometri, e l’ambulanza più prossima è a 50 chilometri di
distanza. Don Tarcisio ha una grande fede nella Provvidenza. Per questo sta pensando anche ad altro. Oltre al santuario, che
è in cima ai suoi pensieri e sarà
dedicato a Nostra Signora della
Pace, ha in mente una casa di accoglienza, che servirà come residenza per i pellegrini, a un presidio sanitario e a una casa per i tanti bambini orfani. Ma non solo.
Occorrono da subito alcuni pozzi
per l’acqua potabile e due ponti per
poter attraversare alcuni corsi
d’acqua anche nel periodo delle
piogge. Poi ancora progetti di aiuto per l’assistenza alle mamme e
per l’installazione di impianti solari in modo da rendersi autonomi
dalla corrente elettrica.
Per realizzare tutte queste opere,
don Tarcisio sa di poter contare
sul sostegno di numerosi amici,
soprattutto a Cesena. Un gruppo
di signore lo sostiene da tempo
con la raccolta di fondi che realizzano un po’ ovunque
in diocesi, mentre il
monastero delle clarisse cappuccine, guidato dalla sorella di
don Tarcisio, suor
Chiara, è attivo da anni per il sostegno a tutti i progetti del sacerdote di Cesena. Un
fiume di solidarietà
che non si arresta. Anzi, cresce ogni giorno
di più.
30
40° di fondazione
Nel Luglio 1967 fu ufficializzata la Sottosezione Unitalsi di Comacchio. In ricordo del 40° di fondazione e in concomitanza del 90° anniversario dell’ultima apparizione di Fatima, è stata celebrata una
Messa di ringraziamento per la
missione compiuta in questi anni, con l’augurio di continuare negli anni futuri; inoltre è stata consacrata una statua raffigurante la
Madonna di Fatima, con l’intenzione di fare con essa un cammino spirituale nelle parrocchie
e nelle nostre famiglie. Cogliamo
l’occasione per rinnovare il nostro impegno nel continuare la
missione affidataci dalla Chiesa
ad aiutare i fratelli sofferenti. Ringraziamo con la presente tutti i
collaboratori che in questi anni
hanno partecipato ai pellegrinaggi e alle diverse attività che
la Sottosezione propone, in particolare il gruppo di Codigoro.
Sottosezione di Comacchio
di Antonio Rossetti
I
l 13 Ottobre scorso, nella Cattedrale di San Cassiano a Comacchio si è celebrato il 40°
anniversario di fondazione della
sottosezione Unitalsi di Comacchio. La Sottosezione è nata per
l’impegno di padre Lorenzo Vespignani, al quale già nel 1964 fu
affidato l’incarico dai Rev.mi vicari
foranei di organizzare l ‘Unitalsi
per la allora Diocesi di Comacchio.Furono così organizzati
viaggi a Loreto e nel 1966 a Lourdes con la collaborazione di molte persone: la sig. Annetta Zannini, Lina Carli, Teresa Tomasi,
Nadia Cavalieri, Antonio Rossetti e tanti altri.
U
na tefonata alla
Giuseppe Betori, e i colCarlo Mazza, nuovo Vescovo
sua nuova diocelaboratori ecclesiastici e
Sottosezione di Fidenza
si. Con la richielaici della Conferenza
di M. Mu.
sta all’amministratore
episcopale italiana — e
diocesano, don Adriano
nella Cattedrale di FiDodi, di portare a tutti «un caloroso abbraccio». Poi Monsi- denza, dove entro due mesi il nuovo Vescovo farà il suo ingnor Carlo Mazza si è consegnato all’abbraccio dal vivo di gresso, succedendo a Monsignor Maurizio Galli. “Siamo graquella che per vent’anni è stata in pratica la sua “famiglia”: ti al Santo Padre per questa nomina — ha sottolineato Bela segreteria generale e gli uffici della Cei. La notizia della tori — perché è un riconoscimento non solo per il grande lasua nomina a vesco- voro svolto in tutti questi anni da Monsignor Mazza, ma anvo di Fidenza — una che per la Cei”. Il segretario generale ha ricordato, infatti,
nomina che è anche che il nuovo vescovo di Fidenza «ha fondato una pastorale
un gesto di attenzione (quella per il tempo libero, il turismo e lo sport), ha valorizverso il mondo dello zato e collegato l’opera di quanti già curavano singolarmente
sport — è stata data questi settori; ha avviato rapporti stabili con le istituzioni sporlunedì 1° ottobre scor- tive, diventando cappellano della Nazionale alle Olimpiadi, e
so a mezzogiorno, in ha sviluppato con articoli, libri e interventi a convegni una
contemporanea nel- vera e propria riflessione teologica sugli ambiti a lui affidal’aula del Consiglio ti». Nato a Entratico (Bergamo) il 7 gennaio 1942, Monsipermanente — pre- gnor Mazza è stato ordinato sacerdote il 21 dicembre 1968.
senti il segretario ge- Successivamente ha conseguito la licenza in teologia Latenerale,
monsignor ranense e il master in turismo, presso la Bocconi di Milano,
31
la laurea in lettere alla Cattolica e il dottorato in teologia. Dopo aver svolto diversi incarichi in diocesi, dal 1985 al 1987
è diventato aiutante di studio alla Cei e nel 1988 è stato nominato direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport, incarico svolto fino a ieri. “Sono
onorato di aver servito la Chiesa italiana — ha detto ieri il
nuovo Vescovo, subito dopo la pubblicazione della nomina
— E’ stata per me una grande scuola di pastorale e anche
un notevole aiuto a comprendere, sotto la guida illuminata
del cardinale Camillo Ruini, la realtà sociale ed ecclesiale
del nostro Paese”. Monsignor Mazza si è quindi rivolto ai
suoi nuovi diciosesani “Vado a Fidenza con trepidazione ma
anche con grande slancio per tutti — in particolare per le famiglie, per i giovani e i sofferenti — un testimone di fede, di
speranza e di carità”. “Al nostro nuovo Vescovo — ha detto
a Fidenza Monsignor Dodi — chiediamo di essere custode
della nostra fede e della nostra Chiesa e di non avere paura di richiamarsi ad una forte spiritualità, per vivere in fedeltà
la vocazione di discepoli di Gesù e annunciare il Vangelo in
questo tempo”
4
Lourdes, luogo di conversione
1 i partecipanti della Sottosezione di Fidenza. Per le sorelle e i barellieri, per i malati e
i loro famigliari, per i pellegrini da anni fedeli a questa singolare esperienza il significato del
viaggio è chiaro: si va a Lourdes perché è un luogo privilegiato di conversione, è il posto delle ferite del cuore e anche quello della riconciliazione con Dio, con se stessi, con la propria vita. Per i pellegrini che nuovi si aggregano, spinti da curiosità o dal bisogno di trovare risposte che
aiutino a scoprire il senso vero delle vicende umane, l’incontro con la realtà di Lourdes supera di gran lunga ogni iniziale aspettativa e speranza.
E’ lì che si constata che Dio opera “grandi cose” nella vita
di ciascuno, malato o sano, piccolo o grande. Certo la strada della conversione non è facile ma è liberatoria e cambia
lo sguardo su se stessi e apre all’intesa con gli altri. Cambiano le relazioni. Dal chiedere, dall’esigere si passa al ringraziare, a riconoscere i doni dell’amore, si desidera consegnare tutta la propria vita, che persone e situazioni, come
prodigi, hanno intessuto di opportunità e di bene.
E Maria, la Signora
vestita di bianco apparsa nella Grotta a
Bernadetta, è la mediatrice di queste
grazie che sanano
interiormente, che
pacificano, che fanno riprendere con
speranza il cammino. Questo è il vero
“miracolo” che tutti
sperimentano, miracolo di un cuore
nuovo, rigenerato,
Sottosezione di Fidenza
di Clementina Corbellini
che accoglie le necessità dei fratelli, un cuore pronto a servire i bisognosi, i malati con la naturalezza di un gesto che
è vissuto come doverosa giustizia, non come aggiunta di bontà.
Proprio la testimonianza di molti, in particolare delle sorelle
e dei barellieri dell’Unitalsi presenti, nel decoro della loro divisa, nei vari ambienti, spazi e percorsi, della grande area
sacra, solleciti nel servizio ai malati e a chiunque si avvicini / si rivolga a loro, proprio questo “nuovo stile” aiuta a riconsiderare le cose, anche quelle della vita ordinaria.
Tutto concorre davvero al cambiamento: si impara a pregare non con formule o per consuetudine, ma per esigenza del
cuore, perché ci si riconosce figli, figli incapaci da soli di alzare lo sguardo al cielo e stringere nella propria la mano
della Madonna Celeste. La Corona del
Rosario, stretta in
mano dalle migliaia
di persone che si accalcano davanti alla
grotta e percorrono
il “cammino dell’acqua” e le piscine, dice questa nuova
consapevolezza di
un unico popolo in
cammino verso la
luce. Sì, Lourdes,
anche nel tumultuoso mondo di oggi,
continua ad essere
di moda.
32
Michael Schumacher
Sottosezione di Modena
di Carlo Maria Pelatti
P
ensare alla città di Modena, parlare di Modena significa identificare persone che, grazie alla loro creatività e al loro duro lavoro svolto nel corso degli anni,
hanno creato miti noti in tutta Italia e nel mondo: il mangiare sano e la vocazione per la meccanica ad alta tecnologia.
Basta una parola, un cognome perché la nostra mente visualizzi una chiara immagine, una macchina, una leggenda
che tutti ci invidiano: Ferrari. Per alcuni anni, grazie al permesso che ho ricevuto dall’allora Presidente e Direttore Sportivo della Scuderia Ferrari spa Dott. Jean Todt e oggi Amministratore Delegato della Ferrrari spa, ho accompagnato
alcuni ragazzi, amici dell’Unitalsi diversamente abili, all’interno del Circuito privato della Ferrari spa. di Fiorano ospiti
del Team F1, evento suggellato da un programmato incontro con il loro pilota Michael Schumacher.
Sicuramente per questi ragazzi incontrare il loro idolo sportivo, assistere ad una sessione di prove, entrare nel box per vedere da vicino la monoposto di
F1, stringere tra le mani il volante del pilota della Ferrrari F1, è stata una giornata indimenticabile, unica!
Michael Schumacher, nato il 3 Gennaio del 1969
ha incominciato a correre dal 1991 al 2006. E’
stato campione del mondo per ben 7 volte, ha
disputato 250 GP, ha totalizzato 1.369 punti iridati, è salito sul podio 154 volte, ha vinto 91 GP
ed ha centrato 68 Pole Position: dati fenomenali che parlano del talento di questo pilota, leggenda della F1. Schumacher adora gli spaghetti al sugo ed è un grande appassionato di calcio
e non disdegna di partecipare, giocando, a veri
e propri tornei di beneficenza.
Fuori dalla pista è ambasciatore per l’Unesco e
portavoce per la sicurezza del Driver: è stato protagonista in aiuti finanziari destinati a progetti
umanitari di primo soccorso destinati ai bambini
di tutto il mondo. I mezzi di comunicazione lo
hanno spesso descritto come un uomo eccezionale ma freddo, lontano dalla gente, dedito solo
a incentivare la sua immagine: posso affermare
che, grazie alla sua generosità dimostrata negl’incontri con questi amici dell’Unitalsi, Michael
è un giovane sensibile al mondo della sofferenza. Al momento opportuno, tra una sessione e
l’altra di prove della sua Ferrari F1, prima delle
interviste con i rappresentanti accreditati della stampa sportiva internazionale incontra i giovani diversamente abili: li saluta uno ad uno, gli stringe la
mano, regala autografi e si pone in posa per le loro fotografie. Ricordo che una volta accompagnando un giovane, gravemente malato, davanti ai box per
assistere alla partenza della monoposto, vedemmo Michael
seduto dentro alla sua Ferrari: tutto era pronto, le gomme
montate, la scocca montata, i meccanici pronti ad accendere il motore con la scintilla d’accensione. Il suo sguardo concentrato era rivolto verso l’asfalto del circuito, diretto all’ennesima sfida nel strappare ed afferrare il tempo migliore.
Appena io ed il mio amico ci siamo avvicinati i suoi occhi ci
hanno guardato e la sua concentrazione si e sciolta in un
semplice sguardo d’amicizia. Un bel gesto che dimostra la
sensibilità di un bravo giovane che crede ancora alla bontà,
che vede la persona per quella che è, semplicemente, in un
mondo dettato da regole che tutti conosciamo.
Grazie Michael!
Campione del mondo di F1, ma capace di essere anche
campione di cuore.
33
C
ome molti avanti
di essere con i nostri fiIncomparabilmente bello
negli anni e al
gli (ancora molto piccoSottosezione di Modena
termine della vita
li), tutti insieme raccolti
di Bruno Loi
lavorativa, anch’io ho
in preghiera, provammo
sentito il richiamo del vouna forte, dolcissima
lontariato. Credo che ciò avvenga per svariati motivi: desi- commozione. La seconda volta, durante il pellegrinaggio miderio di rendersi ancora socialmente utili, inconscia spinta a litare internazionale, nel 1990. Una moltitudine multietnica e
restituire un po’ della fortuna goduta a chi non ne ha avuta, variopinta di rappresentanze di militari di quasi tutti i paesi
accostarsi alla sofferenza per imparare a gestirla, tentativo del mondo gremiva tutti gli spazi alternando composti e dedi applicare in maniera più concreta il comandamento del- voti momenti di raccoglimento e di preghiera con manifel’Amore cristiano,...Ho passato in rassegna i possibili sboc- stazioni di chiassoso e allegro cameratismo e prorompenchi a questi stimoli e sono approdato all’Unitalsi, sia perché te… gagliardia ormonale. Uno spettacolo stupendo di Fede
mi piaceva l’idea di propormi come barelliere, nella condi- e gioioso di vitalità e di salute in luoghi deputati per lo più
zione cioè di “manovale”, sia perché poteva accompagnar- ad accogliere la sofferenza e la malattia. Eppure non ci semmi mia moglie Raffaella, anch’essa intenzionata ad assol- brava niente affatto stonato. Al contrario, ne rimanemmo letvere funzioni di assistenza ai malati . La prima esperienza teralmente affascinati. La fede è Vita, è speranza, è gioia e
l’abbiamo vissuta l’anno scorso, da “primini”; un po’ spae- nel giovane sano nello spirito e nel corpo si manifesta in
sati, un po’ incuriositi, molto colpiti dallo spirito di servizio dei maniera immediata, spontanea e prorompente. Ragazzi procompagni di viaggio, letteralmente incantati dalla serenità venienti dai quattro angoli della terra che, fin dal primo indei malati, rapiti dalla spiritualità del luogo santo e profon- contro, fraternizzano e si comportano come vecchi amici sudamente commossi dal fervore della preghiera. Insomma, perando senza il minimo problema tutte le difficoltà di coun’esperienza forte, per certi versi sconvolgente nonostan- municazione, accomunati dalla militarità ma prima ancora e
te non fossimo alle prime armi con la fede e i pellegrinaggi. più intensamente dalla Fede cristiana. Orbene, tutte quelle
Da giovani, infatti, abbiamo visitato tutti i santuari delle no- esperienze, pure così intense e coinvolgenti, nulla avevano
stre rispettive città e dintorni. Ma, pur contribuendo a con- a che vedere con il genere di emozioni provate durante il
solidare le nostre basi religiose, con la progressiva, benefi- nostro primo “pellegrinaggio con i malati/disabili”. Così, queca familiarizzazione con il sacro e soprattutto con la devo- st’anno abbiamo voluto cercare conferme a quelle sensazione per il sacro, quelle visite erano, più che altro, occa- zioni e ci siamo tornati. Abbiamo vissuto le stesse emoziosione di divertimento e di gioco. Da adulti, abbiamo visitato ni ma con maggiore consapevolezza e partecipazione; e
quasi tutti i luoghi sacri più importanti della Cristianità, in Ita- Lourdes con i malati/disabili si è confermata, ai nostri occhi,
lia e all’estero, ma, pur rimanendo molto colpiti dalla devo- come un’esperienza atipica rispetto a qualunque altro pelzione che vedevamo nelle manifestazioni di fede dei pelle- legrinaggio e infinitamente più forte. Bella e, al tempo stesgrini e pur provando noi stessi profonda emozione nell’ac- so, difficile da decifrare. Questa è la nostra percezione: non
costarci alla casa natale, alla sepoltura o alla reliquia del adusi a frequentare il disagio e la sofferenza, mia moglie ed
Santo colà venerato, prevalevano in noi un atteggiamento di io, ci siamo trovati immersi in un contesto fatto di malattia e
curiosità, più proprio del turista-credente che dell’autentico disabilità che però, invece di presentarsi sofferente e triste,
pellegrino. Restavamo fuori dal “contesto”; in definitiva, ci li- come ce lo eravamo prefigurato, ci è apparso sereno e permitavamo a osservare. Forse le sole eccezioni a tale co- fino gioioso. Il disagio e la sofferenza, pur sempre inesorastante prevalenza del carattere turistico dei nostri pellegri- bilmente presenti, risultavano sublimati e trasformati, nei managgi, si sono verificate proprio a Lourdes. Nel 1980 risie- lati/disabili, in accettazione e speranza e, negli accompadevamo a Parigi e volevo far vedere Lourdes alla mia fami- gnatori, in solidarietà e dedizione. Volti sorridenti, slanci afglia (io c’ero già stato, da solo, cinque anni prima). Il nostro fettuosi, gare di disponibilità, resistenza incredibile alla faviaggio si svolse in inverno; nel periodo morto per i pelle- tica prolungata, da parte degli accompagnatori, e per i magrinaggi. Gli spazi normalmente stracolmi di gente si pre- lati/disabili, partecipazione docile e attiva, pazienza senza
sentarono desolatamente vuoti. Pochissime anime infreddo- limiti, serenità e gioia, e una speranza infinita non di guarilite, per lo più turisti, tutti i locali chiusi e così le decine di gioni miracolose ma semplicemente di trovare la consolanegozi di souvenirs. Ebbene, in quello scenario così sur- zione nell’incontro con Maria. La potenza della fede e la forreale, per chi ha visto Lourdes diciamo “in alta stagione”, za circolare dell’Amore hanno a Lourdes il loro punto di apsentimmo moltissimo la magia del luogo e, complice il fatto plicazione più manifesto. Questo è il vero miracolo!
34
M
artedì 24 luglio scorso, nella festa del patrono sant’Apollinare, l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, Giuseppe Verucchi, ha annunciato il decimo incontro della Commissione teologica-mista che si terrà a Ravenna
dall’8 al 15 ottobre e il tema del nuovo
anno pastorale:
«Cristo pietra angolare».
L’annuncio, durante le solenni celebrazioni, in Cattedrale e nella basilica di
Sant’Apollinare in Classe e con una lettera alla diocesi. “Considero l’unità e la
comunione fraterna tra i credenti in Cristo — spiega Verucchi — un dono e
un traguardo talmente importanti che
l’ho voluto mettere nel mio stemma episcopale: Ut unum sint.
Sono quindi particolarmente felice che
Ravenna sia stata scelta per ospitare
la sessione”. Formata da 60 membri (30
cattolici e 30 ortodossi), la Commissione si è riunita l’ultima volta l’anno scorso a Belgrado sul
tema «Le conseguenze escatologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa: conciliarità e autorità nella
Chiesa».
Presieduta dal cardinale Walter Kasper e dal metropolita di
Pergamo Joannis Zizioulas la Commissione — continua l’arcivescovo — “è formata da personalità ai massimi livelli delle due Chiese, fra cui i cardinali William Henry Keeler, Cri-
Il cammino del dialogo
Sottosezione di Ravenna
di Quinto Coppelli
stoph Schònborn, Jean-Louis PierreTauran, l’arcivescovo Bruno Forte, il vescovo Kevin Joseph Farrell, teologi come Eleuterio Fortino e Piero Coda”. Per
la festa di Sant’Apollinare, che secondo la tradizione arrivò a Ravenna da Antiochia, inviato da Pietro,Verucchi ha
anche annunciato il tema del nuovo anno pastorale. «Cristo pietra angolare».
“La vita di fede in Cristo — sottolinea
Verucchi — è una scelta personale e
di tutta la comunità, che sta alla base
della morale, dei precetti, delle pratiche religiose e di tutta l’organizzazione
delle parrocchie e della diocesi.
Bisogna tornare alla centralità di Cristo, alla prima evangelizzazione come
ai tempi di sant’Apollinare. Solo così si vivrà una vita vera
di Chiesa, perché la semplice appartenenza ad un’organizzazione ecclesiale non è sufficiente. Se aiuteremo i ragazzi, i giovani, gli adulti e le famiglie ad incontare Cristo, unico salvatore dell’uomo e del mondo e a radicare la fede in
lui nella nostra vita, allora rivoluzioneremo anche la vita della parrocchia e della società”.
Si è fatto conoscere e li ha sedotti
Sottosezione di Reggio Emilia
di Marco Arpaja
S
erata che scava una traccia: 2 settembre 2007. Si sono conquistati l’un l’altro, amici che d’improvviso si scoprono capaci di una confidenza del tutto imprevedibile. Il Papa e i giovani: lui sul palco, loro sin sulla cima della conca che dà verso il mare, quasi un chilometro di distanza,
eppure tutti vicinissimi in un clima che difficilmente chi ha
avuto la fortuna di esserci vedrà scolorire dentro di sé.
Quella di Loreto è una serata che scava una traccia, una
pagina che si apre ed è ora tutta da scrivere, un dialogo
aperto che conoscerà altri capitoli, d’ora in avanti ispirati da
questo straordinario incontro.
Forse è perché tra le braccia di Montorso, nel quieto tramonto di ieri, c’era aria di casa, la stessa che i ragazzi hanno respirato lungo i giorni di questa Agorà alla fine sorpren-
dente, come sempre accade quando la loro strada incrocia quella di Pietro.
Un’onda di affetto è scesa dalla collina dove spunta il profilo del Santuario, il Papa se n’è lasciato
conquistare e l’ha restituita ai giovani moltiplicandone la forza e seducendo definitivamente la generazione
rappresentata dai 400 mila che lo ascoltavano con emozione crescente via via che quel padre così semplice e diretto
scioglieva ogni ipotetica freddezza, accorciava le distanze,
apriva la mano lasciandosela afferrare dalla folla che sembrava non aspettare altro.
Sotto lo sguardo della Vergine di Loreto è nato un legame
tutto nuovo e originale, lo stile sobrio e avvincente del Papa con la passione giovanile pronta a prorompere quando
riconosce la voce di cui potersi fidare.
I giovani hanno capito che possono poggiare sogni e fragilità dei loro anni, insieme alla paura di soccombere a un
mondo che parla una lingua suadente ma fasulla, su questo
35
Papa intellettuale che sa essere pastore e amico al punto
da raccontare aneddoti, come un parroco che vuol farsi capire bene.
Cos’è successo? Che Benedetto ha semplicemente mostrato
se stesso, si è fatto conoscere dai giovani, e questo è bastato. Nelle sue risposte a braccio e nel discorso per la veglia ha fatto vedere che conosce il codice della loro anima
e che ci legge dentro meglio di chiunque altro, persino di loro stessi. Non è stato difficile scorgere sui volti di chi l’ascoltava i segni di una scoperta, e alla fine della commozione che ti afferra quando non ti aspettavi tanta grazia.
Venuti per ritrovarsi e sostenersi per un altro tratto di strada – ogni incontro giovanile vive anche di questa gratificazione reciproca – i ragazzi riportano a casa la certezza di
aver trovato chi li capisce e li ama davvero. Se il male che
li sgretola è la percezione di scoprirsi al dunque soli dentro
il labirinto indecifrabile di una vita senza direzione, il Papa
che dice di condividere “le vostre gioie e le vostre pene” e
che confronta le loro paure con il tremore di Maria alle pa-
L
’Unitalsi, associazione di volontariato presente a Reg-
role dell’Angelo – l’eco risuona ancora, qui a Loreto – fa cadere anche l’ultimo anfratto e diventa “uno di noi”, come diceva qualcuno a fine serata, senza trovare parole migliori di
queste così ricorrenti tra loro. I ragazzi l’avevano accolto con
la gioia che sempre riservano al Papa, ma forse nemmeno
immaginavano che Benedetto li avrebbe felicemente vinti,
prendendo a tal punto sul serio il dialogo da scendere dentro ogni domanda senza fretta, sereno nei gesti e nel volto,
in piena sintonia con quel che ciascuno di loro ha portato
con sé a Loreto dentro un bagaglio stipato di domande.
Sapendo infatti di salire alla Santa Casa – casa loro, adesso più che mai – nello zaino hanno infilato tutti i nodi che
complicano il cammino di un’età a ostacoli: la Madre di Nazareth sa capire,e i giovani che in questi giorni hanno fatto
ressa per entrare in quell’angolo di silenzio perfetto che l’Italia ha la grazia di ospitare non hanno fatto altro che affidarsi a Lei. Ora sanno di poter contare anche su un Papa
che li ha ascoltati davvero, e poi ha parlato dritto alla loro
vita.
Vacanze Unitalsi
prio record di altitudine,
raggiunta da un gruppo
Sottosezione di Reggio Emilia
di 25 persone disabili e
di Francesco Benaglia
dai volontari. Con la collaborazione del personale di una società di trasporti a
fune, il gruppo è salito con la funivia ai 2700 metri di altitudine del
rifugio Rosetta, nel gruppo dolomitico delle Pale di San Martino,
in provincia di Trento. Dalla stazione di arrivo della funivia, poi, le
persone a bordo delle proprie carrozzine sono state trasportate a
braccia dai volontari per una breve salita su terreno roccioso fino
alla sovrastante terrazza. Per molti si è trattato della prima volta che
ci si è trovati tra vertiginose pareti e meravigliosi altopiani. Il panorama mozzafiato si estendeva dai
vicini Lagorai, già percorsi dai fronte della prima guerra mondiale, fino al Catinaccio e alle torri del Vajolet, sede del set di «Cliffhanger»,
il noto film con Silvester Stallone,
gio da più di 70 anni, che da sempre organizza pellegrinaggi oltre che di leggendarie imprese di alpinisti antichi e moe viaggi accessibili a tutti, ha stabilito nei giorni scorsi il pro- derni. La salita è stata effettuata nel corso di una breve va36
canza-pellegrinaggio che si era aperta con la
discesa al santuario Madonna della Corona,
in provincia di Verona, con la parete verticale orientale del monte Baldo, e che si è conclusa al santuario sudtirolese di Weissenstein.
Nel corso della vacanza sono state effettuate diverse escursioni con meta i rifugi, i laghi
e le malghe della val di Fiemme (Trento): le
gite sono state effettuate al ritmo lento e naturale del passo dei volontari che spingevano le carrozzine, ricorrendo il meno possibile all’ausilio dei mezzi meccanici. Tutti i partecipanti hanno così potuto godere appieno
della bellezza del panorama e hanno assaporato colori, profumi e suoni normalmente
non disponibili per chi è costretto sulle ruote
dalla malattia o dal disinteresse degli altri.
A questo proposito va sottolineata l’attenzione controcorrente delle istituzioni locali nel
realizzare percorsi montani accessibili alle
carrozzine (e quindi anche ai passeggini dei
più piccoli) e la presenza sul territorio della
società “Sportabili”, che coordina molteplici
attività sportive rese praticabili a tutti. Coinvolte in un circolo virtuoso, diverse strutture
alberghiere della
zona hanno garantito parità di
trattamento ai
normo dotati come alle persone
diversamente
abili. “La riconoscenza dell’Associazione – dicono
i volontari – è andata alla famiglia
De Chiusole che
ha riservato ancora ai soci dell’Unitalsi un’accoglienza il cui affetto e attenzione
va molto oltre l’elegante professionalità da sempre offerta agli
ospiti del proprio
hotel Sole”.
37
S
Il grande abbraccio
ole e temperatura sono estive, ma Rimini il
15 settembre scorso non ha cercato conforto tra gli ombrelloni in spiaggia. L’apppuntamento, infatti, era in centro storico: qui una grande folla s è data appuntamento per abbracciare festosamente il 110° pastore della diocesi, monsignor Francesco Lambiasi. Nominato vescovo di Rimini da Benedetto
XVI lo scorso 3 luglio, ieri ha preso possesso canonico della nuova diocesi, “questa cara, da oggi nostra Chiesa riminese” — ha esordito —. Due i momenti del suo ingresso: il
primo in piazza Cavour, dove sorge il Municipio, accolto dal sindaco di Rimini Alberto Ravaioli e dal presidente della Provincia Nando
Fabbri. In corteo, la folla si è
poi diretta verso la Cattedrale; i fedeli erano talmente tanti che nemmeno il sagrato (e
il maxischermo allestito) e la
via adiacente è riuscito a contenerli. A concelebrare l’Eucaristia, oltre al vescovo emerito Mariano De Nicolò, i vescovi di Pesaro Piero Coccia,
il vescovo emerito di Albano
Paolo Gillet, il vescovo di Cesena-Sarsina Antonio Lanfranchi, di Ferrara-Comacchio Paolo Rabitti, di AnagniAlatri Lorenzo Loppa, di Latina-Terracina-Sezze-Priverno Giuseppe Petrocchi, di
Imola Tommaso Ghirelli oltre
a decine e decine di sacerdoti. Emozionante l’abbraccio
di pace tra De Nicolò e Lambiasi e la consegna del pastorale. Nella sua prima omelia
da Vescovo di Rimini, monsignor Lambiasi si è soffermato
sulla parola «misericordia». Quella che il Signore ha mostrato al pastore, chiamato a questo compito nella diocesi
romagnola non per suoi meriti ma per divina volontà. La
stessa misericordia che è emersa nel Vangelo. “Alla fame di
Dio che tormenta da sempre il cuore dell’uomo -ha dettoGesù risponde spiegando come è fatto il volto di Dio: il volto di un pastore tenero e premuroso, di una casalinga accorta e generosa, di un padre irriducibilmente misericordioso”. Tre immagini per un solo volto: il volto del Dio, ricco di
bontà e di tenerezza, che ha il suo compimento nella risur-
Sottosezione di Rimini
di Paolo Guiducci
rezione del Figlio di Dio. Monsignor Lambiasi ha poi concluso con due domande. “Il fuoco dell’Evangelo pasquale ha detto- della misericordia del Signore morto e risorto è
stato acceso nelle comunità cristiane da quasi diciotto secoli; «ma in quante comunità e da parte di quanti, che pure
si professano cristiani, si conduce una vita come se Cristo non fosse veramente
morto per i nostri peccati e
non fosse realmente risorto
per salvarci? Cosa dobbiamo
confermare e cosa innovare,
cosa dobbiamo “convertire”
perché l’annuncio evangelico
che risuona nelle nostre chiese perda la sua patina di cosa trita e ritrita e ritrovi la sua
nota inconfondibile di “lieta
notizia” dell’ultima ora?”. Appassionato il messaggio di
ringraziamento rivolto a
monsignor Lambiasi da Luigi Alici, presidente di Azione
Cattolica, presente a Rimini
con una folta delegazione
dell’associazione. “Monsignor Lambiasi ha accompagnato l’associazione in un
periodo intenso di novità. La
grande famiglia associativa ha detto Alici- ha potuto sperimentare la sua appassionata e discreta compagnia spirituale, direttamente, grazie a
centinaia di incontri, assemblee, meditazioni, ritiri, celebrazioni, e indirettamente attraverso la sua parola, il suo insegnamento, i suoi libri”. Riprendendo proprio un passaggio
dell’ultimo volume pubblicato da monsignor Lambiasi, («Esercizi di fede. Lectio divina sulla Lettera ai Romani») Alici ha
riassunto il dono che l’assistente ecclesiastico ha fatto in
questi anni nell’invito a «essere docili, nella fedeltà al quotidiano, alle sorprese della grazia. Una docilità, però, mai passiva, abitudinaria, ma continuamente vivificata dal pungolo
dell’evangelizzazione, dell’annuncio, della riscoperta della
fede».
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Una giornata particolare
te un viaggio. La visita di Nunzio (nella foto con i
genitori, il sindaco Daniele Imola, la presidente della sezione Uildm provinciale Mira Battarra e la volontaria Luisa Goldoni) è avvenuta il giorno dopo il
secondo Gran Galà
della Lirica organizzato dalla Uildm.
“Ringraziamo -scrive Mira Battarra-, a
nome della Unione
Italiana Lotta alla
Distrofia Muscolare,
il sindaco e l’amministrazione comunale per la sensibilità dimostrata e tutti coloro che hanno
reso possibile la
realizzazione e il
successo del Gran
Galà”.
Sottosezione di Rimini
di Luisa Goldoni
U
na giornata
speciale, per il
piccolo Nunzio di Modena. Speciale perché ha potuto visitare come
“ospite d’onore” il
parco di Oltremare.
Tutto è nato dall’incontro di Nunzio, un
bambino affetto da
distrofia muscolare,
con la volontaria riccionese Sorella di Assistanza
Unitalsi,
Luisa Goldoni duran-
Ci hanno preceduto
Essi sono certamente in paradiso e continuano a volerci più bene di prima
PAOLO CINELLI, Bologna 8 aprile 2005
Sono già trascorsi più di due anni dal passaggio all’altra vita, ma è impossibile dimenticare la
figura di Paolo, vero ed umile cristiano e unitalsiano; devoto della Madonna celeste e a Lei legato tanto da non potere a 95 anni non andare a Lourdes per un devoto e ultimo pellegrinaggio e saluto dove Lei è apparsa. (Gli amici lo ricordano)
CARLO FRASCAROLI, Bologna 15 maggio 2007
Ci ha lasciato un vero unitalsiano pellegrino a Lourdes come amico e medico. Gli ammalati e
i disabili avevano la priorità e ha dedicato la sua vita privata e professionale con grande umanità da buon samaritano. Sempre gentile e disponibile, non aveva orari sia di giorno che di
notte per chi soffriva sia nel privato che alla Casa della Carità. Sicuramente avrà avuto in cielo l’accoglienza riservata ai veri figli e devoti della Mamma celeste. Rimarrà sempre nel nostro cuore e lo ricorderemo sempre nelle nostre preghiere. (Un amico)
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PIETRO TOMBOLINI, Imola 13 giugno 2007
Sabato mattina, alla Basilica del Piratello, si sono celebrate le esequie di Pietro Tornbolini, alle
quali hanno presenziato la Corale Perosi, nella quale egli è stato componente del coro, che ha
solennizzato la cerimonia con il canto, e gli amici della Sottosezione Unitalsi di Imola, con al
completo, in divisa, la squadra dei volontari che guidano i nostri automezzi, nella quale Pietro
ha prestato servizio come volontario e coordinatore del servizio trasporto disabili soli. Hanno
concelebrato il suo parroco della parrocchia di Bergullo, don Gianpaolo Poli, l’assistente diocesano Unitalsi mons. Giancarlo Cenni ed il parroco emerito di Castel Guelfo don Attilio Tinarelli.
La seconda lettera di San Paolo ai Corinzi ha evidenziato lo spirito che sorregge la nostra fede:
“non ci perdiamo d’animo se anche il nostro corpo viene con la morte consegnato alla terra in
attesa della resurrezione, la nostra anima vive in Dio e partecipa ai beni eterni riservati ai servi buoni e fedeli. Poiché il minimo di sofferenza attuale ci procura una quantità smisurata ed eterna di gioia, giacchè noi non fissiamo lo sguardo sulle cose
visibili ma su quelle invisibili”. A nome della sottosezione Unitalsi di Imola ha portato il seguente saluto clell’Unitalsi imolese
il presidente. “Carissimo Pietro, continua anche adesso il nostro dialogo con il tuo... Capo, e che continuerà per sempre, perché oggi sei collocato stabilmente nell’eternità. Anche se il cuore e quello di tutti gli unitalsiani che hanno goduto della tua
presenza è pieno dì tristezza e di dolore, ci sorregge la fede ed oggi non è giorno di lutto, ma di passaggio. Ci aiuta in questo l’esserti stati vicini, l’aver condiviso un tratto della nostra vita, d’essere stati operatori di misericordia verso gli ultimi della
nostra società. Ho condiviso con te ideali di solidarietà, anche in politica, sempre protesi a difendere i sacrosanti diritti dei
deboli. Ho ammirato la tua scelta di mettere a disposizione una parte del tuo tempo, annunciata addirittura quando eri ancora. in servizio e che hai immediatamente concretizzata appena andato in pensione. Ma ciò che abbiamo maggiormente
apprezzato sono tre caratteristiche della tua personalità: la fede, l’amore per la famiglia, la disponibilità verso coloro che
sono in difficoltà.:Oggi siamo tutti pieni di tristezza perché dobbiamo prendere atto che la tua presenza fisica ci mancherà.
Ma ciascuno di noi viene fortificato nelle proprie scelte dalla certezza che ti avremo ancora, come per il passato, come l’amico che condivide il cammino comune di servizio agli altri, che suggerisce nel nostro animo le scelte migliori e di stimolo a
mantenere alta la comune caratteristica del mettersi a disposizione in modo totalmente gratuito. Siamo certi che oggi, più del
passato, sarai l’angelo custode della tua famiglia alla quale siamo particolarmente vicini in questa circostanza ed alla quale
è affidato il compito di trasmettere alle nuove generazioni il tuo esempio e la tua fede profonda. Oggi, più di ieri, ci spronerai
a tendere sempre più e sempre meglio nel fare il nostro servizio con carità, amore e disponibilità. E siamo certi ci sarai di
aiuto nel convincere altri amici a scegliere di percorrere la strada anche da te tracciata nella nostra UnitaIsi imolese di offrire un poco del proprio tempo a vantaggio di chi nella propria vita oltre al dolore fisico deve sopportare l’umiliazione del disagio e della povertà. Grazie per il bene che ci hai fatto e per quello che assieme abbiamo fatto a tanti nostri fratelli. Restaci
vicino e sii nostro protettore, che ben conosce difficoltà e ostacoli che si debbono affrontare in questa nostra società che,
sempre più individualista, si dimentica dell’altro. E da un amico vecchietto, come il sottoscritto, arrivederci, lo spero per me,
in Paradiso. (Pier Franco Santandrea)
BRUNO LUCARONI, Imola 19 giugno 2007
A soli pochi giorni dall’aver portato il nostro saluto a Pietro, oggi siamo di nuovo riuniti per dimostrare il nostro affetto a te, carissimo Bruno, che lasci un nuovo vuoto nelle file dei volontari unitalsiani imolesi che con la propria opera di solidarietà hanno permesso a tante persone prive di
risorse economiche di raggiungere i luoghi di cura, ma non solo quelli. Fin dall’inizio di questo
particolare servizio, Bruno, ti sei messo a disposizione ed hai accettato di svolgere il tuo compito con dedizione, scrupolosità, puntualità e disponibilità. Hai così messo in risalto quelle qualità
che hanno caratterizzato la tua vita: essere un uomo tutto d’un pezzo, ligio alla consegna ricevuta, fedele all’impegno preso. Così sei stato nel corso della tua vita di carabiniere,che hai onorato mantenendo fede al motto di quell’arma: “Nei secoli fedele”. Pur avendo cambiato interlocutore, dopo aver raggiunto la meritata pensione, hai continuato ad essere “sempre fedele” verso chi ha avuto necessità di
aiuto, non solo materiale, ma di amicizia, di conforto, di solidarietà. Nell’Unitalsi hai dato il meglio di te ed hai messo in luce
quelle tue qualità di modestia, di bontà, ma soprattutto di fede e di amore. Quante volte hai ricordato il disagio che provavi
quando ti trovavi di fronte i pazienti della dialisi che erano in difficoltà a causa della terapia cui si erano sottoposti e non sape40
vi come e cosa fare per essere loro di totale aiuto. Ma anche nei cosiddetti lavori umili non ti sei mai tirato indietro e se la
nostra sede ha quadri e bacheche al loro posto, Io dobbiamo a te, prezioso collaboratore, sempre pronto a rendersi utile. E
come non ricordare il volto luminoso che si manifestava quando ti si chiedeva un prolungamento di orario e non potevi accettarlo, perché, dicevi, debbo andare a scuola per portare a casa i miei nipotini. Quanto bene gli hai voluto, pari a quello sempre dimostratoci verso la tua Franca. Siete stati una bella coppia, unita e fedele a ciò che vi siete promessi il giorno delle
nozze: “ti prometto di esserti fedele e vicino nella gioia e nel dolore, nella malattia, fino all’ultimo giorno”. Anche se lo tua presenza fisica ci mancherà, come già ora ci succede di pensarti per un incarico, poi ci sovviene che stai facendo servizio in
Paradiso, siamo certi che non ti dimenticherai di noi e sarai nostro protettore e suggerirai a tante tue conoscenze, tra i colleghi carabinieri, di venire ad occupare il tuo posto, momentaneamente libero, per continuare e completare quel cammino di
solidarietà da te intrapreso e che non si può, nè si deve interrompere. Grazie per il bene che ci hai voluto, ma soprattutto per
quello fatto, con il cuore in mano, ai tanti che hanno bussato alla porta della nostra Unitalsi e che, anche per merito tuo, si è
sempre aperta per un aiuto tempestivo e gratuito. (Pier Franco Santandrea)
P. Martino Mentore Righetti o.p., Bologna 3 luglio 2007
La morte -quasi improvvisa- di Padre Martino lascia tanti, tanti di noi privi di una affettuosa e
saggia presenza che -lo sentivamo bene- assicurava appoggio e chiarezza soprattutto nei
momenti più difficoltosi. Ad un carattere aperto e gioviale univa una attenta sensibilità verso gli
altri, che inevitabilmente apriva ciascuno ad una facile confidenza dalla quale non scaturiva mai
un rapporto superficiale ma la possibilità di affrontare in maniera semplice ed immediata qualsiasi situazione, anche se complessa e sofferta. Aveva ricevuto grandi doni: spiccata intelligenza, spontanea inclinazione per l’arricchimento dì una cultura vasta, varia e profonda, conoscenza e competenza artistica -in particolare per musica e cinema- inesauribile interesse per la lettura, innato piacere per la compagnia ma anche raffinata capacità di gustare le ricchezze della
solitudine. Ha avuto e curato soprattutto il dono di una fede forte, salda che, al di sopra di ogni capacità dialettica e di comprensione delle infinite debolezze umane, lo riconduceva sempre ad un atteggiamento di totale fiducia nel Signore. La Sua
vocazione a “frate e sacerdote”, avvertita da bambino e da subito coltivata nell’Ordine Domenicano, gli ha permesso di curare in forme elevate gli studi filosofici e teologici che, anche senza vistosamente apparire, facevano da sfondo alla sua disinvolta capacità di discutere sia a livelli intellettualmente impegnativi che in situazioni umane delicate. Mi pare si possa dire
che l’entrata nell’Unitalsi -nei primi anni ‘60- abbia costituito per Padre Martino un nuovo irrinunciabile ambito di vita personale e pastorale. Si è trattato di una esperienza a tutto campo: confortante presenza per gli ammalati, essenziale voce per
la formazione di sorelle, barellieri e medici, figura continuativa e significativa per le attività della Sottosezione di Bologna,
esempio di devozione mariana convinta ed entusiasta. Amico di tutti a disposizione di ciascuno. Anche negli ultimi anni
Padre Martino è stato maestro di vita e di fede. Era ormai divenuta una tradizione che al ritorno da ogni Pellegrinaggio a
Lourdes, a chi gli chiedeva come fosse andato rispondesse: “Ah, l’ultimo pellegrinaggio è sempre il più bello!”. Caro Padre
Martino, noi oggi con commozione e gratitudine Le auguriamo che l’ultimo pellegrinaggio che ha compiuto verso il Cielo sia
stato, ancora una volta, assolutamente il più bello! (Gisa Pallotti)
Giulia Alberghini, Pieve di Cento 6 agosto 2007
Giulia ha raggiunto la casa del Signore ed il suo ultimo viaggio ha desiderato farlo con la “Divisa
di Sorella”. Forte, partecipe,entusiasta era la sua appartenenza all’Unitalsi e con il comportamento rendeva ogni giorno visibili e concreti gli obiettivi dell’associazione. La sua vita è stata un
esempio di servizio per i suoi famigliari, i nipoti, per le persone anziane nelle case di riposo, per
i malati che incontrava nei pellegrinaggi e quelli che raggiungeva nei momenti di bisogno. Tutti i
santuari unitalsiani sono stati da Lei visitati e in ciascuno di essi ha offerto con dedizione il suo
servizio. In particolare la ricordiamo al Treno dei Bambini, a Loreto, in quella piccola cucinetta
dove era sempre pronta una pentola di the per i numerosi bambini assetati. Tanto grande era
l’impegno e l’entusiasmo che al ritorno da ogni Treno della Grazia si raccomandava di essere
informata delle date dell’anno successivo. Sarà sempre con noi nei nostri cuori, e dal cielo le sue continue preghiere saranno sicuramente rivolte per dare calore, sostegno e gioia ai bambini e alle famiglie dei prossimi pellegrinaggi. (Anna
Cremonini)
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TRAVEL JOHN
La difficoltà può porsi in viaggio, o in situazioni in cui sia difficile trovare un bagno pubblico, o un bagno accessibile. La soluzione a queste imbarazzanti problematiche è: Travel
Ciò che potrebbe servire
John. Si tratta di un contenitore per urine, comodo, compatto e di facile uso sia per lui che
raccolte da Gianfranco Cammi
per lei. L’urina viene trasformata in un gel inodore che non può fuoriuscire dal sacchetto.
Può essere riutilizzato fino ad un volume massimo di 800 ml e poi gettato in un normale
contenitore di rifiuti. Info: http://www.medicalspa.it/travel/travel.html
CURA DEI DANNI AL MIDOLLO SPINALE.
A che punto è la ricerca? Quali sono le previsioni, quanto fondate sono le speranze riposte nelle cellule staminali? E entro quanto tempo potranno
contribuire a curare le lesioni? Proprio perchè l’argomento è scottante, e genera molte aspettative, a riguardo se ne sentono tante. Ecco perchè un
congresso internazionale dal taglio prettamente scientifico, e con la partecipazione di medici e scienziati che studiano e si dedicano a questo argomento è un’ottima occasione per confrontarsi su una cura possibile. E’ il Primo Vertical Congress, che si terrà a Roma, il 27 ottobre 2007. Iscrizione
gratuita. Info: [email protected]
“HO VINTO” LA MALATTIA
Emanuela 45 anni, a 27 anni è stata colpita da un linfoma di Hodgkin. Emanuela era felice, giovane e bella presto sarebbe diventata mamma. Era
al quinto mese di gravidanza, aspettava 2 gemelli. A causa della malattia ha perso i bambini e si è sottoposta a chemioterapia per 1 anno. Durante
la chemio è rimasta incinta e ha dovuto nuovamente interrompere la gravidanza. Ma la storia di Emanuela è una testimonianza di coraggio e tenacia. Appena terminate le cure riprende a lavorare e, anche se i medici pensavano che la chemioterapia l’avrebbe potuta rendere sterile, Emanuela
riesce a diventare mamma di Alessandro, un bellissimo bambino che oggi ha 11 anni.
COMANDARE COMPUTER E CASA SENZA MANI, VOCE, O SENSORI
E’ un’ausilio innovativo ideato da una persona disabile, che valorizza le capacità motorie residue dando libertà di interfacciarsi con il computer. Il
suo nome è “FaceMOUSET” che permette di pilotare il cursore del mouse con il semplice spostamento della testa o di una qualunque parte del
corpo, senza applicarvi sensori. Adatto a moltissimi handicap motori, è studiato per disabili gravi e per chi si trova nell’impossibilità di eseguire
comandi con le mani o la voce. L’ausilio permette di scrivere a una velocità tripla rispetto a quella consentita da un sistema a scansione e di utilizzare ogni applicazione di Microsoft Windows. Info: http://www.aidalabs.com/facemouse/
BOLOGNA: BANDO PUBBLICO PER CONTRIBUTI A SPOSTAMENTI CASO-LAVORO DEI LAVORATORI DISABILI
E’ stata prorogata al 31 ottobre la scadenza del bando pubblico per la concessione di contributi ai lavoratori disabili occupati nelle aziende bolognesi per agevolare gli spostamenti casa-lavoro. Si tratta di 150.000 euro per un totale di 75 interventi, ciascuno dei quali potrà ottenere un massimo di
2.000 euro. Al bando potranno partecipare i lavoratori disabili già inseriti in aziende del territorio, attraverso il “collocamento obbligatorio” effettuato
dal Servizio lavoro della Provincia, che abbiano contratti a tempo indeterminato, oppure a tempo determinato per almeno 12 mesi, o che saranno
assunti entro il 31 ottobre, nuova data di scadenza dell’avviso.
Info: Tel. 800286040; oppure www.provincia.bologna.it/lavoro/index.htm.
ALLA RICERCA DELLA FEDE
L’esperienza religiosa sollecita più aree cerebrali. È la scoperta dei ricercatori dell’Università di Montréal, apparsa su “Neuroscience Letters”, che
smentisce la teoria dell’esistenza di una specifica zona neurale dedicata
a Dio. Analizzando con tecniche di neuroimaging l’attività cerebrale di 15 suore carmelitane intente a ricordare la loro più intensa esperienza mistica,
gli scienziati hanno registrato l’attivazione di almeno 12 aree, coinvolte nell’emozione, nell’auto-coscienza e nella percezione.
IL POTERE DELL’INTELLIGENZA AL TUO SERVIZIO
Immagina... una soluzione elettronica veramente su misura per le tue necessità. Un’ampia scelta di sedute, basi motrici per un’elevata performance
di mobilità ed il più intelligente sistema di guida... E’ QUICKIE GROOVE, la nuova carrozzina targata Sunrise che massimizza le possibilità, grazie a
3 sistemi di seduta, 3 sistemi di interfaccia, e per la prima volta 3 basi di trazione intercambiabili. Una carrozzina che lavora assieme a te, e che porta
la tua indipendenza ad un altro livello.
Info: http://www.disabiliforum.com/prodotti/sunrise/page/index2.html
LUMACHE DISINFETTANTI
Lavorano 24 ore al giorno senza effetti collaterali e a costi irrisori: così da più di dieci anni le larve delle lumache “Lucilia Sericaria” guariscono le ulcere del piede diabetico all’Ospedale di Manchester. E ora un’ulteriore buona notizia: sono in grado di stroncare anche il più temuto dei batteri delle
ulcere, lo stafilococco aureo resistente alla meticillina, che porta spesso all’amputazione proprio perché è insensibile alle terapie antibiotiche. Lo
hanno riferito i medici inglesi su “Diabetes Care”, riportando il buon esito avuto su 12 dei 13 pazienti curati.
NUOVE GARANZIE PER CHI VIAGGIA IN AEREO.
Non sarà più possibile, per “un vettore aereo, un suo agente o un operatore turistico [...] rifiutare, per motivi di disabilità o mobilità ridotta:
a) di accettare una prenotazione per un volo in partenza o in arrivo a un aeroporto al quale si applica il presente regolamento;
b) di imbarcare una persona con disabilità o a mobilità ridotta in tale aeroporto, purché la persona interessata sia in possesso di un biglietto valido e
di una prenotazione”.
VOGLIAMO SMETTERLA DI RISPARMIARE SUGLI INSEGNANTI DI SOSTEGNO? VERGOGNA!
Se forse citare il famigerato programma T4 di Hitler, appare eccessivo, non si può che condividere la preoccupazione per l’anno scolastico 2007-08,
che rischia di partire... handicappato. Il problema è il taglio indiscriminato dei posti per gli insegnanti di sostegno. Nella scuola secondaria di secondo grado in Emilia Romagna si hanno 112 alunni in più, ma 532 posti in meno di insegnanti di sostegno. Crediamo che la situazione del resto del
Paese non sia difforme da quella dell’Emilia Romagna. Il numero dei docenti di sostegno è inferiore a quanto stabilito per legge di 766 unità. La serie
storica dimostra incontrovertibilmente che gli alunni disabili lungi dal diminuire aumentano.
Info utili
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Giubileo delle apparizioni a Lourdes
1858 - 2008
Preghiera di preparazione
O Signore,
che hai preparato Maria perché fosse la Madre di tuo Figlio,
per la sua Concezione Immacolata,
l’hai protetta da ogni peccato, e dalle ferite del peccato.
E’ così che Lei fu capace di proclamare il « sì » della fede,
dall’Annunciazione fino alla Croce.
Quanto hai realizzato in Maria, Signore, è meraviglioso.
Te ne rendiamo grazie.
A Lourdes, Signore, tu hai preparato Bernardetta
perché fosse testimone delle apparizioni della Madonna.
Nella trasparenza del suo cuore,
con la sua umiltà e coraggio,
ha sventato i tranelli del Maligno.
Quanto hai realizzato in Bernardetta, Signore, è meraviglioso.
Te ne rendiamo grazie.
E ora, Signore, avvicinandoci al giubileo delle Apparizioni,
rendici capaci di celebrarlo con vero slancio di gioia.
Fin d’ora rendici capaci di capire la tua parola di riconciliazione e di pace.
Apri i nostri cuori, gli occhi e le braccia alle tristezze del prossimo.
Fà che l’anno giubilare sia tempo di grazie
per quanti verranno alla Grotta di Massabielle
e per coloro che si uniranno, anche da lontano,
alla preghiera dei pellegrini.
Come Bernardetta che desiderava ardentemente ricevere l’Eucaristia,
per l’esempio e l’intercessione di Maria, l’umile tua serva,
che con tutte le generazioni proclamiamo beata,
in quest’anno giubilare che ci doni,
ravviva ancor di più in noi il desiderio di nutrirci di Cristo
ed essere abitati dallo Spirito Santo.
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trimestrale unitalsi emiliano-romagnola autorizzazione: anno 2007,n