Il Nuovo
Medico d’Italia
Informazione medico sanitaria per l’Europa del 2000
PERIODICO MENSILE
REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI ROMA
N. 680 del 29/12/1997
Comunicare la salute
T
utto ha inizio dalla superiore capacità dell’uomo di essere intelligente.
Il magnifico e terribile ‘dono’ della possibilità di apprendere e avere conoscenza di quanto lo
circonda, di studiarne le caratteristiche e i meccanismi che ne regolano l’esistenza.
Un ‘dono’, dicevamo, magnifico e terribile quanto
più impegnativo per la possibilità di comunicare.
Ma comunicare può avere soltanto la finalità di trasmettere, fare conoscere, oppure associarvi quella di
mettere in comune, di condividere con un’altra persona, o con tanti altri, conoscenze, esperienze, eventi e fatti abituali o eccezionali della quotidianità della vita o del tempo che passa, per tutti, in modo uguale e imparziale.
Il medico che ha scelto di dedicare il suo impegno di
capacità di usare la propria intelligenza per conoscere e approfondire la natura e i meccanismi della
vita, della sua stessa esistenza nel contesto generale
di quella continuità di vita di quanti e quanto lo circonda, deve, o dovrebbe, essere immedesimato nel
compito (missione) di comunicare per condividere,
più che per limitatamente trasmettere, quanto è entrato a fare parte e continua ad accrescere il proprio
bagaglio di conoscenze in materia di salute.
Salute. Questa magica parola che significa stare bene, sentirsi a proprio agio e in armonia con quanto e
quanti ci circondano, che vorremmo conservare e
proteggere in un’ideale aspettativa di infinita durata.
Il progresso della scienza e delle conoscenze in
campo medico attribuisce, giustamente, sempre
maggiore importanza, alla prevenzione, alla opportunità di assumere comportamenti e adottare abitudini di vita che consentano di preservare la salute
dalle insidie di eventi morbosi e patologie delle quali stiamo sempre più affinando la conoscenze e il legame, per ogni singolo individuo, come peculiare
patrimonio genetico.
Ma quanti ancora, medici e assistiti, non considerano il valore di questa prevenzione che deve essere
appresa e automaticamente esercitata in costanza di
benessere e non soltanto,troppo spesso, ricordata
quando l’insorgenza di qualche anche piccolo malessere induce a ricorrere all’aiuto, al consiglio, al
conforto del medico!?!
Quanti, e quante volte, ascoltano distrattamente o
addirittura scaramanticamente evitano di leggere e
seguire i consigli comunicati anche con apposite iniziative mirate di prevenzione!?!
La società, questo sostantivo, astratto, che indica una
collettività di persone che condividè scelte e abitudini come somma di individuali comportamenti e attesa di risposta a condivise richieste ed esigenze, può e
deve farsi carico, in tema di salute, di associare prevenzione e comunicazione alla più ampia dimensione
di una generalizzata possibilità di interventi con l’obiettivo del massimo risultato con il minore dispendio di costi ed energie organizzative ed umane.
Per il medico, nel quotidiano rapporto interpersonale con l’assistito, giova forse ricordare che comunicare, sia come trasmissione di notizie che come condivisione di conoscenze, è anche necessità di una
comunicazione che troppo spesso è dimenticata o
trascurata: quell’abitudine e capacità di comunicare
con se stessi: cercare, conoscere, analizzare quanto
è o si vorrebbe come personale motivo di salute e
benessere per poterne disporre nel quotidiano incontro con gli assistiti.
Mario Bernardini
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Art. 2 com. 20/b Legge 662/96 - Filiale di Roma
ANNO VI - n° 6
Ministro Sirchia e Ordini dei Medici
Tavolo di consultazione permanente
Riorganizzato
il Ministero
della Salute
Roma 12 giugno
(comunicato stampa ministero della salute)
Il Ministro della Salute Girolamo Sirchia ha incontrato il 12 giugno il Presidente della Federazione Nazionale degli
Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri Giuseppe Del Barone insieme
al Comitato Centrale della Fnomceo avviando un tavolo di consultazione permanente sui grandi temi della politica sanitaria che coinvolgono il ruolo della professione medica.
Le priorità che verranno affrontate in
questo nuovo percorso tra istituzioni e
medici per la tutela della salute dei cittadini e che verranno trasformate in un documento dopo l’approvazione formale da
parte del Comitato Centrale sono:
– migliorare, in termini di efficacia e
qualità, il Servizio Sanitario Nazionale, pubblico, solidale e universale, riaffermandone il ruolo centrale per la salute dei cittadini;
– partecipare all’attuazione del Progetto
per la salute 2003-2005, previsto nell’Accordo Stato-Regioni sul Piano sanitario nazionale;
– qualificare e valorizzare il ruolo centrale che il medico riveste nell’ambito
del Servizio Sanitario Nazionale, con
particolare riferimento al maggior ruolo decisionale del medico ospedaliero
nell’ambito delle attività svolte dalle aziende e nella determinazione della
carriera nonché al nuovo ruolo del medico di famiglia, organizzato sul territorio nell’ambito di Aziende territoriali
convenzionate, che possano riunire anche le competenze degli specialisti ambulatoriali;
– garantire aggiornamento e formazione sviluppando, insieme, nell’ambito
dell’Educazione continua in medicina
(Ecm), iniziative e progetti mirati a
un’informazione costante dei medici su
innovazione e nuove terapie, al fine di
assicurare al cittadino le cure migliori e
più appropriate;
– promuovere l’etica della professione
medica e l’umanizzazione del rapporto medico-paziente, sia nelle cure primarie sia nell’ambito ospedaliero, con
particolare attenzione alle terapie del
dolore e all’assistenza ai malati oncologici e cronici.
Altri argomenti di grande importanza
condivisi dal Ministro Sirchia e dagli Or-
dini dei medici nella volontà di lavorare
insieme per la risoluzione dei grandi problemi della sanità italiana sono: il ruolo
del medico nella formazione e in particolare il rapporto con l’Università, la malpratica, la revisione del D.lgs 541/92 e la
comunicazione ai cittadini.
Incontro del Ministro
con le associazioni di
tutela dei cittadini
Roma 7 giugno
(comunicato stampa ministero ella salute)
Il Ministro della Salute Girolamo Sirchia ha incontrato una delegazione di
cento organizzazioni tra federazioni e associazioni di malati cronici, associazione
di tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori, a conclusione della manifestazione dedicata alla difesa del servizio sanitario nazionale organizzata dall’associazione “Cittadinanzattiva”.
Il Segretario generale di Cittadinanzattiva, Teresa Petrangolini ha presentato al
Ministro un “Manifesto - appello per un
servizio sanitario nazionale”, e insieme
alla delegazione ha proposto al Ministro
un “patto di consultazione permanente
sulle principali questioni di politica sanitaria”, come la programmazione sanitaria, l’individuazione e la verifica dei Livelli essenziali di assistenza, il raccordo
tra politiche nazionali e regionali.
Il Ministro Sirchia ha sottolineato il fatto che nasce oggi una collaborazione
nuova con i cittadini e le associazioni di
volontariato, secondo una metodologia
già sperimentata in alcuni campi, come le
donazioni di sangue, che ha dato buoni
frutti:
concordare obiettivi da raggiungere insieme; affidare alla collaborazione fattiva delle associazioni la loro realizzazione garantendo se necessario un sostegno
economico;
valutare insieme i risultati raggiunti.
Il Ministro ha proposto come modalità operativa la costituzione di un “direttorio”
delle associazioni di tutela dei cittadini e
dei malati per “fare” insieme azioni concrete in campi come le liste di attesa e
l’accesso ai farmaci.
Contributi ENPAM
Chiarimenti per i medici specializzandi
versamento dei medici specializzandi chiamati per la prima volta a versare una
quota previdenziale sarà facoltativo e non obbligatorio.
ILo lspecifica
ha comunicato l’onorevole Domenico Di Virgilio, componente della Commissione Affari Sociali alla Camera, dopo un incontro con Eolo Parodi, presidente dell’ENPAM.
“Serviva una risposta - ha spiegato Di Virgilio con una dichiarazione alla Stampa- alle sollecitazioni dell’ENPAM ai medici di tutta Italia del versamento della ‘quota b’ a
fini previdenziali. Quota per la prima volta richiesta anche ai circa 25 mila medici
specializzandi, proprio in questi giorni in cui alla Camera è in corso un dibattito sul
problema del recepimento della legge 368 del 1999 sul contratto formazione-lavoro”.
Gli Uffici dell’ENPAM hanno precisato che “la tassa del 12,5 %(quota b) a fini previdenziali per gli specializzandi è facoltativa e non obbligatoria, come lo sarà invece al momento della trasformazione della Borsa di Studio in Contratto di Formazione Lavoro”.
L’ENPAM ha anche puntualizzato che ‘il versamento va fatto al netto delle spese
sostenute per tasse universitarie, assicurazione professionale, spese per i libri’.
Giugno 2003
P
ubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il
nuovo Regolamento di organizzazione del Ministero della Salute in vigore
dal 21 giugno che prevede
l’articolazione in soli tre
Dipartimenti: qualità, innovazione, prevenzione e
comunicazione.
Il Dipartimento della qualità è destinato agli interventi per il monitoraggio
e lo sviluppo di sistemi a
garanzia della qualità del
Servizio Sanitario Nazionale , con il compito di
‘vigilare’ sul servizio all’utente, la formazione
del personale e l’individuazione dei fabbisogni
informativi.
Tre le Direzioni Generali
del Dipartimento: programmazione sanitaria, livelli di assistenza e principi etici di sistema; risorse umane e delle professioni sanitarie; sistema
informativo.
Il Dipartimento dell’innovazione dovrà promuovere lo sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica in campo sanitario e
sostenere la creazione di
reti integrate di servizi sanitari e sociali per l’assistenza a malati acuti, cronici, terminali, ai disabili,
agli anziani.
Tre Direzioni Generali:
farmaci e dispositivi medici; ricerca scientifica e
tecnologica; personale,
organizzazione e bilancio.
Infine il Dipartimento
della Prevenzione e della
Comunicazione avrà il
compito di provvedere alle attività di coordinamento e vigilanza, di
competenza dello Stato,
sulla tutela della salute,
dell’ambiente e delle condizioni di vita e di benessere delle persone e degli
animali. Avrà quattro Direzioni Generali: prevenzione sanitaria; sanità veterinaria e alimenti; comunicazione e relazioni istituzionali; rapporti internazionali e con l’UE.
2 • n. 6 • giugno 2003
Il Nuovo
Medico d’Italia
Seminario di Studio del Ministro della Salute (25 maggio 2003)
Università di Chieti
Centro Scienze
dell’Invecchiamento
Malattia di Alzheimer:
profili terapeutici e rete dei servizi
a malattia di Alzheimer rappresenta una delle maggiori emergenze sociosanitarie, cui andranno incontro i paesi occidentali nei
prossimi anni a causa del progressivo
invecchiamento della popolazione.
Gli studi internazionali circa la prevalenza della malattia variano tra il 3,4%
ed il 6,7% degli ultra 65enni .
Si manifesta con una progressiva ed ingravescente disabilità cognitiva, cui si
associano sintomi comportamentali e
psichici quali agitazione, depressione,
deliri e allucinazioni fino alla totale dipendenza.
Infatti, la progressiva riduzione dell’autonomia funzionale del paziente
compromette non solo la sua qualità di
vita ma anche quella dei familiari o di
chi lo assiste, per cui al problema sanitario si associa il problema sociale, con
conseguente aumento dei costi assistenziali.
Secondo lo Studio ILSA (The Italian
longitudinal Study on Aging - 1997),
effettuato nell’ambito del Progetto Finalizzato Invecchiamento del CNR, in
Italia si stima che 430.000-450.000
persone siano affette da malattia di
Alzheimer e si prevede che il loro numero raddoppi entro il 2020, per cui
attualmente si possono considerare almeno 600.000 i pazienti presenti in Italia.
La malattia di Alzheimer, come altre
demenze, comporta problemi qualitativamente specifici, oltre che quantitativamente rilevanti.
L’approccio assistenziale al malato di
Alzheimer deve quindi qualificarsi per
un alto livello di cure specifiche, mirate al mantenimento dello stato funzionale al massimo grado possibile, sia
dal punto di vista cognitivo-affettivo,
sia da quello clinico-motorio, dando il
necessario supporto alle famiglie.
Programmare e attuare una rete assistenziale, per una tipologia di malati
così complessa, è una sfida che richiede un considerevole sforzo culturale e
di servizio da parte delle istituzioni e
un altrettanto notevole impegno da
parte degli operatori e dell’intera comunità.
Una esperienza continua a contatto di
questi malati rileva come, allo stato attuale delle possibilità terapeutiche, la
qualità di vita e il loro destino sia legato alle situazioni ambientali, sia familiari che sociali, e alla disponibilità di
servizi adeguati e di professionalità
competenti.
Competenza e solidarietà costituiscono parole chiave, binomio inscindibile
di partenza, se si vogliono raggiungere
obiettivi concreti e misurabili.
Pertanto è necessario e possibile attuare
un approccio globale integrato sia sul
piano dei trattamenti farmacologici che
non farmacologici con risultati positivi
in termini cognitivo-funzionali e di benessere del malato e della famiglia.
mer e altre demenze, è oggi soprattutto
legata agli anticolinesterasici, che hanno dimostrato essere efficaci nel ritardare il declino cognitivo e funzionale
dei pazienti.
Esistono anche dati iniziali a favore di
una loro possibile utilità per il controllo dei disturbi del comportamento e il
contenimento delle fasi severe della
malattia.
Altri farmaci, come i nootropi, citicolina, idebenone, pur avendo fornito una qualche dimostrazione di efficacia,
hanno bisogno di ulteriori conferme da
studi più ampi.
Gli effetti protettivi dimostrati sperimentalmente da antinfiammatori non
steroidei, estrogeni e vitamina E, non
sono stati validati nel corso degli studi
clinìci controllati.
Per altri farmaci (memantina, statine) i
risultati preliminari sembrano promettenti.
Ricadute importanti si attendono dalle
nuove frontiere di ricerca rivolte alla
patogenesi della Malattia di Alzheimer. I farmaci inibitori della gamma
secretasi (enzima chiave nella produzione della beta amiloide) e il vaccino
anti beta amiloide potrebbero avere in
futuro un ruolo chiave nel trattamento
della malattia.
L
Terapia farmacologica
La possibilità di intervenire nell’andamento clinico della malattia di Alzhei-
te, e di assicurare il miglior percorso
terapeutico e assistenziale possibile,
compatibilmente con la malattia e le risorse disponibili. Sarebbero necessari,
indicativamente, 300 centri in Italia.
3) Unità territoriali Alzheimer ed altre
demenze : garantiscono attività ambulatoriale, a livello decentrato, nel territorio, sia per i controlli specialistici relativi alla diagnosi e alla stadiazione
della malattia, sia per le attività terapeutiche, farmacologiche e non, di più
semplice attuazione.
4) Assistenza domiciliare: potenziando
quantitativamente e qualitativamente i
servizi esistenti, anche attraverso attività formativa specifica
5) Centro diurno: ha funzioni di sostegno sociale con garanzia di attività stimolative, sul piano fisico e psichico.
6) Nucleo Alzheimer e altre demenze
in RSA: per ricoveri temporanei più o
meno lunghi, con l’obiettivo di ridurre
i disturbi del comportamento e, se possibile, reinserire il malato nell’ambiente di casa. Consente anche di ridurre il
peso assistenziale per la famiglia.
7) Day Hospital: fornisce attività diagnostiche, valutative terapeutiche
8) Ospedale: per le patologie acute
concomitanti. Necessità di far crescere
la capacità di confrontarsi con i disturbi del malato di Alzheimer anche nel
breve periodo di degenza ospedaliera
da altre cause.
In ogni nodo della rete devono essere
garantite le attività di stimolo cognitivo
e funzionale che hanno dimostrato essere efficaci nel mantenere le capacità
residue così come un approccio psicosociale che migliori la qualità di vita
del malato e della famiglia.
Nell’ambito generale, il contesto organizzativo deve svolgere una funzione
protesica nei riguardi delle perdite funzionali irreversibili provocate dalla
malattia, garantendo così l’utilizzo di
precisi indicatori di qualità dello spazio fisico, delle persone che si prendono cura, delle attività proposte anche
per fasi avanzate della malattia.
Terapia non farmacologica
e rete di cura
Risultati positivi sia in termini funzionali che di benessere complessivo,
sono ottenibili laddove è garantita una
globalità e complessità di approccio
quale solo la rete dei servizi integrata
può offrire, con spazi, personale ed attività specificamente dedicate sia nel
percorso diagnostico che nei successivi interventi di cura.
Nodi essenziali di questa rete sono:
1) Il medico di famiglia: per lo screening e l’avvio de! processo diagnostico
e curativo, per il sostegno alla persona
e alla famiglia in tutti gli stadi di gravità della malattia
2) Il centro di riferimento Alzheimer
ed altre demenze: centro capace di un
iter diagnostico completo ed efficien-
“Il Centro di scienze dell’invecchiamento di Chieti è una struttura di eccellenza per la ricerca
e presto avrà lo stato di ‘centro
di consultazione’ delle Nazioni
Unite, per la prevenzione delle
malattie della terza e quarta età,
ma soprattutto per la ricerca dei
rimedi per le patologie connesse
all’invecchiamento delle popolazioni del pianeta”.
Lo ha detto Margaret Kelley,
direttrice dell’Assemblea generale dell’Onu e dell’Economic
and social council (ECOSOC),
intervenuta ad una manifestazione proprio presso il Centro di
scienze per l’invecchiamento
(CESI).
La Kelley era accompagnata da
Tarek Shuman dell’Ecosoc, il
quale ha ricordato che “l’Onu
ha lanciato il tema dell’invecchiamento della popolazione e
del saldo negativo delle nascite
nei Paesi occidentali fin dagli
anni ’70. Per evitare negli anni
futuri pesanti conseguenze sulle
giovani generazioni –ha precisato- occorre porre in essere delle
misure fin da oggi, anche allo
scopo di arginare squilibri pericolosi nel rapporto anziani-giovani”.
Il senso di questo ‘ponte’ ChietiNew York lo spiega così Franco
Cuccurullo, Rettore dell’Uni-
Terapia genica
trattamenti autorizzati caso per caso
I
l Ministro della Salute Girolamo Sirchia ha
disposto con un’ordinanza che le sperimentazioni con prodotti per terapia genica che prevedono l’impiego di vettori retrovirali, già sospese
in via generale dal 10 ottobre 2002 a causa di reazioni avverse gravi, avvengano secondo principi di
precauzione per i prossimi sei mesi.
Saranno, infatti, consentite solo nei casi in cui sussista un rapporto rischio-beneficio favorevole in
assenza di alternative terapeutiche.
CLUB MEDICI
All’Istituto Superiore di Sanità spetterà il compito di valutare tale rapporto e autorizzare caso
per caso il trattamento. L’autorizzazione è subordinata alla presentazione di una relazione dettagliata e aggiornata delle condizioni dei pazienti
già trattati e sul paziente da sottoporre alla terapia, oltre che dal documento che attesta il consenso informato sui rischi.
Il medico-sperimentatore avrà l’obbligo di riportare
periodicamente i risultati del singolo caso all’ISS.
POLIZZE ASSICURATIVE – MUTUI – FINANZIAMENTI - TURISMO – TEMPO LIBERO
POLIZZA DI RESPONSABILITA’ CIVILE PROFESSIONALE
Massimali e relativi premi annui comprensivi di danni estetici e fisionomici
Specializzazione
Medico generico
Specialista
(senza interventi)
Odontoiatra,
Chirurgo dentista
Radiologo,
Servizio 118
Medicina estetica
Specializzazione
Chirurgo
Anestesista
Ginecologo
(senza interventi)
Ginecologo
(con interventi)
Chirurgo
Plastico - Estetico
1.035.000,00 e
1.550.000,00 e
2.000.000,00
e
520.000,00
e
1.250,00
e
1.300,00
e
1.350,00
e
1.400,00
420,00
e
1.500,00
e
1.600,00
e
1.700,00
e
1.550,00
e
1.650,00
e
1.780,00
e
1.900,00
e
1.650,00
e
1.800,00
e
1.950,00
e
1.100,00
e
1.050,00
e
1.200,00
e 1.
e 1.750,00
e 500,00
e 1.1.030,00
e 1.330,00
e
versità ‘Gabriele D’Annunzio’
di Chieti e Presidente dell’omonima Fondazione: “Il CESI ha
come missione lo studio delle
malattie dell’invecchiamento,
che è ormai un fenomeno globale per il pianeta: indicatori demografici ci dicono che anche
nei Paesi più poveri si registra
un’inversione di tendenza, per
la quale, nonostante la vita media sia, in valore assoluto, più
breve rispetto ai Paesi avanzati,
comunque tende ad aumentare
rispetto a dieci-quindici anni fa.
Adesso è il momento di agire sul
piano della prevenzione delle
malattie, ma anche per la cura, e
il CESI ha le carte in regola per
porsi come punto di riferimento
per la comunità scientifica internazionale”.
Piero Musiani, direttore del
CESI, spiega che “il moderno
Centro di Chieti sviluppa ricerca sui tumori, sulle malattie cardiovascolari e neurodegenerative, che diventano prevalenti con
l’avanzare dell’età. L’accordo
che abbiamo fatto con il Sudan
va nel senso di intensificare le
nostre relazioni internazionali”.
Alla presenza del capo missione
dell’Ambasciata del Sudan a
Roma Babiker Alì Abdel Karim e di esponenti dell’Università di Gezira, è stato infatti reso
ufficiale il rapporto di collaborazione tra Chieti e il Sudan, di
cui si occupano specificamente i
professori Mario Di Gioachino
e Renato Mariani-Costantini.
I due ricercatori di Chieti spiegano: “Collaboreremo in particolare per studi sulla genetica e
sul rapporto tra ambiente e tumori, ma questo è anche un modo per aiutare un Paese che vive
condizioni socio-economiche
critiche ma che vuole uscire dall’arretratezza”.
Ntr
e 1.900,00
e 1.000,00
e 1.1,240,00
e 1.610,00
e
2.730,00
e
2.800,00
e
1.690,00
e
1.970,00
e
1.870,00
e
2.190,00
sino a 15.000,00 e uro
anche in 1 giorno
il Mutuo agevolato
acquisto, costruzione,
ristrutturazione
ed è subito casa!
➢ tassi
fissi e variabili in
convenzione
➢ mutui con durata da 5 a
25 anni
Per le attività
chirurgiche è possibile
sottoscrivere polizze
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Via Giuseppe Marchi, 10 - 00161 Roma
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La quota associativa annua al Club Medici è di e 70,00
Club Medici
Il Nuovo
Medico d’Italia
n. 6 • giugno 2003 •
3
COMPONENTI BIOATTIVI NEGLI ALIMENTI
POSSIBILE RUOLO NELLA PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE
N. Fraone*, A. Bucci **, C.A. Bartoletti ***
I
“componenti bioattivi” sono stati definiti da Kitts costituenti extranutrizionali
che si trovano normalmente in piccole
quantità nei cibi. Negli ultimi anni sono stati
studiati con sempre maggiore attenzione soprattutto per valutarne gli effetti sulla salute.
Nelle varie culture i comportamenti alimentari sono diversi, alcuni promuovono la salute ed
altri aumentano il rischio di malattie croniche.
Nonostante le differenze delle varie cucine del
mondo siano associate a differenti profili di
macronutrienti, i comportamenti dietetici che
facilitano il mantenimento di un buono stato
di salute presentano dei tratti comuni.
Numerosi dati epidemiologici dimostrano un
ruolo protettivo della dieta con alto contenuto
di frutta e verdura, legumi, grano integrale e
pesce nei confronti delle malattie cardiovascolari e dell’ictus.
Si è dimostrata una riduzione del 4% della
cardiopatia ischemica per ogni aggiunta nell’alimentazione quotidiana di una porzione di
frutta e verdura. Questo effetto sembra essere
essenzialmente dovuto alle verdura a foglia
verde e alla frutta ricca in vitamina C .
Una recente meta-analisi condotta su popolazioni ha dimostrato che un adeguato consumo
di grano integrale riduce il rischio, dopo aggiustamento per gli altri fattori di rischio, di
cardiopatia ischemica di circa il 26%. L’associazione con il grano integrale era più forte
che per le fibre dei cereali, frutta o verdura
suggerendo che 3 porzioni di grano integrale
per giorno possono essere importanti per la
salute cardiovascolare.
Insieme al grano integrale sono stati studiati i
legumi e la loro relazione con la cardiopatia ischemica. La maggior parte degli studi tuttavia si focalizza su uno specifico componente
nutrizionale dei legumi e non sul consumo totale di questi.
I soggetti che consumano legumi almeno 4
volte a settimana sembrano avere un rischio di
cardiopatia ischemica e di malattia vascolare
inferiore del 22% rispetto a coloro che consumano legumi meno di una volta a settimana.
Anche un consumo moderato di alcol da 1 a 3
dosi (per dose comunemente si intende una
quantità relativamente costante di alcol compresa tra 10 e 12 g. ) come è stato dimostrato
da un gran numero di studi è associato ad un
diminuito rischio di cardiopatia ischemica.
Soprattutto sembra avere un effetto protettivo
il consumo di vino.
Meno chiari sono i rapporti tra alcol e stroke
tuttavia alcuni dati dimostrano che un consumo settimanale di modeste quantità di vino riduce il rischio di stroke mentre lo stesso risultato non viene ottenuto dagli stessi consumatori di birra o superalcolici.
Il consumo di cibi contenenti steroli di origine
vegetale sembra avere un effetto protettivo
sulle vasculopatie. Tra queste sostanze possiamo ricordare composti fenolici comunemente
noti come polifenoli che sono presenti in tutti
i cibi di origine vegetale; i loro livelli nella
dieta variano enormemente e dipendono dal tipo e quantità di cibi vegetali consumati. Per esempio alcuni cibi e bevande di origine vegetale ricchi in polifenoli sono il vino rosso, il
succo di mela ed arancia ed i legumi. Nello
stesso cibo ci possono essere contenuti variabili di polifenoli largamente inflenzati da fattori genetici ed ambientali.
I principali fenoli nei cereali e legumi sono
flavonoidi, acidi fenolici e tannini.
Il più abbondante composto fenolico nella
frutta è il flavonolo. Le noci sono ricche in
tannino. L’olio d’oliva contiene sia acidi polifenolici sia tannini idrolizzati.
Il polifenolo predominante nelle cipolle è un
glicoside la quercetina che si trova anche nel
te e nelle mele. Si trova inoltre nella frutta,
verdura, noci, semi, fiori e corteccia.
La quercetina inibisce l’aggregazione piastrinica in vitro e riduce la sintesi di trombossano
in vivo.
Il consumo dietetico di polifenoli mostra
quanto tale consumo sia molto variabile nei
vari gruppi di popolazione . Tali dati sono tuttavia discutibili per l’omissione di molti polifenoli dal data base dei nutrienti. In definitiva
abbiamo una scarsa conoscenza dell’assunzione dei polifenoli totali così come delle specifiche classi di questi.
Numerosi studi su popolazione hanno riportato un’associazione inversa tra assunzione di
polifenoli e cardiopatia ischemica.
Il resveratrolo è un altro importante polifenolo. Si trova principalmente nella buccia dell’uva ed è prodotto in altri vegetali comprese le
arachidi.
Anche il vino rosso è una ricca fonte di resveratrolo ed è ritenuto responsabile nel conferire
effetti cardioprotettivi ad un moderato consumo di vino.
Il resveratrolo inibisce la suscettibilità all’ossidazione delle LDL e l’aggregazione piastri-
nica mostrando molte altre azioni sui meccanismi che intervengono nella formazione del
trombo.
Cacao e cioccolato sono ricche fonti di composti polifenolici infatti 41 g. di cioccolato al
latte contengono gli stessi fenoli di 140 ml. di
vino rosso. Sia la polvere di cacao che il cioccolato hanno attività antiossidante .Uno studio
recente ha evidenziato che il consumo di cioccolato ( 80g. di semidolce) comporta una diminuzione dei prodotti di ossidazione plasmatica. Numerosi studi hanno dimostrato che il
cioccolato diminuisce la suscettibilità delle
LDL all’ossidazione.
Il te è una ricca fonte di polifenoli antiossidanti e sembra riduca la sucettibilità delle
LDL alla ossidazione conferendo una funzione cardioprotettiva.
Per quanto i rapporti tra cardiopatia ischemica
e consumo di te siano abbastanza ambigui, ricordiamo comunque uno studio condotto a
Boston che ha mostrato che il consumo di più
di una tazza di te nero al giorno è associato ad
una diminuzione del 50% del rischio di attacchi cardiaci. Inoltre è stato dimostrato che i
polifenoli del te inflenzano la perossidazione
delle lipoproteine.
L’olio di oliva ha mostrato ridurre l’ossidabilità delle LDL nella fase post prandiale piuttosto che a digiuno principalmente per effetto
dell’atocoferolo.
L’olio di oliva ed in particolare la prima spremitura meglio nota come “extra vergine” ha
un alto contenuto in fenoli che hanno un potere antiossidante.
La concentrazione di fenoli varia in rapporto
alle modalità di coltivazione, al clima e al grado di maturazione del frutto. La concentrazione media è 500mg/ L nell’olio extravergine di
oliva.
I fitoestrogeni o estrogeni vegetali sono divisi
in tre classi principali: isoflavoni, cumestani e
lignani. Sono tutti composti difenolici simili
agli estrogeni e si legano ai recettori per gli estrogeni.
Gli isoflavoni si trovano principalmente nei
semi di soia.
Il cumestrolo si trova nelle lucerne, chiodi di
garofano e in minore concentrazione nei fagioli e piselli.
La fonte dietetica principale dei lignani sono i
semi di lino, ma possono essere presenti in varie concentrazioni nei semi di soia, alghe,
granturco, frutta e verdura.
La soia, particolarmente ricca in isoflavoni, ha
mostrato avere effetti positivi sulla concentrazione plasmatica delle lipoproteine. Da una
metanalisi di 38 studi clinici è risultata una riduzione del colesterolo totale, delle LDL e dei
trigliceridi quando siano stati consumati in
media 47g/die di proteine di soia, con la mag-
gior risposta soprattutto nei soggetti con alti
livelli basali di colesterolo.
Importante è sottolineare che la biodisponibilità degli isoflavoni dipende dall’attività della
microflora intestinale. Perciò l’assorbimento
degli isoflavoni e i suoi benefici effetti possono essere molto variabili e possono spiegare i
risultati discrepanti degli studi (importante
quindi l’eventuale integrazione con probiotici).
Il licopene è un carotenoide che sembra avere
effetti potenti contro le malattie vascolari. Le
principali fonti alimentari sono i pomodori ed
i prodotti a base di pomodoro.
Altre fonti minori sono le albicocche, pompelmo, anguria e la papaia. I livelli di licopene
nel pomodoro variano molto in rapporto alla
varietà e agli stati di maturazione.
La biodisponibilità è aumentata con la cottura
dei cibi fonte di licopene, particolarmente in
presenza di olio o di grassi.
Anche i cibi fonte di composti organosolfurici
sono stati oggetto di ricerca per valutare gli effetti sull’apparato cardiovascolare. In particolare è stato studiato l’olio di aglio o l’aglio come tale.
Il consumo di olio di aglio e l’aglio ha mostrato diminuire il colesterolo totale , l’LDL
ed i trigliceridi. Il consumo di mezzo spicchio
di aglio o di uno spicchio di aglio al giorno riduce approssimativamente del 10% i livelli di
colesterolo. I meccanismi che spiegano gli effetti osservati dell’aglio includono una diminuzione della sintesi di colesterolo, di acidi
grassi e dell’assorbimento del colesterolo.
L’estratto di aglio sembra avere effetti antitrombotici e una modesta diminuzione della
pressione arteriosa sistolica (5- 6%)ed una minore diminuzione della diastolica.
I fitosteroli sono steroli vegetali che sono presenti nella frazione non saponificabile degli oli vegetali. Strutturalmente gli steroli vegetali
sono simili al colesterolo. Non sono sintetizzati negli esseri umani. Il consumo tipico degli steroli vegetali varia approssimativamente
da 200 a 400 mg/die.
Gli studi con sitosteroli o miscele di steroli vegetali hanno mostrato che riducono i livelli
sierici del colesterolo di circa il 10% oltre alla
riduzione ottenuta con la sola dieta. Tale riduzione inoltre sembra essere aggiuntiva a quella ottenuta con l’uso di statine.
La riduzione del colesterolo totale è il risultato di una diminuzione dell’assorbimento , dell’alterazione degli enzimi coinvolti nel suo
metabolismo e nella sua escrezione. Con questi composti sono state realizzate delle margarine (non importate in Italia.)
Gli steroli vegetali derivano da differenti fonti
di oli che includono olio di legno di pino, olio
di semi di soia, olio di riso, olio di noci.
Studi epidemiologici hanno suggerito che una
dieta ricca in fibre protegge dalla cardiopatia
ischemica.
Le fibre solubili che hanno mostrato ridurre i
livelli plasmatici di colesterolo totale ed LDL
sono il Beta glucano, lo psyllium e la pectina.
Il Beta glucano si trova nell’avena, orzo, lievito; la pectina è presente nella frutta e nei vegetali; lo psyllium è derivato dalla buccia del
seme di psyllim biondo e abitualmente è aggiunto ad alcuni cibi compresi i cereali ed altri prodotti del grano.
Poiché i diversi cibi hanno diverse percentuali
di queste fibre solubili, la riduzione del colesterolo è influenza dalla quantità di fibra consumata. Oltre a ridurre i livelli serici di colesterolo un alto consumo di fibre previene o attenua la eventuale ipertrigliceridemia conseguenza di una dieta ricca di carboidrati.
Si stanno facendo sempre più importanti progressi nel definire il ruolo che i composti che
abbiamo definito bioattivi hanno nel ridurre il
rischio di importanti malattie croniche e nel
definire i meccanismi biologici che sono alla
base di tali effetti.
In conclusione possiamo affermare che è in
corso di attenta valutazione scientifica una
lista sempre in aumento di composti bioattivi
che sembrano avere effetti benefici sulla salute.
Sulla base di grandi studi condotti su popolazione c’è una sufficiente evidenza per consigliare una dieta con un elevato contenuto di
composti bioattivi. Da un punto di vista pratico significa raccomandare una alimentazione
ricca in varietà di frutta , verdura, grano intero, legumi e noci.
*Dott. Nadia Fraone
Specialista in Malattie del Fegato e del Ricambio
- Dottore di Ricerca in Aterosclerosi - Diplomato
Scuola Internazionale di Medicina Estetica della
Fondazione Internazionale FatebeneFratelli
** Prof. Antonello Bucci
Primario del Servizio Speciale di Dietologia dell’
Università degli Studi di Roma “La Sapienza “
Azienda Policlinico Umberto I
*** Prof. Carlo Alberto Bartoletti
Presidente SIME - Presidente UIME - Direttore
Scuola Internazionale di Medicina Estetica della
Fondazione Internazionale FatebeneFratelli
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4 • n. 6 • giugno 2003
Il Nuovo
Medico d’Italia
I progressi scientifici e le innovazioni tecnologiche
RISTORAZIONE OSPEDALIERA AD UNA SVOLTA
L
e
problematiche
della ristorazione
negli ospedali e nelle diverse strutture socio
sanitarie sono state trattate
a Udine al Congresso Nazionale della S.I.S.A. (Società Italiana dì Scienza
dell ‘Alimentazione) presieduto dal prof. Aldo
Raimondi dell’Università
di Trieste.
Le indagini alimentari segnalano che, con il prolungarsi delle degenze, il
rischio di malnutrizione è
ancora presente in ambito
ospedaliero, compreso un
alto rischio di tossinfezioni, ricoveri più lunghi e
costi più elevati. L’indice
di gradimento dei pasti
serviti inoltre, è piuttosto
basso.
I problemi sono numerosi:
situazioni economiche ed
amministrative sovente
difficili, produzione di 3-4
mila pasti giornalieri disseminati in vari reparti
con esigenze dietetiche disparate (dalle nurserie alle
divisioni geriatrìche, psichiatriche, al menù etnico),
formazione e aggiornamento del personale, igiene dell’ambiente, necessità di disinfestazioni, preparazioni
culinarie che avvengono
con largo anticipo, sicurezza alimentare.
Un pasto consumato a letto non deve essere solo un
rifornimento di energia e
di principi nutritivi: è importante anche la qualità,
per dare soddisfazione al
paziente.
Nutrizionisti e internisti
sono d’accordo nel ritenere che un buon servizio di
ristorazione ospedaliera
contribuisce al benessere,
alla cura e alla ripresa dell’organismo (evitando anche i rifornimenti alimentari
di amici e parenti).
II congresso fa parte di una serie di iniziative che la
S.I.S.A. ha messo in atto
con lo scopo di studiare e
promuovere la ricerca nel
campo della ristorazione
collettiva sotto i vari aspetti: alimentari, nutrizionali, dietetici, igienici,
Artrite Reumatoide
un farmaco per ritornare a vivere bene
D
olore, tumefazioni e distruzione
articolare progressiva, inabilità
crescente.
Questa è la realtà sintomatologica dell’artrite reumatoide, un’invalidante poliartropatia infiammatoria cronica; malattia sociale dalle cause ancora ignote.
Ma contro di essa oggi anche l’Italia possiede un’arma in più. Un farmaco, l’Etanercept (nome commerciale Enbrel), ottenuto grazie alla tecnica del Dna ricombinante, di origine esclusivamente umana
e selettivo in modo specifico verso il TNFalfa, uno dei principali mediatori dell’infiammazione, riesce efficacemente a
rallentare l’evoluzione della malattia infiammatoria, fino a bloccare i processi
distruttivi a carico delle articolazioni colpite dall’AR.
I vantaggi terapeutici sono stati comunicati l’8 maggio nel corso della conferenza stampa tenuta a Roma da autorevoli esponenti del mondo medico, impegnati
precipuamente nello studio e nella cura
della malattia reumatoide: Guido Valesini, ordinario di Reumatologia all’Università “La Sapienza” di Roma, Alberto
Martini, direttore del Dipartimento di
Pediatria al Gaslini di Genova, Roberto
Marcolongo, professore di Reumatologia
all’Università di Siena e Alessandro
Ciocci dell’Associazione Nazionale dei
Malati Reumatici.
Di artrite reumatoide è affetto lo 0,5 per
cento della popolazione adulta italiana,
circa 300 mila individui, con una maggiore prevalenza nel sesso femminile.
Il range d’età in cui questa forma di artrite colpisce di più è tra i 20 ed i 40 anni,
ma non è soltanto appannaggio dei “grandi” o come erroneamente si crede degli
anziani, essa colpisce anche in tenera età,
un bambino su mille, e nelle forme a precoce insorgenza viene diagnosticata a
partire dai 5-6 anni.
Secondo uno studio della Società Italiana
di Reumatologia, l’AR ha dei costi sociali notevoli, passando dai 3 mila euro l’anno per paziente al primo stadio della malattia, fino ai 23 mila euro all’anno e per
singolo paziente nel quarto stadio, ovvero
quello della disabilità e della invalidità. A
ciò si aggiunge il triste dato secondo il
quale il 22 per cento dei malati è costretto a lasciare il lavoro ed il 10 per cento di
essi necessita di assistenza continua. Numeri che impongono la necessità di una
diagnosi tempestiva per meglio aggredire
la malattia e ridurre al minimo i danni irreparabili.
La gran parte dei soggetti cui è stata diagnosticata l’artrite reumatoide viene curata con i farmaci DMARDs (Disease
Modifying Anti-Rheumatic Drugs):
methotrexate, idrossiclorochina, sulfasalazina, sali d’oro, ciclosporina, leflunomide. A questi si associano talvolta i cor-
tisonici o i Fans. Una discreta percentuale di soggetti, tuttavia, non risponde alle
terapie con i suddetti farmaci, andando
così incontro ad una progressione della
malattia. Proprio in questi casi è previsto
il ricorso a molecole mirate anti TNFalfa,
capaci di agire sui meccanismi patogenetici della artrite reumatoide.
E’ il caso dell’Etanercept (Enbrel), che usato singolarmente o in associazione, comunque, riduce la necessità di ricorrere al
cortisone, con una notevole riduzione degli effetti collaterali, specie quando quest’ultimo venga usato nei bambini, in cui
causa un’inibizione della crescita.
L’innovativo farmaco anti TNFalfa ha
mostrato di essere davvero efficace durante i cinque anni di sperimentazioni effettuate negli Stati Uniti. In Italia, invece,
si stanno ancora raccogliendo dati clinici
omogenei ed è per tale motivo che il Ministero della Salute in collaborazione con
la Società Italiana di Reumatologia ha dato l’avvio ad uno Studio Osservazionale
denominato Antares.
In virtù di tale progetto, tutti quei pazienti che siano risultati resistenti alla terapia
con i farmaci tradizionali ed alle loro associazioni, potranno accedere gratuitamente alla cura con l’Etanercept, rivolgendosi ad uno dei tanti Centri del “Progetto Antares” disseminati sul territorio
nazionale e autorizzati alla distribuzione
del nuovo farmaco. Gratis, dunque, e ciò
non è poco, visto che il costo annuale della terapia è di 13 mila euro, circa 25 milioni di vecchie lire.
L’Etanercept (Enbrel) non guarisce, i danni già determinatisi permangono, ma la
malattia in breve si blocca, così come le
alterazioni radiologiche, caratteristiche
della flogosi destruente. E’ allora possibile il ritorno ad una vita vissuta e non dolorosamente contemplata.
Serenella Corvo
Edimburgo 30 maggio
Scoperto un ‘super-gene’ fondamentale per le cellule staminali embrionali.
E’ responsabile, infatti, della
loro capacità di riprodursi all’infinito e di trasformarsi in
ogni tipo di cellule e tessuti.
La rivoluzionaria scoperta,
realizzata nei laboratori dell’Università di Edimburgo
(Scozia) e pubblicata sulla rivista ‘Cell’, potrà portare gli
scienziati più vicini a una pietra miliare della biologia: la
capacità di trasformare cellule
ordinarie in altre che possie-
tecnologici, economici,
amministrativi.
È intervenuto anche il Ministro delle Risorse Agricole Alemanno per illustrare l’attuale situazione
della produzione alimentare italiana, senz’altro all’avanguardia nell’Unione
Europea.
Nella ristorazione collettiva oggi sono avvenuti notevoli progressi nella
Scienza degli alimenti che
le aziende ospedaliere dovranno decidersi a mettere
in atto: possibilità di applicazioni software integrate con tecnologie d’avanguardia per le prenotazioni dei pasti e delle diete, pasti refrigerati in modo rapido subito dopo la
cottura e conservazione
sottovuoto o in atmosfera
protettiva per il mantenimento delle caratteristiche
organolettiche originarie,
abolizione degli interventi
manuali, porzionamento e
distribuzione in vassoi a
temperatura garantita (oggi esistono sensori in grado di fornire calore, se il
piatto è intiepidito, e fornire freddo, se la preparazione richiede raffreddamento), carrelli collegati
al personal computer del
cuoco e della caposala per
il controllo della situazione e la verifica degli errori e dei punti critici HACCP.
Una volta era il cuoco che
seguiva le direttive dell’economato. Oggi esistono corsi
per la formazione dei ‘manager da cucina’ e dei tecnici dei servizi di ristorazione. La tendenza è affidare all’esterno la gestione della ristorazione, includendo nel capitolato la
costruzione di nuove cucine con l’inserimento di
macchinari studiati con
l’aiuto della biologia molecolare.
Il Congresso Nazionale
della S.I.S.A ha visto la
partecipazione di illustri
relatori: Eugenio Cialfa
(I.N.R.A.N.), Pietro Antonio Migliaccio (Università di Roma), Lucio Lucchin (Presidente della FeSIN-Federazione delle Società Italiane di Nutrizione), Alessandro Sensidoni (Università di Udine),
Aldo Martelli (Università
del Piemonte Orientale),
Paolo Aureli (Istituto Superiore di Sanità), Giorgio
Moretti (Università di Padova).
Renzo Pellati
Spigolando
qua...
... e là
di S. Chelli
V.I.P. e vipomi. Che cosa sono? Che cosa fanno?
Il V.I.P. è il ‘vasoactive intestinal polypeptide’ che ha un
duplice effetto, spesso molto intenso, che spiega bene
buona parte della sintomatologia da lui provocata:
1) marcata vasodilatazione, con ipotensione arteriosa e
conseguente sindrome vascolare ipercinetica;
2) marcata stimolazione della secrezione idrosalina del
tenue, con profusa diarrea.
I viponi sono i tumori che secernono il V.I.P., localizzati in varie sedi gastroenteriche, più spesso nel pancreas :
adenomi o carcinomi. Determinano la sindrome di Werner e Morrison: intensa diarrea secretoria coleriforme
(‘colera pancreatico’ di 5 e più litri al dì).
Il V.I.P. è inattivato dal fegato: pertanto nella cirrosi epatica presenta spesso alti livelli ematici per la mancata inattivazione, al pari di altri ormoni (es. gli estrogeni).
Ciò rende ragione di molti sintomi del cirrotico: vasodilatazione periferica (eritema palmare, spiders), ipotensione, sindrome vascolare ipercinetica, diarrea.
Grelina e senso della fame
Vi è una fame ‘psicologica’ (ne è paradigma la bulimia
nervosa) ed una fame ‘ormonale’, correlata con alcune
condizioni emato-chimiche. Fra queste – oltre alla ben
nota ipoglicemia – figura un ormone di recente individuato, la grelina, l’ormone della fame. Esso, secreto dallo stomaco vuoto e anche dall’ipotalamo, stimola l’appetito attivando i centri della fame.
La grelina tende a mantenere costante il peso corporeo:
1) aumenta nel sangue se si perde peso o si mangia poco;
2) diminuisce nel sovrappeso o dopo un buon pasto.
Se ne intravede già un impiego terapeutico: è utile nel
dimagramento, ad esempio da lunga malattia debilitante. All’opposto, i suoi antagonisti sono efficaci nel trattamento dell’obesità, riducendo il senso della fame.
Microalbuminuria e rischio cardiovascolare
Nella microalbuminuria si ha un lieve aumento dell’escrezione urinaria di albumina (mg. 30-300/2ore); se
l’aumento è maggiore si parla di macroalbuminuria o,
meglio, di proteinuria (macroalbuminuria), termine preferibile in quanto attraverso i glomeruli passano molte
proteine.
L’una e l’altra condizione compaiono nel diabete, sia di
tipo 1 che di tipo 2, e ancor più nell’ipertensione arteriosa se queste affezioni non sono ben controllate.
Tali proteinurie sono non soltanto la conseguenza ma
anche la causa del danno glomerulare che comporta aumentata permeabilità alle proteine. Esse pertanto devono
essere considerate un fattore di rischio cardiovascolare,
che potrebbe poi essere interpretato in modo estensivo:
potrebbe cioè essere la spia di un danno endoteliale diffuso, tanto maggiore quanto più concomitano altri fattori di rischio. In questa sofferenza endoteliale sistemica
vanno inquadrati l’ictus e l’infarto miocardico.
Fra i meccanismi con i quali la proteinuria danneggia il
glomerulo (oltre all’ipertensione e al diabete) si devono
considerare questi momenti:
a) le proteine filtrate sovraccaricano il riassorbimento
tubulare;
b) ne è facilitata l’apoptosi epiteliale;
c) ne è favorita la chemioattivazione dei leucociti con
conseguente aggregazione leucocitaria e danno endoteliale.
I farmaci che riducono la proteinuria riducono il danno
renale.
Cellule staminali
Scoperto super gene ‘chiave’
per le embrionali
dono tutte le straordinarie potenzialità delle staminali embrionali, eliminando la necessità di distruggere gli embrioni per ottenerle.
I ricercatori scozzesi hanno
battezzato il nuovo gene ‘Nanog’, dal nome della mitologica terra celtica della giovinezza eterna.
L’attività del ‘Nanog’ è stata
osservata nei primi giorni dello sviluppo embrionale, quando dal punto di vista cellulare,
spiegano gli esperti, ‘tutto è
possibile e nulla è stato ancora deciso’.
Il gene agirebbe come un interruttore, che regola replicazione e differenziazione delle
staminali, indirizzandole alla
formazione di tessuti e organi.
Se fosse possibile ‘risvegliare’ il super gene nelle cellule
adulte, spiegano gli esperti,
sarebbe possibile ‘riprogrammarle’ e trasformarle in cellule che, in termini pratici, sono
del tutto equivalenti alle staminali.
Alla ricerca, condotta su campioni prelevati da embrioni umani e di topo, hanno collaborato anche gli scienziati giapponesi del ‘Nara Institute of
Science e Technology’, che,
sullo stesso numero della rivista, pubblicano un altro articolo che illustra il loro lavoro.
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6 • n. 6 • giugno 2003
Il Nuovo
Medico d’Italia
ASSUM incontra l’omeopatia
I
Il 17 luglio, in un’accogliente sala dell’Hotel Portamaggiore, l’ASSUM (Associazione per l’Universalità della Medicina) ha concluso il ciclo degli
“incontri del martedì” prima della
pausa estiva.
Dopo antroposofia e agopuntura,
è stato il momento dell’omeopatia, la regina indiscussa delle metodologiche non convenzionali.
I relatori invitati hanno esposto,
con la massima chiarezza e l’esemplificazione pratica tipiche di
questi momenti d’incontro, i punti cardine della dottrina omeopatica.
Ha aperto la serata l’intervento di
Francesco Macrì (che ha parlato
in veste di docente universitario,
omeopata e Presidente dell’ASSUM), che ha illustrato come
l’approccio omeopatico trovi un
importante punto di forza nello
studio del biotipo inteso come terreno costituzionale di predisposizione alle patologie: i molti dati
della letteratura scientifica illustrati da Macrì non solo hanno
confermato l’importante ruolo di
complementarietà che l’omeopatia può rivestire in parallelo all’approccio clinico tradizionale,
ma hanno anche smentito un luogo comune piuttosto diffuso che
vede l’omeopatia al di fuori di
qualunque ambito di verifica
scientifica.
A Francesco Macrì ha fatto seguito Roberto Santini, direttore dell’Istituto di Studi di Medicina Omeopatica di Roma, che ha intrat-
tenuto la platea sulle leggi fondamentali che stanno alla base della
metodologia omeopatica.
In poche parole Roberto Santini è
riuscito a condensare in termini
comprensibili da tutti le leggi fondamentali sulle quale gli omeopati arrivano a prescrivere i loro rimedi. “Rimedi che dal 1995, in
virtù di una legge dello Stato, sono medicinali a tutti gli effetti”,
come ha precisato Paolo Lucentini (Presidente di Omeoindustria,
l’associazione che riunisce le aziende produttrici di prodotti omeopatici a livello nazionale) nel
suo intervento conclusivo.
Dopo un rapido excursus sulle
problematiche di produzione del
farmaco omeopatico, alcune risolte con metodiche di produzione
che pongono l’Italia all’avanguardia in ambito europeo, altre ancora in attesa di chiarificazioni concettuali che dovrebbero provenire
dagli stessi medici omeopatici,
Lucentini ha sottolineato l’importanza del progetto legislativo che
dovrebbe regolamentare tutto il
settore delle medicine non convenzionali che ha appena visto la
luce, in una forma ancora tutta da
verificare, in ambito della XII
Commissione Affari Sociali della
Camera.
Al termine della serata il Presidente dell’ASSUM Macrì ha invitato tutti gli astanti ai prossimi incontri (da tenersi dopo la pausa estiva in date ancora da definire)
dedicati ad omotossicologia e
PNEI.
ESTATE
CONTRO IL MAL D’AUTO
I RIMEDI OMEOPATICI
Roma, 13 giugno –
In coda sull’autostrada, rinchiusi dentro la propria macchina, la vacanza puo’
trasformarsi in un incubo prima ancora di cominciare.
Nausea, vomito, sudorazione fredda, cefalea e senso di svenimento affliggono chi
soffre di mal d’auto o anche di mal di mare.
Un rimedio ‘dolce’ arriva dall’omeopatia che, spiega Alessandro Targhetta, medico omeopata e docente del Centro italiano studi e documentazione in omeopatia, ‘’puo’ prevenire e curare questi disturbi, senza causare sonnolenza’’.
Sono tre i medicinali omeopatici piu’ adatti per il mal d’auto o il mal di mare:
Tabacum (il tabacco) quando alla nausea e al vomito si accompagnano sudorazione fredda e senso di svenimento;
Petroleum (il petrolio) per nausea e vertigini;
Cocculus indicus (il cocco) quando vi sono nausea, vomito, astenia intensa, vertigini.
(Adnkronos Salute)
I Diplomi CISDO.
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alla crescente richiesta
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Per maggiori informazioni,
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(lun.-gio. ore 14-18, ven. ore 9-13)
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anche a distanza
5° CORSO ANNUALE
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Inizio 27 ottobre 2003
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Dott. Pietro Federico
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Termine ultimo per le iscrizioni 5.9.2003
Il Nuovo
Medico d’Italia
n. 6 • giugno 2003 •
Comitato di Coordinamento Nazionale per la Medicina Omeopatica
Medicine e pratiche non convenzionali
osservazioni alla proposta di testo unificato
Roma 13 giugno
Il 15 maggio scorso è stato presentato il ‘Testo unificato’ del relatore On.
Francesco Paolo Lucchese sulle ‘Medicine e
pratiche non convenzionali’. Per la Medicina Omeopatica si è costituito
un ‘Comitato di coordinamento nazionale’ al quale
hanno aderito organizzazioni mediche del settore
che hanno formulato alcune osservazioni per una
modifica del testo che preliminarmente distingua le
normative da applicare ai
medici da quelle per professioni non mediche.
Il Coordinamento, che ha
già chiesto l’intervento
della Federazione Nazionale degli ordini dei Medici (FNOMCeO), nell’esprimere plauso per l’impegno dell’On.Lucchese e
della Commissione per
giungere ad una regolamentazione delle medicine complementari in Italia, non ritiene preliminarmente appropriata la definizione di ‘“medicine e
pratiche non convenzionali”
perché
potrebbe
confondere l’attività diagnostica e terapeutica del
medico con quella di supporto per la prevenzione e
il benessere utilizzabile
anche da professionalità
non mediche.
‘Oltre a ciò – si legge nel
documento - la legge non
sottolinea adeguatamente,
non essendo all’argomento dedicato nemmeno un
preambolo, la differenza
esistente tra sistemi medici complessi(medicina omeopatica, medicina tradizionale cinese etc.) e
semplici tecniche di supporto (shiatzu, reflessoterapia ecc.) inducendo
l’erroneo convincimento
che la pratica di queste ul-
time possa prescindere da
un’attività diagnostica
medica di valutazione dell’indicazione della terapia.
Lo stesso termine ‘omeopatia’ dovrebbe essere sostituito con ‘medicina omeopatica’ che, si legge
nel documento, ‘sistematizzata da Samuel Hahnemann nella seconda metà
del 1700, ha subito nel
corso dei secoli un percorso evolutivo. Essa attualmente si suddivide,
(sia in Italia che in Europa che nelle nazioni extraeuropee) in due correnti di pensiero medico in
parte simili e in parte
piuttosto differenti le quali comportano due distinti
approcci metodologici al
paziente nonchè l’esistenza di due distinte Scuole di
Formazione’.
Conseguentemente il Comitato chiede che ‘la Legge preveda e specifichi
che in ogni Commissione
per la medicina Omeopatica sia presente un rappresentante della medicina omeopatica ad indirizzo classico (o Unicista) e
un rappresentante della
medicina omeopatica ad
indirizzo clinico (o Pluralista).
Per quanto riguarda i farmaci richiede che ‘tutta la
normativa sul farmaco cosiddetto non convenzionale venga attribuita ad una
Commissione specificamente preposta distinta se
pur raccordata con la
CUF’.
Per il Comitato non esiste
distinzione tra ‘diversi saperi della medicina’ .
‘I medici esperti in queste
medicine, afferma Simonetta Bernardini, presidente SIOMI e coordinatrice dell’iniziativa, si sono adoperati affinché si
giungesse ad una integrazione dei diversi saperi
della medicina e alla costituzione della Medicina
Integrata’.
Compongono il
Comitato di
Coordinamento per la
Medicina Omeopatica
Società Italiana di
Omeopatia e Medicina
Integrata (SIOMI)
Accademia per la
Ricerca e le terapie
Integrate (ARTI)
Centro Italiano di Studi
e Documentazione in
Omeopatia (CISDO)
Centro Studi di
Omeopatia Applicata
(CSOA)
Istituto di Studi di
Medicina
Omeopatica(ISMO)
Accademia Italiana di
Medicine Tradizionali
(OMOIOS)
Società Medica di
Bioterapie (SMB)
Recapito
Dr. Simonetta
Bernardini
Calimala,1 50123
Firenze
Tel.055-280747
Fax. 055-2373694
Mail:[email protected]
Il testo integrale delle
‘Osservazioni’
è riportato in
www. Numedi.it
‘approfondimenti’
Medicina Antroposofica
Dall’intervento di Gigliola Tulli all’incontro Assum del 27 maggio
I
l 9 ottobre 2001 è nata l’AIPMA,
come associazione a carattere nazionale e come membro della Federazione europea delle associazioni di pazienti per la medicina antroposofica
(European Federation of patients associations for anthroposophical medicine)
EFPAM, fondata il 3 ottobre 2000 a
Dornach, cui hanno aderito altre associazioni nazionali di vari paesi,
quali:Austria, Belgio, Francia, Germania, Olanda, Svezia, Svizzera.
L’AIPMA nasce com’esigenza d’alcuni
individui, che da anni fanno uso della
medicina antroposofica, di testimoniare
l’espressione di una consapevole volontà
nello scegliere queste terapie e di una
sperimentazione nel tempo di tali metodi
di cura.
Si propone come punto di riferimento anche per quei cittadini interessati alla difesa del diritto di disporre di se stessi, in
particolare, nell’ambito della cura..
IL SENSO ETICO DELLA VITA E’ FONDAMENTO DI QUESTA MEDICINA
CHE VOGLIAMO SIA RICONOSCIUTA,
COME AMPLIAMENTO DELLA MEDICINA UFFICIALE, nel rispetto della libera scelta terapeutica che ogni individuo, sia medico sia paziente, può e deve
esercitare anche all’interno delle strutture sanitarie pubbliche, con pari dignità..
La qualità dell’incontro terapeutico tra
malato e medico è basata sulla fiducia e
sulla condivisione della responsabilità
nel processo di guarigione.
La sempre più frequente, diffidenza dei
pazienti nei confronti dei medici, nasce
dalla concezione moderna della medicina
che si allontana dalle radici etiche della
stessa e che, mancando l’elemento devozionale, la trasforma in pura tecnica.
In realtà la relazione che si stabilisce tra
malato e medico è una relazione molto significativa per entrambi, UNA VERA
OCCASIONE D’UMANITA’, in cui per il
medico mettersi al servizio, significa ascolto attivo, compassione, cioè capacità
di soffrire e sentire insieme e per il malato significa avere l’opportunità di non
sfuggire la propria prova, ma di camminare dentro al dolore, tra danno e senso,
tra sfida e confidenza.
Quando ci si fida e affida ad un medico
non si dimostra la propria ingenuità, ma
la consapevolezza della sacralità del processo terapeutico ed il rispetto verso colui che, specialmente nella fase più acuta,
assume su di se il compito di portare, insieme al malato, la malattia, senza demandare agli eccessivi ricorsi farmacologi e diagnostici la responsabilità della
diagnosi e della cura..
Soltanto in una fase successiva, si può recuperare la forza di sostenere un rapporto paritario con il proprio male e con il
medico, che tanto intimamente è a noi legato.
7
La musicoterapia e
frequenze del benessere
U
n po’ per passione, un po’ per ricerca, un po’ per esigenze professionali, mi sono avvicinato a percorrere e studiare una delle tante strade
per capire il comportamento del cervello
o per meglio dire delle onde cerebrali. La
musica, ovvero le frequenze musicali espresse in Hertz sono di estrema importanza terapeutica e la fanno da padrona in
determinati casi e patologie. Fra i tanti argomenti sono rimasto colpito dalle scoperte e dagli studi svolti, nel 1839 dal tedesco H. W. Dove, studi direttamente e
successivamente sperimentati dal Dott.
Gerald Oster nel 1973 presso la scuola
di medicina del Mount Sinai di New
York.
Le frequenze di cui parleremo sono chiamate frequenze “Binaural Beats” ed
hanno tutto un loro particolare funzionamento e modo di operare. Per prima cosa
è importante sapere che, quando nel nostro cervello arrivano due segnali diversi,
come frequenza, uno che entra dall’orecchio destro, e l’altro che entra dell’orecchio sinistro, il nostro cervello esercita un
tra le più semplici operazioni matematiche, quella della sottrazione, dando alla
fine un preciso segnale a secondo del risultato ottenuto dall’operazione ed in base al segnale trasmesso.
Ad esempio: Se una tonalità costante di
510 Hz (1 Hertz = 1 impulso al secondo),
entra nell’orecchio sinistro, e un altra tonalità costante di 500 Hz (1 Hertz = 1 impulso al secondo), entra nell’orecchio destro, a questo punto avviene l’operazione
matematica di sottrazione, che è la seguente: 510 – 500 = 10 Hz. Il risultato equivale al segnale che il cervello deve ricevere poiché sono stati trasmessi suoni
da 510 e 500 Hz. Fra le varie onde cerebrali sappiamo che l’onda Alpha viaggia
fra gli 8 e i 14 Hz, quindi in conclusione
abbiamo trasmesso al cervello questo tipo
di onda che equivale ad un stato normale
di un individuo.
Le varie differenze di frequenza fra un orecchio e l’altro, stimolano il cervello positivamente o negativamente a secondo i
casi, influendo sul comportamento di un
individuo. Di fatti le frequenza cerebrali
vanno da 0,5 Hz a 30 Hz e riescono a stimolare il cervello in differenti modi producendo rilassamento, miglioramento
dell’apprendimento, meditazione e tanti
altri stimoli.
L’apprezzamento per questo studio mi ha
condotto a creare una serie di brani musicali, i quali hanno dimostrato, praticamente, di essere utili all’uomo o ad un
paziente, nel tentativo di poter ristabilire
naturalmente, senza effetti indesiderati,
un determinato stato di eccesso o di difetto portando il tutto alla normalità fisiologica e personale. L’onda alpha, è quell’onda cerebrale che determina lo stato di
benessere e di base di tutti “ Rilassamento vigile “
Tutti abbiamo sentito parlare o svolto il
test dell’elettroencefalogramma. Di fatto
questo test è utilizzato per misurare le vibrazioni elettriche del cervello, captando
con i suoi sensori le frequenze al di sotto
dei 30Hz, fornendo così al medico lo stato delle onde celebrali del paziente. Queste onde vengono classificate in quattro
stadi:
Delta da 0,5 a 4Hz = Sonno profondo
Theta da 4 a 8 Hz = Sonnolenza e primo stadio del sonno
Alpha da 8 a 14 Hz = Rilassamento vigile
Beta da 14 a 30 Hz = Stato di allerta e
di concentrazione
Dobbiamo concludere che da questo studio, emerge la possibilità di poter appli-
care una determinata frequenza per mutare le condizioni del cervello e lo stato dell’individuo, con l’intenzione di poter
guarire o attenuare una patologia in corso.
Facciamo un esempio: Nel caso in cui una persona si trovi nello stato Beta, vale a
dire in allarme (stressata), ed applichiamo uno stimolo di 10Hz al cervello, per
un determinato tempo, una volta agganciata la frequenza, possiamo portae lo
stato Beta allo stato Alpha, fino ad inoltrarci, gradualmente, allo stato Delta,
quello del sonno.
È importante comprendere con quale frequenza, il nostro cervello sta lavorando,
per tentare di avvicinarci ad essa e sincronizzarci, in modo tale da poter condurre tale frequenza ove desideriamo. In
poche parole la frequenza del cervello deve essere agganciata per condurre le cellule celebrali ad un certo stato di emissione.
La difficoltà è nello stabilire con che frequenza il nostro cervello sta lavorando.
Generalmente, durante il giorno, il cervello lavora con le onde Beta (20Hz);
quindi, inviando un segnale di 20 Hz è
possibile agganciarci alla frequenza con
cui il cervello sta lavorando per poi aumentarla o abbassarla. Nel caso in cui, il
nostro stato neuro-cerebrale è maggiormente rilassato, è necessario emettere una frequenza al di sotto dei 15Hz. ( vedi
tabella delle onde cerebrali )
Questa tecnica viene usa nelle missioni
spaziali. In questi casi le tecniche sono,
sia uditive che visive, e vengono utilizzate dagli astronauti in casi di emergenze,
di lavoro, per eseguire operazioni tecniche lunghe, ma anche quando necessita
rimanere svegli per poter supervisionare
le tante strumentazioni e viceversa.
In questi casi si viene sottoposti a trattamenti, a base di lampi luminosi ad intermittenza affiancati da suoni, che provocano lo spostando dell’orologio biologico
riattivando la concentrazione, o per vincere il sonno e la stanchezza.
Devo ricordare che l’orecchio umano non
riesce a percepire onde sonore al di sotto
dei 20Hz, ed è quindi necessario usare
delle tecniche speciali, dette appunto
“Binaural Beats” ovvero “Battimenti
Biauricolari”. È necessario aggiungere
che la frequenza deve mantenersi intorno
ai 1000 Hz per essere recepita bene.
Coniugare gli stimoli sonori con gli stimoli luminosi è senza ombra di dubbio il
modo migliore per poter ottenere la meta
desiderata. Gli stimoli luminosi sono più
semplici di quelli sonori. Di fatto per inviare uno stimolo luminoso di 10Hz basta
trasmettere 10 segnali con una distanza
fra loro di un secondo.
Queste tecniche sono molto efficaci, e
possono aiutare a raggiungere lo stato di
rilassamento necessario per eseguire anche una buona meditazione. Ricordo che
le frequenze più adatte sono quelle della
gamma Alpha che varia da 8Hz a 13Hz.
Per quanto riguarda, invece la possibilità
di poter aumentare la concentrazione è
necessario utilizzare la frequenza adatta,
che è l’onda Theta che varia da 4Hz-7Hz.
Questa favorisce la capacità e la velocità
di apprendimento. Di fatto essa è presente naturalmente nei bambini, i quali apprendono meglio degli adulti, e pertanto
stimolando negli adulti tale onda si ottiene un apprendimento maggiore, ad esempio per apprendere una seconda lingua.
Questo sistema è anche utile per alleviare
il mal di testa o l’emicrania, per indurre al
sonno, nei casi di depressione e nei disordini di attenzione e di concentrazione… e
si potrebbe continuare ancora per molte
righe.
Luigi Barone
8 • n. 6 • giugno 2003
Il Nuovo
Medico d’Italia
www.numedi.it
I l N u ov o M e d i c o d ’ I t a l i a o n l i n e
Campi elettromagnetici
e tumori
Nessun legame documentato
Non ci sono evidenze scientifiche del legame tra campi a
bassa frequenza di onde elettromagnetiche e il cancro.
Questa, in sintesi (riportata
dall’ADNKronos-Salute), la
risposta del ministro della
Salute, Girolamo Sirchia, al
question time dell’11 giugno,
al parlamentare dei Verdi,
Luana Zanella, che ha chiesto al Governo “cosa abbia
pensato per tutelare salute
dei cittadini, nel rispetto del
principio di precauzione e
quali misure abbia preso o
intenda prendere per tutelare
i cittadini dai danni elettromagnetici’’.
“Il promemoria 263 del 2001
dell’Organizzazione mondiale della sanità - ha risposto
Sirchia - che riporta le valutazione dello IARC, l’Associazione internazionale per la
ricerca sul cancro, si è espresso sugli effetti cancerogeni dei campi a bassa frequenza, a 50 Hertz, affermando che non c’è nessuna
evidenza convincente che i
campi a bassa frequenza, che
sperimentiamo nei nostri ambienti di vita, provochino un
danno diretto alle molecole
biologiche o al Dna’’.
E per il ministro “nello stesso documento si aggiunge
che i risultati sugli animali,
condotti finora, suggeriscono
che i campi Hertz non siano
ne’ iniziatori ne’ promotori
del cancro’’.
Nella replica il deputato dei
Verdi Alfonso Pecoraro Scanio ha ribattuto che ‘’al ministro sono state fornite notizie
parziali. I limiti di esposizione rimangono preoccupanti e
inadeguati. E quindi siamo
insoddisfatti della risposta e
preoccupati dal fatto che nel
nostro Paese due milioni di italiani vivano nei pressi di
grandi elettrodotti. La vicenda di Radio vaticana, a Roma
- ha suggerito il deputato verde - dimostra che le quantita’
di casi di leucemia infantile
sono infinitamente superiori
alla media nazionale, e quindi ci aspettiamo uno studio epidemiologico e i dati esatti.
Come pure l’interramento
degli elettrodotti.
Con il numero di luglio
ampia documentazione
MONITORAGGIO
DEI CAMPI
ELETTROMAGNETICI
Le possibilità di impiego
della telefonia mobile
in sanità.
Informazione OMS
Come stabilire un dialogo.
Linee guida
e politiche sanitarie
per l’esposizione.
La situazione attuale.
Il Nuovo
Medico d’Italia
Informazione medico sanitaria per l’Europa del 2000
Personal Computer
NON PROVOCA LA
SINDROME DEL
TUNNEL CARPALE
a notizia è riportata da
una Agenzia ADNKronos-Salute dell’11 giugno
Mouse e tastiera ‘assolti’:
non sembrano mettere particolarmente a rischio mani
e polsi, e l’uso intenso del
pc incide in maniera lieve
nello sviluppo della sindrome del tunnel carpale.
La novità arriva da una ricerca del Dipartimento di medicina del lavoro dello ‘Herning Hospital’ di Herning, in
Danimarca, condotta su
7.000 lavoratori di 3.500 aziende di tutto il Paese, seguiti per circa un anno.
Secondo gli esperti danesi,
che hanno pubblicato le loro osservazioni sull’ultimo
numero della rivista ‘Journal of the American Medical Association’ (Jama),
l’incidenza della sindrome
tra chi lavora a un terminale si attesterebbe tra l’1,4 e
il 4,8%, con un aggravamento dei sintomi già presenti all’inizio dello studio
nel 5,5% degli intervistati.
‘Percentuali che in sostanza ‘scagionano’ mouse e
tastiera dall’accusa di mettere a rischio la salute di
mani e polsi’.
La sindrome del tunnel carpale, formicolio e intorpidimento di mani e polsi, è
provocata dalla compressione dei nervi.
Le attività, lavorative o del
tempo libero, che richiedono
movimenti ripetitivi delle
braccia sono state collegate
all’insorgere del disturbo.
Secondo gli esperti, comunque, è il mouse il più
‘pericoloso’: l’uso per più
di 20 ore a settimana è collegato a un lieve incremento del rischio, insignificante però dal punto di vista
statistico.
L
Registro Tribunale di Roma
n. 680 del 29/12/1997
ASSOCIATO ALL’USPI
Unione Stampa Periodica Italiana
Una copia acquistata in Redazione Euro 0,75
Stampato dalla Tipolitografia CSR
Via di Pietralata, 157 - 00158 Roma - Tel 06.4182113 r.a.
Il Nuovo Medico d’Italia S.A.S. di Mario Bernardini
Via Monte Oliveto, 2 - 00141 Roma - Tel. e Fax 06.87185017
Partita IVA n. 06923261009
Finito di stampare il 20 giugno 2003
“Il nuovo Medico d’Italia”
garantisce la massima riservatezza dei dati personali
dei destinatari nel rispetto della legge 675/1996
Utilizzati ai soli fini di informazione, ai sensi dell’art.13
l’interessato ha diritto di chiedere la cancellazione dei suoi dati,
compresi quelli di cui è necessaria la conservazione in relazione
agli scopi per i quali sono stati raccolti.
I Medici romani, primi in Italia, possono chiedere e ricevere “on line” i certificati
di iscrizione all’Ordine
Il Sito dell’Ordine di Roma
(www.ordinemediciroma.it)
aumenta le sue potenzialità
operative.
E’ stato attivato il servizio
gratuito che consente agli oltre 35.000 iscritti che ne facciano richiesta di ricevere
on-line il certificato di iscrizione.
Una innovazione che facilita
i Medici e gli Odontoiatri
della capitale, e più ancora
quelli dei comuni della provincia, nel disbrigo delle
pratiche burocratiche riducendo, tra l’altro, il disagio
di doversi spostare per raggiungere la Sede dell’Ordine
che è unica, per legge istitutiva, per l’intero territorio
provinciale.
Ministero della salute
Bando Ricerca 2003
Roma, 12 giugno
On line, sul sito www.ministerosalute.it, il Bando per la
ricerca finalizzata per l’anno
2003, che scade alle ore
14.00 del 12 luglio 2003.
Obiettivo del Programma e’
promuovere la ricerca seguendo gli obiettivi previsti nel
Piano sanitario nazionale, su
tematiche specifiche ritenute
fondamentali per ottimizzare i
settori principali del Servizio
sanitario nazionale.
La ricerca promossa dal ministero della Salute, di concerto
con il ministero dell’Istruzione e d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, viene finanziata con risorse del Fondo sanitario nazionale.
I progetti possono essere presentati dai seguenti destinatari
istituzionali: Regioni e Province Autonome, Istituto superiore di sanità, Istituto superiore per la prevenzione e la
sicurezza sul lavoro, Agenzia
per i servizi sanitari regionali,
Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici e
privati, Istituti zooprofilattici
sperimentali, ma anche da enti, istituzioni o imprese pubbliche o private che possano
concorrere al cofinanziamento delle linee di ricerca.
Le proposte saranno poi valutate dalla Commissione
nazionale per la ricerca sanitaria, istituita presso la Direzione generale della ricerca
sanitaria e vigilanza enti del
ministero della Salute.
(Adnkronos Salute)
Pubblicità e consulenza su INTERNET
È entrato in vigore dalla metà di maggio (più esattamente dal 14 maggio) il
decreto legislativo 70/03 che, recependo la direttiva 2000/31 della Comunità
Europea,consente ai professionisti
(compresi i medici) di effettuare ‘comunicazioni commerciali’ attraverso
INTERNET.
Una ‘raccomandazione’ differenzia i
‘professionisti’ dalle ‘imprese’: la pubblicità commerciale deve rispettare le
regole deontologiche
Il professionista deve comunicare l’iscrizione all’Ordine, il numero di posizione nell’Albo e deve fare riferimento
alle norme della propria categoria che
devono essere offerte alla consultazione dei consumatori.
Riportiamo da ‘Le regole per gli studi
su internet’ pubblicate su ‘Il sole 24 Ore’ del 27/5/03 quanto indicato per
‘pubblicità via internet’ e‘I codici di
condotta’.
Pubblicità via Internet
Il decreto legislativo 70/03 consente ai
professionisti iscritti in Albi di effettuare,
attraverso Internet, la ‘comunicazione
commerciale’
La pubblicità dovrà essere rispettosa dei
codici deontologici, dovrà preservare la
dignità, l’onore, il segreto professionale e
la lealtà verso clienti e colleghi.
I codci di condotta
Le associazioni professionali promuovono codici di condotta che trasmettono al
ministero delle Attività produttive - che
diventa csì uno dei referenti degli Ordini
- e alla Commissione europea.
Ministero e Commissione saranno inoltre destinatari delle informazioni sull’impatto dele regole nelle pratiche del commercio elettronico.
Il codice deve essere redatto in italiano,
in inglese e in un’altra lingua comunitaria.
Il codice deve essere reso accessibile in
via telematica.
www.numedi.it/asmi/asmiinforma
Direttore Responsabile: MARIO BERNARDINI
Direzione - Redazione - Amministrazione
Via Monte Oliveto, 2 - 00141 Roma
Tel e fax 06.87185017 - e-mail [email protected]
Certificati
‘on line’
COMUNICAZIONE DEL RISCHIO BIOLOGICO
S
i è svolto il 5 - 6 giugno a Castiglioncello un
Workshop sulla “Comunicazione del rischio biologico occupazionale” organizzato dall’Osservatorio della Comunicazione Sanitaria (OCS) dell’Università di Pisa e dall’ISPESL (Dipartimento di Igiene
del Lavoro)
Hanno preso parte alla Tavola Rotonda conclusiva Mario Bernardini, Presidente ASMI; Gianni Peg (RAI) esperto delle immagini; il prof. Pistello responsabile della Regione Toscana per l’emergenza SARS; Andrea Calamusa e Anna Laura Carducci dell’Oservatorio per la
Comunicazione Sanitaria dell’Università di Pisa; il prof.
Spagnoli, capo del Dipartimento Igiene del Lavoro dell’ISPESL.
Ha coordinato gli interventi della Tavola Rotonda il Dott.
Gerardo CAPOZZA, Capo Ufficio Stampa ISPESL.
Dalla discussione è emersa la necessità di avere una
informazione di qualità al fine di ottenere un potenziale
effetto educativo sul pubblico.
Per poter ottenere tale risultato è necessario avere
giornalisti formati in campo medico-scientifico, frequenza a corsi periodici di aggiornamento per giornalisti di cronaca, accesso in tempo reale ad informazio-
ni precise e corrette tramite collegamenti con Istituzioni ed Enti accreditati, linguaggio preciso, semplice e comprensibile, neutralità rispetto a opinioni controverse, collaborazioni con il mondo medico scientifico, ricerca di fonti affidabili nonostante la difficoltà
di tempi frenetici, logiche di mercato, sintesi e semplificazioni.
A conclusione dei due giorni di lavoro del Workshop e
tenuto conto anche della discussione e degli interventi
alla Tavola Rotonda, è stato positivamente valutato e proposto l’approfondimento di un progetto sulla promozione della conoscenza di quanto necessario sulle “Mansioni dei processi formativi per la comunicazione del rischio biologico inerente l’igiene occupazionale” presentato dal Dott. Lombardi per l’ISPESL e corredato dagli
studi condotti dall’OCS di Pisa (Proff. Carducci e Calamusa)
Come prossimo atto operativo l’OCS dell’Università di
Pisa ha in programma per il prossimo anno un Master
annuale in ‘Comunicazione Biosanitaria’. L’iniziativa,
condivisa dall’ISPESL e dall’ASMI (che ha già dato il
suo patrocinio), si avvarrà del contributo di esperti della materia e giornalisti scientifici.
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N° 6 Giugno - Il Nuovo Medico d`Italia