Diademi e Gioielli Reali. Capolavori dell’arte orafa italiana per la Corte Sabauda Dal 26 giugno 2009 al 10 gennaio 2010 SALA 29 I gioielli del Tesoro di Oropa Il Santuario di Oropa, sulle montagne sopra Biella, ha raccolto dal Seicento fino alla fine dell’Ottocento le produzioni dei migliori orefici piemontesi. Il Tesoro di Oropa conserva molti oggetti di oreficeria religiosa, ma anche corone appositamente create per la statua della Madonna in occasione delle sue solenni incoronazioni (1720, 1820, 1920) e i gioielli “civili” donati dai canonici biellesi e dalle principesse di Casa Savoia. In mostra sono esposti i nove pezzi più significativi. In realtà il Tesoro è composto da oltre duecento pezzi, dai ricchissimi ostensori e calici, fino alle collane, braccialetti, anelli, corone di rosari datati dal Seicento fino ai tempi recenti, a testimonianza della ininterrotta pietà popolare, borghese e aristocratica. Sorto nel XII secolo, su preesistenti tradizioni di culto databili dal IV secolo, quando viene fatta risalire la tradizione del rinvenimento da parte di S. Eusebio della statua della Madonna Nera, Oropa si trasforma, diventando il grande santuario del vercellese e di tutta la zona prealpina. Sarà poi il Seicento a vederlo trasformato in uno dei grandi santuari legati ai Savoia, pur mantenendo il forte legame con le elite civili e religiose del territorio. In primis viene ricostruita la cappella a inglobare la preesistente. Da Torino arriveranno poi Filippo Juvarra per la grandi celebrazioni del 1720 e a fine Settecento Ignazio Amedeo Galletti per conferire l’aspetto attuale. Corona con foglie Giuseppe Bogetto (Torino). Oro, argento, diamanti, perle, smeraldi, rubini, zaffiri blu, un topazio e un cristallo, 1681 – 1820 Corona a due ordini con croce in smeraldi F.lli Bertarelli (Milano). Oro, argento, diamanti, perle, quarzi, rubini, zaffiri blu, topazi, cristalli e pasta vitrea, XVII secolo - 1920 La corona a tre ordini fu formata nel 1920 in occasione della quarta incoronazione della statua della Madonna. Al primo ordine, costituito a partire da un diadema a tre foglie, realizzato nel 1681, vennero aggiunti gli ordini superiori seguendone lo stile originale. Al tutto fu sovrapposta la croce in smeraldi realizzata nel primo Settecento. Corona a due ordini Disegno attribuito a Filippo Juvarra, gioielliere Bertol(l)ero (Torino), orafi Motta e Meda. Oro, argento, diamanti, smeraldi, rubini, zaffiri, ametiste, quarzo e smalto, 1620 - 1720 La corona fu realizzata per l’incoronazione della statua della Madonna del 1720 secondo un progetto attribuito a Filippo Juvarra. È probabile che il gioielliere Bertolero abbia riutilizzato i medaglioni a smalto della corona del 1620. Il medaglione al centro riproduce la croce dell’ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro. La croce di ametiste fu inserita soltanto nel 1920 a sostituzione di quella in smeraldi, andata ad arricchire la corona a due ordini dei fratelli Bertarelli. Corona del Bambin Gesù Orefice piemontese. Oro, argento, diamanti, ametiste, cristalli di rocca e paste vitree, inizio XIX secolo La corona fu donata da re Vittorio Emanuele I di Savoia nell’agosto del 1820 in occasione della visita dei sovrani per la terza incoronazione della statua della Madonna. Il disegno ricorda quello delle corone dei re di Sardegna, come appare nei loro ritratti settecenteschi. Rimase sul capo del Bambino fino al 1972. Corona marchionale Giuseppe Felice Borrani (?) mastro orafo argentiere dal 1787. Oro, diamanti, zaffiri, zircone e quarzi, inizio XIX secolo Questa corona fu donata dalla regina Maria Teresa d'Austria-Este, consorte del re Vittorio Emanuele I di Savoia nell’agosto del 1820 per la terza incoronazione della statua della Madonna. Pendente Orefice tedesco, attr. (Germania meridionale). Oro, smalti e diamanti, un'apertura con cerniera e chiusura a scatto, inizio XVII secolo. Il pendente può essere identificato con il “bellissimo monile di diamanti di molto prezzo donato da Cristina di Francia consorte di Vittorio Amedeo I di Savoia”. Non è possibile fornire una datazione certa del gioiello poiché esso è ascrivibile a quel filone detto “stile internazionale”, sviluppatosi in Europa tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. Nella scena sono raffigurati S. Gioacchino, S. Anna e Maria bambina. Pettorina Giovanni Amedeo Tempia, gioielliere; Benedetto Giacomino, orafo. Argento, oro, diamanti, smeraldi, rubini, zaffiri, granato rosalie, 1758. Gioiello ad andamento triangolare costituito da una composizione complessa di ramages, fiori e volute a nastro in lastra di argento e oro. L’opera si può ascrivere alla tipologia del “devant de corsage”, ossia la pettorina derivata dall’ingrandimento delle asole del nodo a fiocco, sviluppatosi nella spilla Sevigné che a fine Settecento si allunga a triangolo verso il basso per seguire il taglio che disegna la scollatura dell’abito sul corsetto. Non solo gioiello civile, la pettorina venne impiegata anche come decorazione per le statue della Vergine. Medaglione Orefice italiano. Oro, ametista e smalti, metà XIX secolo Il medaglione, donato da papa Pio IX a Maria Clotilde di Savoia in occasione delle sue nozze con il principe Gerolamo Napoleone nel 1859, fu posto sulla statua della Madonna nell’agosto del 1911 dal vescovo di Biella Giovanni Andrea Masera, che a sua volta lo aveva ricevuto in dono dalla principessa. Spilla a fiocco Orefice piemontese. Oro e diamanti, metà del XVIII secolo Il motivo del fiocco ebbe grande successo nella metà del XVIII secolo ed è conosciuto con il nome di “Sévigné” da Madame de Sévigné che lo rese popolare. Montato su argento, i diamanti di taglio antico sono incastonati nella montatura completamente chiusa sul retro del gioiello. I due ganci sono di epoca posteriore e montati con diamanti a rosa in castoni di argento. Il fiocco viene tradizionalmente chiamato “nodo d’amore”, in quanto primo dono Carlo Alberto di Savoia alla moglie Maria Teresa di Toscana. Quest’ultima la donò al Santuario nell’agosto del 1852 SALA 30 LA MAGNIFICENZA DELLE REGINE E DELLE PRINCIPESSE Lo spettacolo e la ricchezza delle grandi realizzazioni per le principesse di Casa Savoia, una dinastia antica e al contempo nuova per il neonato regno d’Italia: portamenti, prestigio, abiti e gioielli, tutto contribuisce a creare la regalità. Così appaiono le regine e principesse, immortalate nei loro ritratti aulici. È, quindi, necessario costruire un nuovo patrimonio di gioielli. Ritratto della regina Margherita Guglielmo de Sanctis, 1880 Roma, Archivio Centrale dello Stato Ritratto della duchessa Isabella di Genova Karl Gamperieder, 1885 Ritratto della regina Elena Giacomo Grosso, 1904 Castello di Sarre (Aosta) Il diadema della duchessa d’Aosta Musy (Torino), diamanti, fine del XIX secolo Realizzato nel 1895 per Elena di Francia in occasione delle sue nozze con Emanuele Filiberto, il secondo duca d’Aosta. Del gioiello, montato in oro e argento e completamente tempestato di diamanti di taglio circolare, sopravvive la parte che incorpora i nodi Savoia e le cinque stelle d’Italia. Diadema in diamanti Musy (Torino), seconda metà XIX secolo. Firmato Musy Appartenuto ad una delle dame di corte torinesi della regina Margherita, può essere smontato in cinque parti. Le tre parti centrali, così come i fiori più grandi, possono essere usati singolarmente e indossati come spille. Braccialetto della regina Maria Teresa Jean-François Bautte (Ginevra), smalti e pietre preziose, circa 1830 La parte centrale, a forma di cuore in smalti opachi colorati, contiene i ritratti dei due figli della regina Maria Teresa, Vittorio Emanuele duca di Savoia e Ferdinando duca di Genova, con le loro iniziali, V e F. I ritratti sono firmati “d’après Vacca par Dupont”. Bracciale di nozze della regina Maria Adelaide di Sardegna Musy (Torino), diamanti, 1841 È uno dei regali di nozze di Carlo Alberto alla futura nuora, Maria Adelaide d’Austria: al centro il bracciale conteneva la miniatura del ritratto del fidanzato, Vittorio Emanuele II, realizzato dal professor Vacca. Il bracciale fu lasciato in eredità al principe di Piemonte, poi Umberto I, che fece sostituire la miniatura del padre con la propria e lo donò alla propria fidanzata, Margherita di SavoiaGenova. In seguito fu ereditato da Umberto II, il quale a sua volta fece cambiare la miniatura del nonno con la propria e lo donò alla moglie Maria Josè. SALA 36 LA DITTA MUSY, GIOIELLI DI CORTE È dal 1706 che la ditta Musy ha sede a Torino. Una storia di oltre 300 anni scandita nel nome di due famiglie titolari, i Musy appunto e poi dal 1879 i Roggero. Da sempre fornitori della Real Casa e artefici per essa delle maggiori creazioni, i Musy instaurarono con la regina Margherita di Savoia un rapporto privilegiato che vedrà la fantasia e l’ingegno orafo unirsi al prestigio della dinastia sabauda. Diadema a fiori Diamanti e zaffiri, fine XIX secolo Il diadema è scomponibile in quattro spille e un paio di orecchini. Chevalière con lo stemma di Casa Savoia Oro e zaffiro, secondo decennio del XX secolo Anello in oro giallo inciso al centro con lo stemma sabaudo e appartenuto al re Umberto II, ultimo sovrano d’Italia ed oggi al principe Umberto nato nel 2009. Anello con perla nera È il dono del Primo Ministro, Benito Mussolini, ad Irene di Grecia e Danimarca, in occasione delle sue nozze con Aimone d’Aosta duca di Spoleto avvenute a Firenze il 1° luglio 1939. Pendente con il simbolo della Croce Rossa Italiana Platino, rubini, diamanti, inizio XX secolo Il pendente della Croce Rossa appartenne ad Elena di Francia, duchessa d’Aosta, che per anni fu Ispettrice Generale della Croce Rossa Italiana. Spilla delle dame di corte della duchessa di Pistoia Musy (Torino), argento e diamanti, 1928 circa Il monogramma “L” sormontato dalla corona ducale con la coccarda in raso blu Savoia, era portata dalle dame di corte della principessa Lydia d’Arenberg, duchessa di Pistoia, consorte di Filiberto di Savoia, duca di Pistoia. Spilla dei gentiluomini di corte della duchessa di Pistoia Musy (Torino), argento, smalti e diamantini, 1928 Il monogramma era portato sul bavero destro della giacca dai gentiluomini di corte della principessa Lydia d’Arenberg, duchessa di Pistoia. Bomboniera in argento e smalti Musy (Torino), argento e smalti, 1930 È la bomboniera realizzata per le nozze del principe di Piemonte, futuro re Umberto II e Maria Josè del Belgio, con gli stemmi incrociati delle famiglie reali d’Italia e del Belgio. Tutto intorno i nodi d’amore, uno dei simboli araldici dei Savoia, circondati da un motivo di fiori d’arancio in argento su un fondo di smalti blu. Il bordo del coperchio, decorato da una linea di nodi Savoia, porta inciso sul retro la data delle nozze “Roma 8 gennaio 1930”. I GIOIELLI DI MARIA JOSÈ L’8 gennaio 1830 si celebrarono a Roma le nozze tra il principe ereditario Umberto e Maria José del Belgio, ultima regina d’Italia. Per l’occasione il principe di Piemonte fece creare dal gioielliere di corte Chiappe di Genova uno straordinario gruppo di gioielli, splendidi esempi di art decò che la principessa indossò in tutte le occasioni ufficiali. Orecchini pendenti per il diadema della regina Chiappe (Genova), diamanti, 1930 Furono commissionati dal principe Umberto per Maria Josè per essere portati in giorno delle nozze insieme al grande diadema in diamanti e perle. Il pendente poteva essere sostituito da due perle a goccia. Spilla con nodi Savoia Chiappe (Genova), platino e diamanti, 1930. Firmata Chiappe Un altro dei doni di Umberto II a Maria Josè per le nozze. La spilla può essere smontata a formare due clips ed una spilla a barretta. Diademi e Gioielli Reali. Capolavori dell’arte orafa italiana per la Corte Sabauda Curatori della mostra Stefano Papi Tomaso Ricardi di Netro Organizzazione Gianbeppe Colombano Carlo Buffa di Perrero Francesco Bosso Progetto di allestimento Giovanni Fornaca Roberto Pagliero Catalogo Daniela Piazza Editore Saggi per il catalogo Andrea Merlotti Stefano Papi Tomaso Ricardi di Netro Amministrazione Daniele Carletti Francesca Cassano Luciano Catena Ufficio Comunicazione e Stampa Andrea Scaringella Matteo Fagiano Carla Testore con Weber Shandwick Allestimenti Inform immagini e forme srl, Torino Matilde progetti srl, Torino Tende La Vitruviana Grafica Stefano Marcoz Apparati multimediali Riccardo Mazza Editing degli apparati didascalici Giovanna Francesca Grasso Fotografie Dario Tettamanzi Trasporti Gondrand spa Assicurazioni Studio Pastore Insurance Broker sas Conservazione dei beni mobili nella Reggia Silvia Ghisotti Donatella Zanardo Servizi educativi Silvia Varetto Supervisione architettonica e impiantistica Francesco Pernice, coordinamento Elena Buonfrate Arianna Cocco Loredana Iacopino Organizzazione dell’inaugurazione Sonia Amarena Silvia Penna Sabrina Repetto Un particolare ringraziamento all’Amministrazione del Santuario di Oropa per la concessione del prestito, in particolare a Mons. Gabriele Mana Vescovo di Biella, al can. Michele Berchi, a Simone Mainardi, al can. Carlo Gimilini e a Oliviero Girardi. Si ringrazia infine Carla Enrica Spantigati, Soprintendente per i Beni Storici ed Artistici del Piemonte, per la supervisione e il coordinamento, con Mario Lamparelli. Il ringraziamento va anche a tutti coloro che hanno prestato gioielli e oggetti che hanno voluto rimanere anonimi.